Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

29 dicembre 2007

Contraccezione, tornano diaframma vaginale e crema spermicida

di Elisabetta Canitano

Per quasi vent'anni ci siamo domandate come mai non si poteva più usare il diaframma in questo Paese.

Colpa, ci veniva detto, del nonoxinolo, lo spermicida contenuto nelle creme. Proteggeva dall?AIDS? Faceva venire il cancro?

Sta di fatto che un antibatterico tanto innocuo da essere usato normalmente nelle creme di bellezza come conservante, era uscito dal registro dei farmaci come spermicida e non si sapeva più cosa prescrivere con il diaframma.

Dopo un tempo che sembra secoli (alcune di noi, vecchie utilizzatrici, nel frattempo sono andate in menopausa), riemerge la possibilità di usare questo sistema contraccettivo, molto in uso ai tempi del libro "Noi e il nostro corpo", ma poco noto alle giovani generazioni.

Il diaframma è un dispositivo medico Classe II A, così come il nuovo spermicida, che non contiene più nonoxinolo, ma acido lattico, e quindi non è necessaria la ricetta medica.

Può essere misurato da un?ostetrica che lo conosca, ed è totalmente innocuo e sicuro non certo come la pillola, ma con un ottimo indice di Pearl (2-4 se associato ad una crema spermicida).

Per tutte le donne che non possono o non vogliono prendere la pillola è un?ottima alternativa, certo chi chiede il massimo della sicurezza sarà costretta ad associarlo al coito interrotto, ma queste sono scelte personali.

Non sembri pubblicità, la ditta in questione (Milex) non ha nessun contatto con noi. Al momento non sappiamo se altre società commercializzano diaframmi contraccettivi e/o creme spermicide, ma se qualcuna volesse ricorrere a questo metodo contraccettivo, saprà da dove partire. Vai alla pagina che descrive le caratteristiche del diaframma vaginale in commercio.

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27 dicembre 2007

Sterilità, quante sono le coppie che hanno questo problema

Dieci, cento, centomila. Ad una coppia che non ha figli non è di conforto sapere che nel mondo combatte con lo stesso problema un esercito di persone. Una coppia, solitamente, si sente sola e unica.

Ma al di là di tutto è comunque vero che sono molti, moltissimi, gli uomini e le donne per i quali il concepimento di un figlio è motivo di preoccupazione. Va ricordato che la specie umana è poco fertile e ciò è dovuto al fatto che l'ovulazione avviene indipendentemente dal rapporto sessuale. Negli animali, ove vi sia una diretta connessione temporale tra i due eventi, ogni rapporto ha la probabilità di dare inizio ad una gravidanza nel 98-99% dei casi: nella donna invece il "rischio" di essere fecondata è solo del 20-30% se il rapporto avviene nel periodo fecondo di un ciclo ovulatorio.

In base a questa premessa biologica è evidente che occorre concedere un certo periodo di "prova" (2 anni circa di rapporti non protetti), prima di potere definire una coppia substerile o sterile. Non avendo a disposizione alcun registro nazionale di sterilità, in Italia è possibile effettuare solo stime approssimative del fenomeno.

La sterilità, intesa come assenza di concepimenti dopo 24 mesi di rapporti volutamente fecondanti, interessa il 20,6% della popolazione. Di conseguenza ogni anno, se si considera un tasso di matrimoni pari allo 0,5%, ci si aspettano da 50.000 a 70.000 coppie senza figli. Di queste il 42% (circa 21-29.000) richiede una consulenza specialistica che consente di diagnosticare una causa rilevante di sterilità in un quarto circa dei casi. Infatti, nel 78,6% dei casi la coppia non è sterile ma "ipofertile" o "subfertile" e cioè ha difficoltà a concepire ma non le è preclusa la possibilità di essere genitori. Nel restante 21,4% la coppia, invece, è sterile per cause imputabili all'uomo nel 5,9% dei casi o alla donna nel 15,9%. In altri termini: in Italia su cento coppie che cercano di avere un figlio, da quindici a venti sono sterili. Una valutazione che nasce soprattutto dall'esperienza dei ginecologi. Dalla stessa esperienza si evince che, sempre in Italia, la sterilità maschile incide nel 35% dei casi, la sterilità ormonale femminile nel 30% dei casi, solitamente di facile risoluzione.

La sterilità femminile da cause "meccaniche" - principalmente tubariche - pur avendo una minore incidenza (15%) richiede un approccio terapeutico più complesso che, nella maggior parte dei casi, necessita di tecniche di fecondazione assistita. In un 5% dei casi responsabile della sterilità è la endometriosi; in un 5% dei casi la sterilità è riconducibile ad un problema di "coppia", mentre nel 10% circa l'assenza di una causa evidenziabile con le comuni indagini inquadra il caso come "sterilità inspiegata" od "idiopatica".

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24 dicembre 2007

Scoperta una nuova famiglia genetica responsabile dell'obesità

E' stata scoperta una nuova famiglia genica che svolge un ruolo chiave nell'immagazzinamento o meno di grassi nelle cellule, una scoperta che potrebbe portare a nuovi approcci all'obesità ed alle malattie correlate.

Dato che la capacità di stipare il grasso in goccioline lipidiche all'interno delle cellule è un processo fondamentale in tutte le forme di vita eucariotiche, dalle più semplici alle più complesse, sono stati ricercati geni coinvolti in questo processo che fossero stati conservati evolutivamente in tutti gli organismi eucariotici.

Le proteine FIT così individuate non sono coinvolte nella sintesi dei grassi, ma nel loro addensamento sotto forma di goccioline, il che rappresenta un'attività unica fra le proteine.

Queste proteine potrebbero essere un nuovo target per farmaci atti a trattare obesità e patologie correlate.

(PNAS Early Edition online 2007, pubblicato il 18/12)

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In aumento il "doping" tra gli scienziati

In aumento l'uso di farmaci per 'sveltire' la mente anche in persone sane.

Che sempre di più, per migliorare le performance, ricorrono a medicinali normalmente assunti da chi ha disturbi neuropsichiatrici o danni cerebrali.

Un'abitudine che sembra si stia diffondendo soprattutto in ambiente accademico e di cui si parla sulla rivista 'Nature': due scienziati dell'università di Cambridge, Barbara Sahakian e Sharon Morein-Zamir, stanno conducendo una piccola 'indagine' fra i colleghi statunitensi per capire l'entità del fenomeno e affrontare, oltre a quelli medici, gli aspetti etici del problema.

Tutti coloro che sono interessati alla discussione sul tema potranno collegarsi al FORUM online, dove gli esperti interpellati da Sahakian e Morein-Zamir 'posteranno' le loro risposte a domande quali: vi aiutereste mai con i farmaci per amplificare le capacità del vostro cervello?

Qual è la vostra opinione nei confronti di chi lo fa, anche nel caso di vostri colleghi o studenti?

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Ictus, in Italia uno ogni 4 minuti

Un ictus ogni 4 minuti, con 195mila italiani colpiti ogni anno. E altissimi costi sociali: circa un terzo dei pazienti muore entro il primo anno, mentre un altro terzo subisce un'invalidità permanente, tanto che l'ictus è al primo posto fra le cause di invalidità nel nostro Paese.

Un quadro cupo, quello tracciato dagli esperti riuniti ieri a Milano per presentare la quinta edizione delle linee guida italiane sullo stroke. Ma non senza note positive. "La migliore gestione dell'ictus sta dando risultati - sottolinea Gian Franco Gensini, della Cattedra di Clinica medica e cardiologica dell'ospedale Careggi di Firenze, presidente dell'Italian Stroke Forum Network e coordinatore delle linee guida 'Spread' - tanto che in 10 anni sono calate del 10 per cento le morti, e altrettanti pazienti superano l'ictus con meno disabilità residua".

Resta però molto da fare, "soprattutto sul fronte della prevenzione e dell'organizzazione ottimale dei percorsi assistenziali - aggiunge l'esperto - In particolare è necessario potenziare le Stroke unit, strutture dedicate a questa patologia, ancora insufficienti in Italia".

Ma come si manifesta un ictus? "Si tratta di un deficit neurologico improvviso, che si verifica quando un vaso sanguigno che alimenta il cervello si rompe o viene ostruito - spiega Augusto Zaninelli, vicecoordinatore generale delle linee guida e docente dell'Università di Firenze - e nel 75 per cento dei casi colpisce dai 75 anni in poi".

Ma non mancano i giovani: in Italia si stimano circa 12.000 casi l'anno tra gli 'under 45. "Si tratta di una patologia molto grave, che per fortuna sta diventando meno fatale, grazie all'intervento precoce - precisa Domenico Inzitari, direttore della Clinica neurologica III-Stroke Unit di Careggi - Negli ultimi anni, infatti, si sono affermate modalità di assistenza e interventi per la fase acuta, che limitano in maniera consistente la mortalità e le gravi conseguenze dell'ictus.

Il ricovero in Stroke unit, aree dedicate alla diagnosi e cura in fase acuta, riesce a ridurre la mortalità e la disabilità grave di circa il 20 per cento".

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Incidenti in corsia, commissione inchiesta Ssn inutile senza decisioni forti

Le commissioni di inchiesta parlamentari sono inutili se non si punta su decisioni forti, che diano un segnale chiaro agli italiani della volontà di 'cancellare' le disfunzioni e incidere sulla realtà. A dirlo è il vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, Giuseppe Caforio (Idv), pronto a dimettersi dall'incarico "se non ci saranno cambiamenti in grado di rendere incisiva l'azione dei parlamentari inquirenti".

Come ha detto il senatore all'ADNKRONOS SALUTE, ammettendo che nel caso dell'ospedale di Vibo Valentia - visitato dai commissari un anno fa, dopo la morte di una ragazza in sala operatoria, e dove si è ripetuta la tragedia - bisognava chiudere la struttura.

"In quel caso - ha detto Caforio - avremmo dovuto chiedere la chiusura del nosocomio che andava sostituito con un ospedale da campo, per dare un segnale forte e sottolineare la precarietà dell'offerta sanitaria in quell'area". Proposte che erano state suggerite da Caforio nella relazione finale all'ispezione.

"La Commissione, in quel caso, ritenne eccessiva la mia indicazione. Ma ci siamo ritrovati con un'altra vittima". Per il senatore, però, le Commissioni di inchiesta parlamentari, in teoria, "sono importanti perché consentono il controllo e stimolano al miglioramento. I risultati, però, spesso sono vanificati da un atteggiamento 'diplomatico' che non punta su decisioni incisive, in grado di dare segnali di certezza.

E' ora che si scelga una nuova rotta". Anche perché alla Commissione d'inchiesta parlamentare sul Ssn, sottolinea il senatore, non mancano gli strumenti per 'contare'. "La Commissione - precisa - ha poteri di tipo giudiziario, ma si è troppo orientati verso una politica 'timida', di compromesso". Insomma "il potere c'è ma non si mette in campo tutto. Dobbiamo renderci conto, però, che non basta più segnalare, altrimenti non abbiamo ragione di esistere".

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Tar Lazio sospende rimozione vicepresidenti CNB

Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di sospensione dell'atto con cui il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) ha sostituito i vicepresidenti Luca Marini, Elena Cattaneo e Cinzia Caporale, con Lorenzo D'Avack, Riccardo Di Segni e Laura Palazzani.

La decisione, presa ieri in Camera di Consiglio, non è stata resa pubblica. Il ricorso, contro la presidenza del Consiglio dei ministri, era stato presentato da uno dei tre vicepresidenti rimossi, Luca Marini. L'ordinanza di sospensione, come dice il termine stesso, di fatto sospende l'efficacia della nuova nomina.

E aumenta l'incertezza attorno al Cnb da mesi oramai nella bufera. Allo stesso collegio giudicante spetta ora una pronuncia sul merito del ricorso, probabilmente non prima di febbraio-marzo prossimi. Ma, certo, la decisione di sospensione evidenzia come i magistrati amministrativi abbiano ravvisato il cosiddetto 'Fumus boni iuris' del ricorso.

Un'altra tegola, quindi, si abbatte sul Governo che figura tra le controparti, assieme al Cnb e ai tre nuovi vicepresidenti. "Su questo primo atto - dice Luca Marini - non ho commenti da fare. Resto in attesa - conclude - del giudizio di merito".

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Inail, raddoppia il compenso per i certificati

'Semaforo verde' all'aggiornamento dei compensi per le certificazioni Inail redatte dai medici ospedalieri dipendenti del Ssn. I compensi, per ogni certificato, passano infatti da 15 euro e 60 centesimi a 27,50. Fino ad arrivare a 32,50 euro per quelli compilati in forma telematica. E' una delle principali 'novità' contenute nella preintesa sui compensi delle certificazioni rese agli infortunati sul lavoro, siglata tra l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) e i maggiori sindacati dei medici ospedalieri: Anaao Assomed, Cimo, Uil e Sivemp. Il precedente accordo, siglato solo con i medici di medicina generale, risaliva al 1992.

"Domani o al più tardi lunedì - spiega all'ADNKRONOS SALUTE il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti - dovrebbe essere posta la sigla definitiva sull'accordo". Le nuove tariffe, praticamente raddoppiate, decorreranno dalla data di sottoscrizione dell'intesa, che avrà durata biennale con una prima verifica tra 6 mesi.

"L'aumento dei compensi - aggiunge Lusenti - è una grande conquista per i medici ospedalieri, soprattutto per chi presta servizio nei Pronto soccorso. E' infatti dai reparti di emergenza che vengono redatti il maggior numero di certificati".

Le certificazioni rese all'Inail dagli ospedalieri sono circa 600mila all'anno a fronte delle 250-300mila 'compilate' dai medici convenzionati. "Oltre all'adeguamento economico - sottolinea Lusenti - l'intesa ha finalmente il merito di riconoscere il camice bianco ospedaliero come un interlocutore diretto, cosa che prima non avveniva".

L'accordo prevede infatti un Comitato tecnico scientifico composto dalle organizzazioni sindacali degli ospedalieri e dei medici Inail per migliorare i rapporti professionali e il monitoraggio delle certificazioni stesse. "Sarà pertanto possibile - spiega il numero uno dell'Anaao Assomed - valutare una collaborazione più ampia e controllare i flussi dei compensi che dall'Istituto vengono liquidati trimestralmente alle aziende sanitarie".

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22 dicembre 2007

Salute della donna, l'Ospedale G. B. Grassi verso l'eccellenza

La Direttrice Generale dell'ASL Roma D Giusy Gabriele risponde alle nostre domande sulla salute della donna

Direttore, il rapporto dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali dice che le donne straniere fanno molti più cesarei delle italiane, spesso d'urgenza, perché sono mal seguite, lei è in grado di confermare questo dato, che sembra di rilevanza nazionale?

"Non so nel resto del Paese, ma nell'Ospedale G.B. Grassi nella ASL da me diretta le donne straniere al primo cesareo sono il 7% in meno delle italiane".

Come spiega questo dato in controtendenza, fate pochi cesarei?
"Non proprio, il tasso di cesarei è un poco sotto alla media nazionale ma non di molto (media nazionale 37%, media del Lazio 44% nel 2006, media nostra 33%), anche se il 35% sono cesarei ripetuti, la differenza però sta nella modalità di assistenza. Abbiamo creato una rete integrata per la gravidanza, che prevede che tutte le gravidanze fisiologiche vengano seguite sul Territorio, Consultori Familiari o Ambulatori, dalle ostetriche e/o dai medici, o in Ospedale, ma limitatamente all'Ambulatorio della gravidanza fisiologica, gestito dalle ostetriche".

E le gravidanze non fisiologiche?
"Quelle vengono accolte direttamente in Ospedale, con una attesa di 24 ore da un equipe di medici specializzati, che mette in atto tutte le misure necessarie a riportarle alla fisiologia. Se il motivo che le aveva portate lì si rivela passeggero vengono rimandate sul Territorio e/o all'ambulatorio delle ostetriche dell'Ospedale, altrimenti l'Ospedale le tiene in carico fino al momento del parto.
Questo ci permette di fornire la giusta dose di medicalizzazione quando serve. Poca assistenza aumenta il numero di cesarei d'urgenza per mancata diagnosi e terapia di patologia che a volte si sarebbe potuta risolvere.
Troppa medicalizzazione aumenta il numero di cesarei perché' trasforma la gravidanza in una malattia.... e alla fine la chirurgia ne diventa la cura.
Siamo credo giustamente orgogliosi di poter dire che il nostro servizio pubblico e' in grado di fornire la giusta assistenza a chi vi si affida.
Se siamo in grado di offrire alle donne straniere la giusta assistenza a maggior ragione lo possiamo fare con le donne italiane che spesso soffrono di un eccessiva medicalizzazione".

Un'ultima domanda, Direttore... Lei e' stata recentemente sui giornali per le macchinette di automisurazione della glicemia, ci dice qualcosa?
"Certo per la gara europea che stiamo espletando per l?acquisto diretto dei kit per l?automisurazione dei valori, garantisco un notevole risparmio in un momento di grande difficoltà economica della Regione Lazio. Infatti negli anni passati per gli assistiti della sola ASL D il Servizio Sanitario Nazionale spendeva quasi 10 mln di euro, il risparmio presunto si aggira intorno ai 5 mln di euro, tutti soldi che useremo per migliorare l?assistenza e che quindi torneranno in tasca ai cittadini. Anche rispetto ad altre ipotesi di accordi di cui parlano i giornali, mi riferisco a quello con la Federfarma, la nostra proposta è migliorativa.
A qualcuno non fa piacere, evidentemente..
Ma noi continuiamo sulla nostra strada di difesa della sanità pubblica, grazie".

La Redazione di Vita di Donna

Link in argomento:
La Casa della salute della donna e del bambino - ASL Roma D
Un'altro cesareo...? No grazie!

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19 dicembre 2007

Cancro al seno, mammografia: esperienza radiologo conta

I radiologi che trascorrono il 20 per cento o più del loro tempo nel leggere mammogrammi hanno maggiori probabilità di rilevare tumori mammari rispetto agli altri.

E' stata rilevata una considerevole variabilità nella performance interpretativa della mammografia diagnostica fra i vari radiologi, ed essa non poteva essere spiegata dalle caratteristiche delle pazienti: questa variabilità è preoccupante ed interessa tutte le donne, a prescindere dalla presenza o meno di un tumore mammario.

Il recente studio della mammografia ed una maggiore esperienza nell'effettuare esami delle biopsie mammarie risultano collegati ad una minore soglia per il richiamo della paziente per una biopsia mammaria, ed entrambi questi fattori risultano correlati ad un significativo aumento della sensibilità e dei tassi di falsi positivi.

(J Natl Cancer Inst 2007; 99: 1854-63)

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Il tumore pesa sul bilancio familiare

Quando ci si ammala di una patologia grave a pagarne le conseguenze sul fronte economico, spesso,è anche il resto della famiglia. Il 72 per cento dei familiari di un malato di tumore denuncia infatti una perdita economica "rilevante" dovuta al mancato guadagno per la permanenza in ospedale. Il 22 per cento addirittura lascia il lavoro, mentre il 13 per cento è costretto a mettersi in aspettativa.

Questi i dati, da brivido, emersi dalla ricerca realizzata dalla Fondazione Istud e presentati venerdì mattina a Roma. Lo studio, che ha evidenziato come più di un familiare su tre impegnato nell'assistenza di un malato di tumore abbia avuto pesanti ripercussioni sulla propria vita lavorativa, è stata condotta al Policlinico Umberto I di Roma. "Tuttavia - spiega Franco Mandelli, presidente dell'Associazione italiana contro le leucemie, all'Adnkronos salute - i dati emersi possono essere considerati validi per tutti i familiari alle prese con una malattia ematologica grave, senza differenze territoriali".

Di questo 72 per cento che risente della malattia del proprio caro anche sul bilancio di famiglia, il 38 per cento subisce delle perdite stimabili tra i 700 e i 1.000 euro al mese, mentre un 25 per cento lamenta delle perdite addirittura superiori ai 1.200 euro mensili.

