Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

28 febbraio 2008

Aborto, il 60 per cento dei ginecologi è obiettore

Il 60 per cento circa (59,5 per cento) dei ginecologi italiani attivi in strutture che effettuano l'interruzione volontaria di gravidanza è obiettore di coscienza.

Con punte del 92,6 per cento in Basilicata e dell'80,5 per cento del Veneto. E percentuali più basse in Calabria (39,9 per cento) e Valle d'Aosta (20 per cento).

Questi gli ultimi dati disponibili, elaborati dall'Istituto superiore di sanità (Iss) nel 2005 e poi inviati al ministero della Salute per la relazione sull'applicazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Altri dati, a livello nazionale, non sono disponibili.

La Società italiana di ginecologia e ostetricia (la Sigo), interpellata sull'argomento, rivela di non avere alcun dato sulla presenza, tra le proprie fila, di medici obiettori "perché sono informazioni considerate sensibili. Quindi che non possono essere raccolte".

Tornando allora ai dati dell'Iss, se è vero che in Basilicata più di 9 ginecologi su 10 sono obiettori, e in Veneto lo sono l'80 per cento, percentuali elevate si riscontrano anche nelle Marche (78,4 per cento), nel Lazio (77,7 per cento), in Puglia (76,8 per cento) e in Provincia di Bolzano (74,1 per cento). Quasi in tutte le regioni italiane il numero dei ginecologi obiettori è maggiore rispetto a quello dei colleghi che effettuano gli aborti. Sotto il 50 per cento si attestano solo, oltre a Calabria e Valle d'Aosta, i ginecologi della Provincia di Trento (44,4 per cento), dell'Abruzzo (44,3 per cento), della Campania e della Sicilia (44,1 per cento), e della Sardegna (45,7 per cento). A livello aggregato, la maggiore concentrazione di ginecologi anti-aborto si trova al Centro Italia (70,3 per cento), seguito dal Nord (63,5 per cento), dal Sud (52,9 per cento) e dalle Isole (44,3 per cento).

Il Centro si rivela l'area d'Italia con il maggior numero di obiettori anche quando si chiede la propria posizione ai medici anestesisti o al personale non medico. Anche se i numeri sono nettamente più contenuti. Nell'Italia centrale, infatti, lavorano il 56,3 per cento degli anestesisti e il 56 per cento del personale paramedico obiettori.

Gli anestesisti che esercitano l'obiezione di coscienza al Nord sono invece il 42,1 per cento, mentre in questa parte del Paese gli obiettori non medici sono il 28,4 per cento. Al Sud gli anestesisti che non prestano il loro servizio in caso di aborto sono il 47 per cento, mentre in questi casi rifiuta di lavorare il 36,2 per cento del personale non medico.

Percentuali che, nelle Isole, si attestano al 43,8 per cento nel caso degli anestesisti e del 41,1 per cento per i paramedici. La Basilicata si conferma la Regione con il record di obiettori anche nel caso degli anestesisti (73,5 per cento), seguita da Marche (70,7 per cento), Molise (68,2 per cento) e Lazio (67,6 per cento).

Il minor numero di anestesisti obiettori si concentra invece in Provincia di Trento (24,5 per cento) e in Emilia Romagna (28,2). L'esercizio dell'obiezione di coscienza è invece più diffuso, tra il personale paramedico, in Molise (75,5 per cento), Puglia (68 per cento) e Provincia di Bolzano (65,2). Mentre raggiunge lo zero in Valle d'Aosta e la soglia più bassa (il 16,7 per cento) in Emilia Romagna.

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All'esame Consiglio dei ministri il decreto d'istituzione di 3 nuovi ordini

In arrivo tre nuovi ordini professionali in campo sanitario. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha iniziato l'esame dello schema di decreto legislativo presentato dal ministro della Salute Livia Turco per l'istituzione degli Ordini e degli albi delle professioni sanitarie infermieristiche; ostetriche e riabilitative; tecnico-sanitarie e della prevenzione.

Con questo provvedimento - spiega una nota del ministero della Salute- il cui esame da parte del Governo sarà completato entro il 4 marzo, "si da' piena attuazione alla legge 43 del 2006 in materia di albi e ordini professionali".

Le nuove disposizioni riguardano oltre 530 mila operatori, impegnati in 22 professioni sanitarie, che saranno d'ora in poi sottoposti al controllo dell'Ordine "a garanzia della correttezza dell'esercizio professionale e del rispetto delle regole deontologiche nei confronti degli assistiti".

I tre Ordini professionali previsti dal decreto legislativo sono: l'Ordine nazionale degli Infermieri a cui, si stima, saranno iscritti 328.500 infermieri; l'Ordine nazionale delle Ostetriche e delle professioni sanitarie della riabilitazione per un totale stimato di 97.700 iscritti; l'Ordine nazionale delle professioni tecnico-sanitarie della prevenzione per un totale stimato di 105.800 iscritti.

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Pillola abortiva Ru486, che il dibattito sia scientifico

Questa la posizione di Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità del Senato

"La Ru486 è un farmaco, e la discussione sul suo utilizzo andrebbe affrontata in maniera non ideologica". E' il commento di Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità del Senato ed esponente del Pd, sul dibattito riguarda alla pillola abortiva, che due giorni fa ha ricevuto il primo via libera dalla commissione tecnico-scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). "Nel 2000 - prosegue Marino in una nota - il mifepristone fu approvato dalla Food and Drug Administration, l'agenzia governativa americana che regolamenta i farmaci, per l'uso clinico sulla base dei dati raccolti su 500 mila donne.

E' vero che tra queste vi sono stati cinque decessi documentati e che allarmano in particolare quelli legati allo shock settico causato da un microrganismo chiamato Clostridium sordellii.

E' noto comunque che nessuna procedura medica è esente da rischi. Il rischio di mortalità documentabile con l'uso della Ru486 nei dati Usa è inferiore a uno su 100 mila; sempre negli Usa il rischio di mortalità per tutte le procedure di aborto è compreso tra 0,1 e 8,9 su 100 mila in base all'età gestazionale: è minore all'ottava settimana e significativamente maggiore dalla 21esima in avanti.

Questi sono i dati scientifici pubblicati e queste, quindi, le informazioni che assieme ad altre devono essere rese chiare a tutti". In una lettera inviata al quotidiano 'Il Foglio' Marino sottolinea che l'aborto costituisce sempre un dramma da prevenire e una tragica sconfitta. "Tuttavia - continua - uno stato laico deve avere una legge sull'aborto: la 194 è equilibrata e deve essere applicata in ogni sua parte.

Ogni normativa (dalla 194 alla 40 sulla fecondazione, sino a quella sui trapianti) che regolamenta una materia legata alla sanità è evidentemente legata alla conoscenza e al continuo progresso scientifico. Per questo le indicazioni cliniche, anche in una situazione che le donne per prime vorrebbero evitare, devono essere stabilite all'interno di quel dialogo approfondito, intimo e personalissimo tra il medico e la persona che a esso si rivolge.

Optare per la chirurgia o per un farmaco - conclude Marino - dipende dalla situazione medica specifica, dall'età gestazionale, dalla sorveglianza clinica attuabile e dalla condizione psicologica. Il medico deve informare sulle diverse opzioni ma ha prima di tutto il dovere di instaurare un rapporto di fiducia basato sulla conoscenza e sulla solidarietà con la sua paziente, in modo che la scelta non sia sbrigativa e solitaria ma informata e meditata".

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27 febbraio 2008

Chi tutela i bambini? Nel 2007 scomparsi in Italia 1.215 minori

(Bari) La conferma che i corpi senza vita trovati a Gravina sono quelli dei fratellini Ciccio e Tore, scomparsi quasi due anni fa, e morti di una morte orribile, provoca sgomento e un dolore atroce, ma anche rabbia che si rinnova ogni volta che pensiamo alle centinaia di minori scomparsi in Italia, 1.215 solo nell?ultimo anno.

Piccole tesserine fotografiche, ritagli di vecchi ricordi e sorrisi innocenti. Accanto alla foto, la 'presunta' età attuale, e la scritta ?Scomparsi?. Nella Banca dati on-line della Direzione centrale anticrimine (Dac) della Polizia di Stato sono migliaia i nomi e le storie. A scomparire nel nulla soprattutto maschi, adolescenti tra i 15 e i 17 anni, ma anche molti bambini tra gli 11 e i 14. Lazio, Lombardia, Friuli e Campania le regioni maggiormente interessate dal fenomeno.

E se, per l?80% dei casi le scomparse, imputate a fughe volontarie dalle famiglie (per i bimbi italiani) e dalle comunità (per quelli stranieri), finiscono prima o poi per avere un esito positivo, ci si interroga sul restante 20%. Che fine hanno fatto i bambini? Che fine ha fatto Elisa Claps sparita nel 1993, Denise Pipitone, Angela Celentano?

Tra le possibili ipotesi della scomparsa, tra i reati più gravi si ipotizza come prima causa sempre la pedofilia, con gli ?orchi? in agguato là dove più forti sono le situazioni di disagio, di povertà. E allora forse dovrebbe farci riflettere la notizia - mentre in queste ore ci si interroga sulla castrazione chimica per le persone colpevoli di reati di pedofilia se ci fosse la certezza che questo metodo sia realmente efficace - che in Italia un bimbo su 4 è a rischio povertà, come si evince dalla 'Relazione congiunta per il 2008 sulla protezione e l'inclusione sociale', della Commissione Europea, che verrà discusso a Bruxelles il 29 febbraio dai ministri dell'occupazione e degli affari sociali.

Uno studio ricchissimo, dal quale si evince che le riforme nel campo della protezione sociale e le politiche di inclusione attiva hanno contribuito l'anno scorso a dare impulso alla crescita e all'occupazione in Europa, ma che si deve però fare di più per assicurare che tali ricadute raggiungano le persone ai margini della società e per migliorare la coesione sociale. Sui 78 milioni di europei che vivono a rischio di povertà 19 milioni sono bambini.

Per spezzare il circolo della povertà ? suggerisce lo studio - e dell'esclusione occorrono politiche sociali mirate e si deve fare in modo che ogni bambino renda meglio a scuola se si vogliono assicurare le pari opportunità per tutti. Si devono rafforzare le politiche di inclusione e di antidiscriminazione anche in relazione ai lavoratori migranti e ai loro figli e alle minoranze etniche. - Se i bambini sono poveri è perché vivono in nuclei familiari con genitori disoccupati o a scarsa intensità lavorativa o perché il lavoro dei loro genitori non è sufficientemente redditizio e le iniziative a sostegno dei redditi sono inadeguate per ovviare al rischio di povertà.

La lotta alla povertà infantile richiede quindi una combinazione di buone opportunità di lavoro che consentano ai genitori di accedere al mercato del lavoro e di progredirvi, azioni adeguate e ben concepite a sostegno dei redditi e la messa a disposizione dei necessari servizi per i bambini e le loro famiglie.

Si deve trovare il giusto equilibrio tra gli aiuti alle famiglie nel loro complesso e quelli rivolti ai bambini di per sé.
Delt@

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Pediatri, non buttare il lavoro della Turco

Nell'ambito della prima Conferenza Nazionale sulle Cure Primarie che si è chiusa ieri a Bologna, Giuseppe Mele, presidente nazionale della FIMP, è tornato sulle conseguenze che la caduta del Governo potrà avere sul futuro della Sanità.

Mele ha condiviso le preoccupazioni espresse dal Ministro Livia Turco in relazione alla brusca interruzione dell'esperienza di governo in atto, con particolare attenzione all'arresto che inevitabilmente subirà l'attuazione del DDL sull'ammodernamento del SSN.

Al governo, Mele ha comunque chiesto che si prenda un impegno per definire intanto il biennio economico contenuto nell'Atto di indirizzo da riconoscersi in relazione alla perdita inflattiva salariale.

L'eccessivo peso fiscale ha, infatti, divorato gli aumenti previsti nel precedente contratto. "Ci aspettiamo - ha dichiarato Mele durante il proprio intervento - che possano essere rimossi i punti controversi all'interno dell'Atto di Indirizzo che generano perplessità rispetto al futuro dell'organizzazione dell'assistenza territoriale.

Sarà, comunque, il confronto tra le parti a meglio definire le diverse posizioni. L'idea - ha aggiunto Mele - è di approfondire, prima della scadenza elettorale, sia il problema della risorse economiche che quello della definizione di una scaletta di priorità sulla parte normativa.

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Tubercolosi, picco di forme multiresistenti

Le forme di tubercolosi (Tbc) multiresistenti ai farmaci non sono mai state tanto diffuse come oggi. E quelle virtualmente incurabili proprio perché 'super-resistenti', sono state rintracciate in 45 Paesi al mondo.

Questo l'allarme lanciato dal rapporto diffuso ieri dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Le conclusioni contenute nel documento 'Anti-Tubercolosis Drug Resistence in the World' sono il frutto dell'analisi dei dati raccolti su 90 mila malati di Tbc provenienti da 81 nazioni, dal 2002 al 2006.

Uno studio che rappresenta l'indagine più ampia mai realizzata finora per misurare le percentuali di resistenza ai medicinali oggi a disposizione, rivela una nota dell'Oms. In aggiunta, dal rapporto emerge un legame evidente tra l'infezione da Hiv e le forme di Tbc resistenti, rilevato in Lettonia e nella provincia ucraina del Donetsk, dove le forme di tubercolosi che non rispondono ai farmaci hanno una frequenza doppia tra le persone sieropositive.

Sono 9 milioni i casi di Tbc registrati ogni anno nel mondo. E di questi circa mezzo milione è costituito da forme multiresistenti. Il picco, numeri alla mano, è stato registrato nella capitale dell'Azerbaijan Baku (22,3 per cento), seguita dalla Moldavia (19,4 per cento), dalla provincia ucraina del Donetsk (16 per cento) e da quella di Tomsk Oblast nella Federazione russa (15 per cento). Quindi segue l'Uzbekistan con il 14,8 per cento. Ma a preoccupare l'Oms è anche la crescente diffusione della Tbc multiresistente in Cina.

"Il problema della resistenza della tubercolosi ai farmaci - spiega il direttore del dipartimento Oms Stop Tbc, Mario Raviglione - necessita di un assalto frontale. Se i Paesi e la comunità internazionale falliranno nello sferrare l'attacco a questa malattia - aggiunge - perderemo la battaglia".

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Ssn, definire il metro della qualità

Servono strumenti per valutare la qualità delle prestazioni sanitarie e dei servizi offerti ai cittadini. Solo 'misurando' i risultati ottenuti, si può realmente comprendere se il sistema funziona e se risponde alle reali aspettative ed esigenze degli assistiti.

Una valutazione che deve coinvolgere tutti gli attori della sanità. Medici di famiglia compresi che, in futuro, potranno essere retribuiti anche in base alla qualità del servizio offerto. Ne è convinto Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), intervenuto ieri alla prima Conferenza nazionale sulle cure primarie, in corso a Bologna.

Per Cricelli, se si vuole realmente sviluppare e migliorare l'assistenza ai cittadini, è necessario partire dall'analisi dei dati e monitorare ciò che viene realizzato concretamente . E questo è possibile attraverso "strumenti scientifici ed informatici - spiega - in grado di 'fotografare' i risultati ottenuti sul campo, in termini di salute e gradimento da parte dei pazienti, dalle strutture ma anche dai singoli camici bianchi".

Per quanto riguarda i medici di medicina generale, la Simg ha messo a punto un sistema di indicatori che consente - sia al medico sia all'Asl - di verificare in tempo reale i risultati ottenuti. "Con questo sistema, già avviato in alcune aree del Paese, in particolare a Brescia, stiamo sperimentando - conclude Cricelli - la misurazione delle prestazioni che potranno così essere valutate su basi oggettive. L'applicazione di questo sistema potrà permettere anche il pagamento delle prestazioni in base alla qualità dei servizi offerti dai medici di famiglia".

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Anaao, l'Ordine dei medici ha diritto di esprimersi su temi chiave

La Federazione degli Ordini dei medici, "organo di rappresentanza della professione medica, ha il pieno diritto e il dovere istituzionale di esprimere il proprio giudizio su questioni che i camici bianchi italiani affrontano quotidianamente nella pratica professionale".

Ci tiene a sottolinearlo in una nota l'Anaao Assomed, principale sindacato degli ospedalieri, a proposito delle contestazioni piovute sulla Fnomceo e sul documento varato dalla Commissione deontologica della Federazione su diversi temi etici.

"Sorprende pertanto - continua l'Anaao - il clamore sollevato e sconcerta il fatto che sull'argomento abbiano diritto di parola tutte le categorie e tutte le parti politiche, spesso con dubbia competenza, mentre viene messa in discussione la legittimità dell'espressione di orientamenti deontologici oggetto di un confronto aperto da parte di chi è impegnato in prima linea per assicurare un diritto del cittadino nel rispetto delle leggi dello Stato".

Per l'Anaao, "i temi deontologici costituiscono un argomento di competenza degli ordini professionali che, ricordiamo, sono istituzioni democraticamente elette e non circoli costituiti per affinità ideologiche, i cui giudizi e orientamenti assolvono a un preciso compito a tutela dei cittadini e dovrebbero essere considerati un contributo tecnico al dibattito e alle scelte normative e non pretesto per strumentalizzazioni politiche. A partire da quanto messo a punto dalla Commissione deontologica che, pur esprimendo un positivo equilibrio di valori coerente con il codice deontologico, è stato travolto da una astiosa ed interessata polemica sul voto-non voto" del documento in questione.

Il sindacato esprime perciò "piena solidarietà alla Fnomceo", ribadendo "l'indipendenza e l'autonomia della professione, che non possono essere piegate a esigenze di parte. La comunità non può disconoscere il ruolo sociale del medico e delle sue Istituzioni né accettare diritti di veto o costrizioni al sordomutismo dei suoi organismi istituzionali.

I medici - conclude - non vogliono invadere il campo di competenza delle scelte politiche, ma i partiti facciano altrettanto evitando di reclutarli in maniera surrettizia nelle proprie file, rispettando le opinioni tecnico-scientifiche ed assicurando loro libertà di autonoma espressione".

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Medici di Medicina Generale, l'unione fa la forza

Solo il 30 per cento dei professionisti lavora in gruppo. La novità del lavoro di squadra sarà inserita nella prossima convenzione

Addio al medico di famiglia che lavora da solo nel suo studio. Dalla prossima convenzione sarà possibile soltanto il lavoro in rete per i camici bianchi di medicina generale, salvo eccezioni. Lo ricorda Franco Rossi coordinatore della Sisac, preposto alla trattativa per il rinnovo della convenzione della medicina generale, illustrando l'atto d'indirizzo per la medicina generale , in attesa di approvazione da parte del Consiglio dei ministri.

"Tutti si dicono convinti che i medici debbano lavorare in gruppo - spiega Rossi alla prima conferenza nazionale sulle cure primarie in corso a Bologna - ma in realtà, nelle varie forme associative, sono pochissimi i camici bianchi che realmente lavorano insieme. Appena il 30 per cento, secondo i nostri dati" .

Per questo l'atto di indirizzo - indispensabile per l'avvio delle trattative e che deve essere ancora approvato dal Cdm - "prevede che non si potrà più negoziare con i sindacati sulle forme associative. Bisogna lavorare in gruppo, punto. Un medico, se accetta la convenzione, accetta anche il lavoro in associazione. Non ci saranno più incentivi individuali perché lo facciano. Gli incentivi potranno essere utilizzati solo per sviluppare la forma associativa". Per Rossi questo è il vero 'salto' delle nuove linee di indirizzo. "Ovviamente - continua Rossi - sono previste eccezioni. In Italia, infatti, ci sono situazioni geografiche complesse, di cui bisogna tener conto. Ma è la Regione che decide. Insomma la regola è che il medico lavori in gruppo, salvo eccezioni". Secondo Rossi solo attraverso "un'attività aggregata è possibile che ci sia un'integrazione , in primo luogo dei medici di famiglia tra loro, poi con gli altri colleghi dei servizi territoriali e ospedalieri. Fino a che un medico resta da solo la possibilità di sviluppo è limitata", conclude l'esperto.
Per i sindacati, l'indirizzo proposto dalla Sisac sul lavoro in associazione è, in linea di principio, accettabile.

"Il lavoro in associazione - spiega Giacomo Milillo, segretario generale della Fimmg - è un punto di arrivo importante. Che i medici di famiglia debbano abbandonare l'attività individuale come standard, è ormai un dato acquisito.

Ma ciò non vuol dire lasciare i propri studi e concentrarsi in luoghi unici. Si tratta, concettualmente, di correlarsi con gli altri. Il medico che lavora da solo, chiuso nella sua torre-studio, in realtà è morto". Milillo si dice d'accordo anche sullo stop agli incentivi individuali per le forme associative. "Ciò non vuol dire - aggiunge - che i medici guadagneranno di meno. Semplicemente ci sarà una 'ristrutturazione' del compenso e questo è un altro punto che noi sosteniamo".

Milillo, inoltre, precisa che le spese sostenute per la struttura devono essere a carico della Regione, come del resto prevede la Sisac. "Sicuramente - conclude - in sede di trattativa ci saranno divergenze, ma c'è tutto lo spazio per trattare". D'accordo con Milillo anche Mauro Martini, presidente dello Snami, che pur sottolineando la necessità di lavorare in associazione , precisa che questo non vuol dire non lavorare più nel proprio studio.

"E' giusto e utile lavorare insieme - sostiene Martini - e mettere in rete i dati. Lavorare in associazione non significa necessariamente creare strutture per condividere spazi, ma condividere i dati per una reale assistenza 24 h su 24. Sì dunque al lavoro comune ma non tocchiamo il singolo ambulatorio", conclude.

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26 febbraio 2008

Basta un viceministro per la Salute?

