Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

30 ottobre 2008

La depressione cambia il cervello?

La depressione maggiore cronica può determinare la perdita di materia grigia in varie regioni cerebrali.

Essa dovrebbe essere rilevata e trattata prima possibile onde evitare la cronicità ed i consequenziali danni cerebrali. Durante gli episodi depressivi, la densità della materia grigia diminuisce nelle regioni cerebrali corticali limbica e frontale, il che include cambiamenti neuroplastici dovuti direttamente ad effetti della depressione: se quest'ultima ha esiti negativi, essi sono associati clinicamente ad anomalie neuromorfologiche più gravi.

Al momento attuale l'origine di questi cambiamenti non è nota: potrebbe trattarsi di cambiamenti neuroplastici, ma anche di variazioni del numero di neuroni. Ciò andrà investigato ulteriormente.

(Arch Gen Psychiatry 2008; 65: 1156-65)

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Bocciata la proroga dell'intramoenia

"E' stato bocciato in Commissione Bilancio del Senato, come tutti gli altri emendamenti al Ddl 1083 per la conversione del decreto legge 154 con disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazione contabile con le autonomie locali, quello che avevo proposto per la proroga di un anno dell'intramoenia per i medici del Servizio sanitario nazionale".

Lo annuncia il presidente della Commissione Igiene e sanità di Palazzo Madama Antonio Tomassini, a margine del convegno sugli emoderivati ieri pomeriggio a Roma. L'emendamento faceva slittare a gennaio 2010 il termine per l'esercizio della libera professione intramoenia in strutture esterne a quelle pubbliche, in scadenza a gennaio 2009.

"Ora - dice all'ADNKRONOS SALUTE - mi riservo di ripresentarlo o di ritirarlo in Aula ma, ritengo urgentissimo, che il Governo si esprima perché a fine novembre i medici dovranno optare per l'esclusività o meno del loro rapporto di lavoro con il Ssn.

E lo dovranno fare sapendo quali sono le prospettive future. Da soldato parlamentare - ironizza - tiro sassi dove posso, ma è evidente che ora la parola passa all'Esecutivo".

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Sud in ritardo sulle palliative

Sul fronte delle cure palliative l'Italia si presenta nettamente divisa e il divario nord-sud si fa sentire in maniera sensibili

Dalla Lombardia alla Calabria la rete di hospice diventa sempre più a macchia di leopardo e il numero di posti letto scende progressivamente fino a raggiungere lo 0,10 ogni 10 mila abitanti in Campania. Tutto questo nonostante i fondi messi a disposizione dalla legge Bindi del '99.

A tracciare lo scenario delle cure palliative in Italia è Franco De Conno, direttore dell'Associazione europea di cure palliative (Eacp). "Il divario Nord-Sud esiste ed è ancora forte", ha spiegato ieri durante un incontro a Milano.

"Ma i soldi sono stati messi a disposizione. La legge Bindi ha stanziato 211 milioni di euro. In alcune aree questi finanziamenti sono stati utilizzati, in altre invece non è successo niente". Fra le regioni italiane ci sono ancora quelle 'orfane' di cure palliative, sottolinea De Conno: "Sardegna, Calabria, Basilicata - elenca - e non si capisce come mai ci sia questa disparità".

In molte zone del Centro-Sud anche l'assistenza domiciliare integrata stenta a decollare, ma è soprattutto la bassa presenza di hospice a influire sui bassi consumi di oppioidi che si registrano. "E' chiaro - conferma De Conno - che se ci sono meno operatori sanitari specialisti e meno strutture di cure palliative, dove la prescrizione degli oppioidi non è un problema, i consumi di farmaci ne risentono e, in questo caso, soprattutto quelli di oppiacei".

La crescita del numero di hospice in Italia è accelerata negli ultimi sette anni. Secondo il primo Rapporto nazionale (realizzato in partnership tra Società italiana di cure palliative, Fondazione Isabella Seragnoli e Fondazione Floriani, con il patrocinio del ministero della Salute), nel 2007 le strutture già attive erano 147, per un totale di 1.200 posti letto. Entro il 2008 si potrebbe sfondare il tetto dei 200 hospice.

E secondo i dati di programmazione forniti dalle Regioni, si potrebbe raggiungere il traguardo dei 243 entro il 2011. Nel 2008 sarà l'Emilia Romagna ad avere il primato per posti letto destinati alle cure palliative, con un indice di 0,70 su 10 mila, in linea con il livello indicato come ottimale dai pallativisti (0,60 su 10 mila). Fra i nodi da sciogliere c'è quello dell'assistenza domiciliare integrata: in molte regioni, infatti, si registrano dei vuoti. Solo il 15% degli hospice fa parte di unità che forniscono anche cure domiciliari, ambulatoriali e di ospedalizzazione diurna. Il 60% non prevede invece alcuna forma di assistenza domiciliare.

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29 ottobre 2008

Precari ISS contro ondata Brunetta

Una catena umana per arginare 'l'ondata Brunetta'. I precari dell'Istituto superiore di sanità (Iss) si sono dati appuntamento oggi, a partire dalle 11.00, per manifestare contro i provvedimenti che bloccano la stabilizzazione dei lavoratori, messi a punto dal ministro per la Pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta.

La protesta partirà dalla sede dell'Iss, in viale Regina Elena 299, e raggiungerà la direzione provinciale del lavoro di Roma, in via Cesare De Lollis 12, dove si terrà un presidio dei lavoratori. Nella sede di via De Lollis si svolgerà il tentativo di conciliazione tra l'Iss e circa 300 precari, che chiedono venga loro riconosciuta la qualità di lavoro subordinato per il servizio svolto con contratti Co.co.co e altre forme atipiche.

L'ente di ricerca, rileva una nota delle rappresentanze sindacali di base pubblico impiego-confederazione unitaria di base (Rdb-Cub), "si avvale ormai da anni di questi lavoratori che, contrariamente a quanto previsto dai loro contratti, sono perfettamente interni all'organizzazione del lavoro dell'Iss e svolgono le normali attività al pari dei loro colleghi di ruolo.

Grazie a questi lavoratori l'Iss è infatti in grado di affrontare i compiti previsti dalla sua missione, comprese le attività istituzionali: dal controllo dei vaccini al controllo ambientale, le emergenze sanitarie e le ricerche di rilievo internazionale".

Dunque per il sindacato "questi lavoratori sono a pieno titolo dipendenti dell'Iss e devono pertanto avere un contratto che li restituisca alla legalità e garantisca i loro diritti finora negati".

Allo stesso tempo la sigla sindacale coglie l'occasione per schierarsi "contro tutti i provvedimenti del ministro Brunetta, che bloccano le stabilizzazioni e licenziano i precari della ricerca, per arrivare alla loro stabilizzazione in tutti gli enti di ricerca, qualsiasi sia la forma contrattuale loro applicata".

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Rianimare sempre i prematuri

"I grandi prematuri", ovvero i neonati sotto le 25 settimane, "vanno sempre rianimati. L'evoluzione naturale del bambino darà poi la possibilità di stabilire se è il caso di andare avanti con le cure o se si sta sconfinando nell'accanimento terapeutico".

Questo il parere della deputata Pd, Paola Binetti, alla luce dell'editoriale apparso due giorni fa sulle pagine dell"Osservatore romano sul tema'. Binetti, fermata a margine di una conferenza stampa appena conclusasi a Palazzo Montecitorio, sottolinea che le cure al bebè fortemente prematuro devono essere "sempre garantite, secondo la mia personale opinione, e questo a prescindere dal parere dei familiari del piccolo.

Credo ci sia un diritto alla vita del bambino, che appartiene al neonato a prescindere dalla sua famiglia".

Sul tema, annuncia la deputata insieme alla senatrice Pd, Emanuela Baio, "abbiamo intenzione di presentare un emendamento da allegare in Finanziaria per sbloccare i 7 milioni di euro previsti lo scorso anno per rafforzare le cure neonatologiche, assicurando così macchinari e attrezzature ai centri neonatali distribuiti sul territorio".

Ma non è tutto. "Intendiamo chiedere la deroga al blocco delle assunzioni dei medici neonatologi - sottolinea Baio a margine dell'incontro - oltre a tutta una serie di misure che consentano di migliorare i centri già esistenti e di crearne dei nuovi".

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Superare legge su intramoenia

Superare la legge sull'intramoenia, introdotta a suo tempo dall'ex ministro della Sanità Rosy Bindi. Questo l'invito del vicepresidente della Commissione Sanità del Senato, Domenico Gramazio (Pdl).

"La posizione del centrodestra è sempre stata, e rimane, a favore del superamento della legge 'bindiana' sulla libera professione intramoenia, che ha creato solo guasti e disservizi", dice in una nota.

Per Gramazio, infatti, "non si può imputare ai medici ospedalieri, di cui apprezziamo e conosciamo la professionalità e la coerenza, normative demagogiche e illiberali che sono state partorite dalla legge Bindi come cartina tornasole della politica di sinistra nella sanità.

E' ora - conclude - di aprire un tavolo tecnico che porti a una revisione della ormai superata legge".

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Donazioni organi in aumento

A settembre le donazioni di organi in Italia "hanno avuto un aumento rispetto agli altri mesi dell'anno".

Lo ha assicurato Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), rispondendo ai giornalisti su eventuali ripercussioni che l'editoriale dell'Osservatore Romano avrebbe avuto sul sistema trapiantologico italiano.

Il quotidiano della Santa Sede, nei primi giorni di settembre, aveva infatti sollevato dubbi sulla validità del criterio di morte cerebrale per sancire la morte di un individuo.

Ma le donazioni, secondo quanto dichiarato dal direttore del Cnt a margine di una conferenza stampa alla Camera dei deputati, "non sono state scalfite" dall'editoriale apparso sulle pagine dell'Osservatore Romano.

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Tecnici neurofisiopatologi obbligatori

Tecnici di neurofisiopatologia in ogni ospedale, dal Nord al Sud del Paese, affinché le Asl, come previsto dalla norma vigente, affidino esclusivamente a questi professionisti il compito di certificare lo stato di morte cerebrale

Questa la richiesta contenuta nella mozione urgente bipartisan presentata stamani alla Camera dei deputati, a firma di senatori e deputati di maggioranza e opposizione che chiedono la deroga al blocco delle assunzioni di questi professionisti.

La mozione, che vede le parlamentari Pd Paola Binetti ed Emanuela Baio come prime firmatarie, nasce dal fatto che, fino a quest'anno, era consentito dalla legge affidare "in via transitoria e ad esaurimento, sempre sotto la supervisione medica, l'esecuzione delle indagini elettroencefalografiche (Eeg) anche a tecnici o infermieri adeguatamente formati", in mancanza di tecnici di neurofisiopatologia. Ad aprile di quest'anno, però, un decreto ha cambiato le cose, stabilendo l'affidamento esclusivo ai tecnici di neurofisiopatologia, e non più agli infermieri seppur in via straordinaria, l'esecuzione dell'elettroencefalogramma. Con la loro mozione, i parlamentari firmatari chiedono che siano dunque solo i tecnici a eseguire il tracciato.

"La procedura per l'accertamento della morte cerebrale - ricorda Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti, ribadendo che gli accertamenti sono estremamente e ugualmente rigorosi, in ogni Regione italiana senza alcuna distinzione di sorta - prevede ben tre valutazioni da parte di una commissione appositamente creata, che deve accertare ripetutamente la morte cerebrale del paziente sulla base dell'elettroencefalogramma Un Eeg svolto da un tecnico di neurofisiopatologia "rende ancora più garantista la nostra legge - assicura Daniele Bosone, senatore Pd - e consentirà alle Regioni del Sud, dove c'è maggiore carenza di personale, di poter incrementare il numero di accertamenti di morte cerebrale".

"Se nel meridione ci sono meno donazioni di organi - sottolinea infatti Angelo Mastrillo, presidente dell'associazione che riunisce i tecnici di neurofisiopatologia (Aitn) - non è perché il Sud sia meno generoso, bensì perché manca il personale per rendere più efficace ed efficiente il sistema". Lacune che potrebbero essere colmate attraverso l'assunzione di questi professionisti, "e di certo non ne mancano di disoccupati.

La deroga al blocco delle assunzioni - conclude - potrebbe rappresentare una soluzione a questa situazione di emergenza, dando la possibilità a questi professionisti di svolgere il lavoro per il quale sono stati formati, mentre gli infermieri tornerebbero a occuparsi dell'assistenza".

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28 ottobre 2008

Radioterapia da svecchiare

Ogni anno sono 120 mila gli italiani trattati con radiazioni anticancro, pari quasi alla metà dei 250 mila connazionali che si ammalano di tumore nell'arco di 12 mesi. Il dato di utilizzo è in crescita costante, e in alcuni tipi di cancro i raggi 'buoni' promettono ormai gli stessi risultati del bisturi.

Ma a preoccupare gli esperti è ancora una volta l'età del parco macchine dedicato a questi pazienti. "Il 70% delle apparecchiature radioterapiche ha dai 5 ai 7 anni - spiega il presidente dell'Airo (Associazione italiana di radioterapia oncologica), Paolo Muto - e il 30% ha più di un decennio di vita". Un'anagrafe ingiallita che va svecchiata, magari con incentivi 'ad hoc' per l'acquisto di strumenti moderni.

Questo l'appello rilanciato dagli esperti in un incontro oggi all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, in vista del 18esimo Congresso nazionale Airo in programma dal 15 al 18 novembre nello spazio fieristico del capoluogo lombardo.

Al centro dei lavori proprio "il censimento che abbiamo condotto sulle apparecchiature radioterapiche attive nel nostro Paese", sottolinea Muto, che invita il Governo a studiare "agevolazioni fiscali per la rottamazione delle 'macchine della salute'". Soprattutto alla luce del fatto che "la radioterapia - ribadisce - da sola o in associazione con chirurgia o chemioterapia, 'copre' ormai quasi la metà dei trattamenti anticancro erogati ogni anno agli italiani".

Tanto che "le radioterapie operative nella Penisola sono già 150, in aumento costante. Nel 2008 sono state attivate infatti 5 nuove unità - evidenzia il numero uno dell'Airo - e la distribuzione di questi centri è sempre più omogenea da Nord a Sud, se si pensa ad esempio che 10 anni fa la Calabria non aveva radioterapie, mentre adesso ospita 7 acceleratori per tre centri".

"La tendenza attuale negli ospedali oncologici - prosegue - è quella di riunire sotto lo stesso tetto chirurgia, chemioterapia e radioterapia". Proprio per questo, un punto su cui lavorare è "la possibilità di garantire posti letto di radioterapia ai pazienti fuori sede. Perché se oggi la chemio può a volte essere assunta a domicilio, per la radioterapia l'ospedale resta necessario" e l'accesso dei malati andrebbe ottimizzato e razionalizzato. Fortemente legata all'evoluzione tecnologica impegnata a renderla sempre più 'intelligente' - aggressiva sui tessuti malati, ma innocua per quelli sani - la radioterapia ha dunque due anime: una clinica e una tecnica strettamente fuse, concludono gli specialisti. L'una al servizio dell'altra, con l'unico obiettivo di trattare meglio i malati.

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Libera professione, applicare legge in vigore

"Siamo d'accordo con il sottosegretario Fazio sulla proposta di prestazioni in libera professione dei medici non superiori a quelle rese nel servizio pubblico. Facciamo solo presente che si tratta di una norma già contenuta nella legge 120 recentemente approvata dal Parlamento, in modo bipartisan, il 3 agosto 2007. Norma che va quindi applicata".

Parola di Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil medici, che commenta così l'annuncio fatto ieri a Milano dal sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, al lavoro sulla riforma della libera professione dei medici del Ssn.

"La stessa legge - sottolinea Cozza in una nota - prevede inoltre la prenotazione e la riscossione degli onorari delle visite in libera professione intramoenia da parte delle stesse aziende, nonché, sempre a carico di queste ultime, l'individuazione di adeguati spazi, a vantaggio della trasparenza per i cittadini e per gli stessi medici, non più costretti a trovare privatamente luoghi e personale".

Anche in tema di esclusività, Cozza plaude alle parole di Fazio, invitandolo però a rivedere i parametri vigenti. "Chiediamo a Fazio un impegno per la rivalutazione della indennità di esclusività ferma ai valori del 2000", spiega Cozza. "Esclusività che deve consentire una libera professione intramoenia trasparente e regolamentata, escludendo che lo stesso medico possa svolgere contemporaneamente la libera professione nel privato, anche se fuori dall'orario di lavoro".

Su questi e altri temi, il numero uno della Cgil medici invoca un confronto con le Istituzioni. Il ministro Sacconi si era impegnato "ad aprire a settembre dei tavoli di discussione, fino ad oggi assenti. Non vogliamo un altro indirizzo e-mail dove mandare le nostre osservazioni, come già accaduto per il Libro Verde, ma chiediamo - conclude Cozza - che si apra un vero confronto che coinvolga tutti gli attori".

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Verso la riforma della libera professione

Sì all'attività professionale privata dei medici del Servizio sanitario nazionale, a patto che il numero di prestazioni a pagamento sia uguale e non superiore a quelle convenzionate con il Ssn.

Un sistema sul quale vigilerà un ente terzo: l'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). Sono questi i principi cardine su cui dovrebbe poggiare la riforma della libera professione dei camici bianchi in forza negli ospedali, al vaglio del ministero del Welfare proprio in questi giorni.

A tratteggiare le novità è il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, intervenuto ieri a Milano all'inaugurazione dell'anno accademico 2008-2009 dell'università Vita-Salute San Raffaele del capoluogo lombardo. "Stiamo trasformando l'Agenas in ente terzo per la valutazione delle prestazioni ospedaliere (ricoveri, prestazioni ambulatoriali e diagnostiche) e dei medici - spiega Fazio a margine dell'evento - Saremo così in grado, in tempi brevi, di fare il calcolo del numero delle prestazioni dei medici e della qualità della loro attività.

Questo ci consente di disegnare il nuovo sistema della libera professione". L'idea, precisa, "non è ancora formalizzata. La metteremo giù nei prossimi giorni e siamo aperti a suggerimenti del mondo politico e professionale". "Noi pensiamo a un unico rapporto di lavoro esclusivo - continua Fazio - dove il medico può, alla fine dell'orario di lavoro, fare attività professionali dentro o anche fuori dall'ospedale a sua scelta.

Ovviamente sono cose che vanno regolamentate". Il punto cruciale è che "il medico - annuncia il sottosegretario - non dovrà, nell'ambito della sua attività professionale, fare più prestazioni private di quelle che fa all'interno dell'ospedale". Lo spirito della riforma, secondo Fazio, è quello di "ridare la professionalità al medico ed eliminare quella figura di medico 'pedina' della politica della struttura ospedaliera.

Dall'altro lato vogliamo garantire che il medico lavori per i cittadini", senza abusare perciò della libera professione. "Se il medico vorrà fare molta attività libero professionale - conclude il sottosegretario - dovrà fare ancora di più attività pubblica".

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Marino: Governo rinnovi bando under 40

"Ben 82 milioni di euro dedicati alla ricerca, in particolare ai giovani scienziati, potrebbero andare in fumo se il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini non saranno capaci di rinnovare il bando per i finanziamenti ai ricercatori 'under 40', introdotto dal Governo Prodi".

E' l'appello del senatore Ignazio Marino (Pd), presidente della Commissione di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Sistema sanitario nazionale, lanciato ieri a Roma, a margine di un incontro sulle malattie rare.

Marino, 'padre' del provvedimento introdotto nelle due scorse leggi finanziarie per sostenere progetti di ricerca di giovani studiosi attraverso il meccanismo della 'peer-review', si dice "preoccupato, se non addirittura irritato per i tagli alla ricerca introdotti dal Governo Berlusconi.

Nella scorsa legislatura - sottolinea - avevamo finalmente inserito un percorso meritocratico per l'assegnazione dei fondi pubblici. Il testo, approvato nel 2007 e poi nel 2008, prevedeva infatti che il 5% e successivamente il 10% delle risorse fossero destinati a scienziati 'under 40', i cui progetti sono valutati con la peer-review anche da esperti stranieri.

Fra poche settimane saranno selezionati i primi progetti e ognuno riceverà 500 mila euro. Questa è la differenza fra un esecutivo dei fatti e un esecutivo degli annunci. Ma se Berlusconi e Gelmini non impegneranno entro il 2008 i fondi previsti, semplicemente copiando il bando da noi introdotto, si perderanno altri 82 milioni di euro".

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Fermare l'idratazione è eutanasia

Interrompere idratazione, alimentazione e respirazione artificiale equivale a compiere eutanasia. E' questo uno dei nodi centrali della proposta di legge di Lega e Pdl depositata ieri in Commissione Igiene e sanità del Senato, e illustrata ieri pomeriggio alla Camera da alcuni parlamentari della maggioranza.

Gli altri capisaldi del testo, di cui è primo firmatario Roberto Cota, sono il divieto di ogni forma di eutanasia, attiva e passiva, del suicidio assistito, il rifiuto dell'accanimento terapeutico, la necessità di un consenso informato puntuale e attuale e la libertà del medico di decidere in scienza e coscienza. Dunque di poter rifiutare le richieste del malato.

Inoltre, la Pdl intende cambiare radicalmente la disciplina delle cure palliative, rendendole più facilmente applicabili ai pazienti nelle fasi terminali della malattia. "Questa proposta di legge - spiega Massimo Polledri, della Lega - è di carattere conservatrice.

E lo si intuisce dal titolo, cioè disposizioni a tutela della vita nella fase terminale". E aggiunge: "Voglio precisarlo, soprattutto a certi sottosegretari con delega ai temi bioetici - incalza - si tratta di temi che appartengono al Parlamento. E la legge dovrà arrivare da un'iniziativa di deputati e senatori, non dal Governo".

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Continua la discussione sul Testamento

E' il paziente a decidere quali cure avere e quali rifiutare. Anche se si tratta di idratazione e alimentazione artificiale

Questo il principio cardine del disegno di legge presentato dal senatore del Pd Umberto Veronesi, ieri calendarizzato in Commissione Igiene sanità di palazzo Madama dove sono all'esame ben 9 Ddl. Il testo dell'oncologo è tra i più brevi, solo 9 scarni articoli, e tutto improntato al principio dell'autodeterminazione.

In aperto contrasto con molti altri Ddl e Pdl, l'ultimo dei quali è stato illustrato dalla maggioranza ieri pomeriggio alla Camera dei deputati e depositato ieri mattina al Senato. Veronesi rimarca come nel suo Ddl sia "chiaramente indicata l'espressione di volontà di essere o non essere sottoposto a trattamenti di sostegno, compresa l'alimentazione e idratazione artificiale". Questo, si legge nella parte introduttiva del Ddl, "è un elemento essenziale perché è su questo punto che la volontà del soggetto potrebbe essere equivocata.

A questo proposito - rimarca l'oncologo - voglio ricordare che l'articolo 51 del Codice italiano di deontologia medica recita: 'Quando una persona, sana di mente, rifiuta volontariamente e consapevolmente di nutrirsi, il medico ha il dovere di informarla sulle possibili conseguenze della propria decisione. Se la persona è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale'". In base a quanto dispone il Codice di deontologia medica, "se dunque una persona, in piena consapevolezza, è libera di rifiutare la nutrizione artificiale, non è possibile sottrarre alla medesima persona la libertà di esprimere lo stesso rifiuto nelle disposizioni anticipate".

"Tuttavia - prosegue Veronesi nel suo Ddl - è data la possibilità al medico che ha in carico il paziente di non seguire le indicazioni di volontà anticipate, se sono in contrasto con le proprie convinzioni etiche, affidando quindi il paziente ad altri sanitari. Inoltre, la stessa cosa è contemplata qualora in uno specifico caso si rendessero disponibili, grazie a nuovi progressi scientifici, nuove possibilità di terapie e di ricupero".

L'oncologo e senatore rileva come il testo del disegno di legge sia "volutamente essenziale per essere più incisivo. Al regolamento sono affidati i dettagli applicativi". Il faro da seguire resta il principio dell'autodeterminazione: "E' l'unico che garantisce il rispetto della globalità della persona, del corpo, della mente e della loro armonia, anche quando questa armonia si spezza e ci si trova nella condizione di massima debolezza".

Infine, conclude Veronesi, "va ricordato che è un obbligo morale promulgare una legge sulle dichiarazione anticipate di volontà perché l'Italia ha ratificato la Convenzione di Oviedo che lo contempla (legge 28 marzo 2001, n. 145) e perché il Comitato nazionale di bioetica e il Codice deontologico medico sono a favore del principio del rispetto delle volontà espresse dal paziente".

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27 ottobre 2008

Contenere la spesa farmaceutica

"Temiamo che la spesa farmaceutica ospedaliera vada fuori controllo. Se non interveniamo, l'anno prossimo avremo un buco di oltre 200 milioni di euro".

A lanciare l'allarme è il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, intervenuto ieri a Milano a un convegno sui tumori rari.

Secondo Fazio, è necessario intervenire tempestivamente. Il rimedio, suggerisce, potrebbe essere quello "di trasferire a questa voce parte del risparmio ottenuto con gli extrasconti sui farmaci generici".

Al tavolo con le Regioni, ricorda, il Governo è riuscito infatti a concordare un "risparmio di 250 mln di euro. L'idea è riversare questa quota sulla farmaceutica ospedaliera. Ma non so se ce la facciamo perché la situazione del Paese è critica".

L'ipotesi annunciata da Fazio è in questo momento in corso di valutazione al ministero dell'Economia.

"Il grosso della spesa - conclude il sottosegretario - riguarda l'oncologia e i farmaci intelligenti, una voce che purtroppo sta andando fuori controllo".

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AAROI, bene epidurale nei LEA

"Una battaglia vinta" dagli anestesisti rianimatori l'epidurale per il parto indolore nei Livelli essenziali di assistenza, ovvero il pacchetto di prestazioni che il Ssn garantisce ai cittadini in tutt'Italia.

Almeno secondo l'Aaroi, che in una nota ricorda come "da anni sostenevamo, in un mare di polemiche, che dovesse essere evitato un dolore gratuito alla donna nel travaglio e al momento del parto".

"E' stato riconosciuto - sottolinea il presidente dell'Associazione Vincenzo Carpino - quello che l'Aaroi da sempre ha sostenuto, e cioè il diritto della donna a partorire senza dolore.

