Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

30 novembre 2008

Rinoplastica spesso da rifare

Ritocco bis per tanti italiani che aspirano a un profilo impeccabile. Il 15-20 per cento dei nasi operati deve essere sottoposto a un secondo intervento perché il primo non è soddisfacente. Considerando che si tratta dell'intervento chirurgico estetico in assoluto più praticato sugli uomini, e il terzo in ordine di frequenza sulle donne, il numero di nasi "sbagliati" che vengono corretti è enorme: tra i 40 mila e i 55 mila negli Stati Uniti, dove esistono cifre precise, e oltre 5 mila in Italia.

In pratica, ogni cinque rinoplastiche eseguite da un chirurgo italiano almeno una è "secondaria", cioè serve a correggere i risultati di un precedente intervento. Questi i dati emersi al First Bergamo Open Rhinoplasty Course, al Centro congressi Giovanni XXIII di Bergamo, primo simposio italiano ed europeo dedicato alla rinosettoplastica "aperta". Una tecnica che, secondo il parere degli studiosi riuniti al convegno, è la più indicata per affrontare casi simili, oltre ai danni post-traumatici e a quelli causati dall'uso di cocaina.

La rinoplastica aperta differisce da quella "chiusa" (in cui il naso viene corretto operando all'interno delle narici) per il fatto di "scoperchiare" le strutture nasali ritirando i tessuti che le ricoprono. Avendole esposte in questo modo, il chirurgo può lavorare con un controllo più diretto della situazione e - secondo i fautori della tecnica - con maggior precisione.

E' per questo che il metodo viene preferito per rimediare ai risultati di precedenti interventi. Inoltre al chirurgo basta fare un'incisione sotto la columella (tra le narici), che una volta guarita normalmente non è più visibile.

"Se questa tecnica fosse più diffusa, forse i casi di rinoplastiche da correggere sarebbe inferiore. Permette infatti - dice Enrico Robotti, primario della Chirurgia plastica dei Riuniti di Bergamo, che ha organizzato il convegno e ne è direttore insieme a Riccardo Mazzola - di vedere le strutture con chiarezza.

Anche se più complessa tecnicamente, a mio parere è più indicata, dà maggiori garanzie di precisione e di stabilità dei risultati".

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Denunciati 344 falsi dentisti

Esercizio abusivo della professione di dentista, senza diploma di odontotecnico, copertura e connivenza di medici odontoiatri che favoriscono nei propri studi dentistici l'attività illecita di operatori non abilitati, detenzione in ambulatorio di farmaci scaduti o sottratti fraudolentemente da strutture ospedaliere pubbliche e carenti condizioni igieniche nella pulizia e sterilizzazione degli strumenti di lavoro.

Queste le infrazioni riscontrate durante le operazioni effettuate dai Nas, nel corso del 2008, nel corso di oltre mille ispezioni finalizzate al contrasto dell'esercizio abusivo della professione sanitaria di odontoiatra.

L'azione dei carabinieri ha permesso, inoltre, di denunciare 344 persone e sequestrare 140 attrezzature specialistiche, per un valore complessivo di oltre 23 milioni di euro.

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Crescono i casi di influenza

Si è fatta attendere, ma ora l'influenza australiana ha iniziato a colpire anche in Italia, soprattutto fra i più piccoli.

A fotografare l'andamento del virus è Influnet, la rete di sorveglianza formata dai medici sentinella anti-influenza, le cui segnalazioni vengono elaborate dall'Istituto superiore di sanità.

Nella quarantasettesima settimana del 2008, dal 17 al 23 novembre, 643 medici sentinella hanno inviato i dati sulla frequenza di sindromi influenzali tra i propri assistiti.

Il valore dell'incidenza totale è pari a 0,56 casi per mille assistiti: questo vuol dire che in una settimana circa 33 mila persone si sono ammalate per colpa della 'vera' influenza, e non dei tanti 'virus cugini' che circolano in questo periodo.

Un valore paragonabile, dicono gli esperti, a quello registrato nelle precedenti stagioni influenzali. A spiccare, però, sono i dati relativi ai più piccoli: nella fascia di età 0-4 anni l'incidenza è pari a 2,07 casi per mille assistiti, che scende fra i bambini più grandi (5-14 anni) a 0,74, e nella fascia 15-64 anni a 0,46.

Ancora poco frequente il virus fra gli anziani: per gli over 65 anni l'incidenza è di 0,33 casi per mille assistiti.

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Gestione del rischio distribuita

"Il rischio in sanità non deve essere attribuito a una sola figura professionale". Questa la posizione espressa da Gianfranco Finzi, presidente dell'Anmdo (Associazione nazionale medici di direzione ospedaliera) nel corso della Terza edizione del Forum sul Risk management che si è conclusa venerdì ad Arezzo.

"La gestione del rischio nelle strutture sanitarie - sottolinea Finzi - deve essere attribuita al direttore sanitario come gestione generale, ma tutte le figure professionali devono partecipare e sentirsi responsabili. Questo perché la materia non è attribuzione specifica del medico legale piuttosto che dell'ingegnere clinico o del medico di reparto. Occorre una gestione collegiale e integrata".

"Il principio di fondo dell'attività di Risk Management - gli fa eco Gaetano Privitera, docente di Igiene all'Università di Pisa e Responsabile del controllo del rischio infettivo e gestione rischio clinico e contenzioso dell'Azienda ospedaliera pisana - che peraltro è una disciplina sostanzialmente nuova, è che si tratta di un'attività fortemente collegiale, multidisciplinare e multi-professionale.

Un'attività che trova naturale collocazione in staff alla direzione aziendale. In quest'ambito tutte le professionalità che una struttura sanitaria esprime devono trovare una loro collocazione, solo in questo modo si riuscirà a dare unitarietà ad un sistema che tocca tutti gli elementi della gestione delle strutture sanitarie.

Solo una visione a livello di direzione strategica e tecnica dell'azienda o dell'ospedale - conclude Privitera - potrà dare unitarietà a questo processo".

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Interrotta la trattativa sulle convenzioni

Si è interrotta la no stop per la trattativa per il rinnovo delle convenzioni tra Sisac, ente delegato della parte pubblica, e sindacati di medicina generale, pediatria di libera scelta, specialistica ambulatoriale e continuità assistenziale

La seduta è stata infatti aggiornata alla prossima settimana, probabilmente a giovedì, dopo che la Sisac avrà sentito il comitato di settore delle Regioni sul punto che ha creato dissidi tra le parti: la destinazione delle risorse per il prossimo biennio, che la Sisac vorrebbe riservare alle trattative integrative regionali mentre i sindacati ne pretendono il mantenimento a livello nazionale, "perché la convenzione deve essere nazionale".

Si è trattato di uno stop 'tecnico' "non traumatico", spiega all'ADNKRONOS SALUTE Giacomo Milillo, segretario generale della Federazione nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg), che però ammette il clima teso della trattativa. Si è infatti "vicini all'accordo per quanto riguarda il biennio 2006-2007, abbiamo trovato soluzioni condivise sia dal punto di vista economico sia normativo". Il nodo sta tutto nel 'destino' del finanziamento per il secondo biennio. "La Sisac - precisa - vorrebbe devolvere tutte le risorse, pari al 3,20 per cento dell'inflazione programmata, agli accordi regionali. E questo non è assolutamente accettabile dai sindacati". Il problema dunque è legato più al proseguimento della trattativa che non alla chiusura della contrattazione sul 2006-2007. "Ma sempre all'interno del primo biennio - aggiunge Milillo- è previsto anche un impegno per il proseguimento della trattativa".

Ed è qui, dunque, che si è arenata la discussione, conferma il Sindacato medici italiani (Smi) che sottolinea anche l'esiguità delle risorse in campo. "Diciamo da mesi: il 3,20 per cento è insufficiente - ricorda Maria Paola Volponi, responsabile nazionale Smi della medicina generale - a maggior ragione se si vuole finalmente avviare la riorganizzazione delle cure primarie". Sugli altri punti "l'incontro è stato interlocutorio", continua Volponi. C'è stato accordo, prosegue la sindacalista, sulle indicazioni che riguardano "le forme aggregative funzionali (integrazione tra le varie professionalità della medicina generale) e sulle forme erogative complesse (strutture di erogazione dei servizi, secondo le caratteristiche del territorio e le indicazioni dei medici e delle regioni).

Ma anche sulla gestione dei flussi informativi", ovvero i dati che devono essere inviati dai medici alle Asl e viceversa. "Abbiamo sospeso la discussione, invece, sugli articoli che riguardano la nuova ricetta elettronica e sul pagamento degli arretrati del primo biennio", precisa Volponi. "Anche in questa occasione - conclude - dobbiamo rilevare che in Italia si intende riformare la sanità quasi a 'costo zero', come è evidente con quel 3,20 per cento destinato alla riorganizzazione delle cure primarie.

La politica di casa nostra è ancorata a una vecchia impostazione, invece nel resto del mondo (Usa e Spagna per fare qualche esempio) si va in un'altra direzione. Quella che lo Smi auspica da sempre: nella sanità si deve investire, eliminando gli sprechi, ma aumentando le risorse. Anche per far fronte alla crisi internazionale, con risposte occupazionali di qualità".

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28 novembre 2008

Importazione anche di medici?

Dal 2015 si aggiungerà anche la voce 'medici' all'elenco delle importazioni del nostro paese. A lanciare l'allarme sono gli stessi camici bianchi. L'occasione è la due giorni che vede riuniti a Paestum (Sa), patologi, oncologi e chirurghi che si occupano di tumore al seno.

Un workshop patrocinato dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dalla Società italiana di anatomia patologica e citologica (Siapec), che giunge alla VI edizione e che serve agli specialisti per fare il punto e trovare le soluzioni per affinare le armi contro il primo tumore al femminile, che ogni anno in Italia colpisce circa 40.000 donne. "Entro il 2015 - rivela Sabino De Placido, professore di oncologia medica all'Università degli Studi Federico II di Napoli - l'Italia non avrà abbastanza medici per coprire il fabbisogno e dunque saremo costretti a importarli dall'estero".

La colpa, a detta degli oncologi, è "delle politiche troppo rigorose e miopi sul numero chiuso alle Facoltà di Medicina. Una strategia - spiegano - che non tiene conto delle reali necessità del Paese, ma solo delle capacità formative degli atenei, in rapporto ai fondi a disposizione". L'Italia non sarà certo il primo Paese a rimanere a secco di medici.

"La prima grande nazione a fare i conti con un numero insufficiente di camici bianchi è stata la Gran Bretagna, seguita ora anche dalla Spagna. E le conseguenze - continua De Placido - già si sono viste, e sono negative".

Gli esperti rivelano infatti che le importazioni prossime venture di camici bianchi in Italia non potranno avvenire da nazioni vicine a noi geograficamente e per formazione, ma verosimilmente "da Paesi dell'Est del mondo, per esempio India, Pakistan o Cina. Ma la loro formazione sarà diversa o tarata su altre malattie diverse da quelle più diffuse sul nostro territorio.

Dunque ci troveremo a fare i conti con problemi reali se non si corre ai ripari. Anche perché - concludono - per completare la formazione di un medico ci vogliono dieci anni.

Capiamo che la politica si interessa a questioni più vicine nel tempo, ma anche questa va affrontata".

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La cartella si fa elettronica

Addio buste di lastre, ecografie ed esami da portare a ogni nuova visita medica o controllo. "La Commissione di esperti ministeriali che sta studiando il fascicolo multimediale è a buon punto: il prototipo sarà pronto a fine anno. E dovrebbe essere in rete entro un anno o due".

Parola del sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, intervenuto ieri mattina all'incontro organizzato a Roma da Feder Anisap (Associazione nazionale ambulatori privati). Non si tratterà di una card, ma di un fascicolo elettronico in rete con tutta la storia clinica di ogni malato, che promette di rivoluzionare le abitudini degli italiani.

"Sono un medico - ricorda Fazio ai rappresentanti degli ambulatori accreditati - ed entro un anno o due non voglio più vedere pazienti che si presentano con una busta della spesa piena di carte ed esami. Per ogni visita si perde tempo a mettere ordine fra le carte, in base alla data.

Tutto ciò deve finire. Non mi stupisce che nelle ultime classifiche sulla customer satisfaction è stato dato un voto basso al nostro Servizio sanitario nazionale sull'e-Health".

I tecnici del ministero non intendono perdere tempo: la cartella clinica elettronica è dietro l'angolo. "Per l'anno prossimo - aggiunge Fazio - i primi prototipi saranno presentati alle regioni, e queste li distribuiranno sul territorio".

Così gli italiani arriveranno alla visita più leggeri, e i medici non faticheranno per trovare l'ultima ecografia.

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Ricercatori precari in sciopero

I precari degli enti di ricerca non si arrendono e annunciano battaglia. Hanno infatti deciso di proclamare, il 5 dicembre, una giornata di sciopero e un presidio davanti a Montecitorio, per rivendicare il loro diritto al lavoro e l'avvio di un processo di stabilizzazione.

Ad annunciarlo all'ADNKRONOS SALUTE è Raffaella Bucciardini, dirigente dell'Usi-Rdb, sindacato che ieri a Roma ha organizzato una singolare protesta: ha 'inondato' l'ufficio del ministro della Pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta di curricula.

"Tutti curricula di ricercatori precari da anni e che, già da giugno 2009, rischiano di perdere il loro posto di lavoro". La protesta non è passata inosservata, tanto che una delegazione di precari è stata ricevuta dal rappresentante delle relazioni sindacali del ministero, Eugenio Gallozzi. "Abbiamo chiesto - spiega la Bucciardini - di aprire un tavolo di confronto con la Funzione pubblica e con la Commissione che si sta occupando di risolvere il problema dei precari della ricerca".

Commissione che, nella sua composizione, lascia alquanto perplessi i rappresentanti dell'Usi-Rdb. "Questa Commissione - spiega Bucciardini - è infatti composta dalle stesse persone che in questi anni sono state artefici di questa situazione allargata di precariato. Ecco perché chiediamo anche il nostro coinvolgimento".

Uno scenario più realistico dopo l'incontro di ieri mattina al dicastero di Brunetta. "In questo senso - conclude Bucciardini - abbiamo ricevuto segnali di apertura da Gallozzi. Speriamo bene".

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Non penalizzare il contributo dei privati

Dopo 30 anni il Servizio sanitario nazionale deve essere messo a sistema. "Dobbiamo razionalizzarlo, anche per quanto riguarda i servizi sul territorio

Non vogliamo penalizzare nessuno, tantomeno gli ambulatori accreditati, che sono una forza produttiva in un Paese in recessione. Ma dobbiamo trovare forme per la messa a norma dei rapporti fra le strutture presenti sul territorio, fermo restando che la governance resta pubblica, ma il privato continuerà a dare il suo contributo".

Con queste parole il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, risponde ieri a Roma a Vittorio Cavaceppi, presidente Feder Anisap (Associazione degli ambulatori privati) sul ruolo del privato accreditato nel futuro del Ssn. E alla richiesta urgente di un confronto sui temi caldi del rapporto pubblico-privato sul territorio, giunta in apertura dell'incontro dedicato al ruolo dell'ambulatorio nel trentennale della Riforma sanitaria ex legge 833, Fazio rassicura Cavaceppi. "Sono convinto che ci sarà subito un colloquio intenso e costruttivo con i vostri vertici - dice - e anche per questo motivo sono venuto qui oggi".

Nel 1978 "l'Ssn è nato come sistema pachidermico sul modello inglese, poi è stato regionalizzato. E oggi il nostro modello nel complesso è buono, anche se ci sono carenze e forti esigenze di razionalizzazione. In particolare in alcune grosse Regioni" in cui la spesa è troppo elevata. Fazio parla poi di appropriatezza delle prestazioni, di ricoveri in ospedale troppo lunghi, del potere dei primari e dell'epidemia di medicina difensiva fra i 'camici bianchi'. "L'Italia spende 15 miliardi di euro l'anno per la medicina difensiva, oltre alle radiazioni inutili che piovono sui cittadini".

Un male che si vuole contrastare con due disegni di legge, attualmente in Parlamento, che permetterebbero al Paese di risparmiare "3-4 miliardi di euro l'anno di spese 'da rischio clinico'", calcola Fazio. E alle richieste di Cavaceppi sullo stato dell'aggiornamento del nomenclatore tariffario delle prestazioni specialistiche, "ormai bloccato da 12 anni", il sottosegretario replica che "il nomenclatore in sede tecnica è stato già approvato". E sarà reso noto prossimamente. "Dobbiamo costruire un percorso che accompagni il paziente dall'ospedale al territorio - conclude Fazio - e vi chiediamo di collaborare".

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Fecondazione artificiale: ecco la via italiana nella ricerca sull'infertilità

Bologna, si è concluso ieri il Terzo Congresso Internazionale sul congelamento ovocitario, promosso dal centro Tecnobios Procreazione.

Novecentotrentasei, questo il numero dei bambini nati nel mondo, fino ad oggi, dopo la fecondazione di un?ovocita (gamete femminile) scongelato. La notizia è stata data ieri, al Terzo Congresso Internazionale, organizzato a Bologna dal centro Tecnobios Procreazione, proprio sul congelamento ovocitario.

I dati presentati hanno anticipato uno studio di review di tutta la letteratura scientifica prodotta nel mondo (in pubblicazione su Biomedicine online), dal 1986 al 2008. Da quando, proprio l'Università di Bologna, oltre venti anni fa, con i ginecologi Carlo Flamigni ed Eleonora Porcu intraprese questa nuova linee di ricerca, non priva di critiche. "Oggi si può affermare che la salute dei 936 bambini nati, in termini di rischi per difetti genetici, sia tendenzialmente buona, poiché si avvicinerebbe al tasso di incidenza delle anomalie genetiche dei bambini nati con un concepimento spontaneo", ha commentato Nicole Noyes, dell?Università di New York, una delle componenti del gruppo dei ricercatori di questo recente studio. "L'evidenza tuttavia, precisa Andrea Borini, direttore scientifico di Tecnobios, dimostra che la ricerca, pur progredendo, non può ancora verificare l?incidenza effettiva di tutte le malformazioni.

Infatti, il rapporto statistico ed epidemiologico dei difetti genetici si basa su di un altro denominatore, ed è di 1 bambino nato su 100.000 nati sani, mentre i bambini venuti al mondo, dopo la fecondazione di un ovocita congelato e poi scongelato, sono complessivamente meno di 1000." Che dire, inoltre, sulla selezione qualitativa degli ovociti congelati nel mondo e sul loro reclutamento per la ricerca? Di certo molto diversi. Se in Italia la domanda di congelamento degli ovociti proviene da donne che accedono ad un programma di fecondazione assistita per la infertilità di coppia, negli altri Paesi che promuovono questa linea di ricerca (Usa, Canada, Colombia, Messico, Spagna, ecc), le uova congelate sono quelle delle donatrici. Giovani e fertili, che attendono così una verifica di qualità, la cosiddetta "quarantena" delle uova, prima che siano utilizzate per l'ovodonazione.

Dunque, i risultati dopo lo scongelamento sono differenti in partenza. Inoltre, ci sono anche altri fattori che non fanno decollare la ricerca italiana. "I risultati sono ancora scarsi", ammette, Carlo Flamigni, il pioniere italiano, "Il numero dei centri che oggi in Italia, partecipa al progetto è basso (meno del 50%) e pochi hanno standard elevati, ecco perché i risultati sono modesti e ciò spiega l?atteggiamento di rifiuto delle coppie, che spesso non vogliono saperne di intraprendere questa strada: costosa, poco efficiente e del tutto inutile se le donne hanno superato i 38 anni." Flamigni ci ricorda che quando la sostenne all'Università di Bologna l'idea era quella di poter ragionare sulla conservazione della fertilità per le giovani donne affette da tumori dell?ovaio, mentre la ricercatrice Eleonora Porcu, del suo gruppo, voleva trovare un? alternativa etica al congelamento degli embrioni. "Entrambe delle buone motivazioni per il medesimo studio", osserva Flamigni. Oggi, anche L'Istituto Superiore di Sanità, che raccoglie solo dal 2006 i dati degli esiti della ricerca italiana sul congelamento, ne evidenzia i progressi, che hanno condotto ad un incremento dell?1% nel successo finale, in termini di gravidanze, ma a fronte di un 10% del tasso di gravidanze complessive e di un 30% di aborti.

Nessun grido di vittoria, ma un incentivo a proseguire, "magari introducendo sistemi nuovi anche rispetto alle tecniche di congelamento", come quello della vitrificazione, accanto al congelamento lento, avverte Giulia Scaravelli, la responsabile del Registro Nazionale della PMA per l? Istituto Superiore di Sanità. Un ulteriore annuncio che arriva da Bologna è quello dell'Università di Padova, dove l'andrologo Carlo Foresta, già direttore del centro di crioconservazione dei gameti maschili, assicura che presto sarà messo a punto un drg regionale per la diagnosi genetica sull'ovocita, il cosiddetto globulo polare. L'opportunità sarà offerta, in regime di convenzione a tutte le coppie che potranno accedere al centro di fecondazione assistita Tecnobios di Abano Terme (già convenzionato con la Regione Veneto). Anche in questo caso si tratterebbe di sviluppare una via tutta italiana della ricerca. La metodica, nota da molti anni, è stata trascurata dai primi ricercatori che la osservarono, per la sua complessità e per l? alta incidenza di falsi positivi ( Yuri e Oleg Verlinsky di Chicago).

E? tornata in auge, in Italia, dopo la legge 40, che di fatto limita l'esecuzione ottimale della diagnosi genetica sull?embrione e dopo che lo scorso novembre è nata, a Rieti, la prima bambina sana. "Un altro annuncio, da dare con infinita cautela", suggerisce Carlo Flamigni. "Certe signore della politica, potrebbero leggere questa sperimentazione come una soluzione per supportare la legge 40". Una semplificazione poco utile anche per le coppie, a cui occorre ricordare che oltre ad essere infertili per poter accedere, dovrebbero essere portatori di una delle malattie genetiche che si trasmette solo attraverso il patrimonio materno.

Inoltre, le donne dovrebbero essere giovani o avere una buona qualità ovocitaria, perché per poter effettuare la diagnosi e poi congelare, il numero di ovociti prodotti dev'essere ottimo."La ricerca scientifica è laica, conclude Flamigni, ed occorre lo scetticismo organizzato, cioè la capacità di fare critica."

MONICA SOLDANO
Vita di Donna Community

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26 novembre 2008

INPS, specializzandi scrivono al Premier

Dare risposte ai giovani medici specializzandi che stanno pagando a caro prezzo per la loro previdenza. Si appella al premier il presidente dell'Ordine dei medici di Ferrara, Bruno Di Lascio, che, in una lettera aperta a Silvio Berlusconi lamenta di non aver ricevuto neanche un cenno di risposta nella precedente missiva sull'argomento indirizzata al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.

Di Lascio spiega a Berlusconi la difficile condizione dei giovani camici bianchi 'vessati': costretti a pagare il contributo Inps pieno, di circa il 25 per cento, nonostante debbano già iscriversi alla cassa professionale, l'Enpam. Con un taglio pesante sulla busta paga, a cui si aggiungono ulteriori sacrifici già richiesti dalle università, loro 'datori di lavoro'. All'origine del problema una circolare Inps del primo ottobre scorso, legata a una nota del ministero del Welfare, che molte università, da cui dipendono gli specializzandi, hanno già cominciato ad applicare.

Il presidente dell'Ordine dei medici di Ferrara, ricordando la lettera invita a Sacconi il 13 novembre in cui si chiedeva di "sanare l'ingiustizia", denuncia "il silenzio assordante" che ne è seguito. "Mi rendo conto che i problemi economici del Paese, in un contesto di crisi globale, siano ben più importanti dei pochi 'spiccioli' di questi giovani colleghi che debbono fare la loro parte nell'opera di risanamento dell'economia.

Ma considerato che, almeno a Ferrara, si era già provveduto ad aumentare le tasse di iscrizione e a 'tagliare' l'assistenza sanitaria di base agli studenti universitari fuori sede, il tempo per rispondere, anche con un semplice 'NO', era ed è possibile trovarlo?".

Di Lascio, appellandosi al premier chiede di "non deludere" chi attende risposte, "l'ottimismo è un pregio e va benissimo (ne sono un convinto sostenitore) ma l'educazione e il rispetto sono elementi fondanti di una società civile".

