Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

29 gennaio 2008

Il caffè di nuovo sotto accusa di diabete

Quattro caffè al giorno e la glicemia può salire dell'8 per cento, mettendo in serio pericolo la salute di chi soffre di diabete di tipo 2.

E' il nuovo, sconfortante allarme che riguarda la bevanda più amata dagli italiani. Questa volta si tratta di un piccolo studio pubblicato su 'Diabetes Care' e portato avanti da ricercatori della Duke University Medical School di Durham (Usa) su 10 malati, che sono stati invitati ad assumere in un arco di 72 ore, a giorni alterni, alcune pillole che contenevano l'equivalente in caffeina di quattro tazzine, oppure un placebo.

Per tenere sotto controllo i pazienti, gli studiosi hanno inserito nel loro braccio alcuni chip sottocutanei in grado di monitorare il livello di glucosio nel sangue. Dalle analisi è emerso che assumere caffeina può aumentare la glicemia, soprattutto dopo i pasti: +9 per cento dopo la colazione, +15 per cento dopo pranzo e +26 per cento dopo cena.

Sembra che questa sostanza agisca interferendo con il processo che 'sposta' il glucosio dal sangue ai muscoli e ad altre cellule dell'organismo. Inoltre, potrebbe innescare il rilascio di adrenalina aumentando così la quantità di zuccheri nel sangue.

"Ora l'indagine andrà effettuata su un numero maggiore di diabetici - puntualizza James Lane, autore dello studio - e occorre comunque sottolineare che nelle persone sane il caffè non ha effetti collaterali come questo, e anche fra i diabetici potrebbero esserci persone più o meno 'sensibili' agli effetti negativi legati al consumo massiccio di questa bevanda".

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Pillola del giorno dopo, 2 su 3 la vogliono gratis

La Spagna intende dare la pillola del giorno dopo gratis e senza bisogno della prescrizione medica.

Il 67 per cento degli italiani che hanno partecipato al sondaggio quotidiano di SkyTg24 ritiene che anche in Italia bisognerebbe adottare questa misura.

Al contrario, il 33 per cento dei votanti non è d'accordo con questo provvedimento. Il canale all news diretto da Emilio Carelli attraverso il servizio active, il sito www.skytg24.it e gli sms, consente quotidianamente, a chi lo voglia, di dare la propria opinione su una fra le principali notizie del giorno.

I sondaggi non hanno alcun valore statistico, in quanto rilevazioni aperte a tutti e non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di dare la possibilità di esprimersi sui temi di attualità.

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AMAMI, medici insultati a Buona Domenica

Un duro attacco alla professionalità e alla reputazione dei medici italiani. Questo è quanto è accaduto domenica scorsa, durante la trasmissione "Buona Domenica" andata in onda lo scorso 27 gennaio su Canale 5, secondo un comunicato che è stato diffuso ieri dall'AMAMI (Associazione dei medici accusati di malpractice).

"Uno spazio di un'ora e un quarto, costruito - si legge nel testo - appositamente in modo da dare risalto ad alcuni ospiti e non ad altri, ad un messaggio solo a discapito della classe medica: "i medici giocano con la vita dei pazienti", parole testuali pronunciate dalla presentatrice Paola Perego che il 27 gennaio ha trattato durante il suo programma "Buona Domenica" il tema della malasanità. Malasanità come sempre confusa ad arte con la malpractice, due ambiti quasi totalmente diversi.

Fra gli ospiti in studio, oltre al presidente di AMAMI Maurizio Maggiorotti e a Giuseppe Di Domenica, ha partecipato al dibattito il giornalista Alessandro Cecchi Paone che non ha esitato ad accusare più volte la categoria dei medici di essere una corporazione, spostando il discorso dagli errori medici alla politica, allargandolo a screditare le università e l'Ordine dei medici.

La trasmissione - si continua nella nota - è stata completamente impostata per sottolineare faziosamente gli interventi andati male proiettando diapositive con soli titoli di giornali che urlavano casi di casi non riusciti, senza tener conto delle migliaia di operazioni che ogni giorno vanno a buon fine, in un Servizio Sanitario, quello italiano, che per l'OMS è il secondo al mondo (dopo quello francese).

AMAMI - conclude il comunicato - non difende i medici che sbagliano e ha sempre ribadito che è giusto che gli errori appurati vengano puniti. AMAMI prende le parti esclusivamente dei medici che a migliaia ricevono accuse e denunce ingiuste, volte solo al guadagno, a ottenere un risarcimento dalle assicurazioni. Un business ormai consolidato e un argomento che non ha nulla a che fare con i morti e le povere vittime della malasanità. Vittime spesso di ospedali che non funzionano adeguatamente, dove i medici si fanno in quattro per sopperire alle mancanze della struttura".

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La Regione Abruzzo taglia 60 mln ai privati

Circa 60 milioni di euro di taglio sulle prestazioni acquistate dalle strutture sanitarie private. E' questo il risparmio complessivo della Regione Abruzzo dopo l'approvazione, da parte della Giunta, delle delibere che fissano il tetto di spesa 2008 relativo alle prestazioni sanitarie acquistate dalle strutture private.

In termini assoluti, per l'anno in corso, la Regione acquisterà dalle cliniche private circa 38mila ricoveri a fronte dei 60mila erogati fino al 31 dicembre 2007, "prevedendo in questo modo una riduzione di 22mila prestazioni". In termini specifici si ha una riduzione dell'ospedalità privata da 134 milioni di euro a 101 milioni.

E ancora, per la riabilitazione il budget 2008 fissa a 76 milioni di euro il tetto massimo a fronte dei 94 dell'attuale budget, mentre per la specialistica ambulatoriale si passa da 29 a 25 milioni di euro. Per gli altri settori (Rsa, residenze protette, residenze assistenziali) sono invece confermati i budget 2007.

"Siamo intervenuti solo ora - commenta in una nota l'assessore alla Salute Bernardo Mazzocca - perché abbiamo dovuto attendere la scadenza naturale dei contratti stipulati all'inizio del 2005, ossia la fine del 2007. Abbiamo riportato così la spesa sanitaria ai livelli del 2000 con l'aggiunta che le cliniche devono attenersi strettamente al piano di fabbisogno stabilito dalla legge regionale sull'appropriatezza dei ricoveri".

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Ministero salute, in onda spot tv su lotta a Hiv

'Rispetta la vita, rispetta te stesso e gli altri, usa il preservativo e nell'amore non rischiare'.

Questo il messaggio dello spot del ministero della Salute, in onda sulle reti Rai, Mediaset, La7 e Sky. L'obiettivo dichiarato, spiega il ministero in una nota - è la prevenzione dell'Aids, che continua a rappresentare una seria minaccia per la salute, con oltre 3.500 nuovi casi di contagio l'anno.

Ma anche delle altre malattie sessualmente trasmissibili, che ogni anno colpiscono in Italia oltre 500 mila persone.

Lo spot, diretto da Francesca Archibugi e con Ambra Angiolini come testimonial, sarà visibile anche in 12 aeroporti italiani, sui principali circuiti cinematografici e sulle televisioni locali.

Il messaggio è visibile anche sul sito del ministero, www.ministerosalute.it.

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Ok agli equivalenti ma medici siano più informati

A dirlo è il presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), Mauro Martini

Sì all'uso dei farmaci generici, anche guardando al risparmio. Ma è necessario fornire ai 'camici bianchi' prescrittori più informazioni sulla bioequivalenza, fugare i possibili dubbi, e approfondire gli studi a riguardo, anche con l'aiuto dei medici di medicina generale.

A dirlo è il presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), Mauro Martini, che interviene nel dibattito sulla sostituibilità, in farmacia, dei medicinali che hanno equivalenti. "Certamente - continua Martini - devono ancora essere totalmente dipanati i dubbi sulla bioequivalenza dei cosiddetti generici nei confronti del farmaco brand.

E questo deve essere fatto attraverso studi che possono essere condotti dai medici di medicina generale". Per quanto riguarda la possibilità di sostituire in farmacia il farmaco prescritto siamo dell'idea - continua Martini - che se un prodotto viene prescritto nella sua completezza (nome commerciale e azienda), è corretto che il farmacista dispensi quel prodotto, perché il medico ormai conosce i prodotti che gli offrono più garanzie".

In ogni caso, conclude il leader dello Snami, "questo argomento sarà oggetto di discussione con l'Agenzia italiana del farmaco e con le rappresentanze sindacali e scientifiche dei medici di famiglia".

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28 gennaio 2008

Olio extravergine "scudo" contro tumori

La celeberrima dieta mediterranea e il suo 're' incontrastato, l'olio extravergine d'oliva, continuano a ricevere conferme dei loro effetti benefici sulla salute. Sono soprattutto gli oncologi a consigliare di non far mancare mai sulla propria tavola il 'nettare' degli ulivi: "grazie al suo effetto antiossidante, questo condimento è infatti in grado di proteggerci dai tumori e da molte altre malattie come l'aterosclerosi o i disturbi cardiovascolari".

Parola di Antonio Giordano, direttore dello 'Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine' di Philadelphia (Usa) e responsabile scientifico della Human Health Foundation (Hhf), onlus dedicata alla ricerca sostenuta dalla Banca popolare di Spoleto, intervenuto all'incontro 'La civiltà dell'olio di oliva, dalla terra alla tavola' oggi a Roma.

"L'alimentazione, se non corretta - ha spiegato l'esperto - può diventare quasi un 'insulto' al nostro organismo. Se ne sono accorti anche negli Stati Uniti, dove i fast food hanno iniziato a offrire, oltre ad hamburger e patatine fritte, anche le insalate.

In Italia abbiamo una tradizione culinaria che per fortuna mette al centro alimenti sani e bilanciati come i pomodori e l'olio di oliva, che possono aiutarci a mantenere un buono stato di salute". L'extravergine, ad esempio, "ha una serie di componenti che, in sinergia fra di loro - ha sottolineato Massimo Lopez, direttore del dipartimento di Oncologia medica B dell'Istituto Regina Elena di Roma - danno origine a un potentissimo effetto antiossidante: in pratica, ostacolano la produzione di radicali liberi, molecole che possono andare a interferire con il Dna e a modificare i geni rendendo più vulnerabile il nostro organismo nei confronti di alcuni tipi di tumori.

In particolare - conclude l'esperto - è stato dimostrato che le sostanze chimiche presenti in questo prodotto ostacolano l'espressione di un gene alla base del 20% delle neoplasie della mammella".

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Una "guida" per sconfiggere i tumori

Una 'guida' per chi vuole saperne di più sui tumori, senza perdersi nei milioni di pagine informative presenti su Internet. E' il volume "Cancro: conoscerlo per imparare a sconfiggerlo", scritto da Massimo Lopez, direttore del dipartimento di Oncologia medica B dell'Istituto Regina Elena di Roma,che lo ha presentato venerdì in occasione dell'incontro 'La civiltà dell'olio di oliva, dalla terra alla tavola', organizzato dalla Banca popolare di Spoleto e dalla Human Health Foundation.

"Fino a poco tempo fa non sarebbe stato pensabile scrivere un libro il cui titolo riportasse la parola 'cancro' - ha evidenziato l'oncologo - mentre oggi le persone sono più sensibili e meno 'scaramantiche', vogliono sapere cos'è questa malattia che colpisce così tante persone e che, in molti casi, può essere prevenuta attraverso stili di vita corretti".

Per questo, nel volume, c'è spazio anche per la descrizione di cosa significa alimentarsi in modo sano, di quali sono le terapie che "consentono ormai al 65% dei malati di sopravvivere e di condurre un'esistenza normale", con un glossario che spiega con un linguaggio semplice tutti i termini che utilizzano i medici, ma che spesso risultato poco comprensibili.

E, per i lettori più 'curiosi', Lopez spiega anche perché questa patologia si chiama 'cancro': "la parole ci deriva da Ippocrate, che osservò e studiò per primo un nodulo al seno: gli apparve simile a un granchio, un cancro appunto, con tante chle, ossia 'diramazioni'. Ecco com'è nato il nome".

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Snami, crisi politica non blocchi contratto

L'attuale crisi politica "non dovrà bloccare ulteriormente l'iter per il rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale della medicina generale. All'inizio della prossima settimana invieremo un comunicato intersindacale lanciando un ultimatum: o il Governo, di qualunque tipo esso sarà, firmerà entro i successivi 20 giorni l'Atto di indirizzo formulato dalla Conferenza Stato-Regioni, oppure scenderemo in piazza a fare il nostro mestiere. Quello di sindacalisti".

Parola di Mauro Martini, presidente dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), che oggi a Milano ha presentato la nuova sede nazionale del sindacato.

Dagli storici locali di via Beatrice d'Este, dopo oltre 30 anni di carriera, Snami trasloca in via Ripamonti 40. Riunendo per l'occasione rappresentanti delle istituzioni politiche e di altre organizzazioni sindacali di settore. La lunga serata di Palazzo Madama non fermerà dunque i 'camici bianchi' di famiglia italiani.

"Dopo l'incontro intersindacale dei giorni scorsi, siamo pronti e 'armati' -spiega Martini scegliendo una metafora bellica - Abbiamo ripulito i fucili e oliato i carri armati. Ora attendiamo di sapere nelle prossime ore chi sarà il 'nemico', dove per nemico intendiamo dire interlocutore, controparte. A questa ci rivolgeremo quindi per chiedere la firma dell'Atto di indirizzo, sul quale tutti i sindacati si sono detti contrari, ma che rappresenta un passaggio indispensabile per aprire il dibattito con la Sisac (Struttura interregionale sanitari convenzionati)".

Tale firma è infatti "un mero atto tecnico. Chi di dovere la apponga al più presto", perché dopo due anni di attesa (l'Accordo collettivo nazionale è scaduto dalla fine del 2005),"ora la categoria non ne può proprio più", precisa Martini.

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FIMMG: AIFA, studiamo la sostituibilità

Fimmg, equivalenti non in discussione ma confronto su sostituibilità "

Siamo pronti a ulteriori sforzi per sostenere e promuovere la prescrizione del farmaco generico nella pratica quotidiana, apriamo un confronto sulla sostituibilità e lanciamo una proposta concreta: uno studio di efficacia sugli equivalenti, con il coinvolgimento di tutta la medicina generale". A proporlo all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) è Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg, principale sindacato dei medici di famiglia.

"Il farmaco rappresenta uno strumento fondamentale per noi medici di famiglia che lo utilizziamo nella pratica clinica", premette Milillo, annunciando che il prossimo congresso nazionale della Fimmg sarà dedicato proprio ai medicinali. Quanto ai 'non griffati', Milillo precisa che "non pensiamo di mettere in discussione il principio generale dell'equivalenza dei generici, ma vorremmo aprire una profonda riflessione sulla sostituibilità e non solo per i farmaci a range terapeutico ridotto: riteniamo utile intervenire su tutti e in modo particolare su quelli utilizzati per il trattamento delle patologie croniche, che devono essere assunti dai pazienti per lunghi periodi di tempo".

Una presa di posizione, spiega il numero uno del sindacato, da inquadrare "in una logica di appropriatezza e di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. La Fimmg ha sempre affermato che il farmaco generico rappresenta uno strumento utile ed efficace nel trattamento della patologie croniche. E' giunto il momento, in questo campo - sottolinea - di un maggior coinvolgimento di medici pratici rispetto agli accademici".

I camici bianchi di famiglia, da parte loro, si impegnano "a intensificare le attività di farmacovigilanza, promuovendo progetti. Abbiamo già dato disponibilità all'Aifa, siamo in attesa di una proposta concreta", conclude Milillo.

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23 gennaio 2008

Antiabortisti all´Ospedale Rummo, la denuncia di Rifondazione Comunista

Attivisti del "movimento per la vita" all´Ospedale Rummo, denuncia di Rifondazione Comunista

COMUNICATO

La segreteria provinciale del partito della Rifondazione Comunista di
Benevento denuncia la presenza di attivisti del "movimento per la vita"
che svolgono quotidianamente attività di propaganda antiabortista nel
reparto di ostetricia e ginecologia dell´ospedale "G. Rummo" di
Benevento.

Riteniamo illegittimo ed offensivo per la libertà femminile ed il
rispetto delle istituzioni che in un complesso ospedaliero pubblico sia
consentita o comunque tollerata una tale attività, in palese violazione
della legge 194/78. Non solo gli attivisti hanno accesso al reparto e
svolgono la loro attività propagandistica tutti i giorni negli orari di
apertura dell´ambulatorio in cui vengono effettuati gli interventi di
interruzione di gravidanza, ma il loro materiale è sempre presente nel
reparto. Inoltre è ipotizzabile che al gruppo di volontari sia stato
concesso addirittura uno spazio esclusivo nei locali dell´ospedale
indicato sui volantini come sede del movimento per la vita a Benevento.

Rendiamo noto di aver provveduto ad informare dei fatti il Direttore
generale dell´ospedale, Dott Rosario Lanzetta, con una lettera privata,
chiedendo un suo intervento risolutivo e dichiarandoci disposti anche
ad un incontro chiarificatore con lo stesso. Tuttavia non abbiamo
ricevuto nessuna risposta, né l´attività propagandistica all´ospedale è
cessata.

Consideriamo inaccettabile l´indifferenza con cui il responsabile
della struttura ha accolto la nostra segnalazione e le nostre richieste
di chiarimento. E´ intollerabile che un dirigente pubblico possa
ignorare la gravità di quanto accade nella struttura da lui diretta,
contraddicendo i principi costituzionali del nostro paese e gli
obbiettivi del suo mandato. Il rappresentante di un´istituzione
pubblica dovrebbe perseguire l´interesse di tutti i cittadini e le
cittadine, nel rispetto delle leggi dello Stato. Chiediamo pertanto che
il Direttore Lanzetta chiarisca definitivamente e pubblicamente le
motivazioni della sua scelta di non intervento e se ne assuma le
responsabilità.

Il nostro paese con la legge 194 ha riconosciuto il diritto all´
autodeterminazione della donna, ad una gravidanza libera e consapevole
ed alla tutela della sua salute e dignità. La scelta di un interruzione
di gravidanza non è mai semplice, per questo la legge ha previsto il
diritto per le richiedenti di essere assistite dal punto di vista
medico e psicologico, da personale qualificato e nelle strutture
pubbliche predisposte, come i consultori.

Nella nostra città invece le risorse pubbliche destinate alla tutela
della salute femminile sono scarse e l´attenzione delle istituzioni
carente.
Per questa ragione lanciamo un appello alle forse politiche e sociali
del nostro territorio, ai media e alle istituzioni affinché possa
essere avviata una discussione pubblica sul tema della laicità dello
stato e delle libertà femminili.

Benevento 23 gennaio 2008

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Tonsillectomia può migliorare qualita della vita

In bambini ed adulti con tonsillite ricorrente, la tonsillectomia porta a sostanziali miglioramenti nella qualità della vita.

I bambini hanno infatti riportato significativi miglioramenti in tutte e sei le sottoscale dello strumento specifico per la qualità della vita (vie aeree e respirazione, infezioni, uso delle risorse sanitarie, costi assistenziali, alimentazione e deglutizione e comportamento); i genitori riportano meno mal di gola nel bambino, meno cicli di antibiotici e meno visite dal medico, nonché meno giorni di scuola persi e meno casi di alitosi persistente.

Le raccomandazioni sulla tonsillectomia infantile dovrebbero essere basate sullo stato generale di salute del bambino e sulla sua qualità della vita, e non soltanto sul numero di infezioni tonsillari confermate colturalmente.

Il presente studio concorda con i precedenti che avevano dimostrato un grado elevato di soddisfazione dei genitori dopo la tonsillectomia pediatrica. Questi esiti positivi si rilevano anche nell'adulto, ed inoltre si osservano anche meno infezioni nei sei mesi dopo l'intervento ed una forte soddisfazione per i suoi esiti.

La maggior parte degli studi precedenti sulla tonsillectomia per le tonsilliti ricorrenti hanno valutato solo la frequenza delle infezioni come esito, ma il presente studio fornisce prove prospettiche dell'efficacia della tonsillectomia per la qualità della vita dell'adulto.

(Otolaryngol Head Neck Surg. 2008; 138: S1-8, S9-16 e S17-8)

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Convenzione tra ANDI e Ministero Salute

Negli scorsi giorni è stato annunciata la presentazione di una convenzione tra il Ministero della Salute e l'Associazione Nazionale Dentisti Italiani (A.N.D.I.) con l'obiettivo di fornire delle prestazioni odontoiatriche a tariffe ridotte.

