Vitadidonna News

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28 giugno 2007

Salute: il burqa danneggia la condizione fisica delle donne che lo indossano

Uno studio pubblicato sull? ?American Journal of Clinical Nutrition? un gruppo di ricercatori mediorientali ha rivelato che il burqa provoca una deficienza di vitamina D nelle donne che lo indossano causando, così, gravi conseguenze per la salute. Infatti ha spiegato Hussein Saadi, specialista di medicina interna che ha curato lo studio con i colleghi della United Arab Emirates University in collaborazione con il Cincinnati Children?s Medical Center: ?Quando l?esposizione al sole, la maggior fonte di vitamina D per gli esseri umani, è limitata, sono necessarie dosi molto più alte di supplementi vitaminici, soprattutto nelle donne che allattano?.

Il ricercatore ha analizzato i livelli di vitamina D in 90 donne durante l?allattamento e in 88 donne che non avevano figli: solo due delle donne in ciascun gruppo non sono risultate al di sotto dei livelli di vitamina D raccomandati. Le donne dovrebbero compensare l?assenza di esposizione al sole con l?assunzione di vitamina D, quindi sono state somministrate dosi giornaliere da 2.000 unità di vitamina D2 e una dose da 60.000 unità ogni mese: in entrambi i casi il supplemento vitaminico aveva aumentato i livelli di vitamina D nel sangue, ma alla fine dei tre mesi dell?esperimento solo 21 delle 71 donne e cioè meno di una su tre tra quelle che avevano completato lo studio avevano raggiunto i tassi di vitamina D considerati adeguati.

Questo significa che a meno di non ridurre il tasso di fondamentalismo, abbandonando il velo per qualche decina di minuti al giorno è necessario seguire una cura costante e massiccia nel tentativo di contenere i danni provocati dal velo islamico, infatti, già quattro anni fa una ricerca condotta in Turchia aveva scoperto che la carenza di vitamina D esponeva le donne velate in quel paese ad un più alto rischio di fratture da osteoporosi.

In queste settimane in libreria troviamo un libro patrocinato da Amnesty International e pubblicato dalle edizioni Donzelli che si intitola proprio ?Burka!? e vuole ricordare le continue vessazioni cui sono sottoposte le donne costrette a indossare il velo. L?opera di Simona Bassano di Tufillo e Jamila Mujahed consiste in una serie di tavole drammaticamente ironiche e in un racconto in prima persona che narra l?angoscia di una donna libera che si trova a fare i conti con le regole dell?Islam talebano.

All?unione di queste due testimonianze si aggiungono le illustrazioni di Simona Bassano di Tufillo, laureata al D.A.M.S. di Bologna e all?Accademia di Belle Arti di Napoli. Jamila Mujahed, giornalista afgana e la presidente di una ong che unisce le donne che lavorano nei mass media, scrive: ?In Afghanistan il burka non costituiva una tradizione culturale predominante: solo una bassa percentuale di donne lo indossava, nei piccoli centri, durante gli anni cinquanta e sessanta, mentre era molto difficile trovare una donna coperta nelle grandi città?.

L?invasione sovietica e l?emergere della resistenza Mujaheddin hanno cambiato la situazione e l?arrivo al governo dei talebani ha determinato, poi, la vera svolta drammatica. Jamila Mujahed racconta come le rigide regole imposte dagli estremisti escludevano le donne dalla vita del Paese, rendendole vittime invisibili, perché recluse in casa oppure recluse sotto il burqa. La giornalista ricorda diversi esempi come quello di una donna violentemente picchiata in strada con dei bastoni perché il suo burqa era considerato troppo corto e ricorda in prima persona: ?Sentivo che ero costretta ad entrare in una nuova era: il tempo della disgrazia, della discriminazione, dell?abuso e della subalternità, delle prepotenze e della violenza?.

Accanto al dramma delle donne vi sono aspetti grotteschi: ad esempio i fori per gli occhi del burqa sono piccolissimi e le donne hanno molta difficoltà a vedere, infatti Jamila la prima volta che esce di casa col burka viene investita da un automobilista.

Anche le tavole a colori di Simona Bassano di Tufillo, in arte Sbadituf, usano toni tragicomici e amari per mettere a nudo la violenza che le donne subiscono quotidianamente, come l?immagine di un bambino sperduto in mezzo a dieci donne identicamente coperte da un burqa nero grida terrorizzato ?Mamma?? o la tavola intitolata ?al mare?, dove Sbadituf disegna una medusa che nuota e accanto a lei, straordinariamente simile, una nuotatrice in burka o, ancora, la scena di un gruppo di donne velate che osservano Darth Fener, il personaggio, del film ?Guerre Stellari? e dicono: ?Dev?essere l?ultimo modello?.
(Delt@ Anno V°, N. 149 del 28 Giugno 2007) Lara Lodi

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Errori in ospedale: responsabile anche la "brutta scrittura" dei medici

Sotto accusa: la compilazione di ricette e prescrizioni

La proverbiale brutta scrittura dei medici è responsabile di circa il 61 per cento degli errori negli ospedali statunitensi. 'Sotto accusa': la compilazione di ricette e prescrizioni. Ma i camici bianchi hanno ora un prezioso alleato nelle tecnologie: grazie all'uso di palmari in corsia, questo tipo di errori è diminuito di ben il 66 per cento, come risulta da una recente metanalisi, condotta negli ospedali americani. Eppure, gli errori in ospedale causati dalla scrittura incomprensibile dovrebbero fare alzare la guardia, considerando che basta un semplice decimale fuori posto per sbagliare dosaggio, con conseguenze anche gravi sulla salute del paziente. Per non parlare dei nomi dei farmaci che spesso sono simili. Qualche esempio? L'antidepressivo Celexa e l'antinfiammatorio di nuova generazione Celebrex, lo psicofarmaco Zyprexa e l'antistaminico Zyrtec. "Questi errori sono pericolosi non solo per i pazienti - sottolinea Tatyana Shamliyan, a capo dello studio della University of Minnesota - ma anche per i medici che li commettono. A nessuno piace fare errori, soprattutto quando si ha a che fare con la salute della gente". La metanalisi ha preso in considerazione i dati emersi da 12 studi sul tema, ricerche che analizzavano sia le prescrizioni tradizionali che quelle via PC. I sistemi informatici per compilare ricette sono attualmente in uso solo nel 9 per cento degli ospedali Usa.

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27 giugno 2007

Alimentazione, Frutta e verdura promuovono perdita di peso riducendo densità energetica nella dieta

I pazienti che riducono la propria densità energetica dietetica aggiungendo cibi ricchi in acqua, come frutta e verdura, e limitando l'assorbimento dei grassi perdono nell'arco di sei mesi un terzo del peso in più rispetto a coloro che si limitano a diminuire l'apporto di grassi.

Il consumo di cibi di bassa densità energetica diminuisce l'apporto energetico nell'arco di diversi giorni, ma l'efficacia di questa strategia per la perdita di peso non era stata finora testata. Dato che in una dieta possono essere inclusi un'ampia varietà di cibi a bassa densità energetica, i pazienti dovrebbero essere incoraggiati ad individuare abitudini alimentari a bassa densità energetica che siano nutrizionalmente bilanciate e possano essere sostenute per la gestione del peso a lungo termine. (Am J Clin Nutr. 2007; 85: 1465-77)

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Miti e realtà delle diete

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Cgil medici, regioni irresponsabili e scioperi inevitabili

A lanciare l'accusa contro l'operato di alcune Regioni è Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp-Cgil medici

"Il comportamento irresponsabile di alcune Regioni che, come la Campania, il Lazio e la Sicilia, tagliano in modo illegittimo voci contrattuali, o consentono il licenziamento illecito di dirigenti medici, come in Toscana, non può che portare a una esasperazione dei rapporti sindacali e, inevitabilmente, a scioperi. Far pagare ai cittadini, ai medici e a tutti i lavoratori della sanità, le scelte sbagliate di altri che hanno portato ai deficit sanitari regionali, è per noi inaccettabile". A lanciare l'accusa contro l'operato di alcune Regioni è Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp-Cgil medici. "A questo - sottolinea in una nota Cozza - si aggiunge il dato scandaloso della stragrande maggioranza delle aziende, circa l'80 per cento, che non ha concluso la contrattazione aziendale. Avevamo quindi ragione - ricorda - a non firmare un contratto che ha privato i medici e i veterinari del 15 per cento dell'aumento, che poteva essere certo nel salario fondamentale senza delegarlo alla contrattazione aziendale.

Oggi - aggiunge - tutti gli altri lavoratori del pubblico impiego hanno già nella busta paga il 90 per cento dell'aumento, mentre i camici bianchi e i veterinari, grazie a un contratto autolesionista, sono rimasti con il 75 per cento". Cozza si augura quindi che nei prossimi mesi, quando si aprirà il tavolo per il rinnovo del contratto nazionale, "prevalga una linea di buon senso, dando il massimo della certezza degli aumenti già nel salario fondamentale, valorizzando finalmente l'esperienza professionale e non solo gli incarichi gestionali".

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Sanità: Mastella, una commissione per migliorare rapporto medico-paziente

Contro l'emergenza dei contenziosi tra medici e pazienti, "l'unico atto che mi sento di proporre è quello di costituire una commissione che riunisca il ministero della Giustizia e quello della Salute, le Regioni, gli esperti delle società scientifiche e le associazioni di pazienti". Lo ha affermato il ministro della Giustizia Clemente Mastella, intervenuto ieri a Milano a un convegno sul tema. Obiettivo della commissione proposta, "discutere dei problemi del contenzioso medico/paziente - ha sottolineato il ministro - bisogna infatti ricominciare a dialogare da questo punto di vista, in modo che nessuno si senta non garantito, né i pazienti né i medici". Mastella ha concluso definendo la medicina difensiva "una forma di rinsecchimento della ricerca come tale".

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Stati Uniti: gli errori medici uccidono più degli incidenti stradali

Almeno negli Stati Uniti, dove "nel 2005 le persone morte per errore medico sono state 90 mila, contro le 43 mila vittime dell'asfalto

Gli errori in corsia uccidono più degli incidenti stradali, del cancro al seno e dell'Aids. Almeno negli Stati Uniti, dove "nel 2005 le persone morte per errore medico sono state 90 mila, contro le 43 mila vittime dell'asfalto, le 42 mila del tumore alla mammella e le 16 mila dell'Aids". E "non c'è ragione di pensare che la situazione non sia la stessa anche in Italia". Lo ha affermato Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto farmacologico Mario Negri di Bergamo, intervenuto ieri a Milano al convegno 'Il contenzioso medico-paziente, un crescente problema culturale, etico ed economico". L'esperto ha però precisato che "bisogna distinguere fra medico e ospedale, e a sbagliare non è quasi mai il singolo operatore, ma la struttura".

