Anoressia: Sintomo come rifiuto


Sintomo come rifiuto.  Come godimento autistico localizzato totalmente sul corpo, senza passare per l’Altro sociale.  In questo caso, come ha ben rilevato Massimo Recalcati ne “Il Corpo ostaggio”, questo sintomo, come tutti i sintomi della modernità, non appare come qualcosa che fa problema al soggetto. Semmai il disagio lo prova l'Altro, il familiare, il gruppo degli amici. La paziente, in un certo senso, si autocura attraverso il sintomo. L'anoressia é una risposta al “cannibalismo dell'altro”.  Per questo nell'anamnesi dei casi più gravi, troviamo episodi di incesto vero e proprio; oppure madri così simbiotiche da essere percepite a livello inconscio (dalle figlie che pure le amano perdutamente) come delle madri divoranti. Pensiamo di conseguenza alla favola di Hansel e Gretel, in cui il soggetto offre la percezione del dito magro e poco appetibile per sottrarsi a questa azione divoratrice dell'altro.  Questo fantasma del divoramento compare spesso nelle fantasie e nei sogni del gruppo: Claudia ad es. sogna di affogare in enormi torte di panna montata e associa una madre soffice ma dal calore soffocante.

Il versante autistico del sintomo anoressico mette allora a riparo dall’Altro, il raggiungimento dell’agognata perfezione corporea esclude la domanda implicata in una dimensione conflittuale del sintomo. Qui non c’è nulla che possa dare al soggetto la percezione di un impasse, di qualcosa che lo implichi, che lo spinga a interrogarsi sulle motivazioni del suo disagio.

In questo caso invece, la paziente sembra attaccata al sintomo, come qualcosa che la sostiene e ne trae spesso una sensazione di piacere onnipotente, di controllo narcisistico. A volte l’anoressica esibisce con una sorta di euforia il corpo cadaverico ed il modo in cui si è completamente affrancata da ogni bisogno corporale: Valeria dice: “Volevo non essere umana”. Gio: “Ho eliminato le mestruazioni, mi facevano sapere che ho anch'io un metabolismo e questo non potevo sopportarlo” .  L’anoressica dunque, tende ad identificarsi all’ ideale di perfezione contenuto nel sintomo e da lì a fissarsi, a pietrificarsi. (Massimo Recalcati).  Vi si attacca come un riparo sicuro all'esibizione delle ossa che fanno orrore, diventando una sorta di ancora di salvezza.  L’anoressica come il tossicomane, mette il malessere fuori di sé nell’oggetto cibo, oggetto di passione e di fascinazione, escludendosi ogni implicazione soggettiva. Così anche la relazione con l’Altro è esclusa, tagliata fuori.

Anoressia - Bulimia - Obesità  Dipartimento di salute mentale RMD  Centro integrato di psicoterapia: Psico-diagnostica, Terapia di gruppo, Terapia individuali, Gruppi  Coordinamento e sinergia con le strutture internistiche territoriali  Dr Elisabetta Spinelli - Tel. 333 3517503/340 5067122  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Pagina aggiornata il 10 giugno 2009
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