Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

31 luglio 2008

Con l?estate torna l?emergenza sangue

(Roma) Un problema grave, che si ripropone drammaticamente ogni anno a inizio estate, e se negli anni precedenti l?emergenza è stata tamponata grazie alla generosità di alcune regioni italiane come la Toscana o l?Emilia Romagna, oggi la crisi riguarda un po? tutto il territorio nazionale. Basta guardare ai numerosi appelli di questi giorni: a Roma l?emergenza sangue è particolarmente sentita dall?Associazione Sanes, che presta, tra gli altri, il servizio relativo all?Assistenza Domiciliare Ematologia, in collaborazione con l?Unità Operativa di Ematologia dell?azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, oggi ai minimi storici per quanto riguarda le scorte.
Spostandoci un po? più a Nord, l?aumento del fabbisogno è sentito anche da Bologna e tutta l?Emilia Romagna, dove il problema sangue è sempre meno sentito, frutto, denuncia il presidente provinciale dell?Avis, Gianfranco Marabini, di modelli di vita che trasmettono individualismo e non solidarietà, anche se - precisa Marabini - in Emilia il problema sangue e comunque' meno sentito che in altre regioni tradizionalmente carenti come la Sardegna". Il primo effetto è proprio la diminuzione delle unità spedite fuori dai confini regionali.

Da Milano, il Comitato provinciale della Croce Rossa Italiana arriva l?invito alle cittadine e ai cittadini di Milano e provincia a donare il sangue accogliendo l'appello rivolto nei giorni scorsi dall'istituto Superiore di Sanità. "Negli ospedali italiani manca sangue e ci servirebbero circa 2000 sacche in più alla settimana per stare tranquilli - ha dichiarato Giuliano Grazzini, direttore generale del Centro nazionale sangue dell'Istituto superiore di sanità - Ho chiamato le grandi associazioni tra cui Croce Rossa per organizzare una campagna di comunicazione che rilanci la donazione. Nel nostro paese oggi ogni donatore dona in media 1,6 volte all'anno. Bisogna alzare quel dato e riportarlo almeno a 2, come in altri paesi europei".

Stagione difficile anche a Firenze, dove le donazioni abituali non bastano più e, forte è la preoccupazione dei dirigenti dell?Avis per questa situazione. ?A Firenze ? spiega Alessandra Campagnano, presidente dell?Avis Comunale di Firenze - sappiamo che in alcuni ospedali la mancanza di scorte di sangue sta imponendo il rinvio di tutti gli interventi già programmati e non urgenti o il rallentamento della programmazione degli stessi. Inoltre, sono troppo pochi i nuovi donatori e le donatrici che si recano ai Centri trasfusionali, rispetto al continuo incremento del fabbisogno che si registra. Il periodo estivo non aiuta perché la città si svuota, aumentano i ricoveri soprattutto degli anziani e si è distratti dalle imminenti ferie?.

?Tutti dovrebbero comprendere che è un segno di civiltà donare sangue, affinché situazioni di grave crisi come questa non si debbano più verificare?, conclude Campagnano.
Per poter essere donatori è sufficiente avere 18 anni, pesare almeno 50 Kg, essere in buona salute. L?intervallo minimo tra due donazioni di sangue è di 90 giorni. Gli uomini possono donare 4 volte l?anno, le donne in età fertile 2. Sarà comunque il medico che, nella visita preliminare alla donazione, stabilirà tipologia e frequenza del dono, in base alle specifiche caratteristiche di ciascun donatore, ciascuna donatrice.
Delt@

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25 luglio 2008

A ottobre a rischio 120mila interventi

L'autunno si annuncia difficile per la sanità italiana: potrebbero saltare circa 120 interventi programmati al giorno - urgenze escluse - ed essere cancellate la maggior parte delle visite ambulatoriali negli ospedali.
I medici del Servizio sanitario nazionale infatti, come forma di protesta contro la Finanziaria, potrebbero osservare strettamente l'orario di lavoro previsto dal contratto, ovvero 38 ore settimanali comprensive della formazione, negando la disponibilità agli straordinari e bloccando di fatto attività che si basano ormai sul lavoro 'fuori orario'.
Lo prevede una delle iniziative sindacali, annunciate per l'autunno dalla dirigenza medica e veterinaria del SSN in una conferenza a cui hanno partecipato otto sigle di categoria ieri a Roma. "Ogni giorno - spiega Marco Chiarello, vicesegretario del sindacato degli anestesisti rianimatori Aaroi - sono 90 mila le sale operatorie aperte, che garantiscono una media di circa 4 interventi al giorno. In totale 360 mila operazioni". Ma gli anestesisti sono in numero insufficiente. Per farle funzionare, quindi, i professionisti garantiscono straordinari, a volte persino non pagati, "per il 30% complessivo delle ore.
Ma non siamo più pronti a offrire la nostra disponibilità a fronte delle misure punitive per la professione presenti nella Finanziaria", conclude Chiarello sottolineando che comunque, anche durante la protesta, saranno sempre garantite le urgenze, che rappresentano tra l'8% e il 15% del totale degli interventi. Le liste d'attesa si allungheranno, prevede Chiarello: "chi ha prenotato un intervento rinviabile, come quello per un'ernia, dovrà aspettare magari altri sei mesi". Un problema simile potrebbe presentarsi per le attività ambulatoriali, spiega Stefano Biasioli della Cimo.
Applicando l'orario di lavoro effettivo senza disponibilità agli straordinari, sottolinea, "a saltare per prime saranno proprio le visite ambulatoriali". E sarà difficile per le aziende "garantire i servizi, visti i tagli e l'impossibilità di assunzione ".

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24 luglio 2008

Contro la manovra sciopero d'ottobre

L'intersindacale presenta iniziative di protesta. Una delle iniziative prevede anche il ricorso alla corte UE contro la cancellazione dei riposi e dei limiti sugli orari

I medici e veterinari del Servizio sanitario nazionale si preparano ad un autunno 'caldo' che culminerà con tre giornate di sciopero ad ottobre e una manifestazione nazionale a Roma. E sono diverse le iniziative di protesta contro la Manovra 2009 annunciate ieri, in una conferenza stampa a Roma, dalle otto sigle di categoria dell'intersindacale medica, nonostante l'incontro di ieri con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e i sottosegretari Ferruccio Fazio e Francesca Martini.

"Un incontro civile, collaborativo e carico di buone intenzioni" ha spiegato il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti. "I fatti con cui ci confrontiamo, al di là delle positive aperture, sono contenuti nella Manovra economica che sta per essere approvata" e che "in singole norme sparse" si presenta come "punitiva per i medici" mentre sferra "un attacco mortale al Servizio sanitario nazionale che viene ridisegnato come un sistema di assistenza povero per i poveri.

E questo i medici non lo vogliono nè per la categoria nè per i cittadini". Lusenti ha ricordato che "ai fatti si risponde con i fatti, siamo contenti per le aperture ma non possiamo che protestare contro norme che rischiano di sottrarre ai cittadini utenti il diritto alla qualità e alla sicurezza delle cure". Le organizzazioni sindacali dunque cominceranno le loro azioni di protesta con il ricorso per alcune disposizioni contenute nel dl 112 che sta per essere convertito dal Parlamento presso la Corte europea, presso il Tar e presso la Corte Costituzionale.

I medici ricorreranno in particolare contro la cancellazione dei turni di riposo e dei limiti sugli orari di lavoro. I camici bianchi protesteranno anche attraverso: la stretta osservanza dell'orario di lavoro, (38 settimanali comprensive di frammentazione), il blocco dello straordinario a un massimo di 250 ore l'anno come previsto dal decreto legislativo 66 del 2003, con eventuali denunce al Tribunale del Lavoro in caso di esubero, l'utilizzo delle ferie maturate nel corso dell'anno come previsto dal contratto di lavoro.

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23 luglio 2008

Finanziaria punitiva con i medici

Non si placano le critiche alla Finanziaria messa a punto dal Governo. Soprattutto per quanto riguarda la sanità

Questa volta a puntare il dito contro la manovra e contro una politica "di tagli senza prospettive di modernizzazione del sistema", è il Sindacato dei medici italiani (Smi), preoccupato dal "mancato rinnovo dei contratti e delle convenzioni, dalla perdita progressiva del potere economico dei medici e dalle condizioni di lavoro profondamente peggiorate".

"Le promesse di investire nella sanità, nella efficienza e nelle capacità dei professionisti che vi operano - sottolinea in una nota Gianfranco Rivellini, della segreteria nazionale dello Smi - si sono scontrate con una cultura populista e punitiva nei confronti della categoria dei medici. Si è deciso ancora una volta di fare cassa, di tagliare invece di razionalizzare, di mantenere lo status quo degli sprechi e di impoverire il Servizio sanitario nazionale. Come dimostra la previsione di un nuovo Patto per la salute senza una visione di sistema, basato sul taglio dei posti letto, sulla riduzione stabile del personale sanitario, sulla riduzione delle posizioni dirigenziali e dei fondi dedicati alla contrattazione nazionale e decentrata".

Tagli al personale che, secondo Rivellini, non sono la ricetta per risolvere i problemi del nostro Ssn. "Bisognava tenere conto - spiega il rappresentante dello Smi - della relazione generale 2007 sulla situazione economica del Paese, "in cui emerge che la spesa per il personale è l'unico valore rimasto sostanzialmente fermo in percentuale dal 2004, con un trend stabile a decorrere dall'anno 1999. Diversamente la voce 'beni e servizi' e la voce 'ospedaliera accreditata' ha viaggiato in alcuni anni a tassi di crescita percentuali a due cifre".

Lo Smi mette quindi in guardia le Istituzioni, dal diffuso malcontento dei camici bianchi. Uno stato d'animo che rischia di danneggiare in primo luogo i cittadini. Le conseguenze di tutte queste 'spine', per Rivellini, non sono difficili da immaginare: "medici stanchi e poco motivati in strutture sanitarie con meno risorse e sempre più obsolete. Tutto ciò a discapito di quei cittadini che si dice di voler tutelare".

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22 luglio 2008

Abrogare la norma cancella riposi

La FNOMCeO ha scritto una lettera al Ministro Sacconi per chiedere l'abrogazione del comma del decreto 112 che modifica i limiti settimanali e cancella il diritto al riposo

I tempi di lavoro e di riposo per i medici sono strettamente legati alla sicurezza delle cure ai pazienti. Sono da cancellare, dunque, le nuove indicazioni contenute nella 'manovra d'estate' che modificano l'orario di lavoro anche per i camici bianchi del servizio pubblico, con l'eliminazione degli attuali limiti settimanali e il diritto al riposo. A chiederlo al ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, è Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) in una lettera in cui si sottolinea che abrogare il comma in questione del decreto 112, durante la prosecuzione dell'esame al Senato, "sarebbe un segnale politico fortissimo di attenzione e comprensione delle nostre preoccupazioni". Anche perché questa norma "è vissuta da tutti i medici - continua il presidente dei camici bianchi italiani - come una violenza, ingenerosa e ingiusta, nei principi prima ancora che nei fatti, determinando un profondo vulnus di affidabilità nelle istituzioni che testimonierebbero, al di là delle intenzioni, il loro disinteresse a perseguire nei fatti organizzazioni del lavoro sicure e di qualità". In ogni caso, aggiunge il presidente Bianco, "i medici, come tutti gli altri professionisti della sanità, faranno comunque il loro dovere coprendo, quando necessario, con il proprio tempo di vita un irrazionale tempo di lavoro. Il loro senso di responsabilità merita dunque più fiducia e il loro impegno fisico e psichico più rispetto".

Nella lettera il presidente dei medici italiani, inoltre, si è detto convinto che Sacconi voglia "dare concreto seguito alle dichiarazioni formulate a Fiuggi" alla prima conferenza nazionale dei camici bianchi, poi ripetute alla Camera, per "un intervento normativo a consolidamento della professione medica". Bianco ha sottolineato le difficoltà della classe medica anche ricordando le difficili sfide che si preparano per la sanità - invecchiamento della popolazione, nuove tecnologie diagnostiche e terapeutiche sofisticate e costose che aumenteranno le spese, crescita della domanda di salute e benessere - e che devono essere conciliate con la sostenibilità e l'equità del sistema. Una minaccia per il Ssn è anche "la questione non compiutamente risolta dei rapporti tra politica e gestione", si legge nella lettera. "Nella morsa di questa tenaglia - afferma - è stretta la stragrande maggioranza della nostra professione fatta di operatori anonimi ma capaci e laboriosi che reggono il sistema nel suo complesso, talora illuminati da qualche benevolo bagliore di luce riflessa delle eccellenze, più spesso offesi dagli schizzi di fango di quanti sviliscono il loro esercizio professionale ad una mera pratica mercantile talora corrotta e corruttrice". Per questo Bianco chiede a Sacconi di "guardare a questi capaci e laboriosi che già oggi, ma ancor di più domani, sono chiamati al compito straordinario di garantire, sotto il profilo tecnico professionale, civile e deontologico, fondamentali diritti del cittadino e della persona". Garanzie di attenzione sono state offerte in molte occasioni pubbliche, ammette il presidente della Fnomceo, "ma abbiamo bisogno di segnali chiari di comprensione e prossimità del Governo ai nostri problemi".

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21 luglio 2008

La pillola RU486 si compra online

Ancora una volta Internet diventa il grande contenitore occulto per soddisfare le richieste di chi cerca farmaci non registrati o di difficile reperimento.

La pillola abortiva, RU486, infatti, si può acquistare sul web, quando non è venduta nel proprio paese.

A lanciare l'allarme è stata la BBC online che rivela come le donne irlandesi, ma anche di altre 70 nazioni dove il farmaco abortivo RU486 non è in commercio, Italia compresa, si approvvigionano via computer.

Evidenti i rischi per la salute come conferma che l'11% delle donne che hanno optato per l'acquisto della pillola online sono poi state costrette a ricorrere all'ospedale per l'interruzione di gravidanza chirurgica.

In alcuni casi, infatti, il feto non è stato completamente espulso o si è verificata un'emorragia.

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Più chiarezza sulla TOS

La terapia ormonale sostitutiva in menopausa è una questione ancora aperta. Un po' di luce arriva da una consensus nostrana, promossa dal progetto Partecipasalute e dal Sistema nazionale linee guida dell'ISS

Sull'onda dello studio WHI il ricorso alla terapia ormonale sostitutiva (TOS) è crollato dal 2002 al 2006, più che dimezzandosi negli Stati Uniti e dimezzandosi in Europa. Tra controversie e dibattiti si sono consolidati però anche alcuni punti fermi, che definiscono un razionale d'impiego della TOS basato sugli effetti positivi confermati, sul rapporto rischi/benefici, sui tempi e metodi ottimali e sulla valutazione individualizzata delle donne da trattare. Un contributo di chiarezza l'ha voluto fornire la conferenza di consenso "Quale informazione per la donna in menopausa sulla terapia ormonale sostitutiva?", promossa dal progetto Partecipasalute e dal Sistema nazionale linee guida dell'ISS.

Nel documento italiano si ricorda che numerose raccomandazioni hanno recepito le conclusioni di grandi trial clinici, consigliando la TOS esclusivamente per il trattamento dei sintomi climaterici non tollerati o in caso di menopausa precoce, e da effettuare per il minor tempo possibile e alle più basse dosi efficaci.

I sintomi per i quali è dimostrato un rapporto causale con la menopausa sono quelli vasomotori (vampate e sudorazione), vaginali (secchezza) e i disturbi del sonno, per altri come irritabilità, depressione, aumento di peso il nesso è meno certo ma non per questo sono meno degni d'attenzione.

La TOS si può consigliare contro i disturbi vasomotori e del sonno percepiti come importanti, mentre per l'atrofia della mucosa vaginale che non è un sintomo precoce si può ricorrere ai preparati per uso locale. La terapia non andrebbe invece prescritta per la prevenzione dei disturbi cardiaci, delle fratture osteoporotiche e del declino cognitivo.

Alle donne devono essere fornite informazioni sugli stili di vita preventivi, cioè attività fisica e alimentazione corretta contro osteoporosi, cardiovasculopatie, aumento di peso, e sintomi vasomotori, quindi quelle sulla transitorietà e benignità dei sintomi e infine quelle sui benefici e sui rischi della TOS, per una decisione condivisa e consapevole. Le opzioni sono farmacologiche e formulate in pillole, cerotti, gel; ci sono poi alternative alle associazioni estroprogestiniche (il progestinico protegge dal rischio di tumore dell'endometrio) come il farmaco sintetico tibolone o i fitoestrogeni usati essenzialmente contro le vampate. Particolarmente delicato il punto del rapporto beneficio/rischio.

La TOS usata a scopo preventivo, ricorda il documento, non è consigliabile perché il rapporto è sfavorevole: il rischio di tumore della mammella è correlato alla dose, alla durata e al tipo di estroprogestinico usato, non c'è prova di efficacia contro l'infarto, né riguardo a deterioramento cognitivo e demenza, né contro le fratture che diventano prevalenti decenni più tardi.

Va detto che sui rischi soprattutto restano controversie e lo stesso studio WHI è stato accusato di una sopravvalutazione di quello mammario, una sottovalutazione dei benefici relativi a fratture e tumore del colon, una non applicabilità dei risultati a donne più giovani e con meno fattori di rischio cardiovascolare. La terapia, infine, come risulta sempre più chiaro, sarebbe vantaggiosa sotto il profilo beneficio/rischio, nella prima decade postmenopausale (fino a 60 anni) e svantaggiosa in seguito.

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Tumori: fattori geografici di sopravvivenza

Vi sono ampie variazioni globali nella sopravivenza ai tumori, ed anche all'interno degli stessi USA i tassi di sopravvivenza variano fra le varie zone geografiche ed i gruppi razziali.

Il paragone diretto fra la sopravvivenza ai tumori nelle aree ad alto e basso reddito non è stato facile, ma sono stati comunque pubblicati dati comparativi su 31 diversi Paesi.

Nel complesso, la sopravvivenza a cinque anni per i tumori mammari, colorettali e prostatici è maggiore in Nord America, Australia, Giappone ed Europa del nord, ovest e sud, mentre è minore in Algeria, Brasile ed Europa dell'est.

In una qualche misura, questi risultati erano previsti, ma i gap riscontrati sono di gran lunga maggiori di quanto pensato.

La maggior parte delle differenze internazionali nella sopravvivenza possono probabilmente essere attribuite a differenze nell'accesso ai servizi diagnostici e terapeutici, ed in parte anche ai ridotti investimenti nelle risorse sanitarie.

(Lancet Oncol online 2008, pubblicato il 17/7)

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Brunetta non piace al Ministero

I dipendenti dell'ex ministero della Salute affilano le armi e passano all'attacco. Armati di carta e penna scrivono al ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta.

Una montagna di lettere, circa 2.500, in cui ognuno contesta "la perdita del ruolo del ministero, i tagli al personale, le drastiche riduzioni salariali previste dal decreto Tremonti e il totale abbandono del personale precario". Ma soprattutto, rifiutano l'appellativo di 'fannulloni'. "Appellativo che - spiegano nella lettera - ci ha esposti alla pubblica gogna".

I dipendenti dell'ex ministero della Salute, che nella giornata di ieri hanno organizzato un sit-in di protesta davanti a Palazzo Montecitorio, dicono no anche alle recenti novità annunciate da Brunetta per combattere l'assenteismo nel pubblico impiego.

"Le ricordo - scrive ogni dipendente nella lettera, il cui contenuto è uguale per tutti - che sono anni che subisco decurtazioni del mio stipendio per le assenze dal servizio e anche le famigerate visite fiscali non sono per me una novità.

L'unica novità è che oggi, se devo sottopormi a una visita medica, oltre al pagamento del ticket, vedrò tagliato il mio 'ricco' stipendio giornaliero di una consistente parte di salario che arriva fino ad oltre il 30 per cento e, inoltre, sarò costretto agli 'arresti domiciliari' potendo comprare, se necessario, le medicine, il pane e il latte solo nell'orario di chiusura dei negozi".

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Esami lombardi sotto esame

Un eccesso di prescrizioni di esami diagnostici sarebbe stato rilevato dalla Regione Lombardia che, secondo fonti interne, sarebbe pronta a intensificare i controlli. A quanto si apprende, sotto la lente d'ingrandimento l'operato dei medici di medicina generale che - è l'ipotesi da verificare - prescriverebbero esami inutili e troppo approfonditi. A far scattare le indagini un'anomalia osservata attraverso il flusso di informazioni sulle attività del Servizio sanitario regionale. "I dati - spiegano fonti competenti della sanità regionale - segnalano un aumento di prescrizioni per esami del sangue anche ad alto costo che vanno verificate. Al posto del semplice e più economico emocromo, cominciano ad esserci troppe richieste di indagini più approfondite, per i marker tumorali ad esempio, non giustificate dal punto di vista epidemiologico. O qui si è di fronte a un'epidemia di tumori o è una questione di inappropriatezza". Per questo motivo, sotto osservazione ci sarebbe la diagnostica e in particolare gli esami del sangue. Un aspetto che richiederà un giro di vite da parte degli enti regolatori.

In questo discussione, Mauro Martini dà voce allo SNAMI e afferma: " La paternità delle prescrizioni di esami sofisticati non è quella dei medici di famiglia: nel 90 per cento dei casi si tratta di 'trascrizioni' delle richieste di specialisti, che non hanno la facoltà di prescrivere". "Ben vengano i controlli - dice Martini all'ADNKRONOS SALUTE - ma bisogna valutare correttamente la fonte della prescrizione impropria. Siamo disponibili a dimostrare, nero su bianco, che la 'paternità' non è la nostra. Il medico di famiglia, nel caso di un sospetto tumore, per esempio, invia il paziente da uno specialista.

