Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

29 gennaio 2009

Il diritto di non essere inquinati

Tutelare il diritto dei bambini a non essere inquinati e a vivere in un ambiente sano. E' l'obiettivo dell'alleanza tra l'Associazione medici per l'ambiente- Isde Italia e l'Associazione culturale pediatri (Acp) che, ieri a Firenze, hanno firmato un protocollo d'intesa ad hoc.

Un documento che parte da dati oggettivi: in Europa un terzo delle malattie per bambini e ragazzi da zero ai 18 anni è legato a fattori ambientali. Ma si tratta di rischi che, attraverso interventi mirati, in gran parte potrebbero essere evitati. Tre le priorità dell'alleanza per i camici bianchi, che puntano a sensibilizzare e informare correttamente le istituzioni locali e nazionali, i genitori e gli insegnanti sui rischi ambientali e su cosa può essere fatto per proteggere i propri figli; formare pediatri e medici di medicina generale sulle patologie legate al rischio ambientale e le loro modalità di prevenzione; intervenire con progetti locali per un ambiente salutare.

Tra le iniziative concrete, in particolare, la produzione di materiale informativo per famiglie, insegnanti e istituzioni. "Il protocollo - ha spiegato Michele Gangemi, presidente Acp - formalizza una collaborazione già in atto in atto da diversi anni con l'Isde e conferma l'impegno dell'Acp nella tutela della salute del bambino e dell'adolescente rispetto all'inquinamento ambientale".

Dal canto suo Roberto Romizi, presidente dell'Associazione medici per l'ambiente-Isde Italia, ricorda che "da alcuni anni l'attenzione di molti medici, sia dell'Isde internazionale che di quella italiana, è rivolta al bambino, proprio per la particolare sensibilità dell'organismo in via di sviluppo agli agenti inquinanti presenti in ambiente e nelle catene alimentari". Per queste ragioni, secondo Romizi, la collaborazione già esistente tra le due associazioni mediche deve "trasformarsi in un'alleanza sempre più profonda, anche sul versante della ricerca sull'epidemiologia e sulla cancerogenesi ambientale".

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Crolla la spesa congressuale

Nei prossimi cinque anni gli investimenti sui piccoli convegni e i grandi congressi medici diminuiranno rispettivamente del 31 e del 28%, con una media dunque del 29,5%. E' quanto emerge da un'indagine AstraRicerche intitolata 'L'evoluzione della comunicazione Healthcare in Italia', presentata mercoledì a Roma.

La ricerca ha coinvolto 161 manager della comunicazione e del marketing di aziende dei settori farmaceutico, biomedicale e diagnostico, convinti che in futuro sempre meno fondi saranno riservati ai congressi medici. "Abbiamo già detto addio agli alberghi a cinque stelle e ai voli in business - ha ricordato Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, intervenendo alla presentazione - perché ci vuole un minimo di sobrietà. Ma quello di cui abbiamo veramente bisogno è puntare sui grandi congressi internazionali, da portare in Italia.

E' necessario che durante queste occasioni si discutano i più importanti risultati ottenuti contro le grandi malattie. La crisi economica - ha aggiunto Dompé - potrebbe portare a un taglio delle spese destinate alla comunicazione, nel comparto dell'industria farmaceutica. "Il mondo sta cercando di asciugare i costi evitabili e di razionalizzare le risorse: agire sull'organizzazione interna e sul capitale umano è qualcosa che si stava già facendo prima, ora forse la situazione negativa influirà di più sulle spese destinate alla comunicazione".

La crisi economica globale non è il solo motivo alla base della contrazione degli investimenti in comunicazione: "Negli ultimi 30 anni - ha ricordato il numero uno di Farmindustria - la ricerca ha fornito risposte alle principali malattie grazie a farmaci che oggi costano quanto un caffé.

Il problema è che il tempo necessario allo sviluppo dei medicinali si è moltiplicato per 20 o per 30, con le richieste sempre più stringenti delle autorità regolatorie per la loro approvazione. Infine, non c'è più il grande mercato, perché si va verso la medicina personalizzata e cure che vanno bene solo per pochi pazienti. Rendere il settore davvero attrattivo e remunerativo - conclude - è sempre più difficile".

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Nuove regole per centri medicina nucleare

Nuove e stringenti regole incombono sui centri di medicina nucleare italiani in materia di radiofarmaci. Ben 237 laboratori interessati dalla misura: dovrebbero mettersi in regola entro e non oltre l'8 agosto 2009.

A fissare i nuovi paletti è una norma, tutta italiana ma in linea con l'Europa, datata 2005. "Nel momento in cui ai radiofarmaci è stato riconosciuto lo status di farmaci a tutti gli effetti - spiega Diana Salvo, presidente dell'Associazione italiana medicina nucleare (Aimn), ieri a Roma in un workshop di due giorni sul tema all'Istituto superiore di sanità - occorre garantire la piena qualità dei prodotti. Per questo, si sono rese necessarie nuove regole". Regole che diano luogo a un vero e proprio 'restyling' dei centri di medicina nucleare dove vengono messi a punto i preparati. Ma agosto incombe è il percorso, nonostante il tavolo ministeriale partito lo scorso settembre, è tutto in salita.

"Per cambiare le cose - spiega Salvo - ci vogliono parecchi soldi, e conosciamo bene le difficoltà economiche in cui verte il Ssn". Per cambiare il volto dei centri di medicina nucleare è previsto, infatti, un range di spesa che va dai 70 mila ai 400 mila euro, stima il presidente dell'Aimn, solo per quei laboratori che si occupano di preparazioni semplici: quelle, per intenderci, destinate in gran parte ai malati oncologici.

A questi laboratori, tuttavia, si aggiungono un centinaio di centri che si occupano anche di altre attività più complesse, come ad esempio quelle relative ai cosiddetti marcatori cellulari. Per queste medicine nucleari, naturalmente, i costi lievitano ulteriormente. "Ecco perché - chiarisce la presidente dell'Aimn - stiamo mettendo a punto procedure che garantiscano la qualità dei prodotti anche in assenza di strutture perfettamente a norma. Procedure, dunque, che ci traghettino con gradualità verso l'eccellenza, a cui chiaramente puntiamo".

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Pediatri CIPE invitano a controsciopero

Chiudere tutti gli ambulatori di pediatria 15 minuti più tardi il prossimo 6 febbraio, in concomitanza con la manifestazione, in programma a Roma, contro la preintesa per la Convenzione dei medici del territorio, firmata da alcuni sindacati il 22 dicembre scorso.

La proposta del 'controsciopero' arriva dai camici bianchi della Confederazione italiana pediatri (Cipe) che punta a "far capire a tutti che la nostra priorità è la salute dei nostri piccoli pazienti", spiega Tiziano Dall'Osso, presidente Cipe, annunciando l'adesione alla manifestazione a piazza Montecitorio. "Nel ribadire le forti perplessità sui contenuti della preintesa firmata da alcuni sindacati delle cure primarie - si legge in una nota - il Cipe riafferma la volontà dei pediatri di famiglia di utilizzare il loro tempo lavorativo per il benessere dei bambini e non per compilare resoconti ed elenchi di prestazioni".

Il piccolo paziente e la sua famiglia "hanno bisogno - spiega Dall'Osso - di competenza, efficienza e passione per il lavoro, passione che viene continuamente compromessa man mano che aumentano inutili e formali carichi burocratici e le crescenti incombenze informatiche. Il rapporto di fiducia che ha fatto della nostra professione un fenomeno unico in Europa sta per essere soppiantato da una medicina basata sui flussi informatici".

Il Cipe si chiede quale sia il compito di un sindacato: "firmare a ogni costo contratti senza alcun recupero economico e senza benefici per il lavoratore di cui si è rappresentanti, oppure avere il coraggio di pretendere dalla parte pubblica il rispetto della dignità professionale, prima di affrontare i tavoli negoziali?". Per tutto questo la Confederazione "sarà alla manifestazione del 6 febbraio, per chiedere ai rappresentanti del Governo le garanzie che finora sono mancate".

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Specializzandi occupano aula alla Sapienza

L'iniziativa è stata presa per protesta contro i ritardi nella pubblicazione dei bandi di specializzazione

Oltre quattrocento giovani medici aspiranti alla specializzazione, provenienti da tutti Italia e riuniti a Roma per l'assemblea nazionale, hanno annunciato un'assemblea permanente, 'occupando' l'aula di Radiologia dell'università capitolina la Sapienza.

All'origine della protesta il "clamoroso" ritardo nella pubblicazione del bando per l'accesso alla scuola di specializzazione che, a oggi, è di 5 mesi. "Una situazione che sta diventando cronica e contro cui bisogna intervenire rapidamente, semplificando le procedure e rispettando le date previste per la pubblicazione dei bandi", spiega all'ADNKRONOS SALUTE Walter Mazzucco, presidente del Sims, Segretariato italiano medici e specializzandi che ricorda come i ritardi rappresentino un ostacolo nella carriera dei giovani camici bianchi, costretti ad attese infinite con il rischio di perdere importanti occasioni di lavoro.

A far scattare l'occupazione una scadenza: ieri, infatti, è stato l'ultimo giorno, spiega in sintesi Mazzucco, per la trasmissione in conferenza Stato-Regioni della documentazione necessaria perché possa essere istruita la seduta in calendario per il prossimo 5 febbraio. Spetta al ministero del Welfare trasmettere la documentazione. Senza questo 'passaggio' si rischia il mancato inserimento nell'ordine del giorno della questione e, quindi, un ulteriore ritardo dell'iter ancora in alto mare.

"Ci risulta - spiega Mazzucco - che sia in corso un incontro tra i ministri competenti, in particolare Mariastella Gelmini dell'Università e il sottosegretario al Welfare Ferrucio Fazio. Noi resteremo qui, in quest'aula, finchè non ci saranno risposte e atti concreti. Come, ad esempio, l'invio della documentazione alla Stato-Regioni, che comprende anche la valutazione del fabbisogno del numero degli specialisti da formare.

Chiediamo che finalmente si sblocchino i concorsi " L'assemblea era stata indetta per presentare un dossier-denuncia sull'ammissione alle scuole di specializzazione di area sanitaria in Italia, a cura del Sigm, con un quadro sconfortante degli ultimi 5 anni, con i tanti disagi dei giovani medici in attesa di specializzazione. Un problema che interessa circa 8 mila giovani medici neolaureati e diverse migliaia di laureandi in medicina laureandi che, in mancanza di risposte, subiranno conseguenze concrete per la carriera. Il titolo di specializzazione, ad esempio, è preferenziale per l'accesso al ruolo di dirigente medico.

Senza si rischia di perdere occasioni importanti di lavoro. I giovani medici chiedono una riforma che porti a una semplificazione e il rispetto della data di pubblicazione dei bandi per l'ammissione alle scuole, superando i conflitti tra le diverse amministrazioni che spesso contribuiscono a far aumentare i ritardi.

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28 gennaio 2009

Il punto sulla cura della Psoriasi

Il primo 'documento di consenso' sulle nuove terapie per la cura della psoriasi, in cui si analizzano e si spiegano i risultati ottenuti con l'uso dei farmaci biologici.

Lo hanno messo a punto i maggiori dermatologi italiani, mettendo insieme le diverse esperienze cliniche, per focalizzare la strada migliore da percorrere. Il documento, pubblicato sulla rivista Dermatologic Therapy, è stato presentato ieri a Roma, presso la Sala degli Atti parlamentari, alla Biblioteca del Senato.

"Questo documento - spiega Torello Lotti, direttore dell'unità ospedaliera complessa dermatologica dell'università degli Studi di Firenze e Associate Editor della rivista Dermatologic Therapy - ha un'importante valenza scientifica. Si tratta infatti del primo studio sulla fisiologicità del meccanismo d'azione dei farmaci biologici nella cura della psoriasi.

Ed è corredato, per la prima volta, da una casistica reale dell'incidenza della malattia e dell'approccio clinico". Il documento, inoltre, mette in chiaro, spiega l'esperto che "non tutti i farmaci biologici sono uguali". L'attenzione è stata focalizzata, in particolare, sulla classe dei TNF antagonisti, analizzando la tossicità di organo e la capacità di mantenere l'efficacia nel tempo, anche nella terapia 'intermittente'.

In particolare Lotti ha spiegato l'azione fisiologica della molecola etanercept che è progressiva e non aggressiva contro il TNF. E ciò offre maggiori garanzie per quanto riguarda la sicurezza del farmaco.

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Caso Englaro, da Consulta risposta tecnica

Sul caso Englaro "la risposta della Corte Costituzionale è stata, come sempre, una risposta tecnica". E' quanto tiene a sottolineare il presidente della Consulta, Giovanni Maria Flick, nel corso della sua relazione in occasione dell'udienza straordinaria sulla giurisprudenza costituzionale a Palazzo della Consulta, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e delle alte cariche istituzionali.

Richiamando il conflitto promosso dalle Camere nei confronti della Corte di Cassazione, Flick ricorda che "il conflitto è stato risolto dalla Corte Costituzionale già in sede di ammissibilità, in base ai consolidati principi della sua giurisprudenza: una soluzione - spiega - che apparentemente ha negato alla radice l'assunto delle Camere di aver subito una lesione della propria funzione da un provvedimento giurisdizionale contestato nel merito e per la sua creatività.

Non sono stati ritenuti sussistenti i presupposti oggettivi del conflitto, giacché le Camere nel ricorso, più che censurare il modo di esercizio della giurisdizione, ne avevano stigmatizzato il contenuto".

Ciò non toglie che "la materia su cui si era innestato il conflitto è di altissimo risalto costituzionale e coinvolge temi come le scelte di autodeterminazione in ordine al diritto alla vita e alla salute, e il consenso ai trattamenti sanitari; la loro definizione e le modalità attraverso le quali quel consenso può trovare espressione nei casi in cui il portatore di tali diritti versi in stato di incapacità magari irreversibile".

Flick auspica che "simili tematiche non restino aspetti solo incidentalmente sfiorati dalla Corte, ma formino oggetto di chiare opzioni legislative, perché solo con la legge può raggiungersi un ponderato equilibrio dei valori in gioco, soprattutto di fronte all'esplosione dei nuovi diritti determinata dalle incessanti conquiste della scienza e della tecnica".

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Su Englaro 17 anni di accanimento

"La vicenda di Eluana Englaro è un caso straordinario di accanimento terapeutico durato 17 anni. Il rischio, ora, è di fare un caso straordinario di eutanasia".

E' il pensiero di Luigi Frati, rettore dell'università Sapienza di Roma, intervenuto ieri all'inaugurazione del nuovo Centro per la fisiopatologia della riproduzione umana all'ospedale capitolino Sant'Andrea. Il richiamo del rettore è chiaro.

"La ragazza è stata curata in un modo che generalmente non accade - sostiene Frati - quindi la vicenda è molto particolare. Eluana ha ricevuto cure straordinarie che generalmente non vengono praticate, e ora si chiede un modo altrettanto eccezionale per la fine della sua vita".

Il rettore cita un episodio privato. "Quando mio padre stava male e aveva l'encefalogramma piatto - sottolinea - non chiesi nulla di straordinario, ma solamente le cure normali del caso. Dopo 4 giorni - conclude - mio padre è morto".

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L'emendamento fa già paura

Non è ancora legge ma fa già paura ai clandestini. L'emendamento targato Lega Nord al pacchetto sicurezza, che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria, è già uno spauracchio, ancor prima di essere approvato, ammesso che lo sia, dall'Aula del Senato.

Scesi in due mesi - ovvero da quando si è cominciato a parlarne - "di ben il 30%" gli accessi degli immigrati alle strutture sanitarie, quelle realizzate ad hoc per loro, "ma anche pronto soccorso e corsie degli ospedali". Lo assicura Foad Hodi, fisiatra e presidente dell'Associazione medici stranieri in Italia (Amsi), a margine della conferenza stampa dove un gruppo di associazioni capitanate da Medici senza frontiere ha lanciato un appello ai senatori per convincerli a bocciare la misura, alla vigilia del voto sull'emendamento, in programma il 3 febbraio a Palazzo Madama.

"La diminuzione di stranieri irregolari nelle strutture sanitarie - spiega Hodi - perché è aumentata la paura, con conseguenze che minano la salute pubblica di tutti noi, nessuno escluso". "Si rischia una clandestinità sanitaria - gli fa eco Salvatore Geraci, presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) - con ripercussioni pesanti sulla salute collettiva. E' un emendamento inutile, dannoso e pericoloso.

Inutile perché non raggiunge i suoi obiettivi: non farà diminuire il numero di irregolari presenti sul territorio ma renderà ancora più complessa la loro situazione. Creerà, inoltre, dei percorsi paralleli al Ssn con maggiori rischi per la sicurezza, oltre che costi per la sanità pubblica, perché queste persone raggiungeranno gli ospedali solo quando le loro condizioni di salute saranno degenerate". "Ecco perché - raccomanda Kostas Moschochoritis, direttore in Italia di Medici senza frontiere - invito tutti a sottoscrivere l'appello ai senatori affinché stralcino questo emendamento che potrebbe avere conseguenze gravissime sulla sanità pubblica, dunque sulla salute di ciascuno di noi".

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Un boomerang l'emendamento leghista

Uno dei principi fondamentali che riguardano la salute come bene collettivo è fondato sul libero accesso alle cure e quindi ogni misura o provvedimento che possa limitare tale libertà rischia di tradursi in un boomerang per la tutela della salute collettiva

Così il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Amedeo Bianco, in una lettera inviata alle associazioni capitanate da Medici Senza Frontiere e riunite ieri a Roma per lanciare una campagna contro l'emendamento della Lega nord che mira a eliminare il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono al Ssn.

Nell'esprimere "totale dissenso" alla misura del Carroccio che martedì prossimo arriverà al voto dell'Aula del Senato, Bianco scrive che "come medici siamo convinti di avere gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti i cittadini, sebbene i nostri doveri si sostanzino nel garantire diritti universali della persona prima ancora che dei cittadini, e cioè quelli che concernono la tutela della salute nel rispetto della dignità di ogni individuo.

Come in guerra, anche in quella più sanguinosa - incalza il numero uno della Fnomceo - un briciolo di ragione si traduce in 'corridoi umanitari' per consentire l'elementare esercizio della solidarietà e della vicinanza ai più fragili, allo stesso modo riteniamo che in una comunità moderna e civile (e in pace) l'accesso alle cure debba costituire ovunque e sempre una 'area protetta' di solidarietà e umanità.

Queste considerazioni - conclude - non fanno gli uni diversi dagli altri, ma abbracciano tutti in modo indistinto e intercettano profondamente i profili e l'esercizio della nostra libertà di scienza e coscienza, che siamo pronti a rivendicare in ogni circostanza".

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27 gennaio 2009

Il virus influenza la medicina interna

Siamo quasi al culmine previsto per l'epidemia influenza di quest'anno. Come sempre in molti si rivolgono agli ospedali e l'aumento di ricoveri si concentra in massima parte nei reparti di medicina interna."

Anche quest'anno, come nei precedenti, abbiamo assistito - dicono dalla FADOI - a un fenomeno che ormai si ripete periodicamente ed in misura sempre più critica durante il periodo invernale in coincidenza degli episodi epidemici influenzali: il sovraffollamento dei reparti di medicina interna. I reparti internistici ,che sono costantemente al limite della capienza con tassi di occupazione che sfiorano o addirittura raggiungono il 100% durante gli altri periodi dell'anno, in questo periodo devono far fronte alla emergenza "influenza" ed alle infezioni respiratorie (polmoniti,etc.) soprattutto nei pazienti anziani fragili, pluripatologici".

Il segretario della FADOI Francesco Cipollini sostiene che per far fronte a questa ulteriore emergenza, il personale dei reparti internistici è costretto ad attivare "letti aggiuntivi" oltre ai posti letto normalmente in dotazione - e sul cui numero sono parametrati i tempi di assistenza infermieristica ! - oppure ad "appoggiare" i malati in altri reparti raggiungendo tassi di occupazione che raggiungono o addirittura superano il 120%.

Il sovraffollamento dei reparti comporta effetti negativi sia per il personale che,soprattutto, per i degenti.E' stato infatti ormai ampiamente dimostrato che nei reparti ad elevato indice di occupazione ed elevato turnover - come sono appunto i reparti internistici! - il personale a causa del surplus lavorativo è maggiormente esposto al burn out e sopratutto al rischio di errore. "Questo non può più essere accettato, afferma il Presidente della FADOI Antonino Mazzone ed è necessario e non più procrastinabile intervenire con provvedimenti idonei non solo per evitare il disagio del personale sanitario ma soprattutto per garantire la sicurezza del paziente.

Se è vero,come è vero,che per il futuro saranno sempre più numerosi i soggetti anziani "fragili" , pluripatologici e complessi e se è altrettanto vero che questa tipologia di soggetti farà sempre più riferimento ai reparti di medicina interna non è più eludibile la riorganizzazione delle degenze ospedaliere : se negli ospedali i reparti internistici " scoppiano" soprattutto ma non solo nei periodi invernali e sono costretti ad "appoggiare" i pazienti in altri reparti , risulta evidente la necessità di provvedere ad una ridistribuzione dei posti letti per riequilibrare questa macroscopica discrepanza.