La ricerca ha coinvolto 48 pazienti del reparto di ematologia del Policlinico Umberto I, 40 caregiver (la persona che assiste il paziente all'interno del nucleo familiare) e 21 professionisti sanitari, per un totale di 109 interviste. Per contrastare quanto meno le ripercussioni sul portafoglio, Mandelli suggerisce "più medicina del territorio, limitando il più possibile i ricoveri". Ma anche "più servizi per trasportare i pazienti che necessitano di day hospital o di assistenza ambulatoriale senza far perdere ai familiari giornate di lavoro.

Perché quel che emerge con forza da questo studio - conclude il presidente Ail - è che chi paga le conseguenze più gravi di avere un familiare malato sono, come al solito, le persone che non possono contare su grosse disponibilità economiche".

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Fumo e stress, peggiora la salute del cuore delle donne.

Al via congresso Sic, studio in supermarket per approfondire rischi

Peggiora la salute del cuore delle donne. "Nel giro di 10 anni, infatti, le pazienti con malattie cardiovascolari sono aumentate del 30 per cento". Sotto accusa sono il vizio del fumo, notoriamente più diffuso nel 'gentil sesso', e lo stress psicosociale provocato dal lavoro o dalle difficoltà della vita di tutti i giorni.

Parola di Francesco Romeo, direttore scuola di specializzazione in Cardiologia dell'università 'Tor Vergata' di Roma,che è intervenuto venerdì mattina nella Capitale alla conferenza di apertura del 68esimo congresso della Società italiana di cardiologia (Sic), in programma fino a martedì. Gli specialisti riuniti a convegno lanciano un allarme unanime: si presta troppa poca attenzione nei confronti delle pazienti donne, che vengono curate più tardi e meno degli uomini.

Lo 'spettro' numero uno per loro è infatti da sempre rappresentato dal cancro al seno o all'utero, "eppure - ha sottolineato Francesco Fedele, presidente della Sic - una donna su tre muore per malattie di cuore e arterie, mentre una su 25 decede per tumori". E se 10 anni fa solo un paziente con problemi cardiaci su cinque era di sesso femminile, oggi la proporzione è passata a una su due.

"In Italia i malati di serie A, però - continua Fedele - rimangono gli uomini sotto i 65 anni perchè la ricerca indirizza i propri sforzi soprattutto verso questa categoria. Ci sono poi i malati di serie B e persino C: sono le donne e gli anziani, specialmente al Sud". Per tentare di fare una classifica dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare 'in rosa' e avere un quadro più chiaro della situazione, è partita a ottobre l'indagine 'La donna di cuore', cui hanno aderito già tremila volontarie 'arruolate' presso alcune ipercoop italiane.

"Esami cardiologici gratuiti al supermercato, dunque - spiega Romeo - per raccogliere più dati possibile utili a inquadrare quali siano i peggiori nemici del gentil sesso: se il colesterolo alto, il diabete, l'obesità, il fumo o lo stress. Da un'idea che ci siamo fatti, risulta però chiaro che questi ultimi due elementi sono i più importanti per le donne, che oltretutto dopo i 55 anni perdono la 'protezione' cardiovascolare degli ormoni estrogeni".

La ricerca, che intende coinvolgere in totale 10mila partecipanti, si concluderà a febbraio. Il consiglio degli specialisti è comunque quello di sottoporsi a uno screening cardiologico a partire dai 40 anni di età per le donne e dai 35 per gli uomini, "per ottenere - evidenzia Fedele- un quadro personalizzato del livello di rischio e comportarsi di conseguenza, anche se le regole di base rimangono alimentazione sana, movimento fisico e niente sigarette".

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Fism, varato il codice etico per scienziati

Un codice etico per aumentare la fiducia dell'opinione pubblica nei confronti degli scienziati e della scienza. A metterlo a punto è la Federazione italiana delle società medico scientifiche (Fism) che, con questo documento, vuole delineare i confini etici dentro i quali operare nel mondo della ricerca scientifica.

Il codice, da proporre e far condividere a tutti i ricercatori delle 211 società consociate alla Fism, si basa su tre regole virtuose: responsabilità, trasparenza e correttezza.

"L'obiettivo del documento - sottolinea in una nota la Fism - è infatti quello di combattere i numerosi scandali che hanno recentemente coinvolto la comunità scientifica. Non sono infatti isolati i casi di fabbricazione, falsificazione e plagio dei risultati della ricerca, soprattutto nel settore biomedico. Una triade malefica - aggiunge la Federazione - generata dalla pressione di pubblicare, che a sua volta è determinata dalla pur legittima ambizione dei ricercatori di avanzare nella carriera accademica, e dalla loro necessità di ottenere adeguati finanziamenti". Il codice elenca alcuni punti che riassumono le responsabilità degli scienziati nei confronti dei loro colleghi e della società civile, e i valori che li dovrebbero guidare.

Si va dall'importanza della trasparenza alla denuncia dei conflitti d'interesse. E ancora, dal rispetto e riconoscimento per il lavoro degli altri scienziati, alla valutazione della legittimità delle ricerche e dell'impatto che queste possono avere su persone e sull'ambiente. "Il documento - riferisce la Fism - sottolinea anche il frequente malcostume che si materializza quando, soprattutto in Italia, alcuni ricercatori comunicano direttamente i loro dati alla stampa non scientifica, senza passare attraverso il filtro rigoroso della valutazione (la cosiddetta peer review)".

Ecco, nello specifico, i cinque punti 'chiave', del documento che i ricercatori dovrebbero rispettare:
  1. Dichiara in modo trasparente i tuoi conflitti di interesse e denuncia quelli degli altri.
  2. Rispetta e riconosci nelle tue pubblicazioni il lavoro degli altri scienziati.
  3. Assicurati che la tua ricerca sia giustificata e che aumenti realmente le conoscenze.
  4. Pubblica i tuoi risultati anche quando non sono concordanti con le aspettative, tue e degli altri.
  5. Evita di pubblicizzare i tuoi risultati, se non sono stati prima valutati da altri scienziati e pubblicati su giornali specializzati.

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Morti per cancro, sono 7,6 milioni nel mondo

Ben 7,6 milioni di morti per cancro quest'anno in tutto il mondo e 12,3 milioni di casi. Ed è il tumore del polmone, killer per 975 mila uomini e 376 mila donne, a guidare questo bollettino di guerra, secondo l'American Cancer Society, che per mettere a punto il rapporto illustrato ieri ha utilizzato i dati dell'International Agency Research on cancer, 'braccio' dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'oncologia.

Circa 20 mila persone al giorno muoiono di cancro nel mondo. Fra i fattori di rischio primeggia il fumo, largamente responsabile dell'aumento dei casi di tumore del polmone. Il fardello delle malattie neoplastiche grava sempre più pesante sui Paesi in via di sviluppo: è l'altra faccia della medaglia dell'allungamento della vita media e della diminuzione dei decessi per malattie infettive e della mortalità infantile.

Ma l'aumento dei casi di cancro nei Paesi meno ricchi è conseguenza anche di stili di vita sempre più simili a quelli occidentali e della massiccia diffusione del vizio del fumo. Secondo il rapporto, nel 2007 si conteranno 5,4 milioni di casi e 2,9 mln di morti per tumore nelle nazioni ricche, e ben 6,7 mln di casi e 4,7 mln di decessi nei Paesi meno sviluppati.

Qui la mortalità è ancora molto alta, la diagnosi precoce inesistente e le terapie non certo all'avanguardia. Il 75 per cento dei piccoli pazienti ancora vivi a 5 anni dalla diagnosi abita in Europa e negli Usa, mentre nell'America Centrale la sopravvivenza a tre anni si attesta al 48-62 per cento. Nei Paesi più poveri sono più comuni i tumori legati a infezioni, come quello allo stomaco, al fegato e alla cervice uterina. In tutto il mondo, il 15 per cento dei casi di cancro ha come responsabile un virus.

Fra gli uomini le neoplasie più diagnosticate sono alla prostata, al polmone e al colon-retto in Occidente e al polmone, allo stomaco e al fegato nelle nazioni in via di sviluppo. Fra le donne, il triste primato spetta al tumore del polmone, del seno e del colon-retto in Occidente e del seno, dell'utero e dello stomaco nei Paesi più poveri. Quest'anno 465 mila moriranno di cancro del seno, il primo killer femminile fra i tumori in tutto il mondo.

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Meningite, un piano di vaccinazione gratis in tutta Italia

Piano per antimeningite gratis in tutta ItaliaPotrebbe diventare gratuita in tutte le Regioni italiane la vaccinazione pediatrica contro meningococco C e pneumococco, i batteri che provocano la meningite.

A prevederlo è la bozza del Piano nazionale vaccini 2008-2010, la cui stesura è stata completata da parte della Commissione 'ad hoc' del ministero della Salute. Dal punto di vista tecnico, dunque, i giochi sono fatti.

"Ora - spiega all'Adnkronos Salute Maurizio Bonati, ricercatore del Laboratorio di salute materno-infantile dell'Istituto Mario Negri di Milano e componente della Commissione vaccini di Lungotevere Ripa - la 'palla' passa alla conferenza Stato-Regioni, che dovrà decidere se inserire realmente nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) queste vaccinazioni.

Anche la distribuzione, la somministrazione e la gestione delle campagne vaccinali saranno responsabilità delle singole Regioni, che valuteranno se adeguarsi o meno alle indicazioni tecniche fornite dal Piano 2008-2010".

Il Piano è dunque triennale, "ma è prevista comunque la possibilità di inserire modifiche annuali".

All'interno del testo è infine "contemplata - conclude Bonati - anche la vaccinazione gratuita per tutte le dodicenni contro il Papillomavirus umano (Hpv)", principale causa del tumore al collo dell'utero.

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Omaggi ai medici di famiglia con un occhio alla salute

Un fenomeno che si è trasformato nel tempo. "Il regalo per il medico di famiglia è un gesto davvero 'gratuito'. Nulla è dovuto - spiega Stefano Nobili, responsabile della comunicazione del Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani (Snami) - per questo rappresenta al meglio il riconoscimento della stima e del particolare rapporto umano che si sviluppa.

E bisogna ammettere che fa piacere essere un punto di riferimento per le persone che si visitano ogni giorno". Rispetto al passato "riceviamo dai pazienti meno 'presenti' - continua Nobili - e si tratta anche di oggetti di valore ridotto che arrivano soprattutto dalle persone più anziane, in particolare dalle donne.

Nella mia giovinezza ho il ricordo di un medico di famiglia della ricca provincia lombarda con lo studio 'invaso' dai doni natalizi, che gli impedivano addirittura di muoversi nell'ambulatorio. Oggi non è più così. Il dono è solo il segnale di amicizia e riconoscenza". Dunque, è cambiato il tipo di doni. Sono diventati più 'salutisti'.

"Anni fa - ricorda Mario Falconi, medico di famiglia e presidente dell'Ordine dei medici di Roma - ci consideravano, forse, dei grandi bevitori. Arrivavano soprattutto vini, liquori e alcolici. Oggi è più frequente ricevere olio, alimenti o cose che i pazienti hanno fatto in casa o prodotto magari nella casa di campagna.

E non sono comportamenti diffusi solo in provincia. Nel mio quartiere, in realtà, io sono come il medico del paesino". Falconi rileva anche che, spesso, ad essere più generose, sono le persone che hanno meno. "E' una cosa che mi fa piacere - ammette Falconi - ma che mi crea anche un senso di disagio. Personalmente cerco di equilibrare 'redistribuendo' i doni alimentari ricevuti, che per me sarebbero troppi. Ne offro parte ai pazienti che ne hanno più bisogno e parte alla Caritas". Il dono natalizio al medico di fiducia "è un'abitudine radicata negli italiani - dice Mauro Martini, presidente dello Snami, medico di famiglia nella provincia milanese - che però, negli ultimi anni si è molto ridimensionata.

Oggi sono molti quelli che inviano semplicemente un biglietto d'auguri per dare un segno del proprio pensiero di stima. Personalmente ho notato, con grande piacere, che c'è la tendenza a dimostrare al medico di famiglia la propria riconoscenza anche in altri momenti dell'anno. Mi è capitato, per esempio, di ricevere cartoline di saluto dalle vacanze. E questi sono piccoli gesti che fanno bene al medico perchè si tratta di 'regali' non legati ad un'abitudine, come può essere il Natale, ma che testimoniano come il paziente si sia ricordato di te: è il segno di un rapporto forte tra i medici di famiglia italiani e i loro pazienti".

Dello stesso parere Giacomo Milillo, segretario generale della Federazione italiana nei medici di medicina generale (Fimmg). "Il dono natalizio - spiega - è legato all'affetto , perché non ci sono altri motivi per farlo. E' un gesto di gratitudine per qualcosa che si ritiene di aver ricevuto dal punto di vista umano". Non a caso sono più gli anziani che si 'ricordano' del medico a Natale. "Per loro - conclude Milillo - è quasi un rito, sono i più assidui frequentatori degli ambulatori e il medico è la figura di maggiore riferimento per loro.

I doni sono sempre più simbolici e, proprio per questo, fanno davvero piacere. In più di un'occasione ho conservato con molta cura piccole cose che però mi sono rimaste nel cuore per quel che rappresentavano".

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Natale, il regalo al medico di famiglia: usanza ancora diffusa tra gli italiani

Un pensiero natalizio per medico famiglia resiste in lista doni degli italiani

Nella lista dei regali degli italiani 'resiste' quello per medico di famiglia. Rispetto al passato i doni si sono ridotti, in quantità e valore, ma resta una larga fascia di pazienti per i quali l'omaggio natalizio al camice bianco è d'obbligo, con differenze di percentuali anche notevoli tra città e provincia.

Una 'tradizione' seguita soprattutto dagli anziani, per i quali il medico è punto di riferimento quasi quotidiano, ma a cui si aggiungono anche i giovani che frequentano l'ambulatorio, in particolare i malati cronici.

I medici di famiglia intervistati dall'Adnkronos salute evidenziano differenze con il passato ma sottolineano anche la spontaneità del gesto dei pazienti come segno del particolare rapporto di questa categoria con i cittadini.

"La sobrietà - dice Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) - è fondamentale in questo campo. Se il paziente ha desiderio di fare un omaggio al suo medico è comprensibile ed è anche giusto.

Anche perché il medico di famiglia ha sicuramente un posto, a volte importante, nel patrimonio di relazioni dei cittadini". A fare il regalo al proprio medico sono percentuali assai diverse di pazienti per ciascun professionista, con differenze anche notevoli legate all'area geografica ma anche alle differenti composizioni demografiche e di classe sociale degli assistiti.

Si va dal 6-7 per cento sul totale degli assistiti, fino al 25 -30 per cento, secondo le stime - che non hanno pretesa di scientificità - dei medici intervistati.

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La dialisi diventa portatile

Un nuovo apparecchio indossabile per emodialisi risulta sicuro ed efficace per i pazienti con insufficienza renale terminale: la disponibilità di un apparecchio indossabile potrebbe migliorare la qualità della vita di questi pazienti che tipicamente devono trascorrere alcuni giorni in un centro dialisi ogni settimana.

Si tratta della prima volta che il paziente può essere dializzato deambulando tranquillamente. La rapidità di clearance di questo metodo è inferiore rispetto a quelli tradizionali, ma l'apparecchio è stato concepito per un uso prolungato.

La sua applicazione rientra in un quadro in cui la terapia dialitica futura dovrà essere sempre più domiciliare onde consentire al paziente di svolgere una vita normale, soprattutto per quanto riguarda l'assunzione di fluidi e la dieta.

(Lancet 2007; 370: 2005-10)

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Ricerca, brevettata la musica del DNA

Il suono della vita, una sorta di musica proveniente dai movimenti del Dna, è stato registrato e brevettato per la prima volta da un team di ricercatori italiani e statunitensi guidato da Carlo Ventura, docente di Biologia molecolare dell'università di Bologna, e dal fisico James Gimzewski, dell'università di Los Angeles, California.

La scoperta, oltre a essere curiosa, potrebbe in futuro portare gli scienziati a trasformarsi in 'direttori d'orchestra' capaci di indirizzare le cellule a differenziarsi seguendo un suono di riferimento ben preciso. Ventura ha illustrato i risultati dei suoi studi in occasione del convegno 'Aspetti biologici, clinici e sociali dell'allungamento della vita media', organizzato a Roma dall'Istituto nazionale biostrutture e biosistemi (Inbb). "Il nostro genoma - spiega - è fatto da una miriade di anse, di ripiegamenti che non hanno solo la funzione di 'impacchettare' i circa due metri della molecola del Dna in poche decine di millesimi di millimetro di diametro del nucleo. Per molto tempo - aggiunge - si è pensato che queste anse servissero a guadagnare spazio, ma oggi sappiamo che, pur facendo parte del cosiddetto Dna 'spazzatura', cioè che non codifica alcuna proteina, hanno una precisa funzione di 'architettura"'.

"I ripiegamenti del Dna - afferma l'esperto - sono dinamici nell'assemblarsi e nel disassemblarsi e questo loro muoversi in continuazione viene trasmesso a strutture del citoscheletro fino a creare una vibrazione sulla superficie della cellula. Questa vibrazione è compresa nell'arco di frequenze udibili dall'orecchio umano: dunque, non abbiamo fatto altro che sviluppare un approccio in grado di rilevare questi suoni.

E quello che emerge è che questi rumori sono in qualche modo 'specifici' per quello che la cellula sta facendo in termini di espressione di geni, in quel momento". In futuro i ricercatori mirano a capire se il 'suono' può indirizzare le cellule e far comprendere loro cosa fare. In pratica, con il suono giusto si potrebbero impartire precisi ordini. "Bisognerà capire - conclude Ventura - se a differenziamenti specifici corrispondano frequenze sonore specifiche. Qualora fosse così, solo in un secondo momento si potrà vedere se, facendo ascoltare alla cellula questi suoni, la si potrà trasformare in quello che vogliamo".

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UE, sarà più facile curarsi all'estero

Sarà più facile ottenere l'autorizzazione a curarsi all'estero, sarà automatico il rimborso in patria e si potrà disporre di prescrizione unica valida per tutti i paesi dell'Unione. Queste le principali novità della proposta di direttiva che la Commissione europea presenterà domani.

Con l'obiettivo di spazzare via i tanti ostacoli e la burocrazia che finora hanno reso difficile la mobilità dei pazienti. La proposta recepirebbe in sostanza le tante sentenze firmate dalla Corte di Giustizia del Lussemburgo, che più volte ha sancito il diritto di curarsi all'estero.

Ad anticipare la bozza in discussione è Help Consumatori, l'agenzia online dei consumi. Le regole messe a punto da Bruxelles prevedono innanzitutto che per le prestazioni al di fuori dell'ospedale non sia necessaria alcuna autorizzazione. Che invece dovrà essere richiesta alla propria ASL in caso di cure ospedaliere.

La direttiva mette inoltre le basi per una ricetta europea: le prescrizioni di un medico potranno essere utilizzate in tutta l'Unione, per consentire a tutti i cittadini di acquistare ovunque il farmaco di cui hanno bisogno. La novità sta nel fatto che l'autorizzazione non potrà essere rifiutata se il ricovero in un altro paese è più "appropriato" e se i "benefici attesi" per la salute superano "le conseguenze negative".

Ma la proposta di Bruxelles non si limita a questi casi di necessità. Stando alla bozza, basta semplicemente il criterio della "preferenza soggettiva" o del "minore costo" per garantire al cittadino europeo il diritto di scegliere un altro Stato per farsi curare rispetto a quello nel quale abitualmente risiede.

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Meningite in Veneto, non c'è allarme nazionale

"Non c'è un'espansione dell'epidemia di meningite che ha colpito il Trevigiano, né un particolare rischio nazionale di diffusione della malattia. Anche se purtroppo questa è la stagione giusta per le meningiti, che si diffondono molto più facilmente durante i mesi freddi.

Totalizzando ogni anno circa 900 casi nel nostro Paese". Donato Greco, a capo del Dipartimento prevenzione e comunicazione, e direttore del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute, interviene così sui casi di meningite in Veneto, dopo il decesso di una terza persona nell'area interessata dal focolaio. Greco ha partecipato ieri a Roma alla conferenza dei 27 ministri della Salute dell'Unione europea.

"L'epidemia - spiega Greco - è stata confinata a una precisa zona geografica e a un gruppo etnico definito. Sono stati già trattate con antibiotici circa 800 persone, e si sta considerando la possibilità di una vaccinazione per gli adulti appartenenti a quel gruppo etnico nell'intera area interessata.