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La storia clinica in click

Accedere con un semplice click a tutte le informazioni sanitarie del cittadino. Un'operazione che sarà presto realtà, grazie al 'Fascicolo sanitario elettronico', un progetto a cui sta lavorando il ministero del Welfare, e che attraverso il codice fiscale del cittadino permetterà all'operatore sanitario di accedere online a tutte le informazioni del paziente.

Proprio delle caratteristiche e delle potenzialità del 'Fascicolo' si è parlato ieri nel corso del III Forum del risk management in corso ad Arezzo. "Questo strumento - ha spiegato Rossana Ugenti, direttore generale sistema informativo del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali - permetterà di superare l'isolamento delle persone che vivono in aree remote, degli anziani soli, dei pazienti con patologie gravi".

I dati contenuti nel documento potranno essere aggiornati da ogni operatore sanitario che prende in cura il paziente, dall'infermiere al medico di medicina generale. A garanzia del rispetto della legge sulla privacy è allo studio un sistema di identificazione dell'operatore sanitario che permetterà l'accesso riservato e controllato ai fascicoli.

"Il sistema - ha aggiunto Lidia di Minco, della direzione generale del sistema informativo del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali - consentirà il miglioramento della gestione dell'informazione e della comunicazione clinica.

E ancora, la riduzione degli errori medici con la creazione di un database che raccoglie le esperienze di tutta la popolazione e la responsabilizzazione del paziente sulla propria salute".

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Essenziale smettere di fumare

Per aiutare davvero i fumatori italiani a perdere il vizio i trattamenti per smettere dovrebbero essere inseriti nei Lea (livelli essenziali di assistenza).

Lo sostengono gli esperti intervenuti ieri a Roma a un incontro su fumo, sanità e salute. E l'ipotesi trova possibilista il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio.

"Certo occorrerebbe la messa a sistema dei centri anti-fumo di tutta la Penisola - dice Fazio - con controlli che ci permettano di capire come e se ogni struttura funziona.

In questo caso è logico e nulla osta alla possibilità di inserire i trattamenti anti-fumo nei Lea.

Il principio è giusto ma occorre verificare i risultati" ottenuti nei centri.

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Fadoi, PSR Lazio da rivedere

Ultrasettantenne, con più patologie croniche, ricoverato d'urgenza e in cerca assistenza in ospedale. Una condizione comune per circa 4 milioni di malati ogni anno in Italia, di cui oltre 500 mila solo nel Lazio.

Eppure di loro non c'è traccia nel Piano sanitario regionale (Psr), manca infatti la medicina interna dedicata alla persona con patologia complessa e combinata. Si parlerà di questo, venerdì e sabato, al V congresso regionale della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi) in programma allo Sheraton Hotel di Roma. Tra le reti strutturate per migliorare il servizio di assistenza ai cittadini - lamenta la Federazione in una nota - manca il modello dedicato alla persona con patologia complessa e combinata. Il Psr è attento al sistema dell'urgenza-emergenza, infarto, ictus e politraumatismi.

Ma i pazienti complessi, ovvero la grande maggioranza dei malati che vengono ricoverati in ospedale, non sono quasi mai suscettibili di un trattamento ultraspecialistico per la loro intricata situazione clinica, formata da un insieme di numerose malattie: diabete, ipertensione, scompenso cardiaco, insufficienza renale, bronchite cronica, neoplasie. Questi pazienti, da sempre, trovano risposta alle loro esigenze e qualità di cure elevata e appropriata, nelle divisioni di medicina interna. Il Congresso, in particolare, proporrà, per affrontare le difficoltà dell'assistenza da parte del Ssn, di rimettere gli specialisti di medicina interna al centro di diagnosi e terapia di un paziente complesso.

Durante la due giorni si parlerà anche della depenalizzazione dell'errore medico, tema affrontato lo scorso giugno dal sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, e non solo. Pochi giorni fa è stata infatti depositata alla Camera una proposta di legge in tal senso, mentre in Senato è in discussione un testo analogo, primo firmatario il presidente della Commissione Sanità del Senato, Antonio Tomassini. "Per ridurre gli sprechi legati ad un approccio di medicina difensiva - spiega Dario Manfellotto, presidente Fadoi Lazio - bisogna ripartire da chi ha, per vocazione e formazione professionale, il quadro completo del paziente.

Chi parte da un approccio troppo specialistico guarda il malato da una sola prospettiva e affida ad altri specialisti il resto". Da un recente studio dell'Ordine dei medici della Provincia di Roma emerge come il volume dei controlli inutili vari da un minimo del 10 per cento ad un massimo del 60 per cento. E mentre negli Usa la futura amministrazione Obama guarda a modelli pluralistici come il Ssn italiano, con medici ospedalieri internisti al centro del sistema - termina la nota - da noi le esigenze di un giusto risparmio e di riduzione degli sprechi prevalgono sui criteri di una sanità ben gestita.

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Convenzioni, si tratta a oltranza

Una seduta non stop per la trattativa sul rinnovo delle convenzioni della medicina del territorio, che non finirà fino a quando non verrà chiusa la partita per il biennio 2006-2007

Si prospetta intenso l'incontro, cominciato ieri a Roma , tra i sindacati della medicina convenzionata - medici di famiglia, pediatri, specialisti ambulatoriali e continuità assistenziale - la Sisac, l'organismo delegato alla trattativa convenzionale.

Le associazioni sindacali hanno infatti intenzione di non lasciare il tavolo senza la firma di questa 'coda' contrattuale, archiviando il biennio 2006- 2007 economico e con indicazioni sul piano normativo che aprano la strada alla nuova trattativa per il rinnovo della convenzione. "Siamo intenzionati a lavorare in 'continuità' tra la chiusura del la trattativa per il primo biennio e l'apertura del tavolo per il secondo", ha spiegato al'ADNKRONOS SALUTE, Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg).

Il nodo da sciogliere è proprio quello sulla parte normativa, che 'traghetterà' verso la prossima convenzione. Un documento messo a punto dell'intersindacale la scorsa settimana era stato già consegnato alla Sisac che proporrà una piattaforma di discussione.

Il progetto dei medici punta su poche indicazioni 'agili': i compiti dei medici, la definizione delle aggregazioni funzionali (ovvero l'insieme dei medici che condividono alcuni compiti, come la continuità), quella dei modelli erogativi. Ma anche indicazioni sui dati che dovranno essere inviati dai camici bianchi alle Asl (e viceversa), che sono stati da scelti da un'apposita commissione istituita in seno alla trattativa.

Meno ardua, probabilmente, la chiusura del biennio economico, per il quale c'è già un percorso chiaro avviato con una dichiarazione congiunta con la Sisac - nella quale le parti avevano convenuto di mantenere fermo al 4,85 per cento l'incremento economico sia per il biennio in questione sia per gli anni successivi - e che è stato al centro del confronto nelle ultime settimane.

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25 novembre 2008

Fermare i cervelli in fuga

"Non è prerogativa del presidente della Camera entrare nel merito. Ma è evidente che sul tema della ricerca, e sul tema dell'intervento pubblico a sostegno della ricerca, credo che si potrebbe davvero registrare uno di quei terreni di confronto e di condivisione tra maggioranza ed opposizione di cui l'Italia avrebbe davvero necessità".

Lo ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo ieri a Roma alla conferenza di presentazione della nuova maratona Telethon. Un impegno, ha proseguito Fini, "per consentire ai tanti cervelli italiani, che per diverse ragioni sono costretti ad andarsene fuori dai confini, di poter fare ritorno in patria.

Questo è un altro elemento che rende le iniziative di Telethon davvero meritevoli del massimo apprezzamento: non si tratta soltanto di accendere la speranza, di tenere alta la fiaccola della solidarietà, si tratta in qualche modo di restituire al nostro Paese una aristocrazia del sapere, ma comunque di restituire al nostro Paese quei ricercatori che possono rendere l'Italia non soltanto più civile, ma soprattutto più in sintonia con quella grande solidarietà che anima il nostro popolo".

A Telethon Fini ha riconosciuto il merito "di aiutare da un lato il sistema Paese, dall'altro tante famiglie; di mettere la nostra Italia in condizione di competere con altri Paesi, in attesa e nella speranza che anche le Istituzioni convergano sulla necessità, pur in un momento critico delle finanze, di non penalizzare la ricerca scientifica.

Nello stesso momento in cui dalla società giunge un esempio così significativo, credo che il primo dovere delle Istituzioni debba essere in qualche modo quello di sottolinearne l'importanza, ma anche di adeguarsi a quei comportamenti".

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Un'Agenzia per ricerca italiana

In Italia serve un'Agenzia per la ricerca scientifica "per il bene e il progresso del Paese". A chiedere al Governo, e più in generale alle Istituzioni, la creazione di un organo terzo "sulla scorta di quanto avviene nel resto delle nazioni occidentali", è oggi il Gruppo 2003.

L'associazione è costituita da un lungo elenco di scienziati italiani di diverse discipline, accomunati dal timore che "l'Italia pregiudichi ancora di più il proprio futuro continuando a tagliare i fondi destinati alla ricerca, e penalizzando la meritocrazia". Quindi la proposta di creare l'Airs, l'Agenzia italiana per la ricerca scientifica. A farsi portavoce dei ricercatori italiani è Silvio Garattini, farmacologo e direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano. "Il nostro sistema di 'governo' della ricerca è inadeguato rispetto agli altri Paesi, che hanno modalità diverse di sostegno e finanziamento basate su agenzie. Da noi, invece - commenta - il modello è all'insegna della burocrazia e dei ministeri. Cosicché non è possibile tenere conto delle reali esigenze del mondo della ricerca, che invece ha bisogno di certezza: di procedure, di metodi, di fondi". Solo in questo modo, sostiene il farmacologo che ieri insieme ad alcuni colleghi ha presentato il progetto in una conferenza alla Camera dei deputati, "si riuscirà a spendere meglio i soldi pubblici, che oggi si disperdono in mille rivoli".

Ma la rivoluzione copernicana per la ricerca italiana dovrebbe portare ad altri cambiamenti. "Vogliamo - continua Garattini - che alla gara per l'assegnazione dei fondi possano partecipare tutti coloro che hanno il titolo, e non solo le università o gli Irccs (gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico). Insomma - sintetizza - serve un forte segnale di discontinuità rispetto all'oggi".

Il Gruppo 2003 è consapevole del fatto che un cambiamento del genere non si potrà realizzare in breve tempo. "Ma le piccole correzioni non bastano", ammonisce ancora il farmacologo che aggiunge: "Il Governo deve dire ai ricercatori quali sono le priorità per il Paese, e deve mettere a disposizioni i fondi necessari per realizzare quegli obiettivi. Poi spetterà all'Agenzia per la ricerca, e agli esperti delle segreterie tecniche, assegnare le risorse a chi è più indicato".

Il sistema che gli scienziati italiani hanno in mente si avvale dell'esperienza maturata negli altri Paesi, e mira a ottenere un'organizzazione "flessibile", in cui "ci sia un'altra figura terza con il compito di controllare che il sistema funzioni. Ma - avverte Garattini - non si può continuare a ingolfare la ricerca con controlli in partenza. Dovrebbero invece arrivare in itinere e a posteriori". A sottolineare che questo è il momento di intervenire è Tommaso Maccacaro, presidente dell'Istituto nazionale di astrofisica. "E' proprio nei periodi di grave crisi economica come quello che stiamo vivendo - sostiene - che bisogna investire nella ricerca e nell'istruzione che serviranno ad aumentare la competitività e l'innovazione del Paese nel futuro". Maccacaro lancia "un grido di allarme per la situazione sempre più critica in cui versa la ricerca italiana. Se nel 2005 l'Italia figurava al 14esimo posto, ora siamo scesi di parecchie posizioni".

La ricetta per invertire il trend è sempre la stessa: "Valutazione e merito". Criteri che Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Mi), chiede "per la salvezza del Paese. Visto che il confronto tra l'Italia e le altre nazioni occidentali è impietoso". Ad aggiungersi alla lunga schiera di scienziati c'è anche un ex ministro, Luigi Nicolais. "Dobbiamo ripartire da questa università, per cercare di migliorare i comportamenti che, nel corso del tempo, sono andati peggiorando fino a portarci nella situazione attuale".

Più severo con politica e istituzioni è Pier Mannuccio Mannucci, ordinario di medicina interna all'università di Milano. "L'Italia, come il resto del mondo in questo momento di crisi economica, è in difficoltà finanziaria. Ma mentre le altre nazioni reagiscono investendo maggiori risorse proprio nella ricerca, qui si decide di tagliare. Noi non siamo molto ottimisti. Almeno, come ho chiesto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - dice - che quei pochi soldi che vengono stanziati siano dati in maniera corretta. Quindi - incalza - serve una forte discontinuità, perché oggi il 30-40 per cento delle risorse è assegnato ad personam, e non in base alla qualità del progetto di ricerca".

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Esercizio al posto dei farmaci

Niente nomi e dosi di farmaci sulla ricetta, ma la prescrizione di una bella camminata all'aria aperta. Perché l'esercizio fisico è un vero e proprio medicinale. Partirà da questo presupposto un progetto ad hoc dell'Azienda sanitaria locale di Ferrara e dell'assessorato alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, che coinvolgerà 300 medici di medicina generale e 11 mila pazienti fra diabetici, ipertesi e anziani fragili.

A tutti verrà consegnato un opuscolo sul movimento da effettuare, nonché un contapassi per 'controllare' che eseguano le indicazioni giuste. I primi risultati verranno presentati a giugno 2009, mentre quelli definitivi a giugno 2010, con le cifre sui benefici e i risparmi ottenuti."Oltre al guadagno di salute per i cittadini, che è il nostro primo obiettivo - ha spiegato ieri a Roma presentando il progetto Francesco Conconi, direttore del Centro studi biomedici applicati allo sport dell'università di Ferrara - si potranno infatti ottenere risparmi per il Sistema sanitario regionale stimati attorno ai 660 euro a paziente ogni anno, come suggeriscono i risultati di un progetto simile attivato a Perugia, dove i 200 pazienti coinvolti hanno effettuato una camminata di mezz'ora al giorno per il periodo di studio".

Grazie allo sport si prevede dunque una riduzione sia del consumo di farmaci sia di altri trattamenti sanitari: una ricerca statunitense ha evidenziato che, in un gruppo di 179 pazienti diabetici, per quelli che percorrevano cinque chilometri a piedi ogni giorno la spesa pro capite annua per i medicinali diminuiva di 550 dollari (circa 430 euro), mentre quella per altre prestazioni di 700 dollari (circa 545 euro). "Dai numerosi appelli lanciati alle coscienze dei cittadini - ha detto Fosco Foglietta, direttore generale dell'Ausl di Ferrara - siamo passati a strutturare percorsi precisi, come fossero vere e proprie prestazioni sanitarie.

E se nel corso di un anno riusciremo a dimostrare che le condizioni dei pazienti migliorano o rimangono buone, e che si producono risparmi, il progetto diventerà facilmente replicabile in altri contesti, con enormi benefici per il Sistema sanitario nazionale. Siamo già partiti con la formazione dei medici di famiglia coinvolti ed entro il 2008 completeremo l'arruolamento dei pazienti da seguire".

Il progetto 'L'esercizio fisico come farmaco' è sostenuto dalla Fondazione Carife e dalla Cassa di risparmio di Ferrara, oltre che dall'Associazione delle farmacie comunali (Assofarm) che distribuiranno gratuitamente in tutta Italia lo stesso opuscolo utilizzato per l'iniziativa emiliana in 500 mila copie.

"L'Emilia Romagna - ha evidenziato l'assessore regionale alla Politiche per la salute, Giovanni Bissoni - è una sorta di 'laboratorio' per lo studio dell'invecchiamento della popolazione italiana: abbiamo infatti una quota di cittadini anziani del 23 per cento, che in Italia verrà raggiunta solo nel 2015.

Questo è un tema che, insieme a quello dell'innovazione, alcuni pensano possa portare al dissesto dell'assistenza sanitaria. Ma io sono contrario alla drammatizzazione, perché con un servizio adeguato si possono contenere i costi. Riorganizzare la medicina generale e integrarla col territorio, sottraendo all'assistenza ospedaliera la sua centralità, ci ha aiutato e ci aiuterà".

L'assessore ha infine reso noto che "ci sono altre proposte simili al progetto presentato oggi (ieri ndr): in particolare, un'idea dedicata ai cardiopatici dimessi dagli ospedali, con programmi calibrati di attività fisica, e una a favore degli anziani, contro la perdita di tono muscolare tipica dell'età".

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Forse lo sport nei LEA

Si sta pensando a un modello per riuscire a inserire l'attività fisica nei Livelli Essenziali di Assistenza

L'obiettivo è mettere a sistema l'esperienza di Ferrara, che eventualmente potrà essere trasferita in altre Regioni. Potremmo incominciare con altre due o tre situazioni analoghe, per poi estendere l'idea a tutto il territorio nazionale".

Lo ha annunciato il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, partecipando ieri a Roma alla presentazione del progetto 'L'esercizio fisico come farmaco' dell'Ausl di Ferrara e della Regione Emilia Romagna, che prevede la prescrizione da parte dei medici di famiglia di movimento fisico al posto dei medicinali, per studiarne i benefici per la salute e i risparmi per le casse pubbliche.

"Dopo avere fissato le categorie che ne possono beneficiare - ha aggiunto Fazio - pensiamo di introdurre l'attività fisica come medicina, come farmaco di prevenzione. Una delle categorie potrebbe essere quella dei giovani, per uno sviluppo sano e come forma di prevenzione primaria.

Fino ad arrivare alla prevenzione terziaria, per pazienti con malattie cardiovascolari o problemi di salute mentale che si possono avvantaggiare dell'esercizio fisico. Stiamo dunque cercando di mettere in piedi un modello - ha concluso il sottosegretario - partendo dall'Emilia Romagna".

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24 novembre 2008

Un fondo per le infezioni

"Le infezioni non devono rientrare tra le responsabilità giudiziarie dei medici. E' assurdo che noi specialisti dobbiamo essere il bersaglio della richiesta di risarcimento che spetta al paziente. Per questo, durante un'audizione in Commissione Igiene e sanità del Senato, abbiamo lanciato la proposta di istituire il 'Fondo vittime dell'alea terapeutica', proprio per risarcire i pazienti anche dei danni dovuti alle infezioni".

Parola di Maurizio Maggiorotti, chirurgo ortopedico e presidente di Amami (Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente), intervenuto ieri al 93esimo congresso della Siot (Società italiana di ortopedia e traumatologia), in corso a Roma. "Proprio oggi (ieri ndr) - dichiara Maggiorotti all'ADNKRONOS SALUTE - ho incontrato il senatore Michele Saccomanno (Pdl), che mi ha rassicurato che si sta lavorando per arrivare alla creazione di questo Fondo".

Un'esigenza non più procrastinabile per il numero uno dell'Amami. "In Italia - spiega Maggiorotti - ogni anno si impiantano più di 100 mila nuove protesi articolari con un'incidenza delle infezioni internazionalmente stimata all'1-2% circa, per cui dobbiamo aspettarci circa 1.000-2.000 casi di infezione all'anno.

Si tratta di pazienti che subiranno un calvario e che si può verosimilmente indennizzare, ma per il quale certamente non si deve attingere alle tasche di noi chirurghi".

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Pericolo influenza per i PS

Il probabile picco di infezioni da influenza durante il periodo natalizio è considerato dalla SIMEU (Società Italiana di Medicina d'Emergenza Urgenza) un problema da prendere in seria considerazione.

Le preoccupazione della SIMEU sono state affidate a un comunicato stampa in cui non si usano mezzi termini: "Se le previsioni saranno rispettate - si legge - il momento che per la maggioranza degli italiani dovrebbe rappresentare una parentesi felice, potrebbe trasformarsi in un incubo per i Pronto Soccorso (PS) italiani. Infatti l'intervallo di 18 giorni che va dal 20 dicembre 2008 al 6 gennaio 2009, registra ben 13 giorni tra festivi e pre-festivi. Questo significa che l'assistenza sanitaria di base sarà garantita per la maggior parte del tempo dai medici di Continuità Assistenziale (CA) in quanto gli ambulatori dei medici di famiglia potranno essere aperti, da contratto, per soli 5 giorni.

"Non si tratta di mettere in dubbio la professionalità dei medici di CA, ma semplicemente di considerarne la consistenza numerica rispetto alla normale attività dei medici di famiglia. Anna Maria Ferrari, presidente della SIMEU, sta invitando i presidenti regionali della Società a prendere contatti con gli Assessorati della Sanità affinché vengano prese misure adeguate per evitare che i Pronto Soccorso rappresentino l'unica struttura in grado di rispondere in quei 13 giorni su 18 ai bisogni sanitari di base della popolazione".

La presidente Ferrari si appella quindi al Ministro Maurizio Sacconi affinché si faccia carico di questa criticità fornendo indicazioni alle Regioni. "A parte questo importante allarme riguardante il periodo natalizio - prosegue il testo - l'arrivo dell'epidemia influenzale preoccupa comunque i Pronto Soccorso, perché quest'anno si prevede una maggiore aggressività della malattia con il coinvolgimento dell'8% della popolazione, e questa numerosità avrà sicuramente pesanti ricadute su un sistema dell'emergenza già molto provato dal costante aumento degli accessi e sempre in difficoltà nel reperire posti letto.

L'esperienza dei primi mesi del 2005, con un'epidemia influenzale che provò duramente e per più settimane i Pronto Soccorso, dovrebbe indurre tutte le strutture ospedaliere a predisporre piani idonei ad affrontare con minore preoccupazione i mesi a venire".

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Medici non saranno poliziotti

"Al medico non verrà imposto assolutamente di fare l'ufficiale di Polizia. Si chiederà soltanto ai servizi di accettazione dei reparti ospedalieri di verificare, come avviene per i cittadini italiani, la sussistenza dei documenti di ogni paziente.

E per documenti si intende la tessera sanitaria". Lo afferma il sottosegretario al Welfare Francesca Martini, intervenendo nel dibattito sull'emendamento al pacchetto sicurezza licenziato nei giorni scorsi al Senato, che prevede per i medici l'obbligo di segnalare i pazienti stranieri irregolari a cui hanno prestato assistenza. A margine della cerimonia di assegnazione dei premi 'Aila Progetto donna 2008', ieri a Roma, Martini precisa che "si dovrà decidere come sarà sostanziato questo tipo di approccio. Si deve tenere conto, comunque, che solitamente i clandestini arrivano al servizio di emergenza-urgenza di solito dopo un trauma e non per una patologia diffusiva come ad esempio la tubercolosi.

I pronto soccorso sono utilizzati oggi come servizio di frontiera, invece dovrebbero essere dedicati ai reali bisogni di emergenza-urgenza. La cosa importante, in presenza di un clandestino, è che venga segnalato che non esiste tessera sanitaria. Chiediamo più rigore e che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge.

Ma non sarà il medico a segnalare il clandestino alle autorità. Questo è un problema molto sentito dagli italiani e fare buona sanità significa rispettare i diritti di tutti". Per il sottosegretario, "non si capisce perché se arriva un italiano con una ferita d'arma da fuoco si debba chiamare la forza dell'Ordine, mentre il clandestino possa essere mandato a casa.

Sono temi che vanno al di là della competenza medica ed entrano nelle politiche di sicurezza, interessando i diritti di tutti i cittadini. Fare emergere le sacche di illegalità - conclude - è un dovere delle Istituzioni".

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Gli ospedali non siano questure

"Non vogliamo che gli ospedali italiani si trasformino in questure". Rosaria Iardino, presidente del Network persone sieropositive (Nps), si inserisce così nel dibattito aperto dall'emendamento della Lega al pacchetto sicurezza, che prevede la notifica da parte dei camici bianchi degli immigrati irregolari cui hanno prestato assistenza.

Le associazioni impegnate nell'assistenza alle persone colpite dal virus dell'Aids "non ci stanno - spiega Iardino ieri a Milano, durante la presentazione di un progetto lanciato in Lombardia per ottimizzare l'accesso alle terapie anti-Hiv e l'impiego delle risorse economiche dedicate, con il contributo tecnico scientifico del Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale) dell'università Bocconi - E in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids, che ricorrerà il 1 dicembre, faranno 'cartello' per dire no come già hanno fatto numerose società mediche", annuncia.

"Il decreto attualmente in discussione - aggiunge - prevede il divieto della somministrazione gratuita dei farmaci agli immigrati senza permesso di soggiorno. Un provvedimento gravissimo innanzitutto perché lede il diritto fondamentale all'accoglienza - commenta Iardino - quindi perché è contrario al vincolo deontologico secondo cui ogni medico deve prestare assistenza a chi ne ha bisogno".