Con l'epidurale gratuita su tutto il territorio nazionale, come prevede l'intesa di massima sulla nuova definizione dei Lea, viene tutelata la salute della donna garantendo il diritto a nascere senza rischi e di non subire l'imposizione del cesareo.

Adesso attendiamo - aggiunge Carpino - che il provvedimento venga approvato anche dalla Conferenza Stato-Regioni. Sarebbe assurdo e addirittura ingiurioso nei confronti della donna se qualche Regione decidesse autonomamente di non garantire l'epidurale a titolo gratuito.

Non possiamo avere - conclude - le tante Italia del dolore".

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Etica e deontologia di inizio vita

Approvato all'unanimità dal Consiglio nazionale della FNOMCeO il Documento su "Etica e Deontologia di inizio vita".

Frutto del Gruppo di lavoro di Bioetica della Federazione e delle osservazioni delle Associazioni confessionali, laiche, dei cittadini e delle Società Scientifiche, il Documento è stato varato lo scorso 25 ottobre a Ferrara dai Presidenti degli Ordini Provinciali italiani dei Medici, riuniti in assemblea, al Castello Estense che ha ospitato un convegno proprio su questi temi.

"Sottolineo con grande gioia l'unanimità del consenso, consapevole delle molteplici sensibilità e culture che si muovono su tali materie" - ha dichiarato il presidente FNOMCeO, Amedeo Bianco, al termine della votazione.

Tale unanimità - ha proseguito Bianco - dà ancora più valore al contenuto etico e civile della nostra riflessione deontologica che mettiamo al servizio dei medici e dei cittadini".

Per scaricare il testo del documento clicca QUI (PDF)

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SNAMI Lombardia preoccupata dai LEA

I nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) per le prestazioni sanitarie rischiano di aumentare il contenzioso tra medici e pazienti.

Colpa delle molte limitazioni alle prescrizioni di esami specialistici e di laboratorio previste. A esprimere preoccupazione è Roberto Carlo Rossi, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) Lombardia.

"Il medico - dice Rossi - è già oberato da troppi obblighi burocratici e non si sentiva davvero il bisogno di ridurre ulteriormente il tempo che può dedicare a visitare e a parlare con i propri pazienti".

Con i Lea, secondo Rossi, saranno introdotte limitazioni per gli esami specialistici e, "come al solito, saranno i medici di famiglia a doverlo spiegare ai pazienti 'imbufaliti'.

Auspichiamo quindi un maggior coinvolgimento delle organizzazioni sindacali di categoria e auspichiamo altresì che il provvedimento venga modificato, quantomeno nella sua applicazione a livello delle singole Regioni", conclude il presidente dello Snami Lombardia.

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Bloccare nuovo statuto Onaosi

Un no deciso all'approvazione del nuovo statuto Onaosi, l'Opera nazionale per l'assistenza agli orfani dei sanitari italiani

A chiederlo è l'Intersindacale della dirigenza medica che, in una lettera inviata a tutti i camici bianchi dirigenti del Ssn, esorta il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a "non approvare" il nuovo documento-guida della Fondazione.

I due punti della riforma Onaosi che hanno 'acceso' la rivolta dei sindacati sono: "la carente democraticità" nella composizione del Comitato di indirizzo e del Consiglio di amministrazione e l'aumento della quota mensile di contribuzione, "pari al 20 per cento". La lettera è firmata dai sindacati: Aaroi; Anpo; Ascoti; Fials medici; Fassid; Federazione Cisl medici; Federazione medici Uil Fpl; Fesmed; Fp Cgil medici.

"Cara collega, caro collega sul cedolino della tua busta paga, oltre gli arretrati da pagare a partire dal gennaio 2008, troverai un aumento del 20 per cento del contributo per la Fondazione Onaosi. In termini assoluti - scrivono i sindacati - si tratta al mese di pochi euro in più (si passa da 10 euro a 12,26 per chi ha più di 5 anni di anzianità), ma il fatto di dover subire un maggior prelievo obbligatorio, deciso da chi non ci rappresenta non è più accettabile". L'attuale statuto prevede, infatti, la nomina della maggioranza dei componenti del Cda da parte degli Ordini professionali, "con il risultato paradossale - sottolinea l'Intersindacale - che la Fondazione è gestita da persone espressione di interessi non corrispondenti alla categoria dei dirigenti medici e veterinari. Ecco perché chiediamo al ministro Sacconi di non approvarlo".

Per l'Intersindacale, la strada da seguire per una riforma della Fondazione è quindi un'altra. "Noi - spiegano i sindacati medici firmatari della lettera - vogliamo salvaguardare e rilanciare l'Onaosi, condividendo il fine istituzionale dell'assistenza agli orfani dei medici, ampliandone anche i modi e le tipologie di intervento, ma crediamo sia indispensabile una gestione da parte dei soli rappresentanti eletti tra i contribuenti.

Informazione e trasparenza, democrazia e condivisione, sono gli obbiettivi che vogliamo perseguire per la nostra Fondazione, patrimonio di oltre cento anni di contributi dei medici e veterinari dipendenti".

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26 ottobre 2008

Formazione avanzata per rianimatori

Un paziente è in Pronto soccorso da 15 minuti. Accusa dolori al torace, un medico e un infermiere cominciano a monitorarlo. All'improvviso il cuore cede, interviene il rianimatore e scatta l'intervento salvavita.

La scena è quella che si vive in un qualsiasi Pronto soccorso, ma è il frutto di una simulazione realizzata per addestrare i medici alle emergenze. Una sorta di 'E.R. virtuale', ambientata al Policlinico di Milano dove è appena nata una scuola di formazione avanzata per anestesisti, rianimatori e personale dei reparti di emergenza-urgenza. Il paziente è un manichino sofisticato, in grado di rispondere in tempo reale alle operazioni dei medici. E gli operatori si muovono sotto l'occhio di telecamere posizionate in diverse angolazioni.

Lo spirito è quello della formazione 'on the job', attraverso la simulazione di una vasta gamma di situazioni di emergenza. A gestire le attività di formazione è Adveniam, una società senza fini di lucro, nata come spin-off della Fondazione Policlinico Mangiagalli e controllata al 100 per cento dalla Fondazione. L'investimento iniziale è di 150 mila euro, ma "la scuola - spiega Emilio Borloni, amministratore unico di Adveniam - dovrà autofinanziarsi.

E per questo aprirà i corsi anche al personale di altri ospedali, a partire dal 2009". "Si inizia con l'alta formazione per l'emergenza-urgenza - prosegue Borloni - ma in futuro pensiamo di estendere la simulazione anche ad altri ambiti sanitari". Durante le simulazioni medici e infermieri imparano a fare lavoro di squadra e si allenano alla gestione di situazioni critiche, perfezionando di volta in volta le reazioni.

I filmati delle esercitazioni vengono infatti riviste e analizzate subito dopo in aula. I corsi sono rivolti a specializzandi, medici specialisti e al personale di supporto e durano solitamente una giornata, divisa in una sessione teorica (revisione delle linee guida e definizione degli obiettivi) e attività pratica. E' prevista la partecipazione di 12-14 allievi per corso.

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Un numero per informare sul San Giacomo

Nella delicata fase finale della chiusura dell'Ospedale San Giacomo di Roma, prevista dal prossimo 31 ottobre fino al 15 novembre (data di apertura del nuovo poliambulatorio di via Canova), la Regione Lazio mette a disposizione il numero verde della sala operativa della Protezione civile regionale "per fornire a cittadini, personale sanitario e pazienti tutte le informazioni sulla continuità dell'assistenza sanitaria e la dismissione della struttura".

Si potranno avere notizie puntuali sulla destinazione dei reparti e le modalità per ricevere le prestazioni, precisa la Regione in una nota.

Il servizio "servirà anche come punto di segnalazione per eventuali disservizi, per ridurre al minimo l'impatto di eventuali problemi organizzativi e per aiutare i pazienti del San Giacomo a individuare tutte le strutture alternative nelle quali proseguiranno le cure già in corso, e quelle nelle quali riceveranno le prestazioni già programmate o da prenotare".

Il numero verde 803555 per il San Giacomo sarà attivo fino al 15 novembre. Le informazioni saranno fornite da personale dell'Azienda sanitaria Roma A. Il servizio funzionerà tutti i giorni dalle 9 alle 18 esclusa la domenica, e proseguirà fino all'apertura del nuovo poliambulatorio di via Canova.

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Ipertensione diffusa e mal curata

Un esercito di 12 milioni di italiani: a tanto ammontano i connazionali alle prese con l'ipertensione. Per loro la pressione è fuori controllo, con potenziali rischi per cervello, cuore e reni. Circa l'80 per cento, ovvero 10 milioni di cittadini, è in terapia con farmaci, "ma solo il 30 per cento è curato correttamente", denuncia Francesco Fedele, direttore della scuola di specializzazione in cardiologia dell'università degli Studi di Roma Sapienza e presidente della Sic (Società italiana di cardiologia), venerdì in un incontro a Roma sul tema.

Se da un lato a incorrere nell'errore può essere lo stesso paziente, che dimentica la cura o la interrompe, stanco della consueta pasticca (difetto di compliance in gergo tecnico), a volte l'errore può arrivare anche dal medico prescrittore, "che opta per un farmaco piuttosto che per due principi attivi in combinazione". Solo il 40 per cento dei pazienti, infatti, riesce a tenere a bada la pressione in 'monoterapia', ovvero con un'unica molecola.

"Ma poiché l'ipertensione è una patologia multifattoriale - spiega infatti Fedele - per raggiungere l'obiettivo terapeutico il medico associa in genere due farmaci con meccanismi d'azione differenti e complementari, in modo da ottenere il risultato migliore in termine di efficacia e cercando di controbilanciare eventuali effetti collaterali". Circa il 60 per cento dei pazienti ipertesi, infatti, assume una combinazione di due molecole. "Il medico italiano - spiega tuttavia l'esperto - a differenza dei colleghi degli altri Paesi europei vede ridotta la sua possibilità di scelta perché, mentre nel caso delle combinazioni libere può prescrivere qualsiasi prodotto, nel caso di quelle fisse le uniche confezioni a sua disposizione sono sostanzialmente quelle con i diuretici".

"Evidenze epidemiologiche - prosegue l'esperto - cliniche, e farmacoeconomiche indicherebbero la necessità e l'urgenza di rendere disponibili, da parte del Ssn, le associazioni fisse ace-inibitori sartanici con i calcioantagonisti per il trattamento dell'ipertensione. Si tratta - prosegue Fedele - di un'ulteriore arma a disposizione del medico e del paziente per mettere fuori gioco l'ipertensione.

E' chiaro - precisa tuttavia - che la scelta della terapia va poi valutata paziente per paziente, personalizzando la cura in base alle caratteristiche dell'iperteso". Nell'incontro capitolino, gli addetti ai lavori hanno anche ricordato i risultati di uno studio internazionale, denominato 'Accomplish', che ha mostrato come la combinazione di una molecola che inibisce il sistema renina angiotensina e di un principio attivo che blocca i canali di calcio riduca del 20 per cento l'incidenza di eventi cardiovascolari in questi pazienti.

Evidenze farmacoeconomiche, inoltre, suggerirebbero che questa associazione fissa consente di ridurre il costo della terapia a carico del Ssn. Spese, del resto, destinate a salire vertiginosamente, perché l'esercito degli ipertesi conta ogni giorno nuovi 'arruolati'. "Colpa delle cattive abitudini - fa notare Fedele - di una dieta ricca di grassi, dello stress e della scarsa propensione a fare attività fisica"."Non a caso - gli fa eco Luciano Caprino, docente di farmacologia all'università Sapienza e presidente del Sifeit (Società italiana per gli studi di economia ed etica sul farmaco e sugli interventi terapeutici) - la spesa per i farmaci contro l'ipertensione è in aumento in tutti i Paesi industrializzati". E di certo il nostro non fa eccezione.

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SIMM, si rischia la "clandestinità sanitaria"

Nell'ambito della discussione sul pacchetto sicurezza, un emendamento proposto da cinque senatori della Lega propone due modifiche al comma 4 e comma 6, e l'abrogazione del comma 5 dell'articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull'immigrazione).

Questi commi, in particolare il 5, regolamentano "l'accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".

L'abrogazione e la modifica di questi passi è secondo la SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) "Un atto inutile e dannoso, anzi, pericoloso". Il provvedimento - teme la SIMM affidando i propri pensieri a un appello - creerebbe una barriera insormontabile per l'accesso e spingerebbe ad una "clandestinità sanitaria" pericolosa per l'individuo ma anche per la popolazione laddove possano esserci malattie trasmissibili.

Come medici e operatori sanitari - conclude il testo - ci appelliamo perché piuttosto che logiche di partito prevalga, alla luce delle evidenze tecnico scientifiche e di consolidate politiche sanitarie, un approccio intelligente e concreto di sanità pubblica come è già avvenuto nel 1995".

Per leggere il testo integrale dell'appello clicca QUI

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Quando rifiutare sfiora l'eutanasia

"Dovrà essere valutato caso per caso se la richiesta del paziente autonomo che, consapevolmente, rinuncia a determinate terapie, accettando così il decorso naturale della malattia, col supporto di doverose e appropriate cure palliative, possa configurare o meno l'ipotesi di una richiesta eutanasica".

Il Comitato nazionale per la bioetica (Cnb) chiarisce i termini di una difficile e contestata distinzione sul fine vita dei malati nel documento 'Rifiuto e rinuncia consapevole al trattamento sanitario nella relazione paziente-medico', che è stato votato venerdì dall'organismo della Presidenza del Consiglio.

"Quando, nel caso di paziente competente in condizione di dipendenza, la rinuncia alle cure richieda, per essere soddisfatta, un comportamento attivo da parte del medico - aggiunge il Cnb - va riconosciuto il diritto a quest'ultimo di astensione da comportamenti ritenuti contrari alle proprie concezioni etiche e professionali.

Tuttavia - evidenzia il documento - si ritiene necessario che il Sistema sanitario garantisca l'attuazione concreta ed effettiva della richiesta di rinuncia al trattamento sanitario avanzata dal paziente competente".

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L'accanimento passa dal consulto

Secondo il Comitato Nazionale di Bioetica, quando un medico si trova di fronte a dover stabilire se un dato trattamento si può inquadrare nell'ambito di un accanimento terapeutico, lo stesso può far ricorso a un consulente

Accertare se di fronte a un malato terminale ci sia o meno accanimento terapeutico è difficile. Dunque, il medico può fare ricorso a una opportuna consulenza. Questa una delle conclusioni del documento del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb) 'Rifiuto e rinuncia consapevole al trattamento sanitario nella relazione paziente-medico', al voto venerdì e anticipato dall'ADNKRONOS SALUTE.

"Non di rado - rileva il testo dei bioeticisti coordinati dal preside della Facoltà di giurisprudenza dell'università di Bologna, Stefano Canestrari - risulta particolarmente difficile accertare in concreto l'effettiva sussistenza di un accanimento clinico-diagnostico.

In tali casi, anche un'eventuale e competente richiesta di sospensione dei trattamenti da parte del paziente potrà utilmente contribuire al formarsi nel medico, supportato da una opportuna consulenza, di una adeguata valutazione del caso".

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Questioni etiche di inizio vita: la parola ai medici

E? stato approvato ieri, all?unanimità, a Ferrara, nella prestigiosa sede del Castello degli Estensi, il documento su ?Etica e deontologia di inizio vita?, della Federazione Nazionale dei Medici e degli Odontoiatri

Il Consiglio Nazionale della FNOMCeO, costituito da 103 presidenti di altrettanti ordini provinciali, ha così sintetizzato le proprie posizioni sulle questioni più dibattute di inizio vita, al termine di un importante convegno, che, tuttavia, ha visto cancellare una tavola rotonda con i politici dei diversi schieramenti, che avrebbero dovuto rispondere al quesito quale legislazione possibile sui temi eticamente sensibili.

Il documento approvato dalla FNOMCeO ha concluso un percorso. Un anno di lavoro, con l?attivazione di tavoli di discussione con numerose associazioni ed organizzazioni, rappresentative del pensiero e dell?esperienza sia laica che religiosa. Tra queste la Consulta di bioetica, Scienza e Vita, l?associazione Luca Coscioni, Madre Provetta, il Tribunale per i diritti del malato, Codici, Medicina e persona, oltre alle comunità religiose, musulmana, ebraica e valdese.

L?obiettivo del documento, quello di orientare ed offrire delle linee guida aggiornate ai medici per la loro prassi quotidiana, sempre più minata dall?incertezza scientifica e giuridica di offrire risposte definitive sulle questioni etiche di inizio vita.

Si è quindi proceduto, selezionando le domande ed individuando dei valori generali. Tra questi quelli che riconsegnano al medico la sua autonomia, passando per l?autodeterminazione del paziente, attraverso l?offerta e la proposta di una informazione, secondo la migliore conoscenza scientifica e medica disponibile, ma anche rispettando l?obiezione di coscienza del singolo medico, laddove prevista. Che, come ha sottolineato Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale ha il suo fondamento Costituzionale nell?art. 2 , a cui solo il magistrato non può appellarsi, dovendosi ispirare nelle decisioni solo alle leggi dello Stato ed, in particolare alla Costituzione.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è quale sia il limite oltre cui la coscienza del singolo medico non può andare. La risposta, già nota ai conoscitori del Codice deontologico (aggiornato nel 2006), è quella che individua il limite nel rispetto del diritto alla prestazione da parte del cittadino-paziente.

In particolare questo si evidenzia nella prescrizione del Levonorgestrel, il contraccettivo d? emergenza, meglio noto come ?la pillola del giorno dopo?. ?Nessun medico può sottrarsi ad dovere di fornire ogni utile informazione e chiarimento?, recita il documento della FNOMCeO, ma può sottrarsi alla richiesta di una prescrizione, per motivi di coscienza, con l?impegno ad inviare il paziente, nei tempi appropriati, ad un altro collega. Non è stata dunque accolta la proposta che il Levonorgestrel, essendo un contraccettivo e non un abortivo, possa sottrarsi, sia all?obiezione del medico che alla vendita esclusiva con la ricetta, come suggerito dal filosofo bioeticista Gilberto Corbellini, anche in qualità di rappresentante dell?associazione Luca Co scioni, in sede di convegno. Alcune ricerche scientifiche, ha controbattuto l?uditorio delle società scientifiche, avrebbero avanzato ancora dei dubbi sull?esatto meccanismo di questo farmaco, tanto che il documento della FNOMCeO ha, cautamente, inoltrato ad altre istituzioni, probabilmente al Ministero della Salute e ai suoi organi tecnici, anche la risposta al quesito se il Levonorgestrel possa essere venduto in luoghi diversi dalle farmacie.

?Su alcune questioni, ha affermato Amedeo Bianco, presidente della FNOMCeO, la forza delle evidenze scientifiche non è tale da fondare ragionevolmente, anche scelte etiche o di diritto, per questo la deontologia è un luogo di duro lavoro e difficile?.

Ciononostante, sempre presente, nero su bianco, nel documento dei medici, l?auspicio ad una maggiore diffusione delle campagne informative verso i giovani e contraccettive, non solo per prevenire una eventuale gravidanza indesiderata, ma anche per fare fronte alla trasmissione delle malattie virali ed infettive sessualmente trasmissibili (Hiv, epatiti, ecc).

Confermato un giudizio positivo sull?attuale regolazione dell?interruzione volontaria di gravidanza, la legge 194, di cui si invoca una maggiore attenzione alle parti non applicate sufficientemente e alla organizzazione dell?obiezione di coscienza, perché non si tramuti in una disfunzione dannosa per il cittadino. Auspicato nuovamente lo sviluppo ed il rafforzamento dei servizi territoriali, come i consultori.

Tuttavia, la riflessione sulla IVG è stata ricollegata, inevitabilmente, a quella sui nuovi progressi della neonatologia, riconosciuti da alcuni studi che hanno riaperto il dibattito sulla eventuale vitalità dei feti abortiti dopo i 90 giorni ( art 6/194).

La risposta è stata, ancora una volta, individuata nella stessa legge 194, laddove indica il limite, indipendentemente dalla volontà della madre, di rianimare il feto, solo ove sussista la possibilità di una vita autonoma. Lo stesso criterio è utilizzato nel caso dei feti nati prematuri. Sui quali la volontà dei genitori è tenuta in considerazione, ribatte il documento della FNOMCeO, in base ai termini di legge, ma si mettono in guardia i neonatologi dal rischio dell?accanimento terapeutico. Anche sulla vitalità ed i tassi di sopravvivenza sui feti prematuri di 22 -25 settimane, non vi è stata unanimità tra alcuni anestesisti e la Società dei perinatologi che hanno contribuito alla Carta di Firenze. La dottoressa Maria Serenella Pinotti dell?Ospedale Mayer di Firenze ha, infatti, messo in guardia i colleghi dall?essere ?eccessivamente interventisti? ed ha auspicato ?una maggiore serenità verso il fisiologico corso della natura?.

La questione etica, specifica, lo ricordiamo, fu sollevata un anno fa con forza, e strumentalizzata in vista delle elezioni politiche e della annunciata presentazione della lista pro life di Giuliano Ferrara. Fu posta, nell?ambito del lavoro di una commissione tecnica presso il Ministero della Salute da alcuni medici, ma ben presto rivelò di essere una falsa domanda, avendo già una risposta di metodo proprio negli articoli oggi citati dal documento FNOMCeO.

Più nette e chiare le posizioni rispetto alla Fecondazione Medicalmente Assistita ed, in particolare rispetto all? indicazione specifica di tre, del numero di embrioni da trasferire in un unico e contemporaneo impianto e rispetto al divieto di diagnosi genetica di pre-impianto. Entrambe le risposte sono state suggerite o quantomeno avvalorate dalla recente giurisprudenza in materia, che è stata aggiornata in corso di convegno, a Ferrara, dall? avvocato Gianni Baldini dell?Associazione Madre Provetta, che ha anche annunciato la richiesta già avanzata alla Corte Costituzionale di riunire le ordinanze di remissione sulla non manifesta infondatezza della incostituzionalità della legge 40. La Consulta, infatti, lo ricordiamo, si sarebbe potuta pronunciare sulla prima ordinanza, quella del TAR del Lazio, che abolì le prime linee guida della legge 40, il prossimo 4 novembre, ma ora potrebbe accogliere l?istanza e decidere contemporaneamente anche sull ?ordinanza del Tribunale di Firenze.

La Federazione dei medici, rispetto alla diagnosi genetica di pre-impianto, fa un passo avanti. Suggerisce, nel documento, anche un criterio di valutazione per l?accesso: quello di permetterlo solo per indagare ?Le malattie di cui siano noti i meccanismi di trasmissione e le devastanti espressività fenotipiche quoad vitam et valetudinem?, come recita il documento.

Monica Soldano
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25 ottobre 2008

Scuola, al Virgilio i docenti al fianco degli studenti

Mozione del Collegio dei Docenti del 23/10/08. - Il Collegio dei Docenti del Liceo Virgilio riunito in seduta straordinaria, a seguito di autoconvocazione, in data 23 Ottobre 2008:

  • ribadisce la posizione di decisa critica nei confronti dei provvedimenti del Governo relativi alla Scuola Pubblica, già espressa nella mozione votata in data 8 Ottobre 2008; rinnova la richiesta di ritiro dei provvedimenti e chiede l?apertura di un dibattito democratico sulla Scuola Pubblica in tutto il Paese;
  • condivide le ragioni che motivano la contestazione degli studenti cui si assiste in queste ore;
  • i docenti propongono, in questo particolare clima, di commisurare il loro lavoro all?organizzazione, in orario scolastico, insieme agli studenti, di incontri, riflessioni, momenti di espressione del dissenso, sempre nel pieno rispetto del diritto allo studio di ciascuno, della libertà di insegnamento dei docenti e delle forme di democrazia garantita dalle leggi dello Stato;
  • i docenti esprimono viva preoccupazione per le gravi parole pronunciate ieri dal Capo del Governo in relazione alla situazione presente.

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I genitori del Virgilio sostengono l'occupazione

I firmatari di questo comunicato, in qualità di genitori di studenti del Liceo Virgilio di Roma, intendono affermare il loro sostegno all'occupazione degli studenti in difesa della scuola pubblica.

La scuola pubblica, presidio di uguaglianza e di libertà non deve essere impoverita e sminuita costringendo le famiglie a pagare o le madri a smettere di lavorare.

In un paese in cui le disuguaglianze economiche non fanno che aumentare la scuola e la sanità pubbliche sotto attacco non a caso entrambe, sono la protezione maggiore per una collettività che vuole essere di uguali.

Senza uguaglianza non c'e' libertà.

Sosteniamo gli studenti del liceo Virgilio, difendiamo le nostre istituzioni democratiche.

Seguono firme

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23 ottobre 2008

Medici del territorio non in agitazione

Non ci sarà lo stato di agitazione dei medici di famiglia e del territorio, minacciato perché le Regioni non avevano accolto le richieste avanzate, in un documento, dai sindacati dei camici bianchi per il rinnovo del la convenzione.

A far cambiare idea, spiega la Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), l'incontro di ieri con la Sisac, ente delegato alla trattativa convenzionale. Un incontro molto positivo soprattutto sul piano delle richieste economiche.

La seduta di ieri, in cui si è affrontato il primo biennio contrattuale 2006-2007 dei medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, si legge in una nota unitaria della Fimmg e della federazione dei pediatri Fimp, "si è conclusa con piena soddisfazione delle parti, che hanno superato, attraverso una dichiarazione congiunta, tutti gli ostacoli che impedivano una rapida conclusione delle trattative".

"Il primo degli impegni assunti dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi e dal sottosegretario Francesca Martini al Congresso nazionale della Fimmg - dichiara Giacomo Milillo, segretario nazionale del sindacato - è stato puntualmente mantenuto". Piena soddisfazione esprime anche Giuseppe Mele, presidente nazionale Fimp, per "il risultato raggiunto nel pieno rispetto delle prerogative della pediatria italiana.

Mi associo al ringraziamento di tutte le organizzazioni sindacali per l'opera svolta dal Governo e, in particolare dal sottosegretario Francesca Martini, per il sostegno fornito, utile al raggiungimento di questo primo importante risultato".

