Depressione post-partum: fattori di rischio

Depressione post-partum, fattori di rischio

Fattori di rischio, raccomandazioni generali, per i familiari, per la puerpera, test di autovalutazione. Un caso come esempio

Fattori di rischio

Le cause della depressione durante e dopo il parto sono diverse e complesse. Ma ci sono fattori di rischio che possono essere individuati e presi in considerazione anche durante la gravidanza, che forse dovrebbero essere vagliati dagli operatori durante il corso di preparazione, durante il ricovero del parto o nei controlli successivi nel puerperio.

Uno dei primi fattori è l'interazione psicobiologica: le radici delle depressioni post-partum sono il prodotto di una interazione fra fattori biologici, psicologici e ambientali. Alcune donne possono essere vulnerabili alla depressione è, in rari casi si ritiene che rientrino nello spettro dei disturbi cosiddetti dell'umore (depressione maggiore, disturbo maniaco depressivo), infatti, importante una accurata anamnesi patologica e familiare durante la gravidanza.

Vanno valutati certi stili di personalità che rendono più vulnerabili alla depressione in gravidanza o dopo il parto. Tratti tipici riscontrabili sono: bassa autostima, iper-controllo, impulsività, ipertimia e perfezionismo.

Vanno valutati gli eventi traumatici infantili (relazioni disturbate nell'infanzia, abusi, lutti, abbandoni,ecc.); gli eventi traumatici in gravidanza sia psichici (licenziamento, malattie e lutti dei familiari, malattie, migrazioni, traslochi), fisici della gravidanza (minacce di aborto, disturbi placentari, malattie pregresse), del parto (parto complicato) e del puerperio (malattie neonatali, prematurità, malformazioni congenite).

Le malattie del bambino possono essere problematiche per vari fattori: la preoccupazione per le condizioni di salute del neonato, la delusione e la paura delle imperfezioni, l'ospedalizzazione che costringe la mamma ad una relazione molto complicata e faticosa, tanto più ostacola l'avvio del tanto atteso (per molte mamme ma non tutte) allattamento al seno.

Inoltre molte malattie del bambino rendono quest'ultimo insonne, irritabile e sofferente, costringendo la mamma a cullarlo per molte ore e a non dormire la notte. Spesso tutto ciò accentua la solitudine, il corpo diventa molto sofferente e aggrava il dolore mentale, possono comparire delle sensazione di rifiuto della propria condizione e lì si innesta il circuito della colpa.

Vanno inoltre indagati gli aspetti familiari e sociali (comprese le precedenti gravidanze indesiderate, gli eventi di perdita, da lutti i conflitti nella sfera coniugale, gli abusi e maltrattamenti o il pensiero che la gravidanza possa risolvere i conflitti di coppia); o le condizioni di vita (economiche, lavorative, l'isolamento, le migrazioni, la mancanza di supporti, ecc.).

Raccomandazioni generali

  • Prendersi cura di sé (cibo, attività fisica, piaceri);
  • Invito al riposo e a non essere troppo perfezioniste;
  • Evitare di isolarsi e di chiudersi in casa;
  • Non pretendere di controllare ogni cosa e non avere aspettative irrealistiche su di sé;
  • Invito a stare insieme col partner e cercare dei momenti di intimità;
  • Farsi aiutare dal partner nell'accudimento del bambino;
  • Non delegare alla propria madre ed alla suocera il ruolo materno, usandole come consulenti;
  • Farsi sostenere nei lavori domestici;
  • Prendersi il tempo necessario prima di riprendere il lavoro.

Raccomandazioni per le donne con depressione

  • Non contrastare i sentimenti di depressione;
  • Non sentirsi in colpa;
  • Accogliere i sentimenti 'distruttivi' e chiedere aiuto;
  • Occorre assolutamente aiuto nella gestione della casa e nei primi tempi anche del bambino.

Raccomandazioni per i familiari

  • Evitate di avere un atteggiamento giudicante e critico;
  • Evitate di colpevolizzare;
  • Rispettate i suoi tempi;
  • Incoraggiatela a parlarvi dei suoi sentimenti;
  • Sollecitatela a chiedere aiuto;
  • Rivolgersi ad uno specialista o a gruppo auto-aiuto;
  • Dare supporto concreto oltre che emotivo;
  • Non sottovalutare i sintomi.

Test di autovalutazione (test di Edimburg)

Questo test è formato da 10 domande molto semplici che possono essere utili alle donne. Benché nato per essere somministrato nel periodo post-natale, il suo utilizzo è stato esteso anche al periodo di gestazione.

