Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

27 luglio 2007

Obesità, baby americani a nanna senza cartoon

D'ora in poi negli Stati Uniti, i filmati che utilizzano i personaggi più amati dei cartoon per la pubblicità su cibi che sono sconsigliabili anche ai bambini sani, saranno sospese o comunque molto ridotte.

Gli USA si sono mossi in questa direzione nel tentativo di contrastare, almeno in parte, il fenomeno crescente dell'obesità infantile. Tuttavia proprio le aziende più grandi (Cadbury Adams, Campbell Soup, Coca-Cola, General Mills, Hershey, Kellogg, Kraft Foods, Mars, McDonald's, Pepsi, Unilever) che hanno appoggiato l'iniziativa, sembrano non trovare una linea regolatoria comune. E ognuna procede per conto proprio.

In Italia Coldiretti appoggia appieno l'iniziativa americana e auspica che simili provvedimenti vengano adottati anche in Europa. In ogni caso, gli spot pubblicitari nostrani non comporterebbero serie difficoltà di comunicazione. Basterebbe stimolare i consumatori di tutte le età ad adottare la dieta mediterranea, il modello alimentare più conosciuto nel mondo per le proprietà salutari, che per fortuna, non ha quasi nulla in comune con le abitudini alimentari degli americani.

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Le diete: miti e realtà
La dieta ed il controllo del peso: cosa ci fa sentire pieni?

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Obesità infantile, Day Hospital al Bambin Gesù di Roma

Presso l'ospedale Bambin Gesù di Roma è stato attivato un servizio di day hospital per un approccio globale all'obesità infantile che coinvolge anche i genitori.

L'obiettivo principale è quello di creare una rete informativa intorno ad ogni bambino per realizzare un approccio multidisciplinare per combattere l'obesità come afferma Giuseppe Morino, nutrizionista pediatra e dirigente medico del Bambin Gesù. L'iniziativa fa parte di un ampio programma educazionale che accoppia alimentazione corretta e vita attiva.

Un abbinamento che è indispensabile per assicurare ad ogni bambino una crescita psico-fisica armonica ed equilibrata. Su questi temi si è discusso anche durante il convegno "Prevenzione dei danni della sedentarietà e di scorretti comportamenti alimentari attraverso la pratica di uno sport completo: il pentathlon moderno" organizzato dall'Athlion, società romana di pentathlon moderno, nell'ambito della manifestazione annuale di 4 giorni dedicata a competizione e scienza.
la Repubblica

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L'alimentazione dal primo anno di vita
La dieta per il controllo del peso
Miti e realtà sulle diete veloci

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Slow Food e Ministero per migliorare i pasti in ospedale

Il Ministro della Salute Livia Turco e il Presidente dell'Associazione Slow Food Carlo Petrini hanno sottoscritto un Protocollo d'Intesa nell'ambito del programma "Guadagnare Salute" finalizzato alla promozione di una corretta alimentazione in ospedale e al sostegno delle produzioni alimentari locali di qualità.

Obiettivo principale è quello di migliorare l'organizzazione della ristorazione ospedaliera. Il Protocollo giunge al termine di un'intensa collaborazione tra il Ministero della Salute, l'associazione Slow Food e i rappresentanti della Società italiana di Medicina Preventiva che in questi mesi hanno predisposto un progetto di intervento articolato della durata di 3 anni.

Ministero della Salute, 24 luglio 2007

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Slow Food e Ministero per migliorare i pasti in ospedale

Il Ministro della Salute Livia Turco e il Presidente dell'Associazione Slow Food Carlo Petrini hanno sottoscritto un Protocollo d'Intesa nell'ambito del programma "Guadagnare Salute" finalizzato alla promozione di una corretta alimentazione in ospedale e al sostegno delle produzioni alimentari locali di qualità. Obiettivo principale è quello di migliorare l'organizzazione della ristorazione ospedaliera. Il Protocollo giunge al termine di un'intensa collaborazione tra il Ministero della Salute, l'associazione Slow Food e i rappresentanti della Società italiana di Medicina Preventiva che in questi mesi hanno predisposto un progetto di intervento articolato della durata di 3 anni.

Ministero della Salute, 24 luglio 2007

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Nutrizione, il latte materno non pesa nel tempo

L'allattamento al seno viene promosso dall'OMS, in quanto salutare per la madre e per il figlio, tuttavia non sembra utile per arrestare l'epidemia di sovrappeso e obesità che interessa l'infanzia.

In proposito uno studio longitudinale condotto negli USA ha analizzato i dati relativi a 35526 soggetti già arruolati per il Nurses' Health Study II e li ha proiettati nel tempo seguendone l'andamento dal 1989 al 2001. Le madri dei partecipanti venivano invitate a rispondere ad un questionario inviato per posta che riguardava il peso e l'altezza dei loro figli alla nascita; il tipo di allattamento adottato e nell'eventualità di allattamento artificiale, si doveva indicare anche il tipo di latte formulato utilizzato.

Inoltre, dovevano essere fornite le misure di peso e altezza dei figli a 5 e a 10 anni. Al termine dell'osservazione si è evidenziato sostanzialmente che l'allattamento esclusivo al seno non è un parametro utile e sufficiente per tenere sotto controllo il rischio di sviluppare sovrappeso e obesità nel tempo.

K B Michels et al International Journal of Obesity (2007) 31, 1078-1085

Le diete veloci

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26 luglio 2007

Gravidanza, i bambini prematuri crescono con dei problemi

I bambini nati con meno di 26 settimane di gestazione presentano più problemi mentali e sociali ad 11 anni di età rispetto ai loro compagni di scuola nati a termine. I bambini nati estremamente prematuri hanno problemi di salute significativamente più pronunciati e necessità assistenziali speciali che richiedono servizi continui per tutta l'età scolare. Sono comunque molto pochi i bambini con danni seri che ostacolano le attività principali della vita quotidiana, ed in questo senso i risultati del presente studio sono rassicuranti. Gli attuali programmi di monitoraggio dei bambini nati pretermine potrebbero trarre beneficio dall'aggiuntasi servizi psicologici e familiari alle valutazioni tradizionali del neurosviluppo, soprattutto nel periodo neonatale e nei primi anni di vita. (Pediatrics 2007; 120: 118-33)

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22 luglio 2007

Welby e bioetica: Diritto o obbligo di cura?

Il Gip Renato Laviola ha rinviato a giudizio Mario Riccio, il medico che nel dicembre 2006, su richiesta di Piergiorgio Welby, lo aveva sedato e aveva interrotto la ventilazione meccanica (?staccando la spina?) che gli permetteva di sopravvivere.

Lo ha rinviato a giudizio in nome di un diritto alla vita che, nella ?sua sacralità, inviolabilità e indisponibilità?, costituirebbe un limite invalicabile per l?esercizio del diritto di autodeterminazione. Secondo il giudice Laviola, il diritto di rifiutare le cure, pur essendo sancito dalla Costituzione italiana, dal Codice di Deontologia Medica e da convenzioni internazionali, verrebbe meno quando, per metterlo in pratica, si rendesse necessaria da parte del medico un?azione e non una mera omissione. Mario Riccio avrebbe pertanto compiuto un reato in quanto non si è limitato a non attuare una terapia, ma ha attivamente provocato il distacco del respiratore che teneva in vita Piergiorgio Welby.