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SMI, siamo sul binario giusto

E' ripartita sul giusto binario la trattativa per il rinnovo delle convenzioni dei medici di famiglia, del 118, delle guardie mediche, degli specialisti ambulatoriali e dei pediatri di libera scelta. Ne sono convinti i medici dell Sindacato medici italiani, Smi, dopo l'incontro di ieri con la Sisac, giudicato molto positivo.

"Le organizzazioni sindacali - si legge nella nota Smi - hanno presentato, nei mesi scorsi in un documento, una proposta alla Sisac e quindi al Comitato di Settore delle Regioni. Oggi (ieri ndr), dopo una lunga attesa, si è finalmente riaperta la trattativa. Ed è stata respinta al mittente la risposta del Comitato di settore al nostro documento" che non era piaciuta ai sindacati.

"Non passa - elenca la nota - il tentativo di aggiungere ulteriori oneri ai medici, accolto il pagamento degli arretrati per il primo biennio. Ferma la richiesta al Governo di maggiori risorse nella prossima finanziaria per la riorganizzazione delle cure primarie".

"Da tempo - ha dichiarato Maria Paola Volponi, responsabile nazionale della medicina generale dello Smi - chiediamo che prioritariamente si chiuda la parte economica, come dimostrazione del senso di responsabilità della politica nei confronti di un settore della sanità pubblica, con oltre 90 mila professionisti, che è senza contratto da tre anni.

Finalmente andiamo nella giusta direzione. Si ritorna alla proposta iniziale unitaria dei sindacati: si pagheranno gli arretrati per il primo biennio, si riconosce, senza demandare alle trattative regionali, il 4,85 per cento dell'inflazione programmata. Scongiurato il rischio di ulteriori oneri per i medici". Rimane il nodo "dell'esiguità delle risorse disponibili per la riorganizzazione delle cure primarie.

Su questa questione la posizione dello Smi è chiara: il Governo deve prevedere in Finanziaria stanziamenti adeguati, non si può continuare a pensare di riformare la nostra sanità del territorio a 'costo zero', scaricando sul lavoro dei medici il peso e le contraddizioni di un settore con scarsi investimenti", conclude Volponi.

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Fp Cgil, un bel passo avanti

"Un bel passo avanti per il rinnovo delle convenzioni" della medicina generale. Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici, e Nicola Preiti, coordinatore nazionale Fp Cgil medici di medicina generale, commentano così l'incontro di ieri alla Sisac e la firma di una dichiarazione congiunta, che ha scongiurato lo stato di agitazione dei camici bianchi del territorio.

Si prevede, spiegano, "l'intero utilizzo dell'aumento del 4,85 per cento nella contrattazione nazionale. Abbiamo così scongiurato la possibilità di suddivisione degli aumenti contrattuali nelle due tranche, prima del 2,85 per cento a livello nazionale, e successivamente del 2 per cento a livello regionale.

Dovremo però vigilare - sottolineano Cozza e Preiti - affinché l'obbligo di adesione dei medici alle aggregazioni - contenuto nella piattaforma negoziale - non comporti un aggravio lavorativo, magari con una riduzione dei compensi". Ma il giudizio, nel complesso, è positivo. "Si tratta comunque di un bel passo in avanti, che consentirà, a partire dall'incontro del 30 ottobre alla Sisac, di aprire un reale tavolo di trattativa, che si dovrà chiudere nel più breve tempo possibile", affermano.

Condivisa anche la scelta di "destinare le risorse che si renderanno disponibili per il secondo biennio economico 2008-2009 alla riorganizzazione delle cure primarie". Un obbiettivo "più volte rivendicato dalla Fp Cgil medici, che dovrà vedere un impegno concreto del Distretto per la messa in campo di risorse che consentano di costruire il pilastro del territorio, con un rilancio del processo di aggregazione dei medici convenzionati, che non veda più a carico del singolo impegni sempre più gravosi, quali studi e personale, e che superi la figura della guardia medica, per arrivare a un'unica figura professionale del medico di medicina generale", concludono.

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Vicino il rinnovo delle convenzioni

Ripresa positiva per le trattative per il rinnovo della convenzione della medicina del territorio. La parte pubblica e i sindacati di categoria sono arrivati ieri alla firma di un documento congiunto, che supera i dissapori delle precedenti fasi della trattativa, e da cui ripartirà il negoziato il 30 ottobre, data del prossimo incontro alla Sisac.

Le organizzazioni sindacali mediche e delle altre professionalità sanitarie - spiega in una nota Federazione medici Uil-Fpl - hanno ottenuto la riformulazione del secondo comma del punto 1 del documento integrativo della piattaforma negoziale di parte pubblica, fatta pervenire dal Comitato di settore delle Regioni per la sanità e ritenuta penalizzante dai sindacati, che l'avevano respinta al mittente.

La nuova dichiarazione congiunta, sottoscritta dalle parti, prevede il mantenimento dell'incremento della quota del 4,85 per cento del primo biennio 2006/2007 anche per tutto il 2008, e l'utilizzo di tutte le risorse disponibili del secondo biennio 2008/2009 per la riorganizzazione delle cure primarie a partire dal 2009.

"La dichiarazione congiunta rappresenta un grande passo in avanti verso la soluzione del negoziato per il contratto della sanità convenzionata nel suo complesso", commenta Armando Masucci, segretario generale di Federazione Medici aderente alla Uil-Fpl. "Il negoziato riprenderà sulla parte normativa il prossimo 30 ottobre, in particolare sui quattro punti proposti dal Comitato di settore nel proprio documento integrativo della piattaforma negoziale Sisac - spiega - ferma restando la necessità di definire anche la specificità della medicina veterinaria specialista convenzionata".

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Quattordici esperti per il Testamento

Saranno quattordici gli esperti che, nelle prossime settimane, saranno ascoltati dai membri della Commissione Sanità del Senato nell'ambito dei lavori sulla legge sul testamento biologico. Ad una lista iniziale molto breve, di soli sette nomi, il Partito Democratico è riuscito a fare aggiungere altre sette audizioni inserendo i rappresentanti delle società scientifiche che dovranno illustrare alcuni aspetti tecnici relativi ai punti più controversi del dibattito in corso, in particolare sulla nutrizione e sull'idratazione artificiale.

Nelle prossime settimane saranno convocati i costituzionalisti Antonio Baldassarre, Piero Alberto Capotosti e Gustavo Zagrebelsky, il Presidente del Comitato nazionale di bioetica Casavola, Teresa Petrangolini del Tribunale per i diritti del malato, Vasco Errani per la Conferenza stato-regioni, Franco Cuccurullo presidente del Consiglio superiore di sanità, Amedeo Bianco dell'Ordine dei Medici (FNOMCEO). Saranno inoltre convocati i rappresentanti delle società scientifiche dei chirurghi, dei medici legali, degli anestesisti e rianimatori, dei neurologi e infine gli esperti di nutrizione e idratazione artificiale.

"E' fondamentale - afferma Ignazio Marino, capogruppo PD in Commissione sanità - che nel momento in cui affrontiamo la discussione su una legge strettamente connessa con la medicina e con la scienza, la questione non venga trattata solo dal punto di vista del diritto. Per questo ho insistito, durante la riunione dell'ufficio di presidenza, affinché venissero inseriti tra gli esperti che ascolteremo anche i rappresentanti delle varie discipline mediche interessate alla materia.

Alcuni senatori hanno espresso delle perplessità nel procedere in questa direzione ma alla fine la ragionevolezza ha prevalso e sarà proprio grazie alle audizioni che potremo avere delle informazioni scientifiche, e quindi difficilmente contestabili, sulle questioni mediche più controverse. Il rischio di fare una legge senza conoscere i dettagli tecnici della medicina è quello di ritrovarsi con una norma antiscientifica e alla fine non applicabile. D'altra parte, la legge condizionerà le decisioni che i medici potranno prendere al letto del malato e di conseguenza riterrei inaccettabile non consultarli nel momento in cui ci si prepara a definire il testo della legge".

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Raggiunto l'accordo sui LEA

Il Governo e le Regioni hanno raggiunto un'intesa sui nuovi livelli essenziali di assistenza

Entrano tra le prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale il vaccino anti-Hpv per la prevenzione del tumore alla cervice uterina e il parto indolore, e si allunga contemporaneamente l'elenco delle malattie rare. Vengono escluse, invece, 54 prestazioni considerate obsolete, altre 94 entrano a far parte dell'elenco ad alto rischio di inappropriatezza, mentre ulteriori 13 vengono previste solo per alcuni casi specifici. A rendere nota l'intesa è il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, che ha incontrato le Regioni ieri nella sede del ministero in Lungotevere Ripa. L'accordo, tuttavia, viene definito dal sottosegretario "un'intesa di massima", raggiunta con la "maggioranza delle Regioni", ma con "il distinguo della Lombardia", che non sembra pienamente convinta dell'accordo con l'Esecutivo.

Il costo complessivo dei nuovi Lea dovrebbe combaciare perfettamente con il Fondo sanitario nazionale, che per l'anno ormai alle porte ammonta a 102 miliardi di euro. Un risultato che verrà raggiunto anche con una 'sforbiciata' ai posti letto, già scritta nella manovra triennale varata dall'Esecutivo (dl 112) e ribadita nell'intesa raggiunta con le Regioni. Il taglio complessivo potrebbe superare le 25 mila unità, se l'indice dei posti letto dovesse passare dall'attuale 4,5 ogni mille abitanti a 4 per mille.

Quel che è certo è che i posti letto dovranno scendere di numero, perdendo almeno qualche centesimo di punto percentuale rispetto ai parametri attuali (si calcola 5-7 mila posti letto in meno ogni volta che si riduce di 0,1 l'indice ogni mille abitanti). Tornando all'accordo sulle prestazioni raggiunto, il nuovo nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili - fermo al '99 - "deve ancora essere definito", conferma Fazio.

Mentre per quanto riguarda le 54 prestazioni uscite di scena, tra queste contiamo l'angioscopia percutanea, il test della secretina, la flebografia renale, la risonanza magnetica mammaria mono e bilaterale. Tra le 94 ad alto rischio di inappropriatezza, invece, rientrano tac e radiografie, ma anche l'esame della colesterolemia.

Per queste, le Regioni dovranno prevedere specifici programmi per far sì che vengano eseguite solo quando il cittadino ne ha reale bisogno. Ovviamente la strada appare più in salita per quelle Regioni che, su questo fronte, hanno fatto ben poco, mentre chi ha già battuto la strada dell'appropriatezza avrà vita più facile. Ma proprio su questo punto si solleva il malcontento della Lombardia, stando a quanto riferito dal sottosegretario. "Secondo la Lombardia - spiega Fazio a margine dell'incontro - alcune Regioni finirebbero per esserne penalizzate".

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Che Berlusconi non tocchi i nostri ragazzi

Se oserà soffocare a manganellate l?opposizione giovanile che spontaneamente sta nascendo in tutta Italia, esporrà il Paese a rischi ben più gravi di una crisi finanziaria.

L?infiltrazione di frange violente potrebbe esasperare la protesta, finora civile e democratica, trasformando le nostre città in innumerevoli banlieus parigine. Il pericolo è alto, come lo spiegherà ai suoi elettori a cui ha promesso ordine e sicurezza?

Inoltre, il Premier ha probabilmente dimenticato che l?ingresso delle forze dell?ordine nei luoghi deputati all?istruzione, è subordinano all?autorizzazione dei rettori e dei presidi. D?altra parte, essendo anche loro in prima fila, insieme agli insegnati e agli studenti (di destra e di sinistra), che istruzioni darà a Marroni? Quella di randellare chiunque?

Auspichiamo che Berlusconi si comporti non da caimano, ma da buon padre di famiglia. E lo farà, senz?altro. Preferiamo pensarlo. Siamo sicuri che la dichiarazione sull?impiego della polizia sia frutto di un momentaneo squilibrio ormonale, passato il quale, si renderà conto delle conseguenze anche internazionali a cui andrà incontro.

Sarà sufficiente un solo pestaggio consumato all?interno di una scuola e certificherà al mondo intero l?esistenza, in Italia, di un regime che impedisce il confronto parlamentare e sopprime le manifestazioni di dissenso. Un premier, padrone di giornali e televisioni, in un paese già accusato di razzismo, con l?esercito per le strade e la polizia nelle università! Potrà ancora sedere al G8?

Aspettiamo tutti la solita rettifica dal titolo: ?sono stato frainteso?. Saremo tutti felici di cestinare quelle parole irresponsabili nell?archivio delle simpatiche ?castronerie? berlusconiane. In fondo, è pur sempre un signore di una certa età..

Mauro David

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22 ottobre 2008

Diabete e prevenzione primaria con aspirina

Non sono state riscontrate prove del fatto che l'aspirina o altri antiossidanti siano di qualche beneficio nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari nei pazienti diabetici con arteriopatie periferiche asintomatiche.

Ciò indica che alcune linee guida che suggeriscono l'uso dell'aspirina in pazienti diabetici liberi da malattie cardiovascolari andrebbero revisionate.

Nel tentativo di ridurre ulteriormente il rischio clinico i dati sull'aspirina sono stati estrapolati alla prevenzione primaria, ma di fatto in questo ambito le prove a favore dell'aspirina sono deboli, in particolare nella popolazione diabetica.

L'aspirina stessa peraltro non è scevra da rischi, rappresentando una delle più comuni cause farmacologiche di ricovero. In totale, sette studi ben controllati dimostrano l'inefficacia dell'aspirina nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari anche nei soggetti a maggior rischio.

Benchè si tratti di un farmaco economico e disponibile universalmente, essa andrebbe prescritta solamente ne pazienti con malattie cardiovascolari conclamate e sintomatiche.

(BMJ online 2008, pubblicato il 21/10)

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Anche Fp Cgil in sciopero a novembre

Novembre 'caldo' sul piano sindacale anche per i camici bianchi. I medici e i veterinari della Fp Cgil hanno infatti aderito allo sciopero nazionale del pubblico impiego proclamato da Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Pa e Uil-Fpl, articolato nelle tre giornate del 3 novembre per le regioni Toscana, Umbria, Marche, Lazio, del 7 per Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, e del 14, per Campania, Molise, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.

Tre i motivi principali dello sciopero, restituzione alla contrattazione delle cifre sottratte dalla manovra del Governo; stanziamento nella legge Finanziaria di risorse sufficienti a rinnovare i contratti nazionali di lavoro, ribadendo l'intangibilità del contratto nazionale su due livelli. E, infine, si chiede la stipula di un accordo sul nuovo modello contrattuale che riconfermi l'unicità per il lavoro privato e pubblico.

"E' il primo sciopero, da quando al governo c'è Silvio Berlusconi - ha spiegato Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici - che vede l'adesione dei dirigenti medici e veterinari, insultati dal ministro Renato Brunetta con il mai ritirato 'i macellai non sono pochi', e vessati da norme inique come la decurtazione per le assenze di malattia, la rottamazione per chi ha raggiunto i 40 anni di contributi, l'abbandono del precariato, la mancata rivalutazione della indennità di esclusività".

Per Cozza "la maggiore picconata ai dirigenti medici e veterinari è stata però data con il taglio delle risorse per la sanità pubblica, e con l'indicazione della strada del privato contenuta nel Libro verde". Il sindacalista, infine, si augura che "nelle prossime settimane, perdurando perfino la mancata apertura dei tavoli di confronto con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi già annunciati per settembre, si possano attuare iniziative comuni anche con le altre organizzazioni sindacali mediche e veterinarie, che già hanno protestato per le scelte del Governo con lettere e manifesti".

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Roma, Falconi confermato presidente

Mario Falconi è stato riconfermato presidente dell'Ordine dei medici e degli odontoiatri di Roma. Sono stati nominati, infatti, i nuovi vertici dell'Ordine romano, dopo le elezioni del 10 e 12 ottobre che hanno rinnovato la fiducia al gruppo che ha guidato l'ente negli ultimi tre anni.

Oggi il Consiglio direttivo, infatti, ha definito, all'unanimità, le nuove cariche che guideranno - per il triennio 2009-2011 - il più numeroso ordine professionale italiano, circa 40 mila iscritti. Oltre Falconi, riconfermato anche Benito Meledandri come presidente onorario.

Mentre Donato Antonellis sarà il nuovo vicepresidente. Segretario del nuovo Consiglio è Filippo Custureri, mentre nell'incarico di tesoriere è stato confermato Vincenzo Scarpino. Per il collegio dei revisori la presidenza è andata a Francesco La Commare e la Commissione odontoiatri rimane affidata a Claudio Cortesini.

"L'ampio consenso ottenuto dalla lista 'Professionalità e lavoro medico' alle recenti votazioni per il rinnovo dei vertici dell'Ordine - ha sottolineato Falconi - ha permesso di dare continuità tra la passata e la nuova gestione.

Per questo, accanto a un cambio in alcuni incarichi, è stato scelto di riconfermare coloro che hanno già svolto molto bene la loro opera negli organi direttivi, dimostrando di saper difendere e modernizzare la professione medica che, negli ultimi anni, attraversa momenti assai difficili e deve ritrovare dignità, indipendenza e l'originario e imprescindibile spirito deontologico che ne è alla base. A tutti i colleghi eletti e a quelli cui sono stati affidati oggi gli incarichi di maggiore responsabilità, auguro buon lavoro".

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Nasce registro italiano della poliartriti

Nasce il Registro multicentrico delle poliartriti, infiammazioni che colpiscono contemporaneamente tre o più articolazioni. Tra le patologie reumatiche che rientrano nella temibile sfera - e che dunque faranno capolino nel Registro presentato oggi in un incontro a Bari - anche artrite reumatoide, spondilite anchilosante, artrite psoriasica e artrite idiopatica giovanile.

Obiettivo dell'iniziativa è facilitare la diagnosi precoce e migliorare la qualità di vita dei pazienti alle prese con queste malattie, ottimizzando l'assistenza con benefici per il malato reumatico e per le casse del Sevizio sanitario nazionale.

Il registro è un database nato da un'idea dell'Anmar (Associazione nazionale malattie reumatiche) e del Gisea, un gruppo di studio italiano che comprende attualmente 20 centri in tutta la Penisola dedicati alle 'Early Arthritis Clinics', ovvero strutture cliniche che permettono al paziente un accesso facilitato, una diagnosi rapida - cioè entro 15-20 giorni al massimo - e l'impostazione di una terapia adeguata, così da evitare un'invalidità futura. Diagnosi precoci e cure giuste avviate entro i tre mesi dalla comparsa dei primi sintomi, assicurano infatti gli esperti riuniti a Bari, sono un salvagente a cui aggrapparsi per arrestare la malattia.

Il Registro consentirà di monitorare meglio i pazienti, oltre ad agevolare non di poco il lavoro dei camici bianchi. Raccoglierà, infatti, tutte le informazioni sulle poliartriti ma anche sugli eventi avversi alle terapie in uso, consentendo la valutazione su un gran numero di casi e fornendo notizie preziose su come trattare in futuro i pazienti. "Soprattutto nel caso delle poliartriti - spiega infatti Giovanni Lapadula, docente di reumatologia all'università di Bari - la scommessa attuale è quella di determinare il momento migliore in cui intervenire, con che tipo di farmaco e con quali dosi".

Da oggi, con la costituzione del Registro, sarà possibile per gli addetti ai lavori mettere in rete le informazioni necessarie per conoscere e curare la malattia, garantendo lo scambio di competenze e dati a livello nazionale. Si mira, in altre parole, a battere sul tempo le patologie che mettono fuori gioco le nostre articolazioni.

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LEA, Fazio spera nell'accordo

Nei nuovi LEA è prevista una stretta su esami radiologici per patologie osteoarticolari, tranne che per malati tumore

"Speriamo di raggiungere domani l'accordo con le Regioni sui nuovi Lea", i livelli essenziali di assistenza garantiti dal servizio sanitario nazionale. Questo l'auspicio del sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio. Oggi i sottosegretari al Welfare Ferruccio Fazio e Francesca Martini si confronteranno con gli assessori alla Sanità delle Regioni sul testo finale elaborato dal gruppo tecnico misto di esperti ministeriali e regionali. "Verrà riesaminato anche - annuncia Fazio - il contenuto del nomenclatore tariffario dei presidi sanitari e degli ausili". La ratio generale alla base dei nuovi Lea, ricorda il sottosegretario, prevede "l'eliminazione delle prestazioni obsolete a vantaggio di quelle più moderne, e l'adozione di strumenti più idonei per l'appropriatezza. Su questo fronte i tecnici del ministero e delle Regioni hanno registrato un'ampia convergenza".

E qualche esclusione, evidentemente su cui c'è accordo con le Regioni, è stata anticipata. Si tratta "del test alla secretina, l'elettrolisi e altre epilazioni cutanee, l'ipertermia che si è dimostrata scientificamente non utile". E ancora, "gli esami radiologici per gli apparati osteoarticolari - spiega Fazio - hanno ampi margini di inappropriatezza. Dunque, fatti salvi i malati di tumore, negli altri casi i nuovi Lea si baseranno su indicazioni cliniche o sui volumi di prestazioni fissati dalle Regioni, come per i Drg, necessari a definirne l'appropriatezza".

Fazio ricorda ai senatori che "poiché la definizione dei Lea è subordinata all'approvazione delle Regioni, è praticamente impossibile condurre con loro una trattativa e comunicare prima le decisioni del Governo al Parlamento. Lo avremmo fatto volentieri - spiega - ma avrebbe portato all'impossibilità di arrivare all'accordo finale.

Che spero arrivi domani. Oggi però - prosegue - ho più elementi, tanto che se questa audizione fosse stata 15 giorni fa vi avrei detto meno di quanto ho fatto oggi". Una cosa però il sottosegretario rimarca, e cioè che "la revisione dei Lea non ridurrà l'ampiezza della tutela sanitaria, e nel contempo comporterà un minore onere per il Ssn". Confermata la vaccinazione contro il Papillomavirus umano per le dodicenni, come stabilito dal precedente Governo, ma nessuna estensione delle indicazioni, "causa mancanza di risorse, che purtroppo non sono illimitate".

Tempi un po' più lunghi, invece, per la definizione dei livelli dell'assistenza protesica. "Su questo fronte sta lavorando la collega Francesca Martini, impegnata a definire ipotesi migliorative. Un'intesa potrebbe arrivare in 15 giorni". Altro nodo che non verrà risolto interamente domani è quello delle malattie rare. Infatti Fazio afferma che "la bozza dei nuovi Lea contiene l'elenco di quelle riconosciute, mentre per le prestazioni a esse collegate ci si confronterà in un secondo momento".

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21 ottobre 2008

Hiv: test non sempre adeguati

I test immunologici commerciali possono talvolta fallire nel confermare la presenza di un'infezione da Hiv.

Attualmente i protocolli di controllo per l'Hiv generalmente implicano esami di rilevamento combinati ad alta sensibilità basati su anticorpi e/o antigeni specifici, seguiti da un esame di conferma meno sensibile ma più specifico, che rappresenta lo stadio finale.

Alcuni pazienti allo stadio terminale però potrebbero non produrre anticorpi contro antigeni specifici dell'Hiv, e potrebbero pertanto dare luogo a risultati indeterminati o negativi ad alcuni test, sulla base dell'antigene impiegato: si tratta di eventi piuttosto rari, e non significa che questi test non debbano essere usati, ma comunque in caso di risultati equivoci, se il paziente manifesta chiaramente segni e sintomi dell'infezione, dovrebbe essere praticato un esame alternativo, come un Western blotting o un esame di rilevamento dell'RNA virale.

Bisogna anche tenere conto del fatto che, man mano che si progredirà verso uno screening più universale dell'Hiv, è probabile che il numero di risultati indeterminati o equivoci vada ad aumentare.

(J Med Virol 2008; 80: 1515-22)

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SIC: troppi i reparti replicati

In Italia sono ancora troppi i 'reparti fotocopia' di chirurgia all'interno di uno stesso ospedale, tante cattedre diverse che erogano, più o meno, le stesse prestazioni chirurgiche a scapito dell'eccellenza e dei risultati. Riorganizzare e razionalizzare questi reparti in unità funzionali di alta specializzazione chirurgica potrebbe permettere di ridurre significativamente la mortalità per interventi di chirurgia maggiore, oltre che, ovviamente, di razionalizzare le risorse.

A sostenerlo è Carlo Staudacher, direttore del dipartimento di chirurgia generale e specialistica dell'istituto scientifico San Raffaele di Milano e professore straordinario di chirurgia generale all'università Vita-Salute, in occasione del congresso nazionale della Società italiana di chirurgia (Sic) in corso a Roma. Staudacher ha riportato i risultati positivi della riorganizzazione gestionale delle chirurgie della sua struttura, ora accorpate in un unico dipartimento di alta specializzazione.

"C'è un'ampia documentazione scientifica americana - insiste - che dimostra che il tasso di insuccesso di un intervento in termini di mortalità può essere fino a tre volte maggiore se l'operazione si svolge in una struttura che non é specializzata per quell'intervento".

Nel nostro Paese, ha spiegato Staudacher, l'organizzazione ospedaliera è ancora caratterizzata dalla costituzione negli ospedali di unità operative di chirurgia dove i chirurghi possono effettuare tutti gli interventi per i quali si ritengono competenti e idonei. Ne consegue uno scenario ospedaliero in cui coesistono veri e propri 'reparti fotocopia' che fanno tutti più o meno bene le stesse cose.

Il punto critico di questa organizzazione è che troppo frequentemente l'impostazione metodologica delle singole unità si diversifica in modo notevole l'una dall'altra, con le comprensibili conseguenze per il paziente: un paziente con una certa patologia potrà essere trattato in modo diverso all'interno dello stesso nosocomio a seconda che afferisca a una chirurgia piuttosto che a un'altra. Mentre "l'individuazione di aree di alta specializzazione chirurgica - assicura l'esperto - conferisce all'ospedale la possibilità di offrire ai pazienti le prestazioni migliori con i risultati migliori".

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Italia avanti nella chirurgia robotica

L'Italia seconda al mondo per la chirurgia robotica. Sono stati infatti 1.585 i casi trattati in 29 ospedali italiani nel 2007. A detenere il primato sono gli Stati Uniti che, su 719 sistemi installati nel mondo, ne hanno 545 contro i 119 in Europa.

L'Italia supera anche Francia (18 ospedali con un robot in sala operatoria), Germania (13) e Regno Unito (9). Si conferma, dunque, la forte predisposizione del nostro Paese all'innovazione in campo chirurgico. La buona notizia arriva da Luciano Casciola, direttore della struttura complessa di chirurgia generale dell'ospedale San Matteo di Spoleto, in occasione del congresso nazionale della Società italiana di chirurgia (SIC), in corso a Roma e giunto alla sua centodecima edizione.

