Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

29 aprile 2009

Premiate le suore che accudirono Eluana Englaro

Un premio alle suore Misericordine di Lecco, che hanno accudito con amore Eluana Englaro nei 14 anni in cui è stata ricoverata nella clinica Beato Luigi Talamoni.

Il gruppo di religiose ha ricevuto la 'speciale benemerenza' ieri a Milano, nella sede della Regione Lombardia dalle mani del presidente Roberto Formigoni.

Alla cerimonia, annuncia il Pirellone in una nota, è stato presente anche l'assessore alla Famiglia e alla solidarietà sociale, Giulio Boscagli.

La motivazione del premio recita: "Per l'impegno appassionato e silenzioso nel prendersi cura di molte vite fragili e spesso abbandonate, in particolare di quella di Eluana Englaro".

Il riconoscimento che verrà attribuito alle suore Misericordine, aggiunge la Regione, "vuole essere anche una dichiarazione di vicinanza a tutte quelle famiglie che si prendono cura di una persona in stato vegetativo, riconoscendo le difficoltà che quotidianamente devono affrontare".

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Zaia, continua la tolleranza zero su alimenti irregolari

Sono 9 mila uova fresche, 2.500 chilogrammi di ovoprodotti, 300 litri di latte fresco, 6.800 chilogrammi di latte di pecora congelato, 400 chilogrammi di prodotti ittici, e 120 chilogrammi di prodotti dolciari e da forno gli alimenti sequestrati durante un'operazione congiunta del Corpo forestale dello Stato e del personale dell'Asl di Salerno.

"Continua così la tolleranza zero in un periodo di difficoltà economica", ha commentato il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia. In questo modo, ha aggiunto, "difendiamo sia i produttori che i consumatori.

Non vogliamo essere riconosciuti sul mercato estero con questi prodotti. Con questo sequestro - ha spiegato - non vuol dire che la qualità non arriva sulle nostre tavole.

Il nostro sistema di controlli è qualitativamente riconosciuto a livello internazionale e sul mercato il nostro agroalimentare è pulito".

Per Zaia, "occorre un'alleanza con il consumatore che deve segnalare le anomalie e leggere attentamente le etichette". Infine, il ministro ha ricordato il numero per le segnalazioni che risponde all'800-020320.

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Malattie polmonari fanno 300 morti al giorno

Più di 300 morti al giorno, 10 milioni di persone malate di cui 8 milioni in forma cronica. Non solo. Ogni giorno 90 casi di tumore ai polmoni, il 90% dei quali tra i fumatori, ma con una preoccupante impennata fra le donne anche non fumatrici.

Sono i dati italiani sulle malattie dell'apparato respiratorio, diffusi ieri a Roma alla presentazione dell'iniziativa battezzata '2009 anno del respiro' la cui istituzione è stata approvata il 27 marzo dal Consiglio dei ministri.

Il provvedimento è in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. A chiedere di dedicare l'anno in corso al respiro, e quindi a tutte le patologie che interessano i polmoni, le società scientifiche Aipo (Associazione italiana pneumologi ospedalieri), Simer (Società italiana malattie respiratorie) e Fimpst (Federazione italiana per la lotta alle malattie polmonari e sociali e la tubercolosi), che promuovono la celebrazione di quest'anno insieme all'Unione italiana per la pneumologia (Uip).

L'obiettivo è sensibilizzare la popolazione, e soprattutto le istituzioni, su queste malattie in crescita in tutto il mondo e che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, passeranno entro il 2010 dall'attuale terzo posto come causa di morte al primo.

Con problemi anche di ordine economico, non trascurabili in tempi di crisi, come hanno ricordato gli esperti riuniti ieri a Roma. L'impatto economico, hanno spiegato gli esperti, va analizzato non solo rispetto ai costi diretti (per oltre il 70% dovuti all'ospedalizzazione), che variano da malattia a malattia e possono andare dagli 80 mila euro di costo medio annuo per un paziente con tumore al polmone ai 5-6 mila dei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), ai 4-5 mila euro degli asmatici.

Vanno infatti considerati anche i costi sociali come le assenze sul lavoro, o quelli legati alla gestione non appropriata della malattia.

"Con l'istituzione dell'anno del respiro - ha affermato Antonino Mangiacavallo, presidente Fimpst - abbiamo voluto accendere i riflettori su queste malattie che hanno un costo sanitario e sociale enorme".

Nel corso di questo anno dedicato, la cui istituzione assicura l'impegno del governo e il coinvolgimento delle istituzioni in iniziative di sensibilizzazione, tutte le associazioni promotrici organizzeranno eventi nel territorio o approfondiranno quelle già previste e si impegneranno a informare i cittadini attraverso diversi strumenti.

Anche le singole giornate mondiali o nazionali, dedicate alle singole malattie respiratorie - come il prossimo 5 maggio giornata dell'asma - saranno occasione di iniziative comuni di sensibilizzazione e informazione, mentre alla fine di maggio la consueta giornata del respiro si prolungherà per un'intera settimana con visite gratis ed esami di spirometria nelle diverse città italiane. Prevista anche una campagna con spot televisivi e messaggi radiofonici.

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Virus A, ancora nessuno caso in Italia

"Nessun caso di influenza suina confermato per il momento in Italia".

Lo ha assicurato il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, prima di prendere parte alla riunione con gli assessori alla Sanità regionali nella sede del dicastero in Lungotevere Ripa. - Nei due casi di Lodi che avevano destato i maggiori sospetti "si tratta di un virus A/H1N1 - ha precisato Fazio - sembra, infatti, che ci sia una coda di influenza umana stagionale ancora in California (Usa).

E' un fenomeno, questo, che si chiama co-circolazione dei virus, e non si può escludere che alcuni dei casi segnalati in Usa possano essere riclassificati".

Il sottosegretario ha comunque ribadito che la virulenza del patogeno al momento "si è dimostrata blanda".

"La situazione - ha concluso il sottosegretario - è sotto controllo: abbiamo tecniche molto accurate" per stanare la presenza del virus.

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OMS, il virus non sta rallentando

"Il virus si diffonde e non ci sono evidenze attuali che stia rallentando". Lo ha affermato Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), durante una conferenza stampa a Ginevra.

"La priorità - ha aggiunto - è ora capire come si sta evolvendo la situazione e se il virus arriverà in zone finora non raggiunte.

Soprattutto in Canada si sta lavorando a un possibile vaccino". A proposito dell'iniziativa presa in Egitto che sta pensando di abbattere tutti i maiali presenti sul proprio suolo Fukuda ha ricordato che: "Abbiamo davanti un virus che si trasmette da uomo a uomo anche se ha avuto origine nei maiali, ed è per questo che ha raggiunto, attraverso i viaggiatori, un numero così alto di Paesi diversi.

Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che le persone possono essere infettate dai maiali".

"Al contrario dell'influenza aviaria, dove le persone venivano infettate dai polli - ha aggiunto Fukuda - in questo caso i dati non mostrano alcuna infezione dovuta al contatto con maiali o al consumo di carne suina".

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L'AIFA invita all'uso consapevole degli antivirali

Inutili e dannosi l'acquisto e l'assunzione di farmaci antivirali in via preventiva contro l'influenza suina

Parola del direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco, Guido Rasi, che ha ricordato il ruolo terapeutico dei farmaci antivirali.

"I cittadini non devono considerare l'ipotesi di fare scorta preventiva di molecole come Zanamivir e Oseltamivir senza che questo sia specificatamente prescritto da medici dei Centri di riferimento dopo accertamento della diagnosi e valutazione della sintomatologia".

Comprare questi farmaci "nella convinzione che potrebbe essere utile averne alcune confezioni in casa - sottolinea Rasi - è del tutto inutile poiché il ministero ha più volte confermato la disponibilità di un numero di dosi perfettamente adeguate a fronteggiare una eventuale epidemia di influenza suina.

A questo riguardo è bene evidenziare che al momento nessun caso accertato si è verificato nel nostro Paese", ricorda.

Quindi Rasi invita "i medici a prescrivere gli antivirali solo in presenza di sintomi importanti, e dopo aver avuto certezza di trovarsi di fronte all'influenza suina con accertamento sierologico dell'avvenuto contagio", ed esorta i cittadini a "non farsi trascinare dall'emotività perché ad oggi se un rischio c'è è quello di sprecare strumenti di cura importanti".

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28 aprile 2009

Napolitano risponde a Ravasin

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato una lettera a Paolo Ravasin, malato di Sla e presidente della Cellula Coscioni di Treviso. L'uomo, il 21 aprile scorso, si era rivolto al capo dello Stato con un videomessaggio, puntando il dito contro il Ddl sul testamento biologico. Il provvedimento, dopo aver avuto il via libera del Senato, si appresta a iniziare il suo iter alla Camera. A rendere nota la missiva di Napolitano è lo stesso Ravasin.

"Caro Ravasin - scrive il presidente della Repubblica - lei mi si rivolge con le stesse parole indirizzatemi a suo tempo da Piergiorgio Welby, e anch'io vorrei dirle che raccolgo il suo appassionato messaggio con la stessa attenzione e partecipazione con cui seguo tutti i casi di tragica sofferenza personale, al di là delle posizioni che ciascuno può esprimere in termini generali. I temi da lei ora evocati - disciplina della fine vita, testamento biologico, trattamenti di alimentazione e idratazione meccanica - continuano a interrogare le coscienze individuali e investono sempre più la responsabilità collettiva".

