Depressione post partum: cosa fare, quale cura

 Depressione post-partum, cura

La psicoterapia

Terapia farmacologica

Terapia integrata

La cura della depressione post-partum. Efficiacia della psico-terapia, della terapia farmacologica e della terapia integrata (la terapia psico-farmacologica).

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La psico-terapia

A volte accettare di chiedere aiuto è la più grande forma di coraggio e di amore per sé ed il proprio bambino. Rivolgersi a qualcuno è accettare di essere mancanti, un primo passo per attaccare l'impotenza/onnipotenzacontenuta e nascosta nel sintomo.

E' iniziare a mettere in discussione gli ideali, riconoscendo il loro valore di ostacolo, di inibizione alle sensazione ed emozioni che sembravano congelate.

Abbiamo bisogno che qualcuno non giudicante ci consoli delle delusioni e dei traumi subiti, i traumi antichi e le sofferenze del parto, le difficoltà dell'incontro col bambino, tutte le piccole e grandi cose che non sono andate secondo le aspettative, i momenti di rifiuto della nuova realtà,a volte contraddittoria e inconfessabile.

Inizia un viaggio che porterà a vedere delle cose che non sempre vorremmo sapere, che ci metterà a volte in discussione, ma che farà emergere delle risorse inaspettate che non pensavamo di avere. Dietro il bambino che ci ha fatto soffrire, che ci ha inchiodato ai nostri deficit, risorge l'alleanza col bambino profondamente amato.

La psico-terapia deve essere prima di tutto individuale, ma anche coadiuvata, quando possibile, dai gruppi di auto-aiuto guidati, o di vera psicoterapia di gruppo che possono ridurre il senso di isolamento e favorire la compliance alla terapia.

Vanno sempre effettuati dei colloqui con il partner e la coppia genitoriale con l'ausilio di altri terapeuti.

Un aspetto molto importante è la terapia domiciliare. Essa viene effettuata una o due volte a settimana, da operatori che hanno una doppia competenza ostetrica e psicologica, che possono osservare la relazione mamma-bambino nel suo svolgersi, dando sostegno, osservazioni utili, verificando la possibilità di un proseguo o un interruzione dell'allattamento al seno e fornire al terapeuta informazioni essenziali.

Devono essere abbastanza rassicuranti affinché la mamma le percepisca dalla sua parte e non come figure intrusive. Mentre molto spesso la presenza empatica di persone al di fuori del contesto familiare può alleggerire la paura di essere giudicate e di avere dei punti di riferimento troppo idealizzati, come madri, suocere, cognate.

Si tratta di essere al fianco della mamma senza sostituirsi a lei, valorizzando le sue competenze e la sua capacità di recupero della relazione.

Ricordiamo che un evento così traumatico per la coppia madre-bambino, può generare delle reazioni di difficoltà da parte del piccolo che la madre potrebbe registrare come un rifiuto catastrofico, rischiando di instaurare pericolosi circoli viziosi.

Terapia farmacologica

La terapia farmacologica della depressione è molto delicata e solo nelle forme più lievi può essere mono farmacologica. Gli antidepressivi che sono i farmaci di elezione (ce ne sono ormai sul mercato una serie infinita: serotoninergici come Citalopram, Paroxetina, Fluoxetina, i noradrenergici come l'Amitriptilina, quelli misti come la Venlafaxina, i dopamminergici come l'Amisulpride, e così via) essi però hanno un problema molto importante: lavorano più rapidamente sulle componenti di inibizione psico-motoria e neurovegetativa legate alla depressione e solo successivamente sul dolore morale, che è l'aspetto soggettivamente più penoso e la causa del rischio di suicidio.

Per questa caratteristica gli antidepressivi vanno inizialmente coadiuvati da farmaci più protettivi rispetto al passaggio all'atto (Si definiscono così delle azioni pericolose che spesso hanno come unico scopo irrazionale e impulsivo di uscire rapidamente da una situazione insostenibile, una sorta di uscita di scena).

