Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

30 novembre 2007

Salute, più mele meno cancro

Durante studi condotti in vitro è stato osservato che le cellule tumorali in coltura proliferavano di meno in presenza di estratti di mela.

Del 40-60% se veniva lasciata la buccia, del 30-40% con la sola polpa. Alcuni ricercatori italiani hanno analizzato gli studi multicentrici eseguiti in Italia dal 1991 al 2002, nel corso dei quali sono stati confrontati 8.209 pazienti con tumore e 6.729 pazienti ricoverati in ospedale per patologie acute non neoplastiche.

Lo studio, pubblicato da Annals of Oncology e firmato, tra gli altri, da Carlo La Vecchia ed Eva Negri dell'Istituto Mario Negri di Milano, ha rivelato che "il rischio di tumore in chi consuma mele risulta ridotto del 21% per il cancro del cavo orale, del 25% per il cancro esofageo, del 20% per il cancro del colon retto, del 18% per il cancro della mammella, del 15% per quello ovarico e del 9% per quello della prostata".

Le proprietà del frutto dipendono dal quantitativo di polifenoli, spiega Fulvio Mattivi dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige (Trento).

"I nostri studi hanno confermato che la mela, tra i frutti coltivati, contiene la più grande quantità di polifenoli (da 212 a 66 mg/100g a seconda delle varietà, con un record per le renette)".
Dica33 - Annals of Oncology

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Farmaci, se urgenti anche senza ricetta medica

Eccezione alla regola per i farmaci soggetti a prescrizione. I cittadini, in caso di necessità e urgenza, potranno ottenerli dal farmacista anche senza presentare la prescrizione medica.

E' una delle novità del nuovo Codice comunitario sui medicinali per uso umano, in vigore in Italia già dal 2006 ma ora modificato e 'aggiornato' da un decreto legislativo approvato oggi dal Consiglio dei ministri.

Fra le altre novità: 'snellimento' delle procedure di rinnovo dell'autorizzazione al commercio dei medicinali, ma anche nuove regole sui prodotti omeopatici, che potranno essere 'presentati' ai medici dalle aziende, come accade attraverso gli informatori scientifici per i farmaci 'tradizionali'.

Sarà un decreto del ministero della Salute, previo coinvolgimento delle Regioni, a definire i casi eccezionali in cui il cittadino potrà ottenere dal farmacista anche senza la prescrizione del medico un medicinale sottoposto all'obbligo di presentazione di ricetta medica

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Aids, consistente riduzione delle stime sulla diffusione del virus nel mondo.

La scorsa settimana, UNAIDS (il Programma delle Nazioni Unite per combattere l'HIV/AIDS) e l'OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità), hanno presentato il rapporto epidemiologico 2007, da cui risulta ? un po? a sorpresa - una consistente riduzione delle stime sulla diffusione del virus dell'HIV nel mondo.

?Secondo le nuove stime, il numero di persone colpite dal virus nel mondo ? informa un comunicato dell?Osservatorio Italiano sull'Azione Globale contro l'AIDS - è passato da 40 milioni (nel 2006) a 33,2 (nel 2007 - 16% in meno).

Le riduzioni più consistenti si sono registrate in India, Angola, Kenya, Mozambico, Nigeria e Zimbabwe. La variazione delle stime rispetto allo scorso anno è, in parte, dovuta all'efficacia dei programmi di lotta contro l'HIV/AIDS; ma la maggior differenza verrebbe dalla migliorata disponibilità di studi specifici sulla popolazione che hanno permesso di rendere più precise ? aggiornandole - le precedenti stime.

In particolare, in Kenya e Zimbabwe, dove anche le ONG Italiane dell'Osservatorio operano con ben sette progetti, la diminuizione dipende dal minor numero di nuovi casi, grazie alla riduzione di comportamenti a rischio, effetto delle campagne d?educazione e prevenzione. L'Osservatorio Italiano sull'Azione Globale contro l'AIDS accoglie positivamente la correzione delle stime sulla diffusione dell'HIV annunciata - con chiarezza e correttezza -qualche giorno fa da UNAIDS e dall'OMS.

I nuovi dati sono certamente un indicatore che le risorse finanziarie fornite dal Fondo Globale per la Lotta all'AIDS, TB e Malaria; il PEPFAR (Piano di emergenza del Presidente degli Stati Uniti per la cura dell'AIDS ); la Fondazione Bill & Melinda Gates e i donatori bilaterali stanno cominciando a dare risultati positivi in alcuni Paesi. Questi dati, sono anche il primo segnale di buon auspicio dopo anni di tentativi, e indicano la possibilità di rallentare se non addirittura arrestare la diffusione della pandemia ma, proprio per questo, non bisogna abbassare il livello di attenzione nei confronti della lotta all'AIDS. Come sostiene anche Peter Piot, Direttore Esecutivo UNAIDS, "Questi dati ci forniscono un quadro più chiaro dell?epidemia di Aids, rivelandoci le sfide e le opportunità.

Senza dubbio stiamo cominciando a vedere il risultato degli investimenti: mortalità e nuove infezioni da Hiv sono in calo, ma bisogna aumentare gli sforzi per ridurre significativamente l'impatto dell'Aids nel mondo". Secondo l?Osservatorio Italiano sull'Azione Globale contro l'AIDS è necessario che tutti i donatori, pubblici e privati, non perdano di vista la realtà. Le stime indicano che nel 2007 oltre 33 milioni di persone nel mondo risultano colpite dal virus HIV, i nuovi contagi sono stati 2,5 milionI e oltre 2 milioni di persone sono morte di AIDS. L'Africa Sub-Sahariana rimane la regione più colpita, con più dei due terzi (68%) delle persone sieropositive a livello globale e più dei tre quarti (76%) di tutte le morti da AIDS nel 2007. Inoltre, a differenza di altre regioni, in Africa Sub-Sahariana degli oltre 22 milioni di persone sieropositive la maggioranza sono donne (61%).

Anche in presenza dei primi, positivi, segnali i Governi non devono abbassare la guardia! Per mantenere la promessa fatta a livello internazionale, di raggiungere l'obiettivo dell'accesso universale alla prevenzione, cura e terapia dell'AIDS entro il 2010, le risorse devono essere ancora incrementate, secondo quelli che erano gli impegni. Soprattutto in Africa, dove l'epidemia è ancora forte ma nello stesso tempo è stato dimostrato che con gli sforzi opportuni si possono ottenere risultati concreti, mancano le risorse finanziarie per mantenere questo trend, per garantire attività di prevenzione e medicine anche nelle aree più periferiche e nelle zone rurali spesso, lontane dai servizi sanitari già deboli.

In particolare in queste aree, lo stigma dei gruppi vulnerabili è ancora fortemente radicato e la discriminazione delle donne è il problema di fondamentale importanza da affrontare per interrompere il ciclo degli eventi che alimenta l'epidemia. Bisogna quindi maneggiare con cura i nuovi dati, frutto d?importanti successi nelle metodologie di conteggio e analisi statistica più che indicatori di sconfitta dell?Aids.

L?Osservatorio Italiano sull'Azione Globale contro l'AIDS è una rete di 23 ONG italiane e internazionali impegnate nella lotta all?AIDS e nella lotta alla povertà attraverso l?attivazione di processi di sviluppo e di interventi umanitari. Nel 2007 le ONG dell?Osservatorio hanno attivato 81 progetti di lotta alla pandemia in 32 paese poveri, raggiungendo oltre 6 milioni di beneficiari. Per informazioni contattare: COSV (Giorgio Zucchello): 02 2822852 cosv@enter.it Stefania Burbo, tel 06 66019189 ? cell. 388 8414818: osservatorioaids@ong.it
Delt@

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Aids, parola d?ordine: STOP! Manteniamo le nostre promesse"

Si celebra domani in tutto il mondo, sabato 1 dicembre a Giornata Mondiale per la lotta all?AIDS, dedicata ad accrescere la coscienza dell?epidemia mondiale di AIDS dovuta alla diffusione del virus HIV. La data del 1 dicembre è stata scelta perché il primo caso di AIDS è stato diagnosticato il 1 dicembre 1981. In questi 25 anni l?AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone, diventando una delle epidemie più distruttive che la storia ricordi. Solo nel 2005 oltre 4 milioni di persone sono state contagiate dal virus HIV.

"Dire 'Stop all'Aids'" e impegnarsi nella lotta contro la malattia che continua ad uccidere più di 5.700 persone ogni giorno: è la parola d'ordine della Giornata mondiale contro l'Aids 2007, mentre si registrano 6.800 nuovi casi al giorno. Nel mondo si contano circa 33,2 milioni di sieropositivi o malati di Aids, secondo l'ultimo bilancio pubblicato a novembre da UnAids, programma delle Nazioni unite contro l'Aids, mentre un anno prima erano oltre 39 milioni. "Stop Aids. Manteniamo le nostre promesse" è lo slogan scelto per la giornata mondiale contro l'Aids, che quest'anno mette l'accento sulla necessità di una leadership.

"Dallo scoppio della malattia, l'esperienza dimostra chiaramente che importanti passi in avanti in risposta all'Aids sono stati compiuti sotto gli auspici di una leadership forte e impegnata", ha sottolineato la World Aids Campaign (Wac), il cui comitato direttivo definisce i temi della Giornata mondiale di lotta contro l'Aids. Quest'anno nel mondo, in totale 2,5 milioni di persone - tra cui 420mila bambini con meno di 15 anni - sono stati contagiati dal virus dell'Aids e 2,1 milioni di malati - tra cui 330mila con meno di 15 anni - sono morti di Aids, secondo l'UnAids. Secondo l'agenzia Onu che ha rivisto i suoi dati al ribasso in seguito a nuovi metodi di calcolo, non bisogna però abbassare la guardia, e, più forte che mai è la necessità di un'azione immediata e di maggiori finanziamenti".

Attualmente la malattia è molto presente nell'Africa sub-sahariana, dove colpisce maggiormente le donne. In quest'area si contano due terzi dei nuovi casi di contagio, anche se il loro numero è calato a 1,7 milioni contro i 2,2 milioni del 2001. Qui più di 22 milioni di persone convivono con l'Aids, circa il 61% di adulti infettati sono donne. L'UnAids ha rilevato nel suo recente rapporto che la maggior parte delle infezioni di Aids sulle giovani donne è diminuita in 11 dei 15 paesi al mondo più colpiti.

Ci sono stati inoltre dei "cambiamenti favorevoli" nei comportamenti dei giovani in numerosi paesi africani, tra cui Botswana, Camerun, Ciad, Kenya, Malawi, Togo, Zambia, Zimbabwe -, segno dell'efficacia delle campagne di prevenzione ? dove si è registrato un calo del 2,5% di infezioni da HIV e una diminuzione del numero di decessi per AIDS, passato da circa 2500 a settimana a 2.214. Una buona notizia prima del 1° dicembre, anche se non bisogna dimenticare che, purtroppo la maggior parte degli infetti sono bambini. Si ricorda che l?anno scorso l?Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che lo Zimbabwe è il paese in cui le donne hanno l'aspettativa di vita più bassa del mondo, 34 anni. Gli uomini arrivano a 37 anni. Un dato spiegato proprio con l'alta incidenza di Hiv/Aids e della diffusione della prostituzione.

Meno buona la situazione in Cina, dove sono circa 700mila le persone colpite dall'Aids, contagiate dal virus o che hanno contratto la malattia. Una cifra leggermente superiore a quella registrata due anni fa. "I risultati di una stima mostrano che alla fine del 2007, il numero dei malati di Aids e delle persone contagiate nel nostro paese ? ha detto il Ministro della Salute - sarà circa 700mila, tra cui 85mila malati". La cifra è in leggero aumento in confronto al precedente studio pubblicato a fine 2005, il primo nel suo genere, che contava 650mila casi nel paese. Il PAM (il programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite) che ha diffuso ieri a Roma il Rapporto World hunger series 2007, nel corso del seminario "Fame, salute e HIV: un rapporto vitale", lancia l?allarme sui bambini: 143 milioni sotto i cinque anni sono sottopeso nei paesi in via di sviluppo, di questi 121 milioni vivono in paesi a basso reddito con deficit alimentari. Nel 53% dei casi la sottonutrizione rappresenta la prima causa di mortalità infantile.

Anche il 57% delle morti per malaria sono attribuibili alla sottonutrizione, e senza un?adeguata nutrizione la lotta all?Aids è impossibile. ?Dobbiamo dare cure sanitarie gratuite a tutti?, ha detto Deborah Hines, curatrice del rapporto Pam -. In questo quadro la nutrizione è la prima attività di cura. E´ necessario fare di più perché le soluzioni possono essere efficaci, e porre fine alla fame e all´Aids deve diventare un imperativo assoluto".

Alla vigilia della giornata mondiale per la lotta all?Aids, il Pam ha voluto con questo nuovo rapporto porre l´attenzione sullo stretto legame tra l´incidenza e lo sviluppo delle malattie nei paesi in via di sviluppo e la malnutrizione. Soprattutto in relazione all´Aids, questo fenomeno assume una rilevanza particolare. Le persone colpite da questa malattia necessitano, infatti, di specifici bisogni nutrizionali "E´ irresponsabile ignorare la questione della fame e della malnutrizione, in particolare nella lotta contro l´Aids"- ha affermato ancora la vicedirettora esecutiva del Pam Sheila Sisulu- "dovremmo annullare i benefici delle cure mediche semplicemente perché la gente è troppo malnutrita per metabolizzare e trarre vantaggio dalle medicine di cui ha disperatamente bisogno?"

A ricordare che i bambini sono il futuro, e senza di loro non si può guardare avanti, il Clia-Collegamento Lotta Internazionale Aids, network di istituzioni e organizzazioni italiane fondato nel 2005, ha organizzato per il workshop in corso da ieri in Campidoglio a Roma, dal titolo "Accesso ai trattamenti per i bambini con Hiv nei Paesi in via di sviluppo". In questa occasione tutti i Paesi presenti chiederanno ufficialmente alle Big Farm di somministrare gratuitamente farmaci antiretrovirali pediatrici alla popolazione infantile del Sud del Mondo colpita da Hiv, e ai governi dei paesi piu?poveri di impegnarsi per garantire l'accesso alle cure attraverso l'attivazione di centri ospedalieri attrezzati.

"Quello che andremo a chiedere a gran voce ? ha detto Rosaria Iadino, presidente di Nps-Network Italiano Persone Sieropositive-, e' semplicemente di applicare gli articoli 3 e 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, i quali sanciscono il diritto alla vita, alla salute e alle cure mediche". Secondo Iadino, "considerare i bambini come piccoli 'vuoti a perdere' e ritenere il loro accesso alle terapie non prioritario e' inaccettabile. Far convivere le ragioni dell'industria e quelle della gente è possibile". Nel 2006 il 90% circa dei 2.300.000 bambini sieropositivi di età compresa tra 0 e 14 anni apparteneva all'Africa subsahariana e, dei circa 780.000 che avevano bisogno della terapia antiretrovirale, solo 115.500, pari al 15% circa, hanno potuto usufruirne. Per garantire entro il 2010 l`accesso universale alle terapie contro l'Aids, occorrono 42,2 milioni di dollari, e le risorse attualmente a disposizione consentiranno solo a 4,6 milioni di persone di avere accesso alle cure.

"Servono 42,2 miliardi di dollari per garantire entro tre anni a tutti i malati la possibilità di essere curati e i governi hanno il dovere di mantenere gli impegni presi e di conseguenza rivedere al rialzo il loro impegno finanziario nella lotta all`Hiv", ha dichiarato Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid, secondo la quale, dal 2000 al 2007 l`Italia ha impegnato oltre mezzo miliardo di euro nella lotta all`Aids e, grazie all`aumento progressivo dei finanziamenti, l`ammontare degli interventi in risposta alla pandemia è diventato il settore più importante dell`Aiuto pubblico allo sviluppo italiano. L`84,6% delle risorse complessive è andato ad un unico beneficiario, il Fondo Globale, mentre la restante quota dell`aiuto è stata destinata a interventi bilaterali in Africa Subsahariana, in particolare per Sudafrica e Kenya.

Nel giugno 2007, spiega ActionAid nel suo nuovo rapporto sull`Aids 'Ogni promessa è debito', 97 paesi a medio e basso reddito hanno fissato piani nazionali per avvicinarsi all`accesso universale, ma è improbabile che i governi dei Paesi più colpiti dalla pandemia possano finanziare più di un terzo di tutte le iniziative necessarie: l'ammanco di risorse dovrebbe essere coperto da risorse esterne. Nel 2007 l`Italia ha versato al Fondo Globale fino a 410 milioni di euro, saldando debiti e pagando in anticipo il contributo del 2008. Sebbene il Global Fund dedichi il 55-58% delle risorse ad interventi in risposta all`Aids, corrispondente al 20% della risposta globale alla pandemia, le sue attuali risorse restano insufficienti a far fronte ai nuovi bisogni finanziari. L`Italia ha confermato l'impegno in favore del Fondo, ma ActioAid chiede che "l`Italia predisponga uno strumento legislativo ad hoc che renda certo e prevedibile l`impegno preso dal presidente del Consiglio Romano Prodi nel corso del G8 tedesco di 4 miliardi di dollari per la lotta alla pandemia nei prossimi 10 anni".

"Attualmente - aggiunge De Ponte - solo un paziente su tre ha accesso alle cure e una delle cause di questa situazione è da ricercare nel costo dei farmaci: il prezzo di alcune terapie è sensibilmente diminuito, ma al contrario il prezzo dei farmaci di seconda linea, utilizzati con l`aumento della resistenza del virus, resta sempre molto alto". L`ingresso nel mercato della concorrenza nella produzione dei farmaci generici, si legge nel rapporto di ActionAid, ha fatto ridurre di dieci volte il loro prezzo in un periodo di cinque anni: tra il 2004 e il 2006 il 63% dei farmaci antiretrovirali acquistati nell`Africa Subsahariana erano generici indiani, sudafricani o brasiliani.

Sebbene il 97% dei farmaci salvavita di prima linea sia generico, per quelli di seconda linea il dato si ferma al 3%, perchè protetti da brevetti che l`industria dei farmaci generici non può acquisire. "E` necessario che il governo italiano sostenga il rafforzamento dell`industria di farmaci generici nei Paesi poveri - conclude Marco De Ponte - promuovendo partnership e trasferimento di tecnologie, anche attraverso il sostegno finanziario alle società a partecipazione mista".
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29 novembre 2007

Incidenti in corsia, il 68% dei casi conduce alla morte del paziente

Dati del Ministero
Suicidi in corsia, interventi chirurgici falliti, ma anche garze e forbici rimaste nel corpo del paziente a seguito di un'operazione. E ancora: reazioni trasfusionali, errori nella terapia farmacologia, durante il travaglio o il parto.

Sono questi gli errori e gli eventi gravi più segnalati dagli ospedali della Penisola. Sbagli che nel 68% dei casi hanno condotto alla morte del paziente, nel restante 23% si sono tradotti in un danno grave per chi li ha subiti.

E' quanto emerge dal Protocollo sperimentale di monitoraggio degli eventi sentinella del ministero della Salute, presentato nel corso del Forum sul Risk Management di Arezzo. Si tratta di un rapporto - spiega Alessandro Ghirardini, direttore dell'Ufficio qualità della direzione generale programmazione sanitaria del dicastero di Lungotevere Ripa - realizzato su 123 segnalazioni di 'eventi sentinella' arrivati al ministero della Salute nel periodo settembre 2005-febbraio 2007 da un centinaio di strutture ospedaliere italiane.

Per eventi sentinella si intende "un evento avverso di particolare gravità, potenzialmente evitabile - spiega il rapporto - che può comportare morte e grave danno al paziente e che determina una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del servizio sanitario".

"La responsabilità, quando si verificano errori di questo tipo - spiega Ghirardini - è da ravvisarsi nella mancanza di una cultura della sicurezza, e nelle carenza di comunicazione tra gli operatori che fanno parte del sistema".

Intanto il ministero sta "mettendo a punto raccomandazioni specifiche per la prevenzione di questi errori. Ne sono già uscite otto, ed entro il prossimo anno dovremmo pubblicarne altrettante. Speriamo che fungano da stimolo - conclude l'esperto - per gli addetti ai lavori".

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Ospedali, tre pazienti su dieci rischiano di assumere il farmaco errato

Sono tre su dieci i pazienti ricoverati negli ospedali che rischiano di assumere il farmaco sbagliato, ma fortunatamente spesso l'errore viene evitato . Ma non si tratta solo di farmaci

I dati sono emersi nel corso del Forum Risk Management in sanità, che ha aperto i battenti ieri ad Arezzo. "Si tratta - spiega Carlo Ramponi, della Joint Commission International, la società che ha avuto l'incarico dall'Oms di scovare nuove soluzioni per il risk management - di statistiche internazionali che stimano un 30% di errori legati alla terapie farmacologiche. In realtà, molti di questi sono dei 'near miss"', ovvero dei possibili errori che vengono corretti ancor prima di essere compiuti.

"Ma il punto più allarmante è il sommerso - precisa Ramponi - quando parliamo di eventi avversi da errori sanitari. I dati Usa parlano di 1.500 eventi gravi in 10 anni, ma sono solamente quelli venuti a galla dai report delle strutture, e si stima siano l'1-2% del totale".

Per quanto riguarda l'Italia, "il nostro Ssn - sottolinea il sottosegretario alla Salute Gian Paolo Patta - è un sistema fondamentale sano, anche se il problema degli errori esiste ed è nostro compito ridurlo al minimo. Il cittadino in ospedale deve sentirsi al sicuro. Ministero, Regioni, Asl e operatori che esercitano la professione sono chiamati a dare un contributo importante in questo senso". Anche perché sono "circa 10 milioni - ricorda il sottosegretario - i cittadini che passano mediamente ogni anno 6-7 giorni in ospedale, e ben 45 mila gli interventi chirurgici giornalieri. Cifre che danno la dimensione del nostro Ssn".

