Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

29 giugno 2008

Tumori: la povertà incide sulla prognosi

I pazienti di basso status socioeconomico presentano un elevato tasso di mortalità dopo una diagnosi di tumore.

La povertà può dunque essere un fattore di rischio di mortalità complessiva: il maggior tasso di decessi può essere attribuito a diagnosi in stadio più avanzato della malattia ed a trattamenti meno aggressivi, ed ammonta circa al 35 percento.

Dato che lo status socioeconomico può oggi essere stimato facilmente potenziando i sistemi delle cartelle cliniche generiche o oncologiche o tramite sistemi genocodificanti, sarebbe prudente per i sistemi di sorveglianza tumorale riportare di routine i dati relativi ad incidenza e mortalità tumorali in relazione ai livelli socioeconomici. (Cancer online 2008, pubblicato il 23/6)

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Alleanza per le imprese di settore

Far decollare il Protocollo di collaborazione siglato in campo sanitario tra Veneto e Lombardia nel maggio 2007, ampliando il raggio d'azione anche alla promozione dello sviluppo delle piccole e medie imprese venete e lombarde attive nel settore sanitario e biomedicale.

Lo hanno concordato, in un incontro a Roma a margine di alcuni appuntamenti istituzionali nazionali, gli assessori alla Sanità del Veneto e della Lombardia, Sandro Sandri e Luciano Bresciani.

"Il Protocollo è già partito con il piede giusto grazie all'avvio di una collaborazione tra la nostra Agenzia socio sanitaria e la Fondazione Istituto neurologico Carlo Besta di Milano in materia di malattie cerebrovascolari e neurologiche - spiega Sandri in una nota - Con il collega Bresciani abbiamo però concordato di aprire un nuovo fronte con un'evidente valenza economica, oltreché sanitaria: vogliamo che Veneto e Lombardia svolgano un ruolo promotore nel sostegno alle nostre imprese del settore, individuando progetti forti che pongano il sistema produttivo delle due Regioni in grado di competere ad armi pari con le grandi imprese e le multinazionali.

A questo proposito entreremo presto nel merito - annuncia l'assessore - dando avvio a un programma cadenzato di incontri bilaterali nei quali, di volta in volta, affrontare le diverse tematiche di possibile azione comune".

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Mutui agevolati per medici SSN

Mutui agevolati per i medici convenzionati e più partecipazione alle decisioni dell'Enpam, l'ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri.

Sono queste le principali richieste avanzate del Sindacato dei medici italiani (Smi), nel corso dell'incontro con il presidente dell'Enpam, Eolo Parodi. "Abbiamo illustrato a Parodi - sottolinea in una nota il presidente Smi, Giuseppe Del Barone - le preoccupazioni dei molti medici che continuano ad aderire al progetto e alle proposte dello Smi, con la convinzione che l'ente previdenziale sarà in grado di dare risposte sempre più adeguate alle aspettative dei nostri colleghi, come d'altronde fatto fino ad oggi".

Lo Smi ha rilanciato alcune storiche parole d'ordine del sindacato. Per il segretario organizzativo Ernesto La Vecchia, "è importante che si valutino adeguatamente e con molta attenzione alcune proposte come quella sui mutui agevolati per i medici convenzionati. Ma è di grande importanza il tema della partecipazione. Bisogna dare più voce alla categoria rafforzando gli strumenti partecipativi e il ruolo di proposta e di controllo delle consulte. Il dialogo - concludono Del Barone e La Vecchia - non si esaurisce oggi.

Abbiamo apprezzato la grande attenzione dimostrata dal presidente Parodi e in questo senso è molto positivo l'impegno affinché nelle commissioni si possano valutare con attenzione le nostre sollecitazioni".

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Cancro al seno, passo avanti italiano

Roma capitale della ricerca per battere il cancro al seno. Dopo il recente studio degli scienziati dell'Istituto Regina Elena - che hanno svelato uno dei meccanismi della resistenza all'ormonoterapia - ora i colleghi della Sapienza hanno scoperto un interruttore 'chiave' per spegnere la resistenza alle cure. Aprendo, di fatto, la strada alla messa a punto di una nuova strategia terapeutica per impedire che la chemio non funzioni.

Lo studio, appena pubblicato su 'Plos One', ha già suscitato l'interesse di ricercatori e aziende farmaceutiche d'Oltreoceano. "E potrebbe davvero segnare una svolta nelle cure del carcinoma della mammella", spiega all'Adnkronos Salute Cinzia Marchese, docente del dipartimento di Medicina Sperimentale dell'ateneo romano, che ha diretto un gruppo di ricercatori da anni al lavoro sui meccanismi che controllano proliferazione e differenziazione delle cellule epiteliali umane. Lo studio, coordinato da Antonio Angeloni, è stato realizzato interamente nei laboratori della Sapienza. "Questo tumore è il più frequente nella popolazione femminile - ricorda la ricercatrice - e rappresenta la seconda causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari. Quando uno o più familiari di primo grado hanno un cancro al seno, il rischio di ammalarsi può essere maggiore di cinque o sei volte. Oggi in molti casi la malattia si può tenere sotto controllo con terapia ormonale.

Tuttavia - prosegue - dopo un certo intervallo di tempo in molti casi si verifica una progressiva resistenza all'azione di questi farmaci". In pratica, il cancro impara a 'difendersi' dai medicinali, che divengono inefficaci nel controllare la proliferazione delle cellule tumorali. "Noi siamo riusciti ad aggirare questo problema, grazie a un interruttore in grado di spegnere in modo selettivo l'espressione del KGFR (il recettore per il fattore di crescita dei cheratinociti, KGF).

Così, infatti, è stato possibile restituire efficacia ai medicinali". Tradurre la tecnica messa a punto nel laboratorio romano in un farmaco spegni-resistenza potrà, davvero, cambiare il volto delle cure. Ma che cos'è l'interruttore su cui hanno lavorato gli studiosi della Sapienza?

"Il KGFR è un recettore tirosino-chinasi localizzato sulla membrana plasmatica delle cellule epiteliali - spiega la Marchese - in grado di controllarne la crescita, la differenziazione e la sopravvivenza". Si tratta di una delle molecole chiave implicate nei meccanismi di resistenza al trattamento ormonale. I risultati dello studio dimostrano che 'spegnere' in modo mirato il recettore KGFR - trasferendo Rna interferenti su cellule di tumore del seno - è stato in grado di ripristinare l'efficacia di farmaci antiblastici, rendendo non più necessario il trattamento con altri medicinali.

"I dati ottenuti nei modelli cellulari si sono dimostrati molto promettenti - assicura la Marchese - indicando un nuovo possibile approccio terapeutico nel trattamento di tumori di natura epiteliale, e nei casi in cui si sia sviluppata nel tempo una farmaco-resistenza". Insomma, l'interruttore può essere utile non solo contro il cancro al seno, ma anche contro altri tipi di tumore. Il passo successivo del lavoro, che vede fra gli autori Luigi Frati, preside della Facoltà di Medicina della Sapienza, sarà quello di procedere a una fase pre-clinica. Per valutare l'efficacia di questo nuovo approccio terapeutico in alcune pazienti con tumori divenuti resistenti ai trattamenti.

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Falconi ancora critico sui riposi

Non si placano le polemiche sulla regolamentazione dei turni di riposo dei medici del SSN. L'ultima provocazione arriva dal presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma, Mario Falconi, pronto a "possibili valutazioni disciplinari nei riguardi dei direttori delle Asl che, pur in applicazione di una legge della quale anch'essi sarebbero vittime, dovessero far correre rischi alla salute dei cittadini non consentendo il riposo compensativo ai camici bianchi".

A far discutere è la norma - contenuta nel pacchetto approvato dal Governo per delineare la Finanziaria - che elimina per i medici ospedalieri il riposo di 11 ore ogni 24 e il tetto massimo di 48 ore settimanali."Vengono di fatto in un sol colpo - sottolinea in una nota Falconi - abrogati tutti gli standard minimi di sicurezza previsti dalle direttive europee.

Non permetteremo - conclude - che i cittadini vengano esposti a gravi rischi per la tutela della loro salute potendo di fatto incappare, con queste irrazionali norme, in un medico costretto a operare in precarie condizioni psico-fisiche, essendogli stato negato il giusto riposo".

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Il Governo legittima l'ingerenza dei partiti

Parola di Carlo Lusenti che commenta così la norma contenuta nel pacchetto approvato dal Governo per delineare la Finanziaria

"Sembrava fossimo tutti d'accordo nel tenere la politica fuori dalla sanità e a scegliere e confermare i primari ospedalieri per merito professionale e non appartenenza partitica. Invece, con un provvedimento ritenuto più urgente e necessario del rinnovo di un contratto fermo da tre anni, il Governo rimette all'assoluta discrezionalità dei vertici politici il mantenimento in servizio o il pensionamento coatto di tutti i dirigenti con almeno quarant'anni di contributi versati". Parola di Carlo Lusenti, segretario nazionale Anaao Assomed, che commenta così la norma - contenuta nel pacchetto approvato dal Governo per delineare la Finanziaria - che regola la permanenza in servizio dei dirigenti della Pubblica amministrazione, tra cui i camici bianchi.

"Trasferendo di fatto ai direttori generali delle Asl - spiega Lusenti all'Adnkronos Salute - la facoltà di decidere il pensionamento dei medici dirigenti con 40 anni di servizio alle spalle". "Da oggi - sottolinea in una nota Lusenti - i camici bianchi ospedalieri, ma non quelli universitari che godono di particolari privilegi genetici e di casta, si trovano sotto la 'spada di Damocle' del licenziamento, esposti ai cambi di maggioranze politiche, e quindi a ogni possibile pressione e ricatto da parte dei direttori generali con grave limitazione della propria autonomia professionale. L'ingerenza dei partiti nella sanità viene così legittimata.

Avremo sessantenni a carico dell'Inpdap e ospedali svuotati di competenze ed esperienze. Chi temeva il medico politicamente targato ora sarà accontentato. L'Anaao - conclude Lusenti - fa appello al Parlamento perché voglia, in sede di conversione in legge, non applicare alla sanità un meccanismo perverso che aggrava l'invadenza dei partiti nella tutela della salute di tutti".

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Colombo, Pardi, Flores d?Arcais: tutti in piazza contro le leggi-canaglia

Roma, 8 luglio, manifestazione in piazza Navona. Passaparola!
Care concittadine e cari concittadini, il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l?architrave della convivenza civile, la legge uguale per tutti.
Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.

Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Roma l?8 luglio in piazza Navona alle 18, per testimoniare con la nostra opposizione ? morale, prima ancora che politica ? la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.

Vi chiediamo l?impegno a ?farvi leader?, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio.

I mass-media di questa manifestazione siete solo voi.

On Furio Colombo
Sen. Francesco Pardi
Paolo Flores D?Arcais

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27 giugno 2008

Fecondazione assistita, medico nega la prescrizione obbligatoria

Firenze, il medico di famiglia nega la certificazione obbligatoria per accedere al centro di fecondazione in vitro. Intervista al presidente dell'Ordine dei medici, dott. Antonio Panti

Desiderare un figlio, diventare padre, per un uomo infertile, può essere la esperienza più attesa, ma anche la più sofferta.

Quando, poi, alle difficoltà oggettive e alle basse probabilità di successo delle tecniche di fecondazione assistita, confermate dalle statistiche, si aggiunge il veto etico di un medico di famiglia alla certificazione obbligatoria per accedere al centro di fecondazione in vitro e, non di uno qualunque, ma di quello che ti ha in cura da venti anni, allora, la storia si tinge di grigio e la scena potrebbe farsi più cupa.

E? accaduto a Firenze, ad un uomo, infertile, per prostatite cronica e con alle spalle una recente e dolorosa esperienza di aborto spontaneo della moglie, dopo una inseminazione semplice. L?aspirante padre, si è ritrovato di fronte ad un rifiuto, dopo aver fatto richiesta al suo medico di famiglia di compilare il modello utile per certificare l?infertilità, ed obbligatorio per poter accedere alla fecondazione in vitro, presso la struttura ospedaliera della sua città L?uomo, protagonista della vicenda, aveva confidato, in un lungo colloquio, al suo medico di fiducia, il dolore provato per l?avvenuto aborto della moglie, ma anche la loro determinazione a proseguire con il programma di fecondazione in vitro. Da qui la necessità della certificazione.

La risposta è arrivata dopo pochi giorni, con una lettera. In cui il medico scrive: ?In merito all?ipotizzato ricorso a procedure di fecondazione, cui lei accederà nel prossimo mese, per mie recenti riflessioni e scelte personali, che non si riferiscono ai suoi problemi di salute, ho scelto di non effettuare prescrizioni in merito?; e prosegue: ?..Mi permetto di avvertirla perché possa rivolgersi per tempo ad altri colleghi?. Dopo l?incredulità e la delusione l?uomo decide che ?non ci sta?. Si arma di passione civile, brandisce la spada della tutela del diritto alla salute e si precipita a testimoniare la sua storia alle associazioni più note per la tutela dei cittadini infertili (Madre Provetta, Amica cicogna, l?Altra Cicogna, Luca Coscioni ed altre), a cui chiede un supporto morale e legale. Si reca, poi, all?Ufficio Relazioni con il Pubblico della Ausl di appartenenza e consegna un reclamo scritto contro il medico.

Decorso il termine di trenta giorni, riceve una lettera del presidente dell?Ordine dei medici di Firenze, Antonio Panti. Un veterano degli Ordini ed anche della deontologia medica, che nel frattempo, ha avuto notizia dei fatti ed ha ricevuto il carteggio tra il medico ed il paziente.

Ecco perché lo abbiamo intervistato per conoscere il suo punto di vista sulla vicenda.


MONICA SOLDANO
Vita di Donna Community

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Pillola del giorno dopo, in diretta con l'Ass. Vita di Donna

Prosegue l'iniziativa delle Associazioni Luca Coscioni e Vita di Donna per l'abolizione della ricetta

Dopo il successo dello speciale "SOS Pillola del Giorno Dopo", l'appuntamento si ripete, in diretta su Radio Radicale, sabato 28 giugno dalle 23:00 alle 01:30.
Uno spazio in cui rilanciare l'obiettivo politico dell'abolizione della ricetta della pillola del giorno dopo attraverso la mobilitazione delle Cellule e degli Studenti Coscioni.

Al microfono ai alterneranno medici, esponenti del mondo politico, militanti che in giro per l'Italia raccoglieranno le firme per l'abolizione della ricetta, e soprattutto donne cui è stata negata la pillola del giorno dopo. Da mezzanotte e mezza di nuovo spazio all'informazione sessuale, con Lisa Canitano, ginecologa e Presidente dell'Associazione Vita di Donna, che risponderà in studio alle domande degli ascoltatori: chiama durante la trasmissione, oppure lascia la tua domanda nel form sottostante, per ottenere le risposte in diretta.

In questa settimana altre due città si sono aggiunte a Roma e Milano. Ecco l'elenco aggiornato:

Nella provincia di Roma puoi chiamare il numero 333 9856046 tutti i giorni feriali dalle 09:00 alle 19:00, e non stop dalle 09:00 del sabato mattina fino alle 09:00 del lunedì mattina.

Nella provincia di Milano puoi chiamare il numero 345 5011223 non stop dalle 18:00 del venerdì pomeriggio fino alle 08:00 del lunedì mattina.

Nella provincia di Bari puoi chiamare il numero 335 8084820 non stop dalle 00:00 del sabato fino alle 08:00 del lunedì mattina.

Nella provincia di Salerno puoi chiamare il numero 328 8765186 non stop dalle 00:00 del sabato fino alle 08:00 del lunedì mattina.

Oltre alla ricetta, riceverai tutta l'assistenza necessaria per denunciare i medici e le strutture che ti hanno negato un tuo diritto.

Sintonizzati anche tu per abolire la ricetta della pillola del giorno dopo!

26 giugno 2008

Anche la CIMOP promette battaglia

"La trattativa per il rinnovo del contratto dell'ospedalità privata è iniziata male e finita peggio". Sono parole di Fausto Campanozzi, Segretario Nazionale Cimop. Oggetto della recriminazione del sindacato è l'adeguamento salariale dei settemila medici dipendenti dell'Ospedalità Privata in attesa da oltre due anni del rinnovo contrattuale.

"La trattativa ha avuto un esito ampiamente previsto - continua Campanozzi - perché era intenzione della parte datoriale formulare una proposta inaccettabile. Una proposta indecente - spiega - che prevedeva un contratto triennale (2008-1010) con aumento complessivo del sei per cento, di cui un uno per cento da distribuire solo a quei medici che attuano "comportamenti virtuosi" e con il biennio trascorso senza contratto 2006-2007 compensato con un forfait irrisorio".

"La Cimop - si legge in una nota - abbandona così il tavolo delle trattative e chiama in causa le istituzioni. Saranno Governo e Regioni a dare una risposta ad una questione improcrastinabile, che è economica ma che soprattutto investe la sfera della dignità professionale. "E' evidente che la trattativa si trasforma in protesta - annuncia il Segretario Cimop - cambia il linguaggio da quello accomodante delle trattative a quello spinoso della contesa sindacale.

La Cimop - aggiunge la nota - chiamando alla mobilitazione tutti i medici del settore, intende rispondere in maniera ferma e decisa alla evidente provocazione dei "padroni delle cliniche" con un composto e determinato stato di agitazione, che negli auspici del sindacato possa portare ad un esito soddisfacente per i medici, richiamando parti datoriali e politici alle loro responsabilità".

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Opposizione dura ai ticket

"Il Governo cancelli il ticket di 10 euro sulla specialistica. Su questo la nostra opposizione sarà intransigente e senza imbarazzi". Lo scrive, in una nota, Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali alla Camera ed ex ministro della Salute.

"Non è necessario continuare a ripetere che quel ticket fu un errore a cui abbiamo posto rimedio ben due volte - prosegue Turco - La prima nel corso del 2007, stanziando 350 milioni di euro, e poi nel 2008 stanziando 834 milioni di euro.

Con i fatti abbiamo dimostrato di considerarlo un errore. Si trattò di un'emergenza all'interno di una Finanziaria difficile che riuscì, con il 'Patto per la salute' con le Regioni, a invertire la tendenza al definanziamento e ad aumentare le risorse per i Livelli essenziali di assistenza da 90 a 102 miliardi e le risorse per gli investimenti da 17 a 23 miliardi di euro. Dunque il Governo non accampi scuse facendo lo scaricabarile.

Visto che vogliono cambiare tutto del precedente esecutivo non si capisce perché sono titubanti a cancellare in modo definitivo questa norma. Devono solo trovare - conclude - 834 milioni di euro per il 2009 e per gli anni successivi".

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Con poco riposo più errori

"Il decreto che toglie i turni di riposo ai medici mette in serio pericolo l'attività dei camici bianchi, pregiudicandone efficacia e sicurezza. È logico quindi che, per parare un conseguente aumento dei ricorsi dei pazienti alla magistratura, il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, abbia proposto di depenalizzare i reati medici".

Parola di Francesco Lucà, segretario del Sindacato nazionale radiologi (Snr), che commenta così il via libera del Governo al decreto legge che insieme al Ddl costituisce la prossima manovra finanziaria e, all'articolo 41, elimina per i medici ospedalieri il riposo di 11 ore ogni 24 e il tetto massimo di 48 ore settimanali.

"Questa norma - sottolinea in una nota Lucà - ha il sapore della beffa, perché proprio sugli aspetti dei turni lavorativi si era arenata la discussione sul rinnovo del contratto della dirigenza medica. Sembra quasi che il Governo abbia voluto bypassare l'ostacolo attraverso la Finanziaria.

L'applicazione dell'articolo 41 - aggiunge - rappresenterà inoltre un'aggravante per i medici radiologi, che già adesso, durante i turni di guardia, sono in continua attività. Prolungarne l'orario lavorativo significherà mettere a rischio la salute dei pazienti. Ma evidentemente - conclude Lucà - non è questo che sta a cuore al Governo".

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Decreto 112 va ritirato

"Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, il Governo e il Parlamento si attivino a modificare profondamente il decreto 112 della manovra economica, dove c'è una norma che aumenta a dismisura il rischio negli ospedali".

E' il commento di Giuseppe Garraffo, segretario generale Cisl medici, al via libera dell'esecutivo al decreto legge che, all'articolo 41, elimina per i medici ospedalieri il riposo di 11 ore ogni 24 e il tetto massimo di 48 ore settimanali. "Abbiamo l'impressione che il Governo - sottolinea in una nota Garraffo - sia consigliato male sul grave problema delle deroghe ai riposi dei turni di servizio dei medici del Ssn e degli ospedali in particolare. Come si fa - si domanda il numero uno della Cisl medici - a proporre per decreto legge l'accorciamento dei riposi giornalieri e l'aumento sconsiderato dell'orario di lavoro in un settore così delicato dell'assistenza ai cittadini, senza tenere in alcuna considerazione i disastrosi effetti che si avrebbero sul rischio e sugli errori delle prestazioni sanitarie agli ammalati?

E ancora, come può un medico, un anestesista, un chirurgo, un ostetrico, un traumatologo, dopo il lavoro notturno continuare a lavorare con lucidità in sala operatoria, nei pronto soccorsi, nelle sale parto, e nelle corsie?" Garraffo chiede quindi con forza l'intervento in prima persona del presidente del Consiglio e delle Associazioni a tutela dei cittadini.

"Intervenga Berlusconi a fermare chi vuole mettere a rischio sconsideratamente il buon funzionamento degli ospedali pubblici, e aumentare a dismisura i casi di malasanità, dove le responsabilità verrebbero addossate totalmente al suo Governo. Chiediamo anche - conclude Garraffo - che intervengano con forza e convinzione tutte le organizzazioni del sociale che tutelano gli interessi dei cittadini e dei malati".

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Riposo da salvare

"Il Parlamento bocci il decreto legge che elimina per i medici ospedalieri il riposo di 11 ore ogni 24, e il tetto massimo di 48 ore settimanali"

A chiederlo è il segretario nazionale Fp Cgil medici, Massimo Cozza, che invita il ministro del Welfare Maurizio Sacconi a "ritirare almeno il comma 13 dell'articolo 41 del decreto legge 112", che ha avuto il via libera del Governo. "Ci auguriamo - sottolinea in una nota Cozza - che il decreto non faccia parte di un progetto complessivo di riduzione della sanità pubblica, che passa attraverso il taglio di 5 miliardi della spesa programmata, la sostituzione del diritto ai Livelli essenziali di assistenza con card compassionevoli, e soprattutto attraverso un annunciato federalismo che rischia di lasciare al loro destino le Regioni più povere". Il segretario della Cgil medici non risparmia critiche al nuovo esecutivo. "Prima - afferma - il Governo sottoscrive in sede di Consiglio europeo una direttiva che elimina dall'orario di lavoro il tempo inattivo delle guardie, adesso in Italia abolisce il diritto al riposo.

Due colpi consecutivi contro 120.000 dirigenti medici del Ssn, senza contratto da 30 mesi, e senza rivalutazione della indennità di esclusività da 8 anni. Il ministro Sacconi in risposta al nostro primo allarme europeo ha detto che i medici italiani devono stare tranquilli perché la direttiva non sarà applicata nel nostro Paese, non spiegando allora perché il Governo italiano nulla ha eccepito". In difesa dei camici bianchi e "di tutti i cittadini", Cozza si rivolge quindi al Parlamento.

"Ci appelliamo ai deputati e ai senatori che credono realmente nella qualità della sanità per i cittadini e per i medici, considerando che per la letteratura scientifica internazionale già dopo 12 ore la stanchezza influisce negativamente sulle prestazioni mediche, con un conseguente aumento degli errori sanitari. Sia chiaro a tutti - conclude - che non rinunceremo ai diritti dei medici e alla qualità delle prestazioni della sanità pubblica in cambio di un aumento contrattuale, già dovuto e che neanche recupera il potere di acquisto delle nostre retribuzioni rispetto all'inflazione".

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Diabete, screening al supermercato

I medici entrano nei supermercati per invitare i clienti a eseguire un test per verificare una predisposizione al diabete e a intervenire modificando le abitudini di vita scorrette.

E' la campagna di sensibilizzazione Sei un tipo 2?, in programma venerdì e sabato in 15 punti vendita COOP, promossa dalla Società italiana di medicina generale (SIMG) con il contributo di Takeda e GlaxoSmithKline. L'iniziativa, patrocinata dal ministero del Lavoro, salute e politiche sociali prevede che all'ingresso degli ipermercati sia distribuito il test: compilandolo i partecipanti potranno scoprire se il loro profilo corrisponde o meno a quello di chi è a rischio di diabete di tipo 2.

Nei corner COOP Salute degli stessi ipermercati sarà poi disponibile altro materiale informativo sulla malattia ma, soprattutto, saranno presenti medici della SIMG che forniranno approfondimenti e consigli sui corretti stili di vita da adottare.

Se dal test emergeranno condizioni di rischio, i medici consiglieranno ai clienti di prenotare uno screening gratuito, da svolgersi con l'aiuto di un infermiere professionale sempre nel corner COOP Salute, di mattina da lunedì 30 Giugno a giovedì 3 Luglio. Lo screening comprenderà la misurazione della pressione, il test della glicemia, la misurazione del peso e dell'indice di massa corporea.

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Il privato è in agitazione

Lavoratori della sanità privata sul 'piede di guerra'. I sindacati di categoria Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl, in attesa di una convocazione da parte di Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) e Aris (Associazione religiosa istituti socio-sanitari) per l'avvio delle trattative per il rinnovo del contratto 2006-2007, hanno convocato l'assemblea nazionale e proclamato lo sciopero. Nel corso dell'assemblea, in programma l'11 luglio a Roma, se fallirà il tentativo di conciliazione, verrà infatti fissata la data dello sciopero nazionale. "L'incontro - spiega all'ADNKRONOS SALUTE - il segretario nazionale della Fp Cgil, Rossana Dettori - oltre a fissare la data dello sciopero, denuncerà l'assenza di un'assunzione di responsabilità da parte delle Istituzioni, in particolare delle Regioni". Ma non c'è solo la grana legata al rinnovo contrattuale.

I sindacati dei circa 150.000 lavoratori del settore - in una nota congiunta - lamentano "carichi di lavoro gravosi con rischi di incidenti e una precarietà occupazionale sempre più elevata". Protestano contro un sistema dove le Regioni "non garantiscono controlli rigorosi, mettendo in discussione il livello qualitativo delle prestazioni sanitarie rese ai cittadini".

E ancora, dicono no a un sistema di sanità privata dove si perpetua il "rimpallo delle responsabilità fra datori di lavoro e Regioni, per il rispetto del contratto e degli standard delle prestazioni sanitarie ai cittadini. Favorendo in questo modo, e in tutte le Regioni, una delle peggiori speculazioni sociali dei nostri tempi.

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Il Governo nega turni riposo ai medici

Cancellare subito la norma, inserita nella pre-manovra, che nega i turni di riposo ai medici. A chiederlo è il segretario dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti che, contro il provvedimento, è pronto a proclamare lo stato di agitazione dei camici bianchi e a chiamare a raccolta tutti gli altri sindacati di categoria. Nel mirino di Lusenti finisce l'articolo 41 del decreto legge sulle disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, contenuto nel pacchetto approvato dal Governo che anticipa la Finanziaria.

"Con questo provvedimento - spiega in una nota Lusenti - i medici del Servizio sanitario nazionale non hanno più diritto al riposo compensativo di 11 ore e la loro settimana lavorativa non ha più un limite orario massimo di 48 ore, comprensive del lavoro straordinario. In sostanza - aggiunge - vengono abrogati in un colpo solo gli standard minimi di sicurezza, dettati da una direttiva europea, nell'organizzazione del lavoro degli ospedali.

