Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

26 febbraio 2009

Casa del parto naturale al Grassi di Ostia

Nel parco dell'Ospedale G.B.Grassi, domenica 8 marzo ore 9,30
Festa di inaugurazione del primo luogo pubblico dove si può partorire naturalmente, con vasche per il parto in acqua.

La casa maternità rappresenta il luogo ideale per l?assistenza della donna che ha una gravidanza a basso rischio, un posto in cui la donna può essere rispettata nella sua soggettività.

Secondo le raccomandazioni dell?OMS il parto deve avvenire in un luogo dove il livello di medicalizzazione sia il più basso possibile. Compatibilmente con un?adeguata assistenza, la figura professionale in grado di tutelare la salute della donna e del bambino nella gravidanza fisiologica è l?Ostetrica.

La casa maternità nel parco riunisce in sé caratteristiche che la rendono più protetta, rispetto al parto extraospedaliero, proprio perché collegata strategicamente con la struttura ospedaliera.

Esistono numerose ricerche scientifiche che indicano il parto in casa maternità come sicuro e ad alta qualità (OMS, Wagner, Enkin, Olsen) La casa del parto si propone come luogo in cui l?attenzione è centrata sulla donna nel rispetto dei suoi bisogni e dei suoi tempi con una migliore qualità dell?esperienza e un migliore inizio della relazione madre-bambino.

PROGRAMMA
9.30 Saluti introduttivi
Direttore Generale Giuseppina Gabriele

Intervengono e partecipano:
Prof. Massimo Moscarini Direttore Dipartimento di Scienze Ginecologiche Perinatologia e Puericultura - Università degli Studi ?La Sapienza? di Roma

Prof.ssa Donatella Caserta Ordinario Ostetricia e Ginecologia - Dipartimento di Scienze Ginecologiche Perinatologia e Puericultura - Università degli Studi ?La Sapienza? di Roma

Dott.ssa Maria Grazia Pellegrini Presidente del Collegio delle Ostetriche di Roma e provincia

Dott. Lindo Zarelli Direttore Sanitario dell?Ospedale G.B. Grassi

Prof. Pierluigi Palazzetti Direttore Area Tutela della donna e del bambino

Dott.ssa Rita Gentile Responsabile dell'Ostetricia Professionale Ospedaliera e Territoriale

11.00
On. Piero Marrazzo Presidente della Regione Lazio
On. Esterino Montino Vicepresidente della Regione Lazio

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Ictus: fattori comportamentali predicono incidenza

La combinazione di quattro fattori comportamentali correlati alla salute è in grado di predire una differenza più che doppia nell'incidenza dell'ictus in ambo i sessi.

Fattori relativi allo stile di vita come fumo, attività fisica e dieta influenzano il rischio di malattie cardiovascolari, compreso l'ictus: è stato confermato che la combinazione di fumo, attività fisica, assunzione di alcool e di frutta e verdura esercita un'influenza significativa sul rischio di ictus.

Anche piccole differenze nello stile di vita possono dunque avere un impatto potenzialmente sostanziale su questo rischio.

L'associazione fra il rischio di ictus e questi elementi risulta costante fra popolazioni diverse, e permane sia negli studi osservazionali che in quelli randomizzati: preoccupa però la scarsità di soggetti che adottino uno stile di vita che protegga dall'ictus.

Benché gli interventi sullo stile di vita possano essere di grande beneficio, è necessario un cambiamento radicale nel comportamento di molti pazienti per ottenere dei risultati.

(BMJ online 2009, pubblicato il 20/2)

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Rabbia aumenta rischio aritmico

Nell'ambito di uno studio osservazionale, un gruppo di pazienti portatori di defibrillatori impiantabili hanno presentato picchi nell'alternanza dell'onda T (TWA), un elemento elettrocardiografico connesso ad un aumento del rischio di morte improvvisa, nel momento in cui provavano rabbia in condizioni controllate.

Nel corso dei tre anni successivi, i pazienti nel quartile superiore della TWA indotta dalla rabbia sono andati incontro ad un aumento di 11 volte nel rischio di aritmie ventricolari richiedenti un intervento sull'apparecchio. Quanto rilevato suggerisce che l'instabilità della ripolarizzazione indotta dalle emozioni potrebbe essere uno dei meccanismi che collegano lo stress alla morte improvvisa.

Diverse ricerche dimostrano che lo stress emotivo possa aumentare il rischio di aritmie ventricolari o morte improvvisa per cause cardiache, ed altre indicano che la rabbia ed altre emozioni negative possano aumentare il rischio di shock connesso ai defibrillatori impiantabili. Pochi piccoli studi avevano collegato lo stress mentale alla TWA, ed altri hanno suggerito che essa possa essere meccanicamente correlata a tachicardia e fibrillazione ventricolari.

In base a quanto rilevato, la valutazione della TWA potrebbe anche rappresentare un'alternativa per i pazienti che non possono sottoporsi ad esercizio ai fini della stratificazione del rischio di morte improvvisa. Se questi risultati verranno replicati in studi più ampi, essi potrebbero anche puntare all'uso di terapie non farmacologiche volte a limitare la risposta corporea alle emozioni negative nei pazienti portatori di defibrillatori impiantabili.

(J Am Coll Cardiol 2009; 53: 774-8 e 779-81)

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Più attenzione al cuore delle donne

Trascurato dai medici, esposto a stress e rischi dal gentil sesso, ignorato dalla farmaceutica e dal Governo. Il cuore delle donne è vittima della 'sindrome di cenerentola' e diventa sempre più fragile, mettendo a dura prova il mito della longevità femminile. Parola di cardiologa.

L'altra metà del cielo "dovrebbe darsi da fare per proteggerlo. E invece i dati dell'Istituto superiore di sanità parlano di una realtà diversa", avverte Maria Grazia Modena, direttore della cattedra di cardiologia al Policlinico di Modena, a Milano per presentare una campagna di informazione e prevenzione per il cuore delle over 40.

In Italia una donna in menopausa su due è ipertesa, il 38% ha il colesterolo alto, il 48% non fa sport, il 14% fuma più di 12 sigarette al giorno. Ma il gentil sesso è troppo impegnato ad accudire il proprio compagno di vita per accorgersi che le malattie cardiovascolari non hanno i pantaloni. Anzi, "sono la prima causa di morte e disabilità per le donne e uccidono più dei tumori, essendo responsabili del 55% dei decessi femminili".

Per alzare il velo su un killer silenzioso "che uccide e non fa notizia", il Policlinico di Modena, con la collaborazione di Merck Sharp & Dohme (Msd), lancia la campagna 'Prenditi a Cuore': una 'maratona sulla medicina di genere' che si apre con un convegno sulla salute declinata al femminile (in programma il 6 e il 7 marzo) e prosegue con una giornata, l'8 marzo, in cui verrà offerto, alle prime 200 donne che si prenoteranno entro la fine del mese, un check-up completo e gratuito nel Centro benessere del Policlinico di Modena.

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Garaci, bene articolo 35 del Milleproroghe

Soddisfazione della Conferenza dei presidenti degli enti di ricerca per l'approvazione dell'articolo 35 del provvedimento 'milleproroghe', che consente di utilizzare fino al 2012 il budget destinato al turnover per le assunzioni del personale di ricerca.

"Un ringraziamento speciale perciò va a Governo e Parlamento - afferma in una nota il presidente della Conferenza dei presidenti degli enti di ricerca, Enrico Garaci - per questo importante riconoscimento che va nella direzione del riequilibrio del numero di ricercatori, che nel nostro Paese è tuttora sottodimensionato rispetto agli altri Paesi europei", ricorda.

"Un tassello, questo - continua - che si aggiunge all'altro segnale positivo, di cui la Conferenza degli enti di ricerca prende atto, che è quello che ci ha permesso di siglare la sottoscrizione del nuovo Ccnl con il quale speriamo di costruire un quadro favorevole agli sviluppi della ricerca pubblica italiana.

Si tratta di basi importanti, sulle quali - conclude il presidente dell'Istituto superiore di sanità - è possibile cominciare a pensare a un rilancio del sistema scientifico nazionale, unica strada per uscire dalla crisi economica".

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Il PD intanto si chiarisce le idee

Il segretario del Pd, Dario Franceschini, ha incontrato ieri mattina il senatore Umberto Veronesi. Un colloquio 'chiarificatore' dopo la lettera inviata ieri dall'oncologo e parlamentare democratico in cui si criticava la linea assunta dal Pd sul testamento biologico.

"Sono venuto a incontrare Veronesi - ha spiegato Franceschini - perché il rispetto di questo straordinario scienziato e studioso, le cui qualità sono riconosciute a livello internazionale, richiedeva che ci chiarissimo dopo che i titoli dei giornali di oggi (ieri ndr) parlavano di una spaccatura che non esiste".

"Veronesi - ha riferito il segretario del Pd - ha parlato, come sua abitudine, in modo franco e diretto e si è detto stupito della lettura che ha dato qualche giornale del contenuto della lettera, come se fosse contrario alla libertà di coscienza su temi come questo.

Veronesi invece ha ribadito il convincimento dell'assoluta libertà di scelta dei parlamentari in materia di testamento biologico.

Questa è esattamente la linea del Pd in cui c'è una posizione prevalente e nello stesso tempo si rispetta chi non la pensa allo stesso modo".

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Testamento, Calabrò non desiste

Il senatore Calabrò, relatore del testo in discussione in Commissione sanità insiste a portare avanti la propria iniziativa anche se il fronte bipartisan di coloro che vorrebbero rinviare il provvedimento a dopo le elezioni europee continua ad allargarsi

"E' il momento di andare avanti. E poi, giunti a questo punto, sarebbe come fermarsi all'ultimo ostacolo dopo averne saltati 99". Così Raffaele Calabrò, il relatore del provvedimento sul testamento biologico in discussione in commissione Sanità del Senato, sull'appello bipartisan con cui alcuni senatori Pd e Pdl hanno chiesto di rinviare la discussione sul provvedimento in seguito alle elezioni europee. "E' un appello che contraddice altre mozioni votate nei mesi scorsi, in primo luogo dallo stesso Pd - fa notare Calabrò all'ADNKRONOS SALUTE - In estate i parlamentari Pd hanno chiesto una legge sul testamento biologico, e recentemente un'altra mozione, sollecitata da Anna Finocchiaro, chiedeva un provvedimento nei tempi più rapidi possibili, mozione che è stata votata da tutti, maggioranza e opposizione.

Il Parlamento, inoltre, da tempo sta lavorando su queste tematiche, e quest'ultima legislatura è al lavoro sui temi di fine vita dal primo giorno in cui si è insediata. La legge è ormai pronta per essere varata e sarebbe assurdo tornare indietro a questo punto". E a chi gli fa notare che l'appello Bonino-Dini mira soprattutto a contenere i toni del dibattito e a colmare lacune venutesi a creare nello scenario politico, Calabrò replica: "le fratture e le distanze le vedo solo sulla sponda del Pd". L'appello, tuttavia, ha in calce anche firme di senatori del Pdl. "Ma le diverse vedute sono naturali in casi come questo, naturali e costruttive. Per fortuna, siamo in una democrazia".

L'appello a cui si riferisce Calabrò è stato firmato da Enzo Bianco (Pd), Emma Bonino (Pd-Radicali), Stefano Ceccanti (Pd), Lamberto Dini (Pdl), Pietro Ichino (Pd), Antonio Paravia (Pdl), Maurizio Saia (Pdl) e Giuseppe Saro (Pdl). Questo il testo dell'appello: "Noi, credenti e non credenti, considerato il clima attuale del dibattito politico in corso sul trattamento dovuto nelle situazioni particolari di confine tra la vita e la morte, rileviamo il rischio che un intervento legislativo non sufficientemente meditato su questa materia, quale che ne sia il segno e il contenuto, cristallizzi soluzioni rigide, sempre parzialmente inappropriate rispetto all'infinita varietà dei casi reali, come è inevitabile. Per questo chiediamo una moratoria legislativa su questa materia di qualche mese, che permetta di recuperare la serenità necessaria per il migliore e più aperto confronto".

Intanto ieri mattina è stato raggiunto un accordo dall'ufficio di presidenza della Commissione Sanità del Senato, per giungere alla votazione degli emendamenti al testo Calabrò sul testamento biologico entro martedì sera, a partire dalle ore 21. La nuova 'tabella di marcia', spiega all'ADNKRONOS SALUTE Antonio Tomassini, presidente della stessa Commissione, è stata definita con un accordo unanime per arrivare in aula il 5 marzo, come previsto. "E' evidente, dall'accordo di oggi (ieri ndr), la volontà di superare forme ostruzionistiche per votare gli emendamenti - afferma Tomassini - ma queste dichiarazioni di volontà saranno poi da verificare nei fatti. Esistono - ricorda - anche nelle fasi di votazioni delle tecniche ostruttive, ma noi confidiamo nella disponibilità e nella volontà di tutti".

Mercoledì la Commissione è andata avanti nei lavori fino a mezzanotte, per riprenderli ieri mattina alle 8.15 e poi alle 14. Sono stati discussi, intanto, tutti gli emendamenti all'articolo 1 e all'articolo 2, "e nel pomeriggio speriamo di terminare il dibattito sulle proposte di modifica all'articolo 3". Al momento, comunque, restano otto gli articoli di cui bisogna ancora discutere gli emendamenti presentati. L'appuntamento successivo, dopo quello odierno, è per lunedì prossimo alle 20, una seduta notturna con l'obiettivo di giungere a votazione il giorno successivo alle 21.

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25 febbraio 2009

Un testamento rispettoso delle volontà

Sul testamento biologico Rosaria Iardino, presidente di Donne in rete e Nps Italia (Network italiano di persone sieropositive), nonché membro dell'assemblea costituente del Pd, condivide e sostiene l'appello del senatore Ignazio Marino (Pd). E lo fa con una lettera inviata al neo segretario del Pd Dario Franceschini e alla senatrice Anna Finocchiaro.

"L'accesa controversia su questo argomento, visto il pluralismo morale esistente, può risolversi solo con l'attribuzione per legge al paziente del potere di decisione", sottolinea la Iardino in una nota.

"Nello specifico, la proposta di considerare idratazione e nutrizione sostegni vitali può essere condivisa anche da chi, come i pazienti che l'associazione rappresenta, vive con grande preoccupazione la ricerca di continue mediazioni sulla libertà di scelta del paziente, a condizione però - dice la Iardino - che sia presidiata con fermezza l'eccezionalità del caso in cui sia stata espressamente dichiarata la volontà di sospendere anticipatamente il trattamento".

La volontà di trovare convergenze in una materia così delicata "deve essere apprezzata da tutti; è essenziale però ribadire il diritto di tutti i pazienti a vivere gli ultimi periodi della propria vita con la minor sofferenza possibile.

Da qui l'esigenza imprescindibile di formare i medici e dotare la società di uno strumento di decisione come il testamento biologico, che rappresenta un valido supporto a favore del medico per orientare le sue decisioni secondo quanto avrebbe desiderato il paziente, e non andare incontro a situazioni paradossali dove sono tutti a decidere - conclude - tranne il diretto interessato".

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Indispensabile una legge sul testamento

"Invito il collega Giuseppe Pisanu a ripensare alla sua idea di non partecipazione al voto sulla legge del fine vita - Lo afferma il sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi - Io sono infatti totalmente d'accordo con quanto scritto da Angelo Panebianco e ribadito poi da Beppe Pisanu circa l'impossibilità di risolvere per legge tutte le delicate questioni attinenti al fine vita.

Questo dimostra quanto sia stata saggia la posizione del centrodestra, contrario sino a pochi mesi fa a far intervenire il Parlamento sulla materia.

Ma lo straripamento di alcuni magistrati e la morte per sentenza di Eluana Englaro - conclude - mi hanno convinto dell'assoluta necessità ed urgenza di intervenire per legge sulla materia prima di nuove e sorprendenti derive giudiziarie".

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Una vittoria per i medici

"Grande soddisfazione" del Sindacato italiano medici del territorio (Simet) per la conclusione della vicenda della cosiddetta 'rottamazione'dei medici, ovvero la possibilità di prepensionare i medici con 40 anni di contributi, inizialmente previsto dal ddl Brunetta.

Ad archiviare definitivamente il rischio l'approvazione, ieri mattina al Senato, del ddl (847-B) collegato alla finanziaria, con gli emendamenti che escludono i dirigenti del Ssn dal taglio del 30% della retribuzione base e scongiurano il pericolo 'rottamazione'.

Il Simet rivendica la sua parte di merito in questa 'vittoria' "in ogni occasione, a tutti i possibili livelli di interlocuzione, istituzionale e non - si legge in una nota - abbiamo portato avanti le nostre istanze e rappresentato le nostre ragioni che evidentemente, in qualche misura, siamo risusciti a far valere, come del resto l'approvazione dei due emendamenti dimostra.

Indubbiamente questa volta ha giocato un ruolo decisivo la compattezza di tutto il fronte sindacale medico in opposizione ad provvedimenti sicuramente odiosi e apertamente ispirati da intenti punitivi, che ha contribuito in modo determinante al successo della pressante, ma comunque trasparente e corretta, azione di lobbing, trasversale ad entrambi gli schieramenti politici, che ha indotto la Camera, e successivamente il Senato, ad approvare con maggioranze schiaccianti i due emendamenti, senza ulteriori modifiche.

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Un ritorno al passato

"Il Ddl Brunetta definitivamente approvato oggi (ieri ndr) dal Parlamento, con il solo voto della maggioranza, rappresenta per i medici e i veterinari pubblici un ritorno al passato. Si colpiscono i servizi pubblici, chi vi opera e i cittadini".

Ad affermarlo è il segretario nazionale della Cgil medici, Massimo Cozza, che commenta così l'approvazione da parte del Senato, in via definitiva, del disegno di legge sulla riforma del pubblico impiego. "I dirigenti medici - sottolinea in una nota Cozza - dovranno rispondere a leggi e leggine, proposte dal ministro della Funzione Pubblica di turno, senza avere alcuna voce in capitolo attraverso le loro legittime rappresentanze sindacali.

E' la rivincita dell'asse lobby e politica. Basti pensare - aggiunge il numero uno della Cgil medici - all'anticipo che abbiamo avuto con la norma 'ad personam' con la quale il ministro Brunetta voleva escludere dalla rottamazione unicamente i primari ospedalieri". Cozza riscontra comunque qualche motivo di soddisfazione dalla nuova legge.

"Solo grazie alla nostra battaglia e alla nostra denuncia - spiega - siamo riusciti a garantire a tutti i dirigenti medici e veterinari di non essere più rottamati, avendo introdotto nella legge la clausola dei 40 anni di servizio effettivo.

Così come abbiamo sconfitto Brunetta con l'esclusione dalla legge del vincolo per la dirigenza del Servizio sanitario nazionale di destinare il 30% della retribuzione al risultato. Queste due vittorie - conclude - nulla tolgono al nostro giudizio negativo di questa vera e propria controriforma, che contrasteremo, insieme a tutta la Fp Cgil e la Cgil, in tutte le sedi".

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Ddl Brunetta diventa legge

Con il voto di ieri, secondo l'ANAAO, arrivano ottime notizie per i medici

"Ottime notizie da Palazzo Madama per i medici del Servizio sanitario nazionale. Il Senato ha infatti approvato con 154 voti a favore, e un solo voto contrario, il Ddl Brunetta sulla riforma del pubblico impiego, che diventa così legge. Il via libera fa incassare ai medici due successi: lo stop alla cosiddetta 'rottamazione' dei camici bianchi e la cancellazione dell'obbligo di destinare almeno il 30% della retribuzione al salario di risultato".

"Grazie all'azione, all'impegno e alla tenacia dell'Anaao Assomed e della Cosmed - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Carlo Lusenti, segretario generale dell'Anaao Assomed - sono stati riconosciuti due fondamentali diritti che rischiavano di essere cancellati". E' stato infatti eliminato l'obbligo, solo per la dirigenza medica e sanitaria del Ssn di trasformare, il 30% delle retribuzioni fisse in salario di risultato, una proposta che per Lusenti era "scellerata". Inoltre, con questa legge, il pensionamento coatto a discrezione dell'Azienda può essere previsto solo per i dirigenti con 40 anni di servizio effettivamente prestato, "mettendo al riparo dal rischio di rottamazione - conclude Lusenti - professionisti ancora giovani e professionalmente capaci".

Positivo anche il commento di Gianfranco Rivellini, responsabile nazionale dirigenza medica del Sindacato dei medici italiani (Smi). "Abbiamo archiviato - sottolinea in una nota Rivellini - il tentativo di modificare impropriamente le regole contrattuali del settore. Con un lungo e unitario lavoro politico-sindacale abbiamo respinto l'obbligo di destinare il 30% della retribuzione al salario di risultato.

Ma abbiamo anche scongiurato che si concedesse un eccessivo potere alle direzioni delle aziende sanitarie sul licenziamento dei medici, la cosiddetta 'rottamazione': con il testo attuale si stabilisce il limite dei 40 anni di servizio effettivamente prestato". Rivellini facendo poi riferimento alla battaglia 'anti-fannulloni' del ministro Brunetta ha aggiunto: "Come Smi ci impegneremo a fondo, ma senza semplificazioni e cadute demagogiche, per rilanciare nella sanità una seria e moderna aziendalizzazione.

Questo processo deve essere governato dai medici che sono i veri protagonisti del sistema. Serve - conclude Rivellini - una rivoluzione nella gestione del Ssn che abbia anche come obiettivo uno svecchiamento della categoria all'insegna del merito e dell'efficienza".

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Testamento biologico: iniziative contro il testo Calabrò

In queste ore, si sta discutendo in commissione Igiene e Sanità al Senato, sugli emendamenti da proporre al testo di legge ?contro il testamento biologico?. Il Pd si è riunito nel pomeriggio per cercare una convergenza tra la posizione laica prevalente e i pochi, ma irriducibili teodem, Paola Binetti e Dorina Bianchi. Si parla di duecento emendamenti dell?opposizione, ma di ben cento della sola maggioranza.

Il testo di Raffaele Calabrò, se approvato così com è, negherebbe il fondamento costituzionale del principio di autodeterminazione del cittadino, in modo così efferato da mobilitare, senza tregua, la società civile da giorni. Dopo le manifestazioni romane del teatro Eliseo e di piazza Farnese, proseguono anche iniziative concrete, condivise da associazioni culturali e politiche con avvocati e notai.

L?appuntamento è a Firenze, mercoledì 25 febbraio, alle ore 21, al teatro Puccini (via delle Cascine, 41), con la neonata associazione culturale Liberi di Decidere (www.liberididecidere.it), che presenterà e metterà a disposizione, di tutti gli intervenuti, un modello di carta di autodeterminazione, ovvero di testamento biologico. Il progetto è quello di dimostrare che, in assenza di una legge sul testamento biologico, alla luce dell? ordinamento vigente e di recenti sentenze, che hanno utilizzato l? istituto dell?amministratore di sostegno, si può dare valore e rendere pubblica la propria volontà. Gli avvocati dell?associazione Liberi di decidere, con la disponibilità di alcuni notai fiorentini, saranno a disposizione degli interessati, a titolo volontario.

Nel frattempo, a Roma, prosegue con successo la raccolta firme dell?associazione Luca Coscioni, www.lucacoscioni.it, promossa da Mario Staderini e Mina Welby, per una delibera di iniziativa popolare, da portare al consiglio comunale, per chiedere, con la forza di migliaia di firme, l?istituzione del Registro delle dichiarazioni anticipate, relative ai trattamenti sanitari di fine vita. La scelta di escludere i notai e di coinvolgere uno spazio istituzionale ha una doppia valenza, ci ha spiegato il radicale Mario Staderini, sia quella di avere un luogo pubblico, accessibile a tutti e gratuito, che renda visibile ai cittadini l?iniziativa sul proprio territorio, sia quella di contrastare la deriva burocratica insita nel proposta di legge della maggioranza, che obbliga ad andare dal notaio una volta ogni tre anni!

La mobilitazione in corso, suona, però, anche come un rullo di tamburi per prepararsi alla raccolta firme in caso di referendum. Già proposto dal senatore Ignazio Marino (PD) come unica risposta possibile alla cieca ostinazione, aggiungiamo noi, del partito vaticanista trasversale agli schieramenti, fino ad oggi, benedetto anche da Silvio Berlusconi.

Al Referendum, hanno già aderito idealmente anche Antonio di Pietro e l? Italia dei Valori, ?stiamo già in stamperia?, mentre scuotono la testa Emma Bonino e Marco Pannella, convinti che le carte truccate dell?informazione pubblica, costringano a giocare al tavolo con i bari. E per spiegarsi meglio, ma soprattutto per costituire il Comitato di liberazione dalla partitocrazia, i due Radicali storici hanno oggi annunciato, la convocazione del prossimo Congresso del Transpartito Radicale, a Chianciano Terme, da venerdì 27 febbraio.

Monica Soldano
Vita di Donna Community

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Addio alle liberalizzazioni di Bersani

Era il gennaio del 2008 e Moody?s promuoveva l?Italia per quell?impennata di entrate fiscali di 27,8 miliardi di euro registrata nei primi undici mesi del 2007. Una parte degli evasori cronici di questo paese temevano la serietà del governo Prodi nella lotta all?evasione?

Può anche essere, ma quello che è certo è che i provvedimenti presi andavano esattamente verso una maggiore equità fiscale, intesa nel senso che tutti dovevano contribuire.


Gli strumenti utilizzati erano terribili, gli evasori abituali iniziavano davvero a vedersela brutta. Ad esempio la tracciabilità degli assegni, quella norma introdotta da Visco che impediva i pagamenti in contanti (prima di 1000 euro e via via fino ad arrivare a 100).

E già, il libero professionista che fino al giorno prima incassava a nero, improvvisamente era costretto ad accettare un assegno ?non trasferibile? da versare sul ?conto unico?. Quest?ultimo doveva registrare tutti i movimenti in entrata e in uscita relativi all?attività professionale del contribuente. Una rivincita per il maltrattato dipendente a reddito fisso, un disastro per l?evasore. E questo solo per fare un esempio tra i tanti provvedimenti di buon senso.

Il popolo della ?busta paga?, quello costretto a pagare la sanità anche a chi non la paga, non fa in tempo a rendersi conto del jolly che ha pescato. I media berlusconiani non fanno altro che bombardare con il tormentone delle tasse troppo elevate. Fomentano gli italiani contro Prodi con un ritmo così serrato da non lasciare il tempo di capire che per pagare meno tasse occorre che tutti le paghino. Ma, come ben sappiamo, il vento di equità e di giustizia sociale ha fatto presto a cambiare direzione.