L'ultima vittima - continua - è una donna che era in coma da parecchi giorni. Purtroppo questa forma di meningite da meningococco C ha una versione cosiddetta fulminante che provoca una coagulopatia, che rende difficile la coagulazione del sangue, e non ha una gran possibilità di cura". Gli antibiotici, prosegue il direttore del Ccm, "sono abbastanza inefficienti e il paziente muore nel 10 per cento dei casi".

Nella epidemia che ha colpito il Trevigiano "sono tre i casi di questo tipo, tra cui il senegalese trovato morto a casa". Greco, infine, ricorda che "il ministero ha previsto all'interno del nuovo piano vaccinale 2008-2010 l'offerta universale del vaccino contro il meningococco C ai nuovi nati".

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Medici di Pronto soccorso entrano in agitazione

Stato di agitazione dei medici di Pronto soccorso e di Emergenza territoriale, che chiedono l'attivazione della Scuola di specializzazione in Medicina di emergenza-urgenza. Le ragioni della mobilitazione verranno illustrate venerdì dalla Simeu (Società italiana di emergenza urgenza) nella Sala consiliare dell'Ordine dei medici di Roma.

La Scuola di specializzazione in Medicina di emergenza-urgenza - ricorda la Simeu in una nota - è già presente in molti Paesi dell'Unione europea e in gran parte del mondo. Lo stato di agitazione vuole quindi sollecitare l'intervento dei ministri della Salute, Livia Turco, e dell'Università, Fabio Mussi.

"Per continuare ad assicurare ai cittadini prestazioni di elevata qualità - affermano gli 11 mila medici italiani di emergenza-urgenza - è inderogabile l'attivazione della Scuola di specializzazione in Medicina di emergenza e urgenza e l'avvio di un progetto dedicato alla riorganizzazione e programmazione del settore della emergenza-urgenza. Nel 1998 l'Unione europea ha riconosciuto la Scuola di specializzazione in Medicina di emergenza". In Italia la Scuola è stata istituita per legge nel maggio 2006, proseguono i medici, "ma i ministeri dell'Università e della Salute continuano a rimandarne l'attivazione". I medici lamentano un ritardo "di 10 anni.

Eppure - concludono - assistiamo 30 milioni di persone l'anno in Pronto soccorso, soccorriamo 800 mila persone all'anno direttamente sul territorio e curiamo oltre 100 mila persone ricoverate in Medicina di urgenza".

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OMS: chi si occupa di sanità impari a valutare i risultati

Se l'obiettivo delle politiche sanitarie è quello di coinvolgere tutti i settori della società per una migliore salute dei cittadini, allora è necessario che chi si occupa di sanità "impari a fare serie valutazioni dei risultati che raggiunge. In modo da offrire dati concreti agli altri settori di cui si chiede la collaborazione".

Questo l'invito di Marc Danzon, direttore generale della divisione europea dell'Organizzazione mondiale della sanità, nel suo discorso d'apertura dei lavori della conferenza dei 27 ministri della Salute europei ieri a Roma. Un appuntamento che ha l'obiettivo di siglare una dichiarazione comune per la 'Salute in tutte le politiche'. "Raramente - aggiunge - nel settore sanitario pubblichiamo i risultati raggiunti, siano essi positivi o negativi. Ma così facendo ne sfumiamo la valenza. Invece - aggiunge - serve un approccio più realistico. La promozione della salute dei cittadini è molto più stimolante che non la loro cura".

A questo proposito, Danzon rileva come ancora oggi "sia molto difficile passare dalle parole ai fatti". E cita l'esempio dell'allerta su una possibile pandemia di influenza aviaria, nei confronti della quale "si sono messe in campo più forze di settori diversi, da difesa ad agricoltura, con risultati alterni". Ancora più difficile, dice, "affrontare temi come il tabagismo o la lotta alle sostanze stupefacenti".

Altro nodo caldo quello dell'alimentazione. In questo caso, annuncia Danzon, "stiamo negoziando con il settore privato dell'industria alimentare. Abbiamo agende diverse ma stiamo facendo progressi e auspichiamo di arrivare a relazioni più trasparenti. L'obiettivo dichiarato - conclude - è quello di arrivare a etichette più comprensibili per i cittadini e alimenti con meno zuccheri e grassi".

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La salute in tutte le politiche, intesa dei ministri UE

Ha 27 firme in calce la dichiarazione su 'La salute in tutte le politiche', siglata ieri a Roma dai 27 ministri degli altrettanti Paesi dell'Unione europeaLa conferenza ministeriale promossa dal dicastero della Salute italiano insieme a Commissione europea, Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e Ufficio regionale europeo, ha approvato per acclamazione il testo che ha l'obiettivo di promuovere l'elaborazione e l'attuazione di politiche favorevoli alla salute in diversi settori, tra cui alimentazione, ambiente, commercio, educazione, industria, lavoro e trasporti.

Lo scopo principale della dichiarazione è quello "di avviare politiche in grado di incidere sulla riduzione della mortalità e delle malattie che si verificano ogni anno in Europa, riconducibili a diversi fattori di rischio evitabili quali ipertensione, tabagismo, alcol, ipercolesterolemia, sovrappeso, scarso consumo di frutta e verdura, inattività fisica".

Tra le novità anche l'introduzione di un parametro di Valutazione dell'impatto sulla salute (Vis), e l'uso di metodologie disponibili a livello europeo, nazionale, regionale e locale. Ma l'obiettivo dichiarato è quello di "intraprendere uno sforzo maggiore tra gli Stati membri e a livello Ue per influenzare in modo efficace i fattori determinanti della salute, riaffermando il proprio impegno per le strategie dell'Unione e per le politiche sul controllo del tabacco, sulla nutrizione e sull'attività fisica, sui danni legati all'alcol, sulla dipendenza dalle droghe, sulla salute mentale, sulla salute e la sicurezza sul lavoro, sulla salute e l'ambiente, sulla salute e l'emigrazione, sull'invecchiamento, sulla prevenzione degli incidenti e degli infortuni e le tematiche relative alla salute sessuale", si sottolinea nella dichiarazione.

In più, il documento approvato ieri dai 27 ministri della salute Ue vuole "contribuire a riferire in modo sistematico nel merito gli sviluppi dell'approccio 'Salute in tutte le politiche', e i risultati ottenuti nel miglioramento dello stato di salute in tutti gli Stati della Ue". Infine "incoraggiare l'uso della Vis nelle maggiori iniziative politiche".

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15 dicembre 2007

Femminicidio di Meredith Kercher, lettera aperta

Lettera aperta
Alla Presidente della Giunta Regionale dell?Umbria? Maria Rita Lorenzetti; Al Presidente del Consiglio Regionale dell?Umbria? Mauro Tippolotti; Al Presidente della Provincia di Perugia ? Giulio Cozzari; Alla Presidente del Consiglio Provinciale di Perugia ? Annina Botta; Al Sindaco del Comune di Perugia ? Renato Locchi ; Al Presidente del Consiglio Comunale di Perugia ? Roberto Ciccone ; Alla Rettrice dell?Università per Stranieri di Perugia ? Stefania Giannini; Al Rettore dell?Università degli Studi di Perugia ? Francesco Bistoni;

Gent.me/i Signore e Signori,
  • poiché è ormai passato più di un mese dal femminicidio di Meredith Kercher e poiché questo è divenuto un luogo simbolico in cui come donne e uomini di questa città ci sentiamo ?uccise/i? e travolte/i noi stesse/i,
  • poiché al di là delle notizie scandalistiche da ?droga, sesso e rock duro?, siamo ancora profondamente ferite/i da questo barbaro assassinio che mostra alcune terribili verità sulla città di Perugia,
  • poiché questo non è che un episodio di tanti meno noti e altrettanto tragici casi di violenza, ripetuta, quotidiana, costante e sempre incivile che si attua nel nostro Paese,
  • poiché le varie forme di violenza fisica, psicologica,economica, sono la causa del 70% delle patologie delle donne e la 1° causa di morte per le giovani, fino a raggiungere le cifre assurde di oltre 14 milioni di donne vittime (dati ISTAT);
Chiediamo da parte vostra la dichiarazione di una ?giornata della memoria ? per il giorno 31 gennaio 2008 , a tre mesi dalla morte di Meredith, che sia un forte momento di riflessione e di sdegno anche da parte delle Istituzioni, da tenersi all?interno dell?Università per gli stranieri, per mostrare come questa regione e questa città, che sono state e vogliono essere in futuro attente ai diritti e alla qualità della vita, anche dell?ultima/o delle donne e degli uomini, abbiano uno scatto di orgoglio e trovino una forma di riscatto dalla logica del ?non ci riguarda?.

Ci riguarda eccome! vogliamo tenere gli occhi aperti, lo sguardo aperto e lontano: far crescere i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine, far vivere le anziane e gli anziani, in un mondo dove si possa sperare che la violenza e la sopraffazione possono essere affrontate, punite e sconfitte con particolare attenzione delle istituzioni, oltre che dai comportamenti individuali.

Crediamo che un esempio di assunzione di responsabilità, non solo individuale, ma collettiva, quale le istituzioni dovrebbero rappresentare in una democrazia non cieca e non ?zoppa? di un genere, come è ora la nostra in Italia (84° posto nel mondo per le Pari Opportunità), debba essere dato.

Confidiamo nel vostro appoggio, che prenderà voce contro il femminicidio e la violenza sulle/contro le donne in modo ufficiale e non solo ufficiale. Costruiamo a breve in tutto il territorio regionale, progetti concreti e strutture utilizzando anche i fondi europei e nazionali dove questo fenomeno che colpisce una donna su tre nel corso della vita, generalmente tra le mura domestiche ed all?interno della rete degli affetti e delle conoscenze, trovi finalmente risposta concreta e contrasto culturale.

Ricostruiamo in tutte le città umbre e nelle Università , quella rete di accoglienza e di rapporti che facciano sentire le/gli studenti, le donne e gli uomini di tutte le età, inseriti nel contesto sociale e culturale in cui hanno scelto di vivere e di studiare.

Non è solo ?questione di immagine?, (anche se l?immagine nel mondo attuale è anche uno degli strumenti dello sviluppo!) ma noi ci teniamo a che l?Umbria, e Perugia in particolare, in Italia, in Europa e nel Mondo, torni e continui ad essere un sinonimo di cultura, attenzione alla persona, alla democrazia, alla pace e al rispetto tra le donne e gli uomini. Fiduciose nella vostra attenta e partecipe risposta.

FIRME Marina Toschi - Consigliera di Parità Regione Umbria, Daniela Margheriti- Comp. del Consiglio di Amm. dell?Università per gli Stranieri di Perugia, Rita Persichini- Ufficio Consigliera Regionale di Parità, Rosalba Antonini - Ufficio Consigliera Regionale di Parità, Mary Mancinelli- CNA Provincia Perugia, Eustochia Delle Rose- Animatrice di strada, Erminia Emprin - Senatrice di Rifondazione Comunista, Adelaide Coletti- Resp. Reg. politiche di genere PRC- Umbria ? Coord. Naz.Rete femm. S. Europea, Silvia Marconi- Commercialista, Maria Pia Serlupini ? Consigliera delegata alle Pari Opportunità del Comune di Perugia, Vera Magini - Delegata alle politiche delle differenze e pari opportunità del Comune di Perugia, Nicoletta Boldrini - Consigliera di Parità supplente per la Provincia di Perugia, Isabella Rossi ? Traduttrice, interprete e pubblicista, Lorena Pesaresi - Consigliera comunale di Perugia -Gruppo Partito Democratico, Raffaella Chiaranti- Consigliera di Parità Provincia di Terni, Fiorella Liverani- Consigliera del Com. Naz. di Parità e Pari Opp. Min del Lavoro, Tiziana Boirivant ? Grafica, Maria Grazia Brinchi -Consigliera del Com.Naz.di Parità e Pari Opp. Min. del lavoro, Nala Turkovich Giulietti -Presidente dell?Associaz. Impr.?Terziario Donna?Confcomm. Perugia, Alessandra Sensini Prof.- Microbiologia Università - Presid. Comitato P. O. dell?Università Perugia, Arianna Tassi- precaria, Barbara Tassi -studentessa Giordano Bruno, Anna Persichini -Direttore di Arte Impresa Leader, Psicologo e Commercialista, Valentina Forti -cittadina di Perugia, Alessandra Oddi Baglioni -Commissione Nazionale Pari Opportunità, Patrizia Proietti -Coordinatrice Commissione Pari opportunità della Provincia di Perugia, Maria Paola Sabbatini- Componente Commissione Pari Opportunità della Provincia di Perugia, Francesca Leone- Componente Commissione Pari Opportunità della Provincia di Perugia, Marta Siena - Componente Commissione Pari Opportunità della Provincia di Perugia, Danila Baldo - Consigliera di Parità Provincia di Lodi, Maria Zeppitelli - ?Donne impresa? Coldiretti, Maria Anna Fanelli- Consigliera di Parità della Regione Basilicata, M.Rosaria Di Tolla- Consigliera supplente Regione Basilicata

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Miele vince sul destrometorfano

Il miele sembra possedere un reale effetto antitosse. Dunque i consigli della nonna sono davvero "buoni" e salutari.

Lo confermano i risultati di una ricerca, condotta su oltre 100 tra bambini e ragazzi dai 2 ai 18 anni, che ha posto a confronto i risultati ottenuti sulla tosse notturna dopo la somministrazione di una dose di destrometorfano (noto antitosse), una dose di miele e una dose equivalente di placebo.

Ebbene, il miele si è rivelato il più efficace, sia sulla frequenza e gravità della tosse che sul riposo notturno dei ragazzi, che tra l'altro erano tutti affetti da infezioni delle alte vie respiratorie.

A parte l'efficacia, non si può tralasciare che il miele rispetto al destrometorfano è più maneggevole e sicuro, soprattutto trattandosi di bambini.

Arch Pediatr Adolesc Med. 2007;161(12):1140-1146

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Alzheimer, possibile connessione con bevande gasate e dolcificate

Sembra che un consumo eccessivo di bevande gasate e dolcificate possa influenzare il rischio d'insorgenza dell'Alzheimer.

Per ora è successo solo in animali da esperimento, in particolare topi, che sono stati divisi in due gruppi e nutriti il primo con una quantità regolare di mangime standard e acqua e l'altro con una dieta ipercalorica e con l'equivalente in acqua e zucchero pari a 5 lattine al giorno di bevande gasate e dolcificate.

Tra l'altro i topi utilizzati per l'esperimento erano anche già geneticamente predisposti al morbo di Alzheimer. Dopo 25 settimane, circa la metà dei topi (quelli a regime ipercalorico e forti bevitori di acqua e zucchero) aveva guadagnato peso in eccesso e sviluppato una sindrome dismetabolica con insulino-resistenza, nonché evidenziato segni dell'Alzheimer se sottoposti a test che indagavano l'attenzione e la memoria.

Questo non significa che sicuramente bevendo ogni giorno una lattina di bevanda gasata si debba andare incontro a patologie degenerative gravi e simili a quelle rilevate negli animali studiati, ma sicuramente che l'eccesso di consumo è sempre da evitare.
WEB MD news

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Adolescenti, a rischio per diete improvvisate

Si è tenuto in questi giorni a Pavia presso il policlinico San Matteo il convegno promosso dalla SIP (Società Italiana di Pediatria) dal titolo "La società degli adolescenti; la famiglia, il bullismo, lo sport, la nutrizione".

Dal punto di vista nutrizionale, dal convegno sono emersi alcuni dati allarmanti che riguardano la prevalenza di ragazzi che tendono ad un'immagine corporea più snella e molto simile a quella che vedono nelle riviste patinate.

In pratica moltissimi si affidano a diete improvvisate e sbilanciate che possono provocare danni notevoli. In particolare, nei piccoli centri le diete fai da te sono più seguite che nelle grandi città (50,7% contro 32,7%) e il nutrizionista o il medico di famiglia sono meno consultati (25,7% contro 45,2%).

Tra l'altro i maschi, almeno in questo, sembrano meno incauti delle femmine. Il 15,9% ha già fatto una dieta e, tra questi, il 42% si è rivolto a un medico mentre 'solo' il 37,9% ha agito in autonomia.

Come ha sottolineato nella sua relazione Gian Paolo Salvioli, direttore degli Istituti Scienze pediatriche mediche e chirurgiche dell'Università di Bologna, la dieta confezionata autonomamente e senza il supporto medico è pericolosa, specie per una persona che è ancora in fase di accrescimento.

Dunque in questi delicati periodi della vita, quando necessaria la dieta deve essere prescritta da un pediatra nutrizionista, dopo un'attenta valutazione dello stato di salute del proprio paziente.

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Unioni civili, i laici in piazza a Roma

Lunedì 17 dicembre 2007 alle ore 16,00 : nuovo SIT IN in Campidoglio per sostenere la votazione sulla delibera popolare delle UNIONI CIVILI

Appello a Roma, città laica e dei diritti civili

Alla luce degli impegni presi con la città, lunedì 17 dicembre 2007 le proposte di delibera comunale per l?istituzione del Registro delle Unioni Civili arrivano finalmente in Consiglio Comunale.

Come esponenti della Roma laica siamo convinti che occorra ampliare la sfera dei diritti e gli spazi di libertà e di pari opportunità per tutte e per tutti.

Affinché il governo della città non subisca le pressioni che giungono da oltretevere e sia coerente con il programma elettorale con il quale è stato eletto il Sindaco Veltroni, chiediamo a tutta la cittadinanza di partecipare alla manifestazione a sostegno della delibera per il registro delle unioni civili lunedì 17 dicembre 2007, dalle ore 16.00, in piazza del Campidoglio

Promuovono: i capigruppo al Consiglio Comunale di Roma Adriana Spera (Prc-Se), Fabio Nobile (Pdci), Roberto Giulioli (SD), Nando Bonessio (Verdi), Gianluca Quadrana (PS), Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Circolo di Cultura Omosessuale ?Mario Mieli?, AFFI - Casa Internazionale delle Donne, DI GAY PROJECT, Rete Femminista Sinistra Europea, UAAR, Gruppo Pesce Roma, Associazioni Radicali Roma, Rosa Arcobaleno, Movimenti - Rete per una Cultura Indipendente e Sostenibile, Forum delle Donne PRC, SOS Razzismo Italia, Comitato 1°Maggio, Sinistra 19, Democrazia Laica, Associazione Libera Uscita, No God, Altre Vie, www.resistenzalaica.it, UDU Roma, FGS Roma, Forum delle Donne Socialiste, le Federazioni romane di PRC, PdCI, Verdi e SD. Circolo UAAR, Roma

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14 dicembre 2007

Arma italiana contro neuroblastoma e cancro al seno

Lo scopritore 28enne: vado all'estero, mi hanno offerto uno stipendio triplo

Inatteso salto in avanti nelle prospettive di cura del cancro al seno e del neuroblastoma, il più diffuso tumore dell'infanzia. Alcuni scienziati italiani, in collaborazione con colleghi australiani, hanno infatti individuato una famiglia di farmaci in grado di ripristinare il regolare sviluppo delle cellule malate e di bloccare così il progredire dei due tipi di neoplasie.

Un risultato che avvalora la ricerca italiana, ma che nello stesso tempo ne evidenzia uno dei maggiori punti di deboli: uno dei ricercatori che ha individuato questa nuova famiglia di molecole lascerà presto il Belpaese per continuare i suoi studi in Svizzera. A Losanna, infatti, gli è stato offerto uno stipendio triplo rispetto a quello, senza dubbio modico, che percepiva in Italia.

Per quanto riguarda la ricerca del team italo-australiano, nel caso del neuroblastoma, che colpisce bambini nei primissimi anni di vita e raramente lascia scampo, si tratta della prima volta che vengono individuati farmaci efficaci. Alla base del successo dei ricercatori la scoperta del meccanismo, finora misterioso, con cui i tumori bloccano la maturazione e inducono la proliferazione incontrollata delle cellule colpite.