Rendendo di fatto programmabili turni anche di 80 ore a settimana". Una norma che per il numero uno dell'Anaao Assomed rischia di far aumentare il rischio clinico e l'insicurezza negli ospedali. "E' inutile - sottolinea - prevedere unità di risk management nei luoghi di lavoro se poi un chirurgo è costretto a entrare in sala operatoria anche dopo 20 ore di servizio continuativo. Quanti dei nostri ministri si farebbero operare in queste condizioni? E cosa ne pensano le associazioni a difesa dei malati?" - si domanda Lusenti.

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Tre anni dopo la laurea 75% senza lavoro

Appena 10 anni fa era senza occupazione solo il 55 per cento dei giovani medici

Svolgono i regolari studi universitari nelle facoltà di Medicina, si laureano spesso in tempo, ma a distanza di tre anni dalla fine degli studi sono ancora disoccupati. E' il destino del 75% dei medici italiani. E' il dato più allarmante che emerge dal primo 'Rapporto sul precariato nella professione medica', organizzato dalla Commissione Giovani medici dell'Ordine provinciale dei Medici, chirurghi e odontoiatri di Roma, e presentato ieri in Campidoglio.

L'indagine è stata svolta inviando un questionario online a tutti i medici, e ha preso in esame gli ultimi 15 anni della sanità italiana. Il trend del 75% è riferito all'ultimo periodo disponibile, quello 2004-2007, ma anche nel recente passato la situazione era simile. "Anche nel 2001-2004 - si legge nel Rapporto - i camici bianchi disoccupati ammontavano al 74%". La situazione però è radicalmente cambiata rispetto allo scorso decennio. Nel periodo 1995-1998, infatti, solo il 55% dei medici italiani era 'a spasso', a fronte di un 45% che esercitava stabilmente la propria professione. Ma le cose non sono così positive neanche per quel 25% che attualmente è occupato. Solo il 13% è infatti un lavoratore 'stabile', mentre il 12% è precario. "La situazione è drammatica - osserva Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma - e le colpe vanno ripartite.

Le responsabilità sono infatti della politica, che spesso occupa in sanità spazi impropri. Non ci piace lo spoil system, la bravura dei medici non può cambiare al mutare delle maggioranze". Da rivedere, secondo il presidente dell'Ordine, anche l'atteggiamento dei media. "Spesso si sfocia nello scandalismo - prosegue - e si usa la parola 'malasanità' solo perché fa audience".

Obiettivo del Rapporto, spiega Luigi Laino, coordinatore della Commissione giovane medici, "è sottolineare le criticità di questo sistema e trovare dei punti in comune con le Istituzioni, prima che sia troppo tardi". Il coordinatore auspica dei corsi di orientamento, al quinto anno di liceo, per tutti quei ragazzi che hanno intenzione di seguire la facoltà di Medicina all'università. "Bisogna fare capire ai ragazzi ciò che li aspetta - sostiene Laino - per evitare che le facoltà siano piene di studenti che per laurearsi impiegano anche 15 anni, intasando tutto il sistema.

E chiediamo maggiore trasparenza alle aziende sanitarie, perché oggi non conosciamo le loro piante organiche, spesso le aziende hanno meno medici di quanti ne sarebbero ammessi". "Tra un anno ci rivedremo qui - conclude Falconi - e aggiorneremo il Rapporto. Vedremo quanto abbiamo fatto in 365 giorni per migliorare la situazione nella nostra Regione, e in questo senso ho già avuto qualche incontro con il presidente del Lazio, Piero Marrazzo. Da oggi in poi - termina - il 25 giugno sarà il 'Giorno del precariato nella professione medica".

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25 giugno 2008

Pillola del giorno dopo e la disinformazione del Movimento per la Vita

Il 10 giugno l?ADUC (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) pubblica sulle pagine del suo portale un comunicato dal titolo: ?Pillola del giorno dopo non è un abortivo. Attenzione alla disinformazione del Movimento per la Vita?

Il 18 giugno il MpV risponde all?accusa confermando la potenzialità abortiva del Norlevo (il nome della pillola). A conforto dell?affermazione il MpV dichiara l?inesistenza di pronunciamenti da parte dell?OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che indichino come ?contraccettivo? il farmaco in questione. Nella replica viene sostenuto inoltre che ?il Comitato nazionale di bioetica, per emettere il suo parere nel 2004, ha esaminato tutta la letteratura scientifica mondiale al riguardo trovando solo delle fugaci affermazioni che negano l'abortività della pillola del giorno dopo??

Potrebbe apparire una buona argomentazione, ma in realtà nel 2005 il Dipartimento di Salute Riproduttiva e Ricerca dell?Organizzazione Mondiale della Sanità, Special Programme of Research, Development and Research Training in Human Reproduction, ha pubblicato un documento divulgativo in cui afferma che ?la contraccezione di emergenza con levonorgestrel ha dimostrato di prevenire l?ovulazione e di non avere alcun rilevabile effetto sull?endometrio (la mucosa uterina) o sui livelli di progesterone, quando somministrata dopo l?ovulazione?, escludendo un effetto intercettivo su un eventuale ovulo fecondato.

Alle stesse conclusioni era giunta una review, pubblicata nel 2004 su Human Reproduction Update, che, dopo una lunga disamina dello stato dell?arte, concludeva che il ?levonorgestrel agisce principalmente inibendo o ritardando l?ovulazione, ma non previene la fertilizzazione o l?impianto?. Inoltre l?OMS ha inserito la contraccezione di emergenza in classe 1, cioè ?senza limitazioni? chiarendo, tra l?altro, che non vi sono controindicazioni all?utilizzo della pillola del giorno dopo ed in particolare: non è necessaria una visita medica; non è necessario un test di gravidanza; non sono necessari esami di laboratorio.

Informazioni di facile accesso, sono sufficienti poche parole chiave per individuare sul Web i siti scientificamente autorevoli che trattano la materia. Ma non tutti sanno cercare e questo è comprensibile.

Quello che inquieta è invece la citazione parziale che il Movimento della Vita fa del foglio illustrativo del farmaco che recita: ?La contraccezione di emergenza è un metodo di emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto, bloccando l?ovulazione o impedendo l?impianto dell?ovulo eventualmente fecondato??

Anche questo appare come un chiarimento autenticamente orientato verso una corretta informazione, peccato che il foglietto illustrativo di un farmaco sia uno strumento statico, teso molto più alla salvaguardia medico legale della casa farmaceutica che alla corretta informazione del medico e del paziente. Qualunque medico che facesse riferimento a ciò che c?è scritto sul foglietto illustrativo, invece che nelle ricerche più recenti, sarebbe considerato un incompetente.Qqqq

Se questa è la replica all?accusa di fare cattiva informazione, risposta peraltro accompagnata da un atteggiamento di sfida ?siamo pronti a essere smentiti (difficilmente!)?, non si può che restare sbalorditi di cotanta superbia. Ciò offende il pensiero autonomo e l?intelligenza di chi legge, oltre ad offrire un pessimo servizio alla causa che il Movimento della Vita porta avanti.

Piuttosto che cercare un confronto sui temi scientifici, più onesto sarebbe se il MpV si limitasse a diffondere la propria morale; altrimenti finirà per rimettere in discussione la forma terrestre.

Diffondere il ?verbo? in modo sincero e trasparente, solo in questo modo la morale cattolica potrà convincere la gente a non usare nessuna forma di contraccezione sicura, salvo quella ?naturale?. Solo così i figli di un preservativo rotto potranno essere doni della provvidenza.

Rispetto di ogni morale e cautela nell?affrontare i temi che possono inficiare l?esistenza terrena, questo ci si aspetta.

MAURO DAVID

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24 giugno 2008

Poco siero anti-vipera in Italia

In Italia scarseggia il siero anti-vipera. L'allerta arriva dall'Agenzia italiana del farmaco che, sul suo sito Internet, spiega anche come, a causa "della difficoltà di produzione del siero Viperfav, le ditte produttrici a livello europeo non rilasceranno nuovi lotti prima dei mesi di agosto-settembre o alla fine dell'anno in corso".

L'Aifa, dunque, "a seguito del persistere dello stato di carenza sul territorio nazionale del siero antiofidico", questo il nome tecnico dell'antidoto, riferisce che "dalle informazioni acquisite risultano disponibili negli Usa prodotti analoghi a quello carente".

Per questo, informa l'Agenzia, "le richieste di autorizzazione all'importazione potranno essere inviate all'ufficio Autorizzazioni officine dell'Aifa (fax n. 06-59784312) da parte delle strutture secondo le procedure abituali".

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Calabria da commissariare

"Necessario e urgente commissariare l'assessorato alla sanità della Regione Calabria". Lo chiede al Governo il deputato del Pdl Angela Napoli rivolgendosi ai ministri del Lavoro, Salute e Politiche sociali, dell'Interno e della Giustizia.

La parlamentare scrive ai rappresentanti del Governo nel giorno in cui il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, riceverà la visita dei genitori delle tre vittime di malasanità in Calabria Federica Monteleone, Eva Ruscio e Andrea Bonanno. I procedimenti giudiziari e le indagini "risultano lente o ferme in tutti e quattro i casi" ricorda la componente della commissione Giustizia, e nonostante l'indagine della Comissione ministeriale abbia evidenziato "l'intervenuta violazione o la non corretta esecuzione dei doveri professionali" le aziende non hanno adottato - denuncia la Napoli - in alcun caso gli adempimenti previsti dal contratto collettivo nazionale del lavoro.

La parlamentare ricorda i punti di criticità rilevate nella relazione della Commissione ministeriale: "Il mancato controllo della regione sulla spesa sanitaria, la mancata approvazione del piano sanitario regionale, l'impunità di chi ha commesso errori e ha responsabilità accertate, la presenza in numerosi presidi ospedalieri di Pronto soccorsi disastrosi, pesanti condizioni igenico-sanitarie e problemi strutturali degli edifici, esorbitante spesa ai privati, dirigenti senza responsabilità.

Anche la Corte di Conti regionale nel marzo del 2008 ha bocciato la sanità calabrese - continua - sottolineando tra l'altro la sovraesposizione di finanziamento a fronte di indici di attività e prestazioni sottomedia, che evidenziano l'esigenza di interventi intesi a restituire alla Regione un livello di prestazioni ospedaliere capace di corrispondere a un più elevato indice di appropriatezza".

E poi emerge il dato che la Calabria ha investito in sanità una quota di Pil di molto superiore rispetto alle altre regioni (8,77 per cento Pil Calabria rispetto al -4,66 per cento Pil Lombardia).

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In Sicilia tagli solo ai servizi

"In Sicilia si tagliano i servizi per i cittadini, ma non si toccano i 'santuari' degli sprechi in sanità". Parola di Salvo Calì, segretario nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi), che prende posizione contro i provvedimenti ipotizzati dal neo assessore alla Sanità siciliano, Massimo Russo, per ripianare il deficit della spesa sanitaria dell'Isola.

Provvedimenti che, per lo Smi, "colpiscono i settori più deboli, come le guardie mediche e lasciano aperto il rubinetto degli sprechi, per esempio la farmaceutica e la ridondanza di posti letto dell'ospedalità privata e pubblica". Per Calì, come sottolinea in una nota, "cambiano gli assessori, ma nella sanità siciliana non cambia mai niente. Dopo anni di polemiche, di marce di protesta dei sindaci e dei cittadini, decine di incontri e di piani alternativi presentati dai sindacati medici, la Regione ritorna al punto di partenza.

Il potenziamento del territorio rimane così solo uno slogan per l'attività convegnistica, la sanità rimane tutta proiettata sull'ospedale e la Sicilia si allontana sempre di più dai modelli europei". Il numero uno dello Smi non rinnega la necessità di una rimodulazione del servizio di guardia medica. Propone però di renderlo "più efficiente e moderno".

Anche perché dismetterlo "lascerebbe intere zone dell'interno dell'Isola senza alcun presidio sanitario, caricando nelle città tutto il peso delle emergenze sul pronto soccorso. Chiediamo quindi ancora una volta al neo assessore - conclude Calì - di rivedere la sua posizione, di aprire un dialogo con i medici, di confrontarsi con chi vuole una sanità, europea, moderna, efficiente e proiettata sul territorio".

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Fecondazione e aborto sotto esame

Il Governo è già al lavoro su temi, "come le linee guida per la legge sulla procreazione assistita e le politiche di prevenzione dell'aborto". Lo assicura in una nota il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, aggiungendo che le sollecitazioni dell'associazione Scienza e Vita sulle priorità di una politica che "tuteli la vita dal concepimento alla morte naturale, sono in linea con gli indirizzi programmatici del Governo".

"L'impegno dell'esecutivo - afferma il sottosegretario - è quello indicato dallo stesso primo ministro nel discorso d'insediamento alla Camera dei deputati: varare un grande piano nazionale per la vita. Su molti dei punti critici individuati da Scienza e Vita abbiamo trovato una situazione già fortemente compromessa dal precedente Governo.

E' ormai impossibile, per esempio, riattivare la minoranza europea di blocco che impediva il finanziamento alla ricerca sugli embrioni, dopo che nel 2006 il ministro Mussi ha ritirato la firma dell'Italia". Sugli altri temi, "come le linee guida per la legge sulla procreazione assistita e le politiche di prevenzione dell'aborto, siamo già al lavoro - assicura Roccella - In entrambi i casi, si tratta di interpretare e applicare la legge con coerenza e rispetto.

Accogliamo pienamente anche l'invito a promuovere la ricerca sulle cellule staminali adulte, che ha già dato buoni frutti e in cui il nostro Paese è all'avanguardia. E la raccomandazione a una maggiore cautela e informazione sui test genetici, affinché il loro uso non apra le porte a forme 'morbide' di eugenetica". Le tematiche proposte da Scienza e Vita, insomma, sono "al centro della nostra attenzione, e siamo certi - conclude la Roccella - che con l'associazione il dialogo sarà continuo e proficuo".

Intervista a Eugenia Roccella: La legge 194: noi non obiettiamo agli obiettori

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Garanzie su fondi convenzione 2008-09

I medici di famiglia 'incassano' un nuovo impegno positivo per il rinnovo della Convenzione di medicina generale

Dopo la conferma dello stanziamento a bilancio per il 2006 e 2007 dei fondi necessari al rinnovo convenzionale, ora arrivano anche le garanzie per il biennio economico 2008-2009. A offrirle il sottosegretario Francesca Martini che ha incontrato il presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) Mauro Martini, accompagnato dl Tesoriere Ildo Antonio Fania. Il vertice sindacale accoglie con favore l'impegno ma attende i fatti e avverte:" se entro settembre non ci saranno risposte soddisfacenti sul contratto dei medici di medicina generale il paese assisterà 'all'autunno caldo dei medici'.

La nostra base vuole proposte, ma soprattutto risposte chiare e certe e in tempi ragionevoli". Al centro dell'incontro di ieri, quindi, il rinnovo contrattuale per la medicina generale e le prospettive future della sanità. "Il colloquio con il sottosegretario è stato molto proficuo - commenta al termine dell'incontro il leader dello Snami - per la disponibilità al dialogo dimostrata".

Per la parte economica, dopo la conferma dello stanziamento a bilancio per il 2006 e 2007, il sottosegretario Martini ha promesso, che "per il biennio economico 2008-2009, verranno presto trovati fondi adeguati e, nel frattempo, ha sottolineato - continua Mauro Martini - il suo interesse per un approfondimento della parte tecnica per il prossimo biennio: le priorità di accesso ai servizi sono un punto fermo, ci ha detto il sottosegretario, e occorre al più presto uniformare i tempi di attesa sul territorio nazionale, prendendo ad esempio regioni che hanno già affrontato tale problema".

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23 giugno 2008

In GB la pillola via web e senza ricetta

La pillola contraccettiva arriva sul web, per scongiurare gravidanze indesiderate, anche senza la ricetta del proprio ginecologo.

Accade in Gran Bretagna, dove il sito medico DrThom - riporta il quotidiano britannico Daily Mail - ha messo in vendita una fornitura per tre mesi del contraccettivo al prezzo di 29,99 sterline, meno di 39 euro.

Inizialmente il servizio verrà riservato alle donne maggiorenni che già usano la pillola, ma sarà presto esteso a quelle che non l'hanno mai assunta in precedenza.

Come? Semplicemente rispondendo a un questionario on line, sperando che le risposte rilasciate dalle webnaute, su età e stato di salute, siano veritiere.

"L'obiettivo di questo servizio - spiega Thomas Van Every, direttore medico del DrThom - è rendere più semplice e immediato l'accesso alla contraccezione.

Pensiamo che il nostro servizio - aggiunge - possa essere ideale per le donne che vivono lontano dal proprio medico, lavorano parecchio e non hanno neanche il tempo per una visita dal ginecologo".

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Al via progetto il progetto "SanitAbile"

Per le persone con disabilità è più difficile accedere ai servizi sanitari, non solo dal punto di vista fisico. Gli ostacoli riguardano anche le informazioni sulla salute e sui diritti in tema di tutela sanitaria.

In occasione del 50° anniversario della sua fondazione, la Società italiana di medicina fisica e riabilitazione (Simfer) propone per il 2008 il progetto 'SanitAbile', per promuovere l'accessibilità dei disabili alle strutture e alle informazioni attraverso azioni di sensibilizzazione rivolte alle organizzazioni sanitarie e alla comunità, e attività mirate a eliminare gli ostacoli a tale accesso.

Il progetto 'SanitAbile' - informa una nota Simfer - si svilupperà con la collaborazione di CittadinanzaAttiva e della Federazione italiana per il superamento dell'handicap (Fish). E' in programma inoltre il concorso 'ProgettAbile' per sensibilizzare sui temi della progettazione accessibile con particolare riferimento all'accessibilità ai servizi sanitari.

L'appuntamento - a cui interverrà anche la Facoltà di Architettura di Roma-La Sapienza - rappresenta uno dei momenti salienti del 50° anno di vita di Simfer, che culmineranno a Roma nell'autunno del 2008 con il 36° Congresso nazionale.

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CIMO, governo aguzzino con medici

"Di tutto ha bisogno la sanità italiana, mortificata dai tagli di spesa e dall'assenza di rinnovi contrattuali, fuorché di un Governo che si comporta da aguzzino con i medici, nonostante le promesse fatte". E' quanto afferma il presidente della Cimo-Asmd, Stefano Biasioli, dopo l'approvazione, da parte del Governo Berlusconi, del decreto legge sulle disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, contenuto nel 'pacchetto', approvato dal Governo, che anticipa la manovra Finanziaria.

Nel mirino di Biasioli finisce l'articolo 41 del provvedimento. Un articolo che al comma 13 e 14 disciplina l'orario di lavoro del personale delle aree dirigenziali degli Enti e delle Aziende del Ssn.

"Questo decreto - sottolinea in una nota Biasioli - lede pesantemente i diritti e le garanzie legati al decreto legislativo 66 del 2003 sui turni di riposo. In termini più semplici salta, per i medici, la pausa obbligatoria di 11 ore dopo il lavoro notturno.

E ancora, salta la certezza di un'equa interruzione del lavoro tra un turno mattutino e un turno serale. Il decreto legge - aggiunge - non solo mette i piedi nel piatto di una trattativa contrattuale difficile perché in ritardo, sotto finanziata e bloccata dalle regole europee, ma getta anche le premesse per un aumento del rischio sanitario. I 127.000 medici italiani - conclude il numero uno della Cimo - si augurano che eventuali colpi di sole di cui è caduto vittima qualche politico possano essere prontamente curati facendo rientrare quindi un provvedimento legislativo che getta le premesse, questo si, per un confronto tutt'altro che sereno sulla sanità italiana".

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Il ticket non è nei piani del Governo

Applicare il ticket da 10 euro sulla diagnostica e sulla specialistica non è nelle intenzioni del Governo.

Lo ha ribadito il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, intervenendo ieri all'inaugurazione del Sanit, il forum internazionale della salute, aperto ieri mattina a Roma. Sacconi ha ricordato che a prevedere la reintroduzione del ticket era la precedente manovra.

"Una soluzione che francamente non ci sembra congrua. Penso che si potrà trovare, con le Regioni una soluzione per non dover usare uno strumento non coerente con il percorso che vogliamo realizzare".

Sacconi ha sottolineato però che è necessario continuare il percorso, avviato con alcune Regioni per l'applicazione del piano anti-deficit e ha sottolineato che sarà necessario rafforzare il rapporto Stato-Regioni per il governo della sanità con una sorta di cabina di regia che deve avere anche una buona capacità di monitoraggio".

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Nessun taglio in Finanziaria

"Per il prossimo biennio, 2010-2011, sono previsti quasi 5 miliardi in più: meno rispetto al previsto ma molto di più rispetto alle risorse attuali"

Improprio parlare di tagli alla sanità nella Manovra appena approvata. Se, all'interno del Patto per la Salute, infatti, il finanziamento "nel 2009 è a costo zero, per il prossimo biennio, 2010-2011, sono previsti quasi 5 miliardi in più: meno rispetto al previsto ma molto di più rispetto alle risorse attuali". Lo ha ricordato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, all'inaugurazione del Sanit, il Forum internazionale della Salute, che si è aperto ieri a Roma. Sacconi non ha negato che una manovra 'stretta' per il 2009 comporti dei problemi, come la necessità di trovare delle soluzioni per evitare il ticket su diagnostica e specialistica, "una strada che comunque non vogliamo percorrere", ha detto. Per questo si cerca una soluzione con le Regioni con le quali, per Sacconi, più in generale è fondamentale rafforzare la 'cabina di regia' in tema di governo delle politiche sanitarie.

"In un Paese lacerato come il nostro, è importante puntare alla cabina di regia che deve essere condivisa, soprattutto con le Regioni più 'virtuose', in modo da mettere in campo buone pratiche. In questo senso "è importante - ha aggiunto - monitorare la spesa sanitaria, la qualità dei servizi offerti, attraverso l'uso di strumenti che permettono una conoscenza in tempo reale di richieste e difficoltà". Ed è altrettanto importante che il Governo "accompagni le Regioni, soprattutto quelle in difficoltà" anche proseguendo sulla strada avviata dei piani di rientro. Sacconi ha parlato anche di federalismo fiscale, che sarà al centro del dibattito parlamentare nei prossimi mesi. "Il federalismo fiscale - ha spiegato - non è punitivo, non significa aumento della pressione fiscale: l'aumento si ha solo nel caso in cui le amministrazioni locali si dimostrassero inefficienti. Ma anche in questo caso con dei paletti, se viene superata una certa soglia critica, si impone il fallimento politico e l'ineleggibilità degli amministratori falliti. E' questo che determinerebbe un miglioramento in senso qualitativo in seno alle amministrazioni.

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Donna e sicurezza, le parlamentari PD in piazza

Sit in domani al Senato contro i tagli del Governo. "Le donne contro la violenza per i diritti, la libertà e la dignità"

Questo lo slogan con cui le parlamentari del PD hanno convocato per domani mattina, martedì 24 giugno, un sit in di protesta davanti al Senato. L'appuntamento per tutti è davanti a Palazzo Madama, in via corsia Agonale, dalle 10 alle 13,30. La senatrice Vittoria Franco (PD), ministro ombra dell'opposizione per le Pari Opportunità, ha così commentato gli emendamentii salva-Berlusconi, che sospenderanno anche i processi per stupro. "Ormai è chiaro che la repressione della violenza sessuale e la sicurezza delle donne nelle città sono state solo la bandiera che il governo ha usato per emanare misure aventi tutt'altro scopo". Lo dice Vittoria Franco, senatrice e ministro ombra delle Pari Opportunità del Pd.

"Dopo aver cancellato le risorse per il piano antiviolenza che prevedeva più prevenzione e più centri antiviolenza, dopo aver bocciato tutti i nostri emendamenti sullo stalking e contro la violenza sessuale, ora il governo Berlusconi compie l'ultimo passo contro le donne - sottolinea Vittoria Franco - I processi per i reati di stupro, aggressione, lesioni, cioè i processi che riguardano reati che colpiscono le donne, rientrano clamorosamente tra quelli per cui è prevista la sospensione di un anno. Se non che, dal momento che la legge prevede che il dibattimento venga riavviato con lo stesso collegio altrimenti si ricomincia tutto daccapo, è fortemente probabile che moltissimi dei processi per gli stupri commessi prima del 30 giugno 2002 finiranno con un nulla di fatto.

I reati infatti cadranno in prescirizione nel frattempo. Ma non basta. Tra i reati per cui è prevista la precedenza assoluta nei processi la violenza sessuale semplice non rientra. Questo significa una cosa molto chiara: la lotta contro la violenza sessuale è stata solo una bandiera per il governo Berlusconi. Non è affatto vero che il pacchetto sicurezza è stato varato anche per dare più sicurezza alle donne, ma l'esatto contrario. Crediamo che quello che sta succedendo è di una gravità inaudita. Non ha niente da dire la ministra Carfagna? Noi continueremo a dare battaglia nel Parlamento e nel Paese".

MONICA SOLDANO
Vita di Donna Community

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Meglio Kildare: in corsia meno farmaci più cuore

In corsia meno farmaci e più cuore. Insomma, la ricetta del 'vecchio' dottor Kildare vince sul cinismo del moderno 'collega' televisivo, dottor House. "Il futuro della medicina passa anche attraverso una profonda riscoperta del rapporto umano nelle dinamiche tra il medico e il paziente, con meno freddezza e maggiore empatia, per entrare in sintonia con chi soffre".

Ne sono convinti gli organizzatori del convegno 'L'arte della Medicina. Tra neuroscienze e mondo delle idee', che la Fondazione dell'Istituto neurologico Casimiro Mondino di Pavia ha in programma lunedì pomeriggio, presso il Collegio Cairoli (Pavia). L'iniziativa, promossa in collaborazione con lo Iuss (Istituto Universitario di Studi Superiori) di Pavia e l'Ifsn (International Functional Neurology Society), vuole offrire uno spunto di riflessione inedito sul mondo medico e sanitario, destinato ad uscire dagli schemi prefissati della ricerca scientifica.

A partire dalle 16.45 interverranno, fra gli altri, Giancarlo Cesana (ordinario di medicina e chirurgia presso l'Università degli Studi Milano Bicocca), Egidio Moja (ordinario di Psicologia alla facoltà di Medicina, polo universitario del San Paolo), Stefano Bastianello, direttore del Servizio di neuroradiologia dell'Università di Pavia. Ma cosa significa 'fare medicina' oggi? Al centro di tutto c'è la parola e il dialogo, "fondamentali anche nel rapporto tra medico e paziente - sottolineano gli ideatori dell'evento - E se le serie Tv sembrano premiare addirittura il cinismo di alcuni camici bianchi, si pensi al celebratissimo doctor House, presto la realtà ospedaliera sarà fatta di rapporti interpersonali più profondi".

"Le parole fanno la differenza - spiega Giuseppe Nappi, direttore scientifico dell'Istituto Mondino - perché esprimono empatia, compassione oppure freddezza e lontananza a prescindere dai contenuti. E per realizzare appieno la propria missione, è necessario che il medico torni a curare le persone considerandole esseri umani: una cosa è la ricerca e l'attività di laboratorio, un'altra invece è la persona cui arriva l'opera del medico".

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Cimo, non rimandare a settembre il nodo medici

Il Governo non 'rimandi a settembre' i problemi dei camici bianchi. "Brunetta e Sacconi dovrebbero darsi da fare per evitare di trovarsi tra i piedi, dopo l'estate, questioni scottanti" che riguardano la professione medica: contratto ancora di firmare, scadenza delle proroga per libera professione intramoenia e turni di riposo.