Noi pensiamo che risulti da ciò una limitazione inaccettabile della libertà di ogni cittadino di decidere riguardo ai trattamenti sanitari sulla propria persona: un paziente sarebbe libero di rifiutare di essere attaccato al respiratore (o di essere nutrito artificialmente) ma non gli sarebbe invece garantita la possibilità di interrompere, una volta avviate, la respirazione o la nutrizione artificiale in condizioni medicalmente assistite.
L?argomentazione del Gip Laviola lascia intravedere scenari nei quali sarebbe legittimo obbligare le persone a curarsi anche contro la propria volontà. Il richiamo alla sacralità della vita (oltre al fatto che non si tratta di un concetto né medico né giuridico) rischia di trasformare il diritto alla vita in dovere di vivere e spalanca le porte ad ogni accanimento terapeutico.

Mario Riccio ha esaudito una richiesta precisa e inequivocabile di Piergiorgio Welby: una richiesta di interruzione di un trattamento. Ci chiediamo: un medico che accoglie una simile richiesta agisce in modo legittimo? Noi non abbiamo alcun dubbio sulla liceità morale del gesto, né sulla sua legittimità deontologica, in accordo con l?Ordine dei Medici di Cremona che si è pronunciato in questo senso, archiviando il procedimento disciplinare a carico del collega.
Il problema invece è aperto sul piano giuridico. Mentre il Procuratore della Repubblica di Roma si è pronunciato in sintonia con l?Ordine dei Medici, chiedendo l?archiviazione del caso, opposto ? come abbiamo visto ? è stato il parere del Gip Laviola.

Riteniamo che sia assolutamente necessario stabilire la certezza del diritto in merito alla seguente questione: un cittadino capace di intendere e di volere, il cui giudizio non è viziato da disturbi dell?umore o da pressioni esterne, può legittimamente rifiutare o sospendere ogni tipo di cura anche quando questo comporterà inevitabilmente la sua morte?

È pacifico che, se un paziente (non ancora collegato al dispositivo che potrebbe mantenerlo in vita) rifiuta di essere collegato a detto dispositivo, nessuno può obbligarlo a farlo. Paradossalmente però, se quello stesso paziente accetta di essere tenuto in vita da un macchinario e poi, dopo un certo periodo di tempo, decide di rinunciarvi, ciò si rivela impossibile, per lo meno nell?opinione di alcuni magistrati. Ma questa asimmetria cozza contro il buon senso. Forse l?avere accettato una terapia priva il paziente della possibilità di cambiare idea e di esercitare ora la sua originaria possibilità di rifiutarla?

Vogliamo sottolineare che far derivare dal diritto alla vita l?obbligo di curarsi implica conseguenze gravi e paradossali, fino a spingere le persone a temere ogni tipo di relazione terapeutica: il paziente, i familiari e anche il medico potrebbero essere indotti a non iniziare una terapia, per esempio la ventilazione, solo per il timore di non poterla più sospendere quando le circostanze dovessero renderla inaccettabile.

Siamo convinti che solo l?intervento del legislatore possa far chiarezza su questo punto cruciale e affermiamo l?assoluta urgenza di questo intervento.

I 709 firmatari fino a questo momento: area sanitaria e non.

Per chi volesse aderire: inviare nome, cognome, qualifica/professione e città a lalli.c@flashnet.it.

Il testo integrale della ordinanza di Renato Laviola.

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16 luglio 2007

Sono 15.000 le poliziotte italiane, passione e professionalità

(Roma) Svolgono il loro lavoro con forte motivazione, professionalità e competenza. Guidano volanti ed elicotteri, dirigono commissariati e squadre mobili, sono medici, tecnici e sommozzatori. Sette suonano nella banda musicale della Polizia di Stato e 55 sono nel gruppo sportivo delle Fiamme oro. Molte sono atlete di successo e hanno vinto medaglie, e campionati, anche in discipline tradizionalmente riservate agli uomini. Basti citare Valentina Vezzali, oro nella scherma alle Olimpiadi di Atene.

Entrate in Polizia nel 1959 nel vecchio 'Corpo femminile' inizialmente le donne in divisa avevano solo compiti dedicati alla tutela dei minori. Nel 1981 il nuovo ordinamento dell'amministrazione della Pubblica Sicurezza (legge 121) ha previsto ufficialmente la pari opportunità di carriera tra uomini e donne. E oggi le donne poliziotto sono 14.750, molte delle quali impegnate in ruoli importanti, ma cercando di trovare il giusto equilibrio tra la carriera e la vita privata. ''La prossima volta non sarò io a decidere, ma mi piacerebbe che in quell'occasione possa toccare a una donna'', aveva dichiarato il Ministro dell?Interno Giuliano Amato, in occasione dell'insediamento del nuovo Capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli.

Una prospettiva possibile perché sono tante quelle tra loro, che si distinguono per grandi meriti all'interno della Polizia, ma anche per il coraggio, che non è solo prerogativa maschile. E gli esempi sono tanti, anche se, conferma qualcuna, il mestiere non è dei più tranquilli. Ma è un mestiere che sovente si sceglie per passione, anche contro la volontà della famiglia e che, specie se si è mamme, comporta non pochi problemi la conciliazione degli impegni di lavoro con quelli della vita familiare, in special modo quando i bambini sono piccoli, ma anche nella fase pre-adolescenziale quando la figura materna è più necessaria.

Ma come vedono i figli le mamme in divisa? Antonella Vertucci, 44 anni, una laurea in giurisprudenza e la responsabilità delle relazioni esterne alla Questura di Napoli risponde che la mamma poliziotto è una figura graditissima ai bambini. ''Quando erano piccoli -spiega divertita - per i miei figli io ero un vero e proprio mito, tanto che ci siamo preoccupati che questo non andasse a scapito dell'immagine paterna. E oggi è rimasta una forte stima''. L'essere donna non e' stato un ostacolo alla crescita professionale di Antonella. ''Non ho subito alcuna forma di discriminazione -ci tiene a precisare- e in passato ho avuto molti incarichi operativi alle volanti a Secondigliano''. ''Il lavoro in Polizia -conclude - è impegnativo, ma le donne hanno dimostrato di poterlo fare tranquillamente, anche a livelli molto alti'' Per entrare nella Polizia di Stato bisogna partecipare ad un concorso che viene pubblicato nella Gazzetta ufficiale. Le informazioni necessarie si trovano nella sezione concorsi del sito www.poliziadistato.it

E' possibile diventare poliziotto sia nei ruoli operativi che in quelli tecnici. Il corso da agente dura 12 mesi, invece gli aspiranti ispettori e commissari devono frequentare un corso per 18 mesi. In tutti i corsi di formazione è previsto anche l'addestramento fisico. Per entrare in Polizia e' indispensabile essere cittadini italiani, essere di sana e robusta costituzione ed avere un?altezza non inferiore a 161 centimetri. Per diventare agente bisogna avere dai 18 ai 30 anni e almeno un diploma di scuola media inferiore.