Il sorprendente risultato, frutto del gioco di squadra tra i biologi dell'Università di Bologna e i medici del Sydney Children's Hospital, ha guadagnato le pagine della rivista Pnas. Il neuroblastoma è un cancro che colpisce il sistema nervoso periferico, vale a dire la rete delle diramazioni nervose del nostro corpo. "E' un tumore ad alto tasso di mortalità - spiega Giovanni Perini, genetista dell'Università di Bologna, in una nota dell'ateneo - anche perché difficile da diagnosticare in tempo.

Prima della nostra ricerca, sapevamo che era associato ad un'alta concentrazione di una proteina, la N-myc, che spinge le cellule nervose (neuroni) malate a proliferare eccessivamente. Nessuno però era ancora stato in grado di spiegare come facesse a bloccare pure la maturazione delle cellule colpite. Quello che abbiamo scoperto è che lo sviluppo dei neuroni, in realtà, è interrotto da un'altra proteina, la Hdac1, che entra in gioco come complice di N-myc.

Questo è un processo che si osserva, in modo identico, anche nel cancro al seno e noi siamo riusciti a spiegarlo passo per passo".

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La Turco sul calendario anti-obesità

C'è anche il volto sorridente di Livia Turco tra i 12 'big' che hanno deciso di sostenere un calendario particolare: quello voluto dall'Adao (Associazione per lo studio e la ricerca dei disturbi alimentari e dell'obesità) per promuovere alimentazione sana e salute, presentato ieri a Roma.

Dodici volti noti della politica, dello sport, dell'imprenditoria e dello spettacolo per altrettanti mesi, ognuno abbinato a un messaggio 'di salute' rivolto agli italiani. Insieme al 'trio' governativo, forte della Turco, del Guardasigilli Clemente Mastella e del ministro dello Sport, Giovanna Melandri, sfogliando le pagine del calendario si incontrano i senatori Mario Cutrufo e Alfredo Biondi, l'onorevole Gabriella Carlucci, l'imprenditore Aldo Palombini, il presentatore Claudio Lippi.

E ancora, Iva Zanicchi, il criminologo Francesco Bruno, don Pierino Gelmini, e il campione di pugilato Patrizio Oliva. Il calendario è destinato ai centri antiobesità e diabetologia di tutta Italia, perchè "chi ha la conoscenza e la responsabilità ha il dovere di indicare la strada". Fra i messaggi rivolti agli italiani: "la salute comincia dal carrello della spesa".

In particolare, nel mese di giugno il viso del ministro della Salute invita a "smettere di fumare, controllare la pressione, gli zuccheri e i grassi nel sangue". Insomma, il calendario vuole accendere i riflettori su obesità e patologie correlate, come diabete, ipertensione, tumori intestinali.

Un "intervento forte e mirato - spiegano gli organizzatori dell'iniziativa - che punti alla prevenzione e individui anche soluzioni per aiutare gli obesi ad affrontare la quotidianità". Con la speranza che il calendario dia "un'accelerata all'iter parlamentare del primo disegno di legge sull'obesità - dice il senatore Mauro Cutrufo, firmatario del testo e volto del mese di marzo del calendario - presentato nel maggio 2006.

Alla Turco e alla Melandri vogliamo chiedere di impegnarsi per dare un percorso privilegiato al Ddl, che eventualmente potrebbe diventare un decreto. Obiettivo, riconoscere l'obesità come malattia sociale e concedere la rimborsabilità di alcuni farmaci di fascia C destinati a questi pazienti".

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Corruzione, Verzaschi respinge le accuse

L'ex sottosegretario alla Difesa ed ex assessore alla Sanità del Lazio, Marco Verzaschi, arrestato nei giorni scorsi nel corso di un'indagine sulla 'mala sanità' e accusato di concussione e corruzione perché sospettato di aver ricevuto una cospicua tangente, è stato interrogato ieri dal Gip Luisanna Figliolia che il 10 dicembre scorso ha firmato l'ordine di custodia, mandandolo però agli arresti domiciliari.

Assistito dall'avvocato Fabrizio Lemme, Verzaschi ha dovuto recarsi nel carcere di Regina Coeli, dove l'attendevano, oltre al Gip, i pubblici ministeri Giancarlo Capaldo e Giovanni Bombardieri, ai quali è affidata l'indagine che l'ha coinvolto.

Secondo l'accusa, in diverse occasioni Verzaschi avrebbe ottenuto 400 mila euro parte da Anna Iannuzzi, conosciuta come lady Asl, e da un imprenditore Renato Mongillo. Verzaschi ha respinto fermamente le accuse sostenendo che queste gli sono state mosse da persone che gli avevano chiesto favori senza ottenerli.

Se poi ci furono versamenti di denaro questi furono fatti soltanto a scopo benefico.

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13 dicembre 2007

Cimo, non gettare croce su medici

E' facile gettare la croce addosso ai medici. Ma la responsabilità è di chi ha voluto e consentito un'organizzazione ospedaliera pericolosa ed inadeguata ai bisogni di una sanità moderna".

E' l'analisi di Stefano Biasioli, presidente nazionale Cimo-Asmd, dopo il recente caso di malasanità avvenuto in Calabria, a Vibo Valentia, in cui ha perso la vita una ragazza di 16 anni. "Quello che è successo a Vibo Valentia - sottolinea in una nota Biasioli - è un evento previsto.

L'Italia è piena di leggi e regole di prevenzione del rischio, ma poco è stato fatto, a Torino come a Vibo.

La Cimo - aggiunge - non accetta la criminalizzazione dei medici, fatta a priori, e contesta chi ha consentito per decenni un'organizzazione del lavoro basata su medici precari, non strutturati".

Per il numero uno della Cimo, a Vibo come in altri ospedali, il problema è quindi soprattutto uno: "la precarietà delle strutture e la precarietà dei medici". Nel 'mirino' di Biasioli finiscono anche le Commissioni d'inchiesta sulla sanità.

"Non se ne può più - tuona il presidente della Cimo - di queste Commissioni. Perché, dopo quella Tomassini, non si è fatto nulla, in Calabria come altrove?", conclude Biasioli.

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Blocco TIR pregiudica distribuzione medicinali

Il blocco dei Tir che in questi giorni paralizza le strade italiane mette a rischio la distribuzione dei medicinali alle farmacie e alle strutture ospedaliere. Tra le tante preoccupazioni legate alla protesta degli autotrasportatori, decisi a incrociare le braccia e a creare disagi nonostante la precettazione decisa ieri dal ministro dei Trasporti, c'è anche quella relativa ai medicinali, che potrebbero a breve incontrare difficoltà sulla strada che li porta dalle industrie farmaceutiche al cittadino.

La prima a lanciare l'allarme, nella tarda serata dell'altro ieri, Farmindustria. "E' un rischio - scriveva infatti l'Associazione delle imprese del farmaco in una nota - che potrebbe a breve divenire emergenza vera e propria per i cittadini, i quali, in assenza di uno 'sblocco' della situazione, in molti casi sarebbero nell'impossibilità di iniziare o continuare terapie con farmaci anche salvavita.

Le imprese farmaceutiche segnalano la propria preoccupazione per il perdurare di una protesta che può comportare l'esaurimento delle 'scorte' e quindi conseguenze serie per la salute di un numero rilevante di pazienti". Anche Federfarma, dal canto suo, appare preoccupata ma tenta in parte di rassicurare.

"Per il momento - scrive la Federazione dei titolari di farmacie - lo sciopero indetto dagli autotrasportatori non ha conseguenze sulla disponibilità dei medicinali in farmacia e i cittadini trovano ancora i farmaci loro occorrenti sia perché le farmacie hanno sempre proprie scorte sia perché le hanno i distributori intermedi".

"Se però l'agitazione degli autotrasportatori proseguisse - avverte Giorgio Siri, presidente Federfarma - potrebbero presto verificarsi problemi nei rifornimenti di farmaci alle farmacie, perché i distributori intermedi non possono ricevere i medicinali dai produttori e, in alcuni casi, cominciano a lamentare carenza di carburante per la consegna".

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Malattie cardiache e tumori principali cause di morte

Ad indicarlo l'Annuario statistico italiano 2007 dell'Istat

Sono le malattie cardiache e i tumori i peggiori nemici degli italiani. Si confermano, infatti, le principali cause di morte, come indica l'Annuario statistico italiano 2007 dell'Istat.

'Numeri' riferiti al 2002, ultimo anno disponibile per i dati definitivi sull'argomento. Il tasso più elevato di mortalità si registra per le malattie cardiovascolari, ed è pari a 415 decessi su 100 mila abitanti per il totale della popolazione: 382 per i maschi e 446 per le femmine.

Al secondo posto tra le cause di morte ci sono i tumori (il 29,2 per cento del totale dei decessi) con valori per 100 mila abitanti pari a 337,5 per i maschi e 236,3 per le femmine.

Le malattie dell'apparato respiratorio si collocano al terzo posto come causa di morte: nel 2002si attestano a 62,9 per 100 mila nella popolazione totale, 74,5 per i maschi e 52 per le femmine. Sostanzialmente stabili, invece, i casi di morte violenta, che presentano un tasso di 46,7 per 100 mila abitanti nel 2002.

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Abbandono in ospedale, firmato il protocollo

Firmato il protocollo d'intesa tra Tribunale per i Minorenni e Comune di Roma - Dipartimento V - Politiche Sociali e della Salute.

E quando non c'è posto per il bambino ?
A volte non c'è posto, per un figlio, per un figlio che sta per nascere.
Non hai interrotto la gravidanza perché non volevi, perché non hai fatto in tempo, perché' lui aveva detto che ci sarebbe stato, per mille motivi. E ora questo figlio viene al mondo ma tu non puoi accoglierlo.

C'è' stato spazio dentro il tuo corpo ma ora non ce n'e' nella tua vita.
Devi, vuoi trovare il coraggio di spingerlo nel mondo come accadde a Mose', sul suo barchino, sperando che qualcuno ne abbia cura.
Hai bisogno che ti aiutino, hai bisogno di restare anonima, non puo' essere che il cassonetto sia l'unica via d'uscita.

Il Comune di Roma ed il Tribunale per i Minorenni hanno elaborato un protocollo d'intesa per la nascita e l'abbandono in ospedale, per proteggere madre e figlio in un momento cosi' difficile.

Una separazione che a noi sembra contro natura (e in parte lo è) ma alla quale la parola e la solidarietà possono dare un senso, perché sia l'inizio di una nuova vita per tutti e due, di una vita migliore, anche se divisa.

Prepariamoci ad accoglierle, queste coppie madre bambino spesso sole al mondo, piene di sensi di colpa.
E la preparazione tecnica, cosa, come, quando, può' essere una guida per gli operatori che spessissimo pieni di buona volontà' non sanno che fare

Allora che tutti sappiano cosa fare, che ci sia spazio nelle nostre strutture, tanto più' grande, quanto meno ne hanno loro.....

Elisabetta Canitano
Presidente Vita di Donna Onlus

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Consultori: sentinella territoriale contro la violenza sulle donne

Azienda USL Roma D
LA VIOLENZA ALLE DONNE: DALLA SOLITUDINE AD UN NUOVO MODELLO CULTURALE ED OPERATIVO

?La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani: è un problema socio-sanitario grave che minaccia la sicurezza, l?equilibrio e la salute fisica e mentale di ogni donna.?
I dati statistici indicano che le case, i luoghi di lavoro, gli ambienti in cui la donna dovrebbe vivere una vita serena e di realizzazione si trasformano spesso in luoghi che minacciano la sua incolumità fisica e psicologica. Ancora oggi il numero delle donne che si rivolge ai centri antiviolenza per denunciare la propria condizione è infinitamente inferiore al numero reale degli abusi subiti.

L?Azienda USL Roma D si propone, attraverso questa giornata di lavoro, di proseguire e rafforzare un percorso che vede i consultori come sentinella territoriale di questo fenomeno attraverso la costruzione di una rete che comprenda gli Ospedali con gli operatori dei Pronto Soccorso, le Forze dell?ordine, i Centri antiviolenza, i Medici di medicina generale, e tutti gli Enti Locali.

20 dicembre 2007 9.30-13.30
Istituto d?Istruzione Superiore ?Paolo Baffi?
Via Bezzi 51/53 - 00054 Fiumicino
per informazioni: tel. 06 588854116 ? 06 522877733

Azienda USL Roma D
apertura dei lavori
Giuseppina Gabriele - Direttore Generale ASL Roma D
Proiezione di interviste tratte dal filmato Apartheid della trasmissione ?W l?Italia - diretta? di RAI 3
Enza Pasconcino ? Responsabile Centro d?accoglienza per donne che non vogliono più subire violenza SOLIDEA- Provincia di Roma Commento al filmato relazioni
Carla Franceschelli ? Direttore Area Tutela della Donna e del Bambino ASL Roma D ?I servizi del territorio per le donne?
Laura Foresta ? Accoglienza Pronto Soccorso Ospedale G.B. Grassi di Ostia ?Pronto Soccorso come ponte tra l?ospedale ed il territorio? contributi
Ornella Bergamini ? Presidente Consiglio Municipio XIII
Pierluigi Bartoletti ? Segretario regionale Federazione Medici Medicina Generale
Daniela Cirulli ? Consigliere Municipio XVI
Rita Corneli ? Donne in genere
Marcella De Fazio ? Presidente Commissione Sevizi sociali ? Municipio XIII
Cecilia D?Elia ? Assessore alla Semplificazione, alla Comunicazione ed alle Pari Opportunità - Comune di Roma
Angela de Rossi - SOStegno Donna
Elisabetta Falcone ? Segretario Confederale CISL Roma e provincia
Rosella Giangrazio ? Coordinamento donne UIL
Vanessa Guerrini ? Presidente elette Municipio XV
Luisa Laurelli ? Presidente Commissione Sicurezza - Regione Lazio
Daniela Marisi ? Coordinamento donne CGIL
Giuseppe Molinari ? Ispettore Squadra mobile di Roma
Maria Gabriella Moscatelli - Telefono Rosa
Daniela Monteforte ? Assessore Politiche per la Scuola ? Provincia di Roma
Mario Pascone ? Assessore Politiche sociali, Servizi alla famiglia ed alla Persona ? Comune di Fiumicino
Maria Grazia Passuello ? Presidente Solidea, istituzione di genere femminile e solidarietà, Provincia di Roma
Nunzia Rizzi ? Risorse insieme, sportello antiviolenza Raggio di luce, Municipio XIII
Giuseppa Rozzo ? Assessore Politiche giovanili e tutela ambientale, Provincia di Roma
Vittoria Tola ? Consulente del Ministero delle Pari Opportunità sulla violenza e sulla tratta degli esseri umani
Nucleo Intervento Sociale della Polizia Municipale del Comune di Fiumicino
Comando provinciale Arma dei Carabinieri
coordina i lavori Francesca Nocerino ? RAI 2

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12 dicembre 2007

Medico del Dalai Lama: curarsi del proprio cuore

Dieta disegnata su misura in base alla costituzione di ognuno; lotta allo stress e agli eccessi, compresi quelli natalizi, e rispetto per i 'tempi' del proprio organismo: dormire quando se ne sente il bisogno e prendersi il tempo che occorre per perseguire un benessere reale.

Si racchiude nell'invito a conoscere se stessi la 'ricetta' di lunga vita di Pasang Y. Ayra, rettore dell'Istituto di medicina tradizionale tibetana Men-Tsee-Khang, che nella sua lunga carriera vanta anche un paziente illustre: il Dalai Lama.

Secondo l'esperto - intervenuto ieri a Milano alla presentazione della missione 'Cardiolab in India' per i profughi tibetani, sostenuta da Bayer - la salute del cuore dipende da noi. "Nel mondo ci sono tante cose che non possono cambiare - spiega Ayra ai giornalisti - ma la dieta e gli stili di vita sono nelle nostre mani", sottolinea.

Lo specialista ha riassunto i principi cardine della medicina tibetana, in cui "il concetto di cuore e di malattie cardiovascolari si differenzia moltissimo dal pensiero occidentale.

Secondo la nostra medicina, tra le più antiche del mondo insieme a quella ayurvedica e a quella cinese - ricorda - il cuore è infatti la sede della consapevolezza mentale, dell'energia vitale e della durata della vita. E le malattie cardiache, come pure i disturbi psicologici ed emozionali, sono da imputare all'energia vitale che risulta in quale modo ostacolata".

Per la medicina tibetana, l"elemento' del cuore è il vento, che "controlla la funzione della mente e del corpo ed è regolato dal cuore e dai polmoni", spiega.

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Piaghe da decubito, dal 2008 saranno a carico del Ssn

Buone notizie per i due milioni di italiani alle prese con ferite difficili, come le piaghe da decubito. Dal 2008, i prodotti per la cura di queste lesioni cutanee non saranno più a carico dei malati, ma del Ssn.

Entro Natale, infatti dovrebbero essere inseriti nei nuovi Lea (livelli essenziali di assistenza). E' quanto è stato deciso nel corso di un incontro a Roma tra il sottosegretario alla Salute Serafino Zucchelli, il direttore generale del ministero di Lungotevere Ripa, Filippo Palumbo e una delegazione di Federanziani.

A renderlo noto è proprio il presidente di Federanziani, Roberto Messina, "pienamente soddisfatto" dei provvedimenti presi dal ministero della Salute, "proprio alla vigilia della protesta in piazza dei malati con piaghe da decubito prevista per oggi (ieri ndr)" a Roma, davanti alla Camera.

In sintesi, nella nuova normativa tutti i malati con 'ferite difficili' (piaghe da decubito, ulcere cutanee) potranno dal 2008 ritirare i presidi curativi in farmacia a nelle Asl e averli in ospedale o in case di cura se ricoverati.

"Praticamente - spiega Messina in una nota - tutte le medicazioni avanzate, come gli alginati a base di sali calcio e/o sodio della miscela di mannuronico e glucaronico, le medicazioni in idrocoloidi o idrofibra, medicazioni in gel idrofilo, in argento e in poliuretano in forma di schiuma o in forma gelificata, saranno dispensate gratuitamente nelle diverse modalità, concentrazioni e formati".

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Sanità privata, agli italiani costa 25 mld l'anno

Italiani 'costretti' a farsi carico delle spese per servizi e prestazioni sanitarie. Nel nostro Paese, infatti, la spesa sanitaria privata delle famiglie rappresenta circa un quinto della spesa sanitaria totale, ed è pari a 25 miliardi di euro.

A rilevarlo è una ricerca condotta dal Censis sul futuro della sanità integrativa e presentata ieri a Roma. I cittadini - emerge dalla ricerca - pagano di tasca propria circa il 57 per cento delle visite specialistiche, quasi il 21 per cento degli accertamenti diagnostici e il 5 per cento dei ricoveri.

Tra le visite specialistiche, poi, a presentare la quota maggiore sborsata dagli italiani ci sono le visite odontoiatriche (92 per cento), le visite ostetrico-ginecologiche (64,5 per cento) e quelle dietologiche (57,1 per cento).

Le motivazioni che inducono a scegliere questa strada, mettendo mano al portafoglio, sono molteplici.

Secondo la ricerca "fiducia nel medico e nella struttura rappresentano il motivo fondamentale" (per l'84,4 per cento nel caso dei ricoveri, il 71,5 per cento nel caso delle visite specialistiche e il 55 per cento nel caso degli accertamenti diagnostici), ma allo stesso tempo incide anche "la necessità di evitare liste di attesa troppo lunghe" (33 per cento nel caso degli accertamenti diagnostici e 14 per cento nel caso delle visite mediche specialistiche).

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Caso Calabria, ai medici non sono consentite negligenze

"Ai medici non sono consentite negligenze, sciatterie e trascuratezze nella presa in carico del paziente".

E' un punto di partenza fondamentale per evitare tragedie come quelle accadute a Vibo Valentia.

Queste, in sintesi, le parole del ministro della Salute Livia Turco, intervenuta a 'Radio anch'io' sulla vicenda dell'ospedale calabrese dove si sono registrate due morti di giovanissime pazienti a distanza di un anno circa.

"Nessuno ordina a nessun altro di fare il medico - ha detto il ministro, alla quale era stata ricordata la presenza di medici precari nell'ospedale di Vibo - la professione medica esige competenza e dedizione, sia che si sia primari, a tempo indeterminato, o assunti a tempo determinato.

