Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

31 maggio 2008

"Signor presidente, dall'estero non riconosco più la mia Italia"

"Da anni vivo in paesi multietnici, ma non ho mai visto tanta intolleranza come quella che nasce e viene alimentata da noi"
di MARIA VINCI

Da una giovane ricercatrice italiana residente in Gran Bretagna, questa lettera-appello al Presidente della Repubblica

Carissimo Presidente,
sono un'italiana residente all'estero ormai da diversi anni, ma nonostante questo sono sempre stata attaccata alla mia cara Italia. I suoi colori, la creatività, la vivacità, genuinità e ospitalità della nostra gente sono tutte cose che fino a pochi giorni fa venivano decantate all'estero come marchio dell'essere italiano e che tanto mi rendevano orgogliosa.
Come può ben immaginare, continuo a seguire tutti i fatti di attualità, di politica, di cronaca che riguardano il nostro Paese, e mi creda, mi rattrista dover confessare a Lei e prima ancora a me stessa che mi vergogno dell'Italia ritratta in questi giorni su tutte le prime pagine dei giornali nazionali e internazionali.

Signor Presidente ma che succede? Dove è finita la succitata "ospitalità" degli italiani? E' davvero possibile che il sentimento più forte che emerge nella popolazione sia ormai la paura dello straniero, del migrante, dell'immigrato?

La sicurezza è certamente un problema serio, ma non penso che il modo giusto di risolverlo sia quello di alimentare la paura e l'intolleranza nei confronti di persone comunitarie ed extracomunitarie. Piuttosto penso che una più attenta politica di integrazione sociale sia la soluzione al problema dell'Immigrazione che a mio avviso, non coincide (come il governo vuole far credere) con il problema della Sicurezza.
Siamo in EUROPA e credo sia assurdo leggere ancora sui giornali, titoli come "ragazza italiana violentata da un romeno". Con questo non voglio sminuire affatto la bruttura del reato, mi auguro soltanto che la giustizia faccia il suo corso indipendentemente da chi lo ha commesso. Quindi mi chiedo quale sia il bisogno di sottolineare la diversa nazionalità?

Sono una ricercatrice e il mio lavoro mi ha dato la possibilità di uscire fuori dai "nostri confini" e mi creda non ho mai trovato tanta intolleranza come quella che sta nascendo e che si sta alimentando negli ultimi tempi in Italia.

Adesso sono in Inghilterra e come lei sa qui di immigrati (comunitari ed extra comunitari) ce ne sono tanti, ma così tanti che non si può più fare una distinzione. Per farle solo un esempio, a Pasqua ero ad Oxford e in Chiesa ho assistito ad uno spettacolo meraviglioso: c'era tutto il mondo rappresentato in quella piccola Chiesa Cattolica. Mi colpì e mi commosse la diversità dei colori della pelle, dei costumi, ma al tempo stesso l'omogeneità e la coralità di tutte quelle persone.

Mi chiedo quando in Italia sarà possibile respirare quella stessa atmosfera di integrazione che si trova ormai nel resto d'Europa?

Signor Presidente spero tanto che Lei non permetterà al presente governo di inasprire i rapporti tra gli italiani e gli immigrati, spero che Lei alzi la voce davanti a ministri che giustificano e incitano alla pulizia dei campi rom, spero che Lei faccia tutto quello che è in suo potere per rendersi portavoce della necessità di migliorare la politica di integrazione sociale di cui l'Italia ha oggi bisogno per confrontarsi alla pari con il resto del mondo e d'Europa.

Fiduciosa nella sua persona e nell'importante carica istituzionale che lei ricopre, la ringrazio per la sua attenzione e le auguro buon lavoro.
Cordiali saluti,

Maria Vinci

(Pugliese, 34 anni, da 5 o 6 si dedica alla ricerca sul cancro. Ha studiato e lavorato a Milano (Ifom) e a Heidelberg in Germania. Ora si trova in Inghilterra)

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30 maggio 2008

L'energy drink richiede l'avvertenza

La Società Italiana di Farmacologia (SIF) ha attentamente considerato la potenziale pericolosità del consumo eccessivo delle bevande denominate energy drinks.

Queste bevande negli ultimi anni sono diventate sempre più popolari tra i giovani di età inferiore ai 30 anni che tendono a consumarne almeno 3-4 lattine la settimana e spesso le mescolano insieme ad alcolici e superalcolici.

SIF tiene a precisare che ogni lattina contiene caffeina (in genere una quantità lievemente superiore o equivalente agli 80-85 mg di una tazzina di caffè e decisamente superiore ai 23 mg di una classica Coca Cola), e a volte altri stimolanti quali, guaranà (contenente altra caffeina) o ginseng.

Al di là del fatto che la sola caffeina potrebbe provocare effetti diversi specie a carico dell'apparato cardiovascolare, e nonostante la popolarità che queste bevande hanno raggiunto nel mondo, molti Paesi ne hanno sospeso la distribuzione.

In Francia, Danimarca e Norvegia non ne hanno autorizzato la vendita. In Gran Bretagna il commercio è consentito liberamente, ma è sconsigliato l'uso alle donne in gravidanza, ai minori e alle persone a rischio cardiovascolare.

Considerando che esistono alcuni dati incompleti sugli effetti eventualmente pericolosi dell'eccessivo consumo di energy drink SIF, comunque, chiede al Ministero della Salute di imporre ai produttori che sia aggiunta sulle etichette degli Energy Drink una avvertenza che sconsigli l'uso in soggetti cardiopatici ed ipertesi e avverta sui rischi derivanti dall'associazione con alcool.

Un'iniziativa simile - sia pure non drastica e incisiva come quella adottata in Paesi che ne hanno vietato la distribuzione - è stata presa dalla Gran Bretagna che sconsiglia l'uso di energy drinks in dosi elevate, tra i minorenni o in associazione a superalcolici.

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29 maggio 2008

Spesa farmaceutica, il Lazio fa demagogia

La Regione Lazio va nella direzione sbagliata, con provvedimenti che risulteranno inefficaci per la riduzione della spesa sanitaria e dannosi per il lavoro dei medici.

La 'bacchettata' arriva dal Sindacato dei medici italiani (Smi), che in una nota interviene a sostegno dei medici di famiglia laziali, in stato di agitazione contro le delibere approvate dalla Regione sull'appropriatezza prescrittiva e sui farmaci a brevetto scaduto.

"Abbiamo bisogno di investire di più in sanità - spiega Maria Paola Volponi, responsabile nazionale Smi per la medicina generale - in modo da stare in linea con l'Europa e spendere meglio. Invece, tra gli amministratori regionali si è ormai affermata la convinzione che bisogna solo tagliare.

In Italia, è bene ricordarlo, il rapporto tra la spesa sanitaria e il Pil è dell'8%, mentre negli altri Paesi europei si attesta mediamente sul 10%. La nostra spesa farmaceutica è pressocché sotto controllo e incide molto poco, considerando che il nostro è un Paese con una popolazione sempre più anziana e quindi con tante cronicità.

Per raschiare il fondo del barile, non si può mettere a rischio l'appropriatezza delle cure e la salute dei cittadini. Questa è pura miopia. E le conseguenze sono iniziative come quelle del Lazio, dove i 'contabili' della Regione di fatto invadono territori che non sono di loro competenza, cioè le scelte prescrittive dei medici sui farmaci.

Oltretutto sotto la minaccia di duri controlli e pesanti sanzioni. Invece di scaricare il peso di queste scelte sui medici - prosegue - sarebbe stato più giusto affrontare il problema alla radice.

Come hanno ampiamente spiegato i dirigenti regionali del sindacato, se la classe politica volesse davvero aggredire la spesa farmaceutica, sarebbe sufficiente la sorveglianza in merito alla corretta applicazione delle note Aifa sia a livello territoriale sia a livello ospedaliero".

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Napoli, dermatologi a confronto

Offrire i migliori aggiornamenti nel campo della dermatologia, formare i giovani e accendere i riflettori sulle malattie che possono colpire la nostra cute. Ma anche fare il punto sulle nuove applicazioni del botulino in caso di eccessiva sudorazione della pelle, e sulle tecniche innovative nel campo della dermochirurgia.

Sono questi i temi principali del quarto Congresso nazionale di dermatologia e venereologia, che ha aperto i battenti ieri a Napoli presso la mostra d'Oltremare, e proseguirà fino al 31 maggio. L'appuntamento campano quest'anno vede riuniti più di 1.500 specialisti, per uno scambio di esperienze e un aggiornamento sulle ultime novità scientifiche.

Non solo le malattie classiche come psoriasi, tumori cutanei, melanoma e malattie a trasmissione sessuale al centro della nuova edizione del Congresso, ma anche botulino e dermochirurgia. E protagonisti della giornata d'apertura sono stati proprio i giovani che hanno potuto sperimentare simulazioni pratiche di dermochirurgia e aggiornarsi su temi 'must', come filler e botulino.

"L'uso della tossina botulinica - ha spiegato Patrizio Sedona, direttore della Divisione di dermatologia dell'ospedale SS. Giovanni e Paolo di Venezia - è motivato da risultati spesso eccellenti tra i pazienti. Uno studio recente, in particolare, ha mostrato il potente effetto, soprattutto nel trattamento della psoriasi inversa, di questa potente tossina.

Tanto che ora questo trattamento viene preso in considerazione anche nella nevralgia post zoster, nella fase iniziale del piede diabetico". Nella giornata d'apertura giovani neolaureati, specializzandi, ma anche specialisti con navigata esperienza, hanno potuto sperimentare sulla cute animale come asportare fibromi ma anche formazioni maligne, come melanomi e neoplasie della pelle. Oltre a effettuare piccoli interventi, tipo asportazioni di verruche, cheratosi, fibropapillomi.

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ARIS: chiusura su contratto privati

Nessuna apertura sul rinnovo del contratto per i lavoratori della sanità privata da parte dell'associazione dell'ospedalità religiosa (Aris). Lo denunciano Cgil Fp Cisl Fp Uil Fpl che ieri, a Roma dopo il sit-in organizzato davanti alla sede dell'Aris nazionale, sono state ricevute dal presidente nazionale dell'associazione e da una delegazione dei componenti del Consiglio.

Ma i vertici dell'Aris hanno mantenuto un "atteggiamento di chiusura senza voler fissare nessun calendario di lavoro e rimpallando le responsabilità del mancato rinnovo contrattuale sulle regioni", rincarano i sindacati che si preparano, dal prossimo 3 giugno, a nuove iniziative di protesta 'itineranti', che toccheranno tutte le Regioni.

Le sigle confederali della Funzione pubblica hanno organizzato il sit-in di rivendicando proprio il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da 29 mesi, e il superamento da parte delle rappresentanze dei datori di lavoro - Aris e Aiop - dei continui rimpalli di responsabilità con le Regioni.

Nel corso dell'incontro con i vertici Aris, Cgil Fp, Cisl Fp, Uil Fpl hanno denunciato e rigettato l'ipotesi di contratti regionali e chiesto all'Aris "di aprire immediatamente il confronto con il sindacato - mai aperto finora - per confermare con i fatti una volontà annunciata, solo a parole, di voler arrivare alla firma in tempi brevi".

Ma il confronto non ha avuto i risultati sperati. Le segreterie nazionali delle associazioni sindacali hanno quindi annunciato che, dal 3 giugno, partirà una protesta nazionale e locale con un vero e proprio 'tour' della mobilitazione dei lavoratori in tutt'Italia, con sit-in e assemblee esterne alle strutture sindacali, gazebo permanenti per il volantinaggio e camper che gireranno nelle varie città.

"Se le Regioni nel frattempo - conclude una nota congiunta - non assumeranno una decisione imperativa nei confronti di Aris e Aiop, obbligandoli al rinnovo contrattuale, la mobilitazione culminerà in una grande iniziativa fino allo sciopero generale contro datori di lavoro e le istituzioni nazionali e locali".

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Chimere e ibridi all'esame del CNB

Chimere e ibridi al vaglio dei bioeticisti italiani. Nella sessione plenaria di oggi del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb) verrà presentato un documento su questi temi, balzati agli onori delle cronache e della polemica politica dopo la decisione della Gran Bretagna di avviare la sperimentazione di embrioni ibridi uomo-animale, per ottenere staminali embrionali.

La riunione di sarà un po' speciale perché, oltre a tenersi nella Sala Verde di palazzo Chigi, con ogni probabilità vedrà la presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, e un saluto del premier Silvio Berlusconi. Consiglio dei ministri permettendo. Il testo che il Cnb dovrà discutere a partire da domani stabilisce che "non è il mescolamento di tessuti e cellule e/o geni umani/animali a creare in sé problemi bioetici.

Questi - rileva il documento - sorgono quando gli organismi creati risultano di identità incerta. Il problema si pone allora per alcuni tipi di chimere, per alcuni tipi di organismi transgenici, e per tutti gli ibridi, nel caso di mescolamento di specie umana e non umana". Dunque sin da questo punto una sostanziale bocciatura delle sperimentazioni britanniche.

Secondo quanto elaborato dal gruppo di lavoro coordinato da Assuntina Morresi, inoltre "non è accettabile eticamente creare in laboratorio un essere vivente, a partire da materiale cellulare umano, la cui stessa definizione appare incerta e di cui si ignora la natura".

Ma, ancora più radicalmente "è eticamente non accettabile prospettare ipotetiche future terapie per malattie incurabili, e gravemente invalidanti, per giustificare esperimenti così gravemente problematici". Quindi una sorta di messa al bando della stessa idea alla base del lavoro a cui il governo di Gordon Brown ha dato il disco verde.

Una posizione peraltro ribadita dalla successiva determinazione, che rileva come sia "eticamente non accettabile giustificare esperimenti scientifici volti a manipolare l'identità dell'uomo e comunque a offenderne la dignità, semplicemente invocando l'aumento delle conoscenze che da esse deriverebbero".

Sulla base di queste determinazioni, il testo propone che il Cnb auspichi "una moratoria sulla produzione di ibridi uomo animale e, solo se adeguatamente giustificate, l'utilizzazione di tecniche di ricerca alternativa, come quelle sull'ibridazione tra specie animali diverse". Il documento sarà presentato oggi per la prima volta, dunque è poco probabile che verrà approvato così com'è.

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Abruzzo e Lazio, forse nuove tasse

Il confronto tra il Governo e le due Regioni prosegue sul fronte dei piani di rientro

Per le Regioni Lazio e Abruzzo dovrebbe essere in via di risoluzione la questione aperta dalla lettera inviata dall'ex premier Romano Prodi sulla necessità di aumentare le addizionali Irpef e le aliquote Irap e il possibile insediamento di un commissario 'ad acta', a causa dei deficit sanitari.

L'altra sera al ministero dell'Economia, le due Regioni sono state ricevute dal sottosegretario Giuseppe Vegas ed è stato fissato - per oggi alle 12, al ministero dell'Economia - un nuovo incontro, questa volta decisivo, sul nodo dell'aumento di tasse e sulla necessaria istituzione del commissario 'ad acta'.

Alla Regione Lazio si respira aria di ottimismo e regna la fiducia che il pericolo aumento-tasse sia scongiurato. Ma il confronto tra il Governo e le due Regioni prosegue sul fronte dei piani di rientro.

A quanto si apprende, dall'incontro di ieri è emerso che i piani di rientro non vengono messi in discussione e le Regioni devono rispettare quegli obiettivi.

Ci sarebbe tuttavia la disponibilità del Governo a trovare un accordo con i governatori sui tempi di applicazione dei piani - tempi che potrebbero infatti dilatarsi - senza intaccare l'efficacia e l'efficienza nell'applicazione delle misure.

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28 maggio 2008

La Sapienza contro la Duchenne

L'università 'La Sapienza' di Roma e la Amsterdam Molecular Therapeutics (Amt) hanno siglato un accordo di licenza che consente all'azienda olandese di sviluppare, produrre e commercializzare una terapia genica contro la Distrofia muscolare di Duchenne (Dmd).

Il prodotto si baserà sulla tecnologia dell"exon skipping' con Rna antisenso ideata dall'equipe di Irene Bozzoni del dipartimento di Genetica e Biologia molecolare de 'La Sapienza'. La distrofia di Duchenne e Becker è una malattia rara, la forma più grave delle distrofie muscolari, che colpisce uno su 3.500 maschi nati vivi.

Si stima che in Italia ci siano cinquemila persone affette dalla patologia. Attualmente non esiste una cura specifica, ma un trattamento messo in atto da equipe multidisciplinari che ha permesso di migliorare le condizioni generali e raddoppiare le aspettative di vita. Nei giorni scorsi è stata firmata un'intesa di licenza esclusiva, promossa anche da Parent Project Onlus, che consentirà a 'La Sapienza' di mantenere la proprietà intellettuale del brevetto e alla Amt, leader nelle biotecnologie nel campo della terapia genica, di acquisire il know-how della ricerca di base destinando, così, tutte le risorse allo sviluppo industriale fino alla commercializzazione del nuovo trattamento.

La tecnica si basa sulla possibilità di curare la Dmd, che è determinata da alterazioni del gene che codifica per una proteina strutturale del muscolo (la distrofina), non modificando il Dna bensì l'Rna trascritto dal gene mutato.

Grazie all'uso di molecole 'antisenso', il gruppo della professoressa Bozzoni è riuscito a escludere dall'Rna la porzione mutata e a ripristinare la sintesi della proteina mancante.

Tali studi, che sono stati finanziati negli anni dalla Fondazione Telethon e da Parent Project Onlus, hanno dimostrato efficacia terapeutica sul modello animale del topo distrofico.

"Sono doppiamente soddisfatta per questo accordo - ha dichiarato Bozzoni - da una parte perché esso permette di dare slancio a un'iniziativa d'interesse sociale per lo sviluppo della quale era indispensabile trovare un interlocutore industriale, dall'altra perché questi risultati sono il coronamento di molti anni di ricerca dedicata a scoprire i meccanismi di base del funzionamento dell'Rna; proprio grazie a questi studi siamo riusciti a trovare una soluzione per la cura di una patologia molto grave".

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A Milano un centro per le neurotecnologie

Il CDA della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena, di concerto con il Rettore dell'Università Statale di Milano, Enrico Decleva, e il Preside della Facoltà di Medicina, Virgilio Ferruccio Ferrario, ha deliberato la costituzione del Centro di Ricerca Clinica per le Neuronanotecnologie e la Neurostimolazione, affidandone la direzione al Prof. Alberto Priori. Oltre alle risorse economiche e alle competenze professionali attivate dalla Fondazione e dall'Università Statale di Milano, sulla base delle convenzioni in essere, il neonato centro potrà contare su un importante stanziamento del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) in via di definizione.

"Il Centro costituisce - si legge in una nota - il punto di incontro di varie competenze cliniche di neurologia, neurofisiologia, neurochirurgia, neuropsicologia con competenze di tipo ingegneristico e tecnologico. L'attività di ricerca del Professor Priori è focalizzata sulle metodiche di neurostimolazione terapeutica, con particolare riguardo alla stimolazione cerebrale profonda e alle metodiche di stimolazione transcutanea non invasiva.

Nell'ambito della stimolazione profonda per il trattamento dei disordini del movimento (tra cui il morbo di Parkinson), si stanno mettendo a punto sistemi innovativi per la stimolazione adattiva dei tessuti cerebrali che permettono di trasmettere impulsi modulabili a seconda delle necessità del paziente.

Nell'ambito delle metodiche non invasive si stanno studiando le applicazioni cliniche e terapeutiche di neuromodulazione cerebrale e spinale con sistemi non-invasivi per il trattamento di patologie di grande rilevanza, quali la malattia di Alzheimer, la depressione, la cefalea, lo stroke, il dolore, le lesioni midollari.

I risultati del lavoro dell'equipe del prof. Priori sulle metodiche di neurostimolazione terapeutica sono stati oggetto di pubblicazioni internazionali e di domande di brevetto internazionali.

La struttura si fonda inoltre su consolidate collaborazioni con importanti istituzioni nazionali ed internazionali come il Dipartimento di Bioingegneria del Politecnico di Milano, la School of Biomedical Engineering della Drexel University di Philadelphia (USA), l'Ospedale Nazionale dei Paraplegici Toledo Spagna, la Harvard Medical School di Boston (USA)".

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Spriano nominato presidente AOOI

Giuseppe Spriano è il nuovo presidente nazionale dell'Associazione otorinolaringologi ospedalieri italiani (Aooi) per il prossimo biennio. La nomina è avvenuta a Torino nel corso del 95esimo Congresso nazionale della Società italiana di otorinolaringoiatria, che ha riunito tutti gli specialisti di questa disciplina.

L'assemblea plenaria dei soci lo ha eletto con il 98% delle preferenze. Spriano, 55 anni, è uno dei massimi esperti, anche a livello internazionale, nel trattamento dei tumori della testa e del collo. Dal 2002 è primario di Otorinolaringoiatria all'Istituto tumori Regina Elena di Roma.

Ha lavorato per 25 anni all'Ospedale di Circolo di Varese, dove ha ricoperto il ruolo di primario della Divisione di otorinolaringoiatria e direttore del Dipartimento di neuroscienze. Il suo curriculum scientifico vanta più di 100 pubblicazioni, 6 libri.

È uno dei pochi italiani ammessi alla Società americana di otorinolaringoiatria ed è membro onorario della Fondazione internazionale dei tumori della testa e del collo.

A ottobre a Roma Spriano organizzerà il Congresso mondiale della Federazione internazionale delle società di oncologia cervico-facciale (International Federation of Head and Neck Oncological Societies, Ifhnos), su incarico della stessa federazione.

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Pochi i sanitari che non sbagliano

Solo il 23% dei medici e il 37,5% degli infermieri italiani dichiara di non essere mai incappato in un evento avverso nella sua vita lavorativa. "Dunque il 77% dei primi e il 62,5% dei secondi ne ha vissuto almeno uno, soprattutto per colpa di stress e affaticamento (42,3%), cattiva organizzazione del lavoro o personale inadeguato (16,6%) e scarsa comunicazione (9,5%)".

Lo ha riferito ieri a Roma Riccardo Tartaglia, vicepresidente Sisqt (Società italiana per la sicurezza e la qualità nei trapianti ) e direttore Gestione rischio clinico della Regione Toscana, illustrando i dati di un recente studio nazionale dell'Agenas (Agenzia nazionale servizi sanitari regionali), alla presentazione della nuova società.

Una ricerca realizzata su un campione di 942 operatori sanitari di 18 aziende sanitarie italiane, che deve far riflettere. "Ridurre il più possibile frequenza e gravità degli eventi avversi che possono danneggiare la salute dei cittadini è un obiettivo importante", ha sottolineato Tartaglia.
E se "il rischio zero in un settore delicato come i trapianti non esiste, occorre lavorare avendo come obiettivo la riduzione dei pericoli - gli ha fatto eco Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti - Quella italiana è comunque una realtà positiva, in cui sicurezza e qualità sono oggetto di normative".

Tanto che, in base a quanto emerso sulla nuova normativa europea attesa per il 2009, "siamo in linea con i futuri standard del vecchio continente: l'Italia, dunque - ha detto Nanni Costa - non dovrà aggiornare la sua attività, perché già in regola".

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Marino: come agirà il Governo?

"Come primo atto in Commissione Sanità al Senato abbiamo chiesto un'audizione del ministro Sacconi per conoscere quali siano le intenzioni del governo in materia di sanità", lo ha detto Ignazio Marino, capogruppo del PD, al termine della seduta della Commissione svoltasi nella giornata di ieri.

"Siamo preoccupati - continua Marino - della decisione della maggioranza di non istituire il Ministero della Salute e ci chiediamo quali siano le priorità per la politica sanitaria. Non essendoci un punto di riferimento definito, vogliamo chiedere al Ministro del Welfare se ritiene di intervenire in maniera urgente sul problema delle liste d'attesa, oppure sulla sicurezza e l'ammodernamento tecnologico degli ospedali o ancora sul nodo dei contratti di lavoro degli operatori della sanità bloccati da due anni".

"Ci tengo a sottolineare - ha detto Marino durante la seduta della Commissione - che la legge finanziaria del 2008 indica il numero di ministeri che deve essere istituto ma non specifica quali siano questi ministeri e quali debbano essere accorpati.

Quindi, la decisione di annullare il Ministero della Salute non è il frutto del caso o di una legge, ma riflette piuttosto la volontà di mettere in secondo piano il settore che si dovrebbe preoccupare della salute dei cittadini. E questo non può lasciarci indifferenti".

"Va riconosciuto invece - conclude Marino - un clima di collaborazione rispetto alla decisione di mettere all'ordine del giorno dei lavori della Commissione sanità il disegno di legge sulle malattie rare e i farmaci orfani che mi vede primo firmatario ma che è stato sottoscritto in maniera trasversale da molti senatori della maggioranza e dell'opposizione".

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La malasanità nemica dei donatori

Trapianti stabili in Italia, una situazione di stallo che, di fatto, consentirebbe margini di miglioramento ma sembra collegata a doppio filo al rapporto dei cittadini con il sistema sanitario: là dove è buono, le cose vanno meglio

"La sfiducia, alimentata da vicende personali o casi di malasanità, di fatto è nemica della donazione d'organo e non fa bene ai trapianti". Parola di Franco Filipponi, presidente della Sisqt, la nuova Società italiana per la sicurezza e la qualità nei trapianti presentata ieri a Roma, in un incontro al Campidoglio.

"Secondo numerosi studi internazionali - precisa l'esperto - il 75% delle persone, in generale, direbbe sì al trapianto. Dunque occorre tener presente che lo zoccolo duro dei contrari a ogni costo rappresenta 'solo' il 25%". Il problema, però, è che anche chi sarebbe ben disposto (circa tre persone su quattro) si trova poi, nei fatti, a dire no. "Magari perché ha vissuto un'esperienza negativa in ospedale, non si è sentito seguito nella vicenda che ha coinvolto il proprio famigliare, o in generale non ha fiducia nella sanità pubblica".

Così ci si ritrova con un panorama a macchia di leopardo, e numeri che oscillano "dai 6 donatori per milione di abitanti in Puglia ai 42 per milione in Toscana", prosegue il presidente Sisqt. "Nel corso di quest'anno, alcune regioni del centro-Sud, come Sicilia e Lazio, stanno recuperando, mentre da Puglia e Campania non arrivano segnali positivi".

La formazione del personale e la modalità con cui gli operatori interagiscono con pazienti e familiari sono fondamentali, hanno rilevato gli esperti. Ma anche la storia della sanità di un particolare territorio, con gli incidenti e gli eventi particolari finiti sui giornali.

"La malasanità non fa bene, neanche ai trapianti - dice Filippone - Dunque, pur tenendo conto che in questo campo il rischio zero non esiste, è cruciale fare tutto il possibile perché i pericoli si riducano al minimo, anche ascoltando le segnalazioni e i bisogni dei cittadini". Per questo della neonata società faranno parte anche le associazioni dei pazienti.

"Vogliamo contribuire a far emergere le istanze del territorio - evidenzia Vincenzo Passarelli, presidente Aido (Associazione italiana donatori d'organo) - e discuterle con metodo scientifico, per arrivare a indicazioni operative, da comunicare a istituzioni e organi competenti. L'efficienza del sistema sanitario e la sicurezza dell'utilità sociale di organi, tessuti e cellule donati sono fondamentali - conclude - per incrementare il numero delle donazioni in Italia".

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Smi contro delibere su generici

Medici di famiglia del Lazio sul piede di guerra. Il Sindacato dei medici italiani (Smi) ha infatti proclamato lo stato di agitazione della medicina convenzionata.