Per accedere ai gradi superiori non bisogna avere più di 32 anni, se si accede direttamente con concorso esterno. E' necessario il diploma di maturità per diventare ispettore e la laurea specialistica per i commissari. Chi è in possesso di una laurea specialistica può anche aspirare ai ruoli tecnici e svolgere all'interno della Polizia la professione di biologo, medico, chimico o architetto. Ma, oltre al concorso, dovrà sostenere anche un esame relativo alla propria specializzazione.
(Delt@ Anno V°, N. 164 del 16 luglio 2007)

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13 luglio 2007

La famiglia di fronte alla crisi del welfare

Lo studio Eurispes - Federcasalinghe
(Roma) «Per primi lanciammo un segnale d?allarme nell?agosto del 2002 denunciando un?inflazione galoppante all?8% ? ha dichiarato ieri il Prof. Gian Maria Fara, Presidente dell?Eurispes, che insieme alla Federcasalinghe ha realizzato e presentato ieri nella sede dell?Eurispes lo studio?Problemi di famiglia ? Senza rete: la famiglia di fronte alla crisi del welfare . Subimmo per questo dure critiche e contestazioni da parte del governo di allora. Ma per noi l?inflazione non è né di centro destra né di centro sinistra. E i nostri dati si sono rivelati esatti. Oggi, a distanza di cinque anni, segnaliamo nuovamente, sperando in una maggiore capacità di ascolto della politica e delle Istituzioni, che l?inflazione, dopo un periodo di stasi, sta tornando a crescere più di quanto indicato dalle statistiche ufficiali. Sono sempre più numerose le segnalazioni che riceviamo dai cittadini, che confermano una condizione di disagio diffuso, e ci sollecitano a riprendere i temi del costo della vita e dell?impoverimento delle famiglie. Ne sono un chiaro indicatore le notizie che ci giungono dal territorio, dove le nostre sedi sono in stretto contatto con la rete della Caritas. Aumentano coloro che usufruiscono delle mense: sempre meno immigrati, sempre più italiani.

Aumenta anche la consegna dei pasti a domicilio. Tutti segnali di una povertà che mostra un suo pudore. Insomma, quella di oggi è una Italia a due economie. Una economia delle famiglie ed una economia delle imprese. Da un lato, si assiste alla crescita del PIL, sostenuta prevalentemente dalle esportazioni e non dai consumi interni, dall?altra, all?assenza di redistribuzione della ricchezza prodotta alla popolazione. Manca insomma una condivisione della crescita che, per il momento, si risolve ad esclusivo vantaggio delle imprese. E? l?Italia dei poveri in giacca e cravatta e di quanti, moltissimi tra i cittadini, si trovano a subire non più la sindrome della quarta settimana, ma quella terza settimana. In più si è verificato un indebitamento clamoroso delle famiglie per l?acquisto della casa. E anche in Italia si iniziano ad avvertire i primi segnali di disagio che si concretizzano nel fenomeno dell?insolvenza.

Occorrerebbe quindi ? conclude il Presidente ? attuare delle politiche fiscali che sposino il sistema francese basato sul quoziente familiare e quindi sulla divisione dell?imponibile per numero dei componenti». Anche dalla nostra rete sul territorio ? ha aggiunto l?on. Federica Rossi Gasparrini, Presidente di Federcasalinghe ? ci giungono continue segnalazioni del disagio e delle difficoltà economiche vissute dalle nostre associate. Infatti, le donne hanno il duro compito di far quadrare i conti della famiglia e devono combattere quotidianamente con un aumento dei prezzi, sottovalutato quando non ignorato dai media.

Un numero sempre crescente di famiglie è assediato da una comunicazione martellante che spinge verso un sempre maggiore indebitamento. Basti pensare che la pubblicità delle finanziarie è aumentata del 28% negli ultimi anni ed oggi rappresenta un fenomeno sfacciato. A chiudere nella ?morsa del debito? i cittadini è intervenuta in aggiunta la normativa del 2005 relativa alle cosiddette ?ganasce fiscali? per alcuni particolari debiti (multe, bollette, etc).

Il cittadino può essere sottoposto a queste misure: da dieci a quindici euro, che è il limite minimo, si riceve un sollecito di pagamento; dai 55 euro si può arrivare al fermo dell?auto; da 500 a 2.000 euro si procede all?ipoteca della casa. Sono 8 milioni e mezzo le casalinghe in Italia in età lavorativa 18-65 che non hanno reddito e che nessuno vuole ascoltare. Oggi una discesa in piazza rumorosa non è più contenibile. Basti pensare che se tutte le casalinghe italiane si iscrivessero alle liste di collocamento, gli indici di disoccupazione andrebbero in tilt.

Il nostro obiettivo è quello di istituire con il Ministro del Lavoro, analogamente a quanto avviene sul tema delle pensioni, un tavolo della concertazione del lavoro familiare, valido non solo per le casalinghe a tempo pieno, ma anche per coloro che lo sono a tempo parziale».

In Approfondimenti, sul sito ? www.deltanews.it - la sintesi dello studio dell?Eurispes
(Delt@ Anno V°, N. 162 ? 163 del 13 ? 14 luglio 2007)

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La Toscana investe sul vino al femminile

(Siena) "Si può riconoscere un vino prodotto, pensato, fatto da una donna?" E' questa la domanda centrale del convegno 'Vino di Genere', organizzato ieri dall'Enoteca Italiana presso il Bastione San Filippo della Fortezza Medicea, sede storica dell'Ente Vini senese istituito nel 1933. Un?iniziativa tesa a valorizzare il cammino che hanno fatto le donne in tutta la filiera produttiva del vino, in una terra come la Toscana, dove, investire sulle donne conviene a tutto il sistema.

Tra le presenti l'assessora regionale all'Agricoltura Susanna Cenni, Donatella Cinelli Colombini, produttrice e assessore al Turismo del comune di Siena, la sommelier Daniela Scrobogna, Graziana Grassini, enologa, Paola Longo, enotecaria e Omar Calabrese, semiologo e docente dell'Università' di Siena. A moderare la discussione Camilla Nata, giornalista Rai. "Quello delle donne del vino è un fenomeno molto interessante - sottolinea Cenni - è cresciuto in maniera esponenziale il numero di donne che si occupano di vini. Con un risultato che il più delle volte è di alta qualità. E si sta modificando sempre più anche il consumo: le donne scelgono sempre di più le etichette, sono intenditrici competenti e consumatrici esigenti. Credo che si possa proprio parlare di un gusto, di una peculiarità femminile per quanto riguarda il vino".

Alla Selezione dei vini di Toscana 2007, le produttrici hanno partecipato con 263 vini: di questi, ben 200 hanno superato la selezione con un punteggio superiore agli 85 punti e si sono guadagnati la `menzione speciale'. Su 800 bottiglie scelte, circa il 25% è prodotto da donne (il 30% in più rispetto all'edizione 2004). In Toscana le donne sommelier sono 55 professioniste e 437 non professioniste, su un totale di 3.200 soci (cioè, un sesto del totale).