E così anche nel nostro Paese il problema sta assumendo le dimensioni di una vera emergenza. Ogni anno nella penisola si registrano quasi 15 milioni di ricoveri, 4,5 milioni di interventi chirurgici, 20 milioni di accessi ai pronto soccorso oltre a miliardi di prestazioni sanitarie; la sanità nazionale è al secondo posto dopo quella francese nella classifica Oms delle migliori del mondo, eppure 15 mila medici l'anno affrontano cause di risarcimento per errore ai danni dei pazienti, "8 chirurghi su 10 sono o sono stati indagati, e l'indice di gradimento della sanità fra gli italiani è pari a 20 contro il 50 degli States", riferisce Lorenzo Menicanti, primario cardiochirurgo all'Irccs Policlinico San Donato di San Donato Milanese. In due casi su tre i medici vengono assolti per non avere commesso il fatto, ma "affondare la testa sotto la sabbia non è la soluzione giusta", spiega Remuzzi ai giornalisti, a margine dell'incontro al quale ha partecipato anche il ministro della Giustizia Clemente Mastella.

"Per risolvere la questione bisogna parlarne, e bisogna farlo nella maniera più corretta", prosegue Remuzzi. Cosa che spesso i 'camici bianchi' non fanno, dice l'esperto. "Troppi medici e infermieri, infatti, magari anche in buona fede parlano male dei colleghi davanti ai loro pazienti. Una tentazione cui resistono davvero in pochi - aggiunge - ma che nel malato genera conflittualità, confusione e sospetto". Un 'vizio' italiano, ma non solo, precisa lo specialista, secondo il quale "all'estero esiste però una sensibilità diversa: negli ascensori degli ospedali americani sono affissi cartelli che invitano i medici a non parlare di nulla che riguardi i pazienti".

Insomma, "è sbagliato parlare poco con il malato, ma è sbagliato anche parlargli troppo o parlargli in molti, perché quasi sempre persone diverse dicono allo stesso paziente cose differenti", continua Remuzzi. Soprattutto, "è fondamentale sapersi rivolgere al malato" e il nefrologo invita a prendere spunto dai coiffeur e dall'industria automobilistica. "Così come si discute insieme al barbiere il taglio migliore, in una cultura moderna, medici e pazienti devono condividere le responsabilità decidendo insieme l'approccio più adatto e gradito", è la metafora di Remuzzi. Allo stesso modo, "anche se i pazienti non sono ovviamente delle macchine - puntualizza - bisogna mutuare dai fabbricanti d'auto l'attenzione al cliente, che per gli ospedali è l'ammalato. Ecco perché un gruppo di medici di Seattle è partito per una visita di studio alla Toyota in Giappone".

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25 giugno 2007

Vittime della tortura: il 26 giugno importante iniziativa di Amnesty a Roma

(Roma) Domani, martedì 26 giugno, si celebra la Giornata internazionale per le vittime di tortura.
Per tortura si intende ogni atto mediante il quale siano inflitti intenzionalmente a una persona dolori e sofferenze gravi, sia fisici che mentali, allo scopo di ottenere da essa o da un'altra persona informazioni o una confessione, per punirla per un atto che essa o un'altra persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, per intimidirla o sottoporla a coercizione o intimidire o sottoporre a coercizione un'altra persona o per qualunque ragione che sia basata su una discriminazione di qualsiasi tipo, a condizione che il dolore o la sofferenza siano inflitti da o su istigazione o con il consenso o l'acquiescenza di un pubblico ufficiale o altra persona che svolga una funzione ufficiale.

Non comprende il dolore o la sofferenza che risultino esclusivamente da, o siano inerenti o incidentali rispetto a sanzioni lecite." (Art. 1.1 della Convenzione dell'ONU contro la tortura del 1984) La scelta di questa data specifica non è stata casuale, infatti, il 26 giugno 1987 è entrata in vigore la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.

Questo documento internazionale, che ha reso il divieto all'utilizzo della tortura un diritto inderogabile, è stato firmato da 132 dei 193 paesi membri dell'ONU; un numero assolutamente inadeguato se si pensa che questa pratica criminale rappresenta una delle più crudeli violazioni dei diritti umani. Chiunque ha diritto a vivere libero dalla minaccia della tortura e per questo il sistema giuridico internazionale proibisce il suo utilizzo in qualsiasi circostanza.

Malgrado la sua stigmatizzazione ufficiale, però, la tortura non é ancora stata sconfitta e continua ad infliggere sofferenze fisiche e psichiche a numerosi individui. L'eliminazione della pratica della tortura nel mondo costituisce una della maggiori sfide della comunità internazionale, da affrontare su diversi piani. A livello giuridico con la creazione di un sistema internazionale di prevenzione e repressione davvero efficace; a livello sociale tramite il sostegno alle vittime e l'informazione. Una della azioni di maggiore portata nella battaglia contro la tortura è "far sapere".

Per questo motivo il 26 giugno è diventato, a livello internazionale, un momento di aggregazione, durante il quale associazioni e gruppi organizzano e partecipano a eventi di sensibilizzazione e di denuncia di questo crimine. In occasione della celebrazione, a Roma Amnesty International e la casa di distribuzione e produzione cinematografica Fandango organizzano in Piazza di Pietra, una manifestazione per chiedere la chiusura del centro di detenzione di Guantanamo Bay. La manifestazione, condotta dal palco dal Trio Medusa, inizierà alle ore 19.30 con la proiezione di una parte dellevideo-petizioni con cui migliaia di persone in Italia hanno chiesto la chiusura di Guantanamo. Nel corso della serata, oltre a rappresentanti di Amnesty International e di Fandango, interverranno attori e testimonial tra cui Cinzia Leone, Savino Zaba, gli Acustimantico e Chiarastella (vincitrice del premio della critica all?edizione 2006 del concorso musicale ?Voci per la libertà. Una canzone per Amnesty?)

Alle 21.30 verrà proiettato, in anteprima nazionale, il documentario ?Gitmo. La legge di Guantanamo di Erik Gandini e Tarik Saleh, distribuito in dvd da Fandango, col patrocinio di Amnesty International. Il centro di detenzione di Guantanamo è stato aperto l?11 gennaio 2002. Da allora vi sono entrati 750 prigionieri, di più di 45 nazionalità. Da allora il centro è finito per diventare il simbolo di quanto si siano rivelate vuote le promesse del governo Usa che il rispetto dei diritti umani e della legge sarebbe stato al centro della risposta agli attacchi dell?11 settembre 2001? ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

Torture, umiliazioni, discriminazione, aggiramento dei tribunali e disprezzo per i trattati internazionali, nella quasi totale impunità hanno caratterizzato cinque anni e mezzo di vita di Guantanamo. Anzichè rafforzare la sicurezza, queste pratiche hanno indebolito i diritti umani e la legge, che rappresentano il migliore antidoto all?insicurezza. Chiudere Guantanamo è doveroso e urgente?.
(Delt@ Anno V°, N. 146 del 25 Giugno 2007)

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22 giugno 2007

Alimentazione, un hamburger come spuntino salutare?!

Pubblicizzare un hamburger come esempio di spuntino veloce non è né diseducativo, né dannoso per la salute.

L'Advertising Standard Authority, l'ente che controlla la correttezza dei messaggi pubblicitari diffusi in Inghilterra, scagiona così uno spot di Eatwell accusato di promuovere in modo irresponsabile presso i più giovani un modello di alimentazione eccessivamente calorico.

Un messaggio dunque contrario a tutti quelli che oggi si stanno sperimentando nella lotta all'obesità. Eatwell ha sottolineato che l'hamburger incriminato era fatto con il 100% di carne e senza grassi aggiunti.

L'ASA ha quindi assolto lo spot in questione, nel quale un giovane attivo sceglieva l'hamburger come giusto intermezzo pomeridiano.
Helpconsumatori

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Obesità infantile, un curioso e vincente gemellaggio

E' nato, un curioso e proficuo gemellaggio tra Francavilla Fontana, nel Salento, e Bollate, alle porte di Milano. E tanti altri simili ne servirebbero per fronteggiare l'emergenza obesità infantile sul territorio italiano.

Come riferisce il dottor Roberto Colombo, pediatra nutrizionista di Bollate, nel comunicato stampa dal titolo "Trattamento di sovrappeso e obesità e disordini metabolici correlati in età pediatrica" presentando un'iniziativa nata nella divisione di pediatria dell'Ospedale Caduti Bollatesi (Azienda Ospedaliera "G.Salvini") che poi ha trovato il favore e la collaborazione di un altro progetto gemello di educazione alimentare, nato in Puglia. "Si trattava in principio - prosegue Colombo - "di costruire dal nulla un servizio in grado di fronteggiare un'emergenza territoriale e di rispondere ai bisogni di una comunità dell'hinterland milanese". Con lo stimolo del dott. Alfonso Angrisano (Responsabile della divisione pediatrica) si è così costituita un'equipe multidisciplinare con l'obiettivo primario di "Incidere positivamente ed in modo persistente su alimentazione, comportamento e attività fisica del bambino e dell'adolescente", un obiettivo da perseguire con urgenza come era scaturito dalla Consensus della Società Italiana di Nutrizione Pediatrica, SINUPE, 2001-2005. E così, oggi, conquistata la stima dei pediatri di famiglia e dei medici di base della zona di Bollate, il servizio è cresciuto significativamente, grazie anche all'intervento di due collaboratori medici pediatri, tre psicologhe, la dietista e almeno un'infermiera dedicata. Il centro ha potuto avvalersi del sostegno significativo e concreto non solo di associazioni no profit come "Gli amici della Pediatria di Bollate" ma di importanti aziende, in grado di fornire know how di rilievo e competenze consolidate nel proprio settore, come la Kellogg's Italia, sul versante alimentare, e come la DS Medica, nel campo della diagnostica nutrizionale e antropometrica.

Le diete veloci

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Acidi grassi omega-3 diminuiscono il rischio del tumore alla prostata

Negli uomini con una predisposizione genetica al tumore prostatico, il consumo di una dieta ricca in acidi grassi omega-3 diminuiscono il rischio di malattia. Lo studio dimostra che gli acidi grassi omega-3 riducono la crescita del tumore prostatico ed aumentano la sopravvivenza mentre quelli omega-6 hanno l'effetto opposto. Le prove del fatto che gli acidi grassi omega-3, comunemente presenti in pesce grasso ed oli di pesce, inibiscono la cancerogenesi, ed in particolare quella del tumore prostatico. A livello clinico, il tumore prostatico si diagnostica di solito in uomini di 60 o più anni, e le cellule tumorali proliferano lentamente: la dieta e la chemioprevenzione sono dunque di particolare importanza per la gestione del tumore prostatico. Non è stato comunque ancora determinato se sia possibile ottenere effetti benefici integrando la dieta con acidi grassi omega-3 nei pazienti che hanno già sviluppato la malattia. (J Clin Invest online 2007, pubblicato il 21/6)

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Sanità, appello Battaglia ad Anisap e Federlazio, 'no' a disagi per cittadini

"Pur comprendendo il disagio degli operatori dei laboratori di analisi e della specialistica territoriale privata per le determinazioni regionali in materia tariffaria, assunte con il piano di rientro concordato dalla Regione Lazio con il Governo, rivolgo un appello ad Anisap e Federlazio affinché il programmato stato di agitazione non causi disagi per i cittadini". Lo afferma l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Augusto Battaglia. "La Giunta regionale sta attivando in queste settimane misure necessarie e non rinviabili per consentire al sistema sanitario del Lazio di superare la grave crisi finanziaria e organizzativa ereditata dalla precedente amministrazione e che rischia di causare crescenti disagi per i servizi, per gli operatori sanitari e per i malati - aggiunge - A questo sforzo sono chiamate a partecipare tutte le componenti del sistema sanitario del Lazio. Nessuno si può sottrarre a questa responsabilità, tanto meno settori per i quali l'andamento complessivamente positivo registrato nella prima parte del 2007 può compensare le inevitabili penalizzazioni determinate dalle nuove tariffe e dai nuovi tetti". "Sono convinto - conclude - che nei prossimi giorni avremo modo di concordare con Anisap e Federlazio un percorso condiviso e soluzioni organizzative in grado di garantire prospettive certe per il settore e stabilità economica ed organizzativa per il sistema sanitario del Lazio. A tal fine ho convocato per lunedì prossimo un incontro con le organizzazioni del settore".