L'accorpamento del ministero della Salute con quello del Lavoro e delle Politiche sociali, stabilito dall'ultima legge finanziaria che riduce a 12 i dicasteri, non trova concordi tutti i partiti. Lo rivela l'indagine condotta dalla rivista settimanale Agenzia sanitaria italiana (ASI), che ha intervistato i responsabili sanità dei diversi schieramenti. Favorevoli all'accorpamento Partito democratico e Alleanza nazionale, contrari Forza Italia, UDC e Rifondazione comunista.

"I ministeri vanno ridotti - sostiene Gero Grassi del Pd - l'importante è che la salute sia sempre considerata come valore garantito dalla Costituzione". Una tesi in linea con quella di Domenico Gramazio, di Alleanza nazionale: "La presenza di un viceministro per la Salute, che sarà affiancato dagli esperti dell'Istituto superiore di sanità, è una garanzia per un coordinamento per le attività che erano prerogativa del ministero della Salute".

Di diverso avviso le altre forze politiche. Per Domenico Di Virgilio, responsabile sanità di Forza Italia, "la tutela della salute umana, la sanità veterinaria e l'intera organizzazione sanitaria, data l'ampiezza della materia e le funzioni che deve svolgere - dice - devono essere trattate da un ministero ad hoc".

Più o meno la stessa tesi sostenuta da Luisa Capitanio Santolini, dell'UDC. "Una cosa è il lavoro, tutt'altra la sanità. Due ministeri così pesanti dal punto di vista delle funzioni devono assolutamente rimanere distinti". Sulla stessa linea Erminia Emprin Gilardini di Rifondazione comunista che sostiene come "la salute, e il modo in cui lo Stato organizza il sistema sanitario - dice - è una questione politica di prima grandezza".

Si potrebbe anche aggiungere che, sia pure regionalizzato, il Servizio sanitario nazionale rappresenta il principale capitolo di spesa pubblico e, probabilmente, richiede un impegno paricolare anche per questo motivo. Peraltro, laddove il concetto di Welfare è nato, la Gran Bretagna, non pare che il ministero della Salute sia stato accorpato ad altri dicasteri.

E a guardare poco lontano, cioè in Francia, c'è stata una scelta di segno opposto: il ministero della Salute ha sussunto le competenze di quello dello sport. Una strada già battuta Oltralpe ai tempi del Fronte popolare di Léon Blum che qualche risultato lo aveva dato.

E semmai, nell'esperienza europea, è sempre stato il ministero della Salute a ricomprendere competenze sul welfare, come accade in Olanda.

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Snami, libertà di coscienza per medici

Libertà di coscienza per 'camici bianchi' di fronte all'interruzione di gravidanza. Pur essendo d'accordo con la Fnomceo sul fatto che la 194 è comunque una legge dello Stato, il presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), Mauro Martini, rivendica piena libertà di coscienza da parte dei singoli medici.

"L'interruzione volontaria di gravidanza - dice il leader Snami in una nota - è tema troppo delicato per distinguere semplicemente tra favorevoli e contrari". Come pure lo è, secondo Martini, la pillola abortiva Ru486. "Io penso - prosegue - che il medico, seguendo i dettami del Giuramento di Ippocrate, debba essere attento all'etica nei confronti della vita.

Massimo rispetto quindi per chi segue la legge e la fa applicare, ma altrettanto per chi esercita l'obiezione di coscienza come previsto dall'articolo 22 del Codice deontologico".

"Certo - sottolinea il presidente Snami - lo Stato italiano deve farsi sempre più garante delle condizioni economiche e sociali della donna, affinché non sia costretta a fare scelte dolorose da un punto di vista psichico e fisico. E deve inoltre fare più informazione sulla maternità responsabile: questo è compito anche dei medici di medicina generale, che con il loro quotidiano contatto con la popolazione possono esercitare a pieno questo ruolo fondamentale.

Lasciamo però ai medici - conclude Martini - la possibilità di scegliere come comportarsi: la Federazione degli Ordini dei medici ha pieno diritto di esprimersi, ma i singoli devono decidere con la loro coscienza e la loro morale".

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Turco, medici italiani difendono la vita

"Se la vita umana sono le persone in carne e ossa, i medici italiani difendono la vita. Ho visto, da parte dei camici bianchi impegno e aggiornamento in questo senso".

A dirlo è il ministro della Salute Livia Turco che, a margine della conferenza nazionale sulle cure primarie in corso a Bologna, commenta le parole del Papa che ha invitato i medici italiani a difendere la vita, in riferimento al documento della Federazione nazionale degli Ordini dei medici sull'aborto e altri temi etici.

Per Turco, il documento della Fnomceo va nella direzione della difesa della vita, quella di "costruire un rapporto - ha detto il ministro - il più possibile vero, serio e profondo con i pazienti".

I medici infatti "non devono scrivere trattati etici, ma curare bene le persone". E non c'e' arbitrarietà nel fatto che "gli Ordini dei medici abbiano sentito il dovere di esprimersi - continua il ministro - sulla validità della 194, su come si previene l'aborto. E che abbiano raccomandato attenzione al tema della maternità e detto che la pillola del giorno dopo e' un contraccettivo e per questo deve essere accessibile".

Secondo Turco, si tratta infatti di argomenti "di competenza dei camici bianchi". E' giusto e utile che "l'esperienza medica del sapere clinico e la scienza prendano di più la parola su questi temi".

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Fnomceo, testo etico discusso e approvato

"Se c'è stato un errore nella comunicazione del documento etico diffuso sabato, è stata la nostra ingenuità. Non certo la disonestà"

Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini medici (Fnomceo), prova, con queste parole, a fare chiarezza sul 'giallo' del testo su aborto, fecondazione assistita, pillola del giorno dopo, pillola abortiva Ru486 e assistenza ai nati molto pre-termine finito in queste ore sotto i riflettori delle cronache.

Dopo la nota dei presidenti degli Ordini medici lombardi - secondo cui l'unico documento votato dal Consiglio nazionale Fnomceo non riguardava temi etici, ma politici, essendo i temi etici oggetto di una relazione tecnica non sottoposta a votazione - Bianco spiega: "Il testo etico è stato varato e approvato dalla nostra Commissione deontologica, quindi discusso a fondo in Consiglio, senza che emergessero rilievi particolari da parte di nessuno.

Lo provano i verbali", dice. "Il documento conclusivo sottoposto a votazione era in effetti un documento politico - riferisce il numero uno della Fnomceo all'Adnkronos salute - Poi c'erano tutta una serie di altri testi tra cui uno, e cioè il documento conclusivo redatto e condiviso da un gruppo di lavoro ristretto insediato all'interno della Fnomceo, e formato da personalità appartenenti all'Ordine dei medici, che a suo tempo avevano steso le norme del nostro codice deontologico".

A questa commissione, prosegue Bianco, "era stato chiesto di definire gli orientamenti applicativi del codice deontologico sulle questioni etiche" più 'calde' in questo periodo in Italia. Ne è risultato dunque il documento etico di sabato. Che "per definizione, attenendo a temi deontologici, non poteva essere votato perché andava rimesso agli Ordini provinciali. Ma che è stato discusso approfonditamente", ribadisce il presidente.

Il documento etico - ripete Bianco - è stato oggetto di relazione puntuale all'ultimo Consiglio nazionale Fnomceo. Ognuno dei presidenti disponeva di una cartellina contenente, tra gli altri testi, anche questo documento". E dopo la discussione, "ho comunicato ai componenti del Consiglio l'intenzione di rendere disponibile al pubblico dibattito alcuni punti del testo". Da qui il comunicato stampa diffuso sabato, "in cui si precisava nero su bianco che 'stiamo discutendo questo documento', e non che 'abbiamo votato questo documento'".

Ora, però - dopo le accuse di 'falso' mosse da alcune voci del mondo cattolico, e dopo la nota dei presidenti degli Ordini medici lombardi, sottoscritta tra gli altri anche del presidente della Fnomceo Lombardia e presidente dell'Ordine di Como, Giuseppe Conti - Bianco assicura: "Non volevamo mettere in atto nessun 'golpe', e di certo non abbiamo diffuso alcun falso documento". Piuttosto, riflette il presidente, "abbiamo forse peccato di ingenuità nel credere di poter contribuire serenamente al dibattito in corso. Da parte nostra - incalza Bianco - non c'era l'intenzione di far passare quel documento come espressione di un pensiero unico di tutto il mondo medico".

Tuttavia, il leader della Fnomceo non si dà pace: "Non capisco dove sta lo scandalo. La pratica dell'interruzione volontaria di gravidanza è contenuta nel nostro codice deontologico", ammessa "nell'ambito della legge 194.

E se il codice medico si riferisce a questa normativa, come possiamo non considerarla valida e da applicare in ogni sua parte?". Idem per la Ru486: "Tra poco arriverà in Italia. Dobbiamo ignorarlo o lavorare affinché venga utilizzata nel rispetto della 194?", si chiede Bianco. Che conclude: "Il nostro compito è sempre più difficile. Dobbiamo tenere insieme medici con punti di vista differenti, e per questo non smetterò mai di confrontarmi con tutti". Cattolici compresi.

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25 febbraio 2008

Tomassini, ridiscutere autonomia sui vaccini

"Bisogna ridiscutere l'autonomia delle Regioni in campo sanitario quando si tratta di vaccini". Antonio Tomassini, presidente della Commissione d'inchiesta sul Ssn, rimarca l'importanza di avere piani vaccinali omogenei "che non creino cittadini di seria A e B" in occasione dell'inaugurazione a Siena del nuovo istituto della Novartis, che produrrà vaccini contro le malattie 'dimenticate' dei Paesi in via di sviluppo.

Una presa di posizione chiara dopo la decisione del Veneto di sospendere l'obbligatorietà di alcuni vaccini pediatrici dal primo gennaio scorso, e a pochi giorni dalla discussione in conferenza Stato-Regioni del prossimo Piano nazionale vaccini.

"I vaccini - dice - sono la cura definitiva più sicura e meno costosa al mondo. Anche se consideriamo gli eventuali effetti collaterali. L'aver affidato alle Regioni la politica e la programmazione vaccinale è un errore intollerabile.

La politica sanitaria dunque - prosegue - deve riappropriarsi di questo importantissimo sistema di prevenzione per il Servizio sanitario nazionale. Altrimenti succede che si debba ricorrere alle vaccinazioni di massa quando è troppo tardi". Secondo Tomassini, "per risparmiare pochi euro oggi in Italia ci si trova esposti da Regione a Regione a rischi diversi.

Dunque serve riportare a livello centrale il controllo del calendario vaccinale. Come pure, senza ricorrere all'obbligatorietà, fare maggiore ricorso all'adesione volontaria. Magari - conclude - stabilendo un sistema di co-payment che consente, a chi non può permetterselo, di accedere gratuitamente ai vaccini, e agli altri di pagarne una parte per liberare risorse da utilizzare laddove c'è bisogno".

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Sanità, buste paga più ricche, 103 euro al mese

Segnali positivi per il rinnovo del contratto di lavoro del comparto sanità. Al termine della riunione di venerdì all'Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), i sindacati di categoria hanno infatti 'incassato' la garanzia di un aumento, sulla parte fissa della retribuzione, pari a 103 euro mensili.

Un passo avanti decisivo in direzione di una felice chiusura della trattativa."Adesso - sottolinea in una nota Carlo Fiordaliso, segretario generale Uil Fpl - abbiamo chiesto di stringere i tempi per arrivare entro la fine del mese a sottoscrivere l'accordo sulla parte economica per dare subito gli aumenti attesi da 26 mesi e di proseguire poi, senza interruzione, la trattativa sulla parte normativa e sugli incrementi del biennio 2008-2009.

Aumenti - aggiunge - che dovranno rispondere agli effetti dell'inflazione e quindi a un reale recupero dei salari, falcidiati dall'aumento dei prezzi e delle tariffe".

Dello stesso avviso anche Rossana Dettori, segretaria nazionale FP Cgil, secondo cui la tutela del potere d'acquisto dei salari "è il primo obbiettivo al quale il contratto deve saper rispondere". La parte economica non è però l'unica materia sotto osservazione dei sindacati.

C'è infatti molto da lavorare anche sulla parte strettamente normativa. "La Cgil - sottolinea la Dettori - non intende sacrificare per troppo tempo le numerose rivendicazioni contenute nella piattaforma unitaria approvata dai lavoratori della sanità, e chiede sin d'ora l'apertura di un'apposita sessione straordinaria da legare al rinnovo del contratto per gli anni 2008-2009".

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La caduta del Governo ha interrotto il rinnovamento

La caduta del Governo Prodi "ha interrotto un processo di riforma della sanità italiana che stava arrivando al traguardo.

In questi 18 mesi abbiamo lavorato tantissimo e questo sarebbe potuto essere l'anno di svolta".

E' il bilancio di un anno e mezzo di attività tracciato dal ministro della Salute uscente, Livia Turco, sabato a Roma a margine di una conferenza sull'avvio della campagna di vaccinazione contro il Papillomavirus umano (Hpv).

"In questi mesi di legislatura - ha detto Turco ai giornalisti - si era messa in moto una serie di processi di riforma e di tutela della salute.

Purtroppo non sono stati approvati provvedimenti importanti come quello sulla semplificazione della prescrizione di tutti i farmaci antidolore, quello per l'ammodernamento del Sistema sanitario nazionale, o quello sulle aziende ospedaliere integrate".

Ma, precisa Turco, "io ho fatto di tutto".

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Aborto, ordini medici: "la 194 va sostenuta"

"Incrementare l'educazione alla procreazione responsabile"

La legge 194, "pur scontando ritardi e omissioni applicative, a distanza di 30 anni dimostra tutta la solidità e la modernità del suo impianto tecnico-scientifico, giuridico e morale. Occorre supportarla". Parola della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), che si schiera decisamente a favore della legge sull'aborto, tornata a essere oggetto di dibattito e di 'scontro' politico, in un documento su diversi temi bioetici messo a punto durante la riunione del Consiglio nazionale della Fnomceo a Roma.

Nel documento della Fnomceo si evidenzia come si debba sostenere la legge 194 "incrementando l'educazione alla procreazione responsabile, il supporto economico e sociale alla maternità soprattutto in quelle fasce di popolazione dove il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza resta alta, quali ad esempio adolescenti ed immigrate".

I rappresentanti dei camici bianchi sono anche a favore della pillola abortiva Ru486, non ancora autorizzata in Italia: va data piena attuazione alla legge, sottolineano, "compreso l'articolo 15, laddove raccomanda 'l'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità psicofisica della donna e meno rischiose per l'interruzione di gravidanza". Nel testo si parla anche di pillola del giorno dopo, il contraccettivo d'emergenza che troppo spesso è difficile riuscire ad avere. "Non può incontrare surrettizie limitazioni - afferma la Fnomceo - che ostacolino la fruizione del diritto della donna che intenda prevenire una gravidanza indesiderata e un probabile successivo ricorso all'aborto".

Dai medici arriva anche il sì alla diagnosi preimpianto sull'embrione. I rappresentanti dei 103 Ordini provinciali dei camici bianchi si sono espressi anche "negativamente" sull'obbligo di impianto di tutti gli embrioni prodotti, tre al massimo. "La magistratura, con le recenti sentenze, ha confermato questa valutazione", sottolinea la Fnomceo. A proposito dei nati estremamente prematuri, il documento sottolinea che "il medico, come sempre, quando sussistano possibilità di vita autonoma del feto, debba adottare tutte le misure idonee a salvaguardarne la vita, ispirando il proprio comportamento caso per caso, secondo un'appropriata e autonoma valutazione clinica, evitando ogni forma di accanimento terapeutico".

La Fnomceo ribadisce, inoltre, "il valore morale e civile di un processo di informazione e consenso che deve coinvolgere i genitori in scelte sempre drammatiche e difficili". Prendendo in considerazione tutti i temi bioetici al centro del dibattito, ma anche della campagna elettorale, la Fnomceo ci tiene a precisare che il "Codice deontologico, oltre a essere una guida per i medici, è una sicura garanzia per il cittadino.

Questioni così delicate - si legge nel documento - che si riferiscono a quanto di più intimo e personale coinvolga la donna, la coppia e la società, meritano grande rispetto e un confronto sociale e politico meno strumentale, meno ideologico, più attento al grande bagaglio di sofferenze che sempre accompagna questi tormentati cammini che ricadono sulle donne, spesso lasciate sole in queste drammatiche circostanze".

Aborto come e dove

23 febbraio 2008

Lettera aperta di Olga, una ragazza disabile: ?La nostra vita, mio caro Ferrara è amara?

(Roma) ?Io vorrei scrivere a Ferrara, ma siccome non so come raggiungerlo e non credo che lui abbia tempo per aprire la mia mail, scrivo a voi sperando che dalle vostre pagine video il messaggio arrivi prima, forte e chiaro?.

Con queste parole si apre la lettera aperta, pubblicata sulla home page del sito ?Affari italiani?, di Olga Andreoli, una ragazza diversamente abile, che sente ? assieme a suo padre ? di voler dire la sua sull?aborto, sulla disabilità e sulla qualità della vita di chi, come lei, si trova a vivere un?esistenza minata. In riferimento al caso di Napoli, a Silvana, scrive:

"Il nascituro era affetto dalla sindrome Klinefelter che ha un quadro clinico complesso ma certamente non tragico come molte malattie genetiche; comunque spesso associata a disturbi caratteriali con livello intellettivo di regola inferiore al normale. Io sono un'esperta in materia un po' perché, come dice mio padre e tutti quelli che mi conoscono, caratterialmente sono tanto rompicoglioni ma soprattutto perché, a causa di un parto andato male, ho avuto una paralisi cerebrale che risulta in un livello intellettivo al di sotto delle mie aspettative.

Non che io sia proprio ?tonta? ma insomma non riesco a gestire contemporaneamente molte variabili quando devo articolare un discorso o un ragionamento. Sono una persona semplice che capisce l'essenziale. Da esperta posso assicurare a Ferrara che persone con handicap, al di là dell'esistenza di strutture assistenziali, sono sole, sono umanamente sole, non hanno con chi compartire la propria esistenza malandata?.

E proprio in risposta a Ferrara, alla sua convinzione che una donna abortisce solo perché non incontra sulla sua strada ?procedure, strutture e persone in grado di spiegarle bene che non è sola, che la comunità si associa a lei per ascoltarla, aiutarla a superare il suo rifiuto di maternità con argomenti solidali di tipo scientifico, assistenziale e psicologico?, in risposta a tutte le certezze cieche, e proprio perché tali sciocche, di chi parla senza conoscere realmente e a fondo il problema, Olga sente di dover parlare. Di dover raccontare.

?Noi, handicappati italiani, siamo fortunati perché gli italiani sono brava gente e in molti batte un cuore caldo: siamo il paese più solidale al mondo e sono milioni le persone che fanno volontariato partendo dalle più varie motivazioni?, eppure - spiega - neanche il migliore tra i volontari ?riuscirà mai a raggiungere con noi la prossimità dell'amore che quello vero è senza motivo.

La nostra vita, per farla breve Ferrara mio caro, è amara. E soli sono i nostri genitori ed amara è la loro vita: il rifiuto della maternità di quella signora è più che comprensibile?.

Questa lettera non può lasciare indifferenti, ed è tanto più nitida e incontrovertibile, quanto più è lontana dal vuoto parlare che si è fatto in questi giorni sul tema dell?aborto. Di questo avviso anche Angelo Fasani, presidente di Anffas Milano (Associazione Famiglie di Disabili Intellettivi e Relazionali), secondo il quale, però, gioca un ruolo fondamentale l?intero sistema mediatico, che deve recuperare la sua funzione informativa, anziché alimentare sterilmente la polemica.

Anche il concetto di normalità incontra una certa resistenza nella riflessione di Fasano, preoccupato di cadere nella cattiva equazione normalità = perfezione. ?Per normalità - spiega - non s'intende lo stereotipo della persona perfetta, ma la normalità di chi può vivere bene una vita sia pure in presenza di certi limiti?, limiti con i quali solo a volte è dato convivere con umana dignità.

La libertà di scelta, dunque, è un valore inalienabile da difendere in modo assoluto, ma libertà significa anche essere in condizione di decidere con consapevolezza, e alla luce di una reale ed onesta informazione. Nell'inseguire un dibattito superficiale, invece, i media non sanno più fornire indicazioni ?che consentano di affrontare le situazioni, di decidere con cognizione di causa". Maggiore informazione, dunque, chiede Fasano.

E maggiore responsabilità nell?affrontare temi sensibili del vivere civile, che ci riguardano tutti, e che meritano il meglio della nostra attenzione. Parlare senza cognizione, senza mettere se stessi in discussione, senza incontrare ?l?altro?, è sempre, comunque, sterile. Perciò, dice Olga, Giuliano Ferrara ?non può veramente aprir bocca sulla scelta della signora di abortire, perché non sa di cosa sta parlando?.

E provoca: Se volesse imparare per poter parlare con cognizione di causa, potrebbe prendermi in affido temporaneo, farmi vivere con lui, insegnarmi il mestiere di giornalista (a me piace molto scrivere), darmi da mangiare; insomma avermi sul gobbo per un paio d'anni almeno. Alla fine credo che diventerà così competente che senza dubbio potrà riuscire un ottimo ministro della sanità, un carismatico ed intelligente membro della comunità che si associa alle persone che vivono nel dolore e parla anche in loro nome. Per il momento però stia zitto?.

Maria Cristina Giovannini

Delt@

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22 febbraio 2008

Binetti, Testamento biologico non è nel programma PD

Nel programma del Pd non si parla di testamento biologico. Lo precisa la senatrice Paola Binetti, ieri a Roma a margine di un convegno sui tumori giovanili.

"Il programma del Pd non parla affatto di testamento biologico - dice Binetti - ma piuttosto della possibilità delle persone di esprimere il senso della propria scelta, come recita anche l'articolo 32 della Costituzione.

