Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

30 settembre 2008

Polemica ideologica su ospedali privati

E' ideologica la polemica sollevata dall'opposizione dopo le dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi sulla possibilità di privatizzare, almeno in parte, alcuni ospedali pubblici inefficienti.

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi per la prima volta si esprime sul progetto, dopo il fuoco incrociato dei giorni scorsi. "Come al solito - dice ai giornalisti a margine del suo intervento all'assemblea nazionale della consulta sanità di Forza Italia ieri a Roma - il tema viene subito compreso dalla sinistra in termini ideologici".

Sacconi rileva invece che, "in termini molto pragmatici, il presidente del Consiglio si riferiva, come già accade in molti ospedali italiani, al fatto che è possibile privatizzare determinate attività, aumentando così la capacità del servizio per i cittadini.

Quindi - prosegue - non si tratta di scomodare i rigidi pregiudizi ideologici, ma di guardare con senso pratico alle modalità per rendere più ampio un determinato servizio sanitario per gli italiani".

Etichette:

Il peso va perso progressivamente

Una maledizione a singhiozzo. Il 30% degli italiani extralarge è vittima infatti dell'effetto yo-yo: la sindrome del peso oscillante, che porta a cambiare taglia anche a distanza di pochi mesi.

La stima arriva da Giuseppe Fatati, presidente dell'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), che ha ricavato il dato dalla sua esperienza nel Centro di nutrizione clinica dell'Ospedale di Terni. "Su 100 persone obese o in forte sovrappeso che vengono per un controllo o una cura, 30 sono colpite dalla sindrome, e non si spiegano perché dopo una dieta tornano a ingrassare più di prima", spiega Fatati ieri a Roma, in occasione dell'Obesity Day 2008.

Non a caso, lo slogan di quest'anno invita a 'Non rimbalzare da una taglia all'altra. Fai centro!'. "Abbiamo scelto questo messaggio - dice Fatati - perché molte persone, quasi la totalità, non sanno che uno dei segreti dello star bene è il mantenimento del peso ideale, una volta raggiunto con una corretta dieta. Se lo si lascia oscillare non solo non si dimagrisce, ma si ingrassa di più.

Si è visto che la fluttuazione del peso interferisce sui livelli di dispendio energetico, sia per quanto riguarda la composizione corporea, sia per il rischio di una patologia cardiovascolare. Ad ogni oscillazione - continua l'esperto - la massa magra perduta viene ricostituita solo parzialmente, così il peso ripreso dopo una dieta è qualitativamente più ricco di massa grassa".

Non solo, quando si torna a lievitare sulla bilancia, il grasso si accumula sull'addome. "Arriva, o peggiora la quantità di grasso addominale che è particolarmente insidioso per la salute", avvisa Fatati.

Etichette:

Il SSN deve restare pubblico

Il servizio sanitario nazionale deve restare pubblico e universale, dunque per tutti i cittadini. Questo l'appello-richiesta del Tribunale per i diritti del malato Cittadinanzattiva dopo le ripetute dichiarazioni, del premier Silvio Berlusconi prima, e del resto delle maggioranza poi, sulle intenzioni di privatizzare 'pezzi' degli ospedali laddove si dimostrino inefficienti.

"Sosterremo il ministro nella sua dichiarata intenzione di voler combattere le inefficienze del sistema sanitario nazionale. Sono infatti anni - dice Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tdm - che richiamiamo inutilmente l'attenzione sulla necessità di aggredire inefficienze e costi inutili per fornire ai cittadini un servizio sempre migliore".

"Ma la lotta all'inefficienza non deve diventare un 'cavallo di Troia' per privatizzare la sanità italiana. Il ricorso massiccio al privato, come insegnano il caso Santa Rita e molti altri episodi di cronaca, non è sempre la soluzione al problema". Il Tdm precisa di non essere "contro il sistema delle convenzioni, purché queste vengano erogate in maniera responsabile, e gli enti tenuti al controllo lo facciano effettivamente. Crediamo infine che non sia possibile a priori stabilire che il privato sia meglio del pubblico, o viceversa.

L'unica misura per dare questo giudizio è la reale qualità e sicurezza delle cure erogate". Da qui la proposta di far sedere tutti i soggetti coinvolti attorno a un tavolo, compresi i cittadini, che con responsabilità e tempi certi progettino strumenti efficaci per intervenire e avviare un processo di effettivo miglioramento. "Le fondamenta di questa nuova costruzione devono a nostro parere restare pubbliche; per il resto siamo aperti a soluzioni per costruire una nuova sanità al servizio del cittadino", conclude Moccia.

Etichette:

Sanità territoriale da riformare

Ambulatori intasati, in aumento i malati cronici e i pazienti con difficoltà a pagare il ticket, ancora la 'piaga' delle lunghe liste d'attesa. E' il quadro che emerge da una ricerca del Centro studi di Fimmg (Federazione italiana dei medici di famiglia) e Swg, che sarà discussa durante il 63esimo Congresso nazionale Fimmg a Villasimius (Cagliari) dal 6 al 12 ottobre.

La medicina generale è un servizio "intasato": parola del 60% dei medici, che visita fino a 40 pazienti al giorno in studio. E' in aumento la fragilità sanitaria e sociale: ben il 96,9% dei camici bianchi ha malati cronici fra i suoi assistiti e l'80% segnala la crescente difficoltà dei pazienti a pagare il ticket. Si rilevano, infine, le solite carenze nei servizi del Ssn, come liste d'attesa troppo lunghe per il 94,6% dei medici e il 67,2% dei pazienti. I medici di famiglia e i loro pazienti sono favorevoli a una riforma della medicina generale, che vada verso la creazione di reti assistenziali. "E' in gioco - sottolinea il segretario nazionale Fimmg, Giacomo Milillo - la sostenibilità del sistema sanitario pubblico, il peso assistenziale usura i medici di famiglia che non potranno sostenere il futuro in assenza di interventi di riforma".

"E' evidente - prosegue Milillo - che oggi il sistema tiene grazie all'impegno personale del medico di famiglia di fronte alla carenza di risorse e strumenti e di un'organizzazione complessiva. Oggi siamo di fronte a un elevato aumento della fragilità sociale e sanitaria (con la prevalenza di malati cronici e con diversi disagi, psicologici e di tipo economico), che accentua enormemente il peso del carico assistenziale. E il medico di famiglia è solo, vista la bassa efficienza dei servizi del Ssn".

La stima, secondo la Fimmg, è di oltre 2 milioni di contatti al giorno con i pazienti a carico dei medici di famiglia. Come se non bastasse, "entro il 2025 il saldo netto del turn over porterà ad avere 13.000 medici di famiglia in meno. Senza un'organizzazione diversa sul territorio, senza un supporto formativo, economico e di percorso professionale - avverte Milillo - non si potranno più attrarre risorse mediche qualificate, mancheranno prospettive per sostenere la medicina di famiglia".

Etichette:

Guerra ai "dentisti" abusivi

"Il Governo è impegnato a lottare contro l'esercizio abusivo della professione odontoiatrica, perché riguarda il bene primario della salute dei cittadini, menzionato nella Costituzione.

Le professioni liberali meritano una parte attiva, perché il nostro è un Governo d'ispirazione liberale e, quindi, ha il dovere di un'attenzione particolare verso la categoria.".

Lo ha detto il Ministro dell'Attuazione del programma di Governo Gianfranco Rotondi, incontrando i Presidenti della Commissione Albo Odontoiatri (CAO), riuniti in Assemblea nazionale al Russott Hotel di Giardini Naxos (Messina).

All'appello del presidente nazionale CAO Giuseppe Renzo - che ha chiesto a nome della categoria di "definire con chiarezza, nell'ambito della riforma delle professioni che sarà affrontata a breve, le specificità dell'odontoiatria, con una legislazione che ne tuteli l'autonomia - il Ministro ha risposto con un "impegno ad esaminare la problematica in maniera vicina alle esigenze della categoria. Alcuni spunti, infatti, erano già presenti nel programma elettorale e di governo".

Tra gli altri argomenti al centro dell'incontro, anche il testo "Nomenclatore delle prestazioni odontoiatriche" che garantisce la correttezza etica e deontologica delle prestazioni: "Queste indicazioni nascono da parametri europei - ha aggiunto il Ministro Rotondi - e dovrebbero tener conto delle differenze sociali ed economiche tra i cittadini dei paesi dell'Unione Europea e delle diverse regioni d'Italia".

Etichette:

29 settembre 2008

Il SSN in crisi con i privati

"Le recenti dichiarazioni del premier sulla necessità di privatizzare gli ospedali pubblici ci preoccupa per gli effetti destabilizzanti sul Ssn e soprattutto per i risvolti che questa decisione, se concretizzata, potrebbe avere sugli assistiti".

Questo il commento del segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, all'ipotesi di privatizzazione di molti nosocomi pubblici avanzata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per risolvere i problemi del sistema sanitario. "Il modello del project financing a cui pensa il Governo è già adottato in sanità - sottolinea Lusenti in una nota - ma interessa settori secondari quali mense, lavanderie, parcheggi eccetera, e non può in nessun modo, a nostro giudizio, interferire nell'assistenza che è e deve rimanere saldamente in mano al pubblico. La ventilata spartizione delle cure tra privato e pubblico, addirittura nello stesso ospedale, creerebbe inevitabilmente iniquità di accesso ed è destinata a moltiplicare modelli competitivi anomali, rivolti più alla quantità che alla qualità delle prestazioni.

L'Anaao Assomed - prosegue il segretario nazionale del sindacato - nei suoi 50 anni di storia sindacale ha sempre promosso, presso la categoria e le forze politiche e sociali, il Servizio sanitario nazionale pubblico come modello operativo all'interno del quale elaborare l'insieme delle politiche sanitarie, nella consapevolezza che questo sia l'unico sistema in grado di garantire la tutela della salute con efficacia, equità e pari opportunità di accesso alle prestazioni richieste dai cittadini". L'Anaao Assomed rifiuta anche i toni e il metodo del Governo.

"Siamo stanchi - scrive Lusenti - di questi continui attacchi alla sanità senza neppure intravedere un progetto compiuto. Il Governo procede per slogan, si rifiuta di affrontare i problemi con senso di responsabilità, con l'unico risultato di gettare discredito su un settore così delicato e creare confusione nell'opinione pubblica. Invitiamo l'Esecutivo - conclude Lusenti - a mettere in campo strategie e interventi condivisi con tutti gli attori coinvolti, nell'esclusivo interesse e rispetto della salute dei cittadini italiani".

Etichette:

Meglio non avere una legge

"Sul testamento biologico meglio non avere una legge piuttosto che una pessima norma". Umberto Veronesi, oncologo ed ex ministro della Sanità, è intervenuto così su una delle questioni calde del dibattito politico, a margine della sua partecipazione al Festival della salute di Viareggio, la kermesse organizzata dalla Fondazione Italianieuropei che si è chiusa domenica.

"Sulla definizione di idratazione e nutrizione artificiale il problema esiste - ammette - perché manca una risposta univoca su quando possano definirsi terapie di sostegno dal malato, e quando mediche", dunque rifiutabili.

Ma per Veronesi, che per primo in Italia ha iniziato una battaglia per il testamento biologico, la questione vera è un'altra. "Ciò che conta - dice - sono le dichiarazioni della persona, rese quando è in grado di intendere e volere. E su questo non ci sono equivoci, bisogna rispettare le volontà espresse".

Quanto alla possibilità che un medico possa rifiutarsi di eseguire atti contrari alla propria coscienza, pur nel rispetto di quanto dichiarato dal malato, l'ex ministro ricorda "di aver presentato a suo tempo una proposta di legge per consentire al medico di rifiutare di eseguire quanto disposto. Ma in quel caso il paziente deve essere indirizzato a un altro camice bianco disposto ad assisterlo.

Il principio da salvaguardare - ribadisce - è quello dell'autodeterminazione, e del rifiuto delle terapie obbligatorie. Prova ne è il fatto che - conclude Veronesi - ci sono persone che si sono lasciate morire durante lo sciopero della fame. E nessuno ha potuto fare niente per evitarlo".

Etichette: ,

Entro l'anno una legge sul testamento

"Credo che i tempi non saranno tanto lunghi: riusciremo a fare una legge sul testamento biologico entro l'anno". Ad affermarlo è stato il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, parlando con i giornalisti a margine di un incontro organizzato al ministero del Lavoro, salute e politiche sociali sul tema dell'infertilità.

Domani inizierà in commissione Igiene e sanità del Senato la discussione sui disegni di legge in materia. E per quanto riguarda i punti 'caldi' del dibattito, dunque quello dell'idratazione e della nutrizione dei malati e del carattere vincolante del testamento biologico nei confronti del medico, "sicuramente - afferma Roccella - si arriverà a un testo condiviso dal Pdl, visto che anche nella scorsa legislatura molti disegni di legge depositati da noti esponenti dell'area laica all'interno del Pdl, come il presidente della commissione Sanità del Senato, Antonio Tomassini, già stabilivano che idratazione e alimentazione non fossero trattamenti sanitari ma di sostegno vitale e che le dichiarazioni anticipate di trattamento non fossero totalmente vincolanti per il medico, ma ci fosse un margine di autonomia diagnostica e decisionale".

"Dunque - ha sottolineato Roccella - c'è già un terreno di condivisione e anche per quanto riguarda il mondo cattolico, non esiste quella lacerazione interna di cui si parla tanto nè quel no al testamento biologico che si è voluto far passare: già nel 2003 ci fu un parere del Comitato nazionale di bioetica, che è stato votato all'unanimità e che sollecitava un intervento legislativo in appoggio alle dichiarazioni anticipate di trattamento, fissando una serie di criteri - spiega - fra cui quelli dell'idratazione e nutrizione come interventi non sanitari e quello del testo non vincolante per il medico.

Quel testo è stato votato da cattolici come Maria Luisa Di Pietro, presidente di Scienza e Vita, e Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita". Roccella dice infine che "una parte del centro sinistra potrebbe convergere su un testo del Pdl che sarà moderato, ragionevole e di garanzia sia per il diritto di cura che per la libera del paziente".

Etichette:

Pessima la sanità al centrosud

"Il federalismo deve passare dalla dimensione irresponsabile attuale, che vede un'Italia spaccata fra i nuovi modelli organizzativi del Nord e la pessima sanità del Centrosud, a un federalismo responsabile che e' l'unico in grado di produrre equità"

Parola di Maurizio Sacconi, ministro del Welfare che, a margine di un convegno sulla sanità organizzato ieri a Cernobbio dall'Aspen Institute, descrive l'attuale situazione della sanità italiana, divisa fra le eccellenze del Nord e i servizi 'pessimi' di gran parte del Sud Italia.

La soluzione per garantire uguaglianza "nell'accesso dei cittadini a buoni livelli di protezione sanitaria, a partire da un'ottima prevenzione, una diffusa diagnostica, la promozione degli stili di vita, e' un federalismo equo e responsabile". Nel futuro, secondo Sacconi, "ci sono pochi ospedali dove si concentrano la tecnologia e la qualità di risposta ai cittadini. Credo che tutte le regioni debbano essere interessate".

Per il Mezzogiorno, prosegue il ministro, "il federalismo fiscale e' una grande opportunità, forse determinante per partecipare dell'efficienza che si e' realizzata nel Nord". Quanto al processo che porterà le regioni in difficoltà a raggiungere i livelli di efficienza di quelle virtuose, assicura Sacconi, "credo che dovranno essere accompagnate, sostenute. La transizione dal vecchio al nuovo modello non potrà che essere graduale e sostenuta da un fondo di accompagnamento, monitorato come stiamo facendo con i piani di rientro".

Per raggiungere livelli di maggiore qualità, prosegue Sacconi, non sarà possibile "concedere sconti ai piani di rientro". Il federalismo fiscale si costruirà, conclude il ministro, tutti insieme, "senza differenze all'interno del Governo perché la scelta e' di tutti e questa coalizione ha in uno Stato unitario e federalista insieme la sua cifra condivisa". Il percorso prevede ancora "un dibattito parlamentare ma - osserva Sacconi - la maggioranza e' determinata. E mi auguro che l'opposizione non faccia valutazioni pregiudiziali, visto il clima determinato da Veltroni".

Etichette:

28 settembre 2008

I piccoli ospedali si possono chiudere

"Se ci fosse un'efficace riforma della medicina del territorio, come noi la stiamo pensando e proponendo oggi, la chiusura di alcuni presidi ospedalieri non sarebbe un dramma".

E' quanto afferma all'ADNKRONOS SALUTE Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (SIMG), intervenuto al primo Festival della salute.

Un problema, quello della chiusura dei piccoli ospedali, che sta investendo in questi giorni tre strutture storiche della capitale: San Giacomo, Forlanini e Nuovo Regina Margherita, con il personale sanitario che sta manifestando da giorni in difesa del loro posto di lavoro.

Insieme a loro anche i cittadini, preoccupati per la chiusura degli ospedali. Secondo Cricelli però, non sarebbe un problema neanche riposizionare il personale di queste strutture.

"Perché - spiega - gli ospedali sono troppo pieni di persone che ci lavorano, mentre la medicina del territorio è troppo vuota. Noi ad esempio - conclude - non abbiamo né infermieri e né specialisti con cui collaborare".

Etichette:

Sanità privatizzata? Perché no

"Se la privatizzazione fosse fatta in modo corretto e trasparente non vedo il problema".

E' quanto dichiara all'ADNKRONOS SALUTE il presidente dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), Mauro Martini, in visita al Festival della salute a Viareggio, che commenta così le frasi pronunciate ieri dal presidente del Consiglio, Berlusconi, sull'intenzione di privatizzare gli ospedali pubblici nelle Regioni in difficoltà.

"Nella mia Regione, in Lombardia - spiega il presidente dello Snami - abbiamo vissuto il momento in cui è entrata a gran forza l'ospedalità privata come un momento di possibile coinvolgimento di altre strutture a garantire un servizio sanitario migliore.

Questo ingresso ha infatti stimolato anche il servizio pubblico. L'importante - conclude Martini - è che ci sia qualcuno sopra le parti che fissi le regole del gioco".

Etichette:

Il Governo vuole privatizzare la sanità

"Che la politica del Governo Berlusconi fosse la privatizzazione della sanità, lo sapevamo. D'altra parte è quanto scritto pure nel Libro verde sul Welfare del ministro Sacconi, dove ci sono tanti concetti condivisibili, ma la sostanza di quelle belle parole è che bisogna ridurre la sanità pubblica. Purtroppo, nulla di nuovo sotto il sole".

E' quanto dichiara all'ADNKRONOS SALUTE l'ex ministro della Salute, Livia Turco, in visita al Festival della salute a Viareggio, commentando le frasi del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulla privatizzazione degli ospedali pubblici nelle Regioni in difficoltà. "Berlusconi non ha annunciato, Berlusconi ha fatto.

Con il decreto legislativo 112, infatti, si è già imposto alle Regioni di tagliare posti letto e ridurre personale. Un decreto che prevede il taglio di 5 miliardi di euro per i prossimi anni nella sanità. E non è casuale - conclude la Turco - che questo Governo abbia cancellato i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), che ampliavano l'assistenza sanitaria pubblica".

"Se veramente il premier vorrà intraprendere la strada della privatizzazione degli ospedali pubblici, vi garantisco che su questo tema si romperà le ossa". Pierluigi Bersani, ministro ombra dell'Economia, commenta così la proposta di Berlusconi. Spererei che il presidente del Consiglio non abbia detto veramente quelle frasi. Ma in caso contrario posso assicurarvi - ripete Bersani da Viareggio - che si romperà le ossa

Etichette:

Project financing per ospedali in crisi

Non una "privatizzazione degli ospedali nuda e cruda, ma la creazione di una joint-venture pubblico privato per gestire strutture ospedaliere che non funzionano con la collaborazione dei privati".

Il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio precisa i termini delle frasi pronunciate venerdì dal premier Berlusconi sulla privatizzazione degli ospedali pubblici nelle Regioni in difficoltà. "Nel programma di Governo - dice Fazio a margine del convegno 'La salute è un diritto. Per tutti?', all'interno del festival della salute in corso a Viareggio - c'è l'idea di attivare, grazie ai fondi strutturali, finanziamenti che siano al 50% a fondo perduto e al 50% in project financing per consentire l'ingresso del privato nelle strutture sanitarie pubbliche".

Il sottosegretario spiega all'ADNKRONOS SALUTE che però "non si tratterà di ospedali privati veri e propri, ma di creare unità gestite privatamente nel pubblico. Il premier intendeva questo. Non dunque una contrapposizione pubblico-privato - puntualizza - ma virtuoso contro non virtuoso".

All'inizio questo processo potrebbe riguardare le quattro Regioni della convergenza, cioè quelle che hanno al momento maggiori problemi strutturali, e per questo hanno accesso a finanziamenti ad hoc dell'Unione europea. Quindi "Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. Ma - conclude Fazio - non è detto che l'ingresso dei privati nel pubblico non possa poi avvenire anche in Regioni come la Lombardia".

Etichette:

SSN migliore con spesa razionale

"Riusciremmo a risparmiare oltre 4 miliardi di euro se riuscissimo a superare la spesa storica nella sanità e adottare, invece, i costi standard applicati nelle regioni italiane più virtuose, dunque in Lombardia e Veneto"

Questa una delle ricette proposte dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, nel corso del dibattito di apertura del Festival della Salute organizzato dalla Fondazione Italianieuropei, con la direzione del chirurgo-senatore del Pd Ignazio Marino. "Dove si controlla la spesa è anche maggiore la qualità e minore il costo delle prestazioni. Siamo prossimi ad applicare - continua Sacconi - per volontà pressoché unanime del Parlamento, il federalismo fiscale che assegnerà a tutte le Regioni maggiori responsabilità e che servirà a combattere le inefficienze".

Il riferimento ai costi applicati dalle regioni Lombardia e Veneto non ha però trovato d'accordo l'assessore alla Sanità della Toscana, Enrico Rossi. "Il 65% dei consumi sanitari - dice Rossi - è legato all'età e, ovviamente, aumenta dopo i 60 anni. Dunque, il modello dei costi standard tarati su regioni come Lombardia e Veneto, che hanno una popolazione anziana inferiore alla Toscana, determinerebbe un profondo squilibro perché ad alcune regioni si darebbero più risorse a fronte di una minore necessità di servizi.

Come accade nelle Regioni con una popolazione anziana minore". Un appunto subito raccolto da Sacconi che ha ribadito: "sicuramente nel passaggio da spesa storica a costi standard, dovremo tener conto anche della composizione sociale delle diverse regioni. Anche fermare gli sprechi costituirà un passo importante da compiere per rilanciare il Ssn, iniziando dalle Regioni più in difficoltà come il Lazio". "Nel nostro Ssn - conferma il ministro - ci sono le migliori e le peggiori pratiche di un sistema industrializzato.

Le buone pratiche le abbiamo anche noi, ma dobbiamo diffonderle su tutto il territorio nazionale. Ad esempio - conclude Sacconi - si deve partire dalla valorizzazione dell'Agenzia nazionale dei servizi socio-sanitari".

Etichette:

27 settembre 2008

Fecondazione assistita: la legge 40 al banco degli imputati.

Un?altra ordinanza l?accusa di violare la Costituzione. La Consulta ha fissato l?udienza pubblica il prossimo 4 novembre. L'intervista all'Avv. Maria Paola Costantini

A pochi giorni dalla partenza della prima settimana di campagna nazionale sui temi della prevenzione della salute riproduttiva, promossa dall?Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero del Welfare, si riaccendono i riflettori sull?impianto della legge 40 e sulla sua costituzionalità.