L'assistito, poi, torna con una richiesta di prescrizione da parte di un collega, autorizzato dalla Regione a visitare ma non a prescrivere. Noi, a questo punto, non possiamo certo mettere in discussione la richiesta dello specialista che, in qualche modo, viene 'deresponsabilizzato'". Al medico di famiglia, invece, il compito di 'giustificare' un atto medico che non è il suo. "Noi siamo tra l'incudine e il martello - conclude Martini - di una Regione che ha autorizzato tante strutture convenzionate senza dare poi la possibilità agli specialisti di prescrivere. La soluzione sarebbe permettere ai medici dei centri autorizzati di essere responsabili dell'intero iter di cura, prescrizione compresa".

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L'estate calda della Medicina Interna

"Con il sopraggiungere dell'estate, lo scenario dell'assistenza ospedaliera si modifica. Se alcuni servizi vengono ridotti, gli interventi programmati vengono spesso sospesi e alcune degenze vengono accorpate. Tutto questo non vale per i reparti di Medicina Interna che non mutano la propria organizzazione secondo le stagioni" Questo l'incipit di una lettera aperta che la FADOI (Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti) ha diffuso con la firma del presidente Antonino Mazzone per sottolineare le difficoltà di lavoro in un reparto così critico.

"Scendendo nei dettagli, i Reparti di Medicina Interna - continua la lettera - rimangono funzionanti, l'accettazione dei pazienti, soprattutto quelli affetti da patologie croniche, viene garantita 24 ore su 24, e la qualità dell'accoglienza non viene mai meno. Anche in periodi dell'anno come questo, in cui bisogna fare i conti con la diminuzione del personale, la Medicina Interna non dimentica la maggioranza dei pazienti affetti da patologie croniche: pazienti che oggi sono per il 50% affetti da patologie cardiovascolari con polipatologie complesse ed in trattamento polifarmacologico e che per questo necessitano di essere seguiti maggiormente in estate. Per fare un esempio, l'assunzione di farmaci come i diuretici deve essere attentamente monitorata, perché, con il caldo, la sudorazione può modificarne l'efficacia e favorire l'insorgenza di alcuni effetti collaterali. Ci troviamo - aggiunge il testo - a fronteggiare a fronteggiare l'aumento esponenziale dei malati complessi. Pazienti che arrivano alla nostra attenzione con un problema acuto affiancato da almeno due problemi cronici.

La Medicina Interna , con il suo approccio polispecialistico e olistico, è oggi l'unica specialità in grado di contribuire in maniera decisiva al miglioramento dell'accoglienza e della gestione del malato complesso. Oggi, i ricoveri in medicina Interna sono oltre 1.500.000 l'anno, circa il 16% del totale dei ricoveri. Per questo, se vogliamo davvero mettere al centro della sanità il malato, dobbiamo cominciare a riflettere sulla maggioranza dei pazienti che arrivano e che sono ricoverati nei nostri reparti. La Medicina Interna è un patrimonio della Sanità Pubblica del nostro paese e va valorizzata e ridisegnata. Mettere al centro il paziente vuol dire avere le strutture e le competenze per accoglierlo, in un contesto organizzato per intensità di cure che solo una specialità come la nostra di oggi è in grado di garantire".

"La FADOI - conclude Mazzone - da anni svolge iniziative e tiene corsi di formazione sulla gestione del paziente critico e complesso in Medicina Interna. L'obiettivo è quello di preparare sempre meglio i Medici ad una valutazione globale del paziente, e di essere il suo principale riferimento, evitandogli spesso inutili consulenze o pellegrinaggi".

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Casalinghe e studenti più spesso dal medico

Pensionati, casalinghe e studenti. Sono loro i più presenzialisti negli studi dei medici di famiglia, secondo suggeriscono i dati preliminari di un'indagine condotta tre il 2007 e il 2008 per conto della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) dall'istituto di ricerche Swg

La ricerca, molto più vasta perché indaga sul rapporto di fiducia fra paziente e camice bianco e sulle opinioni di entrambi a proposito delle nuove forme organizzate di assistenza, verrà presentata in autunno. Ma i primi risultati parziali offrono già uno spaccato delle abitudini degli italiani.

A bussare con maggiore frequenza alle porte dell'ambulatorio sono dunque le casalinghe: il 9,2 per cento non lascia passare mai più di un mese e puntuale come un orologio si ritrova dietro la porta del dottore una o più volte. Sono seconde solo ai pensionati (11,6 per cento) che per ragioni legate all'età hanno i contatti più frequenti con il medico di base.

La stessa frequenza di visite riesce a mantenerla, a sorpresa, anche una buon numero di studenti: forse perché meno indaffarati, hanno più tempo da dedicare alla cura della salute. E nonostante la giovane età, l'8,4 per cento fa una capatina dal medico una o più volte al mese. Mai più adolescenti svagati e un po' distratti, quella di oggi sembra una generazione di medicalizzati.

Più degli adulti: fra gli imprenditori solo il 2,3 per cento bussa con regolarità alle porte del dottore. Così il 3,8 per cento dei professionisti, il 3,4 per cento degli autonomi, il 3 per cento degli impiegati e solo il 2,8 per cento dei dirigenti, forse presi da mille altri impegni.

Sicuramente non ipocondriaci. Gli operai, invece, fanno regolarmente i conti con acciacchi tipici di un lavoro usurante. Risultato: il 6,9 per cento si stende sul lettino del medico di famiglia una o più volte al mese.

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20 luglio 2008

La CAO e l'assistenza ai disagiati

La Commissione Nazionale Odontoiatri della FNOMCeO ha affidato a lettera aperta indirizzata ai presidenti delle Commissioni per gli iscritti agli albi degli odontoiatri un'ulteriore precisazione in merito al ruolo svolto in merito "all'accordo di collaborazione" per l'assistenza odontoiatrica alle categorie disagiate.

"Con questa lettera - si legge nel testo - intendiamo chiarire il quadro e smentire nel contempo notizie prive di fondamento. La CAO nazionale su richiesta del Ministero del Welfare (all. 1 nel PDF) ha fornito il proprio parere etico-deontologico in merito al testo dell'accordo che così tante polemiche aveva sollevato qualche mese fa".

Un punto che la lettera ha inteso sottolineare riguarda il ruolo istituzionale della CAO che, essendo un organo ausiliario dello Stato, è tenuta a fornire pareri sulla liceità deontologica degli accordi di tipo sindacale.

"E' in questo senso - si aggiunge - che l'Ordine affianca il Ministero che poi si prende la responsabilità di quali suggerimenti accogliere. Ciò significa - conclude la lettera - che la CAO non firmerà alcun accordo sindacale in quanto tale ma che l'Assemblea dei presidenti CAO convocata per il giorno sabato 26 luglio, in piena autonomia, deciderà se il suddetto accordo risponde o meno ai dettami deontologici".

Per scaricare l'intero testo della lettera aperta e degli allegati citati nella stessa, clicca QUI (PDF)

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Cassazione corretta su Englaro

Nel caso di Eluana Englaro "la Corte di Cassazione non ha in alcun modo travalicato il proprio specifico compito istituzionale di rispondere alla domanda di giustizia del cittadino, assicurando la corretta interpretazione della legge, nel cui quadro si collocano in modo primario i principi costituzionali e la Convenzione di Oviedo".

Lo afferma il suo primo presidente, Vincenzo Carbone. "Considerate le polemiche sul caso di Eluana Englaro sviluppate in questi giorni sulla stampa, la Corte di Cassazione, che si trova a Roma e non è una Corte di Milano come un quotidiano erroneamente ha riportato, ritiene opportuno precisare esordisce Carbone in una nota - che la sentenza numero 21748/07 sul caso in questione, che risale ormai all'ottobre del 2007, costituisce espressione della Corte di Cassazione nella sua funzione giurisdizionale.

La Corte
con tale pronuncia si è limitata ad affermare un principio di diritto sulla base della interpretazione costituzionalmente orientata della legislazione vigente". Carbone ricorda quindi che il principio affermato nella sentenza è il seguente: "... senza il consenso informato l'intervento del medico è, al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessità, sicuramente illecito, anche quando è nell'interesse del paziente...

Il consenso informato ha come correlato la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma ... altresì di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale... Nel consentire al trattamento medico o nel dissentire dalla prosecuzione dello stesso sulla persona dell'incapace, la rappresentanza del tutore è sottoposta a un duplice ordine di vincoli".

Su questa base, prosegue Carbone, il tutore "deve, innanzitutto, agire nell'esclusivo interesse dell'incapace; e, nella ricerca del 'best interest', deve decidere non 'al posto' dell'incapace né 'per' l'incapace, ma 'con' l'incapace: quindi, ricostruendo la presunta volontà del paziente incosciente, già adulto prima di cadere in tale stato, tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza, ovvero inferendo quella volontà dalla sua personalità, dal suo stile di vita, dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche".

"In applicazione di siffatto principio - conclude Carbone - la Corte d'appello di Milano, nella sua autonomia e valutando nel concreto le circostanze di fatto e le prove raccolte, ha deliberato che potessero essere sospesi alla Englaro i presìdi che tuttora ne prolungano il riconosciuto stato vegetativo permanente".

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Manovra a rischio per ospedali religiosi

Ospedali religiosi a rischio, minati dai tagli di spese previsti dal maxi-emendamento contenente la manovra economica triennale in discussione nell'aula di Montecitorio.

A denunciarlo è l'Anmirs, l'Associazione nazionale medici istituti religiosi spedalieri, che in una nota spiega come nel provvedimento sia previsto, tra le altre cose, il declassamento degli Ospedali religiosi classificati (strutture no- profit) che verrebbero posti sullo stesso livello delle Case di cura private (strutture for-profit).

Una misura che metterebbe a rischio, denuncia l'Anmirs, ben 26 mila posti di lavoro e che, pertanto, desta "viva preoccupazione"."Gli ospedali religiosi classificati sono da 40 anni impegnati nel SSN e forniscono un servizio pubblico a tutti gli effetti - si legge nella nota dell'associazione - A causa di questo emendamento strutture da sempre in prima fila nel servizio ai cittadini, che offrono assistenza di alta qualità professionale e umana con punte di autentica eccellenza, riceverebbero gli stessi finanziamenti delle strutture for-profit convenzionate.

Queste ultime hanno pochissimi dipendenti assunti a tempo indeterminato e hanno costi del personale e standard qualitativi mediamente di gran lunga inferiori rispetto agli ospedali classificati. Tale equiparazione è impossibile da sostenere e porterebbe al collasso gli ospedali religiosi classificati. Sono a rischio migliaia di posti di lavoro: almeno 5 mila camici bianchi e oltre 21 mila paramedici, dunque 26 mila famiglie sull'orlo del baratro".

L'Anmirs denuncia anche "il diritto negato all'utenza a rivolgersi alle strutture ospedaliere prescelte. Inoltre, la chiusura degli ospedali religiosi nella sola Regione Lazio - fa notare l'associazione - equivarrebbe alla perdita di quasi tremila posti letto che andrebbero ad aggravare enormemente l'annoso problema delle liste di attesa, a tutto scapito della efficacia e dell'efficienza di un Ssn destinato, in simili contesti, a peggiorare ulteriormente la qualità del servizio alla salute della popolazione".

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Lombardo: migliorabile il lavoro di Tremonti

"Riconosco che la Sanità vada profondamente riqualificata, perché deve portare a ridurre i costi tagliando gli sprechi, e a migliorarne il servizio. Io dico che si può fare.

Da questo punto di vista il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha ragione. Non ha ragione ad esempio nell'aver trovato molto facilmente copertura finanziaria per l'abolizione dell'Ici nelle risorse che sarebbero servite al Sud per realizzare alcune infrastrutture".

Lo ha dichiarato il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo a margine della presentazione del rapporto 'Svimez 2008' sull'economia del Mezzogiorno.

Il governatore ha poi sottolineato che "c'è però l'impegno da parte di Tremonti, che ho molto apprezzato, affinché nei prossimi mesi queste risorse vengano ripristinate, a cominciare dalla prima annualità per le strade provinciali, con 500 milioni, che toccheranno alla Sicilia e alla Calabria entro la fine dell'anno".

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Cittadini: meno tagli e più controlli

Meno tagli, più controlli. E' l'appello lanciato da Cittadinanzattiva e da altre 19 organizzazioni civiche, in una lettera inviata a Governo e Parlamento, contro i tagli indiscriminati alla spesa sanitaria e sociale

"Tagli che - scrivono le associazioni - incideranno in modo determinante sulla salute e sulla qualità della vita dei cittadini del nostro Paese". Le associazioni evidenziano quindi la portata dei tagli. "Per la sanità - scrivono - il taglio sarà di due miliardi nel 2010 e di tre miliardi nel 2011.

Il Fondo nazionale per le politiche sociali sarà tagliato già nell'anno in corso di 250 milioni di euro (da 1 miliardo di euro attuale a 750 milioni) e nel 2009 potrebbe essere ridotto di ulteriori 250 milioni, dunque sostanzialmente in due anni sarà dimezzato.

Sono questi i tagli che, aggiunti alla parziale mancata copertura dell'Ici, costringeranno i Comuni a ridurre i servizi erogati ai cittadini, in primo luogo quelli per la salute. Di fatto, saremo messi di fronte a una drastica riduzione delle misure di prevenzione e delle prestazioni e alla reintroduzione di ticket che, in modo iniquo, colpiranno le famiglie e le fasce sociali più deboli". Cittadinanzattiva e le 19 associazioni civiche indicano quindi una serie di misure per combattere gli sprechi e le inefficienze del Servizio sanitario nazionale.

"Riteniamo urgente - sottolineano nella lettera inviata alle istituzioni - sgravare il bilancio sanitario da sprechi e inefficienze, ma non a scapito della qualità, della sicurezza e della stessa sopravvivenza del servizio stesso, che ha mostrato, di recente, diversi punti di debolezza: casi di corruzione, piccole e grandi illegalità, assenza di controlli efficaci nel sistema di pagamento Drg.

Siamo preoccupati, in particolare, per i sempre più diffusi casi di corruzione, che ormai da alcuni anni investono trasversalmente il sistema sanitario, soprattutto a livello regionale". Scandali che per le associazioni non fanno altro che mettere ulteriormente a rischio l'offerta di servizi. Per combattere questi scandali le organizzazioni civiche chiedono quindi una maggiore attività di controllo da parte delle Istituzioni e dei cittadini. "Occorre applicare - spiegano - la normativa sulla confisca e sull'uso sociale dei beni dei corrotti".

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18 luglio 2008

Il medico rifiuta l'antidolorifico durante un aborto terapeutico

8 luglio, aborto terapeutico al Niguarda di Milano, tra i più importanti ospedali della città. Una struttura i cui vertici fanno riferimento a Comunione e Liberazione.

Durante le contrazioni procurate dai farmaci un medico anestesista, obiettore di coscienza, si rifiuta di soccorrere la donna che accusa forti dolori, una giovane ucraina di 30 anni. L?intervento richiesto al medico era quello di somministrare semplicemente un antidolorifico.

Il marito, un italiano, si ribella e scoppia il caos. Interviene il primario di ostetricia, Maurizio Bini, che assiste la paziente: «Prima l´ho curata e poi mi sono scusato con lei - spiega - il marito era così infuriato che la voleva portare in un altro ospedale. Ma si è calmato quando ha visto che dopo un´iniezione di morfina sua moglie stava meglio. Certo, non era compito mio fare quella iniezione, ma i medici abortisti nel mio reparto sono così pochi che spesso mi capita di rimboccarmi le maniche e fare da solo».

E Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza... A noi viene da pensare che a volte sia l'uomo a creare Dio a sua immagine e somiglianza, e il risultato non è un gran che. Sono sicura, più che sicura, che, ammesso che esista, Dio (o Javeh, o Allah, o Chi per Lui, tutti rigorosamente maiuscoli) non hai mai nemmeno pensato di dire a un essere umano "rifiuterai la terapia per il dolore a una peccatrice".

Penso che oltre alle Associazioni Femminili, all'Ordine dei Medici, alla Direzione dell'Ospedale, e a quant'altri, dovrebbe intervenire il Papa in persona, visto che il medico presumiamo sia cattolico. Se veramente il Papa è il rappresentante in terra dell'Entità Suprema (tutto maiuscolo, sempre...), che lo difenda da questo affronto.

Il dolore fisico è la più aberrante delle sensazioni, la più umiliante delle esperienze. A meno che non possa essere integrata nello spirito (come se mi fa male una scarpa, ma sto correndo la maratona e insisto), l'esperienza del dolore fisico scompone l'anima, distrugge l'io, ci rende schiavi impotenti di una carne senza pietà, ci priva di ogni pudore e dignità.

Ben lo sanno coloro che usano la tortura. Il dolore fisico abita le regioni più oscure della nostra anima e ci dice cose di noi stessi che avremmo voluto non sapere mai. In queste regioni oscure e spaventose abitano i torturatori, che sono stati medici, più di una volta nella storia.

I medici, coloro che dovrebbero aiutare, e quindi, servire. Dovrebbero raggiungere i malati nei luoghi oscuri dove abitano e aiutarli a tornare alla luce e, se non possono, restare con loro per confortarli. Diceva Murri, famoso medico dell?800, se potete curate, se non potete alleviate, se non potete consolate. Temo però, purtroppo, che fosse ateo..

Il medico che ha rifiutato la terapia antidolorifica è proprio sicuro che quando andrà di là, (visto che ci crede) il figliolo di Dio, quel simpatico capellone palestinese che si faceva strofinare i piedi dalla Maddalena, gli darà un posto di favore al suo fianco perché integerrimo?

Peccato, peccato, noi non ci crediamo, all'al di là, e a occhio e croce se c'è davvero saremo all'inferno....
Ma magari ci incontriamo il collega, chissà.

ELISABETTA CANITANO

Link attinenti:

L'obiezione di coscienza categoria per categoria
Aborto, il 60 per cento dei ginecologi è obiettore
Il Papa, i farmacisti e l'obiezione di coscienza
«I laici non fanno carriera. Non ci sono sanzioni per chi non consente l'Ivg>>

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17 luglio 2008

Visita fiscale già dal primo giorno

Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha firmato ieri una circolare indirizzata a tutte le pubbliche amministrazioni per fornire indicazioni circa l'applicazione della nuova disciplina in materia di assenze dei pubblici dipendenti contenuta nell'art. 71 del decreto legge n. 112 del 2008.

La circolare, che è stata inviata alla Corte dei conti per la registrazione, si legge in una nota, chiarisce il nuovo regime delle assenze per malattia introdotto dal provvedimento, sia dal punto di vista della retribuzione spettante in caso di assenza sia per le modalità di certificazione.

In particolare, la decurtazione della retribuzione si applica a ogni evento di malattia, a prescindere dalla durata, e riguarda i primi dieci giorni di assenza.

Per quanto concerne le modalità di certificazione della malattia, si specifica che il terzo evento di malattia nell'anno solare e le assenze superiori a dieci giorni debbono essere giustificati con la presentazione all'amministrazione di un certificato medico rilasciato dalle strutture sanitarie pubbliche o dai medici convenzionati, in quanto parte del Ssn.

Le amministrazioni dovranno inoltrare obbligatoriamente la richiesta di visita fiscale anche nel caso di assenza per un solo giorno.

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Riparte la trattativa sui contratti

Riparte la trattativa per il rinnovo del contratto della dirigenza medica e veterinaria del Ssn.

Nell'incontro di oggi all'Aran, l'Agenzia ha presentato una bozza di contratto ai sindacati di categoria. Una bozza che, a quanto apprende l'ADNKRONOS SALUTE, ricalca grosso modo quella già presentata ad aprile prima dello stop delle trattative, con l'aggiunta di due parti in bianco: una relativa alle sanzioni disciplinari e una all'orario di lavoro.

I due nodi che tre mesi fa avevano di fatto bloccato il confronto. L'appuntamento con l'Aran è ora fissato alla fine della prossima settimana, presumibilmente giovedì o venerdì, alla presenza dei capi delegazione. Se per quella data verranno poste le basi per un accordo, il 29 luglio si aprirà un tavolo no-stop che dovrebbe portare alla 'fumata bianca' del nuovo contratto.

Per la parte economica le basi dell'accordo dovrebbero rimanere quelle già concordate. Vale a dire un aumento lordo mensile di 260 euro, più gli arretrati a partire da febbraio 2007.

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Sindacati in agitazione contro la manovra

Sindacati dei medici e dei veterinari del servizio sanitario nazionale sul piede di guerra contro la politica del Governo che, con la manovra economica 2009, punta alla "destrutturazione del Ssn - spiegano - attraverso la riduzione del finanziamento e l'attacco ai medici e ai veterinari dipendenti".

Le organizzazioni di categoria, quindi "dichiarano aperta una stagione di mobilitazione e iniziative, che culminerà con 3 giornate di sciopero nazionale da programmare nel mese di ottobre, insieme a una manifestazione nazionale a Roma", annuncia una nota intersindacale firmata da Anaao Assomed, Cimo Asmd, Civemp, Federazione Cisl medici Federazione medici, Uil Fpl - Fesmed, Fp Cgil medici, Umsped.

"Lo scippo della normativa europea sull'orario di lavoro, il perdurare di forti difficoltà nella trattativa per il rinnovo di un contratto nazionale scaduto da 3 anni - elencano i sindacati - il pensionamento coatto di coloro che hanno raggiunto i 40 anni di contributi previdenziali, la riduzione degli organici e delle prospettive di carriera dei medici il taglio dei fondi contrattuali e delle indennità accessorie in caso di malattia, esprimono la volontà di cambiare, in maniera surrettizia, la costituzione materiale della sanità italiana".