Il 'consiglio' arriva da Stefano Biasioli, presidente nazionale del sindacato medico Cimo-Asmd. Per quanto riguarda le trattative per il contratto Biasioli sottolinea che "in questa settimana l'Aran ha informalmente consultato, una per volta, le singole organizzazioni sindacali mediche per un 'giro di tavolo' prima della pausa estiva".

Ma "dagli incontri - si legge in una nota- non sono emerse sostanziali novità rispetto ai problemi che avevano portato allo stop, voluto dall'Aran, del 10 aprile". Per Biasioli, il contratto 2006-2009 è "l'ennesima testimonianza di quanto la malapolitica rispetti le scadenze contrattuali dei dirigenti pubblici. La malapolitica non finanzia i contratti pubblica. La malapolitica non controlla le proprie agenzie".

Sul tavolo anche "il destino - dice il leader sindacale - della libera professione intramoenia allargata che, senza interventi, morirà il 31 gennaio 2009. E così, anche questa estate, come quella di due anni fa, sarà dominata dal tormentone libero-professionale". In ballo, infine, l'applicazione del decreto legislativo (66/2003) - sulll'organizzazione dell'orario di lavoro, le ferie, il riposo, lavoro straordinario, lavoro notturno, turni eccetera - nelle aziende sanitarie, "con ovvie conseguenze - conclude Biasioli - sul lavoro medico. Tre problemi scottanti, all'inizio dell'estate" che la buona politica dovrà risolvere.

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Invece dei ticket un'organizzazione moderna

"Uno strumento che non è mai stato efficace per migliorare i conti della sanità, e che sinceramente è detestato dai cittadini" ha detto Ignazio Marino, intervenuto a un convegno organizzato dall'ospedale Sacro Cuore di Negrar, a Verona

"Nel momento in cui la nostra sanità attraversa un periodo di grave crisi, anche di fiducia, mi stupisco dell'atteggiamento miope di un Governo che non trovi nulla di meglio e di più innovativo che riproporre i vecchi ticket. Uno strumento che non è mai stato efficace per migliorare i conti della sanità, e che sinceramente è detestato dai cittadini" ha spiegato Marino.

"Una migliore qualità dell'assistenza, e una maggiore sicurezza per i pazienti - dice il senatore del Pd - passano per una moderna organizzazione degli ospedali, ovvero il metodo monospecialistico deve fare posto all'approccio multidisciplinare". L'ospedale veneto ha da poco avviato un nuovo servizio di chirurgia del fegato e delle vie biliari, con la collaborazione del chirurgo dei trapianti Marino. "Un paziente con un tumore al fegato - dice il senatore - richiede l'intervento di medici con competenze diverse, dall'epatologo, all'oncologo, al radiologo, al chirurgo, all'anestesista e altri ancora. Per quel paziente sarà molto più semplice essere ricoverato inun unico reparto e preso in carico da un'équipe multidisciplinare che si occuperà di tutte gli aspetti della sua malattia e lo seguirà nel tempo, invece di venire trasferito in continuazione. E' provato che tale organizzazione agevola anche il lavoro dei medici e degli infermieri, che sono coinvolti in ogni fase della terapia e possono comunicare tra loro con maggiore facilità. Non si tratta di dettagli, perché il rapido passaggio di informazioni spesso può rivelarsi fondamentale nel percorso terapeutico".


Il metodo multidisciplinare, a detta del chirurgo-parlamentare, ha anche il vantaggio di rendere più semplice e trasparente il rapporto tra il paziente e i medici, un aspetto da non sottovalutare in un momento in cui aumenta la sfiducia dei cittadini nei confronti della sanità. "E' fondamentale - commenta - che chi opera nel settore sanitario, medici, amministratori e anche i politici, non pensino alla sanità esclusivamente come a un problema di costi e di spese da tagliare. Ottimizzare significa anche immaginare modelli diversi dell'organizzazione che garantiscano l'efficacia delle terapie e tengano conto delle esigenze dei malati e di chi ha il compito di assisterli".

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22 giugno 2008

?No smoking be happy?. Parte la campagna nelle scuole.

Il 54% delle fumatrici è consapevole che il fumo uccide

"Mia madre fuma. È fissata coi cibi sani, poi lei fuma a tavola"; "La mia mamma fuma. Quando mi bacia mi viene la nausea". Ecco due degli slogan che verranno lanciati nelle scuole di tutta Italia durante la campagna 'no smoking be happy' della Fondazione Umberto Veronesi.

Tutti gli slogan si concludono nello stesso modo: "Quando fumi è come se obbligassi anche tuo figlio a farlo. Non lo esponi solo al fumo passivo, ma a un modello di comportamento pericoloso spacciato come normalità?. Il focus è in particolare sulle donne, sempre più spesso fumatrici (ben 4.4 milioni). Il 54% delle fumatrici è consapevole che le sigarette fanno male.

Il 56% lo fa per avere un momento di relax. Il 36% fuma per conformismo, per stare in compagnia: un contagio legato al fatto di vivere a stretto contatto con fumatrici (solo il 19% vive in ambienti dove nessuna fuma). Secondo la maggior parte delle donne (66%) le attività antifumo più efficaci sono le iniziative di informazione e di educazione di massa. I dati analizzati arrivano da un'indagine di Astra Ricerche su un campione di 732 donne dai 14 ai 64 anni di tutta Italia, per scoprire motivi e opinioni sul tabagismo.

La fumatrice-tipo?: laureata, con un reddito medio alto, abita prevalentemente in città, con il Lazio capofila fra le regioni italiane. Se nel 1970 le morti femminili per cancro al polmone erano 2.300, oggi sono 6.100 l'anno. E le previsioni per il futuro sono tristi: "Se le donne continueranno a fumare, eroderanno piano piano il vantaggio che hanno sugli uomini in termini di aspettativa di vita", avverte Paolo Veronesi, senologo dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, nonché presidente della Fondazione istituita 5 anni fa dal padre.

Un effetto già evidente, assicura il sociologo Enrico Finzi, presidente dell'istituto di ricerche Astra: "Nel 1901 l'attesa di vita femminile superava di 7 mesi quella maschile. Durante il '900 il vantaggio è salito a 7 anni, ma ora è sceso a 6". Davanti a questi numeri la parola d'ordine è prevenzione mirata. "La lotta al fumo in chiave femminile è tra i cardini di intervento della Fondazione, tanto che due anni fa abbiamo creato il Movimento donne contro il fumo", continua Veronesi, convinto che "fin dalle scuole elementari sia necessario educare i bambini ai danni del fumo, sottraendoli ai modelli negativi con i quali si confrontano dentro e fuori casa".

Ecco perché la campagna 'No smoking be happy' prevede anche "laboratori didattici rivolti alle scuole già partiti in 40 classi di elementari e medie a Palermo, Roma e Milano". La campagna 'no smoking be happy' è un'iniziativa che parla ai grandi con le parole dei piccoli, e che punta a reclutare i teenager trasformandoli in 'No smoking coach' per spingere gli adulti a dare il buon esempio. Il programma, di durata triennale (2008-2010), partirà nei prossimi giorni. A disposizione un numero verde 'Sos fumo' della Lilt (800-998877), o il sito internet www.nosmokingbehappy.it per conoscere il più vicino centro anti-fumo.

Delt@

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Più fondi (privati) alla ricerca

Incentivare gli investimenti privati per dare nuovo ossigeno alla ricerca italiana, è l'intento del ministro dell'Università e della ricerca, Mariastella Gelmini, secondo la quale in Italia la ricerca è sottofinanziata. E aggiunge: "In Italia, il finanziamento privato è limitato anche perchè il nostro sistema produttivo è composto, più che in altri Paesi, da piccole e medie imprese che non hanno la possibilità e la predisposizione a investire. Mi impegno a studiare - ha annunciato il ministro - di concerto con i colleghi di Governo, meccanismi di agevolazione per le piccole e medie imprese che coordinino i loro investimenti".

Crediti di imposta e defiscalizzazioni, l'unione delle forze, le fondazioni bancarie, del no-profit, delle associazioni di categoria sono gli strumenti che il ministro vuole adottare per ridare risorse alla ricerca. Ma il problema delle risorse riguarda anche le università. "Si è data sì l'autonomia - ha spiegato - senza però chiedere conto dei risultati. Sono troppi i casi di spesa senza controllo, di sforamento dei tetti previsti riguardo, per esempio, la quota massima del 90% del Fondo di Finanziamento Ordinario per le università per quanto concerne il personale. Alcuni atenei, inoltre, versano in una situazione di avanzata esposizione finanziaria.

Siamo pronti ad aiutarli - ha sottolineato il ministro - secondo piani pluriennali concordati di rientro dall'indebitamento, vincolandoli però rigorosamente a una gestione responsabile e virtuosa della spesa. Non è mia intenzione limitare in alcun modo l'autonomia degli atenei, ma desidero, assieme a loro, trovare soluzioni accettate e condivise, percorsi che recuperino i casi di dissesto con tempi e risorse certe, e fissare regole altrettanto certe che consentano di liberare risorse per premiare la qualità e l'eccellenza.

Occorre mettere in atto un chiaro patto di stabilità, individualizzato per ogni singolo ateneo, così da valorizzare ogni singola specificità".

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Italia avara nel finanziare la Ricerca

Trecento milioni in più per la ricerca Italia avara, anzi avarissima, quando si tratta di finanziare l'università e la ricerca. Il monito arriva dal Cun, il Consiglio universitario nazionale, che ieri ha presentato a Roma il convegno 'Università e sistema Paese: per un governo partecipato dello sviluppo', al via da domani nella Capitale. "Al sistema universitario italiano - dice Paolo Rossi, consigliere del Cun e docente di fisica all'università di Pisa - arriva circa lo 0,8% del Pil. Per cercare di avvicinarci alla media Ocse, ferma all'1,1%, proponiamo di stanziare per l'università 300 milioni di euro in più ogni anno per un quinquennio, e altrettanto per la ricerca". Un 'passettino' che servirebbe, sostiene Rossi, "almeno a non far collassare il sistema, ma a garantirgli una sopravvivenza in attesa di tempi migliori". A stupire è la sproporzione degli sforzi italiani rispetto a quelli messi in campo da altre nazioni che competono con noi sullo scenario internazionale. "La Francia - prosegue Rossi - metterà sul piatto circa 15 miliardi in 5 anni. Più o meno lo stesso la Germania. E perfino la Romania, che non può vantare certo il Pil italiano - commenta sarcastico il professore di fisica - negli ultimi 3 anni ha stanziato un miliardo di euro in più. Come se l'Italia ne stanziasse 100".

In questo periodo si parla anche dell'introduzione di un sistema di valutazione delle Università in base al quale dosare l'erogazione dei finanziamenti. Riguardo a questo punto il presidente del Cun Andrea Lenzi ha spiegato: "Noi vogliamo un sistema di valutazione. Ma che sia ragionato. La politica deve decidere quale, tenendo conto che l'università è un sistema strategico potentissimo, che nessuno vuole uccidere". In attesa che si concretizzi il sistema di valutazione dell'Anvur (l'Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca) "ci vuole qualcos'altro per non lasciare buchi di indirizzo". E ancora, sottolinea il Cun "la competizione tra le università non è una corsa di cavalli o un Gran premio automobilistico. Dunque va amministrata per non penalizzare l'intero sistema. Mettere gli atenei gli uni contro gli altri sarebbe un grave errore". Quanto poi al volto dell'Agenzia di valutazione, quando prenderà realmente forma, il Cun auspica che si tratti "di un ente veramente terzo, sia rispetto alle università che alla politica. E non la mano armata del ministro", conclude.

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AMAMI: depenalizzazione dopo le riforme

"Siamo favorevoli alla depenalizzazione, lo chiediamo da tanti anni, anche se bisogna passare attraverso la ridefinizione di 'atto medico' e cioè attraverso una serie di riforme". Così Maurizio Maggiorotti, presidente di A.M.A.M.I. (Associazione per i Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente), la più grande associazione di medici in Italia, che, con i suoi 25mila iscritti, si occupa di questa problematica dal 2002. "La situazione della giustizia in Italia, da anni destinataria della condanna della Corte Europea per l'inefficienza del 'servizio' giustizia, non poteva essere fotografata meglio dal sottosegretario Fazio" aggiunge Bianca Maria Cataldo, avvocato del Foro di Perugia e membro del board legale AMAMI. "Nell'ultimo decennio la stessa Corte Europea ha più volte sollecitato gli Stati dell'Unione ad armonizzare le proprie normative ed è in questa direzione che sembra finalmente volersi muovere il Governo italiano a proposito della responsabilità colposa dei sanitari, annunciando di avere allo studio un progetto per circoscrivere all'ambito civilistico detta responsabilità.

In altri Paesi europei - continua l'Avvocato -, in considerazione della peculiarità dell'attività sanitaria e, soprattutto, della natura dell'atto medico che incide per definizione sull'integrità fisica della persona a fini terapeutici, l'errore medico non è sanzionato penalmente ed è tenuto ben distinto dalle conseguenze della cosiddetta 'alea terapeutica', che vengono indennizzate direttamente dallo Stato. In Italia, purtroppo, tutto viene confuso: alea terapeutica, errore medico, disorganizzazione e inefficienza del sistema sanitario. Confusione che non fa altro che minare il rapporto fiduciario tra medico e paziente, alimentare il ricorso alla medicina difensiva e far lievitare il contenzioso. Occorre anche ricordare che troppo spesso la 'denuncia' penale viene usata come percorso abbreviato ed economico (il processo penale si istruisce e celebra a spese dello Stato) per ottenere il risarcimento del danno laddove molto più semplicemente e in modo meno costoso, l'aspetto risarcitorio potrebbe essere definito in sede stragiudiziale all'esito dell'effettivo accertamento - da parte di una commissione di esperti - dell'esistenza di un errore dei sanitari. Per alcuni forse finirebbe un business - conclude la Cataldo -, ma per i medici e i pazienti, nonché per gli operatori della Giustizia, inizierebbe il percorso delle riforme ormai necessarie per risolvere i problemi di efficienza che da tempo affliggono il 'servizio' sanitario e quello della giustizia".

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19 giugno 2008

Urgenti i contatti per il contratto

Un incontro urgente con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. A chiederlo sono i sindacati della dirigenza medica e veterinaria del Ssn in una lettera inviata al numero uno del dicastero del Lavoro, Salute e Politiche sociali.

Motivo della richiesta: il rinnovo del contratto dei dirigenti medici e veterinari, ancora fermo al palo.

"Le sue recenti dichiarazioni e quelle di altri esponenti del dicastero - si legge nella lettera inviata a Sacconi e pubblicata sul sito web dell'Anaao Assomed - rendono ancora più necessario un confronto diretto su temi che non possono essere oltremodo trascurati per il bene non solo della categoria che rappresentiamo, ma dell'intero Servizio sanitario nazionale e dei cittadini che ne usufruiscono".

La lettera è stata sottoscritta da Anaao Assomed, Cimo Asmd, Civemp, Federazione Cisl medici, Federazione medici Uil Fpl, Fesmed, Fp Cgil medici e Umsped.

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Dirigenza medica incontra l'ARAN

Qualche spiraglio di apertura sul fronte della riapertura delle trattative per il rinnovo del contratto della dirigenza medica e veterinaria del Ssn. L'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, sta infatti incontrando, "uno alla volta e in modo informale", i rappresentanti sindacali dei camici bianchi dirigenti.

A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è Stefano Biasioli, presidente della Cimo Asmd, primo sindacato ad aver avuto un confronto con i vertici dell'Aran. "Purtroppo, al momento, la risposta che abbiamo ricevuto è insufficiente", spiega Biasioli.

Nel corso dell'incontro, il 'numero uno' della Cimo ha ricordato i tanti nodi da sciogliere sul tavolo della trattativa per il rinnovo del biennio economico 2006-2007. "In primo luogo - sottolinea Biasioli - la mancata definizione delle risorse per finanziare il biennio contrattuale 2008-2009 e la normativa che regola i turni e le pause di lavoro dei medici.

E ancora, la definizione dell'organizzazione del lavoro, l'abolizione dell'ipotesi contrattuale relativa alla graduazione delle sanzioni disciplinari e l'attivazione della polizza di tutela legale penale a copertura di tutte le spese (sia legali che di consulenza).

E' stata inoltre ribadita la necessità di rivisitare contrattualmente il meccanismo degli incarichi e la necessità di chiarire che l'orario ordinario resta di 38 ore settimanali e che solo in casi eccezionali si potranno raggiungere le 48 ore, adeguatamente retribuite". Sul riavvio delle trattative, Biasioli non sembra però ottimista.

"L'impressione - afferma - è che il futuro del contratto 2006-2009 sia, ad oggi, molto grigio. Soprattutto se le Regioni non si renderanno più disponibili al colloquio e se il Governo Berlusconi non finanzierà rapidamente il biennio 2008-2009. In definitiva, Aran e Regioni chiedono una pesante deroga alle regole sulla sicurezza, in cambio di un 'piatto di lenticchie' (170 euro netti al mese). Lo scambio - conclude Biasioli - continua ad essere in perdita per i medici".

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Snami, finanziaria vicina a medici

"Un buon inizio". Così il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), commenta le novità, sul fronte della sanità, contenute nella Finanziaria approvata ieri dal Consiglio dei Ministri.

Tra queste "finalmente la riorganizzazione dell'Agenzia italiana del farmaco - commenta Mauro Martini, presidente di Snami - nella quale ci auguriamo il coinvolgimento dei medici di medicina generale in qualità di consulenti o partecipanti ai tavoli tecnici. Stesso plauso per la riorganizzazione dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali.

Questi atti sono un inizio per rendere la sanità più vicina ai medici. Così come - prosegue Martini - la deburocratizzazione e la semplificazione del rapporto sanità-cittadino si traducono nella scomparsa di certificati poco utili al cittadino, come quello di sana e robusta costituzione scolastici per la pratica sportiva non agonistica.

Idem per l'eliminazione dei certificati per l'iscrizione agli istituti magistrali e ai corsi per infermiere, per la presentazione della domanda di partecipazione a concorsi indetti dalla Corte dei Conti o la certificazione di maternità per l'attestazione dell'astensione dal lavoro delle dipendenti dal mese precedente al parto, che potrà essere redatto anche dal ginecologo privato.

Un buon inizio - conclude Martini - meno carta 'inutile' con più tempo per il medico di visitare e di svolgere la sua professione clinica".

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Martini, non vogliamo i ticket

E' nostra intenzione non ricorrere al ticket di 10 euro sulla diagnostica e sulla specialistica. Stiamo lavorando per evitarlo".

Lo ha detto il sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche sociali, Francesca Martini, a margine di un incontro a Roma per la Giornata mondiale sulla Sclerosi laterale amiotrofica.

Il superticket da 10 euro sulla diagnostica e sulla specialistica "era stato voluto dal Governo Prodi. E' un provvedimento nato male e poco applicato e che ancora oggi pesa sulla necessità di coprire quei fondi che non sono mai arrivati".

Per Martini, inoltre si è trattato di un ticket "che aumentava fortemente il costo delle prestazioni e le rendeva economicamente sfavorevoli ai cittadini".

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Addio ai certificati inutili

Molte 'carte' cancellate o semplificate, addio a libretto sanitario in settore alimentare

Taglia anche sulla burocrazia, la manovra economica 2009-20011 varata ieri, in tempi da record, dal Governo. Saranno molte, infatti, le certificazioni di idoneità di lavoro e vaccinali cancellate. E diventerà più semplice anche ottenere il certificato di maternità, necessario per attestare l'astensione delle lavoratrici dal mese precedente al parto, che potrà essere rilasciato anche dal ginecologo di fiducia privato e non solo, come accaduto fino ad ora, da uno specialista del Servizio Sanitario nazionale.

Queste le novità:
LIBRETTO SANITARIO - Addio anche al libretto sanitario fino ad oggi richiesto al personale che si occupa di alimenti, dalla preparazione alla distribuzione. A questi lavoratori, comunque, bisognerà garantire un'adeguata preparazione igienico sanitaria prima dell'avvio dell'attività e aggiornamenti periodici. Sono cancellate, poi, le norme che prevedono la tessera sanitaria per le persone addette ai lavori domestici e alle visite mediche preventive per il lavoratore apprendista.

VACCINAZIONI - Per quanto riguarda le vaccinazioni non sarà più necessario presentare, quando si comincia la scuola dell'obbligo, la certificazione per le vaccinazioni antidifterica e antitetanica, antipoliomelitica e contro l'epatite virale B. Saranno i dirigenti scolastici a trasmettere all'azienda sanitaria locale, per la certificazione delle vaccinazioni, gli elenchi degli iscritti al primo anno delle scuole primarie e degli alunni iscritti per la prima volta.

CERTIFICATI - Tra i certificati cancellati quello di idoneità fisica per l'assunzione nel pubblico impiego o per l'ammissione al servizio civile nazionale. Ma anche quello di sana costituzione fisica, per ottenere, da parte di alcune categorie di dipendenti pubblici, di sovvenzioni in cambio della cessione del quinto della retribuzione. Ecco nel dettaglio tutti i certificati cancellati: Sana e robusta costituzione per l'iscrizione agli istituti magistrali e ai corsi per infermiere, per la presentazione della domanda di partecipazione a concorsi indetti dalla Corte dei conti, per ottenere l'abilitazione alle funzioni di ufficiale della riscossione.

Sana costituzione per i farmacisti; idoneità psico-fisica all'attività di maestro di sci; idoneità fisica al mestiere di fochino (che effettua il brillamento di mine con innesco elettrico e a fuoco); buona salute per la pratica sportiva non agonistica organizzata dagli istituti scolastici in attività para-scolastiche, ovvero organizzata dal Coni, da società sportive affiliate alle federazioni sportive nazionali, oppure dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni. E ancora: idoneità fisica e psichica per la nomina a giudice onorario e a giudice onorario aggregato; idoneità fisica richiesta per il responsabile tecnico delle attività di riparazione dei veicoli e dei complessi di veicoli a motore.

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18 giugno 2008

Intercettazioni: i numeri errati di Alfano

di GABRIELLA PACINI

La sensazione è quella di essere davanti ad un nuovo intervento "Salva-Berlusconi" da cui sarà ancora più difficile difendersi

Il 12 giugno la Presidenza del Consiglio prova il colpaccio mettendo all'o.d.g. "il decreto legge sulle intercettazioni telefoniche" ma dopo appena 2 ore il ministero della Giustizia rettifica: "sarà un DDL, non esistono le condizioni di necessità e urgenza". Secondo le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Alfano per le intercettazioni nel 2007 abbiamo speso il 33 % dei 7 miliardi assegnati alla Giustizia.

Allarmante se fosse vero. Peccato che non sia così : i dati pubblicati dal Ministero e disponibili su Internet al sito www.giustizia.it sono di 228 milioni di euro, circa 10 volte meno di quanto affermato dal Ministro e in calo rispetto alle spese sostenute sia nel 2005 che nel 2006. Sempre secondo il Ministro le spese sono aumentate del 50%!

Sono errati anche i numeri sulle intercettazioni: 124mila decreti che non corrispondono ad altrettante persone intercettate che dal numero di utenze (ogni indagato ha generalmente più di un numero telefonico, alcuni arrivano a 10 utenze). Rispetto al confronto con altri stati è importante ricordare che l'80% delle intercettazioni riguarda la criminalità organizzata, che in alcuni paesi non c'è affatto.

Il Ministro della Giustizia Alfano non riesce ad essere convincente quando afferma che è necessario ridurre il numero di intercettazioni per tagliare la spesa pubblica e al tempo stesso propone un DDL dove per autorizzare una singola intercettazione sarà necessario un collegio di 3 giudici che dovranno però essere più rapidi di uno solo, intercettare meno ma essere più efficaci ed efficienti.... insomma rende le procedure più difficili e complicate sembra essere la sua ricetta per una giustizia italiana più veloce .

Alfano cerca di convincerci che oggi è "probabilmente intercettata una grandissima parte del nostro paese, intorno alle centomila persone per un totale di 3 milioni di telefonate", una specie di Stasi

La sensazione è di essere tornati al 2001 quando vennero sfornati decreti legge ad personam, sensazione che ci viene confermata dalla fretta di Berlusconi , che la considera una priorità e un emergenza.

L'urgenza del Cavaliere è tale che ha insistito che la pena minima a partire dalla quale le intercettazioni sono possibili non sia inferiore ai 10 anni,"dimenticando" che in questo modo protegge di fatto se stesso.

In compenso ha annunciato pene severissime per chiunque violi la riservatezza telefonica al di là di Mafia e terrorismo: 5 anni di carcere a chi le ordina, cinque anni a chi le esegue e cinque anni a chi le diffonde. Avremmo auspicato lo stesso accanimento nei confronti dei reati che coinvolgono alcuni dei politici italiani.

"Berlusconi vuole togliere un fondamentale strumento d'indagine ai magistrati "afferma il capogruppo dell'Idv alla Camera Donati e Di Pietro conferma che rappresentano "uno strumento vitale per la lotta alla criminalità su tutti i livelli, anche per smascherare i manovratori che si nascondono a livello politico".

L'ex guardasigilli Mastella non si oppone (possiamo capire perchè) e accusa i magistrati che si affidano a questo strumento di essere "un po' pigri", e di scegliere la strada più facile.

Dal testo illustrato dal ministro Alfano emerge un giro di vite nei confronti di magistrati, cancellieri e polizia giudiziaria con pene che vanno dalla sanzione (fino a 1032 euro per i giornalisti ma molto piu alte per gli editori) al carcere, 3 anni per i giornalisti e 5 per i magistrati.

La guerra personale del cavaliere alla magistratura è ufficialmente ricominciata.

Non sarà più possibile intercettare per reati quali lo sfruttamento della prostituzione, rapina semplice, sequestro a scopo non estortivo cioè per tutti quei reati per i quali non è prevista la pena minima. Insomma sarà molto più difficile scoprire sia i reati classici della pubblica amministrazione, che i reati politici e finanziari e sarà vietato utilizzare le intercettazioni in procedimenti diversi da quello per il quale sono state disposte, come dire che se per caso qualcosa comunque verrà fuori non sarà possibile utilizzarlo.

Ma sulla questione della limitazione non è d'accordo tutta la maggioranza e il sottosegretario alle Infrastutture Castelli dice che bisogna estenderle anche a corruzione e concussione: "escludere i reati tipici della casta non sarebbe compreso dai nostri elettori", ma condivide l'idea di Berlusconi di dare pene detentive a chi diffonde le intercettazioni.

Secondo il procuratore aggiunto Spataro si tratta di un grande regalo ad ogni tipo di criminalità compresa quella dei colletti bianchi e , purtroppo temiamo abbia ragione.

Per Veltroni i magistrati "hanno diritto a eseguire le intercettazioni ogni qual volta lo ritengano necessario e per qualunque tipo di reato, il governo" conclude Veltroni "vuole impedire ai magistrati di indagare".

Riferimenti:
Intercettazioni. I numeri della Giustizia, elaborati dalla Direzione generale di Statistica del ministero, analizzano i dati forniti dagli uffici giudiziari dei distretti di corte di appello e si riferiscono al biennio 2006-2007.
  • Decreti di autorizzazione e convalida alle intercettazioni telefoniche
  • Bersagli intercettati distinti per tipologia
  • Costi per intercettazioni e noleggio apparati

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    Il ruolo fondamentale del pediatra

    I pediatri hanno un ruolo fondamentale nella salute dei minori. Il riconoscimento attribuito a questi camici bianchi è del sottosegretario alla Salute Francesca Martini, che ieri ha incontrato il presidente della Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp), Giuseppe Mele.