E' un test di auto-valutazione per capire a che punto si è, se i campanelli di allarme vanno presi in considerazione ed occorre rivolgersi a degli specialisti per una domanda d'aiuto. Non abbiate paura, dovete scegliere, tra le diverse risposte, quella che meglio corrisponde al vostro stato d'animo degli ultimi sette giorni:

1) Sono stata in grado di ridere e vedere il lato divertente delle cose:

  • a) si, magnificamente = 0
  • b) Non proprio come al solito= 1
  • c) Decisamente= 2
  • d) Per niente=3

2) Mi sono posta in modo positivo verso gli eventi:

  • a) Quanto non ho mai fatto= 0
  • b) Un po' meno del solito= 1
  • c) Moltodiversa dal solito= 2
  • d) Del tutto diversa =3

3) Mi sono sentita colpevole senza motivo quando le cose non andavano bene:

  • a) si la maggior parte delle volte=3
  • b) Si, alcune volte= 2
  • c) Non molto spesso=1
  • d) La maggior parte delle volte No, mai= 0

4) Sono diventata ansiosa o preoccupata senza un buon motivo:

  • a) No, per niente=0
  • b) Quasi mai=1
  • c) Si, talvolta=2
  • d) Si, molto spesso=3

5) Mi sono sentita spaventata o nel panico senza un buon motivo:

  • a) Si, spesso=3
  • b) Si, qualche volta=2
  • c) No, non molto=1
  • d) No, mai=0

6) Mi sono sentita sopraffatta dalle cose che accadevano:

  • a) Si, il più delle volte non sono in grado di affrontarle=3
  • b) Si, talvolta non le affronto bene come al solito=2
  • c) No, il più delle volte le ho affrontate piuttosto bene=1
  • d) No, le ho affrontate bene come sempre=0

7) Sono cosi infelice che ho difficoltà a dormire:

  • a) Si, la maggior parte delle volte=3
  • b) Si, qualche volta=2
  • c) Non molto spesso=1
  • d) Mai=0.

8) Mi sono sentita triste o avvilita:

  • a) Si, la maggior parte delle volte=3
  • b) Si, piuttosto frequentemente=2
  • c) Non molto spesso=1
  • d) Mai=0

9) Sono cosi infelice che ho pianto:

a) Si, la maggior parte delle volte=3

b) Si, piuttosto frequentemente=2

c) Solo occasionalmente=2

d) No, mai=0.

10) Il pensiero di farmi del male mi è venuto in mente:

  • a) Si, abbastanza spesso=3
  • b) Qualche volta=2
  • c) Quasi mai=1
  • d) Mai=0

A questo punto si tratta di fare la somma se è superiore a 12 bisognerebbe fare una chiaccherata con qualcuno. Ricordiamo che il questionario non ha assolutamente valore diagnostico ma è un indice; qualsiasi diagnosi è effettuabile solo attraverso una valutazione individuale, articolata e più complessa fatta da un clinico.

Un caso come esempio

Ha partorito a 39 anni, proviene da una storia familiare molto difficile (il genitori figli dei fiori  l’hanno affidata alla nonna appena partorita)e non ha lavoro. Un precedente aborto spontaneo le ha rivelato una grave malattia autoimmune di cui soffre il padre, che prende alle articolazionie e dà una pericolosa tendenza all’emorragia. Ciò la costringeva ad effettuare iniezioni di eparina sulla pancia. Alla 25 settimana si è aggiunto un problema epatico e di pressione che la costringe a sospendere l’eparina senza che i medici non si prendano la responsabilità clinica della decisione. Iniziano gli attacchi di panico. Viene ipotizzato un disturbo cardiaco genetico al bambino, di cui potrebbe essere stata responsabile l’eparina. Successivamente viene ricoverato per bronchiolite. Naturalmente la paziente ha poco latte, il pediatra le consiglia di smettere di allattare. Un giorno accade un episodio perturbante: allattando le scoppia il biberon, il bimbo piange per 9 ore di fila e compare il pensiero ossessivo che il bambino abbia ingerito dei frammenti di vetro. Il pediatra, la rassicurarla: “Ti dovresti preoccupare solo se ci fosse del sangue nelle feci”. Dopo un mese compare il sangue nelle feci, il bambino viene ricoverato per delle emorragie intestinali.

La paziente mi racconta “dopo dieci giorni di pace c’è stata una discussione stupida col mio compagno, ho pensato che non mi amasse più, ho pensato: se non riusciamo ad andare d’accordo nemmeno per una settimana, come faremo ad andare avanti con questo bambino tutta la vita? Mi sono chiusa in camera come a lasciarmi andare, improvvisamente prendendo il bambino in braccio ho avuto paura di fargli del male con le forbici, ho avuto un’immagine del bambino nudo indemoniato, ho provato a nascondere tutti i coltelli della casa, poi ho lasciato il bambino a mio marito e sono scappata a chiedere aiuto a degli amici”.

Come abbiamo visto un altro fattore scatenante riguarda la sfera coniugale (conflitti, gravidanze indesiderate, gravidanza come speranza di risolvere i conflitti di copia), come nel caso sopra citato.

Infine la dimensione sociale come preoccupazioni economiche, problemi lavorativi, isolamento sociale, mancanza di supporti, condizione di madre single.

Centro Depressione Post-Partum ASL ROMA 3 Via Colautti 30 - Referente: Dott.ssa Elisabetta Spinelli Tel: 333 3517503 Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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27 febbraio 2017

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