Per quanto riguarda invece gli errori legati a dispositivi medici, "il 50% non avviene per difetto della strumentazione, ma per un errato utilizzo", precisa Pietro Dermico, presidente dell'Associazione italiana ingegneri clinici (Aiic).

"Il Disegno di legge collegato alla Finanziaria, approvato dal Consiglio dei ministri - prosegue Dermico - prevede la presenza di un ingegnere in ogni azienda sanitaria, per evitare che anche l'applicazione della tecnologia in sanità porti nuovi errori.

L'ingegnere clinico è una figura già consolidata all'estero, soprattutto negli Usa, e trasferisce le sue conoscenze medico-biologiche in campo tecnologico, in area diagnostica, nelle cura e riabilitazione". All'appuntamento aretino gli esperti hanno inoltre ricordato che il 38% delle strumentazioni sanitarie in Italia ha più di 10-15 anni.

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28 novembre 2007

Malati di cancro, occorrono trattamenti più "amici" della qualità della vita

Il tassello che ancora manca per poter offrire ai malati di cancro un set completo trattamenti mininvasivi più 'amici' della qualità di vita.

A lanciare un appello agli oncologimedici è Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, intervenuto oggi nel capoluogo lombardo alla presentazione del progetto 'La forza e il sorriso' dedicato alle donne in trattamento antitumore.

Con la quadrantectomia, ricorda l'oncologo inventore della metodica 'salvaseno', "abbiamo tolto di mezzo la mutilazione chirurgica. Quindi abbiamo migliorato la radioterapia - aggiunge - ma non siamo ancora riusciti a convincere i nostri colleghi oncologi medici a essere meno aggressivi con la chemioterapia".

Eppure, lo scienziato è "sicuro che ci può essere una composizione di farmaci in grado di evitare traumi come la perdita dei capelli, che per una donnarappresenta una grave mutilazione. Penso che arriveremo al punto in cui, se non altro, le pazienti non perderanno più i capelli", puntualizza.

Secondo l'ex ministro della Sanità, tra le missioni della lotta al cancro c'è anche quella di "cancellare i simboli della malattia". Un traguardo verso il quale negli ultimi decenni è stata fatta già molta strada, precisa. "So cos'era la mastectomia nel dopoguerra - ricorda - Non si trattava solo di asportare il seno malato, ma venivano tolti tutti i muscoli e i linfonodi ascellari, e a volte persino le ovaie e l'ipofisi.

La mutilazione era gravissima, la regola era dare alla paziente il massimo livello tollerabile di terapia. Un concetto che negli anni '70 abbiamo ribaltato, aprendo al minimo trattamento efficace". E una testimonianza dal passato arriva anche da Ada Burrone, ex malata e presidente dell'onlus Attivecomeprima che partecipa al progetto 'La forza e il sorriso'.

"Quarant'anni fa - racconta - al momento della dimissione i medici raccomandavano alla paziente di star su col morale, perché sarebbe guarita prima. Ma come potevano le donne, allora, guardare al futuro con ottimismo? Erano mutilate e sole, e così si nascondevano". Fino alla rivoluzione Veronesi, che "negli anni '70, da uomo prima ancora che da scienziato, diede una risposta nuova alle malate".

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Prostituzione, a Roma un laboratorio cittadino

Programma Theores 2007, ?Il cantiere delle competenze sociali?, Cooperativa sociale Parsec e Commissione delle Elette del Comune di Roma, hanno organizzato il Laboratorio cittadino di buone prassi, Prostituzione e territorio, che si terrà dal 3 al 6 dicembre, dalle 9.00 alle 14.00, alla Casa Internazionale delle donne (Via della Lungara, 19), e rivolto ai decisori politici, a rappresentanti delle forze dell?ordine e agli amministratori competenti per il fenomeno della prostituzione, della città di Roma.

Relatori: Adriana Spera, Presidente Commissione delle Elette, Raffaela Milano, Assessora Politiche Sociali e Salute, Comune di Roma, Cecilia D?Elia, Assessora Pari Opportunità, Comune di Roma, Francesco Carchedi, Sociologo, Consulente ? esperto Dipartimento Pari Opportunità, Vittoria Tola, Esperta, Consulente Dipartimento Pari Opportunità, Stefano Giulioli, Responsabile Ufficio Città Sana, V° Dipartimento Comune di Roma, Stefano Ciccone, Associazione Maschileplurale Roma, Claudio Donadel, Esperto Prostituzione, Comune di Venezia, Bruno Cecchini, Comitato di quartiere ?Casale Rosso?, VII Municipio Roma, Pia Covre, Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus, Antonio D?Alessandro, Presidente Parsec-Consortium, Federica Gaspari, Parsec, Coordinatrice UdS Progetto Roxanne Roma.

E? stata inoltre richiesta la partecipazione di Vittorio Rizzi, Dirigente Squadra Mobile di Roma, e del Prefetto di Roma, Carlo Mosca.

?I fenomeni della prostituzione e della tratta ? si legge nella brochure informativa sul seminario - sono entrati prepotentemente nell?agenda degli amministratori della città attraverso la potenza mediatica.

Ogni volta che si innesta questo meccanismo, i decisori politici si trovano di fronte alla rappresentazione collettiva esasperata di un fenomeno che pure ha una sua continuità e una sua storia. Sembra indispensabile chiedersi qual è lo stato di capacità della policy community di assorbire e rendere compatibile, nella città di Roma, la presenza di un fenomeno difficilissimo anche solo da spiegare.

Nella comprensione dell?esistenza e del successo della prostituzione, infatti, variabili che riguardano la struttura culturale profonda di una popolazione, biografie personali, condizioni di sistema, domande, bisogni, affettività non soddisfatte e corporeità sofferenti, si intrecciano alla morale comune, al costume e alle condizioni di vita degli abitanti di contesti particolarmente investiti dal fenomeno.

Tutte le manifestazioni di tolleranza e di sofferenza possono essere foriere di seri problemi di convivenza, dello sviluppo di conflitti insolubili e dello scontro tra diritti. In queste situazioni, la formazione si rivela una carta da giocare per mettere in circolo le conoscenze più avanzate, condividere le riflessioni e creare un livello di competenza adeguato per tutta la comunità dei decisori.

La metropoli romana, in particolare, esprime un livello di complessità massimo nella sua struttura di governo, che pone domande alle politiche sociali, e costringe ad un continuo ripensamento del sistema di nessi che deve organizzare i livelli locale e cittadino. Tale sistema è relativo ai contenuti portati da ogni singolo fenomeno e, se non nelle sue linee più generali, probabilmente non è standardizzabile ma processuale. In questo senso, l?adesione al seminario proposto assume una valenza strategica per il governo di un fenomeno complesso in una situazione ipercomplessa?.

Il seminario ? pratico, mirato all?acquisizione di elementi e strumenti per la messa a punto di soluzioni operative ? propone una metodologia integrata, orientata all?incontro di saperi e all?elaborazione comune di strategie successivamente personalizzabili.

Obiettivi del Seminario, l?acquisizione di competenze sul fenomeno e sulle modalità di affrontarlo in un contesto di convivenza complesso come quello metropolitano. Inoltre, tra le finalità generali del Seminario (che rappresenta un?occasione per lo sviluppo di capacità di coordinamento tra diversi livelli amministrativi, in senso orizzontale e verticale), contribuire alla creazione di una policy community competente, capace di comunicare, di coordinarsi e di operare in modo concordato.

La metodologia richiama i criteri del cooperative learning, partendo dal principio base dell?educazione degli adulti: l?attivazione dell?apprendimento e dello sviluppo di nuove capacità a partire dalla possibilità di dare risposta a quesiti aperti e problematici che riguardano il proprio agire personale e professionale.

Il metodo permette di valorizzare al massimo il contributo dei partecipanti, ? fino a un massimo di 50 per rendere possibile un?organizzazione dei lavori che possa portare a risultati concreti ? facendo esprimere ad ognuno il proprio potenziale operativo e argomentativi e strutturando un contesto per la ricerca e la negoziazione di soluzioni condivise.

A questo fine, saranno utilizzati metodi avanzati di gestione della didattica e gli stessi discenti saranno in alcuni momenti chiamati a gestire le lezioni.

Tra i contenuti del Seminario - di 20 ore, diluite nell?arco delle quattro giornate di lavoro ? dalla riflessione sui nodi centrali del dibattito attuale relativo al fenomeno, all?acquisizione delle conoscenze normative e storiche essenziali per la comprensione, alla presentazione di buone prassi, fino a strutturare uno spazio per la rielaborazione delle possibilità concrete di intervento, alla luce del contenuto specifico della metropoli romana. Per info e iscrizioni: di fax: 06 8611067 o all?indirizzo e-mail: info@theores.it
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27 novembre 2007

Farmaci, meno leggi ma non meno rigore

Meno leggi e più controlli nel settore farmaceutico? Un'ipotesi "condivisibile, fermo restando che il farmaco rappresenta un bene di salute e, come tale, va garantito". Dunque "meno leggi e meno burocrazia, purché non abbassino il livello di qualità e sicurezza del sistema".

A parlare è il ministro della Salute Livia Turco che, nel suo intervento, risponde così all'appello di Farmindustria lanciato oggi in un convegno a Roma. Una richiesta, quella degli industriali, che punta a "un contesto legislativo e regolatorio chiaro, stabile e coerente", all'insegna della trasparenza e di maggiori controlli.

Il ministro risponde poi, e "fa propria", anche un'altra richiesta di Farmindustria: che i controlli non si limitino alla filiera del farmaco, ma siano davvero a 360 gradi su tutto il sistema sanitario. "Non si può chiedere efficienza, rigore e controllo soltanto al settore farmaceutico - afferma Turco - e non c'è dubbio che tutti gli interessati, dalle industrie alle farmacie ai distributori, siano stati finora sottoposti a regole impegnative e limiti, proprio perché nell'occhio del ciclone, data la delicatezza del 'bene farmaco'.

Ma non c'è dubbio - sostiene il ministro - che analogo sforzo vada chiesto a tutti i componenti del sistema sanitario. Dunque bisogna lavorare in un'ottica di sistema: agire su quelli che sono i centri di costo, sulla produzione di beni e servizi, sulla politica del personale, sui costi dei Livelli essenziali di assistenza (nel senso di valutare anche le loro modalità erogative) e realizzare con grande determinazione quella riconversione, tanto evocata ma difficile da realizzare, tra assistenza ospedaliera e territoriale.

Credo - aggiunge - che questo sia il modo per promuovere l'efficienza del Ssn. Sullo snellimento della burocrazia e l'aumento dei controlli nel settore farmaceutico, Turco ricorda che il ministero della Salute e l'Aifa "sono impegnati in maniera concreta e riscontrabile", e ripercorre la 'strada' già intrapresa in questa direzione.

A partire dalla riduzione del "peso burocratico e dei tempi lunghi nelle procedure di autorizzazione dei farmaci", che "sono migliorate - dice Turco - ma sulle quali solleciterò l'Aifa a fare ancora di più". Inoltre sta per essere recepito definitivamente, dal Consiglio dei Ministri, il nuovo Codice farmaceutico europeo e l'Italia è uno dei primi Paesi a farlo".

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Bambini in carcere, un?emergenza non più rinviabile

Il mese scorso il Capo dipartimento dell?amministrazione penitenziaria Ettore Ferrara aveva lanciato l?allarme sul grave affollamento delle strutture carcerarie del Paese e sulle negative ricadute prodotte nel sistema penitenziario che il Sindacato autonomo polizia penitenziaria sostiene, inutilmente, ormai da troppo tempo.

Le carceri italiane ? nonostante l?indulto ? sono ormai al collasso. Ed è grave che la classe politica e di Governo non abbiano recepito per tempo i nostri allarmi? è la denuncia, sempre il mese scorso, della segreteria generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), l?organizzazione più rappresentativa del personale con 12mila iscritti.

?Gli stessi dati sull'indulto ? afferma il Sappe - evidenziano come non siano stati affatto programmati dal Governo quegli interventi strutturali per il sistema carcere ? chiesti anche dal Capo dello Stato Napolitano - necessari per non vanificare in pochi mesi gli effetti di questo atto di clemenza. Parliamo di provvedimenti concreti di potenziamento dell?area penale esterna, che tengano in carcere chi veramente deve starci e potenzino gli organici di polizia penitenziaria cui affidare i compiti di controllo sull'esecuzione penale.

A dir poco vergognosa, poi, è la situazione dei bambini detenuti con le loro madri, una cinquantina in tutta Italia, molto spesso figli di giovani rom e straniere, e che fino ai tre anni possono, secondo quanto prevede la legge, restare con la madre detenuta. Quest?estate, nel carcere romano di Rebibbia, due detenute straniere si sono trovate costrette a partorire nell'infermeria del carcere perché la magistratura di sorveglianza non ha fatto in tempo ad autorizzare il trasferimento in ospedale.

Sempre quest?estate, nel carcere di Buoncammino è finito in carcere con la madre sorpresa a rubare in un appartamento a Cagliari, un neonato di appena 20 giorni, che rimase tra le sbarre per 55 giorni. Un caso che destò scalpore e riaccese per qualche tempo i riflettori su un?emergenza non più rinviabile. Un bruttissimo e vergognoso episodio che evidenzia l'urgenza di individuare strutture alternative al carcere in presenza di minori. Nonostante in altre realtà della Penisola la magistratura, l'amministrazione penitenziaria e gli enti locali abbiano trovato un accordo per evitare la presenza di bambini e di neonati negli istituti di pena', la situazione continua ad essere grave, e si registra nuovamente un record di presenze, a poco più di un anno dall'indulto, che aveva svuotato le sezioni Nido degli istituti penitenziari.

Risale ad alcuni giorni fa l?ennesimo allarme lanciato dal garante per i diritti dei detenuti della Regione Lazio, Angiolo Marroni: 31 bimbi al Nido di Rebibbia, rispetto ad una capienza massima di 13, con i conseguenti trasferimenti che spesso non tengono in nessuna considerazione le singole realtà familiari e affettive. E' il disegno di legge che permetterebbe di porre fine alla loro detenzione in quanto figli di donne carcerate? Langue, da oltre un anno alla Camera dei Deputati, mentre i tempi della politica, nonostante l?emergenza procedono spaventosamente lenti, incuranti dei piccoli che continuano a vivere dietro le sbarre.

Il ddl in questione interverrebbe nel perfezionare la legge Finocchiaro (40/01), che prevede per le madri condannate in via definitiva, misure alternative aldilà degli ordinari limiti, ma quelle in attesa di giudizio. Per loro, il testo approvato in Commissione giustizia della Camera il 13 dicembre del 2006 prevede la possibilità di scontare la pena con i propri figli in case famiglia protette, con personale in borghese al posto delle divise e senza sbarre alle finestre, per alleviare ai bambini il disagio della carcerazione.

La nuova legge, se approvata, permetterebbe alle detenute con figli al di sotto dei dieci anni, di vivere presso le case famiglie. E? inaccettabile che ancora si tolleri che nelle sezioni Nido delle case di reclusione continuano a vivere bimbi molto piccoli, in attesa di compiere il loro terzo anno d'età' ed essere allontanati poi dalle loro madri, per finire, nella migliore delle ipotesi nelle famiglie di provenienza, se in grado di occuparsene, o costretti all'esperienza dell'affido o delle case famiglia. Altro aspetto critico che il ddl dovrebbe risolvere è il fatto che in caso di malattia del piccolo, riguarda l'autorizzazione ad accompagnare il bimbo in ospedale che potrà essere concessa anche dal direttore dell'istituto e non solo dal magistrato di sorveglianza. Per evitare che succeda ancora quello che è accaduto alle due partorienti del carcere romano.

A Roma, il sabato i bambini di Rebibbia vengono portati fuori dai volontari dell'Associazione per vivere un giorno di normalità, ma ad Avellino, dove non esiste una convenzione tra carcere e asili pubblici, i bambini continuano a restano sempre dentro. A Milano, in attesa dell'approvazione del disegno di legge, la Provincia ha aperto in uno stabile di sua proprietà (in Via Macedonio Melloni) una casa famiglia senza sbarre né divise.

In 500 metri quadri sono ospitate 12 donne detenute con i loro figli. L? edificio, che anticamente era un istituto per l'infanzia abbandonata; ora è diventato l'istituto per l'infanzia accudita, che accompagnerà i bambini verso un futuro di educazione normale e le loro madri ad un più facile reinserimento sociale. Della struttura milanese si può parlare di eccellenza, perché particolarmente accogliente.
Delt@

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26 novembre 2007

Emergenza influenzale, un tavolo operativo per una migliore gestione dell'influenza

Un tavolo 'operativo' per gestire l'emergenza influenzale, a cui siedono medici di famiglia, infettivologi e farmacisti.

Obiettivo coordinare e pianificare il lavoro dei diversi professionisti che durante l'epidemia si trovano a lavorare su fronti diversi e troppo spesso non hanno modo di comunicare.

E' l'iniziativa presentata al 24esimo Congresso della Società italiana di medicina generale (Simg), in corso a Firenze, e che per la prima volta riunisce gli operatori sanitari per una gestione comune dell'influenza.

Secondo le previsioni il virus influenzale colpirà da dicembre a marzo tra i 3 e i 5 milioni di italiani, ma non si preannuncia più aggressivo dei precedenti. "Quest'anno - afferma Claudio Cricelli, presidente della Simg -attiveremo per la prima volta un tavolo di confronto tra medici di famiglia, infettivologi e farmacisti con l'obiettivo di gestire al meglio le complicanze di una malattia troppo spesso considerata banale.

Basti pensare che lo scorso anno si sono registrati 8.000 decessi, in Italia, legati alle complicanze dell'influenza, soprattutto tra gli anziani".

Il vaccino, ricorda Cricelli, è l'arma principale per la prevenzione, ma esistono altri strumenti a disposizione del medico, tra cui gli antivirali.

Da qui la necessità di confronto e dialogo con i farmacisti che rispondono alle molte richieste dei cittadini sui farmaci, soprattutto sul "fai da te".

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L'ottico non è un medico, la SOI contraria all'articolato governativo

"Presto 28 mila ottici e 32 mila odontotecnici italiani potranno farsi chiamare 'dottori', presentarsi in camice e curare i pazienti esattamente come fanno oggi le figure mediche corrispondenti, e cioè gli oculisti e gli odontoiatri".

A dire no all'articolato "volto a trasformare in operatori sanitari professionisti degnissimi, ma storicamente dotati di competenze tecnico-commerciali, e non mediche", è il segretario della Società oftalmologica italiana (SOI), Matteo Piovella.

Durante un incontro organizzato a Milano, l'esperto ha puntato il dito contro "una mossa governativa volta ad accontentare delle categorie solamente a fini elettorali.

Quando lo scopo dovrebbe invece essere tutelare la salute dei cittadini". Secondo Piovella, gli effetti dell'articolato "saranno gravi soprattutto per quanto riguarda la figura dell'ottico.

Perché mentre l'odontotecnico continuerà a lavorare in stretta collaborazione con il medico odontoiatra, l'ottico non avrà alcun interesse a interagire con il medico oculista.

Anzi, avrà tutto l'interesse a entrare in maggiore competizione con lui", prevede Piovella.

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Medici specializzandi, non basta modifica calendari

"Non è con la riforma dei calendari che si realizza un vero processo di rinnovamento del sistema formativo dei medici in Italia".

Questo il commento dell'Anaao Assomed, principale sindacato della dirigenza medica. sui decreti presentati ieri dal ministro dell'Università e della ricerca, Fabio Mussi, con le nuove date dell'esame di abilitazione alla professione medica e di avvio dei corsi di specializzazione in Medicina e Chirurgia.

L'Anaao "dà atto al ministro di aver operato con tempismo e buonsenso per dare soluzione ai problemi che si è trovato sul tavolo", ma non ritiene che cambiare i calendari sui corsi di specializzazione sia sufficiente.

L'Anaao, infatti, lamenta il fatto che in questo modo siano "escluse le competenze e le prerogative del Ssn, costituendo un'anomalia in Europa, dove in nessun caso la formazione post-laurea è di esclusiva pertinenza dell'Università".

Il sindacato ripropone quindi l'urgenza e la necessità "di iniziare a ragionare su un modello che non sia più quello tradizionale delle facoltà, insufficiente per logiche e dimensioni a far fronte alla continua espansione di una domanda a carattere pratico".

I medici in formazione "vengono sì retribuiti dal Ssn - prosegue l'Anaao - ma non lavorano negli ospedali, poiché sono considerati, contro logica e legge, proprietà privata delle Facoltà di medicina. Ovvero una forza lavoro a basso costo - termina l'Anaao - in grado di assicurare i volumi produttivi che giustificano l'esistenza della marea 'montante' di Unità operativa direzione universitaria".

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Sanità, bando per ricercatori

È stato pubblicato sul sito internet del Ministero della Salute il Bando per giovani ricercatori.

Per darne massima diffusione la notizia è stata riportata sulla Gazzetta Ufficiale serie Generale del 28 novembre 2007.

Tale iniziativa del Ministero della Salute è destinata a promuovere la ricerca sanitaria tra i ricercatori di età inferiore a quaranta anni alla data di prima scadenza del Bando: 15 gennaio 2008.

Possono accedere tutti i ricercatori, anche a tempo determinato, che operano presso i Destinatari Istituzionali dei fondi di ricerca del Ministero della Salute (Regioni e Province Autonome, Istituto Superiore di Sanità, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro, Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico pubblici e privati, Istituti Zooprofilattici Sperimentali), nonché i ricercatori che operano presso università, enti e istituzioni di ricerca pubbliche e private o presso imprese pubbliche e private in possesso dei requisisti previsti dal bando.

Le risorse a disposizione per l'anno 2007 ammontano a circa 15.000.000 di euro.

Tutti i progetti presentati, tramite i Destinatari Istituzionali del Ministero della Salute, saranno sottoposti alla valutazione di un comitato costituito da esperti italiani e stranieri, di età inferiore a quaranta anni.