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Tumore al seno: esiti peggiori se la paziente è in gravidanza

Le donne che sviluppano tumori mammari durante la gravidanza hanno una prognosi leggermente peggiore rispetto alle altre: esse infatti presentano un rischio di mortalità leggermente più elevato anche dopo approssimazione per stadio, dimensioni e status recettoriale del tumore. La gravidanza rimane dunque un fattore di rischio di mortalità anche dopo l'inclusione di tutte le altre variabili. Vi sono comunque altri fattori da definire che influenzano la prognosi di queste pazienti: i tessuti mammari crescono rapidamente durante la gravidanza, predisponendo forse le condizioni per una rapida crescita tumorale se un processo maligno è già stato inizializzato. In alternativa, la gravidanza potrebbe in qualche modo influenzare il sistema immunitario della madre incoraggiando la crescita tumorale. (Obstet Gynecol. 2007; 109 (4[suppl]): 96S)

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Snami, i medici pagano troppe tasse

"Anche i medici sono oberati di tasse: ci hanno dimezzato al 25% la possibilità di scaricare le spese per l'autovettura che usiamo per lavoro, mentre fino al precedente governo la percentuale era il doppio. Questo lo sfogo di Mauro Martini, Presidente SNAMI (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani), in riferimento all'articolo che oggi compare sul Corriere della Sera dal titolo "Commercianti all' attacco: e' un'overdose di tasse" di Antonella Baccaro. "Anche le spese per telefono sono state decurtate del 20; abbiamo inoltre le aliquote più alte con competenze economiche ai minimi rispetto all'Europa dove, per esempio, i medici inglesi hanno incrementato le loro entrate del 63% in tre anni. - continua Martini. "Ci propongono una pseudo- dipendenza mantenendo il rapporto libero professionale senza ferie, malattia e TFR - aggiunge il leader SNAMI - per non parlare delle quote che lo Stato richiede ai Medici per errori e/o omissioni dei funzionari di ASL". "La soluzione - suggerisce Martini - e' un tavolo di concertazione con il Ministero delle Finanze, ad esempio per analizzare gli studi di settore con un MMG che abbia una voce in capitolo maggiore rispetto alla situazione attuale, dove siamo già presenti, per manifestare le reali istanze della Categoria". "Questa - conclude Martini - e' la nostra disponibilità al Governo".

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21 giugno 2007

HPV, il "Progetto 100 domande" sul Papilloma virus

Perché fare le 100 domande sull?HPV?
Da gennaio 2008 partirà la campagna di vaccinazione gratuita per le ragazze nel 12° anno di vita. Per quanto riguarda l?uso del test, questo è raccomandato solo in alcuni contesti particolari, ma non ancora come test di screening.

Ma nel 2006 e nel 2007 il test e il vaccino HPV sono stati oggetto di una pesante campagna mediatica, non sempre corretta e non ancora sopita. Sempre di più il test HPV è presentato come un?alternativa al ?vecchio? pap test e il vaccino HPV come un farmaco ?salvavita?.

Sempre più spesso sia le utenti che gli operatori degli screening si devono confrontare con domande sull?HPV, non tutte di facile risposta. A parte poche eccezioni, non è facile trovare in rete un?informazione di qualità e in lingua italiana sul papillomavirus.

L?HPV comporta anche sfide comunicative non indifferenti, legate a due tematiche difficili come le malattie sessualmente trasmissibili e i tumori. Studi recenti evidenziano che, comunque utilizzato, il test HPV tende ad indurre un preciso carico d?ansia, aggiuntivo rispetto a quello legato alla diagnosi di pap test anormale.

Come è nato il Progetto 100 domande?
L?Osservatorio Nazionale Screening ha tra i suoi scopi quello di promuovere la qualità della comunicazione. Nel 2003 ha favorito la nascita del Gruppo di Lavoro Interscreening sulla comunicazione (GDLIS), che raccoglie operatori del GISCi, GISMa, e GISCoR
Tra gli obiettivi del GDLIS c?è quello di sviluppare una informazione di qualità sugli screening oncologici. I primi due progetti riguardano l?HPV e lo screening del carcinoma del colon retto.

Da chi è formato il gruppo di lavoro delle 100 domande HPV?
È formato da 11 operatori con diversi profili professionali: infermieri, ostetriche, biologi, ginecologi, patologi, oncologi, epidemiologi, la maggior parte membri del GISCi.

Gli operatori sono coinvolti nello screening citologico con varie modalità: dal contatto diretto con le utenti nei Front Office telefonici e negli ambulatori di 1° e di 2° livello alla gestione dei programmi di screening e alla partecipazione a studi sull?HPV.

Il lavoro è coordinato da Carla Cogo (coordinatrice del progetto 100 domande) e Anna Iossa (coordinatrice del progetto 100 domande HPV).

I membri del gruppo sono: Debora Canuti, Screening AUSL Rimini; Tiziana Capriotti, Screening AUSL Rimini; Francesca Carozzi, CSPO Firenze; Carla Cogo, Istituto Oncologico Veneto, Padova; Teresa Dalla Riva, ULSS 16 Padova; Annarosa Del Mistro, Istituto Oncologico Veneto, Padova; Paolo Giorgi Rossi, ASP Lazio; Anna Iossa, CSPO Firenze; Maria Mancini, CSPO Firenze; Gioia Montanari, CPO Piemonte; Giovanna Tasinato, ULSS 16 Padova.

Che tipo di donne hanno partecipato ai gruppi focus?
In totale 62 donne hanno partecipato a otto gruppi focus. L?età media era di 46 anni (25 la più giovane e 73 la più anziana). Il 41% era inferiore ai 45 anni.

Il 3% aveva completato le elementari, il 21% le medie inferiori, il 56% le medie superiori. Il 20% erano laureate.

Il 71% aveva una occupazione, il 25% erano casalinghe, il 2% pensionate e un altro 2% studentesse.

Sono davvero 100 le 100 domande?
No, ma continuano a crescere e potrebbero diventare molte di più.

Leggi le domande e le risposte

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19 giugno 2007

Salute, entro 10 anni malattie respiratorie primo 'killer' over 65

Saranno le malattie respiratorie, nei prossimi dieci anni, a rappresentare la prima causa di morte per gli over 65 italiani. Non solo disabilità, patologie vascolari e demenze, quindi. Ma anche disturbi della respirazione causati dai 'disastri' ambientali frequentissimi e dagli stili di vita non sempre corretti. A lanciare l'allarme è Vincenzo Marigliano, direttore del Dipartimento di Scienze dell'invecchiamento del Policlinico Umberto I di Roma e presidente del II Congresso nazionale della Fimeg (Federazione italiana di medicina geriatrica), che ha preso il via oggi nella Capitale. "Le insufficienze respiratorie - ha sottolineato Marigliano - saranno il vero grande ostacolo del futuro. Entro dieci anni, infatti, queste malattie rappresenteranno la prima causa di morte per i nostri anziani". Sotto accusa l'inquinamento ambientale, le polveri sottili e lo smog. Ma anche stili di vita sbagliati, come l'eccessivo consumo di alcol o la dipendenza dal fumo. Per non parlare dell'abbandono della dieta mediterranea, considerata tuttora la migliore, ma ormai scarsamente seguita dagli italiani. "Il nostro genoma - ha spiegato l'esperto - sarebbe in grado di tenere in vita un essere umano fino a 120 anni, ma non si fa tutto il possibile per mantenere questa aspettativa di vita. Eppure con le tecniche moderne a nostra disposizione si potrebbe fare molto". Tecniche a parte, servirebbe poco per allontanare lo spettro delle malattie. "Basterebbe - aggiunge l'esperto - svolgere un'attività fisica, anche ridotta, per aiutare il nostro corpo a vivere più a lungo".

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18 giugno 2007

Sanità. Scende la spesa della Regione Lazio

Rispetto al maggio 2006, la spesa farmaceutica territoriale del Lazio è calata il mese scorso di oltre il 18% cioè di 27,5 milioni di euro."Il costante andamento decrescente, cominciato nel giugno 2006, e' il risultato concreto delle misure adottate dalla Giunta Marrazzo per il contenimento della spesa, e che essenzialmente puntano sull'indice di appropriatezza per i Medici di Medicina Generale e per i Pediatri di Libera Scelta; distribuzione diretta dei farmaci più costosi; distribuzione in nome e per conto attraverso le farmacie; monitoraggio capillare della spesa;coinvolgimento dei medici in un percorso di appropriatezza prescrittiva;fornitura del primo ciclo di cura alle dimissioni ospedaliere" si legge in un comunicato della Regione Lazio. "Prosegue il lavoro delle Aziende Sanitarie e dei medici di medicina generale ed ospedalieri, con i quali si sta procedendo sul percorso dell'appropriatezza nelle prescrizioni dei farmaci" ha commentato l'Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Augusto Battaglia. "La costante riduzione della spesa farmaceutica - ha aggiunto - è il frutto di soluzioni organizzative e distributive adottate dalla Regione che stanno ormai allineando la spesa farmaceutica del Lazio a quella delle Regioni più virtuose, e che rendono concreto l'obiettivo di stabilizzare e mantenere la spesa per l'assistenza farmaceutica territoriale entro il tetto del 13%".

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Salute. Belgio, scoperto il gene responsabile della sordità

Scoperto da ricercatori dell'università di Antwerp (Belgio) un gene responsabile dell'otosclerosi, malattia che è fra le cause più comuni di sordità per la crescita abnorme dell'osso interno dell'orecchio. Melissa Thys, a capo degli studi effettuati per individuare le cause genetiche del disturbo, ne ha parlato in occasione della conferenza annuale della European Society of Human genetics in corso a Nizza (Francia). Fino a oggi gli scienziati sapevano già che l'otosclerosi ha cause ambientali e genetiche. Ma per approfondire questo secondo aspetto, Thys e il suo team hanno deciso di studiare un gene chiamato Tgbf1, già noto per avere un ruolo nell'insorgenza della malattia. E' infatti implicato, durante il periodo embrionale, nello sviluppo dell'orecchio. Con molteplici esperimenti sono riusciti a verificare scientificamente la loro ipotesi, "cosa che consentirà, nel futuro - sottolinea la ricercatrice - di elaborare terapie alternative all'operazione chirurgica, oggi unica via per sconfiggere l'otosclerosi".
(Adnkronos Salute)

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17 giugno 2007

OMS: la gravidanza e il parto non sono una malattia

Le donne hanno il diritto di scegliere. Le ostetriche protestano contro il disegno di legge in discussione al parlamento che aumenta le medicalizzazione della nascita in un paese che ha già il 37% di tagli cesarei.