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Influenza, attenzione alle complicanze

Il picco dell'epidemia di influenza si sta avvicinando e arriverà a metà febbraio: nell'ultima settimana l'australiana ha messo a letto ben 400 mila italiani e altrettante sono le persone colpite da malattie respiratorie acute.

Non solo. Rispetto alla settimana precedente, i ricoveri ospedalieri correlati a patologie influenzali sono cresciuti di quasi dieci volte e le visite domiciliari da parte dei medici di famiglia sono aumentate del 50%, con un conseguente incremento del 15% dei giorni di malattia prescritti. Il consumo di farmaci, in particolare antibiotici, è cresciuto del 14%. E, in un mese, si è registrato un incremento del 70% nella richiesta di indagini diagnostiche.

Questa la fotografia del più tradizionale malanno di stagione scattata da 'Health Search/Italia, come stai?', il progetto della Società italiana di medicina generale (Simg) "che rappresenta il più potente strumento di rilevazione epidemiologica mai realizzato nel nostro Paese", spiega in una nota Claudio Cricelli, presidente della Simg. "Si tratta di una rete di medici di medicina generale distribuiti su tutto il territorio nazionale che non solo fornisce con tempestività informazioni sull'evoluzione della patologia, i cui dati peraltro sono già tenuti sotto osservazione dalla rete Influnet dell'Iss - precisa Cricelli - ma verifica anche capillarmente le complicanze e lo stato di salute della popolazione italiana nel corso del periodo influenzale, il numero di indagini diagnostiche effettuate, i trattamenti terapeutici prescritti, le assenze dal lavoro causate dalla malattia e i ricoveri ospedalieri richiesti.

Abbiamo iniziato le rilevazioni sei settimane fa - prosegue il presidente della Simg - e dagli ultimi dati risulta con evidenza che il virus influenzale è sempre più diffuso e le malattie respiratorie simili all'influenza stanno avanzando". Nell'ultimo mese di rilevazione l'incidenza dell'australiana è aumentata in maniera costante, passando dai 2,1 casi ogni mille pazienti della prima metà di dicembre ai 7,7 casi dell'ultima settimana. Quasi un paziente su tre ha ricevuto un ciclo di antibiotico in seguito a una complicanza batterica conseguente a influenza o a una malattia respiratoria acuta.

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Farmaci: con la logistica si risparmia

Ottimizzazione della filiera del farmaco per ottenere un risparmio economico fornendo nel contempo migliori garanzie ai pazienti. Questi gli obiettivi di un accordo siglato dalla Regione Veneto con Assologistica, l'associazione nazionale di settore.

L'iniziativa, presa in collaborazione con Fiaso e Federsanità prevede l'apertura di un tavolo comune a cui siederanno esperti e tecnici dell'Agenzia Sanitaria del Veneto e di Assologistica, attraverso il proprio Centro Studi di Cultura e Formazione, al fine di definire una prima strategia di intervento unitaria per tutte le Asl della regione sulla cosiddetta "filiera del farmaco e dei beni economali".

Grazie al confronto tra tutti gli attori della filiera del farmaco si vorrebbe arrivare alla messa a punto di un modello organizzativo affidabile ed economico che migliori l'assistenza ai pazienti. Il risparmio, atteso in 15 milioni di euro, dovrà passare attraverso miglioramenti della conservazione e somministrazione dei farmaci. Sandro Sandri, assessore alla Sanità della regione Veneto ha espresso soddisfazione dichiarando: "Poniamo oggi le basi per progettare un cambiamento assai significativo - ha detto nel corso dei lavori - per il quale abbiamo bisogno di avvalerci di competenze e professionalità dal settore privato in ambito logistico, dove tali pratiche sono ormai ampiamente consolidate".

Una sfida culturale e organizzativa, quella partita dal Veneto in modo a cui guarda con grande interesse anche la Lombardia. L'assessore lombardo Luciano Bresciani è stato l'osservatore speciale della nascita del progetto: "Con la regione Veneto - ha spiegato Bresciani - abbiamo un legame relativo a una serie di attività e non possiamo che guardare con attenzione anche a questo aspetto, perché la centralizzazione è un orientamento che stiamo seguendo in diversi settori, dagli acquisti al pagamento di fatture, ai farmaci.

Abbiamo obiettivi comuni con il Veneto anche se strategie diverse - ha aggiunto Bresciani - ma questo non ci porta a escludere sinergie con soggetti della comunità che possano portare plus valore alla sanità".

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Al via tavolo per qualità e tutela salute

Al via un tavolo interministeriale per la salute e la qualità degli alimenti, con il coinvolgimento dei dicasteri del Welfare, dell'Agricoltura e anche quello degli Esteri, fondamentale per i rapporti con i Paesi da cui si importano alimenti.

E, inoltre, un tavolo confronto con i produttori per tutelare sempre di più e meglio la salute dei cittadini e i produttori stessi, i primi a essere danneggiati dalle frodi alimentari. Ad annunciarlo, ieri a Roma, il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, nel corso di una conferenza stampa sulla maxioperazione dei Nas che ha portato, in 4 giorni, al sequestro di oltre 1.000 tonnellate di alimenti avariati.

Il gruppo di lavoro interministeriale, ha spiegato il sottosegretario, e' stato istituito "per l'analisi e la revisione del piano pluriennale sugli alimenti, previsto dalle norme comunitarie, che nel 2009 renderà più efficace i controlli, ottimizzando le risorse economiche, l'organizzazione, la gestione dei controlli stessi e le loro priorita' in funzione dei rischi.

Tutto questo per aumentare le garanzie per i cittadini, che in Italia possono contare comunque su alimenti sicuri". Per quanto riguarda invece il tavolo di cooperazione con gli operatori del settore alimentare, Martini sottolinea che sarà particolarmente utile "potenziare i sistemi di autocontrollo e ridurre le irregolarità".

Il sottosegretario ha anche ricordato che la Commissione europea "ha promosso a pieni voti la sicurezza dell'agroalimentare italiano, designando l'Italia come il Paese più scrupoloso nel fare i controlli"

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Misure draconiane per le regioni in crisi

Misure draconiane per evitare il commissariamento di Campania, Sicilia e Molise.

A invocare estremo rigore nei conti, pena il commissariamento, è stato ieri il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che ha partecipato alla presentazione del Rapporto Sanità 2008 del centro si studi Ceis della facoltà di economia dell'università Tor Vergata di Roma.

"Le recenti verifiche - ha detto Sacconi - hanno evidenziato che se Campania, Sicilia e Molise non interverranno quanto prima con provvedimenti decisivi, sarà necessario avviare l'iter per il commissariamento. Servono - ha aggiunto - anche misure draconiane.

Ma le Regioni non verranno lasciate sole, sono atti che il Governo è disposto a condividere".

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Le proporzioni della spesa sanitaria

"Il 60% alla medicina del territorio, il 40% a quella ospedaliera". E' questa la proporzione ideale per rimettere in sesto la spesa sanitaria italiana e renderla virtuosa. A definire le dimensioni di spesa per il servizio sanitario che verrà, nelle intenzioni del Governo, è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi intervenuto ieri mattina a Roma alla presentazione del VI Rapporto Sanità 2008 del Ceis dell'università di Tor Vergata.

"Il modello lo abbiamo già davanti agli occhi, seppure con sfumature diverse - spiega il ministro - e cioè la sanità delle Regioni virtuose: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana". Sacconi ricorda come un punto di svolta sia stato "nel 1972 la chiusura degli ospedali generalisti e marginali. Da lì - assicura - è iniziato il percorso della buona sanità trevigiana che io conosco". Quello della chiusura dei piccoli e marginali ospedali per potenziare la medicina del territorio, continua Sacconi, "è un processo inevitabile che servirà non per tagliare servizi e bisogni ai cittadini, bensì per liberare risorse mal impiegate e migliorare il servizio sanitario attraverso l'assistenza sul territorio, più vicina ai bisogni del cittadino, e la creazione di grandi ospedali altamente specializzati". Il ministro riconosce al precedente Governo di aver "saputo controllare la spesa farmaceutica convenzionata, meno quella ospedaliera.

Ma, in questo modo - aggiunge - si tiene sotto controllo solo il 14% dell'intera spesa del Ssn. E il resto?", chiede alla platea di economisti ma anche di manager di Asl e ospedali. La leva per innescare il processo virtuoso, rivela poi, "è il federalismo fiscale che in gran parte si misura proprio con la sfida della sanità. In quest'ottica - continua - dobbiamo spostare la spesa sui costi standard e non su quella 'storica'".

Sulla definizione di questi parametri Sacconi è chiaro: "Guai a noi se scegliessimo criteri eccessivamente analitici. Dobbiamo scegliere criteri di sintesi, ovviamente mitigati dalla pesatura demografica delle differenti Regioni. Se ce l'hanno fatta le Regioni virtuose - aggiunge - potranno farcela anche le altre. E il loro sforzo contribuirà a migliorare la coesione nazionale".

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2010, SSN rischia voragine da 10 MLD

La spesa sanitaria italiana continua a crescere, e più rapidamente del prodotto interno lordo (Pil). "Al punto che nel 2010 la forbice tra finanziamento statale e spesa rischia di aprire una voragine da 10 miliardi"

E' da allarme rosso l'avvertimento degli economisti del Ceis, il centro per gli studi economici e finanziari della facoltà di economia dell'università Tor Vergata della Capitale, che ieri mattina a Roma hanno presentato il loro VI Rapporto sanità 2008. La spaventosa differenza tra finanziamento e spesa per il Ssn "dovrebbe essere colmato dalle Regioni con recuperi di efficienza, o inasprendo la compartecipazione dei cittadini. O tagliando i servizi". Un quadro ben poco edificante anche alla luce delle numerose Regioni con i conti in affanno. E che suona minaccioso per i portafogli degli italiani. In base ai dati, infatti, "già oggi i cittadini pagano di tasca propria un gran numero di prestazioni sanitarie, che influiscono pesantemente sulla gestione economica delle famiglie. Sono 349.180 le famiglie del Belpaese - prosegue il Rapporto - che nel 2006 si sono impoverite per le spese sanitarie impreviste di cui si sono dovute far carico. Un numero pari all'1,5% del totale e a cui se ne aggiungono 861.383 (il 3,7%) che hanno dovuto fare i conti con 'spese catastrofiche' che hanno prosciugato le proprie risorse". In questo quadro il richiamo degli economisti è, ancora una volta, alle possibili conseguenze nefaste di un federalismo che non pensi a un "ridimensionamento ben calibrato del modello di compartecipazione". Altrimenti, ammoniscono, "si rischia di inasprire le differenze già evidenti tra servizi sanitari regionali".

"Parlare di equità e uniformità - prosegue il Rapporto Ceis 2008 - è difficile anche allo stato attuale: a partire dalla spesa sanitaria le Regioni registrano dati fortemente diversificati, che confermano la netta divisione tra Nord e Sud. Se la media nazionale pro capite è di 1.744 euro - continua il documento - Trentino Alto adige, Lazio e Valle d'Aosta hanno una spesa superiore a 1.970 euro, mentre in Basilicata e Calabria la cifre scende sotto i 1.600". Macro differenze anche sulla specialistica ambulatoriale. "Nonostante vi sia una sostanziale omogeneità nei ticket applicati nelle Regioni italiane, non viene garantita equità perché l'adozione di nomenclatori tariffari differenti comporta una diversa incidenza di costi sui pazienti", aggiungono gli economisti. Le preoccupazioni sull'equità del sistema sono condivise dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi. "Abbiamo un sistema sperequato al suo interno con realtà diverse a seconda della latitudine. Occorre - dice - organizzare un modello di servizi integrati di tipo sociosanitario di prima scelta. Il federalismo fiscale - aggiunge - se riuscirà a promuovere equità sarà un vero successo".

Tornando al rapporto Ceis, nel periodo 2000-2006 "circa i due terzi delle Regioni sono intervenute riducendo sia la percentuale di strutture che quella dei posti letto. Casi estremi il Veneto (-42,1% delle strutture e -15,4% dei posti letto) e Friuli Venezia Giulia (-8,3% e -21,1% rispettivamente). In controtendenza il Molise, con un +22,2% di strutture e +16,6% di posti letto". Il documento, spiega Federico Spandonaro, docente di economia all'università di Tor Vergata di Roma, "delinea luci e ombre.

Non c'è - dice - l'auspicabile riduzione dell'impoverimento e delle spese catastrofiche per le famiglie. L'imminente crisi - aggiunge - si rifletterà negativamente sul sistema sanitario con conseguenze sulle famiglie 'fragili'. Di contro - continua - si fanno passi in avanti sul federalismo e speriamo che le Regioni con i conti in rosso riescano a rientrare dal deficit. E per fortuna va avanti la riduzione delle strutture sanitarie marginali e dei posti letto, seppure in maniera disomogenea".

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26 gennaio 2009

TAR accoglie ricorso di Beppino Englaro

Il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso di Beppino Englaro contro il provvedimento con cui la Regione Lombardia aveva negato la possibilità di eseguire nelle proprie strutture la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali a Eluana.

Il provvedimento regionale viene così annullato. La nota del 16 dicembre, firmata da Sacconi, "rappresenta - si legge nella sentenza del Tar - il convincimento, senza dubbio autorevole, perché proveniente dal vertice dell'amministrazione ministeriale, ma comunque inidoneo, secondo i principi generali sulle fonti, a intaccare il quadro del diritto oggettivo come ricostruito con la forza e l'efficacia propri del provvedimento giurisdizionale".

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Presto Commissione su SLA e distrofia

Una commissione composta da tecnici, malati e familiari dei pazienti. Verrà istituita entro il 5 febbraio e dovrà affrontare problemi e lacune lamentate dai pazienti di Sla e distrofia muscolare, oggi in protesta davanti alla sede dell'ex ministero della Salute in Lungotevere Ripa.

Questo, spiegano le associazioni dei pazienti, l'impegno assunto dal sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, che oggi ha incontrato una delegazione dei manifestanti capitanata da Mario Melazzini, il presidente dell'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla), oncologo 50enne malato di Sla da 5 anni e inchiodato alla sedia a rotelle dalla patologia.

La commissione che vedrà la luce tra una decina di giorni sarà chiamata anche a verificare, spiegano le associazioni all'ADNKRONOS SALUTE, il motivo per cui i 10 milioni di euro stanziati dall'ex ministro Livia Turco per acquistare comunicatori ad alta tecnologia, in diverse Regioni non sono stati utilizzati. Si tratta, in poche parole, di quegli ausili che consentivano a Luca Coscioni o a Piergiorgio Welby di comunicare col mondo circostante.

La commissione dovrà sollevare la questione in conferenza Stato-Regioni, con l'obiettivo di vedere presto i fondi utilizzati in modo sistematico e omogeneo su tutto il territorio nazionale. Ma sono state molte le richieste avanzate dal drappello di manifestanti ricevuto da Fazio, e su cui la Commissione sarà chiamata a dar risposte. In primo luogo, la verifica che il Governo emani al più presto il Dpcm attuativo dei nuovi Livelli essenziali d'assistenza (Lea), il 'pacchetto' di prestazioni e servizi che il Ssn garantisce ai cittadini, e che prevede innumerevoli novità per i disabili.

I manifestanti chiedono inoltre, tra le altre cose, il riconoscimento dell'invalidità con assegno di accompagnamento già all'atto di diagnosi e la detraibilità fiscale dello stipendio delle badanti. Risposte dalla commissione, avrebbe assicurato il sottosegretario alla delegazione, entro il 18 settembre prossimo, una data importante per le associazioni perché, spiegano, in questo giorno, nel 2006, ci fu la prima importante manifestazione dei malati di Sla e distrofia.

Esattamente un anno dopo, sempre il 18 settembre, un malato, Sebastiano Marrone, minacciò di lasciarsi morire in piazza staccando il proprio respiratore se non fossero arrivate risposte dalle Istituzioni. Il 18 settembre 2008, infine, un incontro tra Fazio e una delegazione di malati, per avere risposte e strappare promesse al sottosegretario. Ora il nuovo appuntamento fissato per l'autunno dell'anno appena iniziato. E i malati sperano che il 18 settembre all'orizzonte stavolta segni la svolta definitiva.

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Che il PD sostenga il "testo Marino"

"Spero che domani saremo in molti, noi senatori del Pd firmatari della legge depositata da Ignazio Marino, a essere presenti in commissione Igiene e sanità a difendere le ragioni di una scelta laica di diritto, e conforme ai dettati costituzionali che per una volta mette insieme coscienza e diritto".

Lo auspica a Radio Radicale la vicepresidente del Senato Emma Bonino, interpellata sull'inizio della discussione della legge sul testamento biologico prevista per domani in Parlamento." Domani - continua Bonino - il relatore Raffaele Calabrò (Pdl) presenterà un testo che dovrebbe essere la sintesi di una decina di testi di maggioranza.

Governo e maggioranza hanno preannunciato che il punto dirimente sarà quello della alimentazione e della idratazione forzata, con la maggioranza e parte dei teodem che ritengono non si tratti di interventi sanitari e quindi non rinunciabili. Per questo non devono fare parte del testamento biologico. Tutt'altra parte - rileva la senatrice - ritiene che si tratti di cure sanitarie e quindi rinunciabili.

Questo è il punto dirimente. Se passasse così ha ragione Veronesi, molto meglio non farne nulla perché aggraverebbe perfino la situazione attuale. Nel Pd c'è stato un dibattito che si è concluso senza un voto e la invenzione della fattispecie 'orientamento prevalente' su un testo di diritto e di principi che non dice nulla di chiaro.

Ma - precisa - ben 88 su 119 senatori del Pd hanno firmato il disegno di legge Marino che affronta e risolve queste questioni rimaste aperte. Il Pd però non ha favorito nessuna mobilitazione nel Paese. Spero che domani saremo in molti noi senatori del Pd firmatari della legge Marino a essere presenti in commissione sanità a difendere le ragioni di una scelta laica di diritto", conclude.

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Si impara poco dalla buona sanità?

Sul sito del ministero guidato da Roberto Brunetta è stato pubblicato un elenco di lavoratori portati a esempio contro il malcostume dei fannulloni. Uno degli "eletti" si è chiesto se un elenco di nomi sia abbastanza per diffondere le buone abitudini anche agli altri

E' stato promosso, a distanza, 'non fannullone' dal ministro della Pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, grazie a un progetto di buona amministrazione inserito nell'elenco online delle 'buone pratiche'. E ora, a distanza di qualche mese senza nessun contatto, chiede al responsabile del dicastero - con una lettera aperta - spiegazioni e indicazioni concrete, per fugare il dubbio che si sia trattato solo di un'iniziativa pubblicitaria.

E' Ernesto Mola, medico di famiglia di Lecce, uno dei responsabili del progetto Leonardo sulla presa in carico di pazienti cronici, tra i primi 100 segnalati da 'Non solo fannulloni- Soggetti, progetti, soluzioni d'innovazione', promossa dal ministero guidato da Renato Brunetta, che ha pubblicato sul sito storie di buona amministrazione che hanno ricevuto premi, menzioni e riconoscimenti pubblici o che sono state pubblicate in banche dati specializzate."In cosa consiste questo elenco di prassi virtuose - si chiede Mola - ai complimenti seguiranno atti concreti? I responsabili dei progetti verranno consultati con l'intenzione, magari, di rafforzare ed estendere su tutto il territorio italiano questi modelli?

Rimane il dubbio: non sarà solo una iniziativa pubblicitaria, di quelle che servono solo a prendere qualche titolo sui giornali? Sarebbe un'altra occasione persa". Mola ricorda, al momento delle segnalazioni lo scorso settembre, solo l'interesse dei media e null'altro: "avevo solo letto il mio nome sul sito del Governo", si legge nella missiva.

"In realtà signor ministro - prosegue la lettera - non sono stato invitato a incontrarla né mi sono sentito chiedere da lei di illustrarle i contenuti della sperimentazione di cui ho avuto l'onore di essere il responsabile e il cui onere ho condiviso con altre persone che si sono anch'esse gettate anima e corpo nell'impresa. Cosa è allora 'Non solo fannulloni - Soggetti progetti soluzioni d'innovazione', una semplice rubrica del sito del ministero?

Sarebbe stato forse giusto epilogo dell'iniziativa riunire queste 100 persone in un workshop, allo scopo di ricavarne suggerimenti per far meglio funzionare la Pubblica amministrazione, chiedendo loro di indicare il segreto del loro successo e i perché di tanta dedizione. Così non è accaduto, nemmeno una telefonata per scambiare anche soltanto fugaci impressioni. Cosa devo pensare, signor ministro? Che sia stato tutto un grande scherzo?", conclude.

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Garantire cure a Gaza

Un appello affinché nella "tormentata area di Gaza vengano garantite cure ed assistenza alle popolazioni, favorendo libertà di movimento e di sicurezza per tutti gli operatori sanitari che, con grande senso di abnegazione, cercano di portare cure e sollievo".

A rivolgerlo è l'Ordine dei medici di Roma, che condivide l'appello già lanciato da Mohamed Bekkat Berkani, presidente della Conferenza degli Ordini dei medici euromediterranei (Comen), da Salvatore Amato, presidente dell'Ordine dei medici di Palermo, e da Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo).