    "Nel corso dell'incontro - riferisce una nota del ministero del Lavoro, salute e politiche sociali - si è discusso del ruolo dei pediatri di libera scelta e di famiglia quali figure fondamentali di riferimento per la presa in carico globale della salute bambino e dell'adolescente nella fascia di età 0/14 anni, in raccordo con tutti i segmenti del servizio sanitario nazionale". "Credo molto nella pediatria quale presidio nel territorio - ha detto Martini - e sono convinta che i pediatri di libera scelta, in raccordo con i presidi territoriali, potranno giocare la grande partita di presa in carico globale della salute dei minori dalla nascita alla adolescenza. E fornire un prezioso e quanto mai necessario contributo alla limitazione, per esempio, degli accessi impropri alle strutture di emergenza-urgenza".

    Per il sottosegretario, inoltre, "la pediatria deve essere messa in condizione di continuare a offrire un servizio di qualità. E a questo dovrà contribuire il testo della nuova convenzione che, a questo punto, diventa uno strumento molto importante e di elevata caratura culturale oltre che professionale".

    Martini e Mele hanno quindi affrontato anche il tema delle pratiche rituali di mutilazione genitale maschile e femminile, convenendo sulla necessità di "promuovere un'opera di prevenzione e informazione sui rischi per la salute connessi all'esecuzione di tali pratiche, per salvaguardare l'integrità fisica dei minori".

    L'incontro si infine concluso con l'accordo di promuovere "entro il mese di luglio un convegno con pediatri, medici di medicina generale, ginecologi e mediatori culturali in cui approfondire a 360 gradi l'argomento". Il sottosegretario ha dato la propria disponibilità anche a intervenire al prossimo congresso nazionale della Fimp 'Anche i diavoli da piccoli sono angeli', che si svolgerà a Napoli dal primo al 4 ottobre 2008.

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    Sul ticket si vada leggeri

    Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, chiede di non adottare ticket pesanti che gravino sulle tasche dei malati, ma di favorire mini-ticket, più leggeri, per scoraggiare l'abuso di farmaci da parte del cittadino.

    Il suggerimento arriva in vista del varo della Finanziaria 2009 e alla luce dell'ipotesi di reintroduzione del ticket da 10 euro su visite ed esami specialistici.

    "Quando ero ministro - dice Veronesi - ero contrario ai ticket perché penso che, come sono stati sviluppati, rappresentino un aggravio ulteriore per i più deboli, cioè i malati. Non è giusto che, oltre a dover affrontare il peso della malattia, il paziente sia tassato da qualcosa in più".

    L'oncologo ricorda che "all'inizio il ticket era una piccolissima tassa che doveva scoraggiare il consumo eccessivo di farmaci, ma poi è diventato una vera e propria compartecipazione alla spesa sanitaria". Veronesi precisa: "Se il ticket è una piccolissima frazione della spesa, che serve giusto a proteggere dal consumo eccessivo di farmaci, allora ha un senso.

    L'abuso di medicinali va infatti evitato, perché è un costo inutile per il Paese. Se il ticket è minimo e ha questa finalità sono d'accordo, altrimenti no perché esce dalla legge sanitaria italiana".

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    834 MLN per coprire i ticket

    "Il Governo ci deve garantire gli 834 milioni di euro della copertura dei ticket, diversamente la sanità sarebbe insostenibile".

    E' quanto ha affermato il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, al termine dell'incontro con il Governo a Palazzo Chigi sulla Finanziaria e i tagli che peseranno sulle regioni. Errani ha ribadito che c'è un accordo siglato in passato tra Governo e Regioni che prevede una copertura di 2 miliardi di euro aggiuntivi rispetto al fondo per la sanità, e che la copertura per i ticket sanitari ammonta a 834 milioni di euro.

    Le Regioni chiedono che gli accordi vengano rispettati. "Sarebbe un grave errore mettere in discussione il lavoro fatto finora", ha detto Errani che ha sottolineato: "l'ipotesi di introdurre i 10 euro di ticket su alcune prestazioni sanitarie non è sostenibile né dal punto di vista sociale, per i cittadini, né finanziario".

    Su questo punto, ha detto Errani, "la determinazione della Conferenza delle Regioni è molto forte e unanime". Errani ha ricordato che il Patto per la Salute va rispettato e che le Regioni sono pronte a ridiscutere il Patto che dovrà essere siglato per il prossimo triennio, ma "la discussione deve entrare nel merito".

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    Il caso aperto del sangue cordonale

    In Italia è vietato conservare presso strutture private il sangue prelevato dal cordone ombelicale dei neonati. Tuttavia il Ministero può autorizzare il trasferimento all'estero del materiale prelevato per stoccarlo dove la legge lo consente. Un problema spinoso che si gioca sul filo di decreti in scadenza

    La legge italiana vieta nel nostro Paese ciò che consente di fare, ai suoi cittadini, fuori dai propri confini. Cioè conservare il sangue prelevato dal cordone ombelicale di un neonato, per un suo possibile uso futuro, in strutture private. Assobiobanche, l'associazione che riunisce le aziende private, in attesa di poter conservare anche in Italia le staminali prelevate dal cordone ombelicale, cerca di forzare i tempi.

    E ricevere delle risposte dal Governo entro il 30 giugno prossimo "dopo una serie di appelli, e una lettera al ministro del Welfare Maurizio Sacconi, caduti nel vuoto", spiegano i rappresentanti delle aziende nel corso del convegno 'Verso la rete di biobanche pubbliche e private' organizzato ieri a Roma. Tra meno di due settimane, il 30 giugno, scadrà l'ordinanza dell'ex ministro della Salute Livia Turco che vieta di istituire biobanche private per la raccolta e la conservazione del sangue cordonale, ma anche il decreto 'milleproroghe' che invece dispone "la raccolta autologa, la conservazione e lo stoccaggio delle staminali cordonali da parte di strutture pubbliche e private". Previo accreditamento da parte di Regioni e Province autonome, che però non sembra in vista. "In questo momento - spiega il presidente di Assobiobanche Luca Marini - la situazione è un po' strana, perché la legge vieta di fare qui ciò che gli italiani possono fare altrove.

    Con conseguenze negative anche per l'imprenditoria italiana. In pratica in Italia possono operare solo strutture pubbliche, ma gli italiani possono trasferire, grazie a un'autorizzazione del ministero della Salute, in centri privati all'estero il sangue del cordone ombelicale dei propri figli. Per aggirare i limiti di una conservazione che, salvo casi eccezionali, nel nostro Paese non è mai con fini di trapianto autologo ma per donazione a terzi". E gli italiani si stanno già muovendo.

    Nel 2007, su circa 570 mila nascite nel nostro Paese solo 2.500 sono stati i campioni di sangue cordonale raccolto e conservato nelle strutture italiane. Mentre circa il doppio dei campioni sono stati esportati all'estero dai genitori italiani, in biobanche private. Una situazione che, almeno in parte, ricorda quella sperimentata dai centri di fecondazione assistita che entro i confini italiani non possono eseguire tecniche che invece sono concesse altrove. Tanto che molti italiani sono costretti a varcare i confini.

    Oggi, in attesa del sospirato accreditamento, le biobanche private nel nostro Paese possono solo esportare all'estero le staminali prelevate dal cordone ombelicale. O crioconservare altri tessuti. "I limiti alla base del divieto si fondano - spiega il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa - sull'evidenza scientifica. Finora - sostiene - non mi risulta alcuna pubblicazione scientifica che possa avvalorare un uso autologo delle staminali cordonali fuori dai casi di malattie del sangue". Quanto poi alla contraddizione 'all'italiana', che permette di fare all'estero ciò che è vietato tra i propri confini, Nanni Costa si trincera dietro a un diplomatico "no-comment".

    Le tesi sostenute dal direttore del CNT sono avversate dalle aziende private, che contestano i rilievi sulla mancanza di fondamento scientifico della conservazione di staminali cordonali per uso autologo, ma anche i richiami alla qualità alta dei centri italiani rispetto ai dubbi sul sistema estero delle biobanche private. "Manderemo al direttore Nanni Costa la bibliografia di numerosi studi che dimostrano l'efficacia del trapianto di staminali tra familiari in patologie come il diabete, dunque non per malattie ematopoietiche", spiega Irene Martini, direttore scientifico di SmartBank.

    La ricercatrice ha da ridire anche sulle garanzie di sicurezza delle strutture pubbliche Made in Italy. "Nonostante quello che dice Nanni Costa - prosegue - in Italia solo due biobanche, una a Milano e l'altra a Pavia, sono accreditate Fact. Cioè con un sistema di accreditamento statunitense che certifica la qualità. E nessun centro della Penisola ha invece il certificato Jacie, che è l'equivalente europeo del Fact. Non solo - prosegue - All'estero i controlli sulle biobanche non sono effettuati dal pubblico sul pubblico, ma da autorità regolatorie terze. Organi governativi che controllano sia il pubblico che il privato, che il misto. Cioè il pubblico-privato che altrove non è un'ipotesi impercorribile".

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    Aborto ed adolescenti: quali strategie per contrastarlo?

    di Monica Soldano

    Mentre la politica discute dell'opportunità di ?fare il tagliando? alla legge 194, come ha più volte dichiarato la Sottosegretaria del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali, l?on Eugenia Roccella, i dati ufficiali forniti dal Ministero della Salute e da quello della Giustizia testimoniano una continua decrescita del numero degli aborti (-3 per cento nel 2007 rispetto all'anno precedente). Un dato confortante che però, se analizzato, svela una situazione non uniforme.

    Infatti, a ricorrere meno all'interruzione volontaria di gravidanza sono le italiane adulte, mentre fra le minorenni si registra un tendenziale aumento (calcolato sulla base delle richieste al giudice: 1360 nel 2006 contro le 1214 del 1999). Le giovanissime sono quindi, insieme alle donne straniere di tutte le età, le più fragili, quelle che sono meno informate e hanno più difficoltà ad accedere ai servizi. Come fare per aiutarle? Se ne è discusso a Roma, al convegno ?Politiche per un contrasto all?interruzione volontaria di gravidanza nelle donne a rischio? lo scorso 9 giugno, promosso dalla Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia (SIGO) e dai ginecologi ospedalieri (AOGOI).

    Secondo i dati del sondaggio che ha coinvolto 616 medici iscritti alla SIGO e alla SIMG, la Società Italiana di Medicina Generale, il ricorso ai consultori è ancora basso ? se ne serve solo il 36,9 per cento della popolazione -, specialmente nel Sud e nelle isole. Questo potrebbe dipendere anche dalla loro scarsità e dalle carenze organizzative (orari di apertura o giorni limitati): non è mai stato raggiunto il rapporto ideale tra popolazione e consultori stabilito dalla legge istitutiva dei consultori che è di uno ogni 20.000 abitanti.

    Siamo fermi allo 0,7 e con grandi disparità tra le regioni. Inoltre, sono più utilizzati per le certificazioni dalle cittadine straniere (il 51,3 degli utenti), che dalle italiane. Tuttavia, Antonio Bel piede, ginecologo dell?ospedale civile di Canosa, propone di ?passare ad una proposta attiva verso i giovani. Non possiamo aspettare che vengano in consultorio, dobbiamo andare da loro. L?informazione sulla contraccezione e la prevenzione vanno offerte la sera, magari davanti alle discoteche?, esorta Belpiede. Uno di quei ginecologi che sulla contraccezione d? emergenza ha fatto una campagna informativa specifica, ma solo ?perché sia il primo passo per poter avvicinare i giovani e cercare di parlargli?.

    E proprio ai giovani maschi, oltre che alle giovani, si rivolge Alessandra Graziottin, direttore del centro di Ginecologia e Sessuologia medica dell?ospedale San Raffaele Resnati di Milano Nella sua relazione si sottolinea l? esigenza irrinunciabile della ?corresponsabilità?. ?I maschi stanno usando sempre meno i profilattici, come dimostra l?andamento delle vendite dal 1997 al 2005. Ce lo conferma la crescita delle infezioni da clamydia in tutta Europa, da 6 a 10 volte negli ultimi 10 anni. La fascia di età più esposta è quella delle ragazze tra i 15 ed i 24 anni.

    Un motivo in più per ricominciare con campagne di sensibilizzazione dei maschi, venute meno dopo l?allarme sull'Hiv/Aids, è poi quello della prevenzione dell'infertilità. Ma non basta, anche i genitori devono fare la loro parte.? Solo il 40% delle madri parla con le proprie figlie di sessualità? (I rapporti tra madri e figlie in Italia. Una mamma per amica, il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2007. www.alessandragraziottin.it) ?Basta con le madri che vogliono fare le amiche. Impegnate a comunicare solo per dare consigli su cosa scrivere negli sms ai propri fidanzati, o su quale rossetto acquistare?, ribatte Raffaella Michieli, Segretario Nazionale Società Italiana di medicina Generale.

    Tutti concordi i medici della SIGO e della AOGOI nel ripartire dai genitori, perché le istituzioni, scuola o consultori che siano, non bastano Ed è così che Alessandra Graziottin espone due strategie in uso già in alcuni paesi europei: ?La comunicazione da pari a pari, tra coetanei, di cui alcuni siano stati formati prima. Da mettere a confronto in alcune giornate informative, nelle ultime classi delle scuole medie superiori.

    Il coinvolgimento dei genitori, per i minorenni. ?È fondamentale restituirgli un ruolo. proprio nel momento in cui si presentano loro i materiali didattici per l?approvazione. Un? occasione importante per responsabilizzarli e formarli al tempo stesso, aiutandoli ad aprire gli occhi verso i figli?. ?Ciò che colpisce di più dai recenti studi internazionali è, infatti, prosegue Graziottin, proprio la sottovalutazione da parte dei genitori dei comportamenti a rischio dei propri figli, soprattutto dei minorenni, con riferimento all?uso degli alcolici e delle droghe leggere.?

    Vita di Donna Community

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    La legge 194: noi non obiettiamo agli obiettori

    Intervista all?on. Eugenia Roccella, sottosegretario del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali.

    di Monica Soldano

    Sottosegretario Eugenia Roccella, lei in queste ultime settimane ha partecipato ad alcuni convegni pubblici, ricordo quello a Roma della Società Italiana dei Ginecologi ed Ostetrici (SIGO) il 9 giugno scorso o, a Fiuggi, la prima Conferenza Nazionale della Professione Medica ?I medici per una buona sanità?, promosso dalla Federazione Nazionale degli ordini dei medici, il 14 giugno scorso. In entrambi, il suo intervento è stato incentrato sul proverbiale ?tagliando? da fare alla legge 194, espressione ricorrente dall?inizio di questa Legislatura, cosa intende?

    Innanzitutto, è chiaro che l? aborto non può essere identificato con la legge 194. Non è la legge che lo ha inventato. Di certo, il nostro obiettivo ideale è portare l?aborto in prossimità dello zero, e per fare questo dobbiamo concentrarci sulle strategie di prevenzione.

    Quindi ?il tagliando? non sono della modifiche alla legge 194?

    No, non è questo. Ma una rilettura della legge, una valutazione della sua efficacia ed il tentativo di ragionare per attuare quelle parti, come la prevenzione, su cui si è fatto poco.

    L?Italia, rispetto ad altri Paesi europei come si colloca, in relazione all? interruzione volontaria di gravidanza?

    Il caso italiano è un? anomalia. Vi è un alto tasso di delega ai maschi nella contraccezione, ma questi usano poco i profilattici, quindi possiamo dire che i metodi più utilizzati sono poco corretti. Eppure, in altri Paesi, penso alla Francia, in cui c?è tutto al meglio: l?informazione, la contraccezione, la comunicazione, l?aborto è ancora un problema ed alla fine in Italia si abortisce di meno.

    Come mai?

    Probabilmente una cultura italiana, di fondo meno permissiva, dove alcuni valori tengono di più, dove c? è più famiglia, ma la cosa andrebbe studiata ed approfondita meglio.

    Cosa vuol dire fare prevenzione, quali strategie?

    Innanzitutto dobbiamo parlare di più di maternità e sostenerla. In secondo luogo, è bene che nell?aborto intervengano tutti, almeno quelli motivati a prendersi cura delle donne in questa fase della loro scelta. Molti medici sono frenati dalla certificazione, che per gli obiettori è un problema etico. A questo punto andrebbero separati i percorsi, utilizzando anche il personale obiettore, prima e dopo l?aborto, senza obbligare nessuno, ma come proposta.. Alla donna andrà offerto tutto: il colloquio e la certificazione, dunque un? opzione in più. A Modena e a Forli, in particolare, questo protocollo sta già dando i suoi frutti. Gli aborti diminuiscono. Infatti, l?assessore della Sanità della Regione Emilia Romagna si è già impegnato a portare questo modello in tutta la regione, pur nel rispetto dei ruoli e della libertà di ciascuno. Questo coinvolgimento degli obiettori potrebbe essere una ricchezza ed aiutare a superare steccati ideologici.

    Come si fa quando il servizio della IVG, il servizio sanitario pubblico, rischia di essere interrotto per mancanza di operatori, perché magari il numero degli obiettori di coscienza supera il 50 per cento (pensiamo ai dati del Ministero della Salute del 2007, che evidenziano percentuali dell? 80 per cento in Basilicata o in Lombardia?). In questi casi, non si potrebbe valutare politicamente l?opportunità di attribuire facoltà ai direttori generali di trasferire gli obiettori ad altri servizi e magari di sostituirli?

    Io non vedo una correlazione diretta tra il tasso degli obiettori e la funzionalità della legge. Basta dire che in Emilia Romagna ci sono più obiettori che in Lombardia. A volte l?obiezione degli infermieri o di altre figure è più disfunzionale di quello dei medici, per l?applicazione della legge. Tutto questo va affrontato con le Regioni e studiato con tutti i soggetti interessati. A questo punto, è importante elaborare delle linee guida sulla legge 194. Occorre una interpretazione più omogenea, nelle parti più labili del testo, che confermi il diritto all?obiezione di coscienza, ma anche l?applicazione della legge 194.

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    La sanità che verrà. Ed i conti non tornano

    INTERVISTA ALL'ON. LIVIA TURCO

    Di Monica Soldano

    In un lungo intervento alla 1° Conferenza Nazionale della professione medica, ?I medici per una buona sanità?, organizzato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri a Fiuggi, il 13 ed il 14 giugno, il ministro del Welfare e della Salute, Maurizio Sacconi, nel pomeriggio del 13 giugno, ha annunciato che i livelli esenziali di assistenza (LEA) non hanno la copertura finanziaria necessaria. Mancherebbe, infatti, un miliardo di euro, pertanto si prevede una manovra finanziaria anticipata a settembre, per la quale sono già in corso delle contrattazioni. Su questo punto, abbiamo raccolto la reazione dell?on. Livia Turco, ministro della salute nel precedente Governo, intervenuta anche lei al convegno FNOMCeO, a Fiuggi.

    Il ministro Maurizio Sacconi ha dichiarato che manca un miliardo di euro per la copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e che dopo una prevedibile manovra finanziaria anticipata a settembre, si pronuncerà la Corte dei Conti. Cosa risponde a questa dichiarazione?

    ?Rispondo che non ho capito. Per finanziare i LEA, il mio Governo lavorò due anni, dopo i quali riuscimmo a passare da 90 a 103 miliardi di euro. Se, oggi, la questione è che occorre 1 miliardo di euro in più, il Governo farebbe bene a trovarlo. Non vorrei, invece, che la scelta fosse quella di ridurre ulteriormente le risorse alla sanità pubblica.

    Il ministro Sacconi, presentando il metodo di lavoro del nuovo Governo per le politiche sanitarie e della salute, ha parlato di un libro verde, come si usa nella Commissione Europea, su cui raccogliere commenti e proposte, in merito ad un programma riassunto in 10-15 pagine e di una forte cabina di regia Stato-Regione, con un controllo quasi aziendale sui bilanci delle aziende sanitarie locali e gli assessorati regionali. Che effetto le fa, secondo lei è fattibile?

    ?Non lo so, anche perché non ho capito bene la proposta. In ogni caso andrebbe letta e scritta nero su bianco. Di certo so che noi abbiamo portato avanti una politica di rifinanziamento dei LEA, perché la sanità pubblica ha bisogno di risorse e nello stesso tempo abbiamo puntato ad una politica di efficienza, attraverso i piani di rientro. Io auspico che il nuovo Governo continui con il finanziamento della sanità pubblica. Se poi occorrerà trovare degli strumenti in più, discuteremo. Ma è importante, che questi strumenti in più da cercare, siano chiari.

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    16 giugno 2008

    Non serve un'Agenzia per i dispositivi

    "I dispositivi medici non hanno proprio nulla a che vedere con i farmaci" di competenza dell' AIFA, e "la loro introduzione sul mercato soggiace a rigorose procedure e controlli" ha detto Angelo Fracassi, presidente di Assobiomedica, dichiarando la ferma opposizione dei produttori di tecnologie e device ai principi introdotti dalla Finanziaria 2007.

    Una manovra da cui "ha preso progressivamente forza un iter che muove dalla considerazione di assimilare il dispositivo medico al farmaco", ricorda Fracassi. Una normativa che, inoltre, "instilla il concetto dell'equivalenza fra una serie di articoli prodotti da aziende diverse", sottolinea. "Assobiomedica non è merce 'aifaizzabile", incalza il presidente dell'associazione. Sostenuto dal sottosegretario al Lavoro, salute e politiche sociali, Ferruccio Fazio: "Sarebbe un errore far afferire la materia dispositivi medici all'Agenzia italiana del farmaco", concorda intervenendo in assemblea.

    "I dispositivi medici sono un mondo a se stante - avverte Fracassi - Per tecnologia multidisciplinare, per varietà (40 mila famiglie di prodotti con oltre un milione di articoli), per innovazione tecnologica ed età media del prodotto (non più di tre anni), per composizione dei produttori e distributori (molte le piccole imprese), e per tipologia di distribuzione", elenca. Da qui le proposte presentate da Assobiomedica al Tavolo interministeriale avviato dal ministero della Welfare: "Implementare un Osservatorio acquisti" ad hoc e diffondere lo strumento dell'Health Technology Assessment (HTA) anglosassone, "che consente di valutare vantaggi e svantaggi delle innovazioni e soluzioni tecnologiche in sanità", puntualizza.

    L'Osservatorio acquisti proposto da Assobiomedica dovrebbe permettere "l'accesso alle informazioni rilevanti da parte di tutti i soggetti interessati. Oggi, infatti, le imprese non possono essere considerate semplici fornitrici di beni, bensì fornitori di sistemi diagnostici e terapeutici complessi".

    Nell'Osservatorio "andrebbero quindi indicati quantità, termini di consegna, accessori, servizi aggiuntivi, frequenze delle consegne eccetera", dice Fracassi. E ancora: l'Osservatorio "dovrebbe iniziare da famiglie di prodotti a minore evoluzione tecnologica, a cura della singola azienda che si impegna - a fronte di gare vinte - a creare una banca dati e a tenerla aggiornata nel tempo. Ovviamente con la possibilità, da parte dell'ente acquirente pubblico, di annullare la gara qualora rilevasse condizioni di offerta anomale rispetto alla banca dati".

    Quanto all'HTA, "il modello al quale noi pensiamo prevede che venga affidata a un'agenzia nazionale - riflette il presidente - che abbia la responsabilità di coinvolgere tutti gli attori, inclusi i pazienti, e di coordinare le strutture regionali preposte e le task force locali costruite ad hoc sui progetti identificati". In conclusione, no "all'asta al ribasso di dispositivi medici fra loro considerati equivalenti", insiste Fracassi.

    Ponendo l'accento anche sull'annoso "e irrisolto problema dei crediti che le nostre imprese vantano verso le aziende sanitarie. Questo surrettizio modo di sopperire alle carenze di finanziamento del servizio pubblico è assolutamente inaccettabile. Molti nostri associati si trovano ormai in serie difficoltà", conclude. Confidando "che per un pugno di euro non si vogliano ignorare proposte di rinnovamento culturale e strutturale di ampio respiro". Proposte "buone - commenta Fazio - già oggetto di attenta valutazione".

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    A scuola di Medicina Generale

    Serve una vera e propria scuola di medicina generale in ambito universitario. Lo ribadisce il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), forte della condivisione sul tema espressa dagli 'Stati generali' dei camici bianchi italiani - sindacati, società scientifiche, Ordini professionali riuniti a Fiuggi nel fine settimana appena trascorso - che nel documento unitario varato a conclusione dell'incontro hanno indicato la necessità di formalizzare "una Scuola di medicina generale, da sviluppare in piena autonomia all'interno della categoria stessa, in modo da garantire una vera formazione sul campo".

    Per i medici riuniti a Fiuggi, infatti, la medicina generale deve essere considerata come una disciplina specifica "caratterizzata da metodologie e attività cliniche" totalmente assenti nel tradizionale ordinamento universitario.

    "E' necessario - spiega Angelo Testa, segretario nazionale Snami - equiparare i corsi di medicina generale alle scuole di specializzazione, visto l'impegno profuso, nei corsi di formazione specifica, dai tirocinanti e dai tutor, oltre a equiparare le borse di studio dei medici in formazione in medicina generale al contratto di lavoro degli specializzandi.

    Fondamentale - puntualizza Testa - è la programmazione del numero dei medici che possono accedere al triennio formativo, esclusivamente legata al numero dei medici che nei trienni successivi lascerà la medicina generale perché in età pensionabile".

    Infine, conclude il segretario nazionale Snami, "si potrebbe ipotizzare l'utilizzo delle risorse rese disponibili dalle borse di studio non assegnate, o provenienti da coloro che abbandonano il corso di studi, per integrare la polizza assicurativa dei medici in formazione o per permettere loro la frequenza a corsi qualificanti non previsti nel loro corso di studi".

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    Errori presto depenalizzati

    Lo ha annunciato il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio

    "Stiamo preparando un disegno di legge, o forse un decreto, per depenalizzare gli errori clinici". Lo ha annunciato il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, ieri a Milano durante l'Assemblea annuale di Assobiomedica.

    "Gli errori medici - ricorda Fazio - In Italia sono perseguibili penalmente oltre che a amministrativamente, al contrario di molti altri Paesi europei".

    In particolare, sottolinea, il rischio clinico è penale solo da noi e in Polonia. Dovremo allinearci agli altri Stati europei", conclude il sottosegretario, puntualizzando che "si tratta di un'ipotesi" e che al momento "non sono precisabili né i dettagli, né i tempi".

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    Entro un mese modifiche per sistema liste

    "Entro un mese saremo in grado di modificare il sistema delle liste d'attesa", lavorando come prima cosa per "accorciare i tempi delle prestazioni urgenti" e poi per razionalizzare le attese in generale.

    A indicare i tempi di un'operazione che punta anche all'"appropriatezza" delle pratiche sanitarie è il sottosegretario al Lavoro, salute e politiche sociali, Ferruccio Fazio, parlando ieri a Milano a una platea affollata durante l'assemblea annuale di Assobiomedica.

    L'intenzione è "distinguere per tipo di prestazione", ma anche "per finalità" di una stessa prestazione.

    Ciò non abbatterà nell'immediato le liste d'attesa nel loro complesso, precisa il sottosegretario, "ma inizialmente ridurrà i tempi per le urgenze".

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    ANAOO: positiva scelta su depenalizzazione

    E' positiva l'attenzione sulle conseguenze penali degli errori medici da parte di chi governa la sanità. Ma si potrà valutare una eventuale proposta normativa solo quando saranno disponibili i necessari dettagli e saranno chiare le modalità di intervento.