L?articolo 8 del DDL in discussione ?il responsabile della procedura clinica ostetrica e ginecologica per tutta la durata del travaglio e del parto è un medico ginecologo.?

Nel resto d?Europa è l?ostetrica responsabile del travaglio e del parto spontaneo
La direttiva CEE 2005/36/CE prevede il riconoscimento dell?autonomia dell?ostetrica e l?istituzione di un ricettario che le permetta di seguire la gravidanza fin dal suo inizio. Le donne hanno diritto, di avere accesso, quando lo desiderano, ad una modalità non medicalizzata di mettere al mondo i propri figli.

Hanno il diritto di scegliere se fare l?epidurale (giustamente gratuita) o di seguire un percorso naturale. L?OMS (organizzazione mondiale della sanità) ha individuato nell?ostetrica la figura di riferimento per mantenere la madre e il/la bambino/a nella salute.

Secondo i dati OMS gli esiti per madre e figlio/a laddove l?assistenza è gestita dalle ostetriche sono migliori, con minor incidenza di tagli cesarei e migliori relazioni madre figlio/a. Le donne devono poter scegliere se partorire in casa propria (gratuitamente) in Ospedale o in Casa maternità, come accade in tutta Europa. Obbligare la donna ad una assistenza medicalizzata limita la sua libertà di scelta.

La gravidanza e il parto non sono una malattia

Link in argomento
Frequenza del taglio cesareo nel Lazio
L'autonomia della professione ostetrica
Il documento OMS

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15 giugno 2007

Salute. UE: eccessiva la pubblicità delle merendine

La commissione Europea rimprovera le aziende che rivolgono ai ragazzini le proprie pubblicità di snack e patatine e le accusa di non attuare strategie consone alla gestione etica dell'impresa.

Durante la tre giorni a Barcellona del forum internazionale per l'industria degli snack (Snackex), Robert Madelin, direttore della Direzione Generale Salute e tutela dei consumatori della Commissione Europea, ha sottolineato l'importanza di un impegno "strategico e non difensivo" dell'industria alimentare nei confronti dei bambini, definendo la pubblicità che si rivolge agli under 12 un "comportamento aziendale rischioso", in antitesi all'impegno di quelle imprese che hanno realizzato o stanno realizzando iniziative nelle aree di applicazione della Responsabilità Sociale d'Impresa.

In proposito, i principali obiettivi da raggiungere, definiti nel programma d'azione dell'UE nel settore della sanità pubblica (2003-2008), consistono in una maggiore consapevolezza e nel miglioramento delle abitudini alimentari senza trascurare la promozione all'attività fisica quotidiana.

Una delle iniziative già in atto è la piattaforma d'azione europea per l'alimentazione, l'attività fisica e la salute, che riunisce i principali rappresentanti a livello europeo dei settori alimentazione, vendite al dettaglio, catering e pubblicità, delle associazioni di consumatori e delle ONG attive nel campo della sanità.

Comunque, tutti concordano: il consumo europeo di merendine e di snack è in continua crescita ed è stimolato da pubblicità e messaggi che possono creare talvolta confusione. In Italia, è di qualche settimana fa la polemica sulle merendine. L'annuncio di Federalimentare di eliminare dolci e merendine dai distributori delle scuole elementari e medie ha sollevato la protesta di Confida, l'Associazione italiana della distribuzione automatica che rilanciava: "non si risolve il problema dell'obesità infantile togliendo le merendine a insegnanti e bidelli".

Ciò non toglie che l'educazione alimentare debba cominciare proprio dalle scuole materne e magari anche con qualche rinuncia da parte di insegnanti e bidelli; pur che serva da esempio ai più piccoli per non diventare "troppo grandi".

Link in argomento:
La dieta per il controllo del peso
Miti e realtà sulle diete veloci
L'alimentazione dal primo anno di vita all'adolescenza

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Sciopero dei medici nei penitenziari

L'Associazione medici amministrazione penitenziaria italiana (Amapi) ha proclamato uno sciopero per il 19 e il 20 giugno. Gli oltre 43 mila detenuti nelle carceri italiane non potranno dunque usufruire della regolare assistenza medica, tranne che degli interventi di pronto soccorso. "Ci è stato imposto di rinunciare - afferma il presidente dell'Amapi, Francesco Ceraudo - a oltre otto milioni di arretrati e con senso di grande responsabilità abbiamo accettato. In cambio, già dal settembre scorso, il ministro della Giustizia Clemente Mastella si era impegnato a trovare i due milioni e 250 mila euro destinati al rinnovo del nostro contratto, invariato dal 2004. Da allora, tutti i nostri solleciti non hanno sortito nessuna risposta e per questo ci troviamo costretti, nostro malgrado, a interrompere, anche se per due soli giorni, un servizio fondamentale per la popolazione detenuta che è costituita in gran parte da tossicodipendenti, sieropositivi, cardiopatici e malati mentali. Siamo stufi di certi governanti - prosegue Ceraudo - che impongono sacrifici alla popolazione, disattendendo impegni e promesse". Durante l'agitazione, gli operatori sanitari (medici, medici specialisti, infermieri e tecnici) effettueranno solo interventi di pronto soccorso. Sospesi i ricoveri e le dimissioni, tranne per le urgenze che saranno trattate in ospedale. Il 19 e 20 giugno sono state indette anche manifestazioni di protesta davanti agli istituti penitenziari di Parma, Napoli e Palermo.

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14 giugno 2007

Testamento biologico, nessuna ostilità dalla Fnomceo

Lo ha precisato il presidente della Federazione, Amedeo Bianco, correggendo l'interpretazione di un suo intervento sul tema.
La Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) non è pregiudizialmente ostile ad un intervento legislativo in materia di volontà anticipate, il cosiddetto 'Testamento biologico', attualmente in discussione alla Commissione Igiene e Sanità del Senato. Lo ha precisato il presidente della Federazione, Amedeo Bianco, correggendo l'interpretazione, apparsa ieri su organi di stampa, tra cui il nostro quotidiano, di un suo intervento sul tema in cui aveva ribadito il "secco no all'eutanasia" ma anche "un responsabile sì all'autodeterminazione del paziente". "La posizione ufficiale della Fnomceo - precisa ancora Bianco - è depositata agli atti della Commissione Igiene e Sanità e rispetto ad essa non c'è alcun ripensamento". La non utilità di un intervento legislativo, che è stata intravista nella dichiarazione, "non è riferita ad un dispositivo che inserisca, nel diritto positivo, la validità giuridica della 'Volontà anticipata sui trattamenti di cura', espressa da soggetto capace ed informato", ha detto Bianco. Si riferiva, invece," alla minaccia che comprensibili mediazioni tra posizioni differenti finiscano per ridurre lo spazio di autonomia e responsabilità nella relazione medico-paziente, dettando norme su quanto sarebbe o non sarebbe disponibile in tale relazione: è questo, ed esclusivamente questo, l'aspetto che a noi interessa tutelare".

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Oms, 13 milioni di morti in meno con ambiente più sano

Un ambiente più sano per risparmiare ben tredici milioni di morti l'anno. Questo, infatti, il numero dei decessi che potrebbe essere evitato nel mondo con interventi ad hoc. La stima arriva dall'Organizzazione mondiale della sanità, che ha passato sotto la lente di ingrandimento le ripercussioni sulla salute di alcune condizioni ambientali legate, per esempio, a inquinamento, radiazioni UV, rumore, pericoli nel settore agricolo, condizioni dannose sul posto di lavoro e sulle strade, cambiamenti climatici e dell'ecosistema, facendo il punto paese per paese. Non mancano, naturalmente, le differenze, nel rapporto presentato dall'Oms a Vienna. Maggiormente in difficoltà i Paesi poveri, che corrono più rischi di vedere i propri abitanti perdere salute a causa di questi fattori. Più problemi in Angola, Burkina Faso, Mali e Afghanistan. Ma non c'è Paese, ricco o povero che sia, del tutto immune dall'impatto sulla salute di un ambiente tutt'altro che sicuro. Anche negli Stati dove le cose vanno di gran lunga meglio, interventi mirati potrebbero tagliare di un sesto le malattie potenzialmente prevenibili, riducendo l'incidenza delle patologie cardiovascolari e degli incidenti su strada. "E' importante - sottolinea Susanne Weber-Mosdorf, dell'Oms - quantificare i costi generati da un ambiente malsano e non sicuro. Queste informazioni rappresentano la chiave affinché i Paesi individuino gli interventi più appropriati da mettere in campo".

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Appello di Code Pink contro la lapidazione nel Kurdistan iracheno per ?delitti d?onore?

(Roma) Lo scorso 10 maggio Amnesty International aveva denunciato la morte, avvenuta per lapidazione, di Du?a Khalil Aswad, una ragazza diciassettenne di etnia Yezidi, avvenuta in pubblico il 7 aprile scorso da un gruppo di uomini, inclusi alcuni suoi parenti, perché ritenuta colpevole di un ?crimine d?onore?.

La ragazza, infatti, aveva intrapreso una relazione con un ragazzo sunnita, che l?avrebbe convertita alla sua religione. Centinaia di persone hanno assistito alla lapidazione, alcune delle quali hanno registrato la morte della ragazza con dei cellulari.

I ?delitti d?onore? in Iraq, in particolare nella regione del Kurdistan, nonostante i due decreti governativi ? del 2000 e 2002, che vietano le attenuanti in caso di omicidio d?onore ?l?articolo 128 del codice penale iracheno consentedi mettere in atto tale pratica e le autorità giudiziarie irachene lo hanno sempre utilizzato per giustificare gli omicidi d?onore e mitigare le sentenze di coloro che si erano macchiati di tali crimini.

Il governo regionale curdo, per il quale l?omicidio è avvenuto in un?area amministrata dalle autorità irachene, ha condannato la lapidazione di Du?a Khalil Aswad e ha chiesto che i responsabili vengano portati davanti alla giustizia. Amnesty International ha accolto con favore questa dichiarazione e ha scritto al governo regionale che i responsabili di tali crimini siano consegnati alla giustizia e processati in modo equo, senza ricorso alla pena di morte.
All?azione di Amnesty si è aggiunta di recente quella di Codepink Women for Peace, associazione nota per la sua campagna di pressione sul Congresso Usa per porre fine alla guerra in Iraq.
Anche Code Pink ha lanciato a livello internazionale un appello a firmare una petizione al Governo iracheno e al Governo regionale del Kurdistan perché condannino la brutale lapidazione di Du?a Khalil Aswad,denunciando ancora una volta il deterioramento dello stato dei diritti delle donne dopo l?invasione Usa.