Le prestazioni vanno dall'ablazione del tartaro alla sigillatura dei solchi di molari e premolari, dall'estrazione di denti alla protesi rimovibile e sono rivolte a soggetti con indice ISEE non superiore a 8.000 Euro (che corrisponde ad un reddito tra i 19.000 e i 22.000 Euro e comprende circa il 42% degli italiani).

La convenzione, che dovrebbe essere formalizzata con una firma prevista per il 25 gennaio, ha suscitato notevoli perplessità da parte della componente odontoiatrica della FNOMCeO che denuncia la violazione dei principi deontologici e la mercificazione della professione odontoiatrica senza reali vantaggi per i meno abbienti.

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Regioni, Anisap Lazio in stato d'agitazione

Stato d'agitazione per l'Anisap Lazio, che rappresenta trecento delle seicento strutture ambulatoriali private accreditate dalla Regione. "Viste le inadempienze economiche da parte della Regione con crediti che risalgono al 2005 e che stanno portando in questi giorni al collasso economico e al fallimento numerosi ambulatori", l'Anisap "ha già predisposto ricorsi al Tar Lazio contro le delibere e gli atti che la colpiscono, ha dato mandato ai suoi legali di procedere con ulteriori denunce e ricorsi alla magistratura civile e penale per i danni recati alle strutture private determinati dalle errate scelte della Giunta Regionale".

L'Anisap si mostra pronta a dare battaglia a pochi giorni dall'incontro, in programma venerdì, con l'assessore alla Sanità Augusto Battaglia. Un incontro su cui la Federazione non sembra nutrire grosse speranze. "Poiché è noto - scrive infatti - che già sono state fissate, senza possibilità di modifica, le linee di politica sanitaria futura, si prevede che l'incontro avrà ulteriore risultato negativo". Secondo l'Anisap Lazio, "è in atto, da parte del presidente della Giunta e dell'assessore alla Salute, con il pretesto del piano di rientro, una politica dilatoria riguardo l'applicazione di accordi sottoscritti e non rispettati".

"Le istituzioni regionali - incalza ancora l'Anisap regionale - invece di individuare e colpire coloro che con dolo o scelte errate hanno determinato il debito durante gli anni, e invece di comprendere quali continuano a essere tutt'ora le fonti di sprechi, sembra abbiano come unico scopo quello di evitare il commissariamento che poi, di fatto, esiste.

Per assicurarsi il potere stanno imponendo tagli indiscriminati alla spesa sanitaria, compromettendo la salute e gli interessi dei cittadini e degli stessi operatori e lavoratori. Se in Campania l'emergenza sono i rifiuti, nel Lazio si annuncia l'emergenza assistenziale. L'Anisap Lazio pretende, in questo contesto, chiarezza da parte della Regione.

Una categoria che eroga ogni anno quaranta milioni di prestazioni a tariffe non aggiornate da 12 anni - conclude - e con un budget invalicabile fissato dalla Regione, costituisce un bene e non un peso per la comunità, sia in termini di assistenza che di risparmio".

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Turco, lo sport come terapia

"L'attività sportiva dovrebbe essere prescritta dal medico come una vera e propria 'terapia' utile a tutte le età". Ne è convinta il ministro della Salute Livia Turco, che ieri ha siglato il Protocollo di intesa tra il dicastero di Lungotevere Ripa e gli Enti di promozione sportiva Csi (Centro sportivo italiano), Uisp (Unione italiana sport per tutti) e Us Acli (Unione sportiva Associazioni cristiane lavoratori italiani), all'interno del programma 'Guadagnare salute - Rendere facili le scelte salutari', finalizzato a promuovere e facilitare l'assunzione di abitudini sane da parte della popolazione in un'ottica di prevenzione delle principali patologie croniche.

"Il Protocollo - spiega una nota ministeriale - è volto a incoraggiare il movimento e l'attività fisica quotidiana a scuola, nei luoghi di lavoro e nel tempo libero per tutta la popolazione, attraverso azioni di sensibilizzazione tese a diffondere la cultura del movimento e di stili di vita attivi.

Il contributo che gli Enti di promozione sportiva, che da decenni operano per la promozione dello sport per tutti, potranno offrire è quello di rendere noto il programma delle iniziative da loro già avviate e fortemente in sintonia con 'Guadagnare salute' e di recepire eventuali ulteriori indicazioni qualora il ministero intenda affidare loro specifici progetti.

A tal fine tra il dicastero della Salute e gli enti firmatari saranno realizzati incontri periodici per il monitoraggio e la valutazione delle iniziative intraprese". L'intesa siglata ieri "è un altro tassello - ha detto Turco in occasione della firma del protocollo - di quella rete di alleanza che abbiamo iniziato a costruire con i tanti e diversi soggetti che abbiamo chiamato a interagire nel programma 'Guadagnare salute'.

Il movimento fisico è uno dei quattro grandi fattori di promozione della salute e questo protocollo d'intesa sancisce la collaborazione permanente tra il ministero e le maggiori associazioni di promozione sportiva.

L'attività fisica è molto importante. Penso che essa - conclude il ministro - dovrebbe essere considerata un'attività da 'prescrivere' regolarmente da parte del medico come una vera e propria 'terapia' per mantenersi in buona salute a tutte le età".

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Cimo, cambiare regole per nomine manager

"Per scegliere manager della sanità validi, e non solo professionisti 'amici', è necessario cambiare le regole delle nomine. Anche il disegno di legge in materia messo a punto dal ministro della Salute Livia Turco non va bene".

Parola di Stefano Biasioli, presidente nazionale Cimo-Asmd, che interviene sulle recenti polemiche legate alle cosiddette 'nomine politiche' dei direttori generali e dei primari nelle aziende sanitarie e ospedaliere.

Per il numero uno della Cimo, quello che serve è invece: istituire una graduatoria nazionale (con punteggio) dei manager, affidare la selezione a una commissione e, solo successivamente, procedere alla nomina politica della Giunta.

"Infine - sottolinea in una nota Biasioli - è necessario procedere a una verifica annuale o biennale dell'operato dei direttori. La Cimo - aggiunge - non è contro le scelte politiche ma queste scelte devono essere chiare, trasparenti, verificabili, controllabili, impugnabili.

Lo ha capito perfino la Turco, che però ha prodotto un Ddl (che non verrà mai convertito in legge) che non risolve il problema.

Oggi in Italia si premiano, un anno prima, quei direttori che un anno dopo si cacciano. Forse va bene così, ma solo in questo Paese così decadente", conclude Biasioli.

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Marrazzo, manager ad alta professionalità

"La politica deve avere la responsabilità perche' deve programmare e fissare gli obiettivi e difendere i livelli essenziali di assistenza. Ma credo che, se si riafferma questo primato della politica, si può fare un passo indietro, non tanto nel rinunciare al potere di nomina, ma nel fissare dei criteri talmente alti dove le tentazioni dei partiti di spingere devono fermarsi di fronte alla capacità e professionalità. Possiamo riuscirci anche nel nostro paese"

Lo ha affermato Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, a Radio 24. "Nel paese c'e' la percezione di una scelta da una parte della politica quando si devono fare determinate nomine come gli steccati vengono superati con spinte di parte - ha continuato Marrazzo - Noi avremmo direttori generali quasi tutti di altissima professionalità e ci sono le regole", aggiunge Marrazzo citando l'esempio dell'Inghilterra "dove le nomine per la sanità sono fatte da tre saggi di nomina governativa che fanno un elenco, ai quali partecipa un membro esterno di nomina politica.

E' necessario aumentare nella percezione dei cittadini quella che si può definire una maggiore trasparenza - ha detto ancora il presidente del Lazio - e non possiamo scoprire il 'cosi' fan tutti' attraverso la magistratura o i giornali. C'e' perché noi non elaboriamo adeguati criteri di selezione. Voglio la buona politica - aggiunge - voglio poter perseguire un direttore generale se sbaglia e lasciar lavorare bene colui che fa bene il suo lavoro. Il quadro, la cornice, gli obiettivi, le risorse, la programmazione non può che deciderli la politica".

Per quanto riguarda il Policlinico Umberto I di Roma, Marrazzo ricorda che sono stati stanziati dei fondi ma che tra "amministrazione, contestazioni, gare e appalti non marciano. Il direttore generale Montaguti e' stato nominato dal Rettore e non si è trattato di una nomina politica", sottolinea infine Marrazzo, evidenziando anche che "l'esercizio delle dimissioni nel nostro paese, poi, e' molto annunciato ma poco praticato.

Ho chiesto al direttore generale dell'Umberto I di avviare la nuova azienda ospedaliera entro il 29 febbraio. Se Montaguti se la sente di andare avanti bene - conclude - altrimenti deve fare una scelta di coscienza".

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22 gennaio 2008

Anaao, buona l'idea ma difficile attuarla

Manager delle Asl scelti in un 'albo' di professionisti competenti? Un'idea buona, basata su un criterio chiaro di trasparenza, che farebbe fare un passo avanti alla sanità. Ma è un progetto che ha davanti a sé molti ostacoli.

E' il commento di Carlo Lusenti, segretario nazionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, all'idea lanciata dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo che, in una lettera al 'Corriere della Sera', offre "due modeste proposte" contro le possibili ingerenze della politica nelle nomine dei tecnici: un elenco da cui scegliere i direttori delle Asl oppure l'indicazione in campagna elettorale dei futuri manager.

"La prima proposta - spiega Lusenti all'AdnKronos Salute - mi convince molto. Sarebbe assai utile, infatti, un albo nazionale di potenziali direttori delle aziende sanitarie, nel quale si entra con determinati requisiti e curricula pubblici. Si tratterebbe, in sostanza, di certificare la buona qualità professionale e le competenze di questi candidati. Le Regioni sarebbero libere di scegliere i candidati, però almeno in base a una certificazione di partenza". Ma Lusenti non si illude. "Temo - dice - che non sarà facile il cammino di questa proposta.

Le Regioni si sono già opposte a un albo nazionale nel corso del dibattito che ha preceduto il disegno di legge sull'ammodernamento del servizio sanitario. Questo perché l'albo non consente alle Regioni di avere le mani completamente libere. Trovo positivo, però, che la proposta arrivi da un Governatore. Ma, allo stesso tempo, temo che ci siano già degli anticorpi pronti a mettersi in moto e proprio dalle Regioni". Per il leader sindacale, invece, è meno 'attraente' la seconda proposta di Marrazzo: arrivare alla campagna elettorale con tutti i suoi candidati.

"Ogni futuro Governatore - afferma - dovrebbe indicare tutti i tecnici che saranno nominati, anche ad esempio nelle aziende municipalizzate. Insomma ciascuno si dovrebbe presentare con qualche decina, se non centinaia di persone in squadra. Mi sembra un'idea difficilmente praticabile".

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Fiaso, "albo" manager per scegliere i migliori

Un 'albo' che permetta di confrontare i curricula degli aspiranti direttori generali delle Asl può rappresentare un 'monito' a scegliere il meglio, puntando sulla qualità. Lo sostiene Francesco Ripa di Meana, presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), commentando le proposte di Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, che ieri, in una lettera al 'Corriere della Sera', dà la sua ricetta su politica e nomine: un elenco da cui scegliere i direttori delle Asl oppure l'indicazione in campagna elettorale dei futuri manager.

"Concordiamo - spiega Ripa di Meana - con la proposta di un 'albo', o più correttamente un registro, in cui si rendano evidenti le differenze tra i curricula delle persone che aspirano a diventare direttori generali, permettendo di fare valutazioni e confronti in modo trasparente. E' un'idea da sempre sostenuta dalla Fiaso che l'ha anche proposta. Probabilmente oggi può apparire leggermente in contrasto con la potestà delle Regioni, sottolineata dal nuovo titolo V della Costituzione.

Ma, comunque, può essere un richiamo a scegliere per il meglio". Meno attuabile, per il presidente della Fiaso, la seconda proposta di Marrazzo, di indicare già in campagna elettorale i futuri manager. "E' difficile - spiega - prendere, nel corso della campagna elettorale, impegni che necessitino invece di una valutazione attenta. Si rischia di non mantenere le promesse e produrre solo slogan", aggiunge Ripa di Meana che invita a non scandalizzarsi per le nomine fatte dalla politiche.

"A scegliere è una Giunta regionale che è un organismo politico, anche in base a componenti fiduciarie: è necessaria dunque una 'scelta politica'. Le vere garanzie di qualità, però, sono altre: il curriculum e la valutazione del manager, realmente fatta a scadenze prefissate".

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Cursi, idea Marrazzo da approfondire

E' possibile aprire un confronto su un 'albo' di professionisti dal quale poter scegliere i direttori generali delle Asl.

"E' un'idea da approfondire, che potrebbe trovar spazio nel Ddl sull'ammodernamento del Ssn", in discussione al Senato. A dirlo è il senatore Cesare Cursi (An), ex sottosegretario alla Salute del Governo Berlusconi, commentando la proposta del presidente della Regione Piero Marrazzo che ieri, in una lettera al 'Corriere della Sera', indica "due modeste proposte" su politica e nomine dei tecnici: un elenco da cui scegliere i direttori delle Asl oppure l'indicazione in campagna elettorale dei futuri manager.

"Un elenco da cui scegliere i direttori delle Asl è una proposta da non sottovalutare - dice Cursi all'AdnKronos Salute - in particolare per quanto riguarda i profili professionali che queste persone devono avere.

Per questo bisognerebbe fissare i 'paletti' per la costituzione dell'elenco e i requisiti di cui i manager devono essere dotati".

Cursi ricorda che il tema è affrontato all'interno del disegno di legge sull'ammodernamento del Servizio sanitario, in discussione al Senato.

"L'idea dell'elenco si potrebbe inserire all'interno di questo provvedimento. Sarebbe un'interessante possibilità", conclude Cursi che boccia, invece, l'idea di indicare in campagna elettorale i futuri manager.

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Nomine Asl, le proposte di Marrazzo

Marrazzo, su nomine Asl ecco le mie proposte "Se la politica vuole essere autorevole e vicina alla gente comune, deve cancellare in fretta, e prima che sia troppo tardi, l'opinione diffusa che la tessera di partito sia il solo e più sicuro viatico per ottenere un incarico nella pubblica amministrazione".

Lo scrive in una lettera aperta al "Corriere della Sera", il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che avanza così "due modeste proposte" su come si potrebbero gestire le nomine nella pubblica amministrazione, con specifico riferimento ai vertici delle Asl.

"Si potrebbe immaginare -scrive Marrazzo- un organismo terzo che redige e tiene un elenco dal quale attingere i curricula dei direttori generali delle Asl, scelti per competenze e professionalità.

Oppure -continua- dichiarare fin dalla campagna elettorale quali saranno i tecnici, ove vige la discrezionalità di nomina, che accompagneranno il candidato presidente in ruoli di amministrazione, scelta e decisione: sollevando così il velo dell'ipocrisia e condividendo con gli elettori la scelta di manager che hanno come unici referenti i cittadini-azionisti".

"E' di sicuro -scrive ancora il governatore del Lazio - un dibattito che deve proseguire principalmente nelle sedi istituzionali, e che penso debba essere affrontato anche dalla Conferenza dei Presidenti di Regione".

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Turco, riscrivere regole nomine. Serve trasparenza

Per iter più rapido possibile stralcio da Ddl su qualità Ssn

Approvare in tempi rapidi le nuove regole sulla scelta dei direttori generali e sulle nomine dei primari, magari stralciandole dal Disegno di legge sulla qualità e la sicurezza del Ssn, che le contiene e sta per cominciare l'esame in Parlamento.

E' la proposta del ministro della Salute, Livia Turco, che in un lungo comunicato interviene sulla questione delle nomine politiche in sanità. E chiede innanzitutto alle Regioni e ai partiti, ma anche ai sindacati e alle professioni "un immediato confronto" e che "tutti facciano la loro parte nel presidiare il merito e la competenza prima di ogni altro interesse". Con l'invito a compiere, tutti insieme, "uno sforzo straordinario per far sì che si possano tradurre presto in legge" queste nuove norme, la Turco si dice "pronta a ridiscutere, subito e dandoci tempi certi di lavoro, il merito delle singole disposizioni che sono certamente perfettibili. Ma - sottolinea - non tiriamoci indietro da questa sfida. Mostriamo ai cittadini che la 'buona politica' e i 'buoni medici' esistono e vogliono riprendere in mano la sanità.

Diamo ai cittadini la certezza che il manager che amministra le risorse pubbliche e il medico che ha in mano il bisturi da cui dipende la sua vita, siano i più bravi e competenti nel loro mestiere e non quelli più abili nell'accaparrarsi la simpatia di questo o quel politico". Il ministro è convinto che "sia possibile. Anche perché - afferma - non ci sto al 'così fan tutti' che serpeggia in queste settimane. E se, come credo, non sono la sola a pensare che il Ssn sia nella sua sostanza pulito e indenne da manovre e operazioni di potere, allora sì che la svolta è alla nostra portata. Adesso, non domani", puntualizza la Turco senza mezzi termini.

"La questione dei manager della sanità e dei primari nominati più per la tessera che per la loro bravura - ricorda la Turco - non è nuova. La sensazione, pur essendo personalmente convinta che il fenomeno non si possa generalizzare più di tanto, è quella di un sistema a lottizzazione spinta. E' veramente così?", si chiede il ministro aggiungendo subito: "penso di no. Prima di tutto perché non si può equiparare di per sé a lottizzazione il fatto che siano le Regioni a nominare i direttori generali di Asl e ospedali. Come si può infatti immaginare di scindere la responsabilità politica di tutelare la salute dei cittadini, che è compito delle Regioni, dal potere loro affidato di nomina di questi manager ai quali spetterà l'attuazione delle politiche di programmazione e di indirizzo sanitario stabilite dalla Giunta?".

Per il ministro, "va poi sgombrato il campo dal miraggio delle 'regole perfette' per nomine al di sopra di ogni sospetto. Semplicemente non esistono. Il nodo - precisa - sta piuttosto nello stabilire dove inizia e dove deve necessariamente finire l'arbitrio della politica nella selezione di manager e primari. Intanto chiariamo che si tratta di due profili distinti. Sul primo, quello dei direttori generali, è indubbio che la politica deve continuare, come abbiamo visto, ad avere un ruolo fondamentale, pur se vincolato da criteri limpidi nella selezione dei manager. Per i medici e gli altri dirigenti apicali della sanità il discorso è completamente diverso. Qui la politica - sottolinea la Turco - non deve entrare in alcun modo nella partita delle nomine. Non può infatti che essere il Direttore generale, in piena autonomia e in qualità di primo responsabile dell'azienda sanitaria, a scegliere i suoi migliori collaboratori".

Il "problema", dunque, è "come far sì che il percorso di nomina sia il più possibile impermeabile a 'inquinamenti' di sorta". Ecco a questo punto "le regole", necessarie "per aiutare a far prevalere il merito e non la fedeltà, la competenza e non il legame di cordata".

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21 gennaio 2008

Embrioni umani clonati da cellule adulte

Per la prima volta è stato dimostrato che il trasferimento nucleare da cellule somatiche (SCNT) può creare embrioni umani al livello di blastocisti da cellule adulte differenziate.

La possibilità di generare cellule staminali dal DNA porta con sé grandi promesse terapeutiche, e la presente ricerca potrebbe rappresentare un passo chiave.

In precedenza, erano stati generati embrioni umani tramite il DNA derivante da cellule embrionali, e non da cellule adulte.

Nessun altro studio ha mai documentato la clonazione di una cellula umana adulta, e tantomeno la sua crescita allo stadio di blastocisti, stadio nel quale la cellula donatrice guida lo sviluppo embrionale e che genera le cellule da cui derivano le staminali.

La sfida finale nell'SCNT terapeutica consiste nell'isolamento della cellula staminale nucleo-trasferita.

(Stem Cells online 2008, pubblicato il 17/1)

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Allenza Fnomceo-Amsi per integrare medici stranieri

Meno ostacoli per l'integrazione dei medici stranieri che lavorano in Italia.
La Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) e l'Associazione italiana medici di origine straniera (Amsi) hanno avviato una collaborazione per affrontare i problemi di questa categoria di camici bianchi e cercare adeguate soluzioni. Un impegno che sarà 'visibile', a breve, anche sul portale della Fnomceo, dove sarà attivata una nuova rubrica in cui saranno affrontate problematiche sanitarie multiculturali e temi legati all'integrazione, come è stato deciso in un recente incontro tra il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco e Foad Aodi, presidente dell'Amsi.