Motivo della protesta: le due delibere regionali in materia di prescrizione dei farmaci generici, diventate operative il 7 maggio e legate ad una circolare applicativa che i medici hanno ricevuto, in via preliminare, giovedì 22. Circolare però non condivisa dallo Smi Lazio, perché "stravolge l'ambito della farmacologia clinica e limita le possibilità prescrittive e di cura del cittadino della regione".

Il provvedimento della Giunta laziale prevede l'introduzione di un 'codice di valorizzazione' con il quale il medico giustifica i motivi che lo hanno indotto alla prescrizione di un determinato farmaco 'griffato', anziché del generico corrispondente. Fra le motivazioni, ciascuna corrispondente a una lettera dell'alfabeto: la "documentata intolleranza (B), allergia e/o interazioni (C), inefficacia o non risposta (D) ai farmaci di cui è scaduta la copertura brevettale appartenenti alla stessa categoria omogenea".

E ancora: "particolari esigenze terapeutiche per pazienti a rischio" (E) o "pazienti in prosecuzione di terapia ospedale-territorio" (F). "Se l'obiettivo della Regione - sottolinea all'ADNKRONOS SALUTE Cristina Patrizi dello Smi Lazio - fosse quello di indirizzare verso la prescrizione esclusiva dei farmaci generici, ciò dovrebbe essere ottenuto mediante una chiara scelta politica, concordando una riedizione del prontuario regionale dei farmaci prescrivibili a totale carico del Ssr, e dandone ampia e motivata diffusione ai cittadini.

Per questo motivo, lo Smi tutelerà in tutte le sedi opportune i medici 'inibiti' nelle loro possibilità prescrittive, nonostante l'applicazione di correttezza deontologica e appropriatezza in relazione a scheda tecnica e note Aifa". Il Sindacato dei medici italiani propone quindi altre misure di accorgimento per contenere la spesa sanitaria regionale.

"Bisogna eliminare - conclude lo Smi - tutte le esternalizzazioni di attività a società private, soggetti terzi o cooperative rivalutando l'impatto economico della gestione amministrativa di tutte le aziende e della regione stessa".

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Tagli in sanità amaramente presenti

Quando si parla di razionalizzazione purtroppo la spesa sanitaria è coinvolta. A dirlo è Francesca Martini, sottosegretario al Welfare che - a margine di un incontro ieri a Roma sui fondi per l'assistenza sanitaria integrativa - si dice in sintonia con le parole pronunciate ieri dal ministro delle Riforme per il Federalismo, Umberto Bossi, che evocava la necessità di tagli agli enti locali e alla sanità.

"Il ministro Bossi - ha spiegato Martini - ha fatto riferimento ai bilanci delle Regioni e dello Stato, assorbiti per due terzi proprio dal spesa sanitaria.

Quando è necessario intervenire razionalizzando - ha precisato - la spesa sanitaria purtroppo ci va di mezzo". L'esponente della Lega ha ricordato che ci sono Regioni "in cui questa spesa produce effetti positivi, e sistemi di eccellenza.

E ce ne sono altre che non producono qualità, in cui la spesa è alta e sono state anche rimpinguate dai fondi per i Piani di rientro dal deficit".

Queste realtà "non producono risposte ai bisogni dei cittadini, che le vanno a cercare in regioni del Nord: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna.

E questo - conclude - per le Regioni virtuose rappresenta anche un problema di bilancio perché i rimborsi per le prestazioni effettuate, quando arrivano, avvengono con due anni di ritardo".

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Prescrizione esami spetti a radiologo

Non solo tecnici: i radiologi italiani puntano a un ruolo di protagonista, insomma a prescrivere gli esami diagnostici. Lo sottolinea Alfredo Siani, direttore area funzionale di radiodiagnostica dell'Istituto nazionale tumori Fondazione Pascale di Napoli, che oggi si insedia alla presidenza della Società italiana di radiologia medica (Sirm), succedendo a Roberto Lagalla, ordinario di Radiologia all'Università di Palermo.

"Dobbiamo andare sempre più verso la radiologia clinica e la radiologia d'organo - ha detto a Roma Siani, in occasione della chiusura del 43.esimo Congresso nazionale della società scientifica che riunisce oltre 8 mila radiologi italiani - Il radiologo deve diventare l'interlocutore del clinico medico. Ma noi siamo di fatto anche clinici, non solo tecnici; dovrebbe spettare al radiologo il compito di prescrivere gli esami diagnostici.

Al medico di medicina generale o ad altri specialisti - ha aggiunto - il compito di inviare una richiesta di accertamenti per un sospetto diagnostico. Sta, poi, al radiologo decidere l'esame più appropriato per quel tipo di paziente. E', dunque, indispensabile un'adeguata preparazione anche clinica, pena il rischio di richieste di esami inutili, che aumentano la spesa e i tempi di attesa".

Ma non basta. "Come società scientifica dobbiamo tutelare la professione da ingerenze esterne", ha proseguito Siani. Per questo sono necessarie "da una parte elevate competenze, dall'altra la consapevolezza della forza della categoria, partendo da una conoscenza approfondita della situazione della radiologia in Italia".

Di fondamentale importanza il censimento delle strutture radiologiche presenti sul territorio nazionale. Un lavoro già avviato, che permetterà di avere una fotografia reale della situazione del Paese, "con riferimento al numero di radiologi per struttura, allo stato delle attrezzature e all'organizzazione del lavoro", spiega il vertice Sirm. Entro il 2010 tutte le strutture pubbliche e private accreditate saranno analizzate, e il censimento continuerà con report annuali a monitorare la situazione per 10 anni.

Il lavoro permetterà anche di quantificare il ricorso all'outsourcing. "Un punto fondamentale, perché l'utilizzo di risorse esterne deve rispondere a criteri di qualità e non di quantità", ha specificato Siani. "Alla luce di quello che ha anticipato il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio nella cerimonia di apertura dei lavori del congresso Sirm - ha precisato Siani - il privato accreditato avrà un peso più importante nei prossimi 5 anni di quanto non abbia avuto in precedenza". Il neopresidente concorda con questa impostazione, "a patto che - ha concluso - si parli di privato di qualità".

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Più medici fiscali per battere l'assenteismo

"Per vincere la guerra contro i dipendenti 'finti malati' e i medici compiacenti c'è solo una strada: aumentare il numero dei medici fiscali. Altre strade rischiano di rimanere aria fritta e propaganda".

Parola di Serafino Zucchelli, ex sottosegretario al ministero della Salute, che commenta così la battaglia intrapresa dal ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, contro i dipendenti pubblici 'fannulloni'. Una battaglia che, come anticipato in prima pagina dal quotidiano 'Italia Oggi', ha spinto Brunetta a mettere a punto un disegno di legge ad hoc, che colpisce anche il malcostume dei certificati medici 'facili'. Con l'approvazione di questo Ddl, infatti, non sarà più tanto facile farsi fare un certificato medico per giustificare l'assenza dal lavoro. Se la diagnosi messa nera su bianco non sarà vera, oppure esagerata, si rischierà grosso. Non solo il dipendente fannullone, ma anche il camice bianco compiacente.

Il medico dipendente del Ssn che fa falsi certificati, oppure che "viola i canoni di ordinaria diligenza nell'accertamento della patologia", con questo disegno di legge va infatti incontro a licenziamento. In tronco. Insomma, per perdere il posto di lavoro basterà scrivere che si tratta di bronchite invece che di semplice influenza.

"Ben venga questo provvedimento - sottolinea Zucchelli all'ADNKRONOS SALUTE - a patto, però, che risulti applicabile. La questione è infatti capire chi dovrà stabilire se si tratti di bronchite o di influenza. L'unica soluzione è quella di aumentare il numero dei medici controllori". Una misura che necessita investimenti.

"Potenziare il servizio di controllo fiscale - spiega l'ex sottosegretario - ha il suo costo. Assai elevato. Bisognerà quindi vedere - conclude Zucchelli - se oltre all'approvazione della legge, ci sarà anche la volontà di applicarla. Al meglio".

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MMG, urgente trattare sulla convenzione

E' necessario riprendere urgentemente la trattativa per il rinnovo della Convenzione dei medici di famiglia e discutere, oltre che della parte economica, anche degli ambiti di intervento della medicina generale

A dirlo è Francesca Martini, sottosegretario al Welfare, che tra le sue competenze avrà anche quelle di gestire il rapporto con la medicina di famiglia e con le sue organizzazioni sindacali. I tempi per l'avvio della trattativa dovrebbero essere brevi. "Presenterò un 'calendario' - ha precisato - a Fiuggi, dove la Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) sta preparando un incontro con tutte le rappresentanze dei camici bianchi per il 13 e 14 giugno".

"Ho già incontrato il segretario generale della Fimmg, Giacomo Milillo - ha spiegato Martini, a margine di un convegno a Roma sui fondi per l'assistenza sanitaria integrativa - e ho dato ampia disponibilità a riprendere urgentemente le fila della trattativa che, in realtà, si era arenata durante la scorsa legislatura.

Dovremo non solo guardare alla discussione sulla parte economica. E' anche necessario analizzare profondamente gli ambiti di intervento della medicina di famiglia, i capisaldi della loro capacità assistenziale. In particolare ho posto un grande accento sulle liste d'attesa e sul contributo che la medicina generale può dare per ridurle", ha sottolineato.

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26 maggio 2008

Gli ultimi saranno beati se i primi saranno ascoltati.

In Pane e cioccolata, un film di Brusati degli anni ?70, il personaggio interpretato da Manfredi emigra in Svizzera, si tinge di biondo per nascondere la sua provenienza e per difendere il piccolo benessere raggiunto.

Oggi l?operaio iscritto alla Fiom vota per la Lega, o per Berlusconi, esattamente per gli stessi motivi; rimossa la propria origine, magari di terrun emarginato, il bisogno avvertito è quello di consolidare status sociale, sicurezza e vantaggi materiali. Interessi di parte e non comuni.

Come ricorda Luigi Cancrini sull?Unità, all?inizio degli anni ?80 gli abitanti delle borgate romane smisero di votare per il PCI dopo aver ottenuto acqua, luce, gas, fognature e fermate dell?autobus. Petroselli, grande sindaco comunista, s?adoperò in modo concreto per migliorare le condizioni di vita di quel popolo di emarginati, che poi votò a destra perché minacciato dai nuovi arrivi di immigrati (del nostro sud).

Oggi come allora, la destra manifesta grande capacità nell?intercettare l?atteggiamento paranoico di alcune sacche di popolazione. E? scritto nel DNA delle genti che abitano ogni angolo della terra: esiste una corrispondenza direttamente proporzionale tra paranoia e aggressività. Alzare la percezione d?insicurezza (e in questo la destra è maestra) per condurre l?elettore su posizioni conservatrici e retrive.

Berlusconi rivendica e promette sicurezza, urla a pieni polmoni la sua politica di protezione dei grandi e piccoli interessi. Ecco quindi che l?operaio, l?impiegato, l?artigiano e il piccolo imprenditore gli si affidano convinti di far parte della ?specie protetta?.

Alcune Regioni passano alla destra. Aree del paese per nulla ricche e che sopravvivono grazie al denaro sottratto al nord ed elargito da uno Stato ?ladrone e centralista?; per questi elettori non ha alcuna rilevanza il programma federalista della Lega che, tagliando i finanziamenti, peggiorerà la loro sanità.

Sembra un nonsense, un darsi la zappa sui piedi, ma è così che va in una società complessa, in un paese che trova la sua identità solo durante la finale dei campionati mondiali di calcio. Gli operai votano per il padrone, un padrone insofferente delle conquiste garantiste compiute dalla sinistra; non è un sovvertire l?ordine naturale delle cose, è solo un giro di boa: alcuni ce la faranno a conservare o a migliorare la propria condizione esistenziale, gli esclusi andranno invece ad ingrossare le fila dei nuovi emarginati, in attesa di una sinistra che accolga le loro istanze per un successivo giro di boa.

Il naufrago del Titanic, che ha guadagnato il suo posto nella scialuppa di salvataggio, prende a remate sulla testa chi è ancora in acqua; questa è la sintesi.

Non è facile parlare agli elettori di questo paese. Non lo è se l?interlocutore di sinistra, irrigidito su vaghi ideali di una diffusa giustizia sociale, perde le capacità di ascoltare di vedere e di prevedere.
In una contesa elettorale, il popolo è arbitro sovrano; guai ad ignorarne umori, aspettative e percezioni. Mantenere il governo di una nazione perseguendo accanitamente il nobile ideale leninista, il bene del popolo, di tutto il popolo, nessuno escluso, è un autentico suicidio politico se la sinistra italiana non riprendere a parlare e ad agire come un Soviet Supremo.

Se aiutiamo le ragazze rom (italiane o straniere che siano) ad uscire dai campi spingendole verso un apprendistato di lavoro come sarte, stiamo usando uno stile ?sovietico? di distruzione di una cultura o stiamo offrendo un?opportunità ?illuminista? a degli esseri umani?

Quando premiamo sulle donne romene di basso livello socio culturale affinché adottino una contraccezione (loro, spesso abituate ad abortire più volte), stiamo violentando la loro cultura tradizionale o le imbarchiamo sulla nave dell?emancipazione femminile, che noi consideriamo una delle grandi conquiste dell?800 e del ?900?

Sollevare dal carico fiscale un ceto medio composto da quadri direttivi e da piccoli imprenditori, offrire, ad esempio, la possibilità di detrarre la colf (un autentico costo di produzione del reddito familiare), significa fare i soliti interessi dei ?benestanti? o difendiamo la loro potenzialità di contribuire economicamente al sistema?

In una società occidentale a capitalismo avanzato i diseredati vanno protetti allo stesso modo dei lavoratori precari, dei giovani in cerca di lavoro, dei ceti a basso e medio reddito, che portano il gettito fiscale su cui si regge lo Stato. L?efficienza dei servizi pubblici protegge anche i ricchi, i ceti medi sono ben lieti di mandare i loro figli nelle scuole pubbliche, che da noi, a differenza che all?estero, sono considerate migliori delle private, e di farsi operare negli Ospedali pubblici, da sempre garanzia di maggior competenza e sicurezza.

Non abbiamo bisogno di dare il colore della destra al buon funzionamento dello Stato, che incontra il favore di tutti i ceti sociali. Nella sinistra vi è una grande tradizione di controllo del territorio, di spinta al progresso nei confronti delle arretratezze.

Uno Stato socialdemocratico efficiente spinge, stimola, reprime per convincere, non perde la speranza che tutti i cittadini possano contribuire al buon funzionamento delle strutture. Accetta fino in fondo il presupposto del profitto, senza retropensieri (e su questo bisogna fare una riflessione ben ferma), e non dimentica di dare soddisfazione a chi si impegna, né di proteggere (a volte anche da sé stesso) chi scivola del disagio sociale o personale e delinque.

Discorsi difficili, aspri, rischiosi. Ma mai come ora vale la pena di farli..

Perseguire la difesa delle sacche sociali bisognose e difendere gli interessi di quelle più agiate; prendersi cura di quelli che hanno da perdere e di quelli che hanno da guadagnare, per un motivo molto semplice: è l?unica via possibile. Scolarizzare i figli degli ultimi della terra, incalzarli nell?uscire dall?arretratezza, persuaderli all?integrazione ed al rispetto delle nostre conquiste culturali. Di questo abbiamo bisogno e non certo delle ronde padane che soddisfano solo l?appetito forcaiolo sempre più diffuso nel paese.

Si va a destra quando chi paga, non solo i costi di una macchina statale sempre meno efficiente, ma anche la scuola e la sanità per i ceti sociali meno abbienti, vede minacciato il proprio tenore di vita.

Si va a destra quando sale la percezione d?insicurezza anche fisica; bastano pochissimi reati compiuti da qualche immigrato, abilmente cavalcati dalla propaganda di destra, ed il gioco e fatto. E non ha importanza alcuna se la maggioranza dei delitti, sia per numero che per efferatezza, vengono invece compiuti da italiani.

I segnali vanno dati con azioni concrete che soddisfino le attese dei cittadini, Cacciari sostiene che la sicurezza e la legalità non hanno colore; Cofferati a Bologna, Dominici a Firenze, Zanonato a Padova, sindaci di sinistra che hanno intrapreso provvedimenti ?incolore? hanno indignato molte coscienze.

Oggi la sinistra italiana vive la sua sconfitta e lascia il paese nelle mani di una destra dai connotati sudamericani; e questa è una grave responsabilità, non sarebbe un dramma se l?Italia disponesse di una destra che oggi non c?è (quella di Montanelli).

Si apre la riflessione sui motivi della disfatta, alcune teste salteranno, volti nuovi faranno la loro comparsa, ma quello che più preme è che la sinistra impari la lezione che gli ultimi saranno beati se i primi saranno ascoltati.

Mauro David

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Olio di pesce ed esercizio per il sovrappeso

Nei pazienti in sovrappeso, l'assunzione di integratori a base di olio di pesce ed un regolare esercizio aerobio riducono il grasso corporeo e migliorano la salute cardiovascolare e metabolica.

Ciascuno di questi due elementi è già efficace in questo senso da solo, ma la loro combinazione lo è molto di più. Benchè molti studi abbiano investigato il potenziale dell'esercizio aerobioregolare di migliorare indipendentemente la composizione corporea ed i fattori di rischio cardiovascolari e metabolici, pochi hanno investigato l'influenza degli acidi grassi n-3 su questi fattori di rischio.

In base a quanto rilevato, l'aumento dell'assunzione di questi nutrienti potrebbe costituire un'utile aggiunta ai programmi d'esercizio volti a migliorare la composizione corporea e diminuire il rischio cardiovascolare.

L'aderenza alla terapia appare durevole: studi futuri dovranno valutare l'efficacia di questa combinazione a lungo termine ed investigare i meccanismi alla base del miglioramento della composizione corporea. (Am J Clin Nutr. 2007; 85: 1267-74)

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Legge 115 da rifinanziare

La legge 115, che dal 1987 detta le regole per la cura e prevenzione del diabete in Italia, ha bisogno di un nuovo impulso.

E' l'appello che Vera Buondonno Lombardi, presidente di Fand, l'Associazione italiana diabetici, lancia al nuovo Governo: "Serve al più presto un rifinanziamento - ha sottolineato - affinché le indicazioni preziose dettate da questa legge quadro non restino lettera morta".

La priorità, fa sapere Buondonno, è quella di uniformare le diverse realtà regionali. "Non è possibile che a distanza di vent'anni dall'approvazione, ancora permangano forti disparità di trattamento fra i malati italiani.

Eppure la legge 115, oltre a definire il diabete una patologia di alto interesse sociale, fissa dei principi fondamentali". Primo fra tutti l'obbligo per le Regioni, cui spetta l'applicazione delle norme, di dar vita a una rete di assistenza specializzata e di garantire l'inserimento sociale e lavorativo dei diabetici.

"Non tutte le amministrazioni però - denuncia Buondonno - sono state virtuose". C'è chi, come per esempio la Lombardia, ha dato un senso alla legge 115 trasferendone i principi nel proprio piano sanitario regionale e chi, sottolinea, ha fatto orecchie da mercante.

Da qui l'appello del presidente Fand che ieri ha colto l'occasione fornita dallo spettacolo del comico Alessandro Bergonzoni per ribadire la necessità di riservare nuova attenzione ai servizi per i diabetici. "Un punto di partenza - ha concluso - potrebbe essere proprio il rifinanziamento della legge 115".

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Un futuro hi-tech per i radiologi

Radiologi 'ad alta tecnologia'. Questo l'obiettivo della Società italiana di radiologia medica (Sirm) che per perseguire l'obiettivo della formazione high-tech ha identificato 25 centri di riferimento sul territorio italiano.

"Si tratta - spiega in una nota la Sirm - di strutture radiologiche individuate per la realizzazione del progetto di formazione pratica sulla tecnologia e sulle applicazioni cliniche delle metodiche di imaging in campo cardiovascolare e neurologico, avviato sotto la presidenza di Roberto Lagalla, ordinario di Radiologia all'università di Palermo".

L'iniziativa permetterà ai giovani radiologi di imparare a utilizzare le sempre più sofisticate apparecchiature diagnostiche "con un approccio didattico innovativo, che privilegia il saper fare oltre alla teoria. Due i settori in cui i neo-specializzati potranno impratichirsi: la cardioradiologia (cardio-Tc, cardio-Rm, angio-Tc e angio-Rm) e la neuroradiologia".

Gli allievi, riferisce ancora la Sirm, "impareranno a conoscere le modalità tecniche di esecuzione e post-processing di esami Tac o di risonanza magnetica (Rm) dell'apparato cardiovascolare o del sistema nervoso centrale, le modalità di somministrazione dei mezzi di contrasto per Tac e Rm, nonché le eventuali precauzioni al loro utilizzo le controindicazioni".

Studieranno le principali indicazioni, i vantaggi e i limiti dei due strumenti diagnostici. "Dovranno cimentarsi nell'interpretazione e nella refertazione di esami Tc e Rm delle principali malattie cardiovascolari o neurologiche-neurochirurgiche". I centri individuati dalla Sirm in associazione alle sezioni di studio in cardioradiologia e in neuroradiologia e all'Associazione italiana di neuroradiologia, rispondono a requisiti di eccellenza per quanto riguarda il parco macchine disponibili e le competenze scientifico-tecniche.

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SMI, migliorare i test di ammissione

"Non si ripetano gli errori degli anni passati. Forti dell'esperienza maturata, invitiamo la commissione, al lavoro in questi giorni per formulare i nuovi test, a rispettare il regolamento ministeriale evitando le 'interpretazioni arbitrarie' evidenziatesi l'anno scorso".

Parola di Pietrino Forfori, responsabile nazionale formazione per la medicina generale dello Smi, che interviene sulla formulazione dei test di ammissione alle scuole di formazione specifica di medicina generale per il triennio 2008-2011.

"Chiediamo - sottolinea in una nota Forfori - che i test vertano esclusivamente su argomenti di medicina clinica, prediligendo le capacità di ragionamento rispetto alle abilità di mero nozionismo. E ancora, che il grado di difficoltà sia rapportato al grado di formazione dei candidati.

L'area dei medici di famiglia - ha concluso Forfori - ha bisogno, come abbiamo più volte ribadito, di una rivoluzione e di una equiparazione ai percorsi universitari, cioè di pari dignità".

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SIMG E SIP contro il disagio mentale

Medici di famiglia e psichiatri insieme per affrontare i problemi del disagio mentale e garantire il benessere dei cittadini a 360 gradi. Nasce con questi presupposti il tavolo di lavoro tra la Società italiana di medicina generale (Simg) e la Società italiana di psichiatria (Sip).

La collaborazione punterà su diversi tipi di intervento, dall'assistenza nelle malattie somatiche, spesso sottovalutate nelle persone colpite da disturbi mentali gravi, alla definizione di strategie condivise per la comprensione e la gestione dei disturbi dell'umore. Senza dimenticare le situazioni più a rischio che riguardano cioè, adolescenti, migranti e i nuovi tipi di dipendenza.

"A trent'anni dalla legge di riforma dei servizi psichiatrici - hanno spiegato i presidenti delle due società scientifiche, Claudio Cricelli (Simg) e Mariano Bassi (Sip) - è tempo di fare il punto, e di farlo insieme, sui problemi ancora sul campo". In particolare "affrontare il tema della separatezza - continuano gli esperti - tra mondo psichiatrico e mondo delle cure primarie vuol dire oggi essere consapevoli delle dimensioni epidemiologiche e delle dinamiche sociali del disagio e del disturbo psichico, e provare a dare una risposta per quanto possibile integrata". La valorizzazione della 'medicina del territorio', in particolare, è un obiettivo che unisce medici di famiglia e psichiatri.

Per 'centrarlo' sono necessarie "progettazione a lungo termine, promozione della relazione terapeutica, proposizione di temi etici, definizione di strategie di utilizzo delle risorse". Ma la medicina del territorio "è ancora sottovalutata nel nostro Paese: la valorizzazione dovrebbe iniziare nelle facoltà mediche attraverso una enfasi sulla formazione, non solo disciplinare ma anche metodologica, e il rinforzo del tirocinio sul territorio".

La collaborazione si articolerà in iniziative più prettamente professionali - in programma studi su modelli di collaborazione e sullo sviluppo di indagini epidemiologiche per fotografare il 'continente sommerso' dei disturbi psichiatrici - e altre rivolte alla popolazione e ai rappresentanti istituzionali. Il primo appuntamento ufficiale sarà il congresso nazionale intersocietario nella primavera del 2009, che coinvolgerà medici di medicina generale e psichiatri.

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Medici di famiglia, meno tasse e burocrazia

Meno tasse e burocrazia per i medici di famiglia. Ma anche onorari da rivalutare, difesa dell'autonomia professionale e promozione di una politica unitaria con le altre associazioni di categoria

Si è chiuso con questi intenti il 27esimo congresso del Sindacato autonomo medici italiani (Snami), svoltosi nei giorni scorsi a Cervia, con la mozione conclusiva, votata all'unanimità dai delegati, in cui si approva la linea dell'esecutivo nazionale e si chiede un incontro urgente con il Governo.

Il congresso, dunque, ha dato mandato alla dirigenza del sindacato di lavorare per: "1) il recupero del potere d'acquisto degli onorari, gravemente erosi negli ultimi anni - si legge in una nota - 2) l'eliminazione delle forme incongrue di tassazione che gravano sul medico di assistenza primaria (Irap, tassa rifiuti, Ici); 3) la drastica riduzione degli atti burocratici di tipo amministrativo, estranei alla professione medica; 4) il mantenimento dell'esclusivo carattere privato dello studio del medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale".

Via libera unanime anche a una linea politica tesa a costruire "un fronte intersindacale unito nella difesa dei principi e della dignità professionale dei medici nei confronti di parte pubblica, ribadendo al tempo stesso la propria peculiarità nei progetti di rinnovamento della medicina territoriale".

Il congresso, infine - tenendo conto che la Convenzione nazionale è già scaduta da 30 mesi e che l'atto d'indirizzo già approvato dal Governo è assolutamente insoddisfacente nella parte normativa ed economica - ha delegato l'esecutivo Snami a "mettere in atto tutte le azioni sindacali a forte impatto, fino all'eventuale sciopero per sostenere di fronte a parte pubblica le giuste rivendicazioni".

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25 maggio 2008

4 mln italiani con malattie autoimmuni

Un nemico insidia dall'interno 4 milioni di italiani. Anziché difenderli da agenti patogeni esterni, il sistema immune può talvolta 'impazzire' e aggredire l'organismo. Scatenando seri problemi e spesso gettando nello sconforto i pazienti, che finiscono per rivolgersi "a maghi e praticoni, ritardando diagnosi e cure".

Lo spiegano gli specialisti che, sotto l'egida dell'Istituto Auxologico Italiano, si sono riuniti a Milano per fare il punto sulle ultime novità e produrre nuove linee guida ad hoc.Nel nostro Paese "una consistente parte è costituita da persone, molto spesso giovani donne in età fertile, con sindrome da anticorpi antifosfolipidi (Aps): una potenziale 'bomba a tempo' - ricorda l'Auxologico in una nota - che, se non tempestivamente e adeguatamente trattata, può dare luogo a conseguenze anche gravi".

L'Aps, spiega Pier Luigi Meroni, ordinario di Reumatologia all'Università di Milano e Direttore dell'Unità di allergologia dell'Auxologico, "è una patologia autoimmune sistemica caratterizzata da un errore del sistema immunitario, che induce la produzione di immunoglobuline (auto-anticorpi) in grado di reagire contro strutture dell'organismo stesso.