Per firmare la petizione: www.codepink4peace.org
Per ulteriori informazioni sulla situazione delle donne irachene:Organization of Women?s Freedom in Iraq http://equalityiniraq.com/english.htm
(Delt@ Anno V°, N. 134 dell?11 Giugno 2007)

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Dopo Roma approda a Milano ?Mia? primo femminile free press

(Milano) Dopo l?esperienza romana ? dal novembre 2006 ? approda a Milano, da oggi, "Mia": il primo mensile femminile free press distribuito in 50mila copie e consegnate a mano tramite i punti distributivi presenti in locali, negozi, centri fitness e concept store.
Inoltre, "Mia", ogni mese sarà inviata tramite posta a tutto il mondo della politica milanese: consiglio e giunta regionale, provinciale e comunale e a tutto l'associazionismo femminile della Regione.
Nel magazine gli appuntamenti in città e sui vari temi trattati approfondimenti ad hoc per le donne milanesi, adulte e giovani, e ben inserite nel mondo del lavoro, attente agli affetti, alle emozioni ed a ciò che accade sul territorio
Nel primo numero milanese Penelope Cruz e, nelle pagine interne, l'intervista alla sorella Monica. Inoltre, un confronto Roma Milano dei locali più trendy delle due città, ed ancora, l'intervista alla Capitana dell'Esercito Italiano Valeria Giannandrè che racconta della sua scelta per la carriera
Militare, informazioni sul benessere e sugli indirizzi giusti a Milano e Roma, il tutto confezionato in una rivista "elegante, patinata che invece dell'edicola sceglie di arrivare direttamente nelle mani delle donne di Milano e Roma, e da ottobre in quelle delle donne di Napoli.
Cinque le location del centro città dove "Mia" sarà distribuito questa mattina alle ore 10.00 : Piazza San Babila, Piazza Duomo, Via Montenapoleone, Corso Buenos Aires, Piazzale Luigi Cadorna.
(Delt@ Anno V°, N. 137 del 14 Giugno 2007

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13 giugno 2007

Vaccino anti-hpv, da luglio in Basilicata gratis per 4 fasce età

Sarà la Basilicata la prima regione italiana a tenere a battesimo dal primo luglio la campagna di vaccinazione gratuita contro il Papillomavirus umano (Hpv), principale responsabile del cancro al collo dell'utero. Un'iniziativa importante, che promuove il vaccino quadrivalente, con diverse novità rispetto alle indicazioni del ministro della Salute Livia Turco, che aveva chiesto la vaccinazione, a partire dal primo gennaio 2008, per tutte le dodicenni. In Basilicata, invece, il vaccino coinvolgerà anche altre 3 fasce d'età (15, 18 e 25enni). La campagna è stata presentata ieri a Potenza, nella sede della Regione lucana.

Ogni anno, per tre anni, saranno vaccinate circa 13.600 donne. Successivamente, per 4 anni, saranno interessate solo 2 coorti d'età (12 e 25enni per un totale di 6.700 donne). Dal 2014, infine, il vaccino sarà somministrato solo alle dodicenni. Obiettivo della Regione è arrivare, in 7 anni, alla copertura totale delle donne lucane tra i 12 e i 32 anni, e prevenirle dal rischio di sviluppare il tumore al collo dell'utero, causato dai tipi di Hpv contenuti nel vaccino.

Tutte le ragazze che a luglio, o entro la fine del 2007, avranno compiuto 12, 15, 18 e 25 anni d'età potranno quindi accedere alla vaccinazione gratuita. Una possibilità che potrà essere sfruttata anche dalle altre ragazze della Regione che, nei prossimi anni, compiranno il 12esimo, 15esimo, 18esimo o 25esimo compleanno.

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La gravidanza uccide 500mila donne l?anno

(Roma) Un drammatico bollettino di morte quello diramato il 12 giugno a Milano durante un incontro promosso da Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e Fondazione Chiesi per il lancio di un progetto contro l'asfissia neonatale nelle nazioni in via di sviluppo.

Ogni anno gravidanza e parto uccidono 500 mila donne nel mondo. In tutto il pianeta 4 milioni di bimbi l'anno muoiono entro il primo mese di vita e 3,3 milioni nascono morti, di cui un milione (34%) smette di respirare proprio durante il travaglio.

Senza contare l'emergenza asfissia neonatale, che ogni anno provoca il decesso di un milione di bebè e la disabilità di un altro milione, e che costringe a manovre di rianimazione il 5-10% dei nuovi nati (5-8 milioni). Numeri da epidemia in gran parte ignorati dai Paesi ricchi ? ha ricordato Ornella Lincetto, neonatologa del Dipartimento Oms Making Pregnancy Safer - che contribuiscono al drammatico 'bollettino' per un esiguo 2%: per il 98%, infatti, questi dati riguardano la metà povera del globo.

Vietato dimenticare, e' l'appello rivolto dagli esperti specie ai Paesi più fortunati come l'Italia: "Nella penisola - ha infatti riferito Virgilio Carnielli, direttore dell'Unita' intensiva neonatale dell'università di Ancona - ogni anno su mille nuovi nati ne muoiono 'solo' 4, con punte di 5-6 in alcune Regioni del Sud. Un dato inferiore persino a quelli registrati in Usa e Regno Unito, che scende ulteriormente se si escludono i nati prematuri.

Di asfissia neonatale, infine, muore solo 0,5-1 bebe' italiano ogni mille nati". Ma la situazione resta drammatica in altri paesi. E proprio per sensibilizzare l'opinione pubblica su calamità spesso dimenticate contro cui ognuno di noi può fare invece una piccola parte, il Dipartimento di Salute Riproduttiva dell?Organizzazione Mondiale della Sanità, il Ministero della Salute e IMAGINE Onlus promuovono la mostra Art For Health, che sarà inaugurata mercoledì 27 giugno alle 19.30 dalla ministra della Salute, Livia Turco e sarà visitabile fino all?11 luglio.

Si tratta un evento artistico in cui le tele di Elisabetta Farina utilizzano l?arte contemporanea per promuovere la necessità di migliorare la salute riproduttiva e sessuale delle donne. Lo scopo è sensibilizzare il maggior numero di persone sulla salute come diritto per tutti. I quadri esposti all?Auditorium Parco della Musica, attraverso l?eredità del movimento della Pop Art, rappresentano donne di diverse origini etniche, geografiche e sociali, che lottano insieme per affrontare positivamente le circostanze avverse della vita. L?intento comune che le muove è quello di coinvolgere chiunque le osservi a guardarle, come persone libere, coraggiose e in grado di lottare per migliorare le proprie condizioni.
IMAGINE Onlus, un'associazione nata a Roma nel 2005 su impulso di Ignazio R. Marino, mira con questa iniziativa a richiamare l?attenzione del pubblico sui progetti di cooperazione internazionale.

(Delt@ Anno V°, N. 136 del 16 Giugno 2007)

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12 giugno 2007

Prostituzione: libera professione?

(Roma) Per capire cos'è oggi la prostituzione basta leggere lo splendido Le ragazze di Benin City. Dalla Nigeria ai marciapiedi d'Italia, volume nel quale Laura Maragnani, giornalista di Panorama ha raccolto i sogni infranti delle tante donne che inseguendo il sogno di un lavoro decoroso giungono ogni anno nel nostro paese scontrandosi con la dura realtà di "schiave del marciapiede".

Le ragazze di Benin City "lavorano" Sette giorni la settimana. Per cinquantadue settimane. Per dodici mesi. Per tre o quattro anni. Non conoscono ferie le ragazze di Benin City, né Natale né Pasqua, né febbre né malattia. Sono sempre lì in cerca di clienti, tutte le sere di tutti i giorni che il Signore manda su questa terra. Col caldo e col gelo. Con la pioggia e con la neve. Sempre lì, le vedi, coi loro tacchi ridicoli e la carne di fuori.

"Sognavo un lavoro come commessa in Italia. Per averlo, avevo giurato di pagare 30mila euro". Ma quando Isoke Aikpitanyi,nigeriana di Benin City, è arrivata a Torino, nel dicembre del 2000, ha scoperto che il 'posto di lavoro' che le avevano promesso non era affatto in un negozio: ''Era in mezzo a una strada, anzi un marciapiede ed erano schiave del marciapiede'' racconta oggi Isoke.

''In Italia ne arrivano a migliaia, e tra queste ci sono anche ragazzine di 12-13 anni, cedute dai genitori alle 'maman'. Per pagare i 30-60 mila euro del viaggio sono costrette a prostituirsi. E quelle che provano a ribellarsi vengono picchiate, violentate, uccise in modo terribile per dare l'esempio alle altre''? Ha un grande merito il libro di Maragnani, ed è quello di essere riuscito a far toccare con mano l?odissea di queste ragazze, a far si che quando si parla di loro si capisca veramente cosa si cela oggi dietro la parola prostituta, il ?mestiere più bello del mondo??Quello che oggi spacca in due il nostro Parlamento: da una parte i riformatori, i liberalizzatori, dall'altra gli intransigenti.

Questi ultimi trovano un alleato nel ministro dell'Interno Giuliano Amato, che ha rilanciato la proposta di rendere illegale la prostituzione sanzionando anche il cliente, ma soprattutto possono contare su 6 delle 13 proposte di legge presentate in Parlamento, tra cui una di iniziativa popolare, decisamente orientate verso la repressione. Gli alfieri della tolleranza zero si trovano soprattutto nello schieramento di centrodestra, ma anche dall'altra parte non mancano i fautori del pugno di ferro.

Tra il cliente e lo sfruttatore non vi è alcuna differenza. Perciò, multa da 1.000 fino a 5mila euro per chi si avvale di prestazioni sessuali in cambio di denaro. In caso di reiterazione di reato la pena aumenta: reclusione fino ad un anno ? due se il fatto è compiuto in luogo pubblico - e multa fino a 5mila euro. Sono alcune delle sanzioni previste dalla proposta di legge di iniziativa popolare presentata nella scorsa legislatura e riproposta in questa, che mirano a colpire quei 9 milioni di clienti che annualmente in Italia comprano prestazioni sessuali per esseri umani utilizzati come semplici oggetti privi di dignità".

Lo pensano da Fi Maria Burani Procaccino e Elisabetta Gardini, per le quali, ?Lo Stato deve dare un forte segnale di condanna soprattutto per rispetto delle giovani generazioni". Due le proposte di legge della Lega, simili alle precedenti, ma con una sola variante: fermo restando il divieto dell'esercizio della prostituzione in luoghi pubblici o aperti al pubblico, Carolina Lussana propone che il mestiere possa essere esercitato (in abitazioni private, previa l'autorizzazione del questore) nei comuni con più di 10mila abitanti. Vicina alle tesi del Carroccio e' la proposta di legge depositata alla Camera da Teodoro Buontempo (An), per il quale la prostituzione "può essere esercitata solo come prestazione resa da un lavoratore autonomo e ne è vietato lo sfruttamento sotto qualsiasi forma".

Si può esercitare, dunque, ma solo "in luoghi non aperti al pubblico e non esposti al pubblico", e comunque stabiliti dalle autorità locali. Le generalità di ogni 'sex worker' devono essere registrate in un apposito elenco, insieme alle schede sanitarie. Chi non si registra rischia da uno a tre anni di carcere ed una multa da 2mila a 20mila euro. Se si tratta di un cittadino straniero, in caso di recidiva, scatta la revoca del permesso di soggiorno.

Se l'extracomunitario è un 'sans papier' viene espulso. Sanzioni dure per chi si prostituisce senza la necessaria documentazione sanitaria: da tre a cinque anni di carcere e multa da 10mila a 100mila euro. La pena detentiva può arrivare fino a 6 anni se la persona fermata risulta affetta da una patologia a trasmissione sessuale e rifiuta le necessarie cure. Infine, e' vietata la pubblicità di prestazioni sessuali a pagamento. Sulla sponda opposta, invece, le iniziative per la legalizzazione,con sette proposte, tutte più o meno orientate verso una legalizzazione 'compiuta' della prostituzione.