"Auspico che le parole del presidente ispirino nei prossimi giorni le coscienze dei parlamentari che, a mio avviso, hanno finora svilito uno di questi beni costituzionali da tutelare di cui egli parla: la libertà di scelta", commenta dunque in una nota lo stesso Ravasin.

"Ringrazio di cuore il presidente Napolitano per la sua risposta - aggiunge - Capisco che la carica da lui ricoperta gli imponga riserbo sulla sua opinione personale, tuttavia ritengo molto importanti le sue parole, specie quando auspica che, in materia di scelte di fine vita, si tenga conto del dovuto equilibrio tra i diversi beni costituzionali da tutelare".

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Migliaia di chiamate al numero verde influenza

Oltre 3 mila chiamate sono arrivate, in sei ore, al 1500, il numero di pubblica utilità del ministero del Welfare attivo da questa mattina alle 8. Ne dà notizia lo stesso dicastero in un comunicato. Le domande più frequenti rivolte dai cittadini ai medici e agli esperti che rispondono al 1500 hanno riguardato la sicurezza del consumo di carne suina e i comportamenti da adottare nei casi di parenti che rientrano in Italia dalle zone a rischio.

In Italia - sottolinea il ministero, facendo un riepilogo della situazione - al momento non sono stati segnalati casi confermati di influenza suina. E non si è ravvisata la necessità di assumere iniziative relative a controlli alle frontiere. A livello internazionale i casi confermati, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, sono: in Messico 20 casi confermati e 7 decessi; negli Stati Uniti 40 casi confermati (28 a New York, 7 in California, 2 in Texas, 2 in Kansas e 1 in Ohio) e nessun decesso finora segnalato; in Canada 6 casi confermati; in Francia 1 caso confermato; nel Regno Unito 2 casi confermati.

Dal 24 aprile, ricorda il ministero, sono state attivate diverse misure per fronteggiare un'eventuale pandemia influenzale. E' stata convocata l'Unità di crisi e allertata la rete di controllo Influnet, con i medici sentinella, in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità; le strutture per la sorveglianza del virus sul territorio; la rete dei laboratori; gli assessorati alla Sanità delle Regioni e delle Province autonome; gli Uffici di sanità marittima e frontaliera (Usmaf), ai quali sono stati inviati volantini con i consigli per i viaggiatori in partenza o in arrivo dalle zone a rischio. Sono state rafforzate le misure di sorveglianza routinaria su aerei e navi in arrivo.

In particolare - si ricorda - per quanto riguarda gli aeromobili è stata richiesta la trasmissione obbligatoria della parte sanitaria della dichiarazione generale di aeromobile, debitamente compilata per ciò che concerne le condizioni di salute di passeggeri e componenti di equipaggio a bordo durante il viaggio anche in assenza di casi sospetti di malattia infettiva a bordo. Invece, il rilascio della libera pratica sanitaria alle navi in arrivo da porti di aree affette può avvenire solo previa verifica a bordo (libera pratica sanitaria con accesso a bordo) e non più solo via radio. E' stata effettuata una ricognizione capillare dei voli diretti e delle linee passeggeri marittime dirette in arrivo su aeroporti e porti nazionali da Messico e Stati Uniti.

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Sacconi, situazione sotto controllo

"La situazione è assolutamente sotto controllo e non è per nulla sottovalutata, ma nemmeno enfatizzata oltre la sua giusta misura". Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a margine dell'audizione in commissione d'inchiesta sulle morti bianche al Senato, riferendosi alla febbre suina. L'Italia è pronta a gestire l'eventuale emergenza febbre suina. Il Paese è pronto e attrezzato. Oggi (ieri ndr) presenterò un'informativa in Aula al Senato più dettagliata sui farmaci. Ma già prima dell'emergenza sono state assunte ulteriori decisioni che ci fanno dire di essere pronti. Veramente credo che sia colpevole il comportamento di chi adombra che l'Italia non sia sufficientemente preparata". "Ad oggi - ha aggiunto il ministro - nessun caso sospetto riscontrato in Italia è stato ricondotto all'infezione dovuta al ceppo A-H1N1".

Intanto il sottosegretario Ferruccio Fazio ha inviato ieri una Circolare alle regioni per incrementare le misure di prevenzione e controllo per "fare fronte al possibile ingresso dell'infezione da virus dell'influenza suina A/H1N1 nel nostro Paese". Lo rende noto un comunicato del ministero del Welfare. In particolare, nella circolare vengono date indicazioni alle Regioni "per definire i casi sospetti e la loro gestione a livello di diagnosi e di trattamento, nonché le modalità di notifica degli stessi casi alle autorità competenti". Sono illustrate, inoltre, anche le misure già messe in atto "a livello degli Uffici di sanità marittima, area e frontaliera (Usmaf) dal ministero nei confronti dei viaggiatori". Le indicazioni contenute nella circolare, precisa la nota, "subiranno aggiornamenti in relazione alle indicazioni degli organismi europei e internazionali con cui il ministero è in continuo contatto".

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Febbre suina, i dati dell'OMS

Da ieri 40 casi sono stati registrati negli Stati Uniti, 26 in Messico, sei in Canada, due in Spagna, due in Gran Bretagna e tre in Nuova Zelanda, gli ultimi due Paesi a riportare dei casi. Solo sette i decessi che si sono verificati in Messico

Questi i dati della febbre suina resi noti in una conferenza stampa dal vicedirettore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Keiji Fukuda, ieri pomeriggio. La situazione è in continua evoluzione ed è bene specificare - ha spiegato - che i casi registrati in pazienti di rientro da viaggi nelle zone più colpite non significano che il Paese di arrivo è stato raggiunto dal virus, almeno a livello epidemiologico.

Stiamo lavorando a stretto contatto con tutte le autorità dei Paesi coinvolti e per il momento abbiamo deciso di non innalzare l'allerta da 4 a 5". Per Fukuda, "il passaggio da 3 a 4 effettuato ieri mostra già la serietà della situazione, che continuiamo a monitorare. Dobbiamo comunque essere preparati all'eventualità di una pandemia, che se si verificasse andrebbe a colpire soprattutto i Paesi poveri.

Si passerà all'allerta 5 solo quando il virus sarà trasmesso da uomo a uomo in maniera stabile in più Stati". La portata definitiva dell'eventuale pandemia è ancora tutta da valutare "Le ipotesi che sono state fatte e che parlano di entità media non possono essere confermate: l'influenza ha un'evoluzione assolutamente imprevedibile".

"La storia - ha evidenziato Fukuda - ci ricorda che le precedenti pandemie sono iniziate tutte con un livello medio, per poi rivelarsi molto gravi. L'ipotesi di una media intensità è la migliore che ci possiamo augurare. Manteniamo un alto stato di allerta e lavoriamo di continuo per monitorare la situazione". "Non guardiamo con positività - ha concluso Fukuda - al modo in cui la situazione si sta evolvendo. L'ipotesi di una pandemia non è inevitabile, ma dobbiamo prepararci a questa evenienza".

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27 aprile 2009

Testamento, legge entro l'estate

Nessun rallentamento sul fronte testamento biologico. "Entro l'estate dovremmo arrivare a una legge" sul fine vita, assicura il sottosegretario al Welfare con delega alla bioetica Eugenia Roccella, entrando a un incontro sul tema organizzato dall'anima cattolica del Pdl a Roma, a Palazzo Marino.

Dopo la serrata tabella di marcia del ddl al Senato, c'è chi avanza dubbi sul fatto che l'iter del provvedimento possa procedere altrettanto speditamente a Montecitorio. Ma Roccella replica che "si stanno semplicemente seguendo i tempi della Camera, e non era certo possibile incardinare il provvedimento prima".

Una legge sull'annoso tema "è necessaria", affinché il Parlamento "possa riappropriarsi del potere legislativo, al posto di una magistratura - afferma il sottosegretario, richiamando il caso Englaro - che tende a tracimare, rivestendo un ruolo che non era quello che i Padri costituenti gli attribuirono".

Quanto al punto dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali, il passaggio più delicato dell'intero provvedimento, "anche il mondo medico è diviso e anche per questo è necessario che la politica si assuma le proprie responsabilità", conclude Roccella.

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SMI, la convenzione non è affare privato

Il rinnovo delle convenzioni per la medicina generale non può essere 'un affare privato' tra la parte pubblica e una sola associazione di categoria. E' la presa di posizione del Sindacato medici italiani (Smi) che ha inviato una lettera alla Sisac chiedendo chiarimenti sull'andamento delle trattative per il rinnovo delle convenzioni di medicina generale, specialistica ambulatoriale e pediatria.

In particolare lo Smi ritiene che la richiesta di incontri riservati, avanzata nei giorni scorsi da uno dei sindacati firmatari della preintesa del 22 dicembre (la Fimmg), "è un tentativo di escludere le altre organizzazioni rappresentative della categoria in un momento cruciale della contrattazione". Per lo Smi - che si è dato appuntamento per il prossimo 8 maggio, per l'analisi della bozza presentata il 16 aprile scorso dalla Sisac, in un'apposita commissione che si riunirà prima della prevista segreteria nazionale del 9 e 10 maggio - rimane ferma la proposta di chiudere solo la parte economica della convenzione per dare risposte serie alle difficoltà della categoria, rinviando a una fase successiva gli aspetti normativi.

