L'adolescenza e il corpo di Narciso


ANORESSIA - LO SPECCHIO E LA MACCHIA DELL'ADOLESCENZA del Dr. Alex Pagliardini.

Cercherò di articolare due questioni che sintetizzo in queste espressioni, "Je suis l'autre" "io sono l'Altro" e "l'essere umano non è un corpo, l'essere umano ha un corpo". Sono due questioni centrali sia nell'adolescenza, sia nei disturbi alimentari.

Teniamo fermo un presupposto: è l'Altro a fare del nostro organismo, del nostro corpo biologico, un corpo umano, un corpo di linguaggio. In che senso? Il corpo di Narciso

Quel che la psicoanalisi ci indica è che veniamo al mondo con un corpo frammentato, disarticolato, dipendente totalmente dall'Altro, e che solo attraverso l'immagine speculare, in quel che Lacan ha indicato stadio dello specchio, ci costituiamo come unità, come forma corporea compiuta; solo nell'immagine riflessa dallo specchio si costituisce l'immagina unitaria, l'io, l'identità di ogni soggetto.

Tale immagine ha un potere costituente, causa, cattura, sostiene e orienta la vita del soggetto. Insomma, si delinea in questo modo, come ognuno riceva dall'Altro l'identità del proprio corpo, e ancor più come l'identità del proprio corpo sia nell'Altro, in quel Altro da noi che è appunto l'immagine allo specchio.

Dunque la prima idea di corpo è che il corpo biologico sia un corpo frammentato e solo attraverso l'immagine dello specchio si costruisce in un corpo umano, umanizzato, ossia come identità corporea.

Se da un lato questo passaggio è decisivo in quanto permette la costituzione dell'identità di un soggetto, la costituzione dell'immagine di sé, dall'altro indica come questa identità ci venga dall'Altro e tramite l'Altro, e ancor più ci indica come sia nell'Altro, ossia che ciò che abbiamo di più proprio, il proprio corpo è nell'Altro - in certo senso si potrebbe arrivare a dire che è dell'Altro. Ho dunque già introdotto la due questioni.

La prima, io sono l'Altro, nel senso che l'io, l'immagine di me, la mia identità è data dall'Altro ed è nell'Altro. La seconda, l'essere umano non è un corpo, l'essere umano ha un corpo, andando a rompere l'idea fenomenologica di coincidenza tra il proprio corpo e l'essere in una sorta di originaria coappartenenza, superando pertanto l'idea della sovrapposizione tra il proprio corpo e la propria intimità, di una sintonia, armonia e immediatezza tra il proprio corpo e la propria interiorità, collocando invece il corpo nel luogo dell'Altro, luogo irriducibile a noi stessi e luogo col quale abbiamo, ecco l'avere, inevitabilmente a che fare. Possiamo qui cogliere un primo aspetto della dinamica anoressico-bulimia.

Essa indica infatti, da un lato un difetto a livello della costituzione dell'immagine del corpo, dunque a livello dello stadio dello specchio, e dall'altro un radicale rifiuto di questa strutturale dipendenza dall'Altro. La questione presenta delle complicazioni.

Noterete che il rapporto con gli specchi non è per niente semplice, può capitare di detestare quell'immagine, oppure di non poterne fare a meno, cercarla anche nelle vetrine dei negozi, a volte può apparire diversa da noi, a volte sembra sia lei a cercarci, a volte la disprezziamo, altre sembra lei a disprezzarci. Una mia paziente vede spesso allo specchio lo sguardo della madre che le fa delle smorfie oppure vede "l'altra me stessa che se la prende con M.".

Si nomina alla terza persona, ad indicare un radicale espropriazione del propria identità. E' una paziente anoressica e di certo la questione dello specchio è centrale in questi soggetti. Notiamo come a un difetto nella costituzione dello stadio dello specchio, segua un ritorno dell'eccesso pulsionale, spesso nella forma di un troppo di grasso, nell'immagine di sé. Possiamo collocare da un lato il giubilo, ossia la gioia di trovarsi nello specchio, di costituirsi un'identità, e dunque una certa erotizzazione di quest'immagine, un certo effetto di padronanza, di conoscenza di sé.

Dall'altro un effetto depressivo, di perdita, di alienazione, ossia la costituzione di uno scarto, di una distanza irriducibile rispetto a questa immagine altra rispetto a noi Questa scarto, che ci fa sostanzialmente essere la non-coincidenza con questa immagine, è certo lo spazio della disagio, ma al contempo è certo lo spazio della creazione; è l'introduzione di una mancanza ma allo stesso tempo e anzi proprio per questo la costituzione del desiderio, dell'erotizzazione della vita, del movimento, della tensione, dell'affanno, della fatica.

Coincidere con l'immagine, qualora fosse possibile, sarebbe la costante immobilità, la sospensione del tempo, come ben ci indica Dorian Gray, sarebbe annegare nell'immagine, diventare l'immagine e non esistere più, come ben ci indica il mito di Narciso, mentre esistere come soggetti, significa abitare lo scarto che ci separa dalla nostra immagine.

Quel che notiamo nell'anoressia è il rifiuto, a volte radicale, di questa in-coincidenza, e dunque un vero e proprio fondamentalismo dello specchio. Una delle questioni più interessanti secondo me messe a fuoco da Recalcati è l'accento che ha posto sul rapporto tra narcisismo e pulsione di morte, già delineato da Freud e Lacan e ripreso da Recalcati a partire dal paradigma immunologico di Roberto Esposito.

Il narcisismo indica appunto l'infatuazione per la propria immagine, che sempre più assume la forma di un adesione totale all'immagine di sé, l'attaccamento adesivo alla propria immagina, ed è proprio la difesa dell'identità di questa immagine che ci permette di cogliere la natura fondamentalmente suicidaria del narcisismo, dove la difesa estrema della propria identità si trasforma nella propria distruzione, dove come indica Esposito l'eccesso di difese prodotte da un organismo provoca la distruzione dello stesso – dunque la difesa radicale della propria immagine, della propria identità narcisista provoca l'esclusione dello spazio di mancanza, dello scarto, con conseguente cancellazione della vita, del desiderio, dell'apertura all'Altro che esso comporta.

E' questo uno dei tratti principali del discorso contemporaneo, in particolare dell'igenismo, ed uno dei tratti esasperati, portati fino alle ossa nell'anoressia – passione per le ossa. Quando indico il discorso contemporaneo indico vari questioni, anche complesse, ma mi pare di poter dire che siano propriamente gli adolescenti ad essere contemporanei, i veri contemporanei, quelli che in presa diretta sono marcati dal discorso contemporaneo.

Il corpo di Narciso
Il corpo testo e il corpo imbroglio
Scelta-responsabilità-separazione parte I
Scelta-responsabilità-separazione parte II
Scelta-responsabilità-separazione parte III

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Pagina aggiornata il 10 giugno 2009

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