Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

29 aprile 2008

Melanomi protagonisti dello Skin cancer day

"Il melanoma scrive il suo messaggio sulla pelle perché tutti possano vederlo. Sfortunatamente qualcuno vede, ma non comprende".

E' racchiuso in una frase dello studioso Neville Davis il senso che quest'anno le società dei dermatologi italiani Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e malattie sessualmente trasmissibili) e Adoi (Associazione dermatologi ospedalieri italiani) hanno voluto dare allo Skin cancer day, presentato ieri a Milano.

Sabato saranno infatti i melanomi i protagonisti indiscussi dell'attività di sensibilizzazione e di informazione che vedrà impegnati circa cento centri dermatologici in tutta la Penisola, con visite gratuite su prenotazione per gli over 40.

Questo tumore maligno della pelle ha registrato un incremento nell'incidenza passando dai 5-7 casi ogni 100 mila abitanti di 30 anni fa ai 10-30 casi attuali.

A subire un picco di crescita sono soprattutto i melanomi sottili che, spiega il presidente di Sidemast Mario Aricò, raddoppiano ogni otto anni.

Più in generale, a fronte del forte aumento dell'incidenza della patologia nelle nazioni industrializzate, la mortalità si è stabilizzata attorno al 15-20 per cento dei casi. In Italia si contano circa 4 mila morti. Settemila sono invece i nuovi casi.

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Eutanasia, aumentano casi in Olanda

Continuano ad aumentare in Olanda le dichiarazioni di eutanasia. Le cinque commissioni regionali di verifica, previste dalla legge, hanno infatti registrato 2.120 casi nel 2007 contro i 1.923 dell'anno precedente e i 1.815 del 2003, primo anno di legalizzazione della 'dolce morte' nel Paese che per primo al mondo ha varato una legge ad hoc.

In quattro anni le dichiarazioni sono aumentate del 17 per cento e in più di tre quarti dei casi registrati lo scorso anno, l'eutanasia è stata praticata al domicilio del paziente.

Nella stragrande maggioranza, inoltre, si trattava di malati di cancro in fase terminale, secondo il Rapporto annuale appena pubblicato. Il numero delle dichiarazioni di eutanasia, dunque, è più elevato quest'anno, spiega il Rapporto delle commissioni regionali, precisando che in 167 casi si è trattato di assistenza alla morte e non di eutanasia attiva.

Solo tre casi, in generale, sono stati differiti alla giustizia, perché le commissioni regionali hanno considerato che i criteri 'stretti' (i cosiddetti criteri di minuzia), imposti dalla legge, non erano stati del tutto rispettati.

L'eutanasia è autorizzata solo per i pazienti con insopportabili sofferenze dovute a una malattia, con diagnosi documentata, inguaribile e se lo stesso paziente, in pieno possesso delle sue piene facoltà mentali, ne fa esplicita richiesta. Ogni caso deve essere segnalato a una commissione di verifica dei criteri, composta da un medico, un giurista e un esperto di bioetica.

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Il nuovo ricettario del Ssn

E' legge il decreto ministeriale (17/3/2008) che modifica le ricette destinate alle prescrizioni a carico del Servizio sanitario. Il nuovo ricettario è stato aggiornato anche in funzione dei risultati della sperimentazione della tessera sanitaria e della trasmissione digitale dei trasmissione dei dati rilevati otticamente da ricetta e tessera sanitaria.

Come il precedente, il nuovo ricettario va impiegato per le prescrizioni di prestazioni sanitarie con onere a carico del SSN; prestazioni sanitarie agli assicurati, cittadini italiani o stranieri, residenti o in temporaneo soggiorno in Italia, il cui onere è a carico di istituzioni estere in base alle norme comunitarie o altri accordi bilaterali di sicurezza sociale; prestazioni sanitarie, con onere a carico del Ministero della Salute, al personale navigante, marittimo e dell'aviazione civile (SASN). E' comunque previsto che le prescrizioni possono essere effettuate mediante l'impiego dei ricettari attualmente in uso, fino ad esaurimento delle relative scorte.

Le principali innovazioni di interesse per il medico riguardano principalmente esenzione e le modalità della sua indicazione in ricetta. Qualora l'assistito abbia diritto all'esenzione per motivi sanitari (invalidità, patologia cronica, malattia rara, gravidanza, screening tumori, infortunio sul lavoro, eccetera), il medico riporterà il codice corrispondente alla tipologia di esenzione riconosciuta.

Il medico è tenuto a riportare il codice di esenzione anche se la Regione di competenza non ha introdotto forme di compartecipazione alla spesa farmaceutica, in tutti i casi in cui dall'esenzione derivino ulteriori benefici per l'assistito (ad esempio pluriprescrizione, fornitura gratuita dei farmaci di fascia C, farmaci per la terapia del dolore). Qualora l'assistito non abbia diritto a nessuna delle esenzioni sopra descritte, il medico deve annullare con un segno la casella contrassegnata dalla lettera "N", anche se la Regione di competenza non ha introdotto forme di compartecipazione alla spesa farmaceutica.

Qualora l'assistito abbia diritto all'esenzione per reddito, autocertificata mediante l'apposizione della firma nell'apposito spazio, la farmacia provvede a marcare la casella contrassegnata dalla lettera "R" e a riportare, nelle apposite caselle, lo specifico codice ("E") e il sub-codice (a seconda dei casi: "01" o "02" o "03" o "04") delle esenzioni correlate alla situazione reddituale del nucleo familiare, così come indicato dalla tabella acclusa al decreto.

In ogni caso, resta fermo che laddove nessuno degli elementi dell'area esenzione risulti barrato o compilato dal medico e non risulti l'esenzione per motivi di reddito, la prestazione erogata non potrà essere soggetta ad esenzione da ticket e la ricetta non sarà spedibile per la fornitura gratuita di farmaci. Per le prescrizioni farmaceutiche il medico deve indicare nell'apposita area, con allineamento a destra ed inserimento di zeri non significativi, il numero complessivo dei pezzi prescritti.

Sul retro della ricetta, nelle avvertenze per gli assistiti riguardo all'assistenza farmaceutica, è espressamente riportato che: "l'attestazione del diritto all'esenzione per motivi sanitari è riportata esclusivamente dal medico prescrittore".

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Bufala, quasi sempre priva di diossina

Diossina sotto i livelli di guardia in oltre l'80 per cento dei campioni di mozzarella analizzati. In una nota congiunta, i ministri della Salute Livia Turco e delle Politiche agricole e forestali Paolo De Castro forniscono i dati definitivi delle analisi condotte dall'Istituto superiore di sanità (Iss) e dall'Istituto zooprofilattico dell'Abruzzo e Molise, laboratorio nazionale di referenza per le diossine.

Ebbene, dalla prima tranche di analisi condotte nelle province di Napoli, Caserta e Avellino su 271 campioni di latte provenienti da 646 diversi allevamenti, e prelevati in 173 caseifici, "sono risultati conformi 232 campioni, pari all'85,6 per cento". Mentre "39 campioni (pari al 14,4 per cento) sono risultati non rispondenti ai limiti cautelativi, fissati in via provvisoria dal piano concordato con le autorità comunitarie".

Ciò, rilevano i due ministeri in una nota, "ha permesso di individuare 102 allevamenti potenzialmente contaminati, che sono stati già posti sotto sequestro sanitario". Non solo. Nella seconda fase del piano di campionamento, che ha interessato le province di Salerno e Benevento, "sono stati prelevati 116 campioni di latte da 67 diversi caseifici, interessando 313 allevamenti.

Tutti i campioni analizzati sono risultati conformi. Ciò ha confermato che tali province non sono state interessate dal fenomeno della contaminazione da diossina".

Per questa ragione Turco e De Castro evidenziano che "il 'problema diossina' esiste in modo circoscritto e comunque in misura ridotta rispetto a qualche anno fa, quando i riflettori dei mass-media, della comunità nazionale e internazionale, non erano puntati sulla Regione Campania, attirati dall'emergenza rifiuti urbani".

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Medico in catene contro il SISS Lombardo

Medico di famiglia si incatena per protesta con il SISS della Lombardia e la sua software house.

Ha scelto una protesta di grande effetto un medico di famiglia lombardo, Paolo Cornelio Brambilla di Soncino (CR), che si è incatenato davanti al suo studio medico per protestare contro il sistema informativo CRS-SISS della Regione Lombardia, la ASL di appartenenza e una software house del consorzio CICOM.

Il gesto di protesta è, secondo Cornelio, l'occasione per spiegare ai propri assistiti le motivazioni del disservizio fornito e ottenere dalla Regione un preciso impegno sulla risoluzione dei problemi denunciati.

In particolare, il dottor Cornelio lamenta il malfunzionamento della cartella clinica informatizzata e anche le onerose richieste delle software house accreditata con il progetto lombardo.

Intervistato da Doctornews33 il Dr Brambilla riferisce a lo stato di precarietà in cui, a causa di questa situazione, lavorano numerosi giovani medici di famiglia e l'inerzia dei sindacati medici su questioni inerenti l'informatizzazione della medicina generale.

Il sanitario esprime gravi preoccupazioni soprattutto alla luce dell'obbligo all'utilizzo dei supporti informatici derivante dall'Accordo Collettivo Nazionale per la Medicina Generale.

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Medici di famiglia nelle scuole contro l'alcol

Medici di famiglia, formati ad hoc e con il "patentino" da esperti, nelle scuole per insegnare agli adolescenti a star lontano dall'alcol

La proposta arriva dal vicepresidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), Francesco Pecora, promotore della Campagna permanente di prevenzione dell'uso dell'alcol negli adolescenti 'L'alcol distrugge il futuro', che annuncia un corso di formazione specifico per i medici di famiglia all'interno del prossimo congresso Snami a Cervia dal 20 al 25 maggio prossimi.

Pecora denuncia anche la scarsa sensibilità istituzionale sui pericoli dell'alcol per gli adolescenti. "Da due anni il nostro sindacato - spiega Pecora in una nota - punta i riflettori sul dramma del consumo di alcolici fra i giovanissimi, che è misconosciuto". Nonostante l'abuso sia deleterio forse "ancora più degli stupefacenti".

Per questo lo Snami ha deciso di "formare il medico di famiglia anche sulle problematiche dell'utilizzo dell'alcol e attueremo il nostro progetto permanente attraverso un corso che si terrà all'interno del prossimo congresso Snami a Cervia".

Il corso, con crediti Ecm, "fornirà al medico partecipante una sorta di patentino di 'divulgatore' dei rischi dell'alcol per gli adolescenti - spiega il vicepresidente Snami - e gli permetterà di organizzare corsi nelle scuole.

Vogliamo una presenza continua di esperti itineranti che portino avanti questa opera di informazione nei confronti del pubblico. Non vogliamo - conclude Pecora - che l'alcol 'distrugga il futuro delle nuove generazioni'".

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28 aprile 2008

Aspirina nel lungo periodo riduce incidenza tumori

L'aspirina a dosaggio da adulto assunta giornalmente per cinque o più anni è associata ad una riduzione del 15 percento nell'incidenza complessiva dei tumori.

Dati epidemiologici indicano che l'uso di aspirina sia associato alla riduzione del rischio di tumori del colon e probabilmente di altri tumori, fra cui quelli della prostata e del seno.

L'uso a lungo termine di aspirina a basse dosi, tuttavia, non si è rivelato in grado di ridurre in modo sostanziale il rischio tumorale.

Il potenziale effetto dell'uso giornaliero a lungo termine di dosi maggiori di aspirina sull'incidenza dei tumori era però rimasto finora incerto.

Prima di considerare la riduzione dell'incidenza dei tumori un vero e proprio beneficio attribuibile all'aspirina, comunque, sono necessarie conferme da studi randomizzati di una durata minima di 10 anni.

Se tali conferme arriveranno, ci potrebbero essere importanti implicazioni sui dosaggi opportuni e sui soggetti candidati.

(J Natl Cancer Inst. 2007; 99: 608-15)

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Italia a rischio di malattie esotiche

Dopo aver fatto capolino in Italia lo scorso anno, la Chikungunya rischia di fare il bis la prossima estate.

Se nel 2007 la temibile "malattia dell'uomo che si contorce" ha colpito l'Emilia Romagna, non è da escludere che possa presentarsi in altre Regioni italiane, soprattutto quelle rimaste indietro nella guerra alla zanzara tigre.

L'allarme per il nostro Paese arriva dalla sesta European Conference on Travel Medicine, in corso a Roma.

"E' senz'altro la Chikungunya la malattia che mina maggiormente l'Italia - spiega a margine dell'incontro Annelies Wilder Smith, a capo della Travellers' Screening and Vaccination Clinic del National University Hospital Singapore - E' vero che la scorsa estate colpì solo l'Emilia Romagna, ma ciò non vuol dir nulla. Anche la Febbre del Nilo occidentale fece la sua comparsa negli States a New York, ma ben presto il virus ha esteso la sua presenza alla maggior parte degli Stati orientali del continente nord-americano e poi si è ulteriormente diffuso alle parti meridionali e occidentali degli Usa". Ma non è tutto.

A far paura all'Italia anche la Dengue e la Febbre gialla, che potrebbero trovare, sempre nella temuta zanzara tigre, un alleato prezioso per propagarsi nel Belpaese. "Del resto la Dengue - ricorda a margine dell'incontro Max Hardiman, dell'Oms - in passato è già stata presente in Italia".

"Non è da escludere, dunque - assicura Walter Pasini, direttore del Centro collaboratore dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la medicina del turismo - che alcuni casi possano essere importati da altri Paesi innescando, con il supporto della zanzara tigre, piccole epidemie locali".

Più difficile, ma non impossibile, è poi l'arrivo in Italia della temutissima febbre gialla. "Ritengo sia l'emergenza principale - sottolinea Wilder-Smith - visto che è diffusa in Africa e Sudamerica, ma la zanzara che la veicola è presente anche in Asia.

Con i viaggi e le migrazioni questa malattia può dunque diffondersi in tutto il mondo molto rapidamente".

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Le Regioni vadano all'attacco della tigre

Un appello alle Regioni italiane "affinché avviino, e al più presto, una vera e propria guerra alle zanzare tigri".

A lanciarlo è Walter Pasini, direttore del Centro collaboratore dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la medicina del turismo, che, a margine della sesta European Conference on Travel Medicine in corso a Roma, raccomanda a tutte le Regioni italiani di "darsi da fare" dichiarando guerra alle temute zanzare, e contrastare così il rischio Chikungunya, malattia che lo scorso anno ha fatto capolino anche in Italia, con numerosi casi segnalati nelle province di Ravenna e Forlì-Cesena.

Ma se l'Emilia Romagna "sembra aver appreso la lezione e ha avviato un processo di bonifica ad hoc - riconosce Pasini - le altre Regioni italiane sono rimaste indietro, e devono invece correre ai ripari per evitare brutte sorprese".

Ovvero, "una nuova epidemia" nella bella stagione ormai giunta alle porte. In Italia, infatti, l'Aedes albopictus, la zanzara vettore della Chikungunya, "è presente e prolifera in gran parte del Paese".

Ragion per cui, "è necessario avviare campagne di disinfestazione per distruggere uova e zanzare già all'opera. Siamo ancora in tempo - assicura Pasini - per correre ai ripari".

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Federsanità Anci, volume sul lavoro sicuro

Ogni anno sono oltre mille i lavoratori che perdono la vita. Un fenomeno a cui Federsanità Anci, l'associazione che riunisce le aziende sanitarie e gli enti locali che si occupano di sanità, dedica particolare attenzione e che sarà al centro di un volume, pronto in autunno, con dati aggiornati, indagini giornalistiche, testimonianze ed interventi istituzionali.

L'iniziativa editoriale è stata annunciata ieri, in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, istituita dall'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo).

Federsanità Anci, attraverso le pagine della sua rivista 'Il Welfare dell'Italia' (Edizioni Noema) affronta ogni mese le questioni che vanno dalla sicurezza nei cantieri alla tutela della salute dei lavoratori fino alla lotta al lavoro nero.

In particolare l'ultimo numero della rivista, propone uno speciale dedicato alle morti sul lavoro. "Oggi è la giornata mondiale per la Sicurezza e la salute sul lavoro.

E' una giornata - ha affermato Pier Natale Mengozzi presidente di Federsanità Anci e direttore editoriale della rivista - che ci ricorda un dramma diventato una piaga sociale.

I dati sono allarmanti e le preoccupanti testimonianze che leggiamo ogni giorno sulle pagine di cronaca confermano la necessità di una legge che garantisca sicurezza e salute nei cantieri. Serve probabilmente un tavolo di concertazione che coinvolga tutte le parti interessate: datori di lavoro, istituzioni e lavoratori".

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Napoli non è solo camorra e rifiuti

"Finalmente parliamo della nostra città per un'iniziativa importante a livello internazionale, e non solo per i rifiuti e la camorra.

Uno studio che evidenzia il valore della ricerca che si fa a Napoli e la competitività di chi ci lavora".

Non nasconde il suo orgoglio Andrea Ballabio, ricercatore napoletano e direttore del Tigem (Istituto Telethon di genetica e medicina) di Napoli, per il risultato ottenuto per la prima volta la mondo grazie alla terapia genica, per curare una grave forma di cecità ereditaria.

"Insomma, oggi vediamo che la nostra città può essere anche sinonimo di competitività - dice Ballabio, a margine della presentazione dello studio ieri a Roma - Il fatto che i primi pazienti al mondo ad essere curati con la terapia genica per una forma di cecità siano italiani, reclutati e visitati a Napoli, dimostra che da noi si può fare tutto, basta volerlo".

E' cruciale a questo punto "premiare il merito. Per ripartire, poi, Napoli ha bisogno di cittadini che si rimbocchino le maniche - aggiunge il ricercatore, nato nel capoluogo partenopeo nel 1957 e che, dopo aver studiato e lavorato in Inghilterra, negli Stati Uniti e a Milano, oggi dirige il Tigem nella sua città - ma anche di attirare studiosi di altre città italiane e straniere, come facciamo noi in Istituto.

Certo, tutto è più difficile - conclude - quando a livello internazionale c'è un'immagine così negativa".

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Soldi per Alitalia tolti alla ricerca

"Sapete dove hanno preso i 300 milioni di euro per Alitalia? Dal Fondo per la ricerca. Certo, ci vorrà molta ricerca per salvare la compagnia di bandiera"

Non risparmia un'amara battuta Susanna Agnelli, presidente di Telethon, ieri a Roma per presentare un eccezionale risultato ottenuto grazie a uno studio internazionale coordinato dal Tigem.

"Mi ha telefonato Andrea Ballabio, direttore del Tigem, con cui è stato amore a prima vista, un amore che dura da almeno 13 anni, per dirmi - precisa la Agnelli - se sapevo da dove venivano i soldi per Alitalia".

La ricerca, aggiunge la presidente di Telethon, ha bisogno di soldi "per andare avanti e produrre risultati. Bisogna non dimenticarlo mai".

Il fatto che studiosi italiani abbiano messo a punto la prima terapia genica per curare una forma di cecità è una "notizia importantissima.

Speriamo ora - interviene Ernesto Rinaldi, direttore di Oftalmologia della II Università di Napoli - che lo Stato non ci abbandoni tagliando i fondi per la ricerca, proprio ora che questa sta dando risultati concreti". Un appello lanciato dagli stessi studiosi del settore.

"Speriamo che finalmente lo Stato capisca - sottolinea Ballabio - che tagliando i fondi alla ricerca si taglia il futuro, ma anche la competitività del nostro Paese.

Purtroppo quelli in ricerca sono investimenti a medio e lungo termine: i Governi non durano abbastanza per vederne i risultati, dunque c'è la tendenza a favorire altri settori. Un trend che deve cambiare", conclude il ricercatore.

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27 aprile 2008

Relazione sull'interruzione volontaria di gravidanza

Il Ministro Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la nuova Relazione annuale sull'attuazione della legge 194. Dai dati è evidente come continui a diminuire il ricorso all'aborto da parte delle donne italiane, mentre cresce quello delle immigrate e aumenta l'obiezione di coscienza.

La relazione contiene i dati preliminari per l'anno 2007 e i dati definitivi per l'anno 2006. I dati relativi al 2007, con un totale di 127.038 IVG, evidenziano un ulteriore calo del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'IVG (234.801 casi).

Continua la diminuzione delle IVG tra le donne italiane: i dati definitivi relativi all'anno 2006 evidenziano infatti 90.587 IVG, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e di oltre il 60% rispetto al 1982, anno in cui più numerose sono state le IVG. Viceversa, le IVG sono incrementate tra le donne straniere: in totale 40.431 nel 2006 ( 4,5% rispetto al 2005), pari al 31,6% del totale (nel 2005 erano il 29,6%).

In merito al fenomeno degli aborti clandestini, nella Relazione di quest'anno viene presentata una nuova stima aggiornata del 2005 che si ferma ad un'ipotesi massima di 15 mila aborti effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila aborti clandestini. Il dato riguarda solo le donne italiane, in quanto non si dispone di stime affidabili degli indici riproduttivi per le donne straniere.

Si conferma, quindi, la contemporanea diminuzione dell'abortività legale e clandestina tra le donne italiane. Infine, sono stati presentati i dati reali relativi all'obiezione di coscienza, aggiornati dalle Regioni (i precedenti risalivano all'anno 2003, in taluni casi all'anno 1999), che mostrano un forte incremento in tutta Italia.

L'obiezione è infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Al Sud l'aumento è ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. Nelle conclusioni alla sua relazione il Ministro della Salute Livia Turco sottolinea che: "la legge 194/78, con la legalizzazione dell'aborto, ha favorito la sostanziale riduzione della richiesta di IVG, grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevoli, alternativi all'aborto, secondo gli auspici della legge" e che "la legge 194/78 ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata".

In conclusione, il Ministro Livia Turco sottolinea che "assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica, non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi".

Il Ministro Turco, inoltre, "evidenziando la complessità dei valori etici che i legislatori hanno consegnato alle istituzioni e alla società nel suo insieme, ribadisce che la legge è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio".

Per una società libera dal fumo

E' più vicina la possibilità di elevare il divieto di vendita di tabacco ai minori di 18 anni, ora che l'Italia ha ratificato la Convenzione Quadro OMS per la lotta al tabagismo, approvata dall'Assemblea Mondiale della Sanità nel 2003.

I provvedimenti adottati in Italia hanno posto il paese tra i primi nel mondo nell'attuazione di efficaci strategie per una società "smoke free". L'attuazione della Convenzione Quadro consentirà nuovo impulso alle attività di prevenzione del tabagismo, anche nell'ambito del programma "Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari" che, finalizzato alla prevenzione delle malattie croniche, comprende il contrasto al fumo tra le aree di intervento.

I principi direttivi della Convenzione prevedono innanzitutto l'informazione rivolta a ogni persona sulle conseguenze per la salute, sulla dipendenza e sul rischio di mortalità derivanti dall'esposizione attiva e passiva al fumo di tabacco; un impegno politico per elaborare e sostenere a livello nazionale, regionale e internazionale misure plurisettoriali di contrasto all'uso del tabacco e di tutela all'esposizione passiva al fumo di tabacco; favorire la riconversione economica dei coltivatori di tabacco nonché dei lavoratori coinvolti nella produzione di prodotti da esso derivati; la partecipazione della società civile per raggiungere gli obiettivi della Convenzione.

"Mi riempie di soddisfazione - ha sottolineato il Ministro della Salute Livia Turco - poter annunciare la pubblicazione della legge di ratifica di questa Convenzione quadro, alla cui negoziazione l'Italia ha attivamente partecipato. Nonostante la complessità della procedura parlamentare necessaria per l'approvazione, è stato possibile conseguire a fine legislatura questo eccellente risultato. La Convenzione è il primo trattato sulla salute dell'OMS che affronta, con approccio globale, il più importante fattore di rischio di morte e malattia e sostiene il diritto di tutte le persone al più alto livello possibile di salute.