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No al fumo, una questione di responsabilità

Approvazione piena da parte del Ministro della Salute Livia Turco per l'iniziativa adottata dall'Assessore alla Sanità del Comune di Napoli, Rino Nasti che, con un'ordinanza, estende il divieto di fumo anche ai parchi comunali se si è in presenza di neonati e bambini fino ai 12 anni e donne incinta.

"Questa iniziativa - sottolinea Turco - coglie appieno lo spirito del programma del Governo "Guadagnare Salute" che ha come obiettivo proprio quello della promozione di stili di vita salutari attraverso la collaborazione tra le diverse istituzioni.

E certamente - conclude - il fumo sia attivo che passivo è uno dei fattori più nocivi per la nostra salute".

Inoltre, il Ministro riconosce nel provvedimento un valore simbolico di assunzione di responsabilità: "Se il fumo fa male, bisogna evitare di fumare: quindi troviamo e adottiamo gli strumenti che consentono di andare in questa direzione.

C'è una ripresa del fumo fra i giovani e dunque va rilanciata la legge Sirchia. Anche per questo se un'amministrazione dimostra interesse a combattere il fenomeno, con un'iniziativa simbolica, ben venga".

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24 novembre 2007

Obesità, la "pillola del miracolo" non esiste

Oltre un miliardo di persone nel mondo sono obese o in sovrappeso. E nel 2005 sono stati spesi circa 1,2 miliardi di dollari in farmaci anti-obesità.

Comunque, secondo uno studio del British Medical Journal, la spesa è stata vana. L'efficacia di questi farmaci, di fatto, è bassa o comunque inferiore alle aspettative, sia dei medici, sia dei pazienti.

Come è dimostrato da più parti l'unico trattamento per perdere peso è una dieta appropriata associata a un supporto adeguato multidisciplinare che comprende il contributo dell'endocrinologo, dello psicologo, dell'internista e, per primo, del medico di famiglia che dovrebbe promuovere cambiamenti graduali e costanti dello stile di vita quotidiano.

Tra questi cambiamenti il più importante è la ripresa dell'attività fisica. Il trattamento farmacologico è in secondo piano e va considerato solo in situazioni particolari.

Il farmaco, infatti, dovrebbe essere prescritto solo alle persone con BMI di 30 kg/m² o superiore, nelle quali almeno tre mesi di dieta controllata, esercizio fisico e modificazioni del comportamento non abbiano raggiunto l'obiettivo di una riduzione reale di peso.

Se poi vi sono fattori di rischio, per esempio il diabete, può essere appropriato prescrivere farmaci anche a soggetti con BMI inferiore. In conclusione: la "pillola del miracolo" per gli obesi non esiste e i risultati dello studio pubblicato sul BMJ confermano.

Miti e realtà sulle diete veloci

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23 novembre 2007

Ricerca, il Ministro Turco: una vergognosa guerra per bande

"Vogliamo dircela tutta: questa è una vergognosa guerra per bande". Non usa mezzi termini il ministro della Salute, Livia Turco, respingendo in un'intervista alla Stampa le accuse di gestione clientelare dei fondi per la ricerca, e difendendo la riconferma di Enrico Garaci al vertice dell'Istituto superiore di sanità (ISS), dopo le polemiche dei giorni scorsi.

"Ho semplicemente valutato il merito e la competenza della persona - spiega - E ho seguito la procedura, che prevede che la nomina sia fatta dal Consiglio dei ministri, previa segnalazione del ministro della Salute e parere del Parlamento". E, di fronte alla lettera dei tre ricercatori che lamentano una gestione clientelare dei fondi per la ricerca, il ministro chiarisce che "un conto è chiedere dei chiarimenti e un conto è fare delle denunce. In quest'ultimo caso bisognerebbe fondarle sui fatti".

La somma complessiva ammonta a 8 milioni di euro e non a 3, precisa la Turco, "perchè nelle more dell'assegnazione abbiamo acquisito altri 5 milioni". Inoltre, il ministro sottolinea di aver "dato disposizione affinché l'assegnazione di questi finanziamenti avvenga attraverso un bando pubblico, e che la valutazione dei progetti sia fatta da figure esterne".

La riunione della Commissione ricerca è prevista per il 5 dicembre, e si tratta di "una commissione completamente rinnovata", presieduta da Alessandro Liberati. La Turco ricorda di aver 'stracciato' il decreto che stabiliva l'assegnazione diretta dei finanziamenti. "Dal luglio 2006 l'unico criterio che vale - precisa - è il bando pubblico".

Il ministro rivendica, così, di aver introdotto nel settore competenza e trasparenza. Respinte anche le polemiche sulla riconferma di Garaci. E sulla questione dei pareri discordi da parte delle Commissioni di Camera e Senato, la Turco precisa che si trattava di una discordanza "solo nel voto. Perchè nelle dichiarazioni di voto una larga maggioranza di senatori era d'accordo".

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Medicina, assurdo parcheggiare i neolaureati per un anno

Neolaureati in medicina 'parcheggiati' per un anno? "Sarebbe assolutamente assurdo. Mussi rivaluti le sue intenzioni".

A dichiararlo è il senatore Roberto Manzione (Ulivo-Unione Democratica), mentre nelle piazze italiane continuano le proteste degli studenti contro la decisione del ministro dell'Università e ricerca, Fabio Mussi, di bandire già per gennaio l'esame d'ingresso per le scuole di specializzazione.

"Per partecipare ai concorsi occorre aver conseguito l'abilitazione alla professione medica - spiega Manzione - cosa che, per i quasi 5 mila neolaureati, non potrà materialmente avvenire prima del 15 febbraio 2008".

Per questo motivo, prosegue, "sarebbe opportuno che il ministro Mussi rivalutasse la sua intenzione, posticipando il bando di concorso onde consentire, come è sempre accaduto, anche ai neolaureati di poter immediatamente partecipare".

Secondo Manzione, infatti, "non sarebbe giusto vietar loro la possibilità di avviarsi rapidamente alla professione che hanno scelto. Un anno di parcheggio sarebbe assurdo. E Mussi è certamente contrario alle assurdità".

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Medici, cambiano i criteri di accesso alle scuole di specializzazione

Lo prevede un emendamento alla Finanziaria che il ministro Mussi presenterà in Parlamento

Cambiano i criteri di accesso per le scuole di specializzazione di medicina e chirurgia. Ai concorsi potranno partecipare i laureati in medicina e chirurgia, ma anche gli iscritti all'ultimo anno del corso di laurea in possesso però di almeno 300 crediti formativi.

E ancora. Avranno semaforo verde per i corsi di specializzazione anche gli studenti fuori corso con 360 crediti, a condizione di conseguire la laurea e l'abilitazione per l'esercizio dell'attività professionale entro la data di inizio dei corsi delle scuole di specializzazione. Lo prevede un emendamento alla Finanziaria che il ministro dell'Università e della ricerca, Fabio Mussi, presenterà in Parlamento.

Ad annunciarlo è lo stesso Mussi, nel corso di una conferenza stampa a Roma nella sede del ministero dell'Università e della ricerca. Ma il ministro sta lavorando anche a un decreto che consenta di riformare e riportare a regime l'intero sistema di accesso alle scuole di specializzazione. Mussi sta mettendo infatti a punto un provvedimento che stabilisce l'apertura dei corsi delle scuole di specializzazione fissata al primo dicembre di ogni anno, a partire dal 2008."Stiamo lavorando - ha detto il ministro Mussi - a una riforma globale dell'intero sistema di accesso alle scuole di specializzazioni in medicina e chirurgia.

I due decreti firmati ieri, con il conseguente spostamento delle date di apertura dei corsi e dell'esame di abilitazione professionale, sono solo l'inizio di un percorso più ampio. Un tragitto di riforma dell'intero sistema che, c'è da dire, abbiamo ereditato pieno zeppo di problemi". Mussi punta quindi l'indice sul precedente ministro dell'Università e Ricerca, Letizia Moratti. "Tanto per ingarbugliare la situazione - ha ironizzato Mussi - sembra quasi che l'ex ministro Moratti abbia fatto ricorso all"ufficio complicazioni'. Con il decreto del 6 marzo 2006 ha introdotto la clausola secondo cui l'abilitazione doveva essere conseguita già al momento della domanda dell'esame.

Questo decreto - ha aggiunto Mussi - e un certo ritardo della Conferenza Stato-Regioni nel definire la triennalità delle quote degli specializzandi, hanno fatto sì che l'anno scorso l'esame si svolgesse a luglio. Con considerevole ritardo. E io sono diventato ministro sedendomi sopra questo ritardo per quasi un anno. Ritardo che ha provocato un certo numero di ricorsi giurisdizionali ma, a quanto mi risulta, nessun movimento di protesta di piazza". Mussi detta quindi la ricetta per uscire da questa aggrovigliata situazione.

"Ora il problema che ci siamo posti - ha detto - è quello di recuperare questo ritardo e rimettere in tutto sincronia, dando regolarità ai sistemi di accesso e al regolare inizio dei corsi delle scuole di specializzazione. Un lavoro che - ha concluso Mussi - grazie all'emendamento in Finanziaria e al decreto che fissa l'inizio dei corsi al primo dicembre di ogni anno, a partire dal 2008, dovrebbe essere portato a termine".

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22 novembre 2007

Alcool e danni sul feto: prove frammentarie

Non vi sono prove convincenti del fatto che l'assunzione di alcool eccessiva in fase prenatale, contrariamente all'abitudine cronica ad assumere forti quantità di alcool, abbia effetti negativi sul feto in via di sviluppo.

Vi sono comunque alcune prove di possibili effetti negativi sul neurosviluppo, benchè siano in genere piuttosto limitati e siano necessarie ulteriori ricerche per confermare ciò.

Mentre la costante assunzione massiva di alcool durante la gravidanza è notoriamente associata a difetti di nascita e problemi neurologici nella prole, è meno chiaro l'impatto di una forte assunzione di alcool concentrata nel tempo sullo sviluppo del feto.

Per il momento, comunque, alle donne in gravidanza andrebbe sconsigliato un simile comportamento.

Nel caso in cui una donna in gravidanza riporti un episodio singolo di ubriachezza, però, come spesso accade, è importante evitare di indurre ansia non necessaria, in quanto al momento il rischio appare minimo.

(J Epidemiol Community Health 2007; 61: 1069-73)

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Medici e veterinari, il 26 scioperano anche i ministeriali

Anche i medici e i veterinari del ministero della Salute aderiranno allo sciopero proclamato il prossimo 26 novembre dai medici del Ssn aderenti alle sigle Anaao Assomed, Anpo, Assomed-Sivemp, Aupi, Cimo-Asmd (Ugl medici - Snami dirigenza medica - Unione medica), Civemp (Sivemp-Simet), Federazione Cisl medici, Federazione medici aderente Uil Fpl, Fedir Sanità, Fp Cgil, Fp Cgil Medici, Sds Snabi, Sidirss, Sinafo e Uil Fpl.

Una protesta che riunisce dunque tutto il personale dell'Area III della dirigenza dei ruoli sanitario, professionale, tecnico e amministrativo e dell'Area IV della dirigenza medica, veterinaria e odontoiatrica del Ssn.

"Assomed-Sivemp ha proclamato lo sciopero anche del personale medico e veterinario del ministero della Salute", avvisa il dicastero di Lungotevere Ripa, che aggiunge: "Nel corso dello sciopero saranno assicurati, dalle amministrazioni pubbliche interessate, adeguati livelli di funzionamento dei servizi pubblici essenziali nel rispetto delle vigenti discipline, ai sensi della Legge 12 giugno 1990, 146 e successive modificazioni e integrazioni".

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Medici con il doppio lavoro, un'assurdità soltanto italiana

I medici del Ssn che fanno il 'doppio lavoro', "quelli che sono operativi negli ospedali pubblici, ma che a una certa ora corrono a svolgere la propria attività in casa di cura", sono "un'assurdità soltanto italiana".

A puntare il dito è Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, intervenuto ieri a un incontro organizzato dalla Provincia sul Cerba (Centro europeo di ricerca biomedica avanzata) che sorgerà nel capoluogo lombardo.

Lo scienziato sollecita l'intervento del ministero della Salute. "So che sta lavorando per una regolamentazione" ad hoc, spiega Veronesi ai giornalisti a margine della conferenza stampa. "Il ministro Turco la pensa esattamente come me - precisa - ma se ci sono ragioni politiche che possono far sorgere difficoltà in proposito, io questo non lo so".

Credo che il ministero della Salute vada verso una proposta di regolamentazione ospedaliera che preveda in maniera assoluta e inderogabile il tempo pieno obbligatorio per i sanitari, come avviene in tutto il resto d'Europa", continua l'ex ministro della Sanità. Secondo Veronesi, "il medico deve stare dentro l'ospedale tutto il tempo.

E non solo perché non deve fare concorrenza alla struttura in cui lavora, ma anche perché deve partecipare alla vita ospedaliera con i colleghi, stare vicino a infermieri e malati, ed essere sempre disponibile". Il medico, insiste l'oncologo, "non può guardare l'orologio perché a un certo punto deve scappare in casa di cura".

Deve stare in ospedale non solo fisicamente, ma "anche mentalmente", investendo nel lavoro che svolge in ospedale "tutto il suo cuore e il suo aspetto emozionale". E' questa, puntualizza, "la filosofia che portiamo avanti all'Ieo e che con il progetto Cerba puntiamo a trasferire anche in altre realtà.

L'Ieo - ricorda - è un istituto sostenuto dal mecenatismo lombardo, ma no-profit, dove tutto il personale lavora a tempo pieno diversamente da quando accade invece ancora negli ospedali pubblici". Dal canto suo, il futuro Cerba arruolerà a regime più di 6 mila operatori a tempo pieno.

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Anaao, regole da cambiare, ministro Mussi ascolti esigenze neolaureati

Non sono solo i bandi per l'ammissione alle scuole di specializzazione di area medica a creare problemi. L'intero sistema formativo dei camici bianchi è da "cambiare radicalmente" in quanto "rigido e obsoleto".

Parola dell'Anaao Assomed, principale sindacato della dirigenza medica. La sigla invita, in una nota, il ministro dell'Università e ricerca, Fabio Mussi, ad ascoltare le richieste dei neolaureati che in questi giorni stanno affollando le piazze milanesi e romane per protestare contro i problemi di accesso ai concorsi per le scuole di specializzazione.

Un primo passo al quale, però, deve seguire "un ripensamento delle procedure, dei luoghi e dei contenuti della formazione", ribadisce il sindacato.

Intanto il ministro, prosegue la nota, "potrebbe sincronizzare l'emanazione del bando con le esigenze dei medici laureatisi nel corso del 2007 o assumere l'impegno di mettere a concorso i posti disponibili in due bandi in ragione del numero di laureati interessati, assicurando la necessaria flessibilità dei modelli didattici per consentire un inizio differenziato con una durata certa ed eguale del periodo formativo".

Superare le "rigidità burocratiche di un modello obsoleto e autoreferenziale, scandite da uno sterile calendario di date di laurea, tirocinio, abilitazione, ammissione alla agognata specializzazione": questa dovrebbe essere, secondo l'Anaao, la strada da intraprendere per sciogliere "l'intreccio di interessi che si agitano dentro e fuori il sistema e per uscire da una crisi che assumerà un andamento cronico con periodi di acuzie".

L'esigenza di un cambiamento, conclude il sindacato, deve essere "messa sul tappeto da tutti gli attori interessati, a partire dai soggetti in formazione".

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Comune di Roma e Prefettura lanciano il servizio "H24" contro la violenza sulle donne

Un servizio che mette in rete i centri antiviolenza con i servizi di assistenza sociale, avvalendosi della collaborazione delle forze dell?ordine, e il cui scopo è quello di supportare le vittime non solo da un punto di vista medico ma anche legale.

A partire dal 10 dicembre sarà attivo a Roma ''H24'', il nuovo servizio messo a punto dal Campidoglio e presentato ieri, preposto ad accogliere le donne vittime di violenza, grazie ad un?equipe di psicologi, avvocati, mediatori culturali e assistenti sociali che aiuteranno anche - secondo le necessità ? a risolvere sia le pratiche burocratiche che quelle medico legali, spesso veri incubi soprattutto per le migranti.

Il servizio di pronto intervento, ha spiegato l?Assessora alle Pari Opportunità Cecilia D?Elia, ?integra i nostri altri servizi (vedi centro antiviolenza di Torrespaccata, gestito dall?associazione Differenza donna) con i servizi sociali perché il tema delle donne è parte del progetto del Comune sul sociale.

Metteremo in rete la sala operativa sociale con un?equipe specializzata e formata dalle professionalità di associazioni come Telefono Rosa e Differenza donna?, che conoscono bene la realtà di un fenomeno quello della violenza sulle donne, che secondo le ultime rilevazioni Istat nel Lazio ha un?incidenza maggiore rispetto alla media nazionale.

A confermarlo i numeri: 1024 le donne che dal primo gennaio al 30 ottobre 2007 si sono rivolte al Telefono Rosa perché vittime di violenza, di queste circa 300 sono straniere, 344 italiane e 107 straniere sono invece quelle che hanno contattato il centro antiviolenza di Torrespaccata, mentre altre 50 si sono rivolte alla Casa internazionale delle donne.

?I dati relativi alla regione Lazio, diffusi dall?Istat, sono in percentuale maggiore anche perché ? continua D?Elia - le donne nella nostra regione denunciano di più, le stesse statistiche parlano dell?8% di denunce rispetto al 6% nazionale. Sono comunque dati che meritano attenzione. Il problema, comunque va affrontato nella sua globalità, ci vuole ad esempio una maggiore velocità nei processi e più attenzione al sommerso, soprattutto per quanto riguarda la violenza domestica?.

Presto, grazie anche all?apporto della Prefettura, saranno distribuiti a tutti gli attori attivi sulla città - 118, le forze dell?ordine e il pronto soccorso ecc. - dei dépliant informativi
Delt@

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Violenza contro le donne, inizia in famiglia e non ha confini

Si corre verso la manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne del 24 novembre e si moltiplicano le occasioni di dialogo, discussione e confronto. Ieri pomeriggio, il collettivo femminista ?infinite Voglie? e il ?Centro Donna Lisa? hanno indetto all?Horus Occupato un?assemblea pubblica, aperta a tutti e dedicata in particolar modo alle donne e ai gruppi femministi e femminili interessati a contribuire in modo attivo all?organizzazione della manifestazione che ? ricordiamo ? intende lanciare un segnale forte alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Si preferisce, significativamente, parlare di violenza maschile sulle donne, piuttosto che ? in astratto ? di violenza di genere: la violenza contro le donne, infatti, non è riconducibile alla devianza di un popolo in particolare, o di una specifica dimensione sociale. La violenza contro le donne riguarda gli uomini di tutto il mondo senza distinzione di nazionalità, credo religioso, grado di istruzione, appartenenza politica.

La violenza maschile contro le donne è, in questo senso, un problema trasversale, ed è in ragione di questa sua natura che può trovare soluzione solo a partire da una pluralità di diverse iniziative. La manifestazione del 24 novembre grida con forza «No» alla violenza psichica e fisica sulle donne, ma pronuncia un «no», altrettanto reciso, a qualsiasi forma di strumentalizzazione.

La morte di Francesca Reggiani ? aggredita, stuprata e uccisa da un cittadino romeno ? ha acceso i riflettori su una problematica che sfugge alle maglie più profonde della violenza contro le donne riducendola, semplicisticamente, ad un problema di sicurezza delle città, ad una questione di ordine pubblico.

Non è un ?pacchetto sicurezza? il punto di svolta di una situazione che arriva all?attenzione della gente comune solo quando si traduce in un caso di cronaca appetibile per il circuito mediatico e asservibile agli scopi della Politica. La violenza maschile contro le donne è un problema legato alla ?disparità di poteri?, al dominio storico di un sesso sull?altro, che attanaglia il sistema culturale del nostro Paese.

Per portare alla luce questa situazione nel concreto, e per intraprendere soluzioni possibili, non ci si può nascondere all?ombra dell??uomo nero?, del soggetto deviato, dello straniero. Per mettere a fuoco il quadro effettivo della violenza maschile contro le donne in Italia occorre il coraggio di dire che il ?mostro? è dentro le nostre case. Più del 90% delle violenze sulle donne si consuma tra le pareti domestiche: i carnefici? Mariti e fidanzati, ex partner, padri e fratelli. È questa la realtà che bisogna guardare in faccia per evitare di cercare soluzioni ?facili? a problematiche che non lo sono affatto.

La violenza contro le donne non deve, dunque, diventare un escamotage per mettere in atto politiche restrittive e sicuritarie. Perché questo non accada è naturalmente necessario anche un intervento legislativo, che si snodi lungo tre principali linee direttrici della prevenzione, della sensibilizzazione e dell?uniformità del sistema penale e processuale.

Si muove in questa direzione il disegno di legge ?Misure di sensibilizzazione e prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona e nell' ambito della famiglia, per l' orientamento sessuale, l'identità di genere ed ogni altra causa di discriminazione?, proposto dal Ministero della Giustizia, dal Ministero delle Pari Opportunità e dal Ministero della Famiglia e attualmente in discussione, in Commissione Giustizia del Senato. Questo D.L. rappresenta il primo tentativo da parte dell?Italia di dotarsi di una normativa onnicomprensiva in materia di violenza contro le donne, sul modello di quella Spagnola.

È un primo passo nella giusta direzione, ma sabato 24 novembre si scende in piazza anche per dire che non è abbastanza. E che il grado di civiltà di un Paese si misura soprattutto dalla capacità di costruire basi culturali, politiche e sociali tali da garantire il diritto di pari dignità per tutti, senza distinzioni di genere.
Delt@

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21 novembre 2007

Lavoro femminile, il manifesto delle donne del Pd

(Roma) 68 tra parlamentari, ministre, sottosegretarie, componenti degli organismi del Pd, hanno sottoscritto un manifesto sul lavoro femminile, il cui titolo è: "Il lavoro femminile, un valore fondativo del Partito democratico. Il contributo delle donne alla modernizzazione del Paese".