L'Ordine dei medici di Roma, in una nota, ricorda come abbia già dato "la più ampia disponibilità" alle richieste del presidente dell'Associazione medici stranieri in Italia (Amsi), Foad Aodi, "per sollecitare aiuti umanitari e assistenza sanitaria", e auspica che tutte le Regioni italiane, tra cui la Regione Lazio, mettano a disposizione le proprie strutture sanitarie "per curare ed assistere le vittime del recente ennesimo conflitto".

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Curatrice Eluana, speriamo in svolta da Udine

"Pensiamo che una svolta nella storia di Eluana Englaro possa arrivare proprio da Udine". Franca Alessio, curatrice speciale della donna lecchese in stato vegetativo permanente da 17 anni, non nasconde le sue speranze: "Confidiamo che si possa arrivare all'esecuzione del decreto che dispone l'interruzione dell'idratazione e alimentazione artificiale nella clinica 'La Quiete' di Udine.

Il papà di Eluana è più orientato verso la struttura friulana, anche perché le trattative sono più avanti. Certo il ventaglio di possibilità oggi si è ampliato". Si aspetta il Tar della Lombardia, dove ieri si è svolta l'udienza sulla richiesta di sospensiva del provvedimento con cui la Regione Lombardia ha negato alle strutture sanitarie regionali di effettuare l'interruzione delle cure che tengono in vita Eluana. La sentenza, spiega il legale, "verrà depositata entro qualche giorno.

Il presidente del tribunale amministrativo ha infatti assicurato che i tempi saranno brevi". E poi c'è l'apertura del Piemonte, dove sembra ci sia più di una struttura disponibile a rispondere a un'eventuale richiesta da parte del padre di Eluana, Beppino Englaro.

"Al momento ci sono diverse vie possibili, ma speriamo davvero che la struttura di Udine decida di accogliere Eluana per la sospensione dei trattamenti vitali e, se dovesse dire di sì, mi auguro che questa volta nessuno le metta i bastoni fra le ruote".

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Malnutrizione uccide 10mila bimbi al giorno

E' un'ecatombe silenziosa, oltre che dolorosa, quella che Medici senza frontiere (Msf) denuncia: "Ogni giorno la malnutrizione infantile, causata dalla mancanza di alimenti ricchi di elementi nutritivi, vitamine e minerali, continua a causare la morte di quasi 10 mila bambini ogni giorno".

Una vera e propria strage di innocenti che potrebbe abbattersi su 55 milioni di bambini sotto i 5 anni. Vista la drammatica situazione, l'organizzazione internazionale di medici richiama l'attenzione sul vertice delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare in programma la prossima settimana a Madrid. Alla disperata ricerca di "una strategia concreta e un piano di finanziamento sulla malnutrizione".

In una nota Msf rileva come "oggi la forma più pericolosa di malnutrizione acuta possa essere curata efficacemente, ma solo un bambino malnutrito su dieci riceve le cure raccomandate dalle Nazioni Unite, a base di alimenti terapeutici pronti all'uso". Per questo, come primo passo, Msf e Action Contre la Faim (Acf) chiedono al vertice di garantire che, entro il 2012, tutti i bambini gravemente malnutriti possano essere curati. "Se Ban Ki-moon e José Luis Zapatero vogliono che questo vertice vada al di là delle dichiarazioni per la stampa - afferma Stéphane Doyon, responsabile del team malnutrizione di Msf - devono insistere affinché gli aiuti alimentari cambino e vengano creati nuovi meccanismi per sostenere i 50 Paesi più colpiti nell'affrontare la malnutrizione infantile".

Nonostante i progressi nella scienza nutrizionale, gli aiuti alimentari nazionali e internazionali - prosegue Msf - consistono ancora principalmente in pappe di cereali o granoturco o riso, l'equivalente di pane e acqua.

Questi non rispondono alle esigenze minime nutrizionali dei bambini più vulnerabili, tra i 6 mesi e i tre anni di età, che sono in una fase critica della loro crescita. "I governi nazionali, i Paesi donatori e l'Organizzazione mondiale della sanità devono mettere in atto con urgenza nuove politiche e finanziamenti per implementare i nuovi standard degli aiuti alimentari", sostiene Olivier Longué, direttore di Acf.

E aggiunge: "Non possiamo continuare a fornire aiuti alimentare che non daremmo mai ai nostri bambini". "Se una nazione in via di sviluppo vuole affrontare l'Hiv/Aids o la malaria, sa dove andare per un sostegno tecnico e finanziario", afferma Doyon. "Per combattere la malnutrizione infantile oggi non esiste un simile meccanismo internazionale".

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Nuovo presidente alla SIC

Paolo Marino è il nuovo presidente della Società italiana di cardiologia (Sic). Marino, docente ordinario di malattie dell'apparato cardiovascolare alla Facoltà di medicina, chirurgia e scienze della salute dell'università del Piemonte orientale, è stato nominato su iniziativa del Consiglio direttivo della Sic.

Veronese di origine e bolognese di formazione, Marino è stato ricercatore negli ospedali e nelle università di Londra e di Baltimora. La sua ricerca si occupa, per esempio, di meccanismi della disfunzione ventricolare sisto-diastolica e di fisiopatologia della disfunzione adiacente all'area ischemica (infarti, ischemie, resincronizzazioni e rimodellamenti post-infartuali).

"Quello affidatomi - sottolinea in una nota il neopresidente - è un compito che mi onora e che accresce il prestigio dell'Azienda ospedaliero-universitaria 'Maggiore della Carità' e dell'università del Piemonte orientale 'Amedeo Avogadro'.

Oggi più che mai una profonda collaborazione tra ospedale e università può contribuire in modo significativo a migliorare i servizi sanitari per i cittadini, e utilizzerò la fiducia accordatami per lavorare in questa direzione".

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Un fondo contro la crisi

Creare "immediatamente" un fondo ad hoc "per affrontare la crisi della sanità pubblica, che non ha più possibilità di ulteriori rinvii. O il Governo prende atto di questa situazione o entreremo in un vicolo cieco senza possibilità di uscita"

La proposta-allarme al Governo è di Stefano Biasioli, presidente nazionale del sindacato Cimo-Asmd. Si tratta di una proposta, spiega Biasioli in una nota, "che vuole contribuire a migliorare una politica in questo settore a tutto vantaggio del cittadino, dato che l'incontro di Palazzo Chigi di ieri ha messo in evidenza due elementi: un ministro dell'economia Giulio Tremonti elusivo, e l'assenza di una concreta strategia governativa".

Per il presidente del sindacato, infatti, "c'è stata una sola proposta, quella di sostenere il settore meccanico. Un po' poco - commenta - perché anche i non addetti ai lavori sanno che in tempi di crisi l'economia può essere stimolata non solo con la meccanica, ma anche con una significativa politica di costruzione e pararicostruzione".

I suggerimenti di Biasioli non finiscono qui: "Ci vorrebbe un mastodontico piano 'Ina-casa' a favore dell'edilizia pubblica a basso prezzo; ci vorrebbe una rapida ripresa delle opere pubbliche per favorire i trasporti; ci vorrebbe un serio progetto per messa a norma di scuole, distretti e ospedali. Nulla di tutto questo, ma soprattutto nessuna concretezza dopo mesi di esplosione della crisi". Quindi le proposte più strettamente di carattere sanitario.

"Abbiamo un'idea innovativa: la creazione di un fondo nazionale che consenta il pagamento sollecito dei crediti sanitari vantati dalle aziende fornitrici del Ssn. I tempi attuali di pagamento di questi fornitori oscillano tra 6 mesi e 4 anni. E' evidente - incalza il presidente della Cimo-Asmd - che pagare immediatamente questi debiti sarebbe ossigeno a un settore altamente critico, ma pur sempre un settore che garantisce il 16% del Pil".

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22 gennaio 2009

630 milioni contro la polio

Nuovi fondi internazionali per sconfiggere la polio, malattia paralizzante e a volte fatale che continua a colpire i bambini di alcune parti dell'Africa e dell'Asia e che mette in pericolo i piccoli di tutto il mondo.

E' l'iniziativa della comunità internazionale: Rotary International, Fondazione Bill & Melinda Gates e i Governi di Germania e Gran Bretagna hanno promesso oltre 630 milioni di dollari in nuovi fondi per combattere la malattia.

Oltre a promettere le risorse necessarie - si legge in una nota di Rotary International - i leader hanno invitato altri donatori e hanno pregato i colleghi dei Paesi dove esiste ancora la polio, a unirsi alla lotta per sconfiggere definitivamente la malattia.

La polio è stata eliminata completamente dall'America, dal Pacifico occidentale e dall'Europa, ma continua a persistere in Afghanistan, India, Nigeria e Pakistan e i casi importati da questi Paesi minacciano le altre nazioni in fase di sviluppo.

Le sfide più pericolose sono proprio in questi quattro Paesi, tra cui l'efficacia del vaccino (India), bassi tassi di vaccinazione (Nigeria) e problemi di accessibilità a causa di conflitti (Afghanistan e Pakistan). Molto dipende soprattutto dagli stessi Paesi.

"I rotariani, i responsabili dei Governi e gli addetti sanitari hanno preso un impegno fenomenale - ha dichiarato Bill Gates, copresidente della Fondazione Gates - per fare in modo che la polio colpisca un numero sempre più ridotto di bambini nel mondo.

Tuttavia l'eliminazione completa del virus è difficile e continuerà ad essere tale per diversi anni. Il Rotary in particolare ha ispirato il mio impegno personale di raggiungere la completa eradicazione della polio".

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Mancano mille reumatologi

In Italia mancano all'appello quasi 1.000 reumatologi, che sarebbero necessari per curare i pazienti colpiti da queste malattie, circa 5 milioni e mezzo nel nostro Paese. Una carenza a cui si aggiunge uno scarso numero di centri specialistici, oggi circa 200 (considerando diversi tipi di strutture) su tutto il territorio nazionale, con una distribuzione a macchia di leopardo e Regioni totalmente sguarnite.

Una situazione che penalizza i malati, riducendo la possibilità di diagnosi precoce e di un'assistenza adeguata. E' la denuncia degli esperti riuniti ieri a Roma, alla Camera dei deputati, per il convegno sulle malattie reumatiche promosso dall'Osservatorio sanità e salute.

"Gli specialisti in reumatologia impegnati in prima linea in Italia - spiega Lorenzo Altomonte, presidente del convegno e componente del Collegio dei reumatologi ospedalieri italiani (Croi) - sono tra i 500 e i 600, a fronte degli oltre 5 milioni e mezzo di pazienti. In sostanza uno specialista ogni 9.000 malati di patologie reumatiche".

Un rapporto che gli esperti considerano insufficiente. "Il numero giusto sarebbe di 1.500-1.800 specialisti, il triplo", osserva Altomonte sottolineando che, a oggi, ne mancano all'appello oltre mille. Serve quindi investire di piu' nella formazione, aumentando il numero di specializzandi: oggi le circa 28 scuole di specializzazione ne accolgono 120 l'anno.

"Bisognerebbe triplicarne il numero. Purtroppo queste scuole hanno budget limitati - spiega l'esperto - anche perché ogni specializzando richiede un impegno economico notevole da parte dello Stato che paga le borse di studio". Da qui, l'appello al mondo politico per un impegno a investire di piu' nella formazione dei reumatologi.

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Carcere per mancata reperibilità

Rischia il carcere il chirurgo reperibile che, chiamato da un collega per una presunta urgenza, non si reca immediatamente in ospedale per visitare il paziente. A prescindere dal fatto che si trattava di un caso grave oppure no.

A stabilirlo è la sentenza 48379 della sesta sezione penale della Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso di un medico chirurgo condannato dal Tribunale di Montepulciano ai sei mesi di reclusione per essersi rifiutato, in tre distinti e successivi momenti, "di sottoporre a nuova visita una paziente, il cui quadro clinico si era rapidamente evoluto peggiorando al punto di imporre un intervento che veniva eseguito da altri sanitari di reperibilità, essendosi rifiutato di recarsi in ospedale".

Secondo i giudici della Cassazione, quindi, "il chirurgo in servizio di reperibilità, chiamato dal collega già presente in ospedale che ne sollecita la presenza in relazione ad una avvisata urgenza di intervento chirurgico, deve recarsi subito in reparto e visitare il malato.

L'urgenza e il relativo obbligo di recarsi subito in ospedale per sottoporre a visita il soggetto infermo vengono a configurarsi in termini formali, senza possibilità di sindacato a distanza da parte del chiamato.

Ne consegue che il rifiuto, penalmente rilevante ai sensi dell'articolo 328 del codice penale, si consuma con la violazione del suddetto obbligo e la responsabilità non è tecnicamente connessa all'effettiva ricorrenza della prospettata necessità e urgenza dell'intervento chirurgico".

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Specializzandi, no a ritardi per bando 2009

No a ulteriori ritardi dei tempi di uscita del bando 2009 per l'accesso alle scuole di specializzazione in medicina. Sì all'istituzione di un tavolo tecnico per il riordino e il riassetto delle scuole.

A rivendicarlo è Federspecializzandi che, "in assenza di risposte esaurienti", annuncia una giornata di mobilitazione nazionale il 12 febbraio a Roma. La Federazione dei giovani camici bianchi in formazione, richiama l'attenzione sulla circolare emanata il 14 gennaio dal ministero dell'Università che prevede un sostanziale riassetto delle scuole di specializzazione.

"Le Università - riferisce una nota di Federspecializzandi - dovranno in tempi brevi attuare il decreto sul riordino che, pur essendo stato promulgato più di tre anni fa, pochissime facoltà hanno a tutt'oggi applicato".

A partire da quest'anno accademico verranno attivate esclusivamente le scuole di specializzazione in possesso dei requisiti necessari per iscrivere almeno 3 medici in formazione. "Ne consegue - sottolinea la Federazione - che circa 500 scuole, per evitare la chiusura, saranno costrette in tempi brevi a convenzionarsi con scuole analoghe di altri atenei, mentre il numero complessivo dei contratti di formazione resterà invariato rispetto allo scorso anno".

Federspecializzandi, affinché non vengano ulteriormente ritardati i tempi di uscita del bando 2009 e l'applicazione del riassetto non provochi ulteriori disagi ai giovani aspiranti specializzandi, chiede quindi "l'istituzione di un tavolo tecnico in cui la rappresentanza dei medici specializzandi, mai interpellata finora, possa esprimere la propria opinione sulle modalità di attuazione di questo riassetto".

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Englaro: su atto d'indirizzo campagna ideologica

Sono "molte" le "inesattezze formali e sostanziali, accompagnate talora da una campagna ideologica" che circondano l'atto di indirizzo inviato ai presidenti delle Regioni dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, lo scorso 16 dicembre.

Un atto in cui si chiede alle strutture del servizio sanitario nazionale o convenzionate con il Ssn di non interrompere l'alimentazione e l'idratazione artificiali per evitare un'ingiusta discriminazione dei malati. A ribadirlo ieri è, stato ancora una volta, lo stesso ministro dopo che sul documento sono piovute critiche e sulla sua persona anche una denuncia dei Radicali.

L'atto si lega infatti indissolubilmente alla cronaca, e più precisamente alla vicenda di Eluana Englaro, la donna da 17 anni in stato vegetativo persistente a cui un'ordinanza della Corte d'Appello di Milano, confermata dalla Corte di Cassazione, ha riconosciuto il diritto a interrompere i trattamenti che la tengono in vita.

Le inesattezze e la campagna ideologica "che di un caso specifico vuol fare una regola generale - precisa Sacconi in una nota - mi obbligano a ricordare le ragioni dell'atto che ho prodotto e la disciplina allo stato applicabile, con riferimento al dovere di idratazione e alimentazione verso qualunque persona, specialmente ove non sia in grado di provvedere a se stessa, nell'ambito del Ssn.

Tale obbligo - prosegue il ministro - non può ovviamente che collocarsi nei livelli essenziali di assistenza (i Lea), per i quali l'articolo 117 della Costituzione prevede la competenza esclusiva dello Stato, il cui compito è quindi quello di garantirne il rispetto nell'intero territorio nazionale".

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Snami in piazza contro la Convenzione

Far conoscere a politici e opinione pubblica le perplessità sulla bozza di Convenzione dei medici di famiglia e chiedere al più presto un incontro in commissione Salute e Finanze

Questo al centro della protesta del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) che ha fissato il 6 febbraio un sit-in a Montecitorio contro la preintesa del 22 dicembre. "È in atto una controrivoluzione" spiega il presidente nazionale Snami, Mauro Martini, "che avrà l'effetto di rendere il medico di famiglia sempre più suddito delle Asl e di piegare il rapporto medico-paziente alle logiche della programmazione.

Ma è soprattutto sull'articolo 3 che si concentrano le nostre preoccupazioni: l'adesione obbligatoria alle forme associative - la cui organizzazione sarà decisa dai governi locali negli accordi integrativi - è un principio che non ci piace».

Ed è proprio questa preoccupazione che ha spinto il sindacato a non chiudere le porte alla preintesa, dopo l'iniziale sospensione di giudizio. Nel congresso straordinario del 10 - spiega Martini - è stato deciso di siglare l'intesa.

La nostra sarà però soltanto una firma tecnica, per evitare l'esclusione dai successivi tavoli regionali e avere la chance di giocare la carta del nostro progetto Me.di.co, la "terza via" rispetto a Utap e Case della salute. Ma in ogni caso dovremo prima analizzare il testo finale dell'accordo che uscirà dall'esame di Consiglio dei ministri e Conferenza Stato-Regioni".

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21 gennaio 2009

Testamento biologico: il Pd non vota

Fumata nera, anzi grigia, per l?assemblea dei parlamentari del PD di Camera e Senato che avrebbe dovuto concludere ieri la discussione interna sul testamento biologico e votare i quindici punti, messi in lista dall?on. Marina Sereni, su una possibile linea comune, forse traducibile in una proposta unitaria del PD sul testamento biologico.

Il Pd ha, invece, scelto a maggioranza, di non votare, ma di discutere e rispettare le differenze.

Al contrario, il 15 gennaio scorso, a chiusura della prima riunione, la proposta di un voto appariva possibile. L?ottimismo sembrava trapelare dalle parole del senatore Ignazio Marino.

Tenace sostenitore di un voto a maggioranza su di un testo o su punti specifici, forse traducibili in emendamenti, da votare unitariamente in commissione Igiene e Sanità del Senato e poi in Aula.

Con chiarezza il senatore del Pd aveva posto al centro l?autodeterminazione del paziente, contro cui il medico, in caso di fine vita, non avrebbe potuto far valere alcuna obiezione di coscienza. Unica clausola, l?esistenza di un testamento scritto in cui fosse evidente la volontà di quel cittadino, libero anche di non ricevere nessun tipo di terapia o trattamento (compresi la nutrizione e l?idratazione artificiale), dopo la perdita di coscienza in modo permanente.

Una linearità interpretativa che permetterebbe di rispettare la libertà di scelta e la coscienza di ogni cittadino e non solo del singolo parlamentare. Superabili così tutti i paletti posti dai teodem alla coscienza altrui. Rispettato allo stesso modo l?articolo 32 della Costituzione, soprattutto nella parte in cui recita ?Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana?.

L'articolo di Monica Soldano continua su Vita di Donna Community

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Cognizione e orario di lavoro nella mezza età

I lavoratori di mezza età che indulgono costantemente nel lavoro fuori orario sono a rischio di lievi difetti cognitivi: il lavoro per 55 ore alla settimana è infatti tipicamente associato ad una diminuzione della varietà del vocabolario ed ad un maggior declino nella capacità di ragionamento rispetto ad un orario che si limita a 35-40 ore.

Dato che i lievi difetti cognitivi sono predittivi di demenza e mortalità, l'identificazione dei loro fattori di rischio nella mezza età è importante: oltre ai fattori di rischio tradizionali di declino cognitivo, come l'età biologica e le malattie, anche fattori correlati al lavoro possono contribuire al declino cognitivo.

Risulta dunque raccomandabile non eccedere negli orari di lavoro.

(Am J Epidemiol online 2009, pubblicato il 6/1)

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Demenza: personalità influenza il rischio

Sussiste un legame fra l'aspetto e lo stile di vita di una persona ed il suo rischio di sviluppare demenza.

In generale, i soggetti socievoli, attivi e che non si stressano facilmente hanno meno probabilità di andare incontro a deterioramento mentale nelle fasi successive della vita.

Si tratta di un fatto positivo, in quanto i fattori relativi allo stile di vita possono essere modificati, al contrario di quelli genetici che non sono passibili di alcuna modifica.

Si tratta comunque di dati preliminari, e pertanto il modo esatto in cui l'atteggiamento mentale possa influenzare il rischio di demenza non è chiaro.

Alcuni studi precedenti avevano già dimostrato che lo stress cronico può influenzare alcune parti del cervello, come ad esempio l'ippocampo, potendo portare anche a demenza, ma ora si suggerisce che avere una personalità calma ed aperta in combinazione con uno stile di vita socialmente attivo possa diminuire anche maggiormente il rischio di demenza.