Questi anticorpi sono responsabili di eventi trombotici ricorrenti e aborti spontanei in assenza di altre possibili cause". La sindrome si manifesta prevalentemente in soggetti giovani,e le donne sono particolarmente colpite non solo a causa delle complicanze della gravidanza, ma anche di manifestazioni vascolari.

Circa un quinto delle trombosi venose profonde, un quinto degli aborti ricorrenti o degli stroke negli under 50 "sono causati dalla presenza degli anticorpi anti-fosfolipidi. Le conseguenze sono molto serie - prosegue l'esperto - dal momento che spesso vi sono deficit permanenti (paralisi), che influiscono sull'autonomia personale e impediscono una normale attività lavorativa".

Ma una diagnosi corretta consente di mettere in campo la terapia, efficace nella prevenzione di aborti nella maggioranza dei casi e nella riduzione dell'incidenza di eventi trombotici. "Un gruppo di esperti provenienti da tutto il mondo ha deciso di organizzare un gruppo di lavoro ad hoc. Questo lavoro - dice l'esperto - consentirà di rendere la diagnosi più affidabile.

Allo stesso tempo si farà il punto sui sintomi clinici e sulla terapia migliore". La sindrome da antifosfolipidi, sottolinea Stefania Di Masso, responsabile dell'associazione nazionale dei pazienti Aps, "è non soltanto poco conosciuta in genere - come accade alla maggior parte delle malattie autoimmuni - ma del tutto sconosciuta alle persone e alla maggioranza dei medici.

La conseguenza è, da punto di vista della reazione personale e collettiva, lo smarrimento. E, superato il trauma iniziale, rimane spesso una sensazione di solitudine e di incomprensione sociale". "Non è un mistero per nessuno di noi medici - nota Meroni - che parecchi di questi pazienti finiscano col rivolgersi a cure alternative, a maghi e praticoni. Con tutte le conseguenze - conclude - di una ritardata diagnosi e di una mancata terapia adeguata".

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Lo scorporo piace a molti

Scorporare al più presto il ministero della Salute da quello del Welfare. E' l'obiettivo di Livia Turco, deputata del Pd, che presenterà presto al Governo una proposta per ricostituire il dicastero della Salute.

Lo ha annunciato la stessa Turco, venerdì a Roma durante il convegno sulla Terza età organizzato da 'La Repubblica-Salute' e Somedia. La proposta ha avuto il placet anche di Cesare Cursi (Pdl), presidente della Commissione Industria del Senato. Turco e Cursi sono intervenuti al termine della seconda giornata organizzata da 'La Repubblica-Salute' e Somedia, quando è stato presentata la seconda parte del Rapporto Censis sulla terza età.

Dall'indagine emerge che gli anziani sono consumatori attenti e responsabili, sensibili al risparmio e ai consumi etici. I prodotti alimentari li acquistano specialmente al supermercato (82,5 per cento), per gli altri prodotti preferiscono i negozi di quartiere (43,6 per cento).

Gli 'over 60' risentono però dell'aumento dei prezzi per cibo (91,5 per cento), tasse e bollette (74,4 per cento) e per risparmiare scelgono offerte e saldi nel 54,5 per cento dei casi, senza però rinunciare alla qualità. Oltre il 35 per cento degli intervistati acquista inoltre prodotti biologici, il 30 per cento dichiara di comprare prodotti del commercio equo e solidale.

Oltre il 53 per cento, quando acquista, tiene conto degli aspetti etici dell'impresa produttrice o distributrice. Questo non significa però che i nonni italiani siano insensibili al comfort nè, a sorpresa, alla tecnologia: il 76,6 per cento possiede infatti il cellulare, oltre il 38 per cento il condizionatore d'aria, il 27,4 per cento il PC e il 25,8 per cento ha il collegamento a internet veloce. discuterà la prossima settimana.

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Sindacati chiedono incontro con Governo

Affrontare i problemi legati al rinnovo contrattuale della dirigenza medica e veterinaria e al Servizio sanitario nazionale.

Queste le richieste contenute nella lettera che i sindacati della dirigenza medica e veterinaria hanno inviato al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e al ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, chiedendo un incontro urgente.

Altrettanto urgente l'intervento sollecitato a Regioni e Comitato di settore per riaprire il tavolo della trattativa. "Sono trascorsi oltre quaranta giorni dalla sospensione delle trattative per il rinnovo del contratto 2006-2007, scaduto da 29 mesi", lamentano i sindacati.

Nell'ultima riunione del 10 aprile scorso l'Aran, annunciando la decisione unilaterale di sospendere la trattativa, aveva ipotizzato una ripresa dei lavori del tavolo dopo 10-15 giorni. La mancata convocazione a tutt'oggi dimostra la "scarsa volontà di riavviare le trattative per portarle a conclusione.

Se l'orientamento politico di Regioni e Aran rimanesse in questo senso, si aprirà necessariamente una stagione conflittuale".

Al ministro del Welfare i sindacati chiedono anche un confronto su problemi che da tempo attendono soluzione e che determinano condizioni di grave disagio per la categoria: l'ingerenza della politica nelle scelte professionali; governo clinico e riduzione del rischio clinico; precariato medico e veterinario; rivalutazione dell'indennità di esclusività.

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Marino, sanitari beffati sugli straordinari

"I medici e gli infermieri del Ssn sono stati ingannati e beffati. I loro straordinari continueranno a essere tassati come prima, nonostante gli annunci fatti dal Pdl in campagna elettorale". Parola di Ignazio Marino, senatore Pd e capogruppo in commissione Sanità al Senato, che commenta così i tagli alla tassazione degli straordinari varati dal primo Consiglio dei ministri.

Tagli che riguardano però solo i lavoratori del settore privato e con un reddito non superiore a 30.000 euro l'anno."Resterà l'amaro in bocca a tutti quei lavoratori del settore sanitario che hanno optato per il centro-destra proprio perché allettati dalla detassazione degli straordinari che per molti, soprattutto infermieri, significa aumentare anche di un terzo lo stipendio a fine mese", sottolinea in una nota Marino.

"Chi lavora in ospedale - aggiunge - sa bene che è difficile non fare gli straordinari. Esistono infatti emergenze che non sono prevedibili, grandi problemi di organico, soprattutto per gli infermieri, che spesso coprono due turni di seguito.

Infine, non capisco come si possa immaginare di detassare gli straordinari a un infermiere che lavora in una clinica privata e non a quello che presta lo stesso tipo di opera in ospedale pubblico. L'unico ragionamento che ci può essere alla base di tale decisione è di voler demotivare ancora di più chi lavora in ospedale, per favorire il settore sanitario privato a scapito di quello pubblico.

E' bene - conclude Marino - che i medici e tutti gli operatori della sanità abbiano ben chiara questa strategia del Governo e realizzino che certamente né a Berlusconi né ai suoi ministri sta a cuore il patrimonio più prezioso del nostro Servizio sanitario nazionale".

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Indagine sulle liste di attesa

Anche 18 mesi per una mammografia

Liste di attesa 'tallone d'Achille' della sanità nazionale. Da Nord a Sud del Paese, indistintamente. I dati, purtroppo, parlano chiaro: per una mammografia, in Puglia, si possono attendere anche 18 mesi. Un anno esatto, 365 giorni, per una visita neurologica in Veneto.

Sei mesi per un esame ortopedico nel Lazio. Sono questi alcuni numeri emersi dall'indagine sulle liste di attesa in sanità, condotta dalla Federazione nazionale pensionati della Cisl, presentata a Roma. Un'analisi voluta fortemente dalla Federazione, per verificare come le Regioni si sono mosse all'indomani dell'Accordo Stato-Regioni del 2006, per il contenimento delle liste di attesa. In un percorso virtuale da Nord a Sud, si registrano situazioni allarmanti.

Nel Settentrione del Paese, ad esempio in Liguria, per eseguire un esame mammografico si possono attendere fino a 347 giorni. Quasi come in Puglia, regione 'maglia nera' per questo esame diagnostico. E ancora. In Veneto e in Friuli Venezia Giulia si resta in attesa anche 8 mesi per una visita urologica. Al Centro Italia le cose non vanno meglio. Nel Lazio per un'ecografia le liste di attesa superano anche i 300 giorni. In Umbria e Marche la visita chirurgica diventa un'odissea: circa 5 mesi di attesa. Ma è nel Mezzogiorno che il problema assume ampie dimensioni. La Basilicata si 'contraddistingue' per il ritardo negli esami mammografici: anche 473 giorni. Per un semplice esame ecografico in Calabria si superano i 100 giorni di attesa. Situazione simile anche per gli esami ortopedici. In Sicilia e in Sardegna, tempi lunghi per chi è costretto a ricorrere a visite geriatriche o a controlli di gastroenterologia: fino a 6 mesi.

Dall'indagine della Cisl-Fnp, non emergono solo 'spine'. Alcune regioni riescono infatti a garantire prestazioni sanitarie puntuali. E' il caso del Veneto e del Piemonte, dove per un elettrocardiogramma l'attesa è nulla. Ancora più rilevante è il dato del Friuli Venezia Giulia, regione che garantisce una mammografia in non più di 8 giorni.

La Toscana
si distingue tra le regioni più virtuose. Per una visita urologica, chirurgica e ortopedica, i pazienti attendono al massimo 48 ore. Anche il Sud, a sorpresa, ha le sue eccellenze. In Puglia, ad esempio, controlli urologici, neurologici e chirurgici, non sono un problema. Vengono infatti erogati nel giro di 24 ore. Stesso discorso per le visite chirurgiche in Sicilia, dove addirittura non esiste lista di attesa.

"L'abbattimento dei tempi nell'erogazione delle visite specialistiche - sottolinea in una nota insiste Sandro Loschi, della segreteria nazionale della Cisl-Fnp - sono un obiettivo per la salute dei cittadini e in particolar modo di tutti gli anziani 'over 65' che sono con il 45 per cento i primi fruitori di tali prestazioni.

Dalle rilevazioni effettuate negli ultimi anni - aggiunge - si capisce che le criticità maggiori sono più evidenti in alcuni settori delle visite specialistiche, delle prestazioni diagnostiche o legati all'uso di particolari strumenti tecnologici". Per abbattere le liste di attesa, la Federazione propone alcune misure.

Tra queste, la costituzione di un sistema unico di prenotazione a livello regionale. E ancora, l'istituzione di un sistema articolato di offerta distrettuale e l'utilizzazione delle risorse finanziarie provenienti dai fondi europei, dallo Stato, dalle Regioni e dalle Fondazioni.

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23 maggio 2008

Napoli, la parola delle donne sul ciclo consumo- rifiuti

(Napoli) Mentre continuano a scorrere sui media nazionali e locali le immagini della città di Napoli e della sua provincia assediate dalla spazzatura (2000 tonnellate in strada in città, 30 mila nella regione), così come continuano le proteste dei cittadini - ultimi quelli Chiaiano (dove si vorrebbe costruire l?ennesima discarica) e Marano, comuni dell'area nord della città dove nei giorni scorsi si sono registrati episodi di guerriglia urbana, risse e tafferugli (ma come non capire l?esasperazione di chi, estate alle porte, si trova le case invase da ?mosche, mosconi e moschini?, come denunciava ieri sera un servizio di ?Anno Zero?), oggi, Venerdì 23 maggio, alle ore 17.00 al Caffè letterario INTRAMOENIA di Piazza Bellini, a Napoli, si terrà un l?incontro pubblico, La parola delle donne sul ciclo consumo- rifiuti.

La rivoluzione del gesto responsabile, perché proprio da quei luoghi dove per anni l?imprevidenza pubblica ha nascosto rifiuti d?ogni genere e provenienza può nascere il gesto responsabile. ?Napoli e la Campania sono ridotte a essere rappresentate attraverso i rifiuti.

Sono chiamati a risponderne i poteri politici ? recita il documento di presentazione dell?incontro - ed economici di fronte ai cittadini. La Magistratura farà come sempre il suo corso. C?è chi però non è stato chiamato alla sbarra: è chi predispone il modello dei consumi. La grande distribuzione dispensa col ?benessere? di oggi, montagne di rifiuti per domani. È questa una responsabilità che viene appena sfiorata da chi ha il potere.

Ma è una responsabilità, sulla quale chi governa ha il dovere di pronunciarsi, perché la Campania è il paradigma di quel che può avvenire ovunque. Noi donne abbiamo il diritto/dovere, di fronte all?indicibile dramma del territorio, di dire con i fatti che si può cambiare.

A partire dalla materialità della vita, che conosciamo bene, nasce un gesto di responsabilità che apre prospettive e non spera nei miracoli. Presieduto da Stefania Cantatore UDI, all?incontro ? organizzato da UDI e UDI Napoli - prenderanno la parola Alberta de Simone, Presidente della Provincia di Avellino, Virginia Petrellese comitato donne 29 agosto, Doriana Sarli Cittadinanza Attiva, Maria Rosaria Mariniello comitati zona Flegrea. Conclude Annamaria Spina del Coordinamento nazionale UDI.

Un?occasione per parlare di un problema drammatico, l?inquinamento ambientale, che, non ci stancheremo mai di ripetere, non riguarda la sola Campania, ma l?Italia intera e la vita di migliaia di cittadini e cittadine che rischiano di morire di cancro, di leucemia. La Fnomceo ? federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ? stima che il 75% delle patologie e delle cause di morte sono associate al degrado ambientale e a stili di vita scorretti.

Ambiente degradato ed esposizioni occupazionali a sostanze nocive, ai rifiuti, all'inquinamento atmosferico sono tra le maggiori cause di questi pericoli. Poi, se si aggiunge il fuoco appiccato ai cumuli di rifiuti, che sprigionano diossina, è come andare di male in peggio, aggiunge Ermete Realacci, ministro dell'Ambiente del governo ombra del Pd. "Uno studio dell'Unione Europea sugli effetti sulla salute dell'esposizione alla diossina, aggiunge Realacci- ci dice che l'incenerimento 'fai da te' di una sola tonnellata di rifiuti urbani indifferenziati produce una media di 400 microgrammi di diossina, ma può arrivare a picchi che superano i 1000 micro/grammi per tonnellata". Un valore "altissimo che può causare gravi patologie, contaminare acqua, suolo e aria, avvelenando coltivazioni e allevamenti".

Per questo, continua Realacci, "i cittadini campani vanno allertati e sensibilizzati con incisività sulla gravità della pratica di dar fuoco ai cumuli di rifiuti ". La diossina, conclude, "si produce massimamente bruciando a basse temperature, in modo casalingo dunque, spazzatura indifferenziata come quella che viene prodotta nelle città e che invade le strade della Campania".
E a proposito di indifferenziata interviene anche Greenpeace, che propone due linee guida: "Pianificazione a medio e lungo termine insieme al coinvolgimento della popolazione locale e non mera gestione dell'emergenza dei rifiuti che ancora mancano sul territorio campano e che ancora non si leggono nella programmazione del nuovo governo riunito l?altro ieri nel primo consiglio dei ministri proprio a Napoli".

"Si parla solamente di fasi di commissariamento - continua Greenpeace in una nota - aperture di discariche, costruzione di inceneritori. Le stesse, identiche misure proposte da ben 14 anni e che da allora a oggi non hanno condotto la Campania a gestire i propri rifiuti in maniera corretta. Inoltre, la mancanza di un piano a medio e lungo termine contenente misure strutturali da parte delle autorità italiane è alla base della decisione di Bruxelles di deferire l'Italia alla Corte". Greenpeace sostiene quindi "l'importanza di adottare una pianificazione che dia priorità alla prevenzione dei rifiuti, alle raccolte differenziate porta a porta e al compostaggio della frazione organica. Strategie capaci di premiare in tempi rapidi le amministrazioni che le realizzano".

Lo scorso gennaio, Greenpeace ha condotto una esperienza di raccolta differenziata porta a porta, coinvolgendo 50 famiglie di due condomini del capoluogo campano. In una settimana è stato raggiunto il 73% di separazione dei rifiuti, dimostrando che "il sistema può essere vincente anche in una realtà così difficile come quella di Napoli". Greenpeace nelle scorse settimane ha chiesto al Comune di Napoli e azienda di igiene urbana di avviare in tempi brevissimi, almeno in un quartiere, la raccolta domiciliare. A livello nazionale sta crescendo il movimento dei comitati che si battono per una corretta gestione dei rifiuti. Un percorso che vuole premiare le prime fasi della gestione dei rifiuti (prevenzione, raccolta, riciclo e recupero) e abbattere tutte le fasi finali del ciclo, ovvero di smaltimento dei rifiuti.

Quei rifiuti che oggi minano la salute dei cittadini e delle cittadine, avvelenando acqua, terra e aria. E? di ieri la notizia che tra un paio di settimane al massimo, il Ministero della Salute farà sapere se vivere nei pressi di discariche abusive nel napoletano significa avere un rischio maggiore di ammalarsi di tumore o partorire figli con malformazioni. Sui rischi di aumentata mortalità per tumori e sull'eventuale incidenza di malformazioni in aree vicine a discariche abusive di rifiuti, si legge nel 'Piano di intervento operativo sulla salute per l'emergenza rifiuti in Campania', esiste un recente studio commissionato dalla Protezione civile. Studio che ha riscontrato una maggiore mortalità' da tumori e un aumento di malformazioni congenite.

"La questione- si legge nel documento - é attualmente oggetto di verifica da parte del ministero del Welfare, che si esprimerà entro 15 giorni". Se confermati, conclude il ministero, "questi dati confermerebbero ulteriormente la pericolosità' e la criticità delle discariche abusive?. Dunque, appuntamenti come quello di oggi a Napoli ben vengano, per far luce, per dire che cambiare si può e che la salute non è in vendita.
Per info Stefania Cantatore 3334843616

(Delt@ Anno VI, N. 117 - 118 del 23 - 24 Maggio 2008)

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SNAMI, preoccupati per inchiesta su AIFA

I camici bianchi del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) sono "molto preoccupati" per il coinvolgimento dell'Agenzia italiana del farmaco nell'inchiesta per corruzione che ieri ha portato agli arresti domiciliari e alla custodia cautelare in carcere 8 persone, fra cui rappresentanti di aziende farmaceutiche e funzionari dell'Agenzia.

"Come medici di famiglia siamo molto preoccupati anche se non sorpresi - ha spiegato Mauro Martini, presidente dello Snami, a margine del Congresso in corso a Cervia - perchè l'Agenzia del farmaco nasce a garanzia della qualità dei medicinali che noi prescriviamo ed è un baluardo per la tutela della salute. Se non garantisce tutto questo non serve.

Rischia solo di essere fonte di burocrazia: di regole e imposizioni viste, tra l'altro, molto male dalla classe medica". Martini, in particolare, sottolinea la necessità di offrire trasparenza nel campo dei farmaci generici, strumento "importante per i medici di famiglia.

L'inchiesta torinese è partita, infatti, da indagini su autorizzazioni al commercio di prodotti equivalenti per poi estendersi ad altri medicinali. Il farmaco generico, "rappresenta - ha concluso Martini - un'opportunità in più per il Ssn ed è uno strumento terapeutico che noi medici di famiglia utilizzeremo sempre di più.

Ma deve essere usato con appropriatezza, puntare per questi prodotti solo sulla corsa al risparmio economico può portare anche a storture".

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MMG sentinelle delle cronicità

Dal medico di famiglia non solo per visite 'al bisogno'. Ma anche per controlli programmati e periodici che permettano di prevenire attivamente le malattie croniche. E' la proposta di Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) che dal 27.esimo congresso dell'associazione sindacale, in corso a Cervia, indica la 'ricetta' per migliorare l'assistenza ai cittadini seguendolo a 360 gradi, e ridurre l'incidenza delle patologie croniche consentendo, allo stesso tempo, un notevole risparmio per il Servizio sanitario nazionale.

"Sulla prevenzione - spiega Martini - è possibile fare un salto di qualità se il medico di famiglia adotta una forma di assistenza attiva per i suoi pazienti, anche quelli in buona salute, sul modello dei controlli periodici, i cosiddetti bilanci di salute, che i pediatri utilizzano da tempo".

Con delle visite filtro per fascia d'età, per esempio ai 40enni, ai 50enni e ai 60enni è possibile - spiega il leader Snami - individuare precocemente malattie più importanti e prendere in carico i pazienti cronici in tempo utile. Ma non solo.

C'è anche la possibilità di valutare l'incidenza reale delle malattie, analizzando i dati in possesso dei medici di famiglia, in modo da programmare sia gli interventi che investimenti ad hoc. "Il diabete di tipo di 2, per esempio -spiega Martini - diventa sintomatico dopo 10 anni dalla sua prima comparsa, quando ormai ha già creato danni irreparabili agli organi.

Una visita preventiva, invece, permette di fare emergere la malattia prima che il danno diventi irreparabile".

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Troppo vecchio 65 per cento mammografi

Troppi mammografi d'epoca negli ospedali della Penisola. Solo il 35 per cento di questi apparecchi, infatti, ha meno di 5 anni. Mentre circa il 65 per cento funziona da troppi anni, a volte anche più di 10.

Il dato emerge dai risultati preliminari del Censimento 'ad hoc', eseguito dalla Società italiana di radiologia medica (Sirm) e illustrato ieri a Roma dagli specialisti, alla vigilia del loro congresso nazionale.

"Ci vuole poco a far diventare vecchi questi apparecchi, cruciali per lo screening e la diagnosi precoce di tumore al seno", dice Roberto Lagalla, presidente Sirm. Ma se le attrezzature datate "sono sicure dal punto di vista delle radiazioni, perché sottoposte a regolari controlli, potrebbero non avere la sensibilità di quelle più moderne" nel permettere di rilevare con chiarezza anche le microlesioni nelle donne più giovani.

Insomma, l'idea di una rottamazione dei mammografi non dispiace agli specialisti. Discorso, in parte, diverso per le altre apparecchiature censite nello studio e attive in 175 ospedali pubblici di 6 fra regioni e province autonome. Su 2.080 apparecchiature, il 12 per cento è rappresentato da Tc (tomografie computerizzate), il 5 per cento da Rm (Risonanze magnetiche), il 5 per cento da mammografi.

In tutto, il 44 per cento ha meno di 5 anni, mentre il 23 per cento ne ha più di 10. Più vetusti gli apparecchi di Rx tradizionale (oltre il 40 per cento ha più di 10 anni, ma ci sono alcuni che arrivano a 40 primavere).

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Detassare anche gli straordinari dei medici

Questo l'auspicio di Francesco Medici, vice segretario nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi)

"Questo Governo comincia male. Dopo aver cancellato il ministero della Salute, ora sferra un altro colpo. Questa volta ai medici, che si attendevano la detassazione degli straordinari e della tredicesima quale rilancio della loro attività".

Parola di Francesco Medici, vice segretario nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi), che commenta così i tagli alla tassazione degli straordinari varati dal primo Consiglio dei ministri. Tagli che riguardano però solo i lavoratori del settore privato e con un reddito non superiore a 30.000 euro l'anno.

"Cominciamo male - sottolinea in una nota Medici - i dipendenti pubblici sono stati tagliati fuori da un provvedimento molto atteso e così i medici sono ancora una volta esclusi e penalizzati.

Ci attendevamo la detassazione degli straordinari a salvaguardia di stipendi rosicchiati da un'imposizione fiscale eccessiva, da un costo della vita sempre maggiore, oltre che da contratti e convenzioni scaduti da 26 mesi.

Invece è arrivata l'ennesima delusione. Consiglierei ai politici di essere più chiari nella campagna elettorale - conclude Medici - altrimenti la sensazione profonda degli esclusi (tutti i medici e gli infermieri, per esempio) è quella di essere stati presi in giro con false promesse".

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21 maggio 2008

La 180 va solo modernizzata

La legge 180 di riforma dell'assistenza psichiatrica, che quest'anno compie 30 anni e che è passata alla storia per aver fissato la chiusura dei manicomi, "è intoccabile. E' una legge quadro tecnicamente inattaccabile e per questo, nonostante i numerosi tentativi, nessuno è mai riuscito a riformarla.

Ma ha bisogno di essere modernizzata e adattata ai tempi di oggi". Parola di Pierluigi Scapicchio, past presidente della Società italiana di psichiatria (Sip), che ha partecipato al convegno 'La psichiatria del nuovo millennio: progressi e innovazioni', organizzato ieri a Roma.

"Oggi però - ha detto l'esperto a margine dell'incontro - è come se avessimo 21 normative diverse, una per ogni Regione e provincia italiana, e dovremmo studiare cosa cambiare in ognuna di queste realtà territoriali. Non è dunque modificabile la qualità dei principi contenuti nella legge Basaglia, bensì l'organizzazione assistenziale: dobbiamo cambiare il funzionamento dei dipartimenti di salute mentale per una ragione molto banale e cioè perchè la società odierna non è più quella di una volta.

Una società globalizzata, disgregata, liquida, come dicono alcuni, non può essere uguale a quella di 30 anni fa. La rete territoriale di assistenza regge il peso degli anni, ma occorre modificarla su un piano di struttura e di funzione per soddisfare la domanda sociale attuale. In parole povere non possiamo limitarci a essere meri gestori di posti letto in ospedale, pochi e rapidi nel transito, ma dobbiamo modificare il concetto di residenzialità, evitando che i malati siano lasciati a loro stessi ricreando una situazione simile ai vecchi manicomi.

Bisogna integrare problematiche sociali e sanitarie, come è avvenuto col nuovo ministero del Welfare, e avere un soggetto istituzionalmente forte che sovrintenda a questo genere di problemi, senza far ricadere le responsabilità sugli operatori".

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Un referente forte per i medici

I medici, 'orfani' del ministero della Salute, ora inglobato nel Welfare, sono preoccupati per la mancanza di un riferimento autorevole per la sanità. E chiedono un referente nazionale 'forte' per il settore, in grado in particolare di garantire l'applicazione dei livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio e i controlli necessari.

Questo, in sintesi, il punto di vista dei camici bianchi sul nuovo assetto della sanità italiana, espresso da rappresentanti sindacali e della professione che ieri hanno partecipato alla giornata di apertura del congresso del sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), in corso a Cervia (Ra).

Per i medici non si tratta di un problema di nome. "L'importante- ha detto Giacomo Milillo, segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale - non è il contenitore ma ciò che la struttura, viceministero o altro, sarà in grado di fare concretamente.

Ciononostante auspico il ripristino di una struttura forte: credo che il responsabile della Sanità debba sedere nel Consiglio dei ministri". L'accorpamento nel Welfare, ha continuato Milillo, "è condivisibile per quanto riguarda sanità e sociale.

Ma mi sembra pericolosa l'aggiunta del lavoro, che allarga troppo le competenze e si rischia ogni volta, tra previdenza e salute, di dover togliere risorse all'una a favore dell'altra". Preoccupazioni anche da parte dello Snami che, dal congresso, ha chiesto "il ritorno di un ministero a valenza nazionale, a garanzia di una sanità nazionale a tutela della salute nostra e dei nostri cittadini".

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Medici sentinelle su gestione rifiuti

E' articolato in tre punti, e descritto in dieci pagine, il 'Piano di intervento operativo sulla salute per l'emergenza rifiuti in Campania', approvato ieri pomeriggio nel Consiglio dei ministri voluto simbolicamente a Napoli dal premier Silvio Berlusconi.

Medici sentinella per "l'individuazione di eventuali casi patologici dovuti all'emergenza rifiuti", controlli sull'ambiente e sugli alimenti per la migliore sicurezza dei cittadini sono tra i punti più salienti di un programma di interventi che si muove in tre direzioni: informazione ai cittadini, aggiornamento degli operatori sanitari e monitoraggio di salute, ambiente e alimenti. Le misure saranno sostenute da un finanziamento di 10 milioni di euro per tre anni, prelevati da un finanziamento ministeriale su fondi della Salute.

