• Ultimo Aggiornamento: Giovedì 24 Maggio 2012, 00:52:48

Epatite delta 'spia' di cirrosi e cancro fegato

Il virus dell'epatite Delta (Hdv) è un'importante 'spia' del rischio di cirrosi e cancro fegato (carcinoma epatocellulare). Non solo.

La replicazione persistente del virus, altamente patogeno e che necessita della presenza del virus dell'epatite B per la trasmissione e la 'riproduzione' , rappresenta l'unico fattore in grado di predire la mortalità legata alla malattia di fegato.
Lo dimostra uno studio italiano pubblicato su 'Gastroenterology', condotto da Raffaella Romeo e dai ricercatori dell'Unità operativa di Gastroenterologia 1 della Fondazione Policlinico di Milano, coordinati da Massimo Colombo.

La ricerca, su un campione di 299 pazienti con epatite Delta, 230 dei quali maschi, arruolati a un'età media di 30 anni e seguiti per circa 28 anni nell'ambulatorio del Policlinico, ha dimostrato che la comparsa di cirrosi epatica si verificava con un tasso di incidenza annua del 4%, mentre i tassi di incidenza per lo scompenso epatico e lo sviluppo di carcinoma epatocellulare erano rispettivamente 2,7% e 2,8%.

La ricerca, dunque, dimostra che l'epatite cronica da virus Delta è caratterizzata da un lungo decorso, e da una discreta probabilità di evoluzione in cirrosi epatica.

L'analisi dei dati ha dimostrato, inoltre, che la persistente replicazione del virus Delta era associata allo sviluppo della cirrosi e alla comparsa di problemi più gravi come lo scompenso, lo sviluppo del tumore e la morte. Durante lo studio, inoltre, i ricercatori si sono resi conto che l'epatite Delta, dopo un decennio di apparente declino, è cresciuta nei portatori di virus dell'epatite B.

Questo nonostante l'introduzione della vaccinazione obbligatoria contro il virus B con il quale il virus Delta condivide le modalità di trasmissione, cioè per contatto con liquidi biologici.

Questi dati, secondo i ricercatori, suggeriscono la necessità di una maggiore attenzione alle persone con epatite B, che possono essere colpiti dal virus Delta.

In particolare sarebbe opportuno, suggeriscono, verificare la copresenza del virus Delta in caso di ogni nuova infezione da virus B o in caso di vecchie infezioni B che mostrino una recrudescenza, e attuare, nel caso, la terapia adeguata.


Pagina pubblicata il 17 giugno 2009

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