"La categoria - spiega Maria Paola Volponi, responsabile nazionale della medicina generale e componente della delegazione trattante dello Smi - si ritrova ancora senza accordo e senza quegli arretrati che erano la richiesta prioritaria dei 70 mila medici del settore, invece, come già previsto e preannunciato, ci siamo trovati con la cosiddetta preintesa di Natale, una bozza che integrata nella precedente convenzione indica chiaramente il disegno delle regioni, o meglio di alcune regioni: si snatura il lavoro dei medici di medicina generale, eliminando la libera scelta e quindi il rapporto fiduciario con il paziente; si tenta di scaricare tutte le possibili disfunzioni di sistema legate alla continuità delle cure alla responsabilità professionale e personale del medico; si burocratizza ulteriormente l'attività attraverso inutili strumenti di controllo delle prescrizioni".

Per tutte queste ragioni, ha concluso Volponi, "contestiamo questa preintesa, che oltretutto è deficitaria anche per quanto riguarda gli aspetti economici, come più volte abbiamo ribadito nei mesi scorsi. È incredibile che si continui, invece, con la logica degli incontri esclusivi da parte di alcune organizzazioni sindacali.

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Farmacisti: inutile la corsa ai farmaci

E' inutile e pericolosa la corsa ai farmaci per 'proteggersi' da un ipotetico rischio di influenza suina. Non è disponibile, infatti, nessun vaccino specifico e non è stato raccomandato l'impiego di antivirali.

Attenzione dunque ai messaggi ingannevoli, soprattutto via Internet, che raccomandano l'uso di questo o quel medicinale. A mettere in guardia gli italiani è la la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi), che invita ad attenersi alle raccomandazioni del ministero del Welfare e rinnova la disponibilità dei farmacisti a collaborare con tutte le iniziative di informazione e comunicazione che il ministero vorrà attuare al riguardo.

I farmaci "oseltamivir e zanamivir, spesso citati dai giornali in queste ore - si legge in una nota - non sono vaccini ma antivirali. E per ora, in Europa, nessuna istituzione sanitaria ne ha raccomandato l'assunzione in via profilattica. Infine, vista la confusione riscontrata in alcuni articoli di giornale che hanno definito 'antibiotici' i due farmaci antivirali, ricorda che nessun antibiotico è efficace contro i virus e che l'impiego scorretto di antibiotici genera soltanto pericoli per il singolo e per la collettività".

"Raccomandiamo a tutti - ha detto il presidente della Fofi Andrea Mandelli - di mantenere la calma e di evitare l'uso improprio di farmaci senza indicazioni del medico. Mettiamo in guardia, soprattutto, dal dar credito a eventuali messaggi pubblicitari via Internet che sollecitino all'uso di questo o quel medicinale in funzione preventiva, fenomeno che si ripresenta a ogni emergenza sanitaria: dall'allarme antrace a quello per l'influenza aviaria".

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Cauta attenzione all'influenza suina

Giusto instaurare un coordinamento Ue nell'affrontare l'emergenza della febbre suina, ma per l'Italia i rischi sono, per il momento, ridotti

I casi di febbre suina segnalati aumentano e "siamo ormai a livelli di allerta internazionale più vicini al 4 che al 3 (su un massimo di 6)". Lo ha affermato il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, parlando ai giornalisti ieri a Milano a margine di un convegno sulla tomoterapia in corso all'Irccs San Raffaele. Le indicazioni delle autorità internazionali "sono che, dal passaggio maiale-uomo al passaggio interumano, il virus potrebbe essersi indebolito. In America - ha ricordato infatti il sottosegretario - le infezioni sono state molto ben gestite e sono stati sufficienti i farmaci antivirali. Questo è fonte di cauto ottimismo, ma sappiamo bene che i virus possono ritrasformarsi successivamente", ha precisato Fazio. "Da un punto di vista della trasmissione - ha aggiunto - rispetto all'influenza aviaria siamo forse a un livello più alto". Il sottosegretario torna comunque a tranquillizzare i cittadini: "siamo più pronti a fronteggiare il virus. I Paesi più a rischio sono quelli con sistemi sanitari meno evoluti".

Questa è anche la posizione del ministro degli Esteri Franco Frattini che, arrivando a Lussemburgo per partecipare al Consiglio affari generali e relazioni esterni con i colleghi Ue, ha dichiarato: "E' positivo il coordinamento Ue nell'affrontare l'emergenza della febbre suina, ma per l'Italia i rischi sono "insignificanti". Ieri mattina a Bruxelles la Commissione ha annunciato di aver chiesto una riunione straordinaria dei Ventisette dedicato all'emergenza, a Lussemburgo è atteso il commissario alla Sanità Androulla Vassiliou. "Tuttavia, ha aggiunto, "sottolineo che per l'Italia i rischi sono insignificanti, anche se è stata attivata un'unità di crisi al ministero della Salute". Comunque, ha ribadito, "tutto quello che serve al coordinamento a livello europeo è assolutamente ben accetto".

Intanto, da questa mattina, è attivo il numero di pubblica utilità 1500 del ministero del Welfare, a cui i cittadini e i viaggiatori si potranno rivolgere per ricevere informazioni sull'influenza suina. Al 1500, che sarà attivo tutti i giorni dalle 8 alle 20 - si legge in una nota ministeriale - risponderanno medici ed esperti del dicastero appositamente formati. Il ministero "sin dal 24 aprile ha riunito in seduta permanente una Task force di esperti e continua a monitorare ora per ora l'evolversi della situazione in collegamento con gli organismi europei e internazionali. Si comunica che al momento - si legge ancora nella nota - non sono stati segnalati casi confermati di influenza suina nel nostro Paese, e non si è ravvisata la necessità di assumere iniziative relative a controlli alle frontiere".

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26 aprile 2009

L'importante lavoro dei dentisti pubblici

I dentisti pubblici? Un esercito di 3.200 professionisti che 'macina' oltre 4 milioni di prestazioni l'anno, di cui 520 mila destinate a pazienti under 14. A fotografare l'universo odontoiatrico targato Ssn è la prima indagine conoscitiva sull'offerta pubblica di questi servizi in Italia, condotta nell'ambito del progetto di prevenzione orale promosso dal ministero della Salute nel 2007.

La ricerca, coordinata da Laura Strohmenger, professore ordinario di malattie odontostomatologiche all'università degli Studi di Milano e direttore dell'Unità operativa di odontostomatologia dell'ospedale San Paolo del capoluogo lombardo, è stata presentata a Roma in occasione del Congresso nazionale dei docenti di odontoiatria.

L'esercito di dentisti del Ssn, secondo quanto emerge dall'indagine realizzata in collaborazione con lo staff dell'Ufficio relazioni con il pubblico dell'ospedale milanese, lavora in oltre 700 strutture (fra ospedali, ambulatori Asl e distretti socio-sanitari), intorno a poco più di 2.300 riuniti odontoiatrici (poltrone da dentista), affiancato da 2.100 infermieri professionali e soltanto 120 igienisti.

"Il fatto che a livello ministeriale ci sia attenzione a misurare l'offerta d'assistenza odontoiatrica pubblica - dichiara Strohmenger in una nota - fa ben sperare per il futuro". L'indagine, ragiona, potrebbe essere "un passo propedeutico alla messa a punto di un piano tramite il quale coordinare e finalizzare l'attività delle risorse esistenti.

Se infatti non è verosimile che il Ssn possa garantire cure odontoiatriche alla totalità della popolazione, è vero però che, se meglio indirizzata, l'attività di questo esercito di professionisti potrebbe rivelarsi più incisiva ed efficace".

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Simg, misurare spesa che fa bene alla salute

Verificare come incide sulla salute dei cittadini ogni euro speso per la sanità, misurando, per la prima volta in Italia, in modo preciso e dettagliato la qualità della spesa sanitaria pubblica e non solo la quantità.

È l'obiettivo del progetto per la costruzione di un 'Modello di microsimulazione della spesa sanitaria italiana', frutto della collaborazione scientifica tra il Ceis Tor Vergata e la Società italiana di medicina Generale (Simg).

Il progetto è stato presentato a Roma, durante il workshop internazionale 'Government output e productivity measurement: lessons from the international experience', organizzato dall'Ocse, dall'Istat, dal Ceis Tor Vergata e promosso dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Saranno i medici di famiglia, 'intermediari' della metà della spesa sanitaria italiana, il punto di partenza per capire come si spende nella sanità italiana.

Il monitoraggio sarà realizzato su due milioni di pazienti, oltre 200 milioni di prescrizioni per test diagnostici e 160 milioni di prescrizioni farmaceutiche. "L'obiettivo principale del modello - spiegano Vincenzo Atella dell'università degli Studi Tor Vergata di Roma e Claudio Cricelli, presidente Simg - è quello di evidenziare i risultati in termini di salute dei pazienti per ogni euro aggiuntivo di spesa. Sarà inoltre possibile capire quale, tra le varie voci della spesa sanitaria, è la più efficace nel migliorare lo stato di salute della popolazione.