Un'occasione che ha permesso ad Aodi di illustrare "tutte le problematiche di questa categoria di medici - si legge in una nota della Fnomceo - che vanno dall'iscrizione all'Albo, alla partecipazione nei concorsi pubblici, all'accesso alle scuole di specializzazione, all'accesso ai corsi di medicina generale, ai permessi di soggiorno, all'inserimento infine nel mondo del lavoro".

In realtà proprio grazie alla collaborazione già a suo tempo attivata con la Federazione, con i vari Ordini provinciali, con il ministero della Salute e quello degli Interni, molti di questi temi sono già arrivati a un buon punto di soluzione, in particolare per l'iscrizione all'Ordine, l'accesso alle scuole di specializzazione e le pratiche per il permesso di soggiorno. "Ed è molto migliorato anche uno dei problemi cardine dei medici di origine straniera, quale l'inserimento nel mondo del lavoro", continua la nota . Ancora sul tappeto, il sostegno ai concorsi pubblici. "Ma su questo argomento - si legge nella nota - probabilmente, ci sarà poco da fare.

Foad Aodi ha avuto, infatti, dal ministro degli Interni, Giuliano Amato, una risposta negativa: secondo la nostra Costituzione, a potervi partecipare sono solo i cittadini italiani". Foad Aodi, nel ringraziare la Fnomceo per l'impegno preso, ha sottolineato che "noi medici possiamo essere ambasciatori del dialogo tra i popoli in una società sempre più globalizzata e multiculturale". Mentre il presidente Bianco ha ribadito che in "un mondo sempre più globale serve una concreta strategia e chiare regole del gioco che inneschino una vera integrazione. E la sanità è l'ambito per eccellenza dove queste strategie possono dispiegarsi al meglio: è questa la sfida del nostro presente".

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Inghilterra, 17mila morti l'anno per carenze SSN

La denuncia, dell'associazione inglese per i diritti dei contribuenti TaxPayers' Alliance

Oltre 17 mila persone uccise dal sistema sanitario inglese ogni anno. Per l'esattezza sono 17.157 i morti che, ad esempio nel 2004, hanno gravato sulla coscienza del Nhs. Stando almeno all'accusa, destinata senz'altro a far discutere, dell'associazione inglese per i diritti dei contribuenti TaxPayers' Alliance, che si occupa di come il denaro pubblico viene speso nel Regno Unito. E che questa volta ha deciso di accendere i riflettori sul Sistema sanitario nazionale.

Così l'agguerrita associazione ha comparato i dati dell'Oms relativi a 5 Paesi europei, confrontando il Regno Unito con Francia, Germania, Paesi Bassi e Spagna. E le cattive notizie, per il Regno di Sua Maestà, non sono mancate. In Inghilterra ci sono oltre 17 mila morti in più l'anno rispetto alla media degli altri Paesi. I ricercatori arruolati dalla TaxPayers' Alliance hanno utilizzato, come indicatore, la "mortalità suscettibile dell'assistenza sanitaria", ovvero il numero di decessi in talune condizioni e a una data età che è ragionevolmente possibile scongiurare.

Il tasso, nel Regno Unito, è risultato di 135 persone su 100 mila, rispetto a una media di 107. A cavarsela meglio la Francia, con un rapporto di 91 su 100 mila. Proiettando la differenza tra la media dei cinque Paesi e il risultato deludente della Gran Bretagna sull'intera popolazione britannica, il risultato è di 17.157 morti in più, un numero cinque volte superiore a quello che contraddistingue gli incidenti stradali nel Regno Unito.

Nonostante siano aumentati i finanziamenti del Nhs durante le amministrazioni Thatcher, Major e Blair, i tassi di mortalità stentano a migliorare. "Migliaia di persone - afferma Matthew Sinclair, del TaxPayers' Alliance - muoiono ogni anno in Inghilterra perché il servizio sanitario non offre gli stessi standard europei garantiti in altri Paesi del Vecchio Continente".

Il governo si difende: il dipartimento della Salute ci tiene a precisare che "negli ultimi 10 anni sono stati arruolati 100 mila medici e infermieri in più. Gli investimenti e le riforme adottate hanno avuto un impatto significativo sulla sanità pubblica e ci hanno permesso di tagliare le liste d'attesa e migliorare l'accesso dei pazienti a terapie innovative".

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18 gennaio 2008

Stop a polemiche su nuovo statuto Onaosi

"La riforma dello statuto dell'Onaosi rappresenta una soluzione fortemente innovativa, equilibrata e assolutamente rispettosa del dettato legislativo".

Questo il giudizio unanime espresso da Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo); Giacomo Leopardi, presidente della Federazione ordini farmacisti italiani (Fofi), e Gaetano Penocchio, presidente della Federazione nazionale ordini veterinari italiani (Fnovi), sull'approvazione, sabato scorso, del nuovo statuto da parte del consiglio di amministrazione della Fondazione.

"Riteniamo opportuno che il confronto polemico lasci finalmente il passo a quello propositivo e partecipativo - scrivono Bianco, Leopardi e Penocchio in una nota congiunta - così da ridefinire un clima sereno e responsabile all'interno del quale la Fondazione possa esercitare i vecchi e i nuovi compiti di solidarietà tra professioni e nelle categorie professionali che operano nell'ambito dei servizi di tutela della salute pubblica.

La presenza dei rappresentanti delle nostre Federazioni all'interno dell'organo di indirizzo e controllo della Fondazione - concludono i tre presidenti - costituisce una funzione di garanzia e di rappresentanza delle professioni che ci è stata affidata pro tempore dal voto, libero e consapevole, di decine di migliaia di professionisti".

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Influenza da 60 mln di euro

L'influenza colpisce anche le imprese: il costo stimato per 12 settimane, dallo scorso 15 ottobre al 6 gennaio, supera infatti già i 60 milioni di euro, pari a oltre 900 mila giorni persi in malattia.

Un dato, fornito dalla Camera di Commercio di Milano, che considera gli occupati italiani costretti a letto, tra imprenditori e lavoratori, per una media di tre giorni di convalescenza a testa, escludendo il costo del week end.

E il 'picco' del mal di stagione, secondo le previsioni, deve ancora arrivare.

Nella classifica delle province italiane, considerando gli addetti influenzati, dopo Milano, con un costo di oltre 5 milioni di euro e 76 mila giorni di malattia, arriva Roma con oltre 4 milioni di euro e 67 mila giorni persi.

Seguono Torino (oltre 2 milioni e mezzo di euro per 40 mila giorni), Napoli (2 milioni e 300 mila euro) e Brescia (1 milione e mezzo di euro).

Tra le prime 10 più colpite anche Bari, Bergamo, Bologna, Firenze e Verona che superano tutte il milione di euro di costi.

Il maggior numero di occupati (110.000) si è ammalato durante la prima settimana di gennaio e in quasi 72 mila durante l'ultima settimana del 2007 con le tanto attese feste che si sono trasformate per molti in giorni di malattia.

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Snami, autocertificazione primi 3 giorni

Il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) rilancia la proposta di autocertificazione Inps per i primi tre giorni di malattia dei lavoratori.

Un'idea, oggi al centro del dibattito tra sindacati di medicina generale, già proposta da Snami "30 anni fa, ottenendo però il rifiuto del Governo e dei sindacati di allora, oltre che delle organizzazioni degli industriali", spiega il presidente del sindacato, Mauro Martini.

"Siamo pronti ad articolare la nostra proposta", dice Martini, perché a questa consuetudine - "diffusissima in tutto il mondo occidentale" - l'Italia possa rapidamente adeguarsi.

Ma Martini tiene a ribadire che "la paternità della proposta di autocertificazione dei tre giorni di malattia è del presidente onorario e fondatore Snami Roberto Anzalone, che la lanciò 30 anni fa.

Siamo solo felici - conclude- che qualcuno faccia proposte che noi abbiamo già avanzato, in tempi non sospetti e remoti. Significa che le idee Snami non tramontano e fanno presa anche decenni dopo".

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Il cioccolato alleggerisce l'osso?

Consumare cioccolato abitualmente potrebbe indebolire la densità e l'architettura dell'osso così da incrementare il rischio di osteoporosi e di fratture.

Accanto alle molteplici proprietà benefiche del cioccolato ve ne sarebbe una non troppo salutare secondo quanto hanno osservato alcuni ricercatori americani che hanno lanciato l'allarme.

Gli studiosi hanno analizzato le abitudini alimentari di oltre 1000 donne di età compresa tra 70 e 85 anni ponendo l'accento sui consumi abituali di cioccolato e di bevande a base di cacao.

Le donne venivano randomizzate in due gruppi uno dei quali assumeva calcio in forma di supplemento e l'altro riceveva nella stessa misura un placebo.

Dopo alcune settimane di osservazione sono state rilevate le misure di mineralizzazione ossea evidenziando che le donne che abitualmente mangiavano cioccolato non più di una volta la settimana mostravano un'architettura ossea più forte rispetto alle consumatrici assidue che ne mangiavano almeno una volta al giorno.

Tra l'altro i supplementi di calcio non mostravano effetti degni di nota. La scoperta non è certo rassicurante per gli amanti del cioccolato e per giunta l'allarme giunge a poco più di un mese di distanza da un'altra pubblicazione che invece rinnovava i benefici del cioccolato per la prevenzione del rischio cardiovascolare e, quindi, anche a consolazione sarebbe meglio andare cauti nelle valutazioni.


American Journal of Clinical Nutrition
J. M. Hodgson et al

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L'eccesso di chewing-gum con sorbitolo porta alla diarrea violenta

Masticare troppi chewing-gum dolcificati con sorbitolo può scatenare gravi disturbi gastrointestinali e dare il via a un massiccio calo di peso.

Esperti dell'Università Humboldt di Berlino (Germania) riportano sul British Medical Journal alcuni preoccupanti casi di persone ricoverate per una violenta diarrea, che in due pazienti ha provocato la perdita, in pochi giorni, rispettivamente di 10 e 20 chilogrammi.

Si rischia di andare incontro a questi episodi - assicurano gli esperti - assumendo quantità di sorbitolo pari o superiori a 20 g al giorno, che è stato dimostrato siano in grado di causare diarrea osmotica. Secondo l'articolo, ogni lastrina di chewing-gum apporta 1,15 g di dolcificante.

Alla prima visita, i medici sospettavano che i pazienti, rivelatisi poi "ingordi" di chewing-gum, soffrissero di malassorbimento o malnutrizione.

Dopo una serie di analisi risultate negative, i medici hanno pensato di domandare ai malati le loro abitudini quanto a consumo di gomme.
Ottenuta la sorprendente risposta, hanno ordinato di interrompere l'uso di questi prodotti.

Immediatamente i pazienti si sono ristabiliti: dalle 10 evacuazioni si tornava alla normalità, e i chili persi sono stati riguadagnati con facilità.

British Medical Journal
Farmacista 33 lunedì 14 gennaio 2008
Per approfondire vedi anche
Dica33

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Nutrizione, soia opportuna negli anta

Un supplemento quotidiano di soia potrebbe prevenire l'accumulo di grassi a livello addominale che è tipico delle donne nel periodo postmenopausale.

In proposito uno studio randomizzato in doppio cieco ha coinvolto 15 donne di età superiore ai 55.6 anni con un BMI 30.5 che venivano invitate ad assumere una bevanda emulsionata supplementata con 20 g di proteine della soia e 160 mg di isoflavoni ponendole a confronto con un pari gruppo di donne che invece ricevevano una bevanda placebo.

Il trial durava 3 settimane consecutive al termine delle quali venivano misurati i parametri di composizione corporea.

Si è cosi evidenziato che, sebbene non vi fossero significativi cambiamenti del peso nei due gruppi confrontati, nel gruppo che aveva bevuto la bevanda supplementata la massa grassa sottocutanea addominale era significativamente diminuita.

Questo studio ripropone la questione annosa, e ancora non risolta, dell'opportunità dell'impiego della soia nel trattamento dietetico delle donne in sovrappeso nel periodo postmenopausale.

Fertility and Sterility (Elsevier)
December 2007, Volume 88, Issue 6, Pages 1609-1617
Sites CK et al.

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Spina bifida, un simbolo in aiuto

E' nato un simbolo nuovo appositamente studiato per aiutare le donne in gravidanza a scegliere per l'acquisto di cereali, quelli arricchiti con acido folico.

Sembra una banalità ma in effetti non è così. Un marchio particolare e nuovo è stato approvato e lanciato negli Stati Uniti, proprio in questi giorni, cioè nella settimana dedicata alla prevenzione dei difetti del tubo neurale (Folic Acid Awareness Week).

Basterà un simbolo sulle confezioni di cereali per incrementare la prevenzione contro la spina bifida? Non è facile rispondere ora. In ogni caso, per ottenere il marchio innovativo il prodotto deve contenere una quantità pari al 10% di acido folico per ogni porzione, si tratta dunque di un arricchimento consistente.

E' importante comunque che la simbologia delle confezioni alimentari sia unificata e controllata rigorosamente anche in Italia, pensando anche al notevole numero di stranieri che si trova per motivi diversi nel Nostro Paese.

Gli americani, infatti, hanno già previsto la versione del nuovo marchio in due lingue, inglese e spagnolo.

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In tavola ma in regola

La Commissione europea ha adottato in questi giorni una proposta di revisione del regolamento relativo a nuovi prodotti alimentari.

Al fine di facilitarne la commercializzazione nell'UE e mantenendo alti i livelli di protezione dei consumatori, la nuova proposta prevede che gli alimenti innovativi siano sottoposti ad una procedura di autorizzazione più semplice e più efficacie.

Le disposizioni innovative tendono a proteggere alcuni dati relativi ai nuovi prodotti alimentari autorizzati, incoraggiando così l'industria a investire nello sviluppo di nuovi prodotti e di nuove tecniche di produzione.

Il nuovo testo, in pratica, attualizza un regolamento europeo che era rimasto fermo a 10 anni fa. Le innovazioni principali riguardano le procedure di valutazione e autorizzazione; d'ora in poi queste saranno centralizzate e la domanda di autorizzazione verrà direttamente trasmessa alla Commissione e all'Autorità europea della sicurezza degli alimenti (EFSA).

Questa uniformità di procedure garantisce una maggiore trasparenza sia per i produttori che per i consumatori.

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Nuovo extravergine DOP

E' siciliano, viene dai monti Iblei nella provincia di Siracusa, l'ultimo olio extravergine DOP con un contenuto di antiossidanti eccellente.

Lo confermano le analisi allestite dai ricercatori del dipartimento di Chimica e Biochimica Molecolare dell'Università di Catania che hanno analizzato tutte le componenti biochimiche di un olio DOP proveniente dalla trasformazione delle olive raccolte tra il mese di ottobre e il dicembre del 2005.

Il contenuto in polifenoli dell'olio siculo proveniente dal cultivar "Tonda Iblea" espresso in termini di acido gallico, arriva a livelli medi di circa 53,72 mg/100 g.

La stabilità ossidativa di quest'olio appare eccellente e conforme ad una ampia gamma di effetti salutari.

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17 gennaio 2008

La lapidazione è prevista dalla sharia e non sarà mai abolita

Timore per altre 9 donne detenute

(Teheran) La lapidazione è prevista dalla sharia e non sarà mai abolita. Questa la secca risposta di Sadegh Larijani, responsabile del dipartimento Diritti Umani dell'Autorità Giudiziaria, alle richieste di Amnesty International, che ancora una volta, nei giorni scorsi aveva chiesto in un documento inviato al governo di Teheran l'abolizione della lapidazione, in base agli articoli 102 e 104 del Codice Penale della Repubblica Islamica per reati di adulterio.

Nove donne e due uomini, nelle prigioni della Repubblica Islamica, rischiano di essere uccisi proprio per questo motivo.

Ne è convinta Assieh Amini, femminista iraniana impegnata a Teheran in una campagna per l'abolizione di questa pratica disumana, teme che "almeno due delle 9 donne condannate saranno lapidate".

Si tratta di "Kobra Najjar, una donna costretta dal marito alla prostituzione e attualmente detenuta nel carcere di Tabriz, e potrebbe essere lapidata in qualsiasi momento, in quanto la sua condanna - fa sapere Assieh Amini ?? è stata confermata anche dai giudici del Tribunale Supremo".

"Cinque di questi condannati, in attesa del responso del Tribunale Supremo - conclude la femminista - potrebbero salvarsi, ma per gli altri sei temo che non ci sarà nulla da fare". (Delt@ Anno VI°, N. 10 del 17 Gennaio 2008)

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Una malattia su 10 dovuta a malnutrizione

L'11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile.

Da un lato carenza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall'altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete.

Queste e altre scioccanti statistiche sono pubblicate in un inserto speciale della rivista 'The Lancet' dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell'Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito.

Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo.

Anche lo scarso ricorso all'allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 - secondo i calcoli degli esperti - a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d'età.

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Regione Lazio, deficit dimezzato nel 2008

"Il 2007 della sanità laziale si è chiuso con un deficit di circa 1 miliardo di euro. E' nostro obiettivo, per l'anno appena cominciato, dimezzare ulteriormente il disavanzo, portandolo a circa 500-550 milioni di euro".

E' la promessa di Augusto Battaglia, assessore alla Sanità laziale, intervenuto ieri in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali.

"In due anni - ha sottolineato Battaglia - abbiamo dimezzato il deficit: siamo passati dai 1.880 milioni del 2005 ai mille del 2007. E per il 2008 - prosegue - abbiamo avviato una manovra di contenimento della spesa di 585 milioni". Per il 2009, però, la situazione è più complicata, "e sarà più difficile raggiungere il pareggio completo dei conti", ammette l'assessore.

Il motivo è da ricercare "nella specificità della Regione Lazio. Abbiamo 5 policlinici universitari solo a Roma, e molti ospedali accreditati - continua Battaglia - e ci saranno sicuramente altri costi aggiuntivi.

Quello che chiediamo - termina - è di essere giudicati per i risultati raggiunti, non per le singole delibere".

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Anaao, ripristinare legalità su turni riposo

L'Anaao Assomed torna sulla norma della legge Finanziaria 2008 che rende non esigibile il diritto, "riconosciuto in tutta Europa", al riposo continuativo di almeno 11 ore tra due turni di lavoro, e si appella alle Istituzioni affinché "ripristino la legalità".

Chiede in particolare al capo del Governo e ai ministri della Salute, della Funzione Pubblica e del Lavoro, "una esplicita e inequivocabile presa di posizione a favore del ripristino di una condizione di legalità nelle aziende sanitarie", e ai gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione "la cancellazione di un provvedimento che lede il diritto all'integrità psicofisica dei medici e degli infermieri del Ssn, mettendo anche in pericolo la sicurezza e la qualità delle cure che tutti i giorni vengono erogate ai cittadini".

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16 gennaio 2008

Defibrillatori fuori dagli ospedali, approvata la legge

"Sono molto soddisfatto che oggi (ieri, ndr) la Commissione sanità del Senato abbia approvato all'unanimità la legge che prevede l'utilizzo dei defibrillatori anche al di fuori degli ospedali".

Questo il commento di Ignazio Marino, presidente della Commissione sanità di palazzo Madama al termine della seduta. "Solo con un intervento tempestivo è possibile salvare la vita in caso di arresto cardiaco", aggiunge.

Il Ddl 1517, già approvato alla Camera, contiene nuove norme in materia di utilizzo di defibrillatori automatici in ambiente extraospedaliero individuando i luoghi, le strutture e i mezzi di trasporto nei quali dovrebbe esserne prevista la disponibilità: dagli ambulatori agli aeroporti, ai treni, ai penitenziari, alle sedi di grandi eventi, fino alle scuole, alle farmacie e molti altri luoghi.

Il testo approvato prevede, inoltre, che il personale non medico segua corsi di formazione e addestramento per poter procedere con la necessaria sicurezza all'uso dei defibrillatori stessi in caso di emergenza. Durante la seduta odierna, rivela Marino in una nota, è stato approvato anche un Ordine del giorno in cui il Governo si impegna, entro 6 mesi dall'entrata in vigore della legge, a individuare tutti i luoghi, le strutture e i mezzi di trasporto in cui i defibrillatori dovranno essere presenti.

"Mi auguro che la Camera confermi i contenuti di questa legge rapidamente e senza modifiche. Dobbiamo infatti ricordare che ogni anno decine di migliaia di persone colpite da arresto cardiaco muoiono - continua Marino - perché non si riesce a intervenire tempestivamente con la defibrillazione elettrica che, se eseguita entro pochissimi minuti dall'infarto, può salvare la vita del paziente.

