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LA RICERCA DEL SENO: LA SUZIONE 
 
Quando si accosta il bambino al seno si vede che compie dei movimenti di "ricerca": ruota il capo da una parte e dall'altra, stimolato anche dal contatto della guancia e delle labbra col seno (questa ricerca è presente anche in altre specie animali e rappresenta la fase del comportamento alimentare di preparazione alla suzione).
Quando giunge in contatto col capezzolo materno questo agisce da vero e proprio "bersaglio", facendo ruotare il capo e quindi la bocca del bambino verso il lato stimolato (è importante ricordarlo quando si guida il bambino verso il seno: va toccato dalla parte verso la quale si vuole che si giri e non "spinto" dal lato opposto, altrimenti si oppone, tentando di ruotare la testa verso il lato stimolato) il capezzolo allora sfiora le labbra e inizia la suzione. 
 
Il capezzolo viene afferrato e le labbra del bambino aderiscono attorno all'areola e sono rivolte verso l'esterno: la chiusura è quasi ermetica, favorita dalla presenza di pieghe nella parte interna delle labbra.  
 
A questo punto inizia la suzione vera e propria: movimenti verso il basso del mento provocano una depressione che fa affluire il latte dai dotti galattofori del seno materno. Subito dopo la lingua viene innalzata verso il palato, comprimendo la zona intorno al capezzolo e facendo così affluire il latte nella bocca. 
 
Dopo un certo numero di suzioni (tre-cinque in media) il latte raccoltosi  in  bocca  viene  deglutito. Inizialmente il susseguirsi dei movimenti di suzione è precipitoso, poi nel corso della poppata si regolarizza, divenendo ritmico. Il ritmo respiratorio del bambino si sincronizza con quello delle suzioni/deglutizioni. Insieme al latte il bambino normalmente deglutisce anche dell'aria. 
 
In sintesi potremmo descrivere con tre passaggi il modo di alimentarsi del bambino dal seno materno: succhia, spreme, deglutisce. 
 
Conformazioni particolari del seno materno, come ad esempio un capezzo lo poco pronunciato o introflesso, possono rendere più difficoltosa la suzione, ma non impossibile: in questi casi è necessario che la madre faciliti l'attaccamento al seno guidando con le mani l'inserimento dell'areola nella bocca del bambino.  
 
In definitiva supplisce al capezzolo che ha la funzione di "richiamo" verso il seno per poterlo afferrare: essenziale per il meccanismo della suzione e la fuoriuscita del latte è solo la compressione dei dotti intorno all'areola, esercitabile anche se il capezzolo è scarsamente evidente. 
 
LE POSIZIONI PER ALLATTARE 
 
Non esiste una posizione ideale per allattare. Ogni donna utilizzerà, anche variandola di volta in volta, la posizione che in quel momento le risulterà più comoda. 
 
La posizione tipica è quella seduta con il bambino in braccio. Poter appoggiare la schiena ha il vantaggio di far riposare i muscoli dorsali (la loro contrattura nel tempo può divenire dolorosa). 
 
L'uso, di uno sgabello sotto i piedi dà la possibilità di rilasciare anche la muscolatura addominale. Nei giorni dopo il parto e per le poppate della notte, spesso la donna preferisce allattare sdraiata con il bambino accanto. 
 
Variare le posizioni del bambino durante la poppata o da una poppata all'altra può avere il vantaggio di esercitare la pressione di  suzione ogni volta su parti diverse dell'areola (dando cosi riposo alle altre parti). 
 
 
OMS - UNICEF 
Progetto "Ospedale amico del bambino": 10 passi per l'allattamento al seno  
 
 
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Pagina aggiornata il 9 maggio 2006 
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