    E' il 'sì con riserva' di Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed all'annuncio del sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, di "un disegno di legge, o forse un decreto", in arrivo a breve per "depenalizzare gli errori clinici".

    "Le conseguenze penali dell'errore medico sono un tema che sta a cuore ai medici ospedalieri - spiega Lusenti - e su cui sollecitiamo da tempo una riflessione. Non a caso nel documento finale della prima 'Conferenza nazionale sulla professione medica' - che si è chiusa a Fiuggi sabato e a cui hanno contribuito anche i sindacati - è stato dedicato ampio spazio alla necessità di 'scorporare' la colpa medica dal calderone delle responsabilità penali legate a danni provocati in qualsiasi contesto".

    Ed è dunque " per noi importante che intervenga anche chi ha la titolarità per risolvere il problema", dice Lusenti all'ADNKRONOS SALUTE, senza nascondere la perplessità per la "scelta dei tempi. Per noi professionisti si tratta di un tema sempre all'ordine del giorno, su cui non si sono mai spenti i riflettori.

    Ma stupisce che l'idea della depenalizzazione dell'errore medico venga messa sul tappeto, da chi ha responsabilità di governo, in un clima non certo favorevole", alla luce degli ultimi fatti di cronaca. Inoltre Lusenti sottolinea il carattere 'improvviso' della proposta "fatta, tra l'altro, senza che mai siano stati ascoltati sindacati medici o Ordini professionali.

    Ovviamente non dobbiamo scrivere noi le leggi, ma sarebbe auspicabile un maggiore coinvolgimento delle categorie interessate".

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    Sos pillola del giorno dopo, primo giorno di attività

    Primo week end di reperibilità per la pillola del giorno dopo, partenza sabato.

    Veramente cominciano a chiamare fin da venerdì mattina, stupendosi dello stupore dell'ostetrica che risponde.

    "Chiami dopo le tre..."
    "Ma come non siete ancora attivi?"
    "No, no, da domani.., ma se ha bisogno chiami più tardi"
    "Ma dall'annuncio sembrava da subito.." Un po' seccati..

    Non ci riesce di spiegare che è anche un'azione dimostrativa, che vogliamo smuovere le acque, avere segnalazioni, denunce.

    Anche durante il week end le coppie che verranno (tutte coppie, solo delle adolescenti, sabato, in gruppo e un'infermiera di un ospedale cattolico, domenica, da sola) saranno interessate solo a ricevere il servizio e scappare.

    E sì che da incuriosirsi ce ne sarebbe parecchio. Sabato vengono a studio, ancora regge, ma domenica li ricevo a casa, in camicia da notte e zoccoli...

    Non si fanno capaci, si scusano per il disturbo, si guardano intorno, pensavano che fosse un ambulatorio.

    Sono giovani, non hanno visto il '68, il '77, gli anni '80... per loro una femminista è una madre che non cucina...

    Solo una coppia sulla trentina, che ha aspettato un'ora al San Giovanni per sentirsi rispondere di no, ha voglia di denunciare, prende il numero dell'associazione Luca Coscioni, anche se poi non telefonerà.

    Gli ultimi di sabato chiamano all'una, da Cinecittà, ma poi non arrivano e i primi di domenica, alle cinque e mezza, chiamano perchè non trovano il numero di Milano.

    Chiamano dalla Sicilia, se conosciamo gli ospedali che la prescrivono, e da Verona, dopo aver ricevuto un rifiuto dalla guardia medica.

    Spieghiamo che comunque il medico li deve vedere, che non può invocare l'obiezione di coscienza.
    La sera con una coppia ci diamo appuntamento davanti al cinema, e all'una, quasi in chiusura, uno squillo mi induce a richiamare. Mi risponde una ragazza, voleva solo capire se eravamo veri. Mi viene da ridere, "si, si, siamo veri, ma stiamo per chiudere per stanotte, a domani".

    Domani è il turno della pediatra. E' lunedì....

    Siamo contenti di come è andata, ci rimarrebbe la voglia di chiedere se hanno capito, se sanno perchè siamo lì, cosa gli resta di questo gesto di solidarietà-

    Restiamo col dubbio di fare un volantino da accompagnare alla ricetta.. non chiediamo nulla, ma forse una riflessione sì.

    LISA CANITANO
    Presidente Vita di Donna

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    ACOI, rivedere sistema DRG

    Rivedere sistematicamente il sistema dei Drg, "per disinnescare questa tragica connessione tra prestazione 'complicata' e maggior compenso", emersa dalla "drammatica e sconcertante" vicenda della clinica Santa Rita di Milano.

    A sottolineare questa esigenza è l'Associazione dei chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), considerando in una nota con estrema attenzione le ripercussioni del caso milanese, "che feriscono non solo i malati e le loro famiglie, ma anche quel prevalente mondo di medici e chirurghi onesti che esplicano quotidianamente la propria professione con competenza e impegno".

    I chirurghi ospedalieri si dicono profondamente turbati e preoccupati da quanto accaduto, "perché è venuto meno uno dei capisaldi della consuetudine professionale: il rispetto totale della persona malata che ricorre alle cure". I chirurghi ospedalieri sono "parte attiva e fondamentale di quel sistema complesso che è il Servizio sanitario nazionale, oggi improntato a criteri gestionali di tipo aziendale.

    La Regione Lombardia vanta certamente un Piano sociosanitario di assoluta eccellenza in grado di offrire un servizio efficiente, economicamente sostenibile e, soprattutto, vicino alle esigenze dei cittadini - proseguono Rodolfo Vincenti, presidente Associazione dei chirurghi ospedalieri italiani e Mauro Longoni vicepresidente e coordinatore della Regione Lombardia - Alla realizzazione di tale progetto, conciliando diritto alle cure e costi, sono chiamati anche i dirigenti medici, pubblici e privati, con le proprie competenze scientifiche e di eticità professionale.

    Questo equilibrio non può essere stravolto da comportamenti spregiudicati che privilegino il business rispetto alla salute dei malati". Pena l'aumento della diffidenza dei cittadini verso le strutture ospedaliere del nostro Paese, "peraltro capaci di offrire prestazioni sanitarie di altissimo livello. Simili crepe di sistema non possono essere tollerate", dicono i chirurghi. Quanto successo ha però anche "evidenziato la capacità del sistema di identificare e fermare comportamenti scorretti. La Regione Lombardia è infatti anche parte virtuosa nella vigilanza e nei controlli, e noi auspichiamo che quanto è avvenuto - conclude l'Acoi - sia un caso abnorme ed isolato.

    Ma vogliamo sperare che vigilanza e controlli siano ancora più minuziosi e presenti diffusamente su tutto il territorio nazionale". L'Associazione dei chirurghi ospedalieri italiani crede nella rilevanza sociale della professione chirurgica e nella necessità di recuperarne per intero la dignità.

    Da quanto emerso in questi giorni, poi, la Società scientifica che conta più di 5.000 chirurghi ospedalieri associati, si impegna nella definizioni di 'Linee guida di trattamento' "che pur non potendo, e non dovendo, essere considerate rigide indicazioni, offrano orientamenti nei quali il medico possa agire secondo etica e scienza sulla specificità di ogni singolo malato. Solo così si potrà parlare di 'appropriatezza della prestazione' - scrivono i chirurghi - intesa come la sintesi di validità tecnico-scientifica, accettabilità e pertinenza delle prestazioni sanitarie.

    Infine è nostro convincimento che sia giusto portare all'attenzione della pubblica opinione la necessità di rivedere sistematicamente il sistema dei Drg, non solo per un suo allineamento economico ai più recenti progressi della medicina e alle nuove acquisizioni tecnologiche della chirurgia. Ma soprattutto per disinnescare questa tragica connessione tra prestazione 'complicata' e maggior compenso.

    E' giunto il momento - concludono i chirurghi Acoi - di elaborare un diverso sistema che, pur continuando a controllare i costi eliminando gli sprechi, possa basarsi sui risultati ottenuti e non solo sulle risorse economiche utilizzate".

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    AIOP, inaccettabile attacco a privato

    "Sparare all'impazzata sulle strutture sanitarie private, e sul sistema di accreditamento con il Ssn, è inaccettabile.

    Lo scandalo dell'Istituto Santa Rita di Milano non può essere esteso a tutte le strutture. Quelli emersi alla clinica milanese sono fatti che, se accertati con indagini attendibili, vanno perseguiti con rigore e celerità".

    Parola di Enzo Paolini, presidente dell'Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) che, preoccupato per il clima che si sta respirando dopo il 'ciclone' Santa Rita, scende in campo a difesa del sistema che regola la sanità privata: "un sistema migliorabile, ma non in discussione", sottolinea. "L'accreditamento delle strutture sanitarie private con il Servizio sanitario nazionale - spiega Paolini - è un sistema fondato sì sulla competizione, ma prevede una sacrosanta 'governance' pubblica.

    Lo Stato infatti fissa le tariffe, impone i limiti dell'erogazione delle prestazioni, paga e fa i controlli. Insomma, vigila sull'intero sistema. O almeno è quello che dovrebbe fare". Il problema, secondo Paolini, non è quindi tanto concepire un nuovo sistema di accreditamento, quanto applicare al meglio quello esistente.

    Magari scegliendo meglio le persone chiamate a dirigere. "Per scongiurare scandali come quello del Santa Rita - afferma Paolini - è necessario che lo Stato, innanzitutto, scelga al meglio i dirigenti delle Asl locali, coloro cioè deputati al controllo.

    Manager spesso inadeguati, nominati più che per le capacità professionali, per l'appartenenza politica. In sintesi - conclude Paolini - il sistema che regola la sanità privata può essere migliorato, ma è da salvaguardare. E' chiaro però, che se viene lasciato al liberismo sfrenato, crea delle distorsioni".

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    Radiologia recuperi clinica

    "Affinché i radiologi non diventino 'cottimisti', dando vita ad altri scempi come quelli che in questi giorni riempiono le pagine dei quotidiani, è necessario recuperare e valorizzare il senso clinico della nostra professione".

    Francesco Lucà
    , segretario del Sindacato nazionale radiologi (Snr) interviene da Fiuggi, dove è in corso la prima conferenza nazionale della professione medica, sul caso della clinica Santa Rita di Milano.

    "Purtroppo, a causa di devianze e di cattive interpretazioni - dice Lucà - nel sistema sanitario si sono verificate storture che hanno portato a quel fenomeno che oggi i giornali definiscono di medici 'a cottimo', ovvero pagati a prestazione, e quindi pronti a intervenire anche se non è necessario, pur di far cassa.

    Proprio per questo noi radiologi, che siamo gestori di quel percorso sanitario che porta alla diagnosi e alla terapia - sottolinea - non vogliamo, con la scusa delle liste d'attesa, dei Drg o di quant'altro, diventare anelli di una catena di montaggio, o peggio, cottimisti, intenti al risultato più che al paziente.

    Occorre quindi valorizzare il senso clinico della professione radiologica, dare importanza al rapporto con il paziente, al momento dell'analisi e a quei contenuti umani che devono sempre caratterizzare l'attività medica".

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    Mettere nei DRG il fattore umano

    "Non è pensabile abolire i DRG ma è possibile ideare a un modo diverso di calcolare i rimborsi". Questa è l'idea di Ignazio Marino, senatore del PD e membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato, ha espresso a Fiuggi a margine della prima Conferenza nazionale della professione medica, organizzata dalla Fnomceo, in risposta alle critiche che in questo momento vengono mosse al sistema dei DRG che vengono da alcuni considerati come corresponsabili delle forzature economiche che hanno condotto allo scandalo della clinica Santa Rita.

    "I DRG sono un importante strumento di valutazione - ha affermato Marino - ma per come sono concepiti adesso espongono al rischio di privilegiare il numero delle prestazioni erogate a scapito della loro qualità.

    Per quanto riguarda le visite chirurgiche, ad esempio, si potrebbe andare verso l'introduzione del fattore tempo nel calcolo del valore da rimborsare per la singola visita. Se un chirurgo - ha spiegato il Senatore - impiega pochi minuti per visitare un paziente, è improbabile che riesca a fornire al paziente una prestazione che comprenda spiegazioni esaurienti, presentazione dei rischi e, fattore da non trascurare, la costruzione di un rapporto di fiducia che - ha concluso Marino - è imprescindibile durante l'esercizio della professione medica".

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    A rischio i nuovi LEA

    I nuovi Livelli essenziali di assistenza varati nell'ultima fase del governo Prodi potrebbero 'saltare' per la mancata bollinatura da parte della Ragioneria dello Stato.

    Lo ha riferito il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, intervenuto alla prima conferenza nazionale della professione medica, organizzata dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) a Fiuggi. "La Ragioneria generale dello Stato - ha spiegato Sacconi - non ha bollinato il documento di definizione dei nuovi Lea, ed è quindi possibile che la Corte dei Conti ci chieda il perché di questa mancata approvazione.

    Questi Lea infatti secondo la Ragioneria determinano un incremento della spesa di un miliardo l'anno mentre invece non hanno avuto una copertura in questo senso". L'ex ministro della Salute Livia Turco, intervenuta alla conferenza stampa di chiusura della Conferenza si è detta preoccupata e stupita per una simile situazione.

    "La messa a punto dei nuovi LEA - ha detto Turco - era stato l'atto finale di un processo di due anni che aveva visto un lungo lavoro di concertazione con tutte le parti in causa e che aveva avuto l'approvazione del Ministero delle Finanze in merito alle risorse economiche da impiegare.

    Il Governo Prodi non ha potuto avviare a regime l'esercizio dei nuovi LEA solo per la prematura interruzione della legislatura. Sarebbe veramente grave - ha aggiunto l'ex ministro - se tutto questo lavoro andasse sprecato".

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    Il futuro secondo la FNOMCEO

    Un servizio sanitario equo, solidale e di qualità. Una buona politica sanitaria che rispetti l'autonomia dei professionisti. Il miglioramento della qualità dei servizi erogati, la prevenzione e la gestione del rischio clinico, l'adeguamento della vita professionale alle donne, che si avviano a diventare la componente più numerosa. E sono ancora ostacolate nella carriera

    Sono alcuni punti del documento conclusivo della "Prima conferenza nazionale della professione medica", organizzata a Fiuggi il 13 e 14 giugno dalla Federazione nazionale dell'ordine dei medici (FNOMCEO). Nella due giorni, Ordini, sindacati medici e società scientifiche hanno espresso, nero su bianco, un punto di vista comune su sei temi chiave: universalità del Servizio sanitario nazionale, rapporti con la politica, integrazione tra diverse aree della professione e del Sistema sanitario, rischio professionale, promozione della qualità delle cure, professione medica al femminile. Obiettivo dichiarato del documento finale: indicare soluzioni per la corretta manutenzione di un SSN che deve essere unitario equo, solidale e di qualità. "Le dichiarazioni di consenso che concludono i lavori intendono proporre indicazioni concrete per superare alcune criticità del nostro sistema - ha detto Amedeo Bianco, presidente della FNOMCEO - riconfermando l'impegno dei medici italiani a migliorare in maniera continuativa l'efficacia, la qualità, la sicurezza dei servizi offerti agli assistiti". I medici vogliono dare risposta "alle richieste dei cittadini - continua Bianco - che lanciano oggi preoccupanti segnali di sfiducia verso la sanità pubblica e privata e verso gli operatori".

    Nel documento di Fiuggi i medici chiedono scelte politiche autorevoli e rigorose per riagganciare ad una sanità moderna efficace ed accessibile quelle parti del Paese, prevalentemente il Sud e le Isole ancora segnate da disuguaglianze sociali ed economiche. Necessari, in particolare, interventi su strutture e infrastrutture ospedaliere e territoriali, ma anche maggior investimento sull'umanizzazione e le cure a domicilio. Serve inoltre ridurre la mobilità sanitaria tra regioni, potenziando sia qualitativamente che quantitativamente l'offerta di servizi sul territorio rispetto alla domanda standard. Per quanto riguarda le liste d'attesa, poi, i medici indicano la necessità di una gestione corretta basata non sul semplice potenziamento delle prestazioni ma su una maggiore appropriatezza puntando anche su una maggiore responsabilità sia dei medici che dei cittadini.

    Alla manifestazione della FNOMCEO non hanno preso parte alcune sigle sindacali che hanno lamentato l'assenza di una effettiva condivisione dei percorsi da intraprendere. Le sigle assenti a Fiuggi chiedono "un preciso e fattivo impegno della FNOMCEO, fino a oggi assente, per una riforma della legislazione ordinistica, che consenta una nuova stagione di rilancio e di rinnovamento, di partecipazione e di condivisione".

    A questo proposito Bianco ha commentato: "Sono dispiaciuto per l'assenza di questi colleghi di cui ero già al corrente. Ho parlato con ciascun responsabile invitando personalmente le organizzazioni che hanno deciso di non partecipare. Spero di riuscire nei prossimi giorni a riavviare il dialogo". Ci sono delle imprecisioni, secondo Bianco, nelle dichiarazioni fatte dai sindacati "dissidenti". "Non siamo qui a rappresentare una federazione egemonica - ha spiegato Bianco - ma un progetto di partecipazione per dare alla professione un volto nuovo in maniera condivisa. A questo progetto si sono sottratti i sindacati che non hanno partecipato. Ma spero che, nei prossimi giorni - ha concluso - si potrà riavviare concretamente il dialogo e possano contribuire anche loro a questa svolta".

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    14 giugno 2008

    Pillola del giorno dopo, la prescrive Vita di Donna

    Mentre la magistratura, su denuncia di una donna, dispone degli accertamenti per la mancata prescrizione della pillola del giorno dopo al S. Eugenio, l?associazione romana corre in soccorso delle donne messe in difficoltà dal reiterato diniego dei medici obiettori che operano nelle strutture sanitarie pubbliche.

    Il servizio, che vede impegnati decine di medici di diverse specializzazioni, sarà disponibile a Roma tutti i giorni, festivi compresi dalle 9 alle 19 e soprattutto dalle 9 del sabato mattina fino alle 9 del lunedì (le ore in cui si concentrano le maggiori richieste). Sarà sufficiente chiamare il numero: 333/9856046

    Vita di Donna da anni tutela il diritto alla salute delle donne e facilita con questa sua iniziativa il ricorso alla pillola del giorno dopo che mette al riparo la donna da ?incidenti e situazioni a rischio?, e soprattutto da una eventuale interruzione di gravidanza.

    Vita di Donna rammenta inoltre che, secondo l?OMS, non vi sono controindicazioni all?utilizzo della pillola del giorno dopo ed in particolare: non è necessaria una visita medica; non è necessario un test di gravidanza; non sono necessari esami di laboratorio.

    L?iniziativa, frutto di un lungo lavoro portato a termine dalle volontarie dell?Associazione Vita di Donna, è stata presentata ieri in una conferenza stampa congiunta con l?Associazione Luca Coscioni.

    Quest?ultima, che ha organizzato un servizio simile a Milano, si occuperà della tutela legale delle donne che decideranno di denunciare i sanitari pubblici che rifiuteranno la prescrizione.

    La pillola del giorno dopo o contraccezione "post-coitale", è un metodo occasionale da utilizzare nelle ore successive al rapporto a rischio. Esempi di rapporti a rischio: il preservativo che si rompe o male indossato; coito interrotto (quando ritenuto inefficace, causa di molte gravidanze indesiderate); l'espulsione della spirale (completa o parziale); l'assunzione non corretta della pillola anticoncezionale (dimenticanza o episodi di diarrea o vomito); dopo una violenza sessuale; scivolamento del diaframma o del cappuccio cervicale.

    A cura della Redazione di Vitadidonna.it

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    13 giugno 2008

    Vaccini TDAP secondo linee guida

    L'Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) ha disposto le linee guida sulla prevenzione di pertosse, tetano e difterite durante e dopo la gravidanza e nel neonato.

    I dati attualmente disponibili non dimostrano a sufficienza la sicurezza dei vaccino difto-tetanico-pertossico acellulare (TDAP) nelle donne gravide, nel feto o ai fini degli esiti della gravidanza.

    Essi inoltre non indicano se gli anticorpi materni transplacentari indotti dal vaccino garantiscano una protezione precoce contro la pertosse nel neonato o interferiscano con la risposta immune del neonato ai vaccini pediatrici somministrati di routine.

    I vaccini TDAP non sono controindicati in gravidanza, ma prima di somministrarli è opportuno valutarne attentamente rischi e benefici.

    In generale, nelle donne che non hanno ricevuto il vaccino in precedenza, esso dovrebbe essere somministrato appena possibile dopo il parto, preferibilmente durante la permanenza in ospedale, e l'adozione delle tecniche di immunizzazione appropriate, come l'uso di aghi di lunghezza adeguata e delle vie di somministrazione standard, potrebbe minimizzare il rischio di effetti collaterali. (MMWR Morb Mortal Wkly Rep. 2008; 57: 1-47)

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    Lettere rosa anticancro

    Ben 380 mila lettere per dichiarare guerra al cancro alla mammella e a quello del collo dell'utero. A riceverle saranno altrettante donne laziali, ciascuna invitata a sottoporsi a test gratuiti nella propria Asl di riferimento.

    Obiettivo stanare eventuali neoplasie in stato embrionale, e difendere così il gentil sesso da questi due temibili "big killer". Le lettere, in cui vi è anche un appuntamento prefissato per far sì che le destinatarie si sottopongano allo screening, sono destinate a tutte le donne tra i 50-69 anni per la mammografia, e a quelle tra i 25-64 anni per il pap test.

    Oltre alle missive - firmate dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo - locandine, volantini e lettere di presentazione dell'iniziativa verranno indirizzate a tutte le farmacie laziali, medici di famiglia, distretti delle Asl, municipi del Comune di Roma, nonché ai 378 comuni della Regione.

    "Obiettivo - spiega l'assessore alla Sanità del Lazio Augusto Battaglia - è che lo screening coinvolga il 100% della popolazione bersaglio". "In regione - ricorda il direttore generale dell'Asp del Lazio, Claudio Clini - ogni anno i casi di nuovi tumori alla mammella sono circa 4 mila, con mille decessi.

    Per la cervice uterina, invece, si verificano 276 nuovi casi l'anno con 102 morti". "Questo è il mezzo che abbiamo - sottolinea Marrazzo - per sconfiggere la solitudine in cui le donne che hanno avuto una diagnosi di cancro si sono trovate".

    "Firmando quella lettera - aggiunge - ho rivisto la paura che ho colto negli occhi di tante donne malate di tumore".

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    Tristi se il bimbo non arriva

    L'equilibrio psichico di persone che devono fare i conti con una gravidanza che tarda ad arrivare è messo a dura prova.

    La conferma arriva da molti studi secondo i quali ci sono segnali e quadri clinici o subclinici rispondenti a criteri di disturbi psichiatrici, tra i quali depressione, ansia, sintomi ossessivi-compulsivi.

    I lavori che hanno fatto emergere questo risvolto dell'infertilità si basano sull'osservazione delle psicopatologie che emergono come conseguenza della sensazione di molteplice perdita: di un potenziale bambino, di un obiettivo, della gravidanza, della possibilità di avere una progenie, del controllo del proprio corpo. Gli stati emotivi che accompagnano questa percezione sono un calo dell'autostima, senso di colpa, rabbia ostilità e tristezza, che a volte diventano problemi coniugali e disturbi della sessualità.

    Per approfondire l'argomento un gruppo di ricerca italiano dell'Università di Siena ha arruolato, presso il centro specializzato Le Scotte, di Siena, coppie che avevano da poco avuto una diagnosi di infertilità, intesa come insuccesso nel concepimento dopo un anno di tentativi con metodi naturali, ma ancora non avviate a un percorso terapeutico.

    Oltre a verificare eventuale riscontro dei criteri previsti dal manuale diagnostico per i disturbi mentali (DMS-IV), sono stati appurati anche pregressi stati psicologici alterati o patologici, in due gruppi di coppie: 81 infertili in cui l'età media era di 35 anni, 70 al terzo mese di gravidanza di età media di 31 anni.

    Le osservazioni hanno portato risultati coerenti con quanto finora riscontrato da altri studi: i problemi psichiatrici erano più frequenti tra i soggetti infertili e questo era particolarmente vero per i disturbi dell'adattamento, cioè sintomi emotivi e comportamentali clinicamente significativi che si sviluppano in risposta a uno o più fattori stressanti identificabili

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    Cure su misura per il seno

    Test genetici per cure contro il cancro del seno su misura, efficaci e meno tossiche possibili. E' questa la nuova frontiera per terapie anti-cancro personalizzate, su cui ha posto l'accento Luca Gianni, direttore del Centro di oncologia medica dell'Istituto nazionale tumori di Milano, al congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) a Chicago.

    Negli Stati Uniti sono due i test approvati, che però non si effettuano in Italia dove non sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Analizzando il tessuto prelevato durante l'intervento, è possibile predire il rischio di metastasi o di un nuovo tumore, risparmiando alle pazienti la chemioterapia quando non serve perché le probabilità di riammalarsi sono basse, meno del 5%. "Oncotype" - spiega Gianni - analizza 21 geni e viene ormai prescritto negli Usa a ben 25 mila pazienti l'anno con tumore del seno Her2 positivo, per quantificare il rischio di recidiva nell'arco di 10 anni e identificare i casi che non hanno bisogno della chemio, perché è sufficiente la terapia ormonale.

    I tessuti vengono esaminati in un laboratorio specializzato a San Francisco, dove vengono inviati dopo l'intervento per asportare il tumore". L'altro test, battezzato "Mammaprint" e sviluppato in Europa, "caratterizza l'espressione di 70 geni, anche in questo caso per misurare il rischio di recidiva".

    Se negli States, dopo il via libera della Food and Drug Administration, sono sempre più diffusi nella pratica clinica, con i costi coperti dalle assicurazioni sanitarie, "entrambi i test - afferma l'oncologo -non sono stati approvati dalle autorità europee. Dunque, il nostro sistema sanitario non li rimborsa".

    I campioni di tessuto tumorale possono essere inviati nei laboratori d'Oltreoceano per l'analisi, ma i costi sona carico delle pazienti: circa 2.500-3.000 dollari per il test.

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    12 giugno 2008

    Si specula anche sui deceduti

    Truffare il Servizio sanitario nazionale attraverso i Drg, come è accaduto nella vicenda giudiziaria che riguarda la clinica S.Rita di Milano, è più facile speculando sui pazienti deceduti. Parola di Americo Cicchetti, ordinario di organizzazione aziendale all'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

    "Le maggiori ruberie - spiega l'esperto a margine del convegno 'Il no profit nell'assistenza ospedaliera in Italia: riflessioni a trent'anni dalla legge 833/78' - si fanno proprio sui pazienti poi deceduti. Su di loro - rivela - si 'caricano' più Drg, per ottenere rimborsi maggiori. Tanto che - aggiunge - in gergo si definiscono 'Drg creep'". In pratica, dice Cicchetti, quando un malato muore gli si aggiungono sulla cartella clinica prestazioni aggiuntive che servono per fare cassa.

    "Lo sa bene chi effettua i controlli: le cartelle dei defunti sono un nodo critico da tenere sotto osservazione". Per l'economista la vicenda al centro delle cronache "è tanto più paradossale in quanto in Italia la Regione Lombardia è senz'altro quella che ha i sistemi di controllo più sviluppati".

    Quindi la previsione tutt'altro che tranquillizzante: "Sono convinto - dice - che se si andasse a fondo con indagini analoghe nel resto d'Italia si troverebbero casi analoghi anche altrove". Sul versante dei controlli Cicchetti ricorda come "lo stesso ministro della Sanità Elio Guzzanti, durante il cui mandato furono introdotti i Drg nel 1996, aveva subito espresso la necessità di definire le modalità per migliorare e aggiornare di continuo il sistema di controllo sui Drg".

