I defibrillatori impiantabili per cardioversione (Icd) riducono del 44% la mortalità per qualsiasi causa quando sono impiantati nei pazienti in seguito ad attacco cardiaco, anche in presenza di funzione cardiaca gravemente ridotta.
Questi i dati a lungo termine del Registro per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa II (PreSCD II) annunciati ieri da Boston Scientific Corporation. L'analisi dei dati è stata presentata dal professor Heinz Völler, della Klinikum am See di Ruedersdorf (Germania), al congresso annuale della European Society of Cardiology (Esc) di Barcellona. PreSCD II, tra il 2002 e il 2005 - informa una nota - ha arruolato in 19 centri in Germania 10.612 pazienti sopravvissuti a un attacco cardiaco.
Il registro ha ottenuto l'appoggio della Società tedesca di cardiologia e della Società tedesca di prevenzione e riabilitazione, ed è stato supportato da Boston Scientific. "I dati del PreSCD II - afferma Völler - confermano nel mondo reale le conclusioni degli studi clinici randomizzati, che hanno mostrato come gli Icd riducano la mortalità in seguito ad attacco cardiaco.
Inoltre, il registro conferma che i tassi effettivi di impianti di Icd per il sottogruppo maggiormente a rischio erano inferiori a quelli consigliati dalle linee guida attuali e dai risultati di altri studi.
Questo elemento desta particolare preoccupazione, poiché la riduzione della mortalità associata a un Icd era più elevata proprio in questo sottogruppo di pazienti. È stato interessante anche osservare come il beneficio in termini di sopravvivenza aumentasse con l'aumentare dell'intervallo di tempo trascorso tra l'attacco cardiaco e l'impianto di Icd".
Questi i dati a lungo termine del Registro per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa II (PreSCD II) annunciati ieri da Boston Scientific Corporation. L'analisi dei dati è stata presentata dal professor Heinz Völler, della Klinikum am See di Ruedersdorf (Germania), al congresso annuale della European Society of Cardiology (Esc) di Barcellona. PreSCD II, tra il 2002 e il 2005 - informa una nota - ha arruolato in 19 centri in Germania 10.612 pazienti sopravvissuti a un attacco cardiaco.
Il registro ha ottenuto l'appoggio della Società tedesca di cardiologia e della Società tedesca di prevenzione e riabilitazione, ed è stato supportato da Boston Scientific. "I dati del PreSCD II - afferma Völler - confermano nel mondo reale le conclusioni degli studi clinici randomizzati, che hanno mostrato come gli Icd riducano la mortalità in seguito ad attacco cardiaco.
Inoltre, il registro conferma che i tassi effettivi di impianti di Icd per il sottogruppo maggiormente a rischio erano inferiori a quelli consigliati dalle linee guida attuali e dai risultati di altri studi.
Questo elemento desta particolare preoccupazione, poiché la riduzione della mortalità associata a un Icd era più elevata proprio in questo sottogruppo di pazienti. È stato interessante anche osservare come il beneficio in termini di sopravvivenza aumentasse con l'aumentare dell'intervallo di tempo trascorso tra l'attacco cardiaco e l'impianto di Icd".
Pagina pubblicata il 01 settembre 2009
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