Con Berlusconi al governo, Tremonti, ripresa la poltrona di ministro, deve aver pensato che la definizione di ?libero professionista? dovesse pur avere un significato per chi intraprende un?arte o una professione. Così con due righette lapidarie inserite nella manovra estiva del 2008, il ministro dell?Economia, fa ?tana libera tutti?, deludendo le speranze di chi le tasse è costretto a pagarle, per l?appunto, i lavoratori dipendenti.

Nei pagamenti si torna al contante (leggi ?a nero?).
Trasferire denaro, libretti o titolo al portatore senza dover transitare per le banche o dover obbligatoriamente riportare i dati anagrafici del beneficiario e la clausola ?non trasferibile?: con Prodi il limite era stato portato a 5.000 euro, Tremonti lo ricolloca a 12.500 euro.

Non a caso lo schieramento politico berlusconiano si chiama ?Il popolo delle libertà?, ovvìa!

Nel frattempo, il prelievo fiscale non è diminuito, ma in compenso moltissimi contribuenti sono ?liberi? di non contribuire. Per quelli a reddito fisso, quando il loro reddito è basso, ma veramente basso, esiste la Social Card, utilizzabile quando il governo si ricorda di caricarla.

Ma veniamo ai nostri giorni. Le famose lenzuolate di Bersani sono a rischio. Farmacie, taxi, banche, assicurazioni. Ogni settore, strategico per il consumatore, in cui è intervenuta la liberalizzazione è a rischio di una controriforma berlusconiana. A vantaggio di chi? Ovviamente dei monopoli, delle corporazioni. Ciò che un ministro ?comunista? aveva messo in campo per stimolare una maggiore concorrenza e per liberalizzare il mercato (parole care a Berlusconi), a breve può essere spazzato nel silenzio e nell?ignoranza.

Sta già avvenendo, in questi ultimi mesi, lentamente e in sordina. Così la liberalizzazione dei medicinali da banco, che aveva dato vita ad un canale distributivo di 2.700 punti vendita alternativi alle farmacie, sta per essere vanificata da un ddl presentato da Gasparri e Tomassini. Eppure i vantaggi di quella riforma sono stati ben accolti dai consumatori, perché evidenti e immediatamente percepibili: maggiore distribuzione e prezzi più bassi. Perché neutralizzare gli effetti di una buona riforma? Dov?è il buon senso?

Antonio Catricalà dell?Antitrust ha rammentato sulle pagine delle Repubblica che la deludente crescita dell?economia italiana trova la sua spiegazione nella scarsa crescita della produttività: ?[...] questa Autorità ha ripetutamente sostenuto il ruolo che un corretto funzionamento del mercato e una conseguente e coerente regolazione della concorrenza possono avere nel determinare un accrescimento della produttività?. Parole inascoltate. Se l?interesse del consumatore lascia insensibili i ministri berlusconiani, anche questa argomentazione non sembra fare breccia.

Domani (24 febbraio) con l?approvazione alla Camera del decreto ?milleproroghe? molte delle norme varate da Bersani, da lenzuola si trasformeranno in salviettine umide.

Questo vuol dire danneggiare i cittadini.

Mauro David
Vita di Donna Community
23 febbraio 2009

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24 febbraio 2009

Demenza: fumo passivo aumenta rischio

Il fumo è un fattore di rischio conclamato di danno cognitivo e demenza, ma è stato dimostrato che anche il fumo passivo è dannoso in questo senso: il rischio di danno cognitivo nei soggetti esposti ai massimi livelli di fumo passivo è infatti superiore del 44 percento rispetto a quelli esposti a livelli trascurabili.

Gli effetti sulla salute dei soggetti esposti ad elevati livelli di fumo passivo sono simili a quelli a carico dei fumatori attivi, e comprendono un aumento del rischio di diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione ed ictus.

Molte di queste patologie sono anche fattori di rischio di danno cognitivo e demenza.

Il collegamento fra il fumo passivo ed una malattia temuta come la demenza auspicabilmente potrebbe traslarsi in azioni politiche volte a limitare il fumo in pubblico, anche in vista dei suoi possibili effetti sulla memoria.

(BMJ online 2009, pubblicato il 12/2)

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Soddisfazione AIFA per ampliamento pianta organica

In un comunicato il Direttore Generale AIFA Guido Rasi, esprime viva soddisfazione per l'approvazione dell'ampliamento della pianta organica dell'Agenzia Italiana del Farmaco (contenuto nel disegno di legge di conversione del decreto "Milleproroghe") da parte del Parlamento e profonda gratitudine al Governo per la sensibilità mostrata nel sostenere tale, necessario, intervento normativo.

"Si tratta di una decisione di importanza strategica per la salute pubblica e il Sistema Paese - dichiara Rasi - poiché consentirà all'Aifa , attraverso il potenziamento di circa 200 unità di personale, di allinearsi alle altre grandi Agenzie del Farmaco europee e di superare le attuali criticità operative e di ciò sono molto grato al Governo, che ha sostenuto la nostra richiesta, e al Parlamento che l'ha approvata. Il potenziamento dell'attuale dotazione organica, infatti, ci permetterà di armonizzare le procedure agli standard qualitativi e quantitativi europei e di ottimizzare i processi registrativi e ispettivi, attualmente in sofferenza.

In questo modo, da un lato, potrà essere garantita sempre meglio ai cittadini italiani la sicurezza e la qualità dei medicinali e la stessa disponibilità di farmaci innovativi degli altri cittadini europei; dall'altro, sarà rafforzata la competitività delle industrie farmaceutiche del nostro Paese nel contesto internazionale e potrà essere sostenuto, attraverso la certezza dei tempi necessari a ottenere le autorizzazioni alla produzione, l'intero settore farmaceutico italiano.

Il recupero dell'efficienza regolatoria e ispettiva è, infatti, un parametro essenziale per la sicurezza dei farmaci e lo sviluppo dell'Industria perché consente di controllare la qualità e la sicurezza delle materie prime e delle officine di produzione, di ridurre e rendere certi i tempi dei processi autorizzativi alla produzione, di rilasciare i certificati di libera vendita con rapidità al fine di favorire le esportazioni, che costituiscono una voce significativa nel panorama della farmaceutica italiana.

Il risultato ottenuto oggi costituisce un passo determinante e decisivo per il percorso di riorganizzazione dell'Agenzia già intrapreso che troverà la sua sintesi finale nel progetto di riordino previsto dalla legge. L'auspicio è che tale intervento consenta all'Aifa di rafforzare l'unitarietà del proprio ruolo rispetto a preoccupanti tentativi di frammentazione del sistema".

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Fazio, rinnovati contratti 200 precari

Evitato il licenziamento di circa 200 precari dell'ex ministero della Salute. Saranno infatti riconfermati gli incarichi, con contratti quinquennali, al personale medico, veterinario, chimico e farmaceutico.

Lo ha spiegato il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, che ha illustrato ai giornalisti le novità per il settore sanitario contenute nel decreto milleproroghe, approvato ieri in via definitiva dalla Camera.

La riconferma, ha detto il sottosegretario, permetterà di mantenere elevati gli standard dei controlli che questo personale a tutt'oggi garantisce.

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Subito il bando per scuole medicina urgenza

"Bisogna dare subito via libera al bando per il concorso di ammissione alle scuole di specializzazione di medicina d'urgenza per l'anno 2008-2009.

Altrimenti siamo pronti a dichiarare lo stato di agitazione e a proporre all'Intersindacale medica la proclamazione di uno sciopero nazionale del settore". A chiedere lo sblocco del bando è l'Anaao Assomed, che denuncia "l'inaccettabile ritardo" nella pubblicazione.

"Si sta consumando - si legge in una nota dell'Anaao - un inammissibile gioco delle parti tra i ministeri dell'Università, del Welfare e i presidi delle facoltà di Medicina, ai danni dei medici ospedalieri che lavorano nei dipartimenti Emergenza e accettazione (Dea) e dei neolaureati in medicina che attendono di iscriversi alle scuole di specializzazione.

A dimostrazione del profondo disinteresse dell'università verso la formazione dei medici e le esigenze del sistema sanitario, appare ormai palese, l'intenzione di mantenere, in nome di logiche di casta, lo 'status quo' nel riparto dei posti e di rinviare, a data da destinarsi, l'attivazione della scuola in Medicina di emergenza e urgenza.

Affossando ogni tentativo di razionalizzare il sistema formativo mediante rigorosi requisiti e standard e scaricando ulteriori costi sul Ssn".

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Petizione di 32 italiani di Harward

"Firmando la petizione per il riconoscimento del testamento biologico e per la legalizzazione dell'eutanasia, i trenta ricercatori italiani di Boston hanno voluto riaffermare i valori dello Stato di diritto e della laicità".

Così Andrea Ballabeni, ricercatore italiano al Department of Systems Biology della Harvard Medical School e membro della Cellula Coscioni di Boston, motiva in una nota la scelta di 32 'cervelli' italiani approdati in una dei più celebri atenei del mondo di firmare la petizione dell'associazione Coscioni al Parlamento italiano per la legalizzazione dell'eutanasia e del testamento biologico.

"La classe politica italiana - scrive il ricercatore - è purtroppo spesso più vicina al Vaticano che agli elettori che dovrebbe rappresentare. Nessuno ovviamente nega il diritto del Vaticano di esprimere le proprie idee. Quello che si chiede è che l'Italia sia un Paese sovrano che non subisca ingerenze da parte di altri Stati.

Il Ddl sul testamento biologico proposto dalla maggioranza non rispecchia le idee degli italiani e neanche quelle degli elettori di centrodestra. Un provvedimento del genere è solo improntato a soddisfare le volontà delle gerarchie ecclesiastiche e a rivendicare una titolarità dei valori cattolici da spendere in campagna elettorale.

Inutile dire che spesso, come ad esempio nel caso di Eluana Englaro - incalza Ballabeni - le pretese e le strumentalizzazioni delle gerarchie ecclesiastiche e della maggioranza non hanno nulla a che vedere con i valori cattolici. E' poi bizzarro che, mentre sotto alcuni aspetti tanti dei nostri politici tentino di apparire impeccabili cattolici, sotto tanti altri aspetti molti di questi siano del tutto in antitesi con il più elementare spirito cristiano".

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Rutelli, dico solo la mia

"Scusate lo sfogo, ma sono incavolato, molto incavolato". Francesco Rutelli si rivolge così ai cronisti in una conferenza stampa convocata ieri mattina a San Macuto.

L'ex-leader della Margherita è 'incavolato' per "falsità" che sente sul suo conto e vede scritte su giornali (in particolare se la prende con 'L'Unità') sul fatto che le posizioni assunte sul testamento biologico sottintendano in realtà ad altri scopi: rispondere a pressioni della Chiesa e porre le basi per una scissione nel Pd.

"Io non sono eteroguidato da nessuno nè voglio creare una scissione nel Pd", scandisce Rutelli. Ce l'ha con la stampa, ce l'ha con la maggioranza che dovrebbe tenere fuori il governo da una discussione come quella sul testamento biologico e un po' ce l'ha anche con il Pd o meglio richiama al rispetto della "pari dignità" sulle questioni etiche.

"Nel Partito democratico si è stabilito che su questa questione deve esserci pari dignità per tutte le posizioni. Ma la pari dignità in questo momento non mi sembra che sia effettiva".

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Testamento, poco ottimismo sul dibattito

La sensazione è stata espressa ieri a Milano da Umberto Veronesi che si è detto molto poco ottimista sullo sviluppo della discussione parlamentare in merito al Testamento Biologico

"Non sono ottimista" sul dibattito in materia di testamento biologico in corso a Palazzo Madama. Lo afferma l'oncologo Umberto Veronesi, senatore tra le fila del Pd, parlando ai giornalisti ieri a Milano a margine del lancio di 'Science for Peace': un movimento mondiale promosso dalla Fondazione Umberto Veronesi e sostenuto attivamente da numerose personalità internazionali, di cui oltre 20 premi Nobel.

Veronesi torna a definire il Ddl Calabrò, adottato quale testo base dalla Commissione Sanità del Senato, come "orribile, un errore scientifico". Quanto alla cosiddetta 'terza via' sul nodo alimentazione e idratazione, proposta ieri in un emendamento da Francesco Rutelli, "non l'ho ancora esaminata a fondo", confessa l'ex ministro della Sanità.

Ma in merito al riferimento alle "fasi terminali della vita", contenuto nell'emendamento - secondo il quale in questi casi l'eventuale sospensione di alimentazione e idratazione deve essere "il frutto di una comune valutazione tra il medico curante, cui spetta la decisione finale, l'eventuale fiduciario e i familiari del paziente - Veronesi precisa come al centro del dibattito ci siano "non i malati terminali, bensì persone in coma che in quanto tali non possono esprimersi".

Per questi pazienti, ribadisce il direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, "è necessario che il medico tenga conto della volontà espressa dal malato in precedenza". E ognuno, secondo Veronesi, ha il diritto di esprimersi anticipatamente anche su alimentazione e idratazione. Perché "se nella mia vita io non voglio mangiare, nessuno mi può mettere a tradimento un sondino in gola", conclude il senatore.

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23 febbraio 2009

Più fondi contro malattie mortali dimenticate

Non abbassare la guardia rispetto a malattie mortali, ma spesso dimenticate. Medici Senza Frontiere (Msf) e Dndi (Drugs for Neglected Diseases) hanno lanciato un appello per "maggiori finanziamenti sostenibili a favore della ricerca e sviluppo (R&S) per combattere malattie mortali ma ignorate come la malattia del sonno, la leishmaniosi viscerale e il morbo di Chagas, che colpiscono milioni di persone nel mondo".

Msf ha inoltre annunciato il rinnovo del suo sostegno finanziario e operativo a Dndi, organizzazione senza fini di lucro che si occupa di ricerca e sviluppo (co-fondata nel 2003 da Msf e da cinque istituti di ricerca pubblici e privati) in risposta all'urgente bisogno di nuove cure per le malattie ignorate. "Ci sono nostri pazienti colpiti da patologie come la malattia del sonno che sono costretti a sottoporsi a cure tossiche e pericolose solamente per avere limitate possibilità di sopravvivenza. Le cure per le persone colpite dalla leishmaniosi viscerale continuano a essere proibitive, e quelle per il morbo di Chagas inesistenti", afferma in una nota Christope Fournier, presidente internazionale di Msf.

"Dndi ha dimostrato attraverso il suo lavoro come una collaborazione su ricerca e sviluppo che sia innovativa e guidata dai bisogni produce farmaci adatti ai nostri pazienti. Ma questa e altre partnership pubblico-privato non possono sostituire una forte leadership politica e un impegno da parte dei governi per garantire ai pazienti l'accesso a cure salvavita per le malattie dimenticate".

Dalla sua fondazione, Dndi ha sviluppato due farmaci a dose fissa combinata (Asaq e Asmq) contro la malaria non coperti da brevetto. Il risultato è stato quello di avere medicinali adeguati ai bisogni dei pazienti e che possono essere prodotti da diverse case farmaceutiche, garantendo prezzi competitivi e quantitativi sufficienti.

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Francia, cala il numero dei medici

Allarme medici in Francia. Calerà del 10% il numero dei camici bianchi d'oltralpe nei prossimi 10 anni. Un problema che sarà più evidente soprattutto tra gli specialisti e nelle zone rurali, aree in cui, nel 2030, non sarà rimpiazzato un camice bianco su quattro che lascia l'attività.

A rilevare il rischio di 'buchi' nell'assistenza è il rapporto dell'istituto di statistica (Drees, direzione di ricerca, studi e valutazioni statistiche) francese, in coincidenza con la discussione sulla legge per la riorganizzazione della sanità. Normativa in cui, anche tenendo conto dei dati, i deputati inseriranno emendamenti ad hoc per convincere i medici a scegliere sedi considerate svantaggiate e più a rischio di rimanere sguarnite.

Secondo lo studio della Drees, il numero di professionisti è destinato a calare ineluttabilmente fino al 2019, quando i medici francesi si attestarono a 188.000. Una riduzione 'annunciata' e legata all'introduzione a partire degli anni '80, del numero chiuso.

La successiva correzione al rialzo del numero di laureati, adottata nel 2000, avrà i suoi effetti solo tra 15 anni, vista la lunghezza degli studi. L'inversione di tendenza, quindi, si comincerà a vedere nel 2020, stimano i ricercatori.

Intanto, a pagare di più in termini di 'buchi' di assistenza, potrebbero essere le zone rurali e le banlieue cittadine, dove il numero di medici si ridurrà nel 2030 di oltre il 25%. Almeno che non ci siano interventi correttivi.

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Ridistribuire 20% dei fondi IRCCS

Ricerca, Fazio, tagliare 20% fondi Irccs per finanziarla con bando unico Tagliare del 20% i fondi destinati agli Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) e dirottare questa quota alla ricerca in generale, indipendentemente da chi la svolge.

L'ipotesi, al vaglio del ministero del Welfare, è stata illustrata ieri a Milano dal sottosegretario Ferruccio Fazio, durante una visita all'ospedale Niguarda. I fondi ricavati dal ridimensionamento del finanziamento corrente agli Irccs, spiega, "confluiranno nel grande bando unico per la ricerca finalizzata, pensato dal ministero". Un contenitore su cui il Governo intende concentrare il massimo degli sforzi.

Il sottosegretario, che ha colto l'occasione per visitare il centro Nemo del Niguarda, specializzato nel trattamento delle malattie neuromuscolari, chiarisce: "Noi crediamo che i finanziamenti vadano assegnati ai progetti e non alle strutture solo perché hanno uno 'stampino' che dice che fanno ricerca.

Per questo vorremmo ridimensionare quello che è il finanziamento corrente degli Irccs". Ma con questo metodo, assicura, non saranno penalizzati gli Irccs: "Se l'istituto produce sarà finanziato anche di più - puntualizza - Il principio non è infatti ridimensionare gli Irccs in quanto tali, ma finanziare la buona ricerca sia che venga dagli Irccs, sia che venga dagli ospedali". Il Governo, conclude Fazio, "auspica che i fondi a disposizione del bando unico superino così il tetto dei 100 milioni di euro".

E per potenziare ulteriormente la ricerca, annuncia, il ministero del Welfare ha aperto "un tavolo con gli assessori regionali alla Sanità, per discutere di un possibile co-finanziamento della ricerca nelle strutture sanitarie pubbliche. L'obiettivo è dare piena dignità agli ospedali, incentivandone l'attività scientifica".

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585 emendamenti al DDL Calabrò

Sono quasi seicento - per la precisione 585 - gli emendamenti presentati da maggioranza e opposizione al cosiddetto testo Calabrò, il Ddl assunto dalla Commissione Sanità del Senato come testo base per un provvedimento sul testamento biologico.

Ieri alle 11 scadeva il termine per presentare gli emendamenti al Ddl che regola l'annoso tema del fine vita e testo che, tra le altre cose, vieta la sospensione di alimentazione e idratazione artificiali, il punto più delicato e dibattuto dell'intero provvedimento insieme al fatto che le volontà del paziente non sono vincolanti.

Dei 585 emendamenti che hanno fatto capolino in Commissione Sanità di Palazzo Madama, circa 100 sono stati presentati dalla maggioranza, il resto dall'opposizione con i radicali che, almeno quanto a numeri, hanno fatto la parte da leone, avanzando la maggior quantità di proposte di modifica al testo.

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Idratazione e alimentazioni non negoziabili

Il Ministro Sacconi torna sul punto sul quale si stanno accentrando le discussioni in merito al testamento biologico

"Idratazione e alimentazione appartengono a quei diritti inalienabili della persona di cui parla l'articolo 2 della Carta costituzionale, solida base laica che dovrebbe ancora oggi riunire credenti e non credenti attorno al valore della vita quale fondamentale elemento di coesione sociale.

Si tratta quindi di un punto della legge che, come il relativo diritto, non appare negoziabile. Come del resto riconoscono anche alcuni autorevoli esponenti dello stesso Pd". Così il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in merito al provvedimento sul testamento biologico in discussione in Commissione Sanità del Senato e in procinto di passare in Aula, dove il suo approdo è in programma per il 5 marzo.

"E' in atto una positiva evoluzione nel Partito democratico a proposito del diritto all'alimentazione e all'idratazione - sottolinea il ministro in una nota - che costituisce il contenuto più rilevante della nuova regolazione sulla fine di vita all'esame del Parlamento.

La posizione maggioritaria nel Pd riconosce infatti la tesi da sempre sostenuta da Governo e maggioranza: idratazione e alimentazione corrispondono a bisogni vitali della persona e non sono quindi terapie. Sembra peraltro permanere un incomprensibile salto logico per cui 'eccezionalmente', sulla base comunque di una volontà espressa dalla persona, sarebbe possibile interrompere acqua e cibo", scrive Sacconi riferendosi all'emendamento presentato oggi dal Pd al testo Calabrò, emendamento che prevede la sospensione di alimentazione e idratazione artificiali, pur definendole forme di sostegno vitale.

"E' ben vero che anche in base a questa tesi Eluana Englaro non avrebbe potuto essere condotta a morte perché il provvedimento giudiziario si è fondato su una volontà presunta e non espressa. Questo compromesso tuttavia corrisponde a un impossibile equilibrismo che conferma l'esigenza di una disciplina semplice, certa e logica", conclude il ministro.

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22 febbraio 2009

Influenza connessa a umidità assoluta

L'umidità assoluta è connessa all'influenza ed alla diffusione del suo contagio più di quella relativa. L'umidità assoluta è un parametro del vero e proprio contenuto in acqua dell'aria, a prescindere dalla temperatura, mentre l'umidità relativa è il rapporto fra il contenuto in vapore acqueo dell'aria ed il suo livello di saturazione, che varia con la temperatura.

Il legame fra prevalenza e trasmissione dell'influenza ed umidità dell'aria era già stato sospettato da lungo tempo, ma le ipotesi principali riguardavano l'umidità relativa. In ogni caso, quando i livelli di umidità sono bassi, come nei mesi di picco influenzale di gennaio e febbraio, il virus tende a permanere più a lungo, ed i tassi di trasmissione si impennano.

Ciò suggerisce che l'umidificazione dell'aria potrebbe aiutare a diminuire la diffusione della malattia durante la stagione influenzale, soprattutto nei luoghi in cui si raccolgono i soggetti a maggior rischio di complicazioni, come le case di cura ed i reparti d'urgenza degli ospedali.

(Proc Natl Acad Sci online 2009, pubblicato il 9/2)

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Psicologi sui posti di lavoro

Psicologi negli uffici, in fabbrica, negli studi e in tutti i luoghi di lavoro per 'misurare' i rischi di stress dei lavoratori e intervenire con ascolto, informazione e prevenzione. Una proposta che si basa anche sulle indicazioni del 'Testo unico per la sicurezza del lavoro' che per la prima volta in Italia ha reso obbligatorio valutare lo stress da lavoro.

A chiederlo E' l'Ordine degli psicologi del Lazio che sabato ha organizzato, a Roma, un incontro sulle competenze dello psicologo in tema di sicurezza e lo stress nelle imprese e nelle organizzazioni.

Dati recenti indicano che lo stress, dopo mal di schiena e dolori muscolari, è il sintomo più diffuso dei 'malati da lavoro', denunciato dal 23% dei lavoratori europei. E per all'Organizzazione internazionale del Lavoro, ogni anno il 4% del Pil mondiale viene speso per problemi legati a malesseri psico-sociali causati dall'attività lavorativa.

Il testo unico per la sicurezza del lavoro , "anche se molto innovativo, non prevede in maniera esplicita l'utilizzo dello psicologo come esperto competente per una corretta valutazione del rischio psicosociale", spiega Marialori Zaccaria, presidente dell'Ordine del Lazio sottolineando la necessità di "favorire la presenza di questa figura nei luoghi di lavoro, per realizzare pienamente gli obiettivi delle nuove norme".

Lo psicologo competente "è infatti di fondamentale importanza - continua Zaccaria - per individuare per tempo i sintomi psicologici e comportamentali di situazioni di disagio psico-sociale legati al 'clima' e all'organizzazione del lavoro". Per Zaccaria, questa figura, nominata accanto al medico competente" "può svolgere funzioni di indagine, ascolto, prevenzione, informazione e formazione" per quanto riguarda i rischi di natura psico-sociale.

Malati SLA, ascoltateci prima di fare legge

"Prima di fare una legge su questi argomenti sarebbe più che opportuno ascoltare chi la nutrizione e l'idratazione artificiale le vive tutti i giorni sulla propria pelle". Così i malati di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) dell'associazione 'Viva la vita', sul ddl sul testamento biologico approvato come 'testo base' in Commissione Sanità del Senato.

Il provvedimento, che approderà tra due settimane nell'Aula di Palazzo Madama, vieta la sospensione di alimentazione e idratazione artificiali. Ma l'associazione guidata da Mauro Pichezzi sottolinea in una nota che "la nutrizione artificiale rientra a pieno titolo nei trattamenti sanitari che, secondo l'articolo 32 della Costituzione, possono essere scelti per sé, in piena libertà e autonomia di pensiero.

La prassi della nutrizione artificiale, che riguarda una larga parte dei malati di Sla, implica necessariamente l'impiego di personale sanitario nella gestione quotidiana, in una funzione per legge non demandabile ai familiari, come ad esempio quella del posizionamento del sondino nasogastrico o addirittura del confezionamento o del cambio della Peg".

Per questo i malati di Sla chiedono di poter dire la loro sul provvedimento, anche se, con una stilettata, ricordano che pur se "perfettamente in grado di esprimere la loro opinione, a molti questa opportunità è negata dalle Regioni, che nonostante gli appositi fondi, tardano a erogare i comunicatori.

E' necessario, prima ancora di fare la legge, garantire a tutti i malati il diritto di comunicazione - sottolineano - Come faranno altrimenti a esprimere le loro volontà riguardo ai trattamenti?".

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Testamento biologico: legge è pessima

Il Ddl sul testamento biologico approvato in Commissione Sanità del Senato "è pessimo". Questo il giudizio dell'oncologo Umberto Veronesi, senatore del Pd, che venerdì mattina è intervenuto alla presentazione della sede milanese del Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, verso il quale ha espresso "stima e rispetto", senza comunque aderire al partito che fa parte della maggioranza di governo.

Per Veronesi "la legge dà la possibilità di esprimere la propria volontà, ma poi la nega operativamente. E' un obbrobrio giuridico".