A beneficiare dei robot in sala operatoria saranno "sempre più i pazienti con neoplasie maligne. E' infatti proprio in questo settore - sottolinea Casciola - che vediamo la massima applicazione e sviluppo della chirurgia robotica, tanto da ritenere che in un prossimo futuro la maggior parte degli interventi oncologici possano essere eseguiti attraverso un robot".

La chirurgia robotica consente al medico di praticare un intervento chirurgico manovrando, a distanza, un robot non completamente autonomo ma capace di eseguire manovre comandate e di grande precisione. E' una tecnica entrata in uso nell'ultimo decennio e rappresenta un'evoluzione della chirurgia laparoscopica, la metodica che rende possibile interventi chirurgici all'addome e al torace con piccoli fori cutanei. Rispetto alla chirurgia laparoscopica tradizionale, però, quella robotica presenta alcune differenze importanti.

Il chirurgo è distante fisicamente dal campo operatorio e siede a una consolle, dotata di un monitor che proietta immagini 3D, dalla quale comanda il movimento di bracci robotici. A questi vengono fissati i vari ferri chirurgici miniaturizzati - pinze, forbici, dissettori - che un'equipe presente al tavolo operatorio provvede a introdurre nella cavità sede dell'intervento.

L'impiego del robot ha il vantaggio di consentire una visione tridimensionale con un'immagine più ferma, e di rendere le manovre più delicate e fini, anche perché gli strumenti chirurgici sono articolati alla estremità del braccio robotico che resta più distanziato dal corpo del paziente rispetto a quanto sia possibile alla mano del chirurgo.

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Screening sordità nei LEA

Sarà previsto anche lo screening neonatale contro la sordità per tutti i bambini nei nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea), al centro del tavolo di discussione tra Stato e Regioni, la cui prossima riunione è fissata per il 23 ottobre e potrebbe essere "anche quella definitiva".

E' l'auspicio del sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, intervenuto alla presentazione della Giornata nazionale Airs per la lotta alla sordità - in programma il 29 ottobre - ieri a Roma al Palazzo dell'informazione del Gruppo Adnkronos. Per quanto riguarda la possibilità di chiudere la partita dei Lea "i segnali sono positivi", ha spiegato Fazio.

"Sono ottimista e spero in un rapido accordo con le Regioni". Anche se , ha sottolineato Fazio, in generale "non si tratta di una cosa semplice". Per quanto riguarda invece la prevenzione della sordità il sottosegretario ha spiegato la necessità di intervenire il prima possibile. "La diagnosi di sordità prenatale - ha detto - va fatta molto precocemente perché soltanto dopo pochi mesi dalla nascita le possibilità di intervento sono inferiori.

E visto che oggi ci sono metodologie per intervenire è giusto che ci siano Lea in questo campo". In tema di aiuto alle persone con deficit uditivi Fazio ha anche ricordato che con le Regioni, in una fase successiva alla definizione dei Lea prevista nei prossimi giorni, si approfondirà il problema delle protesi: impianti cocleari, "che nelle nostre intenzioni saranno sostituibili con altri apparecchi se non più adeguati", e apparecchi acustici, digitali e non.

Ma si parlerà anche di altri importanti supporti per le persone con difficoltà uditive, come i telefoni ad accesso facilitato, quelli a controllo a distanza e i videotelefoni.

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Troppe differenze per le palliative

Italia a tre velocità per le cure palliative e la riabilitazione dei malati di tumore. "C'è ancora oggi una grande disparità fra Nord, Centro e Sud. Se in alcune aree la copertura è solida, come in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana, restano alcune regioni 'orfane': Abruzzo, Basilicata, Puglia, Calabria, Campania e Sardegna".

Lo dice Franco De Conno, direttore dell'Associazione europea medicine palliative, commentando il 'Libro bianco sulla riabilitazione oncologica in Italia', promosso dalla Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia) e presentato ieri a Roma. Il volume dimostra che non è tanto una questione di denaro. "Queste regioni sono rimasta orfane nonostante il finanziamento ci sia stato, attraverso la legge Bindi. Ma per qualche motivo i fondi non sono arrivati a destinazione. Così i malati o sono costretti a spostarsi, o non sono assistiti per questi due aspetti", prosegue l'esperto. Migrazioni e viaggi della speranza ancor più tragici, evidenzia De Conno, se si pensa a malati di cancro che hanno bisogno di fare riabilitazione mirata. E di fronte a un Sud più lento e a un Nord che corre, al Centro le cose finalmente si muovono.

Oltre al caso-Toscana, "nel Lazio ad esempio la situazione delle cure palliative è migliorata, mentre per la riabilitazione oncologica - rileva De Conno - c'è ancora da fare".

In particolare negli ultimi 10 anni "nel Lazio la situazione delle cure palliative è cambiata radicalmente, specie a Roma - sottolinea Francesco Cognetti, responsabile del Dipartimento di Oncologia dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, nella Capitale - Eravamo costretti a tenere alcuni pazienti ospedalizzati per giorni - ricorda - ora invece, grazie ad associazioni no profit e a strutture ad hoc le cose sono cambiate.

Occorre però rispondere in modo adeguato anche ai tanti che sopravvivono al tumore: c'è moltissimo da fare per la riabilitazione oncologica". E se Antonio Tomassini (Pdl), presidente della Commissione sanità del Senato e 'padrino' del Libro bianco, ha detto che "stiamo adoperandoci in Parlamento per una legge che parli di riabilitazione e cure a 360 gradi, per vincere la sfida della qualità di vita dei malati di cancro", secondo De Conno a questo punto "è davvero essenziale che decolli finalmente il tanto atteso Piano oncologico. Perché quelle di oggi - conclude - non restino solo parole".

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Oncologia in linee guida su riabilitazione

Sono già presenti nei LEA. Si lavora per addendum da presentare alla conferenza Stato-Regioni

"Pensiamo di portare alla Conferenza Stato-Regioni un addendum rispetto alle Linee guida sulla riabilitazione varate nel '98, in modo da includere la riabilitazione oncologica e meglio orientare le attività del Ssn".

Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, alla presentazione, ieri a Roma, del Libro bianco sulla riabilitazione oncologica in Italia, realizzato dalla Federazione della associazioni di volontariato in oncologia (Favo) e dall'Istituto nazionale dei tumori di Milano.

Purtroppo, infatti, da questo punto di vista il Ssn "è a macchia di leopardo - rileva il ministro - sostanzialmente la riabilitazione oncologica è già nei Lea: il problema, dunque, non è formale, ma di prassi.

E la riabilitazione oncologica in alcune realtà è molto evoluta, in altre assente".

Proprio per colmare queste lacune Sacconi ha pensato a un addendum che, secondo il presidente della Favo Francesco De Lorenzo, dovrebbe essere pronto per fine anno.

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20 ottobre 2008

Siamo solo noi. Le malattie rare: storie di persone eccezionali

L'intevista

L?autrice, Margherita De Bac, nota giornalista del Corriere della Sera, in prima fila soprattutto sui temi della salute, della bioetica e della sanità, ha raccontato a Vita di Donna, come è nata la sua passione civile, ma anche il suo interesse professionale sulle malattie rare e come è arrivata a concepire questo libro testimonianza ed inchiesta allo stesso tempo, il cui ricavato sarà devoluto alle associazioni che lottano contro le malattie rare.

Perché questo libro?

Di malattie rare non si parla mai, così ho pensato che fosse bene che invece questo tema uscisse allo scoperto. Ed ho deciso di parlarne attraverso quindici storie che raccontano altrettante malattie, per lo più attraverso la testimonianza diretta delle madri. Storie non solo toccanti, ma molto significative, che dal punto di vista giornalistico sarebbe stato un peccato lasciare inedite.

Un libro per certi versi drammatico, ma anche forte e pieno di speranza, non è così?

Si è vero, si parte dal narrare il difficile percorso che porta a scoprire le malattie di questi bambini, ereditate dalla nascita. La diagnosi è difficile per le malattie rare, la cura ancora di più. Ma, poi, invece, grazie all?amore e alla tenacia di queste mamme, qualche cura si sta cominciando a trovare. Bambini, che secondo i medici erano destinati a diventare ?dei vegetali?, ora giocano, vanno a scuola pur con alcune difficoltà, ma vivono.

Ed il significato del titolo ?Siamo solo noi?, cosa vuole dirci ?

Descrive l?isolamento di queste persone ma anche il desiderio di vivere sia delle madri che dei figli, c?è la speranza nella ricerca e la generosità verso gli altri. Ogni famiglia mi ha condotta all?altra come con una catena di solidarietà.

La giornalista che è in te cosa ha scoperto di nuovo?

Nel libro c?è anche una piccola inchiesta in cui ho indagato il mondo delle malattie rare. Ogni malattia è rappresentata anche solo da un manipolo di persone, il rapporto può essere di 5 su 10.000 a volte una decina, che restano isolate perché nessuna sa dell?altra. A volte si cercano ed in alcuni casi organizzano delle associazioni. Il fatto stesso di potersi unire può determinare la riscossa, in Italia, i malati, sono 5 milioni . Ho visitato alcuni centri in giro per l?Italia, sono stata all?Istituto Superiore di Sanità. Le malattie rare censite dall?ISS sono 750, ma la Organizzazione Mondiale della Sanità ne denuncia 7000, la più rara è l?emiplegia alternante con 40 casi e cause ignote ad oggi.

Quali considerazioni al termine di questa esperienza professionale ed umana?

Se scrivessi oggi il libro, esprimerei molte perplessità su come è stato gestito il progetto Malattie Rare in Italia, di cui è coordinatore l?Istituto Superiore di Sanità. Il merito di essere stato il primo Istituto Pubblico a partire in Europa, con un progetto del 1998, tradotto nel 2001 in un Decreto ministeriale, non ha avuto la capacità di produrre molti risultati utili, né quelli attesi.

Come si articola il sistema di ricognizione dei dati?

Il sistema federale su cui si articola la ricognizione delle malattie rare sul territorio nazionale con registri regionali, ha impiegato oltre 7 anni per iniziare a lavorare. Tanti fondi investiti per l?apertura di un Registro istituito nel 2001, che è ancora una macchina vuota. Dovrebbe sapere almeno quante sono le malattie rare in Italia e quanti malati ci sono. Ma le segnalazioni che arrivano dai centri non sono stati ancora elaborati

Cosa pensano le famiglie dei malati?

Molto malcontento tra le famiglie per questo. Mi auguro che qualcosa cambi profondamente.

Intervista di Monica Soldano

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Antipolio monovalente meglio del trivalente

Un vaccino antipolio di tipo 1 monovalente per via orale sviluppato nel 2005 risulta maggiormente immunogeno rispetto al vaccino trivalente, con una minore diffusione virale a seguito di una dose challenge.

Nei precedenti tentativi di sviluppare un vaccino trivalente più immunogeno, l'interferenza fra i tre sierotipi ha ridotto i tassi di sieroconversione: lo sviluppo di un vaccino monovalente ha eliminato il problema dell'interferenza, portando pertanto a risultati migliori.

In rari casi, il poliovirus vaccinale può replicarsi per periodi prolungati in soggetti immunodeficienti, oppure diffondersi da persona a persona in aree a bassa copertura vaccinale ristabilendo la circolazione del virus: per questo motivo, evitare l'escrezione dopo l'esposizione è necessario onde evitare la trasmissione del virus.

Il modo migliore di evitare focolai dovuti alla somministrazione del vaccino rimane comunque ottenere e mantenere elevati livelli di copertura vaccinale. Benchè accelerare gli ultimi passi dell'eradicazione del virus wild-type sia senza dubbio desiderabile, è necessario essere preparati alla fase di post-eradicazione con un vaccino inattivato sicuro ed economico.

(N Engl J Med 2008; 359: 1655-74 e 1726-7)

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L'esperienza oncologica di Sacconi

"I malati oncologici sono molti di noi e io sono tra questi. Per mia fortuna sono malato in modo, pare, contenuto".

Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, racconta la sua esperienza di paziente oncologico ieri a Milano, nel corso di un convegno per promuovere nuove misure a tutela dei lavoratori malati di cancro.

"Grazie alla diagnosi precoce e alla prevenzione - sottolinea Sacconi - il mio tumore si è rivelato una cosa modesta, per fortuna". Forte della sua esperienza personale, il ministro aggiunge: "E' giusto parlarne.

La prevenzione è importante e nel mio caso la diagnosi precoce è stata determinante. Fortunatamente - precisa Sacconi - sono malattie che grazie alla prevenzione e all'evoluzione della ricerca consentono alle persone una lunga aspettativa di vita.

Deve cadere - è l'appello del ministro - quella sorta di pregiudizio per il quale, quando interviene la malattia oncologica, quasi certamente si interrompe la vita lavorativa". E proprio questo è il tema del seminario in corso a Palazzo Reale.

"Ai datori di lavoro e alle parti sociali - conclude Sacconi - dico di dare sempre valore alla persona che aspira a lavorare", anche quando vive un momento difficile come una diagnosi di cancro.

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Specializzandi contro doppia contribuzione

Medici specializzandi al fianco dell'Enpam per evitare la mannaia che sta per abbattersi sugli stipendi dei camici bianchi in formazione. Rischiano il 25 per cento in meno in busta paga a causa della doppia contribuzione obbligatoria, una dipendente dall'Enpam e l'altra dall'Inps. All'istituto di previdenza, secondo una circolare Inps del primo ottobre scorso, dovrebbero devolvere non più la quota in forma ridotta del 16 per cento, bensì quella intera del 24,7 per cento.

Ma gli specializzandi, fanno sapere Sims e Federspecializzandi dopo un incontro con i vertici dell'Enpam, non ci stanno. "Non si ritengono fondati - spiegano in una nota congiunta - i contenuti della Circolare" finita sotto accusa, "che mira a tagliare del 25 per cento il già basso stipendio degli specializzandi". E "diffidano, dunque, le amministrazioni periferiche delle università dall'applicare la predetta aliquota massima in assenza di eventuale comunicazione ufficiale proveniente dal Miur. Informano i colleghi medici in formazione di aver dato mandato ai legali di riferimento di promuovere un ricorso nelle opportune sedi giuridiche, laddove le amministrazioni periferiche applicassero la predetta circolare Inps.

A tal proposito - aggiungono - si invitano i colleghi interessati a contattare le scriventi associazioni di categoria". Le associazioni ringraziano il presidente dell'Enpam, Eolo Parodi, "che sta difendendo la causa dei medici in formazione nella logica della centralità per gli specializzandi della contribuzione Enpam e in nome dell'unicità della categoria". Sono pronte dunque "ad avviare una mobilitazione congiunta, qualora non andasse a buon fine il percorso tecnico-politico avviato in collaborazione con l'Enpam".

Gli specializzandi mirano a un "percorso di modifica legislativa, più volte auspicato, per giungere a un inquadramento previdenziale esclusivo dei medici specializzandi all'Enpam, rimuovendo così il 'peccato originale' di essere stati inquadrati nella gestione separata Inps".

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Il malato non diventi una cosa

Nell'attuale sviluppo della tecnologia applicata alla medicina, il malato rischia di essere 'cosificato', cioè di diventare un oggetto, al centro di pratiche e regole che sfuggono completamente alla propria comprensione ed esperienza.

Si è espresso in questi termini ieri mattina Benedetto XVI, nel discorso rivolto ai partecipanti al 110esimo Congresso della società italiana di chirurgia. "La malattia, d'altro canto - ha osservato il Pontefice - si manifesta all'interno di una precisa storia umana e si proietta sul futuro del paziente e del suo ambiente familiare".

"Nei contesti altamente tecnologizzati dell'odierna società - ha quindi aggiunto - il paziente rischia di essere in qualche misura 'cosificato'. Egli si ritrova infatti dominato da regole e pratiche che sono spesso completamente estranee al suo modo di essere". "In nome delle esigenze della scienza, della tecnica e dell'organizzazione dell'assistenza sanitaria - ha aggiunto Ratzinger - il suo abituale stile di vita risulta stravolto.

E' invece molto importante non estromettere dalla relazione terapeutica il contesto esistenziale del paziente, in particolare la sua famiglia". "Per questo - ha proseguito il Papa - occorre promuovere il senso di responsabilità dei familiari nei confronti del loro congiunto: è un elemento importante per evitare l'ulteriore alienazione che questi, quasi inevitabilmente, subisce se affidato ad una medicina altamente tecnologizzata, ma priva di una sufficiente vibrazione umana".

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Dignità del paziente priorità dei chirurghi

I tre obiettivi che devono ispirare il nostro operato sono la cura del paziente, l'assistenza al malato inguaribile e il prendersi cura della persona malata in tutte le sue umane aspettative

Siamo in piena sintonia con le parole del Pontefice". Lo hanno dichiarato il nuovo presidente della Società italiana di chirurgia (Sic), Enrico De Antoni, e il presidente del 110mo congresso Sic in corso a Roma, Gennaro Nuzzo, ricevuto in udienza dal Santo Padre insieme a una delegazione di 200 chirurghi.

"Siamo consapevoli che le questioni di ordine tecnico e scientifico che affronteremo nel corso del nostro congresso - sono state le parole pronunciate da Nuzzo, ordinario di chirurgia generale all'Università Cattolica di Roma, nel suo discorso al Papa - non possono prescindere da quelle di ordine morale e spirituale che toccano il senso stesso del nostro lavoro. Il rispetto del malato è l'obiettivo irrinunciabile di ogni nostro atto che deve tener conto delle implicazioni culturali, sociali ed etiche di chi si affida al chirurgo.

In questi ultimi decenni la chirurgia ha compiuto passi da gigante - ha detto Nuzzo - grazie ai progressi della tecnica operatoria". Il presidente del congresso della Sic prende quindi un impegno solenne. "Noi ci impegneremo - ha detto Nuzzo di fronte al Santo Padre - affinché ogni intervento chirurgico sia valutato attentamente non solo nella sua riuscita terapeutica, ma soprattutto nella capacità del paziente di accettare l'eventuale sofferenza che esso potrebbe comportare.

Inoltre - ha aggiunto - vigileremo affinché l'opportunità dell'intervento non prescinda mai dalla valutazione etica dell'atto terapeutico, tenendo in considerazione il contesto umano e personale del malato. Oggi si parla spesso di miracoli della chirurgia, ma bisogna sempre porsi la domanda su qual è il prezzo che il malato deve affrontare e come conciliare il potere della scienza chirurgica e il rispetto del malato prima di eseguire un atto terapeutico", ha concluso Nuzzo.

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19 ottobre 2008

Firmano anche i dirigenti non medici

Sì definitivo al contratto anche per i dirigenti non medici del Servizio sanitario nazionale, insieme al via libera per i camici bianchi. "Dopo i 55 giorni previsti per legge e il parere favorevole della Corte dei Conti, abbiamo stipulato definitivamente il contratto di lavoro 2006-2007, per la dirigenza non medica: sanitaria, tecnica, professionale, amministrativa della sanità pubblica, oltre 25.000 dirigenti in Italia", dichiara Daniela Volpato segretario nazionale Cisl Fp.

Il contratto stipulato prevede aumenti economici, per il biennio 2006/2007, del 4,85 per cento sulle retribuzioni al 31 dicembre 2005, mediamente 221 euro mensili. "Un accordo - afferma Volpato - complessivamente positivo sotto il profilo economico e per la possibilità di avviare ora una discussione più articolata e organica su tutte le importanti materie normative che qualificano il lavoro dirigenziale nella sanità pubblica, e che conclude il percorso dei rinnovi contrattuali 2006-2007 della sanità".

In particolare il contratto prevede la possibilità di definire, con la contrattazione decentrata, l'orario di lavoro e alcuni punti innovativi che saranno oggetto di contrattazioni aggiuntive: in particolare i nuovi sviluppi di carriera professionale dei dirigenti.

L'aumento degli stipendi per i dirigenti non medici, insieme a quello degli oltre 110.000 medici che hanno stipulato il contratto venerdì mattina, potrà essere inserito già nelle buste paga del mese di ottobre insieme al pagamento degli arretrati. Il nuovo contratto prevede anche l'inserimento, a regime, della dirigenza per le professioni sanitarie, come, ad esempio, l'infermiere. Si prevede anche per queste professioni lo sviluppo di carriera fino alla dirigenza.

"Il risultato raggiunto - conferma Volpato - è molto importante e auspichiamo che possa completarsi con i prossimi rinnovi contrattuali che sono purtroppo messi in discussione dal Governo a causa dell'insufficiente finanziamento nel disegno di legge della prossima finanziaria 2009. Per questa ragione abbiamo previsto un percorso di mobilitazione per tutti i lavoratori del pubblico impiego compresi i dirigenti del servizio sanitario nazionale".

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Troppi 385 giorni per il rinnovo

"Finalmente. Ma una procedura di 385 giorni per arrivare alla firma di un contratto mi sembra eccessiva".

E' soddisfatto ma non troppo il presidente del Comitato di settore per il comparto sanità della Conferenza delle Regioni, Romano Colozzi, alla notizia della sottoscrizione definitiva del contratto nazionale dei medici e veterinari del Servizio sanitario pubblico, all'Aran.

"Il Comitato di settore - spiega in una nota Colozzi - aveva deliberato gli atti di indirizzo per l'avvio delle trattative il 27 settembre del 2007. La Finanziaria 2008 aveva reso necessaria un'integrazione delle direttive che il Comitato ha deliberato il 26 marzo di quest'anno. Oggi (venerdì ndr) la firma definitiva.

Dall'emanazione degli atti di indirizzo a oggi, le norme vigenti e i passaggi burocratici obbligatori hanno determinato un'attesa di ben 385 giorni. E' quindi indispensabile - conclude Colozzi - che il ministro della Pubblica amministrazione e innovazione, Renato Brunetta, e il Governo mettano mano al più presto a una vera riforma della contrattazione per evitare ulteriori sprechi di tempo e di denaro pubblico".

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Cisl: un risultato dignitoso

"Dopo quasi tre anni dalla scadenza, siamo arrivati al traguardo del rinnovo del contratto. Una 'minestra' che viene servita fredda e che impone una doverosa accelerazione e cambio di metodo della parte pubblica per rinnovare presto il secondo biennio economico 2008-2009".

Parola di Giuseppe Garraffo, segretario generale Cisl Medici, che commenta così la firma definitiva al rinnovo del contratto di lavoro dei 120.000 dirigenti medici e veterinari del SSN, relativo al quadriennio normativo 2006-2009 e al primo biennio economico 2006-2007.

"Il risultato economico del contratto - sottolinea in una nota Garraffo - non è pienamente adeguato al depauperamento del potere d'acquisto del salario in questi anni, né al ruolo e alla responsabilità dei medici che operano negli ospedali e nelle Asl, ma è dignitoso, vista la situazione generale di crisi dell'economia e le difficoltà del mondo del lavoro e dei pensionati.

Dal punto di vista normativo non vi sono peggioramenti né grandi conquiste, ma solo l'adeguamento formale alle recenti novità legislative volute da Regioni e Governo, che dovranno però essere sperimentate e valutate dalla contrattazione aziendale, tenendo conto delle diverse realtà regionali e aziendali". Per il numero uno della Cisl medici, l'intesa raggiunta è di buon auspicio per gli altri contratti e per le sorti del Ssn.

"Vista la gravità della crisi finanziaria, i cui effetti sono difficilmente prevedibili, la firma di un contratto di lavoro così decisivo per ridare ossigeno al Welfare sanitario, rappresenta - conclude Garraffo - un segnale positivo non solo per la categoria dei medici pubblici, ma per tutto il Paese, che dal Governo Berlusconi si aspetta iniezioni di fiducia e fatti concreti per riprendere la via dello sviluppo".

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Anaao: soddisfatti dalla firma

"Siamo assolutamente soddisfatti di aver firmato e di essere arrivati alla fine di un percorso. Anche se in ritardo, è comunque un grande traguardo".

Parola di Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, che commenta così la firma definitiva al rinnovo del contratto di lavoro dei 120.000 dirigenti medici e veterinari del Ssn, relativo al quadriennio normativo 2006-2009 e al primo biennio economico 2006-2007.

"Il contratto da un punto di vista normativo - spiega Lusenti all'ADNKRONOS SALUTE - sarà operativo già da domani (sabato 18 ndr) , appena sarà pubblicato sul sito dell'Aran".

Il numero uno dell'Anaao non intravede nessun ostacolo all'orizzonte neanche per quanto riguarda la parte economica.

"L'inserimento in busta paga degli aumenti e degli arretrati - sottolinea - deve avvenire entro novembre. C'è tutto il tempo per farlo.

Anche perché - conclude Lusenti - erano già stati fatti accordi in merito con le amministrazioni regionali".

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Via libera al contratto dei dirigenti

Nulla osta definitivo al rinnovo del contratto di lavoro della dirigenza medica e veterinaria del Ssn

Venerdì mattina, i sindacati di categoria, nessuno escluso, hanno messo la firma che chiude l'iter del rinnovo del quadriennio normativo 2006-2009 e del primo biennio economico 2006-2007.

Una firma condivisa quindi da tutte le sigle sindacali, dopo la spaccatura del 31 luglio scorso, quando la preintesa non era stata siglata dalla Fp Cgil medici e dagli anestesisti dell'Aaroi si erano astenuti.

Il rinnovo porterà, nella busta paga di novembre, un aumento medio di circa 260 euro lordi per i 110.000 dirigenti medici e veterinari, con circa 390 euro lordi mensili per i direttori di struttura complessa, di 303 per i responsabili di struttura semplice, di 215 per gli incarichi professionali e di 149 per chi ha meno di 5 anni di anzianità.

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16 ottobre 2008

Dalla Toscana un nuovo stop alla pena di morte

Appello 'Asia: è tempo di fermare le esecuzioni'

Andate sul sito www.regione.toscana.it e firmate e fate firmare il modulo che trovate qui E' questo l'invito della Regione Toscana rivolto a tutti coloro che credono che la pena di morte vada fermata subito, senza esitare un momento in più.

L'occasione è offerta dalla Giornata mondiale contro la pena di morte durante la qual e l'omonima Campagna della Coalizione internazionale (75 associazioni, governi locali, sindacati e ong di tutto il mondo) rivolge un appello ai cittadini del mondo per fermare i governi asiatici che praticano ancora la pena capitale.

