Vitadidonna News: Rinoplastica spesso da rifare
In pratica, ogni cinque rinoplastiche eseguite da un chirurgo italiano almeno una è "secondaria", cioè serve a correggere i risultati di un precedente intervento. Questi i dati emersi al First Bergamo Open Rhinoplasty Course, al Centro congressi Giovanni XXIII di Bergamo, primo simposio italiano ed europeo dedicato alla rinosettoplastica "aperta". Una tecnica che, secondo il parere degli studiosi riuniti al convegno, è la più indicata per affrontare casi simili, oltre ai danni post-traumatici e a quelli causati dall'uso di cocaina.
La rinoplastica aperta differisce da quella "chiusa" (in cui il naso viene corretto operando all'interno delle narici) per il fatto di "scoperchiare" le strutture nasali ritirando i tessuti che le ricoprono. Avendole esposte in questo modo, il chirurgo può lavorare con un controllo più diretto della situazione e - secondo i fautori della tecnica - con maggior precisione.
E' per questo che il metodo viene preferito per rimediare ai risultati di precedenti interventi. Inoltre al chirurgo basta fare un'incisione sotto la columella (tra le narici), che una volta guarita normalmente non è più visibile.
"Se questa tecnica fosse più diffusa, forse i casi di rinoplastiche da correggere sarebbe inferiore. Permette infatti - dice Enrico Robotti, primario della Chirurgia plastica dei Riuniti di Bergamo, che ha organizzato il convegno e ne è direttore insieme a Riccardo Mazzola - di vedere le strutture con chiarezza.
Anche se più complessa tecnicamente, a mio parere è più indicata, dà maggiori garanzie di precisione e di stabilità dei risultati".