Proprio nel momento in cui vengono alla ribalta numerosi scandali legati al rapporto della sanità con la politica, rilevano inoltre le sigle sindacali, "viene rafforzata l'ingerenza dei partiti e l'arbitrio feudale della politica.

Il Governo non vuole medici liberi e autonomi che operino secondo scienza e coscienza, ma impiegati di concetto alle dipendenze del direttore generale di turno". Per i camici bianchi del servizio sanitario nazionale, "il disegno è ormai senza veli: un servizio sanitario pubblico povero e per i poveri con larghi e crescenti spazi agli imprenditori cosiddetti privati, quelli della Santa Rita o dell'Abruzzo, per intenderci".

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I conti della Sanità secondo Tremonti

Ieri è stato, per la prima volta, il titolare dell'Economia a esprimersi sulla questione del finanziamento, o della sua riduzione

"Nel 2009 non sono previsti interventi riduttivi - ha detto Giulio Tremonti - all'opposto c'è il finanziamento dei ticket che sarebbero scattati secondo quanto previsto dalla Finanziaria del precedente Esecutivo. Dal 2010 si riducono le dinamiche incrementative - ammette il ministro - ma credo che il bilancio sia comunque sostenibile per un bene primario qual è la sanità pubblica per gli italiani".

Ma ha anche aggiunto: "Spero che un contributo venga anche dalla magistratura, dalla sua azione moralizzatrice", per un bilancio della sanità sostenibile. Si dice apertamente, quindi, che almeno una parte delle difficoltà di bilancio vengono da fattori ben diversi dall'aumento dei costi della salute in senso stretto, e lo conferma il passo dedicato alle pensioni di invalidità per le quali si invita a "evitare di finanziare i falsi invalidi e aiutare quelli veri", a commento dell'incremento dei controlli sulle pensioni di invalidità contenuta nel dl all'esame dell'Aula di Montecitorio. Le irregolarità su questo fronte "riguardano indistintamente Nord, Centro e Meridione, e vanno stanate perché generano una situazione insostenibile".

In effetti nel maxiemendamento su cui il Governo intende chiedere la fiducia i 400 milioni per la copertura dei ticket sulla diagnostica nel 2009, ma la richiesta delle Regioni ammontava a 834 mln di euro.

E per le Regioni ha risposto Enrico Rossi coordinatore degli assessori regionali alla Sanità e assessore della Toscana: "Emerge con chiarezza che la questione dei ticket rimane irrisolta e che automaticamente dovrebbero essere caricati sui cittadini, non essendoci questa copertura.

Nelle casse delle Regioni mancano 434 milioni. Non si può dire che sono stati tolti i ticket, se poi non si copre l'intero ammontare". "L'accordo nel Patto della Salute era chiarissimo - ha aggiunto Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni - e prevedeva la responsabilità e la garanzia del Governo. Consideriamo inoltre del tutto sottostimato il fabbisogno sanitario 2010-2011 e ribadiamo che le Regioni sono pronte ad assumersi le loro responsabilità. Ma è chiaro che per un nuovo Patto della salute serve un confronto".

Errani ha lanciato un appello "a non buttar via il lavoro fatto finora", e a chiesto, in nome "di tutti i presidenti delle Regioni, un incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Siamo preoccupati - ha ammesso - per le relazioni istituzionali, che si confermano molto critiche. Noi non vogliamo un conflitto istituzionali che sarebbe un danno per il Paese. E' necessario quindi un chiarimento con il presidente del Consiglio.

E' impossibile non verificare - ha aggiunto - come alla disponibilità delle Regioni è corrisposto un atteggiamento ostico da parte del Governo". Le posizioni, dunque, restano invariate.

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I vaccini meritano un tavolo

Farmindustria, per bocca del presidente del Gruppo vaccini, Daniel Jacques Cristelli, amministratore delegato di Sanofi Pasteur MSD, chiede un momento di consultazione permanente capace di affrontare tempestivamente le necessità del settore

Per i vaccini e le politiche legate al settore, serve un tavolo permanente per le emergenze, da costruire con il ministero del Welfare e a cui possano sedere tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti in questo campo.

Obiettivo: puntare sulla programmazione e sull'informazione, due elementi fondamentali per far funzionare la prevenzione vaccinale ma anche per evitare il panico in caso di situazioni di crisi epidemiche. E' la proposta di Farmindustria, illustrata il 20 giugno dal presidente del gruppo vaccini dell'associazione degli industriali del farmaco, Daniel Cristelli, all'incontro 'Vaccini: presente e futuro', in corso al Sanit di Roma. "Il tavolo -spiega Cristelli - potrebbe essere un utile strumento per evitare che la popolazione, in caso di emergenze pandemiche o di carenze di vaccini, si metta in allarme. E sarebbe altrettanto adeguato per dare risposte giuste anche in anticipo rispetto a una crisi prevista".

Per i vaccini, infatti, che sono prodotti biologici la cui produzione necessita di tempi prestabiliti, a volte anche lunghi, "la programmazione -spiega Cristelli- conta moltissimo". Sarebbe dunque una scelta strategica vincente quella di "poter discutere di questi temi in modo costante con le autorità non solo quelle sanitarie ma anche con rappresentanti del ministero dell'Economia, settore comunque coinvolto". Argomenti del confronto: non solo quelli di una eventuale carenza di prodotti ma anche altri tipi di problemi, legati ad esempio alle campagne vaccinali o ad eventuali effetti collaterali. "Bisogna informare le persone -aggiunge Cristelli- sulla virtù della prevenzione e sui problemi che si possono incontrare in questo settore.

Tutto questo per evitare allarmi che, in questo campo, si sono spesso rivelati infondati. Ma anche per fare in modo che i processi di produzione, a volte molto complessi per questi prodotti biologici, possano essere programmati in tempi utili". Un vaccino, ricorda ancora l'esperto, non ha mai una durata superiore di due anni "difficile dunque fare scorte.

Allo stesso tempo è impossibile lavorare sull'emergenza visto che i tempi di produzione non sono immediati".
E proprio per le caratteristiche particolari di questi presidi, il loro impiega va pensato in chiave sovranazionale. "Sarebbe molto utile -ha spiegato Cristelli- avere, almeno per i vaccini più importanti, dei programmi vaccinali uguali in tutta Europa: virus e batteri non conoscono confini". Un progetto, quello dell'armonizzazione delle politiche europee sui vaccini, che non interessa solo i produttori.

"Tutte le istituzioni coinvolte - ha continuato Cristelli - stanno lavorando da tempo in questo senso. Anche perché un piano europeo consentirebbe una migliore pianificazione e programmazione. Con un'unica politica vaccinale - conclude - sarebbe più facile agire non solo sul piano economico ma anche per quanto riguarda la comunicazione e la gestione di eventuali emergenze".

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Strategia per malattie prioritarie

La GAVI Alliance, o Global Alliance for Vaccines and Immunisation, è un importante partenariato internazionale tra alcuni dei principali attori pubblici e privati che operano nel campo delle vaccinazioni; secondo le stime dell'OMS, dalla sua creazione nel 2000 alla fine del 2007 ha esteso l'accesso alle vaccinazioni a 176 milioni di bambini permettendo così di prevenire oltre 2,9 milioni di decessi.

L'Alleanza ha ora approvato la nuova strategia che identifica le immunizzazioni da sostenere in via prioritaria per combattere alcune delle malattie più letali nei paesi in via di sviluppo. Il sostegno da dare in futuro riguarda le vaccinazioni contro il cancro della cervice, il colera, la febbre tifoide, la meningite di tipo A, la rabbia, l'encefalite giapponese e la rosolia.

La GAVI
alliance offre già sostegno alle nazioni in via di sviluppo per la distribuzione di vaccini contro l'epatite B, l'infezione da Haemophilus B, la febbre gialla, le malattie da Rotavirus e da Pneumococco, e nei prossimi mesi valuterà le restanti immunoprofilassi prioritarie tenendo conto della domanda dei paesi come della disponibilità di risorse e vaccini.

Il Consiglio di amministrazione si riunirà nella seconda metà di quest'anno per prendere decisioni sull'impegno finanziario dell'Alleanza e sull'attuazione della strategia. Questa si basa su un elenco di malattie prioritarie identificate dall'OMS e sui nuovi vaccini di cui potranno disporre i paesi in via di sviluppo nel prossimo decennio, tra quelli previsti anche uno contro la malaria.

I membri del Consiglio hanno rilevato che per attuare la nuova strategia occorrerà un maggiore sostegno dei donatori, ma hanno anche affermato che il successo dei recenti interventi avrebbe fatto delle attività di vaccinazione un attraente investimento per i fondi per lo sviluppo. La strategia è illustrata sul sito www.gavialliance.org.

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Il Molise incentiva l'anti-HPV

Si avvia a regime, dopo le disposizioni emesse dalla Direzione generale dell'Azienda sanitaria regionale Molise (ASREM) del 4 giugno, la campagna vaccinale anti-HPV di prevenzione del tumore alla cervice uterina a prezzo agevolato per le ragazze d'età superiore ai 12 anni e per quelle nate entro il 1983 residenti nel territorio dell'ASREM che ne facciano richiesta.

Ad annunciarlo è una nota della stessa ASREM, che ricorda come per la classe 1997 la vaccinazione è gratuita, così come per quest'anno anche per la classe 1996.

Per le giovani d'età compresa tra i 13 e i 18 anni - spiega l'azienda - la vaccinazione è somministrata su richiesta del genitore o tutore.

Il prezzo agevolato è di 110 euro per pezzo unitario della dose vaccinale, quota che dovrà essere versata sul conto corrente postale dei Dipartimenti di prevenzione delle singole zone.

L'Unità operativa complessa di prevenzione, oltre a sottolineare che in caso di gravidanza è consigliabile rinviare la vaccinazione successivamente al parto, ricorda che il vaccino è attivo ed efficace nei confronti di quattro genotipi, di cui due relativi alle patologie tumorali della cervice uterina e due relativi alla patologia condilomatosa.

Vaccinare33

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L'infradito solo in spiaggia

Belle, comode, colorate, ma...

I ricercatori della Auburn University in Alabama hanno illustrato il risultato del loro lavoro durante il Congresso del collegio americano di medicina dello sport di Indianapolis.

Hanno testato una ventina di studenti universitari con le infradito e altrettanti con scarpe da ginnastica, tramite una piattaforma speciale e riprese video.

Le persone che camminano con le infradito sono costrette a fare passi più corti del normale, ad appoggiare i talloni per terra, a esercitare una minore forza verticale e a limitare il movimento delle dita.

Tutto questo si traduce in una andatura forzatamente frenata e in tensioni muscolo-scheletriche a livello di piedi e gambe.

Le scarpe ideali devono consentire l'appoggio del piede su una suola consistente, ma, soprattutto, devono essere chiuse dietro, perche' l'azione del cuscinetto plantare, che aiuta il ritorno venoso e linfatico, sia al suo meglio.

Altrimenti, oltre a dolori e gonfiori, si favorisce il gonfiore di piedi e caviglie.
(Fonte Tempo Medico, n.836)

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16 luglio 2008

Tumori: la classifica della sopravvivenza

Il nostro paese si piazza in una posizione elevata nella classifica mondiale della sopravvivenza al cancro. Se si guarda alla top-ten europea, l'Italia si colloca sul podio dopo Islanda e Svezia, mentre a livello globale i primi posti spettano a Usa e Giappone.

"Il nostro Paese vanta percentuali di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di cancro ben al di sopra della media europea", spiega all'Adnkronos Salute Franco Berrino, oncologo dell'Istituto tumori di Milano, coordinatore del braccio italiano dello studio Concord, pubblicato su 'Lancet Oncology'.

La ricerca, per la prima volta, "ha permesso di avere un quadro mondiale della situazione, e di confrontare la sopravvivenza dei malati di cancro in 31 Paesi". Un'analisi colossale della lotta ai tumori, condotta grazie al lavoro di 100 ricercatori internazionali, che hanno esaminato i dati di 1,9 milioni di malati (tra i 15 e i 99 anni), raccolti in 101 registri di cinque continenti.

"Fino a oggi non era possibile confrontare la sopravvivenza dei pazienti oncologici nei Paesi ricchi e in quelli poveri. Questo studio - dice Berrino - ci ha permesso di toccare con mano l'esistenza di un notevole gap tra i Paesi in cui va male e gli altri.

Ma, almeno in Europa, le percentuali di sopravvivenza si stanno uniformando. E questo è un fatto positivo". In generale, poi, la situazione complessiva del nostro Paese "è buona: ai primi posti della classifica figurano Usa e Giappone, ma l'Italia è decisamente al di sopra della media europea", prosegue l'esperto.

Nella ricerca sono stati esaminati solo tre tipi di tumore: il cancro al seno, quello al colon-retto e quello alla prostata. Così si è visto che il tasso di sopravvivenza a 5 anni per le donne con cancro al seno varia da più dell'80 per cento di Nord America, Svezia, Giappone, Finlandia, Italia e Australia, a meno del 60 per cento di Brasile e Slovacchia, fino a uno scarso 40 per cento in Algeria.

Non solo, guardando agli Usa i ricercatori hanno rilevato una differenza del 14 per cento a favore delle donne bianche, rispetto a quelle di colore.

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Commissariamento figlio delle incapacità

Il commissariamento delle Regioni con il deficit in sanità può servire "per garantire il superamento di timidezze e incapacità politiche di fronte ai problemi locali".

Questa l'opinione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che questo pomeriggio nella sede della stampa estera a Roma ha risposto alle domande dei giornalisti stranieri. Il ministro è alle prese con la grana delle Regioni con buchi di bilancio, e ha avviato una verifica sui conti per stabilire se e quando dovranno venire commissariate come il Lazio.

"Il commissariamento - dice il titolare del dicastero di Lavoro, salute e politiche sociali - non significa tagli, ma una riconversione del piano industriale.

E spero che in alcune situazioni possa rappresentare anche l'occasione per instaurare un clima diverso nella gestione della politica sanitaria".

Il riferimento questa volta è alla Calabria dove, anche in seguito all'omicidio dell'ex governatore Francesco Fortugno l'allarme "è visto come una calamità naturale, nel senso che dipende dalla natura di alcuni uomini".

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400 milioni sono il massimo

I 400 milioni di euro che il Governo ha proposto alle Regioni per scongiurare l'introduzione dei ticket sulla diagnostica nel 2009 sono "l'ultima offerta".

Lo precisa questo pomeriggio il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, a margine di un incontro con i giornalisti stranieri nella sede della stampa estera a Roma.

"La trattativa con le Regioni è ormai conclusa.

Noi - ricorda - abbiamo proposto un finanziamento molto generoso alla sanità per l'anno 2009.

I 400 milioni sono l'ultima decisione che proporremo al Parlamento nella convinzione che sia necessario avviare già dal 2009 la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale nelle Regioni più deboli".

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SISAC senza sorprese

Nessuna sorpresa nella riunione per l'apertura delle trattative sul rinnovo delle convenzioni di medicina generale e del territorio, ieri a Roma

I sindacati del settore hanno ascoltato le proposte della Sisac, l'organismo delegato dalla parte pubblica alla trattativa, "che ha solo riproposto la piattaforma dell'Atto d'indirizzo", dicono le associazioni di categoria.

Rimangono dunque tutti aperti i punti critici - in particolare sulla parte economica - più volte denunciati dai sindacati che si sono già dati appuntamento per riflettere insieme sulle risposte da dare alla Sisac il 10 settembre, data del prossimo appuntamento del tavolo di trattativa. Il 22 luglio, inoltre, è previsto un incontro, insieme alle associazioni della dirigenza medica, per preparare un'azione comune, a difesa del Servizio sanitario nazionale, a settembre.

"La Sisac - spiega Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) - ha proposto quanto già indicato nell'atto d'indirizzo. Non c'è stata dunque nessuna sorpresa". Non sorprende nemmeno che tutte le sigle concordino sulle criticità "in particolare quelle economiche.

Non è accettabile - continua Martini - che ci venga proposto un aumento percentuale sulla remunerazione, legato solo al primo biennio 2006-2007, del 4,85 per cento a fronte di un'inflazione galoppante del 3-4 per cento all'anno. In pratica noi registriamo una perdita netta di circa il 10 per cento e ce ne viene proposta meno della metà.

Non solo. Questo 4,85 per cento dovrebbe essere suddiviso in due quote, una a livello nazionale e una a livello regionale". Ai medici di famiglia dello Snami non piace nemmeno l'obbligo di aderire a forme associative "decise a livello regionale, quindi tutte diverse tra loro, una soluzione - dice Martini - francamente inaccettabile".

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15 luglio 2008

Studio USA, ansiosi si nasce

Ansiosi si nasce, con stress e nervosismo incollati addosso sin dalla culla. A poco servono camomille e corsi di yoga, dunque, nonché strategie e consigli per tranquillizzare un amico o un partner particolarmente nervosi.

A scoprire che l'ansia fa parte di noi sin dalla nascita, come il colore degli occhi o un tratto del nostro carattere, un gruppo di ricercatori dell'università del Wisconsin, in uno studio che ha guadagnato le pagine della rivista online Public Library of Science. "Prima di questa ricerca - sottolinea Ned Kalin, coordinatore dello studio - non sapevamo che si potesse rilevare una tendenza verso l'ansia nei primi anni di vita, o che tale caratteristica si mantenesse costante negli anni". Gli studiosi statunitensi hanno infatti stanato un'area del cervello di alcune scimmie (macachi rhesus) - simili ad adolescenti - responsabile della predisposizione di alcuni esemplari allo stress e all'aggressività, indipendentemente dalla situazione in cui le cavie si trovavano a vivere. Gli animali sono stati monitorati, infatti, in tre situazioni diverse: mentre erano al sicuro con i propri simili, mentre erano soli e rinchiusi in gabbia e, infine, mentre erano in compagnia di uno sconosciuto.

Nella maggior parte delle scimmie risultate ansiose in tutte e tre le situazioni monitorate, è stata rilevata una maggiore attività nell'area cerebrale nota come amigdala, ovvero la parte del cervello responsabile della paura e dell'aggressività.

I ricercatori hanno ripetuto l'esperimento replicando le tre situazioni con le stesse cavie 18 mesi più tardi. Ebbene, i risultati non sono cambiati rispetto a quelli precedenti, nonostante nel frattempo gli animali fossero cresciuti. In altre parole, le scimmie nervose hanno mantenuto il loro tratto caratteristico nonostante il passare dei mesi.

Da qui la deduzione degli studiosi Usa: lo stress e l'ansia sono predisposizioni che questi animali hanno sin dalla nascita. E questo varrebbe anche per le persone, ansiose fin dalla culla e alle prese con lo stress ancor prima di muovere i primi passi. Tanto che gli studiosi credono che i risultati della ricerca possano avere implicazioni sulla messa a punto di nuove terapie contro le malattie mentali.

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Primo caso di Marburg dopo 40 anni

Dopo 40 anni torna in Europa il virus di Marburg, cugino di Ebola e altrettanto letale. Una donna olandese di ritorno dall'Uganda è morta venerdì scorso all'ospedale di Leida, e alla fine la diagnosi è stata senza scampo: febbre emorragica letale da virus di Marburg.

La malattia prende il nome dalla cittadina tedesca dove è stato riportato il primo caso al mondo, nel 1967. Dopo un'epidemia che si diffuse in Germania e in Serbia, lasciando sul campo sette vittime, la febbre emorragica scomparve dal Vecchio continente. Ma non in Africa dove, solo tra il 2004 e il 2005, il virus ha ucciso 355 persone.

Il serbatoio della malattia è rimasto avvolto nel mistero per anni, ma ora i ricercatori hanno puntato il dito sui pipistrelli che vivono nelle caverne del continente africano e che si cibano di frutta. Anche se poi da questi animali potrebbe diffondersi in altre specie di pipistrelli.

Il passaggio dagli animali all'uomo avviene quando ci si avventura nelle grotte in cui vivono gli animali, nei Paesi dove si sa che circola il virus. Dunque nel continente africano. E infatti la donna olandese aveva visitato delle caverne in Uganda tra il 16 e il 19 giugno.

Il contagio da uomo a uomo avviene invece per contatto diretto, quando già sono presenti i sintomi. Il virus di Marburg, rivelano gli scienziati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è letale all'80-90 per cento, e al momento non esistono cure o vaccini. Si muore per emorragie e collasso degli organi interni.

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Infortuni in discesa ma non troppo

Gli infortuni sul lavoro, denunciati nel 2007, sono calati dell'1,7 per cento rispetto al 2006 e sono stati pari a 912.615.

A fotografare l'andamento degli incidenti e' il Rapporto annuale dell'Inail presentato ieri al ministero del Lavoro.

In calo anche i casi mortali: la stima del dato consolidato parla di una flessione del 9,8 per cento rispetto all'anno precedente pari a 1.210 morti bianche.

Dati che soddisfano il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi che però non intende abbassare la guardia: "Non voglio sottovalutare il dato che nell'ultimo periodo ha visto un andamento positivo, ma gli infortuni calano in modo insoddisfacente rispetto a quanto un Paese evoluto deve pretendere", commenta ribadendo l'intenzione del Governo di convocare a breve le parti sociali per il varo di un piano straordinario.

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Errani: attendiamo risposte concrete

"Dall'incontro che avremo con il Governo oggi alle 20.30 (ieri ndr) ci aspettiamo risposte concrete alle nostre proposte sulla manovra".

