Il medico Mario Riccio, che assistette Piergiorgio Welby nelle ore precedenti la morte avvenuta la sera del 20 dicembre dopo che lo stesso Riccio, anestesista, aveva staccato il ventilatore polmonare, è stato prosciolto dall'accusa di omicidio del consenziente "perché ha agito alla presenza di un dovere giuridico che ne discrimina l'illiceità della condotta causativa della morte altrui e si può affermare che egli ha posto in essere tale condotta dopo aver verificato la presenza di tutte quelle condizioni che hanno legittimato l'esercizio del diritto da parte della vittima di sottrarsi ad un trattamento non voluto". È quanto afferma il giudice Zaira Secchi, che accogliendo la richiesta della stessa Procura della Repubblica il 23 luglio scorso prosciolse Riccio che aveva interrotto il movimento della apparecchiatura che teneva in vita Welby. Il magistrato, in un documento di 60 pagine, ha esposto una serie di ragionamenti e di circostanze che l'hanno portato poi a concludere la vicenda appunto con l'assoluzione di Riccio. Nella parte della motivazione, a proposito del rifiuto di Welby di continuare a vivere in quelle condizioni, rileva che "la condotta di colui che rifiuta una terapia salvavita costituisce l'esercizio di un diritto soggettivo riconosciutogli in ottemperanza al divieto di trattamenti sanitari coatti sancito dalla Costituzione"
Pagina pubblicata il 19 ottobre 2007
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