Quanto alla sostituzione di Ignazio Marino da capogruppo del Pd in Commissione Sanità al Senato, per Veronesi "è un peccato: Marino è un amico e un sostenitore di una legge intelligente".

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HIV, ogni anno 4 mila nuove infezioni

In Italia si registrano 4 mila nuovi casi l'anno di infezione da Hiv, che si aggiungono a un bacino di 120 mila persone sieropositive al virus dell'Aids. E se nella seconda metà degli anni '80 l'uso di droghe per via endovenosa era correlato al 70% delle trasmissioni, oggi i tossicodipendenti rappresentano meno del 10% dei nuovi infetti.

L'Hiv si contrae quasi esclusivamente per via sessuale e i nuovi sieropositivi hanno un'età media più alta: 38 anni contro i 26 anni del 1986. A fornire il quadro della situazione è stato Andrea Antinori, direttore del Dipartimento clinico dell'Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, partecipando nella capitale a una conferenza stampa sull'aderenza alle terapie antiretrovirali.

"Sta crescendo progressivamente - ha detto l'esperto - la quota di pazienti che scoprono il proprio stato di infezione in fase avanzata di malattia (oltre il 30%), e si stima che dei circa 120 mila sieropositivi italiani almeno un quarto sia inconsapevole del proprio stato. L'emergenza di questo 'sommerso' appare oggi come uno degli argomenti più rilevanti in termini di sanità pubblica".

Soprattutto se si pensa che il miglioramento delle terapie, con la riduzione degli effetti collaterali e la progressiva semplificazione degli schemi terapeutici, permette alla maggior parte dei pazienti di condurre un'esistenza normale e aspirare a una qualità di vita accettabile. "Bisognerebbe sdrammatizzare l'idea del test Hiv - ha sottolineato Adriano Lazzarin, primario della Divisione di malattie infettive dell'Irccs San Raffaele di Milano - e renderlo più accessibile a tutti. Stiamo pensando a un progetto per diffondere anche il test che utilizza la saliva, con sperimentazioni già partite nel capoluogo lombardo.

Effettuare l'esame facilmente, magari dal proprio medico di famiglia, ottenendo il risultato in pochi minuti, consente di tranquillizzare il paziente ed eventualmente di indirizzarlo subito a un centro specializzato per un consulto".

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Si rischia il deserto sanitario

Raggruppando obbligatoriamente i medici di famiglia in strutture centrali, comunque si chiamino, si otterrà l'effetto di allontanare i medici dai loro pazienti, e creare così ampie zone un "deserto sanitario" in cui non si sa a chi rivolgersi in tempi rapidi

Lo sostiene il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) che continua la sua battaglia contro il preaccordo per la convenzione di medicina generale, firmato da alcuni sindacati a dicembre. Lo Snami, oltre a informare sulle conseguenze delle misure contenute nel preaccordo, rinnova la sua proposta di ristrutturazione della medicina generale, il progetto Me.Di.Co., che sarà illustrato anche ai parlamentari nel corso di un'audizione, il 26 febbraio, alla Commissione Affari Sociali della Camera.

Anche altri operatori sanitari, ricorda Francesco Pecora, vicepresidente Snami, come i farmacisti, si sono resi conto del rischio legato all'obbligo per i medici di lavorare in ambulatori unificati.

"Sia la Federazione degli Ordini dei farmacisti, sia il sindacato dei titolari, Federfarma, hanno fatto presente che se tutti i medici prescrittori si concentrano in una zona, le farmacie lontane dalla 'casa della salute' vedrebbero crollare la loro attività.

Vogliamo - si domanda Pecora - quartieri dove non rimangono né un medico né una farmacia?". Secondo il presidente del sindacato Mauro Martini, infine, stanno aumentando le preoccupazioni legate al preaccordo di medicina generale, "per gli sviluppi di quella che sarebbe un'involuzione secca del nostro sistema sanitario: gli unici a non avere preoccupazioni sono i cittadini, perché nessuno li ha informati di che cosa rischiano".

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19 febbraio 2009

Disoccupazione comune nei sopravvissuti ai tumori

La sopravvivenza ad un tumore è associata alla disoccupazione, che sembra anche largamente correlata alla disabilità, e questo fenomeno verosimilmente peggiorerà prima di migliorare: le possibilità di occupazione per questi soggetti infatti tendono a peggiorare con l'attuale clima economico e l'aumento del tasso di disoccupazione generale.

Il medico comunque in questo senso può svolgere un ruolo fondamentale, in quanto il paziente ha difficoltà a gestire la tempistica e la modalità di ritorno sul posto di lavoro, e si tratta di campi in cui il parere del medico è molto apprezzato.

Gli esiti lavorativi per il paziente inoltre possono essere migliorati tramite innovazioni nel trattamento e con servizi clinici e di supporto volti a una migliore gestione di sintomi, riabilitazione e sopperimento alle disabilità.

Dato che quasi la metà dei pazienti oncologici ha meno di 65 anni, molti di questi pazienti si trovano in un'età in cui il lavoro è una necessità per diverse ragioni: è necessario valutare nuovi procedimenti di supporto del processo di ritorno sul lavoro dei pazienti oncologici, in quanto essi potrebbero mitigare l'impatto economico di sopravvivere ad un tumore e migliorare la qualità della vita nei sopravissuti.

(JAMA. 2009; 301: 753-62)

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Il latte riduce l'effetto antiossidante

Gli alimenti ricchi di antiossidanti hanno effetti protettivi sulla salute. Ma è meglio mangiarli da soli o insieme ad altri alimenti? A questa domanda ha risposto uno studio dell'INRAN

Lo studio dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), coordinato da Mauro Serafini del Laboratorio di ricerca sugli Antiossidanti, si è svolto nell'ambito del Progetto "Qualità" finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Precedenti analisi condotte sull'uomo dal gruppo di ricerca INRAN hanno mostrato come, a seguito dell'ingestione di alimenti ricchi in antiossidanti (es. tè e cioccolato) associati con il latte, la biodisponibilità dei composti fenolici e l'attività antiossidante in vivo siano significativamente ridotte.

L'ipotesi di lavoro si basa sull'effetto inibente l'assorbimento dei fenoli in conseguenza della forte affinità con le proteine degli alimenti, in questo caso del latte. "I composti ad azione antiossidante sono caratterizzati da una scarsa biodisponibilità - afferma Serafini - solo tra l'1 e il 5% della quantità ingerita viene assorbita nel tratto gastrointestinale. Diventa allora importante comprendere come l'associazione tra alimenti diversi possa modificare sostanzialmente le loro proprietà antiossidanti in vivo e la biodisponibilità delle molecole bioattive in essi contenute.

Capire come funziona questo meccanismo consentirebbe di valutare correttamente il ruolo degli antiossidanti di origine vegetale nella prevenzione dello stress ossidativo in vivo e di suggerire ai consumatori le corrette modalità di consumo per ottimizzare l'apporto di molecole bioattive funzionali".

Per esempio i mirtilli, da soli, inducono un potenziamento significativo delle difese antiossidanti plasmatiche endogene (FRAP 6,1%, TRAP 11,1%) e dei livelli di acido caffeico e acido ferulico nel plasma. Quando, invece, vengono ingeriti con il latte, ciò non si verifica e si ha invece una riduzione delle concentrazioni degli acidi caffeico (- 49,7%) e ferulico (- 19,8%) nel plasma.

Questo è stato il principale risultato dello studio, pubblicato su Free Radical Biology and Medicine compiuto su 11 volontari sani (6 uomini e 5 donne). I partecipanti, a digiuno, seguendo un preciso disegno sperimentale, hanno consumato 200 g di mirtilli più 200 ml di acqua e, a distanza di una settimana, 200 g di mirtilli più 200 ml di latte intero. Tutti sono stati sottoposti a prelievi di sangue venoso, prima, 1, 2 e 5 ore dopo l'ingestione.

Helpconsumatori 10 febbraio 2009

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Rafforzare rapporto cittadini-media sulla salute

Rafforzare il rapporto tra cittadini e istituzioni sanitarie attraverso un uso più moderato dei media e della narrazione, considerati uno "strumento fondamentale per la promozione e la difesa della salute". A questi temi è dedicato il convegno organizzato da Laziosanità-Agenzia di sanità pubblica (Asp) in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità, Dies, Auser e Federsanità-Anci, in programma oggi e domani alla Regione Lazio. L'evento segue la positiva esperienza che, nel biennio 2007-2008, ha visto Laziosanità-Asp, Auser, Federconsumatori e Federsanità-Anci organizzare circa 10 corsi di empowerment rivolti ad associazioni di anziani, consumatori, medici, sindaci e operatori del settore sanitario.

Obiettivo dell'incontro è riconoscere il valore della dimensione narrativa nel rapporto tra cittadini e istituzioni, così come tra pazienti e operatori sanitari. "Vogliamo evidenziare il grande impatto che hanno i media nei temi di salute - spiega Michele Vullo, dirigente dell'Asp e uno dei direttori del convegno - perchè la comunicazione di questi argomenti può avere grandi ricadute sui cittadini". Secondo gli organizzatori, in sanità troppo spesso si viaggia su due strade: medicina miracolistica o 'malasanità'.

"In realtà - prosegue Vullo - questo settore vive di incertezze, domani tutto può essere messo in discussione da nuove ricerche e tecnologie". Il richiamo del convegno, quindi, è di "tornare a una comunicazione chiara e trasparente". Dello stesso avviso Claudio Clini, direttore generale dell'Asp. "Il medico - ribadisce Clini - non può dare certezze. Invece troppo spesso ci affidiamo a lui credendo che sia il portatore di una verità assoluta o, in caso negativo, lo consideriamo protagonista del fallimento dell'intero sistema".

Il consiglio conclusivo di Clini, quindi, è di "puntare sul dialogo tra medico e paziente, migliorando anche la comunicazione tra le varie strutture sanitarie".

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Ordine Udine decide su De Monte

E' fissata al 25 marzo la riunione della Commissione medici che deciderà se aprire il procedimento disciplinare o far decadere le accuse nei confronti di Amato De Monte, il medico che guidava l'equipe che ha fermato l'alimentazione e l'idratazione a Eluana Englaro.

Ad annunciarlo all'ADNKRONOS SALUTE è il presidente dell'Ordine dei medici di Udine, Luigi Conte. L'Ordine friulano ha infatti aperto un fascicolo nei confronti di De Monte per "valutare eventuali violazioni del codice deontologico", dopo le due segnalazioni, arrivate da altrettanti camici bianchi esterni alla casa di cura 'La Quiete' di Udine, che hanno avanzato dubbi su possibili comportamenti deontologicamente scorretti dell'anestesista, e in particolare perplessità riguardo al fatto che chi ha operato sul protocollo di Eluana si sia prestato a pratiche eutanasiche. "Stiamo procedendo - spiega Conte - con le nostre audizioni.

Ho anche rivolto un invito scritto al presidente dell'Ordine dei medici della provincia di Bergamo, Emilio Pozzi, affinché provveda ad ascoltare il neurologo che ha seguito Eluana per molti anni, Carlo Alberto Defanti. Così da avere più elementi possibili. Dopodiché - conclude Conte - il 25 marzo tutta la vicenda sarà valutata dalla Commissione medici".

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Bianchi, possiamo migliorare il testo

"Mi sono astenuta perché credo ci siano possibilità di migliorare il testo Calabrò" sul testamento biologico. "Ho visto apertura in tal senso da parte dello stesso senatore Raffaele Calabrò, relatore del provvedimento.

Ho ritenuto le sue rassicurazioni sufficienti, chi ha votato contro evidentemente non le ha considerate tali". Così Dorina Bianchi, neocapogruppo del Pd in Commissione Sanità del Senato, sull'approvazione, da parte della stessa Commissione, del Ddl Calabrò come testo base per un provvedimento sul fine vita.

La scorsa settimana Bianchi è stata nominata 'caposquadra' del Pd in Commissione Sanità di Palazzo Madama al posto di Ignazio Marino, il senatore che stamani ha votato contro il testo Calabrò e che, nel corso della vicenda Englaro, ha condotto una vera e propria battaglia contro il cosiddetto Ddl 'salva Eluana'.

Non senza polemica. Sul nodo più controverso dell'intera partita sul testamento biologico, ovvero l'impossibilità di rifiutare alimentazione e idratazione artificiali prevista dal testo Calabrò, "stiamo valutando gli emendamenti da presentare - spiega Bianchi all'ADNKRONOS SALUTE, mentre si appresta a prendere parte a un incontro del partito sulla questione - La mozione del Pd recitava, comunque - ci tiene a precisare - che alimentazione e idratazione artificiali si configurano come sostegno vitale e non come accanimento terapeutico".

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Ecco cosa prevede il DDL Calabrò

Dieci articoli per regolamentare il dibattuto tema del testamento biologico. Il testo Calabrò, che ieri ha ottenuto il via libera della Commissione Sanità del Senato per essere adottato come testo base per un provvedimento sul tema, prende il nome di 'Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento', ed è la sintesi di una serie di disegni di legge in materia.

Il testo Calabrò dovrebbe approdare nell'Aula di Palazzo Madama il prossimo 5 marzo, intanto si lavora alla preparazione degli emendamenti, che dovranno essere presentati entro lunedì alle 11.00. Nei primi 3 articoli del testo vengono delineate le finalità del Ddl che vuole garantire l'inviolabilità e l'indisponibilità della vita umana, nonché la tutela della salute come fondamentale diritto del cittadino e della collettività, assicurando la partecipazione del paziente all'identificazione delle cure mediche all'interno dell'alleanza terapeutica tra medico e paziente. Agli articoli 2 e 3, nello specifico, si precisa il divieto di ogni forma di eutanasia attiva e al suicidio assistito, e si sancisce il divieto di forme di accanimento terapeutico. All'articolo 4 si disciplina il consenso informato, mentre all'articolo 5 si entra nel vivo della delicata questione - indubbiamente il nodo più controverso del provvedimento - dell'idratazione e dell'alimentazione artificiali.

L'articolo 5, infatti, disciplina i contenuti e i limiti delle Dichiarazioni anticipate di trattamento, le cosiddette Dat, attraverso le quali il dichiarante esprime il proprio orientamento sui trattamenti medico-sanitari e di fine vita in previsione di una futura perdita delle capacità di intendere e di volere. Non possono essere inserite indicazioni finalizzate a eutanasia attiva o omissiva. E si specifica, inoltre, che alimentazione e idratazione artificiale, in quanto forma di sostegno vitale, non possono costituire oggetto di dichiarazioni anticipate. Ciò significa, in altre parole, che non verrà data la possibilità di scegliere anticipatamente, e in piena coscienza, di non sottoporsi ad alimentazione e idratazione artificiali qualora ne avessimo bisogno trovandoci in condizione di disabilità. Nel testo si determina, inoltre, che le Dat acquistano efficacia dal momento in cui il paziente in stato neurovegetativo sia incapace di intendere e di volere. La valutazione dello stato clinico spetta a un collegio formato da 5 medici, composto da un neurologo, un neurofisiologo, neuroradiologo, il medico curante e il medico specialista di patologia.

Negli articoli 6, 7 e 8 si afferma che le Dat devono essere redatte in forma scritta da persona maggiorenne in piena capacità di intendere e di volere, accolte da un notaio a titolo gratuito. Sono sempre revocabili e modificabili hanno validità di 3 anni, termine oltre il quale perdono efficacia. L'articolo 7 prevede la nomina di un fiduciario che, in collaborazione con il medico curante, si impegna a far sì che si tenga conto delle indicazioni sottoscritte dal paziente. L'articolo 8 garantisce al medico la possibilità di disattendere le Dat, sentito il fiduciario, qualora non siano più corrispondenti agli sviluppi delle conoscenze scientifiche e terapeutiche, motivando la decisione sulla cartella clinica. In caso di controversia tra medico e fiduciario la questione va sottoposta alla valutazione di un collegio di medici designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero. Tale parere non è vincolante per il medico curante, il quale non è tenuto ad applicare prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico.

Agli articoli 9 e 10 si disciplina l'ipotesi di contrasto tra soggetti legittimati a esprimere il consenso al trattamento sanitario. La decisione viene assunta, su istanza del pubblico ministero, dal giudice tutelare o, in caso di urgenza, sempre dal giudice sentito il medico curante. Nelle disposizioni finali è prevista l'istituzione di un registro delle Dat nell'ambito di un archivio unico nazionale informatico al Consiglio nazionale del notariato, consultabile in via telematica unicamente dai notai, dall'autorità giudiziaria, dai dirigenti sanitari e dai medici responsabili del trattamento sanitario di soggetti in caso di incapacità. Nessun accenno infine, come fanno notare i più critici, al tema delle cure palliative.

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Testamento: commissione Senato vota il DDL

Approvato ieri mattina il DDL Calabrò

La Commissione Sanità del Senato ha approvato, ieri mattina, il Disegno di legge Calabrò come testo base per un provvedimento sul testamento biologico.

Tredici i voti a favore, sei quelli contrari, fra cui Ignazio Marino e Donatella Poretti (Pd). Tra le fila del Partito democratico, sono stati tre gli astenuti: la nuova capogruppo al posto di Marino, Dorina Bianchi; Claudio Gustavino e Daniele Bosone.

L'esame del Ddl riprenderà martedì, con l'obiettivo di portare il testo in Aula ai primi di marzo. Uno dei nodi controversi resta l'impossibilità di rifiutare alimentazione e idratazione artificiali, non considerate come terapie mediche.

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Testamento biologico, appuntamento in piazza.

Sabato 21 febbraio, a partire dalle ore 15, nell?elegante salotto di Roma, piazza Farnese, avrà luogo la manifestazione ?Si alla vita, no alla tortura di stato?, promossa da alcuni illustri studiosi e dalla rivista Micro Mega, tra questi.: Stefano Rodotà. Flores D?Arcais, Patrizia Carlassarre, Umberto Eco, Gilda Ferrando, Paolo Zatti.

Oltre cento i professori universitari di diritto, che hanno aderito, da tutta Italia, all?appello da cui prende spunto l?iniziativa (www.micromega.it). L?obiettivo è quello di dire no alla proposta di legge della Maggioranza sul testamento biologicio, ancora in discussione in commissione Igiene e Sanità, che arriverà in aula, al Senato, il 5 marzo.

L?occasione è ghiotta per ripristinare una sana comunicazione ed uno spazio informativo ?democratico? e libero, in cui dire, a chiarissime lettere, qual è il rischio che tutti i cittadini, anche quelli di centro destra, stanno correndo: la fine della libertà personale e dell?autodeterminazione sul proprio corpo.

Ne sono convinti gli organizzatori, che stanno ricevendo sostegno da singoli, studiosi ed associazioni laiche e di credenti, come: Liberauscita,Critica liberale, Luca Coscioni, Micro Mega nonché da Altrachiesa, (le comunità cristiane di base contro Bagnasco), e da oltre venti sacerdoti cattolici (don Franco Barbero di Pinerolo, don Vitaliano della Sala di Avellino,don Paolo Farinella di Genova e tanti altri..)

Meglio nessuna legge che una legge liberticida ed anticostituzionale? Questo il punto politico di discussione più caldo degli ultimi giorni, da quando, dal palco del teatro Eliseo di Roma, il senatore Ignazio Marino (PD) ha prospettato il referendum qualora il testo attuale, del senatore Calabrò (pdl), arrivasse ?blindato? alla Camera dei deputati. Lo strumento referendario, però, presenta alcune difficoltà: Da qualche anno è sembrata un?arma spuntata, a causa dell?impari accesso ai mezzi di informazione, all?intromissione della chiesa cattolica nelle campagne di informazione sulle questioni eticamente sensibili, di per sé difficili da illustrare.

Ne è convinto anche il noto oncologo ed ex ministro, oggi senatore, Umberto Veronesi, che con un intervento commosso e ben argomentato è intervenuto in Senato per scongiurare una chiusura politica su di un tema così importante per il futuro e la dignità di ogni cittadino. Tuttavia, la rappresentazione semplicistica di un conflitto laici-cattolici sembrerebbe falsata, quanto abusata nel dibattito pubblico. Infatti, non centrerebbe il cuore della questione.

La chiusura su di una discussione vera sulle migliori regole in materia di testamento biologico (o direttive anticipate) appare più il frutto di un incontro tra poteri (alcune gerarchie vaticane e il potere di chi governa oggi o di chi governava ieri) per spartirsi altro, piuttosto che una questione morale in senso stretto dei credenti. La qualità e la varietà culturale delle firme in calce all?appello, sul sito di www.micromega.it, lo confermerebbero.

Monica Soldano
Vita di donna Community

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18 febbraio 2009

Donne in bikini, per l'uomo sono "cose"

Gli uomini tendono ad associare le donne seminude ad oggetti piuttosto che ad esseri umani, ha rivelato di recente un studio della Princeton University.

La notizia non dovrebbe stupire né accendere polemiche: non sapevamo forse già che la donna seminuda o in atteggiamenti sessuali rievoca nella mente maschile un oggetto sul quale agire, invece che una persone con la quale interagire?

Ma la novità sta nella conferma scientifica di questa percezione comune, arrivata lunedì da ?American Association for the Advancement of Science?.

Susan Fiske, nota psicologa dell?Università di Princeton, New Jersey, ha condotto un esperimento su 21 ragazzi dell?istituto, che si identificavano come eterosessuali.
Ai ragazzi venivano mostrate diverse foto di donne vestite, seminude, o in atteggiamenti provocanti, (alcune prive di testa) mentre il team di Fiske ne monitorava l?attività celebrale.

Le foto delle donne in bikini attivavano regioni associate ad oggetti o a ?Cose che puoi maneggiare? ha affermato Fiske.
Successivamente la memoria dei ragazzi sulle foto veniva testata: ?Questi uomini ricordavano meglio i corpi femminili sessualizzati - senza testa - nonostante li avevano osservati solo per 0,2 secondi.? Ha continuato la psicologa dichiarandosi perplessa sulle implicazioni di questi risultati per la società: essi mostrano, infatti, come immagini di questo tipo possono deumanizzare le donne e incoraggiare gli uomini a pensarle in termini di oggetti.

Fiske ci è andata cauta, non ha voluto accusare o muovere critiche, ma la logica conseguenza dell?oggettificazione di un essere umano (come abbiamo anche visto in tante propagande belliche) è la giustificazione di violenze o ingiustizie attuate nei suoi confronti.
Mi viene in mente uno libro del ?99 di Jean Kilbourne, esperta di media, intitolato ?Deadly Persuasion: why women and girls must fight the addictive power of advertising?.

L?autrice arrivava a simili conclusioni: ?Le pubblicità non provocano direttamente la violenza [?] ma le immagini violente contribuiscono ad uno stato di terrore [?] La trasformazione di un essere umano in una cosa, un oggetto, è quasi sempre il primo passo verso la giustificazione della violenza contro quella persona [?] questo passo è stato già compiuto con le donne. La violenza, l?abuso, è in parte l?agghiacciante ma logico risultato di quell?oggettificazione? (Kilbourne 1999:278)
Lei si riferiva in particolare alla consuetudine dei pubblicitari, per noi tristemente scontata, a rappresentare il corpo femminile come un insieme di problematiche, ognuna riguardante una parte (cellulite, pelle grassa, capelli secchi, unghie fragili, denti gialli?etc.) a cui dover trovare soluzioni; donne come insiemi di pezzi, quindi, non umani.

Per tornare al nostro esperimento, nella fase finale agli studenti veniva chiesto di rispondere ad un questionario per valutare quanto fossero sessisti; il monitoraggio celebrare ha mostrato che gli uomini che esprimevano le più forti tendenze sessiste utilizzavano meno la corteccia prefrontale, quella responsabile della comprensione dei sentimenti e delle intenzioni altrui.

In parole povere, gli uomini più sessisti erano anche quelli che mostravano meno empatia nei confronti di queste immagini, reagendo come se quelle donne non fossero completamente umane.
?Le uniche volte in cui assistiamo ad una disattivazione della corteccia prefrontale, è quando la gente guarda le foto di senza tetto o tossicodipendenti, dei quali non vuole conoscere veramente le emozioni, perché queste la disturberebbero nel profondo.? Ha spiegato Fiske.

La studiosa di Princeton ha sottolineato che il problema sorge nella vita di tutti i giorni, dove donne reali si devono incontrare con le immagini di donne mercificate, ad esempio ?Quando si hanno foto sessualizzate di donne nei posti di lavoro, è difficile non pensare alle colleghe donne in questi termini.?
Discusso e ridiscusso, adesso provato scientificamente, questo aspetto rimane centrale nella nostra vita, confermando retaggi del dominio patriarcale tradizionale.

Viviamo in una società nella quale le donne hanno dimostrato di saper fare tutto meglio dei loro colleghi e che, forse per questo, ha paura di un cambiamento culturale che ridefinisca i rapporti di eguaglianza e potere tra generi.
La cosa più divertente, devo ammetterlo, è stato leggere sui vari blogs e siti le reazioni a questa scoperta: tra le soluzione sventolate: ?Tornare alle spiagge separate (per uomini e donne, nda)?, ?Coprirsi di più? (per le donne, nda) etc.

Il problema è nella rappresentazione mediatica delle donne, non nelle donne reali: gli uomini sono stati educati per decenni dai pubblicitari a rispondere a quelle immagini (come alla pornografia) in un in una determinata maniera.
Essa però risulta nociva per tutti perchè in grado di attentare quei principi di inviolabilità tra esseri umani che dovrebbero informare i nostri modi di vivere e sentire quotidiani.

Bene, è arrivato il momento di attuare un?inversione di tendenza: il sessismo fa male a tutti e le società hanno bisogno di maturare e trovare nuove soluzioni a problemi globali, insieme.

Elis Helena Viettone
Vita di Donna Community

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Bandire l'alcol per prevenire il cancro

Un solo bicchiere al giorno è in grado di far aumentare i rischi dal 9% al 168%, a seconda dell'organo colpito.

La cattiva notizia per i sostenitori dei benefici delle piccole dosi arriva dalla Francia, dall'Istituto nazionale del cancro (Inca), che in una brochure - "Alimentazione e prevenzione del cancro. Dalle conoscenze scientifiche alle raccomandazioni - destinata agli operatori sanitari fa un bilancio degli studi più recenti sul legame tra cancro e nutrizione.

Per quanto riguarda l'alcol gli esperti francesi, basandosi sulle evidenze scientifiche, precisano che l'aumento di rischio tumori è significativa a partire da un consumo medio di un bicchiere al giorno, circa 10 grammi di etanolo secondo la misura standard stabilita dai ricercatori.