In particolare si chiede al Governo Giapponese si chiede di abolire il segreto sulle condanne a morte e di sospendere le esecuzioni, ed in particolare si chiede di commutare la pena e rivisto il processo ad un detenuto, Hakamada Iwao, che è stato condannato nel 1968 ed è in isolamento da 28 anni.

Al Governo Pakistano si chiede di garantire le condizioni per processi equi e di commutare la pena di Younis Masih, condannato nel 2007 per bestemmia e dopo un processo definito "farsa". Al Governo Vietnamita si chiede di ridurre il numero dei crimini per i quali è prevista la pena di morte e di commutare la pena ad un anziano dipendente di un ufficio postale, Tang Thi Ba, condannato a morte nel maggio di quest'anno dopo un ammanco di cassa. Al Governo Indiano si chiede una moratoria e lo stesso al Governo di Taiwan ed in particolare di commutare la pena di tre persone, note come il Trio Hsichilih, condannati nel 1991 per un omicidio che avrebbero confessato sotto tortura.
Al Governo Sud Coreano si chiede una moratoria e lo si invita ad abolire ufficialmente la pena capitale.

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Diabete tipo 2: nuovi target

L'American College of Physicians ha emesso un documento guida sui target ottimali di HbA1c da perseguire nei pazienti con diabete di tipo 2. benchè la maggior parte delle linee guida raccomandino un valore target del sette percento circa, diverse di esse indicano comunque di adattare il valore da perseguire sulla base dei fattori peculiari del paziente, fra cui il rischio ci complicazioni microvascolari e macrovascolari, la speranza di vita e le comorbidità: ciò è quanto mai auspicabile.

E' stata comunque individuata la necessità di effettuare ulteriori ricerche onde valutare il livello ottimale di controllo glicemico, soprattutto nei pazienti che presentano comorbidità significative.

La comprensione dei benefici e dei danni legati a ciascun livello di controllo glicemico rimane una sfida soprattutto in questi pazienti, ma anche la gestione della pressione e dei livelli lipidici è essenziale per prevenire le complicazioni del diabete.

(Ann Intern Med. 2007; 147: 417-22)

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Allattamento al seno da sostenere

In occasione della settimana mondiale dell'allattamento materno è stata presentata al Congresso Nazionale della SIP (che si sta svolgendo a Genova) una indagine sulla cultura dell'allattamento al seno tra le mamme in Italia.

Dall'indagine risulta che, mentre la percentuale di mamme che esce dall'ospedale allattando al seno (circa il 90 per cento) è soddisfacente, al sesto mese solo una mamma su due continua ad allattare al seno, anche se in maniera non esclusiva.

A questo proposito l'OMS , l'Unicef e i pediatri italiani affermano che l'alimentazione normale per il bambini fino al sesto mese è l'allattamento esclusivo al seno, pertanto è importante recuperare quella percentuale di mamme che invece lo abbandona precocemente.

A tal fine, mettendo a disposizione i dati dell'indagine presentati e tutta la collaborazione che possiamo offrire, sollecitiamo il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali; la Conferenza Stato Regioni ad un intervento tempestivo delle Istituzioni preposte e, soprattutto ad una sollecita convocazione del Comitato nazionale multisettoriale per l'allattamento materno (previsto dalle linee di indirizzo nazionali sulla promozione dell'allattamento al seno), affinché vengano disposte tutte le iniziative possibili (lì dove non fossero ancora attive) a sostegno dell'allattamento al seno.

Dall'indagine della SIP (realizzata dall'Istituto ISPO) risulta infatti, da parte delle mamme, una forte domanda di supporto (determinante per il proseguimento fino al 6° mese dell'allattamento esclusivo) ai pediatri, agli operatori sanitari, alle associazioni dedicate e, pertanto, alle Istituzioni.

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Prioritaria l'assistenza territoriale H24

"La richiesta di continuità dell'assistenza da parte dei cittadini nell'arco delle 24 ore, 7 giorni su 7 rappresenta una priorità assoluta".

Lo afferma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in un messaggio inviato al congresso del Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana (Sumai), in corso a Villa San Giovanni (Reggio Calabria), in cui sottolinea la necessità di garantire un'assistenza a 360 gradi sul territorio.

"Il rapporto di fiducia tra cittadini e servizio sanitario nazionale - si legge nel messaggio di Sacconi - si basa essenzialmente sulla capacità di esserci nel modo giusto, quando serve.

In altre parole il nostro obiettivo e' quello di costruire e garantire un'offerta adeguata di assistenza sul territorio, il più vicino possibile al domicilio, in grado di rispondere ai nuovi bisogni di assistenza e di agire come strumento di controllo sulle eventuali riacutizzazioni o complicanze, spesso causa di uso inappropriato dei servizi di emergenza".

Per Sacconi, l'ospedale deve rimanere punto di riferimento per le fasi acute della malattia e per le prestazioni ad alta tecnologia. Ma "l'obiettivo e' costruire - continua Sacconi - strutture a ponte tra medicina di base e ospedale, che possano funzionare come centri aperti al pubblico 24 ore su 24 per la valutazione specialistica di episodi acuti e subacuti, controllabili e trattabili in ambulatorio".

Questo permetterebbe di ridurre l'afflusso al Pronto soccorso, oggi eccessivo e spesso inappropriato.

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Sindacati convocati all'ARAN

Altre 24 ore e si potrebbe arrivare alla firma definitiva per il rinnovo del contratto di lavoro della dirigenza medica e veterinaria del Ssn.

I sindacati, "anche se in forma ancora non ufficiale", come riferiscono all'ADNKRONOS SALUTE fonti dell'Anaao Assomed e della Cimo-Asmd, sono stati infatti convocati per oggi dall'Aran.

L'accordo è relativo al quadriennio normativo 2006-2009 e al primo biennio economico 2006-2007, sottoscritto il 31 luglio scorso da tutte le sigle sindacali ad eccezione di Cgil medici e Aaroi.

Una convocazione che suscita anche una battuta da parte del presidente nazionale della Cimo-Asmd, Stefano Biasioli.

"Non è una bella data quella di venerdì 17, tuttavia potrà diventare una data 'discreta' per i medici dirigenti del Ssn".

Se si arriverà alla 'fumata bianca', i camici bianchi potranno infatti trovare nella busta paga di novembre quantomeno gli aumenti contrattuali e, nelle regioni più efficienti, gli arretrati contrattuali".

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Enormi i rischi dalla Cina

L'allarme diffuso a livello internazionale dallo scandalo del latte cinese alla melamina non accenna a placarsi.

Con l'arrivo dei primi risultati dei controlli scattati a tappeto sui prodotti alimentari 'made in China' emerge un quadro allarmante.

"La Cina è protagonista di uno dei più grandi attentati alla salute del pianeta in tempi recenti, da quando cioè esistono i controlli", sottolinea il sottosegretario al Welfare Francesca Martini, ieri a Roma durante un incontro organizzato per fare il punto sui controlli italiani.

A questo punto l'obiettivo è quello di "tenere alta l'attenzione ed estendere al massimo i controlli. Anche per questo tutti i prodotti alimentari di origine cinese saranno concentrati in quattro punti d'ingresso, per consentire esami più stringenti e concentrare le nostre forze".

I centri prescelti sono due aeroporti, Milano Malpensa e Roma Fiumicino, e due porti: quello di Genova e quello di Napoli. "In questo modo - conclude - sarà possibile eseguire verifiche in modo ancor più capillare".

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Sostituire i vertici dell'OMS

"I Governi aderenti all'Oms devono chiedere la rimozione del direttore generale dell'Organizzazione, la cinese Margaret Chan"

"Si pro bloccare il fondi destinati all'agenzia delle Nazioni Unite per la salute, purché Chan faccia le valige dalla storica sede di Ginevra".

La richiesta arriva da Walter Pasini, direttore del Centro collaboratore dell'Organizzazione mondiale della sanità per la medicina del turismo, che all'ADNKRONOS SALUTE spiega come, "alla luce degli innumerevoli sequestri di prodotti alimentari cinesi (30 tonnellate sequestrate solo ieri ndr) che potrebbero minare la nostra salute, sia estremamente contraddittorio che a capo dell'Oms ci sia proprio un rappresentante del grande Paese asiatico".

Tanto più "che i sequestri messi in atto in Italia - secondo Pasini - sono solo la punta di un iceberg. C'è dunque una contraddizione di fondo: la Cina non rispetta le regole, quelle stesse regole che invece professa e dovrebbe tutelare l'Oms. Da qui la richiesta a tutti i Governi aderenti all'organizzazione per la salute delle Nazioni Unite, compreso il nostro: un impegno deciso per rimuovere Chan".

Tanto più "di fronte alla mancanza di trasparenza del governo cinese alle prese con l'ennesimo scandalo: anche per il latte alle melamina, come già avvenuto per la Sars e l'influenza aviaria, il Paese ha contrastato la circolazione di informazioni".

E anche se Chan si distinse quando scoppiò l'allarme Sars, il direttore generale dell'Oms "risponde al diktat del governo cinese - secondo Pasini - pertanto va rimossa senza se e senza ma".

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15 ottobre 2008

Contratto per gli ambulatoriali campani

"Solleciteremo la Regione Campania a compiere tutti gli adempimenti necessari" affinché venga corrisposta ai medici specialisti ambulatoriali "la quota riservata dalla contrattazione nazionale al livello regionale".

Questo l'impegno assunto ieri pomeriggio dal ministro di Lavoro, Salute e politiche sociali, Maurizio Sacconi, nel corso del Question Time alla Camera dei deputati. Il ministro ha risposto a un'interrogazione di Arturo Iannaccone, del Movimento per l'autonomia, che esprimeva preoccupazione per il ritardo della Campania nella firma degli accordi regionali che riguardano i contratti di alcune professioni, tra cui i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, i veterinari, gli psicologi, e infine biologi e chimici.

"Gli accordi integrativi regionali, anche se i riferimenti cardine rimangono le intese a livello nazionale, in alcune Regioni con difficoltà finanziaria non sono stati varati. E in Campania - rileva Iannaccone - quello per la specialistica ambulatoriale, pur condiviso dalle parti è rimasto, a mio parere senza alcuna motivazione, fermo negli uffici.

E la sua mancata sottoscrizione penalizza i cittadini". Sacconi ha però ricostruito la vicenda, ricordando che "dal marzo 2007 la Regione Campania è sottoposta a un piano di rientro dal deficit, e alla riqualificazione e razionalizzazione del proprio servizio sanitario, sulla base di un'intesa tra i ministeri di Economia e Welfare".

Non solo, al dicastero del Welfare spetta anche "un affiancamento alla Regione per luna valutazione preventiva e l'approvazione dei provvedimenti regionali, in modo tale verificarne la coerenti con il piano di rientro".

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Troppi italiani farmacodipendenti

Pillole e sciroppi salvagente per molti italiani 'drogati di medicine'. Più di un connazionale su 4, cioè il 27,7 per cento, dichiara di conoscere persone farmacodipendenti.

Lo rivela un'indagine realizzata dal Censis e presentata ieri a Roma. Per il 74,7 per cento degli intervistati la causa è da ricercare nelle paure e nelle ansie della persone, piuttosto che nella leggerezza dei medici nel compilare le ricette (11,7 per cento, -2,5 per cento rispetto al 2002) o nel bisogno indotto creato dalle industrie farmaceutiche (10,1 per cento, ma +3,9 per cento rispetto al 2002).

In generale, oltre l'80 per cento degli italiani ritiene che si consumino troppi farmaci rispetto a quelli realmente necessari.

Ansia, incertezza, instabilità psichica individuale sono le ragioni dell'iperconsumo di questi prodotti.

In particolare, il 71,7 per cento spiega questo eccesso con il fatto che "la gente è ansiosa e pensa che il farmaco possa risolvere tutto", mentre il 17,4 per cento richiama l'attenzione sulla responsabilità dei medici.

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Italiani sempre meno salutisti

Italiani meno salutisti rispetto a 10 anni fa. Lo rivela un'indagine realizzata dal Censis su un campione nazionale di 1.000 italiani 'over 18', i cui dati sono stati confrontati con analoghe ricerche effettuate dal Forum per la ricerca biomedica e dal Censis negli ultimi 30 anni, per 'fotografare' i mutamenti di mentalità nel corso del tempo.

I risultati sono stati presentati ieri a Roma, in occasione di un incontro su "Trent'anni di ricerca biomedica e di lotta alle malattie". Per gli italiani oggi star bene vuol dire "essere soddisfatti e tranquilli", poter svolgere le proprie attività quotidiane, e - sempre di più rispetto al passato - "non avere malattie".

Ma sembra tramontare l'attenzione dogmatica agli stili di vita salutari: rispetto a 10 anni fa diminuiscono del 21,6 per cento le persone che individuano nelle abitudini e nello stile di vita i fattori chiave per la buona salute, oggi pari comunque al 41,1 per cento della popolazione, contro il 62,7 per cento di soli 10 anni fa.

Cresce, invece (del 10 per cento rispetto al 1998) l'importanza e l'attenzione all'ambiente in cui si vive, ma anche ai geni (+6 per cento) che possediamo. Insomma, a giocare un ruolo chiave sono sempre di più aspetti che travalicano volontà e impegno dei singoli.

Non sorprende, in quest'ottica, che per il 7,9 per cento degli italiani un ruolo chiave per la buona salute lo giochino i progressi della medicina (+4,4 per cento), mentre aumenta chi si affida alla Dea bendata: il 6,9 per cento degli italiani (in crescita del 3,3 per cento rispetto al 1987) è convinto infatti che il merito della propria buona salute vada, appunto, alla fortuna.

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Cresce la fiducia nel medico di famiglia

Per oltre il 66 per cento degli abitanti è infatti la prima fonte di informazioni in materia sanitaria, una quota nettamente superiore rispetto al dato del 1998 ( 12,9 per cento)

Lo rivela l'indagine realizzata dal Censis e dal Forum per la ricerca biomedica, presentata ieri a Roma in occasione dell'incontro su 'Trent'anni di ricerca biomedica e di lotta alle malattie: passato e futuro del farmaco'.

Uno studio che fotografa anche la forza del passaparola: il 20,4 per cento ancora si affida ai consigli di familiari, amici o colleghi (-2,7 per cento rispetto a dieci anni fa), mentre il 15,6 per cento fa un salto dal farmacista (in crescita di oltre il 9 per cento rispetto a 10 anni fa) e l'8,7 per cento preferisce le ricerche online.

In calo, invece, il ricorso alle classiche rubriche televisive (-13,8 per cento rispetto al 1987) e agli inseriti salute dei quotidiani (-12,6 per cento dal 1987). Per la quasi totalità degli intervistati, inoltre, è proprio il medico che deve dare informazioni sul farmaco; non sorprende, quindi, che cresca la compliance sulle terapie farmacologiche. Insomma, il pericoloso 'fai da te' con pillole e sciroppi sta tramontando, e quando resiste diventa più responsabile.

Infatti in caso di malattia grave, oltre il 90 per cento degli italiani segue le prescrizioni nelle dosi e nella durata della cura, una quota più alta di oltre 10 punti percentuali rispetto al 1998. Per le malattie lievi la quota di coloro che seguono le prescrizioni mediche alla lettera è salita a oltre il 54 per cento degli intervistati (dal 38 per cento nelle due precedenti indagini del 1987 e del 1998).

Insomma, esiste una linea di demarcazione netta tra sintomi gravi e sintomi lievi in relazione alle reazioni degli italiani. Nel primo caso oltre il 73 per cento degli italiani consulta subito il medico di base, quota sostanzialmente stabile rispetto al 1998, e il 16 per cento si rivolge a uno specialista. Molto più articolato il comportamento in caso di sintomo lieve: il 47,6 per cento tenta di curarsi stando a casa, variando l'alimentazione o riposando, e questa quota cresce con l'età degli intervistati e anche con il titolo di studio.

In pratica, "l'autocura per i malesseri lievi richiede comunque la capacità di gestire un bagaglio culturale, di accumulazione di informazioni e conoscenze, e ciò è possibile o per la disponibilità di capitale culturale adeguato o anche per l'esperienza fatta, nel caso dei più anziani", riferisce il rapporto del Censis. Infine, si riducono le percentuali di quanti, per sintomi gravi o lievi, si affidano ai metodi alternativi. Mentre crolla decisamente il gruppo che "prende qualche farmaco che in altre occasioni si è rivelato efficace". Nel dubbio, meglio affidarsi al farmacista. Mentre in caso di piccoli acciacchi cresce la fiducia nei consigli di famigliari e amici.

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14 ottobre 2008

Aborto: l'obesità aumenta il rischio

L'obesità sembra aumentare il rischio di aborto.

Questa patologia è stata descritta come la nuova epidemia a livello mondiale, e man mano che la prevalenza dell'obesità aumenta, lo fa anche il numero di donne in età riproduttiva obese o in sovrappeso.

I dati disponibili indicano che l'obesità potrebbe davvero aumentare il rischio di aborto nella popolazione generale, e probabilmente anche a seguito dell'induzione dell'ovulazione e della donazione degli oociti.

Questi dati tuttavia sono tutt'altro che conclusivi, per via dell'eterogeneità clinica degli studi finora effettuati e della scarsità di indagini in specifiche categorie terapeutiche.

(Fertil Steril 2008; 90: 714-26)

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Trapianto di fegato espone ai tumori?

Il rischio di nuove neoplasie è maggiore nei pazienti che sono stati sottoposti ad un trapianto di fegato che nella popolazione generale: l'incremento dell'incidenza è particolarmente pronunciato nei bambini.

Sulla base dei dati disponibili, si stima che un paziente su sei che ricevono trapianti di fegato svilupperà una qualche forma di tumore entro 20 anni dal trapianto.

Benchè i tumori maligni post-trapianto siano un problema riconosciuto, sono necessari ulteriori studi per ottenere dati affidabili sulla distribuzione del rischio onde ottenere un consenso unanime sulle forme ottimali di monitoraggio dell'immunosoppressione, sui programmi di sorveglianza tumorale e sulle strategie per ottimizzare il rischio oncologico.

Gli altri studi disponibili sull'incidenza dei tumori dopo i trapianti di fegato sono difficili da paragonare, a causa delle scelte non omogenee degli autori sull'inclusione o esclusione delle neoplasie linfoidi e dell'ampia variabilità delle tipologie tumorali riportate in base alle regioni.

In generale, il tasso di nuovi tumori solidi a seguito di trapianti di fegato aumenta con l'età al momento del trapianto e la durata del monitoraggio, mentre il tasso di malattie linfoproliferative diminuisce con l'età al momento del trapianto, con una maggiore incidenza nel primo anno dopo l'intervento.
(Liver Transpl 2008; 14: 1406-11 e 1428-36)

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Insufficienza cardiaca: utile ecografo portatile

Nei pazienti con insufficienza cardiaca, lo status volumetrico può essere determinato in modo rapido ed accurato anche tramite personale non esperto al letto del paziente mediante apparecchi ecodoppler portatili ed un algoritmo semplificato.

La gestione dello status volumetrico è di importanza cruciale nell'insufficienza cardiaca onde migliorare i sintomi congestizi e tenere il paziente lontano dall'ospedale, ma spesso la sua valutazione nell'ambito della medicina generale rappresenta una sfida.

Sulla base dell'algoritmo proposto, assetti riempitivi pseudonormali e restrittivi predicono ipervolemia, e profili di rilassamento normali ed anomali predicono euvolemia.

In futuro, l'ecocardiografia portatile potrebbe costituire un utile strumento nella valutazione dello status volumetrico nei pazienti con insufficienza cardiaca residenti in comunità, laddove la maggior parte di questi pazienti viene in ultima analisi trattata.

(Am Heart J 2008; 156: 537-42)

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L'indagine non giustifica il licenziamento

Corte di Cassazione
Il dipendente può esser licenziato per fatti che costituiscono reato anche prima che la sua colpevolezza sia accertata in sede penale. Tuttavia la sola circostanza che egli sia indagato per un grave reato e l'indagine abbia suscitato clamore non può integrare giusta causa di licenziamento, in applicazione dei principi di garanzia derivanti dagli artt. 24 e 27 Cost., i quali assumono ancora maggior rilievo quando si tratti di reati commessi al di fuori del rapporto di lavoro e addirittura prima della sua costituzione, essendo molto difficile che, in tali casi, il datore di lavoro abbia elementi per valutare la fondatezza delle accuse.

Il principio di non colpevolezza fino alla condanna definitiva, sancito dalla Carta Costituzionale, concerne le garanzie relative all'attuazione della pretesa punitiva dello Stato, e non può quindi applicarsi, in via analogica o estensiva, all'esercizio da parte del datore di lavoro della facoltà di recesso per giusta causa in ordine ad un comportamento del lavoratore che possa altresì integrare gli estremi del reato, se i fatti commessi siano di tale gravità da determinare una situazione di improseguibilità, anche provvisoria, del rapporto, senza necessità di attendere la sentenza definitiva di condanna.

Ma deve anche ricordarsi che il giudice davanti al quale sia impugnato un licenziamento disciplinare intimato per giusta causa a seguito del rinvio a giudizio del lavoratore con l'imputazione di gravi reati potenzialmente incidenti sul rapporto fiduciario - ancorché non commessi nello svolgimento del rapporto - deve accertare l'effettiva sussistenza dei fatti riconducibili alla contestazione, idonei ad evidenziare, per i loro profili soggettivi ed oggettivi, l'adeguato fondamento di una sanzione disciplinare espulsiva, mentre non può ritenere integrata la giusta causa di licenziamento sulla base del solo fatto oggettivo del rinvio a giudizio del lavoratore e di una ritenuta incidenza di quest'ultimo sul rapporto fiduciario e sull'immagine dell'azienda.
(Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)

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Ricorso contro la chiusura del S.Giacomo

Presentata ieri al Tar del Lazio la richiesta di accoglimento della domanda di sospensiva in merito al provvedimento del Presidente della Regione e Commissario ad acta, Piero Marrazzo, per bloccare la chiusura dell'ospedale San Giacomo prevista per il 31 ottobre. A presentarla è stato il legale della Fials Lazio.

"Continuiamo a ritenere - si legge in una nota della Fials - che tutte le motivazioni accluse da Marrazzo nel provvedimento deliberativo e quelle esternate in questi ultimi quindici giorni non rispondano agli obblighi di programmazione regionale, perché non si confanno espressamente al processo di razionalizzazione delle reti strutturali dell'offerta ospedaliera e della domanda ospedaliera in quanto sé stato licenziato senza che il Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera romana e laziale sia stato di fatto definito".

Secondo la Fials, "l'assenza del Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera e del Piano sanitario regionale non consentono un coerente progetto per il riequilibrio dell'offerta di posti letto per acuti e per lungodegenza e riabilitazione, alla promozione del passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno, nonché alla realizzazione degli interventi previsti dal Piano nazionale della prevenzione e dal Piano nazionale dell'aggiornamento del personale sanitario, coerentemente con il Piano sanitario nazionale".

Secondo il sindacato, "l'istanza di sospensione viene resa necessaria perché dall'esecuzione del provvedimento impugnato deriverebbe un danno gravissimo e sicuramente irreparabile all'intera collettività ed in particolare al bacino di utenza dell'ospedale".

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Senza tagli possibile l'accordo sui LEA

Per i Livelli essenziali di assistenza "non si parla più di tagli o di riduzione delle prestazioni, ma di appropriatezza". E, in questi termini, "le Regioni sono disposte a ragionare e a trovare un accordo con il Governo".

A dirlo è Enrico Rossi, coordinatore degli assessori regionali alla Sanità che, dopo l'incontro di ieri con il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, al tavolo tecnico sui Lea - riunito ieri mattina nella sede dell'ex ministero della Salute - si dice ottimista su un possibile accordo sui nuovi Lea. Le Regioni, dunque, depongono le 'armi' dopo le dure critiche della scorsa settimana legate alle proposte del Governo che, secondo le Regioni, prevedevano tagli inaccettabili soprattutto sulla diagnostica.

"Siamo più che disponibili - ha detto Rossi - a ragionare intorno ai temi dell'appropriatezza delle prestazioni. Temi che ci sono cari e che sono necessari. Partendo da questi presupposti è possibile trovare un equilibrio che consenta anche di riprendere i Lea approvati dal Governo Prodi e arrivare ad una corretta quadratura economica".

La discussione, dunque, può andare avanti visto che sono stati 'archiviati' i tagli "non si parla più di riduzioni nè di prestazioni limitate a categorie vulnerabili sotto il profilo sociale e sanitario, cosa che ci preoccupava molto". Per Rossi "ci sono le condizioni per chiudere anche nella prossima riunione del tavolo. Molto dipende dal comportamento del Governo.

Basta che si usi un metodo corretto e non si riparli di tagli ma di fissare obiettivi di appropriatezza. Al limite si potrà eliminare qualcosa di obsoleto", ha concluso.

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I LEA vicini a chi ha bisogno

"Niente tagli nei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) in sanità", ma prestazioni appropriate, ovvero non generalizzate ma limitate ai pazienti che ne hanno realmente bisogno

Lo assicura il sottosegretario al Welfare con delega alla Salute, Ferruccio Fazio, che ieri ha incontrato - al tavolo tecnico sui Lea presso il ministero della Salute - gli assessori regionali alla Sanità "in un clima di collaborazione", dopo le critiche dei giorni scorsi legate ai tagli alle prestazioni diagnostiche denunciati delle Regioni e contenuti nella proposta del Governo.

"C'è l'accordo con le Regioni - ha detto Fazio all'Adnkronos salute - per lavorare sull'appropriatezza e recuperare i fondi che servono. I lavori in corso con le Regioni sono positivi e speriamo di arrivare all'accordo con la prossima riunione del tavolo, prevista il 23 ottobre". "Quello di oggi (ieri ndr) è stato un incontro molto costruttivo", ha spiegato ancora Fazio. "Con le Regioni lavoreremo sull'appropriatezza".

Per quanto riguarda le analisi di laboratorio e, in particolare, la radiologia per la quale le Regioni avevano lanciato l"allarme tagli' "nessuno pensa di tagliare - ha precisato Fazio - il discorso sarà di appropriatezza. Faremo dei pacchetti: alcuni tipi di prestazioni potranno essere fatte solo se sono necessarie". Fazio rassicura, infine, sulla presenza di prestazioni fondamentali.