Si parla del no all'accanimento terapeutico, come recita il codice deontologico dei medici. Si escludono, quindi, i trattamenti estremi".

Invece, continua, "nulla si dice del valore della nutrizione e dell'idratazione assistita, che noi abbiamo sempre considerato fra i trattamenti ordinari".

Insomma, "il programma riflette una grande attenzione alle diverse posizioni ed è su queste che cercheremo di mantenere ferma la barra dello svolgimento delle attività".

Anche per quanto riguarda il sì alle coppie di fatto, etero e gay, la senatrice precisa che non c'è traccia di un via libera ai Dico, quanto piuttosto al "riconoscimento dei diritti individuali delle persone, come soggetti portatori di diritti", senza avallare però forme alternative al matrimonio.

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Aitec, elettroshock da rivalutare

"L'elettroshock non è solo un trattamento più utile e sicuro di quelli farmacologici, ma anche più economico".

Parola di Athanasios Koukopoulos, presidente uscente dell'Associazione italiana per la terapia elettroconvulsivante (Aitec), intervenuto ieri a Roma a un incontro sulla petizione che l'associazione presenterà all'attuale e al futuro ministro della Salute, per chiedere l'apertura in Italia di almeno un servizio di Tec (più comunemente noto come 'elettroshock') ogni milione di abitanti.

"Con i farmaci a volte si muore - spiega Koukopoulos - con l'elettroshock no. Molti tentano di screditare la Tec per gli effetti indesiderati, ma oggi con i nuovi strumenti a nostra disposizione abbiamo effetti irrilevanti, e sicuramente inferiori rispetto a quelli causati dalla terapia farmacologica, e un trattamento efficace per la depressione grave e alcune psicosi".

Koukopoulos, che nella riunione è stato eletto presidente onorario dell'Aitec per acclamazione, si scaglia contro la cultura psichiatrica dominante in Italia. "Si parla poco di elettroshock - aggiunge - e questo avviene anche nelle università e nelle scuole di specializzazione.

Non si pubblica più niente a riguardo, e c'è il pericolo che in futuro sarà sempre peggio". L'auspicio dell'esperto è che altre figure carismatiche nel campo della medicina 'escano allo scoperto' e supportino la causa dell'Aitec.

"Sarebbe bello - ammette Koukopoulos - se opinion leader di fama nazionale, come Rita Levi Montalcini o Umberto Veronesi, scendessero in campo al nostro fianco. Purtroppo - conclude con una nota di amarezza - prima di sdoganare questi argomenti potrebbe passare ancora molto tempo".

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Arap, modificare la legge Basaglia

Modificare al più presto la legge Basaglia (180 del 1978), che impose la chiusura dei manicomi, attraverso un collegamento più forte tra famiglia e Dipartimenti di salute mentale. E' l'appello lanciato dall'Associazione per la riforma dell'assistenza psichiatrica (Arap), riunita ieri in un convegno a Roma.

Le famiglie dei malati psichici non vogliono la riapertura dei manicomi, ma si battono affinché tutte le persone colpite vengano seguite e curate con un'assistenza psichiatrica adeguata. "Purtroppo tutto questo non avviene - denuncia Maria Luisa Zardini, presidente dell'Arap - perché ci sono molti malati lasciati in balia dei loro disturbi. Abbiamo cominciato il nostro lavoro nel 1981, ma da allora poco è cambiato".

Il presidente Arap vorrebbe un maggiore collegamento tra famiglia e Dipartimenti di salute mentale, "specie per quei pazienti non consenzienti, che rifiutano le cure". Dello stesso parere Emilio Covino, vicepresidente Arap, che auspica una modifica delle legge 180. "Bisogna creare dei vincoli - conferma - e obbligare tutti i pazienti con disturbi ad essere curati".

"Ci sono atteggiamenti intollerabili - ribatte Zardini - come quello della mancata applicazione dell'accertamento sanitario obbligatorio (Aso), previsto dalla legge 180". Un articolo presente, ma non osservato. "Ci sono tanti ragazzi che vivono da soli - prosegue la Zardini - e non hanno un'assistenza sanitaria adeguata.

Continuare in questo modo non è più possibile, è una vergogna". Altro problema che colpisce i ragazzi con disturbi psichici è il cosiddetto periodo del 'dopo di noi', ovvero quando i genitori non ci sono più e i figli restano soli.

"Auspichiamo che si crei una Fondazione - termina Covino - che permetta ai ragazzi di vivere in qualche appartamento, magari insieme, dopo la scomparsa dei genitori".

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Sindacati Medicina Generale, subito atto indirizzo o sciopero

"Se non si darà subito il via libera all'atto di indirizzo per la medicina convenzionata, siamo pronti a far partire azioni sindacali, compreso lo sciopero".

A chiedere l'approvazione immediata dell'atto, indispensabile per l'apertura delle trattative per il rinnovo della convenzione con il Sistema sanitario nazionale, sono i rappresentanti nazionali dei sindacati della medicina generale, riuniti da ieri a Milano.

I sindacati chiedono al Governo e alle Regioni di mettere in atto tutte le procedure utili ad approvare in tempi brevissimi l'atto di indirizzo.

Altrimenti, sottolinea in una nota Giacomo Milillo, segretario nazionale Fimmg, si aprirà "da subito il conflitto sindacale".

Durante l'incontro, infatti, verranno "pianificate le azioni sindacali conseguenti, comprese iniziative di piazza anche durante la campagna elettorale, non escluso lo sciopero, naturalmente nel rispetto della normativa vigente".

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Mortalità oncologica in calo tra i giovani

Ogni anno il cancro uccide 2200 tra adolescenti e giovani adulti, colpiti più frequentemente da malattie ematologiche

I giovani che si ammalano di tumore muoiono sempre meno. In poco più di 10 anni - dal 1990 al 2002 - si è ridotta di circa il 30 per cento la mortalità dei pazienti tra i 15 e i 39 anni: -29 per cento per gli uomini e -26 per cento per le donne. Nonostante tutto, al 2002, ogni anno il cancro uccide 2200 tra adolescenti e giovani adulti, colpiti più frequentemente da malattie ematologiche. Sono i dati di una recente indagine Istat presentata al convegno su "i tumori ematologici nell'adolescente e nel giovane adulto", in corso all'Università Cattolica di Roma.

I dati indicano una mortalità femminile più bassa rispetto a quella maschile, e il 'vantaggio' delle donne si mantiene nei linfomi Hodgkin e non Hodgkin, ma non nelle leucemie. In generale, in questa fascia di età, la sopravvivenza tende a crescere in maniera simile agli altri paesi europei ad esclusione della Finlandia che ha i migliori dati di sopravvivenza internazionali. Buone notizie insomma per i giovani pazienti malati di tumore, "legati - spiega Giuseppe Leone, direttore dell'Istituto di ematologia dell'Università Cattolica di Roma e organizzatore del convegno - sia al miglioramento delle cure sia alla diagnosi più tempestiva.

E, in questo ultimo caso, dobbiamo dire anche grazie alle mamme italiane che, rispetto a quelle statunitensi (dove i dati di mortalità sono peggiori), sono molto attente alla salute dei figli adolescenti. Insomma, è uno degli aspetti positivi dell'essere 'bamboccioni'".

Sul piano dell'organizzazione del sistema sanitario, i dati Istat mostrano una forte migrazione regionale. Sui 70 mila ricoveri annui in Italia, circa il 20 per cento avviene fuori dalle Regioni di residenza. A spostarsi di più soprattutto i cittadini meridionali: provenienti da Calabria, Sicilia, Campania, Abruzzo e Marche.

Mentre i poli di attrazione sono Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana. In pratica, su 100 adolescenti che si ricoverano fuori regione, 16 provengono dalla Campania, 12 dalla Sicilia, 11 dalla Puglia, 9 dalla Calabria. Trentasei vanno in Lombardia, 12 in Emilia Romagna, 12 in Toscana, 6 in Friuli.

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21 febbraio 2008

600 mila operatori in attesa di regole

Oltre 600 mila operatori sanitari, in attesa di nuove regole di garanzia per il loro lavoro e di un riconoscimento reale della loro attività, vedranno tradite le loro speranze.

Difficile, infatti, in queste ultime fasi del Governo, che in Consiglio dei ministri arrivi il testo per la regolamentazione dei 22 profili sanitari (19 se si escludono ostetriche, infermieri e tecnici di radiologia già 'normati'), delegato all'Esecutivo. Ne è convinto il senatore Giuseppe Caforio (Italia dei Valori) che in questa battaglia si è particolarmente impegnato, anche per la sua professione di tecnico ortopedico.

Le professioni interessate alla regolamentazione sono diverse - dai tecnici ortopedici ai terapisti della riabilitazione, dai terapisti occupazionali ai podologi e perfusionisti - e tutte attendevano regole per una maggiore tutela della professione, in particolare contro la concorrenza sleale degli 'abusivi', e per dare maggiori garanzie agli utenti. Caforio ricorda che "l'iter della legge era stato, dopo un intenso lavoro, portato a termine e - spiega - speravamo tutti di arrivare ad una conclusione positiva".

Con la crisi di Governo tutto si è complicato, e ora "sembra non ci siano gli spazi per portare il testo in Consiglio dei ministri per la ratifica", dice Caforio, sottolineando che l'approvazione rientrerebbe nell'ordinaria amministrazione. "Non vedo però la volontà politica", denuncia. "Affossare una legge che, con grandi sacrifici, era stata portata avanti - aggiunge il senatore - è grave e si fa un grande danno ai professionisti che l'aspettavano. Anche perché significa riazzerare tutto, è come la tela di Penelope: si buttano all'aria anni di lavoro, visto che così decade la legge delega, che impegnava il Governo alla regolamentazione.

Per Caforio ha vinto il 'partito' di quanti, in questi anni, hanno ostacolato la regolamentazione, in particolare le professioni sanitarie tradizionali. "Si è puntato su un grande equivoco - conclude - si è avuto paura di nuovi ordini professionali, cancellando così la possibilità di istituirli. Questo perché si identifica l'ordine con la lobby. Ma queste professioni non hanno mai fatto richieste di tariffe o altri privilegi che fanno pensare a interessi lobbistici.

Piuttosto pensano a una regolamentazione nell'interesse dell'utente e per garantire una concorrenza leale e per combattere l'abusivismo, oggi purtroppo presente su larga scala. La nostra battaglia è contro l'abusivismo e per la salute dei cittadini".

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In Italia sanità per tutti i comunitari

I cittadini comunitari non assicurati, che abitano in Italia, hanno diritto alle cure sanitarie indifferibili ed urgenti, compresa la tutela della maternità e l'interruzione volontaria di gravidanza.

Lo precisa, in una nota, il ministero della Salute, riferendo di aver integrato una sua precedente circolare informativa del 3 agosto 2007 sull'argomento. Tra le forme di assistenza garantite, infatti, sono incluse anche le prestazioni sanitarie per la tutela della salute dei minori - come prevede la Convenzione di New York - la tutela della maternità, e l'interruzione volontaria di gravidanza, a parità di condizione con le donne assistite iscritte al Ssn.

Il ministero ricorda, inoltre che "devono essere attivate, nei confronti di queste persone, anche per motivi di sanità pubblica nazionale, le campagne di vaccinazione, gli interventi di profilassi internazionale e la profilassi, diagnosi e cura delle malattie infettive, in base alla normativa nazionale".

Per tutte queste prestazioni, la Asl è tenuta ad una contabilità separata "da cui risulti l'identità del cittadino comunitario e le prestazioni ricevute, di cui si terrà conto per l'azione di recupero e negoziazione nei confronti degli Stati competenti in sede comunitaria o diplomatica".

In particolare "sono in corso con le autorità sanitarie dei Paesi neocomunitari trattative per una più opportuna regolamentazione delle procedure e dei rapporti contabili relativi alla mobilità sanitaria internazionale".

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In aumento nel mondo nuove malattie infettive

Disegnata prima mappa dei futuri punti caldi del pianeta

Non è solo un'impressione di scienziati ed esperti di sanità pubblica. Secondo uno studio internazionale pubblicato su 'Nature', infatti, è ormai scientificamente provato che il manifestarsi di nuove malattie infettive (come Hiv, Sars, virus del Nilo occidentale ed Ebola) è in crescita nel mondo.

Ed è stata disegnata la prima mappa dei futuri possibili 'punti caldi', teatro dell'emergere di nuove infezioni. Lo studio, condotto da ricercatori di numerosi centri - fra cui l'Università della Georgia (Usa), l'Università di Zoologia (Londra) e la Columbia University (Usa) - analizzando 335 episodi a partire dal 1940, ha stabilito che le zoonosi rappresentano attualmente la più importante insidia legata all'emergere di nuove malattie.

La maggioranza di queste ultime - incluse Sars ed Ebola - ha avuto origine fra gli animali selvatici.

Sotto accusa anche la resistenza ai farmaci, che ha portato a malattie sempre più minacciose, come forme di tubercolosi estremamente resistenti ai farmaci.

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20 febbraio 2008

Aborto, CDLM Milano: lo Stato italiano sta diventando talebano ?

(Milano) ?I fatti successi ieri a Napoli con l?irruzione delle forze dell?ordine in sala operatoria dove si stava praticando un aborto terapeutico, il sequestro di un feto di 460 grammi, l?interrogatorio a cui è stata sottoposta la donna ci fanno inorridire.

A ciò si aggiunga che il Magistrato che ha disposto il blitz ha agito sulla base di una denuncia anonima! Riteniamo - Scrivono Nerina Benuzzi, Fulvia Colombini e Tiziana Scalco, della Segreteria della Camera del Lavoro di Milano - che si sia agito arbitrariamente, contro la legge e che la donna abbia diritto alle scuse dello stato e ad un risarcimento per il trauma subito. Invitiamo la politica e le istituzioni a far rispettare le leggi vigenti.

Ci chiediamo anche dove si arriverà di questo passo? Tutti coloro che invocano moratorie, compongono liste elettorali ad hoc contro la legge 194, modificano unilateralmente le norme vigenti in Lombardia e dispongono blitz sono uomini : Ferrara, Berlusconi, Formigoni, Magistrato di turno. Si sta scatenando una forte offensiva di carattere intimidatorio e colpevolizzante nei confronti delle donne che vengono trattate come assassine senza cuore. La laicità dello stato che garantisce i diritti e le scelte di tutti e tutte sembra non esistere più!

La stampa da risalto soprattutto alle campagne contro la legge 194 e non si occupa di tutte quelle iniziative che invece danno voce alle donne, parlando con concretezza del problema, difendendo la legge, ma anche chiedendo a gran voce l?applicazione della parte preventiva soprattutto rafforzando la rete dei consultori pubblici che è stata vergognosamente deprivata in questi ultimi dieci anni. Si dice che la civiltà di un paese si misuri rispetto alla condizione in cui vivono le donne. L?Italia anziché avvicinarsi all?Europa in termini di aumento dell?occupazione femminile, di servizi a sostegno della conciliazione e della condivisione del lavoro di cura nella coppia, di aumento della percentuale di donne nelle istituzioni e in politica, di investimenti anche culturali per superare una concezione ancora troppo maschile della società e della gestione del potere, sembra oggi andare in senso opposto.

La crociata intrapresa contro la 194 ci ricorda gli stati confessionali, gli integralismi di tutti i tipi, tanto criticati dalle stesse persone che oggi troviamo schierate contro le donne e contro il diritto di autodeterminazione rispetto al proprio corpo e alle proprie scelte di vita! Invece la Legge 194 si è dimostrata una buona legge che ha consentito una riduzione del 60°% delle interruzioni volontarie di gravidanza e l?eliminazione della piaga dell?aborto clandestino. Invitiamo tutte le donne a rispondere, a manifestare, a far sentire la loro voce contraria a questo imbarbarimento e soprattutto a non scegliere, nelle prossime elezioni, coloro che ci vogliono ricacciare indietro senza voce e senza diritti!?.
Delt@ CDLM di Milano

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Aborto: il corpo delle donne è tema di campagna elettorale?

(Roma) Prosegue quotidianamente l?accesa disputa politica tra favorevoli e contrari alla revisione della legge 194 sull?interruzione volontaria di gravidanza, soprattutto dopo l?annuncio di legare la presentazione di una lista elettorale ad un tema così delicato sul piano etico e sociale, che appare del tutto strumentale". Sono in molti/e a pensare che ''Non possono essere ancora le donne, con una limitazione dei diritti, a pagare il prezzo più alto di una campagna elettorale che si annuncia strumentale, demagogica e fintamente buonista su temi relativi alla persona e alla qualità della vita.

Gli elettori e le elettrici non chiedono l'abolizione della legge sull'aborto. Chiedono un Paese laico che assicuri diritti per tutti, a cominciare da quelli fondamentali della Costituzione, e non favori per pochi'', come sostenuto dalla consigliera regionale della Sardegna Maria Grazia Caligaris (Sdi - Partito Socialista). Per la Consigliera ''Il tema del rispetto della vita non può prescindere da quello della sua qualità e quindi dalla necessità di ampliare i diritti delle persone.

In Italia si parla di embrioni ma non si é mai affrontato il problema della definizione di cosa si intenda per accanimento terapeutico, né si considera che le donne vengono sistematicamente picchiate selvaggiamente, anche quando sono incinte, violentate e uccise il più delle volte da mariti e compagni. Temo che i sistemi elettorali bi-partitici siano l'anticamera di governi conservatori, illiberali e ispirati al calcolo cinico di pochi privilegiati''. ''In Italia il vento del progresso, con riforme sociali e culturali per tutti a partire da chi ha meno diritti, ha smesso di spirare da almeno 15 anni?. "Se pure le argomentazioni di Ferrara per la richiesta di una moratoria sulla legge 194 e sull'interruzione volontaria di gravidanza sono condivisibili - commenta Wanda Ciaraldi, dell?Udeur - farne tema portante di propaganda elettorale appare fuorviante e riduttivo.

Quando si parla di aborto non, si può dimenticare la tragicità e il dolore che la donna deve affrontare e sopportare in solitudine, ed e' compito delle istituzioni offrire i mezzi e il sostegno necessari a superare le difficoltà che la spingono verso tale decisione". "Sicuramente e' compito della politica ? per Ciaraldi - valutare come viene applicata la legge 194, soprattutto riguardo l'aspetto della prevenzione, così come la possibilità di adeguarla alle nuove scoperte scientifiche. Ben altra cosa, invece e' usarla come bandiera per soli scopi propagandistici.

I valori vanno vissuti e non solo enunciati e sicuramente questo argomento merita ben altre riflessioni di quelle legate all'affanno e alla concitazione di una tornata elettorale". Una tornata elettorale che sta usando il corpo delle donne senza vergogna, come continua a fare Giuliano Ferrara per la sua campagna elettorale, aggiunge Luana Zanella, vicepresidente dei deputati verdi, che poco ha gradito le ultime esternazioni del direttore del Foglio, che ancora ieri intervenendo a 'Sky tg24 pomeriggio', è tornato ad attaccare l?RU486, definendola il ?prezzemolo moderno?, un "veleno farmacologico che si diffonderà nelle case, sarà in vendita in farmacia, ripristinando le caratteristiche dell'aborto clandestino, nel tinello e nella stanza da bagno". Pietre scagliate contro uno strumento offerto dal progresso, afferma Zanella, definendo la contrarietà di Ferrara superflua e antistorica.

?Concentri la sua attenzione verso i veri drammi dell'umanità''' suggerisce la deputata verde, che comunque si dice certa che ''il paese saprà evitarsi la iattura di averlo come Ministro della Salute, come Ferrara si augura, e cercando di guadagnare consensi su questioni delicate con la sua lista ?Aborto? No grazie?''. Attacca Ferrara anche il vicepresidente dei deputati di Idv, Fabio Evangelisti, secondo il quale ieri a Sky Tg24 Pomeriggio c'è stato "l`ennesimo esempio di come alcuni personaggi strumentalizzino la politica e le problematiche del paese per acquisire notorietà, magari potere e perché no, un posto in Parlamento". "E così - commenta - mentre Giuliano Ferrara era impegnato su Sky Tg 24 a propinare le sue idee sul diritto all`aborto e sulla vita delle donne in Italia, a Firenze, una ventenne di origini cinesi combatte tra la vita e la morte in seguito ad un delicato intervento resosi necessario a causa di un aborto praticato clandestinamente.

Una pratica ignobile - prosegue Evangelisti - che, è utile ricordare, ha trovato nella legge 194 un valido agente debellante ma che ancora si annida tra le pieghe della nostra società. Non v`è dubbio che qualsiasi legge possa essere migliorata e applicata in maniera più completa, ma è impensabile che in una situazione di questo genere, dove si ricorre ancora alle interruzioni di gravidanza clandestine, si voglia compiere un passo indietro di 30 anni, togliendo alle donne il diritto di scegliere come e se proseguire la propria gravidanza".

"A chi, come Ferrara, punta a questioni così delicate per guadagnare consensi, non resta che rivolgere un invito molto semplice: quello di andare a trovare la giovane cinese ricoverata al Careggi di Firenze", Conclude il vice capogruppo di IdV alla Camera. Per la Ministra della Salute Livia Turco, "un programma politico serio deve sicuramente partire dalla promozione della vita, della famiglia, dalla promozione della responsabilità. Ma la situazione a cui siamo oggi di fronte é un'altra. E' l'uso strumentale di questi temi in campagna elettorale". Secondo Turco, sui valori bisogna impegnarsi "tutti i giorni dell'anno: quando si decide la legge Finanziaria e si stabilisce quanto stanziare per la famiglia, per i consultori per la prevenzione dell'aborto. Non durante la campagna elettorale". Per Antonello De Pierro (Italia dei Diritti) tra i pochi uomini presenti alla manifestazione romana a difesa della 194, la scorsa settimana, tutte queste polemiche sulla 194 solo un pretesto per distogliere l'attenzione dai problemi reali del Paese, che sono altri e ben più gravi come testimonia ieri in Sicilia, la notizia dell?ennesima morte bianca.