Prevedendo, ad esempio, come nel caso dell'iniziativa legislativa depositata dalla deputata verde Luana Zanella, l'abolizione del reato di adescamento e del reato di favoreggiamento che la legge Merlin prevede per coloro che decidono di mettere a disposizione locali a chi si prostituisce. "Anche se prostituirsi oggi non è una attività vietata esplicitamente -spiega Zanella - essa e' ugualmente perseguita e resa insicura da una serie di contraddittorie disposizioni legislative, dalla mancanza di strumenti giuridici a tutela dei diritti delle persone che esercitano la prostituzione, e, paradossalmente, da alcune di quelle norme volte a scoraggiare lo sfruttamento della prostituzione previste dalla stessa legge Merlin". Una tendenza che si va affermandosi in Europa, ancorando al lavoro i diritti di cittadinanza attraverso il riconoscimento statuale della prostituzione come attività lavorativa a pieno titolo.

Anche per questo, per Zanella, appare "improrogabile avviare una politica di decriminalizzazione della prostituzione quando essa sia frutto di una libera scelta individuale". Per il deputato Ds Franco Grillini, firmatario insieme ad altri dieci parlamentati del centrosinistra di un?altra proposta di legge, la prostituzione è un fenomeno ineliminabile, che non va criminalizzata, ma affrontata seriamente e con sensibilità. I parlamentari chiedono, così, maggiore rispetto, ossia - nessuna discriminazione per chi sceglie di esercitare la prostituzione, esclusivamente da intendersi come attività personale e individuale -. Tali dichiarazioni fanno pensare ad un lavoro autonomo sottoposto, anche se non in modo obbligatorio a prelievi fiscali, versamenti contributivi previdenziali e assistenziali. In ogni caso, niente Iva sul reddito. Aggiungono i firmatari- meglio se il mestiere si esercita in un'abitazione privata, con le adeguate condizioni logistico-sanitarie. Le autorità comunali provvederanno, comunque, a predisporre degli spazi all'aperto, purché lontani da scuole e chiese.

Katia Bellillo, esponente del Pdci, chiede che i comuni predispongano zone attrezzate e sicure. Una prostituzione libera a patto, però, che -chiunque con violenze, minacce, inganni o abusando della propria autorità, induca una persona maggiorenne a prostituirsi, sia condannato ad un periodo detentivo tra i 6 e i 10 anni. Con un raddoppiamento della pena, nel caso in cui il reato sia commesso ai danni di una persona permanentemente o temporaneamente incapace di intendere e di volere. Anche la deputata della Rosa nel pugno Donatella Poretti, per una risoluzione del fenomeno della prostituzione, propone che venga riconosciuta come attività lavorativa da tassare, da mantenere, però, sotto continuo controllo perchè vengano rispettate norme igieniche e sanitarie.

Nella proposta di legge di Rifondazione comunista, di cui è prima firmataria Graziella Mascia, invece, si pone un forte accento di critica al sistema delle "bonifiche poliziesche delle strade. Il problema prioritario, continua Mascia, è la condizione di sfruttamento di queste donne. L'obiettivo da perseguire è quello della loro emancipazione, per garantire un ritorno alla libertà. Nonostante i numerosi dibattiti in corso sul tema, spesso discordanti, tutti sono convinti della necessità di confermare, e in qualche caso aumentare, le sanzioni penali contro lo sfruttamento della prostituzione minorile.
(Delt@ Anno V°, N. 134 dell?11 Giugno 2007)

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11 giugno 2007

Maria Cervi è morta questa notte

L'Istituto Alcide Cervi, insieme alla famiglia e alle istituzioni locali, comunicano che presso il Museo Cervi di Gattatico, via F.lli Cervi 9 (RE), verrà allestita nella giornata di domani martedì 12 giugno la camera ardente nella Sala Genoeffa Cocconi. Le esequie in forma pubblica si terranno nel pomeriggio di mercoledì 13 giugno, a partire dalle ore 15,00 alla presenza del sindaco di Roma Walter Veltroni, amico personale di Maria Cervi e dell'Istituto da lunghissimo tempo. La commemorazione avrà inizio presso il Museo Cervi, e successivamente il corteo funebre si trasferirà a Campegine, per l'omaggio del sindaco e della cittadinanza davanti al monumento dedicato ai sette fratelli

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09 giugno 2007

Istat, oltre 14 milioni di donne hanno subito violenza nel corso della loro vita

Secondo un'indagine Istat, commissionata dal ministero delle Pari opportunità e finanziata dal Fondo sociale europeo, sono oltre 14 milioni le donne che hanno subito violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della vita. La maggior parte di queste violenze sono ad opera del partner (per esempio il 69,7% degli stupri), e oltre il 90% non è stato denunciato. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata perpetrata da uno sconosciuto. L'età media delle vittime, intanto, si abbassa: il 6,6% del totale ha subito uno stupro prima dei 16 anni. Le regioni più a rischio, in base agli ultimi dati, sono l'Emilia Romagna con il 38,2% di casi di violenza fisica o sessuale, seguita da Liguria (35,4%) e Lombardia (34,8%). In fondo alla classifica ci sono Calabria (22,5%) e Sicilia (23,3%).

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08 giugno 2007

Salute: the e cioccolato per migliorare la memoria

Pare che i flavonoidi contenuti nel tè e nel cioccolato (specie la catechina) possano favorevolmente influenzare la memoria e l'orientamento spaziale.
Ma per adesso vale solo per i topi!

L'esperimento è avvenuto in California ed è stato condotto su topi femmine che in un primo tempo venivano stimolati e addestrati per correre velocemente su piccole ruote autoruotanti per due ore al giorno e per 6 settimane consecutive. Successivamente, venivano divisi in gruppi diversi, uno dei quali assumeva epicatechina con la dieta abituale e gli altri due servivano per confronto. Quando tutti gli animali venivano riposizionati in ambienti diversi, che presentavano ostacoli e difficoltà varie, per esempio in labirinti con acqua, si verificava che quelli che avevano assunto epicatechina raggiungevano per primi, entro 40 secondi, le piattaforme d'uscita dai labirinti. E' probabile che proprio l'epicatechina somministrata, secondo un meccanismo non ben chiarito, fosse la responsabile della performance degli animaletti che mostravano un buon orientamento spaziale anche in condizioni di difficoltà.

The Journal of Neuroscience, 2007; vol 27: pp 5869-5878

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Salute: la soia aiuta la donna

Un piccolo supplemento quotidiano di soia giova alla salute delle donne in menopausa che soffrono d'ipertensione arteriosa e sono maggiormente esposte al rischio di patologie cardiovascolari.

Lo affermano un gruppo di ricercatori di Boston che hanno studiato 60 donne in menopausa, 12 delle quali ipertese (pressione arteriosa superiore o uguale a 140/90 mm Hg). Tutte le donne arruolate seguivano dapprima una dieta salutare, già raccomandata nell'ambito di un precedente programma nazionale preventivo, per otto settimane e poi la stessa dieta, sostituendo una parte delle proteine con germogli di soia tostati per altre otto.

Alla fine dell'esperimento, posti a confronto gli effetti delle due diete, si notava che la dieta con supplemento di soia, aveva favorito un significativo decremento dei valori pressori nelle 12 donne ipertese e in 40 di quelle non ipertese. Inoltre, anche i valori della colesterolemia totale e frazionata tendevano ad abbassarsi.

Dunque, almeno in questa popolazione, il vantaggio dell'assunzione di un piccolo supplemento quotidiano di soia (pari a circa 25 g di proteine della soia e 110 mg di isoflavoni) è stato notevole.
Chissà se una simile modificazione dietetica quotidiana è proponibile anche per le donne italiane? In linea generale, infatti, gli italiani non sembrano gradire la soia in tutte le sue possibili trasformazioni.

Arch Intern Med. 2007;167:1060-1067

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Alimentazione, gli americani disobbediscono alle raccomandazioni nutrizionali

Secondo i dati di una recente stima sui consumi di frutta e verdura degli statunitensi, le raccomandazioni nutrizionali nazionali non sono rispettate.

Lo conferma un'indagine appena pubblicata, che tra l'altro nuovamente incentiva un maggior consumo di vegetali nell'ottica della prevenzione delle malattie cronico-degenerative. Negli anni compresi tra il 1988 e il 1994, solo il 27% degli adulti statunitensi erano aderenti alle raccomandazioni dettate dalle linee guida per quanto riguardava i consumi di frutta e il 37% per il consumo di verdura.

Nel periodo dal 1999-2002, le stesse raccomandazioni sono state rispettate solo dal 28% per la frutta e dal 32% della popolazione adulta per la verdura, con un notevole decremento del consumo della verdura.

Dunque, così come avviene in quasi tutti i paesi a stile di vita occidentale compresa l'Italia, le linee guida vengono ignorate dalla gran parte della popolazione adulta e questo significa che le campagne nazionali di promozione della salute non sono ancora sufficientemente convincenti. E questo vale purtroppo anche per l'Italia, seppure gli ultimi dati sui consumi di frutta e verdura nel nostro Paese dall'inizio del 2007 segnalano una modesta risalita.
Am J Prev Med. 2007 Apr;32(4):257-63

La dieta per il controllo del peso
Miti e realtà sulle diete veloci

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Alimentazione, in TV uno spot pubblicitario ogni 5 minuti

Uno spot alimentare ogni 5 minuti, per un totale di 32.850 pubblicità in un anno. E' quanto 'subisce' un qualsiasi bambino italiano che guarda la tv 3 ore al giorno.

Sono questi i dati emersi dalla ricerca 'In bocca al lupo. La pubblicità e i comportamenti alimentari dei ragazzi', promossa dalla Coop e condotta dall'università Roma Tre in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia.

L'indagine ha interessato 11 Paese europei tra cui l'Italia. Nella penisola i ricercatori hanno monitorato tutte le reti Rai e Mediaset dalle 16 alle 19, cioè in quella fascia oraria che la legge definisce 'protetta'.

E i dati emersi sono ritenuti allarmanti: la situazione italiana è peggiore della media europea. Nel Belpaese gli spot che pubblicizzano alimenti ricchi di grassi, zuccheri e sali rappresentano il 36% del totale pubblicità, e "nessuno di questi spot, naturalmente - sottolinea Marina D'Amato, docente ordinario di Sociologia dell'ateneo Roma Tre e ricercatrice - avverte di consumare i prodotti con moderazione".

Risultato: "Un bambino su 4 in Italia è in sovrappeso", ricorda Eugenio del Toma, presidente onorario dell'Adi (Associazione italiana di dietologia a nutrizione clinica).

