Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

31 marzo 2009

Testamento, anche gli infermieri chiedono tempo

"Ci associamo alla richiesta dei medici: sul testamento biologico serve una pausa di riflessione. Se approvate, le norme del disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento origineranno conflitti etici e incideranno sul rapporto empatico tra assistito e infermiere".

Ad affermarlo è Annalisa Silvestro, riconfermata alla guida della Federazione nazionale dei collegi Ipasvi (Infermieri professionali assistenti sanitari vigilatrici d'infanzia) per il triennio 2009-2011. Silvestro, che guida l'Ipasvi dal 2000, ha voluto inserire il testamento biologico tra le priorità del suo mandato.

"L'approvazione da parte del Senato del disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento - sottolinea in una nota - induce tutto il gruppo professionale a un'ulteriore riflessione, viste le indicazioni contenute nel Codice deontologico degli infermieri italiani di recentissima approvazione.

Uno degli elementi fondanti dell'assistenza infermieristica - aggiunge il presidente Ipasvi - è infatti la relazione dell'infermiere con il proprio assistito di cui riconosce, per tenerne conto nella pianificazione assistenziale, i principi, i valori, il credo religioso e la specifica concezione del senso della vita e della morte.

L'accompagnamento al fine vita - conclude - coinvolge intimamente ogni infermiere nella sua quotidianità professionale".

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Camera, via alla Commissione sugli errori

Prende il via oggi l'attività della Commissione di inchiesta in campo sanitario della Camera.

La Commissione, presieduta da Leoluca Orlando (Italia dei valori), si insedia domani alle 15.00 a Roma a Palazzo San Macuto.

Nel corso della prima seduta verrà completato l'ufficio di presidenza con l'elezione dei due vicepresidenti e dei due segretari.

"La Commissione - sottolinea in una nota Orlando - ha gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria e interviene in un campo molto delicato, nel quale sono in gioco, possono venire compromessi e devono invece essere rispettati, sia il diritto alla salute, previsto dall'articolo 32 della Costituzione, sia la dignità dei tanti operatori sanitari.

Gli episodi di malasanità e gli sprechi - conclude Orlando - minacciano la salute dei cittadini e mortificano la professionalità di chi lavora in campo sanitario".

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Consulta avvia esame legge 40

Al via l'esame della legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita da parte della Corte Costituzionale. I 15 giudici hanno appena terminato l'udienza pubblica, in cui hanno ascoltato le motivazioni in base alle quali è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale su alcuni articoli della normativa, e la difesa dell'Avvocatura dello Stato.

Un'udienza di due ore e mezza, animata dallo scontro tra le parti. "Torna per la seconda volta davanti alla Corte - ha sottolineato il relatore della causa, il giudice Alfio Finocchiaro - la discussione sulla legge 40". Già nel 2006, infatti, la Consulta aveva ritenuto inammissibile la questione di legittimità relativa all'articolo 13, sollevata dal tribunale di Cagliari chiamato a giudicare il caso di una coppia talassemica che aveva richiesto di effettuare la diagnosi embrionale preimpianto.

Questa volta sono da esaminare tre distinte ordinanze del 2008, emanate dal Tar del Lazio e dal Tribunale di Firenze, relativi all'articolo 14 della norma, che prevede la formazione di un numero limitato di embrioni fino a un massimo di tre, da impiantare tutti contestualmente, vietando la crioconservazione al di fuori di ipotesi eccezionali.

La Consulta inoltre si dovrà pronunciare anche sull'articolo 6 della legge, nel punto in cui dispone per la donna l'irrevocabilità del consenso all'impianto in utero degli embrioni creati.

Per quanto riguarda la questione della diagnosi preimpianto, "il relatore Finocchiaro ha incidentalmente ricordato - fa notare l'avvocato Giancarlo Muccio, che rappresenta la World Association Reproductive Medicine (Warm), una delle associazioni che avevano presentato ricorso - che in questa sede non si discuterà questa questione, in quanto è stata risolta dal Tar del Lazio che ha annullato le linee guida sulla legge 40, rinnovate poi dall'ex ministro della Salute Livia Turco".

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Fazio, 350 mln per ambulatori h24

Ben 350 milioni di euro, per il 2009, per creare da un estremo all'altro dell'Italia ambulatori h24, con camici bianchi pronti a offrire assistenza giorno e notte

"L'obiettivo è decomprimere il lavoro dei pronto soccorso, creando percorsi alternativi e possibilmente disponibili 24 ore su 24". A spiegarlo, anticipando una novità che verrà annunciata domani in una conferenza stampa ad hoc, è il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, sentito in audizione alla Commissione Sanità del Senato sul tema delle rete d'emergenza 'tricolore'.

Il provvedimento che mira a far nascere e potenziare gli ambulatori "è stato approvato giovedì scorso - spiega Fazio alla Commissione - dalla Conferenza Stato-Regioni". E rientra tra "le azioni attraverso le quali il Governo mira a incrementare l'assistenza sanitaria sul territorio", decongestionando gli ospedali della Penisola.

Nel corso dell'audizione, Fazio ha ricordato l'istituzione di corsi di specializzazione in emergenza-urgenza, per infermieri e camici bianchi, ma ha anche sottolineato la necessità di riconoscere, a livello giuridico, la figura dell'autista-soccorritore.

"C'è un provvedimento in Senato - ha spiegato ai giornalisti che l'attendevano fuori dalla Commissione - che ha proprio questo obiettivo".

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30 marzo 2009

La sessualità consapevole va insegnata

"In Italia bisogna mettere a punto strategie di educazione a una sessualità consapevole. Anche con l'aiuto della tecnologia. Ad esempio è ottima l'idea di utilizzare gli sms: ma per educare alla prevenzione, non per chiedere la contraccezione di emergenza".

Lo afferma Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), prendendo spunto dalla sperimentazione in atto in alcune scuole inglesi, che prevede vengano fornite pillole del giorno dopo a ragazzine di 11 anni, previa richiesta via messaggino. "Il nostro Paese - sottolinea Vittori in una nota - è certamente diverso per cultura e tradizioni dal Regno Unito, dove è in corso un vero e proprio boom di gravidanze nelle minorenni.

Ma non possiamo ignorare il campanello d'allarme di oltre 50.000 confezioni di 'pillole del giorno dopo' in più vendute nell'ultimo anno: più di 370.000 in totale, il 55% delle quali utilizzate da ragazze con meno di 20 anni.

La contraccezione di emergenza è indubbiamente espressione di un disagio, a carico soprattutto delle fasce più vulnerabili della popolazione. Il segnale - spiega Vittori - di una mancata strategia preventiva di informazione ed educazione. È invece proprio questa la strada che come Sigo abbiamo deciso di percorrere, attraverso il nostro progetto 'Scegli Tu' (www.sceglitu.it) dedicato espressamente alla sessualità consapevole.

Siamo fermamente convinti - conclude Vittori - che vada studiata una via 'made in Italy' per diffondere questo messaggio con canali, linguaggi e partner adeguati alla nostra realtà: in primo luogo famiglia, scuola e Istituzioni".

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Al bando minipacchetti sigarette

Abolire la vendita dei pacchetti da 10 sigarette acquistabili con poco meno di due euro, "un prezzo troppo basso e 'invitante' per i più giovani, che pagano queste confezioni quanto una colazione al bar".

A lanciare la proposta è stato ieri a Roma Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio fumo, alcol e droga dell'Istituto superiore della sanità (Iss), partecipando alla presentazione di una mostra contro il tabagismo a villa Borghese.

"Secondo i dati Doxa del 2008 - ha ricordato Zuccaro - in Italia 11 milioni di persone fumano, di cui un milione e mezzo di giovani tra i 15 e i 24 anni. Per combattere questa cattiva abitudine è necessario agire in due direzioni: aumentare l'efficacia delle campagne di sensibilizzazione e mettere in atto misure di carattere legislativo, innalzando per prima cosa il prezzo dei pacchetti da 20 sigarette a cinque euro.

Occorre poi mettere al bando le miniconfezioni e chiudere i distributori automatici o vietarne l'uso ai minori di 18 anni". "Sono necessari inoltre - ha proseguito Zuccaro - interventi per innalzare il prezzo minimo delle sigarette.

Chiaramente questi soldi non andrebbero nelle tasche delle aziende che producono tabacco, ma potrebbero essere utilizzati per istituire un fondo ad hoc per la lotta al tabagismo, come prevedono anche alcune proposte di legge in discussione al Senato". Secondo l'esperto, infine, "occorrerebbe inserire le terapie antifumo nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e rimborsare in parte o totalmente i farmaci che si sono dimostrati efficaci per smettere".

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Il preservativo non è garanzia contro HIV

Il vescovo di Orleans, Monsignor Andre Fort, torna sul dibattito sui profilattici e l'Aids nato dopo le parole pronunciate dal Papa durante il suo recente viaggio in Africa.

"Sapete benissimo, e tutti gli scienziati lo sanno: il virus dell'Aids e' infinitamente più piccolo di uno spermatozoo. Questa e' la prova del fatto che il condom non e' una garanzia al 100 per cento contro l'Aids -ha affermato parlando con l'emittente Radio France- Sul pacchetto di sigarette e' scritto 'Pericolo'.

Sulle confezioni di condom dovremmo scrivere: affidabilità incerta". Le dichiarazioni del vescovo hanno provocato immediate reazioni: per il capo dell'Agenzia Nazionale per la Ricerca sull'Aids, Jean-Francois Delfraissy, interpellato dalla radio France Info le dichiarazioni di Fort sono "totalmente errate".

"Disponiamo di dati che dimostrano come il condom sia fondamentale per bloccare il virus dell'Aids durante i rapporti sessuali. Si tratta di un dato acquisito" - ha rimarcato l'esperto francese.

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Scuole specialità ed emergenza infermieri

Via libera ai bandi per le scuole di specializzazione in medicina, ma il sistema va ripensato e adeguato al fabbisogno delle Regioni. Un nodo da sciogliere al massimo entro metà settembre, insieme all'emergenza infermieri, ferita ancora aperta per il Servizio sanitario nazionale.

Parola del sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio che, ieri a Milano durante un convegno sull'internazionalizzazione della ricerca biomedica organizzato dalle due università del capoluogo lombardo, Statale e Bicocca, annuncia di voler affrontare le due questioni in un "tavolo politico con le Regioni".

Di questo, prosegue, "parlerò oggi stesso con il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani". Fazio spiega: "I bandi delle scuole di specializzazione sono stati licenziati solo con qualche piccolo ritocco perché non era più possibile rimandare oltre, si rischiava di perdere l'anno. Ma la situazione non è quella che avrei voluto. Ci siamo resi conto che il lavoro condotto con il ministero dell'Istruzione, università e ricerca è stato fatto male e che serve una razionalizzazione del sistema".

Via libera dunque, ma "con la condizione che già questa settimana venga avviato con le Regioni un tavolo politico sul fabbisogno di specializzandi, sulle necessità di formazione, sui criteri trasparenti da utilizzare e sulla necessità di accorpare qualche scuola, laddove ve ne fosse bisogno", precisa il sottosegretario.

L'obiettivo, sottolinea, è di "dotare il Ssn di giovani che siano in grado di reggere sulle loro spalle il nuovo corso della Sanità". A margine del tavolo, che è già stato al centro di un colloquio con il ministro dell'Università Maria Stella Gelmini, ci si occuperà anche dell'emergenza infermieri, sottolinea Fazio. "Sulla carta avremmo bisogno di circa 22 mila infermieri secondo le associazioni di categoria, 20 mila secondo la stima delle Regioni - ricorda - ma al momento siamo fermi a 12 mila. Dovremo lavorare per colmare anche questo gap". Quanto alle scadenze, il sottosegretario assicura: "Mi assumo l'impegno di concludere l'iter al massimo entro il 15 settembre".

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La legge sul testamento è buona

"E' ovvio che il presidente Fini ha introdotto elementi di riflessione". Ma "io credo che la legge che abbiamo approvato al Senato, non solo perché guido il gruppo del Pdl al Senato, ma perché ne abbiamo dibattuto a lungo, sia una buona legge".

Lo ha affermato in materia di testamento biologico Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, intervenendo ieri alla trasmissione tv 'Panorama del giorno'. Gasparri ha parlato di una legge "perfettibile nei dettagli, negli emendamenti, nei singoli aspetti", ma "non modificabile nei principi di base che sono il no all'eutanasia in qualsiasi forma".

E "ovviamente - ha aggiunto - rispettiamo invece il divieto di accanimento terapeutico, perché protrarre le cure oltre il ragionevole sarebbe una tortura. Allo stesso tempo - ha proseguito - crediamo che l'alimentazione e l'idratazione debbano essere considerate un diritto e non una cura.

Ne discuteranno adesso i colleghi alla Camera, ma credo che alcuni paletti di fondo siano largamente prevalenti nel Pdl. Anche Fini, onestamente, nel suo intervento ha detto che ci possono essere posizioni minoritarie e quindi sa - ha concluso - che c'è una maggioranza di orientamenti nel Pdl che si rifà ai principi che al Senato abbiamo votato più volte con convinzione.

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Niente università in bando per biomedica

Il sogno di un bando unico per la ricerca biomedica? Ridimensionato per l'assenza delle università

Per ora, infatti, gli atenei italiani non saranno al fianco di ospedali e Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCSS) nel 'listone' fortemente voluto dal sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, per garantire un sistema più trasparente di assegnazione dei fondi. E ai progetti di ricerca delle università verranno assegnati i finanziamenti attraverso bandi separati, come è sempre successo finora.

Il progetto resta dunque solo sulla carta. Sebbene il sottosegretario non abbia perso le speranze di portarlo a compimento. "Io mi auguro che si riesca ad arrivare a un bando generale e che anche le università vi partecipino. Anzi, faccio appello al presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), Enrico Decleva, affinché lo chieda al ministero dell'Istruzione, università e ricerca", ribadisce ieri a Milano, durante un incontro sull'internazionalizzazione della ricerca biomedica organizzato da due università del capoluogo lombardo, Statale e Bicocca. Per il momento infatti non sembra essere arrivata risposta sull'ipotesi del 'listone unico', al quale faranno riferimento a oggi solo ospedali e Irccs.

"E' un peccato - commenta Fazio - perché un bando unico sarebbe stato un segnale importante di discontinuità". Un segnale di attenzione ai 'talenti', incalza il sottosegretario, che si affianca per esempio alla volontà di mantenere i contatti con i cervelli italiani che hanno cercato fortuna all'estero. "L'anagrafe dei nostri ricercatori che ricoprono ruoli di rilievo in istituti stranieri è fondamentale per creare un flusso bidirezionale di comunicazione e per valorizzare i giovani meritevoli. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha già scritto a tutte le ambasciate del mondo, allegando una mia lettera proprio per avviare questo censimento. E le informazioni stanno pian piano arrivando", conclude.

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29 marzo 2009

Progetto per diagnosi precoce artriti

Al via un progetto del ministero del Lavoro, salute a politiche sociali per la diagnosi precoce e corretta delle artriti. Lo ha annunciato Gianfranco Ferraccioli, reumatologo dell'università Cattolica di Roma e coordinatore del progetto, a margine di un seminario sui 'progressi e le promesse' nel trattamento delle malattie infiammatorie ad Amsterdam.

"Il finanziamento è stato appena approvato - spiega - e questo è il primo progetto del genere su queste patologie". In Italia 300 mila persone soffrono di artrite reumatoide, la maggioranza donne. Eppure le artriti sono "la cenerentola della prevenzione e dei budget delle strutture sanitarie, rispetto a oncologia e reumatologia.

Prima di arrivare a una diagnosi corretta della malattia può passare molto tempo, con i pazienti che si rivolgono a specialisti di vario tipo", afferma Ferraccioli. Correggere la rotta è l'obiettivo del progetto, che dovrà definire "i marcatori della malattia e della prognosi". Verranno raccolti i dati di costo-efficacia dei farmaci biologici, armi di ultima generazione contro queste patologie, che colpiscono la molecola responsabile dell'infiammazione.

Armi costose, che non tutti i centri autorizzati a prescriverli possono permettersi per problemi di bugdet. Si punta ad arrivare a un uso corretto ed efficace al massimo di questi farmaci. "Se si interviene tempestivamente, entro 3-6 mesi - assicura il reumatologo - solo il 10% dei pazienti ha bisogno dei biologici. E dopo un certo periodo di tempo, il trattamento potrebbe essere sospeso.

In questo modo si potrebbero dare i farmaci biologici ai malati che ne hanno davvero bisogno, garantendoli a tutti, senza dover 'razionare' le cure come avviene oggi in alcuni centri per motivi di bilancio", sottolinea Ferraccioli, raccomandando, per una diagnosi precoce, di non sottovalutare i 'sintomi civetta': i primi campanelli d'allarme come dolore, astenia, gonfiore alle articolazioni, rigidità mattutina. "Prevenzione e diagnosi precoce non valgono solo per tumori e malattie cardiovascolari", conclude.

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Fimeuc soddisfatta. Nata la scuola di emergenza

Soddisfazione per la partenza della Scuola di specialità in medicina di emergenza-urgenza, da tempo attesa. Ad esprimerla Anna Maria Ferrari, presidente della neonata Federazione italiana medici emergenza urgenza e delle catastrofi (Fimeuc) e della Società scientifica Simeu, dopo che - nell'ultima seduta della Conferenza Stato-Regioni, mercoledì - è stata sancita, con l'assegnazione dei contratti, la concreta istituzione della Scuola di specializzazione in medicina emergenza-urgenza che prenderà il via già da questo anno accademico.

Una decisione accolta positivamente dai medici, si legge in una nota, che da tempo si battono per il riconoscimento di una professione cresciuta nelle mansioni che vanno dal territorio, ai pronto soccorso, ai Dea. Una professione, per la sua natura di operatività da 'prima linea', sempre più esposta nei confronti dell'opinione pubblica.

"Si tratta di una decisione importante - spiega Ferrari - perché tutte le istituzioni, con un significativo contributo delle Regioni, hanno compreso la necessità di una scuola di specializzazione che prevede un percorso di formazione specialistico ad hoc. Questa decisione ci ripaga delle numerose battaglie che nel tempo abbiamo fatto.

Ora i medici che operano sulle ambulanze, nei pronto soccorso e nei Dea si vedono finalmente riconosciuta la loro professionalità". La scuola partirà inizialmente con 50 contratti su 25 atenei italiani. I primi specialisti saranno 'pronti' fra 5 anni, nel frattempo continueranno ad operare nei rispettivi settori.

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Certificazione dei centri di riproduzione

Certificazione di qualità per i centri italiani di procreazione medicalmente assistita. Ci sta lavorando il ministro del Welfare, che spera di chiudere la partita "entro un paio d'anni".

A spiegarlo è il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, presentando sabato ai giornalisti i dati della Relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40.Scattare una 'fotografia' dei singoli centri, 342 tra pubblici e privati, non è cosa semplice per gli evidenti contrasti con la privacy.

Ma alla luce dei dati presentati, da cui emergono, ad esempio, differenze di ben 13 punti percentuali tra un centro e l'altro sul fronte delicatissimo delle gravidanze trigemine, "sarebbe un vero delitto - afferma Roccella - non fornire alle donne informazioni più complete. Ci sono problemi da superare, ma siamo al lavoro e contiamo di farcela tra un paio d'anni".

A far gioco, del resto, c'è anche una direttiva europea, recepita dall'Italia nel novembre 2007, contenente norme di qualità e di sicurezza per lo stoccaggio e la distribuzione di cellule e tessuti umani. E anche i centri di Pma, naturalmente, rientrano in tale direttiva.

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Fermarsi e riflettere sul Testamento

I medici italiani chiedono una "doverosa pausa di riflessione" sul testamento biologico, prima di proseguire nell'iter parlamentare. In modo da "consentire lo sviluppo di un confronto nella società, che aiuti il Parlamento a dispiegare su questa materia così intima e delicata". La richiesta arriva dal Comitato centrale della Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), riunito a Roma, che "ha ritenuto di dover far sentire la propria voce - si legge in una nota - dopo l'approvazione di ieri, da parte del Senato, del disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento".

I camici bianchi sono preoccupati, in particolare, per il carattere non vincolante della dichiarazione anticipata del malato sulla possibilità di interrompere alimentazione e idratazione artificiale. Atti che, ribadiscono, sono di competenza medico sanitaria. "Il testo - si legge nel documento approvato dai medici - sarà oggetto di un'approfondita valutazione in ragione dei principi e delle indicazioni contenute nel nostro Codice deontologico, che rappresenta il punto di equilibrio di sensibilità e culture differenti, nel pieno rispetto delle regole costituzionali fondanti la nostra comunità civile".

Nel documento approvato dai vertici degli Ordini dei medici si ribadisce che "nutrizione e idratazione artificiali sono, come da parere pressoché unanime della comunità scientifica, trattamenti assicurati da competenze mediche e sanitarie". Inoltre "l'autonomia decisionale del paziente, che si esprime nel consenso o dissenso informato, rappresenta l'elemento fondante della moderna alleanza terapeutica al pari dell'autonomia e della responsabilità del medico. In questo equilibrio, alla tutela della libertà di scelta del paziente deve corrispondere la tutela della libertà del medico, in ragione di scienza e coscienza (obiezione)".

I camici bianchi sottolineano l'importanza del rapporto 'esclusivo' con il paziente, basato su libertà e responsabilità che "esprime l'autentico e moderno ruolo professionale e civile del medico nell'esercizio delle sue funzioni di tutela". Per quanto riguarda poi gli stati vegetativi, "anche alla luce di un dibattito tecnico-scientifico talora contraddittorio - prosegue la Federazione degli Ordini - riteniamo che le attuali conoscenze diagnostiche, prognostiche, terapeutiche ed assistenziali richiedano ulteriori approfondimenti, anche mediante la predisposizione di studi osservazionali coordinati in modo da garantire l'esercizio delle scelte più appropriate sia del paziente sia del medico". Infine, "una questione fondamentale - si legge nel documento - è rappresentata dalla predisposizione di una rete efficace ed accessibile di servizi di sostegno alle famiglie impegnate nel ruolo di assistenza".

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Lancet:: Papa promuove la dottrina cattolica e distorce la scienza

Non si placano le polemiche sulle parole di Benedetto XVI sui profilattici e l'Aids in occasione del viaggio in Africa

Questa volta l'affondo arriva dall'autorevole rivista scientifica 'Lancet', che senza mezzi termini accusa il pontefice di "aver pubblicamente distorto la scienza per promuovere la dottrina cattolica sul tema", si legge in un editoriale.

Un attacco giudicato dai corrispondenti della Bbc di "una virulenza senza precedenti". Dicendo che i condom aggravano il problema dell'Hiv/Aids, il Papa, secondo la rivista con base a Londra, ha pubblicamente distorto la testimonianza della scienza.

"Non è chiaro se l'errore del Papa sia dovuto a ignoranza o se sia un deliberato tentativo di manipolare la scienza per sostenere l'ideologia cattolica - prosegue 'Lancet' - Quando qualsiasi personaggio influente, sia una figura religiosa o politica, fa una falsa affermazione scientifica che potrebbe essere devastante per la salute di milioni di persone, questi dovrebbe ritrattare o correggere" quanto detto in pubblico.

"Qualsiasi cosa meno di ciò da parte di Papa Benedetto sarebbe - conclude l'editoriale - un immenso disservizio per la salute pubblica, inclusa quella di molte migliaia di cattolici che lavorano senza posa per cercare di prevenire la diffusione dell'Hiv nel mondo".

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26 marzo 2009

Irreale combattere l'Aids con l'astinenza

L'idea di combattere la diffusione dell'Aids solo con l'astinenza è "ingenua e irrealistica", e la fedeltà non ha aiutato molte delle persone colpite dall'epidemia. A intervenire nell'acceso dibattito di questi giorni, relativo all'uso o meno del condom nella battaglia contro l'infezione e alla sua reale efficacia, è Medici senza frontiere (Msf), Ong impegnata negli interventi sanitari nei Paesi poveri.

Con un'intervista diffusa ieri da Kalpana Sabapathy, esperto di Hiv-Aids di Msf, l'organizzazione critica la posizione di quanti promuovono appunto l'astinenza come una delle strade privilegiate per fermare la diffusione della malattia. Fra questi ultimi, come è noto, c'è anche il Vaticano. "L'utilizzo del preservativo - spiega il medico - è la chiave del sesso sicuro. Non solo previene l'Hiv, ma anche molte malattie sessualmente trasmissibili. E previene anche le gravidanze indesiderate.

I rapporti sessuali sono una realtà della condizione umana. Promuovere solamente l'astinenza per controllare l'epidemia Hiv-Aids è un approccio ingenuo e irrealistico. Un obiettivo più realistico è quello di assicurarsi che le persone abbiano un comportamento sicuro". I medici di Msf, "che lavorano con le persone colpite dall'Hiv-Aids - continua - sono dolorosamente consapevoli che la fedeltà non ha aiutato molti dei loro pazienti. L'Hiv è un'infezione cronica che può impiegare anni a manifestarsi come malattia.

Di conseguenza, persone apparentemente in salute, nel pieno della loro vita riproduttiva, potrebbero inconsapevolmente diffondere un'infezione che si sono presi anni prima. L'astinenza è praticata da alcuni, ma è impraticabile per molti adulti. La promozione del sesso sicuro è la sola scelta responsabile", avverte. In conclusione, "accettare le diverse realtà della vita delle persone che curiamo è parte fondamentale del processo per promuovere la loro salute e il loro benessere effettivi.

Msf promuove l'utilizzo del preservativo per gli individui sessualmente attivi nelle comunità dove lavoriamo. Allo stesso tempo, continuiamo la lotta per aumentare l'accesso alle cure mediche e ai farmaci antiretrovirali per le persone colpite dalla malattia".

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Bene accordo Stato-Regioni su specializzandi

"Bene il via libera della Conferenza Stato-Regioni all'accordo per il riparto dei contratti di formazione medica specialistica 2008-2009". A esprimere soddisfazione è l'Anaao Assomed, che commenta così l'accordo raggiunto ieri per la determinazione del fabbisogno di medici specialisti da formare nel prossimo triennio.

"Ora però - si legge in una nota dell'Anaao - occorre che Governo e Regioni finalmente prendano atto della ormai evidente incongruità di metodi e contenuti di un processo formativo che, unico caso in Europa, è appaltato interamente ad istituzione diversa dal Ssn, che pretende di continuare a gestirlo in maniera autoreferenziale".