Il manifesto è stato presentato ieri nella Sala delle conferenze stampa del Senato, alla presenza, tra gli altri, delle ministre Barbara Pollastrini e Linda Lanzillotta, delle senatrici Vittoria Franco, Rosa Villecco Calipari, Colomba Mongiello e Paola Binetti, della vicepresidente del gruppo del Pd della Camera Marina Sereni, delle deputate Donata Lenzi e Amalia Schirru, e di Alessia Mosca, neoresponsabile Lavoro per il Pd.

Il lavoro femminile e' la nuova frontiera dello sviluppo, della crescita di un Paese. E' ormai chiaro, infatti che il tasso di crescita del Pil è legato al livello di occupazione femminile.

Il Pd deve puntare su questo". Lo ha ribadito Vittoria Franco, presidente della commissione Cultura di Palazzo Madama, che ha sottolineato come "L'Italia occupa l'84° posto nella classifica mondiale della disparità di genere .

Occorre, dunque, invertire la tendenza che vede le donne, sebbene più qualificate, lavorare meno e prendere stipendi più bassi degli uomini. Ne va del Pil italiano e insieme della democrazia paritaria perseguita dal nuovo Partito", ha concluso Franco. "Nel Partito Democratico c'è stato il segnale del 50% di donne negli organismi elettivi, ma non ancora in quelli direttivi - ha detto Lanzillotta -. Si tratta di una sfida che dobbiamo raccogliere, per dimostrare in primis alle elettrici che la presenza delle donne cambia il quadro politico".

Per Barbara Pollastrini, invece, urge una battaglia in rete che metta al centro l'occupazione femminile. Da qui l?idea, annunciata, di una conferenza governativa in primavera su questo tema". Marina Sereni ha definito il Manifesto un contributo importante ai contenuti del Pd, la dimostrazione che, ancora una volta che le donne sono il 50% nel Pd perché hanno delle cose da dire e perché rappresentano più della metà degli elettori italiani".

Di famiglia ha invece parlato la senatrice Paola Binetti. "Parlando di donne e lavoro - ha detto - si parla sempre di famiglia. Lo Stato non può ragionare partendo dal singolo, ma deve considerare il nucleo familiare. E' necessario in prospettiva considerare orari più flessibili di lavoro e che anche i padri e i mariti contemplino questa conciliazione". "Siamo di fronte ad un problema culturale - ha aggiunto la senatrice Colomba Angiello, della commissione Lavoro - Basti l'esempio della legge sui congedi parentali, che non è applicata, alla quale ha fatto ricorso appena il 3% dei padri".

Intenzione delle donne del Pd è quella di avanzare una serie di proposte, alcune già in fase di attuazione tra Parlamento e governo, altre da mettere da progettare e alcune in embrione. Ma ciò che serve con urgenza, per le parlamentari del Pd, sono gli incentivi per favorire l'estensione dell'occupazione femminile, la permanenza al lavoro delle donne, le carriere, strumenti per superare i differenziali retributivi, sostegno all'imprenditoria femminile senza limiti di età, bollino rosa per istituzioni e aziende che realizzano l'uguaglianza, maggiore flessiblità negli orari, accesso al microcredito, riduzione del cuneo fiscale anche per le piccole imprese.

E ancora: regolarizzazione di chi lavora nei servizi alla persona, a partire dalle lavoratrici straniere, estensione della deducibilità fiscale delle spese per colf, baby sitter, asili, badanti, procedure che premino meriti e talenti. Le donne del Pd chiedono anche di valutare l'impatto di genere delle politiche, nonché il monitoraggio del rispetto reale delle condizioni di parità, il contrasto del mobbing.

E per quanto riguarda il nuovo welfare, riconoscere il lavoro di cura familiare anche a fini pensionistici, maggiore tutela della maternità, piano straordinario degli asili nido, più servizi on line, e una pubblica amministrazione più amica delle donne.

Delt@

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Facoltà di prescrizione delle ostetriche, contrario l'Ordine dei Medici di Roma

di Gabriella Pacini

La Ministra Livia Turco, attraverso un decreto legislativo che recepisce la Direttiva Europea n. 36 del 2005, riconosce alle Ostetriche la facoltà di prescrivere esami diagnostici.

Il profilo professionale delle Ostetriche definisce l?Ostetrica come ?l?operatore sanitario che assiste e consiglia la donna durante la gravidanza il parto e il puerperio?. l?ostetrica può pertanto impiegare tutti mezzi clinici, laboratoristi e strumentali?

Questo decreto finalmente rende possibile alle Ostetriche Italiane di lavorare come già fanno le loro colleghe in tutta Europa.

Ciò ha contrariato non poco l?Ordine dei Medici Romani che ha immediatamente indetto un Consiglio Straordinario dell?Ordine. Il presidente, il Dott. Mario Falconi ha definito il provvedimento ?un?insensatezza dal punto di vista sanitario che svilisce la categoria dei Medici, un?intrusione inappropriata che abbassa il livello di tutela delle donne in gravidanza?.

Evidentemente l?Ordine dei Medici non vuole accogliere le Ostetriche come valide collaboratrici nel monitoraggio della gravidanza, e aggiunge :?con questo provvedimento si torna indietro?..?.

Dove? Al medioevo? Inizia una nuova caccia alle streghe?

Forse il Dott. Falconi dimentica che l?O.M.S. ha da tempo riconosciuto che, dove la professione ostetrica trova maggiore spazio e collaborazione con le altre figure professionali, il livello di umanizzazione, sicurezza e salute per le donne aumenta.

Parallelamente diminuisce il tasso di tagli cesarei, infatti: ?il rischio per la donna di subire un taglio cesareo si dimezza se l?assistenza della gravidanza è fornita da un?ostetrica piuttosto che da un ginecologo?.

Ci auguriamo in futuro un atteggiamento di maggior collaborazione per poter finalmente offrire un percorso meno medicalizzato ad eccellenti livelli assistenziali.

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Le ostetriche potranno prescrivere esami diagnostici

Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi il decreto legislativo di recepimento della direttiva n. 36 del 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali.

Tra le novità introdotte dalla nuova normativa vi è la facoltà per le ostetriche di prescrivere gli esami utili per seguire la gravidanza fisiologica oggi individuati da un decreto ministeriale (DM 10/09/1998).

Tale importante innovazione ? già in essere in altri Paesi comunitari ? è stata introdotta su proposta del Ministro della Salute Livia Turco, che sul punto aveva precedentemente chiesto un pronunciamento del Consiglio Superore di Sanità.

?La facoltà di prescrizione per l?ostetrica ? ha sottolineato Livia Turco - si inserisce come punto qualificante del ?Piano d?Azione materno infantile?, con l?intento di incrementare il livello di qualità, la sicurezza e l?umanizzazione del percorso nascita.

Grazie a questo provvedimento ? ha aggiunto - l?Italia recupera il ritardo nel riconoscimento della facoltà di prescrizione all?ostetrica, che era già stato previsto dalla precedente direttiva comunitaria n. 155 del 1980 e conferma l?impegno nella valorizzazione di tutte le professioni sanitarie per una migliore tutela della salute dei cittadini?.

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Infanzia: spazio e tempo, lo chiedono le madri e i figli

PROVINCIA DI ROMA
Assessorato alle Politiche Sociali e per la Famiglia

ASSOCIAZIONE VITA DI DONNA ONLUS
Casa Internazionale delle Donne - Roma


Spazio e tempo, un diritto dell'infanzia: lo chiedono le madri e i figli
crisi della funzione genitoriale e puerperi a rischio

ROMA SALA DELLA PACE, VIA IV NOVEMBRE 119 A
VENERDI' 30 NOVEMBRE 2007 ORE 9,30-13,30

Saluti dell'on. Claudio Cecchini, assessore delle politiche sociali
Introduce Pina Muturani, consigliere provinciale

RELAZIONI:
Elisabetta Maturi - Gabriella Pacini, I puerperi a rischio
(Presentazione e resoconto del Progetto "Cara mamma ti accompagniamo a casa". Intervento assistenziale a domicilio e considerazioni sull'esperienza)

Silvia Sansonetti, La trasformazione della famiglia, nuovi bisogni e nuovi servizi
(La trasformazione della famiglia nell'ultimo trentennio. Nuovi assetti familiari. Lavoro della donna madre e impatto sulle cure del figlio. Necessità della moltiplicazione di una rete differenziata di Servizi sociali in risposta a richieste di aiuto di vario tipo)

Angela Cammarella. La nascita di un bambino e nascita di una madre: un nido per la famiglia (La trasformazione della famiglia: "dall'alcova al nido ". Nuovi bisogni della madre e della coppia nella fase della transizione genitoriale. La "normalità" dello sviluppo: condizioni di accudimento necessarie per favorire il percorso di sviluppo infantile)

Aurora Morelli, Quando la separazione è impossibile, l'amore si ammala
(L'emergere dell'individualità attraverso l'intreccio di due linee di sviluppo complementari, l'una di separazione, l'altra di individuazione e l'angoscia dì separazione. Il rischio di distorsioni durante le prime fasi di costruzioni dell'identità del bambino)

Angelo Pennella, La dipendenza negata: il ruolo delle emozioni nella relazione madre-bambino
(L'ambivalenza nella relazione madre-bambino e l'impatto che la inevitabile dipendenza dei figli può avere sull'assetto psicologico e sociale dei genitori, in modo particolare della madre. Presentazione di due casi)

Conclude Pina Maturani

Info: tel. 06 5898403 - 06 67664409 - 06 6786134 - cell. 336 560603 - www.vitadidonna.it

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Università, neolaureati in piazza contro Mussi

Una nuova fuga di 'cervelli italiani' all'estero. E' lo scenario che potrebbe delinearsi se il ministro dell'Università e ricerca, Fabio Mussi, decidesse di firmare il decreto sui bandi di concorso per le scuole di specializzazione di area sanitaria.

Parola dei medici neolaureati che sono scesi in piazza a Milano per lanciare un ultimatum al ministro: riveda le regole di ammissione ai concorsi.

Quelle previste dal provvedimento in attesa di firma penalizzano i più meritevoli, limitando, con un cavillo burocratico, l'accesso ai fuori corso e a tutti coloro che sono stati già respinti nei concorsi precedenti.

Un timore che ha portato le delegazioni dei medici neolaureati di tutte le università italiane a darsi appuntamento oggi alle 10 in piazza Cavour.

La manifestazione di protesta sarà l'ultima occasione per far sentire la propria voce, spiegano in una nota i promotori.

"In base al testo alla firma del ministro, verrebbero esclusi dalla possibilità di partecipare alla prova di selezione tutti i medici laureatisi perfettamente in corso nello scorso anno accademico nelle prime sessioni utili, in quanto per solo poche settimane non ancora in possesso del titolo di abilitazione allo svolgimento della professione medica", accusano.

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Sanità, 10% di medici precari pregiudica la qualità del Ssn

"Il precariato dei medici, che raggiunge anche il 10%, riduce la qualità del Servizio sanitario nazionale". Serafino Zucchelli, sottosegretario alla Salute, si schiera a fianco dei camici bianchi sul piede di guerra e spiega: "Il problema del precariato ci preoccupa fortissimamente - rivela a margine di una conferenza stampa ieri mattina a Roma - perché si tratta di un'ampia fetta di medici precari tutta concentrata in una fascia d'età.

Si tratta di professionisti tra i 31-32 anni e i 45 che passano da un contratto all'altro da almeno 6-7 anni. Da quando cioè le leggi di bilancio hanno cominciato a porre ostacoli all'assunzione del personale". Un'occasione colta al balzo dalle aziende che, per far quadrare i conti, "hanno aggirato la carenza di personale con assunzioni atipiche, più convenienti.

I medici precari abbassano la qualità del Ssn - chiarisce Zucchelli - non perché sono meno preparati. Ma perché la vita del precario impedisce un investimento formativo adeguato". Dunque, prosegue il sottosegretario, "è vero quanto dicono i camici bianchi, cioè che il testo della finanziaria prevede in modo criptico di affrontare il problema del precariato nel Ssn. Ma - aggiunge - si tratta di materie che hanno a che fare con la relazione tra Stato e Regioni. E non possiamo invaderne il campo".

Qualche margine di azione però sembra esserci, ammette Zucchelli, proprio per la conciliante posizione dei medici che "non hanno chiesto sanatorie, ma solo che le Regioni verifichino le loro disponibilità per poi fare i concorsi.

Questa posizione ci dà la possibilità - dice - di sostenere le esigenze dei medici presso la Funzione pubblica e il Tesoro". L'ultimo elemento di novità, conclude il sottosegretario, riguarda il valore degli anni passati da precari "che varranno come punteggio ai fini dei risultati dei futuri concorsi".

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20 novembre 2007

Sanità, accordo Italia - Albania

Firmato ieri a Tirana, dal ministro della Salute Livia Turco e dall'omologo albanese Nard Ndoka, il nuovo accordo bilaterale tra i due Paesi che fa seguito alla collaborazione già avviata nel 1999.

L'intesa prevede un continuo scambio e una stretta collaborazione tra i due Paesi in diversi campi sanitari. Nello specifico, spiega una nota del ministero della Salute, il nuovo accordo prevede: "Lo scambio di informazioni e documentazione in materia di salute nei settori di interesse comune; la promozione di contatti tra istituti, ospedali e organismi che operano nel campo della salute nei due Paesi; lo scambio di informazioni sulle nuove apparecchiature, prodotti farmaceutici e sviluppi tecnologici nel campo della sanità e delle scienze mediche; lo scambio di informazioni su congressi e simposi a carattere internazionale che tratteranno aspetti di sanità e scienze mediche e che avranno luogo nei rispettivi Paesi; lo scambio di delegazioni e di personale sanitario; l'elaborazione e presentazione di progetti congiunti di ricerca, di sviluppo, di assistenza tecnica e di formazione, anche all'interno di progetti di collaborazione multilaterale e di area, e la valutazione dell'impatto delle iniziative realizzate".

Il nuovo accordo potrà inoltre prevedere lo sviluppo di alcune tematiche, tra cui: "la promozione di migliori livelli assistenziali e di salute per tutta la popolazione albanese, soprattutto per le fasce più povere e maggiormente vulnerabili; lo sviluppo dei servizi di pronto soccorso ed emergenza medica; la sorveglianza epidemiologica e prevenzione dell'Hiv/Aids; sistemi di allerta epidemiologica per il controllo delle pandemie; valutazione dei fattori comportamentali e ambientali quali determinanti nella prevenzione e controllo delle malattie croniche; promozione della salute della madre e del bambino e infine formazione del personale sanitario".

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Aids, adesso la lotta è a colpi di rap e spot

Il ministero della Salute rilancia la lotta all'Aids. Il dicastero di Lungotevere Ripa promuove una nuova campagna di comunicazione realizzata in collaborazione con la Commissione nazionale Aids e la Consulta delle associazioni per la lotta contro l'Aids, che si protrarrà per tutto il 2008.

La campagna ha l'obiettivo di sensibilizzare la popolazione sull'importanza della prevenzione e, in particolare, sull'uso del preservativo quale principale strumento di tutela nei confronti dell'infezione da Hiv e di altre malattie sessualmente trasmissibili.

La campagna prevede la realizzazione di una campagna di affissioni e uno spot televisivo. Ma c'è anche una novità rispetto al passato: la realizzazione e la diffusione di un brano di musica rap, per combattere l'Hiv a tempo di musica.

Lo spot per le tv sarà girato nei prossimi giorni dalla regista Francesca Archibugi e verrà presentato in anteprima alla stampa il prossimo 30 novembre. Protagoniste due coppie di giovanissimi e di adulti le cui storie si incrociano in una farmacia aeroportuale. La conclusione dello spot è affidata all'attrice Ambra Angiolini, già testimonial della campagna radiofonica della scorsa estate. Lo spot andrà in onda da gennaio 2008 sulle maggiori reti televisive e nei circuiti cinematografici.

Il brano di musica rap, che verrà trasmesso sui principali circuiti radiofonici a livello nazionale, sarà realizzato da Antonello Fassari, attore e interprete di fiction televisive. Sul fronte della affissioni, nelle principali città italiane saranno veicolati entro la primavera del 2008 messaggi di prevenzione e informazione rivolti a target specifici (persone sieropositive, omosessuali, popolazione migrante, ecc.).

Ma le novità non finiscono qui. In occasione del World Aids Day, che si celebra in tutto il mondo il primo dicembre, il ministero della Salute ha organizzato, in collaborazione con le associazioni di volontariato e di pazienti più rappresentative a livello nazionale, 'Scratch AIDS Away', il primo Dj Set Festival dedicato ai giovani. L'obiettivo è quello di sensibilizzarli e informarli utilizzando la musica e un linguaggio a loro più vicino.

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Prevenzione, più sicuri i tatuaggi in Piemonte

Il provvedimento stabilisce diverse regole per chi ha intenzione di avviare questo tipo di attività. Per prima cosa bisogna essere maggiorenni. Inoltre, bisogna aver adempiuto agli obblighi scolastici ed essere in possesso di un attestato di frequenza e superamento di corsi 'ad hoc' per l'apprendimento di conoscenze tecniche sotto il profilo igienico-sanitario.

Coloro che intendono avviare l'attività, dovranno inoltre darne comunicazione al Comune e all'Asl di competenza, nonché iscriversi a un Registro regionale che verrà appositamente costituito per consentire ai cittadini di poter verificare se il centro cui intendono rivolgersi sia o meno in regola. Ed ancora, a tutela dei minori, il provvedimento vieta che possano essere eseguiti tatuaggi, piercing o trucco permanente su clienti con meno di 14 anni.

Unica eccezione: la foratura del lobo dell'orecchio, purché il minore sia accompagnato da chi esercita la patria potestà. I ragazzi tra i 14 e i 18 anni, invece, potranno farsi fare piercing o tatuaggi a condizione che chi esercita la patria potestà rilasci di persona il consenso informato. La violazione di queste norme è punita con una sanzione amministrativa che va da 1.600 a 10.300 euro, In ogni caso, i monili per i piercing non dovranno contenere nichel e l'eliminazione dei tatuaggi non potrà avvenire in strutture non sanitarie, in cui non ci sia la presenza di personale medico. Tatuatori e piercer, infine, dovranno sempre acquisire il consenso informato dei propri clienti prima di sottoporli al trattamento, nonché compilare per ciascuno di essi una scheda individuale da conservare per almeno cinque anni.

"Se non eseguite in condizioni di sicurezza - spiega Eleonora Artesio, assessore alla Sanità della Regione - le pratiche invasive nel corpo possono rappresentare un veicolo di trasmissione di malattie infettive per via ematica, come quelle causate dal virus dell'epatite B o dell'Hiv, con conseguenze a volte mortali.

L'inoculazione nella cute di sostanze chimiche, inoltre, può provocare reazioni indesiderate di tipo tossicologico o di sensibilizzazione allergica.

Di qui la necessità, vista anche la diffusione che il fenomeno ha avuto negli ultimi anni in tutte le fasce di popolazione, di colmare il vuoto legislativo attualmente esistente a livello nazionale, e la messa a punto di un disegno di legge che fissi le norme da osservare per un esercizio corretto di queste pratiche e che delinei un adeguato sistema di vigilanza da parte delle autorità competenti".

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19 novembre 2007

Medici di famiglia: ddl su qualità e sicurezza del Ssn, un premio alla costanza del Ministro Turco

Il disegno di legge sulla qualità e la sicurezza del Servizio sanitario nazionale rappresenta "un passo avanti per il miglioramento del Ssn e una prova di costanza e determinazione del ministro Livia Turco".

Lo ha detto il segretario generale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo, commentando l'approvazione, nel Consiglio dei ministri di venerdì, del ddl collegato alla Finanziaria, in una lettera indirizzata agli iscritti e pubblicata sul sito della Federazione www.fimmg.org.

Nella lettera Milillo, oltre a riconoscere l'impegno del ministro, "in una situazione economico-istituzionale di estrema delicatezza e complessità", esprime un "pubblico ringraziamento" alla Turco come rappresentante dei medici di medicina generale, "consapevole di aver sempre dichiarato e praticato la massima indipendenza da qualsiasi schieramento partitico".

Milillo ha anche sottolineato il percorso positivo fatto dalla Fimmg negli ultimi 12 mesi e ha evidenziato segnali di ottimismo "sul fronte del rinnovo Convenzionale e dal fronte delle Regioni dopo le importanti dichiarazioni di apertura fatte recentemente dal coordinatore degli assessori regionali alla sanità, Enrico Rossi".

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Un decreto legge per migliorare la sanità italiana

Ecco cosa cambia con ddl su qualità e sicurezza del Ssn. Si tratta di un intervento sulla sanità a 360 gradi il Disegno di legge sulla 'qualità e la sicurezza del Ssn' voluto dal ministro della Salute Livia Turco e varato venerdì dal Consiglio dei ministri.

Il Ddl collegato alla Finanziaria 2008 ha l'obiettivo di 'ammodernare' la sanità italiana, "rafforzando i principi della legge che ha istituito il nostro servizio sanitario nazionale", spiega la stessa Livia Turco "felice" di presentare il Ddl al fianco della ex responsabile della sanità italiana Rosy Bindi.

Il provvedimento, che vanta tra i suoi obiettivi quello di garantire "più medicina del territorio" ai cittadini e porta la durata del Piano sanitario nazionale a 5 anni al posto degli attuali 3, "è il frutto - sottolinea Turco - di questi primi 18 mesi di governo che ci hanno consentito di verificare sul campo esperienze, problemi, criticità e buone pratiche in atto.

L'abbiamo fatto scegliendo la politica del confronto permanente con le Regioni, i sindacati, il mondo degli operatori e delle associazioni dei cittadini e del volontariato". Il Ddl, tra le tante cose, prevede il riordino complessivo della medicina del territorio. L'obiettivo è quello di creare una rete di assistenza ospedaliera basata sulla continuità assistenziale per tutto l'arco della settimana e per 24 ore al giorno.

Con questo fine verranno istituite in tutte le Asl le unità di medicina generale e di pediatria, basate sulla collaborazione tra professionisti, infermieri compresi. E verranno attribuiti nuovi compiti alle farmacie, coinvolte nell'ammodernamento del Ssn.