E non è tutto. "Si rischia un enorme problema di salute pubblica", avverte, perché "nel nostro Paese potremmo avere persone sieropositive che fino a ieri erano prese in carico dalle strutture pubbliche e che da domani non saranno più seguite. Con il rischio di diffondere ulteriormente l'infezione".

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Staminali embrionali boicottate

Politici e religiosi insieme, in Italia, per sabotare la ricerca sulle staminali. Con l'intento di impedire l'utilizzo delle cellule totipotenti derivate dagli embrioni nei primissimi stadi di formazione

La 'connection' antiscientifica è denunciata da una ricercatrice italiana sulle pagine della rivista scientifica Nature. "La distorsione delle informazioni che riguarda le ricerche sulle cellule staminali, attuata in Italia da esponenti politici e gruppi religiosi, sta danneggiando il Paese attraverso leggi restrittive e distrazione dei fondi. Oltre a fornire una percezione sbagliata della ricerca biomedica", argomenta Elena Cattaneo, direttore del Centro di ricerca sulle cellule staminali dell'università degli Studi di Milano. Nell'articolo intitolato 'Science, dogmas and the state', si cita anche il libro 'Staminalia: le cellule etiche e i nemici della ricerca', del giornalista de Il Sole24 ore Armando Massarenti, in cui si raccontano le dispute politiche e bioetiche che agitano l'Italia. Con particolare attenzione al modo in cui nel nostro Paese vengono enfatizzate le contraddizioni tra i risultati delle sperimentazioni sulle cellule staminali embrionali e quelli ottenuti dalle staminali 'adulte'.

A venire chiamati in causa nel lungo articolo su Nature sono sia "le gerarchie del Vaticano che i politici di ispirazione cattolica". La scienziata italiana spiega ai colleghi del resto del mondo che "le prime sostengono come non sia più necessario fare ricerca sulle staminali embrionali dopo i risultati ottenuti da Shinya Yamanaka con la riprogrammazione delle cellule adulte. Nonostante - rileva Cattaneo - lo stesso scienziato abbia sostenuto nel 2007 su 'Cell Stem Cell' che anche i test sulle staminali embrionali debbano continuare. Invece - incalza la scienziata - i media di ispirazione religiosa sostengono il contrario". Quanto alla politica, "in modo sbagliato afferma che i ricercatori italiani che fanno esperimenti con le staminali embrionali violano la legge. Io stessa - denuncia - sono stata additata come una cattiva scienziata sugli organi di informazione".

Il risultato emblematico della distorsione delle informazioni sulle staminali embrionali è, per Cattaneo, la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Una norma che ha vietato l'uso per la scienza degli embrioni sovrannumerari ottenuti con le tecniche di fecondazione. "Nonostante un'inchiesta condotta nel 2006 dall'Eurobarometro avesse evidenziato come oltre il 60% degli italiani fosse a favore della ricerca sulle staminali embrionali - ricorda - il referendum per abrogare la legge 40 non raggiunse il quorum".

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Pillola del giorno dopo, il farmacista la rifiuta anche al medico

La ginecologa intimidita all'esterno della farmacia.

E avvenuto a Roma. Sabato sera, ore 23,00. La ginecologa prescrive la pillola del giorno dopo alla sua paziente; il farmacista si dichiara obiettore di coscienza e non la fornisce. La ginecologa, immediatamente avvista dalla paziente, telefona al farmacista informandolo che si recherà da lui con un?altra ricetta e, in caso di un nuovo rifiuto, si rivolgerà alle forze dell?ordine. Giunta in farmacia, ad aspettarla ci sono due individui.

Lei tira dritto e attraverso lo sportellino del vetro blindato (è una notturna), oltre la ricetta, passa un documento dell'Ordine dei farmacisti che stabilisce l?'impossibilità di poter opporre il rifiuto. Il farmacista non sente ragioni, non prende visione del documento e rifiuta nuovamente il farmaco. Chiude il pertugio e si allontana. La ginecologa attraverso il vetro blindato lo avverte che chiamerà la polizia.

A questo punto entrano in gioco i due individui, la intimidiscono avvisandola di aver già chiamato i poliziotti per aver minacciato un "professionista", per appunto il farmacista. Tutti aspettano, ma la polizia non arriva. Dopo 10 minuti giunge invece un terzo individuo che si dichiara dalla parte del farmacista.

La dottoressa è preoccupata e chiama a sua volta il 113; i tre manifestano segnali di nervosismo. Finalmente arrivano gli agenti che espletano le formalità di rito. Nel frattempo sono giunti alla spicciolata altri "protettori" del farmacista. Sei, sette? forse di più. Sparpagliati sul marciapiede parlottano tra lo loro.

In base all'art. 38 del R. D. n°1706 del 1938 i farmacisti non possono rifiutarsi di vendere le specialità medicinali di cui siano provvisti dietro ricetta medica; sono tenuti, se sono sprovvisti delle predette specialità medicinali, a procurarle nel più breve tempo possibile.

Ecco il comunicato stampa diffuso oggi dalla protagonista.

Dichiarazione di Lisa Canitano, Presidente dell'Associazione Vita di Donna, e Alessandro Capriccioli, membro di Giunta dell'Associazione Luca Coscioni e del Comitato Nazionale di Radicali Italiani.

"Sabato sera ho prescritto a una paziente la pillola del giorno dopo, ma il farmacista di turno presso cui la donna si è presentata ad acquistarla si è rifiutato di vendergliela invocando l'obiezione di coscienza". Così Lisa Canitano, ginecologa, Presidente dell'Associazione Vita di Donna e promotrice, insieme all'Associazione Luca Coscioni, del servizio "SOS Pillola del Giorno Dopo".

"Mi sono quindi recata presso la farmacia" prosegue Canitano "portando con me un'ulteriore ricetta e una copia della dichiarazione dell'Ordine dei Farmacisti, secondo la quale il diritto all'obiezione di coscienza non è riconosciuto ai farmacisti. Nonostante gli abbia consegnato tali documenti, il farmacista ha continuato a rifiutarsi, mentre alcuni individui minacciosi non identificati giunti nei pressi della farmacia hanno iniziato ad intimidirmi, affermando esplicitamente di essere là per sostenere il farmacista.

Dopo aver chiamato la polizia ed aver denunciato l'accaduto", conclude Canitano "mi sono allontanata per non dover subire conseguenze peggiori. Mentre denuncio la gravità dell'accaduto, mi riservo di affidare la vicenda alle mani di un legale".

"Ho seguito la vicenda da vicino, essendo stato contattato telefonicamente da Lisa Canitano proprio mentre era davanti alla farmacia" dichiara Alessandro Capriccioli, membro di Giunta dell'Associazione Luca Coscioni e del Comitato Nazionale di Radicali Italiani.

"Si tratta di un episodio gravissimo, nel quale l'imposizione di coscienza e l'incivile sabotaggio già in atto da tempo nei confronti dei diritti delle donne e della loro libertà di scelta assume i toni inquietanti della minaccia e dell'intimidazione.

Ci attiveremo immediatamente insieme a Vita di Donna" conclude Capriccioli "per verificare e porre in essere le azioni legali percorribili nei confronti del farmacista che si è rifiutato di adempiere alla richiesta di un medico -peraltro presente sul posto- e per definire i contorni di quella che appare a tutti gli effetti come una vera e propria intimidazione squadrista nei confronti di un medico nell'esercizio delle sue funzioni".

24 novembre 2008

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20 novembre 2008

I cervelli scappano ma nessuno li segue

Cervelli italiani in fuga? "Il problema vero è che nessuno li insegue" e che l'esodo dei nostri ricercatori oltre i confini della Penisola "è a senso unico. Perché la fuga di cervelli non sarebbe un problema se, accanto agli scienziati italiani che vanno all'estero, quelli stranieri venissero in Italia".

E' la provocazione di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto farmacologico Mario Negri, anche di fronte al caso del chirurgo toscano Paolo Macchiarini, autore in Spagna del primo trapianto di 'trachea alle staminali' senza rischio di rigetto. Garattini riflette sul fatto che l'Italia non è certo un ambiente fertile per lo sviluppo della scienza e per il lavoro dei camici sul campo. "Questo è un Paese in cui la ricerca è sottovalutata", ha ripetuto ieri a Milano, a margine della presentazione dell'Agenzia di ricerca per la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), ieri mattina in Fondazione Cariplo. Il farmacologo snocciola "numeri che dicono chiaramente come stanno le cose", al di là del fatto che "si possono dire molte parole e fare molte promesse".

La realtà è che "basta guardare alla spesa globale: per il sostegno alla ricerca siamo a meno della metà rispetto alla media dei Paesi europei - ricorda Garattini - e in Italia per ogni mille lavoratori ci sono 2,7 ricercatori, contro una media europea di 5,1". Il doppio. Non solo: "Anche il contributo dei privati non basta", sottolinea.

"Quest'anno a livello pubblico non c'è stato un solo bando di concorso che permetta ai ricercatori di avere i soldi nel 2008 - continua Garattini - E anche il contributo dei privati è insufficiente: evitiamo di essere la maglia nera d'Europa solo grazie al Portogallo - avverte lo scienziato - perché tutti gli altri Paesi europei fanno molto più di noi anche per quanto riguarda la spesa privata destinata alla ricerca".

Quanto poi alle Regioni che si definiscono prime in Italia per fondi alla ricerca, "essere primi in un Paese che dà pochi aiuti è molto facile", dice. Infine, pur dichiarandosi al fianco dei ricercatori nella battaglia che li vede protagonisti sulle piazze, l'appello di Garattini ai colleghi è che "devono avere i giusti obiettivi.

Non vorrei che venissero strumentalizzati per mantenere lo stato attuale della cose", è il timore dello scienziato. Un contesto "che alla fine va tutto a vantaggio dei professori universitari, i quali invece hanno un ruolo importante nel disastro della ricerca in Italia", conclude.

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Insediato organo del CCM

Insediato il nuovo Comitato strategico del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm). Con decreto firmato ieri dal sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, per conto del ministro Maurizio Sacconi, è stato infatti nominato il nuovo Comitato. Completamente rinnovato.

A presiederlo è lo stesso Fazio, mentre la vicepresidenza, normalmente assegnata al coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, è andata all'assessore veneto Sandro Sandri, su delega del coordinatore Enrico Rossi. Nella squadra, anche altri due assessori regionali: Eleonora Artesio del Piemonte, e Vladimir Kosic del Friuli Venezia Giulia. E ancora, 5 funzionari, tra cui il direttore operativo del Ccm, Fabrizio Oleari, e 5 esperti. A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è il nuovo vicepresidente, Sandri, "lusingato" della nomina. Nella seduta di ieri, oltre all'insediamento dei nuovi componenti, è stato adottato il Piano d'azione per il 2008. Un Piano di interventi per cui sono stati stanziati 24 milioni di euro dal ministero. "Fondi - sottolinea Sandri - che saranno impiegati per i circa 60 progetti di prevenzione presentati ieri dal Comitato scientifico, alcuni in settori tradizionali, altri di tipo innovativo".

Tra le priorità individuate nel programma annuale, la sorveglianza sulle influenze animali; il rafforzamento delle azioni contro l'obesità nei bambini; l'assistenza agli anziani; la prevenzione del crescente fenomeno dei suicidi tra gli adolescenti.

Ma non solo. "L'innovazione più rilevante - spiega Sandri - è che le Regioni d'ora in avanti avranno un ruolo molto attivo nel portare in seno al Ccm esperienze e buone pratiche da condividere a livello nazionale e lavoreranno in sinergia completa con il ministero. Inoltre - aggiunge - le Regioni avranno anche 6 milioni a disposizione per finanziare loro progetti di prevenzione. Insomma - conclude Sandri - ci aspetta un duro lavoro".

Strettamente legate alle attività di sorveglianza sono anche le azioni del Ccm nei casi di influenza; eventi di tipo bioterroristico, gestione del deposito nazionale antidoti; risposta sanitaria a situazioni di natura nucleare, biologica, chimica e radiologica.

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Arriva l'influenza ma il SSN è pronto

La prossima ondata di contagi da virus influenzali è stata annunciata come la più pesante degli ultimi anni. Il virus di questa forma influenzale si annuncia infatti come molto aggressivo al punto da essere in grado di colpire 5-7 milioni di italiani.

L'arrivo dell'epidemia è stato annunciato dal Centro Nazionale per l'Influenza dell'ISS che ha recentemente segnalato i primi casi fatti risalire al ceppo A/H3N2. Per limitare l'espandersi dell'epidemia la SIMG è tornata a ribadire l'importanza dell'uso nella pratica clinica della vaccinazione e dei farmaci antivirali. "La somministrazione del vaccino - è stato ribadito durante il congresso in corso a Firenze - è raccomandata nelle categorie a rischio". "L'uso degli antivirali - ha spiegato Claudio Cricelli, Presidente SIMG, è raccomandato dalle linee guida dell'ISS solo in quei pazienti che possono trarne beneficio sia in terapia che come profilassi post-esposione. In questo ambito è fondamentale il ruolo dei medici di famiglia che sono in gradi di seguire la storia clinica di ogni singolo paziente".

In merito al ventilato problema di carenza di scorte di vaccino Guido Rasi, DG dell'AIFA è stato rassicurante: "Ci sono dosi disponibili sufficienti al fabbisogno. Ad oggi "al mio tavolo non è arrivato alcun allarme di questo genere", ha detto nell'ambito del Convegno SIMG. La vaccinazione, secondo il direttore generale dell'Agenzia regolatoria, è utile oltre che per la salute pubblica anche sul piano economico.

L'immunizzazione "secondo i dati a nostra disposizione - spiega all'ADNKRONOS SALUTE - comporta un risparmio per il minor uso di farmaci". Ma è importante anche "contro l'utilizzo incongruo di antibiotici che - come abbiamo dimostrato in occasione della campagna appena avviata con l'Istituto superiore di Sanità per l'uso corretto di questi medicinali - è molto legato alla cattiva gestione dell'influenza".

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Più medici di famiglia nell'AIFA

Una maggiore partecipazione dei medici di famiglia all'interno dell'AIFA è più che auspicabile

A dirlo è lo stesso direttore generale dell'Aifa, Guido Rasi, intervenuto al congresso nazionale della Società italiana di medicina generale (Simg), aperto ieri a Firenze. "Serve una più ampia presenza, 'costitutiva' e non nominale, di questi professionisti" impegnati sul campo per quanto riguarda le prescrizioni e osservatorio privilegiato per la verifica dell'"adeguatezza delle ricette", ammette. Oggi all'interno dell'agenzia c'è un solo rappresentante della categoria.

"Se dipendesse solo da me sarebbero di più",dice all'ADNKRONOS SALUTE Rasi che ieri a Firenze ha anche incontrato Enrico Rossi, responsabile della sanità toscana e coordinatore degli assessori del settore a livello nazionale. In generale, per Rasi, "il ruolo dei medici di famiglia è essenziale perché sono loro il terminale, i prescrittori del farmaco.

E' evidente, dunque, che devono avere con l'agenzia regolatoria una relazione stretta e costante". Secondo il direttore generale "i medici di famiglia sono in grado culturalmente, oltre che concretamente disponibili, a generare una serie di dati assolutamente necessari per analizzare l'adeguatezza prescrittiva, che non può essere ottenuta con strumenti diversi dalla verifica sul campo. Ritengo fondamentale il loro apporto".

E in tutto questo il primo passo sarà quello di utilizzare, grazie al loro aiuto, "le attuali risorse generando più salute - precisa Rasi - e ciò rappresenta di per sé un risparmio. In questa fase, infatti, e probabilmente per i prossimi anni, la spesa farmaceutica è incomprimibile, e non si potrà stravolgere il sistema.

E' quindi enorme "il valore aggiunto di poter usare le stesse risorse ottenendo una produzione di salute maggiore. E' il punto di partenza per ridisegnare tutta la spesa farmaceutica", conclude.

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19 novembre 2008

Adiposità connessa a rischio mortalità

L'adiposità, sia generale che addominale, è associata al rischio di mortalità, il che suggerisce che la circonferenza della vita ed il rapporto vita/anca potrebbero aiutare a valutare questo rischio.

L'obesità addominale è legata più strettamente al rischio di diverse malattie croniche rispetto a quella gluteofemorale, ed ampi studi hanno indicato che la circonferenza della vita ed il rapporto vita/anca, quali indicatori dell'obesità addominale, potrebbero essere indicatori del rischio di malattia migliori del BMI, che indica invece l'adiposità generale.

Gli studi precedenti si sono basati principalmente sul BMI per valutare l'associazione fra adiposità e rischio di morte, ma pochi hanno investigato la possibilità che la distribuzione dell'adipe corporeo contribuisca alla previsione della mortalità.

Le associazioni osservate comunque tendono ad essere più forti nei soggetti con un basso BMI, e quindi la misurazione sia dell'adiposità generale che di quella addominale garantisce una migliore valutazione del rischio di morte, soprattutto nei soggetti con basso BMI.

(N Engl J Med. 2008; 359: 2105-20)

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Fumo connesso a vampate di calore

Il fumo di sigaretta è associato a vampate di calore, elevati livelli di androstenedione, un maggior rapporto androgeni/estrogeni totali e minori livelli di progesterone nelle donne che non si trovano in età postmenopausale.

Nonostante i decenni di ricerche effettuate, sono stati finora identificati pochi fattori di rischio per le vampate di calore, ed uno dei più comunemente studiati è proprio il fumo di sigaretta.

Il meccanismo di associazione fra questo fattore e le vampate potrebbe non coinvolgere i livelli ormonali o i loro rapporti: si tratta piuttosto probabilmente di un'azione stimolatoria più diretta della nicotina sui recettori nicotinici dell'ipotalamo.

(Obstet Gynecol. 2008; 112: 1037-44)

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L'FDA sbarca in Cina L'FDA sbarca in Cina

L'ente regolatorio americano Food and Drug Administration (Fda) è in procinto di aprire un ufficio in Cina, più precisamente a Pechino. Si tratta del primo centro distaccato dagli Stati Uniti.

Nel paese sorgeranno successivamente altri due uffici a Guangzhou e a Shanghai, come stabilito da accordi stretti nel dicembre 2007 con l'Agenzia cinese sui medicinali e gli alimenti.

Il commissario della Fda, Andrew von Eschenbach e il segretario degli Health and Human Services (Hhs) - riporta Reuters - sono volati in Cina per aprire i nuovi uffici, allo scopo di stabilire una presenza permanente della Fda in Cina volta a migliorare la velocità e l'efficacia della cooperazione nelle attività regolatorie anche per l'export, implementando la difesa dei consumatori.

Le strutture potranno contare su uno staff di 12 persone. Nei piani della Fda c'è poi l'apertura di uffici anche in India e in America centrale.

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Premio a Sirchia per la legge antifumo

E' l'ex ministro della Salute Girolamo Sirchia la "figura istituzionale socialmente più impegnata nella lotta al tabagismo a livello europeo, distintasi nei programmi sociali per promuovere la disassuefazione dal fumo in Italia".

Con questa motivazione, e un chiaro richiamo agli effetti della legge anti-fumo fortemente voluta da Sirchia nel 2003, la giuria degli European Smokefree Awards 2008 ha assegnato all'ex ministro della Salute uno dei tre premi del 2008.

Il riconoscimento, un disco di cristallo, è stato consegnato ieri mattina a Sirchia dal sottosegretario del Welfare Ferruccio Fazio, nella sede romana della Lilt (Lega italiana lotta ai tumori). "

Grazie alla legge Sirchia abbiamo ottenuto quelli che io chiamo 'i tre 7': 7% in meno di sigarette vendute, 7% in meno di fumatori in Italia, 7% in meno di malattie cardiovascolari.

Un risultato straordinario - sottolinea Fazio - per il quale questo riconoscimento è il minimo".

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Tecnica trachea anche per altri organi

"Si comincia finalmente a vedere l'applicazione clinica della medicina rigenerativa.

Il trapianto di trachea effettuato con successo in Spagna apre nuovi scenari e fa pensare che l'innovativa tecnica utilizzata possa essere estesa anche a strutture analoghe alla trachea: ad esempio la vescica e l'esofago".

Parola del direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, che commenta così il primo trapianto di trachea al mondo, senza l'uso di farmaci antirigetto.

"La vera novità di questo eccezionale intervento - spiega Nanni Costa all'ADNKRONOS SALUTE - è rappresentata proprio dall'uso di un tessuto ingegnerizzato, che consente di evitare i farmaci immunorepressivi e permette la piena compatibilità dell'organismo ricevente.

Almeno in una fase iniziale. L'obiettivo ora - conclude Nanni Costa - è estendere questo tipo di intervento anche per altri trapianti: su tutti la vescica e l'esofago. Organi analoghi alla trachea".

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Trapiantata la prima trachea

Eccezionale trapianto di trachea in Spagna, eseguito da una equipe guidata da un medico italiano. Il primo intervento del genere al mondo, e soprattutto il primo senza l'uso di farmaci antirigetto. L'organo è stato impiantato su una giovane donna di 30 anni, che aveva subito il danneggiamento della trachea a causa di una tubercolosi.

L'intervento è stato realizzato nel giugno scorso da Paolo Macchiarini, responsabile del Servizio di Chirurgia toracica della Clinic de Barcelona, in collaborazione con specialisti del Politecnico di Milano, delle università di Bristol e di Padova. Ne dà notizia la rivista scientifica 'The Lancet'. "La giovane - spiega Macchiarini all'ADNKRONOS SALUTE - aveva sviluppato un collasso della parte terminale della trachea. Purtroppo, il trattamento con le terapie convenzionali (farmaci e stent) non dava i suoi frutti".

L'unica soluzione era l'asportazione del polmone sinistro. Ma "a quel punto - racconta l'esperto - abbiamo pensato di proporre alla paziente il trapianto della trachea. Il primo di organo completo e, soprattutto, il primo senza l'uso di farmaci immunosoppressori". Per far sì che il sistema immunitario del ricevente accettasse la trachea senza l'impiego di terapie antirigetto, gli specialisti hanno fatto ricorso a una tecnica di ingegneria tissutale. Il risultato è stato una sorta di organo 'ibrido' tra donatore e paziente.

"La tecnica - riferisce Sara Mantero, del Dipartimento di bioingegneria del Politecnico di Milano, che ha fatto parte del team di Macchiarini - consiste nel prendere un tratto di trachea del donatore cadavere e decellularizzarlo. Contemporaneamente vengono prelevate, e fatte crescere, le cellule staminali ed epiteliali della ragazza. Poi - spiega la Mantero - attraverso un bioreattore rotante, una sorta di camera di plastica che permette di manipolare la trachea del donatore, abbiamo inseminato sulla trachea del cadavere le cellule della paziente, generando così un tratto di trachea totalmente immunocompatibile".

L'obiettivo, ora, è utilizzare questa innovativa tecnica anche per il trapianto di altri organi. "Assolutamente sì", conferma Macchiarini. "Il traguardo è quello di utilizzare questa tecnica 'no rigetto' anche per altri tipi di trapianto. Ad esempio per quello della laringe o del colon". Malgrado la soddisfazione per l'intervento perfettamente riuscito, Macchiarini non nasconde un sottile dispiacere.

Quello di essere stato costretto a emigrare per mettere in pratica i suoi studi. Il professore, ora cinquantenne, dal 1991 lavora in Spagna. E' uno dei tanti cervelli italiani in fuga. "Purtroppo - commenta con un pizzico di amarezza - in Italia non c'è nessuna possibilità di mettere a frutto le proprie conoscenze scientifiche. Basta guardare tutte le polemiche che si stanno ultimamente sollevando intorno alle università italiane", conclude.

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SSN a rischio per gli immigrati

Per gli immigrati il Servizio sanitario nazionale è a rischio

Lo afferma Roberto Lala, segretario generale del Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana (Sumai), parlando della proposta di emendamento al cosiddetto Pacchetto sicurezza ripresentato all'esame del Senato, nonostante il ritiro deciso nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e giustizia di Palazzo Madama.

La proposta, targata Carroccio, introdurrebbe uno stretto giro di vite per gli immigrati irregolari, prevedendo, tra le altre cose, la segnalazione alle autorità dello straniero non in regola da parte dei camici bianchi che hanno prestato assistenza.

"Non si può andare contro i principi di solidarietà che sono le fondamenta del nostro Paese e della professione medica - sottolinea Lala in una nota - prevedere da parte degli stranieri irregolari il pagamento delle cure urgenti o essenziali, pena la segnalazione delle autorità sanitarie alle autorità competenti, è una misura in evidente contrasto con l'articolo 32 della nostra Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.