Secondo il principale sindacato della dirigenza medica e veterinaria, "il bisogno di professionisti della sanità non è più compiutamente soddisfatto, né per qualità né per quantità, dal modello centrato sul monopolio accademico, ed è necessario e urgente cominciare a ragionare su nuovi luoghi della didattica medica recuperando il ruolo e le prerogative del Ssn in un processo cruciale per il futuro della sanità pubblica.

L'Anaao Assomed si augura che il tavolo tecnico Governo-Regioni non si limiti a definire criteri di riparto più equi e rispettosi delle esigenze del sistema sanitario in funzione delle reali richieste del territorio, ma voglia anche rivedere l'intero sistema della formazione medica senza escludere da tale processo la dirigenza medica del Ssn".

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Snami, soddisfatti da Stato-Regioni

"Siamo molto soddisfatti per le conclusioni raggiunte nella Conferenza Stato-Regioni: di fatto gli obiettivi approvati per l'assistenza sul territorio segnano l'abbandono di tutte le ipotesi di aggregazione forzata dei medici di famiglia, Utap o case della salute che fossero".

A dirlo è Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), dopo l'approvazione, ieri in Conferenza Stato Regioni, dell'accordo per la realizzazione degli obiettivi prioritari di Piano sanitario nazionale per l'anno 2009, con le indicazioni per la medicina territoriale e l'assistenza nelle 24 ore.

Con l'annunciata "creazione di presidi ambulatoriali distrettuali, gestiti dai medici di continuità assistenziale, in cui il cittadino potrà trovare risposta assistenziale continuativa per le 24 ore, come dice testualmente il documento ufficiale, si va nella direzione di quell'integrazione in rete che era stata prefigurata nel progetto Me.Di.Co. di Snami", dice Martini ricordando che Snami ha fin dall'inizio contrastato le ipotesi di riorganizzazione della medicina di famiglia attraverso l'istituzione di mega-ambulatori che "avrebbero di fatto privato il cittadino del rapporto fiduciario con il suo medico di famiglia, costituito un aggravio per le già critiche finanze regionali, e peggiorato ulteriormente il carico burocratico del medico di medicina generale", dice Martini

Con questa battaglia, dice il leader dello Snami, "siamo riusciti non soltanto a difendere la professionalità del medico e le aspettative degli assistiti, ma anche a interpretare le preoccupazioni degli amministratori locali che, con sempre maggiore frequenza, denunciavano il rischio che intere comunità fossero costrette a trasferte per raggiungere il medico di famiglia".

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Trattativa convenzione pronta a ripartire

Non c'è nessun ostacolo al riavvio delle trattative per il rinnovo della convenzione dei medici di famiglia: i lavori, fermi da tre mesi, dopo la firma a dicembre della preintesa, "potrebbero riprendere anche la prossima settimana".

A dirlo è Giacomo Milillo, segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), ricordando che si attende solo la convocazione del Comitato di settore delle Regioni per ripartire. Milillo minimizza sulle critiche alla preintesa, portate avanti dai sindacati che non hanno siglato l'accordo, in particolare Smi e Snami. "Siamo molto sereni", spiega a margine di un incontro a Roma per il lancio dei corsi di formazione Fimmg sull'appropriatezza prescrittiva. "Registriamo serenamente che, quando andiamo a spiegare il preaccordo ai medici sul territorio, otteniamo risposte positive.

Ci sono state federazioni provinciali che l'avevano criticato duramente ma, dopo le spiegazioni ottenute, hanno votato mozioni per l'approvazione del testo". Secondo Milillo, il "preaccordo è contestato perché non si conosce. La campagna fatta da alcuni sindacati ha alterato i parametri di valutazione dei singoli medici. Ma quando i singoli professionisti studiano il testo e ricevono le dovute spiegazioni, necessarie perché si tratta di dieci pagine da inserire in un più vasto accordo, si ricredono".

Milillo sottolinea che, al di là degli allarmismi e degli scenari catastrofici proposti dai detrattori dell'accordo di dicembre, si è solo avviato un cambiamento. "Ma la rivoluzione non è dietro l'angolo". La possibilità di aumentare le risorse per la medicina generale "ci sarà dal 2010-2012". Anche se si è già cominciato a vedere concretamente il finanziamento con il Piano sanitario nazionale che mette a disposizione, come annunciato ieri dopo l'approvazioni alla Conferenza Stato-Regioni, per il territorio il 25% del miliardo e 400 milioni stanziato complessivamente.

"Ora siamo in una fase che modifica poco la realtà operativa - evidenzia - non si vedrà da subito nessun grande cambiamento. Stiamo facendo gradualmente un'operazione di adeguamento", dice ancora Milillo, spiegando che il sindacato, mentre altri ancora discutono del preaccordo, sta già lavorando al rinnovo del secondo biennio contrattuale. "Entro sei mesi - conclude - scriveremo tutto daccapo. Le resistenze sono infondate".

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Con appropriatezza efficacia e risparmio

Medici di famiglia a 'scuola' per migliorare la capacità di prescrivere, nel modo più appropriato, i farmaci giusti per la cura del paziente. E dare una mano, così, anche alle casse del Servizio sanitario nazionale, perché un cittadino ben curato avrà meno necessità di assistenza in futuro

Partono da questi presupposti i corsi di formazione , dedicati alle malattie cardiovascolari, in particolare alla prescrizione dei farmaci anti colesterolo, promossi dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) che li ha presentati ieri a Roma.

Il 'pacchetto' di appuntamenti formativi destinati ai medici di famiglia è ricco: due corsi nazionali si sono già tenuti nella capitale, dove altri due partono domani, con la partecipazione di docenti altamente qualificati: medici di famiglia, specialisti, economisti. Seguiranno un centinaio di corsi in 88 Asl sul territorio. E questa volta come docenti ci saranno gli 'allievi' dei corsi nazionali affiancati dai dirigenti del settore farmaceutico delle Asl.

"Il nostro progetto - spiega Giacomo Milillo, segretario nazionale Fimmg - dimostra la volontà di dare risposte concrete, in collaborazione con le istituzioni, a bisogni concreti. Siamo convinti sostenitori dell'appropriatezza prescrittiva del farmaco che non vuol dire, però, solo tagli e risparmi. La nostra filosofia è: il farmaco giusto, al paziente giusto, nel tempo giusto, senza condizionamenti. Non ci sottraiamo al confronto con il contesto economico. Anzi. Crediamo fortemente che il paziente, curato meglio fa risparmiare l'intero sistema".

Oggi, lamenta Milillo, il ruolo del medico di famiglia troppo frequentemente è limitato al momento della prescrizione. "E questo - dice - perché il costo-beneficio del farmaco non viene fatto sulla base di una visione globale e di efficacia sul campo ma sulla spesa, in base ad un tetto prestabilito che, ovviamente, non tiene conto degli effetti, che possono anche essere negativi oltre che quelli auspicabili positivi".

Il farmaco e l'autonomia nel prescriverlo "non vanno valutati solo in termini di costi come adesso avviene, ma di quello che producono sul benessere dei cittadini, sulla riduzione dei ricoveri e anche dei decessi. In molti casi risparmiare oggi cento euro, è la convinzione della Fimmg, potrebbe significare spenderne molti di più domani". Come dimostra anche l'indagine, realizzata con economisti sanitari su 15 mila pazienti con malattie cardiovascolari, secondo la quale, con prescrizioni ad hoc di farmaci anticolesterolo il Ssn potrebbe risparmiare oltre 3 miliardi l'anno, a partire dal 2010.

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25 marzo 2009

Test identifica lo pneumococco nei piccoli

Un test di diagnosi molecolare che non individua solo in un paio di ore malattie infettive invasive batteriche quali meningiti e polmoniti, ma diventa un vero e proprio 'osservatorio epidemiologico' sui sierotipi di pneumococco presenti nella popolazione pediatrica italiana.

E' il significativo risultato che sarà illustrato dai ricercatori Chiara Azzari, Massimo Resti e Maria Moriondo in occasione del congresso della Società italiana di infettivologia pediatrica (Sitip), in corso questi giorni a Firenze.

Il test di diagnosi molecolare è stato scoperto, sviluppato e brevettato all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze, e ha permesso di 'fotografare' quali agenti batterici sono presenti con maggiore frequenza. Oltre a tutti quei sierotipi che possono essere contrastati con efficacia dai vaccini ora a disposizione - si legge in una nota del Meyer - la ricerca ha evidenziato in modo chiaro anche la presenza frequente di altri sierotipi di pneumococco, al momento non contrastati dai vaccini oggi disponibili.

E come avviene in tutte le scoperte importanti, il test rapido di diagnosi molecolare sta consentendo alla ricerca scientifica e all'industria farmaceutica italiana di sviluppare e mettere in commercio, molto presto, vaccini davvero mirati. Tra i sierotipi finora sfuggiti alla prevenzione c'è il sierotipo 1, estremamente ricorrente in molti tipi di polmoniti.

Poi c'è il 19A, che causa polmoniti e meningiti ed è spesso resistente agli antibiotici. I dati emersi dal nuovo test nel progetto di diagnosi effettuato all'ospedale fiorentino per conto del Ministero della Salute su tutta la popolazione pediatrica italiana - prosegue la nota - rappresentano infatti quelle 'armi' in più che permetteranno notevoli progressi nella prevenzione. Il nuovo test, basato sulla biologia molecolare, è di rapida esecuzione e ha una sensibilità più elevata rispetto ai metodi colturali.

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Fazio, su prevenzione è importante dare esempio

E' un'occasione "per far vedere che la prevenzione è importante soprattutto alla mia età, e per gli uomini: è giusto che si sottopongano a visite preventive".

Lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, poco prima di sottoporsi a un check-up del rischio cardiovascolare, ieri pomeriggio a Montecitorio.

"I fattori di rischio - ha ricordato Fazio - sono il fumo, l'ipertensione, il colesterolo alto, l'obesità e il fatto di essere uomini, almeno fino ad un certo punto, perché - spiega - le malattie cardiovascolari sono più frequenti nell'uomo.

A parte quest'ultimo aspetto non ho questi fattori di rischio, infatti dall'esame che ho effettuato è emerso un pericolo pari al 10%".

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Salute e risparmio dalla prevenzione

"La prevenzione serve anche a ridurre i costi che è doveroso sostenere nelle strutture pubbliche per garantire che ci sia il diritto alla salute". Ad affermarlo è il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, prima di sottoporsi ieri a Roma a un controllo del rischio cardiovascolare in piazza Montecitorio, partecipando all'iniziativa 'Cuore e motori'.

"La prevenzione - ha proseguito Fini - non è soltanto una garanzia per il cittadino, ma una campagna pubblica di prevenzione rende più efficace la spesa sanitaria concentrandola su patologie non prevenibili".

Sulla proposta di inserire delle pedaliere nell'Aula della Camera con l'obiettivo di far 'muovere' i deputati, Fini sottolinea: "fare movimento è certamente importante, però non credo che in questo momento la Camera possa dare corso all'ipotesi che è stata avanzata, non perché non la condivida, ma perché ci sarebbero dei costi e soprattutto perché ci sono altri momenti della giornata in cui, se vuole, un parlamentare può fare sport".

Quanto all'idea di Umberto Bossi di costruire una palestra a Montecitorio, il presidente aggiunge: "questa è un'ipotesi di cui si era già parlato, ma più che una palestra ci vorrebbe un luogo dove fare un po' di movimento".

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L'alimentazione resta fuori dal testamento

Il divieto a sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali "è il cuore del provvedimento e la ragione principale di questa legge" sul testamento biologico, "anche perché le sentenze della magistratura avevano aperto un problema lì dove evidentemente la regole erano insufficienti". Così il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ha commentato le votazioni in Aula del Senato sul Ddl Calabrò, che hanno visto la maggioranza tenere, nonostante il voto segreto, sul punto più controverso dell'intero provvedimento.

"Il Governo è soddisfatto dall'esito - spiega Sacconi conversando con i giornalisti - perché si era espresso sulla garanzia dell'idratazione e dell'alimentazione attraverso il Ddl che era all'esame del Parlamento. Con questo provvedimento - sottolinea - non sarà più possibile un caso Englaro. Aggiungo la mia soddisfazione personale poiché ho adottato anche misure amministrative che ora trovano conferma nella legge dello Stato". Quanto alla compattezza mostrata dalla maggioranza, "sono assolutamente soddisfatto - sottolinea - Alla vigilia del congresso del Pdl si è verificato che nel partito non c'è una contrapposizione tra credenti e non, ma anzi si è realizzata una sintesi nella dimensione della laicità che non può non incorporare i fondamentali principi cristiani. Come diceva Benedetto Croce - ricorda il ministro - non possiamo non dirci cristiani, e quindi credo che questo provvedimento sia molto emblematico per ciò che è il Pdl".

Non nasconde la delusione Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. "Quello che è allarmante - ha spiegato - è questa chiusura della maggioranza ad ogni possibilità di approfondimento e di discussione. Ma anche questa cancellazione di ogni spazio della libertà di autodeterminazione dei soggetti - aggiunge - in ordine all'ultima fase della vita, proprio quella che dovrebbe appartenere a una decisione così personale e intima da non entrare in discussione". Ma ormai le possibilità di veder cambiare le cose sembrano esser naufragate. "Credo che anche la contingenza politica - riconosce Finocchiaro - molto particolare per il gruppo del Pdl, prema in questo senso. Penso che loro si siano irrigiditi in una posizione che è per molti versi irragionevole, per altri versi ingenerosa e per altri ancora incostituzionale. Non mi aspetto più niente", conclude con una nota d'amarezza.

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Riaprire il tavolo delle convenzioni

Le trattative per il rinnovo della convenzione di medicina generale sono allo stallo. Secondo lo SMI è essenziale ripartire prima possibile

"Si convochi il tavolo, fermo ormai da tre mesi, e si ritorni al dialogo e allo spirito unitario dell'intersindacale. L'obiettivo comune è dare risposte economiche adeguate alla categoria senza aumentare i carichi di lavoro".

A chiederlo è Salvo Calì, segretario del Sindacato dei medici italiani, che ha inviato una lettera al Comitato di settore delle Regioni, alla Sisac e ai ministeri del Tesoro e del Welfare, le diverse componenti della parte pubblica coinvolte nella trattativa. Nella lettera Calì ribadisce le ragioni del no dello Smi alla preintesa firmata da alcuni sindacati a dicembre e che non 'risponde alle esigenze della categoria'.

E chiede quindi alla parte pubblica, "alla luce del dissenso manifestato non da una sparuta minoranza, ma da circa il 40% dei medici interessati (pari complessivamente a più di 18 mila medici sindacalizzati)" di "intervenire in questa vicenda, favorendo una rapida riapertura delle trattative e prendendo atto delle tante sfasature formali del preaccordo e dei troppi nodi irrisolti per i medici convenzionati, da quelli economici a quelli normativi".

Per lo Smi, infatti, per quanto riguarda il preaccordo " a fronte di modesti adeguamenti economici - scrive Calì - si prevede una serie di improbabili obblighi: l'adesione alle aggregazioni funzionali e alle unità complesse di cure primarie, senza individuare le risorse, il trasferimento elettronico dei dati prescrittivi, senza che alcuna sperimentazione sia stata ancora avviata, includendo, peraltro, dati oggettivamente non rilevanti (visite ambulatoriali e domiciliari non seguite da prescrizione) se non ai fini di un minuzioso quanto offensivo controllo sull'attività dei medici di famiglia".

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24 marzo 2009

Il testamento non sia ideologizzato

"Non possiamo, e non vogliamo, obbligare nessuno alla ragione, ma evitiamo di trasformare il diritto alla vita in obbligo di vita alle condizioni e nelle modalità stabilite con un voto fatto a maggioranza". Così i senatori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti, in una nota intervengono sul Ddl sul testamento biologico, su cui sono iniziate ieri le votazioni in Aula del Senato.

I radicali hanno visto bocciare i 1.609 emendamenti premissivi all'articolo 1 del testo presentati dalla delegazione radicale a Palazzo Madama. I numerosi emendamenti di premessa, spiegano, "erano occasione e opportunità, oltre che un appello - per maggioranza, Governo e anche opposizione - alla riflessione e alla sospensione di questo dibattito e della piega ideologica che sta prendendo l'andamento del lavori.

Il testo non emendato su cui il Senato si dovrà esprimere nega l'evidenza: trattamenti sanitari quali nutrizione e idratazione artificiali non vengono più considerati tali; il codice deontologico dei medici è stato svilito approvando norme che remano contro questa professione; la necessità di riportare l'attenzione sulla persona e sulla sua autodeterminazione si è infranta in poche manciate di voti e di minuti".

"Stamane la presidenza del Senato - proseguono Poretti e Perduca - ha deciso di far votare l'incipit di alcuni emendamenti anche se non aveva un senso compiuto, e così ha fatto decadere altre centinaia di emendamenti. Invece di entrare nel merito di proposte di modifica che erano a senso compiuto e pertinenti, ha fatto uso della tecnica per far passare ciò che politicamente prevaleva nell'Aula. Ora - concludono - l'accordo sul contingentamento dei tempi rischia di rendere muto il Parlamento".

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Giuristi contro ddl Calabrò

Un testo "fortemente limitativo del fondamentale diritto alla intangibilità del corpo". Così, in un documento inviato ai parlamentari, 150 giuristi e cultori di scienze sociali definiscono il Ddl sul testamento biologico giunto all'esame finale del Senato.

Gli esperti esprimono forti dubbi sul testo del Ddl, e richiamano alcuni capisaldi giuridici che ritengono in netto contrasto con la legge in via di approvazione. Il primo è la Convenzione di Oviedo - si legge in una nota - che all'articolo 5 dispone che "ogni intervento nel campo della salute (nel quale va ricompresa anche l'alimentazione artificiale) non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato". Il secondo è l'articolo 3 della Carta europea dei diritti dell'uomo, che afferma il principio di autodeterminazione basato sul rispetto "del consenso libero e informato".

Il terzo è l'articolo 32 della Costituzione, dove si afferma che anche dove il legislatore imponga un trattamento sanitario, "in nessun caso possa violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Infine si ricorda il principio condiviso in bioetica e biodiritto, per cui l'interruzione delle terapie deve essere praticata quando le cure siano inutili o abbiano il solo effetto del mantenimento in vita artificiale.

"Confidiamo - conclude il documento - che il legislatore eviterà di espropriare la persona del diritto elementare di accettare la morte che la malattia ha reso inevitabile, senza rimanere prigioniera di meccanismi artificiali di prolungamento della vita".

Tra i firmatari, i professori Guido Alpa, Tommaso Auletta, Rodolfo Bettiol, Umberto Breccia, Paolo Cendon, Gilda Ferrando, Gregorio Gitti, Riccardo Guastini, Nuccio Luminoso,Salvatore Patti, Marcello Pedrazzoli, Valerio Pocar, Umberto Romagnoli, Enzo Roppo, Liliana Rossi carneo, Mario Segni e Paolo Zatti.

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MSF, portare la tbc sul tavolo del G8

I medici pensavano di averla sconfitta negli anni '70. Ma la tubercolosi (Tbc) è tornata, più forte che mai con le sue forme resistenti ai farmaci e l'alleanza letale con l'Hiv. Ancora più pericolosa perché sottovalutata, e a lungo dimenticata da politici e case farmaceutiche.

L'organizzazione internazionale Medici senza frontiere (Msf) ha una missione: riportare la malattia sotto i riflettori. Magari sul tavolo dei 'potenti' del G8. E in vista dell'incontro che si terrà in Italia a luglio, ha deciso di lanciare la campagna 'Tubercolosi: i nuovi volti di una vecchia malattia'. Il messaggio, di cui si è fatto portavoce ieri a Milano il direttore generale di Msf Italia Kostas Moschochoritis, è: "Non possiamo far finta di niente.

Servono un maggiore accesso alle cure, farmaci innovativi e test diagnostici più adeguati. E vanno estesi anche i programmi di cura della Tbc resistente, favorendo l'accesso ai farmaci di seconda linea. La cura per la Tbc, infine, deve essere integrata con quella per l'Hiv". I dati sulla patologia fotografano un'emergenza: nel mondo si registrano 9 milioni di casi l'anno, 1,7 milioni di morti e 2 miliardi di persone contagiate dal batterio, cioè un terzo della popolazione. Mezzo milione sono invece i casi di 'super-Tbc', quella multiresistente.

"La maggior parte dei casi si concentra in 22 Paesi, tutti a basso o medio reddito. E' nell'Africa subsahariana che la situazione si fa davvero critica, perché c'è anche un'alta prevalenza di Hiv", avverte Moschochoritis. Altra area problematica è il Sudest asiatico. "All'alta incidenza della tubercolosi in queste zone - prosegue - si aggiunge il fatto che spesso i sistemi sanitari non funzionano bene, e le cure sbagliate sono nel mirino per l'aumento dei casi di Tbc multiresistente".

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La via italiana al sangue artificiale

Produrre sangue artificiale da cellule staminali? "L'Italia è vicina a raggiungere lo stesso obiettivo annunciato dai ricercatori britannici. In tempi analoghi", dunque forse già fra tre anni, "ma lavorando sulle cellule adulte. Certo una cosa è dire che fra tre anni si arriverà alla sperimentazione, altra è parlare di produzione industriale.

E' bene precisare che quella del sangue artificiale è una produzione costosissima. Dunque si tratterà di una soluzione complementare, che non sostituirà le donazioni". A descrivere la via italiana al sangue artificiale, all'indomani dell'annuncio di uno studio targato Gb, è il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, a margine di un incontro sulle attività trasfusionali organizzato dall'Osservatorio Sanità e salute della capitale.

"Vorrei raffreddare gli entusiasmi sorti dopo l'annuncio della ricerca britannica - afferma Fazio - Precisando che gruppi di studiosi italiani stanno portando avanti lavori molto avanzati sulle staminali adulte per arrivare al sangue artificiale. Ma la via italiana è quella scelta anche dalle Forze armate Usa - precisa - Lavoriamo sulle cellule adulte anche per una sostenibilità a lungo termine.

C'è anche una collaborazione con la Mayo clinic americana e gli studiosi dell'Istituto superiore di sanità", aggiunge. Dunque l'Italia non è indietro in questo settore. "Si tratta però di una produzione molto costosa, che dunque non sostituirà mai le donazioni", ribadisce il sottosegretario".

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Staminali, si ricomincia a discutere

La possibilità di ottenere sangue dalle cellule staminali ha riaperto in Italia il balletto tra evidenze scientifiche controverse: qual è la fonte cellulare più valida? Le cellule adulte, come si dice qui da noi, o quelle embrionali, come dicono nel resto del mondo?

E' tornato sull'argomento Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma e presidente del Centro di studi biogiuridici 'Ecsel' (European centre for science, ethics and law), commentando le reazioni alla scoperta dei ricercatori britannici dello Scottish National Transfusion Service, dell'Nhs Blood and Transplant e del Wellcome Trust.

Nel rapporto tra scienza, bioetica e politica "occorre ricollocare ciascun attore nel proprio ruolo: la scienza è e deve restare libera, a meno di non voler rinunciare esplicitamente al progresso scientifico - dice Marini - la bioetica è chiamata a valutare i profili etici delle applicazioni tecnologico-industriali del progresso scientifico. E la politica deve fondare su questi risultati eventuali limiti e divieti rivolti non alla scienza, ma a talune applicazioni tecno-industriali, specie quelle che alimentano fenomeni di business del corpo umano e delle sue componenti". Si tratta di un percorso logico e sistematico molto chiaro che, invece, "è soggetto a manipolazioni da parte di scienziati, bioeticisti e politici", sottolinea il presidente di Ecsel.

"Tenuto conto di ciò - aggiunge Marini, vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica - ritengo che vada superato l'atteggiamento, ormai di routine, di chi solleva per ogni nuova scoperta scientifica la questione etica, che non va non agitata o minacciata, ma affrontata e regolata in modo condiviso. Allo stesso modo va superata la strategia biopolitica dominante oggi in Italia, secondo cui vanno minimizzate le evidenze scientifiche contrarie a quelle sostenute nella contingenza, perché ciò non rende un buon servigio alla causa della formazione di una opinione pubblica informata e responsabile, questione centrale del dibattito sul rapporto tra scienza e società".

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23 marzo 2009

La pre-medicina, curare prima della malattia

'Curare' la salute prima dell'arrivo della malattia. E' la strategia proposta da una nuova disciplina, la pre-medicina, che punta a interventi precoci, rapidi ed efficaci per proteggere il benessere cellulare e riequilibrare l'organismo, prima che la malattia si esprima definitivamente.

E' questo il tema centrale del primo Simposio multidisciplinare internazionale "Le nuove sfide del ventunesimo secolo e la Pre-medicina", in corso a Cassis (Francia) e promossa dal ministero della Salute francese, dalle università di Marsiglia, di Milano e di Padova. L'incontro di quest'anno, dedicato al fumo, è il primo di altri sette a cadenza annuale, in cui si affronteranno i disagi degli adolescenti e il ruolo della 'pre-medicina' come nuova prospettiva terapeutica per risolverli.

Questa disciplina "si configura come un nuovo strumento di cura capace di affrontare pericoli potenziali, ma estremamente aggressivi, con mezzi innovativi, in grado di agire tempestivamente sull'origine stessa dei problemi", spiega Luigi Allegra, responsabile dell'unità operativa di broncopneumologia del Policlinico di Milano.

Per quanto riguarda il fumo gli esperti di differenti discipline e Paesi hanno lanciato l'allarme giovani, con la prima sigaretta accesa in età sempre più precoce e, di conseguenza, un rischio statisticamente maggiore di cancro al polmone "a partire da 150.000 sigarette, con un'incidenza di tumori maligni in età sempre più giovanile, a 35 anni", spiega Allegra.

E il pericolo maggiore riguarda le ragazze: con l'attuale trend le fumatrici potrebbero in pochi anni superare i maschi con il vizio. Le strategie antifumo finora più diffuse - hanno denunciato gli esperti - si sono rivelate meno efficaci di quanto ci si aspettava. In particolare le terapie sostitutive della nicotina non hanno dato i risultati sperati.

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Sangue artificiale? Calma con gli annunci

Sarà solo "di supporto, complementare" alla donazione di sangue vero e proprio, il sangue in 'provetta' che gli studiosi britannici capitanati da Marc Turner mirano a inoculare nell'uomo fra tre anni appena. Sembra frenare gli entusiasmi Giuseppe Novelli , genetista dell'università di Roma Tor Vergata, commentando all'ADNKRONOS SALUTE la notizia che arriva da Oltremanica.