Di parere diametralmente opposto è invece Franco Giordano, Segretario del Prc, che contesta l'unanimità' di vedute tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni sul fatto che i temi etici, compresa la questione dell'aborto, debbano essere tenuti fuori dalla campagna elettorale. "La grande bugia che in questi giorni rimbalza dai vertici del Pdl a quelli del Pd assicura che non di politica si tratta. I leader di questi due partiti - scriveva Giordano nei giorni scorsi sul quotidiano Liberazione - concordano sull?opportunità di 'tener fuori' tanto spinosi argomenti dalla campagna elettorale. Attengono, si dice, a una sfera intima e privata".

"Riguardano - invece per Giordano- i princìpi etici del singolo individuo: bon ton impone di non confonderli con la politica o, peggio, con la campagna elettorale. E di cosa dovrebbe parlare la politica? Solo della sua insensata separatezza? Dell'autoriproduzione di se'? No. L'autodeterminazione delle donne, i diritti dei gay, le unioni civili, la bioetica rappresentano oggi uno dei principali fronti di uno scontro che e' tanto politico quanto culturale e sociale". "Non si tratta, e anche questo va detto chiaramente, di una bugia innocente. Il leader del Pd -incalza il segretario di Rifondazione- sa perfettamente che nel suo partito, e a maggior ragione tra i suoi potenziali elettori, la genuflessione alle imposizioni della componente cattolica più integralista non sarebbe accettata facilmente. Non se ne deve parlare, soprattutto in campagna elettorale, perché la contraddizione e' troppo forte e perché la leadership del Pd sa di non poterla in alcun modo risolvere. Dunque va nascosta". "Un ragionamento identico -continua Giordano- muove anche il leader della destra. Persino tra gli elettori di Forza Italia o di An, soprattutto ma non solo tra le donne, c'é chi non accetterebbe supinamente di veder negati i propri diritti, cancellate le conquiste degli ultimi trent'anni. Il nostro paese, su questi temi, é più avanti della sua rappresentanza politica. Per fortuna". "Per questo riaffermare che la scelta sulla procreazione é un diritto inalienabile delle donne, uno di quelli 'senza se e senza ma', senza colpa né vergogna, non é affatto sintomo di ruvido e rozzo laicismo: e' il minimo indispensabile. Anche per queste ragioni é nata la Sinistra Arcobaleno", aggiunge.

"Per restituire alla politica la sua materialità, per renderla di nuovo carne e sangue invece che slogan e ideologia. Per riportare in testa ad ogni agenda le esigenze reali delle donne e degli uomini, le loro sofferenze, le loro necessità. E questo non é un argomento politico tra tanti. E', per me - conclude Giordano- l'essenza stessa della politica". Anche Roberto Villetti del Partito socialista, è convinto che non possa rimanere fuori dell'agenda politica ed elettorale la difesa della 194, messa sotto attacco da chi vuole trasformare quelli che ritiene peccati in reati puniti dallo Stato". "Spero che Veltroni non si volti dall'altra parte - sottolinea Villetti - ma riconfermi posizioni più volte espresse su questa materia come in generale sui diritti civili. Non esiste un diritto all'aborto, esiste invece un diritto delle donne ad una maternità consapevole - conclude - senza affiancare ai medici la polizia nelle sale parto, com?è successo a Napoli". Ancora, per Titti Di Salvo, capogruppo di Sinistra Democratica alla Camera, "E' curiosa la tesi secondo cui va lasciata fuori dalla campagna elettorale la discussione sulla 194, cioè sulla laicità dello Stato e l'autodeterminazione delle donne. Così come sulla moratoria dell'aborto, cioè sulla criminalizzazione delle donne 'assassine'".

"E' come dire - per Di Salvo - che quello che un partito pensa di fare su questi temi, laicità, libertà, dignità, diritti civili, non influenza il voto dei cittadini italiani. Non è così, alle donne italiane, e non solo a loro, interessa molto, così come hanno dimostrato le manifestazioni della scorsa settimana in tutta Italia". "Ci sembra incredibile - conclude l'esponente arcobaleno - che partiti che ambiscono al governo del Paese pensino, per evitare imbarazzi, di togliere dalla campagna elettorale temi che riguardano la vita concreta delle persone, altro che temi etici: il Partito Democratico rifletta".
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Federanziani presenta patto con politica

Appuntamento oggi a Roma per il patto che le 'tempie grigie' italiane lanciano alla politica in vista dell'ormai prossima tornata elettorale. "Federanziani - spiega il presidente della Federazione, Roberto Messina - si riunirà per presentare ai politici 'il Patto con gli Anziani'.

Un patto che, se troverà riscontro con i politici che interverranno, sarà determinante per questa tornata elettorale, per delineare una nuova stagione politica e soprattutto un periodo di stabilità per la nostra nazione".

All'appuntamento hanno già confermato la loro presenza, tra gli altri, Antonio Di Pietro, Augusto Battaglia, Rosy Bindi, Giovanni Carapella, Lionello Cosentino, Leopoldo Di Girolamo, Donato Mosella e Giuseppe Astore. In Italia vivono 50,8 milioni di adulti e giovani di 14 anni e oltre, fra cui 11,2 milioni di over 64.

Di questi, 6,1 milioni hanno da 65 a 74 anni e 5,1 milioni più di 74 anni. Il 43 per cento degli anziani di oltre 64 anni sono maschi (4,8 milioni) e il 57 per cento femmine (6,4 milioni).

Fra gli anziani over 74 - ricorda Federanziani - vengono ricordati molto più spesso problemi legati all'età (48 per cento) e alle condizioni di salute (39 per cento), e meno di frequente i motivi economici (22 per cento).

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A rischio il lavoro del medico penitenziario

Più risorse e maggiori garanzie sul mantenimento del posto di lavoro. A chiederlo, in una lettera inviata al ministro della Salute Livia Turco e a quello della Giustizia, Luigi Scotti, sono i medici penitenziari, preoccupati dall'imminente passaggio della medicina penitenziaria al Ssn, e pronti a scendere in piazza per far valere le loro ragioni.

Un passaggio previsto in un comma della Finanziaria 2008, che dovrebbe diventare ufficiale entro il 15 aprile. "In questo modo, però - spiega all'AdnKronos Salute il presidente dell'Amapi (Associazione medici amministrazione penitenziaria italiana), Francesco Ceraudo - si mettono a rischio numerosi posti di lavoro".

A preoccupare i camici bianchi che prestano servizio nelle carceri italiane, sono soprattutto le poche risorse previste dalla riforma. "In parallelo al passaggio dal ministero della Giustizia alle Asl territoriali - spiega Ceraudo - ci aspettavamo più fondi. Invece con le poche risorse stanziate c'è il rischio di essere addirittura 'tagliati' dal Ssn. C'è infatti da considerare - spiega Ceraudo - che se pure finora dovevamo fare i conti con pochi fondi e stipendi bassi, il nostro impegno era comunque limitato a 18 ore settimanali". Un impegno che concedeva la possibilità di prestare servizio in altre strutture.

"Ci chiediamo - aggiunge Ceraudo - con quali soldi le Regioni, soprattutto quelle più in difficoltà, potranno corrisponderci uno stipendio full-time". Ma le preoccupazioni dei medici penitenziari sono rivolte anche e soprattutto alla salute dei detenuti. "Si troveranno - spiega - a fare a meno di quei professionisti, medici e infermieri, che conoscono bene le loro patologie che, proprio per l'effetto dello status di recluso, danno luogo a quadri clinici particolari, non riscontrabili tra i normali pazienti di un ospedale.

Un rischio serio, soprattutto ora che i penitenziari italiani sono sovraffollati. L'effetto benefico prodotto dalla legge sull'indulto si è già esaurito. Circa il 30 per cento quanti erano usciti - conclude Ceraudo - è infatti già rientrato nelle carceri".

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Sanità, Bicamerale sugli errori

La Commissione sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali "sia bicamerale nella prossima legislatura".

E' questo l'auspicio contenuto nelle conclusioni della relazione che oggi il presidente Giuseppe Palumbo (FI) ha sottoposto all'esame degli altri parlamentari che compongono la Commissione, insediata il 24 ottobre 2007. Poco tempo per lavorare, ma comunque alcune indagini già concluse.

Quella che ha portato allo stato di emergenza socio-sanitaria nella Regione Calabria, e soprattutto l'analisi dei piani di rientro delle Regioni con il deficit sanitario alle stelle, con la considerazione che è "ancora problematica la situazione di Lazio e Sicilia".

"I risultati ottenuti dalla Commissione in un arco temporale così ridotto - si legge nella relazione, approvata oggi - che sono estrinsecazione di funzione non solo di inchiesta, ma anche e soprattutto di stimolo e sollecitazione all'operato del Governo, in un quadro di collaborazione attiva, hanno segnato un proficuo percorso che la conclusione anticipata della XV legislatura non ha evidentemente consentito di intraprendere fino in fondo.

L'utilità di tali sia pur parziali risultati - dice Palumbo - fa a maggior ragione auspicare che l'attività della Commissione possa essere rinnovata e proseguita, in prospettiva, nella prossima legislatura, preferibilmente anche in una eventuale composizione bicamerale".

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Rischio disuguaglianze senza riforme coraggiose

In un saggio sul SSN i punti deboli e i pericoli di ritorno a passato

Un sistema sanitario a rischio di collasso, con il pericolo crescente di disuguaglianze nella fruizione del diritto alla salute. Sempre più condizionato da una spesa che aumenta e non riesce comunque a fornire risposte soddisfacenti ai bisogni di salute. Un quadro che rischia di peggiorare senza un progetto riformatore coraggioso, insomma un 'pensiero forte' della sanità che archivi il 'pensiero debole' imperante, basato su strategie moderate, ispirate alla buona gestione, alla razionalizzazione e al governo regionale.

Si potrebbe tentare di sintetizzare così la complessa analisi del sistema sanitario italiano - e le 'ricette' proposte - nel saggio, da lunedì in libreria, "Il pensiero debole della sanità" (Edizioni Dedalo ), di Ivan Cavicchi, docente di Sociologia dell'organizzazione sanitaria e consigliere del ministro della Salute Livia Turco. A distanza di trent'anni dalla nascita del sistema sanitario nazionale Cavicchi sottolinea, infatti, come al 'pensiero forte' del cambiamento dei modelli assistenziali, avanzato negli anni '70, si é sostituito a poco a poco il 'pensiero debole'. Una 'filosofia' oggi è necessario superare per rispondere alle nuove esigenze di tutela della salute.

Per l'esperto, nel nostro Paese, l'art. 32 della Costituzione - che tutela come fondamentale il diritto alla salute - sembra "declassato" al rango di petizione di principio, perché i cittadini non hanno, di nuovo come prima del '78, lo stesso diritto alla salute nelle diverse Regioni. "Le disuguaglianze - spiega Cavicchi - sono il segno di una pessima relazione tra cittadini e sanità pubblica....e sono anche il sintomo di un cambiamento profondo intervenuto nei rapporti tra etica ed economia. Da un rapporto di compatibilità si è passati a un rapporto di subalternità, dove il diritto da razionalizzato è diventato razionato". E senza un cambiamento 'forte' di rotta c'è il rischio di un ritorno al passato.

"Oggi - dice Cavicchi - il problema più grande per la sanità non è l'invecchiamento della popolazione, la crescita della spesa o la crescita delle malattie croniche, ma è il pensiero debole, che da anni sta esponendo il sistema ai rischi dell'ingovernabilità, dell'insostenibilità, delle ingiustizie e delle disuguaglianze. Per il bene di tutti è di questo pensiero che ci si deve occupare, in tutti i modi possibili e anche con una certa tempestività".

Per Cavicchi è necessario puntare tutto sull'autonomia e sulla responsabilità degli operatori, recuperando qualità e umanità. Il personale sanitario non deve essere dipendente ma 'autore' del sistema. Per quanto riguarda i camici bianchi, per esempio, "i medici - dice Cavicchi - devono avere più autonomia professionale e, in cambio, devono garantire più responsabilità; si deve superare la distinzione tra compito e impegno e offrire al medico una retribuzione nel pubblico sia per l'uno che per l'altro".

Il saggio offre, a fronte dell'analisi rigorosa, spunti e proposte per una reale svolta del sistema a 360 gradi: dalla necessità di integrazione tra ospedale e territorio, oggi possibile grazie alle nuove tecnologie, all'esigenza di migliorare i sistemi di prevenzione e promozione della salute per realizzare un modello di tutela sostenibile a lungo termine, basato anche sul 'dovere del cittadino a non ammalarsi', in una nuova visione della sanità in cui tutti hanno sia diritti sia responsabilità.

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19 febbraio 2008

Le amministratrici europee chiedono le pari opportunità

(Pisa) 410 amministratrici locali provenienti da tutta Europa parteciperanno il 20 ed il 21 febbraio (Teatro Verdi, Via Palestro, 40) al Convegno europeo "Azioni locali per l' uguaglianza ", organizzato dal CCRE e dalle sue 36 sezioni nazionali.

L' obiettivo della Conferenza è di ricordare che per iniziativa di Fausta Giani Cecchini allora Presidente della Provincia di Pisa iniziò 25 anni fa un lavoro per accrescere il numero delle elette locali e regionali. L' altro obiettivo è quello di fare il punto sull'attuazione de "La Carta europea per l'uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale e regionale". La Carta, promossa dal CCRE (Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa), invita gli enti territoriali ad utilizzare i loro poteri ed i loro partenariati a favore di una maggiore uguaglianza fra uomini e donne.

In Italia, grazie all'impegno della sezione italiana del CCRE (AICCRE) e delle sue Federazioni regionali la Carta è stata sottoscritta da (numero enti firmatari )enti locali e regionali. In Italia sono centinaia le ratifiche da parte di comuni e province. Le regioni firmatarie, fino ad oggi, sono Umbria, Toscana. Lazio, Marche, Piemonte, Veneto e Calabria. Ai lavori parteciperanno, tra le altre, Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte e dell'AICCRE, Donatella Linguiti, Sottosegretaria alle Pari opportunità, Rosa Rinaldi, Sottosegretaria al lavoro, Patrizia Dini, vicepresidente della Consulta femminile dell'AICCRE.

Le sessioni del Convegno si incentreranno sull'analisi delle pari opportunità in Europa e nel mondo e su come sostenerle politicamente in futuro. La giornata del 21 febbraio, invece, sarà dedicata alla "Carta" del CCRE. «Il diritto alle pari opportunità - ha reso noto Patrizia Dini - va declinato ad ogni livello di governo, da quello comunale a quello regionale, fino allo Stato e alle istituzioni europee e internazionali.

In questo senso la «Carta europea per l'uguaglianza e la parità tra donne e uomini nella vita locale e regionale» offre a tutti una piattaforma di impegno comune, chiamando ciascun attore alle proprie responsabilità e alla migliore sinergia con gli altri». Presiede e introduce i lavori Anders Knape, Primo Vice Presidente del CCRE, Presidente dell?Associazione Svedese dei Poteri Locali e Regionali

Tra i vari interventi ricordiamo quelli di Mercedes Bresso, Presidente dell?AICCRE, Vice-Presidente del CCRE, Presidente della Regione Piemonte, Donatella Linguiti, Sottosegretaria al Ministro per le Pari Opportunità, Rosa Rinaldi, Sottosegretaria al Ministero del Lavoro, Vice Presidente dell?AICCRE, Alle 16.00 la Sessione Speciale: 25 anni di azioni per la parità, sarà presieduta e introdotta da Vicenta Bosch Palanca, Presidente della Commissione delle elette locali e regionali del CCRE, Sindaco di Bonrepós y Mirambell Di Uguaglianza in Europa parleranno: Fausta Deshormes, Direttrice onoraria della Commissione europea, Pia Locatelli, Parlamentare europea, Magdalena Tovornik, Consigliera del Presidente della Repubblica di Slovenia, Baroness Margaret Prosser OBE, Vice Presidente della Commissione Parità e Diritti Umani del Regno Unito, Soledad Murillo de la Vega, Segretaria Generale delle politiche per la parità, Ministero del Lavoro e degli Affari sociali spagnoli, Britt-Marie Lövgren, Congresso dei Poteri locali e regionali del Consiglio d?Europa, Messaggio video di Edite Estrela, Vice-presidente della Commissione dei diritti della donna e delle Pari Opportunità del Parlamento europeo

L?uguaglianza nel mondo sarà il tema dibattuto da: Marina Ponti, Campagna del Millennio delle Nazioni Unite, Lucia Kiwala, Capo Unità Gender Mainstreaming, Divisione Sostegno e Ricerca, UN-Habitat Info: AICCRE, Piazza di Trevi 86 - 00187 Roma - tel: 06.6994.0461 (int.220) - fax: 06.6793.275 - email: pennestri@aiccre.it - siti web: www.aiccre.it - www.europaregioni.it

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18 febbraio 2008

Aborto: Casini, commissione inchiesta su attuazione 194

Una commissione d'inchiesta sull'attuazione della 194.

A chiederla è Pier Ferdinando Casini che non intende mettere in discussione la legge sull'aborto ma vuole vederci chiaro sulla sua effettiva applicazione.

"Proporrò una commissione d'inchiesta sulla legge 194 per indagare sull'inattuazione di alcune sue parti", annuncia il leader dell'Udc a 'Porta a porta' nella puntata, in corso di registrazione.

Quanto alla lista pro-life, Casini commenta: "E' una testimonianza bella quella di Ferrara sull'aborto, però non credo sia possibile amministrare un Paese parlando solo di aborto".

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Aborto: Fini, 194 equilibrata ma occhio alla prevenzione

"La 194 è una legge equilibrata, però va fatta rispettare anche nella parte relativa alla prevenzione".

Lo ha detto il leader di An Gianfranco Fini nel corso di 'Panorama del giorno' su Canale 5. Fini ha anche espresso perplessità sull'iniziativa di Ferrara, per una lista 'pro-life'.

"Personalmente - ha spiegato - ?ho molti dubbi sull'opportunità di una lista collegata a una battaglia sacrosanta come è quella per la vita e contro l'aborto".

L'ex vice premier si è detto "convintamente antiabortista" ma anche "convinto che l'aborto sia sempre un dramma, che colpisce tutte le donne e in particolar modo quelle che decidono di abortire".

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Bologna, prima conferenza nazionale cure primarie

Due giorni dedicati alle cure primarie e ai nuovi modelli di assistenza. Dal 25 al 26 febbraio ministero della Salute, Regioni ed enti locali si confronteranno sul tema alla prima 'Conferenza nazionale sulle cure primarie e l'integrazione socio-sanitaria', presso il Palazzo dei Congressi di Bologna.

"Obiettivo della Conferenza - si legge in una nota del ministero - è proporre una riflessione sulle esperienze di assistenza socio-sanitaria già avviate nel nostro Paese", ma anche "delineare i futuri interventi per un riordino complessivo dell'assistenza primaria, per una più efficace presa in carico dei nuovi bisogni di salute e di assistenza".

Al centro dell'incontro l'integrazione istituzionale e professionale, la valutazione e misurazione dei servizi territoriali, il ruolo della medicina generale e soprattutto la soddisfazione del cittadino.

I lavori della Conferenza saranno aperti dal ministro della Salute, Livia Turco, dal Coordinatore degli assessori alla Salute della Conferenza Stato-Regioni, Enrico Rossi, e dal presidente della regione Emilia Romagna Vasco Errani.

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Rinviata conciliazione per medicina convenzionata

E' la decisione emersa dal tavolo che riunisce sindacati di categoria, Sisac e dicastero della Salute Rinviato al 28 febbraio il tentativo di conciliazione sulla medicina convenzionata al ministero del Lavoro.

E' la decisione emersa ieri dal tavolo che riunisce sindacati di categoria, Sisac e dicastero della Salute. Lo rendono noto Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici, e Nicola Preiti, coordinatore nazionale medicina generale Fp Cgil Medici, che in sintonia con le altre sigle sindacali hanno optato per il rinvio.

C'è stata infatti la novità della lettera inviata ieri al Governo da parte di Romano Colozzi, presidente del Comitato di settore del comparto sanità per la Conferenza delle Regioni, nel quale si rinnova la richiesta di approvazione dell'atto di indirizzo per la medicina convenzionata, con l'integrazione economica già concordata tra Regioni e sindacati.

"Abbiamo preso atto - scrivono Cozza e Preiti in una nota - della presunta volontà politica delle Regioni e del Governo, che dovrebbe considerare come ordinaria amministrazione l'approvazione dell'atto di indirizzo, consentendo di rinnovare già nelle prossime settimane le convenzioni mediche.

Per questa ragione - proseguono i due sindacalisti - unitamente al fatto che oggi (ieri ndr) non erano presenti tutte le sigle sindacali e che il 21 febbraio è prevista una riunione intersindacale a Milano, abbiamo concordato congiuntamente con la parte pubblica il rinvio del tavolo, che consentirà di verificare l'impegno dell'approvazione dell'atto di indirizzo da parte del Governo". Per sollecitare l'avvio delle trattative per il rinnovo della convenzione, i sindacati di categoria hanno da tempo proclamato lo stato di agitazione.

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17 febbraio 2008

Non si obietta sulla prescrizione

I medici "possono obiettare sull'aborto", ma "non possono essere obiettori sulla prescrizione di farmaci".

Lo ha precisato il ministro della Salute Livia Turco, rispondendo ai lettori dell'Unità nel corso di una video-chat sul sito web del quotidiano.

"Il farmacista o il medico sono tenuti a dare un farmaco previsto dalla nostra farmacopea".

Dunque un professionista che si rifiutasse di dare un medicinale in quanto obiettore, sottolinea il ministro, "sarebbe inadempiente, e credo che il cittadino dovrebbe rivolgersi alla Asl in un caso come questo".

