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Il versante autistico del sintomo anoressico mette allora a riparo dall’Altro, il raggiungimento dell’agognata perfezione corporea esclude la domanda implicata in una dimensione conflittuale del sintomo. Qui non c’è nulla che possa dare al soggetto la percezione di un impasse, di qualcosa che lo implichi, che lo spinga a interrogarsi sulle motivazioni del suo disagio.
In questo caso invece, la paziente sembra attaccata al sintomo, come qualcosa che la sostiene e ne trae spesso una sensazione di piacere onnipotente, di controllo narcisistico. A volte l’anoressica esibisce con una sorta di euforia il corpo cadaverico ed il modo in cui si è completamente affrancata da ogni bisogno corporale: Valeria dice: “Volevo non essere umana”. Gio: “Ho eliminato le mestruazioni, mi facevano sapere che ho anch'io un metabolismo e questo non potevo sopportarlo” . L’anoressica dunque, tende ad identificarsi all’ ideale di perfezione contenuto nel sintomo e da lì a fissarsi, a pietrificarsi. (Massimo Recalcati). Vi si attacca come un riparo sicuro all'esibizione delle ossa che fanno orrore, diventando una sorta di ancora di salvezza. L’anoressica come il tossicomane, mette il malessere fuori di sé nell’oggetto cibo, oggetto di passione e di fascinazione, escludendosi ogni implicazione soggettiva. Così anche la relazione con l’Altro è esclusa, tagliata fuori.
Anoressia - Bulimia - Obesità Dipartimento di salute mentale RMD Centro integrato di psicoterapia: Psico-diagnostica, Terapia di gruppo, Terapia individuali, Gruppi Coordinamento e sinergia con le strutture internistiche territoriali Dr Elisabetta Spinelli - Tel. 333 3517503/340 5067122 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