Non più due, ma tre, le ordinanze dei tribunali, che partendo dall?esame su di un caso concreto, giungono alla stessa conclusione: la legge 40 non riga dritta, è chiaramente affetta dal virus dell?incostituzionalità. Attesi nelle prossime settimane nuovi provvedimenti in tal senso, dai tribunali di altre città italiane. Una pioggia di ricorsi a cui le principali associazioni di tutela delle coppie infertili stanno lavorando da mesi, incalzate dalle richieste pressanti di giustizia e legalità degli aspiranti genitori.

Cresce, così, il numero di casi e le relative carte che la Corte Costituzionale dovrà esaminare. La prima udienza pubblica è fissata per il prossimo 4 novembre sull? ordinanza di remissione sollevata dal TAR del Lazio, lo scorso gennaio, a meno che non si decida per riunire tutte e tre le ordinanze, come auspicato dagli avvocati delle associazioni e delle coppie.

Ieri, la notizia dell?ennesima, ma non ultima ordinanza, comunicata dalle associazioni Hera onlus di Catania e SoS Infertilità onlus di Milano, che hanno sostenuto il ricorso, questa volta di una coppia siciliana, ?migrata? a Firenze, per poter usufruire delle tariffe convenzionate, stabilite dalla Regione Toscana, per i centri di fecondazione assistita, sia pubblici che privati, Una nuova ordinanza, dunque, ed ancora una volta dal Tribunale di Firenze, sulla base del ricorso di una coppia infertile e ad alto rischio genetico, con l?aspirante padre affetto da una forma di tumore, il retinoblastoma, trasmissibile al nascituro con una probabilità del 50%.

Una ordinanza dettagliata, che recupera tutte le precedenti osservazioni dei tribunali, ma che ha una sua specificità, interloquisce e cerca di parlare direttamente ai magistrati della Corte Costituzionale, come ci spiega l?avvocato Maria Paola Costantini, del Foro di Firenze, uno degli avvocati che ha curato la difesa della coppia siciliana.

Avv. Costantini, come valuta questa ordinanza e cosa c?è di nuovo, nell?ambito del ben più ampio ?processo? alla legge 40?

In questo caso e, a differenza di quanto richiesto nei procedimenti precedenti da altre associazioni, noi siamo andati diritti sulla richiesta di una valutazione di incostituzionalità da proporre alla Corte. Ed il magistrato ci ha risposto, dopo una lettura molto approfondita sull?impianto generale della legge 40. Ha capito che, così com? è congegnata, non lascia spazio ad alcuna interpretazione, ma presenta importanti rilievi di incostituzionalità.

Quali, ad esempio?

Tutte le violazioni del diritto alla salute della donna e di tutti i soggetti coinvolti,, partono dall?art. 14, cioè dal divieto di congelare gli embrioni, ma soprattutto dall? obbligo di trasferire tutti gli embrioni prodotti, fino ad un massimo di tre. Il magistrato, consapevole del fatto che la Corte non potrà cancellare la legge, ma che potrà pronunciarsi su singole istanze, compie lo sforzo di riscrivere l?art. 14, modificandone alcuni punti.

Una sorta di mediazione?

Forse si, ma sul piano tecnico-giuridico. Indica una strada. Ad esempio lascia invariati i primi due comma dell?art. 14 della legge 40, eccetto che in un punto, dove suggerisce di cancellare il limite esplicito di tre embrioni da produrre, di fatto. Così, ripristina il principio del ?caso per caso?, in base alla valutazione clinica del medico e alla salute psico-fisica della donna. Il ragionamento è aiutato anche da un paradosso.

Quale?

Per come è scritto oggi l?articolo 14, è permesso posticipare il trasferimento degli embrioni in utero, e dunque congelare, se la madre ha la febbre, ma non se la madre può subire il trauma di un bambino affetto da un tumore maligno (il retinoblastoma), che le offrirebbe come unica alternativa l?aborto, in corso di gravidanza.

Ne va del diritto alla salute della donna e della dignità della persona, in base all?art. 32 comma 2?

Si, ma anche della violazione dell?articolo 2 della Costituzione, laddove conoscere le condizioni della salute del nascituro, potendolo fare con la diagnosi genetica, ad esempio, ha a che fare anche con la dignità, la libertà e l?uguaglianza della persona, ovvero con la rimozione degli ostacoli al suo pieno sviluppo.

E l?annoso dibattito sull?eugenetica?

Il magistrato di Firenze ne parla nell?ordinanza e discute di eugenetica, dimostrando che è fuori luogo utilizzarla, come argomento di accusa, soprattutto verso i genitori. Se, infatti, questi utilizzassero la metodica della diagnosi genetica, in via preventiva, per conoscere legittimamente lo stato di salute del nascituro, lo farebbero solo in nome di quella dignità e di quella libertà di cui abbiamo detto prima.

Sul divieto di riduzione embrionaria, in caso di gravidanza plurima, art. 14, comma 4, il giudice di Firenze dice qualcosa di originale, che cosa?

Evidenzia la poca chiarezza e forse la contraddittorietà vera e propria del ragionamento. Non si capisce, se sia una norma sull?interruzione volontaria di gravidanza, cioè che impedirebbe, ex post, dopo l?impianto, la riduzione embrionaria o se, come si evincerebbe dall?inciso, si debba collegare al divieto di congelamento, che viene vissuto dalla legge come un tentativo di ridurre il numero di embrioni prima dell?impianto. Le conseguenze potrebbero essere molto diverse. Ricordiamo, inoltre, che la legge 194 non potrebbe discriminare la sua operatività, in base alle modalità del concepimento, se spontaneo o assistito.

L?ultimo punto, ma sostanziale è la ?irrevocabilità del consenso?, dopo il concepimento e prima del trasferimento degli embrioni, l?art. 6, per intenderci.

Qui le violazioni costituzionali sono palesi, lo aveva scritto anche la precedente ordinanza. E? la prima volta che in una legge si nega valore al consenso nelle diverse fasi del trattamento sanitario.

Il magistrato chiarisce bene la premessa, ossia che ormai la fecondazione assistita fa parte di una prassi medica, è routine. Se, dunque, è tale perché le si costruisce attorno una disciplina che la ostacola nell?efficacia e nella tutela dell?integrità psicofisica del paziente? Basta dimostrare che di questo si tratta per farne conseguire che senza il consenso della donna, la violazione è certa.

Come procederà, secondo lei, la Corte Costituzionale?

La Consulta ha diverse facoltà, tra cui rinviare l?udienza attesa per il 4 novembre sulla sola ordinanza del Tar del Lazio e riunire tutte le ordinanze. Dal mio punto di vista, anche noi, gli avvocati delle coppie, dovremmo fare istanza per chiedere questa procedura. Stiamo valutando il da farsi.

Etichette:

26 settembre 2008

Partito il Festival della Salute

La sanità italiana al microscopio. E' iniziato ieri, alla presenza del ministro del Welfare Maurizio Sacconi e del CT della nazionale italiana di calcio Marcello Lippi, la prima edizione del Festival della salute che si terrà a Viareggio fino a domenica.

Una 'tre giorni' di dibattiti, workshop, laboratori in cui verranno affrontate tutte le principali tematiche della sanità e del benessere dei cittadini, organizzata dalla Fondazione Italianieuropei, sotto la direzione del chirurgo-senatore del Pd Ignazio Marino. L'inaugurazione della manifestazione è affidata a un dibattito sulla necessità di introdurre criteri di valutazione e di controllo nella sanità, per garantire la sicurezza dei cittadini.

Moderato dal giornalista Enrico Mentana, vedrà la partecipazione di Maurizio Sacconi, Ignazio Marino, Enzo Ghigo (Pdl) e dell'assessore alla Salute della Regione Toscana, Enrico Rossi. Al dibattito sarà presente anche Marcello Lippi, che darà consigli su come mantenersi in forma attraverso l'attività fisica. Porteranno i saluti istituzionali il presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli, il sindaco di Viareggio Luca Lunardini, il direttore generale Azienda Usl 12 di Viareggio Giancarlo Sassoli, la Portavoce Forum Terzo settore Maria Guidotti, e il segretario generale Cittadinanzattiva Teresa Petrangolini.

Alle 15 si terranno lo spettacolo '33 risate' a cura di Soccorso Clown e l'esibizione di danza 'The company road' a cura di Blound Dancing Girls & Boys. Alle 18, invece, spazio ai laboratori di Qi Gong e Shiatsu nell'area dedicata alle discipline orientali della Uisp nazionale. La serata sarà dedicata alla terza età con il convegno 'Siamo solo partiti prima: essere anziani è anche molto bello!'.

Porteranno il loro contributo il musicista Raul Casadei, l'attrice Isa Barzizza, l'attore Giuliano Gemma, il presidente nazionale Auser Michele Mangano e il presidente di Federanziani Roberto Messina. L'incontro sarà moderato dal conduttore televisivo Patrizio Roversi. A seguire ci sarà lo spettacolo di musica e danze con l'orchestra Casadei.

Etichette:

Dalla fiction messaggi diseducativi

"Un messaggio diseducativo: è questo il segnale che lancia la serie televisiva 'Crimini bianchi'. Che non corrisponde alla realtà e che altro non fa che alimentare la cultura del sospetto".

Parola di Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), che commenta così la prima puntata del serial tv sugli errori medici, andata in onda ieri sera su Canale 5.

"Il nodo della questione - spiega Bianco all'ADNKRONOS SALUTE - è che in questa fiction si vuole far passare i camici bianchi come dei malfattori. Professionisti che, in caso di errore, fanno di tutto per sfuggire alle proprie responsabilità.

E questo, oltre che falso, è inaccettabile". Il presidente della Fnomceo non esclude, a tutela della categoria, il ricorso alle vie giudiziarie. "Valuteremo e, nel caso, intraprenderemo tutte le azioni possibili. Ma non è questo il punto.

La cosa più importante da fare - sottolinea Bianco - è sconfiggere la cultura del sospetto. Capisco le fiction sulla mafia, ma la sanità non è una piaga sociale", conclude.

Etichette:

"Crimini bianchi" danneggia i pazienti

"'Crimini bianchi'? Una mera operazione commerciale. Una fiction che, a partire dal titolo, è esagerata e fuorviante, e rischia di danneggiare soprattutto i pazienti. Cittadini che finiranno, inevitabilmente, col fidarsi sempre meno dei medici".

Parola di Roberto Tersigni, presidente della Società italiana di chirurgia (Sic), secondo cui la serie tv sugli errori medici targata Mediaset, che ha debuttato mercoledì sera su Canale 5, "rischia seriamente di compromettere il rapporto medico-paziente".

"Non si possono descrivere i camici bianchi come truffatori o incompetenti - spiega Tersigni all'ADNKRONOS SALUTE - E' gravissimo. Noi della Sic, però - aggiunge - abbiamo deciso di non intraprendere alcuna iniziativa legale contro gli autori e i produttori del programma, perché la troviamo un'iniziativa inutile.

Anzi, finiremmo col dare ancora più risalto alla serie". Il numero uno della Sic invia infine un messaggio a Cittadinanzattiva-Tdm, l'associazione che tutela i diritti dei malati. "So che il Tdm si è schierato a favore della fiction, applaudendo all'iniziativa.

Credo che non si renda conto dei rischi che un programma televisivo del genere può generare - afferma Tersigni - Finirà infatti per alimentare solo sconcerto, non tanto tra i medici, quanto tra i pazienti", conclude.

Etichette:

Il PS sarà sul territorio

Tra 10-15 giorni sarà firmato un accordo con medici ambulatoriali e di famiglia per trasferire sul territorio il trattamento dei codici bianchi e verdi

Trasloco in vista per i codici bianchi e verdi, che dai pronto soccorso degli ospedali presto verranno trasferiti alle strutture della medicina del territorio. Lo ha anticipato ieri a Roma il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, a margine della conferenza stampa sulla campagna Lilt contro il tumore al seno 'Nastro rosa 2008'. "Stiamo trattando con il Sumai (Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana) e i medici di medicina generale - annuncia - per spostare sul territorio i codici bianchi e verdi.

Siamo vicini a concludere, entro 10-15 giorni". Fazio spiega che "potenziare i servizi del territorio è una delle priorità del Governo. Non solo per questioni di finanza pubblica, ma anche per una maggiore autonomia della medicina".

Il sottosegretario aggiunge: "Con i medici di famiglia e il Sumai sono iniziati studi pilota che ora verranno estesi sul territorio, per verificarne l'impatto. Allo stesso tempo - conclude - nei piani di rientro dal deficit di alcune Regioni stiamo attuando la necessaria pressione perché governatori e commissari approfittino della situazione per intraprendere sperimentazioni virtuose in tal senso".

Etichette:

25 settembre 2008

I fondi del Lazio, i motivi della protesta degli operatori

Si trascina da mesi la controversia sui miliardi dovuti alla Regione Lazio. Il diniego del Governo appare sempre più orientato ad un tornaconto politico che passa sulla testa dei contribuenti. Questi ultimi si vedono negato il diritto di usufruire di una sanità già pagata con le loro tasse. Nel frattempo, al debito accumulato dalla precedente giunta, si aggiungono gli interessi bancari che la Regione paga per il mancato trasferimento.

Abbiamo intervistato Elisabetta Canitano, Presidente di Vita di Donna e tra le promotrici dell?iniziativa che avrà luogo oggi, alle 18,30, a Palazzo Chigi.

Dott.ssa Canitano, perché in piazza con Marrazzo?
"Perché il ricatto del governo e' tutto politico..
Dire, come ha detto un esponente del Partito della Libertà, che Marrazzo dimentica che il convenzionato costa il 25 % in meno significa o essere in mala fede o non aver capito nulla di come funziona un servizio sanitario.

Un convenzionato può anche fare 2000 esami a pochi centesimi l'uno, ma saranno esami di cattiva qualità, fatti in fretta, da un operatore malpagato, (ricordiamo che ci sono regioni in cui medici a contratto trimestrale prendono 9 euro l'ora). Il più delle volte quest'operatore richiederà altri esami, per la propria tutela medico-legale, che a loro volta genereranno altre indagini. Questo vortice non serve ai sani, che vengono inutilmente torturati, ne' purtroppo, serve ai malati.

Un esame infatti ha senso solo se inserito in un ragionamento clinico, che prevede che il medico abbia il modo e il tempo di ascoltare, visitare, chiedere, valutare.
Trasformare la sanità in una catena di montaggio sempre più rapida, sempre più a basso prezzo rischia di farci tornare ai tempi delle Mutue, che i più anziani come me ricordano. Quando per disperazione si andava privatamente e il barone di turno per prima cosa buttava la lastre della mutua per fartele rifare in casa di cura".

Lei pensa quindi che ci siano anche interessi forti per una ristrutturazione in tal senso?
"Certamente, negli ultimi trent'anni abbiamo costruito sia nella scuola che nella sanità, con grande fatica e risultati non sempre perfetti, servizi pubblici ritenuti fra i migliori d'Europa e spesso anche del mondo.
Questo ha reso questo paese più libero e più rispettoso delle scelte dei cittadini, qualunque sia il loro orientamento.
L'attacco alla scuola pubblica e alla sanità vuole riportare questi settori sotto il controllo di poteri economici forti, spesso collegati con gerarchie ecclesiastiche che nulla hanno a che fare con la spiritualità della gente, ma molto con le nostre tasche".

Allora come giudicate le scelte di Marrazzo?
"Purtroppo indispensabili per certi versi.
Non sufficientemente libere da pressioni estranee agli interessi dei cittadini per altri.
Certo un commissariamento governativo non potrebbe che peggiorare la situazione.
Per questo oggi scendiamo in piazza a sostegno del Governatore Marrazzo, perché sostenga con voce forte e chiara con il governo e con chiunque, il valore della sanità pubblica".
(MD)

Etichette:

24 settembre 2008

Il carcinoma orale si può battere

Con quasi trecentomila nuovi casi all'anno, il carcinoma del cavo orale è, per incidenza, tra tutti i tumori maligni, all'ottavo posto negli uomini e all'undicesimo nelle donne. Se diagnosticato in fase precoce, la sopravvivenza a 5 anni è del 90%, ma se, come avviene nella maggior parte dei casi, viene rilevato negli stadi finali, scende sotto il 20%.

Per portare avanti un'efficace - ed economica - opera di prevenzione, gli Odontoiatri italiani sono scesi in campo contro questa patologia, e hanno varato il Progetto di prevenzione Primaria e secondaria del Carcinoma Orale. I primi risultati del Progetto saranno presentati nel corso dell'Assemblea nazionale dei Presidenti della Commissione Albo Odontoiatri (CAO), che si terrà venerdì 26 e sabato 27 settembre all'Hotel Russot di Giardini Naxos (Messina).

"Con questa iniziativa, gli odontoiatri italiani vogliono riconfermare la loro alleanza terapeutica con i pazienti, e aiutarli a riconoscere tempestivamente e a prevenire il carcinoma del cavo orale" afferma il presidente CAO nazionale, Giuseppe Renzo, ospite dell'Assise in quanto anche presidente provinciale.

"Nonostante sia facilmente prevenibile, infatti, questo tipo di tumore, se non diagnosticato in tempo, è difficilmente curabile". Il carcinoma del cavo orale colpisce soprattutto gli uomini tra i 50 e i 70 anni, ma la sua incidenza è in aumento nei giovani e nelle donne. Fumo, alcool e agenti infettivi sono tra i principali fattori di rischio.

L'alleanza terapeutica tra Odontoiatri e Pazienti sarà il fil rouge dell'Assemblea, dove si discuterà anche del nuovo Nomenclatore delle prestazioni odontoiatriche, dei criteri per aprire uno studio e dei rapporti con le altre Professioni Sanitarie. In concomitanza con l'Assemblea, dal 25 al 27 settembre, si svolgerà il VII Convegno Nazionale di Aggiornamento Professionale in Odontoiatria, "Tecnologie del Futuro: innovazione e qualità a tutela della salute orale".

Etichette:

Tornino meritocrazia e professionalità

"Di fronte a questi dati - dice Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici della Provincia di Roma, che ha commissionato lo studio - la prima soluzione che mi sento di suggerire è la meritocrazia.

Oggi i medici hanno paura di fare i medici. E per il rischio di denunce non si assumono più le responsabilità che competono loro.

O prescrivono molte più indagini di quelle che farebbero se potessero lavorare con più tranquillità. E' chiaro - aggiunge - che bisogna anche rivedere il modello formativo dei medici italiani, ma bisogna ricordare che la medicina non è una scienza esatta, e le aspettative che oggi hanno i pazienti sono eccessive, perché pensano che si possa guarire da tutto.

I medici devono tornare a spiegare, ma i malati devo fidarsi di quello che dice loro il camice bianco".

Etichette:

La paura aumenta i costi

La medicina difensiva, cioè il surplus di cautele, prestazioni, esami e farmaci che i medici prescrivono per mettersi al riparo da possibili cause giudiziarie, costa uno sproposito ai bilanci dello Stato.

"Secondo le stime in nostro possesso - ha spiegato il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, intervenuto ieri mattina a Roma alla presentazione dello studio 'Medici in difesa, prima ricerca del fenomeno in Italia: numeri e conseguenze' - la medicina difensiva costa ogni anno tra i 12 e i 20 miliardi di euro".

Fazio aggiunge: "Se pensiamo che il contenzioso tra Governo e Regioni riguarda circa due miliardi, i conti sono semplici.

Nella migliore delle ipotesi i costi più bassi della medicina difensiva riuscirebbero a ripianare i conti sanitari per almeno 5 anni.

Etichette:

La difensiva rovina i rapporti

La medicina difensiva, che spinge il medico a prescrivere farmaci ed esami senza reali necessità per proteggersi 'le spalle' da eventuali denunce, nasce "per lo sfarinamento del rapporto tra pazienti e camici bianchi".

Lo afferma il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, ieri mattina a Roma alla presentazione dello studio 'Medici in difesa, prima ricerca del fenomeno in Italia: numeri e conseguenze', condotta per conto dell'Ordine dei medici della Provincia di Roma su 800 camici bianchi. "La medicina difensiva - osserva il sottosegretario che è anche professore di medicina nucleare - non è un problema minore della sanità.

Come testimoniano anche i recenti dati dell'Ania, l'associazione che raggruppa le compagnie assicurative, secondo cui dalle 17 mila denunce dei medici nel 1996 si è passati alle 28 mila del 2006, con un +66%". Secondo Fazio, inoltre, le conseguenze negative di questo crescente atteggiamento di sfiducia tra camici bianchi e cittadini danneggia in primis questi ultimi. "Sono i pazienti - spiega - a dover fare i conti con un eccesso di esami, che nel caso di raggi X e Tac non sono sempre senza conseguenze, almeno in prospettiva futura.

E sono sempre i malati a dover pagare più ticket, subire l'allungamento delle liste d'attesa, dover essere ricoverati anche quando non necessario o vedersi prescrivere farmaci non indispensabili. Infine, i rimborsi - ricorda - anche quando si è dalla parte del giusto restano rari (solo il 31%) e lenti".

Per i medici il clima da fronti contrapposti che sfocia nella medicina difensiva si traduce, rileva il sottosegretario, "in maggiore ansia e nella perdita del rapporto di fiducia con il paziente. Proprio laddove invece si dovrebbe recuperare l'umanizzazione della medicina". Infine i costi. Fazio ribadisce i numeri da legge finanziaria delle stime sull'impatto della medicina difensiva sui conti del Servizio sanitario nazionale. "Cioè tra i 12 e i 20 miliardi circa l'anno".

Etichette:

Quasi tutti i medici temono denunce

Per i medici italiani oggi in Italia, molto più che in passato, tira una brutta aria, Infatti l'87,6% dei camici bianchi ritiene che il rischio di ricevere un esposto o una denuncia da parte dei pazienti sia oggi più elevato".

Questa percentuale, quasi plebiscitaria emerge dall'indagine 'Medici in difesa, prima ricerca del fenomeno in Italia: numeri e conseguenze', commissionata dall'Ordine dei medici della Provincia di Roma e condotta su 800 camici bianchi attraverso dei questionari.

I risultati sono stati presentati ieri nella sede dell'Enpam (l'Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici), nella capitale. Ma a stupire di più sono i dati scorporati per provenienza dei medici o specialità. Infatti a sentire il 'fiato sul collo' è il 93,8% di chi lavora negli ospedali pubblici. E tra i più stressati dai pazienti-carnefici sono gli anestesisti (96,8%), i chirurghi (98,9%) e il totale di ortopedici e ginecologi.

La percezione del rischio è tale che solo il 6,7% dei camici bianchi si sente di escludere la probabilità di una denuncia a suo carico. I timori maggiori, rivela lo studio, toccano i giovani medici fino ai 34 anni e gli uomini in generale. Le paure di vedersi citare in tribunale sono tali da far ritenere all'89,8% dei medici molto rischioso, oggi, affidarsi alla sola analisi clinica e non anche a quella tecnologica, per formulare una diagnosi.

Da qui il proliferare di prestazioni mediche e ricoveri, oltre che di ricette di farmaci, con l'obiettivo di non assumersi troppe responsabilità.

Etichette:

I pericoli della medicina difensiva

La medicina difensiva, che moltiplica esami e ricoveri per evitare noie giudiziarie ai camici bianchi, "porta inevitabilmente all'esclusione dei malati difficili. E fa guadagnare solo le assicurazioni dei medici, e i loro avvocati"

Maurizio Maggiorotti, presidente dell'Amami (Associazione dei medici accusati ingiustamente di malpractice), commenta l'indagine commissionata dall'Ordine dei medici della Provincia di Roma sulla medicina difensiva in Italia. Una ricerca che ha evidenziato che l'87,6% dei camici bianchi ieri teme di finire davanti a un tribunale per una denuncia o un esposto di un proprio paziente.