Così il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, si prepara all'ennesimo confronto con l'esecutivo in programma in serata. "Per quanto riguarda i ticket - prosegue Errani in una nota - ci attendiamo la conferma del rispetto del 'Patto per la salute 2007-2009' che prevede la copertura da parte dello Stato, ovvero 834 milioni di euro che evitano proprio il ricorso ai ticket.

In secondo luogo, è grave sottostimare il Fondo sanitario per i prossimi anni al di sotto della spesa tendenziale e nettamente al di sotto del tasso di inflazione, configurando così un taglio reale nella capacità di spesa di almeno 7 miliardi di euro da qui al 2011.

Le Regioni vogliono fare la loro parte con responsabilità - aggiunge il presidente della Conferenza delle Regioni - per governare la spesa sanitaria e sono disponibili a lavorare a un nuovo patto per la salute per il prossimo triennio. Perché ciò sia possibile occorre però che il Governo abbandoni posizioni unilaterali che impedirebbero la discussione".

"In questi giorni più volte - conclude Errani - abbiamo rappresentato il rischio che l'esecutivo si incammini lungo una strada che comporta il rischio di un serio conflitto istituzionale. Ciò va evitato e dall'incontro di stasera ci attendiamo un serio passo avanti".

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Più soldi alle Regioni

"Si è parlato impropriamente di tagli, ma a casa mia tagli significa meno soldi"

"Invece nel 2009 il Governo ci mette l'aumento dei finanziamenti già disposti dall'esecutivo Prodi e ci aggiunge le risorse per il rinnovo della medicina generale e in più 400 milioni per evitare i ticket. Questi sono soldi in più".

Così il ministro della Lavoro, salute e politiche sociali, Maurizio Sacconi, replica alle critiche arrivate ieri dalle Regioni sul capitolo sanità della Finanziaria. "Nel 2010-2011 ci saranno 5 miliardi in più rispetto al 2009 per il Servizio sanitario nazionale - aggiunge il ministro a margine della presentazione dei dati Inail sugli infortuni 2007 -

Questi sono tutti incrementi, non tagli. Poi le Regioni, legittimamente, possono anche dire che i soldi non bastano ma resta comunque il fatto che sono soldi in più di quanto precedentemente stanziato, sono soldi in più".

Il ministro poi ribadisce la necessità di "accelerare il passo del cambiamento per le Regioni inefficienti. Bisogna razionalizzare la spesa sanitaria delle Regioni per avere lo stesso rapporto costi-benefici in tutto il Paese. Non c'è infatti, un'equazione che dica più spesa uguale più efficienza".

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14 luglio 2008

Il cioccolato fondente riduce pressione a breve termine

Un solo quadrato di cioccolato fondente al giorno è in grado di ridurre la pressione di pochi mmHg nei soggetti sani con livelli pressori al di sopra di quelli ottimali.

Si tratta della prima volta in cui i benefici del cacao presente nel cioccolato fondente vengono dimostrati a lungo termine.

I meccanismi implicati in questa azione del cioccolato apparentemente passerebbero attraverso un incremento cronico nella produzione di ossido nitrico da parte dell'endotelio vascolare, ed è probabile che i flavonoli del cacao siano responsabili del fenomeno.

Il cioccolato fondente non ha gli stessi effetti collaterali dei medicinali, ed è certamente più gradito al paziente, il quale però è spesso preoccupato di mantenere il proprio apporto calorico quotidiano entro certi limiti: 100 grammi di cioccolato fondente al giorno sarebbero comunque in grado di diminuire la pressione di 12/8 mmHg.
(JAMA. 2007; 298: 49-60)

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Tempesta giudiziaria in Abruzzo

E' stato arrestato il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano del Turco, nell'ambito di un'inchiesta della Guardia di Finanza di Pescara sulla sanità regionale.

I reati ipotizzati sono associazione a delinquere e truffa. Insieme a Del Turco sarebbero stati arrestati anche diversi assessori regionali e esponenti politici di primo piano.

L'inchiesta è arrivata a conclusione di una serie di indagini lunghe e complesse sulla cartolarizzazione dei crediti vantati dalle case di cura private nei confronti delle Asl abruzzesi.

Le ordinanze applicative di misure cautelari emesse dal gip di Pescara su richiesta della Procura, oltre a Del Turco interessano Lamberto Quarta (segretario generale della giunta regionale), Camillo Cesarone (capogruppo Pd in Consiglio regionale), Antonio Boschetti (assessore regionale alle Attività produttive), Luigi Conca (ex direttore generale della Asl di Chieti) e Gianluca Zelli per i quali è stata disposta la custodia cautelare in carcere.Per Giancarlo Masciarelli (ex presidente della Fir, la finanziaria regionale), Vito Domenici (ex assessore regionale alla Sanità), Bernardo Mazzocca (attuale assessore regionale alla Sanità) e Angelo Bucciarelli, è stata disposta la misura degli arresti domiciliari mentre per Francesco Di Stanislao (direttore dell'Agenzia regionale sanitaria) è stato disposto il divieto di dimora in Pescara.

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400 milioni per allontanare i ticket

Sale a 400 milioni di euro, rispetto ai precedenti 50, il contributo che il Governo si dichiara disponibile a mettere sul tavolo per rispettare il patto per la salute ed evitare il ritorno dei ticket sulla diagnostica e specialistica per il 2009. Ma la somma offerta non basta

La proposta è stata formalizzata ieri pomeriggio dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi e dal suo collega per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto all'incontro informale con le Regioni a cui hanno partecipato numerosi governatori, alcuni presidenti di provincia, e i sindaci Letizia Moratti per Milano e Sergio Chiamparino per Torino.

"Abbiamo proposto - dice Sacconi al termine della riunione - che per il 2009 la rinuncia ai ticket programmati dal governo Prodi fosse sostenuta per metà dal Governo e per metà dalle Regioni.

Quindi - precisa - il contributo alla rinuncia degli oneri conseguenti alla cancellazione dei ticket passerebbe, per parte nostra, da 50 a 400 milioni di euro", cioè più o meno la metà degli 833 milioni necessari per scongiurare l'impopolare misura.

"Abbiamo garantito per l'anno 2009 in tutto e per tutto i fondi concordati. Anzi, a questi abbiamo aggiunto il finanziamento della nuova convenzione con la medicina generale e 350 milioni ulteriori per evitare i ticket - ricorda il ministro - Quindi, per il 2009, daremo tutti i soldi per il rispetto del patto per la salute. La proposta - ammette - è stata apprezzata, ma è stato detto che non basta".

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13 luglio 2008

Tor Vergata: laurea Farmacia in inglese

All'Università romana di Tor Vergata i futuri farmacisti parleranno inglese. Il 14 luglio, infatti, nel centro congressi e di rappresentanza di villa Mondragone, a Monte Porzio Catone, sarà ufficializzata l'apertura - con il prossimo anno accademico (2008-2009) - del nuovo corso di laurea in Farmacia dell'ateneo romano.

"Si tratta dell'unico corso di laurea in lingua inglese del nostro Paese - spiegano gli ideatori in una nota - e sarà svolto con la collaborazione dell'Università di Nottingham (GB), dove gli studenti potranno svolgere periodi di studio e di ricerca". Docenti di Tor Vergata e colleghi della School of Pharmacy di Nottingham prepareranno programmi congiunti di ricerca e attiveranno una piattaforma scientifica su progetti di rilevanza internazionale, che "faciliterà la mobilità di insegnanti e studenti, e consentirà sinergie per ottenere risultati originali e competitivi nel settore della ricerca farmaceutica".

Alliance Boots, leader europeo nella distribuzione farmaceutica, è sponsor del progetto. Il corso di laurea, della durata di 5 anni, avrà due indirizzi: accanto a quello tradizionale ci sarà un indirizzo regolatorio, che consentirà di formare figure professionali esperte nella valutazione dei dossier farmaceutici prima della richiesta di immissione in commercio a livello europeo o a livello dei singoli Stati membri. Il numero programmato è di 80 studenti l'anno.

Le preiscrizioni potranno essere effettuate online (www.farmacia.uniroma2.it; e-mail: info@farmacia.uniroma2.it). Responsabile del corso di laurea, è Giuseppe Nisticò, direttore del Centro di biotecnologie farmaceutiche dell'Università di Roma Tor Vergata (e-mail: nistico@uniroma2.it).

Accanto alle tasse ordinarie, calcolate sulla base del reddito, ci sarà un contributo straordinario di 2.500 euro l'anno. Le prove di ammissione saranno effettuate il 10 novembre, e verteranno sulla valutazione del grado di conoscenza della lingua inglese, sul livello di preparazione degli esami coerenti con il corso di laurea delle scuole medie superiori, sul voto di diploma e degli esami degli ultimi 3 anni prima del diploma attinenti al corso di laurea di Farmacia.

Alla cerimonia del 14 luglio è annunciata, fra gli altri, la partecipazione di Ornella Barra, board member and Wholesale & Commercial Affairs Director di Alliance Boots e del Nobel Rita Levi Montalcini, oltre a rappresentanti del mondo politico ed economico, e al presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, Giacomo Leopardi. Il rettore, Alessandro Finazzi Agrò, conferirà all'ambasciatore Umberto Vattani, presidente dell'Ice (Istituto per il commercio con l'estero), la pergamena come ambasciatore nel mondo della nuova Facoltà di farmacia dell'università di Roma Tor Vergata.

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La medicina è anche economia

I medici non devono considerare estranee alla professione le necessità di conciliare le risorse economiche con le cure. Questo, in sintesi, l'appello con cui Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) ha aperto a L'Aquila, l'incontro "Etica professionale ed etica delle risorse tra coerenze e conflitti", organizzato dalla Fnomceo.

Razionalizzazione della spesa, nuove disuguaglianze sociali, governo clinico. Tutti temi che tirano in ballo il rapporto fra etica ed economia e sono stati discussi da rappresentanti della Fnomceo e delle associazioni mediche, insieme a sociologi, economisti, politici, nel capoluogo abruzzese.

"I grandi valori della nostra professione, ovvero equità, solidarietà, appropriatezza ed efficacia delle cure - afferma Bianco - sono vincenti se l'intero sistema di tutela della salute, sempre più complesso e costoso, è economicamente compatibile con le risorse disponibili ed accessibile a tutti secondo i bisogni.

I nostri Ordini devono, dunque, sollecitare i professionisti a considerare proprie le compatibilità economiche, incalzando e non sostituendosi ai decisori nel momento in cui rendono disponibili l'appropriatezza, l'efficacia, la qualità delle prestazioni mediche e odontoiatriche".

Insomma, l'etica entra a buon diritto nell'economia. Anzi, ne è una guida, come conferma il vicepresidente della Fnomceo Maurizio Benato. "L'etica non è estranea all'economia sanitaria. Anzi, è piuttosto l'etica che impone di definire nel concreto operare di questo sistema scopi che non possono che essere comuni.

E scopo comune è stabilire quella parte della ricchezza di un Paese da assegnare all'organizzazione dei servizi sanitari, al di sopra del pluralismo culturale e politico e degli approcci morali che ne conseguono, al di là delle inevitabili diversità dei contesti sociali, e sempre nell'ottica di un uso appropriato delle procedure e dell'accesso dei cittadini a tali servizi, perché la salute non ha prezzo ma costa".

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Rossi, lavoreremo per contratto privati

"Lavoreremo per favorire il rinnovo del contratto dei lavoratori della sanità privata.

E' un impegno che ci assumiamo anche se non ci sentiamo chiamati in causa direttamente. Le Regioni hanno infatti pagato agli imprenditori del settore le prestazioni erogate e in quel pagamento è compreso anche il costo del lavoro".

Parola di Enrico Rossi, coordinatore degli assessori alla Sanità nella conferenza delle Regioni e assessore alla Sanità della Toscana, intervenuto sabato a Roma all'assemblea nazionale dei lavoratori della sanità privata, indetta da Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl.

"Gli imprenditori - sottolinea Rossi - avrebbero dovuto fare quello che negli anni hanno fatto le Regioni più virtuose nel settore pubblico: accantonare le risorse per il rinnovo del contratto dei lavoratori.

Quello che possiamo fare - conclude Rossi - è esercitare un ruolo di pressione affinché si possa giungere al più presto a un accordo tra le parti".

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I privati abbandonati dalle istituzioni

Abbandonati dalle istituzioni. Si sentono così i sindacati dei lavoratori della sanità privata, riuniti a Roma in assemblea nazionale per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro.

Chiedono a Governo e Regioni più controlli, in un settore dove "gli imprenditori sono stati lasciati liberi di muoversi in spregio delle regole"."Ci aspettiamo qualcosa di diverso da quanto è successo finora", dichiara Maria Vittoria Gobbo, segretario nazionale della Uil-Fpl.

"Ci siamo sentiti abbandonati - aggiunge - sia dal precedente che dall'attuale Governo, al quale chiediamo di intervenire in nostra difesa". A puntare il dito contro gli imprenditori del settore è il segretario nazionale della Cgil Fp, Rossana Dettori.

"La sanità privata - sottolinea - è un settore che vive di risorse pubbliche e che ha un margine di profitto considerevole. Il problema è che questo margine invece di essere utilizzato per investire nel miglioramento delle strutture o nel rinnovo del contratto della forza lavoro, viene impiegato per acquistare, ad esempio, testate giornalistiche".

A invocare l'intervento delle istituzioni è anche Daniela Volpato, segretario nazionale della Cisl Fp. "E' necessario - spiega Volpato - un impegno serio e concreto del Governo e delle Regioni. La gestione dei servizi della sanità privata - conclude - deve finire nelle mani delle Istituzioni, che ne hanno la responsabilità politica".

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Mai più casi Englaro con testamento biologico

Non ci saranno mai più casi Englaro se le persone redigeranno il testamento biologico

Ad affermarlo è l'oncologo Umberto Veronesi che sabato a Milano, a margine della presentazione della quarta conferenza mondiale 'The future of science', in programma dal 24 al 27 settembre a Venezia, è tornato sul caso Englaro e sulla sentenza dei giudici, che autorizza i genitori a sospendere il trattamento di idratazione e alimentazione forzata che tiene in vita la donna da ormai 16 anni.

Secondo l'ex ministro della Sanità, oggi senatore del Pd, i casi come quello di Eluana, in cui terze persone sono costrette a interpretare le volontà del malato, sono evitabili solo attraverso il testamento biologico.

"Solo, cioè, se la gente scriverà cosa vorrebbe fosse fatto di se stessa nel caso in cui non fosse più in grado di esprimere le sue volontà", ribadisce Veronesi.

E quanto alle polemiche degli ultimi giorni e alla preoccupazione del Vaticano sulla sentenza Englaro, ribatte: "Eluana è in coma, ha avuto un incidente, il suo pensiero non c'è più. Mancando il pensiero, manca la vita".

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12 luglio 2008

Sentenza Englaro: La Corte di Appello di Milano applica i principi sanciti dalla Cassazione

Con il decreto con cui la Corte di Appello di Milano ha accolto il reclamo proposto da Beppino Englaro quale tutore della figlia Eluana, nei confronti del provvedimento di rigetto emesso dal Tribunale di Lecco il 20/12/05, ed ha conseguentemente accolto la richiesta di autorizzazione all?interruzione del trattamento di sostegno vitale artificiale di Eluana, si chiude (si spera, essendo tecnicamente ancora possibile un nuovo ricorso alla Corte di Cassazione) la lunga e tormentata vicenda di Eluana Englaro.
Il fatto, come è noto, risale a circa 16 anni fa, quando la giovane entrò in stato di coma vegetativo dal quale non è mai uscita.
La vicenda giudiziaria prese le mosse dalle reiterate richieste del padre di Eluana che, in qualità di tutore della figlia chiedeva la sospensione dell?alimentazione artificiale, ritenendo che questa sarebbe stata la volontà della figlia se avesse potuto manifestarsi. Richieste sino ad oggi respinte.
Il tema investe la portata dell?art.32 Cost. che consente la possibilità di autodeterminazione del paziente rispetto alle cure mediche e apre l?interrogativo su come il medesimo diritto possa essere riconosciuto a chi non sia più in grado di intendere e di volere e dunque di esprimere la propria volontà.
Tre fondamentalmente i nodi giuridici intorno ai quali, anche per l? assenza di qualunque normativa in tema di testamento biologico, la magistratura si è cimentata.
- La stessa definizione di cura medica e in particolare se in essa possano ricomprendersi l?alimentazione e l?idratazione forzata e dunque la possibilità di interromperle;
- L?accertamento dello stato vegetativo permanente;
- Il ruolo del rappresentante dell?incapace.
Su queste questioni la Corte di Cassazione ha emesso nell?ottobre scorso un?importante e rigorosa sentenza (n. 21748) che prendendo le mosse dalla ricostruzione dei fondamenti del diritto all?autodeterminazione per il malato cosciente, arriva ad affermare il medesimo diritto per il malato non cosciente, quando ricorrano i presupposti che enuncia nel seguente principio:
?Ove il malato giaccia da moltissimi anni (nella specie oltre quindici) in stato vegetativo permanente, con conseguente radicale incapacità di rapportarsi al mondo esterno, e sia tenuto artificialmente in vita mediante un sondino naso gastrico che provvede alla sua nutrizione ed idratazione, su richiesta del tutore che lo rappresenta e nel contraddittorio con il curatore speciale,il giudice può autorizzare la disattivazione di tale presidio sanitario?, unicamente in presenza dei seguenti presupposti: a) quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standart scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche sia pur flebile recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno; e b) sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad elementi di prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero della sua personalità, dal suo stile di vita, e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere nello stato di incoscienza, l?idea stessa di dignità della persona??
E? in applicazione di questo principio, che non solo riconosce legittima la ricostruzione del la volontà ?presunta? del paziente che non possa più esprimersi, ma che soprattutto afferma non esistere una sola concezione della ?vita?, essendo questa legata, in virtù dei principi costituzionali fondamentali, nella ?rappresentazione di sé sulla quale egli (il paziente) aveva costruita la sua vita fino a quel momento??, nella ?singolarità? dell?esperienza irripetibile di ciascun individuo, che la Corte di Appello di Milano ha potuto valutare le prove raccolte sulla volontà della Englaro quando era cosciente e trarne un giudizio di ammissibilità della richiesta di interruzione dell?alimentazione artificiale.
Non una autorizzazione all??eutanasia?( che è cosa diversa e distinta, presupponendo lo stato di coscienza del paziente) come da qualcuno è stato improvvidamente affermato anche in questa occasione, ma piuttosto la concreta affermazione del diritto alla salute e del rispetto della persona umana sanciti dall?art.32 Cost. che, iscritto tra i diritti di libertà, la Cassazione afferma doversi declinare anche nel suo risvolto negativo, nel ?diritto di perdere la salute, di ammalarsi, di non curarsi??.
A fronte delle lacune legislative in materia, un approdo giudiziario che rappresenta, con le parole di Beppino Englaro ,?un passo in avanti dello stato di diritto?.

NICOLETTA MORANDI
Vita di Donna Community

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10 luglio 2008

Il pacemaker che cura l'obesità

Un apparecchio simile ad un pacemaker che utilizza corrente elettrica ad alta frequenza per bloccare i segnali cerebrali verso lo stomaco ed il pancreas tramite il nervo vago è in grado di aiutare i pazienti a perdere il peso in eccesso senza l'aiuto di diete o altri interventi sullo stile di vita e senza significativi effetti collaterali su frequenza cardiaca o pressione.

La nuova terapia, chiamata VBLOC, ha diversi vantaggi rispetto alle terapie dimagranti già in uso: prima di tutto è poco invasiva, in quanto richiede solo una semplice procedura laparoscopica per l'impianto, ed inoltre non modifica l'anatomia del percorso del cibo attraverso gli organi digerenti superiori.

Essa inoltre è del tutto reversibile.

(Surgery 2008; 143: 723-31)

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Cure alle terme: 734 MLN euro l'anno

Fanghi, bagni termali e cure inalatorie piacciono agli italiani. E lo testimoniano i numeri.

Il valore delle medicina termale del Belpaese non è solo scientifico, ma anche economico: il fatturato del comparto, pari a 734 milioni di euro, è costituito all'82 per cento da prestazioni sanitarie, pari a più di 580 milioni l'anno.

Ben 199 milioni si spendono solo per i fanghi e i bagni termali, 172 milioni per le cure inalatorie. Lo hanno detto gli esperti ieri a Roma, nell'incontro su 'Le terme alleate della Ricerca: il ruolo della Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale'.

"Tutto ciò - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Filippo Maria Fernè, presidente della Fondazione per la ricerca scientifica termale - è possibile grazie alla presenza di ben 380 stabilimenti termali funzionanti in 170 comuni del Belpaese, la metà dei quali al Nord".

E questo anche se la Regione con più alto numero di stazioni è la Campania (114, seguita dalle 110 del Veneto). Un patrimonio collegato a 5.831 esercizi alberghieri con oltre 381 mila posti letto.

Link attinenti:
Le terme in Italia

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Anche i comuni preoccupati per le riduzioni

Dissenso e preoccupazione per il possibile taglio del 20 per cento sugli stipendi dei vertici di Asl e ospedali, direttori generali, sanitari e amministrativi, che sarebbe previsto in un emendamento al decreto legislativo legato alla manovra economica.

A respingere l'ipotesi Pier Natale Mengozzi, presidente nazionale di Federsanità Anci, che riunisce aziende Usl, aziende ospedaliere e Comuni. "Il rischio è che si possa pensare che l'aziendalizzazione della sanità pubblica possa essere gestita da una dirigenza di serie B", dice Mengozzi. "Il provvedimento - afferma Mengozzi - arriva dopo che da anni le retribuzioni dei direttori generali sono rimaste ferme perché non è stato mai aggiornato il decreto che prevede, da un punto di vista legislativo, l'indennità riconosciuta ai direttori generali e il rapporto con i direttori sanitari ed amministrativi.