E non dipende dal tipo di bevanda scelta, ma solo dalla quantità di alcol: whisky (basta un quarto di bicchiere), vino (un bicchiere da rosso), birra (una pinta media).

Anche con piccole dosi giornaliere, dunque, cresce del 168% il rischio di cancro della bocca, della faringe e della laringe . E aumenta del 28% quello dell'esofago, del 10% quello del seno e del 9% quello al colon.

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In crisi anche la scienza?

La recessione coinvolgerà la scienza? E come? A rispondere sul numero di questa settimana della rivista 'Nature' sono otto esperti, che contribuiscono così a dare consigli a ricercatori e policy-maker di tutto il mondo su come affrontare la crisi economica globale.

Secondo l'economista della Yale University (Usa) John Geanakoplos, avremmo potuto prevedere la crisi, ed evitarne anche di future, se si fosse prestata una minore attenzione ai tassi di interesse e si fosse badato di più all'ammontare dei prestiti richiesti.

Le autorità si sono concentrate e si stanno ancora concentrando troppo sul fattore sbagliato: secondo Geanakoplos, il modello che la Federal Reserve, la Banca centrale Usa, dovrebbe seguire è quello del 'Mercante di Venezia' di Shakespeare. Altri autori sottolineano la lezione che avremmo dovuto imparare dopo la grande depressione del '29, il 'decennio perduto' giapponese e l'ultima recessione in Gran Bretagna: ma secondo Eric Rauchway, dell'università della California, e Atsushi Sunami e Kiyoshi Kurokawa, del National Graduate Institute for Policy Studies di Tokyo, gli scienziati oggi possono far valere il loro ruolo nella società, uscendo dalla recessione senza che i fondi alla ricerca vengano danneggiati.

Gli economisti Jeffrey Sachs e Noreena Hertz sperano invece che la crisi possa creare un mondo migliore, con forme più equilibrate di capitalismo e più fondi per uno sviluppo sostenibile dei paesi più poveri. Allo stesso tempo, altri esperti offrono uno spunto 'crudo' alle aziende in fase nascente: tagliare e vendere tutto ciò che si può vendere. Ma due cose sono certe, in questo periodo: la prima è che è un momento doloroso per molti. La seconda è che la storia insegna che da questo tipo di situazioni il mondo uscirà più forte.

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Trasferire a Milano gli embrioni abbandonati

La 'casa degli embrioni orfani', pronta da oltre tre anni al Policlinico di Milano, va riempita. Oppure va utilizzata per altri scopi, così da non rendere vano l'investimento iniziale pari a circa 400 mila euro.

E' l'appello dell'ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia, secondo il quale trasferire nella biobanca milanese gli embrioni prodotti in sovrannumero prima della legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita "costerebbe soltanto 40-50 mila euro". Nelle scorse settimane il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, aveva espresso perplessità sul trasferimento a Milano dei circa 3.400 embrioni crioconservati nei centri di fecondazione assistita distribuiti lungo lo Stivale.

Uno dei problemi sarebbe infatti il costo dell'operazione, stimato in centinaia di migliaia di euro. "Non è assolutamente vero che il trasferimento sarebbe così dispendioso - dice invece Sirchia, parlando ai giornalisti ieri nell'ospedale di via Sforza a margine di un incontro sulla donazione del sangue da cordone ombelicale - Abbiamo il preventivo dei corrieri che lo dimostra", calcolando appunto un costo di 50 mila euro al massimo.

La realizzazione della 'casa degli embrioni' a Milano è stata prevista dal decreto del 2004 e già il 16 dicembre 2005, giorno dell'inaugurazione, si dava per imminente l'arrivo di 400 embrioni 'senza famiglia'. Ma i 6 bidoni "allestiti apposta" per conservare il materiale in azoto liquido restano ancora vuoti. Uno spreco? Il rischio è questo, conferma l'ex ministro. "Per ora le attrezzature sono state isolate", quindi non comportano costi in termini di manutenzione o personale. "Ma nel caso in cui i bidoni rimanessero ancora inutilizzati, abbiamo chiesto di poterli usare per altri scopi", chiude Sirchia.

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Piace il ricettario elettronico

Medici italiani pronti a dire addio al vecchio ricettario a favore di quello elettronico. A patto però di avere a disposizione gli strumenti necessari.

Circa il 60% dei camici bianchi, infatti, appoggia la proposta del ministro della Pubblica amministrazione e dell'innovazione Renato Brunetta, sulla prescrizione medica elettronica, che secondo lo stesso Brunetta potrebbe portare a una riduzione del 30% delle spese in sanità.

E' quanto emerge da un sondaggio realizzato da "Quotivadis". Mentre il 13% dei medici italiani si dichiara assolutamente favorevole al cambiamento, ben il 43% si dice pronto a sostituire le vecchie scartoffie con un sistema elettronico a patto, però, che si venga dotati degli strumenti necessari.

E non mancano gli scettici. Il 40% dei camici bianchi coinvolti nel sondaggio, infatti, non si dichiara favorevole alla proposta del ministro. Il 4% non si pronuncia.

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L'emendamento spaventa gli stranieri ma...

La norma proposta dalla Lega Nord che rimuove il divieto di segnalazione degli stranieri irregolari che si presentino negli ospedali non ha ancora completato il proprio iter legislativo ma per molti immigrati l'effetto di deterrenza è già iniziato. Tuttavia, grazie a interventi di sensibilizzazione presi dalle singole strutture, l'effetto è stato ridotto di molto

Immigrati preoccupati di essere segnalati come clandestini, in alcuni casi tanto da disertare i Pronto soccorso e gli ambulatori pubblici della Penisola.

Le notizie diffuse nelle ultime settimane sull'emendamento al pacchetto sicurezza che consente ai medici di segnalare i clandestini alle forze dell'ordine, li ha allarmati e in parte allontanati dagli ospedali.

Nelle dieci strutture sanitarie di Roma e Milano contattate dall'ADNKRONOS SALUTE si è infatti registrato un calo degli accessi di stranieri tra il 10% e il 15%. Ma se a Roma questo si è verificato solo nei giorni appena successivi al via libera del Senato alla norma - grazie alla pronta ed efficace campagna di informazione che ha avuto un effetto tranquillizzante - a Milano la riduzione è rimasta costante, stabilizzandosi intorno al 15%.

E in alcune strutture del Nord di recente ha sfiorato il 50%. Nessuna variazione nel numero degli accessi si è invece registrata in alcuni ospedali e ambulatori di riferimento per gli immigrati. In queste strutture i medici segnalano soprattutto "molta preoccupazione".

Non mancano, inoltre, i primi casi di pazienti che sono arrivati al Pronto soccorso già in condizioni gravi, spiegando di aver rimandato la richiesta di cure il più possibile, proprio perché clandestini.

Per informarti sulle singole strutture clicca QUI (PDF)

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17 febbraio 2009

Influenza A: lavare le mani con acqua e sapone

Sia lavare le mani con acqua e sapone che i detergenti alcolici sono strumenti efficaci per la riduzione della presenza del virus dell'influenza A sulle mani: l'igiene delle mani potrebbe svolgere un ruolo importante nella trasmissione della pandemia di influenza aviaria fra operatori sanitari, pazienti e personale assistenziale.

Benché la trasmissione interpersonale del virus avvenga principalmente via aerosol, anche la trasmissione fra le mani del paziente e quelle del personale assistenziale è potenzialmente importante.

Finora erano disponibili pochi dati sull'efficacia degli attuali protocolli di igienizzazione delle mani, ed inoltre la permanenza del virus sulle mani non lavate era poco chiara. Quanto rilevato ha implicazioni potenzialmente importanti per la salute pubblica, in quanto il semplice lavaggio delle mani con sapone non medicato risulta altamente efficace nella rimozione del virus dalle mani stesse, risultando quindi un mezzo efficace per la prevenzione della trasmissione dell'influenza, posto che venga praticato correttamente.

Per gli operatori sanitari molto occupati, che hanno molte occasioni in cui sarebbe opportuno lavare le mani, l'uso di detergenti alcolici comunque rappresenta una valida alternativa.

(Clin Infect Dis. 2009; 48: 285-91)

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Il SSN piace agli italiani

Un'indagine SWG sulla percezione del Servizio sanitario nazionale, ha rilevato che per quasi il 40% degli italiani, soprattutto a Sud, il miglioramento dei servizi socio-sanitari, con interventi immediati, deve essere un obiettivo primario per le Regioni.

Il settore, infatti, si colloca al terzo posto tra le priorità delle politiche regionali, dopo lo sviluppo economico (50%), la sicurezza e l'ordine pubblico (45%). La carenza dei servizi sociali e sanitari è sentita, seppure in misura minore, anche nei piccoli Comuni italiani, dove il 62% dei cittadini sarebbe disposto a pagare più tasse per ricevere un servizio migliore, secondo i dati annuali rilevati da SWG per l'Associazione dei Comuni (ANCI).

Considerando tutti i dati, emerge una maggioranza di italiani che pone in testa alla lista di priorità degli investimenti necessari in sanità, quelli per l'assistenza agli anziani, le cure domiciliari e il sostegno a chi assiste i malati in casa.

Tra le carenze più gravi della sanità pubblica, indicate dagli intervistati, restano le liste d'attesa che hanno determinato un aumento degli italiani insoddisfatti: il 33% nel 2007 contro il 28% del 2006.

In generale, però, il Servizio sanitario nazionale è gradito alla maggioranza dei cittadini, seppure con differenze anche notevoli tra Nord e Sud, dove i cittadini sono molto più scontenti. Un particolare apprezzamento va all'assistenza medica di base, promossa da quasi 7 italiani su 10.

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L'economia spinge verso l'eugenetica

"Il rischio di una deriva della genetica non è solo un richiamo teorico", ma "appartiene, purtroppo, a una mentalità che tende lentamente ma inesorabilmente a diffondersi". C'è un vero allarme per il precipitare della ricerca verso l'eugenetica sostenuta da grandi interessi economici.

A denunciarlo è stato monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, durante la conferenza stampa di presentazione del Congresso 'Le nuove frontiere della genetica e il rischio del'eugenetica', promosso dal citato organismo pontificio il 20 e 21 febbraio. Il termine di "eugenetica", ha osservato il vescovo, "sembra relegato al passato e il solo richiamo terminologico fa inorridire", ma "un sottile formalismo linguistico unito a una buona pubblicità sostenuta da grandi interessi economici fa perdere di vista i veri pericoli sottesi e tende a creare una mentalità non più in grado di riconoscere l'oggettivo male presente e formulare un giudizio etico corrispondente".

"Avviene così - ha detto ancora - che mentre sembra non esserci più posto nelle nostre società democratiche, rispettose per principio della persona, l'eugenetica messa al bando nell'uso terminologico ricompaia nella pratica in tutta buona coscienza". Scopo del Congresso, dunque, "sarà quello di verificare se all'interno della sperimentazione genetica sono presenti aspetti che tendono e attuano di fatto un'azione eugenetica", che "mostra il volto consolatorio di chi vorrebbe migliorare fisicamente la specie umana".

La deriva eugenetica, per Fisichella, "si esprime in diversi progetti di ordine scientifico, biologico, medico, sociale e politico", in nome di una presunta "normalità" di vita. "Questa mentalità certamente riduttiva, ma presente - è il grido d'allarme dell'esponente vaticano - tende a considerare che ci siano persone che hanno meno valore di altre, sia a causa della loro condizione di vita quali la povertà o la mancanza di educazione, sia a causa della loro condizione fisica ad esempio i disabili, i malati psichici, le persone in cosiddetto stato vegetativo, le persone anziane con gravi patologie".

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Medici di famiglia vicini ai cronici

I medici di famiglia chiedono più 'spazio' nella gestione dei malati cronici. Se si decide che un farmaco è utile, e che il servizio sanitario può permettersi di rimborsarlo, allora "è giusto che tutti i pazienti ai quali questo medicinale serve possano riceverlo, e che possano prescriverlo anche i medici di medicina generale".

Parola di Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), convinto che sia necessario superare il regime di dispensazione dei farmaci di primary care 'in fascia A su piano terapeutico con monitoraggio'.

Il meccanismo, cioè, secondo cui "un farmaco può essere rimborsato solo su decisione del medico specialista", ricorda il 'camice bianco', e prescritto soltanto in seconda battuta dal medico di famiglia che ha in carico il malato. "Sosteniamo che il piano terapeutico non serva più a nulla", spiega Cricelli. "Comprendiamo che sia necessario accertarsi dell'appropriatezza prescrittiva" dei farmaci per evitare sprechi a carico del Ssn, precisa.

"Ma riteniamo che le verifiche debbano essere fatte 'a valle' - dice - e in questo senso abbiamo avanzato le nostre proposte al ministero della Salute e all'Agenzia italiana del farmaco. In particolare, stiamo proponendo un sistema di monitoraggio delle prescrizioni in tempo reale", conclude Cricelli.

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Una legge chiara sul Testamento Biologico

Una legge chiara con paletti precisi, piuttosto che un provvedimento poco trasparente "che lasci spazio a interpretazioni, da parte della magistratura, in chiave eutanasica". E' quanto chiede la senatrice Pdl Laura Bianconi, sul testo sul tema del fine vita in discussione in commissione Sanità del Senato

"Ribadisco - sottolinea la vicepresidente dei senatori del Pdl - che occorre prima di tutto che non si parli di testamento biologico perché tale terminologia, nella mentalità comune, è legata alle disposizioni post-morte dei propri beni che ognuno di noi può fare". Il testo in discussione in Commissione "è nato con il preciso scopo di garantire - scrive in una nota Laura Bianconi - il principio della indisponibilità della vita umana su cui, da sempre, si fonda tutta la struttura della nostra società e la nostra cultura. Per questo - insiste - non può essere modificato in una disposizione normativa che tratti la vita umana al pari di un bene materiale.

Purtroppo l'apertura alle dichiarazioni anticipate di trattamento agevola, comunque, all'abbandono del paziente e, quindi, a un presunto diritto alla morte. Per questo presenterò alcuni emendamenti che andranno a rafforzare il concetto che idratazione, alimentazione e ventilazione non possono mai essere sospese, così come la necessità che ogni decisione in merito ai trattamenti sanitari il paziente, anche in conseguenza dei progressi tecnico scientifici, la può prendere in un preciso rapporto di alleanza terapeutica con il proprio medico".

Quanto alla possibilità, avanzata da alcuni senatori del Pd capeggiati da Ignazio Marino, di raccogliere firme per un referendum abrogativo della futura legge, "l'intimidazione - ha sottolineato Bianconi in Commissione - di mobilitare il popolo del referendum non ci spaventa, la stessa condotta è stata usata a suo tempo con la legge 194 sull'aborto.

Consiglio sinceramente al senatore Marino e altri di lasciare lavorare il Parlamento senza utilizzare lo strumento della strumentalizzazione di piazza per convincere alcuni onorevoli a seguire la deriva verso l'eutanasia".

In argomento:
Come il fine vita è regolamentato nel mondo

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16 febbraio 2009

Dompè, la crisi è superabile

La crisi che stiamo vivendo si può risolvere a patto che si scommetta sui fattori giusti. "L'Italia deve puntare su politiche industriali, quali contrattazione decentrata, stimoli a filiere innovative, incentivi alla ricerca, network pubblico-privato, efficienza del sistema Paese".

Ma deve combattere la sfida della competitività e 'lavorare' per il miglioramento delle infrastrutture materiali e 'immateriali', burocrazia in cima alla lista. Questa in sintesi la 'ricetta' del presidente di Farmindustria, Sergio Dompé, intervenuto ieri a Milano, al convegno organizzato da Cisl Lombardia dal titolo 'Una crisi da risolvere. Idee, proposte, scelte'. "L'Italia non cresce perché non cresce l'industria", ha sostenuto Dompé, convinto che "a una crisi di competitività si debba rispondere sostenendo la capacità delle imprese di stare sul mercato e così aiutando il lavoro e il potere d'acquisto.

La competitività - sottolinea il leader degli industriali del farmaco - non è un privilegio per le aziende, ma è un valore sociale, perché significa sviluppo, occupazione di qualità e benessere per i cittadini. Senza politica monetaria e con politiche fiscali limitate dal debito pubblico, il modo più efficace per stimolare la domanda è stimolare l'offerta. L'Italia - auspica - deve puntare su politiche industriali (contrattazione decentrata, stimoli a filiere innovative, incentivi alla ricerca, network pubblico-privato, efficienza del sistema Paese)".

Ma secondo Dompé "vanno migliorate le infrastrutture materiali e 'immateriali', quali la burocrazia, che oggi impone forti costi alle imprese, si pensi ai tempi di pagamento. Secondo la Commissione Europea - ricorda - una Better Regulation potrebbe portare un aumento del Pil dell'1,5%, risorse che, investite in R&S, ci farebbero raggiungere l'obiettivo di Lisbona".

E ancora: "Adattabilità e rapidità nei cambiamenti nel pubblico e nel privato sono necessari per reagire in fretta: la crisi non aspetta noi - ammonisce - e non arriva per gradi. I cambiamenti strutturali sono 'spallate' capaci di cambiare in poco tempo il volto di un'industria. Puntando quindi sui nostri fattori di forza - conclude il presidente di Farmindustria - possiamo rispondere in modo positivo all'evoluzione della domanda internazionale ed entrare nel network della crescita".

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Primo centro multidisciplinare anti-HPV

L'Istituto nazionale dei tumori (INT) di Milano dichiara guerra al Papillomavirus umano (HPV), vecchia conoscenza per un italiano su due, e lo fa schierando un team di specialisti nel primo centro multidisciplinare italiano dedicato interamente all'HPV e alle malattie correlate.

Il centro, presentato a Milano, sarà attivo da domani nell'istituto di via Venezian e si occuperà della ricerca e della formazione, della diagnosi e della cura, ma soprattutto dell'informazione rivolta alle donne. Obiettivo: renderle coscienti delle armi a loro disposizione per difendersi dai rischi. Il Papillomavirus è infatti responsabile del 100% dei tumori dell'utero, del 90% dei tumori dell'ano, del 40% dei tumori della vagina, della vulva e del pene.

Ma non risparmia neanche l'orofaringe (12%) e il cavo orale (3%). Per questo gli specialisti messi in campo dall'Irccs milanese sono 5 ginecologi, 4 otorinolaringoiatri, due urologi, tre endoscopisti-proctologi e uno psicologo. Un team che potrà contare anche sulla collaborazione di altri consulenti, dal virologo al pediatra, fino allo specialista di medicina delle migrazioni e ai mediatori linguistico-culturali.

La decisione di concentrare le forze contro il Papillomavirus, spiega Francesco Raspagliesi, direttore della Struttura complessa di Oncologia e Ginecologia dell'Int, è supportata anche dal risvolto economico della patologia: "Per dare un'idea dell'impatto sociale, in Usa l'Hpv consume circa la metà dei fondi stanziati per le malattie sessualmente trasmissibili".

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Soddisfacente il testo sulla governance clinica

"Il Sumai giudica positivamente la proposta di testo unificato elaborata dalla Commissione Affari sociali della Camera dei deputati sulla Governance clinica".

Lo afferma il segretario generale del Sumai (Sindacato Unico di Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell'Area Sanitaria), Roberto Lala.

"I principi fondamentali indicati nel testo - prosegue il segretario Sumai - ci trovano d'accordo in quanto tengono in considerazione, nell'elaborazione di un progetto così importante, di tutte le realtà professionali che intervengono nella gestione e nell'amministrazione del Sistema Sanitario Nazionale".

"Anche gli specialisti ambulatoriali convenzionati interni - conclude Lala - faranno parte del Collegio di direzione insieme a una vasta platea degli addetti alla sanità.

Riteniamo che questa sia la strada giusta da seguire per assicurare un futuro efficiente al governo delle attività cliniche, che costituisce un modello organizzativo idoneo a rispondere alle esigenze dei cittadini e di tutti i professionisti impegnati nel SSN".

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Promossi i centri dialisi

I pazienti in emodialisi promuovono la qualità dell'assistenza offerta dagli operatori sanitari nei centri specializzati italiani. Ma mettono in evidenza anche i problemi. Le strutture, ad esempio, non sempre sono attrezzate per aiutare i pazienti a distrarsi durante i trattamenti lunghi e frequenti: nel 94% dei casi la media è di 3 sedute alla settimana.

Ma non sono pronte nemmeno per sostenerli riguardo ai limiti su cibo e acqua, vietata durante i trattamenti: solo in 4 centri su 10, secondo i pazienti, c'è una dietista. Sono i dati del Progetto MigliorDialisi, presentato ieri a Roma, promosso dalla Fondazione italiana del rene onlus (Fir) e realizzato da Cegedim Strategic Data, con il contributo dell'azienda farmaceutica Shire.

La ricerca, che ha indagato sulla qualità dell'assistenza, stile di vita, cure e profilo del paziente, è stata condotta su 1.238 pazienti in emodialisi, assistiti dai Centri sparsi su tutto il territorio nazionale. Il 50% degli intervistati si dichiara molto soddisfatto del rapporto con medici e infermieri e il 30% lo è addirittura 'moltissimo'.

"I risultati del Progetto fotografano una realtà che permette ai centri specializzati di migliorare la qualità della vita di chi soffre di insufficienza renale cronica", spiega Vittorio Andreucci, direttore della cattedra di Nefrologia dell'università Federico II di Napoli e Presidente della Fir. "Perché, dati alla mano, la malattia renale - continua - condiziona ancora troppo la quotidianità dei pazienti in 8 casi su dieci".

I pazienti chiedono soprattutto attenzione, strutture adeguate alle lunghe permanenze in ospedale, durante il trattamento, e un buon rapporto con il personale, promosso perché in grado di fornire spiegazioni esaurienti sulla terapia, sostenere i malati, di incoraggiarli e ascoltarli quando esprimono le loro preoccupazioni.

C'è infine la richiesta di strumenti medici che alleggeriscano la loro vita quotidiana, già abbastanza dipendente da un macchinario. Come aghi e fistole più piccoli, più comodi e meno invasivi, letti-bilancia per la dialisi.

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SMI, Convenzione da modificare

Il Sindacato dei medici italiani (Smi) continua la sua campagna per modificare la preintesa per il rinnovo delle convenzioni di medicina generale

Non si fermano le iniziative mirate a chiedere la modifica della preintesa siglata il 22 dicembre scorso. L'ultima iniziativa è una lettera aperta inviata al ministro dell'Economia e Finanze Giulio Tremonti, in cui il segretario nazionale, Salvo Calì, manifesta "il disagio dei medici italiani convenzionati con il Servizio sanitario nazionale".

Per lo Smi la trattativa è ancora aperta, ci sono tutte le condizioni per intervenire e quindi correggere tutti quei nodi che renderebbero la futura convenzione "un accordo sciagurato" per oltre 60 mila camici bianchi. "Per mesi - afferma Calì - la contrattazione ha avuto un punto fermo: far recuperare alla categoria gli arretrati tenendo conto della forte pressione fiscale e inflattiva di questi anni.

Lo Smi in più occasioni ha anche ribadito la necessità di riconoscere a quest'area quanto concesso alla dirigenza medica: lo 0,7% del lodo Fini. Invece, con una tempistica completamente sbagliata, è saltato il lodo Fini ed è stato dato, solo nominalmente, il 4,85% di incrementi. In realtà tra contributi previdenziali e assicurativi rimane solo il 2,50%. Una miseria.

Oltretutto - conclude Calì - in questo modo si allarga la forbice tra i medici dirigenti e convenzionati e si tradisce il processo in corso di riallineamento della contrattazione tra queste due aree del Ssn".

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15 febbraio 2009

Generico promosso in TV

Per consolidare la notorietà del proprio marchio e offrire un contributo a medici e farmacisti, nell'impegnativo compito di dare impulso al mercato del farmaco generico, Ratiopharm Italia ha scelto, per il 2009, di investire nei media tradizionali.

La campagna corporate TV, che sarà affiancata da una pianificazione sulla stampa e si alternerà durante l'anno a spot di prodotto, sarà trasmessa sulle principali reti televisive nazionali a partire da metà febbraio fino a metà marzo.

"Non si tratta, come spesso succede, del solito spot corporate esclusivamente incentrato sull'azienda; buona parte del filmato sarà impiegata per ribadire il concetto di bioequivalenza ed efficacia dei farmaci equivalenti", sottolinea Marco Grespigna, Direttore Commerciale di Ratiopharm Italia.

Questo importante investimento in comunicazione si affianca a una presenza sul web fra le più strutturate del panorama farmaceutico, presenza che ha nel portale d'informazione dedicato al farmaco generico www.equivalente.it la sua punta di diamante, con alcune decine di migliaia di visitatori unici al mese.

In argomento:
Cosa sono i farmaci generici

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Fisco, banche e sanità nel mirino del Garante

Sistema informativo del fisco, banche, sistema sanitario: saranno questi tre grandi settori ad essere innanzitutto interessati dall'attività di accertamento del Garante per la Privacy. L'Autorità ha varato, infatti, il piano di ispezioni per il primo semestre 2009.

Il piano prevede inoltre, sia nel settore pubblico che in quello privato, specifici controlli sugli obblighi relativi all'adozione delle misure di sicurezza, all'informativa da fornire ai cittadini, al consenso da richiedere nei casi previsti dalla legge.

Sono oltre duecento gli accertamenti ispettivi previsti che verranno effettuati anche in collaborazione con il nucleo privacy della Guardia di Finanza. L'Autorità effettuerà inoltre, come di consueto, le attività ispettive che si renderanno necessarie in ordine a segnalazioni e reclami presentati. Significativo è il bilancio dell'attività relativa all'anno appena trascorso: nel 2008, gli ispettori del Garante hanno effettuato presso amministrazioni pubbliche e società private 500 ispezioni in loco. Gli accertamenti hanno riguardato, tra l'altro, gestori telefonici, cliniche private, agenzie assicurative, soggetti pubblici che svolgono attività di riscossione, commercialisti, finanziarie, aziende che effettuano attività di vendita on line, scuole che raccolgono dati anche via internet, centri medici di chirurgia estetica.

Sono stati adottati numerosi provvedimenti di blocco del trattamento e di prescrizione, oltre alla contestazione di 338 sanzioni amministrative, gran parte delle quali relative all'omesso obbligo, da parte di chi gestisce banche dati, di informare gli interessati sull'uso che viene fatto dei loro dati personali. A seguito delle sanzioni applicate sono stati riscossi circa 1,4 milioni di euro: di questi, oltre 335.000 sono relativi alla mancata adozione di misure di sicurezza da parte di aziende e pubbliche amministrazioni.