Questa legge quindi - dice ancora - contribuirà a garantire maggiore sicurezza ai nostri cittadini che potranno essere soccorsi con la dovuta competenza in caso di necessità, senza il rischio di attendere i soccorsi per un lasso di tempo che spesso può rivelarsi fatale".

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FDA, via libera ad alimenti da animali clonati

E' ufficiale il 'via libera' della Food and Drug Administration (Fda) al consumo di carni e latte da animali clonati.

L'ente regolatorio americano ha infatti pubblicato sul suo sito un riassunto del report, compilato da esperti dell'Agenzia in ben sette anni, in cui si assicura che gli alimenti provenienti da bovini, suini e caprini 'fotocopia' e dalla loro prole sono sicuri tanto quanto quelli ottenuti da animali allevati in maniera tradizionale.

Solo per quanto riguarda gli ovini, la Fda dichiara di "non aver raccolto sufficienti dati" per affermarne la totale sicurezza.

L'Agenzia ha messo a punto anche una guida per le industrie che si occupano di clonazione e di produzione di cibi da animali creati in laboratorio, assicurando che "non sono necessarie misure particolari da adottare per le carni e il latte di mucche o maiali, mentre occorre escludere per ora dalle produzioni pecore e animali simili", proprio per l'insufficienza di dati sulla loro sicurezza.

La Fda non renderà dunque obbligatoria l'apposizione di specifiche etichette di avvertimento su bistecche o latte da animali clonati, ma non esclude la possibilità per chi alleva in maniera tradizionale di esibire volontariamente la dicitura 'clone-free product', cioè prodotto senza ricorrere alla clonazione.

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Legge 40, le linee guida terranno conto delle sentenze

Le nuove linee guida sull'applicazione della legge 40 in materia di fecondazione assistita, in arrivo entro gennaio, "non possono non tenere conto" delle sentenze emesse dai tribunali di Cagliari e di Firenze a favore della diagnosi pre-impianto nel caso di coppie con malattie genetiche trasmissibili ai figli.

Lo spiega il ministro della Salute, Livia Turco, intervenuta ieri a 'Viva Voce' su Radio 24. Nella messa a punto delle linee guida, dice Turco, "confermo che abbiamo fatto un lavoro molto, molto accurato".

Ma sui contenuti nessuna anticipazione, aggiunge, "perché mi sono presa l'impegno di parlarne alle commissioni parlamentari competenti. E questo anche se si tratterà di un decreto ministeriale, che in quanto tale io posso teoricamente mandare immediatamente alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Posso solo dire - continua - che con il Consiglio superiore di sanità (Css) abbiamo fatto un lavoro molto accurato e che manterrò l'impegno che mi ero assunta davanti alle Camere, cioè di presentare un testo giuridicamente ineccepibile".

Quanto appunto alle due sentenze, "non possono non essere tenute in conto - ammette il ministro - Ma questo non appartiene alla discrezionalità personale - puntualizza - bensì all'esercizio dell'azione di governo, che nel momento in cui compie un atto amministrativo non può non tenere conto di tutte le componenti dell'ordinamento. E sentenze ripetute non possono essere ignorate", precisa Turco.

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15 gennaio 2008

Il Papa alla Sapienza di Roma, qual'è lo scopo?

E? fin troppo ovvio, il Papa ha tutto il diritto di parlare alla Sapienza. La censura non è mai stata il tratto distintivo della cultura laica; quindi, diritto d?invito e diritto di parola? non c?è dubbio.

Quello che stona in questa vicenda è piuttosto l?opportunità di un simile evento. Con questo Papa il Vaticano porta avanti un?offensiva rovente contro il sapere, la scienza, il libero pensiero e i diritti civili. E? in questi assalti che si rivelano l?attitudine e il talento di ogni integralismo religioso; ma questa è cosa ormai risaputa.

Non serve scomodare Galileo o Giordano Bruno; ma anche pensando a tempi più recenti, non è necessario ricordare l?avversità di Pio VII nei confronti dell?illuminazione stradale voluta da Napoleone; è superfluo leggere le cronache di Stendhal che descriveva Roma come una città tagliata fuori dalla storia, quasi priva di fonti di reddito, con i romani tenuti in uno stato d?ignoranza senza confronto nell?Europa civilizzata.

Per comprendere il ruolo del Vaticano è sufficiente pensare ai giorni nostri, ai funerali di Welby, all?opposizione tenace nei confronti dei progressi della scienza e della medicina, alle bacchettate assestate al sindaco Veltroni. La distanza tra società civile e Chiesa cattolica in questo momento è siderale, questo è scritto sui muri della città.

Sinceramente, è difficile capire lo scopo di quest?evento; la presenza del Papa all?inaugurazione dell?anno accademico scuote le opposte fazioni senza produrre un confronto sano e costruttivo. Che sia questo il vero motivo? Quello che interessa ai cittadini italiani, ancora asserviti al potere della Chiesa nonostante la breccia di Porta Pia, è una seria discussione che porti ad una demarcazione dei confini tra Stato e Vaticano, tra fede e scienza.

Ratzinger alla Sapienza è una provocazione certamente in linea con la strategia e gli obiettivi del suo pontificato. Infatti, tutto ciò produce dure reazioni anticlericali che ritardano il confronto serio e decisivo. Sobillare gli estremismi per meglio interpretare il ruolo di vittima, in modo da attivare la difesa delle lobby politiche che, con strumentali alzate di scudi, proteggono la Chiesa assicurandole il potere, l?otto per mille e l?immunità fiscale; potrebbe essere questa la finalità di questa e di molte altre circostanze?

Una cosa è sicura: l?incidente è cercato. Nelle relazioni diplomatiche tra stati o istituzioni nessuno invita pubblicamente se non vi è certezza che l?invitato accetti. Ora sarebbe interessante capire chi ha sollecitato un evento decisamente inopportuno: quello che porta il rappresentante del creazionismo ad inaugurare le attività di un luogo deputato al pensiero autonomo.

Ma ormai il danno è fatto, che il Papa parli all?università è un atto dovuto. Gli va consentito in nome dei bersaglieri caduti a Porta Pia, per onorare la memoria di Galileo e per testimoniare la diversità e l?attitudine del libero pensiero.

Il desiderio di censura manifestato dai docenti e dagli studenti della Sapienza, sconcerta probabilmente più gli stessi autori che gli ambienti ecclesiastici; quest?ultimi sono ben consci della voglia di repressione che riescono a provocare. Ma l?integralismo è destinato alla solitudine e di ciò sembra che la Chiesa non abbia consapevolezza: l?ultimo Papa Re combatté gli italiani, solo e abbandonato da tutte le potenze europee che lo avevano da sempre protetto.

Mauro David

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Sulle spalle dei giganti, Il genere della salute

Ciclo di incontri e dialoghi con i protagonisti della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico

NICLA VASSALLO e CARLO VERGANI
Il genere della salute
Conduce: Gilberto Corbellini, professore di Storia della medicina e bioetica, Università La Sapienza di Roma e Direttore Scientifico O.N.Da martedì 29 gennaio 2008 | ore 18.30 Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Via San Vittore 21, Milano - Ingresso libero fino a esaurimento posti.

L?ultimo appuntamento della V edizione di Sulle Spalle dei Giganti ospita Nicla Vassallo e Carlo Vergani, affiancati nel dialogo da Gilberto Corbellini. Il tema affrontato, di particolare attualità, sarà ?Il genere della salute?. Prima dell?incontro, dalle 17.30 alle 18.30, sarà possibile visitare gratuitamente, accompagnati da un animatore scientifico, la mostra ?Donne in salute? (7 novembre 2007 ? 20 febbraio 2008) mostra interattiva sulla salute della donna realizzata da O.N.Da (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) in partnership con il Museo e con la collaborazione di POST ? Perugia Officina per la Scienza e la Tecnologia.

Il genere della salute
Le manifestazioni, gli sviluppi e i trattamenti delle patologie differiscono in base al sesso, in base al genere o in base a una combinazione di entrambi? La medicina di genere è la scienza che si basa sul fatto che le caratteristiche biologiche e sociali degli esseri umani di sesso maschile siano diverse da quelle degli esseri umani di sesso femminile?

A partire da queste domande fondamentali, Nicla Vassallo, professore ordinario di Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell?Università di Genova, Carlo Vergani, primario della Divisione di Geriatria al Policlinico di Milano e Gilberto Corbellino, indagheranno la natura della medicina e la natura delle donne, nel tentativo di comprendere se la natura della medicina è in grado di dirci qualcosa di importante sulla natura delle donne e se la natura delle donne è capace di dirci qualcosa di importante sulla natura della medicina.

La medicina e la salute di genere partono dalle recenti teorie di Marianne J. Legato (Columbia University) che evidenziano la differenza tra maschi e femmine, alla cui definizione concorrono sia i meccanismi biologici, che determinano il sesso, sia le variabili ambientali e culturali che incanalano i comportamenti in rapporto a questa bio-diversità.

Nascono più maschi ma il loro sviluppo è più tardivo e vulnerabile rispetto a quello delle femmine. Gli uomini sono più a rischio di morte per malattie infettive, omicidi, suicidi e annegamento, malattie associate al fumo, al consumo di alcool e all'obesità.

Le donne sono più longeve anche se più soggette a malattie degenerative, tumori e disturbi psichici dell?umore. Questa differenza tra i generi va attribuita a una serie di fattori biologici e comportamentali, a stili di vita più o meno salutari e a diversi modelli culturali. Sul piano della politica e dell'etica della medicina è dunque necessario prendere in considerazione queste differenze obiettivamente riconoscibili, per definire approcci terapeutici funzionali e mirati, adottando un principio politico di eguaglianza, considerato non in modo astratto e ideologico ma, come diceva il biologo molecolare e premio Nobel François Jacob, ?inventato precisamente perché gli esseri umani non sono identici?.

Nicla Vassallo, considerata uno dei massimi esperti di filosofia della conoscenza, è professore ordinario di Filosofia teoretica presso l?Università di Genova e professore invitato di Epistemologia presso l?Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano. Membro del comitato scientifico del Festival della scienza e dell?Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, scrive regolarmente sul supplemento culturale de ?Il Sole-24 Ore?. Tra le sue pubblicazioni scientifiche, ricordiamo Filosofia delle donne (Laterza, 2007) in qualità di co-autrice, Filosofia delle conoscenze (Codice, 2006) in qualità di curatrice e Filosofia della comunicazione (Laterza, 2005) in qualità di co-curatrice.

Carlo Vergani è Ordinario di Medicina Interna. È Direttore della Cattedra di Gerontologia e Geriatria e della Scuola di Specializzazione in Geriatria presso l?Università degli Studi di Milano. È Responsabile dell?Unità Operativa di Geriatria presso l?Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Come membro del Consiglio Superiore della Sanità nei trienni 1997-1999 e 2000-2002 è stato componente del Gruppo di lavoro che ha elaborato il ?Progetto Obiettivo Anziani 2000-2002?. È stato nominato esperto del Consiglio Superiore di Sanità per il triennio 2003-2005. Si interessa di problemi inerenti il processo biologico dell?invecchiamento e la qualità della vita in età avanzata, i disturbi cognitivi dell?anziano, la patologia cardiovascolare e l?organizzazione socio-sanitaria per la cura dell?anziano. È autore di La nuova longevità, Oscar Saggi Mondadori 1999, e di Note pratiche di diagnosi e terapia per l?anziano, Elsevier Masson 2006.

Gilberto Corbellini è professore ordinario di storia della medicina e docente di bioetica presso la Facoltà di medicina e chirurgia dell?Università di Roma ?La Sapienza?. Laureato in filosofia nel 1986, ha conseguito il dottorato di ricerca in sanità pubblica nel 1996. Nel 1993 e nel 1995 è stato visiting fellow presso il Neuroscience Institute di San Diego. È Direttore Scientifico di O.N.Da. Tra le sue pubblicazioni nazionali e internazionali, ricordiamo l?antologia storica L'evoluzione del pensiero immunologico, Bollati Boringhieri 1990, di cui è stato curatore, Le grammatiche del vivente. Storia della biologia e della medicina molecolare, Editori Laterza 1997 (I edizione), 1999 (II edizione), e Breve storia delle idee di salute e malattia, per Carocci 2004.

Dopo gli incontri con Umberto Galimberti, Edoardo Boncinelli, Camilla Baresani, Roberta De Monticelli, Luciano Garofano e Luigi Luca Cavalli Sforza, il Museo prosegue nell?ambizioso obiettivo di creare un?agorà, un luogo di riflessione e confronto per tutti.

?Sulle Spalle dei Giganti? è un?occasione per ascoltare un?opinione autorevole sugli scenari futuri, per poter esprimere idee e scegliere in modo sempre più consapevole nella vita di tutti i giorni. Comunicazione, comprensione, partecipazione e libertà sono parole chiave per il Museo e si esprimono in questo ciclo di incontri.

SULLE SPALLE DEI GIGANTI ? Scienza e società (V edizione) Realizzato da: Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia ?Leonardo da Vinci?. In collaborazione con: Camera di Commercio di Milano. Con il patrocinio di: Ministero dell?Università e della Ricerca; Ministero della Pubblica Istruzione; Regione Lombardia ? Culture, Identità e Autonomie della Lombardia; Provincia di Milano; Comune di Milano ? Cultura; Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia; Segretariato Sociale Rai. Nell?ambito di: V edizione del progetto La Primavera della Scienza, promosso dal Ministero dell?Università e della Ricerca.
Informazioni: www.museoscienza.org | info@museoscienza.it | 02 485551

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Turco, superare ospedali psichiatrici giudiziari

Superare gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), trasferendo la sanità penitenziaria dal ministero della Giustizia a quello della Salute.

Lo ha ribadito il ministro Livia Turco intervenendo a un convegno promosso dalla Asl 2 su 'Salute mentale e diritti'. "Questo significa che il servizio sanitario tornerà ad occuparsi della salute dei detenuti" ha precisato Turco ricordando che, per quanto riguarda la salute mentale, tra gli obiettivi del Piano sanitario nazionale 2006-2008 figura quello di garantire assistenza e reinserimento sociale ai pazienti ricoverati negli Opg, con particolare riferimento ai dimessi.

Sottolineando, poi, che e' in corso la preparazione della seconda conferenza nazionale sulla salute mentale, il ministro Turco ha ribadito: "tema centrale e' una società che si faccia carico dei malati psichiatrici, perché siamo tutti poco normali e dobbiamo costruire una normalità diversa.

Non e' vero - ha aggiunto - che una società e' divisa tra normali e non normali, siamo tutti esposti a fragilità, per questo bisogna combattere lo stigma". "Bisogna promuove la comunità - ha ribadito il ministro - pertanto, sono importanti i servizi, quelli sanitari, quelli sociali che lavorano insieme, gli operatori, ma fondamentali sono anche i contesti della vita quotidiana, l'abitare, l'inserimento lavorativo.

E' su questo che bisogna compiere passi in avanti, perché così si combatte lo stigma e l'assistenzialismo e si valorizzano le persone".

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Una dieta di famiglia per combattere l'obesità

Mamma sovrappeso, papà con problemi ad allacciarsi i pantaloni e figli che mandano in tilt la bilancia? La soluzione è la dieta di famiglia, suggerita dallo specialista che insegna a ciascuno come, cosa e quando mangiare.

"Il dietista o il nutrizionista di famiglia è la soluzione migliore per affrontare i problemi di obesità che affliggono i Paesi occidentali. Perché insegnano a tutti le regole di una vita sana a tavola, e come calcolare le quantità e la qualità del cibo da mettere nel piatto", spiega sugli 'Archives of Pediatric and Adolescent Medicine' Damien Paineau, direttore scientifico dell'azienda di ricerca francese Nutri-Health. "Inoltre - aggiunge - la dieta 'di casa' è più facile da accettare e soprattutto ha maggiori probabilità di non essere infranta. Quindi di portare a maggiori benefici".

Affermazioni suffragate dai risultati conseguiti dagli scienziati su 1.013 bambini delle scuole elementari e altrettanti genitori, divisi in tre gruppi. A uno non erano state impartite informazioni sulla dieta, agli altri due invece veniva fornita assistenza da parte di un nutrizionista su come ridurre le percentuali di grasso a meno del 35 per cento, e aumentare quelle dei carboidrati fino al 50 per cento del totale dell'energia immagazzinata con l'alimentazione.

A uno di questi gruppi il dietista aveva fornito informazioni anche su come tenere sotto controllo gli zuccheri. In più bambini e genitori affiancati da un esperto di nutrizione sono stati seguiti per tutti gli 8 mesi della sperimentazione, con questionari online e consigli su come preparare i pasti. Senza accennare all'opportunità o meno di fare anche attività fisica.

E nonostante ciò "i gruppi assistiti da un dietista hanno raggiunto gli obiettivi prefissati. E hanno imparato il modo migliore di coniugare alimentazione e benessere", conclude lo studio.

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Influenza, ancora tre settimane calde e picco a fine mese

Ancora tre settimane 'di fuoco' sul fronte dell'influenza, con casi in crescita e picco massimo previsto a fine mese.

E' la stima di Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), che sottolinea come per i medici di famiglia il lavoro sia particolarmente intenso in questo periodo.

"Osservando la curva dell'epidemia influenzale - spiega Cricelli all'Adnkronos salute - ci aspettiamo ancora cinque o sei settimane di epidemia, di cui tre 'di fuoco', con un trend di crescita fino alla fine di gennaio, periodo in cui è prevedibile il picco".

Quest'anno, in particolare, "abbiamo un po' più di ammalati rispetto all'anno scorso, un aumento di circa il 25 per cento". A prendersi l'influenza soprattutto i più giovani.

Più colpiti, infatti, in ordine decrescente, "i bambini fino a 4 anni, poi gli adolescenti fino a 14 anni, seguiti dagli adulti e infine gli ultra65enni perché si vaccinano".

Questa volta, inoltre, la stagione influenzale è arrivata in anticipo: ha cominciato a 'montare' già da dicembre, favorendo chi si è vaccinato prima. "Ma potrebbe esserci una 'coda' anche a marzo - conclude Cricelli - nel caso in cui le condizioni atmosferiche dovessero essere brutte".

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Pediatri, no all'abolizione dell'obbligo di vaccinazione

Fimp allarmata per ritorno di alcune malattie di cui genitori hanno perso memoria

I pediatri di libera scelta aderenti alla Federazione italiana medici pediatri (Fimp) guardano con "viva preoccupazione" al provvedimento legislativo del Veneto, entrato in vigore in questi giorni in regione, che annulla l'obbligo vaccinale.

E si dichiarano allarmati per "la possibilità di ricomparsa di alcune malattie delle quali i genitori hanno perso memoria perché, grazie alle vaccinazioni, non ne hanno loro stessi avuto esperienza, come il morbillo e la pertosse". "Il provvedimento - afferma in una nota Giuseppe Mele, presidente della Fimp - pur ricalcando le legislazioni di altre Nazioni, non tiene conto della realtà del nostro Paese, del suo attuale stato sociale, ma neppure degli effetti prodotti da tali legislazioni in alcuni Paesi (copertura vaccinale insufficiente, accesso alla informazione e alle vaccinazioni difficile e costoso per le classi più disagiate e meno acculturate o non alfabetizzate)".

"I pediatri sono concordi quindi con il ministro della Salute Livia Turco, che ha sottolineato - ricordano i camici bianchi aderenti alla Fimp - la necessità di un Piano nazionale vaccini condiviso poiché i bisogni di salute dei cittadini sono gli stessi ovunque".

"Le dichiarazioni di coloro che esultano - sostiene Mele - appaiono quanto mai superficiali: innanzitutto ormai in Italia sono stati aboliti da tempo i vincoli legislativi e i provvedimenti contro coloro che non ottemperavano l'obbligo vaccinale per i propri figli, e la vaccinazione è legata all'espressione del consenso informato da parte dei genitori".

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14 gennaio 2008

Violenza sulle donne, in Spagna la legge non ferma il femmicidio

Anche se di poco - 72 vittime contro le 69 del 2006 - il 2007 ha registrato un lieve aumento delle donne uccise da mariti e compagni, e questo nonostante la "Legge contro violenza di genere" approvata a fine 2004 dal governo socialista di Josè Luis Zapatero, che ha inasprito le pene e introdotto misure per la riabilitazione delle donne maltrattate.