Quello che sconcerta è la previsione solo economica di un taglio che non è attento alle pesantissime ripercussioni che sicuramente ci saranno, dequalificando i vertici aziendali e alimentando una nuova disparità, specialmente in riferimento ai direttori sanitari che si vedrebbero riconosciuta un'indennità di molto inferiore al livello professionale di provenienza, già oggi in sofferenza verso altre figure aziendali o convenzionate".

"Il management delle aziende sanitarie è affare complesso - conclude Mengozzi - che va gestito con risorse umane qualificate e retribuite secondo modalità che non possono essere al di sotto degli standard di questo Paese.

E' urgente pertanto una riflessione nelle opportune sedi istituzionali e Federsanità Anci, certamente, porterà il proprio contributo in termini di proposte".

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Tagli agli stipendi dei manager

I direttori generali delle Asl sono sconcertati e stupefatti per l'ipotesi di riduzione degli stipendi del top management della sanità, che sarebbe contenuta nel decreto di conversione della premanovra.

A dirlo è Francesco Ripa di Meana, presidente della federazione italiana Aziende sanitarie e ospedaliere italiane (FIASO), riunita a Roma per l'assemblea ordinaria. La misura, anticipata dalla stampa, rappresenterebbe secondo il manager la sconfessione dei ruoli del direttore generale, del direttore sanitario e del direttore amministrativo e una concreta minaccia al processo di aziendalizzazione.

"Si dà un colpo all'immagine dei manager ingiustificato anche perché siamo stati i principali sostenitori del miglioramento qualitativo e della sostenibilità economica del sistema sanitario nazionale". La misura inoltre sarebbe, dal punto di vista economico, inefficace.

"Porterebbe -sostiene Ripa di Meana- a risparmi infimi, già oggi gli stipendi di direttore sanitario, direttore amministrativo e in qualche caso del direttore generale, sono inferiori a quelli dei direttori di dipartimento delle aziende sanitarie.

Negli ultimi nove anni, inoltre non abbiamo avuto nessun miglioramento per quanto riguarda gli emolumenti", conclude Ripa di Meana, sottolineando che non si può risparmiare minando la credibilità e l'autorevolezza di chi dirige le aziende e gli ospedali.

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CISL, manovra penalizzante

"La manovra economica che contiene gli interventi sulla Pubblica amministrazione, penalizza anche i medici dipendenti degli ospedali e delle Asl che, a differenza di altri lavoratori, non hanno avuto il rinnovo contrattuale del trascorso biennio 2006-2007, né la rivalutazione economica dell'esclusività, ferma da quasi dieci anni.

Non vorremmo che dopo le penalizzazioni dell'esecutivo Prodi, si aggiungessero quelle del Governo Berlusconi". E' il parere di Giuseppe Garraffo, segretario generale Cisl medici, preoccupato per le norme contenute nel decreto a breve all'esame dell'Aula della Camera.

"Se ha a cuore l'assistenza sanitaria ai cittadini e alle famiglie, Berlusconi deve intervenire - afferma Garraffo - per modificare e migliorare in Parlamento la manovra sulla sanità.

Il Governo deve diminuire gli sprechi, le inappropriatezze, le prestazioni inutili e la spesa fuori controllo delle Regioni e delle Asl, ma - aggiunge - non deve depauperare i salari di chi lavora in un settore così critico e delicato come la sanità. Sarebbe come buttare il bambino con l'acqua sporca".

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Meno ricoveri con servizi sul territorio

Avere più servizi di assistenza sanitaria sul territorio fa guadagnare più salute ai cittadini e fa anche risparmiare: solo i ricoveri in ospedale infatti possono ridursi fino al 50 per cento

E anche le cure ospedaliere offerte nelle aree dove funziona di più la medicina del territorio, sono più 'appropriate', quindi con un rapporto costo-beneficio migliore. Non solo. Nelle Asl in cui i medici di famiglia lavorano in gruppo, cioè condividono lo studio, l'organizzazione dell'assistenza e hanno un rapporto stretto, oltre a una riduzione dei ricoveri si registra anche l'aumento delle cure domiciliari integrate per gli anziani: vengono erogate al 15 per cento della popolazione 'over 65' se i camici che lavorano in gruppo sono il 40 per cento del totale, ma a meno del 4 per cento degli anziani se il lavoro in gruppo dei camici bianchi non raggiunge il 10 per cento.

Questi i dati del laboratorio di ricerca sul governo del territorio della Federazione italiana delle Aziende sanitarie ospedaliere (Fiaso), che li ha presentati ieri a Roma nel corso dell'assemblea ordinaria e che rappresentano il primo tentativo di 'misurazione' dei servizi del territorio, basato sui dati di 13 Usl in 11 regioni.

Uno studio che tenta di colmare il vuoto sulla mancanza dei dati nel settore e che si avvale, oltre al coinvolgimento degli operatori sul territorio anche dell'esperienza del Centro di ricerca sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale (Cergas) dell'Università Bocconi di Milano.

"Lo studio - spiega Francesco Ripa di Meana, presidente della Fiaso - nasce dalla percezione che sul territorio, come aziende sanitarie, non abbiamo fatto abbastanza. Non siamo riusciti a creare quelle sinergie tra servizi territoriali e continuiamo a ragionare su servizi nati in tempi successivi non sempre coordinati tra loro".

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09 luglio 2008

Superficiali con i generici

"Troppa superficialità e troppi interessi pesano sul corretto sviluppo dei farmaci generici in Italia". E' l'atto di accusa del presidente di Assogenerici, Giorgio Foresti, presentato nel suo intervento di apertura dell'assemblea dell'associazione di produttori di medicinali equivalenti, riunitasi ieri a Milano per fare il punto sul mercato e sullo sviluppo del settore. Foresti cita alcuni esempi di pratiche che rallentano lo sviluppo del settore.

"Ripetutamente si leggono insinuazioni su qualità, sicurezza e controlli riguardo ai farmaci generici, ed è paradossale che tali accuse vengano mosse dopo oltre 35 anni dalla loro introduzione nel mercato europeo e oltre 10 anni in quello italiano. Sono affermazioni strumentali diffuse ad arte - ammonisce - e sintomo di un'evidente arretratezza del nostro Paese rispetto all'Europa". Fra le cause della mancata crescita, Foresti ricorda, in una nota, il fenomeno dello spostamento delle prescrizioni dal prodotto in scadenza di brevetto a quelli ancora coperti all'interno della stessa classe terapeutica.

"E come non citare inoltre - aggiunge - la mancanza di un chiaro indirizzo verso la prescrizione per principio attivo, al momento delle dimissioni dall'ospedale? Queste carenze, e altre ancora nel sistema del farmaco - sostiene il leader di Assogenerici - privano l'Italia di una grande opportunità per innovare il proprio Servizio sanitario nazionale.

"Se in Italia il consumo dei generici si allineasse alla media dei Paesi europei - stima Foresti - si potrebbero risparmiare ben 2 miliardi di euro l'anno, che dovrebbero essere impiegati per farmaci innovativi, farmaci orfani, terapie del dolore, farmaci biotecnologici e non solo per ripianare i tetti di spesa.

Non sono più rinviabili interventi strutturali - conclude - che permettano il definitivo decollo dei generici e il consolidamento di un mercato farmaceutico, già fortemente penalizzato nel passato da drastiche e unilaterali manovre di contenimento della spesa".

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Parafarmacie, aumentano esercizi e vendite

Boom di parafarmacie in Italia. I canali di vendita per i medicinali da banco 'figlie' delle liberalizzazioni Bersani sono infatti raddoppiati in un anno: se a maggio 2007 se ne contavano 923, a maggio di quest'anno erano già 2028.

E di pari passo con i nuovi esercizi, cresce il numero di confezioni vendute fuori dalla farmacia: lo scorso anno l'1,4 per cento dei 332 milioni di prodotti era stato acquistato nelle parafarmacie, mentre nei primi cinque mesi del 2008 il dato è già arrivato al 3,2 per cento, raddoppiando anche in questo caso.

Sono le stime che emergono dal Rapporto 2008 dell'Associazione nazionale dell'industria farmaceutica dell'automedicazione (Anifa), presentato ieri a Roma.

E a sorpresa le parafarmacie appaiono più diffuse al Sud: il 40 per cento di questi esercizi si trova infatti nel Meridione, mentre il Nord 'preferisce' come canale alternativo alla farmacie i corner all'interno dei supermercati, diffusi per quasi l'80 per cento al Settentrione.

Entrando nel particolare, gli italiani tendono ad acquistare i medicinali contro disturbi respiratori in farmacia, quelli per la cura dei dolori e delle malattie dell'apparato digerente soprattutto nei corner della Gdo, mentre i prodotti dermatologici sono più venduti nelle parafarmacie.

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Possibile obiezione su caso Englaro

"Il medico che dovrebbe materialmente interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione a Eluana Englaro può opporre obiezione di coscienza, ma l'ospedale, davanti a un provvedimento della Corte d'appello civile, dovrà fare di tutto perché quest'ultimo trovi esecuzione".

A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo).

Secondo il medico l'esecuzione materiale della richiesta di Beppino Englaro, padre della ragazza che da 16 anni vive in stato vegetativo irreversibile, potrebbe creare delle difficoltà.

"Tecnicamente - ragiona - è possibile che qualcuno dello staff che ha in cura Eluana decida di sottrarsi perché non condivide l'interruzione dell'alimentazione artificiale, ma il padre-tutore della paziente è portatore di un diritto positivo che, come tale, deve trovare risposta".

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Marino: per Eluana decisione giusta

"La decisione del Tribunale Civile di Milano è rilevante e giusta. Il padre di Eluana ha lottato per sedici anni contro tutto e contro tutti per rispettare le volontà della figlia, che finalmente saranno accolte". E' il commento di Ignazio Marino, medico e capogruppo Pd in Commissione Sanità al Senato, che nella scorsa legislatura si è impegnato per introdurre anche in Italia una legge sul testamento biologico e che spera, con l'attuale maggioranza, "si possa riprendere a discutere con serietà, rigore e pacatezza di questo tema al più presto in Parlamento".

"L'alimentazione artificiale - spiega Marino - è un mezzo straordinario che esiste da poche decine di anni e oggi si associa a tutte le altre terapie a cui viene sottoposta una persona in stato vegetativo permanente. Si tratta di una condizione in cui non vi è più nessuna ragionevole possibilità di recupero dell'integrità intellettiva a causa di un grave danno cerebrale. Mantenere pazienti perennemente incoscienti liberi da infezioni, dal rischio di embolie polmonari, da decubiti, da alterazioni metaboliche che possono causarne la morte, implica uno sforzo straordinario dal punto di vista dell'intervento medico e delle tecnologie utilizzate. Uno sforzo che non porta però ad alcun miglioramento delle condizioni di salute".

La sospensione di tutti questi atti, dice Marino, "implica inevitabilmente la fine della vita, ma si tratta di una fine naturale. Si tratta di non accanirsi più, di non prolungare l'agonia, di accettare che non c'è più nulla da fare. Ed è cosa sostanzialmente diversa dal procurare volontariamente la morte attraverso l'iniezione di un farmaco letale".

Per Marino la sentenza di ieri "riflette ciò che viene sancito nell'articolo 32 della Costituzione e anche nella Convenzione di Oviedo sulla biomedicina. E' una sentenza rigorosa che pone fine ad un vero e proprio calvario ma testimonia ancora una volta la carenza di una legislazione che regoli la materia nel nostro Paese. Negli ultimi anni, infatti, sono stati i tribunali a prendere le decisioni più delicate nell'interesse dei cittadini. Non mi pare - conclude il senatore - che si possa e che si debba proseguire così. Sono convinto che serve una legge sul testamento biologico, che permetta ad ognuno di indicare, soltanto se lo vuole, le proprie volontà sulle terapie che ritiene accettabili se un giorno si troverà nella condizione di non potersi più esprimere".

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I dirigenti sotto attacco

In vista un nuovo attacco ai medici dipendenti del sistema sanitario

Lo denuncia l'associazione dei medici dirigenti Anaao Assomed, commentando le misure, anticipate dalla stampa, contenute in un emendamento al decreto sulla manovra economica, all'esame della Camera, che vanno dal taglio dei posti letto e alla pianta organica al ridimensionamento dei fondi della contrattazione integrativa. Secondo l'Anaao, il Governo "lungi dall'accogliere le richieste avanzate dai medici ospedalieri per l'abolizione di norme punitive della categoria, si prepara ad infierire ulteriormente".

Per il sindacato, inoltre, "l'attacco ai camici bianchi dipendenti è evidente nel silenzio-assenso del ministro del Welfare che ha lasciato il compito di tutelare la salute degli italiani e la professionalità degli operatori al ministro dell'Economia". La prospettiva del Governo è "un sistema sanitario povero e per i poveri", secondo l'Anaao che analizza nel dettaglio le singole misure.

"La previsione di fissare nella specifica intesa con le Regioni sul finanziamento del SSN un'ulteriore riduzione dello standard di posti letto - si legge nella nota - non tiene conto dell'andamento epidemiologico e demografico del Paese nonché del fatto che, al di là dei buoni propositi, l'ospedale rimane l'unico presidio a completa disposizione della domanda di salute dei cittadini. Utilizzare standard derivati dal mondo anglosassone significa ignorare che già oggi si fa fatica a governare una domanda di prestazioni sempre più complesse ed ad effettuare dimissioni ospedaliere per la assoluta mancanza di strutture territoriali".

Ma ciò che è più grave è l'attacco a livello economico "di una categoria che si sta impoverendo di anno in anno ed alle sue stesse prospettive di carriera. La riduzione stabile della pianta organica prevista - continua la nota - ignora il fatto che già da ora gli ospedali lavorano a debito nei confronti dei medici, che rivendicano il pagamento di milioni di ore di lavoro eccedente il debito contrattuale, ed in carenza assoluta di personale infermieristico". Inoltre "il previsto ridimensionamento dei fondi della contrattazione integrativa, laddove esistano, diventa un naturale corollario del mancato finanziamento del contratto nazionale. E l'intenzione di fissare parametri per l'individuazione delle strutture semplici e complesse invade l'autonomia organizzativa delle Aziende sanitarie e prelude ad una riduzione di legittime aspettative di carriera", continua la nota. "Siamo di fronte - conclude l'Anaao - ad un insieme di provvedimenti che rappresentano un forte incentivo verso la ulteriore privatizzazione del servizio sanitario atteso che, dati alla mano, la riduzione del tasso di ospedalizzazione realizzata in questi anni nel sistema pubblico si è tradotta in un aumento dei profitti per il settore privato".

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08 luglio 2008

Riaperto il tavolo dei rinnovi

Si torna a trattare per il rinnovo del contratto della dirigenza medica. Il confronto si era interrotto lo scorso aprile, quando la parte pubblica aveva addirittura abbandonato il tavolo per il rinnovo del biennio economico 2006-2007, annunciando la ripresa delle trattative subito dopo le elezioni, in una quindicina di giorni.

A fine aprile, a situazione ancora ferma, i sindacati di categoria hanno proclamato lo stato di agitazione, in attesa di novità che potrebbero arrivare dalla ripresa del confronto.

Due le date di convocazione da parte dell'Aran - si legge sul sito dell'Anaao, principale sindacato di categoria - per le confederazioni e le organizzazioni sindacali dei camici bianchi del Ssn.

Martedì 15 luglio alle 15.30 si aprirà il tavolo con le Confederazioni (tra cui la Cosmed) sul biennio economico 2008-2009, voluto dal ministro per la Pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta, che con una recente nota inviata all'Aran ha incaricato l'agenzia di avviare le procedure per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego dell'intero settore statale. Giovedì 17 luglio, dalle 10.00, proseguirà la trattativa per il rinnovo del quadriennio 2006-2009 e del biennio economico 2006-2007.

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Ogni anno 3 mld di farmaci in fumo

"Gli italiani buttano nella spazzatura, ogni anno, pillole e medicinali per tre miliardi di euro. Tutti i farmaci non utilizzati che 'riempiono' gli armadietti di ogni famiglia italiana".

A fare i conti è Mario Baldassarri, presidente della Commissione Finanze del Senato, convinto che lo spreco potrebbe essere evitato "semplicemente adottando confezioni più adeguate alla terapia da seguire o, addirittura, i monodose".

I conti sono presto fatti:"se ognuno di noi tornando a casa va a controllare il proprio armadietto delle medicine e guarda la targhetta con il prezzo - spiega Baldassarri in un incontro, ieri a Roma sulla prevenzione cardiovascolare - probabilmente scoprirà che il valore dei prodotti è tra 100 e 200 euro, a seconda delle dimensioni della famiglia".

Tutti medicinali che "una volta l'anno io stesso butto via, come tanti italiani, perché scaduti o perché vecchi. Duecento euro per 21 milioni di famiglie - calcola Baldassarri - fanno 4 miliardi e 200 milioni. Cento euro a famiglia, invece, sono due miliardi e 100 milioni.

La realtà sta a metà strada: buttiamo via 3 miliardi di euro l'anno". Per evitarlo "basterebbe semplicemente adottare strumenti che in Inghilterra e negli Stati Uniti sono usati già da 40 anni: confezioni più adeguate o monodose per tagliare gli sprechi".

Una soluzione, già indicata dal legislatore, ma che deve essere "studiata e concordata con l'industria", conclude.

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Da pazzi non avere il Ministero

"Non avere il ministero della Salute è pura follia". Lo sostiene Mario Baldassarri, presidente della Commissione Finanza e Tesoro del Senato, convinto che sia necessario per la sanità un ministero autonomo soprattutto per il governo della spesa che ha proprie specificità.

"Per controllare la spesa pubblica - ha detto Baldassarri a margine di un incontro a Roma sulla prevenzione cardiovascolare - bisogna sapere come si spende. Non è sufficiente controllare la quantità, e ogni settore deve essere ben conosciuto dall'interno".

Per Baldassarri "la logica del sistema pensionistico è diversa da quella del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, così come è diversa la logica del sistema sanitario e quindi di un ministero autonomo della Salute". Per il rappresentante del Pdl non si possono accorpare dei ministeri sotto la spinta del risparmio e della critica alla cassa anche perché nel settore sanitario sono fondamentali anche le modalità di governo della spesa.

"La spesa sanitaria - ha detto Baldassarri - è una bomba a orologeria per l'Italia e l'Europa". Il settore ha bisogno "di un piano radicale di ristrutturazione industriale". Oggi il sistema si basa soprattutto "sull'emergenza e ruota intorno all'ospedale" ma, soprattutto con i cambiamenti demografici e l'invecchiamento della popolazione è necessario prendersi cura della cronicità.

"Oggi stiamo affrontando la cronicità con la vecchia macchina dell'ospedale, spendendo molto di più di quanto si dovrebbe". Per Baldassarri, la soluzione è mettere invece al centro il medico di famiglia e la famiglia stessa". Per ottenere una spesa per l'assistenza più mirata con una riduzione degli sprechi.

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Risparmi da statine precoci

Tenere a bada il colesterolo ha vantaggi anche economici. Controllando adeguatamente i livelli di colesterolo LDL, il sistema sanitario potrebbe ottenere ogni anno risparmi fino a 3,3 miliardi di euro già dal 2010 per arrivare a 4,5 miliardi nel 2040.

Sono i risultati dell'indagine promossa dalla Fondazione SIMG, che fa capo alla Società italiana di medicina generale, e realizzata da Vincenzo Atella della Facoltà di Economia dell'università di Roma Tor Vergata, che ha presentato i dati ieri a Roma.

Nel corso dell'incontro si sono confrontati medici, politici ed economisti concordi su un principio: "non fare prevenzione fa spendere di più al SSN. Ed è altrettanto dispendioso curare male". Per guadagnare in salute e denaro bisogna dunque fare in modo che le terapie vengano anche ben seguite dai pazienti. La stima, oltre a indicare che i risparmi annui complessivi nel nostro Paese che potrebbero superare nel 2040 i 4,5 miliardi di euro l'anno, offre anche una panoramica sui risparmi possibili, sempre nel campo delle malattie cardiovascolari, da ciascuna Regione italiana, considerando le particolarità demografiche, con la maggiore o minore presenza di anziani.

E sommando tutti gli importi, nell'arco dei prossimi 20 anni - spiega Atella - sarebbe possibile realizzare un risparmio complessivo netto di oltre 60 miliardi di euro, e di oltre 120 miliardi fino al 2050. Il calcolo del risparmio potenziale viene ottenuto moltiplicando il costo totale unitario (costi diretti + indiretti) di un evento cardiovascolare per il numero di eventi potenzialmente evitabili attraverso il miglioramento della terapia farmacologica in ogni Regione".

"Uno degli aspetti più interessanti emerso dall'indagine - spiega l'esperto - è che i benefici che deriverebbero da questo tipo di strategia di prevenzione sono immediatamente disponibili. Basti pensare che se si potesse avviare subito una prevenzione primaria e secondaria ottimale, già a fine anno sarebbe possibile registrare risparmi pari a circa 1,5 miliardi di euro".

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Far causa al medico è un business

Dietro l'aumento del contenzioso in sanità "c'è un business. Un mercato popolato di avvocati, media, assicurazioni, ma anche medici che si occupano di contenzioso"

A puntare il dito sul business delle richieste di risarcimento per danni clinici è Maurizio Maggiorotti, presidente dell'Amami (Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente), che riunisce circa 25mila medici italiani, oggi a Roma per presentare un'alleanza fra pazienti e camici bianchi per migliorare la sicurezza clinica e la qualità dei servizi.