Il trattato incoraggia tulle le nazioni OMS ad aderire ai suoi principi ispiratori e a sviluppare interventi efficaci per la lotta al tabagismo, guidando l'azione verso un futuro senza fumo per le nuove generazioni. Anche nel nostro Paese, la Convenzione darà nuovo impulso alle iniziative di prevenzione e consentirà una maggiore cooperazione con altre amministrazioni per ridurre la domanda e l'offerta di prodotti del tabacco, attraverso il contrasto al contrabbando, la regolamentazione delle informazioni sui prodotti e della pubblicità, la definizione delle politiche fiscali e dei prezzi, la ricerca sugli ingredienti delle sigarette.

Tutte azioni - ha concluso Livia Turco - in linea con l'approccio intersettoriale che caratterizza il Programma "Guadagnare salute", per il quale la prevenzione del fumo e delle sue conseguenze sulla salute rappresenta un tema centrale".

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La Commissione Sla ha raggiunto gli obiettivi

In merito alle dichiarazioni rese dal Presidente dell'Associazione "Viva la Vita", il Ministero della Salute ha fatto alcune precisazioni qui di seguito riportate:

  1. Il Dpcm che rinnova i Lea è alla firma del Presidente del Consiglio e sarà emanato questa settimana. In questo provvedimento oltre all'ampliamento delle prestazioni domiciliari che riguardano anche i malati di Sla, è stata inclusa a regime la fornitura gratuita dei comunicatori vocali. L'Italia è stato il primo Paese insieme al Belgio a fornire tali presidi già da quest'anno con un finanziamento apposito di 10 milioni di euro.
  2. La Commissione ministeriale sulla Sla, contrariamente a quanto affermato, non solo ha prodotto il suo documento conclusivo (già in spedizione ai singoli componenti) ma, soprattutto, ha portato a termine tutti i compiti a lei affidati. E in particolare: la stesura del decreto per eliminare i controlli periodici inutili per le invalidità irreversibili, compresi i malati di Sla (già in vigore); l'aggiornamento del nomenclatore tariffario dei presidi, delle protesi e degli ausili che figura nei nuovi Lea; l'elaborazione dei nuovi Lea per l'assistenza domiciliare; le nuove linee guida per la presa in carico della Sla elaborate insieme alle associazioni; il monitoraggio delle sperimentazioni in atto sulla Sla e l'indicazione di nuovi criteri per l'assegnazione dei fondi per la ricerca che privilegino la Sla; l'attivazione del registro nazionale per i malati di Sla insieme all'Istituto superiore di sanità.
  3. In merito al decreto di regolamentazione della broncoaspirazione, proposto da "Viva la Vita", va rilevato che in proposito non è stato riscontrato un parere unanime da parte di operatori e rappresentati delle Associazioni di tutela.
Per questi motivi, dispiace questa polemica, di cui onestamente non si comprendono le ragioni. Tutto è certamente perfettibile, ma la Commissione ha lavorato bene e ha effettivamente portato a termine, nei limiti del tempo a nostra disposizione, i principali obiettivi che il Ministro Livia Turco aveva assegnato.

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I nuovi Livelli essenziali di assistenza

Il Presidente del Consiglio Romano Prodi e i Ministri della Salute Livia Turco e dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa hanno firmato il Dpcm contenente i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) erogati dal Servizio sanitario nazionale.

Per il Ministro della Salute, con questo atto "si conclude anche la seconda parte del Patto per la Salute sottoscritto nell'ottobre del 2006 con le Regioni per il rilancio della sanità pubblica italiana attraverso il suo risanamento economico e finanziario e, per l'appunto, con l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza per venire incontro ai nuovi bisogni di salute della popolazione".

I nuovi Lea contengono numerose novità rispetto all'attuale elenco di prestazioni e servizi erogati dal Ssn. Il Dpcm contiene anche il nuovo "nomenclatore tariffario dei presidi, delle protesi e degli ausili" e i nuovi elenchi delle malattie croniche e delle malattie rare esentate dal pagamento del ticket.

In sintesi, i nuovi Livelli essenziali di assistenza ridefiniscono il "paniere" dei servizi e delle prestazioni offerte dal Ssn a tutti i cittadini, per un totale di oltre 5.700 tipologie di prestazioni e servizi per la prevenzione, la cura e la riabilitazione.

Ecco i "numeri" principali dei Lea:
  • 500 classi di prestazioni ospedaliere. In queste classi sono comprese tutte le prestazioni giudicate appropriate per il paziente in regime di ricovero ospedaliero ordinario o diurno (tranne quelle esplicitamente escluse, come le prestazioni di chirurgia estetica), cui si aggiungono tutte le prestazioni di pronto soccorso.
  • 2.230 prestazioni specialistiche.
  • 190 tipi di ausili monouso.
  • 1.670 protesi su misura (contando i diversi modelli o misure per tipo, gli aggiuntivi e le riparazioni).
  • 1.010 ausili di serie (contando i diversi modelli e misure per tipo, gli aggiuntivi).
  • 78 programmi di prevenzione collettiva per altrettante patologie prevenibili.
  • 20 tipi di prestazioni termali. 10 tipologie di assistenza domiciliare e residenziali per anziani non autosufficienti.
  • 4 tipologie di prestazioni riabilitative intensive extraospedaliere.
  • 25 altre tipologie di prestazioni per soggetti appartenenti ad aree di bisogno socio-sanitario complesso ( salute mentale, dipendenze, disabilità ecc).

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25 aprile 2008

Integrare all'italiana si può

"Gli integratori alimentari sono prodotti sicuri. La normativa italiana, che recepisce la direttiva 2002/46/CE, garantisce ai consumatori un elevato livello di tutela.

"Inoltre i dosaggi consentiti nel nostro paese per vitamine, sali minerali e specifici principi attivi vegetali garantiscono un' adeguata sicurezza d'impiego alle dosi giornaliere consigliate".

Così ha replicato AIIPA - Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari - in relazione allo studio recentissimo sugli integratoti alimentari della Copenaghen University pubblicato su The Cochrane Database of Systematic Reviews.

"Quello che non convince, afferma Andrea Strata, Professore di Nutrizione Clinica presso l'Università di Parma " è come mai su oltre 750 studi internazionali sugli antiossidanti, questa metanalisi ne consideri solo 67; le conclusioni cui giunge sono limitate e parziali.

Oltre a ciò, va tenuto presente che i dosaggi utilizzati nella metanalisi e il tempo di somministrazione sono ben lontani da quelli previsti dalla normativa che disciplina la materia nel nostro paese".

Gli esperti sono concordi nel ritenere che gli integratori alimentari possano essere d'aiuto in situazioni di malnutrizione per eccesso calorico o negli stati carenziali di vitamine e minerali, in quanto consentono l'assunzione di principi nutritivi importanti normalmente contenuti nei cibi, escludendo le relative quantità di grassi, colesterolo o carboidrati.

Comunicato stampa AIIPA, 17 aprile 2008

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24 aprile 2008

Le buone pratiche le buone politiche

Oggi si posa la prima pietra della Casa del parto naturale nel giardino dell'Ospedale G.B. Grassi.

E' una fase del lungo percorso che ha visto collaborare la Regione di centro sinistra, i Dirigenti dell'Azienda, il sindacato, gli operatori, le associazioni e le donne del territorio.

Si accompagna a una serie di provvedimenti presi in questi tre anni che hanno visto il miglioramento dell'assitenza ostetrico ginecologica, l'aumento dei parti nell'Ospedale G.B. Grassi, la valorizzazione del territorio in generale, e l'ininterrotto sforzo, (pur nella disastrosa situazione finanziaria lasciata dal centro destra) di garantire ai cittadini una sanita' efficace.

La salute delle donne, salute che riguarda di riflesso quella di tutti i cittadini, e' il vero termometro del livello di civiltà e di democrazia di un paese.

Non lasciare che Roma cada nelle mani della destra. I diritti delle donne sono nelle mani di tutti,vai a votare con il centro sinistra, per Rutelli Sindaco

Associazione Vita di Donna Onlus

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Lettera ai romani

Veltroni scrive ai cittadini della capitale in vista del ballottaggio

Il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, in vista del ballottaggio del 27 e 28 aprile per l'elezione del sindaco di Roma, ha inviato ai cittadini romani una lettera in cui si invitano i romani a votare per Francesco Rutelli al Comune e per Nicola Zingaretti alla Provincia.

Riportiamo il testo della lettera:
"Sono Walter Veltroni, voglio rivolgermi a lei con poche parole e con sincerità, come ho sempre fatto in questi sette anni, da Sindaco di Roma. Al ballottaggio di domenica 27 e lunedì 28 aprile lei, insieme a tutti i romani, avrà la possibilità di decidere chi sarà il prossimo Sindaco di questa nostra meravigliosa città. Io le chiedo di non rinunciare a questa possibilità, di andare a votare e di scegliere Francesco Rutelli.

In questi due giorni si eleggerà anche il Presidente della Provincia. E per questa istituzione le chiedo di scegliere Nicola Zingaretti. Un giovane competente e appassionato, che può dare una grande dignità alla Provincia di Roma e può contribuire in modo determinante a creare un rapporto sereno ed equilibrato tra la capitale ed i comuni che la circondano.

Se le chiedo di scegliere Francesco Rutelli è per l?esperienza unica e appassionante che, grazie anche a lei, ho avuto il privilegio di fare in questi sette anni. Sono stati, per me, anni bellissimi e intensi, durante i quali Roma è cambiata, è cresciuta, e si è fatta sempre più comunità. Insieme abbiamo raggiunto tanti traguardi. Insieme abbiamo superato momenti difficili, vissuto gioie e avviato esperienze nuove che rimarranno.

Ad iniziare il cammino, quindici anni fa, fu un giovane Sindaco. Era il 1993 quando proprio Francesco Rutelli prese in mano il governo di una città che veniva considerata ferma, senza futuro, destinata ad un inevitabile declino.

Da allora, con un grande lavoro fatto di ascolto, di competenza, di idee concrete e pratiche realizzazioni, quelle previsioni sono state prima smentite, poi totalmente ribaltate. E oggi Roma è quella che ognuno di noi conosce e vive.

Una città che ovviamente ha, come tutte, cose da migliorare e problemi da risolvere, a cominciare dal traffico, dall?emergenza casa e dalle difficoltà create dalle grandi ondate migratorie, evidenti soprattutto nell?ultimo anno. In questo senso l?impegno con cui Rutelli sta affrontando i temi della sicurezza, del decoro e della pulizia della città va nella giusta direzione.

E comunque, Roma è una città che ha come tratto distintivo quello di essere aperta e solidale, quello di aver realizzato una crescita economica doppia rispetto al resto del Paese, di aver creato negli ultimi anni oltre 200 mila posti di lavoro, di aver raggiunto la cifra record di 26 milioni di turisti e di aver avviato la realizzazione delle linee B1, C e D della metropolitana, oltre ai prolungamenti delle linee A e B.

Roma è una città impegnata a offrire un futuro ai giovani, a dare certezze e tranquillità alle famiglie, a garantire sicurezza e sostegno a centinaia di migliaia di cittadini anziani. Una città più semplice, ricca di cultura e al tempo stesso vicina ai più deboli, a chi è in difficoltà, a chi vive ai margini e rischia di essere escluso. Vogliono dire questo i posti negli asili nido passati in questi ultimi anni da 8 mila a quasi 20 mila, le 100 mila persone in più assistite dai servizi sociali, l?Auditorium e il Passante a Nord-Ovest, la nascita di un servizio come lo ?060606?, le agevolazioni sull?Ici, sulla Tari, sul trasporto pubblico e sulle mense scolastiche che oggi riguardano 800 mila romani.

Roma non sarebbe questo senza il grande lavoro iniziato da Francesco Rutelli. Il Sindaco del Giubileo, delle ?cento piazze?, del buon governo. Il Sindaco che ha fatto del Campidoglio una casa di vetro.

Una città è un viaggio fatto gli uni assieme agli altri. Con una meta uguale per tutti: crescita, giustizia sociale, sicurezza, conoscenza e opportunità. Una meta che potrà essere raggiunta anche grazie al programma, alle capacità, alla passione di Nicola Zingaretti alla guida della Provincia.

Questo viaggio, per Roma, ora può continuare. Con Francesco Rutelli, Roma può crescere ancora, può diventare ancora più bella, può essere ancora di più un luogo dove nessuno resta solo e dove è possibile vivere serenamente. Walter Veltroni?.

Roma, 18 aprile 2008

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23 aprile 2008

A Bologna primo trapianto di spalla

Primo trapianto al mondo di spalla all'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. L'intervento è stato eseguito ieri dall'equipe diretta da Sandro Giannini, direttore della VI divisione di chirurgia ortopedica-traumatologica dell'istituto bolognese e direttore della Scuola di specializzazione in ortopedia e traumatologia dell'università di Bologna.

Il ricevente è un uomo di 47 anni, affetto da gravi artrosi post-traumatica di spalla. L'articolazione è stato prelevata da un donatore di 38 anni e trattata per le procedure degli esami preliminari dalla Banca del tessuto muscolo-scheletrico del Rizzoli, diretta da Pier Maria Fornasari. L'intervento non ha avuto complicazioni.

Il decorso post-operatorio è finora normale e il paziente, tuttora ricoverato al Rizzoli, verrà dimesso nelle prossime 24 ore. In due-tre mesi riprenderà la completa funzionalità della spalla.

Questa tecnica di protesizzazione biologica "è una scelta innovativa rispetto alle comuni protesi articolari artificiali - spiega una nota dell'Istituto Rizzoli - e può rappresentare un'alternativa chirurgica in grado di garantire una soddisfacente ripresa dell'attività quotidiana e sportiva anche nei pazienti giovani e attivi".

Il metodo sperimentato al Rizzoli per la prima volta al mondo ha il vantaggio di utilizzare tessuto biologico invece di una protesi meccanica.

Il trapianto di spalla è indicato per persone sotto i 50 anni con articolazione della spalla danneggiata, a causa di un'artrosi primitiva o secondaria ad altri problemi come un trauma.

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Aifa, nessun decesso da Eparina in Europa

"A oggi nessun caso di decesso correlato all'impiego di eparina non frazionata (sodica - calcica) e frazionata (eparine a basso peso molecolare), è stato segnalato in Europa; in ogni caso il problema dell'impiego e del monitoraggio delle reazioni avverse da eparina è oggetto di verifica e di analisi congiunte da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), delle agenzie europee e dell'Agenzia dei medicinali europea (Emea)".

Lo riferisce l'Aifa in una nota, dopo le notizie diffuse dalla Food and Drug Administration e pubblicate dal New York Times, sulle reazioni avverse gravi e i casi di morte seguiti all'impiego di medicinali a base di eparina contenente il contaminante condroitin solfato supersolfatato.

L'Aifa ricorda inoltre che "l'eparina è un medicinale salvavita impiegato da decenni principalmente per la prevenzione e il trattamento delle trombosi che mettono a rischio la vita del paziente e viene prodotto per estrazione dalla mucosa intestinale di suino".

E ripercorre le 'tappe' della vicenda: "i primi giorni di marzo è pervenuta all'Aifa una notifica di allerta rapido dalla Germania, riguardante alcuni lotti a base di eparina sodica che avevano causato 80 casi di reazioni avverse.

In base alle verifiche effettuate dall'Agenzia italiana e dalle certificazioni prodotte dalle aziende è risultato che nessuna specialità medicinale commercializzata in Italia, proveniva dai lotti oggetto di allerta rapido tedesco.

Sulla base della verifica effettuata dall'Ufficio di farmacovigilanza dell'Aifa sulle reazioni avverse segnalate attraverso la Rete nazionale di farmacovigilanza, non è emerso un incremento di segnalazioni legate all'impiego di medicinali contenenti eparina".

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Inseriti screening neonatali e 109 malattie rare

Cure palliative domiciliari alle persone nella fase terminale della vita, trattamenti per sei malattie croniche che fino a ieri non erano esentate dal ticket, 109 nuove patologie nell'elenco delle malattie rare.

E ancora: 'sedazione cosciente' per i pazienti sottoposti a endoscopie e biopsie per garantire esami indolori, diagnosi neonatale della sordità e della cataratta congenite, e ampliamento da 43 a 108 degli interventi ospedalieri che dovranno essere preferibilmente effettuati in regime di day hospital anziché in ricovero ordinario.

Queste le principali novità contenute nel Dpcm sui Livelli essenziali di assistenza, il decreto che ha ottenuto la firma del presidente del Consiglio uscente Romano Prodi e dei ministri della Salute e dell'Economia Livia Turco e Tommaso Padoa Schioppa.

Il Dpcm sui nuovi Lea 'rimpolpa' l'offerta di prestazioni garantite dal Ssn. Sul fronte della prevenzione collettiva e della sanità pubblica, "la novità di maggior rilievo - spiega una nota del ministero in cui vengono illustrate, area per area, le principali innovazioni introdotte dal decreto - è senza dubbio l'introduzione della vaccinazione anti Papillomavirus Umano (Hpv), il virus responsabile del cancro alla cervice uterina, per tutte le ragazze tra l'undicesimo e il dodicesimo anno di età (circa 280 mila ogni anno)

Tante le novità nell'area dell'assistenza distrettuale. Nel provvedimento sui nuovi Lea trova spazio la "fornitura gratuita di prodotti aproteici (a basso contenuto di proteine) alle persone affette da nefropatia cronica", che diventa "una garanzia del Ssn e non è più affidata alla discrezionalità delle singole Regioni". Sul fronte delle terapie specialistiche, nei Lea è stata introdotta la 'terapia fotodinamica laser per il trattamento di lesioni retiniche con Verteporfina', riservata a pazienti con degenerazione maculare miopica o legata all'età.

"Si tratta - spiega lo stesso ministero - di una nuova tecnica terapeutica che sfrutta il principio di funzionamento di una sostanza, la Verteporfina, che viene iniettata in vena per poi essere attivata, in maniera selettiva, da un laser a bassa potenza.

Ciò consente di poter intervenire anche nei casi di neovascolarizzazione coroideale localizzata sotto o in prossimità della fovea senza arrecare danni ai tessuti sani". Fanno parte dei nuovi Lea diverse prestazioni per la diagnosi o il monitoraggio di malattie rare, ad esempio, "per le malattie metaboliche, il dosaggio degli enzimi mitocondriali e il dosaggio di acidi organici urinari con metodi gas cromatografici".

Torva poi spazio nel provvedimento "l'"enteroscopia con microcamera ingeribile" per i casi di sanguinamento oscuro dopo l'esofago-gastro-duodeno-scopia (Egds) e colonscopia totale negative. Si tratta di una tecnica che fa uso di videocapsule monouso che è indicata in quei casi di difficile esplorazione dell'intestino e quando gli esami tradizionali non hanno dato risultato apprezzabili. Altra novità è la 'sedazione cosciente' per i pazienti sottoposti a endoscopie e biopsie (nel corso di endoscopie) per garantire esami indolori e più accettabili in termini di confort".

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Sanità, 5.700 prestazioni nel nuovo paniere

Con i nuovi Livelli essenziali di assistenza è stato ridefinito il 'paniere' dei servizi e delle prestazioni offerte dal Ssn a tutti i cittadini, per un totale di oltre 5.700 per la prevenzione, la cura e la riabilitazione.

In una nota, il ministero della Salute ripercorre, in sintesi, i 'numeri' dei Lea. Ammontano a 500 le classi di prestazioni ospedaliere, ovvero tutte quelle giudicate appropriate per il paziente in regime di ricovero ospedaliero ordinario o diurno (tranne quelle esplicitamente escluse, come le prestazioni di chirurgia estetica), cui si aggiungono tutte le prestazioni di pronto soccorso.

Vi sono poi 2.230 prestazioni specialistiche, 190 tipi di ausili monouso, 1.670 protesi su misura (contando i diversi modelli o misure per tipo, gli aggiuntivi e le riparazioni), 1.010 ausili di serie (contando i diversi modelli e misure per tipo, gli aggiuntivi), 78 programmi di prevenzione collettiva per altrettante patologie prevenibili, 20 tipi di prestazioni termali.

E ancora: 10 tipologie di assistenza domiciliare e residenziali per anziani non autosufficienti, 4 tipi di prestazioni riabilitative intensive extraospedaliere e 25 altre tipologie di prestazioni per soggetti appartenenti ad aree di bisogno socio-sanitario complesso ( salute mentale, dipendenze, disabilità).

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Le medicazioni anti-decubito nei nuovi LEA

"Accogliamo con soddisfazione le buone notizie che riguardano due milioni di italiani alle prese con ferite difficili, come le piaghe da decubito.

Dal 2008, i prodotti innovativi per la cura di queste lesioni cutanee non saranno infatti più a carico dei malati, ma del Servizio sanitario nazionale", come previsto nel Dpcm approvato ieri con i nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza) e il nuovo nomenclatore dei presidi, degli ausili e delle protesi.

Un provvedimento "che ci ripaga delle battaglie fatte per far sentire la voce di tanti malati che non riuscivano a pagarsi le cure mediche". E' quanto afferma in una nota il presidente di Federanziani, Roberto Messina. Messina si dice "pienamente soddisfatto" dei provvedimenti presi dal ministero della Salute e dalla presidenza del Consiglio dei ministri.

"Rappresentano una battaglia vinta per i tanti malati - dice - che aspettavano con ansia questo provvedimento, dopo tanto lavoro di sensibilizzazione e proteste in piazza dei malati con piaghe da decubito". Nella nuova normativa è previsto che tutti i malati con 'ferite difficili (piaghe da decubito, ulcere cutanee) potranno dal 2008 ritirare i presidi curativi in farmacia a nelle Asl e averli in ospedale o in case di cura se ricoverati'.

"Praticamente - spiega Messina - tutte le medicazioni avanzate, come gli alginati a base di sali calcio e/o sodio della miscela di mannuronico e glucaronico, le medicazioni in idrocoloidi o idrofibra, medicazioni in gel idrofilo, in argento e in poliuretano in forma di schiuma o in forma gelificata, saranno dispensate gratuitamente nelle diverse modalità, concentrazioni e formati.

Per dispensare i presidi in questione occorrerà una prescrizione di medici specialisti, in particolare diabetologi, chirurghi plastici e vascolari, flebologi, dermatologi, vulnologi, dopo aver visitato e valutato la ferita del paziente'. Federanziani inoltre propone 'l'adozione di un modello di un Piano terapeutico per la prescrizione di tali presidi per ottimizzare le cure ai pazienti in un clima di collaborazione tra le figure mediche coinvolte nel processo prescrittivo", conclude Messina.

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Adottato il decreto sui nuovi Lea

Turco: sono state aumentate le prestazioni erogate e i cittadini riceveranno cure di qualità maggiore

Il presidente del Consiglio Romano Prodi e i ministri uscenti della Salute e dell'Economia Livia Turco e Tommaso Padoa Schioppa hanno firmato il Dpcm con i nuovi Livelli essenziali di assistenza erogati dal Servizio sanitario nazionale.

Ne dà notizia il ministro della Salute Livia Turco, che in una nota sottolinea come con questo atto "si conclude anche la seconda parte del Patto per la salute sottoscritto nell'ottobre del 2006 con le Regioni per il rilancio della sanità pubblica italiana attraverso il suo risanamento economico e finanziario e, per l'appunto, con l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza per venire incontro ai nuovi bisogni di salute della popolazione".

I nuovi Lea contengono numerose novità rispetto all'attuale elenco di prestazioni e servizi erogati dal Ssn, e garantiranno "più prestazioni e più qualità nelle cure dei cittadini", sottolinea la responsabile della sanità italiana.

Il Dpcm contiene anche il nuovo 'nomenclatore tariffario dei presidi, delle protesi e degli ausili' e i nuovi elenchi delle malattie croniche e delle malattie rare esentate dal pagamento del ticket. Trova spazio, inoltre, l'analgesia epidurale nel corso del travaglio e del parto naturale, una delle prime misure annunciate dal ministro Turco all'inizio del suo mandato

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Tabacco, l'Italia ratifica la Convenzione OMS

Prevenzione fumo di tabacco

L'Italia ha finalmente ratificato la Convenzione Quadro OMS per il Controllo del Tabacco, approvata dall'Assemblea Mondiale della Sanità nel 2003 e immediatamente sottoscritta dal nostro paese.