"Ci saranno - conclude - la vaccinazione contro il papillomavirus, le protesi, ed esenzioni per chi è colpito da malattie rare".

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13 ottobre 2008

Obesità connessa ad infarti precoci

Sussiste una forte correlazione lineare inversa fra BMI ed età all'atto di un primo infarto non-STEMI, ed in questo senso le donne sono particolarmente a rischio.

L'obesità ha superato il fumo quale causa primaria degli attacchi cardiaci prematuri: dato che una buona percentuale della popolazione presenta un eccesso di grasso corporeo, è lecito attendersi un exploit nel tasso degli attacchi quando questa fascia di popolazione giungerà ai 40-50 anni.

Questi dati preoccupanti dovrebbero suonare un campanello di allarme per tutti i soggetti che sono aumentati di peso dall'età di 18 anni, onde rivalutino il proprio stile di vita e prendano provvedimenti immediati per riportare il proprio peso nel range di normalità.

(J Am Coll Cardiol 2008; 52: 979-85)

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FMSI e FOFI per lo sport pulito

La campagna informativa "Farmaci e Sport, uniti e puliti", vede al fianco della FOFI la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI). Un fatto di rilievo tenuto conto del ruolo che la FMSI ha rispetto alla tutela della salute dell'atleta e di chiunque svolga attività sportiva.

"La FMSI ha da sempre messo al centro delle sue attività il rispetto del benessere psico-fisico dell'atleta" ha sottolineato nel corso dell'evento Maurizio Casasco presidente della FMSI. "Per questo la FMSI si è fatta promotrice insieme alla FOFI - ha aggiunto Casasco - di una campagna informativa rivolta a tutti coloro che praticano sport, a qualsiasi livello, per un corretto utilizzo dei prodotti farmaceutici".

E si parla secondo le più recenti statistiche del 60% della popolazione italiana. "Il medico specialista in Medicina dello Sport insieme al farmacista rappresenta uno dei più diretti referenti della salute di chi pratica un'attività sportiva e si impegna quotidianamente affinché la pratica dello sport sia parte di uno stile di vita sano ed equilibrato".

Lo scopo è comune, perciò, aiutare il cittadino sportivo nell'uso di farmaci, quando necessario, evitando il rischio di qualsiasi abuso. "La Federazione degli Ordini dei farmacisti - ha dichiarato il vicepresidente FOFI Andrea Mandelli - intraprende la strada di questa grande iniziativa pubblica - centrata su un settore fondamentale per la società quale è lo sport"

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I comportamenti influenzano l'evoluzione

Potere del comportamento. "Il ruolo dei comportamenti è fondamentale: sono in grado di cambiare alcune delle condizioni su cui si esercita la selezione naturale".

Lo sostiene il noto genetista italiano Luca Cavalli Sforza, che ha insegnato per 35 anni alla prestigiosa Stanford University negli Usa, e aprirà il Congresso della Società italiana di psiconeuroendocrinoimmunologia (Sipnei), in programma a Roma dal 24 al 26 ottobre, con una lezione magistrale su 'Geni e cultura: il ruolo dei comportamenti nell'evoluzione umana'.

L'esempio più noto riguarda il gene che comanda la produzione dell'enzima che digerisce il lattosio. È noto che soprattutto in Italia centro-meridionale molte persone sono intolleranti al lattosio, accusando numerosi disturbi. Il fatto è che nell'uomo, come in tutti i mammiferi, dopo il secondo anno di vita il gene smette di funzionare: l'enzima non viene più prodotto e il lattosio non viene digerito.

Ma noi sappiamo che, per esempio, quasi il 100 per cento degli abitanti della penisola scandinava ha l'enzima attivo anche in età adulta. "Questa circostanza è il frutto di una o più mutazioni in punti particolari del genoma che hanno consentito, in un'epoca relativamente antica (circa 13.000 anni fa) e in territori con scarsità cibo, di nutrirsi da un'abbondante fonte di calorie e nutrienti come il latte", spiega Cavalli Sforza in una nota.

"Questo dimostra - conclude lo scienziato - la validità della teoria della selezione naturale (solo gli individui con la mutazione favorevole sono sopravvissuti in ambienti con scarsità di cibo e abbondanza di latte) e anche che un comportamento (decidere di consumare il latte degli animali allevati) può dirigere l'evoluzione biologica".

Ma al Congresso si parlerà anche di altri temi. Ad esempio, recentemente un gruppo di psichiatri dell'Università del Maryland a Baltimora, coordinati da Teodor T. Postolache, ha pubblicato su 'Current Treatment Options Neurology' studi che legano la depressione all'allergia stagionale. "Questi lavori - spiega Francesco Bottaccioli, responsabile del programma scientifico del congresso - dimostrano che un'infiammazione periferica, causata da un'allergia, può immettere in circolazione le citochine, sostanze infiammatorie prodotte dal sistema immunitario attivato dall'allergia stessa, che raggiungono il cervello e incrementano l'umor nero".

A un aggiornamento degli studi sull'infiammazione e dei suoi rapporti con il cervello (sonno compreso) è dedicata una sessione del Congresso. Tra i relatori presenti all'incontro romano anche Pier Luigi Luisi, biofisico dell'università di Roma Tre; Massimo Biondi, psichiatra della Sapienza di Roma; Marcello Buiatti, genetista dell'Università di Firenze, e Claudio Franceschi, immunologo dell'Università di Bologna e studioso di genetica dell'invecchiamento.

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Lampedusa modello per isole minori

Lampedusa modello di sanità per le isole minori. Proprio la perla delle Pelagie potrebbe essere il primo esempio di una nuova organizzazione sanitaria, da 'esportare' poi alle altre isole minori italiane. Lo spiega da Lampedusa il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, che punta in questo modo "a garantire assistenza e continuità delle cure ai cittadini, potenziando e razionalizzando le attività territoriali".

Ieri infatti una delegazione composta, fra gli altri, dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, dal sottosegretario Fazio, dal presidente della Commissione Sanità del Senato Antonio Tomassini, ha incontrato il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis per analizzare la situazione sanitaria dell'isola. Dove vivono "6 mila abitanti, che in estate diventano 30 mila - ricorda lo stesso Fazio - Per rispondere ai loro bisogni di salute è stato studiato un piano, concordato con l'assessore regionale alla Sanita', Massimo Russo".

Un programma in tre punti, che dovrebbe essere operativo in sei mesi. "Per prima cosa - racconta Fazio - prevediamo un poliambulatorio destinato alla prima diagnosi e alle prime cure, ma anche alla prevenzione e riabilitazione. Una struttura che già esiste, anche se presenta alcune criticità. Si tratta comunque di problemi minori, facilmente risolvibili.

Poi - prosegue - pensiamo a organizzare un percorso di continuità assistenziale per i ricoveri in terra ferma, con tappe precise per le diverse patologie, che specifichi in quali strutture si effettueranno i ricoveri stessi". Infine, terzo punto, "al ritorno a Lampedusa occorre garantire le cure agli abitanti. Questo vuol dire anche organizzare trasferimenti gratuiti per i ricoveri e i controlli. Un aspetto che - ammette Fazio - può avere dei costi, ma può trovare risposte nell'ambito della razionalizzazione in corso" a livello regionale.

Insomma Lampedusa potrebbe essere una sorta di laboratorio, un modello per una sanità 'a misura' degli abitanti delle isole minori. "I tecnici dell'assessorato stanno studiando la cosa, e sono ottimista. Oggi non c'era, di fatto, una continuità assistenziale per questi cittadini. Cerchiamo di mettere tutto a sistema, spero - conclude il sottosegretario - in meno di sei mesi".

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I pediatri tra scienza e famiglia

Si apre domani a Genova, presso i Magazzini del Cotone, il 64° Congresso Nazionale della Società italiana di Pediatria. Saranno più di 1500 i pediatri italiani che affolleranno fino a sabato 18 le oltre 60 sessioni di lavoro previste in Congresso.

"La SIP tra scienza è famiglia: l'importanza della comunicazione" è il titolo del Congresso e che così spiega il Presidente Pasquale Di Pietro: "In qualità di medici, di pediatri, abbiamo il dovere etico e morale di riferire ogni nostra azione e scelta a quanto la scienza ci indica. Ma il sapere di un medico, di un pediatra, deve essere reso accessibile ai suoi interlocutori. Per questo è essenziale la capacità di comunicare ed entrare in relazione, innanzi tutto con i nostri giovani pazienti e le loro famiglie, ma anche con le istituzioni, con la società civile, con i media". E tra le novità del Congresso c'è proprio un'importante tavola rotonda (che si svolgerà sabato 18 alle ore 11.00) che, per la prima volta ad un Congresso scientifico, sarà aperta al pubblico.

"Abbiamo fatto questa scelta - sottolinea Di Pietro - proprio per dare un segnale su quanto la pediatria italiana voglia attivare una comunicazione forte con tutti quei settori della società che sono in stretto contatto con l'infanzia e l'adolescenza". Nella quattro giorni congressuale verranno trattati i più importanti temi emergenti di interesse pediatrico: dalle malattie rare alle nuove vaccinazioni, dal maltrattamento al bambino immigrato, dall'attenzione all'ambiente agli interventi della pediatria italiana nelle grandi emergenze sanitarie del mondo, dagli screening neonatali alla SID, la malattia della morte improvvisa in culla.

"La società è cambiata - sottolinea ancora Di Pietro - è cambiata la famiglia e con essa i bambini e gli adolescenti. Oggi dobbiamo affrontare nuove emergenze che riscontriamo prevalentemente nelle patologie legate ai comportamenti, alle abitudini di vita e all'invecchiamento della popolazione. E c'è il fenomeno dell'immigrazione che ha introdotto nuovi aspetti nel rapporto medico-paziente, legati alle differenze di lingua, di abitudini, di cultura. Un Congresso scientifico - conclude Di Pietro - serve anche a dare risposte concrete alla nuova "domanda di salute" che viene dalla società e noi pediatri italiani garantiamo ogni impegno possibile".

Per scaricare il programma completo del convegno clicca QUI

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Sacconi riferisca su tagli a Lea

Le anticipazioni sui contenuti dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) preoccupano Daniele Bosone (PD), vicepresidente della Commissione Sanità del Senato.

"Ho chiesto che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi venga urgentemente a riferire in Commissione sanità sui nuovi Lea, in considerazione dei tagli che riguarderanno, tra l'altro, la radiodiagnostica di base", afferma Bosone.

"Da quanto ci è dato conoscere, tali misure ridurranno notevolmente le prestazioni rimborsate dal Servizio sanitario nazionale nell'ambito della diagnostica radiologica e di laboratorio, e incideranno così negativamente sulla prevenzione".

Lo Stato "dovrebbe garantire a tutti il diritto alla salute, ma nel porre tali esami a carico dei cittadini il Governo di fatto crea disuguaglianze tra quanti, avendone i mezzi, potranno continuare a curarsi pagando e coloro che, invece, si vedranno costretti a rinunciare a un proprio diritto.

È urgente dunque - conclude Bosone - che il Governo faccia chiarezza sulle dimensioni e sulle motivazioni di questo ennesimo taglio che si profila all'orizzonte, che non va nella direzione di un miglioramento del nostro Sistema sanitario nazionale e dell'accesso alle cure. E che, se fosse confermato, penalizzerebbe in modo intollerabile i cittadini già così intensamente provati dal difficile momento economico che il Paese sta attraversando".

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SMI, chiudere subito parte economica

"Chiudere rapidamente la parte economica del rinnovo delle convenzioni" di medicina generale, pediatria di libera scelta e specialistica ambulatoriale. E "reperire risorse adeguate per potenziare il territorio"

Sono alcune richieste che arrivano dal Consiglio nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi), che si è tenuto nel fine settimana appena trascorso e che ha trattato diversi temi: la chiusura del contratto della dirigenza medica, la trattativa per il rinnovo della convenzione, la consultazione sul Libro verde presentato dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, il bilancio del convegno sulla guardia medica svolto a Roma venerdì 10 ottobre, il rinnovo degli organismi dirigenti della società scientifica Assimefac.

E' necessario "mantenere unita la categoria per rilanciarne il protagonismo, per questa ragione - ha spiegato Salvo Calì, segretario generale dello Smi - alla chiusura dell'iter del contratto della dirigenza, ormai alle battute finali, bisogna affiancare anche una rapida conclusione della trattativa sulla parte economica delle convenzioni.

E' necessario dare risposte immediate all'emergenza economica di salari e compensi, fortemente compromessi da inflazione e pressione contributiva". Inoltre i medici dello Smi aspettano che "dal Governo e dalle Regioni venga definito - continua Calì - un quadro chiaro delle risorse disponibili per avviare la modernizzazione del nostro Ssn e l'ormai improrogabile riorganizzazione delle cure primarie. Solo successivamente si potrà aprire la fase delle trattative sugli aspetti normativi di contratti e convenzioni.

L'ultimo documento dell'Intersindacale raccoglie queste nostre preoccupazioni, tanto è vero che recepisce anche la nostra storica richiesta di concedere ai medici convenzionati anche quel Lodo Fini (un 1 per cento) già dato alla dirigenza medica nella precedente tornata contrattuale". Al Consiglio nazionale dello Smi si è discusso anche delle conclusioni del convegno nazionale sulla guardia medica, del 10 ottobre a Roma.

"Il quadro che è emerso - ha continuato Calì - fotografa una realtà che vede i medici lavorare in condizioni di difficoltà e di insicurezza che contraddice, nei fatti, i tanti proclami sulla necessità di costruire una sanità efficace e moderna sul territorio. Ora alla politica spetta dare risposte coerenti ai problemi del settore", ha concluso Calì sottolineando la necessità di maggiori investimenti sul territorio.

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Alitalia, le domande di un pilota

Ieri sera è andata in onda su Rai 3 la puntata di Report dedicata alla vicenda Alitalia. Il merito più evidente della Gabanelli è stato quello di far emergere quanto l'accordo raggiunto sia gracile, condizionato da scelte che ancora debbono essere prese, in particolare in sede europea.

Riceviamo e pubblichiamo il contributo di uno degli "spettatori involontari".

Ci si è mai chiesti che cosa c'entra Airone con la Privatizzazione dell'Alitalia il cui azionista di maggioranza è ancora il Tesoro?

Perché i cittadini (azionisti di maggioranza perché il Ministero del Tesoro mi pare essere ancora dei cittadini) devono accollarsi anche i debiti di Airone azienda a capitale totalmente privato oltre che quelli di Alitalia?

Perché mai nessuno durante i giorni "caldi" della vicenda ha mai fatto menzione delle condizioni finanziarie di Airone che entrava nel "calderone" CAI?

Perché la maggior parte degli aeroplani fermati appartiene alla flotta Alitalia e non ad Airone?

Pensate forse che una compagnia ridimensionata nei voli di lungo raggio tale da diventare un vettore nazionale ed europeo possa facilmente competere con i vettori low cost?

Avete mai controllato in quali stati sono registrate le sedi delle aziende di molti degli imprenditori che devono difendere l'italianità dell'Alitalia?

Qualcuno si è mai occupato dei crediti che Banca intesa (Advisor scelto dal Governo per la privatizzazione di Alitalia) ha nei confronti del gruppo Airone?

Non vi sembra un po' pretestuosa la campagna mediatica orientata quasi esclusivamente sulla categoria dei piloti e dei suoi privilegi (gradirei sapere quali) e della loro bassa produttività?

Quanti sanno che il mio contratto pone come limite massimo di impiego 17 ore continuative che in casi eccezionali possono arrivare a 19?

Con tali limiti come si può parlare ancora di aumento di produttività?

Quale categoria di lavoratori può fare tale turno?

Il mio contratto prevede 35 riposi a trimestre che fanno circa 11 giorni e mezzo al mese. Certo non sono gli otto o 10 al mese (week end) dei normali lavoratori, ma quando sono fuori per lavoro non ci sono 24 ore su 24. Se sono dall'altra parte del mondo e mia moglie o mio figlio si sente male pensate che io possa alzarmi uscire dall'ufficio e correre a casa?

Quanti sanno che ogni sei mesi, fino ad un giorno prima della pensione, devo fare un controllo per testare il mio livello di preparazione pratica e teorica al simulatore di volo?

Quanti sanno che se non lo passo non posso volare e che se non lo passo per due volte consecutive giustamente vengo licenziato?

Quante categorie di lavoratori al mondo si sottopongono (per legge) a questi controlli?

Quanti sanno che il numero di equipaggi per aeroplano che chiedeva Air France, i cui piloti si è sempre sbandierato ai quattro venti fanno più ore di volo di quelli Alitalia, era maggiore di quelli chiesti da CAI?

Air France veniva forse a fare beneficenza facendoci volare meno dei suoi piloti?

Come è possibile che Air France, pagando i suoi piloti circa il 30% in più di Alitalia, lo scorso anno è stata la compagnia aerea che ha fatto più utili al mondo?

Qualcuno, in questi giorni, ha mai parlato di quali voci del bilancio Alitalia sono le principali responsabili dei forti passivi e quindi di conseguenza quale la criticità nella quale intervenire in un eventuale piano di rilancio?

Pensate forse che i piloti, selezionati professionalmente e psicologicamente, per farsi carico della responsabilità della vita di centinaia di persone, fossero proprio così stolti capricciosi e viziati da voler affondare un patrimonio dell'Italia e degli italiani e soprattutto rischiare di perdere il proprio lavoro perché non volevano rinunciare a questi "famosi" privilegi di cui tanto si parla?

Pensate che con moglie (senza reddito) un figlio, uno in arrivo ed un mutuo da pagare per altri 16 anni mi possa permettere di dire no a tutta questa operazione della CAI solamente per un semplice capriccio?

Alla luce di queste domande, e ce ne sarebbero altre decine, lo slogan usato dai dipendenti e tanto strumentalizzato come segno di irresponsabilità "meglio falliti che in mano a 'sti banditi", è proprio così sbagliato o potrebbe avere un fondamento?

Forse se si prova a dare risposta a queste domande magari si esce fuori da questo tunnel cognitivo nel quale l'opinione pubblica e i media si sono infilati.

Roberto Giovannetti (Pilota Alitalia)

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12 ottobre 2008

Neuropatie infantili: conveniente gastrostomia

Il piazzamento di una gastrostomia nei bambini con disabilità legate al neurosviluppo porta a benefici clinici significativi senza costi aggiuntivi.

La malnutrizione ed i deficit di crescita sono comuni in questi bambini, ed è stato dimostrato che la gastrostomia determina un significativo vantaggio di crescita, il miglioramento della salute del bambino e la riduzione dello stress familiare, benché la sua convenienza economica non fosse stata finora investigata.

Questa pratica porta grandi benefici per lo status nutrizionale di questi bambini, rendendoli più calmi e felici, migliorando la possibilità di somministrare farmaci quali quelli per il controllo dell'epilessia e portando sollievo alle famiglie per via della riduzione del tempo trascorso a nutrire il bambino ed i miglioramento della qualità del tempo trascorso nella sua assistenza complessiva.

Il piazzamento di una gastrostomia, tuttavia, non è una procedura semplice: essa comporta molti problemi e dovrebbe essere effettuata da uno specialista in centri dove sono disponibili tutte le strutture necessarie per affrontare le possibili complicazioni.

La decisione di battere questa via è difficile per le famiglie, che spesso mancano di informazioni e di consulenze appropriate: in questo senso è molto importante il ruolo del pediatra e dei gruppi di supporto per i genitori.

(Arch Dis Child 2008; 93: 873-7)

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Promettente nuovo vaccino antiinfluenzale

Un nuovo vaccino candidato a basse dosi per l'influenza A (H5N1) risulta sicuro ed immunogeno negli adulti sani.

La specie umana ha una immunità naturale scarsa o nulla nei confronti dell'influenza H5N1, e sono necessarie almeno due dosi di vaccino per inizializzare ed indurre risposte immunitarie protettive, ma i vaccini pandemici devono essere efficaci anche a basse dosi antigeniche, per via dei limiti della capacità di fabbricazione.

E' stato dimostrato che l'aggiunta di una emulsione olio-acqua porta a significativi effetti immunogenici incrociati ed ad una significativa riduzione delle dosi nei vaccini candidati per le pandemie influenzali: nell'ottica di una pandemia, ciò potrebbe avere un importante impatto sul numero di persone che potrebbero venire protette con ciascuna scorta di vaccino.

(J Infect Dis 2008; 198: 642-9)

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Servono efficaci politiche sanitarie

"Dobbiamo preoccuparci delle politiche sanitarie efficaci e non stracciarci le vesti per la mancanza di un 'contenitore'".

A dirlo è il sottosegretario alla Salute Francesca Martini - nel corso della tavola rotonda sulla politica dei farmaci, al congresso dei medici di famiglia della Fimmg a Villasimius - rispondendo all'ex ministro della Salute Livia Turco che aveva parlato di "uno 'svuotamento' del potere del Parlamento in tema di salute", legato anche alla mancanza di un ministero ad hoc.

Se ci sarà un "ministero della Salute - ha detto Martini - ne sarò contenta. Ma, comunque, condivido pienamente la visione di Welfare che abbiamo intrapreso.

Non è questione di mettere targhette sugli edifici. Questo Governo - ha proseguito - sta andando avanti con la metà dei ministri rispetto alla precedente compagine.

E questo è un valore aggiunto in termini di risparmi ed efficacia. Se questo è un bene o un male ne risponderemo agli elettori", ha concluso.

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Rete ospedaliera ferma agli anni '30

"Che in Italia occorra una profonda revisione del Ssn è un dato inequivocabile. Magari iniziando dalla riorganizzazione dell'assetto ospedaliero, adatto alla medicina degli anni Trenta, non sicuramente alla medicina degli anni 2000".

Parola di Stefano Biasioli, presidente della Cimo-Asmd, che commenta così l'intervento di ieri del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, al Congresso nazionale Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) in corso a Villasimius (Cagliari).

"L'intervento del ministro - sottolinea Biasioli in una nota pubblicata sul sito web della Cimo - è stato certamente di spessore. Di spessore perché Sacconi è un politico navigato e ha le idee estremamente chiare, anche in sanità. Rispetto al suo discorso non si possono però non formulare alcune osservazioni. Ad esempio - spiega - che i bilanci in rosso di alcune Regioni siano dovuti esclusivamente alla mancata chiusura dei piccoli ospedali, come ha ripetutamente affermato il ministro, non è né vero né scontato.

I medici ospedalieri, a proposito, sottolineano le responsabilità della politica nell'aver voluto mantenere un assetto organizzativo ospedaliero datato e obsoleto". Sullo scottante tema della chiusura delle piccole strutture ospedaliere, il numero uno della Cimo avanza una proposta. "La chiusura dei piccoli ospedali - aggiunge - dovrebbe essere preceduta e non seguita da un'analoga rete territoriale, affidata unitariamente ai medici di famiglia e ai medici specialisti.

Solo così si può garantire al cittadino la reale copertura delle cronicità, con affidamento alle cure ospedaliere solo per le improvvise acuzie". Per Biasioli, un altro problema da affrontare è senz'altro quello "dell'assenza di norme legislative e contrattuali che risolvano gli enormi problemi legati alla zona grigia tra territorio e ospedale". Un tema, secondo il presidente della Cimo, assente nel discorso di ieri del ministro.

"Diciamo chiaramente a Sacconi che il problema non è criminalizzare settori diversi della medicina, rendendoli responsabili dello sfascio economico di alcune Regioni, ma è quello di trovare regole chiare, e senza equivoci, fra i tre soggetti responsabili della gestione e dell'assistenza sanitaria: Stato, Regioni, Sindacati". Per Biasioli è arrivato quindi il momento di scelte decise. "O la politica sceglierà questa strada - conclude - oppure i mondi della medicina convenzionata e della medicina dipendente saranno destinati a rimanere distanti anni luce, nonostante la buona volontà dei sindacati di categoria".

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La crisi spinge i pazienti dal MMG

La crisi economica si avverte negli studi dei medici di famiglia, affollati dai pazienti che in preda all'ansia si rivolgono al proprio medico di fiducia.

E non solo per problemi di salute, ma anche per essere rassicurati. A dirlo è Giacomo Milillo, segretario della Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg), a margine del congresso del sindacato in corso a Villasimius (Cagliari).

"Ci aspettiamo un'ondata di pazienti nei nostri studi, che in realtà forse è già cominciata - ha detto Milillo - Così come è avvenuto negli anni del terrorismo, i nostri assistiti si rivolgono a noi per gli 'effetti collaterali' della paura da crisi economica.

I sintomi più frequenti sono ansia, cefalea, colite, tachicardia. Noi siamo gli ammortizzatori sociali e psicologici, e non solo per la salute.

Qualsiasi catastrofe e allarme sociale, infatti, porta nei nostri studi tutte le persone ansiose che magari in realtà sono quelle che corrono meno rischi, ma che si spaventano di più e vengono a chiedere il sostegno dei medici".

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Le Regioni bocciano i nuovi LEA

La proposta del Governo sui nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) non piace alle Regioni. "Non siamo d'accordo", ha spiegato Enrico Rossi, coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, intervenendo al Congresso nazionale dei medici di famiglia della Fimmg in corso a Villasimius (Cagliari). Rossi ha fatto riferimento in particolare alla radiologia.

"Le prestazioni con mezzo di contrasto sono riservate esclusivamente ai pazienti oncologici e quelli senza mezzo di contrasto ai soggetti con patologie traumatiche - ha sottolineato - Questo significa togliere la possibilità di fare diagnosi. Vanno bene i risparmi, ma la strada non può essere l'imposizione né quella di ricorrere alle tasche dei cittadini. L'ipotesi che ci è stata presentata è di un risparmio di due miliardi.

Ma noi siamo convinti - ha detto Rossi, parlando alla platea dei medici di famiglia - che voi continuerete a fare prescrizioni per prestazioni che ritenete utili e necessarie per la salute dei pazienti e i cittadini sarebbero costretti a pagarsele di tasca propria". Rossi ha precisato che le Regioni sono contrarie anche "alla visita radiologica utilizzata come filtro" per ridurre le prestazioni.