I primi risultati ufficiali saranno disponibili a partire da luglio, anche se sarà necessario attendere la fine del 2009 perché il modello operi a pieno regime e possa essere utilizzato come strumento di valutazione della spesa e di molte politiche sanitarie nazionali e, soprattutto, regionali". Saranno disponibili analisi quantitative sui risultati delle cure (outcomes), gli output, i costi, la spesa e la produttività del settore sanitario pubblico italiano, attraverso l'utilizzo di dati relativi al paziente e al medico.

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Enpam finanzierà ricostruzione ospedale L'Aquila

L'ente di previdenza dei medici pronto a finanziare la ricostruzione dell'ospedale di l'Aquila, gravemente lesionato dal terremoto che ha scosso l'Abruzzo il 6 aprile.

Lo ha deciso all'unanimità il Consiglio di amministrazione dell'Enpam nella riunione di venerdì. "Ci sentiamo profondamente vicini - afferma il presidente dell'Enpam Eolo Parodi - alle popolazioni dell'Abruzzo colpite in maniera drammatica dal terremoto e vogliamo concretamente aiutare la rinascita di questa bellissima terra".

Da qui la decisione, oltre ai contributi previsti dal Fondo assistenza per tutti i medici e odontoiatri che hanno subito danni, "di prenderci cura della ricostruzione dell'ospedale dell'Aquila. Sentiremo, con la massima sollecitudine, tutte le autorità competenti per concordare modalità e tempi di tale progetto".

Si tratta, non nasconde Parodi, "di un impegno economico complessivamente rilevante, implementato anche da tutti i versamenti che gli iscritti devolveranno alla Fondazione con il contributo del 5 per mille previsto nella dichiarazione dei redditi".

La proposta, conclude, è stata accolta "con ferma e piena condivisione da tutti i componenti del Cda, convinti come sono di dover aiutare, nell'enorme sforzo di ricostruzione, non solo i cittadini abruzzesi ma l'intero Paese".

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Medico estetico solo con Master università

Solo chi ha una formazione accademica ad hoc può fregiarsi ufficialmente del titolo di 'medico estetico'.

Lo spiega Gianluigi Bertuzzi, presidente dell'Associazione italiana di medicina estetica (Aime) che avvia un'operazione 'trasparenza', offrendo la disponibilità a fornire i nomi dei professionisti che hanno conseguito uno specifico Master universitario (www.medicinaestetica.net).

"Non c'è nessuna intenzione di dare giudizi sommari sulla professionalità e la bravura dei medici che si occupano di medicina estetica - precisa Bertuzzi - ma solo di fare chiarezza. La nostra è una battaglia di trasparenza e non vogliamo certo dare pagelle.

Vogliamo solo chiarire che il titolo di 'medico estetico' è riservato a chi ha una formazione di tipo accademico nel settore".

Per legge, infatti, ogni camice bianco abilitato alla professione può esercitare la medicina estetica. "Questo è assodato - dice Bertuzzi - ma in medicina i titoli qualificativi li rilasciano le università attraverso le specializzazioni".

Per la medicina estetica, però, ad oggi non esiste una scuola di specializzazione. Per questo, conclude, "le università hanno istituito, negli anni passati, Master per una formazione accademica in questa materia.

I Master rilasciano diplomi universitari ufficiali. E solo chi li possiede è ufficialmente 'medico estetico".

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Febbre suina: Italia allerta rete di controllo

Allertata la rete di controllo del ministero della Salute dopo i casi di influenza suina verificatisi in Messico e negli Stati Uniti

Dall'Oms si invita intanto ad evitare viaggi nei due Paesi. Il ministero della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociali rende noto "che è stata allertata la rete di controllo Influnet del ministero stesso, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, e altre strutture per la sorveglianza del virus sul territorio".

"Si segnala che l'Italia - si legge in una nota - dispone di un preciso Piano concordato con gli altri Stati dell'Unione Europea di preparazione e risposta ad un'eventuale pandemia influenzale e di ampie scorte di farmaci antivirali da utilizzarsi in caso di necessità".

Intanto, riferisce il comunicato, "il sottosegretario Ferruccio Fazio in queste ore sta anche valutando l'opportunità di assumere iniziative relative a controlli alle frontiere". Walter Pasini, direttore del Centro di Global Health dell'Oms, raccomanda invece di evitare viaggi in Messico e di valutare, se il biglietto aereo è già in tasca, se partire alla volta degli Stati Uniti.

"Se fosse confermato che la trasmissione del virus dell'influenza suina è avvenuta da uomo a uomo - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Pasini - questo indicherebbe un salto di specie compiuto dal ceppo influenzale H1N1: il virus potrebbe quindi essere capace di infettare e propagarsi nell'uomo innescando il rischio di pandemia, non solo in Messico e Stati Uniti, ma anche in Europa".

Quanto all'Italia, le scorte di antivirali accumulate negli ultimi anni per mettersi al riparo dal pericolo di una possibile pandemia di influenza aviaria "sono assolutamente scarse - sostiene, diversamente dal ministero, Pasini - rispetto a quelle degli altri Paesi europei.

Per di più - aggiunge - le scorte italiane sono composte dal principio attivo, ovvero dal farmaco in polvere. E' necessario dunque trasformarlo in capsule al più presto per prepararci a qualsiasi evenienza". Rassicurazioni arrivano, intanto, dalla associazioni del settore agricolo per quanto riguarda la qualità della carne suina. Da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi al 2008, emerge che l'Italia non ha importato suini o carne di suino dal Messico.

"Occorre evitare inutili allarmismi e adottare subito - sottolinea la Coldiretti - le misure già sperimentate con successo nel caso dell'influenza aviaria a partire dall'obbligo di indicare della provenienza sulle etichette della carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina rispettivamente dopo le emergenze aviaria e mucca pazza". In Italia, assicura anche la Cia-Confederazione italiana agricoltori, "non c'è alcun pericolo". Né dal Messico e né dagli Usa importiamo maiali. Oltretutto i nostri allevamenti "sono supercontrollati e i produttori operano da anni nell'ottica della sanità e della qualità".

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25 aprile 2009

USA, Pillola del giorno dopo alle 17enni: i fulmini del Vaticano

La Food and Drag Administration, l'agenzia federale americana che si occupa del controllo della distribuzione di cibo e medicinali, ha autorizzato la vendita diretta anche alle ragazze di 17 anni, abbassando così di un anno il limite d?età per l?acquisto senza ricetta. La notizia è del 23 aprile ed è stata riportata dal New York Times.

Pronta la replica del Vaticano che mette in guardia di fronte ad una disposizione che ?mette a rischio la salute degli adolescenti e mina il diritto dei genitori di tutelare la salute dei loro figli?.

I vescovi, in una nota riportata anche dalla Radio Vaticana, hanno tuonato contro il farmaco definendolo abortivo."La fertilità non è una condizione patologica, per cui la decisione non ha uno scopo terapeutico anzi si possono provocare danni alle donne e ai loro bambini appena concepiti". Inoltre, "senza il beneficio di un controllo medico, molti ragazzi rischiano di non conoscere la possibile azione abortiva e gli altri pericoli derivanti dal farmaco".

I vescovi infine ricordano che secondo una ricerca, "la 'pillola del giorno dopo non è riuscita a ridurre i tassi di gravidanze indesiderate né l'aborto, ma ha portato ad una maggiore assunzione di rischio sessuale tra gli adolescenti e una diffusione più elevata di malattie sessualmente trasmissibili".

Dunque parte un?altra crociata contro la pillola del giorno dopo, ma di quale ricerca parlano i vescovi?

L?unico lavoro svolto in questa direzione riporta ben altri risultati, infatti un?indagine multiscopo (Marston 2005), condotta in Gran Bretagna su circa 7.600 donne dai 16 ai 49 anni, intervistate in merito al ricorso a diversi tipi di contraccezione e al numero di rapporti sessuali non protetti avuti durante l?anno, dimostra che vendere direttamente al pubblico la pillola del giorno dopo senza prescrizione del medico non comporta un aumento del suo uso, di rapporti sessuali non protetti e non diminuisce il ricorso ai comuni metodi di contraccezione.

Dunque la pillola del giorno dopo viene utilizzata e percepita dalla popolazione per quello che è: un contraccettivo di emergenza, che non protegge dalle malattie a trasmissione sessuale, ma se assunto nelle ore successive al rapporto (preferibilmente entro le 12 ore), offre una buona protezione dal rischio di una gravidanza non desiderata.

Anche in quest?occasione la Chiesa ha ignorato le indicazioni dell?Organizzazione Mondiale della Sanità che invece la classifica come un contraccettivo di emergenza, quindi non abortivo.

Ancora una volta il Vaticano offre un?informazione parziale e faziosa che ignora i risultati della ricerca scientifica.