Riguardo invece all'obiezione di coscienza sull'interruzione volontaria di gravidanza, prevista dal legislatore, se questa "è contemplata dalla legge - ci tiene a precisare il ministro - è anche contemplata la tutela della salute della donna, e quindi non possono succedere liste d'attesa perché c'è un medico che obietta.

Questo è il punto su cui occorre vigilare".

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Un medico non obiettore in ogni distretto

Un medico non obiettore in ogni distretto, "al fine di garantire la continuità assistenziale". La misura, resa nota dal ministro della Salute Livia Turco, nel corso di una videochat sul sito web del quotidiano l'Unità, è contenuta nell'intesa tra il ministero della Salute e i tecnici delle Regioni sullo schema per un atto di indirizzo che ha, tra i suoi obiettivi, il miglioramento della legge 194 e la tutela della salute sessuale e riproduttiva.

"Tra gli indirizzi che devono essere vincolanti per le Regioni - spiega Turco - c'è quello di prevedere almeno in ogni distretto la presenza di un medico non obiettore al fine di garantire la continuità assistenziale".

La responsabile della sanità italiana ha tenuto a ricordare che la legge contempla l'obiezione di coscienza sull'aborto per i camici bianchi, ma garantisce anche la salute della donna. Nello schema, che ieri ha ottenuto un primo accordo preliminare, viene anche stabilito di "prevedere la contraccezione di emergenza oltre che nei servizi consultoriali anche nei Pronto soccorso e nei servizi di continuità assistenziale".

Sul fronte della pillola del giorno dopo, "da non confondere con quella abortiva - ci tiene a precisare il ministro - ci sono state segnalate delle carenze, delle difficoltà a trovarla nelle farmacie.

Tante volte i farmacisti, venendo meno al loro compito, non la consegnano. Allora noi, in questo atto di indirizzo, abbiamo previsto che la contraccezione d'emergenza sia accessibile nei consultori, ma anche nei Pronto soccorso e nei servizi di continuità assistenziale, che sono quelli della guardia medica".

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I laici non fanno carriera. Non ci sono sanzioni per chi non consente l'Ivg

Posizioni incompatibili con la specializzazione. Parla Lisa Canitano dell?associazione ?Vita di donna?

La dottoressa Lisa Canitano, dell?associazione ?Vita di Donna?, è una delle poche ginecologhe che si occupa di assistenza e accoglienza per le donne in difficoltà che decidono di rinunciare ad una gravidanza.

Secondo lei è in bilico lo stato di attuazione della legge 194?
Direi di no, malgrado a Roma siamo rimasti il 10% dei ginecologi a non professarsi obiettore di coscienza, siamo tostissimi! La scelta di sostenere la legge è stata presa in carico dalle donne; se cerchi di fare interruzione di gravidanza, troverai delle donne. Ci sono però due problemi; uno è che i comandi centrali dello Stato non vengono applicati in periferia e l?altro è che non è previsto un sistema di sanzioni.

Quali sono i motivi che spingono il medico all?obiezione?
Di solito lo fa per vari motivi; per comodità perché non vuole essere coinvolto in questa gigantesca macchina dell?aborto volontario, e spesso per l?ingerenza della Chiesa che considera la sessualità una cosa spregevole. L?interruzione volontaria di gravidanza è un gesto legalizzato ma non del tutto accettato.

E? vero che nell?ambiente medico praticare interruzioni volontarie di gravidanza è un ostacolo alla carriera?
I medici che hanno prospettive di carriera semplicemente non fanno interruzioni di gravidanza. Questa viene delegata a pochi medici di serie ?B?, e dato che a Roma siamo rimaste in quattro, potremmo avere un problema di ricambio generazionale. Speriamo si formino nuove leve.

Crede che sia più tutelato un medico obiettore di quanto non lo sia una legge dello stato?
Assolutamente si. Consideriamo che il laico è un non-luogo; se io dico che sono un ginecologo laico non significa niente, se dico che sono cattolico significa moltissimo. Se non facciamo entrare il concetto di stato laico non possiamo fermarli.

Come reputa l?introduzione del ticket sui codici bianchi in questo campo?
E? un?incongruenza legislativa considerare la pillola del giorno dopo come codice bianco, sia perché è un emergenza, e sia perché la donna non può andare altrove. E crea il problema pratico che al costo del farmaco vanno aggiunti i 25 euro.

Con l?associazione ?Vita di donna?di cui lei fa parte, oltre a svolgere un?attività assistenziale,avete in corso dei progetti politici?
Noi ci perdiamo nell?assistere gratuitamente le donne oltre l?orario di lavoro e, tra il presentare un progettino, o il raggiungere l?ultima donna che non sa dove sbattere la testa, preferiamo la seconda attività.

N. A. e V. M.
da Liberazione

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Turco, il PD si impegni per la trasparenza delle nomine

"Chiedo al Pd di dare ai cittadini italiani la certezza che i medici che hanno accanto sono lì solo per il loro merito e per la loro bravura.

E chiedo che questa battaglia venga fatta con radicalità". L'appello è del ministro della Salute Livia Turco, intervenuta in una videochat sul sito del quotidiano l'Unità.

Fuori i partiti dalla scelta dei primari e dei medici, dunque, ma non da quella dei direttori generali.

"Credo - afferma infatti il ministro - che in questo caso debba esserci una discrezionalità e una responsabilità politica.

Il problema - riconosce il ministro - è nel 'come' ciò debba avvenire", ovvero "sui criteri" che devono garantire "trasparenza e merito".

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Il medico è un clinico. Non un burocrate

"Occorre che il medico di medicina generale abbia un potere decisionale e di management della sanità, altrimenti si corre il rischio della perdita del suo ruolo" Il medico di famiglia è un clinico, non un burocrate.

Lo ribadiscono i camici bianchi del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) dal congresso interregionale Snami Sud Italia dedicato a 'La regionalizzazione in sanità, incertezze e pericoli', che si è svolto sabato a Mesagne (Br).

Si tratta del secondo congresso interregionale, dopo quello di Bologna dello scorso novembre, "voluto dall'esecutivo del sindacato - dice Mauro Martini, presidente nazionale Snami - per sottolineare la necessità di un contratto unico, con livelli di assistenza e prestazioni uguali in tutta Italia, che può essere integrato a livello locale, migliorandolo e aggiungendo soprattutto risorse".

Il grido di 'dolore' comune a tutti gli interventi dei relatori del congresso pugliese, sottolinea il leader dello Snami, "è il rischio della perdita del rapporto medico-paziente" e la posizione ibrida del medico di famiglia stretto tra le richieste di maggiori prestazioni degli utenti e la diminuzione delle risorse messe a disposizione da Asl e Regioni.

"Occorre che il medico di medicina generale - dice Martini - abbia un potere decisionale e di management della sanità, altrimenti si corre il rischio della perdita del suo ruolo". Al congresso si è parlato anche della medicina difensiva che, se protegge il medico dal contenzioso legale con il paziente, lo espone anche ai controlli delle Aziende sanitarie e addirittura della magistratura contabile in alcuni casi.

"I medici sono stanchi - avverte il presidente Martini - e chiedono sempre più di anticipare la propria uscita da un mondo del lavoro che è sempre meno clinico e sempre più burocratico. Questo svilisce la scienza medica e il giuramento di Ippocrate, al quale i medici si ispirano nella loro professione quotidiana.

Una soluzione - chiude Martini - puntare sull'alleanza tra i medici e pazienti per far comprendere ai politici le nostre comuni esigenze, che coincidono perfettamente".

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15 febbraio 2008

Le donne più a rischio di depressione

Le donne anziane sono maggiormente propense alla depressione ed hanno maggiori probabilità di rimanere depresse rispetto agli uomini di pari età.

Il presente studio sottolinea la necessità di sorvegliare la possibile comparsa di sintomi depressivi clinicamente significativi in ambo i sessi, tenendo però presente che questa differenza fra i sessi esiste.

Le transizioni verso la depressione ed al di fuori di essa sono forse più comuni di quanto generalmente sospettato, ed il presente studio dimostra che una volta che si è instaurata la depressione vi è comunque la possibilità di uscirne: vengono sottolineati dunque i potenziali vantaggi dell'applicazione dei trattamenti farmacologici e non, dato che la depressione può certamente essere eliminata nel tempo.

(Arch Gen Psychiatry. 2008; 65: 172-8)

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L'Hiv nei padri non influenza sviluppo embrione

L'infezione da Hiv nei futuri padri non sembra influenzare il processo di riproduzione assistita o lo sviluppo dell'embrione.

Con la coltura embrionale di cinque-sei giorni, nei gruppi sierodiscordanti si osserva un aumento significativo del blocco embrionale, ma il numero medio di blastocisti ottimali dopo sei giorni risulta paragonabile a quello delle coppie normali.

Non vi sono inoltre differenze nel numero di embrioni criopreservati e trasferiti, e nei tassi di impianto o gravidanza normale o multipla ed aborto.

Questi dati sono rilevanti per i soggetti con infezione da Hiv che ricercano una paternità sicura: gli embrioni da essi ottenuti non vengono influenzati dal loro status patologico o dai trattamenti antiretrovirali.

(Fertil Steril 2008; 89: 141-50)

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Sapienza, specializzandi in sciopero a oltranza

I medici specializzandi del terzo anno dell'università La Sapienza di Roma 'incrociano le braccia' e proclamano uno sciopero a oltranza.

A partire da oggi, si asterranno da qualsiasi attività assistenziale fino al pagamento dello stipendio e degli arretrati dovuti dall'ateneo. Ad annunciare la protesta è il Movimento autonomo medici specializzandi di Roma, che punta il dito contro l'assessorato regionale alla Sanità del Lazio e l'amministrazione universitaria della Sapienza, "colpevoli di aver ritardato ingiustificatamente le operazioni necessarie all'effettiva attuazione del contratto in tempo debito".

"Nei primi giorni del mese di febbraio - spiega in una nota il Movimento - i medici specializzandi iscritti al terzo anno della Sapienza, hanno firmato il contratto di formazione specialistica che regola la loro posizione professionale ed economica.

Ma, mentre gli specializzandi degli altri anni che avevano firmato nei mesi precedenti erano stati pagati a partire da gennaio, per motivi mai chiariti, definiti amministrativi dall'università, per gli iscritti al terzo anno c'è stato un rallentamento tradottosi in un mancato pagamento del mese di gennaio e degli arretrati dei mesi precedenti".

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Ministero Salute, prima intesa con regioni su 194

Primo sì tra il ministero della Salute e i tecnici delle Regioni allo schema di intesa per un atto di indirizzo che ha, tra gli obiettivi, il miglioramento della legge 194, la tutela della salute sessuale e riproduttiva e l'appropriatezza e la qualità del percorso di diagnosi prenatale.

L'accordo preliminare è stato raggiunto oggi al ministero della Salute. Ne dà notizia Livia Turco a margine della manifestazione questa pomeriggio davanti al dicastero di Lungotevere Ripa, delle donne a difesa della legge 194. "Speriamo di portare questo accordo in una delle prossime Conferenze Stato-Regioni", assicura.

L'intesa "che ha trovato favorevoli i tecnici", riguarderà tra l'altro "il potenziamento dei consultori, la diagnosi prenatale e la contraccezione d'emergenza non solo nei consultori, ma anche nei Pronto soccorso e nelle Guardie mediche".

Le parole chiave dell'intesa su ci si sta lavorando, assicura il consigliere del ministro per le politiche della donna Maura Cossutta, "sono prevenzione degli aborti attraverso l'informazione e la contraccezione, la consapevolezza riproduttiva, ma anche un'attenzione alla realtà degli immigrati attraverso progetti specifici e mediatori culturali. Non a caso - ricorda Cossutta - sono le donne non italiane quelle che ricorrono all'aborto più frequentemente".

Attenzione sarà rivolta anche al problema della diagnosi prenatale. "In questi casi - riprende Cossutta - il tema è quello della diversità della qualità e dell'offerta dei servizi nelle varie Regioni. Ci sono ancora - denuncia - operatori che non sono in grado di leggere in maniera appropriata gli esami più moderni. O di assicurare tempi ragionevoli in modo da non indurre le donne a scelte frettolose in caso di esami con esito positivo".

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La risonanza aiuta la diagnosi prenatale

"Per radiologi e ginecologi è un momento difficile, perché siamo al centro del mirino. Ma è nostro dovere andare avanti nel lavoro e cercare di anticipare i tempi di diagnosi pre-natale"

Parola di Lucia Manganaro, radiologa del policlinico Umberto I di Roma, a margine dell'incontro multidisciplinare 'Nuovi orizzonti nella diagnostica pre e post-natale' in corso fino a oggi all'università La Sapienza di Roma. Un invito, quello dell'esperta, rivolto ai clinici presenti in aula.

"Anticipare le diagnosi pre-natali - ha detto - è possibile attraverso un confronto con tutte le figure professionali". "La risonanza magnetica fetale è uno step diagnostico importante - ha proseguito la Manganaro - perché può riconoscere eventuali malformazioni nel feto". Prima della 18esima settimana però non si eseguono risonanze magnetiche, "ma per noi - ha ammesso la radiologa - anche anticipare di una settimana l'esame può essere utile".

Per abbreviare i tempi i radiologi sperano in una collaborazione sempre più stretta con le altre figure specialistiche, come i ginecologi. "Serve una correlazione clinica più forte tra diagnosi pre e post-natale" ha concluso l'esperta. E Alfredo Siani, presidente eletto della Società italiana di radiologia medica (Sirm), le fa eco.

"Lo scambio interdisciplinare è fondamentale - ha ribadito - perché oggi la fase pre-natale è affidata ai ginecologi, mentre quella post-natale è di pertinenza dei radiologi". E anche nel campo delle apparecchiature, in Italia, si stanno facendo passi in avanti.

"Oggi riusciamo a fare esami molto sofisticati in 3D e 4D - ha aggiunto Siani - e rispetto agli anni '90, quando iniziammo, c'è un abisso". E su eventuali differenze nelle attrezzature, tra Nord e Sud Italia, il presidente eletto della Sirm è certo: "non c'è alcun gap nelle apparecchiature - ha terminato - semmai nella cultura in materia, che dobbiamo rendere più omogenea".

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14 febbraio 2008

Aborto, le manifestazioni dopo il blitz di Napoli

Vi segnaliamo le manifestazioni che si svolgeranno domani in risposta a quanto avvenuto il 12 febbraio scorso nel reparto di IVG del II Policlinico di Napoli.

Qui troverete i comunicati ricevuti dalle associazioni femminili, femministe e lesbiche a riguardo.

Il sito verrà costantemente aggiornato sulle prossime iniziative.

Bologna 14 febbraio - ore 17.00 - al Sant'Orsola - presidio

Brescia - 14 febbraio ore 18.30 - davanti agli Spedali Civili ? presidio

Milano - 14 febbraio ore 18.00 - presidio in Via della Commenda,12 - clinica Mangiagalli

Napoli - 14 febbraio ore 17.00 - Piazza Vanvitelli

Palermo - 14 febbraio ore 17.00 - Istituto Gramsci - Cantieri Culturali della Zisa - riunione Coordinamento Donne 194

Roma - 14 febbraio ore 17.00 - davanti al Ministero della Sanità - Lungotevere Ripa, 1 - sit in

Torino - 14 febbraio ore 17.30 - Palazzo Nuovo - auletta 'Unilotta' Primo piano - riunione Coordinamento Donne torinesi/piemontesi

Venezia - 14 febbraio ore 15.30 - presidio davanti all'ex ospedale G. B. Giustinian, Dorsoduro 1454 (Fondamenta Ognissanti) sede attuale del consultorio.

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Promettente la vaccinazione via aerosol

Igiene e medicina preventiva

In uno studio basato sull'uso di vettori vaccinali poxvirus, è stato dimostrato che l'immunizzazione via aerosol è sicura, semplice ed immunogena.

Lo sviluppo di vaccini via aerosol potrebbe svolgere un ruolo chiave nel contrastare malattie trasmesse tramite mucose prevenibili vaccinalmente, che attualmente recidono le vite di cinque milioni di persone ogni anno nel mondo.

I vettori vaccinali poxvirus per la vaccinazione ad aerosol costituisce uno strumento per i protocolli di vaccinazione su larga scala contro questo tipo di patogeni, non avendo effetti collaterali a livello polmonare o cerebrale, e consentendo un'immunizzazione prolungata anche con una singola somministrazione.

(Proc Natl Acad Sci USA 2008; 105: 2046-51)

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Banco farmaceutico, un successo la raccolta benefica dei medicinali

Si è chiusa con una raccolta di 302.500 farmaci, e un aumento del 6 per cento, l"VIII Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco', iniziativa organizzata dall'Associazione Banco farmaceutico onlus in collaborazione con la Federazione impresa sociale compagnia delle opere.

'Dona un farmaco a chi ne ha bisogno' è stata la proposta a cui hanno aderito due persone su tre dei clienti delle 2.800 farmacie italiane coinvolte nell'iniziativa di sabato scorso, donando un farmaco per il Banco Farmaceutico e permettendo di raggiungere la significativa cifra di 302.500 farmaci donati, per un controvalore di 1.905.750 euro.

I medicinali raccolti saranno donati, ricorda una nota, agli oltre 1.100 enti convenzionati che danno assistenza ogni giorno a oltre 300.000 persone indigenti. "Il risultato raggiunto dimostra - ha dichiarato Paolo Gradnik, presidente del Banco farmaceutico - come, anche in momenti difficili come quello attuale, le persone, quando vengono chiamate a condividere il disagio dei più bisognosi, rispondono con entusiasmo".

Gradnik ha voluto dunque ringraziare "tutti quelli che hanno donato i medicinali, i farmacisti che hanno sostenuto l'iniziativa con la propria professionalità e che hanno devoluto al Banco Farmaceutico il guadagno realizzato sui farmaci donati, tutti i volontari che con grande impegno hanno presidiato per tutto il giorno le farmacie e infine le aziende farmaceutiche, che da sempre integrano con ulteriori donazioni in farmaci il risultato della Giornata".

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Aborto: il Fpl, va difesa libertà personale della donna

"Protestiamo con forza a tutela della dignità della paziente e denunciamo il clima intollerabile che si sta alimentando intorno alla legge 194, attaccando ora squallidamente il ruolo decisivo delle donne".

Ad affermarlo è Armando Masucci, segretario nazionale di Federazione medici Uil Fpl, commentando l'irruzione di agenti della Polizia nel nuovo policlinico di Napoli per un presunto 'feticidio', rivelatosi poi una regolare interruzione volontaria di gravidanza.

Il sindacato "si schiera a tutela della libertà personale della donna", giudicando quanto successo a Napoli "un atto gravissimo che lede profondamente la libertà personale e la privacy della donna che ha dovuto sacrificare la sua creatura per una gravissima malformazione cromosomica".

Dello stesso avviso anche il Coordinamento delle pari opportunità della Uil Fpl, che si schiera sulla stessa posizione "affinché non venga messa assolutamente in discussione la legge 194 - sottolinea la coordinatrice nazionale Maria Pia Mannino - che nasce per la tutela della maternità responsabile e ha determinato sinora la drastica riduzione degli aborti clandestini".

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Preoccupante intervento della polizia dopo l'aborto

Preoccupato nel merito e nel metodo per l'intervento della Forza pubblica al policlinico Federico II di Napoli, a pochi minuti da un aborto terapeutico.

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), Amedeo Bianco, commenta la vicenda della donna interrogata dagli agenti della Polizia, dopo la segnalazione anonima di un aborto illegale.

Segnalazione rivelatasi poi infondata. Bianco si dice preoccupato "per il metodo giuridico inutilmente inquisitorio". Per aver proceduto, "nell'ottica di cogliere una presunta flagranza di reato, nei confronti di una donna appena reduce da un intervento di interruzione di gravidanza, fisicamente e psicologicamente doloroso e debilitante.

Chiamandola di fatto a discolparsi". Ma il presidente della Fnomceo si dice allarmato anche "nel merito" perché "con questa azione spettacolare è stata gettata un'ombra pesante e grave, oltre che sulla donna, anche sui professionisti e sulle istituzioni sanitarie pubbliche che l'hanno accolta.

E' stata - incalza Bianco - messa in discussione la capacità, la competenza e la trasparenza dei professionisti, oltre che il ruolo civile delle istituzioni sanitarie nel rispetto della 194: in buona sostanza - conclude - l'onestà di tutti".

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In Europa 4 Mln di morti per cause cardiache

Due Mln di decessi nella sola UE. I dati alla vigilia di San Valentino

Il mal di cuore uccide ogni anno 4,3 milioni di cittadini in Europa, 2 milioni solo nella Ue. Ma questa volta non si tratta di sentimenti, bensì delle malattie cardiovascolari, che rappresentano oggi la prima causa di morte nel Vecchio continente.

Per richiamare l'attenzione su questo reale e serio problema di salute pubblica, l'European Heart Network e le associazioni che ne fanno parte in ogni Paese, hanno deciso di pubblicare questi numeri preoccupanti proprio alla vigilia del giorno del cuore per antonomasia, San Valentino. Tra le associazioni di questa rete, anche l'Alt (Associazione per la lotta alla trombosi in Italia).

"Patologie come infarto o ictus, trombosi ed embolia - rivela il network europeo - non uccidono però in modo omogeneo: in Bulgaria le malattie cardiovascolari causano il 62 per cento dei decessi negli uomini e il 71 per cento nelle donne, in Francia il 26 per cento degli uomini e il 31 per cento delle donne.

Ci sono notevoli differenze anche fra Nord e Sud Europa: si muore meno nei Paesi dell'Europa settentrionale, meridionale e occidentale, mentre si continua a morire nei Paesi dell'Europa centrale e orientale. Per fare un esempio - dati alla mano - tra il 1995 e il 2005 il tasso di mortalità per infarto del miocardio si è dimezzato (-53 per cento) negli uomini in Irlanda, mentre in Romania è sceso solo del 18 per cento.