La dieta per il controllo del peso
Miti e realtà sulle diete veloci

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07 giugno 2007

Tumore al fegato, il caffè riduce il rischio

L'incremento del consumo di caffè diminuisce il rischio di sviluppare tumore epatico. I dati sui possibili effetti benefici del caffè sulla funzionalità epatica e sulle malattie del fegato si sono accumulati negli ultimi 20 anni: diversi studi epidemiologici hanno riportato associazioni inverse fra assunzione di caffè e livello degli enzimi epatici, fra cui marcatori di danno epatico ed indici di rischio cirrotico, nonché fra caffè e rischio di epatopatie croniche e cirrosi. Un effetto protettivo del caffè sui tumori epatici è biologicamente plausibile, in quanto il caffè contiene grandi quantità di antiossidanti, fra cui acidi clorogeni, e studi sperimentali su animali hanno dimostrato un effetto inibitorio del caffè e degli acidi clorogeni sulla cancerogenesi epatica. (Gastroenterology 2007; 132: 1740-5)

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Farmaci di fascia C, la Fimmg contraria alla vendita nei supermercati

"Sono contrario alla vendita dei farmaci di fascia C con obbligo di ricetta al supermercato". Parola di Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), intervenuto ieri a Roma a margine della presentazione del rapporto 'Insert' sulla tossicodipendenza, realizzato da Cittadinanzattiva. "Secondo me - spiega Milillo - questi medicinali non devono 'uscire' dalla farmacia". Il segretario dei medici di famiglia tende quindi la mano ai farmacisti, "con i quali spesso sono stato critico - ammette - ma in questo caso sono il primo a difendere la loro professionalità". Per Milillo "il farmaco di fascia C necessita, al momento della prescrizione, di una dispensazione competente". Secondo l'esperto, infatti, il pericolo è che gli utenti si facciano prendere un po' troppo la mano dalla facilità di acquisto del prodotto. "I supermercati danno la garanzia della presenza del farmacista - conclude il segretario nazionale Fimmg - ma sono inseriti in un ambiente consumistico, e non credo che questo valorizzi pienamente la funzione del farmaco".

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06 giugno 2007

Pena di morte: oggi concerto pro moratoria a Bologna

(Bologna) Manifestazione, questa sera, a Bologna, a sostegno della campagna per l'approvazione all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso della risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni. Una battaglia lunga 13 anni e oggi, forse, è sul punto di ottenere, con la moratoria ONU delle esecuzioni, una storica conquista di umanità e civiltà per il mondo intero come chiedono il Parlamento italiano all'unanimità' e il Parlamento europeo a stragrande maggioranza.

Entro il 18 giugno vanno raccolte le firme per depositare la Risoluzione all'assemblea generale dell'Onu che scade a luglio. Serve la maggioranza dei 192 paesi, e sono giorni di mobilitazione a 360°. Da quattro giorni i radicali, Rita Bernardini e Maria Antonietta Coscioni, l'europarlamentare Marco Cappato, i parlamentari Maurizio Turco, Sergio D'Elia (che digiuna da oltre con gravi conseguenze per la sua saluteene), Marco Beltrandi e Bruno Mellano - hanno "occupato" il pian terreno della Rai di Viale Mazzini chiedendo "maggiore informazione sulla moratoria per la pena di morte".

Ormai è questione di giorni, una settimana al massimo: se non saranno raccolte le firme anche questa sessione dell'assemblea delle Nazioni Unite passerà invano nonostante le attese e le aspettative. Su questo obiettivo anche il mondo dell'arte e della musica si mobilitano organizzando per oggi (6 giugno ndr.) una serata di musica e riflessioni che inizierà alle ore 21.00 al Roxy Bar del Centergross - Funo di Argelato, condotto da Red Ronnie e con la partecipazione di vari cantanti e di uomini politici, tra cui la ministra Emma Bonino.

Mentre fervono i preparativi per la manifestazione, sabato pomeriggio a Roma, in occasione della visita di Bush, e in appoggio agli Stati Uniti d'America" (tra i più accesi difensori della pena di morte), si susseguono anche le adesioni alla moratoria, come quella " convinta" del presidente del consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini, che in una nota ricorda: "l'assemblea toscana, non da ora ma ormai da molto tempo, si batte con iniziative, documenti, manifestazioni, anche a livello nazionale e internazionale, per l'abolizione della pena di morte, fino a farne uno dei valori cardine della stessa identità della regione" e richiama la data del 30 novembre 1786, quando il Granducato di Toscana, primo stato al mondo, abolì la pena di morte e la tortura, a data simbolo per la "Festa della Toscana", che viene celebrata, appunto, ogni anno il 30 novembre.

Anche il presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra ha aderito all'appello lanciato da Marco Pannella, un appello, dichiara Gasbarra, che ?deve essere sottoscritto da tutti, perché sulla vita umana non possono esserci divisioni'. Paolo Fontanelli, Sindaco di Pisa e Presidente Anci Toscana, ha chiesto a tutti i comuni della regione di partecipare in maniera forte e determinata a quest?importante iniziativa, così da dare un segnale concreto di impegno degli enti locali toscani.

Fontanelli ha mandato un telegramma anche al Presidente del Consiglio Romano Prodi e al Ministro degli Esteri Massimo D'Alema per sollecitare da parte del governo la presentazione della Risoluzione per ottenere il voto sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali entro la scadenza prevista e chiedere il rispetto degli impegni presi. "La moratoria per la pena di morte la vuole la stragrande maggioranza dei paesi dell'Onu e per questo non gli si permette di votare da 13 anni?, ha commentato ieri dalla sede dei radicali, Marco Pannella che aggiunge: ?l?Italia ha l'onore di presentare all'Onu adesso la sua risoluzione per la moratoria per la pena di morte come il Parlamento gli ha chiesto altrimenti dovremo dare anche al nostro paese la patente di 'buoni a niente'.
(Delt@, Anno V°, N. 130 del 6 Giugno 2007)

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Violenza sulle donne, seconda causa di morte in gravidanza

Più letali del diabete gestazionale o della placenta previa. Le violenze domestiche sono la seconda causa di morte in gravidanza, dopo l'emorragia, per le donne di età compresa fra i 15 e i 44 anni. A denunciarlo è l'Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani), che ieri a Milano ha presentato un libro in cui si affronta il tema dell'assistenza alla donna vittima di violenza. "Un vademecum - sottolinea Valeria Dubini, dirigente dell'Unità operativa complessa di Ostetricia e ginecologia dell'ospedale Misericordia e Dolce di Prato - dedicato al ginecologo, ritenuto ormai il primo punto di riferimento in questi casi, e a tutti gli operatori del settore". Frutto dell'attività di un gruppo di lavoro istituito nel 2001 all'interno dell'Aogoi, cui hanno partecipato ginecologi ma anche pediatri e medici legali, il volume pubblicato da Editeam sottolinea le ricadute della violenza sulla salute della donna, in particolare sull'aspetto riproduttivo. Secondo studi recenti, il 40-50 per cento delle donne con dolore pelvico cronico ha una storia di abuso fisico e sessuale alle spalle. Riferisce una storia di abuso fisico e sessuale anche il 30 per cento delle donne con disturbi gastroenterici organici o funzionali. Ma significative sono anche le conseguenze sulla salute psichica: un terzo delle donne affette da depressione grave, e di quelle che tentano il suicidio, ha subito violenza da parte del partner, mentre la prevalenza del cosiddetto 'disordine da stress post-traumatico' nelle donne abusate è di circa il 60 per cento, contro il 10 per cento della popolazione generale.

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05 giugno 2007

Le ostetriche italiane in piazza: Giù le mani dal parto fisiologico!

Il 14 giugno 2007 avrà luogo la manifestazione nazionale delle ostetriche italiane organizzata dalla FNCO (Federazione Nazionale Collegi Ostetriche). Dalle h. 9,30 alle 13,30 si riuniranno a P.zza Montecitorio per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'eccessivo rischio di medicalizzazione del parto.
Ecco gli slogan:
1. Il parto... niente di più naturale
2. Ciao mamme stiamo arrivando....
3. La vita ha il sapore che gli dai... lascia il parto alle ostetriche
4. Lasciate le cicogne libere di volare...
5. La vita si tinge o di rosa o di azzurro...
6. Le ostetriche italiane per un Ministro donna... dalla parte delle donne
7. Le otetriche italiane per la promozione del parto fisiologico

14 giugno 2007 h. 9.30 - 13.30 P.za Montecitorio - Roma

Link in argomento:
Istat: sempre più ?normale? la "medicalizzazione" della gravidanza
Parto fisiologico e non medicalizzato: è nata la prima bambina alla Margherita

A cura della Redazione di Vita di Donna

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Testamento biologico: positivo l'avvio dell'iter ddl

Cittadinanzattiva
"Siamo molto soddisfatti che in questi giorni parta l'iter parlamentare di discussione del disegno di legge sul testamento biologico, che colmerebbe un intollerabile vuoto legislativo dell'Italia rispetto ad altri Paesi europei". Lo scrivono in una nota Cittadinanzattiva e altre 17 organizzazioni civiche e di pazienti. "La decisione di dare riconoscimento al principio dell'autodeterminazione con un atto legislativo - si legge nel comunicato - ha poco a che fare con questioni ideologiche, ma rappresenta un atto dovuto di umanità e civiltà, un modo concreto per tutelare il diritto di ciascuno di noi alla dignità della vita e della fine della vita, al rifiuto o meno di terapie sproporzionate e al riconoscimento delle proprie manifestazioni di volontà. Uno dei pregi del disegno di legge n. 687, che ha come primo firmatario il presidente della Commissione Sanità del Senato, Ignazio Marino, è inoltre la capacità di intervenire sul tema del consenso informato, diventato pratica diffusa, ma ancora privo di un riferimento legislativo. 'Il trattamento sanitario - recita l'articolo 2 - è subordinato all'esplicito ed espresso consenso dell'interessato, prestato in modo libero e consapevole'; quest'ultimo deve essere preceduto da accurate informazioni riguardo a 'diagnosi, prognosi, natura, benefici e rischi delle procedure diagnostiche e terapeutiche suggerite dal medico, nonché riguardo le possibili alternative e le conseguenze del rifiuto del trattamento'".

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A Veronesi la presidenza della Commissione oncologica nazionale

L'oncologo, non si può dire no al ministro

"Ho chiesto al professor Umberto Veronesi di essere lui a presiedere la Commissione oncologica nazionale". Lo ha annunciato ieri il ministro della Salute, Livia Turco, intervenuta all'annuale 'Ieo Day' organizzato dall'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano. Un incarico che il direttore scientifico dell'Irccs di via Ripamonti ha informalmente accettato: "Non si può dire di no al ministro", ha detto infatti Veronesi. "Penso proprio che accetterò", ha aggiunto. La Commissione, ha spiegato Livia Turco, verrà insediata "con il compito di definire un progetto compiuto di prevenzione, ricerca e indirizzo in campo oncologico, sulla base di un piano che attualmente già esiste. Penso infatti sia giusto - ha sottolineato - valorizzare e prendere in considerazione quanto fatto dai governi precedenti". Ma "credo che il piano elaborato dalla precedente Commissione debba essere aggiornato e verificato - ha precisato il ministro - Per questo ho chiesto al professor Veronesi di essere lui a presiedere il nuovo organismo. E' una nomina naturale - ha concluso - considerata l'autorevolezza e l'umanità del professore".

