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INDAGINE “GRUPPO DONNE E GIUSTIZIA” MODENA 
LA FOTOGRAFIA DELLA CONDIZIONE E DELLE RICHIESTE DELLE DONNE  
NEI DATI DEL 2003
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a cura: Associazione Gruppo Donne e Giustizia, Via del Gambero, 77 — Modena (Tel. 059.361861 - Fax: 059.374710  -  eMail: donnegiust@libero.it). 
 
SCHEDA 
 
La fotografia delle condizioni, dei disagi e delle problematiche vissute oggi dalle donne, viste attraverso i loro occhi, è restituita dall’indagine condotta nel 2003 dall’Associazione Gruppo Donne e Giustizia di Modena sulle schede utenti del Servizio gratuito di Consulenza Legale dell’Associazione, compilate dalle operatrici e dalle avvocate volontarie del Servizio.  L’analisi utilizza lo stesso impianto metodologico dell’indagine condotta sui vent’anni di attività del servizio, pubblicata nel volume “Vent’anni di consulenza legale alle donne: 1982-2002.
Dati e riflessioni”, Edizione 2004, allo scopo di poter agevolare il confronto tra i risultati e valutare la portata di eventuali cambiamenti.   
Le caratteristiche delle utenti 
 
Provenienza 
La maggior parte delle utenti è di nazionalità italiana (73,29%) mentre le donne di altre nazionalità raggiungono il 26%. Rispetto agli ultimi anni si registra un picco in rialzo dell’affluenza delle donne straniere (16,46%).  Le donne immigrate giungono da 28 paesi diversi.  In testa è sempre il Marocco da cui proviene il 15,28% delle utenti straniere. A seguire, tra i più rappresentati: Polonia (6,94%), Perù, Romania, Russia, Svizzera e Cuba (5,56%) Albania (4,17%). 
 
Residenza 
Modena è il comune di residenza di oltre la metà delle utenti (51,26%), ma sono rappresentate in modo considerevole anche le richieste delle donne residenti nei comuni della provincia modenese (oltre il 41%), in leggera flessione rispetto al 2002 (44%). Il 2,53% delle utenti risiede nella Regione Emilia-Romagna e l’’1,08% in altre Regioni. 
 
Età 
Cresce in modo considerevole il numero delle donne nella fascia d’età dai 31 ai 40 anni (41%), tra i 51 e i 60 anni (15,47%) e le ultra sessantenni (7,55%). Rappresentano poco più di un quinto dell’utenza, in sensibile diminuzione, sia le donne dai 41 ai 50 anni (21,89%), sia le donne dai 21 ai 30 anni, scese sotto il 14%. Sono poche, ma leggermente in aumento, le donne d’età inferiore ai vent’anni (0,75%).   
 
Il dato può dipendere dai cambiamenti comportamentali dei giovani rispetto a scelte definitive come il matrimonio o l’unione di coppia che inducono a rinviare la formazione del nucleo familiare, spostando conseguentemente l’insorgere delle problematiche di relazione/convivenza. L’aumento di donne più adulte, sembra confermare una presa di coscienza dei propri diritti delle stesse, non più disposte a continuare a sopportare vissuti di violenze e maltrattamenti, sia psicologici, sia fisici. 
 
Titolo di studio 
Un terzo delle donne che si rivolgono al servizio possiede un diploma di scuola superiore (37%); l’8,30% ha conseguito una laurea, il 5,42% ha frequentato corsi professionali, mentre il 23% è in possesso di licenza media. 
 
Stato civile e genitoriale 
Lo stato civile di oltre la metà delle donne che si rivolgono al servizio è “coniugata(quasi il 52%), un dato in aumento rispetto agli anni scorsi, così come sale il numero di donne nello stato di “convivente” (oltre il 10%), “nubile” (oltre il 10%). Diminuiscono sensibilmente le utenti “separate legalmente”, “separate di fatto” e “divorziate”. Le mamme costituiscono la grande maggioranza delle utenti e raggiungono quasi l’80% del totale, una percentuale un po’ inferiore rispetto agli ultimi dieci anni, mentre sale la percentuale di utenti “senza figli“(quasi il 15%). Le donne in attesa di un/una bambino/a, infine, costituiscono l’1,81%. 
 
Condizione professionale  
Oltre i due terzi delle utenti svolgono un lavoro dipendente - impiegata oppure operaia - (67%). Continua ad essere una minoranza il numero di donne che svolgono attività libero professionali, dirigenziali e artigiane (7,26%).  Diminuiscono “casalinghe” (7,22%) e “disoccupate” (9,03%), mentre aumentano le “pensionate” (9,75%).  
 
Condizione patrimoniale e abitativa 
La condizione patrimoniale riflette in parte quella professionale. Dai dati risulta, infatti, che circa il 78% delle utenti ha un proprio reddito da lavoro, da pensione o altre fonti, mentre circa il 18% non possiede alcun reddito. La condizione abitativa reale non emerge pienamente, poichè l’informazione è stata fornita solo da 58 utenti (21%). Di loro, circa la metà dichiara di possedere la casa di abitazione “in proprietà con il partner”; il 17,24 di avere la proprietà della casa; il 15,52% che la casa è “di proprietà del partner” e l’8,62% vive in una casa “in affitto”. 
 