L'ictus cerebrale (ormai a pieno titolo inglobato dal termine malattie cardiovascolari data la stretta connessione fra cuore, cervello e circolazione del sangue) è diventato meno aggressivo per le donne in Irlanda (il tasso di mortalità è diminuito del 57 per cento) ma non in Romania (-29 per cento). In Ucraina addirittura è aumentato del 13 per cento negli uomini e del 12 per cento nelle donne".

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13 febbraio 2008

Aborto, la polizia in ospedale

Comunicato stampa
CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
ASSEMBLEA DEL 13 FEBBRAIO 2008

L?Assemblea delle femministe e delle lesbiche romane tenutasi oggi 13 febbraio 2008 presso la Casa internazionale delle donne, ha visto la partecipazione di numerose donne di tutte le età che si sono espresse in modo fermo e determinato contro l?azione violenta e ingiustificata perpetrata l?11 febbraio presso il Policlinico Federico II di Napoli.

Le donne presenti ritengono che quanto avvenuto sia una vera e propria dichiarazione di guerra. Una violenza contro il corpo delle donne, istigata dalla crociata per la moratoria sull?aborto.

Una dichiarazione di guerra annunciata, preparata, provocata e istituzionale, da quando lo Stato e la politica hanno abdicato alla loro responsabilità e alla scelta di laicità.

L'autodeterminazione delle donne è una scelta di ogni singola donna. A Napoli una donna ha subito violenza, è stata violata la sua privacy, è stato impedito e ostacolato il suo diritto alle cure necessarie (per il tempo occorso ad interrogarla), è stata umiliata e le è stato imposto di ?dare conto? ad estranei in divisa, della sua personalissima scelta.

Un magistrato e sette poliziotti hanno violato la legge agendo in abuso di poteri ai danni di una donna e di tutte le donne.


Invitiamo tutte a partecipare il 14 febbraio 08 alle ore 17,00 al sit in davanti al Ministero della Salute, Lungotevere Ripa 1 , Roma
Roma 13.2.2008
Casa Internazionale delle Donne

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Ricerca, negli USA facoltà in conflitto

La maggior parte delle facoltà di medicina americane non ha politiche per regolamentare i conflitti di interesse su rapporti economici tra istituzioni e compagnie private o pubbliche.

A lanciare l'allarme sul Journal of the American Medical Association (Jama), i ricercatori del Massachusetts General Hospital (Mgh) e dell'Association of American Medical Colleges (Aamc), secondo cui il 70 per cento delle università esaminate ha regole ad hoc per singole figure istituzionali chiave all'interno dell'ateneo, mentre solo un terzo ha analoghe normative che pongano limiti al rapporto pubblico-privato in generale.

Questo per i ricercatori, mette a rischio il ruolo di tutela della salute e l'attività di ricerca dei centri accademici. "Solo il 38 per cento delle facoltà ha preso in considerazione programmi sul potenziale conflitto che deriva dagli interessi economici della ricerca; e almeno i due terzi non hanno fatto nulla per risolverlo - avverte Eric G. Campbell, del Mgh Institute for Health Policy - Viene da domandarsi che impatto abbiano i conflitti di interesse istituzionale sull'attività dei centri accademici medici". Negli Stati Uniti esistono regole federali sui conflitti di interesse nella ricerca dal 1995, ma riguardano in particolare il coinvolgimento di singole persone. Lo studio è la prima verifica nazionale dopo la raccomandazione dell'Aamc e l'Association of American Universities di adottare politiche specifiche anche per i conflitti di interesse tra le istituzioni. Durante il 2006 hanno inviato questionari ai presidi di 125 facoltà di medicina. Hanno risposto in 86, con un tasso di risposta del 69 per cento.

Dai risultati è dunque emerso che appena il 38 per cento delle facoltà ha già una regolamentazione in atto e il 37 per cento sta lavorando per realizzarla. Invece il 70 per cento ha politiche rivolte a singoli funzionari di alto o medio livello che salgono all'80 per cento quando sono rivolte ai membri dell'Institutional Review Boards (IRBs), gli organi incaricati di assicurare il rispetto dei diritti dei pazienti e l'adesione alle linee guida etiche degli studi clinici. Più del 90 per cento , infine ha strutture organizzative che separano la gestione del portfolio di investimento delle istituzioni da quella della responsabilità dei programmi di ricerca.

"I risultati dello studio - spiega Susan Ehringhaus dell'Aamc - sollevano la questione su quanta attenzione è stata data alla realizzazione di queste politiche". E secondo Campbell "i conflitti di interesse tra le istituzioni non hanno ricevuto l'enfasi e l'attenzione data invece ai conflitti economici individuali.

Il passo successivo - aggiunge - sarà comprendere l'efficacia delle politiche e l'impatto che la loro assenza ha sulla missione di ricerca e di cura del paziente nei centri accademici che si occupano di scienze della vita".

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Spazzatura non aumenta rischio malattie infettive

Attualmente non si registra alcun aumento delle malattie infettive legato alla presenza dei rifiuti sulle strade della Campania.

Questa la conclusione della prima analisi dei dati di sorveglianza raccolti dalle Asl campane, valutati dall'Istituto superiore di sanità (Iss) che collabora con l'Osservatorio epidemiologico regionale e il ministero della Salute per misurare gli eventuali rischi di salute per la popolazione.

"A oggi - spiega all'AdnKronos Salute Stefania Salmaso, direttore del Centro nazionale di epidemiologia dell'Iss - non abbiamo registrato alcuna maggiore frequenza di malattie infettive, anche in confronto con i dati del resto dell'Italia. Anche se è opportuno continuare a tenere sotto controllo la situazione".

L'epidemiologa infatti sottolinea che l'attenzione si concentrerà "anche sulle possibili malattie trasmesse dagli animali selvatici attirati dai cumuli di rifiuti urbani, dunque patologie che possono essere trasmesse all'uomo dall'incremento di topi, uccelli e randagismo".

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SMI, medici essenziali in pronto soccorso

"Per alcuni amministratori, nei Pronto soccorso e nel 118, i medici sono superflui, poi però ci usano come capro espiatorio nei casi di malasanità. La Toscana è un laboratorio dove si vorrebbe sperimentare una sanità che marginalizza la professionalità del medico e dove si adottano modelli importati da altri Paesi, per esempio gli Stati Uniti, però senza tener conto delle molte differenze nel sistema formativo, soprattutto per quanto riguarda gli infermieri".

Così Salvo Calì, segretario nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi), scende in campo a sostegno della protesta lanciata dallo Smi della Toscana contro la demedicalizzazione dell'emergenza sanitaria territoriale, della continuità assistenziale e dei Pronto soccorso.

"Lo Smi - sottolinea in una nota Raffaele Gaudio, segretario regionale del sindacato - ha denunciato, di volta in volta, i tentativi di demedicalizzazione del territorio, a partire dall'area dell'emergenza sanitaria territoriale a favore dell'impiego surrogatorio, e non integrativo, degli infermieri. O, per esempio, con sperimentazioni come gli infermieri di comunità per i controlli domiciliari o quelli delle cardiologie che gestiscono lo scompenso cardiaco a domicilio.

In questi giorni arriva un'ulteriore 'spallata' con una delibera che assegna agli infermieri dei Pronto soccorso una completa autonomia di diagnosi e cura su una quota parte di accessi identificati come codici bianchi e azzurri, cioè meno gravi: il cosiddetto See and Treat di estrazione nordamericana".

E' proprio questo il nodo del contendere. Secondo Gaudio, "un'evoluzione dei ruoli in sanità è fisiologica, ma quanto sta avvenendo in Toscana non è né legittimo né corretto, tanto per la tenuta del sistema quanto per il bene dei cittadini. Per questa ragione nei prossimi giorni decideremo le iniziative da intraprendere per ricordare ai nostri amministratori che la buona sanità si fa con il concorso di tutti e non con l'esclusione dei medici".

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Cimo, nessuno sconto su contratto

Trattative avranno il loro inizio ufficiale il prossimo 25 febbraio

"Non faremo nessuno sconto": è questo l'atteggiamento con cui la Cimo-Asmd si appresta ad affrontare l'apertura delle trattative con l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) per il rinnovo del contratto 2006-2009 dei medici, dei veterinari e della dirigenza del Ssn. Trattative che avranno il loro inizio ufficiale il prossimo 25 febbraio.

"La semplice notizia della convocazione - sottolinea la Cimo in una nota pubblicata sul suo sito - ha suscitato in qualcuno ingiustificati entusiasmi.

Ingiustificati perché la trattativa per il contratto collettivo nazionale non sarà né facile né scontata: a partire dalle rappresentatività sindacali, per finire con la definizione rapida del biennio economico 2006-2007".

Il sindacato chiede che vengano "rapidamente" distribuite ai medici le risorse relative a questo biennio, "senza ulteriori e ingiustificati ritardi". La Cimo, pronta a sedersi al tavolo delle trattative, fa infine una promessa: "non faremo sconti".

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Lazio, eclatanti i reati contro sanità

Nel Lazio reati eclatanti contro la sanità pubblica.

E' quanto ha dichiarato il procuratore regionale della Corte dei Conti della sezione giurisdizionale per la Regione Lazio Luigi Mario Ribaudo leggendo la sua relazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2008.

"L'esempio più eclatante - spiega nel suo intervento - e' quello della sanità pubblica, nel quale, per quanto riguarda la Procura regionale, dopo costante e validissimo raccordo con la magistratura penale, sono pervenute a conclusione nel 2007 numerose e delicate istruttorie, con l'emissione di atti di citazione per danni assai rilevanti (fino a 40 mln di euro) oggetto anche di misure cautelari".

Il procuratore ha riferito che tra le attività della Procura regionale per il Lazio nel 2007 ci sono state 4.193 istruttorie pendenti al primo gennaio 2007, 3.628 nuove denunce di danno pervenute, 2.195 archiviazioni disposte in sede preliminare, 1.584 archiviazioni a seguito di istruttoria, 269 inviti a dedurre, 508 audizioni personali, 11 sequestri conservativi.

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12 febbraio 2008

Italiani svelano causa di rara malattia renale

E' stata descritta per la prima volta nel 1995 e secondo i dati oggi disponibili colpisce solo 16 famiglie in tutto il mondo, di cui due italiane. Compromette gravemente i reni e si chiama 'glomerulopatia con depositi di fibronettina'.

Ma finora, nonostante 10 anni di incessanti studi genetici, la sua origine era rimasta misteriosa. A svelarla sulla rivista 'Pnas' sono ora gli scienziati del Centro ricerche per le malattie rare 'Aldo e Cele Daccò' dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo.

Analizzando 8 malati della Penisola, appartenenti allo stesso nucleo familiare, il team ha scoperto che alla base della patologia c'è la mutazione del gene della proteina fibronettina. Bersaglio di questa malattia - spiega il Mario Negri in una nota - sono appunto i glomeruli renali, piccoli gomitoli di capillari sede della depurazione del sangue.

Alterandone le capacità filtranti, la patologia provoca dunque proteinuria (perdita di proteine con le urine), microematuria (presenza di sangue nelle urine), aumento della pressione arteriosa e progressiva perdita della funzione renale, fino a costringere i pazienti alla dialisi. La modalità di trasmissione di questa malattia è autosomica dominante: ciò significa che ogni malato ha una probabilità del 50 per cento di trasmettere la patologia a ogni figlio.

Al microscopio, la lesione ai glomeruli si presenta come un accumulo di fibronettina, una speciale proteina che ancora le cellule renali alla loro matrice.

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Il web fa confusione sul cancro al seno

Sul tumore al seno, secondo uno studio americano, un sito internet su venti contiene informazioni errate. In più, se la pagina web riporta anche notizie su medicine 'alternative', è quindici volte più a rischio di false notizie.

I ricercatori, dalle pagine della rivista Cancer, raccomandano ai pazienti di consultare un medico prima di prendere decisioni in base alle sole notizie raccolte su internet. Utilizzando cinque motori di ricerca, tra i più usati, Google, Yahoo directory, Alta vista, Overture e Alltheweb, due ricercatori dell'università del Texas, Funda Meric-Bernstam dell'Anderson Cancer Center e Elmer Bernstam della School of Health Information Sciences, hanno valutato l'utilità di consultare la rete per ottenere informazioni di qualità sul tumore al seno.

In tutto hanno valutato 343 pagine web secondo 15 criteri di qualità, tra cui: le credenziali dei medici e degli autori, il momento della creazione del sito o l'ultima revisione dei dati. Hanno controllato, inoltre, se le informazioni rispettavano le guide linea sul tumore al seno, incluse quelle del National Comprehensive Cancer Network. Il risultato sono stati 41 documenti falsi o non accurati su 18 pagine (5,2 per cento). Le pagine web con informazioni su medicine alternative o complementari hanno mostrato una probabilità 15 volte superiore di contenere dati imprecisi rispetto alle altre.

Nessun criterio sulle caratteristiche del sito, come il tipo di link, il dominio o il motore di ricerca è risultato predittivo della qualità dell'informazione. Per gli autori, anche se la maggior parte delle notizie online è accurata, i criteri comunemente usati non bastano per garantire un'informazione sicura.

"Bisogna incoraggiare i pazienti - avvertono i ricercatori - a mantenere un sano livello di scetticismo sulle informazioni riguardanti la salute, tenendo presente la fonte del dato e consultando un medico prima di prendere qualsiasi decisione".

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Bonus della legge finanziaria 2008 sull'associazionismo medico

La legge finanziaria 2008 entrata in vigore dal 1 gennaio concede un bonus per le aggregazioni professionali finalizzato a incentivare la crescita dimensionale degli studi professionali.

E' riconosciuto agli studi professionali, costituiti da un minimo di quattro ad un massimo di dieci professionisti, un credito di imposta pari al 15% dei :

  • costi sostenuti per l'acquisizione anche mediante locazione finanziaria, di beni mobili e arredi specifici, attrezzature informatiche, macchine d'ufficio, impianti e attrezzature varie nonché di programmi informatici;
  • costi sostenuti per l'ammodernamento, la ristrutturazione e la manutenzione degli immobili utilizzati strumentalmente.
Il credito d'imposta è deducibile dalle tasse per aggregazioni effettuate tra il 1 gennaio 2008 e il 31 dicembre 2010 e tutti i soggetti devono esercitare l'attività professionale esclusivamente all'interno della struttura. In specifico per i medici convenzionati con il SSN si prevede la possibilità di elevare i limiti minimo e massimo dei medici associati

Per approfondire

Intero testo della finanziaria

Commi di interesse

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Nessuno tocchi il ministero della Salute

Sindacati medici a politici, no all'eliminazione o all'accorpamento con dicastero Lavoro

'Nessuno tocchi il ministero della Salute': è questo il messaggio che i sindacati medici rivolgono alla classe politica. Ridurre il numero dei ministeri a 12 e unire Salute, Lavoro e Politiche Sociali in un unico 'superdicastero' del Welfare, come prevede una norma già approvata in Finanziaria, non piace affatto alle organizzazioni sindacali dei camici bianchi, convinte che una simile 'fusione' metterebbe in serio pericolo uno dei beni primari: la salute dei cittadini.

"Accorpare il ministero della Salute a quello del Lavoro - spiega all'AndKronos Salute il segretario nazionale della Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo - sarebbe una cattiva idea. Una proposta controproducente che troverebbe il gradimento solo delle Regioni che, in questo modo, avrebbero una maggiore autonomia nella gestione delle risorse". Ancora più categorico il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, secondo cui quella del 'taglio' o dell'accorpamento del ministero di Lungotevere Ripa "è un'ipotesi da evitare. Assolutamente". Secondo Lusenti 'fondere' i dicasteri Salute e Lavoro sarebbe come "mischiare le mele con le pere". Per il leader dell'Anaao, al limite, un'ipotesi potrebbe essere quella di unire il ministero della Salute solo con quello delle Politiche sociali. "Unione - spiega - che in alcuni assessorati regionali è già realtà".

Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente dello Snami, Mauro Martini, assolutamente contrario, però, a qualsiasi tipo di accorpamento con un altro ministero. "Il dicastero della Salute - spiega - deve rimanere tale.

Non si pensi di accorparlo ad altri, rischierebbe di perderebbe la sua forza e di smarrire la sua missione di garante di uno dei beni primari che è la salute dei cittadini. Diciamo quindi no a una sua scomparsa o a un suo indebolimento, e faremo sentire alta la nostra voce perché ciò non avvenga". Sì alla riorganizzazione del ministero della Salute, ma no alla sua scomparsa o alla sua fusione con altri dicasteri.

E' questo invece il pensiero di Armando Masucci, segretario nazionale della Federazione medici Uil-Fpl, convinto dell'assoluta specificità del dicastero di Lungotevere Ripa. "Specificità e peculiarità - spiega - che poco hanno a che fare con quelle tipiche del ministero del Lavoro".

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11 febbraio 2008

FIMP e utilizzo dei farmaci in pediatria

Giuseppe Mele, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, interviene in merito al contenuto di alcune agenzie che riportano le dichiarazioni del Segretario della FIMMG, relativamente al confronto intavolato con l'AIFA, sui farmaci per bambini.

"In un Paese nel quale i cittadini sono considerati troppo spesso ?sudditi', i diritti sono considerati sempre più favori, le regole sono per chi le legge e non per chi le scrive - afferma Mele - non ci si meraviglia del fatto che un organismo pubblico, qual è l'agenzia per il farmaco, possa scegliere di aprire un confronto, su una materia tanto delicata qual è quella che complessivamente investe l'utilizzo dei farmaci per i bambini, con la categoria dei medici generici anziché con i pediatri di famiglia".

"Quello che meraviglia è che autorevoli colleghi di altre organizzazioni sindacali - prosegue Mele, Presidente della maggiore organizzazione sindacale pediatrica italiana - dimentichino che sia le norme, sia i contratti, attualmente in vigore non permettano, sic et simpliciter la scelta del medico generico in sostituzione del pediatra".

"Non a caso - precisa Mele- proprio l'articolo 13 del contratto nazionale di categoria, richiamando la normativa nazionale, precisa che: ?I medici specialisti in pediatria sono parte attiva e qualificante del S.S.N. nel settore preposto alla tutela dell'infanzia e dell'età evolutiva da 0 a 14 anni. Tale attività presuppone che, nell'ambito dell'organizzazione sanitaria, i rapporti convenzionali con i medici pediatri di famiglia costituiscono il rapporto di lavoro con il quale si fa fronte alle esigenze sanitarie della popolazione in età pediatrica sulla base delle disposizioni di cui all'articolo 8 del D.Lgs. 502/92 e successive modificazioni ed integrazioni'.

Facciamo tale precisazione tanto per chiarire che il cambiamento del corollario legislativo, che riguarda i rapporti di lavoro convenzionali, è stato modificato e che, attualmente, non solo non esiste alcun meccanismo automatico per la scelta di medici di medicina generale per soggetti che abbiano compiuto il sesto anno di vita, ma è addirittura vero il contrario: da 0 a 14 anni lo Stato si deve servire dei pediatri di famiglia, con buona pace delle altre categorie".

"Nello specifico delle preoccupazioni espresse dai colleghi della medicina generale - conclude Mele - vorrei assicurare che la FIMP è, e da tempo sensibilizzata al problema, tanto è vero che, in collaborazione con Farmindustria, abbiamo stilato uno specifico protocollo sulla sperimentazione dei farmaci in pediatria che consenta di superare anche l'annoso problema della prescrizione dei farmaci cosiddetti off-label".

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Turco istituisce rete di 14 IRCCS per neuroscienze

Tutti insieme, per migliorare ricerca e assistenza alle malattie neurodegenerative. Il ministro della Salute Livia Turco ha istituito la seconda rete tra Irccs (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico), dopo quella già attiva nel settore dell'oncologia.

Ne fanno parte 14 Irccs, pubblici e privati, che hanno sottoscritto l'impegno per la costituzione di una 'Associazione per le neuroscienze cliniche e riabilitative'. L'intesa sarà sancita nei prossimi giorni da un decreto.

Scopo della nuova associazione, riferisce una nota del ministero, "è quello di promuovere la collaborazione attiva tra gli Irccs aderenti su progetti comuni di ricerca, agevolando lo scambio di informazioni, conoscenze, dati e risultati scientifici.

Il fine - prosegue - è quello di elevare e uniformare il livello della ricerca italiana, promuovendo anche la creazione di uno o più portali informatici per la raccolta e la gestione dei relativi data-base clinico scientifici, e per un maggior coordinamento delle attività di alta formazione e aggiornamento professionale". Non solo: tra le finalità della neonata rete, anche il coordinamento di progetti per promuovere l'armonizzazione dei protocolli e dei processi preventivi, diagnostici, terapeutici e riabilitativi tra gli Irccs aderenti.

"Sono molto soddisfatta di questa intesa - rivela Turco - che porta a compimento un progetto importante da me avviato nei mesi scorsi per incentivare la ricerca e la cura nei confronti di una serie di malattie invalidanti, come l'Alzheimer e il Parkinson, che comportano gravi deficit per milioni di persone in Italia.

Oggi - aggiunge - l'insieme delle malattie neurodegenerative, nella loro forma cronica, è infatti causa di oltre il 40 per cento delle disabilità presenti in Italia. Grazie a questa 'alleanza' tra i 14 Irccs specializzati, sarà possibile ottimizzare l'uso delle risorse e delle conoscenze nel settore, in una logica di rete e con il significativo coinvolgimento - conclude - di molteplici realtà ed esperienze, dalla Lombardia alla Sicilia".

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Fimmg, Snami e Smi i sindacati più rappresentativi

Primo Fimmg, secondo Snami, terzo Smi. Sono queste le sigle sul 'podio' nella classifica delle deleghe sindacali per la medicina generale. A stabilirlo, e a pubblicarlo sul suo sito web, è la Sisac (Struttura interregionale sanitari convenzionati), che ha certificato la rappresentatività sindacale per la medicina generale, per la specialistica e per la pediatria di libera scelta al primo gennaio 2007.

