Ogni anno 6 mila italiani muoiono di polmonite, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità. Ma la paura è che "proprio quest'anno, con l'aumento dei casi di influenza" dovuto alla pandemia da virus A/H1N1, "gli anziani verranno maggiormente colpiti dalla malattia". A lanciare l'allarme è Federanziani, in occasione della Giornata mondiale della polmonite che si è celebrata ieri .
L'associazione invita le Istituzioni a ricorrere alla vaccinazione anti-pneumococco "massicciamente", per scongiurare un'impennata di decessi. In Italia - ricorda Federanziani in una nota - secondo i dati delle schede di dimissione ospedaliera pubblicati sul sito del ministero della Salute, nel 2007 ci sono stati circa 120 mila ricoveri per polmonite. Ma a questo dato andrebbero aggiunti tutti i casi di polmonite per cui non è stato disposto il ricovero, di cui ad oggi non esiste alcuna stima nazionale. E quest'anno i timori legati all'infezione aumentano: "La polmonite, infatti - ricorda Roberto Messina, presidente di Federanziani - in molti casi insorge proprio come complicanza dell'influenza". Anche Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università degli Studi di Milano, sottolinea come "tra tutti i casi di polmonite ben il 70% sia costituito da polmoniti secondarie, cioè da casi che insorgono come conseguenza di un'altra infezione". In particolare, "nell'ambito delle polmoniti secondarie nel 95% dei casi il responsabile dell'infezione primaria è un batterio: lo pneumococco". "Contro la polmonite da pneumococco - continua Messina - le armi a disposizione sono due: il vaccino e la terapia antibiotica mirata.
Il primo si deve fare prima di contrarre la malattia, agli antibiotici si ricorre invece dopo essersi ammalati, con l'inconveniente però che in una percentuale del 15-20% dei casi non si guarisce perché si è sviluppata una resistenza all'antibiotico somministrato", avverte il presidente di Federanziani. Pertanto, invita l'associazione, è importante ricordare le linee guida dell'Oms secondo cui è fondamentale disporre di vaccini per la prevenzione della polmonite, che siano più efficaci delle alternative terapeutiche attualmente disponibili. Anche i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani hanno segnalato che, tra maggio e agosto di quest'anno, lo pneumococco è stato il batterio più riscontrato nei casi di decessi da infezione batterica subentrata all'influenza A.
E qualcosa di analogo si è verificato nella pandemia Spagnola degli anni 1918-19, ricorda Federanziani: lo pneumococco è risultato il batterio responsabile del maggior numero di polmoniti determinanti i decessi. In conclusione, dunque, "occorre che i decisori politici prendano atto di tutto ciò e utilizzino la vaccinazione preventiva massicciamente per porre fine a questa 'mietitura' di vite".
L'associazione invita le Istituzioni a ricorrere alla vaccinazione anti-pneumococco "massicciamente", per scongiurare un'impennata di decessi. In Italia - ricorda Federanziani in una nota - secondo i dati delle schede di dimissione ospedaliera pubblicati sul sito del ministero della Salute, nel 2007 ci sono stati circa 120 mila ricoveri per polmonite. Ma a questo dato andrebbero aggiunti tutti i casi di polmonite per cui non è stato disposto il ricovero, di cui ad oggi non esiste alcuna stima nazionale. E quest'anno i timori legati all'infezione aumentano: "La polmonite, infatti - ricorda Roberto Messina, presidente di Federanziani - in molti casi insorge proprio come complicanza dell'influenza". Anche Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università degli Studi di Milano, sottolinea come "tra tutti i casi di polmonite ben il 70% sia costituito da polmoniti secondarie, cioè da casi che insorgono come conseguenza di un'altra infezione". In particolare, "nell'ambito delle polmoniti secondarie nel 95% dei casi il responsabile dell'infezione primaria è un batterio: lo pneumococco". "Contro la polmonite da pneumococco - continua Messina - le armi a disposizione sono due: il vaccino e la terapia antibiotica mirata.
Il primo si deve fare prima di contrarre la malattia, agli antibiotici si ricorre invece dopo essersi ammalati, con l'inconveniente però che in una percentuale del 15-20% dei casi non si guarisce perché si è sviluppata una resistenza all'antibiotico somministrato", avverte il presidente di Federanziani. Pertanto, invita l'associazione, è importante ricordare le linee guida dell'Oms secondo cui è fondamentale disporre di vaccini per la prevenzione della polmonite, che siano più efficaci delle alternative terapeutiche attualmente disponibili. Anche i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani hanno segnalato che, tra maggio e agosto di quest'anno, lo pneumococco è stato il batterio più riscontrato nei casi di decessi da infezione batterica subentrata all'influenza A.
E qualcosa di analogo si è verificato nella pandemia Spagnola degli anni 1918-19, ricorda Federanziani: lo pneumococco è risultato il batterio responsabile del maggior numero di polmoniti determinanti i decessi. In conclusione, dunque, "occorre che i decisori politici prendano atto di tutto ciò e utilizzino la vaccinazione preventiva massicciamente per porre fine a questa 'mietitura' di vite".
Pagina pubblicata il 04 novembre 2009
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