La Legge di ratifica del 18/372008, n. 54 è stata pubblicata sulla G.U. del 17 aprile 2008, n. 91, concludendo un lungo percorso amministrativo.

La ratifica della Convenzione OMS rappresenta un altro importante progresso per l'Italia nel percorso di contrasto al fumo di tabacco che, tra l'altro, ha posto il nostro paese tra i primi nel mondo ad attuare efficaci strategie per una società "smoke free" e consentirà nuovo impulso alle attività di prevenzione del tabagismo, anche nell'ambito del programma "Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari" che, finalizzato alla prevenzione delle malattie croniche, comprende il contrasto al fumo di tabacco tra le aree di intervento.

La strategia di lotta al tabagismo deve essere globale e multisettoriale, comprendendo interventi e politiche relative non solo agli aspetti sanitari, ma anche a quelli sociali, economici e commerciali del tabagismo, ampiamente affrontati dal trattato dell'OMS, il cui ambizioso obiettivo è: "Proteggere le generazioni presenti e future dalle conseguenze del consumo di tabacco e dall'esposizione al fumo, fissando un quadro di misure per la lotta contro il tabagismo applicabili dalle parti interessate a livello regionale, nazionale e internazionale".

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Pronto il decreto sulle malattie rare

Il Ministro rassicura i pazienti affetti da malattie rare su un imminente decreto in materia. Ecco la sua dichiarazione: "Voglio rassicurare i cittadini affetti da malattie rare e le loro famiglie.

Il Dpcm sui nuovi Lea, all'interno del quale è prevista l'esenzione dal ticket per altre 109 malattie rare, sarà portato alla firma dal presidente Prodi nei prossimi giorni. Il Ministero dell'Economia ha infatti ultimato le verifiche e su questo provvedimento c'è piena intesa tra me e il Ministro Padoa Schioppa.

Voglio però ricordare quanto questo governo ha già fatto per le malattie rare. A partire dallo stanziamento di 30 milioni di euro l'anno per tre anni per la ricerca scientifica fino all'istituzione del numero verde nazionale dedicato, presso l'Istituto superiore di sanità, al quale tutte le famiglie possono rivolgersi per avere informazioni e per chiedere assistenza e aiuto, caso per caso.

E, infine, il lavoro già avviato per la messa a punto del primo Piano nazionale per le malattie rare, per una compiuta programmazione degli interventi e dei provvedimenti necessari a garantire piena assistenza a questi malati in tutte le Regioni".

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22 aprile 2008

C'è legame fra pesticidi e morbo di Parkinson

Sussiste una correlazione fra esposizione ai pesticidi e morbo di Parkinson. Precedenti studi avevano dimostrato che i soggetti con morbo di Parkinson hanno il doppio delle probabilità di riportare di essere stati esposti a pesticidi rispetto agli altri, ma pochi studi hanno investigato questo argomento in soggetti della stessa famiglia o valutato le associazioni fra il morbo e specifiche classi di pesticidi.

E' stato rilevato che anche frequenza, durata ed esposizione cumulativa sono significativamente associati al morbo di Parkinson in modo dose-risposta. Sia insetticidi che erbicidi aumentano il rischio, e più marcatamente organoclorine, composti organofosforici, clorofenossiacidi/esteri e botanici.

Ulteriori indagini su questi specifici pesticidi ed altri potrebbero portare all'identificazione delle vie biologiche inerenti che influenzano lo sviluppo del morbo di Parkinson. La più forte associazione fra il morbo ed i pesticidi si osserva nelle famiglie in cui non si ha un'anamnesi di morbo di Parkinson.

Ciò suggerisce che i casi sporadici della malattia possano essere particolarmente vulnerabili agli effetti tossici dei pesticidi, ma non è possibile escludere che i pesticidi influenzino il rischio di morbo di Parkinson anche nelle famiglie in cui la malattia è presente. (BMC Neurology online 2008, pubblicato il 18/4)

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Fials propone unificazione Asl Roma

Accorpare le cinque Asl e le tre aziende ospedaliere di Roma sotto un'unica direzione generale, e reintrodurre la figura del medico scolastico, un ruolo previsto dal Regolamento dei servizi di medicina scolastica ma assente in Italia da ormai 25 anni.

Sono le proposte presentate dalla Fials Lazio e dall'Osservatorio Sociale, che in una conferenza, ieri a Roma, hanno illustrato anche i risultati di un sondaggio condotto su 1.200 cittadini romani, per conoscere il loro gradimento su questi argomenti.

Ne è emerso che 3 romani su 4 giudicano favorevole l'unificazione delle Asl, mentre un altro 87% vede di buon occhio il 'ritorno' del medico scolastico. "Queste proposte - ha spiegato Gianni Romano, segretario regionale della Fials Lazio - sono state pensate per risparmiare e rilanciare i servizi socio-assistenziali e di prevenzione".

Attualmente le cinque Asl e le tre aziende ospedaliere comportano la presenza di 8 direttori generali e 16 tra direttori amministrativi e sanitari. "Una cifra enorme - ha sottolineato Romano - che costa circa 3 milioni e 800 mila euro l'anno. Se ci fosse l'unificazione delle Asl avremmo solo tre figure di direzione, la spesa non andrebbe oltre i 480 mila euro, e ogni anno si potrebbero risparmiare circa 3 milioni e 360 mila euro".

Proposta ritenuta valida dai romani intervistati nel sondaggio svolto nelle prime tre settimane di aprile. Il 75% di loro è infatti favorevole all'unificazione delle Asl. Un altro 75% chiede invece che Comune e Provincia rilancino i servizi socio-assistenziali, mentre il 78% dei romani spera in una collaborazione tra Comune, Provincia e Regione per la riorganizzazione dell'intero sistema socio-sanitario.

I motivi che hanno portato i romani a pensarla così sono da ritrovare nel risparmio che se ne otterrebbe (87%) e nello snellimento burocratico (88%).

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L'automedicazione non risolve l'artrite

"Anni di cure fai da te, con analgesici e antinfiammatori per cercare di alleviare il dolore, e tornare a compiere gesti quotidiani diventati impossibili, come allacciarsi le scarpe o aprire un rubinetto.

Così magari si alleviano i sintomi, ma non si affrontano le cause del dolore e della rigidità. E la diagnosi tarda ad arrivare, in alcuni casi anche per 15 anni". A scagliarsi contro le cure 'fai da te' nell'artrite reumatoide è Antonella Celano, presidente dell'Anmar (Associazione nazionale malati reumatici), a margine della presentazione ieri a Roma della campagna nazionale sulla malattia.

"I primi a trascurare i doloretti sono gli stessi pazienti - dice la Celano - ma riconoscere in tempo i sintomi è cruciale, e il ruolo dei medici di famiglia è fondamentale. Nel mio caso ero bambina, e ho aspettato 10 anni per la diagnosi.

Però così diventa difficile bloccare la malattia". E' importante, invece, che il medico di famiglia "non esiti, e in caso di sospetti indirizzi il paziente dal reumatologo. Oggi, poi, perdere tempo vuol dire non poter giovare delle nuove armi a disposizione, i farmaci biologici, in grado di rivoluzionare la prognosi e dunque la vita dei malati".

Il primo obiettivo dello spot e della campagna, conclude la Celano, è proprio aiutare le persone ad ascoltare il proprio corpo, a prendersi cura di se stessi e a rivolgersi al medico in modo consapevole.

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Applicare meglio la 194

La legge 194 ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro Paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata

Parola del ministro della Salute uscente, Livia Turco, che con queste parole commenta la Relazione annuale sull'attuazione della normativa sull'aborto, trasmessa ieri al Parlamento.

"Assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica - sottolinea la Turco - non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle operatrici e operatori dei servizi". Ecco dunque una serie di raccomandazioni alle Regioni per migliorare l'applicazione della normativa.

"Il dettato della legge - ribadisce infatti Turco - affida alle Istituzioni centrali e regionali il compito del governo del sistema. La relazione al Parlamento non intende essere un atto formale, ma lo strumento istituzionale per indirizzare coerentemente le scelte programmatorie di sanità pubblica, per correggere e risolvere le criticità, pianificare gli interventi più adeguati di prevenzione, raccomandare le procedure più appropriate in termini di maggiore tutela della salute della donna e di maggiore efficienza.

Come ministro della Salute ho dunque il compito di promuovere specifiche raccomandazioni alle Regioni su alcuni aspetti salienti". In particolare, "si raccomanda di adottare specifici interventi di prevenzione rivolti alle donne straniere, attraverso la formazione degli operatori socio-sanitari finalizzata ad approcci interculturali per la tutela della salute sessuale e riproduttiva; di organizzare i servizi per favorire l'accesso e il loro utilizzo; di promuovere una diffusa e capillare informazione per la popolazione immigrata".

Inoltre, "si raccomanda di promuovere il potenziamento dei consultori, quali servizi primari di prevenzione del fenomeno abortivo e di adottare misure idonee a ridurre ulteriormente la morbilità da Ivg e per il miglioramento dell'appropriatezza degli interventi, anche attraverso l'aggiornamento del personale, come previsto dall'articolo 15 della legge 194/78".

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21 aprile 2008

Casa per il parto naturale nel giardino dell?ospedale Grassi di Ostia

Posa della prima pietra giovedì 24 aprile 2008 ore 11,00 giardino Ospedale Grassi Via Passeroni 28 ? Ostia - Azienda USL Roma D

Perché una ?Casa del Parto Naturale? a Roma? Per dare alle donne di Roma l?opportunità di far nascere il proprio bambino in un ambiente con le comodità e l?intimità della loro casa e allo stesso tempo offrire loro la certezza di un intervento tempestivo se se ne presentasse il bisogno.

La Casa del Parto può essere un luogo di incontro per le donne in gravidanza dove poter essere seguite con competenza e rispetto da un?equipe di ostetriche esperte, dove poter vivere l?esperienza della nascita in pienezza e sicurezza in compagnia di una persona di loro fiducia.

Il rispetto dell?intimità e dei tempi di travaglio di ogni donna caratteristica dell?assistenza a domicilio offerta dalle ostetriche, garantisce anche degli esiti migliori in termini di salute della coppia donna-bambino.

Infatti il basso livello di medicalizzazione del travaglio e del parto caratteristico dell?assistenza fornita dalle ostetriche contribuisce a mantenere basso non solo il ricorso agli interventi ma anche la necessità di ricorrervi.

La vicinanza all?Ospedale, di questa Casa del Parto Naturale rende comunque la possibilità di intervento, qualora fosse realmente necessario, tempestiva e quindi più efficace.

Mentre nei paesi industrializzati spesso la medicalizzazione del parto raggiunge, come in Italia, livelli inaccettabili di ricorso al taglio cesareo (salvavita nel 15% dei casi, ma attualmente al 50% nel nostro paese), nel mondo si afferma da tempo un'altra realtà, il ritorno al parto naturale, pur con tutte le sicurezze garantite dall'odierno sviluppo.

Il parto naturale, assistito dall'ostetrica, senza farmaci né interventi, e' il punto di arrivo naturale della gravidanza. In Italia attualmente esistono delle sale dedicate, un reparto riservato a Firenze, ma questa e' l'unica casa concepita esclusivamente per il parto naturale.

Tutti i meccanismi naturali che consentono la nascita del bambino con il minimo sforzo sono favoriti da un ambiente sereno, riservato, in cui la donna può sentirsi a suo agio tanto da vivere questo evento come un momento di gioia fisica e psicologica.

La presenza della vasca consente il trattamento naturale del dolore, come viene raccomandato dall'OMS.

Le donne potranno, nella nostra struttura, finalmente, scegliere liberamente fra effettuare il parto con l'epidurale gratuita, nella sala parto tradizionale, con l'anestesista, e recarsi, dopo un percorso con le ostetriche durato 9 mesi, nella casa del parto, in cui scegliere liberamente la posizione per travagliare e per partorire, ricorrendo alle proprie competenze naturali.

Le donne sanno partorire e la casa sarà il luogo che accoglie la loro capacità di mettere al mondo i bambini.

A cura dell'Associazione Vita di Donna

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Peggiori le cure notturne?

Un infarto in piena notte? Anche se si viene soccorsi rapidamente e portati in ospedale in tempi record, si rischia comunque di trovarsi nel posto sbagliato e al momento sbagliato.

Almeno negli Stati Uniti, come rivela uno studio americano pubblicato su 'Circulation', che ha monitorato strutture di tutto il Paese. In particolare, sembra che i pazienti ricoverati di giorno beneficino di un'assistenza più rapida e a 360 gradi, rispetto a quelli che arrivano di notte o nei giorni festivi.

Ma, secondo i ricercatori, queste differenze non sembrano influire sui tassi di decessi che si verificano in ospedale. Per capire se l'ora di arrivo del paziente in una struttura sanitaria potesse fare la differenza, il team di Hani Jneid del Massachussets General Hospital di Boston (Usa) ha esaminato i dati di 62.814 pazienti con attacco cardiaco, contenuti nel database dell'American Heart Association.

"Una potente fonte di ricerca, in pratica una sorta di registro clinico nazionale aggiornato, che include diversi tipi di ospedali, universitari e non, rurali e urbani, di tutti gli Stati Uniti", spiega Jneid. I ricercatori, in particolare, hanno esaminato le differenze nell'assistenza e nei tassi di mortalità in ospedale fra i pazienti con infarto ricoverati nel corso della settimana, dalle 7 alle 19.00, e quelli entrati nelle strutture di notte, nei fine settimana e nei giorni di vacanza.

Così si è visto che i secondi avevano il 7% in meno di possibilità di essere sottoposti ad angioplastica di emergenza (Pci) rispetto ai primi, e il 6% di subire un altro tipo di rivascolarizzazione di emergenza rispetto agli infartuati del turno diurno.

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Chikungunya presente ma sorvegliato

Il virus della Chikungunya è "un immigrato senza permesso di soggiorno". Dunque "potrebbe dare vita, la prossima estate, a una nuova epidemia.

Ma il sistema di sorveglianza in atto è pronto. E impedirà che la malattia diventi endemica nel nostro Paese".

A fare il punto sulla malattia, che la scorsa estate ha infettato 255 persone in Romagna, sono due ricercatori dell'Irccs Lazzaro Spallanzani di Roma, intervenuti al congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (Eccmid).

"Siamo preparati - spiegano la biologa Licia Bordi e l'epidemiologo Francesco Maria Fusco - ad affrontare l'eventualità di un nuovo focolaio epidemico che, in caso di condizioni favorevoli al vettore della malattia, cioè la zanzara tigre, è più che plausibile".

Vietato però, assicurano i due giovani scienziati, parlare di malattia endemica. "Se in India possiamo pensare che la Chikungunya diventerà endemica, perché per quel Paese sarà difficile dichiarare una guerra senza quartiere alle zanzare, in Italia la situazione è ben diversa.

Seppure è probabile qualche nuovo caso, i mezzi messi in campo - sottolineano - renderanno difficile il radicamento della malattia nel nostro Paese".

Il sistema di sorveglianza approntato dopo l'epidemia dello scorso anno si compone di due canali differenti, ma in comunicazione tra loro. E da quest'anno è stato tarato su una soglia di attenzione molto bassa. Il che vuol dire che "l'allarme scatta prima che la situazione sia fuori controllo".

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Sbagliato risparmiare sul gel per ecografie

Infezioni in agguato anche sul lettino del medico, mentre ci si sottopone a un'ecografia. Il rischio è reale se il centro o l'ospedale in cui si esegue l'esame sono molto attenti ai costi.

E dunque risparmiano sulle materie prime. A suggerire alle direzioni sanitarie di non tirare troppo i cordoni della borsa è uno studio turco presentato al congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (Eccmid), in corso fino a oggi a Barcellona, in Spagna.

I ricercatori dell'ospedale di Aydin hanno eseguito le analisi batteriologiche su 669 confezioni sigillate di gel per ecografie di due aziende.

Il primo marchio piuttosto economico, da 1 euro a bottiglia, l'altro da 6 euro a confezione. Ebbene, gli scienziati hanno scoperto che in nessuno dei 364 campioni più costosi è stata rilevata una qualche contaminazione batterica.

Mentre in 222 bottiglie delle 305 del marchio più economico si sono trovate tracce del batterio Burkholderia.Si tratta di un agente infettante che, in caso di ferite e lesioni sulla pelle, può determinare infezioni da non trascurare.

Da qui l'invito "a non risparmiare troppo. E controllare che i materiali per uso medico acquistati siano sottoposti a rigorose procedure che ne certifichino la qualità e la sicurezza".

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Linfonodo sentinella analizzato in un lampo

Nuova metodica-lampo in prima italiana, al Regina Elena di Roma, per analizzare il linfonodo sentinella durante l'intervento di asportazione del tumore al seno.

Evitando così alla paziente il disagio di un seconda operazione. "Bastano 30 minuti per una risposta sicura al 100%.

In caso positivo si procede all'asportazione di tutti i linfonodi", spiega Giuseppe Petrella, chirurgo oncologo e presidente degli Istituti fisioterapici ospitalieri (Ifo) della capitale, intervenendo ieri a 'Unomattina' su Rai Uno, in occasione della celebrazione del 75esimo anniversario dell'inaugurazione dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma.

"Lo stato dei linfonodi è l'indice prognostico più importante nella diagnostica della mammella - aggiunge Petrella - Oggi bisogna asportare il linfonodo e attendere per la risposta 5-10 giorni. Solo a Milano si esegue l'esame intraoperatorio, ma occorre un'ora, con costi sostenuti. Con questa metodica, per primi in Italia, possiamo esaminare tutto il linfonodo in 30 minuti.

Questo metodo non ha bisogno dell'occhio umano e può essere riproducibile ovunque. Consente alla donna e al chirurgo di conoscere lo stato del linfonodo - sottolinea - con un impatto enorme per la paziente".

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L'Italia spende poco contro il cancro

Nel nostro paese la spesa procapite impegnata ogni anno nella ricerca contro il cancro è di circa due euro. Nove volte in meno degli Stati Uniti

La spesa pro-capite italiana nella lotta al cancro "è di appena due euro, quanto un caffè". E' pari allo 0,008% del Pil, contro i 18 euro pro-capite degli Stati Uniti, i 13 della Gran Bretagna, i 3,9 dell'Irlanda e i 3 della Germania.

Siamo, dunque, fanalino di coda, "tra gli ultimi posti in Europa, appena prima della Slovenia", nonostante questa malattia "mieta 150 mila vittime l'anno" solo nel nostro Paese. E se sul fronte oncologico la ricerca 'tricolore' stenta ad avere finanziamenti, è l'intero comparto che si trova in una "situazione veramente grave".

Parola di Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia di Milano, che nella sua lettura magistrale durante la cerimonia per i 75 anni dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, non nasconde preoccupazione e amarezza.

Seppure i fondi stentino a finanziare la ricerca made in Italy, "i ricercatori italiani sono comunque tra i più produttivi in Europa", ci tiene a precisare l'ex ministro della Sanità. "Ma ci addolora enormemente - aggiunge - che tanti cervelli di qualità non possano essere alimentati, e debbano scegliere la via dell'estero".

Quel che occorre, secondo l'oncologo, è perciò "uno sforzo collettivo da parte di tutto il Paese se si vuole vincere questa malattia. Un Paese che vuole svilupparsi - conclude - deve sapere investire in ricerca e innovazione. L'Italia deve dunque reperire i fondi adeguati".

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20 aprile 2008

Anche i primari timbrano

Rispettare l'orario minimo di lavoro è un dovere di tutti dipendenti, compresi quelli che ricoprono una carica dirigenziale. Una regola che vale anche per i primari, cioè dirigenti di struttura complessa del Servizio sanitario nazionale, la cui prestazione "non può essere resa in funzione delle proprie esigenze private".

Il dirigente è infatti chiamato a "rispettare l'orario di servizio concordato con l'azienda o, in assenza di un accordo scritto, a timbrare il cartellino di entrata e di uscita dal lavoro". A stabilirlo è una sentenza della Corte dei Conti, che ha condannato un responsabile dell'Unità operativa Igiene alimenti di origine animale di una Asl ligure al pagamento di 5.000 euro in favore dell'azienda sanitaria.

Il primario in questione è stato condannato "per essersi assentato ingiustificatamente dal luogo di lavoro, dove risultava essere formalmente presente, per esigenze di carattere personale". Il medico, in mancanza di un accordo scritto con l'azienda, era infatti tenuto a timbrare il cartellino con indicazione esatta dell'inizio e della fine della prestazione lavorativa nella struttura e con rilevazione delle ore prestate in eccedenza rispetto all'orario di 38 ore.

I giudici della Corte hanno inoltre stabilito che "la rilevazione delle ore di straordinario conferma la sussistenza di un orario ordinario minimo da osservare, in assenza del quale non sarebbe neppure configurabile lo straordinario".

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Snami, uniformare i contratti regionali

I medici di famiglia dello Snami dicono 'no' a contratti sostanzialmente diversi in ciascuna Regione e addirittura in ogni Asl. E chiedono una convenzione con il Servizio sanitario nazionale "unica e con livelli di assistenza e prestazioni uguali in tutta Italia".

Per il Sindacato nazionale autonomo medici italiani, infatti, richieste contrattuali di prestazioni aggiuntive, "con un gravoso aumento dei compiti" per i camici bianchi, "non sono accettabili senza un'adeguata contropartita economica". Queste alcune delle rivendicazioni lanciate dal sindacato durante il Congresso interregionale Snami Centro Italia, dal titolo 'La regionalizzazione in sanità, incertezze e pericoli', che si è svolto venerdì a Frascati (Roma).

Si tratta del "terzo congresso interregionale, che segue quello di Bologna e di Mesagne (Brindisi), voluto fortemente dall'esecutivo del sindacato - dice Mauro Martini, presidente nazionale Snami - per sottolineare un fatto importante: la richiesta di un contratto unico, con livelli di assistenza e prestazioni uguali in tutta Italia. I 21 contratti regionali, quante sono le regioni, si moltiplicano almeno a 160 e più, quanti sono i contratti delle aziende locali", spiega Martini. Che cita alcuni esempi: "Le proposte regionali, come quelle ad esempio della Sardegna con un gravoso aumento dei compiti (obbligo di equipe territoriale, aumento orario di studio per citarne alcuni), non sono accettabili senza un'adeguata contropartita economica".

E ancora: "Noi rivendichiamo l'essere medici e non funzionari. Dunque non rientra nelle nostre competenze il dover stilare relazioni ad hoc sul nostro lavoro, come abbiamo sentito ad esempio nelle proposte della Regione Abruzzo". Lo Snami dice poi "basta ai contratti integrativi con quota a riparto dove il pericolo è che l'alta partecipazione dei medici ai progetti non porti al pagamento adeguato delle prestazioni perché la quota economica spettante si rimpicciolisce a dismisura". "Rivendichiamo inoltre la libertà di prescrizione di farmaci ed esami diagnostici in scienza e coscienza", afferma il coordinatore interregionale Snami Centro Italia, Francesco D'Accardi.

"Regioni e Asl - continua poi il presidente Martini - possono certamente integrare localmente l'accordo collettivo nazionale, aggiungendo soprattutto risorse. Allo scopo ribadiamo la validità del il nostro progetto 'Me.Di.Co.' (Medicina Distrettuale di Continuità) che migliorerebbe la qualità del servizio di assistenza primaria nelle24 ore con un costo per l'erario pubblico molto basso e ad alto impatto sull'assistenza ai cittadini".

Il leader Snami si augura, infine, che "il medico di medicina generale continui ad avere sempre un potere decisionale e di management della sanità. Altrimenti - ammonisce - si corre il rischio della perdita del suo ruolo. Un ruolo che i cittadini apprezzano sempre fra i diversi 'attori' della sanità".