Il provvedimento introduce inoltre il tanto atteso e discusso governo clinico nelle aziende sanitarie, per la responsabilizzazione e il coinvolgimento degli operatori nella gestione della sanità. Il Collegio di direzione, composto da manager e operatori sanitari, diventa un organo di azienda che esprime pareri obbligatori sui principali atti gestionali.

L'altra novità riguarda il ripristino dell'esclusività di rapporto per i primari, ai quali viene comunque garantito il diritto alla libera professione intramoenia. Vengono inoltre definiti nuovi criteri per la nomina di manager e primari, centrati sulla trasparenza delle scelte per tenere fuori "la cattiva politica dalla sanità", assicura Turco.

Il provvedimento che ha ottenuto il via libera di Palazzo Chigi, prevede poi l'istituzione di unità per la gestione del rischio clinico, nonché servizi di ingegneria clinica nelle Asl e negli ospedali per ottimizzare le attività e gli interventi di prevenzione degli errori e per il controllo costante sulla sicurezza delle apparecchiature integrate.

Non mancano le nuove misure per favorire la soluzione extragiudiziale delle controversie legate a errori medici. Da un lato si mira a garantire un rapido accesso agli indennizzi per i pazienti danneggiati, dall'altro si tenta di "fronteggiare la medicina difensiva", come ha spiegato lo stesso ministro Turco.

Viene istituito un Sistema nazionale di verifica della qualità delle cure erogate dal Ssn, prevedendo la partecipazione dei cittadini nei processi valutativi, e vengono inoltre definite linee guida per l'appropriatezza, la qualità e la sicurezza in campo diagnostico, clinico e terapeutico. Infine, il tirocinio pratico per i medici specializzandi viene potenziato grazie a nuovi accordi tra università e Ssn, e vengono definite specifiche sanzioni per le truffe ai danni del Ssn da parte di strutture sanitarie accreditate, come avviene già oggi per farmacie e operatori sanitari. Evidente la soddisfazione del ministro della Salute.

Il testo, secondo Turco, rappresenta infatti "una forte e precisa assunzione di responsabilità della buona politica per la salvaguardia e il miglioramento del Sistema sanitario nazionale".

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Io non voglio che il governo Prodi cada perchè...

di Elisabetta e Stefano Canitano
Sono un insegnante, un medico, un operatore ecologico, un magistrato, e sto cercando di fare qualcosa di buono per questo paese, che vuol dire fare qualcosa di buono anche per i miei cari.

Se il governo cade posso perdere tutto, non credo che qualcuno possa avere nostalgia del disastro morale ed economico della passata legislatura.

So che se avessimo vinto le elezioni con maggior distacco avremmo potuto far passare i pacs, evitare che tanti dei nostri figli rischino la galera per uno spinello, permettere una fecondazione assistita più liberale, meno riservata ai ricchi e meno condizionata dalle religioni; ed il resto che non siamo riusciti a far passare, ma che spero potremo ottenere prima o poi.

Si è ridotta l'evasione fiscale e anche la pressione. La legge Bersani sulle energie alternative e' ottima. Ci si ricorda che bisogna difendere la sanita' pubblica, si cerca di incidere sulle caste, dai farmacisti ai notai, ai tassisti: in un paese nel quale tutti sembrano volere l'abolizione dei privilegi degli altri purché restino intatti i propri.

Mi piacerebbe che potessimo essere più incisivi, ma ricordo sempre che quasi meta' di questo paese crede in Emilio Fede, anche se non perdo la speranza che si ricredano; non penso che si potranno mai ricredere se, io di sinistra, mi associo al treno dell'antipolitica, cominciando per primo a gridare che destra e sinistra sono la stessa cosa....

Sono di sinistra e credo che magari le tasse non sono bellissime, ma sono il modo in cui si esprime la partecipazione di ognuno ai bisogni di tutti, e credo che questo voglia dire pagare le tasse serenamente, ricordando che servono a pagare le scuole dei ragazzi, gli Ospedali per tutti, gli etilometri per le nostre strade.

Seguono firme

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16 novembre 2007

Medici neolaureati, oggi in piazza per i concorsi di specializzazione

Circa 500 neolaureati in medicina, in attesa del concorso di specializzazione, stanno manifestando a Roma davanti al ministero dell'Università e della Ricerca.

Giunti da tutta Italia, 'armati' di fischietti, striscioni e megafoni, reclamano a gran voce lo spostamento della data dei concorsi di specializzazione, fissata a gennaio 2008.

"Una data - come spiega Riccardo Casadei, vicepresidente di Federspecializzandi - che esclude i ragazzi che si sono laureati a luglio e ottobre 2007, che conseguiranno l'abilitazione alla professione a febbraio 2008".

Tanti gli striscioni di protesta esposti. Si va da un poco ottimista 'Abilitandi mai Specializzandi', ad un altro che recita 'Specializzazione non prima della pensione', fino ad arrivare all'inequivocabile 'Neolaureati parcheggiati'.

"Siamo venuti in massa - dichiara il vicepresidente di Federspecializzandi - per chiedere con forza al ministro dell'Università Fabio Mussi di emanare il bando a gennaio, con concorso a marzo. Così da non parcheggiare per un anno e mezzo i migliori laureati in medicina. Questo non è mai successo e non deve succedere neanche quest'anno.

Ci aspettiamo - sottolinea Casadei - che la richiesta venga accolta, perchè è una richiesta semplice, di giustizia, seria. Speriamo proprio - conclude - che il ministro Mussi non faccia l'errore di rimanere sulle sue posizioni. Un errore gravissimo che si ripercuoterebbe negli anni".

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Infertilità maschile, la politica deve essere più attenta

"La politica deve essere più attenta alle problematiche dell'infertilità maschile". Parola di Antonio Gaglione, sottosegretario di Stato al ministero della Salute, intervenuto alla conferenza su "Cancro e fertilità maschile: in attesa della guarigione" organizzata da Andrea Lenzi, Direttore dell'Unità di Andrologia, Fisiopatologia della riproduzione e Diagnosi endocrinologiche del Policlinico Umberto I di Roma.

"Su questo tema - spiega Gaglione - la politica a volte è ancora sbilanciata. Si pensa molto all'infertilità della donna, meno a quella maschile". Secondo il sottosegretario c'è anche poca sensibilità da parte dell'opinione pubblica.

"Solamente qualche anno fa - prosegue Gaglione - il tema era sulla bocca di tutti per la vicenda del campione americano di ciclismo, Lance Armstrong, che confessò di aver crioconservato il seme dopo aver scoperto di essere affetto da un tumore al testicolo, ma dopo non si è fatto più niente". E gli uomini sembrano assolutamente impreparati sul tema. Le terapie per sconfiggere il tumore, specialmente testicolare, spesso rendono infertili.

Ma la medicina viene in soccorso di questi malati, e oggi in Italia sono 14 le Banche del seme a disposizione di coloro che hanno il desiderio di paternità anche dopo la malattia. "Il 60 per cento dei pazienti - ha spiegato Andrea Lenzi - fortunatamente non ha bisogno del seme congelato, perché riacquista la fertilità senza l'aiuto della crioconservazione.

Ma altri non hanno questa fortuna". Le norme seguite dalle Banche del seme italiane sono le stesse osservate a livello mondiale, ma tra le linee guida Lenzi ricorda specialmente quella che "impone la crioconservazione in una finestra di tempo che va dalla diagnosi all'inizio della chemio o radioterapia.

Il congelamento del seme va fatto dopo opportune analisi - termina l'esperto - perché prima di tutto dobbiamo separare il seme dai virus e dai batteri". "Le mamme - ha concluso Gaglione - portano le figlie dal ginecologo, mentre è difficile vedere un ragazzo dall'andrologo, anche perché ora la leva militare non è più obbligatoria.

Per questo vogliamo trovare un accordo con i medici di famiglia, affinché periodicamente bambini e adolescenti vengano sottoposti a visite di routine. Saranno poi i medici ad inviare i casi più sospetti dagli specialisti".

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Le donne scendono in campo contro l'usura

Non esistono dati precisi sulla reale diffusione dell'usura in Italia. Quello che sappiamo è che essa è presente in maniera omogenea su tutto il territorio pur caratterizzandosi con peculiarità diverse.

Una lettura sistematica dei dati diffusi dal Ministero sull'andamento della campagna informativa, conferma che il fenomeno è "spalmato" in maniera omogenea su tutto il territorio italiano.

In Lombardia le domande informative per la prevenzione del fenomeno sono dell'8,28%, mentre le domande di sostegno alle vittime salgono al 10,79%. Ma chi sono le vittime?

Persone di tutte le età ed estrazioni sociali, casalinghe e impiegati, commercianti e piccoli imprenditori, studenti e professionisti. E rilevante è l'aumento delle donne. Un esercito di vittime invisibili. Cosa possiamo fare?

Se ne parlerà oggi, venerdì 16 novembre, alle ore 17.00, presso l?Unione del Commercio di Milano (Corso Venezia, 49) al convegno Usura: le donne si mobilitano, organizzato dal Consiglio Nazionale delle Donne Italiane e dal Gruppo Terziario Donna in collaborazione con la Provincia di Milano.

Interverranno: Avv. Giovanna Chiara, Presidente del CPD, associazione federata al CNDI, Marcella Lucidi, Sottosegretaria al Ministero dell'Interno: L'impegno contro l'usura, Alberto Grancini, Assessore alla sicurezza, Lotta all'usura della Provincia di Milano : Differenze di genere nell'accesso al credito, Luciano Gualzetti, Presidente Associazione San Bernardino, Arianna Censi, Consigliera delegata alle politiche di genere, Provincia di Milano: Categorie socialmente deboli e loro vulnerabilità.
Delt@

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15 novembre 2007

Violenza sulle donne, la Regione Toscana approva la nuova legge

Approvata ieri la Legge regionale contro ogni forma di discriminazione e violenza legata all'identità' di genere e all'orientamento sessuale. Un provvedimento che tutela le toscane, vittime di un fenomeno grave che ha interessato tra il gennaio del 2005 e l?ottobre 2006, ben 72.500 donne.

Con il coinvolgimento pieno e la volontà di tutta la giunta il Consiglio regionale ha dato il via libera all'unanimità' al testo unico, nato dalla sintesi condivisa di due precedenti proposte di legge avanzate da Forza Italia e dal vecchio gruppo dei Democratici di sinistra, con cui si intende combattere ogni tipo di violenza di genere - psicologica, fisica, sessuale ed economica - nella consapevolezza che essa rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali, una minaccia per la salute e un ostacolo al godimento del diritto ad una cittadinanza sicura, libera e giusta.

Nel corso di un dibattito in Consiglio regionale, ieri, gli interventi dei consiglieri Roggiolani (Verdi), Pugnalini (Pd), Tei (Sdi), Sgherri (Pdci), Magnolfi (Fi) e dell'assessora alle Pari Opportunità, Susanna Cenni, hanno illustrato nei dettagli gli obiettivi della legge, atta a prevenire da un lato la violenza che colpisce le donne ma anche uomini e bambini, e dall?altro assistere e sostenere le vittime, che in Italia sono quasi 7 milioni.

Donne fra i 16 e i 70 anni che hanno subito forme di violenza, fisica o sessuale, nel corso della loro vita''. Per Alessia Petraglia, capogruppo della Sinistra democratica e relatrice del disegno di legge, ''l'insicurezza, la violenza nascono soprattutto là dove noi cerchiamo sicurezza, rifugio, cioè all'interno della famiglia''.

Ecco, dunque, che la proposta di legge ''interviene sulle competenze dirette della Regione, sugli aspetti preventivi, educativi, sociali, assistenziali e di sostegno alle vittime'', prevedendo ''una rete fra tutti i soggetti che a vario titolo si occupano di violenza'' e favorendo ''un'omogeneità di intervento su tutti i territori, grazie alle linee guida della Regione'' nonché riconoscendo'' il ruolo fondamentale svolto in questi anni dai centri antiviolenza, ai quali si rivolgono sempre più donne in difficoltà''.

Un lavoro determinante quello dei centri, per sviluppare consapevolezza culturale su cause e conseguenze della violenza, oltre che capacità nell'accoglienza concreta di tante donne, anche con minori, alle quali viene offerto un sostegno nel percorso per la riconquista della stima di sé e della fiducia nel mondo. Per ciò che riguarda i finanziamenti delle azioni previste nella legge, Petraglia ha spiegato che si fa riferimento a quanto già previsto, per le singole azioni, nel PISR, nel piano sanitario e nella legge sulla sicurezza, ma, non ha mancato di sottolineare ancora: ?'Siamo soddisfatte perché la Giunta ha accolto la nostra richiesta di trovare ulteriori risorse e prevedere dal 2008 un apposito aggiuntivo capitolo di bilancio relativo specificamente all'attuazione della legge''.

Anche la consigliera di Forza Italia, Celesti, ha sottolineato la necessità di ''creare una rete fra istituzioni, associazioni e volontariato, per offrire ai gruppi a rischio servizi di prevenzione e di protezione''. Per Celesti, inoltre,?'con questa legge sarà possibile accrescere una maggiore coscienza sociale, in grado di condannare decisamente gli atti di discriminazione che stentano ad emergere in pubblico ma che, di fatto, costituiscono violazioni della dignità della persona intesa come integrità psicofisica''.

La collega di partito, Rossella Angiolini ha aggiunto che l'importanza di questa legge sta nel fatto che adesso verranno finanziate quelle iniziative e anche quei centri d'intervento che una volta basavano tutta la loro attività sul volontariato''. La consigliera ha inoltre sottolineato come la problematica della violenza contro le donne, intesa non solo come stupro, ma anche come violenza psichica ed economica, sia un fenomeno sempre più percepito dall'opinione pubblica come un grave problema sociale e culturale''.

Per la consigliera Daniela Belliti (Pd) è importante che sia prevista una rete fra istituzioni e soggetti che lottano contro questa piaga sociale e che a sostegno di queste politiche siano previsti anche dei finanziamenti. ''I dati forniti dall'Istat sono veramente allarmanti'', ha ricordato Belliti sottolineando come molte delle violenze si consumano tra le mura domestiche. Violenze fisiche e psicologiche, ed ?e' importante che esista una legge come questa, che si pone l'obiettivo concreto, fra l'altro, di finanziare le politiche contro la violenza di genere''.

Giuliana Bandone di Alleanza nazionale ha voluto ricordare il lavoro svolto dalle commissioni Affari istituzionali e Sanità, nel tempo, che, grazie alle componenti donne, sono riuscite a definire una legge necessaria anche per la civile Toscana che ha un'altissima percentuale di donne coinvolte almeno una volta nella loro vita in fatti di violenza.

Dunque, per Bandone l?approvazione della legge ?è un passo avanti doveroso nella sensibilità verso le donne soggette ad abusi che, da ora in poi, potranno trovare supporto e il giusto aiuto''. Anna Annunziata, esponente del Partito democratico, ha voluto citare un fatto di cronaca presente sui giornali ieri, ovvero la violenza sessuale ai danni di una donna, avvenuta nel pieno centro di Firenze, per dire come ''purtroppo la radice della violenza sta nella profondità nella nostra società e come ''quando si parla di violenza si parla purtroppo di un elemento assai difficile da estirpare''. Proprio per questo, ?approvare una legge come questa e' cosa importante, è l?inizio di una battaglia contro chi ritiene che il corpo femminile sia di sua proprietà'.

''La legge e' importante perché cerca di dare una cittadinanza precisa a che si trova a subire violenza'', sono state ancora le parole del presidente della Commissione Sanità, Fabio Roggiolani (Verdi), intervenuto nel dibattito, augurandosi che la costituzione della rete possa accogliere il grido delle persone e quindi accompagnarle lungo un percorso di rinascita. ''E' importante votare con convinzione questa legge - ha concluso - e soprattutto impegnarsi a diffonderla, per far fronte al clima di violenza che respiriamo ogni giorno, grazie anche all'assalto mediatico dei mass media''.

"Arrivare ad una legge regionale sulla violenza, una legge ? ''Norme contro la violenza di genere'' - in forte sintonia con iniziative come il tavolo regionale sulla violenza presieduto da Federico Gelli e con il documento finale di San Rossore - è un segno forte - ha sottolineato l'assessora Susanna Cenni ? aggiungendo che ora "Sta a tutti, Stato, istituzioni, forze politiche, ma soprattutto al genere maschile dare un forte contributo al mutamento culturale?. Infine l?impegno per il 2008: una grande campagna di comunicazione, per far capire alle donne che non sono sole e diffondere la cultura del rispetto tra i generi e dell'inviolabilità del corpo femminile". Un?inviolabilità che è la spia di una cultura maschilista, ?'che va combattuta a partire da campagne culturali e da norme che permettano alle vittime di emergere dalla loro condizione'', ha sottolineato infine Rosanna Pugnalini (Pd), invitando a ricercare ''una dignità di tutti'', attraverso la prevenzione e la sensibilizzazione, accanto alla messa in rete di tutti i soggetti che a vario titolo possono dare delle risposte, primi fra tutti i centri antiviolenza, che in questi anni hanno sopperito alla carenza normativa?.

La legge approvata ieri, prima di quella nazionale, prima che in altre regioni è - per Monica Sgherri (Rc) -?'Un segnale per la società toscana ma anche un invito a colmare il vuoto legislativo a livello nazionale' sulla legge contro la violenza di genere, che vede l'assemblea toscana compiere un ''fatto importante di maturità. Due i motivi di fondo: l'approvazione della legge, non sollecitata da eventi emergenziali; la non prescrizione di un unico modello operativo, e quindi la creazione delle condizioni necessarie per mettere in rete tutte le esperienze e tutti i soggetti, istituzionali e non, che si occupano di violenza di genere.

?Questo ci dice quanto in Toscana - ha concluso l'esponente del Prc - sia matura la consapevolezza della complessità e dell'ampiezza del fenomeno e quindi della necessità di dare risposte all'altezza del medesimo, che per i processi e la complessità della vita di oggi rischia di crescere in maniera sempre più consistente''. ''Oltre all'obbiettivo di prevenire la violenza e supportare le donne colpite, la rete che la legge costruisce ha anche quello di dare loro sicurezza, favorendo così l'emersione dei tanti soprusi subiti dietro le mura familiari che per paura o vergogna non vengono denunciati.

Adesso si deve porre il massimo impegno per far conoscere la nuova legge così che produca i massimi effetti di contrasto ad una vera e propria piaga sociale troppo spesso sottovalutata e misconosciuta''. Il simbolo più brutale dell?ineguaglianza nella nostra società. Non un fatto privato ma che riguarda la collettività. Ora ci si augura che la legge sia un buon viatico anche per l?approvazione della legge nazionale che giace in Parlamento''.
Delt@

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Denunciare una violenza sessuale - Consigli
Violenza in famiglia: indagine
Denunciare una violenza, è possibile?
Diritto di famiglia

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Farmaci generici, liste di trasparenza contro il clima di sfiducia

"Contro il clima di sfiducia che regna in Italia nei confronti dei medici, abbiamo chiesto all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) di stampare e distribuire in tutti gli ambulatori e nelle farmacie del Paese altre 250 mila 'liste di trasparenza', oltre a quelle utilizzate già da due anni, in cui vengono elencati tutti i farmaci di cui sono disponibili versioni generiche con i relativi prezzi.

Vogliamo permettere ai cittadini di scegliere quelli che preferiscono". Ad annunciarlo è stato Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), ieri a Roma a margine della presentazione della Giornata delle Nazioni Unite sul diabete.

Cricelli torna sulla questione dell'obbligo per i camici bianchi di compilare le ricette indicando il solo principio attivo dei farmaci di fascia C. Obbligo previsto da un articolo della Finanziaria 2008, che ieri è stato stralciato ieri dall'Aula del Senato durante il voto della manovra.

"Ci aspettavamo - dice - l'eliminazione della norma proposta dal senatore di Unione democratica Roberto Manzione, che dando ai medici degli imbroglioni e dei collusi con l'industria farmaceutica, non ha certo prestato un buon servizio al Paese.

D'altra parte - continua - non si può pensare di collaborare a riformare il Ssn se non ci si fida degli operatori sanitari. Chiederò al ministro della Salute Livia Turco, in apertura del congresso Simg in programma a Firenze il prossimo 22 novembre, di chiarire una volta per tutte questo punto".

"Da parte dei medici, poi - continua Cricelli - c'è bisogno non di una reazione di tipo emotivo, ma di un grande processo di chiarezza, di trasparenza e di eticità.

Per questo abbiamo chiesto alla Federazione degli Ordini dei medici di mettere a punto una carta di comportamento in cui si stabilisce che, oltre al codice deontologico, i 'camici bianchi' accettano anche una serie di altri principi.

E fra questi, dovranno assicurare di non fare mai l'interesse delle aziende a discapito dei pazienti e del Ssn. Con questi due elementi - assicura - potremo superare la crisi".

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Farmaci generici

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Diabete in Italia, costa allo Stato 5,3 miliardi di euro annuo

Circa due milioni e mezzo di diabetici in Italia 'costano' allo Stato 5,3 miliardi di euro l'anno.

"Per ciascun malato - ha spiegato ieri a Milano Pietro Forestieri, presidente della Sicob (Società italiana di chirurgia dell'obesità e delle malattie metaboliche) - vengono spesi in media 1.250 euro ogni anno per esami diagnostici, 300 euro per i trattamenti farmacologici e 1.500 euro per la cura delle malattie correlate, come emerge dai i risultati di una ricerca condotta nel 2007 in tre strutture ospedaliere milanesi, Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena, per valutare l'impatto economico delle malattie legate all'obesità, in particolare il diabete, sul bilancio del nostro Ssn.

Solo in Lombardia sono 400 mila i malati censiti. "A cui dobbiamo aggiungere altrettanti diabetici che non sanno di esserlo, per una spesa che si aggira sul miliardo di euro l'anno", calcola Roberto Sacco, responsabile del Dipartimento chirurgico dell'ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo.