    Un meccanismo che si dovrebbe attuare, ricorda l'economista, "attraverso l'aggiornamento delle tariffe, dei sistemi di patologia, dei rimborsi e dei controlli". Quindi ricorda che "negli Usa, che per primi hanno sperimentato il sistema dei Drg, i controlli vengono effettuati da agenzie 'terze', che incrociano le informazioni delle cartelle cliniche e delle schede di dimissioni in base a complicati algoritmi in grado di evidenziare, laddove ce ne fossero, le incongruità".

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    Il paziente non è un DRG

    "Non accetto che per alcune strutture il paziente sia una sommatoria di Drg o di malattie, e si parli del malato come 'del cancro', o 'del rene'".

    Lo sottolinea il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, commentando ieri a Roma il caso della clinica Santa Rita di Milano, dopo l'informativa al Senato dedicata all'inchiesta sulla struttura sanitaria milanese.

    "L'appropriatezza delle prestazioni e del percorso di cura va approfondita, ma occorre ragionare in termini diversi, promuovendo una vera umanizzazione della sanità", afferma.

    A proposito del futuro della clinica, la Martini ha precisato come "questa struttura sia da rivedere sotto la lente dell'appropriatezza, e lo stesso vale per il personale e le prestazioni.

    Ma occorre andare al di là della singola struttura, e promuovere una cultura del controllo. Perché vicende come questa rappresentano un vulnus per il diritto alla salute dei cittadini".

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    Criteri più rigidi per l'accreditamento

    In arrivo per le strutture sanitarie italiane "una specie di bollino d'oro, con criteri molto più stringenti per l'accreditamento".

    Lo ha annunciato il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, ieri in Senato nel corso di un'informativa urgente sui fatti della Clinica Santa Rita di Milano. "Uno degli aspetti già esistenti nel programma di Governo - ha affermato Fazio - è la revisione dei criteri di accreditamento e selezione degli erogatori.

    Stiamo prevedendo, come prime e immediate misure, legate anche all'abbattimento delle liste di attesa, la creazione di un accreditamento ulteriore, una specie di bollino d'oro con criteri molto più stringenti".

    Criteri "da introdurre subito - ha aggiunto il sottosegretario alla Salute - e che dovrebbero progressivamente sostituire gli accreditamenti precedenti, con un programma da concordare con le Regioni".

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    Cartella elettronica contro le frodi

    Fazio, tra un anno la cartella clinica elettronica potrebbe essere messa a disposizione delle strutture sanitarie. L'informatizzazione è la chiave per i controlli e renderebbe inutile ogni supercommissione

    Il problema dei controlli in sanità, evidenziato dalla vicenda della clinica degli orrori di Milano, "potrebbe essere risolto proprio dall'informatizzazione. E già tra un anno potremmo avere a disposizione lo strumento chiave: la cartella clinica informatizzata". Lo ha detto il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, al termine della sua informativa urgente al Senato sui fatti della clinica Santa Rita di Milano. "E' certamente opportuno creare un network informatico nazionale per il controllo e la gestione delle procedure sanitarie in tutto il territorio nazionale.

    Un gruppo di lavoro ristretto e informale, composto da cinque persone, sta già elaborando un progetto specifico per sistemi di Cup (Centro unico di prenotazione) mirati ad abbattere le liste d'attesa, metodologie di telemedicina e soprattutto la cartella clinica informatizzata", ha sottolineato Fazio nella sua relazione al Senato.

    "I miei tecnici sono al lavoro - ha aggiunto il sottosegretario, uscendo dall'Aula - e mi dicono che tra un anno potrebbero darmi la cartella clinica informatizzata. Questo Paese ha bisogno di un percorso che vada dal medico di famiglia, al territorio, all'ospedale. Di un sistema informatizzato che consenta in tempo reale a Regioni e ministero il controllo e la valutazione sistematica del rischio clinico, delle procedure diagnostiche e terapeutiche, delle risorse e delle tecnologie. Ma anche della soddisfazione dei pazienti".

    Il Governo sta ancora valutando la necessità di istituire un'Agenzia sul modello della 'Joint Commission americana'. "Non dico no, ma certo secondo me l'Agenzia potrebbe essere superata dall'informatizzazione del territorio. Anche perché stiamo cercando di semplificare e ridurre la pletora di commissioni e comitati che fanno parte dell'ex ministero della Salute e di razionalizzare il finanziamento degli Organi vigilanti".

    "In particolare, i fatti di Milano aprono una serie di interrogativi inquietanti - ha detto Fazio nella sua relazione in Aula - sull'adeguatezza dei controlli, sui criteri di accreditamento, e sulla trasparenza delle informazioni ai pazienti.

    Non è questo il momento per discutere a fondo di tutti questi problemi, che però - ha assicurato - sono all'attenzione del Governo". Un aspetto delicato, sollevato dalla vicenda della Santa Rita, "è quello della trasparenza e della fornitura ai pazienti di informazioni dettagliate sulle indagini cliniche e strumentali eseguite, e sulle terapie messe in atto.

    E questo in ogni momento del loro percorso nella struttura sanitaria", ha aggiunto Fazio. "Un percorso che sarà reso più semplice dalla cartella clinica informatizzata", ha assicurato poi il sottosegretario. "Questo aspetto è particolarmente importante ai fini della trasparenza delle prestazioni, ma anche di un reale controllo. E potrebbe essere oggetto di appositi provvedimenti, allo studio di questo ministero", ha concluso.

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    Pillola del giorno dopo, scavalcata l'ostilità dei medici obiettori

    Roma e Milano, attivato un servizio di medici volontari che prescriveranno la pillola

    L'Associazione Vita di Donna ha raggruppato 30 medici disposti a prescrivere la pillola del giorno dopo dalle 9 alle 19 tutti i giorni, feriali, festivi, e il sabato notte.

    Pediatri, ematologi, chirurghi, ginecologi, donne e uomini, si sono resi disponibili a effettuare la prescrizione per quelle donne che trovino problemi presso le strutture pubbliche.

    Sarà sufficiente telefonare all'Associazione Vita di Donna, al numero 333/9856046, per essere indirizzate dal medico disponibile per quel giorno (a Roma).

    Le donne che vorranno fare una denuncia saranno assistite dagli avvocati dell'Associazione Luca Coscioni.

    Quest'iniziativa si inquadra nella battaglia per l'abolizione della ricetta medica per la pillola del giorno dopo, come in altri paesi europei.

    L'iniziativa verrà presentata a Roma domani 13 giugno 2008, in una conferenza stampa che avrà luogo alle ore 12:00 presso la sede del Partito Radicale (in contemporanea se ne svolgerà un'altra a Milano).

    Alla conferenza stampa saranno presenti: Marco Cappato, europarlamentare radicale e Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Mirella Parachini, ginecologa, membro di Direzione dell'Associazione Coscioni e vice presidente FIAPAC , Lisa Canitano, ginecologa e Presidente dell'Associazione Vita di Donna, Alessandro Gerardi, avvocato, membro della Direzione nazionale di Radicali italiani, che ha sta seguendo le cause di questi giorni, presso il Tribunale di Roma, sul diniego dei medici a prescrivere la pillola del giorno dopo, ed Alessandro Capriccioli, membro di giunta dell'Associazione Coscioni e responsabile del portale "Soccorso Civile".

    E' previsto anche un breve contributo telefonico della presentatrice Camila Raznovich.

    A Cura della Redazione di Vitadidonna Community

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    Fecondazione assistita: le linee guida della discordia

    di MONICA SOLDANO

    ?Annullare le linee guida della legge 40?, aggiornate, a fine mandato, dall?ex ministra Livia Turco. Questa la richiesta, raccolta ieri in una mozione, presentata al Governo, firmata da 130 parlamentari di PDl, Lega e UDC. Sostenuta dall?onorevole teodem Paola Binetti, che si è detta pronta a non ostacolarla, nonostante la posizione contraria del PD.

    Il tema è ormai ricorrente dall?inizio di questa legislatura. Una controversa priorità politica, in un complesso scenario di emergenze. Un falso problema, a nostro avviso, che suonerebbe come un monito squisitamente ideologico: ?l? embrione non si tocca, anche se malato?. L?oggetto politico del contendere è, infatti, in buona parte, la questione della liceità o meno della diagnosi genetica sull?embrione.

    Per fare chiarezza, occorre specificare che le linee guida, emanate in extremis, dall?allora ministro alla salute, Livia Turco, non contengono nero su bianco, che la diagnosi genetica sull?embrione si può fare. Inoltre, l?operazione di aggiornamento fu certosina, un po? ipocrita, ma rigorosa per quel poco che ha tentato di modificare.

    L?ex ministro Livia Turco cancellò il testo ?E? permessa la sola diagnosi osservazionale?, per recepire, come dovuto, la sentenza, del TAR del Lazio, ma mantenne invariata la dicitura, dell?art. 13 della legge 40, ?E? vietata ogni forma di selezione a scopo eugenetico?. La partita ora si giocherà tutta sul significato di ?eugenetica?. Una carta, molto cara, al Vaticano ed ai politici che ne onorano i diktat, indipendentemente dai riferimenti costituzionali del nostro ordinamento.

    Per alcuni, infatti, è eugenetica qualsiasi decisione che non permetta ad un embrione di essere trasferito in utero e, forse, di nascere. Anche in quei casi in cui l?embrione non abbia alcuna possibilità di sviluppo o possa evolversi in un feto gravemente malato.

    Secondo altri, ed il diritto positivo prevalente, il limite da non oltrepassare, risiede nell?effetto che la notizia della grave malattia genetica dell?embrione (acquisita con la diagnosi genetica) avrebbe sulla salute psicofisica della madre. Se la madre ne fosse turbata fortemente, la selezione ed il mancato trasferimento dell?embrione, potrebbero essere leciti. In questo caso, non si potrebbe parlare di selezione eugenica.

    Questa la spiegazione che l?ex ministro Livia Turco offrì nel presentare le nuove linee guida ed il suo fondamento è nella legge 194. Infatti, la maternità responsabile e la tutela della salute psicofisica della madre prevarrebbero sul nascituro (non dimentichiamo che il nostro codice civile gli attribuisce la capacità giuridica solo alla nascita).

    Un passaggio logico, a questo punto, evidenzia la forte relazione tra la legge 194 e la legge 40. Tuttavia, in futuro altre sentenze, potrebbero elaborare in modo non univoco la definizione di eugenetica.

    Pertanto, assumerà una straordinaria rilevanza l?attesa sentenza della Corte Costituzionale, forse in autunno, chiamata a pronunciarsi dal TAR del Lazio sull?incostituzionalità della legge 40, in alcuni punti. Una pronuncia che potrebbe divenire il faro per il legislatore e l?unico strumento per orientare e riaprire il dibattito politico-legislativo, su di un tema tabù, la fecondazione medicalmente assistita.

    Dall?altra parte e, coerentemente con il nostro ragionamento, si preannuncia una battaglia politica tutta incentrata sulla revisione dell?interpretazione della legge 194, in funzione anche di una lettura ancora più restrittiva degli spazi di libertà della donna e del suo partner nella fecondazione assistita. Ecco, perché, per molto tempo ancora, non sentiremo tanto parlare di aborto e di fecondazione assistita, ma di principi da introdurre o da indurre nelle leggi, che avrebbero dovuto organizzare e governare la risposta a questi fenomeni socio-sanitari, ma che vogliono fare altro.

    Tratto da vitadidonna.org

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    Sterilità, guida alle soluzioni possibili

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    11 giugno 2008

    Un premio per chi informa sull'HIV

    Rilanciare l'informazione sull'Aids e tenere alta l'attenzione su una malattia che, sebbene se ne parli meno, è sempre in agguato.

    Ogni anno in Italia, infatti, si registrano 4mila nuovi casi di infezione da Hiv, un numero che stenta a diminuire. Si tratta sempre più spesso di donne, eterosessuali, adolescenti e immigrati, poco consapevoli del rischio di contagio tanto da arrivare in quasi la metà dei casi alla diagnosi già in condizioni avanzate di malattia, rendendo più difficile rallentarne la progressione.

    Per incentivare i giovani giornalisti a informarsi e informare sull'Hiv/Aids le principali associazioni di pazienti italiane hanno promosso, con il contributo di Pfizer, il premio giornalistico Riccardo Tomassetti: diviso in quattro categorie (radio-Tv, agenzie di stampa e quotidiani, periodici, web), il concorso è riservato a giornalisti under 35 che abbiano pubblicato nel periodo compreso fra il 1° novembre 2007 e il 31 ottobre 2008 un servizio o articolo sul tema dell'Hiv/Aids.

    I Premi verranno consegnati ai vincitori designati dalla giuria durante la cerimonia di premiazione che si svolgerà a Roma nel mese di novembre 2008.

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    Marrazzo rafforzerà il risanamento

    "Apprezzamento per l'alto senso di responsabilità" che ha portato il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, "ad assumere ad interim la guida dell'assessorato alla Sanità".

    Lo esprime il Coordinamento dei direttori generali delle aziende sanitarie del Lazio, secondo cui "l'azione del presidente ricondurrà a unicità di indirizzo la complessità implicita della gestione della sanità e porterà a rafforzare le decisioni governative regionali sulla strada del risanamento".

    I direttori generali - in una nota - auspicano che "la capacità di sintesi più volte dimostrata dal presidente Marrazzo possa determinare nel settore della sanità quella accelerazione richiesta da più parti verso una sanità maggiormente qualificata per tutti, nessuno escluso".

    Governo riferisce su scandalo S. Rita Il Governo riferirà oggi al Senato sullo scandalo della clinica milanese Santa Rita.

    Lo ha annunciato, dando seguito a una richiesta avanzata in aula, il presidente di turno della Camera Antonio Leone. Per quel che riguarda Montecitorio, ha spiegato ancora Leone, l'informativa del Governo potrà tenersi solo nella prossima settimana.

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    In Italia impossibile caso francese

    Non si sarebbe mai potuta verificare in Italia la drammatica situazione in cui si è venuta a trovare l'equipe trapianti dell'Ospedale Pitie-Salpetriere di Parigi. Ne sono convinti gli anestesisti rianimatori ospedalieri italiani dell'Aaroi, commentando in una nota la vicenda dei chirurghi francesi accortisi, poco prima dell'espianto degli organi, che un paziente dava segni di vita.

    "La situazione in Italia - dice Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi) - non si sarebbe potuta verificare, perché nel nostro Paese c'è una legge ritenuta la migliore al mondo, che regola in maniera precisa e assoluta tutta la metodica che deve certificare la morte cerebrale di una persona destinata a un trapianto".

    La Legge italiana afferma che un paziente che si trova in rianimazione "non può essere trasferito dal reparto e quindi non gli può essere staccata la spina fino a quando una Commissione non ha accertato la morte cerebrale. Quando dal reparto di rianimazione arriva la segnalazione che un paziente è in condizioni tali da poter essere candidato a diventare un donatore di organi - ricorda Carpino - la direzione sanitaria nomina una Commissione formata da un anestesista rianimatore, un medico legale e un neurofisiologo che effettuano tutti gli accertamenti per sei ore.

    Se si tratta di un ragazzo sotto i quattordici anni il controllo deve protrarsi fino a dodici ore. Se è un neonato sotto il mese di vita per ventiquattro ore. Solo al termine di questo periodo di tempo, nel corso del quale vengono effettuati numerosi controlli, nel rispetto di un protocollo previsto dalla Legge, la Commissione dà l'ok per staccare la spina e trasferire il paziente al Centro trapianti". Fra i controlli ci sono l'accertamento dei riflessi neurologici,

    E l'elettroencefalogramma ogni due ore. "Inoltre, periodicamente si stacca la spina dalla macchina che tiene in vita il paziente, per accertare respiri autonomamente e meno. In Italia - conclude Carpino - proprio in virtù di questa legge che, ripeto, è la migliore al mondo ed è la più garantista, episodi come quello parigino non si sono mai verificati".

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    Governo riferisce al senato su S. Rita

    Lo ha annunciato, dando seguito a una richiesta avanzata ieri mattina in aula, il presidente di turno della Camera Antonio Leone. Per quel che riguarda Montecitorio, ha spiegato ancora Leone, l'informativa del Governo potrà tenersi solo nella prossima settimana. Ma questo non dà certo tregua ai commenti. Da parte dell'Ordine dei Medici di Milano, chiamato in causa da chi chiedeva una radiazione immediata degli indagati, è intervenuto il vicepresidente Ugo Garbarini. "Adottare un simile provvedimento sarebbe fuorilegge.

    Prima di arrivare alla radiazione bisogna infatti aspettare tutti i gradi di giudizio. Ce lo impone la legge che regola l'Ordine dei medici. Una legge del 1946, ormai vecchia e superata, che andrebbe aggiornata. Credo sia arrivato il momento - ha spiegato Garbarini - di lavorare in direzione di un aggiornamento di questa legge. L'Ordine dei medici dovrebbe poter procedere autonomamente con le indagini. O quantomeno in stretta collaborazione con la magistratura. Ma sempre più spesso dobbiamo riscontrare una mancanza di collegamento tra l'Ordine e la Procura. Quello che possiamo fare - aggiunge - è indagare in campo deontologico. Stop.

    Per il resto abbiamo le mani legate". Uno scandalo, quello della clinica Santa Rita, che ha colto tutti di sorpresa. "Noi dell'Ordine di Milano - sottolinea Garbarini - non abbiamo mai ricevuto segnalazioni o denunce in merito. Certo che, a naso, qualche segnale 'maleodorante' si avvertiva nell'aria. Ma nulla di più. E' chiaro che come medico - confessa il vicepresidente - mi sento distrutto da questa vicenda e vorrei poter procedere alla radiazione immediata dei camici bianchi coinvolti. Ma sarebbe un atto, sbagliato, di giustizialismo. E se poi, alla fine, i medici indagati risultassero innocenti?" ha concluso Garbarini.

    Per Stefano Biasioli, presidente della CIMo-ASMD, storico sindacato degli ospedalieri, la vicenda è "devastante, per l'intero SSN. Devastante perché prodotta da comportamenti penalmente e deontologicamente significativi, guidati dal disprezzo verso i malati e dall'ansia di denaro. Devastante perché i comportamenti osceni del Santa Rita sporcheranno anche il tanto buono che c'è nella sanità pubblica". Secondo Biasioli il tutto dovrebbe essere di monito "ai medici, per ricordare loro che il paziente non è un oggetto o una vacca da mungere. Ai politici, perché si decidano a cambiare la riforma del 1992, separando la politica dalla gestione, e perché attivino meccanismi trasparenti di controllo sull'attività sanitaria, ovunque venga svolta: ospedali pubblici, ospedali convenzionati, ospedali religiosi, ospedali universitari, Irccs, territorio". Ma non solo. Per il numero uno della Cimo, lo scandalo dovrebbe far riflettere anche le Istituzioni. "La vicenda Santa Rita deve servire di insegnamento ai governatori regionali perché capiscano che solo un controllo periodico delle fonti di spesa sanitaria, pubbliche o private, può evitare gli scandali sanitari. Deve essere di monito agli Ordini professionali medici, affinché siano realmente garanti di comportamenti professionali corretti".

    Le reazioni politiche sono state quasi a senso unico e, per i deputati radicali del PD, Antonietta Farina Coscioni ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro del Welfare Maurizio Sacconi, per chiedergli "se intende procedere a una revisione periodica e sistematica delle tabelle dei Drg, affinché siano effettivamente allineate agli ultimi progressi della medicina e della chirurgia". C'è anche l'invito al ministro del Lavoro, salute e politiche sociali per "l'aggiornamento delle linee guida, in modo che obblighino moralmente il chirurgo a osservare i limiti all'intervento medico imposti dal rispetto della dignità e della globalità della persona malata". Se queste sono le richieste all'indirizzo del ministro, la parlamentare radicale non manca di rilevare i nodi alla base di quanto accaduto nella cosiddetta 'clinica degli orrori'. "Al di là della sconcertante vicenda, sulla quale ci si augura che magistratura e investigatori accertino esattamente come si sono svolti i fatti - rileva Farina Coscioni - occorre fare alcune considerazioni. Innanzitutto - ricorda - le prime, gravi denunce su quanto accadeva al S. Rita risalgono al febbraio 2005, ben tre anni fa. E in queste ore si sta vagliando la situazione di decine di altre cliniche e strutture.

    Senza indulgere in sensazionalismi - prosegue Farina Coscioni - non ci si può tuttavia non chiedere se il caso della clinica milanese sia veramente isolato, o se sia una questione di 'sistema'". E l'inasprimento dei controlli è un'esigenza anche per il Governo: "Il sistema nazionale dei controlli nella sanità deve essere migliorato. Sono state fatte ipotesi di agenzie apposite, come avviene negli Stati Uniti.

    Dovremo mettere in piedi, anche informatizzando il territorio, un sistema unico per tutte le Regioni per evitare che, in futuro, si ripetano episodi del genere" ha detto ai microfoni di Radio 101 il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio. "Già attualmente ci sono dei controlli previsti per legge - ha aggiunto il sottosegretario - e la Regione Lombardia è una di quelle che li applicano meglio. Siamo circa al 5% delle prestazioni controllate, contro una media nazionale che è meno della metà". E poi, ha concluso, "dovremo affrontare anche il tema dei rimborsi. La sanità pubblica e privata non deve essere oggetto di importante lucro. Da questo punto di vista, se ci sono dei meccanismi da rivedere, andranno rivisti. Anche se il punto fondamentale rimane quello del controllo di qualità della sanità nel nostro Paese".

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    La CIMO accoglie appello FIMMG a unità

    Biasioli, medici ospedalieri sottorappresentati negli ordini periferici

    "Le persistenti criticità del Ssn richiedono una straordinaria coesione della professione medica. L'appello della Fimmg all'unità dei camici bianchi è quindi pienamente in sintonia con i nostri auspici".

    Parola di Stefano Biasioli, presidente nazionale della Cimo-Asmd, che commenta così la decisione della direzione della Federazione nazionale dei medici di famiglia di favorire le larghe intese professionali nelle prossime elezioni ordinistiche.

    "C'è bisogno - sottolinea in una nota Biasioli - di una forte coesione, a partire dalle rappresentanze a livello delle singole strutture provinciali, da Roma, a Trapani, a Bolzano.

    Questo è l'auspicio non solo della Fimmg di Giacomo Milillo ma anche, e da tanti anni, della Cimo-Asmd. Dagli auspici, occorre però passare ai fatti.

    E i fatti - conclude il numero uno della Cimo - dicono che ora la componente ospedaliera è sottorappresentata negli Ordini dei medici periferici".

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    Le intercettazioni e la Casa di Cura Santa Rita

    Fa piacere trovare un giornale storico come il Tempo schierato cosi' coraggiosamente con i cittadini di questo paese! L'altro ieri, giorno dell'annuncio della legge che vieterà le intercettazioni telefoniche, titola a caratteri cubitali: "non ci spieranno più".

    Ci manca solo l'appello "lottiamo per la nostra libertà". Ma ai lettori del Tempo, spesso onesti pensionati, impiegati statali, casalinghe che fanno la spesa al discount per tirare la fine del mese, verrà un dubbio?

    Gli verrà l'idea che stanno prendendo una fregatura dallo "statista"? O saranno davvero sollevati dalla scomparsa dell'orecchio persecutore della magistratura?

    E' giusto, diranno, scuotendo il capo con Emilio Fede. La privacy! Basta con il poliziotto che trascrive la ricetta della coda alla vaccinara di zia Giulia!! Lo scambio vivace di invettive sulla briscola! I cicci' e perepe' e saluta il tuo nonnino!

    Gli italiani hanno diritto al segreto telefonico!

    Il Messaggero, oggi, più garbatamente, ci informa che tutta l'Italia è spiata, che si vuole solo ridurre eccessi patologici, vanno curate le degenerazioni, nessuna indagine verrà ostacolata.

    Che saggezza, che gente per bene, che equilibrio di fronte a eccessi da reprimere, sempre senza perdere il controllo. Al massimo tentennando il capo, come Fede...

    Così godiamoci queste ultime intercettazioni sulla Casa di cura Santa Rita, che hanno permesso di arrestare dei banditi della medicina, facciamone un manifesto... Sono probabilmente le ultime.

    Ed è appena il caso di notare che questa bella dimostrazione di dedizione all'assistenza avviene in Lombardia, culla della sanità affidata ai privati, in una casa di cura accreditata con il Servizio Sanitario Regionale.

    Con che criteri? Valutata come? Vi erano da anni segnalazioni del malaffare in lettere ai giornali.
    La gente prendeva il tassì per sfuggire al 118 che li portava lì per competenza. E va bene, questi erano dei banditi...

    Ma chi li ha autorizzati a rapinare la diligenza che trasportava vecchiette e malati? Esistono dei criteri per capire quando si delinque, in medicina. Chi controllava cosa si rimborsava?

    Vogliamo sapere anche questo (ma dobbiamo spicciarci,temo....)

    Elisabetta Canitano

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    Nessuna giustificazione per la Santa Rita

    "I dolorosi e terribili fatti emersi dalle indagini sulla clinica Santa Rita di Milano non hanno alcuna giustificazione, e devono essere condannati senza riserve". Non lascia spazio a equivoci la condanna del sindacato dei medici dirigenti Anaao.

    "Periodicamente - ricorda in una nota - si viene a conoscenza di comportamenti opportunistici di rilievo penale perpetrati da strutture private ai danni del servizio sanitario nazionale (Ssn). Prima di condannare il Ssn per ogni sua carenza organizzativa, e prima di giudicarlo frettolosamente un'impresa fallita a causa dei costi eccessivi, magari proponendo l'ennesimo ricorso ad appaltare a privati le funzioni di cura ed assistenza dei malati - rileva l'associazione - bisogna riflettere sul reale contributo del privato accreditato al Ssn".

    I medici dirigenti rilevano quindi come, "in alcune Regioni il privato accreditato assorba oltre il 40% della spesa sanitaria. E' quindi più che mai importante che siano applicate e verificate le norme che regolano l'accreditamento delle strutture private e che le autorità regionali competenti esercitino una rigorosa verifica della qualità assistenziale e delle procedure diagnostico-terapeutiche adottate, per garantire la sicurezza dei cittadini.

    I fatti accaduti - incalza Anaao - dimostrano che quando la salute diventa una merce soggetta alle regole del mercato, e quando la professione è esercitata esclusivamente ai fini del facile guadagno, ogni delitto è possibile.

    Siamo fermamente convinti che solo un servizio sanitario pubblico, ispirato a principi di solidarietà ed equità, possa assolvere pienamente il principio costituzionale di garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini. E che la via da perseguire - conclude la sigla sindacale - sia quella di un rafforzamento del Ssn prima di tutto attraverso la buona politica e le buone pratiche professionali".

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    Ok condizionato alle ricette on line

    La prescrizione elettronica, che parrebbe essere una delle previsioni della prossima Finanziaria, è un utile presupposto per snellire la burocrazia nello studio del medico di famiglia, mettendo a punto le necessarie regole di tutela della privacy.

    Questa l'opinione di Mauro Martini , presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (SNAMI) che - commentando le anticipazioni sulle misure in Finanziaria per l'informatizzazione in sanità - suggerisce: "il risparmio stimato dal Governo del 10% della spesa farmaceutica, con il nuovo sistema, garantisce risorse che potrebbero finanziare progetti clinici da investire sul medico di famiglia".

    "Le proposte per la prossima Finanziaria sulle 'ricette elettroniche' - spiega Martini in una nota - possono portare ad una reale diminuzione del carico di 'scartoffie' che portano via tempo alla cura del paziente. Ovviamente occorre stabilire con chiarezza tutte le regole di tutela della privacy sulla creazione del fascicolo sanitario elettronico e capire chi lo gestirà".