"I risultati dell'interessante indagine presentata ieri a Roma - dice Maggiorotti all'ADNKRONOS SALUTE - sono concetti che noi andiamo ripetendo dal 2002. Se è vero che uno dei drammi della medicina difensiva sono i costi - spiega - è ancora peggiore la conseguenza di cui nessuno parla. Cioè il fatto che prima o poi, per la paura di mettere le mani su un paziente a rischio, i medici smetteranno di curare i malati con un indice di insuccesso alto". Maggiorotti fa l'esempio dell'Illinois, lo Stato Usa "dove non si trova più un neurochirurgo.

Ma - prosegue - le esclusioni potrebbero anche riguardare le protesi all'anca di un malato obeso, diabetico e iperteso". Accanto a questo inquietante risvolto, continua il presidente dell'Amami, "ci sono poi tutti quei soggetti che lucrano su questo clima di caccia alle streghe". In prima fila "le assicurazioni, che aprono una pratica di sinistro per assistito anche quando la denuncia è una sola, ed è stata notificata a decine di medici. In questo modo - afferma - aumentano le richieste di risarcimento, che però non corrispondono ai reali numeri degli atti medici sospettati di malpractice.

Ma nel frattempo l'elevato numero di pratiche assicurative giustifica l'aumento delle polizze. E' un gioco al massacro - accusa Maggiorotti - a cui si aggiunge il sicuro vantaggio per gli avvocati, per le associazioni a tutela dei diritti dei malati e, solo qualche volta, per i pazienti realmente danneggiati. Di sicuro - conclude - gli unici che ci perdono sempre e comunque sono i medici".

Etichette:

Fondi alla Regione Lazio, gli operatori sanitari in piazza

Giovedì 25 settembre alle 18,30 operatori sanitari, infermieri, medici, ostetriche e assistenti sociali, si recheranno davanti a Palazzo Chigi per sollecitare lo sblocco dei fondi della sanità che il Governo deve alla Regione Lazio.

Tali fondi sono costituiti dall'IRPEF già versata dai cittadini della Regione, e dal fondo per il ripianamento del deficit preesistente, già deliberato.

La Regione ha fondi solo fino al 30 settembre dopo di che non saranno garantiti l'acquisto dei materiali e gli stipendi dei lavoratori.

Questo mentre è stata autorizzata la riscossione coattiva dei debiti da parte del Comune nei confronti della Regione.

Gli operatori protestano perché, a loro parere, il Governo sta strangolando la regione di centro sinistra per motivi politici, usando la sanità.

Etichette:

23 settembre 2008

Lo sfratto del consultorio di Via della Magliana, la Asl Roma D difende le donne

La notizia dell'ultima: il Direttore Generale, Giusy Gabriele, ha ottenuto rassicurazione dal proprietario dell'immobile che nella giornata di domani non chiederà l'intervento dell'Ufficiale giudiziario

COMUNICATO
?La Asl Roma D a fianco dell?Assemblea delle donne del Consultorio della Magliana per impedire lo sfratto?

Apprendiamo l?iniziativa dell?assemblea delle donne del consultorio della Magliana tesa ad impedire lo sfratto del Consultorio punto di riferimento fondamentale per tutte le donne del territorio. Sono intercorsi nelle ultime ore rapporti tra la Asl e la nuovo proprietà dei locali, in quanto, come il responsabile della Ragioneria, dott. Ionta, ribadisce, l?Azienda non è morosa ed ha sempre ottemperato al pagamento del canone mensile di affitto.

Le difficoltà si sono determinate proprio perché i locali sono stati venduti dal precedente proprietario ed il nuovo ne vuole entrare in possesso. Attualmente non risulta né alla Asl né al proprietario la presenza dell?ufficiale giudiziario.

In ogni caso, la dott.ssa Astrid Lun, responsabile del consultorio della Magliana dichiara: ?Venuti a conoscenza a mezzo stampa dell?arrivo nella giornata di domani 24 settembre 2008 dell?Ufficiale Giudiziario presso il Consultorio di via della Magliana 256, per la comunicazione di sfratto esecutivo con l?intervento della forza pubblica, i Dirigenti tutti, dei Consultori del Distretto, si mobilitano accanto alle donne dell?Assemblea ed alle operatrici, per garantire la prosecuzione dei lavori di un servizio così essenziale per la tutela della salute della popolazione.?

La dott.ssa Patrizia Musacchio, Dirigente dell? Area Tutela della Donna e del Bambino, si associa alle proteste delle donne del consultorio di Magliana e domani mattina alle 8 sarà presente in via della Magliana 256 in solidarietà con le donne e le operatrici del Consultorio.

Anche la dott.ssa Milena Cuccu, Direttore del Distretto del XV Municipio sarà presente a fianco delle donne dell?assemblea del consultorio, alle operatrici e all?utenza per impedire qualsiasi azione a discapito del servizio, precisando che lo stesso non potrà essere sfrattato fino a quando non saranno state trovate adeguate soluzioni alternative.

Per informazioni: Azienda USL Roma D Ufficio stampa - Monica Scifoni tel 06/522877648 ? 329 0283275 fax 06/522677635 monica.scifoni@aslromad.it

Etichette: ,

FVM: gli sprechi? Colpa dei politici

Gli sprechi in sanità continuano da almeno 20 anni, con la complicità della politica che ora grida allo scandalo. E' al vetriolo l'accusa di Aldo Grasselli, presidente della Federazione veterinari e medici (Fvm).

"Sembra che da qualche mese in Italia siano sbarcati i marziani e abbiano scoperto che nella sanità pubblica ci sono degli sprechi - dice in una nota - mentre da oltre 20 anni nel nostro Paese ci sono 126 ospedali progettati e finanziati che però non hanno ancora visto la luce.

Il 75% di queste strutture - precisa Grasselli - si trova nel Sud, nella sola Sicilia sono 34". Ma il presidente della Fvm è ancora più chiaro: "Chi si siede oggi sulle poltrone di assessore alla sanità, o di ministro, non può certo "cascare dal pero" e non avere l'onestà intellettuale di ammettere che la politica che oggi propone purghe generalizzate solo ieri era seduta al banchetto della sanità.

Si parla con volgare generalizzazione di medici macellai, e di fannulloni che timbrano il cartellino e vanno al bar. Intanto - accusa - in Parlamento le leggi sono approvate con il sottofondo fraudolento dei pianisti.

Chi si prende l'influenza, però - commenta amaro - se se lo potrà permettere dovrà pagare la penale, mentre se già ora non arriva alla quarta settimana dovrà andare a lavorare con la febbre".

Etichette:

L'ufficio reclami per medici

Sbarca sul web un nuovo servizio per i medici. Apre oggi lo sportello online 'Sos malattia e rottamazione medici', sul sito della Fp Cgil medici. Uno spazio virtuale dove tutti i camici bianchi dirigenti potranno denunciare le loro storie legate alle nuove norme sulle assenze per malattia, o sul pensionamento dopo i 40 anni di contribuzione.

Ad annunciarlo è il sindacato Fp Cgil medici che, contro questi nuovi provvedimenti varati dal Governo, sabato manifesterà in tutte le piazze d'Italia. "E' una doppia beffa per chi si ammala e si vede anche decurtata la retribuzione per i primi 10 giorni", sottolinea in una nota il segretario nazionale Fp Cgil medici, Massimo Cozza.

"Si tratta di un furto legalizzato che si può rinnovare più volte durante l'anno, colpendo proprio chi soffre di più. Come è iniqua - aggiunge il numero uno della Cgil medici - anche la norma che consente alle aziende di poter licenziare qualsiasi dirigente medico o veterinario, quando raggiunge i 40 anni di contributi.

Evento, per chi ha riscattato gli anni di laurea e di specializzazione, che può accadere anche a 59 anni". Cozza sembra poi togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

"Un plauso a Brunetta e Sacconi - dice - per aver scoperto che i medici universitari sono geneticamente modificati: per loro non valgono le decurtazioni per le assenze per malattie e rimangono in servizio fino a 70 anni, senza poter essere licenziati", conclude.

Etichette:

Ulcere cutanee in aumento

La crescita, naturalmente, è legata a doppio nodo con l'incremento della popolazione anziana, e l'Italia, in questo, fa la parte del leone, contando una delle popolazioni più vecchie del pianeta. In media, l'1-2% delle persone soffrirà nella propria vita di un'ulcera cutanea.

Ma l'incidenza cresce in proporzione all'invecchiamento della popolazione, ed è dunque destinata ad aumentare. A lanciare l'allarme è Giorgio Guarnera, chirurgo vascolare presso l'Istituto dermopatico dell'Immacolata di Roma, alla vigilia del VII Congresso nazionale Aiuc (Associazione nazionale ulcere cutanee), che si svolgerà dal 24 al 27 settembre presso il capitolino Palazzo dei Congressi.

Le ulcere cutanee, caratterizzate da lunghi periodi di attività e periodi relativamente brevi di remissione, presentano alti tassi di recidiva e spesso sono resistenti a diversi tipi di terapia in uso. Inoltre in circa il 5% dei casi evolvono in carcinomi basocellulari o spinocellulari, la cui incidenza è drammaticamente in aumento.

Un ritardo o un errore nella diagnosi, in questi casi,può segnare il destino dell'arto e dello stesso paziente. "Un recente studio svedese ha dimostrato che i costi della patologia - spiega Guarnera in una nota - sono in relazione alle dimensioni e alla durata dell'ulcera: ulcere maggiori di 10 centimetri quadrati che durano da più di 6 mesi comportano una spesa settimanale di 181 euro, mentre per lesioni di dimensioni inferiori la spesa è di 59 euro.

In Italia tali spese non sono rimborsabili dal Sistema sanitario nazionale. Il dato più rilevante è che costi così pesanti gravano su persone di età avanzata e con reddito basso, statisticamente le più colpite dalla malattia.

Etichette:

Il federalismo alla prova della Sanità

"La sanità è l'ambito che più di ogni altro deciderà se il federalismo fiscale sarà l'inizio della fine o l'avvio di una nuova stagione realmente virtuosa".

Parola del ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali Maurizio Sacconi, che, sentito dalla Commissione bicamerale per le Questioni regionali, fa il punto sulle sfide che attendono l'Esecutivo in materia sanitaria.

Per far sì che il federalismo fiscale spicchi il volo, "il successo dei piani di rientro in atto è una premessa indispensabile", precisa il ministro, che tuttavia premette al riguardo: "non possiamo fare sconti. Il nostro non è un atteggiamento vessatorio, tutt'altro.

Dobbiamo aiutare, accompagnare, assistere - riconosce Sacconi - ma senza possibilità di rimodulazione dei piani in atto o di proroga delle verifiche degli stessi.

Procederemo con rigore, ma assistendo. Siamo pronti ad offrire il nostro appoggio agli amministratori che si impegnano nella razionalizzazione della spesa, pronti ad accompagnarli senza mai lasciarli soli. Ma è in ballo il futuro di tutti e non possiamo fare sconti di alcun tipo".

Etichette:

Ospedali secondari da chiudere

E' necessario puntare sulla medicina del territorio

"Chiudere gli ospedali marginali" per risanare i conti sanitari e non solo. I nosocomi secondari "sono un pericolo per la salute dei cittadini, per cui prima vengono chiusi e meglio è".

La 'ricetta' per mettere a posto i conti e migliorare la sanità italiana arriva dal ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali Maurizio Sacconi, nel corso dell'audizione in Commissione bicamerale per le Questioni regionali sulle linee programmatiche del Governo in materia sanitaria. Chiudere i battenti degli ospedali marginali "è la premessa, per quanto faticosa - ammette il ministro - per la costruzione della medicina del territorio.

I centri ospedalieri di eccellenza sono fondamentali per il sistema sanitario, ma il vero motore di successo è la medicina del territorio", chiave di volta "per prevenire le acuzie". E a chi diffida dalla chiusura degli ospedali marginali, Sacconi risponde: "Vada in Veneto, in Lombardia, in Emilia, vada dove la sanità funziona a costi compatibili, e veda come viene ridotto il servizio per acuti proprio perché è stata organizzata una robusta medicina del territorio, chiudendo quegli ospedali che non possono rispondere alle reali esigenze del cittadino.

E' questo - conclude il ministro - l'unico modello che garantisce il contenimento dei costi e, dall'altro lato, risposte efficace ai bisogni di salute dei cittadini".

Etichette:

Alitalia, Veltroni scrive a Berlusconi

Il testo della lettera inviata dal leader del Pd Walter Veltroni al presidente del Consiglio. Nella quale il segretario democratico illustra le sue proposte per uscire dalla crisi Alitalia.

Signor Presidente, la vicenda Alitalia rischia di giungere rapidamente ad un esito tragico. Le scrivo per rinnovare l'impegno del Partito Democratico a concorrere alla ricerca di una difficilissima soluzione positiva e per chiederLe di assumere immediatamente un'iniziativa volta ad uscire dalla paralisi che si è determinata dopo il ritiro dell'offerta di CAI.

Noi del Partito Democratico abbiamo formulato un giudizio di durissima critica alle scelte da Lei operate - sulle questione di Alitalia - prima nella stagione di governo 2001-2006, poi nel corso dell'ultima campagna elettorale. Oggi tutti lo possono vedere meglio: la soluzione AIR France era certamente più solida sul piano industriale e più efficace sul piano delle garanzie sociali. E aveva il merito di inserire, in maniera non subalterna, la compagnia di bandiera all'interno di una grande e consolidata realtà internazionale del trasporto aereo. Non ho dubbi circa il fatto che siano state proprio in quelle settimane le Sue scelte ad alimentare sproporzionate aspettative da parte di alcune delle organizzazioni sindacali.

Ma non Le scrivo per ribadire questi giudizi, purtroppo confermati dall'evoluzione degli eventi di queste ore. Le scrivo per avanzare tre proposte. Parto dal fatto che oggi tutti i protagonisti fondamentali avvertono l'urgenza di un fatto nuovo, ma nessuno sembra in grado o intende muoversi dalla posizione in ultimo assunta. Il governo - anche agendo tramite l'azionista - può e deve superare questo stallo. Convochi dunque le parti, immediatamente, e determini un fatto nuovo: senza accettare né veti né soluzioni preconfezionate. Di fronte all'incombere del fallimento, il governo non può dire di avere già fatto tutto quello che poteva, perché non è vero. Signor Presidente, il tempo è pochissimo. Troppo ne è stato sprecato da marzo ad oggi, fino ad arrivare al limite temporale delle possibilità di sopravvivenza dell'azienda. Tuttavia noi, senza sconti sulle responsabilità politiche di questi anni, faremo quanto è possibile per aiutare tutte le parti a modificare, almeno in parte, le proprie posizioni. Ma il governo deve favorire con una sua iniziativa urgente il riposizionamento di tutti gli attori.

Ci sono tre strade possibili:

1. La CAI faccia un passo in avanti verso le posizioni espresse dai sindacati, come le indubbie condizioni di vantaggio ad essa offerte dal decreto del governo consentono e richiedono.

2. Ci si attivi per riprendere i fili di quei negoziati con soggetti esteri, che, da soli o con CAI, potrebbero acquisire, rispondendo al bando tardivamente pubblicato dal commissario, un ruolo rilevante nella salvezza e nello sviluppo di Alitalia.

3. Il commissario, in rappresentanza di Alitalia, e su preciso mandato del Governo, concluda immediatamente e positivamente una intesa con tutti i sindacati consentendo così poi a CAI e/o a compagnie aeree straniere di acquisire Alitalia, garantendone la sopravvivenza.

Il nostro giudizio sulla vicenda della nostra compagnia nazionale è molto severo ma questo non ci impedisce di operare positivamente, come sempre, nell'interesse esclusivo del paese.
(23 settembre 2008)

Etichette: ,

22 settembre 2008

Utili le confezioni ottimali?

Con le confezioni ottimali dei farmaci, cioè contenenti dosi di medicinale più adeguate possibile alla terapia, "il risparmio non è assolutamente scontato". A dirlo è Emilio Stefanelli, vicepresidente di Farmindustria che commenta i dati di Federconsumatori, secondo i quali ogni famiglia butta, annualmente, 80 euro di medicinali nella pattumiera a causa di confezioni inadeguate rispetto alle necessità della cura.

"Sul problema delle confezioni ottimali - ha spiegato Stefanelli all'ADNKRONOS SALUTE - abbiamo lavorato per lungo tempo con l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Anche se ci siamo limitati ai farmaci rimborsabili per il Servizio sanitario nazionale.

E su alcune categorie siamo arrivati a mettere a punto confezioni ottimali che, oggi sono in vigore, come nel caso degli antipertensivi". Nel caso di queste terapie croniche, infatti, le confezioni non erano adeguate perché contenevano, in media, 14 compresse oggi, invece, sono state portate a 28 o 30 compresse. "Abbiamo avuto più difficoltà - continua Stefanelli - sulle terapie acute.

E nel grande lavoro fatto, ci siamo trovati, insieme all'Aifa, di fronte a problemi importanti. Per gli antinfiammatori, per esempio, usati anche come antidolorifici. In questo caso lo stesso farmaco dovrebbe avere confezioni diverse. Abbiamo parlato anche di antibiotici che, normalmente sono già abbastanza 'ottimali', ma non per tutte le patologie. Un problema, questo, problema difficile da risolvere".

Etichette:

Inutile la metà dei farmaci

Il 50% dei farmaci in circolazione è inutile e potrebbe essere eliminato senza problemi. E' la dura 'sentenza' di Silvio Garattini direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano che punta il dito anche contro l'uso non appropriato o esagerato di buoni medicinali, intervenendo a Roma al convegno promosso da Federconsumatori sulla politica del farmaco. Per Garattini la nostra è una società sempre più "farmacocentrica, perchè vede la soluzione di tutti i problemi nel medicinale" e dimentica, invece, la prevenzione. Inoltre gli "enormi interessi economici che gravitano attorno alle medicine" e la "tendenza al consumismo sanitario", sono il quadro in cui si inserisce l'utilizzo non sempre migliore di pillole, fiale e sciroppi.

"C'è evidentemente - spiega l'esperto - poca appropriatezza", che si esprime a diversi livelli. "Il primo è quello dei farmaci totalmente inutili - precisa - come gli epatoprotettori, gli integratori, gli immunostimolanti, i dimagranti, ecc. Una paccottiglia che è solo frutto di pubblicità". Ci sono poi i tanti medicinali "usati solo per curare le cattive abitudini, dal fumo all'eccesso di alcol, dal sovrappeso all'uso di droga".

Anche in questo caso si tratta di una spesa evitabile. "Il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare moltissimo con interventi più decisi sulle abitudini di vita", dice Garattini, che sottolinea come "non esiste solo un diritto alla salute ma anche un dovere.

E' necessario un lavoro di informazione ed educazione su questo: chi si 'procura' una malattia deve sapere che attinge da fonti comuni e sottrae risorse a chi si è ammalato senza colpe". Un plauso all'intervento di Garattini arriva, a sorpresa, dal vice presidente di Farmindustria, Emilio Stefanelli che pur "non entrando nel merito della questione", considera positivo il punto di vista del farmacologo sul corretto utilizzo dei medicinali.

"Abbiamo finalmente capito che l'appropriatezza deve avere un approccio medico-scientifico. Mentre viviamo in un Paese dove questo argomento sembra essere legato solo all'economia e al prezzo".

Etichette:

"Crimini bianchi": una fiction sbagliata

Dure critiche dell'Associazione dei medici accusati ingiustamente di malpractice (Amami) alla fiction 'Crimini bianchi' di Mediaset. Una serie Tv, rileva l'associazione in una nota, "in cui i medici sono visti come criminali da punire, nemici da 'incastrare', come recita il testo dello stesso trailer, che già la dice lunga sul taglio della serie. Una serie non solo non imparziale, come potrebbe esserlo una che vede anche gli aspetti positivi, i medici corretti e la medicina che funziona, ma un serial che sembra voglia appassionare la gente contro i medici e la sanità, un po' come nei film western anni 40-50 made in Usa contro i pellerossa o, peggio, come nei gangster movie contro i cattivi criminali", accusa Amami.

Insomma, rileva il presidente dell'associazione Maurizio Maggiorotti, "già travolti sempre più da cause in sede penale e civile, proprio quando si era alla ricerca di ricucire un rapporto di fiducia medico-paziente, distrutto da inaccettabili episodi di malasanità raramente dipendenti da colpe dei nostri specialisti, ora ci troviamo a doverci difendere anche dalle fiction". Un attacco, rileva, che avviene "a fronte delle intenzioni dichiarate dal Governo di ridurre la piaga di centinaia di migliaia di casi di contenzioso annuo inutile (il 75-80% delle vertenze si conclude con l'assoluzione o viene archiviato) e dannoso per le casse dello Stato, nonché per la salute dei medici innocenti e delle loro famiglie". Maggiorotti richiama l'attenzione sul potere della televisione.

"Il pubblico italiano - dice - sarà ulteriormente condizionato da questo serial che getterà fango sull'intera categoria, e causerà senz'altro un'impennata di cause contro i medici". Da qui la proposta: "gli organismi che ci tutelano e i sindacati chiedano al Garante per le Telecomunicazioni se non al Parlamento o al Governo o, perché no, alla magistratura, di fermarne la messa in onda. Non parliamo - continua Maggiorotti - di diritto di cronaca, che tra l'altro va fatto con imparzialità anche per le assoluzioni e i fatti positivi, ma di fermare perlomeno i tentativi di diffamazione".

Anche di questo, assicura Amami, si parlerà durante il IV congresso nazionale dell'associazione dal titolo 'Medico e paziente: punto di svolta', previsto a Roma, dal 26 al 27 settembre.

Etichette:

Tagliare gli sprechi per salvare il SSN

Per salvare il Servizio sanitario nazionale, e mantenerlo sostenibile anche in un'Italia che invecchia, bisogna avere il coraggio morale e politico di affrontare il problema degli sprechi in sanità

"Nel nostro Paese, su una spesa sanitaria pari a 103 miliardi di euro l'anno (dato 2007), 16 miliardi" vengono 'bruciati' in "spese non giustificate. Questa quota si chiama spreco". Lo ha affermato ieri a Milano Giuseppe Rotelli, presidente del Gruppo ospedaliero San Donato, commentando ai giornalisti lo studio del Cerm diffuso ieri sul quotidiano 'La Repubblica'.

Secondo il Cerm, infatti, di fronte al progressivo invecchiamento della popolazione italiana, per non ridurre la percentuale del Pil destinata all'assistenza sanitaria le prestazioni coperte dal servizio pubblico dovranno diminuire del 25%. In uno scenario simile, per ogni euro messo dallo Stato per finanziare la sanità, un altro euro dovrà arrivare dai privati.

"Contrariamente a quanto spesso si sente dire, il livello complessivo della spesa sanitaria in Italia oggi non è affatto eccessivo", spiega Rotelli a margine della presentazione di un accordo tra Gruppo ospedaliero San Donato e New York University, che da oggi giovedì porterà all'Irccs Policlinico San Donato una trentina di cardiochirurghi americani per un workshop di formazione. Coprendo una quota pari al 6,7% del Pil, "la spesa sanitaria italiana è una delle più basse d'Europa - sottolinea il numero uno del Gruppo - E' al terzultimo posto, seguita soltanto da quelle di Regno Unito (circa 6,3%) e Portogallo. Le proiezioni per il 2011 la portano a 135 miliardi di euro (8,5% del Pil, contro l'8,3% del Regno Unito), di cui 27 miliardi sono spesa privata e 110 miliardi spesa pubblica", dice.

Tuttavia, continua Rotelli, "nonostante la spesa sanitaria nazionale oggi non sia affatto eccessiva, c'è una spesa non giustificata di 16 miliardi". E "in due regioni del Paese la quota di spesa non giustificata sul totale di quella sanitaria regionale supera addirittura il 40%", evidenzia il presidente del Gruppo ospedaliero San Donato. Per Rotelli, dunque, "è su questo spreco che bisogna incidere. Il risparmio non si deve fare attraverso il contingentamento delle prestazioni - incalza - ma inducendo un utilizzo più efficiente del finanziamento pubblico, quindi migliorando i modelli organizzativi del Servizio sanitario".