Il Sumai si associa - prosegue il segretario degli specialisti ambulatoriali - alla moltitudine di voci contrarie che si sono levate in queste ultime settimane dalle organizzazioni che tutelano gli immigrati e dalla classe medica attraverso i propri rappresentanti istituzionali, Fnomceo e Ordini dei medici.

Per quanto riguarda la nostra categoria professionale - continua Lala - riteniamo che la richiesta di segnalazione dei clandestini comporterebbe un serio conflitto nel medico, diviso tra il rispetto della normativa e i principi etico-deontologici propri della professione. Il Sumai ritiene inoltre che l'approvazione di tali modifiche - incalza il segretario generale del sindacato - possa dare origine a una fuga di massa degli stranieri irregolari dalla sanità pubblica rendendoli 'invisibili'.

Le conseguenze sono presto dette: accanto alla possibilità di vedere crescere una sanità parallela clandestina, mancando il controllo del Ssn, si potrebbero avere ripercussioni anche sulla sanità pubblica, a causa dall'aumento di rischio di diffusione di varie patologie". "Fermo restando la condivisibile attenzione che va posta al problema della sicurezza - conclude Lala - si ritiene che uguale attenzione vada riservata ai principi propri del nostro Paese, da sempre identificabili nella solidarietà, nell'accoglienza e nella tutela della salute".

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18 novembre 2008

Depressione quasi sempre ignorata

In Italia fino a 9 malati su 10 restano orfani di diagnosi: il mal di vivere viene infatti riconosciuto in poco più di un paziente su 4 con depressione moderata e grave, e in appena un decimo dei depressi con crisi lievi.

Partirà da questi numeri il convegno 'Diagnosi precoce e trattamento mirato delle sindromi depressive', in programma a Milano dalle 9 nell'Aula Sforza dell'ospedale Maggiore Policlinico. Durante l'evento - presieduto da Alfredo Carlo Altamura, direttore della Clinica psichiatria dell'università degli Studi di Milano e dell'Unità operativa di Psichiatria della Fondazione Irccs policlinico - verranno anche presentati e discussi tre casi clinici di depressione, ritenuta dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la prima causa di disabilità in tutti i Paesi industrializzati.

L'agenzia ginevrina definisce la depressione un'emergenza sanitaria e sociale sempre più diffusa, e prevede che nel 2020 rappresenterà in tutto il pianeta la seconda causa di malattia e di invalidità (oggi è al quarto posto).

La depressione si presenta spesso in modo mascherato, più o meno associata a sintomi d'ansia - sottolinea una nota dell'azienda farmaceutica Boehringer Ingelheim, che sostiene l'incontro milanese - La diagnosi diventa quindi problematica, specie negli ambulatori dei medici di famiglia.

Si tratta inoltre di un nemico duro da sconfiggere, perché il 60 per cento dei pazienti che sperimentano una crisi avrà una ricorrenza in futuro e la probabilità di ricaduta aumenta con ogni episodio successivo.

Gli studi indicano infine che meno del 10 per cento dei malati riceve una terapia farmacologica corretta, somministrata a dosi efficaci per un periodo sufficiente. A volte è il paziente che rifiuta le cure per il timore di una stigmatizzazione sociale, ma persistono la difficoltà ad accedere a centri di competenza e vari pregiudizi sugli antidepressivi.

Proseguire il trattamento per almeno un anno è invece fondamentale. Secondo i trial clinici la terapia continuativa abbatte infatti del 70 per cento rispetto a placebo il rischio di nuove crisi.

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Insediata la Commissione d'inchiesta sul SSN

Si è insediata ieri al Senato la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficienza e l'efficacia del Servizio Sanitario Nazionale, presieduta da Ignazio Marino.

Come primo atto la Commissione ha eletto l'ufficio di presidenza composto da due vicepresidenti, Giuseppe Astore (Idv) e Salvatore Mazzaracchio (Pdl), e da due segretari Franca Biondelli (Pd) e Fabio Rizzi (Lega Nord).

Nella seduta di questa mattina sarà approvato il regolamento interno per il funzionamento della Commissione stessa che - sottolinea una nota - in campo sanitario ha gli stessi poteri di indagine dell'autorità giudiziaria, come stabilito dall'articolo 82 della Costituzione.

Nella prima riunione dell'ufficio di presidenza saranno stabilite le priorità delle azioni della Commissione per le prossime settimane.

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Resistenze, cinquemila morti l'anno

Tra i pazienti ricoverati negli ospedali italiani, si possono stimare in circa 5 mila l'anno le vittime dei superbatteri resistenti agli antibiotici.

Lo riferisce Antonio Cassone, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, a margine della prima Giornata europea degli antibiotici celebrata ieri all'Iss. In realtà non ci sono dati precisi.

"Ma le stime sono abbastanza accurate - spiega l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE - Le 450-500 mila infezioni ospedaliere l'anno causano almeno 20 mila morti.

Tra questi, circa un quarto è attribuibile a batteri resistenti agli antibiotici". E in futuro il dato potrebbe aumentare notevolmente.

"Se non freniamo la crescita continua dell'antibiotico-resistenza - conclude Cassone - si rischia di arrivare a cifre elevatissime sia in termini di vite umane che di spesa sanitaria".

Troppo stress per i medici USA

Negli Stati Uniti i medici di famiglia si sentono schiacciati dal troppo lavoro e ben la metà pensa di ridursi il carico vedendo meno pazienti o, addirittura, di lasciare la medicina

Lo rivela un'indagine condotta dalla Physicians' Foundation su 12 mila dottori di medicina generale. Il 60 per cento non raccomanderebbe ai giovani il proprio lavoro come una carriera da intraprendere.

La riforma della sanità Usa è in cima alla lista delle priorità del Congresso e del neoeletto presidente Barack Obama, che in campagna elettorale ha puntato molto sul nuovo volto da dare al sistema sanitario americano . I camici bianchi stanno facendo lobby, perché la riforma rispecchi anche le loro esigenze.

Intanto, secondo i risultati dell'indagine, oltre il 90 per cento dei medici di famiglia lamenta che il tempo passato a sbrigare pratiche burocratiche è aumentato negli ultimi 3 anni e il 63 per cento confessa che questo lo ha spinto a dedicare meno tempo ai pazienti.

L'11 per cento sta pensando, perciò, di appendere il camice bianco al chiodo; il 13 per cento vuole passare ad attività meno gravose, pur non cambiando lavoro; il 22 per cento ridurrà il numero di pazienti; il 10 per cento punta al part-time.

Tutti lamentano una carenza di medici di famiglia, che si traduce in un iperlavoro per loro.

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Sentenza Englaro non ricade su doveri SSN

"La sentenza della Cassazione su Eluana Englaro non ricade su quello che è il dovere del Servizio sanitario nazionale: la tutela della salute dei cittadini.

Un dovere che è costituzionale. Il ruolo del Ssn è infatti quello di offrire a ogni paziente cure commisurate ai suoi bisogni".

Parola di Francesca Martini, sottosegretario alla salute, a margine della presentazione ieri a Roma delle nuove norme di trasporto degli animali sui treni. "

Al di là delle scelte della famiglia Englaro - sottolinea la Martini - se non vi sono altre cause che portano al decesso del paziente, le strutture sanitarie nazionali sono obbligate a fornire le cure adeguate.

Grazie a questa sentenza - conclude il sottosegretario - il padre di Eluana può però decidere come meglio crede. Anche rivolgersi a strutture sanitarie estere".

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Caso Englaro: attenti a quei due

Lo sappiamo, ora lo sanno tutti, la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata lo scorso 13 novembre. Eluana Englaro, la giovane donna in coma da oltre 15 anni, è libera di uscire dallo scafandro che la imprigiona, il suo corpo e di volare via.
Tutto è stato fatto nella legalità. Oltre 6.000 lunghissimi giorni trascorsi con avvocati, giudici e carte bollate. Lo aveva capito anche la Corte di appello di Milano, quando un mese fa diede fiducia al tutore di Eluana, il padre, e non chiese la sospensiva della propria ordinanza, in attesa del responso della Cassazione sul ricorso della Procura di Milano. Si fidava di Beppino Englaro. Era chiaro che volesse concludere questa lunga vicenda processuale senza ombre, la sua caparbietà nel chiedere giustizia ha convinto tutti. Tutti, tranne il Vaticano che invoca le sue leggi, spacciandole per leggi divine.

?Non uccidere è il primo comandamento!?, ha tuonato in uno dei primi comunicati stampa seguiti all?annuncio della sentenza, il cardinale Javier Barràgan, ministro Vaticano della Sanità, che accusa di volerle infliggere una morte terribile ?per fame e per sete?. Ma Eluana è lì nel suo letto, che non può sentire. Non sappiamo come sia, non lo abbiamo visto, di certo un corpo ?robusto e forte? come l?ha definita il suo medico e amico di famiglia, il neurologo Carlo Alberto Defanti, ?non ha mai dovuto assumere un antibiotico, ha superato anche una recente crisi emorragica?, ma la sua morte cerebrale l?ha portata via da oltre 15 anni e lei non abita più il suo corpo biologico, che pur amorevolmente accudito dalle suore della clinica "Beato Luigi Telamoni", è solo un corpo, inanimato.

Nella legalità le saranno sottratte la nutrizione e l'idratazione, anche se Eluana non ha incontrato la pietas degli uomini, seguaci dell?idolatria della vita ad ogni costo. Solo ieri il Sottosegretario al Welfare, on. Eugenia Roccella, si è armata di una spada a lama sottile: la scienza medica, ed ha cercato di dimostrare che l?irreversibilità dello stato vegetativo di Eluana è indimostrabile. Oggi, con altrettanto piglio scientifico, il cardinal Bagnasco intimidisce con toni ed argomenti simili. Al contrario, il medico chirurgo e senatore, Ignazio Marino, ricorda che non esiste nessun caso al mondo, nella letteratura, quella sì scientifica (non è la fiction!) e documentata, che segnali un risveglio dopo 16 anni! Al massimo dopo uno o 5 anni (con danni gravissimi, irreversibili). Ma, ormai, la pista aperta da questo misto fritto tra potere vaticano e politici vaticanisti, ci porta diritti ad un pericoloso uso strumentale dell?informazione.

La morale si mette le vesti dell'oggettività scientifica, ma non ne assume il relativismo, e perde così umanità, carità e pietà , quelle sì cristiane. L'obiettivo, però, rischia di essere raggiunto con questa informazione fumosa, intrisa di veleno persecutorio ed è quello di spostare l?attenzione dal piano dei diritti e delle libertà (la Cassazione ha confermato che Eluana è libera di scegliere se essere tormentata o meno, ed ha accolto la persistenza dello stato vegetativo permanente) a quelle di un accertamento medico-legale indimostrabile, che potrebbe durare all?infinito. Tutto ciò è scorretto, eticamente scorretto, il tema era altro. Probabilmente per alcuni politici vaticanisti per carriera, il gioco scorretto, vale la candela.

La posta in gioco, infatti, sono gli articoli del testo unico in materia di "direttive anticipate o testamento biologico". Occorrerà un lavoro di opposizione intelligente, trasversale, che combatta per un testo autentico e non "contro il testamento biologico", come ha dichiarato, con onestà intellettuale, il parlamentare pdl, Benedetto Della Vedova, affiancato da Margherita Boniver.

Contemporaneamente, la medesima "Santa Alleanza", ostacola l?esecuzione della sentenza in ogni modo. Eluana, non potrà morire in una struttura ospedaliera, in Lombardia. Il presidente della Regione, Roberto Formigoni, ha ordinato a tutte le strutture sanitarie di non dare corso alla sentenza. Ci siamo chiesti se sia lecito. Il costituzionalista, ex Garante per la privacy, Stefano Rodotà, ha ipotizzato ?un comportamento al limite del reato di abuso d?ufficio?

E di nuovo la famiglia di Eluana dovra? mettersi in cammino e migrare da "clandestina", nel suo Paese, l'Italia. Forse alla volta della regione Friuli Venezia Giulia, dove le pressioni politiche e religiose, sul suo presidente, Renzo Tondo, la precedono.

Tondo, eletto nelle liste del pdl, è stato preso di mira da parlamentari e assessori del suo partito, ma ha reagito con piglio istituzionale: " Non entro nel merito delle scelte che sono state fatte, ma, com' è giusto rispetto il dolore della famiglia che conosco". Beppino Englaro, si è sentito per anni come "un randagio che ululava alla luna", ha dovuto trovare ed inventare relazioni con istituzioni, persone. Ascoltare le angosce altrui, i pensieri irrisolti che gli sono stati lanciati addosso come frecce infuocate, con una violenza pari alla sua ostinata fermezza, ma l'ultimo atto di questo lungo dramma avrà bisogno di tanto silenzio e di un qualche giorno in più del previsto.

Oltre alle immagini di Eluana che continuano a scorrere su giornali e tv e che ingannano con la loro allegra vitalità, cosa ci resterà di tanto calvario? Di certo, l'interrogativo sulla libertà da esercitare, sulle volontà di fine vita da dichiarare e sul come poterlo fare. Forse, oggi, grazie ad Eluana, oltre che solo l'altro ieri (2006), grazie a Piergiorgio Welby e a Nuvoli, saremo più attenti e staranno più attenti, quando dovranno sedersi nell?Aula parlamentare, quella che appartiene a tutti i cittadini e decidere delle nostre vite, anzi della nostra libertà sacrosanta sulla nostra vita, sul nostro corpo, in una fantomatica legge sul testamento biologico o direttive anticipate.

Di certo, dovremo chiederci se vogliamo essere più liberi e se conosciamo responsabilmente il valore della libertà. In caso affermativo, preoccupiamocene.

MONICA SOLDANO

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17 novembre 2008

Radioterapia da rinnovare

Centocinquanta centri di radioterapia distribuiti in modo omogeneo in Italia, 120 mila pazienti trattati (il 20% in più rispetto al 2007) su 260 mila nuovi casi di tumore diagnosticati in un anno.

Con un parco tecnologico sempre più avanzato, che ha superato il divario tra Nord e Sud e avvicinato il nostro Paese agli standard qualitativi della Germania, del Belgio, dell'Olanda e della Gran Bretagna. Anche se circa il 30% delle macchine andrebbe sostituito.

E' la fotografia scattata dal secondo censimento condotto dall'Associazione italiana radioterapia oncologica (Airo), i cui risultati sono stati presentati al XVIII congresso nazionale Airo in corso fino a domani presso la Fiera di Milano. Efficacia, costi contenuti e innovazione tecnologica in costante progresso sono i traguardi raggiunti dalla radioterapia in Italia.

"Il dato più significativo che emerge dal censimento - spiega Paolo Muto, presidente Airo - è che esiste ormai una distribuzione omogenea dei Centri di radioterapia su tutto il territorio nazionale e che il divario storico tra Nord e Sud del Paese è stato colmato. Al Nord si contano 68 centri, 38 al centro e 44 al Sud e nelle isole.

Di contro, emerge un dato problematico relativo all'età delle apparecchiature: delle oltre 200 macchine distribuite in Italia, infatti, ne andrebbero sostituite circa il 25-30%. Una macchina che ha circa 10 anni di vita necessita di maggiore manutenzione, con costi più elevati e allungamento dei tempi del trattamento".

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OM Ferrara a fianco degli specializzandi

L'Ordine dei medici di Ferrara è pronto a sostenere concretamente gli specializzandi negli eventuali ricorsi contro l'obbligo di pagare un contributo Inps di circa il 25%, nonostante debbano già ad iscriversi alla cassa professionale, l'Enpam.

Colpa di una circolare Inps del primo ottobre scorso, legata a una nota del ministero del Welfare, che molte università, da cui dipendono gli specializzandi, hanno già cominciato ad applicare.

Come nel caso di Ferrara, spiega in una lettera indirizzata al ministro Maurizio Sacconi, il presidente dell'Ordine dei medici ferrarese, Bruno Di Lascio, appena riconfermato per il prossimo triennio.

Di Lascio chiede l'intervento del titolare del Welfare per "sanare al più presto l'ingiustizia, consentendo il transito dalla gestione separata Inps all'Enpam, ente previdenziale di riferimento della categoria".

"I giovani medici italiani - scrive Di Lascio a Sacconi - rischiano di essere vittime di un'incredibile ingiustizia, invece di essere adeguatamente sostenuti, come sarebbe giusto anche per garantire il futuro della professione e la sua qualità. Per molti di loro, infatti, la prossima busta paga arriverà decurtata di un quarto: riceveranno meno di 800 euro, a fronte di un impegno che, a volte, supera le 72 ore settimanali.

A Ferrara il 'taglio' della retribuzione è già una certezza. Come, probabilmente, lo sarà presto in molte altre realtà". Colpa della contestatissima circolare dell'Inps che, in pratica, costringerà gli specializzandi "a pagare due volte, e in modo salato, i loro contributi previdenziali, senza averne, conti alla mano, un vantaggio futuro corrispondente al sacrificio", spiega Di Lascio".

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53 mln di giorni in ospedale

E' come se ogni italiano passasse un giorno l'anno in ospedale. Sono infatti oltre 53 milioni le giornate di degenza ospedaliera, registrate ogni anno in Italia.

E circa 10 milioni e mezzo di accessi in day-hospital. E' la fotografia scattata da 'Era Atlante 2008 - schede di dimissione ospedaliera per genere e Usl', il volume presentato all'Istituto superiore di sanità, progetto nato dalla collaborazione tra Università di Tor Vergata, Istat, Iss, ministero della Salute, Nebo Ricerche e finanziato dall'Iss.

'Era 2008' ha rilevato che sono 15,3 milioni, fra uomini e donne, le persone a maggior rischio di passare un giorno in ospedale. Di questi, ben 15 milioni risiedono al Centro-Sud. A minori rischio degenza sono, invece, 18,4 milioni, tutti riferiti ad Usl del Centro-Nord.

Dall'Atlante emerge quindi un Paese spaccato in due: un Centro Nord dove dell'ospedale si fa un uso meno intenso, e un Centro Sud, dal Lazio (esclusa Viterbo) in giù, dove invece il ricorso è maggiore. Dal volume non emergono solo differenze, per così dire, geografiche. Secondo 'Era 2008', a passare più giorni in corsia sono infatti gli uomini.

Per i ricoveri ordinari ogni 100 dimissioni femminili ce ne sono 96,3 maschili, un dato che scende al di sotto del 92,5% solo nel Lazio e raggiunge valori prossimi al 100%, quindi con una sostanziale parità tra uomini e donne, in tre regioni: Lombardia, Marche e Basilicata.

Nel caso di day-hospital l'incidenza dei casi di dimissione al maschile è significativamente più bassa, con una media nazionale dell'84,2%, e presenta una più alta variabilità regionale, con un minimo del 75% circa in Trentino e Alto Adige e un massimo di quasi il 100% in Valle d'Aosta.

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Sulla Englaro una battaglia ideologica

Il gran clamore intorno al caso di Eluana Englaro e alla sentenza della Corte di Cassazione nasce dal fatto che per la prima volta si assume una decisione "trasparente" su un tema come questo.

Chi si oppone alla sentenza lo fa "per una propria battaglia di principio e non perché ha a cuore la sorte di Eluana". E' quanto afferma all'ADNKRONOS il professor Carlo Alberto Defanti, il neurologo che dal 1995 ha in cura Eluana Englaro, ex primario del Niguarda di Milano e studioso di problemi bioetici. "E' la prima volta che tutto questo accade in maniera trasparente", spiega il professore, che aggiunge: "L'altro aspetto fondamentale del gran clamore intorno alla sentenza è che ci si interessa assai poco dello stato di Eluana: ciò che vuole chi si oppone alla sentenza della Cassazione è ribadire in modo assoluto il principio della inviolabilità della vita.

E' dunque una battaglia di principio quella in atto che non riguarda questa povera signora". Chi si oppone all'interruzione dell'alimentazione sostiene che è "comunque vita una vita biologica priva di ogni correlato mentale, di sensazione, di soggettività; si sta difendendo la sacralità della vita biologica". E tuttavia "se noi sappiamo che la persona che ora si trova in questo stato, dato che aveva vissuto l'esperienza di un amico che si trovava in questa stessa condizione, aveva chiesto esplicitamente ai genitori nell'eventualità' fosse accaduto a lei, di non lasciarla in questa condizione, ecco allora mi sembra chiaro che noi dobbiamo rispettare la sua volontà. Il problema è diventato comunque di principio, se ci sia un dovere di vivere sempre e comunque oppure se si possa legittimamente decidere di non credere in una certa condizione".

Quanto all'ipotesi che l'attuale discussione in Parlamento porti a una legge sul testamento biologico che escluda la possibilità di interrompere idratazione e alimentazione, "allora è meglio nessuna legge", spiega il professore.

"La comunità scientifica internazionale e anche quella italiana hanno già da tempo superato questo problema - sottolinea - e considerano la nutrizione enterale come terapia medica al pari delle altre.

Si tratta di un tubo che arriva direttamente nello stomaco e attraverso il naso e una flebo che va nello stomaco dove passano dei preparati industriali, si tratta di una terapia a tutti gli effetti. Se si deve fare una legge che ci fa compiere dei passi indietro, meglio nessuna legge".

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Grandi medici confusi su stato vegetativo

Nonostante la grande stima che Eugenia Roccella sente per i grandi medici come Veronesi pensa che esista confusione in merito alla definizioni di irreversibilità dello stato vegetativo

Coma, stati vegetativi persistenti, permanenti e irreversibilità. Argomenti spinosi che, nel corso del dibattito sulla vicenda di Eluana Englaro - la donna di Lecco in stato vegetativo da quasi 17 anni - rischiano di trarre in inganno anche alcuni luminari della medicina.

"C'è una grande confusione, anche da parte di grandi medici, come ad esempio Umberto Veronesi". La 'bacchettata' al celebre oncologo, ex ministro della Sanità, arriva da Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, ieri alla presentazione a Roma di un Glossario messo a punto da un gruppo di esperti italiani proprio per fare chiarezza in questo settore. "Uno specialista di cui ho grandissima stima - dice la Roccella a proposito di Veronesi - ma che insiste sull'irreversibilità" delle condizioni di Eluana Englaro.

"Oggi, secondo gli specialisti del settore, il concetto di irreversibilità è da considerarsi superato. E' assurdo poter parlare di certezza di irreversibilità. E anzi questo termine rischia di trasformarsi in una sorta di autoprofezia infausta", sottolinea Roccella. Quasi una condanna imposta, capace di togliere speranza ai familiari e disincentivare i ricercatori impegnati nel settore.

Roccella è anche tornata sulla sentenza delle Cassazione in merito al caso Englaro "La sentenza della Corte di Cassazione - ha dichiarato - non è entrata nel merito del ricorso della Procura di Milano. Dunque resta inevasa la questione della irreversibilità dello stato vegetativo", della donna da 17 anni in queste condizioni.

"Forse la questione andava riconsiderata. In questo modo - ribadisce - resta un problema, anche perché ho imparato dagli esperti del gruppo che ha lavorato al glossario, che è davvero assurdo parlare di irreversibilità".

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16 novembre 2008

Ipertensione: poco sonno danneggia il cuore

Periodi di sonno troppo brevi sono associati al rischio di malattie cardiovascolari incidenti nei pazienti ipertesi.

Era già stato dimostrato che essi fossero correlati ad obesità, diabete, ipertensione ed apnea nel sonno negli anziani, ma non era finora noto se fossero anche predittivi di eventi cardiovascolari futuri nei soggetti con ipertensione.

E' stato riscontrato che la combinazione di breve durata del sonno con il cosiddetto "riser pattern", un particolare assetto dell'andamento del sonno, è la condizione maggiormente predittiva di malattie cardiovascolari future, indipendentemente dai valori pressori ambulatoriali.

I medici dovrebbero dunque investigare la durata del sonno in sede di valutazione del rischio dei pazienti ipertesi.

(Arch Intern Med. 2008; 168: 2225-31)

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Colon irritabile risponde a diverse terapie

Fibre, menta piperita e farmaci antispasmodici sono efficaci nel trattamento della sindrome del colon irritabile.

Tradizionalmente a questi pazienti si raccomandava di incrementare l'apporto quotidiano di fibre, dati i loro potenziali effetti benefici sul tempo di transito intestinale, ma quando questa strategia falliva si ricorreva a vari tipi di miorilassanti ed antispasmodici nel tentativo di alleviare i sintomi, ed in particolare dolore e gonfiore.

Più di recente si è resa disponibile la menta piperita, di cui sono state dimostrate le proprietà antispasmodiche, ed è stata impiegata nel trattamento di questa patologia.