Il programma, che si basa sui tre mesi di indagine condotta dal ministero della Salute in Campania, in collaborazione con il commissario governativo per l'emergenza rifiuti e i Nas, è stato quindi completato e perfezionato dal ministero del Welfare.

Alla stesura del piano hanno partecipato anche l'Istituto superiore di sanità, la Regione Campania e l'Ordine dei medici di Napoli. La corretta informazione ai cittadini si attuerà con il numero verde, il 1500, attivo da oggi e gestito dal ministero, che avrà 30 linee capaci di rispondere fino a 4-5 mila telefonate al giorno.

A questo si aggiungeranno 10 mila manifesti informativi, da affiggere in tutti gli studi medici della Regione, il volume 'Salute e rifiuti' da distribuire tra i medici di famiglia e i servizi sanitari e, infine, un libretto di educazione sanitaria per gli scolari delle scuole primarie. Entro l'inizio del prossimo anno scolastico saranno pronte 150 mila copie.

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Servono Lea per medicina generale

Istituire una commissione per definire Livelli essenziali di assistenza specifici della medicina generale, che diano nuove regole certe per delineare il campo di competenza esclusiva dell'assistenza riservata al medico di famiglia. E' la richiesta al nuovo Governo del Sindacato autonomo medici italiani (Snami), dal XXVII Congresso dell'associazione di categoria che si è aperto ieri a Cervia (Ravenna).

Nella sua relazione al congresso, infatti, Mauro Martini, presidente dello Snami, ha ricordato che per alcune malattie diffuse il medico di famiglia è già considerato punto di riferimento. "Mi riferisco in particolare alla Bpco, al diabete di tipo 2 non insulinodipendente non complicato, all'ipertensione arteriosa, al paziente in terapia anticoagulante orale, alla paziente in menopausa",ha precisato Martini.

"Con Lea specifici, in sola competenza della medicina generale - ha aggiunto - chiediamo alla politica di fare questa scommessa a cui noi ci sentiamo pronti: riservare solo a noi lapresa in carico di queste patologie, considerandoli livelli di assistenza inappropriati per la specialistica".

Secondo il leader dello Snami, la scelta permetterà "un risparmio economico notevole chepotrà essere in gran parte reinvestito proprio nella medicina generale". Martini ha inoltre precisato che, con questi Lea ad hoc, agli specialisti potrà essere "riservata l'assistenza di secondo livello, permettendo una importante riduzione dei tempi e un netto abbattimento delle liste d'attesa".

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Smami, presto la firma per biennio economico

E' l'appello rivolto al nuovo Governo dal presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) Mauro Martini

Firmare subito, entro l'estate, un accordo 'stralcio' per la medicina generale sul biennio economico per avere, entro il 1 settembre gli aumenti della retribuzione a regime e avviare la trattativa per un rinnovo della convenzione più complessivo in grado di 'ridisegnare' l'assistenza primaria. E' l'appello rivolto al nuovo Governo dal presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) Mauro Martini che dal 27esimo congresso dell'associazione sindacale in corso a Cervia, invita l'esecutivo a dare ai medici di famiglia un segnale di disponibilità.

La trattativa per il rinnovo della convenzione della medicina generale e' infatti pronta a partire. Il governo Prodi aveva varato tra i suoi ultimi provvedimenti l'atto di indirizzo che consente di avviare il tavolo contrattuale. Ora toccherebbe alle Regioni far cominciare concretamente le trattative, ma dal Consiglio dei ministri si attende il via libera per la copertura finanziaria e per il calendario dei lavori con la conferma dei tempi di erogazione dei fondi. Accogliere la richiesta dei camici bianchi dello Snami di adeguare in tempi rapidi la retribuzione, firmando un accordo solo sul biennio economico "sarebbe - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Martini - il primo segnale da parte di questo Governo, con cui non abbiamo ancora avuto contatti, dimostrando di voler aprire un dialogo costruttivo coni medici di famiglia".

Ma Martini sottolinea anche che per arrivare a un'intesa sulla parte economica "e' necessaria una forte unitarietà dei sindacati della medicina generale. Su questo argomento ci confronteremo il prossimo 10 giugno nella riunione dell'intersindacale. Portiamo a casa subito gli aumenti - ha detto - per la trattativa sulla convenzione possiamo confrontarci con tempi più lunghi. Abbiamo infatti oltre un anno per mettere a punto le proposte in modo da arrivare - rispettandola normativa - a un accordo entro la fine del 2009.

La trattativa infatti questa volta sarà necessariamente più complessa, visto che l'obiettivo di tutti e' quello di ridisegnare una medicina del territorio che rivaluti il ruolo del medico di medicina generale". Martini, quindi, stila il suo calendario: firma dell'accordo stralcio sul biennio economico entro luglio e chiusura della trattativa per la convenzione per la prossima primavera. "Se il Governo e le Regioni saranno disponibili ce la possiamo fare", sostiene.

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20 maggio 2008

Aumento sifilide e clamidia tra gli adolescenti

Precoci, disinformati, promiscui. E sempre più a rischio malattie sessualmente trasmesse. I dermatologi lanciano l'allarme: sono gli adolescenti i primi a cadere nella rete di patologie come la clamidia, in aumento del 2 per cento o la sifilide che torna a colpire dopo anni di silenzio, facendo registrare una lenta ma incessante recrudescenza del fenomeno. Le vittime ideali? Sono i 'bad guy' all'italiana: ragazzi alla continua ricerca dell'avventura di una sera, incuranti dei rischi e 'nemici' del profilattico, ma in compenso irrimediabilmente affascinati dal mondo dello sballo.

Sesso e droga, un connubio che moltiplica i rischi. "L'uso di sostanze stupefacenti non fa che aggravare le malattie, interferendo anche con l'azione dei farmaci", avverte Mario Aricò, presidente della Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse), società scientifica che insieme all'Adoi (Associazione dei dermatologi ospedalieri italiani) organizza a Napoli, dal 28 al 31 maggio, il quarto Congresso nazionale unificato di dermatologia e venereologia. Il fenomeno è ancor più grave se riferito alla sifilide. "In questo caso la droga crea problemi depotenziando gli effetti della penicillina". Con conseguenze per la salute, legate anche al fatto che l'organismo ha più difficoltà a smaltire i farmaci.

Gli esperti della Sidemast hanno osservato un ritorno di questa malattia dimenticata. La sifilide, che sembrava essersi estinta grazie alla scoperta della penicillina, è oggi una patologia in crescita. Soprattutto fra i giovani. Attualmente in Italia, spiega Aricò, si contano 1.200 nuovi casi. "Dopo l'impennata registrata nel 2001 e nel 2002 - ricorda il dermatologo - c'è stato un rallentamento. Ma la sifilide continua a correre e anche quest'anno i pazienti sono aumentati del 5 per cento".

A preoccupare gli esperti sono soprattutto le ragazze incinte che rappresentano il 10 per cento dei pazienti. Una situazione ritenuta ancora più a rischio, dal momento che le mamme possono trasmettere l'infezione al nascituro attraverso la placenta.

"In casi come questi - prosegue Aricò - è importante capire quando la giovane ha contratto la malattia per curarla tempestivamente con una terapia adeguata. Se la donna si è ammalata durante il primo o il secondo mese di gravidanza, il rischio di contagio è molto alto.

Occorre intervenire al più presto per evitare patologie importanti al bambino: la sifilide congenita ha forme estremamente gravi. Se non la si riconosce può portare all'aborto o causare notevoli malformazioni al feto". Nel mirino della malattia finiscono soprattutto i giovani perché, spiega l'esperto, hanno abbassato la guardia.

"Non c'è più attenzione ai campanelli d'allarme. Spesso i segnali fisici vengono ignorati e nel nostro reparto, nella clinica dermatologica dell'università di Palermo - segnala Aricò - arrivano sempre più pazienti con una sifilide allo stadio secondario". Alla diagnosi si arriva con circa 6-8 mesi di ritardo. Lo stesso avviene con le uretriti non gonococciche da clamidia. Infezioni sempre più diffuse nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni.

L'aumento che è stato registrato quest'anno è del 2 per cento circa. "Si tratta di patologie che possono dare problemi gravi soprattutto alla donna - avverte - perché impegnano tutto l'organo genitale. Un'infezione pelvica disseminata in soggetti immunodepressi può anche trasformarsi in setticemia".

I dermatologi hanno anche problemi a capire quanti adolescenti contraggono la malattia: "I numeri che possiamo raccogliere negli ospedali non sono credibili - osserva Aricò - anche perché c'è una sacca di casi sommersi non indifferente.

Spesso i ragazzi preferiscono restare nell'anonimato e si rivolgono ai propri amici, piuttosto che ricorrere all'aiuto di un medico".

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Gli ormoni spaventano le donne in menopausa

Cerotti e pillole agli ormoni abbandonati dalle 'over 50' per colpa dello spettro del tumore al seno. A indagare sull'effetto dello studio Whi (Women's Health Initiative), che "ha spinto numerose donne, soprattutto in Usa, Canada ed Europa, ad abbandonare la terapia ormonale sostitutiva, per poi a volte riprenderla poco dopo", e' una ricerca condotta da Deborah Legorreta del Mexican College for the study of Menopause (Messico), presentata ieri al Congresso mondiale della menopausa di Madrid.

La studiosa ha esaminato oltre 100 articoli pubblicati su riviste di tutto il pianeta tra il 2002 e il 2008, oltre a 35 diversi trial internazionali. Concludendo che dopo la diffusione dei contestati dati dello studio americano, su un importante aumento del pericolo di cancro al seno, "l'uso della terapia ormonale sostitutiva si e' ridotto considerevolmente in Europa e Usa. Mentre l'impatto e' stato minore in Sudamerica e Asia".

Non solo, sembra che a influire sulla decisione delle donne sia stato soprattutto un cattivo dialogo con il proprio ginecologo, le notizie pubblicate dai mass media e i consigli degli amici. Ma circa il 25 per cento delle pazienti ha poi ripreso il trattamento, mentre altre si sono autoprescritte prodotti a base di soia per cercare di contrastare i fastidi tipici della menopausa.

Infine, nella maggior parte dei Paesi esaminati le donne hanno spiegato proprio con la paura di ammalarsi del tumore al seno la decisione di non ricorrere alla terapia sostitutiva. E questo nonostante da Madrid gli esperti abbiamo evidenziato come "il profilo di sicurezza della terapia ormonale sostitutiva sia favorevole - spiega David Sturdee presidente eletto della Internazional Menopause Society - quando la cura viene somminsitrata a donne sotto i 60 anni con sintomi della menopausa e alla piu' bassa dose efficace, per il periodo di tempo necessario".

Al contrario, "interrompere all'improvviso la cura, influenza la salute e il benessere della donna a lungo, anche un anno dopo lo stop: con un aumento dei lipidi nel sangue, una riduzione della densità minerale ossea e il peggioramento dei disturbi urogenitali e dell'umore", conclude la Legorreta.

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Pierotti nuovo presidente OECI

Marco Pierotti, Direttore scientifico della Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori di Milano, sarà il Presidente, per il prossimo triennio, della Organization of European Cancer Institutes (OECI), che raggruppa tutti i più importanti e prestigiosi istituti oncologici europei impegnati nella lotta contro il cancro.

L'annuncio verrà ufficializzato al termine dei lavori dell'annuale Assemblea generale dell'organizzazione che si sta tenendo a Genova e che è iniziata ieri per concludersi il 24 maggio. Pierotti subentra a Ulrik Ringborg del Karolinska Institute di Stoccolma. Enrico Garaci, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità e di Alleanza Contro il Cancro(ACC), l'associazione che riunisce gli Istituti oncologici italiani di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico ha dichiarato: "La nomina di Pierotti, Direttore Scientifico di un IRCCS oncologico e segretario di ACC premia lo sforzo enorme fatto da questa Associazione per dotarsi di reti nazionali adeguate al contesto europeo.

Uno sforzo fatto anche insieme all'Istituto Superiore di Sanità per rafforzare, armonizzare e rendere competitiva la partecipazione italiana alla costruzione dell'Area Europea della Ricerca con riferimento particolare alle scienze biomediche e all'oncologia".

Pierotti , nel ringraziare gli associati OECI per la fiducia accordatagli, ha sottolineato che: "La mia nomina è anche e soprattutto un riconoscimento del ruolo d'avanguardia svolto dall'oncologia italiana a livello internazionale nella ricerca e nella cura dei tumori.

Noi siamo oggi chiamati a contribuire ancor di più alla diffusione dei risultati della ricerca e degli standard di cura più avanzati in tutti i 27 Paesi dell'Unione europea, affiancando i processi di integrazione economica, politica e culturale in atto a livello continentale".

E' stato inoltre annunciato che al fine di promuovere un processo di internazionalizzazione che coinvolga in maniera univoca il Paese, Alleanza Contro il Cancro (ACC) ha istituito un focal point per gli Affari internazionali, il cui coordinamento è stato affidato a Claudio Lombardo dell'Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro di Genova, che opererà in sintonia con gli uffici e il personale di ACC a Roma e presso l'Istituto Nazionale Tumori di Milano.

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Sanità promossa da metà degli anziani

Oltre la metà degli anziani italiani (52,5 per cento) ritiene adeguati i servizi sanitari del nostro Paese. Ma il 49,1 per cento chiede alla sanità maggiore umanità, il 47,3 per cento vorrebbe un'assistenza domiciliare integrata, mentre il 68,6 per cento identifica nelle liste di attesa il problema che pesa di più. Luci e ombre dal settimo rapporto Censis-Repubblica Salute 2008 che Giuseppe Roma, direttore dell'istituto, presenterà giovedì 22 maggio alla prima Giornata del convegno Terza età, al complesso monumentale Borgo Santo Spirito a Roma.

Dal rapporto emerge che "il 66,5 per cento degli over 60 è favorevole al testamento biologico, il 52,5 per cento dice sì all'eutanasia e 3 su 10 collocano gli immigrati tra le categorie più discriminate in Italia. Un terzo degli anziani ha un reddito che non copre le spese mensili e, quando finiscono i soldi, il 42,2 per cento ricorre ai propri risparmi, mentre il 30 per cento rinuncia agli acquisti. La seconda parte dell'indagine, dedicata ai consumi e ai comportamenti sociali degli anziani, sarà presentata venerdì 23 maggio.

I lavori del convegno saranno coordinati dal direttore di La Repubblica Salute, Guglielmo Pepe, e introdotti dal direttore del quotidiano La Repubblica Ezio Mauro. Tra gli interventi politici e istituzionali quelli di Gianni Alemanno, sindaco di Roma; Piero Marrazzo, presidente Regione Lazio; Gian Mario Spacca, presidente Regione Marche; Livia Turco (Pd) e Cesare Cursi (Pdl). Partecipano inoltre moltissimi 'tecnici' di ospedali, strutture sanitarie e aziende che operano nel campo della sanità.

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l ministero deve tornare come era

Ad affermarlo è stato Cesare Cursi, senatore del Pdl

"Ritengo che il ministero della Salute debba rimanere come era, perché negli anni si è arricchito di competenze specifiche ed è emersa la necessità di un referente per la sanità a livello internazionale".

Ad affermarlo è stato Cesare Cursi, senatore del Pdl, a margine del convegno 'Farmaci biotecnologici e biosimilari' in corso a Roma.

"Il dicastero - ha sottolineato Cursi - deve risolvere problemi che riguardano il fondo sanitario nazionale, l'equilibrio della spesa sanitaria, i rapporti fra lo Stato e le Regioni e intervenire anche nelle emergenze come quella dei rifiuti in Campania.

Oggi, con il taglio del numero dei sottosegretari occorre pensare a come garantire tutto questo e mi pare che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, anche con i suoi colloqui con il capo dello Stato Giorgio Napolitano, abbia compreso la necessità di pensare a garantire tutti questi elementi.

Non so se ciò avverrà con un disegno di legge - ha proseguito - ma deve esserci un intervento per garantire al ministero della Salute un congruo numero di sottosegretari, che lavorino per mantenere le prerogative di questo dicastero. Ed è un'idea che condividiamo anche con l'opposizione".

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19 maggio 2008

Tutela per i medici penitenziari

Tutelare la professionalità dei medici penitenziari e assicurare ai detenuti una vera continuità dell'assistenza. A invocarlo è Cosimo Trovato, responsabile nazionale della specialistica ambulatoriale interna del Sindacato dei medici italiani (Smi), che interviene sul passaggio di competenze della sanità penitenziaria dal ministero di Giustizia al Servizio sanitario nazionale.

Un passaggio che sta riscontrando tra i camici bianchi di questo settore una forte preoccupazione. "E' necessario - sottolinea in una nota Trovato - dare risposte adeguate ai medici di questo settore che sono dotati di grandi professionalità.

Occorre intervenire il prima possibile per togliere questi medici dal limbo legale e contrattuale in cui si trovano". Sulla stessa linea Gianfranco Rivellini, responsabile nazionale Smi della dirigenza medica.

"Per meglio valorizzare le competenze e la particolare esperienza che questi professionisti hanno maturato in un ambiente decisamente peculiare, che rende prezioso e difficilmente sostituibile il loro lavoro, bisogna evitare che le Regioni producano una vera giungla normativa e legale, senza tutele, e dare una cornice omogenea e nazionale a questi accordi di lavoro.

I medici penitenziari - aggiunge - devono rientrare nella grande partita dei rinnovi contrattuali della dirigenza e delle convenzioni del territorio e della medicina generale".

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Biologici generici non perfetti

Simili ma non perfettamente uguali ai farmaci biotecnologici. Sono i biosimilari, versioni non griffate di medicinali di origine biologica che hanno perso il brevetto commerciale, sempre più al centro delle discussioni degli scienziati perchè, al contrario dei 'classici' farmaci generici, non sono l'esatta fotocopia dell'originale.

Medici e farmacisti devono dunque conoscerli bene per garantire la salute dei pazienti, mentre le autorità dovranno far sì che i sistemi di approvazione e nomenclatura permettano una classificazione e un utilizzo sicuri.

Di questo si parlerà domani a Firenze in occasione del convegno 'Biosimilari: prospettive a confronto' promosso dalla Scuola superiore di Oncologia e Scienze biotecnologiche. "E' come quando si produce un vino Chianti: il nome è lo stesso - dice all'Adnkronos Salute Francesco Di Costanzo, direttore dell'Unità operativa di Oncologia medica presso l'azienda ospedaliero-universitaria Careggi del capoluogo toscano - ma l'uva utilizzata è sempre diversa e il risultato non è mai garantito nè identico al prodotto migliore".

Nei prossimi anni un numero crescente di pazienti si curerà con farmaci biotech: basti pensare che oggi un terzo delle molecole in fase di sviluppo è di origine biologica. Medicinali intelligenti, destinati a curare patologie gravi come tumori, malattie infettive e immunitarie, patologie cardiovascolari, respiratorie e neurologiche.

Tuttavia, l'arrivo dei biosimilari pone medici e amministratori pubblici di fronte al difficile problema di come utilizzare al meglio questi farmaci tutelando la salute dei pazienti. "L'Europa è destinata ad affrontare per prima la 'gestione' di questi prodotti - evidenzia l'esperto - perchè al contrario di quanto avviene negli Stati Uniti, dove i brevetti scadono dopo 10 anni dall'inizio della produzione di un farmaco, qui da noi la protezione commerciale si estingue dopo 10 anni dalla registrazione del prodotto, dunque molto prima rispetto agli Usa.

Il nostro Continente fungerà dunque da banco di prova e sarà sotto osservazione da Oltreoceano".

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Il morbillo non è un emergenza

Non c'è nessuna epidemia di morbillo in Italia, solo qualche caso in più rispetto ai 'numeri' registrati ogni anno nel nostro Paese.

Lo assicura Alberto Ugazio, pediatra e presidente della Commissione vaccini della Società italiana di pediatria (Sip). "Non siamo di fronte ad un allarme: il leggero aumento dei casi accresce sicuramente l'attenzione dei pediatri, ma tutto resta nella norma", spiega l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE, smentendo così notizie riportate ieri dalla stampa.

Il morbillo, sottolinea Ugazio "è una malattia da non sottovalutare, perché ogni mille bambini si ha una complicazione importante, l'encefalite. E c'è una mortalità legata al morbillo".

La vaccinazione però funziona. "E' importante mantenere la copertura vaccinale più alta possibile - raccomanda Ugazio - perché questa è la migliore arma per tenere sotto controllo l'infezione e scongiurare epidemie".

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Marino, la meritocrazia in finanziaria

Una legge Finanziaria all'insegna della meritocrazia e della trasparenza nell'assegnazione dei fondi alla ricerca. Questo l'auspicio del senatore del Pd Ignazio Marino, che riprende un suo 'cavallo di battaglia' della scorsa legislatura quando era presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato.

"Finanziare di più la ricerca, ma soprattutto cambiare le regole per l'assegnazione dei fondi pubblici: non è solo un'idea, ma un impegno che mi assumo ora in vista della prossima Finanziaria", annuncia in una nota. Marino è intervenuto al convegno 'Liberiamo la ricerca', ieri a Bologna.

Un appuntamento a cui ha partecipato anche il recente premio Nobel alla Medicina Mario Capecchi. "Nella Finanziaria 2009 - ha spiegato il senatore del Pd - proporrò una norma che elimini l'attribuzione dei fondi per la ricerca sulla base del sistema discrezionale 'top down', per introdurre il peer review (giudizio tra pari): un metodo trasparente che premia il merito e si basa sulla valutazione di un progetto da parte di esperti di quella materia, ossia scienziati che valutano scienziati, alla pari.

Si tratta - ricorda - di un sistema utilizzato in tutti i Paesi che fanno della ricerca un punto cruciale per la crescita e l'innovazione. Vedremo alla prova dei fatti in Parlamento - conclude Marino - chi dimostrerà la volontà di introdurre il merito come criterio per promuovere i migliori, e chi invece si assumerà la responsabilità di fronte al Paese di mantenere lo status quo, ovvero finanziamenti assegnati solo in base a cordate e amicizie".

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Da Veronesi legge quadro su ricerca

"Ho in mente di proporre, entro i prossimi sei mesi, una legge quadro per un piano decennale sulla ricerca in Italia"

E' quanto ha dichiarato il senatore Umberto Veronesi (Pd), ieri a Milano, a margine della cerimonia di consegna dei premi 'L'Oreal Italia-Unesco per le donne e la scienza'.

L'oncologo ha sottolineato la necessità di un quadro normativo di riferimento per la gestione dei fondi pubblici destinati alla ricerca, commentando le accuse di troppi favoritismi e poca trasparenza rivolte all'Italia sull'ultimo numero della prestigiosa rivista Science.

"Condivido - ha aggiunto - che bisogna impostare in termini più severi la distribuzione dei fondi pubblici". I criteri da prendere in considerazione, secondo Veronesi, sono "la meritocrazia, la qualità, le capacità reali di produrre scienza, la valutazione degli esperti indipendenti".

Ma il problema, ha proseguito l'ex ministro della Sanità, è che "la ricerca è un universo frammentato e non è facile fare una legge per destinare fondi. Ci sono tanti settori che meritano attenzione, dall'astrofisica alla ricerca biologica".

Per questo motivo, ha concluso, occorre un "piano decennale per la ricerca in Italia".

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18 maggio 2008

Snami con i pazienti contro la burocrazia

Alleanza con i pazienti per la tutela della salute e per la lotta alla burocrazia. Si aprirà con questa prospettiva il 27esimo Congresso nazionale del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), in programma da mercoledì 21 maggio a Cervia (Ravenna). 'Me.Di.Co e paziente insieme contro la burocrazia', è lo slogan del congresso, che utilizza l'acronimo del progetto del sindacato Medicina Distrettuale di Continuità.

Un progetto "che porta ad un grande vantaggio per il cittadino che viene assistito nelle 24 ore con uno scarsissimo impegno economico", spiega in una nota il presidente nazionale di Snami, Mauro Martini. Dal cittadino-paziente, continua, "ci aspettiamo solidarietà e alleanza contro tutta una serie di difficoltà burocratiche che sono nemiche di quel rapporto sano e lineare tra il medico e il suo assistito: note sui farmaci, restrizioni e controlli sulle prescrizioni, parcellizzazione dell'assistenza con un grande rischio che è creare 21 tipi di sanità, quante sono le regioni italiane.

Per questo motivo al nostro congresso - aggiunge il leader Snami - discuteremo anche di federalismo, attraverso il quale la regionalizzazione potrà coprire forme di assistenza aggiuntive, mantenendo la qualità senza però intaccare i livelli essenziali di assistenza nazionali e uguali per tutti".

Quest'anno il congresso Snami sarà integrato "da alcuni corsi di aggiornamento - informa Martini - tra i quali, nel pomeriggio di mercoledì 21 maggio, 'Il medico di famiglia e l'alcool', argomento particolarmente interessante anche alla luce delle prospettive inquietanti sull'uso degli alcolici negli adolescenti". Il corso è stato organizzato dalla Società nazionale di aggiornamento medico interdisciplinare (Sanmid ), "da un'idea del nostro vicepresidente nazionale Francesco Pecora", conclude.

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Sacconi, Governo assisterà gli oncologici

"Sarà questo un Governo amico dei malati oncologici e delle associazioni che li rappresentano, così come lo è stato il precedente (2001-2006), durante il quale sono stati varati una serie di provvedimenti significativi". Ad assicurarlo è il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, in una lettera inviata al presidente dell'Associazione italiana malati di cancro (Aimac), Francesco De Lorenzo, per il decennale dell'onlus.

Tra le iniziative portate avanti dal precedente Governo Berlusconi, Sacconi ricorda "l'istituzione della 'Giornata nazionale del malato oncologico'"; "la campagna di informazione e comunicazione 'Con il malato contro il tumore', che per la prima volta ha visto le associazioni di volontariato oncologico coinvolte nell'elaborazione del messaggio e dei contenuti; la legge n. 80 del 2006, fortemente caldeggiata da Aimac e dalla Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), che ha abbattuto i lunghissimi tempi di attesa necessari all'ottenimento dell'accertamento dell'invalidità e il conseguente sostegno economico, riducendoli a soli 15 giorni. Infine, la norma dedicata ai lavoratori dipendenti malati di tumore che, in qualità di sottosegretario del ministero del Lavoro e del Welfare, mi adoperai a introdurre nel decreto di attuazione della 'legge Biagi'".

Ma il ministro, pur manifestando "soddisfazione per ciò che ho e abbiamo portato a termine", riconosce anche come occorra andare avanti su questo percorso, e "far conoscere la norma sul lavoro e monitorarne l'applicazione. Ora - scrive Sacconi - è importante proseguire nella innovazione normativa in campo lavorativo e previdenziale, per dare anche una risposta alle esigenze dei malati oncologici. Confido quindi - prosegue nella missiva - nel proseguimento della collaborazione con voi e con la federazione delle associazioni di volontariato, per arricchire grazie ai vostri preziosi contributi la mia azione governativa". Anche perché chi combatte una battaglia col cancro dimostra di tenere non poco al proprio lavoro.

"Nel sondaggio dell'Istituto Piepoli - sottolinea infatti Sacconi - ho letto che l'89 per cento dei malati intervistati considera il lavoro una 'medicina molto importante' per rimanere nella vita attiva e produttiva e non sentirsi emarginati soprattutto nella fase della malattia in cui si affrontano le cure antitumorali". "Ciò conferma che la strada intrapresa nel 2003 era appropriata - prosegue il ministro - in quanto ha indicato il superamento dell'assistenzialismo cieco con la norma che consente ai lavoratori affetti da patologie oncologiche dipendenti dal settore privato di trasformare il loro rapporto di lavoro a tempo pieno in uno a tempo parziale.