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La Medicina Interna dalla parte della Donna

Dal 4 al 7 maggio prossimi si svolgerà a Firenze il 13° Congresso della Società Scientifica di Medicina Interna FADOI. "La Federazione - si legge in un comunicato diffuso dalla FADOI - in questo Congresso ha voluto dedicare gran parte dei lavori alla patologia della donna. Infatti uno dei temi sviluppati sarà la Medicina Interna a favore della salute della donna. Il Prof. Rodolfo Paoletti, in particolare, terrà una lettura sul rischio cardiovascolare nella popolazione femminile, durante il Congresso si parlerà di salute della donna e patologie autoimmuni, come gestirle in gravidanza, si parlerà di malattie reumatiche di osteoporosi etc.".

Antonino Mazzone, Presidente Nazionale FADOI, precisa che questa scelta della Società Scientifica di Medicina Interna è stata quella di sottolineare un problema clinico - medico poco trattato, sia ai Congressi che sulla stampa specializzata e non. La vita media delle donne è in continua crescita, ormai da anni supera stabilmente gli 80 anni.

" Nei nostri reparti - ha ricordato Mazzone - sono sempre di più le donne affette da patologie croniche in fase di riacutizzazioni, rispetto agli uomini. In base a queste considerazioni appare necessario orientarsi verso una medicina interna che abbia una attenzione particolare alla qualità della vita della donna, nel sapere individuare precocemente e trattare le patologie peculiari del sesso femminile.

In FADOI - ha continuato il Presidente - abbiamo un gruppo molto folto di donne medico internista molto motivate, che rivestono cariche importanti, ne cito due tra tutte Carolina Mayer Presidente FADOI Campania, e Cecilia Politi Past President della FADOI Molise, che si occupano specificatamente di queste problematiche.

Noi crediamo molto - conclude la nota - sul ruolo delle donne Medico Internista che hanno una sensibilità diversa relativa alla patologia femminile, e una comprensione delle problematiche cliniche che oltrepassano spesso le mere competenze mediche".

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Est Europa la culla della TBC resistente

"Il 60 per cento dei casi di tubercolosi resistente ai farmaci, nel mondo, si concentra in Europa orientale. Soprattutto in Ucraina e Russia, e poi nei Paesi baltici".

Questo il quadro allarmante delineato da Shaheen Mehtar, una delle massime esperte mondiali della malattia, che partecipa a Barcellona al XVIII Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (Eccmid).

Percentuali preoccupanti e ben al di sopra di quelle registrate in Europa occidentale, che si attestano al 5-7 per cento. In Usa si torna a salire fino al 14 per cento mentre in Asia e Africa si precipita all'1 per cento.

"Ma solo perché in questi continenti è più difficile che si sviluppi la multiresistenza, perché spesso la tubercolosi non è trattata affatto", precisa la specialista. Tassi di infezioni tanto alti, nella forma difficilmente curabile che può sfociare nella super tbc che non risponde ad alcun trattamento, determinano un vero e proprio allarme sanitario.

"Dobbiamo aiutare questi Paesi - dice Mehtar - con la formazione e l'educazione. Le uniche armi a disposizione". La regola che la super esperta suggerisce, ai Paesi dell'Est Europa come agli altri è quella del 'Think Tb', ossia del "pensa che possa essere tubercolosi".

E' "semplice - dice all'ADNKRONOS SALUTE - se una tosse dura più di tre settimane, ed è accompagnata da febbricola e da sudorazione notturna, non escludere a priori la tubercolosi". In questi casi conviene dunque"fare gli opportuni accertamenti, anche per chi vive accanto. La diagnosi rapida - conclude - è una delle migliori armi per mettere in scacco la malattia".

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Parte dall'ospedale la guerra alle resistenze

L'evitare di selezionare di ceppi batterici resistenti agli antibiotici è uno dei problemi che i medici si trovano ad affrontare spesso. Ma la battaglia è dura

La resistenza agli antibiotici ha scatenato una "vera e propria guerra tra i batteri e l'uomo". Parola di Fernando Baquero, medico dell'ospedale Ramòn y Cajal di Madrid e presidente del XVIII Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (Eccmid) che si è aperto sabato a Barcellona.

Se guerra è, la battaglia si ingaggia soprattutto in ospedale dove le occasioni di contagio si moltiplicano. E il nemico più pericoloso è lo stafilococco aureo meticillino resistente (Mrsa), "frequente causa di infezioni respiratorie urinarie e cutanee in ospedali e case di cura", avverte Baquero che avvisa: "L'Mrsa si trova a suo agio negli ospedali, ma può annidarsi anche nelle case".

Ma tra le corsie si registra un tasso di infezione che oggi è arrivato a 7 casi ogni mille. Oltre all'Mrsa, gli altri 'soldati' dai nomi difficili sono l'Escherichia coli, la Klebsiella pneumoniae, lo Pseudomonas aeruginosa e la Legionella pneumophila.

Altra questione sollevata dall'esperto spagnolo riguarda la possibilità di terapie pediatriche risolutive, perché gli antibiotici per i baby-pazienti più facilmente si mostrano inefficaci contro le nuove generazioni di infezioni batteriche multiresistenti. In questo caso a preoccupare è lo pneumococco, che provoca le otiti che ciascun genitore ha dovuto curare al proprio figlio.

"Negli ultimi anni assistiamo a una rapida variazione dell'epidemiologia e della modalità di interazione del batterio con l'organismo ospite", avverte lo specialista.

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17 aprile 2008

Dimagrimento moderato: calcio riduce perdita d'osso

Le donne sane in sovrappeso in età premenopausale non vanno incontro a perdita d'osso con una moderata perdita di peso se assumono 1-1,8 grammi al giorno di calcio.

La perdita di peso è associata a perdita d'osso, ma ciò non è stato esaminato nelle donne in sovrappeso in età premenopausale.

Rispetto alle pazienti obese, quelle in sovrappeso potrebbero essere più suscettibili alla perdita d'osso a causa della riduzione del carico corporeo, della sintesi extraovarica di estrogeni dovuta ai minori depositi di grasso, e dell'apporto di calcio dovuta alla minore richiesta energetica, soprattutto durante la dieta.

La mancata perdita d'osso osservata è sicuramente dovuta ad un adeguato apporto di calcio. Non è stato inoltre osservato alcun aumento del turnover osseo, e l'asse calcio-PTH non viene influenzato significativamente dalla perdita di peso.

(Am J Clin Nutr. 2007; 85: 972-80)

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Contro l'HIV arriva l'inibitore dell'integrasi

Sbarca nel nostro Paese un nuovo farmaco anti-Hiv 'made in Italy'. Si chiama Isentress (raltegravir), è nato all'Istituto di ricerche in biologia molecolare (Irbm) 'Pietro Angeletti' di Pomezia ed è il primo medicinale appartenente alla nuova classe degli inibitori dell'integrasi, che agiscono inibendo l'enzima chiave per la replicazione del virus Hiv, abbassando la carica virale al di sotto delle 50 copie/ml e alzando la conta dei linfociti.

In più, il nuovo farmaco di Merck Sharp & Dohme (Msd) promette zero effetti collaterali, tipici delle altre terapie antiretrovirali. "La molecola - ha spiegato Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell'Irbm, nel corso di un incontro con i giornalisti a Pomezia - è stata ideata in Italia nei nostri laboratori, sviluppato in collaborazione con l'Istituto di ricerca Merck&Co in Pennsylvania (Usa) e poi sperimentata a livello clinico di nuovo nel nostro Paese. È infatti italiano anche il primo paziente arruolato per i trial di fase III".

"Abbiamo somministrato raltegravir - precisa Adriano Lazzarin, primario della divisione di Malattie infettive Irccs del San Raffaele di Milano - in combinazione con altri farmaci antiretrovirali sia a pazienti sieropositivi mai trattati prima, che a quelli già sottoposti a una terapia antiretrovirale. I risultati hanno evidenziato che raltegravir, rispetto al placebo, associato ad altri medicinali contro l'Hiv, possiede un'attività antivirale di gran lunga più potente rispetto alle terapie combinate finora somministrate.

Cioè la percentuale dei pazienti con una virulemia negativa, al di sotto delle 50 copie, quindi con una quantità di virus praticamente assente nel sangue, è risultata praticamente doppia (66 per cento) rispetto a quella del gruppo trattato con placebo (33 per cento)". Isentress, già autorizzato negli Stati Uniti e dall'Agenzia europea del farmaco (Emea), è oggi indicato per i pazienti in cui altre terapie anti-Hiv hanno fallito, ma sono ancora in corso sperimentazioni per verificare l'opportunità d'uso del medicinale come terapia di prima linea.

I pazienti accolgono con favore l'arrivo di questa nuova 'arma' contro l'Hiv: "La messa a punto di nuovi farmaci - ha detto Rosaria Iardino, presidente del Network persone sieropositive - ci ha regalato un'aspettativa di vita di oltre 30 anni.

Oggi conduciamo un'esistenza normale, anche se rimangono discriminazioni nell'accesso alle cure, a livello sociale e lavorativo e problemi per il generale abbassamento della guardia nei confronti dell'Aids. Quello presentato ieri è un farmaco sicuramente vincente, ma è fondamentale il rispetto della terapia da parte del malato: non bisogna mai dimenticare di assumere il farmaco. Anzi, l'aderenza alla cura dovrebbe essere superiore al 95 per cento per sfruttare le potenzialità della nuova molecola e non rischiare di sviluppare resistenza".

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Sumai, rafforzare medicina territoriale

"Speriamo che il nuovo Governo di Silvio Berlusconi riesca a portare avanti, a grandi passi e in modo concreto, il rafforzamento di una sanità territoriale di cui si parla dal lontano 1978.

Affinché non si neghi ai cittadini, in particolare agli anziani e alle persone più deboli, il diritto ad essere assistite in modo dignitoso indipendentemente dalle possibilità economiche". Ad affermarlo è Roberto Lala, segretario generale del Sumai (Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana), dopo i risultati elettorali che hanno sancito la vittoria del Pdl di Berlusconi e della Lega di Umberto Bossi.

"Ho dedicato la mia vita professionale e sindacale alla sanità territoriale perché - sottolinea in una nota Lala - l'ho sempre ritenuta indispensabile per avere un'assistenza efficiente, funzionale, e che permettesse un più razionale utilizzo delle risorse economiche.

Questo perché - aggiunge - esistono grandi e piccoli bisogni e in futuro, in ragione dell'aumento della cronicità, aumenteranno i piccoli bisogni che rappresentano la gran parte delle esigenze dei cittadini.

Se per i grandi bisogni dobbiamo avere ospedali con la o maiuscola - conclude Lala - per i piccoli bisogni, che incidono pesantemente sul reddito familiare, dobbiamo costruire un territorio con la t maiuscola".

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Insediata nuova commissione Ecm

Prima riunione per la nuova Commissione Ecm. Ieri a Roma, all'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Assr), sono infatti partiti i lavori della nuova Commissione nazionale per la formazione continua in medicina.

Tra gli argomenti affrontati: l'individuazione dei criteri e delle procedure per l'accreditamento dei provider, e la messa a punto di nuove forma di aggiornamento. "Abbiamo iniziato a lavorare su alcune proposte - spiega all'Adnkronos salute Amedeo Bianco, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale Ordini medici chirurghi e odontoiatri) e vice presidente della Commissione Ecm - che tra 15-20 giorni saremo lieti di formulare al nuovo ministro della Salute, che è anche presidente della Commissione".

Al centro dei lavori della Commissione l'accreditamento dei provider, le nuove forme di aggiornamento, l'accreditamento istituzionale delle società scientifiche, l'organizzazione della segreteria della Commissione.

"L'auspicio - dichiara Bianco - è quello di mettere sul tavolo del nuovo ministro della Salute alcune delle proposte formulate". Bianco esprime infine grande soddisfazione per il clima che si è respirato nel corso della prima riunione. "Ho visto tutti molto motivati e determinati a fare di questo sistema un sistema moderno.

Uno strumento di miglioramento della qualità dei servizi - conclude - e dell'aggiornamento professionale dei medici e degli operatori sanitari".

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Serve l'etica delle piccole virtù

Flamigni contro il consenso informato: è un contratto ingiusto tra chi sa molto e chi ignora

Per migliorare il rapporto medico-paziente "ci vuole un'etica delle piccole virtù. E non il consenso informato che è un contratto profondamente ingiusto, perché stipulato tra chi sa molto e chi non sa niente".

Carlo Flamigni, docente di ginecologia all'università di Bologna e componente del Comitato nazionale di bioetica, spiega qual è la sua ricetta per migliorare la comunicazione tra camici bianchi e cittadini. Ed evitare contrasti, cause giudiziarie e medicina difensiva che, sempre più spesso, avvelenano le relazioni tra pazienti e chi deve curarli.

"Non prendendo ad esempio il consenso informato che c'è negli Usa, che è una presa in giro". Le piccole virtù che ha in mente Flamigni sono "la capacità di ascolto, la pazienza, il sapere resistere dal guardare l'orologio quando si visita, la responsabilità nei confronti del paziente, l'essere adeguati. Dunque - chiarisce - non smettere mai di studiare.

A queste virtù si dovrebbero poi aggiungere gli obblighi morali. E allora veramente si verrebbe incontro a ciò che chiedono i cittadini". Flamigni è intervenuto questa mattina a Roma alla conferenza di presentazione di due ricerche, condotte per mettere in luce i problemi delle coppie che vogliono accedere alla fecondazione assistita.

"Rispetto al consenso informato di oggi - estremizza - è meglio il rapporto di tipo paternalistico che, in certi casi, poteva consegnare al malato un medico realmente responsabile e attento".

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16 aprile 2008

Lupi (Pdl), io ministro? Non mi risulta

Maurizio Lupi (Pdl) ministro della Salute nel nuovo Governo Berlusconi?

"Non mi risulta di essere candidato ad alcun ministero".

Così lo stesso Lupi all'AdnKronos Salute, dopo che il toto-ministri pubblicato ieri sulle pagine del quotidiano "La Repubblica" lo ha citato come papabile alla poltrona dell'attuale ministro Livia Turco.

"Credo proprio si tratti di un errore", risponde subito, senza esitazioni. Maurizio Lupi, milanese, classe 1959, nelle fila di Comunione e Liberazione, ritiene dunque impossibile l'incarico di cui si parla.

"Anche perché non mi sono mai occupato di salute", conclude.

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Redi, prossima guida sensibile a ricerca

Un tecnico o un politico alla guida della sanità italiana? "Chiunque sia, l'importante è che si tratti di qualcuno convinto dell'importanza della ricerca e delle scienze della vita per l'economia e la società italiana".

Parola di Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell'Università di Pavia e direttore scientifico del Policlinico San Matteo, che interviene nel dibattito sul futuro responsabile della Sanità italiana.

"Parlo come direttore scientifico di un Irccs - dice Redi - e dunque non posso non augurarmi che a guidare questo settore sia qualcuno che abbia capito quanto l'assistenza ai pazienti sia legata al mondo della ricerca".

Purtroppo spesso tecnici e politici "sono 'lontani' da questo mondo", rileva il ricercatore. Mentre ormai il lavoro su vetrine e provette oggi si traduce rapidamente in "vantaggi pratici per i pazienti".

Dunque occorre "investire in ricerca, per garantire ritorni importanti a vantaggio dei cittadini e dell'economia del Paese", prosegue Redi.

L'esperto giudica infine "ragionevole l'eventuale accorpamento del ministero della Salute a quello del Welfare, una 'razionalizzazione' che risponde alla realtà italiana".

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Guida tecnica o politica ma resti Ministero

Mentre si moltiplicano le voci sui nomi dei prossimi ministri, ancora non ci sono certezze sul futuro del dicastero di Lungotevere Ripa.

"Mi auguro che alla fine resti un ministro della Salute e si rinunci all'idea dell'accorpamento con il Welfare - sottolinea Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) all' Adnkronos Salute - Questo perché la sanità è un grosso problema da gestire, e il ministro della Salute deve potersi sedere allo stesso tavolo dei suoi colleghi nel Cdm".

Pensando poi al nuovo responsabile del settore, Milillo non fa differenze tra un tecnico o un politico.

"Ci sono tecnici con ottime capacità politiche e politici in grado di affrontare con competenza questi temi tanto specifici, dipende dalle persone.

Spero comunque - conclude - che a occuparsi della sanità italiana resti un ministro vero e proprio".

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Alemanno la scelta della Cimo

"Alla guida del ministero della Salute ci vuole un politico. Gianni Alemanno, se non riuscisse a diventare sindaco di Roma, sarebbe l'ideale.

Altrimenti andrebbe bene anche il parlamentare del Pdl, Ignazio La Russa". Parola di Stefano Biasioli, presidente nazionale della Cimo-Asmd, che sembra avere le idee chiare su chi dovrebbe prendere la guida della sanità italiana.

"Diffido dei ministri tecnici alla Umberto Veronesi o Girolamo Sirchia. Alla fine sono più i danni che i vantaggi", dichiara Biasioli all' AdnKronos Salute.

"Per esperienza posso dire che a capo del ministero è meglio un politico di alto livello, affiancato da sottosegretari capaci, magari medici.

Un nome su tutti: Domenico Di Virgilio. Al di là dei nomi però - conclude Biasioli - l'importante è che chiunque verrà nominato riesca a riorganizzare al meglio il Ssn".

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Cricelli, alla Sanità meglio un politico

E' il momento di prendere decisioni importanti per impostare sistema

Per la sanità italiana è il momento di importanti decisioni politiche. "Per questo motivo vedrei meglio alla guida della Salute un politico, più che un tecnico".

Lo dice all'AdnKronos Salute Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di medicina generale (Simg), intervenendo nel dibattito sui nomi che entreranno nella prossima squadra di governo.

"I tecnici sono bravi a fare cose tecniche, ma adesso occorre impostare e ammodernare il sistema.

Una questione politica - evidenzia Cricelli - che deve essere presa in carico da un bravo politico, che si avvalga del contributo di un tecnico preparato".

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15 aprile 2008

Frutta e verdura riducono il rischio diabetico

Il consumo di frutta e verdure a foglia larga è stato associato ad un minor rischio di diabete di tipo 2, mentre il consumo di succhi di frutta potrebbe essere associato ad un aumento di tale rischio nelle donne.

Il consumo di frutta e verdura è stato già associato alla riduzione della mortalità dovuta ad una varietà di elementi fra cui obesità, ipertensione e malattie cardiovascolari negli studi epidemiologici, ma pochi studi prospettici hanno finora esaminato la correlazione fra apporto di frutta e verdura e rischio di diabete, ed inoltre i loro risultati non sono stati del tutto coerenti.

L'associazione individuata è indipendente dai fattori di rischio noti di diabete di tipo 2, fra cui età, BMI, anamnesi familiare, fumo, uso di ormoni dopo la menopausa, assunzione di alcool, attività fisica, apporto energetico totale e consumo di granaglie integrali, noccioline, carni lavorate, caffè e patate.

Va dunque osservata una certa cautela nella sostituzione di alcune bevande con succhi di frutta, onde considerare opzioni più sane, e la stessa cautela va prestata nell'affermare che tutti i succhi di frutta siano equivalenti ad una portata di frutta vera e propria.

Se frutta e verdura venissero usate per sostituire patate e derivati raffinati del grano, entrambi associati ad un aumento del rischio di diabete, i benefici conseguenti potrebbero essere sostanziali.
(Diabetes Care online 2008, pubblicato il 4/4)

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I medici e il nuovo Governo

Le elezioni hanno riconsegnato a Silvio Berlusconi le chiavi del Governo della nazione e di conseguenza della sanità italiana. Molte le aspettative da parte di chi fa della sanità la propria professione. Tutti chiedono miglioramenti, alcuni a partire dall'omogeneizzazione dei servizi andando oltre le differenze territoriali, altri ricordando l'importanza di garantire un SSN efficiente e accessibili a tutti, altri ancora pongono l'accento sul ruolo fondamentale da riservare all'evoluzione della ricerca biomedica

Il voto è stato chiaro, non c'è spazio per i ritardi
Le prime reazioni sono arrivate da Amedeo Bianco presidente della Fnomceo (Federazione nazionale Ordini medici chirurghi e odontoiatri) che ricorda il "bisogno di conciliare la voglia di federalismo con la funzione civile e solidale del Paese".

"La chiarezza del responso elettorale - spiega Bianco all'Adnkronos Salute - consentirà al nuovo Governo di portare avanti il suo progetto. In sanità - aggiunge il numero uno della Fnomceo - speriamo che Silvio Berlusconi mantenga l'impegno assunto in campagna elettorale: modernizzare il SSN. Largo quindi a nuove tecnologie e alla ristrutturazione di un modello gestionale troppo appiattito, garantendo sempre l'equità e l'accessibilità dei servizi a tutti. Sia al Nord che al Sud". Bianco auspica infine il mantenimento dell'autonomia e della centralità del ministero della Salute, dicastero che potrebbe essere accorpato al Welfare.

"Siamo pronti - sottolinea - a fare un appello per difendere l'autonomia del ministero della Salute affinché resti un punto di riferimento forte e inequivocabile. Proprio in direzione federalista. Un ministero che non sia burocratico e autoritario, ma dinamico, autorevole e che sappia garantire il governo della qualità del sistema", conclude Bianco.

Sulla stesse posizioni anche Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di medicina generale (Simg) che ha auspicato il mantenimento dell'autonomia del Ministero della Salute "come garanzia di equilibrio per il servizio sanitario nazionale. L'importanza di questo dicastero - ha detto Cricelli - è stata ribadita più volte da molti interlocutori politici, ed è in corso una riflessione sull'opportunità del suo 'inglobamento'".

Si tratta di un'istituzione "chiave non tanto per i medici, quanto per i cittadini. La sanità italiana - riflette il presidente della Simg - si trova di fronte a un'agenda fitta di cose da fare, processi in parte già avviati e frutto di un importante dialogo fra le parti in causa, che mi auguro non vada perduto. Anche perché si tratta di temi e interessi comuni". L'importante, conclude Cricelli augurando buon lavoro al prossimo esecutivo, è non perdere tempo. Un risultato elettorale così netto - ha aggiunto Cricelli - significa che l'Italia sarà governabile.

Quindi non c'è più spazio per i ritardi: i temi più importanti per la sanità italiana non possono davvero essere elusi". Prima delle elezioni abbiamo prodotto un breve documento sugli interventi necessari in sanità, e lo abbiamo sottoposto a quanti si occupano di questa materia nei due schieramenti già prima delle elezioni, ricevendo un ampio consenso. A questo punto non ci sono alibi: l'Italia sarà governabile, dunque occorre farlo senza perdere tempo".

Tutela SSN e sviluppo assistenza primaria
Le istanze dei medici di famiglia "sono nell'interesse del Servizio sanitario nazionale e della salute dei cittadini: dunque su questi aspetti ci aspettiamo attenzione da parte del centro-destra uscito vittorioso dalle urne. In linea con le dichiarazioni arrivate prima del voto". Lo spiega all'Adnkronos salute Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), all'indomani dei risultati elettorali, "in parte inattesi - rileva Milillo - almeno con queste caratteristiche".

Il vertice della Fimmg ricorda i temi caldi per la medicina di famiglia: "La necessità di un equilibrio fra Governo centrale e Regioni nella gestione della sanità italiana, e dunque la tutela del SSN. Ma anche l'importanza dello sviluppo dell'assistenza primaria e sul territorio. Nel nostro Paese - sottolinea - l'emergenza di fenomeni come l'invecchiamento della popolazione e le malattie croniche non permettono distrazioni. Occorre intervenire, e questi sono obiettivi che possono essere condivisi dal nuovo governo. Siamo ottimisti, perché le nostre proposte sono focalizzate sulla salute dei cittadini", conclude Milillo.

Il contratto prima possibile nell'agenda del Ministro "Attendiamo la nomina del nuovo ministro della Salute che, ci auguriamo, vorrà mettere subito in agenda la firma del nuovo contratto e della nuova convenzione per i medici, e vorrà rivisitare l'organizzazione sanitaria del territorio". Non perde tempo Mauro Martini, presidente dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani).