"Ormai quello dei risarcimenti è diventato un business - denuncia il medico - e le richieste sono destinate ad aumentare. Oggi i numeri reali degli errori non esistono", ricorda Maggiorotti. Con il risultato che ormai molti specialisti, per prudenza, ricorrono alla medicina difensiva, e ad atti medici dettati più da cautela giudiziaria che da motivi scientifici".

Negli anni la medicina, prosegue Maggiorotti, è migliorata enormemente, ma le denunce nei confronti dei medici sono lievitate, "per colpa anche del mercato del risarcimenti. E' tempo di cambiare le cose. E lo si può fare dando tempo e qualità al rapporto medico-paziente, e a momenti come il consenso informato". Proprio per contribuire a cambiare le cose, Amami, Fish (Federazione italiana per il superamento dell'handicap) e Abc (Associazione bambini cerebrolesi) si sono unite in un patto per la sicurezza.

Un'alleanza
culturale e fattiva - è sttao spiegato ieri a Roma - che punta a migliorare la tutela della salute dei cittadini e la serenità degli operatori. Perché gli errori medici sono rari, ma esistono. E non vanno taciuti, ma rilevati, studiati e prevenuti. Per questo chiediamo con forza al ministero del Welfare l'istituzione di un Osservatorio dell'errore medico e del contenzioso paziente-medico".

Per cambiare davvero le cose, le associazioni hanno stilato un programma in nove punti: oltre all'Osservatorio, occorre "favorire il cambiamento della cultura organizzativa, incentivando prevenzione e controlli trasparenti" spiegano. Ma anche garantire la correzione delle disfunzioni organizzative, delle negligenze e delle imprudenze; promuovere la via conciliativa extra-giudiziale; garantire che il comportamento delle strutture sanitarie sia sempre orientato alla ricerca delle cause che hanno prodotto l'incidente, anche durante i contenziosi sui cittadini; attivare l'istituzione di un 'Fondo vittime dell'alea terapeutica', per risarcire i pazienti che hanno subito complicanze imprevedibili insite nelle cure.

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Fecondazione: Scaravelli (ISS), entro il 2008 centri PMA saranno istituti di tessuti

L'Italia recepirà la direttiva UE, le ispezioni saranno almeno biennali

Barcellona, 8 lug. (Adnkronos Salute) ? Novita? positive in arrivo entro l?anno per le coppie che hanno bisogno della fecondazione assistita per diventare genitori.

?Entro la fine del 2008 infatti ? anticipa all?ADNKRONOS SALUTE Giulia Scaravelli, direttore del Centro operativo legge 40 e del Registro nazionale Pma (procreazione medicalmente assistista) dell?Istituto superiore di sanita? (Iss) ? l?Italia recepira? la direttiva europea che riguarda le cellule e I tessuti.

E che prevede che tutti i centri di Pma vengano equiparati a ?istituti di tessuti??.

I vantaggi, spiega la ricercatrice che e? stata nominata competent authority nazionale per la medicina riproduttiva, ?saranno proprio per i cittadini.

Perche? gli istituti a cui verranno equiparati i centri di Pma sono sottoposti a ispezioni di controllo almeno ogni due anni. In piu? gli stessi dati prodotti saranno controllati con maggiore rigore.

A tutto vantaggio della sicurezza delle coppie?. Una piccola rivoluzione che pero?, aggiunge l?esperta, ?non eliminera? il cosiddetto turismo procreativo a cui sono costrette le coppie che hanno bisogno di accedere a tecniche che in Italia restano vietate dalla legge 40 del 2004, come la fecondazione eterologa?, conclude.

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Fecondazione: Scaravelli (ISS), dal 2009 fondi a studi su vitrificazione

Barcellona, 8 lug. (dall?inviato dell?Adnkronos Salute Guido Schwarz) ? L?Istituto superiore di sanita? (Iss) entro i primi mesi del 2009 iniziera? a finanziare studi sulla vitrificazione, la tecnica di congelamento super veloce degli ovociti.

Cosi? come corsi di formazione per i medici. Parola di Giulia Scaravelli, direttore del Centro operative legge 40 e del Registro nazionale Pma (procreazione medicalmente assistista) dell?Iss.

Per questa ragione la ricercatrice italiana e? a Barcellona, in Spagna, dove e? in corso il 24esimo congresso della Societa? europea di riproduzione umana ed embriologia.

?Finora ? spiega Scaravelli all?ADNKRONOS SALUTE ? l?Iss ha finanziato solo studi su protocolli ?lenti?, cioe? che prevedono il congelamento lento degli ovuli.

Ma ? continua ? entro breve inizieremo a finanziare sia corsi di formazione, che studi sulla vitrificazione.

Per validare anche in Italia i nuovi protocolli di congelamento che, dati della letteratura scientifica piu? recente alla mano ? aggiunge ? sembrano ottenere ottimi risultati di efficienza.

Se dalle nuove sperimentazioni si avranno risposte altrettanto positive sul fronte della sicurezza ? anticipa Scaravelli ? in un prossimo futuro la vitrificazione potra? anche soppiantare il tradizionale congelamento lento.

Anche perche? gli ovociti scongelati con il nuovo metodo ? conclude - si impiantano meglio, e dunque piu? facilmente potrebbero dare luogo a una gravidanza?.

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07 luglio 2008

Il rene trapiantato risente del sesso

Il fallimento del trapianto è più frequente quando reni espiantati da un donatore maschile vengono impiantati in una paziente di sesso femminile rispetto a qualsiasi altra combinazione di donatori e riceventi.

Ciò suggerisce un effetto immunologico correlato all'antigene di istocompatibilità codificato nel cromosoma Y (H-Y). Un effetto immunologico H-Y era già stato osservato nei trapianti di cellule staminali, ed anche quanto emerso da piccoli studi sul trapianto di organi solidi indica elevati tassi di rigetto nelle riceventi di organi da donatori maschili.

Altri dati comunque suggeriscono una peggiore sopravvivenza del trapianto quando reni da donatrici femminili vengono impiantati in pazienti di sesso maschile; ciò potrebbe essere correlato direttamente alle minori dimensioni del rene femminile, che potrebbe non avere una massa di nefroni adeguata all'elevata richiesta metabolica dei soggetti maschili.

Gli antigeni H-Y non possono più essere ignorati nell'ambito dei trapianti degli organi solidi, ma è ancora prematuro suggerire che gli schemi di allocazione per i donatori deceduti o la selezione dei donatori viventi per i trapianti tengano conto di questo effetto, anche in ragione del buon successo a lungo termine dei trapianti fra sessi non corrispondenti e dell'accesso limitato agli organi.
(Lancet 2008; 372: 10-1 e 49-53)

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Pfizer rivede la politica sull'ECM

Stop immediato all'erogazione di tutti i fondi diretti riservati ai programmi per l'educazione medica continua (Ecm) negli Stati Uniti, a eccezione delle iniziative già in corso.

A decretarlo è stata l'azienda farmaceutica americana Pfizer, che continuerà a supportare i progetti Ecm in maniera indiretta, ma che ha preso questa decisione "come passo avanti contro la complessa questione del conflitto d'interesse, un problema dannoso anche quando viene solamente ipotizzato", assicura in un comunicato ufficiale dell'azienda Joseph Feczko, Chief Medical Officer della società con base a New York.

"A quanto risulta - afferma Dave Davis, vicepresidente Ecm dell'Association of American Medical Colleges - Pfizer è il primo fra i sostenitori 'commerciali' dei programmi di educazione medica continua a prendere una decisione del genere", che comprenderà una rigida revisione dei criteri di finanziamento di iniziative di formazione riservate ai medici, con l'eliminazione dei fondi diretti a eccezione di alcuni importanti progetti già in atto, come quello per la riduzione dei fumatori negli Usa.

"L'Ecm, quando viene fatta in maniera corretta - aggiunge Feczko - aumenta le conoscenze dei medici, espande l'uso di trattamenti salvavita e contribuisce alla sicurezza dei pazienti.

Abbiamo capito che anche la sola idea di conflitto di interesse danneggia tutto ciò e siamo determinati a prendere provvedimenti nel completo interesse di medici e pazienti".

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Dodici arresti per falsa certificazione

Dodici arresti a Roma per falsi certificati medici a detenuti.

L'operazione della Squadra mobile, coordinata dalla Procura della capitale, su false certificazioni sanitarie per consentire ai detenuti di uscire dal carcere ha portato, infatti, all'esecuzione delle 12 ordinanze di custodia cautelare, eseguite in queste ore.

Tra gli arrestati anche un medico in servizio presso il day hospital di psichiatria del Policlinico "Gemelli" di Roma.

A lui, sottolinea una nota della polizia, si rivolgevano detenuti e noti esponenti della malavita per ottenere false certificazioni sanitarie e potersi così sottrarre all'esecuzione della pene.

I particolari dell'operazione saranno forniti in una conferenza stampa, oggi alle 11,30 a Roma.

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Prezzi in rete in Lombardia

Un ospedale ha bisogno di un dispositivo medicale, ma non ha idea di quale sia l'entità della spesa? Basta consultare il Mister Prezzi della sanità lombarda: un osservatorio che monitora i costi delle tecnologie.

Il cervellone gestito dal policlinico San Matteo di Pavia registra tutto, dagli aspetti prettamente economici ai dati qualitativi. A descriverlo è Paolo Lago, direttore di ingegneria clinica nell'Irccs pavese, uno dei responsabili del progetto attivo ormai da cinque anni su tutto il territorio della regione. L'obiettivo, spiega nel corso di un incontro sul 'low cost in sanità' ieri a Milano, è quello di offrire agli addetti ai lavori una migliore conoscenza del mercato.

Così, se il dispositivo è stato già acquistato da un altro ospedale, nel database compare anche il prezzo di quella transazione, in genere più basso di quello di listino. Indicazioni preziose "per mantenere accettabili i livelli di spesa e calibrare gli investimenti nel settore tecnologie", spiega Lago. Inseguendo il low cost responsabile.

Perché per una struttura sanitaria è fondamentale orientarsi nella giungla di aziende e conoscere le caratteristiche tecniche dei modelli disponibili. "Lo scambio di informazioni diventa utile anche per la scelta qualitativa di un prodotto. Nell'ultimo anno sono stati censiti più di mille ordini per una spesa di 12,6 milioni di euro. L'osservatorio permette alle aziende sanitarie di accedere a un elenco, in rete, di fornitori certificati", osserva l'esperto.

Il Mister prezzi delle tecnologie è una delle strategie che gli addetti ai lavori stanno mettendo a punto per rendere gli investimenti in sanità sempre più appropriati.

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La sanità laziale conta sui finanzieri

Maggiore controllo della spesa sanitaria e farmaceutica e degli appalti per forniture di beni e servizi nel Lazio. Con questo obiettivo la Regione e la Guardia di Finanza del Lazio hanno stipulato oggi un accordo per il controllo della spesa regionale.

Un accordo che porterà "trasparenza e pratiche migliori" in tutto il Lazio. L'intesa è stata siglata oggi tra Piero Marrazzo, governatore del Lazio, e Michele Adinolfi, generale di divisione e comandante regionale della Guardia di Finanza, e rinnova un accordo che era stato stretto già cinque anni fa. Il compito principale spetterà alla Regione, che dovrà segnalare eventuali anomalie e irregolarità alla Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle potranno, in questo caso, avviare investigazioni e accertamenti. "Abbiamo voluto rivisitare il vecchio accordo - sottolinea Adinolfi - e nostro obiettivo sarà controllare i comparti della spesa regionale a più alto rischio: sanitaria, farmaceutica e appalti per forniture di beni e servizi.

I funzionari della Regione Lazio e della Guardia di Finanza organizzeranno anche dei corsi di formazione per dotare i funzionari degli strumenti utili per individuare eventuali anomalie nei conti della sanità laziale". Della stessa opinione Marrazzo, che esalta "la strada intrapresa da qualche anno dalla Regione: il controllo della spesa.

Da due anni non produciamo più debito perché da due anni abbattiamo il deficit, azzerandolo. Una condizione necessaria ma non ancora sufficiente per farci considerare come una Regione 'virtuosa'. La nostra è una battaglia per la legalità che si rinnova giorno dopo giorno".

Marrazzo è felice per l'intesa, anche perché "questo protocollo sarebbe stato impensabile anni fa, quando nemmeno si approvavano i bilanci. Il vecchio protocollo non ha dato i frutti sperati - termina il governatore - ma con questo siamo sicuri di ottenere buoni risultati".

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Prestazioni sanitarie a basso costo: troppo

La spinta a ridurre la spesa sanitaria è forte sui governi, ma anche sui singoli cittadini, con conseguenze spesso aberranti

L'allarme contro le derive del "low cost" sanitario è stato lanciato da Pasquale Spinelli, presidente della Federazione delle società medico scientifiche italiane (Fism) e del nomadismo sanitario, in particolare per chirurgia plastica e cure odontoiatriche.

Spinelli ha citato il caso del pacchetto 'bisturi più safari'. "Vai in Sud Africa e, insieme all'appuntamento con il chirurgo, ti organizzano il safari. Non oso immaginare quale sarà il prossimo pacchetto in uscita, magari nei Paesi meta di turismo sessuale" ha detto Spinelli Ieri a Milano, durante un incontro promosso per discutere di low cost in sanità. "Il fenomeno, nato nell'ambito dei trasporti aerei, si sta ora trasferendo al campo della salute. E i pazienti sembrano apprezzare: un sondaggio, per esempio, rileva che il 70% degli intervistati è favorevole a politiche low cost in sanità. Il problema è: sanno di che cosa si tratta?". Il sito internet segnalato da Spinelli appartiene a una compagnia sudafricana indipendente di turismo medico ('Surgeon and Safari') che, secondo la presentazione, si occuperebbe di tutto: dalla creazione di un filo diretto con i medici alle prenotazioni, dall'accompagnamento fino ai safari.

I trattamenti che propone spaziano dalla chirurgia plastica e ricostruttiva a quella dentale, oftalmica e ortopedica. Tutte prestazioni toccate dal caroprezzo. Non è una novità. Prima del pacchetto 'bisturi e safari', era già in voga il viaggio organizzato per le cure odontoiatriche, con destinazione l' Ungheria e Paesi dell'Est europeo. E ancora, la Tunisia è meta gettonata per gli interventi estetici, così come il Brasile. Discorso a parte per l'India, che è sfruttata per esternalizzare, per esempio, le refertazioni radiologiche grazie ai sistemi di telemedicina: la radiografia è eseguita da un tecnico a Cleveland, per esempio, ma letta da un radiologo a Nuova Dehli, che percepisce uno stipendio indiano. "Ai primi posti nella classifica dei trattamenti per cui il fenomeno del nomadismo sanitario appare più diffuso figurano l'odontoiatria, l'ortopedia protesica, la chirurgia plastica ed estetica, l'oftalmologia, la medicina della riproduzione", osserva Spinelli. "Il rischio - precisa - è che a farne le spese sia la sicurezza delle procedure.

Chi certifica l'affidabilità delle alternative low cost? Le società medico-scientifiche guardano al fenomeno con preoccupata attenzione", ha sottolineato. L'unica certezza, sottolinea Spinelli, è che non si può più ignorare la realtà della concorrenza extraeuropea, così come la necessità di normative uniche e quella di garantire una gestione illuminata degli ospedali italiani. Parola d'ordine: appropriatezza della spesa. Ma anche attenzione alle novità. "A Torino - ricorda l'esperto - alcuni professionisti si sono organizzati in un ambulatorio specialistico low cost: promettono visite al prezzo massimo di 50-60 euro. Aspettiamo di vedere come andrà questo esperimento. Quello che non vogliamo è che si facciano discorsi unicamente orientati sui costi, a scapito della qualità". Ancora più delicata, aggiunge Spinelli, è la questione dei presidi biomedicali, "un settore che richiede la massima attenzione", come ha ribadito Pier Mannuccio Mannucci, ematologo dell'Università degli studi di Milano: "Su internet - avverte - vengono proposti dei test genetici che sarebbero in grado di predire la predisposizione di un individuo a un gruppo di malattie che rappresentano il 70% delle cause di morte in Occidente.

Secondo quanto pubblicizzato, sarebbero in grado di individuare dal rischio di trombosi fino ai tumori. Niente di più falso. Ho verificato e i test non hanno questa capacità predittiva". Proprio per mettersi al riparo dalle spese improprie e da eventuali bluff, in Italia, suggerisce l'esperto, "si dovrebbe cominciare a pensare a un'agenzia nazionale che si occupi di processi di registrazione e delle autorizzazioni da rilasciare alle aziende che producono dispositivi medicali".

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Aborto, più rischi se l'uomo e un over 40

L'età, è ritenuta da sempre un vero incubo per le donne che aspirano alla maternità e che hanno superato i 35 anni

I ginecologi ed i biologi sono pronti con il pollice verso il basso a decretare l'ingresso nella zona grigia, quella che in pochi anni, progressivamente, traghetterà verso l'ipofertilità e, per una coppia non feconda, la strada sarà sempre più in salita anche con la fecondazione in vitro.

?Oggi, lo scenario si deve ampliare?, afferma la dottoressa Stephanie Belloc, del centro di riproduzione assistita Eylau di Parigi, In Francia, : ?Anche l'età dell'uomo ha la sua importanza e questa informazione deve essere comunicata alla coppia che cerca una gravidanza?. Il dubbio esisteva da tempo, ma mancavano le evidenze cliniche.

La novità e che, nel corso del 24° Congresso della Società Europea di Embriologia e Ricerca, in corso a Barcellona, un gruppo francese, capitanato dalla dottoressa Belloc, ha posto la prima pietra. Sono state presentate alcune evidenze scientifiche sul rapporto tra l?età del maschio ed i risultati delle inseminazioni intrauterine (IUI), ottenute con l? osservazione e l?elaborazione statistica di un numero molto significativo di IUI, ben 21239 di coppie che si sono rivolte al Centro Eylau, di Parigi, dal gennaio 2002 al dicembre 2006.

La scoperta è che la percentuale delle gravidanze interrotte spontaneamente aumenta, mentre la percentuale di successo nel concepimento diminuisce, quando il maschio ha superato i 40 anni. Questo dato e stato per anni controverso, rispetto, non tanto alla cosiddetta conta degli spermatozoi e alla loro qualità , quanto agli effetti diretti sulla infertilità della coppia, ovvero sull?esito della gravidanza.

Alcuni studi recenti, ad esempio, hanno evidenziato la relazione tra i danni al DNA e l? età del maschio sempre rispetto alla tecnica più semplice, quella della inseminazione. Poche, tuttavia, le conferme cliniche definitive. ?La conclusione dovrebbe condurre, afferma Belloc, a suggerire alle coppie di ricorrere subito alla fecondazione in vitro, se il maschio ha superato i 40 anni, non perché si possano avere certezze sull?esito, ma per correre meno rischi di aborto spontaneo ed avere più opportunità di successo?.

MONICA SOLDANO
Vita di Donna Community

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06 luglio 2008

Fumo passivo: necessari marcatori biologici

Per esaminare al meglio la relazione causale fra fumo passivo e tumore polmonare, l'esposizione al fumo passivo dovrebbe essere determinata su base individuale, ed il modo migliore di ottenere ciò sarebbe tramite l'uso di marcatori biologici.

Benchè numerosi studi abbiano connesso il fumo passivo ai tumori polmonari, l'entità del rischio rimane discutibile.

Le variazioni temporali nella composizione, concentrazione e nelle fonti del fumo passivo rendono difficile quantificare l'esposizione, e dato che il tumore polmonare ha un tempo di latenza piuttosto lungo, la tempistica dell'esposizione è importante.

Una migliore comprensione dei meccanismi tramite i quali il fumo passivo causa tumori, compresi gli effetti epigenetici e genotossici, potrebbe aiutare a rilevare rilevanti marcatori biologici per la valutazione dell'esposizione a questo contaminante ambientale.
(Lancet Oncol 2008; 9: 657-66)

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AIFA da riorganizzare

Per l'Agenzia italiana del farmaco è necessaria "una significativa revisione della sua architettura, introducendo tra l'altro una chiara suddivisione dei compiti e delle responsabilità relative alle sue diverse funzioni".

Queste, in sintesi, le conclusioni contenute nella relazione della Commissione d'indagine, istituita dal ministero del Welfare, per valutare la funzionalità dell'ente regolatorio italiano. Lo rende noto il sottosegretario al ministero del Lavoro, salute e politiche sociali con delega alla Salute, Ferruccio Fazio, che venerdì ha ricevuto dalla Commissione le considerazioni conclusive.

"Pur confermando la generale efficacia dell'attività svolta dall'Agenzia nell'ambito del controllo della spesa farmaceutica - si legge in un comunicato del ministero - la Commissione ha rilevato carenze in altri settori. In particolare sono stati riscontrati ritardi molto significativi nelle attività regolatorie e registrative senza che, peraltro, siano state evidenziate conseguenze negative per la salute dei cittadini.

Tali criticità - ha evidenziato la Commissione - sembrano essere dovute prevalentemente a ragioni strutturali, come l'eccessiva concentrazione delle funzioni in capo alla direzione generale e l'inadeguata distribuzione dei carichi di lavoro e degli incarichi di responsabilità.

Dalla relazione è emerso, d'altra parte, l'alto livello di professionalità presente nei dirigenti, nei funzionari e nel personale tutto dell'Aifa che ha operato in condizioni organizzative spesso inadeguate, soprattutto per quanto riguarda il personale addetto alle autorizzazioni alle immissioni in commercio dei medicinali".

