«Quattro detenuti su 10 in Italia soffrono di malattie infettive. E il 35% di loro è colpito dall'epatite C, la principale patologia che colpisce i carcerati nel nostro Paese». La stima arriva da Evangelista Sagnelli, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali. L'esperto è intervenuto ieri al carcere romano di Regina Coeli, a un convegno organizzato per parlare della riforma sanitaria che ha trasferito, 18 mesi fa, le competenze dell'assistenza penitenziaria dal ministero di Giustizia a quello della Salute. «Il 6-7% della popolazione carceraria - sostiene Sagnelli - ha l'epatite B, mentre il 2-3% l'Hiv. Per le malattie infettive succede sempre così: appena si abbassa la guardia loro tornano a riaffacciarsi, e in questi ultimi anni la guardia è stata abbassata troppo spesso». Il problema, conferma Sagnelli, «è anche quello del sovraffollamento nelle carceri, perché si tratta di malattie facilmente trasmissibili. Nel Lazio la prevalenza maggiore è dell'Hiv, così come avviene in Liguria e Lombardia. In Campania è, storicamente, diffusissima l'epatite. Per quanto riguarda le malattie infettive, comunque, la situazione è impegnativa e pesante, ma non drammatica». L'esperto promuove con qualche riserva la riforma avviata 18 mesi fa. «Il trasferimento delle competenze e delle finanze - afferma - non è stato completato del tutto nel nostro Paese. In alcune parti, come in Emilia Romagna, il trasferimento è già avvenuto. Altrove, come nel meridione, ancora ci sono delle lentezze, ma credo - conclude - che nel giro di un paio di anni si possa partire tutti in maniera uniforme».
Pagina pubblicata il 12 febbraio 2010
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