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Il diritto alla formazione: la formazione continua
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Il diritto del lavoratore e delle lavoratrici a ricevere una formazione continua - mirata alla crescita complessiva, professionale e personale, e non alla sola esecuzione della prestazione - è una delle tradizionali rivendicazioni sindacali.  
 
Nel 1996, con il Patto per il Lavoro tale diritto ha ricevuto il primo riconoscimento.  
Da allora il sistema della formazione è stato profondamente modificato con la possibilità delle associazioni sindacali e dei datori di lavoro di progettare insieme i percorsi di formazione continua dei lavoratori attraverso i cosiddetti Fondi per la formazione.
Coloro che intendono prendere parte a tali percorsi di formazione (progetti formativi aziendali, settoriali, individuali) possono farlo seguendo le procedure che, entro la fine del 2004, saranno messe a punto dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali, e di cui saranno a conoscenza i delegati sindacali e le Rappresentanze sindacali unitarie (RSU). 
 
I fondi per la formazione continua 
 
Come funzionano i Fondi per la formazione 
Le leggi Finanziarie del 2000 e del 2002 hanno previsto che le parti sociali possano costituire appositi Fondi interprofessionali nazionali per la formazione continua per realizzare progetti destinati a migliorare la professionalità dei lavoratori.  
 
I progetti formativi sono finanziati dai Fondi con risorse pubbliche, derivate dalla contribuzione dovuta dai datori di lavoro per la copertura della disoccupazione involontaria: un'aliquota pari allo 0,30% del monte salari (art. 25 L.845/78).  
 
I Fondi sono costituiti sulla base di criteri associativi e/o economici. L'adesione ad essi è volontaria. Le imprese sono libere di decidere a quale Fondo associarsi a prescindere dal settore in cui operano. Al momento dell'adesione l'impresa deve darne comunicazione all'Inps, che destinerà al Fondo da essa scelto la contribuzione dovuta per la disoccupazione involontaria. 
 
Quali sono i Fondi costituiti 
Sono stati costituiti, mediante specifici accordi tra le parti sociali, e hanno ottenuto l'autorizzazione a operare del Ministero del Lavoro i seguenti Fondi: 
 
FONDIMPRESA, costituito da CGIL, CISL, UIL e Conf industria: associa prevalentemente grandi e medie imprese. 
FOR.TE, costituito da CG IL, CISL, UIL e Confcommercio, ABI, AMIA, Confetta: associa imprese dei comparti commercio - turismo - servizi, creditizio - finanziario, assicurativo, logistica - spedizioni - trasporto. 
FON.TER, costituito da CGIL, CISL, UIL e Conf esercenti: associa imprese del turismo, distribuzione e servizi. 
FONDO FORMAZIONE PMI, costituito da CGIL, CISL, UIL e Confapi: associa piccole e medie imprese. 
FONDO ARTIGIANATO FORMAZIONE, costituito da CGIL, CISL. UIL e Confartigianato, CNA, Casartigiani: associa imprese artigiane. 
FONCOOP, costituito da CGIL, CISL, UIL e Confcooperative, Legacoop, AGCI: associa imprese cooperative. 
FONDO PROFESSIONI, costituito da CGIL, CISL.UIL e Consilp. Confprofessioni, Confedertecnica: associa i dipendenti degli studi professionali. 
 
I progetti formativi 
I fondi servono a finanziare piani di formazione aziendali, territoriali, settoriali o individuali con particolare riguardo alla innovazione tecnologica, alla sicurezza e protezione ambientale, alla riqualificazione dei dipendenti e al lavoro femminile.
Apposite articolazioni regionali dei Fondi, delle quali fanno parte Cgil, Cisl, Uil e le associazioni degli imprenditori, hanno il compito di promuovere nelle imprese associate la realizzazione di progetti di formazione. 
L'accordo tra le parti sociali che presentano il progetto è un criterio indispensabile per l'approvazione dello stesso. 
 
Le risorse 
I ministeri del Tesoro e del Lavoro hanno stabilito l'assegnazione, entro il 2004, di 350 miliardi di vecchie lire per l'avvio del funzionamento dei Fondi e per la realizzazione dei primi progetti formativi. Inoltre a partire dal primo gennaio i Fondi possono utilizzare le risorse derivate dal versamento dello 0.30 delle imprese aderenti. 
 
Le imprese che intendono accedere alle risorse devono comunicare entro il 30 giugno di ogni anno la loro adesione al fondo scelto. 
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