(Neurology. 2009; 72: 253-9)

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USA, aumenterà la copertura sanitaria

Affrontare con vigore e decisione la riforma del sistema sanitario statunitense. Un traguardo che il nuovo presidente degli Usa, Barack Obama, ha ribadito di voler tagliare anche ieri, nel corso dell'insediamento ufficiale alla Casa Bianca: "restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell'assistenza sanitaria".

L'obiettivo è chiaro: riuscire a dimezzare il numero delle persone non assicurate e che non godono di un'adeguata assistenza sanitaria: circa 67 milioni di cittadini. Un traguardo impegnativo che però si può raggiungere: secondo un recente studio del Commonwealth Fund, il piano messo a punto da Obama "arriverà a coprire in 10 anni 34 milioni di americani".

La riforma prevede, naturalmente, grossi investimenti e l'impiego di risorse considerevoli. Obama, nel corso della campagna elettorale, ha infatti promesso di portare "a 65 miliardi, dai 50 attuali, i fondi per la riforma dell'assistenza sanitaria". Attualmente il modello Usa, a base di assicurazioni e due programmi per indigenti e anziani, 'brucia' circa il 16% del prodotto interno lordo americano, pari a 2,3 milioni di miliardi di dollari.

Il cambio di rotta del 44esimo presidente prevede un intervento costruito sull'attuale sistema di assicurazione fornito dai datori di lavoro. Secondo il nuovo piano, analizzato dal Commonwealth Fund, "tutti, eccetto le piccole imprese, saranno obbligati a offrire un'assicurazione sanitaria o a contribuire al costo della copertura".

Il programma prevede anche facilitazioni per l'ingresso delle famiglie a basso reddito nei piani di assicurazione federale per i meno abbienti e per i bambini.

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Sul caso Englaro un atto dovuto

"Noi siamo già intervenuti con un atto di indirizzo che non ha fatto altro che sostanziare quella che è la summa dei mandati costituzionali e i pareri del Comitato nazionale di bioetica, di cui siamo portatori".

Ad affermarlo, dopo che il Piemonte ha aperto alla possibilità di accogliere Eluana Englaro nella Regione per dare esecuzione alla sentenza passata in giudicato che consente la sospensione dell'alimentazione artificiale dopo 17 anni di coma vegetativo permanente, è il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che ne ha parlato ieri a Roma a margine di un convegno sulla salute femminile.

"Da parte nostra - ha proseguito Martini - non c'è stata nessuna ingerenza, anzi c'è stata la conferma del ruolo universalistico e di centralità della dignità della persona malata da parte del Servizio sanitario nazionale.

Credo, confermo e ribadisco che il comportamento del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che ha presentato l'atto di indirizzo con me e il sottosegretario Eugenia Roccella, sia stato un atto dovuto".

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Englaro: Sacconi, nessuno è sotto scacco

"Non metto sotto scacco nessuno, ma ho fatto solo una ricognizione delle leggi da applicare".

Risponde così il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ai cronisti che chiedevano una replica alle dichiarazioni del governatore del Piemonte Mercedes Bresso sul caso Englaro.

Al termine dell'audizione in Commissione Sanità del Senato, il ministro non ha voluto aggiungere altro sulla questione.

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Riconoscere commissione assicurazione

"E' indispensabile che la Commissione per la copertura assicurativa e legale dei medici sia pienamente riconosciuta dalle Regioni e dalle Aziende sanitarie. Deve essere investita della autorità necessaria ad affrontare un problema così complesso e fondamentale della vita professionale dei medici".

A chiederlo è l'Anaao Assomed, dopo l'insediamento e l'avvio ufficiale dei lavori delle Commissione, prevista dall'articolo 16 del nuovo contratto nazionale, avvenuto ieri all'Aran. "La forte disparità dei trattamenti assicurativi tra le varie Regioni e addirittura tra aziende della stessa regione, le differenze esistenti tra i vari tipi di polizza, non sempre adeguate ad assicurare l'indispensabile tutela del medico di fronte a un crescente contenzioso, il più delle volte condizionato da motivazioni opportunistiche e strumentali - si legge in una nota sul sito web dell'Anaao - richiedono un forte e autorevole impegno della Commissione che affronti le maggiori criticità oggi presenti in materia assicurativa".

L'Anaao ha chiesto inoltre che "i lavori siano anche accompagnati da una approfondita analisi conoscitiva delle assicurazioni oggi in vigore e di come siano affrontate le questioni più importanti (Rc postuma, colpa grave, franchigia) a cui le Regioni e le aziende devono attivamente collaborare e senza la quale non appare possibile una esauriente conoscenza della materia".

In ultimo, prima della conclusione della prima riunione, la delegazione dell'Anaao ha proposto "una precisa calendarizzazione dei lavori in modo da offrire alla sequenza contrattuale integrativa, prevista dall'articolo 28, le indicazioni necessarie per procedere a quelle innovazioni normative non più rinviabili".

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Convenzioni: la preintesa è un pasticcio

Il Sindacato dei medici italiani (Smi) chiama in causa anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi nella polemica sulla preintesa per il rinnovo della convenzione di medicina generale, firmata il 22 dicembre da alcuni sindacati

In una lettera aperta al responsabile dl dicastero, infatti, il segretario nazionale Smi spiega le ragioni della dura critica alla 'preintesa-pasticcio' e chiede formalmente un incontro al ministro e la riapertura delle trattative. "Da mesi - scrive il presidente Salvo Calì a Sacconi - chiediamo solo che vengano dati gli arretrati. Invece, dopo una lunga, troppo lunga trattativa, arriva il regalo di Natale: 'la preintesa-pasticcio'.

Il famoso 4,85% di incremento promesso si riduce a un misero 3%. Spiccioli. E chissà quando arriveranno. In compenso gli obblighi e le norme vessatorie non mancano". E ancora, "l'Enpam (l'ente previdenziale dei medici) voleva più soldi e glieli hanno dati. Le Regioni volevano cambi organizzativi a 'costo zero' che snaturano il lavoro dei medici.

Li hanno serviti. Il Governo voleva risparmiare. L'ha ottenuto. Rimane un mistero: perché alcuni sindacati si sono affrettati a firmare? La stessa fretta qualche anno fa, fece perdere ai medici convenzionati quel 'lodo Fini' (uno 0,7% in più) che invece venne riconosciuto agli ospedalieri". "I medici di medicina generale e del territorio - conclude Calì - sono il fulcro delle cure primarie e il futuro di una sanità moderna in grado di rispondere alle sfide di una domanda di salute radicalmente mutata.

Invece, siamo alle solite: sottovalutazione delle risorse, ancora inadeguate, nessun progetto concordato con i medici per la riorganizzazione dei servizi sul territorio, nessuna attenzione alla sofferenza economica di una categoria che subisce una forte pressione fiscale e inflattiva. Per tutte queste ragioni, chiediamo un incontro al ministro e che si riaprano le trattativa".

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20 gennaio 2009

90% PD è per autodeterminazione

"C'è un 90% del Partito democratico solidamente convinto sull'opportunità della libertà individuale di scelta rispetto alle terapie".

Lo spiega Ignazio Marino, senatore del Pd, a poche ore dalla conclusione dell'assemblea a porte chiuse dei parlamentari democratici sul testamento biologico.

"Devo dire - spiega Marino lasciando la commissione d'inchiesta sull'efficacia ed efficienza del SSN del Senato, organo che presiede - che c'è una fetta del partito che non è convinta sul concetto di autodeterminazione.

Per questo - conclude rispondendo ai giornalisti su possibili spaccature interne al partito - si è parlato di posizione prevalente del Pd".

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Il modello olandese di finanziamento SSN

L'Italia dovrebbe adottare un sistema sanitario 'misto', su modello olandese o tedesco, con un'assicurazione obbligatoria unita al finanziamento pubblico per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini.

E' l'idea lanciata dal sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas, in occasione del seminario 'Proposte per nuove forme integrative di assistenza sanitaria e socio-sanitaria', organizzato ieri a Roma dal dipartimento Sanità di Forza Italia.

Da gennaio 2006, tutti i maggiorenni residenti in Olanda devono acquistare una polizza sanitaria la cui copertura di base è stabilita per legge. Le compagnie assicurative devono offrire una tariffa unica a tutti i potenziali assicurati e ciò è reso possibile da un fondo di equalizzazione che compensa le imprese che 'coprono' le persone con i rischi più elevati.

Inoltre, sono previsti contributi dello Stato per le persone meno abbienti e la totale copertura dei minorenni tramite la fiscalità generale. "In un periodo storico dove tutti statalizzano - ha sottolineato Vegas - ci si potrebbe chiedere se abbia senso privatizzare la sanità. La risposta è sì, perché l'ondata statalista terminerà e bisogna guardare al futuro.

La domanda di salute è crescente perché le popolazioni invecchiano sempre di più, ma anche altri settori hanno bisogno di fondi, come quello delle pensioni. E' dunque difficile destinare denaro in più alla sanità, sottraendoli da altri comparti. Bisogna trovare un sistema misto e ottenere così dallo stesso settore le risorse necessarie a rispondere alle esigenze dei cittadini".

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SSN sostenuto da fondi integrativi

"In Italia occorre promuovere fondi sanitari integrativi non in antitesi, ma a supporto del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Esso, infatti, non può soddisfare qualsiasi richiesta dei cittadini: già oggi la spesa sanitaria 'aggiuntiva' dei privati raggiunge il 23% di quella totale".

Parola di Domenico Di Virgilio, deputato del Pdl e responsabile nazionale del dipartimento Sanità di Forza Italia, che ha organizzato ieri a Roma il seminario 'Proposte per nuove forme integrative di assistenza sanitaria e socio-sanitaria'.

"Come avviene da tempo in altri Paesi occidentali - ha proseguito Di Virgilio - anche da noi è importante dare impulso a fondi sanitari e sociosanitari volontari incentivabili fiscalmente, attingendo dal patrimonio di cui già disponiamo, e cioè Casse o Fondi nati anche da accordi collettivi nazionali e locali di lavoro, e Società di mutuo soccorso appartenenti al mondo del no profit, caratterizzate dalla volontà di assicurare forme concrete di solidarietà tra gli iscritti.

Tali forme di assistenza erogano oggi a milioni di cittadini italiani prestazioni sostitutive, cioè le medesime offerte del Ssn: se potranno operare in sinergia e non in contrasto con esso, si potrà dare una migliore risposta ai bisogni sanitari della popolazione, anche quella più anziana, svolgendo, nello stesso tempo, una funzione di controllo della domanda di salute, più difficilmente ottenibile all'interno di un sistema di finanziamento pubblico".

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Lo Stato vicino alle regioni in difficoltà

"Il commissariamento non è inevitabile, basta fare quello che è già stato fatto in altre Regioni. Non lasceremo da soli quegli amministratori che vorranno fare scelte coraggiose.

Non lanceremo il sasso e poi nasconderemo la mano". Ad assicurarlo, parlando delle Regioni italiane alle prese con i piani di rientro dal deficit in sanità, è il ministro del Lavoro, salute e politiche sociali Maurizio Sacconi, intervenendo ieri a Roma al seminario di Forza Italia dal titolo 'Proposte per nuove forme integrative di assistenza sanitaria e socio-sanitaria'.

"Domani (oggi ndr) - ha ricordato Sacconi - il tavolo tecnico Stato-Regioni si riunirà per esaminare la situazione di Campania, Sicilia e Molise.

Mi auguro che si possano constatare concreti ulteriori miglioramenti. Il caso del Molise era già stato esaminato, ma sta predisponendo alcune proposte" e dunque sarà nuovamente analizzato.

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Mobilitare cittadini contro preintesa MMG

Lo propone Francesco Falsetti, presidente dell'Unione medici italiani (Umi)

Informare e mobilitare i cittadini che, insieme ai medici di famiglia, saranno i più penalizzati dalle indicazioni contenute nella preintesa per il rinnovo della convenzione della medicina generale per il biennio economico 2006-07, firmata il 22 dicembre.

Lo propone Francesco Falsetti, presidente dell'Unione medici italiani (Umi), che invita ad "approfittare del tempo necessario alla trasformazione della preintesa (con i vari passaggi istituzionali) in accordo definitivo", correggendo il testo perché diventi "uno strumento più agile ed efficace per garantire una migliorare assistenza di base ai cittadini", dice ancora Falsetti che punta anche a sensibilizzare tutte le forze in campo, dai politici alle associazioni di malati.

Per l'Umi, infatti, l'accordo firmato con la parte pubblica il mese scorso da altri sindacati della categoria - come la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) e Intesa sindacale - "è stato quanto di peggio si potesse immaginare sia per la parte economica sia per quella normativa di grande interesse per i cittadini". Secondo il sindacato, infatti, la preintesa, che contiene anche indicazioni su 'compiti e funzioni del medico' e 'sulle aggregazioni funzionali', "avrebbe dovuto riguardare la sola parte economica del biennio economico 2006-07 essendo la convenzione scaduta il 31 dicembre 2005".

Con questo accordo, invece, i camici bianchi di famiglia non hanno ottenuto, a livello economico, secondo le valutazioni dell'Umi, "l'incremento del 4,85% e gli aumenti reali sono del 3% circa". Non si ha, inoltre, "nessun adeguamento degli onorari, e gli arretrati si vedranno a giugno/novembre 2009". Non piace all'associazione di categoria nemmeno la parte normativa, "piena di obblighi organizzativi e burocratici, da ratificare con accordi regionali, ma già ben definiti, che allontaneranno ancora di più il medico di famiglia dai propri impegni assistenziali e lo costringeranno sempre più spesso a negare ai cittadini le prestazioni richieste".

Il sindacato sottolinea che "sarà obbligatorio aderire alle aggregazioni funzionali distrettuali e anche alle unità complesse, definite senza i sindacati, che vincoleranno i medici di famiglia alle direttive delle Asl e al rispetto dei limiti di bilancio con una spersonalizzazione del rapporto medico/paziente. Scompaiono, inoltre, le attuali associazioni e di fatto non sarà più possibile svolgere l'attività di medicina generale in forma singola".

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19 gennaio 2009

Test rapido per il latte alla melamina

Smascherare la presenza di melamina nel latte in soli 30 secondi. E' la promessa di un gruppo di ricercatori svizzeri del Politecnico federale di Zurigo, che hanno messo a punto un metodo di analisi ad hoc dopo l'emergenza alimentare che in Cina ha ucciso 6 neonati e fatto ammalare quasi 300 mila bambini.

Il nuovo sistema - sviluppato dall'equipe guidata da Renato Zenobi, del Laboratorio di chimica organica del Politecnico zurighese - si basa sulla cosiddetta spettrometria di massa, una tecnica analitica che permette di identificare una sostanza in base al suo peso molecolare.

Con le metodiche d'indagine attualmente in uso, spiegano gli esperti sulla pubblicazione online 'ETH-Life', per identificare l'eventuale presenza di melamina negli alimenti sono necessari invece da 20 a 60 minuti.

I risultati della ricerca elvetica sono pubblicati sulla rivista scientifica 'Chemical Communications'. Utilizzando una goccia di latte, è possibile misurare quantità di melamina fino a 5 volte inferiori al limite di tolleranza attualmente in vigore negli Usa e in Ue.

L'analisi viene eseguita con apparecchiature da laboratorio, ma i ricercatori zurighesi vogliono sviluppare strumenti 'portatili' da impiegare sul campo. Zenobi teme però che ci vorrà del tempo prima di arrivare a un'applicazione pratica della scoperta. Nel settore le novità hanno infatti una certa difficoltà ad affermarsi, sottolinea lo scienziato nell'articolo.

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Diabete tipo 1: sospettato un batterio

Italiani incastrano uno dei principali colpevoli del diabete di tipo 1: sul banco degli imputati un batterio che viene trasmesso ai bambini con il latte.

All'origine di gran parte dei casi di diabete 1, secondo i ricercatori dell'ateneo di Sassari che hanno pubblicato il loro studio sul mensile Focus, ci sarebbe il Mycobacterium avium paratuberculosis (Map), un batterio 'parente' dei micobatteri della lebbra e della Tbc, a cui già si attribuisce la responsabilità dei casi di malattia di Crohn e di sindrome dell'intestino irritabile.

Secondo lo studio sassarese, nel 70% dei casi di diabete sardi e inglesi e nel 40% di quelli lombardi è coinvolto il Map. "Sta emergendo che - spiega Leonardo Sechi, docente di microbiologia dell'università di Sassari - a seconda della predisposizione genetica dei pazienti, una persona incontrando il Map sviluppa il diabete, un'altra l'intestino irritabile e un'altra ancora il Crohn.

Nei diabetici in cui non c'è il Map i responsabili sono probabilmente altri patogeni intestinali". Questo particolare tipo di batterio, che vive all'interno delle cellule che infetta e ha una lunghissima incubazione, viene trasmesso ai bambini con il latte: lo si può trovare infatti nel latte in polvere per neonati, in quello materno (se la madre è infetta) e nei latticini provenienti da animali infetti, ed è persino in grado di resistere alla pastorizzazione.

La ricerca dell'università di Sassari, attribuendo la stessa origine al Crohn e al diabete, apre dunque alla speranza che anche per sconfiggere il diabete possa essere sufficiente un antibiotico. In tutto il mondo l'incidenza del diabete 1 aumenta del 3% l'anno. In Sardegna l'incidenza è elevatissima: circa 40 casi su 100 mila bambini.

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Ripristinare stato diritto e verità scienza

Ripristinare lo Stato di diritto e la verità scientifica. Questo l'appello ai medici del collega e sindacalista Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici.

"La rottura dello Stato di diritto che deriverebbe dalla mancata esecuzione di una sentenza irrevocabile della Cassazione si accompagna, nel caso Englaro, con il rischio di occultamento della verità scientifica sulla nutrizione e sulla idratazione artificiale", spiega in una nota.

"E' paradossale, nel 2009 - continua - essere costretti a contrapporre le acquisizioni scientifiche a un provvedimento ministeriale, dettato per lo più da presupposti ideologici.

E' infatti indubbio che la nutrizione e la idratazione artificiale richiedano competenze di natura medica e infermieristica, che vanno dalla valutazione di fabbisogni alla scelta delle sostanze nutrizionali, dalla preparazione del sondino nasogastrico al monitoraggio dell'efficacia, fino ad arrivare alla prevenzione e alla gestione delle complicanze.

Il diritto a rifiutare le cure - precisa Cozza - è quindi anche il diritto alla sospensione della nutrizione e della idratazione artificiale, peraltro definitivamente sancito nel caso Englaro dalla stessa magistratura".

Così, "a fronte dell'ondata di ideologismo prevaricatore, che attraversa il consenso all'atto di indirizzo del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, lanciamo un appello, in primo luogo ai medici italiani a difesa della deontologia e dell'autonomia professionale, per la sottoscrizione della lettera aperta 'Stato vegetativo, nutrizione artificiale, prematuri estremi: fra evidenze scientifiche e contaminazioni ideologiche della scienza'".

La lettera aperta, firmata da autorevoli clinici e corredata da ampia bibliografia, si può sottoscrivere andando sul sito www.eticapoliticalibertadellascienza.wordpress.com.

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La politica non può dire no

"Non sono i governatori delle Regioni, né gli assessori, a poter dire a Beppino Englaro se sua figlia Eluana potrà essere ricoverata in una struttura o meno.

Il ginecologo ed esponente radicale Silvio Viale torna sulla tormentata vicenda umana e giudiziaria della donna da 17 anni in stato vegetativo permanente. Eluana Englaro non trova una struttura dove venga eseguita la sentenza della Corte d'Appello di Milano che consente al suo tutore di interromperle alimentazione e idratazione artificiali che la tengono in vita.

"Il giudizio sull'accettazione di un paziente - dice Viale all'ADNKRONOS SALUTE - è di stretta pertinenza di medici e direzione sanitaria. Non certo dei politici". Per questa ragione il medico torinese suggerisce al padre di Eluana di "attendere la sentenza del Tar della Lombardia che arriverà a giorni. Altrimenti - continua - Beppino potrebbe firmare le dimissioni della figlia e arrivare con l'ambulanza in un pronto soccorso di un ospedale pubblico qualsiasi, purché con servizio di anestesia e neurologia.

Queste strutture avranno il dovere di cercare professionisti non obiettori che eseguano la sentenza, e non temeranno ripercussioni come è avvenuto per la casa di cura Città di Udine, perché a un ospedale pubblico non si può certo revocare la convenzione con il Ssn".

Viale si dice "convinto", che negli ospedali italiani, "anche della Lombardia, ci siano molti medici disposti a prendersi l'onere di dare seguito alle volontà di Eluana.

Io - aggiunge - mi sono già offerto, ma lavoro a Torino". Quindi, l'esponente si dice sicuro "che anche gli italiani capirebbero un gesto del genere del padre di Eluana, che da sempre ha agito nel più scrupoloso rispetto della legge".

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Caso Englaro, ancora polemiche

Decidere spetta allo Stato

"Credo sia un problema dello Stato cui spettano le decisioni in questa materia". Lo sostiene Sandro Sandri, assessore alla Sanità della Regione Veneto, sull'eventualità che Eluana Englaro, dopo che l'ipotesi friulana è definitivamente tramontata, possa concludere il suo cammino in un ospedale del veneto.