Gabriella Pacini

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23 aprile 2009

SIP, salvare la formazione degli infermieri

Un "no" fermo e preoccupato è arrivato dall'Assemblea dei Soci della Società Italiana di Pediatria (che conta oltre 8500 iscritti), all'abolizione Corso di Laurea triennale di Infermiere pediatrico, cosi come prevederebbe il documento su "riduzione delle tipologie di professioni sanitarie e dei relativi Corsi di Laurea", stilato dalla Conferenza Permanente dei Presidi delle Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Secondo quanto indicato nel documento, il Corso di Laurea di Infermiere pediatrico dovrebbe essere accorpato con il corso di Laurea di Infermiere e "sostituito" da master triennali. Una lettera aperta, che sottolinea questa preoccupazione, è stata inviata oggi, dalla SIP, al Ministro della Salute, al Ministro della Pubblica Istruzione, al Presidente del Comitato Universitario Nazionale, al Presidente della Conferenza rettori Università Italiane, al Presidente della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Medicina e Chirurgia, al Presidente della Conferenza Stato Regioni e agli Assessori alla Sanità delle Regioni Italiane.

"L'assistenza pediatrica - afferma Pasquale Di Pietro, Presidente della Società Italiana di Pediatria - ha raggiunto nel nostro Paese un livello di eccellenza, grazie anche al supporto della componente infermieristica, dapprima attraverso la figura della Vigilatrice d'Infanzia, quindi, col riconoscimento ministeriale del relativo profilo professionale avvenuto nel 1997, con l'istituzione nel 2001 del Corso di Laurea triennale in Infermieristica pediatrica. Proprio in considerazione della specificità dell'assistenza pediatrica - sottolinea Di Pietro - la figura dell'infermiere pediatrico gioca un ruolo cruciale, non soltanto in ambito di assistenza di secondo e terzo livello, ma anche a livello delle cure primarie, nella prevista riorganizzazione della relativa rete assistenziale".

"La modifica della natura del percorso formativo degli infermieri - spiega Gianni Bona, Vice Presidente della Società Italiana di Pediatria e Presidente Commissione Corsi di Laurea di Infermieristica Pediatrica - oltre ad allungare il periodo della formazione con costi difficilmente sostenibili da parte dei discenti, aggraverebbe ulteriormente il problema della carenza infermieristica, ma soprattutto renderebbe molto più critica l'assistenza pediatrica, con personale privo di preparazione di base incentrata sui problemi inerenti l'età evolutiva".

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Oms, 1,6 mln di morti l'anno per pneumococco

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in tutto il mondo le infezioni da pneumococco uccidono ogni anno un milione e 600 mila persone, di cui circa un milione di bambini: dati che rendono queste infezioni la prima causa prevenibile di morte in età pediatrica. Nei Paesi che hanno adottato la vaccinazione antipneumococcica nei programmi di immunizzazione nazionale, come l'Italia, è stato possibile arginare questa emergenza: l'uso del vaccino eptavalente, che consente la protezione da sette sierotipi diversi del batterio, riduce infatti del 95% l'incidenza di patologie invasive da sierotipi vaccinali, come meningite e sepsi, che possono portare a morte o a invalidità permanenti.

L'immunizzazione protegge anche dalle infezioni pneumococciche non invasive, polmonite e otite in particolare, meno gravi ma più frequenti, e per le quali sono spesso necessari ricoveri ospedalieri e lunghe terapie antibiotiche. Oggi però, è in fase di registrazione un nuovo vaccino antipneumococco, che protegge i bambini da 13 ceppi diversi dello stesso batterio.

In attesa della sua introduzione, la vaccinazione procede con l'eptavalente, che ha già dato prova di tollerabilità, immunogenicità ed efficacia. Per confrontarsi sul futuro della vaccinazione pubblica, esperti della Società italiana di igiene, salute pubblica e medicina preventiva, del ministero del Welfare, dell'Istituto superiore di sanità e dell'Oms hanno deciso di sedersi ad un tavolo comune, da ieri a Firenze, con l'obiettivo di delineare il nuovo scenario e i giusti criteri di valutazione di nuovi prodotti.

"L'introduzione di un nuovo vaccino che va a sostituire o a migliorarne uno già esistente - sottolinea Walter Ricciardi, dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - è un'assoluta novità per la sanità pubblica. La sostituzione di un prodotto già adottato in quasi tutto il territorio nazionale impone attente valutazioni per assicurare un reale e tangibile miglioramento per la comunità".

Avendo già a disposizione un vaccino efficace e sicuro, sarà fondamentale valutare i nuovi prodotti in fase di registrazione sulla base di precisi criteri. Il primo da rispettare è il correlato di protezione, termine con cui l'Oms ha fissato la concentrazione minima di anticorpi che deve essere rispettata da tutti i vaccini per offrire protezione non solo nei confronti del singolo paziente vaccinato, ma anche e soprattutto della collettività.

"Il rispetto di questo standard - spiega David Goldblatt, responsabile Oms per i correlati di protezione dei vaccini e membro dello Strategic Advisory Group of Expert (Sage) della stessa Oms - è fondamentale soprattutto nel caso di introduzione di un nuovo vaccino che si ponga l'obiettivo di migliorare i risultati ottenuti dalla vaccinazione corrente".

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Si allarga rete registri tumori

Si allarga la rete dei Registri tumori in Italia a beneficio soprattutto del Sud. Entreranno a far parte della Associazione italiana registri tumori (Airtum), infatti, anche i Registri di Palermo e Catania.

Lo annuncia Eugenio Paci, segretario Airtum a margine della presentazione, ieri a Roma, del Rapporto 2009. Non è un caso, dunque, che la XIII Riunione annuale dell'associazione - in programma dal 6 all'8 maggio 2009 - si svolga a Siracusa.

"Proprio grazie allo sforzo della Regione Sicilia e delle Asl territoriali, infatti, in questi ultimi anni - ha spiegato Paci - si è assistito a una crescita importante della popolazione coperta dai Registri tumori nell'isola.

A quello di Ragusa, storicamente rappresentativo della realtà siciliana, si sono ora aggiunti i registri di Siracusa e Trapani e un registro per i casi di cancro della mammella a Palermo. Presto saranno disponibili i dati palermitani sull'insieme dei tumori, mentre i numeri relativi a Catania sono in avanzata fase di elaborazione".

"Si è anche costituito - continua l'esperto - un gruppo tutto siciliano, coordinato dall'Osservatorio epidemiologico regionale siciliano, che presenterà al convegno i primi dati di popolazione sul tumore della mammella in Sicilia".

Tra i temi che saranno affrontati alla riunione: i tumori infantili, rischi ambientali per lo sviluppo del cancro, rapporto tra tipo di alimentazione e cancro, emigrazione sanitaria dal Sud al Nord Italia, rintracciabilità delle persone colpite da mesotelioma per l'esposizione ad amianto".

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Fazio, ancora troppi viaggi della speranza

Ancora troppi viaggi della speranza per le cure contro il cancro, dalle regioni italiane meno efficienti a quelle più virtuose in sanità.

"Il 40% delle donne che si ammalano di tumore al seno in Sicilia va a farsi curare al Nord".

A dirlo è Ferruccio Fazio che, a margine della presentazione, ieri a Roma, del Rapporto 2009 dell'Associazione italiana registro tumori (Airtum), ha assicurato l'impegno del Governo per contrastare il fenomeno sostenendo la crescita di qualità delle cure nelle Regioni oggi svantaggiate.

"Purtroppo - ha ammesso - abbiamo ancora una forte mobilità passiva dalle regioni che hanno una sanità meno efficiente verso altre regioni.

E su questo il Governo sta lavorando attraverso i Piani di rientro dal deficit sanitario e l'assistenza offerta alle Regioni inefficienti, per mettere in ordine i conti e migliorare gli standard di assistenza".

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Medici di famiglia in rete contro dolore

Al via progetto sperimentale cure palliative in 4 regioni, 100 mln già stanziati Una rete per la terapia del dolore e le cure palliative sul territorio, che parte dai medici di famiglia per arrivare, attraverso una fase intermedia, ai centri specialistici.

E' il progetto sperimentale del ministero del Welfare che partirà in quattro Regioni - Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Sicilia - omogenee come popolazione, per sviluppare un sistema, a cerchi concentrici, in grado di fornire un'assistenza di qualità ed efficace ai malati terminali o affetti da dolore cronico.

A presentarlo, ieri mattina a Roma, il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, insieme ai rappresentanti dei medici di medicina generale (Snami, Fimmg e Simg).

Per lo sviluppo di progetti sulle cure palliative e la terapia del dolore sono già stati stanziati 100 milioni di euro per tutte le Regioni, per la realizzazione degli obiettivi prioritari del Piano sanitario nazionale.

Oltre alla sperimentazione illustrata ieri, dunque, "anche le altre realtà regionali potranno presentare - ha spiegato Fazio nel corso della conferenza stampa - altri progetti per garantire reti di assistenza ad hoc".

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Convenzione, FIMMG procede da sola

Un incontro 'riservato' con la Sisac per esplorare la possibilità di firmare con la parte pubblica - "rapidamente" e in modo "definitivo e soddisfacente" - una convenzione dei medici di famiglia in linea con il preaccordo siglato a dicembre

Lo chiede l'esecutivo nazionale della Federazione italiana dei medici di di medicina generale (Fimmg), che ha valutato lo stato delle trattative in corso, ribadendo come il testo proposto dalla Sisac "non sia accettabile neppure con le correzioni apportate nella seduta di trattativa del 16 aprile".

