Anoressia: Un frammento di clinica


Un frammento di clinica. Uno spaccato di una prima seduta di un gruppo monosintomatico, mostra quante cose vengano catalizzate rapidamente nel gruppo, grazie a degli elementi che risulteranno immediatamente evidenti.

All’inizio il sintomo stesso fa da catalizzatore, permette di rompere il ghiaccio, di confessare l’inconfessabile. Ciò permette alle partecipanti di riconoscersi, di ritrovare una propria immagine. Rispecchiandosi, “identificandosi nell’altra”, grazie alla comunanza del sintomo, ci si riappropria di un abbozzo di identità: “Siamo bulimiche, siamo tutte sorelle”. Il sintomo fa da prima cornice di riferimento, rispetto alla fragilità che presentano le anoressiche e le bulimiche di punti di riferimento per reperirsi, per riconoscersi, per darsi una consistenza (soprattutto la fragilità dell’immagine sessuata).

La possibilità di aggirare il rifiuto dell’Altro grazie al gruppo delle pari, permette di mettere subito il gruppo a lavoro;

Si passa dunque facilmente, naturalmente, già all’interno della stessa seduta, da un primo tempo centrato sul dolore e la sofferenza del sintomo, ad un secondo livello più intimo e personale, centrato sulla propria storia, che prelude, anzi già implica una dimensione etica diversa, cioè quella dell’assunzione soggettiva del proprio disagio (“Cosa centro io con ciò che mi accade? Cosa voglio? Come ci sono implicata?”).

Raffaella: Ha 34 anni(esordio a 14 con l’anoressia grave con ricoveri poi cronicizzata). Racconta al gruppo di come per lei sia fondamentale apparire, essere perfetta attraverso l’esibizione di un corpo magro. Ciò le impedisce di mangiare di fronte agli altri. Tutte le partecipanti al gruppo manifestano enfatiche il rifiuto a mangiare in pubblico, arricchendo la descrizione con i vari modi di vomitare di nascosto.

Gianna: (è appena uscita dalla rianimazione, esibisce un corpo cadaverico e le cannule delle flebo, ha sempre rifiutato ogni problematizzazione del sintomo): Parlerò per voi e non per la dottoressa. Ho smesso di mangiare perché non riuscivo più a vomitare. Mangiare deve essere un momento solo mio. Credo che tutto sia iniziato per rivolta verso mia madre: “Io avrei voluto che qualcuno mi controllasse . Da una parte mi dico: Devi farcela da sola!, ma poi vorrei che ci fosse qualcuno a tirarmi fuori.

Bianca: Vorrei trovare un equilibrio nel mio rapporto col cibo, né amarlo né odiarlo. Per me mangiare è un orgasmo, lo preferisco al rapporto sessuale.

Sabina: 35 anni, obesa, ride: Io non mangio, divoro, niente mi può fermare (scarta una merendina). Mangio come un aspirapolvere (mima). Oppure mi spendo fino all’ultimo centesimo nei grandi magazzini.

Alessandra: il cibo è la mia passione, però anche il vomito lo è. (Adesione di tutte).

Valeria: mangiare è soprattutto il piacere di vomitare (scoppia in un pianto pieno di vergogna).

Tutte le ragazze sono molto turbate cercano di consolarla.

Raffaella : Io però guarirò quando riuscirò a parlare delle mie angosce con la mia famiglia. Non riesco ad accettare il modo di essere di mia madre, la sua sporcizia (Raffaella racconta che a causa della sporcizia della madre, il padre si arrabbiava in modo furibondo e la picchiava. È finita diverse volte all’ospedale. Lei, piccolina, si rifugiava sotto al letto per non sentire la colpa di non riuscire a proteggere la madre. Questo era insopportabile; così ad 11 anni è riuscita sbattere il padre fuori di casa). Mi sono ritrovata come appiccicata a mia madre non saprò mai dirle vado via, di fronte a lei non ho più desideri, non so più cosa voglio.

Gianna: Anch’io dico sempre di sì, mi mimetizzo negli altri, in quello che vorrebbero da me, e come se non avessi più una mia identità, ci sono tante G.

Sabina: Oggi sono troppo angosciata per controllarmi. Stanotte ho sognato che ero in un bunker , suonava il telefono ed era mio padre, improvvisamente sparavano da per tutto, le pallottole foravano le pareti, non mi potevo proteggere da nessuna parte. Pensa a suo padre: Mi controlla sempre. Da una parte mi piace, dall’altra vorrei esplodere. Se riuscissi a dire no..(ride) E’ impossibile!

Valeria: (22 anni) Invece a me nessuno mi controlla. Quando mia madre mi chiede perché ti fai del male gli rispondo, “Me ne avete fatto tanto voi”. I miei si sono separati quando avevo sei anni, non ho più visto mio padre, il patrigno mi picchiava.. A 9 anni mi volevo suicidare.

Alessandra si è tenuta in disparte, confessa allora, che durante l’estate ha tentato il suicidio, la nonna e la mamma erano andate in Svizzera in una clinica dell’obesità: “Mi sono sentita abbandonata”. 

Anoressia - Bulimia - Obesità  Dipartimento di salute mentale RMD  Centro integrato di psicoterapia: Psico-diagnostica, Terapia di gruppo, Terapia individuali, Gruppi  Coordinamento e sinergia con le strutture internistiche territoriali  Dr Elisabetta Spinelli - Tel. 333 3517503/340 5067122  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pagina aggiornata il 10 giugno 2009
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