E successivamente, quando le condizioni di salute lo consentono, di esercitare il diritto a ottenere il ripristino del contratto nella forma originaria. Recentemente, inoltre, si è evidenziata l'esigenza di ampliare la sfera di applicazione della norma anche al pubblico impiego e, in diversa misura, ai familiari o conviventi lavoratori che assistono il malato. È quello che ho ottenuto nel Ddl sul welfare, collegato alla legge Finanziaria 2008, coinvolgendo oltre ai senatori e deputati di Forza Italia, anche i colleghi della allora maggioranza

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Più riposo contro gli errori

Gli studi dimostrano come dopo 12 ore di veglia la risposta individuale sia considerevolmente alterata

Per evitare gli errori medici servono anche più pause e riposi nei turni di lavoro dei camici bianchi. I ritmi intensi e i carichi eccessivi, infatti, posso ridurre notevolmente la capacità di attenzione del medico, aumentando il rischio di sbagliare: non a caso, nelle ultime ore dei turni di notte, il 30 per cento degli errori commessi è evitabile, secondo recenti studi. Il problema è stato analizzato e discusso al convegno 'Tempo di lavoro e rischio clinico: esperienze europee e italiane a confronto sui carichi di lavoro in medicina', organizzato dall'Ordine dei medici di Modena in collaborazione con la Federazione nazionale degli Ordini (Fnomceo).

"La cura dei pazienti - spiega Nicolino D'Autilia, presidente dell'Ordine di Modena e promotore del convegno - richiede una grande capacità di ascolto, di relazione e di attenzione ai problemi legati alla malattia. Se il medico è però stanco, tutte queste abilità si riducono in maniera significativa, e il rischio di incorrere in errori ovviamente tende a crescere". Gli studi dimostrano, infatti, come dopo 12 ore di veglia la risposta individuale sia considerevolmente alterata. E l'alterazione è maggiore quanto più si sta svegli. Non solo. In caso di prestazioni impegnative dal punto di vista fisico o emotivo diminuisce ancora di più la capacità di controllo: alcune ricerche hanno addirittura rilevato che nelle ore finali dei turni di notte, il 30 per cento circa di errori poteva essere evitato.

"L'importanza della sicurezza ed il significato dell"imparare dall'errore' - afferma Amedeo Bianco, presidente di Fnomceo - sono specificati con chiarezza all'articolo 14 del Codice deontologico, che impone al medico la rilevazione, segnalazione e valutazione degli errori per il miglioramento della qualità delle cure. Punto di partenza per un efficace approccio al problema è, quindi - conclude Bianco - quello legato al principio secondo cui la prevenzione e la gestione dell'errore è un'attività che coinvolge l'esercizio professionale in senso stretto, e che l'errore può essere usato per migliorare l'organizzazione anche attraverso l'utilizzo di più idonee procedure professionali".

Già da qualche tempo i medici italiani hanno intrapreso un percorso nuovo in materia, proponendo, come dice Sergio Bovenga, uno dei relatori al convegno, "in accordo con le più avanzate esperienze internazionali un approccio diverso al tema dell'errore: quello della conoscenza delle cause e non quello della ricerca pregiudiziale delle colpe".

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15 maggio 2008

Lunedì giornata mondiale epatite

Si celebra lunedì prossimo la giornata mondiale sull'epatite, un killer silenzioso che colpisce ogni anno 500 milioni di persone, uccidendone ben un milione e mezzo.

Oltre 200 associazioni di pazienti nel mondo, coordinate dal World Hepatitis Alliance, lanciano una campagna di sensibilizzazione mondiale puntando sullo slogan 'Sono io il numero 12?' per incrementare la consapevolezza di un dato quasi sconosciuto: nel mondo, una persona su 12 ha l'epatite B o C, ma la maggior parte non lo sa ancora.

La campagna informativa è già stata avviata in 55 nazioni, da Sydney alla Serbia, da Pechino a Buenos Aires. "A differenza di altre malattie, la consapevolezza e conoscenza sull'epatite B e C rimane inspiegabilmente bassa - spiega Charles Gore, presidente della World Hepatitis Alliance - l'informazione e la prevenzione sono gli unici strumenti a nostra disposizione per ridurre l'enorme e largamente prevenibile tasso di mortalità.

L'epatite virale cronica non può più essere ignorata poiché ogni anno causa la morte di 1,5 milioni di persone: intendiamo insistere affinché le epatiti B e C siano inserite nell'agenda delle priorità della sanità globale e, come è già avvenuto per l'Hiv/Aids, la tubercolosi e la malaria, entrino a far parte degli obiettivi del millennio dell'Organizzazione mondiale della sanità".

Il World Hepatitis Alliance chiede a tutti di registrarsi al sito www.sonoioilnumero12.org per mostrare solidarietà alla campagna, ma anche per ricevere informazioni preziose sulla malattia.

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Fimmg rompe accordo con Inail

Fine del 'matrimonio' tra la Federazione nazionale dei medici di famiglia (Fimmg) e l'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (Inail).

La Fimmg ha infatti interrotto, con decorrenza immediata, l'intesa sulle certificazioni di malattie professionali e di infortunio sul lavoro, siglato a settembre con l'Inail. Diversi i motivi che hanno spinto la Federazione a rompere l'accordo.

"In questi otto mesi - sottolinea in una nota la Fimmg - numerose sono state le verifiche per i gravi ritardi, inadempienze e difficoltà nell'applicazione dell'accordo da parte delle sedi dell'Inail.

In particolare abbiamo riscontrato un'eccessiva laboriosità della trasmissione online delle certificazioni e una marcata difficoltà nell'approvvigionamento dei moduli cartacei.

Abbiamo inoltre dovuto fare i conti con l'assenza o il ritardato pagamento dei certificati redatti e con informazioni non corrette degli impiegati dell'INAIL agli infortunati".

La Fimmg ha quindi ritenuto di interrompere l'intesa "fino a quando non verranno rimossi i gravi ostacoli che a oggi hanno impedito il corretto, tempestivo e puntuale adempimento da parte dell'Inail degli impegni assunti".

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Siomi, omeopatia non alternativa a insulina

Dopo la morte della ragazza diabetica cui "un sedicente medico avrebbe sospeso la terapia insulinica", la Siomi (Società italiana di omeopatia e medicina integrata) precisa che "nessun medico, classico o esperto in omeopatia, la cui deontologia impone scienza, coscienza e 'primum non nocere' toglierebbe mai l'insulina, un farmaco salva-vita, a un paziente con diabete di tipo 1, insulino-dipendente".

La sospensione della terapia insulinica è "un comportamento delittuoso, al di fuori dalle norme etiche e scientifiche della medicina". La tragica fine della ragazza diabetica fiorentina "è conseguenza di un fenomeno di malpractice della medicina - prosegue la Siomi - di abusivismo della professione medica".

In questo momento i 1.270 medici della società, due terzi dei quali lavorano nel Ssn come medici e pediatri di famiglia, ospedalieri e universitari, ribadiscono con forza che "la medicina omeopatica è un ulteriore strumento di cura da porre a fianco e a complemento della medicina classica; il medico omeopata sceglie lo strumento di cura migliore per il suo paziente, sia un farmaco convenzionale oppure un medicinale omeopatico, con scienza e coscienza e senza partigianerie.

Un medico omeopata è medico due volte, dovendo conoscere, saper applicare e scegliere tra medicina classica e medicina omeopatica, a seconda della situazione clinica che deve gestire". Con queste parole la Siomi esorta gli Ordini dei medici a schierarsi in favore della complementarietà in medicina, e ad approntare registri appositi per i medici esperti in medicine complementari. Non solo.

"Occorre una legge di riconoscimento della medicina omeopatica come terapia medica praticata esclusivamente dal medico, e secondo i criteri dell'alleanza terapeutica con la medicina classica tipici della medicina integrata".

Una misura "urgente e indispensabile, per tutelare la professionalità dei medici omeopati e per proteggere i cittadini dai fenomeni di abusivismo della professione medica, purtroppo possibili in assenza di una legge dello Stato".

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Bianco denuncia: si vendono illusioni

Basta con la vendita di false speranze. Il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (FNOMCEO), Amedeo Bianco, dopo la morte della giovane paziente diabetica per aver sospeso l'insulina, prende posizione contro chi specula sulle speranze, e la pelle, dei malati.

"La tragica morte della ragazza fiorentina, dopo la sciagurata sospensione della terapia insulinica, consigliata da un soggetto di cui ci è ancora ignoto il profilo di qualificazione - sottolinea Bianco in una nota - fa emergere il problema di aree illegali e oscure che vendono speranze di salute e benessere.

E' sconcertante che, in un'epoca di straordinari sviluppi della scienza biomedica, e di grandi successi nel debellare o contenere vecchie e nuove malattie, ci possa ancora essere qualcuno che vende pericolose falsità e terribili trappole per la libertà, la dignità, la vita stessa delle persone", rileva Bianco.

E assicura: "Non abbassiamo la guardia e teniamo invece alta l'attenzione sulla qualificazione dei professionisti che gestiscono il bene più grande del singolo e della collettività, la salute.

Ogni novità e ogni suggestione in questo campo non può non mettere al centro la garanzia dell'efficacia e della sicurezza delle cure. Fuori da questi recinti non c'è la libertà, ma la prigione delle superstizioni, delle speranze disperate e di un diritto violato".

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SSN, sfide difficili per il futuro

Trent'anni spesi bene quelli del Servizio sanitario nazionale che quest'anno festeggia un importante compleanno: da tre decenni garantisce infatti assistenza ai cittadini. E lo ha fatto tutto sommato bene

Questa la opinione degli esperti che al Forum PA , in corso a Roma, hanno partecipato all'incontro 'Ssn 1978-2008. Un trentenne in cerca di identità'. Ma i punti forti del sistema, universalismo e solidarismo, che i cittadini oggi danno quasi per scontati, rappresentano anche una sfida per il futuro, perché garantirli non sarà facile. "Dobbiamo confrontarci - ha spiegato Andrea Tardiola, dirigente del ministero della Salute che ha moderato l'incontro - con le risorse limitate mentre l'evoluzione della scienza e l'andamento demografico fanno crescere le spese.

L'universalismo, che è il carattere forte del nostro sistema, si scontra inoltre con la crescita di richieste di personalizzazione delle cure: la nostra richiesta di assistenza 'su misura' mette in difficoltà il Ssn". Le aspettative del paziente, infatti, sono cambiate e non si limitano alla richiesta di cura. "Oggi - ha aggiunto Edoardo Boncinelli, professore di Biologia e genetica del San Raffaele di Milano - non ci si limita a chiedere salute, ma si vuole ottenere il benessere. E gli italiani, ormai da 30 anni, danno quasi per scontato la presenza di una 'grande mamma' a cui chiedere assistenza sanitaria". E se è vero che uno dei grandi sport nazionali è parlare male del Ssn, "questo - ha detto ancora lo scienziato - è solo un fatto formale, perché in realtà ci siamo adattati al sistema, soprattutto siamo convinti di aver diritto alle cure".

Una disponibilità del sistema che, però, sarà difficile conservare per il futuro. E non solo perché cresce la richiesta di qualità e prestazioni di 'benessere'. "La vita degli italiani - ha evidenziato Boncinelli - cresce ogni anno di un trimestre. Tra vent'anni crescerà di 5 anni. La popolazione quindi invecchia, facendo lievitare i costi della sanità".

In questi 30 anni "il Sistema italiano - ha continuato Giovanni Fattore, economista docente della Bocconi di Milano - è riuscito a tenere insieme buoni livelli di assistenza, buoni livelli di equità, ha garantito sufficienti possibilità di scelta ai cittadini, con livelli di spesa pubblica contenuti. Questo è stato possibile - ha precisato - perché si è partiti da un sistema costruito su valori condivisi e si è avuto il coraggio di adattare le norme nel tempo.

La storia del Ssn potrebbe essere punto di riferimento della Pubblica amministrazione, soprattutto per sistemi come quello universitario che non è riuscito a riformarsi". Ma nonostante il parere positivo sul passato, l'economista dichiara di non "essere ottimista sul futuro - ha spiegato - in particolare perché è complicato mantenere l'unitarietà nazionale, e il sistema dei Lea non è sufficiente in questo senso". Ma sarà difficile anche "garantire il sistema solidaristico, per la limitazione delle risorse".

Per quanto riguarda la sostenibilità economica Filippo Palumbo, direttore della programmazione sanitaria del ministero della Salute, ha sottolineato che la sfida dei prossimi anni dovrà essere quella di guardare alla sanità anche come motore dello sviluppo socio-economico. Una prospettiva divenuta già realtà in Lombardia. L'assessore alla Sanità della Regione, Luciano Bresciani, ha infatti illustrato il modello lombardo, apprezzato a livello europeo, sottolineando l'impegno a lavorare con le forze dell'intera comunità, pubbliche e private, mettendo insieme veri e propri network in grado di conciliare le esigenze di assistenza e sviluppo socio-economico in un sistema virtuoso. "E' una strada - ha concluso Bresciani - che, credo, ci aiuterà a mantenere la sostenibilità".

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14 maggio 2008

Sabato la pressione in piazza

Sabato controlli della pressione nelle piazze italiane, in occasione della IV Giornata mondiale contro l'ipertensione arteriosa promossa in tutto il mondo dalla World Hypertension League.

In circa 60 capoluoghi di provincia, e in numerose altre località minori, la Società italiana dell'ipertensione arteriosa e la Croce rossa italiana allestiranno delle postazioni per offrire alla popolazione l'opportunità di un controllo gratuito.

Nelle piazze coinvolte dall'iniziativa sarà anche possibile avere indicazioni importanti su come effettuare in modo corretto la rilevazione della pressione 'in casa'.

I controlli saranno inoltre offerti da numerosi Centri ospedalieri per l'ipertensione arteriosa, aperti per l'occasione senza necessità di prenotazione, e nelle molte farmacie che hanno deciso di aderire all'iniziativa grazie al supporto della Federazione ordini farmacisti italiani (Fofi).

L'iniziativa ha ottenuto il patrocinio del ministero della Salute e della Presidenza del Consiglio dei ministri, e si svolgerà sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica.

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Medici semplifichino il linguaggio

La comunicazione medico-paziente deve tornare sui binari dell'umanità, e i medici "devono usare parole semplici nei confronti dei malati".

Ad affermarlo è lo scrittore Andrea Camilleri, intervenuto ieri al Forum P.A. in corso a Roma all'incontro su 'Ospedale ospitale', organizzato dall'Azienda ospedaliera Domenico Cotugno di Napoli.

"E' difficile spiegare come deve comunicare un medico con un paziente - ammette lo scrittore - ma se devo proprio dare un consiglio invito i camici bianchi a parlare nel modo più semplice ai propri pazienti". Camilleri riferisce un episodio vissuto in prima persona "quando mia moglie fu ricoverata, qualche anno fa per un malore improvviso, in ospedale dove ricevette le cure del caso.

Le mie figlie - prosegue lo scrittore - chiesero agli infermieri novità sullo stato di salute della loro madre, ma si sentirono dare solo risposte generiche, in cui si usava il termine 'la paziente'. Solo il primario ha pronunciato le parole giuste affermando 'vostra mamma sta bene, potete coccolarla'.

A volte - sottolinea Camilleri - basta un termine, piuttosto che un altro, per rendere più umano il rapporto tra medico e paziente".

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Disavanzo oltre i 3mld ma in discesa

Ammonta a 3 miliardi 169 milioni il disavanzo della sanità italiana nel 2007, -30% rispetto all'anno precedente. La cifra è imponente, ma si tratta del deficit più basso registrato negli ultimi anni.

I dati arrivano dal Rapporto 'Finanza pubblica e Istituzioni' dell'Isae (Istituto di studi e analisi economica), che dedica un capitolo alla sanità. Nel 2007, l'anno dei Piani di rientro per le 6 Regioni con i conti più in rosso, la spesa sanitaria è stata di 102 miliardi 519 milioni di euro, con un incremento del 2,9% rispetto al 2006, a fronte di un finanziamento - al netto dei fondi stanziati per la copertura dei disavanzi regionali - di 99 mld 351 mln euro.

La spesa sanitaria ha raggiunto, lo scorso anno, il 6,7% del Pil. Le sei Regioni sottoposte ai Piani di rientro (Lazio, Sicilia, Campania, Liguria, Abruzzo e Molise) nel 2007 hanno fatto registrare andamenti diversi. In Lazio e in Sicilia la spesa è diminuita, in Abruzzo è cresciuta (+2,7%) in linea con la media italiana, mentre in Campania, in Molise e in Liguria l'aumento ha leggermente superato la media (con tassi vicini al 4%). In queste Regioni i disavanzi si sono tuttavia ridotti considerevolmente rispetto al 2006. Un dato senz'altro positivo, secondo l'Isae: la spesa sanitaria in Italia - si sottolinea nel rapporto - continua a crescere, comunque meno del Pil nominale e i disavanzi sono al livello più basso degli ultimi anni.

"Sembra dunque che i Piani di rientro stiano producendo alcuni primi risultati positivi - si legge ancora - sia pure differenti tra le diverse Regioni coinvolte. Qualche dubbio riguarda, tuttavia, la piena adeguatezza dei Piani per il rigido congegno di modalità e tempi di attuazione, che prevedono, infatti, una serie di obiettivi intermedi, rigidamente definiti.

Né, d'altra parte, le previste sanzioni sono necessariamente adeguate a correggere eventuali squilibri del Piano, poiché questo fornisce un incentivo solo a condizione che gli obiettivi previsti siano realmente realizzabili".

L'Isae nota, infine, che "gli interventi sinora attuati dalle Regioni sono stati limitati preminentemente alla spesa farmaceutica convenzionata e al blocco del turn-over del personale, mentre ancora lontane dall'avvio risultano le misure strutturali ampiamente previste nei Piani, e largamente imperniate sulla riorganizzazione dell'offerta ospedaliera e il conseguente ridimensionamento dei posti letto".

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Nessun commissariamento per le Regioni

Nessuna ipotesi concreta di commissariamento delle Regioni con i conti sanitari in rosso almeno per il momento.

E' quanto assicura il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che ieri pomeriggio a Roma ha visitato gli stand del padiglione dedicato alla sanità all'interno del Forum della Pubblica amministrazione.

"In questo momento - spiega Sacconi - stiamo guardando tutte le situazioni delle Regioni che hanno questi problemi di bilancio, poi decideremo.

Per ora - conclude - siamo ancora nella fase della presa d'atto".

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Marino, grave non avere il Ministero

"La salute dei cittadini non rientra nelle priorità del governo: il messaggio del Presidente del Consiglio è stato molto chiaro non affrontando in alcun modo il programma dell'esecutivo in materia di sanità".

Lo ha affermato Ignazio Marino, chirurgo e senatore PD, nel suo intervento al Senato durante il dibattito sulla fiducia al governo.

"Non è stato nemmeno istituito il Ministero della salute - ha detto Marino - e per la prima volta nella storia della Repubblica, l'Italia non avrà un coordinamento centrale e una figura di riferimento autorevole a livello internazionale.

Dal punto di vista giuridico tutte le funzioni saranno assunte da un sottosegretario ma in realtà politicamente parlando, è solo con la presenza di un ministro che si riconosce ad un settore un'importanza strategica, cruciale per la vita dei cittadini e per il buon funzionamento dello Stato. Ed è proprio per questo che tutti i paesi del mondo hanno un Ministro della salute".

"Sono molto preoccupato - ha commentato Marino - perché non abbiamo avuto alcuna notizia di quale sia il piano per affrontare i problemi urgenti che riguardano il Servizio Sanitario Nazionale, in particolare la sicurezza degli ospedali, il controllo e la valutazione delle prestazioni, il contratto dei medici bloccato da due anni.

Non vi è stato nemmeno un accenno a temi che interessano tutti i cittadini e se questa grave mancanza non sarà corretta saranno inevitabili grandi disagi e ingiustizie per gli abitanti del nostro paese".

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Urgente rinnovo convenzioni

"Ho chiesto al nuovo Governo di porre rimedio a un atto di poca chiarezza del precedente, che ha impedito finora il rinnovo delle Convenzioni dei medici di famiglia e dei pediatri"

Queste le aprole del presidente del Comitato di settore per il Comparto sanità Romano Colozzi, assessore alle Finanze della Lombardia, illustrando la lettera inviata ieri al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al ministro dell'Economia Giulio Tremonti e al titolare del Welfare Maurizio Sacconi.

Colozzi ha chiesto al Governo di dare disposizioni affinché sia garantita la copertura di ulteriori 125 milioni di euro necessari per convocare il tavolo delle trattative con le organizzazioni sindacali e giungere al rinnovo delle convenzioni della medicina generale.

"Disposizioni - ha aggiunto Colozzi - che il precedente Governo non ha mai varato, approvando gli atti di indirizzo della medicina convenzionata e accettando implicitamente i costi complessivi del contratto, ma senza alcuna garanzia di copertura degli oneri aggiuntivi.

Sono convinto - conclude - che questo Governo saprà fare chiarezza".

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13 maggio 2008

Sbagliata ripartizione ai laboratori in Puglia

Laboratori d'analisi pugliesi nel mirino dell'Antitrust. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato chiede infatti di modificare l'attuale sistema di ripartizione dei fondi sanitari pubblici alle strutture convenzionate.

Un sistema di ripartizione che, secondo l'Antitrust, "ha impedito l'introduzione di dinamiche concorrenziali nel mercato della fornitura di esami clinici e ha cristallizzato le posizioni detenute dai laboratori convenzionati nel 1998".

E' quanto emerge dalla segnalazione contenuta nel bollettino Antitrust e inviata al presidente della Giunta regionale, Nichi Vendola.

Il sistema di ripartizione dei fondi, attualmente in vigore in Puglia, si basa su assegnazioni di limiti di spesa definiti annualmente sulla base del fatturato realizzato da ciascun laboratorio nel 1998.

Un sistema che, secondo l'Autorità, "ha avvantaggiato le strutture che vantavano nel 1998 quote di mercato rilevanti, svantaggiando i laboratori che nel medesimo anno avevano realizzato un fatturato esiguo. In tale contesto - si legge nel documento firmato dal presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà - operatori efficienti, che nel 1998 non registravano fatturati significativi, non sono stati messi in condizione di sviluppare la propria attività".

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Un premio per giovani ricercatori

La Regione Lazio, Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport promuove la ricerca scientifica con il premio "Giovani talenti per la ricerca", riconoscimento dedicato ai ricercatori che abbiano conseguito la laurea da non più di dieci anni.

La prima edizione, dedicata alle neuroscienze, è stata presentata il 9 maggio durante la cerimonia di apertura di "Apriamo la Mente, Lazio Terra di Scienza", festival del pensiero scientifico promosso dalla Regione Lazio.

Possono candidarsi al premio giovani ricercatori con laurea in medicina, scienze biologiche, chimica, fisica che abbiano svolto ricerche nel campo della neurobiologia cellulare o molecolare e non abbiano superato i 35 anni di età alla data di scadenza del bando.

Il riconoscimento ammonta a 10.000 euro e verrà consegnato da una giuria composta da: Pietro Calissano, Istituto di Neurobiologia e Biologia Molecolare del CNR, Antonino Cattaneo dell'Università di Trieste ed Elène Mari ricercatrice presso l'Ebri, European Brain Research Institute.

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Smi, rivoluzionare formazione MMG

"Serve una rivoluzione nella formazione dei medici, partendo da quelli di medicina generale che sono, di fatto, i figli di un dio minore".

Ad affermarlo è Pietrino Forfori, responsabile nazionale della formazione in medicina generale per il Sindacato dei medici italiani (Smi), che invoca pari dignità tra i medici in formazione specialistica e quelli di medicina generale.

"La nostra sanità - sottolinea in una nota Forfori - si proietta sempre di più sul territorio, ma l'attenzione che si rivolge nei confronti dei futuri professionisti che vi dovranno operare è francamente insufficiente.

Per questa ragione ci rivolgiamo ancora una volta al Governo, agli Ordini, alle società scientifiche e agli altri sindacati, affinché si costruisca un'iniziativa politica forte per dare risposte adeguate ai giovani medici di medicina generale".

Per accelerare il processo di adeguamento della formazione specifica in medicina generale a criteri più equi e più moderni lo Smi propone: "l'intassabilità della borsa; l'introduzione di attività professionalizzanti; l'introduzione dei crediti formativi; il giusto riconoscimento dell'attività di insegnamento della medicina generale; la modifica dei test di ingresso; la coincidenza delle date degli esami di ingresso ai corsi di specializzazione e di formazione specifica; il pieno rispetto del fabbisogno programmato di medici di famiglia da formare".

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Ripensare il sistema di valutazione

Ripensare i sistemi di valutazione "troppo spesso orientati in questi ultimi anni verso criteri economico-finanziari, per sviluppare dunque sistemi che valutino la qualità" delle prestazioni sanitarie erogate dalle Regioni.

Parola di Aldo Ancona, direttore generale dell'Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali (Agenas), intervenuto ieri a Roma all'incontro 'Per un sistema di valutazione dei servizi sanitari', durante il Forum P.A.

"La valutazione dei sistemi c'è già - spiega Ancona - solo che spesso è informale e politica, e sconfina in discrezionalità e deformità. In questo modo - aggiunge Ancona - il sistema non viene fotografato bene".

Per questo motivo l'Agenas ha presentato i risultati di un'esperienza che ha coordinato insieme agli assessorati regionali della Sanità di Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Umbria, Toscana e Veneto.

"Gli obiettivi di questa esperienza - spiega il direttore generale dell'Agenas - sono tre. Affinare i sistemi stessi attraverso un confronto con le Regioni, consentire una valutazione non più autoreferenziale, e presentare la possibilità di fornire linee guida alle Regioni che sono ancora un po' indietro".

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Cimo, chiarire ruolo Martini e Fazio

"Finalmente conosciamo i nomi dei sottosegretari al Welfare, anche se resta clamorosamente vuota la casella di viceministro alla Salute.

Ora ci aspettiamo che vengano assegnate le deleghe e in particolare che venga chiarito il ruolo di Francesca Martini e di Ferruccio Fazio, che vengono da esperienze sanitarie significativamente diverse".

Lo chiede Stefano Biasioli, presidente nazionale della Cimo-Asmd, che commenta così le nomine dei 4 sottosegretari a Lavoro, Salute e Politiche sociali, raggruppati nel super-ministero del Welfare.

"C'è necessità di chiarezza e soprattutto di rapidità, perché - sottolinea in una nota Biasioli - spetterà ai sottosegretari alla Salute il compito di stimolare il ministero dell'Economia e quello della Funzione pubblica a un'accelerazione dei contratti della dirigenza medica, clamorosamente in stallo da oltre un mese.

Questo Governo si è posto l'obiettivo di fare, e i contratti della dirigenza medica e sanitaria - conclude il numero uno della Cimo - sono da chiudere rapidamente e bene, essendo scaduti da 29 mesi".

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Anaao, governo affronti problemi SSN

Improrogabile l'appuntamento con i problemi della sanità italiana

Ora che il Governo ha completato, con la nomina dei sottosegretari al ministero del Welfare, la definizione della compagine istituzionale, l'Anaao Assomed ritiene "non più rinviabile affrontare gli urgenti problemi che gravano sul Ssn e che chiedono una immediata soluzione".