E questo perché, scrive il segretario nazionale Giacomo Milillo in una lettera inviata agli iscritti, "introduce aspetti non previsti dal preaccordo, ne vanifica alcuni contenuti , non riduce ma aumenta le probabilità di contrasti interpretativi a livello regionale e aziendale".

L'Esecutivo, dunque, ha deciso "di formulare una propria proposta di testo definitivo che invierà alla Sisac e per conoscenza al Comitato di settore, chiedendo contemporaneamente un incontro riservato alla delegazione Fimmg, per esplorare la possibilità di una soluzione rapida, definitiva e soddisfacente".

Il testo, che sarà pronto nei prossimi giorni, "sarà diffuso - assicura Milillo - anche a tutti i componenti del Consiglio nazionale perché possa essere valutato nei dettagli", definitivamente, nella seduta già prevista per il 10 maggio.

"L'esecutivo - conclude Milillo - è assolutamente determinato a riaffermare la validità del preaccordo, consolidandone e difendendone tutte le sue parti".

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22 aprile 2009

Terremoto, si indaga in tutta Italia

La Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, presieduta dal senatore Pd Ignazio Marino, intende allargare l'indagine avviata poco dopo il terremoto in Abruzzo a tutte le strutture sanitarie italiane costruite o in costruzione in aree dove è forte il pericolo che si verifichino catastrofi naturali.

La Commissione - informa una nota - ha anche deciso, nella seduta odierna, di convocare il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, il prossimo 29 aprile per un'audizione informativa sulla situazione dell'ospedale San Salvatore e delle altre strutture sanitarie della provincia colpita dal sisma.

Sempre per la prossima settimana è previsto un sopralluogo della Commissione nel capoluogo abruzzese. Sono in fase di studio - prosegue il comunicato - le mappe fornite dalla Protezione Civile e già dalla seduta di domani mattina si comincerà la mappatura degli edifici a rischio su tutto il territorio nazionale.

L'obiettivo è realizzare un'indagine a scopo preventivo, che consenta di prendere provvedimenti per garantire la sicurezza dei cittadini prima che si verifichi un'eventuale catastrofe.

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Ricerca, parte il "Programma Montalcini"

Per favorire l'internazionalizzazione dell'università italiana, e offrire ai giovani studiosi stranieri e italiani impegnati all'estero l'opportunità di svolgere attività didattica e di ricerca in Italia, il ministero dell'Istruzione, università e ricerca ha istituito il programma 'Rita Levi Montalcini'. Obiettivo: il reclutamento di giovani ricercatori a tempo determinato.

In occasione del centesimo compleanno della scienziata italiana premio Nobel e senatrice a vita, il Miur le ha dedicato il progetto, nato per internazionalizzare l'Università italiana, e offrire ai giovani studiosi stranieri e italiani impegnati all'estero l'opportunità di svolgere attività didattica e di ricerca in Italia, riconoscendo "l'impegno profuso dalla studiosa per favorire i giovani ricercatori che vogliono sviluppare la propria attività di ricerca in Italia e lo scambio culturale tra istituzioni italiani ed estere".

Il dicastero di viale Trastevere ogni anno riserva una quota del fondo di finanziamento ordinario per stipulare contratti di ricerca a tempo determinato. Quest'anno ha destinato al 'Programma Montalcini' 6 milioni di euro, il doppio dei fondi stanziati lo scorso anno. "Con il 'Programma Montalcini' - sottolinea il ministro Mariastella Gelmini - vogliamo incentivare il rientro dei cervelli e offrire ai giovani ricercatori la possibilità di realizzare i propri progetti in Italia.

Investire nella ricerca significa credere nel futuro e nelle enormi potenzialità del nostro Paese. Il 'Programma' è dedicato a Rita Levi Montalcini perché il Premio Nobel è un esempio per ogni studioso e per tutti i nostri giovani".

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Chiusa e-HealthCare, appuntamento al 2010

Si è chiusa martedì la prima edizione della Conferenza e-HealthCare che ha concluso i lavori riscontrando la soddisfazione degli oltre 400 "addetti ai lavori" che hanno partecipato in rappresentanza di istituzioni, aziende del settore IT e persone interessate all'innovazione in sanità. "Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti dalla prima edizione della conferenza - ha detto Barbara Ferraris di Celle, direttore responsabile dell'evento e del progetto di comunicazione integrata e-HealthCare Forum.

I riscontri da parte di aziende e istituzioni sono stati molto positivi. Il tema dell'informatica nella sanità, infatti, è di forte attualità e tocca numerosi settori. Il nostro obiettivo iniziale, di creare un'occasione di collegamento tra i diversi player del mercato, è stato soddisfatto. I partecipanti hanno ribadito l'utilità della realizzazione di un evento focalizzato su questi temi".

I sicuri vantaggi, in termini di salute e di risparmio economico, dell'introduzione dell'elettronica nella gestione della sanità sono stati sottolineati da Paolo Donzelli, direttore dell'Ufficio studi del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie.

"E' fondamentale - ha spiegato l'esperto parlando a margine dei lavori - che il numero dei medici che usa internet al lavoro cresca rapidamente. Il collegamento dei medici di famiglia e dei pediatri in rete è fondamentale per la sanità del prossimo futuro".

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Denuncia clandestini fuori dal DDL

Il Ddl sulla sicurezza all'esame delle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera "non prevede più le norme sui cosiddetti medici-spie: un'importante vittoria ottenuta grazie all'unità di tutte le organizzazioni sindacali mediche che ieri, nella audizione alla Camera, hanno confermato la decisa opposizione a ogni coinvolgimento dei medici in questo Ddl come per il futuro".

Così Armando Masucci, segretario generale della Federazione medici della Uil-Fpl, sulla misura al cosiddetto Pacchetto sicurezza che eliminava il divieto per medici e altri operatori sanitari di segnalare gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture del Ssn.

"Se è giusto, infatti - conclude Masucci in una nota - perseguire ogni mezzo per prevenire le devianze della clandestinità, è altrettanto giusto non intralciare la missione di libertà e di democrazia che ogni medico deve attuare con il suo operato e non solo per il suo giuramento".

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SNAMI, convenzione ancora bloccata

Un accordo per la medicina generale focalizzato solo sulla parte economica del biennio 2006-2007, per superare l'empasse della trattativa sulla convenzione

Lo ripropone Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) alla luce dei nuovi ostacoli per la firma dell'accordo di medicina generale del biennio passato, per il quale era stato siglato un pre-accordo a dicembre e la cui chiusura sembrava imminente.

La Sisac, ente delegato per la parte pubblica, ha infatti convocato le sigle sindacali per la chiusura il 6 maggio. "Difficile, però, che tale data possa essere rispettata se il sindacato maggioritario, la Fimmg, non si chiarisce al suo interno", dice Martini.

La Segreteria nazionale della Fimmg, infatti, che aveva sostenuto con forza la necessità della firma, nei giorni scorsi, ha chiarito che non ci sono ancora le condizioni per siglare il nuovo accordo con il servizio sanitario nazionale, lanciando una consultazione dei propri dirigenti e inviando, ai 30.000 iscritti, una lettera in cui il segretario spiega le ragioni della indisponibilità del sindacato ad una rapida sottoscrizione dell'accordo, "inaccettabile nel suo complesso e multiproblematico".

"Prima l'accelerazione per firmare il contratto - dice stupito Martini - poi improvvisamente non si vuole più firmare. Che dire? Diciamo che qualcuno ha fatto marcia indietro? Diciamo che qualcuno ha ponderato bene le criticità che noi avevamo sollevato, pur essendo come Snami disponibili a firmare con grande senso di responsabilità per i nostri iscritti al fine di non perdere la rappresentatività periferica, oppure che ci siano altri problemi?".

A oltre tre anni dalla scadenza dell'accordo nazionale "la categoria non può aspettare ancora per un, anche se minimo, ristoro economico e allora proponiamo, come più volte richiesto, che per questo biennio si concordi unicamente la parte economica e la parte normativa ritorni ad essere tutta discussa assieme a quella economica del secondo biennio".

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21 aprile 2009

Tutela privacy deve crescere insieme a tecnologie

In sanità l'attenzione alla sicurezza dei dati e alla riservatezza delle informazioni deve 'crescere' insieme alle tecnologie per la gestione e la cura dei pazienti. Lo chiede Giuseppe Chiaravalloti, vicepresidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, intervenuto ieri a Roma alla prima conferenza E-HealthCare.

"Lo sviluppo tumultuoso di sistemi informatizzati sempre più efficienti in questo settore - spiega - migliora molto la qualità delle cure, ma fa aumentare anche i rischi per la privacy dei cittadini". Con conseguenze pratiche anche serie, per la persona e per la collettività. "Si pensi - spiega Chiaravalloti - al pericolo che si può correre se i cittadini, non perfettamente certi della tutela della loro riservatezza, decidono di non ricorrere alle strutture sanitarie e non curarsi". In caso di malattie infettive il problema diventa sociale.