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Guardie mediche ad alto rischio

Nove guardie mediche su 10 hanno subito almeno un'aggressione durante il servizio. Questi i numeri, da brivido, diffusi nel corso nell'incontro 'Guardia medica, dal lavoro usurante notturno al lavoro qualificante diurno', organizzato a Roma dal Sindacato dei medici italiani

Insicuri. Minacciati durante il proprio lavoro, per lo più prestato di notte. E' allarme sicurezza per le guardie mediche italiane: 9 su 10 hanno subito almeno un'aggressione. Per fortuna, nella maggior parte dei casi si tratta 'solo' di minacce verbali (64 per cento). Ma non mancano le percosse (20 per cento), gli atti di vandalismo (11 per cento) e addirittura le intimidazioni a mano armata (13 per cento). Questi i numeri, da brivido, diffusi sabato nel corso nell'incontro 'Guardia medica, dal lavoro usurante notturno al lavoro qualificante diurno', organizzato a Roma dal Sindacato dei medici italiani (Smi).

Solo il 13 per cento dei camici bianchi di continuità assistenziale, dopo aver subito un'aggressione, decide di rivolgersi alle autorità per denunciare l'episodio. Ma, di questi, solo il 3 per cento non si ritrova più a subire aggressioni: per il restante 10 per cento nulla cambia, e gli episodi tornano a ripetersi. Il 30 per cento, invece, decide di non segnalare lo spiacevole accaduto, sperando che non riaccada mai più. Il 29 per cento, infine, è talmente provato da chiedere il trasferimento in un'altra sede, e il 35 per cento domanda a familiari o amici di accompagnarlo sul posto di lavoro.

"D'altronde solo qualche tempo fa - ricorda Salvo Calì, segretario nazionale Smi - due nostre colleghe, una in Puglia e l'altra in Sardegna, sono state assassinate mentre prestavano servizio. Il problema - sottolinea il sindacalista - è che spesso ci troviamo a lavorare in sedi fatiscenti, alle prese con tossicodipendenti alla ricerca di metadone o alcolisti, nonché gente che chiede psicofarmaci, medicinali che noi non abbiamo".

Del resto, secondo i dati presentati nel corso dell'incontro capitolino, le guardie mediche non dispongono di grandi mezzi per difendersi. L'89 per cento ha subito l'aggressione nella sede di guardia medica: solo l'11 per cento, dunque, al domicilio del paziente. Eppure, secondo i dati presentati, solo il 22,5 per cento delle sedi dove prestano attività i camici bianchi di continuità assistenziale dispone di un citofono, il 9 per cento di un videocitofono, il 2,75 per cento di inferriate alle finestre, appena il 6,25 per cento di porte blindate, e il 19 per cento di collegamenti diretti con 112 o 113. Ma nonostante ciò, il 25 per cento, ovvero una guardia medica su quattro, continua a percepire un indice di criminalità basso, il 38 per cento medio-basso, il 17,5 per cento medio, il 10,5 per cento medio-alto e solo il 9 per cento alto.

Come dire che le aggressioni, visto il tipo di lavoro svolto, questi camici bianchi le mettono in conto. Ma ciò non vuol dire che rinuncino alla sicurezza, tutt'altro. "Smi chiede a gran voce - sottolinea Calì - assoluta sicurezza sul lavoro, con iniziative a garanzia della incolumità personale di questi professionisti, ad esempio attraverso un servizio di vigilanza". Tanto più che il 41 per cento delle sedi, almeno secondo i dati dello Smi, è in un centro abitato ma in posizione isolata.

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Crisi dei mercati, una storia di formiche e cicale

In passato il risparmio finanziava attività concrete, aziende, produzione e posti di lavoro, oggi s?investe sul nulla, sull?andamento di un tasso d?interesse o sui debiti della gente

Prima c?era la Banca, il santuario deputato alla raccolta dei risparmi. Gli italiani, tradizionalmente risparmiosi, vi si recavano a depositare il prodotto delle piccole economie mensili, spesso intimoriti dal silenzioso lusso delle grandi sedi.

Mi riferisco al decennio a cavallo tra il ?75 e l?85, periodo in cui il sistema bancario svolgeva ancora prevalentemente la sana funzione di intermediazione, convogliando il risparmio raccolto verso le attività produttive di questo paese. Pochi gli strumenti messi a disposizione del risparmiatore: libretto di risparmio, titoli di stato, obbligazioni dei grandi enti; al massimo qualche ?pronti contro termine? per i clienti più facoltosi.

Insomma, un paradiso di certezze e di stabilità: il risparmio delle famiglie contribuiva alla crescita del sistema industriale finanziando le iniziative imprenditoriali, mentre la Banca d?Italia sorvegliava rigidamente sugli equilibri impedendo ogni forma di espansione territoriale. Vacche grasse per i banchieri, che prosperavano, al riparo da ogni concorrenza, nelle cristallizzate rendite di posizione e tempi d?oro per i bancari.

Quest?ultimi, avvantaggiati dalla ?scala mobile anomala? che gonfiava la busta paga, rappresentavano la categoria più invidiata; nessun budget da raggiungere, poco stress e poche le competenze professionali richieste, per lo più contabili-esecutive.

Prima c?era la Banca, poi giunse in Italia la concorrenza.
Nel 1975 la Banca d?Italia varò la sua politica di liberalizzazione. Con il terzo Piano Sportelli la rete distributiva del sistema bancario italiano si ampliò di oltre il 45% (tra il 1990 e il 1995). Non passò molto tempo che anche le banche straniere fecero il loro ingresso in Italia. Rapidamente la competizione divenne rovente. Nelle strutture centrali nacquero uffici specializzati nello studio e nella vendita di nuovi prodotti. Lentamente il marketing, termine ricorrente nell?industria, iniziò ad insinuarsi anche in banca. Era sul finire degli anni ?80 e ricordo ancora il mio amico Maurizio Buonomo, responsabile marketing dell?Associazione Bancaria Italiana, prodigarsi per fornire alle associate gli strumenti necessari ad affrontare il nuovo corso; seminari, convegni, pubblicazioni. Chi, come il sottoscritto, si occupava di comunicazione aziendale fu costretto a correre ai ripari progettando inediti interventi di formazione del personale (altra attività sconosciuta in banca): orientamento al cliente, psicologia di vendita, prodotti e servizi?. tutto all?ombra del grande guru americano Philip Kotler, pioniere del marketing sociale.

Un periodo denso di cambiamenti in cui anche il lessico utilizzato subì le sue trasformazioni: l?utente bancario divenne ?cliente?, mentre l?impiegato si trasformò in una ?risorsa umana?. Il lavoro svolto in termini di comunicazione, affinché la risorsa umana abbandonasse la tradizionale cultura della ?quadratura di cassa?, per assurgere al ruolo più nobile di facilitatore della soddisfazione dei bisogni del cliente, è testimoniato dai programmi di formazione che giacciono nei polverosi archivi delle banche.

La fidelizzazione del cliente era lo scopo autentico e sincero, ma il raggiungimento di questo traguardo era subordinato alla capacità dell?operatore bancario di individuare e dare soddisfazione ai bisogni concreti del suo interlocutore; la manipolazione dell?informazione, finalizzata alla vendita, era bandita dai nostri interventi.

E non solo per un atteggiamento etico, ma anche perché fermamente convinti che un cliente ?fregato? non sarebbe stato un cliente fedele. Oggi la storia è diversa. Il panorama dei prodotti è vasto e a volte sconosciuto all?operatore bancario che ne possiede solo una conoscenza superficiale. E? così che il risparmiatore si trova ad investire, direttamente o indirettamente, in futures, in financial futures, in currency futures, derivati, ecc. Cosa sono? Il cliente sa in cosa mette i suoi soldi? Si, certo? ci sono i prospetti informativi che vanno consegnati prima della firma del contratto, ma quanti hanno le competenze per comprendere le informazioni fornite? Ma la storia è diversa anche per l?atteggiamento delle banche.

Azionisti ossessionati dal guadagno, personale non sufficientemente formato, al limite del collasso psico-fisico per gli ambiziosi obiettivi di vendita che vengono assegnati. Risorse umane confuse tra pressioni, minacce e premi d?incentivazione. Ho assistito a corsi di formazione di Team Building in cui venivano proposte esperienze di fachirismo, stendersi sui vetri o camminare sul fuoco; ho visto gli occhi spiritati di chi accettava di cimentarsi in quelle attività estreme. Rari casi di formazione delle risorse umane? Probabilmente si, ma esiste anche questo.

Questa mattina ho ascoltato alla radio l?intervento di una dipendente di banca che manifestava la sua preoccupazione per l?incontro imminente con alcuni clienti: ?hanno perso tutto, adesso cosa gli dico??. Come farà a spiegare che li ha indotti ad investire su di una famiglia americana, economicamente malandata e priva di assistenza sanitaria? Una scommessa.

Negli anni la formica diventa cicala. Si, perché se in passato il risparmio finanziava attività concrete, aziende, produzione e posti di lavoro, oggi s?investe sul nulla, sull?andamento di un tasso d?interesse o sui debiti della gente; il private banking è ormai un?attività da ?sala bingo? in cui l?avidità detta le sue leggi. Regole peraltro condivise da tutti i giocatori: dal venditore che, pur di raggiungere il budget, camminerebbe sulle braci; dall?investitore che disprezza la sicurezza dei BOT per abbracciare l?effimera promessa di un guadagno maggiore. Chi è più mariuolo? Chi cerca un Rolex autentico ad un prezzo da bancarella o chi rifila la patacca?

Prima c'era la banca, poi la concorrenza ed infine la TV berlusconiana
Il Papa ha detto: ?I soldi scompaiono, solo la parola di Dio è solida?. Se sostituiamo la parola ?Dio? con ?etica dell?esistenza? e ?senso della realtà?, per una volta, sono d?accordo con lui. La formica diventa cicala quando è sistematicamente influenzata dai media che propongono modelli esistenziali riprovevoli, sia sul piano etico che su quello ?pratico?. Troppa passerella di gente insignificante, priva dello spessore e delle autentiche competenze legate al fare, al costruire. Troppi guadagni facili esibiti.

Riferendoci all?industria dell?intrattenimento, quanto costa alla Rai la realizzazione di una serie dell?Isola dei Famosi? Qualche milione di euro per esibire al grande pubblico il lati nevrotici di ex famosi in bancarotta o in cerca di una nuova visibilità; il vuoto, il nulla.

Tra un?isterica crisi di pianto e una discussione mediocre, irrompe la pubblicità che invita all?acquisto del SUV potente e aggressivo: compra oggi e paghi domani in comode rate. Si torna sull?Isola, corpi seminudi tenuti insieme da costose protesi al silicone, altre manifestazioni di primitività, altro spot pubblicitario in cui il faccione sorridente di Berlusconi promette ricchezza e libertà.

Pessimo intervento educativo, è così che la formica diventa cicala. La famiglia con un reddito da 2/3 mila euro al mese, una volta risparmiatrice e con i ?piedi per terra?, ora va in giro con il SUV e disprezza i BOT (non sono a la page); si crede benestante. La cicala moderna ha appoggiato il taglio dell?ICI anche per i ricchi, ma non è ricca. E? favorevole alla scuola privata pensando di rincorrere l?eccellenza, ma ignora che probabilmente finirà tra le mani incompetenti di qualche ?suorina?.

Senza il gettito ICI, Alemanno ha sospeso i finanziamenti ad alcune scuole professionali, parliamo di parrucchieri. Ora la cicala non sa come pagare le rate, è spaventata dalla crisi finanziaria, non ha nemmeno la possibilità d?imparare il mestiere di parrucchiere, e presto sarà confusa perché non saprà nemmeno in quale classe sociale riconoscersi. Ma niente paura, ci penseranno la Social Card di Tremonti, la sanità e la scuola per i poveri ad indicare il posto assegnato. Le borse crollano, Berlusconi compra una nuova villa sul lago, l?impiegata di banca non sa cosa dire ai suoi clienti. Forse e solo l?inizio, per giunta?

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L'Autovisita alla Casa Internazionale delle donne

Che cos?è l?autovisita? L?autovisita è un momento speciale in cui donne di diverse età e differenti gruppi sociali si riuniscono per superare le barriere inibitorie della conoscenza del proprio corpo nell?ambito sessuale.

A Roma, tra il 1978 e il 1980 l?autovisita è stata praticata da molte donne anche una sola volta. E? facoltativa, chi non vuole attuarla su se stessa può osservare un?altra donna che, avendola praticata varie volte, più facilmente può donare la propria esperienza alle altre.

Con l?autovisita vediamo l?interno della nostra vagina e c?è l?incontro con il collo dell?utero che, già prima che lo scrivesse Dan Brown sul Codice da Vinci, veniva da alcuni definito ?Il sacro Graal?.

Affrontando l?autovisita ci troviamo ad abbattere il muro di inibizioni che rende i nostri organi genitali un argomento tabù.

Con questa pratica potremo rivalutarli e imparare ad usare i muscoli della nostra vagina, conoscere meglio la nostra femminilità ed esprimere noi stesse in maniera più intima e spontanea. Viverci in modo indipendente.

Chiunque sia interessato può presentarsi all?incontro L?entrata è di 5 euro a persona.

Casa internazionale delle donne, Martedì 28 ottobre 2008 h 21.00
Per informazioni Augusta 338 5772988 (mattina e sera)
Gabriella 347 7706736
Via della Lungara 19, Roma - stanza 107

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10 ottobre 2008

Talco rischio per cancro ovarico

L'uso regolare di talco in area genitale risulta significativamente associato all'aumento del rischio di tumori ovarici, e dovrebbe pertanto essere evitato.

Non si tratta comunque di un dato del tutto nuovo: l'associazione era già stata riportata in precedenza, ed è stata confermata dalla meta-analisi di 16 studi.

Sono state anche osservate tendenze significative verso associazioni fra incremento della frequenza dell'uso di talco e del rischio, il che rafforza l'associazione in quanto la maggior parte degli studi precedenti non avevano osservato un effetto dose-risposta.

E' stato anche osservato che i geni coinvolti nelle cascate detossificanti potrebbero essere coinvolti nella risposta biologica al talco, e pertanto l'associazione con i tumori ovarici potrebbe variare in base al genotipo, ma ciò deve essere confermato da ulteriori studi.

(Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2008; 17: 2436-44)

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Consulenti contro le malattie sessuali

L'USPSTF ha recentemente raccomandato di intensificare le consulenze comportamentali per la prevenzione delle infezioni a trasmissione sessuale (STI) per tutti gli adolescenti sessualmente attivi e gli adulti a maggior rischio di contrarre queste malattie.

Nonostante i progressi in campo preventivo e terapeutico, le STI rimangono un'importante causa di morbidità e mortalità. I medici di base possono identificare adolescenti ed adulti maggiormente a rischio, e vi sono prove del fatto che questo tipo di intervento risulti altamente efficace nella riduzione del rischio stesso.

I fattori di rischio individuali per l'acquisizione di STI si basano su comportamenti a rischio: questi comportamenti in teoria sono influenzati da conoscenze, abitudini, capacità e presenza a sé stesso del paziente, nonché dalla presenza di fattori ambientali che promuovono, rinforzano o inibiscono i cambiamenti. Per questa ragione, i fattori di rischio basati sui comportamenti a rischio individuali sono generalmente considerati modificabili.

La maggior parte dei dati disponibili indica una modesta riduzione delle STI a 12 mesi nei soggetti adulti ad alto rischio sottoposti a sessioni di consulenza multiple, ed anche negli adolescenti sessualmente attivi. Questi interventi incrementano anche l'aderenza alle raccomandazioni terapeutiche nelle donne e l'uso generale di contraccettivi negli adolescenti di sesso maschile, diminuendo al contempo i comportamenti a rischio di tipo non sessuale ed i tassi di gravidanza nelle adolescenti sessualmente attive. Essi peraltro non portano ad alcun sostanziale danno comportamentale o biologico.

(Ann Intern Med. 2008; 149: 497-508)

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I reumatismi professionali

Dall'artrosi da mouse alla lombalgia del camionista, fino al ginocchio della suora. Ogni professione ha il suo reumatismo, e saperlo è il primo passo per anticipare l'esatta diagnosi, correggere gli stili di vita e cominciare per tempo una terapia mirata. Parola degli esperti riuniti ieri a Milano, in un incontro promosso da Merck Sharp & Dohme per fare il punto su nuovi e vecchi farmaci antinfiammatori e ridefinire i loro rapporti costo-beneficio.

I medici stimano che le patologie reumatiche colpiscono in Italia oltre 5 milioni di persone, donne nel 60% dei casi. Con un trend in crescita legato soprattutto all'aumento dell'età media, ma condizionato, in certe fasce di popolazione e in certi periodi della vita, dal lavoro svolto. Il 'ginocchio della lavandaia', ben noto a nonne e zie, non è dunque scomparso. Ha solo cambiato nome, adattandosi all'evoluzione della società e declinandosi in problemi reumatici differenti e corrispondenti ai nuovi mestieri.

Almeno ad alcuni "Non è un segreto, per esempio, che tra i motociclisti della stradale è particolarmente diffusa l'artrosi lombare", assicura Giovanni Minisola, responsabile dell'Unità operativa di Reumatologia dell'ospedale San Camillo di Roma. Disturbi legati alla postura "anche per i camionisti", continua l'esperto, senza dimenticare ovviamente "i dolori associati a un utilizzo continuo del computer e del mouse".

Ma anche scelte esistenziali più contemplative e meno materialiste nascondono qualche insidia: tra salmi del mattino, vespri della sera e rosari ripetuti, "sono molte le suore che soffrono di artrosi al ginocchio", dice Minisola. In generale, continua lo specialista capitolino, "le malattie reumatiche interessano nel nostro Paese quasi un decimo della popolazione.

E dei 5 milioni di pazienti, la maggior parte (da 3 milioni e mezzo a 4 milioni) lamenta una patologia artrosica. Altri 350-400 mila soffrono di artrite reumatoide, e la quota restante è rappresentata dai malati con gravi patologie reumatiche come la spondiloartrite anchilosante, il lupus eritematoso sistemico e la sclerodermia, per un totale di 150 tipologie diagnostiche". Queste cifre, precisa Minisola, "non comprendono i pazienti con osteoporosi".

La malattia delle ossa fragili, che può sovrapporsi alla patologia reumatica, "interessa circa 4-4 milioni e mezzo di italiani, per due terzi donne", spiega. La diffusione 'epidemica' delle malattie reumatiche trova conferma nell'ambulatorio del medico di medicina generale. "Sui circa 21 pazienti che visito ogni giorno - riferisce Ovidio Brignoli, vice presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) - il 25%, uno su 4, viene da me per un dolore di natura osteo-articolare non traumatica".

La risposta a queste patologie passa da un gioco di squadra sapiente e coordinato: "Serve un triangolo tra medico di medicina generale, specialista e paziente", è l'appello finale di Minisola. Perché quando questa collaborazione viene meno "ne risentono l'appropriatezza diagnostica e quella prescrittiva, e per finire i bilanci della sanità".

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AR, due anni per la diagnosi

Per avere una diagnosi di artrite reumatoide (AR) si può attendere anche più di due anni. E' il destino di molti italiani alle prese con questa malattia infiammatoria cronica e progressiva che colpisce 300 mila connazionali: si rivolgono in prima battuta a uno specialista non reumatologo e allungano inevitabilmente i tempi di diagnosi, mediamente stimati attorno agli 11,7 mesi. Questa la fotografia scattata ieri a Roma dal Censis, che ha illustrato i dati del primo Rapporto sociale sull'artrite reumatoide voluto dalla Società italiana di reumatologia (Sir) e dall'Associazione nazionale dei malati reumatici (Anmar). L'indagine ha coinvolto 646 pazienti, il 60% dei quali ha ricevuto la diagnosi da almeno 5 anni.

I tempi del riconoscimento dell'Ar, si legge nel Rapporto, variano a seconda del medico che effettua la prima diagnosi. L'attesa media tra l'insorgenza dei primi sintomi e la conferma della diagnosi da parte di un reumatologo è infatti superiore ai due anni nel caso in cui il paziente sia stato diagnosticato inizialmente da uno specialista non reumatologo.

Una media enormemente superiore rispetto ai malati che vanno subito dal medico di famiglia, primo punto di riferimento per i pazienti. Se il medico indirizza tempestivamente il malato al reumatologo ci vogliono 'solo' 10,8 mesi. I malati di Ar riscontrano inoltre dubbi e incertezze sulle diagnosi. Per il 60% degli intervistati i sintomi sono stati infatti spesso confusi con malattie quali artrosi e dolori reumatici generici.

Un altro 12% ricorda che i suoi disturbi sono stati interpretati come segni di invecchiamento fisiologico. Per il 9%, invece, in sintomi iniziali sono stati semplicemente sottovalutati. Sull'artrite reumatoide c'è un'Italia "a tre velocità", avverte Antonella Celano, presidente Anmar. "Serve un impegno politico indirizzato a garantire pari opportunità di accesso alle cure su tutto il territorio nazionale". Se nel Nord Ovest si ricorre principalmente al medico di famiglia (43%), nel Centro Italia si preferisce andare subito dal reumatologo pubblico (42%), mentre al Sud il 33% si va dal reumatologo privato.

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Le pensioni al riparo dalla crisi

La crisi finanziaria non mette a rischio le pensioni dei medici. Lo assicura Eolo Parodi, presidente dell'Ente nazionale previdenza e assistenza medici italiani (Enpam), intervenuto al congresso nazionale dei camici bianchi di famiglia in corso a Villasimius.

Parodi ha sostenuto di non essere preoccupato per il futuro dell'ente previdenziale: "non abbiamo messo a rischio il patrimonio dell'Enpam. Abbiamo tutto a capitale garantito, questo perché abbiamo fatto nel tempo, scelte appropriate e siamo più affidabili persino dello Stato".

In particolare, Parodi ha sostenuto di aver voluto molte verifiche: "Abbiamo ben 6 livelli di controllo per le scelte fatte e puntiamo su una gestione prudente di lungo periodo e stiamo andando bene. Ma, in generale, sono convinto che ci sia bisogno di etica nella ricerca degli investimenti. E' fondamentale tornare all'etica delle regole.

In particolare devono farlo le banche". Come ente, ha ancora sottolineato Parodi "dobbiamo garantire la pensione a tutti e per questo le generazioni devono accordarsi. Il pensionato non può dire "pensa prima alla mia pensione e ai giovani penserai dopo".

Il nostro impegno deve essere per tutti, laureati, pensionati ma anche donne, che sono il futuro della professione. A loro dobbiamo pensare e considerare le loro specifiche esigenze". Per quanto riguarda i giovani, Parodi ha ricordato che l'Enpam ha lanciato la campagna 'Camice bianco' per "cercare di aiutare i giovani già dall'ultimo anno di università".

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09 ottobre 2008

Evitata la protesta dei medici di famiglia

I medici di famiglia non proclameranno lo stato di agitazione. Rientra infatti la protesta annunciata nel caso non ci fossero state risposte positive sul rinnovo della convenzione, in particolare sulle proposte contenute nel documento presentato dalle associazioni sindacali all'ultima riunione della Sisac.

Lo ha annunciato dal palco del congresso nazionale della Federazione nazionale di medicina generale, il segretario nazionale della Fimmg Giacomo Milillo, che ha accolto l'impegno del ministro del Welfare Maurizio Sacconi e del sottosegretario alla Salute Francesca Martini, intervenuti al meeting, pronti a lanciare un patto con i medici di famiglia per una reale ristrutturazione del settore.

I medici di famiglia, insieme agli altri medici convenzionati, erano infatti sul piede di guerra dopo che, ieri, il Comitato di settore per la sanità delle Regioni, nella valutazione del documento unitario dei sindacati aveva sì accolto alcune proposte economiche, limitando però i benefici solo al triennio 2006-2008. "Adottiamo un atteggiamento responsabile - ha detto Milillo - non procederemo alla dichiarazione dello stato di agitazione, ma faremo affidamento agli impegni del ministro.

Siamo però sempre pronti a dichiarare lo stato di agitazione qualora continuasse l'atteggiamento miope rispetto alle esigenze di cambiamento della medicina dei famiglia. Il nostro problema, infatti, non è economico.

Siamo disposti anche a sacrifici purché si intervenga realmente a una rifondazione del settore che tolga il medico di famiglia da una condizione marginale e gli assegni il ruolo che gli spetta nella medicina territoriale, che porterebbe grandi benefici all'intero sistema".

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Costi standard per finanziare il sistema

"Nel prossimo Patto della salute occorrerà ancorare il trasferimento dei fondi al costo standard, ovvero il costo delle pratiche migliori offerte ai cittadini".

Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, intervenuto ieri al Congresso nazionale dei medici di medicina generale della Fimmg in corso a Villasimius.

Sacconi ha ricordato che "in Veneto e in Lombardia il costo standard si aggira in media sui 1.290 euro annui per abitante, con una differenza di oltre 300 euro rispetto al Lazio".

Sacconi precisa che il nuovo sistema dovrà essere adottato 'accompagnando' le Regioni con maggiori difficoltà economiche attraverso un fondo della durata di cinque anni che possa consentire di passare dal finanziamento attraverso la spesa storica a quello attraverso il costo standard.

"Non ci chiede di passare a questo sistema dal mattino alla sera - spiega il ministro - ma applicando questo meccanismo già da domattina, per esempio, otterremmo quattro miliardi e mezzo di euro di risparmio, che si potrebbero reimpiegare nel sistema".

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Un patto per la medicina generale

Questa, in sintesi, la proposta del ministro del Welfare nel suo intervento al Congresso nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg)
Un patto per la medicina di famiglia, in grado di 'ridisegnare' la sanità territoriale e superare alcuni ostacoli, in particolare la centralità degli ospedali, che impediscono lo sviluppo di un sistema di cure primarie efficaci e che sono antieconomici.

Questa, in sintesi, la proposta del ministro del Welfare Maurizio Sacconi nel suo intervento al Congresso nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) di Villasimius, di fronte alla platea di medici di famiglia che chiedeva impegno per una rapida soluzione della trattativa della medicina convenzionata, da tre anni senza contratto.

Ai medici che, oltre alle richieste concrete, puntano su una riforma del sistema delle cure primarie basata su una reale centralità del medico di famiglia, Sacconi ha assicurato l'impegno per la realizzazione di una 'cabina di regia' per attuare il cambiamento.

Ma ha li ha anche riassicurati su richieste concrete, per esempio sulla necessità di rivedere il compenso oggi basato sulla quota capitaria, e sull'abolizione dell'Irap che oggi i professionisti devono pagare. "Vogliamo accompagnare la convenzione - ha spiegato Sacconi - con un rilevante patto tra Stato, Regioni e associazioni, di medio lungo termine. Un patto che stabilisca il percorso della transizione dai vecchi ai nuovi modelli organizzativi".