"Siamo solo di fronte ad un annuncio - fa notare - e mi sembra prematuro cantare già vittoria. Questa ricerca parte bene, perché potrà contare su finanziamenti multimilionari e lavorare su evidenze che lasciano al momento ben sperare. Ma siamo solo davanti a un tassello di un puzzle estremamente complesso". Il puzzle, in questo caso, è rappresentato dal sangue che scorre in vene e arterie, "composto da globuli rossi, bianchi, piastrine, plasma - sottolinea Novelli - Insomma, un fluido estremamente variegato, che svolge una funzione essenziale nel nostro organismo".

La ricerca Gb sulla rampa di lancio "è limitata ai globuli rossi, che soli non riescono certo a risolvere tutti i problemi trasfusionali". Non solo. Gli studiosi britannici sono impegnati nello sviluppo di sangue '0-negativo', gruppo adatto a ogni tipo di trasfusione senza rischio di rigetto. "Ma si tratta - sottolinea il genetista - di un sangue che può essere usato, e di fatto viene usato, solo nell'emergenza".

Insomma, "il sangue sintetico - ribadisce Novelli - non potrà mai sostituirsi alla donazione vera e propria, e non vorrei che questi annunci in pompa magna finissero per inibire la gente, spingendola a non donare sangue o a farle sottovalutare pericolosamente l'importanza di questo gesto". Quanto a una stima del tempo che sarà necessario per approdare a un sangue sintetico che risolva ogni problema legato alla carenza delle donazioni, Novelli chiosa: "Non sono mica un mago!

La scienza ha bisogno di realismo, e su questo tipo di studi non è possibile fare previsioni. Certo - conclude con una nota di ottimismo - i progressi compiuti sulle cellule staminali ad appena 12 anni dalla loro scoperta lasciano ben sperare".

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La legge 40 va modificata

Servono modifiche alla legge 40 e alle sue linee guida. Ad affermarlo è il presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, Giuseppe Palumbo (Pdl), che sul 'Libertiamo.it' - il magazine online dell'associazione presieduta da Benedetto Della Vedova (Pdl) - spiega "come e perché occorre cambiare la legge sulla fecondazione assistita".

L'opportunità di intervenire sulla normativa torna di attualità dopo che nei giorni scorsi il tribunale di Milano ha sollevato una nuova eccezione di costituzionalità, come già era avvenuto in passato con sentenze del Tar del Lazio e del tribunale di Firenze. "I limiti della legge - scrive Palumbo, docente di ginecologia e ostetricia - sono stati sottolineati a più riprese dalla comunità scientifica". Tre sono le modifiche proposte.

In primo luogo, superando il divieto di produrre più di tre embrioni, Palumbo propone di "rimettere al medico la possibilità di definire il numero di ovociti da inseminare, tenendo conto delle esigenze cliniche, dell'età e delle condizioni di salute della donna, e limitando comunque il numero di ovociti utilizzati a quello strettamente necessario". In secondo luogo, il presidente della Commissione Affari sociali avanza una proposta di modifica all'articolo 4, ammettendo al trattamento sia le coppie con problemi riproduttivi che quelle portatrici di malattie genetiche o cromosomiche o infettive trasmissibili.

"Tale ampliamento - continua Palumbo - si ritiene necessario in quanto precludere la possibilità di avvalersi delle opportunità offerte dalla scienza alle coppie portatrici di gravi patologie ereditarie appare difficilmente accettabile e viene avvertito da gran parte dell'opinione pubblica come una discriminazione irrispettosa dei travagli umani dei soggetti coinvolti". In terzo luogo, conclude, "si dovrebbe intervenire anche con una modifica dell'articolo 13, prevedendo la possibilità di effettuare la diagnosi pre-impianto sugli embrioni prodotti, esclusivamente allo scopo di individuare le patologie genetiche e/o cromosomiche ereditarie, quindi trasmissibili al nascituro".

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Tagli in finanziaria: una bomba a orologeria

"L'università sta attraversando un periodo difficile. I tagli previsti dalla legge Finanziaria hanno innescato una bomba a orologeria che potrebbe esplodere entro gennaio 2010".

Esprime preoccupazione per il futuro degli atenei pubblici italiani Enrico Decleva, rettore dell'università Statale di Milano e presidente della Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), che ieri nel capoluogo lombardo, in occasione della 'Festa del perdono' celebrata con il Policlinico cittadino, lancia l'allarme sugli "effetti insostenibili" della politica di riduzione dei finanziamenti all'università pubblica, adottata finora dal Governo. Decleva spiega: "La situazione si fa difficile. Soprattutto se non verrà modificata la legge Finanziaria che prevede, in due anni, un taglio di 730 milioni di euro e di 1,3 miliardi".

Le prospettive non sono rosee: "Bisogna disinnescare la bomba prima di arrivare alla scadenza infausta del gennaio 2010", avverte. Il rettore conta su "una revisione della cifra prevista per i tagli e su interventi normativi che introducano novità opportune nel sistema universitario". L'università pubblica in Italia, incalza Decleva, "non può neanche contare sul retroterra della società civile che continua, nonostante la crisi, ad alimentare istituzioni attive nella ricerca scientifica attraverso le donazioni".

Come accade invece al Policlinico di Milano che, con soddisfazione, annuncia che il flusso di donazioni non si è interrotto Attraverso contributi e donazioni nelle casse dell'ospedale meneghino sono entrati, dal 2005 a oggi, circa 10,5 milioni di euro. Di questi, spiega Carlo Tognoli, presidente della Fondazione Policlinico, "4 milioni sono pervenuti a vario titolo per la ricerca, 6,5 mln sottoforma di tecnologie e finanziamenti".

E i fondi continuano ad arrivare, conferma, anche se "siamo in un periodo molto difficile sotto il profilo economico e sociale. All'inizio di quest'anno associazioni benemerite hanno indirizzato al nostro ente significativi contributi che sono per noi un grande conforto anche sul piano morale". E in queste settimane, conclude l'ex sindaco di Milano, "ci sono state annunciate donazioni per un ulteriore milione milione e 500 mila euro".

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Obiezione di coscienza al Ddl Calabrò

Diciotto primari, tra i quali non mancano i nomi noti, sono pronti ad appellarsi all'obiezione di coscienza se il Ddl Calabrò sul testamento biologico dovesse diventare legge

Lo scrivono su Micromega, e si rivolgono direttamente a senatori e deputati affinché riflettano sulle contraddizioni per i camici bianchi a cui il provvedimento potrebbe dar luogo. "La scienza medica - scrivono - ha sviluppato negli ultimi decenni apparecchiature e acquisito conoscenze che permettono il prolungamento della vita anche in condizioni che naturalmente porterebbero alla morte. Questo enorme potere può interferire con le scelte del singolo individuo. Come si possono definire - chiedono - i limiti della scienza e fino a che punto le scelte individuali possono essere contrastate? Può una maggioranza, qualunque essa sia, imporre le proprie scelte a una minoranza? Può la religione imporre la sua dottrina anche a chi non è credente? In democrazia le scelte della maggioranza devono essere accettate dalla minoranza, ma questo è anche vero se queste scelte toccano la sfera privata dell'individuo? Può la maggioranza impormi di soffrire contro la mia volontà?".

"La missione medica - ricordano dunque i 18 camici bianchi - ci impone di curare il paziente e, quando non è possibile una cura, di alleviarne le sofferenze. L'etica medica ci insegna che qualsiasi procedura medica non può essere intrapresa senza un consenso libero e informato. Se quindi un paziente può rifiutare un qualsiasi intervento quando è cosciente, perchè dovremmo privarlo del diritto di decidere in anticipo se rifiutare interventi straordinari quando non sarà più cosciente?". "E infine - proseguono i primari rivolgendosi ai parlamentari - l'ultima domanda: come si può giudicare la nutrizione enterale mediante un sondino naso gastrico o tramite un dispositivo che arriva dallo stomaco alla cute dell'addome, un normale sistema per alimentare un individuo che non può farlo naturalmente? Se passasse la legge che è stata presentata, il medico potrebbe diventare un 'obiettore di coscienza' rifiutando di andare contro il desiderio espresso dal paziente".

Questi i nomi dei primari che hanno sottoscritto l'appello: Cosimo Prantera, primario gastroenterologo azienda ospedaliera San Camillo, Forlanini, Roma; Marcello Orzalesi, già professore ordinario presso l'università Sapienza e direttore del dipartimento di neonatologia medica e chirurgica dell'ospedale Bambino Gesù, Roma; Salvatore Di Giulio, primario nefrologia, azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, Roma; Angelo Pera, primario emerito azienda ospedaliera Mauriziano, Torino; Luigi Pagliaro, professore emerito di medicina interna, università di Palermo; Vittorio Colizzi, professore di immunologia, università di Tor Vergata, Roma; Mario Cottone, professore di medicina interna, ospedale Cervello, Palermo; Lucio Capurso, primario gastroenterologo, azienda ospedaliera San Filippo Neri, Roma; Luca Pierelli, primario medicina trasfusionale azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, Roma; Ignazio Majolino, primario ematologo azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, Roma. E ancora: Francesco Pallone, professore ordinario di gastroenterologia, università di Tor Vergata, Roma; Paolo Nencini, professore ordinario di farmacologia, università Sapienza, Roma; Roberto Pisa, primario patologo, azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini, Roma; Filippo de Marinis, primario pneumologia oncologica prima azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini, Roma; Salvatore Cucchiara, primario gastroenterologia pediatrica policlinico Umberto I, Roma; Giuseppe Gristina, anestesia e rianimazione, azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, Roma; Emilio Di Giulio, responsabile endoscopia digestiva, azienda ospedaliera Sant'Andrea, Roma; Marco Lombardi, primario della divisione di chirurgia dell'ospedale Cto, azienda sanitaria Rm/C, docente alle scuole di specializzazione chirurgia generale di Sapienza e Tor Vergata; Donato Nitti, direttore dipartimento di scienze oncologiche e chirurgiche clinica chirurgica II Padova.

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Le leggi "bioetiche" e la Costituzione

Si discute in Aula, al Senato, fino a giovedì prossimo, sul testamento biologico. Poi, il testo di legge passerà alla Camera dei deputati. Il cuore della questione, ormai si sa, è se il cittadino sia libero o meno di decidere sulla dignità della propria vita ed, in particolare, sulla propria fine-vita. Infatti, si tratta di sapere fino a che punto ognuno di noi potrà sottrarsi o meno all'accanimento artificiale della tecnica, che cercherà di tenerlo in vita, anche quando la vita, forse, potrebbe essere solo biologica e non appartenergli più.

In poche parole si deciderà, anzi decideranno, in base alla loro coscienza parlamentari di maggioranza e di opposizione che cosa possa essere buono o cattivo per noi. Invece, ciò che ci piacerebbe che votassero sono poche e semplici regole, ma fondamentali perchè la libertà di coscienza di ognuno di noi possa essere riconosciuta.Dal momento che la vita come la morte, scusate se è poco, ma sono nostre!

La stessa richiesta di non ingerenza da parte dello Stato e di autodeterminazione sul proprio corpo e sulla propria salute, è tornata alla ribalta in questi giorni perchè anche il Tribunale civile di Milano con due nuove ordinanze ha chiesto che la Corte Costituzionale si pronunci su alcuni articoli della legge 40, che violano il principio di ragionevolezza, il diritto alla salute della donna, nonché l'eguaglianza sociale. Così gli alti magistrati della Consulta, il prossimo 31 marzo, in udienza pubblica dovranno farsi una idea di quanto accaduto nei tribunali civili, dal Tar del Lazio, passando per il Tribunale civile di Firenze per ben due volte, fino al Tribunale di Milano. Infatti, anche se le due ordinanze di Milano che proseguono e confermano le analisi di incostituzionalità dei tribunali precedenti, non fossero riunite alle tre ordinanze già pendenti in Corte Costituzionale, per motivi di tempi tecnici (l'udienza in Corte Costituzionale è già stata fissata), tuttavia verrebbero acquisite e avrebbero un peso, aggiungendo prove su prove a quanto già detto: la legge 40 viola la Costituzione italiana.

Le principali associazioni di tutela delle coppie infertili (Madre Provetta, Hera onlus e SoS infertilità onlus, Cittadinanzattiva di Firenze, Amica Cicogna, l'Altra Cicogna), di fatto hanno portato avanti questa battaglia legale e di giustizia nella più assoluta solitudine, eccettuando l'interesse a partecipare ad alcune iniziative di pochissimi parlamentari.

Una battaglia, che non si è ancora conclusa, ma che rischierà di ripetersi, anche per il testamento biologico, se si resterà sordi agli emendamenti suggeriti al testo del pidiellino Raffaele Calabrò. La legge 40 è stata la prima legge ?etica? approvata in Italia. In cui, i divieti imposti ed il dettaglio di come eseguire le metodiche mediche (tutto l'articolo 14 per intenderci) hanno fondamenta solo di tipo ideologico. La realtà pratica ha denudato questi principi del loro presunto valore benevolo.Una legge, quella sulla fecondazione medicalmente assistita che cinque anni fa era stata approvata nello stesso clima di furore ideologico, in cui oggi si muove il testamento biologico.

Il referendum contro la legge 40 fu sabotato e non si raggiunse il quorum per poterlo rendere valido. Tuttavia, da due anni, grazie all'impegno testardo di alcune associazioni di pazienti, nonchè di un valido collegio di avvocati, la legge 40 è sotto la lente d' ingrandimento dei giudici civili, per le macroscopiche ?crepe? di incostituzionalità che presenta.


Forse, sarà una coincidenza, ma ci piace sottolinearlo: come per le ordinanze di Cagliari (che si concluse con una sentenza definitiva sul caso concreto), anche a Firenze e Milano gli autori sono stati due magistrati donne, Marisa Nardo e Serena Baccolini. Queste hanno sottolineato come la legge 40 violi la nostra Costituzione in più articoli. Hanno, infatti, giudicato di non poter emettere una sentenza definitiva, sui due casi specifici che gli erano stati sottoposti, perchè la legge 40 non permette una interpretazione costituzionalmente orientata delle sue norme, ma necessita di un giudizio esplicito della Corte Costituzionale.

Gli articoli della legge 40 sotto accusa sono proprio quelli che dettagliano le modalità di intervento del medico, vietando in modo rigido il congelamento degli embrioni e l'obbligo a trasferirli tutti ?in un unico e contemporaneo impianto?, cioè, in teoria, indipendentemente dalla volontà della donna. Nonché quello che ?congela? il consenso, una volta espresso, nella fase del concepimento, (recita l'art, 6 della legge 40) impedendone la revoca successiva.

Le norme della Costituzione violate sono quelle della ragionevolezza, del rispetto della salute della persona e della sua volontà. In una parola gli articoli fondamentali dei principi costituzionali: gli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione.

I casi concreti, le cosidette fattispecie, da cui si è partiti per queste considerazioni giuridiche riguardano, entrambi, due coppie, non solo infertili, ma anche portatrici di patologie genetiche importanti (una grave forma di betatalassemia). Queste coppie chiedono in particolare al magistrato di poter effettuare la diagnosi genetica sugli embrioni, secondo la migliore arte medica ed i più evoluti protocolli medici, per non rischiare di ripetere la roulette russa dell'aborto terapeutico.

Tutti i magistrati e tutti i tribunali hanno risposto che la diagnosi genetica sugli embrioni non è vietata esplicitamente, ma fortemente ostacolata di fatto, da tutti i divieti imposti per legge. Infatti, il Legislatore ha cercato di contemperare un presunto diritto alla tutela della vita dell'embrione, con quello della salute psicofisica della madre, ma che nel farlo ha fatto prevalere un diritto astratto, quello dell'embrione a nascere, sull'altro diritto quello della salute psicofisica della madre: ?farlo nascere sano e salvo?.

Ma questo, è evidente, è un conflitto poco reale, perchè la donna infertile non può che desiderare la nascita di quel figlio. In conclusione, nel tentativo di essere coerente con dei principi astratti, il Legislatore ha negato le finalità stesse della legge 40. In attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulle questioni sollevate, auspichiamo la ripresa di un dibattito pubblico serio e responsabile. La vita futura e la felicità di molte coppie e di non poche famiglie potrebbe dipendere solo da questo. Vorremmo avere più fiducia negli Italiani e in chi li governa.

Monica Soldano
Vita di Donna Community

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22 marzo 2009

Frattura del femore più cara di un infarto

La frattura di un femore costa al Servizio sanitario nazionale più di un infarto.

In media, infatti, per la prima si spendono circa 10.000 euro tra ricovero e riabilitazione, mentre per l'infarto la cifra è 'solo' di 7.300 euro (riabilitazione compresa).

Lo spiega Prisco Piscitelli, epidemiologo dell'Isbem (Istituto scientifico biomedico euromediterraneo) di Brindisi, a margine del congresso Ecceo 2009 sull'osteoporosi.

Il 'tarlo delle ossa' "colpisce il 10% delle italiane quarantenni, il 15% delle cinquantenni, il 30% delle sessantenni - ricorda Piscitelli - per arrivare fino a una ottantenne su due.

In questo caso la fragilità dello scheletro espone a seri rischi anche per piccoli incidenti. E gli uomini non sono immuni: in 800.000 - conclude - sono colpiti dall'osteoporosi, contro 4 milioni di donne".

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MMG in prima linea contro chili di troppo

I medici di famiglia scendono in campo per salvare gli italiani dai chili di troppo. I camici bianchi della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), infatti, lanciano la sfida alla dilagante obesità, consci del fatto che solo un italiano su due conosce i rischi per la salute legati all'eccesso di peso.

Eppure secondo il 74% dei medici di famiglia Fimmg, fino al 10% degli assistiti è obeso e fino al 30% chiaramente sovrappeso, tanto da dover intervenire con un programma di riduzione o mantenimento del peso almeno nel 40% dei casi. La fotografia, da brividi, emerge dal questionario Fimmg, al quale hanno risposto 793 associati. E rientra nel progetto di più ampio respiro 'Safe' (Stile di vita - alimentazione - farmaco - esercizio fisico), che prende il via in tutta Italia per dichiarare guerra ad adipe e cuscinetti.

La Scuola nazionale di medicina degli stili di vita di Fimmg-Metis ha infatti deciso di dotare i medici di famiglia di strumenti utili ad affrontare la sfida dei chili di troppo. "Il primo passo è stato capire, con un questionario, la situazione attuale di sovrappeso e obesità - spiega Walter Marrocco, direttore della Scuola nazionale Fimmg-Metis di medicina degli stili di vita - quindi, con la collaborazione di Abbott, è stato messo in piedi un team scientifico di medici di famiglia e specialisti della materia per creare un percorso specifico di gestione del paziente".

Il progetto 'Safe' si basa sul riconoscimento dell'obesità come malattia, spesso associata ad alterazioni croniche dello stato di salute, sulla necessità di presa in carico del paziente, attraverso un percorso educazionale e di monitoraggio delle modificazioni delle abitudini alimentari e di attività fisica e più in generale dello stile di vita, sull'identificazione dei pazienti che possono beneficiare di un trattamento farmacologico di supporto per il calo del peso o il mantenimento di quello perso".

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Più garanzie per il farmaco generico

Potenziare il sistema dei controlli e ripensare alla normativa che, a livello internazionale, regola gli studi di bioequivalenza necessari a portare sul mercato un nuovo farmaco generico.

A chiedere in coro "più garanzie sulla sicurezza e la qualità dei medicinali equivalenti" sono gli esperti della Società italiana di chemioterapia (Sic), della Società italiana di farmacologia (Sif) e della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo), che tra un mese circa, "probabilmente intorno a maggio, sicuramente entro l'estate", sottoporranno al ministero del Lavoro, salute e politiche sociali e all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) un documento con proposte sul tema.

Obiettivo: migliorare i generici "per salvaguardarli perché, soprattutto in un momento di crisi come questo, gli equivalenti possono permettere ai vari Stati terapie efficaci e a basso costo". I medicinali 'non griffati', con prezzi inferiori del 30-50% rispetto agli 'originator' di marca, "rappresentano una grossa opportunità - spiega il presidente della Sic, Francesco Scaglione, a Milano durante un incontro al Dipartimento di farmacologia dell'università degli Studi cittadina - A patto però di trovare, nella scatoletta del generico, esattamente quello che trovo nella confezione del farmaco di partenza".

Ma oggi non è sempre così. A fare la differenza non è il principio attivo, che di rigore "deve essere una sostanza regolarmente registrata in Farmacopea", precisa lo specialista, bensì gli eccipienti, che nelle formulazioni 'in pillola' (compresse, capsule e simili) "servono da un lato a imprigionare il principio attivo per renderlo maneggiabile, dall'altro a facilitarne la liberazione all'interno dell'organismo e a regolarne l'assorbimento da stomaco e intestino fino al sangue". Un altro 'nodo', aggiunge, è che "gli studi di bioequivalenza oggi avvengono su una ventina di volontari sani. Ma cosa succede, poi, sulla popolazione generale di pazienti nella pratica clinica reale?", si chiede l'esperto.

Infine c'è tutto il capitolo degli antibiotici iniettabili per uso ospedaliero. "Per questi prodotti il problema non è la bioequivalenza, ma la formulazione: è accaduto ad esempio che nel Regno Unito siano entrati sul mercato generici di piperacillina tazobactam che, privi di due eccipienti particolari, nel sangue del malato rischiavano di formare particelle solide potenzialmente rischiose". Insomma, "per uno stesso prodotto di marca non esiste il farmaco generico tout court - conclude Scaglione - Esistono tanti farmaci generici, diversi tra loro". Da qui l'esigenza di mettere ordine, come il ministero britannico della Sanità ha già fatto di recente emanando un documento per stabilire principi chiari e condivisi.

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Fuori dal sindacato chi denuncia

Se il provvedimento che prevede la denuncia facoltativa dei pazienti clandestini dovesse diventare legge, "dichiareremo incompatibili con l'iscrizione alla nostra sigla sindacale tutti i medici che forniranno alle autorità giudiziarie notizie sugli immigrati assistiti".

La nuova condanna del testo, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera, arriva da Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, intervenuto venerdì a Roma ad una tavola rotonda dal titolo 'Non denuncio, non costringo, io curo: l'obbligo di denuncia per gli immigrati irregolari e il testamento biologico visti da medici e infermieri", promossa proprio dalla Fp Cgil nazionale.

"Nelle ultime ore - prosegue Podda - si vocifera di una spaccatura all'interno della maggioranza su questo argomento. Forse si arriverà a un compromesso, ma noi confermiamo che continueremo nella nostra posizione di contrasto. E qualora la legge prevedesse una denuncia facoltativa da parte del medico, siamo disposti a dichiarare inammissibile l'iscrizione di quel medico alla Fp Cgil". Tolleranza zero, quindi, nei confronti degli camici 'spie'. La speranza del segretario generale è che "anche l'Ordine nazionale dei medici - conclude - adotti una misura simile alla nostra".

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Al cittadino strumenti per valutare il SSN

Offrire al cittadino le conoscenze necessarie per valutare l'operato delle strutture sanitarie e il corretto utilizzo delle risorse impiegate

E' uno degli impegni del nuovo direttore dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Fulvio Moirano, nominato con decreto della presidenza del consiglio dei ministri del 18 dicembre 2008, che la settimana scorsa si è insediato ufficialmente all'Agenzia.

Con il 'nuovo corso', tra le attuali funzioni dell'Agenzia, verranno potenziati, nelle intenzioni di Moirano, "i compiti di monitoraggio e valutazione del Servizio sanitario nazionale - spiega in una nota - con l'obiettivo di garantire la qualità delle cure, attraverso un processo continuo che utilizzi strumenti di analisi, di informazione al cittadino, di possibilità di bench-marking tra realtà regionali diverse nonché tra singole Aziende e strutture sanitarie. In altre parole, monitoraggio, informazione, comparazione.

Occorre promuovere la conoscenza, anche in termini di formazione degli operatori, delle numerose realtà di eccellenza che sono presenti nel nostro Paese, al nord, ma anche al centro e al sud". "A questo riguardo - ha precisato Moirano - credo sia doveroso impegnarci per offrire al cittadino le conoscenze necessarie per valutare l'operato delle strutture e il corretto utilizzo delle risorse impiegate.

Naturalmente, per raggiungere questi obiettivi, sarà fondamentale continuare ad operare in pieno accordo con le Regioni e con l'amministrazione centrale". Moirano, di origine ligure, è medico, specialista in Igiene e tecnica ospedaliera ed in Igiene e sanità pubblica. Ha lavorato a lungo per la Regione Piemonte, come consulente regionale per la programmazione sanitaria e come direttore generale di varie Aziende ospedaliere piemontesi a partire dal 1995, sino all'ultimo incarico di direttore generale dell'Asl Cn1 a Cuneo.

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19 marzo 2009

Anaao, medici costretti a denuncia

"Invitiamo chi ha la responsabilità della guida del Paese a divulgare informazioni e interpretazioni corrette sui contenuti del Ddl che riguardano la cura degli immigrati irregolari". A sostenerlo è l'Anaao Assomed, che ribadisce la sua posizione sulla norma inserita nel Ddl sicurezza, già approvata dal Senato, che elimina il principio di non segnalazione degli immigrati clandestini da parte degli operatori del Ssn.

Una norma che per l'Anaao "obbliga il medico a denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche". "Al Governo - sottolinea l'Anaao in una nota - vogliamo ricordare che l'articolo 21 dello stesso Ddl sicurezza considera reato l'ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato. Considerando che il medico dipendente del Ssn riveste contemporaneamente, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio (articoli 357 e 358 del codice penale), l'operatore sanitario deve agire secondo le regole generali effettuando la denuncia all'Autorità giudiziaria (articoli 361 e 362 del codice penale). Da questo - conclude l'Anaao - deriva per i medici un vero e proprio obbligo di denuncia di un reato di cui essi abbiano avuto notizia nell'esercizio delle loro funzioni o servizi, la cui omissione o ritardo comporta una sanzione penale".

Sulla stessa linea la CGIL con il Massimo Cozza segretario nazionale, che incalza: "E' vero che il nostro è il paese di Pulcinella, ma il ministro dell'Interno Roberto Maroni dica quali sono le norme del codice penale che, una volta approvato l'attuale pacchetto sicurezza, consentirebbero la libera scelta e non l'obbligo della denuncia nei confronti degli immigrati irregolari da parte del medico pubblico".