Non sono consentite assolutamente negligenze, trascuratezze, sciatterie nella presa in carico del paziente. Mai e poi mai". Questo è un punto su cui tutti devono concordare, altrimenti "non so - ha continuato - come potremo evitare tragedie come quelle di due morti nel giro di un anno nello stesso ospedale".

Nel corso della trasmissione Teresa Petrangolini, segretario nazionale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, ha sottolineato il bisogno di migliorare il sistema meritocratico nella nostra sanità, per poter contare sempre su persone preparate e motivate. , sciatterie e trascuratezze nella presa in carico del paziente". E' un punto di partenza fondamentale per evitare tragedie come quelle accadute a Vibo Valentia.

Queste, in sintesi, le parole del ministro della Salute Livia Turco, intervenuta a 'Radio anch'io' sulla vicenda dell'ospedale calabrese dove si sono registrate due morti di giovanissime pazienti a distanza di un anno circa. "Nessuno ordina a nessun altro di fare il medico - ha detto il ministro, alla quale era stata ricordata la presenza di medici precari nell'ospedale di Vibo - la professione medica esige competenza e dedizione, sia che si sia primari, a tempo indeterminato, o assunti a tempo determinato.

Non sono consentite assolutamente negligenze, trascuratezze, sciatterie nella presa in carico del paziente. Mai e poi mai". Questo è un punto su cui tutti devono concordare, altrimenti "non so - ha continuato - come potremo evitare tragedie come quelle di due morti nel giro di un anno nello stesso ospedale".

Nel corso della trasmissione Teresa Petrangolini, segretario nazionale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, ha sottolineato il bisogno di migliorare il sistema meritocratico nella nostra sanità, per poter contare sempre su persone preparate e motivate.

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Sanità calabrese, dichiarato lo stato d'emergenza

Turco vuole Achille Serra a capo commissione ministero su Calabria

Stato d'emergenza sulla sanità calabrese. A deciderlo il Consiglio dei ministri, durante la riunione di ieri.

"E' stato dichiarato lo stato d'emergenza nel territorio della Regione Calabria - si legge nella nota della presidenza del Consiglio - per far fronte alle condizioni di disagio del sistema sanitario regionale nonché all'inadeguatezza delle strutture".

Inoltre il ministro della Salute Livia Turco vuole Achille Serra come presidente della commissione ministeriale incaricata di fare luce sullo stato dei servizi sanitari in Calabria.

Lo ha annunciato ieri lo stesso ministro, riferendo in Commissione Igiene e sanità del Senato sulla vicenda che riguarda l'ospedale di Vibo Valentia dove nei giorni scorsi è morta una ragazza di 16 anni per le complicazioni di un intervento chirurgico.

La commissione del ministero della Salute, già annunciata all'indomani della morte della giovane, dovrà concludere i suoi lavori entro tre mesi dalla sua istituzione e "offrire allo Stato e alla Regione - dice Turco - un quadro generale di riferimento per meglio orientare le azioni di risanamento della rete sanitaria regionale".

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11 dicembre 2007

Anziani, le piaghe da decubito entrino nei LEA

E' stata rinviata la manifestazione delle persone con piaghe da decubito, che si sarebbe dovuta svolgere oggi alle 10.30 a piazza Montecitorio, davanti alla Camera a Roma.

La decisione - riferisce in una nota Roberto Messina, presidente di Federanziani - è stata presa "per salutare positivamente il gesto di apertura che il Governo ha deciso di intraprendere verso questi cittadini".

Questa sera, infatti, alle 19.30, il sottosegretario alla Salute Serafino Zucchelli incontrerà il presidente di Federanziani per trovare una soluzione al problema di questi malati. "Le richieste sottoposte all'Esecutivo - spiega Messina - consistono nell'inserimento immediato nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e nella totale rimborsabilità dei farmaci per questi pazienti, o quantomeno nella riduzione dell'Iva sulle medicazioni dall'attuale 20 al 4 per cento".

Sono circa 2 milioni - ricorda la nota - gli italiani con ulcere della pelle dovute a piaghe da decubito, da diabete e di origine chirurgica che costano alla sanità pubblica quasi un miliardo di euro l'anno.

Fanno perdere, inoltre, poco meno di 500 mila giornate di lavoro al sistema produttivo, tra pazienti e familiari dei malati che non si recano in ufficio per assisterli.

"I nostri anziani, con un reddito medio di 600 euro mensili, non riescono ormai più a sostenere il costo della loro patologia. Resta inteso che Federanziani - conclude - accetterà il confronto solo se il Governo metterà sul tavolo elementi concreti per aiutare queste persone".

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Epatite B cronica, è sottovalutata e colpisce ancora

È ancora sottovalutata e colpisce ancora. È l'epatite B, che, nella forma cronica, fa registrare in Italia 14.000 nuove infezioni ogni anno. Con conseguenze gravi come cirrosi e tumore del fegato.

Scarsa la percezione sulla gravità della malattia, preoccupa la mancanza di ricorso a cure appropriate ed è bassa la percezione dei costi sociali ed economici. Col risultato di avere pazienti non informati e poco attenti e di sottovalutare come il ricorso a terapie adeguate possa arrestare il decorso della malattia.

La tavola rotonda promossa oggi dalle Istituzioni su "Epatite b, un'epidemia sconosciuta?" che si è svolta nella Sala delle Conferenze del Senato rappresenta un primo passo per interpretare il fenomeno e le sue cause. All'incontro di oggi hanno preso parte medici, politici con la testimonianza dei pazienti.

"Come spiegarsi - si sono chiesti gli intervenuti - quindi che una patologia come l'epatite B per la quale esiste un vaccino correttamente utilizzato e diffuso, sia ancora una malattia che uccide?. Intanto la vaccinazione è stata adottata in Italia nel 1991 quindi solo chi ha meno di 26 anni è protetto. Ma soprattutto la risposta è tutta nell'aggettivo cronica. Esso, infatti, ci fa capire che quando questa malattia si prolunga nel tempo, cronicizza e, se non adeguatamente trattata, provoca gravi conseguenze al fegato.

Le terapie più moderne oggi disponibili - hanno affermato i medici - garantiscono alte percentuali di successo, ma la loro diffusione non è ancora sufficiente e non è assolutamente in linea con quanto ci si dovrebbe aspettare in un Paese moderno e con un SSN che a detta dell'OMS è ai primi posti della graduatoria mondiale.

Nel nostro Paese solo ventimila persone sono in terapia, ma molte di più potrebbero trarre beneficio da trattamenti efficaci per arrestare l'evoluzione della malattia. I timori di insorgenza di resistenze - comuni con le vecchie terapie disponibili fino ad oggi - hanno ritardato il ricorso ai trattamenti, ora non si deve più rimandare: curare oggi un malato di epatite B significa non dover trattare domani un paziente con cirrosi epatica o con tumore del fegato".

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Marino, il PD resta laico

Nessun timore per il dibattito interno al Partito democratico (Pd) sui temi della sanità e dell'etica. A patto che il partito resti laico.

Questo il pensiero di Ignazio Marino, presiedente della Commissione Igiene e sanità del Senato, che torna sulle questioni 'calde' degli ultimi giorni, innescate dal voto di alcuni componenti del Pd. E dalla nascita di un nuovo soggetto politico nella maggioranza, la Sinistra arcobaleno che ha puntato molto sul tasto della laicità.

"Non bisogna avere alcun timore del confronto continuo su sanità e bioetica - dice ai giornalisti a margine di una conferenza stampa a palazzo Madama sull'epatite B - ma bisogna evitare invece il conflitto tra laici e credenti". Per il senatore del neonato Pd, infatti, "una cosa sono le religioni, compresa quella cattolica in maggioranza in Italia. Perché i vescovi hanno il compito di educare le coscienze.

Un'altra cosa è il Parlamento, che deve decidere rispettando la sensibilità e la visione dei cittadini con spirito laico". Marino ricorda infatti che "lo Stato deve rispondere alla Costituzione repubblicana. Anche se nel partito sono ben accette le istanze culturali di tutte le componenti.

Ma - aggiunge - fino al momento in cui verrà messo nero su bianco uno statuto e una Carta dei valori etici del Pd, per me vale il discorso di Torino pronunciato dal segretario Walter Veltroni. E cioè un'assicurazione di un partito laico dove tutti hanno una cittadinanza".

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Anestesisti: Simeu, sciopero grave e incomprensibile

"Uno sciopero grave e incomprensibile". E' il commento di Anna Maria Ferrari, presidente della Società italiana medicina di emergenza urgenza (Simeu), alla protesta degli anestesisti e rianimatori.

Uno stop proclamato per dire no all'attivazione della Scuola di specializzazione in medicina di emergenza urgenza e che, secondo i dati forniti dal'Aaroi (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani), sta bloccando l'attività del 90 per cento delle sale operatorie nazionali.

La condanna della Ferrari non riguarda però solo lo sciopero. La Simeu giudica infatti "altrettanto grave" la campagna di stampa "a pagamento" attuata per sostenere le ragioni della protesta. "La campagna - sottolinea in una nota la Ferrari - contiene affermazioni mendaci e offensive nei riguardi di professionisti che dedicano il 100 per cento della loro attività al Ssn e al suo miglioramento.

L'attivazione della Scuola risponde infatti alle esigenze di un sistema d'emergenza urgenza moderno. Secondo i dati Istat - aggiunge - negli ospedali italiani vengono effettuate circa 30 milioni di prestazioni di pronto soccorso l'anno e almeno 800 mila sono gli interventi di emergenza territoriale.

Si tratta di patologie diverse, non tutte gravi, ma per molte di esse (sindromi coronariche, politrauma, insufficienze cardio-respiratorie acute) è proprio nella 'prima ora d'oro' che diagnosi e terapie corrette possono decidere il destino del paziente".

Secondo la Simeu, in Italia, questa attività è svolta da medici che acquisiscono 'sul campo' l'esperienza necessaria, "ma che non hanno potuto fruire di un percorso formativo omogeneo e specifico, per la mancanza della relativa Scuola di specializzazione.

Una scuola che, contrariamente a quanto dichiarato dal sindacato degli anestesisti, è presente in quei Paesi a sanità avanzata (gran parte della Ue, Usa, Australia, Canada). La Simeu sta impegnando tutte le proprie forze per arrivare all'attivazione della scuola, proprio nell'ottica di fornire la migliore qualità di cura e - conclude la Ferrari - continuerà a farlo anche di fronte ai più arretrati corporativismi".

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Anestesisti, sciopero pienamente riuscito

Carpino, punte del 100 per cento in alcune regioni

"Uno sciopero pienamente riuscito, a cui ha aderito l'87,5 per cento degli anestesisti e rianimatori, con punte del 100 per cento nelle Marche e in molti ospedali di altre regioni".

E' il commento del presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), Vincenzo Carpino, ai 'numeri' della protesta del personale delle sale operatorie.

Uno sciopero che ha bloccato circa 50.000 interventi chirurgici programmati. Secondo l'Aaroi, l'adesione più massiccia si è registrata nelle Marche (100 per cento).

A seguire la Campania (95 per cento), l'Abruzzo (95 per cento), il Friuli Venezia Giulia (95 per cento), il Molise (95 per cento), la Basilicata (90 per cento), il Lazio (90 per cento), la Puglia (90 per cento), la Liguria (85 per cento), l'Umbria (85 per cento), la Sicilia (85 per cento), la Provincia autonoma di Trento (85 per cento), la Sardegna (85 per cento), il Veneto (82 per cento), l'Emilia Romagna (80 per cento), la Lombardia (80 per cento), Piemonte-Valle d'Aosta (80 per cento), la Toscana (80 per cento).

"Lo sciopero è stato proclamato - aggiunge in una nota Carpino - non per difendere interessi corporativi o per chiedere aumenti economici, ma per affermare l'identità professionale della categoria all'interno del Servizio sanitario nazionale.

Gli anestesisti rianimatori sono contro la nascita di figure di medici 'tuttologi e omniscienti' che dovrebbero essere capaci di fare di tutto e che dovrebbero sostituirsi a specialisti già qualificati nel settore. Non si può - aggiunge - far nascere una figura professionale attribuendogli in esclusiva il titolo di medico specialista dell'emergenza".

Non hanno scioperato gli anestesisti e rianimatori della Calabria "che - sottolinea Carpino - hanno così voluto esprimere la loro affettuosa vicinanza alla famiglia della giovane Eva Ruscio, deceduta nei giorni scorsi presso l'ospedale di Vibo Valentia". La protesta del personale delle sale operatorie sembra però non fermarsi con lo sciopero di oggi (ieri ndr).

"Andremo avanti - conclude Carpino - fintanto che i ministri dell'Università Fabio Mussi e della Salute Livia Turco non si decideranno a convocare un tavolo di confronto istituzionale con le categorie interessate".

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Vibo Valentia, disposte indagini e accordo per quattro ospedali in Calabria

"E' un'amarissima coincidenza dover firmare un Accordo di Programma per la realizzazione di quattro nuovi ospedali in Calabria a fronte della morte di un'altra giovane ragazza. Alla famiglia Ruscio va il nostro cordoglio e la nostra vicinanza, testimoniati anche da fatti concreti: oggi il Governo mette infatti a disposizione risorse e strumenti per ammodernare la rete ospedaliera di una Regione complessa come la Calabria".

Così il Ministro della Salute Livia Turco ha aperto la Conferenza Stampa del 6 dicembre, presso l'Auditorium del Ministero, in occasione della sigla dell'Accordo di programma integrativo per investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie 2007 tra Ministero e Regione Calabria.

"E' stata avviata ieri - ha continuato Livia Turco - un'attività ispettiva dei NAS per evitare che tragedie come quella che ha colpito la famiglia Ruscio possano ripetersi, ma occorre che ciascuno faccia la sua parte.

Ritengo doveroso che il Ministero della Salute rafforzi i suoi poteri ispettivi, per cui darò vita a una Commissione ispettiva, ristretta e molto qualificata, che in breve tempo compia un'attività di ispezione in Calabria e offra allo Stato, alle Regioni e a tutti i cittadini una fotografia il più possibile precisa e puntuale della situazione della sanità in Calabria".

E rispondendo all'ipotesi di ricorrere a poteri straordinari e commissariare la Regione, il Ministro sottolinea che "la sanità va governata con strumenti ordinari e un'azione costante di collaborazione. Non verrà, quindi, chiuso l'ospedale di Vibo Valentia: "Non si possono privare i cittadini di un ospedale, che serve tra l'altro una zona piuttosto ampia", ha concluso il Ministro della Salute, Livia Turco.

Un dato di fatto oggettivo è che il Ministero della Salute ha nell'ultimo anno recuperato un ritardo pregresso di anni; lo stanziamento per la Regione Calabria è di oltre 196 milioni di euro, più ulteriori 171 milioni a disposizione per la sottoscrizione di ulteriori futuri accordi di programma.

Ma non basta stanziare le risorse: esse vano utilizzate al meglio e in tempi certi. Per la realizzazione dei nuovi ospedali in Calabria verranno istituite procedure speciali per avere il massimo rigore e la massima celerità e trasparenza".

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Prevenire la violenza sugli operatori sanitari

Gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari costituiscono eventi sentinella che richiedono opportune iniziative di protezione e prevenzione.

Su questo presupposto nasce la nuova Raccomandazione del Ministero della Salute che intende incoraggiare l'analisi dei luoghi di lavoro e dei rischi correlati e l'adozione di iniziative e programmi, volti a prevenire gli atti di violenza e attenuarne le conseguenze negative, dall'aggressione verbale alla violenza fisica fino all'omicidio.

In Italia mancano statistiche specifiche sulla diffusione del fenomeno nel settore sanitario, tuttavia la frequenza delle aggressioni è più alta che in altri tipi di lavoro e alcuni dati sono indicativi. Gli infortuni nelle strutture ospedaliere italiane e denunciati all'INAIL per qualifica professionale e modalità di accadimento nel 2005 ammontano a 429, di cui 234 su infermieri e 7 su medici.

In generale, gli eventi di violenza si verificano più frequentemente nei servizi di emergenza-urgenza, nelle strutture psichiatriche ospedaliere e territoriali, nei luoghi di attesa, nei servizi di geriatria e nei servizi di continuità assistenziale.

Sebbene qualunque operatore sanitario possa essere vittima di violenza, i medici, gli infermieri e gli operatori socio sanitari sono a rischio maggiore in quanto sono a contatto diretto con il paziente e devono gestire rapporti caratterizzati da una condizione di forte emotività sia da parte del paziente stesso che dei familiari, che si trovano in uno stato di vulnerabilità, frustrazione o perdita di controllo, specialmente se sotto l'effetto di alcol o droga.

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Obesità: le dimensioni italiane del problema

Promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM), si è tenuto il 5 dicembre 2007, alla sede del Ministero della Salute, il convegno "Apprendere dall'esperienza: le politiche di contrasto all'obesità negli USA e in Gran Bretagna, i programmi dell'Europa", finalizzato a offrire la possibilità di riflettere sull'esperienza di altri Paesi che si sono già confrontati con l'epidemia di obesità.

Obesità e sovrappeso sono in aumento in tutti i Paesi occidentali, e sono la causa di incremento del rischio di malattie croniche come il diabete e le malattie cardiovascolari. Il problema interessa anche in Italia: un uomo su due, una donna su tre, un bambino su tre sono in sovrappeso e sono 52.000 decessi all'anno attribuibili all'obesità, vale a dire il secondo rischio per la salute dopo il fumo.

Il Ministero della Salute è attivamente impegnato nell'azione di contrasto a questo problema di salute pubblica attraverso iniziative previste dal Programma Guadagnare Salute e il Piano Nazionale della Prevenzione 2005-2007. Il programma prevede l'attuazione di interventi, il più possibile trasversali e multisettoriali, con il coinvolgimento di diversi soggetti istituzionali e della società civile (Ministeri, Comuni, Province, Associazioni Professionali e di categoria, Associazioni dei consumatori, produttori di alimenti, pubblicitari, mass media, ecc.).

I soli interventi mirati a cambiamenti individuali non producono risultati duraturi nel campo della promozione di stili di vita salutari, se non sono accompagnati da modifiche ambientali, strutturali e socio-culturali che consentano il mantenimento dei comportamenti appena acquisiti.

Ma l'epidemia di obesità è un problema che non riguarda solamente l'Italia, ma coinvolge tutti i Paesi occidentali e, pertanto, appare chiaro come sia indispensabile tenere conto sia delle indicazioni provenienti dagli organismi sopranazionali, come l'Unione Europea, sia dalle diverse esperienze in campo internazionale.

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Disabili, più diritti e meno burocrazia

"Riconoscere la persona disabile come soggetto titolare di diritti, e quindi promuovere politiche volte a costruire una società per tutti attraverso una partecipazione attiva delle persone con disabilità alla vita politica, economica, sociale e culturale, nel rispetto delle diversità.

Questa la dichiarazione del Ministro della Salute Livia Turco in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, che si celebra il 3 dicembre. "La battaglia per la costruzione di un sistema inclusivo - ha aggiunto il Ministro - in grado di promuovere e sostenere un'effettiva integrazione delle persone diversamente abili richiede che le tematiche riguardanti le disabilità non siano considerate soltanto per le loro implicazioni strettamente sanitarie e sociali, pur rilevanti, ma sempre di più come attinenti all'area assai più ampia dei diritti umani".

E', questo, un passaggio obbligato se vogliamo davvero rafforzare la protezione delle persone con disabilità, combattere ogni forma di discriminazione, assicurare "l'accesso a tutto per tutti".

Dobbiamo, in altre parole, riconoscere la persona disabile come soggetto titolare di diritti, e quindi promuovere politiche volte a costruire una "società per tutti" attraverso una partecipazione attiva delle persone con disabilità alla vita politica, economica, sociale e culturale, nel rispetto delle diversità.

E', questo, un passaggio che considero preliminare a qualunque altro intervento. Ed è questa, ormai, l'impostazione universalmente accettata al livello internazionale, dall'Unione Europea sino all'ONU".