    Ma servirà anche "un forte impegno per l'informazione nei confronti del cittadino, abituato alla ricetta di carta, che scomparirà: le resistenze, specie per i più anziani saranno dure da risolvere, ma una mirata opera di conoscenza su larga scala potrà avere gli effetti desiderati".

    I medici dello SNAMI, infine, "sono pronti a partecipare al tavolo permanente per l'armonizzazione delle politiche della sanità, proposto dal Governo".

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    Ok condizionato alle ricette on line

    La prescrizione elettronica, che parrebbe essere una delle previsioni della prossima Finanziaria, è un utile presupposto per snellire la burocrazia nello studio del medico di famiglia, mettendo a punto le necessarie regole di tutela della privacy.

    Questa l'opinione di Mauro Martini , presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (SNAMI) che - commentando le anticipazioni sulle misure in Finanziaria per l'informatizzazione in sanità - suggerisce: "il risparmio stimato dal Governo del 10% della spesa farmaceutica, con il nuovo sistema, garantisce risorse che potrebbero finanziare progetti clinici da investire sul medico di famiglia".

    "Le proposte per la prossima Finanziaria sulle 'ricette elettroniche' - spiega Martini in una nota - possono portare ad una reale diminuzione del carico di 'scartoffie' che portano via tempo alla cura del paziente.

    Ovviamente occorre stabilire con chiarezza tutte le regole di tutela della privacy sulla creazione del fascicolo sanitario elettronico e capire chi lo gestirà". Ma servirà anche "un forte impegno per l'informazione nei confronti del cittadino, abituato alla ricetta di carta, che scomparirà: le resistenze, specie per i più anziani saranno dure da risolvere, ma una mirata opera di conoscenza su larga scala potrà avere gli effetti desiderati".

    I medici dello SNAMI, infine, "sono pronti a partecipare al tavolo permanente per l'armonizzazione delle politiche della sanità, proposto dal Governo".

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    AssoGenerici risponde a Farmindustria

    AssoGenerici interviene sulle ultime dichiarazioni di Farmindustria, per precisare che il ricorso agli sconti non riguarda solo i generici ma, come ha giustamente rilevato l'Assessore Rossi nel suo esposto, tutti i farmaci "off patent", che - come è noto - non sono solo generici.

    "A riprova di ciò - afferma Giorgio Foresti, Presidente di AssoGenerici - ci sono i numeri; l'assessore Rossi dichiara infatti una perdita per il SSN di un miliardo, su un fatturato di 4 miliardi di euro che corrisponde al mercato degli off-patent". "Ricordo a tutti - prosegue Foresti - che AssoGenerici ha sollevato il problema della scontistica sia con l'Antitrust all'inizio di aprile, sia ben prima, al tavolo di lavoro istituito dal Ministero della Salute nello scorso autunno.

    Questo per far capire che il fenomeno sconti riguarda tutto il sistema farmaci, non solo i generici, e che vanno trovate soluzioni complessive che permettano uno sviluppo equilibrato di tutte le componenti del mercato e il rispetto delle esigenze di tutte le parti coinvolte. A tale proposito, vorrei rivolgere a Farmindustria la richiesta di non reiterare le dichiarazioni strumentali sulla qualità del generico, come ancora ieri ha fatto il Vicepresidente.

    La qualità del generico non può più essere messa in discussione con affermazioni arbitrarie e prive di fondamento, che mirano solo a difendere rendite di posizione ormai insostenibili.

    I principi attivi, che secondo il Vicepresidente di Farmindustria arrivano da Paesi sconosciuti, sono controllati e autorizzati dalle Autorità europee e italiane e, solo a valle delle autorizzazioni, sono utilizzati tanto dalle aziende di farmaci equivalenti, quanto dalle aziende di farmaci di marca. Per ciò che riguarda la ricerca e le preoccupazioni del Vicepresidente, sottolineo come, a nostro parere, proprio il risparmio che il farmaco generico garantisce al sistema dovrebbe essere reinvestito nel comparto per stimolare lo sviluppo e lo studio di molecole che ancora molto possono offrire alla cura dei pazienti italiani.

    Infine mi preme sottolineare come i Paesi con la più alta concentrazione di industrie farmaceutiche e con il più alto tasso di investimenti in ricerca - come Stati Uniti, Germania e Inghilterra - guarda caso, sono anche i Paesi nei quali la quota di mercato dei generici è tra le più alte al mondo e dove l'ingresso del primo farmaco generico risale a oltre 35 anni fa.

    Sarebbe altresì più giusto chiedersi come mai, nel resto del mondo, quando le molecole scadono di brevetto, i consumi aumentano in modo molto significativo mentre in Italia avviene il fenomeno opposto e i consumi crollano".

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    SMI: priorità a contratti e convenzioni

    "Siamo disponibili ad aprire un confronto con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, su questioni che sono centrali per l'Italia. Ma allo stesso tempo non possiamo non sottolineare che i ritardi sui contratti e le convenzioni dei medici non possono essere liquidati come un semplice cattivo costume del nostro Paese".

    Così il segretario nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi), Salvo Calì, commenta il programma illustrato da Sacconi in Commissione Igiene e sanità del Senato, e le prime iniziative del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini.

    "Duecentomila professionisti tutti i giorni - spiega in una nota Calì - assistono, curano, salvano la vita di molti cittadini con un accordo di lavoro scaduto da oltre due anni e con un impoverimento radicale della loro retribuzione. In questi giorni abbiamo chiesto un incontro alla Martini, proprio per esporre le preoccupazioni e il grande disagio della categoria".

    Per lo Smi gli spunti e le riflessioni del neoministro aprono però la porta a un confronto aperto e non ideologico. "Un confronto - sottolinea Calì - basato sulla necessità di rivedere l'impianto complessivo del nostro Welfare, sull'opportunità di modernizzare e rendere più efficiente il nostro Ssn, sulle sfide imposte al sistema Italia dal federalismo fiscale e, infine, sull'obbligo di liberare il governo della sanità dalla pervasività della politica investendo sui professionisti che vi operano.

    Sulle sfide poste dal federalismo fiscale - aggiunge il numero uno dello Smi - sul gap di offerta e di qualità di servizi tra diverse aree del Paese e sulle responsabilità degli amministratori regionali, la nostra posizione è chiara: bisogna coinvolgere i sindacati del settore e avviare una nuova stagione di confronto e di riforme.

    E' molto importante che non siano i cittadini a pagare le incapacità di gestione e programmazione delle Regioni, altrimenti il federalismo non farà altro che aumentare la divaricazione tra Nord e Sud: un processo sicuramente complesso che non può produrre milioni di cittadini di serie B".

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    Riorganizzare la ricerca biomedica

    "Abbiamo già aperto un tavolo di lavoro con il ministro dell'Istruzione, università e ricerca Mariastella Gelmini. E stiamo per istituire una commissione mista Università-Salute per una riorganizzazione comune della ricerca biomedica"

    Lo riferisce il sottosegretario al Lavoro, salute e politiche sociali, Ferruccio Fazio, parlando ieri a Milano al decennale dell'Università degli studi di Milano-Bicocca. "Può darsi anche, ma è tutto ancora da decidere, che andremo verso un unico fondo". L'intenzione è quella di "individuare delle macro-aree per settori quali per esempio oncologia, cardiovascolare, neuroscienze, materno-infantile, metabolismo, malattie infettive e immunitarie.

    Più alcune piattaforme trasversali, dedicate per esempio alla bioinformatica, alle cellule staminali, e alle nuove sfide della genomica", continua. Il governo, ricorda Fazio, "ha deciso che la ricerca è una priorità per il Paese e credo, sono ottimista in tal senso, che riuscirà a trovare nuovi fondi per il settore biomedico". Parlando di fronte ai vertici dell'Università Bicocca e a una platea affollata da docenti dell'ateneo, Fazio precisa: "Sono qui soprattutto come professore dell'Università di Milano Bicocca, seppure in aspettativa.

    In questo ateneo ho creduto fin dall'inizio - sottolinea - e oggi la Bicocca è tra le prime dieci università italiane. In secondo luogo sono qui in rappresentanza della sezione Salute del ministero del Welfare. La salute, infatti, è una piccola parte della grande galassia di cui si occupa l'università. Rappresenta comunque il 25% delle attività, ed è un campo che interessa tutti i cittadini". Fazio ribadisce quindi le priorità del ministero in materia sanitaria. Primo "riduzione delle liste di attesa, distinguendo le prestazione per tipologie e garantendo per prima cosa le più urgenti".

    Secondo - continua - "rinnovamento tecnologico per aiutare a riqualificare il servizio sanitario nazionale" a 360 gradi. Terzo "attenzione al Sud, in particolare a Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, con finanziamenti ad hoc". Infine "ridurre la mobilità interregionale, un costo per l'azienda Italia". Il tutto, conclude il sottosegretario, "in stretta sinergia con le Regioni".

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    09 giugno 2008

    Dodici arresti per truffa al SSN

    E' di 2,5 milioni di euro l'importo complessivo della truffa al SSN che la casa di cura Santa Rita di Milano avrebbe messo a segno a partire dal 2007. L'inchiesta dei pm milanesi, Tiziana Siciliano e Grazia Pradella, ha permesso di mettere in luce una serie di casi di truffa, rimborsi indebiti, ricoveri prolungati e operazioni chirurgiche definite inutili e avventate nei confronti di ignari pazienti.

    Complessivamente sono 88 i casi di lesioni gravi e gravissime addebitate al personale della clinica Santa Rita, e 5 i casi di morte del paziente dopo operazioni giudicate "inspiegabili". Secondo l'accusa, il personale della casa di cura avrebbe falsificato le cartelle cliniche affermando la sussistenza di patologie e necessità terapeutiche allo scopo di chiedere alla Regione Lombardia e al Servizio sanitario nazionale un rimborso superiore a quello dovuto, per gli anni 2005 e 2006.

    Diverse anomalie sono state evidenziate in alcuni reparti della struttura sanitaria (riabilitazione, oculistica, chirurgia toracica), con ricoveri molto superiori rispetto a quelli messi in atto in altre strutture. Sono in tutto 14 le persone arrestate questa mattina dai militari del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, nell'ambito dell'ultima inchiesta-scandalo avviata della Procura cittadina sulla sanità.

    Due gli indagati finiti in carcere: Pier Paolo Brega Massone, responsabile dell'Unità operativa di Chirurgia toracica, e Pietro Fabio Presicci, componente dell'equipe di Chirurgia toracica. Agli arresti domiciliari sono finiti in 12, tra i quali Paolo Francesco Pipitone, socio unico e legale rappresentante della casa di cura; Maurizio Sampietro, direttore sanitario fino al maggio 2007; Renato Scarponi, capo equipe presso l'Unità operativa di Ortopedia; Merlano Gianluca, vice direttore sanitario dal 2 novembre 2005 fino al maggio 2007; Mario Baldini e Paolo Regolo, entrambi responsabili d'equipe presso l'Unità operativa di Neurochirurgia.

    L'inchiesta "è il risultato delle attente politiche di controllo di cui è dotata la Regione Lombardia e delle sinergie fra le Istituzioni" ha detto l'assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani. L'Asl di Milano, spiega l'assessore, "era già intervenuta lo scorso anno nominando una commissione d'inchiesta e sospendendo l'accreditamento col SSN per alcune attività del reparto di chirurgia toracica".

    Adesso, prosegue, "attendiamo le valutazioni degli organi inquirenti. Gli sforzi di tutti sono concentrati per neutralizzare casi del genere. Il motivo per cui abbiamo costruito un sistema così avanzato di controlli è legato al fatto che degenerazioni simili possono capitare all'interno di un sistema sanitario complesso come quello lombardo". Di diverso avviso l'opposizione in Regione.

    "Ancora una volta ci troviamo davanti a uno scandalo sanitario che coinvolge la nostra regione: questa è l'ennesima dimostrazione di come la sanità sia diventata merce di scambio. Non c'è un sistema di tutela della salute del cittadino" ha detto il vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, ed esponente di Sinistra Democratica, Marco Cipriano. "E' chiaro - continua il consigliere - che occorre attendere l'esito delle indagini, ma in ogni caso è la Regione che deve fare un serio esame di coscienza".

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    I SERT si affidano ai pazienti

    Il personale sanitario addetto ai SERT (Servizi per la tossicodipendenza) si dichiara in maggioranza favorevole all'affido terapeutico, la pratica di consegnare ai pazienti una quantità di farmaco sufficiente ad autogestire la terapia, per un certo periodo di tempo.

    Lo rivela un'indagine, illustrata oggi a Roma in un incontro organizzato da Essex Italia (gruppo Schering-Plough) e condotta da GfK Eurisko in collaborazione con Federsert (Federazione italiana operatori Sert) su 186 medici di altrettanti SERT italiani (un terzo dei servizi presenti sulla Penisola). Secondo l'indagine oggi i farmaci sono affidati in media al 60% circa dei pazienti, anche se per periodi relativamente brevi.

    L'analisi dei dati mostra notevoli disomogeneità regionali: Sicilia, Emilia Romagna e Sardegna sono le Regioni che 'affidano' di più, mentre Marche, Umbria, Campania e Lazio sono ben al di sotto della media nazionale. Una scelta fino a oggi condizionata anche dal timore che i farmaci consegnati in affido avrebbero potuto alimentare il mercato clandestino o essere oggetto di uso improprio. Quasi la metà dei medici intervistati dà un giudizio molto positivo sulla possibilità di consegnare un farmaco in affido. E in futuro questa pratica potrà diventare più agevole. Da qualche settimana, infatti, anche in Italia è disponibile un nuovo farmaco le cui caratteristiche contrastano appunto la possibilità di un uso improprio, rendendo così questa modalità terapeutica più sicura e praticabile.

    Si tratta - ha spiegato Lorenzo Somaini, Servizio tossicodipendenza e alcologia SERT 2 di Cossato (Biella) - di compresse sublinguali con un'associazione fissa di buprenorfina e naloxone in rapporto 4 a 1. L'associazione buprenorfina/naloxone offre "un vantaggio decisivo - è intervenuto Somaini - perché proprio la sua particolare formulazione ne disincentiva il 'misuse endovenoso'.

    E' chiaro che un farmaco contenente buprenorfina, ma non iniettabile per via endovenosa perché associato a un'altra molecola come naloxone (che nel caso di somministrazione endovena produce un grave discomfort), abbatte ulteriormente il rischio di decesso, già molto limitato con buprenorfina sola".

    Il nuovo approccio consente anche un sensibile risparmio. "Uno studio pubblicato sulla rivista 'Addiction' ha cercato di quantificare il beneficio offerto dalla terapia sostitutiva con buprenorfina/naloxone - ha proseguito Somaini - registrando un consistente risparmio già con l'affido settimanale rispetto all'accesso quotidiano ai Servizi". Un servizio che, secondo un'analisi economica dello stesso esperto, costa in media 1.500-1.600 euro l'anno per paziente, mentre se l'accesso si limita a una volta al mese, il costo si abbatte a 50-60 euro.

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    Medici a scuola di umanità

    "Corsi di umanità" nelle facoltà di medicina delle università italiane. Per insegnare ai camici bianchi del futuro che "curare non significa solo somministrare farmaci", ma anche e soprattutto "parlare al malato". Perché "se gli dai coraggio, il paziente vive di più" e meglio.

    Parola del medico-paziente Gianni Bonadonna, 73 anni, volto simbolo dell'oncologia italiana che, "riemerso dall'ictus", denuncia i limiti di una medicina ipertecnologica e detta la sua 'cura' nel libro 'Medici umani, pazienti guerrieri'. Il volume, scritto con Giangiacomo Schiavi del "Corriere della Sera" ed edito da Baldini Castoldi Dalai, è stato presentato ieri all'Istituto nazionale tumori (Int) di Milano dove Bonadonna è impegnato da oltre 40 anni. E da dove ha contribuito a rivoluzionare la lotta al cancro con successi riconosciuti e premiati sulla piazza mondiale.

    "Da medico ho commesso anch'io i miei errori", confessa Bonadonna ai giornalisti. "La fretta", per esempio, "è una cosa terribile perché i pazienti hanno bisogno di parlare anche nell'era della tecnologia". In passato "io stesso sono stato salvato dalla penicillina", racconta, e "da allora sul fronte delle cure sono stati fatti progressi incredibili".

    Ma il problema è che "oggi i medici non sono più umani". L'oncologo denuncia la crisi di "una classe medica schiacciata tra burocrazia, lottizzazione, corsa ai facili guadagni". Insieme ad altri colleghi che hanno vissuto o ancora vivono il dolore della malattia sulla propria pelle, Bonadonna ha fondato il gruppo "Dall'altra parte".

    E nella sua nuova opera dà voce ai timori per un sistema universitario da ripensare. "Nelle facoltà di medicina si insegna il distacco, si ragiona col computer - scrive nel capitolo 'Esame di umanità' - L'uomo è sezionato in tanti pezzi, come in un quadro di Picasso". Col risultato che "alla scuola del malato i giovani medici arrivano impreparati".

    Troppa tecnica, poco cuore. Negli ambulatori medici, come nelle corsie degli ospedali, "l'approccio al malato somiglia a quello verso una macchina in avaria": scopri il guasto e, se c'è, provi un rimedio.

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    Assessorato Lazio a Marrazzo

    Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ha firmato l'atto con il quale riassume direttamente le competenze in materia sanitaria già attribuite all'assessore Augusto Battaglia. Diventa, pertanto, assessore ad interim della sanità laziale

    "Con questa decisione - si legge in una nota della presidenza della Regione - il governatore ha scelto di farsi carico direttamente di questo impegno per un periodo determinato, in modo da assicurare ai massimi livelli istituzionali l'esercizio diretto delle competenze della sanità in relazione agli obiettivi di risanamento, riequilibrio e riorganizzazione dell'intero sistema sanitario regionale, in una fase decisiva del confronto con il Governo sul Piano di rientro".

    Piero Marrazzo
    "in un colloquio - prosegue la nota - ha ringraziato Augusto Battaglia 'per l'impegno costante e appassionato per rinnovare la sanità di questa Regione. I suoi sforzi hanno prodotto grandi risultati nella riduzione della spesa, nel restituire trasparenza ai conti e quindi dignità al sistema sanitario regionale.

    Con la lettera ricevuta dal presidente del Consiglio dei ministri, si è aperta una fase nuova alla quale ho ritenuto di rispondere con un'assunzione di responsabilità, anche di fronte ai cittadini del Lazio, al massimo livello istituzionale.

    Considero Augusto una persona di straordinario valore umano e professionale, su cui l'amministrazione regionale potrà continuare a contare'".

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    08 giugno 2008

    Passione per vip e divi migliora l'autostima

    Altro che chiacchiere da parrucchiere: la gossip-mania può far bene alla salute. Seguire con passione le vicende delle celebrità del cuore, tra amori, matrimoni e bebè in arrivo, può avere degli effetti benefici per i la psiche dei fan.

    E aiutare molte persone, specie quelle con una bassa autostima, a vedersi con occhi diversi. A promuovere la mania per le celebrità è un nuovo studio, pubblicato su 'Personal Relationship' dal team di Jaye Derrick e Shira Gabriel dell'Università di Buffalo(Usa). Secondo la ricerca non ci sono dubbi: le relazioni 'parasociali' - quelle che si instaurano seguendo le vicende dei divi del cuore - possono costituire una sana valvola di sfogo per chi ha difficoltà nei rapporti reali. Non solo.

    Le persone con una bassa autostima possono 'sfruttare' la passione per le celebrità, per sentirsi a loro volta più vicine agli ideali che vorrebbero raggiungere, migliorando l'idea che hanno di sé. Per saperne di più, i ricercatori hanno condotto tre diversi studi su circa un centinaio di studenti universitari. Obiettivo, stabilire la relazione tra autostima, relazioni parasociali e discrepanze nella personalità.

    Le giovani 'cavie' hanno dovuto indicare il proprio divo preferito e descriverlo in un saggio a finale aperto. Tutte, poi, sono state sottoposte a un test standard per valutare il livello di autostima. Risultato? I ragazzi con una bassa autostima hanno finito per descrivere le celebrità del cuore come molto simili ai loro stessi ideali e, in qualche modo, vicine.

    Cosa che non accadeva con un divo preso a caso. In pratica, guardare con ammirazione un divo porta quasi a guardare se stessi in modo più positivo. Le relazioni parasociali, insomma - scrivono gli studiosi - possono avere benefici per la personalità dei giovani con scarsa autostima, che non si otterrebbero invece con rapporti reali.

    Questo perché il rischio di essere rifiutati nel primo caso è molto ridotto, mentre il fatto di seguire da lontano le vicende di un personaggio sentito quasi come di famiglia, porta i fan a vedersi più vicini al proprio sé ideale.

    "Anche le relazioni immaginarie con le celebrità, con le quali non si ha alcun contatto, possono essere benefiche, dunque - concludono i ricercatori - Anzi, a volte per chi ha problemi di autostima, queste relazioni possono essere molto più 'benefiche' di quelle reali".

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    Chi manca all'appello dell'HPV

    Lombardia, Calabria e Puglia sono le Regioni italiane che mancano all'appello per completare l'avvio della vaccinazione nazionale delle dodicenni contro il Papillomavirus umano (HPV), principale causa del tumore al collo dell'utero.

    Il ministero della Salute ha infatti raccomandato l'immunizzazione gratuita e attiva per questa coorte di giovani, con un programma su base regionale a cui, a oggi, quasi tutte le regioni hanno aderito.

    E dato il target principale della campagna, le ragazzine di 12 anni, esperti pediatri si sono riuniti a Pollenzo (Torino) per elaborare un documento tecnico su tutti gli aspetti della vaccinazione contro l'HPV, dedicato proprio a questi specialisti.

    In Italia, all'età di 12 anni - ricorda una nota - il 96,8% delle bambine ha già manifestato i primi segni di sviluppo puberale e l'età media della prima mestruazione è di 12,4 anni. Da uno studio condotto dall'AIED (l'Associazione italiana demografica per l'educazione sessuale) sulla contraccezione emerge che l'inizio dell'attività sessuale nel 25% dei giovani avviene tra i 13 e 15 anni e nel 55% tra i 16 e 18 anni.

    Altre indagini segnalano, inoltre, che l'1% dei giovani ha rapporti sessuali entro i 12 anni e un terzo entro i 17 anni. Essendo la vaccinazione anti-HPV più indicata prima dell'inizio dell'attività sessuale, in Italia si è deciso di intervenire sulle dodicenni.

    Il documento stilato dai pediatri, in fase di attuazione definitiva, analizza l'attuale situazione della prevenzione anti-HPV, facendo il punto sull'incidenza delle principali patologie legate al virus, tra cui il cancro e i condilomi genitali, con l'obiettivo di delineare, sulla base delle raccomandazioni del ministero della Salute, da un lato le linee di comportamento per i pediatri e dall'altro far rilevare l'importanza di questa figura nel rapporto con i genitori e nella gestione della salute dei ragazzi.

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    Lesioni spinali: nasce Fondazione Stand

    Sono circa 1.500 in Italia i nuovi casi di lesioni spinali acute ogni anno, dovute soprattutto a incidenti stradali. Il maggior numero di lesioni colpisce persone sotto i 40 anni.

    Proprio pensando al futuro di questi pazienti è nato a Verona un nuovo polo nazionale, dove potranno convergere le esperienze dei centri di eccellenza della Penisola. Si tratta della Fondazione Stand (Spinal Trauma and Disease), presentata venerdì all'Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma e costituita con l'obiettivo di sviluppare un polo nazionale "in grado di rendere rapidamente e facilmente disponibili ai pazienti con lesioni midollari i risultati delle ricerche nelle neuroscienze di base e in ambito clinico".

    Stand è stata costituita a Verona nell'aprile scorso, su iniziativa di alcuni medici specializzati e con il supporto di un gruppo imprenditoriale. La nuova organizzazione no-profit mira a riunire in una sola struttura le esperienze dei principali centri di eccellenza nel campo delle mielolesioni e, al contempo, a inserire il nostro Paese nella rete internazionale dedicata alla ricerca in questo settore.

    Alla presentazione sono intervenuti, fra gli altri, il direttore generale della Fondazione Santa Lucia, Luigi Amadio, e i fondatori di Stand: l'imprenditore Giuseppe Godi (presidente) e il medico dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, Marsilio Saccavini
    (vicepresidente).

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    L'ambulanza per il prelievo degli organi

    Ambulanze attrezzate per l'espianto d'organi, con a bordo tutto il necessario per sottoporre gli assistiti, destinati a morte certa, agli interventi necessari per donare gli organi.

    Potrebbero essere battezzate ambulanze della morte, ma anche della vita considerando che il loro obiettivo è di salvarne molte. Di certo, però, non quelle delle persone che soccorreranno: per questo, la cosa rischia di sollevare non pochi dubbi, compresi quelli di natura etica.

    L'insolito dilemma su cosa sia giusto o non giusto fare, destinato ad accendere un infuocato dibattito, nasce a New York City, dove il personale del Bellevue Hospital sostiene che la singolare quattro ruote potrebbe salvare centinaia di vite umane.

    Generalmente negli States, infatti, l'espianto d'organi avviene in ospedale, perché è qui che i camici bianchi dispongono di tutti i macchinari e le attrezzature necessarie per far sì che gli organi non subiscano danni, diventando presto inutilizzabili.

    Poche e determinanti ore per far sì che reni, fegato e altri organi possano essere donati a chi ne ha bisogno. Lewis Goldfrank, a capo della medicina di emergenza dell'ospedale di Bellevue, sostiene che l'ambulanza delle polemiche potrebbe dar vita a una "trasformazione straordinaria", incrementando ben presto il numero di donatori.

    L'espianto, infatti, potrebbe avvenire a pochi minuti e sul posto in cui ha avuto luogo un incidente mortale, ad esempio. Goldfrank ha stimato che circa 22 mila persone l'anno, negli Stati Uniti, perdono la vita in casa. Tra questi vi è indubbiamente un alto numero di donatori potenziali. "Ma molte persone - fa notare Arthur Caplan, docente di bioetica all'università di Pennsylvania - diffidano del sistema sanitario, e credo che sarebbe molto facile imbattersi in familiari che sosterrebbero: 'Vedi, se fosse stato ricco e bianco gli avrebbero salvato la vita anziché prelevargli gli organi"'.

    "Ma è anche vero - ricorda Richard O'Brien, un medico di emergenza del Mosè Taylor Hospital di Scranton, in Pennsylvania, e portavoce dell'American College of Emergency Physicians - che diverse centinaia di persone muoiono ogni mese in attesa di un trapianto d'organi. Questo potrebbe essere un modo per incrementare la disponibilità di organi e salvare così la vita di persone che ne hanno un disperato bisogno".

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    Il SSN si governa con la chiarezza

    "Norme chiare e non interpretabili a seconda del caso, meccanismi rigorosi". E' quanto chiede il governatore del Veneto Giancarlo Galan, al termine della Conferenza delle Regioni, ricordando che, in Italia, "esistono sanità che funzionano e altre che fanno schifo, realtà in linea con i conti e altre con buchi, tra l'altro sempre le stesse.

    Non voglio entrare nei singoli casi, ma necessitiamo, a mio avviso, di norme severe e che funzionino". E gli esempi, secondo il governatore del Veneto, la dicono lunga.

    "I meccanismi che regolano i finanziamenti europei sono così rigidi e rigorosi - sottolinea - che anche le Regioni che erano, su questo fronte, fanalino di coda hanno imparato a rispettarle pur di non perdere i finanziamenti. Ecco, mi chiedo perché questo sistema non venga adottato anche all'interno".

