L'oggetto scarto II


ANORESSIA - L'oggetto scarto: parte II. L'anoressia è anche un modo per praticare l'isolamento pulsionale attraverso la devitalizzazione progressiva, il metodico annientamento del desiderio. Il rifiuto alla condivisione della tavola familiare non è che il primo punto di sganciamento del soggetto da qualsiasi desiderio dell'Altro.

L'isolamento pulsionale dell'anoressia mira alla totalità, rifiutando il legame sociale e anestetizzando il corpo, diventando il nemico più pericoloso della vita, fino a controllarne e rifiutarne ogni minimo scambio metabolico Si capisce da tutto questo come rimettere queste pazienti a tavola è prima di tutto rimetterle alla tavola dell'Altro, ripristinare l'altro del patto, della riconoscenza, della legge, della fede,  Prendersi cura del sintomo è prendersi cura di questo rapporto offeso.

L'abuso ha ucciso l'innocenza, il candore e la fiducia. Ha introdotto la paura e la diffidenza, per sempre. Sarà nella cura che il soggetto potrà ricostruire i passaggi che l'hanno portato a scegliere la posizione anoressico-bulimica come forma di sopravvivenza.

Il percorso di cura permette infatti di vedere come ad ogni incontro il soggetto abbia scelto una strada, sino ad arrivare a costruire la propria posizione sintomatica. Ci sono dunque chiare coincidenze tra l'esperienza dell'abuso e la successiva scelta anoressico-bulimica, ragioni che dimostrano la scelta privilegiata di questa patologia come esito di traumi precoci. Non è pensabile poter curare una paziente anoressico-bulimica, che abbia subito un abuso, illudendosi di poter trattare questo disagio congelando il trauma.

C'è un momento in cui si deve essere in grado di promuovere ed accogliere la rivelazione.  Il trauma deve essere lavorato e disinnescato nella sua portata mortifera. Queste problematiche emergono con prepotenza anche nell'incontro col bambino abusato.

Per un bambino subire un abuso da un adulto di cui si fida, significa perdere la sicurezza e la fiducia di base, insieme alla speranza di avere relazioni in cui sentirsi amato e protetto. Attraverso l'abuso, il bambino acquisisce la consapevolezza che gli altri possono essere psicologicamente e fisicamente pericolosi.

La negazione del cibo e dei bisogni alimentari è la metafora della negazione del bisogno di qualunque persona, e il cibo rifiutato corrisponde al rifiuto del mondo in cui la bambina è costretta a vivere.

L''atto del mangiare è un modo per "afferrare" il mondo; la zona orale non è solo fonte di piacere ma anche di relazione e di conoscenza della realtà. Con il non mangiare la giovane anoressica rinuncia ad prendere e a conoscere ulteriormente un mondo che è vissuto come traditore (Scwartz, 1996).

Nella psicoterapia di soggetti sofferenti di disturbi alimentari emerge spesso con potenza questo tema, come uno dei fattori scatenanti più drammatici, (questo riguarda tutte queste patologie: Anoressia,Bulimia,BED).

L'emergenza di questo tema negli incontri di gruppo è un momento importante e delicatissimo, ognuna delle partecipanti anche quando non ha subito violenza, ha avuto delle esperienze sessuali traumatiche. Quindi il tema attiva una serie di vissuti nodali per tutte le partecipanti.

La possibilità del gruppo di portare allo scoperto, di rendere socializzabile e condivisibile qualcosa di così personale e indicibile, è spesso la chiave di volta di un percorso terapeutico. In questi casi, accogliere senza fuggire, in modo empatico e supportivo, riuscire a produrre un cambiamento nel modo di gestire questi vissuti, è la scommessa più importante che tutto il gruppo è chiamato ad affrontare.

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Pagina aggiornata il 10 giugno 2009

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