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Ricerca: ecco i criteri per l'assegnazione dei fondi

La Commissione nazionale per la ricerca sanitaria del Ministero della Salute ha stabilito i criteri di assegnazione dei fondi per la ricerca finalizzata. Fondi riservati alle Regioni, all'Iss, all'Ispesl, all'Agenzia per i servizi sanitari regionali, agli Irccs e agli Istituti zooprofilattici sperimentali. Gli altri enti di ricerca, compresa l'Università e gli istituti privati, possono concorrere alla realizzazione di tali progetti ma solo sulla base di specifici accordi con i titolari primari di questi finanziamenti. Il bando sarà pubblicato apposito bando sul sito del Ministero della Salute.
I fondi stanziati sono:
  • 76 milioni di euro finalizzati al trasferimento di conoscenze scientifiche tra laboratorio, clinica e innovazione nell'organizzazione dei servizi sanitari, per i quali è già stato pubblicato il bando l'8 novembre scorso sul sito del Ministero della Salute;
  • 15 milioni di euro riservati ai giovani ricercatori "under 40", per i quali è già stato pubblicato il bando pubblico sul sito del Ministero della salute il 23 novembre scorso;
  • 8 milioni di euro per la ricerca sulle cellule staminali;
  • 6 milioni di euro per la ricerca nel campo della salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • 5 milioni di euro per la ricerca nel campo della sicurezza alimentare riservati agli Istituti zooprofilattici sperimentali.
I progetti saranno valutati da un comitato di esperti esterni secondo il metodo del "peer review". L'individuazione degli esperti terrà conto dei profili di eventuali conflitti di interesse per assicurare la totale indipendenza dei valutatori rispetto ai progetti in gara.
I criteri confermano quanto già stabilito dal Ministro della Salute Livia Turco con il decreto del 21 luglio 2006 che ha introdotto per la prima volta il criterio del bando pubblico, con commissione esterna di valutazione dei progetti.
Ulteriori fondi per la ricerca sanitaria relativi alla ricerca corrente 2007, 267 milioni di euro, sono stati già assegnati ai soggetti destinatari nelle seguenti quote:
  • 190 milioni di euro agli Irccs secondo criteri basati sull'impact factor dell'attività di ricerca e dell'eccellenza assistenziale registrata dai singoli Istituti;
  • 10 milioni di euro all'Istituto superiore di sanità;
  • 15 milioni di euro agli Istituti zooprofilattici sperimentali;
  • 1 milione di euro all'Ispesl;
  • 0,5 milioni di euro all'Agenzia per i servizi sanitari regionali.
I restanti 46 milioni di euro, che sono stati erogati dal Ministero dell'Economia successivamente alla prima assegnazione, saranno invece assegnati in quote proporzionali rispetto ai finanziamenti già erogati agli stessi Enti beneficiari di tali finanziamenti.

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10 dicembre 2007

Nicotina utile agli alcolisti in cura

L'uso di un cerotto alla nicotina ad alte dosi può ridurre i danni dovuti all'alcool a carico dell'attenzione e della memoria a breve termine negli alcolisti in ripresa che fumano: l'esposizione alla nicotina infatti ha un effetto cognitivo più costante nei soggetti alcool-dipendenti che negli altri.

Questi ultimi presentano anche una risposta migliore con dosi maggiori, in termini di una migliore performance cognitiva.

All'interno dei programmi di recupero, gli ex-alcolisti potrebbero progredire meglio con l'uso di una terapia simile che tentando di smettere di bere e di fumare allo stesso tempo.

E' necessario un approccio più aggressivo alle terapie sostitutive per chi fa abuso di sostanze, soprattutto nelle prime settimane di trattamento, dato che è questo il periodo in cui fattori come processi di attenzione, capacità di focalizzarsi e vigilanza sono più compromessi.
(Alcohol Clin Exp Res. 2007; 31: 2083-91)

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Gli anziani in piazza contro le piaghe da decubito

"Scenderemo in piazza per chiedere fatti concreti, non parole. I malati con piaghe da decubito e le loro famiglie ritengono che la misura sia colma e per richiamare l'attenzione del Governo e delle Istituzioni sulle rilevanti spese necessarie per le loro medicazioni quotidiane si apprestano a una protesta per manifestare pubblicamente il loro disagio".

Lo dichiara Roberto Messina, presidente di Federanziani, annunciando la mobilitazione dei malati con piaghe da decubito prevista per martedì 11 dicembre dalle 10.30 in Piazza Montecitorio a Roma. "La nostra Federazione consapevole del fatto che i malati, per la maggior parte anziani - scrive Messina in una nota - dal punto di vista economico non riescono a sopportare l'onere di questa grave patologia, chiede all'Esecutivo l'inserimento immediato nei Livelli essenziali di assistenza e la totale rimborsabilità dei farmaci per questi pazienti, o quantomeno la riduzione dell'Iva sulle medicazioni dall'attuale 20 per cento al 4 per cento".

Secondo l'Ufficio studi di Federanziani, sono circa 2 milioni gli italiani con ulcere della pelle dovute a piaghe da decubito, da diabete e di origine chirurgica. Costano alla sanità pubblica quasi 1 miliardo di euro l'anno, mentre fanno perdere poco meno di 500 mila giornate di lavoro al sistema produttivo, tra pazienti e familiari dei malati che non si recano in ufficio per assisterli.

"I nostri anziani, con un reddito medio di 600 euro mensili - conclude Messina, numeri alla mano - sostenendo un costo per acquistare le medicazioni che si aggira tra i 100 e 250 euro al mese, non riescono ormai più a sostenere il costo della loro patologia. Resta inteso che Federanziani è disponibile ad aprire un dialogo con il Governo su elementi concreti".

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Sciopero anestesisti, saltano 50mila interventi

Un lunedì nero per la sanità italiana. Blocco di tutte le sale operatorie degli ospedali della Penisola per l'intera giornata del 10 dicembre. Rinvio obbligato quindi per 50 mila interventi chirurgici programmati, eccetto le emergenze. Incroceranno le braccia gli anestesisti rianimatori dell'Aaroi, ben 12 mila professionisti.

"Chiediamo scusa ai cittadini - dice Vincenzo Carpino, presidente dell'Aaroi - ma vogliamo che si sappia che non scioperiamo per motivi economici o per interessi corporativi, ma per difendere la nostra identità professionale nel Ssn. Scioperiamo per proteggere la salute dei cittadini che rischiano con un provvedimento, tutto politico dell'allora ministro della Pubblica istruzione Letizia Moratti, di trovarsi davanti un medico 'tuttologo e onnisciente'.

Infatti con l'istituzione della nuova Scuola di specializzazione in medicina di emergenza urgenza, finalizzata alla moltiplicazione di nuove figure professionali, unico caso nell'Unione Europea, si vuol dare vita a un medico che dovrebbe comprendere tutte le competenze adesso giustamente affidate a singoli specialisti".

"In particolare, questa nuova figura si dovrebbe occupare di competenze che gli anestesisti rianimatori svolgono quotidianamente datanti anni. Non avremmo voluto fare lo sciopero - aggiunge Carpino - e provocare disagi ai cittadini. Speravamo in un intervento dei ministri dell'Università Fabio Mussi e della Salute Livia Turco. Ma alle nostre richieste si è risposto con il silenzio. Speriamo che questo sciopero convinca le Istituzioni a convocare un tavolo di confronto per trovare una soluzione condivisa".

Questa la richiesta della Umsped Aaroi che sciopera con l'adesione anche di Siaarti (Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva), Siared (Società Italiana di anestesia rianimazione emergenza e dolore) e Cpoar (Collegio professori ordinari di anestesia e rianimazione). Se le Istituzioni non daranno risposte concrete, "le iniziative di protesta saranno inasprite e proseguiranno a oltranza", assicura l'Aaroi.

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Il paziente informato è una seccatura per il medico

E' in crisi il rapporto medico-paziente. E la 'colpa' è anche dei cittadini sempre più informati, che vogliono essere parte attiva nelle decisioni che riguardano la propria salute. Un atteggiamento mal sopportato dai camici bianchi.

Lo rileva il 41esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, diffuso venerdì. "Si registra - si legge nel documento - da un lato il disagio dei medici, che guardano con preoccupazione alle istanze di autonomia decisionale dei pazienti e denunciano spesso una frustrazione per lo svilimento della propria professione che si mescola - avverte - a desideri malcelati di fughe all'indietro e alla nostalgia per scenari passati in cui il sapere dell'unico 'vero' esperto della salute era indiscutibile (come emerso dalle indagini qualitative del Censis-ForumBM del 2007). Dall'altro quello dei pazienti stessi che valutano con crescente preoccupazione l'eventualità di errori sanitari".

Il Censis ricorda che, secondo lo studio pubblicato nel gennaio 2006 da Eurobarometro, "il 97 per cento degli italiani ritiene infatti che gli errori sanitari rappresentino un problema molto o abbastanza importante nel Paese.

Un dato particolarmente significativo, specie seconfrontato con la media dei 25 Paesi della Ue, pari al 78 per cento, e ancor più sintomatico di un disagio fondamentalmente culturale laddove si osserva che l'esperienza, diretta o indiretta, di errori medici non risulta più alta in Italia che nel resto dell'Europa a 25 (è il 18 per cento degli italiani intervistati, pari alla media europea, a sottolineare di aver subito in famiglia un grave errore medico durante un ricovero ospedaliero).

Un quadro così caratterizzato - prosegue il rapporto - evidenzia chiaramente la necessità di una riformulazione dei ruoli, nella quale la centralità e l'insostituibilità del sapere del medico deve necessariamente riuscire a declinarsi con il diritto dei pazientia conoscere e condividere le scelte terapeutiche".

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Più soldi, più salute

Regione che vai salute che trovi. L'Italia del federalismo sanitario è anche l'Italia del federalismo della salute. E a farne le spese sono le Regioni meridionali, meno ricche e dove si concentrano i cittadini con minori disponibilità economiche

E' questa una delle conclusioni del 41esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, diffuso lo scorso venerdì. "Le condizioni socioeconomiche - rivela il documento - sembrano quindi confermarsi uno dei fattori più rilevanti nella determinazione della condizione di salute, e in effetti le Regioni che si collocano nelle prime classi della graduatoria che misura la positività della situazione socio-economica occupano tendenzialmente posizioni elevate anche in quella dell'indicatore di salute".

In un quadro così caratterizzato, prosegue l'analisi del Censis, "l'assetto dell'offerta risulta evidentemente decisivo, e mostra ancora una volta una variazione in negativo passando dal Nord al Sud del Paese". Numeri alla mano, la vecchia dicotomia Nord-Sud, "in cui si descrive un meridione caratterizzato da una popolazione più giovane e quindi tendenzialmente più sana nonostante un livello di offerta meno soddisfacente, a fronte di un Centro-Nord in cui la variabile demografica pesa in modo decisivo, appare sostanzialmente superata".

Non solo, anche i livelli di offerta sembrano ricalcare quelli della situazione socioeconomica, "e non appaiono in grado di mitigare gli effetti della differenza delle condizioni sociali di partenza, creando una sorta di effetto di rinforzo, a ulteriore testimonianza dei problemi di equità nell'accesso alle cure e nell'esercizio del diritto alla salute dei cittadini residenti nel meridione".

Dunque, nei fatti, a fronte "del rapido invecchiamento del Sud la significatività della variabile demografica comincia a mostrare la corda, mentre acquistano peso altre determinanti legate ad esempio alla prevenzione, più diffusa al Nord, ed emerge il peso della crescente omologazione del meridione rispetto a stili di vita a rischio, e problemi di impatto ambientale fino ad oggi appannaggio delle aree settentrionali".

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07 dicembre 2007

Ricerca, in Finanziaria 81 mln per scienziati under 40

Sono 81 i milioni di euro che la Finanziaria 2008 destina ai ricercatori under 40. Voto alla Camera permettendo. Lo ha annunciato ieri pomeriggio il presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato Ignazio Marino, in una conferenza stampa a fianco della collega della Commissione Istruzione Vittoria Franco, e del premio Nobel per la medicina e senatore a vita Rita Levi Montalcini.

Marino ha pochi dubbi sul fatto che il risultato venga 'portato a casa'. "Sarei sorpreso - dice - se alla Camera venissero emendati, visto che sono nel testo della Finanziaria. E sarei sorpreso - aggiunge - perché tutti riconoscono l'importanza della meritocrazia".

La novità, rispetto al 2007, consiste in un cospicuo aumento delle risorse messe a disposizione dei 'giovani' ricercatori italiani. Se infatti la Finanziaria scorsa prevedeva che il 5 per cento dei fondi a disposizione del ministero della Salute potessero essere assegnati a progetti di ricerca presentati da scienziati con meno di 40 anni, l'attuale legge di bilancio prevede che dal 2008 in poi si destini una quota del 10 per cento del fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (First) e il 10 per cento del fondo per la ricerca biomedica del ministero della Salute a progetti di scienziati sotto i 40 anni.

E attualmente, informano Marino e Franco, si tratta di 81 milioni di euro (48 per il First e 33 per il ministero della Salute). Ben oltre i 16 milioni messi a disposizione nella passata Finanziaria, suddivisi in progetti tra i 400 e i 600 mila euro, da impiegare in un triennio.

Anche per le risorse 2008 le regole saranno precise: i progetti verranno valutati da specifiche commissioni di 'pari', cioè di ricercatori italiani e stranieri anch'essi sotto le 40 primavere.

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Staminali, respinto emendamento su raccolta cordone

No alla conservazione autologa del cordone ombelicale. La Commissione Bilancio della Camera, impegnata nell'esame della Finanziaria, ha ritenuto inammissibile l'emendamento all'articolo 75 della Manovra, approvato all'unanimità dalla Commissione Affari sociali di Montecitorio.

L'emendamento autorizzerebbe la "raccolta autologa del cordone ombelicale da parte di strutture pubbliche o private", oggi vietata in Italia. Amareggiato il commento di Donatella Poretti, parlamentare radicale della Rosa nel pugno e segretaria della Affari sociali, nonché una delle firmatarie del testo.

"A un passo dalla soluzione dopo anni di ordinanze e di divieti - afferma - ora ci troviamo punto e a capo: in Italia le coppie che vorranno conservare il cordone ombelicale, dovranno rivolgersi alle biobanche all'estero". Per la Poretti, "le modalita' con cui si e' arrivati al blocco della Commissione Bilancio non sono state chiare. Lunedi' 3 dicembre - è la sua ricostruzione della vicenda - vengo a sapere che l'emendamento 75/13 e' stato giudicato inammissibile per materia: presento ricorso. Mercoledi' 5 dicembre, apprendo che il ricorso non e' stato preso in considerazione e che l'emendamento era stato giudicato inammissibile anche per carenza di compensazione. Cioè, mancanza di copertura".

Duro il giudizio: "Ritengo incredibile - sottolinea la Poretti - che uffici legislativi della stessa Camera dei deputati, ma di commissioni diverse, emettano pareri cosi' contrastanti. Inoltre, a fronte della certezza granitica dei funzionari che a nulla sarebbe valso il ricorso, occorre riflettere su come la certezza del diritto abbia ospitalita' nel nostro Parlamento. Se la sentenza e' gia' stata emessa a che vale l'appello?", si chiede e aggiunge: "A questo punto la possibilita' di autorizzare la raccolta autologa del cordone ombelicale da parte di strutture pubbliche o private e' nelle mani del Governo.

Il ministro della Salute Livia Turco potrebbe fare suo l'emendamento della commissione e ripresentarlo". Rispetto alle nascite in Italia (560.010 l'anno) - secondo i dati del ministero della Salute - solo lo 0,46 per cento (2.623) decide di donare le staminali del cordone, mentre quasi l'1 per cento (5.137) le conserva per uso autologo in biobanche estere. Gli altri cordoni finiscono nei rifiuti biologici della sala parto.

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06 dicembre 2007

Infortuni, arrivano le "fiction" antincendio

Cosa fare in caso di incendi di grandi dimensioni? Le istruzioni e i consigli utili oggi nel primo episodio della Famiglia Sbadatelli, minifiction che, ogni mercoledì su Uno Mattina, in chiave ironica, affronta i rischi legati agli ambienti di vita e di lavoro, ideata dall'Ispesl in collaborazione con la Rai.

Ospite in studio Federico Ricci, direttore del dipartimento certificazione e conformità di prodotti ed impianti dell'Ispesl. Ecco i suggerimenti principali: in caso di un incendio di grandi dimensioni nella nostra abitazione chiamiamo subito i Vigili del Fuoco, componendo il 115 e diamo più informazioni possibili. In attesa dei soccorsi, chiudiamo il gas e stacchiamo l'energia elettrica.

Usciamo subito di casa chiudendo tutte le porte alle nostre spalle, verifichiamo che tutti gli occupanti dell'appartamento siano all'esterno e avvertiamo tutte le persone presenti nell'edificio.

Non serviamoci però mai in caso di incendio dell'ascensore ma usiamo solo le scale. Se invece si è impossibilitati a uscire dall'appartamento, occorre coprirsi con una coperta bagnata e portarsi lontano dall'incendio e in prossimità di un balcone o di una finestra, chiedendo aiuto.

Quindi sigilliamo con coperte e stracci possibilmente bagnati ogni fessura per evitare che il fumo entri nel locale dove ci siamo rifugiati. Se il fumo è nella stanza togliamoci gli indumenti sintetici, bagniamo i vestiti, i capelli, un fazzoletto da metterci sul viso per filtrare l'aria, e teniamoci bassi, perchè il fumo tende a salire.

Se i vestiti prendono fuoco, non corriamo ma gettiamoci a terra coprendoci la faccia con le mani e rotoliamoci avvolgendoci con una coperta o un tappeto per soffocare le fiamme.

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Test sangue occulto nelle feci riduce mortalità

L'uso biennale del test del sangue occulto nelle feci diminuisce i casi di ricovero d'emergenza per tumori colorettali, e riduce drammaticamente la mortalità postoperatoria a 30 giorni.

La chirurgia d'emergenza per questi tumori è associata ad un elevato tasso di mortalità perioperatoria.

L'American College of Gastroenterology raccomanda la colonscopia primaria come indagine standard di prima linea per lo screening dei tumori colorettali, ma spesso la capacità colonscopica è limitata anche nelle regioni più sviluppate.

E' stato dimostrato che il test del sangue occulto nelle feci seguito da test invasivi ha un miglior rapporto costo/beneficio e risulta più accettabile alla popolazione generale rispetto alla colonscopia primaria o alla sigmoidoscopia.

Dato che l'accettabilità e la compliance sono legate indissolubilmente, il miglioramento dello screening è più probabile con un protocollo basato sul test del sangue occulto nelle feci che con uno basato su una procedura invasiva primaria.
(Gut online 2007, pubblicato il 30/11)

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Marrazzo, la Regione Lazio è credibile

"La rinuncia del Governo al commissariamento è stata fondata sulla credibilità della Regione Lazio e del suo presidente.

Ero ottimista, ho sempre avuto buone ragioni per pensare che c'erano le condizioni necessarie alla rinuncia". E' quanto dichiarato dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, a margine dell'inaugurazione della mostra su 'Altiero Spinelli' che si svolta ieri a Roma.

"Ho sempre detto che il commissariamento non sarebbe servito - ha continuato Marrazzo- perchè c'era il presidente della Regione Lazio che poteva assumersi l'impegno con il Governo di fare delle scelte.

Da qui al 31 dicembre, come recita la lettera di Prodi - ha aggiunto - parlerò attraverso atti concreti e precisi, e non dichiarazioni pubbliche. Come presidente sono convinto di poter compiere un'azione decisa, concertata con le parti sociali, con i lavoratori della sanità, con chi guida i policlinici e le aziende private.

I provvedimenti - ha concluso - reggeranno se la Regione non sarà commissariata e se tutti saranno capaci, con me, di ridefinire il fabbisogno e ridurre l'offerta mantenendo i livelli essenziali di assistenza".

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CRI, vaccino anti-hpv per 7000 indigenti

Una campagna di vaccinazione contro il Papillomavirus, principale responsabile del tumore al collo dell'utero, per ragazze disagiate, che altrimenti non potrebbero permettersi il vaccino.

A promuoverla è la Croce rossa italiana, che ha chiesto e ottenuto dall'azienda farmaceutica Sanofi Pasteur Msd 21.000 dosi vaccinali anti-Hpv, da destinare a ragazze tra i 13 e 18 anni in difficoltà economiche.

