E' necessario un cambio di rotta nel finanziamento dei progetti di ricerca dedicati al cancro: oggi in Europa il 74% dei fondi pubblici (in totale 3 miliardi di euro) è infatti dedicato allo sviluppo di nuovi farmaci, mentre non si sostengono adeguatamente altre aree di studio come la prevenzione, la diagnosi e la chirurgia dei tumori.
E' l'appello lanciato in occasione del Congresso multidisciplinare dell'European Cancer Organisation (Ecco) e della European Society for Medical Oncology (Esmo), in corso a Berlino fino a giovedì. Secondo Richard Sullivan del King's Health Partners Integrated Cancer Center di Londra, "oggi non c'è una carenza di medicinali contro il cancro e, in ogni caso, il settore della ricerca sui farmaci oncologici gode di ottima salute.
Ciò di cui abbiamo bisogno è, piuttosto, di valorizzare aree oggi 'invisibili' nel panorama della ricerca, come quella sulla biologia del cancro o sul miglioramento degli interventi chirurgici. Sono queste, infatti, che impatteranno maggiormente sull'evoluzione della malattia nei prossimi decenni", avverte l'esperto.
Per Sullivan è importante, infine, concentrarsi sulla prevenzione: "Come la mettiamo - si chiede - se pensiamo che moltissimi europei ci mettono in media un anno prima di rivolgersi al medico per sospette emorragie intestinali? Bisogna affrontare questo argomento, perché abbiamo davanti un'importante questione culturale da risolvere".
E' l'appello lanciato in occasione del Congresso multidisciplinare dell'European Cancer Organisation (Ecco) e della European Society for Medical Oncology (Esmo), in corso a Berlino fino a giovedì. Secondo Richard Sullivan del King's Health Partners Integrated Cancer Center di Londra, "oggi non c'è una carenza di medicinali contro il cancro e, in ogni caso, il settore della ricerca sui farmaci oncologici gode di ottima salute.
Ciò di cui abbiamo bisogno è, piuttosto, di valorizzare aree oggi 'invisibili' nel panorama della ricerca, come quella sulla biologia del cancro o sul miglioramento degli interventi chirurgici. Sono queste, infatti, che impatteranno maggiormente sull'evoluzione della malattia nei prossimi decenni", avverte l'esperto.
Per Sullivan è importante, infine, concentrarsi sulla prevenzione: "Come la mettiamo - si chiede - se pensiamo che moltissimi europei ci mettono in media un anno prima di rivolgersi al medico per sospette emorragie intestinali? Bisogna affrontare questo argomento, perché abbiamo davanti un'importante questione culturale da risolvere".
Pagina pubblicata il 23 settembre 2009
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