"Anche questa mattina (ieri ndr) - sottolinea in una nota Cozza - il ministro ha continuato a sostenere la tesi della libera scelta, nonostante la presa di posizione sindacale sulla obbligatorietà, riconosciuta anche dal presidente della Camera e da numerosi parlamentari. Noi - aggiunge - unitariamente alle altre organizzazioni sindacali della dirigenza medica abbiamo studiato e letto gli articoli 331 del codice di procedura penale (denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico servizio) e 361 del codice penale (omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale), insieme all'introduzione con il pacchetto sicurezza del reato di clandestinità. Il risultato è inequivocabile: l'obbligatorietà della denuncia. Quali articoli - conclude Cozza - ha invece letto il ministro, per affermare 'chi vuole denunciare lo fa, chi non vuole non lo fa'?".

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In tempo di crisi rassicurazioni e non ricette

Medico famiglia punto di riferimento per i pazienti contro le ansie 'da crisi economica'. Negli ambulatori dei camici bianchi, infatti, gli assistiti non chiedono solo visite e ricette ma sempre di più rassicurazioni sull'assistenza per il prossimo futuro. In sala d'attesa e durante le visite "la preoccupazione per la crisi è l'argomento dominante.

Ma non c'è una vera e propria angoscia piuttosto richieste di capire quanto questa difficile situazione economica può incidere sull'assistenza", spiega Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg). Gli italiani, insomma, sono sicuramente preoccupati sul piano pratico ma la crisi non sembra avere effetti sulla salute, spiega Cricelli, basandosi sui dati della rete dei medici di famiglia Simg, Health Search. Non si registra, come è accaduto in altri Paesi, un aumento di disturbi d'ansia e insonnia. "L'andamento delle prescrizioni di farmaci contro questi disturbi - precisa il medico - è stabile".

Si rafforza, invece, il ruolo del medico di famiglia come "ammortizzatore sociale", aggiunge Cricelli. "Sta infatti emergendo un fenomeno nuovo: i pazienti ricorrono meno allo specialista per chiedere un parere. Si chiede di più il consiglio del proprio medico, 'risparmiando' sulla parcella o sul ticket. E' un trend iniziale ma che credo aumenterà notevolmente e porterà ad un calo della spesa privata". E già, per esempio, si notano alcuni cambiamenti. Tornano dal medico di famiglia, ad esempio, alcune fasce di popolazione che prima vi ricorrevano meno. "Abbiamo osservato - spiega Stefano Nobili, portavoce del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) - una maggiore assiduità di assistiti che appartengono alla media borghesia. Si tratta di pazienti che, inoltre, fino a qualche tempo fa ricorrevano all'assicurazione per molte prestazioni e ora tendono a rivolgersi al servizio sanitario nazionale".

Con la crisi i pazienti si rivolgono al medico anche per parlare delle proprie preoccupazione, conferma Giacomo Milillo, presidente della Federazione nazionale dei medici di medicina generale che fa un sintetico quadro: "aumenta l'ansia rispetto al futuro e al posto di lavoro nei giovani - dice Milillo - mentre gli anziani hanno sempre più paura di non conservare la loro autosufficienza e di perdere ciò che hanno messo da parte. Dal mio osservatorio noto meno serenità e più bisogno di consigli. Gli italiani vedono la situazione con gravissima preoccupazione".

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Specializzazioni: appello a Napolitano

Appello dei giovani medici al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "si ponga subito fine allo stillicidio perpetrato nei confronti degli aspiranti medici specializzandi o non ci resterà che invitare questi a emigrare fuori dal nostro Paese per formarsi ed esercitare la professione".

È questo il commento a caldo del presidente nazionale del Segretariato italiano giovani medici (Sigm), Walter Mazzucco, dopo il rinvio della seduta della Conferenza Stato Regioni in programma ieri. Nel mirino dei giovani camici bianchi il ritardo registrato nella pubblicazione dei bandi per l'accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria.

"L'anno accademico 2008-2009 sta per concludersi - sottolinea Mazzucco in una nota - e ancora neanche si intravede la possibilità di stabilire e comunicare ai colleghi una data di pubblicazione dei bandi di concorso. Da un lato i conflitti tra ministeri, Regioni e sindacati per la medicina delle emergenze urgenze, dall'altro il tira e molla sugli accorpamenti delle scuole di specializzazione che vengono calati dall'alto in corso d'opera a discapito degli aspiranti specializzandi.

Oggi - aggiunge - il rinvio dell'attesa seduta della Conferenza Stato Regioni per argomenti che esulano dalla formazione medico specialistica. Chiediamo l'intervento del presidente della Repubblica a tutela del diritto all'accesso alla formazione specialistica dei giovani medici che viene ormai da anni disatteso e oggi calpestato.

Se non si porrà rimedio alla questione attraverso una convocazione urgente della Conferenza Stato Regioni per la prossima settimana - conclude Mazzucco - non ci resterà a questo punto che invitare i colleghi ad emigrare in altri Paesi dell'Unione europea".

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Sale operatorie sicure e tecnologiche

L'Italia non è seconda a nessuno per sicurezza e tecnologia nelle sale operatorie. Resta però da lavorare soprattutto per migliorare aumentare la presenza della day surgery

Anche se, per migliorare ulteriormente è necessario puntare anche, oltre che agli adeguamenti strutturali, anche all'ottimizzazione dell'organizzazione del lavoro. A dirlo è Lorenzo Sommella, Direttore sanitario Azienda Ospedaliera S. Filippo Neri di Roma - a margine del VI Convegno dell'Associazione nazionale medici delle direzioni ospedaliere (Anmdo), dedicato proprio alle sale operatorie, aperto ieri all'Università Cattolica di Roma - che ammette, però: l'Italia è indietro rispetto agli altri Paesi per lo sviluppo della chirurgia in day surgery, con ricovero giornaliero, che in Italia rappresenta il 35% dei tutti gli interventi contro il 50-60%% negli altri Paesi europei, "con un notevole spreco di risorse" "In sala operatoria buone strutture, buoni impianti e buone tecnologie - spiega Sommella - non sono sufficienti ad avere ottimi risultati se gli operatori non fanno fino in fondo il loro lavoro.

La sicurezza va garantita, infatti, non solo da tecniche chirurgiche e anestesiologiche ma anche da un buon livello di organizzazione". Un esempio è l'uso, sempre più diffuso, delle check list, semplici 'liste' che elencano i procedimenti standard che permettono di controllare se tutte le procedure sono state eseguite correttamente prima di un intervento.

Nelle sale operatorie del futuro di grande aiuto sarà anche l'alta tecnologia, sempre più centrale come spiega Andrea Cambieri, direttore sanitario del Policlinico Gemelli e presidente Anmdo, con robot che svolgono funzioni di infermieri e chirurghi e con strumenti in grado di guidare con sempre più precisioni la mano del chirurgo.

"Oggi si realizzano negli ospedali 'hub' operatori multisala integrati. Le piastre operatorie sono dotate di tecnologie anti-errore, per aumentare la sicurezza degli interventi" . E "in questo campo - conclude Cambieri - i direttori sanitari, che sono vicini sia al medico che al malato, devono avere un ruolo importante di coordinamento".

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18 marzo 2009

15 mln euro per rete biobanche pubbliche

Quindici milioni di euro per incrementare, ma soprattutto razionalizzare la rete delle banche per la conservazione del cordone ombelicale in Italia. "Abbiamo proposto questa cifra all'interno di un provvedimento studiato a questo scopo, che sarà esaminato domani (oggi ndr) alla Conferenza Stato-Regioni".

Lo ha annunciato il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, intervenendo alla presentazione del 'Dossier per l'uso appropriato delle cellule staminali dal sangue del cordone ombelicale', ieri a Roma al ministero.

Se il provvedimento avrà l'ok, la somma sarà destinata a migliorare il collegamento delle strutture sanitarie dei punti nascita con le biobanche di riferimento, a incrementare la logistica consentendo alle mamme di donare 24 ore su 24, quindi anche se il parto avviene nel fine settimana.

"E si vuole dotare di biobanche anche le Regioni che oggi ne sono sprovviste". Il provvedimento "garantirà la possibilità alle strutture pubbliche di adeguarsi alle linee illustrate nel documento presentato oggi (ieri ndr)", ha aggiunto il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, ricordando che attualmente nel nostro Paese sono attive 18 biobanche, in leggera maggioranza concentrate al Centro-Nord.

"Il finanziamento all'esame della Stato-Regioni punta a garantire un'uniforme distribuzione delle biobanche pubbliche".

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No a banche private per conservazione cordone

Conservare il cordone ombelicale per il proprio figlio come una sorta di 'bioassicurazione' è inutile, oltre che, di fatto, impossibile in Italia. Lo sottolinea il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, presentando ieri a Roma il dossier messo a punto dagli esperti del ministero per l'uso appropriato delle cellule staminali del sangue di cordone ombelicale.

"Vogliamo dire no alle banche private, ma anche alla presunta utilità di 'scorte' di staminali autologhe da cordone ombelicale", ribadisce Fazio. Una posizione già espressa con la recente ordinanza che vieta la possibilità di conservare in biobanche italiane il proprio cordone ombelicale per il proprio figlio. "Dal punto di vista scientifico - spiega Fazio - l'impiego di staminali eterologhe comporta un'utilità pratica perché queste cellule, ad esempio nel caso della leucemia, fanno da spazzine ripulendo l'organismo dalle cellule malate residue.

Questo perché le cellule del donatore riconoscono quelle del ricevente come 'nemiche'". Con l'incontro di oggi (ieri ndr), dunque, "vogliamo evitare inutili viaggi della speranza per conservare il cordone in strutture all'estero, a caro prezzo e con dubbi risultati". Oltre alla donazione, le biobanche pubbliche consentono anche una raccolta dedicata nel caso di famiglie affette da patologie genetiche.

Insomma si possono conservare le cellule da cordone per un uso dedicato, ossia per il neonato o per un familiare del nascituro che presenti una patologia genetica o se il neonato stesso risulti ad alto rischio. Tutto questo dopo indagini ad hoc e il parere di un genetista.

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Staminali ematopoietiche, Italia da record

Italia prima al mondo per trapianti di cellule staminali emopoietiche eseguiti per milione di abitanti.

Parola di Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), che sottolinea il risultato alla presentazione, ieri a Roma, del dossier del ministero del Welfare sulle staminali del sangue da cordone.

"Nel 2008 in Italia sono stati eseguiti 1.374 trapianti di cellule staminali emopoietiche da adulti familiari dei malati o da donatori esterni", precisa Nanni Costa.

Inoltre, l'Italia vanta un Registro di 370 mila adulti sani disponibili a donare le loro cellule staminali del sangue. Mentre le unità di sangue cordonale conservate presso le biobanche italiane e disponibili sono 17.503. Di queste, nel 2008, ne sono state utilizzate 141, in Italia o all'estero.

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Governo non interverrà su norma immigrati

"Il Governo non ritiene opportuno intervenire con iniziative volte a espungere norme attualmente oggetto di esame parlamentare". Lo ha affermato il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, intervenendo in Aula al Senato ieri mattina durante l'esame delle mozioni sull'Aids. Fazio era stato chiamato in causa da Giuseppe Astore, dell'Italia dei valori.

"Ve lo chiede il Papa, ve lo chiedono i cardinali, ve lo chiede l'Ordine dei medici - ha dichiarato in Aula, rivolgendosi al rappresentante del Governo - ve lo chiediamo anche noi di modificare quella norma relativa ai clandestini, cioè alla possibilità, che qualche prestigiosa carica dello Stato sbaglia a definire obbligo, per il medico di denunciare il clandestino. La possibilità è già paura da parte del medico - ha sottolineato Astore - Qualche giorno fa sono stato all'Istituto Spallanzani e tutti, in quella struttura, sono in agitazione.

Non si può, sul tavolo della politica e del compromesso politico, sacrificare quella che deve essere una lotta che ci deve accomunare". Astore ha fatto presente che "anche la Lega Nord dovrebbe assolutamente capire che la clandestinità si combatte diversamente, non negando quello che è un dritto delle persone, il diritto dell'uomo alla cura e alla salute, italiano, straniero o clandestino che sia". Fazio ha replicato che il Governo non interverrà, appunto, per cancellare norme all'esame del Parlamento.

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PDL alle strette sul pacchetto sicurezza

Cento deputati del Pdl chiedono al premier Silvio Berlusconi di non porre la fiducia sul ddl sicurezza perché nel provvedimento sono contenute "norme inaccettabili", come quella che obbliga i medici, "ma anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici" a denunciare gli immigrati clandestini

La richiesta e' contenuta in una lettera inviata al presidente del Consiglio e diffusa da Alessandra Mussolini, presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia. "Ti chiediamo - si legge nella lettera inviata a Silvio Berlusconi - di non porre la fiducia sul disegno di legge 2180. In esso sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili e che necessitano di indispensabili correzioni. Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell'infanzia e della maternità.

Si sostiene che questo ddl non obblighi il medico a denunciare l'immigrato clandestino che si presenti per essere curato ai posti di pronto soccorso, in ospedale, o nei centri di vaccinazione. Non è così. Anzi - scrivono i firmatari della lettera - l'obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici". Secondo i 100 deputati l'introduzione in sede penale del reato di clandestinità, come previsto dal ddl sicurezza, "impone infatti a medici e insegnanti l'obbligo di denuncia, così che il loro comportamento non ricada sotto i rigori degli articoli 361 e 362 del Codice penale, trattanti il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. Sarebbe - prosegue la lettera - una vera e propria trappola per bambini, da attirare con l'obbligo dell'istruzione, così da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell'educatore.

Il risultato sarebbe l'esclusione da qualsiasi rapporto educativo e da qualsiasi cura medica soprattutto di bambini e donne in gravidanza, con conseguente rischio sanitario non solo per loro ma per tutti noi, e un regresso spaventoso in fatto di civiltà del nostro Paese. Tutto questo - conclude la lettera - va contro la nostra e crediamo la tua coscienza. Porre la fiducia mantenendo queste gravissime disposizioni sarebbe un errore imperdonabile. Ti chiediamo di dare la possibilità a noi parlamentari di rimettere mano a queste norme offensive per i valori che anche tu professi".

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17 marzo 2009

"Per Eluana" è un'associazione apolitica

"Assoluta indipendenza" dell'associazione 'Per Eluana' dal mondo della politica. Lo dice a chiare lettere Beppino Englaro, replicando al senatore Pdl Antonio Paravia, che nel corso della conferenza a Palazzo Madama dove è stata ufficializzata la nascita dell'associazione, ha chiesto al papà di Eluana, con una nota polemica, di confermare se intendesse diventare testimonial di un nuovo movimento politico.

Sulle voci che girano al riguardo, "non c'entro nulla - tiene a precisare Beppino - e non ne so nulla nella maniera più assoluta".

La partecipazione del mondo della politica all'incontro di ieri mattina, in effetti, appare bipartisan. A organizzare l'evento hanno contribuito, infatti, il senatore Pdl Ferruccio Saro, amico storico di Beppino, e il collega dell'opposizione Carlo Pegorer (Pd).

Stamani, inoltre, prima di giungere all'incontro, Beppino Englaro e il collegio direttivo dell'associazione hanno incontrato la presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro e il senatore Ignazio Marino.

"Il nostro obiettivo - spiega il papà di Eluana - è combattere la disinformazione e la confusione che aleggiano sui termini del fine vita".

"Non vogliamo sostituirci ai politici - conferma Giandomenico Borasio, neurologo ed esperto di cure palliative chiamato a presiedere l'associazione - il nostro obiettivo è fornire informazioni, e mettere a servizio di chi fa le leggi la nostra competenza e le nostre conoscenze".

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Legge contro l'anoressia sul web

Una proposta di legge che punta ad oscurare i 300.000 siti internet italiani che 'promuovono' anoressia ('pro-ana') e bulimia ('pro-mia'), con consigli ad hoc.

La Pdl per "l'introduzione del reato di istigazione all'anoressia e alla bulimia", presentata dai deputati del Popolo della libertà Beatrice Lorenzin, Manlio Contento e Enrico Costa, è stata illustrata ieri alla Camera dai firmatari che puntano a un iter rapido.

"Pensiamo di poter avere una corsia preferenziale - ha spiegato Lorenzin - in Commissione Giustizia, per portarla presto 'a casa'.

Vedremo, in seguito, se ci saranno provvedimenti del Governo in cui incardinarla".

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Governo ritiri norma razzista su clandestini

"E' pienamente condivisibile la mobilitazione nazionale dei medici contro la segnalazione dei clandestini che si rivolgono a strutture sanitarie pubbliche.

Il Governo ascolti queste proteste e ritiri la norma razzista e barbara". Lo afferma Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, commentando le iniziative organizzate da associazioni di medici in tutt'Italia per il 'Noi non segnaliamo Day'. "

Il medico è tenuto a curare chiunque si rivolga a lui senza fare distinzione di sesso, nazionalità, etnia, età - prosegue Turco - Anche questa è difesa della vita e della salute pubblica.

Spesso le cure mediche rappresentano anche il primo contatto dell'immigrato con strutture pubbliche, da cui ha inizio un percorso di integrazione che è il vero antidoto all'emarginazione e, dunque, anche alla delinquenza".

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Norma su clandestini inutile e pericolosa

Un 'no' netto al provvedimento in discussione al Parlamento che, se approvato, darà la possibilità a medici e infermieri di segnalare gli immigrati irregolari che richiedono e ricevono cure sanitarie. L'opposizione arriva da molte associazioni di medici, tra cui Medici senza frontiere (Msf), Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), Associazioni studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e Osservatorio italiano sulla salute globale (Oisg), che ieri all'ospedale San Camillo di Roma, in occasione del 'Noi non segnaliamo day', hanno elencato in una conferenza i motivi della loro protesta.

Anche la Regione Lazio ha appoggiato l'iniziativa. Numerose altre manifestazioni dei camici bianchi si sono svolte in altre città d'Italia. "Il provvedimento non deve passare - spiega Salvatore Geraci, presidente della Simm - perché si tratta di una proposta inutile, dannosa e pericolosa. E' inutile perché non farebbe diminuire l'immigrazione clandestina, ma la renderebbe ancora più nascosta e sommersa.

Sarebbe dannosa perché metterebbe a rischio la salute di tante persone, italiane e straniere. E pericolosa perché trasferisce il problema della clandestinità dalla politica agli ospedali, luoghi invece nati per la cura indiscriminata delle persone".

Della stessa opinione Aldo Morrone, il direttore dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà. "Tanti immigrati irregolari - sottolinea - con questo provvedimento preferiranno affidarsi alla medicina clandestina.

Questa legge rischierebbe solamente di foraggiare la criminalità organizzata, che non aspetta altro per poter invadere un altro spazio pubblico della nostra società".

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Una rete tra Irccs, ospedali e università

"L'impegno del Governo è mettere a sistema il mondo della ricerca, effettuando verifiche e dando impulso agli accreditamenti di quelle che sono le strutture migliori"

A dirlo è stato il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, intervenendo ieri a Roma al convegno 'Irccs e la ricerca italiana' promosso dall'Osservatorio sanità e salute. "Ci riferiamo in particolare - ha proseguito Fazio - ai settori delle neuroscienze, dell'oncologia e della cardiologia. Per mettere a sistema le attività abbiamo insediato un comitato ordinatore che si occuperà di creare reti di ricerca che dovranno comprendere tutti gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), le strutture ospedaliere e universitarie che operano nel Paese.

Non intesi come istituti, dunque, ma come strutture di ricerca, nel senso che un ospedale potrà afferire a più di una rete se ha delle eccellenze in più di un'area". Riferendosi al tema dell'incontro, Fazio ha ricordato che "attualmente gli Irccs sono la prima rete intramurale di ricerca che opera in Italia. Hanno una funzione essenziale e trainante per la ricerca traslazionale, poiché attuano il trasferimento dei risultati ottenuti subito alla pratica clinica, come anche in campo sanitario e per il technology assessment.

Quello che occorre fare è inserire tutti i meccanismi di erogazione e di gestione dei finanziamenti e i sistemi di accreditamento delle strutture di eccellenza in un quadro normativo più trasparente, come già abbiamo iniziato a fare con l'aiuto del Nih americano". Quanto alla carenza di fondi riservati agli Irccs del Sud Italia, il sottosegretario ha spiegato: "I finanziamenti teoricamente non sono minori al Sud. Per esempio, per quanto attiene le Regioni alle prese con i piano di rientro, i finanziamenti sono maggiori.

Certo è che con un sistema di finanziamento a bando le strutture che ottengono più fondi sono quelle che hanno le possibilità e la massa critica maggiori. Ed è per questo che occorre investire nella rete al Sud, creando meccanismi che anche nel mezzogiorno moltiplichino le eccellenze, già esistenti a Napoli e in Sicilia".

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16 marzo 2009

Studio internazionale su terapia tipo 1

Sconfiggere il diabete mellito di tipo 1 senza ricorrere al trapianto: è l'obiettivo del progetto internazionale Defend-1, di cui l'università Campus Bio-Medico di Roma, che ha reclutato il primo paziente in Italia, è centro di coordinamento italiano. Per questa malattia autoimmune, che distrugge le cellule del pancreas produttrici di insulina, si registrano ogni anno nel nostro Paese circa tremila nuovi casi nella fascia di età tra i 18 e i 35 anni.

Proprio i malati di diabete di tipo 1 over 18 che hanno appena ricevuto la diagnosi, sono l'obiettivo dello studio internazionale che provvede l'uso dell'otelixizumab, un anticorpo monoclonale, cioè a bersaglio specifico, in grado di regolare i linfociti responsabili dell'attacco alle cellule che producono l'insulina.

Il laboratorio di endocrinologia e malattie metaboliche del Campus Bio-Medico di Roma, diretto da Paolo Pozzilli, lavorerà in collaborazione con altri centri di ricerca universitari e ospedalieri italiani. Tra questi: l'università 'Sapienza', l'università Cattolica del Sacro Cuore, gli ospedali Pertini e San Camillo (a Roma), il Polo Pontino della Sapienza (a Latina), l'ospedale San Raffaele di Milano e le università di Bari e di Palermo. "Il diabete di tipo 1 - spiega Pozzilli - genera, come per le allergie, una risposta iperattiva dell'organismo umano: in soggetti predisposti geneticamente, alcuni linfociti e autoanticorpi distruggono le beta-cellule, produttrici di insulina". Il protocollo avviato "verificherà il funzionamento di speciali cellule immunitarie regolatrici, prodotte dall'organismo stesso grazie all'otelixizumab.

Questa terapia dovrebbe colpire e neutralizzare i linfociti alterati, preservando le beta-cellule sane ancora presenti nei pazienti che hanno da poco ricevuto una diagnosi. In questo modo, contiamo di ottenere anche un certo recupero funzionale delle cellule danneggiate ma che ancora producono insulina". La ricerca raccoglierà informazioni sulla sicurezza e l'efficacia dell'utilizzo del farmaco nell'arco di 2 anni ed è il frutto di 10 anni di studi internazionali. I pazienti interessati a ulteriori informazioni sui centri universitari e ospedalieri che partecipano alla sperimentazione possono contattare il numero verde 800984449.

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Medici estetici certificati

Arrivano i medici estetici con 'il bollino blu'. La Società italiana di medicina estetica (Sime) ha deciso di istituire un numero telefonico 'ad hoc' (06 3217304) per consentire a tutti coloro che desiderano rivolgersi a uno specialista per ottenere prestazioni di medicina estetica, di poter verificare se il camice bianco ha frequentato con successo una scuola quadriennale di formazione post-universitaria in Medicina estetica riservata a laureati in Medicina e chirurgia.

A riferirlo è la Sime, che dal 1975 rappresenta gli oltre 10mila professionisti che operano in questo campo della medicina. "Da oggi - spiega in una nota il segretario generale della Sime, Emanuele Bartoletti - sarà sufficiente chiamare la segreteria della nostra Società scientifica per sapere se il professionista cui ci si rivolge si è diplomato alla nostra Scuola internazionale di medicina estetica, in collaborazione con la Fondazione internazionale Fatebenefratelli o di altre scuole di quattro anni di corso".

Collegandosi al sito www.lamedicinaestetica.it nell'area aperta a tutti si può accedere all'elenco dei medici diplomati presso la scuola, suddivisi regione per regione. L'obiettivo dell'iniziativa è quello di garantire i pazienti, indirizzandoli verso medici qualificati da corsi post-universitari di formazione in questa disciplina.

"Ma anche - conclude Bartoletti - per prendere come società scientifica le distanze da quegli operatori medici con una preparazione superficiale, non integrata e decisamente incompleta, che con la loro attività 'non certificata' e scarsamente professionale gettano discredito sull'intera categoria".

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AIFA: più equità nell'accesso ai farmaci

Il direttore generale dell'AIFA, Guido Rasi, ha dato mandato a un gruppo di lavoro ad hoc di procedere alla revisione delle Note AIFA, "secondo criteri che escludano limitazioni nell'accesso ai farmaci non giustificate da esigenze di tutela della salute dei cittadini".

Inoltre, "informato di disagi nell'accesso alle terapie più avanzate per la cura del glaucoma, cui sono sottoposti in molti casi i pazienti affetti da tale patologia - prosegue l'Agenzia del farmaco in una nota - Rasi ha affidato alla Commissione tecnico-scientifica il compito di approfondire in via prioritaria i contenuti della Nota 78, al fine di superare le criticità evidenziate".

"Le Note - spiega Rasi - dovranno divenire uno strumento di garanzia dell'equità nell'accesso ai farmaci per tutti i cittadini ovunque essi risiedano, e non uno strumento di esclusione. Attualmente, infatti, vi sono anche disomogeneità regionali nell'applicazione delle Note, legate a una loro arbitraria interpretazione, che creano illegittime discriminazioni nell'accesso ai farmaci tra cittadini residenti in diverse regioni.

Ritengo che ogni persona che a un certo punto della sua vita si trovi a doversi confrontare con uno stato di malattia abbia diritto a poter accedere alle migliori cure disponibili per la sua patologia, e a essere curata con farmaci ritenuti efficaci e sicuri", sottolinea. "Per questo - aggiunge - ho affidato a un Gruppo di lavoro dedicato il compito di revisionare e rielaborare le attuali Note modificandole, laddove necessario, per renderle coerenti con questi principi.