"Il caso di Eluana - sottolinea Sandri - riguarda convinzioni proprie e personali di tipo etico, morale e religioso, mentre la Regione è un ente amministrativo: la questione di Eluana non è un semplice atto amministrativo".

E comunque, per Sandri, sul caso "vi sono indicazioni dal Governo" e più precisamente del ministro Sacconi.

Quello della figlia di Beppino Englaro però, per Sandri "è un atto che forse non è neppure da giudicare come eutanasia perché in questo caso si porta alla morte una persona di fame e sete.

Non sono medico, ma per quanto mi riguarda, si tratta di una morte che mi fa rabbrividire".

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18 gennaio 2009

L'anagrafe della chirurgia estetica

Un censimento delle protesi al seno e dei filler a base di acido ialuronico, collagene e altre sostanze 'spiana-rughe'. Obiettivo: sapere quanti interventi vengono fatti in Italia, su quali pazienti e in quali strutture.

Nasce nella Penisola l"anagrafe del ritocco', per aumentare il controllo sulle operazioni e garantire più sicurezza ai pazienti. Lo riferisce la Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica (Sicpre), che parteciperà al progetto voluto dal sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, ricorda una nota. Gli impianti di protesi mammarie e di filler usati in medicina estetica presto cominceranno a essere censiti, si legge nel comunicato: ciò permetterà di conoscere con esattezza come e quante pazienti si sottopongono ogni anno ad aumento di seno e a impianti di filler nel nostro Paese.

Un"operazione trasparenza' possibile in tempi brevi - assicura la società scientifica - grazie all'istituzione di una Commissione di studio finalizzata a dare gli strumenti per un intervento legislativo in questo settore, che si riunirà il prossimo 4 febbraio e alla quale la Sicpre partecipa in forma ufficiale.

La creazione della Commissione che si occuperà di protesi mammarie, filler e stili di vita, e la partecipazione della Sicpre sono state decise dal sottosegretario Martini durante un incontro con il presidente Sicpre, Carlo D'Aniello, e il tesoriere Paolo Palombo. La decisione del sottosegretario Martini è un riconoscimento dell'autorevolezza scientifica e morale della Sicpre, commenta la stessa società, e del suo costante impegno nel promuovere il massimo rigore in campo di chirurgia estetica.

La speciale anagrafe, conclude la Sicpre, permetterà finalmente di avere cifre certe sugli interventi estetici che vengono compiuti ogni anno in Italia: cifre che oggi semplicemente non esistono, contrariamente a quanto accade in altri Paesi. Per esempio negli Usa, dove questi dati sono alla luce del sole e consultabili da tutti sul sito web dell'Asaps (Società americana di chirurgia plastica).

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Lazio 5 mln a comuni per quote Rsa

La Regione Lazio dà 5 milioni di euro di sostegno ai propri Comuni per pagare la quota sociale delle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali).

La decisione è stata presa venerdì, al termine di un incontro a porte chiuse, tra il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, e gli assessori alle Politiche sociali della Regione Anna Coppotelli, e del Comune Sveva Belviso.

I Comuni attualmente devono far fronte al 20% della quota sociale, ma in questo modo la spesa si riduce al 10%. Al Comune di Roma andranno 2 milioni e mezzo di euro, mentre il resto agli altri Comuni laziali.

Lo stanziamento segue quello di 14 milioni di euro già finanziato in bilancio dalla Regione per il riequilibrio delle rette Rsa.

"E' un finanziamento destinato a chi non raggiunge i 13 mila euro annui - sottolinea Coppotelli - ed è uno sforzo ulteriore della Regione nei confronti dei Comuni".

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Domani i sindacati all'ARAN

Martedì appuntamento all'Aran per i sindacati della dirigenza medica e veterinaria del Ssn. E' arrivata infatti alle organizzazioni di categoria la convocazione formale della Commissione, prevista dall'articolo 16 del nuovo contratto nazionale, che si occupa della ridefinizione della normativa relativa alla copertura assicurativa e legale dei medici dirigenti.

A riferirlo è il segretario generale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza, che ritiene questa convocazione "una piccola buona notizia". "Ci auguriamo che questa convocazione - sottolinea Cozza - possa consentire un confronto costruttivo su una materia di grande rilevanza per il mondo medico, troppo spesso costretto a impegnare ingenti risorse economiche per avere una adeguata assicurazione e per essere difeso dagli avvocati, a fronte delle sempre più frequenti denunce.

Abbiamo già chiesto alla Camera - aggiunge il numero uno della Cgil medici - che la prossima legge sul governo clinico preveda l'obbligo della copertura assicurativa per la responsabilità civile di tutte le strutture sanitarie a tutela dei cittadini e di tutti i dipendenti. Il contratto - prosegue - deve però rappresentare il luogo prioritario per dare una migliore risposta a una situazione sempre più drammatica".

Cozza intravede comunque segnali positivi in tal senso. "Lo slittamento di un solo mese rispetto alla convocazione prevista - conclude - fa ben sperare sulla volontà dell'Aran di affrontare realmente, e non solo formalmente, questa rilevante tematica".

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Gli Englaro da ora in silenzio

"D'ora in poi pianificheremo le nostre mosse in segreto, senza rendere partecipe la stampa che in questa vicenda ha avuto solo un ruolo negativo".

Vittorio Angiolini, avvocato della famiglia Englaro, si trincera nel più stretto riserbo sulle strategie che intende mettere in campo dopo il rifiuto della casa di cura Città di Udine di ospitare Eluana per rendere esecutivo il decreto emesso dalla Corte d'Appello di Milano il 9 luglio 2008, ratificato dalla Corte di Cassazione a sezioni riunite lo scorso novembre.

Un decreto che consente di sospendere alla donna, da 17 anni in stato vegetativo permanente, la nutrizione e l'idratazione artificiali che la tengono in vita.

Di fronte al rifiuto delle strutture emiliano romagnole di accogliere gli ultimi giorni di Eluana, Angiolini replica: "Alle cliniche dell'Emilia Romagna nessuno aveva chiesto nulla".

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Da medici italiani appello di pace per Gaza

Appello di pace per Gaza da parte dei medici italiani che hanno fatto propria l'iniziativa della Conferenza Ordini dei medici dei Paesi euromediterranei (Comem)

L'organismo - a firma del suo presidente, l'algerino Mohamed Bekkat-Berkani - ha infatti diramato un comunicato per lo stop al conflitto e per il diritto della popolazione alle cure e la sicurezza degli operatori sanitari. Un testo che la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) rilancia integralmente, dichiarandosi in linea con i contenuti espressi.

"E' proprio in questo delicato momento che abbiamo sentito il bisogno di esprimere una parola di pace per la tormentata area di Gaza e un invito a salvaguardare le vite umane e l'opera di coloro che, con abnegazione, stanno cercando di portare cure e sollievo", ha detto Salvatore Amato, presidente dell'Ordine dei medici di Palermo, nella sua veste di vicepresidente della Comem.

"Nell'associarmi all'appello di pace del presidente Bekkat-Berkani - ha aggiunto il presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco - sono certo di rappresentare l'unanime sentire dei medici e degli odontoiatri italiani. Auspico quindi atti concreti di pace in quella travagliata area di guerra a cominciare da garanzie di cura e assistenza alle popolazioni, ora più che mai riposte nell'abnegazione, nella libertà di movimento e nella sicurezza degli operatori sanitari".Nel comunicato del Comem i camici bianchi chiedono "la cessazione delle ostilità tra le parti in conflitto - si legge nel testo - per superare la grave crisi umanitaria e garantire il diritto e l'accesso alle cure per le popolazioni vittime della guerra.

Il diritto di ingerenza di tutte le nazioni del mondo che amano la pace e la libertà deve essere riconosciuto". Le organizzazioni professionali dei medici che rappresentano la Comem, inoltre, "chiedono l'accesso alle cure per la popolazione e la garanzia di sicurezza per gli operatori sanitari".

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Influenza, al Grassi nuovo ambulatorio per l'emergenza

La Direzione Generale apre un ambulatorio con i MMG per alleggerire il Pronto soccorso del Grassi

Da sabato prossimo, 17 gennaio 2009, per fronteggiare al meglio la situazione di ?Emergenza Influenza?, che si è venuta a creare nel territorio di competenza, apre presso l?Ospedale G.B. Grassi, un ambulatorio per i pazienti in codice bianco e verde.
Questo servizio, diminuirà oggettivamente le attese dei pazienti non gravi e permetterà ai medici ed agli operatori di lavorare più tranquillamente su quelli più gravi.

Infatti, grazie ad una Convenzione stipulata oggi con i Medici di Medicina Generale (MMG) dell?Unione delle Cooperative Mediche del Lazio (Uni.Co.M) verrà allestito nel Pronto Soccorso dell?Ospedale un ambulatorio di Cure Primarie, gestito dal personale di queste cooperative di MMG o con personale esterno operante per le stesse, che garantirà l?intervento per quanto riguarda i codici bianchi e verdi, senza alcun onere accessorio per l?utenza.

La Convenzione è la prosecuzione del Progetto ?Estate Sicura 2008?, per fronteggiare però stavolta, come detto, l?emergenza influenzale, avendo la certezza dell?eccellenza del risultato già verificato precedentemente.

Le prestazioni sanitarie verranno fornite nella fascia oraria dalle 10 alle 19 di tutti i giorni feriali e festivi dal 17/1 al 15/2.

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Croazia: è lesbica e finisce in manicomio

Cara ?Liberazione?, apprendo dall??Unità? che in Croazia una lesbica è stata ricoverata in manicomio per volontà dei suoi genitori! La stessa situazione si sarebbe potuta verificare in Italia prima del 1978, anno di approvazione della legge 180.

Dovrei sentirmi orgogliosa del livello di civiltà raggiunto nel nostro paese a seguito delle lotte di Basaglia e del movimento di Psichiatria Democratica (che insieme agli intellettuali e agli operai raggiunse l?obiettivo di chiudere i manicomi negli anni ?70) ma invece sono estremamente preoccupata.

Di questo mio stato d?animo la spiegazione più ovvia è che la destra al governo del paese propone forme di restaurazione contro la riforma psichiatrica ed è certamente drammatico, anche se non ci può sorprendere.

In questi quasi 40 anni, i pazienti e gli operatori hanno subito tanti attacchi ma tutti sono stati rinviati al mittente. Le proposte di legge che si sono succedute a centinaia, alla fine, sono cadute nel vuoto fronteggiate da un movimento che ha saputo riorganizzarsi ogni volta che c?è stata la necessità.

No, quello che mi dà vero e profondo dolore sono le tesi, come quella del dott. Fagioli che trovano spazio anche all?interno di ?pezzi della sinistra? che si definisce comunista. Abbiamo letto su ?Repubblica? le sue dichiarazioni sull?omosessualità come malattia che «abbiamo l?obbligo di curare», abbiamo letto su ?Left? le sue tesi contro Basaglia, abbiamo appreso chiaramente come un pericolo serio il suo distinguere tra pazienti curabili ed incurabili. Se mettiamo insieme queste tesi ecco che si prefigura un futuro manicomiale che lancia il nostro servizio sanitario verso l?incubo dell?omologazione a quello che succede in Croazia.

Mentre a Bruxelles il Parlamento Europeo (anche per l?impegno di parlamentari di larga parte della sinistra) lavora alacremente per confermare, con una seconda risoluzione, il dovere degli Stati membri di garantire la salute mentale dei propri cittadini nel rispetto della dignità umana e della loro libertà da noi si lascia spazio sui giornali a tesi a dir poco sconcertanti? Le stesse tesi sono state espresse in una ?canzonetta? che verrà presentata al Festival di Sanremo ed hanno già suscitato la reazione indignata della comunità gblt. Il rischio palese è quello di una discussione pubblica sulla omosessualità come malattia.

Mentre in Spagna abbiamo assistito ad un riconoscimento dei diritti civili, in Italia questa arretratezza è possibile perché politica, clericalismo, pezzi della cultura e dello spettacolo si rendono protagonisti di una vera e propria campagna di propaganda omofoba con la quale una, per fortuna piccola, parte della sinistra addirittura collude.

Se non fossero tesi oscurantiste da prendere maledettamente sul serio verrebbe da canticchiare, con Bennato, «sono solo canzonette, non metteteci alle strette?».

Dott.ssa Giusy Gabriele Psichiatria Democratica

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La Stevia promossa negli Stati Uniti

La FDA (Food and Drug Administration) ha finalmente approvato l?uso di un dolcificante estratto dalla pianta della Stevia, dopo un divieto durato vent?anni.

Le grandi industrie produttrici di bevande, come la Pepsico® e la Coca Cola® sono riuscite laddove i sostenitori di questo dolcificante naturale non hanno potuto.
Se pensiamo al gusto dolce associamo subito il bianco dello zucchero o il giallo del miele, ma a nessuno verrebbe in mente il verde di una foglia.

Si chiama Stevia la pianta che dolcifica in modo naturale a calorie zero, trecento volte più dolce dello zucchero ed ha una storia strana, oggetto di misteriosi divieti e di lodi appassionate.

La Stevia rebaudiana è originaria delle foreste tra Brasile e Paraguay, gli indios Guaranì la chiamavano erba dolce e ancora oggi la si adopera per addolcire l?infuso più bevuto in quelle zone: il Matè.

Il botanico uruguayano Moises Bertoni così scriveva nel 1899: ?è veramente incredibile il potere dolcificante di questa piantina. Un frammento di foglie di pochi millimetri è sufficiente per tenere dolce la bocca per un?ora, un pezzettino di foglia basta per dolcificare una forte tazza di caffè o di tè?.

Viene spontaneo chiedersi come mai in Europa molte persone non l?hanno neanche sentita nominare, mentre in America Latina o in Giappone è ampiamente diffusa. Il problema è legato al costituente chimico principale, responsabile della dolcezza della pianta: lo stevioside, identificato negli anni Trenta del secolo scorso e considerato cancerogeno. Ma forse anche al fatto che la pianta avrebbe costo zero, basterebbe coltivare poche piantine sul balcone di casa per avere il dolce che serve.

Il suo uso nei prodotti alimentari è però vietato in Europa dove nel 1999 la Commissione sugli Additivi nei Cibi dell'OMS e il Comitato Scientifico per gli Alimenti dell'Unione Europea, segnalano la pericolosità della Stevia come additivo alimentare, poiché un suo metabolita, lo steviolo, si è rivelato cancerogeno. Conseguentemente nel febbraio 2000 la Commissione Europea, seguendo le opinioni del Comitato Scientifico per gli Alimenti - SCF, ha deciso che la Stevia rebaudiana (pianta ed estratti secchi) non può essere immessa nel mercato come alimento o come additivo alimentare.

Continua a leggere l'articolo di Daria Fago su Vita di Donna Community

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15 gennaio 2009

Legge 40: si riparte dagli embrioni

Incredibile, ma vero. Il tema (bio) politico più tabù nel nostro Paese, quello della legge in materia di fecondazione assistita (legge 40), riparte dalla discussione più spinosa: il destino degli embrioni ?orfani?. Tremilaquattrocentoquindici quelli congelati, prima della legge 40 e abbandonati nei centri dalle coppie progenitrici per i motivi più diversi.

La questione non è solo etica, trattandosi di potenzialità di vita umana, ma anche economica, perché la loro conservazione ha un costo per i centri. Buttarli nel lavandino o finalizzare ad altro? Alla ricerca scientifica, avrebbero risposto da tempo i Radicali italiani, oggi nel PD, che sulla libertà di ricerca scientifica hanno fondato un? associazione molto attiva, l?Associazione Luca Coscioni.

Tuttavia, con stupore di tanti, pochi giorni fa la risposta provocatoria, da non sottovalutare, è arrivata anche dall?on. Antonio di Pietro, presidente dell? Italia dei Valori. Questo gruppo parlamentare ha, infatti, co-promosso a Roma, alla Camera dei deputati, con la Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFES), una due giorni di convegno (12 e 13 gennaio), dal titolo ?Legge 40 e turismo riproduttivo: vale ancora la pena? Europa, Usa, Australia ed Italia a confronto?.

L?Italia dei Valori ha chiesto al Governo di rendere disponibili gli embrioni ?orfani? per l?adozione e di non avere più alcun indugio nel trasferirli alla Biobanca di Milano.

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Lazio, nessun precario sarà licenziato

"Non c'è nessun rischio per le attività degli ospedali e nessun licenziamento di medici. Ogni Azienda sanitaria e ospedaliera può mantenere in servizio i dipendenti con rapporto di lavoro coordinato e continuativo, particolarmente quelli del ruolo sanitario, che lavorano in servizi e aree di particolare impatto di utenza, come ad esempio i servizi di emergenza e di urgenza".

Ad assicurarlo è il presidente della Regione Lazio, e commissario ad acta per la sanità laziale, Piero Marrazzo, in una lettera inviata a tutti i direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliere della regione.

Nella lettera il governatore ha illustrato le economie e i tagli che dovranno essere effettuati "sulle consulenze non indispensabili", ma ha rassicurato il personale sanitario con rapporto di lavoro coordinato e continuativo.

"I contratti a tempo determinato per i medici in servizio nei pronto soccorso di tutte le aziende ospedaliere e territoriali del Lazio - si legge in una nota della Regione - possono essere rinnovati per poi arrivare alla stabilizzazione.

I provvedimenti firmati dal governatore mirano a eliminare solo le consulenze inutili e gli sprechi, non certo i posti di lavoro di medici e precari.

Continuare a parlare di tagli inesistenti significa solo voler fare inutile allarmismo e speculare sul nulla".

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Azzerare le morti perinatali

"In Italia esistono ancora, seppure contenute, percentuali di donne che muoiono per il parto e di bambini che perdono la vita appena nati.

L'obiettivo a breve termine deve essere quello di azzerarle". Lo ha sottolineato il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, partecipando ieri a Roma alla presentazione del Rapporto Unicef 2009 sulla Salute materna e neonatale.

Per risolvere il problema delle morti materno-infantili "bisogna agire sulle cause - ha ribadito la Carfagna - operando una sinergia fra Istituzioni e operatori, investendo risorse e predisponendo un'adeguata prevenzione.

L'obiettivo comune deve essere quello di collaborare per garantire i diritti delle donne e dell'infanzia".

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Garante per infanzia in tempi brevi

Tempi brevi per il via libera al disegno di legge 'targato' Mara Carfagna che prevede l'istituzione di un Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza.

"Dopo il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni", ha sottolineato il ministro per le Pari opportunità partecipando ieri a Roma alla presentazione del Rapporto Unicef 2009 sulla Salute materna e neonatale, "posso annunciare con piacere che il testo è arrivato nelle commissioni Affari sociali e Affari costituzionali della Camera, che forse potranno procedere in sede deliberante, garantendo così tempi brevi per l'arrivo di questa nuova istituzione".

"Il Ddl dovrebbe diventare legge quanto prima - ha aggiunto il ministro - e anche il nostro Paese si doterà di una figura così importante, che fra le altre funzioni avrà quella di creare un collegamento con i tribunali per provvedimenti immediati".

"Speriamo che il Garante - ha affermato il presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafora - possa contribuire a fare chiarezza sulle varie competenze e deleghe esistenti in Italia per la difesa dell'infanzia".

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Archiviato ricorso su Englaro

Il sostituto procuratore generale della Repubblica di Milano, Maria Antonietta Pezza, ha deciso di archiviare la richiesta presentata il mese scorso da un giornalista e da un medico per la revoca del decreto con cui la Corte d'appello di Milano a luglio aveva autorizzato i familiari di Eluana Englaro, in coma vegetativo da 17 anni, a staccare il sondino dell'alimentazione dell'idratazione.

"Alla luce della decisione della Cassazione che aveva rigettato il ricorso contro la scelta della Corte d'appello, noi non siamo legittimati a prendere alcuna iniziativa", è la spiegazione della procura generale di Milano. Secondo Piero Pirovano, presidente dell'associazione Solidarietà, libertà, giustizia e pace di Vizzolo, nel milanese, e un medico, Paolo Gulisano, presidente dell'associazione Centro aiuto alla vita di Lecco, "non è una sentenza ma un decreto di volontaria giurisdizione e in quanto tale sempre revocabile.

Il decreto è un atto amministrativo viziato per grave travisamento dei fatti e in contrasto con la Costituzione, con la legge civile e con il codice penale". Nella richiesta di revoca si lamentava inoltre che i giudici non avessero disposto "una perizia sulle reali condizioni di Eluana alla luce delle recenti novità in campo scientifico".

Nell'istanza, infine, si sollecitava la procura generale a valutare se in caso di inerzia da parte dei magistrati non si ravvisabile una "colpa grave", non avendo disposto la perizia per valutare le capacità di deglutizione della ragazza. Per la procura generale di Milano, invece, la vicenda da un punto di vista giuridico è chiusa.