Lo scorso fine settimana il conservatore 'El Mundo', richiamando l?attenzione sulla violenza di genere, anche in Spagna come nel resto d?Europa di oggetto di Campagne di sensibilizzazione (vedi quella che riporta su un manifesto che ritrae tre giovani donne, recante la dicitura ? Una di queste 3 donne è vittima di violenza?) ha riportato i dati degli ultimi anni, rilevando come, dopo una caduta da 69 casi nel 2004 a 61 nel 2005, le morti sono risalite a 69 nel 2006 per arrivare a 72 l'anno appena trascorso.

I dati citati dal quotidiano spagnolo sono quelli di una ricerca del "Centro Reina Sofia per lo studio della violenza", che indicano quindi un aumento del 4,35% fra 2006 e 2007. Le statistiche indicano che omicida e vittima sono spesso giovani, e nel 38% dei casi sposati.

L'aumento dei casi potrebbe anche essere collegato all'aumento dell'immigrazione, dato che, secondo le cifre riportate da El Mundo, il 39% delle vittime sono straniere come pure il 36% degli aggressori, dati entrambi in aumento rispetto al 2006, quando erano rispettivamente il 30% e il 23%.

Più della metà delle donne straniere assassinate sono di origine iberoamericana, mentre la maggior parte dei crimini avviene durante il fine settimana, e secondo lo studio è quindi da mettere in relazione all'assunzione di alcol e stupefacenti. (Delt@

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Farmaci, ha senso la scadenza?

Con il titolo "Il grande inganno dei farmaci scaduti", il quotidiano La Stampa ha pubblicato un'inchiesta sui meccanismi che regolano la data di scadenza dei medicinali.

Una indagine messa in relazione anche con l'annoso problema delle confezioni dei farmaci non adeguate ai cicli terapeutici o comunque più grandi di quanto richiederebbe l'uso razionale del prodotto, che spesso riempiono l'armadietto dei medicinali delle famiglie italiane fino alla fatidica data di scadenza. Sulle scadenze dei farmaci, prosegue il quotidiano di Torino "gli studi più approfonditi li hanno fatti i militari, che gestiscono stoccaggi che possono essere buttati a tonnellate, se non ci sono interventi in terre pericolose".

Questi studi depongono per una validità del prodotto che può arrivare da due fino a 10 anni dopo la scadenza ufficiale. Rimane - continua il giornale - l'aspetto del rischio. "Nel caso di un esercito sono loro a somministrarlo, nel caso di un privato è lui che l'ha assunto a suo personale pericolo e non ha titoli per rifarsi dopo essersi affidato al buon senso".

Sulla questione è intervenuto anche il farmacologo Silvio Garattini, dell'Istituto Mario Negri di Milano, che intervistato sul tema afferma: "Ci sono scadenze che devono essere indicate e che in realtà non sono così tassative. E lì giocano da un lato la prudenza, dall'altro un interesse commerciale". Perché le aziende accorciano la scadenza?, chiede il giornalista. "Non si tratta di accorciare ma di garantire. Loro (le aziende) - risponde Garattini - accertano che entro quei tempi, comunque indicativi perché un mese rispetto a ciò che è scritto sulla scatola non cambierà nulla, il farmaco è perfetto rispetto a ciò che sta scritto sul bugiardino. Questo non significa - aggiunge però il farmacologo - che dopo diventi dannoso o pericoloso".

Sulla stessa linea di Garattini è anche Luciano Platter, presidente di Federfarma Piemonte, ascoltato sempre da La Stampa. "Per quanto riguarda le scadenze - dice Platter - non ha senso indicare una data precisa, oltre la quale una medicina deve essere buttata via per forza. Dovremmo adottare la frase riportata sui prodotti alimentari: consumare 'preferibilmente' entro". Una precauzione che vale soprattutto, dice l'esponente di Federfarma "per i medicinali a base di composti chimicamente stabili, come l'aspirina, per i quali la scadenza assomiglia più a una manovra commerciale che a una tutela reale".

Accanto a questo problema, il quotidiano torna sull'annosa questione della grandezza delle confezioni di farmaci, che spesso si risolvono in uno spreco. "Un sacchetto di nylon sulla bilancia. Peso: tre chili. Totale dei singoli oggetti: 52. Totale dei prezzi stampati sulle confezioni: 421 euro. Tutto da buttare. Contenuto: medicinali acquistati, medicinali 'passati' dal servizio sanitario con ticket. Tutti scaduti".

Un esempio che, prosegue il giornale "moltiplicato per appena cinque milioni di famiglie d'ogni categoria sociale sono, secondo stime dei legali dei consumatori, quasi tre miliardi di euro finiti in un anno nei contenitori appositi, in bidoni della 'differenziata', in boschi profondi e diventati discariche senza dover andare a Napoli". Di chi è la colpa? "I governi, di qualunque colore - scrive il quotidiano torinese - danno colpa ai medici di base che 'scrivono di tutto', ai 'consumatori' che di tutto chiedono".

"Interessi economici, autotutela sulle conseguenze, speculazioni, rifiuto di alternative, pigrizia medica, diseducazione dell'utente - riprende Garattini - sono un mix straordinario per spese private (2 euro per pezzo in ricetta, 1 euro se è farmaco generico, nulla se si è esenti o con accertata patologia invalidante), pubbliche (c'è uno sconto, più alto se è più alto il costo, delle farmacie ai servizi sanitari pubblici), di smaltimento o recupero".

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Creato in laboratorio un cuore che batte

C'è un cuore che batte nei laboratori dell'Università del Minnesota. Gli scienziati del Centro di riparazione cardiovascolare dell'ateneo americano hanno creato e fatto crescere tessuto cardiaco funzionante, utilizzando come punto di partenza cuori di maiale e ratto morti, poi fatti 'ripartire' con una mistura di cellule vive.

Un processo complesso, chiamato decellularizzazione di un organo intero, che ha come obiettivo quello di "sviluppare - spiega Doris Taylor, responsabile del centro, sulla rivista Nature Medicine - vasi sanguigni o un cuore completo, a partire dalle cellule del paziente, da trapiantare".

La tecnica consiste nel rimuovere tutte le cellule da un organo - in questo caso un cuore prelevato da animali morti - lasciando intatta solo la matrice extracellulare. I ricercatori hanno mischiato le cellule prelevate in questo modo con una mistura di cellule progenitrici estratte dal muscolo cardiaco di topi appena natie le hanno fatte crescere in laboratorio in ambiente sterile. "I risultati sono stati molto promettenti", sottolinea Taylor. Solo dopo quattro giorni l'organo creato in laboratorio si contraeva, dopo otto giorni batteva.

"Siamo rimasti senza parole - commenta Harald Ott, coautore dello studio - Abbiamo semplicemente smontato un organo, un 'prodotto' della natura, per costruirne uno nuovo". L'equipe spera che il processo di decellularizzazione possa essere concretamente utilizzato per ottenere organi da trapiantare, supplendo alla carenza di donatori rispetto al fabbisogno. "Guardando avanti - anticipa Taylor - il nostro prossimo obiettivo è utilizzare le cellule staminali di un paziente per costruirgli un cuore nuovo".

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Obbligo vaccinazioni in Veneto, Galan: lo stop in linea con l'UE

"La sospensione dell'obbligo vaccinale attuata dalla Regione del Veneto dimostra che ci stiamo semplicemente adeguando, per tempo, a ciò che in parte è già accaduto o sta per accadere nel resto d'Europa".

Ad affermarlo è Giancarlo Galan, governatore della Regione Veneto, che risponde così al ministro della Salute Livia Turco, che ieri aveva chiesto al Veneto un ripensamento "sulla sospensione dell'obbligo di alcune vaccinazioni pediatriche".

"E' bene che si sappia - sostiene Galan - che entro il 2010 tutti i Paesi membri dell'Unione europea dovranno superare l'obbligo vaccinale. Nel Veneto, pertanto, siamo passati ad una offerta attiva della vaccinazione, il che vuol dire che il pediatra ha l'obbligo di informare le famiglie sul calendario vaccinale e su tutto quanto serve a tutelare la salute del singolo e della collettività".

Secondo Galan "è sbagliato ritenere che nel Veneto si sia entrati in un periodo opaco o confuso attorno a simili questioni. Proprio perché - termina -siamo la Regione più avanti di tutte le altre nel sistema vaccinale, e ci troviamo nella condizione di poter affrontare un percorso di vaccinazione informata e consapevole".

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Fnomceo, pronti a collaborare per emergenza rifiuti

Anche la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) 'scende in campo' contro la grave situazione sanitaria e ambientale di questi giorni in Campania, e si dichiara disponibile a collaborare con i medici campani.

E annuncia una riunione straordinaria del suo Comitato Centrale, a Napoli, il 9 febbraio, "come prima risposta all'emergenza sanitaria ed ambientale". La Fnomceo, in una nota, ribadisce la propria solidarietà ai medici campani impegnati in una difficile e problematica contingenza e, più complessivamente, alla popolazione esposta al rischio di patologie non solo infettive.

E per questo motivo conferma, "anche sul piano medico, la disponibilità degli Ordini dei medici italiani ad affiancare, a qualsiasi livello, la realtà professionale campana di fronte a questa difficile emergenza".

La Federazione motiva la sua decisione di 'scendere in campo' in virtù "dei parametri legati al mondo dell'ecologia, che confermano la centralità della professione medica intesa come realtà indispensabile per fronteggiare ogni tipo di emergenza sanitaria ed ambientale".

La Fnomceo sottolinea "la necessità di approfondire la delicata realtà ambientale del nostro Paese e le eventuali ricadute sanitarie sui territori interessati".

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Snami, ultimatum al Governo su rinnovi

Sul rinnovo dei contratti ultimatum dei medici convenzionati al Governo.

"Abbiamo già atteso troppo", afferma "con irritazione" Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), che spiega: "Non abbiamo avuto alcuna voce dell'apertura delle trattative per il rinnovo della convenzione dal Comitato di settore e dagli assessori alla Sanità, che avevano preso con tutti i sindacati di categoria precisi impegni già dal 6 dicembre scorso, ai quali era seguita la disponibilità di tutte le sigle una settimana dopo".

"Nella riunione intersindacale che unitariamente abbiamo fissato il 23 gennaio - prosegue Martini - la parte pubblica si aspetti posizioni dure perché i medici convenzionati non sono disposti ad aspettare ancora.

Attendiamo - conclude - un messaggio concreto da parte del Governo e della Sisac e speriamo che giunga in tempo. Siamo disposti ad attuare forme di agitazione congiunte che potrebbero portare a forme di protesta prolungate", assicura.

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Sangue infetto, il Ministero risarcisca le vittime

Una sentenza della Cassazione ordina l'indennizzo a prescindere da data infezione hiv, hbv e hcv

Il ministero della Salute deve risarcire tutti quei cittadini che hanno contratto malattie da trasfusione di sangue o da emoderivati indipendentemente dalla data dell'avvenuto contagio.

E' questo il nodo centrale della sentenza 581/08, depositata venerdì mattina dalle sezioni unite civili della Corte di Cassazione, che risolve una volte per tutte dal punto di vista civilistico la questione delle persone danneggiate dal sangue infetto.

A sottolineare questa 'vittoria' è stata l'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo, secondo la quale "finalmente giustizia è stata fatta". La sentenza ribalta una precedente decisione del 2005 della Terza sezione della Corte di Cassazione, che aveva fissato alcuni punti fermi per determinare il diritto o meno dei cittadini a essere risarciti.

E cioè il fatto che le infezioni fossero successive alla data di disponibilità di un test in grado di rilevare nel sangue la presenza del virus. Date che erano state fissate nel 1978 per le infezioni da epatite B, nel 1985 per quelle da Hiv (Aids) e nel 1988 per l'epatite C.

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Test della saliva per la diagnosi precoce del tumore al seno

Un nuovo test per identificare precocemente la possibilità di ammalarsi di cancro al seno: si esegue utilizzando la saliva della paziente. A metterlo a punto sono stati i ricercatori del University of Texas Health Science Center di Houston (Usa), in collaborazione con il Dental Branch dello stesso ateneo.

Attraverso una semplice analisi, da effettuare dal proprio medico di famiglia o dal dentista, presto ci si potrà dunque sottoporre agli screening di controllo in maniera meno invasiva rispetto ai metodi attualmente utilizzati, come la mammografia o i test del sangue.

Su 'Cancer Investigation', i ricercatori texani spiegano che l'insorgenza di un tumore alla mammella produce cambiamenti nella normale quantità e nel tipo di proteine presenti nella saliva. Il 'profilo proteico' delle ghiandole salivari di una persona sana viene cioè alterato dalla presenza della malattia.

Analizzando campioni di saliva appartenenti a 30 volontarie, gli scienziati hanno individuato 49 composti organici che fanno la differenza fra un donna sana, una con cancro benigno e una con una neoplasia maligna al seno. Ricercando tali marcatori nei campioni biologici di ciascuna, si potrà dunque avere una diagnosi sicura e precoce: secondo i 'padri' di questo nuovo test, si tratta di un metodo che eviterà falsi positivi e che potrà essere facilmente utilizzato negli studi medici e dentistici.

Negli States è stato inoltre brevettato un apparecchio diagnostico, chiamato 'Lab-on-a-chip', che consentirà di effettuare gli esami della saliva durante le visite di routine, occupando poco spazio (l'ingombro è quello di un telefono cellulare) e senza 'intasare' i laboratori di analisi.

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11 gennaio 2008

L'adolescente attivo evita l'obesità

Le attività fisiche scolastiche ed extracurricolari a cui gli adolescenti partecipano almeno due volte alla settimana risultano efficaci nella prevenzione dello sviluppo dell'eccesso di peso in età adulta.

E' generalmente accettato che l'aumento dell'attività fisica, indipendentemente dal peso, ha molti effetti benefici nel corso della vita, fra cui aumento della BMD, miglioramento del profilo lipidico, incremento della resistenza cardiovascolare, miglioramento del metabolismo del glucosio, aumento della forza muscolare e diminuzione della pressione.

Negli adolescenti l'aumento dell'attività fisica è stato connesso all'uso di tabacco e marijuana, meno tempo trascorso davanti alla TV, maggior consumo di frutta e verdura, minor depressione, relazioni più strette con i genitori e diminuzione dell'emarginazione sociale.

In alcuni sottogruppi inoltre è stata riscontrata una correlazione fra incremento dell'attività fisica e diminuzione del peso.

Attualmente, l'attività fisica degli adolescenti dentro e fuori le scuole sta diminuendo, ed è importante avere soldi e prove su cui basare i programmi di esercizio e gli sport: alla luce dell'attuale epidemia di obesità, ciò potrebbe costituire una soluzione relativamente economica che offre benefici a lungo termine.
(Arch Pediatr Adolesc Med. 2008; 162: 29-33)

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10 gennaio 2008

Vaccinazioni, Turco: il Veneto ripensi alla sospensione dell'obbligo

"Mi auguro che l'assessore alla Sanità della Regione Veneto, Francesca Martini, ripensi alla sospensione dell'obbligo di alcune vaccinazioni pediatriche", sperimentata dal primo gennaio di quest'anno.

Così il ministro della Salute Livia Turco ieri mattina, rispondendo a una domanda nel corso della trasmissione Rai Radio3 scienza sull'eventualità di creare con la devolution sanitaria 21 sistemi sanitari differenti in Italia. "Il Servizio sanitario nazionale deve essere unitario, perché i bisogni di salute dei cittadini sono gli stessi ovunque".

Quindi Turco spera che in occasione della revisione del Piano nazionale vaccini "da varare in questo mese, l'assessore del Veneto, che è una donna, ripensi alle decisioni prese dalla sua Regione. Anche - riflette il ministro - alla luce della recente vicenda legata ai casi di meningite", registrati proprio in provincia di Treviso.

In questo caso "il Servizio sanitario regionale si è dimostrato ben efficiente. Ma allo stesso tempo è risultata evidente la necessità dell'unitarietà del Ssn.

Il Veneto infatti è rimasto sempre in contatto con l'Istituto superiore di sanità (Iss) e con il dipartimento di prevenzione del ministero. Dunque - conclude - serve un piano condiviso".

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Costi assistenza infarto, l'Italia è prima in Europa

Studio su otto paesi Ue, all'ultimo posto Ungheria
Con 7.450 euro l'Italia è prima in Europa per i costi delle cure per ogni paziente colpito da infarto. Lo rivela un'indagine che ha messo a confronto otto Paesi dell'Unione Europa, condotta da Oliver Tiiemann del Department of Health Care Management dell'Università di Berlino per 'Health Economics', pubblicato online su 'Wiley InterScience'.

Secondo lo studio - che ha esaminato dati del 2005 - all'ultimo posto figura, invece, l'Ungheria (con appena 396 euro per ogni caso). Guardando alla classifica, troviamo al penultimo posto la Polonia (1.026 euro), preceduta da Spagna (1.861 euro), Germania (2.866), Inghilterra (5.014), Francia (5.917) e Olanda, che 'insidia' il primato italiano con 5.599.

In media, il costo totale per ogni caso è di 3.766 euro, circa la metà di quanto speso nel nostro Paese. In particolare in Ungheria, Polonia e Spagna nessun ospedale incluso nello studio eseguiva angioplastiche, intervento che è invece ormai standard in Francia, Olanda e Italia (i costi per l'ospedalizzazione in questo caso oscillano da 3.720 a 9.374 euro). In Germania e Inghilterra queste procedure dipendono dall'esistenza, nelle strutture ospedaliere, di appropriate infrastrutture. Dunque in questi due Paesi i ricercatori hanno registrato la più ampia oscillazione dei costi per le cure di un infarto del miocardio acuto: da 1.182 a 8.282 euro. La spesa per i farmaci varia moltissimo da Paese a Paese: dai 30 euro in Spagna ai 1.155 euro in Gb, come pure il peso di questa voce sui costi totali.

Secondo un altro studio, pubblicato su 'Health Economics' dal team di David Epstein del Centre for Health Economics dell'Università di York (Gb), in Europa si registrano notevoli differenze anche per quanto riguarda la cura dell'ictus.

Lo studio, riferisce Apm, mostra che a spendere di più - questa volta fra nove Paesi dell'Unione - è l'Olanda, con ben 6.533 euro (dati relativi al 2005). All'ultimo posto ancora una volta troviamo l'Ungheria (1.043 euro). In questo caso la classifica vede al secondo posto l'Inghilterra (5.674 euro), al terzo l'Italia (4.465), al quarto la Francia (4.038). Seguono Germania (3.283), Danimarca (2.501), Polonia (2.249) e Spagna (2.128). Molto variabile anche il peso dei medicinali sulla spesa totale per l'ictus.

Si va dal record minimo di Danimarca e Inghilterra (rispettivamente sotto l'1 per cento e all'1 per cento) al 4 per cento di Francia e Germania, all'8 per cento dell'Italia, fino al 15 per cento dell'Ungheria. "Non tutti gli ospedali hanno una stroke unit", precisano infine i ricercatori.

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Donne e moto, l'Eurisko traccia l'identikit delle motocicliste

Hanno tra i 14 ed i 50 anni ma ad accomunarle, oltre la passione per le ?due ruote?, tratti di protagonismo e distintività: il 65% appartiene agli stili più evoluti e più centrali dal punto di vista socioculturale.

Si tratta di donne piuttosto "indaffarate" che riempiono anche il loro tempo libero con numerose attività, dal culturale al ludico. Ancora, hanno una vita più ricca di relazioni, che rappresentano per loro un vero e proprio fulcro di interessi.

Hanno maggiori sicurezze e più fiducia in se stesse, atteggiamenti ancora più accentuati tra le user giovani (14-26 anni). L?identikit delle donne motocicliste, lo traccia Eurisko, che ha dedicato uno studio alla donna motociclista sotto il profilo socioculturale e stilistico, presentato in occasione del convegno "Le donne e le moto", organizzato lo scorso novembre dalla rivista mensile specializzata EUROMOTO, in concomitanza dell'EICMA 2007 (Esposizione Internazionale del Ciclo e Motociclo).

L'autorappresentazione ("mi piacciono i modelli innovativi / le moto dalla linea originale / la moto deve esprimere la personalità di chi guida / è essenziale che la moto faccia fare bella figura / la moto è libertà di viaggiare") è l'area decisamente dominante che spiega ed "organizza" il rapporto e le scelte delle donne in termini di 2 ruote. Ma altre due aree, divertimento ("la moto è necessaria per godermi il tempo libero / guidare la moto mi diverte / sono geloso della mia moto / amo la guida veloce, brillante / in una moto è importante il comfort") e passione per l'oggetto in sé ("mi interessa la parte meccanica / eseguo piccole riparazioni della moto / uso la moto per andare al lavoro / mi considero un biker") contribuiscono a descrivere, seppur con peso minore, gli atteggiamenti femminili verso scooter e moto.