Nel corso delle attività, sono state anche inviate 12 segnalazioni all'Autorità giudiziaria per violazioni di carattere penale per trattamento illecito di dati personali, false dichiarazioni al Garante, inadempimento di provvedimenti del Garante e mancata adozione di misure minime di sicurezza.

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Forte associazione contro il colesterolo

I dati del Progetto Cuore dell'Istituto Superiore di Sanità parlano chiaro. In Italia il colesterolo è una minaccia in crescita ma non sempre è trattato come dovrebbe. Il risultato è che i pazienti ad alto rischio cardiovascolare possono incorrere in eventi severi.

"In questi pazienti - dice Gian Franco Gensini, ordinario di Medicina interna e Cardiologia all'Università di Firenze - per tenere il colesterolo sotto controllo sono necessari i farmaci.

In particolare, le statine. I risultati degli studi DIALOGUE e LEAD, condotti in Italia su pazienti italiani, hanno evidenziato come l'associazione fissa in un'unica compressa di ezetimibe/simvastatina sia più efficace, rispetto a una dose doppia di sola simvastatina, nella riduzione dei valori di colesterolo LDL, permettendo di raggiungere valori ambiziosamente bassi in una percentuale di circa l'80% dei pazienti".

"Nei diabetici - ha affermato Carlo Maria Rotella ordinario di Endocrinologia all'Università di Firenze, past-president della Società Italiana dell'Obesità e Coordinatore dello studio LEAD - valgono i medesimi obiettivi terapeutici che si adottano per chi ha già avuto un infarto: 100 mg/dL in presenza del solo diabete, 70 mg/dL se oltre al diabete sono presenti altri fattori di rischio cardiovascolare. In questi pazienti è dimostrato che l'associazione ezetimibe/simvastatina è molto più rapida ed efficace del solo raddoppio della statina.

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Epifani, per medici obbligo di denuncia

"Il Governo ha detto che per i medici non è un obbligo ma una possibilità denunciare i clandestini.

Non è vero, un medico è un pubblico ufficiale e quindi, specie per quelli che lavorano nei pronto soccorso, segnalare un immigrato clandestino è un obbligo".

Lo ha affermato il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso del suo intervento in piazza San Giovanni, a Roma, al termine della manifestazione indetta dalla funzione pubblica e dai metalmeccanici.

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L'alternativa SNAMI al preaccordo

Un pacchetto di proposte è arrivato dallo Snami. L'intenzione è quella di evitare i danni che secondo il sindacato arriverebbero dal preaccordo sulla medicina generale

Quartieri in cui non è possibile trovare un solo ambulatorio medico, pazienti anziani costretti all'uso dei mezzi pubblici o a guidare, se possono, per sottoporsi a un controllo medico, assistiti visitati un giorno da un medico e la volta successiva da un altro. Il tutto a fronte di forti investimenti strutturali, anche se non si sa da dove potrebbero provenire i fondi. E' il quadro, tutt'altro che roseo, tracciato dallo Snami (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani), convinto che saranno "queste le conseguenze dell'applicazione del Preaccordo collettivo per la medicina generale, che ha tra i suoi punti principali la creazione di ambulatori centralizzati nei quali radunare i medici di famiglia".

Per evitarle lo Snami ha già una serie di proposte, raccolte nel progetto 'Me.Di.Co', che chiede di poter illustrare al Governo. Secondo il sindacato, "abbandonare la capillarità della presenza del medico sul territorio, come accadrebbe con l'istituzione di strutture centralizzate, porterebbe un danno incalcolabile all'assistenza in termini di efficacia, efficienza e spesa.

Per questo, dopo la manifestazione davanti alla Camera del 6 febbraio - ricorda - lo Snami ha inviato una formale richiesta di incontro ai ministri del Lavoro, salute e politiche sociali Maurizio Sacconi, della Pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta, dell'Economia Giulio Tremonti e degli Affari regionali, Raffaele Fitto, oltre che ai presidenti della Commissione Affari sociali della Camera, Giuseppe Palumbo, e della Commissione Igiene e sanità del Senato, Antonio Tomassini".

Un incontro necessario, spiega la sigla sindacale, "per esporre le forti criticità del preaccordo per il rinnovo della convenzione di Medicina generale, firmato da altri sindacati".

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14 febbraio 2009

Ordine dei medici di Roma: protestate con noi

A poco è valso l'appello che lanciammo nell'ottobre 2008: Giudizio critico sulla proposta di modifica dell'art. 35 del Dlgs 286/98
IMMIGRATI IRREGOLARI E TUTELA DELLA SALUTE: "NON COSTRINGETE I MEDICI ALLA DISOBBEDIENZA CIVILE"

Preoccupazione dell'Ordine di Roma per le conseguenze in campo sociale ed economico.
"Siamo fortemente preoccupati delle proposte avanzate da alcuni senatori in sede di esame del Ddl 733 sull'immigrazione per modificare l'attuale art. 35 del D.Lgs 286/98." Ad affermarlo è l'Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Roma.

"Si vorrebbe sopprimere il punto fondamentale di questo decreto ? sottolinea Mario Falconi, Presidente dell'Ordine ? là dove recita che "L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano" (comma 5, articolo 35).

A parte l'inevitabile e diffusa disobbedienza civile che si avrebbe da parte dei medici, in considerazione della mortificazione che subirebbero le scelte etiche e deontologiche essenziali e prioritarie per un corretto esercizio professionale, si avrebbero poi altre gravi conseguenze". Secondo l'Ordine capitolino, infatti, la modifica proposta comporterebbe una reale ripercussione sulla salute collettiva, per il rischio di diffusione incontrollata di malattie infettive trasmissibili. Inoltre, si verrebbero a creare percorsi sanitari paralleli al di fuori di sistemi di controllo e verifica della sanità pubblica.

Infine, è da mettere in preventivo anche un notevole aumento di costi per il servizio sanitario nazionale, dovuto all'aumento esponenziale di prestazioni urgenti di pronto soccorso più gravi, complesse e prolungate.

Quello che sembrava dovesse essere un obbligo per i medici di denunciare immigrati irregolari, seppur trasformato in opportunità, può produrre effetti devastanti sia per gli immigrati che per tutti i cittadini italiani.

Partecipate con noi attivamente e direttamente alla protesta, collegandovi al nostro sito http://www.ordinemediciroma.it/OMWeb/Asp/EmailProtesta01.asp e con un semplice clic tale breve testo, con l'indicazione del Tuo nominativo verrà trasmesso in automatico a Palazzo Chigi, Presidenza del Senato e Presidenza della Camera.

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12 febbraio 2009

Malati cronici vessati dalla burocrazia

Oltre il danno, la beffa. I malati cronici, in Italia, pagano di tasca propria le carenze del Servizio sanitario nazionale e lottano quotidianamente con la burocrazia per ottenere quanto, in teoria, è garantito a livello pubblico.

E per curarsi spendono anche più di 1.700 euro al mese, fra badante, farmaci, protesi. Questa la fotografia scattata dall'VIII Rapporto sulle politiche della cronicità 'Il prezzo dei diritti', presentato ieri a Roma dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici-Cittadinanzattiva, a cui aderiscono 140 organizzazioni.

Secondo i dati Istat 2008, a soffrire di almeno una patologia cronica in Italia è il 39,2% della popolazione. Il 20,5% dichiara di essere affetto da due o più malattie croniche. Il dato lievita all'aumentare dell'età: l'86,9% degli ultra 75enni soffre di almeno una patologia cronica, il 68,3% di due o più. I disturbi più diffusi sono artrosi/artrite (17,9%), ipertensione (15,8%), malattie allergiche (10,6%), osteoporosi (7,3%), bronchite cronica e asma bronchiale (6,4%), diabete (4%). Per quanto riguarda le malattie rare (in Italia ne sono state riconosciute 284), a esserne colpiti sono 30 milioni di italiani.

Oltre al quotidiano braccio di ferro con la burocrazia, per ottenere quanto è loro riconosciuto dalla legge e dal Ssn - denuncia il rapporto - i malati cronici suppliscono di tasca propria alle carenze della sanità italiana.

La spesa media mensile sostenuta dal paziente e dalla sua famiglia è di 1.760 euro, con in testa i costi legati alla badante che ammontano a 986 euro al mese.

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Cisl medici, camera migliora Ddl Brunetta

"La Camera ha corretto e migliorato il Ddl Brunetta. Saggiamente, ha modificato due norme che potevano avere conseguenze negative per il buon funzionamento del Servizio sanitario nazionale, accentuandone l'attuale situazione di crisi".

Parola di Giuseppe Garraffo, segretario generale Cisl medici, che commenta così l'approvazione, da parte della Camera dei deputati, di due emendamenti che modificano il Ddl Brunetta.

Uno riguarda la cosiddetta 'rottamazione' dei medici, l'altro cancella per la dirigenza medica l'obbligo di destinare almeno il 30% della retribuzione al salario di risultato.

"La struttura del salario - sottolinea in una nota Garraffo - è bene riservarla alla contrattazione e non alla legge, come è bene non privare gli ospedali e le Asl dei medici con la maggiore esperienza professionale, non consentendo la loro 'rottamazione' discrezionale da parte dei direttori generali.

E' da sottolineare - conclude Garraffo - l'alto senso di responsabilità dimostrato dai deputati della maggioranza e dell'opposizione, con encomiabili comportamenti di correttezza istituzionale".

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Radiologi, ottime modifiche a Ddl Brunetta

"Non possiamo che ritenerci soddisfatti e applaudire all'Aula di Montecitorio". E' il commento di Francesco Lucà, segretario del Sindacato nazionale radiologi (Snr), dopo l'approvazione, da parte della Camera dei deputati, di due emendamenti che modificano il Ddl Brunetta.

Uno riguarda la cosiddetta 'rottamazione' dei medici, l'altro cancella per la dirigenza medica l'obbligo di destinare almeno il 30% della retribuzione al salario di risultato.

"Questa modifica al Ddl - sottolinea Lucà in una nota - permetterà di mandare in pensione i dirigenti del Ssn con 40 anni di servizio effettivo, senza quindi che siano compresi gli anni di laurea riscattati.

Un cambiamento che va incontro alle nostre richieste e ripristina un concetto di pariteticità delle figure dirigenziali che nella precedente versione del Ddl era stato, come da noi sottolineato, evidentemente violato.

Apprezziamo inoltre - continua Lucà - l'approvazione di un altro emendamento, ovvero la bocciatura della norma che voleva destinare il 30% della retribuzione dei medici al salario di risultato. Ipotesi - conclude - che avrebbe determinato un'ingiusta riduzione della quota fissa e penalizzato la categoria anche a fini pensionistici".

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Anaao, riconosciuti diritti dei medici

"I medici dipendenti hanno conseguito ieri due importantissimi risultati. Grazie all'azione, all'impegno e alla tenacia dell'Anaao Assomed e della Cosmed sono stati riconosciuti due fondamentali diritti che rischiavano di essere cancellati".

E' il commento dell'Anaao Assomed, dopo l'approvazione, da parte della Camera, di due emendamenti che modificano il Ddl Brunetta. Uno riguarda la cosiddetta 'rottamazione' dei medici, l'altro cancella per la dirigenza medica l'obbligo di destinare almeno il 30% della retribuzione al salario di risultato.

"Il primo emendamento - sottolinea in una nota l'Anaao - elimina l'obbligo limitatamente alla dirigenza medica e sanitaria del Servizio sanitario nazionale, di trasformare il 30% delle retribuzioni fisse in salario di risultato, già introdotto in prima lettura al Senato, riconoscendo la specificità normativa e contrattuale della dirigenza medica e sanitaria.

Il secondo emendamento modifica la norma che consentiva il licenziamento dei dirigenti con 40 anni di contribuzione a discrezione dell'amministrazione, stabilendo come limite i 40 anni di servizio effettivamente prestato.

Di fatto tutti i medici dipendenti sono esclusi dalla possibilità di licenziamento anticipato (prima dei 65 anni)". Il provvedimento avendo subito modifiche passerà ora all'ulteriore esame del Senato. "L'Anaao Assomed vigilerà affinché non venga alterata l'impostazione del testo approvato alla Camera".

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Progetto per medici di famiglia H24

Lo ha annunciato il sottosegretario Ferruccio Fazio

Addio lunghe code e accessi inutili al Pronto soccorso. "Tra due settimane presenteremo un progetto con le associazioni di medicina generale per un'assistenza sul territorio h24.

Gruppi di 10-12 medici avranno una funzione di prima assistenza e pronto soccorso, per garantire ai cittadini visite e diagnosi e contribuire così a eliminare il 40% dei codici bianchi e verdi" che intasano i Pronto soccorso della Penisola.

Lo ha detto il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, intervenendo ieri a Roma alla presentazione dell'VIII Rapporto sulle politiche della cronicità di Cittadinanzattiva. Dunque, presto i cittadini potranno contare su gruppi di camici bianchi a disposizione giorno e notte.

"Si tratta di una sperimentazione - precisa Fazio - che partirà con diversi progetti in varie Regioni, e ci permetterà di capire quale sia la tipologia più utile in base alle caratteristiche del territorio".

L'obiettivo di Fazio, in generale, è quello di disegnare un percorso per il cittadino che si ammala "a partire dal medico di famiglia, per arrivare in ospedale e poi uscirne il prima possibile".

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11 febbraio 2009

Cannabis in declino negli adolescenti

La prevalenza dell'uso di maijuana nei quindicenni è diminuita fra il 2002 ed il 2006 in molte nazioni, in parallelo con un declino delle serate trascorse fuori con gli amici fra gli adolescenti.

Sono comunque necessari ulteriori studi per determinare la natura di ciò che gli adolescenti fanno nelle serate con gli amici e se vi sia un terzo fattore in grado di spiegare questa correlazione.

Ovviamente, ciò non significa che tutti gli adolescenti che escono la sera assumano cannabis: una varietà di altri fattori impatta l'uso di queste sostanze, come la cultura giovanile e le abitudini dei genitori in ciascun paese, le leggi nazionali sulla cannabis, la presenza locale della polizia sul territorio e l'adeguatezza sociale dell'uso di cannabis.

La socializzazione fra adolescenti non deve dunque essere messa all'indice: essa presenta molti benefici, e pertanto è necessario accertare come favorirla senza aumentare l'esposizione alle opportunità per l'uso di cannabis.

(Arch Pediatr Adolesc Med. 2009; 163: 119-25 e 183-4)

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Ora più attenzione a cure palliative

Ora che la vicenda di Eluana Englaro è volta al termine, "bisogna concentrarsi sulla legge sul testamento biologico, il cui testo è buono ed equilibrato anche se potrebbe essere limato in alcuni aspetti, e sulle cure palliative, una questione forse ancora più importante".

Parola di Giuseppe Palumbo (Pdl), presidente della commissione Affari sociali della Camera, intervenuto ieri a Roma alla presentazione di un'indagine sulle coppie che si sottopongono a trattamenti contro l'infertilità.

"Stiamo preparando un testo sulle cure palliative - ha annunciato Palumbo - perché se ci sono 2.500 persone in stato vegetativo come Eluana, ce ne sono altre 20 mila in stato terminale che hanno bisogno di terapie adeguate.

L'obiettivo è aumentare il numero di hospice, migliorare e ampliare l'assistenza domiciliare per venire incontro alle esigenze dei malati senza speranza che desiderano rimanere a casa e implementare l'uso di farmaci contro il dolore".

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Englaro, arresto cardiaco da disidratazione

Secondo i primi risultati dell'autopsia eseguita sul corpo di Eluana Englaro dall'anatomopatologo Carlo Moreschi, la causa della morte sarebbe un arresto cardiaco provocato dalla disidratazione.

E sarebbero state rispettate tutte le procedure previste dal protocollo.

La perizia è stata consegnata al procuratore capo di Udine, Antonio Biancardi, che già ieri ha rilasciato il nulla osta per il trasferimento di Eluana al cimitero di Paluzza, paese natale di papà Beppino, dove non si svolgerà un funerale religioso, ma una semplice benedizione nel corso di una cerimonia prettamente privata per parenti e pochi amici".

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Sanità settore fertile per le truffe

"Terreno fertile per comportamenti truffaldini o comunque forme di sperpero di pubbliche risorse si è dimostrato il settore della spesa farmaceutica-sanitaria, nel cui ambito sono emerse ipotesi di doppia e fraudolenta fatturazione, mancato completamento di strutture ospedaliere o mancata utilizzazione di impianti già realizzati, spese per corsi di formazione non espletati ovvero carenti di documentazione, irregolare gestione di case di cura convenzionate, irregolarità sulla gestione dei tickets e iperprescrizione di farmaci".

Il procuratore generale della Corte dei Conti, Fulvio Pasqualucci, non usa mezzi termini per definire il danno erariale nel settore della sanità, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2009.

"Recenti casi hanno proposto all'attenzione fattispecie di comportamenti illeciti consistenti nella rappresentazione all'interno di cartelle cliniche di patologie che, ove correttamente diagnosticate, avrebbero determinato un rimborso considerevolmente inferiore o addirittura non dovuto", conclude Pasqualucci.

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Ristabilite regole contrattuali per medici

"La Camera ristabilisce le regole contrattuali per medici e veterinari dirigenti del Ssn". E' questo il commento dell'Intersindacale della dirigenza medica e veterinaria al via libera della Camera all'emendamento al Ddl Brunetta, "che ha escluso la dirigenza del Ssn dalla decisione unilaterale di dirottare il 30% della retribuzione al salario di risultato".

"Ciò avrebbe costituito - sottolinea l'Intersindacale in una nota - l'annullamento di quanto pattuito negli ultimi tre contratti di lavoro e lo stravolgimento delle stesse norme contrattuali oltre a causare un enorme danno previdenziale.

Si tratta di un primo concreto successo delle iniziative dell'Intersindacale medica a tutela della categoria e della buona funzionalità del Servizio sanitario nazionale. Auspichiamo che tale emendamento, dettato da logica e buon senso non subisca modifiche nella prossima lettura al Senato".

La nota è stata firmata da Anaao Assomed; Cimo Asmd; Aaroi; Fp Cgil medici; Fvm; Federazione Cisl medici; Fassid; Fesmed; Federazione medici Uil Fpl.

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No a retribuzione legata al risultato

Miotto (Pd), emendamento a Ddl Brunetta approvato quasi all'unanimità

Ottime notizie da Montecitorio per i medici del Servizio sanitario nazionale.

La Camera ha infatti approvato, "quasi all'unanimità", un emendamento al cosiddetto Ddl Brunetta, che cancella per la dirigenza medica l'obbligo di destinare almeno il 30% della retribuzione al salario di risultato.

A riferirlo è Margherita Miotto (Pd), componente della commissione Affari Sociali e prima firmataria dell'emendamento.

"E' una piccola vittoria - commenta la Miotto all'ADNKRONOS SALUTE - che certamente non cambia il nostro giudizio negativo sul provvedimento, ma che risponde alle esigenze rappresentate da tutto il comparto della sanità.

Legare la remunerazione dei medici alla produttività poteva cambiare la natura stessa del Servizio sanitario nazionale, che - conclude la Miotto - deve produrre salute e non solo prestazioni".

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Test USA su anticancro italiano

Riconoscimento americano per la ricerca oncologica 'made in Italy'. L'agenzia regolatoria d'Oltreoceano Food and Drug Administration (Fda) ha dato il via libera ai test clinici su un nuovo farmaco antitumorale nato nei laboratori del Nerviano Medical Sciences (Nms), alle porte di Milano.

La molecola blocca una proteina oncogena chiamata Cdc7, responsabile della proliferazione incontrollata delle cellule tumorali, spiega in una nota il Nms, già partner di multinazionali farmaceutiche come Pfizer, Bristol-Myers Squibb e Genentech, nonché di aziende biotecnologiche e numerosi centri universitari. La Fda - si legge nel comunicato - ha completato positivamente l'esame della domanda di Nms per testare, per la prima volta nell'uomo, il farmaco anti-Cdc7.

I dati preclinici sul composto, pubblicati recentemente su 'Nature Chemical Biology', dimostrano infatti che l'inibizione della proteina oncogena Cdc7 induce la morte delle cellule tumorali e blocca la crescita di diversi tipi di cancro negli animali da esperimento. Il 'semaforo verde' della Fda apre quindi la strada alla sperimentazione di una terapia innovativa in studi di fase I su pazienti oncologici.

La notizia "è anzitutto un riconoscimento della qualità e della capacità di innovazione della ricerca italiana in campo oncologico - commenta Francesco Colotta, direttore Ricerca e Sviluppo di Nms - La scoperta di questo nuovo farmaco è stato frutto esclusivamente del lavoro dei nostri ricercatori del Centro ricerche di Nerviano - tiene a puntualizzare l'esperto - e grazie alla loro competenza e passione saremo i primi al mondo a esplorare questo nuovo meccanismo antitumorale", conclude.

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Nuovi oncologici, il dilemma specificità

Rischiano di costare cari al Servizio sanitario nazionale i medicinali innovativi studiati per battere i tumori. "Nel 2009 si prevedere uno sforamento di 240 milioni di euro proprio sui farmaci oncologici innovativi".

Il monito arriva dal sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, intervenuto ieri a Roma alla seconda giornata del convegno 'Sviluppo della rete oncologica nazionale per il progresso della ricerca sanitaria', in corso all'Istituto superiore di sanità. "Queste sono le previsioni se non si farà nulla. Noi siamo ottimisti - assicura - ma occorre razionalizzare questa spesa. Il problema è che i medicinali oncologici molecolari hanno una scarsa specificità, intorno al 20%.

Questo vuol dire che per molti pazienti sono inutili. Ma per quali?", chiede. "Occorrono ricerche ad hoc per capire quali malati hanno davvero benefici da quello specifico medicinale", aggiunge Fazio. Una questione che trova d'accordo l'oncologo Francesco Cognetti, dell'Istituto Regina Elena di Roma. "C'è la necessità di implementare anche in Italia gli studi per scoprire marker più specifici nel caso dei farmaci oncologici molecolari - sottolinea all'ADNKRONOS SALUTE - Per alcuni prodotti questi elementi già ci sono, ma per lo più riguardano tumori rari. Occorre sapere di più, e dunque fare più ricerca.

Se alcuni studi nel nostro Paese sono in corso proprio con questo obiettivo, devono essere implementati. Questo si tradurrà non solo in un risparmio per il servizio sanitario, ma anche in un modo per indirizzare meglio i trattamenti e ridurne la tossicità".

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100 milioni per bandi under '40

"Il 2009 sarà l'anno di una piccola rivoluzione nella ricerca italiana. "Il fondo per la ricerca corrente sarà ridotto e riversato su bandi senza temi, che saranno valutati dai National Institutes of Health americani", per dare slancio ai progetti innovativi". Parola del sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, che disegna il futuro prossimo della ricerca intervenendo ieri a Roma alla seconda giornata del convegno 'Sviluppo della rete oncologica nazionale per il progresso della ricerca sanitaria', in corso all'Istituto superiore di sanità. In ballo c'è una somma di "almeno 100 milioni di euro. Ma mi sto battendo per aumentarla", sottolinea il sottosegretario. Che ricorda come il 10% di questa cifra sia riservata a ricercatori 'under 40', "anche se non hanno un rapporto permanente con un ente o un istituto di ricerca". Si tratta di un modo per dare slancio alla ricerca, "perché i giovani cervelli hanno molte potenzialità", prosegue Fazio, che sottolinea la necessità di novità in questo settore.

"Il ricercatore chiuso nella torre d'avorio, che dice 'dammi i soldi e vattene', non ha più motivo di essere. Servono reti e alleanze, proprio come 'Alleanza contro il cancro', il primo grande network al lavoro in Italia. Al ministero stiamo valutando la creazione di tre reti nazionali per la ricerca in oncologia, cardiologia e neuroscienze - ricorda Fazio, che dovrebbe presentare le nuove reti già a marzo - Network che collaborino con il dicastero anche al Piano nazionale della prevenzione, che da quest'anno sarà primaria, ma anche secondaria e terziaria".

Dunque i programmi riguarderanno non solo le persone sane, ma anche quelle ad alto rischio e i pazienti che possono incappare in ricadute. "In particolare - dice il sottosegretario - stiamo pensando di istituire quattro diverse categorie in base al rischio per le pazienti che si sottopongono a mammografia". Le tre reti lavoreranno anche "alla messa a punto di linee guida per la diagnosi, con percorsi finalmente appropriati, fondamentali anche a ripianare i conti a livello regionale, specie al sud", prosegue Fazio.

Obiettivo delle nuove reti, inoltre, quello di avviare e stimolare "sperimentazioni di farmaci oncologi innovativi e indagini multicentriche", favorire la "ricerca di fase I, cruciale per attirare in Italia anche gli investimenti delle aziende", e "implementare le biobanche". Sui finanziamenti ai giovani ricercatori è d'accordo anche Francesco Cognetti, oncologo del Regina Elena di Roma. "E' bene sostenere e in qualche modo privilegiare i giovani cervelli 'under 40', che senza dubbio hanno una marcia in più", dice all'ADNKRONOS SALUTE.

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Fnomceo, la nostra guida è la deontologia

"In queste ore così difficili, noi medici ribadiamo con forza che, nelle scelte di fine vita, ci riconosciamo nei principi sanciti nel nostro codice di deontologia. Principi che negano l'eutanasia, che respingono ogni forma di abbandono terapeutico e di accanimento terapeutico, riconoscendo altresì forza e valore etico e civile alle volontà consapevoli e informate del paziente comunque espresse e documentate".

A sostenerlo è il presidente della Fnomceo (Federazione nazionale ordine medici chirurghi e odontoiatri), Amedeo Bianco, che vuole innanzitutto esprimere "affetto e cordoglio per Eluana Englaro, per la sua famiglia e per tutti coloro che l'hanno amata". "Nessuno più di noi e meglio di noi - sottolinea in una nota Bianco - porta nella sua scienza e coscienza lo straordinario onere di tradurre, spesso in contesti difficilissimi, questi principi in una funzione di tutela della salute e della vita nei confronti di tutti, nel rispetto della dignità e libertà della persona. Per questo, proprio oggi, anche per la sfortunata ragazza, ripetiamo a noi stessi, al legislatore, alle Istituzioni e ai cittadini che va rispettata l'autonomia e la responsabilità del medico così come quelle del paziente".

