I cibi geneticamente modificati? «Io non avrei problemi a consumarli, ma non per questo direi che bisogna terminare gli studi e accettare tutto. Certamente ci vuole sempre molta prudenza, sono cose nuove e vanno sorvegliate, ma il principio di precauzione ormai l'abbiamo esercitato per molti anni». Parola di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, intervistato ieri nella rubrica 'La telefonata' di Maurizio Belpietro su Canale 5. Pur ritenendo «legittime» le preoccupazioni per i possibili effetti degli Ogm sulla salute dell'uomo, lo scienziato tiene a precisare che su questo fronte «sono stati fatti molti studi. E i prodotti che vengono ammessi hanno alle spalle una lunga storia», fatta anche di «esami tossicologici». Non solo. Non bisogna pensare, raccomanda il farmacologo, che se gli Ogm entrano nella catena alimentare si possano trasmettere all'uomo i geni introdotti in questi organismi 'ritoccati': «I cibi vengono demoliti nell'intestino», dove «anche le nuove proteine vengono scomposte in aminoacidi che sono sempre gli stessi» e che, una volta assunti dall'uomo, «nell'organismo si ricombineranno nelle solite proteine». Insomma, posto che «nessuno è obbligato» a consumare Ogm e che «chiunque potrà continuare a fare le sue scelte», per Garattini «si può essere sicuri. Comunque - osserva - indipendentemente dall'ingegneria genetica, quello che mangiamo oggi non è certo quello che mangiavamo 100 anni fa. Le condizioni cambiano» e coltivando i campi «l'uomo ha sempre cercato combinazioni utili a ottenere rese migliori». In conclusione, sugli Ogm «gli studi sono stati fatti e credo siano stati fatti in modo ragionevole. Certo che gli studi non finiscono mai - puntualizza lo scienziato - Devono continuare anche quando un prodotto viene commercializzato con regole ben precise». Un po' «come accade anche per i farmaci, che quando vengono messi in commercio non sono completamente studiati e hanno bisogno di continue valutazioni».
Pagina pubblicata il 07 marzo 2010
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