In una nota, il sindacato dei medici ospedalieri ricorda che sul tappeto "rimane la necessità di rimodernare un sistema pubblico di stampo aziendalistico che ormai mostra tutte le sue inefficienze e ritardi, fortemente condizionato da un patologico rapporto con la politica".

"E' necessario inoltre - incalza l'Anaao - rilanciare il ruolo del medico nella gestione delle attività cliniche, aggiornare gli aspetti organizzativi, le condizioni di lavoro dei medici e le loro relazioni con la sicurezza e qualità del SSN.

Non c'è più tempo da perdere, e prima di ogni altra cosa l'Esecutivo deve riprendere la trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro, ormai scaduto da oltre due anni e interrotta per la combinata responsabilità di Aran e Regioni".

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Omeopati a Sacconi, basta discriminazioni

Una lunga lettera al nuovo responsabile della Salute per chiedere "scelte forti e coraggiose" a favore di "milioni di cittadini e migliaia di medici e operatori" che hanno deciso di curarsi con le medicine non convenzionali.

A scrivere a Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, la Federazione italiana delle associazioni e dei medici omeopati (Fiamo) che chiede la cancellazione delle discriminazioni culturali, sociali ed economiche per i cittadini che si curano, per libera scelta, con l'omeopatia e altre medicine naturali.

E gli omeopati denunciano la presenza di una vera e propria "omeo-fobia", ovvero "un costante attacco da parte delle istituzioni culturali e scientifiche ufficiali nei confronti della medicina omeopatica".

E la conseguente discriminazione "dei medici omeopati tacciati di empirismo antiscientifico, opponendo una totale cecità di comodo alle centinaia e centinaia di prove di efficacia dell'omeopatia offerte da studi clinici pubblicati nella letteratura internazionale".

"Le chiediamo di intervenire - scrive la Fiamo nella lettera a Sacconi - e sanare una frattura che, ormai sempre più inaccettabile, si è creata tra cittadini di serie A che si curano con la farmacologia ufficiale e i milioni, di serie B, discriminati da un intollerabile pregiudizio negativo da parte del mondo accademico ammalato di 'presunzione di verità', che si scaglia contro tutti noi che abbiamo scelto di privilegiare in tutte le situazioni cliniche che lo permettono una strada terapeutica naturale, dolce ed economicamente poco costosa".

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Le nuove antropometriche neonatali

Nuovi percentili in arrivo per misurare la crescita dei neonati italiani. Al congresso della Società italiana di neonatologia, che si inaugura oggi a Torino, verranno infatti presentate le nuove carte antropometriche neonatali italiane, frutto di uno studio policentrico promosso dalla Sin e che ha coinvolto 34 centri su tutto il territorio nazionale.

Grazie a queste nuove carte, sarà possibile valutare in modo aggiornato e appropriato la crescita dei bebè del Belpaese. "Lo studio ha consentito, fra l'altro, di mettere in evidenza come negli ultimi 20 anni i neonati italiani siano cambiati: sono diminuite le alterazioni in eccesso o in difetto della crescita nei nati a termine - spiega Claudio Fabris, Direttore dell'Unità operativa di Neonatologia universitaria dell'azienda ospedaliera S.Anna di Torino, presidente della Sin e del congresso - Si tratta di cambiamenti in buona parte dovuti alla migliorata gestione della gravidanza da parte degli ostetrici e alla sempre più stretta collaborazione fra ostetrici e neonatologi".

Il congresso di Torino, che vedrà riuniti fino al 16 maggio oltre mille neonatologi italiani e stranieri, ripropone problemi che si pensavano dimenticati, come la malattia da immunizzazione Rh.

Si tratta di una delle conseguenze dei fenomeni di migrazione che hanno fatto sì che ormai nel nostro Paese, a seconda delle aree, fra il 10 e il 20% dei neonati siano di figli di immigrati. "In Italia la profilassi della malattia da immunizzazione Rh si fa dal 1969: ormai per noi si trattava di un problema sepolto - ricorda il neonatologo - Adesso purtroppo abbiamo una popolazione che nelle terre d'origine ha avuto un aborto o una gravidanza e non è stata sottoposta a profilassi. Questo fa riemergere il problema".

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Meno tasse per medici territorio

"Meno tasse per i medici del territorio". Non è uno slogan, una proposta concreta al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. A lanciarla è Salvo Calì, segretario nazionale del Sindacato dei medici (Smi), convinto che "si dovrebbero detassare le prestazioni aggiuntive quali l'assistenza domiciliare integrata, la cura per gli anziani o i piani di assistenza ai tossicodipendenti".

"Si detassino le prestazioni aggiuntive dei medici del territorio - sottolinea in una nota Calì - così come si ha intenzione di fare con gli straordinari e le retribuzioni accessorie del lavoro dipendente". Secondo il numero uno dello Smi, è infatti ora di dare risposte adeguate alla categoria.

"Già con la manovra del 2007 - spiega - i medici hanno fortemente contribuito al risanamento dei conti pubblici, con una pressione fiscale che ha fortemente inciso sulle retribuzioni, tanto è vero che gli aumenti previsti dal precedente contratto sono stati in buona parte riassorbiti dalle tasse.

I medici convenzionati - conclude - hanno subito in modo più virulento di altre categorie gli effetti dell'inflazione seguita all'introduzione dell'euro".

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MMG in formazione sottopagati

I medici di famiglia in formazione guadagnano la metà dei loro colleghi specializzandi in altri settori della medicina. E sono anche penalizzati per quanto riguarda i contributi previdenziali, praticamente 'impercettibili'. Una discriminazione che rende meno attraente la professione per i giovani laureati e mina alla base le prospettive di ricambio generazionale, oltre a non garantire la pari dignità.

E' la denuncia della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) che annuncia la costituzione di un comparto ad hoc del sindacato, per "seguire meglio i medici in formazione e garantire loro la giusta dignità". In comparto sarà presentato a Roma il 23 maggio, segnala all'ADNKRONOS SALUTE Domenico Crisarà, segretario nazionale della Fimmg-Continuità assistenziale, a cui è affidata la nuova sezione. Ogni anno i medici di famiglia in formazione sono circa 1.500 e, oltre a seguire una formazione teorica, come i loro colleghi specializzandi "fanno attività assistenziale concreta, con un rapporto di esclusività che non permette di fare altri lavori", ricorda Crisarà. Per i tre anni di formazione, infatti, sono impegnati "negli ambulatori dei medici di famiglia titolari, ma anche nei consultori, nei Sert, nei reparti di ostetricia e ginecologia, in pediatria e nei Pronto soccorso.

La loro retribuzione, però - spiega Crisarà - è di circa 900 euro, contro i 1.800 del contratto di formazione medici specializzandi". Il primo atto del nuovo comparto del sindacato, dunque, sarà quello di chiedere l'equiparazione. "Chiediamo che Governo e le Regioni - aggiunge il sindacalista - riadeguino il compenso dei medici di medicina generale in formazione. Questo non è solo un problema di sopravvivenza, ma anche di dignità di ruolo: così si alimenta una cultura che considera il medico di famiglia un camice bianco di serie B".

Si parla sempre del ruolo fondamentale della medicina di famiglia per il nostro sistema sanitario, sottolinea Crisarà, "ma non si fa molto per incentivare i giovani a seguire la professione. Qual è infatti il motivo per cui un giovane laureato deve scegliere questa professione quando - oltre alla scarsa presenza della materia nelle università, praticamente 'sconosciuta' agli studenti - nei primi tre anni di formazione guadagna la metà degli altri medici che si specializzano e con prospettive di inserimento più difficili?". E poi c'è il problema della previdenza che, nel periodo formativo, è minima.

"E, con le difficoltà di stabilizzazioni che ci sono oggi, i giovani medici rischiano di cominciare a pagare contributi utili solo dopo i 40 anni, con la prospettiva di una pensione bassa per loro e un problema di sostenibilità anche per l'Enpam, l'istituto di previdenza dei medici". Alla presentazione del nuovo comparto, a cui già anno aderito quasi un migliaio di camici bianchi, prevista nella sede romana della Fimmg, parteciperanno tra gli altri il segretario della Fimmg, Giacomo Milillo, il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, e i rappresentanti provinciali del nuovo comparto.

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I quattro del Welfare

Scelti ieri pomeriggio i quattro sottosegretari a Lavoro, Salute e Politiche sociali, raggruppati nel super-ministero del Welfare

Si tratta di Ferruccio Fazio, Francesca Martini, Eugenia Maria Roccella e Pasquale Viespoli. Al momento il Cdm non ha indicato nessun viceministro, che verranno scelti successivamente. Fazio e Martini potrebbero avere la delega alla Salute, Roccella potrebbe occuparsi dei temi etici. Ferruccio Fazio, medico nucleare appassionato di fotografia e immersioni, è nato a Garessio (Cn) il 7 agosto del 1944. E l'unico 'tecnico' dei 4 sottosegretari al Welfare.

Si è laureato in Medicina e chirurgia all'università di Pisa nel 1968. Ha conseguito la specialità in Medicina nucleare nel 1970 e in malattie dell'apparato respiratorio nel 1975. Sposato con Margherita Colnaghi, ha due figli: Alessandro di 20 anni e Arianna di 18. Attualmente è primario di Medicina nucleare e radioterapia all'Istituto scientifico universitario San Raffaele, ordinario di diagnostica per immagini e radioterapia all'ateneo degli Studi di Milano-Bicocca e direttore dell'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

L'onorevole Francesca Martini (Lega Nord) è nata a Verona il 31 agosto 1961. Laureata in lingue e letterature straniere è stata dirigente pubblico, poi responsabile della segreteria federale settore famiglia e affari sociali della Lega Nord. Quindi responsabile nazionale enti locali padani dal 1998 al 2001. Prima di venire nominata sottosegretario al Welfare, ricopriva il ruolo di assessore alle Politiche sanitarie della Regione Veneto ed è stata eletta alla Camera dei deputati nella XVI legislatura.

Il senatore Pasquale Viespoli (Pdl) è nato a Benevento il 19 gennaio 1955 e si è laureato in Giurisprudenza nel 1978 all'università Federico II di Napoli. Coniugato con Simonetta Rivellini, ha tre figli: Lucia, Antonio e Francesco. Sin da giovane ha militato nel Movimento sociale italiano, partito di cui è stato anche componente della segreteria nazionale. Confluito in An al congresso di Fiuggi, attualmente fa parte della Direzione nazionale e dell'Esecutivo nazionale del partito, responsabile per il Mezzogiorno e coordinatore regionale della Campania (dal 1997). Consigliere comunale dal 3 ottobre del 1985 al 31 maggio del 1993, è stato eletto sindaco di Benevento con la lista "Partecipazione" nel 1993, ottenendo il 72,30% dei consensi. Nel 1996 è stato riconfermato sindaco di Benevento. Carica che ha conservato fino alla vigilia delle elezioni politiche del 13 maggio 2001. All'interno del ministero del Welfare dovrebbe essere lui il sottosegretario con delega al Lavoro.

Eugenia Roccella Cavallari (Pdl), nata a Roma nel 1953, è una giornalista e saggista. Figlia di uno dei fondatori del partito Radicale, Franco Roccella, entra a 18 anni nel Movimento di liberazione della donna diventandone leader. Laureata in lettere, è dottore di ricerca all'Università La Sapienza. Nel 2007 è stata portavoce, con Savino Pezzotta, del Family Day, la manifestazione di sostegno alla famiglia tradizionale organizzata il 12 maggio dall'associazionismo cattolico. Nel 2008 viene eletta alla Camera dei Deputati per la XVI legislatura, nelle lista del Popolo della Libertà presentata nella circoscrizione Lazio 2.

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11 maggio 2008

In Europa 1 milione di aborti l'anno

Sono oltre un milione (1,16 mln) gli aborti eseguiti ogni anno in Europa. Più dell'intera popolazione di Cipro, che ammonta a 790 mila abitanti.

Lo rivela il rapporto 'The Evolution of the Family in Europe 2008' redatto dall'Istituto per le politiche familiari, un ente indipendente con base in Norvegia, che vuole fare pressioni per ottenere sul Vecchio continente una maggiore attenzione per le politiche a favore della famiglia.

Secondo il documento, "le interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) eseguite in Gran Bretagna, Francia, Romania, Italia, Germania e Spagna da sole rappresentano il 77% del totale degli aborti eseguiti entro i confini europei".

Dati alla mano, ogni anno si determinano 6,4 milioni di gravidanze ma una su cinque termina con una Ivg. Più o meno un aborto ogni 27 secondi. Sempre in base ai numeri, l'ente norvegese ha calcolato che le Ivg sono più numerose di ogni altra causa di morte accidentale o esterna, come gli omicidi o gli incidenti, anche se in Europa resta più alto il numero di decessi per malattie cardiovascolari o tumori.

L'analisi dell'organismo indipendente enfatizza "la bomba a orologeria demografica innescata nel Vecchio Continente dove, accanto alle alte percentuali di aborti, si registrano tassi di natalità criticamente bassi e il costante declino dei matrimoni".

Le coppie europee non sembrano molto solide alla luce del rapporto: "in media restano unite 13 anni, e ogni 30 secondi si celebra un divorzio o una separazione". Da qui la conclusione: "L'Europa è in un inverno demografico ed è un continente troppo vecchio".

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MMG fondamentali per i trapianti

In tema di trapianti e donazioni d'organo i medici di famiglia rivendicano il loro ruolo in questo settore, sia nella fase di informazione e promozione della donazione, sia per seguire nel tempo i pazienti operati.

Lo ricorda, in una nota, il segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) che, in occasione della Settimana nazionale della donazione e dei trapianti, in corso fino all'11 maggio, chiede più collaborazione con i centri trapianti e un sistema che permetta di trasferire ai camici bianchi le informazioni sui pazienti.

"Sul tema dei trapianti, il medico di medicina generale - spiega il segretario Giacomo Milillo - può e deve svolgere un ruolo fondamentale sia nella promozione della donazione d'organo, sia nel sostenere il paziente da sottoporre a trapianto prima, e ancor più dopo, l'avvenuto trapianto. Infatti il crescente numero dei pazienti trapiantati implica una gestione clinica ad hoc in quanto oltre che per il follow-up del trapianto, devono essere seguiti anche per eventuali altre patologie presenti. È quindi assolutamente necessario creare un sistema che garantisca il trasferimento di informazione tra medici di medicina generale e Centro trapianti".

La normativa attuale che regolamenta i prelievi e trapianti di organi e tessuti "attribuisce all'informazione - aggiunge Milillo- un ruolo fondamentale per: far conoscere i problemi legati al trapianto ed alla donazione di organi, prevenire le patologie che richiedono il trapianto e consentire una scelta 'libera e consapevole' sulla donazione".

In questo contesto, il medico di famiglia "assume, grazie alla sua vicinanza e al rapporto di fiducia con il cittadino-paziente, un'importanza fondamentale per la diffusione della cultura della donazione e necessita di un'adeguata formazione a riguardo". Milillo ha sottolineato che la Fimmg "ha sempre seguito e sta seguendo con molta attenzione il tema della donazione d'organo e dei trapianti, con specifiche iniziative nel corso dei congressi, ma anche con interventi formativi, residenziali e a distanza, per i propri medici e del personale di studio.

Ne sono testimonianza i corsi organizzati con il fondo professioni nel 2005-2006 durante i quali abbiamo anche distribuito un apposito Cd agli iscritti".

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Successo per l'agitazione del privato

Straordinaria adesione dei lavoratori della sanità privata alle manifestazioni, davanti le sedi regionali delle associazioni dei datori di lavoro Aiop e dell'Aris, organizzate dai sindacati confederali della funzione pubblica per il rinnovo del contratto di 150 mila dipendenti, scaduto da 28 mesi. Successo, in particolare - sottolineano le associazioni sindacali - per le iniziative che si sono tenute a Roma, Bologna, Milano, Torino, soprattutto per il loro valore simbolico e politico.

Mentre in tutte le altre città capoluogo di regione vasta "è stata la partecipazione dei lavoratori e l'assunzione di impegni di tutte le Regioni". Oltre alla firma dell'accordo contrattuale Fp Cgil, Cisl Fps, Uil Fpl chiedono: "aumenti del biennio 2006-2007 come quelli definiti per i lavoratori della sanità pubblica, perché i lavoratori della sanità privata non sono 'lavoratori di serie B'".

Ma anche "superamento dei 'rimpalli strumentali' di responsabilità fra le Regioni e i datori di lavoro privati, attraverso la firma di un preciso impegno, da parte di tutti gli assessori alla salute, di porre fine a questa situazione".

I segretari nazionali Rossana Dettori (Fp Cgil), Daniela Volpato (Cisl Fps), Maria Vittoria Gobbo (Uil Fpl), dopo il successo della manifestazione chiedono alle Regioni di "realizzare quanto si sono impegnati a fare con i documenti sottoscritti, diversamente la mobilitazione proseguirà con iniziative contro tutte le Istituzioni nazionali e regionali rappresentative del sistema sanitario".

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Ma chi va alla Sanità?

La nomina di Michela Vittoria Brambilla a viceministro della Sanità, data praticamente per assodata fino a ieri pomeriggio, "non è per nulla sicura.

Anzi. La 'rossa' è osteggiata dalle categorie dei medici che vogliono un 'tecnico' e pure dentro il PDL", riferisce oggi 'La Stampa'. "Ieri il premier ha chiesto consiglio a più di qualcuno, e anche qualche ministro del nuovo Governo ha espresso delle perplessità: 'Quello è un settore delicato su cui bisogna intervenire.

C'è bisogno di qualcuno che sia esperto del settore. Non si può improvvisare'". E così l'altro candidato in corsa, Ferruccio Fazio, primario al San Raffaele, resta in lizza. "Al momento il Cavaliere non ha ancora deciso. Non per nulla in Consiglio dei ministri ha annunciato tempi diversi per il completamento della struttura di governo: 'Nel consiglio di lunedì faremo i sottosegretari mentre per la nomina dei vice-ministri non c'è fretta'.

Addirittura Berlusconi sta accarezzando anche un'idea singolare - prosegue il quotidiano - nominare sottosegretari tutti gli altri componenti del Governo e procedere successivamente alla promozione di alcuni di loro a vice-ministri". Un'ipotesi che sarebbe avversata da una parte del suo stato maggiore, preoccupato dal rischio di dare al Paese l'impressione che ci sono degli intoppi.

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Una malattia su tre è colpa dell'ambiente

Secondo la stima dei medici circa il 75 per cento delle malattie è colpa dello smog e di stili di vita sbagliati

Tutelare l'ambiente per salvaguardare la salute. Una necessità non più rinviabile come dimostrano i 'numeri': il 75% delle malattie e delle cause di morte è legato proprio al degrado ambientale e a stili di vita scorretti.

Ne sono convinti i medici italiani che a Padova vareranno la 'Carta per la tutela della Salute e dell'Ambiente', nel corso di un convegno sul tema. L'incontro è organizzato dall'Ordine dei medici e degli odontoiatri di Padova, insieme alla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), con il contributo dell'Associazione nazionale dei medici per l'Ambiente (Isde) e si svolge presso l'Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti di Padova.

Obiettivo del convegno, spiega una nota della Fnomceo, "individuare tutte le strategie efficaci e in grado di agire sulle condizioni socio-ambientali, cercando di ridurre il peso di tante malattie che gravano sulla collettività". A Padova, dunque, i medici italiani, dopo aver fatto la 'diagnosi' e individuato gli strumenti terapeutici detteranno la loro ricetta per uno sviluppo sostenibile in grado tutelare la salute 'curando' l'ambiente.

"Le esposizioni a sostanze nocive, ai rifiuti e all'inquinamento atmosferico - dicono i medici - sono tra le maggiori cause dei pericoli per la salute. Secondo la più recente letteratura, danni possono esserci anche a causa delle tante sostanze chimiche che usiamo quotidianamente: la maggior parte, infatti, non è ancora stata adeguatamente testata e valutata per la sua sicurezza".

La 'Carta per la tutela della salute e dell'ambiente' è frutto di un anno di lavoro comune tra Fnomceo e Isde Italia, e metterà, nero su bianco, i principi per una corretta analisi e gestione dei problemi ambientali. Una sorta di vademecum che stabilirà il percorso da seguire.

"La Carta di Padova - dice Maurizio Benato, vicepresidente Fnomceo, che del convegno padovano è ospite e promotore - stabilisce l'approccio metodologico attraverso il quale attuare la prevenzione". Dello stesso parere il presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco. "La tutela della salute e dell'ambiente - conclude - è un dovere per il medico e una sfida per la medicina".

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08 maggio 2008

Psichiatri, essenziale ministero autonomo

"L'esistenza di un ministero della Salute autonomo è essenziale in una società moderna, per dare indirizzi mirati e rispondere alle esigenze dei cittadini".

A caldeggiare lo scorporo della Sanità dal ministero del Welfare è il presidente della Società italiana di psichiatria (SIP) Alberto Siracusano, intervenuto ieri a Milano per un incontro sul futuro dell'assistenza psichiatrica nella Penisola a 30 anni dalla legge Basaglia.

Rispondendo ai giornalisti a margine della conferenza, l'esperto sottolinea che "la centralità della sanità da un punto di vista sociale è sotto gli occhi di tutti". E si augura che al vertice della sanità nazionale ci sia "una persona nel pieno delle sue forze politiche e competenze".

Cioè un ministro con pieni poteri. Siracusano ricorda inoltre che "non esiste salute senza salute mentale". Pertanto, "tutto quello che riguarda la psichiatria deve necessariamente essere al centro dell'attenzione del nuovo ministro".

Una figura che, secondo lo specialista, dovrebbe riunire in sé capacità a 360 gradi. Perché "un grande ministro tecnico deve sempre avere grandi capacità politiche, e un grande ministro politico deve possedere a sua volta capacità tecniche elevatissime", precisa Siracusano.

Che ribadisce quindi la necessità di mettere l'assistenza psichiatria ai primi posti della futura agenda ministeriale: "Speriamo che il nuovo ministro sia una persona attenta al problema della salute mentale - dice - oggi quanto mai elemento primario per il bene del singolo cittadino e della comunità intera".

Il presidente della Sip evidenzia infine "il ruolo delle società scientifiche e dell'università: va rivalutato proprio per un sostegno al lavoro del futuro ministro - è l'invito degli psichiatri - specie in un momento così delicato dal punto di vista economico e sociale".

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Serve un ministero vero

"La scelta di accorpare il ministero della Salute al Welfare ci sembra rischiosa. Siamo convinti che un coordinamento centrale sia necessario per condividere obiettivi comuni, quali ad esempio l'applicazione dei LEA e il diritto a un'assistenza efficiente e di facile accessibilità".

Ad affermarlo è Roberto Lala, segretario generale del SUMAI (Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana), che scende in campo a difesa della salvaguardia del dicastero di Lungotevere Ripa.

"Nel fare i migliori auguri al nuovo ministro del Welfare Maurizio Sacconi e al probabile viceministro con delega alla Salute Michela Vittoria Brambilla - sottolinea in una nota Lala - assicuriamo da parte nostra la massima disponibilità a collaborare affinché il SSN, che è patrimonio di tutti, possa continuare ad essere garanzia di cura e salute per i cittadini italiani". Molte le emergenze da affrontare per il segretario generale del SUMAI.

"Innanzitutto - spiega - la riqualificazione della sanità del territorio, per la quale servono interventi riorganizzativi e forti investimenti economici, e che deve necessariamente passare attraverso l'ideazione di un progetto strategico che, con le necessarie e indispensabili varianti, sia applicabile alle diverse realtà regionali.

Siamo quindi convinti dell'importanza del ministero della Salute e - conclude - è questo lo spirito con cui ci presenteremo ai prossimi confronti con il nostro ministro".

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La Salute merita un ministero

La sanità in Italia ha bisogno di mantenere la dignità di un ministero, e non può rimanere costola di un altro dicastero.

Ne è convinto Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica dell'Istituto Regina Elena di Roma - indicato nei giorni scorsi tra i candidati a guidare la sanità - e favorevole allo 'spacchettamento' del Welfare, che alcune voci indicano come futura mossa del Governo Berlusconi.

E l'oncologo saluta con favore anche la scelta, che circola in queste ore, di Maria Vittoria Brambilla come vice ministro con delega alla Salute: "E' giusto - spiega Cognetti, a margine di un convegno a Roma sui tumori nei giovani - che a dirigere questo dicastero sia un politico e non un tecnico".

"Questo perché - aggiunge - quando bisogna fare grandi cambiamenti è necessario che la guida sia affidata alla politica e non ai tecnici". Per Cognetti "il ministero della Salute, per il suo ruolo e l'importanza che ha per il benessere dei cittadini, non può essere relegato a un dipartimento: la difesa della salute degli italiani è troppo importante per non avere una struttura efficace e autorevole in grado di affrontare situazioni complesse, come quelle legate alla programmazione della sanità in Italia".

E secondo l'oncologo il lavoro da fare è enorme. "Gli ultimi due anni - dice - non sono stati felici. Per questo una donna giovane e brillante come l'onorevole Brambilla, accreditata da molte voci come prossima responsabile della Sanità, è la persona più adatta a svolgere un compito di forte discontinuità per mettere al passo la sanità italiana con quella degli altri Paesi. L'onorevole Brambilla è la persona giusta, e noi tecnici siamo pronti a collaborare".

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Ministero autonomo è garanzia unitarietà

"E' necessario ripristinare il ministero della Salute. La sopravvivenza di questo dicastero è infatti l'unico modo per garantire al Servizio sanitario nazionale il suo carattere di unitarietà".

A chiederlo è il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, che ribadisce così la posizione del sindacato da sempre contrario all'accorpamento dei ministeri del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali.

"In un Paese dove vige il federalismo sanitario - sottolinea in una nota Lusenti - è indispensabile mantenere un organismo che funga da baricentro per assicurare il coordinamento programmatorio e di salvaguardia dei criteri di uniformità assistenziali ed evitare pericolose derive che negano il riconoscimento del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale.

Un ministero autonomo garantirebbe inoltre una specifica attenzione nei confronti dei molti e urgenti problemi della sanità e dei medici ospedalieri". L'Anaao fa quindi un elenco delle priorità da affrontare e dei nodi più spinosi che attanagliano la sanità pubblica.

"Tra questi - spiega Lusenti - c'è sicuramente il problema dell'adeguato finanziamento del Ssn e dei contratti di lavoro.

E ancora, il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da oltre due anni, la sicurezza e qualità delle cure, il coinvolgimento dei medici nel governo clinico, la soluzione del fenomeno del precariato dei medici e la rivalutazione dell'indennità di esclusività di rapporto".

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FIMMG, o il contratto o lo sciopero

Milillo invia una lettera al presidente del Comitato di settore delle Regioni per il comparto sanità, Romano Colozzi

Dare il via al più presto al rinnovo della convenzione della medicina generale. A chiederlo è il segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), in una lettera inviata al presidente del Comitato di settore delle Regioni per il comparto sanità, Romano Colozzi.

"Dopo alcune settimane dall'approvazione delle linee guida per il rinnovo degli accordi collettivi nazionali dei medici convenzionati con il Ssn - scrive Milillo nella lettera - non abbiamo ancora ricevuto la convocazione per l'avvio delle trattative.

Avendo partecipato personalmente all'incontro avvenuto con il sottosegretario Enrico Letta, il sottosegretario del Tesoro Nicola Sartor, il sottosegretario alla Salute Serafino Zucchelli e il rappresentante delle Regioni Mario Romeri, posso affermare che in quella sede non erano emersi ostacoli di nessun genere all'approvazione delle linee guida e alla validità formale dell'atto che il Governo avrebbe approvato la mattina successiva".