In base a quanto riscontrato in letteratura, tutte queste strategie sono tutt'ora efficaci, ma con l'avvento di nuovi e più costosi farmaci vengono spesso dimenticate.

Sono necessari ulteriori ampi studi sull'impiego di questi tre agenti nei pazienti con colon irritabile, ma nel frattempo le linee guida sulla gestione della malattia dovrebbero essere modificate tenendo conto di questi dati.

Non bisogna comunque dimenticare di tenere conto dei fattori fisici, psicologici e sociali del singolo paziente onde pianificare un approccio integrato e personalizzato al trattamento.

(BMJ online 2008, pubblicato il 14/11)

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Radioterapia, colmato il divario nord-sud

Sono 150 i centri di radioterapia in Italia di cui 68 al Nord, 38 al Centro e 44 al Sud e nelle Isole: e' quanto emerge dal secondo censimento dell'Airo (Associazione italiana radioterapia oncologica), diffuso durante il congresso dell'associazione in corso a Fiera Milano City.

"Il dato più significativo - commenta Paolo Muto, presidente dell'Airo - e' che il divario storico tra nord e sud e' stato colmato e tutti i centri sono ottimamente organizzati.

Un problema e' invece l'età' delle apparecchiature: delle oltre 200 macchine distribuite nei centri di tutta Italia, infatti, ne andrebbero sostituite circa il 25-30%".

In cima alla lista delle regioni c'e' la Lombardia con 25 centri, seguita dalla Campania con 17 e dal Lazio con 15.

La Lombardia in particolare insieme all'Emilia Romagna e alle Marche possiede un parco tecnologico molto avanzato, mentre nel meridione le tecniche più moderne restano appannaggio di poche realtà concentrate soprattutto in Campania e Sicilia.

Nel 2007, risulta ancora dalla ricerca, sono stati 125 mila i pazienti trattati con la radioterapia (il 20% in più rispetto all'anno precedente) su 260 mila nuovi casi di tumore diagnosticati. L

e patologie più trattate sono state il cancro alla prostata (11 mila casi) e alla mammella (30 mila).

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Aumenti in arrivo per i dirigenti SSN

Buste paga più 'pesanti' in arrivo per i dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale.

"Sussistono tutte le condizioni affinchè le Regioni, con gli emolumenti del corrente mese, provvedano a liquidare tutte le competenze arretrate e gli adeguamenti a regime".

Ad assicurarlo è il presidente del Comitato di settore per la sanità, Romano Colozzi, in una lettera inviata all'Anaao Assomed e pubblicata sul sito web del principale sindacato della dirigenza medica.

Una lettera che fa quindi luce sull'applicazione della parte economica del contratto entrato in vigore il 18 ottobre scorso.

"Sarà cura del Comitato - conclude Colozzi nella lettera - sensibilizzare la Conferenza delle Regioni in ordine all'omogenea applicazione delle disposizioni di legge".

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Gravissime differenze tra le Regioni

Il Servizio sanitario nazionale scivola al sedicesimo posto in una recentissima classifica internazionale?

La colpa è della "disomogeneità tra le regioni italiane. Esistono differenze abissali fra le diverse regioni, un problema che il Governo conosce e che punta a ridurre.

Per migliorare non solo la qualità, ma anche la situazione economica di quelle meno virtuose".

Lo ha detto il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, sabato mattina a Roma al primo convegno nazionale della Fondazione Abio (Associazione bambini in ospedale).

Secondo Fazio, il rapporto che vede il nostro Ssn in una posizione bassa della classifica è frutto anche di un altro elemento.

"L'Italia - spiega il sottosegretario - ha uno score basso relativo al giudizio sui medici, ritenuti molto arroganti e troppo spesso al centro dell'atto medico. Una posizione che invece - sottolinea - deve spettare ai pazienti".

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Quindici milioni di ecografie l'anno

Oltre 15 milioni: è questo il numero delle ecografie che vengono effettuate ogni anno in Italia

Un numero considerevole, che ha spinto gli esperti ad affermare che "spesso si registra un eccessivo, e talora improprio, utilizzo di questa metodica". E' l'esame più eseguito, indispensabile per la diagnosi precoce di molte patologie: permette l'osservazione non invasiva del corpo umano e consente di eseguire in sicurezza esami clinici più complessi come biopsie o veri e propri interventi chirurgici a costi non elevati. Sui progressi e sulle prospettive nell'utilizzo degli ultrasuoni in medicina e biologia si confronteranno a Roma oltre 1.000 medici e chirurghi nazionali e internazionali, nel corso del XX congresso nazionale della Siumb, la Società italiana di ultrasonologia in medicina e chirurgia. Un appuntamento in programma nella capitale da domani a martedì.

"La ricerca dei settori tecnologici - si legge in una nota della Siumb - ha portato oggi alla realizzazione di nuove e sofisticate apparecchiature che consentono di identificare patologie in tempi rapidissimi e con grande attendibilità scientifica, tra queste: l'Elastosonografia e l'Hifu (High intensity focused ultrasound).

L'elastosonografia è una ecografia di ultima generazione che contribuisce a fare chiarezza sulle diagnosi dubbie di patologie della mammella e della tiroide". Quest'anno il congresso della Siumb affronterà gli avanzamenti tecnologici e le applicazioni dell'elastosonografia per lo studio di vari organi: quali appunto mammella, tiroide, fegato e prostata. "Nell'ultimo anno - spiega la Siumb - le ricerche hanno evidenziato che nella tiroide i noduli non palpabili hanno una incidenza molto elevata che raggiunge circa il 50% della popolazione con netta prevalenza del sesso femminile. Purtroppo l'ecografia classica non è in grado di differenziare i noduli benigni (molto frequenti) da quelli maligni che rappresentano il 5,7% del totale, mentre l'elastosonografia può dare un altissimo contributo nella diagnosi differenziale, in quanto permette di ridurre il numero di pazienti da sottoporre ad agobiopsia, e di abbassare i costi per indagini non indispensabili.". L'Hifu è invece una tecnica terapeutica che utilizza una procedura ad alta precisione con ultrasuoni focalizzati ad alta intensità per distruggere il tessuto malato senza nuocere alle strutture circostanti.

"Questa tecnica - spiegano gli esperti della Siumb - permette quindi di intervenire sul tumore senza bisturi determinando la necrosi del tessuto, ossia la morte delle cellule che lo compongono. L'Hifu nasce in Cina ed è una metodica non traumatica e non invasiva: è stata ampiamente utilizzata in Asia con oltre 20 mila casi trattati negli ultimi 10 anni. P

iù limitata è stata l'esperienza europea con un solo centro ad Oxford".In Italia l'Hifu arriva nell'ultimo trimestre del 2007 a Milano all'Istituto europeo oncologico (Ieo) e nel primo trimestre 2008 all'Università di Pisa all'ospedale Cisanello. Secondo la Siumb, nel nostro Paese l'Hifu "si sta dimostrando convincente tanto da essere paragonata, ovviamente nei casi in cui si può utilizzare, alle tecniche ablative percutanee di uso corrente quali: radiofrequenza, laser e microonde".

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13 novembre 2008

Aborto, vescovi USA in rivolta

Si chiama 'Freedom of Choice Act' ed è il grande spauracchio per i vescovi cattolici degli Stati Uniti all'indomani dell'elezione del nuovo presidente Barack Obama alla Casa Bianca. Si tratta, in pratica, di un provvedimento che liberalizza l'aborto in tutti gli Stati americani.

Per questo la Conferenza episcopale degli Stati Uniti, chiudendo ieri i lavori della propria assemblea plenaria, ha redatto un documento conclusivo nel quale di manifesta in termini espliciti la netta contrarietà a una legge "diabolica" che avrebbe "l'effetto di dividere il nostro Paese". Inoltre i vescovi spiegano che le elezioni presidenziali dello scorso 4 novembre non sono state un "referendum sull'aborto" fra i pro choice e i pro life.

I vescovi sottolineano poi che "politiche aggressive pro-aborto alieneranno decine di milioni di americani" dal governo. Ancora, il 'Freedom of Choice Act' viene temuto dai vescovi in quanto di fatto permetterebbe una sorta di deregulation "dell'industria dell'aborto" negli Stati Uniti, una prospettiva temuta dalle gerarchie cattoliche anche perché i democratici con l'ultima tornata elettorale hanno il rafforzato la loro maggioranza al Congresso.

Ancora, si riafferma che le istituzioni cattoliche che si occupano della salute non potranno collaborare nella distruzione della vita umana e che simili politiche possono avere "conseguenze letali sulla vita umana prenatale".

Lo stesso Obama a suo tempo aveva annunciato il proprio appoggio al 'Freedom of Choice Act'. In ogni caso il testo finale dell'assemblea è stato redatto sotto la supervisione del cardinale Francio Geroge, presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Chicago, la città di cui è originario Obama e nella quale era stato eletto senatore.

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Un Convegno sui 30 anni del SSN

Il Servizio sanitario nazionale compie trent'anni. Per questa occasione oggi a Bologna, a partire dalle 10, nel salone del Podestà di Palazzo Re Enzo a piazza Maggiore, si terrà una giornata di confronto e di riflessione organizzato dalla Regione Emilia Romagna e dalla Fondazione 'Smith Kline'.

Il meeting - riferisce una nota della Fondazione - sarà aperto da una lettura introduttiva dell'assessore regionale alle politiche per la salute Giovanni Bissoni sugli sviluppi che ha determinato il SSN nei vari settori dell'assistenza sanitaria, sui risultati di salute ottenuti e sulle prospettive future.

Nel pomeriggio, alle 15, è in programma una tavola rotonda, a cui parteciperanno, fra gli altri, anche il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio e il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani.

Il Servizio sanitario nazionale, fondato con la legge 833 del 1978 - ricorda la nota della Fondazione - rappresenta una delle più grandi conquiste e uno dei fattori fondamentali della coesione sociale del Paese.

Premessa del confronto di oggi i tre provvedimenti che regolano nel suo complesso il sistema sanitario italiano: la legge istitutiva del SSN, la legge 421/1992 e i successivi decreti legislativi con cui si è provveduto al "Riordino della disciplina in materia sanitaria", la legge 419/1998 e il successivo decreto legislativo 229/1999 che hanno definito le "Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale".

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La FIMP sperimenta il servizio h12

I pediatri di famiglia sono disponibili a sperimentare forme di assistenza continua sulle 12 ore, per ridurre il ricorso improprio ai pronto soccorso.

Ed entro pochi giorni presenteranno, al ministero del Welfare, le proprie proposte di modelli sperimentali, specifici per la pediatria. E' quanto è emerso dall'incontro di ieri mattina tra il presidente della Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp), Giuseppe Mele, con il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio.

Fazio, si legge in una nota della federazione, "ha voluto incontrare la Fimp per illustrare e coinvolgere i pediatri di famiglia italiani nel progetto obiettivo del ministero che punta a diminuire, su tutto il territorio italiano, gli accessi impropri ai pronto soccorsi ospedalieri, quelli contraddistinti dai cosiddetti codici bianchi e verdi".

Per concretizzare il progetto "è tuttavia necessario che ogni componente dell'assistenza sanitaria del territorio faccia la propria parte". "La Fimp - ha spiegato Giuseppe Mele al termine dell'incontro - ha già approfondito in seno alle proprie componenti questo tema.

Per questo è sostanzialmente già pronta ad offrire al ministero del Welfare la concretezza di alcuni, efficaci, progetti pilota di continuità assistenziale pediatrica che potranno essere facilmente sperimentati sul territorio nazionale, con finanziamenti dedicati, e valutati per una possibile futura applicazione sia a livello regionale sia nazionale".

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Guardie mediche, incentivi in convenzione

Valorizzare di più i medici di continuità assistenziale, la guardia medica, anche a livello economico, utilizzando le risorse già disponibili

Puntando, in concreto, sul riequilibrio tra i diversi settori della medicina territoriale nella distribuzione dell'incremento retributivo dell'4,85% per il biennio economico 2006-2007. Si è discusso anche di questo, ieri all'incontro per il rinnovo delle convenzioni, tra sindacati della medicina territoriale e la Sisac, ente delegato alla trattativa sulle convenzioni.

Seduta dedicata proprio alla definizione concreta degli impegni - già assunti - sull'aumento percentuale della retribuzione per il biennio passato, per i medici di famiglia, pediatri, specialisti ambulatoriali e camici bianchi di continuità assistenziale, come spiega all'ADNKRONOS SALUTE Mauro Martini, presidente del sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami).

"Nella seduta di oggi (ieri ndr) - riferisce Martini all'ADNKRONOS SALUTE - si è discusso della necessità di valorizzare maggiormente i medici di continuità assistenziale.

E gli altri settori della medicina del territorio sono disponibili a 'premiare' questi colleghi riconoscendo loro una maggiore percentuale dell'incremento sulla retribuzione, fissata per tutti al 4,85% ".

Ciò vuol dire innalzare maggiormente la percentuale dell'aumento e degli arretrati per questo settore, con una rinuncia consapevole da parte degli altri settori, di una parte dell'incremento.

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Sclerosi multipla: nuovi elementi genetici

E' stata identificata nel locus KIF1B la prima variante di rischio neurone-specifica per la sclerosi multipla: tutti i loci genetici associati al rischio di questa malattia scoperti in precedenza erano correlati alla funzionalità immunitaria.

La sclerosi multipla è una malattia complessa che deriva da fattori genetici ed ambientali: l'influenza genetica in questo ambito è fondamentale, come indicato dall'incremento di 20 volte del rischio di base nei fratelli di soggetti affetti dalla malattia.

Il KIF1B codifica per un membro della superfamiglia delle chinesine probabilmente responsabile per il trasporto assonale dei mitocondri e dei precursori delle vescicole sinaptiche: esso ha un dominio di ligaggio per l'ATPasi e si trova in gran quantità nei neuroni motori.

E' stato recentemente dimostrato che la disregolazione delle ATPasi ed il malposizionamento dei mitocondri hanno un ruolo in diverse malattie neurodegenerative.

La mutazione individuata potrebbe spiegare la neurodegenerazione progressiva che si osserva nei pazienti con sclerosi multipla. Sono necessari ulteriori studi funzionali per accertare l'esatto ruolo del gene KIF1B nella patogenesi della malattia.
(Nat Genet online 2008, pubblicato il 9/11)

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Rosuvastatina prima nella primaria

La statina più efficace nell'indurre una rapida e marcata riduzione dei livelli di colesterolo LDL ha conquistato un altro primato: funziona anche nella prevenzione primaria.

I dati emersi dallo studio JUPITER sono stati presentati all'American Heart Association e pubblicati sul New England Journal of Medicine. Lo studio randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, è stato condotto su 17.802 uomini e donne con livelli elevati di proteina C reattiva (PCR), ma valori di colesterolo normali.

I risultati dimostrano che rosuvastatina, alla dose standard di 20mg/die ha ridotto del 44% l'incidenza di eventi cardiovascolari maggiori (rischio combinato di infarto, ictus, rivascolarizzazione arteriosa, ricovero ospedaliero per angina instabile o morte per cause cardiovascolari) e del 20% la mortalità totale.

"L'aterosclerosi, nella sua genesi, nella sua progressione e soprattutto nel processo che rende instabile la placca ateromatosa, è determinata oltre che dal colesterolo LDL anche dall'infiammazione. - dichiara il professor Giampiero Perna (Direttore Dipartimento Scienze Cardiologiche Mediche e Chirurgiche e Direttore SOD Complessa Cardiologia GM Lancisi) - In presenza di infiammazione, la placca si attiva ed è questo processo a produrre il rischio di eventi cardiovascolari".

"Grazie allo studio JUPITER si è dimostrato per la prima volta che, in pazienti con livelli normali di colesterolo, ma identificati come a rischio cardiovascolare a causa della presenza di uno stato di infiammazione, rosuvastatina è in grado di ridurre fortemente non solo i livelli di colesterolo cattivo LDL ma anche, conseguentemente e per il suo meccanismo d'azione, lo stato infiammatorio. In questo modo rosuvastatina dimostra di essere in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari quasi del 50%" - sottolinea il professor Alberto Margonato (Direttore Unità Operativa di Cardiologia IRCCS Ospedale S. Raffaele di Milano).

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12 novembre 2008

Una rete contro il cancro dell'utero

Una lobby 'rosa' contro il cancro al collo dell'utero, che uccide ogni anno 280 mila donne nel mondo, di cui 15 mila in Europa e circa 1.300 in Italia.

Per offrire all'altra metà del cielo informazioni qualificate su questo tumore, e su tutte le malattie da Papillomavirus umano (Hpv), nasce il network globale Women Against Cervical Cancer (Wacc): una fondazione indipendente da politica e interessi commerciali, che mette in rete 20 organizzazioni internazionali e 5 italiane.

Tra queste l'associazione nazionale della stampa medica Unamsi. Wacc, con sede 'fisica' a Ginevra, è stata battezzata ieri a Nizza in occasione del congresso 2008 dell'Eurogin (Organizzazione europea per la ricerca sulle neoplasie le infezioni genitali).

I promotori sono partiti dal dato evidenziato da un sondaggio internazionale, secondo cui l'82 per cento delle donne chiede più informazioni sul cancro al collo dell'utero, sull'Hpv e su come prevenire, diagnosticare e trattare le conseguenze dell'infezione. Nonostante l'arrivo della vaccinazione anti-Hpv abbia migliorato le conoscenze su questo virus, "c'è ancora un grande bisogno di programmi di educazione pubblica", conferma Joseph Monsonego, presidente di Eurogin e Wacc. "Colmare questo vuoto di sapere" è dunque la missione del nuovo network, sostenuto anche dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Tra le priorità del 'manifesto' di impegno degli enti aderenti, ci sono la formazione dei professionisti della salute a un dialogo più chiaro con le pazienti; la distribuzione di materiale informativo 'doc'; la promozione di raccolte fondi; l'istituzione di un premio europeo per progetti a misura di donna, e la creazione di un forum per sostenere psicologicamente le pazienti prima, durante e dopo le terapie contro il tumore alla cervice uterina.

Un punto chiave, evidenzia Sergio Pecorelli, primario del Dipartimento di ostetricia e ginecologia dell'università di Brescia, se si pensa al pesante impatto "emotivo legato a questa patologia che può avere un risvolto sul futuro di donne e madri".

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Il 73 per cento italiani si sente bene

La salute non è un problema per la maggior parte degli italiani: il 73,3 per cento della popolazione dà infatti un giudizio positivo sul proprio stato fisico.

E' la fotografia scattata dall'Annuario statistico italiano 2008 dell'Istat. In particolare, circa tre persone su quattro hanno dato un punteggio tra quattro e cinque, in una scala che arriva appunto fino a cinque. Ma le donne confermano lo svantaggio rispetto agli uomini: a sentirsi bene è il 70 per cento contro il 76,6 per cento degli appartenenti al 'sesso forte'.

All'aumentare dell'età, naturalmente, la tendenza decresce: tra i 65 e i 74 anni scende al 45 per cento la quota di chi si sente in salute, fino a raggiungere il 26,5 per cento tra gli ultrasettantacinquenni. Un importante indicatore per valutare lo stato di salute di una popolazione - rileva l'Istat - è la diffusione di patologie croniche, soprattutto in un contesto, come quello italiano, caratterizzato da un alto tasso di invecchiamento.

Il 39 per cento dei residenti ha dichiarato di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche, quota in lieve aumento rispetto al 2007. Ma la percentuale di persone che, pur essendo colpite da almeno una malattia cronica, si percepiscono in buona salute è pari al 47,5 per cento.

I disturbi più diffusi sono l'artrosi/artrite (18 per cento), l'ipertensione (16 per cento), le malattie allergiche (10,6 per cento), l'osteoporosi (7,3 per cento), la bronchite cronica e l'asma bronchiale (6,4 per cento) e il diabete (4,8 per cento). Per quanto riguarda invece le principali cause di morte in Italia, i primi killer si confermano le malattie cardiovascolari (419 decessi per 100 mila abitanti); a seguire i tumori (291), le patologie respiratorie (10) e le morti violente (44,5 su 100 mila). Infine, quasi il 40 per cento della popolazione ha fatto uso di farmaci nei due giorni precedenti l'intervista.

Le donne assumono medicinali più degli uomini (44 per cento contro il 35,3 per cento) e le quote di consumatori aumentano all'avanzare dell'età: dopo i 55 anni oltre la metà della popolazione ne fa uso, fino a raggiungere l'87,5 per cento tra gli 'over 75'.

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L'INPS smetta sfruttamento specializzandi

Cgil medici, Sacconi fermi lo sfruttamento specializzandi da Inps

Un intervento diretto del ministro Maurizio Sacconi, nella sua doppia responsabilità di responsabile del Lavoro e della Salute, per porre fine alla inaccettabile decisione dell'Inps di far pagare ai medici specializzandi l'aliquota previdenziale piena, nonostante la loro iscrizione obbligatoria all'Enpam.

A chiederlo è Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici che, in una nota, esprime la solidarietà del sindacato alle associazioni degli specializzandi, che unitariamente hanno preannunciato il blocco delle attività, in caso di mancata modifica dell'aliquota Inps.

"Il ministro Sacconi - chiede Cozza - ponga rimedio alla nota del suo ministero del 10 settembre 2008 che ha ispirato la circolare Inps n.88 del 1 ottobre 2008, con la quale i medici specializzandi dovrebbero arrivare a pagare alla sola Inps per il 2008 una aliquota di quasi il 25 per cento.

Si tratta di una vera ingiustizia che colpisce medici già costretti a formarsi con poche risorse, e che vede la complicità, ancora una volta, del ministero dell'Economia, nella linea di questo Governo che vuol fare pagare la crisi ai settori più deboli della società".

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11 novembre 2008

Il Vaticano contro le staminali embrionali

Ieri mattina il presidente del Pontificio consiglio per la salute, il cardinale Javier Lozano Barragan, ha confermato la posizione ormai consolidata della Chiesa contraria alla ricerca sulle cellule staminali embrionali e favorevole invece all'utilizzo delle staminali adulte.

Il cardinale ha toccato l'argomento rispondendo a una domanda sulla scelta del nuovo presidente degli Stati Uniti di finanziare con fondi federali la ricerca sulle staminali embrionali.

Il porporato, che presentava la conferenza internazionale 'La pastorale nella cura dei bambini malati', in programma in Vaticano dal 13 al 15 novembre, non ha però polemizzato direttamente con il presidente Obama, nè ha voluto "dargli consigli" e ha voluto solo ribadire la posizione del Vaticano.

Le staminali embrionali, ha detto il cardinale, "non servono a nulla e finora non c'è mai stata una guarigione".

In particolare invece il cardinale ha sottolineato il favore della Chiesa alle staminali adulte tratte dal cordone ombelicale.

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Pari Opportunità anche sulla salute

Approfondire e indicare misure di promozione e azioni mirate a rimuovere gli ostacoli all'affermazione dei diritti e delle pari opportunità delle persone in tema di salute.

Questo l'obiettivo della Commissione di studio sulla salute del ministero per le Pari opportunità, che - come riporta una nota - si è insediata ieri alla presenza del ministro Mara Carfagna.

All'interno della Commissione - continua la nota - è stata istituita una sottocommissione che avanzerà proposte per una corretta informazione, prevenzione e trattamento delle patologie psichiatriche.

La Commissione si occuperà anche di formulare proposte per l'attuazione di un programma volto a proteggere l'infanzia e la donna; proporre misure per garantire agli anziani gli stessi diritti offerti ai più giovani; indicare azioni positive per offrire pari opportunità ai pazienti affetti da tumori; valutare misure per incrementare i trapianti d'organo attraverso una corretta e capillare informazione sulle donazioni.

I coordinatori della Commissione e della sottocommissione sono rispettivamente il neurologo Lucio Vizioli e lo psichiatra Antonio Tundo

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Uso cure palliative da estendere

Sono circa 250 mila gli italiani malati terminali che avrebbero bisogno di ricorrere alle cure palliative. "Oltre ai 160 mila pazienti oncologici ci sono 90 mila persone con patologie neurologiche, cardiovascolari, Aids. Malattie diverse, purtroppo a volte ancora letali.

Quando un paziente è arrivato alla fine, tutte richiedono un approccio particolare, frutto di esperienza e preparazione ad hoc. Ma ancora oggi solo il 30-40 per cento di questi malati ogni anno viene seguito bene e accompagnato fino alla fine".

