Aborto, le chiacchiere strumentali sui rischi psicologici nelle donne


Una polemica francese raccontata da due ginecologi che si occupano di Ivg: "La difficile accettazione dell'aborto nella società".

"L'aborto è un oggetto multidimensionale e conflittuale, punto di convergenza di tensioni fra concezioni antagoniste della vita, fra il diritto, la morale, i costumi, fra etiche sessuali contraddittorie, fra concezioni opposte dello stato della donna, della razionalità nelle decisioni procreative, dell'istituzione medica", così diceva il sociologo F.A.Isambert nel 1982.

Sembra che nel 2012 questo sia sempre vero. Così questa ultima polemica ripresa dal giornale Liberation sopravvenuta fra professionisti, che pensavano di essere dalla stessa parte merita una riflessione.

Niente giustificava l'iniziativa di un ulteriore rapporto sulla prevenzione dell'aborto nelle giovani il cui numero è in leggero, continuo aumento, ma con un numero di concepimenti globalmente stabile.

Non c'è riduzione dell'uso della contraccezione ma una modificazione dei comportamenti in linea con i tempi, con un maggiore ricorso all'aborto quando si instaura una gravidanza non prevista, e vi è un ritardo della prima nascita in un contesto di grande fertilità.

Certo le proposte preconizzate in questo rapporto per migliorare l'accesso delle giovani a una contraccezione efficace sono interessanti, ma perché bisogna trovare una ragione, un problema, per giustificarle?

Difficile mettere avanti la frequenza delle complicanze organiche dell'IVG, esse sono eccezionali (come quelle della contraccezione) e non sono più frequenti nelle giovani piuttosto che nelle adulte.

Difficile anche fare dell'IVG un problema morale, con la motivazione che quando una donna fa un aborto sopprime una vita: certi atteggiamenti chiaramente ideologici sarebbero inaccettabili da parte di esperti nominati dal governo.

Resta dunque il pericolo di complicanze psicologiche sulle quali si sono gettati i ginecologi B.Letombe e I.Nisand, con l'aiuto di una psicanalista, S.Marinopoulos.

Essi scrivono: "noi vediamo ogni giorno nei nostri studi delle donne che ci raccontano le loro sofferenze psicologiche il loro malessere a volte molti anni dopo".

La testimonianza di queste tre personalità è sufficiente per dimostrare il legame di causalità fra la pratica di un aborto e il sopraggiungere successivo di turbe psicologiche? La risposta è chiaramente no, per molte ragioni.

Innanzitutto esistono dei lavori scientifici sulla questione delle conseguenze psicologiche dell'IVG. Una rivista esaustiva della letteratura su questo argomento è stata pubblicata nel dicembre 2011 dagli inglesi e ha concluso sull'assenza di relazione di causa effetto fra gravidanza indesiderata, aborto, nascita e turbe mentali.

Il rapporto sottolinea la difficoltà metodologica di questo tipo di studi perché non si tratta di comparare lo stato psichico prima e dopo un'IVG, ma di compararlo con quello delle donne che hanno portato avanti una gravidanza indesiderata fino a termine.

Appare in effetti che siano state ritrovate turbe psichiche più frequentemente in donne cha hanno avuto una gravidanza non prevista, che apre la porta a molte interpretazioni tendenziose: è in effetti impossibile sapere se la gravidanza indesiderata induce delle turbe mentali o se le turbe mentali possono essere responsabili di gravidanze non previste, al pari di altri fattori come delle difficoltà o delle violenze coniugali che inducono insieme disturbi mentali e gravidanze indesiderate.

Gli autori concludono che "ciò che sembra più evidente è che per una donna che ha una gravidanza indesiderata, l'aborto non appare come un pericolo per la sua salute mentale".

Inoltre esistono in Francia dei ricercatori e delle ricercatrici che appartengono a istituzioni pubbliche riconosciute che realizzano inchieste sociologiche sulle questioni dell'aborto e della contraccezione.

Così i lavori di Nathalia Bajos, ricercatrice all'ISERM mostrano che il quadro sociale e giuridico francese mette la donna in una situazione paradossale in cui un diritto che viene loro accordato è difficile da rivendicare perché, esigendo da loro che riconoscano in una situazione di difficoltà, vengono rimandate a una nuova forma di colpevolezza: quella di non aver saputo gestire la loro vita sessuale nel rispetto delle norme contraccettive.

Altrimenti detto non c'è niente di più colpevolizzante per le donne che veicolare l'idea che dovrebbero colpevolizzarsi.

Infine esistono delle testimonianze di donne raccolte dal blog IVGjevaisbienmerci che mostrano che è possibile aver abortito e stare bene. Un esempio: "Grazie, capisco che non sono un mostro per non provare dolore di aver abortito".

Esistono anche testimonianze di medici che, forti della loro ampia e antica pratica di aborto scrivono "l'aborto è una finestra aperta sull'inconscio, come tanti atti e avvenimenti della vita né più né meno. Noi abbiamo tutte e tutti incontrato delle gravidanze, dei parti, e degli aborti spontanei o anche certe visite ginecologiche molto più traumatizzanti dell'aborto".

Così il parere di Madame Nisand, Letombe e Marinopoulos sui pericoli psicologici dell'IVG non ci sembra che un semplice atteggiamento invece di una conclusione scientificamente validata da esperti.

Accusare di negazionismo i professionisti della sanità che si rifiutano di considerare l'aborto come un rischio psichico facilita il discorso degli estremisti, specialisti di amalgami dubbi, il cui fine è la rimessa in causa del diritto all'aborto.

Il disprezzo nel quale sono sempre tenute le donne che abortiscono si traduce più sottilmente oggi in un discorso moralizzatore e normativo che rifiuta di vedere che l'aborto fa parte della vita delle donne. Senza essere un atto confortevole è il frutto di una decisione strutturante presa in coscienza di causa per liberarsi di un evento impossibile a realizzarsi in dato momento della loro vita.

Questa polemica è la prova della difficile integrazione e accettazione dell'aborto nella società.

Lisa Canitano

ABORTO:

30 aprile 2012

Bibliografia:
1.Libération 9 Mars 2012 : "Faut il s'inquiéter de l'avortement chez les jeunes? Oui"
2. Academy of Medical Royal Colleges. Induced Abortion And Mental Health, December 2011
3. Bajos N, Ferrand M: De l'interdiction au contrôle: les enjeux contemporains de la légalisation de l'avortement. Revue Française des Affaires Sociales 2011/1 n°1
4.Libération  20 Mars 2012 :  "Nous avons avorté nous allons bien merci" et  "IVG : le retour des entrepreneurs de morale"
5. "Faut il s'inquéter de l'avortement chez les jeunes?" Libération 1er Mars 2012

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