Questa la posizione di Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità del Senato
"La Ru486 è un farmaco, e la discussione sul suo utilizzo andrebbe affrontata in maniera non ideologica". E' il commento di Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità del Senato ed esponente del Pd, sul dibattito riguarda alla pillola abortiva, che due giorni fa ha ricevuto il primo via libera dalla commissione tecnico-scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). "Nel 2000 - prosegue Marino in una nota - il mifepristone fu approvato dalla Food and Drug Administration, l'agenzia governativa americana che regolamenta i farmaci, per l'uso clinico sulla base dei dati raccolti su 500 mila donne.
E' vero che tra queste vi sono stati cinque decessi documentati e che allarmano in particolare quelli legati allo shock settico causato da un microrganismo chiamato Clostridium sordellii.
E' noto comunque che nessuna procedura medica è esente da rischi. Il rischio di mortalità documentabile con l'uso della Ru486 nei dati Usa è inferiore a uno su 100 mila; sempre negli Usa il rischio di mortalità per tutte le procedure di aborto è compreso tra 0,1 e 8,9 su 100 mila in base all'età gestazionale: è minore all'ottava settimana e significativamente maggiore dalla 21esima in avanti.
Questi sono i dati scientifici pubblicati e queste, quindi, le informazioni che assieme ad altre devono essere rese chiare a tutti". In una lettera inviata al quotidiano 'Il Foglio' Marino sottolinea che l'aborto costituisce sempre un dramma da prevenire e una tragica sconfitta. "Tuttavia - continua - uno stato laico deve avere una legge sull'aborto: la 194 è equilibrata e deve essere applicata in ogni sua parte.
Ogni normativa (dalla 194 alla 40 sulla fecondazione, sino a quella sui trapianti) che regolamenta una materia legata alla sanità è evidentemente legata alla conoscenza e al continuo progresso scientifico. Per questo le indicazioni cliniche, anche in una situazione che le donne per prime vorrebbero evitare, devono essere stabilite all'interno di quel dialogo approfondito, intimo e personalissimo tra il medico e la persona che a esso si rivolge.
Optare per la chirurgia o per un farmaco - conclude Marino - dipende dalla situazione medica specifica, dall'età gestazionale, dalla sorveglianza clinica attuabile e dalla condizione psicologica. Il medico deve informare sulle diverse opzioni ma ha prima di tutto il dovere di instaurare un rapporto di fiducia basato sulla conoscenza e sulla solidarietà con la sua paziente, in modo che la scelta non sia sbrigativa e solitaria ma informata e meditata".
"La Ru486 è un farmaco, e la discussione sul suo utilizzo andrebbe affrontata in maniera non ideologica". E' il commento di Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità del Senato ed esponente del Pd, sul dibattito riguarda alla pillola abortiva, che due giorni fa ha ricevuto il primo via libera dalla commissione tecnico-scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). "Nel 2000 - prosegue Marino in una nota - il mifepristone fu approvato dalla Food and Drug Administration, l'agenzia governativa americana che regolamenta i farmaci, per l'uso clinico sulla base dei dati raccolti su 500 mila donne.
E' vero che tra queste vi sono stati cinque decessi documentati e che allarmano in particolare quelli legati allo shock settico causato da un microrganismo chiamato Clostridium sordellii.
E' noto comunque che nessuna procedura medica è esente da rischi. Il rischio di mortalità documentabile con l'uso della Ru486 nei dati Usa è inferiore a uno su 100 mila; sempre negli Usa il rischio di mortalità per tutte le procedure di aborto è compreso tra 0,1 e 8,9 su 100 mila in base all'età gestazionale: è minore all'ottava settimana e significativamente maggiore dalla 21esima in avanti.
Questi sono i dati scientifici pubblicati e queste, quindi, le informazioni che assieme ad altre devono essere rese chiare a tutti". In una lettera inviata al quotidiano 'Il Foglio' Marino sottolinea che l'aborto costituisce sempre un dramma da prevenire e una tragica sconfitta. "Tuttavia - continua - uno stato laico deve avere una legge sull'aborto: la 194 è equilibrata e deve essere applicata in ogni sua parte.
Ogni normativa (dalla 194 alla 40 sulla fecondazione, sino a quella sui trapianti) che regolamenta una materia legata alla sanità è evidentemente legata alla conoscenza e al continuo progresso scientifico. Per questo le indicazioni cliniche, anche in una situazione che le donne per prime vorrebbero evitare, devono essere stabilite all'interno di quel dialogo approfondito, intimo e personalissimo tra il medico e la persona che a esso si rivolge.
Optare per la chirurgia o per un farmaco - conclude Marino - dipende dalla situazione medica specifica, dall'età gestazionale, dalla sorveglianza clinica attuabile e dalla condizione psicologica. Il medico deve informare sulle diverse opzioni ma ha prima di tutto il dovere di instaurare un rapporto di fiducia basato sulla conoscenza e sulla solidarietà con la sua paziente, in modo che la scelta non sia sbrigativa e solitaria ma informata e meditata".
Pagina pubblicata il 28 febbraio 2008
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