Esistono due tipi di farmaci che hanno un azione protettiva rispetto a questo fenomeno:

Gli stabilizzatori dell'umore: farmaci con una potente azione regolatrice sul tono dell'umore, come il Depakin (Carbamazepina), Neurontin (Acido Gabergico), Lamictal (Lamotrigina),Topamax (Topiramato), Tolep (Oxcarbamazepina). Sono farmaci molto differenti tra loro che, spesso, hanno un azione molto utile, nei primi giorni, sul controllo dell'impulsività.

I Neurolettici: farmaci antipsicotici (numerosissimi) hanno anch'essi una funzione di protezione sulla tendenza all'atto, ma sono indispensabili quando la depressione si associa a deliri, allucinazioni, confusione. Danno diversi disturbi collaterali fastidiosi, che però non possono essere evitati, considerandoli il male minore.

Un effetto collaterale come la sonnolenza, può essere però molto utile nei primi giorni di cura. Un buon sonno ristoratore, soprattutto per chi insonne, è stato in preda a pensieri penosissimi, può essere l'unico rimedio immediato in attesa che l'effettiva azione terapeutica si instauri.

E' un effetto che tende a scomparire dopo i primi giorni, come la gran parte degli effetti collaterali degli antidepressivi (Nausea, vertigini, disturbi gastrici, ecc).

Gli ansiolitici: collaborano all'azione di cui sopra, a basse dosi agiscono sull'ansia e sull'angoscia (Xanax, Lexotan, Tavor, ecc) e a dosi più elevate danno sonnolenza, alcuni sono più efficaci nell'induzione del sonno ( Minias, EN, Rivotril, ecc). Possono ridurre gli effetti spiacevoli degli altri farmaci.

Gabapentin e ansiolitici hanno un azione di stimolo sulle endorfine e su tutte quelle sostanze che mediano le sensazioni di piacere. Quindi hanno un azione abbastanza rapida (l'assorbimento per os o intramuscolo necessita sempre di una mezzoretta ma l'aspetto placebo accelera i tempi) che si accompagna con una sensazione di sollievo e di benessere.

Tutto questo è molto prezioso per risolvere l'angoscia immediata legata ad una situazione acuta di panico, insonnia persistente, ecc. ma poiché sono farmaci che danno assuefazione (occorre una dose via via maggiore per saturare i recettori) e dipendenza, occorre ridurli ed eliminarli il più presto possibile.

Quindi in definitiva se una situazione è grave e moralmente molto dolorosa occorre una terapia inizialmente abbastanza sedativa che si riduce rapidamente quando l'effetto degli antidepressivi prende piede (10-15 giorni circa per essere una piena).

Terapia integrata

La depressione post-partum è un disturbo che può essere curato in modo efficace. Un paio di mesi, dall'inizio delle cure, sono necessari per ristabilire una condizione di umore adeguata, ma la terapia farmacologica, secondo le linee guida internazionali, dovrebbe proseguire per almeno un anno, anche in assenza di sintomi importanti. Tutti i manuali terapeutici mettono in guardia contro le interruzioni precoci, facendosi ingannare dai primi segni di ripresa.

La mia personale opinione è che è sempre opportuna una valutazione caso per caso, considerato che appena la donna sente il desiderio di prendersi cura del bambino bisogna aiutarlo a farlo al pieno delle sue forze, "possibili". Ricordandosi sempre ciò che è possibile e ciò che non lo è. Ciò che va accettato.

Quindi, pur tenendo conto delle linee guida internazionali, ritengo che il trattamento debba essere necessariamente personalizzato, nell'ambito di una terapia integrata (farmacologica, psicoterapia individuale, di coppia o di gruppo).

Tutti gli interventi psico-terapeutici hanno lo scopo di prevenire la cronicizzazione del disturbo, ridurne la gravità, la durata e gli effetti sul bambino e, non ultimo, favorire il recupero delle cure materne che la depressione ha ostacolato

Gli integratori. Bisogna ricordare che ci sono dei piccoli integratori come l'Iperico, il Magnesio, l'Adenosin - metionina (Samyr), che sono dei lievi antidepressivi naturali come del resto i farmaci omeopatici; tutti questi presidi possono essere molto utili nelle forme lievi.

Centro Depressione Post-Partum ASL ROMA 3, Via Colautti 30 - Referente: Dott.ssa Elisabetta Spinelli Tel: 333 3517503 Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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16 febbraio 2017

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