Stanco dei ritardi che sta incontrando il rinnovo, il numero uno della Fimmg si dice pronto a far valere i diritti della categoria, e promette battaglia.

"Se entro il 9 maggio, giorno di riunione dell'intersindacale, non dovessero giungere segnali significativi, la Fimmg - conclude Milillo - si farà promotrice di azioni sindacali unitarie di protesta, compreso lo sciopero".

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07 maggio 2008

Staminali promettenti contro la sordità

Disturbi dell'udito affliggono il 10-12% degli italiani, dai bambini agli adulti, fino agli anziani. "Circa mille bimbi ogni anno nascono con sordità completa congenita, cui si aggiungono i piccoli che perdono l'udito crescendo", ricordano gli specialisti dell'Ens (Ente nazionale sordi).

L'ente, che insieme alla Scuola di specializzazione di Audiologia dell'Università di Roma La Sapienza, ha organizzato per oggi e domani a Roma la I Conferenza nazionale sulla sordità. L'Ens unisce circa 32 mila sordi, di cui la maggior parte conosce il linguaggio dei segni, e da anni si batte per il riconoscimento di questa forma di espressione e contro ogni pregiudizio nei confronti di chi non sente.

Fino a oggi ai gravi problemi di udito si è cercato di ovviare con impianti cocleari e protesi, ma secondo gli specialisti dell'Ens queste soluzioni non bastano. "Molto promettenti sono le ricerche sulle cellule staminali, protagoniste di test sugli animali.

Si pensa che nei prossimi cinque anni si passerà ai primi studi sull'uomo". Ma da dove prendere le staminali necessarie a ricostruire la coclea danneggiata? L'idea degli specialisti dell'Ens è quella di puntare sul cordone ombelicale, e in particolare sull'esistenza alla Sapienza di una Banca specializzata nella conservazione del cordone.

"Vogliamo incentivare le ricerche mirate alle sperimentazioni con le cellule da cordone", spiegano gli specialisti. La sordità è una disabilità che non si vede, per questo se ne sottovalutano spesso la gravità e le conseguenze socio-culturali e comunicative. Che possono condurre alla discriminazione e all'emarginazione della persona sorda.

"Informazione, comunicazione, educazione, lavoro e benessere sono diritti inalienabili di tutti, e naturalmente delle persone sorde - conclude il presidente dell'Ens, Ida Collu, in una nota - Diritti per cui occorre lottare insieme, oltre ogni forma di pregiudizio".

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Humira rimborsato anche per la psoriasi

"La psoriasi aumenta anche il rischio di infarto del miocardio. Non si tratta infatti solo di una malattia della pelle, che si manifesta con chiazze rosse e screpolature di varia grandezza, ma di una patologia sistemica infiammatoria che accelera il processo aterosclerotico, uno dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare.

E, soprattutto nei giovani malati di psoriasi, il risultato è che il rischio di infarto è tre volte più elevato rispetto alla popolazione generale". A sottolinearlo è Patrizio Mulas, presidente dell'Associazione dermatologi ospedalieri italiani (ADOI), che si trova a Taormina (Me) per l'incontro 'Un volto nuovo per vivere con la psoriasi'.

"La psoriasi - dice l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE - insorge nel 60% entro i 40 anni e se non diagnosticata e trattata adeguatamente innalza il pericolo di incorrere in problemi cardiovascolari fra cui l'infarto miocardico. Adalimumab (Humira) l'anticorpo monoclonale umano di Abbott Laboratoires ha ottenuto nei giorni scorsi la rimborsabilità dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) anche per il trattamento della psoriasi cronica a placche di gravità da moderata a severa. Ad annunciarlo è una nota della stessa azienda.

Sono un milione e mezzo gli italiani affetti da psoriasi e di questi il 10% è colpito da una forma severa. L'approvazione di adalimumab nel trattamento della psoriasi - ha spiegato Alberto Giannetti, presidente dell'European Academy of Dermatology and Venereology (EADV) - rappresenta un'importante ed efficace opzione terapeutica per i dermatologi e una nuova speranza per i pazienti affetti da questa patologia".

Per approfondire:


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Sale di poco la spesa farmaceutica

Lieve aumento della spesa farmaceutica netta a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn) nel mese di gennaio 2008.

Le stime di Federfarma, la Federazione nazionale dei titolari di farmacie italiani, registrano infatti un incremento dello 0,9% rispetto a gennaio 2007, con una cifra totale che si attesta a oltre 1.062 milioni di euro, pari a 18,09 euro per ciascun cittadino italiano.

Particolarmente rilevante è stata invece la crescita del numero delle ricette: +8% rispetto a gennaio 2007. E i primissimi dati di febbraio 2008 sembrano confermare questo andamento. A gennaio - prosegue Federfarma - le ricette sono state quasi 52 milioni, pari a 0,86 per ciascun cittadino. Le confezioni di medicinali erogate a carico del Ssn sono state oltre 93 milioni, con un aumento del 7% rispetto a gennaio 2007.

Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 1,59 confezioni di medicinali a carico del Ssn. Il fatto che l'aumento di spesa non sia proporzionale alla crescita del numero delle ricette - fa notare la Federazione - è dovuto alla riduzione del valore medio delle ricette stesse (-6,6%). Tale valore continua a calare per gli effetti degli interventi sui prezzi dei medicinali varati dall'Agenzia del farmaco (Aifa) a partire dal 2006, del crescente impatto del prezzo di riferimento per i medicinali equivalenti e delle misure applicate a livello regionale.

Tra queste ultime, l'estensione in diverse Regioni del rimborso di riferimento agli inibitori di pompa protonica (misure che, come previsto dalla legge 222/2007, non potranno più essere introdotte); la reintroduzione (in Abruzzo e Campania) o l'appesantimento (in Sicilia) del ticket nel corso del 2007; la distribuzione diretta o tramite le farmacie di medicinali acquistati dalle Asl; la limitazione della prescrizione a una confezione per ricetta (applicata, ad esempio, in Calabria).

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Firmata sospensione per Marcelletti

E' stato sospeso ieri dall'Ordine dei medici di Roma il cardiochirurgo pediatrico Carlo Marcelletti, agli arresti domiciliari per concussione, peculato, truffa aggravata, mentre un'altra indagine è in corso per detenzione di materiale pedopornografico.

La sospensione è stata firmata dal presidente dell'Ordine romano, Mario Falconi, che ha deciso di prendersi la responsabilità del provvedimento anche se, formalmente, la Procura di Palermo non ha ancora notificato all'Ordine l'arresto dell'iscritto, come vorrebbe la corretta procedura.

Già ieri Falconi aveva avviato l'iter per la sospensione, dopo aver appreso la notizia dell'arresto del professionista, iscritto all'Ordine di Roma.

"Marcelletti resterà sospeso e non potrà esercitare la professione - spiega Falconi - finché dureranno le misure restrittive, adottate nei suoi confronti.

Quando sarà rilasciato, però, anche con il processo in corso potrà riprendere la sua attività, per quanto riguarda l'Ordine, a meno di decisioni contrarie dell'azienda di cui è dipendente o della Magistratura.

Rimane, però, aperto il fascicolo del procedimento disciplinare, che seguirà e terrà conto dell'iter giudiziario.

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Spesa sanitaria al 7% del Pil nel 2005

Lo rivela l'Istat, che ieri ha diffuso la prima edizione di "100 statistiche per il Paese"

La spesa sanitaria italiana assorbe una fetta consistente del Prodotto interno lordo, che nel 2005 è stata pari al 7% del Pil. Lo rivela l'Istat, che ieri ha diffuso la prima edizione di '100 statistiche per il Paese. Indicatori per conoscere e valutare', una pubblicazione che offre un quadro d'insieme di diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese.

Analizzato su base nazionale e regionale, ma anche in rapporto con le altre nazioni europee. Sempre nel 2005, anno preso a riferimento per i dati relativi a questo settore di analisi, "la spesa sanitaria pubblica pro capite italiana è stata pari a 1.624 euro l'anno".

Numeri che variano a seconda che ci si sposti lungo lo stivale. Scorrendo i dati si scopre infatti che a spendere di più sono i cittadini del Centro (1.756), di meno quelli del Sud (1.590). La Regione che fa registrare una spesa maggiore è il Molise (2.022), seguita dal Lazio (1.964) e dalla Liguria (1.854) dove si concentra la percentuale più alta di persone anziane e d'Italia. Fanalino di coda per la Calabria, ferma a quota 1.481.

A impegnare il 94% della spesa sono le prestazioni sanitarie, di cui ben il 39% viene erogato, riferisce l'indagine Istat, dalle strutture sanitarie convenzionate. "Un fenomeno - commenta l'istituto di statistica - che è evidente soprattutto nel Sud e nel Nord Ovest".

In quest'area italiana si trovano lo zenit e il nadir del ricorso al privato: è il più basso d'Italia in Valle d'Aosta e il più alto in Lombardia dove arriva a toccare quota 45%.

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06 maggio 2008

Polmonite uccide 2mln di bambini l'anno

Occorre tenere alta la guardia nei confronti della polmonite, che ogni anno nel mondo colpisce 150 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni, uccidendone due milioni. La crescente attenzione dedicata in questi anni a malattie come l'Aids o la malaria sta infatti facendo dimenticare l'importanza di patologie altrettanto gravi, come la polmonite o la diarrea infantile.

A lanciare il monito è l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che nel proprio bollettino pubblica un editoriale di Brian Greenwood, esperto del dipartimento di Malattie infettive e tropicali della scuola di Igiene e Medicina Tropicale di Londra (Gb).

I motivi per cui, secondo Greenwood, la soglia di attenzione nei confronti della polmonite è rimasta bassa è che "a essere colpiti sono soprattutto bambini di aree e fasce disagiate, ma anche che la malattia ha varie eziologie e non c'è accordo fra gli esperti sulle strategie di intervento più efficaci.

Inoltre, la patologia è stata inclusa nel Integrated Management of Childhood Illnesses Strategy, cosa che ha ridotto la visibilità del problema. Un recente passo avanti - fa notare lo scienziato - è stato quello di fondare il Global Action Plan for the Prevention and Control of Pneumonia, un piano per la prevenzione della polmonite, che ha già organizzato due incontri ed elaborato un programma d'azione.

E' però necessario una campagna di alto livello che definisca e chiarisca il problema, identifichi interventi efficaci per risolverlo definendone anche costi e benefici economici".

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Serve osservatorio errori medici

Non esistono dati precisi sugli errori medici, manca un Osservatorio 'ad hoc'. Inoltre c'è un vuoto legislativo che danneggia in particolare i chirurghi italiani.

"Mancando ancora un apposito articolo che definisca l'atto sanitario, un chirurgo oggi potrebbe essere messo sotto indagine per lesioni pur avendo operato bene, ma senza essersi fatto firmare prima il consenso informato dal paziente", dice Maurizio Maggiorotti, presidente di Amami (Associazione Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente), commentando le parole dei chirurghi della Sic (Società italiana di chirurgia) intervenuti ieri a Roma alla presentazione dell'VIII Convegno di primavera, al quale parteciperà per parlare di responsabilità professionale medica.

Occorre creare un Osservatorio dell'errore medico in Italia, per "raccogliere le segnalazioni sui contenziosi civili e penali da aziende ospedaliere, associazioni di tutela dei cittadini, magistratura, assicurazioni e dagli stessi medici, in modo da ottenere i primi dati ufficiali sull'errore medico reale e su quello percepito", ribadisce Maggiorotti.

Sulla questione di numeri e percentuali dell'errore umano in sala operatoria, Amami è critica sulle stime diffuse ieri a Roma. Dati che "non hanno nessun fondamento e corrispondenza con la realtà", dice l'associazione, invitando "tutti a maggior prudenza e a non diffondere pericolose stime su dati non certi".

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Bianco, amarezza per caso Marcelletti

Una grande amarezza per la vicenda che ha coinvolto il cardiochirurgo infantile Carlo Marcelletti. Un 'duro colpo' per la gravità delle accuse che non devono far dimenticare, però, il lavoro quotidiano di tanti camici bianchi motivati da valori forti e che restano punto di riferimento per i cittadini.

Queste, in sintesi, le considerazioni di Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo), che dopo l'arresto del famoso chirurgo, invita a evitare giudizi sommari e attendere il lavoro della magistratura.

"L'impatto è molto duro - spiega Bianco all'ADNKRONOS SALUTE - anche per il peso mediatico e l'autorevolezza della persona coinvolta. Ma anche a fronte di un quadro accusatorio pesante è necessario, in una società civile, sospendere il giudizio e attendere il lavoro degli inquirenti". A prescindere dal caso specifico, Bianco sottolinea che "la professione medica è particolarmente esposta dal punto di vista mediatico, 'sotto tiro'".

E questo anche perché "nella percezione delle persone il medico è un essere da cui si pretende perfezione: non dovrebbe sbagliare mai. Per questo quando un professionista è coinvolto in vicende poco chiare e poco edificanti, il danno non è solo per il singolo, ma per tutta la professione".

Ma nella realtà "i medici - continua Bianco - non sono tutti perfetti, possono sbagliare e sbagliano. Resta per fortuna la certezza che la professione, nel suo insieme, con decine di professionisti che lavorano quotidianamente con i loro pazienti, mantiene il suo ruolo di punto di riferimento per i cittadini.

E questo grazie alle migliaia di camici bianchi che fanno onestamente il proprio lavoro, vivono di ideali forti, condivisi dai pazienti, agiscono nell'interesse del cittadino fanno con dedizione e competenza il lavoro di ogni giorno". Infine Bianco ribadisce il suo "no" ad atteggiamenti corporativi e difese di casta. "Chi ha gravemente sbagliato, se ha sbagliato - conclude Bianco - deve pagare il suo prezzo: i medici non difendono a tutti i costi chi ha sbagliato solo perché ha un camice bianco".

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Arrestato Carlo Marcelletti

Il famoso cardiochirurgo è stato arrestato al termine di una lunga indagine originata da una denuncia presentata dai familiari di un paziente. Concussione, peculato e pedopornografia infantile le accuse

Denaro in cambio di ricoveri di bimbi malati. C'è anche quest'accusa contro il cardiochirurgo Carlo Marcelletti, arrestato a Palermo. L'intera vicenda nasce nel 2007 da una denuncia contro ignoti per minacce, presentata dal familiare del vincitore di un appalto dell'ospedale Civico di Palermo.

La squadra mobile di Palermo, come spiegano dalla Questura, ha "ripreso e sviluppato esaurientemente alcuni spunti investigativi originati dalla denuncia contro ignoti". Gli inquirenti della Polizia Tributaria, che hanno collaborato con la Polizia, invece, hanno cominciato i loro complessi accertamenti sulla base di una delega esplorativa emessa dalla Questura dopo aver ricevuto un esposto anonimo e si sono concentrati, avvalendosi anche della documentazione acquisita nel corso di una verifica fiscale, "su verosimili irregolarità commesse da imprenditori appaltatori dell'Azienda ospedaliera, nella fase dell'esecuzione dei contratti di fornitura di beni e servizi".

Più in particolare, la concussione contestata, in base agli accertamenti effettuati della Polizia di Stato, consistono in un collaudato meccanismo attraverso il quale Marcelletti si sarebbe fatto consegnare indebitamente dai genitori dei pazienti somme di denaro, sotto forma di donazioni all'Associazione Abc (Associazione per la cura del bambino cardiopatico-Onlus), da lui presieduta e gestita, assicurando a chi corrisponde la 'liberalità' una 'corsia preferenziale' idonea ad assicurare al piccolo paziente e al genitore-accompagnatore un comfort migliore rispetto a quello di un ricovero ordinario.

Questi ultimi accertamenti sono tuttora in corso e sono all'origine dei già citati decreti di perquisizione e sequestro nei confronti di alcuni fornitori dell'ospedale Civico. Gli elementi indiziari che sono alla base dell'ordinanza del GIP di Palermo sono stati acquisiti grazie a una complessa attività di ricerca della prova, basate su intercettazioni prima telefoniche e in seguito anche ambientali, su audizioni di persone informate sui fatti e, infine, su riscontri documentali.

In particolare l'accusa di pedopornografia è stata contentata a Marcelletti dopo il ritrovamento di alcuni MMS con immagini di nudità femminili. Il numero di origine dei messaggi è risultato appartenere a una linea intestata alla madre di una paziente. All'accusa di pedopornografia ha risposto uno dei due legali del primario, Roberto Tricoli: "Non c'è stato alcun rapporto diretto tra il professor Carlo Marcelletti e una minore.

Le immagini ritrovate sul telefono del mio assistito non consentono di risalire all'età del soggetto.Tengo a fare queste precisazioni al fine di evitare l'enfatizzazione di una vicenda che, secondo la contestazione, assume i contorni di detenzione di materiale pedopornografico relativo all'invio sul telefono cellulare di alcuni mms riproducenti parti anatomiche femminili. Ma non si capisce se sono di una minorenne o di una maggiorenne". Il prossimo 8 maggio avrà luogo il primo interrogatorio di garanzia.

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05 maggio 2008

Un registro per i danni da lenti a contatto

Un registro sui danni legati al cattivo utilizzo delle lenti a contatto. Abitudini sbagliate che, calcolano gli esperti, rovinano la vista a "circa 350 mila italiani ogni anno: quasi un italiano al giorno perde infatti un occhio per troppa superficialità" nella manutenzione delle 'lentine'.

A lanciare un sistema di segnalazione ad hoc al ministero della Salute sono gli oculisti della Società oftalmologica italiana (Soi), che durante il loro sesto Congresso internazionale in programma a Napoli dal 7 al 10 maggio - annunciano in un incontro a Milano - presenteranno "un modulo speciale da distribuire ai 7 mila specialisti italiani.

Gli esperti - spiega all'Adnkronos salute il segretario della Soi, Matteo Piovella - potranno così riferire in modo più semplice ogni eventuale danno alle autorità sanitarie". L'obiettivo finale è appunto quello di "creare, dopo un periodo iniziale di osservazione - dice Piovella - uno speciale registro sui danni associati al mal utilizzo delle lenti a contatto".

Secondo un'indagine Nexplora diffusa nei mesi scorsi, gli italiani con problemi di vista che usano regolarmente le lentine sono quasi due milioni. Soprattutto donne (65 per cento) e giovani 25-34enni. Ma dalla ricerca è emerso anche che appena due portatori di lenti a contatto su 10 (19 per cento) le curano come dovrebbero: gli altri commettono errori spesso grossolani. Tuttavia, sottolinea il segretario Soi, "la compilazione di un registro sui danni non vuole affatto dare origine ad allarmismi ingiustificati. Le lenti a contatto sono strumenti assolutamente efficaci e preziosi - assicura -

Siamo quindi convinti che, migliorando l'informazione sui rischi che si corrono usandole male, si potranno avviare iniziative di sensibilizzazione sull'impiego corretto e si arriverà a raddoppiare il numero degli italiani fedeli questi presidi", precisa.

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Vietato discriminare i geni

Il Congresso statunitense ha approvato una legge contro le discriminazioni basate sul corredo genetico dell'individuo. Il provvedimento dovrebbe tutelare i cittadini, che si sottopongono a test genetici, dalle possibili discriminazioni nel mondo del lavoro o dagli ostacoli frapposti dalle assicurazioni che, di fronte a risultati che indichino maggiore esposizione a una particolare malattia o fattore di rischio (obesità, ipertensione) potrebbero chiedere premi più elevati.

La legge, che ha ottenuto il voto della larga maggioranza a più di un decennio dall'avvio de dibattito sulla questione, impedisce alle assicurazioni di utilizzare tali informazioni per fissare i premi o determinare l'ammissibilità del potenziale cliente.

E, allo stesso modo, vieta al datore di lavoro di usare i risultati dei test per decidere su assunzioni, promozioni o licenziamenti. La scorsa settimana il Senato ha approvato la misura con 95 voti favorevoli e nessuno contrario.

Dopo il voto del 2 maggio, la Camera dei rappresentati si appresta a inviare il provvedimento al presidente George W. Bush per la firma. Secondo i sostenitori della misura, le potenzialità di questi test ad oggi non vengono sfruttate adeguatamente proprio perché i cittadini temono che le informazioni possano essere utilizzate contro di loro, con il rischio di perdere il posto di lavoro o la copertura assicurativa.

"Questa legislazione segna l'inizio di una nuova era - commenta Louise Slaughter, componente democratico del Congresso - Vietando l'uso improprio di informazioni genetiche, gli americani saranno incoraggiati a sfruttare l'enorme potenziale che oggi la ricerca ci offre".

"Confidiamo in questa misura - aggiunge infatti David Herrington, dell'American Heart Association - Crediamo, infatti, che gli americani saranno incentivati a prender parte alla ricerca genetica, affidandosi così alle strategie di prevenzione e riducendo progressivamente l'incidenza, a dir poco spaventosa, di infarti, ictus e altre patologie cardiovascolari".

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Fadoi-Iss, sport ritarda l'invecchiamento

Un po' di sport con regolarità quando si è giovani garantisce una vecchiaia più in salute. A rimarcare l'importanza dell'attività fisica come importante investimento a lungo termine, per gli anni delle tempie grigie, sono oggi gli specialisti della Federazione associazione dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi) che insieme all'Istituto superiore di sanità (Iss) hanno condotto uno studio presentato ieri a Firenze. "Una regolare attività fisica di almeno 1 ora al giorno quando si è giovani produce effetti protettivi su alcune malattie, sull'osteoporosi soprattutto, e crea le premesse per una vecchiaia migliore", rivelano i camici bianchi.

Lo studio si era posto l'obiettivo di valutare se, e in che misura, un po' di moto in età adulto-giovanile (occupazionale, ricreazionale o sportiva) riduce il rischio di malattie cardio-vascolari, metaboliche e neoplastiche in età avanzata. "Il dato più interessante - rilevano i ricercatori - riguarda l'osteoporosi, patologia che interessa soprattutto le donne dopo la menopausa.

L'aver usato la bicicletta a 20-30 anni, o aver camminato per più di un'ora al giorno in quel periodo della vita si è rivelato in grado di ridurre del 50 per cento le probabilità di sviluppare l'osteoporosi da anziani.

Le percentuali risultanti dallo studio parlano chiaro: si passa da un'incidenza del 24 per cento nei 'sedentari' ad appena il 13 per cento in coloro che hanno praticato attività fisica/motoria". Ma i benefici non finiscono qui. Dislipidemia, ipertensione e cardiopatia ischemica hanno le armi spuntate se si è investito da giovani un po' di tempo nello sport.

"Mezz'ora al giorno di pedalate, in particolare, sembra essere un'arma vincente contro l'ipertensione. L'attività motoria - commenta Antonino Mazzone, presidente nazionale Fadoi - sembra essere di grande importanza per ridurre l'incidenza di queste patologie in età anziana.

L'analisi dei dati statistici ha infatti evidenziato un trend di progressiva riduzione in rapporto alla durata e alla quantità di attività motoria svolta.

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Class action inutile per gli specializzandi

"Occhio a chi promette improbabili 'class action' e a chi alimenta false illusioni". A lanciare l'appello è il Sindacato dei medici italiani (Smi), che commenta così alcune voci che circolano su internet, riguardo una possibile class action a tutela dei medici specialisti delle scuole di specializzazione del periodo che va dal 1983 al 1991.

"Voci che hanno ridato una speranza alle migliaia di camici bianchi che da anni chiedono che si corrisponda la cosiddetta 'adeguata remunerazione' per i loro anni di frequentazione alle scuole, come stabilito da una direttiva comunitaria". Ma la realtà, per lo Smi, è ben diversa. "Al momento, in Italia - sottolinea in una nota il sindacato - la cosiddetta class action non si può esercitare contro le amministrazioni pubbliche".

La norma che prevede l'istituto della class action anche nel nostro Paese, entrerà in vigore, "salvo ripensamenti, modifiche, o ulteriori slittamenti decisi dal nuovo Governo", il 30 giugno. "Le strade per dare uno sbocco a questa vicenda sono quindi due: una legge che faccia una sanatoria oppure l'ennesimo ricorso ai tribunali.

Lo Smi, già Cumi-Aiss e prima ancora Aiss, è stato tra i protagonisti di questo lungo scontro per la tutela dei giovani medici, con alterni risultati e anche con alcuni significativi successi, ma è bene ricordare che l'orientamento giurisprudenziale sugli svariati ricorsi presentati in questo decennio è negativo".

Uno scenario, questo, che non sembra però frenare la circolazione di "false informazioni" in merito. Ecco perché lo Smi invita a tenere gli occhi aperti. "Continueremo a informare i medici sulle possibili soluzioni e sugli strumenti più adeguati per trovare una soluzione equa a questa controversa storia.

Nel frattempo, però, diffidate di certe notizie e soprattutto di chi vuole aggiungere al danno anche la beffa".

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ANAAO, scelte forti dal prossimo ministro

Per ridare slancio alla sanità pubblica servono "scelte forti e innovative". Ma soprattutto è necessario "rilanciare il ruolo dei medici quali principali garanti della qualità e della sicurezza delle cure"

A indicare la strada per il rilancio del Ssn è il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, in una lettera aperta al ministro della Salute che verrà, pubblicata sul sito web del sindacato. Secondo Lusenti, la nascita di una maggioranza politica solida e coesa, potrebbe facilitare il compito del prossimo Governo.

"L'esecutivo che sta per formarsi - sottolinea nella lettera il segretario dell'Anaao - avrà la grande possibilità di assumere decisioni operative chiare e coerenti. Dopo 10 anni dall'ultimo intervento l'esigenza di adeguare, ammodernare, riformare e correggere è ineludibile.

I tempi, le istanze sociali e la medicina cambiano troppo in fretta per permetterci di lasciare l'organizzazione dei servizi di tutela della salute immutata per decenni".

L'attenzione di Lusenti è rivolta soprattutto alle condizioni di lavoro dei medici che, "se sono o appaiano scadenti o pessime, escludono la possibilità di una vita professionale dignitosa".

Tra le emergenze da affrontare: i contratti scaduti da anni e l'organizzazione del lavoro feudale. "Tutti elementi che generano un senso diffuso di insoddisfazione, diffidenza, frustrazione, disaffezione e livida rabbia".

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Rischio renale con iniezioni cosmetiche

Sono stati riportati tre casi di insufficienza renale in donne sottoposte ad iniezioni cosmetiche a carico dei tessuti molli.

In questi casi si iniettano sostanze (di solito silicone liquido) atte ad evidenziare o migliorare l'aspetto di labbra, seno, glutei o altri tessuti molli.

Precedenti studi avevano collegato il loro uso a diversi effetti collaterali, fra cui la morte, e sarebbe necessario aumentarne la consapevolezza a livello di sanità pubblica in modo da prendere gli opportuni provvedimenti.

Le iniezioni cosmetiche di silicone sono state associate a formazione di granulomi, infezioni, polmoniti, embolie polmonari, ulcerazioni, migrazioni del prodotto e mortalità, soprattutto a seguito dell'uso da parte di medici non autorizzati con formulazioni non concepite per l'uso medico.

Sono comunque disponibili scarsi dati sull'incidenza degli effetti collaterali a seguito della somministrazione di olio di silicone da parte di medici autorizzati.