Nello specifico, la Federazione nazionale medici di famiglia (Fimmg) ha raccolto 27.248 deleghe, pari al 65,57 per cento della rappresentatività totale; lo Snami 6.853 (16,49 per cento) e il Sindacato dei medici italiani (Smi) 3.225 (7,76 per cento).

In quarta posizione si piazza l'Intesa sindacale Simet-Sumai-Cisl medici-Fp Cgil medici (5,50 per cento). A seguire, fino alla decima posizione: Federazione medici Uil Fpl (2,78 per cento), Simi (1,04 per cento), Amig (0,13 per cento), Sicopes-118 (0,10 per cento), Lisir.Meg.F.V.G. (0,10 per cento), Sumi (0,06 per cento).

Nella medicina specialistica ambulatoriale ed altre professionalità è invece il Sumai (Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana) a farla da padrone con 8.820 deleghe, pari all'86,19 per cento di rappresentatività. Seconda la Federazione dei medici aderente a Uil Fpl con 614 deleghe (6 per cento), e terza la Cisl medici con 603 deleghe (5,89 per cento).

A dettar legge nella pediatria di libera scelta è invece la Fimp (Federazione italiana medici pediatri), con 6.011 deleghe raccolte e una rappresentatività dell'89 per cento. Seconda la Cipe (Confederazione italiana pediatri) con 513 deleghe (7,60), e terza la Federazione medici Uil Fpl con 172 deleghe (2,55 per cento).

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Liste d'attesa, dati poco disponibili

Secondo quanto emerge dal "Secondo rapporto nazionale sull'uso di Internet quale strumento di comunicazione dei dati sulle liste di attesa", i dati sulle liste d'attesa appaiono solo sul 22 per cento dei siti di Asl e Regioni

I dati sulle liste di attesa poco pubblicati su internet. Solo il 22 per cento dei siti web di Asl, ospedali, Irccs, policlinici, Regioni e province autonome, fornisce dati su tempi e liste d'attesa. E' quanto emerge dal "Secondo rapporto nazionale sull'uso di Internet quale strumento di comunicazione dei dati sulle liste di attesa", che riporta i risultati di un'indagine condotta dal ministero della Salute tra il 15 febbraio e il 15 marzo 2007.

L'indagine ha passato sotto la lente un totale di 367 siti web, per monitorare i dati generali sui tempi e liste di attesa, i tempi massimi definiti in ambito regionale/aziendale, i tempi reali dichiarati sulla base di rilevazioni strutturate e quelli prospettici di attesa all'atto della prenotazione online (real time), nonchè il loro aggiornamento.

Ebbene: è risultato che il 29 per cento delle Regioni (6 su 21) riporta nei propri siti web dati su tempi reali e/o massimi d'attesa, con un incremento del 10 per cento rispetto ai risultati dell'indagine precedente condotta nel 2005. Mentre fra le Asl, il 27 per cento dei siti (50 su 188) pubblica dati su tempi e liste d'attesa, con un incremento dell'1 per cento rispetto al precedente rapporto, contro il il 19 per cento (18 su 93) delle Aziende ospedaliere esaminate (con un risultato invariato rispetto alla prima indagine).

Analizzando poi i risultati di Asl e ospedali per aree geografiche, risulta che a pubblicare di più sono le strutture del Nord Ovest (47 per cento per un totale di 38 siti), seguito dal Nord Est (29 per cento per 15 siti), dal Centro (11 per cento per 6 siti web), fanalino di cosa Sud e Isole (10 per cento con 9 siti).

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07 febbraio 2008

Gardasil, confermato l'effetto a lungo termine

Confermato l'effetto 'scudo' prolungato del Gardasil (Sanofi Pasteur MSD) contro le lesioni precancerose al collo dell'utero.

Un'analisi combinata di quattro studi di fase II/III su oltre 20 mila donne, ha confermato che il vaccino quadrivalente (contro i tipi 6, 11, 16 e 18 di Papillomavirus) contro il cancro del collo dell'utero ha un'efficacia del 98-100 per cento nella prevenzione delle lesioni precancerose causate dai tipi di virus inclusi nel vaccino, in giovani donne.

I dati sono stati presentati al 19esimo International on Anti-Cancer Treatment, in corso a Parigi. "Questi nuovi risultati completano gli ottimi risultati di alta e prolungata efficacia di Gardasil - commenta Elmar Joura dell'Università di Vienna, capo degli sperimentatori dello studio -

I numeri, derivanti dal follow-up a oggi più lungo esistente su vaccini contro il cancro del collo dell'utero, confermano che la protezione è durevole nel tempo".

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Previdenza, contributi ONAOSI forse deducibili

Grazie al nuovo statuto, recentemente approvato dal Consiglio d'amministrazione della Fondazione, questi contributi "potrebbero essere considerati deducibili dal reddito complessivo del contribuente".

E' la conclusione a cui sono giunti gli avvocati Olindo Cazzolla e Giangiacomo Bausone, incaricati dalla Federazione medici UIL-Fpl di fornire un pare legale sulla materia. "Anche se non esiste una normativa specifica in materia - ha spiegato Cazzolla - grazie alle disposizioni previste dal nuovo statuto, come l'erogazione di prestazioni a favore dei contribuenti indigenti, la Fondazione potrebbe ora essere considerata alla stregua di un ente di previdenza e assistenza". Una nuova configurazione che porterebbe grosse novità in materia fiscale.

"Se l'ONAOSI si configurasse come un ente di previdenza e assistenza - precisa l'avvocato - i contributi volontari versati alla Fondazione dai sanitari non dipendenti del SSN, potrebbero essere considerati deducibili dal reddito complessivo del contribuente.

E non più solo detraibili. Questo tecnicamente - sottolinea - porterebbe a una sottrazione integrale del contributo dal reddito. Al contrario della detraibilità che invece comporta una detrazione dall'Irpef lorda, fino ad un massimo del 18% del contributo versato".

I due avvocati, nell'esprimere il loro parere, hanno fatto riferimento all'articolo 10 del Testo unico imposte sui redditi (TUIR), che al comma 1 recita: "Dal reddito complessivo si deducono, se non sono deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formarlo, i contributi previdenziali e assistenziali versati in ottemperanza a disposizione di legge, nonchè quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza".

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Bioetica, l'Alleanza che va oltre il testamento biologico

La legge sul testamento biologico su cui si è tanto dibattito nella legislatura uscente? "Non serve". Questa l'opinione di Mario Melazzini, medico e presidente dell'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica Aisla, oltre che malato di Sla.

"Il testamento biologico non serve se c'è un'alleanza terapeutica tra medico e paziente. I camici bianchi - aggiunge - devono avere il coraggio di affiancare il malato. E sanno benissimo quando si parla di accanimento terapeutico o di abbandono", ha spiegato ieri nel corso di una conferenza stampa a Roma, all'Irccs Fondazione Santa Lucia, in occasione della presentazione del suo libro 'Un medico, un malato, un uomo - Come la malattia che mi uccide mi ha insegnato a vivere', scritto assieme al giornalista Marco Piazza.

I ricavati delle vendite del libro saranno devoluti interamente alla ricerca, parte all'Aisla, parte a Telethon. "I medici - sostiene Melazzini - devono fare il proprio lavoro in scienza e coscienza. E non c'è bisogno del testamento biologico, perché esistono già tutti gli strumenti per tutelare il malato".

Secondo il presidente Aisla, bloccato su una sedia a rotelle, costretto a nutrirsi attraverso una sonda collegata allo stomaco e a fare ricorso alla ventilazione assistita, "la dignità della vita è un valore che ha carattere ontologico. E non è legato alla sua qualità. Non è - conclude - come una patente a punti da scalare quando ci si ammala".

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Ricerca, fondi assegnati in trasparenza

"La trasparenza nelle procedure di assegnazione dei fondi per la ricerca è un criterio essenziale per favorire la crescita del Paese". Così il presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato, Ignazio Marino, commenta il comunicato del ministero della Salute dopo l'incontro tra il ministro della Salute Livia Turco e i rappresentanti dell'Associazione Luca Coscioni.

"Migliaia dei nostri migliori ricercatori - prosegue Marino in una nota - lavorano all'estero, e l'aspetto principale che denunciano è la mancanza di criteri meritocratici nella valutazione della ricerca in Italia.

Personalmente, e insieme ai ministri Turco e Mussi, abbiamo voluto dare un forte segnale nella direzione giusta, anche con alcuni provvedimenti indirizzati proprio a valorizzare i ricercatori più giovani tramite l'assegnazione di finanziamenti di 500.000 euro ciascuno, assegnati solo sulla base del merito.

In questi giorni è tra l'altro in corso la procedura che porterà all'assegnazione dei primi 16 milioni di euro tramite una selezione affidata a una commissione di scienziati under 40 per la metà stranieri: le 1.700 domande ricevute per la partecipazione al bando dimostrano il successo dell'iniziativa". "In questo modo - continua - abbiamo voluto escludere i baroni dalla gestioni di questi fondi.

D'altra parte un giovane che arriva alla laurea costa allo Stato circa 500.000 euro, e la vecchia politica di disinteresse portava i neolaureati ad abbandonare il nostro Paese proprio nel momento in cui diventavano più utili e produttivi. E' quindi assolutamente corretto - conclude Marino - il metodo della peer review indicato da Turco".

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Al palo trattative contratto medici

Nessuna convocazione dall'Aran in tempi brevi

Tempi lunghi per l'avvio della trattativa per il rinnovo del contratto 2006-2009 della dirigenza medica.

Dall'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, fanno infatti sapere che "non sono previste in tempi brevi convocazioni dei sindacati di categoria".

Convocazioni che le organizzazioni sindacali dei medici e veterinari dirigenti si aspettano invece con impazienza, "stanchi di essere senza contratto da 26 mesi".

Soprattutto dopo il via libera del Consiglio dei ministri agli atti di indirizzo per i rinnovi dei contratti del personale non dirigente e dirigente dell'area III e IV del Servizio sanitario nazionale, datato 29 novembre 2007.

La prassi vuole che i sindacati della dirigenza vengano convocati dopo l'avvio delle trattative per il rinnovo del contratto del comparto sanità. Ma anche per gli operatori sanitari il confronto non è ancora cominciato.

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06 febbraio 2008

Quando la naturopatia diventa truffa

Cassazione Penale
Pesante condanna per il naturopata che allontanava una donna affetta da carcinoma mammario dalla medicina ufficiale sottoponendola a "succhi di carota, terra delle Dolomiti e altro"

Massima

Correttamente i giudici di merito hanno tratto la conseguenza che l'intervento del naturopata avesse offerto un contributo determinante nella causazione della morte della vittima, almeno sotto il profilo della sua anticipazione, il che equivale alla sua causazione alla stregua del principio desumibile dall'art. 41 c.p., comma 1, per cui accelerare il momento della morte di una persona destinata a soccombere equivale a cagionarla.

È infatti evidente che si cagiona la morte di un soggetto non solo quando la morte avvenga istantaneamente, ma anche quando si determina la anticipazione dell'evento letale. Una volta accertato, come nel caso in esame, sulla base di perizie medico legali incontestabili, che la donna, se tempestivamente e debitamente curata, avrebbe avuto una alta probabilità di salvezza o quanto meno di sopravvivenza nel tempo, resta infatti irrilevante la circostanza che sarebbe, sia pure con minore probabilità, morta comunque per il carcinoma, poiché l'ipotesi che sarebbe morta in un momento successivo a quello in cui è avvenuta la morte integra comunque la anticipazione della morte e quindi la sua causazione.

L'imputato, fra l'altro, possedeva cognizioni mediche (avendo frequentato buona parte del corso di laurea in medicina) tali da consentirgli di rappresentarsi come altamente probabile la morte della vittima - ovvero la accelerazione della morte, il che è lo stesso, secondo quanto prima chiarito - in conseguenza della omissione di terapie mediche nel periodo iniziale della malattia in cui sarebbero state risolutive od avrebbero comunque prolungato di molto la sopravvivenza.

Pertanto, aveva accettato l'evento con dolo diretto, pur se la sua volontà era intenzionalmente diretta a ottenere dalla vittima le somme di denaro che chiedeva per somministrarle la terra delle Dolomiti, il succo di carote e quant'altro. (Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)

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Pillola del giorno dopo comunque a disposizione

Il medico che rifiuta di dare la "pillola del giorno dopo" alla donna che gliela chiede non può poi disinteressarsi al caso, ma deve attivarsi per aiutare la paziente a trovare il contraccettivo di emergenza in tempi ragionevoli e appropriati.

Questa la posizione ufficiale della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), contenuta anche nel codice deontologico, chiamata a commentare la vicenda riportata ieri sul quotidiano La Stampa.

Nell'articolo si racconta la ricerca 'disperata' di una donna 40enne di Roma del contraccettivo d'emergenza nei Pronto soccorso capitolini. Una richiesta contrassegnata da una lunga serie di no. "L'obiezione di coscienza addotta a giustificazione del rifiuto, come racconta l'articolo - chiarisce il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco - non esiste, sotto il profilo giuridico, in altre fattispecie all'infuori dell'aborto o di alcune tecniche di fecondazione assistita".

Diversamente, spiega all'ADNKRONOS SALUTE, "in questi casi esiste solo una clausola di coscienza, che però non esaurisce i doveri del medico". Bianco ricorda infatti che "i camici bianchi devono garantire a tutti i cittadini un uguale accesso ai diritti.

Dunque se i medici sono liberi di esprimere in autonomia e indipendenza un rifiuto a prestare una certa attività in scienza e coscienza - chiarisce - allo stesso tempo devono adoperarsi affinché il paziente che richiede quella prestazione possa averne la disponibilità entro i tempi appropriati".

In poche parole, i medici che hanno rifiutato di somministrare alla donna la pillola del giorno dopo, anziché trincerarsi dietro l'obiezione di coscienza, disinteressandosi della richiesta, avrebbero dovuto attivarsi per cercare un collega in grado di fornire, entro breve, il farmaco richiesto.

Link attinenti:

Pillola del giorno dopo? ?Prenda un treno e vada in Francia??

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Igiene, la vera emergenza è nella comunicazione

Una serata intensa per la comunicazione nel campo dell'emergenza sanitaria passata in rassegna accusa da Donato Greco, Capo Dipartimento della Prevenzione e della Comunicazione del Ministero della Salute.

L'epidemiologo - intervenuto il 4 febbraio nell'incontro organizzato dalla Delegazione Lazio dell'Associazione della Comunicazione Pubblica presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate di Roma - ha fatto il punto su 30 anni di emergenze sanitarie che hanno scosso l'opinione pubblica italiana: dall'allarme colera del 1973, al pericolo per la diffusione della malattia infettiva del carbonchio (o meglio antrace), passando per la "mucca pazza" fino agli anni recenti della SARS e dell'influenza aviaria.

Sulla base di patologie nulle o statisticamente irrilevanti, Donato Greco ha bollato come incauti e ingenui gli allarmismi che ne sono seguiti. Non è mancata la disamina delle responsabilità che il Capo Dipartimento ripartisce in ugual misura alla spasmodica ricerca dello scoop giornalistico e alla paura dei cittadini cavalcata, talvolta, da interessi di parte.

In qualità di membro della task force per l'emergenza rifiuti in Campania, Donato Greco ha anche potuto constatare l'inesistenza dell'accostamento, rilanciato in questi giorni dai media, tra immondizia e tumori: una "bufala" non supportata da alcun dato. Prima di ricercare i perché delle patologie tumorali in una determinata zona, infatti, è bene sapere che nel neo-battezzato "triangolo della morte" della Campania sono piuttosto elevati i casi di epatite cronica, dovuta a stili di vita e alimentazione errata, che sfociano nel cancro al fegato.

L'analisi di Greco si è spinta anche ai timori legati all'uso di telefoni cellulari e alla esposizione delle antenne: anche in questi casi non esistono dati certi sulla possibili nocività delle radiazioni. I soci dell'associazione e gli operatori della comunicazione presenti hanno condiviso nelle linee generali le preoccupazioni del Capo Dipartimento del Ministero della Salute evidenziando anche le problematiche legate alle spese che, in occasioni di emergenze sanitarie di tale portata, inevitabilmente finiscono per pesare nelle casse dello Stato.

"Incontri come quello che si è svolto oggi dimostrano come i comunicatori pubblici non vogliono nascondersi dietro logiche autoreferenziali" ha dichiarato Cesare Menghi, coordinatore della Delegazione Lazio dell'Associazione di Comunicazione "L'obiettivo condiviso dai componenti della Delegazione è proprio quello di rimettere al centro il "fare comunicazione" ed è su questo che continueremo a lavorare fin dai prossimi appuntamenti".

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Cimo, medici esasperati da vuoto contrattuale

"Ci eravamo illusi che la trattativa per il rinnovo del contratto 2006-2009 della dirigenza medica potesse avviarsi oggi. Non è stato così.

Forse il 'ballo Aran' inizierà la settimana prossima. Forse, ma di forse in forse, di dubbio in dubbio, di pausa in pausa siamo arrivati a febbraio 2008. I medici pubblici, così come i convenzionati che hanno proclamato lo stato d'agitazione, sono esasperati".

Ad affermarlo è Stefano Biasioli, presidente nazionale della Cimo-Asmd, dopo il rinvio dell'incontro fra sindacati e Aran previsto per ieri, ma poi slittato "forse - ribadisce - alla prossima settimana". "Il contratto - spiega Biasioli all'ADNKRONOS SALUTE - è scaduto da 26 mesi e nulla si muove, grazie anche a 2 Finanziarie 'prodiane', una peggiore dell'altra.

La prima (Finanziaria 2007) ha tolto ai medici l'intero secondo biennio (2004-2005) contrattuale.

La seconda (Finanziaria 2008) ha invece preteso di sistemare i conti dello Stato non finanziando il secondo biennio (2008-2009) del prossimo contratto 2006-2009". Il numero uno della Cimo rivolge quindi un appello ai due maggiori partiti del Paese.

"Chiediamo sia al Partito democratico che al Partito della libertà, di inserire al primo punto dei loro programmi i rinnovi dei contratti del Pubblico impiego. Siamo convinti - conclude Biasioli - che i camici bianchi, tutti insieme, debbano tornare a farsi sentire dal Palazzo. I 'mezzi toni' non si addicono alla politica di oggi".

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Fp Cgil, Governo firmi subito atto indirizzo MG

"Nulla impedisce al Governo di firmare, come ordinaria amministrazione, l'atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione della medicina generale.

Convenzione, peraltro, scaduta ormai da due anni". Parola di Nicola Preiti, coordinatore nazionale Fp Cgil medici di famiglia, che, insieme alle altre sigle di categoria, ha proclamato lo stato di agitazione.

"La crisi di Governo - sottolinea in una nota Preiti - ha l'effetto di un rullo compressore sui problemi del Paese. Nella fattispecie si complica il processo, già in colpevole ritardo, del rinnovo della convenzione nazionale dei medici di medicina generale e si interrompe il processo di ammodernamento del Ssn che avrebbe dovuto strutturare l'assistenza territoriale.

Ciò penalizza i medici, i servizi e quindi i cittadini, accentuando il distacco della politica dalla realtà del Paese". Nulla però, secondo Preiti, impedisce all'Esecutivo di procedere con gli atti di ordinaria amministrazione.

"E' indispensabile - aggiunge - un'assunzione di responsabilità nella copertura finanziaria del rinnovo delle convenzioni da parte della Conferenza delle Regioni, in quanto direttamente responsabili dell'erogazione dei servizi ai cittadini". Secondo Preiti, è quindi "autopenalizzante nascondersi dietro la crisi di Governo, invece di attenuare le ripercussioni negative della crisi sulla società".

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Clinical Governance solo rivedendo cure primarie

"È necessaria una sistemazione strutturale e innovativa dell'intero settore delle cure primarie: solo così si può realizzare la Clinical Governance".

Ad affermarlo, in una lettera inviata alle rappresentanze sindacali della medicina generale, è Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg).

"L'attuale governo - continua Cricelli - ha posto le basi per una sostanziale reingegnerizzazione dell'intero sistema di cure. È la strada giusta su cui dobbiamo proseguire".

Tre gli obiettivi da raggiungere, secondo Cricelli: l'integrazione dei servizi e dei singoli elementi attualmente presenti sul territorio, con l'obiettivo di creare un comparto vero e proprio; l'allineamento delle cure primarie alle cure secondarie, in termini di complessità, finanziamento, strutture e infrastrutture; la trasformazione del sistema professionale della medicina generale, con lo sviluppo della qualità professionale, del management e del riconoscimento del merito e della qualità.

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C'è troppa corruzione in sanità

Lo denuncia la Corte dei conti, piaga ampiamente diffusa

Nel settore della sanità, ma anche in quello dei lavori pubblici e delle pubbliche amministrazioni, emergono patologie che forniscono "un quadro di corruzione ampiamente diffuso".

E' quanto sottolinea il Procuratore generale della Corte dei conti, Furio Pasqualucci, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario.

In particolare, afferma il Procuratore, "l'accertamento del pagamento di tangenti è correlato ad artifici di irregolarità connesse a fattispecie della più diversa natura, quali la dolosa alterazione di procedure contrattuali, i trattamenti preferenziali, la illecita aggiudicazione, la irregolare esecuzione o l'intenzionale alterazione della regolare esecuzione di appalti di opere, forniture e servizi".

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05 febbraio 2008

Elezioni, si torna a votare con le solite promesse fatte alle donne

Roma) E? fallito il tentativo del presidente del Senato Franco Marini di un accordo sulla riforma elettorale. E, dunque, ora la parola torna ai cittadini e alle cittadine. Già oggi il Capo dello Stato potrebbe dare il via all'iter per lo scioglimento delle Camere per arrivare nella giornata di mercoledì all'atto finale: la firma del decreto che manda in soffitta la quindicesima legislatura e l?apertura della nuova campagna elettorale con la vecchia legge.