Nella regione le enologhe sono già una cinquantina, ma il loro numero sembra destinato ad aumentare, vista la massiccia presenza di studentesse ai corsi di enologia delle due Università toscane. "Soprattutto quest'anno, che è l'Anno europeo delle Pari Opportunità - ha dichiarato l'assessore Cenni - questo è un fenomeno che merita attenzione. Come Regione abbiamo deciso da tempo di investire sulle donne come elemento e motore di sviluppo. E questo segmento delle donne del vino ci sembra un settore sui cui vale particolarmente la pena investire". Le donne hanno a volte una sensibilità che l'uomo non ha. I loro sensi sono molto più affinati (sicuramente lo e' il naso), funzionano meglio perché sono messi in moto dalla ricerca di emozioni e dell'eleganza'', aggiunge la sommelier Daniela Scrobagna. ''I vini delle donne non sono vini urlati ma ?sussurrati?. L'importante e' che questo vino conquisti e lasci un ricordo''.

Al centro del dibattito, anche i consumi al femminile: ''Le giovani donne, fortemente scolarizzate, nella scelta del vino non guardano al grande nome o alla bottiglia importante, ma a come impiegarlo nei rapporti interpersonali - sottolinea Donatella Cinelli Colombini, produttrice di Brunello di Montalcino e di Chianti a Trequanda, fondatrice del Movimento Turismo del Vino, ideatrice di Cantine Aperte, e autrice della ricerca 'Vino e Turismo al femminile' presentata in occasione del convegno. L'identikit della consumatrice di vino e' piuttosto definito: se e' giovane, e' colta e beve poco ma bene, mentre con l'innalzarsi dell'età cresce la sua attenzione al prezzo", evidenzia Cinelli Colombini. La ricerca evidenzia ancora che le donne che sono poco interessate al legame fra il vino e il suo territorio di origine ma anzi tendono ad essere consumatrici infedeli perché sempre attratte da nuove esperienze anche straniere.

Rispetto ai maschi, che rimangono i principali consumatori, sono più coinvolte emotivamente nelle scelte e più motivate dal desiderio di conoscere, mentre meno degli uomini sono condizionate dall'abitudine. "Se guadiamo gli stili di consumo mette in evidenza ancora Cinelli Colombini, il 32% delle donne italiane si dichiara pronta a bere una bottiglia di vino con le amiche. Per le donne, infatti, il vino è un complemento della socializzazione e uno strumento di relazione interpersonale. Le wine lovers nostrane iniziano a gustare il vino intorno ai 20 anni e poi cercano di acculturarsi, da qui la crescita esponenziale della frequenza femminile nei corsi per sommelier".

Le donne amano le bollicine molto più degli uomini ma il loro vino preferito è fermo e secco; in effetti la credenza che le vuole consumatrici di bianchi leggeri e vini dolci è del tutto infondata. In enoteca la frequenza femminile e' aumentata: il 41% degli enotecari milanesi afferma che il proprio cliente e' indifferentemente uomo o donna. Se una donna e un uomo comprano insieme, è lei a scegliere (29%) per poi chiedere quale sia l'abbinamento migliore vino - cibo (57%). A chiusura del convegno, una degustazione bendata di otto vini - prodotti da quattro uomini e quattro donne -, guidata da Silvana Lilli, ha portato alla conclusione che "a fare buono il prodotto sono la sapienza e la conoscenza".
(Delt@ Anno V°, N. 162 ? 163 del 13 ? 14 luglio 2007)

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Conservazione staminali del cordone ombelicale, il Comitato di Bioetica deciderà a settembre

(Roma) Da oggi, venerdì 13 luglio e fino al 28 settembre, il Comitato Nazionale di Bioetica dovrà prendere una decisione sulle cellule staminali del cordone ombelicale e la loro conservazione. Donatella Poretti parlamentare radicale della Rosa nel Pugno e segretaria della Commissione Affari Sociali della Camera ha inviato ieri un contributo al comitato con cui sottolinea alcune tesi.

"La necessità - scrive Poretti nella nota ? nasce dal fatto che sono la prima firmataria di una proposta di legge depositata alla Camera dei Deputati che chiede di intervenire sulla regolamentazione della conservazione autologa. Inoltre, essendo segretaria della Commissione Affari Sociali, seguo con interesse la vicenda e tutte le implicazioni di legge, dall'ordinanza da poco rinnovata all'applicazione della legge sul sangue, dalla legge sul parto appena votata dalla Commissione fino al recepimento della direttiva europea". "

Sono molti i fattori in gioco - continua l?esponente della Rosa nel Pugno - che dovrebbero essere soddisfatti senza creare conflitti: la salute pubblica e la necessità di promuovere la cultura della donazione e al tempo stesso di renderla praticabile, la libertà di decidere del proprio corpo e per il bene del proprio figlio, la libera circolazione delle merci e delle persone all'interno dell'Unione Europea, il favorire l'iniziativa del privato anche a supporto del pubblico, l'applicazione di leggi che rispondano alle esigenze dei cittadini fornendo loro quella corretta informazione utile ad una libera e consapevole scelta". "Da qualunque punto si affronti la tematica - sottolinea Poretti - credo che potremmo tutti concordare sull'importanza delle cellule staminali derivate dal cordone ombelicale e sull'importanza del loro prelievo e successiva conservazione come alternativa alla loro distruzione.

Ogni cordone conservato è un potenziale aiuto per un malato, nonché un prezioso materiale per la ricerca scientifica! Lascio aperta la questione bioetica di stabilire la titolarità del cordone ma oggi di fatto è la mamma che decide se donarlo o buttarlo. Un domani auspico che la mamma possa decidere se donarlo, conservarlo per il figlio o buttarlo. Ciò che non vorrei ? conclude - è che fosse lo Stato a decidere per entrambi".
(Delt@ Anno V°, N. 162 ? 163 del 13 ? 14 luglio 2007)

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Garattini, Ssn rischia collasso con farmaci 'intelligenti'

I farmaci anti-cancro 'intelligenti', ovvero quelli ottenuti grazie all'ingegneria genetica, "rischiano di mandare al collasso" il Sistema sanitario nazionale. Il loro costo "è talmente alto che è impensabile che il servizio sanitario possa garantirli gratuitamente a tutti i malati". Non solo. "Per alcune nuove molecole, i benefici in termini di aumento della sopravvivenza non giustificano certo la spesa". A dubitare della sostenibilità del sistema a fronte dell'avvento delle molecole biologiche è Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che a margine del convegno 'Nuovi farmaci oncologici', in corso a Roma, commenta i dati resi noti dal direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco Nello Martini. "Non è una cosa pensabile - afferma - che queste molecole assorbano quasi un terzo della spesa farmaceutica ospedaliera". E il futuro, per l'Italia, non si prospetta certo roseo. "O ci troveremo a garantire solo a pochi questi medicinali - afferma il farmacologo - o davvero il sistema non reggerà". Ma Garattini non ne fa solo una questione di costi. Per il direttore del Mario Negri, la stessa efficacia di questi farmaci rischia di essere sovrastimata. E, a sostegno della sua tesi, nel corso del convegno mostra diverse analisi condotte su alcuni di questi farmaci. Studi che non evidenziano risultati propriamente brillanti. "Esiste una componente emotiva - sostiene - che, sull'onda dell'entusiasmo iniziale, spinge a sovrastimare i risultati scientifici". Ma a difendere a spada tratta i farmaci innovativi interviene Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica A dell'Istituto tumori Regina Elena di Roma. "Se questi farmaci sono stati registrati dalle agenzie regolatorie internazionali - afferma a margine dell'incontro - vuol dire che hanno un certo grado di efficacia, nonché una tossicità di gran lunga minore rispetto ai medicinali tradizionali. Mi sembra assurdo negare che queste molecole hanno dato risultati brillanti, ignorando centinaia di pazienti che sono guariti grazie a essi. E' giusto cercare di razionalizzare le risorse - conclude Cognetti - ma è anche vero che bisogna riconoscere la rivoluzione in corso in oncologia grazie a questi medicinali. La ricerca deve andare avanti, mostrando i suoi risultati e cercando di diffondere il più possibile i benefici di queste innovative molecole".