La componente maschile risulta invece maggiormente coinvolta su tutte le tre aree, appare dunque evidente come il divario tra uomini e donne sia maggiore nella "passione per l'oggetto in sé", area in cui gli uomini manifestano un più forte coinvolgimento. Per quanto riguarda l'età, "autorappresentazione" e "divertimento" sono le aree in cui la componente più giovane (14-26 anni), sia maschile che femminile, si riconosce maggiormente In particolare, è l'area del "divertimento" quella in cui c'è il divario maggiore fra le donne più giovani e quelle più adulte, divenendo, quindi, il tema su cui si innesta un divario culturale e generazionale.

La stessa cosa non vale per gli uomini: "autorappresentazione" e "divertimento" procedono di pari passo nel loro aumento presso la componente più giovane, mentre tra gli adulti è maggiore l'importanza legata alla "passione per l'oggetto in sé": come a dire che forse questa è l'area culturale più "datata" e con meno prospettive nel futuro. Tra gli uomini, dal 2004 al 2007, si evidenzia una crescita dell'importanza di tutte le tre aree, crescita che avviene con proporzioni simili per ciascuna.

Nelle donne, invece, la dinamica per età è assai più vivace ed articolata: nella componente più matura (27-50 anni) aumenta l'influenza della funzione di "autorappresentazione" mentre perde rilievo l'area "divertimento"; nella componente più giovane (14-26 anni) invece la funzione di "autorappresentazione" diminuisce leggermente, mentre l'area "divertimento" aumenta, il che supporta ulteriormente l'idea che questo sia un tema strategico per il futuro.

La "passione per l'oggetto in sé" perde importanza presso le donne di tutte le fasce d'età. Lo studio conclude affermando che per le donne il 2 ruote è soprattutto uno strumento di comunicazione della propria immagine agli altri ma anche a se stesse, tuttavia non si può prescindere da un discorso di età: nelle più giovani, accanto a questa funzione simbolica è più forte e aumenta nel tempo una percezione del 2 ruote come strumento privilegiato per divertirsi ed essere autonome. Potrebbe essere quindi questa, in termini operativi e prospettici, l'area maggiormente strategica sui cui investire e baricentrare i posizionamenti di prodotto e comunicativi.

Altre informazioni su un fenomeno che riscontra sempre più interesse, si ricavano dai dati Ancma relativi al periodo 2004-2007, che evidenziano un leggero decremento delle scooteriste 50cc negli ultimi due anni, mentre cresce la quota delle scooteriste di cilindrata superiore ai 50cc. (13% e 17% rispettivamente nel 2006 e 2007 rispetto al 12% del 2004). La percentuale di motocicliste appare invece più variabile, con un 6% del 2004, 9% del 2005, 7% del 2006 e 5% nei primi 5 mesi del 2007. Complessivamente i dati Ancma confermano come la componente femminile nel settore motociclistico sia di assoluto interesse con le "donne user" che hanno raggiunto una media di quasi il 7% nel totale mercato moto, il 32% nel mercato ciclomotori 50cc., ed oltre il 15% in quello dello scooter oltre 50cc.

Alcuni dati presentati dal Motoclub riguardano invece l'aspetto sportivo, con i progetti e i risultati del mondo dell'agonismo femminile di questi ultimi anni. In particolare si nota il grande aumento delle pilote licenziate donne in Italia rispetto agli uomini (dal 2001 al 2007 le pilote segnano un + 127% mentre gli uomini un + 4%).

Mentre una analisi illustra il progresso dei record femminili nel motociclismo velocità, comparandolo anche con il rapporto tra le performance maschili e femminili di altri sport.

Motoclub Motocicliste, Racer Village via S. D'Amico 40 Roma 00145 tel +39.06.54641293 fax +39.06.54641260 info@motocicliste.net - http://www.motocicliste.net
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Apnea nel sonno: la chirurgia non è la scelta migliore

Nonostante l'incremento dell'uso della chirurgia delle alte vie aeree per il trattamento dell'OSA, questa strategia non porta a benefici chiari e non dovrebbe essere considerata come opzione di prima linea per questa patologia.

Essa infatti, nonostante la sua popolarità, non sempre rappresenta la scelta più appropriata e conveniente.

La revisione di alcuni recenti studi ha portato a concludere che la chirurgia ha uno scarso impatto sui sintomi, ed anche quando subito dopo l'intervento viene dimostrato un miglioramento della qualità della vita, questo difficilmente permane oltre i 12 o 24 mesi.

Vi sono inoltre effetti collaterali persistenti come gola secca, sensazione di globo ostruente, difficoltà di deglutizione, cambiamenti della voce e disturbi di gusto ed odorato.

Circa il 22 percento dei pazienti avrebbe preferito non operarsi affatto, e per alcuni tipi di intervento i tassi di efficacia non superano il 13 percento.

(BMJ. 2008; 336: 44-5)

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Cancro al seno, spiegato il ruolo della proteina che rende aggressive le cellule tumorali

Era da tempo in cima alla lista dei principali indiziati di un 'delitto' di cui ogni anno sono vittima oltre 11 mila donne italiane, ma malgrado la sua puntuale presenza sulla scena del crimine, finora nessuno era mai riuscito ad incastrarla.

Il suo nome è interleuchina 6, una proteina il cui eccesso è tradizionalmente associato ad un tumore, quello al seno, che colpisce nel nostro Paese circa 36 mila donne l'anno. A inchiodarla finalmente alle sue responsabilità è stato un gruppo di giovani ricercatori dell'università di Bologna che, secondo la rivista scientifica Journal of Clinical Investigation, ha dimostrato che la proteina non solo rende più aggressive le cellule tumorali, ma induce anche un effetto 'dottor Jekyll e mister Hyde' su quelle sane, che in sua presenza iniziano a dare segni di 'pazzia', tipici del cancro.

Lo studio si intreccia inoltre con una delle nuove frontiere della ricerca medica oncologica, quella delle cosiddette cellule staminali tumorali: le vere leader dello sviluppo del cancro al seno. Sono proprio queste, infatti, ad essersi mostrate sensibili all'interleuchina 6. "Le staminali sane, esposte all'interleuchina, iniziano ad assumere atteggiamenti tipici di quelle maligne - spiega Massimiliano Bonafé, 38 anni, a capo del team di ricercatori dell'università di Bologna - Cominciano a migrare, a spostarsi cioè facendosi largo tra le altre cellule, sopravvivono in apnea anche in ambienti poveri d'ossigeno, e tendono a crescere, contrariamente alle altre, anche in sospensione, ovvero prive di una base d'appoggio. Tutti segnali preoccupanti.

Abbiamo inoltre osservato che, così come le staminali del cancro, iniziano a produrre loro stesse altra interleuchina. E questo sembra rispondere a un altro grattacapo, cui la scienza finora non aveva trovato soluzione: da dove proviene l'interleuchina in eccesso nelle pazienti con cancro al seno?". Si sapeva già da tempo che questa proteina avesse una stretta relazione col tumore della mammella.

Non solo infatti si riscontra in abbondanza nelle pazienti, ma a concentrazioni più elevate corrispondono tumori più aggressivi e potenzialmente letali. Nessuno però finora era riuscito a spiegare come interagisse col tumore, e nemmeno cosa ne originasse l'eccesso".

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Turni di riposo, Anaao scrive a Prodi

Missiva inviata anche a governo e istituzioni, si chiede cancellazione comma

Una lettera con la quale viene chiesta la cancellazione della norma contenuta nella legge Finanziaria 2008 che "nega ai medici italiani turni di riposo regolari". A scriverla è il segretario nazionale Anaao Assomed, Carlo Lusenti, che l'ha inviata al premier Romano Prodi, ma anche al Governo e alle Istituzioni.

L'Anaao Assomed è pronta, come conferma nella stessa missiva, a dichiarare guerra al provvedimento inserito nella Manovra, e ha già dato mandato ai propri studi legali di ricorrere nelle sedi opportune, fino alla Corte di Giustizia Europea. Tra i destinatari della lettera vi sono, tra gli altri, anche i ministri della Salute, del Lavoro e per le Riforme e Innovazioni nella Pubblica Amministrazione. Nonché il presidente della Conferenza delle Regioni, i vari governatori e gli assessori alla sanità regionali. "Con la Legge Finanziaria 2008 - si legge nella missiva - lontano dai clamori mediatici ed eludendo ogni confronto con le Organizzazioni sindacali nelle sedi istituzionali, il Governo ha stabilito in uno degli innumerevoli commi dell'articolo 3 (il n. 85) che alcune delle tutele relative all'organizzazione del lavoro contenute nelle direttive europee 93/104/C.E. e 2000/34/C.E., recepite in Italia con il D.Lgs 66/2003, non sono applicabili al personale del ruolo sanitario del Ssn. In particolare, viene dichiarata non esigibile la norma, valida nel resto del mondo sanitario europeo, che garantisce durante la giornata un periodo di riposo continuativo minimo di 11 ore (articolo 7 del D.Lgs 66/2003).

Le direttive europee prevedono, infatti, che 'i lavoratori dispongano di periodi di riposo regolari - scrive il segretario nazionale dell'Anaao Assomed citando la Direttiva 88/2003/C.E. - la cui durata è espressa in unità di tempo, e sufficientemente lunghi e continui per evitare che essi, a causa della stanchezza, della fatica o di altri fattori che perturbano l'organizzazione del lavoro, causino lesioni a sé stessi, ad altri lavoratori o a terzi o danneggino la loro salute, a breve o a lungo termine'" ."La legge Finanziaria, abrogando tale diritto in assenza di adeguati limiti contrattuali al lavoro massimo giornaliero - sottolinea il sindacalista nella lettera - rende di fatto programmabili negli ospedali italiani turni di lavoro della durata persino di 24 ore continuative".

"I nostri legislatori - incalza Lusenti - ignorano del tutto la correlazione evidenziata da numerosi studi scientifici tra prolungamento eccessivo del tempo di lavoro e rischio di errore in clinica. E' farisaico scandalizzarsi per i casi di cosiddetta malasanità, legati in prevalenza al mancato rispetto di standard organizzativi e di sicurezza da parte delle aziende sanitarie, se poi con provvedimenti legislativi si accresce il rischio clinico e l'insicurezza negli ospedali. E' inutile prevedere unità di risk management nei luoghi di lavoro se poi un chirurgo è costretto a entrare in sala operatoria magari dopo 20 ore di servizio continuativo. Quanti dei nostri parlamentari - chiede il segretario nazionale dell'Anaao Assomed - si farebbero operare in queste condizioni?

Ci chiediamo che valore abbia la firma apposta dal Governo italiano sul Trattato di Lisbona, sulla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e sulla recente dichiarazione congiunta 'La salute in tutte le politiche' che richiamano in più punti il diritto alla protezione della salute umana attraverso la fissazione di norme elevate di qualità e sicurezza e il diritto di ogni lavoratore ad avere una limitazione della durata massima del lavoro e a periodi di riposo giornalieri e settimanali". L'Anaao Assomed, nel ribadire che "i modi dell'applicazione del decreto legislativo n. 66/2003 andranno definiti all'interno del rinnovo del contratto nazionale di lavoro, esprime quindi la più ferma protesta contro una norma che lede il diritto dei lavoratori della sanità alla tutela della propria integrità psico-fisica e quello dei cittadini a ricevere prestazioni sanitarie con il più elevato standard di sicurezza".

Per questo chiede che "la norma venga cancellata dal Governo con un apposito provvedimento d'urgenza e dà mandato ai propri studi legali di ricorrere nelle sedi opportune, fino alla Corte di Giustizia Europea", conclude il sindacato nella missiva.

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Malattie della povertà, a Roma l'Istituto per la salute dei migranti

Nasce Istituto nazionale per salute migranti E' nato ieri, presso l'istituto San Gallicano di Roma, il primo Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inpm).

L'Inpm è frutto dell'intesa, datata 7 settembre 2006, tra il Ministero della Salute e le Regioni Puglia, Lazio e Sicilia. In ciascuna di esse si troverà un Centro per assistere la popolazione immigrata e quella in difficoltà economiche. Tra i compiti del neonato Inmp, infatti, ci sono quelli di: svolgere, d'intesa con la programmazione nazionale e regionale, attività di ricerca per la promozione della salute di migranti e poveri, elaborare e attuare programmi di formazione professionale e di educazione e comunicazione sanitaria, in rapporto con altri enti.

E ancora: sostenere, in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), le modalità di trattamento delle malattie della povertà nei Paesi in via di sviluppo attraverso la ricerca clinica, elaborare piani di ricerca e modelli anche sperimentali di gestione dei servizi sanitari in collaborazione con Unione europea e Oms, infine dar vita a una rete di istituzioni italiane, europee e internazionali per la promozione della salute dei migranti e assicurare le attività assistenziali tramite le strutture delle regioni che partecipano al progetto.

Il neonato Inmp ha ricevuto dalla legge finanziaria 2006 cinque milioni di euro per il 2007 e 10 milioni sia per il 2008 che per il 2009. La sua sede nazionale sarà presso l'Istituto San Gallicano a Roma, ma le altre due sedi regionali si troveranno nell'Azienda ospedaliera civile 'Tatarella' di Cerignola (Fg) e in quella San Giovanni di Agrigento.

Numerosi i progetti in cantiere, tra cui anche la realizzazione di un corso internazionale di medicina transculturale con accreditamento Ecm per medici, infermieri, operatori socio-sanitari e mediatori culturali. Ma anche un centro di documentazione multimediale, che userà come 'base', la biblioteca dell'istuto San Gallicano.

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09 gennaio 2008

Vita sana regala 14 anni in piu'

Milano, 8 gen. (Adnkronos Salute) - Basta poco per vivere a lungo. Lo rivelano i ricercatori dell'Università di Cambridge (Gb), che insieme ai colleghi del Medical Research Council svelano i quattro segreti della longevità.

Fare attività fisica regolare, non eccedere con gli alcolici, fare il pieno di frutta e verdura e rinunciare alle sigarette, regala infatti fino a 14 anni di vita in più.

La buona notizia arriva da uno studio britannico che ha coinvolto 20mila persone per circa 13 anni (dal 1993 al 2006), pubblicato su 'Public Library Science of Medicine'. Al contrario, però, sembra anche che non seguire nessuna delle quattro buone abitudini allunga-vita, quadruplichi il pericolo di morte rispetto ai più attenti.

E questo indipendentemente da peso e disponibilità economica dei singoli. Protagonisti dello studio, cittadini di Sua Maestà tra i 45 e i 79 anni che non soffrivano di tumori o cardiopatie.

Dopo un'attenta osservazione, la ricetta allunga-vita sembra riassumibile così: niente fumo, da mezzo bicchiere a un massimo di sette bicchieri di vino a settimana, cinque porzioni di frutta o verdura fresche al giorni e attività fisica regolare.

Cioè, spiegano i ricercatori, fare un lavoro sedentario ma non rinunciare a mezz'ora di esercizio al giorno, oppure fare un mestiere che tenga in movimento (come l'infermiera). "Sapevamo che alcune buone abitudini avevano un impatto positivo sulla longevità, ma questa è la prima volta che studiamo quattro fattori tutti insieme", spiega Kay-Tee Khaw, responsabile dello studio.

"Insomma, questo studio ci dice che gran parte della popolazione potrebbe giovare di notevoli benefici - concludono gli studiosi - anche attraverso piccoli cambiamenti".

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Sigarette, il prezzo di 5 euro al pacchetto aiuterebbe i fumatori a smettere

A tre anni da legge Sirchia siamo allo stallo

La legge Sirchia contro il fumo "é stata una normativa ottima che ha ispirato analoghi provvedimenti anche da parte di altri Paesi europei". Ma alla vigilia del terzo anniversario della sua entrata in vigore (il 10 gennaio 2005), "siamo in una situazione di 'stallo'". Parola di Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio fumo, alcol e droga dell'Istituto superiore di sanità (Iss). Nella Penisola il numero di fumatori si è infatti stabilizzato.

E di fronte all'emergenza tabagismo, "prima causa di morte evitabile nel mondo - ricorda l'esperto all'Adnkronos salute - bisogna smetterla di cullarci sugli allori: basta festeggiare compleanni. I fumatori vogliono essere aiutati, ma per sostenerli non si sta facendo niente di quello che si dovrebbe fare", spiega Zuccaro. Se nel 2005 la vendita di sigarette lungo lo Stivale è scesa del 6,1 per cento rispetto al 2004, nel 2006 si è registrato un aumento dell'1,1 per cento.

"I dati preliminari del 2007, ancora da confermare - precisa lo specialista - parlano di una nuova riduzione dell'1 per cento circa, quindi di una compensazione" rispetto alla ripresa dell'anno precedente. In altre parole, la riduzione dei consumi è ferma al dato del 2005. "E questo accade appunto perché non si attuano i provvedimenti necessari", ribadisce Zuccaro.

Primo fra tutti "l'aumento del prezzo delle sigarette a 5 euro a pacchetto: non un rincaro di pochi centesimi di euro, giusto per coprire il tasso di inflazione, bensì un aumento consistente capace di agire come disincentivo reale" all'acquisto di 'bionde'. "Da un'indagine Doxa - sottolinea l'esperto - è emerso infatti che, se il prezzo di un pacchetto di sigarette salisse a 5 euro, il 30-40 per cento degli italiani inizierebbe a diminuire i consumi giornalieri fino poi a smettere".

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IVG, ru486 e cure prematuri, si esprima il Css

Il ministro della Salute ha inviato una lettera al presidente Cuccurullo per approfondire il problema dell'Interruzione Volontaria di Gravidanza, della prossima registrazione in Italia della ru486 e delle cure per i neonati prematuri

Il ministro della Salute, Livia Turco, ha richiesto tre pareri al Consiglio superiore di sanità (Css) in riferimento alla sussistenza della vita autonoma del feto di cui agli articoli 6 e 7 della legge 194 del 1978 (che individuano i 'tempi' entro i quali è legittimato il ricorso all'interruzione di gravidanza), alle modalità di impiego della pillola abortiva Ru486 all'esame dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), e all'assistenza ai bimbi nati molto pre-termine.

Richieste messe 'nero su bianco' in una lettera indirizzata al presidente del Css, Franco Cuccurullo, sottolinea una nota diffusa dal ministero. "Più precisamente - si legge nella missiva - chiedo al Consiglio di esprimersi sui seguenti quesiti: 1) In relazione a quanto contemplato dall'art. 7 della legge 194, che recita 'quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna (art.6) e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto', chiedo di formulare un parere, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche e delle evidenze ad oggi dimostrate, sulla possibilità di estendere a tutto il territorio nazionale specifiche indicazioni sulla definizione di possibilità di vita autonoma del feto; 2) In relazione all'imminente registrazione e commercializzazione del farmaco Ru486, chiedo anche sulla base di quanto osservato dal direttore dell'Aifa, di formulare un parere sulle modalità di impiego di tale farmaco nel pieno rispetto della legge 194; 3) In relazione alla opportunità di individuare protocolli per le cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse, chiedo di esprimere un parere per definire gli ambiti temporali e le modalità di assistenza più idonei a garantire la tutela della salute e la dignità del neonato e della madre, in linea con le più aggiornate evidenze scientifiche".

Nella lettera al presidente del Css, Turco ribadisce di considerare la normativa sull'aborto "una legge saggia, lungimirante, quanto mai attuale e soprattutto capace di coniugare responsabilità della donna e responsabilità del medico di fronte a decisioni di massima importanza. Grazie a questa legge - ripete il ministro - non solo è stata abolita la pratica indegna degli aborti clandestini, ma si sono avviate tutte quelle iniziative di supporto e sensibilizzazione ad una maternità consapevole e responsabile che hanno fatto sì che gli aborti si riducessero di ben il 44,6 per cento dal 1982 (anno di massimo ricorso all'aborto) al 2006. La riduzione percentuale risulta ancora più marcata, salendo al 60 per cento se il dato viene limitato all'osservazione del ricorso all'Ivg da parte delle donne italiane". Alla luce di queste considerazioni, continua Turco, "ho più volte ribadito che non si presenta alcuna necessità di modificare questa legge né di prevedere linee guida per la sua applicazione".