Inoltre, al fine di valutare la possibilità di semplificare, in tempi brevi, le procedure di accesso alle nuove opportunità terapeutiche disponibili per quelle patologie a sviluppo progressivo, come il glaucoma, in grado di incidere gravemente sulla qualità di vita dei malati, ho ritenuto di affidare in via prioritaria l'esame della Nota 78 alla Commissione tecnico-scientifica, stralciandola dall'iter della revisione sistematica", conclude.

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Dal Pd 173 emendamenti al Ddl Calabrò

Sono 173 gli emendamenti targati Pd al Ddl Calabrò sul testamento biologico, che domani approda nell'Aula di Palazzo Madama.

Di questi, 75 sono stati firmati dai componenti del partito in forza alla Commissione sanità del Senato, 82 avanzati da singoli senatori Pd e ben 15 a firma del solo Ignazio Marino.

Il gruppo avanzerà inoltre in Aula una pregiudiziale di costituzionalità, mentre il senatore Daniele Bosone presenterà un ordine del giorno sulla rete di assistenza a persone in coma o in stato neurovegetativo.

Alcuni emendamenti targati Pd portano la firma anche di senatori radicali, che tuttavia daranno il loro personale contributo alla 'battaglia' contro il provvedimento con circa 2.500 proposte di modifica.

L'emendamento Finocchiaro che prevede la possibilità di sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali è stato firmato dalla capogruppo Pd in commissione Sanità Dorina Bianchi, dal direttivo del gruppo e da tutti i componenti della commissione Sanità fatta eccezione per Claudio Gustavino ed Emanuela Baio.

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"Noi non segnaliamo day": aderiscono i sindacati medici

Le organizzazioni sindacali della dirigenza medica aderiranno domani al "Noi non segnaliamo day", manifestazione promossa in molte città italiane da Medici senza frontiere, dalla Società italiana di medicina delle migrazioni, dall'Associazione studi giuridici sull'immigrazione e Osservatorio italiano di salute globale

"Anche oggi siamo al fianco dei colleghi medici di tutti gli ospedali italiani per difendere la nostra dignità e il diritto a esercitare la nostra professione nel rispetto dei principi fondamentali di deontologia professionale che si vorrebbero mortificare, sancendo l'obbligo di denunciare i clandestini che si dovessero rivolgere a noi", si legge in una nota dell'intersindacale, a cui aderiscono Anaao Assomed, Cimo Asmd, Aaroi, Fp Cgil Medici, Fvm, Federazione Cisl medici, Fassid, Fesmed, Federazione medici, Uil fpl.

"Non considereremo il nostro compito esaurito - continua la nota - fino a quando il Parlamento non avrà cancellato questa norma e fino a quel momento sosterremo tutte le iniziative che richiamano l'attenzione dell'opinione pubblica e delle Istituzioni su una palese violazione del dettato costituzionale.

E in questo ci confortano le recenti dichiarazioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che si è detto contrario al provvedimento e preoccupato delle sue pericolose conseguenze". I camici bianchi ribadiscono al Governo e all'opinione pubblica: "non siamo spie, ma medici e come tali vogliamo difendere il diritto alle cure di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal sesso, dal censo, dal colore della pelle e dalla lingua che parlano e garantire la migliore salute e la migliore sanità possibile".

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15 marzo 2009

Federterme, accordo con le Regioni

"Abbiamo la sensazione di aver imboccato finalmente la direzione giusta per un dialogo realistico e costruttivo con le Regioni in materia di spesa sanitaria termale e sono certo che i prossimi appuntamenti, fissati per il 18 e il 19 marzo, potranno essere quelli risolutivi".

Ad affermarlo è Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme Confindustria, al termine dell'incontro di ieri al ministero del Welfare, con la delegazione degli assessori regionali alla Sanità della Toscana Enrico Rossi, dell'Emilia Romagna Giovanni Bissoni, del Veneto Sandro Sandri, della Puglia Tommaso Fiore.

"Abbiamo avuto modo di illustrare agli assessori luci e ombre dell'attuale congiuntura dell'industria termale e, per la prima volta - sottolinea il presidente di Federterme - abbiamo potuto mettere sul tavolo e dimostrare cifre alla mano la limitata incidenza della spesa termale su quella sanitaria e i comportamenti virtuosi tenuti in materia dagli imprenditori del settore.

Questa situazione - conclude Jannotti Pecci - potrà consentire adesso il riconoscimento motivato e dimostrato della fondatezza e della sostenibilità degli aumenti tariffari richiesti, che notoriamente sono rimasti fermi dal 2005, con effetti preoccupanti per gli equilibri dei bilanci aziendali e per l'occupazione".

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La Lombardia impugna la sentenza Englaro

Su proposta del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, la Giunta regionale ha deciso di impugnare presso il Consiglio di Stato la sentenza del Tar Lombardia sul caso di Eluana Englaro (n. 214/09 emessa il 26 gennaio).

"Purtroppo la vicenda di Eluana - commenta Formigoni - si è conclusa nel modo tragico che sappiamo. Noi siamo certi di aver costantemente operato in modo corretto e abbiamo deciso di presentare ricorso perché riteniamo la sentenza del Tar infondata".

"In particolare - prosegue Formigoni - riteniamo che nessuna magistratura, penale, civile e tanto meno amministrativa, possa deliberare sulla vita e sulla morte di una persona, tanto più in assenza di una legge.

Compito della magistratura è infatti applicare le leggi che ci sono, mentre il compito di farle è del Parlamento che esercita questo diritto in nome del popolo.

Giudichiamo dunque illegittimo imporre al servizio sanitario l'esecuzione di un trattamento diametralmente opposto ai compiti di assistenza e cura che costituzionalmente gli appartengono".

"Con la nostra iniziativa - conclude Formigoni - vogliamo che una sentenza del Consiglio di Stato impedisca che in futuro si possano ripetere altri casi come quello di Eluana Englaro".

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Più ricette dai medici internauti

I medici che utilizzano social network per 'addetti ai lavori', tendono a compilare un numero maggiore di ricette rispetto ai loro colleghi non 'internauti'.

E' quanto emerge da un'indagine presentata in occasione di un forum sull'e-Marketing nel settore farmaceutico a Princeton (Usa) nei giorni scorsi.

Bonnie Southcott, interactive producer della Toolhouse Design Company, ha sottolineato che "i medici che usano questi sistemi o sono interessati a farlo, sono soprattutto maschi": la percentuale di 'camici bianchi' appartenenti al sesso forte coinvolti nella rete è infatti del 68% contro il 32% delle donne.

Il 70% dei medici maschi, inoltre, si è dichiarato incuriosito dai social network contro il 24% delle dottoresse.

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Con l'elettronica si risparmierebbero 30 mld

"Penso che se entrasse fino in fondo l'elettronica nella sanità, nella prescrizione medica, nelle cartelle cliniche, nella certificazione di malattia, il servizio sanitario pubblico potrebbe risparmiare il 30%.

Siccome il sistema sanitario pubblico costa oltre 100 miliardi di euro l'anno, potremmo risparmiare 30 miliardi di euro". Cosi Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione, sullo sviluppo dell'elettronica negli apparati statali e nella sanità in particolare.

"Inoltre - ha auspicato Brunetta - serve trasparenza, controllo anticorruzione, che sono le cose che sto già facendo".

Quindi, ribadisce il ministro: "Servirebbe un ulteriore sviluppo sul fronte dell'elettronica".

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Manifestazione contro la segnalazione

Manifestazioni in tutta Italia, il 17 marzo, per dire no alla segnalazione di immigrati clandestini da parte di medici e altri operatori sanitari

Medici senza frontiere (Msf), Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e Osservatorio italiano di salute globale (Oisg) invitano la società civile a partecipare a eventi e manifestazioni in tutto il territorio nazionale contro l'emendamento al Pacchetto sicurezza, in discussione in questi giorni alla Camera, volto a sopprimere il divieto di segnalazione per gli immigrati irregolari che ricevono cure sanitarie.

Attraverso i Gruppi immigrazione e salute locali (Gris), sono stati organizzati eventi in 20 città italiane (elenco aggiornato su www.simmweb.it). A Roma, per il 'Noi non segnaliamo day', le associazioni promotrici organizzano dalle 9.30 alle 11.00 un presidio a piazza San Marco (lato piazza Venezia) e intervengono alla conferenza stampa con il vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino, prevista per le 12 all'ospedale capitolino San Camillo. Hanno aderito all'iniziativa la Federazione italiana degli ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), l'Istituto nazionale per la medicina delle migrazioni e lotta alla povertà, l'Associazione medici stranieri, l'Ordine degli psicologi.

Le organizzazioni promotrici del 'Noi non segnaliamo day' sono "allarmate perché il rischio di segnalazione o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria - spiega in una nota Msf - creerebbe nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie". Tutto ciò potrebbe determinare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri irregolari, "soprattutto minori, donne in gravidanza e malati cronici, che tenderanno ad accedere ai servizi solo in situazioni di urgenza indifferibile, con conseguente aumento dei costi per il Ssn, incentivando la nascita e la diffusione di percorsi e organizzazioni sanitarie 'paralleli', al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica, con serie ripercussioni sulla salute collettiva".

"I ritardi negli interventi e la probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione provocherebbero, infatti, il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili", sottolineano le associazioni. Intanto hanno raggiunto e superato la quota di 23 mila le adesioni all'appello rivolto ai parlamentari dalla stesse organizzazione che saranno protagoniste della giornata di martedì.

Tra le adesioni raccolte, online attraverso il sito www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it, anche quelle di organizzazioni come la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi ed odontoiatri (Fnomceo), la Federazione nazionale collegi infermieri (Ipasvi), la Federazione nazionale dei collegi delle ostetriche (Fnco) e il Consiglio nazionale dell'ordine degli assistenti sociali (Cnoas).

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13 marzo 2009

Un curatore speciale per gli embrioni? No grazie.

La fecondazione assistita e la legge 40 tornano sotto i riflettori dei tribunali. Ieri, è stata resa nota una nuova ordinanza del Tribunale civile di Firenze. Rigettata l?istanza di Mario Palmaro, presidente del comitato Verità e Vita, che un anno fa aveva chiesto di essere nominato "curatore speciale" di alcuni degli embrioni, che una giovane donna milanese, infertile, ma anche malata di esostosi multipla (una malattia degenerativa delle ossa), aveva chiesto, al Tribunale di Firenze,di non trasferire, qualora fossero risultati malati, dopo la diagnosi genetica degli embrioni.


L?esito non era scontato e l?avvocato Gianni Baldini, dell?associazione Madre Provetta, che ha assistito la coppia per oltre un anno, solo oggi può tranquillizzarsi. L?ordinanza, ancora una volta del Tribunale civile di Firenze è netta:
"nessun interesse attuale e concreto" da parte del professore, filosofo e presidente di Verità e Vita verso quegli embrioni.

In sintesi, non può essergli riconosciuto un interesse più rilevante di quello che non abbiano i genitori, trattandosi di un terzo del tutto estraneo alla famiglia. Inoltre, cosa di meglio avrebbe potuto offrire il signor professore a quegli embrioni malati, se non di restare congelati? Forse di farli guarire o di farli nascere senza il consenso della madre?.

"Il buon senso è stato ristabilito con questa sentenza". Afferma l'avvocato Gianni Baldini, che sta conducendo con successo la coppia fuori dal tunnel. " La richiesta del professore Palmaro, se accolta, avrebbe avuto conseguenze gravissime e paradossali allo stesso tempo?. Sarebbe diventato ?uno di famiglia?, ma contro i genitori. Che avrebbero dovuto condividere con lui ogni fase della fecondazione in vitro e del trattamento medico. Un vero incubo ed una violazione senza precedenti della libertà di entrambi i genitori.

Ma cosa aveva chiesto la giovane madre milanese, oltre un anno fa al magistrato fiorentino, Isabella Mariani? Di non costringerla ad abortire in corso di gravidanza. La donna, infatti, che conosce la gravità dell?esostosi multipla, non si sarebbe mai perdonata di farla ereditare al figlio tanto desiderato.

Un rischio, stimato per la coppia, al 50%. Il magistrato fiorentino, con una articolata e motivata ordinanza l?aveva ascoltata e le aveva detto si, il 19 dicembre 2007. Quando il magistrato Isabella Mariani ordinò al centro medico Demetra di Firenze, a cui la coppia si era rivolta, di procedere con la diagnosi genetica per l'esostosi e di congelare gli embrioni, eventualmente malati, in barba ai divieti espliciti della legge 40 (art. 14). Poi, rinviata, nel luglio 2008 al vaglio della Corte Costituzionale per una valutazione sulla violazione degli artt 3 e 32 della Costituzione. Ma, pochi giorni dopo, inaspettatamente, la coppia aveva dovuto fare i conti con un nuovo processo. "Un vero e proprio attacco ed oserei dire un atto intimidatorio con l?obiettivo di dissuadere i miei assistiti? commenta l'avvocato Gianni Baldini.

Il nuovo fronte fu aperto dal presidente del comitato Verità e Vita, che chiese di essere nominato curatore speciale degli embrioni, contro i genitori. "E' come se fosse stato chiesto di sottrarre un minore a dei genitori incapaci o indegni. Per intenderci violenti o peggio." Solo questi, infatti, potrebbbero essere i casi in cui il nostro Ordinamento giuridico prevede l'istituto del curatore speciale. "Un incubo, che ci riconduce indietro nel tempo, al diritto romano". Quando il frutto del ventre della donna era sotto tutela dello stato, in assenza di una figura maschile (marito o padre o fratello). Infatti, si partiva dalla considerazione che la donna, per definizione, fosse inferiore all?uomo e dunque incapace giuridicamente. Con questo obiettivo nel diritto romano esisteva il curatore del ventre, a tutela del futuro cittadino romano. Ieri, per fortuna, la storia non si è ripetuta. "Ora attendiamo che la Corte Costituzionale, il 31 marzo prossimo, valuti tutte le ordinanze di rinvio, che si sono succedute, dopo quella del Tribunale di Firenze del luglio scorso", conclude Baldini.

Monica Soldano

Vita di Donna Community

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12 marzo 2009

Quando il cibo diventa un nemico

Sono almeno 200 mila le ragazze italiane, a volte giovanissime, che soffrono di anoressia o bulimia nervosa. "Ma tenuto conto dei casi atipici e di quelli non classificati, il numero potrebbe anche triplicare", spiega Giovanni Spera, ordinario di endocrinologia e malattie metaboliche dell'Università Sapienza di Roma.

L'esperto, nel corso della conferenza sulle 'Cure coercitive nell'anoressia e nella bulimia nervosa' ieri nella Capitale, ricorda come i disturbi alimentari siano la prima causa di morte per malattia tra le ragazze di 12-25 anni italiane. "Si tratta di patologie in continuo aumento - evidenzia Roberto Ostuzzi, presidente della Sidca (Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare) - tanto da rappresentare ormai un vero allarme socio-sanitario. Far accettare una terapia a queste pazienti è particolarmente difficile, e per questo spesso i problemi diventano cronici".

Il rischio è molto alto: nel 30% dei casi si parla di malattia molto resistente alle cure e di cronicità, con il manifestarsi di complicanze mediche o psichiatriche, e rischi letali. Gli anni di digiuno finiscono per piegare il corpo e la mente. Così la mortalità per suicidio o complicanze da malnutrizione è del 10% a dieci anni dall'inizio della malattia e del 20% a venti anni. In questo quadro, poi, cure salvavita e continuità di trattamento sono spesso un miraggio per le pazienti, che per prime rifiutano di farsi aiutare.

"Sono ragazze lucide, intelligenti, studiano con profitto o lavorano bene. Sono capaci di spiegare la propria situazione, ma continuano a negare il consenso alle cure. Certo - prosegue Ostuzzi - nelle situazioni più gravi è a volte necessario ricorrere a trattamenti salvavita coercitivi, ma si tratta di un'operazione molto difficile nella pratica, in base alla norme attuali che regolano il Tso (trattamento sanitario obbligatorio)".

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Il fund raising ai tempi della crisi

Chi salverà dalla bufera economica le Onlus che si occupano di ricerca e assistenza a chi fa i conti con le più diverse malattie? Più che le aziende private, alle prese con maxi-piani di ristrutturazione e conti in rosso, potrebbero essere i piccoli donatori.

Per ora il sistema di 'fund raising', secondo un primo bilancio degli addetti ai lavori, ha retto proprio grazie alla generosità dei cittadini comuni, che non hanno fatto mancare il loro contributo. Ma siamo solo agli inizi del 'grande freddo' e anche le associazioni più accreditate nel mondo della raccolta fondi per la ricerca scientifica hanno dovuto fare i conti con gli scossoni della recessione. I grandi sponsor cominciano a dare forfait, le imprese temporeggiano, i mercati immobiliari crollano, mettendo in difficoltà gli enti a cui sono stati donati edifici di valore.

Per non parlare di chi ha puntato sulla finanza per moltiplicare i fondi disponibili. Un'indagine condotta dall'Istituto donazione italiano su 100 organizzazioni no profit a febbraio di quest'anno, fa il punto sulla prima occasione di confronto fra i fund raiser e la crisi: le raccolte fondi di Natale 2008. Più di un terzo del campione, rileva il sondaggio, ha accusato perdite, un 43% non ha aumentato la proprie entrate. Solo il 21% è cresciuto. Nel complesso, però, i risultati dell'anno scorso sono salvi per il 72% degli intervistati che riferisce di non aver registrato perdite.

Il 2008, però, era ancora fuori dal periodo nero e non è indicativo di cosa succederà adesso che la recessione economica comincia a diventare sempre più tangibile. Ne sono consapevoli anche i responsabili delle organizzazioni: due su tre confessano di sentire che la crisi è già arrivata. Non se ne parla apertamente, ma fa paura.

Tanto che il 65% degli intervistati si dice pronto a modificare i propri programmi di fund raising per far fronte alle difficoltà. Le prime avvisaglie? "Qualche imprenditore che telefona intimorito, qualche contratto chiuso per difficoltà aziendali, i primi forfait di sponsor storici", elencano gli addetti ai lavori.

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Commissione Senato approva ddl Calabrò

Via libera della Commissione Sanità del Senato al disegno di legge sul testamento biologico, che mercoledì sarà all'esame dell'Aula.

Hanno votato a favore del testo, modificato durante la discussione e la votazione degli emendamenti questa settimana, il Pdl (fatta eccezione per Laura Bianconi, che ha espresso il suo dissenso), la Lega e l'Udc.

Il Pd si è diviso: due i voti contrari, quelli di Donatella Poretti e Vincenzo Maria Vita, mentre si sono astenuti Claudio Gustavino, Daniele Bosone e Dorina Bianchi.

Contro il provvedimento si è espresso l'Idv. I senatori hanno dato mandato al relatore del Ddl, Raffaele Calabrò, che dunque sarà relatore anche in Aula.

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Chiesta audizione su denuncia clandestini

Dopo le proteste e gli appelli al "buonsenso", i medici chiedono un incontro con le istituzioni per dire la loro sulla cosiddetta norma anti-clandestini.

Le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e veterinaria del Ssn hanno infatti chiesto ai presidenti delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera un'audizione sul disegno di legge 2180 che elimina il divieto di denunciare i gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie.

A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è il presidente della Cimo-Asmd, Stefano Biasioli, che spera in un passo indietro del Governo sul provvedimento contenuto nel Ddl sicurezza, già approvato dal Senato.

"Chiederemo che la norma venga completamente cancellata. In caso contrario - spiega il numero uno della Cimo-Asmd - se la proposta avanzata dalla Lega diventerà legge, siamo pronti ad andare fino alla Corte di giustizia europea passando per la Corte costituzionale. Insomma - conclude Biasioli - attiveremo tutte le linee di ricorso per contrastarne l'applicazione".

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Squilibrio nord-sud da superare

Un intervento per correggere velocemente lo squilibrio nei servizi socio-sanitari fra nord e sud Italia? "Il commissariamento del servizio sanitario"

Parola del ministro del Lavoro, salute e politiche sociali, Maurizio Sacconi, che illustra la sua ricetta in un'intervista al settimanale l'Espresso, in edicola oggi. "Là dove si è realizzato, come nel Lazio o in Abruzzo - spiega il ministro - ha determinato il cambiamento di rotta nella gestione e nella qualità del servizio".

Un cambiamento auspicato anche per altre Regioni, quasi tutte al Sud: entro marzo il Governo deciderà se commissariarne la sanità. "A giorni decideremo su Sicilia, Campania, Molise. Poi c'è un caso Calabria sotto la lente", sottolinea, senza entrare nei dettagli.

Per il ministro, questo è "un modo di dare fiducia alle popolazioni in tempi brevi e percettibili: non stiamo parlando di razionare le prestazioni, ma di allargarle, riducendo la dinamica della spesa come accade nelle aree efficienti.

Dobbiamo evitare che la spesa sanitaria cresca secondo tendenze che fanno prevedere più del raddoppio entro il 2050. Più di quella previdenziale". La priorità è ancora colmare il divario fra Nord e Sud Italia.

"Abbiamo metà Paese che dà servizi socio-sanitari di buon livello - ribadisce Sacconi - e l'altra metà, il Centro-Sud, che spende di più ma garantisce di meno, con ricoveri ospedalieri inappropriati e cittadini condannati alla mobilità".

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11 marzo 2009

Una regola per lo scambio di campioni

"Ogni anno i laboratori di tutto il mondo si scambiano migliaia di cellule e campioni biologici, fondamentali per studiare le malattie e sviluppare test diagnostici predittivi dello stato di salute di ogni persona. Ma l'Italia non ha regolamenti che disciplinino questo flusso".

Metterli a punto è l'appello lanciato da Giuseppe Novelli, preside della Facoltà di Medicina dell'università di Roma Tor Vergata, in occasione della tavola rotonda 'Anche le cellule passano le frontiere', organizzata ieri nella capitale dalla cattedra Jean Monnet ad personam di biodiritto della Commissione europea, dal Network di biodiritto e bioetica e dal Centro di studi biogiuridici Ecsel (European Centre for Science, Ethics and Law).

"Il nostro Paese - ha aggiunto l'esperto - deve discutere di questa materia in maniera multidisciplinare e confrontarsi con le istituzioni europee, come l'Agenzia europea dei farmaci (Emea) e l'Ocse, che da anni hanno formato gruppi di lavoro incaricati di emanare linee guida ad hoc. Dobbiamo adeguarci all'Europa, senza censure provocate dalla scarsa conoscenza del problema", ha avvertito. "Iniziative come quella di oggi (ieri ndr) - ha continuato Luca Marini, vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) - servono a sollecitare il dibattito e il confronto pubblico su questo tema. Alcune forze politiche, nel nostro Paese, hanno dapprima appoggiato con convinzione gli ideali europei, ma da quando hanno capito che la libera circolazione riguarda anche le cellule e i tessuti, li osteggiano.

In Italia vige un quadro normativo contraddittorio: la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, per esempio, vieta l'utilizzo delle cellule staminali embrionali estratte in Italia, così come la commercializzazione di questo materiale biologico, ma non parla dell'importazione. Prima di questa normativa esistevano delle ordinanze che la impedivano, ma che non sono poi state riprese dalla legge stessa. Noi, comunque, presenteremo i risultati della tavola rotonda al Governo, che so impegnato su questo fronte".

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Respinto emendamento su sospensione nutrizione

La Commissione Sanità del Senato ha respinto l'emendamento Pd a prima firma Finocchiaro, che puntava a introdurre nel testo Calabrò sul testamento biologico la possibilità di sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali.

La conferma arriva dalla stessa presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, che ha illustrato l'emendamento in Commissione Sanità.

"Non abbiamo cavato un ragno dal buco - spiega - nonostante, dopo gli sforzi fatti, nel'articolo 1 del provvedimento pareva comparire un barlume di consapevolezza circa la vigenza, in questo Paese, dell'articolo 32 della Costituzione".

L'emendamento Pd ha ottenuto i voti di tutti i membri del Pd in Commissione, fatta eccezione per Claudio Gustavino e Riccardo Villari.

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Fnomceo, presidente proclamato il 17

Sarà proclamato il prossimo martedì, 17 marzo, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) per il triennio 2009-2001.

Le elezioni della Fnomceo - tenutesi lo scorso weekend con la vittoria per la lista del presidente uscente, Amedeo Bianco - si sono definitivamente concluse ieri con la proclamazione dei componenti il Collegio dei revisori dei Conti.

Sono stati eletti revisori, informa una nota della Federazione, Salvatore Onorati con 1.163 voti; Ezio Casale con 1.152 voti; Francesco Alberti con 1.139 voti; Antonio Avolio (supplente) con 1.062 voti.

"Per deliberare sull'attribuzione delle rispettive cariche, e per la proclamazione del presidente - si legge nel comunicato - sono convocati, il 17 marzo alle 16.30, i componenti del Comitato Centrale, della Commissione Nazionale Albo Odontoiatri e del Collegio dei Revisori dei Conti".

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Medici obbligati a denunciare i clandestini

Siamo medici e non spie". Questa la sintesi dell'intendimento delle maggiori sigle sindacali della dirigenza medica che ancora una volta protestano contro l'emendamento leghista

I medici italiani scendono in trincea e fanno sentire la loro voce. Rivendicano il loro ruolo professionale, si appellano al buonsenso dei politici ma, in attesa di segnali, lanciano l'allarme: "Non siamo spie, bisogna bloccare subito l'emendamento della Lega Nord che elimina il principio di non segnalazione degli immigrati clandestini da parte degli operatori del Ssn. Se diventa legge, il camice bianco avrà l'obbligo, e non la possibilità, di segnalare un clandestino che si rivolge per le cure a una struttura sanitaria pubblica, in quanto pubblico ufficiale incaricato di pubblico servizio". A lanciare l'appello sono i sindacati della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, riuniti ieri a Roma proprio per spingere il Governo a tornare sui propri passi e bocciare la norma anti-clandestini, contenuta nel Ddl sicurezza. All'incontro hanno preso parte tutte le maggiori sigle sindacali della dirigenza medica: Anaao Assomed, Cimo Asmd, Fp Cgil medici, Aaroi, Fvm, Federazione Cisl medici, Fassid, Fesmed, Federazione medici Uil-Fpl, pronte, se la legge dovesse passare, "ad andare fino alla Corte di giustizia europea, passando per la Corte costituzionale". "Il medico dipendente da enti pubblici o da enti convenzionati con il Ssn - spiega il segretario nazionale Fp Cgil medici, Massimo Cozza - riveste contemporaneamente, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, la qualifica di pubblico ufficiale o di pubblico servizio. I medici del servizio sanitario nazionale, in quanto pubblici ufficiali, saranno quindi obbligati a denunciare per iscritto quando avranno notizia della clandestinità, diventato reato perseguibile di ufficio. Chi omette o ritarda di denunciare sarà punito con la multa da 30 a 516 euro. E non va dimenticato che l'obbligatorietà della denuncia non è solo a carico dei medici, ma anche degli infermieri e di tutto il personale della sanità pubblica quando è nell'esercizio delle sue funzioni".