"In ogni atto normativo o legislativo, a cominciare da quello doveroso sulle dichiarazioni anticipate - afferma Bianco - sia dunque un 'diritto mite' a determinare i confini giuridici e sia invece un'etica forte a definire i contenuti professionali della moderna alleanza terapeutica fondata sull'autonomia e la responsabilità dei due soggetti della relazione di cura".

Per il numero uno della Fnomceo, solo all'interno di un'alleanza terapeutica così configurata, "ognuna unica e irripetibile", sarà possibile trovare "risposte eque, sostenibili e condivise a dilemmi etici e civili che, avulsi da questi contesti, diventano occasioni di scontri e non di incontri tra uomini che si pongono le domande più difficili".

Risposte che Bianco intende trovare anche e soprattutto attraverso un confronto interno alla categoria. "Su queste prospettive - conclude - e su quanto di nuovo il caso Englaro ha posto alla scienza e alle coscienze, riapriremo nei nostri Ordini e nella Federazione una riflessione rigorosa ed aperta".

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Morte accelerata volontariamente?

Il professor Gianluigi Gigli, direttore della Clinica neurologica di Udine e membro del Coordinamento 'Per Eluana e per tutti noi', adombra forti dubbi sulla fine di Eluana Englaro.

"Abbiamo legittimi dubbi e chiediamo che ci sia un'autopsia giudiziaria - ha detto al microfono della Rai del Friuli Venezia Giulia - che accerti con esattezza le cause della morte. La salma deve essere sottratta a quelli che le sono stati attorno fino adesso, messa a disposizione della magistratura e devono essere compiuti anche esami farmacologici e tossicologici.

Devono essere sequestrate tutte le carte che documentano quello che è stato fatto in queste ore a Eluana Englaro.

E' impossibile che una ragazza della quale Carlo Alberto Defanti (il neurologo che ha seguito la giovane per anni, ndr) ha detto che non ha mai preso un farmaco, sia morta in questo modo e con questa rapidità. Qualcosa di strano è successo".

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De Monte convocato dall'Ordine

Amato De Monte, il medico che guidava l'equipe che ha fermato l'alimentazione e l'idratazione a Eluana Englaro, è stato convocato per giovedì, nel pomeriggio, dall'Ordine dei medici di Udine. Lo ha spiegato lo stesso presidente dell'Ordine, Luigi Conte, all'ADNKRONOS SALUTE. La convocazione arriva "dopo due segnalazioni", pervenute da altrettanti camici bianchi esterni alla casa di cura 'La Quiete' di Udine, che hanno avanzato dubbi "su possibili comportamenti deontologici scorretti", e in particolare perplessità riguardo al fatto che chi ha operato sul protocollo di Eluana "si sia prestato a pratiche eutanasiche". La convocazione di De Monte, spiega tuttavia Conte, "è un atto dovuto, per capire meglio la situazione e per tutelare lo stesso anestesista". "Dobbiamo verificare - spiega Conte - le motivazioni, in base a quali principi il protocollo sia stato applicato, e su quali considerazioni scientifiche poggi. Una commissione di medici sarà poi chiamata a decidere su eventuali sensazioni semmai ce ne fosse bisogno. Ma, ripeto - conclude il presidente dell'Ordine - è una proceduta volta a tutelare lo stesso De Monte".

Giuseppe Campeis, avvocato della famiglia Englaro ha intanto fatto sapere che Da Monte non è assolutamente indagato da organi giudiziari. Io sono qua per proteggere il dottor De Monte, che ha dimostrato gran coraggio in questa vicenda, e che ha seguito con scrupolo professionale quel protocollo che si è dettato, quindi le regole se le è poste guardando la migliore letteratura scientifica, e le ha seguite scrupolosamente".

"Il dottor De Monte tacerà, fino al momento in cui i consulenti del pubblico ministero, che stanno svolgendo la loro attività, confermeranno queste dichiarazioni - ha aggiunto - Dopodiché prenderà posizione netta e decisa nei confronti di quei soggetti che hanno messo in dubbio la sua professionalità e che hanno accusato di condotte assolutamente inconfigurabili e che non sono state tenute e per le quali saranno chiamati a rispondere sia in sede penale sia in sede civile. E dico penale - ha sottolineato Campeis - perché si è oltrepassata la misura da parte di qualcuno nell'addebitare fatti specifici, conoscendo la sua innocenza. E questo è un tema che il dottor De Monte svolgerà nel momento in cui saranno chiuse le indagini e verrà confermata la sua correttezza, quella che oggi, io tramite, dichiara, impegnandosi a tacere fino al momento in cui verrà certificato un tanto".

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Englaro, un epilogo durato 17 anni

Eluana Englaro è morta lunedì sera per arresto cardiocircolatorio a seguito di insufficienza renale Questo si è letto in comunicato emesso dalla Direzione Sanitaria della clinica 'La Quiete' di Udine.

La Englaro si trovava nella città friulana dallo scorso venerdì seguita da una squadra di medici e infermieri volontari.

Ieri mattina l'anatomopatologo Carlo Moreschi è stato convocato dalla procura della città friulana, dove il procuratore capo Antonio Biancardi dovrebbe decidere se disporre l'autopsia sul corpo della giovane che si trovava a Udine da venerdì scorso, seguita da una squadra di medici e infermieri volontari. Da quanto trapelato, le condizioni della donna ieri pomeriggio non facevano supporre un epilogo così rapido.

Davanti alla casa di cura 'La Quiete', ci sono stati momenti di forte tensione tra due schieramenti contrapposti: coloro che chiedevano che Eluana vivesse e quanti invece rivendicavano la libertà di scelta. Le forze dell'ordine sono intervenute a sedare gli animi, perché i manifestanti erano arrivati quasi alle mani.

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10 febbraio 2009

Pillola del giorno dopo negata. Indaga la Procura di Roma.

La Procura di Roma ha deciso. Oggi è stato dato il via alle indagini sul rifiuto di un farmacista romano di vendere la ?pillola del giorno dopo?, il Levonorgestrel, un contraccettivo d?emergenza, ad una donna, che si era rivolta alla ginecologa Lisa Canitano, attraverso il servizio SOS pillola del giorno dopo, organizzato dall?associazione Vita di Donna.

I fatti risalgono alla notte del 22 novembre scorso, ma è di questa mattina la notizia della convocazione della ginecologa Lisa Canitano, presidente di Vita di Donna, presso la Procura di Roma, da parte del Sostituto Procuratore, Vincenzo Barba, per una ricostruzione dei fatti di quel sabato sera.

Un giorno prefestivo, come tanti, in cui i telefoni cellulari della rete dei volontari di Vita di Donna sono soliti squillare di più. Donne giovani e meno giovani, coppie di fidanzati, che incappando in medici con preclusioni ideologiche, cercano aiuto sul web, per ottenere la prescrizione del farmaco d'emergenza, il Levonorgestrel e scongiurare così una gravidanza indesiderata.

Quella sera, a Roma, un farmacista in zona Aurelio, rifiutò di venderla ad una donna, che aveva con sé l'agognata prescrizione.

Cosa accadde quella sera dottoressa Canitano?

Dopo la segnalazione del rifiuto del farmacista di vendere il contraccettivo alla mia paziente, gli telefonai per ricordargli i suoi doveri. Mi riagganciò il telefono in faccia. Allora richiamai avvertendolo che mi sarei recata nella farmacia con una nuova ricetta per chiedergli di nuovo il farmaco. Ero accompagnata da mio marito. Giunta sul posto, mi strappò quasi la ricetta attraverso oblò blindato della farmacia, in nome di una presunta legge regionale, "la legge Storace", che gli avrebbe consentito l'obiezione di coscienza sui farmaci "eticamente sensibili", come i contraccettivi.

Esiste l'obiezione di coscienza per i farmacisti sui farmaci autorizzati e in commercio?

No. Il loro codice deontologico parla chiaro. Non possono rifiutare la vendita, tanto più in presenza di una prescrizione medica. Il rapporto tra medico e farmacista è regolato dall'art. 38 del decreto regio del 1936, ancora in vigore. I farmacisti sono tenuti a vendere i farmaci prescritti e a procurarseli al più presto, ove sprovvisti.

Come mai oggi è stata chiamata dal Sostituto Procuratore di Roma?

Sono stata convocata in quanto informata dei fatti. Quella sera era intervenuta una volante della Polizia che aveva già acquisito le mie dichiarazioni ed identificato i presenti.

Quali presenti?

Giunti alla farmacia abbiamo trovato due ragazzi sulla trentina che stazionavano praticamente all?entrata, erano molto vicini, a tal punto che un signore che stava acquistando un farmaco si spazientì chiedendo che venisse rispettata la riservatezza.


Può raccontarci i particolari?

Come le dicevo, ho passato attraverso l?oblò la ricetta e un documento dell?Ordine dei Farmacisti che avevo appena stampato e che, per appunto, chiarisce l?impossibilità di obiettare. Il farmacista ha tentato di stracciare il tutto, poi ha chiuso lo sportellino e si allontanato dall?entrata. Io ho tentato di attirare la sua attenzione bussando e mostrando il documento attraverso il vetro blindato, ma senza successo. Lo scambio è durato una manciata di secondi.

A questo punto cosa è successo?

Io e mio marito stavamo componendo il numero del Commissariato di P.S. quando i due ragazzi ci hanno apostrofato, non proprio gentilmente, asserendo che non ce n?era bisogno, che la Polizia l?avevano già chiamata loro, perché testimoni ?di un?aggressione ad un professionista?. Quindi abbiamo atteso, piuttosto preoccupati e tenendoci in disparte, l?arrivo della volante.

E la Polizia è arrivata?

No, ma alla spicciolata arrivavano altre persone, chiaramente conoscenti dei due ragazzi. A quel punto mi sono preoccupata e, dopo circa venti minuti, ho chiamato a mia volta gli agenti nonostante il disappunto di uno dei due ragazzi che continuava a sostenere di aver già richiesto l?intervento.
Comunque, dopo la mia telefonata, la volante è arrivata immediatamente e a quel punto un uomo, di almeno una decina d?anni più anziano degli altri si è fatto avanti sostenendo che ?loro? avevano assistito ed erano dalla parte del farmacista. La cosa mi ha insospettito poiché quella persona non era presente al fatto.


Di cosa potrebbe essere accusato il farmacista "obiettore"?

Credo di interruzione di pubblico servizio ed esercizio. Inoltre, a mio avviso, andrebbe chiarito il motivo della presenza di quelle persone. Erano lì per caso?

Che idea si è fatta del suo colloquio di oggi con il Sostituto Procuratore, Vincenzo Barba?

Le leggi vanno rispettate. Ogni professionista, medico o farmacista, è tenuto ad osservare la legge. I fatti del 22 novembre saranno giudicati dal Tribunale, ma anche dall'Ordine dei farmacisti, che potrebbe valutare, in base alle responsabilità o violazioni accertate, quali provvedimenti attuare contro il farmacista romano. Spesso, in questi casi, gli ordini professionali decidono per una sospensione dall'esercizio della professione. Il periodo potrebbe essere più o meno lungo, da pochi giorni a qualche settimana.


Monica Soldano
Vita di Donna Community

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09 febbraio 2009

Uniti contro il cancro

L'unione fa la forza. Anche nella lotta contro il cancro. Ed è per questo che circa cento tra i maggiori esperti europei di varie specialità si sono dati appuntamento a Roma, dal 12 al 14 febbraio, per mettere a confronto le proprie esperienze e disegnare nuove strategie terapeutiche contro i tumori degli organi digestivi.

E con l'obiettivo di fare il punto sulle strategie a disposizione dei medici, infatti, che Eage (Associazione europea per la gastroenterologia e l'endoscopia), presieduta da Giovanni Gasbarrini, direttore dell'Istituto di medicina interna e geriatria dell'università Cattolica di Roma, ha organizzato un meeting che, per la prima volta in Italia, mette insieme le competenze di oncologi, internisti e gastroenterologi. L'incontro è in programma al Centro congressi dell'università Cattolica.

"La visione integrata della medicina - spiega Carlo Barone, direttore dell'unità operativa di Oncologia medica al Policlinico universitario Agostino Gemelli, tra i coordinatori scientifici dell'incontro - e soprattutto l'approccio integrato alla terapia è l'elemento oggi più importante e più difficile da realizzare per ottimizzare i trattamenti in campo oncologico".

Fra le novità per il miglioramento delle diagnosi i ricercatori riuniti a Roma parleranno di 'narrow band imaging', una tecnica endoscopica molto precisa, e di 'dynamic MRI', una tecnica radiologica che consente di valutare anche il comportamento biologico del tumore.

Quanto alle nuove terapie, rivestono particolare importanza, secondo gli esperti, i cosiddetti farmaci a bersaglio molecolare, farmaci diretti selettivamente contro le alterazioni molecolari delle cellule tumorali migliorando l'efficacia complessiva della terapia.

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Englaro: Del Barone, mai letta lettera del padre

"Posso assicurare di non aver mai ricevuto nessuna lettera da parte di Beppino Englaro. Non posso giurare che non sia mai arrivata in Federazione, ma senza alcun dubbio posso dire di non averla mai letta.

Altrimenti avrei risposto". A parlare è l'ex presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Giuseppe Del Barone, che nega di aver ricevuto la lettera che il papà di Eluana avrebbe inviato nel 2004 alle più alte carico dello Stato e, per conoscenza, anche all'allora ministro della Salute, Girolamo Sirchia, e a Del Barone, in quanto presidente della Fnomceo.

Nella lettera, Beppino faceva appello alle Istituzioni affinché trovassero una soluzione e uno sbocco alla vicenda della figlia. "Sono venuto a conoscenza di questa lettera - spiega Del Barone all'ADNKRONOS SALUTE - solo ieri attraverso la stampa.

Ci tengo a sottolinearlo - conclude l'ex presidente della Fnomceo - perché, nel caso l'avessi ricevuta e letta, avrei certamente risposto".

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Premiati gli scienziati degli studi Gissi

Un premio del Quirinale all'eccellenza medica italiana per la salute del cuore. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, consegnerà venerdì 13 febbraio un riconoscimento ai ricercatori che con gli studi Gissi (Gruppo italiano per lo studio della sopravvivenza nell'infarto) hanno ottenuto risultati scientifici di rilievo internazionale.

Il capo dello Stato, riferisce una nota dell'Istituto Mario Negri di Milano, consegnerà una targa di riconoscimento ai primi fondatori del Gissi, in rappresentanza di tutti gli scienziati coinvolti: Fausto Rovelli, primario cardiologo emerito del Centro De Gasperis dell'ospedale Niguarda del capoluogo lombardo, e Gianni Tognoni, attuale direttore del Consorzio Mario Negri Sud.

Il Gissi è nato 25 anni fa come collaborazione tra l'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e l'Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri), ed è considerato uno dei più importanti e qualificati team di ricerca al mondo in campo cardiovascolare - ricorda il comunicato - Ha prodotto importanti avanzamenti nella terapia di malattie cardiovascolari diffuse come l'infarto e lo scompenso cardiaco.

Tra gli altri risultati, ha dimostrato la possibilità di ridurre del 20% la mortalità da infarto con l'impiego della trombolisi; ha dimostrato che l'utilizzo precoce di Ace-inibitori nell'infarto può migliorare ulteriormente la sopravvivenza, e che l'assunzione di una capsula al giorno di acidi grassi polinsaturi omega-3 può ridurre del 15% la mortalità e il verificarsi di un secondo infarto in pazienti che hanno avuto un infarto e di quasi il 10% nei malati di scompenso cardiaco.

Durante la cerimonia verranno consegnate anche le prime borse di studio a giovani ricercatori che saranno impegnati nella nuova serie di studi Gissi Outliers, volti ad aprire nuovi orizzonti terapeutici per identificare nuovi obiettivi di terapia e di prevenzione per migliorare la personalizzazione delle cure. L'iniziativa è sostenuta dalla Fondazione onlus Per il tuo cuore- Heart Care Foundation, impegnata nella lotta alle malattie cardiovascolari. La Fondazione, presieduta da Attilio Maseri, ha lanciato giovedì la campagna 'Per il tuo cuore' (5-15 febbraio).

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Nessun obbligo di denuncia

"Non abbiamo introdotto alcun obbligo di denuncia dei clandestini da parte dei medici, abbiamo semplicemente eliminato il divieto della possibilità della denuncia".

Lo ha sottolineato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nel corso del programma 'L'elefante' condotto da Giuliano Ferrara su Radio24. "Nel 1998 - ha ricordato Maroni - è stato introdotto il divieto per i medici di segnalare i clandestini. Si arrivava così all'aberrazione che un medico che voleva segnalare un clandestino commetteva un reato.

C'è stata un grande mistificazione su questo. Giornali come 'La Repubblica' e il 'Corriere della sera' - ha aggiunto il ministro - hanno messo in prima pagina una cosa non vera scrivendo che c'era l'obbligo di denuncia. E' falso.

Se il medico non vuole denunciarlo non lo fa, ma non è giusto punire un medico che magari vuole segnalare alla polizia un clandestino ferito da una ragazza che ha stuprato". Maroni ha quindi fatto notare che "in tutti i Paesi d'Europa esiste la situazione che vogliamo introdurre noi, non c'è cioè alcun divieto ai medici della possibilità di denunciare i clandestini.

In Germania, anzi, c'è l'obbligo di farlo. Alzare questo polverone su una norma di buon senso - ha concluso - mi sembra un'operazione molto provinciale e molto poco seria".

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Medici famiglia non denunceranno clandestini

La professione è ispirata dal principio dell'accoglienza e non della delazione

"La medicina di famiglia è medicina dell'accoglienza e non della delazione. Non vogliamo che le cure ai clandestini divengano clandestine esse stesse. Noi curiamo gli esseri umani e abbiamo comprensione e rispetto per la sofferenza degli uomini".

Con queste parole Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), torna sull'emendamento al pacchetto sicurezza che cancella il divieto da parte dei medici di denunciare gli immigrati senza permesso di soggiorno.

"I medici - continua Cricelli in una nota - sono tenuti, in quanto cittadini e professionisti, al rispetto dei principi deontologici e della legge. Riteniamo che i principi ispiratori della medicina siano in conflitto con le indicazioni contenute nelle modifiche introdotte dal Senato in materia di segnalazione delle persone bisognose di cure, ma clandestine. Uno Stato etico non ci può chiedere di abiurare l'etica della professione".

I medici di famiglia, conclude Cricelli, "ispirano la loro etica professionale al rispetto della persona umana, alla tutela della salute degli individui, indipendentemente da età, sesso, stato sociale, censo, orientamento politico e religioso ed appartenenza etnica.

I principi ispiratori devono essere considerati elementi fondanti della professione e costituiscono la pregiudiziale irrinunciabile per qualunque professionista si occupi dell'essere umano. Senza questi principi riteniamo impossibile la pratica stessa della medicina. Chiunque si rivolga al medico deve essere certo che il professionista anteporrà la cura della sua persona ad ogni altra circostanza".

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Premier e Presidente vengano a trovarla

Una lettera del padre di Eluana, Beppino Englaro, è stata inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al premier Silvio Berlusconi affinché vadano nella clinica di Udine dove è ricoverata Eluana per rendersi conto di persona delle condizioni fisiche in cui la donna versa.

A confermarlo all'ADNKRONOS SALUTE è lo stesso Beppino, padre della donna in stato vegetativo persistente da 17 anni. Questo il testo della missiva: "Sono il tutore di Eluana Englaro, ma in questo momento parlo da padre a padre, rivolgendomi al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per invitare entrambi, ed essi soli, a venire ad Udine per rendersi conto, di persona e privatamente, delle condizioni effettive di mia figlia Eluana, su cui si sono diffuse notizie lontane dalla realtà che rischiano di confondere e deviare ogni commento e convincimento".

Solidarietà è stata espressa da Ignazio Marino senatore del PD e presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul SSN.

"Sono solidale con Beppino Englaro che ha chiesto di avere come testimoni delle reali condizioni di sua figlia due tra le più alte cariche dello Stato. In tal modo potranno verificare con i loro occhi qual è la verità".

"Mi auguro - scrive Marino in una nota - che venga accolto l'invito perché in questo modo cesseranno le surreali e ciniche affermazioni che abbiamo ascoltato in questi ultimi giorni e si smetterà di inventare menzogne sulle condizioni di Eluana".

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Englaro: Berlusconi, corsa contro il tempo

"Speriamo che la corsa del Parlamento possa avere un risultato concreto". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi sabato a Cagliari sul caso Englaro.

I casi del tipo di Eluana Englaro statisticamente hanno conclusione negativa solo nel 50% dei casi. Ci sono molti casi, ieri (venerdì, ndr) ne ho citato uno, quello di Crisafulli, che si è svegliato dopo due anni e che nel suo stato vegetativo aveva la percezione di ciò che si discuteva attorno a lui e dal fatto che restasse in vita o meno".

"'A occhi sbarrati' - ha proseguito Berlusconi - è il titolo di un libro che consiglio a tutti e che è stato uno degli argomenti che mi hanno portato al mio convincimento", ha concluso Berlusconi.

Intanto il presidente del Senato, Renato Schifani, ha convocato per le ore 19 di oggi l'assemblea di palazzo Madama, anticipando la seduta già prevista per domani. Il presidente Schifani proporrà ai capigruppo, già convocati per oggi alle 12, di esaminare nella seduta serale il disegno di legge sulla vicenda presentato sabato dal governo in Senato.

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Segnalazione clandestini contro spirito SSN

"Il nostro Servizio sanitario nazionale è caratterizzato da spirito universalistico e solidaristico.

Cancellare il divieto di segnalazione, da parte dei medici, dei migranti irregolari che si rivolgono a strutture pubbliche è per noi preoccupante e vanificherebbe il lavoro fatto finora rispetto alla tutela sanitaria degli stranieri in Italia".

Così il presidente nazionale di Federsanità Anci, Pier Natale Mengozzi, dopo il via libera in Senato all'emendamento della Lega Nord al Pacchetto sicurezza. Federsanità Anci ritiene dannoso e inaccettabile il provvedimento perché potrebbe creare nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie.

"Tutto ciò - spiega Mengozzi in una nota - potrebbe provocare una pericolosa marginalizzazione sanitaria di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio.

L'invisibilità degli stranieri che vivono nel nostro Paese significherà sottrarli ad una tutela sanitaria che negli ultimi anni aveva ridotto i tassi di malati di Aids, stabilizzato i tassi di malati di tubercolosi, ridotto i problemi di salute legati alle mortalità infantili e prenatali".

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In piazza per difendere la professione

Difendere il rapporto di fiducia dei pazienti con i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta. Con questo obiettivo i medici di famiglia dello Snami (Sindacato autonomo medici italiani) e i pediatri del Cipe (Confederazione italiana pediatri) sono scesi in piazza, venerdì a Roma, per protestare contro il preaccordo sulla convenzione di medicina generale, già firmato da alcuni sindacati di categoria e fortemente contestato dalle due sigle.

All'appuntamento, in piazza Montecitorio, i medici si sono presentati indossando camici verdi e bianchi e muniti di cartelli in difesa della professione e della qualità dell'assistenza. "Siamo qui - ha precisato Mauro Martini, presidente Snami per difendere un'assistenza di qualità per i cittadini e il rapporto di fiducia con il medico curante messo a rischio dal preaccordo sulla medicina generale". A preoccupare i medici, in particolare, le forme di aggregazione obbligatoria tra medici di famiglia. Un timore anche per i pediatri perché "si rischia di smantellare un sistema che funziona benissimo e che è un punto di riferimento per le famiglie italiane", ha aggiunto Patrizia Franco, segretario provinciale del Cipe Roma.

Nel corso della manifestazione una delegazione è stata ricevuta da Alberto Solia, segretario del presidente della Camera, Gianfranco Fini, al quale i medici hanno spiegato le ragioni della protesta. "Solia - ha riferito Martini dopo l'incontro - è stato disponibile nell'ascoltare le nostre richieste che saranno riportate al presidente Fini". I medici hanno incassato uguale disponibilità dal sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio e dal presidente della Commissione Sanità del Senato Antonio Tomassini, incontrati giovedì sera. "C'è stata sensibilità sulla nostra richiesta di correggere il tiro sulla convenzione. Il prossimo passo sarà quello di chiedere un'audizione in Commissioni Affari sociali della Camera per illustrare ai parlamentari le nostre ragioni e le nostre proposte".

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Confermato taglio stipendi dei medici

Brutte notizie per i medici. Le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavoro della Camera hanno bocciato le proposte di modifica al Ddl Brunetta chieste dalle organizzazioni sindacali di categoria.

"Ignorando, tra l'altro, il parere vincolante della Commissione Affari Sociali". A riferirlo è l'Anaao Assomed, secondo cui questo disegno di legge avrà "ricadute negative sul funzionamento del Ssn e sulla dirigenza medica in particolare". "Nel testo che andrà all'esame dell'Aula la prossima settimana - spiega l'Anaao in una nota - viene ribadita la previsione di destinare, nel medio periodo, il 30% del trattamento economico dei dirigenti pubblici al salario di risultato.

Questo significa una riduzione secca delle retribuzioni dei medici dipendenti a carico delle voci a carattere fisso e continuativo, sulle quali viene sostanzialmente calcolato il trattamento previdenziale e quello di fine rapporto.

Inoltre, è stata mantenuta la possibilità di essere licenziati al raggiungimento dei 40 anni di contribuzione esclusivamente in base a criteri di discrezionalità del direttore generale, salvando da questa disposizione solo i direttori di struttura complessa".

L'Anaao intende quindi denunciare "gli evidenti profili di illegittimità costituzionale e soprattutto la cieca discriminazione nei confronti di oltre 100.000 medici dipendenti le cui condizioni economiche e di lavoro sono oggetto di un pesante attacco malgrado il loro impegno a difesa di un bene costituzionalmente tutelato quale la salute dei cittadini".

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Costa cara la contrattazione separata

Applicando le nuove regole agli ultimi tre bienni contrattuali, la Fp CGIL ha calcolato una perdita, per i dirigenti medici e veterinari, pari a circa 13.600 euro

"L'accordo separato sulla contrattazione costa ai medici 13.600 euro in meno in 6 anni. L'intesa del 22 gennaio tra Governo, Cisl e Uil, sottoscritto anche da Cida e Confedir, rappresenta per i camici bianchi dirigenti del Ssn la fine della contrattazione sugli aspetti economici e un grave attacco al potere di acquisto delle retribuzioni". Parola del segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza che, applicando le nuove regole agli ultimi tre bienni contrattuali, ha calcolato una perdita, per i dirigenti medici e veterinari, pari a circa 13.600 euro.

