Arma italiana contro neuroblastoma e cancro al seno
Alcuni scienziati italiani, in collaborazione con colleghi australiani, hanno infatti individuato una famiglia di farmaci in grado di ripristinare il regolare sviluppo delle cellule malate e di bloccare così il progredire dei due tipi di neoplasie.
Un risultato che avvalora la ricerca italiana, ma che nello stesso tempo ne evidenzia uno dei maggiori punti di deboli: uno dei ricercatori che ha individuato questa nuova famiglia di molecole lascerà presto il Belpaese per continuare i suoi studi in Svizzera.
A Losanna, infatti, gli è stato offerto uno stipendio triplo rispetto a quello, senza dubbio modico, che percepiva in Italia.
Per quanto riguarda la ricerca del team italo-australiano, nel caso del neuroblastoma, che colpisce bambini nei primissimi anni di vita e raramente lascia scampo, si tratta della prima volta che vengono individuati farmaci efficaci. Alla base del successo dei ricercatori la scoperta del meccanismo, finora misterioso, con cui i tumori bloccano la maturazione e inducono la proliferazione incontrollata delle cellule colpite.
Il sorprendente risultato, frutto del gioco di squadra tra i biologi dell'Università di Bologna e i medici del Sydney Children's Hospital, ha guadagnato le pagine della rivista Pnas.
Il neuroblastoma è un cancro che colpisce il sistema nervoso periferico, vale a dire la rete delle diramazioni nervose del nostro corpo. "E' un tumore ad alto tasso di mortalità - spiega Giovanni Perini, genetista dell'Università di Bologna, in una nota dell'ateneo - anche perché difficile da diagnosticare in tempo.
Prima della nostra ricerca, sapevamo che era associato ad un'alta concentrazione di una proteina, la N-myc, che spinge le cellule nervose (neuroni) malate a proliferare eccessivamente.
Nessuno però era ancora stato in grado di spiegare come facesse a bloccare pure la maturazione delle cellule colpite.
Quello che abbiamo scoperto è che lo sviluppo dei neuroni, in realtà , è interrotto da un'altra proteina, la Hdac1, che entra in gioco come complice di N-myc.
Questo è un processo che si osserva, in modo identico, anche nel cancro al seno e noi siamo riusciti a spiegarlo passo per passo".
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