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12 luglio 2007

Nutrizione, gioventù bruciata da steroidi anabolizzanti

Oltre 7500 ragazze di età compresa tra 13 e 17 anni sono state analizzate riesaminado i dati del 2003 tratti dal database del Centers for Disease Control relativi ad un progetto di sorveglianza sui comportamenti giovanili a rischio.

E i riscontri dell'osservazione sono stati davvero preoccupanti. Il 5,3% delle ragazze hanno spontaneamente dichiarato di assumere steroidi anabolizzanti anche senza essere atlete. Inoltre, sono stati evidenziati altri comportamenti a rischio: il consumo di alcolici, il tabagismo, l'abituale uso di cannabis, l'uso di cocaina e il consumo abituale di pillole anoressizzanti. Inoltre, molte di queste possedevano un'arma e avevano avuto rapporti sessuali completi prima dei 13 anni. Infine, molte ragazze avevano sofferto di disordini dell'umore. Il riscontro più importante è stato quello della verifica che le ragazze che assumevano gli steroidi senza scopo agonistico avevano mostrato gli stessi comportamenti a rischio quando venivano confrontate con le coetanee atlete. E quindi è da ritenere che lo steroide sia implicato in queste alterazioni del comportamento.

Elliot DL et al. Arch Pediatr Adolesc Med. 2007;161(6):572-7

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Nutrizione, due famosi cuochi contro gli OGM

Due famosi chef appoggiano Greenpeace nella battaglia contro la contaminazione da OGM.
A difesa del Parmigiano Reggiano dagli OGM, gli chef Marcello e Gianluca Leoni hanno aderito alla campagna di Greenpeace per eliminare gli organismi transgenici dalla filiera produttiva del formaggio italiano più noto nel mondo. L'iniziativa ha già raccolto più di 9mila adesioni, inviate al Consorzio di Tutela dedicato. In pratica, i due grandi cuochi bolognesi hanno, per l'occasione, ideato una ricetta esclusiva il cui ingrediente principale è il Parmigiano OGM free. E non si può fare altrimenti!

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L'intolleranza al lattosio interessa il 25% della popolazione europea

L'intolleranza al lattosio è di gran lunga la più frequente anomalia enzimatica legata all'alimentazione

Interessa il 25% della popolazione europea, il 50-80% degli ispanici, gli indiani del sud, i neri, gli ebrei Ashkenazi e addirittura il 100% degli asiatici e, ancora, gli indiani d'America. Se fino ad una decina d'anni fa se ne conoscevano quasi solo i quadri congeniti dell'infanzia e dell'adolescenza, oggi sono emergenti forme diverse di carenza della lattasi. Si discute attualmente di: deficit primario di lattasi, deficit secondario, congenito e deficit evolutivo. La sintomatologia comune resta più o meno la stessa e quindi la diagnosi precoce diventa il mezzo più sicuro per identificare la forma e personalizzare la terapia, essenzialmente dietetica. Tuttavia, non sempre il lattosio non assorbito causa intolleranza e alla fine il quadro manifesto sembra dipendere dalla microflora del colon.

BMJ Editorials Lactose intolerance 2007; 334:1331-1332

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11 luglio 2007

Salute e Giustizia, allo studio dei Ministri la depenalizzazione dell'atto medico

Depenalizzare l'atto medico, facendo in modo che l'errore del camice bianco non sia considerato, come accade ora, reato penale prima ancora di accertare l'eventuale colpa o dolo. E' una misura a cui stanno lavorando i ministri della Salute e della Giustizia, e che è stata sollecitata ieri dal Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), nel corso dell'incontro fra il ministro Livia Turco e il sottosegretario Serafino Zucchelli con i sindacati dei medici convenzionati e dipendenti per la presentazione del disegno di legge sull'ammodernamento. "La nostra proposta di depenalizzare l'atto medico - ha spiegato Mauro Martini, presidente dello Snami - è stata accolta positivamente dal ministro Turco che ci ha detto di essere già in contatto con il collega della Giustizia per trovare una soluzione". E la responsabile della sanità non avrebbe neanche escluso la possibilità, prospettata dal sindacato, di inserire la norma nel DDL per l'ammodernamento del Ssn. "Il ministro - ha precisato Martini - ci ha chiesto di fare una proposta concreta. Crediamo sia possibile, con una modifica di poche righe, inserire la norma nel DDL. Nei prossimi giorni consegneremo al ministro il nostro testo".

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AIDS connesso ad aumento del rischio del tumore polmonare

Indipendentemente dal fumo, l'infezione da Hiv è associata ad un elevato rischio di sviluppare tumori polmonari. Man mano che i soggetti con Hiv sopravvivono di più, è possibile osservare che gli esiti non correlati all'AIDS sono la causa primaria di morbidità e mortalità in questi pazienti: il presente studio suggerisce che il rischio di questi esiti potrebbe essere modulato dall'infezione da Hiv. E' necessario accertare se l'effetto biologico del fumo differisca in base allo status dell'infezione, ed in caso se ciò sia correlato al grado di immunosoppressione o al trattamento antiretrovirale. Ciò sarà importante sia per il mantenimento di un elevato livello di sospetto nei pazienti con Hiv che per lo sviluppo di approcci per la riduzione del rischio, come la cessazione del fumo. (Clin Infect Dis 2007; 45: 103-10)

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Aids: le donne rischiano di più

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10 luglio 2007

Ferie estive e ospedali, infermieri non sufficienti a garantire i riposi

"Scattano i piani ferie degli infermieri e negli ospedali italiani cominciano i problemi: con la diminuzione del personale disponibile, quasi nessuna delle aziende è in grado di rispettare le norme Ue sui turni di lavoro e le pause di undici ore, previste dal decreto legislativo 66/2003 che recepisce la norma comunitaria". A lanciare l'allarme è Annalisa Silvestro, presidente della federazione nazionale Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d'infanzia). Poco personale, turni massacranti: da qui la protesta degli infermieri, che - come in alcuni ospedali di recente - si danno malati in massa, bloccando di fatto l'attività della strutture in cui lavorano. "Buona parte degli infermieri - spiega - non rispetta gli stacchi fra un turno di servizio e il successivo. Impossibile attenersi alle norme previste nel decreto, con questi numeri. Il personale attuale non basta. Servirebbero più infermieri". La soluzione, secondo Silvestro è sempre quella: "Assumere più gente. Non ci sono alternative, e a poco serve proporre deroghe alla legge". Il riferimento è alla richiesta fatta dalle Regioni Lombardia ed Emilia Romagna, in attesa di una risposta da parte del Governo: "Non ho visto la documentazione - commenta Silvestro - ma se c'è una direttiva europea che ha l'obiettivo di garantire il recupero psico-fisico del personale, sarebbe opportuno rispettarla e rimpinguare gli organici piuttosto che chiedere eccezioni". E pensare, aggiunge, che "la legge che impone undici ore di riposo fra un turno e l'altro è del 2003 e ci sarebbe stato tutto il tempo per adeguarsi. Purtroppo così non è stato. E oggi i piani organizzativi stabiliti dalle aziende ospedaliere non permettono di rispettare le pause previste dalla normativa".