Per Sacconi "questo congresso dei medici di famiglia rappresenta realmente una svolta. Noi ci impegniamo a favorire questo cambiamento, perché crediamo in nuovi modelli organizzativi già concretamente avviati in alcune regioni, che danno valore ai servizi territoriali, alla presa in carico della persone, favoriti anche dall'uso delle tecnologie della comunicazione".

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08 ottobre 2008

Al via la poppata mondiale

Sabato 11 Ottobre 2008 alle 11 di mattina delle mamme che allattano al seno ?attaccheranno? i loro bambini contemporaneamente in 13 paesi del mondo raggruppate in siti registrati. La global breastfeeding challenge consiste nel raggiungere il maggior numero di bambini allattati contemporaneamente in uno stesso luogo così come il maggior numero di bimbi allattati contemporaneamente in più luoghi alla stessa ora.

Il record attuale per il maggior numero di bambini in un luogo e stato ottenuto con 3738 bimbi a Manila nel 2006 (http://www.unicef.org/infobycountry/philippines_33982.html) ed il record attuale riferito a più siti è stato raggiunto dalla Quintessence Breastfeeding Challenge 2007 con 5374 bambini allattati in 225 luoghi.

In Nord America, l?unidici Ottobre La Quintessence Foundation riconoscerà anche la regione (provincia, territorio o stato) con più bambini che partecipano in percentuale al tasso di nascite. Perché questa sfida? L?allattamento al seno produce molti benefici ben documentati inclusa una migliore salute per mamma e bambino.

Eppure molte donne non riescono a raggiungere i loro obbiettivi di allattamento, e svezzano i bambini prematuramente, molto prima di come suggerito dalle linee guida. In tutto il mondo, il marketing aggressivo dei sostituti del latte materno è la barriera principale al successo dell?allattamento materno.

In più un limite che impedisce alle mamme di continuare ad allattare è la mancanza di supporto da parte della comunità. È veramente sorprendente che nel 2008 allattare in pubblico non è riconosciuta universalmente come una normale funzione umana. L?allattamento al seno è promozione della salute in azione!

Questo evento si svogle come parte della Settimana mondiale dell?Allattamento, nato in canada. In altre parti del mondo si celebra in corrispondenza del ?World Food Day?.

E? organizzata da Quintessence Foundation in North America ( www.babyfriendly.ca), Children for Breastfeeding Philippines (www.breastfeedingworld.net/) e il gruppo francese le Grand Tétéé. (www.grandetetee.com/) Procida ha risposto all?appello e sarà luogo di raduno, nella sua suggestiva cornice.

Il ritrovo è alle 09.00 al porto di Procida, per procedere in compagnia verso la meta della poppata. Per informazioni: 333 3187086 o 3392005961 Informazioni aggiuntive e la lista dei luoghi registrati in tutto il mondo si trova su www.babyfriendly.ca

Info stampa: Vanessa Lepre ? valepre@simail.it - 3392005961

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Asma, razze e differenze genetiche

I pazienti asmatici di razza nera tendono ad avere una forma più grave della malattia rispetto alle loro controparti di razza bianca, il che porta a maggiori problemi per il controllo dei sintomi, maggiori tassi di visite in pronto soccorso e nel complesso ad una peggiore qualità della vita.

Alla base di queste disparità razziali potrebbero esserci differenze genetiche e farmacogenetiche, in quanto status socioeconomico, aderenza alle terapie, ambiente terapeutico, comorbidità e parametri allergici non possono spiegare le differenze negli esiti fra le due razze.

Questi dati potrebbero essere usati per sviluppare terapie più efficaci e strategie educative per interventi mirati nella razza nera; inoltre, l'analisi di nuove terapie dovrebbe essere potenziate in modo adeguato per esaminare il potenziale impatto della razza e dell'etnia sulla loro efficacia.

(Ann Allergy Asthma Immunol 2008; 101: 256-63)

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Anemia prenatale e schizofrenia nel bambino

I deficit di ferro durante la gravidanza rappresentano un fattore di rischio per lo sviluppo di disordini nello spettro della schizofrenia (SSD) nella prole in età adulta.

Si tratta di un altro esempio di come un provvedimento semplice e poco costoso abbia il potenziale di prevenire casi di schizofrenia, e di un fattore a supporto dell'ipotesi secondo cui fattori ambientali in utero possano probabilmente svolgere un ruolo considerevole nel rischio di schizofrenia.

Il ferro svolge un ruolo critico nell'approvvigionamento di ossigeno per il feto, in quanto parte dell'emoglobina, ed è coinvolto anche nella funzionalità della dopamina e nella formazione della materia bianca: nei pazienti con schizofrenia sono state osservate anomalie sia nella dopamina che nella materia bianca.

Le donne in gravidanza dunque, in collaborazione con il ginecologo, dovrebbero assicurarsi di assumere quantità adeguate di ferro.

(Arch Gen Psychiatry 2008; 65: 1136-44)

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Vaccino anti-pneumococco allontana l'infarto

Il rischio di infarto miocardico nei pazienti a rischio viene dimezzato dalla vaccinazione contro Streptococcus pneumoniae.

Diverse serie di dati suggeriscono che le infezioni pneumococciche acute possano aumentare il rischio di eventi cardiovascolari, mentre l'immunità dal batterio possa limitarne il rischio.

Se confermata, questa associazione potrebbe generare interesse nell'esplorazione dei meccanismi putativi e potrebbe offrire un nuovo razionale per promuovere la vaccinazione anti-pneumococco.

Le infezioni del tratto respiratorio superiore, d'altro canto, possono scatenare sindromi coronariche acute: durante quasi tutte le epidemie e le pandemie influenzali, infatti, si ha una mortalità da cause cardiache doppia rispetto a quella da polmonite.

Questi dati, comunque, vanno confermati in studi prospettici randomizzati: fino ad allora, i medici dovranno aderire alle attuali linee guida promuovendo in ogni caso la vaccinazione nei soggetti ad alto rischio.

(CMAJ 2008; 179: 749-50 e 773-7)

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Rischi trasfusionali in chirurgia

Le trasfusioni allogeniche di globuli rossi sono in aumento nei pazienti chirurgici nonostante i dati che ne supporterebbero un uso più restrittivo.

Le strategie più restrittive in questo campo infatti giungono a risultati simili se non migliori di quelle più liberali, ma non era finora chiaro se le attuali incertezze sugli effetti collaterali delle trasfusioni abbiano avuto un qualche effetto sulla loro applicazione.

Negli ultimi dieci anni, esse non sembrano aver avuto effetti significativi, in quanto la frequenza delle trasfusioni è addirittura in aumento.

Sarebbe necessario comprendere i motivi alla base di questa tendenza, anche alla luce dei dati preoccupanti su morbidità e mortalità associate a tale pratica.

(J Am Coll Surg 2008; 207: 352-9)

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Esenzioni per la rare nei nuovi LEA

Il Governo è intenzionato a confermare, nei nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza), l'esenzione dal pagamento di una serie prestazioni e terapie per gli italiani colpiti da una malattia rara.

Lo ha riferito il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, ieri a Roma alla presentazione della guida 'Associazioni italiane malattie rare'.

"Siamo in fase di rivalutazione positiva dei Lea - spiega - nel senso di salvare tutto quello che c'è di buono nei precedenti, confermando, in questo caso, l'identificazione del numero di malattie rare che comportano una necessità sul piano diagnostico e clinico, da supportare attraverso l'esenzione".

"C'è la volontà - assicura Martini - di continuare a garantire, e rafforzare sempre più nel tempo, tutti quei supporti di tipo clinico, farmacologico e terapeutico necessari per la vita di questi pazienti", conclude il sottosegretario, secondo la quale "c'è la necessaria copertura finanziaria".

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Un federalismo equo e universale

"Bisogna garantire un federalismo solidale. E il federalismo può essere accettato nella misura in cui si rispettino i principi sacrosanti sanciti dalla Costituzione: dell'accesso alle cure per tutti e dell'equità.

Dunque dico sì al federalismo, purché sia tutelato il principio dell'equità".

Questa la ricetta del presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Enrico Garaci, che ieri mattina ha aperto i lavori del convegno 'Quale welfare per la salute? prevenzione e programmazione in sanità a trent'anni dalla legge 833/78', nella sede dell'Iss a Roma.

Un appuntamento organizzato insieme all'Ufficio nazionale della Conferenza episcopale italiana (Cei) per la Pastorale in sanità.

"A lungo - riprende Garaci - si è discusso il modello dell'aziendalizzazione, che molto spesso privilegia i fattori economici e non quelli legati alla tutela della persona.

Non possiamo prescindere dall'economia - rileva - però si può trovare un giusto contemperamento. Un compromesso tra i conti che devono tornare, e la cura della persona".

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Nessun rischio dal federalismo

"Il federalismo non metterà a rischio le garanzie sociali del Paese".

Il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha così risposto a Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), che ieri mattina aprendo i lavori del convegno "Quale welfare per la salute?

Prevenzione e programmazione in sanità a trent'anni dalla legge 833/78" aveva paventato il rischio di "smantellare le garanzie sociali, per poi offrire come dono di carità quello che è un diritto di giustizia".

"Semmai - ha detto Sacconi - il rischio è l'opposto. Cioè che si riesca a entrare nella dimensione della responsabilità, che è ciò che vuole il federalismo.

Oggi - aggiunge - il sistema è iniquo. Nel Centro-Sud non sono garantiti i diritti che sulla carta dovrebbero essere assicurati dalla disponibilità delle risorse. L'Italia è spaccata, e il federalismo deve riunirla sotto il segno della responsabilità" - ha concluso.

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SSN molto insoddisfacente

"Guai a celebrare l'anniversario dei 30 anni del Servizio sanitario nazionale con enfasi e retorica. Dobbiamo essere fortemente insoddisfatti di questo SSN e critici. Anche se dobbiamo sapere di avere tra noi anche le migliori pratiche per condurre l'intero sistema a una maggiore equità".

E' una doccia gelata quella del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, intervenuto al convegno 'Quale welfare per la salute? prevenzione e programmazione in sanità a trent'anni dalla legge 833/'78', oggi a Roma. Un appuntamento organizzato dall'Istituto superiore di sanità (Iss) e dall'ufficio nazionale della Conferenza episcopale italiana (Cei) per la pastorale della sanità proprio con l'obiettivo di celebrare i 30 anni del SSN.

Sacconi spiega che "una riflessione è quanto mai opportuna. Innanzitutto perché oggi sono cambiate le situazioni della società e dell'economia, rispetto al 1978. E poi perché il SSN rispecchia ora una massima iniquità, testimoniata dall'equazione perfetta tra maggiore dotazione di risorse e minore qualità dei servizi". Il ministro rileva come "in nessuno dei Paesi con cui ci dobbiamo confrontare ci sono differenze tanto stridenti".

Dopo le critiche arrivano però le proposte, e la visione del SSN che verrà. Un servizio sanitario che, nelle intenzioni del ministro, dovrà "abbracciare una visione più evoluta, ed olistica della persona. Dobbiamo - incalza - superare il modello socio-sanitario di una risposta segmentata ai singoli bisogni man mano che si presentano, come è avvenuto fino a oggi".

E per sostenere gli interventi necessari, ancorché dolorosi che alcune Regioni dovranno intraprendere per aderire al modello federalista che ha in mente il Governo, Sacconi usa una metafora sportiva. "Anche in politica - dice - a volte è necessario usare la tecnica judoka che permette di fare leva su un punto per spostare un grande corpo flaccido. Ecco - chiarisce - la chiusura dei piccoli ospedali generalisti e marginali è quel punto per dare un nuovo assetto al SSN".

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A Marino la Commissione d'inchiesta su SSN

Il chirurgo e senatore del Pd Ignazio Marino è stato nominato, dal presidente del Senato Renato Schifani, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale. Succede ad Antonio Tomassini (Pdl)

"Credo che la Commissione d'inchiesta - è il primo commento del neo-presidente - rappresenti un importante strumento di controllo per il nostro sistema sanitario caratterizzato da grandi diversità a livello regionale. Le verifiche e le indagini che saranno condotte permetteranno di portare alla luce le anomalie di alcuni sistemi regionali, che determinano, alla fine, disparità intollerabili per i cittadini i quali dovrebbero invece essere garantiti tutto allo stesso modo, come prevede la Costituzione. Mi auguro - aggiunge - che con la collaborazione di tutti i membri della Commissione riusciremo ad indicare le situazioni che necessitano di essere denunciate ma soprattutto correggerle. L'obiettivo - conclude Marino - è quello di difendere quel bene prezioso per tutti noi che è il nostro Servizio sanitario nazionale".

Diversi i compiti che la Commissione è chiamata a svolgere. Tra i più significativi: quello di valutare le dinamiche della spesa sanitaria regionale, verificare l'appropriatezza delle prestazioni e l'esistenza di eventuali sprechi. E ancora, quello di verificare lo stato di realizzazione delle reti dell'assistenza territoriale e domiciliare e la qualificazione dell'assistenza ospedaliera in direzione dell'alta specialità.

"Tra le altre attività di indagine di cui si occuperà la Commissione - riferisce nella nota Marino - è importante segnalare quella sullo stato di attuazione e sul funzionamento della rete di emergenza-urgenza (118) e di tutta l'organizzazione ospedaliera di pronto soccorso e di rianimazione anche in relazione alle attività di trapianto d'organi. Altro compito della commissione sarà quello della valutazione dei trattamenti sanitari su base regionale o della singola azienda sanitaria e quella sull'effettiva applicazione della legge 120 sulla libera professione intramuraria dei medici".

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Festeggia i cento anni in ospedale

La Asl Roma D festeggia il centesimo compleanno di Giuseppe, paziente dializzato

Oggi è stato festeggiato il compleanno di Giuseppe, paziente dializzato in cura all?ospedale G.B.Grassi, che ha compiuto 100 anni.

La festa è stata fortemente voluta dalla caposala e da tutti gli operatori del reparto di nefrologia, e il Direttore Generale, dott.ssa Giusy Gabriele, non è voluta mancare ai festeggiamenti di Peppino, come tutti lo chiamano affettuosamente.

All?occasione erano presenti anche tutti gli altri pazienti dializzati, i rappresentanti delle associazioni e i volontari dell?Arvass. ?In queste occasioni ho la dimostrazione di quanto i pazienti siano soddisfatti della professionalità del personale medico e infermieristico e per me è un motivo di grande soddisfazione.? Ha detto la dott.ssa Gabriele.

Il prof. Massimo Morsetti, primario dell?Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi, ha presentato alcuni dati dell?attività:? Il nostro fiore all?occhiello è la gestione dei pazienti in lista di attesa di trapianto renale che fino ad oggi ha consentito il trapianto presso i centri nazionali ed internazionali di 50 nostri pazienti in trattamento dialitico.

Il supporto sociale svolto nei confronti dei nostri pazienti ? sottolinea il prof. Morsetti ? permette, tramite la nostra caposala, di risolvere le pratiche amministrative direttamente dalla struttura, evitando stancanti perdite di tempo ai pazienti. L?Unità Operativa ? conclude il prof. Morsetti ?, nelle sue tre sedi decentrate, segue 170 pazienti in emodialisi ambulatoriale e 20 pazienti in trattamento dialitico peritoneale domiciliare con addestramento e visite infermieristiche al domicilio del paziente per un totale di oltre 20.000 dialisi l?anno.

L?attività ambulatoriale è particolarmente intensa e diversificata con sette tipologie di ambulatorio che consentono di poter affrontare le problematiche nefrologiche nel loro complesso, con un totale di 2600 prestazioni l?anno. Nel 2007 sono stati effettuati, nel complesso, 500 ricoveri.?

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07 ottobre 2008

Ottobre mese della salute pediatrica

I numeri sul rischio obesità dei bambini italiani sono numeri preoccupanti, da tempo noti ai pediatri di famiglia italiani. "Che si associano con ferma convinzione all'allarme lanciato stamane dal sottosegretario al Welfare Francesca Martini".

E rilanciano, chiedendo che il mese di ottobre sia dedicato alla salute dei più piccoli. Lo afferma il presidente dei pediatri di famiglia italiani della Fimp, Giuseppe Mele, commentando l'indagine condotta dal ministero del Welfare e dall'Istituto superiore di sanità, presentata ieri a Roma.

"Cattive abitudini alimentari e una condotta di vita sempre meno tesa al mantenimento di una corretta forma fisica sono alcuni degli elementi per i quali i bambini di oggi rischiano di avere un'aspettativa di vita minore rispetto a quella dei genitori", osserva Mele.

"Un'inversione di tendenza estremamente pericolosa, che i pediatri di famiglia denunciano da tempo, l'ultima volta proprio la settimana scorsa dal Congresso nazionale Fimp di Napoli. Dove il sottosegretario Martini aveva sottolineato il medesimo allarme.

La Fimp - aggiunge quindi Mele - accogliendo in pieno l'istanza di sensibilizzazione della Martini, mette a completa disposizione del ministero del Welfare e dell'Iss tutta la proprie rete di circa 8 mila pediatri di famiglia sul territorio, per ogni iniziativa volta a sostenere una coerente politica di informazione sulla salute dei minori".

Non solo. La Fimp propone al ministero che il mese di ottobre, in tutta Italia, "sia dedicato a una generale sensibilizzazione sui corretti stili di vita che dovrebbero condurre i bambini italiani: un impegno corale e interdisciplinare per fare di ottobre il 'Mese della salute del bambino'".

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Specializzandi: l'INPS ci scippa

Federspecializzandi "intende denunciare lo scandaloso scippo che l'Inps intende perpetrare nei confronti dei medici specializzandi". E si dice pronta "ad agire ad ogni livello e, se necessario, anche in sede giudiziaria" se l'Inps non farà retromarcia.

"Come è noto - spiega in una nota la Federazione - i medici in formazione specialistica sono soggetti a una doppia contribuzione previdenziale obbligatoria, la prima dipendente dall'Enpam come quota A, la seconda presso la gestione separata dell'Inps".

Nella definizione di gestione separata, l'Inps include "una forma ridotta che ammonta al 17%, qualora il lavoratore sia sottoposto ad altre forme previdenziali obbligatorie, e una intera per soggetti non iscritti ad altre forme previdenziali, che ammonta al 24,72% (24% per invalidità, vecchiaia e superstiti, più l'aliquota aggiuntiva dello 0,72% per l'indennità di malattia, maternità e per gli assegni familiari).

Recentemente l'Inps ha emanato una circolare (n. 88/2008) che, in totale dispregio delle normative vigenti, intende inquadrare il medico specializzando come iscritto alla gestione separata nella forma intera, confutando quindi la condotta tenuta fino ad ora dalle università italiane.

Ancora una volta - accusa Federspecializzandi - esigenze di bilancio fanno riemergere la tentazione al sacrificio della categoria dei medici in formazione, che a tutt'oggi si batte per ottenere una formazione adeguata agli standard europei e che ora vede già minacciata la recente conquista di un trattamento economico dignitoso. Inoltre si sottolinea come l'Inps non corrisponde ai medici specializzandi né gravidanza, né malattia, incassando pertanto in modo illegittimo i contributi a essi destinati".

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Le nuove esigenze della medicina interna

"Il sistema mostra indubbiamente un miglioramento se valutato dal punto di vista dei ricoveri in acuzia e della riduzione delle giornate di degenza". Questo il commento di Antonino Mazzone, Presidente della FADOI, alla pubblicazione dei dati sui ricoveri del 2007 sul Settimanale del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali realizzato da Elsevier.

"E' auspicabile - ha detto Mazzone - che il sistema preveda una analisi per UO di degenza e non si limiti al DRG (versione 19) faccio un esempio per comprenderci, al 3° posto assoluto 1° DRG medico "127 Insufficienza Cardiaca e shock", la maggioranza di oltre il 67% sono effettuati in reparti di Medicina Interna, come da uno studio Italiano chiamato Temistocle effettuato sia dai cardiologi AMNCO e dagli internisti FADOI pubblicato su American Heart Journal.

Nei primi 30 DRG per numerosità di dimissioni almeno 15 sono frequentemente i ricoveri in Medicina Interna, pertanto appare necessaria una analisi per reparti di ricovero e non per specialità. Come sosteniamo da anni la Medicina Interna presente in tutti gli Ospedali svolge un'attività in varie specializzazioni che gli attuali meccanismi di analisi statistica non riescono ad evidenziare mortificando il ruolo e la professionalità dei tanti che ci lavorano".

"Credo altresì - ha aggiunto Mazzone - che il dato percentuale del 36,01 dei dimessi dai reparti chirurgici con DRG medico sul totale delle dimissioni sia una percentuale molto alta che necessita una riflessione sui i cambiamenti organizzativi necessari soprattutto negli Ospedali per acuti. Non esiste alternativa alla Organizzazione Ospedaliera per Intensità di Cure, sia per l'aria Medica sia per l'Area Chirurgica, per migliorare l'appropriatezza del ricovero.

Non ultimo è quello che oggi - ha concluso Mazzone - la Medicina Interna svolge, un lavoro con carichi e complessità con le sue aree subintensive e monitorizzate, spesso di peso e case mix di molto superiore ad alcune specialistiche, la normativa attuale prevede un numero di Infermieri e Medici ancorati ad un minutaggio che è obsoleto e non corrisponde più alle esigenze di una assistenza di qualità".

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Odontotecnici ma non sanitari

Il Comitato Centrale della FNOMCEO, nella riunione del 3 ottobre scorso ha ribadito ancora una volta il proprio no all'introduzione del profilo di odontotecnico tra le professioni sanitarie. Il progetto è attualmente allo studio della conferenza Stato-regioni.

"Il Comitato Centrale - si legge in un comunicato consegnato alla stampa - ha riaffermato la propria posizione contraria alla bozza di un nuovo profilo in area sanitaria di odontotecnico".

Nel comunicato si smentiscono anche le notizie che il Comitato giudica fuorvianti che attribuivano alla FNOMCEO stessa pareri positivi rispetti alla questione.

"Con particolare riferimento - continua il testo - al Regolamento oggetto di valutazione, viene confermata l'inutilità e pericolosità per la salute pubblica dell'approvazione del Regolamento stesso".

Il Comitato ribadisce comunque di non aver nulla in contrario rispetto all'organizzazione di un corso di laurea per la nuova professione ma fuori dall'area sanitaria, dove potrebbero essere possibili ambigue sovrapposizioni di competenze e ruoli con i medici e gli odontoiatri.

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Parte l'iter del testamento biologico

Sono 8 i disegni di legge sul testamento biologico o le dichiarazioni anticipate di trattamento depositati in Commissione Igiene e sanità del Senato.

Con un assente: il Ddl firmato da Umberto Veronesi, "che era stato presentato, e su cui erano stati mossi alcuni rilievi tecnici. Lo attendevamo corretto, ma non è stato presentato. Dunque credo che ci atterremo alla discussione di questi 8 Ddl".

A fare il punto è il relatore in Commissione, Raffaele Calabrò. Ai 6 Ddl si sono aggiunti in ultimo quelli di Anna Maria Carloni e di Emanuela Baio, entrambe del Pd. "Ora si terranno nuove audizioni - anticipa Calabrò - dopodiché si passerà all'esame vero e proprio".

Il nodo principale resta quello della definizione dell'idratazione e dell'alimentazione artificiale, cioè se siano configurabili o meno come trattamenti medici, dunque rifiutabili in base all'articolo 32 della Costituzione, o solo ausili per il malato.

Calabrò rileva come "in gran parte dei Ddl non ci sia una esatta indicazione di cosa si intende per idratazione e alimentazione forzata". Il più liberale, inteso a considerare rifiutabili entrambi i trattamenti "è il Ddl presentato da Ignazio Marino. Il più antitetico, invece, quello della senatrice Baio, che non configura come accanimento terapeutico l'alimentazione parenterale", anticipa.

Ma per il relatore, un altro punto cruciale "sarà quello della riaffermazione dell'alleanza terapeutica tra chi sottoscrive le dichiarazioni e il medico". Impossibile invece, al momento, fare ipotesi sui tempi per arrivare in Aula. "Alcuni, ma pochi mesi", dice Calabrò.

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Al via il riordino dei policlinici

L'obiettivo dichiarato è quello di ristabilire linea di responsabilità

Operazione riordino dei policlinici universitari. Il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio sta lavorando con il ministro dell'Istruzione, università e ricerca Mariastella Gelmini per "ristabilire una linea delle responsabilità e la loro governance".

Lo ha assicurato lo stesso Fazio ieri mattina a Repubblica Tv, dopo un servizio sul policlinico Umberto I di Roma.

"Affronteremo il riordino dei policlinici universitari, perché oggi non si capisce chi ha la responsabilità di cosa. In Italia ci sono diverse strutture che hanno bisogno di stabilire le diverse competenze.

Al momento - conclude - i policlinici hanno gestione diretta o mista. Dobbiamo riformare e uniformare la loro gestione".

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I progetti nascono con una fine

"Mi rivolgo ai futuri precari: non dimenticate che i progetti di ricerca hanno un inizio e una fine. Negli USA i progetti durano in media sei anni e gli scienziati sono abituati a passare da una collaborazione all'altra nell'arco della carriera lavorativa".

E' il messaggio che il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, lancia ai giovani cervelli italiani: la ricerca è precaria per natura, questo insegna l'esperienza degli Stati Uniti, dove i ricercatori non sono assunti a vita da un ente, ma il loro rapporto di collaborazione dura il tempo necessario per lo sviluppo di un progetto.

Esaurito il proprio compito, si cerca un altro progetto a cui lavorare. Fazio, ieri a Pavia per una visita al Policlinico San Matteo, chiarisce il senso delle sue parole: "La ricerca è a termine - incalza - e questo è un concetto che in Italia va metabolizzato.

Quanto ai precari, io sono in contatto con loro e gli sto dando una mano". Il sottosegretario ribadisce che non ci sarà nessun passo indietro sulla modifica dell'emendamento 'anti-stabilizzazioni' e sulla proroga della scadenza dei contratti dei precari pubblici della ricerca a luglio 2009. "Rispetteremo le promesse.

Il mio messaggio, invece, è rivolto ai futuri precari che devono entrare nell'ottica dei progetti a termine".

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