Lo spiega Franco De Conno, direttore onorario Eapc (Associazione europea cure palliative), alla presentazione ieri a Roma del convegno mondiale sulle cure palliative, al via da oggi nella capitale e promosso dall'Associazione Antea in collaborazione con l'Eapc.

"La situazione è migliorata negli ultimi anni - evidenzia Giuseppe Casale, coordinatore sanitario dell'Associazione Antea, che in venti anni ha seguito oltre 12 mila malati terminali - soprattutto nel Centro-Nord.

Nonostante i finanziamenti siano arrivati fin dalla fine degli anni '90 con la legge Bindi, questi soldi al Sud spesso non sono stati usati. Così, se si eccettua qualche isola felice come la Basilicata, il Meridione fatica a raggiungere il resto della Penisola".

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Legge intramoenia andrebbe abrogata

"L'unica cosa seria da fare sarebbe assumersi la responsabilità di rimettere in discussione la legge sull'intramoenia, abrogandola. Ma nessun Governo e nessuna maggioranza l'ha fatto, con la beffa finale dei cinque anni di proroga". Così la senatrice del Pd Donatella Poretti, interviene commentando l'emendamento al decreto sul "contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali", che posticipa a fine 2012 la data entro cui gli ospedali e le aziende sanitarie sono obbligate a mettere a disposizione, all'interno delle loro strutture, spazi da destinare all'attività intramoenia dei medici.

Emendamento approvato nei giorni scorsi al Senato. "Dal 1999 - ricorda Poretti - la legge sull'intramoenia non riesce a essere applicata. Risale al ministro Rosy Bindi e alla sua riforma sanitaria del '99 la possibilità, per i medici, di operare privatamente nelle strutture sanitarie pubbliche di appartenenza, percependo un onorario prestabilito. L'intenzione era evitare che i medici dirottassero i pazienti verso strutture private per garantirsi più lauti guadagni. La legge 120/2007 del ministro Livia Turco, che prorogava l'entrata in vigore a gennaio 2009, aveva cercato di porre paletti più precisi per i medici che operavano in intramoenia, predisponendo il monitoraggio dei tempi di attesa, la prevenzione dei conflitti di interesse, la riduzione dei tempi di erogazione delle prestazioni rese nell'ambito dell'attività istituzionale.

Questo per evitare che con l'allungamento delle liste di attese negli ospedali, i medici dirottassero i pazienti non più verso le strutture private, ma verso le loro prestazioni in intramoenia. Per il cittadino cambia poco dove avere quella prestazione, cambia molto invece se questa è garantita dal Sistema sanitario nazionale o se deve pagarla".

"L'ulteriore proroga - dice Poretti - servirebbe per consentire alle strutture pubbliche che non si siano attrezzate, di offrire la possibilità ai medici di esercitare la libera professione in spazi messi a disposizione dal sistema sanitario nazionale. Il condizionale è d'obbligo, perché in realtà la proroga si rinnova periodicamente ogni volta che ci si riavvicina l'entrata in vigore di una legge che già sul piano dei principi è discutibile, ma che sul piano pratico è evidentemente impossibile da applicare.

E' ben strano, infatti, un Paese in cui il privato si avvale del pubblico per poter operare e non viceversa, secondo quanto consiglierebbe il principio di sussidiarietà. E ancora più strano è che la sanità pubblica per poter vantare tra le sue fila professionisti di valore, invece di garantirgli remunerazioni dignitose, è costretta a offrire la possibilità di esercitare la libera professione in locali pubblici. Nulla di nuovo in un Paese in cui il privato e la libera iniziativa sono tali solo se in qualche modo sussidiate dal pubblico. E la sanità ne è esempio eclatante: quante cliniche e quanti laboratori privati esistono e sopravvivono grazie alle commesse dello Stato?".

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Retribuzione degli specializzandi 82-91

Potrebbero riaprirsi le possibilità di vedere riconosciuto il diritto alla retribuzione degli anni di formazione specialistica per i medici ex specializzandi del 1982-91

Molti camici bianchi - iscritti ai corsi quando fu emanata la direttiva comunitaria (1982) che rendeva obbligatoria la loro retribuzione - combattono da anni questa battaglia che, secondo il Sindacato dei medici italiani (Smi), potrebbe riaccendersi grazie a recenti sentenze, che ribadiscono la supremazia del diritto comunitario e l'illegittimità della prescrizione. Ma anche alla possibilità, dal prossimo anno, di avviare azioni collettive (class action) persino nei confronti dello Stato italiano. E' c'è anche la prospettiva di una sanatoria per legge, grazie a testi già depositati in Parlamento, per i medici che hanno fatto ricorso.

L'iter giudiziario è stato, fino ad ora molto articolato, con alcuni passi avanti importanti, ma senza una soluzione comune definitiva. Ora, però, dopo 26 anni di carta bollata, non manca il sospetto che ci sia stato 'commercio del ricorso', che per tanti i medici danneggiati ha rappresentato solo una spesa aggiuntiva. "Questo è un dato incontrovertibile - ha spiegato Francesco Medici dello Smi, tra i primi a presentare un ricorso nel 1982 e che ancora oggi segue la vicenda - sappiamo di parcelle legali salatissime che non sono apprezzabili. Ma non è il caso del sindacato che offre questo tipo di servizio ai suo iscritti a costi minimi. Credo che sia indispensabile far valere un diritto negato: va sanata l'ingiustizia purché senza mercimonio e senza che serva solo a far arricchire gli avvocati. Per questo le novità che 'riaprono' la partita sono importanti". L'esperto però ammette che la soluzione definitiva non è dietro l'angolo. "Oggi ci sono due testi presentati in Parlamento per una sanatoria - spiega - che sarebbe, probabilmente la via più breve".

LA STORIA: L'obbligo di retribuire i medici specializzandi è legato alla direttiva comunitaria del 1982. Prevedeva la retribuzione, a carico degli Stati, sia per coloro che svolgessero la specializzazione a tempo pieno, sia a tempo ridotto. L'Italia ha recepito la direttiva solo nel 1991, ma senza indicazioni sui medici già specializzati. Nello stesso tempo ha introdotto l'obbligo del tempo pieno e l'incompatibilità con attività lavorativa di ogni genere.

In pratica, però, in moltissime università è stato retribuito solo chi aveva iniziato il corso nel 1991. Tutto ciò ha dato il via ad un vasto contenzioso contro lo Stato italiano, secondo i ricorrenti "inadempiente agli obblighi comunitari". In sede amministrativa, il Consiglio di Stato - si legge in una nota dello Smi - ha ritenuto meritevoli di retribuzione (sotto forma di borsa di studio) solo quei medici che dichiarassero (ed autocertificassero, con tutte le conseguenze del caso) di non aver mai svolto attività lavorativa durante gli anni di frequenza, con un ulteriore corollario: chi aveva lavorato anche un solo anno, era escluso in toto della borsa. Allo stato la giurisprudenza è granitica nell'accogliere la difesa dell'avvocatura che ritiene il diritto prescritto, e che fa decorrere la possibilità di accedervi dall'entra in vigore della legge, nel 1991. Altre pronunce, addirittura, fanno maturare la prescrizione di anno in anno, durante lo svolgimento del rapporto. Secondo lo Smi, ora, rispetto a tutto questo, ci sono tre novità che spingono a riconsiderare la questione.

A partire dall'orientamento della giurisprudenza che individua la supremazia del diritto comunitario rispetto a quello nazionale, "con pronunce che stabiliscono anche la rimozione di atti definitivi dell'amministrazione, se emanati in contrasto con la normativa comunitaria". Da gennaio, poi, potrebbe esserci la possibilità di una class action applicabile anche nei confronti dello Stato italiano.

Infine, nella giurisprudenza di merito, "recentemente, per la prima volta in modo chiaro e netto, la Corte di Appello di Genova ha accolto - si legge in una nota Smi - la tesi dell'illecito permanente: in sostanza, la prescrizione in danno ai medici non sarebbe neppure a oggi iniziata a decorrere, in assenza di un adeguamento pieno e completo da parte dello Stato alla normativa comunitaria. Ragion per cui ogni medico, anche se non ha mai agito, può promuovere azioni a tutela del proprio diritto".

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Processo Englaro: oggi riunita la Cassazione. A breve, l'ultimo atto.

Roma, oggi la Cassazione civile a sezioni riunite, ha discusso l?udienza, forse l'ultima sul caso di Eluana Englaro.

Tra pochi giorni, secondo alcune fonti di agenzie di stampa, addirittura domani, ed in tempi record per un? udienza di questo grado processuale, potremmo sapere se è stata posta la parola fine alla lunga vicenda processuale, iniziata oltre quindici anni fa.

La Cassazione, avrà, infatti, il compito di chiudere nella legalità, come da tempo chiesto dai familiari di Eluana, la lunga storia processuale. Dovrà rimuovere l?ultimo ostacolo: rigettare per infondatezza il ricorso della Procura generale alla ordinanza della Corte d'Appello di Milano.

"Se invece la Cassazione accogliesse le motivazioni di quel ricorso", informa Vittorio Angiolini, avvocato del tutore di Eluana (il padre), "dovrebbero essere compiuti nuovi accertamenti sullo stato di irreversibilità dello stato vegetativo della donna."

Ricordiamo che il Tribunale di Lecco respinse l?istanza di sospendere l?alimentazione e l?idratazione artificiale nel 1999, ma che nell?ottobre 2007 la Corte di Cassazione ha stabilito che il processo fosse ripetuto.

Due le questioni accertate in quella storica sentenza: che il sondino nasogastrico non possa essere considerato come accanimento terapeutico, solo quando lo stato vegetativo della paziente sia irreversibile e quando sia dimostrata la sua volontà ed il suo consenso che, se cosciente, la paziente non avrebbe mai dato alla continuazione ad oltranza dei trattamenti vitali e sanitari.

Su questa base la Corte d'Appello di Milano, il 9 luglio scorso aveva accolto la richiesta del tutore di Eluana Englaro, il padre Beppino. Si attende il verdetto della Cassazione per poterla rendere esecutiva .

Monica Soldano

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10 novembre 2008

Staminali, buona la posizione di Obama

Il progetto di modificare la legislazione statunitense sul fronte delle staminali annunciato dal neopresidente degli Stati Uniti Barack Obama, porterà "sicuramente un vantaggio per la ricerca".

Parola di Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e senatore del Pd.

"In Europa non so cosa succederà - ragiona l'ex ministro della Sanità, a margine del terzo Forum Meridiano sanità, in corso a Cernobbio - Per ora la ricerca ci permette di trovare le staminali dalle cellule adulte, individuarle da altre fonti certamente offrirà un vantaggio per la ricerca".

A detta dell'oncologo le posizioni del neoeletto sono, dunque, positive. Positivo "anche il fatto che Obama, come persona laica, vede nella razionalità il futuro del mondo".

Quanto all'ipotesi di un 'effetto Obama' sulle scelte dei politici italiani in tema di staminali, Veronesi ribadisce: "I politici in Italia vorrebbero fare.

Il problema è a monte ed è di tipo ideologico. Se la Chiesa è contraria, come tutti sanno, il nostro Parlamento non ha il coraggio di fare certe cose".

Sul fronte della normativa sull'aborto, l'oncologo si aspetta passi avanti negli Usa: "Certamente l'America aveva avuto una regressione con Bush, per via di un movimento abbastanza integralista religioso contro l'aborto e anche senza il rispetto della volontà della persona".

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Revisione profonda dell'Università

L'università italiana è "in crisi perché massificata" e, per questo motivo, serve una "revisione globale, profonda".

Ne è convinto l'oncologo e senatore del Pd Umberto Veronesi che, ieri a Cernobbio (Como), a margine del terzo forum Meridiano Sanità, precisa che la riforma Gelmini sull'università "va vista sotto diversi aspetti: ha qualche elemento positivo, ma certamente bisogna cambiare radicalmente il concetto di università".

L'università, incalza, "è diventata una scuola media superiore un po' prolungata. Non possiamo continuare a mantenere un sistema che era quello di 50 anni fa". Secondo è necessario "riconsiderare il modello strategicamente.

I piccoli provvedimenti - sottolinea il direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia - possono essere utili, ma bisogna fare un discorso molto più vasto".

Un passo da compiere per migliorare il sistema di formazione dei ricercatori, spiega Veronesi, dovrebbe essere quello di "trovare una specializzazione post universitaria importante come il Phd americano, che in Italia non c'è". Oggi nel nostro Paese, conclude, "c'è solo un dottorato di ricerca che vale poco".

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Sulla qualità controllo bipartisan

Il senatore del Pd Ignazio Marino ne parla in un suo disegno di legge già scritto e presentato a inizio legislatura. Antonio Tomassini (Pdl), presidente della Commissione Sanità del Senato, lo rilancia come una delle priorità del Governo in sanità.

Il controllo della qualità nel Servizio sanitario nazionale diventa così terreno comune per maggioranza e opposizione che, ieri a Cernobbio (Como) durante il terzo forum Meridiano Sanità promosso da The European House - Ambrosetti, si confrontano sul progetto di un'Authority nazionale addetta alla valutazione delle sanità regionali.

Una sorta di 'benchmarking' sul quale lavorano entrambi i poli, seguendo però diverse strategie. Il punto di partenza di entrambi gli approcci sono i dati, pesanti: oltre 24 mila errori medici ogni anno e più di 15 mila denunce a carico di strutture sanitarie.

Per Marino, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Ssn, si tratta di una delle urgenze da affrontare. Il suo disegno di legge poggia sull'istituzione di "un'agenzia nazionale di valutazione che sia unica per tutto il Paese e che utilizzi indicatori basati su dati conosciuti nella letteratura scientifica.

Per esempio - argomenta - è noto quanti devono essere i cesarei rispetto al numero totale di parti, perché ci sono dati dell'Oms, oggettivi.

E ancora, sappiamo qual è la mortalità infantile sotto la quale dovremmo avere l'ambizione di stare in ogni regione d'Italia e sappiamo quanta dovrebbe essere l'attesa rispetto agli interventi chirurgici importanti per un paziente in ospedale: poche ore e non giorni come avviene, con grande dispersione di denaro pubblico".

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83% disavanzo 2007 da tre regioni

Il buco della sanità italiana? Nel 2007 si concentra per l'82,9% in tre Regioni: Lazio, Campania e Sicilia

E' quanto emerge da una rielaborazione di The European House - Ambrosetti sul 'Rapporto Isae: Finanza pubblica e Istituzioni' del 2008.

Il quadro del disavanzo accumulato nei bilanci delle Regioni è stato tracciato e discusso ieri a Cernobbio, durante il terzo forum Meridiano Sanità, che quest'anno è stato focalizzato sui temi del federalismo e dell'innovazione in sanità.

Secondo i dati presentati, la maglia nera per il buco da record spetta al Lazio che ha accumulato un debito di 1,4 mld di euro nel 2007. Alle spalle, staccati di parecchie lunghezze, la Campania con -697 milioni di euro alla voce sanità del bilancio regionale e la Sicilia, che si guadagna l'ultimo gradino del podio con un deficit di 524 milioni di euro.

Le Regioni che seguono hanno invece un debito più contenuto, da 200 mln di euro in giù. Si tratta di Puglia (-200 mln), Liguria (-141), Abruzzo (-117), Piemonte (-96), Sardegna (-68), Molise (-62), Calabria (-24), Valle D'Aosta (-14) e Basilicata (-13). Persino nel bilancio di Trento non figura il segno + alla voce sanità, anche se il debito si limita a 2 milioni di euro.

Si tratta dell'ultima regione con i conti in rosso. Restano le sette Regioni virtuose, fra cui spicca la Toscana con un bilancio sanitario in attivo di 95 milioni di euro lo scorso anno. Seguono Marche e Friuli con 24 milioni di euro. Conti in positivo anche per Bolzano (+17), Umbria ed Emilia (con +13 milioni di euro).

Sotto i dieci milioni di euro hanno risparmiato la Regione Lombardia (9 milioni di euro) e il Veneto, che per appena due milioni di euro rientra nel 'club' delle Regioni virtuose.

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09 novembre 2008

La via degli organi transgenici

Maiali geneticamente modificati, con organi come quelli umani, potranno essere utilizzati per i trapianti sull'uomo nel giro di 10 anni.

E' la previsione dello scienziato britannico Robert Winston, dell'Imperial College di Londra, che insieme alla collega statunitense Carol Readhead, del california Institute of Technology, sta lavorando sulla possibilità di ottenere cuore, reni e fegato da animali modificati 'ad hoc' per superare l'attuale carenza di organi da trapiantare e le liste d'attesa, spesso lunghe, per questi interventi salva-vita.

I primi organi, molto probabilmente reni, potrebbero essere disponibili in tre anni e, se i test avranno successo, essere utilizzati nella pratica clinica entro il 2018, è convinto l'esperto, le cui previsioni hanno guadagnato parecchio spazio sui principali quotidiani del Regno Unito.

I maialini vengono umanizzati, per evitare che i loro organi vengano poi rigettati dal corpo umano. In pratica, nei maschi viene iniettato un cocktail di geni che ne altera lo sperma: i piccoli che nasceranno saranno geneticamente modificati.

E se i geni usati sono stati quelli giusti, la nuova generazione di maiali molecole chiave, umanizzate, sulla superficie dei loro organi. Lo scienziato britannico e la collega Usa hanno avuto successo nell'incorporare un gene 'test' nello sperma di sei maiali. Da loro dovrebbe nascere una nuova generazione di suini 'ad hoc'.

Certo, afferma Winston, sono necessarie ancora molte ricerche per mettere a punto la giusta combinazione di geni e arrivare ad organi davvero sicuri. Ma in una decina d'anni - è comunque ottimista - la tecnica potrebbe essere perfezionata e i maialini allevati. Gli animali utilizzati sono di stazza più piccola del solito, per poter poi ottenere gli organi della misura giusta.

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Privacy più protetta

"L'informatizzazione della sanità è una necessità assoluta, perché offre moltissime opportunità in più e la possibilità di intervenire più rapidamente conoscendo la storia clinica del paziente. Ma i dati devono essere protetti soprattutto quando viene usato internet per trasmetterli da una struttura all'altra".

E' il richiamo che il presidente della Autorità garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, ha lanciato a Bologna dal convegno 'Tutela della privacy e sanità' organizzato dalla Regione Emilia Romagna in collaborazione con l'Università e Cup2000.

Annunciando che l'Authority interverrà a breve "per dare indicazioni e linee guida" in materia. Secondo il Garante, dunque, bisogna costruire "una struttura che rispetti le regole di protezione che sono regole sostanziali e non formali: si potrebbe uccidere una persona semplicemente cambiando i suoi dati sanitari e quindi è troppo pericoloso usare internet senza adottare cautele e misure adeguate all'importanza di questo tipo di dati".

Pizzetti parla poi della necessità di "socializzare e mettere in comune" le diverse sperimentazioni in materia e annuncia che l'Authority interverrà "per dare indicazioni e linee guida oltre che per segnalare problemi. E' quello che cercheremo di fare nelle prossime settimane - spiega Pizzetti - con un primo provvedimento sulla cartella clinica e sul fascicolo elettronico".

A questo si aggiunge il bisogno di "accelerare la discussione per cercare di individuare standard comuni anche per consentire l'inter-operabilità, perché è inutile spendere così tante risorse per l'informatizzazione se poi non c'è dialogo tra un'Ausl e l'altra o tra una Regione e un'altra Regione".

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Giusto preoccuparsi per la ricerca

"Risulta comprensibile il moto di preoccupazione che percorre l'Italia, relativo all'entità delle risorse finanziarie da dedicare alla ricerca in tutti i campi e al sostegno da dare ai giovani ricercatori, cui non debbono mancare spazi e riconoscimenti indispensabili per incoraggiare la loro passione e il loro lavoro e per non perderli come sistema-Paese".

E' quanto sottolinea il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo al Quirinale alla celebrazione della 'Giornata nazionale per la ricerca sul cancro', alla presenza del ministro della Salute Maurizio Sacconi. Al tempo stesso, il Capo dello Stato saluta "positivamente il fatto che stia per essere sottoposto alla mia firma un provvedimento d'urgenza del governo, che costituisce una concreta apertura verso le preoccupazioni della ricerca e le aspirazioni dei giovani ricercatori".

Per Napolitano, tuttavia, "la questione non è legata soltanto alle risorse da allocare sul bilancio dello Stato e non è solo quantitativa". Infatti, "l'esperienza dell'Airc è un riferimento prezioso per una proficua sinergia fra lo Stato e il settore privato e per la metodologia selettiva da porre a garanzia della qualità e produttività della spesa sulla ricerca. Metodologia -sottolinea- a fini meritocratici è basata su procedure di valutazioni rigorose sulla base di parametri internazionali".

Il presidente della Repubblica auspica che "su queste linee sia possibile un ragionevole confronto tra forze sociali, culturali e politiche, in vista di un limpido sforzo comune". Napolitano, celebrando al Quirinale la 'Giornata nazionale per la ricerca sul cancro', giudica "confortante poter valutare l'ampiezza del consenso che si esprime a sostegno di una grande causa di civiltà e di solidarietà.

Il rapporto tra la consapevolezza delle difficoltà e dei rischi da affrontare, dei fattori di debolezza e di opacità da superare e quella della valorizzazione dei punti di forza e delle risorse di cui disponiamo, è sempre delicato. Il modo in cui ciascuno declina questo rapporto è sempre controverso, in una disputa che scade nella banalità e nel non senso fra ottimisti e pessimisti".

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Saggia la proroga sulla libera professione

"Ritengo saggio e realistico l'emendamento approvato dal Senato che proroga la libera professione intramoenia, in scadenza il prossimo 31 gennaio.

Ci auguriamo che anche la Camera lo approvi al più presto, per dare serenità ai medici del Servizio sanitario nazionale che entro il 30 novembre devono decidere sull'esclusiva con il Ssn o meno".

Così Giuseppe Garraffo, segretario generale Cisl medici, sul via libera di Palazzo Madama allo slittamento del termine per l'esercizio della libera professione intramoenia in strutture esterne a quelle pubbliche.

La Cisl Medici
, "ritiene che la regolamentazione complessiva della materia libera professione debba essere demandata alla contrattazione nazionale e a una legge cornice che riguardi lo stato giuridico dei medici del Servizio sanitario, il governo clinico e la tutela dal rischio sanitario per cittadini e medici, come proposto dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, anche attraverso un tavolo di concertazione Governo-Regioni-sindacati che deve precedere qualsiasi proposta di riforma legislativa".

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I vincitori del bando per gli under 40

"Saranno annunciati entro fine novembre i vincitori del bando di concorso destinato a ricercatori con meno di 40 anni"

Lo annuncia il senatore del Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale e 'padre' del provvedimento che, nella scorsa legislatura, ha permesso di destinare fondi ai progetti di giovani scienziati italiani."

Si tratta di una novità importante per il nostro Paese - spiega Marino - perché la selezione è avvenuta esclusivamente su base meritocratica e trasparente, attraverso il sistema del giudizio tra pari (peer review). La scelta dei progetti migliori è stata affidata infatti a una Commissione composta da dieci membri, anch'essi al di sotto dei 40 anni, presieduta da una giovane ricercatrice italiana che lavora alla Northwestern University di Chicago, Monica Buzzai. I fondi per i ricercatori under 40 sono stati rinnovati anche per i prossimi anni, anzi la percentuale è raddoppiata nella scorsa Finanziaria, passando dal 5 per cento al 10 per cento e per il 2008 i finanziamenti sono di 82 milioni di euro. La cattiva notizia però - sottolinea - è che il ministro dell'Istruzione e università Mariastella Gelmini non ha emanato il nuovo bando e senza un impegno di spesa questi fondi andranno perduti il 31 dicembre 2008".

"In Italia la ricerca vive un momento difficile - prosegue il senatore - proprio a causa dell'incapacità di utilizzare persino i fondi esistenti. Invece, proprio perché stiamo attraversando un periodo di crisi economica, ci sarebbe bisogno di puntare sul capitale umano come fanno i Paesi più avanzati: basti pensare che la Svezia ha appena stanziato 500 milioni di euro proprio per fare fronte alla crisi puntando sull'innovazione, e anche la Francia di Sarkozy ha aumentato del 50 per cento il budget destinato alla ricerca.

Bisognerebbe insomma guardare con lungimiranza al futuro per risollevare la nostra economia dalla stagnazione. Purtroppo però l'Italia investe soltanto l'1,1 per cento del Pil nella ricerca scientifica posizionandosi all'ultimo posto dei Paesi del G8 e dell'Europa". Una percentuale "ovviamente insufficiente - conclude - che ci condanna a una continua retrocessione intellettuale ed economica. Colpisce in particolare la nostra arretratezza rispetto a nazioni come Israele e Svezia, che investono in questo settore rispettivamente il 4,4 per cento e il 4 per cento del loro Prodotto interno lordo".