Queste iniezioni andrebbero praticate soltanto a seguito di un addestramento specifico del medico, ed i dati raccolti sottolineano i rischi posti dalle iniezioni cosmetiche somministrate da personale non specializzato.
(MMWR Morb Mortal Wkly Rep. 2008; 57: 453-6)

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Check-up gratis per occhi over 40

Sono oltre 2.500 gli ottici optometristi italiani che per tutto maggio offriranno test gratuiti anti-presbiopia agli over 40 della Penisola, in occasione della campagna 'Lenti progressive 2008' promossa dal Consorzio comunicazione vista (Ccv).

Parte infatti il Mese delle lenti progressive, dedicato a chi ha superato gli 'anta' e inizia ad avere difficoltà nella visione da vicino. Ogni centro aderente all'iniziativa espone il messaggio "Vieni a dare un'occhiata... per gli over 40 test gratuito dell'efficienza visiva".

Per conoscere l'ottico più vicino è possibile inoltre telefonare al numero verde 800-913515, o cliccare sul sito Internet www.consorziovista.it.

Per la prima volta - riferisce il Ccv in una nota - il mese di maggio è dedicato alle lenti progressive: una soluzione poco sviluppata e conosciuta in Italia, rispetto alla media degli altri Paesi europei e agli Stati Uniti, dove la presbiopia associata o meno ad altri difetti visivi viene risolta regolarmente ricorrendo alle nuove lenti progressive che la tecnologia ha contribuito a rendere sempre più sottili ed eleganti.

Grazie al test offerto dagli ottici, sarà possibile conoscere in modo immediato la propria efficienza visiva e ricevere le informazioni utili per scoprire le lenti progressive e i loro vantaggi.

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04 maggio 2008

Menopausa regolare dopo la fecondazione

Nessun rischio di menopausa precoce né di sintomi più pesanti una volta entrate nel periodo post-fertilità, per le donne che si sono sottoposte a fecondazione artificiale.

Uno studio effettuato su 200 donne che hanno avuto un figlio grazie alle tecniche di fertilizzazione in vitro dimostra per la prima volta che i trattamenti per stimolare le ovaie in laboratorio non hanno conseguenze indesiderabili a lungo termine: le pazienti arruolate dagli esperti della Bourne Hall Clinica (Gb) sono entrate in menopausa in età che rientrano nella media nazionale britannica.

L'idea secondo cui la fertilizzazione in vitro potrebbe provocare la menopausa precoce, nasce dall'ipotesi che la stimolazione delle ovaie possa velocizzarne il declino biologico.

Facendole 'invecchiare' prima del tempo. Ma il gruppo di volontarie che hanno partecipato allo studio e che erano ricorse alla fecondazione assistita nel 1980, quando peraltro i farmaci utilizzati erano più pesanti di quelli impiegati oggi - riporta la rivista 'Reproductive Bio Medicine Online' - pur non essendo stata effettuata un'analisi con campione di controllo, non è entrato in menopausa in anticipo rispetto al normale.

In realtà, fra i medici, pochi credevano nella possibilità che la fecondazione artificiale potesse nuocere realmente in tal senso e questo perché l'ipotesi contraria dovrebbe essere applicata alla pillola.

Vedi:
Sterilità, maschile, femminile e di coppia

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L'infarto ignorato dalle donne

Infarto questo sconosciuto. O peggio ignorato. Le donne, rivela uno studio statunitense, non conoscono o fanno finta di niente quando arrivano i primi segnali di un attacco cardiaco.

"Piuttosto confondono i sintomi dell'infarto con le conseguenze di stanchezza, indigestione, stress o sforzo eccessivo", rivela l'epidemiologa della Yale School of Medicine di New Haven, Judith Lichtman.

A confondere le idee delle donne è anche la convinzione che l'infarto segua sempre lo stesso copione: pressione sul petto, respiro corto, dolore.

"Come viene rappresentato in una pellicola di Hollywood", riflette la ricercatrice Usa. La scoperta degli scienziati è il frutto di numerose interviste telefoniche a donne under 55 ricoverate proprio per attacco cardiaco.

"Da questa inchiesta molto approfondita - spiega Lichtman, nel corso del IX forum dell'American Heart Association - emerge che le donne spesso non sanno di essere a rischio. Né conoscono i segnali atipici dell'arrivo di un infarto, perché sanno solo quel che succede nei film che hanno visto al cinema o in Tv".

Da qui il ritardo di diagnosi e di ricovero. "Spesso - rivela l'epidemiologa - queste pazienti chiamano il medico per fissare una visita da lì a qualche giorno. Altre - conclude - arrivano in ospedale dopo troppo tempo".

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4 mln di bambini italiani extralarge

I chili di troppo sono diventati un problema anche dei giovanissimi con cifre record in Campania e numeri importanti anche in Lombardia, Puglia e Lazio

Un cucciolo festante e pieno di vita per tenere i piccoli di casa in linea e in movimento. Accudire un cagnolino fa parte della 'regola delle 4 C', regalata ai genitori dei 4 milioni di bambini e adolescenti italiani extralarge da Italo Farnetani, pediatra e professore a contratto all'Università degli Studi di Milano-Bicocca.

"I chili di troppo sono diventati un problema anche dei giovanissimi - ricorda l'esperto - con cifre record in Campania e numeri importanti anche in Lombardia, Puglia e Lazio. Causa principale di sovrappeso e obesità è uno stile di vita ormai caratterizzato dalla sedentarietà. Ecco perché la prima arma è proprio quella di riuscire a far 'muovere di più' i nostri bambini".

È assurdo infatti, secondo il pediatra, portare i figli in palestra usando la macchina. Non si deve neanche pretendere, però, di far fare ai piccoli le scale anziché prendere l'ascensore: "Alla fine si rileverebbe una scelta perdente, perché irrealizzabile nella pratica quotidiana. Il comportamento migliore è optare per attività che possono associare il movimento al divertimento. Per questo - dice lo specialista all'AdnKronos Salute - ho coniato la regola delle 4 C".

Una serie di suggerimenti che parte dal menu: "La prima C sta per 'comportamento alimentare' - spiega Farnetani - occorre limitare i cibi più calorici, e mangiare frutta e verdura sia a pranzo sia a cena". C'è poi la C di camminare: in questo modo si consumano molte calorie senza accorgersene. Vanno però favorite le opportunità per farlo. "Per esempio accompagnando i bambini a scuola a piedi - continua il medico - Oppure, anziché stare in casa, fare una passeggiata dopo pranzo o dopo cena". Una sana abitudine, che permette ai genitori di chiacchierare con i figli e a tutta la famiglia di bruciare calorie.

Occhio poi alla terza C, quella di cane: "Un quattro zampe offre un pretesto valido per uscire di casa, infatti bisogna portarlo fuori tutti i giorni e più volte. Ci sono ricerche scientifiche - assicura Farnetani - che dimostrano che chi ha un cane ha anche più bassi livelli di colesterolo nel sangue, meno rischi di infarto del miocardio o altre malattie di cuore o circolazione.

Per il bambino, sempre circondato da presenze inanimate come televisore, videogiochi, computer, e che passa poco tempo a giocare con coetanei e genitori, un animale domestico è una presenza viva che porta vantaggi psicologici e fisici, senza rischi per la salute". (Infine c'è la C di ciclismo: "Andare in bicicletta piace a tutti, bambini, adolescenti e adulti. È un'attività da praticare - raccomanda Farnetani - soprattutto in modo non competitivo". Per gli adolescenti è un po' più problematico, ammette il medico, anche perché "il loro stile di vita dipende dalle amicizie e dai comportamenti dei coetanei.

Per questo nella sfida il motorino vince sempre sui pedali. Ma quando i bambini sono piccoli, soprattutto nel periodo delle elementari, vanno molto volentieri in bicicletta. Allora il sabato e la domenica, ma anche nei giorni feriali, è salutare che i genitori vadano a fare un giro con i figli. Ne guadagneranno non solo in salute - conclude il pediatra - ma anche rafforzando il legame con i piccoli".

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Bambini che mangiano troppo
Le diete

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Elaborare la sconfitta per ricominciare a vincere

Caro Cancrini, la settimana scorsa Cotroneo ha parlato di terapia di sostegno per le persone di sinistra e suggerito diverse tecniche per la depressione: in primis evitare la tv. Ora la questione mi sembra debba affrontarsi anche con competenza clinica, lo dico senz'ironia.

Come resistere altri cinque anni all'occupazione sistematica d'ogni spazio visivo, all'esibizione insistita di rancore, vendetta, volgarità? Ci vorrà equilibrio psichico fermissimo per non abbandonarsi alla depressione od alla rabbia dell'impotenza. Né basterà l'analisi razionale per accettare il dato di realtà più sconfortante: che cioè almeno la metà dei nostri concittadini ha scelto questa destra con piena consapevolezza!

Noi continuiamo a dire che B. è un venditore di fumo, un bugiardo. Ma quando mai? B. è prevedibile in ogni sua mossa, non ha mai smentito le attese, ha sempre fatto e detto le cose che ci si aspettava da lui! La sue cosiddette bugie null'altro sono che scoperto ed ammiccante artificio retorico! Come dunque convivere con l'altra metà della popolazione, che in B. si riconosce? Come passare i prossimi anni, durante i quali non ci sarà risparmiato nulla e vedremo legittimati e dilagare comportamenti agli antipodi dei nostri orizzonti morali? Insomma, caro Cancrini, suggeriscici le forme per elaborare l'accettazione d'una realtà ingrata. Con stima profondissima.
Lettera Firmata

All'interno di una riflessione illuminata e molto attuale, Gramsci scriveva nei suoi Quaderni della differenza sostan­ziale, nella rivoluzione francese, fra giacobini e sanculotti. Animati i primi, che erano a vol­te di origine proletaria ma che venivano spes­so anche dalla borghesia, dalla nobiltà e dal clero, dall'idea di essere (o di dover essere) i protagonisti di un grande processo della sto­ria e coinvolti, i secondi, invece, da un movi­mento che sembrava in grado di corrisponde­re alle loro aspettative immediate: alla possibi­lità, dopo anni di sofferenza, di liberarsi del giogo cui erano stati a lungo ingiustamente sottomessi.

Pronti, i primi, a trasformarsi (i Robespierre ed i Sanjust) in rigidi, (ed eventual­mente spietati) difensori di un'idea che incar­nava i loro ideali. Pronti, i secondi, a modifica­re le loro posizioni di fronte ad una realtà che suggerisce altri modi di difendere gli interessi che erano meglio difesi, in una certa fase, dal­le idee rivoluzionarie.

Proposto in modo chia­ro dall'esempio di Granisci, il discorso relati­vo alla necessità di riflettere sulle motivazioni degli uomini e delle donne che portano avan­ti un discorso, rivoluzionario o di sinistra, spie­ga molte cose. Una sinistra forte ha bisogno di una combinazione ampia di motivazioni di­verse.

Lasciati a sé stessi, privi di un riscontro concreto delle motivazioni terrene dei sancu­lotti, i giacobini si sono irrigiditi nelle mo­struosità del comunismo reale o nelle chiac­chiere dei salotti buoni. Privi di rapporto con le idee alla base della loro emancipazione, i sanculotti si sono trasformati facilmente in persone di destra.

Come accadde all'inizio de­gli anni '80, quando avendo appena ricevuto acqua, gas e luce per l'iniziativa di Luigi Petroselli, un grande sindaco comunista, molti abi­tanti delle borgate romane smisero di votare il Pci (che a lungo li aveva aiutati nelle lotte per la fontanella e per la fognatura, per la fermata dell'autobus e per la scuola dei figli) e aderiro­no (cosa che allora ci stupì) a quei movimenti di destra che più facilmente intercettavano il loro bisogno di sentirsi cittadini a pieno titolo di una Città che li aveva a lungo emarginati: ri­conoscendo il loro bisogno di distinguersi dai nuovi emigranti.

Il fascismo e le formazioni politiche che si rifanno alla destra diventano forti, infatti, quando le persone sentono il bi­sogno di difendere degli interessi, piccoli o grandi, ma personali e consolidati. Il cemento ideologico che ne consente lo sviluppo è so­prattutto quello della paura di perdere i loro beni o i loro piccoli grandi privilegi.

Una pau­ra suscitata dal Comunismo (ancora oggi!) o dagli emigranti: gli italiani di ieri nell'America di Sacco e Vanzetti o nella Svizzera di "Pane e Cioccolata; gli extracomunitari di oggi nel­l'Italia di Bossi, Fini e Berlusconi e nella Fran­cia di Sarkozy: i terroristi islamici nella vulgata occidentale partita da George W. Bush e con­validata oggi da un Papa povero di amore per gli altri e di senso della realtà.

Sono partito da lontano per dirti che dovre­mo riflettere a lungo sulle ragioni di questo trionfo annunciato della destra di Berlusconi. L'idea di Prodi e della sinistra per cui il reddito deve essere ridistribuito non piace a chi ha molto e non piace nemmeno a chi ha poco se teme che la ridistribuzione cominci da lui.

L'idea per cui gli emigranti che vengono nel nostro paese sono bocche in più da sfamare e problemi seri per la sicurezza ed il benessere degli italiani non è realistica ma colpisce le persone che riflettono di meno. Tempi non ideologici, in cui l'antipolitica ha messo in cri­si l'immagine dello Stato e delle istituzioni so­no tempi in cui la tendenza a richiudersi nel proprio particolare è forte soprattutto se forte è la paura di poter stare peggio e se non si rie­sce più, da sinistra, a portare avanti un discor­so che distingue lo stare bene dal benessere economico.

Impostando l'iniziativa politica sul tentativo di gareggiare con Berlusconi sul terreno delle promesse materiali (i bonus per le famiglie, le assicurazioni per le casalinghe, la pace sociale garantita dalla presenza in lista degli industriali e degli operai) Veltroni ha portato avanti una competizione impossibile da vincere perché chi pensa a sé ed al proprio particolare (compresi gli ex sanculotti) si fida­va e si fida più di Berlusconi (o di Casini) che di lui e perché chi crede nella forza delle idee si sente deluso da questa sua scelta.

Così come deluso si è sentito dai giacobini (di cui anch'io ho fatto parte) che hanno combattuto ugual­mente una battaglia impossibile. Le grandi idee fanno presa nelle masse solo se vengono portate avanti da persone capaci di intercetta­re con intelligenza i bisogni reali dei "sanculot­ti": una capacità ed una intelligenza che ci so­no mancate. Quello cui ci troviamo di fronte è un trauma di cui dobbiamo capire le ragio­ni. Elaborandolo proprio per evitare la malat­tia depressiva, quella che si determina quan­do il dolore resta chiuso dentro di noi.

Quan­do non trova le parole per essere detto ad altri. Quando non trova lo sbocco del ragionamen­to condiviso necessario per andare avanti in una situazione come questa. L'uomo, diceva Marx, è un animale sociale e il dovere degli uo­mini è, storicamente, quello di realizzare que­sta sua caratteristica. Partendo da un'analisi at­tenta dei problemi. Evitando di irrigidirsi (il ri­schio di sempre dei giacobini) all'interno di posizioni che contribuiscono più alla reazio­ne che al cambiamento ma senza abbandona­re l'idea per cui gli uomini possono stare dav­vero meglio solo se riescono a stare bene tutti.

Per gentile autorizzazione dell'autore

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02 maggio 2008

La tragedia del call center

Il mondo deve sapere, romanzo tragicomico di una telefonista precaria

Romanzo tragicomico di una telefonista precaria, è la versione teatrale dell?omonimo romanzo di Michela Murgia, con Teresa Saponangelo, Fortunato Cerlino e Carmine Borrino, nell?adattamento della stessa Saponangelo, di Gianluca Greco e di David Emmer, che firma anche la regia

Il romanzo - dal quale è tratta anche la sceneggiatura dell'ultimo film di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti - è il diario di un mese di lavoro svolto dall?autrice presso il call center per conto della multinazionale americana Kirby, a vendere al telefono aspirapolveri a centinaia di anonime casalinghe.

La messa in scena è una sorta di tragicommedia quotidiana del lavoro precario, che solleva il velo su alcuni lati inquietanti di un lavoro che riguarda soprattutto le donne, attraverso un testo ironico e caustico di un?autrice contemporanea.

Il diario si apre, a squarci, su tematiche sempre più ampie, che riguardano il mondo del lavoro e la dignità personale. Un?esperienza privata e singola che però consente di allargare lo sguardo su di una realtà che soltanto in Italia impiega oltre 200.000 persone, per lo più donne.

Donne di ogni età e ambiente, che si danno da fare alla postazione angusta loro assegnata ? grande la metà di un banco di scuola ? con i loro pc e telefoni, che nell?insieme ricordano le batterie per i polli di allevamento.

La parola è lo strumento e la chiave di volta dell?esercito di lavoratrici precarie, ed è la violenza delle loro parole a essere messa in scena. Violenza tra azienda e venditori, violenza tra venditori e possibili acquirenti. Le parole si gonfiano e si sgonfiano a seconda del peso specifico e del contenuto.

Il libro:
?Il Mondo deve sapere ? romanzo tragicomico di una telefonista precaria? di Michela Murgia - ISBN edizioni è il diario di un mese in un call center. Per trenta interminabili giorni, l?autrice ha venduto aspirapolvere al telefono a migliaia di casalinghe per la Kirby, una multinazionale americana. Intanto annotava tecniche di persuasione e castighi aziendali, descrivendo un modello lavorativo a metà tra berlusconismo e scientology. Michela Murgia è nata a Cabras, Oristano, nel 1972. Dopo gli studi teologici è stata webmaster, manager, operatrice in un call center. Il mondo deve sapere è il suo primo romanzo.

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01 maggio 2008

Le linee guida piacciono ma?

"Le nuove linee guida alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita rispettano la cultura della vita e un approccio scientifico. E correggono in maniera positiva alcune delle contraddizioni antiscientifiche contenute nella legge stessa. Una legge che rappresenta tutto il contrario di una norma che funziona, che viene applicata con semplicità e chiarezza e con successo". In poche parole, è una legge che non funziona".

Ignazio Marino, senatore del Pd e chirurgo di fama mondiale, ha commentato così le innovazioni contenute nel decreto del ministro della Salute Livia Turco da poco in Gazzetta Ufficiale. Il politico-medico sottolinea le novità contenute nelle nuove linee guida, a cominciare da un tema che gli sta molto a cuore, cioè l'estensione della possibilità di accedere alle tecniche di fecondazione anche alle coppie in cui l'uomo è sieropositivo o ha l'epatite. Condizioni equiparate alla sterilità per via dei rischi di trasmissione della malattia.

"Finalmente si è superata l'intollerabile discriminazione nei confronti delle persone sieropositive, che finora erano escluse da qualsiasi progetto di famiglia. Una limitazione che era profondamente contraria alla cultura della vita da tanti propagandata senza poi far seguire fatti concreti".

"Finalmente il ministro della Salute Livia Turco ha deciso il ritorno della legalità emanando le nuove linee guida alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, dopo oltre sette mesi di illegalità a causa del mancato rinnovo". E' il commento dell'associazione Luca Coscioni, fra le più attive, in questi ultimi mesi, nel pressing sul ministro per il rinnovo delle linee guida. Nei dettagli, il giudizio al momento è sospeso.

"Ci riserviamo di esprimere un parere nel merito del provvedimento - spiega l'associazione - quando avremo a disposizione il testo completo, che ci auguriamo elimini una volta per tutte le proibizioni ulteriori aggiunte dalle linee guida scadute, e fatte decadere - perché illegittime - dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio". L'associazione Luca Coscioni ricorda di aver "intrapreso in questi mesi numerose iniziative rivolte a sollecitare la Turco: l'azione non violenta di digiuno e dialogo, inizialmente avviata il 31 gennaio a mezzanotte, che ha attraversato diverse fasi di sospensione e ha coinvolto oltre sessanta persone, in particolare Lucio Bertè, Marco Cappato, Mina Welby, Dominique Velati, Rocco Berardo, Rita Bernardini, Maria Antonietta Coscioni e altri compagni dell'associazione Coscioni. Ma anche diverse manifestazioni davanti alla sede del ministero e un appello rivolto alla Turco firmato da oltre mille persone, di cui la maggioranza donne".

Commenti positivi arrivano anche dal ginecologo Severino Antinori che definisce l'emanazione delle linee guida: "Un trionfo della giustizia, e anche una mia vittoria personale, giunta purtroppo in forte ritardo". Antinori presidente dell'Associazione mondiale di medicina Riproduttiva è diviso tra soddisfazione e amarezza. "Probabilmente il pronunciamento del Tar del Lazio ha convinto la ministra della Salute, Livia Turco, a non perdere altro tempo. Spesso infatti, quando si tratta di temi delicati, si ha paura di prendere decisioni - aggiunge lo specialista all'AdnKronos Salute. Certo, si tratta di una buona notizia, arrivata quasi in extremis. Adesso mi impegnerò in una battaglia contro il limite. "A questo punto - aggiunge il medico, 'papà' di oltre 10 mila bimbi in provetta - mi batterò contro il limite dell'impianto di 3 soli embrioni, altro grosso punto dolente del testo.

"Un gap colmato, ma in forte ritardo". Così la senatrice Donatella Poretti, parlamentare radicale eletta per il Partito Democratico, commenta le nuove linee guida alla Legge 40. "Se quelle precedenti si erano arrogate il compito di 'guidare' anche questioni che la legge non prendeva in considerazione, diventando di fatto nuove norme, ora il gap e' stato sanato.

Ma con un ritardo che la dice molto lunga". Bocciate dalle sentenze dei Tribunale di Cagliari (settembre 2007) e Firenze (dicembre 2007) e fatte decadere dal Tar del Lazio (gennaio 2008) "lì dove vietavano la diagnosi preimpianto, ora le linee guida hanno anche eliminato il divieto di ricorrere a tecniche di fecondazione assistita per chi, fertile, ha malattie sessualmente trasmissibili", rileva la Poretti.

"Il ministro Livia Turco - sottolinea la senatrice - ha preferito attendere la fine di tutte le tornate elettorali per non turbare gli animi e gli equilibri interni al proprio partito, mostrando ancora una volta come, sull'altare della politica si e' disposti a sacrificare tutto, inclusa la pelle e i diritti dei cittadini. Ma plaudo limitatamente, perché la legge 40 rimane con tutto il suo bagaglio di incongruenze e divieti, tra cui emerge in modo scandaloso il divieto alla ricerca con le cellule staminali embrionali". Una ricerca "che sta facendo passi da gigante in tutti i Paesi del mondo, avendo praticamente superato tutti quegli scogli etici che, solo nel Paese del potere temporale della Chiesa Vaticana, riescono ancora - conclude - a tradursi in norma e leggi".

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Nuove linee guida per la Legge 40

Il 30 aprile sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le nuove linee guida alla legge 40 del 2004 in materia di procreazione assistita. Le nuove direttive impongono alcuni cambiamenti importanti all'applicazione della legge. A partire della rimozione del divieto di diagnosi pre-impianto

Le principali novità delle nuove linee guida, dunque, riguardano l'eliminazione dei commi del testo precedente, "che - spiega il ministero della Salute in una nota - limitavano la possibilità di indagine solo a quella di tipo osservazionale".

Il nuovo testo ha dunque sostanzialmente recepito le sentenze di alcuni tribunali, e quella del Tar del Lazio dell'ottobre 2007 in particolare, "che ha annullato le linee guida precedenti proprio in questa parte, ritenendo tale limite non coerente con quanto disposto dalla legge 40". La seconda novità riguarda la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) anche alla coppia in cui l'uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili. Dunque via libera alle tecniche di Pma per malati di Aids ed epatite B e C.

Un'estensione motivata dal fatto che "queste condizioni sono assimilabili ai casi di infertilità per i quali è concesso il ricorso alla fecondazione assistita. In questi casi c'è infatti un elevato rischio di infezione per la madre e il feto conseguente a rapporti sessuali non protetti con il partner sieropositivo. Un rischio che, di fatto, preclude la possibilità di avere un figlio a queste coppie".

Il terzo nodo affrontato dalle nuove linee guida firmate da Livia Turco prevede che "ogni centro per la Pma debba assicurare la presenza di un adeguato sostegno psicologico alla coppia, predisponendo la possibilità di una consulenza da parte di uno psicologo adeguatamente formato nel settore". Si è così concluso l'iter di emanazione di questo provvedimento, secondo quanto previsto dalla stessa legge 40 che indica la necessità di un aggiornamento delle linee guida almeno triennale in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica e da attuarsi avvalendosi dell'Istituto superiore di sanità (Iss) e previo parere del Consiglio superiore di sanità (Css).

Il principale organo consultivo del ministero della Salute si era espresso due volte in merito, la prima volta "il 19 luglio 2007, quando rilevò la sussistenza dei presupposti tecnico-scientifici per l'aggiornamento delle linee guida, fornendo altresì una serie di indicazioni di merito al ministro della Salute finalizzate al miglioramento delle vecchie linee guida. La seconda - ricorda il comunicato del dicastero di Lungotevere Ripa - il 9 aprile scorso, quando ha sottolineato la coerenza del testo delle nuove linee guida, per la parte di pertinenza, con il suo precedente parere del 19 luglio".

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Il soccorso degli sconfitti

di Elisabetta Canitano

L'elettore di centro-sinistra in questi giorni è disorientato, depresso. Negli ultimi due anni avrebbe avuto tante cose da dire ai suoi compagni e amici dirigenti.

Sapeva delle difficoltà di governare ma avrebbe voluto a volte dire la sua, avvisare dei rischi, dell'impopolarità che avvertiva al bar, sul lavoro, sull'autobus. Ha vissuto come una ferita personale il dramma della monnezza napoletana, tragica condanna dell'amministrazione di centro sinistra campana.

Eccolo lì, ha votato Veltroni, ha votato Rutelli... avrebbe voluto parlare ma intanto ha votato, contro la destra, pensando dopo parliamo, però.. intanto voto, poi parliamo.

Ed ecco che invece ha vinto la destra, i post fascisti. Il marito di Isabella Rauti, croce celtica al collo, è il primo cittadino di Roma. Quelli che hanno detto, non parliamo affatto dopo, piuttosto non votiamo adesso, sono stati di più. Così sta lì, come un cane bastonato, temendo (ma siccome è affetto da buonismo veltroniano, anche sperando, in fondo), che facciano davvero meglio per questa città.

Che puliscano le strade, che lavino il parcheggio della Stazione Termini, che mettano in sicurezza le Stazioni, che aggiustino le scuole. Più rigore, più efficienza, più attenzione alle periferie che noi abbiamo trascurato...

E giù sensi di colpa. Non ci siamo radicati nel territorio, abbiamo dimenticato i bisogni elementari delle persone.. Ma per fortuna gli italiani non corrono in aiuto solo dei vincitori, come diceva Flaiano, ma anche dei perdenti.

Il primo programma pratico di Alemanno, udite udite non è la pulizia, non è la sicurezza (se escludiamo la proposta di armare i vigili, che non è proprio il massimo), non sono gli anziani, i bambini, i deboli, ma è DEMOLIAMO LA COPERTURA DELL'ARA PACIS.

Spreco di denaro pubblico, nessuna ricaduta sul benessere della popolazione, soddisfazione di un bieco desiderio di rivincita contro la cultura di centro sinistra a cui si sacrifica ogni altra necessità impellente della città. Si e' poi corretto, ha detto che non è una priorità urgente, forse ci farà un referendum democratico sopra, forse la sposta blocco per blocco numerando pietra per pietra come Paperone i colossi del Nilo. Non osiamo sperare tanto...

Speravamo, certo, che facesse una mossa falsa. Che coloro che lo hanno votato con voto disgiunto, dandogli una chance, potessero rimanere basiti, delusi, pentiti. Ma così in fretta, così palesemente, così crudamente...

Grazie, Sindaco, davvero... grazie da tutti noi.

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