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Strane tre ore per una ricetta

"Ci sembra abbastanza strano l'episodio segnalato ieri (giovedì ndr) a Milano di una paziente che ha dovuto aspettare tre ore per una ricetta".

A dichiararlo è Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani (Snami), che si dice stupito dall'episodio denunciato dal Codacons.

"La stragrande maggioranza dei medici di famiglia normalmente riceve su appuntamento e per il rinnovo delle ricette - continua - basta telefonare in segreteria telefonica o parlare con la segretaria presente nella maggior parte degli studi e si ritira la ricetta in breve tempo". Martini precisa: "Non sappiamo esattamente come siano andati i fatti, ma sicuramente se ci sono delle responsabilità vanno chiarite.

Quello che fa specie è che, come al solito, si porta alla ribalta una situazione sicuramente straordinaria, avvelenando un clima che rischia di diventare sempre più di trincea". Secondo il leader dello Snami, spesso si "spara nel mucchio per criticare i medici di famiglia nella loro totalità".

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Marrazzo commissario della Sanità laziale

Il governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo è stato nominato dal Consiglio dei ministri commissario ad acta per la realizzazione degli obiettivi di risanamento finanziario regionali previsti nel Piano di rientro dai disavanzi nel settore sanitario.

"Il commissariamento della sanità del Lazio, deciso venerdì dal Consiglio dei ministri, è "un atto significativo". Questo è stato il commento, durante una conferenza stampa al termine del Cdm del ministro del Lavoro, salute e politiche sociali, Maurizio Sacconi.

"Oggi è stata commissariata la sanità del Lazio - ha spiegato - e il governatore della Regione diventa un nostro commissario, che su un mandato di 11 punti deve attuare il piano di rientro.

La sanità - ha aggiunto - continua a essere finanziata con fondi incrementali, che non sono tagli: lo sono rispetto alle aspettative, ma si tratta di aumenti rispetto all'anno precedente".

Per Sacconi, comunque, "bisogna gestire la spesa sanitaria perché si uniformi alle Regioni più efficienti".

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Politica sia solo l'architetto della Sanità

"La politica sia l'architetto della sanità ma non il gestore"

Questa la convinzione di Mario Falconi presidente dell'Ordine dei medici di Roma che, partecipando venerdì a una tavola rotonda sul libro "Lady Asl - La casta della sanità. Fatti e misfatti", scritto da Alessio D'Amato e Dario Petti, e organizzata alla Festa dell'Unità nella Capitale, ha sostenuto come proprio il caso di Lady Asl sia "la conseguenza di un sistema malato". "La vicenda di Lady Asl, come tutti i casi clamorosi di corruzione e di malasanità - ha detto Falconi - trova il suo naturale terreno di coltura nell'intero sistema di organizzazione e gestione della sanità, viziato da eccessiva ingerenza della politica e dall'assenza di una rete integrata di controlli. Credo ancora nel primato della politica - ha aggiunto - se questa esprime prima di tutto valori etici e non solo interessi di partito o personali, ponendosi come obiettivo irrinunciabile l'interesse collettivo. Nel caso specifico della sanità, la politica deve assumere il ruolo di architetto dell'intero sistema ma astenersi da quello di gestore diretto. Oggi, invece, insieme a una degenerazione della politica abbiamo un sistema sanitario espropriato della sua autonomia e privato dello strumento indispensabile della meritocrazia. Politica e sanità sono diventati un tutto unico che genera corruzione, demotivazione dei medici, frequenti errori, bassa qualità, sfiducia dei cittadini. E' l'intero sistema che va ridisegnato, partendo dall'autonomia di gestione, dalla trasparenza, dal merito professionale, dai controlli preventivi e incrociati anche con l'informatizzazione".

Il presidente dell'Ordine dei medici romani, il più numeroso d'Europa con i suoi 40mila iscritti, ha poi ricordato come "l'Ordine di Roma è intervenuto tempestivamente su tutti i medici coinvolti nella vicenda legata alla cosiddetta Lady Asl, con pesanti sanzioni nei casi conclusi con una condanna da parte della magistratura". "Come medico e presidente dell'organo istituzionale che li rappresenta - ha detto ancora Falconi - non intendo fare sconti a chi danneggia la professione medica e l'interesse collettivo. Ugualmente bisogna essere inflessibili nei casi reali che danneggiano per dolo o per trascuratezza la salute di singoli pazienti. Ma come categoria - ha denunciato - siamo anche stanchi di subire notizie scandalistiche che spesso si rivelano esagerate o infondate. Come pure di pagare per colpe non nostre ma generate dal sistema sanitario nel suo complesso: strutture e apparecchiature non idonee, burocrazia inefficiente, turni di lavoro massacranti, crescente precarizzazione della professione, ruoli dirigenziali e carriere decise dai partiti anziché sulla base del merito e dei risultati ottenuti. Se non vogliamo altre Lady Asl e altre 'cliniche degli orrori' - ha concluso Falconi - la politica deve fare un passo indietro dalla sanità e i parametri di qualità devono essere resi omogenei, trasparenti, controllati e confrontati su tutto il territorio nazionale. Solo così - ha concluso - il cittadino può scegliere consapevolmente a chi affidare la cura della sua salute".

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04 luglio 2008

Fecondazione assistita: il successo è scritto in un test

Metti insieme due donne, ricercatrici, partecipanti ad un net europeo di eccellenza, l?immunologa italo-francese, Marie Pierre Piccinni, dell?Università di Firenze e la ginecologa francese, Nathalie Lédée, dell?ospedale di Poissy, ed ecco un interessante studio sull?origine della vita.

Quella prima dell?embrione ed anche prima del concepito. Infatti, Marie Pierre e Nathalie Lédée sono ripartite dalla cellula uovo, come dimostra lo studio pubblicato su Human Reproduction, il 24 maggio scorso pronto per la presentazione al prossimo congresso internazionale della Società Europea di Riproduzione ed Embriologia Umana (ESHRE), che si terrà a Barcellona (dal 6 al 9 luglio) www.eshre.com. Le due ricercatrici hanno analizzato 132 liquidi follicolari, prelevati con gli ovociti, al momento del transfer, di routine in un ciclo di fecondazione in vitro. La scoperta, che ha già il suo brevetto, ripropone al centro dell?osservazione le citochine, veri e propri fattori di crescita cellulare, che stimolano la produzione delle cellule del sistema immunitario. Le citochine si troverebbero, dunque, proprio nel liquido follicolare.

Da oggi in poi, conservare ed analizzare quel liquido, può essere predittivo. Marie Pierre Piccinni ha individuato 28 tipi di questi fattori e da lì è partita, per capire se vi fosse una correlazione con l?esito, non solo dell?impianto dell?embrione, ma anche del parto. Il risultato è stato positivo.La diversa quantità di queste componenti incide in modo statisticamente significativo. Infatti, se si passa da meno di 20 a 24 pg/ml, la percentuale di successo della gravidanza si modifica dal 6% al 15%, raggiungendo quota 44%, quando la concentrazione è superiore ai 24pg/ml.

Lo studio ha confermato anche l?incidenza dell?età della donna, sul buon esito della gravidanza. Infatti, dopo i 37 anni o, quando si ha una bassa risposta alla stimolazione ormonale, le citochine diminuiscono sensibilmente. ?A maggior ragione, ha confermato Marie Pierre Piccinni, questo test può essere prezioso per le donne meno giovani?. Aiuterà a selezionare la cellula uovo migliore e ad ottenere così, con molta probabilità, quell?unico embrione capace di svilupparsi e di impiantarsi. La tappa successiva del progetto sarà abbattere i costi di questo test, semplificandolo, perché tutti possano usufruirne. E? già in cantiere l?ulteriore verifica dei risultati, attraverso uno studio multicentrico,che coinvolga i migliori centri di fecondazione assistita d? Europa.

di MONICA SOLDANO
Vita di Donna Community

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L'immunologia sfida i tumori colorettali

La GCC, una proteina limitata alla mucosa intestinale, induce una risposta immunoterapeutica contro i tumori colorettali metastatici.

Una delle maggiori limitazioni nell'imbrigliamento della potenza del sistema immunitario per contrastare i tumori è stata l'assenza di target antigenici specifici per il tumore, universalmente espressi da tipi di tumori specifici in tutti i pazienti, ed efficaci nel generare una risposta immune che abbia efficacia antitumorale.

Gli antigeni della mucosa cancerosa in generale, e la GCC nello specifico, possono costituire un paradigma innovativo che indirizzi il trattamento delle malattie metastatiche derivanti dai tumori delle mucose.

Sono in corso di sviluppo tecniche che massimizzeranno la risposta delle cellule T killer, favoriranno la risposta anticorpale e la faranno perdurare per tutta la vita del paziente. Con questi approcci sarà probabilmente possibile immunizzare il paziente contro gli antigeni della mucosa tumorale, come la GCC, provocare risposte a tutto campo cellulari ed umorali e proteggere il paziente con queste risposte per tutta la vita.

Queste strategie potrebbero essere usate nei pazienti sottoposti a resezione dei loro tumori ed a sorveglianza postoperatoria in quanto a rischio di recidive.
(J Natl Cancer Inst 2008; 100: 1-12)

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Italia parsimoniosa coi medicinali

In Italia la spesa farmaceutica pubblica per ciascun cittadino è inferiore a quella degli altri grandi paesi europei. Lo indicano i numeri presentati da Farmindustria all'assemblea annuale dell'associazione degli industriali del farmaco, in corso a Roma.

Nel 2007, nel nostro Paese, la spesa pro capite per i medicinali è stata pari a 194,4 euro, assai più bassa rispetto alla media di 269,4 euro ealla cifra raggiunta dalla Francia, 321 euro, o dalla Germania (310 euro). E tutto ciò nonostante la popolazione ultrasessantacinquenne in Italia sia il 19,9% contro il 17,9% della media dell'Unione Secondo Farmindustria, "dopo sette anni di tagli, in Italia, la spesa farmaceutica pubblica pro-capite è inferiore a quella degli altri Paesi perché i prezzi dei farmaci con prescrizione sono tra i più bassi.

I costi sono invece spesso più alti, c'è un maggior differenziale con i tassi di inflazione e una maggiore pressione fiscale". L'associazione degli industriali, comunque, sottolinea che il Servizio sanitario nazionale "garantisce tutti i medicinali ritenuti essenziali, offrendo una copertura di ottimo livello, circa il 70% della spesa farmaceutica totale, per un valore nel 2007 pari a 11.493 milioni di euro per i farmaci erogati in farmacia, ai quali se ne aggiungono 4.371 in ospedale o distribuiti direttamente dalle strutture pubbliche".

Ma dal "2001 al 2007 la spesa farmaceutica convenzionata è diminuita dell'1,4%, mentre la spesa sanitaria complessiva è aumentata del 36,9%: un risultato determinato dalla crescita del 43,9% degli altri capitoli di spesa, che pesano per l'84% del totale. Il 50% circa è composto da spesa ospedaliera, quasi 2/3 per il personale".

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Tagli alla sanità eccessivi per il PD

"I quasi otto miliardi di tagli per la sanità previsti nel piano triennale da 34 miliardi di euro del Governo sono una cifra eccessiva e in controtendenza rispetto al clima positivo che c'è oggi fra le parti".

Ad affermarlo è stato Enrico Letta, deputato del Pd e ministro ombra del Welfare, intervenendo oggi a Roma all'Assemblea pubblica di Farmindustria.

"Oggi la spesa sanitaria pubblica si aggira attorno al 6% del Pil, mentre quella privata è pari a circa il 2% - ha ricordato Letta - ma con l'invecchiamento progressivo della popolazione, che io interpreto in chiave positiva come un 'ringiovanimento generale' delle persone, è chiaro che queste cifre dovranno aumentare.

In questo senso occorre capire come la spesa potrà crescere rispetto al Pil, quale possa essere il ruolo del settore privato e delle assicurazioni sanitarie, dei fondi e anche del rapporto fra Stato centrale e Regioni. Per evitare squilibri - conclude Letta - bisogna fare in modo che si suoni tutti secondo uno stesso spartito musicale".

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La svolta del Ssn secondo Farmindustria

Il nostro Servizio sanitario nazionale, "pur con i suoi elementi di valore ed eccellenza, necessita di una svolta". Lo ha detto il presidente di Farmindustria, Sergio Dompé, nel suo intervento all'Assemblea pubblica dell'associazione delle industrie farmaceutiche, oggi a Roma. E per questo, secondo Dompé, "c'è bisogno di coraggio e innovazione".

Una 'svolta' necessaria "per governare la spesa tagliando sprechi e inefficienze, dare risposte alla nuova domanda di salute, potenziare la medicina del territorio e il servizio al cittadino, rendere più flessibile l'offerta di cura dei medici di famiglia, garantire uniformità sul territorio dell'assistenza ai pazienti che eviti disparità tra cittadini e consenta facilità d'accesso ai propri diritti di salute.

Un obiettivo perseguibile - secondo Dompé - con la collaborazione tra istituzioni centrali e regionali nel quadro di un federalismo che responsabilizzi sempre più le Regioni, anche sotto il profilo fiscale. Basta con le politiche che colpiscono le Regioni virtuose rallentandone l'ammodernamento - ammonisce - e basta con le misure che colpiscono la sola spesa farmaceutica, ferma da sei anni senza che le sia riconosciuta nemmeno l'inflazione e l'aumento dei volumi, per non razionalizzare le altre voci della sanità aumentate del 44% nello stesso periodo". Il presidente di Farmindustria sottolinea poi come ci siano "segnali forti in questo senso dal nuovo Governo".

"Ne prendiamo atto con soddisfazione - dice - perché una sanità che funziona libera risorse per l'innovazione tecnologica e farmacologica. E l'innovazione, come si sa, può fare spesso la differenza tra progresso e regresso".

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Azione legale contro la lunga attesa

Si aspettano fino a tre ore e mezza nell'ambulatorio del medico di famiglia, per avere una prescrizione. Il caso estremo è successo a un'anziana signora di Milano che si è rivolta al Codacons, per chiedere i danni al Servizio sanitario nazionale.

Si tratta di una causa pilota - spiega l'associazione di difesa dei consumatori in una nota - in attesa di preparare una class action che metta insieme tutti i malati costretti ad attendere per più di un'ora il proprio turno. Codacons ha deciso di presentare anche un esposto alla Procura della Repubblica di Milano, perché "accerti se esistono profili penalmente rilevanti quali l'interruzione di pubblico servizio".

"La realtà - denuncia l'associazione - è che i medici di famiglia lavorano poco, ancor di meno in estate, hanno orari di ricevimento limitati, finendo per far concentrare tutti i pazienti in pochi ristretti momenti della giornata e creando così inevitabili code. Senza dimenticare che hanno troppi assistiti". A fronte di questo quadro, il Codacons chiede alla Sisac (struttura interregionale sanitari convenzionati) e alla Regione Lombardia (che in sede di contrattazione regionale può introdurre modifiche) di "stabilire nuove regole per i medici di base.

La convenzione prevede, ricorda l'associazione, che gli studi "dovrebbero essere aperti per almeno due fasce pomeridiane o mattutine alla settimana, ossia alternare pomeriggi a mattine, ma di solito l'orario è fisso per tutta la settimana. Le Asl non vigilano a sufficienza sull'applicazione di questo articolo del contratto come invece dovrebbero. Anche sulla mancata applicazione del contratto e sulla mancata vigilanza delle Asl, il Codacons chiede alla Procura di indagare".

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Troppo ospedale, poco territorio

Il sottosegretario Ferruccio Fazio denuncia un cattivo, e costoso, utilizzo delle tstrutture ospedaliere da parte dell'utenza e rilancia il ruolo della medicina generale

"Oggi in Italia non c'è un percorso diagnostico per il cittadino che si ammala: il 40% di chi sta male, infatti, anziché rivolgersi al proprio medico di famiglia, si reca subito al Pronto soccorso. Urge, a questo punto, sviluppare e ripensare la medicina territoriale per evitare i tanti casi di ricovero inappropriato", fonte di spesa per tutto il SSN.

Ad affermarlo è Ferruccio Fazio, sottosegretario alla Salute, intervenuto oggi alla conferenza "La campagna Bcd - Buon compenso del diabete", in programma al Senato. Il sottosegretario plaude all'obiettivo della campagna, ovvero controllare lo stato di salute dei malati di diabete, "poiché con questa iniziativa si possono evitare i ricoveri inutili di pazienti con diabete senza complicanze". Il Governo, assicura Fazio, "vuole ridisegnare la funzione del territorio".

Manca un percorso valido e unico per chi si ammala, e il sottosegretario ne è consapevole. "Dobbiamo ridefinire il compito territoriale del medico di famiglia e regalare ai cittadini una qualità di vita migliore. E' vero che la vita media degli italiani si è allungata - termina Fazio - ma è importante anche la qualità della vita". Fazio ha proseguito sulla questione della spesa sanitaria, e delle sue forti variazioni reginali. Le Regioni italiane più forti in sanità "sono quelle che spendono meglio, e riescono ad essere ugualmente efficienti. In sanità l'efficienza non è inversamente proporzionale al costo". Ha poi aggiunto che il Governo vuole rafforzare specialmente le Regioni del Sud Italia con un progetto di potenziamento tecnologico.

Il sottosegretario ha chiare in mente quali sono le Regioni 'virtuose'. "Sono quelle che spendono bene - spiega - non hanno buchi economici, non hanno liste d'attesa e non si distinguono per casi di malasanità". Non proprio l'identikit delle Regioni del Sud, per le quali Fazio ha pronta una ricetta. "Un piano di rafforzamento tecnologico per il Meridione - prosegue il sottosegretario - che coinvolgerà quattro regioni: Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Obiettivo di questo progetto è informatizzare i sistemi sanitari, rinnovare le tecnologie e creare una rete dei servizi territoriali del Mezzogiorno". I fondi fanno parte del Quadro strategico nazionale (Qsn) e per i tempi conclusivi c'è ancora incertezza.

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02 luglio 2008

Abruzzo, approvati manuali accreditamento

Via libera della Regione Abruzzo all'adozione dei manuali di autorizzazione ed accreditamento delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private della regione. Con l'approvazione da parte della Giunta abruzzese, si completa l'iter legislativo, iniziato nel 2007, della normativa sull'accreditamento, che ha l'obiettivo - si legge in una nota - di "creare un sistema sanitario regionale di garanzia per la salute di tutti i cittadini". Approvate anche le procedure e il documento che definisce il fabbisogno delle risorse infermieristiche, del personale di supporto e della riabilitazione. Questo provvedimento, ha commentato l'assessore alla Sanità Bernardo Mazzocca, "rappresenta, per il sistema sanitario abruzzese, una sfida culturale e al tempo stesso una opportunità di cambiamento". L'accreditamento è una procedura nata agli inizi del secolo scorso in Nord America per garantire la qualità clinico-assistenziale e il suo successo ne ha determinato un'ampia diffusione in molti Paesi.

"Oggi - ha continuato Mazzocca - anche l'Abruzzo entra nel novero delle Regioni che si sono dotate di tale strumento, frutto di un importante percorso di condivisione con l'assessorato alle Politiche sociali, con gli operatori della sanità pubblica e privata, con sindacati, rappresentanti delle società scientifiche, ordini e collegi professionali, università ecc". Il 'modello Abruzzo' di autorizzazione/accreditamento rappresenta, continua la nota, l'avvio di un processo virtuoso di miglioramento continuo - sono, infatti, previste quattro progressive tipologie di accreditamento, fino all'eccellenza - misurabile in tutti i suoi aspetti e centrato sulla reale capacità del sistema sanitario di rispondere appropriatamente e tempestivamente ai bisogni dei cittadini. I principi su cui si basa questo modello sono: il rispetto di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi per tutte le strutture, la definizione del fabbisogno delle risorse infermieristiche, del personale di supporto e della riabilitazione finalizzata a garantire, nelle varie aree cliniche, livelli assistenziali appropriati ed adeguati alla complessità dei singoli pazienti, l'adozione di logiche e strumenti di governo clinico, l'orientamento ai processi assistenziali ed organizzativi che garantiscano un'efficace presa in carico globale del paziente.

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Governo sblocchi fondi per il Lazio

"Faccio una grande richiesta al Governo: sblocchi i fondi per la Regione Lazio, in attesa di 5 miliardi di euro. Abbiamo ancora pochi giorni, poi la cassa non reggerà più".

E' l'appello del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che - nel suo intervento all'assemblea annuale dell'Acer, l'associazione costruttori edili della provincia di Roma, ieri a Roma - torna a parlare dei problemi di bilancio legati alla sanità.

Per Marrazzo seppure per la Regione, a causa del deficit in sanità, "c'e' il rischio del commissariamento" in realtà "non ci sono le condizioni per attuarlo. Ma il Governo prenda una decisione altrimenti non saremo in grado di ripagare i debiti", conclude.

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Fazio, 10 mln euro a ricerca su AIDS

"Sono stati stanziati 10 milioni di euro per finanziare la ricerca italiana sull'Aids. Una ricerca che sarà soprattutto traslazionale, punterà cioè a portare i risultati dal laboratorio al letto dei pazienti.

Con precisi paletti e regole chiare per la selezione e il finanziamento dei progetti". Ad annunciare il nuovo bando nazionale di ricerca sull'Aids è il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, intervenuto ieri alla presentazione della seconda fase di sperimentazione del vaccino italiano 'Tat', all'Istituto superiore di sanità di Roma.

"Il finanziamento c'è già -precisa Fazio - a questo punto la Commissione nazionale Aids si riunirà entro l'estate per identificare una sottocommissione che si occuperà di individuare le tematiche di ricerca.

