Vitadidonna News: Snami, uniformare i contratti regionali
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20 aprile 2008
Snami, uniformare i contratti regionali
I medici di famiglia dello Snami dicono 'no' a contratti sostanzialmente diversi in ciascuna Regione e addirittura in ogni Asl. E chiedono una convenzione con il Servizio sanitario nazionale "unica e con livelli di assistenza e prestazioni uguali in tutta Italia".
Per il Sindacato nazionale autonomo medici italiani, infatti, richieste contrattuali di prestazioni aggiuntive, "con un gravoso aumento dei compiti" per i camici bianchi, "non sono accettabili senza un'adeguata contropartita economica". Queste alcune delle rivendicazioni lanciate dal sindacato durante il Congresso interregionale Snami Centro Italia, dal titolo 'La regionalizzazione in sanità, incertezze e pericoli', che si è svolto venerdì a Frascati (Roma).
Si tratta del "terzo congresso interregionale, che segue quello di Bologna e di Mesagne (Brindisi), voluto fortemente dall'esecutivo del sindacato - dice Mauro Martini, presidente nazionale Snami - per sottolineare un fatto importante: la richiesta di un contratto unico, con livelli di assistenza e prestazioni uguali in tutta Italia. I 21 contratti regionali, quante sono le regioni, si moltiplicano almeno a 160 e più, quanti sono i contratti delle aziende locali", spiega Martini. Che cita alcuni esempi: "Le proposte regionali, come quelle ad esempio della Sardegna con un gravoso aumento dei compiti (obbligo di equipe territoriale, aumento orario di studio per citarne alcuni), non sono accettabili senza un'adeguata contropartita economica".
E ancora: "Noi rivendichiamo l'essere medici e non funzionari. Dunque non rientra nelle nostre competenze il dover stilare relazioni ad hoc sul nostro lavoro, come abbiamo sentito ad esempio nelle proposte della Regione Abruzzo". Lo Snami dice poi "basta ai contratti integrativi con quota a riparto dove il pericolo è che l'alta partecipazione dei medici ai progetti non porti al pagamento adeguato delle prestazioni perché la quota economica spettante si rimpicciolisce a dismisura". "Rivendichiamo inoltre la libertà di prescrizione di farmaci ed esami diagnostici in scienza e coscienza", afferma il coordinatore interregionale Snami Centro Italia, Francesco D'Accardi.
"Regioni e Asl - continua poi il presidente Martini - possono certamente integrare localmente l'accordo collettivo nazionale, aggiungendo soprattutto risorse. Allo scopo ribadiamo la validità del il nostro progetto 'Me.Di.Co.' (Medicina Distrettuale di Continuità) che migliorerebbe la qualità del servizio di assistenza primaria nelle24 ore con un costo per l'erario pubblico molto basso e ad alto impatto sull'assistenza ai cittadini".
Il leader Snami si augura, infine, che "il medico di medicina generale continui ad avere sempre un potere decisionale e di management della sanità. Altrimenti - ammonisce - si corre il rischio della perdita del suo ruolo. Un ruolo che i cittadini apprezzano sempre fra i diversi 'attori' della sanità". Vitadidonna News Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e dirittiHome del sito
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Per il Sindacato nazionale autonomo medici italiani, infatti, richieste contrattuali di prestazioni aggiuntive, "con un gravoso aumento dei compiti" per i camici bianchi, "non sono accettabili senza un'adeguata contropartita economica". Queste alcune delle rivendicazioni lanciate dal sindacato durante il Congresso interregionale Snami Centro Italia, dal titolo 'La regionalizzazione in sanità, incertezze e pericoli', che si è svolto venerdì a Frascati (Roma).
Si tratta del "terzo congresso interregionale, che segue quello di Bologna e di Mesagne (Brindisi), voluto fortemente dall'esecutivo del sindacato - dice Mauro Martini, presidente nazionale Snami - per sottolineare un fatto importante: la richiesta di un contratto unico, con livelli di assistenza e prestazioni uguali in tutta Italia. I 21 contratti regionali, quante sono le regioni, si moltiplicano almeno a 160 e più, quanti sono i contratti delle aziende locali", spiega Martini. Che cita alcuni esempi: "Le proposte regionali, come quelle ad esempio della Sardegna con un gravoso aumento dei compiti (obbligo di equipe territoriale, aumento orario di studio per citarne alcuni), non sono accettabili senza un'adeguata contropartita economica".
E ancora: "Noi rivendichiamo l'essere medici e non funzionari. Dunque non rientra nelle nostre competenze il dover stilare relazioni ad hoc sul nostro lavoro, come abbiamo sentito ad esempio nelle proposte della Regione Abruzzo". Lo Snami dice poi "basta ai contratti integrativi con quota a riparto dove il pericolo è che l'alta partecipazione dei medici ai progetti non porti al pagamento adeguato delle prestazioni perché la quota economica spettante si rimpicciolisce a dismisura". "Rivendichiamo inoltre la libertà di prescrizione di farmaci ed esami diagnostici in scienza e coscienza", afferma il coordinatore interregionale Snami Centro Italia, Francesco D'Accardi.
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