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Hpv: vaccinazione su vasta scala efficace e praticabile

Le campagne di vaccinazione contro l'Hpv dirette alle ragazze preadolescenti ed alle giovani donne riducono l'incidenza del tumore cervicale su scala mondiale. L'efficacia della profilassi è risultata uniforme in tutte le regioni del mondo. Diverse questioni comunque richiedono ulteriori approfondimenti: la durata della protezione dall'Hpv, l'età dei soggetti a cui dovrebbe essere rivolta, l'eventuale necessità di inoculare anche gli uomini ed il modo di superare la barriera costituita dai costi per l'applicazione diffusa del vaccino nelle zone in via di sviluppo. Altri ostacoli all'applicazione mondiale di questa strategia consistono nell'assenza di infrastrutture sanitarie nelle regioni più povere e nella paura del fatto che la vaccinazione contro l'Hpv possa incoraggiare la promiscuità. (Lancet 2007; 369: 1837-9 e 1861-8)

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Famiglia, in Italia un milione di bambini esposti alla violenza domestica

La denuncia di Save the children: un milione di bambini in Italia assistono ad abusi di padri sulle madri

Secondo il 3° Rapporto sulla condizione dell?infanzia e dell?adolescenza delle Associazioni no profit componenti il Gruppo di lavoro Crc (Convenction on the rights of the children) coordinato da Save the children, il numero dei minori esposti in Italia alla violenza domestica è il più alto in Europa in rapporto alla popolazione secondo i dati Onu del 2006. La ricerca è stata condotta in base alle denunce delle donne che si rivolge ai Centri antiviolenza su tutto il territorio nazionale. Inadeguate secondo il Rapporto quelle politiche che riducono i fondi destinati ai servizi specifici destinati alle vittime di questo tipo di violenza e impiegano genericamente risorse per il sostegno della ?famiglia? e della ?natalità?

Nicoletta Morandi

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04 giugno 2007

Omicidio Barbara Cioni: perchè quell'esame?

Comunicato del Telefono Rosa Piemonte
Leggiamo con sconcerto e indignazione la notizia della viva attesa per gli esiti degli esami sul DNA della figlia nascitura della povera Barbara Cicioni, e ci chiediamo innanzitutto perché quell?esame sia stato disposto sulla creatura che invece mai nascerà.

Nell?ipotesi che risultasse una paternità diversa da quella del marito, oggi sospettato dell?omicidio della moglie, apparirebbe forse meno grave e meno ingiustificabile questo crimine in famiglia, orrendo quanto e più di tanti altri?

E se davvero l?omicida fosse il congiunto, l?eventuale movente del delitto (gelosia e rabbia) quale conferma potrebbe trovare in una circostanza comunque ignota all?assassino al momento dell?aggressione mortale?

Ecco perché questo esame, di sostanziale inutilità processuale sia per l?accusa che per la difesa, appare in realtà solo un?ulteriore, pubblica, estrema mancanza di rispetto per una donna che ha perso tragicamente la vita nella propria casa, forse per mano di chi già da tempo sistematicamente le infliggeva sofferenza fisica e morale.

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Trapianti, in Giordania cresce traffico reni, 120 casi accertati in un anno

Il fenomeno del traffico di reni dalla Giordania verso altri paesi assume proporzioni sempre più preoccupanti. E' l'allarme lanciato dagli esperti locali, che indicano l'estrema povertà come la causa principale che spinge a vendere i propri organi. In base ai dati forniti dal ministro giordano della Sanità, Saad al-Kharabshah, sono 81 i casi di traffico di reni scoperti nel Regno solo negli ultimi mesi, per un guadagno che può oscillare tra i 400 e i duemila dollari per organo. Secondo il presidente della Lega Giordana per le malattie renali, Muhammad al-Ghnaymat, lo scorso anno circa 120 persone hanno venduto i propri reni all'estero, ma il traffico potrebbe avere dimensioni molto maggiori, visto che i dati forniti dal ministero si riferiscono ai soli casi accertati.

I 'donatori' di reni sono soprattutto giovani di sesso maschile, il 55 per cento dei quali ha meno di 31 anni e il 46,9 per cento è sposato. Il 60 per cento ha un diploma di scuola elementare e il 43,2 per cento proviene da famiglie molto povere. In molti temono che il fenomeno abbia già assunto le proporzioni di un traffico organizzato e gestito da mafie e intermediari, che approfittano delle condizioni di indigenza di molti giovani. Nel 2007 le autorità giordane hanno arrestato dieci persone coinvolte nel traffico di organi, cinque delle quali solo la scorsa settimana. Come spiega ad Aki-Adnkronos international il sociologo giordano Salim Badran, i trafficanti prendono accordi con cittadini giordani o iracheni, i quali accettano di vendere i propri reni a un prezzo che varia a seconda dei casi. Ai "donatori viene organizzato il viaggio, a spese dell'intermediario, in Egitto, Pakistan o India, dove vengono sottoposti all'espianto del rene in cliniche private. Dopo pochi giorni - aggiunge Badran - vengono riportati in Giordania, senza ricevere le cure necessarie". E questo "causa spesso gravi disturbi". In genere, poi, "chi accetta di vendere un rene è oggetto di raggiri da parte degli intermediari e non ottiene l'intera quota pattuita". La destinazione degli organi espiantati non è chiara.

I compratori si trovano soprattutto in altri paesi arabi, ma non è detto che anche i destinatari finali siano negli stessi paesi. Secondo alcuni esperti, potrebbe esserci una rete che fa arrivare i reni fino ai paesi occidentali. La legge giordana vieta la vendita di organi, ma prevede la donazione gratuita tra persone legate da un vincolo familiare. Per arginare il fenomeno del traffico illegale, gli specialisti chiedono di incoraggiare la donazione di organi delle persone che si trovano in uno stato di morte cerebrale, che in Giordania sono circa 700 all'anno.

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Fnomceo, no alla vendita nei supermercati dei farmaci con obbligo di prescrizione medica

"No alla vendita nei supermercati dei farmaci con obbligo di prescrizione medica. Rischia di svuotare ulteriormente il ruolo delle farmacie, a cui invece va ridata tutta la loro funzione per garantire, con capillarità territoriale e presenza professionale, l'erogazione delle prestazioni farmaceutiche". Ad esprimere "grande preoccupazione" per l'emendamento approvato dalla Camera, che prevede la vendita dei medicinali di classe C con ricetta in supermercati e parafarmacie è Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale ordine medici chirurghi e odontoiatri). "La farmacia - ha dichiarato Bianco nel corso della riunione del Comitato centrale della Fnomceo riunito a Roma - oltre a garantire la capillare disponibilità dei farmaci, può infatti svolgere ruoli fondamentali di consulenza e di informazione per i medici del territorio, di farmacovigilanza, di distribuzione di presidi ed ausili, di supporto alla domiciliarità e all'assistenza integrata".

Ma il Comitato centrale dei medici e degli odontoiatri ha voluto chiarire, rispetto al ruolo delle farmacie, tutto il suo pensiero. Soprattutto riguardo alle recenti proposte di trasformare le farmacie in presidi polifunzionali del Ssn, autorizzati ad erogare prestazioni sanitarie di primo livello (prestazioni di telemedicina, esami di laboratorio). "Così facendo - ha spiegato Bianco - si rischia di attribuire al farmacista ruoli professionali impropri, ingenerando nel cittadino false sicurezze ed esponendo il professionista a gravi responsabilità legali". Secondo il presidente della Fnomceo "trasformare il farmacista in un medico improvvisato o in un venditore di prestazioni sanitarie metterebbe a rischio la sicurezza dei cittadini".

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01 giugno 2007

Vaiolo, distruzione rimandata

Distruggere o no l'ultima riserva esistente di virus del vaiolo? Una scelta difficile, da alcuni sostenuta da altri avversata: l'OMS conferma ora i precedenti pronunciamenti a favore dell'eliminazione, ma rimanda la decisione su quando questo dovrà avvenire alla prossima assemblea del 2011. Ventisette anni dopo da data ufficiale dell'eradicazione (ultimo caso conosciuto nel 1977 in Somalia) riserve del virus sono mantenute solo in due laboratori di alta sicurezza negli Stati Uniti e in Russia, paesi che fanno resistenza all'eliminazione nel timore che l'agente patogeno possa tornare ancora a colpire da qualche parte e occorra riprendere a vaccinare. Paure riaccese dal rischio bioterrorismo dopo l'attacco dell'11 settembre 2001 a New York (la precedente deadline per la distruzione era il 2002), tanto che sono state prodotte nuove dosi e nel 2003 vaccinati gli americani impegnati nella guerra in Iraq; riserve di vaccino sono comunque disponibili attraverso l'OMS. La vaccinazione, sospesa in tutti i paesi tra gli anni Settanta e Ottanta, in mancanza di una terapia è l'unica arma contro il virus, che causa una malattia fatale nel 30% dei casi.

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Influenza, la mancata vaccinazione è costata tre miliardi di euro

E' costata al nostro Paese tre miliardi di euro la mancata vaccinazione dei 5 milioni di italiani in età lavorativa che nel 2005 hanno avuto l'influenza. Un miliardo e 800 mila euro solo per i costi diretti di mancata produttività, secondo i dati del 2005, gli unici disponibili al momento. A fornirli Emilio Mortilla, presidente di Ageing Society - Osservatorio della terza età, nel corso del convegno 'Produrre Salute. Ruolo delle vaccinazioni', al Forum della pubblica amministrazione di Roma. Mortilla ha puntato il dito contro il sistema italiano che tende a immunizzare dall'influenza solo anziani e bambini, non tenendo conto che le giornate lavorative perse pesano molto sulle casse dello Stato e delle aziende. E propone uno studio - in collaborazione con ministero dell'Istruzione, aziende sanitarie, Inps , Federsanità-Anci - su una scuola, un ospedale, una stazione di polizia e un ufficio postale, per valutare concretamente i costi di una campagna vaccinale confrontandoli con i risparmi ottenuti. ''Quando si investe un euro in vaccini se ne risparmiamo 23'', spiega Mortilla. Eppure nel nostro Paese ''vengono vaccinati solo vecchi e bambini e non le persone adulte in età lavorativa''. Secondo l'esperto, il problema è che vaccinare, in Italia, ''significa prevenire le complicazioni mentre negli altri Paesi europei, che destinano più risorse a questo settore, si punta a produrre salute''.

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Belgio e Svezia rimborsano il vaccino anti-HPV

L'Alto consiglio della Salute del Belgio (Conseil Supérieur de la Santé), invece, ha deciso di raccomandare la vaccinazione universale contro il Papilllomavirus umano per una coorte di giovani ragazze tra i 10 e i 13 anni. E' previsto poi un programma di vaccinazione di recupero per le altre coorti di giovani a partire dai 15 anni. I medici potranno, inoltre, suggerire la vaccinazione alle ragazze e alle donne tra i 14 e i 26 anni che non sono state ancora vaccinate e non hanno avuto rapporti sessuali. Le autorità federali e regionali, nel frattempo, stanno proseguendo nella loro valutazione sul rimborso della vaccinazione. "Questa storica decisione presa dal Board svedese, insieme a quella appena annunciata dall'Alto Consiglio della Salute belga - ha commentato Didier Hoch, presidente di Sanofi-Pasteur MSD - rispecchia il grande valore che ha Gardasil* per la salute delle donne, un valore riconosciuto già attraverso le raccomandazioni della vaccinazione spesso associate ai rimborsi in Francia, Germania, Italia, Austria, Norvegia, Lussemburgo, Stati Uniti, Australia e Canada. Ancora oggi, 15mila donne continuano a morire a causa del cancro del collo dell'utero ogni anno in Europa nonostante lo screening per la diagnosi precoce. E questo vaccino può salvare la vita di molte di loro".

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