Facendo i propri auguri di buon lavoro ai neoeletti, Martini rileva come "alla Camera e al Senato ci sono i numeri per governare nel segno della stabilità, ciò che i cittadini desiderano di più. Certo - prosegue il presidente Snami - la congiuntura economica è reale e palpabile, ma la buona volontà e le idee giuste avranno il sopravvento, nell'interesse di tutti". "Appena possibile - puntualizza il leader del sindacato - ripresenterò al nuovo esecutivo il progetto Medico per l'abbattimento delle liste d'attesa, che potrà diventare operativo da subito nella ristrutturazione della medicina del territorio con un costo bassissimo per i contribuenti. Ci rendiamo disponibili - conclude Martini - a presentare le nostre proposte al nuovo responsabile nazionale della Sanità".

Ricerca biomedica da potenziare
Il ministero della Salute "mantenga la sua centralità, necessaria per affrontare i problemi della sanità italiana e della salute dei cittadini". E' questo l'auspicio di Enrico Garaci, presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che ha commentato l'esito delle elezioni politiche e le nuove prospettive di governo. Nel fare gli "auguri di buon lavoro al prossimo Esecutivo", Garaci non ha mancato di ricordare che il Paese "ha bisogno di potenziare gli investimenti nella ricerca scientifica. Soprattutto in quella biomedica e sanitaria - spiega - che può migliorare la qualità e le aspettative di vita degli italiani".

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14 aprile 2008

A New York il negozio del rischio genetico

Nel cuore di Manhattan, fra boutique e gallerie d'arte, spunta un negozio particolare. Vende test genetici per scoprire, alla modica cifra di 2.500 dollari, il proprio rischio di sviluppare una delle 18 malattie più diffuse, per esempio tumore del seno, infarto o Alzheimer.

Il negozio della Navigenics, azienda californiana - si legge sul New York Times - ha aperto da poco a Soho, e non è certo passato inosservato. Dopo aver pagato i 2.500 dollari (1.777 euro), il cliente riceve un kit, che comprende un contenitore da riempire con la saliva e inviare immediatamente a un laboratorio.

E' dall'analisi del Dna estratto dalla saliva che si misura il rischio di ognuno di essere colpiti da una particolare patologia. I risultati arrivano nel giro di poche settimane: basta loggarsi sul sito della Navigenics per leggere un dettagliato rapporto sulle probabilità di contrarre una delle 18 malattie che si potrebbero prevenire con un sano stile di vita.

L'azienda è stata autorizzata a vendere il proprio prodotto ai cittadini di qualsiasi Stato Usa, tranne proprio quello di New York, spiega Amy DuRoss, una dei manager di Navigenics. I newyorkesi, dunque, dovranno mettersi in lista d'attesa finché non arriverà il via libera delle autorità sanitarie locali. L'industria californiana è l'ultima arrivata nel business dei test genetici alla portata, più o meno, di tutti.

Oltre alla cifra da pagare subito per avere la propria mappa del rischio, i clienti possono ottenere, per 250 dollari l'anno, informazioni aggiornate sulle ultime scoperte della scienza sulle principali malattie, compresa ovviamente quella a cui si è risultati più vulnerabili.

I rischi di questo mercato dei test genetici sono tanti, sottolineano gli esperti. Non ultimo quello paventato da un giovane di Seattle, che guarda meravigliato la vetrina del negozio di Soho, e - racconta il New York Times - osserva: "Così non ci trasformeremo sempre più in un popolo di ipocondriaci?".

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Medici, contratto forse slitta di un anno

"Il risultato delle votazioni non inciderà sul rinnovo del contratto dei medici dirigenti del Ssn. Il rischio semmai è sui tempi, che potrebbero allungarsi di molto. Anche di un anno".

Parola di Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed che, nel pieno delle operazioni di spoglio delle schede, sottolinea tutta la sua preoccupazione sui tempi di rinnovo del contratto della dirigenza medica e veterinaria del SSN. "A prescindere da chi si insedierà a Palazzo Chigi".

Un rinnovo che giovedì scorso ha registrato uno stop improvviso, con la rottura delle trattative tra i sindacati di categoria e l'Aran. "Lo stop di giovedì scorso - spiega Lusenti all'ADNKRONOS SALUTE - rischia di essere assai lungo.

Tra i tempi di insediamento del nuovo Governo, la stagione estiva di mezzo e la discussione sulla legge Finanziaria, il rinnovo del contratto potrebbe slittare anche di un anno. Un timore - aggiunge - che avevo già manifestato nei giorni scorsi".

L'attesa 'fumata bianca' sul contratto non sembra però essere legata a una vittoria di parte politica rispetto ad un'altra. "Rispetto al risultato elettorale - precisa Lusenti - non faccio il tifo per nessuno.

E' nostra abitudine misurare il comportamento dei Governi sulla base delle vicinanze delle nostre posizioni, in primo luogo: difesa del Ssn e rispetto dei contratti nazionali di lavoro. Speriamo solo - conclude Lusenti - che il confronto col nuovo esecutivo sia costruttivo".

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Clonazione umana utile solo a ricerca

"I bimbi-fotocopia non servono a nessuno. E non interessano gli scienziati". Giuseppe Novelli, docente di Genetica all'università di Roma Tor Vergata, rassicura quanti si preoccupano per le possibili implicazioni dell'esperimento di clonazione effettuato sui topi.

Scienziati Usa sono riusciti a ottenere animali clonati inserendo in un embrione nei primi stadi di vita cellule della pelle di un terzo animale, fatte tornare indietro nel tempo. Una strada più semplice e rapida per ottenere animali chimera o clonati rispetto alla pecora Dolly.

"L'esperimento - dice Novelli all'ADNKRONOS SALUTE - è importante perché fornisce ai colleghi genetisti la prova del nove che le cellule Ips (staminali pluripotenti indotte) non funzionano solo in vitro, cioè nelle provette, ma anche in vivo.

Quindi su animali di laboratorio". Novelli però rimarca il significato di un simile risultato: "Niente cloni di uomo. Bensì un'altra prospettiva, che però ha bisogno di almeno 10 anni di studio, cioè quella di riuscire a ottenere staminali totipotenti umane personalizzate a partire da cellule della propria pelle, per avere eventuali "pezzi di ricambio" in caso di malattie".

Insomma, una volta riusciti ad assicurarsi che le cellule Ips possono veramente tornare totipotenti con un salto indietro nel tempo, in un prossimo futuro potremmo sfruttarle per costituire all'occorrenza tessuto capace di riparare quelli danneggiati da una qualche malattia.

Ma prima la comunità scientifica dovrà accertarsi della capacità reale delle cellule Ips di regredire fino allo stadio in cui possono differenziarsi in ogni tessuto umano. "Nel frattempo - prosegue il genetista italiano - la tecnica usata sui topi dai ricercatori Usa potrà consentire in maniera più rapida ed economica, la creazione di modelli animali di malattie umane. E su questi - conclude - lavorare per arrivare alla migliore comprensione di tante patologie".

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Clonazione umana a portata di mano

Migliorata tecnica che creò dolly
Bambini clonati a portata di provetta. L'annuncio, che sicuramente solleverà un vespaio di polemiche in tutto il mondo, è pubblicato ieri dal quotidiano britannico The Indipendent, in prima pagina. Alcuni ricercatori hanno perfezionato la tecnica che creò la pecora Dolly, e l'hanno testata sui topi scoprendo che è possibile creare topolini-fotocopia, a partire da cellule della pelle di un animale adulto.

Con pochissimi effetti collaterali che ne giustificherebbero, dicono, un'applicazione anche sull'uomo. L'annuncio riporta in auge le paure sollevate già ai tempi di Dolly, cioè la possibilità per la scienza di creare embrioni fotocopia di esseri viventi da usare come pezzi di ricambio in caso di bisogno. La tecnica sperimentata con successo prevede che una cellula della pelle di un esemplare adulto venga inserita in un embrione nei primi stadi di sviluppo creato in provetta. Alcuni topi nati in questo modo si sono rivelati cloni parziali, ma altri copie perfette del legittimo proprietario della cellula della pelle usata in laboratorio.

A differenza delle procedure sperimentate a suo tempo dal Roslin Institute di Edimburgo per ottenere Dolly, queste sono ben più semplici da eseguire. Da qui il timore che possano diventare pericolose nelle mani di scienziati meno scrupolosi. "Non è etico, né sicuro. Ma qualcuno potrebbe provarci", commenta sul quotidiano Robert Lanza, che dirige Advanced Cell, un'azienda biotecnologica Usa.

"La clonazione non è ancora un procedimento a portata di mano ma - aggiunge - la semplicità della nuova tecnica potrebbe indurre ad applicarla sull'uomo, con le stesse implicazioni etiche della clonazione riproduttiva che però, finora - continua Lanza - non è mai stata utilizzata per creare embrioni umani".

E certo, oltre a questioni di ordine morale o religioso, la tecnica pone questioni rilevanti anche dal punto di vista legale. Perché nei fatti consentirebbe a chiunque - giovane o anziano, fertile o no, eterosessuale o gay - di passare il proprio patrimonio genetico a un embrione per crearsi un doppio solo con poche cellule della pelle.

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Radiologi, sciopero è sempre più vicino

"A questo punto l'unica soluzione sembra essere quella di un'agitazione sindacale. Non avendo altri margini di manovra, stiamo considerando seriamente la possibilità di uno sciopero, possibilità che diventa di ora in ora più concreta".

E' questo il commento di Francesco Lucà, segretario del Sindacato nazionale radiologi (Snr), dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, venerdì all'Aran.

"Con rammarico - sottolinea in una nota Lucà - abbiamo dovuto sospendere la trattativa, e questo nonostante il tavolo sindacale avesse trovato un accordo totale e fosse disposto a chiudere quanto prima.

Purtroppo però - conclude il segretario Snr - l'ostinazione e la chiusura mostrate dalla parte pubblica, che non ha accettato la nostra proposta di discutere e trattare i turni di riposo in sede aziendale, ci ha costretti a una nuova impasse".

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Cimo, l'ottimismo di Colozzi è ingiustificato

"L'ottimismo del presidente del Comitato di settore delle Regioni per il comparto sanità, Romano Colozzi, che ipotizzava una rapida chiusura del contratto dei medici dipendenti, si è dimostrato, purtroppo, del tutto ingiustificato".

Ad affermarlo è Stefano Biasioli, presidente nazionale della Cimo-Asmd, all'indomani della rottura delle trattative per il rinnovo del contratto della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, venerdì all'Aran.

"Ieri sera (venerdì ndr) - sottolinea in una nota Biasioli - si è verificata una grave frattura delle trattative, per la manifesta volontà sia dell'Aran, ma soprattutto delle Regioni". I problemi sono sorti sul periodo di riposo dei medici, dopo una guardia notturna o dopo il servizio diurno.

"La parte pubblica - aggiunge il numero uno della Cimo - ha dichiarato di non essere in grado di risolvere in modo adeguato il problema della sicurezza del lavoro medico e ha chiesto una pausa di 20 giorni alla trattativa.

E' molto strano che le Regioni non capiscano che la garanzia di riposi compensativi adeguati dopo la guardia notturna e nell'arco della giornata è fondamentale per un lavoro medico sicuro, per la qualità delle cure e per la sicurezza dei malati.

Le Regioni intenderebbero invece costringere i medici dipendenti ad un lavoro supplementare, ben superiore alle 38 ore settimanali previste dai contratti, e in evidente e ingiustificata deroga rispetto alle previsioni del decreto legislativo 66 del 2003".

Biasioli non intende però abbassare la guardia e si dice pronto a difendere le ragioni della categoria. "Se la trattativa non sarà rapidamente ripresa i medici, che hanno già unitariamente dichiarato lo stato di agitazione, saranno costretti ad azioni più incisive fino allo sciopero e al coinvolgimento degli Uffici provinciali del lavoro", conclude Biasioli.

Rinnovo, manca la volontà politica

"Dopo 28 mesi che aspettiamo il contratto, l'ennesima 'fumata nera'. Evidentemente la volontà politica non c'è. Non c'è mai stata".

Parola di Francesco Medici, vice segretario del Sindacato dei medici italiani (Smi) all'indomani della rottura delle trattative con l'Aran, per il rinnovo del contratto dei dirigenti medici, veterinari e amministrativi del SSN.

"La disponibilità a trovare un compromesso da parte dei sindacati - sottolinea in una nota Medici - non è mai mancata e una soluzione equilibrata era a portata di mano: l'obiettivo era garantire la sicurezza delle cure e la qualità dell'assistenza ai cittadini.

Per fare ciò - aggiunge - bisognava, innanzitutto, tutelare il lavoro e i diritti dei medici. Le cose però sono finite come tutti sanno.

Non ci è restata altra alternativa che dichiarare lo stato di agitazione. I dirigenti - conclude Medici - devono ancora una volta dimostrare unità e determinazione".

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Molto grave l'irrigidimento dell'Aran

"L'irrigidimento dell'Aran, proprio quando eravamo in dirittura di arrivo e stavamo chiudendo un contratto, è molto grave".

Parola di Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), che commenta così la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, venerdì all'Aran.

"Siamo stati costretti - sottolinea in una nota Carpino - a rompere le trattative e a proclamare lo stato di agitazione cui farà seguito uno sciopero se non si tornerà al tavolo del confronto.

Dopo due giorni di trattative serrate, riuscendo a raggiungere un'intesa su molti punti del contratto, compresa la parte economica, siamo stati costretti ad abbandonare il confronto quando l'Aran si è irrigidita sull'orario di lavoro dei medici.

La controparte non ha infatti accettato la nostra richiesta di concedere congrue ore di riposo ai medici dopo un turno di lavoro. Un riposo - conclude Carpino - per la tutela della salute del medico, ma anche del paziente".

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Contratto, l'ira dell'Ordine e dei sindacati

Fnomceo, lo stop alla trattativa è un fatto grave

"L'interruzione, sul filo di lana, delle trattative in corso costituisce un fatto grave. Un segnale preoccupante di incapacità delle Istituzioni ad affrontare e risolvere i problemi, che delude i professionisti e alimenta la sfiducia nei cittadini".

A dichiararlo è il presidente della Fnomceo (Federazione nazionale ordini medici chirurghi e odontoiatri), Amedeo Bianco, che commenta così la rottura delle trattative tra i sindacati dei medici dirigenti del Ssn e l'Aran, per il rinnovo del contratto.

"Questa volta - aggiunge in una nota Bianco - gli ostacoli non sono state le questioni legate al trattamento economico ma le insufficienze, le timidezze, le contraddizioni e forse qualche opportunistico "retropensiero" dell'Aran e delle Regioni sulle modalità di individuazione e sui contenuti delle deroghe al decreto legislativo 66 del 2003". Provvedimento che regolamenta il periodo di riposo dei medici, dopo una guardia notturna o dopo il servizio diurno.

"Questo stallo - sottolinea il numero uno della Fnomceo - mette in luce una realtà del nostro sistema sanitario: il livello dei servizi è garantito solo disapplicando in modo sostanziale una normativa europea su recuperi, turni, guardie, riposi, varata per garantire la salute degli operatori e, aggiungo, la sicurezza degli utenti dei servizi.

Ecco perché questa interruzione è un segnale preoccupante di incapacità di queste istituzioni ad affrontare e risolvere i problemi, che delude i professionisti e alimenta la sfiducia nei cittadini". Bianco si appella quindi al senso di responsabilità delle parti. "Si ritorni al più presto al tavolo contrattuale e si spenga la luce solo quando sia stata raggiunta l'intesa", conclude.

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10 aprile 2008

Emergency cerca chirurghi e ortopedici

Emergency, l'associazione che offre assistenza medico-chirurgica gratuita alle vittime civili delle guerre, cerca chirurghi e ortopedici per progetti in Afghanistan, Sierra Leone e Cambogia. Capacità di adattamento, notevole esperienza, buona conoscenza della lingua inglese e disponibilità di almeno 3/6 mesi, sono alcuni dei requisiti richiesti.

Nello specifico, ai chirurghi interessati è richiesta la laurea in medicina e chirurgia, specializzazione in chirurgia generale d'urgenza e una significativa esperienza ospedaliera e in chirurgia addominale, toracica e vascolare, nel trattamento di pazienti traumatizzati. Agli ortopedici è invece richiesta la laurea in medicina e chirurgia, con specializzazione in ortopedia e traumatologia, e una significativa esperienza in traumatologia, soprattutto d'urgenza.

Ma i titoli di studio non bastano. Per progetti di questo tipo è infatti fondamentale possedere una capacità di adattamento a lavorare secondo protocolli clinici e operativi standardizzati, con materiali e attrezzature a bassa tecnologia.

"Le condizioni di inserimento - riferisce una nota pubblicata sul sito web dell'associazione - prevedono: collaborazione retribuita, assicurazione, copertura delle spese di viaggio, vitto e alloggio. L'iter selettivo prevede: prima valutazione del curriculum vitae; questionario di approfondimento specifico per profilo professionale; colloquio di selezione e conversazione in lingua inglese presso la sede di Milano".

Gli interessati possono inviare, per posta elettronica, un curriculum dettagliato a: curriculum@emergency.it oppure rivolgersi all'Ufficio risorse umane dell'associazione, al numero telefonico 02.863161.

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L'oncologia europea si unisce

Un'alleanza europea tra medici e ricercatori per battere il cancro. La Società europea di oncologia medica (Esmo) e l'Organizzazione europea del cancro (Ecco), ente no-profit in cui confluiscono le società scientifiche europee attive nelle diverse branche dell'oncologia, hanno deciso di unire i propri sforzi per il bene dei malati.

L'associazione tra le due società scientifiche darà vita a un congresso congiunto che si svolgerà con cadenza biennale a partire dell'edizione che si terrà dal 20 al 24 settembre 2009 a Berlino. Negli anni pari, invece, a partire dall'appuntamento di Stoccolma deve, dal 12 al 16 settembre 2008, si riunirà il congresso ESMO.

Scopo comune degli appuntamenti sarà quello di diffondere la conoscenza e garantire a tutti i malati di cancro identiche possibilità di accesso alle migliori terapie oggi disponibili, riferisce una nota. A seguito dell'intesa sottoscritta tra i due presidenti - Alexander M.M. Eggermont di Ecco e José Baselga di Esmo - Esmo diventa socio fondatore di Ecco e avrà diritto a un posto nel suo consiglio direttivo.

"Questa decisione non ha solo un importante valore simbolico - spiega Marco A. Pierotti, presidente dell'Associazione europea per la ricerca sul cancro (Eacr), ente tra i fondatori di Ecco, e direttore scientifico della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori (Int) di Milano - perché ribadisce quanto sia necessario unire gli sforzi per debellare il cancro.

Da un lato è vero infatti che in Europa di cancro si muore di meno, anche se non in tutti i Paesi che ne fanno parte - precisa l'oncologo - ma dall'altro cresce il numero delle persone che si ammalano di quella che resta ancora oggi la malattia del secolo", sottolinea.

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Inaugurato portale su normativa sanitaria

Arriva il primo portale internet della normativa sanitaria. Lo strumento, messo a punto dal ministero della Salute, permetterà la consultazione libera e gratuita di oltre 25.000 atti normativi a partire dal 1948, nella versione del testo aggiornata e vigente.

Il portale raccoglie le norme nazionali, regionali e comunitarie in materia di sanità pubblicate sulla Gazzetta ufficiale e i provvedimenti ministeriali non pubblicati in Gazzetta.

"In coincidenza con il trentennale dell'istituzione del Ssn - sottolinea in una nota il ministro della Salute, Livia Turco - abbiamo deciso di mettere al servizio dei cittadini e degli operatori uno strumento agile e gratuito di consultazione dell'insieme delle leggi e delle norme in vigore in materia sanitaria.

Un'opportunità che riteniamo certamente utile per quanti operano in sanità, ma anche per il cittadino che voglia essere debitamente informato sui propri diritti e prerogative in tema di assistenza sanitaria". Lo strumento prevede anche una newsletter che segnalerà agli utenti registrati, tramite e-mail, le novità della settimana.

Per la realizzazione del progetto, il ministero della Salute si è avvalso della tecnologia e delle competenze dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Spa - tecnologie informatiche e produzione telematica.

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Anmco replica ad Aaroi su stime errori

"I dati riportati nella comunicazione ufficiale della Campagna educazionale 'Cardiologie Sicure' dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco), riguardanti i decessi in ospedale nel 2007, sono stati estrapolati dalla grande mole di articoli usciti negli ultimi due anni su tutta la stampa nazionale.

Il dato di 14 mila decessi l'anno è stato attribuito all'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi) proprio in quelle occasioni (conferenze stampa ed eventi ai quali è seguita la pubblicazione degli articoli), e non è stato mai smentito". Lo spiega, in una nota, l'Anmco che replica, a sua volta, alla precisazione della stessa Aaroi.

"L'Anmco, comunque - prosegue il comunicato - ci tiene a sottolineare che ad oggi ancora non è possibile effettuare una stima chiara dei decessi a causa di errori in ospedale". "Non ci può essere un'univocità di dati - spiega Alessandro Boccanelli, coordinatore del Comitato esecutivo della Campagna educazionale nazionale - tutti i casi anomali vengono immediatamente inseriti nei registri e indagati dalle autorità preposte, ma non è così facile stabilire quali decessi derivino direttamente dall'errore medico e quali siano invece imputabili ad altre cause esterne.

Il lavoro che dobbiamo fare noi medici - conclude - sta agli antipodi. Prevenzione, formazione e informazione".

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Aaroi, nessuna stima sui morti da errore

"L'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi) non ha mai formulato stime sui decessi dovuti a errori in ospedale".

Lo precisa in una nota Vincenzo Carpino, presidente dell'Aaroi, commentando articoli di stampa che riportavano dati citati - e diffusi ieri alla stampa - dall'Associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri (Anmco).

"Con grande sorpresa leggo sui media che secondo l'Aaroi, nel 2007, ci sono stati 14mila decessi per errori in ospedale. E' una affermazione - spiega Carpino in una nota - erroneamente attribuita all'associazione.

A questo proposito - annuncia - l'Aaroi sta avviando uno studio per conoscere la realtà degli errori in ospedale.

E i risultati dello studio verranno resi noti in un convegno che si terrà a Genova a fine settembre".

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Medici in stato agitazione

La decisione dopo il nulla di fatto nell'incontro di ieri con l'Aran su rinnovo contratto

Medici in stato di agitazione. Lo hanno proclamato i sindacati della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto ieri all'Aran.

"La sospensione unilaterale della trattativa da parte dell'Aran - sottolineano le sigle in un comunicato congiunto - costituisce un fatto di estrema gravità, al quale tutti i sindacati rispondono con la dichiarazione dello stato di agitazione".

I sindacati, inoltre, "richiamano al senso di responsabilità la parte pubblica per l'immediata riapertura delle trattative, al fine di evitare un ulteriore inasprimento del confronto fino alla proclamazione dello sciopero nazionale". Il rinnovo del contratto della dirigenza medica e veterinaria, scaduto da 28 mesi, è dunque "naufragato in dirittura di arrivo", constatano con amarezza le sigle.

"A un passo dalla conclusione dell'accordo - spiegano - hanno pesato l'inadeguatezza dell'Aran e la rigidità delle Regioni. A nulla è servita la disponibilità manifestata unitariamente da tutti i sindacati medici e veterinari a trovare una soluzione equilibrata riguardo al recepimento del Decreto legislativo 66/2003 (orario di lavoro e turni di riposo) che garantisse i diritti dei medici, la sicurezza delle cure e la qualità dell'assistenza ai cittadini".

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Aborto terapeutico, denunciato il primario del San Giovanni di Roma

Un aborto terapeutico è un trauma drammatico, ma, incredibilmente, la struttura può' renderlo ancora più drammatico.

Si può' leggere da questo link, la storia di Margherita Brunetti, che ha scelto di denunciare il primario dell'Ospedale San Giovanni di Roma e di condividere la sua storia con le altre donne.

Spesso le donne che affrontano le procedure di interruzione della gravidanza ricevono dei soprusi, e il più delle volte non reagiscono, non denunciano.