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Testamento: dichiarazione d'intenti Bonino

Un sì, purché sia senza compromessi, alla proposta di legge sul testamento biologico firmata da Ignazio Marino (Pd) e depositata in commissione Igiene e sanità del Senato

Questa la posizione di Emma Bonino, vicepresidente di palazzo Madama, e della delegazione dei Radicali confluita nel Partito democratico. L'occasione è l'assemblea dei gruppi parlamentari sul testamento biologico, convocata per ieri. La dichiarazioni di intenti della storica esponente radicale è indirizzata al capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. "Come delegazione Radicale nel gruppo del Pd - scrive Bonino - noi siamo con decisione a favore di una regolamentazione dell'eutanasia, per battere il flagello di quella clandestina e della 'morte all'italiana' praticata illegalmente tra immense sofferenze negli ospedali e ai capezzali in tutta la penisola.

Ritengo che sia proprio questa realtà sociale, per quanto negata - prosegue - a far sì che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, cattolici inclusi, secondo ogni sondaggio fatto negli ultimi anni stiano dalla parte di Piero Welby e Giovanni Nuvoli prima, come di Paolo Ravasin e di Eluana e Beppino Englaro ora". Quindi il vicepresidente del Senato ricorda che "in questa direzione abbiamo presentato una proposta di legge che chiederemo sia messa in votazione in conclusione del dibattito nell'assemblea, perché confidiamo che una votazione ci sarà, come richiesto formalmente ed esplicitamente da tanti colleghi democratici".

Bonino però non nasconde dubbi sull'esito della proposta dei Radicali, quindi aggiunge: "Se la nostra proposta per la legalizzazione dell'eutanasia non sarà raccolta dai gruppi del Pd, sono e siamo comunque mobilitati affinché il nostro Paese finalmente ottenga quantomeno ciò che già è una realtà concreta in gran parte d'Europa.

Abbiamo firmato la proposta di legge presentata da Ignazio Marino - nonostante non ponga con la necessaria radicalità la questione della libertà e responsabilità personale nelle scelte di fine vita - proprio perché corrisponde all'esigenza minima di garantire il rispetto dell'articolo 32 della Costituzione, che prevede che nessuno possa essere sottoposto a un trattamento medico contro le sue volontà, anche per le persone che non sono più in grado di intendere e di volere".

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14 gennaio 2009

PD: voto comune sul testamento

Un voto comune dell'intero gruppo parlamentare, seppure non vincolante, sulle diverse proposte di legge in tema di testamento biologico presentate dai propri esponenti.

A chiederlo, con una lettera già firmata da oltre 50 deputati e senatori e inviata ai capigruppo Antonello Soro e Anna Finocchiaro, sono i parlamentari del Pd. Nella missiva si chiede loro "che l'ordine del giorno della riunione del 16 gennaio prossimo preveda un ampio dibattito e la votazione su testi di provvedimenti legislativi sul testamento biologico proposti dai parlamentari del gruppo".

Nella lettera i parlamentari rilevano come "l'appuntamento cada in un momento particolarmente importante per il confronto su questo tema.

Già molti di noi - dicono - nel sollecitarvi una convocazione dei gruppi, avevano avuto modo di sottolineare l'importanza di decisioni tempestive, dopo che la fase preliminare delle audizioni in Commissione Igiene e sanità del Senato sul provvedimento si era ormai conclusa, ed esponenti della maggioranza avevano già esposto i contenuti che intendono inserire nella legge preannunciando l'intenzione di procedere in tempi stretti verso l'adozione definitiva.

Nel frattempo - prosegue la lettera - le novità sul caso di Eluana Englaro hanno condizionato sempre più il dibattito, a partire dall'intervento diretto del Governo nella vicenda".

Continua il percorso dei nuovi LEA

Riparte il percorso per il varo definitivo dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), le prestazioni sanitarie su cui era già stato raggiunto un accordo tra Governo e Regioni nella sede dell'ex ministero della Salute lo scorso settembre.

"I Lea saranno inseriti nel patto della salute tra Governo e Regioni" così come gli extrasconti sui farmaci generici, ha spiegato il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, a margine della presentazione dell'indagine del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed sugli italiani e il SSN ieri a Roma. "Ci rendiamo conto - ha detto Fazio - che ci sono stati ritardi sia per i Lea sia per quanto riguarda gli extrasconti sui farmaci generici", ma il sottosegretario nega che il 'fermo' di questi mesi sia legato a problemi di copertura economica e ricorda che l'accordo già raggiunto con le Regioni prevede addirittura un risparmio.

"L'eliminazione delle prestazioni inappropriate - ha continuato - soprattutto quelle che riguardano l'apparato osteoarticolare, ha consentito di inserire, a costo zero, tutti i nuovi Lea per le categorie deboli che erano stati proposti dal Governo precedente. Si e' arrivati a un accordo con un risparmio di 800 milioni di euro". Lo stop, secondo Fazio, e' stato legato piuttosto "al periodo politico. Una volta chiuso il tavolo tecnico e' stato infatti deciso l'inserimento dei nuovi Lea nel nuovo patto per la salute".

Ora quindi bisogna inserire tutto quanto deciso "nel patto, che e' più complessivo e va discusso tra Governo e conferenza Stato-Regioni". Il ritardo nell'iter dei Lea dunque "non e' legato ne' a inadempienze ne' a problemi di copertura economica".

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Rendere più umane le cure

I medici italiani sono bravi e competenti, lo riconoscono anche i pazienti. Ma ci sono ancora passi avanti da fare per migliorare la loro capacità di comunicare con i pazienti e, in generale, per umanizzare l'assistenza offerta dal Servizio sanitario nazionale, con una maggiore formazione di tutto il personale e più attenzione alle strutture.

Un percorso complesso, che sta a cuore al ministero del Welfare, ma che richiede la collaborazione di tutti, associazioni di categoria compresa. E' il parere, in sintesi, del sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio che ha commentato, ieri a Roma, alcuni dati dell'ampia indagine dell'Anaao Assomed sugli italiani e il Ssn. Dai risultati della ricerca, che confermano la fiducia dei cittadini nel sistema pubblico ma anche una forte spaccatura tra Nord e Sud del Paese, emerge un buon giudizio complessivo nei confronti dei medici, considerati competenti.

"Quello che manca un po' - dice Fazio - e che i pazienti chiedono, è l'umanizzazione, la possibilità di occuparsi degli ammalati, di dedicare loro del tempo. Questa è una cosa su cui dobbiamo lavorare". E su questo terreno il sottosegretario chiede la collaborazione anche del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, perché non "ci può essere umanizzazione delle cure senza la formazione del personale", ha detto Fazio. Dal canto suo Carlo Lusenti, segretario nazionale Anaao, ha sottolineato la necessità di un intervento complessivo, che parta dai piani di studio universitari "nei quali oggi - spiega - non c'è attenzione a questo argomento. Bisogna essere formati alla comunicazione con il paziente, mentre gli atenei tendono a formare solo super tecnici".

Fazio ha infine sottolineato che il ministero sta lavorando anche sul fronte del miglioramento delle strutture dal punto di vista architettonico, perché siano più accoglienti e a misura d'uomo: una commissione ad hoc è a lavoro. "Sono stati già preparati alcuni modelli - ha spiegato - che saranno d'aiuto, per il momento, alle Regioni sottoposte a piani di rientro, per la riorganizzazione degli spazi nelle diverse strutture". E Fazio ha ricordato, in particolare, il lavoro di ristrutturazione avviato all'ospedale San Giacomo di Roma dove "sarà realizzato un poliambulatorio moderno, funzionale anche dal punto di vista architettonico, gestito da medici del territorio".

Bene le cure, male vitto e igiene

I pazienti italiani apprezzano i medici e il personale ospedaliero, promossi dal 70% dei cittadini che sono stati assistiti personalmente o hanno avuto familiari ricoverati. Gradimento alto soprattutto al Nord (80%) ma anche al Centro (63%) e al Sud (60%).

Giudizio positivo anche sulla qualità delle cure e delle prestazioni offerte da queste strutture sanitarie, giudicata soddisfacente dal 72% degli intervistati. Con le solite differenze tra Nord (82%), Centro (68%) e Sud (57%).

Meno graditi invece il vitto, l'organizzazione, il comfort, l'igiene e l'informazione, seppure le percentuali di cittadini soddisfatti non scende mai al di sotto del 50%. Più penalizzati, anche in questo caso gli ospedali meridionali con giudizi negativi superiori alla media. Sono alcuni dati dell'indagine promossa dal sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, 'Gli italiani e il Ssn', realizzata dalla Swg di Trieste su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 25 anni. La ricerca è stata illustrata ieri mattina a Roma. L'ospedale pubblico resta, secondo i dati, il punto di riferimento per gli assistiti che lo hanno utilizzato. Ma è un pilastro dell'assistenza anche per tutti gli altri cittadini: tra i servizi socio-sanitari a cui, secondo il campione, il Governo dovrebbe prestare più attenzione si collocano ai primi posti, con la stessa percentuale, l'assistenza agli anziani, le cure domiciliari e l'assistenza ospedaliera.

Per quanto riguarda poi la soddisfazione dei cittadini per i singoli servizi del Ssn, si registrano, in media, buone percentuali di gradimento per l'assistenza medica di base su tutto il territorio nazionale (67%). Alto ovunque, invece, il livello di insoddisfazione (88%) per le liste d'attesa. Strutture, ricoveri e assistenza ospedaliera - se si considera il campione generale - soddisfano in media il 53% degli italiani, con un divario enorme tra Nord (69%) e Sud (33%). Anche per il pronto soccorso, gradito in media dal 46% dei cittadini, emerge una differenza di più di 20 punti percentuali fra i più soddisfatti cittadini settentrionali e i più scontenti meridionali.

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SSN promosso, ma non al SUD

Gli italiani confermano la loro fiducia al Servizio sanitario nazionale, promosso dal 54% dei cittadini ma con forti differenze in base alla zona di residenza

I dati citano numeri molto variabili: Il gradimento tocca punte del 66% al Nord e 'precipita' di 20 punti percentuali nelle regioni del Centro (46%) e ancor di più al Sud (41%). E se il giudizio riguarda la sanità regionale, nel meridione sono oltre 7 cittadini su 10 (77%) a dichiararsi insoddisfatti: una vera voragine rispetto al settentrione dove, al contrario, il 74% è invece soddisfatto.

La sanità pubblica, comunque, continua a essere preferita a quella privata che, invece, piace solo a 3 concittadini su dieci. Sono questi i risultati principali dell'indagine 'Gli italiani e il Ssn', promossa dall'Anaao Assomed, realizzata dalla Swg di Trieste su un campione rappresentativo della popolazione italiana con più di 25 anni d'età e illustrata ieri mattina a Roma. Secondo i dati presentati dai medici ospedalieri, la fiducia sembra crescere con l'età, passando dal 42% di chi ha meno di 35 anni al 60% di chi ne ha più di 55.

Una differenza legata, probabilmente, al maggiore utilizzo dei servizi sanitari da parte dei più anziani. L'età influisce anche sul giudizio dei singoli servizi. Gli over 55, infatti, sono più soddisfatti della media per quanto riguarda l'assistenza medica di base (76% contro un dato medio del 67%), i ricoveri e l'assistenza ospedaliera (59% contro il 53%). E sono molto più contenti della qualità delle strutture ospedaliere di quanto non lo siano gli under 35enni (53% contro 29%). In media circa la metà degli intervistati, inoltre, giudica positivamente la sanità della propria Regione e il servizio ospedaliero della propria città.

Ma i dati evidenziano ancora una volta il disagio dei cittadini del meridione. Si passa, infatti, da una valutazione positiva del 74% dei residenti nel Nord ad appena il 23% di chi sta al Sud, con ben il 77% di insoddisfatti. Diffusa insoddisfazione anche dei cittadini del Centro (41% i 'soddisfatti') e, secondo i ricercatori, "c'è da ritenere che le vicende della 'sanitopoli abruzzese' e quelle sanità laziale influiscano pesantemente sulle valutazioni dei cittadini". Per quanto riguarda il costo delle prestazioni, 6 intervistati su 10 ritengono inadeguato ciò che offre loro il servizio sanitario rispetto a quanto pagano.

Sul dato medio, pesano le risposte dei cittadini del Sud che segnalano, ancora una volta, il loro malcontento: la 'distanza' tra costi e prestazioni è valutata come inadeguata da 7 intervistati su 10. Anche al Nord, in questo caso, la quota di quanti considerano adeguati i costi sostenuti per la sanità pubblica risulta inferiore al 50%. In ogni caso la fiducia dei cittadini nelle strutture pubbliche appare di gran lunga maggiore - 70% pro pubblico, a fronte del 30% pro privato - che per quelle private. Ed è opinione diffusa che i medici presenti negli ospedali pubblici siano preparati, e spesso lo siano di più rispetto a quelli che operano nelle cliniche private.

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13 gennaio 2009

Incontrovertibili criticità legge 40

"Le criticità della legge 40 sono incontrovertibili". Con queste parole l'ex ministro della Salute Livia Turco risponde al sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che ieri mattina ha sostenuto la mancanza della necessità di modificare la legge sulla procreazione medicalmente assistita, alla luce dei risultati ottenuti dalla sua applicazione.

"Mi auguro - dice Turco partecipando al convegno 'Legge 40 e turismo riproduttivo: vale ancora la pena?', organizzato a Roma dall'Italia dei valori (Idv) - che il sottosegretario Roccella abbia con la legge 40 lo stesso rapporto che ho avuto io. Cioè l'applicazione e la valutazione scrupolosa dei risultati. Risultati che - continua - provengono dall'Istituto superiore di sanità e dimostrano in maniera incontrovertibile, nelle relazioni al Parlamento sull'applicazione della legge, che sono diminuite le gravidanze e aumentati, invece, i parti plurigemellari.

E tutto ciò - enfatizza la parlamentare del Pd - a scapito della salute della donna e della tutela degli embrioni rivendicata dall'articolo 1 della legge. Quindi forse un qualche ritocco la legge dovrebbe averlo, anche perché nessuna norma è intoccabile e santa".

Se dunque per l'ex ministro della Salute una eventuale modifica della normativa "non deve essere un tabù", le possibili modifiche dovrebbero "riguardare l'articolo 14, comma 2 e 3, cioè laddove si stabilisce che gli embrioni debbano essere al massimo tre e impiantati contestualmente nell'utero della donna".

Nel frattempo l'ex ministro della Salute chiede al Governo "di continuare ad applicare la legge 40 in maniera scrupolosa e rispettosa e di proseguire con i dati sulla sua applicazione in Parlamento. In modo da poter valutare laicamente - conclude - se la legge non abbia bisogno di essere ritoccata in alcuni punti".

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Testamento biologico: legge in primavera

Sono fiduciosa e penso che alla fine si arriverà a una legge sul testamento biologico o sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) il più possibile condivisa e sufficientemente garantista".

Cosi il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, commenta i lavori in Commissione Igiene e sanità del Senato, dove si sta studiando un testo sulle Dat.

Il sottosegretario è intervenuta ieri al convegno 'Legge 40 e turismo riproduttivo: vale ancora la pena?', organizzato a Palazzo Marini a Roma dall'Italia dei Valori.

Quanto ai tempi della definizione di un testo di legge, Roccella rivela: "spero arrivi a primavera, ma si tratta pur sempre di tempi parlamentari".

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Sbloccare ordine di Napoli

"E' necessario trovare al più presto una soluzione per far uscire l'Ordine dei medici di Napoli da questa fase di stallo. Un vero e proprio blocco operativo e amministrativo che va a scapito di tutti, medici e cittadini. Una situazione ingarbugliata e spinosa, che sono certo il ministero del Welfare saprà però affrontare e risolvere con il giusto equilibrio".

Parola del presidente della Fnomceo (Federazione nazionale ordine medici chirurghi e odontoiatri), Amedeo Bianco, che rivolge un appello a tutte le parti in causa, ministero in testa, affinché si sbrogli quanto prima il problema post-elettorale che sta investendo l'Ordine provinciale di Napoli. Durante lo scrutinio delle schede, a novembre scorso, sono state infatti scoperte alcune irregolarità.

"In due buste - spiega Bianco all'ADNKRONOS SALUTE - sono state trovate non una, ma più schede con la stessa preferenza". Visto l'accaduto, il presidente della commissione elettorale ha ritenuto ci fossero elementi di rilievo penale e ha quindi investito della questione la magistratura, "che - aggiunge Bianco - non ha comunque posto veti sul proseguimento dello scrutinio, lasciando libertà di azione all'Ordine.

A quel punto però, il presidente della commissione elettorale ha ritenuto non ci fossero le condizioni ambientali per proseguire". Da allora la presidenza dell'Ordine napoletano è di fatto vacante. Uno scenario peraltro non previsto dalle regole interne della Federazione dei medici. "In casi come questo - sottolinea il numero uno della Fnomceo - la guida dell'Ordine provinciale rimane nelle mani del presidente uscente, salvo dimissioni di quest'ultimo". Giuseppe Scalera, presidente uscente e senatore del Pdl, non sembra però intenzionato a gestire questa fase. "Scalera - afferma Bianco - ha espresso il suo disagio nel proseguire le operazioni di scrutinio e si è dichiarato indisponibile".

Per risolvere il problema la Federazione nazionale, come da protocollo, ha investito della questione il ministero competente: quello del Welfare. "Abbiamo segnalato al dicastero - spiega il presidente della Fnomceo - alcuni nominativi, persone di prestigio, che potrebbero 'traghettare' questo passaggio e rimettere in moto le funzioni dell'Ordine. Ora non resta che aspettare fiduciosi che il ministero risolva finalmente l'affaire. Una soluzione - conclude Bianco - va trovata anche per rispetto dei circa 7.500 medici che si sono recati alle urne per eleggere il nuovo presidente".

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Stop a licenziamento dirigenti

"Serve un'urgente modifica del decreto Brunetta che sta portando al licenziamento da parte delle aziende dei dirigenti con 40 anni di contributi, e in particolare dei medici con meno di 60 anni. Non basta la sola esclusione dei primari ospedalieri decisa dal Senato".

E' quanto ha chiesto il segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza, nel corso dell'audizione sul governo clinico, ieri in commissione Affari Sociali della Camera. In riferimento alle proposte di legge in materia, è stato presentato un documento, a firma congiunta di Cozza e di Rossana Dettori, segretaria nazionale Fp Cgil. Il documento della Cgil affronta la 'materia sanità' a 360 gradi e contieni alcuni principi fondamentali.

"I medici, i veterinari, gli altri dirigenti e operatori sanitari - spiega Cozza in una nota - devono sentirsi partecipi delle scelte aziendali e non essere solo supini esecutori. Si deve regolamentare l'apporto alle strategie generali aziendali degli enti locali, dare voce agli utenti. Va riconosciuto il ruolo di organo dell'Azienda del Collegio di direzione, con parere obbligatorio sugli atti di rilevanza clinica del direttore generale. E ancora, il Comitato di dipartimento deve rappresentare lo snodo reale della clinical governance e il livello della dirigenza nella sanità pubblica deve rimanere unico".

Per la Cgil, vanno inoltre valorizzati "il merito professionale, la valutazione e le verifiche, con regole condivise con le organizzazioni sindacali e voltando pagina rispetto a una situazione dove invece sono le direzioni generali a decidere i destini professionali, troppo spesso arbitrariamente. Va inoltre istituito un accesso unico alla medicina generale, in cui chi entra in convenzione svolge tutte le attività della medicina territoriale a tempo pieno, con la conseguente abolizione della figura della guardia medica".

Dalla Cgil proposte anche in materia di nomine dei primari. "Per la selezione degli incarichi di struttura complessa, le commissioni, presiedute dal direttore sanitario, devono essere formate col meccanismo del sorteggio tra un elenco nazionale di quella specifica disciplina, con il vincolo di presenza di commissari donne. I curricula e i titoli - sottolinea Cozza - devono essere quindi esaminati in relazione a quel determinato posto da ricoprire e alla predefinizione degli obbiettivi da raggiungere. Alla fine, il primo in graduatoria vince".

Il documento affronta anche il tema dell'esclusività dei camici bianchi con il Ssn. Per il sindacato, "tutti i dirigenti medici e sanitari devono avere un rapporto di esclusività con l'azienda, a maggior ragione se ricoprono responsabilità gestionali, e va prevista la rivalutazione della indennità di esclusività con fondi extracontrattuali. C'è infine - conclude Cozza - la necessità di istituire in ogni azienda una unità per la gestione del rischio clinico, e tutte le strutture sanitarie devono avere la responsabilità civile per danni alle persone causati dal personale, con obbligatorietà dell'assicurazione".

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I nodi da sciogliere

Il problema dell'accesso alla professione e la questione dei precari sono 'nodi' da sciogliere nella sanità italiana. In particolare per garantire i diritti minimi dei lavoratori

E' la convinzione del Sindacato medici italiani (Smi), espressa ieri nell'audizione in Commissione Affari sociali della Camera dedicata al 'governo clinico', ovvero ai 'disegni di legge di modifica del decreto legislativo 502 del '92, e altre disposizioni in materia di governo delle attività cliniche'.

A rappresentare lo Smi il vicesegretario nazionale Francesco Medici, che ha consegnato un documento. Medici, alla fine dell'audizione, ha ricordato che "tutti i disegni di legge presi in esame dalla Commissione affrontano un problema realmente sentito da tutti i medici: la modifica della legge 502/92, e in particolare le questioni relative alla nomina dei direttori generali delle Asl e dei primari, pensionamento, istituzione delle unità di rischio clinico e del collegio di direzione. I progetti affrontano molti problemi che da anni mettiamo in evidenza e le soluzioni prospettate, con i dovuti aggiustamenti, sono in buona parte condivisibili".