"L'accordo - sottolinea Cozza in una nota - prevede che i contratti triennali siano rinnovati in base al nuovo indice previsionale Ipca (Indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia), ma depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati, dal petrolio al gas naturale, dal carbone alla elettricità.

L'Ipca verrà calcolato sulla base del solo stipendio fondamentale e non più sull'intera retribuzione, con un ulteriore significativo decremento degli aumenti. In caso di scostamenti tra l'inflazione prevista e quella effettivamente osservata si dovrà tenere conto dei reali andamenti delle retribuzioni di fatto dell'intero settore pubblico. In sostanza - spiega Cozza - se aumenta di più la retribuzione dei magistrati, quella dei medici non potrà recuperare una eventuale differenza tra l'Ipca e l'inflazione reale.

Un improbabile recupero sempre al netto dei prodotti energetici importati potrà avvenire solo nel successivo triennio contrattuale". Il no all'accordo verrà ribadito il 13 febbraio, in occasione dello sciopero di tutto il pubblico impiego, a cui aderirà anche la dirigenza medica e veterinaria della Fp Cgil.

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07 febbraio 2009

La lezione di Beppino Englaro e l?orrore del nostro presente.

Di fronte a quanto sta accadendo in queste ore, e di cui riferiamo in altro articolo, si resta storditi, come se improvvisamente fossimo catapultati in un?altra vita, in un altro mondo.

La tentazione di tacere è forte. Per rispetto di un dramma umano, certo, ma anche perché le parole vengono a mancare. E molto apprezzamento va riconosciuto a quei media che già da qualche giorno hanno deciso di sottrarsi alla cronaca minuta di quelle che sembravano le ultime ore di Eluana.
Tuttavia, la realtà ha superato la fantasia e il quadro si è ulteriormente complicato con un?iniziativa del governo che molti non esitano a definire un tentativo di ?golpe? e che sicuramente apre un conflitto istituzionale del tutto inedito nella storia del paese.

Dunque, come tacere, se non sentendosi conniventi?
Come, soprattutto, pensando alla battaglia di Beppino Englaro? Che ci parla, a tutti e ad ognuno di noi.
E ci dice che è solo praticando il terreno della legalità e della presa di parola pubblica che si riesce a stanare la cattiva politica e a smascherarne il volto (vorremmo dire il ghigno) autoritario, indifferente ai principi dell?ordinamento e del bene pubblico.

Occorre, in un momento grave del paese, raccogliere questa lezione, seguirne l?esempio.
Uscire dalle case e dai propri particolari, fare di ogni ingiustizia privata un fatto pubblico, parlare e manifestare.
Questo paese non è il suo governo.
Ne sono esempio i tanti appelli, le stesse divergenze nel mondo politico, il popolo di internet che grida contro questo sopruso.

Ne è esemplare espressione la Magistratura, di ogni ordine e grado, che pur soggetta a pesanti pressioni ha riaffermato i principi di diritto, quella stessa Magistratura contro cui è diretta l?iniziativa governativa al solo fine, non solo di compiacere le autorità vaticane, ma anche di dimostrare che le sentenze non valgono nulla, possono essere messe nel nulla.

Ne è esemplare espressione la comunità scientifica che non da oggi si è pronunciata in materia di alimentazione e idratazione artificiale, e la comunità medica che oggi dichiara che disubbidirà all?obbligo di denunciare i clandestini.

Tutto questo accade dopo anni di colpevole latitanza sul piano legislativo da parte di tutte le forze parlamentari e tutti i governi, e ricade vergognosamente sulla vita di un uomo e di una famiglia troppo perbene per questa classe politica.

E? ora di dire basta. Mai la politica è stata così distante dal paese. Rendiamolo evidente. Con Beppino Englaro, per Eluana. Fin da domani.

Nicoletta Morandi

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06 febbraio 2009

Non denuncio i clandestini

Questo il nome delle rete a cui l'Associazione Vitadidonna invita ad aderire.

Il ddl passato ieri al senato riguardo la segnalazione da parte di medici di immigrati non regolarmente iscritti getta le basi per la nascita di una situazione di grave disagio ed abbandono.

Con questa rete si vuole assicurare un'assistenza sicura libera da posizioni razziste e xenofobe in modo da dare la possibilità a tutti di ricevere una assistenza sanitaria senza essere esposti al pericolo di una segnalazione.

L'associazione Vitadidonna segnala inoltre il rischio concreto e reale di ritorno alla pratica dell'aborto clandestino visto che alla luce di questo provvedimento molto immigrate si terranno alla larga dalle strutture pubbliche per paura di essere denunciate.L a nostra asssociazione ha potuto constatare uno sviluppo in questa direzione.

Questa mattina il Direttore Generale dell'Ospedale San Camillo Forlanini L.Macchitella, in occasione della giornata internazionale delle MGF, ha dichiarato che la posizione ufficiale della loro struttura è quella di proibire ai loro medici di segnalare o denunciare la presenza di immigrati irregolari.

Numerose altre strutture ospedaliere si stanno organizzando in tal senso.

Si può aderire a questo indirizzo: http://nondenuncioiclandestini.blogspot.com/
E' possibile comunicare i propri dati inviando una email contenente il nome e la struttura di appartenenza
Per maggiori chiarimenti o contatti
Elisabetta canitano
335 6871799
Gabriella Pacini

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05 febbraio 2009

Eluana Englaro, libera! Appello a Silvio Berlusconi

No all?accanimento politico su Eluana Englaro. Questo l?appello a Silvio Berlusconi del deputato pidiellino Benedetto Della Vedova, in sit-in davanti a Palazzo Chigi fino a domani, per scongiurare
un errore politico e giuridico: l?annunciato decreto- legge ?blocca sentenza?.

Il Governo tenta un?azione di forza sulla volontà di Eluana Englaro e mostra i pugni contro la Corte di Appello di Milano e la Cassazione. Annunciato un probabile decreto legge blocca sentenza, in nome di un principio di cautela, rispetto alle presunte incertezze sulla qualità della morte di Eluana. Il Consiglio dei ministri lo discuterà domani. Queste le voci che si sono rincorse per tutta la giornata di oggi, fino a sera.

Fallito il primo stop del Ministro del Welfare Maurizio Sacconi. La sua circolare è stata superata dalle modalità con cui è stata organizzata privatamente e volontariamente l?equipe medica ed infermieristica di Eluana Englaro, presso la struttura La Quiete, di Udine. Tuttavia, le accresciute pressioni del Vaticano e dei politici vaticanisti hanno indotto anche il restio e l?eticamente ?anarchico? Silvio Berlusconi ad occuparsi della materia. Contrario a firmare quel decreto, secondo fonti ufficiose, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a cui ha fatto da eco, con una dichiarazione pubblica, il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini.

Oggi, la notizia di un imminente decreto legge ha suscitato il primo grido all? ?eversione? dai banchi del Senato, dove il costituzionalista. Stefano Ceccanti (Pd), è intervenuto nel dibattito in aula, sul decreto Giustizia, per far presente a tutti, ciò che stava accadendo. Subito azzittito perché accusato di essere portavoce di voci e di comunicati stampa e non di atti definitivi del Governo. Più tardi, a Roma, davanti a Palazzo Chigi, la sede del Governo, alle 18, a quel grido ha dato corpo il deputato berlusconiano Benedetto Della Vedova (pdl). Economista, già europarlamentare Radicale con un lungo curriculum liberale, che ha a cuore la maggioranza del popolo del pdl e che ritiene un eventuale decreto legge contro Eluana Englaro, ?un errore politico, che allontanerebbe il Pdl anche dai grandi partiti europei liberali e moderati.?

Benedetto Della Vedova ostenta fiducia in Silvio Berlusconi. Si dice certo che quel decreto non si farà, ma ha deciso di restare tutta la notte, se occorre, davanti a Palazzo Chigi Non si capacita sulle conseguenze illiberali del decreto, che negando la volontà di Eluana potrebbe porre le basi per la negazione della volontà di tutti i cittadini, anche di quelli che, capaci di intendere e di volere, mettessero in futuro, nero su bianco, le loro direttive anticipate. Pregiudicando, così e per sempre, il dibattito parlamentare sul testamento biologico.

In realtà, il pidiellino, Benedetto Della Vedova da giorni si è convinto che la proposta di legge sul testamento biologico della Maggioranza, presentata in Commissione Igiene e Sanità dal relatore Calabrò (Pdl) proprio non va. ?E? un testo contro il testamento biologico. Lontano dalle posizioni del centro destra di soli tre anni fa e dal testo del senatore Antonio Tomassini, che al contrario, era privo di ideologie e avrebbe riconosciuto anche alla semplice ricostruzione delle volontà anticipate valore effettivo, proprio come nel caso di Eluana Englaro.

Tuttavia, in soli tre anni l?aria è cambiata. Lo ammette, suo malgrado, lo stesso Benedetto della Vedova. ?E? cambiato il rigore delle gerarchie vaticane, che su questi temi, oggi fanno un forte pressing sull?opinione pubblica, anche se nel mondo cattolico quella linea non è unanime ed i sondaggi raccontano un altro Paese.?

Della Vedova, è orgoglioso del simbolo del suo partito e lo espone sopra la scritta del cartellone che indossa e che chiede rispetto per Eluana. ?Rispettiamo la volontà di Eluana Englaro e della sua famiglia, ripete. ?Hanno già salito il monte del Calvario clinico e giudiziario?, dichiara Della Vedova. Ed aggiunge: ?Rispettiamo la nostra Costituzione che ha riconosciuto, come legittima quella decisione?.

L?appello è rivolto a Silvio Berlusconi e al Governo. L?on Benedetto Della Vedova, si esprime con pacatezza, ma determinazione, incurante della pioggia che lo bagna. Solo, senza altri parlamentari al suo fianco, ma certo di rappresentare la maggioranza di quel 40% che si riconosce nel Popolo delle Libertà e che non può essere costretto in una ?camicia troppo stretta?.

L?auspicio è che qualcuno lassù, a Palazzo Chigi, domani lo ascolti.

Monica Soldano

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Agopuntura e mal di testa, la F.I.S.A. precisa

La F.I.S.A., Federazione Italiana delle Società di Agopuntura, contesta, in un comunicato, il messaggio parziale fornito da alcune testate giornalistiche italiane, riguardo a due revisioni Cochrane sul ricorso all'agopuntura nel mal di testa.

Secondo il comunicato F.I.S.A., infatti, i risultati delle due revisioni sono, in realtà, estremamente favorevoli all'agopuntura. Le due revisioni hanno preso in esame 33 trial, più di 6700 pazienti seguiti per un periodo variabile dalle 8 settimane fino ai tre mesi dal trattamento, con lo scopo di determinare se l'agopuntura sia più efficace del solo trattamento farmacologico e dell'agopuntura shame (quella controllo) e se sia efficace quanto altri interventi come fisioterapia e massaggi. Entrambe le revisioni, sottolineano dalla F.I.S.A., hanno concluso come l'agopuntura possa essere un valido approccio non farmacologico e fornisca un beneficio aggiuntivo rispetto al solo trattamento degli attacchi acuti o al trattamento di routine.

L'unica perplessità riguarda il confronto con l'agopuntura placebo dal quale non si evidenziano differenze significative. Ciononostante gli autori concludono come l'agopuntura dovrebbe essere considerata una normale opzione di trattamento nei pazienti emicranici che desiderano sottoporvisi. Ecco perché, secondo la Federazione degli agopuntori, è fuorviante trarre la notizia, come fatto da alcune testate, che l'azione dell'agopuntura è riferibile unicamente all'effetto placebo, effetto peraltro riscontrabile in qualsiasi atto terapeutico, e che l'importante per l'efficacia dell'agopuntura è non dire al paziente che non funziona. Una non verità scientifica, conclude il comunicato, che la F.I.S.A. contesta anche a tutela dei circa 3000 medici agopuntori che operano in Italia.

Per saperne di più clicca QUI (PDF)

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Medicina d'urgenza in crisi

Pronto soccorso al collasso in molte regioni italiane, dove queste strutture scontano tutte le inefficienze del territorio. E' la denuncia di Anna Maria Ferrari, presidente della Società italiana medicina emergenza urgenza (Simeu), che in una lettera indirizzata ai ministri del Welfare, Maurizio Sacconi, e dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, e ai sottosegretari competenti, chiede un incontro urgente per "dare risposte rapide allo stato di disagio, fatica e frustrazione che sta ormai dilagando nelle strutture di emergenza".

Ma soprattutto chiede che non ci siano ulteriori rinvii per l'attivazione della Scuola di specializzazione in medicina di emergenza-urgenza, ottenuta dopo 10 anni di battaglie, per gli annunciati ridimensionamenti delle sedi universitarie. Per la Simeu, inoltre, è necessario che si "metta finalmente mano ad un settore cruciale come quello dell'emergenza, in profonda sofferenza, lasciato per troppo tempo senza risorse e senza attenzioni, trascurandone i numerosi e pressanti segnali di allarme", spiega la presidente.

"Noi medici dei pronto soccorso, dell'emergenza territoriale (118), delle medicine d'urgenza, non siamo disposti a tollerare silenziosamente ulteriori ritardi nell'attivazione della Scuola di specializzazione ", scrive Ferrari, sottolineando il particolare periodo "difficilissimo per le nostre strutture che, prese d'assalto dalla cittadinanza, si trovano a scontare tutte le inefficenze del territorio e a non avere risposte adeguate dalle strutture di ricovero dell'ospedale, con il risultato di pazienti che sostano per giorni, in barella, nelle sale dei pronto soccorso aspettando un posto letto. In alcune regioni si sta rischiando il collasso.

Anche in questi casi abbiamo segnalato la situazione di pericolo alle istituzioni locali; senza risultato! Abbiamo lanciato un allarme per l'epidemia influenzale e per le prevedibili conseguenze di sovraffollamento che avrebbe avuto sui pronto soccorso già stremati, ma anche in questo caso abbiamo ottenuto solo silenzio".

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I medici devono solo curare

Arrivano da ogni parte critiche all'emendamento leghista approvato oggi dal Senato. La protesta è del tutto trasversale e non conosce barriere ideologiche o confessionali:

A puntare il dito contro la misura è, per esempio il presidente dei medici cattolici, Vincenzo Saraceni. "Sono certo - spiega all'ADNKRONOS SALUTE il presidente dell'Amci - che i medici si asterranno dal denunciare gli irregolari a cui prestano cure. E anche noi daremo indicazioni in tal senso, fatta eccezione, chiaramente, per quei pazienti che si sono macchiati di gravi crimini. Ma questo vale anche per gli italiani, non solo per gli immigrati. Siamo preoccupati - ha aggiunto - che gli irregolari non si rivolgano più al Ssn, per comprensibile paura". E su eventuali ripercussioni sulla salute della collettività, Saraceni riconosce: "non vorrei agitare spettri, ma è chiaro che se una malattia infettiva non viene curata cresce il rischio che si diffonda. E comunque, al di là di questo aspetto, siamo preoccupati per la salute dei singoli".

"La scelta - ha dichiarato Stefano Biasioli, Presidente Nazionale CIMO-ASMD - di 156 Senatori di votare a favore di un anomalo emendamento, che costringerebbe i medici a denunciare lo straniero irregolare che si rivolge alle strutture sanitarie, non provoca meraviglia ma ribrezzo nei medici del SSN. Ciascuno di noi - ha aggiunto Biasioli - ha giurato, all'inizio della sua professione, di curare in maniera uguale tutti i pazienti che necessitino di cure mediche. Il giuramento d'Ippocrate è certamente prioritario rispetto a "certe regole/norme" dello Stato, soprattutto se in grave sospetto di incostituzionalità e di razzismo". "Per il bene di questo Paese, la CIMO si augura che la Camera voglia cancellare rapidamente l'emendamento in questione, indegno di un Paese civile. In caso contrario i medici continueranno a comportarsi come hanno fatto sinora: ossia curando la persona malata senza chiederle né la residenza, né la religione, né la cittadinanza".

"Come rappresentante dei medici che operano negli ospedali pubblici e che quotidianamente vivono a contatto con pazienti di qualsiasi provenienza - commenta il Segretario Nazionale Anaao Assomed Carlo Lusenti - posso testimoniare l'importanza di non avere limitazioni nell'accoglienza dei malati per prevenire pericolose quanto evitabili forme di discriminazione che in questo ambito potrebbero portare a situazioni di vero e proprio allarme sanitario. Sono costretto ancora una volta a constatare - conclude Lusenti - la preoccupante superficialità che il Governo non perde occasione di dimostrare nei confronti dei problemi della salute e della sanità di questo Paese.

Anche la FP CGIL attraverso il segretario nazionale Massimo Cozza annuncia che "I medici e gli infermieri al pronto soccorso degli ospedali non faranno i delatori né le spie verso i clandestini che hanno necessità di curarsi. Non chiederemo i documenti, rispettando la deontologia e la Costituzione che antepongono il diritto alla salute e alla cura". La norma abolita - incalza il sindacalista - era una norma di civiltà e di tutela della salute collettiva".

"Il provvedimento contiene ombre e criticità che occorreva evitare con saggezza". Questo il pensiero di Giuseppe Garraffo Segretario Generale Cisl Medici - che ha aggiunto: "per la generalità dei medici il DDL approvato dal Senato è criticabile sul piano normativo, su quello etico-deontologico e su quello più strettamente sanitario-epidemiologico". "E' stato un errore, uno scivolone politico-parlamentare eliminare il divieto al medico di denunciare i pazienti immigrati clandestini". "E' di difficile comprensione e autolesionistico l'uso della discriminazione sanitaria nei riguardi dei clandestini". "Il medico deve agire secondo coscienza e i principi umanitari devono valere per tutti". "Una normativa sbagliata può rapidamente favorire il realizzarsi di una sanità clandestina e illegale con conseguente pericolo sociale derivante da gravi carenze della profilassi igienico sanitaria".

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MSF sconcertata dal provvedimento

Medici senza frontiere "è sconcertata per la scelta del Senato di ignorare il grido di allarme lanciato da medici, infermieri e ostetriche, e continuerà la sua battaglia affinché" l'emendamento della Lega Nord al pacchetto sicurezza che cancella la norma secondo cui il personale sanitario non deve denunciare lo straniero clandestino che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche "venga bocciato dalla Camera".

Msf "esprime profonda preoccupazione e allarme per le conseguenze dell'approvazione dell'emendamento" che elimina il principio di non segnalazione alle autorità degli immigrati irregolari. L'ambiguità conseguente a tale abrogazione e, di conseguenza, il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerà nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie.

Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa 'marginalizzazione sanitaria' di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio". "Siamo sconcertati per la scelta del Senato - dichiara Kostas Moschochoritis, direttore generale di Msf Italia - di avere consapevolmente ignorato il grido di allarme lanciato dagli ordini professionali di medici, infermieri e ostetriche e da centinaia di associazioni e rappresentanti della società civile.

Una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione". Msf, promotrice insieme a Simm (Società italiana di medicina delle migrazioni), Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) e Oisg (Osservatorio italiano sulla salute globale) della campagna 'Siamo medici e infermieri - Non siamo spie', si appella ora alla Camera dei deputati perché riveda la posizione assunta dal Senato sul comma 5.

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Un provvedimento barbaro

"Una barbarie normativa, deontologica e sociale". Duro il commento del senatore del Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Ssn, all'approvazione dell'emendamento della Lega che cancella il divieto di segnalazione da parte dei medici dei migranti irregolari che si rivolgono a strutture pubbliche per richiedere cure sanitarie.

"Questo provvedimento è contrario ai principi della nostra Costituzione e a quelli solidaristici e universalistici del Servizio sanitario nazionale, ed è pervaso da un tratto di disumanità inaccettabile - afferma Marino - In nome di un falso senso di rigore si invade il campo della deontologia degli operatori sanitari, trasformando il medico in uno sceriffo.

Un sussulto di umana pietà, chiave di volta del sentire e dell'agire cristiano, dovrebbe coglierci tutti, fuori e dentro il Parlamento. Dove finiranno i bambini malati, figli di migranti irregolari, e dove andranno a curarsi coloro che sono ammalati di tubercolosi? - chiede Marino - Le malattie altamente contagiose, come la tubercolosi, non restano clandestine come chi ne è affetto. Le epidemie dilagano e non chiedono documenti.

Perfino coloro che non si riconoscono nelle tradizioni di solidarietà, della cultura laica o della cultura cristiana avrebbero dovuto votare contro questo emendamento - conclude Marino - se non altro per egoismo, perché anch'essi, salendo su un autobus o su un treno, possono essere infettati da un malato, portatore di un batterio anche mortale. Questa maggioranza di destra vuole spaventare e allontanare dai luoghi di cura i migranti ammalati", conclude.

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Clandestini denunciati dai medici

Nella mattinata di ieri il Senato ha approvato l'emendamento leghista che rimuove la norma secondo la quale il personale sanitario non deve denunciare lo straniero clandestino che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche

Con 156 voti a favore, 132 contrari e un astenuto il Senato della Repubblica ha dato il via libera all'emendamento presentato dalla Lega Nord che elimina il divieto di denuncia da parte del personale sanitario della presenza di immigrato clandestino nel caso venga assistito da una struttura collegato con il Servizio Sanitario Nazionale. L'emendamento sopprime il comma 5 dell'articolo 35 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286, ossia il Testo unico di disciplina dell'immigrazione nel quale si leggeva: "L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".

Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini riferendosi all'approvazione dell'emendamento si è detta: "assolutamente soddisfatta, e certa che non vada contro scienza e coscienza del medico, perché non obbliga nessuno ma lascia decidere i camici bianchi, perché dietro ogni medico c'è anche un cittadino". "Credo che sia un dovere del Servizio Sanitario Nazionale - ha aggiunto - impegnarsi per contrastare l'immigrazione clandestina. Questo è il mio parere, poi i medici saranno lasciati liberi di scegliere". Secondo Martini, l'emendamento contro il quale puntano il dito diverse associazioni umanitarie capitanate dai Medici senza frontiere, "non affievolisce il mandato del Ssn perché vengono comunque garantite le cure a tutti".

E sul rischio - avanzato da diverse associazioni contrarie all'emendamento, ma anche da diverse società scientifiche - che si crei una sanità parallela che possa minare la salute collettiva mostra di non avere dubbi: "Sono fermamente convinta del contrario - spiega all'ADNKRONOS SALUTE - nonché certa che questo emendamento vada verso un corretto utilizzo del Ssn. Il controllo delle patologie infettive va attuata attraverso accordi internazionali, che coinvolgano anche i Paesi di provenienza, e noi stiamo lavorando anche su questo fronte".

Martini aggiunge inoltre che "ho sostenuto questo emendamento sin dall'inizio, perché ho sentito il bisogno della gente di far chiarezza nel rapporto tra il Ssn, che viene sostenuto dalle tasse dei cittadini ed è un patrimonio nazionale, e la presenza di clandestini sul territorio. In uno Stato di diritto - conclude - è fondamentale sancire i diritti ma anche i doveri. E questa misura mi sembra un segno di grande civiltà".

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Ricoveri taroccati, falsi rimborsi

Stamattina gli Angelucci sono sulla prima pagina dei giornali. Ricoveri taroccati, falsi rimborsi.

Si vedrà se saranno condannati, non precipitiamo. Ma in generale, noi che lavoriamo nella sanità abbiamo la chiara percezione di questi meccanismi che sottraggono risorse alla salute delle persone.
Gli accreditati alzano il gomito con le prescrizioni, per succhiare il sangue alla sanità pubblica. Chiedono esami inutili, ne chiedono la ripetizione a breve periodo. Eseguono accertamenti di livello superiore su chiunque, esami diagnostici che dovrebbero, invece essere riservati ai veri malati.
Non rispettano standard di qualità, spessissimo, purchè la quantità sia garantita. Per un rimborso maggiore, ricoverano per più giorni per patologie che richiederebbero due ore. E quindi assumono, hanno personale, segreterie, divise.

Noi, nel servizio pubblico, strangolati dal debito, non abbiamo ore di straordinario per pagare i ferristi della sala operatoria, siamo costretti a chiudere i servizi se ci ammaliamo, abboffiamo di turni di notte gente che turna da 25 anni.
10 notti al mese, mi diceva la collega tre giorni fa, sai quante sono a 50 anni? I medici vanno in pensione, non si assume.
Gli infermieri escono dai turni per usura, gli altri li devono coprire.
I nostri lavoratori. Non i fannulloni.

Ma i privati assumono con contratti a termine personale spesso straniero, ricattabile. D'altronde riservandosi la parte leggera (quando non trasparente) della patologia, non hanno bisogno delle alte competenze che esprimono le professioni (infermieri, ostetriche) negli Ospedali pubblici.

Professioni che richiedono addestramento, cultura, fatica. Lavoro d'equipe per affiatarsi e ridurre i rischi. E se nell'ospedalità cattolica il livello è spesso ottimo, il vizio di alzare il gomito prescrivendo esami riconosciuti dalla comunità internazionale come inutili è dominante comunque. I medici corretti, quelli che rispettano il paziente, le finanze dello Stato e che prescrivono solo ciò che serve, vengono calunniati: "Come non lo ha fatto? E' gravissimo!!"

E i Medici di Medicina Generale discutono finchè possono con i pazienti: "Ma guardi che non le serve! Ma che lo fa a fare?"
L'illusione che misurarsi il colesterolo ogni tre mesi ci salvi la vita senza mangiare correttamente e muoversi è dura a scalfire. Che fare tante ecografie dia per forza un bambino sano, come conseguenza. Prevenre è meglio che curare. Ma fare tante analisi non previene un gran che. Sarebbe meglio smettere di fumare, o bere l'acqua del rubinetto, perchè dalle bottiglie di plastica trasudano sostanze tossiche.

L'acqua minerale al posto dell'acqua del rubinetto. Una dell più colossali truffe, così riuscita da far si' che in una lettera a un giornale una donna si lamenti che non venga distribuita in ospedale... "Cosa deve fare chi non ha soldi? Morire di sete?"
No, bere l'acqua del rubinetto, gentile signora, come fanno i ricchi.

Già perché sono i poveri a caricarsi quintali di acqua minerale. Fate la prova, mettetevi davanti a un Discount o davanti a un GS di un quartiere medio ricco. Contate i bottiglioni.

E ancora, pazienti che non hanno nulla, per i quali la sanità è l'unica cosa gratuita. Si prescrivono le analisi spesso con la segretaria del medico di base che "intanto" gli chiede un'ecografia, esami del sangue, quando non risonanze magnetiche.