Etichette:

Per il 51% degli italiani l?Italia fa troppo poco per la salute nel mondo

(Roma) Il 51 % degli italiani ritiene che il Governo italiano faccia troppo poco per migliorare la salute nei paesi in via di sviluppo, condizione che l?83 per cento considera necessaria per ridurre la povertà.

Per l?82 % si potrebbero ottenere migliori risultati se l?Italia coordinasse i propri interventi con gli altri paesi dell?Unione Europea. Sono i risultati del sondaggio condotto dalla rete Azione per la salute globale oltre che in Italia anche in Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna, in occasione del Vertice ONU sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG, Millennium Development Goals) che si apre oggi a New York., dove i rappresentanti dei governi discuteranno di cosa fare per raggiungere gli 8 Obiettivi di sviluppo del Millennio entro il 2015, traguardo ancora lontanissimo.

Gli MDG, stabiliti dall?Onu nel 2000, costituiscono il più importante accordo quadro per lo sviluppo definito a livello mondiale. Tre MDG riguardano la salute: MDG 4, ridurre la mortalità infantile; MDG 5, ridurre la mortalità materna; MDG 6, fermare e ridurre le pandemie di HIV/AIDS, tubercolosi, malaria e altre malattie infettive.

Il sondaggio, realizzato da TNS opinion su un campione di 5.000 persone, rivela che nei 5 paesi presi in esame quasi il 40 % degli intervistati ritiene gli investimenti per la salute nel Sud del mondo da parte del proprio governo insufficienti, percentuale che sale al 53 % tra i giovani tra i 18 e i 24 anni. L?86 % ritiene che il miglioramento della salute nei paesi in via di sviluppo debba essere un obiettivo prioritario delle politiche di cooperazione dell?Unione Europea, e il 79 % considera gli interventi più efficaci se realizzati in maniera coordinata dall?UE, anziché dai singoli governi attraverso accordi bilaterali. In tutti i paesi, gli intervistati sovrastimano l?aiuto pubblico allo sviluppo erogato dal proprio governo.

L?Italia si conferma il fanalino di coda tra i 5 paesi europei, riservando alla cooperazione allo sviluppo solo lo 0,19 % del PIL nel 2007, a fronte dello 0,41% della Spagna, lo 0,39% della Francia, lo 0,36% della Gran Bretagna e lo 0,37% della Germania. ?Aumentare le risorse per la salute e coordinare meglio gli interventi è una priorità ben nota ai governi che partecipano al Vertice?, afferma Uber Alberti, presidente di CESTAS, partner italiano della rete Azione per la salute globale insieme ad AIDOS. ?È imperdonabile che, a soli 7 anni dalla scadenza degli MDG, troppi grandi attori europei restino ancorati a politiche bilaterali obsolete e deboli, che finiscono per diluire sia la qualità che la quantità degli aiuti erogati?. ?L?Obiettivo 5, la riduzione della mortalità materna, è quello su cui non si registra alcun progresso, nemmeno piccolo: 536 mila donne continuano a perdere la vita ogni anno per cause legate alla gravidanza e al parto mentre gli investimenti per la salute materna continuano a diminuire?, denuncia Daniela Colombo, presidente di AIDOS.

?Il 4 settembre il Parlamento Europeo ha adottato una Risoluzione sulla mortalità materna che tra l?altro chiede che i Governi non riducano ulteriormente, ma anzi incrementino i finanziamenti per la salute sessuale e riproduttiva, che deve diventare una priorità nell?ambito dei servizi sanitari di base?. Il Vertice ONU si chiuderà il 26 settembre. Azione per la salute globale invita il governo italiano a mantenere fede agli impegni assunti, andando oltre le dichiarazioni di principio e rivedendo i tagli al bilancio della cooperazione allo sviluppo annunciati nella prossima Finanziaria. La rete Azione per la salute globale è stata creata nel 2006 da 15 organizzazioni non governative con sede in Spagna, Italia, Francia, Germania, Regno Unito e a Bruxelles, per monitorare politiche e interventi di cooperazione allo sviluppo nel settore sanitario e sollecitare i responsabili politici a mantenere fede agli impegni assunti nelle diverse sedi internazionali, primi fra tutti gli Obiettivi di sviluppo del Millennio dedicati alla salute.

La versione integrale del sondaggio, in italiano, sarà disponibile da lunedì 22 settembre sul sito http://www.actionforglobalhealth.eu/media/home/italia.

La versione italiana del recente rapporto di Azione per la salute globale "Un aiuto in salute", e il comunicato stampa di sintesi sono disponibili all?indirizzo: http://www.actionforglobalhealth.eu/media/home/italia

Info: Azione per la Salute Globale: www.actionforglobalhealth.eu AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo ? tel. 06 6873214-196 CESTAS, Centro di Educazione Sanitaria e Tecnologie Appropriate Sanitarie ? tel. 051 255053
Ufficio stampa: ufficiostampa@aidos.it

(Delt@ Anno VI, N. N. 178 del 22 settembre 2008)

Etichette:

21 settembre 2008

Via ai test sul vaccino per celiaci

Per la prima volta al mondo sarà testato su 12 pazienti un vaccino 'disegnato' per curare una malattia autoimmune. Riprogrammando il sistema immunitario promette di far guarire dalla celiachia.

Entro fine anno saranno avviati a Melbourne, in Australia, i test clinici del siero sull'uomo: l'annuncio arriva dal Congresso internazionale sulla celiachia, organizzato a Genova dall'Associazione italiana celiachia.

Una speranza concreta per i tanti pazienti che soffrono di questa malattia: soltanto in Italia oltre 75.000 persone, ma si stima che siano oltre mezzo milione gli italiani che non sanno di essere celiaci. Costretti a una dieta rigorosa, i celiaci devono mettere al bando pasta, pane, biscotti ma anche le salse e tutto ciò che può essere contaminato dalla farina, come la frittura.

I sintomi (vomito, diarrea, perdita di peso) nascondono difetti di digestione e assorbimento intestinale degli alimenti e provocano di conseguenza gravi complicanze: dall'osteoporosi, all'aborto spontaneo, al temuto linfoma intestinale.

Il vaccino curativo è rivoluzionario: è infatti in grado di riprogrammare il sistema immunitario dei celiaci per indurlo a tollerare il glutine. Nei pazienti i frammenti di glutine non digerito passano nell'organismo attraverso l'intestino, che ha una permeabilità alterata e non riesce a svolgere normalmente la sua funzione di barriera.

Il sistema immunitario, spiegano gli specialisti riuniti a Genova, percepisce il glutine in circolo come un elemento estraneo e, anziché eliminarlo, scatena una risposta alterata, che si rivolta anche contro l'organismo dello stesso paziente.

Etichette:

Psoriasici curati tardi

Sono ancora discriminati dalla società a causa della loro malattia, non sono molto soddisfatti del proprio medico, hanno ancora una scarsa informazione sulle proprie condizioni e sulle cure, e prima di arrivare a un trattamento efficace attendono in media 10 anni.

Questo, in sintesi, l'identikit dei malati di psoriasi, disegnato da un'indagine condotta su oltre 23.300 pazienti in 16 Paesi, compresi i nuovi Stati dell'Est Europa. Ma in Italia i dati sono molto simili a quelli del Vecchio Continente.

Uno su tutti: nonostante la disponibilità di cure efficaci, il 30-40% dei malati riesce ad avere terapie ottimali solo dopo 10 anni di convivenza con la propria patologia. L'indagine è stata presentata in occasione del 17esimo Congresso della Società europea di dermatologia e venereologia, in corso a Parigi.

Dalla ricerca è emerso che il 76% delle persone colpite da psoriasi ha una immagine negativa di sé. Non a caso la malattia è legata a doppio filo a depressione, ansia, disturbi psicologici, ma anche fisici, a partire da artrite psoriasica, ipertensione, obesità e diabete sino al rischio di ictus e infarto. Il 60% dei pazienti dichiara di non sentirsi capito dagli altri nelle proprie sofferenze, il 68% ritiene utile avere un interlocutore con cui parlare nelle strutture sanitarie, e il 57% delle donne e il 35% degli uomini chiedono un supporto psicologico.

Quanto alla soddisfazione per le cure ricevute, per il 60% è bassa, per il 22% media, per il 18% alta. Infine, il 32% si ritiene poco o moderatamente soddisfatto del proprio medico contro un 36% che lo è molto.

Etichette:

Un riferimento per le UVA

Un medico di riferimento che possa rispondere in qualsiasi momento alle richieste di aiuto dei pazienti affetti da Alzheimer e dei loro familiari. Ecco cosa manca alle Unità di valutazione Alzheimer (Uva), i centri specializzati nella diagnosi e nella cura della malattia.

A chiedere una riorganizzazione del servizio è Gabriella Salvini Porro, presidentessa della Federazione Alzheimer Italia, venerdì a Milano in un incontro organizzato in vista della Giornata mondiale Alzheimer (21 settembre) Salvini Porro sottolinea: "Il 17% di chi si prende cura del malato non è soddisfatto dei livelli di assistenza.

La prima necessità per loro è quella di sapere, di conoscere bene la malattia e di avere qualcuno che si prenda carico delle esigenze e dei problemi. A volte basta una parola, un consiglio". Ecco perché, a detta di Salvini Porro, all'interno delle Uva "servirebbe una persona di riferimento, un referente a cui le famiglie possano telefonare.

Una sorta di medico dedicato. Le Uva non dovrebbero solo fare le diagnosi o monitorare l'andamento della malattia con cadenza semestrale. Devono essere organizzate in modo diverso, perché tra i bisogni più grandi c'è quello di avere continuità nelle cure".

Oggi, invece, incalza Salvini Porro, ci sono ancora dei vuoti nell'assistenza e i malati - circa 500 mila in Italia (il 50-60% delle persone affette da demenza senile) - finiscono per sentirsi abbandonati dal Servizio sanitario nazionale. Anche perché "le famiglie - conclude - oltre a non avere servizi, non riescono a trovare quei pochi che ci sono".

Etichette:

Ha scioperato il 50% dei precari

Sono almeno 15 mila i lavoratori precari della sanità pubblica che stanno aderendo allo sciopero nazionale dei dipendenti 'a tempo determinato' del pubblico impiego, indetto per l'intera giornata di sabato scorso dalla Federazione Rdb-Cub.

Tutti lavoratori che chiedono la stabilizzazione del loro contratto. "Dai primi dati che ci arrivano dalle delegazioni regionali, la percentuale di adesione allo sciopero è almeno del 50%", spiega all'ADNKRONOS SALUTE Carmela Bonvino, responsabile settore precari della Rdb-Cub, intervenuta all'assemblea nazionale indetta dalla Federazione a Roma.

La protesta riguarda circa 200 mila lavoratori precari del pubblico impiego, di cui 30 mila nella sanità tra medici, biologi, amministrativi e soprattutto infermieri e operatori socio-sanitari.

"Sinceramente - sottolinea la Bonvino - non ci aspettavamo un'adesione così massiccia, perché questi lavoratori, non avendo un adeguato 'potere contrattuale', non riescono ad esprimere liberamente il proprio dissenso. In buona sostanza - conclude - sono facilmente ricattabili dalle aziende in cui lavorano".

Etichette:

Contenere gli attacchi ai medici

Un intervento autorevole perché la "spirale di parole" contro i medici, "inutilmente devastante", si fermi e si "ritrovi equilibrio e sobrietà, per consentire quindi il dialogo e la collaborazione"

Lo chiede Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo ), in una lettera inviata al ministro del Lavoro, salute e politiche sociali, Maurizio Sacconi, dopo le dichiarazioni di alcuni componenti del Governo - il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi - in cui si usano parole forti contro i medici.

"A chi giova - si chiede Bianco - l'affermazione che sarebbe opportuno eseguire test antidroga sui chirurghi prima dell'ingresso in sala operatoria (sottosegretario Giovanardi) o pubblicare i curricula dei medici per consentire ai cittadini di capire 'se sono bravi, se sono macellai, quanti ne hanno ammazzati' (Brunetta)?". E il presidente dei camici bianchi italiani denuncia il "forte disagio dei medici", suscitato da queste dichiarazioni.

"Non mi sfugge il fatto che, nella moderna comunicazione, l'uso delle parole - dice Bianco - sia molto più disinvolto rispetto al recente passato, ma mi chiedo e le chiedo se ha dei limiti e dove è giusto posizionarli". "Come lei sa, la sicurezza delle cure - si legge nella lettera a Sacconi - è un tema straordinariamente sensibile nella mente e nei cuori di ciascuno di quei milioni di cittadini che ogni giorno approcciano, dalle procedure più semplici a quelle più complesse, il nostro sistema di cure, quello di cui lei porta onori e oneri".

E Bianco sottolinea che anche per i medici si tratta di una questione fondamentale. "Come avrà constatato, nessuno, ancorché insultato, si è sottratto al merito delle questioni, offrendo invece collaborazione per le soluzioni più appropriate ai problemi posti.

Ritengo però opportuno, e le chiedo fortemente, un autorevole intervento perché questa spirale di parole, inutilmente devastante, ritrovi equilibrio e sobrietà, per consentire quindi il dialogo e la collaborazione. La buona vita e la buona sanità, come lei giustamente dice, hanno bisogno anche di buone parole". Sull'argomento Bianco ha scritto una lettera anche alla presidente di Cittadinanzattiva, Maria Teresa Petrangolini - che era intervenuta a favore della proposta di Brunetta - ricordando che medici e cittadini sono dalla stessa parte.

Etichette: ,

18 settembre 2008

Mai più circoncisioni illegali

Mai più un'estate di sangue e bambini violati. Dopo il caso dei due piccoli di pochi mesi morti tra giugno e luglio a Treviso e Bari in seguito a circoncisioni rituali eseguite illegalmente - e il piccolo di Pordenone salvato in extremis a fine agosto - il ministero del Welfare e i pediatri italiani di libera scelta hanno deciso di dire basta. Mettendo nero su bianco, con un protocollo d'intesa siglato ieri a Roma nella sede dell'ex ministero della Salute, i punti chiave di un nuovo network per la protezione dei bambini da questo rischio emergente.

Secondo le stime, sarebbero 100-150 mila i minori di fede musulmana in Italia circoncisi o a rischio. "Si tratta di un fenomeno drammatico in aumento - ha detto il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, firmataria del protocollo insieme al presidente della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) Giuseppe Mele - come testimoniano i fatti gravissimi avvenuti questa estate". La parola d'ordine della nuova rete contro le circoncisioni clandestine nella penisola è una: informazione.

Saranno infatti distribuite delle brochure 'ad hoc' in tutto il Paese, dalle strutture sanitarie pediatriche agli ambulatori dei pediatri di libera scelta, per informare anche in diverse lingue le famiglie degli immigrati sui rischi di pratiche illegali.

Inoltre i 'dottori dei bambini' si impegnano a individuare fra i loro assistiti le famiglie di bimbi a rischio, contattandole e sconsigliando il ricorso a canali 'irregolari'. In caso di espressa volontà dei genitori di procedere all'intervento, i pediatri indirizzeranno la famiglia verso il centro di riferimento più vicino, favorendo al massimo l'accessibilità delle strutture sanitarie. "Veder morire a pochissimi mesi dei bimbi nel nostro Paese deve sollevare le coscienze e spingerci a trovare il modo di far fronte a questioni importanti, legate all'ondata migratoria che ha investito l'Italia - sottolinea la Martini - Penso al gravissimo fenomeno dell'infibulazione femminile, pratica illegale in Italia e che distrugge l'integrità delle bambine, attraverso interventi barbari che minano o alterano la possibilità di vivere la sessualità e che creano gravi problemi di salute.

Ma anche alla circoncisione rituale maschile, differente da quella dovuta a motivi medici, ma ammessa nel nostro Paese. Deve però essere sempre praticata da un medico e in una struttura adeguata, per garantire l'analgesia e un'adeguata asepsi del piccolo paziente. In modo da evitare complicanze invalidanti e conseguenze drammatiche, che mettano in pericolo la salute o la vita del bambino".

Etichette: ,

La solitudine delle famiglie con Alzheimer

Soli e abbandonati. 'Derubati' della propria vita per dedicarsi anima e corpo al proprio caro malato, senza adeguati servizi di supporto e assistenza. Si sentono così quasi 9 familiari su 10 che si prendono cura di un malato di Alzheimer, secondo una ricerca condotta dall'istituto Ispo su un campione di italiani entrati in contatto con la Fondazione Manuli onlus.

L'indagine è stata presentata ieri a Milano da Renato Mannheimer, responsabile Ispo, durante un convegno organizzato dall'associazione di volontariato in vista della 15esima Giornata mondiale Alzheimer del 21 settembre. In occasione del 16esimo anniversario dalla sua nascita, la Fondazione Manuli ha realizzato anche un libro e un dvd sull'esperienza dell'Alzheimer Café lanciato due anni fa nel capoluogo lombardo: incontri ad hoc per pazienti e famiglie, "un'isola in città per non sentirsi più soli", spiega la Fondazione.

L'obiettivo della ricerca era "comprendere il rapporto dei familiari con il 'sistema curante' (servizi pubblici, familiari, rete della reciprocità, servizi a pagamento) - riferisce Mannheimer - e le problematiche che caratterizzano la loro esperienza a contatto con la malattia".

L'indagine prevedeva due fasi: una qualitativa con interviste approfondite 'one to one', in cui i familiari "hanno potuto parlare liberamente di come vivono la malattia e di quali servizi e aiuti usufruiscono o meno", e una quantitativa attraverso la distribuzione di un questionario anonimo. Secondo Mannheimer, la ricerca ha messo in luce "la drammaticità della situazione familiare" che si sviluppa quando l'Alzheimer entra di prepotenza in una casa italiana.

"E' emersa una scarsa assistenza da parte del servizio sanitario e dagli assistenti sociali - evidenzia - ad eccezione del sostegno del medico di riferimento al momento della diagnosi della malattia (citato dal 41% degli intervistati). Decisamente poco soddisfacente il supporto rappresentato dai centri diurni (che ha soddisfatto il 32% degli intervistati), mentre scarso è il supporto da parte dei servizi sociali che hanno contribuito per circa due intervistati su 10".

Etichette:

Lea al tavolo regioni il 14 ottobre

Dovrebbe essere "approvato dal tavolo con le Regioni il 14 ottobre prossimo, o per lo meno in tale data si dovrebbe giungere a un accordo", il provvedimento sui nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero il 'paniere' di prestazioni che il Ssn garantisce a tutti i cittadini.

Lo ha assicurato, "senza escludere un possibile slittamento di 15 giorni", il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, rispondendo all'interrogazione sul tema in corso in Commissione Affari sociali alla Camera dei deputati.

Intorno alla metà del prossimo mese, dunque, la misura "su cui il Governo sta lavorando da ancor prima della pausa estiva" dovrebbe giungere sul tavolo delle Regioni per il via libera. Rispondendo all'interrogazione dell'ex ministro della Salute Livia Turco, Fazio ha precisato che il provvedimento sui nuovi Lea voluto dal precedente Esecutivo è stato revocato "non per scelte politiche, ma per motivi tecnici".

Ovvero per una serie di questioni che hanno "portato alla mancata bollinatura della Ragioneria dello Stato" sulla misura. Per l'Esecutivo, dunque, il dietro front è stato una "scelta obbligata: ogni altro comportamento - secondo Fazio - sarebbe stato fuori luogo", soprattutto alla luce "degli ostacoli di natura finanziaria rilevati dalla Corte dei Conti".

Per l'ex ministro, invece, il decreto da lei voluto è stato revocato dall'Esecutivo per "motivi artificiosi". Davanti allo stop della Ragioneria dello Stato "il Governo - sostiene Turco - sarebbe dovuto tornare a sedersi al tavolo con le Regioni".

Etichette:

Il FADOI risponde a Brunetta

"I toni duri di un Ministro in un campo così delicato dimostrano la voglia di distrarre l'opinione pubblica sull'assenza di una politica sanitaria seria e serena per questo paese".

Lo ha dichiarato Antonino Mazzone - Presidente della FADOI - Federazione dei Dirigenti Ospedalieri Internisti relativa alla notizia che il ministro per la Pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta intende mettere in rete i curricula dei medici chirurghi.

"Noi come FADOI, Federazione dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, stiamo pubblicando sul sito i curricula come scelta volontaria e non obbligata dei Medici Internisti Ospedalieri ed anche le attività svolte negli Ospedali della Rete di Medicina Interna e non abbiamo alcuna difficoltà a rendere pubblica la nostra attività www.fadoi.org.

D'altro canto però oggi è difficile comparare Ospedali ed Unità Operative per le peculiarità dei Pazienti e dell'organizzazione. Credo che sia difficilissimo - ha aggiunto il Presidente - comparare l'attività di Chirurgia e se una struttura abbia un'elevata mortalità nel 90% è colpa dell'organizzazione correlata spesso ai desiderata della politica e non solo del chirurgo. "Comunque se un paziente vuole sapere se il chirurgo si interessa delle patologie che tratta, basta andare su Pubmed ove sono elencati tutti i lavori di un certo peso che il chirurgo o il Medico ha contribuito a risolvere e a pubblicare negli anni.

Il benchmark è difficilissimo già tra Unita Operative diventa impossibile tra i chirurghi o i medici in generale, manca un riferimento semplice affidabile e comparabile. Bisognerebbe ricordare al ministro Brunetta che come diceva il Cardinal Martini in epoca non sospetta l'Ospedale non è un'azienda, il paziente ammalato non è un cliente e la sanità è al di fuori dal mercato.

Etichette:

Inutili i curricula online

"La pubblicazione su internet dei curricula dei chirurghi è un'iniziativa inutile. Così come non serve a nulla proporre all'attenzione del Paese un tema assolutamente prioritario come quello della meritocrazia con frasi aggressive, inadeguate e crude.

Anzi, rischia di provocare solo danni". E' il commento del presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma, Mario Falconi, alle dichiarazioni del ministro per la Pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta, che due giorni fa si è pronunciato sulle singole capacità dei chirurghi e sulla necessità della pubblicazione dei loro curricula su internet. "Ricordo - sottolinea in una nota Falconi - che l'Ordine romano si batte da anni per perseguire gli stessi obiettivi che il ministro Brunetta vuole raggiungere lanciando sassi e provocazioni che rischiano di risultare tanto offensivi quanto terrorizzanti per un paziente.

L'Ordine di Roma - aggiunge - ha da tempo avviato anche una serie di incontri con medici e cittadini davanti agli ospedali romani, condividendo con loro, un manifesto programmatico in cui tra i punti cardine ci sono proprio la meritocrazia come unico elemento di avanzamento di carriera nonché la certificazione e la trasparenza per tutte le attività svolte nelle strutture sanitarie del Paese. Così da consentire ai cittadini scelte consapevoli di cura".

Falconi rigetta anche le soluzioni avanzate dal ministro Brunetta per dare trasparenza alle capacità dei singoli e degli ospedali. "Non penso - sottolinea il numero uno dell'Ordine dei medici di Roma - che la semplice pubblicazione dei curricula su internet sia una soluzione bensì un percorso inutile e spesso fuorviante. Su questo punto sono del tutto condivisibili le osservazioni di Elio Guzzanti e Umberto Veronesi. Servono invece delle certificazioni, esterne, qualificate e imparziali, magari europee", conclude.

Etichette:

Da Brunetta parole indegne

Biasioli: il ministro è un provocatore e le sue dichiarazioni sui chirurghi macellai ci costringono a utilizzare toni forti

Dai fannulloni siamo passati ai malaticci e adesso ai macellai. Tutte espressioni inusuali e non degne di un ministro della Repubblica, almeno della Repubblica che c'è stata consegnata da Einaudi".