Ma rimangono, invece, "inevasi - ribadisce - alcuni nodi di grande rilevanza: l'accesso alla professione e il problema dei precari. Vanno riviste le norme concorsuali perchè obsolete, ma chiediamo - aggiunge Medici - anche che nelle aziende sanitarie e ospedaliere non si assuma più personale con contratti atipici (cococo, cocopro e altri). La nostra proposta è utilizzare gli strumenti del concorso (per le assunzioni a tempo indeterminato) e dell'avviso pubblico (per quelle a tempo determinato)".

"Il nostro obiettivo - spiega ancora il rappresentante sindacale - è garantire così i diritti minimi del lavoratore: le tutele assicurative, la gravidanza, la formazione continua. Ma anche scongiurare che si producano nell'inserimento del professionista conseguenze negative, ma comuni, come la mancata fidelizzazione con il lavoro e la difficile integrazione con gli altri medici".

Lo Smi, per quanto riguarda il 'governo clinico', auspica che "nei disegni di legge in esame - conclude il vicesegretario - si recepiscano le correzioni e le proposte dei medici e che i progetti possano diventare un testo unico di riforma. Da troppi anni aspettiamo una legge sul governo clinico che ponga rimedio alle incongruenze della 502".

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Interrogazione sugli embrioni abbandonati

Un'interrogazione al ministro della Salute Maurizio Sacconi, per comprendere quale futuro attenda i cosiddetti embrioni abbandonati, ovvero quelli prodotti in sovrannumero prima dell'entrata in vigore della legge 40 e a cui i genitori hanno rinunciato.

A depositarla i senatori Marco Perduca e Donatella Poretti (Radicali-Pd), che ricordano come questi embrioni, "dopo un censimento realizzato dall'Istituto superiore della sanità, dovevano essere inviati all'ospedale Maggiore di Milano perché fossero crioconservati e destinati alla ricerca".

"Oggi, a distanza di 5 anni e con un nuovo Governo Berlusconi - chiede Poretti in una nota - si sta prefigurando un nuovo destino per questi embrioni? Di sicuro c'è un decreto non applicato se non nello sperpero di denaro pubblico, e ci sono annunci del sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella di non voler tener conto del decreto in vigore, schierandosi per una soluzione alternativa come quella della possibile loro adottabilità.

E la ricerca scientifica? Attualmente - scrive la senatrice - la necessità della ricerca è passata in secondo piano e il decreto ha avuto applicazione solo per elargire i finanziamenti previsti: 50 mila euro ricevuti dall'Iss per realizzare il censimento di 2.527 embrioni abbandonati, e 400 mila euro a favore dell'ospedale Maggiore di Milano, con 230 mila per la creazione dell'area di criobiologia, 96 mila per spese di materiale e software e 74 mila per spese di personale".

Ecco perché al ministro Sacconi Perduca e Poretti chiedono "quali provvedimenti intenda prendere nei confronti del sottosegretario Roccella, che dichiara di non tenere conto del Decreto del 4 agosto 2004, che prevede un consenso scritto o tacito per l'abbandono degli embrioni da parte della coppia".

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Medico di famiglia, la via svizzera

Un modello sanitario che riprende ed estende il principio del medico di famiglia: è quanto hanno presentato ieri a Berna le associazioni professionali di categoria e l'Unione sindacale svizzera.

I pazienti, in base a tale proposta, avrebbero come punto di riferimento un interlocutore unico e personale, che sarebbe responsabile del coordinamento generale delle cure e dello smistamento verso centri specializzati.

L'obiettivo è di contenere i costi della sanità, e nel contempo di accrescere le prestazioni della medicina di base. Non si tratta di una novità assoluta, visto che un progetto analogo era già stato illustrato da sindacati e operatori sanitari nell'aprile del 2007.

L'interlocutore personale sanitario (Ips), secondo i suoi promotori, "deve garantire le cure primarie a livello di medico di famiglia, coordinare in modo ottimale le prestazioni e contribuire al contenimento dei costi".

Si tratta di "una soluzione di politica sociale sanitaria", che consente comunque al paziente di scegliere liberamente il proprio medico curante. Christine Goll, consigliera nazionale socialista e vice presidente dell'Uss, ha spiegato che Governo e Parlamento non sono finora riusciti a presentare riforme attuabili.

Un nuovo modello sanitario è quindi più urgente che mai, in considerazione peraltro dell'imminente fine della moratoria sull'apertura di nuovi studi medici, che giunge a scadenza alla fine del 2009.

Sulla stessa linea Christoph Bosshard, presidente dell'Associazione svizzera dei medici assistenti e capiclinica, secondo il quale l'instaurazione di una rete capillare di Ips ovvierebbe alla crescente carenza di medici generalisti, mantenendo intatto il principio della libera scelta.

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Smi, estendere norma pensione a 70 anni

"La nuova normativa sul pensionamento dei primari ospedalieri del Ssn è condivisibile ma insufficiente. Dovrebbe infatti essere estesa a tutti i dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale".

E' il punto di vista del Sindacato dei medici italiani (Smi) riguardo l'approvazione in Senato dell'emendamento al Disegno di legge Brunetta che prevede "l'inapplicabilità per i primari ospedalieri della norma che consente alla pubblica amministrazione la risoluzione dal rapporto di lavoro con i dipendenti che abbiano maturato quarant'anni di contribuzione".

In altri termini, grazie a questo emendamento, i primari ospedalieri potranno andare in pensione a 70 anni, come i loro colleghi dei Policlinici universitari. Per lo Smi, però, la nuova normativa dovrebbe essere estesa a tutti i dirigenti medici del Ssn. "E' impensabile - si legge in una nota dello Smi - configurare differenti norme previdenziali in una categoria inquadrata giuridicamente su un unico livello e con un'unica qualifica.

Tuttavia, in questo momento storico, riteniamo adeguato che si prevedano norme previdenziali che consentano il pensionamento dei dirigenti medici a 65/67 anni (come in tutta la pubblica amministrazione), così da favorire il necessario turnover in strutture che hanno visto negli ultimi anni crescere in maniera impressionante l'età media dei dirigenti medici stessi".

Secondo il sindacato medico, si deve però ragionare anche in prospettiva e "preventivare fra alcuni anni un prolungamento dell'età pensionabile nel Ssn, al fine di consentire a un gran numero di dirigenti attualmente in servizio di poter costituire un montante previdenziale dignitoso.

Le norme sulle pensioni non devono rispondere a logiche corporative tendenti a cristallizzare sistemi di conservazione professionale e di potere, ma allo stesso modo - conclude lo Smi - è necessario rispondere ai legittimi interessi del lavoratore-medico".

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Il caso Englaro è istituzionale

"Eludere le domande sui 'nuovi diritti' significa delegare le risposte, caso per caso, agli organi giurisdizionali, talvolta privi di precisi referenti normativi, come è avvenuto nel drammatico caso di Eluana Englaro".

E' quanto afferma il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick, nel corso della relazione sul tema 'Rileggere la Costituzione oggi' tenuta nell'Aula magna dell'Università Luiss di Roma, nell'ambito del convegno 'Uno sguardo verso il futuro' organizzato a conclusione del 60esimo anniversario della Costituzione, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Per Flick, "che si tratti di un caso avvertito a livello istituzionale e non solo etico lo testimonia il fatto che su di esso è stata chiamata a pronunciarsi la stessa Corte costituzionale, nella significativa forma del conflitto di attribuzione fra poteri". Il presidente della Corte costituzionale avverte "il rischio dell'affermazione dei 'nuovi' diritti fondamentali, veri e presunti, solo per via giurisprudenziale".

Ciò, specifica, "non già a causa di lacune nella Costituzione, ma per il rischio di uno squilibrato rapporto tra legislazione e giurisprudenza, una sorta di paralisi del legislatore contrapposta a un attivismo creativo dei giudici". Flick osserva, a tal proposito, che "esiste oggi una sorta di frenesia di aggiornamento dei diritti fondamentali: i diritti alla qualità della vita, alla pace, alla diversità, alla sicurezza, allo sviluppo, alla democrazia, alla efficienza; senza considerare le categorie per fasce antropologiche nel caso dei diritti degli anziani, dei bambini, delle generazioni future, degli utenti; o quelli cosiddetti naturali come i diritti degli animali".

Per il capo della Consulta, "il fenomeno costituisce uno tra gli interrogativi più stimolanti dell'intera problematica costituzionale, anche perché in questa domanda un po' disordinata troviamo anche diritti davvero 'presi sul serio': le unioni tra persone dello stesso genere, l'inizio e la fine della vita, il testamento biologico, il trattamento terapeutico per malati terminali o incoscienti".

A tal proposito, Flick si chiede "il perché di questa sorta di assedio dei nuovi diritti veri o presunti e il perché tutti noi ci entusiasmiamo di più quando si amplia il catalogo delle richieste, molto meno quando un diritto già esistente venga meglio tutelato o più compiutamente realizzato: ci interessa di più parlare dei mille nuovi rivoli del diritto alla riservatezza - stigmatizza il presidente della Corte costituzionale - piuttosto che presidiare il diritto di non morire a causa di incidenti sul lavoro".

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L'epidurale è sicura

Partorire senza dolore è meno rischioso di quanto si pensi. La buona notizia per le mamme in attesa arriva da uno studio inglese pubblicato sul 'British Journal of Anaesthesia', che ridimensiona i pericoli delle anestesie epidurale e spinale

Iniezioni utilizzate, oltre che durante il parto, anche nei pazienti sottoposti a interventi chirurgici come l'impianto di protesi d'anca o di ginocchio. Secondo i ricercatori del Royal United Hospital di Bath (Gb), i rischi di questi due tipi di anestesia sono stati finora sovrastimati. Il pericolo di eventi avversi per il paziente è invece ridotto a un caso su 23 mila - calcolano gli studiosi - ed è ancora inferiore (un caso su 80 mila) la probabilità di danni permanenti.

Gli autori hanno analizzato le complicazioni successive alle 700 mila iniezioni antidolore, spinali ed epidurali, praticate ogni anno negli ospedali britannici. Il team ha riscontrato quindi danni permanenti in un numero di pazienti compreso fra 14 e 30: una 'forbice' ampia, spiegano, perché spesso la causa precisa dell'evento avverso non è del tutto chiara.

Nel dettaglio, sul totale di pazienti danneggiati, da 5 a 13 sono rimasti paralizzati, mentre 6 sono morti. Ma la maggior parte delle complicanze registrate risultava inevitabile - evidenziano gli studiosi - perché provocate da reazioni individuali all'anestesia.

"I risultati sono rassicuranti", afferma il coordinatore dello studio, Tim Cook. Evidenziando tuttavia la necessità che i medici non pratichino 'a cuor leggero', ma consapevolmente, procedure così delicate. "E' una buona notizia - commenta sulla Bbc online Charlie McLaughlan, del Royal College of Anaesthetists britannico - Prima d'ora non erano disponibili dati certi" sui rischi delle anestesie spinale ed epidurale.

"I pazienti - ritiene l'esperto - avevano probabilmente l'impressione che i pericoli di queste procedure fossero superiori", e questo potrebbe averli frenati.

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11 gennaio 2009

Al lavoro dopo il parto

Sì alle super-mamme che tornano a lavoro subito dopo il parto, come ha fatto la ministra francese Rachida Dati, rientrata al suo posto dopo 5 giorni dal lieto evento. Purché, però, non si rinunci all'allattamento al seno e a stare vicino al bebè.

E' il parere del presidente della Società neonatologi italiani (Sin) Claudio Fabris, convinto che "tutte le mamme debbano essere in condizioni di poter stare con il proprio bambino nei primi mesi della nascita, soprattutto per non privare il bambino di un alimento fondamentale per lo sviluppo".

E non vedono controindicazioni al lavoro 'immediato' nemmeno i ginecologi che sottolineano, però, che si tratta di "un lusso per le poche donne che hanno le tutele necessarie sia dal punto di vista sociale che medico", dice Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo).

Oltre alla necessità di avere a disposizione persone che si occupano delle cure pratiche del bebè, infatti, ci sono anche problemi 'tecnici' nel post-parto. "Un taglio cesareo fatto con anestesia in peridurale su una paziente sana - spiega Vittori all'ADNKRONOS SALUTE - permette di tornare a casa dopo pochi giorni.

Ma il taglio cesareo è comunque un'incisione chirurgica di 7-10 cm. Per chiudersi necessita di 8 giorni, ma per stabilizzarsi realmente sono necessari 30 giorni. Lavorare 5 giorni dopo il parto, come ha fatto la ministra francese, significa decidere di lavorare, su propria decisione, con una ferita che va tenuta adeguatamente sotto controllo. Nel caso di Rachida Dati si tratta di una situazione protetta e tutelata che, però non è possibile per tutte le donne".

I neonatologi, invece, sottolineano l'importanza per il bambino di stare "con la propria madre e di avere l'opportunità di essere allattato al seno. Il latte materno, infatti - spiega Fabris - ha mille effetti benefici: sull'apparato gastrointestinale, sullo sviluppo neurocomportamentale, sulla prevenzione delle allergie e di tante altre malattie.

Non solo. L'allattamento naturale permette di stabilire un buon rapporto madre figlio. Se una donna ha la fortuna di avere il latte, è giusto che offra al figlio questa opportunità di salute, anche se non bisogna drammatizzare se il latte non c'è", conclude il pediatra.

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Scoperto gene che aumenta rischio di Crohn

E' la variazione di un gene a renderci più vulnerabili nei confronti del morbo di Crohn, patologia infiammatoria cronica che colpisce l'apparato digerente con sintomi diversi: dolore addominale, febbre, perdita di peso.

A scoprirlo sono stati gli esperti canadesi del Research Institute del McGill University Health Centre e del McGill University and Menome Quebec Innovation Center, che riportano i risultati delle loro osservazioni sulla rivista scientifica 'Nature Genetics', ricordando che in Nord America sono fra 400 e 600 mila i malati. In Italia il morbo di Crohn colpisce circa 100 mila persone. Anche se la causa esatta della malattia non è ancora stata chiarita dagli studiosi, è ormai noto che alla base ci siano fattori ambientali ed ereditari.

La proteina individuata dagli scienziati canadesi come 'chiave' della patogenesi, chiamata NLRP3 o criopirina, è un sensore di batteri intracellulari che gioca un ruolo di primo piano nella messa in moto della risposta immunitaria da parte dell'organismo. In alcuni pazienti, ipotizzano gli studiosi, questo gene è difettoso e non riconosce a dovere la presenza di microrganismi dannosi a livello dell'intestino, aprendo le porte al morbo di Crohn.

"Quando il sistema di difesa del tratto digestivo è insufficiente - spiega Alexandra Villani, che ha guidato l'indagine - c'è un'infiltrazione di batteri nelle pareti intestinali. Normalmente l'organismo tenta di ripetere l'attacco, ma questo sforzo non è sufficiente e porta peraltro a un circolo vizioso di infiammazione cronica, cioè al morbo di Crohn".

Il gene individuato regola inoltre la febbre, uno dei primi meccanismi di difesa del corpo contro i batteri, "dunque variazioni genetiche a livello del NLRP3 causano anche la sindrome ereditaria di febbre periodica", aggiunge l'esperta.

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Domani Uil-Fpl in Commissione Affari Sociali

Martedì appuntamento in Commissione Affari Sociali della Camera per il segretario nazionale della Federazione medici Uil-Fpl, Armando Masucci. Il numero uno del sindacato medico sarà ascoltato sulla proposta di legge di riorganizzazione del Ssn messa a punto da Angela Napoli di Forza Italia.

La proposta di legge, presentata a maggio e attualmente al vaglio della Commissione Affari Sociali, "dovrebbe arrivare in Aula per la fine del mese". Prevede diverse novità nell'organizzazione del Servizio sanitario nazionale, tra cui: nuovi criteri di nomina dei primari e l'istituzione di un Collegio di direzione all'interno delle Asl.

"Un organo - come spiega Masucci all'ADNKRONOS SALUTE - che già esiste ma che di fatto non è mai stato reso operativo"."Il primo giudizio sul testo della legge - afferma Masucci - è sicuramente positivo. Presenteremo, però, alcune proposte di miglioramento. Ad esempio - aggiunge - non condividiamo che la direzione del Collegio venga affidata al direttore generale.

Potrebbe infatti venirsi a creare una pericolosa continuità tra il Collegio e la direzione generale. Vorremmo, inoltre - prosegue il segretario nazionale della Uil-Fpl medici - un maggior dettaglio relativo alla funzione del Collegio, che dovrà avere funzioni di governo clinico, e di controllo della qualità e dell'efficienza delle prestazioni.

Chiederemo, infatti - conclude Masucci - una regolamentazione che renda continui gli audit di qualità, svolti da enti terzi, anche in considerazione della soddisfazione dei pazienti".

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Cina lancia campagna contro abuso antibiotici

Il Ministero della Sanità cinese ha intrapreso un'iniziativa volta a migliorare l'uso degli antibiotici nel proprio paese

Addestrare medici e operatori sanitari a 'risparmiare' sugli antibiotici, usandoli solo quando è necessario in modo da ridurre lo sviluppo di super-batteri resistenti e di razionalizzare la spesa.

Con questi obiettivi è partita in Cina una campagna ad hoc, che coinvolgerà circa 45 mila camici bianchi nell'ambito di un progetto biennale.

L'abitudine di prescrivere antibiotici a sproposito, anche per combattere un semplice raffreddore, sembra particolarmente diffusa nel gigante asiatico.

Parola del portavoce del ministero della Sanità cinese, Zhao Minnggang, che segnala un "uso irrazionale" degli antibiotici soprattutto negli ospedali delle aree rurali. "Il cattivo utilizzo degli antibiotici determina spese mediche extra pari a 80 miliardi di yuan (11,7 miliardi di dollari) - sottolinea - e circa il 30% dei pazienti considera questi farmaci una sorta di panacea" per tutti i mali.

Ma così non è e un comitato di specialisti, di cui fa parte lo stesso Zheng, proverà a spiegarlo ai professionisti 'arruolati' nella campagna anti-sprechi.

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08 gennaio 2009

Passo avanti contro i resistenti

Procede la ricerca contro la resistenza dei batteri agli antibiotici. Scienziati britannici dell'Institute of Structural and Molecular Biology (Ismb) di Birkbeck, dell'ateneo e dell'University College di Londra sono infatti riusciti a identificare un meccanismo utilizzato dai batteri che causano malattie come la pertosse, l'ulcera e la legionella, gettando le basi per comprendere meglio il modo in cui i geni della resistenza agli antibiotici si diffondono da un batterio all'altro.

La resistenza ai farmaci - spiegano gli autori su 'Science' - si diffonde quando c'è uno scambio di materiale genetico fra due batteri, uno dei quali è mutato in modo da diventare impenetrabile all'attacco degli antibiotici.

Questo scambio è facilitato da un sistema multifattoriale chiamato sistema di secrezione tipo IV, che agisce trasportando i geni della resistenza agli antibiotici dall'interno di una cellula attraverso la sua membrana, e poi alla cellula vicina.

Il sistema di secrezione di tipo IV è stato scoperto per la prima volta nell'Agrobacterium tumefaciens, microrganismo che lo impiega per trasferire il Dna in grado di indurre tumori nelle piante, causando ingenti danni, per esempio, alle coltivazioni di viti e rabarbaro. Negli umani questo processo gioca un ruolo essenziale anche nel trasportare le tossine e o le proteine dall'interno di un batterio alle cellule del corpo, causando l'insorgere della malattie. Batteri gram-negativi come l'Helicobacter pylori (che provoca l'ulcera), il Legionella pneumophila (alla base della legionella) e il Bordetella pertussis (che scatena la pertosse) utilizzano questo speciale sistema per insidiare la nostra salute.

Il nuovo studio ha il merito di aver descritto per la prima volta la struttura del sistema di secrezione di tipo IV, utilizzando uno speciale microscopio. "Questo sistema - sottolinea Gabriel Waksman, direttore dell'Ismb e a capo dell'indagine scientifica - gioca una ruolo chiave nella secrezione delle tossine che forniscono ad alcuni batteri la loro caratteristica di causare malattie e, cosa ancora più importante, è direttamente coinvolto nella diffusione della resistenza agli antibiotici.

Ecco perché deve essere fra i principali bersagli nella battaglia alle malattie infettive batteriche: se riusciremo a inibirlo, potenzialmente potremmo bloccare la diffusione della resistenza agli antibiotici di quei batteri che utilizzano. Con un impatto enorme per la salute pubblica".

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Biotech: nasce un distretto dedicato

Mondo della ricerca, imprese e istituzioni insieme per realizzare in Toscana un distretto della farmaceutica e delle biotecnologie, un'avanguardia europea capace di attrarre ricercatori e investimenti.

E' l'obiettivo del progetto 'Episode' finanziato dall'Ue, che vede protagonisti l'istituto di ricerca Cerm di Sesto Fiorentino e il Leibniz Institute for Molecular Pharmacology di Berlino, con il coordinamento della Regione Toscana e la collaborazione della Camera di Commercio di Firenze.