"Da un'indagine svolta di recente dal Dipartimento di medicina interna dell'Università di Torino insieme all'Osservatorio epidemiologico della Regione Piemonte - interviene Forestieri - è emerso che il consumo farmaceutico annuo dei pazienti obesi diabetici raggiunge gli 832 euro, a fronte di una media di 183 euro per i non diabetici".

Il trattamento chirurgico del diabete, presentato nel capoluogo lombardo, non solo contribuirebbe a migliorare la vita di milioni di persone nel mondo, costrette ad assumere farmaci quotidianamente e a fare controlli costanti, ma permetterebbe al Ssn di risparmiare miliardi di euro ogni anno, concludono gli esperti.

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Università, ricercatori italiani con un salario da operaio

I redditi dei ricercatori italiani sono ormai al di sotto del salario operaio. E l'allarme per la fuga di cervelli è una questione reale.

Lo ha detto lo stesso ministro dell'Università e ricerca, Fabio Mussi, che ieri al Question time alla Camera, ha ricordato anche l'impegno del Governo, pari a 20 milioni di euro, per l'aumento delle Borse di dottorato.

Mussi ha riconosciuto la fondatezza dell'allarme sulla fuga dei cervelli. "Scienza e conoscenza - ha detto - non hanno più frontiere. Ma la criticità italiana è doppia: poca creatività proveniente dall'esterno e un'uscita non per libera scelta, ma spinti dal bisogno.

I redditi dei ricercatori sono ormai sotto il salario operaio: borsisti a 800 euro, assegnisti a 1.100, ricercatori a 1.200".

Questa, dunque, per Mussi " è una priorità da affrontare e un problema aperto, non ancora risolto né da questo né da precedenti Governi. Stamani ho presentato al Consiglio universitario nazionale il mio decreto sul dottorato, il Governo distribuirà per aumentare le borse 20 milioni di euro".

Mussi ha ricordato che questo esecutivo ha stanziato, in Finanziaria, 630 milioni di euro per tre anni, facendo risalire la curva degli investimenti nel settore, in discesa negli ultimi anni. "Credo - ha concluso Mussi - che gli investimenti pubblici e privati per la ricerca scientifica e per l'università siano una questione che merita l'attenzione di tutto il Parlamento, perché da questo dipende gran parte del destino del Paese".

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14 novembre 2007

Sanità, scompenso cardiaco assorbe 1,4% l'anno della spesa sanitaria

Un milione di pazienti italiani, quasi 180 mila ricoveri l'anno, che gravano sul Ssn assorbendo l'1,4% della spesa sanitaria. Sono i numeri dello scompenso cardiaco, una delle più complesse patologie cardiache protagonista dell'ultimo incontro annuale dell'American Heart Association a Orlando.

Obiettivo degli esperti internazionali: combattere il 'fantasma' della mortalità che grava sullo scompenso cardiaco, andando a caccia di nuovi approcci terapeutici in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari e di conseguenza l'ospedalizzazione di questi pazienti.

Un fronte sul quale sembra siano stati compiuti passi avanti, secondo quanto emerso dagli ultimi risultati dello studio clinico Corona, resi noti a Orlando. E le conferme dovrebbero arrivare grazie anche al contributo della ricerca 'made in Italy'.

Anni di lavoro che si nascondono dietro l'acronimo Gissi, Gruppo italiano per lo studio della sopravvivenza nell'infarto miocardico che a dicembre-gennaio concluderà uno studio condotto su circa 7 mila pazienti poco selezionati, affetti da insufficienza cardiaca e reclutati su una rete nazionale di oltre 300 strutture cardiologiche e di medicina interna.

Il lavoro dei ricercatori italiani punta a dimostrare che una terapia a lungo termine con acidi grassi polinsaturi (omega -3) o con una statina di terza generazione in pazienti con insufficienza cardiaca riduce la mortalità totale o il ricovero per motivi cardiovascolari, rispetto ai pazienti trattati con placebo.

"Siamo tutti in attesa dei risultati dello studio che verranno resi noti ad agosto", spiega Luigi Tavazzi, direttore dell'Unità operativa di cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia, durante un incontro promosso ieri a Milano da AstraZeneca.

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Colesterolo sotto controllo con gli steroli e gli stanoli vegetali
Dieta mediterranea

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Ostetriche e mamme in piazza a difesa dell'allattamento

Sit-in oggi, mercoledì 14 novembre davanti a Montecitorio (ore 10.30), di un gruppo di genitori e ostetriche in difesa del diritto di allattare al seno.

L?iniziativa, promossa da ?Ibfan?; ?La leche league (Lll)?, Lega per l?allattamento materno; Aicpam, Associazione italiana consulenti professionali in allattamento materno; Mami, Movimento allattamento materno italiano, è volta ad ottenere dal governo, la piena attuazione del codice internazionale (sottoscritto da tutti i Paesi europei) sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno emanato da Oms e Unicef nel 1981, allo scopo di proteggere la salute dell'infanzia, sanzionando la scorretta commercializzazione e ogni forma di promozione dei sostituti del latte materno, anche sulle cosiddette riviste di puericultura.

?Il latte materno ? si legge nel Manifesto per la difesa dell?allattamento al seno redatto da Ibfan Italia, la Rete internazionale per l?alimentazione infantile e sottoscritto da numerosi gruppi e associazioni - è un bene comune che la natura ha affidato in gestione alle donne. Solo le donne possono decidere se, dove, quando, come, quanto e quanto a lungo allattare. Nessuno dovrebbe sostituirsi a loro o interferire con la loro indipendenza.

Tanto meno chi è mosso da fini commerciali e di profitto e vorrebbe sostituire il latte materno con latti artificiali e altri alimenti e bevande, o chi vende gli strumenti per somministrare questi prodotti: biberon e tettarelle?. ?Entro il 31 dicembre 2007 ? dichiarano in una nota le associazioni promotrici - il governo italiano dovrà varare una nuova direttiva europea (la 2006/141/CE del 22 dicembre 2006), che comporterà una profonda revisione della disciplina vigente in materia. Sarà finalmente l?occasione per dettare regole chiare e precise sulla pubblicità e l?etichettatura dei sostituti del latte materno.

E porre un freno agli episodi di conflitto di interessi tra sistemi sanitari e aziende?. Durante il sit-in ( si può aderire anche online all?indirizzo www.reteromanaconsumocritico.org) si terrà una raccolta di firme a sostegno dell?iniziativa che saranno poi consegnate al presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Una delegazione delle associazioni promotrici chiederà inoltre di essere ricevuta dalla ministra della Salute Livia Turco.
Delt@

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Allattamento materno

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13 novembre 2007

Sciopero farmacisti, iniziata la corsa all'approvvigionamento di farmaci

E' iniziata la corsa dei cittadini all'approvvigionamento di farmaci. Obiettivo limitare i danni che potrebbe produrre la rivolta dei titolari di farmacia, pronti a far pagare tutti i medicinali dal prossimo 19 novembre in segno di protesta contro l'articolo 2 del Ddl Bersani ter, la cosiddetta 'terza lenzuolata', che prevede la vendita dei farmaci di fascia C (quelli a pagamento) con obbligo di ricetta anche in supermercati e parafarmacie.

A illustrare l'immediata reazione dei cittadini di fronte alla protesta annunciata da Federfarma è Mario Falconi, presidente dell'Ordine provinciale di Roma dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Tra i pazienti che potrebbero trovarsi costretti a pagare i farmaci di tasca propria, "quelli più poveri - assicura Falconi - sono allarmati, alcuni letteralmente terrorizzati, perché obbligati a rinunciare a medicinali salva-vita non avendo soldi per acquistarne".

Per evitare che ciò accada "molti medici, tra cui io stesso, preferiscono prescrivere più confezioni di farmaci, in modo che questa gente non ne resti sprovvista a causa di una protesta che reputo eccessiva e dannosa per i cittadini, soprattutto per quelli economicamente più fragili".

Tuttavia la corsa all'approvvigionamento, riconosce lo stesso Falconi, "finisce per provocare ulteriori danni alla collettività, nonché uno sperpero di risorse legato a quei pazienti per cui si è costretti, per un motivo o per un altro, a cambiare terapie, sprecando così le confezioni in più richieste in questi giorni".

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L'inflazione in farmacia
Farmaci generici

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Condanna esemplare per gli assassini di Hina

30 anni al padre e ai due cognati, e 2 anni e otto mesi allo zio. La condanna per gli assassini di Hina Saleem - la ragazza pakistana uccisa l'11 agosto del 2006 per aver adottato costumi occidentali, emessa dal Tribunale di Brescia arriva al termine di un processo con rito abbreviato ? .

La giudice Silvia Milesi ha condannato anche i due cognati di Hina a 30 anni con l'accusa di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Lo zio della 20enne uccisa è stato condannato a una pena di 2 anni e 8 mesi. Nei suoi confronti l'accusa e' di soppressione di cadavere. Un sentenza esemplare ha commentato a caldo Daniela Santanchè, che continua a seguire le sue battaglie in difesa delle donne vittime dell'integralismo islamico.

La condanna è per l?esponente di destra, un avvertimento a chi uccide una donna nel nostro paese ?deve essere messo in galera e buttare via la chiave". "Siamo soddisfatte per la condanna inflitta al padre di Hina Saleem, ora possiamo di nuovo sperare in una giustizia giusta.

Questa sentenza sia da esempio per tutti", è ancora la reazione di Souad Sbai, la presidente dell'Associazione delle donne marocchine in Italia (Acmid - Donna), che plaude alla decisione del Gup di Brescia di accogliere le richieste del Pm e condannare a trent'anni di reclusione il padre di Hina e i due cognati della ragazza pakistana uccisa per essersi adattata ai costumi occidentali.

"Questa sentenza - continua Sbai - deve essere da esempio per tutti coloro che usano violenza sulle donne perché in Italia non è vero che è tutto permesso e che si può uccidere una figlia. Deve essere di esempio anche agli altri giudici affinché non si sottovaluti più la situazione delle violenze sulle donne italiane e straniere.

Ora dobbiamo solo sperare che scontino in carcere la pena fino all'ultimo giorno". A proposito della madre di Hina, che in aula è andata in escandescenza in difesa del marito, Sbai rileva: "purtroppo questa donna deve svolgere il ruolo di moglie pakistana, lei è ancora rinchiusa in questa comunità e deve far vedere che sta dalla parte del marito.

Chiediamo alle associazioni locali di aiutarla, insegnandole la lingua che non conosce nonostante sia qui da 20 anni e dandole una psicologa che le insegni a dire di 'no' al marito e a poter piangere per la figlia che ha perso".
Delt@

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Pari opportunità, l'Italia all'ottantaquattresimo posto della classifica mondiale

Un deludente ottantaquattresimo posto: questo il posizionamento dell?Italia - su un totale di 128 Paesi, rappresentativi del 90% della popolazione mondiale - secondo il terzo Global Gender Gap Report, presentato al World Economic Forum 2007, che illustra su scala planetaria l?indice delle differenze uomo-donna in termini di partecipazione all?attività economica e di presenza nelle istituzioni politiche.

Facendo precipitare l?Italia, proprio in conseguenza di questi scarsissimi risultati, agli ultimi posti del Programma mondiale della competitività. Ciò, in quanto, come specificato da Laura Tyson ? docente di Business Administration and Economics all?Università di Berkley in California ? in un commento riportato da miojob.repubblica.it, ?i Paesi che non capitalizzano a pieno una metà del proprio capitale umano corrono il rischio di minare il loro potenziale competitivo?.

Uguaglianza sociale e pari opportunità, quindi, emergono come fattori indiscutibilmente correlati al grado di competitività di un Paese. Tristemente, il rapporto di quest?anno mostra un?Italia appena ottantaquattresima, dietro, tra gli altri, a Sud Africa (ventesimo posto), Croazia (sedicesimo), Sri Lanka (quindicesimo) e Lettonia (tredicesimo), paese, quest?ultimo, che insieme alla Lituania (quattordicesimo posto), in un anno ha ridotto il gap più di ogni altro.

Ai vertici della classifica, invece, spiccano tradizionalmente i Paesi del nord Europa: in ordine Svezia, Norvegia, Finlandia e Islanda. E in posizione di tutto rispetto, troviamo anche Germania (sesto posto), Irlanda (nono), Spagna (decimo) e Regno Unito (undicesimo).

Il terzo rapporto analizza e mette in luce quattro aree cruciali in cui le disparità di genere emergono prepotentemente: presenza nella politica e nelle istituzioni, istruzione, salute e partecipazione economica al lavoro; settore, quest?ultimo in cui le disuguaglianze, soprattutto in Italia, si manifestano più acute e marcate, precipitando addirittura il nostro Paese ad un preoccupante centounesimo posto. Non va meglio, di certo, in politica, dove siamo fermi in ottantesima posizione, né nel campo della salute, dove risaliamo di soli due punti.

?I dati emersi in questo terzo rapporto ? ha commentato Francesca Bagni Cipriani, Consigliera di Parità della Provincia di Roma ? dimostrano come il fenomeno della disparità abbia assunto dimensioni planetarie. E soprattutto, mettono in luce, una volta di più, le condizioni di vita e di lavoro delle donne italiane, in termini di asimmetrie salariali e economiche, oltre che di impari opportunità di accesso al lavoro, alle strutture decisionali, all?educazione, alla salute, alla maternità?.

?E? preoccupante ? ha aggiunto a questo proposito, la Vice Consigliera Daniela Belotti ? che in quest?ultimo anno l?Italia, al contrario di altri Paesi, non sia riuscita a diminuire il divario uomo-donna. L?impegno urgente di tutti, e di noi Consigliere in primis, è quello di recuperare terreno e preparare il domani investendo nell?educazione e nella cultura delle giovani generazioni?.
Claudia Frattini
Delt@

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12 novembre 2007

Turco, da 8 marzo anti-Hpv per tutte 12enni

Il piano di vaccinazione pubblica gratuita contro il Papilloma virus per le 250 mila dodicenni italiane, già avviato in alcune Regioni, "sarà attuato in tutta Italia dall'8 marzo 2008".

Parola del ministro della Salute Livia Turco, che lo annuncia nel messaggio inviato per la cerimonia, al Quirinale, di celebrazione della Giornata nazionale per la ricerca sul cancro.

Cerimonia a cui la Turco non ha potuto partecipare perché impegnata nella votazione della Finanziaria nell'Aula del Senato.

Il ministro, illustrando le iniziative del Governo nei primi 18 mesi per colmare le carenze e le disuguaglianze dell'Italia nell'oncologia, ricorda che "a marzo di quest'anno abbiamo registrato e messo in commercio il vaccino per il virus Hpv, responsabile del cancro alla cervice uterina".

Il Piano di vaccinazione gratuita per le dodicenni, partito al momento 'a singhiozzo' solo in alcune Regioni, sarà attuato in tutto il Paese dal prossimo 8 marzo, non a caso "festa della donna".

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Il Papilloma virus

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Tossicodipendenza, cresce l'età degli utenti che si rivolgono al Sert

Sono 171.323 le persone che nel 2006 sono state seguite dai 544 Sert, i Servizi pubblici per le tossicodipendenze del Ssn, operanti nelle diverse regioni italiane. E? quanto si rileva dal rapporto annuale sull?attività dei Sert per l?anno 2006, redatto dal Ministero della Salute.

I nuovi utenti dei Sert rappresentano il 20,9% (pari a 35.766 assistiti), mentre il 79,1% è costituito da soggetti rientrati o già in carico dagli anni precedenti.Dal primo anno di rilevazione, il 1991, l?identikit dell?utente dei Sert è molto cambiato.

Sia per l?età che per il tipo di sostanza stupefacente per la quale si è rivolto ai Sert. Se nel ?91 la classe di età più ampia degli utenti, pari al 37,1% del totale, era compresa tra i 25 e i 29 anni, quindici anni dopo, nel 2006, la classe di età più numerosa, con il 27,5%, è diventata quella dei maggiori di 39 anni che nel 1991 rappresentavano appena il 2,8% degli assistiti dai Sert.

Quasi dimezzati, invece, i minorenni che rappresentavano il 4,8% del totale nel 1991, e solo il 2,7% nel 2006. Da segnalare tuttavia che tra i minorenni si è registrato un abbassamento dell?età delle prime esperienze di consumo, in particolare di cannabis. I minori di quindici anni sono infatti passati dallo 0,1% del totale degli utenti dei Sert del 1991, allo 0,2% del 2006.

Questo dato, in ogni caso, non modifica il profilo anagrafico dell?utente ?tipo? dei Sert che ormai è in forte prevalenza di età superiore ai 39 anni. Per quanto riguarda le sostanze stupefacenti per le quali ci si è rivolti o si è stati segnalati dalle Prefetture ai Sert, l?eroina resta la droga più presente con il 71,3% degli utenti in carico.

Al secondo posto la cocaina con il 14% e al terzo la cannabis con il 9,6%. Da notare che nel 1991 l?eroina rappresentava il 90,1% dei casi e la cocaina solamente l?1,3%. La cannabis resta invece stabile negli ultimi cinque anni su percentuali di segnalazione costanti attorno al 10%.

Nessun cambiamento di rilievo, invece, nel sesso dell?utente del Sert, che resta in grande prevalenza maschio (86,6% del totale degli assistiti).

Da sottolineare, infine, che i Sert assistono l?82,7% degli utenti di servizi di recupero per le tossicodipendenze, mentre il 10,3% è assistito dai servizi all?interno delle carceri e il 7% dai servizi del privato sociale.

Consulta il testo integrale del rapporto Rilevazione attività nel settore tossicodipendenze - Anno 2006, disponibile nella sezione del sito Pubblicazioni e rapporti.

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10 novembre 2007

Farmacisti, lettera aperta del Ministro Livia Turco

Il Ministro della Salute Livia Turco ha inviato una lettera aperta ai farmacisti, a seguito delle proteste annunciate dalle associazioni di categoria contro quanto previsto dal Disegno di legge Bersani-ter sule liberalizzazioni, che prevede la possibilità di vendere nelle parafarmacie e nei supermercati anche i famaci in fascia "C", cioè quelli non a carico del Servizio sanitario nazionale, con obbligo di prescrizione medica.
Di seguito il testo della lettera.

"Cari farmacisti,
questa volta non sono con voi. Capisco il vostro dissenso dinanzi all'ipotesi di consentire la vendita di farmaci soggetti a prescrizione medica al di fuori della farmacia ma ritengo inaccettabile, oltre che sbagliata, la forma di protesta che avete annunciato.

Far pagare al cittadino le medicine erogate dal Ssn per rappresaglia contro un emendamento, non presentato dal Governo, e ancora all'esame del Parlamento, ha tutte le caratteristiche di una mera rivolta di stampo corporativo, non condivisibile tanto più se proveniente da professionisti impegnati nella tutela della salute dei cittadini.

La convenzione con il Ssn, che voi oggi annunciate di voler unilateralmente ritenere nulla, fa delle vostre farmacie dei veri e propri presidi sanitari tenuti a garantire un servizio pubblico in nome e per conto del Ssn.

La minaccia di interrompere tale servizio perché non si condivide un'ipotesi di legge ancora in discussione, lo ripeto, è inaccettabile e sono certa non sarà mai compresa dai cittadini.
Abbiamo lavorato insieme in questi mesi per disegnare la farmacia del futuro, ancor più integrata nel sistema sanitario nazionale, con più servizi e più opportunità di assistenza per la popolazione.

Se penso a quella farmacia e a quei farmacisti non riesco a ritrovarvi i toni e le reazioni irresponsabili che avete minacciato di assumere, tra l'altro proprio nel momento in cui stiamo lavorando al fine di correggere quell'emendamento che, io per prima, ho sempre ritenuto profondamente errato.

Per queste ragioni vi invito a riconsiderare quanto annunciato ieri.
Il ritiro della minaccia di sospendere l'erogazione gratuita dei farmaci a carico del Ssn, che se attuata si tradurrebbe in una vera e propria serrata, è per me condizione indispensabile per riprendere il dialogo e il confronto e per continuare ad operare, in sintonia con il Ministro Bersani, per soluzioni che garantiscano e valorizzino il ruolo e le prerogative delle farmacie italiane nell'ambito del sistema di promozione e tutela della salute".

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Procreazione assistita, è praticabile la diagnosi preimpianto

Tribunale di Cagliari
La c.d. diagnosi preimpianto consiste in un accertamento genetico che, attraverso la tecnica del prelievo di una o più cellule dall'embrione prima del suo impianto nell'utero materno, consente di accertare se l'embrione stesso sia o meno portatore di determinate gravi malattie e quindi di conoscerne, prima dell'impianto, lo stato di salute.

Dovendo ritenersi praticabile, anche con riferimento al quadro normativo introdotto con la legge 19 febbraio 2004, n. 40 [Norme in materia di procreazione medicalmente assistita], l'accertamento diagnostico richiesto dalla coppia, l'Azienda Sanitaria e il medico, convenuti in giudizio, saranno tenuti ad eseguire la diagnosi preimpianto sull'embrione destinato ad essere trasferito nell'utero materno, al fine di poterne accertare lo stato di salute allorquando essa risponda alle seguenti caratteristiche:
  • sia stata richiesta dai soggetti indicati nell'art. 14, 5° comma, l. n. 40/2004;
  • abbia ad oggetto gli embrioni destinati all'impianto nel grembo materno (destinazione che, ad esempio, deve invece ritenersi esclusa per gli embrioni che si trovino in stato di crioconservazione in attesa di estinzione);
  • sia strumentale all'accertamento di eventuali malattie dell'embrione e finalizzata a garantire a coloro che abbiano avuto legittimo accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita una adeguata informazione sullo stato di salute degli embrioni da impiantare.
(Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)

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Divieto di diagnosi preimpianto - Legge 40

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Violenza sulle donne, il 24 manifestazione nazionale a Roma

(Milano) Non toccate la nostra libertà. Con questa parola d'ordine, mercoledì 7 novembre l'assemblea di Usciamo dal Silenzio ha deciso la partecipazione alla manifestazione nazionale contro la violenza alle donne del 24 novembre a Roma, e preparato il volantino che verrà diffuso a Milano in questi giorni.