Il senso di colpa, la sofferenza per quel figlio malato, il senso di fallimento le rendono vittime naturali di operatori che le considerano utenti di serie b e in quanto tali non meritevoli del minimo rispetto.

Pubblichiamo la storia di Margherita perché leggendola, venga a tutte noi la forza di alzare la testa quando non veniamo rispettate. Non si tratta di incitare alla denuncia degli operatori sanitari, che invece spesso lavorano con abnegazione e coraggio al fianco delle donne.

Si tratta di far si' che tutti ricordino, quando parlano o curano o visitano una donna, che non sono soli con lei, ma che altre donne li guardano, li giudicano, e potranno chiamarli a rendere conto del loro modo di fare...

Sono troppo dura ? Leggete la storia e giudicate voi....

Elisabetta Canitano
Presidente Vita di Donna Onlus

09 aprile 2008

Medici cattolici a politici, modificate la 194

Modificare la legge 194 sull'interruzione di gravidanza, incentivare la ricerca sulle cellule staminali adulte e favorire il più possibile la diffusione delle cure palliative e degli hospice.

Sono alcune richieste che l'Associazione medici cattolici italiani (Amci) di Milano rivolge ai candidati politici d'ispirazione cristiana e a quanti ricercano il voto dei cattolici. "Chiediamo a questi politici - spiega l'Amci Milano in una nota - di modificare la 194, potenziando le iniziative di prevenzione basate su un solido sostegno alla madre, ed evitando l'uso di mezzi farmacologici dannosi per la salute della donna.

Un impegno che non deve essere vissuto come un limite o una condanna della donna che, liberamente, intende compiere un'interruzione di gravidanza".

L'Associazione chiede inoltre di favorire con finanziamenti adeguati la ricerca sulle cellule staminali adulte che, "rispetto alle staminali provenienti da embrioni o feti umani abortiti, presentano più realistiche applicazioni nella medicina rigenerativa".

I medici cattolici chiedono di infatti di "non approvare" ricerche che possano mettere a repentaglio la vita e la dignità della persona umana, come, ad esempio, gli esperimenti su feti abortiti ed embrioni chimera.

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La nuova chemio-radioterapia per testa e collo

Si apre oggi a Milano, presso la sede della Fondazione IRCCS - Istituto Nazionale dei Tumori, con la partecipazione di autorevoli relatori nazionali ed internazionali, un convegno scientifico, coordinato da Lisa Licitra (Oncologia Medica dei Tumori Testa e Collo) e Patrizia Olmi (Radioterapia), che ha lo scopo di valutare l'impatto nella pratica clinica delle novità in tema di radioterapia, chemioterapia e farmaci biologici. nella cura dei tumori della testa e collo.

In generale si può dire che negli stadi più limitati di malattia le possibilità di guarigione a secondo della sede di origine del tumore oscillano dal 70 al 90% con radioterapia, parimenti a quanto si può ottenere con un intervento chirurgico conservativo. Gli stadi avanzati di malattia hanno invece possibilità inferiori di guarigione che vanno dal 30 al 60%.

L'intervento chirurgico spesso è demolitivo, anche se oggi le possibilità di ricostruzione limitano la perdita di funzionalità. La preservazione d'organo e delle sue funzioni è oggetto delle combinazioni terapeutiche di radioterapia e terapia con farmaci.

La radioterapia si può avvalere di tecniche speciali, che consentono di focalizzare la dose nel volume tumorale che può essere oggi irradiato con un risparmio massimo delle strutture sane circostanti. La diagnostica per immagini (TC, RM, PET) può essere "fusa" con le immagini della TC di pianificazione radioterapica per una delineazione dei volumi bersaglio più accurata possibile; con la PET e la RM con spettroscopia si può valutare il volume "biologico", che corrisponde alla parte biologicamente più attiva del tumore.

Nuove tecnologie radioterapiche consentono anche un controllo accurato del posizionamento del paziente durante le sedute di trattamento (cosiddetta radioterapia guidata dalle immagini) ottenendo così una più elevata qualità del trattamento stesso.

Nei tumori avanzati della testa e collo la radioterapia viene combinata, per aumentare il potenziale curativo, con chemioterapici e anche con farmaci "intelligenti" che interagiscono con il tumore in modo mirato. Nuovi studi clinici sono in corso per comprovare l'efficacia delle strategie terapeutiche più innovative di combinazione della radioterapia con farmaci "vecchi e nuovi" per conseguire risultati migliori con tossicità locali e sistemiche inferiori.

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Ricerca assente in campagna elettorale

La ricerca è del tutto assente dai programmi politici dei principali candidati premier alle imminenti elezioni politiche. L'editoriale-denuncia, pubblicato nell'edizione di domani di Nature, è firmato da tre big della scienza italiana: Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano; Rino Rappuoli, direttore dei laboratori Novartis Vaccines and Diagnostics di Siena, e Ivano Bestini, direttore del centro per la risonanza magnetica di Firenze.

"Finora - commenta Garattini all'ADNKRONOS SALUTE - non era mai successo. Alle precedenti tornate elettorali - spiega - di ricerca si era sempre parlato. Ed erano anche state fatte delle promesse, peraltro quasi mai mantenute.

Ma questa volta di ricerca non c'è alcuna traccia. Nei programmi del Pdl di Silvio Berlusconi e del Pd di Walter Veltroni è un'assente ingiustificata". Eppure, commenta Garattini, "la ricerca rappresenta la base per lo sviluppo di un Paese. Questa volta invece niente. E tra l'altro i due leader non ci dicono neppure cosa vogliono fare".

L'amara considerazione degli scienziati è articolata in un lungo editoriale. "Perché né Berlusconi né Veltroni hanno mai parlato della necessità di incrementare gli investimenti per la scienza, la tecnologia e l'istruzione?". Questa è la prima domanda che gli scienziati rivolgono ai due leader a pochi giorni dal voto. "L'Europa e gli Stati Uniti hanno capito che l'economia del ventesimo secolo, basata sull'industria manifatturiera e sul commercio, sta rapidamente sparendo a causa delle pressioni da parte delle economie emergenti e della globalizzazione.

L'economia del ventunesimo secolo sarà imperniata sugli investimenti nella scienza e nella tecnologia - sottolineano - come afferma anche una relazione presentata nel 2007 al Congresso degli Stati Uniti dall'American National Accademies: 'Come superare la tempesta in arrivo: come fornire nuovi stimoli e occupazione all'America per un futuro economico migliore'".

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Sbloccare subito decreto LEA

Un appello al ministero dell'Economia e delle Finanze: "Sblocchi entro venerdì il Dpcm sui Livelli essenziali di assistenza (Lea)", il decreto che 'ridefinisce' le prestazioni garantite a ciascun cittadino per la tutela del diritto alla salute e che, tra le altre cose, ha aggiunto 109 malattie al registro delle patologie rare.

A rivolgerlo al dicastero di via XX Settembre è il segretario dell'associazione Dossetti Claudio Giustozzi, in sciopero della fame da lunedì scorso per chiedere maggiore attenzione delle istituzioni al dramma dei malati rari. "Bisogna dare subito il via libera a quel decreto - spiega Giustozzi all'ADNKRONOS SALUTE - altrimenti migliaia di cittadini dovranno attendere mesi e mesi prima di ottenere risposte dal Ssn".

Ma il segretario dell'associazione Dossetti chiede anche risposte concrete ai candidati premier Walter Veltroni (Pd) e Silvio Berlusconi (Pdl), e a loro ha spedito una lettera nei giorni scorsi, prima di iniziare lo sciopero della fame, per chiedere un provvedimento sui malati rari da discutere al primo Consiglio dei ministri del nuovo Esecutivo.

Finora Giustozzi ha ricevuto una missiva, "che tuttavia - ci tiene a precisare - non ci soddisfa", dal candidato premier del Pd Walter Veltroni, e silenzio da Silvio Berlusconi (Pdl). "Ma se il leader del Pdl deve parlare di sanità come ha fatto ieri, chiedendo test di salute mentale per i magistrati - afferma - è meglio stia zitto e non risponda affatto".

Intanto l'associazione Dossetti ha programmato una manifestazione, per il prossimo 12 maggio, di fronte a Montecitorio, chiamando a raccolta tutti i malati rari. Giustozzi è deciso ad andare avanti con il digiuno: "Speriamo - conclude - si muova qualcosa".

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I ministri della sanità più probabili

In caso di vittoria del centrodestra, secondo un campione di 30 esponenti della sanità italiana, il favorito alla guida del ministero della Salute è Roberto Formigoni, presidente della Lombardia.

Il sondaggio è stato condotto dal quindicinale Il Bisturi. Nell'ipotesi che Formigoni non volesse lasciare il suo posto,secondo gli intervistati, il favorito per il PDL diventerebbe il senatore Cesare Cursi (AN), già sottosegretario alla Salute nel precedente Governo Berlusconi e vicepresidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama in questa legislatura. Le altre indicazioni sono andate, seppure a distanza, all'attuale assessore alla Sanità del Veneto, Francesca Martini; a Domenico Di Virgilio, anch'egli sottosegretario alla Salute nell'ultimo anno della XIV legislatura, e a Umberto Scapagnini, sindaco di Catania e medico personale di Berlusconi.

In caso di vittoria del Partito democratico, il nome che ha ottenuto il maggior numero di citazioni è Umberto Veronesi, l'oncologo di fama internazionale che già occupò l'incarico di ministro della Sanità nell'ultimo Governo Amato (tra il 2000 e il 2001).

Seguono, ex aequo, l'attuale ministro della Salute del Governo Prodi, Livia Turco, e il chirurgo e presidente della Commissione Sanità del Senato, Ignazio Marino. Un po' più a distanza Giovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell'Emilia Romagna, e il ministro per le Politiche per la famiglia, Rosy Bindi, che fu anche ministro della Sanità tra il 1996 e il 2000, con il primo Governo Prodi e i due Governi D'Alema che lo seguirono.

"Le indicazioni uscite da questo rilevamento - spiega in una nota Il Bisturi - non sono ciò che gli intervistati auspicherebbero,ma quello che pensano che accadrà: non preferenze, quindi, ma pronostici".

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ANMCO, troppi errori in cartella

Secondo una stima, ogni anno 320 mila italiani subiscono danni derivanti da sviste

Uno sbaglio di trascrizione, una frase scritta male, una grafia illeggibile. Nelle cartelle cliniche degli ospedali italiani ci sono troppi errori, e a denunciarlo sono gli esperti dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco), che lanciano una campagna di 'prevenzione' degli errori in corsia.

Dalla letteratura specializzata - riferiscono in una nota - emerge che nelle unità cardiologiche gli errori più comuni sono quelli di prescrizione (49 per cento), seguiti dagli errori di somministrazione (26 per cento), di distribuzione (14 per cento) e infine dagli errori di trascrizione (11 per cento). Secondo le stime di Aiom (Associazione italiana oncologia medica) e Cineas - ricorda l'Anmco - in Italia gli errori medici riguarderebbero 320 mila persone l'anno, con 12 mila pazienti che intentano cause agli ospedali. Le richieste di risarcimento pendenti ammontano a 2,5 miliardi di euro - continua il comunicato - e i costi annui legati al prolungamento delle degenze ospedaliere causato dagli errori sono pari a 260 milioni di euro. Un settore, quello degli errori in ospedale, in cui da sempre si scatena però la guerra dei numeri. Per l'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri, per esempio, i decessi da errore in corsia sono stati 14 mila nel 2007, anche se non esistono dati ufficiali sul tema.

Ma "non ci può essere un'univocità di dati - spiega Alessandro Boccanelli, coordinatore del comitato esecutivo di una campagna educazionale promossa dall'Anmco contro le sviste in ospedale - Tutti i casi anomali vengono immediatamente inseriti nei registri e indagati dalle autorità preposte, ma non è così facile stabilire quali decessi derivino direttamente dall'errore medico e quali siano invece imputabili ad cause esterne. Il lavoro che dobbiamo fare noi medici è fatto di prevenzione, formazione e informazione", precisa. Da qui l'idea di una campagna mirata.

L'iniziativa 'Cardiologie sicure: gestione del rischio clinico', supportata da Bayer Schering Pharma, promuove la corretta pratica ospedaliera attraverso corsi di formazione nelle Cardiologie italiane. Il progetto punta a insegnare agli operatori come prevenire l'errore in tutti gli 'step' della vita quotidiana in corsia: dal Pronto soccorso all'Unità di terapia intensiva cardiologica, fino al laboratorio di Emodinamica e agli ambulatori.

L'obiettivo è provvedere a un'alfabetizzazione di base del personale ospedaliero. Saranno poi previsti corsi specifici sulla gestione della cartella clinica, del carrello emergenze, del foglio di terapia e delle consegne, nonché sulla formazione del personale e sulla condivisione di percorsi comuni. "Il rischio clinico, ossia la possibilità che un paziente subisca un danno o un disagio imputabile anche se in modo involontario alle cure mediche prestate oppure omesse - evidenzia Boccanelli - è un tema di grande attualità, con un forte impatto socio-sanitario.

Lo scopo dell'Anmco è migliorare la prestazione sanitaria, garantendo la sicurezza del paziente. Anche se la cardiologia è una delle specialità mediche dove il rischio è minore". Secondo la classifica Pit Salute 2007 delle specialità in cui si commettono più errori in Italia, cardiologia e cardiochirurgia si collocano infatti agli ultimi posti con una percentuale del 3,5 per cento. Non solo. L'ultimo studio 'Cuore e qualità' condotto da Gfk Eurisko evidenzia come il 98 per cento dei pazienti italiani con un'esperienza di ricovero in Cardiologia o di trattamento ambulatoriale si dice soddisfatto.

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Le quattro priorità della pediatria

Mettere in primo piano il diritto alla salute dei bambini e degli adolescenti, non, però, in modo generico ma puntando su precise priorità: disuguaglianze, salute mentale, ambiente e salute, sostegno delle famiglie nel compito di 'far cresce' il bambino.

E' l'appello ai politici e ai cittadini firmato dall'associazione culturale pediatri (Acp) che chiede l'impegno ad inserire nel prossimo Piano Sanitario Nazionale le quattro priorità, messe a punto analizzando la condizioni di salute e le reali esigenze della popolazione in età pediatrica. L'Associazione - che raccoglie 2500 pediatri italiani - ha indicato, dunque, i punti chiave per promuovere una migliore assistenza e favorire un migliore sviluppo dei più piccoli. A partire dalla necessità di superare le disuguaglianze, cioè "la riduzione della distanza fra gli indicatori di salute regionali e intraregionali - sottolinea l'Acp - che deve essere vista come un obiettivo da raggiungere nei prossimi 5 anni" . Una meta "raggiungibile solo con un impegno economico e culturale da rivolgere, soprattutto, alle regioni del Mezzogiorno, monitorandone l'andamento degli indicatori". Le diseguaglianze di salute, inoltre, sono anche "riferibili a condizioni economiche e culturali - aggiunge l'Associazione - sulle quali poco si è discusso in Italia e che influiscono fortemente sul destino vicino e lontano dei bambini".

Per quanto riguarda invece la salute mentale, seconda priorità, i pediatri sottolineano che "l'aumento del disagio relazionale e della patologia psichiatrica nell'età evolutiva richiede interventi precoci nel primo anno di vita, fondamentale per una buona relazione precoce e lo sviluppo del bambino". In questo settore, dunque, "la rete territoriale va potenziata e messa in condizione di favorire l'integrazione tra le varie competenze. Per quanto riguarda l'emergere di nuove patologie, come il deficit di attenzione ed iperattività e i disturbi specifici dell'apprendimento, invece, serve un maggior collegamento con la scuola e le associazioni di genitori" C'è poi la questione ambientale.

"L'inquinamento - dicono i pediatri - è un problema di tutti ma influisce soprattutto sulla salute dei bambini, sia per le caratteristiche biologiche, sia perché l'effetto inquinante e l'esposizione nel tempo dura su di loro molto più a lungo". Infine la necessità di sostenere i genitori rafforzando le loro competenze "un impegno - secondo l'Acp - che comporta un grande sforzo di supporto di educazione e di formazione rivolto ai neogenitori e ai bambini nei primi anni di vita.

Questo 'investimento' andrebbe fatto sulla popolazione giovane o giovanissima, perché ci sono dati che dimostrano che con un modesto impegno in questo settore si possono ottenere grandi risultati. I programmi sostenuti dall'Acp, 'Nati per leggere' e 'Nati per la musica', sono esempi di queste iniziative".

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08 aprile 2008

Aids, in aumento le donne incinte e i bambini trattati con gli antiretrovirali

(Roma) Finalmente una buona notizia: il numero di bambini e donne incinte sieropositivi che ricevono terapie antiretrovirali contro l?Aids è aumentato, anche se c'è ancora molta strada da fare per mantenere la promessa di una generazione libera dall'AIDS.

Ricordiamo che nel mondo le persone sieropositive sono 33,2 milioni, e 2,1 milioni hanno meno di 15 anni. Nel 2007 ? rende noto l?Unicef - sono stati circa 420 mila i bambini hanno contratto il virus dell' HIV e 290 mila sono morti a causa dell'Aids. Il 90% dei bambini che hanno contratto l'Hiv vive in Africa sub-sahariana".

La maggior parte dei bambini contrae il virus dalla propria madre durante la gravidanza, il parto o attraverso l'allattamento al seno. Circa il 50% di questi bambini muore prima di compiere due anni. A rilevarlo il rapporto ONU "Bambini e AIDS: secondo rapporto di aggiornamento"(presentato lo scorso 3 aprile a New York), sui progressi compiuti in merito all'impatto dell'AIDS su bambini e adolescenti, che sottolinea come nel 2006, nei paesi a basso e medio reddito, 127.300 bambini sieropositivi hanno ricevuto i trattamenti a base di antiretrovirali, con un aumento del 70 % rispetto al 2005, aumento che e' stato del 70 % per quanto riguarda le donne incinte.

Il rapporto si concentra sui paesi a basso e medio reddito ed esamina i progressi compiuti - e le sfide ancora aperte in 4 aree fondamentali: la prevenzione della trasmissione dell'HIV da madre a figlio, la fornitura di cure pediatriche, la prevenzione del contagio tra adolescenti e giovani, la protezione e il sostegno ai bambini colpiti dall'HIV/AIDS. Stime recenti mostrano che la diffusione dell'Hiv tra le donne incinte di età compresa tra 15 e 24 anni che si sono rivolte a centri di assistenza prenatale e' diminuita rispetto al biennio 2000/2001 in 11 dei 15 paesi che hanno sufficienti dati a disposizione.

Di questi, 8 sono paesi dell'Africa orientale e meridionale. In molti paesi infine, conclude il rapporto Unicef "si stanno ottenendo progressi per garantire protezione, cura e sostegno ai bambini affetti dall'Aids; il divario nella frequenza scolastica tra i bambini orfani e non orfani si sta riducendo e un numero sempre maggiore di bambini vulnerabili ha accesso all'educazione e alla protezione sociale". A Roma, nell?ambito della campagna internazionale ?True development through health!? promossa da Aidos, ActionAid , Cestas, Fondazione tedesca per la popolazione mondiale (Dsw) e Fondazione polacca per le donne e la pianificazione familiare (Fwfp), in collaborazione con l?Unione europea e la Fondazione Edoardo Garrone. che è stata organizzata la mostra ?Positive Lives?, che si potrà visitare fino al 10 aprile, presso il Caffè Letterario di Via Ostiense, dove è possibile visitare la rassegna fotografica e ricevere la pubblicazione ?Oltre l?Aids?, curata da Aidos e Lettera22.

La rassegna fotografica - già presentata a Genova e Padova ?racconta come si convive con una malattia che ogni giorno registra oltre 10 mila nuovi casi di contagio, di cui 6500 riguardano le donne, perché, come ha sottolineato Daniela Colombo, presidente Aidos, in occasione dell?inaugurazione della mostra e del relativo incontro ? Aids, cosa è cambiato in Europa e nel mondo?? : ?l?Aids si declina sempre di più al femminile perché le donne sono maggiormente esposte al rischio di contrarre il virus. I rapporti sessuali non protetti e la scarsa disponibilità sul territorio di assistenza sanitaria rendono la popolazione femminile più vulnerabile al contagio da Hiv?.

Nel continente africano la trasmissione per via sessuale è in testa tra le cause di diffusione ed è soltanto con la prevenzione e una corretta informazione che si potrà invertire questa tendenza?. E a proposito di prevenzione e informazione, e soprattutto di buone pratiche, il Rapporto cita i casi del Botswana, paese con un efficace sistema sanitario, che ha integrato i servizi per la prevenzione della trasmissione madre-figlio del virus e quelli per la salute materna, neonatale e infantile, in Jamaica invece gli operatori sanitari sono stati formati per sensibilizzare le comunità sul trattamento preventivo per l'Hiv, mentre in Kenya nel 2006 l'organizzazione non governativa 'Women Fighting Aids' attraverso il progetto 'Male plus Pmtct Champion' ha reclutato 12 persone sieropositive con caratteristiche adatte all'ascolto e al coinvolgimento delle persone per lavorare nelle strutture che forniscono servizi prenatali e nei villaggi dei distretti di Mombasa e Kisumu.

Di buone pratiche si può parlare ancora a proposito dello Zambia e Zimbabwe, dove la sieropositività della madre é riportata sulla cartella clinica del bambino così da informare gli operatori sanitari sullo stato di salute del bambino e poter fornire le cure necessarie. In Uganda invece il lavoro del 'The Aids Support Organization' ha dimostrato che il modo più semplice e più economico di garantire le cure é quello di recapitarle a domicilio.

In Cambogia il sistema nazionale per i servizi per l'Hiv pediatrico fornisce cure e farmaci a circa il 70% dei bambini che ne hanno bisogno. Nei paesi dell'America Latina e dei Caraibi infine Unicef e Mtv hanno realizzato il documentario Sexpress Yourself in cui i giovani parlano apertamente del sesso, della sessualità, delle questioni di genere e dell'Hiv.
(Delt@ Anno VI°, N. 80 del 7 Aprile 2008)

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07 aprile 2008

Turco, ci si aiuta con piccoli gesti

Aiutare il clima, l'ambiente e la salute di tutti cominciando dai piccoli gesti quotidiani. Questo l'invito che il ministro della Salute Livia Turco rivolge agli italiani in occasione del World Health Day, la Giornata mondiale della salute.

Un appuntamento che quest'anno è dedicato ai cambiamenti climatici e al loro impatto sulla salute umana. Questo legame, secondo il ministro, "è importante perché coinvolge diversi campi di intervento, a ulteriore prova di come la promozione della salute sia sempre più una responsabilità collettiva. Delle istituzioni, delle imprese, delle singole persone". Da qui l'appello, per contribuire con i "piccoli gesti quotidiani.

Cioè - spiega Turco - con una gestione ecologica e salutare dei nostri consumi alimentari, con la raccolta differenziata dei rifiuti, con l'uso oculato dell'energia in casa e preferendo fare due passi a piedi o in bicicletta piuttosto che prendere l'auto o il motorino per i piccoli spostamenti di tutti i giorni".

Se questi sono i comportamenti che possono adottare tutti gli italiani, al governo del Paese spetta invece "un'azione comune che coinvolga le scelte produttive e le politiche economiche. L'Europa - ritiene il ministro - può essere l'avanguardia di questa nuova visione dello sviluppo. E lo ha dimostrato anche recentemente con l'accordo per promuovere 'La salute in tutte le politiche'", sottoscritto nel dicembre scorso a Roma dai 27 ministri della Salute dell'Unione.

"Un accordo - prosegue - per impegnare i nostri Governi a porre la tutela della salute al centro dell'agenda economica e sociale, con iniziative di controllo e monitoraggio costante anche su tutte le scelte di natura ambientale e su quelle mirate allo sviluppo economico e industriale. In altre parole - prosegue Turco - la tutela dell'ambiente si trasformi da fattore frenante a fattore di sviluppo dei Paesi".

