I dipendenti dell'ex ministero della Salute affilano le armi e passano all'attacco. Armati di carta e penna scrivono al ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta.
Una montagna di lettere, circa 2.500, in cui ognuno contesta "la perdita del ruolo del ministero, i tagli al personale, le drastiche riduzioni salariali previste dal decreto Tremonti e il totale abbandono del personale precario". Ma soprattutto, rifiutano l'appellativo di 'fannulloni'. "Appellativo che - spiegano nella lettera - ci ha esposti alla pubblica gogna".
I dipendenti dell'ex ministero della Salute, che nella giornata di ieri hanno organizzato un sit-in di protesta davanti a Palazzo Montecitorio, dicono no anche alle recenti novità annunciate da Brunetta per combattere l'assenteismo nel pubblico impiego.
"Le ricordo - scrive ogni dipendente nella lettera, il cui contenuto è uguale per tutti - che sono anni che subisco decurtazioni del mio stipendio per le assenze dal servizio e anche le famigerate visite fiscali non sono per me una novità.
L'unica novità è che oggi, se devo sottopormi a una visita medica, oltre al pagamento del ticket, vedrò tagliato il mio 'ricco' stipendio giornaliero di una consistente parte di salario che arriva fino ad oltre il 30 per cento e, inoltre, sarò costretto agli 'arresti domiciliari' potendo comprare, se necessario, le medicine, il pane e il latte solo nell'orario di chiusura dei negozi".
Una montagna di lettere, circa 2.500, in cui ognuno contesta "la perdita del ruolo del ministero, i tagli al personale, le drastiche riduzioni salariali previste dal decreto Tremonti e il totale abbandono del personale precario". Ma soprattutto, rifiutano l'appellativo di 'fannulloni'. "Appellativo che - spiegano nella lettera - ci ha esposti alla pubblica gogna".
I dipendenti dell'ex ministero della Salute, che nella giornata di ieri hanno organizzato un sit-in di protesta davanti a Palazzo Montecitorio, dicono no anche alle recenti novità annunciate da Brunetta per combattere l'assenteismo nel pubblico impiego.
"Le ricordo - scrive ogni dipendente nella lettera, il cui contenuto è uguale per tutti - che sono anni che subisco decurtazioni del mio stipendio per le assenze dal servizio e anche le famigerate visite fiscali non sono per me una novità.
L'unica novità è che oggi, se devo sottopormi a una visita medica, oltre al pagamento del ticket, vedrò tagliato il mio 'ricco' stipendio giornaliero di una consistente parte di salario che arriva fino ad oltre il 30 per cento e, inoltre, sarò costretto agli 'arresti domiciliari' potendo comprare, se necessario, le medicine, il pane e il latte solo nell'orario di chiusura dei negozi".
Pagina pubblicata il 21 luglio 2008
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