?14 milioni di donne tra i 15 e i 60 anni hanno subito, nel corso della loro vita, una qualche forma di violenza: sessuale, fisica, psicologica. Soltanto il 18,2 per cento di loro ha saputo vedere quella violenza e riconoscerla come un reato.

Il 95 % delle violenze non è mai stato denunciato. La maggior parte delle violenze avviene in casa o per mano di un uomo conosciuto. Il 69,7 % degli stupri è ad opera del partner. Partner ed ex sono responsabili della maggior parte delle violenze fisiche. 57 donne sono state uccise in Italia nei primi sei mesi del 2007.

La violenza contro le donne ci riguarda tutte, ci minaccia, non ci riconosce libere. La violenza contro le donne non è un destino per nessuna. Né in casa, né fuori. La violenza contro le donne non è cronaca nera, ma è figlia del rapporto di potere tra gli uomini e le donne, sia nella loro relazione intima che sulla scena pubblica.

La violenza contro le donne non è un fatto privato, ma una misura dell'assenza di democrazia. La violenza contro le donne esige parola pubblica e parola di donne e uomini. La violenza contro le donne non ha passaporto, non può essere strumentalizzata addebitandola alla presenza degli stranieri in Italia, dando così vita a un clima da allarmante xenofobia.

Andiamo in piazza il 24 novembre a Roma per: ribadire che la violabilità storica del corpo delle donne è l'origine della violenza e riaffermare che la libertà delle donne è alla base della convivenza tra le persone; rifiutare ogni scorciatoia che iscrive ad una questione di sicurezza urbana il tema della violenza e che la lega al fenomeno migratorio; spezzare il silenzio che, in particolare, copre la violenza che avviene tra le mura domestiche; rompere la solitudine delle donne che subiscono violenza - fisica, psicologica, economica - e che devono trovare sostegno e condivisione nell'uscirne.

Il 24 novembre chiederemo ancora una volta: parola pubblica in tema di violenza e assunzione di responsabilità da parte di chi governa. La questione della violenza deve trovare nell'agenda politica, come in altri paesi è successo, la stessa centralità che ha nella vita delle donne.

Vogliamo l'approvazione rapida delle misure che i centri antiviolenza sollecitano quali quelle contro lo stalking (persecuzione continuativa), perché va a colpire il prologo di violenza dei troppi omicidi di donne nel nostro Paese, e l'estensione della legge Mancino contro l'omofobia sollecitata dal movimento glbt.

Vogliamo una legge che sia per le donne e non per la famiglia. Una legge che sostenga la loro libertà di scelta e il loro bisogno di riprendere in autonomia il filo della propria vita.

Una legge che affronti la radice culturale della violenza come sintomo dell'ineguaglianza, che investa i poteri pubblici della responsabilità di prevenirla, individuarla e combatterla in sinergia tra loro e usando delle competenze della rete dei centri antiviolenza e del movimento delle donne.

Una legge che, attraverso campagne di educazione al rispetto e la sensibilizzazione di media e pubblicità contro gli stereotipi sul corpo femminile e sui ruoli, si dia intera l'ambizione di contribuire a un nuovo disegno di convivenza civile tra tutte le donne e tutti gli uomini che abitano il nostro Paese. Info: www.usciamodalsilenzio.org
Delt@

Link in argomento:
Denunciare una violenza sessuale - Consigli
Violenza in famiglia: indagine
Denunciare una violenza, è possibile?
Diritto di famiglia

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09 novembre 2007

Protesta dei farmacisti, dal 19 si pagano le medicine

Linea dura dei titolari di farmacie contro le novità contenute nel nuovo decreto Bersani sulle liberalizzazioni. In segno di protesta, infatti, i farmacisti hanno deciso di disdire la convenzione con il Ssn.

Ciò comporta che dal 19 novembre i cittadini italiani saranno costretti a pagare di tasca propria tutti i farmaci rimborsati dal Ssn, per i quali potranno ottenere il rimborso solo successivamente, rivolgendosi alla Asl.

Lo ha annunciato Giorgio Siri, presidente di Federfarma, associazione di categoria che rappresenta 17mila farmacie private.

Siri - in una conferenza stampa, a Roma, indetta insieme alle farmacie comunali aderenti ad Assofarm e alla federazione degli Ordini dei farmacisti (Fofi) - ha precisato che l'iniziativa è stata già decisa dal Consiglio di presidenza di Federfarma e che, il 15 novembre l'Assemblea deciderà modalità e termini della protesta.

I farmacisti contestano, in particolare, l'articolo 2 del Ddl Bersani Ter, la cosiddetta 'terza lenzuolata', che prevede la vendita dei farmaci di fascia C (quelli a pagamento) con obbligo di ricetta anche in supermercati e parafarmacie.

"E' la prima volta che medicinali con ricetta escono dalle farmacie tradizionali - commenta Giacomo Leopardi, presidente Fofi - una situazione che non ha precedenti in nessun altro paese europeo e che rischia di stravolgere un sistema che ha sempre dato ottimi risultati".

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Sanità, i Confederali in stato d'agitazione

La decisione di usare il "pugno duro" presa dopo l'incontro di ieri con la Turco

Manifestazione in vista per i lavori della sanità pubblica. I sindacati Cgil Cisl e Uil Funzione pubblica hanno infatti proclamato lo stato di mobilitazione e una manifestazione di protesta a Roma davanti al ministero della Salute, in programma entro la fine del mese.

Nel mirino dei medici, infermieri e operatori del Ssn proprio il ministro Livia Turco "colpevole - come spiega Daniela Volpato, segretario nazionale della Cisl Fp - di non rispettare gli accordi siglati con i sindacati e i contratti nazionali di lavoro. Soprattutto in quelle regioni, come Lazio e Campania, dove sono in atto i piani di rientro dal deficit".

La decisione di usare il pugno duro i sindacati l'hanno presa dopo l'incontro di ieri con la Turco. "Un incontro - spiegano in una nota congiunta - in cui il ministro ha confermato la propria posizione sull'avvenuta approvazione dei piani di rientro malgrado contengano misure contrarie a quanto definito con l'accordo sindacale firmato il 13 luglio". Cgil, Cisl e Uil non accettano che i conti in rosso di queste Regioni ricadano sulle spalle dei lavoratori.

"Non possiamo accettare - sottolineano - che i debiti accumulati dalla cattiva gestione dei sistemi sanitari regionali, siano coperti con gli stipendi dei lavoratori. Come non è giusto che questa situazione vada a intaccare la garanzia dei Livelli essenziali di assistenza per i cittadini".

Secondo i sindacati confederali, la situazione dei servizi ai cittadini è infatti molto grave: "carenza di personale, mancata stabilizzazione del personale precario e i tagli degli stipendi agli operatori. Nel frattempo - concludono - si continuano a fare appalti ed esternalizzazioni troppo costose, a pagare consulenze inutili e ad aumentare in continuazione i costi per beni e servizi delle Asl e delle aziende ospedaliere".

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08 novembre 2007

Amnesty International ai media, attacchi xenofobi: date il buon esempio

(Roma) Contro l?ondata di attacchi xenofobi scatenati in seguito alle polemiche provocate sulle misure per la sicurezza e l'omicidio di Giovanna Reggiani a Roma da parte di un giovane romeno, Amnesty International Sezione Italiana lancia un appello alle autorità e ai mezzi di comunicazione ad assumere un "atteggiamento responsabile" dando "il buon esempio", per evitare che si ripetano le preoccupanti cacce alle streghe, di questi ultimi giorni.

Facendo proprio il richiamo all`importanza della giustizia e all`insensatezza della violenza e della vendetta, rivolto dai familiari di Giovanna Reggiani, il giorno dei suoi funerali, Amnesty in una nota stampa sottolinea "la necessità che i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, gli esponenti politici e gli operatori dei mezzi di informazione adottino un atteggiamento responsabile e obiettivo che stigmatizzi le responsabilità individuali e prevenga gli attacchi xenofobi".

Lo stesso appello è rivolto ai/alle rappresentanti del Governo, del Parlamento e degli enti locali ?a non indulgere a generalizzazioni, a non alludere a responsabilità collettive di un determinato gruppo di migranti e a non utilizzare un inaccettabile identificazione tra povertà e propensione al crimine".

"Le istituzioni e i media hanno il compito di `dare il buon esempio` e di garantire la sicurezza anche attraverso un atteggiamento chiaro e inequivocabile di rifiuto di ogni forma di violenza e di pregiudizio` - è il commento di Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

"In questo momento siamo vicini alla famiglia di Giovanna Reggiani, come a tutte le vittime di crimini e di violenza commessi nei confronti delle donne. La sua uccisione ci ricorda la necessità che i governi adottino azioni positive per fermare la violenza degli uomini contro le donne che, in Italia, secondo i dati ufficiali colpisce, a diversi livelli, una donna su tre.

Approfittarne per esacerbare il dibattito sulle politiche migratorie significa dimenticare che tale violenza ha portata trasversale ad elementi quali la cultura, la nazionalità e la condizione sociale e che non vi sono popoli o gruppi che possano considerarsi immuni".

La Sezione Italiana di Amnesty International, ricordando alle istituzioni che, secondo gli standard dei diritti umani stabiliti a livello internazionale e regionale, ogni espulsione deve essere adottata su base individuale e su presupposti chiaramente predefiniti e prevedere il vaglio da parte di un'autorità' indipendente, critica il modo affrettato e reattivo con cui sono stati adottati provvedimenti di portata generale che modificano le norme relative alla permanenza sul territorio italiano e alle espulsioni dei cittadini dell'Unione europea.
(Delt@ Anno V°, N. 229)

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Medici, sciopero venerdì contro la finanziaria

Indetto dalle organizzazioni sindacali Cub, Sdl Intercategoriale, Confederazione Cobas, Cib Unicobas, Slai Cobas, A.l. Cobas, Usi Ait e Confederazione Unione sindacale italianaAncora uno sciopero della sanità nazionale.

Medici, veterinari, infermieri e personale tecnico amministrativo aderiscono allo sciopero nazionale di tutte le categorie pubbliche e private indetto per l'intera giornata di venerdì dalle organizzazioni sindacali Cub, Sdl Intercategoriale, Confederazione Cobas, Cib Unicobas, Slai Cobas, A.l. Cobas, Usi Ait e Confederazione Unione sindacale italiana, sigle che solo per il comparto sanità rappresentano oltre 5.000 lavoratori.

Tra gli aderenti alla protesta, anche il personale precario della pubblica amministrazione e dei servizi esternalizzati. Oltre all'astensione dal lavoro per l'intera giornata, sono previste una serie di manifestazioni organizzate a livello regionale.

A Roma, con partenza alle ore 9, i manifestanti sfileranno per le vie del centro per arrivare a piazza Navona. Tra le richieste degli scioperanti: rivalutazione dei salari, taglio delle tasse con abbassamento dell'aliquota Irpef dal 23 al 18%, lavoro stabile e rilancio della previdenza pubblica.

"Questa protesta - spiega Mariateresa Pascucci, responsabile del settore sanità della Confederazione unitaria di base (Cub) - è per dire no alla Finanziaria 2008". Ma non solo.

Nel 'mirino' dei sindacati ci finisce anche la concertazione di luglio tra il Governo e i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil.

"Un accordo - spiega Pascucci - che, insieme alle politiche liberiste di governi succubi a padronato e banchieri, ha generato bassi salari, precarizzazione del lavoro, riduzione dello stato sociale, aumento delle tasse per i lavoratori e un gigantesco trasferimento di reddito ai profitti e alle rendite".

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07 novembre 2007

Medici specializzandi, sbloccati i fondi per i contratti

La svolta dopo la firma di un decreto. Federspecializzandi: "soddisfatti anche se con ritardo"
Via libera al decreto per lo sblocco dei fondi necessari al pagamento dei contratti dei medici specializzandi. Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa ha infatti firmato il provvedimento che permette il trasferimento dei fondi dal ministero di Fabio Mussi alle Università, e quindi l'effettivo pagamento dei contratti.

A riferirlo è Federspecializzandi, la Federazione che rappresenta i camici bianchi in formazione, soddisfatta del via libera, "anche se giunto con inspiegabile ritardo". Federspecializzandi, proprio per accelerare l'emanazione del provvedimento, aveva avviato da ieri una serie di mobilitazioni nei vari atenei d'Italia.

"Dopo 4 mesi di stallo burocratico - sottolinea in una nota Federspecializzandi - i contratti possono dunque essere uniformemente firmati in tutti gli atenei, e i pagamenti sbloccati. Federspecializzandi si ritiene soddisfatta di tale provvedimento, anche se giunto con inspiegabile ritardo, e si augura che i tempi effettivi per il trasferimento dei fondi vengano ridotti al minimo".

L'attenzione della Federazione rimane ancora vigile, però, sul paragrafo relativo agli specializzandi contenuto nel disegno di legge sull'ammodernamento del Sistema sanitario nazionale.

"Un Ddl - spiega la Federazione - che comporterebbe gravi ripercussioni sulla formazione dei medici specializzandi e sul loro successivo inserimento lavorativo nel Ssn".

Federspecializzandi, sul tema, attende quindi un confronto con il ministero della Salute, "per poter revocare la manifestazione nazionale già indetta per il 13 novembre".

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Le mamme a Montecitorio per la protezione dell'allattamento al seno

Roma, 4 novembre 2007 - Il prossimo 14 novembre a Roma, davanti Montecitorio, si terrà un sit-in di mamme che scenderanno in piazza per difendere il diritto di allattare al seno i propri figli.

Questa meravigliosa capacità delle donne di produrre nutrimento per i propri figli è infatti pesantemente minacciata dalle continue pressioni commerciali delle aziende che commercializzano alimenti per l?infanzia.

?Il latte materno ? spiegano AICPAM, IBFAN Italia, LLL, MAMI, promotori dell?iniziativa - è un bene comune che la natura ha affidato in gestione alle donne.

Solo le donne possono decidere se, dove, quando, come, quanto e quanto a lungo allattare. Nessuno dovrebbe sostituirsi ad esse o interferire con la loro indipendenza. Tanto meno chi è mosso da fini commerciali e di profitto e vorrebbe sostituire il latte materno con latti artificiali e altri alimenti e bevande, o chi vende gli strumenti per somministrare questi prodotti: biberon e tettarelle.?

Obiettivo dell?iniziativa ? sostenuta da numerose associazioni di genitori, ostetriche e altre realtà che si occupano di promuovere, sostenere e proteggere l?allattamento al seno - è ottenere dal Governo la piena attuazione del Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno emanato da OMS e UNICEF nel lontano 1981, allo scopo di proteggere la salute dell'infanzia, sanzionando la scorretta commercializzazione ed ogni forma di promozione dei sostituti del latte materno.

Anche l?Italia ha sottoscritto il Codice, così come tutti i paesi dell?Unione Europea. Ciò nonostante, l?attuale normativa è tuttora più debole del Codice Internazionale e delle successive risoluzioni, poiché
limita le restrizioni commerciali alle sole formule lattee iniziali per neonati (latti 1), lasciando le compagnie libere di violare il Codice per tutti gli altri prodotti (latti2, latti3, tisane, omogeneizzati, biberon e tettarelle).

?Entro il 31 dicembre 2007 ? proseguono le associazioni promotrici - il Governo italiano dovrà varare una nuova direttiva europea (la 2006/141/CE del 22 dicembre 2006), che comporterà una nuova e profonda revisione della disciplina vigente in materia. Sarà finalmente l?occasione per dettare regole chiare e precise sulla pubblicità e l?etichettatura dei sostituti del latte materno.

E porre un freno agli episodi di conflitto di interessi tra sistemi sanitari ed aziende.? L?appuntamento è dunque per mercoledì 14 novembre - dalle ore 10.30 alle 13.30 circa - in piazza Montecitorio a Roma: tutte le mamme (e naturalmente i papà) con i propri bimbi allattati e non, sono invitati a partecipare.

Durante il sit-in (ma è possibile aderire anche online all?indirizzo www.reteromanaconsumocritico.org/RRCC/azione/latte_materno.htm) si terrà una raccolta di firme a sostegno dell?iniziativa che saranno poi consegnate al Presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

Una delegazione delle associazioni promotrici chiederà inoltre di essere ricevuta dal Ministro della Salute, On. Livia Turco.

Dalle ore 12,00 alle 12,30 si terrà la conferenza stampa/dibattito con i giornalisti e i parlamentari presenti.

Per maggiori informazioni:
Linda Grilli
linda.grilli@gmail.com
347 3678878
Carla Scarsi
carla@scarsi.name
340 9126893
Maria Ersilia Armeni
siliadoc@fastwebnet.it
335 257353

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06 novembre 2007

Medici specializzandi di nuovo in agitazione

Medici specializzandi di nuovo sul 'piede di guerra'. I camici bianchi in formazione hanno infatti indetto, per il prossimo 13 novembre, una manifestazione nazionale davanti al ministero dell'Economia a Roma.

Ma non solo. A partire da oggi, nei vari atenei nazionali, andranno in scena una serie di mobilitazioni, con l'astensione dal lavoro nei policlinici di Padova e Siena.

Gli specializzandi chiedono il via libera al decreto che deve portare al trasferimento dei fondi dal ministero di Fabio Mussi alle Università, e quindi al pagamento effettivo dei contratti. "Un via libera - come spiega in una nota la Federspecializzandi - che a quattro mesi dalla firma dello schema tipo del contratto, tarda ancora ad arrivare".

"Questo ennesimo stallo legislativo - sottolinea Federspecializzandi - ha creato gravi incongruenze di trattamento nelle varie Università. Già da tre mesi, gli specializzandi lavorano senza una retribuzione adeguata, o addirittura senza alcuna retribuzione. E dove pure i contratti siano già firmati, vengono di fatto invalidati per la mancanza della firma del delegato regionale".

La Federazione che rappresenta i camici bianchi in formazione, ritiene inoltre di primaria importanza "evitare l'approvazione del disegno di legge relativo all'ammodernamento del Ssn. Un Ddl - spiega la Federazione - che comporterebbe gravi ripercussioni sulla formazione dei medici specializzandi e sul loro successivo inserimento lavorativo nel Ssn".

La mobilitazione degli specializzandi proseguirà con astensione a oltranza dall'attività assistenziale "qualora - dichiara Federspecializzandi - entro il 13 novembre non venissero soddisfatte le nostre richieste".

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La vaccinazione contro l'influenza stagionale può salvare la vita

"La vaccinazione contro l'influenza stagionale può salvare la vita. E i medici di famiglia hanno un ruolo chiave nel promuoverla: quando vengono coinvolti attivamente nelle campagne locali, la copertura vaccinale nelle categorie a rischio arriva al 60-90 per cento, contro il 20 per cento nelle realtà in cui non agiscono in prima linea".

Parola di Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), che in piena campagna antinfluenzale 2007-2008 lancia un'allerta a tutti i camici bianchi di famiglia della penisola: "Sia quelli chiamati dalle Asl a vaccinare direttamente i propri assistiti più fragili, sia gli altri - spiega - devono impegnarsi a sensibilizzare tutti i propri assistiti al valore della vaccinazione".

"In alcune Asl d'Italia la campagna vaccinale è già partita - ricorda Milillo - e in altre partirà nei prossimi giorni, ma non oltre il 15 novembre", perché il periodo ideale per l'iniezione contro il 'mal d'inverno' cade "proprio fra il 15 novembre e la fine di dicembre".

Per questo, aggiunge il numero uno della Fimmg, "scegliamo la giornata di oggi (ieri ndr) per lanciare un appello a tutti i 47 mila medici di medicina generale italiani. Evidenze scientifiche hanno dimostrato che la vaccinazione delle categorie a rischio, in primo luogo over 65 e malati cronici, abbatte del 50 per cento i ricoveri correlati all'influenza e del 30 per cento le complicanze potenzialmente letali. Alla luce di questi numeri - avverte dunque Milillo - vaccinarsi diventa veramente una questione di vita o di morte".

Massimo impegno sul fronte della vaccinazione antinfluenzale viene confermato anche quest'anno dalla Fimmg di Milano. "Puntiamo a ripetere, e speriamo anche a superare, il successo registrato l'anno scorso - riferisce Marilyn Chemotti, responsabile del Consiglio direttivo Fimmg nel capoluogo lombardo - Nella stagione 2006-2007 sono stati coinvolti attivamente nella vaccinazione anti-influenza 630 medici di famiglia milanesi su un totale di 970.

In particolare, attraverso le circa 45 mila dosi vaccinali a nostra disposizione ci siamo concentrati soprattutto sulla copertura degli over 75. Ne abbiamo vaccinati 38 mila su circa 150 mila (25,3 per cento), cui si sono aggiunti i vaccinati dell'Asl".

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Epatite B cronica, un passo avanti nella terapia

Dal congresso annuale dell'AASLD (American Association for the Study of the Liver), in corso in questi giorni a Boston, emergono importanti novità per il trattamento dei pazienti affetti da epatite B cronica.

In particolare, sono stati presentati i risultati di uno studio di coorte, della durata di 4 anni, condotto in un gruppo di 146 pazienti con epatite B cronica HBeAg positivi, trattati con 1 mg di Baraclude (Entecavir, BMS), un analogo nucleosidico in grado di inibire la replicazione virale.

I dati hanno dimostrato l'efficacia dell'Entecavir nel ridurre la carica virale alla 192esima settimana a valori praticamente non rilevabili (inferiori alle 300 copie/ml) nel 91% dei casi. Inoltre, la terapia ha mostrato un elevato profilo di sicurezza: nel 90% dei soggetti, infatti, non si è osservato alcun evento avverso e nel rimanente dei pazienti gli eventi verificatisi sono stati di lieve entità.

L'Entecavir ha poi mostrato un rischio quasi nullo di sviluppare resistenza (nel 99% dei pazienti trattati non è insorta resistenza al farmaco), a differenza di quanto accade con i farmaci attualmente disponibili, fornendo, dunque, prospettive incoraggianti per il trattamento della forma cronica dell'epatite B.

