Il meconio. Le feci del bambino allattato al seno

Le prime feci emesse dal neonato (meconio) sono di colore verde scuro, quasi nero, e molto vischiose.

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Dopo tre-quattro giorni di vita le feci assumono un colore più chiaro e diventano via via soffici e cremose, anche semiliquide, fino a raggiungere un colore senape ("giallo oro"): questa colorazione comunque non è costante ed è naturale che vari fino ad assumere a volte un colore decisamente verde (per l'esposizione all'aria).

Inizialmente, per la presenza di un particolare riflesso, il bambino può evacuare anche tutte le volte che mangia; col passare dei giorni questo riflesso si attenua ed il numero delle scariche diviene in genere di 4-5 al giorno.

Possono tuttavia passare anche alcuni giorni (3-5) fra una scarica e l'altra: questo non deve preoccupare, né questa lentezza deve essere considerata "stitichezza" (con questo termine infatti si intende solo l'emissione di feci molto compatte e asciutte e non il ritmo con cui si emettono).

Si tratta in realtà di un effetto di accumulo nell'ampolla rettale, legato all'immaturità dello sfintere anale, che non "sente" lo stimolo ad aprirsi (tenuto conto fra l'altro dello scarso effetto di stimolo procurato da questo tipo di feci, così morbide e liquide).

Si consiglia di attendere l'evacuazione spontanea anche se avviene dopo qualche giorno, senza ricorrere alla stimolazione locale (sondino, supposte, gambi di prezzemolo unti, ecc.).

L'attesa infatti non procura danni al bambino, dal momento che le feci del lattante alimentato al seno non arrivano mai alla consistenza e alla durezza tipica della stitichezza; inoltre gli consentiamo di farsi un po' alla volta una indispensabile "esperienza": imparare a spingere con i muscoli giusti e non con tutto il corpo, mani comprese, come fa all'inizio.

E' questo un altro aspetto che preoccupa spesso i genitori: vedere il bambino che spinge, contraendo tutto il corpo, diventando spesso rosso in viso, fa loro credere che si tratti di una difficoltà ad evacuare.

In realtà il problema è più semplice e banale: il neonato non è ancora "allenato", cioè non è ancora arrivato ad identificare quali sono i muscoli necessari per l'evacuazione e quindi li usa tutti, indistintamente.

IL BISOGNO DI BERE

Il latte materno contiene esattamente la quantità di acqua necessaria al bambino.

Quindi, con l'allattamento al seno non c'è alcun bisogno di bere acqua in più, oltre a quella che si assume poppando (l'88% circa del latte è rappresentato da acqua).

Fanno eccezione i casi in cui è presente una condizione «straordinaria» di consumo o di perdita di acqua, come accade in presenza di febbre, vomito, diarrea, sudorazione abbondante. Inutile e dannoso anche offrire al bambino bevande di vario tipo (tisane, infusi e altro), sia perché interferiscono con la regolarità del ritmo fame-sazietà (legato in parte proprio allo stato di dilatazione gastrica), sia perché gli si fanno assumere molecole non previste nella naturale "millenaria" alimentazione del neonato e quindi potenzialmente dannose.

Vedi: Consigli di puericultura

OMS - UNICEF Progetto "Ospedale amico del bambino": 10 passi per l'allattamento al seno

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Pagina aggiornata il 9 maggio 2006

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