Le problematiche e i disagi denunciati dalle donne 
Complessivamente sono stati indicati 318 casi di disagio, tra “disagio psicologico”, “disagio economico”, “violenza fisica” e “disagio/violenza sessuale”.   
 
Il numero supera il totale delle utenti (277) poichè le stesse hanno indicato spesso più tipologie.   
Sono in aumento i disagi di tipo psicologico (oltre il 66%), sempre al primo posto tra le cause di sofferenza delle donne, provocati da comportamenti quali: “minacce”, “disinteresse alla vita familiare”, “tradimenti”, “persecuzioni”, “controlli”, “inganni”, “assenza di comunicazione”, “ricatti”, “menzogne”. L’aumento di situazioni di violenza è denunciato dalla significativa crescita delle voci “minacce” (17%) “persecuzioni” e “controlli”, indicate dalle donne per il 2003 tra le principali cause di disagio. Al primo posto, negli anni precedenti, si segnava la voce ”assenza di comunicazione”.  
 
E aumentano anche i disagi/violenze fisiche (20%), che denunciano l’aggravarsi della tendenza alla crescita degli episodi di violenza fisica verso le donne, nell’ambiente familiare. Seppure diminuiscano le voci relative a “sottrazione reddito”, “impedimento al lavoro”, “abbandono economico”, che rientrano nei “disagi economici” (24%), all’interno di questa categoria aumenta la voce “mancata o parziale corresponsione dell’assegno di mantenimento” (16,25%).  
 
Pare, quindi, in forte aumento il numero dei padri che non si occupano dei figli dopo la separazione dalla moglie e/o convivente. Un dato positivo riguarda il calo dei “disagi/violenze sessuali” (1%) e la “determinazione al cambiamento”, espressa dal 69% delle utenti.  
 
E’ preoccupante l’aumento di donne che accusano “danni fisici” (quasi il 20%) a seguito di maltrattamenti e violenze. Diminuiscono, nel complesso, le condizioni di sofferenza psicologica (depressione, disperazione, ecc..), ma cresce la condizione “paure/ansie/fobie”, da ritenersi in stretto rapporto con l’aumento dei maltrattamenti e delle violenze che suscitano in chi ne è colpito sentimenti di forte timore e preoccupazione per la propria incolumità. 
 
 
La tipologia delle informazioni richieste  
Prevalgono le richieste di informazione su “separazione” (43%), in calo rispetto al passato; diminuiscono anche le richieste di informazione su “divorzio”, scese al 4%. Mentre sono in aumento le richieste su: “situazione economica e patrimoniale” (28,16%), “assegno di mantenimento” (27,44%), “affido dei figli” (19,86%) e “famiglia di fatto/convivenza” (oltre il 10%). Sono in crescita anche le richieste di informazione su “assistenza sociale”, “ricerca alloggio”, “ricerca di lavoro”, “sussidi”, un dato che evidenzia l’esistenza di situazioni di maggiore difficoltà economica. In diminuzione, invece, le richieste di aiuto per situazioni di disagio e sofferenza psicologica. 
 
 
I responsabili del disagio della donna 
Se il “coniuge” continua ad essere il maggiore responsabile dei disagi subiti dalla donna (66,43%), sono in aumento le responsabilità del “convivente” (13%); dei familiari e delle figure parentali quali padri, madri, fratelli, sorelle, figli, suoceri, cognati (10,83%), oltre agli ex partner (coniuge o convivente) (3,25%). La casistica dei problemi/disagi imputati dalle donne al responsabile comprende: “mancanza di comunicazione” (31%), “irresponsabilità” (30%), “violenze/maltrattamenti” (oltre il 23%), voci in netto aumento. Sono stazionarie le cause legate a “altre relazioni” (10,47%), “problemi con la giustizia” (3,97%), mentre sono in diminuzione quelle legate a “problemi sul lavoro” (1,81%).  
 
Risultano in crescita i responsabili con “problemi sociali” come etilismo, disagio psichico e tossicodipendenza (2.53%). Questi dati, come quelli sul disagio e sulle condizioni della donna, fanno emergere l’aggravarsi dei rapporti familiari e di coppia e l’aumento della violenza e dell’aggressività fisica e psicologica verso le donne. 
 
 
Modalità di conoscenza dell’Associazione e del servizio di consulenza legale 
E’ ancora il “passa parola” tra donne, amiche, familiari, colleghe, il modo più comune per giungere al servizio di consulenza legale dell’Associazione (23,10%) anche se aumenta il numero delle utenti che ha ricevuto tale nformazione dai Servizi territoriali socio-sanitari, sia pubblici, sia privati (36%) e da stampa, TV e Internet (12,27%). Tra i servizi territoriali continuano ad avere poca influenza in merito “Carabinieri”, “Polizia, Pronto Soccorso” (0,72%), organismi ai quali spesso le donne chiedono aiuto dopo aver subito minacce e maltrattamenti.  
Pagina aggiornata il 7/3/05 
 
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