Dello stesso avviso anche il presidente dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, che aggiunge: "se il provvedimento diventasse legge si creerebbe una situazione senza via d'uscita. Il medico che decidesse di non applicare la norma, commetterebbe un reato perseguibile d'ufficio". Un vicolo cieco, dal momento che non sarebbe nemmeno ipotizzabile un ricorso all'obiezione di coscienza. "In linea generale - spiega Lusenti - non è possibile per i medici sollevare obiezione di coscienza, in quanto si può ricorrere a questa prerogativa solo nei casi in cui è espressamente prevista dalla legge, come ad esempio nel caso dell'interruzione volontaria di gravidanza". Per i sindacati, la norma in questione presenta inoltre "un evidente profilo di incostituzionalità", per contrasto con l'articolo 32 della Costituzione, in base al quale la "Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività". Le sigle sindacali passano quindi in rassegna i rischi che potrebbero sorgere nel caso l'emendamento dovesse avere il via libera anche della Camera. "E' facile prevedere - spiegano - che a fronte del rischio concreto di essere denunciati alle autorità giudiziarie, si determinerebbe la marginalizzazione di gran parte dei cittadini extracomunitari i quali sarebbero costretti, in caso di necessità, a ricorrere a un 'sistema sanitario parallelo' privo di regole e controlli, generando situazioni di pericolo per la salute collettiva, basti pensare al mancato monitoraggio delle malattie infettive. Senza contare l'ulteriore aggravio che le rigorose modalità di adempimento dell'obbligo di denuncia comporterebbero per il carico di lavoro del medico".

Critico nei confronti dell'emendamento anche il presidente della Cimo Asmd, Stefano Biasioli, che ribadisce un concetto chiaramente espresso anche sulla locandina della manifestazione: 'non siamo spie', vogliamo fare i medici senza guardare al colore della pelle o alla residenza di una persona". Il numero uno della Cimo si dice però ottimista circa una felice soluzione della questione, escludendo, al momento, la possibilità di proclamare uno sciopero dei camici bianchi. "Credo nella lungimiranza e nel buonsenso dei parlamentari, ma se la proposta avanzata dalla Lega diventerà legge - conclude Biasioli - siamo pronti ad andare fino alla Corte di giustizia europea passando per la Corte costituzionale, pronti ad attivare tutte le linee di ricorso per contrastarne l'applicazione".

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10 marzo 2009

Ssn è donna ma solo una su 10 ai vertici

Molte donne in corsia, ma ancora troppo poche nella stanza dei bottoni. A fotografare un Ssn in rosa, ma solo quando non si guardano le posizioni apicali, è il sottosegretario al Welfare Francesca Martini, in un incontro ieri a Palazzo Chigi su 'La femminilizzazione della sanità'.

"Ormai nel Ssn le donne sono la maggioranza, intorno al 60% circa del totale. Ma nella distribuzione dei ruoli costituiscono il 33% dei medici e il 73% del personale infermieristico. A fronte, quindi, di un medico donna ogni 3 camici bianchi - sottolinea la Martini - ancora oggi solo una donna su dieci occupa un posto di dirigente medico di struttura complessa, cioè gli ex primari. La stessa proporzione si rileva nell'ambito dei manager delle aziende sanitarie.

Mentre le cose vanno ancora peggio se guardiamo alle università. E queste nonostante ormai le donne si laureano in Medicina prima e meglio". Proprio per dare voce alle operatrici della sanità italiana, evidenziandone le problematiche e i nodi che le tengono lontane dai vertici, il ministero lancia il primo Forum sul web pensato ad hoc.

Un luogo di discussione dove le dirette interessate possono portare le proprie esperienze e suggerire proposte operative, stabilendo un filo diretto con il ministero. Il Forum 'La voce alle donne della sanità' è attivo da ieri fino al 10 aprile su www.ministerosalute.it. Le proposte concrete figlie di questa iniziativa saranno presentate a giugno alla prima conferenza nazionale 'Ssn: un sistema sempre più al femminile', in programma a Roma.

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Specializzandi in piazza per bando di ammissione

"Subito il bando di concorso per le scuole di specializzazione in medicina". Lo hanno chiesto, con slogan e striscioni, una nutrita rappresentanza di specializzandi e camici bianchi aspiranti alla specializzazione, riuniti ieri a Roma, in piazza Montecitorio per protestare contro i ritardi per il bando 2008-2009.

"Abbiamo organizzato questa manifestazione - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Gianluigi Luridiana, presidente di Federspecializzandi, associazione che ha organizzato la protesta - a sostegno dei colleghi più giovani, i neolaureati che, a causa dei ritardi nella pubblicazione del bando, sono costretti a un'attesa ormai inaccettabile prima di poter accedere alla specializzazione. Sono penalizzati tutti - aggiunge Luridiana - ma soprattutto i più meritevoli che si sono laureati in corso e che, da un anno, aspettano e non possono lavorare.

Così la meritocrazia va a farsi benedire". Il problema, ricorda il presidente di Federspecializzandi, sta nel fatto che le tre istituzioni coinvolte - i ministeri dell'Istruzione e del Welfare e le Regioni - "non riescono a trovare un accordo". E così non è stato ancora stabilito il 'fabbisogno', ovvero il numero di specializzati necessari alla sanità, passo fondamentale per indire il bando. "A oggi, quindi - continua Luridiana - contro ogni più pessimistica previsione, siamo ancora senza un bando. E se il 19 marzo la Conferenza Stato-Regioni non prenderà una decisione, i tempi si allungheranno ancora".

Una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dalla segreteria del sottosegretario Ferruccio Fazio e altri rappresentanti incontreranno il coordinatore degli assessori regionale alla Sanità, Enrico Rossi. "Regioni e ministero del Welfare - conclude il presidente di Federspecializzandi - sono le istituzioni che più hanno fatto resistenza. Noi ci aspettiamo oggi delle risposte e andremo avanti con le nostre iniziative per ottenere al più presto la pubblicazione del bando".

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Fazio, su embrionali decida il Parlamento

Aprire alla ricerca sulle cellule staminali embrionali come hanno fatto gli Stati Uniti?

"E' una decisione filosofico-politica da demandare al Parlamento".

Così Ferruccio Fazio, sottosegretario alla Salute, ha risposto ai giornalisti che gli hanno domandato se l'Italia seguirà mai l'esempio di Barack Obama, che lunedì ha cancellato il veto sui fondi pubblici alla ricerca che ha per oggetto le embrionali.

"A mio parere - ha però aggiunto Fazio, parlando a margine della presentazione della settimana di prevenzione del tumore della prostata 2009 - il futuro delle staminali sta nella riprogrammazione di quelle adulte".

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Servono nuove regole elettorali

"Auguriamo buon lavoro ad Amedeo Bianco, ma riteniamo che la scarsa partecipazione e rappresentanza dei medici durante i percorsi elettorali non sia più accettabile.

Al di là degli schieramenti, c'è la necessità, non più rinviabile, di nuove regole elettorali a livello nazionale e provinciale con tutela delle minoranze, che consentano un maggior coinvolgimento dei medici, non vanifichino il loro voto e introducano la possibilità di utilizzare anche Internet".

Ad affermarlo è il segretario nazionale della Cgil medici, Massimo Cozza, che commenta così la conferma di Amedeo Bianco alla guida della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici.

"E' questa - sottolinea Cozza in una nota - la prima richiesta che avanziamo di nuovo al presidente Bianco, convinti della necessità di rinnovare l'istituzione ordinistica, insieme all'Enpam e all'Onaosi, a partire da una maggiore vicinanza e coinvolgimento democratico dei medici.

Ci auguriamo infine che la Federazione difenda in tutti i luoghi l'etica e la professionalità dei medici, come già il presidente Bianco ha recentemente fatto in merito all'emendamento della Lega Nord che cancellerà il divieto di segnalazione dei clandestini sanitari".

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Fnomceo diventi casa di tutti i medici

I vertici della Società Italiana di Medicina Generale si congratulano con Bianco per la rielezione al vertice della Fnomceo

"Esprimiamo le nostre congratulazioni ad Amedeo Bianco e ai colleghi eletti e riconfermiamo la fiducia che nel corso di questo mandato la Federazione degli Ordini divenga sempre di più la casa di tutti i medici italiani".

Parola di Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), che commenta così i risultati delle elezioni per il rinnovo del Comitato centrale della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), che hanno visto la conferma del presidente Amedeo Bianco.

"Auspichiamo in particolare - sottolinea in una nota Cricelli - che il mondo delle società scientifiche trovi nella Federazione sempre maggiore riconoscimento del suo ruolo fondamentale e che se ne promuova la completa integrazione sia negli Ordini dei medici provinciali che nell'istituzione nazionale. Auguriamo - conclude - buon lavoro a tutti i nuovi eletti".

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09 marzo 2009

Testamento, legge preveda stop alimentazione

"Una legge che disciplini il testamento biologico si può fare. Anzi, Costituzione alla mano, probabilmente si deve fare e può certamente comprendere il rifiuto delle cure. Tale rifiuto, che deve essere espresso per iscritto, può riferirsi anche all'alimentazione e all'idratazione che costituiscono, per la scienza medica, interventi di carattere sanitario".

Maurizio De Tilla
, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura italiana (Oua), interviene sul dibattito relativo al testamento biologico, alla vigilia della discussione che riprenderà domani in Commissione Sanità del Senato.

"Naturalmente - scrive De Tilla in una nota - la questione solleva numerosi aspetti problematici che vanno però valutati, innanzitutto, alla luce dell'articolo 32 della nostra Carta Costituzionale, nella quale si stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge".

Il presidente dell'Oua sottolinea come la nostra Costituzione sia improntata al principio della laicità, ma non per questo può essere tacciata di non essere portatrice di valori. Tra questi ha un ruolo fondamentale quello dell'autodeterminazione della persona: "La legge - scrive - non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana: nessuno può decidere per noi.

Ogni individuo ha il diritto di autodeterminarsi e di esprimere cosa vuol fare della propria esistenza nel caso si trovasse in condizioni che lo privano della sua identità e dignità. È questa una scelta di civiltà giuridica".

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USA, si torna alle embrionali

"Aboliremo il veto ai finanziamenti alle cellule staminali, con l'obiettivo di far guidare all'America la ricerca". Così Barack Obama ha annunciato, nella cerimonia alla Casa Bianca, la firma dell'ordine esecutivo con cui si annulla il precedente divieto imposto da George W. Bush, sottolineando che il precedente Governo aveva affrontato la questione sotto la "falsa alternativa tra integrità della scienza e valori morali".

In un discorso interrotto più volte da calorosi applausi del pubblico, tra i quali in prima fila la Speaker della Camera Nancy Pelosi, Obama ha ricordato come pur senza "sopravvalutare" i risultati già ottenuti, gli scienziati ritengono che "vi siano grandi potenzialità" nella ricerca sulle staminali per riuscire a trovare cure per gravi malattie. "Non vi posso assicurare che queste cure verranno trovare, nessun presidente può farlo, ma che verranno cercate in modo attivo" ha detto Obama che ha sottolineato come sia un compito di un governo appoggiare la ricerca perché "i miracoli in campo medico non avvengono per caso".

Il presidente ha comunque sottolineato di "comprende e rispettare" le posizioni di chi ha riserve morali riguardo a questo tipo di ricerca, ma ha ribadito di aver deciso di firmare l'ordine esecutivo nella convinzione che "la maggioranza degli americani" sostenessero la necessità di andare avanti con la ricerca. "Ma non lo faremo alla leggera - ha assicurato - ma in modo responsabile e non accetteremo abusi"

"Purtroppo Obama - ha commentato Luca Volontè - deputato dell'Udc, paga la cambiale 'anti-vita' firmata in campagna elettorale. Dispiace che nemmeno Nancy Pelosi sia riuscita a convincerlo che anche gli embrioni siano persone umane e che i diritti umani valgano anche per loro". "Neanche al presidente degli Stati Uniti e al suo staff - prosegue Volontè in una nota - sfuggirà che gli esperimenti sugli embrioni sono l'obiettivo delle grandi aziende farmaceutiche. Fino ad ora - conclude polemico - non esiste alcun protocollo scientifico che dimostri l'efficacia terapeutica su qualsiasi malattia delle cellule staminali embrionali".

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Bianco presidente della Fnomceo

"Un risultato nel segno della continuità". Così la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), sul rinnovo del Comitato centrale per il triennio 2009-2011, che ha visto la conferma del presidente Amedeo Bianco.

"Sono risultati eletti - spiega la Fnomceo in una nota - tutti i componenti della lista presentata da Bianco e Maurizio Benato, rispettivamente presidente e vicepresidente uscenti della Fnomceo. Primo dei non eletti Giovanni Maria Righetti, con un gap di 139 voti rispetto all'ultimo degli eletti. Righetti si presentava nella lista portata avanti da Salvatore Amato". Ma ecco i risultati. Eletti a far parte del comitato Centrale per il triennio 2009-2011: Maurizio Benato, con 1.147 voti; Amedeo Bianco (1.140); Guido Marinoni (1.082); Giuseppe Augello (1.076); Raimondo Ibba (1.075); Gabriele Peperoni (1.047); Nicolino D'Autilia (1.042); Roberto Stella (1.038); Pasquale Veneziano (1.036); Luigi Conte (1.035); Sergio Bovenga (1.029); Fabrizio Cristofari (1.013); Gian Luigi Spata (1.008). Sono state scrutinate 1.880 schede, di cui 34 bianche e una nulla. Ieri sera si è concluso anche lo scrutinio per il rinnovo della Commissione Albo Odontoiatri (Cao). Sono risultati eletti Raffaele Iandolo (voti 299); Giacinto Valerio Brucoli (285); Claudio Cortesini (273); Giuseppe Renzo (237); Alessandro Zovi (204). I primi quattro eletti entreranno a far parte, oltre che della Cao nazionale, anche del Comitato Centrale della Fnomceo. Domani si terrà lo scrutinio per l'elezione dei revisori dei conti della Federazione. Nei prossimi giorni il Comitato Centrale si riunirà per attribuire, al suo interno, le cariche.

"Grande soddisfazione" alla notizia della vittoria della lista guidata dall'attuale presidente, arriva dall'Anaao Assomed, principale sindacato dei medici dirigenti. "Questa vittoria - commenta il segretario nazionale Anaao Assomed, Carlo Lusenti - premia le indiscusse capacità di Bianco che in questi tre anni ha saputo rilanciare il ruolo della Federazione con innumerevoli e prestigiose iniziative politiche, culturali e di carattere più strettamente ordinistiche. Le sua ormai nota volontà, ampiamente dimostrata e verificata, di essere il presidente di tutti i medici - sottolinea - ha avviato un nuovo corso nella gestione di una Federazione il cui compito è quello di interpretare un ruolo fondamentale a tutela dei medici, ma anche e soprattutto dei cittadini". La sfida che attende Bianco non è semplice. "I temi all'ordine del giorno della sanità italiana nell'immediato futuro e nell'arco del prossimo triennio si preannunciano particolarmente delicati ed impegnativi, ma non vi è dubbio che la conferma di Bianco è la garanzia di interventi attivi e condivisi in nome della categoria rappresentata", conclude.

"Il lavoro paga, soprattutto se viene compiuto con competenza". E' il primo commento di Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) alla conferma di Bianco alla guida della Fnomceo. "Come Fimmg siamo certamente soddisfatti per il risultato, che premia il lavoro del presidente e del Comitato centrale uscente - prosegue Milillo - Il mio personale apprezzamento va al confronto civile e democratico, che ha contraddistinto queste votazioni. E rivolgo il mio ringraziamento a tutti i presidenti degli Ordini dei medici iscritti a Fimmg". Le elezioni hanno registrato la partecipazione di 103 ordini locali. "Nonostante la competizione elettorale abbia visto divisi su più fronti i medici italiani - conclude il numero uno della Fimmg con un auspicio - sono certo che il Comitato Centrale Fnomceo appena eletto potrà contare sulla piena collaborazione di tutti i presidenti degli Ordini della Penisola".

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08 marzo 2009

All'asta il diploma di dottorato di Einstein

Il diploma di dottorato che Albert Einstein conseguì nel 1906 all'Università di Zurigo sarà messo all'asta il prossimo mese di giugno dalla società lucernese Galerie Fischer.

Nel 1905, anno in cui mise a punto la sua rivoluzionaria teoria della relatività, il grande fisico consegnò all'università il lavoro intitolato 'Eine neue Bestimmung der Molekuldimensionen ('Una nuova determinazione delle dimensioni molecolari'), in cui spiegava come è possibile stabilire la taglia di un atomo.

Il diploma di dottorato, rilasciato dalla sezione di matematica e scienze naturali dell'ateneo zurighese, porta la data del 15 gennaio 1906. Un orologio da polso Longines, ricevuto in regalo da Albert Einstein nel 1931, è stato venduto per quasi 600.000 dollari a un'asta organizzata a New York dalla casa d'aste ginevrina Antiquorum lo scorso 16 ottobre.

Il maggio precedente la londinese Bloomsbury aveva battuto per circa 200.000 sterline la lettera in cui il fisico afferma che Dio "non è nient'altro che l'espressione e il prodotto delle debolezze umane".

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Nasce la Federazione medicina emergenza e catastrofi

Nasce dall'unione di sei sigle la Federazione italiana di medicina di emergenza urgenza e delle catastrofi (Fimeuc). Una nuova formazione che punta, in particolare, ad una maggiore integrazione delle componenti del 'sistema emergenza': centrali operative 118, rete territoriale dei mezzi di soccorso, punti di primo intervento, pronto soccorso ospedalieri, Dea di I e II livello.

Ma tra gli obiettivi c'è anche la piena attuazione della Scuola di specializzazione in medicina di emergenza urgenza. La Federazione, spiega infatti Anna Maria Ferrari, presidente pro tempore della Fimeuc, è pronta a "promuovere tutte le iniziative necessarie perché la Scuola di specializzazione in medicina di emergenza urgenza e la Scuola di emergenza, con competenze anche dei pediatri in questo settore, costituiscano strumenti formativi efficaci e completi per realizzare la piena maturazione professionale del nuovo medico dell'emergenza nell'iter universitario".

La formazione e l'addestramento dei medici del settore, inoltre, sono al centro dell'interesse della Federazione che prevede attività formative sia proprie, sia realizzate "in accordo con istituzioni nazionali e regionali e con le Società scientifiche di riferimento". La nuova Federazione si occuperà anche di promuovere e stimolare la ricerca scientifica nel settore. Si punta anche al miglioramento delle norme nazionali e regionali che interessano la professione. In particolare, la Federazione "intende promuovere - conclude Anna Maria Ferrari - tutti gli opportuni provvedimenti legislativi, in sede nazionale e regionale, per la costituzione, con l'avvio della Scuola universitaria della specialità, degli Albi regionali dei medici specialisti in medicina di emergenza e urgenza, formati dai camici bianchi che operano nel sistema delle emergenze urgenze, con certificata ed idonea continuità o che abbiano conseguito il titolo di specialità".

Nella Fimeuc sono confluite Simeu (Società italiana di medicina di emergenza urgenza e delle catastrofi), la Simeup (Società italiana di medicina di emergenza ed urgenza pediatrica), lo Smi-emergenza sanitaria (Sindacato medici italiani), lo Snami-Es (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), il Comes (Coordinamento medici dell'emergenza sanitaria), lo Spes (Sindacato professionisti dell'emergenza sanitaria).

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Ricerca etica con fondi pubblici

Fondi e ricerche pubbliche sulle cellule staminali, embrionali comprese, "garantiscono un maggior controllo etico". Lo sottolinea Giuseppe Novelli, genetista dell'università di Roma Tor Vergata, commentando il via libera ai fondi pubblici per lo studio delle cellule embrionali da parte del neopresidente Usa Barack Obama, che oggi eliminerà il divieto voluto dal suo predecessore George W. Bush.

"Non esistono cellule 'buone' o 'cattive'", precisa l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE, riferendosi alle posizioni contrapposte che ci sono in Italia su questo filone di ricerca. "Questo dibattito si fa solo in Italia, fortunatamente la scienza è universale - prosegue - L'importante è che la ricerca si faccia, perché ancora non sappiamo quale studio e quali cellule, adulte o embrionali, daranno i risultati migliori.

Tutte le strade sono aperte e in questo campo dobbiamo indagare a 360 gradi". A patto che non si faccia sperimentazione selvaggia. "La ricerca pubblica permette un maggior controllo etico - ribadisce - Se a lavorare sono solo laboratori privati, o strutture finanziate da privati, l'eticità viene meno.

E' importante che ci sia un ente pubblico a controllare, con criteri di valutazione rigorosi, e che magari i fondi vengano concessi in maniera mirata ad alcuni laboratori, che dimostrino serietà. Nessuno vuole che si facciano a pezzi gli embrioni", conclude.

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Staminali: abolito in USA il veto sulle embrionali

Il presidente Barak Obama oggi annuncerà ufficialmente la decisione di abolire il divieto imposto da George Bush al finanziamento federale alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Lo hanno reso noto fonti della Casa Bianca, sottolinea oggi il New York Times. Una mossa attesa, dal momento che Obama durante la campagna elettorale aveva più volte dichiarato la sua intenzione di abolire il divieto imposto da Bush.

La decisione, comunque, è destinata a riaccendere il controverso dibattito sul rapporto tra convinzioni morali e religiosi e libertà della ricerca scientifica. L'annuncio del presidente avverrà lunedì mattina alla Casa Bianca alla presenza di esperti e scienziati che in questi anni si sono battuti contro il divieto imposto da Bush ed una delegazione di congressisti, sia democratici che repubblicani, che appoggiano la decisione di Obama.

Nel suo discorso Obama farà riferimento alla volontà di tornare ad una "scienza solida" e di mantenere la promessa di segnare una linea di demarcazione tra politica e ricerca. Negli anni scorsi l'amministrazione Bush è stata più volte accusata di essere direttamente intervenuta, ed aver in alcuni casi censurato, le attività di ricerca degli scienziati federali sui cambiamenti climatici, i contraccettivi e le cellule staminali.

La svolta annunciata dalla nuova amministrazione democratica viene registrata con toni preoccupati dalle pagine dell'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, in un servizio di cronaca che però si limita a riportare i dissensi della Chiesa cattolica americana sulla questione. "La Conferenza episcopale degli Stati Uniti - si legge nell'articolo - in occasione dell'assemblea plenaria di primavera tenuta a Orlando, in Florida, nel giugno scorso, aveva votato un documento dedicato specificatamente a questo tema: "Sembra innegabile - avevano scritto i vescovi - che una volta oltrepassata la fondamentale linea morale che ci impedisce di trattare gli esseri umani come meri oggetti di ricerca, non ci sarà più un punto di arresto. La ricerca sulle staminali embrionali era stata perciò definita, in quell'occasione come "profondamente immorale" e superflua, in considerazione dei recenti sviluppi delle ricerche scientifiche".

Per Marco Cappato deputato europeo radicale e segretario dell'Associazione Luca Coscioni "la decisione di Obama è un segnale di speranza per la comunità scientifica internazionale. Alla luce della decisione di Obama - ha aggiunto Cappato - risulta ancora più assurda e limitante per i ricercatori italiani la proibizione sulle cellule embrionali che il Governo italiano ha introdotto nei nuovi bandi per i finanziamenti alla ricerca sulle staminali".

Parere opposto quello di Stefano De Lillo senatore PDL che in relazione alla decisione di Obama parla di "regressione culturale" "La sperimentazione sulle embrionali - sostiene De Lillo - riapre un capitolo che l'etica aveva chiuso, perché la sperimentazione scientifica deve mirare a tutelare la vita e non puntare alla sua distruzione". In questo caso invece, per il parlamentare della Pdl, si tratta di "una distruzione di vite ingiustificabile, visti i promettenti risultati della sperimentazione sulle cellule staminali adulte e cordonali. La tutela della vita fin dal suo concepimento è il fondamento stesso di ogni diritto, e la decisione di riaprire la sperimentazione sulle embrionali preoccupa fortemente le coscienze.

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Le anomalie introdotte dalla legge 40

Da esperti italiani e stranieri riuniti a Venezia per il XIII XIII Congresso mondiale della International Academy of Human Reproduction arriva un preoccupato bilancio sulla legge 40. Secondo i dati esposti durante il convegno, la legge penalizza le donne italiani incrementando il numero dei parti gemellari ma, paradossalmente diminuendo il numero delle gravidanze

Le coppie italiane che ricorrono alla fecondazione assistita avranno, in un caso su 4, due gemelli. E per il 5% il parto sarà trigemellare, con rischi per la donna e i bambini. Un trend opposto a quello degli altri Paesi europei, dove ogni anno si registra una lenta ma costante diminuzione delle nascite multiple, tanto che l'incidenza di gravidanze trigemine è ridotta quasi allo 0%. L'anomala situazione della Penisola è conseguenza della legge 40 sulla fecondazione assistita, in vigore dal 2004, sottolineano gli esperti, italiani e stranieri riuniti a Venezia per il XIII Congresso mondiale della International Academy of Human Reproduction, che si è concluso ieri.

Questa normativa "penalizza le italiane - sottolinea Pasquale Patrizio, direttore del Centro della fertilità dell'Università di Yale, negli Usa - e ha effetti paradossali: sono in crescita i parti multipli nelle donne giovani (under 37) ed è aumentato il numero di cicli necessari per ottenere le stesse chance di successo, soprattutto nelle aspiranti mamme con più di 38 anni. Si tratta di un'anomalia che ci vede da soli fra tutti i Paesi occidentali e che costringe le donne ad un vero e proprio 'esilio riproduttivo'", spiega l'esperto. A un anno dall'entrata in vigore, il numero delle coppie che avevano varcato i confini nazionali era quasi triplicato (3.610) e a fine del 2006 era cresciuto ulteriormente (4.173).