E' il commento di Stefano Biasioli, presidente nazionale della Cimo-Asmd, alle dichiarazioni di ieri del ministro per la Pubblica amministrazione e innovazione, Renato Brunetta, che ha espresso la volontà di voler pubblicare online i curricula dei chirurghi, a partire dal 2009. Una proposta che, nelle intenzioni del ministro, dovrebbe ridurre i rischi per i pazienti di finire in 'mani sbagliate'. "Brunetta - sottolinea in una nota Biasioli - si interessa dei curricula dei chirurghi, ma non ha fatto nulla per modificare i meccanismi di assunzione, oggi opachi, mentre dovrebbero essere garantiti da concorsi trasparenti come l'acqua di sorgente.

Brunetta - aggiunge il numero uno della Cimo - è un provocatore che fa danni. Lo sanno quei 1.000 primari che, avendo 40 anni di contributi, hanno ricevuto 1.000 lettere di licenziamento, pur avendo solo 60 anni. Lo sa bene quel primario che per una polmonite di 10 giorni, contratta in servizio, ha dovuto pagare sull'unghia 1.900 euro, per colpa della legge 133".

L'affondo nei confronti del ministro non si esaurisce qui. "Brunetta - afferma il leader della Cimo - ha la responsabilità di quella legge, che ha tolto la certezza del riposo diurno anche ai chirurghi che hanno operato durante la notte. Non auguriamo né a lui né a nessun cittadino italiano - conclude Biasioli - di essere operato alle due del pomeriggio da un luminare della chirurgia, che abbia operato durante la notte e poi sia tornato di nuovo al mattino in sala operatoria".

Etichette:

17 settembre 2008

Latte cinese contaminato in 5 paesi

Il latte in polvere contaminato, che in Cina ha ucciso finora tre neonati e fatto ammalare 6.244 bambini, è stato esportato da due ditte produttrici in 5 Paesi.

Lo ha reso noto il capo dell'amministrazione statale per la qualità, Li Changjiang, precisando che le due ditte stanno cominciando a ritirare il latte esportato in Bangladesh, Myanmar, Yemen, Burundi e Gabon.

Sono in tutto 22 le compagnie produttrici di latte in polvere che finora sono risultate positive ai controlli per la presenza di melamina, la sostanza chimica sotto accusa.

Oltre i tre decessi, le autorità cinesi parlano di 158 bambini con "gravi problemi renali".

La polizia ha finora arrestato quattro persone e ne ha incriminato altre 22 ritenute responsabili della contaminazione.

Etichette:

L'Alzheimer dilaga e pesa sulle famiglie

Novecentomila casi in Italia con 80 mila nuovi malati ogni anno, che arriveranno a 113 mila tra poco più di 10 anni dato che nel nostro Paese si vive sempre più a lungo. Ma il carico dell'assistenza ai pazienti ricade troppo spesso sulle famiglie, che nel 41% dei casi sono costrette ad assumere una badante, spendendo in media 8 mila euro l'anno di tasca propria.

Se invece non si possono permettere una tale cifra, che può arrivare a 15 mila euro compresi gli altri costi, sono le donne a supplire alla mancanza di servizi pubblici ad hoc: se i malati sono uomini, ad assisterli sono le mogli nel 54% dei casi.

Quando la malattia colpisce le donne, invece, a prendersi cura di loro sono le figlie nel 60% dei casi. Queste le stime rese note ieri a Roma durante il convegno 'Per non dimenticare chi dimentica', promosso dall'Associazione italiana malattia di Alzheimer (Aima), dalla Società italiana geriatria e gerontologia (Sigg) e dalla Società italiana di neurologia (Sin).

Per venire incontro alle esigenze delle famiglie, le associazioni di volontariato hanno spesso richiesto uno sgravio fiscale per l'assunzione di una badante. "Siamo aperti al dialogo sulla questione", assicura il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, che ha anche proposto "progetti di formazione specifica per le persone che assistono i malati di Alzheimer, dunque sia i parenti che le badanti". Spesso le ragazze assunte per assistere l'anziano "convivono con lui (24% dei casi) - sottolinea Ketty Vaccaro, responsabile settore Welfare del Censis, che ha curato un'indagine sul tema - mentre nel 16,5% dei casi abitano altrove.

Si tratta soprattutto di donne straniere: il 32% del campione contro l'8,2% di italiane". Nonostante non vi sia ancora una soluzione completamente risolutiva per il trattamento dell'Alzheimer, la ricerca ha individuato nuove terapie per rallentarne il decorso, attenuarne i sintomi e migliorare la qualità di vita di pazienti e famiglie. Alcune di queste sono già disponibili in altri Paesi europei, ma non in Italia.

Etichette:

Dal 2009 fondi in trasparenza

Nuove regole sull'assegnazione di fondi pubblici alla ricerca biomedica dal 2009. "A partire dal prossimo anno adotteremo un sistema dove sono previsti sia manager scientifici che dovranno valutare i progetti, sia meccanismi di peer-review con revisori esterni".

Ad annunciarlo è stato Ferruccio Fazio, sottosegretario alla Salute, intervenendo ieri a Roma alla presentazione della XV Giornata mondiale sull'Alzheimer.

"Nella settimana fra il 29 settembre e il 4 ottobre - ha specificato Fazio parlando a margine dell'incontro - verrà a Roma il responsabile dell'assegnazione dei finanziamenti dei National Insititutes of Health (Nih) americani e con lui metteremo a punto un sistema, che illustreremo alla stampa in una conferenza in programma il 2 ottobre, con criteri nuovi per la concessione di fondi pubblici per la ricerca biomedica.

Lo abbiamo invitato perché lui ha già 'calato' il sistema Nih in altri Paesi" e i criteri che suggerirà "saranno adottati a partire dal 2009 sicuramente dal ministero del Welfare e dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), e penso anche dal ministero dell'Università e della ricerca, con il quale abbiamo aperto un tavolo in cui abbiamo concordato l'arrivo dell'esperto americano".

Etichette:

Nuovo modello per finanziare il SSN

Sarà il costo standard, definito come la media dei costi applicati nelle Regioni più virtuose, il parametro utilizzato in futuro per determinare il Fondo sanitario nazionale.

Parola del ministro del Welfare Maurizio Sacconi che, in occasione del convegno Cisl 'Migliorare per difendere la sicurezza sanitaria dei cittadini' ieri a Roma, spiega quale sarà il servizio sanitario nazionale del futuro, alla luce del federalismo fiscale appena varato dal Governo. "Il costo standard è la nostra risposta alla spesa storica, che ha determinato i deficit sanitari in alcune Regioni.

Ma - spiega Sacconi - la mia opinione è che la definizione di costo standard non debba essere astratta. In Italia possiamo evitare questo errore prendendo esempio da modelli di efficienza reali". Il ministro fa espresso riferimento alle Regioni considerate più brave a far quadrare conti e servizi ai cittadini, "cioè al Veneto e alla Lombardia". Allo stesso tempo, rileva, "le regole contenute nel federalismo fiscale, che si tradurranno nel futuro Patto per la salute 2010-12, aiuteranno anche i dirigenti a fare bene.

Dobbiamo usare i vincoli di finanza pubblica per cambiare la qualità dei servizi. Dunque - continua Sacconi - costruire un nuovo modello sociale sostenibile per la finanza, ma anche per le famiglie che oggi pagano di tasca propria molti servizi che sono bisogni primari non garantiti". Per i primi tempi il rallentamento nel trend di crescita dei finanziamenti per il Ssn "potrebbe essere affiancato da un fondo di accompagnamento a latere, che garantisca la gradualità del passaggio, e che sia governato da meccanismi simili a quelli dei piani di rientro.

Questo meccanismo dei costi standard invece che della spesa corrente - calcola - determinerà un risparmio di 5 miliardi rispetto alla spesa pubblica attuale. Ma - incalza - non ci si dovrà spaventare di chiudere gli ospedali marginali, che rappresentano un reale pericolo per le persone, al di là di quella che è stata la loro storia". Il ministro è convinto che oggi ci si trovi al punto di svolta, all'anno zero, anche alla luce "dello tsunami finanziario globale in atto, che rischia di coinvolgere tutte le nazioni per i riflessi sul loro debito pubblico. La spesa sanitaria - rimarca il ministro - è il cuore di questi ragionamenti, per un verso perché costituisce tanta parte della spesa pubblica corrente, per l'altro perché si tratta di spesa vitale".

Etichette:

Servizi territoriali per alleggerire i PS

Ridurre l'attività dei Pronto soccorso in Italia e dare impulso a programmi di assistenza territoriale h24, "per cui i medici di famiglia hanno già dato la loro disponibilità"

E' il piano del sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, che ne ha parlato durante la presentazione della XV Giornata mondiale sull'Alzheimer.

Fazio si è riferito alla volontà di cambiare l'assistenza sul territorio sottolineando la necessità di una razionalizzazione globale del Sistema sanitario nazionale (Ssn): "soprattutto andando verso il federalismo - ha sottolineato - le Regioni devono pensare a responsabilizzarsi, con il coordinamento necessario dello Stato centrale.

Ce la possiamo fare puntando sull'appropriatezza. E per quanto riguarda i pronto soccorso basta pensare che la maggior parte dei codici bianchi e verdi è 'improprio'".

Ecco allora che diventa essenziale la disponibilità dei medici di medicina generale a 'sostituirsi' agli ospedali quando non è necessario ricorrervi. Sempre in direzione di un risparmio per le casse del Ssn, Fazio ha suggerito "la predimissione volontaria" di alcuni tipi di pazienti, "con una retribuzione concessa alle famiglie di 50-100 euro al giorno per l'assistenza domiciliare.

Una cifra sufficiente e che, messa a confronto con le 600 euro necessarie in media per tenere ricoverato il malato, mostra la quantità di risparmio possibile studiando una soluzione come questa".

Etichette:

16 settembre 2008

Riconosciuto a paziente diritto a non curarsi

Deve essere riconosciuto al paziente "un vero e proprio diritto di non curarsi, anche se tale condotta lo esponga al rischio stesso della vita". Lo ribadisce la Cassazione con una sentenza della terza sezione civile che, solo di riflesso, può essere accostata al caso di Eluana Englaro, la ragazza in coma vegetativo da 16 anni.

Solo di riflesso perché la sentenza di piazza Cavour riguarda il caso di un testimone di Geova che chiedeva il risarcimento dei danni morali e biologici perché i medici, all'ospedale di Pordenone, gli avevano praticato una serie di trasfusioni di sangue nonostante egli avesse attestato il suo no per motivi religiosi, con un cartellino con scritto 'niente sangue'.

Nel caso in esame la Cassazione, che ha respinto il ricorso di Mirco G. ha sostenuto che i medici hanno fatto bene a fare le trasfusioni al paziente giunto in ospedale in fin di vita. In ogni caso, Piazza Cavour mette nero su bianco che "nell'ipotesi di pericolo grave e immediato per la vita del paziente, il dissenso del medesimo debba essere oggetto di manifestazione espressa, inequivoca, attuale, informata".

E questo perché un conto "è l'espressione di un generico dissenso a un trattamento in condizioni di piena salute, altro riaffermarlo puntualmente in una situazione di pericolo di vita.

In quest'ultimo caso, ricorda la Suprema Corte, "è innegabile l'esigenza che, a manifestare il dissenso al trattamento trasfusionale, sia o lo stesso paziente che rechi con sé una articolata, puntuale, espressa dichiarazione dalla quale inequivocamente emerga la volontà di impedire la trasfusione anche in ipotesi di pericolo di vita, ovvero un diverso soggetto da lui stesso indicato quale rappresentante ad acta il quale, dimostrata l'esistenza del proprio potere rappresentativo, confermi tale dissenso all'esito della ricevuta informazione da parte dei sanitari".

Etichette:

Lazio al top dei trapianti

Risultati soddisfacenti nel Lazio per l'attività di donazione organi. "Nel 2008, infatti, la media regionale di donatori ha superato quella nazionale".

Ad annunciarlo è Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), intervenuto ieri a Roma alla presentazione dell'attività di trapianto di fegato all'ospedale pediatrico Bambino Gesù.

"Il 2008 è stato un anno positivo per il Lazio - sottolinea Nanni Costa - perché la media di donatori ha toccato i 22 per milione di abitante contro i 20,5 della media nazionale".

Un aumento testimoniato anche dal miglioramento rispetto al 2007, "quando il Lazio - osserva il direttore del Cnt - viaggiava sui 17,6 donatori per milione di abitante".

Anche per questo motivo Nanni Costa promuove l'intera organizzazione regionale dell'attività di donazione e trapianto. "Abbiamo un contesto favorevole - conclude - e ora possiamo contare anche su un ospedale come il Bambino Gesù, centro di eccellenza per questa attività".

Etichette:

ANAAO e FIMMG, lista condivisa per Roma

Sì a una "lista di larga intesa, che superi passate contrapposizioni e personalismi, per le prossime elezioni dell'Ordine dei medici e odontoiatri di Roma". E' la presa di posizione dei segretari nazionali dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, e della Fimmg, Nicola Milillo, che in una nota congiunta esprimono "apprezzamento" per l'iniziativa dei sindacati medici romani Aaroi, Amami, Cgil medici, Cimo, Coas, Simet, Smi, Snami, Snr e Sumai, orientata a creare le condizioni per arrivare alle elezioni con nomi il più possibile condivisi dalla categoria, evitando spaccature.

"Negli ultimi decenni - sottolineano Lusenti e Milillo, vertici dei due principali sindacati dei camici bianchi ospedalieri e di famiglia - i medici sono stati penalizzati da divisioni e contrasti, che non hanno sortito altro risultato se non compromettere l'autorevolezza della professione medica nei confronti dei vari livelli istituzionali, delle altre professioni e dei cittadini".

Gli Ordini professionali, insieme a numerose organizzazioni sindacali e scientifiche del mondo medico italiano, "hanno avviato negli ultimi tempi - si ricorda nella nota - un percorso condiviso orientato al dialogo, alla collaborazione reciproca e alla ricerca di elementi identificativi e qualificanti della professione medica".

Lusenti e Milillo, "a nome dei medici ospedalieri e di medicina generale che rappresentano", assicurano perciò "sostegno politico all'iniziativa, espressione di un orientamento di collaborazione e sinergia, e auspicano che ad essa si uniscano anche altre realtà del mondo medico con cui mettere a punto un documento tecnico-politico che definisca comuni strategie in difesa della professione e dei suoi rappresentanti".

Etichette:

Influenza: raccomandazioni per la profilassi

Ieri il sottosegretario al Welfare con delega alla salute, Ferruccio Fazio, ha inviato alle Regioni la circolare per la prevenzione e il controllo dell'influenza per la stagione 2008-2009 "con l'obiettivo di avviare in modo tempestivo le procedure per la profilassi antinfluenzale per la prossima stagione invernale".

Fazio, "ha firmato e inviato alle Regioni il documento in cui sono riportate le raccomandazioni per la prossima stagione influenzale". Nella circolare anche "la composizione del vaccino antinfluenzale, le raccomandazioni sul suo impiego e sull'uso dei farmaci antivirali" oltre a "cenni sull'epidemiologia della malattia nel mondo e in Italia".

In più nel testo vengono ricordate alle Regioni anche "le recenti misure di igiene e protezione individuale indicate dall'Ecdc (il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) per ridurre la trasmissione del virus".

Infine, "in accordo con gli obiettivi specifici indicati dalla pianificazione sanitaria nazionale, la circolare - informa il ministero del Welfare - indica i gruppi di popolazione per cui l'offerta attiva e gratuita di vaccinazione è prioritaria da parte dei servizi territoriali di prevenzione, direttamente o attraverso servizi collegati (medici di famiglia, ospedali, datori di lavoro)". Il testo integrale del documento inviato alle Regioni è sul sito del ministero all'indirizzo web www.ministerosalute.it.

Etichette: ,

Il contratto non decolla

Stefano Biasioli, presidente nazionale Cimo-Asmd, ha usato un paragone aereonautico per confrontare la situazione dell'Alitalia con quella dei medici italiani

Medici italiani nelle stesse acque dell'Alitalia. Ad azzardare il paragone tra la compagnia di bandiera e i camici bianchi è Stefano Biasioli, presidente nazionale Cimo-Asmd. "Rischia di non volare più l'Alitalia, ma da tempo - dice il sindacalista in una nota - non decolla la sanità pubblica, con il contratto dei medici ancora tutto da discutere.

E' ormai chiaro a tutti - aggiunge - che i costi della Bad Company Alitalia ricadranno per l'ennesima volta sulle spalle dei contribuenti. Ancora una volta, come è successo nei decenni scorsi per la Fiat, per la Cirio e per Parmalat". Il ragionamento di Biasioli è semplice: "Da qualche parte il Governo ha trovato i soldi. Ci chiediamo se Tremonti li troverà anche per i contratti del pubblico impiego e per la sanità.

I governatori chiederanno domani (oggi ndr) al Governo 9,4 miliardi di euro per la spesa sanitaria 2008-2011, sia per le Regioni sane che per quelle nelle quali si è presentata la necessità di un piano di risanamento. Lo chiedono a un Governo - incalza Biasioli - che ha già deciso di massacrare i dipendenti della pubblica amministrazione lucrando economicamente sulle malattie (la malattia di un medico costerà da 150 a 190 euro al giorno!) e tagliando dal primo gennaio persino i 30 euro al mese legati alla indennità da malattia per causa di servizio".

Il sindacato dei camici bianchi del servizio sanitario nazionale ricorda che "i contratti 2006-2007 dei medici e dei dirigenti sanitari non avanzano; quelli 2008-2009 di medici e dirigenti sanitari sono sotto finanziati ma intanto, dal 25 giugno 2008, si taglieggia, utilizzando la legge 133, sulle malattie dei medici. Anche se la categoria storicamente si è sempre ammalata molto poco! Questo Stato - continua Biasioli non risparmiando strali - è veramente patrigno perché ritiene prioritario il 'volo nazionale' rispetto a una sanità pubblica in vistosa sofferenza economica, anche soprattutto nelle Regioni che non sono canaglia ma che hanno invece rigorosamente seguito una linea di serietà, di programmazione e di bilancio".

Da qui la provocazione: "Dicono che Berlusconi sia capace di fare i miracoli. L'Italia descritta ieri in una trasmissione televisiva non è esattamente quella che i cittadini vivono. Invitiamo perciò il premier, assieme a Maurizio Sacconi, Ferruccio Fazio e Francesca Martini, a fare un giro nelle corsie degli ospedali pubblici italiani e a parlare con i medici e con gli operatori. Sarebbe - conclude - una severa lezione di concretezza".

Etichette:

Anche la salute risente del precariato

Lavorare fa male alla salute? Sembra di sì, almeno se si tratta di un impiego temporaneo o part-time, con uno stipendio magro e tanta incertezza per il futuro. In barba al trionfo della flessibilità, sembra infatti che poter contare sul famigerato posto fisso sia una sorta di 'elisir' per la salute dei lavoratori, almeno secondo un rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità sui determinanti della salute. Stando allo studio, diretto da Carles Muntaner del Centre for Addiction and Mental Health canadese, centro collaboratore Oms affiliato all'Università di Toronto, le condizioni di lavoro hanno un profondo impatto sulla salute di una persona.

I ricercatori hanno stabilito che la salute mentale è insidiata, in particolare, dagli impieghi precari, come ad esempio contratti a tempo, ma anche dal lavoro part-time, con salari bassi e senza benefit. Quando questi dipendenti vengono confrontati con colleghi che lavorano a tempo pieno e godono dei tanto agognati benefit, le differenze saltano agli occhi.

I primi, infatti, sperimentano "significativi effetti avversi", che colpiscono sia la salute fisica che quella mentale. Gli scienziati hanno anche scoperto che lo stress sul lavoro è associato a un aumento del 50% dei rischi di coronaropatie e cardiopatie.

Non solo. Ci sono "forti evidenze" a sostegno del fatto che impieghi caratterizzati da elevate richieste, poco controllo e in cui all'impegno non corrisponde un adeguato compenso rappresentino fattori di rischio per problemi fisici o mentali: dalla depressione ai disordini d'ansia, all'uso di sostanze stupefacenti.

Etichette:

Premio per giovani cardiochirurghi

Un assegno da 30 mila euro per un cardiochirurgo non ancora strutturato, residente in Italia e regolarmente iscritto alla Società italiana di chirurgia cardiaca.

Segni particolari: under 35. Si apre con la consegna di un riconoscimento a una giovane 'promessa del bisturi' la 42° edizione del convegno di Cardiologia, in corso da ieri a Milano, nel polo fieristico di Rho.

Ad aggiudicarsi il premio 'Alessandro Pellegrini award', dedicato alla memoria del primario della divisione di cardiochirurgia 'De Gasperis' (e Medaglia d'oro per la Sanità pubblica) scomparso un anno fa, è Luca Botta, 30 anni il 18 settembre, una laurea con lode alla Federico II alle spalle. Nel suo futuro la carriera di cardiochirurgo, che avrà inizio con l'imminente conclusione della specializzazione all'università di Bologna.

Il premio gli permetterà di lavorare per un anno a un'attività clinica e di ricerca in un centro di eccellenza. La cerimonia di consegna del riconoscimento, promosso dalla Fondazione A. De Gasperis e la Società italiana di chirurgia cardiaca si è appena conclusa, con i saluti di Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, che non ha mancato l'inaugurazione del convegno organizzato con il sostegno dell'ospedale Niguarda e del Dipartimento cardiologico A. De Gasperis.

Etichette:

Dal linfoma si guarisce di più

Oltre un milione di persone nel mondo convivono con un linfoma. Tumori maligni del sistema linfatico in forte aumento anche in Italia, con un ritmo pari a 15.000 nuovi casi l'anno. "Penso che oggi 200.000 italiani vivano e lottino anche da anni con un linfoma", stima Franco Mandelli, padre dell'ematologia italiana e presidente dell'Ail (Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma), ieri a Roma per la celebrazione della Giornata mondiale per la conoscenza dei linfomi.

"Una giornata necessaria perché la gente li teme, ma conosce poco i linfomi. La buona notizia - aggiunge l'ematologo - è che oggi questi tumori sono sempre più curabili e guaribili e in alcune forme, come il linfoma di Hodgkin, arriviamo all'80% di guarigioni".

Ma a fronte di armi sempre più potenti e selettive e di protocolli più efficaci, la frequenza di questa malattia è in aumento. Sotto accusa principalmente quattro sospettati speciali. "Pensiamo infatti all'aumento dell'età media, ma anche degli inquinanti come lo smog e le polveri sottili in città, al fumo e al ruolo di pesticidi e insetticidi", sottolinea Mandelli.

Etichette: ,

Nuova commissione sugli stati vegetativi

Entro questo mese verrà definita la composizione della nuova Commissione sugli stati vegetativi e sugli stati di minima coscienza, istituita al ministero del Welfare. Lo annuncia il sottosegretario al Lavoro, salute e politiche sociali Eugenia Roccella, in occasione della presentazione ieri a Roma della decima Giornata nazionale dei risvegli prevista per il prossimo 7 ottobre.

La Commissione ministeriale era stata creata nel corso del Governo Berlusconi e presieduta da Domenico Di Virgilio, allora sottosegretario. "Entro questo mese - dice Roccella - formalizzeremo la nuova Commissione e la convocheremo per la prima volta. Io - continua - la presiederò, mentre il gruppo di lavoro sarà composto da esperti del settore.

Le prime risposte arriveranno già a ottobre". Il sottosegretario rivela che l'obiettivo della Commissione sarà quello di "riaggiornare la parte scientifica. Oggi non sappiamo quanti siano i malati in stato vegetativo, non ci sono criteri sicuri e condivisi sulle diagnosi: dunque a partire dalle definizioni dobbiamo fare chiarezza scientifica.