E il ministro ha pronta anche la 'ricetta' per l'Italia, a base di "un 'ambientalismo del fare', capace di incentivare programmi e scelte basate su un uso più attento delle risorse energetiche, promuovendo l'energia solare, incentivando la raccolta differenziata dei rifiuti, potenziando le infrastrutture di rigassificazione, trasporto e stoccaggio del gas, investendo sulle ferrovie rispetto al trasporto su gomma e impegnandosi seriamente nella ricerca e lo sviluppo delle nuove fonti energetiche alternative al petrolio".

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Ricovero solo per 17% pazienti in Pronto Soccorso

Solo il 17% dei pazienti che si rivolge al Pronto soccorso viene ricoverato. Tutti gli altri vengono inseriti in un percorso di cura specialistico ambulatoriale o mandati dal medico di famiglia.

Eppure, nonostante ciò, "i Pronto Soccorso di tutta Italia sono sovraffollati di pazienti in attesa di posto letto, anche da più di 24 ore, con grave disagio per i cittadini e per gli operatori e rischi di discontinuità assistenziale".

La denuncia, e i numeri sull'affluenza ai Pronto soccorso italiani, con un 'carico' di pazienti di circa 30 milioni di accessi l'anno, arriva da Anna Maria Ferrari, presidente della Società italiana medicina d'emergenza-urgenza (Simeu), che in una nota definisce la "mancanza cronica di posti letto e le lunghe permanenze in Pronto soccorso" come una vera e propria "piaga nazionale".

"Il posto letto è un bene prezioso e deve essere utilizzato in modo accurato e appropriato, non solo dai medici di Pronto Soccorso, ma da tutto l'ospedale - sottolinea Ferrari - La carenza cronica di posti letto e le lunghe permanenze in Pronto soccorso sono un problema nazionale e anche nelle regioni più virtuose, come l'Emilia Romagna e la Toscana, dove l'appropriatezza del ricovero e la degenza media sono prossimi agli standard Nazionali, i servizi alternativi al ricovero (assistenza domiciliare integrata socio-sanitaria - Hospice, degenze post acuzie, ospedali di comunità) devono essere ulteriormente potenziati per rispondere in modo ottimale ai bisogni dei cittadini e ridurre l'occupazione dei posti letto per acuti".

Solo il 15% dei pazienti che accedono ai Pronto soccorso richiedono cure in emergenza - urgenza (codici Gialli e Rossi); per il 60% circa sono affetti da patologie croniche cardio e cerebrovascolari, respiratorie e metaboliche, grandi anziani in solitudine con disagio sociale, emarginati senza fissa dimora. La programmazione sanitaria, secondo Ferrari, "non può non tener conto anche di questi aspetti demografici ed epidemiologici e fornire soluzioni alternative al ricovero con l'obiettivo di accelerare il processo di de-ospedalizzazione, decongestionando le strutture di emergenza".

"Il Pronto soccorso - prosegue il presidente della Simeu - cerca di rispondere ai singoli bisogni dei cittadini, ma a volte viene sopraffatto dalle molteplici richieste non tutte tempestivamente esigibili dall'ospedale. Pesanti vincoli economici, frequente inadeguatezza numerica del personale al volume di attività e servizi resi, aumentano l'insoddisfazione dei pazienti e degli operatori.

Eppure, nonostante il notevole ritardo culturale e programmatorio con cui le istituzioni hanno prestato attenzione al settore dell'emergenza in Italia (molti anni dopo rispetto a Usa, Canada, Australia e altri paesi dell'Unione Europea) i servizi di Pronto soccorso di eccellenza si sono realizzati anche nel nostro paese e ogni giorno se ne aggiungono di nuovi - conclude Ferrari - nei quali la tempestività della diagnosi e del trattamento si esprime in percorsi clinico-assistenziali di standard elevato".

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Bianco, continuate a fidarvi del SSN

Casi come quello di Pescara, dove a una donna, deceduta il 18 gennaio dello scorso anno nel l'ospedale cittadino, è stato asportato un rene senza che nessuno le dicesse nulla, "minano un bene preziosissimo che è quello della fiducia della gente, alimentando la diffidenza nei confronti della classe medica e del Servizio sanitario nazionale.

Vicende come questa rappresentano un virus terribile, una ferita infetta dove le responsabilità di un singolo finiscono per gravare su una classe intera", quella dei camici bianchi. Così Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), interviene sull'ennesimo caso di malasanità.

E rivolge un vero e proprio appello agli italiani: "devono continuare a fidarsi del SSN e dei medici, perché gli ospedali, o meglio la stragrande maggioranza di essi, sono luoghi sani, popolati da professionisti affidabili e competenti che hanno a cuore la salute della gente". Bianco chiede che sul caso di Pescara "venga fatta massima chiarezza nel più breve tempo possibile, perché la gente ha bisogno di conoscere la verità.

Occorre capire quali sono le responsabilità, comprendere cosa è successo davvero per far sì che episodi del genere non abbiano luogo mai più". Quanto a Marco Basile, il medico finito agli arresti domiciliari per la vicenda, "l'Ordine - ci tiene a precisare Bianco - deve giudicare i fatti, non voci o articoli di giornali.

Pertanto bisognerà collaborare con la magistratura prima di prendere provvedimenti in tal senso". Anche se "misure restrittive della libertà personale", in questo caso i domiciliari, "comportano per il medico l'immediata sospensione".

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Caso Basile, parte l'indagine interna

"Abbiamo avviato un'indagine interna per scoprire eventuali 'buchi neri' nell'assistenza ospedaliera e per fornire più elementi possibili all'autorità giudiziaria che si sta occupando del caso Basile".

Ad annunciare l'iniziativa presa dall'Azienda ospedaliera di Pescara è il direttore generale dell'Ausl pescarese, Antonio Balestrino, in riferimento alla vicenda che vede coinvolto Marco Basile, il medico del reparto di Chirurgia I dell'ospedale civile di Pescara.

La vicenda di cui deve rispondere Basile riguarda una donna di 74 anni, ricoverata all'ospedale civile di Pescara tra l'ottobre 2006 e il 18 gennaio 2007, quando è deceduta. In questo arco di tempo la paziente è stata sottoposta a tre interventi chirurgici e dall'autopsia è emerso che al momento del decesso la donna non aveva più il rene sinistro. Basile è stato arrestato dalla squadra mobile con l'accusa di soppressione di atto pubblico, falso ideologico in atto pubblico e omicidio colposo.

"Non riesco a dare una risposta a quello che è successo", commenta Balestrino all'ADNKRONOS SALUTE. "Quello che era nelle mie possibilità - spiega - è stato tempestivamente fatto. Il primo passo, oltre all'avvio dell'indagine interna, è stato quello di sospendere il medico. Appena ricevuta la notifica della custodia cautelare a carico di Basile".

In assenza di un provvedimento dall'autorità giudiziaria, era infatti impossibile intervenire contro il camice bianco. Stesso discorso per gli uomini dell'equipe presente in sala operatoria a fianco di Basile.

"Fino a che non interviene la polizia giudiziaria - sottolinea Balestrino - siamo tenuti a rispettare il contratto di lavoro degli operatori. Vero però che l'indagine interna che abbiamo avviato servirà proprio a fare luce su eventuali responsabilità, e fornire così alla giustizia più elementi per accertare la verità dei fatti".

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Fedir-Sidas, difendere immagine dirigenti SSN

Ridare lustro all'immagine dei dirigenti della pubblica amministrazione, in primo luogo quelli che operano nel mondo della sanità che sempre più spesso sono accusati ingiustamente

E' questa la volontà di Antonio Travia, nuovo segretario nazionale Fedir sanità-Sidas (Federazione dirigenti e direttivi della sanità), che interviene a difesa dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale, "sempre più spesso accusati ingiustamente e considerati fannulloni e incapaci".

"Questi dirigenti - spiega in una nota Travia - non riescono più a difendere il proprio ruolo, con la conseguente occupazione impropria da parte delle direzioni aziendali che affidano ruoli dirigenziali e gestionali a colleghi di altre professionalità". Una confusione di competenze che, secondo Travia, è spesso la causa dei disservizi e della cattiva organizzazione del SSN. La Fedir sanità-Sidas propone quindi una serie di interventi 'riparatori'.

"Innanzitutto - sottolinea Travia - è necessario collaborare allo sviluppo di azioni di coordinamento tra i diversi ruoli dirigenziali per una sanità giusta, professionale ed efficiente, sia come Fedir-sanità che come Confedir. E ancora, riprendere le trattative, dopo il 14 aprile, con il nuovo Governo per l'applicazione nella sanità della legge che istituisce il livello della vice-dirigenza, la cui mancata attuazione impedisce ai livelli D laureati del comparto di accedere alla dirigenza".

Da rivedere anche i sistemi di selezione che, secondo Travia, "devono premiare il merito, la capacità e la competenza". La Fedir sanità-Sidas chiede inoltre il riconoscimento dell'indennità di rapporto esclusivo, anche alla dirigenza amministrativa, professionale e tecnica. Indennità attualmente riconosciuta solo ai ruoli sanitari.

Propone il recupero del valore della retribuzione minima per il dirigente con incarico di struttura semplice, "troppo spesso sperequato rispetto a quello di struttura complessa". La Fedir sanità-Sidas auspica infine una maggiore equità di applicazione delle normative contrattuali, giuridiche ed economiche, tra le diverse Regioni, nei confronti delle aziende sanitarie ospedaliere.

A vantaggio dei dirigenti del SSN la Federazione ha infine previsto una serie di corsi formativi per fornire strumenti di conoscenza sui contratti collettivi nazionali di lavoro a tutti i dirigenti del SSN.

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06 aprile 2008

Vita di Donna Onlus, appello al voto

Appello al voto, per i diritti delle donne, dei minori, degli omosessuali.

In questi anni tutte le conquiste di diritti civili sono state fatte grazie alla presenza forte del centro sinistra. E' bastato un governo Berlusconi per costringere le coppie italiane con problemi di sterilita' ad andare all'estero.

La pillola del giorno dopo, l'aborto medico (ru 486), il diritto delle minorenni a rivolgersi al giudice tutelare, persino la spirale (vedi sotto) verrebbero messi in crisi drammatica da un governo clerico/berlusconiano/fascista. Ricordiamo come e' stato accolto Vladimir Luxuria in parlamento dalle destre.

Andiamo a votare a sinistra, difendiamo i nostri diritti e la nostra libertà.

Associazione Vita di Donna Onlus

Dal sito dell'ADUC
LE INIZIATIVE DELL'ULTIMA QUINDICINA
MEDICI OBIETTORI PER LA SPIRALE CONTRACCETTIVA? MEDICI DELINQUENTI

Ci ha scritto una persona di Genova raccontandoci cosa e' accaduto ad una sua amica che abita in Lombardia. La lettera e' stata inviata alla rubrica "Cara Aduc" dove, quotidianamente, vengono pubblicate le lettere di chi ci scrive e le nostre risposte. Ecco il testo di questa significativa lettera e la nostra risposta.

Salve, premetto che probabilmente questo non è il luogo più adatto per questo genere di consiglio, ma non so dove altro rivolgermi, se foste così gentili da potermi dare qualche delucidazione ve ne sarei veramente molto grato. Un'amica si è recata in un consultorio per l'applicazione di una spirale intrauterina, per evitare future gravidanze indesiderate. La dott.sa presente si è rifiutata per motivi di coscienza, a parer suo "la spirale bloccando lo spermatozoo prima che raggiunga l'ovulo di fatto esegue un aborto".

Al di là dell'assurdità scientifica mi domando se la legge sull'obiezione di coscienza consenta veramente al medico di esercitare o meno pratiche in totale arbitrio o se esista un elenco di cose per cui si può obiettare. Se la dott.sa ha commesso un illecito, quale sarebbe il modo corretto per agire?

Tenete presente che in seguito a tre rifiuti su tre richieste (sembra che tutti i consultori lombardi siano perennemente pattugliati da obiettori di coscienza) la mia amica ha rinunciato. Vi chiedo inoltre se è possibile usufruire dei consultori di qualche regione dotata di medici con meno problemi di coscienza riguardo l'altrui condotta. Vi ringrazio moltissimo.

Risposta dell'Aduc:
questo medico, a nostro avviso, ha commesso un illecito penale non garantendo il pubblico servizio a cui e' demandato. A parte l'ignoranza scientifica di questo medico che lei ha ben evidenziato, non esiste un diritto all'obiezione di coscienza in merito, diritto invece previsto per l'interruzione di gravidanza. Pertanto le consigliamo un esposto alla procura della repubblica: una raccomandata A/R in cui racconta al magistrato quanto accaduto e chiede se non vi siano gli estremi di un reato.
Per l'aspetto pratico, oltre ovviamente a dirle di provare in altri consultori, e' probabile che in regioni vicine, come l'Emilia Romagna, ci siano medici non delinquenti come quello capitato a lei.

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Marino, necessaria Agenzia sul diabete

"E' necessario istituire subito un'Agenzia nazionale in grado di raccogliere tutte le informazioni per combattere al meglio il diabete.

Una proposta che ha già trovato larghi consensi, e su cui si sono espressi favorevolmente sia il presidente del Senato Franco Marini che il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Ssn, Antonio Tomassini".

Ad affermarlo è il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, intervenuto a Roma al 'Changing diabetes barometer forum'."L'Agenzia - precisa Marino - dovrà essere in grado di coordinare tutti gli attori e tutti i settori dell'intera educazione sanitaria, come le scuole e la comunicazione di massa.

Dovrà favorire un migliore coinvolgimento della medicina territoriale e un'ulteriore qualificazione dei centri specializzati". Ma tutto questo, per il senatore, potrebbe non bastare. "E' necessario - spiega - sostenere una forte alleanza strategica per promuovere un cambiamento culturale nell'assistenza al diabete e nella gestione di risorse e percorsi assistenziali interdisciplinari.

Bisogna quindi - conclude Marino - imporre in Italia un'accelerazione della comunicazione, nonché la necessità di maggiori investimenti nel settore".

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Bertinotti, fuga cervelli uno spreco

Italia "Paese sprecone", almeno sul fronte della ricerca. La 'tirata d'orecchie' per il belpaese, colpevole di non "valorizzare le intelligenze", arriva da Fausto Bertinotti, il candidato premier della Sinistra arcobaleno, che, intervenendo allo 'Speciale elezioni 2008' dell'ADNKRONOS, fa il punto sulla 'fuga dei cervelli' dal nostro Paese.

"Mi colpisce - afferma Bertinotti - visitare alcune università del Meridione e trovare giovani prossimi alla laurea che pensano di non trovare un lavoro attinente ai loro studi, nè tantomeno un lavoro tout court, e si preparano al grande esodo nel Nord Est o all'estero".

Così il leader della Sinistra arcobaleno punta il dito sul "sistema Paese, che non valorizza le risorse formali e informali" di cui dispone. E ricorda che in Italia "i concorsi non ci sono più, nei grandi centri di ricerca vengono fatti contratti a tempo determinato, per lo più contratti a sei mesi - incalza - mentre nelle università non accedi a una cattedra neanche se muori.

Se non si allarga la platea - prosegue il leader della Sinistra arcobaleno - se non si interviene sul rapporto tra formazione e ricerca, finiamo per 'bloccare l'ascensore'. Non si fanno - afferma Bertinotti citando un antico proverbio - le nozze coi fichi secchi". Eppure, malgrado tracci un quadro dai tratti sconfortanti, Bertinotti riconosce che "in Italia ci sono comunque dei punti di eccellenza, malgrado manchino le strutture e i finanziamenti.

Ciò si deve - conclude - all'intelligenza e alla dedizione di organismi che, all'interno della pubblica istruzione come della sanità, si sono fatti in proprio".

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Urgente ricerca su rischio in MG

Ricette mediche 'sotto la lente' dei camici bianchi di famiglia italiani. Non solo la leggendaria brutta grafia (critica che spesso i pazienti muovono al dottore di fiducia), ma anche il moltiplicarsi di prescrizioni fitte di sigle e abbreviazioni ermetiche possono infatti compromettere la corretta comunicazione tra medico e malato, fra colleghi medici e tra medico e farmacista.

A puntare i riflettori sul problema è la Società nazionale di aggiornamento per il medico di medicina generale (Snamid), durante il proprio 21esimo Congresso nazionale. Tema della due giorni, presentata la scorsa settimana a Milano, le 'Nuove frontiere della medicina generale. Governo clinico, gestione del rischio e ricerca'.

L'appello di Snamid è dunque di "applicare il 'risk management' non solo in campo ospedaliero, come finora è stato fatto in Italia - spiega il segretario nazionale, Marco Cambielli - ma anche in medicina generale. In letteratura a questo proposito c'è pochissimo", precisa l'esperto. Che individua quale prima lacuna "l'assenza di una codifica degli indicatori di processo da monitorare" per evitare 'sviste' nella routine del medico di famiglia.

Fra gli elementi da fissare come 'osservati speciali', Cambielli indica "gli strumenti delle procedure standard quali grafia, sigle e abbreviazioni", nonché "gli aspetti clinici come le reazioni avverse da farmaci, le interazioni fra medicinali o tra farmaci e alimenti". E ancora, fra i parametri da considerare ci sono la possibile "errata lettura dei referti clinici, e l'errata applicazione di linee guida o di percorsi diagnostici e terapeutici", prosegue il medico. Convinto tuttavia che "nell'errore giocano un aspetto importante anche il burn-out", ossia lo stress patologico particolarmente diffuso fra gli operatori attivi in sanità e nel sociale. Insieme alla "depressione e insoddisfazione professionale", e infine agli "errori dei pazienti che sbagliano nella pianificazione nell'esecuzione delle indicazioni" del medico.

Su tutti questi punti, dice Cambielli, "occorre perciò sensibilizzare i medici di medicina generale" italiani. Come pure sulla "comunicazione con i pazienti, l'agenda degli impegni, la comunicazione con il personale e i colleghi e la gestione della cartella clinica", aggiunge. L'invito di Snamid è quello di "ricordare che la maggiore complessità delle procedure genera anche più rischio", avverte il vicepresidente della società, Roberto Stella.

In conclusione, la vera chiave è "imparare dagli errori, abituandosi alla revisione della propria attività e a ricercare, rimarcare e ricordare gli errori compiuti oppure evitati per pura coincidenza", è la raccomandazione finale di Cambielli.

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In aumento cause contro medici famiglia

Camici bianchi sempre più spesso sul banco degli imputati. Negli ultimi anni si registra un trend al rialzo delle cause legali intentate contro i medici di famiglia per errori. "In realtà molti procedimenti non sono relativi a veri e propri errori, ma sono intentati per non aver informato sufficientemente la popolazione sulla prevenzione - spiega Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) - oltre che sugli esami di screening e gli stili di vita più corretti per prevenire malattie importanti, come quelle cardiovascolari o oncologiche".

"Nel campo dei tumori - prosegue - i cittadini si aspettano iniziative di educazione sanitaria, di essere informati sugli strumenti più efficaci per prevenire e combattere neoplasie come quelle della mammella, dell'ovaio, della prostata o del colon". E' quanto cerca di fare la Simg, con il progetto di gestione integrata del malato di cancro tra oncologo e medico di famiglia o con i numerosi progetti in area cardiovascolare.

"Uno degli step critici per preparare il medico a educare bene l'assistito e diminuire così i margini di 'misunderstanding' o di errore - continua Cricelli - è la formazione continua del medico". La Simg "richiede ai propri soci, per essere accreditati, di rispondere a determinati severi criteri. Tale severità costituisce la migliore garanzia per il paziente sull'adeguata preparazione del medico.

Va ricordato, comunque, che l'errore rappresenta una componente inevitabile della realtà umana. Ma l'analisi sistematica delle circostanze che hanno portato l'individuo a sbagliare e la messa in atto di iniziative a tutti i livelli (medico di famiglia e specialista sul territorio, aziende sanitarie, Regioni e ministero della Salute) può ridurre significativamente l'incidenza degli errori: solo la formazione del medico e la gestione integrata del rischio, infatti, possono determinare cambiamenti significativi nella pratica clinica, promuovere una cultura della salute più attenta al paziente e agli operatori sanitari e favorire la destinazione di risorse su interventi tesi a sviluppare organizzazioni e strutture sanitarie sicure ed efficienti".

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Legittima l'obiezione del giorno dopo

E' legittima obiezione coscienza sulla prescrizione della pillola del giorno dopo, spetta al Ssn garantire la presenza di medici non obiettori Pillola del giorno dopo?

Bisogna tutelare tutte le donne, ma il medico non è un 'erogatore automatico' di farmaci. Lo afferma il presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma, Mario Falconi, commentando le parole del ministro della Salute Livia Turco che venerdì, in una lettera alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici, aveva detto che "la prestazione va assicurata" e le donne non vanno lasciate sole. Tutto questo, dice Falconi in una nota, rientra già "nel dovere deontologico di ogni medico".

Per Falconi, "vanno sempre e comunque salvaguardati e garantiti i diritti dei cittadini", ma "ci piacerebbe - afferma - che il ministro della Salute ci aiutasse a spiegare loro che esistono anche doveri e diritti dei medici, per evitare che qualcuno pensi che si possa richiedere a un medico un farmaco con le stesse modalità con le quali si può ottenere un prodotto da banco o un profilattico da un dispensatore automatico. Siamo d'accordo che non vada mai privilegiato il 'muro contro muro', come afferma il ministro - prosegue Falconi - purché ci sia chiarezza da parte di tutti e non demagogia".

Per quanto riguarda nello specifico la pillola del giorno dopo, "tenuto conto che a tutt'oggi la letteratura scientifica internazionale non sembra abbia risolto in via definitiva il dilemma se la pillola del giorno dopo agisca impedendo la fecondazione dell'ovulo o l'impianto dell'ovulo fecondato, è assolutamente legittima l'eventuale obiezione di coscienza" . Spetta al servizio pubblico "garantire la presenza di medici non obiettori sempre e comunque".

Secondo Falconi, inoltre, anche per i medici non obiettori l'eventuale prescrizione della pillola del giorno dopo è da considerarsi il momento finale di un atto medico, a tutela della salute della donna. "Se viceversa qualcuno pensa - conclude il presidente dei medici romani - che il medico, in questo caso, debba essere soggetto passivo e mero esecutore di una richiesta, forse non ha capito cosa voglia dire essere medici.

E allora si cambi la legge facendo dispensare il farmaco dalle farmacie, come avviene in altri Paesi o addirittura nei supermercati come negli Usa. Vorremmo rassicurare il ministro che la stragrande maggioranza dei medici italiani opera per il bene del paziente, anche se troppo spesso deve farlo in condizioni di enormi difficoltà".

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04 aprile 2008

La ruota degli esposti del III millennio

Il 6 dicembre 2006 presso l?ospedale Policlinico Casilino di Roma è stato inaugurato un presidio denominato ?Non abbandonarlo affidalo a noi?, finalizzato all?accoglienza ed assistenza del neonato abbandonato in maniera incongrua.

Si è voluto offrire la struttura, le attrezzature, l?organizzazione a tutte quelle donne che non sanno, non possono, non vogliono, per i motivi più disparati, percorrere l?iter che la legge italiana consente: cioè il diritto a partorire in ospedale nel più completo anonimato ed in sicurezza .

Si tratta di una struttura prefabbricata, facilmente raggiungibile, formata da due stanzette; offre totale anonimato a chi lascia e massima sicurezza al piccolo partorito fuori dall?ospedale. Chi decide di abbandonare un bimbo entra in una stanza senza passare attraverso alcun controllo, deve aprire una finestra basculante e adagiarlo in una culla situata in un ambiente attiguo mantenuto a temperatura costante in tutte le stagioni.

Un allarme attivato da un sensore volumetrico ed a contatto, richiama immediatamente l?attenzione degli operatori del triage del pronto soccorso. Una telecamera inquadra solo il lettino in cui giace il bambino e non riprende il volto di chi lo depone.

Gli infermieri insieme a un neonatologo arrivano in pochi minuti entrando dalla parte opposta a quella da cui uscirà la madre.