L'iniziativa sarà presentata oggi a Firenze, alle 12 nella Sala Paesaggio di Palazzo Sacrati Strozzi, dal presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, dal professor Ivano Bertini del Cerm e dal prof Hartmut Oschkinat del Leibniz Institute.

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Le donne non sono cavie per la 40

"Non si può sperimentare una legge sulla salute, sulla vita dei cittadini, sul futuro". Così Filomena Gallo, vice segretario dell'associazione Luca Coscioni e presidente di Amica Cicogna, replica al ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

La responsabile del dicastero di via Colombo, ai microfoni della trasmissione 'Faccia a faccia' di Radiotre, è tornata a parlare della legge italiana che regola la fecondazione assistita, sostenendo che sia ancora necessario sperimentarla e, proprio per questo, non ci sarebbero attualmente i margini per una modifica del testo, ipotesi che dovrà essere valutata con serenità in futuro.

"La legge sulla fecondazione assistita - ricorda Gallo in una nota - è in vigore da quasi cinque anni e le relazioni al Parlamento sulla applicazione della stessa evidenziano quattro anni di effetti negativi a danno della salute delle donne italiane e della nascita di bambini che mai vedranno la luce in Italia.

Invito il ministro Prestigiacomo e l'attuale Governo - incalza - ad agire nell'interesse dei cittadini italiani modificando immediatamente il testo delle legge 40 del 2004, senza aspettare l'intervento della Corte Costituzionale.

Solo in questo modo centinaia di cittadini italiani avranno il pieno rispetto dei loro diritti calpestati oggi da una legge 'sperimentale' che prevede un'applicazione che va a danno di tutti".

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Englaro, nuovo ricorso al TAR

Il ricorso al Tar della Lombardia contro il rifiuto della Regione di indicare un hospice dove interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione artificiale che tiene in vita Eluana Englaro è solo l'ultimo rimedio per la famiglia della giovane lecchese in stato vegetativo permanente da 17 anni.

Ad assicurarlo è l'avvocato di Beppino Englaro, Vittorio Angiolini, che precisa: "Attendiamo fiduciosi la decisione della casa di cura Città di Udine". La speranza è che l'hospice friulano confermi la sua disponibilità ad accogliere Eluana per l'esecuzione del decreto della Corte d'appello di Milano che autorizza l'interruzione dei trattamenti che la tengono in vita.

Il ricorso, aggiunge Angiolini all'ADNKRONOS SALUTE, "non è la via preferita, perché il desiderio primo della famiglia è che l'attuazione del decreto avvenga senza obbligare nessuno. Sarebbe più consono". L'idea di impugnare il provvedimento con cui la Regione Lombardia si è rifiutata, in risposta a una diffida formale di Beppino Englaro, di indicare una struttura per eseguire la sentenza, resta.

In linea di principio, spiega ancora Angiolini, "dal momento che il paziente è in cura in Lombardia è chiaro che bisogna rivolgersi alla Lombardia per un'eventuale esecuzione coattiva della sentenza. Ed è altrettanto vero che la sede giudiziaria competente è il Tar". Ma questa via, ribadisce, verrà battuta dagli Englaro "solo se costretti dagli eventi".

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Medici denunciano diritti violati in M.O.

Un gruppo di medici, quattro inglesi e un italiano hanno messo nero su bianco una denuncia sui diritti umani che sarebbero stati violati durante l'attuale crisi in Medio Oriente

Il contestato muro in Cisgiordania, i checkpoint israeliani, i permessi per poter giungere negli ospedali richiesti sia ai malati che ai dipendenti dei nosocomi. Tutto ciò si traduce, in questi giorni segnati dall'offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza, in diritti violati in Cisgiordania, che benché non lanci missili contro Israele sta pagando a duro prezzo l'ennesima crisi in Medio Oriente. Parole messe nero su bianco da un gruppo di medici - quattro inglesi e un italiano - sulla rivista scientifica 'Lancet'.

Senza troppi giri di parole i cinque camici bianchi puntano il dito sulla violazione dei diritti umani dei palestinesi, a Gaza come in Cisgiordania. "Abbiamo visto tre gemelli di 33 settimane - citano come esempio - dover attendere il permesso per ben cinque ore, per poi essere trasferiti senza i loro genitori". Citano, inoltre, l'attacco della marina israeliana alla nave pacifista Dignity, intenta a portare assistenza, cibo e medicinali ai palestinesi, a bordo della quale viaggiava un loro collega al momento dell'attacco. Il blocco totale che ha paralizzato Gaza, aggiungono, ha fatto sì che gli operatori umanitari, gli alimenti, l'energia e le forniture mediche non siano riusciti, in molti casi, a raggiungere le aree dove ce n'era bisogno.

Inoltre, il gruppo di medici spiega di aver contattato l'organizzazione Physicians for Human Rights-Israel, e aver così scoperto che il numero di permessi rilasciati dagli israeliani per consentire a pazienti palestinesi di lasciare Gaza per ricevere cure altrove si è ridotto significativamente. In alcuni casi - denunciano - il 'lascia-passare' è stato rilasciato ma in cambio sarebbe stato chiesto ai pazienti di collaborare con il servizio di sicurezza israeliano.

"La nostra esperienza in Cisgiordania - concludono - ha generato in noi grosse preoccupazioni, molto più rapidamente e in misura di gran lunga maggiore di quanto avessimo immaginato

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07 gennaio 2009

Rinnovati vertici ADOI

L'Associazione dermatologi ospedalieri italiani (Adoi) rinnova i suoi vertici e punta sulla prevenzione con la Giornata di informazione sulle malattie sessualmente trasmesse (Mst), 'Melanoma day', impegno sulle malattie rare e, ancora, nuovo sostegno al progetto 'Psocare', per una maggiore sensibilizzazione nei confronti della psoriasi, realizzazione di un ospedale dermatologico in Etiopia. Queste, infatti, alcune delle iniziative per il 2009 del rinnovato Consiglio direttivo Adoi: con Patrizio Mulas, presidente al terzo anno del mandato, sono stati eletti vice-presidenti Maurizio Norat e Stefano La Greca.

"Le attività di informazione e prevenzione promosse dall'Adoi in diversi settori della dermatologia -spiega in una nota Mulas, anche direttore dell'Unità operativa di Dermatologia dell'ospedale oncologico regionale 'A. Businco' dell'azienda Usl 8 di Cagliari -proseguiranno e verranno potenziate per tutto il nuovo anno a cominciare dal 'Melanoma day', che già ha riscosso un notevole successo lo scorso anno". L'Adoi, inoltre "svilupperà - continua il presidente - altre iniziative nel campo della comunicazione, prevenzione e informazione ai cittadini e ai pazienti sulla figura del dermatologo, unico specialista per le Mst e per i problemi della pelle, dai più banali ma fastidiosi ai più temibili e talvolta insidiosi, ma che spesso sono anche facilmente diagnosticabili da un dermatologo esperto, con conseguente terapia precoce".

Oltre che attività di informazione per i medici. Nel Consiglio direttivo dell'associazione è stato confermato il tesoriere GianMarco Tomassini, medico dirigente ospedaliero della Clinica Dermatologica dell'università di Perugia mentre è stato eletto segretario Francesco Cusano, direttore dell'unità operativa di Dermatologia dell'ospedale di Benevento. Del Consiglio fanno parte, inoltre, Carlo Mazzatenta, della Divisione Dermatologia del presidio ospedaliero di Lucca, Antonio Cristaudo, dell'Irrcs S.Gallicano Ifo di Roma e Massino Donini, direttore l'Unità operativa di Dermatologia dell'ospedale Civile di Venezia.

L'incoming president Ornella De Pità, direttore dell'Unità operativa di immunologia e allergologia dell'Idi, Istituto Dermopatico dell'Immacolata di Roma. Past-President , infine, Fabio Arcangeli, direttore dell'Unità operativa di Dermatologia dell'ospedale Bufalini di Cesena, che è anche presidente della Siderp, Società italiana di Dermatologia pediatrica.

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FNOMCEO, forte disagio nel 2008

"Quello appena passato è stato un anno che ha evidenziato le reali condizioni di lavoro dei medici e il disagio della categoria.

Una condizione che richiede una terapia energica. Già dal 2009". Ad affermarlo è il presidente della Fnomceo (Federazione nazionale ordine medici chirurghi e odontoiatri), Amedeo Bianco. "Per ridare slancio alla categoria è necessario conferire più autonomia nell'esercizio tecnico-professionale.

Ma anche più responsabilità all'interno delle organizzazioni di lavoro. Insomma - aggiunge Bianco - il medico deve essere sempre più parte integrante e determinante all'interno del Servizio sanitario nazionale".

Per invertire questo trend di sfiducia, Bianco fa anche un richiamo ben preciso alla classe politica. "L'auspicio - sottolinea - è che ci siano sempre meno 'interferenze politiche'.

I medici, e il sistema sanitario tutto - conclude Bianco - hanno bisogno di una politica credibile, che porti trasparenza e riconoscimento del merito".

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ANAOO, 2008 anno duro e difficile per medici

"Il 2008 è stato davvero un anno difficile per i medici italiani. L'unica cosa da salvare è stata la firma del rinnovo del contratto di lavoro. Per il resto, si è avuta la conferma che la tutela della salute dei cittadini non rappresenta la priorità della nostra classe politica".

Parola di Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, che commenta un recente sondaggio da cui è emerso che circa il 70% dei camici bianchi valuta l'anno appena passato come "professionalmente insufficiente". "I problemi della categoria - spiega Lusenti all'ADNKRONOS SALUTE - hanno avuto un'attenzione moderata da parte delle istituzioni.

A questo va aggiunta la mancanza di relazioni sindacali con il ministro del Welfare, che non consente di dare soluzioni tempestive, lasciando i problemi dei camici bianchi irrisolti". A rendere meno amaro il 2008 è stato il rinnovo del contratto di lavoro della dirigenza medica e veterinaria del Ssn. "Il nuovo contratto - precisa Lusenti - è stato l'unico elemento positivo dell'anno passato. Anche se c'è da considerare che stiamo parlando del biennio 2006-2007, finanziato e basato su atti di indirizzo di altri governi".

Per il 2009 Lusenti spera in un'inversione di rotta. "La speranza - sottolinea - è che maturi la convinzione che la tutela della salute dei cittadini, i servizi dedicati, e i professionisti che lavorano nel servizio sanitario, rappresentano un elemento centrale della civiltà di un Paese. Una consapevolezza, questa - conclude Lusenti - che ancora manca".

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FIMMG, 2009 anno del rilancio?

"Il 2008 ha evidenziato l'insoddisfazione e la frustrazione dei medici di famiglia. Speriamo che il 2009 sia l'anno del rilancio.

Le basi le abbiamo poste, l'auspicio è che possa essere l'inizio di una nuova fase". Parola di Giacomo Milillo, segretario generale della Fimmg (Federazione nazionale medici medicina generale), che commenta un recente sondaggio da cui è emerso che circa il 70% dei camici bianchi valuta l'anno appena passato come "professionalmente insufficiente".

"Il risultato del sondaggio - spiega Milillo all'ADNKRONOS SALUTE - non mi sorprende affatto. Purtroppo le condizioni di lavoro dei medici sono davvero problematiche. Soprattutto per i medici di famiglia, sempre più costretti ad assumersi compiti che non competono loro. Un esempio? L'enorme carico di pratiche burocratiche da sbrigare, che porta via molto tempo". L'orizzonte però, sembra più sereno.

Nuove regole e una rinnovata gestione del lavoro dovrebbero ridare slancio all'intera categoria. "A dicembre - spiega Milillo - abbiamo firmato il preaccordo sul rinnovo della convenzione della medicina territoriale.

L'intesa siglata prevede finalmente la distinzione tra l'onorario e la fornitura dei fattori di produzione, vale a dire tutti quei costi, come l'affitto dello studio, l'acquisto di attrezzature informatiche, che attualmente il camice bianco si paga con il proprio compenso.

Inoltre nel preaccordo sono contenute una serie di nuove regole che dovrebbero snellire il macigno delle pratiche burocratiche. Speriamo - conclude Milillo - che già dal 2009 si possa applicarle sul campo".

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Lo SNAMI si confronta sulla Convenzione

Per il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) il nuovo anno comincia con un congresso straordinario, convocato per il 10 gennaio

L'appuntamento, che sarà ospitato dal Palace Hotel di Ostia (Roma), ha un obiettivo dichiarato: decidere se firmare o meno la bozza di Convenzione dei medici di famiglia. "Il Congresso straordinario - spiega il presidente nazionale Snami, Mauro Martini - è stato indetto per le gravi criticità riscontrate all'interno del nuovo Acn, firmato il 22 dicembre scorso dalle altre organizzazioni sindacali.

Il nostro intento - aggiunge Martini in una nota - è quello di coinvolgere e responsabilizzare i delegati, che rappresentano tutti i nostri iscritti, nella decisione finale di siglare o meno la bozza del nuovo contratto per la medicina del territorio".

Sono "molti i punti critici - secondo il leader Snami - ma occorre essere realistici e valutare molto attentamente i pro e i contro come l'assenza ai tavoli decentrati dei nostri sindacalisti in caso di non firma. Il Congresso è sovrano - conclude - e in ogni caso sarà la vera espressione democratica insita nel nostro sindacato".

Al congresso - informa infine la nota - la "decisione verrà presa dopo le relazioni del presidente e dei componenti del Direttivo, alle quali seguiranno gli interventi dei delegati. Al termine del dibattito si procederà alla votazione".

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La felicità è contagiosa

La felicità di un individuo è largamente influenzata da quella delle persone che lo circondano, che egli lo sappia o no.

Lo stato emotivo individuale infatti potrebbe dipendere dalle esperienze emotive di persone che non si conoscono nemmeno, e l'effetto non è transitorio.

La felicità è una componente fondamentale della salute umana determinata da una complessa serie di fattori volontari ed involontari.

Benché studi precedenti abbiano identificato un'ampia gamma di stimoli identificati con la felicità o l'infelicità, nessuno di essi aveva esaminato la felicità altrui come determinante chiave della felicità umana.

Vi sono anche prove del fatto che gli stati emotivi possano essere trasferiti direttamente da un individuo all'altro tramite la mimica: le persone possono dunque "catturare" stati emotivi che osservano in altri in intervalli di tempo che variano da secondi a settimane.

(BMJ online 2008, pubblicato il 4/12)

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04 gennaio 2009

Vaticano: la pillola anticoncezionale rende sterili, inquina e fa abortire

La contraccezione, vietata da Paolo VI nel 1968, torna ad essere attaccata. L'Osservatore romano sulla pillola: è come l'aborto, gli ormoni dispersi causano effetti devastanti.
Abbiamo intervistato la Dott.ssa Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente dell'Associazione Vita di Donna.


Gentile dottoressa, stamattina i giornali riportano la notizia della condanna della Chiesa nei confronti della pillola contraccettiva perché, in realtà, sarebbe un aborto ripetuto. Cosa ci vuol dire in proposito?
"Purtroppo è un ennesimo capitolo della falsa informazione fatta da settori della Chiesa Cattolica per non consentire alle persone di scegliere liberamente. Da anni, in siti internet, e in pubblicazioni che vengono distribuite nelle Parrocchie, viene effettuata una campagna tesa a screditare qualunque tipo di contraccezione.

Le donne e gli uomini che frequentano la Chiesa sono esposti a un gran numero di informazioni manipolate, che vengono poi riportate dalla stampa, per indurre comportamenti che non facciano riferimenti alla scienza ma al "sentito dire" o al "tutti lo dicono".

Questo ha delle conseguenze, secondo lei?
"Certo, l'Italia è da sempre il fanalino di coda dell'Europa per quello che riguarda la contraccezione. Dall'approvazione della Legge 194/78, pur riducendosi ogni anno il numero di interventi di interruzione di gravidanza, si effettuano ancora 80.000 interventi l'anno su donne italiane. Molte di queste, per ovvi motivi statistici, sono cattoliche. Il numero degli aborti avvenuti dal 1978 ad oggi, è troppo alto per essere raggiunto solo da donne non cattoliche".

Al di là dell'ovvio dato statistico, le è capitato di dover prescrivere la pillola o praticare un?interruzione di gravidanza ad una donna cattolica?

"Certo, non è insolito che una donna si dichiari moralmente contraria alla prestazione che chiede. Molte manifestano apertamente il proprio dissenso, ma si tratta di un tentativo inconscio di scaricare altrove la responsabilità morale di una decisione condannata dalla loro fede".

Quindi fanno in modo che la decisione di ricorrere ad una prestazione non ammessa dalla Chiesa, sia di un altro. Lei come affronta questa ambivalenza?
"Il dovere di un medico è quello di prendersi cura della persona che gli chiede aiuto. E questo vuol dire considerare le condizioni della paziente nella sua complessità. Come si può curare l'obesità di una persona se non si modifica anche il suo stile di vita? Se non gli si passano le corrette informazioni per una sana alimentazione? La dieta non può certo bastare...
Una donna che chiede un'interruzione di gravidanza dichiarandosi, al tempo stesso, cattolica e contraria all'aborto, manifesta uno stato di disagio che il medico deve tenere in considerazione. Sarebbe troppo facile e privo di compassione rispondere alla donna: torni quando ha ottenuto la dispensa del vescovo".

E invece?
"Invece è necessario intervenire sulla causa, quella vera... l'ignoranza. E? importante fare informazione, quella vera... quella scientifica. Molte delle donne che vediamo ogni giorno non usano una contraccezione sicura perché sono state spaventate sui rischi fisici, o perché ritengono immorale ricorre a sistemi sicuri vietati dalla Chiesa, o perché definite "troppo giovani". L'unica categoria in crescita, nella richiesta di aborto, è quella delle adolescenti e spesso è proprio la madre che scoraggia l'uso della pillola, pur sapendo che la ragazza ha rapporti, limitandosi a un generico "state attenti".

La Chiesa inoltre insegna i metodi naturali, causa di molte gravidanze indesiderate, senza far uso di medici. In questo modo le informazioni che vengono date non sono impugnabili, e non possono essere contestate secondo il metodo epidemiologico e scientifico. Non viene detto che i cosiddetti metodi naturali hanno un rischio di gravidanza indesiderata che va tra l'8 e il 15%? quello dell?Ogino-Knaus varia addirittura tra il 26 e il 40%. Mentre il rischio per la pillola anticoncezionale è tra lo 0,2 e lo 0,8%. Questi sono dati (1) disponibili a tutti, ma taciuti.

D'altra parte, dai tempi di Galileo Galilei il rapporto fra la Chiesa e la scienza non è mai stato buono".

Secondo lei c'è un motivo per questo?
"I comportamenti liberi, e in generale le scelte, insegnano alle persone a pensare, a riflettere, a valutare con oggettività le varie informazioni in base alle fonti che ce le danno. Questo è ovviamente un problema per chi vuole che la gente ubbidisca senza rendersi conto che lo sta facendo. Vi sono delle vere e proprie tecniche di comunicazione per indurre il sospetto della gente nei confronti delle scoperte scientifiche.

Se per esempio guardiamo all'informazione sulla Ru486, la vera pillola abortiva, vediamo che molta della stampa ha dato rilievo alle sofferenze della donna che sarebbe abbandonata alla solitudine e al dolore, fingendo che sia un'informazione neutrale. Nulla sul fatto che, per esempio, in Francia un terzo delle donne ogni anno utilizza l'aborto chimico, ma soprattutto non una parola è stata spesa sul diritto alla scelta. Mi sembra che sia un diritto della donna decidere come, dove, e con chi abortire. Siamo sicuri che l'ambiente sanitario sia quello migliore per il suo stato d'animo?"

La comune pillola anticoncezionale, è abortiva o no?

"Assolutamente no, questa è solo una leggenda da basso medioevo".

Ma l'ha scritto Castellvì, Presidente dell'Associazione internazionale dei medici cattolici...
"Guardi... il meccanismo di azione della pillola anticoncezionale è quello d'impedire l'ovulazione, quindi non c'è ovulo da fecondare. Senza fecondazione dell'ovulo, non c'è gravidanza. Nella letteratura scientifica non ci sono casi di donne rimaste incinta senza che il proprio ovulo sia stato fecondato".

E sugli effetti ambientali?
"Giambenedetto Melis ha già spiegato che gli ormoni della pillola vengono "smontati" dal fegato e quindi non vi è traccia di sostanze attive nelle urine. Che la diffusione degli ormoni nell'ambiente possa procurare infertilità maschile può anche corrispondere alla verità. Ma questo riguarda gli ormoni che vengono inseriti nel mangime utilizzato dagli allevamenti o usati come fertilizzanti in agricoltura. E' così che ce li ritroviamo nel piatto, non certo perché le donne prendono la pillola. Non diciamo sciocchezze..

L'accusa deve inoltre essere rimandata anche agli "xenoestrogeni" che sono sostanze chimiche con caratteristiche simili a quelle degli estrogeni, come i parabeni delle creme di bellezza e le sostanze plastiche, che vanno in soluzione quando le bottiglie di acqua minerale vengono esposte a temperature alte. Questa è scienza".

Mauro David
Vita di Donna Community

(1) SSN Regione Emilia Romagna

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