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Il cioccolato fondente riduce la pressione arteriosa

Un semplice quadrato di cioccolato fondente è in grado di ridurre la pressione di alcuni mmHg nei soggetti sani con una pressione a valori al di sopra di quelli ottimali. Si tratta del primo studio a dimostrare i benefici del cacao nel cioccolato fondente a lungo termine. Tale effetti si deve probabilmente ai polifenoli del cacao, anche se il meccanismo esatto non è noto. Il presente studio comunque fornisce abbastanza dati da presumere che lievi quantità di cioccolato ricco in polifenoli quale aggiunta ad una dieta sana possa causare una riduzione progressiva della pressione sistolica e diastolica nei soggetti anziani con preipertensione senza indurre aumento di peso o altri effetti collaterali. (JAMA. 2007; 298: 49-60)

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09 luglio 2007

Emicrania e adolescenti: se il reddito familiare è basso si alza il rischio di sviluppare il disturbo

Negli adolescenti privi di anamnesi familiare di emicrania, quelli provenienti da famiglie con reddito inferiore hanno maggiori probabilità di sviluppare emicrania rispetto agli altri. Ciò suggerisce la presenza di un processo causale sociale piuttosto che di una selezione sociale, sottolineando la necessità di esplorare i fattori di rischio ambientali correlati ad emicrania e basso reddito e di ricercare specifiche comorbidità e fattori stressanti in questo gruppo di pazienti. Per quanto riguarda i pazienti con anamnesi familiare di emicrania, il reddito familiare non ha un effetto significativo sulla prevalenza di quest'ultima, probabilmente a causa della maggiore predisposizione biologica. (Neurology 2007: 69: 16-25 e 12-3)

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Turco, giusto e doveroso il riconoscimento del contratto degli specializzandi

Un riconoscimento "giusto e doveroso alla loro preziosa opera". Così il ministro della Salute Livia Turco commenta l'approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del decreto che definisce lo schema tipo del contratto di formazione specialistica dei medici. "Con questo contratto - dice il ministro in una nota - gli specializzandi italiani acquisiscono oltre a un miglioramento del trattamento economico, nuovi diritti in ordine al trattamento previdenziale. Il contratto costituisce un importante cornice di riferimento per la corretta collocazione del medico in formazione specialistica nel contesto della realtà ospedaliera, valorizzandone il contributo nell'erogazione dell'assistenza dei cittadini e, al contempo, inserendolo in un percorso formativo protetto, che gli consenta di acquisire gradualmente le competenze tecniche e scientifiche proprie delle diverse discipline". Quindi Turco si dice "consapevole dell'importanza del lavoro che gli specializzandi svolgono nel sistema sanitario. Credo che il risultato di oggi, atteso troppo a lungo - conclude - costituisca un giusto e doveroso riconoscimento della loro preziosa opera".

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Caso Welby, auspicabile una rapida soluzione giudiziaria

Una legge per non ripetere il caso Riccio

Il controverso e discusso caso Welby ha smosso le coscienze di medici, politici e titolisti di giornali. Oggi se ne torna a parlare per la presa di posizione della Società Italiana di Neurologia (SIN) che auspica una rapida soluzione giudiziaria della vicenda ma anche il varo di una legge che chiarisca una volta per tutte responsabilità dei medici e competenze della magistratura

L'antefatto, è noto, risale alla decisione di Mario Riccio, anestesista all'Ospedale di Cremona, di accogliere la richiesta, lo scorso 20 dicembre, di Piergiorgio Welby di interrompere la ventilazione artificiale che lo teneva in vita. La decisione del medico passò al vaglio dell'Ordine dei medici di Cremona che decise all'unanimità di non aprire un procedimento disciplinare nei suoi confronti dal momento che la richiesta di distacco del respiratore artificiale, da parte di Welby, costituiva la negazione del consenso ad un trattamento terapeutico da parte di un paziente capace di intendere e di volere e pienamente consapevole delle conseguenze che l'interruzione del trattamento avrebbe determinato. Un parere analogo era stato espresso il 5 marzo dal Procuratore della repubblica di Roma che, visto l' esito dell' autopsia, aveva formulato la richiesta di archiviazione del caso, non ravvisando alcuna ipotesi di reato nei fatti che la sera del 20 dicembre avevano portato alla morte di Piergiorgio Welby. Il 7 giugno il GIP ha però valutato diversamente i fatti e ha rigettato la richiesta di archiviazione del PM disponendo che Riccio fosse rinviato a giudizio per "omicidio del consenziente." Il GIP ha affermato che il diritto alla vita è inviolabile, e limita anche il diritto a rifiutare le cure sancito dall'articolo 32 della Costituzione e adottato dagli articoli 35 e 53 del Codice Deontologico dell'Ordine dei Medici.

Su quest'argomento è arrivato il commento della SIN: "Noi neurologi - si legge in una nota a firma di Mario Manfredi, Presidente della SIN, Virginio Bonito e Carlo Alberto Defanti del Gruppo di Studio per la Bioetica e le Cure Palliative della SIN - incontriamo quotidianamente persone con patologie neurodegenerative che possono portare a una disabilità talvolta gravissima paragonabile a quella di Piergiorgio Welby. La nostra responsabilità professionale nei loro confronti sta cambiando. In passato sembrava che il nostro compito potessi limitarsi alla diagnosi e alla ricerca sulla malattia: ora sappiamo che prendersi cura di queste persone richiede equipe multi-professionali capaci di operare con continuità sia a domicilio che in ospedale, capaci di comunicare con il paziente e i suoi familiari per aiutarlo a vivere meglio con una malattia che le cure non possono guarire. Questo approccio - dicono i neurologi - richiede un cambiamento di mentalità e una riorganizzazione dei servizi che consenta ai pazienti un'assistenza specialista da parte di un neurologo anche nei momenti terminali della malattia E' in queste fase , caratterizzata da gradi di disabilità che dipendono dalla qualità delle cure e degli ausili adottati, che può maturare la decisione in merito alla paralisi respiratoria irreversibile: alcuni sceglieranno di non sopravvivere alla paralisi; altri potranno decidere di vivere ancora diversi anni grazie alla ventilazione artificiale; alcuni la subiranno in condizioni di emergenza. Le decisioni in questo ambito delicato secondo moltissimi punti di vista, sono critiche e molti colleghi - continua la nota - non se la sentono di accogliere le richieste dei malati. Prevale la ripugnanza istintiva a compiere un atto che conduce alla morte, o il timore di essere denunciati per un atto di eutanasia".