Anche - sottolinea Roccella - per i magistrati, visto che la sentenza della Corte d'Appello di Milano su Eluana Englaro si basa su un concetto di stato vegetativo permanente ormai abbandonato". Quindi un aggiornamento della parte scientifica "che cambia ogni mese", ma anche la volontà di mettere a punto "un Registro nazionale degli stati vegetativi e che servirà a sapere con esattezza quanti sono gli italiani in quella situazione, ma anche per omogeneizzare gli standard di cura nelle diverse regioni italiane".

Etichette:

Vicina la pandemia influenzale

Secondo l'OMS la prossima pandemia è vicina è causerà 2,2 milioni di ricoveri nei paesi occidentali

"La prossima pandemia di influenza potrebbe essere imminente", firmato Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il monito dell'agenzia ginevrina è fra gli argomenti al centro della Terza Conferenza europea sull'influenza, in corso a Vilamoura, in Portogallo. L'Oms avverte: "In corso di pandemia i sistemi sanitari nazionali rischiano di essere sopraffatti". Modelli predittivi stimano infatti che, durante un'epidemia globale, i soli Paesi industrializzati potrebbero ritrovarsi a fare i conti con 57-132 milioni di pazienti da visitare e 1-2,2 milioni di ricoveri in ospedale. Per evitare il tilt, "questo è il momento di agire", è il monito degli specialisti a convegno. "Se non verranno adottate le misure necessarie nelle fasi prepandemiche, cioè contro l'influenza stagionale, non saremo in grado di rispondere con successo a un'emergenza pandemica" quando sarà il momento, avverte il presidente del Gruppo di lavoro europeo sull'influenza (Eswi), Albert Osterhaus.

"Gli operatori sanitari giocano un ruolo chiave nella vaccinazione delle fasce di popolazione a rischio (anziani e malati cronici) - continua Osterhaus - Tuttavia, per varie ragioni", precisa, gli stessi camici "non riconoscono completamente l'importanza del proprio compito nella lotta all'influenza". Raggiungere almeno la copertura vaccinale minima del 75% dei gruppi a rischio, come auspicato dalle autorità sanitarie internazionali, è invece anche un modo per prepararsi al meglio alla pandemia che verrà.

Il rischio di un'epidemia globale di influenza rientra ormai da alcuni anni nell'agenda degli esperti. Sono infatti passati 40 anni dall'ultima pandemia, nata a Hong Kong nel 1968, che seguiva quella Asiatica del 1958 e la famigerata Spagnola del 1918. Le parole d'ordine per prepararsi ad affrontare la prossima maxi-emergenza, dunque, sono prevenzione e 'allenamento': fare scorta di farmaci antivirali e di cosiddetti vaccini prepandemici - insegna l'Oms - per somministrarli ai milioni di pazienti attesi nei primi mesi di pandemia, quando ancora le aziende farmaceutiche non avranno distribuito sufficienti dosi di vaccino pandemico.

Perché un siero ad hoc, ricordano gli specialisti, si potrà produrre soltanto quando, a pandemia dichiarata, le autorità sanitarie internazionali fotograferanno l'identità del supervirus responsabile.

Etichette: ,

15 settembre 2008

ASL Roma D: Prevenzione e promozione della salute mentale

?Si è concluso il progetto Prevenzione dei disturbi psichici e promozione della salute mentale rivolto all?ultimo triennio delle Scuole Superiori del territorio della Asl Roma D Municipio XV e XVI?

Ad annunciarlo il Direttore Generale della Asl Roma D, Giusy Gabriele, con il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Andrea Balbi.

Il progetto, finanziato dalla Provincia di Roma, ha coinvolto tre scuole superiori: liceo Morgangni, I.T.A.S. Colomba Antonietti, I.T.C.G.Federico Caffè.

?L?obiettivo dell?intervento è la prevenzione del disturbo psichico grave e la promozione della salute mentale, che si realizza anche favorendo proprio tutti gli aspetti psichici che promuovono il ?benessere?. ? dichiara la dott.ssa Giusy Gabriele ? La scuola è il luogo per eccellenza in cui è possibile compiere una efficace azione di promozione della salute mentale e intercettare il disagio. Per questo è fondamentale la sinergia tra servizi sociali, sanitari e corpo docente, come è avvenuto nella realizzazione di questo progetto.?

?Il progetto si è rivolto a insegnanti e studenti. ? dichiara il dott. Andrea Balbi- I primi sono stati coinvolti per promuovere tra loro un atteggiamento sensibile alle problematiche adolescenziali ed individuare iniziative specifiche di formazione utili per sviluppare le competenze relazionali per affrontare il disagio adolescenziale. I secondi sono stati coinvolti nella progettazione di un sito internet a loro dedicato. Il sito è un mezzo per favorire la partecipazione e il senso di appartenenza degli adolescenti, stimolare la ?creazione di spazi per pensare? e promuovere la costruzione di una identità in grado di porsi in maniera attiva nei confronti dell?ambiente circostante. Il sito si configura come una rivista on line redatta interamente dai ragazzi.?.

Per informazioni:

Azienda USL Roma D

Ufficio stampa - Monica Scifoni

tel 06/522877648 ? 329 0283275

fax 06/522677635

monica.scifoni@aslromad.it

Vita di Donna Community

Etichette:

L'apnea come causa di incidenti

E' causa di numerosi incidenti stradali, "centinaia", addirittura. E' l'Osas, la sindrome dell'apnea ostruttiva del sonno, che in Francia colpisce per esempio il 15% degli autotrasportatori.

A lanciare l'allarme sono gli esperti riuniti al IX Congresso nazionale di pneumologia, in corso a Genova. Un appuntamento organizzato dall'Unione italiana pneumologia (Uip), che vede la partecipazione di oltre 1.400 delegati che hanno sottolineato la necessità di trovare misure di contrasto alla patologia.

Una su tutte: la messa a punto di proposte di legge per realizzare screening sui conducenti dei Tir."Si parla molto delle stragi del sabato sera, dovute ad alcol, stupefacenti e imprudenza, ma quante delle 7.000 morti l'anno sulle strade italiane sono dovute ai problemi respiratori nel sonno?", sottolinea il presidente del congresso, Vito Brusasco. "Questa malattia - spiega l'esperto - colpisce un milione e 600 mila italiani ed è strettamente legata a ulteriori patologie cerebrovascolari e cardiovascolari.

Le persone che ne soffrono, accusano un tempo di frenata di 48 metri superiore alla norma viaggiando a 130 km orari, mostrando un significativo rallentamento dei riflessi che incide sui tempi di reazione. Il nostro dovere - aggiunge Brusasco - è anche portare questo fattore di rischio collettivo all'attenzione di specialisti e dell'opinione pubblica con il contributo di tutti". Proprio i disturbi del sonno sono stati al centro dei lavori del congresso, novità di questa edizione. "Sono fattori di rischio per ictus cerebrale e altre patologie - avverte Brusasco - e hanno una ricaduta su tutti gli altri aspetti della vita.

Chi non riposa mette a repentaglio la propria vita e quella altrui, specie se alla guida". Ecco perché sicurezza stradale e attività di ricerca sono uno degli elementi di novità del congresso. "In particolare - spiega l'esperto - i maschi obesi dai quarant'anni in su sono i soggetti maggiormente colpiti dalle apnee notturne ostruttive, visto che le vie aeree superiori collassano chiudendosi e impedendo l'ossigenazione.

Spesso solo l'attenzione della partner consente di prendere reale coscienza della patologia. I rimedi immediati sono un'adeguata visita specialistica, l'esame di più parametri fisiologici durante il sonno (polisonnografia), la diminuzione di peso e, in casi gravi, l'utilizzo di una maschera a pressione continua e positiva 'C-Pup' durante la notte per mantenere costante il flusso delle vie aeree".

Etichette:

I controlli che salvano l'alimentazione

Bufale infette e pesce avariato, cibo scaduto e falso 'Made in Italy': il tranello, a volte, si nasconde nel piatto. Ma a salvare gli italiani dalle insidie alimentari ci pensano i controlli a tappeto da un estremo all'altro dello Stivale.

Quasi 400 mila quelli realizzati solo nel corso del 2007, stando al quinto Rapporto sulla sicurezza alimentare 'Italia a tavola 2008', presentato venerdì a Roma dal Movimento difesa del cittadino (Mdc) e da Legambiente per svelare vizi e virtù della filiera del cibo tricolore. I numeri, al riguardo, la dicono lunga: i 'furbetti' delle frodi a tavola non mancano di certo. Quasi 40 mila, rivela il rapporto, le verifiche dell'Ispettorato per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari; 968 i campioni prelevati sugli scaffali per il Piano di controllo sugli Ogm; 1.261 le ispezioni del Corpo forestale; 300 mila i controlli per terra e per mare della Guardia costiera; 28.173 quelli dei Carabinieri per la sanità; quasi 3 mila le notifiche al sistema di allerta comunitario. Ammonta a 22 milioni di euro, rivela dunque il Rapporto, il valore dei sequestri effettuati dall'Istituto controllo qualità del ministero delle Politiche agricole, a seguito di 733 sequestri e 478 notizie di reato registrate nel corso delle 39.500 ispezioni realizzate.

All'interno del Piano nazionale di controllo ufficiale sulla presenza di Ogm, il ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali ha invece analizzato 803 campioni di prodotti in commercio, di cui 72 risultati contaminati. Attività sostenuta anche nell'ambito del sistema di allerta comunitario, con ben 2.933 notifiche pervenute alla Commissione europea, il 2,1% in più rispetto al 2006.

Per quanto riguarda i Nas, invece, sono stati sequestrati oltre 14 milioni di chili di prodotti alimentari, per un valore di oltre 120 milioni di euro. Mentre il Corpo Forestale ha effettuato oltre 1.200 controlli, di cui 298 nel settore zootecnico, 125 in quello dell'agricoltura biologica e 51 relativi al settore degli organismi geneticamente modificati.

Un'attività, quella del Corpo Forestale, che ha portato alla notifica di 144 sanzioni amministrative, per un ammontare di quasi 30,5 milioni di euro. Numeri importanti anche dalle attività delle Capitanerie di porto: nel corso del 2007 sono stati effettuati 50.534 controlli da parte delle unità navali e 250.188 ispezioni, controlli e visite ai punti di sbarco, alle attività commerciali.

"Il quadro emerso dal Rapporto - spiega Antonio Longo, presidente del Movimento difesa del cittadino - conferma il persistere di preoccupanti aree di illegalità nella filiera alimentare, che vanno dalla sofisticazione dei prodotti a marchio protetto al commercio criminale di prodotti pericolosi per la salute dei consumatori". L'aspetto positivo è senz'altro rintracciabile nella "quantità di sequestri e di provvedimenti che continuano a essere rilevanti, soprattutto in alcune specifiche aree del Paese e in alcuni settori produttivi, come quello delle carni e quello dei vini. Inoltre - conclude Longo - nei produttori e nel sistema commerciale c'è una crescente consapevolezza dell'importanza del cibo sicuro e di qualità".

A prova di ciò, quest'anno Legambiente e Mdc hanno consegnato il premio 'Italia a tavola' a nove esempi di buone pratiche nella filiera alimentare. "Questo sarà - assicura Longo - un appuntamento annuale e segnalerà ai consumatori esperienze di cui fidarsi per sicurezza e qualità". Tra i premiati anche Coldiretti, nonché quattro piccoli Comuni delle Marche che hanno deciso di unire le loro forze e fare economie di scala nel settore delle mense biologiche.

Etichette: ,

Solo medici responsabili delle complesse

L'Ordine dei medici di Roma ricorre al Giudice del lavoro per dire no ai primari psicologi, a capo delle cosiddette strutture complesse. E per rivendicare l'esclusivo affidamento delle direzioni alla categoria dei camici bianchi, a tutela del cittadino.

Il presidente dell'Ordine romano, Mario Falconi, insieme ad alcuni iscritti, ha infatti avviato un procedimento per accertare l'illegittimità della scelta fatta dall'azienda sanitaria Roma C che - nel bando di concorso per tre incarichi quinquennali di direzione di strutture complesse di dipartimenti di salute mentale distrettuali - apre anche agli psicologi. La richiesta è di annullare il bando nella convinzione che, a tutela degli assistiti, l'avvio di qualsiasi iter diagnostico-terapeutico deve rimanere di competenza medica.

Ma anche perché il bando sarebbe "in contrasto con le disposizioni normative e contrattuali vigenti", si legge in una nota. Per Falconi, "con il bando indetto dalla Asl Rmc le funzioni svolte dal medico psichiatra e quelle proprie degli psicologi - si legge in una nota - vengono totalmente confuse e rese interscambiabili, quando invece il complesso delle norme che regolano la materia ha, più di una volta, ribadito il divieto agli psicologi di intervenire in settori di competenza esclusiva dei medici".

Attraverso questa iniziativa Falconi, dopo aver consultato autorevoli giuristi, punta a "veder riconosciuto il principio secondo cui la dirigenza sanitaria di strutture complesse, e nella fattispecie dei Dipartimenti di salute mentale, debba essere affidata esclusivamente alla categoria dei medici". Sull'argomento, inoltre, prima del ricorso al Giudice del lavoro l'Ordine romano aveva già "inviato - ricorda una nota - diffide stragiudiziali alla Regione Lazio" e si era "opposto, con successo, dinanzi al Tar del Lazio in ben due procedimenti promossi dal Consiglio dell'Ordine degli psicologi del Lazio".

In tutto questo, però, non c'è - precisa l'Ordine professionale - nessun pregiudizio contro gli psicologi. "Siamo assolutamente consapevoli e rispettosi - afferma Falconi - dell'importante ruolo professionale degli psicologi, di cui apprezziamo incondizionatamente ruolo e funzioni, ma ribadiamo fermamente, a tutela dei cittadini, che l'inizio di qualsivoglia iter diagnostico-terapeutico debba essere di esclusiva competenza medica".

Etichette:

Il 19 scioperano i precari

Anche i lavoratori precari della sanità pubblica incrociano le braccia. Il 19 settembre è in programma lo sciopero nazionale di 24 ore di circa 200.000 dipendenti 'a tempo determinato' del pubblico impiego, di cui 30.000 nella sanità tra medici, biologici, amministrativi e soprattutto infermieri e operatori sociosanitari.

Tutti lavoratori che chiedono la stabilizzazione del loro contratto. A organizzarlo è la Federazione nazionale Rdb-Cub che, per l'occasione, ha convocato un'assemblea nazionale a Roma. "Protestiamo - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Sabino Venezia, del coordinamento nazionale del Rdb-Cub pubblico impiego - contro le misure adottate dal Governo Berlusconi che, con l'approvazione del Dpef e del decreto legge 112, ha provveduto al blocco delle stabilizzazioni di oltre 200.000 precari della pubblica amministrazione".

Tra questi, circa 30.000 lavorano nella sanità. Dieci-quindicimila contrattualizzati direttamente con le aziende sanitarie, soprattutto operatori del comparto (circa il 70%), e altri 20.000 che fanno capo a ditte esterne. Per lo più lavoratori che si occupano della pulizia delle corsie degli ospedali, delle mense e del servizio di lavanderia delle strutture sanitarie pubbliche. "Tutti servizi - sottolinea Venezia - che hanno comunque risvolti nell'ambito assistenziale".

All'assemblea indetta a Roma, parteciperanno circa 400 rappresentanti di tutto il pubblico impiego, tra cui alcuni precari della sanità, protagonisti di 'vertenze simbolo', come quelli dell'Asl di Vasto-Sulmona che operano nella azienda sanitaria abruzzese da 8 anni con contratti co.co.co."

E' necessario - aggiunge Venezia - rilanciare la mobilitazione dei lavoratori precari perché solo attraverso la mobilitazione e la lotta sarà possibile spostare e cambiare l'indirizzo politico in materia di lavoro. Tanto più - conclude - che questo Governo sembra aver deciso di risolvere il problema precariato in modo deciso e veloce: bloccando i fondi, tagliando le risorse e licenziando e lasciando direttamente a casa i lavoratori precari".

Etichette:

UIL dissente dalla firma all'ARAN

Una posizione, quella della Uil medici, che sottolinea l'opposizione a "privilegi e corporazioni per l'affermazione della medicina unica"

Non c'è stata la piena unitarietà dei sindacati all'incontro, venerdì all'Aran, tra le associazioni di categoria dei dirigenti medici e veterinari per la messa a punto di alcune modifiche, per lo più formali, e per la correzioni di errori materiali nel contratto della dirigenza, firmato ad agosto e in corso di approvazione.

L'unanimità è mancata su una delle dichiarazioni congiunte siglate, dai diversi sindacati con la parte pubblica, allo scopo di 'limare' il testo - tenendo conto anche dei rilievi già fatti dalla Funzione pubblica - per facilitarne l'iter, a partire dal prossimo passaggio in Consiglio dei ministri. La Federazione medici Uil Fpl non ha firmato, infatti, la dichiarazione congiunta sulla necessità riservare le risorse previste per la copertura dei posti in organico dei medici dipendenti solo all'area della dirigenza: in pratica le risorse - auspica la dichiarazione congiunta - non devono essere destinate alla copertura di altri settori, come la medicina convenzionata.

Una posizione, quella della Uil medici, che sottolinea l'opposizione a "privilegi e corporazioni per l'affermazione della medicina unica", si legge in una nota. Il sindacato non ha ritenuto - continua la nota - di poter sottoscrivere la dichiarazione "sull'opportunità che le risorse economiche finalizzate alla copertura dei posti delle dotazioni organiche - fermo restando il rispetto delle scelte delle Regioni per l'organizzazione dei servizi delle aziende sanitarie, e dei diversi ruoli e funzioni che la legislazione vigente assegna ai dirigenti e ai medici e veterinari convenzionati - vengano destinate solo ai dirigenti dell'area medica e veterinaria".

La scelta della Federazione medici Uil Fpl "è dettata - ha dichiarato Claudio Fantini, responsabile dei medici veterinari dello stesso sindacato - dalle proprie scelte di politica sindacale che puntano a ottenere un'azione di semplificazione ed efficienza della sanità pubblica medico e veterinaria, con il superamento delle vecchie rigidità legate ad una visione arcaica dei ruoli e competenze che hanno determinato inefficienza e consolidati interessi, che si ripresentano attraverso questa dichiarazione a verbale".

La dichiarazione a verbale, conclude Fantini, punta invece "a marcare un'inesistente differenza di ruoli e competenze tra sanitari dirigenti e convenzionati, tutta tesa a limitare le funzioni e le attività dei medici e dei veterinari convenzionati, in piena contraddizione con quanto definito nel documento programmatico del Comitato di settore delle Regioni per la sanità, che si pone l'obiettivo di raggiungere l'integrazione multidisciplinare delle varie figure mediche, veterinarie e professionali attive sul territorio per il miglioramento dell'offerta sanitaria, nell'ottica di una medicina unica al servizio del cittadino".

Nell'incontro di venerdì all'Aran, però, sono state messe a punto anche altre modifiche alle varie dichiarazioni congiunte, firmate unitariamente, ed è stato corretto qualche errore materiale. La novità più rilevante è stata la trasformazione dei 3 giorni di assenza retribuita in 18 ore: una correzione necessaria ad armonizzare la norma contrattuale con le indicazioni già previste dal decreto Brunetta.

Etichette:

11 settembre 2008

Ricorso al Tar contro chiusura S.Giacomo

Ricorso al Tar contro la chiusura dell'ospedale San Giacomo di Roma. Lo ha deciso questa mattina un'assemblea che si è tenuta nello stesso ospedale a cui hanno partecipato il Codacons, il personale del nosocomio, medici e pazienti.

Il Codacons, inoltre, sta preparando un esposto alla Corte dei Conti. "A seguito dell'assemblea di questa mattina - spiega il vicepresidente del Codacons, Giovanni Pignoloni - si è decisa la presentazione di un ricorso al Tar del Lazio per chiedere la sospensiva della chiusura della struttura.

Medici, infermieri e pazienti sono infatti assolutamente contrari alla decisione di interrompere l'attività del San Giacomo, anche perché di recente sono stati svolti lavori nell'ospedale per un importo pari a circa 15 milioni di euro.

Su quest'ultimo fronte - prosegue Pignoloni - stiamo preparando un esposto alla Corte dei Conti, in relazione all'eventuale spreco di denaro pubblico.

Abbiamo deciso inoltre di avviare una raccolta di firme e di adesioni alle iniziative legali del Codacons al riguardo, al fine di impedire la chiusura del nosocomio romano".

Puglia: Consiglio approva piano salute

Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato nella serata di ieri il piano regionale di salute 2008-2010. Il disegno di legge del governo Vendola ha avuto il voto favorevole della maggioranza di centrosinistra.

Contro si sono espressi i consiglieri del centrodestra e il capogruppo del Pdci, Cosimo Borraccino, che aveva annunciato il voto negativo a nome del partito e la fuoriuscita dalla maggioranza, anche se non ha mai avuto incarichi di assessorato. Favorevole, invece, l'altro componente del gruppo dei Comunisti Italiani, Carlo De Santis, che ha espresso "apprezzamento per la lunga fase di ascolto nel territorio e per l'ampia discussone in Consiglio regionale su uno strumento di programmazione sanitaria di grande importanza".

"A differenza di quello precedente - ha sottolineato De Santis - questo è un piano partecipato, ed è stata data una risposta alta alla Conferenza Episcopale pugliese intervenuta con molto tempismo questa mattina. Non posso votare contro un piano che e' stato accusato d'essere troppo laicista e troppo di sinistra", ha concluso.

Il piano indica le scelte programmatiche e il processo di localizzazione delle risorse e dei servizi. Punta al miglioramento della salute e del benessere dei pugliesi, con particolare riguardo alla tutela dei soggetti deboli, alla partecipazione dei cittadini all'incremento della qualità dei servizi e dell'efficienza e sostenibilità tecnica, economica ed etica del sistema sanitario regionale.

La salute è un diritto della gente e promuoverla è il fine del sistema sanitario regionale. questo il principio confermato nel piano, che rimanda a regolamenti successivi, proposti dai direttori generali delle Asl l'attuazione puntuale dei principi, ispirati agli obiettivi di salute.

Etichette:

Chiarimento tra Fimmg e Antitrust

Incontro a Roma tra Antitrust e Fimmg (medici di famiglia) dopo i recenti inviti dell'Authority a rimuovere le limitazioni che regolano gli ingressi nella Mg. "Al Garante - ha affermato il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo - abbiamo spiegato che il nostro comparto non può essere giudicato con lo stesso metro con cui si valutano notai o avvocati.

Anche perché i meccanismi del nostro compenso, per quota capitaria, non hanno nulla a che vedere con il mercato e la concorrenza". Nello scorso luglio l'Antitrust aveva inviato a Governo e Parlamento una segnalazione in cui si invocava l'abrogazione degli ostacoli che limitano l'accesso ad alcune professioni, tra le quali i Mmg.

Nel mirino, in particolare, il rapporto ottimale medico-pazienti che regola l'istituzione degli ambiti di scelta; per il Garante andrebbe quanto meno abbassato, per la Fimmg se proprio si deve cambiare tanto vale seguire l'Oms, che fissa il rapporto "ideale" a circa 2.000 pazienti per generalista (in base a stime statistico-epidemiologiche: tale media infatti consentirebbe a tutti i medici di "riconoscere" patologie che, con rapporti inferiori, rischierebbe di non vedere mai nella sua carriera).

L'Antitrust ha chiesto a Fimmg i numeri relativi al Mmg operanti in Italia e i documenti prodotti dall'Oms sul tema.

Etichette:

Prevenzione per le malattie respiratorie

"Il ministero sosterrà pienamente gli studi e la promozione di politiche e strategie per la prevenzione e la cura delle malattie respiratorie". Lo ha assicurato il sottosegretario al Welfare con delega alla Salute, Ferruccio Fazio, nel suo intervento alla prima giornata di lavori del IX congresso nazionale di pneumologia, a Genova, organizzato dalla Simer (la Società italiana medicina respiratoria) fino al 13 settembre.