Si parla del 13 aprile come probabile data delle elezioni anticipate (entro 70 giorni al massimo dallo scioglimento delle Camere), mentre già oggi dovrebbe essere stabilita quella per il referendum sulla legge elettorale, che ovviamente slitterà.

Il governo 'ponte', da più parti auspicato per la riforma della legge elettorale si va a far benedire, e con esso la possibilità di ascoltare le donne, purtroppo escluse dalle consultazioni a Palazzo Madama dei giorni scorsi. Resta il rammarico per una voce esclusa (quella delle donne, appunto), che molto avrebbe potuto incidere su una riforma della legge elettorale e a sostegno ad un governo funzionale all'approvazione di tale riforma e all'assunzione delle decisioni più urgenti".

Una grave pecca per la senatrice Menapace (Prc), delusa sul fatto che a Marini non sia venuto in mente di ascoltare ? e sarebbe stato legittimo - anche le associazioni di donne ?come per esempio l'Udi (per la campagna 50 e 50) e 'Fuori dal silenzio', associazioni ? sottolinea Menapace - che hanno una proposta di legge elettorale anti-discriminazione, o il gruppo Udi di Napoli ha anche una proposta sulla questione dei rifiuti affinchè si capisca che essa non è una questione di ordine pubblico.

Ma ancora una volta le donne sono state messe da parte ma nel momento opportuno sono convinta che tutti si ricorderanno che l'elettorato femminile sfiora il 52%". Sicuramente ne sono ben consci i due maggiori schieramenti politici: Partito democratico e Forza Italia, che già dalla tarda serata di ieri hanno iniziato a giocarsi il jolly donne. Veltroni, leader del Pd, che probabilmente già dalla prossima settimana si dimetterà dalla carica di sindaco di Roma, passando il testimone, probabilmente a Rutelli, per dedicarsi a tempo pieno all'organizzazione della campagna elettorale, ha parlato subito di due punti cruciali e imprescindibili per il Pd: innovazione e donne. Partendo innanzitutto dalla griglia della candidature visto che il tempo a disposizione é pochissimo. Una scelta, quella delle liste, che sarà decisa "in modo collegiale", ha spiegato Anna Finocchiaro, ma visto il tipo di sistema elettorale (con liste bloccate) e la mancanza di tempo sarà tutta concordata dai vertici del Pd.

Dalle parti di via del Plebiscito, quartier generale di Forza Italia, si pensa già al governo e si ribadisce la volontà di fare una squadra snella con un numero di sottosegretari ridotto e di dare spazio alle donne, riservando loro una quota di un terzo Tra le papabili restano Mara Carfagna (alle Pari opportunità o alla Famiglia) e Stefania Prestigiacomo. Per la poltrona da sottosegretaria si parla di Jole Santelli e Michela Brambilla (qualcuno ipotizza per l'attuale presidente dei Circoli della libertà, un futuro al dicastero dell'Ambiente forse con il ruolo di viceministra). Nelle ultime ore salgono le quotazioni di Barbara Contini, responsabile dell'Associazione Azzurri nel mondo, in corsa per la carica di sottosegretaria.

Quanto al Tesoro, ruolo strategico del futuro governo circolano voci che il leader di Forza Italia stia pensando ad una candidata donna esterna alla politica sul modello Moratti, ma non ci sono conferme a riguardo Resta da vedere se la ?dieta Bassanini? (di una consistente riduzione dell?organico di Stato) verrà rispettata, e soprattutto quante e quali donne nel governo che succederà a quello di Prodi (che comunque di donne in campo ne aveva schierate sei, contro le due del precedente Berlusconi).

Interrogativi che ci lasciano senza non pochi timori, primo tra tutti che la politica sprechi, ancora una volta, una grande occasione. Quella di non poter fare a meno di una massiccia presenza femminile e di giovani. Questa sì che farebbe davvero la differenza.

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Voglia di cambiare lavoro per 1 infermiere su 2

Stress, turni massacranti, demotivazione. La vita in corsia può mettere a dura prova la resistenza degli infermieri, tanto che uno su due pensa - più o meno spesso - di gettare il camice alle ortiche e cambiare lavoro.

A 'fotografare' il malessere gli infermieri del Belpaese è lo studio europeo Next, condotto qualche anno fa su 77 mila operatori di 10 Paesi, fra cui l'Italia, che ha coinvolto infermieri del Nord, Centro e Sud. Lo ha ribadito ieri a Milano Giovanni Muttillo, presidente del Collegio Ipasvi Milano-Lodi (Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia), intervenendo all'incontro 'Per una sanità più a misura d'uomo', organizzato da Fondazione Medtronic Italia.

Tra i motivi della 'disaffezione' degli operatori, gli esperti della Fondazione puntano il dito su tre 'nodi', in particolare: la qualità delle relazioni, gli stati d'animo sul lavoro e la gestione dello stress. Come uscire da questo gorgo, che rischia di riflettersi pesantemente non solo sulla vita degli operatori, ma anche sulla qualità dell'assistenza e sul rapporto con i malati? Secondo Marco Gattini Bernabò, presidente della Fondazione, la chiave è quella di favorire "innovazione e qualità del servizio", attraverso un nuovo approccio, battezzato 'virtHuman'.

Si tratta, in realtà, di un metodo per la gestione strategica del cambiamento, "che parte dalla valorizzazione del potenziale delle persone e delle 'squadre', generando consenso, motivazione, coinvolgimento e partecipazione", hanno spiegato gli esperti.

Non si tratta di paroloni: il metodo, già testato nella pubblica amministrazione, è stato esteso al mondo degli operatori sanitari, con l'idea che per salvaguardare la dignità dei malati occorra innanzitutto rispettare quella degli operatori che si occupano dei pazienti ogni giorno.

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Aborto, Turco si appella a donne, difendete 194

E' un vero e proprio appello quello che il ministro della Salute Livia Turco ha rivolto ieri alle donne immigrate, riunite a Roma alla conferenza organizzata per il decimo anniversario dell'associazione 'Nodi'.

Il ministro invita le donne a far ascoltare la propria voce in un "dibattito strampalato, in cui gli uomini parlano di voi senza darvi la parola".

"Inventatevi qualcosa - afferma rivolta a una platea multietnica - per prendere la parola in difesa di una legge, la 194, a cui sono affezionatissima. Pensiamo a qualcosa per fare ascoltare la nostra voce, ad esempio un documento, una poesia in cui sarete voi a prendere la parola per raccontare la vostra esperienza e spiegare agli altri cosa significa la maternità".

Secondo la responsabile della sanità italiana, il dibattito in corso sull'aborto dovrebbe avere "più rispetto per la vita delle persone. Le donne sanno: chi più di voi può dire e raccontare?". Il ministro sostiene che nel dibattito in corso la voce femminile viene ignorata.

"Dove è scritto - chiede - che a parlarne debbano essere uomini? Parlano di voi senza darvi ascolto. C'è bisogno di una ripresa della parola, di una pluralità di voci in cui deve essere ascoltata anche la vostra. Per questo confido proprio in un'alleanza tra le donne".

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Odontotecnici davanti al Ministero, "dignità subito"

Fischi, cartelli di protesta e un grosso pallone gonfiabile con su scritto a chiare lettere: 'Dignità subito'. E' il colorato e rumoroso sit-in degli odontotecnici italiani, ieri davanti alla sede del ministero della Salute a Roma nonostante la pioggia, per chiedere che si faccia chiarezza sulla loro figura professionale.

Pretendono, infatti, che venga definito il loro profilo, a oggi legiferato da un regio decreto del lontano 1929: '80 anni di abusi, 80 anni di attesa', si legge infatti in molti dei cartelli di protesta sollevati dai manifestanti, tra fischi e musiche di sostegno alla delegazione che è entrata nella sede ministeriale per incontrare il sottosegretario alla Salute Gian Paolo Patta.

Al Governo gli odontotecnici chiedono non solo di definire il loro profilo professionale, ma anche la cosiddetta 'equipollenza', ovvero che il loro diploma venga equiparato alle lauree triennali che oggi formano gli addetti a questo settore. "L'incontro con Patta - assicura Maurizio Troiani, segretario nazionale della Cna Sno, lasciando la sede ministeriale - è stato positivo.

Il Governo ha infatti trasmesso ieri mattina alla conferenza Stato-Regioni gli atti relativi al nostro profilo professionale. Insomma: sit-in bagnato, sit-in fortunato". Ma gli odontotecnici non sono certo disposti a fermarsi qui. Stanno già organizzando la manifestazione davanti alla sede della Conferenza Stato-Regioni.

"Gli atti trasmessi - spiega infatti Cosimo Ricci, vice presidente Fenaodi della provincia di Taranto - riguardano il via libera del Consiglio superiore di sanità del 2007. Ma il Css aveva già dato l'ok a un nostro profilo nel 2001. Noi vogliamo che passi quel profilo, non quello approvato recentemente che svilisce la nostra professionalità".

E dato che la 'palla' è passata alla Conferenza Stato-Regioni, "è lì - sottolinea Troiani - che dobbiamo ora far pressione per ottenere quel che chiediamo".

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Cgil Fp, successo mobilitazione lavoratori

"E' stata un successo la giornata di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità, che rivendicano la firma del contratto di lavoro scaduto ormai da 25 mesi". Ma ora servono i fatti "se si vuole evitare di inasprire il conflitto".

A dirlo è Carlo Podda, segretario generale funzione Pubblica Cgil che giudica positivamente la protesta indetta dalle sigle confederali della funzione pubblica, a cui ha partecipato circa mezzo milione di lavoratori della sanità.

Delegazioni sindacali, in tutti i capoluoghi regionali, sono state ricevute da assessori della Sanità e presidenti di Regione e "si sono sentite dire - aggiunge Podda - che c'è la massima disponibilità a chiudere il contratto. Bene.

Ma se è così come mai non si firma? - si domanda - E' ora di passare subito dalle parole ai fatti: nei prossimi giorni, nell'incontro che ci sarà con Regioni, Anci e Province, verificheremo questa disponibilità in concreto, altrimenti si deve sapere che il conflitto inevitabilmente si inasprirà". Centomila persone - come già previsto dai sindacati - hanno manifestato nelle piazze, sotto le sedi delle Regioni e hanno occupato le direzioni sanitarie dei grandi Ospedali con lo slogan 'Contratto subito'.

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SMI, accordo ponte per MMG

Volponi, atto di indirizzo così com'è non va bene

"L'atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione della medicina generale, peraltro non ancora approvato, così come formulato è deficitario. Serve un accordo-ponte che riduca la sofferenza economica della categoria. E le risorse devono essere allocate tutte a livello nazionale".

Lo ha affermato ieri a Roma Maria Paola Volponi, responsabile per la medicina generale del Sindacato dei medici italiani (Smi), chiudendo i lavori della segreteria nazionale dell'organizzazione sindacale.

Nei giorni scorsi, i sindacati di categoria, hanno proclamato lo stato di agitazione per chiedere l'approvazione, da parte del Governo, dell'atto di indirizzo propedeutico all'apertura delle trattative. Per lo Smi, però, sembra arrivato il momento di un bilancio e di un cambio di strategia. "La strategia fin qui sostenuta dall'intersindacale - sottolinea in una nota Volponi - non ha dato i risultati sperati. Il ministro della Salute non è stato capace di vincere gli ostruzionismi delle Regioni e le debolezze della maggioranza di Centrosinistra non hanno consentito una più decisa azione di governo, ma allo stesso tempo c'è stata una sottovalutazione delle questioni avanzate dai medici.

Non ha senso - aggiunge - che si prevedano per quest'area aumenti in linea con quelli previsti per il pubblico impiego, dimenticando che i medici di famiglia hanno sulle spalle i costi, per esempio, degli studi, che hanno avuto in questi anni incrementi superiori agli indici inflattivi". Anche per questa ragione lo Smi aveva chiesto che si approvasse l'atto di indirizzo recependo quanto concordato nel documento degli assessori alla Sanità delle Regioni del 6 dicembre scorso. "Ma così non è stato", precisa Volponi.

"Ora siamo in stato di agitazione, ma temiamo possa essere anche questa una scelta insufficiente. E' giunto il momento - conclude - di fare una riflessione autocritica e di incalzare davvero il ministro Livia Turco su obiettivi concreti, mantenendo l'azione unitaria, ma correggendo il tiro".

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04 febbraio 2008

Marino, anti-HPV presto in tutte le regioni

"Non perdiamo tempo per prevenire il cancro". Questo l"appello che il presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato, Ignazio Marino, rivolge alle Regioni "affinché diano il via al più presto alle campagne di vaccinazione contro il papillomavirus (Hpv), responsabile del 90 per cento dei casi di cancro all"utero".

"Abbiamo destinato a questo scopo 30 milioni di euro per il 2008 nella scorsa Finanziaria - spiega Marino - e ora i fondi sono a disposizione delle Regioni che hanno il compito, e il dovere, di avviare le campagne di vaccinazione gratuita delle ragazze dodicenni.

Alcune Regioni hanno iniziato il percorso, altre non si sono ancora attivate e il rischio è, come in molti altri settori della sanità, che alcune restino indietro e si creino in questo modo disparità e ingiustizie per i cittadini".

Marino spiega che "si tratta di uno sforzo organizzativo che va fatto rapidamente, perché ogni giorno perso nella lotta contro il cancro significa mettere a rischio centinaia di ragazze che potrebbero essere protette praticamente per sempre da un virus molto pericoloso.

Questa campagna di salute pubblica - incalza - dovrebbe essere tra le priorità di ogni Regione. E per questo mi auguro che in ogni parte del Paese vengano destinate tutte le risorse economiche e umane per fare sì che si arrivi presto a contattare e a proporre il vaccino a tutte le 280 mila dodicenni individuate come primo target della campagna di vaccinazione".

Il senatore, noto chirurgo di fama internazionale, ricorda che "trattandosi di una vaccinazione non obbligatoria ma volontaria, è probabile che non tutte le ragazze vorranno vaccinarsi.

Così, una volta conclusa questa prima fase, sarà possibile verificare le somme realmente utilizzate e quelle rimaste inutilizzate.

E destinare queste ultime alla vaccinazione gratuita di ragazze di altre fasce d"età, rendendo in questo modo ancora più efficace ed estesa questa importantissima azione di prevenzione".

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Fimp, dichiarato lo stato di agitazione

"La decisione - si legge in una nota diffusa dalla FIMP - è stata presa sulla base dei risultati di un tavolo intersindacale che, tra l'altro, viste le evoluzioni del quadro politico, ha permesso di valutare anche le eventuali ricadute sull'evolversi dell'iter per l'apertura del confronto tra Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (SISAC) e le Organizzazioni Sindacali (OO.SS.) di categoria.

Unanime, tra i leader sindacali, l'analisi di contesto della situazione in atto che ha portato il tavolo intersindacale - continua la nota - (a salvaguardia degli interessi delle categorie mediche convenzionate con il SSN) a dichiarare lo stato di agitazione dell'area medica convenzionata.

In questo quadro Giuseppe Mele, Presidente Nazionale della FIMP, esprime forti preoccupazioni per il futuro del confronto. Preso atto - continua il comunicato stampa - dell'uscita dell'Atto di Indirizzo del Comitato di Settore della nota del 6 Dicembre 2007 del Coordinamento degli Assessori Regionali alla Sanità.

La FIMP - conclude la nota - ritiene indispensabile che il Ministro della Salute esperisca la delega ricevuta dal Parlamento per rendere operativa, al più presto, la Riforma delle Cure Primarie in cui, per altro, tanta parte hanno anche avuto le OO.SS. presenti al tavolo intersindacale".

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Lusenti , questione meridionale diventi nazionale

"Esiste una questione meridionale nella sanità: o viene assunta come una questione nazionale o si continuerà a peggiorare giorno per giorno.

Quello che ci vuole è "più Stato" e responsabilità". E' questo l"appello di Carlo Lusenti, segretario nazionale del sindacato medico Anaao Assomed, intervenuto al convegno "Sud e sanità: una nuova questione meridionale?", in corso a Napoli.

"Per cercare di risolvere i problemi sanitari del Mezzogiorno - spiega Lusenti - noi puntiamo su una rinnovata responsabilità nazionale.

Anche se ora non è certo di moda dire "più Stato", ma è sicuramente più di moda parlare di federalismo".

Secondo Lusenti, però, con la regionalizzazione, "i problemi non si sono risolti. Per noi, però, - sottolinea il segretario nazionale dell'Anaao - dire "più Stato" significa dire più controllo e non più assistenza a pioggia.

Non è tollerabile - conclude Lusenti - che un diritto come quello della salute abbia una diversa considerazione a seconda delle regioni in cui il cittadino è residente".

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Turco, no a governo senza ministero Salute forte

"Il nostro Paese ha bisogno di un ministero della Salute forte. Quindi, se ci saranno 12 ministeri nel prossimo Governo, che nessuno si sogni di pensare a un ministero "indebolito".

Sarebbe un grave passo indietro". Lo ha detto il ministro della salute Livia Turco, intervenendo a Napoli al convegno organizzato dal sindacato medico Anaao Assomed "Sud e Sanità:una nuova questione meridionale?".

"Anche nell'attuale emergenza rifiuti - prosegue Turco - il ministero è intervenuto con decisione. Abbiamo infatti provveduto a distaccare un parte del dicastero proprio qui a Napoli per combattere l'emergenza.

Quindi - conclude - il Paese ha un evidente bisogno di un ministero della Salute forte, con uno spirito solidale e unitario".

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Possibile varo ddl sicurezza ospedali prima di elezioni

Ma anche nuove regole più trasparenti su nomina primari

Licenziare un Ddl sulla sicurezza negli ospedali e per regole più trasparenti nella nomina dei primari, prima di nuove elezioni. Questo l"obiettivo di Ignazio Marino, presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato, annunciato sabato dai microfoni di Radio Radicale.

"Per quanto riguarda la sicurezza - dice il senatore-chirurgo - sto valutando in queste ore se, anche a legislatura probabilmente a termine, si possa varare una legge all'unanimità per la sicurezza nei nostri ospedali.

Tecnicamente è possibile: ci sono i precedenti nella storia della nostra Repubblica. Serve un Ddl snello che garantisca la sicurezza. E magari regole concorsuali per i nostri primari. Credo si possa fare - incalza - e sarebbe un passo avanti".

A Radio Radicale Marino ha tra l"altro ricordato come, proprio nella settimana in cui è caduto il Governo, ci si apprestasse finalmente a discutere "due disegni di legge sui quali abbiamo lavorato in questi mesi passati: quello sul testamento biologico e quello sulle cure palliative.

Dal laboratorio di ricerca alla cura del malato, questo lo slogan che lancio alla vigilia del congresso dell'Associazione Coscioni di Salerno, al quale parteciperò", conclude il presidente della Commissione Sanità di palazzo Madama.

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03 febbraio 2008

Medici di famiglia, Smi avviare trattative per rinnovo convenzione

Il sindacato dei medici italiani (Smi), insieme alle altre sigle sindacali del settore, ha dichiarato lo stato di agitazione per protestare contro la mancata approvazione dell'atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione della medicina generale e per chiedere la rapida apertura delle trattative.

"L'atto di indirizzo della dirigenza medica - sottolinea in una nota Salvo Calì, segretario nazionale dello Smi - è già stato approvato e le trattative stanno per essere avviate, mentre l'area della convenzionata è ostaggio e vittima di una schizofrenia politica e di una discriminazione senza senso. In questi mesi - aggiunge - pare che si stia lavorando per aumentare la distanza tra i due pilastri della nostra sanità pubblica: l'ospedale e il territorio".

Secondo Calì, è "inaccettabile che la Conferenza Stato-Regioni e il ministero dell'Economia siano incapaci di trovare un accordo per l'individuazione delle fonti di finanziamento per il rinnovo contrattuale".

Una situazione, per il segretario nazionale dello Smi, resa sempre più ingarbugliata dall'attuale crisi politica.

"Il caos della campagna elettorale - spiega - spazzerà via ogni possibile apertura delle trattative per il rinnovo delle convenzioni.

I medici del territorio e di medicina generale, così, saranno ulteriormente danneggiati, visto che il loro contratto è già scaduto da oltre due anni. Si tratta - conclude Calì - di un atto di ordinaria amministrazione e non comprendiamo quindi perché il Governo tardi ad approvarlo".

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Medici di famiglia, è stato di agitazione

Contro la mancata firma dell'atto di indirizzo necessario per avviare le trattative per la firma della nuova Convenzione delle medicina generale

Il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) proclama lo stato di agitazione, contro la mancata firma dell'atto di indirizzo necessario per avviare le trattative per la firma della nuova Convenzione delle medicina generale.

"Non riusciamo a capire perché il Governo non faccia il suo dovere, cioè firmare l'atto di indirizzo, un atto che gli compete e che può siglare anche con l'attuale crisi politica", dice il presidente del sindacato, Mauro Martini, precisando che lo Snami "si riserva di individuare e comunicare le date e le modalità di eventuali azioni sindacali decise nel corso della riunione intersindacale del 21 febbraio prossimo".

Martini sottolinea che lo Snami ha "dichiarato, congiuntamente a tutte le sigle sindacali della medicina territoriale, lo stato di agitazione della categoria, richiedendo l'attuazione delle procedure di raffreddamento", avendo "preso atto dell'approvazione da parte del Comitato di settore dell'atto di indirizzo per il quadriennio normativo 2006-2009 e per il biennio economico 2006-2007 e considerato che il Governo non ha assunto l'atto di indirizzo stesso, garantendone la necessaria copertura finanziaria, non avviando così il tavolo negoziale presso la Sisac".

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