Va anche evitato di creare un meccanismo perverso in conseguenza del quale i pazienti non vogliano iniziare una ventilazione solo per il timore di non poterla più sospendere quando le circostanze dovessero renderla inaccettabile. "Se fosse definitivamente stabilito che anche la ventilazione può essere lecitamente sospesa, sarebbe più facile iniziarla. Per questo chiediamo che in parlamento si arrivi a una legge che ridia univocità alle interpretazioni dei magistrati, e auspichiamo che si arrivi in tempi brevi ad una sentenza sul caso Riccio. Speriamo - concludono - che al più presto la morte di Piergiorgio Welby possa essere raccontata come una testimonianza coraggiosa, per la vita e per la sua qualità".

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Welby

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08 luglio 2007

Solo un primario su 10 è donna

Roma, 5 lug. - "E' ora che anche per le donne medico dirigenti del Ssn ci siano, realmente, pari opportunità. D'altro canto i dati del conto annuale 2005 della Ragioneria generale dello Stato parlano chiaro: su 10 primari solo uno è donna".

A invocare a gran voce il raggiungimento delle pari opportunità tra uomini e donne anche tra la dirigenza medica è Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici, che invita a rispettare la recente direttiva sulle misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche, a firma dei ministri della Funzione pubblica Luigi Nicolais e delle Pari opportunità Barbara Pollastrini.

Anche nella sanità pubblica, e in particolare per la dirigenza. I dati del Conto annuale 2005 indicano un 32% di donne (33.716 su 104.720) fra i camici bianchi del Ssn, con solo 916 camici rosa in part time. La presenza femminile diminuisce, però, in modo considerevole per gli incarichi di struttura complessa (ex primari), raggiungendo appena l’11% (1.123 su 10.094), mentre per i dirigenti di strutture semplici la percentuale risale al 25% (4.358 su 7.150). In sostanza nella sanità pubblica su 10 dirigenti medici 3 sono donne, ma su 10 primari solo uno è donna. "Questi dati - sottolinea in una nota Cozza - evidenziano come, anche nella dirigenza medica della sanità pubblica, rimangano ostacoli al raggiungimento delle pari opportunità tra uomini e donne. Ben venga quindi la direttiva che si pone di aumentare la presenza delle donne in posizioni di vertice".

La direttiva prevede da parte delle amministrazioni l'individuazione - attraverso indagini, studi e attività di monitoraggio - delle eventuali discriminazioni dirette ed indirette da rimuovere con piani triennali di interventi. "Si tratta - conclude Cozza - di obbiettivi condivisi dalla Fp Cgil medici, impegnata per una sempre maggiore realizzazione delle pari opportunità nella sanità".
(Adnkronos Salute)

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Donna e desiderio sessuale: il testosterone lo risveglia

Nel corso dello studio clinico Intimate SM1 è stata dimostrata l'efficacia di un cerotto transdermico a base di testosterone per il trattamento del disturbo da desiderio sessuale ipoattivo (HSDD) nelle donne in menopausa chirurgica. Lo studio, randomizzato in doppio cieco, è stato condotto in donne di età compresa tra 26 e 70 anni affette da HSDD in seguito a ovariectomia bilaterale, in terapia estrogenica concomitante. A 283 pazienti è stato applicato un cerotto contenente testosterone (300 microg/d) due volte alla settimana per 24 settimane, mentre 279 donne hanno ricevuto il placebo. Al termine dell'indagine è emersa l'efficacia del trattamento: infatti, nel gruppo che aveva ricevuto testosterone si è osservato un significativo incremento della frequenza di attività sessuali soddisfacenti rispetto alle partecipanti appartenenti al gruppo placebo. Inoltre, la terapia a base di testosterone ha permesso di migliorare, in maniera statisticamente significativa, il desiderio sessuale e di diminuire il disagio nelle pazienti. Il cerotto a base di testosterone rappresenta, quindi, un trattamento efficace per il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo (HSDD) , e ha dimostrato di essere ben tollerato.

(Simon J et al. Testosterone patch increases sexual activity and desire in surgically menopausal women with hypoactive sexual desire disorder. J Clin Endocrinol Metab. 2005; 90:5226-5233).

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Procreazione medicalmente assistita: la legge 40 peggiora le cose

La legge, famigerata, per alcuni che ha introdotto nuovi paletti e regole sulle pratiche di procreazione medicalmente assistita, torna a far parlare di se dopo la pubblicazione, da parte del Ministero della Salute dei dati di confronto tra il periodo precedente e quello successivo all'introduzione della Legge 40

I numeri parlano di un aumento dei centri, delle gravidanze e delle donne trattate. Tuttavia c'è un dato che preoccupa: si tratta della percentuale di successo che mentre nel 2003 andava a buon fine il 24,8% degli interventi, nel 2005 la percentuale è scesa al 21,2%. Secondo la relazione del ministero questo 3,6% in meno corrisponde a 1041 gravidanze perse. La discesa è spiegata in un'altra parte della relazione in cui si evidenzia come sia aumentata, dal 22,7% del 2003 al 24,3% del 2005, la percentuale di parti plurimi (gemellari, trigemini e multipli) e sono aumentati dal 23,4% nel 2003 al 26,4% nel 2005 gli esiti negativi delle gravidanze, per aborti spontanei, morti intrauterine, gravidanze ectopiche correlate all'obbligo di impianto di tutti gli embrioni previsto dalla legge 40/2004". In una parola, grazie alla Legge si "lavora" peggio e quanto questo sia funzionale a un paese che dà la caccia all'errore in corsia, che vuole limitare le prestazioni inutili, e compagnia cantante, chiunque lo può giudicare.

Furente il commento di Carlo Flamigni, ginecologo, pioniere della PMA in Italia e membro del Comitato nazionale di bioetica. "Una dichiarazione di fallimento'' ha detto Flamigni ''dati cattivi, soprattutto perché la casistica dei centri italiani è selezionata. Le donne in condizioni più difficili e quelle in età più avanzata infatti si rivolgono ancora ai centri di fecondazione esteri". Insomma, il peggio non lo si vede nemmeno. Ma l'Istituto superiore di sanità tende a minimizzare "Nonostante i limiti imposti dalla legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, il calo del 3,6% delle gravidanze dimostra che il servizio offerto dai centri italiani è di buon livello" ha detto Giulia Scaravelli, responsabile del Registro nazionale sulla procreazione medicalmente assistita all'Istituto superiore di sanità. "Infatti, la qualità del servizio è alta. I centri che effettuano le tecniche, e gli operatori sono esperti. Si tratta di un settore all'avanguardia in Italia. Per cui - aggiunge - non c'è motivo di andare all'estero a meno che le coppie non abbiano bisogno di tecniche che sono vietate dalla legge, come la fecondazione eterologa o la diagnosi pre-impianto".