    Non manca, poi, una nota di rammarico. "Non sento mai parlare - afferma il governatore - di aspetti premianti. Ci sono Regioni in cui la raccolta differenziata si fa da decenni, e in cui la sanità funziona ed è sempre stata in regola coi conti.

    Ci sarà il giorno - chiede Galan - in cui queste differenze verranno riconosciute? Si fa presto - conclude con tono polemico - a parlare di federalismo solidale senza premiare le differenze che meritano di esser riconosciute".

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    No al terrorismo media contro i medici

    "Nessuno vuole difendere i medici compiacenti che compilano falsi certificati, ma non capiamo questo terrorismo mediatico nei confronti dei camici bianchi che fanno il loro dovere

    Anche per questo, abbiamo formalizzato una richiesta di incontro urgente con il ministro della Pubblica amministrazione e innovazione, Renato Brunetta". Parola di Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), che interviene così sul Ddl a cui sta lavorando il ministro Brunetta, che prevede il licenziamento dei medici cosiddetti compiacenti, ovvero che stilano certificati facili.

    "Uno dei motivi della richiesta di un incontro urgente con il ministro - sottolinea in una nota Martini - è la certificazione di malattia, meglio dire attestazione di malattia, riguardante il tempo pregresso.

    Vale a dire quando il paziente si reca dal medico curante dopo 1 o 2 giorni dall'inizio dei sintomi. La modulistica Inps a nostra disposizione - aggiunge - permette di riportare una data precedente alla data di compilazione del certificato sotto la dizione prestampata 'il paziente dichiara di essere ammalato da..'".

    Lo Snami chiede inoltre di discutere con il ministro di una modifica della certificazione, "oltre a ribadire - spiega Martini - la nostra antica volontà di fare in modo che sia il lavoratore ad autocertificarsi l'assenza per le piccole indisposizioni fino ai primi tre giorni, come avviene in quasi tutti i paesi Europei".

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    05 giugno 2008

    Per l'Alzheimer c'è molto da fare

    Ogni anno un malato di Alzheimer costa alla famiglia e alla collettività 60.900 euro. Il 32,7 per cento dei malati è assistito da badanti straniere. Un esercito in continuo aumento, come quello dei malati che in Italia toccano il milione: 905.713, per l'esattezza secondo l'ultimo rapporto europeo sulla demenza.

    Con costi socio-sanitari in rapida evoluzione, per lo più legati all'assistenza del malato via via disabile, dalla mente al corpo. "L'Alzheimer nel prossimo futuro costituirà una vera emergenza sanitaria e sociale - ha detto Patrizia Spadin, presidente dell'Associazione italiana malattia Alzheimer (AIMA) nel corso di un convegno svoltosi ieri a Milano - Le famiglie tra l'altro sono sempre più povere di energie e risorse economiche e sempre più mononucleari. Infatti, la maggior parte dei degenti nelle case di cura sono anziani affetti da demenza".

    Oggi sono disponibili farmaci che agiscono sui sintomi con un notevole miglioramento della qualità della vita del paziente e di coloro che lo seguono. ma l'accesso alle cure è anche uno dei maggiori problemi dei malati. "C'è l'esigenza di uniformare le cure a livello nazionale ed europeo - denuncia Spadin - e di rendere gratuita la memantina, entrata nel prontuario italiano in ritardo rispetto agli altri Paesi europei e messa in fascia C, quella a pagamento, mentre in altri Paesi è gratuita.

    Un costo non indifferente per le famiglie di un malato di Alzheimer già impegnate in spese di gestione del congiunto estremamente gravose". "La ricetta della Regione Lombardia per la lotta all'Alzheimer - ha spiegato Carlo Lucchina, Direttore Generale Sanità Regione Lombardia - prevede un consistente sforzo assistenziale al malato attraverso le Unita di Valutazione Alzheimer, che sono diffuse capillarmente su tutto il territorio.

    "Degna di nota - continua Lucchina - è senza dubbio è la sperimentazione deliberata dalla Regione nel 2005 per valutare farmaci autorizzati ma non prescrivibili dal SSN. Hanno partecipato allo studio 43 UVA coadiuvate dalla clinica neurologica dell'Ospedale Sacco, in stretta collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità".

    "Per ora si può dire che i dati corrispondono a quelli di uno studio statunitense: efficacia del 25-29 per cento nel tenere sotto controllo l'evoluzione della malattia. Sovrapponibili agli altri farmaci, con la differenza che il meccanismo d'azione della memantina è diverso da quello degli inibitori di acetilcolinesterasi e che un domani si potrebbe ipotizzare uno studio che abbina entrambi i medicinali sperando in un effetto sinergico" - ha detto Claudio Mariani, direttore della Clinica Neurologica dell'Ospedale Luigi Sacco, coordinatore dello studio.

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    Da correggere linee guida legge 40

    Le linee guida alla legge 40 del 2004, rinnovate in extremis dall'ex ministro della Salute Livia Turco, saranno corrette.

    Lo ha ribadito ieri il ministro del Welfare Maurizio Sacconi nel corso dell'audizione in Commissione Igiene e sanità del Senato. Il riferimento è alla recente apertura del testo alla diagnosi preimpianto. "Dobbiamo risolvere - dice Sacconi - un problema di carattere giuridico-formale, dietro un profilo sostanziale.

    E io me ne devo occupare. Mi riferisco - chiarisce - agli interventi diagnostici preimpianto, con possibili fini eugenetici. L'interpretazione della legge fu alla base dell'iniziativa referendaria che aveva unanimemente dato una lettura in senso restrittivo della diagnosi preimpianto.

    E' paradossale poi - rileva Sacconi - che si ritenga oggi da parte dell'ex ministro della Salute Turco che la legge la consenta.

    Sulle linee guida - chiarisce - sono in atto verifiche, che credo non potranno che condurre a un intervento correttivo". Diversamente, Sacconi pensa che sia compito del ministero del Lavoro, salute e politiche sociali "rafforzare le politiche di prevenzione della sterilità e dell'infertilità e la ricerca sulla crioconservazione dei gameti".

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    Importanti i farmaci in valigia

    Per gli italiani in vacanza sono più importanti di spazzolino e dentifricio, e più indispensabili di cellulare e caricabatteria. Tra i connazionali in partenza i farmaci sono un vero 'chiodo fisso': l'87 per cento dei viaggiatori della Penisola si dichiara attento ai medicinali da portare in trasferta, tanto che le pillole si piazzano al quinto posto nella classifica degli oggetti da mettere subito in valigia.

    Pur con qualche differenza tra lui e lei: nel bagaglio maschile i farmaci scivolano infatti al sesto posto fra le priorità, mentre in quello femminile salgono in quarta posizione, preceduti ovviamente da abiti, scarpe e biancheria intima.

    A curiosare nella mente dei vacanzieri del Belpaese è l'indagine 'Gli italiani: turisti non per caso', condotta dall'istituto di ricerca Demoskopea ad hoc per la campagna 'mediCINA 2008', lanciata ieri a Milano.

    Un progetto curato da Walter Pasini, direttore del Centro collaboratore Oms per la medicina del turismo di Rimini, e promosso con il contributo educazionale di Roche in vista delle Olimpiadi di Pechino in calendario dall'8 al 24 agosto.

    La ricerca si basa su interviste online su 500 italiani 18-65enni, selezionati fra i concittadini che nell'ultimo anno si sono spostati almeno una volta per motivi professionali o personali.

    Dal sondaggio emerge l'identikit di un turista sempre più sensibile alle eventuali insidie sanitarie degli spostamenti da casa.

    Anche se gli italiani restano nell'animo viaggiatori 'fai-da-te': il 55 per cento decide da solo, in base alle proprie esperienze personali, quali medicinali portare con sé; soltanto il 30 per cento del campione si confronta con il proprio medico prima della partenza, e appena il 15 per cento chiede aiuto al farmacista.

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    Scorporo Salute deve attendere

    Via libera dell'Aula del Senato, ieri mattina, alla conversione del decreto legge 'taglia-ministeri', per l'adeguamento delle strutture di Governo in applicazione dell'ultima legge finanziaria, che fissa a dodici il numero dei dicasteri e a sessanta i componenti complessivi dell'esecutivo.

    Nulla cambia per il ministero della Salute, che non viene ripristinato. E' stato ritirato, infatti, l'emendamento presentato da Ignazio Marino, del Pd.

    Accolto invece, tra gli altri, un Ordine del giorno bipartisan che impegna il Governo a riconsiderare l'assetto dei ministeri per "ripristinare, nelle forme opportune, un dicastero della Salute".

    "L'assenza di un ministero della Salute - commenta Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici - rappresenta una sconfitta per quanti credono nella unitarietà del Servizio sanitario nazionale - primi fra tutti i medici che quotidianamente lavorano negli ospedali e nel territorio - per contrastare le disuguaglianze tra Nord e Sud, per una migliore tutela dei cittadini e di tutti gli operatori della sanità".

    Per Cozza, "prima si ripristina, meglio è. Intanto - osserva - nulla impedisce di colmare l'assenza del ministro della Salute almeno nel 'Governo ombra' del Pd, dove sono già stati nominati altri rappresentati non corrispondenti all'attuale struttura del Governo Berlusconi.

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    AAROI, trattativa o sciopero

    Gli anestesisti e rianimatori ospedalieri sul piede di guerra. Se a breve non ripartirà la trattativa per il rinnovo del contratto della dirigenza medica e veterinaria, minacciano infatti di usare le 'maniere forti'.

    "Se la situazione contrattuale non si sbloccherà a breve, saremo costretti allo sciopero". Parola di Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), stanco dei ritardi che sta registrando la trattativa, bloccata ormai da circa due mesi.

    "I giorni passano ma non arriva la convocazione - sottolinea in una nota Carpino - e così ci si avvia ai tre anni dalla scadenza del contratto. Un ritardo - aggiunge - dovuto all'Aran che unilateralmente ha interrotto le trattative.

    Quel che è più grave è che a fare le spese di questo inspiegabile ritardo sono i malati che stanno pagando una realtà sanitaria che vede i medici al limite del collasso.

    Sorge il sospetto che la mancata convocazione sia dovuta alla scarsa volontà della Conferenza dei presidenti delle Regioni, degli assessori della Sanità e del Comitato di settore per la sanità di riavviare le trattative.

    Ci piacerebbe sapere almeno le motivazioni". La situazione, per il numero uno dell'Aaroi, sembra arrivata a un punto di non ritorno. "La pazienza - conclude Carpino - è arrivata al limite oltre il quale non rimane che ricorrere, come purtroppo spesso siamo stati costretti, allo sciopero.

    E' triste constatare che solo con le minacce e con le maniere forti si possa essere ascoltati".

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    Rinnovo dirigenza da chiudere presto

    Sacconi: "Ci stiamo impegnando per chiudere rinnovo contratto dirigenza medica. Un errore firmare dopo la scadenza"

    Un impegno preciso e concreto per chiudere al più presto il rinnovo del contratto della dirigenza medica.

    Il ministro del Lavoro, salute e politiche sociali Maurizio Sacconi ribadisce il suo impegno davanti ai senatori della Commissione Igiene e sanità di palazzo Madama, durante l'audizione di ieri pomeriggio.

    "Stiamo lavorando. Il sottosegretario al Welfare Francesca Martini e il Comitato di settore - dice - sono impegnati per accelerare quanto più possibile la stipula del contratto collettivo per la dirigenza medica, che ha nell'orario di lavoro un nodo centrale.

    Siamo fortemente impegnati - ribadisce - affinché la trattativa si concluda rapidamente. Anche perché ritengo sia sempre un errore lasciare realizzare i contratti dopo la loro scadenza".

    Quindi Sacconi spiega che, più in generale, si sta impegnando "per un'attività di riqualificazione della dirigenza medico ospedaliera".

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    04 giugno 2008

    L'altro effetto del generico

    L'arrivo sul mercato di versioni generiche di farmaci griffati "sta ostacolando il proseguimento dei progetti di ricerca su vecchie' molecole", che possono nascondere benefici ancora non studiati, "com'è accaduto per l'aspirina: dopo anni di utilizzo come antinfiammatorio, si è mostrata in grado di giovare a cuore e arterie.

    Ma sia per le industrie che producono generici, sia per quelle che firmano i 'branded', fare innovazione in questo senso diventerà sempre più difficile".

    Così Claudio Cavazza, presidente della Sigma-Tau e vicepresidente di Farmindustria, che ha affontato l'argomento ieri a Roma in occasione del convegno 'La ricerca italiana sfida l'Hiv', organizzato dall'Istituto superiore di sanità (Iss), con la Fondazione MSD. Le difficoltà paventate da Cavazza dipendono "dal fatto che l'innovazione nel farmaceutico è basata su un processo che avviene passo per passo, come nell'industria automobilistica.

    E se non si investe più nella ricerca su nuove indicazioni per medicinali già utilizzati da tempo - evidenzia - per avere innovazione bisognerebbe fare scoperte di grandissimo valore, cosa che non avviene spesso. Molti prodotti oggi sono in fase di studio per nuovi utilizzi, ma non avranno la possibilità di essere protetti da un brevetto.

    Il farmaco è una cosa viva, un bene immateriale, non un pezzo di ferro: occorrerebbe prolungare la protezione commerciale e soprattutto controllare la qualità dei generici, i cui principi attivi spesso arrivano da paesi sconosciuti".

    Cavazza nutre inoltre dubbi sulla bioequivalenza dei generici: "fra due versioni low cost di uno stesso farmaco - sottolinea - può esserci uno scarto di equivalenza fino al 40%. E su questo occorre fare controlli severi".

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    Un nuovo modello per l'emergenza

    Gli anestesisti rianimatori presentano il loro nuovo modello organizzativo per il settore dell'Emergenza Sanitaria. Si tratta di un'iniziativa di vasto e positivo impatto nei confronti della cittadinanza e di tutti coloro che usufruiscono dei servizi sanitari.

    Porta la firma della SIAARTI, la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, che per numero di iscritti e per attività, è la più rappresentativa società scientifica del settore. Il progetto, che coinvolge ad ampio raggio tutti gli attori della filiera emergenziale-sanitaria, è stato illustrato in occasione del 19° Convegno SMART (Simposio Mostra Anestesia Rianimazione e Terapia Intensiva) 2008 a Milano.

    Il nuovo modello si fonda su una robusta base di esperienze maturate sul campo, con il contributo di Ospedalieri ed Universitari: circa venticinque anni nella gestione degli elicotteri di soccorso, oltre quindici del sistema 118 e, soprattutto, diversi decenni di attività nell'ambito dell'Emergenza intra-ospedaliera. La rivisitazione del settore, affrontata in maniera globale, è chiamata a rispondere alle attuali attese della cittadinanza specialmente in tema di qualità e tempi degli interventi di soccorso garantendo un percorso territoriale ed ospedaliero adeguato in particolare nell'ambito delle emergenze vitali.

    Per la parte territoriale, il progetto prevede una collaborazione diretta con i medici di medicina generale e continuità assistenziale, impiega le più avanzate e collaudate applicazioni di telemedicina e di altre sofisticate tecnologie, propone per gli Infermieri un ruolo di maggiore coinvolgimento e si fonda sul proficuo rapporto con le Associazioni di Volontariato di Soccorso.

    Per la parte ospedaliera, si prevede il turn over periodico di tutti gli Operatori impiegati con la parte Intensiva dei Dipartimenti di Emergenza.

    Infine, numerosi docenti in Anestesiologia e Rianimazione hanno predisposto un particolare percorso formativo, che include peraltro la Medicina delle Catastrofi sia all'interno delle Scuole di specializzazione, sia sotto forma di Master indirizzati a quei medici che richiedono un percorso più finalizzato, sia in collaborazione con la professione Infermieristica per fornire moderne conoscenze agli operatori di questo settore.

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    Inchiesta AIFA: c'è un sistema da mantenere

    "Ci vuole rispetto e attesa dei tempi della magistratura, però ritengo anche che non si possa lasciare uno strumento come l'Agenzia italiana del farmaco, che si è rivelato fondamentale per il cambio della politica farmaceutica in Italia, in mezzo a una palude".

    Ad affermarlo è stato Antonio Tomassini, presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato commentando l'inchiesta giudiziaria su presunti episodi di corruzione che ha coinvolto in queste settimane i vertici dell'AIFA.

    "Il fatto che ci possano essere alcuni che si siano comportati male - ha proseguito Tomassini - deve essere verificato, ma non può essere messo in discussione tutto il meccanismo" di funzionamento dell'AIFA.

    "Un sistema che, dopo questo periodo di rodaggio, potrà anche meritare un pit stop, ma ritengo che debba essere mantenuto, anche per evitare, ad esempio nel settore della ricerca farmaceutica, il ritorno a circuiti universitari paludati, che hanno portato all'autoreferenzialità e all'utilizzo improprio di fondi dedicati alla ricerca per altri scopi".

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    Ricerca povera e mal governata

    Sono due i problemi principali della ricerca in Italia: "la scarsità di fondi dedicati a questo settore ogni anno e il modo in cui vengono distribuiti.

    Oggi il nostro Paese dedica solo l'1,2% del Pil alla ricerca, quasi la metà della media europea che è oggi dell'1,9%, e il ricorso alla peer-review, la valutazione dei progetti da parte di esperti 'alla pari' è ancora troppo scarso".

    A porre l'accento sulla questione è stato Ignazio Marino, senatore del Pd, intervenendo al convegno "La ricerca italiana sfida l'Hiv" organizzato ieri a Roma presso l'Istituto superiore di sanità. "Se pensiamo che paesi come la Svezia o la Finlandia - ha proseguito Marino - dedicano rispettivamente il 4,2% e il 3,5% del Pil alla ricerca in tutti i settori, capiamo come il nostro Paese sia indietro, anche rispetto all'obiettivo del 2% fissato a Lisbona".

    Inoltre, i giovani ricercatori non hanno vita facile nel nostro Paese e sono spesso costretti a emigrare all'estero: "negli ultimi due anni - ha ricordato Marino - abbiamo però lavorato a un provvedimento, divenuto legge con la Finanziaria 2008, per riservare il 10% delle risorse per la ricerca pubblica a scienziati 'under 40' scelti sulla base della valutazione del merito da parte di esperti alla pari.

    Oggi sono stati presentati 1720 progetti e dall'aprile scorso la nuova Commissione sanità del Senato sta lavorando per assegnare i fondi previsti. In sintesi, non basta aumentare i fondi dedicati alla ricerca, ma occorre anche saperli gestire, assegnandoli ai migliori".

    Antonio Tomassini
    , presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato, ha infine posto l'accento sulla "sinergia fra pubblico e privato in ricerca. Le industrie chiedono stabilità, protezione commerciale. Noi chiediamo innovazione".

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    Capire le ASL per valutare la Sanità

    "Abbiamo cercato di capire se esistono indicatori corretti e di facile produzione in grado di descrivere l'impatto sulla salute di una decisione assunta dalla Direzione Generale"

    Con queste parole Ubaldo Montaguti, Direttore Generale Azienda Policlinico Umberto I, ha aperto i lavori dell'Incontro di Studio dal titolo 'Bilancio di salute o salute di bilancio?', organizzato ieri a Roma dall'Accademia Nazionale di Medicina. Nel corso dell'incontro sono stati presentati i risultati del "Progetto VISA", mirato allo sviluppo di indicatori per la Valutazione dell'Impatto sulla Salute delle attività delle Aziende Sanitarie italiane.

    Lo studio, condotto in 9 Aziende Sanitarie Locali del Nord, Centro, Sud e Isole da Accademia Nazionale di Medicina con il supporto educazionale di Pfizer, ha prodotto l'identificazione di 20 indicatori. Un esempio su tutti, l'indicatore della copertura vaccinale, per valutare l'applicazione delle attività di prevenzione dell'influenza nella popolazione ultrasessantacinquenne.

    In realtà, l'obiettivo di tale indicatore è già fissato dal Piano Sanitario Nazionale 98/2000, che stabilisce lo standard di una copertura vaccinale del 75 per cento. Tra le aziende partecipanti al Progetto Visa, solo due hanno raggiunto l'obiettivo. Altre quattro si discostano dal 75 per cento per meno del 10 per cento, mentre tre aziende rimangono sotto la soglia del 60 per cento. "Da questi risultati emerge che pochi e semplici indicatori, ben selezionati e strutturati, possono offrire l'esatta fotografia della realtà" aggiunge Montaguti.

    "E' possibile evidenziare, infatti, tra le varie aziende, e in maniera costante nel tempo, differenze non casuali, ma sistematiche: quello che succede in un'azienda, infatti, tende a riprodursi nel tempo. Pertanto, grazie a strumenti valutativi come questo, è possibile individuare e adottare i correttivi più opportuni. Il nostro impegno continuerà assieme alle aziende disposte a verificare, in un periodo più ampio, l'applicabilità e l'utilizzabilità di questi indicatori".

    "Il nostro sistema necessita sempre più di sviluppare processi di valutazione dei risultati, e questi consentono di approfondire la qualità della direzione di un'azienda - ha sottolineato Francesco Ripa di Meana, Presidente FIASO e Direttore Generale Azienda USL di Bologna - Va sottolineato lo sforzo già da tempo avviato dal mondo delle Aziende che vede moltissime esperienze di valutazione dell'impatto delle proprie attività sanitarie, realizzate su tutto il territorio nazionale. Tale diffusione indica come il processo di aziendalizzazione stia inserendo al proprio interno modelli gestionali innovativi volti a comprendere i feed-back dei servizi offerti per essere sempre più vicini alle esigenze della popolazione assistita".

    "La sanità italiana ha bisogno di essere controllata per essere validata - questo il parere del Presidente di Federsanità ANCI Pier Natale Mengozzi. Anche le grandi differenze tra le regioni a livello di offerta ai cittadini e di qualità dei servizi sono legate molto spesso ad un rapporto non coerente tra i livelli di assistenza previsti e l'effettiva erogazione degli stessi. Se ci fossero indicatori definiti e veramente oggettivi questo consentirebbe di avere un livello uniforme cui attenersi, ad esclusivo vantaggio dei cittadini".

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    Autocertificazione per primi 3 giorni

    Sì all'autocertificazione da parte dei lavoratori nei primi tre giorni di malattia.

    A ribadirlo è Angelo Testa, segretario nazionale del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), in occasione del Convengo 'Invalidità, disabilità e handicap', organizzato da Inps e Regione Piemonte e in corso fino al 5 giugno a Torino.

    "Sono ormai 30 anni - ricorda Testa in una nota - che Snami fa questa richiesta a tutti i livelli di discussione: ministeri, enti sociali, associazioni di industriali e lavoratori.

    Siamo convinti che l'autocertificazione dei primi 3 giorni di malattia - prosegue il segretario Snami - porterebbe a una responsabilizzazione del lavoratore togliendo al medico una inutile incombenza burocratica.

    Del resto - conclude - questo certificato, obbligatorio fin dal primo giorno di assenza lavorativa, non ha nessuna giustificazione di ordine previdenziale e rimane un caso sostanzialmente isolato nel panorama europeo e transeuropeo delle certificazioni".

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    03 giugno 2008

    Rodolfo Vincenti nuovo presidente ACOI

    Rodolfo Vincenti è il nuovo presidente dell'Associazione dei chirurghi ospedalieri italiani (Acoi) per il triennio 2008-2011. L'elezione, con circa il 96 per cento delle preferenze, è avvenuta a margine del 27° congresso nazionale che si è svolto a Bergamo dal 28 al 31 maggio e che ha visto la partecipazione di oltre 1800 chirurghi.

    Vincenti, 63 anni, ricopre il ruolo di primario di chirurgia generale dal 1980 e attualmente è direttore di dipartimento di Chirurgia presso l'ospedale Fatebenefratelli di Napoli. Il suo curriculum vanta oltre 100 pubblicazioni scientifiche e Vincenti è anche co-autore di testi di chirurgia e di 60 video di tecnica chirurgica.

    Il neopresidente Acoi è inoltre nel comitato editoriale di riviste scientifiche di chirurgia, è stato membro del Consiglio direttivo di numerose società scientifiche italiane ed è nel board internazionale della Mediterranean and Middle Eastern Endoscopic Surgery Association (Mmesa). "I chirurghi italiani - dichiara Vincenti in una nota - vivono un momento di estrema difficoltà.

    A fronte del riconoscimento dell'Organizzazione mondiale della sanità, che vede l'Italia ai primissimi posti al mondo per qualità e diffusione dell'assistenza ospedaliera, esiste infatti una percezione negativa rispetto alla realtà.

    Tale gravissima anomalia è causa di un incremento esponenziale del contenzioso medico-legale e dell'ingiustificato ricorso alla medicina difensiva.

    E' giunto il momento che tutti i chirurghi italiani e le società scientifiche comprendano che non è più differibile l'identificazione di percorsi comuni finalizzati al raggiungimento sia di un nuovo e ottimale rapporto medico-cittadino, sia del riconoscimento, da parte delle istituzioni sanitarie, dell'indispensabilità della presenza nei luoghi dove si pianifica l'azione politica sanitaria del responsabile dell'efficacia delle prestazioni erogate: il medico e, per ciò che l'Acoi rappresenta, il chirurgo".

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    Il Lazio non chiederà sconti al Governo

    "Come Regione Lazio faremo la nostra parte, la sanità regionale non chiederà sconti al Governo perché in questi anni i cittadini laziali hanno dimostrato di potersi pagare da soli la propria sanità".

    Ad affermarlo è Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, che ieri all'ospedale San Giovanni di Roma, in occasione della presentazione della nuova diagnostica per immagini, è voluto tornare sulla partita in corso tra Regione ed Esecutivo sul futuro della sanità laziale.

    Il governatore ha ringraziato anche Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, presente all'inaugurazione. "Come uomo di governo - spiega Marrazzo - si sta distinguendo come punto di riferimento per tutta la Regione, per trovare equilibrio e risposte a problematiche serie.

    Con il Governo - assicura - la lealtà istituzionale è reciproca e di pari livello". La speranza del governatore ora è un'altra.

    "Nelle prossime settimane - aggiunge infatti - speriamo di poter offrire al Governo gli strumenti per una rimodulazione del piano, attraverso una riduzione della spesa intelligente senza stressare le strutture".

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    No a nuovo statuto Onaosi

    No all'approvazione del nuovo statuto della Fondazione Onaosi, l'Opera nazionale per l'assistenza agli orfani dei sanitari italiani. A chiederlo è la maggioranza dei sindacati medici, in una lettera inviata al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

    Secondo le organizzazioni sindacali, infatti, il nuovo statuto Onaosi, approvato dal Cda della Fondazione lo scorso 12 gennaio, sarebbe "lesivo del diritto di rappresentanza dei propri iscritti".

    A non convincere i sindacati è la "carente democraticità" nella composizione del Comitato di indirizzo e del Consiglio di amministrazione.

    Secondo le organizzazioni sindacali, "il nuovo statuto ha portato a un numero totale di ben 48 componenti degli organi statutari, con spese gestionali sproporzionate rispetto alle finalità e alla funzionalità dell'Ente".

    I sindacati ricordano infine che la maggioranza dei dirigenti medici e veterinari del Ssn "è contraria ad un aumento della quota mensile per l'Onaosi, per il quale la Fondazione ha già deliberato la procedura, deciso anche da chi non rappresenta i contribuenti".

    La lettera è stata sottoscritta da Aaroi, Aipac, Anpo, Federazione Cisl medici, Federazione medici Uil Fpl, Fesmed, Fp Cgil medici, Simet e Snr.

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    02 giugno 2008