E non solo per i motivi sopra citati. "Un altro elemento di forte positività della legge 194 - prosegue - è ravvisabile nella formulazione degli articoli 6 e 7 che individuano gli ambiti entro i quali è legittimato il ricorso all'interruzione di gravidanza. Essa, dopo i primi 90 giorni, è infatti praticabile solo a due condizioni: quando sussista grave pericolo per la vita della donna e quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. Inoltre, quando sussistono possibilità di vita autonoma del feto, l'aborto è possibile solo in caso di grave pericolo per la vita della donna e in ogni caso il medico è tenuto ad adottare tutte le misure per salvaguardare la vita del feto. Queste disposizioni confermano in maniera chiarissima che non siamo in alcun caso di fronte a una legge eugenetica", puntualizza Turco. Infine, sottolinea Turco, "mi vorrei soffermare sulla necessità di formulare indirizzi per gli operatori sanitari in materia di assistenza neonatale per i nati con molto anticipo rispetto al termine naturale e in generale sulla gravidanza e il parto. Ritengo opportuno sottoporre all'attenzione del Css queste rilevanti questioni, per un'ampia valutazione scientifica che possa offrire indicazioni utili agli operatori ma anche costituire una significativa assunzione di responsabilità da parte della comunità scientifica italiana attraverso il pronunciamento del suo massimo organo di rappresentanza istituzionale", conclude.

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Aborto, Css ascolti chi ogni giorno applica legge 194

"Mi auguro vivamente che il Consiglio superiore di sanità (Css), a cui il ministro della Salute Livia Turco ha richiesto un parere su alcuni aspetti della legge 194 sull'aborto, vorrà audire chi la applica quotidianamente in scienza e coscienza".

Questa la 'speranza' di Mirella Parachini, membro di giunta dell'Associazione Coscioni e vicepresidente della Fiapac (Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione), dopo la 'questione politica' sollevata attorno alla legge sull'interruzione di gravidanza. Una riflessione invocata, all'indomani della moratoria sulla pena di morte alle Nazioni Unite, da Giuliano Ferrara.

Il direttore de 'Il Foglio' aveva subito rilanciato chiedendo un'analoga analisi anche sull'aborto, per tutelare gli interessi di chi per via della legge non nascerà mai. "In quanto parte degli operatori della 194 - commenta Parachini in una nota - sono indignata dalle grossolanità che vengono espresse in questi giorni da chi non sa neanche di cosa sta parlando. Per trent'anni abbiamo applicato e continuiamo a farlo, a volte in condizioni letteralmente eroiche, la normativa vigente senza certo aver bisogno dei consigli dell'ultimora dei politicanti pontificanti, e pontifici", accusa. "Si continua a parlare di linee guida - continua la ginecologa - come di una modalità per 'forzare' le leggi e indirizzarle a proprio piacimento.

In realtà le linee guida, secondo la definizione più nota formulata dall'Institute of Medicine nel 1992 sono 'raccomandazioni sviluppate in modo sistematico per assistere medici e pazienti nelle decisioni sulla gestione appropriata di specifiche condizioni cliniche'.

Le linee guida - incalza - devono sostanzialmente assistere al momento della decisione clinica ed essere di ausilio alla pratica professionale, come risultato di un preciso percorso sistematico di analisi dei processi clinici, costantemente orientato - conclude - alla definizione della 'best practice'".

Aborto. Applicazione della legge

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Smettere di fumare, per gli italiani è più difficile

Per gli italiani smettere di fumare è più difficile che per gli altri europei. Almeno secondo un'indagine condotta da Double Helix Development per conto di Pfizer, alla vigilia del terzo 'compleanno' della legge Sirchia. Dalla ricerca, condotta intervistando circa mille ex fumatori di cinque Paesi Ue (Italia, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna), emerge infatti che l'80 per cento degli italiani, contro il 51 per cento degli inglesi e il 52 per cento degli spagnoli, ha detto addio al pacchetto senza ricorrere al supporto di alcun esperto.

Col risultato che il 77 per cento dei 'pentiti' della Penisola, contro per esempio il 53 per cento degli spagnoli, è caduto nel tunnel della sindrome d'astinenza trovando molto più difficile resistere alla tentazione di rimettere mano alle 'bionde'. Tuttavia, degli italiani che si sono rivolti al medico, 9 su 10 consigliano a chiunque voglia disassuefarsi di chiedere aiuto.

In particolare - riferisce una nota - il 96 per cento degli ex fumatori italiani che ha consultato un camice bianco nel tentativo di abbandonare il 'vizio' ritiene che dire addio alle sigarette sarebbe stato più difficile se avessero provato da soli. E l'86 per cento dei connazionali che si sono rivolti a un medico suggerisce appunto a chi vuole smettere di fumare il supporto di un operatore sanitario.

"Fumare è una dipendenza estremamente potente e pericolosa - avverte Giovanni Invernizzi, medico di famiglia e responsabile del Gruppo di studio per la prevenzione dei danni da fumo della Società italiana di medicina generale (Simg) - Ciò che sottolinea questo studio è proprio il ruolo che i medici possono avere e l'aiuto che possono dare per smettere di fumare.

La nicotina crea una forte dipendenza - ribadisce - quindi i fumatori devono affrontare una sfida realmente difficile nel momento in cui tentano di smettere da soli. I risultati della ricerca rafforzano dunque la posizione secondo la quale i fumatori che vogliono seriamente liberarsi dal fumo devono parlare con il loro medico".

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08 gennaio 2008

Tribunale per i diritti del malato, uniformare il SSN

Ristabilire l'uniformità del Servizio sanitario nazionale (Ssn) è la priorità assoluta per il 2008. "Il livello dei servizi è oggi talmente frammentato nelle varie Regioni che è davvero difficile garantire l'unità di diritti a tutti i cittadini".

Ne è convinta Teresa Petrangolini, segretario generale di 'Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato', che per il nuovo anno si augura "che l'Italia recepisca la Carta europea dei diritti dei malati, altrimenti l'articolo 32 della nostra Costituzione sulla tutela della salute risulterà del tutto disatteso".

Per Petrangolini "oggi le difficoltà legate a questa frammentazione si fanno vedere in tutti gli ambiti - dice all'Adnkronos salute - anche in quello dei farmaci rimborsabili. In Toscana se ne possono avere alcuni, nel Lazio altri, in Lombardia altri ancora. E continuando così non si potranno certo frenare le emergenze".

Nel 2008 però, annuncia l'esperta, "partirà finalmente a livello nazionale, in collaborazione con il Ministero della Salute, il progetto dell'Audit Civico: grazie al contributo degli utenti delle strutture sanitarie si potrà verificare quanto queste rispondano alle reali esigenze dei cittadini. Un direttore generale sarà così valutato non solo sulla base di quanto ha fatto risparmiare, ma anche considerando quali servizi utili ha introdotto".

Infine, altri buoni propositi per il nuovo anno "dovrebbero essere quelli di potenziare la medicina del territorio creando 'avamposti' validi ai quali i pazienti possano rivolgersi, e infine garantire maggiore trasparenza nell'affidamento degli appalti, delle forniture ma anche nelle nomine del personale, al fine di evitare corruzione e clientelismo, una catena che fa sì che la qualità e il merito vengano messi sempre e comunque in secondo piano".

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Rinnovo contratto dei medici, priorità del 2008

La priorità per questo nuovo anno "è il rinnovo del contratto e delle convenzioni mediche, da cui 180mila professionisti si attendono miglioramenti non solo e non tanto economici, ma soprattutto normativi, che offrano quindi più serenità e meno ansia nello svolgere il proprio lavoro".

Parola di Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), che illustrando i 'suoi' auspici per il 2008 definisce "necessario rinsaldare il legame, la 'rete', fra medici e cittadini, data l'estrema identità di interessi". E il primo passo per farlo è dare impulso al rinnovo contrattuale, "dopo questi ultimi anni di grande difficoltà che hanno minato questo rapporto".

Bianco si augura inoltre che "in ambito politico - spiega all'Adnkronos salute - venga garantito quel minimo di stabilità che consenta di poter avviare un serio lavoro di 'manutenzione' del Servizio sanitario nazionale (Ssn)". E questo non solo a livello materiale, potenziando le strutture esistenti in Italia, "ma soprattutto correggendo le importanti sbavature del sistema federalista: sono sotto gli occhi di tutti le grandi difficoltà di alcune Regioni, con la conseguenza che nel Paese esiste un'importante asimmetria nell'offerta di servizi e nella garanzia dei diritti dei cittadini. Non si pretende certo che il Ssn venga reso uguale ovunque, ma che almeno sappia garantire i livelli essenziali di assistenza a tutti".

Il presidente della Fnomceo riserva parole di 'speranza' anche per quanto riguarda le scelte dirigenziali delle aziende sanitarie e ospedaliere: "non è concepibile continuare a leggere nelle nomine la realizzazione di soli interessi. A mio parere un direttore generale dovrebbe avere quel minimo di competenza che giustifichi il suo incarico. Non bisogna sceglierli 'dal cielo', ma sulla base di riconoscimenti concreti".

L'augurio generale, dunque, è quello di "restituire ai cittadini la fiducia nel Ssn. E - conclude - abbiamo le risorse sia umane che materiali per farlo".

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Salute e sicurezza, con l'acronimo si sbaglia di più

Le sigle confondono pazienti e operatori e mettono a rischio sicurezza

Dopo la grafia, spesso poco comprensibile, ora finiscono 'sotto accusa' sigle e abbreviazioni talvolta misteriose, usate dai 'camici bianchi' su prescrizioni e note mediche. Secondo una serie di studi internazionali, infatti, l'uso di acronimi e abbreviazioni da parte dei medici mette a rischio la salute e la sicurezza dei pazienti, moltiplicando il pericolo di errori.

E se negli Stati Uniti una recente ricerca indica che il 5 per cento su 30mila errori medici analizzati (alcuni fatali) è legato proprio alle abbreviazioni, la Medical Defence Union britannica (Mdu, organizzazione non-profit leader nella difesa del personale medico) rincara la dose: sigle e acronimi possono avere più di un significato per malati e operatori sanitari, e generare confusione. Così alcuni pazienti si sono ritrovati con l'arto sano operato o amputato per errore, e altri hanno assunto dosi pericolose o addirittura mortali di medicinali.

Fra gli errori più comuni, spiegano i ricercatori sulla Bbc online, quelli legati ad abbreviazioni di nomi di farmaci e dosaggi. Secondo uno studio inglese, pubblicato a novembre su 'Archives of Disease in Childhood', a creare numerose insidie in pediatria sono proprio le sigle. Spesso, infatti, hanno due o tre significati totalmente diversi fra loro. Risultato? Anche i pediatri sono confusi: di fronte a una serie di acronimi impiegati in pediatria i 'medici dei piccoli' si sono rivelati d'accordo sul significato in una percentuale di casi che varia dal 56 al 94 per cento. Non solo: altri specialisti hanno interpretato correttamente le stesse sigle solo nel 31-63 per cento dei casi.

Insomma, a volte neanche i professionisti della salute sanno interpretare quelle paroline brevi e misteriose. Ecco perchè la Mdu, che si occupa della difesa dei medici britannici il cui operato è in discussione, avvisa i 'camici bianchi' di usare solo abbreviazioni e acronimi ben noti e non ambigui. "Una comunicazione chiara e concisa è essenziale", sottolinea Sally Old, consulente medico-legale dell'associazione. Specie, sottolinea la Old, quando le cure sono gestite da equipe multidisciplinari.

Dello stesso avviso anche Kevin Cleary, della National Patient Safety Agency. "Abbreviazioni su note cliniche, prescrizioni e schede di terapia dovrebbero essere ridotte al minimo. Confondono e presentano rischi per il paziente. Secondo i nostri dati - sottolinea l'esperto - almeno un malato è morto nel Paese, negli ultimi dodici mesi, per ragioni collegate a errori nell'interpretazione di abbreviazioni".

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Meningite, dal Ministero il punto della situazione

Continua la presenza di casi sporadici di meningite batterica, in particolare da meningococco di sierogruppo ?C?, sia in Veneto che in altre regioni in Italia come in ogni inverno.
Il numero totale di casi di meningite è stabile negli ultimi anni ed anche quest?anno il numero dei pazienti di cui è pervenuta segnalazione non eccede l?andamento invernale abituale.

Per quanto riguarda le meningiti da meningococco C si osserva negli ultimi due anni una diminuzione dei casi; non sono segnalati ulteriori casi associati al focolaio in Veneto dopo l?ultimo segnalato il 3 del corrente mese.

Ad oggi, non risultano segnalati altri clusters epidemici.
La prevenzione della meningite da gruppo C, è affidata all?uso dello specifico vaccino coniugato, indicato quale misura di contenimento dell?infezione che, si ricorda, è presente nella gola di persone asintomatiche che possono essere definite portatori sani, in oltre il 10% della popolazione generale.

La vaccinazione contro il meningococco C di particolari gruppi di popolazione è indicata soltanto in presenza di focolai epidemici quali quello Veneto.
Non è indicata la vaccinazione di soggetti che si recano in zone italiane colpite da focolai epidemici.

La disinfestazione ambientale non è richiesta perché il meningococco C non permane nell?ambiente; analogamente, non vi sono motivi tecnici per sostenere la chiusura di scuole, asili o altri ambienti comunitari ove abbia soggiornato una persona malata.
La profilassi antibiotica è efficace, ma va limitata ai contatti stretti del caso, che, oltre ai conviventi, includono chi ha dormito e mangiato spesso nella stessa casa del paziente nonché le persone che nei sette giorni precedenti l?esordio hanno avuto contatti con le sue secrezioni orali, ad esempio attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti.

Il trattamento è raccomandato anche per i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie durante l?intubazione endotracheale o la respirazione bocca a bocca.
Al contrario, la chemioprofilassi, non è raccomandata per i contatti a basso rischio: cioè chi non ha avuto diretto contatto con le secrezioni orali, o ha avuto un contatto esclusivamente con un contatto ad altro rischio, ma non con il caso indice (contatto indiretto).

I dettagli per la somministrazione della profilassi antibiotica sono nella Circolare Ministeriale n. 4 del 13/03/1998.

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07 gennaio 2008

Aborto, UDI: libertà condizionata quella delle donne?

(Roma) ?Come si fa a non sospettare che il periodico rigurgito ?sulla 194? non sia in realtà il solito espediente per ricordare a tutte che la nostra è una libertà condizionata?

La verità ? per le donne dell?UDI - è che le richieste di modifica della 194 prescindono dalle statistiche e dalla stessa realtà: l?aborto tra le italiane è in costante diminuzione, la natalità è aumentata, sono costrette a ricorrere all?aborto soprattutto le donne straniere che non possono liberamente accedere alla contraccezione.

La verità è che abbiamo davanti un Parlamento che balbetta e nel quale la laicità annaspa. Fuori e dentro di esso, la Cei con toni insinuanti e ipocritamente protettivi nei confronti delle donne, interviene a reclamare modifiche, pur mostrandosi refrattaria, come sempre, alla contraccezione. E? vero, la legge 194 ha 30 anni e forse si potrebbe insieme - uomini e donne, cattolici e laici, italiane e immigrate - ragionare per renderla più funzionale e più adeguata alle avanzate possibilità che la scienza ci offre: tutte le possibilità.

Ma, in assenza di atti e di parole che garantiscano un reale confronto, si alimentano l?ostilità e il dubbio che quello che si vuole veramente è contrastare la piena libertà per le donne di decidere: nei rapporti con l?altro sesso, sul lavoro, in politica e soprattutto rispetto al loro corpo fertile. Questo è il vero problema. Non fonderemo niente di nuovo se non si mettono le basi per una responsabilità duale della vita. Dove duale non vuol dire che gli uomini decidono insieme alle donne della loro pancia, ma che uomini e donne fanno della loro differenza il possibile cardine per una convivenza civile.

Alla base di questa differenza c?è però una disparità: le donne hanno un corpo fertile, le donne possono concepire. E possono - se vogliono, quando vogliono - far nascere, quindi dare la vita. Quando una donna decide di non portare avanti una gravidanza, nei tempi e nei modi previsti dalla legge, assume una responsabilità di cui, in coscienza, è l?unica titolare. Ogni essere umano è al mondo per volontà di una donna. Parliamo di questo. Non giriamo intorno al problema. La libertà delle donne passa per l?autodeterminazione e il suo esercizio segna i confini tra una possibile democrazia e l?inciviltà.

L?autodeterminazione femminile nella legge 194 è l?unica acquisizione di questa democrazia che possiamo traghettare in una democrazia paritaria come atto politicamente condiviso tra uomini e donne. Questi sono i termini della questione che noi riteniamo debbano essere discussi e lo faremo pubblicamente.

Ci renderemo ovunque visibili e riconoscibili e parleremo con uomini e donne di buona volontà che hanno a cuore un autentico dibattito politico. Lo faremo con chiarezza e fermezza, affinché la possibilità di decidere delle donne sia piena e autentica. Di decidere ovunque, nel mondo.
Ovunque, del nostro corpo.

UDI Unione Donne in Italia, Sede nazionale, via dell?Arco di Parma 15 00186, Roma

Tel 06 6865884 - e-mail udinazionale@tin.it - www.udinazionale.org

Delt@

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Niente Ecopass per medici milanesi

Anche i medici di famiglia milanesi che hanno pazienti nel centro cittadino dovranno pagare la 'tassa ecologica', in vigore dal 2 gennaio a Milano, per entrare nell'area a traffico limitato con veicoli 'inquinanti'.

Per loro, infatti, non è stata prevista nessuna esenzione, anche se, nell'area interessata ai limiti di circolazione, sono tanti i pazienti anziani, molti dei quali in regime di assistenza domiciliare integrata. Lo denunciano i camici bianchi del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) che sono pronti a gesti eclatanti:"da febbraio organizzeremo periodicamente banchetti in strada, all'altezza dei varchi per il centro, e visiteremo i pazienti per strada", annuncia Roberto Carlo Rossi, presidente dello Snami Lombardia.

Rossi ricorda che sui circa 950 medici di famiglia milanesi almeno 400 hanno pazienti nel centro cittadino. "Si tratta soprattutto di assistiti anziani - precisa - e durante il periodo influenzale un medico può dover fare 5 o 6 visite nell'area a traffico limitato, che tra l'altro è piuttosto allargata. Impossibile pensare di utilizzare i mezzi pubblici che allungherebbero troppo i tempi, privando altri pazienti dell'adeguata assistenza".

Per il presidente dello Snami Lombardia basterebbe semplicemente dotare i camici bianchi di un pass,valido dalle 8 alle 20, orario in cui i medici di famiglia garantiscono la loro assistenza. "Purtroppo - dice Rossi- da parte del Comune non c'è stata sufficiente attenzione a questo problema. Abbiamo ricevuto una telefonata per l'organizzazione di un incontro il 28 dicembre. Una riunione avrebbe dovuto tenersi il 31 dicembre.

Ma i numeri degli uffici preposti, dove abbiamo chiamato, squillavano a vuoto". Lo Snami, però, non si arrende. "Partiremo con i nostri banchetti per strada, finché non ci saranno risposte", ha concluso Rossi.

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Presidenziali USA, la medicina secondo i candidati

Aborto, clonazione e formazione scientifica nelle scuole. E ancora, riscaldamento globale e inquinamento, ricerca sulle staminali embrionali e fecondazione assistita. A 'fotografare' il pensiero dei nove principali candidati alla Casa Bianca è uno studio 'ad hoc' pubblicato sull'ultimo numero di 'Science', che in 10 pagine analizza le posizioni sui 'temi caldi' della scienza di Hillary Clinton, John Edwards, Rudy Giuliani, Mike Huckabee, John McCain, Barack Obama, Bill Richardson, Mitt Romney e Fred Thompson. Obiettivo dichiarato, "scoprire cosa pensano i candidati su 'nodi' di importanza vitale per il futuro del Paese", spiega Jeffrey Mervis di 'Science'.

Così si scopre che Hillary Clinton "fornisce la più dettaglia disamina della politica in tema di scienza rispetto a ogni altro candidato alla poltrona di 44.mo presidente Usa, al momento", secondo 'Science', enfatizzando l'importanza dell'innovazione per guidare la crescita economica del Paese. In particolare, la Clinton ha proposto un fondo da 50 miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo di energia 'verde', da mettere insieme aumentando tasse federali e royalties sulle compagnie petrolifere.

Ma anche l'istituzione di un consiglio nazionale dell'energia, per monitorare le variazioni climatiche nel Paese e i programmi di ricerca e sviluppo nel settore. John Edwards ha in programma l'aumento di fondi per la ricerca, con un forte no all'espansione del nucleare e la proposta di ridurre le emissioni di gas dell'80 per cento entro il 2050. Meno chiara la posizione di Rudy Giuliani, che non avrebbe fornito a 'Science' informazioni dettagliate su temi specifici. Sull'aborto l'ex sindaco di new York dovrebbe, con alcune riserve, lasciare la decisione alle donne.