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06 novembre 2008

Vaccinare il 75% degli anziani deboli

Cartellino rosso per l'Italia alle prese con il più tradizionale dei malanni di stagione. "Solo il 25% delle persone fragili", ovvero anziani, ma anche bambini, giovani e adulti con malattie croniche, "si vaccina contro l'influenza, mentre l'obiettivo da raggiungere è del 75%, uno dei traguardi che l'Esecutivo si è prefissato".

A spiegarlo è il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, in un incontro ieri a Roma sul tema. In realtà, le tempie grigie sono quelle che se la cavano meglio sul fronte prevenzione: "il 65% degli anziani - conferma infatti Pietro Crovari, infettivologo dell'università di Genova - si vaccina contro l'influenza".

Le cose vanno di gran lunga peggio per chi fa i conti con qualche malattia cronica, nonostante il Ssn preveda anche per queste categorie, e non solo per i più attenti over65, la gratuità del siero.

I numeri, al riguardo, la dicono lunga: "Solo la metà di quanti hanno avuto un infarto - conferma infatti l'esperto - si vaccina. E vanno ancor peggio i diabetici (36%), i malati oncologici (21%), le persone alle prese con malattie respiratorie (21%) e insufficienza renale (33%), o con qualche problema cardiovascolare (31%)". E sulle responsabilità c'è un continuo scaricabarile.

"I medici di famiglia - spiega Crovari - attribuiscono ogni colpa agli specialisti, mentre questi ultimi se la prendono con i medici di medicina generale, che a loro avviso dovrebbero allertare e informare i pazienti più fragili. Quel che è certo - conclude l'infettivologo - è che occorre aumentare, e di gran lunga, la vaccinazione di questi target".

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Specializzandi contro aliquota piena Inps

Pronti al blocco delle attività assistenziali se le cose non dovessero cambiare in tempi rapidi. Ad annunciarlo sono gli specializzandi, che dichiarano battaglia alla circolare emessa dall'Istituto nazionale previdenza sociale, che impone ai medici in formazione specialistica di devolvere non più l'aliquota in forma ridotta del 18%, bensì quella intera del 24,7%.

Con ripercussione di circa 200 euro sugli stipendi dei 30 mila medici in formazione, costretti a fare i conti con l'aumento della contribuzione Inps nonostante versino già i contributi all'Enpam. L'Enpam, la Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) e gli specializzandi, hanno "concordato che il problema va affrontato e risolto in tempi rapidi attraverso decisioni politiche (provvedimenti legislativi), anche per evitare le gravi difformità applicative che si stanno verificando in diverse parti d'Italia.

Le associazioni di categoria hanno dato mandato agli uffici legali di valutare tutte le possibilità di opposizione a tale provvedimento. Qualora il problema non dovesse essere opportunamente definito - annunciano i medici in formazione in una nota - le associazioni degli specializzandi sarebbero costrette a prendere in considerazione anche il blocco delle attività assistenziali nelle proprie sedi di lavoro".

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Un tavolo per la convenzione

Un tavolo tecnico per definire i dati che medici di famiglia, pediatri e specialisti ambulatoriali devono fornire alle Asl per permettere "la programmazione di servizi territoriali, ancorandoli ai bisogni della popolazione".

La costituzione del gruppo di lavoro è stata decisa ieri, a Roma, nel corso dell'incontro tra le organizzazioni sindacali della medicina del territorio e la Sisac, l'organismo delegato alla trattativa convenzionale, come spiega all'ADNKRONOS SALUTE Mauro Martini, presidente del sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami).

Al centro della seduta di ieri ancora il biennio economico 2006-2007 e la definizione concreta degli impegni recentemente assunti, in sede Sisac, con una dichiarazione congiunta nella quale le parti hanno convenuto di mantenere fermo, al 4,85% l'incremento economico sia per il biennio in questione sia per gli anni successivi.

La trattativa proseguirà, con incontri settimanali, fino alla chiusura di questa 'coda' contrattuale con tutte le componenti della medicina del territorio: medici di famiglia, specialisti ambulatoriali, pediatri. Successivamente il tavolo si dividerà in tre, uno per ogni settore, per la definizione delle specifiche convenzioni.

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La libera professione torna all'anarchia

"Con un semplice emendamento la maggioranza ha sconfessato se stessa per dare un messaggio chiaro: non ci sarà da parte di questo Governo nessun controllo e nessuna verifica sull'attività libero professionale dei medici.

Quindi, vale la regola del 'liberi tutti', e che i pazienti si arrangino e paghino se necessario, in nero!". E' il commento di Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, all'approvazione, ieri al Senato, di un emendamento al Decreto sul "contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali".

L'accordo trovato e le regole previste dalla legge "sono oggi messe in discussione - continua Marino - e purtroppo il centro-destra facendo un sostanziale passo indietro e chiarisce le sue intenzioni: non ci sarà nessun rigore, nessuno sforzo per fare rispettare le regole, per i prossimi quattro anni ognuno farà come preferisce, a scapito del buon funzionamento degli ospedali e dell'attività clinica e a scapito dei pazienti che, sempre di più dovranno rivolgersi al privato o alle visite in intramoenia a pagamento se vorranno ricevere assistenza.

Questo è quello che si autodefinisce il 'Governo del fare': dilazionare i tempi di applicazione delle leggi, annullare le verifiche, demolire il nostro Servizio sanitario nazionale". Marino si augura che "l'emendamento sia ridiscusso ed eliminato alla Camera e che la maggioranza comprenda che in sanità la parola d'ordine non può essere 'rimandare', ma piuttosto obbligare tutti al rispetto di regole che sono state ampiamente condivise non solo dalla politica ma anche dalla classe medica".

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Libera professione, ancora una proroga

L'ANAAO spera che l'ultima proroga concessa sia l'atto finale di un tormentone che si trascina da 10 anni

"E' un atto di buon senso che, speriamo, venga imitato dalla Camera. Ci auguriamo, però, che questa sia l'ultima della lunga serie di proroghe cui abbiamo assistito". Così l'ANAOO Assomed, sindacato dei medici dirigenti, commenta l'approvazione, da parte del Senato, di un emendamento al Dl 154 che dispone lo slittamento del termine per l'esercizio della libera professione intramoenia in strutture esterne a quelle pubbliche.

L'emendamento, a firma, fra gli altri, del presidente della Commissione sanità di Palazzo Madama Antonio Tomassini (Pdl) e dal segretario della stessa Commissione Luigi d'Ambrosio Lettieri - prorogano il termine per il completamento delle strutture che rendono possibile lo svolgimento dell'attività privata dei medici all'interno degli ospedali, in scadenza a gennaio 2009.

I medici potranno dunque continuare ad esercitare la libera professione in studi o altri spazi al di fuori degli ospedali. L'adozione delle iniziative per adeguare le strutture pubbliche dovrà essere completata entro il 31 dicembre 2012. Le modifiche sono state approvate con il parere positivo del Governo.

"I medici italiani rimangono in attesa di un provvedimento strutturato - ricorda l'Anaao pur plaudendo alla proroga - che metta fine a un tormentone che si trascina da circa 10 anni, garantendo in maniera ordinaria e omogenea sul territorio nazionale il diritto dei medici dipendenti del Ssn all'attività libero-professionale, i cui cardini normativi sono disciplinati da leggi e contratti.

Insieme a quello dei cittadini alla libera scelta dei medici di fiducia, anche a fronte della perdurante mancanza di quegli spazi separati e distinti per i quali consistenti risorse sono state stanziate", conclude il sindacato.

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Testamento biologico. Un giudice modenese ha detto si.

Da qualche tempo era nell?aria. Illustri giuristi l?avevano indicata come una strada già percorribile per uscire dall?empasse di un dibattito legislativo nelle sabbie mobili, quello sul testamento biologico.

Oggi, la risposta arriva da Modena, per la prima volta in Italia, un giudice tutelare ha recepito, in una ordinanza, che ha valore di legge per le parti la volontà di un uomo di nominare, fin da subito, la moglie come suo amministratore di sostegno, perché faccia valere la sua volontà sulle future ed eventuali cure di fine vita, in base alle indicazioni date, oggi, in una scrittura privata.

?La novità procedurale, ha chiarito, l?avvocato Maria Grazia Schiacchetti, consiste nell?aver riconosciuto ed istituito l?amministratore di sostegno, anche se non si configura oggi la sua necessità, perché la persona in questione è in buona salute?.

L?ordinanza si esprime anche rispetto alla questione, di attualità politica, se l?idratazione e la nutrizione debbano essere o meno lasciate all?autonomia del singolo cittadino o a quella del medico e sceglie la prima ipotesi.

Inoltre, il decreto del magistrato modenese, non solo è immediatamente esecutivo, ma i sanitari dovranno attenervisi, pena l?accusa di lesioni personali. Soltanto il soggetto dichiarante, in questione, potrà, se lo vorrà, modificare le sue dichiarazioni anticipate, comunicandolo al giudice tutelare, finchè sarà in grado di intendere e volere.

?L?ordinanza, infine, dimostra che una legge sul testamento biologico potrebbe non essere più indispensabile?, prosegue l?avvocatessa, ma che al contrario, ?potrebbe essere utile evitare una brutta legge, come potrebbe essere quella che lasci al medico decidere il da farsi , sottraendo così autonomia al cittadino?, conclude convinta Maria Grazia Schiacchetti.

Monica Soldano
Vita di Donna Community

Proposta la depenalizzazione dell'errore

Una proposta di legge per depenalizzare gli errori medici, con l'obiettivo di far slittare dal penale al civile i contenziosi relativi agli errori in corsia.

Presto la Pdl "inizierà il suo iter in Commissione Giustizia, alla Camera dei deputati". Ad anticipare "un'iniziativa che vede uniti numerosi parlamentari", è Giuseppe Palumbo (Pdl), presidente della Commissione Affari sociali della Camera, a margine di un incontro con la stampa.

"L'Italia - spiega Palumbo, che saluta con grande entusiasmo l'iniziativa - è uno dei pochi Paesi dove l'errore medico si configura ancora come reato penale.

E' dunque necessario passare allo status 'civile', escludendo, naturalmente, le colpe più gravi" di cui possono macchiarsi i camici bianchi.

A supporto della Pdl, "del resto, un dato su tutti - conclude Palumbo - il 99 per cento dei camici bianchi vene assolto a livello penale".

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Altre Regioni da commissariare

Altri commissariamenti in vista per le Regioni con i conti sanitari in rosso.

Lo preannuncia il sottosegretario al Welfare Francesca Martini, nel corso della trasmissione 'Insieme sul 2' su Rai due.

"I piani di rientro messi in campo dallo scorso Governo - dice Martini - non stanno andando bene, nonostante le risorse aggiuntive stanziate dal nostro Esecutivo".

"Nelle sei Regioni con forti disavanzi i piani di rientro hanno già portato al commissariamento del Lazio, e probabilmente arriveranno altri commissariamenti", prosegue.

Da qui il giudizio politico del sottosegretario: "Mi auguro che i cittadini sanzionino il fallimento politico dei governatori delle Regioni con il deficit".

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Turco, un bene la commissione

"Esprimo grande soddisfazione per l'approvazione bipartisan della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario, proposta dal Pd".

E' il commento di Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, al via libera dell'Aula della Camera al provvedimento di istituzione della Commissione.

"Rappresenta uno strumento fondamentale - sottolinea l'ex ministro della Salute - per migliorare il servizio ai cittadini in un settore importante e delicato come quello della sanità.

Sarà possibile adesso fare una indagine sulla situazione delle strutture sanitarie, migliorare l'organizzazione degli ospedali e la formazione del personale e approfondire le cause del disavanzo sanitario delle Regioni.

Da oggi abbiamo uno strumento che permetterà un governo sereno della sanità nell'interesse degli italiani", conclude.

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Riforma libera professione entro l'anno

Palumbo, Sacconi ha promesso proroga per scadenza del 30 novembre

La riforma della libera professione dei camici bianchi, che introdurrà un binario unico per i medici del Ssn, "verrà approvata entro fine anno".

Lo assicura il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, lasciando la conferenza stampa a Montecitorio dove è stata presentata una proposta di legge a firma di Domenico Di Virgilio, responsabile del dipartimento sanità di Forza Italia, e Giuseppe Palumbo, presidente della Commissione Affari sociali alla Camera dei deputati.

La Pdl illustrata ieri dai due deputati di maggioranza, "non verrà emendato - spiega Fazio - della riforma della libera professione".

Al riguardo, infatti, "stiamo ancora valutando in che forma introdurre il provvedimento". Quel che è certo, però, "è che bisogna vararlo obbligatoriamente entro l'anno".

Quanto alla scadenza del 30 novembre, data entro la quale i medici devono esprimere la scelta se lavorare in esclusiva per il servizio pubblico o no, percependo o rinunciando all'indennità, "il ministro Maurizio Sacconi - assicura Palumbo - ha promesso una proroga dei termini. Dunque, uno slittamento ci sarà sicuramente".

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05 novembre 2008

Una commissione d'inchiesta per errori medici

Sanità. Approvata in Aula, alla Camera dei deputati, una commissione d?inchiesta in ambito sanitario

Approvata questa mattina, in Aula, alla Camera dei deputati la Commissione parlamentare di inchiesta per gli errori in campo medico e i disavanzi regionali.

?Non si tratta di una Commissione contro qualcuno ma per qualcuno: per il sistema sanitario, per i cittadini, per garantire il diritto alla salute? lo dichiara l?On. Antonio Palagiano, capogruppo Idv in Commissione Affari Sociali, nella dichiarazione finale di voto al termine discussione sull?istituzione di una approvata questa mattina in Aula.

Oltre 28.000 denuncie sono presentate contro i medici ogni anno, 500 milioni di premi assicurativi e a causa dello sgretolamento del rapporto fiduciario tra medico e paziente si fa sempre più ricorso a tecniche costose e non sempre indispensabili - continua il deputato Idv ? così tutto questo porta ad un uso smodato delle risorse disponibili ed ai conseguenti, e purtroppo sempre più diffusi, disavanzi nei nostri bilanci regionali?.

La Commissione che si andrà ad istituire e che, come si è evinto dalla votazione in Aula, è condivisa da tutti i gruppi politici del nostro parlamento avrà il delicato e complesso compito di avviare un?opera di risanamento globale della Sanità italiana.

Soddisfatta l?on. Maria Antonietta Farina Concioni per i tre emendamenti fatti inserire, di cui uno amplia i controlli sul rischio anche ai policlinici universitari e non solo alle strutture ospedaliere.

?Avremmo preferito una Commissione unica bicamerale d? inchiesta, piuttosto che due distinte attività, per la Camera dei deputati ed il Senato. Positiva l?iniziativa anche per lavorare con una maggiore trasparenza di lavoro tra i deputati del PD?. Dichiara la parlamentare.

Monica Soldano
Vita di Donna Community

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04 novembre 2008

Pomodoro viola promessa anticancro

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10% dei parti ad alto rischio

In Italia non sempre la nascita è sicura: esistono infatti strutture di serie A e altre di serie B che non garantiscono la buona riuscita del parto. "Molti centri sono inadeguati e il 10% dei parti è ad altissimo rischio per la mamma o per il bambino".

E' l'allarme lanciato ieri da Massimo Moscarini, presidente del I Congresso della Federazione italiana di ostetricia e ginecologia (Fiog), che durante la presentazione del Congresso, al via da oggi a Roma, ha puntato il dito contro quelle strutture impreparate all'evento. "C'è una grande differenza - spiega Moscarini, che è anche presidente dell'Associazione ginecologi universitari italiani (Agui) - fra una donna che partorisce in una struttura dove si fanno 200-300 parti l'anno, o anche meno, e una che invece può contare su una struttura che assiste più di 1.500 future mamme ogni anno".

Secondo l'esperto, è un problema di formazione degli operatori: nelle grandi strutture è più facile trovare professionalità in grado di affrontare le emergenze che possono verificarsi durante il parto. "Nell'80% dei casi non c'è alcun problema - prosegue Moscarini - mentre il 10% è ad altissimo rischio, e l'altro 10% è ad alto rischio". Nei centri dove si nasce meno, inoltre, spesso è proprio la struttura a essere inadeguata "perché manca il terzo livello neonatologico - osserva l'esperto - fondamentale perchè permette con la rianimazione un'assistenza idonea e tempestiva a un bebè che soffre di una patologia particolare".

In Italia ci sono però diverse realtà. Nel Nord del Paese, ad esempio, le strutture sono sicuramente più adeguate che nel Meridione. "Bisognerebbe poter scegliere l'ospedale dove nascere - ironizza Claudio Donadio, primario di Ostetricia e ginecologia, direttore del Dipartimento per la tutela della salute della donna e del bambino all'ospedale San Camillo Forlanini di Roma - visto che in Italia ci sono strutture all'avanguardia e altre di retroguardia.

Quelle di terzo livello, organizzate meglio, sono in grande maggioranza al Nord e al Centro. Meno al Sud". L'esperto non boccia però tutte le strutture meridionali. "Non mancano ospedali eccellenti - avverte - ma in maggioranza i centri sono tutti di primo e secondo livello". Donadio richiama l'attenzione delle Istituzioni, "che nel Piano sanitario avevano puntato molto sulle malattie tumorali, su quelle cardiache e sulla tutela materno-infantile. Eppure - conclude amaramente - quest'ultimo punto è rimasto molto sbiadito. I finanziamenti poi sono rimasti nel cassetto".

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I LEA rischiosi per il day surgery

Prestazioni di day surgery "declassate" a prestazioni ambulatoriali e limiti alla prescrizione di esami diagnostici. Sono le novità previste dal decreto sui Lea (Livelli essenziali di assistenza) che preoccupano di più l'Ordine dei medici di Milano, in quanto metterebbero a rischio la qualità di alcuni interventi chirurgici e il rapporto di fiducia fra medico e paziente.

Timori che, al termine di una seduta straordinaria del consiglio dell'Ordine, hanno spinto i rappresentanti dei camici bianchi milanesi a fissare per giovedì una conferenza stampa di chiarimento.

L'Ordine, spiegano i vertici in una nota, "manifesta forti dubbi sia sul 'declassamento' a semplici prestazioni ambulatoriali di molte procedure chirurgiche che ora si eseguono in day surgery, sia sull'introduzione di limitazioni alla prescrizione di esami diagnostici".

E per questo giovedì verrà rilanciato un appello al Governo: "Speriamo che il decreto venga modificato e siamo disponibili a fare la nostra parte", annuncia il presidente dell'Ordine milanese, Roberto Anzalone. E incalza: "Auspichiamo un maggior coinvolgimento degli ordini professionali e chiediamo che non ci si muova solo seguendo logiche di risparmio".

La nuova modalità organizzativa della day surgery, si chiede Anzalone, "sarà in grado di garantire un tasso di infezioni ospedaliere pari a quello degli attuali regimi di erogazione? A chi si rivolgerà il cittadino in caso di complicanze?". Anche i limiti alla prescrizione di molti esami diagnostici metteranno in difficoltà, prevede l'esperto.

"Saranno un ulteriore aggravio burocratico per i medici - conclude Anzalone - e si trasformeranno in una fonte di litigio con i pazienti, che non capiranno perché un determinato esame non si può fare con il Ssn".

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SSN diverso per cercare la qualità

"Rivedere l'organizzazione del Servizio sanitario nazionale per migliorarne efficienza e qualità". E' l'obiettivo del progetto di legge a firma di Domenico Di Virgilio, responsabile nazionale del dipartimento sanità di Forza Italia, e Giuseppe Palumbo, presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati.

Il provvedimento sui 'Principi fondamentali in materia di governo delle attività cliniche' sarà presentato oggi alle 11 nella sala stampa di Montecitorio, alla presenza del sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio. L'iter parlamentare comincerà giovedì in Commissione.

"E' necessario superare e modificare alcune regole stabilite dalla legge 502 del 1992 - affermano Di Virgilio e Palumbo - soprattutto ripristinando un maggiore coinvolgimento dei medici e dei dirigenti sanitari nel programma di gestione dell'attività medica all'interno delle aziende sanitarie locali e ospedaliere".

Per i deputati azzurri, inoltre, "è necessario avviare procedure trasparenti ed efficienti per mantenere alta la qualità delle prestazioni sanitarie e per garantire la sicurezza dei pazienti. Ed è per questo - spiegano - che nel nostro provvedimento prevediamo un sistema di gestione del rischio clinico e un fondo assicurativo nazionale che dovrà coprire i rischi sanitari impossibili, insieme ad azioni per evitare il ricorso, da parte dei medici, alla cosiddetta 'medicina difensiva', per riscoprire e rivalorizzare il rapporto di fiducia che deve esistere tra medico e paziente".

Proprio per questo, sottolineano ancora, "uno degli aspetti fondamentali della proposta di legge è il ripristino della meritocrazia, anche attraverso la revisione delle norme concorsuali per i dirigenti medici, oggi troppo soggetti alla discrezionalità del direttore generale.

Tra l'altro si vuole correggere una discriminazione di cui attualmente sono oggetto i dirigenti medici e sanitari del Ssn rispetto agli universitari, ovvero la possibilità di restare in servizio fino al compimento del settantesimo anno di età". Di Virgilio e Palumbo si dicono infine convinti che sia "possibile combattere sprechi e mantenere alto il livello della qualità della sanità italiana".

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SMI, prevenire la carenza di MMG

E' sottostimato il numero di medici di famiglia previsti dalle Regioni per garantire, in futuro, assistenza ai cittadini. Sarebbe infatti necessario formare il 30-40 per cento di professionisti in più, per evitare entro 10-15 anni di dover fronteggiare una drammatica carenza.

Lo denuncia il Sindacato medici italiani (Smi), invitando i responsabili istituzionali - che in Conferenza delle Regioni dovranno stabilire, a breve, il fabbisogno di medici di famiglia da formare per i prossimi trienni - a valutare adeguatamente la necessità reale, tenendo conto dei pensionamenti in questo settore e anche dei 'buchi' ancora da colmare: lo scorso anno, per incongruenze nei test di ammissione alle scuole di specializzazione, sono rimasti scoperti 200 posti, non coperti dalle ammissioni di quest'anno.

"Le prime informazioni sull'andamento dei test di ammissione alle scuole di formazione specifica in medicina generale, realizzati in tutta Italia il 18 settembre - spiega Pietrino Forfori, responsabile nazionale formazione in medicina generale dello Smi - sono ampiamente positive. Non ci risultano gravi inefficienze, errori nella formulazione dei quesiti e arbitrarietà nei giudizi. Il numero degli ammessi, a differenza dell'anno scorso, dovrebbe coprire tutti i posti disponibili". I problemi, però, non sono finiti. "Rimane aperto - precisa Forfori - il nodo del fabbisogno previsto dalle Regioni, che è ampiamente insufficiente", ribadisce.

"Lo ripetiamo ancora una volta: nessuno sta calcolando adeguatamente i pensionamenti in quest'area della sanità pubblica - prosegue Forfori - Circa il 50 per cento dei medici di medicina generale in servizio ha un'età compresa tra 59 e 69 anni, sono quindi pensionabili entro 5-6 anni. Il rischio, anzi la certezza, è che entro 10 o 15 anni ci troveremo senza medici di famiglia sufficienti". Uno degli "errori" che le Regioni commettono nel calcolare l'età pensionabile è, secondo l'esperto, quello di considerare solo l'età massima della pensione, 70 anni, e non tenere conto di tutti i camici bianchi che lasciano prima l'attività, appena raggiunta l'età che lo consente.

"Nonostante i tanti proclami sulla necessità di avere più servizi sul territorio, più vicini ai cittadini - dice Forfori - e dei tanti propositi di non ingolfare gli ospedali e ridurre le spese inutili, di fatto non si programma adeguatamente il fabbisogno dei medici da impiegare in tali servizi.

Anche su questo versante, aspettiamo risposte concrete. Si rivedano dunque le stime del fabbisogno - conclude - elevando il numero dei medici da avviare ai corsi di formazione specifica in medicina generale di un'iniziale 30-40 per cento, passando dai circa 900 attuali a circa 1.200".

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In G.U. il nuovo contratto

Riguarda il periodo che va dal primo gennaio 2006 al 31 dicembre 2009 per la parte normativa, ed è valido dal primo gennaio 2006 fino al 31 dicembre 2007 per la parte economica

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 3 novembre il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro della dirigenza medico-veterinaria del Ssn, dopo l'accordo sottoscritto il 17 ottobre scorso dai sindacati di categoria e dall'Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni).