Sarà, quindi, possibile intervenire efficacemente e precocemente, prima che il danno epatico sia troppo esteso, senza incorrere nel rischio dell'insorgenza di resistenze, come sottolinea anche il professor Baruch S. Blumberg, scopritore del virus dell'epatite B e per questo premio Nobel per la medicina nel 1976.

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05 novembre 2007

Ministeri Lavoro, Salute e Politiche Sociali: l'Anaao contraria all'accorpamento

L'Anaao Assomed è contraria "all'accorpamento dei ministeri della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociali". L'associazione dei medici dirigenti rende nota la sua contrarietà a una scelta di questo tipo, all'indomani dell'approvazione, da parte della Commissione Bilancio del Senato, dell'emendamento 'taglia-ministri' alla Finanziaria.

La norma prevede il ritorno alla legge Bassanini che prevede massimo 12 ministeri e impone in più un limite complessivo di 60 esponenti per la compagine governativa, tra ministri, viceministri e sottosegretari.

"Oggi come dieci anni fa di fronte alla riforma della pubblica amministrazione, in vigore ma mai applicata - scrive l'Anaao Assomed in una nota - sostenuti dall'incalzare di nuovi e più urgenti problemi siamo fermamente convinti che la sopravvivenza del ministero della Salute sia l'unico modo per garantire al Servizio sanitario nazionale il suo carattere di unitarietà che abbiamo strenuamente difeso nelle nostre battaglie contro la devoluzione.

In un Paese dove vige il federalismo sanitario - prosegue il sindacato - è indispensabile mantenere un organismo che funga da baricentro per assicurare il coordinamento programmatorio e di salvaguardia dei criteri di uniformità assistenziali ed evitare pericolose derive che negano il riconoscimento del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale.

Pur convinti della necessità di ridurre il numero dei dicasteri - chiarisce l'Anaao Assomed - chiediamo di agire secondo criteri di razionalizzazione del sistema e di rinnovamento che abbiano come obiettivo la difesa del Ssn, proponendo il potenziamento dell'area della tutela socio-sanitaria che prevede il ministero della Salute e solidarietà sociale".

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Sanità privata, dipendenti oppressi dal rischio di licenziamento

Tornare a casa oppressi dalla paura di perdere il proprio posto di lavoro. E' il destino che accomuna gran parte dei dipendenti della sanità privata, ben 150 mila lavoratori.

Molti di loro vivono perennemente minacciati, in bilico tra un lavoro che oggi c'è ma che, già da domani, potrebbe diventare nient'altro che un ricordo.

Almeno secondo la Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl, le tre sigle sindacali riunite a Roma per firmare la piattaforma per il rinnovo del contratto di lavoro nazionale della sanità privata 2006-2009. I confederali dall'incontro capitolino lanciano un vero e proprio atto d'accusa. "Per ottenere gli stanziamenti pubblici - tuonano - i datori di lavoro ricorrono il più delle volte alle minaccia: 'niente fondi? Via libera ai tagli'".

Eppure i soldi - stando almeno a quanto sostengono i sindacati - non mancano di certo. "Il settore cresce progressivamente - afferma Daniela Volpato, segretario nazionale di Cisl Fp - e la conferma arriva anche dalla recente ricerca del Cergas Bocconi.

Le strutture accreditate rappresentano ormai il 41,5 per cento del totale dei centri di cura, benché impieghino 'solo' il 25 per cento del personale impegnato nella sanità".

Dunque i conti crescono, ma l'imprenditoria del settore "è rivendicativa e piagnucolosa", intenta a portare avanti "il braccio di ferro con le istituzioni minacciando perennemente i lavoratori".

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01 novembre 2007

Il Papa, i farmacisti e l'obiezione di coscienza

di Mauro David

Qualche giorno fa il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede, spara a zero contro il quotidiano la Repubblica; l?inchiesta giornalistica che analizza i costi a carico dei cittadini italiani per la Chiesa cattolica lo rende nervoso: ?Finiamola con questa storia sui finanziamenti alla Chiesa??. Il direttore Ezio Mauro risponde per le rime rammentando al porporato che in un paese democratico certe cose non si fanno, che ?Sua Eminenza è il Capo del governo di uno Stato straniero che chiede di "finirla" con il libero lavoro d'indagine (naturalmente opinabile, ma libero) di un giornale italiano. Dovrebbe sapere che in Occidente non usa. Mai?.

Sono dispiaciuto di cotanta incomprensione, anche perché il Cardinale, con il sorridente faccione dalla mascella squadrata, sta facendo un buon lavoro a favore dei laici.

Ieri, Papa Benedetto XVI, ex artigliere della Wehrmacht, spara una cannonata contro la pillola del giorno dopo e la RU486. L?occasione gli si presenta durante l?incontro con la Federazione internazionale dei farmacisti cattolici: "L'obiezione di coscienza è un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione permettendovi di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo le scelte chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia". La Federfarma replica immediatamente che in Italia è un obbligo di legge garantire i medicinali prescritti. Certo, messa così è dura: se il farmacista obietta, rischia una condanna, è quindi probabile che l?appello di Sua Santità cada nel vuoto.

Anche questa circostanza mi procura rammarico perché, diciamolo fuori dei denti, questo pontificato sta facendo un buon servizio alla causa laica.

C?è da auspicare che nessuno ostacoli il rapido raggiungimento degli obiettivi, ormai chiari, della Santa Sede. Se così fosse, vedrei probabilmente realizzato il mio sogno di cinquantenne aconfessionale: quello di vivere in uno stato laico.

Il Santo Padre ed i suoi colonnelli ce la stanno mettendo tutta, ma non è abbastanza; determinati e costanti negli appelli, mancano di competenza realizzativa. Non sono sufficienti le parole per modificare l?identità culturale del popolo italiano, quella sintetizzabile con l?antico adagio: ?Franza o Spagna purché se magna?. No, non può bastare. E? quindi necessaria l?azione.

Perché non far presidiare le farmacie crumire da squadriglie di cattolici integralisti?

A questo punto, l?osare è di buon auspicio. Perché non scrivere un?enciclica sulle ?posizioni dell?amore? ammesse dalla Chiesa cattolica? Una sorta di Kamasutra vaticanense che bandisca dal talamo nuziale la posizione della ?pecorina? ? quella preferita dal Diavolo ? per ammettere quella del ?missionario?, più angelica e consona ai fini riproduttivi.

Perché Sua Santità non osa? Potrebbe imporre l?introduzione di due diverse carte d?identità, ad esempio. Ciascuna di un colore diverso. Una che dia accesso alle prestazioni tipiche di uno stato laico in fatto di sanità, scuola e diritti; l?altra no. Il cittadino sceglie in piena libertà, il Santo Padre conta finalmente i suoi figli ed i laici vengono liberati dall?oppressione catto-integralista.

A nulla servono i richiami alla non ingerenza, a nulla serve scandalizzarsi quando il Vaticano esorta intere categorie professionali di uno stato straniero all?inosservanza delle sue leggi. Il Belli descrive in un sonetto lo spirito che arma il Papa Re:
C?era una vorta un Re cche ddar palazzo
Mannò ffora a li popoli st?editto:
Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiardoni, e zitto
Pertanto, poiché è impossibile arrestare il dilagare dell?arrogante onnipotenza divina, lasciamoli fare. Chissà se il popolo supino?

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Sicurezza, basta con la mattanza delle donne

(Roma) La morte di Giovanna, la donna di 47 anni aggredita, violentata e seviziata ieri a Roma, da un cittadino romeno ci lascia sgomente e senza fiato, annichilite. Così non si può più andare avanti. Il serio Piano d?Azione annunciato da mesi dal Governo, non può più aspettare. La violenza contro le donne è ormai una drammatica emergenza sociale che chiama in causa coscienze e istituzioni. Il fenomeno è globale e i drammi quotidiani cui assistiamo inermi sono ormai intollerabili.

Alla violenza si deve dire basta. Basta con la mattanza delle donne. Il Governo intervenga e colmi i suoi colpevoli ritardi. ?A questo punto le parole e la retorica sulle donne non bastano più. E' per questo che anche nell'ultima legge finanziaria abbiamo proposto un serio Piano d'azione anti violenza?, ricorda la Ministra per i Diritti e le Pari Opportunità Barbara Pollastrini intervenendo su quest?ultimo massacro. Che il Piano venga attuato e subito. Urge, per la Ministra, "Una strategia che unisca l'azione repressiva, la prevenzione e l'aiuto e il sostegno alle vittime di ogni forma di molestia.

E' questo lo spirito delle norme inserite appena l?altro ieri nel pacchetto sicurezza e della legge che il Governo ha trasmesso al Parlamento quasi un anno fa". Da poche settimane - ricorda ancora Pollastrini - la Camera ha votato lo stralcio delle norme sullo stalking e l'omofobia: "Rinnovo il mio appello affinche' le deputate e i deputati di entrambi gli schieramenti approvino nei prossimi giorni questo primo fondamentale provvedimento. Ma insisto, la svolta può giungere solo da un Piano integrato e capace di agire su piani diversi.

Norme di legge efficaci, processi celeri e pene certe, l'Osservatorio nazionale contro la violenza sessuale, il pieno coinvolgimento di Enti Locali, centri antiviolenza, operatori e forze dell'ordine, una seria politica dell'accoglienza e delle espulsioni". "Stroncare la 'mattanza' delle donne è una priorità di Governo e Parlamento - conclude Barbara Pollastrini - Non lo è certo da oggi, ma oggi ogni alibi è definitivamente caduto. In una giornata nella quale si rinnova il dolore per un'altra vittima, il mio e nostro impegno e' estirpare l'odio e la violenza contro le donne. E' una battaglia di civiltà che l'Italia può e deve vincere.".

Convocato d?urgenza, il Consiglio dei Ministri ha varato ieri sera un decreto legge sulle espulsioni, per dare, finalmente, una concreta risposta ai ripetuti atti di violenza. Già giovedì 1 novembre verranno definiti gli aspetti particolari. Il decreto-legge approvato ''anticipa alcune disposizioni del disegno di legge in materia di sicurezza urbana varato dal governo, al fine di contrastare episodi di particolare violenza e di criminalità efferata. Il governo intende così rendere immediatamente possibile l'esecuzione dell'allontanamento di cittadini comunitari per motivi di pubblica sicurezza nei termini che già erano stati definiti dal disegno di legge in materia di sicurezza urbana''.

Al ministero dell'Interno, si è tenuta, sempre ieri sera la riunione dei vertici della Polizia per pianificare l'attività', a livello nazionale, in seguito alla decisione del Consiglio dei ministri straordinario di trasformare in decreto il ddl sulle espulsioni contenuto nel 'pacchetto sicurezza'' in seguito all'aggressione mortale avvenuta martedì sera a Tor di Quinto ad opera di un rumeno. A presiedere il vertice operativo il capo della Polizia, Antonio Manganelli, che si e' messo in contatto con il nuovo capo della polizia rumena, George Popa, che recentemente è stato in visita a Roma. Come prima misura, e' stato deciso dalla Romania l'invio di una task force di investigatori specializzati in criminalità e controllo del territorio, attesi a breve in Italia. La riunione al Viminale è stata convocata dal prefetto Manganelli, che nel pomeriggio di ieri, insieme al ministro dell'Interno Giuliano Amato ha incontrato il sindaco di Roma Walter Veltroni, poiché le decisioni del Cdm entrano in vigore con effetto immediato.

Da qui l'urgenza di pianificare a livello nazionale l'attività' di contrasto. E' stato lo stesso ministro dell'Interno Giuliano Amato, al termine del Consiglio dei ministri, a spiegare le finalità del provvedimento adottato dal governo di trasformare in decreto legge le norme del ddl sulla sicurezza urbana varato ieri. "Dobbiamo dare la caccia ai delinquenti, anche romeni. Ma non dobbiamo dare la caccia ai romeni. Vi pregherei di sottolineare quello che ho detto - ha detto il responsabile del Viminale rivolto ai giornalisti - Oggi è stata proprio una romena che ha messo la polizia sulle tracce del delinquente". Con il decreto legge varato stasera, ha sottolineato Amato, "vogliamo essere nelle condizioni di poter espellere, prima che accadono ancora episodi come quello nella capitale. "La sicurezza ormai è una priorità, ed il Paese rischia di essere fuori controllo.

Per questo saluto il decreto come un piccolo passo in avanti. Bisogna potenziare le forze dell'ordine con più mezzi e finanziamenti, e soprattutto con la certezza della pena per chi delinque" - ha detto il vicepresidente del senato, Mario Baccini, mentre Pollastrini ora auspica "tempi brevi" per l'approvazione del decreto sulle espulsioni approvato ieri nel Cdm straordinario. ?Contro questa insopportabile catena di violenze contro le donne, non ci sono sociologismi da fare nè più parole da consumare: il governo ha fatto una proposta che aggredisce con dovuta durezza il problema. Siamo pronti a discuterlo e ad approvarlo'' aggiunge il presidente della commissione Giustizia della Camera, Pino Pisicchio, e alle critiche della Destra, che denuncia il fallimento di una politica dell'immigrazione e dell'?accoglienza' che un po? ovunque in tutt?Italia, e maggiormente ?nella capitale ha consegnato i cittadini (lo ha dichiarato Beatrice Lorenzin, coordinatrice nazionale dei giovani di FI) nelle mani di bande criminali che non hanno nessun rispetto della vita e dei nostri valori?, con la conseguenza che ?L?ulteriore prezzo pagato alla criminalità (per la deputata di FI, Carlucci) è la vita di un?altra donna?, risponde la senatrice dell?Ulivo Vittoria Franco, che sottolineando che ?quanto accaduto a Roma è un crimine orrendo?, ribadisce che ?Il problema della sicurezza, e in particolare della sicurezza delle donne, è un problema del Paese, e spiace che la Destra non perda nemmeno le occasioni più cruente per fare demagogia".

"La questione della sicurezza ? continua Franco- e' una questione complessa perché deriva dai problemi nuovi legati all'immigrazione clandestina, all'apertura delle frontiere e all'allargamento dell'Unione europea, che si intrecciano con i problemi atavici dell'Italia, come la lentezza della giustizia". "Ciò che serve -prosegue- è un maggiore controllo del territorio, la promozione della cultura della solidarietà tra le istituzioni e le forze dell'ordine, la cooperazione internazionale con i paesi interessati, creare la certezza dei diritti e dei doveri anche per i cittadini stranieri. Il governo dell'Unione sta agendo proprio in questa direzione. E' evidente che quello della sicurezza e' un problema che riguarda il Paese intero, come dovrebbe ben sapere la Destra che nella passata legislatura ha inasprito le norme sull'immigrazione ottenendo solo più clandestini". "Spiace dunque che la Destra ne approfitti per fare dichiarazioni demagogiche.

Esprimiamo cordoglio e solidarietà alla famiglia della signora uccisa, e in un modo tanto violento. Tutti - conclude - vorremmo che un fatto del genere non succedesse mai più e che si possa dire basta a questa violenza estrema sulle donne". Un fenomeno purtroppo diffusissimo, per questo ? dichiara ancora la Presidente dei senatori dell?Ulivo, Anna Finocchiaro ? ?La gravità é tragicamente uguale sia che si tratti di violenza esercitata da cittadini italiani, magari da conoscenti o famigliari, sia che venga esercitata da immigrati". ?E' fuor di dubbio però che oggi ci troviamo di fronte ad un ennesimo episodio che va contrastato con misure rapide ed efficaci. Ma vorrei ricordare alla destra che si è scagliata contro Veltroni, che proprio nelle scorse settimane il Sindaco di Roma si era recato in Romania per fare assumere alle autorità di quel Paese la necessaria responsabilità di fronte ad un fenomeno che sta assumendo dimensioni enormi". Per Finocchiaro, "serve una responsabilizzazione di quei Paesi da cui più forte è il flusso migratorio nell'area europea: lo stare in Europa prevede diritti e doveri nei confronti della libertà e della sicurezza di tutti i cittadini europei.

Veltroni ha fatto della sicurezza uno dei principali temi del suo impegno di sindaco e di segretario del Pd. E bene ha fatto il governo, recependo una sua richiesta e quella che veniva da molti altri sindaci, a trasformare immediatamente in Dl il Ddl sulle espulsioni, dando prova di aver colto la drammaticità e l'urgenza del provvedimento". "Capisco la necessità della polemica politica ma trovo l'atteggiamento della Destra, che ha governato fino a ieri per 5 anni, davvero strumentale. Dal governo di centrosinistra e dai comuni ? ha concluso - da tempo sono state messe in atto misure di contrasto alla criminalità per tutelare in concreto la sicurezza dei cittadini e delle cittadine italiani". La storia tragica di Giovanna Reggiani riempie di rabbia infinita, perché ancora una volta si è scatenata una violenza estrema ed assassina nei confronti di una donna, e la città deve reagire è il commento di Anna Maria Cubeddu, responsabile del Coordinamento Donne della Cgil di Roma che ricorda come da tempo il movimento delle donne segnalava con preoccupazione una pericolosa escalation nella città di violenze e aggressioni nei confronti delle donne, sia in famiglia che fuori, ?senza però suscitare alcuna reazione né attenzione, se non formale, né interventi e misure concrete per rendere la nostra città più sicura.?.

"Credo che Roma debba reagire con responsabilità e con fermezza. Evitando - prosegue l'esponente Cgil - da una parte facili generalizzazioni del tipo ?romeno uguale assassino?, perché qui si tratta di un assassino e basta. Dall'altra rispondendo alla violenza con gli strumenti della partecipazione, della mobilitazione della nostra comunità, dell'agire da parte di tutti, istituzioni e società civile, affinché Roma possa tornare ad essere la città sicura e aperta che è sempre stata.?. "Occorre che più presto istituzioni, movimenti delle donne, prefettura - conclude Cubeddu - si siedano intorno ad un tavolo per discutere del tema della sicurezza, affrontando le tematiche specifiche della violenza sulle donne fuori e dentro la famiglia.?.

Nel corso del Comitato Direttivo della Cgil di Roma e Lazio, svoltosi ieri, è stato dato mandato pieno alla Segreteria per costruire una serie di mobilitazione ed iniziative nel posti di lavoro sul tema della violenza sulle donne?. Monica Cirinna', vicepresidente vicaria del Consiglio Comunale di Roma ricorda che proprio qualche giorno fa, ?ad una riunione tenuta in prefettura con altre elette, abbiamo chiesto più pattuglie delle Forze dell'Ordine in strada di notte, per avere più sicurezza. Ci è stato detto che da un pò di tempo la metà delle radiomobili notturne che monitorava la città si è fermata per carenza di fondi per la benzina. Il governo dovrebbe ? prosegue Cirinnà - intervenire subito, per consentire alle Forze dell'Ordine deputate alla sicurezza della città ' di pagare la benzina a prezzo di costo, senza l'imposta dell'accisa, che grava del 50 % sull'importo". "Proprio ora che è in discussione la Finanziaria - continua Cirinnà - il governo potrebbe intervenire con qualche misura urgente, per aumentare la sicurezza nella nostra città, e garantire il doppio delle pattuglie notturne. Si aggredisce per lo più al buio, e ora che le giornate si sono accorciate, i rischi sono maggiori, soprattutto per le donne, quasi sempre le prime a pagare".

Anche le rappresentanti della Consulta Femminile della Regione Lazio sono concordi nel dire che l?episodio di violenza inaudita che si è registrato nella capitale, non solo colpisce la dignità della donna ma dimostra come ancora sia lontana la cultura del rispetto dell'altro ed anche la scarsa efficienza dei sistemi di sicurezza nei luoghi pubblici. E' ora di dire basta a questi episodi che stanno pesantemente attraversando il nostro Paese ed in particolare, come emerge dagli ultimi dati, la regione Lazio. La criminalità - precisa la presidente - non ha colore politico né si può individuare in una particolare fascia culturale o sociale, questa però cresce quando viene meno la coesione sociale, il rispetto della convivenza e soprattutto, nel caso delle donne, la certezza della pena.

La Consulta Femminile della Regione Lazio chiede alle Istituzioni tutte un forte impegno ad arrestare questi episodi di criminalità e a dimostrare più attenzione al rispetto della dignità umana". 'Condivido pienamente le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quando invita le Istituzioni a 'compiere ogni sforzo' per garantire quel bene prezioso che è la sicurezza dei cittadini? - sottolinea la Sindaca di Milano Letizia Moratti - che chiedono con urgenza risposte ai drammi personali dei più deboli, di donne, anziani, bambini, di chi subisce furti, rapine, violenze, di chi vive il grave disagio delle case occupate abusivamente, di chi soffre per la mancanza di sicurezza sulle strade o per i maltrattamenti, così come per l'illegalità' che ancora ferisce le nostre città, traducendosi in tante situazioni fra l'altro di spaccio di droga e di prostituzione a cielo aperto'. 'Rincorrere le emergenze - per Moratti - non permette di affrontare questi bisogni con la dovuta serietà e profondità.

Occorre costruire politiche coerenti tra il livello nazionale e quello locale, tra quel poco che gli amministratori possono fare sulla base delle loro competenze a livello locale per garantire la sicurezza dei propri cittadini e le politiche nazionali ispirate all'ideologia che tende a tutelare più i colpevoli che le vittime. Politiche ispirate ad un buonismo che sul problema dell'immigrazione non tiene assolutamente conto della necessità di coniugare diritti e doveri. 'Questo ennesimo atto di violenza accaduto a Roma - conclude Letizia Moratti - dimostra la necessità di stabilire norme nazionali che sappiano regolare i flussi immigrazione che permettano poi alle Forze dell'Ordine e alle Istituzioni di combattere i singoli episodi di violenza, criminalità e illegalità. Anche la realtà dell'immigrazione richiede, infatti, che si cominci a costruire un modello di convivenza basato sul rispetto della legalità da parte di tutti, poiché anche gli immigrati hanno bisogno di sicurezza. Non è con la rinuncia alle moratorie sull'ingresso incontrollato degli immigrati o con atteggiamenti inutilmente buonisti e populisti che si costruisce questo quadro di convivenza e sicurezza per tutti'.
Delt@

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