I dati negativi però ci sono, ammette Scaravelli. "Le gravidanze calano indubitabilmente, anche se non quanto ci si sarebbe aspettato per i divieti imposti dalla legge". Secondo l'ISS anche i dati sui fallimenti vanno considerati negativi, ma non sarebbero eclatanti. Sì, d'accordo, ma se prima erano migliori... Quanto alla qualità del servizio, la stessa relazione dice chiaramente che "esistono, anche dopo l'applicazione della legge 40, ancora molti centri di II e III livello che svolgono un numero ridotto e in alcuni casi ridottissimo di procedure nell'arco di un anno. Per questo - commenta il documento - occorre migliorare la qualità dei servizi da offrire alle coppie, giacché l'esperienza nell'applicazione delle tecniche riveste un ruolo determinante. Inoltre - continua la relazione - data l'esistenza di differenze territoriali Nord-Centro-Sud da parte dei centri pubblici o privati, si evidenzia la necessità di un'ulteriore valutazione sui costi a carico delle coppie e sul fenomeno della migrazione delle coppie, da centro a centro, da regione a regione".

E per una volta, niente ideologia: "Questa legge in realtà è un vero e proprio statuto dell'embrione, restrittivo e punitivo nei confronti della donna. E delle coppie, costrette a migrare nei centri esteri". L'ha detto Stefania Prestigiacomo, deputato di Forza Italia ed ex Ministro del governo Berlusconi.

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Aids, partita a Roma la campagna " a luglio il Test HIV ti aspetta in strada"

(Roma) 40enne, benestante, vita di coppia sostanzialmente stabile e rapporti occasionali non protetti. Non ricorre al test perché non si considera a rischio. Questo e' il nuovo e preoccupante profilo del sieropositivo che emerge dagli ultimi dati relativi al secondo semestre 2007 sui casi di Aids notificati in Italia e sulle nuove infezioni da Hiv forniti dal COA-Centro Operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanita'.

Sessantamila casi di Aids segnalati in Italia dal 1982 al 31 Dicembre 2006, di cui trentacinquemila mortali. Il tasso di letalità è drasticamente diminuito, dal 100% del 1984 all'8,8% di oggi. Sono infatti molte le persone che convivono con la malattia grazie all'uso dei farmaci antiretrovirali, che hanno prolungato di molto l'intervallo tra l'infezione e l'esordio della malattia.

Nel 2006 i casi notificati al COA (Centro Operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanità) sono stati 1052 diagnosticati nell'ultimo anno e 400 riferiti a diagnosi effettuate negli anni precedenti, praticamente le stesse cifre del 2005. Le regioni più colpite sono, nell'ordine: Liguria, Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. Proprio in quest?ultima regione, a Roma ha preso il via ieri, mercoledì 4 luglio, e proseguirà il 12 e il 21 rispettivamente a Piazza Farnese, Piazza Cinecittà e Piazza dei Ravennati ad Ostia), A luglio il Test HIV ti aspetta in strada, una campagna contro l'Aids, con volontari, medici e psicologi che saranno a disposizione dei cittadini per dare informazioni, distribuire materiale ed offrire consulenza.

Per chi lo vorrà inoltre sarà possibile, grazie al personale medico e infermieristico presente sul Camper attrezzato, effettuare il test HIV, anonimo e gratuito. Ricordiamo che il Comune di Roma e' impegnato sul tema dell'AIDS sul fronte dei servizi, con l'assistenza domiciliare, e su quello della prevenzione e dell'inclusione sociale grazie alla collaborazione con il Coordinamento Romano HIV.

La tre giorni di test HIV nasce appunto dal dibattito in seno al Coordinamento, in cui si è ribadita la necessità di diagnosi precoce per affrontare in tempo la malattia e assumere - se si e' contratto il virus - comportamenti socialmente responsabili. In particolare il progetto e' stato promosso dall' Assessorato alle Politiche Sociali e Promozione della Salute del Comune di Roma da NPS-Network Italiano Persone Sieropositive in collaborazione con il Coordinamento Romano HIV, la Regione Lazio, l'ASP Lazio, l'Ospedale IRCCS L. Spallanzani, il Policlinico Tor Vergata, l'Istituto Superiore di Sanità, Farmacap e il Policlinico Umberto I con l'obiettivo di offrire informazione e fare concretamente prevenzione sul 'campo'.

All'iniziativa sarà data visibilità anche grazie ad una campagna informativa cittadina ideata e realizzata gratuitamente dalla Saatchi & Saatchi. Un 'classico' armadietto del pronto soccorso, con la croce disegnata però in uno stile che richiama quello dei writers, a sottolineare come la sanità si avvicina al territorio L?iniziativa - ha dichiarato l'assessora alle Politiche Sociali Raffaela Milano - vuole mettere in evidenza l'importanza della diagnosi precoce dell'HIV, decisiva per assicurare il rapido avvio delle cure e tutelare la persona che ha la malattia e chi gli sta accanto.

Per noi e' anche l'occasione per ribadire, in questo periodo estivo, l'importanza della prevenzione perché, se e' vero che i farmaci oggi consentono di contrastare il progredire della malattia, non bisogna abbassare la guardia circa i rischi dell'infezione?.
(Delt@ Anno V°, N. 155 del 5 Luglio 2007

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03 luglio 2007

Ospedali spagnoli cercano 60 medici italiani

Nuove opportunità di lavoro in arrivo dalla Spagna per i medici italiani. Nel corso del progetto Eures sono infatti arrivate 60 richieste di impiego per specialisti italiani in varie discipline, interessati a svolgere la propria professione in terra spagnola.

Più precisamente nelle località: Figueres, Girona, Olot e Blanes (Costa Brava). I profili richiesti sono: medici di famiglia, gastroenterologi, medicina d'urgenza, pediatri, chirurghi, radiologi, ginecologi, specializzati in medicina interna ed endoscopia, dermatologi, nefrologi, geriatri, neuropsichiatri infantili, urologi.

E' necessaria la conoscenza della lingua spagnola e l'omologazione dei titoli di studio da parte del ministero dell'Educazione spagnolo. Sono previsti contratti a tempo indeterminato e alcuni a termine e lo stipendio varia dai 42.000 ai 60.000 euro lordi annuali.

Il contratto prevede inoltre l'alloggio per i primi tre mesi. Gli interessati, riferisce una nota pubblicata sul sito web della Fnomceo (Federazione nazionale Ordini medici chirurghi e odontoiatri), dovranno inviare il curriculum in lingua spagnola agli indirizzi:
jcasanovas@salutms.cat
m.ortega@hospitaldefigueres.com
e per conoscenza a selezioneeures@lavoro.gov.it

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Procreazione assistita, Turco: riflettere sugli esiti della legge 40

Riflettere "con grande rigore e sobrietà" sugli esiti dell'applicazione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita per "garantire alle donne e alle coppie la migliore efficacia e sicurezza delle tecniche, e garantire al meglio proprio i principi ispiratori dichiarati dalla legge, che sono la tutela della salute delle donne e la tutela degli embrioni". Questo il commento del ministro della Salute Livia Turco alla relazione sullo stato di attuazione della legge. trasmessa oggi ai presidenti di Senato e Camera. Un documento che per la prima volta confronta i dati ufficiali del Registro nazionale dell'Iss relativi all'applicazione delle tecniche di Pma effettuate nel nostro Paese nel 2005 con quelli relativi al 2003, cioè prima dell'entrata in vigore della legge 40. "Auspico che, a tre anni dall'applicazione della legge - conclude il ministro - si continui a riflettere sulla legge medesima, a partire dagli esiti dell'applicazione delle tecniche".

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