"Il nostro obiettivo è partire dai dati e dal raffronto con altri Paesi per portare al legislatore elementi concreti in base a cui valutare l'impatto delle norme adottate", afferma Andrea Genazzani, direttore della cattedra di Ostetricia e ginecologia all'Università di Pisa e presidente del Congresso, occasione di confronto fra esperti italiani e stranieri su questi temi. "Stamattina - racconta ancora Genazzani - abbiamo attivato un collegamento in diretta con il Parlamento europeo per seguire la discussione sulle sfide della medicina riproduttiva in Europa. Un dibattito su cui, da esperti, possiamo portare un contributo determinante per indirizzare le scelte di politica sanitaria.

All'estero - prosegue - si utilizzano tecniche di selezione degli embrioni estremamente avanzate, tanto che le percentuali di successo, anche con l'impianto di uno solo, raggiungono il 50%. In Italia, invece, è vietato il congelamento degli embrioni". Un vantaggio, per gli specialisti, la legge comunque l'ha avuto.

"Unico aspetto positivo di questa norma - spiega Paolo Artini, segretario scientifico del Congresso e presidente della Società italiana di embriologia - è che ha spinto i nostri ricercatori ad affinare la ricerca sui gameti (spermatozoi e ovuli) e a sviluppare in particolare la vitrificazione degli ovociti.

Tecnica che mostra i primi incoraggianti risultati, su cui il resto del mondo guarda all'Italia come avamposto". Si potrebbe arrivare allo sviluppo di 'banche' di ovociti, sia eterologhe che omologhe, per preservare la fertilità. Le coppie sterili in Italia sono circa tre milioni: di queste, in circa il 35,4% dei casi è l'uomo a presentare il problema, nel 35,5% dei casi la causa è femminile, nel 15% di entrambi i partner e nel 13,2% è inspiegata.

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06 marzo 2009

Un movimento permanente per la libertà della ricerca

Bruxelles, al Parlamento Europeo è in corso la tre giorni del secondo Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica, promosso dall'Associazione Luca Coscioni.

L'obiettivo è quello di rilanciare l'impegno permanente ed internazionale contro i pregiudizi politici e religiosi che corrodono la libertà di ricerca scientifica. Un appuntamento affollato di interventi prestigiosi. Tanta scienza, come i premi nobel Kary Mullis, per la chimica, Martin Perl per la Fisica, ma anche i ricercatori prestati alla politica, come il ministro spagnolo, Bernart Soria, in persona, che ieri ha esordito dicendo “cosa pensa un ricercatore quando diventa ministro” e raccontato come sia riuscito nel mettere le mani in pasta.

I dati non lasciano dubbi, i risultati si vedono. Infatti, nel campo biomedico, Soria ha attivato, nel 2008, ben 65 progetti di ricerca contro il nulla del 2004 e promosso 36 progetti sulla ricerca non commerciale, quella sui farmaci orfani.

In breve, la sua ricetta si articola in quattro azioni: introdurre normative liberali per la ricerca, incentivare la formazione, mettere a punto un buon sistema di valutazione per l'attribuzione dei finanziamenti ai progetti e restituire fiducia nella ricerca scientifica. Ritenuta senza dubbio un ottimo investimento politico, da utilizzare come leva di sviluppo economico, in tempi di crisi economica, ma non solo. Anche come leva per il benessere sociale.

Infatti, se gli Stati Uniti sono al primo posto per il pil dedicato alla ricerca, tuttavia i bebè, nati in Spagna, hanno una migliore aspettativa di vita. Ben quattro anni in più degli americani. Il punto è,ha sottolineato Soria, nella scelta politica di trasmettere ricchezza, collegandola verso il benessere sociale, attraverso la sanità e non solo verso le case farmaceutiche.

Il ragionamento scalda il clima attento e concentrato della sala. L'esponente di un' associazione europea di malati di sma, la sclerosi laterale amiotrofica, interviene e chiede al ministro spagnolo, di diventare capofila di un risorgimento europeo della ricerca scientifica per restituire speranza. Scende in campo anche Emma Bonino, che a Bruxelles fa gli onori di casa, tra un ospite e l'altro, passando con disinvoltura dalla lingua francese all'inglese, e ci tiene a chiarire:”Viviamo questo congresso come una richiesta di aiuto per un movimento permanente”.

L'antifona era già arrivata, in apertura di giornata, dallo stesso Marco Cappato che aveva ricordato la mission dei Radicali, quella di farsi carico dell'accesso democratico alle cure e ai benefici della ricerca. Anche perchè “se i Paesi rinunciano a governare questi processi, lo faranno altri.” Ma da cosa nasce tanta cautela verso la libertà della ricerca scientifica? Janez Potocnik, commissario europeo per la ricerca, risponde con un dato di realtà: la gente è confusa. Non ha capito bene cos' è la scienza. La confonde con la tecnologia, dirà più tardi il premio nobel Kary Mullis. Allo stesso tempo, la politica è chiamata in causa a fare da tutore. Per uscirne, di certo, sostiene Potocnik, occorre dare più fiducia alla responsabilità degli scienziati, ma anche far capire meglio di cosa si tratta.

Di certo, ogni perplessità è svanita ieri, anche in sala, quando lo spettro delle malattie genetiche degenerative, ad alta trasmissibilità , ha fatto irruzione, attraverso le immagini del corrispondente Charles Sabine. L'inviato di guerra della NBC news, ha raccontato, con le foto degli sguardi della morte nel mondo impressi nella sua macchina fotografica, la sua sfida più grande e attuale, quella di convivere con una paura smisurata e opprimente, da quando ha saputo di aver ereditato dal padre, la malattia genetica della Corea di Hungtinton.

Un effetto che solo la paura di una bomba a mano vicino alle tempie, come gli era capitato di vivere nella ex Jugoslavia , quando fu fatto prigioniero dai ribelli muhaidin, può aiutare a capire.Charles Sabine ha già assistito il padre, affetto dalla stessa malattia e dal dolore immenso, più della stessa morte, di aver condannato anche i due figli. Un destino peggiore di quello di un prigioniero di guerra. Non c' è cura, non c' è fuga possibile. L' unico appello è alla speranza, che solo la ricerca e la sua libera circolazione possono offrire. La stessa che, ci racconta Sabine, che ha dato la forza per sopravvivere ad una bambina di 14 anni, che per giorni, tra gli stenti della fame e del freddo, lui stesso ha visto camminare, portando sulle spalle la sorellina più piccola.

Monica Soldano

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05 marzo 2009

Sit-in giovani medici davanti a Miur

Centinaia di giovani medici, provenienti da tutta Italia, hanno dato vita ieri a Roma a un sit-in davanti alla sede del ministero dell'Istruzione, ricerca e università (Miur) dell'Eur. La manifestazione, indetta dal Comitato nazionale aspiranti specializzandi con il sostegno del Segretariato italiano giovani medici (Sigm), ha voluto porre l'accento "sull'indecoroso ritardo" registrato nella pubblicazione dei bandi per l'accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria.

"Più di 8.000 giovani medici - si legge in una nota dei giovani medici - attendono invano dal novembre 2008 di potersi cimentare nelle prove concorsuali che aprirebbero loro le porte delle scuole di specializzazione. Il diploma di specializzazione è prerequisito essenziale per l'accesso al ruolo di dirigente medico e, dunque, il ritardo nell'accesso alla formazione implica un eguale ritardo nell'ingresso al mondo del lavoro". Una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal direttore generale del Miur, Antonello Masia.

"Abbiamo ottenuto rassicurazioni sulla pubblicazione dei bandi entro la prima decade di aprile", afferma Maria Elisa Di Cicco, coordinatrice nazionale del Comitato. "Pur mantenendo una posizione di forte perplessità in merito all'applicazione degli accorpamenti delle scuole di specializzazione per il corrente anno accademico - aggiunge - registriamo l'apertura del ministero a limitare l'entità della razionalizzazione, in funzione delle specificità regionali. Lanciamo quindi un appello al ministro affinché queste dichiarazioni si traducano in atti concreti e alle Regioni affinché non ostacolino ulteriormente l'iter".

Dello stesso avviso il presidente nazionale Sigm, Walter Mazzucco, che denuncia lo stato di ritardo "patologico" relativo all'indizione del bando. "Proporremo ai colleghi interessati da tali disservizi - sottolinea Mazzucco - di rivolgersi alla Commissione europea, a tutela del diritto all'accesso alla formazione specialistica, e conseguentemente al mondo del lavoro, che è stato negato a cinque generazioni di giovani medici. Chiediamo inoltre - aggiunge Mazzucco - l'autorevole intervento del ministro Gemini e del legislatore per la regolarizzazione del concorso, attraverso cioè un'opportuna modifica della normativa vigente, che dovrebbe essere corretta in funzione di scadenze rispettabili".

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Apertura sul consenso informato

Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanità del Senato, apre sul consenso informato, una delle 'note dolenti' del Ddl Calabrò sul testamento biologico secondo l'opposizione.

"Ho raccomandato Governo e relatore - spiega Tomassini lasciando la seduta della Commissione dove sono stati illustrati i subemendamenti, ben 352, alle due proposte di modifica al testo illustrate ieri da Raffaele Calabrò - di dare la massima disponibilità per accogliere uno o due emendamenti che l'opposizione reputa molto importanti".

In particolare, "quello che ha come prima firmataria Anna Finocchiaro". Si tratta, appunto, di un emendamento al comma 'e' dell'articolo 1, ossia quel passaggio del provvedimento che vieta la sospensione di qualsiasi attività medica volta a consentire o provocare la morte del paziente. Nell'emendamento del Pd, che reca - oltre alla firma di tutti i componenti del Pd in Commissione, fatta eccezione per il senatore Claudio Gustavino - quella di Finocchiaro, ma anche di Luigi Zanda e Nicola Latorre, si legge che 'l'attività medica è esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all'alleviamento della sofferenza.

Tale attività medica è tuttavia sempre subordinata all'espressione del consenso informato di cui all'articolo 4, nell'articolo 5 della convenzione di Oviedo, ratificata dalla legge 28 marzo 2001, n.145, nonché dei limiti imposti dal rispetto della persona umana'.

Tomassini ha inoltre confermato di aver dichiarato l'inamissibilità del 'passaggio' dell'emendamento Calabrò e di tutti i subemendamenti relativi alle cure palliative. Ieri, infatti, la proposta di modifica presentata da Calabrò recava un cenno a questo tema. Un passaggio che aveva sollevato parecchi malumori nell'opposizione.

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Da martedì si vota sul testamento

Partirà martedì alle 14.30 il voto sul Ddl Calabrò in Commissione Sanità del Senato

Il primo appuntamento della Commissione per le votazione seguirà il comitato di confronto "informale" chiesto dal presidente Antonio Tomassini ai capigruppo presenti in commissione per la mattinata di martedì, dopodiché la tabella di marcia stilata dall'ufficio di presidenza prevede una prima 'notturna' per la sera stessa di martedì, a partire dalle 21.

Se il calendario non dovesse subire variazioni, gli incontri successivi sono in programma mercoledì dalle 8.30 alle 9.30, e, sempre nella giornata di mercoledì, dalle 14.30 alle 16.30, con una 'notturna' alle 21. Nuovamente al lavoro giovedì con due appuntamenti, il primo dalle 8.30 alle 9.30, il secondo alle 18. Infine venerdì Commissione riunita a partire dalle 9. La senatrice radicale Donatella Poretti, sul calendario appena stilato, interviene ironica: "Forse hanno dimenticato che la scadenza per gli emendamenti in Aula è fissato per venerdì alle 12.

Quando potremo lavorarci?", chiede. Raffaele Calabrò, parlando del proprio Ddl ha dichiarato che "Da tempo stiamo lavorando per trovare posizioni comuni. Ora lo stiamo facendo ulteriormente su questo punto che è uno dei tanti, e credo che si possa arrivare a un accordo su molti, se non su tutti i punti". Il senatore ha così risposto ai giornalisti su possibili convergenze tra maggioranza e opposizione sul nodo dell'idratazione e dell'alimentazione artificiali.

"Martedì mattina - spiega lasciando la Commissione Sanità - è prevista una riunione informale per valutare parte degli emendamenti, fare un'analisi di tutto il testo, e per ragionare meglio sui tempi del calendario formalizzato oggi (ieri ndr)". Quanto a eventuali emendamenti messi a punto per trovare la quadra sul nodo più controverso del Ddl, "ci sono momenti di lavoro - chiosa - mentre non ci sono ipotesi di emendamento allo stato attuale".

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04 marzo 2009

La legge antifumo è buona ma non basta

I medici italiani promuovono la legge contro il fumo passivo. L'88% dei camici bianchi della Penisola la ritiene una buona normativa, anche se con qualche riserva. Per 5 medici su 10, infatti, "non basta a risolvere il problema".

E' quanto emerge da un sondaggio realizzato da 'Quotivadis', quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis.

Il provvedimento - fortemente voluto dall'ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ed entrato in vigore il 10 gennaio 2005 - prevede lo stop al fumo nei luoghi pubblici, con controlli e multe salate per chi trasgredisce le regole.

L'obiettivo è quello di tutelare la salute dei non fumatori e di scoraggiare, fin dove possibile, la dipendenza dalle 'bionde'. Un traguardo che per una minoranza di camici bianchi non sembra però essere stato raggiunto.

Per il 5% dei medici, infatti, questa legge "non ha ridotto il numero dei fumatori". Ma dal sondaggio di Quotivadis emerge anche un altro dato significativo: un nutrito numero di camici bianchi, il 7%, non riesce a prendere una posizione in merito e a domanda risponde "non saprei".

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Anche un italiano per il rilancio USA

E' ufficiale, ci sarà anche un italiano tra gli esperti impegnati a rilanciare la sanità statunitense. Gino Gumirato, padovano di 43 anni, direttore generale uscente della Asl 8 di Cagliari, è infatti entrato a far parte della Commissione di supporto all'ufficio management e budget del ministero della Sanità Usa, che si insedierà ufficialmente il 24 marzo.

A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è lo stesso Gumirato che, all'interno della Commissione, si occuperà soprattutto di management. Il nuovo ufficio governativo è composto da 10 super esperti stranieri provenienti da sistemi sanitari universalistici e solidali, che avranno il compito di fornire supporto per la definizione delle possibili strategie di rinnovo del sistema sanitario a stelle e strisce.

A guidare la Commissione saranno il ministro della Sanità, Kathleen Sebelius, e il responsabile del Bilancio della Casa Bianca, Peter Orszag. Gumirato dovrà riunirsi tre giorni al mese con il pool in una sede dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e lavorerà una settimana al mese direttamente negli Usa.

"La Commissione - spiega Gumirato - si occuperà principalmente di valutare la sostenibilità economica della riforma". Un compito per nulla semplice, considerato il momento di grave crisi economica negli States e gli impegni presi da Barak Obama, che punta molto sul rilancio della sanità nazionale.

"Obama - sottolinea il manager italiano - ha già annunciato una serie di interventi in sanità. Misure che sono però legate al piano anti-crisi e che non hanno nulla a che vedere con il compito della Commissione. Quello che mi sembra di capire è che l'impegno preso dal presidente è animato da grande determinazione".

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Nata consulta delle malattie neuromuscolari

Mappare la qualità dell'assistenza per gli italiani con malattie neuromuscolari lungo tutta la penisola, fotografandone i casi e suggerendo le priorità per l'assistenza e la ricerca.

Sono questi alcuni degli obiettivi della Consulta delle malattie neuromuscolari, istituita con decreto ministeriale dal sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, che l'ha presentata ieri a Roma, in un incontro a Palazzo Chigi.

"Tra queste patologie ci sono malattie invalidanti come la Sla, la distrofia muscolare e la sindrome locked-in - precisa Fazio - la Consulta nasce per promuovere la ricerca e la qualità dell'assistenza nei confronti degli italiani colpiti".

Pur trattandosi di malattie rare, secondo gli esperti queste patologie toccano da vicino circa 100 mila italiani. Con pesanti ripercussioni sulla vita quotidiana e un'assistenza che ancora oggi non è uniforme.

La Consulta, forte di 14 componenti fra specialisti, esperti di politica sanitaria ed esponenti delle associazioni di volontari, punta a raggiungere "obiettivi concreti - evidenzia ancora Fazio - e, in un momento difficile come quello attuale non prevede rimborsi per i suoi componenti, nell'ottica di un rigore e di una austerità che vogliamo perseguire".

A presiedere l'organismo è Mario Melazzini, responsabile dell'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla), una malattia rara che colpisce 5 mila italiani e di cui lo stesso Melazzini soffre.

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Rapida approvazione per i nuovi Lea

"Oggi pomeriggio (ieri ndr), alla prima riunione per il 'Patto per la salute', presenteremo i nuovi Livelli essenziali di assistenza alle Regioni.

E chiederemo di procedere rapidamente all'approvazione dei nuovi Lea, al di là del rinnovo del 'Patto per la salute' che richiederà del tempo".

A confermare l'intenzione di stralciare il nuovi Lea dal percorso complessivo del Patto è il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, a margine della presentazione, ieri, a Palazzo Chigi, della Consulta delle malattie neuromuscolari. Secondo Fazio, per quanto riguarda il ministero del Welfare, il lavoro sui Lea si è concluso a settembre.

"A questo punto - ha aggiunto - la palla passa alle Regioni. Noi evidenzieremo l'urgenza del provvedimento".

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Ricerca, il no alle embrionali viene dalle Regioni

Il bando emesso recentemente dal ministero del Welfare per la ricerca sulle staminali non prevede fondi dedicati alle embrionali. Fazio ha però precisato che la richiesta di esclusione è venuta autonomamente dai governatori

Sarebbero stati i presidenti delle Regioni a chiedere che dal Bando del ministero del Welfare, che destina 8 milioni di euro alla ricerca sulle cellule staminali, fossero esclusi i progetti di studio sulle embrionali.

Lo precisa, in una nota, il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, dopo la conferenza indetta ieri mattina dai radicali che hanno promesso battaglia, giuridica e parlamentare, all'esclusione contenuta nel Bando.

"La modifica del Bando - precisa Fazio - che esclude i progetti che prevedono l'utilizzo di staminali embrionali di origine umana è stata introdotta in seguito alla espressa richiesta fatta al Governo dai presidenti delle Regioni nella riunione del 26 febbraio in sede di Conferenza Stato-Regioni, alla quale il Bando stesso, come previsto, è stato sottoposto".

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Nel Lazio il parto si fa naturale

La nuova struttura recepisce in pieno le raccomandazioni OMS in merito al parto naturale. Per le sue caratteristiche è unica in Italia e tra le poche del Nord Europa. Con la Casa del Parto Naturale dell'Ospedale G. B. Grassi di Ostia il Lazio è il fiore all'occhiello del SSN. Intervista con il Prof. Pierluigi Palazzetti Direttore Area Tutela della donna e del bambino della ASL RM D.

L'8 marzo non sarà solo la Festa della Donna, ma verrà inaugurata la Casa del parto naturale con la partecipazione del Presidente Marrazzo. Ci spieghi la filosofia che ha ispirato questa iniziativa.


La percentuale in Italia di parti cesarei è circa il 40 % e il tasso di crescita rilevato in questi ultimi anni è inquietante. La nascita è un evento naturale che deve, con occhio attento alla salute della madre e del bambino, restare tale il più possibile. Il parto è un momento importante che segna il futuro di una madre e di suo figlio. Penso al dopo, all'allattamento al seno, alle difficili depressioni post partum, alla relazione madre bambino.

Tutte cose che conosciamo benissimo. Sappiamo altrettanto bene cosa occorra alla donna per vivere una buona esperienza, possediamo le conoscenze per creare intorno a lei un clima accogliente e sicuro. Abbiamo le competenze per decidere i colori, gli arredi e le procedure sanitarie. Quindi perché non farlo? Il livello di civiltà di un paese si misura anche nel modo con cui i suoi cittadini vengono al mondo.

Nell'Azienda RM D il clima generale ci ha permesso di creare un ambiente che permetta alla donna di avere l'opportunità di fare una scelta. Le donne che desiderano partorire nella Sala Parto del nostro Ospedale saranno come sempre assistite al meglio, mentre quelle che vorranno partorire nella massima naturalità avranno un luogo dove poter vivere quest'esperienza in sicurezza. Vorrei ricordare che già adesso, nella nostra maternità, il tasso di primi cesarei ì il 19 %.


Com'è organizzata la Casa?

La Casa è stata progettata in ogni suo particolare per rispondere sia al bisogno di serenità della donna che a quello della sicurezza. La donna che si rivolgerà alla struttura sarà assistita dalle ostetriche. Quest'ultime metteranno in atto le loro specifiche competenze per accompagnare l'evento parto.. Si potrà anche partorire in acqua, ogni stanza è dotata di una vasca.

Quindi la gestione è affidata alle ostetriche, ma poniamo il caso che non tutto vada per il verso giusto, che occorra l'intervento di un medico..


La struttura è situata all'interno del complesso ospedaliero, nella pineta antistante. In caso di necessità il tempo di trasporto dalla Casa alla Sala Parto dell'ospedale è paragonabile ad un normale trasporto interno.


Veniamo ai costi. Con i tagli operati dal governo e la mancanza di assunzioni, com'è stato possibile realizzare tutto ciò?


Grazie al contributo di uno sponsor la struttura è stata realizzata a costo zero. Per quanto riguarda il resto, non un centesimo del budget è stato dirottato su questa iniziativa. Ciò è stato possibile grazie allo Staff dell'Ospedale che dal primo momento ha creduto e sostenuto questo progetto. Medici, ostetriche e operatori sanitari, tra mille difficoltà e riorganizzazioni interne, hanno profuso l'impegno necessario alla realizzazione di tutto questo.

Quella di Ostia è l'unica struttura del SSN dedicata al parto naturale. Il tutto a costo zero. Marrazzo sarà contento.

Si, ma lo saranno soprattutto le donne.


Mauro David

Vita di Donna Community

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03 marzo 2009

Commissione Europea VS divario salariale uomo-donna

E? stata lanciata oggi dalla Commissione Europea la campagna per tentare di risolvere il problema delle discriminazioni salariali tra uomini e donne.

Questa campagna pubblicitaria, che prevede di agire in tutti gli stati membri e che terminerà nell?agosto 2009, ha come scopo la sensibilizzazione al problema del ?Pay gap? (divario salariale) mediante spots, grafici, materiali promozionali e kit da distribuire ai lavoratori e ai sindacati per mostrare in che modo queste discriminazioni colpiscono le donne durante tutta la loro vita.

La Commissione ha valutato che nel 2007 il valore di questo divario retributivo si attestava in Europa in media intorno al 17,4% (dati Eurostat), con considerevoli differenze tra i diversi Stati dell?Unione.

Dalla relazione della Commissione emergono dati che potrebbero ingannare: il fatto che stati come Italia, Malta o Polonia presentino bassi valori di tale discriminazione, non è indice di una maggior giustizia sociale ma semplicemente di una maggior esclusione del lavoro femminile dai lavori generici non qualificati, nei quali generalmente avvengono le più vistose discrepanze salariali.

Le statistiche in questi casi non indicano la misura del problema semplicemente perché le donne sono ancora relegate ai margini del mercato del lavoro e i ruoli che ricoprono sono di norma quelli più qualificati e quindi, forse, più tutelati.

Un?uguale paga per lo stesso lavoro è uno dei principi fondanti dell?Unione Europea.

Nonostante ci sia stato un considerevole progresso verso l?equità, ci sono ancora significative differenze tra le paghe degli uomini e quelle delle donne ed eliminarle andrebbe a beneficio delle imprese oltre che della società intera.

Uno dei gravi rischi, infatti, è quello del mancato raggiungimento di un?indipendenza economica e del maggior pericolo di povertà per le donne, soprattutto nell?età della pensione.

Colmare il divario e utilizzare meglio le capacità femminili aiuterebbe certamente l?Europa a muoversi più agilmente nella competizione globale.

Nel giugno del 2007 la Commissione ha deciso di affrontare la questione intervenendo su più livelli: con una legislatura, con una strategia europea per la crescita ed il lavoro, con la responsabilizzazione dei lavoratori.

A livello legislativo la Commissione sta esaminando l?effettività della legge europea sull?uguaglianza salariale uomo-donna e la sua applicazione negli Stati membri.

Elis Helena Vietton
Vita di Donnna Community

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Sesso imprudente nei giovani

Tornano tra i giovani malattie sessuali che sembravano dimenticate. Sono in crescita, infatti, sifilide e gonorrea, con aumenti percentuali elevatissimi anche se i numeri assoluti restano limitati.

Colpa dell'imprudenza dei ragazzi italiani, poco inclini a rapporti sessuali protetti. Lo rivelano i dati il Rapporto Osservasalute 2008, presentato ieri mattina al Policlinico Gemelli di Roma. Il volume è frutto del lavoro di 266 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano, che collaborano con l'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, con sede all'università Cattolica di Roma. "L'aumento di sifilide e la gonorrea - spiega Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, coordinatore del Rapporto - non preoccupa per i numeri, che restano limitati.

Ma perché segna un trend rispetto alle abitudini sessuali dei giovani italiani: dopo un periodo di grande paura per l'Aids, infatti, si sta attenuando l'attenzione ad avere rapporti protetti, soprattutto tra ragazzi. E poiché questi germi ci sono e ci saranno sempre le malattie riemergono". Tra il 2000-2006, secondo i dati del Rapporto, si è osservato un aumento generale delle due patologie, più marcato, però, per la sifilide (+146,3% su base nazionale nella classe 15-24 anni e +199,2% nella classe 25-64 anni) rispetto alla gonorrea (+100,6% su base nazionale nella classe 15-24 e +26,5% nella classe 25-64 anni).

Concretamente, però, i casi di sifilide, poco più frequente della gonorrea, tra i 15 e i 24 anni sono 1,7 su 100mila abitanti (Contro 1, 6 degli anni precedenti) e 2,4 casi su 100mila abitanti tra i 24 e i 64 anni( contro 0,9). Rispetto alle malattie infettive di 'ritorno', gli esperti sono più preoccupati per il riemergere della tubercolosi. "Preoccupa in particolare - spiega Ricciardi - l'emendamento al decreto sicurezza, che prevede la possibilità per i medici di denunciare i pazienti immigrati irregolari. Se queste persone, quando hanno la Tbc, non si fanno curare per paura della denuncia - conclude - possono diffondere la malattia, che si trasmette per via respiratoria, vanificando gli sforzi della sanità pubblica di tenerla sotto controllo".

