Linee guida per l'ecografìa in gravidanza

Ecografia in gravidanza. Le evidenze sono state estratte dall'analisi di 4 linee guida, 4 rapporti di technology assessment e 2 revisioni Cochrane pubblicate dal 1996 ad oggi da diversi organismi internazionali.

Ecografie in gravidanza, a quante settimane

Introduzione

L'ecografia in ostetricia è stata introdotta quasi 30 anni fa con indicazioni ristrette alla conferma di patologie e/o malformazioni sospette. Grazie ai progressi della tecnologia degli ultrasuoni le indicazioni si sono allargate e, seppur con notevoli differenze, la quasi totalità delle donne in Europa effettua almeno un esame ecografico di routine in gravidanza.

Negli Stati Uniti, in Canada, Australia e in tutti i paesi Europei, eccezion fatta per la Svezia e la Danimarca, l'ecografia per lo studio morfologico del feto è una procedura standard durante i controlli ecografici prenatali. Dalla disamina dei documenti di indirizzo sono emerse le seguenti evidenze:

  • L'ecografia ostetrica di routine, alla luce delle evidenze disponibili, non rappresenta un rischio biologico né per la madre né per il feto
  • L'ecografia ostetrica in assenza di fattori di rischio, non può essere raccomandata con l'obiettivo di diminuire la mortalità e la morbosità perinatale e materna
  • Le conseguenze dell'impiego delle risorse disponibili e le conseguenze psicologiche e sociali a breve e lungo termine per i singoli e per la società sono state sottovalutate

Un'ecografia ostetrica di routine nel primo trimestre (=13 sett. + 6 giorni):

  1. non determina differenze a carico di esiti clinici importanti quali la mortalità perinatale
  2. permette la visualizzazione dell'impianto della camera ovulare o della presenza dell'embrione/feto, del loro numero e dell'attività cardiaca
  3. permette la datazione della gravidanza
  4. conferma il sospetto di una gravidanza ectopica, di mola idatiforme o di massa pelvica.
  5. Non esistono dati sufficienti per dimostrarne l'efficacia quale metodica di screening delle malformazioni embrio/fetali

Un'ecografia ostetrica di routine del II trimestre (14°-26° settimana compiuta)

  1. permette la determinazione del numero dei feti e la datazione della gravidanza
  2. permette la valutazione dell'anatomia fetale, ma richiede un buon livello di accreditamento degli ecografisti e delle apparecchiature
  3. la sensibilità dell'ecografia varia in base al tipo di anomalia, in base all'epoca gestazionale, all'abilità dell'ecografista, alla risoluzione dell'apparecchio e alla possibilità di accertare le sospette anomalie dopo la nascita
  4. in caso di diagnosi di anomalie fetali o comunque di un risultato anormale dell'esame è importante informare e sostenere la coppia in maniera appropriata.

Un'ecografia di routine nel terzo trimestre di gravidanza (>26° settimana)

Permette la valutazione della crescita fetale, della quantità di liquido amniotico e dell'inserzione placentare 2. in base ai livelli di evidenza finora disponibili, in assenza di sospetti clinici, non può essere né raccomandata né esclusa.

Un esame eco-Doppler di routine:

In assenza di fattori di rischio non esistono evidenze di benefici apportati da questo esame diagnostico.

Il parere delle donne:

  • l'ecografia è molto attraente per le donne e per i loro partners
  • i risultati di significato clinico incerto hanno importanti conseguenze psicologiche e sociali
  • la riduzione dell'ansia rilevata dopo l'esecuzione dell'ecografia riflette solo l'incremento di ansia registrata prima dell'esame
  • non esistono evidenze di ricadute positive dell'esame (es riduzione del fumo di sigaretta)

Costi e rapporto costi-efficacia:

  • esistono pochi studi di buona qualità metodologica
  • l'abilità professionale dell'ecografista e la durata dell'esame hanno un effetto significativo sul rapporto costo-efficacia
  • in base alle evidenze disponibili una singola ecografia ostetrica nel 2° trimestre rappresenta l'opzione migliore in termini costo-efficacia
  • è importante includere i costi a carico della donna nella valutazione economica perché il cambio nelle politiche fa spesso slittare i costi dai servizi alle famiglie.

Benché, nei diversi documenti esaminati esista ampia concordanza sulle evidenze, l'analisi delle raccomandazioni fa emergere delle differenze che riflettono le diverse scelte assistenziali dei singoli paesi e che sono strettamente correlate alle politiche sanitarie, ma anche alla disponibilità dell'aborto terapeutico ed ai limiti cronologici per la sua effettuazione.

La tabella seguente presenta una sintesi delle pratiche raccomandate. Le raccomandazioni Italiane fanno riferimento al Protocollo di accesso agli esami di laboratorio e di diagnostica strumentale per le donne in stato di gravidanza ed a tutela della maternità del Ministero della Salute. (Decreto ministeriale 10/09/1998).

Pratiche raccomandate rispetto alle ecografie di routine in gravidanza anni 1996-2003

  FRANCIA SVEZIA CANADA REGNO UNITO ITALIA
Ecografia I trimestre Si (11-13 settimane) No No Si (intorno 12 settimane) Si (entro primo trimestre)
Ecografia II trimestre Si (22-24 settimane) Si (entro 18 settimane) Si (18-19 settimane) Si (20 settimane) Si (19-21 settimane)
Ecografia III trimestre No No No No Si (32-35 settimane)
Eco-doppler No No No No No
n. medio ecografie in gravidanza 2 1 1 2 5-6

Nonostante l'elevato numero medio di ecografie effettuato in gravidanza dalle donne italiane, il Servizio Sanitario Nazionale offre tre ecografie esenti ticket nelle gravidanze fisiologiche e, sebbene quella del secondo trimestre sia principalmente mirata alla ricerca di malformazioni strutturali, un programma di screening organizzato, a livello centrale o regionale, è assente in Italia.

Da uno studio di valutazione economica dello screening ecografico delle malformazioni fetali condotto in Italia emerge come un programma basato su un'ecografia offerta a 19-21 settimane con un'ulteriore ecografia diagnostica per i casi positivi al test di screening consentirebbe di ottenere un maggior numero di diagnosi ecografiche di malformazione ed un costo, per feto malformato diagnosticato, ridotto di quasi un terzo rispetto a quello odierno.

(Fonte: Istituto Superiore di Sanità - Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute)

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Pagina aggiornata il 22/7/2005

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