Il fenomeno dell?abbandono neonatale nel nostro territorio è un grave problema. I dati a disposizione indicano che il numero degli abbandoni nel Policlinico Casilino di Roma è il più alto di tutta la Capitale.

Ci sono stati anche diversi casi registrati dalla cronaca per le modalità ad altissimo rischio con cui sono stati effettuati (abbandono nei cassonetti).

La statistica del reparto di neonatologia del Policlinico Casilino, rapportata a quella di tutta la Regione Lazio, dimostra che, su 1701 nati nel 2005, 633 sono stati stranieri cioè il 37%,contro il 19% della media regionale.

I neonati di basso peso sono stati l?11% contro il 6,5% della media regionale e le nascite premature il 13% contro il 7,6% della regione Lazio.

La colonia straniera più numerosa è stata ed è tuttora quella la rumena il 46% , poi la cinese e la serbo montenegrina con il 5,5%, la nigeriana e la albanese con il 4,5% circa. Insieme ai dati ufficiali, dobbiamo però segnalare il grande numero di extracomunitari clandestini, di quei cittadini invisibili che vivono in condizioni di grave disagio economico e sociale.

Molti di questi sono donne, che in attesa di un bambino si trovano senza possibilità di lavorare, sole, talvolta ridotte in schiavitù e minacciate, con la paura di rivolgersi alle istituzioni pubbliche in quanto temono di essere da queste ingannate.

Queste donne vivono momenti di estrema difficoltà e talvolta si trovano tragicamente costrette all?abbandono. Per venire in aiuto a queste mamme, per salvare delle piccole vite è stata istituita questa moderna e tecnologica ?ruota?, che non vuole essere un invito ad un comportamento illegale, ma solo un soccorso perché una gravidanza indesiderata non finisca in tragedia.

Vedi:
Nascita ed abbandono in ospedale
Nascita e abbandono in ospedale: Protocollo d'intesa tra il Tribunale dei Minorenni ed il Comune di Roma - Dipartimento V - Politiche Sociali della Salute

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03 aprile 2008

Hpv ad alto rischio comune nelle donne

In base a quanto rilevato negli USA, circa una donna su quattro sottoposte a screening cervicale è portatrice di ceppi ad alto rischio di Hpv.

Ciò dimostra la diffusa prevalenza di questi ceppi virali in un gruppo di donne con una composizione demografica diversificata.

Si tratta di un dato importante per esaminare i punti di forza e di debolezza di varie strategie per lo screening cervicale, che potrebbe avere implicazioni per lo sviluppo delle indicazioni future in materia.

Riconoscendo che il test Pap Plus non è raccomandato nelle donne al di sotto dei 30 anni, rimane da stabilire cosa usare nelle donne al di sopra di questa soglia.

I medici che scelgono questa strategia non dovrebbero effettuare il test Hybrid Capture 2 senza la conoscenza e l'assenso della paziente, e nell'ambito dello screening primario, solo dopo aver discusso lo scopo principale della strategia, ossia estendere gli intervalli dello screening ed aggiungere affidabilità allo screening stesso al di là di quella ottenibile con la sola citologia.
(Ann Intern Med 2008; 148: 493-500 e 557-9)

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Marino, DDL sul dolore dopo la rielezione

"Se sarò rieletto presenterò, all'inizio della legislatura, il 29 aprile, un disegno di legge sulla terapia del dolore e le cure palliative". Ad annunciarlo è il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanità al Senato, a margine della presentazione del I Bilancio sociale dell'Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma.

"Mi sono reso conto - spiega Marino - che alcuni oppositori all'idea di una legge sul testamento biologico, forse individuavano in quel tipo di provvedimento una forma di burocratizzazione della sanità.

Dal momento che non è così, ho riscritto il Ddl che avevo preparato per la XV legislatura sul testamento biologico, dedicando ampio spazio alle cure palliative, e alle terapie anti-dolore. Il Ddl che ho messo a punto - precisa il presidente della Commissione Sanità del Senato - prevede il finanziamento di quelle strutture così importanti, gli Hospice, che curano i pazienti nella fase terminale della malattia, sia dal punto di vista tecnologico che umano.

Strutture che nel nostro Paese sono in tutto 120, di cui però 103 al Nord e solo 17 al Sud". Ampio spazio del Ddl è dedicato all'utilizzo dei farmaci anti-dolore. "L'80 per cento dei farmaci oppioidi - spiega Marino - viene utilizzato da 6 Paesi, e noi non siamo tra questi.

Per invertire la rotta - conclude - è quindi necessario abolire il ricettario speciale per la prescrizione di questi medicinali, e rendere più semplice, per i medici, assistere i propri pazienti".

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In Italia più badanti che dipendenti SSN

Badanti battono dipendenti Ssn. A prendersi cura dei 'nonni' italiani sono in 700 mila, mentre medici, infermieri e altri dipendenti in forza al Servizio sanitario nazionale sono 670 mila, ovvero 30 mila in meno.

Il dato, che ha lasciato molti 'di stucco', è stato diffuso ieri, in un confronto a Milano tra il centrodestra e il centrosinistra sui programmi elettorali in campo sanitario e farmaceutico. A raccontare il 'sorpasso' delle badanti è Francesco Longo, direttore del Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale (Cergas) dell'Università Bocconi.

Le badanti al servizio delle 'tempie grigie' gravano sulle tasche delle famiglie italiane, che spendono, precisa Longo, "7 miliardi l'anno per la causa. La questione che si pone - prosegue l'esperto - è se fare rientrare questa spesa nel perimetro del Welfare, svincolandola dalle spese sostenute dalle famiglie. Per far questo ci sarebbero due strade: o aumentare la fiscalità generale per finanziare il servizio, ma mi sembra chiaro che manchino le condizioni per farlo, o inserire una tassa di scopo.

In pratica, quello che fa la Germania con un'imposta di spesa dell'1 per cento del reddito lordo". Ma anche se il prossimo Governo optasse per una scelta simile, "si porrebbe il problema - precise Longo - della gestione del Fondo, o meglio se far sì che sia ad appannaggio del Governo centrale o delle Regioni.

In altri Paesi, in genere, questi soldi vengono gestiti a livello centrale. Secondo la nostra legislazione, invece, la competenza sembrerebbe spettare più alle Regioni, ma ci si domanda se tutte abbiano la capacità amministrativa per assumere un compito di questo tipo. E la domanda - conclude il direttore del Cergas - resta inevasa da tutti gli schieramenti politici".

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Tomassini, commissari nelle regioni in rosso

Le Regioni con i conti sanitari in rosso "vanno commissariate: è senz'altro questa la strada maestra". Non ha dubbi, al riguardo, il presidente della Commissione d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Ssn al Senato Antonio Tomassini (Fi), che, intervenendo a una conferenza stampa ieri a Milano sul tema della sanità in vista del prossimo appuntamento elettorale, bacchetta il Governo uscente per le scelte compiute nei confronti delle cinque Regioni in disavanzo.

"Su questo fronte - afferma Tomassini - la strada da battere è quella del commissariamento, di certo non quella scelta dall'Esecutivo con i piani di rientro. Una decisione - accusa - che di fatto si ripercuote sulle tasche di tutti".

Ma a difendere a spada tratta la condotta del Governo interviene Emanuela Baio Dossi, senatrice Pd. "Quella del ministro della Salute Livia Turco - afferma - è stata una scelta coraggiosa, compiuta pur tra mille difficoltà. Si è scelto di andare incontro alle Regioni in disavanzo, senza intaccare i Livelli essenziali di assistenza (Lea) e tutelando così tutti i cittadini, senza discriminazioni tra una Regione e l'altra.

Perché la salute - incalza - va garantita al di là della posizione geografica". "Inoltre - le fa eco la senatrice Pd Fiorenza Bassoli - i piani di rientro concordati con le Regioni sono anche punitivi nei confronti di chi sfora, visto che il commissariamento è previsto". Ma non applicato come nei programmi, almeno secondo il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.

"Le condizioni per commissariare Lazio e Abruzzo ci sono da ben 14 mesi - tuona il governatore - ma stranamente il commissariamento non è mai scattato. Forse perché - ipotizza - queste due Regioni condividono con il Governo il colore politico".

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Da Federsanità-Anci 5 proposte alla politica

Indicazioni trasversali per servizi efficienti e garantiti a tutti

Cinque proposte alla politica e ai politici per una sanità "di tutti e per tutti". A formularle Federsanità-Anci, l'associazione che riunisce le Aziende sanitarie e gli enti locali che si occupano del settore.

Indicazioni che vanno dai criteri di selezione per i manager all'adeguamento delle tecnologie fino al ruolo dei sindaci in sanità, presentate ieri mattina a Roma alla presenza di politici di diversi schieramenti.

"Quella che vogliamo - spiegano i responsabili di Federsanità-Anci - è una sanità pubblica efficiente che non sprechi un solo euro, che garantisca gli stessi livelli di assistenza in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, che sia inserita nel progetto di sviluppo del Paese e non rappresenti un'onerosa necessità.

Una sanità che si faccia carico dell'innovazione tecnologica e della ricerca, della cura della persona non autosufficiente come del trapianto di organi, con la stessa capacità di dare risposte in tempi e modi appropriati".

Per fare questo occorre "un impegno che travalichi la logica di schieramento. Speriamo che sia possibile condividere in vista delle prossime elezioni politiche, una serie di principi chiave, e che speriamo siano di stimolo e siano capaci di orientare l'attività di chi andrà al Governo".

Ecco dunque i cinque punti chiave:

1) Per una sanità più efficiente e professionale: servono criteri di selezione, nomine o valutazioni dei direttori generali delle Aziende sanitarie e ospedaliere. Ma anche procedure e criteri di selezione e nomine dei primari.

2) Per una sanità più sicura e moderna: sono necessari mezzi per favorire l'ammodernamento edilizio e tecnologico e l'innovazione organizzativa e gestionale del Ssn, come strumenti per garantire nei luoghi di diagnosi e cura qualità e sicurezza.

3) Per una sanità economicamente compatibile, accessibile e attenta ai bisogni dei cittadini: sono necessari criteri e progetti per il governo delle liste di attesa, la domiciliazione dei referti e i processi di deospedalizzazione.

4) Partenariato tra pubblico e privato: sono necessari chiarezza di funzioni e trasparenza nei rapporti ma anche partenariato tra pubblico e privato.

5) Ruoli e responsabilità dei sindaci: è necessaria chiarezza sulle competenze dei sindaci nella sanità

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A.I.D.A., Giornata di studio sui Disturbi Alimentari

Cari amici, care amiche,
alcuni di voi hanno fatto un pezzo di strada con noi. Altri ci hanno scritto per porre domande alle quali, magari , è stato impossibile dare una semplice risposta via e-mail. Altri ancora ci hanno contattato solo per il desiderio di essere ascoltati in un luogo segreto e intimo, dove il loro grido di dolore potesse trovare una piccola eco? Oppure vi siete affacciati al centro per un fuggevole primo contatto.

Nel frattempo molti sono riusciti ad andare avanti nel loro percorso, lavorando duramente per capire il proprio disagio e diventare più forti , anche grazie agli incontri periodici di via Giovagnoli. I percorsi terapeutici del centro ma anche le iniziative di auto aiuto (diario alimentare , gruppi sul corpo, gruppi dei familiari), che sono nate spontaneamente, sono stati importanti. Tutti questi puntelli sono diventati infatti un supporto indispensabile per combattere un sintomo che nelle sue diverse forme divora alcuni 24 ore su 24 e che coinvolge tutti coloro che ci amano e che si sono sentiti ridotti all?impotenza e alla colpa..

E? dunque con orgoglio e con gioia che vogliamo comunicare la nascita della nostra Associazione per la Ricerca, la Prevenzione e la Cura dei Disturbi Alimentari: si tratta di una iniziativa che ci aiuterà a portare avanti il cammino intrapreso e ad arricchirlo di nuovi strumenti di supporto (per esempio il progetto di Casa Famiglia per pazienti DCA).

Ci auguriamo che l?associazione ci permetta di allargare la sfera di intervento, soprattutto nel campo della prevenzione, scolastica e non, che ci sta particolarmente a cuore. Sappiamo infatti quanto il fenomeno sia diventato dilagante nella nostra società del benessere- malessere: anche la commissione di studio del Ministero della Sanità ha dovuto finalmente ratificare il fatto che i Disturbi della Condotta Alimentare costituiscono oggi una vera e propria emergenza sanitaria, a causa della loro pervasività, della loro diffusione epidemiologica e della rilevanza psicopatologica.. Già nel 1998 sono state elaborate alcune indicazioni specifiche in merito alla prevenzione e al trattamento dei pazienti affetti da Disturbi della Condotta Alimentare. Oggi la Commissione sta creando delle vere e proprie linee guida che speriamo allarghino l?efficacia , la rapidità e l?accessibilità dei servizi pubblici.

Incontro di presentazione
Per spiegarvi nel dettaglio gli scopi dell?Associazione di Utenti e Familiari del territorio della RMD, per parlare degli obiettivi futuri e per creare un momento di scambio, aggiornamento e riflessione con le diverse realtà territoriali, vorremmo invitarvi ad un incontro organizzato la mattina dell? 8 aprile, dalle ore 9 alle ore 13,30 ,presso la nostra sede ASL 29 a via Giovagnoli, 29, nella sala degli affreschi, su: I Disturbi Alimentari:Approcci teorici, Pratiche cliniche,Integrazione sociale.

Abbiamo pensato che possa essere utile in questa occasione anche uno scambio di esperienze con gli specialisti che da anni hanno maturato la loro pratica clinica nel trattamento dei DCA e che hanno costruito le strutture più collaudate nella realtà romana in materia di Disturbi della Condotta Alimentare e di Obesità (come il Policlinico Umberto I, il Policlinico Gemelli, l?Ospedale Bambino Gesù, l?Asl RMC, l?Asl RME), con la collaborazione delle Associazioni di familiari già costituite nei loro territori. Abbiamo proposto a questi operatori di condividere con noi la loro esperienza, il loro background culturale, le idde che li guidano, il progetto e la sua realizzazione operativa, con gli immancabili problemi incontrati, pratici o istituzionali, e le soluzioni che hanno saputo di volta in volta adottare (tra questi: i problemi sulla domanda di cura e la volontarietà del trattamento, il problema delle figure professionali da mettere in rete, il modo di gestire l?aspetto nutrizionale oltre che psicologico,ecc).

Abbiamo deciso di organizzare quattro successivi incontri, per i quali abbiamo richiesto alla Asl l?accreditamento ECM, di cui speriamo farti sapere a breve. I temi affrontati saranno:

1) La famiglia e i suoi percorsi di sostegno e di terapia.
2) La rete degli interventi medici: gli specialisti delle varie aree a confronto e le diverse modalità d?intervento.
3) Le pazienti anoressiche e bulimiche: il perché della psicoterapia di gruppo.
4) La psicoterapia individuale.
5) Binge eating disorders e obesità.

Se siete interessati all?iniziativa e volete qualche informazione scrivete una e-mail.

Un caro saluto, a presto

Elisabetta Spinelli
Vice Presidente Associazione A.I.D.A.

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02 aprile 2008

All'obeso dimagrito migliora il cuore

Gli adolescenti gravemente obesi sottoposti a chirurgia bariatrica vanno incontro a miglioramenti sostanziali della geometria cardiaca, della massa ventricolare sinistra e della funzionalità diastolica dopo la perdita di peso.

L'inversione delle anomalie cardiache infatti appare più probabile negli adolescenti che negli adulti: ciò potrebbe parlare a favore di interventi più precoci ad età più giovanili nei giovani gravemente obesi.

Le immagini doppler indicano in questi pazienti riduzioni misurabili nello spessore della parete cardiaca posteriore e del setto, segni di rimodellamento miocardico che non sono stati osservati nell'adulto.

Nonostante questi risultati promettenti negli adolescenti, è necessario un monitoraggio più prolungato per verificare se il miglioramento persiste, e se questi cambiamenti si traducano in una riduzione a lungo termine della morbidità cardiovascolare futura nell'età adulta.
(J Am Coll Cardiol 2008; 51: 1342-8)

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LEA da finanziare meglio

"E' indispensabile ampliare e rifinanziare i Livelli essenziali di assistenza (LEA), che devono essere uniformi su tutto il territorio nazionale".

E' questo uno dei punti fermi del programma della Sinistra arcobaleno, per rilanciare e migliorare il Servizio sanitario nazionale. Lo ha detto la senatrice Erminia Emprin, candidata in Lombardia per la Sinistra arcobaleno, intervenuta ieri a Roma ad un convegno organizzato dall'ANAAO Assomed.

"Parallelamente - aggiunge Emprin - vanno definiti i livelli essenziali di assistenza sociale, con un fondo dedicato per la non autosufficienza". Il programma per la sanità della Sinistra arcobaleno prevede anche diverse modifiche legislative.

"Per esempio - ha sottolineato Emprin - riteniamo opportuno intervenire in materia di nomine dei direttori generali. Crediamo inoltre indispensabile che non solo i medici, ma l'insieme delle professioni, siano coinvolte nell'individuazione delle linee strategiche della politica sanitaria aziendale, dell'ammodernamento tecnologico e nella programmazione della formazione".

La Emprin fa infine riferimento alla differenza tra la sanità pubblica e quella privata. "Restiamo convinti - conclude - che la sanità, come la scuola, debba rimanere un sistema pubblico e che in ogni caso le strutture private debbano essere accreditate sulla base di un sistema rigoroso, che ne certifichi l'elevata qualità".

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Oggi i sindacati all'ARAN

Proseguono le trattative per il rinnovo del contratto della dirigenza medico-veterinaria del Ssn.

L'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran ) ha infatti convocato per domani alle 10 i sindacati di categoria.

All'ordine del giorno dell'incontro, il terzo dopo quelli del 25 febbraio e del 26 marzo, il rinnovo del contratto nazionale (Ccnl) della dirigenza relativo al quadriennio normativo 2006-2009 e al biennio economico.

Un confronto che dovrebbe consentire di chiudere alcuni aspetti del contratto, in primo luogo la parte economica, quella relativa al biennio 2006-2007.

Come già anticipato dal segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza, "il nuovo contratto dovrebbe portare a un aumento nelle buste paga dei medici dirigenti pari a circa 260 euro lordi mensili".

La 'fumata bianca' è attesa prima delle prossime elezioni, "probabilmente il 10 aprile", prevede il presidente della Cimo, Stefano Biasioli.

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Lusenti, politica vaga sulla sanità

"I programmi dei partiti politici parlano poco di sanità e in modo generico.

'Riduzione delle liste d'attesa', 'Più qualità dei servizi sanitari', 'Politica fuori da Ssn', sono gli slogan più in uso, temi però difficili da affrontare".

Ad affermarlo è Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, a margine del convegno promosso ieri a Roma dal sindacato sulle politiche per la salute e il ruolo del medico nei programmi dei partiti.

"Rapporto di potere fra Stato e Regioni, applicazione del federalismo fiscale, ripartizione del Fondo sanitario nazionale: sono questi - sottolinea Lusenti - i problemi che fanno la differenza.

Vero però - conclude - che questi sono temi che se affrontati durante la campagna elettorale possono far perdere consensi".

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01 aprile 2008

Cambia così la malattia professionale

Il ministro della Salute Livia Turco e il collega del Lavoro e previdenza sociale Cesare Damiano hanno firmato ieri il decreto ministeriale che rivede le tabelle delle malattie professionali.

"L'obiettivo prioritario - spiega una nota congiunta dei due dicasteri - è quello di aggiornare le tabelle in base al progresso delle conoscenze scientifiche, e di rendere l'aggiornamento coerente all'evoluzione del quadro normativo nazionale ed europeo".

La principale novità delle nuove tabelle è rappresentata "dall'introduzione dell'indicazione nosologica delle malattie correlate agli agenti causali, con l'indicazione puntuale del numero di codifica internazionale ICD-10. Tale innovazione - sottolineano i ministeri interessati - consente maggiori garanzie a tutte le parti in causa, riducendo di conseguenza i casi di contenzioso.

Inoltre, come ulteriore elemento di garanzia - aggiunge la nota - è stata introdotta una voce aperta di malattia (altre malattie causate dall'esposizione professionale con ICD-10 da specificare per la malattia che si intende denunciare), che permette di riconoscere patologie che, diversamente descritte nella formulazione diagnostica, siano nosologicamente riconducibili allo stesso agente causale".

Altro elemento innovativo è costituito "dall'indicazione delle varie malattie con l'introduzione di una diversificazione del periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione della lavorazione. Precedentemente, era previsto un periodo unico pur a fronte di malattie con latenza clinica molto differente. Infine - conclude il comunicato - si è conservata la struttura delle precedenti tabelle per facilità di consultazione".

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Con atti di indirizzo contratto per 220 mila

Contratti più vicini per circa 220 mila medici. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri dell'atto d'indirizzo per la medicina del territorio, che si aggiunge a quello per i medici dipendenti, è ora possibile, infatti, avviare la trattative per il rinnovo di convenzioni e contratti.

A dirlo è Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo), commentando l'approvazione, 'a sorpresa' in Cdm, del provvedimento atteso da tempo da medici di famiglia, pediatri e specialisti ambulatoriali e che non era all'ordine del giorno.

"E' una buona notizia per tutti i medici - spiega Bianco al margine, ieri a Roma, della presentazione del programma del Pd per la sanità - e chiude finalmente il cerchio: c'è l'atto d'indirizzo della dipendenza e quello per la convenzione.

Quindi circa 220.000 camici bianchi, tra territorio e ospedale, hanno lo strumento per rinnovare i contratti, anche se lo chiuderanno ormai ampiamente scaduto. Purtroppo ci sono pesanti ritardi, ma è un enorme passo avanti".

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Veltroni, assistenza entro 72 ore

Lotta a liste d'attesa e a nomine politiche tra priorità programma PD

Lotta alle liste d'attesa, "con la piena attuazione di una legge che già c'è, la numero 120 del 2007, ma che non viene attuata ancora a dovere. Il cittadino ha il diritto di essere assistito dal SSN entro 72 ore dalla richiesta per tutte le patologie che, pur essendo urgenti, non necessitano di pronto soccorso o ricovero immediato".

Lo afferma Walter Veltroni, candidato leader del Partito democratico, presentando ieri a Roma il programma del Pd per la sanità. "Garantire l'assistenza entro 72 ore per le cosiddette urgenze differibili, come prevede la legge - sottolinea Veltroni - deve diventare uno dei doveri della struttura sanitaria". Nel programma, che fa della riduzione delle liste d'attesa una importante misura di equità e lotta al caro vita, si afferma inoltre che vanno "equilibrate le lista d'attesa nel pubblico e quelle dell'attività provata ospedaliera, cioè in intramoenia. I cittadini - sostiene - devono essere liberi di scegliere il privato perché si fidano di un dato medico o perché vogliono la stanza singola in ospedale, ma non vogliamo che siano costretti a farlo perché temono di non essere curati in tempo".

Riguardo i rapporti tra politica e sanità Veltroni ha aggiunto: "La politica sceglie il ministro, il sottosegretario, l'assessore alla Sanità. Poi deve stare fuori dal Servizio sanitario nazionale. Il nostro programma prevede nuovi criteri per la scelta dei vertici di Asl e ospedali, in base al merito. Tutto deve essere pubblico - sottolinea Veltroni - con regole chiare, curricula e bandi trasparenti, documentazioni pubblicate anche su Internet.

D'intesa con le Regioni porteremo modifiche legislative e regolamentari - spiega - per far sì che la nomina dei dg della Asl sia effettuata da parte di una commissione regionale di tre tecnici-saggi, che selezionano i candidati attraverso pubbliche audizioni, come si fa negli Usa e anche in Europa".

Il leader del Pd propone anche l'istituzione di "un organismo indipendente, uno solo - ci tiene a precisare - snello, con ampi poteri di intervento, che valuti periodicamente la qualità dei servizi offerti, la sicurezza, l'efficienza e gli sprechi sia del pubblico che del privato".

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