"Ho studiato a fondo le malattie dell'apparato respiratorio lavorando proprio qui a Genova, laureandomi a Pisa nel '75, e specializzandomi a Londra nelle funzioni polmonari regionali. Per questo sono molto vicino alla vostra realtà e alle società scientifiche che vi rappresentano. Il 2009 sarà fondamentale come anno del respiro, confermo l'adesione del ministero della Salute all'organizzazione dell'Anno del respiro 2009", ha affermato Fazio.

Il ministero del Welfare dunque sostiene tutte le iniziative, compreso il progetto Gard-Alleanza globale contro le malattie respiratorie croniche, che vede unite oltre 40 organizzazioni internazionali sotto l'egida dell'Organizzazione mondiale della sanità.

Per quell'occasione verranno messe in campo diverse iniziative tra cui campagne per la prevenzione del tabagismo, contro il fumo passivo e l'importante sfida per combattere i tumori anche del polmone.

Il ministero sosterrà studi in questa materia e sulla Bpco (la broncopneumopatia cronico ostruttiva), anche tenendo conto delle statistiche poco rassicuranti: "Fra poco più di 10 anni - rivela Vito Brusasco, presidente Simer e del congresso di Genova - le malattie polmonari costituiranno la seconda causa di mortalità dopo quelle cardiovascolari. Nel 2020 ci saranno circa 12 milioni di morti all'anno per malattie respiratorie".

Etichette: ,

In aumento i suicidi nel mondo

Italia tra paesi meno a rischio

E' in crescita nel mondo il numero dei suicidi, con una mortalità che si attesta a 14,4 decessi per 100 mila abitanti nel 2007. Ma con differenze abissali tra i diversi Paesi. L'Italia, con le altre nazioni del Mediterraneo, si posiziona tra le aree geografiche meno a rischio, con un tasso di suicidi di 4,8 per 100 mila abitanti, insieme alla Grecia.

I casi si moltiplicano in maniera esponenziale nei Paesi dell'Est - in media 45 casi su 100 mila abitanti - dove si arriva, nel caso della Lituania, al triste primato di 68 suicidi per 100 mila abitanti: tra gli uomini dai 20 ai 44 anni il tasso arriva a 90,5, secondo i dati dell'Associazione internazionale per la prevenzione del suicidio (Iasp), diffusi in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che si è celebrata ieri.

Tra i Paesi più a rischio, alla Lituania seguono Bielorussia, Russia, Kazakistan, Slovenia, Ungheria e Lettonia. Cina e India, invece, anche a causa della loro popolazione, contano il numero assoluto di suicidi più elevato: è cinese il 20% delle persone che hanno messo fine alla propria vita nel 2007. Le vittime si riducono molto, infine, nei Paesi più influenzati dal cattolicesimo come ad esempio Colombia e Paraguay.

Etichette:

10 settembre 2008

I numeri della medicina alternativa

Sono 8 milioni, pari al 13,6% della popolazione, gli italiani che per curarsi scelgono le terapie non convenzionali. I 'fan' dell'altra medicina sono più donne che uomini (4,7 milioni contro 3,3 milioni), e più numerosi al Nord Est (24,7%, contro il 20% del Nord Ovest, il 16,1% del Centro, il 9,4% delle Isole e il 6,4% del Sud).

I dati sono stati ricordati ieri a Milano, durante la presentazione di un Corso di alta formazione sull'integrazione in medicina, al via da novembre nelle università di Bologna, Messina, Roma La Sapienza e Verona.

La cosiddetta medicina alternativa piace anche ai medici (sono 10 mila i camici bianchi che nella Penisola suggeriscono regolarmente trattamenti non convenzionali), e conquista soprattutto i laureati (18,7%, contro il 13,5% di chi possiede la licenza media e il 9,2% di chi si è fermato a quella elementare).

Numeri in ogni caso molto inferiori a quelli stranieri. A guidare la classifica delle nazioni 'amiche' delle cure non convenzionali è la Francia (49% di utilizzatori), seguita da Germania (46%), Regno Unito (35%), Belgio (31%) e Paesi nordici (25% circa). In generale, il mercato mondiale dei 'farmaci alternativi' si aggira intorno ai 466 miliardi di dollari (dato 2003), mentre il fatturato dei soli prodotti omeopatici ammonta a 1,5 miliardi di euro (0,3% del mercato farmaceutico globale), con vendite per 300 milioni in Francia e di 200 milioni e 282 mila euro in Italia (dato 2006).

In Parlamento - ricordano gli esperti nell'incontro milanese - si sta lavorando da anni a una legge sulle medicine non convenzionali, ma le 'Linee guida per la qualità nella formazione in medicina complementare' sono arenate da tempo.

Un problema serio - avvertono - perché, non sapendo dove e a chi indirizzarsi, i pazienti si affidano spesso a sedicenti esperti.

Medina alternativa

Etichette:

Comincia male la riorganizzazione laziale

"Chiusura delle strutture sanitarie pubbliche e private in convenzione con meno di 90 posti letto. Così la riorganizzazione della rete sanitaria della Regione Lazio inizia male, bocciata dalla stessa maggioranza consiliare di centro-sinistra".

A dichiararlo è il senatore del Pdl, Cesare Cursi, presidente della Commissione Industria e Commercio di Palazzo Madama. "La casa di vetro promessa dal presidente regionale Piero Marrazzo - continua Cursi - è andata in frantumi per la paura di essere ricommissariati. Si è deciso di chiudere, senza un motivo plausibile, decine di strutture.

E questo è avvenuto senza alcun confronto con gli operatori privati e religiosi, senza concertazione con le parti sociali e soprattutto con gli enti locali. Sono scelte che genereranno disservizi e rischio salute per i cittadini sul territorio e migliaia di licenziamenti.

Che senso ha - chiede il senatore Pdl - dire che le strutture con meno di 90 posti dovranno chiudere? L'analisi costi-benefici, i servizi resi, il tipo di prestazioni e l'ubicazione geografica, dovrebbero essere elementi che contano.

Mi chiedo, ad esempio, cosa diranno i cittadini di Amatrice quando qualcuno di loro rischierà di perdere la vita per raggiungere il più vicino ospedale che dista 60 km.

Sarebbe stato più equo - conclude Cursi - un confronto basato su criteri economici, che dimostrano che la sanità in convenzione costa circa il 25% in meno di quella pubblica".

Etichette:

SUMAI pronto a discutere

"Il tavolo è aperto e il SUMAI ha chiesto di discutere sulla riorganizzazione della specialistica ambulatoriale.

L'obiettivo è quello di una specialistica che non fornisca più solo un'attività strettamente prestazionale ma che, anzi, si dedichi sempre di più ai bisogni del paziente, dalla prevenzione, alle cure e diagnosi, senza dimenticare il primo soccorso".

"Inoltre, il Sumai vede la necessità di ristrutturare l'ambito formativo e di aggiornamento professionale, proprio nell'ottica che vede il ruolo della specialistica ambulatoriale sempre più importante ed in espansione.

Ed è proprio per questa crescita di competenze e necessità che il Sumai giudica troppo basso l'incremento di risorse messe sul tavolo".

Lo ha affermato nella giornata di ieri il segretario generale del SUMAI, Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell'Area Sanitaria, Roberto Lala, al termine del tavolo della Sisac per la trattativa sul rinnovo delle convenzioni di medicina di famiglia, pediatria e di libera scelta e specialistica ambulatoriale.

Etichette:

Sindacati scrivono a Brunetta e Sacconi

Posta in arrivo per i ministri Maurizio Sacconi e Renato Brunetta. A scrivere al ministro del Welfare e a quello della Pubblica amministrazione e innovazione, è l'intersindacale della dirigenza medica e veterinaria del Ssn.

Nella lettera, che verrà inviata anche alle Regioni, i sindacati chiedono la chiusura immediata dell'accordo di rinnovo contrattuale siglato a fine luglio con l'Aran e l'avvio di un tavolo istituzionale per affrontare i problemi che affliggono la categoria dei camici bianchi.

A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è il presidente nazionale della Cimo-Asmd, Stefano Biasioli, al termine della riunione dell'intersindacale ieri a Roma.

"Nella lettera che partirà tra domani e dopodomani - sottolinea Biasioli - metteremo l'accento su alcuni nodi che vanno immediatamente sciolti.

Due su tutti: la regolamentazione delle pause di lavoro e le trattenute legate al periodo di malattia dei camici bianchi", contenute nel Dl 112, la cosiddetta manovra economica triennale.

Etichette:

Contratto da chiudere subito

Chiudere subito l'accordo per il rinnovo contrattuale dei medici del Ssn. A chiederlo è l'intersindacale della dirigenza medica e veterinaria riunita ieri a Roma.

Un incontro fissato dopo lo stop all'iter contrattuale per la richiesta di chiarimenti inviata dal ministero dell'Innovazione e della Pubblica amministrazione all'Aran.

"Gli aumenti contrattuali - sottolineano in una i sindacati - hanno rispettato scrupolosamente le risorse stanziate e approvate nelle leggi finanziarie dei precedenti Governi (Berlusconi-Prodi) senza alcun sforamento.

L'intersindacale ritiene, pertanto, "strumentali tali osservazioni, finalizzate unicamente a differire ulteriormente il pagamento di aumenti riferiti a un contratto scaduto da quasi tre anni", e richiama "alle proprie responsabilità e agli impegni assunti gli interlocutori politici e istituzionali affinché intervengano tempestivamente per la sollecita e definitiva sottoscrizione dell'accordo".

Etichette:

Rinnovo convenzione o sciopero

Sindacati della medicina del territorio chiedono indicazioni concrete

Medici del territorio pronti a dichiarare lo stato di agitazione, entro 20 giorni, se le Regioni - in questo lasso di tempo 'ragionevole' - non forniranno "risposte soddisfacenti sul rinnovo delle convenzioni di medicina di famiglia, pediatria di libera scelta e specialistica ambulatoriale". In particolare sulle richieste economiche e sulla copertura finanziaria.

E' la decisione delle sigle della medicina territoriale che ieri, alla Sisac, hanno presentato un documento unitario con le proposte dei medici in cui si indica come indispensabile alla trattativa l'impegno su alcune richieste economiche, a partire dall'incremento del 4,85% più l'aumento previsto dal lodo Fini.

L'incontro, dicono i rappresentanti sindacali, è stato positivo e la Sisac si è impegnata a presentare il documento alle Regioni in tempi brevi. "Se le Regioni in un tempo ragionevole - ha spiegato all'ADNKRONOS SALUTE Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) - che io valuto in circa 20 giorni, non ci forniranno risposte adeguate, vorrà dire che non hanno in sufficiente considerazione il problema e quindi noi procederemo allo stato di agitazione e alla calendarizzazione di ulteriori azioni sindacali".

Per Mauro Martini, presidente dello Snami, "è indispensabile - ha concluso - una risposta concreta e accettabile almeno su una delle richieste economiche e finanziarie da noi avanzate. Su questo siamo uniti e continueremo ad esserlo".

Etichette:

Aria di fascismo, quanto c'è di vero?

Non si placa l'eco della dichiarazioni rilasciate da Alemanno in occasione della celebrazione dell'8 settembre su fascismo e leggi razziali. L'intervista a Claudio Lazzaro, autore di Nazirock, il film che documenta il clima all'interno degli ambienti più estremi della destra italiana

Gentile Claudio Lazzaro, lei è l?autore di un documentario sulle nuove forme di aggregazione dell?estrema destra giovanile, intitolato ?nazirock?, che ha avuto spesso problemi di proiezione per le minacce di violenza da parte di tali gruppi. In una sua recente intervista, però lei mette in guardia dal rischio costituito dalla ?latenza interna di fascismo ?, più che dai fascismi e dai nazismi folkloristici. Può approfondire meglio questo concetto?

La storia non si ripete nelle stesse identiche forme. Ci sono però elementi fondamentali del comportamento umano che tendono a riproporsi ciclicamente, anche se in forme apparentemente diverse. Quindi è improbabile che il fascismo o il nazismo come li abbiamo conosciuti tornino al potere, mentre è possibile e direi estremamente probabile che si ripresentino alla ribalta della storia in altre forme. Prendiamo in considerazione alcuni elementi costitutivi di un regime fascista. Limitazioni alla libertà d?informazione e al diritto di voto. Culto della personalità e manipolazione delle masse attraverso i mezzi d?informazione. Società divisa in gerarchie di matrice ereditaria o clientelare con scarse possibilità di miglioramento sociale per le classi subalterne. Amministrazione delle giustizia che favorisce i ceti dominanti. Impunità per i vertici dello Stato e della casta politica. Uso della violenza (anche se in modo indiretto, attraverso organizzazioni criminali e clandestine) per mantenere il controllo politico. Ecco, probabilmente sto dimenticando qualcosa, ma tutti questi elementi noi li troviamo oggi nella società italiana.

Umberto Galimberti scrive, nel suo ?La casa di psiche?, che, nella società della tecnica, la nostra società moderna, è inferiore chi non è adattato, quindi ?essere se stesso? e non rinunciare alla specificità della propria identità è una patologia. Chi si adatta però, e diventa uguale agli altri, perde l?anima, secondo il filosofo, e, noi vorremmo dire, scivola in uno stato primitivo dello spirito. Secondo lei è possibile un collegamento fra queste due cose ? E? possibile, in altri termini, che il pensare conformista sia ciò che spiana la strada per il fascismo interno?

Il conformismo è una componente delle società fasciste: è il conformismo di chi si sente rassicurato dall?esistenza di una regola, da un insieme di precetti e di slogan, del tipo ?Dio, Patria, Famiglia?, o quant?altro. Ma se guardiamo, nella storia dei fascismi, alle storie dei capi, vediamo che per loro è diverso: i capi spesso sono trasgressivi e devianti, i primi a non credere nei precetti che vanno sbandierando. Sono disadattati che riescono a diventare dominanti e a mantenere il loro dominio anche attraverso cinismi e ipocrisie. Continua su Vita di Donna Community

Etichette:

09 settembre 2008

Medici a scuola di ambientalismo

Medici a scuola di ambiente, per difendere la salute 'armati' di nuove competenze divenute ormai necessarie. Si calcola, infatti, che l'ambiente degradato e l'esposizione a sostanze nocive, uniti agli stili di vita scorretti, siano responsabili del 75% delle patologie e delle relative cause di morte.

Parte da questi presupposti l'appuntamento per i camici bianchi, il 25 e 26 settembre a Treviso, per un corso di Formazione teorico-pratico sul tema "Salute e ambiente: una nuova competenza per il medico", che sarà seguito dal convegno "Salute e ambiente, medici e istituzioni a confronto".

L'iniziativa è stata promossa, oltre all'Ordine dei medici di Treviso, dalla federazione nazionale degli Ordini (Fnomceo), l'Isde (associazione medici per l'ambiente), l'ordine dei medici (Omceo) di Padova che fornirà supporti sul piano organizzativo, la Provincia di Treviso, l'Università di Padova, la Regione Veneto, l'Ulss n. 9 di Treviso e l'Arpav.

Per saperne di più clicca QUI

Etichette:

Gestire meglio gli stanziamenti attuali

La sanità italiana alla prova della razionalizzazione della spesa. Sarà questo uno dei temi del prossimo Festival della salute, organizzato dalla Fondazione italianieuropei dal 26 al 28 settembre a Viareggio.

"In questo momento - dice Ignazio Marino, senatore del Pd e presidente del comitato scientifico dell'evento presentato oggi a Roma - è difficile pensare di stanziare più risorse per il Servizio sanitario nazionale.

Allora diventa necessario trovare soluzioni per spendere meglio quanto si ha". Ma i problemi di bilancio per il Ssn saranno solo una parte dei tanti punti toccati nel corso del festival, che vedrà avvicendarsi 180 relatori. "Sono 4 - annuncia Marino - i fili conduttori di dibattiti e relazioni. Il benessere della persona, quello del pianeta e quello del Ssn.

Quindi - aggiunge - i grandi temi di attualità come quello sul testamento biologico e le dichiarazioni di fine vita, che vedrà discutere insieme il padre di Eluana Englaro, la vedova di Piergiorgio Welby, il sottosegretario al Welfare con delega ai temi bioetici Eugenia Roccella, e il vice presidente della Camera dei deputati Maurizio Lupi".

Etichette:

Abbattere sprechi ma anche disparità

"Condivido la necessità di combattere gli sprechi nella sanità italiana. Ma anche le disuguaglianze che ancora esistono tra Nord e Sud e tra cittadini ricchi e poveri"

Massimo D'Alema, presidente della Fondazione Italiaeuropei ed ex ministro degli Esteri, parla del servizio sanitario nazionale in occasione della presentazione, ieri a Roma, del Festival della salute.

Un appuntamento che la fondazione da lui presieduta ha organizzato a Viareggio per i giorni 26-28 settembre, e al quale parteciperanno ben 180 relatori tra cui ministri, sottosegretari, parlamentari, medici, giuristi e professori universitari.

"Il Ssn nel Sud soffre - avverte - e deve essere inquadrato non solo come una fonte di costi, ma anche di investimento per il Paese.

Con relativo ritorno economico. Nelle società ricche che invecchiano - rileva D'Alema - cresce la spesa per la salute e dunque la tutela del benessere dei cittadini diventa uno straordinario business da cui dobbiamo imparare a far maggior profitto, per il Paese", conclude.

Etichette:

08 settembre 2008

Incidente probatorio in Abruzzo

Al via nell'aula 1 del Tribunale di Pescara l'incidente probatorio tra Vincenzo Angelini e i protagonisti dello scandalo sulla sanità abruzzese, finiti in carcere il 14 luglio scorso per un presunto giro di tangenti. Tra gli arrestati l'ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, assessori e consiglieri regionali e manager pubblici.

L'ex governatore Del Turco è già arrivato in Tribunale. C'è molta attesa e curiosità sullo sviluppo di questa vicenda che ha portato alla decapitazione dei vertici della Regione Abruzzo e alle elezioni anticipate già fissate per il prossimo 30 novembre.

Avvicinato dai giornalisti, Del Turco si è detto "molto sereno. Spero dopo due mesi di poter dare alcune risposte e mi auguro che questa vicenda possa essere chiarita in tempi rapidi anche se ho notato nel frattempo grande contraddizione". Intanto in Tribunale sono arrivati accompagnati dai propri legali anche gli altri arrestati nell'ambito della stessa inchiesta.

L'ex capogruppo del Pd Camillo Cesarone, gli ex assessori Antonio Boschetti e Bernardo Mazzocca, il suo ex segretario Angelo Bucciarelli, Giancarlo Masciarelli ex presidente della Fira (Finanziaria regionale), Luigi Conca ex manager della Asl di Chieti, l'ex rappresentante della Humangest Gianluca Zelli, l'ex segretario generale della presidenza della Giunta regionale Lamberto Quarta.

Etichette:

Con epidurale solo 16% parti

Il parto senza dolore resta ancora un miraggio in Italia. A sottolineare la scarsa diffusione dell'uso dell'epidurale è la senatrice dei Radicali nel Pd, Donatella Poretti, che rilancia una indagine nelle ostetricie del Belpaese, pubblicati sull'ultimo numero della rivista Acta Anaesthesiologica Italica.

"L'analgesia epidurale in travaglio di parto - sottolinea la parlamentare in una nota - è offerta 24 ore su 24 e senza costi per le donne solo nel 16% dei punti nascita. Nel 27% degli ospedali invece - incalza - le tecniche analgesiche sono applicate saltuariamente e con limiti organizzativi. Per il resto nessun tipo di parto senza dolore viene garantito alle donne che accedono ai reparti di ostetricia". Poretti ricorda come, dall'indagine, sia emersa anche "una certa differenza tra quanto avviene al Nord e il Centro-Sud, dove la percentuale dei punti nascita con servizio di analgesia epidurale H24 è molto inferiore.

Non c'è da rallegrarsi se ci si confronta con gli standard europei", commenta. All'origine di questa anomalia tutta italiana, gli autori dello studio, Adriana Paolicchi e Alessandro Bardini dell'azienda ospedaliera universitaria di Pisa, hanno individuato "fattori socio-culturali e strutturali (limitate dimensioni delle unità ostetriche). Siamo ancora lontani - continua la parlamentare - da una vera umanizzazione del parto e dalla libertà di scelta consapevole. A fronte di questo vuoto nell'offerta del sistema sanitario nazionale, che ha ricevuto il colpo di grazia dalla cancellazione da parte del Governo dei nuovi Lea voluti dall'ex ministro Livia Turco - prosegue Poretti - si conferma per il nostro Paese il primato di parti chirurgici in Europa (nell'indagine si evidenzia che un quarto delle ostetricie italiane prese in esame effettua oltre il 40% di parti cesarei sul totale dei parti espletati)".

A fronte di questi dati l'associazione Luca Coscioni e i parlamentari radicali hanno tentato di sensibilizzare le istituzioni, anche presentando interrogazioni al Parlamento. "E' necessario e urgente - conclude Poretti - che maggioranza e opposizione recuperino il senso di una politica che parta dalla realtà, dai corpi, in questo caso delle donne, alle quali va garantita la possibilità di scegliere come vivere il proprio parto".

In argomento:

Analgesia epidurale o peridurale: di cosa si tratta?

Partorire con l'epidurale, cosa ne pensa Vitadidonna.it

Etichette: ,

Allo studio l'antinfluenzale unico

Anche l'Italia è in prima fila nella ricerca di un super-vaccino contro tutti i tipi di influenza. Lo afferma il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, dopo la notizia della sperimentazione di un siero 'universale' al via in Gb.

"Il nostro Paese partecipa ad uno studio internazionale che coinvolge nove nazioni dell'Unione europea - spiega Fazio - Uno studio anche più ampio di quello condotto a Oxford, in fase avanzata e con ottime premesse.

Per noi il capofila della sperimentazione è l'Istituto superiore di sanità". L'obiettivo comune dei ricercatori, prosegue Fazio, "è quello di colpire delle proteine interne al virus, comuni a tutti i ceppi virali". A conferma della centralità della questione, il sottosegretario sottolinea che oggi stesso al vertice dei ministri della Sanità dell'Unione europea previsto ad Anger, in Francia, si discuterà proprio di questo.

"In questo incontro ufficialmente informale, ma programmato da tempo - dice Fazio - si parlerà proprio di come affrontare il tema della pandemie influenzali. Obiettivo comune dell'Unione europea e degli Stati Uniti, che parteciperanno all'incontro, sarà quello di mettere a punto strategie comuni e test omogenei per sperimentare il super-vaccino contro l'influenza".

Etichette:

Il diabete uccide 6 persone al minuto

Un'emergenza planetaria, che insidia vita e salute di 245 milioni di persone in tutto il mondo. "Il diabete e' una dei responsabili principali di morte prematura. Ogni 10 secondi, infatti, una persona nel mondo muore per cause legate a questa malattia.

E si prevede che l'indice della mortalità crescerà ancora, di circa il 25% entro la fine del prossimo decennio". Parola di Massimo Porta, presidente del comitato organizzatore locale di Easd 2008 (European Association for the study of Diabetes), il summit internazionale che vede riuniti nella Capitale fino all'11 settembre oltre 17 mila specialisti di tutto il pianeta. Si tratta di una malattia che sta rosicchiando anni di vita, e che non accenna a frenare la sua corsa.

"Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità - prosegue Porta - il diabete nel 2025 potrebbe, per la prima volta in 200 anni, ridurre globalmente l'aspettativa di vita". Già oggi, secondo le stime, milioni di persone nel mondo sono costrette a fare i conti con questo problema. "Un pericolo sottostimato per anni.

