Come riconoscere la depressione post-partum

Come riconoscere la depressione post-partum

Qual è la difficoltà maggiore a riconoscere la depressione da parte di tutti? Perché viene percepita come una sorta di stigma sulla puerpera e tutta la sua famiglia?

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Nella nostra civiltà superspecializzata tecnologicamente assistiamo ad un curioso paradosso: l'aumento dell'attenzione per gli aspetti medici si accompagna ad una negazione delle implicazioni emotive legate alla gravidanza.

In particolare si tende completamente a rifiutare la presenza di disturbi psicologici e questo fenomeno non riguarda soltanto i familiari e, naturalmente, le neomamme, ma gli stessi operatori sanitari che si occupano di gravidanza e puerperio. Questo fenomeno è legato ad gran numero di pregiudizi molto comuni e diffusi, sia consci che inconsci, questi ultimi più difficili da combattere e debellare, perché agiscono a livello sub-liminare, non sono riconosciuti, ci si rifiuta di considerarli.

Ostetriche, pediatri e tutti coloro che dovrebbero fornire le prime indicazioni e sostegno alle neo-mamme, spesso creano col loro rifiuto delle risonanze emotive, lo stigma e il rifiuto delle difficoltà della gravidanza, del puerperio, dell'allattamento. Ciò amplifica i vissuti di colpa e vergogna difficili da accettare.

I medici ritengono che certi incidenti del percorso (complicanze del parto, difficoltà di attaccamento al seno) siano prevedibili e sopportabili dalle neo-mamme e che dare posto al vittimismo sia pericoloso. Tutto ciò rischia di colpevolizzare ancora di più le donne che hanno già tanta difficoltà ad accettare queste loro problematiche. Il clima eccessivamente enfatico, troppo entusiasta e positivo dei Consultori Familiari può essere un ostacolo a confessare e condividere queste difficoltà.

Ricordiamo una donna, Ada, che si è rivolta alla ginecologa di Vita di Donna confusa, il giorno prima aveva partecipato al baby massage del Consultorio ed era stata la più attiva e capace, dando un immagine di grande adeguatezza e competenza. Tornata a casa era angosciatissima, sentiva di avere bleffato e che non era quella buona madre che aveva inscenato nel gruppo.

Ciò fa sì che queste persone giungano a chiedere aiuto molto tardi, il che rende l'intervento più difficile.

In realtà le statistiche riportano che il 50% delle neomamme provano nelle ore successive dopo il parto, uno stato di stanchezza e tristezza, che è stata chiamata baby blues e che forse riguarda un numero di donne molto maggiore (alcune statistiche parlano del 75%). Mentre il 10-15% nei giorni o nei mesi successivi svilupperà un vero disturbo depressivo e solo l'1/1000 sfocerà nella cosidetta psicosi puerperale, evento raro quanto pericoloso per la coppia mamma-bambino. Grazie anche alla diffusione attraverso i mass media, alcuni casi particolarmente drammatici sono entrati a far parte dell'inconscio collettivo e gettano una luce oscura sul "mito del materno".

29 gennaio 2017

Centro Depressione Post-Partum ASL ROMA 3 Via Colautti 30 - Referente: Dott.ssa Elisabetta Spinelli, Tel: 333 3517503, Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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