"Non si può e non si deve - continua - rinunciare per questo alla tecnologia. Ma bisogna vigilare e porre l'adeguata attenzione. E' questa la posizione generale del Garante che non mira a una tutela feticistica della privacy ma, piuttosto, a contemperare gli interessi, senza sacrificarne nessuno". L'attenzione alla tutela della privacy è, comunque, molto sentita da chi gestisce i dati sanitari.

"Abbiamo sempre più richieste di strumenti e sistemi di protezione dei dati da parte di Asl, ospedali, strutture sanitarie", ammette Vincenzo Costantino, responsabile della struttura tecnica di Symantec, azienda specializzata in soluzioni per la protezione di dati e tra gli sponsor della congresso.

Le interconnessioni tra diverse strutture e operatori della sanità sono sempre più diffuse. "E' necessario proteggere le informazioni sanitarie, considerate 'sensibili', da ogni forma di intrusione. Ma lavoriamo anche per evitare che i dati escano dalla struttura di riferimento per leggerezza dell'operatore o per possibili errori". Nel nostro Paese questo settore "è in fase di sviluppo - conclude - ma abbiamo già a disposizione strumenti più che efficaci di protezione".

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Ravasin, ddl testamento anticostituzionale

"Una legge anticostituzionale che rende carta straccia le mie direttive anticipate comunicate un anno fa, ed in particolare la mia decisione di non sottopormi all'alimentazione e nutrizione artificiale quando non sarò più in grado di nutrirmi e bere naturalmente".

Paolo Ravasin, 49 anni, malato di sclerosi laterale amiotrofica, non usa mezza termini. Si scaglia contro il disegno di legge sul testamento biologico approvato dal Senato, e in un videomessaggio diffuso ieri alla Camera durante una conferenza organizzata dai Radicali si rivolge alle massime cariche dello Stato.

L'appello di Ravasin, con un filo di voce, è al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ai presidenti della Camera Gianfranco Fini e del Senato Renato Schifani, messi in guardia dai rischi che ne deriverebbero se la Camera ad inizio maggio approvasse lo stesso testo che ha ottenuto il via libera del Senato. "Con grande tristezza - dice Ravasin - ho appreso la notizia dell'approvazione al Senato della legge, formalmente sul testamento biologico, ma sostanzialmente contro".

Testo di legge che "annulla le mie direttive anticipate e specialmente la mia decisione di non sottopormi ad alimentazione e idratazione artificiali quando non sarò più in grado di nutrirmi e bere naturalmente". Ravasin, attualmente in una clinica in provincia di Treviso, è infatti attaccato a un ventilatore artificiale che pompa aria nei suoi polmoni, ma è ancora in grado di nutrirsi attraverso una lenta deglutizione e cibi frullati.

Finchè il corpo glielo permetterà, Ravasin vuole continuare ad alimentarsi in questo modo. Ma se alla Camera passasse lo stesso Ddl, prosegue il paziente, "alimentazione e idratazione non sarebbero più rifiutabili, stabilendo per di più che le altre indicazioni non saranno vincolanti per il medico, ma solo una sorta di consiglio".

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Da Ravasin messaggio di altissimo valore politico

"L'appello di Paolo Ravasin rivolto alle massime cariche dello Stato italiano, rappresenta un messaggio di altissimo valore politico, specialmente in questo momento molto delicato in cui il disegno di legge sul testamento biologico sta passando dal Senato alla Camera".

Ad affermarlo è Emma Bonino, senatrice Pd, commentando il video-messaggio di Paolo Ravasin. "Ravasin - afferma la senatrice - ci fa capire che ci sono principi che non sono a disposizione di nessuna maggioranza, anche se questa fosse bulgara". "In questo momento - sottolinea Bonino - sta avvenendo una sorta di pausa di riflessione dopo l'onda emotiva generata dal caso Englaro e manipolata a livello politico.

In questo contesto credo che l'appello di Ravasin rappresenti un messaggio di altissimo valore politico, perché oggi giustamente si sta rallentando il dibattito e spero che alla Camera si voglia ricominciare daccapo con la discussione del disegno di legge".

Bonino plaude al messaggio dell'uomo gravemente malato, ricoverato in una clinica di Treviso, "perché ci mette in guardia sugli effetti che avrà la decisione della Camera. Se il Ddl dovesse passare anche qui, come avvenuto in Senato, Ravasin e gli altri pazienti come lui saranno condannati a mettere sondini nasogastrici per un numero imprecisato di anni. E il diritto alla vita diventerà di fatto obbligo".

L'auspicio della senatrice è che la Camera ascolti "non solo teologi e scienziati, ma specialmente i cittadini malati, che più di altri si sentono privati della libertà di scelta". Una questione cruciale, per questo motivo "spero che alla Camera se ne occupi la Commissione affari costituzionali più di quella della Sanità, che comunque può esprimere un suo parere".

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Forti risparmi con la ricetta elettronica

La ricetta elettronica per la prescrizione di farmacie e prestazioni sanitarie farà risparmiare circa due miliardi di euro al sistema sanitario nazionale. E questo già tra due anni, quando funzionerà a regime facendo 'viaggiare' in rete le richieste del medico che arriveranno direttamente sui computer di farmacisti e strutture sanitarie.

Un 'tesoretto' cumulabile grazie alla riduzione della carta, oggi utilizzata per 550 milioni di ricette dal costo di un euro ciascuna, e grazie alle minori spese da errori: si stima, infatti, un taglio del 7-8% della spesa farmaceutica e specialistica - che vale circa 14 miliardi di euro - dovuta a sbagli di prescrizione e di gestione.

A fare i conti Paolo Donzelli, direttore dell'Ufficio studi del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, intervenuto ieri alla prima conferenza E-HealthCare, organizzata a Roma dalla casa editrice Edisef. L'obiettivo del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, è di archiviare definitivamente la ricetta 'classica' in due anni, ricorda Donzelli illustrando i dettagli del 'Piano eGov' 2012 per quanto riguarda la sanità.

"L'innovazione digitale in sanità - dice l'esperto - può portare a un miglioramento del servizio, all'aumento dell'efficienza e al taglio dei costi". Tra gli interventi possibili, già in programma, la digitalizzazione dei certificati di malattia.

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Solo il 40% dei medici italiani usa internet

Ancora poco tecnologici i camici bianchi italiani. Tra i medici di famiglia e i pediatri di base, oltre 55 mila in Italia, solo 2 su 5 (40%) usano internet in ambulatorio

Un limite importante visto che, come principali responsabili delle prescrizioni del Servizio sanitario nazionale, è sulla loro 'rete' che si fonda tutta la concreta modernizzazione del sistema: dalla ricetta elettronica alla trasmissione dei dati dei pazienti alle Asl, dalle cure a domicilio con la telemedicina alla cartella clinica digitale.

"Il collegamento dei medici di famiglia e dei pediatri in rete è fondamentale per la sanità del prossimo futuro", ha spiegato Paolo Donzelli, direttore dell'Ufficio studi del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, a margine della prima conferenza E-HealthCare, organizzata a Roma dalla casa editrice Edisef.

"Oggi - conclude - dai dati a nostra disposizione, sono troppo pochi i medici del territorio che usano internet a lavoro. E' necessario un rapido incremento".

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20 aprile 2009

Congresso odontostomatologia e maxillo facciale

Una 'tre giorni' dinamica, con un format rinnovato alle edizioni precedenti. Sarà strutturato così il Congresso nazionale dei docenti di discipline odontostomatologiche e chirurgia maxillo facciale in programma da domani a venerdì nel Dipartimento di scienze odontostomatologiche dell'università Sapienza di Roma. L'appuntamento, che riunirà i maggiori esperti delle scienze odontostomatologiche, permetterà di fare il punto sui più importanti dibattiti che animano l'odontoiatria, quali le competenze implantologiche ed i rapporti tra odontoiatria pubblica e privata. L'evento - si legge in una nota del Congresso nazionale dei docenti di discipline odontostomatologiche e chirurgia maxillo facciale - si aprirà mercoledì con la riunione del Collegio dei referenti e la presentazione di tutte le scuole universitarie italiane. Quindi ci saranno sessioni e workshop.

Si parlerà delle problematiche nella riabilitazione implanto-protesica, di cui si discuterà ampiamente giovedì. Quindi sono in programma alcuni workshop rivolti ai più importanti temi di attualità che investono la ricerca. Tra gli argomenti che verranno trattati ci sono la gestione della carie attraverso la diagnosi dei fattori di rischio, la rigenerazione dei tessuti indotta da un nuovo preparato a base di aminoacidi e acido jaluronico, l'estetica del viso e del sorriso in ortodonzia, le soluzioni estetiche in implantologia, una nuova era per la strumentazione canalare, il 'twisted file' con tecnologia R-Phase, la gestione informatica dello studio odontoiatrico, la gestione delle patologie orali nell'anziano e l'alternativa implantologica al recupero endodontico del dente. Il congresso nazionale sarà inoltre un'occasione di confronto tra l'offerta dell'odontoiatria pubblica e privata. Fra le altre, le relazioni sull'esperienza gestionale in un Policlinico universitario pubblico, su quelle in un Policlinico universitario privato e infine su quelle in un ospedale pubblico. Una vera indagine conoscitiva sull'offerta pubblica di odontoiatria - conclude la nota - nel contesto del progetto di prevenzione orale nazionale.