Dopo di che verrà pubblicato il bando e un comitato di peer review internazionale selezionerà i progetti. Con paletti precisi: 100 mila euro di finanziamento minimo a progetto, e l'esistenza di cordate reali di ricercatori".

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Vaccino anti HIV arriva alla fase II

La nuova tappa della sperimentazione del vaccino concepito nei laboratori dell'ISS coinvolgerà 10 centri e 100 operatori in tutta Italia

Dopo i risultati positivi della fase I, parte oggi ufficialmente la seconda fase clinica di sperimentazione del vaccino italiano anti-Aids targato Istituto superiore di sanità (Iss).

"Il programma parte in questi giorni: abbiamo iniziato ad arruolare i primi 128 volontari italiani, tutti sieropositivi in terapia", spiega Barbara Ensoli, direttore Centro nazionale Aids dell'Iss e 'madre' del siero basato sulla proteina Tat, ieri in un incontro a Roma.

"La sperimentazione della vaccinazione a scopo terapeutico coinvolgerà in tutta Italia 10 centri clinici e 100 operatori, coordinati a Modena - aggiunge l'esperta - Per l'ultimo centro, quello di Bari, siamo in attesa dell'ok del comitato etico che si riunirà entro luglio".

Tutti i volontari avranno tra i 18 e i 55 anni. L'obiettivo primario della sperimentazione è quello di valutare l'immunogenicità del vaccino e proseguirne la valutazione di sicurezza, già verificata nello studio di fase I, attraverso il monitoraggio dell'incidenza e della tipologia di eventuali effetti avversi. La Ensoli è ottimista: "Stiamo lavorando con grande impegno - assicura - e i dati parlano da soli. I risultati della fase II sono attesi già tra un anno, e se tutto andrà bene potremo passare alla terza fase", l'ultima.

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Fials, 360 letti in meno all'Umberto I

Sempre più difficile la situazione del policlinico universitario Umberto I di Roma, che da oggi taglierà 360 posti letto per la carenza degli infermieri. A denunciare la situazione del più grande ospedale della Capitale è una nota della Fials Lazio.

La Regione, secondo la Fials, "ha fatto solo mera propaganda dopo il ritiro della delega all'ex assessore alla Sanità, Augusto Battaglia, e ha perso altro tempo per constatare che le aziende sanitarie e ospedaliere del Lazio sono sotto organico.

Per evitare la chiusura dei posti letto - sottolinea il sindacato - gli infermieri andavano assunti subito, magari anche a tempo determinato con il ricorso straordinario al decreto legge 368 del 2001". "Entro giugno - sostiene Gianni Romano, segretario regionale della Fials - si doveva anche presentare alle parti sociali un nuovo progetto per il piano di rientro e nominare un nuovo responsabile alla salute che si dedicasse a tempo pieno alla riorganizzazione del servizio sanitario regionale.

Invece, siamo senza assessore e ancora fermi al piano che la Regione ha varato nel 2006, con il rischio di essere commissariati entro il mese se le cose non cambiano". Per Romano, "i progetti di rendere la sanità a misura d'uomo si concretizzano solo negli annunci del presidente della Regione, Piero Marrazzo.

A subire le conseguenze della programmazione sanitaria aziendale sono i ceti sociali più deboli che, costretti a ricorrere alle cure mediche di elezione, con molta probabilità saranno invitati a tornare a ottobre".

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Più donne al vertice

Sono ancora poche le donne ai vertici della sanità italiana. Ma la loro presenza è un fattore di qualità. Ne è convinta il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini che lancia un appello ai manager delle aziende sanitarie perché "colgano la qualità già presente nelle loro strutture e perché diano alle donne l'opportunità di dimostrare quello che valgono".

Occasione per parlare della sanità al femminile è stata l'assegnazione, ieri a Roma, dei 'bollini rosa' agli ospedali 'a misura di donna', assegnati dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), alle strutture particolarmente attente al mondo femminile, dalle pazienti alle operatrici. "Nelle nostre università - ha detto Martini - si registrano risultati 'in rosa' eccellenti.

E avremo, nel prossimo futuro, una grande offerta di medici donna di grande qualità. Culturalmente ci sarà, dunque, un'onda positiva di donne inserita nel nostro servizio sanitario, anche probabilmente in figure di alto rilievo".

Per quanto riguarda gli infermieri già "oggi la stragrande maggioranza è donna" e prevedibilmente crescerà anche la loro incisività ai livelli dirigenziali. "E' necessario, dunque - ha aggiunto Martini - che i direttori generali diano più occasioni alle donne", per quanto riguarda la 'guida' delle strutture.

Dal punto di vista delle pazienti, invece, "il servizio sanitario deve aumentare la sua capacità di sostenere le donne con particolari difficoltà: con patologie gravi, a fine vita e disabili. Sotto questa lente di ingrandimento ci sarà una nuova sfida da raccogliere".

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In Italia attribuzione fondi medioevale

"Siamo in un sistema medioevale, in cui vige un meccanismo di attribuzione dei fondi antico e assurdo". Lo sottolinea il senatore Ignazio Marino (Pd), intervenendo al III Congresso nazionale dell'IES (Gruppo dei ricercatori italiani sulle cellule embrionali staminali), ieri a Roma.

Se, per far camminare la ricerca serve benzina, "da noi ancora oggi non c'è il meccanismo del peer review per selezionare chi merita un finanziamento, cioè manca una valutazione fatta da specialisti.

E mentre negli altri Paesi si spinge la ricerca ad altissimo rischio, quella talmente innovativa da non avere certezze, da noi siamo ancora nel Medioevo".

Per prima cosa, sottolinea Marino, occorre cambiare il meccanismo di attribuzione dei fondi, "che sono già scarsi, e se poi vado a darli al mio amico, che magari non è il più bravo di tutti, finiscono per andare persi".

Nascite in aumento, da madri più anziane

In 10 anni raddoppiata percentuale dei figli nati fuori dal matrimonio

Torna a crescere il numero delle nascite in Italia. Ma lievita anche l'età delle madri, sempre meno giovani. Aumentano inoltre i figli di genitori non coniugati, raddoppiati in dieci anni, e sono sempre di più i bebè figli di stranieri. Questa la 'fotografia' della natalità nel nostro Paese, riferita al 2006, scattata dall'Istat nel rapporto su "Natalità e fecondità della popolazione residente: caratteristiche e tendenze recenti". Nel 2006 sono stati 560.010 i bambini nati in Italia, e registrati nelle anagrafi comunali, circa 34.000 in più rispetto al 1995, anno in cui si e' registrato il minimo storico delle nascite e della fecondità (526.064 nati), e poco più della metà dei nati del 1964, anno in cui in Italia si raggiunse il massimo storico (1.035.207 nati). Era l'apice del cosiddetto baby-boom, a cui sono seguiti 30 anni di calo delle nascite.

A partire dalla seconda metà degli anni '90, insomma, c'e' stata una ripresa, per quanto timida, della natalità. Un fatto che merita, dice l'Istat, 'particolare attenzione' soprattutto per alcune caratteristiche della popolazione: l'invecchiamento delle madri (i nati da donne over40 erano 12.383 nel 1995 e sono 27.938 nel 2006), l'età' media delle madri nel 2006 e' di 31 anni, mentre solo l'11 per cento dei nati ha una madre di età inferiore a 25 anni.

Raddoppia anche la percentuale di nati da genitori non coniugati: dall'8,1 per cento del 1995 al 16,7 per cento del 2006 (oltre 93.500 nati). L'incremento più consistente e' al Nord, dove i nati da genitori non coniugati arrivano a superare il 20 per cento. Prosegue l'aumento dei nati da coppie di genitori stranieri: nel 2006 sono quasi 58 mila, pari al 10,3 per cento del totale dei nati della popolazione residente. Questa proporzione sale al 14,3 per cento se si considerano anche i nati da coppie miste (circa 22 mila).

Queste dinamiche hanno i loro effetti anche sui livelli di fecondità. Nel 2006 le cittadine straniere residenti hanno avuto in media 2,5 figli per donna, il doppio di quelli avuti dalle italiane (1,26). La maggiore propensione ad avere figli mostrata dalle cittadine straniere ha contribuito significativamente alla ripresa della fecondità per il complesso della popolazione residente: da 1,19 a 1,35 figli per donna nel 2006.

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01 luglio 2008

Dolore neuropatico: utile la cannabis

Il fumo di cannabis potrebbe ridurre l'intensità del dolore nei pazienti con dolore neuropatico. Tale risultato è evidenti ad alte e basse dosi.

Il cannabis dunque potrebbe costituire un'alternativa per i pazienti che non rispondono ad altri farmaci, oppure non li tollerano.

In ogni caso, l'uso della marijuana a scopo medicinale potrebbe essere limitato dal suo metodo di somministrazione, ossia il fumo, e dai suoi modesti effetti cognitivi acuti, soprattutto ad altre dosi.

Questi ultimi vanno tenuti in particolare considerazione nelle circostanze in cui l'apprendimento e la memoria sono parte integrante del lavoro e dello stile di vita del paziente.
(J Pain. 2008; 9: 506-21)

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La malattia oncologica attraverso il disegno

"Sono malato, dammi un foglio grande!" è il titolo del libro di Riccardo Riccardi e Patrizia Rubbini Paglia, rispettivamente Direttore dell'Unità operativa di Oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli, e coordinatrice del servizio psicologico della stessa Unità operativa, che verrà presentato martedì 3 luglio alle ore 19.30 presso il Circolo Culturale della Pipa (via Francesco Jacovacci 25). Il volume (edito da Elsevier Masson), affronta il tema della malattia oncologica del bambino raccontato attraverso il disegno. Introduce la presentazione, cui saranno presenti gli autori, Luciano Onder, giornalista scientifico e curatore del Tg2 salute. Interverranno l'On. Luca Barbareschi, da tempo impegnato nelle problematiche dell'infanzia, che leggerà alcuni brani del libro, e Raffaella Milano, per molti anni assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma. Il lavoro di oltre venti anni svolto dagli autori nel centro di Oncologia pediatrica del Gemelli ha permesso di raccogliere e catalogare centinaia di disegni che rivelano la straordinaria capacità, presente anche in bambini molto piccoli, di esprimere per immagini i passaggi critici della propria condizione fisica ed emotiva. "La sensazione dominante nel riesaminare disegni vecchi e nuovi è stata quella di decifrare un messaggio senza tempo di una tale potenza evocativa che costringe a riflettere su quanto la solitudine emotiva sia spesso per il bambino più insostenibile del tumore stesso", considera il prof. Riccardi.

"Questa pubblicazione - continua l'Oncologo pediatra del Gemelli - vuole essere un'occasione per rendere visibili e condivisibili le emozioni profonde del bambino, che attraversa l'esperienza traumatica della malattia oncologica e, più in generale, per scoprire l'interiorità misteriosa e segreta che si nasconde dietro l'apparente serenità e inconsapevolezza del mondo infantile". La presentazione parallela degli aspetti clinici e psicologici che accompagna i disegni è frutto di una integrazione tra due "culture" che gli autori hanno costruito nel corso di molti anni di lavoro comune con l'obiettivo di curare il bambino nella sua completezza psichica e fisica. "Il titolo del volume trae spunto da un incontro particolarmente intenso" racconta la dr. Rubbini Paglia.

"Una bambina, apparentemente inconsapevole dell'aggravarsi della sua malattia, nella sala giochi contigua al reparto mi chiese un foglio molto grande per disegnare i suoi incubi. Il foglio, che racchiude l'immagine della sua morte, mi venne poi restituito con la raccomandazione di chiuderlo a chiave in un armadio per evitare che quegli incubi potessero spaventare altri bambini". "Nel rispetto di quella richiesta - confida Rubbini Paglia - il disegno è rimasto nella sua cartellina e non è stato inserito nel libro". "Il bambino malato - concludono gli autori - nel suo itinerario emotivo, nonostante tutto, trasmette la sua incredibile capacità di recuperare allegria, speranza, fiducia, ironia". A sottolineare questa potenzialità il piccolo autore del disegno delle farfalle che illustra la copertina del libro, oggi trentenne, interverrà alla presentazione per condividere gioiosamente un frammento di vita lontano nel tempo di una storia a lieto fine. I diritti d'autore della pubblicazione saranno devoluti alla Fondazione per l'Oncologia Pediatrica.

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La CISL lavora per evitare ticket in Romagna

Immediata apertura di un tavolo di confronto con la Regione Emilia Romagna per concordare soluzioni alternative qualora "la peggiore delle ipotesi possibili, cioè la necessità di adozione del superticket da 10 euro, dovesse concretizzarsi".

A chiederlo sono la Cisl e i pensionati Cisl (Fnp) della regione, che esprimono "dissenso e preoccupazione per l'ipotesi di introduzione di un ticket sulle prestazioni specialistiche e diagnostiche". E si impegnano a lavorare, a livello nazionale e locale, per scongiurare la reintroduzione del 'balzello'. "Al di là del balletto di annunci e smentite del Governo che in questi giorni stanno caratterizzando la revisione della spesa per una corretta gestione del servizio sanitario nazionale - sostengono in una nota Piero Ragazzini e Franco Andrini, rispettivamente segretari generali della Cisl regionale e della Fnp dell'Emilia Romagna - siamo convinti che introdurre un ticket sanitario sulle prestazioni specialistiche e diagnostiche comporterebbe un grave danno economico e sociale per i cittadini".

La soluzione per garantire un'elevata qualità di servizi e prestazioni, facendo nello stesso tempo attenzione a un corretto contenimento dei costi, "non è quella - proseguono - di inasprire il copayment dei cittadini, piuttosto quella di attuare una gestione oculata dell'organizzazione e delle tecnologie attraverso una massima responsabilizzazione degli amministratori".

Proprio per questi motivi, sottolineano Ragazzini e Andrini, "faremo pressione sui nostri rappresentanti nazionali e ad ogni altro livello possibile affinché il rischio ticket venga definitivamente derubricato dalla agenda politica. Nello stesso tempo, a livello locale - concludono i due dirigenti della Cisl - chiediamo alla Regione Emilia Romagna l'immediata apertura di un tavolo di confronto per concordare soluzioni alternative".

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Il caldo aggrava le piaghe

Oltre ai rischi cardiovascolari per anziani e bambini, in queste settimane di caldo intenso il pericolo è dietro l'angolo anche per i due milioni di italiani con piaghe da decubito e ulcere cutanee: se in condizioni climatiche normali il 2 per cento di loro rischia gravi infezioni, con la canicola di questi giorni, la percentuale sale infatti al 10-15 per cento. Ciò significa oltre 250 mila malati, soprattutto 'over 65', costretti a sottoporsi a cure continue, interventi chirurgici, facendo decuplicare la spesa a carico del Servizio sanitario nazionale. L'allarme, riportato in una nota di Federanziani, arriva da Elia Ricci, presidente dell'Associazione italiana ulcere cutanee.

Caldo e umidità rappresentano le condizioni più favorevoli al proliferare delle cariche batterica, micotica e virale delle lesioni cutanee aggravando sensibilmente il rischio di infezioni. "Nel nostro centro, ad esempio - spiega Ricci - il numero di interventi chirurgici per la cura di questi disturbi si è quadruplicato e abbiamo anche accettato pazienti che erano stati rifiutati da altre strutture". "Purtroppo - afferma Roberto Messina, presidente di Federanziani - sono ancora molte, anzi troppe, le strutture sanitarie prive di sistemi di climatizzazione o condizionamento dell'aria, strumenti essenziali, in questi giorni di afa e caldo, per l'abbattimento della carica infettiva.

Per questo rivolgiamo un appello a tutte le direzioni sanitarie affinché sia posta particolare attenzione alla cura e al trattamento dei pazienti con lesioni cutanee, che a causa del caldo corrono il rischio di vedere aggravata la prognosi". Federanziani fa poi appello al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e chiede di estendere il monitoraggio contro le minacce del caldo alle strutture con un'alta concentrazione di ultra65enni, già debilitati da altre malattie: circa 500 mila anziani sono infatti ricoverati tra ospedali, case di riposo e Rsa.

Nelle case di riposo e nei centri di accoglienza, in particolare, sono ospitate oltre 250 mila persone, che ancora oggi, in buona parte non usufruiscono di aria condizionata nelle stanze e nei reparti. Secondo recenti studi, gli impianti di condizionamento mancano nel 48 per cento degli ospizi pubblici e solo nel 20 per cento si può trovare aria condizionata nei locali comuni come la sala tv o il refettorio. Nelle case di riposo private la percentuale di strutture senza alcun 'refrigerio' scende al 43 per cento e diminuisce la presenza di condizionatori anche nei locali comuni (14,8 per cento). "Per quanti vivono soli - prosegue Messina - la raccomandazione è quella di mantenersi sempre in contatto con amici e parenti, per avere assistenza in caso di bisogno e bere molto. Le emergenze - ribadisce - bisogna evitarle con una politica di interventi a monte, e non fronteggiarle quando raggiungono il punto di criticità".

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Omeopatia nell'odontoiatria pediatrica

Omeopatia e odontoiatria sono buone alleate nella cura e nella prevenzione della salute della bocca dei bambini. Ne sono convinti gli esperti che, su questo tema, offriranno informazioni e consigli a genitori e piccoli pazienti durante l'incontro 'I nostri denti, un bene prezioso' in programma giovedì 3 luglio a Roma, alla Biblioteca italiana di omeopatia 'Evelino Leonardi'.

L'iniziativa è promossa dall'Istituto omeopatico SIMOH, in collaborazione con il Centro Studi biotipologici di ortogenetica omeopatica 'Nicola Pende', ed è legata alle attività del 'Laboratorio culturale permanente' per l'anno accademico 2008/2009.

"Da oltre 20 anni - spiega in una nota Serafina Mirenna, pediatra, omeopata ed assistente della SIMOH - l'Istituto omeopatico si occupa di promuovere la prevenzione orale dei bambini attraverso opportune cure omeopatiche prescritte sulla base delle caratteristiche biotipologiche individuali, specifiche e diverse per ogni bambino".

Il cavo orale è infatti una parte dell'organismo che, se ben studiato, può essere ricco di informazioni preziose per il medico, il quale può scoprire non solo le patologie specifiche della bocca e dei denti, ma tutta una serie di segnali, di campanelli di allarme che consentono di individuare precocemente molte possibili alterazioni funzionali. "Il nostro motto - aggiunge Giancarlo Persia, odontoiatra, relatore dell'incontro e responsabile dell'ambulatorio odontoiatrico dell'Istituto SIMOH per i pazienti omeopatici - è prevenire evitando di dover curare".

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La Corte dei Conti boccia la Sicilia

La Corte dei Conti bacchetta la Regione siciliana: troppi sprechi nel 2007. In un anno, secondo i giudici contabili, la spesa pubblica e' aumentata dell'8 per cento. La Regione ha speso 15 miliardi di euro, ossia un miliardo in più rispetto all'anno precedente. La fotografia impietosa dei conti della Regione e' stata scattata stamani in occasione del giudizio di parificazione 2007. La relazione e' stata presentata allo Steri di Palermo dal procuratore generale Giovanni Coppola. Dito puntato sul settore sanitario, vero e proprio buco nero, che ha inghiottito 8 miliardi e 500 milioni. In pratica dividendo la spesa per la popolazione ciascun siciliano, neonati compresi, costa alle casse regionali 1.711 euro. "Nell'Isola - dice il procuratore Coppola - si e' speso il 30 per cento in più di quanto si spende per la sanità in Finlandia, che e' uno Stato più grande dell'Italia e ha un servizio sanitario pubblico tra i più efficienti del mondo".

A questo si aggiunge il proliferare di convenzioni esterne con laboratori e case di cura, che nel 2007 hanno raggiunto quota 1.800 circa. Ma la sanità non e' l'unica nota dolente della spesa pubblica siciliana. Davanti alle cifre presentate dalla Corte dei conti il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, corre ai ripari annunciando di aver già convocato per il pomeriggio il Comitato dei dirigenti regionali. "Approfondiremo i diversi spunti di riflessione emersi dalla relazione dei giudici contabili", dice il governatore assicurando che i rilievi "saranno tenuti nella giusta considerazione". Ma Lombardo precisa anche che "da diverse settimane la Giunta sta operando per il risanamento dei conti. L'Esecutivo - dice - ha già varato diversi atti in direzione del risparmio e della riduzione degli sprechi".

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OMS e FAO studiano il latte in polvere

Riunita la commissione Codex Alimentarius, all'esame 30 documenti

Istruzioni d'igiene per preparare latte in polvere e altri alimenti per neonati e bambini piccoli, in modo da limitare al massimo i batteri contenuti nei prodotti finali.

E' uno degli argomenti al centro della riunione, al via ieri, della commissione Codex Alimentarius: organismo creato dalla Fao e dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per mettere a punto norme sul cibo in grado di proteggere la salute dei consumatori e garantire pratiche eque nel commercio di derrate alimentari.

I lavori della commissione continueranno, a Ginevra, in Svizzera, fino a venerdì. In programma l'esame di oltre 30 testi , tra cui 'Il codice d'uso, in materia d'igiene, per le preparazioni destinate ai neonati e ai bimbi piccoli', che punta a proteggere la salute dei piccoli che non possono essere allattati al seno e che, soprattutto nei Paesi poveri, rischiano infezioni alimentari.

Il Codice fisserà il limite massimo di batteri che possono essere contenuti in questi prodotti e fornirà indicazioni concrete per la produzione, la distribuzione, la preparazione in tutta sicurezza degli alimenti in polvere.

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