Le 21.000 dosi, divise in tre somministrazioni, porteranno alla vaccinazione di 7.000 giovani donne. E' quanto annunciato oggi durante una conferenza al comitato centrale della Cri a Roma, a cui hanno partecipato, tra gli altri, Vincenzo Scognamiglio, vicepresidente nazionale della Cri; Maria Vittoria Torresi ispettrice nazionale donatori di sangue e responsabile scientifico del progetto; Antonio Perino, dell'università di Palermo e responsabile ricerca e sperimentazione in Italia del vaccino Gardasil.

La testimonial del progetto è la conduttrice televisiva Caterina Balivo. La campagna partirà all'inizio del 2008 dal Lazio e dall'Abruzzo, per proseguire poi nel sud e infine su tutto il territorio nazionale. Dovrebbe concludersi per la fine dell'anno. L'iniziativa si affianca così alla campagna gratuita lanciata dal ministero della Salute per la vaccinazione contro il Papillomavirus nelle dodicenni.

Il prezzo per le tre somministrazioni, al di fuori di questa fascia d'età, ammonta a 564,45 euro. "Siamo convinti della necessità della prevenzione del tumore cervico-uterino e consapevoli dell'alto prezzo del vaccino - ha spiegato Torresi - in questo modo vogliamo venire incontro a quelle giovani donne che non possono permetterselo".

Il target, infatti, dovrebbe riguardare ragazze tra i 13 e 18 anni provenienti da un nucleo familiare con un solo genitore e almeno quattro figli e ragazze accolte in case famiglie e centri di assistenza. Il campione andrà poi a inserirsi nel follow-up nazionale con uno screening gratuito dai 25 ai 64 anni ogni 3 anni.

Link in argomento:
100 domande sul Papilloma virus

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Lunedì sciopero anestesisti

La conferma dello stop arriva dal ministero della Salute ma le emergenze saranno comunque garantite

Un'altra "giornata nera" per la sanità nazionale. Lunedì è infatti in programma lo sciopero di 24 ore degli anestesisti rianimatori ospedalieri, patologi clinici, radiologi e medici di laboratorio della dirigenza medica del Ssn, aderenti all'organizzazione sindacale Umsped (Aaroi-Aipac-Snr).

La conferma dello 'stop' dei camici bianchi arriva dal ministero della Salute, che in una nota rassicura però i cittadini sulla parziale funzionalità dei servizi, garantendo i livelli minimi di assistenza.

"Nel corso dello sciopero - si legge nella nota - saranno assicurati, dalle amministrazioni pubbliche interessate, adeguati livelli di funzionamento dei servizi pubblici essenziali nel rispetto delle vigenti discipline".

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05 dicembre 2007

Salute, dormire bene allunga la vita

Variazioni significative rispetto alle normali abitudini relative al sonno, sia in eccesso che in difetto, incrementano il rischio di mortalità: diminuire il sonno notturno al di sotto delle sei-otto ore raddoppia il rischio di morte per cause cardiovascolari, ed aumentarlo al di là delle sette-otto ore raddoppia il rischio di mortalità per cause non cardiovascolari.

Nel complesso, avere abitudini regolari di sei-otto ore di sonno e mantenerle nel tempo protegge dalla mortalità prematura.

Il legame fra questi fenomeni non è ben chiaro.

Lunghi periodi di sonno sono associati alla depressione, e questo può essere oggetto di ulteriori indagini, ma più in generale variazioni nelle abitudini relative al sonno potrebbero essere marcatori di patologie sottostanti.

(Sleep. 2007; 30: 1659-66)

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Medicina d'urgenza, è necessaria una scuola di specializzazione

"Chiediamo ai ministri della Salute Livia Turco e dell'Università Fabio Mussi, l'attivazione della Scuola di specializzazione in medicina d'emergenza-urgenza. Ulteriori rinvii non possono essere più tollerati".

E' l'appello che Anna Maria Ferrari, presidente della Simeu (Società italiana di medicina d'emergenza urgenza), ribadirà giovedì nel corso di una conferenza stampa al Centro internazionale 'Loris Malaguzzi' di Reggio Emilia, sede del convegno regionale Simeu Emilia Romagna.

La Simeu ritiene infatti che l'attivazione della Scuola "è diventata ormai indispensabile e urgente. Anche già da questo anno accademico, viste le tante Università in possesso dei requisiti per farlo, la disponibilità di 68 borse di studio già deliberate dalla Conferenza Stato-Regioni e lo slittamento al 10 marzo 2008 per l'avvio dei corsi di specializzazione".

L'attenzione della Simeu si sposta quindi su chi è contrario all'avvio della Scuola di specializzazione in medicina d'emergenza urgenza: i medici anestesisti e rianimatori. Professionisti che hanno dato vita a un sit-in davanti al ministero dell'Università per manifestare contro l'attivazione della Scuola, e che per lo stesso motivo hanno proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore per il 10 dicembre.

"Un fatto estremamente grave", sottolinea la Ferrari, che si dice "pronta, insieme ad altre società scientifiche e a sigle sindacali rappresentative dei medici d'emergenza-urgenza, a chiedere la mobilitazione degli 11 mila medici del settore affinché vengano finalmente riconosciute le loro legittime aspirazioni di formazione e appartenenza".

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A Natale è festa anche per virus e batteri

C'è qualcuno che aspetta con maggiore trepidazione dei bambini l'arrivo del Natale: i virus e i batteri.

Le feste natalizie, infatti, spiegano gli infettivologi della European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (Escmid), sono una manna per la trasmissione delle malattie virali e batteriche.

Complici le riunioni familiari, con annessi baci e abbracci, o i viaggi all'estero. Soprattutto nei Paesi caldi. "Circa il 50 per cento dei viaggiatori di ritorno dalle zone tropicali in Europa e Nord America lamenta problemi di salute dopo il viaggio e l'8 per cento di essi è costretto a consultare un medico mentre si trova all'estero o al rientro a casa", sottolineano.

Dunque, attenti a come vi comportate tra qualche settimana , avvertono gli esperti europei riuniti a Roma per un'assemblea del Consiglio europeo degli infettivologi. I batteri "sono dappertutto, anche nelle nostre case. E in particolare - spiega Murat Akova, del dipartimento di malattie infettive dell'Escmid e professore alla Hacettepe University di Ankara, in Turchia - sotto il letto, in cucina e in bagno.

Non esistono quindi 'oggetti sicuri'. La presenza di batteri è stata accertata anche sui telefonini e persino sui mouse e sulle tastiere dei nostri computer.

Dei diversi milioni di batteri che ci circondano - informa - più di 1.500 sono pericolosi per la salute, in quanto capaci di causare molte malattie, tra le quali polmoniti e infezioni cutanee. E i microrganismi possono arrivare nelle nostre case anche attraverso gli animali domestici".

Nulla di più facile quindi che, con il cenone di Natale, si innesti una 'reazione a catena' di contagi. Stesso dicasi per i viaggi di Capodanno. Numeri alla mano, spiega Robert Read, del dipartimento di malattie infettive e autoimmunitarie dell'Escmid e docente alla Sheffield University Medical School in Gran Bretagna "un terzo di chi viaggia all'estero sviluppa una malattia". La diarrea 'del viaggiatore' e le infezioni delle vie aeree superiori sono i disturbi più frequenti.

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Medici di famiglia, pronti alle trattative per il rinnovo Acn

Si avvicina il momento dell'avvio delle trattative per il rinnovo degli Accordi collettivi nazionali (Acn) per la disciplina dei rapporti con i medici del territorio.

Tra 24 ore è infatti in programma la riunione del Comitato di settore delle Regioni per il comparto sanità. Ad annunciarlo è il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Enrico Rossi, in una lettera inviata al segretario generale della Fimmg (Federazione medici di medicina generale), Giacomo Milillo.

Il segretario Fimmg, nei giorni scorsi, aveva infatti richiamato l'intervento del presidente del Comitato di settore, Romano Colozzi e del coordinatore Rossi, sollecitando un incontro con i sindacati della medicina convenzionata.

"La conclusione dell'accordo regionale sul Fondo sanitario - scrive Rossi a Milillo nella lettera, pubblicata sul sito web della Fimmg - mi ha permesso di promuovere la convocazione del Comitato di settore delle Regioni per il comparto sanità per il 6 dicembre. Convocazione - aggiunge - che permetterà di individuare modalità e tempi della trattativa con i sindacati medici".

Con questa lettera Rossi ha voluto quindi lanciare un segnale concreto all'appello di Milillo che, in assenza di elementi di novità, era pronto a promuovere azioni sindacali.

"Rimetto a te - scrive Rossi rivolgendosi a Milillo - la valutazione sulle iniziative da assumere in occasione del prossimo Consiglio nazionale Fimmg, alla luce dell'impegno che deriva da questa comunicazione".

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Ogni anno 12 milioni di italiani vengono ricoverati in ospedale

Assorbono 53 per cento spesa, in aumento ricoveri fuori regione

Sono 12 milioni gli italiani che ogni anno vengono ricoverati negli ospedali della penisola, dove lavorano quotidianamente 650 mila operatori e viene impiegato il 53 per cento dell'intera spesa sanitaria pubblica.

Sono i numeri da cui parte il V Rapporto annuale 'Ospedali & Salute 2007', promosso dall'Associazione italiana ospedalità privata (Aiop), realizzato dalla società Ermeneia e presentato ieri mattina a Roma.

Tra le tendenze evidenziate dalla ricerca, la propensione crescente degli italiani a ricoverarsi fuori dalla propria Regione. Un fenomeno che ha riguardato, negli ultimi 12 mesi, il 4 per cento di quanti hanno utilizzato un ospedale pubblico e il 10 per cento di quelli che hanno scelto una struttura privata accreditata.

Gli italiani del resto, in 9 casi su 10, tendono a considerare le strutture pubbliche e private accreditate, come parte di un unico sistema "misto' ospedaliero, nel quale scegliere.

L'Aiop però lamenta la difficoltà del settore privato a tenere il passo visto che, a fronte della continua richiesta di miglioramento della qualità, c'è una parallela tendenza al contenimento della spesa.

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Sentenza TAR Sardegna, negare il part time alle vigilesse è un atto di discriminazione

Eccezionale successo nella lotta alle discriminazioni sul lavoro e per l'affermazione del principio di pari opportunità per uomini e donne in materia di accesso al lavoro: su ricorso presentato dalla Consigliera di Parità Luisa Marilotti, assistita dallo Studio Legale Franco Pilia di Cagliari, contro il Comune di Cagliari, il Tribunale Amministrativo Regionale, riunito con procedura d'urgenza e sotto la presidenza della dott.ssa Lucia Tosti, il 29 novembre, ha emesso un decreto che dispone l'annullamento della norma del Regolamento Comunale e del successivo Bando di Concorso, che vietava l'utilizzo del part time agli agenti del Corpo di Polizia Municipale, perché "in contrasto con le norme di legge che vietano discriminazioni fondate sul sesso nell'accesso al lavoro", violando un principio costituzionale nonché tutta la normativa in vigore in materia di pari opportunità e contrasto alle discriminazioni di genere, ribadita di recente dal Codice sulle Pari Opportunità tra uomo e donna.

"Si tratta di un provvedimento storico - ha dichiarato la Consigliera Regionale di Parità Luisa Marilotti - il primo del genere in Italia, che fa giustizia di una discriminazione in atto contro le vigilesse e le aspiranti a tale ruolo del Corpo di Polizia Municipale di Cagliari.

Le ragioni di questa straordinarietà sono molteplici: innanzitutto la procedura d'urgenza accolta dal TAR, in secondo luogo perché si tratta dell?epilogo di una complessa e travagliata vicenda collettiva di lavoro già affrontata dall?Ufficio, e in terzo luogo perché è un provvedimento adottato da un giudice amministrativo.

Questo decreto esemplare è straordinario perché giunge primo a livello nazionale e servirà sicuramente da apripista per una nuova stagione giuridica di non discriminazione a causa del sesso nella Pubblica Amministrazione per l'accesso al lavoro e per le condizioni in cui questo si svolge. L?Ufficio della Consigliera ? prosegue la Consigliera Luisa Marilotti - è riuscito a raggiungere a questo risultato anche grazie al sostegno convinto dell'Assessore Regionale del Lavoro Romina Congera che sta rafforzando lo stesso Ufficio, aumentandone le risorse da destinare a questo campo e che fin dall?inizio del suo incarico ha puntato su azioni concrete a sostegno della lotta per l'attuazione delle pari opportunità e per favorire l'accesso al lavoro per le donne".

Giustizia, anche se solo ormai morale, hanno quindi avuto le due vigili municipali che circa due anni fa si erano rivolte alla Consigliera Regionale di Parità, in quanto al rientro al lavoro dopo la maternità si erano viste rifiutare la richiesta di part time. Il Comune di Cagliari, infatti, il 12 maggio 2005 aveva adottato un regolamento discriminatorio che vietava appunto l'utilizzo del part time nel Corpo di Polizia Municipale.

Dopo l'emanazione del recentissimo bando, del 29 agosto scorso, per l'assunzione di 6 agenti di Polizia Municipale, che reiterava il divieto del part time, la Consigliera di Parità ha deciso di adire alle vie legali con il ricorso al TAR, ottenendo questa positiva affermazione che fa giustizia delle posizioni da tempo sostenute con l?amministrazione comunale in questa vicenda. Il Comune dovrà entro 30 giorni annullare la clausola del predetto bando che vieta il part time e, contestualmente, dovrà provvedere a sospendere le procedure del concorso già attuate, riaprendo con la massima pubblicità i termini del Bando di concorso privo, questa volta, della norma discriminatoria.
Delt@

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04 dicembre 2007

Dentisti, svolta etica e solidale

Con un comunicato stampa emesso nei giorni scorsi Dentisti Italia si è dichiarata pronta a prendersi sulle spalle il ruolo di catalizzatore di tutti i professionisti che credono nei classici valori medici, invitando i colleghi a unirsi per far sentire la propria voce.

"Dentisti Italia - dice il Presidente Francesco Di Gregorio - è nata nel febbraio del 2006 con lo scopo di difendere e rafforzare il principio di equità, di rispetto reciproco tra colleghi, di rispetto delle regole e delle norme deontologiche, di solidarietà, di umanità che sono alla base della professione di medico e di odontoiatra. Più che un'associazione è un movimento fatto di idee a cui si possono iscrivere, oltre che persone, anche associazioni o gruppi diversi che in quelle idee credono".

Dentisti Italia considera grave la recente iniziativa della dirigenza di un'associazione sindacale di categoria di presentare ai media un tariffario senza le dovute precisazioni, veicolando il messaggio che il prezzo, da solo, sia in grado di definire la prestazione odontoiatrica. "Non c'è stata alcuna condivisione - continua Di Gregorio - come testimoniano le tantissime critiche a questa operazione. Condivisione mancata anche all'interno della stessa associazione. Questo passaggio lo riteniamo solo un'ulteriore forzatura di chi vuole imporre un nuovo modello di odontoiatria, ma direi di medicina in generale: è un modello secondo cui un consumatore entra in un negozio e compra la propria prestazione sanitaria".

"Noi vediamo nei nostri pazienti - conclude Di Gregorio - degli esseri umani da curare nel contesto di un rapporto di reciproca fiducia e non dei semplici consumatori: l'Alleanza Terapeutica è cosa diversa da un contratto terapeutico. Noi abbiamo l'ambizione di interpretare persone non leggi. L'esperienza di Dentisti Milano, a cui ci siamo rifatti, insegna che esiste un modo per affrontare i problemi di chi ha bisogno senza pregiudicare la qualità delle cure. Poi, per quanto riguarda i prezzi, si deve parlare di tariffario equo e non massimo ed è concettualmente sbagliato proporre, come è stato fatto, un tempario: ripeto, curiamo delle persone e non vendiamo prestazioni a dei manichini". Per scaricare il testo integrale del comunicato stampa clicca QUI (PDF).

Lo scorso 29 novembre, inoltre, nel corso di una riunione tenutasi presso la sede dell'Ufficio Odontoiatri della FNOMCeO i Rappresentati delle Società Scientifiche in Odontoiatria, le Associazioni di categoria e degli studenti e i Rappresentanti del Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria nonché i Componenti del Gruppo di lavoro della CAO della FNOMCeO convocati dal Presidente della CAO Nazionale stessa Giuseppe Renzo e dal Coordinatore del gruppo Claudio Cortesini, hanno approvato un documento che è possibile scaricare cliccando QUI (PDF).

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Aids, in arrivo anche in Italia un Sistema di sorveglianza nazionale

E' in arrivo anche in Italia un Sistema di sorveglianza nazionale sulle infezioni da Hiv. Uno strumento che punta a migliorare la lotta all'Aids nel nostro Paese e che "dovrebbe diventare operativo entro fine 2008.

Abbiamo infatti già avuto il via libera della Consulta e della Commissione nazionale Aids, nonché del tavolo tecnico delle Regioni sulla prevenzione". Lo ha annunciato ieri all'università di Milano, in occasione del convegno 'Le infezioni sessualmente trasmesse: una realtà sottostimata?', Giuseppe Salamina, epidemiologo del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute.

Il Servizio di sorveglianza, spiega l'esperto ai giornalisti, "si svilupperà nel totale rispetto della privacy dei pazienti, grazie all'esperienza già maturata da alcune Regioni 'capofila'", ad esempio dal Piemonte. "Attualmente - ricorda Salamina - insieme alla Spagna l'Italia è l'unica nazione dell'area europea Oms (Organizzazione nazionale della sanità) che ancora non dispone di un sistema nazionale di notifica delle infezioni da Hiv.

Nel nostro Paese esiste soltanto un registro che dagli anni '80 raccoglie i casi di Aids conclamato. Ma poiché le terapie disponibili hanno enormemente procrastinato l'evoluzione dell'Hiv in Aids - evidenzia lo specialista - questo registro non è più in grado di 'fotografare' efficacemente la situazione reale dell'epidemia in Italia.

Serve appunto un Sistema di sorveglianza dei casi di Hiv, per il quale sono stati già definiti fondi ad hoc. Un primo finanziamento, pari a 300 mila euro, permetterà alle Regioni capofila, in particolare al Piemonte, di coordinare le attività di formazione alle altre.

Mentre altri 5 milioni e mezzo di euro andranno a tutte le Regioni e Province autonome per cinque linee di attività, fra cui la sorveglianza di Hiv e malattie sessualmente trasmesse", sottolinea Salamina.

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Valutare i professionisti che operano in sanità

Valutare i professionisti che operano in sanità, premiando i più bravi e incentivando tutti a darsi da fare di più. Questa, in sintesi, l'idea lanciata ieri da Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità al Senato, nel corso del convegno "La valutazione della performance in sanità" appena conclusosi All'Istituto superiore di sanità a Roma.

"Un sistema di valutazione della performance in sanità - secondo Marino - deve avere tre caratteristiche principali.

Innanzitutto deve stabilire criteri di uniformità a livello nazionale. In secondo luogo deve avere caratteristiche di continuità sia per quanto riguarda la tecnologia che sui percorsi terapeutici: in altre parole - spiega - le valutazioni non devono avvenire una sola volta, ma a scadenze regolari e stabilite. Infine, la valutazione deve essere legata a un sistema che premi economicamente e in termini di carriera i professionisti che garantiscono al Servizio sanitario nazionale maggiore produttività e qualità nei risultati delle cure".

Quanto alla necessità di dotarsi di un sistema di questo tipo, Marino fa notare che "le nostre strutture sanitarie hanno una organizzazione talmente complessa e articolata che rende indispensabile una valutazione obiettiva del loro operato. La qualità dei risultati ottenuti, infatti, oltre che la quantità delle prestazioni erogate, dovrebbero essere il criterio sul quale si basano le scelte dei direttori generali degli ospedali per migliorare i servizi offerti ai pazienti.

I cittadini, inoltre, sarebbero messi nella condizione di scegliere a quale struttura rivolgersi, valutandone la qualità sulla base di dati certi e trasparenti. Sarebbe auspicabile - prosegue il presidente della Commissione Sanità a Palazzo Madama - lo sviluppo di competenze specifiche, un po' sul modello del Nice inglese o della Jcaho statunitense.