Il contratto riguarda il periodo che va dal primo gennaio 2006 al 31 dicembre 2009 per la parte normativa, ed è valido dal primo gennaio 2006 fino al 31 dicembre 2007 per la parte economica. "Gli effetti giuridici - si legge all'articolo 2 del contratto pubblicato in Gazzetta - decorrono dal giorno successivo alla data di stipulazione, salvo diversa prescrizione, e i contenuti economici e normativi sono applicati dalle aziende ed enti destinatari entro trenta giorni dalla data di stipulazione".

Le parti hanno inoltre stabilito che, "alla scadenza, il contratto si rinnova tacitamente di anno in anno qualora non ne sia data disdetta da una delle parti con lettera raccomandata almeno tre mesi prima di ogni singola scadenza.

In caso di disdetta, le disposizioni contrattuali rimangono in vigore fino a quando non siano sostituite dal successivo contratto collettivo". Oltre a quello dei medici, è pubblicato in Gazzetta Ufficiale anche il contratto collettivo nazionale di lavoro del personale della dirigenza sanitaria, professionale, tecnico e amministrativa del Servizio sanitario nazionale.

Accordo anche questo siglato il 17 ottobre, e relativo al quadriennio normativo 2006-2009 e al biennio economico 2006-2007.

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Alzheimer: a Viterbo operativo un centro già da sei anni

E? una struttura di eccellenza sotto il profilo riabilitativo e sociale e un esempio di come il concetto di continuità assistenziale possa trovare una realizzazione concreta nel territorio.

Il Centro diurno Alzheimer di Viterbo opera ormai a pieno regime da circa sei anni ed è diventato un punto di riferimento insostituibile per molti cittadini afflitti da questa patologia terribile, non solo per chi ne viene direttamente colpito, ma anche per i familiari.

La sede si trova nel quartiere Santa Barbara, a Piazzale dei Buccheri (telefono 0761/270153). Il servizio è destinato a una fascia di utenza con caratteristiche di gravità lieve - medio di deterioramento e, attualmente, viene erogato a 15 pazienti. Il progetto, che coinvolge molte espressioni del volontariato locale, è stato realizzato grazie alla collaborazione tra Ausl e Comune di Viterbo. Per l?azienda sanitaria, in particolare, si è mossa in prima linea l?Unità Valutativa Alzheimer (U.V.A.), diretta da Antonio Lanzetti.

Il Centro diurno é aperto per tre giorni settimanali (martedì, giovedì e venerdì), dalle ore 9 alle ore 15, e garantisce, tra l?altro, il pasto e il trasporto per alcune persone che non hanno parenti disponibili all?accompagnamento. Il personale impiegato nella gestione e nel coordinamento del servizio é costituito da psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, educatori professionali e assistenti domiciliari. Durante il corso dell?intera giornata gli ospiti vengono coinvolti in diverse attività: dagli esercizi psicomotori alla musicoterapica, dalla terapia cognitiva e occupazionale alle attività ricreative, fino alla preparazione del pranzo.

Presso il Centro diurno è anche operativo, per due giorni settimanali, uno sportello all?interno del quale vengono svolte diverse mansioni, tra cui l?ascolto e il sostegno per gli utenti e i loro familiari, l?attività di segretariato sociale. Il servizio, infine,garantisce anche un considerevole impegno a livello formativo e informativo i cui destinatari sono i malati e i loro cari, ma anche gli operatori sanitari e i medici di base.

?Il Centro Alzheimer ? commenta Elettra Lazzaroni, geriatra Uva e responsabile Adi del Distretto 3 ? è un progetto nel quale crediamo con convinzione. In generale il servizio che svolge l?Uva sul territorio garantisce al cittadino una integrazione concreta tra ospedale e territorio. L?unità stessa è nata dal coinvolgimento di operatori provenienti dal Distretto 3 (Adi - Assistenza domiciliare integrata e servizi sociali) e dalle unità di Neurologia di Belcolle e di Psicologia. Da questo punto di vista la nostra esperienza è unica in tutto il territorio regionale. Con la nascita dell?Unità Valutativa Alzheimer, abbiamo risolto il problema legato al rischio di perdere il contatto con il paziente una volta dimesso dall?ospedale. Dalla diagnosi a tutto il percorso terapeutico socio sanitario, fino all?assistenza familiare domiciliare, il malato affetto di Alzheimer non viene mai abbandonato dalla Ausl di Viterbo. Questa è vera continuità assistenziale?.

03/11/08 - Regione Lazio

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03 novembre 2008

Stress fa ammalare il 10% dei lavoratori

Emergenza stress per i lavoratori italiani ed europei. Un problema che, in tutti i Paesi dell'Unione, colpisce il 10% della popolazione, per un totale di circa 40 milioni di persone (ma il dato è sottostimato) e che rappresenta la prima causa di malattia riferita dai lavoratori.

E non si tratta solo di difficoltà di tipo organizzativo, visto che il 6% della forza lavoro del vecchio continente è stata esposta - nell'arco di 12 mesi - a minacce di violenza fisica, il 4% a violenza da parte di terzi e il 5% a molestie e mobbing.

Sono i dati forniti dall'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl), che ieri ha presentato a Roma la Conferenza europea sui rischi psicosociali nel lavoro, in programma mercoledì nella capitale.

L'incontro presenta i risultati del progetto internazionale Prima-Ef (Psychosocial Risk Management-European Framework), di cui Ispesl è partner italiano e che in due anni di lavoro ha messo a punto alcune indicazioni e strumenti pratici per aiutare i responsabili della sicurezza sui luoghi di lavoro a prevenire, valutare e gestire il rischio stress. Insegnanti, medici, infermieri, poliziotti sono quelli più vulnerabili.

"Il fenomeno è in crescita - spiega Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento di Medicina del lavoro dell'Ispesl - soprattutto tra le persone che si prendono cura degli altri e che non sono supportate da un'organizzazione del lavoro sufficientemente strutturata per aiutarli.

In Italia si registrano, ad esempio, forti disagi fra gli infermieri di cui nel nostro Paese c'è una forte carenza e che spesso sono sottoposti a turni massacranti e a organizzazioni non sempre adeguate".

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Nasce rete contro cancro seno

Rete anti-cancro nel Lazio. Con l'obiettivo di formare equipe specializzate per il trattamento del tumore del seno, composte da varie figure che vanno dal medico oncologo al chirurgo, dal genetista al radiologo, dall'anatomopatologo allo psicologo, nasce quindi un network di formazione e ricerca clinica di esperti del settore senologico di diversi ospedali romani.

Fra le prime iniziative, con inaugurazione nell'aula Folchi dell'ospedale San Giovanni Addolorata, il 'Primo stage formativo di senologia'. Organizzata tra gli altri da Lucio Fortunato, dirigente medico, e Carlo Vitelli, primario dell'unità operativa complessa di Chirurgia I del San Giovanni Addolorata, con il patrocinio dell'Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e della Regione Lazio, l'iniziativa - la prima del genere a Roma, si sottolinea in una nota - sarà una 'full immersion' di due settimane, con oltre 90 ore di lezione, 14 sale operatorie con interventi in diretta e più di 50 relatori tra i massimi esperti italiani di senologia, per formare tutti coloro che insieme combattono questo male.

Con risultati sempre maggiori. Già negli ultimi due decenni, ricordano gli specialisti, la guaribilità dal tumore del seno è aumentata del 10-20%: oggi guarisce l'80% delle donne che si ammalano.

Alzare ancora questa percentuale, per arrivare al 100% - secondo gli esperti - è possibile, grazie all'aumento di conoscenze in campo senologico e alla formazione di equipe altamente specializzate nel settore.

Per esempio, la sopravvivenza a nove anni dalla diagnosi è del 10-15% maggiore per le pazienti operate dal chirurgo oncologo rispetto a quelle operate dal chirurgo generale.

"Lo stage - spiega Fortunato - sarà un momento unico di formazione per insegnare ai vari addetti ai lavori a parlare tutti la stessa lingua a vantaggio del paziente, perché solo così - sottolinea - all'interno di un ospedale potrà nascere quella multidisciplinarità e alta specializzazione che permette di ottimizzare i risultati clinici, con la creazione di vere e proprie 'breast unit'".

Le lezioni del neonato network si svolgeranno, oltre che all'ospedale San Giovanni Addolorata, al San Filippo Neri e al San Camillo.

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Nel Lazio l'ospedale sia integrato

Organizzare e coordinare in maniera dettagliata l'assistenza territoriale H 24 coinvolgendo i medici di medicina generale. E' la proposta del sottosegretario al Welfare con delega alla Salute, Ferruccio Fazio, sostenuta e approvata anche dal Sindacato medici italiani (Smi) del Lazio.

Il sindacato - si legge in una nota - auspica che la sperimentazione di un programma sanitario di questo tipo, per il quale la Finanziaria ha investito appositi fondi nazionali, riguardi in primis le Regioni del centro-sud che, a causa dei tagli imposti dal piano di rientro, sono state costrette a ridurre drasticamente l'offerta sanitaria alla cittadinanza.

"L'assistenza territoriale integrata - dichiara Daniele Zamperini, responsabile della comunicazione Smi Lazio - può giocare un ruolo di primo piano tra le aree possibili di sviluppo. Partendo dall'integrazione tra territorio e ospedale per acuti, anche con la costituzione di presidi integrati di primo soccorso.

E portando avanti nuovi percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali". Zamperini propone di "raccogliere in un unico punto di riferimento le competenze per l'assistenza a particolari patologie croniche, creando nuovi servizi di telemedicina e sfruttando le nuove tecnologie.

E' necessario garantire la continuità delle cure, attraverso una gestione integrata del paziente da parte dei servizi territoriali ed ospedalieri.

Ma si deve anche realizzare un processo organizzativo che garantisca un'efficace continuità dell'assistenza, la riduzione dei ricoveri inappropriati, l'attivazione dei percorsi assistenziali con conseguente diminuzione del ricorso al pronto soccorso per prestazioni - conclude - che sarebbero trattate come codici bianchi o verdi".

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Veneto modello per cure primarie

Il sottosegretario Martini ha elogiato il modello di gestione delle cure primarie nella regione Veneto che ha avviato un servizio h24 di medicina di famiglia

"La via che il Veneto ha intrapreso di innalzamento delle cure primarie sul territorio e la chiusura di strutture ospedaliere inadeguate, in un'ottica di razionalizzazione e maggiore efficacia verso i bisogni reali dei pazienti, rappresenta la via maestra che deve rappresentare il modello per l'intero Paese".

A dirlo, in una nota, il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che esprime soddisfazione per l'inaugurazione, ieri a Valeggio sul Mincio (Verona), di un servizio di medicina di famiglia (Utap) in funzione 24 ore, aperto nella sede dell'ex-ospedale e all'interno dell'Ulss 22 della provincia di Verona.

Nella cittadina veneta il servizio di assistenza di base sarà fornito dai 9 medici di medicina generale di Valeggio con un bacino d'utenza di 12.000 persone. Ogni cittadino - spiega la nota - resterà legato al proprio medico, ma potrà avvalersi di un servizio aggiuntivo, legato a un modello di assistenza integrata, con una disponibilità dalle 8 alle 20 e una copertura sulle 24 ore, attraverso la continuità assistenziale sette giorni su sette.

La sede dispone di ambulatori, studio medico, due ambulatori infermieristici, una segreteria, sale d'attesa e un ambulatorio specifico per i tirocinanti in formazione come punto di riferimento per la Scuola triennale di formazione in medicina generale. L'Utap è fornita inoltre di un sistema per la gestione delle cartelle cliniche dei pazienti in rete.

Martini - che si era occupata direttamente del progetto durante il suo precedente incarico di assessore alle Politiche sanitarie del Veneto - ha voluto ringraziare il direttore generale dell'azienda veneta e l'attuale assessore alla Sanità della regione, Sandro Sandri, "per aver concluso un progetto che mi stava particolarmente a cuore", e ha voluto augurare "ai medici di medicina generale che ne fanno parte un ottimo lavoro, nella certezza che rappresenterà un valore aggiunto insostituibile alla vita di tanti cittadini".

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Tumore prostatico: chirurgia la scelta migliore

Rispetto agli altri trattamenti standard, come il monitoraggio e la terapia ormonale, la chirurgia potrebbe offrire una migliore speranza di sopravvivenza a lungo termine ai pazienti con tumori prostatici localizzati: rispetto ai pazienti prostatectomizzati, infatti, quelli trattati con radioterapia o semplicemente monitorati presentano un rischio raddoppiato di mortalità connessa al tumore alla prostata nei 10 anni successivi.

In genere i pazienti solo monitorati hanno tumori in stadio più precoce e meglio differenziati rispetto agli altri, mentre quelli trattati con terapia ormonale hanno più spesso tumori allo stadio III.

La prostatectomia è associata alla migliore prognosi a lungo termine, in particolare per i giovani o i soggetti con tumori meno differenziati.

La sopravvivenza comunque è solo uno dei fattori da tenere in conto nella scelta del trattamento per questi pazienti: gli altri comprendono qualità della vita, preferenze del paziente e speranza di vita.

Sul miglior trattamento però c'è ancora molto disaccordo, e nella pratica clinica quotidiana persistono diverse disparità.

(Arch Intern Med. 2007; 167: 1944-50)

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Dolore: utili gli oppiacei in medicina di base

Benchè gli oppiacei siano il perno della gestione del dolore cronico, il loro uso è oggetto di controversia per molti medici di base che si dicono preoccupati per problemi quali dipendenza, abuso, assuefazione e altri elementi medico-legali.

Non si tratta di problemi inesistenti, ma gli oppiacei rimangono comunque efficaci e sicuri in pazienti selezionati, ed il loro uso in questo ambito è coerente con le linee guida in vigore e con i regolamenti.

I pazienti con dolore di origine non tumorale e di intensità moderata o moderatamente grave richiedono una formulazione a rilascio controllato di oppiacei a lunga durata d'azione che offrano un sollievo persistente dal dolore, una migliore qualità del sonno, una buona aderenza alla terapia e talvolta miglioramenti della qualità della vita.

Questi farmaci sono studiati per offrire livelli sistemici costanti del principio attivo, mentre quelli a rilascio immediato dovrebbero essere riservati all'analgesia in caso di crisi acute. Prima di iniziare terapie prolungate, comunque, è essenziale identificare i pazienti che potrebbero avere difficoltà nella gestione del farmaco o potrebbero sviluppare dipendenza, abuso o assuefazione: un attento screening con questionari convalidati potrebbe essere utile a riguardo.

Benchè a questi pazienti a rischio non debba essere negato il trattamento con oppiacei, il monitoraggio focalizzato e la gestione del caso sono di importanza cruciale.
(Southern Med J. 2007; 100: 1028-36)

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Nuove linee guida cancro cervello

Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma in prima fila contro i tumori cerebrali, che colpiscono 4 mila persone l'anno, adulti e bambini, e sono la prima causa di morte per cancro tra gli under 18.

A questa malattia la struttura oncologica romana dedica oggi il convegno 'Linee guida e raccomandazioni di trattamento nel management dei tumori cerebrali', programmato in occasione della Settimana internazionale sui tumori cerebrali promossa dalla International Brain Tumour Alliance (Ibta): iniziativa di solidarietà nel corso della quale in molti Paesi del mondo si terranno manifestazioni per favorire l'informazione e la raccolta di fondi su questa neoplasia.

A Roma, in particolare, l'Associazione Irene (Istituto Regina Elena neurochirurgia e neurologia) Onlus, nata all'interno dell'Ire per offrire sostegno ai malati di questa neoplasia, organizza la seconda edizione della corsa 'Corri al Massimo per Irene' a Roma, oggi a Villa Pamphili alle 10.30.Ma l'incontro di ha anche un carattere operativo e regionale.

E' infatti il primo appuntamento per i gruppi neuro-oncologici che operano nella Regione Lazio per promuovere linee guida sul tumore cerebrale, in grado di garantire omogeneità e appropriatezza delle prestazioni offerte e di assicurare a tutti i pazienti l'accesso a trattamenti che rappresentino il 'gold standard' per la loro patologia.

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Cnr: lungo precariato, cervelli in fuga

Lungo precariato per i ricercatori in scienze della vita. Soprattutto per le donne, ancora più ostacolate sulla strada che le condurrà al sospirato contratto a tempo indeterminato. Sarà forse per via dei tempi biblici, dunque, che il 42 per cento di quelli che hanno meno di 39 anni sta cercando lavoro all'estero.

Impegnati in studi di biologia, medicina o genetica, i ricercatori della Penisola lavorano nelle università (71,9 per cento) o in enti di ricerca pubblici (19,9 per cento), sono stati all'estero ma poi rientrati in patria, hanno un'età compresa tra i 40 ed i 49 anni, sono per lo più maschi (73,6 per cento) e abbastanza soddisfatti del proprio lavoro, anche se lamentano l'esiguità dei salari.

A tracciare l'identikit del ricercatore 'eccellente' italiano che opera nelle life sciences è l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche, in un'indagine condotta nell'ambito del progetto Rescar (Researcher's careers).

L'Irpps-Cnr ha preso parte a un'indagine europea sui ricercatori che operano nelle scienze della vita, un campo con un ruolo chiave in settori considerati di grande importanza per lo sviluppo delle scienze tout court, per la crescita economica e per gli sviluppi industriali. Un settore che ha visto aumentare in tutti i Paesi europei sia l'occupazione sia il numero di progetti di ricerca.

"L'analisi si è focalizzata su un target 'alto' - spiega in una nota Sveva Avveduto, dell'Irpps-Cnr che, insieme a Maria Carolina Brandi e Manuela Bussola ha condotto l'indagine - su una fascia di ricercatori esperti, selezionati in base a una eccellente produttività scientifica e tecnologica, misurata dal numero di citazioni e dal numero di brevetti con l'obiettivo di prendere in considerazione tutto lo spettro di questioni che riguardano formazione e carriera, e consentendo di analizzare la loro evoluzione nel tempo".

Complessivamente i ricercatori si dichiarano abbastanza soddisfatti del loro lavoro, anche se lamentano l'esiguità dei salari e la scarso impegno complessivo per la ricerca da parte dei 'datori di lavoro'. "In conclusione - afferma Avveduto - dalla nostra indagine emerge che per i più giovani le prospettive di occupazione oggi invece di aumentare, si riducono: una gran parte di loro, infatti, si rivolge a strutture straniere per trovare un lavoro adeguato alla loro alta qualificazione, impoverendo il Paese di preziosi cervelli".

Per leggere il dettaglio dei dati clicca QUI

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Bassa adesione a sciopero infermieri

Un mezzo flop. Lo sciopero degli infermieri e degli operatori sanitari organizzato dal Nursind, per l'intera giornata, ha registrato una bassa adesione: "circa il 10 per cento su tutto il territorio nazionale.

Con punte più alte in alcune regioni, tra cui la Toscana, il Veneto, la Sicilia, l'Abruzzo". Un dato inaspettato, che ha però una motivazione ben precisa, secondo Andrea Bottega, segretario nazionale Nursind: "molte aziende sanitarie hanno infatti fatto 'orecchie da mercante', asserendo di non aver ricevuto nessuna comunicazione in merito allo sciopero, precettando il personale dei reparti di degenza e dei pronto soccorso".

Un comportamento che ha però lasciato gli organizzatori della protesta "alquanto perplessi". Tracciando un bilancio della giornata di protesta, Bottega, senza tanti giri di parole, punta il dito contro il comportamento di numerose Asl, "colpevoli - afferma - di aver affossato lo sciopero".Il numero uno del Nursind è rimasto sconcertato dal comportamento di alcune Asl, sicuro invece della buona fede delle Regioni.

"So per certo - spiega Bottega all'ADNKRONOS SALUTE - che le Regioni hanno inviato i fax di comunicazione alle Asl. Ma molti direttori delle aziende, fino a ieri, hanno affermato di non saperne nulla. A quel punto la Commissione di garanzia del ministero della Funzione pubblica ha invitato le Asl a contingentare il personale di servizio.

Questo ha, di fatto, 'mozzato' la protesta". Necessario a questo punto fare luce su quanto accaduto. "La Commissione - sottolinea il segretario nazionale Nursind - è già al lavoro per stabilire le responsabilità. Nel caso venissero riscontrate inadempienze da parte dei dirigenti responsabili delle aziende, questi - conclude Bottega - saranno sanzionati con multe che vanno da 2,5 a 25 mila euro".

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Anche i primari visiteranno in ospedale

Un binario unico per i camici bianchi del Ssn: pubblico e con la libera professione senza vincoli. L'indennità di esclusiva - ad oggi garantita solo ai medici 'fedeli' al Ssn - sarà in busta paga per tutti, anche per chi opta per uno studio privato da affiancare al lavoro svolto in corsia.

Si torna al passato, dunque, ovvero ai tempi che hanno preceduto la riforma dell'ex ministro della Sanità Rosy Bindi. Con "una sostanziale differenza tuttavia", assicura all'ADNKRONOS SALUTE il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, promotore della 'rivoluzione', che potrebbe essere contenuta in Finanziaria: "il lavoro svolto in studio non deve essere superiore, per orari e numero di prestazioni, a quello esercitato in ospedale".

Così, anche i primari "saranno obbligati all'attività clinica", dunque a visite e prestazioni durante l'orario in cui lavorano nelle strutture pubbliche, "perché è cosa nota - fa notare il sottosegretario - che spesso questi luminari visitano solo privatamente".

A vigilare sul 'monte lavoro' dei camici bianchi in corsia e fuori - assicurando che tempi e volumi delle prestazioni erogate in studio non siano superiori a quelle prestate nel pubblico -"sarà l'Agenas, l'Agenzia per i servizi sanitari nazionali, insieme alle Regioni, di cui viene fatta salva l'indipendenza, ovviamente".

Quanto ai costi di una misura "che potrebbe essere inserita con un emendamento già in Finanziaria 2009, anche se una decisione in tal senso non è ancora stata presa - precisa Fazio - attualmente il 95 per cento dei medici percepisce l'indennità di esclusiva: si tratterebbe dunque di estendere questa voce al rimanente 5 per cento dei camici bianchi". Per i nuovi ingressi, invece, "l'indennità scatterebbe in automatico.

Ci vorranno un paio di anni - calcola il sottosegretario - prima che tutti i medici del Ssn siano messi a regime, e dovremo decidere come gestire la fase transitoria. Il costo comunque si aggirerebbe, stando ai nostri calcoli, a circa 70 milioni di euro". Fazio rinvia al mittente, poi, le accuse di 'fughe' dei medici dalle corsie, troppo impegnati nei loro studi. "Il meccanismo da noi studiato - assicura - è una garanzia in tal senso.

Il medico viene ancorato al lavoro in ospedale ancor più di quanto non abbia tentato di fare la Bindi con la sua riforma. Ma parallelamente verranno motivati, riconoscendo la loro dignità di professionisti".

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02 novembre 2008

Il nuovo ruolo del medico di famiglia

Il sottosegretario Ferruccio Fazio ha avviato con lo SNAMI un confronto per porre le basi di una nuova concezione del ruolo di medico di famiglia

Impegno comune per la riorganizzazione del territorio, a partire dalla possibilità di fornire risposte di salute sempre meno negli ospedali, a cui riservare le fasi acute della malattia. E la conseguente 'costruzione' di un nuovo medico di famiglia, punto di riferimento del sistema rinnovato.

Sono i temi principali dell'incontro, tra le associazioni di medici di famiglia Snami e Fimmg e il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, come riferisce il presidente dello Snami, Mauro Martini. Si è trattato di "un colloquio molto produttivo", ha spiegato Martini sottolineando che si tratta dell'avvio di un percorso.

E che seguiranno altri incontri per definire al meglio gli obiettivi, le proposte comuni, per arrivare a un nuovo modello di sanità del territorio. "Oggi abbiamo gettato le basi per mettere nero su bianco la riorganizzazione delle cure primarie sul territorio - ha aggiunto Martini - nell'ottica delle proposte per la nuova convenzione di medicina generale.

La domanda di salute della popolazione è cambiata ei medici di famiglia sono pronti ad accoglierla, mutando le idee 'antiche' sui modelli di cura e proponendo alternative utili ai pazienti e ai medici stessi". Martini ha sottolineato che il "sottosegretario Fazio si è mostrato molto sensibile a tali proposte di cambiamento e si farà carico delle nostre istanze".

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