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La dialisi giusta al paziente giusto

"Un malato di insufficienza renale deve avere la possibilità di poter essere curato con il miglior trattamento possibile, sia che si tratti di emodialisi, sia che si parli di dialisi peritoneale. E' questo l'invito rivolto ieri a Roma dai nefrologi intervenuti all'incontro 'I trattamenti sostitutivi della funzione renale in Italia: aspetti clinici, economici e sociali".

Eppure la realtà italiana è ben differente, visto che solamente il 15% dei pazienti con insufficienza renale (circa 4 mila malati) si sottopone a dialisi peritoneale. Gli esperti intervenuti all'incontro sottolineano l'importanza della terapia più appropriata per ciascun malato. "Non è un problema di quale cura sia la migliore - premette Francesco Locatelli, direttore della struttura complessa di nefrologia e dialisi all'ospedale Manzoni di Lecco - bensì di poter dare al paziente la possibilità di scegliere la terapia che preferisce".

L'emodialisi attualmente si svolge in ospedale o nei Centri di assistenza limitata (Cal), con una frequenza di 3 volte alla settimana e trattamenti che durano 4 ore l'uno. La dialisi peritoneale, invece, si pratica a domicilio e può essere sviluppata per 4 volte, tutti i giorni, per 30 minuti. Oppure tutte le notti per 9-10 ore. "Sia l'emodialisi che la dialisi peritoneale - assicura Locatelli - garantiscono un'ottima sopravvivenza, eppure è molto più praticata l'emodialisi.

Ci sono alcune Regioni che non praticano assolutamente la dialisi peritoneale, e questo avviene non perché la gente rifiuti questo trattamento, ma proprio perché è una terapia che non viene offerta. Non facciamo il tifo per una o per l'altra cura, vogliamo solo dare alla gente la possibilità di scegliere la terapia che preferisce".

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Solo un medico su due pratica davvero

Troppi medici iscritti all'albo professionale non fanno davvero i medici. Solo il 56,2% dei camici bianchi e degli odontoiatri, infatti, pratica la professione nel pubblico o privato.

Gli altri sono impiegati nel settore farmaceutico o biotecnologico, con una grande "dispersione di risorse per l'assistenza". Lo denuncia il Rapporto Osservasalute 2008, presentato ieri mattina al Policlinico Gemelli di Roma, che offre un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane.

Il volume è frutto del lavoro di 266 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano, che collaborano con l'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, con sede all'università Cattolica di Roma. E' bassa, dunque, la percentuale dei professionisti destinati a fornire prestazioni sanitarie alla popolazione rispetto alla totalità del personale medico disponibile. Solo in tre Regioni la quota sale sopra il 59%: Valle d'Aosta, Toscana ed Emilia Romagna. In Calabria addirittura solo il 47,6% dei medici e odontoiatri iscritti all'Enpam, l'ente di previdenza dei camici bianchi, pratica effettivamente la professione.

Il resto è attivo nel settore farmaceutico o in altri settori non collegati con la sanità. Dal rapporto emerge, inoltre, che in media il 50,94% dei medici in attività nelle strutture sanitarie è inquadrato come dipendente del Ssn presso Asl e aziende ospedaliere.

La Regione con maggiori dipendenti pubblici tra i camici bianchi è la Valle d'Aosta (84,38%), seguita dalla Basilicata (73,89%). La percentuale minore di medici dipendenti dal Ssn, invece, si registra in Lombardia, con un valore pari al 40,60%, inferiore del 10,34% rispetto alla media nazionale.

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Testamento, ritardata la discussione

Ora che l'approdo in Aula del Ddl sul testamento biologico è slittato, prendersi un po' di tempo per riflettere prima di tirare nuovamente le somme.

E' quanto propone il capogruppo del Pd in Commissione Sanità del Senato, Dorina Bianchi, che all'ADNKRONOS SALUTE spiega: "Aspettiamo di sentire domani il relatore del provvedimento, Raffaele Calabrò, e i suoi eventuali emendamenti, poi inizieremo un ragionamento e decideremo di conseguenza come comportarci".

"Abbiamo più tempo per lavorare con maggiore calma - spiega Bianchi - e per realizzare un testo che sia il migliore possibile. Credo che ci sia la necessità di discutere all'interno del Pd, ma con serenità e in piena tranquillità".

Ma prima "dobbiamo capire quel che accade dall'altra parte. Finora, dopotutto, abbiamo parlato soprattutto noi, ora aspettiamo di vedere quali saranno le repliche della maggioranza e del relatore per capire se ci sono margini di manovra oppure no.

Da questo dipenderà la nostra condotta e le nostre scelte". Quanto a un emendamento messo a punto dalla stessa Bianchi, che tracci una nuova posizione del partito e che ricalchi, in parte, la posizione delineata da Francesco Rutelli, "sono solo voci di corridoio - assicura la 'caposquadra' del Pd in commissione - Per altri emendamenti c'è tempo".

Mentre sul fronte Ignazio Marino e su una presunta 'pace' siglata tra i due nell'incontro con il segretario del partito Dario Franceschini, "non ho mai litigato con nessuno - assicura Bianchi con un sorriso - non confermo alcuna tregua per il semplice fatto che non ho mai dato battaglia".

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Serve una nuova offerta sanitaria

Le rete ospedaliera italiana è obsoleta e va ripensata dalle basi. Le forze e le risorse vanno rimodulate per andare incontro alle necessità attuali dei pazienti e per colmare il divario Nord-Sud. Lo ha detto il direttore dell'Agenas

Per colmare le differenze, sempre più accentuate tra Nord e Sud nella sanità italiana, serve "riadeguare l'offerta sanitaria ai bisogni dei cittadini". In particolare va ripensata la "rete ospedaliera a volte sovradimensionata rispetto alle necessità di assistenza".

Lo sostiene il direttore dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Fulvio Moirano, che commenta i dati del Rapporto Osservasalute 2008, da cui emerge un Paese spaccato in due, tra il Nord che avanza e il Sud che arranca. Per Moirano, a capo dell'Agenzia che tra i tanti compiti ha anche quello di 'misurare' l'efficacia del sistema sanitario nelle Regioni, è sulla qualità e sull'appropriatezza delle prestazioni che si deve puntare per un Ssn più uniforme.

E ci sono già, in questo senso, "azioni in campo - spiega - come i tavoli di rientro per la spesa sanitaria, in cui lo Stato assicura risorse alle regioni in difficoltà per cambiare alcune politiche anche in termini di qualità di prestazioni.

Occorre insistere su questa strada, spingendo sia sul versante economico sia su quello qualitativo". Come Agenzia "cercheremo di stimolare, attraverso i tavoli istituzionali che già sono al lavoro, la crescita della qualità delle regioni più in sofferenza".

In accordo con il ministero, inoltre, è necessario "potenziare i meccanismi di misurazione delle performance e delle attività della rete sanitaria", ha concluso Moirano.

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02 marzo 2009

Francia valuta no a cellulari per under 12

Cellulare vietato ai minori di 12 anni o, almeno, obbligo di utilizzare l'auricolare per i giovanissimi "ancora in fase di sviluppo".

Sono le misure di cui si parla in Francia, appoggiate dal segretario di Stato all'Ecologia Chantal Jouanno, convinta che, per quanto riguarda i rischi per la salute legati alle onde emesse dai telefonini, "ci sarà sempre - ha spiegato in un'intervista al giornale Parisien - una zona di incertezza e il rischio zero non esiste".

In Francia il rapporto tra uso dei cellulari e salute è al centro di un progetto di legge - all'esame dei deputati d'Oltralpe a metà marzo - che prevede l'obbligo di vendere, insieme al cellulare, anche l'auricolare e il divieto di fare cenno, nelle pubblicità, all'uso del cellulare per i bambini con meno di 12 anni.

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Privato, fisioterapisti e veterinari nel mirino dell'Inps

L'Inps dichiara guerra al lavoro nero in sanità. "La direzione dell'Istituto nazionale di previdenza sociale ha inviato ai propri uffici periferici una circolare sui controlli da svolgere nel corso del 2009. Fra i dieci settori da sottoporre a verifica figurano cliniche private, centri fisioterapici e centri veterinari".

A riferirlo è il quotidiano online dell'Associazione nazionale dei medici e veterinari italiani (Anmvi)."In questi settori - si legge nella circolare - dovrà essere verificata la vera natura dei rapporti di lavoro, che spesso vengono inquadrati nella fattispecie del 'lavoro autonomo' o 'parasubordinato', verificando se presentino tutte le caratteristiche di quello subordinato.

Nel corso del primo semestre dell'anno - conclude la circolare - sulla base dei riscontri operativi nel campo, segnalati allo scrivente dai direttori regionali, si procederà a una taratura dei piani e all'eventuale avvio di nuove azioni finalizzate a contrastare il lavoro nero e a favorirne l'emersione.

E' pertanto fondamentale - prosegue la circolare - saper distinguere quelle situazioni di irregolarità dovute essenzialmente a errori di carattere formale che non ledono diritti dei lavoratori, o a non sufficiente conoscenza delle numerose opportunità offerte dalla normativa vigente, da quei comportamenti aziendali che sono messi in atto al solo scopo di trarre vantaggio economico, attraverso l'utilizzo del lavoro nero attuando una concorrenza sleale sul mercato e privando il lavoratore delle tutele previdenziali previste dalle norme".

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Privato, fisioterapisti e veterinari nel mirino dell'Inps

L'Inps dichiara guerra al lavoro nero in sanità. "La direzione dell'Istituto nazionale di previdenza sociale ha inviato ai propri uffici periferici una circolare sui controlli da svolgere nel corso del 2009. Fra i dieci settori da sottoporre a verifica figurano cliniche private, centri fisioterapici e centri veterinari".

A riferirlo è il quotidiano online dell'Associazione nazionale dei medici e veterinari italiani (Anmvi)."In questi settori - si legge nella circolare - dovrà essere verificata la vera natura dei rapporti di lavoro, che spesso vengono inquadrati nella fattispecie del 'lavoro autonomo' o 'parasubordinato', verificando se presentino tutte le caratteristiche di quello subordinato.

Nel corso del primo semestre dell'anno - conclude la circolare - sulla base dei riscontri operativi nel campo, segnalati allo scrivente dai direttori regionali, si procederà a una taratura dei piani e all'eventuale avvio di nuove azioni finalizzate a contrastare il lavoro nero e a favorirne l'emersione.

E' pertanto fondamentale - prosegue la circolare - saper distinguere quelle situazioni di irregolarità dovute essenzialmente a errori di carattere formale che non ledono diritti dei lavoratori, o a non sufficiente conoscenza delle numerose opportunità offerte dalla normativa vigente, da quei comportamenti aziendali che sono messi in atto al solo scopo di trarre vantaggio economico, attraverso l'utilizzo del lavoro nero attuando una concorrenza sleale sul mercato e privando il lavoratore delle tutele previdenziali previste dalle norme".

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Avanza la sanità privata

La lunga marcia del privato alla conquista della sanità italiana prosegue. Al Nord, dove ormai incassa il 21,8% della spesa sanitaria regionale, come al centro e al Sud dove vale rispettivamente il 19,4% e il 19,9%. Il record si registra in Lazio e Lombardia, le due regioni che vantano la più alta spesa destinata all'assistenza convenzionata e accreditata: per i privati si sborsano 491 euro pro-capite nella prima e 456 nella seconda.

E' il quadro tracciato da una ricerca condotta dal Cergas Bocconi e presentata ieri a Milano. Un quadro in cui si inserisce anche il singolare caso di una piccola Regione, il Molise, che vanta livelli di spesa pro-capite per i privati vicini a quelli dei territori più grandi (377 euro). Secondo i ricercatori del centro universitario che, in collaborazione con il gruppo Sanità di Assolombarda, hanno realizzato un 'Osservatorio sulla sanità privata in Italia e in Lombardia', un'ingente spesa per la sanità privata non è sinonimo di sprechi, incapacità gestionale o bilanci fuori controllo. Ne sono un esempio le due regioni 'dei record': se il Lazio si è ritrovato con i conti in rosso, la Lombardia ha da tempo il bilancio in pareggio.

Il mix pubblico-privato non basta a spiegare le diverse performance economico-finanziarie dei Servizi sanitari regionali. Tanto che uno degli autori della ricerca, Francesco Longo, conclude: "Non si può demonizzare la scelta di aprire le porte al privato. Le criticità, negli esempi negativi, si annidano nelle capacità delle Regioni di governare il sistema sanitario regionale nel suo complesso e il ruolo del privato in particolare". Un aspetto su cui l'Italia si frammenta in 21 diverse realtà. Ogni Regione applica le sue politiche. Dal 1997 al 2006 quelle che hanno accreditato di più sono la Lombardia, la Sicilia e l'Emilia Romagna. Ma in valori assoluti ad avere più strutture accreditate (85) resta sempre il Lazio, nonostante negli stessi anni sia andato in controtendenza riducendo i numeri.

Ci sono Regioni che hanno già messo a regime il sistema di accreditamento, altre in cui i lavori sono in corso, altre ancora completamente ferme. Il risultato finale è che i posti letto delle case di cura accreditate rappresentano mediamente a livello nazionale il 20% di quelli disponibili nel Ssn. Il privato si organizza, fa squadra. E, su questo fronte, i ricercatori registrano una tendenza alla concentrazione che si manifesta in forme diverse, dalle fusioni alla costituzione di gruppi propriamente intesi fra strutture che operano in diverse regioni, in ambiti assistenziali diversi, in regime di accreditamento e non.

Lo Stivale è poi una 'giungla delle tariffe'. Se nel 1997 a livello nazionale è stato definito un tariffario per le prestazioni di ricovero, 8 regioni su 21 hanno deciso di affidarsi a un proprio sistema, mantenendo i pesi nazionali e variando unicamente il valore per punto Drg, oppure definendo le tariffe sulla base di una stima dei costi standard (la via scelta per esempio da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana).

Le differenze sono risultate abissali: se in Veneto e in Basilicata il tariffario nazionale è stato abbattuto, rispettivamente, del 14,7% e del 13,2%, in Umbria e in Friuli Venezia Giulia è stato incrementato del 35,2% e del 34,1%. Anche il livello di aggiornamento è variabile. Emilia Romagna, Friuli, Lombardia, Toscana e Veneto, nel corso degli ultimi anni, hanno modificato il tariffario regionale almeno 5 volte e hanno apportato più di 40 cambiamenti al nomenclatore. Campania, Molise e Puglia, invece, hanno limitato gli interventi. Variabili sono pure le azioni con sui si penalizzano i comportamenti opportunistici collegati ai Drg.

Le Regioni, per garantire l'appropriatezza, hanno puntato sull'incentivazione dei regimi alternativi al ricovero ordinario o sull'individuazione di valori soglia per i Drg ad alto rischio di inappropriatezza. Solo la Lombardia, l'Emilia Romagna e il Veneto hanno attivato i nuclei operativi di controllo. Ognuno ha la sua via. Ma, concludono gli autori della ricerca, "le Regioni in cui il sistema tariffario ha maggiori potenzialità di fungere da strumento di orientamento dei comportamenti, attraverso l'azione esercitata dalle convenienze economiche, sono quelle 'incentivanti', cioè Emilia Romagna, Friuli, Lazio, Lombardia, Liguria, Piemonte e Umbria".

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Stop a preavvisi di licenziamento dei medici

Emanare una "circolare che inviti le pubbliche amministrazioni a sospendere o revocare i preavvisi di licenziamento già intimati. Anche per evitare un inutile e costoso contenzioso su norme già modificate dal Parlamento".

E' questa la richiesta che il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, ha rivolto al ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, dopo l'approvazione definitiva del Ddl delega sul pubblico impiego.

Disegno di legge che ha scongiurato la cosiddetta 'rottamazione' dei medici, ovvero la possibilità di prepensionare i camici bianchi con 40 anni di contributi, come inizialmente previsto.

In particolare, si legge in una nota sul sito web dell'Anaao Assomed, Lusenti ha sottolineato che "la legge appena varata, non prevedendo norme transitorie, pone il problema di regolarizzare la situazione del personale dipendente per il quale sia stato già emesso il preavviso di licenziamento e non sia ancora stato risolto il rapporto di lavoro".

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Si rinnovano i vertici Fnomceo

I medici italiani rinnovano i vertici dell'Ordine professionale. Da venerdì a domenica 8 marzo, infatti, si terranno le elezioni per il rinnovo delle cariche della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) per il triennio 2009-2001

Due le liste in corsa. La prima è guidata dall'attuale presidente, Amedeo Bianco (medico ospedaliero) insieme a Maurizio Benato (medico di famiglia). A capo dell'altra lista, Salvatore Amato (dermatologo), presidente dell'Ordine dei medici di Palermo, che è stato anche vicepresidente Fnomceo nel triennio precedente.

I programmi dei due schieramenti sono già pubblicati sul sito della Federazione (www.fnomceo.it) e propongono due diverse strade per la tutela della professione. Per Bianco l'obiettivo, nel segno della continuità, è quello di proseguire il lavoro avviato, basandosi anche sui tanti documenti ufficiali prodotti in questo triennio e lavorando per la massima collegialità. La proposta di Amato, invece, si propone come alternativa al percorso fino ad ora seguito.

Per Amato, infatti, la professione - "isolata e accerchiata"- non ha saputo "reagire, con orgoglio, in maniera appropriata e con strumenti adeguati" all'attacco che subisce su più fronti.

Dopo le elezioni, entro otto giorni, verrà convocata la prima riunione del nuovo Comitato centrale per procedere alla nomina del presidente, del vicepresidente, del segretario e del tesoriere e alla nomina del collegio dei Revisori dei conti (tre componenti effettivi e un supplente).

Con le stesse modalità la Commissione per gli iscritti all'Albo degli odontoiatri (Cao) procederà alla nomina del presidente Cao.

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01 marzo 2009

Hiv: profilassi diminuisce rischio trasmissione

L'applicazione di un regime antivirale preventivo prima dell'esposizione potrebbe potenzialmente ridurre in modo sostanziale il rischio di trasmissione dell'Hiv nelle popolazioni ad alto rischio. Benchè tale strategia attualmente non conferisca probabilmente benefici tali da giustificare i costi dei medicinali che vengono proposti, essa potrebbe divenire conveniente se tali costi diminuissero o la sua efficacia aumentasse.

Lo stesso risultato, in base ad una simulazione computerizzata, si avrebbe dedicando questo intervento preventivo alle fasce più giovani ed a rischio della popolazione, portandone il livello di convenienza alla pari di quello di diversi altri interventi medici e di sanità pubblica largamente accettati.

Attualmente comunque la strategia è ancora in fase sperimentale, e non è pronta per l'applicazione su vasta scala, ma comunque è necessario accertarsi che gli studi sulla sua efficacia vengano portati a termine e decidere anticipatamente come usare i dati che ne verranno.

A fronte delle molte recenti delusioni nel campo della prevenzione dell'Hiv, la profilassi pre-espositiva risulta promettente come strategia coadiuvante nel contenimento dell'epidemia dell'infezione.
(Clin Infect Dis 2009; 48: 806-15)

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Caso Englaro, nuovo avviso per Sacconi

"Ho ricevuto un secondo avviso di garanzia due giorni fa in relazione all'atto di indirizzo emanato dal ministero del Welfare sul caso di Eluana Englaro".

Lo ha reso noto il ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali Maurizio Sacconi parlando a margine di un convegno sulle malattie rare in corso a Roma.

"Oltre a quello che avevo ricevuto dalla Procura di Roma -ha specificato Sacconi- ho ricevuto un secondo avviso di garanzia da Trieste".

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Nuove regole per la mastoplastica estetica

Addio ritocco selvaggio e ricorso al bisturi precoce per regalare alle ragazzine un seno da pin-up. "Il testo del ddl per l'istituzione del Registro italiano delle protesi al seno è pronto, come promesso.

Si tratta di un provvedimento snello, in cinque articoli, che sarà presentato questa settimana al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ed è stato pensato per aumentare la sicurezza delle pazienti. Non solo. Farà dell'Italia il primo Paese al mondo ad avere un quadro reale di questo tipo di interventi, non più basato su stime o sulla buona volontà degli operatori".

Ad anticipare all'ADNKRONOS SALUTE i contenuti del testo che istituisce l"anagrafe del ritocco al seno' è il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, che ha fortemente voluto questo provvedimento, condiviso con gli specialisti del settore.

Qualità e tracciabilità delle protesi, divieto di ritocco al seno per le minorenni se non motivato da ragioni mediche, istituzione di un Registro nazionale e di Registri regionali che raccoglieranno i dettagli di tutti gli interventi eseguiti in Italia. Ma anche i precisi requisiti delle strutture in cui saranno condotte le operazioni, e gli elementi di un consenso delle pazienti "che sia davvero informato". Questi i punti salienti dei cinque articoli del testo nelle mani della Martini.

Per leggere i dettagli clicca QUI (PDF)

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Ancora un rinvio per le specializzazioni

Si allungano ancora i tempi per il bando di concorso delle Scuole di specializzazione in medicina. Lo denuncia Federspecializzandi che esprime la propria indignazione per il mancato accordo, ieri in sede di Conferenza Stato-Regioni, sul fabbisogno, triennale, di medici in formazione specialistica.

Un problema da cui deriva un ulteriore slittamento del bando di concorso per l'accesso alle scuole di specializzazione, visto che l'indicazione del numero dei camici bianchi da formare è necessario per il proseguimento dell'iter. Per questo Federspecializzandi chiede una convocazione urgente di una seduta straordinaria della Conferenza Stato-Regioni, "per arrivare a concludere la vicenda entro la prima decade di marzo".

E indice, sin da ora, una giornata di mobilitazione nazionale, il 10 marzo a Roma, preceduta da iniziative locali a partire dal 2 marzo. "E' sconcertante constatare - si legge in una nota di Federspecializzandi - come gli attriti tra alcune Regioni e i ministeri interessati, riguardo al numero dei contratti da attribuire alle singole regioni, abbiano generato un ulteriore danno per i giovani medici, che in alcuni casi attendono il concorso da quasi un anno".

Nella migliore delle ipotesi - senza la convocazione urgente di una seduta straordinaria - "l'argomento - continua la nota - sarà all'ordine del giorno della prossima Conferenza Stato-Regioni convocata per il 19 marzo, con la prosecuzione dell'incredibile e tragicomico teatrino, caratterizzato da rimpalli di responsabilità e incapacità procedurale, a cui si è assistito finora".

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Malati rari metro del SSN del futuro

"Il mondo delle malattie rare non può e non deve essere isolato dal resto del sistema socio-assistenziale italiano". Lo ha dichiarato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi intervenendo sabato scorso a Roma all'evento "Figli di un male minore" organizzato nell'ambito della prima "giornata delle malattie rare" e reso possibile dalla Fondazione Luca Barbareschi, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità - Centro nazionale delle malattie rare, con Uniamo - Federazione Nazionale delle Malattie Rare, Orphanet, Associazione G. Dossetti e con il sostegno di Farmindustria. "Dobbiamo ritenere - ha confermato Sacconi - che la persona affetta da malattia rara debba rappresentare la misura del servizio socio-sanitario che vogliamo costruire.

L'idea che abbiamo è quella di mettere in campo un servizio ovviamente universale ma che selettivo in modo da mettere al centro dell'attenzione la persona. Potrebbe sembrare superfluo dirlo ma alla luce della realtà dei fatti purtroppo non lo è. Dobbiamo costruire una rete di servizi - ha aggiunto il ministro - che sia in grado di prendersi carico del paziente, del cittadino, dal concepimento alla morte naturale. Tutto questo è possibile e in alcune parti del paese siamo già vicini a questo obiettivo.

In altre lo siamo purtroppo molto meno. E' assolutamente necessario che le famiglie siano aiutate in ogni modo possibile. Per questo dobbiamo superare il vecchio concetto di sanità che concentra risorse enormi e mal gestite in grandi ospedali. E' indispensabile riformulare dalle basi il tipo di assistenza riducendo a poche le grandi strutture ospedaliere ad alta tecnologia dove devono essere curati solo gli acuti che poi devono essere accompagnati a guarigione da un capillare servizio di medicina del territorio. Dobbiamo sanare la spaccatura nel paese - ha concluso Sacconi - anche alla luce del fatto che il nostro SSN è considerato dall'OMS il secondo al mondo per qualità di servizi erogati.

Renza Galluppi, presidente di Uniamo FIMR Onlus, partecipando all'evento romano ha ricordato l'iniziativa della propria organizzazione che per il secondo anno ha portato in piazza, in 70 piazze italiane il problema della malattie rare facendo in modo che fossero le stesse persone colpite a raccontarsi e a raccontare il mondo di chi vive sulla propria pelle questo problema. Per aumentare la conoscenza delle malattie rare la stessa Uniamo ha organizzato un corso di aggiornamento per medici e pediatri in modo che questi potessero essere in grado di ascoltare e aiutare pazienti e genitori di bambini che ancora non sanno di avere a che fare con una malattia rara. "Speriamo - ha dichiarato Galluppi - che il nostro impegno riesca a portare più capillarmente possibile nel territorio l'aiuto di cui chi ha a che fare con una malattia a rare ha bisogno".

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Approvazione LEA da velocizzare

Ferruccio Fazio ha annunciato la richiesta di stralciare i LEA dall'insieme del Patto della Salute per arrivare a un'approvazione in tempi più rapidi

"Il mio obiettivo è chiedere di stralciare i Lea (Livelli essenziali di assistenza) dal Patto della salute per abbreviare i tempi di approvazione". Ad annunciarlo è stato il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, intervenendo venerdì a Roma al convegno 'Malattie rare e disabilità', organizzato dall'associazione Giuseppe Dossetti.

L'incontro con le Regioni per discutere dei nuovi Lea è fissato per mercoledì prossimo alle 18, e Fazio mira dunque ad approvare velocemente il provvedimento sui Livelli essenziali di assistenza. "Chiederò di stralciare i Lea - ha sottolineato - se ci saranno le condizioni, in quanto dal punto di vista tecnico le Regioni avevano già espresso parere favorevole. Nel nuovo elenco sono state inserite 109 malattie rare" finora escluse dai Lea, "che saranno oggetto di discussione nel tavolo in programma il prossimo 4 marzo".

Fazio ha inoltre annunciato di voler istituire un registro simile a