Ecco perché - sottolinea Paolo Cavallo Perin, presidente designato di Diabete Italia - ci si aspetta che il totale dei malati sia destinato a crescere. Tra meno di 20 anni avremo 380 milioni di diabetici a livello mondiale, con 1 italiano su 10 malato sopra i 50 anni". Se solo 10 anni fa nella Penisola questa malattia colpiva il 3% della popolazione, oggi è passata al 4,5%.

La buona notizia e' che l'Italia "vanta una buona organizzazione dell'assistenza e della ricerca in questo campo - conclude Ele Ferrannini, presidente Easd - Per questo ci auguriamo che Roma possa essere il teatro di un proficuo confronto tra specialisti, per favorire ulteriori passi avanti nella lotta a questa vera e propria epidemia".

Etichette:

Il costo del diabete

Sono circa 3 milioni gli italiani costretti a convivere con il diabete, cui si aggiunge un altro milione di malati inconsapevoli, persone che ancora non hanno scoperto di esserlo

Insomma, si tratta di un problema che colpisce circa il 4,1% della popolazione, che nel 92,1% dei casi soffre del tipo 2: una forma che appare di solito nell'adulto, legata a sovrappeso e obesità. Questi i numeri diffusi ieri dagli specialisti riuniti a Roma per l'Easd 2008, il meeting dell'Associazione europea per lo studio del diabete.

Calcolatrice alla mano, i diabetologi stimano che ogni paziente costi a Servizio sanitario nazionale qualcosa come 2.589 euro l'anno: 827 per i farmaci, 1.274 per i ricoveri dovuti alle complicanze e 488 per le prestazioni specialistiche e diagnostiche.

"Una persona con diabete assorbe il 54% di risorse in più rispetto a un non diabetico - precisano gli specialisti - soprattutto per malattie e disturbi concomitanti, e per l'incidenza delle complicanze". Oltretutto un terzo dei diabetici di tipo 2 è obeso, meno del 20% normopeso e oltre un quarto fuma.

E la situazione, purtroppo, non è destinata a migliorare: tra vent'anni, prevedono gli esperti, sarà diabetico quasi un italiano su dieci.

Etichette:

07 settembre 2008

L'otite infantile si cura alle terme

Vacanze agli sgoccioli per i quasi 8 milioni di studenti italiani. Dall'8 settembre comincia il rientro a scuola per i lombardi, seguirà il resto d'Italia. E come ogni anno il ritorno sui banchi di scuola sarà accompagnato da sbuffi, capricci, malumori e talvolta malesseri fisici.

Occhio all'udito, perché "durante la stagione estiva è proprio l'orecchio a essere uno degli organi più a rischio di 'patologie da spiaggia' - ricordano gli esperti del Centro di sordità rinogena delle Terme di Sirmione, che ogni anno segue 4.500 piccoli pazienti - prolungate immersioni in mare o piscina possono infatti facilitare le otiti esterne, dette anche 'orecchio del nuotatore'. Si tratta di infezioni che colpiscono la mucosa del condotto uditivo esterno, causate da batteri e funghi. Quando l'acqua ristagna nel condotto uditivo, la mucosa diventa terreno di coltura ideale per l'infezione batterica o fungina, alla quale segue l'infiammazione".

"Il nostro Centro di sordità rinogena compie 60 anni - ricorda l'esperto - è stato il primo ad essere inaugurato in Italia, nel lontano 1948. Da allora ci siamo specializzati in modo particolare sui pazienti pediatrici. Oggi sono circa 4.500 i bambini che seguiamo ogni anno".

I medici del centro hanno messo a punto un protocollo terapeutico specifico per il trattamento dei disturbi uditivi dei più piccoli, composto da due o più cure inalatorie (docce nasali micronizzate, inalazioni o nebulizzazioni e aerosol ionizzato), integrate con metodi di aerazione artificiale del timpano: le insufflazioni endotimpaniche o il politzer crenoterapico, cure specifiche per i problemi dell'orecchio. Prima di iniziare il ciclo di cure viene effettuato un esame audiometrico per monitorare la rilevanza del problema.

Lo stesso esame è ripetuto al termine della terapia per verificare i miglioramenti. Ottobre e novembre, concludono gli esperti, rappresentano i mesi ideali per la prevenzione termale. A tutto vantaggio della salute e della frequenza scolastica.

Link attinenti:
le terme in Italia

Etichette:

Il Festival della Salute si presenta

Al via il Festival della salute. Il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, i parlamentari del Pd Ignazio Marino e Massimo D'Alema, presidente della Fondazione Italianieuropei, e l'assessore alla Sanità della Toscana Enrico Rossi interverranno, martedì 9 settembre a Roma, alla conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa in programma a Viareggio dal 26 al 28 settembre.

Il Festival della salute, al quale parteciperanno ministri, esponenti politici di maggioranza e opposizione, presidenti di regione, sarà l'occasione per la sanità pubblica e privata, aziende del settore, associazioni, mondo della ricerca di confrontarsi tra loro. Ma soprattutto di incontrare i cittadini, in uno spazio aperto sul lungomare della città versiliese in cui conoscersi, confrontarsi, discutere, divertirsi, partecipare a workshop e laboratori.

Il programma completo e dettagliato della tre giorni di Viareggio sarà illustrato durante la conferenza stampa romana, martedì alle 11.30 nella sala Capranichetta, in piazza Montecitorio. Presidente del Comitato scientifico del Festival della salute è Ignazio Marino. Sarà presente anche Andrea Peruzy, direttore esecutivo della Fondazione Italianieuropei.

Il Festival della salute è organizzato dalla Goodlink sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica e con la collaborazione dell'Organizzazione mondiale della sanità. Il Festival ha inoltre ricevuto il patrocinio del ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, della Regione Toscana, della Provincia di Lucca e del Comune di Viareggio. La direzione scientifica è affidata alla Fondazione Italianieuropei.

Etichette:

In ospedali milanesi -40% di assenze

L'estate 2008? E' la stagione dei presenzialisti. Almeno in sanità. Secondo i dati di quattro grandi ospedali milanesi, dal mese di luglio le assenze per malattia hanno subito un crollo che va dal 37% al 41% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tutto merito, sembrerebbe, dell"effetto Brunetta'. Il personale ha cominciato ad ammalarsi di meno proprio da luglio, quando il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha reso noto il contenuto della circolare che prevede il giro di vite sulle assenze dei dipendenti pubblici. Il calo dei giorni di malattia richiesti da medici, infermieri e amministrativi in forze nel Policlinico di Milano, come al Niguarda, al San Carlo e al Fatebenefratelli, è stato verticale.

Le corsie e i reparti delle quattro grandi aziende del capoluogo lombardo erano affollati nei mesi di luglio e agosto 2008. La verifica sulle assenze, messe a confronto con quelle dell'anno precedente, ha dato risultati simili ovunque: -37% al Policlinico, -35% al Fatebenefratelli, -41% al San Carlo e al Niguarda. Per quest'ultimo è stato preso in considerazione anche il mese di giugno, 5.915 giorni di malattia contro i 5.954 del 2007. Il calo è minimo: 0,66%. Ma dopo che il ciclone Brunetta si è abbattuto sulle corsie, la forbice si allarga vertiginosamente. A luglio i giorni di malattia si riducono a 1.904, contro i 3.282 registrati nel 2007 (il calo è del 41,99%) e ad agosto si crolla a 893 assenze, a fronte delle 1.517 del 2007 (-41,13%). Stesso calcolo è stato fatto al Fatebenefratelli, prendendo in considerazione periodi 'pre e post Brunetta': "nel bimestre dal 24 aprile al 24 giugno 2008 - spiegano dall'ospedale - avevamo già osservato un calo delle assenze intorno al 20% rispetto allo scorso anno (da 4.304 a 3.402)". Ma dal 25 giugno al 24 agosto la riduzione è stata ancora più consistente, spingendosi fino a -35% (da 3.038 a 1.968).In linea anche i 3.200 dipendenti, fra medici, tecnici e ausiliari, che fanno capo al Policlinico di Milano: 6.029 giornate di malattia registrate dal primo luglio al 31 agosto 2007, 3.684 nello stesso periodo del 2008 (-37%). Al San Carlo Borromeo il calcolo è stato fatto solo sulle malattie 'brevi', proprio quelle finite nel mirino del ministero. Risultato: nei mesi di luglio e agosto si sono sommate 2.430 assenze. Nel 2007 erano 4.120 (il calo si aggira intorno al 41%).

A seminare il panico saranno state le rigide misure previste dalla circolare n.7/2008 e dal Dl 112: dalle stangate sugli stipendi - per l'assenza per malattia sotto i dieci giorni è previsto il taglio di tutte le forme di trattamento economico accessorio - all'obbligo della visita fiscale che scatta già il primo giorno di assenza, accompagnato dall'ampliamento della fascia di reperibilità. Dagli uffici del personale, però, precisano: fra gli 'assenteisti redenti' ci saranno anche malati veri che hanno rinunciato al giorno di riposo pur di non ritrovarsi tagli in busta paga. Di fatto, l'andamento dei giorni di malattia richiesti nei quattro ospedali meneghini conferma i dati emersi dal monitoraggio condotto dal ministero dell'Innovazione e della Funzione pubblica su un campione di 70 amministrazioni centrali e periferiche alle quali fanno capo 210 mila lavoratori. Il calo rilevato era anche in questo caso vicino al 37%.

Etichette:

Slitta la firma del contratto

Il ministero dell'Innovazione e della Pubblica amministrazione ha inviato all'Aran una richiesta di chiarimenti

Si allungano i tempi per la firma definitiva del rinnovo del contratto dei medici e del resto della dirigenza del Ssn, dopo la pre-intesa raggiunta il primo agosto fra sindacati e parte pubblica. Il ministero dell'Innovazione e della Pubblica amministrazione, facendo proprie alcune osservazioni dei tecnici dell'Economia, ha inviato all'Aran una richiesta di chiarimenti, essenzialmente su alcune questioni tecniche.

Un 'tassello' dell'iter contrattuale, che farà slittare la firma probabilmente ai primi di ottobre. L'Aran, infatti, ha sette giorni di tempo per fornire i chiarimenti chiesti dal ministero nella nota inviata ieri; entro altri otto giorni dovrebbe arrivare il parere del Consiglio dei ministri, necessario per chiudere definitivamente il rinnovo.

Il nodo vero, però, è rappresentato dalla certificazione della Corte dei conti, che deve pronunciarsi sui fondi destinati al nuovo contratto entro 15 giorni dall'ok del Consiglio dei ministri. Un'eventuale certificazione negativa da parte della magistratura contabile potrebbe far saltare tutto e spingere l'Aran a riaprire le trattative, ma - fanno sapere gli addetti ai lavori - non è questo il caso.

Ai primi di ottobre si dovrebbe arrivare alla firma definitiva, con un ritardo di una quindicina di giorni rispetto alla tabella di marcia fissata dopo la pre-intesa di agosto. L'ipotesi di rinnovo, che riguarda il quadriennio normativo 2006-2009 e il biennio economico 2006-2007, non era stata firmata dagli anestesisti dell'Aaroi e dalla Cgil medici, per la mancanza di garanzie sul diritto ai turni di riposo. L'aumento in busta paga ammonta a 260 euro lordi.

Etichette:

04 settembre 2008

Capire il malato oncologico

Un termometro per misurare la temperatura del disagio emotivo, e dieci semplici mosse per mettere sotto scacco i turbamenti che scattano nella psiche dei malati di tumore al polmone. A suggerire il giusto 'fai-da-te' per gestire al meglio il terremoto emotivo scatenato dal cancro sono due manuali - uno dedicato ai pazienti, l'altro ai familiari - targati Sipo (Società italiana di psiconcologia) e Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), e presentati ieri a Milano. Perché in Italia l'80% dei malati di tumore al polmone chiede più aiuto psicologico, il 32% ritiene di non riceverne abbastanza e, d'altra parte, poco più della metà conosce l'esistenza di associazioni di pazienti, ancor meno di opuscoli dedicati (8%).

Uno scenario tracciato da un'indagine europea condotta dall'International Psycho-oncology Society con il sostegno di Roche. La ricerca indaga sui bisogni dei malati e fa da supporto al progetto Inspire, al suo esordio oggi in Italia: un'iniziativa che si propone di migliorare la qualità della vita delle persone con tumore al polmone e dei loro familiari, offrendo consigli e supporti per non farsi travolgere dalla malattia. Ogni anno, in Italia, si registrano 32 mila nuovi casi di tumore del polmone, primo 'big killer' fra le neoplasie.

Nel Belpaese Inspire debutta con i due vademecum realizzati dagli esperti che hanno messo insieme i dati sulle esigenze più frequenti dei malati, raccolti nella loro esperienza clinica e attraverso lo storico numero verde dell'Aiom. Le due guide verranno distribuite nei dipartimenti di oncologia su tutto il territorio nazionale, ma saranno anche scaricabili via internet agli indirizzi: www.siponazionale.it e www.fondazioneaiom.it. Si tratta, spiegano gli esperti, di un primo passo verso il perfezionamento dell'assistenza psicologica ai pazienti. Perché, conferma Emilio Bajetta, presidente della fondazione Aiom, "uno dei primi bisogni è proprio quello informativo".

C'è inoltre un 'vuoto' da colmare nel sistema ospedaliero italiano, osserva Luigi Grassi, presidente della Sipo: "Il nostro obiettivo è arrivare a definire il profilo professionale dello psiconcologo, che ancora non esiste, e tracciare un percorso formativo adeguato. Anche se è in corso qualche cambiamento, di supporto psicologico ai pazienti si parla ancora troppo poco nelle università. Il risultato è che in Italia non tutti i centri hanno questo servizio".

Se ne contano un centinaio, secondo l'ultimo censimento, condotto in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità - ricorda Grassi - fra unità complesse, staff che comprendo anche psiconcologi e servizi offerti da associazioni di volontariato. "Ma sono ancora troppo pochi", sottolinea.

Etichette:

Sanità Abruzzo: appello UIL a governo

Sul problema del debito della sanità abruzzese e sulle imminenti decisioni del Governo sul caso Abruzzo, è intervenuto il Segretario regionale della Uil Roberto Campo.

"Il Consiglio dei ministri che si pronuncerà sul piano di risanamento dei conti della Sanità dell'Abruzzo - sottolinea Campo - ci auguriamo valuti tutti gli aspetti della questione e decida con saggezza: la rigidità dei piani di risanamento, riconosciuta anche da centri studi governativi, richiede modifiche sostanziali a questi strumenti.

La sanzione in caso di inadempienza dell'ente Regione - aggiunge - non può più essere scaricata sui contribuenti sotto forma di tasse aggiuntive, perché così si danneggia gravemente l'economia regionale e diminuisce la capacità di reazione del territorio colpito; una parte del buco nei conti della sanità dipende da entrate minori (per circa 80 milioni) di quanto previsto nel piano di risanamento: una prova in più dell'effetto depressivo causato dalla tassazione eccessiva di salari, pensioni e imprese; anche l'aumento del debito è una prospettiva di difficile sostenibilità, considerando che già le cartolarizzazioni gravano sul bilancio ordinario in aggiunta alla spesa sanitaria e che la promessa governativa della diminuzione del loro peso, mediante l'intervento della cassa depositi e prestiti, non si è ad oggi concretizzata", precisa.

Etichette:

A giorni il futuro del S. Giacomo

Entro pochi giorni la struttura commissariale della Regione Lazio e il direttore generale della Asl Roma A, Carlo Saponetti, presenteranno un piano in vista della chiusura dell'ospedale San Giacomo di Roma, prevista e confermata per il prossimo 31 ottobre.

La decisione è stata presa ieri al termine di un incontro tra il presidente e commissario ad acta della Regione Lazio, Piero Marrazzo, il vicepresidente della Regione Esterino Montino, il direttore generale dell'Asl Roma A, i dirigenti della struttura commissariale della sanità, e il presidente del I Municipio, Orlando Corsetti. Marrazzo - si legge in una nota della Regione - ha dichiarato del tutto "accoglibili le richieste avanzate dal presidente del I Municipio", che ieri ha incontrato le associazioni dei residenti di cui si è fatto portavoce in questa sede.

In questo senso i vertici regionali e del I Municipio hanno concordato sulla decisione di formulare un piano operativo concreto, volto a realizzare in contemporanea con la chiusura dell'ospedale un moderno centro sanitario, in grado di assicurare una risposta efficace alle richieste della popolazione residente.

E sulla futura destinazione del complesso edilizio del San Giacomo, Marrazzo ha chiarito ai responsabili del Municipio che la questione, come prevede d'altra parte la legge, è di esclusiva competenza delle istituzioni locali, cioè Comune di Roma e I Municipio. Nelle competenze della Regione - conclude la nota - rientra esclusivamente la scelta di inserire il complesso edilizio dell'antico ospedale tra i beni disponibili, quelli cioè che è possibile vendere.

Etichette:

La malattia debilita anche i compensi

Rischio stangata sugli stipendi dei medici del servizio pubblico in caso di malattia, con le nuove regole sulle trattenute per le assenze

Le nuove regole volute dal ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta rischiano di essere estremamente penalizzanti. Per un dirigente medico, sanitario o del pubblico impiego, le trattenute per malattia potranno essere di migliaia di euro, ossia tra il 35 e il 40% della retribuzione mensile", denuncia Stefano Biasioli, presidente nazionale Cimo-Asmd in una nota.

"Sono stati sufficienti pochi giorni - spiega il leader sindacale - per capire che l'applicazione delle trattenute per malattia nella giungla retributiva del pubblico impiego provocherà disastri, incongruenze e disparità interpretative".

Per Biasioli nel mettere a punto la normativa, in vigore dal 25 giugno, non si è tenuto conto che, "all'interno dei diversi comparti e delle aree dirigenziali del pubblico impiego, la struttura retributiva è profondamente diversa in rapporto alle indennità o emolumenti".

Le nuove indicazioni prevedono infatti che, nei primi 10 giorni di assenza per malattia, non vengono corrisposti "le indennità o emolumenti - comunque denominati - aventi carattere fisso e continuativo nonché ogni altro trattamento accessorio". E per quanto riguarda i camici bianchi questa componente dello stipendio è alta.

"Ciò è tanto più grave - conclude Biasioli - se si considera che le trattenute per i medici riguardano voci retributive legate allo status giuridico del medico (quali la responsabilità di struttura e l'esclusività di rapporto) e senza che (in caso di assenza per malattia) vengano meno le responsabilità dirigenziali e i doveri connessi alle funzioni, che restano invariate anche durante le assenze brevi".

Etichette: ,

Osservatore inesatto sulla morte

"Il Centro ateneo di bioetica dissente dall'articolo pubblicato dall'Osservatore Romano, che contiene molte inesattezze e che rischia di confondere situazioni tra loro assolutamente differenti, come lo stato vegetativo e la morte cerebrale".

Lo spiega in una nota Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica dell'università Cattolica. "Il Centro di ateneo di bioetica - precisa l'esperto - ribadisce che il criterio di accertamento della morte con parametri cerebrali (dell'intero cervello) è un paradigma scientifico che allo stato delle conoscenze attuali, se eseguito con scrupolo, ha la medesima plausibilità dei criteri di accertamento della morte con parametri cardio-polmonari ed è assolutamente compatibile con una visione personalistica dell'essere umano.

In particolare, il Centro sottolinea come la legge italiana sia di fatto tra le più rigorose attualmente esistenti", conclude Pessina.

Etichette: ,

Il federalismo riqualificherà la spesa

"Il federalismo fiscale permetterà la riqualificazione e la responsabilizzazione sulla spesa sanitaria"

Lo ha detto il ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, intervenuto lo scorso 29 agosto in collegamento telefonico al dibattito dal titolo "Quando c'è la salute. Non solo 'malasanità'", organizzato a Cortina d'Ampezzo, in occasione di "Cortina InConTra". Sacconi si dice infatti convinto - riferisce una nota - che dal successo del federalismo fiscale, con la responsabilizzazione degli amministratori nella gestione delle spese in alcuni settori delicati come la sanità, dipenda anche la 'coesione nazionale'.

L'obiettivo del progetto di federalismo fiscale, ha ricordato il titolare del Welfare, è quello di "garantire a tutte le Regioni la parità delle opportunità: ma ciascuna Regione dovrà garantire un'efficace allocazione delle risorse, nelle mani di amministratori che saranno sempre più responsabilizzati". In questo senso, per Sacconi, si passerà ad una razionalizzazione delle strutture ospedaliere per la prevenzione e alla valorizzazione dei punti di eccellenza per la cura.

Il ministro ha poi sottolineato il malessere delle regioni virtuose, rispetto alle altre, in materia di spesa sanitaria e servizi erogati. Quindi, in vista del federalismo "la sanità è un banco di prova" - ha detto - e contribuirà a "diffondere, anche nelle aree in cui ci sono più diffuse e complessive inefficienze, le migliori pratiche.

Il nostro Paese - ha proseguito Sacconi - è al secondo posto nei servizi sanitari sia per l'Ocse che per l'Oms: significa che accanto ad aree in cui ci sono i servizi migliori, in altri i servizi sono purtroppo complessivamente e diffusamente inefficienti".

La differenza fra diverse aree geografiche non corrisponde a spese proporzionali: "anzi, una spesa irresponsabile è spesso all'origine delle inefficienze". Il ministro ha infine affrontato uno dei 'nodi' della sanità italiane, il problema delle lunghe liste d'attesa per ottenere visite ed esami. "Stiamo predisponendo con le Regioni - ha annunciato - delle linee guida per affrontare la questione, con l'obiettivo di garantire la risposta alle esigenze più urgenti e gravi".

Etichette:

Un articolo non cambia la dottrina

"La posizione della Chiesa sui trapianti d'organi non cambia, rimane la stessa di quarant'anni fa secondo l'intuizione che fu di Pio XII". Dunque nessun cambiamento nel consenso della Chiesa ai trapianti.

E' quanto spiegano dal Pontificio consiglio per la pastorale della salute all'ADNKRONOS in merito all'editoriale, firmato da Lucetta Scaraffia, pubblicato dall'Osservatore romano sul problema della morte cerebrale e dei trapianti d'organi.

"Non è cambiato niente nella dottrina della Chiesa su questo punto - spiegano ancora dal 'ministero della salute' vaticano - certo la questione è delicata perché come si sa gli organi devono avere ancora dei segni di vita per essere espiantati".

Dunque quanto scritto da Scaraffia "è un'opinione personale, anche se è utile che un certo dibattito prosegua su questi temi, perché la scienza va avanti, ci sono dei progressi e si discute. Ma la posizione della Chiesa rimane la stessa di quarant'anni fa". In particolare viene sottolineata la visione di lungo periodo, l'intuizione di Pio XII che seppe vedere per tempo il problema e parlò di trapianti. Ancora, sottolineano dal dicastero vaticano, è noto che non conosciamo il "momento esatto della morte", abbiamo tutta una serie di elementi, ma non sappiamo quale sia il momento esatto. Tuttavia la questione non interferisce con la questione trapianti d'organi.

Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha spiegato che in effetti per quanto autorevole fosse l'autore, l'articolo del quotidiano della Santa Sede non costituiva un cambiamento della dottrina sulla questione dei trapianti d'organi. Ieri il Pontificio consiglio per la pastorale della salute spiega che i contenuti dell'articolo apparso nell'edizione di ieri dell'Osservatore costituiscono "un'opinione personale" dell'autrice.

E anzi in merito si richiama la posizione sul tema dei trapianti di Pio XII per testimoniare ulteriormente come la posizione della Chiesa sulla questione non sia cambiata nel corso degli ultimi decenni. Certo sul problema della definizione di ciò che può definirsi morte, in quali condizioni e secondo quali parametri medici e etici, la Santa Sede mantiene un'attenzione alta e richiama la massima attenzione da parte dei comitati di bioetica, ma sulla vicenda trapianti conferma la posizione già consolidata dal magistero.

Etichette: ,