Hanno visto un programma televisivo dove qualcuno, pagato da una casa farmaceutica che fabbrica una nuova tecnologia, pontifica sulla assoluta necessità, oserei dire sull'urgenza di fare un nuovo accertamento... pena la morte.

E noi del Consultorio Familiare a Ostia, in questi giorni traslochiamo per ristrutturazione senza operai, aprendo e chiudendo scatoloni, spingendo i mobili, cercando di non mandare via le persone, lavorando come possiamo.
Altri lavoratori stanno in Pronto Soccorso, drenano il flusso incessante di malati.
Certo lo scoraggiamento non aiuta, si lavora male senza programmazione, senza investimenti, senza razionalità.
Ma qualche volta noi ci speriamo, che puniscano chi specula sui nostri soldi, sulla nostra fatica e sulla salute dei cittadini.
Mentre cerca di illuderli che l'Assicurazione privata risolvera' tutto...
Elisabetta Canitano

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04 febbraio 2009

Influenza: come il virus penetra nelle cellule

Scoperta la chiave usata dal virus dell'influenza stagionale per penetrare nelle cellule umane. Lo studio, firmato fra gli altri dai ricercatori dell'European Molecular Biology Laboratory e dell'Università Joseph Fournier (Francia), ha individuato importati obiettivi per nuovi farmaci anti-influenza.

Nella ricerca, pubblicata su 'Nature', gli autori presentano un'immagine ad alta risoluzione di una parte di proteina cruciale, che permette al virus di penetrare nelle cellule umane e moltiplicarsi. Quando l'influenza infetta una cellula ospite, il suo obiettivo è quello di replicarsi il più possibile per andare all'attacco di altre cellule.

Un enzima virale, chiamato polimerasi, è cruciale per questo processo, ma finora non era chiaro esattamente come la polimerasi agisse.

I ricercatori del gruppo di Rob Ruigrok e Stephen Cusack hanno scoperto che parte di una subunità della polimerasi, chiamata PA, ha un ruolo fondamentale nel meccanismo di attacco messo in atto dal virus.

Una tecnica che coinvolge le molecole di Rna dell'involontario ospite. Questi risultati aprono la strada a nuovi farmaci mirati: proprio il PA potrebbe diventare infatti un bersaglio promettente per nuovi antivirali.

Agendo su questa parte della polimerasi, spiegano gli autori, si potrebbe bloccare l'infezione, perché il virus non sarebbe più in grado di moltiplicarsi.

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Irresponsabili ritardi su specializzazioni

Sono irresponsabili e indifendibili i ritardi sulla pubblicazione dei bandi per l'ammissione alle scuole di specializzazione in medicina, con l'aggravante che il problema si ripropone ormai ogni anno. Ora però "chi ha l'incarico di occuparsi di questa materia, se ne occupi e definisca insieme agli interessati quali criteri debbano essere adottati".

Lo chiede Daniela Melchiorre, responsabile formazione e università del Sindacato dei medici italiani (Smi), che ha espresso solidarietà alle lotte degli specializzandi contro il ritardo della pubblicazione dei bandi che, a oggi, è di cinque mesi. "E' indifendibile e grottesco il quadro che ogni anno ci viene proposto.

Questo incredibile ritardo sulla data delle prove di ammissione alle scuole di specializzazione - dice Melchiorre in una nota - è la dimostrazione concreta da una parte del fatto che in materia di programmazione non siano stati fatti progressi e dall'altra che c'è un reiterato tentativo di lasciare nell'incertezza chi ha conseguito la laurea in medicina e chirurgia". Si taglino i rami secchi, chiede Melchiorre "ma si comunichino con chiarezza le procedure.

Non intendiamo puntare il dito contro alcuno, ma richiamiamo i responsabili di questa grave inefficienza del sistema a fare molta attenzione alle conseguenze di questi comportamenti. Come sindacato da sempre sensibile ai problemi degli specializzandi, potremmo concludere che tale illegittimo comportamento sia l'espressione di un disinteresse complessivo nei confronti della professionalità del medico.

Come abbiamo più volte sostenuto, gli anni della specializzazione rappresentano una chiave di volta del sistema sia dal punto di vista della formazione sia della maturazione professionale. Ma proprio su questi delicati aspetti, da anni, riscontriamo la più pervicace disattenzione e una pericolosa assenza di analisi. E l'ennesimo ritardo di quest'anno lo conferma".

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Costi standard allo studio

Un gruppo di lavoro per l'elaborazione dei cosiddetti costi standard, i criteri che saranno alla base della ripartizione del fondo sanitario alle Regioni e dei nuovi Livelli essenziali di assistenza.

A firmarne l'istituzione è stato il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, che ne ha parlato intervenendo al convegno, promosso da Farmindustria, dal titolo "più controlli meno sprechi". Sprechi, di cui Fazio si dice consapevole ma contro i quali, ha assicurato, "sono in corso azioni per mettere a sistema il nostro Ssn". Secondo il sottosegretario, il nostro Servizio sanitario "è buono, perché offre cure a tutti, e - sostiene - il federalismo lo renderà perfetto".

Un federalismo che avrà effetti concreti anche sull'assunzione di responsabilità delle Regioni e determinerà "il fallimento politico di quelle non virtuose, incapaci di rispondere ai bisogni dei cittadini".

Fra le misure "per ridisegnare il sistema" e ridurre gli sprechi, Fazio ricorda la necessità di "agire sull'appropriatezza delle prestazioni, dai ricoveri alla diagnostica, ai beni e servizi", e cita alcuni dati: "in Italia si spendono 15 miliardi di euro in procedure dovute alla medicina difensiva", adottata dai camici bianchi per evitare il più possibile cause giudiziarie.

"Abbiamo altissime percentuali di cesarei e esami diagnostici spesso inutili se non dannosi, come nel caso delle radiazioni da raggi X". E ancora "si lavora alla completa tracciabilità dei farmaci, mentre abbiamo già cambiato i criteri per il finanziamento alla ricerca. Tutto, sempre, in collaborazione con le Regioni e gli altri 'attori' della sanità".

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Radiologi, DDL Brunetta davanti a consulta

Radiologi italiani pronti a impugnare il Ddl Brunetta davanti alla Corte Costituzionale, se sarà approvato nella sua forma attuale, per "impedire disuguaglianze ingiustificate tra i medici". Lo annuncia Francesco Lucà, segretario del Sindacato nazionale radiologi, riferendosi in particolare alla norma sulla cosiddetta 'rottamazione ' dei dirigenti medici che possono essere mandati in pensione con 40 anni di contributi.

"Se il provvedimento dovesse diventare legge così com'è stato formulato - spiega Lucà - assisteremmo a un'evidente disparità di trattamento tra i dirigenti della sanità pubblica. Disparità che non ha alcuna giustificazione".

Per il sindacalista "è positivo che ieri la commissione Affari sociali della Camera abbia corretto l'inesattezza che esonerava i primari dalla possibilità di essere mandati in pensione con 40 anni di contributi anche senza il loro consenso.

Il primario, infatti, è una figura che non esiste più da anni e, così formulata, la legge sarebbe stata viziata da un errore tecnico. Tuttavia - continua Lucà - garantire l'esonero dalla cosiddetta rottamazione ai soli dirigenti di struttura complessa, assoggettando alla norma il resto della dirigenza del Ssn, dà vita a una situazione paradossale nella quale la sola attribuzione di un incarico crea differenze di trattamento".

Se, quindi, la legge non verrà modificata, "ci vedremo costretti a ricorrere alla Corte costituzionale per sanare una situazione che creerebbe disuguaglianze ingiustificabili tra i medici", conclude Lucà.

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Stop a rottamazione medici

Parziale successo per i medici del Servizio sanitario nazionale. "La commissione Affari Sociali della Camera ha espresso un parere favorevole e vincolante sullo stop alla rottamazione dei medici e dei dirigenti del Ssn con 40 anni di contributi e sul 30% da destinare obbligatoriamente al salario accessorio"

Lo riferiscono, in una nota, Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici, e Rossana Dettori, segretaria nazionale Fp Cgil. "Quello registrato oggi (ieri ndr) - spiegano - è un primo risultato della nostra protesta che ha visto convergere maggioranza e opposizione sulle nostre buone ragioni.

Adesso a Brunetta non rimane che scegliere tra l'eliminazione per tutti, e non solo per i primari ospedalieri, della possibilità di prepensionamento anticipato oppure di far valere solo i 40 anni effettivi di lavoro, non conteggiando i riscatti per la laurea e per la specializzazione.

Il ministro - aggiungono - dovrebbe inoltre prendere atto dei danni previdenziali ai quali porterebbe lo spostamento del 30% della retribuzione nel risultato, come evidenziato nello stesso parere". Domani le commissioni Lavoro e Affari Costituzionali, che ieri avevano bocciato lo stop alla rottamazione e al 30% sul risultato, prenderanno in esame il parere e, secondo la Fp Cgil, "la prossima settimana ci sarà la discussione in Aula".

La Dettori e Cozza rivolgono quindi un appello a Brunetta. "Almeno questa volta - sottolineano - il ministro prenda atto dei suoi errori dettati da un pregiudizio ideologico nei confronti di chi quotidianamente lavora nel pubblico negli ospedali e nei servizi territoriali.

Potrebbe eliminare due delle diverse motivazioni per le quali i medici e i dirigenti del Ssn sciopereranno e saranno in piazza San Giovanni a Roma il 13 febbraio insieme a tutto il pubblico impiego e ai metalmeccanici".

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03 febbraio 2009

Bambini sovrappeso: un cubo magico li aiuterà

Il problema dell?obesità e del sovrappeso nei bambini ha acquisito negli ultimi anni un?importanza crescente, sia per le implicazioni dirette sulla salute del bambino, sia perché questi stati rappresentano un fattore di rischio per l?insorgenza di patologie in età adulta.

Il 20% dei bambini europei è in sovrappeso o obeso, con un picco del 34% nei bambini da 6 a 9 anni.

L?allarme obesità per i bambini italiani è ormai una realtà, confermata dagli ultimi studi.
Secondo i dati disponibili, infatti, nel nostro Paese il 24% dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni presenta un eccesso di peso: un fenomeno che sembra interessare maggiormente le fasce di età più basse e che è più frequente nel sud Italia.
Per favorire l?attività fisica e una sana alimentazione, è necessario sapere cosa mangiano e quanto si muovono i bambini. La scuola è quindi il luogo ideale per raccogliere queste informazioni. Nel 2007 è stato avviato Okkio alla Salute, un progetto promosso dal Ministero della Salute e della Pubblica Istruzione, per la realizzazione di un sistema di indagini sulle abitudini alimentari e sull?attività fisica dei bambini delle scuole primarie (6-10 anni).

Cosa si può fare in concreto per evitare una generazione di ?oversize??
Si è parlato anche di questo il 23 gennaio scorso a Roma in un corso organizzato dall?A.I.Nu.C., l?Accademia Internazionale di Nutrizione Clinica, intitolato ?Diete di segnale: nuove frontiere per una nutrizione consapevole?.
Il Professor Mauro Mario Mariani, docente di Nutrizione biologica e ideatore del progetto Oasi di Asterix presso il Comune di Ascoli Piceno, ha comunicato la sua eccezionale esperienza che dimostra che intervenire è possibile, basta educare bambini e genitori insieme.

«Bisogna tornare all?antico concetto che siamo e diventiamo quello che mangiamo» dice Mariani «il problema è che il cibo oggi ha due volti: ci nutre ma può anche danneggiarci, basti pensare a quanti chili di additivi, conservanti, coloranti, metalli pesanti, ingeriamo ogni giorno mangiando, quello che gli americani definiscono il body burden, la zavorra che ci portiamo addosso, come fosse una discarica di rifiuti pericolosi. Senza contare poi il problema delle calorie vuote, dei grassi idrogenati onnipresenti nei cibi che consumano i bambini. La caloria è un parametro quantitativo ma non qualitativo che non distingue la tipologia e la composizione del cibo, il problema di un Happy Meal del McDonald non è la quantità globale di calorie ma la loro distribuzione tra grassi saturi (42%), zuccheri (107%) e sale (37%)».

Ma come si fa a convincere un bambino a mangiare frutta e verdura? Nelle scuole di Ascoli Piceno i promotori del progetto Asterix ci sono riusciti. Hanno abbinato agli incontri con i genitori per insegnare a leggere le etichette e a conoscere meglio i cibi, cuochi che in classe con i bambini preparavano minestroni e macedonie.
Hanno poi consegnato ai bambini il ?Cubo dei colori della vita?: sei colori per sei gruppi di verdura e frutta. L?idea di Mariani è che i bambini giocando con il cubo imparino a riconoscere i colori ed a leggere le parole, scoprendo che ad ogni colore corrisponde un effetto benefico sul nostro organismo.

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Test HIV solo con consenso del paziente

Più tutela nei confronti degli omosessuali malati di Aids. La chiede la Cassazione secondo la quale "nessuno può essere sottoposto al test anti-Hiv senza il suo consenso". Diversamente, se non viene rispettata la privacy dell'omosessuale e della malattia da cui è affetto questi può chiedere e ottenere il risarcimento dei danni subiti.

In questo modo la terza sezione civile ha accolto il ricorso di A. V., un commerciante di Perugia che il 24 gennaio del 1996 era stato ricoverato presso l'ospedale di Città di Castello per un forte attacco febbrile con diagnosi di leucopenia, ed era stato sottoposto, senza il suo consenso, al test anti-Hiv. La vicenda, ricostruisce la sentenza 2468 di piazza Cavour "era stata custodita senza alcuna riservatezza così che le notizie relative alla salute di A. V. e alla sua omosessualità si erano diffuse all'interno e all'esterno dell'ospedale".

Il commerciante, che tra l'altro aveva dovuto chiudere la sua attività in seguito alle notizie che si erano sapute, ha denunciato il primario dell'ospedale e la Asl numero 1 della Regione Umbria, chiedendo un risarcimento di 500 mila euro.

Se per la Corte d'Appello di Perugia, a febbraio 2004, i medici e il personale ospedaliero avevano agito nell'esclusivo interesse del paziente e non avevano violato in alcun modo la sua privacy, per la Cassazione invece, che ha accolto il ricorso di A. V., l'uomo è stato doppiamente leso nella privacy sia perché "è stata indicata in piena evidenza nella cartella clinica la sua omosessualità e la cartella non è stata custodita con la diligenza necessaria a evitare che di essa potessero prendere visione anche persone estranee al personale sanitario, sia perché il test anti-Hiv gli è stato fatto senza chiedere il preventivo consenso". Nel merito, la Suprema Corte, legge 135 del '90 alla mano ricorda che "nessuno può essere sottoposto al test anti-Hiv, se non per motivi di necessità clinica".

Un principio che in ogni caso deve essere rispettato "anche nei casi di necessità clinica", nei quali rileva la Suprema Corte, "il paziente deve essere informato del trattamento a cui lo si vuole sottoporre e ha il diritto di dare o di negare il suo consenso, in tutti i casi in cui sia in grado di decidere liberamente e consapevolmente". Dal consenso del paziente, rimarca ancora la Cassazione, "si potrebbe prescindere solo nei casi di obiettiva e indifferibile urgenza del trattamento sanitario, o per specifiche esigenze di interesse pubblico (rischi di contagio per terzi), circostanze che il giudice deve indicare".

A questo punto sarà la Corte d'Appello di Roma a riesaminare la vicenda di A. V. anche in relazione al risarcimento danni patito per la diffusione della sua omosessualità e della sindrome dell'Aids.

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Englaro: Riccio, richiamo ODM sarebbe arbitrario

Sarebbe un "atto del tutto arbitrario" un eventuale "richiamo" o "l'apertura di un'istruttoria", da parte dell'Ordine dei medici della Provincia di Udine, per i camici bianchi che si sono resi disponibili ad accompagnare Eluana Englaro alla morte, come stabilito dalla sentenza della Corte d'Appello di Milano.

A sostenerlo è Mario Riccio, l'anestesista di Piergiorgio Welby che, proprio per la sua disponibilità, è stato protagonista di una verifica sul suo operato da parte dell'Ordine della Lombardia.

Eluana, da 17 anni in stato vegetativo persistente, è giunta a Udine ieri mattina per quello che molti hanno definito il suo ultimo viaggio. E ora si trova nella clinica La Quiete del capoluogo friulano.

"I medici rispondono prima di tutto alla loro coscienza e deontologia. Oltretutto - continua Riccio - i colleghi che assisteranno Eluana hanno dalla loro parte delle sentenze.

Ciò non toglie - aggiunge - che potrebbe arrivare un atto, arbitrario e in linea con quanto sta succedendo nel resto d'Italia".

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Ora serve legge su testamento biologico

Sul caso di Eluana Englaro si "è parlato fin troppo e non sempre in modo corretto". Ma ora è tempo di agire. E "il rimedio vero per evitare casi simili è arrivare al più presto a una legge su testamento biologico".

A dirlo è il presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Antonio Tomassini, al margine della presentazione, ieri a Palazzo Madama, di un volume promosso dalla Società italiana di ginecologia e ostetrica sulle donne. Tomassini sottolinea che, per evitare la morte di Eluana Englaro, "è stato fatto quanto possibile nell'ambito delle regole.

Continuo a trovare inspiegabile la decisione dei giudici", ammette. Ora, però, bisogna "concludere al più presto la legge sul fine vita, che stiamo portando avanti in Commissione con serenità e serietà". Per questo il senatore si dice ottimista. "Credo che arriveremo ad una conclusione in tempi giusti. Anche, probabilmente, sulla spinta del caso Englaro". Tomassini ha anche parlato dell'emendamento della Lega sull'obbligo di denuncia dei clandestini da parte degli operatori sanitari che li curano.

"Sono e resto contrario a quell'emendamento. Il problema però resta perché, oggi, non esiste una continuità in tema di tutela della salute di clandestini. E la legge 229, che prevede l'obbligo di non denunciare i malati senza permesso di soggiorno, non risolve la questione. Un esempio concreto: una donna clandestina che partorisce in ospedale, una volta dimessa, non sarà seguita. E continueremo a ignorare lo stato di salute suo e del bambino", conclude il sentore.

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Cancellare il cancro al seno

Il cancro al seno va cancellato "dal corpo della donna, ma anche dalla sua mente"

Sradicare l'immagine di devastazione fisica e dolore che ancora oggi viene associata a questo big killer 'in rosa' è l'obiettivo principale della campagna pubblicitaria presentata ieri a Milano da Oliviero Toscani, promossa dal marchio di calzature Manas per sostenere il progetto 'Mortalità Zero' della Fondazione Umberto Veronesi (Fuv).

In un'iniziativa di sensibilizzazione sul cancro al seno, che ogni anno colpisce quasi 40 mila italiane con oltre 10 mila morti, il coinvolgimento di una personalità come Oliviero Toscani dà un valore aggiunto "grandissimo", ritiene l'ex ministro della Sanità, impossibilitato a partecipare all'incontro con la stampa perché richiamato d'improvviso in sala operatoria. "Disporre di un grande comunicatore come Oliviero per un tema così delicato e complesso è un aiuto fondamentale - commenta - perché, come dico sempre, la malattia va tolta dal corpo della donna ma anche dalla sua mente. Oliviero si conferma un uomo di grande creatività e soprattutto di impegno nei confronti dei grandi problemi sociali e umani, come ha dimostrato nelle sue campagne sulla lotta al razzismo e all'anoressia", dice Veronesi.

"Quella del tumore al seno - ricorda - è la storia di una malattia che si può battere. Se trent'anni fa 4 donne su 10 ammalate non ce la facevano, oggi sono meno della metà. Più di un terzo delle pazienti, poi, arriva alla diagnosi con lesioni così piccole che le percentuali di guarigione sfiorano il 100%. Si è fatto molto - continua lo scienziato - migliorando la diagnosi precoce e sviluppando terapie sempre più mirate, ma c'è spazio per andare oltre. Se è vero che oggi guarire da questa malattia è una possibilità sempre più concreta, bisogna creare le condizioni perché questa possibilità sia davvero alla portata di tutte le donne". Un sono realizzabile: la 'mortalità zero' entro 10 anni.

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Donne, non c' è salute senza libertà

A 50 anni dalla pillola anticoncezionale, a 40 anni dalla rivoluzione sessuale e a 30 dalla legge 194, venti donne famose parlano di sè in un libro, Acrobate, destinato soprattutto alle donne meno libere e più a rischio, ma soprattutto alle giovani e ai giovani di oggi.

La Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia dalla parte delle donne. Lo conferma, ancora una volta, l'iniziativa editoriale Acrobate, presentata oggi a Roma, a Palazzo Madama, da Giorgio Vittori, presidente della SIGO, da Alessandra Graziottin,ginecologa e sessuologa, insieme ad alcune delle venti protagoniste del volume, tutte determinate, oltre che bellissime, a testimoniare che qualcosa oggi nella storia delle donne rischia di fare passi indietro.

Le cause? Una cultura bigotta sulla sessualità e pavida nell'informazione sull'amore, come ha ricordato l'attrice Monica Bellucci, in prima fila tra le testimonial presenti, oltre alla ginecologa Valeria Dubini, all'atleta Josefa Idem e non da ultima alla giornalista Ilaria D' Amico. Venti voci e venti donne che in Acrobate, raccontano la loro esperienza di vita, in bilico fra la voglia di volare e il frigo da riempire. Un' operazione culturale in cui le intervistate fanno il punto sulla pillola anticoncezionale, sulla rivoluzione sessuale e sulla legge 194, che ha festeggiato i suoi 30 anni.

"Non c' è dubbio che la salute delle donne passi per la libertà delle donne", ha detto Ilaria D'amico. Tutte concordi, anche l'attrice Monica Bellucci, che ama presentarsi come donna e madre, ma che ha aggiunto una riflessione sulla cultura dell'informazione nel nostro Paese. " A Parigi, racconta Bellucci, ho visto una pubblicità per strada. Cartelloni bellissimi in bianco e nero. che ritraevano due donne nude insieme, due uomini nudi insieme, una donna ed un uomo nudi e un bel preservativo. Queste cose in Italia sono impensabili, ecco perchè l'aborto è usato ancora come un anticoncezionale.

Questo è un problema culturale, politico o di uno sfruttamento politico della religione?", ha concluso l'attrice, che da quattro anni non ha mai perso neanche l'occasione per dire la sua sulla legge 40, sulla fecondazione assistita. Che non esita a definire, "Una legge da Torquemada, che costringe la donna ad impiantare tre embrioni contemporaneamente, senza aver avuto nemmeno la possibilità di verificare che siano sani."

Continua a leggere l'articolo di Monica Soldano su Vita di Donna Community

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Fiaccolata contro segnalazione clandestini

Fiaccole accese nonostante il vento, e fischietti tra le labbra in segno di protesta. E' appena iniziata davanti a Montecitorio la fiaccolata organizzata da un gruppo di associazioni umanitarie, capitanate da Medici senza frontiere (Msf), contro l'emendamento della Lega Nord al pacchetto sicurezza che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per i clandestini che si rivolgono a una struttura sanitaria.

L'emendamento contro il quale protestano le associazioni approderà domani all'esame dell'aula di Palazzo Madama. "Ai senatori - spiega Kostas Moschochoritis, direttore generale di Msf Italia - chiediamo di dire no a un provvedimento che creerebbe paura ed ostilità, con conseguenze sulla salute degli immigrati e degli stessi italiani. La diffidenza - riconosce - c'è già e peggiorerebbe con la paura dei clandestini di essere denunciati".

A protestare davanti alla Camera dei deputati un centinaio di persone, immigrati ma soprattutto italiani. Tra questi tanti giovani medici di Msf, ma anche volontari di Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione), Simm (Società italiana di medicina delle migrazioni) e Oisg (Osservatorio italiano sulla salute globale). Per tutti una maglietta con su scritto 'Siamo medici e infermieri non siamo spie'.

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Non si ride sulla Tourette

Una puntata della fiction comica Mediaset "Medici miei" non è piaciuta. E non si tratta di un discorso di audience, che comunque non ha premiato la produzione, ma di indelicatezza nei confronti dei malati della sindrome di Tourette che sono stati ridicolizzati definendo i pazienti come affetti dalla "sindrome dei deficienti".

La Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Lombardia ha fatto propria una lettera - denuncia del Presidente dell'Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Pavia, Giovanni Belloni, inviata all'attenzione del Direttore della rete televisiva Italia 1 e del Coordinatore della stessa rete e segnala "l'estrema gravità di quanto compiuto all'interno della fiction "Medici miei" e per questo richiede un immediato intervento riparatore (almeno a titolo morale) a favore delle persone ingiustamente offese".

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Governo mette mani in tasca a medici

"Con un accordo bipartisan il Governo mette le mani in tasca ai medici. Facciamo appello ai parlamentari di maggioranza e opposizione affinché il Ddl Brunetta per la riforma del lavoro pubblico, all'esame della Camera, venga modificato".

E' la presa di posizione del segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, che annuncia "sin da ora" una forte azione sindacale per contrastare "un attacco forsennato alle condizioni economiche e di lavoro dei medici italiani e alla tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale". In particolare Lusenti chiede la soppressione della norma che prevede di destinare almeno il 30% della retribuzione al salario di risultato.

"Questa disposizione, iniqua e ingiustificata - sottolinea in una nota il numero uno dell'Anaao - ridurrà drasticamente le retribuzioni attuali di medici e dirigenti sanitari, già largamente sottostimate provocando di conseguenza anche un gravissimo danno previdenziale e un forte impatto negativo sul sistema sanitario. Insieme alla 'rottamazione' discrezionale di medici e dirigenti sanitari con 40 anni di contributi, porterà il Ssn a un 'impoverimento' complessivo di competenze professionali dalle ricadute imprevedibili sulla quantità e qualità delle prestazioni erogate".

Lusenti non accetta che vengano "imposte per legge" norme di stretta competenza della contrattazione. "Il passaggio della retribuzione di risultato dal 5-6% attuale ad almeno il 30% - spiega - scardina l'architettura contrattuale, marginalizzando il ruolo delle organizzazioni sindacali e dell'Aran e segna una svolta statalista con una pesante interferenza del potere politico sulle prerogative sindacali, dopo aver offerto circa 90 euro netti medi mensili, senza arretrati, per il biennio 2008-2009. Un aumento - conclude Lusenti - del 3,2%, che non ripaga nemmeno l'inflazione già registrata nel 2008".

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