L'idea potrebbe essere quella di creare un'Autorità terza, indipendente, che si occupi del controllo dei requisiti minimi per l'accreditamento delle strutture, a cui vengano demandate anche le funzioni di coordinamento per l'accertamento della qualità dei servizi, dell'appropriatezza delle prestazioni erogate e, ad esempio, valuti i risultati clinici ottenuti in termini di sopravvivenza dei pazienti, complicanze o ricoveri ripetuti.

Insomma - conclude Marino - più controlli per una maggiore garanzia di trasparenza ed efficienza, ma soprattutto controlli indipendenti".

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Sanità, tra un anno il test di qualità per le regioni

Turco, Regioni attivino sistema omogeneo valutazione performance "Promuovere la valutazione delle performance in sanità è necessario".

Così il ministro della Salute Livia Turco si appella alle Regioni, invitandole a darsi da fare attivando sistemi in grado di testare la qualità delle prestazioni sanitarie offerte ai cittadini. In alcune Regioni dello Stivale questi sistemi sono già operativi, in altre nulla è stato fatto per valutare la salute dei sistemi sanitari regionali.

Intervenendo a un convegno sul tema all'Istituto superiore di sanità a Roma, il ministro lancia sul tavolo "una proposta operativa: chiedo all'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Assr) di farsi promotrice di questo importante tema". Secondo la responsabile della sanità italiana, la "valutazione va intesa come uno strumento di governo" e va pensata "anche in relazione con un sistema di premialità e sanzioni".

Sul fronte degli incentivi, il sistema di valutazione del Ssn "deve promuovere - sottolinea il ministro - le motivazioni professionali". Quanto ai tempi necessari per mettere in piedi un sistema che operi sull'intero territorio nazionale, Aldo Ancona, direttore dell'Assr, stima "che in un anno dovremmo farcela".

Dunque, in altre parole, "entro il 2008 dovrebbe essere operativo". All'orizzonte vi sono due grandi scogli: "da un lato individuare un set di indicatori che possa costituire il riferimento per le varie realtà regionali, dall'altro dar vita a sistemi di questo tipo in Regioni che son rimaste indietro".

Perché se c'è chi un sistema di questo tipo ce l'ha già - nello specifico Toscana, Lombardia, Veneto, Umbria e Abruzzo - non manca chi su questo fronte non ha ancora fatto nulla. "E' il solito Centro-Nord - ammette lo stesso Ancona - ad aver mosso per lo meno i primi passi. A sud dell'Abruzzo si è fatto poco e nulla".

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Le ricette del cuore per aiutare il Banco Alimentare

Il 6 dicembre alle ore 18, presso la Libreria Mel di via Nazionale 254 Roma, si svolgerà la presentazione del volume Le ricette del cuore (Blu Edizioni, 2007), in compagnia di Beppe Tosco, Melania Mazzucco ed Ernesto Ferrero.

Ventisei personaggi del mondo dello spettacolo raccontano al grande pubblico le "loro ricette del cuore", quelle in grado di riportarli al mondo dell'infanzia e alle emozioni più care.
Ventiquattro racconti inediti accompagnano ciascuna ricetta e sono arricchiti delle fotografie d'infanza degli autori. Una visione della cucina come autobiografia, oltre che come trasmissione di
esperienza.

Le ricette del cuore sono di: Luciana Litizzetto, Giuseppe Culicchia, Igor Man, Guido Ceronetti, Claudio Magris, Bruno Gambarotta, Massimo Gramellini, Dacia Maraini, Paola Mastrocola, Enzo Bianchi, Stefania Bertola, Caterina e Giorgio Calabrese, Michele Di Mauro, Alain Elkann, Valerio Massimo Manfredi, Melania Mazzucco, Lorenzo Mondo, Antonio Ricci, Gigi e Clara Padovani, Paolo Pejrone, Giorgio Pressburger, Luca Ricolfi, Chiara Simonetti e Beppe Tosco.

Il volume nasce con l'intento di aiutare il Banco Alimentare. Ormai da 11 anni, in oltre 6.000 supermercati, si svolge la Colletta Alimentare, evento promosso dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus, con lo scopo di ridistribuire le eccedenze di produzione agricola e alimentare ai poveri e ai bisognosi presenti in Italia.

Questi ventisei autori devolvono i loro diritti al Banco Alimentare.

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03 dicembre 2007

Deriva americana per la sanità lombarda?

Uno straniero per essere curato in Lombardia in futuro avrà bisogno di esibire la Carta SISS, o peggio, la carta di credito? La preoccupazione per un simile futuro è stata espressa con un comunicato stampa da Pier Maria Zannier, coordinatore regionale per la Lombardia per Fp Cgil.

"La fp cgil medici di medicina generale - si legge nel comunicato - rilevando che l'operazione economica messa in atto dalla Regione a danno dei medici di famiglia lombardi, attraverso la quale sono state arbitrariamente sottratte dagli emolumenti di novembre '07 le "quote iscritti a termine" non è certo stata "improvvisa" ma premeditatamente messa in atto già nei mesi scorsi, senza alcuna precedente convocazione né comunicazione alle OO.SS. dei medici di famiglia; rilevando pertanto che la convocazione sul tema in oggetto, alla fine del mese di novembre, quando il danno è già stato fatto, è tardiva ed irrispettosa verso le OO.SS., esprime le seguenti considerazioni: l'operazione economica messa in atto dalla Regione a danno dei medici di famiglia lombardi è particolarmente punitiva proprio verso quei Colleghi che si dedicano quotidianamente ad assistere i Cittadini extracomunitari senza permesso di soggiorno, o con permesso scaduto, al di là della loro nazionalità, appartenenza religiosa o politica.

La nostra colpa - aggiunge Zannier nel testo consegnato alla stampa - e la conseguente punizione economica che stiamo arbitrariamente subendo dalla Regione Lombardia, è oggi quella di avere assistito tutti i cittadini, senza prima chiedere loro se in possesso o meno del permesso di soggiorno, né tanto meno se in grado di pagare la nostra opera professionale.

Pertanto il danno economico che stiamo subendo non potrà che portare a comprensibili - anche se non condivisibili - comportamenti di difesa da parte dei medici di base lombardi, i quali prima di curare un Cittadino straniero saranno costretti ad informarsi sulla sua situazione di iscrizione al SISS.

Denunciamo pertanto - conclude la nota - che il procedimento di rivalsa economica messo in atto dalla Regione contro i medici di famiglia porterà anche in Lombardia ai ben noti esempi che arrivano dagli Stati Uniti dove, prima di avere assistenza, un cittadino malato deve prima esibire la propria carta di credito (o la carta SISS) per poter essere curato dignitosamente".

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Pediatri chiedono vaccini gratis per tutte le regioni

Vaccini gratis per tutti i piccoli, senza alcuna differenza territoriale. Finirla con il "Regione che vai, vaccini che trovi", perché i bimbi italiani devono essere tutelati allo stesso modo, da un estremo all'altro della Stivale.

E' questo l'appello lanciato alle istituzioni dalla Federazione italiana medici pediatri, che ha aperto a Roma i lavori del proprio congresso in programma fino a ieri 2 dicembre.

"Vogliamo che i vaccini, compresi quelli contro la meningite e il rotavirus - ha affermato Giuseppe Mele, presidente nazionale della Fimp - vengano riconosciuti nei Livelli essenziale di assistenza (Lea), affinché tutti i bambini siano vaccinati, senza alcuna distinzione di sorta.

E' questo l'appello che sentiamo di lanciare alle istituzioni, in attesa del Piano nazionale vaccini che a breve verrà presentato dai tecnici del ministero della Salute".

Per quanto riguarda invece l'influenza di stagione, che promette di mettere presto a letto gli italiani, Mele invita a vaccinare "tutti i piccoli, dai sei mesi in poi, andando ben oltre quanto previsto dalle circolari ministeriali.

Occorre vaccinare i bimbi - conclude - anche per essere attrezzati a fronte di un'eventuale pandemia". L'influenza ormai alle porte "non sarà molto diversa da quelle che ci siamo lasciati alle spalle nelle ultime stagioni. Si tratta, in altre parole, di un influenza classica, che colpirà prevalentemente le basse vie respiratorie, con ripercussioni anche sul fronte gastro-intestinale".

Link in argomento:
Speciale vaccinazioni

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Ospedali, riorganizzare il lavoro per ridurre i rischi

"Solo una nuova organizzazione del lavoro del medico può consentire una significativa riduzione del rischio clinico nei pazienti ricoverati nelle strutture del Ssn.

Non è infatti sufficiente la creazione di unità di risk management, ma occorre invece modificare pesantemente l'organizzazione del lavoro dei camici bianchi, se si vuole ridurre il rischio di incidenti o di errori".

Parola di Stefano Biasioli, presidente nazionale Cimo-Asmd, sindacato che ha organizzato a Marsala un corso di formazione, proprio sul tema del rischio clinico. Corso che ha da poco chiusi i battenti "e che ha confermato l'esigenza di una nuova organizzazione del lavoro per la prevenzione, la diagnosi e la terapia del rischio clinico".

Diverse le proposte avanzate a Marsala nel corso dei lavori. "Bene - sottolinea in una nota Biasioli - l'introduzione del braccialetto di identificazione del singolo paziente, meno la proposta che il paziente chirurgico debba essere trattato in sala operatoria e nel post intervento dagli stessi medici (anestesista e chirurgo) che lo hanno valutato nella fase pre-operatoria, decidendone la operabilità.

Anche la continuità dell'equipe chirurgica, anche ma non solo per i pazienti oncologici, diventa - aggiunge il presidente Cimo - un elemento fondamentale nella prevenzione del rischio chirurgico. Sembra questa un'affermazione scontata ma non lo è con l'attuale organizzazione del lavoro".

Biasioli prende quindi l'impegno di affrontare la materia al più presto, e nelle sedi opportune. "Quando finalmente ci sarà consentito di iniziare la trattativa contrattuale -conclude - la Cimo porrà pesantemente sul tavolo della trattativa questo problema: una nuova organizzazione del lavoro per ridurre il rischio dei pazienti e dei medici".

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Hiv, 33 milioni di persone convivono con il virus

Gallo, in sperimentazione diversi candidati vaccini anti-hiv. Sono 33 milioni le persone che convivono con il virus che causa 2,1 i milioni di morti ogni anno"Sono diversi i candidati vaccini contro l'Aids in sperimentazione, di cui uno all'Istituto di virologia di Baltimora".

Ad affermarlo è lo scienziato Robert Gallo, co-scopritore del virus dell'Hiv nel 1984 e direttore dell'Istituto di virologia umana dell'Università di Baltimora, in occasione della Giornata mondiale dell'Aids del primo dicembre.

Giornata che lo scienziato, presidente della Fondazione Ricerca & progresso onlus, ha trascorso a Roma, per presentare il libro 'Indagine su una scoperta' di Nikolas Kontaratos. Il volume ripercorre, con una ricostruzione documentaristica, gli anni della scoperta del virus dell'Hiv. Virus che sconvolse il mondo e che non arresta ancora la sua marcia.

Secondo gli ultimi dati Unaids, sono 33 milioni le persone che convivono con il virus, 2,1 i milioni di morti ogni anno, 5.700 i decessi e 6.800 le nuove infezioni al giorno sul nostro pianeta.

Dal 1984, anno della scoperta dell'Hiv, i morti sono oltre 25 milioni, quasi il doppio rispetto a quelli dellaprima guerra mondiale. L'India e il Sud Est asiatico sono i Paesi che,negli ultimi anni, hanno registrato il maggior incremento di casi.

Negli Stati Uniti, dove i casi si concentrano nelle grandi metropoli - anche se si osserva una diffusione in zone rurali di altre città - il virus è la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali, tra i giovani tra i 25 e i 44 anni. Nell'Africa sub sahariana, secondo la Fao, 11,4 milioni di bambini hanno perso i genitori a causa dell'Aids.

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02 dicembre 2007

Il cordone ombelicale si può conservare

Il Ministro Livia Turco esprime soddisfazione per l'approvazione in Commissione Affari Sociali della Camera dell'emendamento alla finanziaria sul cordone ombelicale, che prevede la possibilità della conservazione autologa senza oneri a carico del SSN nelle strutture pubbliche e accreditate.

"E' un risultato importante - ha sottolineato il Ministro Livia Turco - un risultato positivo del lavoro comune tra Parlamento e Governo, da me auspicato fin dalla presentazione dell'ordinanza del 4 maggio scorso sul cordone ombelicale.

Per la prima volta, correggendo la precedente ordinanza Sirchia, avevo infatti previsto la possibilità per le donne di conservare il proprio cordone per uso autologo e avevo sollecitato il Parlamento a provvedere con atto legislativo a normare quanto indicato nell'ordinanza stessa.

Per quanto riguarda la possibilità di conservazione autologa anche nei centri privati, sono lieta che siano stati garantiti i principi e i valori da me espressamente richiamati, in quanto l'emendamento approvato prevede che i centri privati siano accreditati e convenzionati con il Centro Nazionale Trapianti, d'intesa con il Centro Nazionale Sangue, rispettando i requisiti di qualità e sicurezza previsti dal decreto legislativo 191 del 2007, che recepisce la direttiva europea.

Trovo inoltre confermata nell'emendamento approvato la necessità di collegare la conservazione autologa del cordone al consenso alla sua donazione per uso eterologo in caso di richiesta da parte di un paziente compatibile.

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Più impegno contro le morti bianche

Il problema degli infortuni sul lavoro va affrontato con maggiore determinazione e più coordinamento tra gli enti. E' questa la posizione del Ministero illustrata nel corso della Conferenza Nazionale dei dirigenti dell'Inail, a Chianciano Terme.

Dopo l'uscita del Nuovo Testo Unico, legge 123/2007, esistono tutte le condizioni per un più forte impegno contro le cosiddette morti bianche.

Il Ministero per quel che riguarda il coordinamento di Ispels, Inail, Inps, ASL, sottolinea come sia inverosimile quello che oggi ancora accade in alcune Regioni: capita che il lunedì in una qualsiasi azienda arrivi l'ispezione degli ispettori dell'Inps, il giorno seguente passi l'ispezione dell'Asl.

Così si disperdono energie e si mancano gli obiettivi di maggiori controlli dove servono. Se il 92% degli infortuni mortali avvengono nelle piccole e piccolissime imprese, è li che vanno concentrate le azioni di verifica, controllo e di maggiore formazione informazione sulle tutele e sui necessari presidi antinfortunistici.

Se come appare dai dati del 2007 sul 2006 i morti sul lavoro sembrano calare, non così è per il numero complessivo degli infortuni, segno evidente che ancora c'è molto da fare per far permeare nel nostro paese una cultura di prevenzione.

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Approvato il nuovo codice farmaci

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta dei Ministri della Salute Livia Turco e delle Politiche Europee Emma Bonino, un decreto legislativo che modifica la normativa che ha dato attuazione alla direttiva 2001/83 (decreto legislativo n. 219 del 2006) relativa a un codice comunitario sui medicinali per uso umano.

L'intervento correttivo si è reso necessario a seguito di procedure di infrazione, nonché per adeguare il codice alle recenti innovazioni in tema di vendita al pubblico di prodotti medicinali. Sul provvedimento si sono favorevolmente espresse la Conferenza Stato-Regioni e le Commissioni parlamentari competenti. Tra le modifiche di maggior rilievo:

Medicinali omeopatici
E' stata trovata una definitiva soluzione per i medicinali omeopatici presenti sul mercato italiano alla data del 6 giugno 1995, in attesa di autorizzazione. Per questi prodotti è prevista la possibilità di procedere in ogni caso ad una registrazione semplificata purchè sia garantita la loro sicurezza. Viene poi consentita la illustrazione alla classe medica da parte delle aziende produttrici delle caratteristiche dei prodotti omeopatici.

Semplificazione procedure rinnovo AIC
E' stato introdotto il meccanismo del silenzio assenso (che evita quindi i ritardi connessi al rilascio di un formale provvedimento) sia per il rinnovo delle autorizzazioni delle immissioni in commercio (AIC) sia per le modifiche di entità minori delle autorizzazioni stesse.

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Sanità, lettera aperta del Ministro Turco agli operatori sanitari

"La vostra battaglia è la mia battaglia. Proprio per questo non potete non valorizzare lo straordinario sforzo del Governo per la salvaguardia e il miglioramento della sanità pubblica" Si è espresso così il Ministro della Salute Livia Turco in una lettera aperta ai sindacati e agli operatori in occasione dello sciopero della dirigenza del Ssn.

Ecco il testo della lettera: "Voglio dirlo con grande chiarezza: sono sempre stata e resto dell'idea che la valorizzazione del personale del Ssn, a partire dalla dirigenza, è condizione imprescindibile per salvaguardare la sanità pubblica.

Proprio per questo non potete non valorizzare lo straordinario sforzo del Governo per la salvaguardia e il miglioramento della sanità pubblica. E anche per questo, anche oggi, mi sento comunque dalla parte di chi sciopera, pur ritenendo che questo sciopero poteva essere evitato per diverse ragioni che proverò a sintetizzare.

Con il Patto per la salute siglato lo scorso anno dal Governo e dalle Regioni e con la legge finanziaria 2007 e il ddl finanziaria 2008, abbiamo effettuato una svolta decisiva per il rilancio del Ssn.

Una svolta basata su due atti di Governo concreti: rivalutazione dei finanziamenti per i livelli di assistenza (con 10 miliardi e mezzo di euro in più rispetto al 2006!) che vuol dire più prestazioni ai cittadini ma anche più risorse per gli operatori a livello locale; rilancio del piano di edilizia sanitaria (con 6 miliardi in più, sempre rispetto al 2006) che vuol dire garantire strutture e tecnologie moderne a beneficio, anche in questo caso, dei cittadini ma anche degli operatori che potranno lavorare in strutture più moderne e usare tecnologie più innovative.

Penso che avere rifinanziato i Lea e rilanciato gli investimenti sia stata la risposta più seria e ampia alla grande vertenza della dirigenza del Ssn che, dal 2004 al 2006, aveva posto come suo primo obiettivo proprio la salvaguardia e il rilancio del Ssn. Dimenticare tutto questo e non tenerne conto è un grave errore per gli stessi dirigenti del Ssn che dovrebbero addirittura rivendicarne a sé il successo [...]E allora perché scioperare contro il Governo? Per quanto riguarda il contratto sono impegnata a sollecitare la rapida approvazione in Consiglio dei Ministri dell'atto di indirizzo e contestualmente promuovere un incontro con i Ministri dell'Economia e per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione.

I contratti vanno chiusi quanto prima. E farò tutto ciò che in materia mi compete per raggiungere tale risultato. Per quanto concerne la rivalutazione dell'indennità di esclusività ho intenzione di portare avanti con decisione il mio emendamento alla legge finanziaria in discussione alla Camera, che ho già portato all'attenzione della Presidenza del Consiglio, e che prevede un significativo stanziamento per il biennio 2008/2009 per incrementare tale indennità includendola nel monte salari. Con il disegno di legge sulla qualità e la sicurezza del Ssn, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 16 novembre, infine, abbiamo finalmente concretizzato il governo clinico nelle aziende sanitarie per la responsabilizzazione e il coinvolgimento degli operatori nella gestione della sanità, trasformando a tal fine il Collegio di direzione in organo dell'azienda che esprime pareri obbligatori su tutti i principali atti di gestione del direttore generale.

Anche questa è una rivendicazione storica e sacrosanta della dirigenza del Ssn. Penso sia giusto prenderne atto. Come è giusto prendere atto della messa a regime dell'Ecm dopo anni di provvisorietà nelle regole e negli ambiti di questa fondamentale istituzione per la formazione e l'aggiornamento continuo degli operatori sanitari. Insomma, di strada "per e con" i dirigenti del Ssn ne abbiamo fatta e vogliamo farne ancora.

A coloro che hanno scioperato oggi ribadisco che ho fatto e farò tutto il possibile per garantire agli operatori della sanità italiana il giusto trattamento economico, le giuste prerogative di responsabilità e le adeguate condizioni ambientali, strutturali, contrattuali e organizzative in cui lavorare ogni giorno per la tutela della salute dei cittadini. La vostra battaglia è la mia battaglia. Sappiatelo".

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