Il riscaldamento globale è la peggiore minaccia che il pianeta dovrà affrontare secondo John McCain, che ha posto l'allarme clima e gli interventi mirati a contrastare il fenomeno al top della sua campagna per la poltrona presidenziale. Per la ricerca sulle staminali embrionali, McCain pone un limite agli studi sulla clonazione: secondo il candidato non ci sono differenze etiche tra quella a scopo di ricerca e quella riproduttiva.

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Medici di Pronto soccorso, continua la protesta

Continua protesta medici emergenza Attendono 'buone nuove' per metà gennaio i camici bianchi di Pronto soccorso e dell'emergenza territoriale, gli E.R. italiani che da venerdì scorso hanno iniziato la loro mobilitazione, pronti a dichiarare guerra per ottenere la scuola di specializzazione istituita nel maggio 2006 e riconosciuta in Europa sin dal 1998.

Una scuola che, di fatto, ad oggi in Italia non esiste. E la sua attivazione è stata di recente rinviata ancora una volta al 2009. I medici 'in prima linea' "hanno iniziato la loro mobilitazione - spiega il presidente della Società italiana medicina d'emergenza-urgenza (Simeu), Anna Maria Ferrari - raccogliendo firme nei circa 500 Pronto soccorso sparsi nella penisola, nonché sul nostro sito web. Attendiamo delle risposte per metà gennaio, se non arriveranno saremo costretti ad attivare delle forme di protesta più dure".

Il motivo del contendere è, appunto, l'istituzione di una scuola che dovrebbe formare i medici che operano nei Pronto soccorso, nei reparti di Medicina d'urgenza e sui mezzi di soccorso. Camici bianchi che attualmente si formano dopo aver vinto il concorso che li porta ad occuparsi delle emergenze, ma che di fatto arrivano nei Pronto soccorso o nei reparti dedicati alle urgenze con un'altra specializzazione alle spalle.

Per loro, i medici della Simeu chiedono una scuola 'ad hoc'. Cinque anni strutturati in due incentrati su diagnosi e cure, e altri tre di tirocinio nei Pronto soccorso, nei reparti di Medicina d'urgenza e sulle ambulanze. I requisiti e gli standard che questa scuola dovrebbe avere sono già stati definiti dal Cun (Consiglio universitario nazionale), ma non vengono pubblicati. "E questo - assicurano dalla Simeu - nonostante disponiamo già di un elenco di 21 atenei italiani pronti ad attivare la scuola di specializzazione". Una lista che è già stata inviata, lo scorso 12 dicembre, ai ministri dell'Università e della Salute Fabio Mussi e Livia Turco.

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Accordo tra Inail e medici strutture Ssn

Con l'intesa si disciplinano i rapporti normativi ed economici con i medici Accordo fra l'Inail e le rappresentanze sindacali dei medici operanti presso le Strutture del Servizio Sanitario Nazionale. A siglarlo il presidente dell'istituto, Vincenzo Mungari e i rappresentanti della Cgil Medici, Fed.Cisl Medici, Fed Medici aderente alla Uil, Civemp (Sivemp-Simet), Fesmed-Uimsped (Aaroi, Aipac, Snr)- Cimo Asm- Anaao Assomed-Anpo.

Con l'intesa si disciplinano i rapporti normativi ed economici con i medici operanti presso le Strutture del Servizio Sanitario Nazionale che redigono la certificazione a favore degli assicurati Inail.

L'informatizzazione delle procedure e la trasmissione tramite Internet della certificazione sanitaria rappresentano il cardine dell'accordo, che prescrive: l'utilizzo di modulistica ad hoc predisposta dall'Istituto, la tempestività nella trasmissione della certificazione, l'utilizzo di una procedura on-line, l'impegno del medico a trasmettere alle Sedi Inail la denuncia ai fini dell'implementazione del Registro Nazionale delle Malattie causate o correlate al lavoro.

"L'accordo - dichiara Mungari - e' stato siglato dopo 13 anni dalla scadenza del precedente; risponde alle legittime richieste dei medici ospedalieri che sono i primi a venire in contatto con gli infortunati. Con l'accordo ci sarà - ha sottolineato il Presidente - una piu' tempestiva presa in carico degli infortunati da parte dell'INAIL".

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05 gennaio 2008

Kenia, in aumento gli stupri

Non c?è pace per il Kenya, dove, dal 27 dicembre scorso più di 300 persone sono state uccise nell'ondata di violenza scatenata dalla rielezione del presidente Mwai Kibaki, accusato di brogli. Dai primi, violenti disordini nei quartieri più poveri di Nairobi e nell'ovest del Paese, feudi del leader di opposizione Raila Odinga, e dopo che la commissione elettorale annuncia la vittoria di Kibaki con uno scarto di poco più di 200.000 voti, il 30 dicembre scoppiano disordini anche a Kibera, la più grande bidonville di Nairobi, e in numerose città del Kenya occidentale. I primi morti ? oltre un centinaio - il 31 dicembre a Kisumu (Ovest), dopo che Kibaki, incurante della violenza che monta sempre di più, ha prestato giuramento.

Poi il baratro, con migliaia di sfollati in fuga verso l?Ovest del Paese (oltre 70mila per la Croce Rossa) e con il numero delle vittime (molte uccise a colpi di machete) che aumenta di giorno in giorno, fino all?orrore del 1° gennaio, quando a Eldoret (Ovest), in una chiesa vengono bruciate vive decine di persone, tra cui molte donne e bambini, che si erano rifugiati per sfuggire alla violenza di matrice etnica. Nel resto del mondo immerso nel clima natalizio, non si può più voltare la testa dall?altra parte, e dopo gli appelli dell?Unione africana (Ua) e di quella europea (Ue) che invitano alla "moderazione" e al "dialogo, si moltiplicano gli appelli a porre fine alle violenze. Washington e Londra chiedono ai dirigenti keniani di dar prova di "spirito di compromesso". Mentre il presidente della commissione elettorale dichiara di non essere sicuro della vittoria di Kibaki, le due parti si lanciano accuse reciproche di "genocidio".

Se capitale, la vita riprende, dopo la visita del presidente dell'Ua, John Kufuor, che guida una mediazione congiunta, nell'ovest del Paese, proseguono le violenze, e si teme per i più deboli, bambini e donne innanzitutto. L?invito all?ONU è quello di far sentire più forte la propria voce perché il rischio è che si precipiti nella guerra civile, e che a farne le spese saranno ancora una volta donne e bambini".

L?incubo Rwanda è dietro la porta? Ieri l?Agenzia Misna ha dato notizia del numero degli stupri a Nairobi, mentre la ricerca di generi alimentari si fa sempre più difficile a Eldoret, mentre a Kisumu, terza città per importanza nel Paese e capoluogo della provincia occidentale di Nyanza, tra i principali epicentri delle violenze seguite alla contestata riconferma di Mwai Kibaki, i negozi rimangono chiusi, sebbene non ci siano state nuove violenze. "Kisumu sembra una città fantasma. Le strade sono deserte, molta gente è scappata e quelli che sono rimasti hanno paura - racconta un missionario a Misna. La gente continua a rifugiarsi nelle parrocchie, dove pochi poliziotti vigilano sulla sicurezza delle persone, donne e bambini nella maggioranza dei casi, non in grado di difendersi da soli.

Oltre il cibo, a scarseggiare sono anche i medicinali e le strutture sanitarie sono in uno stato terribile. Si teme il propagarsi di epidemie e malattie. "Il numero di vittime di stupro che vengono a cercare aiuto all`Ospedale femminile di Nairobi, solo ieri è stato di 35, molto di più rispetto alla media dei tempi normali. E siamo sicuri che la maggior parte delle donne che hanno subito violenza non venga in ospedale", riporta sempre Misna. Anche Amnesty International ha espresso la propria forte condanna per le centinaia di uccisioni di cui si è resa responsabile, negli ultimi giorni, la polizia del Kenya nel corso delle proteste contro le irregolarità che avrebbero contraddistinto le elezioni generali del 27 dicembre. Secondo resoconti ricevuti da Amnesty International e testimonianze oculari, la polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti in varie parti del paese. In alcuni casi, dimostranti armati di machete hanno reagito lanciando pietre, erigendo barricate e distruggendo proprietà.

?Chiediamo al governo del Kenya di avviare un?inchiesta indipendente e imparziale sulle uccisioni compiute a Kisumu, Mombasa, Nairobi e in tutti gli altri centri del paese in cui ci sono state vittime tra i manifestanti nel corso delle proteste post-elettorali. I responsabili di queste violenze dovranno essere portati di fronte alla giustizia in modo sollecito?, ha dichiarato Erwin van der Borght, direttore del Programma Africa di Amnesty International.

?In questa fase di contestazione del risultato elettorale, Amnesty International chiede al governo di rispettare e proteggere i diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla libertà d?espressione e di manifestazione pacifica, garantiti sia dalla Costituzione del Kenya che dagli accordi internazionali sottoscritti dal paese? ha concluso van der Borght.

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04 gennaio 2008

Aborto, una ciclica ossessione

di Lidia Ravera
Dispiace dirlo, pare esagerato o indelicato, ma l?avversione verso la legge che sancisce per le donne il diritto di decidere se il proprio corpo e la propria psiche (anima?) sono pronti per il difficile compito di dare la vita e poi crescere ed educare un essere umano, è diventata una forma ossessiva, un tormentone di centrodestra che da trent?anni, come una malattia nervosa, minaccia l?equilibrio della nostra società. A ogni cambio di stagione politica qualcuno la estrae, la legge 194, dal panierino delle nostre, non poi così numerose, conquiste di civiltà e prova a buttarla nella grande discarica dei nostri fallimenti.

Proprio là dove giacciono buone regole per accedere alla procreazione assistita, ovvie estensioni dei diritti civili a omosessuali e coppie di fatto, licenza di non essere sottoposti ad accanimento terapeutico, permesso di porre fine alla propria vita qualora condizioni disperate rendano questa decisione necessaria.

Come mai? Che cos?ha di così terribile il principio tanto semplice che sta alla base della legge per l?interruzione di gravidanza? Proviamo a ripeterlo per la milionesima volta: le donne e soltanto le donne, in quanto tocca a loro prestare carne e sangue alla procreazione, possono valutare se portare a termine o no una gravidanza. Lo faranno con coscienza, cercheranno in tutti i modi di non doversi avvalere del diritto d?aborto, ma devono sapere che possono farlo. Non sono macchine, sono persone. Non sono proprietà né della Chiesa né dello Stato, sono libere cittadine, le donne. Sanno bene che saranno loro e i loro figli a pagare per tutta la vita un errore di valutazione.

Il mondo è pieno di infelici, ne volete degli altri? Volete altri neonati avvolti nel cellophan e abbandonati a morire di freddo nei cassonetti dell?immondizia? No, naturalmente. Voi volete delle belle famiglie, coese e responsabili, dove circolino affetto e cura. Le volete voi, cari avversari della nostra buona legge 194, ma le vogliamo anche noi. Noi: femministe, progressisti laici e cattolici, democratici illuminati dalla ragione e non da preconcetti e/o supersitizioni.

Che cos?è, allora, che ci divide? La diversa valutazione dell?età del feto, il fatto che per noi sia materia grezza e per voi «bambino non nato»? Oppure la diversa valutazione della madre: il fatto che per noi sia una persona e per voi un divino strumento in cui Domineddio soffia quando gli pare i suoi ordini? Forse tutte e due le cose. O forse nessuna delle due e l?anima dei bambini, come l?autodeterminazione della mamme, viene tirata in ballo soltanto quando serve, per il cinico gioco della politica.

Quando Giuliano Ferrara, materialista pentito, assimila la pena di morte, barbarico residuo di culture precivili, all?interruzione di gravidanza, il sospetto dell?uso strumentale di un dilemma etico si rafforza. Quando Papa Ratzinger definisce l?aborto «un delitto abominevole» si sente risuonare sinistra l?antica crudeltà della Chiesa, quella che metteva certe donne al rogo con l?accusa di stregoneria, che torturava e ammazzava in nome dell?amore di Cristo chiunque le si opponesse, chiunque credesse ad altro o avesse l?umiltà di non credere a niente di non dimostrabile, o osasse coltivare l?intelligenza del dubbio.

Delitto abominevole: che insulto per le donne che non ce l?hanno fatta a prendersi la responsabilità d?essere madri! Le troppo giovani, le troppo fragili, le malate, le instabili, le abbandonate, le troppo povere. Ma non si prova vergogna a chiamarle assassine? È veramente difficile, con tutta la buona volontà, mantenere aperto un dialogo con i cattolici, quando il loro Pastore Massimo si esprime con frasi così dure. È difficile e forse c?è chi non lo vuole veramente. Non lo vuole Ratzinger che continua a rifilare le sue scomuniche ?urbi et orbi? come se tutta la società italiana facesse parte della sua Ecclesia. Non lo vuole Ruini, non lo vuole Giuliano Ferrara, il neofita entusiasta. Non lo vogliono quelli che non rispettano la libertà di coscienza e pretendono di imporre la loro fede come se fosse l?unica visione del mondo accettabile. Non lo vuole chi ritorna, ciclicamente, instancabilmente, a mettere in discussione tutte le battaglie vinte trent?anni fa (quando ancora avevamo la forza di vincere qualche battaglia) nel tentativo di adeguare l?Italia ad altri «Paesi avanzati», dove si può divorziare, procreare con l?aiuto della scienza o non procreare con il permesso dello Stato, sposarsi anche se si è pastori d?anime, pagare le tasse per il bene di tutti, sostenere i più deboli con le tasse dei più ricchi, farsi una famiglia anche se ci si ama fra persone dello stesso sesso e così via.

Cari lettori de l?Unità, e cari anche voi che leggete l?Unità solo per criticarla, confesso che questo ritorno di crociata antiabortista, mi ha messo addosso una certa tristezza e, oltre alla tristezza, anche una gran paura.

Ho paura per il Partito Democratico, quel coraggioso tentativo di mettere insieme, per una volta, cattolici e laici, credenti e non credenti, quelli del Vangelo e quelli dell?utopia di una società libera ed egualitaria. Ho paura che non ce la facciano. Scusate: che non ce la «facciamo». Noi, laici di buona volontà e loro, cattolici capaci di rispettare la libertà di tutti.

Pubblicato sull'Unità del 3 gennaio 2008

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02 gennaio 2008

Pena di morte, l'Iran inaugura il 2008 con sedici esecuzioni

(Teheran) Non c?è stato neanche il tempo di formulare l?augurio che il 2008 realizzasse le speranze nate dall?approvazione della moratoria all?ONU, che già si è miseramente infranto contro l?efferata crudeltà del regime iraniano.

È prevista per oggi l?esecuzione di sedici persone di cui tredici a Teheran nel carcere di Evin e tre a Qom. S. N." (36) di Hamedan, "H. A." (46) di Ghoochan e "S. M." (39) di Tafresh sono accusati di detenzione e spaccio di droga e saranno impiccati oggi in piazza Motahari in un?esecuzione pubblica, secondo quanto riportato dall?agenzia di stampa Fars.

A Teheran, invece, secondo quanto riporta il sito Iran Human Rights sarà eseguita la condanna di Rahele Zamani, la donna di ventisette anni, madre di due bambini accusata di aver ucciso il marito. L?esecuzione di Rahele era prevista per il 19 dicembre scorso ma era stata sospesa la mattina stessa.

I motivi della sospensione della pena erano, come anche riportato anche da noi, la concessione di due settimane di tempo per trovare il denaro necessario a pagare il ?dieyh?, il prezzo del sangue. In realtà, sostengono fonti attendibili, la famiglia della vittima non avrebbe mai accettato di concedere il perdono a Rahele in cambio del prezzo del sangue e l?esecuzione sarebbe stata posticipata solo a causa dell?enorme attenzione che ha suscitata a livello internazionale. Ricordiamo che nel codice penale islamico la famiglia della vittima può decidere se esigere il rispetto della legge del taglione e quindi l?esecuzione dell?assassino o concedere il perdono in cambio del pagamento del prezzo del sangue.

Intanto, sempre il sito Iran Human Rights, riporta che la Corte suprema dell?Iran ha acconsentito all?esecuzione delle condanne a morte di tre ragazzi, minorenni all?epoca in cui è stato commesso il crimine imputatogli. Saeed Jazi, oggi 21enne scultore è accusato di un?omicidio che avrebbe commesso all?età di diciassette anni. Il suo avvocato è Mohammad Mostafaee che ha già difeso numerosi accusati per crimini commessi da minorenni. Ali è accusato di aver ucciso a quindici anni un suo amico di otto dopo averlo costretto ad avere rapporti omossessuali. Behnood è invece accusato di aver ucciso un altro ragazzo in una rissa all?età di diciassette anni. Ma perchè tutte queste esecuzioni? Perchè questa efferata crudeltà che si ripropone ogni giorno in maniera più violenta? L?abbiamo chiesto a Mahmood Amiry Moghaddam portavoce del sito Iran Human Rights, medico ricercatore presso l?università di Oslo e attivista per i diritti umani.

A lui, la sezione norvegese di Amensty International ha conferito il 20 novembre di quest?anno il Premio Amnesty per i Dirttti Umani per il suo impegno instancabile e continuo a favore del rispetto dei diritti umani nel suo paese. Per Mahmood Amiry Moghaddam queste esecuzioni sono uno dei sintomi della paura che attanaglia il regime sanguinario della Repubblica Islamica dell?Iran. Una paura dettata dalle continue proteste che si sono susseguite durante il 2007 che hanno avuto come protagoniste le donne, i lavoratori, gli studenti e gli attivisti dei diritti umani. Proteste frutto dell?esasperazione di un popolo costretto a tutti i tipi di abusi : non solo le violenze ?legalizzate? ma anche una situazione socio economica al collasso caratterrizzata da una corruzione capillare e onnipresente, da un tasso di disoccupazione altissimo, un tasso di inflazione che non riesce a rientrare nei canoni della normalità, problemi sociali di proporzioni inimmaginabili come quello della droga e della prostituzione. A tutto questo si deve aggiungere una certa pressione della comunità internazionale dovuta alla questione del nucleare unita alla situazione precaria della regione in seguito alla mancata stabilizzazione delle situazioni interne dell?Afganistan e dell?Iraq. A tutto questo il regime ha risposto in tre modi.

Con la diffusione del terrore che viene realizzata con queste continue esecuzioni che sempre più spesso sono pubbliche e vengono riprese dai media e che hanno come vittime prescelte i più deboli e indifesi cioè le donne e i bambini. Il regime, afferma Amiry Moghaddam, ha uccisio quasi una persona al giorno negli ultimi quattro mesi (36 a settembre, 37 a ottobre, 26 a novembre). Attraverso l?applicazione di un regime di tolleranza zero nei confronti di qualunque critica anche se proviene dall?interno. Si spiegano così le dimissioni del capo negoziatore per la questione del nucleare Larijani, e del viceministro dell?interno Zolghadr. Infine, si legge invece nel blog AID di Davood Karimi, analista politico iraniano, con una politica aggressiva ed espansionistica che si realizza soprattutto attraverso il terrorismo e che seppure è stata sempre un caposaldo del regime si rivela oggi in questa situazione di pericolo decisamente vitale per la sopravvivenza.

È possibile fare qualcosa per accelerare il collasso e fare in modo che la paura del regime si trasformi in terrore? Il regime non è immune alle pressioni internazionali soprattutto a quelle che nascono dall?opinione pubblica e il caso di Rahele, solo per citare l?ultimo, lo dimostra. È vitale quindi una mobilitazione massiccia e un?attenzione costante nei confronti delle vicende interne del paese. Purtroppo questo non sta accadendo e i nostri governi continuano a mostrarsi ancora troppo morbidi nei confronti di un regime che non solo mostra di non tenere in nessun conto le leggi fondamentali della comunità internazionale ma anche che si rivela giorno dopo giorno un pericolo sempre più grande per la stessa.

Sarebbe auspicabile una maggiore fermezza nonchè l?immediato deferimento del dossier iraniano sui diritti umani al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Comunque è sempre l?inizio del 2008 e nonostante l?orrore con cui si è aperto un augurio ci sentiamo di farlo comunque, prendendo in prestito le parole del blog AID : Agenzia Iran Democratico di Davood Karimi : Auguri al regime fondamentalista e terrorista dei mullah iraniani: spero che sia un anno pieno di manifestazioni popolari, studentesche e operaie?.
Delt@

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