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Il passaggio alla Bulimia
Succede però che altre contingenze soggettive, a volte nuovamente traumatiche, rompano l’equilibrio autoreferenziale dell’anoressia.
Potrebbe trattarsi ad esempio di una nuova crisi sentimentale, un'altra esperienza di perdita, persino l’emergenza di una nota dissonante nel rapporto con l’amica del cuore. Oppure semplicemente la comparsa di un desiderio inedito che ci coglie impreparate…
Insomma, le contingenze che rendono il vuoto dell’anoressia insopportabile sono molteplici.
In questo momento, in cui la diga dei divieti rappresentati dall’anoressia si rompono con l’abbuffata, il risultato è un disfacimento dell’ideale che costituiva il nodo del sintomo anoressico.
Adesso si tenta di ripristinare con il vomito la dimensione del controllo che è, però, un controllo-non controllo, spesso vissuto come un esperienza devastante.
Ci si sente sporchi indegni, colpevoli, senza valore. La crisi bulimica diventa dunque, un sintomo dell’anoressia. Il senso dell’identità vacilla e ciò è percepito come un momento di perdita, di abbandono, di tristezza.
Questa esperienza della bulimia a volte rappresenta un momento più propizio per chiedere aiuto. Si chiede aiuto e più facilmente al gruppo di pari, proprio nella speranza di poter recuperare la padronanza perduta.
Questa doppia polarità del sintomo anoressico-bulimico è ampiamente ben delucidata nei testi di Massimo Recalcati (vedi ad es. L’Ultima cena, Il corpo ostaggio )
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Le indicazioni che troverete tra queste pagine vengono fornite al solo scopo informativo e non possono sostituire la consulenza di un medico. Ricordate che l'autodiagnosi e l'autoterapia possono essere pericolose. E' possibile rintracciare dei centri dove con breve attesa e pagando un ticket si può essere visitati. Anche il vostro medico di famiglia potrà esservi di aiuto.
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