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Sanzioni in estate per le regioni in rosso

Le Regioni in rosso hanno tempo fino all'estate per rimettersi in carreggiata e dimostrare di aver avviato percorsi virtuosi in sanità. Altrimenti scatteranno le sanzioni. Parola di Maurizio Sacconi.

Il ministro del Welfare, intervenuto ieri a Milano a un convegno su federalismo fiscale e costi standard organizzato da Federsanità-Anci (Associazione nazionale comuni italiani) Lombardia, spiega la linea del Governo riguardo a un possibile commissariamento della sanità di Campania, Molise, Sicilia e Calabria, regione che però non ha ancora un piano di rientro.

"Ciò che emerge dai tavoli di monitoraggio dovrà essere seguito dalle sanzioni. Daremo tempo fino all'estate. Poi decideremo, ma al tavolo di monitoraggio servono fatti", afferma. Se entro la scadenza fissata, probabilmente dopo le elezioni, le Regioni sotto osservazione "non avvieranno percorsi virtuosi, se la loro contabilità - avverte Sacconi - risulta inaffidabile, se gli atti che produrranno non saranno convincenti, allora scatterà la sanzione.

Senza la quale non ci sarà il futuro Patto per la salute". Secondo il ministro, infatti, "si possono identificare i costi standard, ma serve un percorso ragionevolmente virtuoso, incentivato e sanzionato perché il sistema sia efficace.

I piani di rientro sono un'esperienza da cui partire solo se funzionano. Cioè se scattano le sanzioni laddove è necessario".

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Sacconi, alleanza stato-regioni interesse comune

Un'alleanza Stato-Regioni virtuose, anche nell'interesse del Sud Italia. E' quanto auspica il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ieri a Milano durante un convegno su federalismo fiscale e costi standard, organizzato da Federsanità-Anci (Associazione nazionale comuni italiani) Lombardia.

"Pongo un problema politico: serve un'alleanza fra Stato e Regioni virtuose - spiega - un blocco politico e sociale che voglia fare il bene dell'Italia e anche dei cittadini del Sud, vittime di modelli assistenziali sbagliati".

Un blocco al quale il ministro chiede di "muoversi in sintonia" e nei confronti del quale lancia un appello: "Non siate avvocati del peggio, ma difendete il meglio anche nell'interesse dei peggiori".

Un punto su cui il Governo e le Regioni dovranno lavorare, prosegue Sacconi, è "la capacità amministrativa. Tanto più perché l'esperienza insegna che esiste un rapporto strettissimo fra qualità e responsabilità".

Secondo il ministro, "bisogna agire su più leve: la prima è il monitoraggio della qualità, attraverso l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, camera di compensazione tecnica utile per valutazioni condivise".

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Smi, vertice su riapertura tavolo convenzioni

Vertice straordinario per il Sindacato medici italiani (Smi) sul riavvio delle trattative per il rinnovo delle convenzioni di medicina generale, pediatria e specialistica ambulatoriale

Giovedì, 23 aprile, lo Smi ha infatti convocato una segreteria nazionale straordinaria per valutare lo stato dell'arte del tavolo, durante la quale si analizzerà l'ultima bozza di proposta presentata dalla Sisac, il 16 aprile scorso, e le prese di posizioni (e le spaccature) dei sindacati di settore. Con un appello: "si ritorni all'unità sindacale.

E si segua l'esempio della dirigenza, si chiudano i due bienni economici", dice Salvo Calì, segretario nazionale Smi, convinto che si sia aperta un'ulteriore difficile fase nella complessa contrattazione per il rinnovo dell'accordo collettivo nazionale.

"Il 're è nudo', i problemi sono sotto gli occhi di tutti - spiega Calì in una nota - è la crisi di una strategia sindacale: la firma della nuova convenzione, data per prossima da quasi quattro mesi, si allontana ancora una volta". Dopo i problemi 'formali' legati alle modalità di aumento della contribuzione Enpam - spiega il leader sindacale sintetizzando le difficili tappe della trattativa - poi è arrivata una bozza di proposta Sisac che chiarisce il senso delle nuove forme associative e organizzative, ma ancora una volta si è tornati nella fase di stallo.

"Lo ripetiamo da mesi non ha senso continuare con le dispute sugli aspetti normativi", aggiunge Calì, che stila l'elenco delle priorità nella trattativa. "Approfittiamo di questo ennesimo stop - dice - per chiudere solo la parte economica: si riconoscano gli arretrati del I e del II biennio, recuperando così, almeno in parte, il gap economico della categoria, rispetto ai dirigenti medici e a tutto il pubblico impiego, che hanno chiuso il primo biennio contrattuale da quasi un anno. Si affronti la questione dell'Enpam (che ha creato grossi problemi anche nell'area della pediatria), aumentandone la contribuzione, ma spalmandola in più anni.

Si rinvii la discussione della parte normativa e l'assetto organizzativo dell'area al II biennio, peraltro in scadenza, consentendo così di affrontare un confronto più sereno e meno intossicato dalle polemiche. E' un punto di equilibrio che ci consentirà di recuperare l'unità della categoria e di affrontare nei prossimi mesi la Sisac con determinazione e chiarezza di idee".

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19 aprile 2009

Il futuro dell'AIFA secondo Rasi

Un concerto di azioni coordinate tra AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e medici di medicina generale per migliorare la gestione del farmaci. E' quanto ha auspicato, annunciando un accordo che sembra essere in dirittura d'arrivo il DG dell'AIFA Guido Rasi, che in una intervista rilasciata al Giornale del Medico, ha rilanciato il progetto di un'intesa tra l'Agenzia regolatoria e la medicina di famiglia.

"Le gestione della spesa farmaceutica - ha dichiarato Rasi nell'intervista - sta attraversando un trend a due velocità. La spesa convenzionata è riuscita a rispettare i tetti di spesa mentre quella ospedaliera ancora no.

Questo dipende in buona parte dall'uso ospedaliero di farmaci innovativi ad alto costo ma è anche da addebitare a carenze gestionali. Questo squilibrio - ha aggiunto - andrà risolto, per esempio portando sul territorio farmaci al momento ad esclusivo uso ospedaliero".

Rasi ha anche tratteggiato il futuro dell'AIFA: "Grazie al decreto mille proroghe (che ha incrementato la pianta organica dell'Agenzia) potremo essere in grado di venire a capo alle nostre carenze storiche che se al 50% erano dovute a problemi strutturali, per un altro 50 erano riconducibili a deficit di personale.

Ora dovremo prenderci le nostre responsabilità e lavorare a progetti tarati sul medio-lungo termine. Tra le altre cose - ha aggiunto Rasi - dovremo incrementare la nostra attività ispettiva, non solo in Italia ma anche all'estero.

Prova ne è che recentemente l'FDA ha aperto una sede a Pechino che vuole essere una base di partenza di un'ampia strategia di controllo dei farmaci con crescenti collaborazioni internazionali".

Per leggere l'intervista integrale clicca QUI

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MPV, legge 40 ha salvato 120 mila embrioni

Il Movimento per la vita (Mpv) difende con i numeri la legge 40 sulla fecondazione assistita. "E' un buon compromesso e funziona, tutelando la vita". Solo nel triennio 2005-2007 sono stati salvati 120 mila embrioni, numero ottenuto calcolando la possibile formazione in sovrannumero di ovociti fecondati rispetto ai limiti della legge, e la "possibile distruzione diretta o per congelamento".

Questi in sintesi alcuni dati presentati dal Mpv nel secondo Rapporto sullo stato di attuazione della legge 40, illustrato venerdì a Roma dal presidente del Movimento, Carlo Casini. Secondo Casini la legge ha funzionato sia per quanto riguarda i successi delle gravidanze, maggiori rispetto al passato, sia per il dato delle pazienti con sindrome da iperstimolazione ovarica: una percentuale di casi più bassa rispetto al resto d'Europa, spiega.

Casini spera che il Rapporto possa essere utile anche per evitare che la recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha bocciato parte della legge, non snaturi completamente la normativa. "Stiamo aspettando le motivazioni della sentenza della Consulta - afferma - Abbiamo deciso di presentare il Rapporto in questo momento, proprio mentre i giudici stanno scrivendo le loro motivazioni, nella speranza di fornire ulteriori elementi di conoscenza e chiarire i risultati positivi della legge.

Le motivazioni dei giudici potranno ferire poco o molto questa legge. Preferisco pronunciarmi dopo averle lette". Ma Casini sottolinea che nell'applicazione pratica della normativa, anche dopo la sentenza non c'è l'obbligo di produrre più di tre embrioni (la Consulta ha infatti bocciato questo limite). "Questo Rapporto - continua Casini - indica come il limite dei tre embrioni abbia avuto effetti positivi sulla riduzione degli embrioni morti sia per l'aumento delle nascite. In pratica fornisce motivazioni per dire ai centri che, almeno nella pratica, è utile comportarsi come prima".

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L'Aquila, accordo per trasferimento ospedale

Mancano solo alcuni dettagli ma, di fatto, la trattativa per il trasferimento delle attività dell'ospedale dell'Aquila nella vicina Villa Letizia, è alla stretta finale. "Entro 48 ore dovremmo mettere nero su bianco e firmare l'accordo".

A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è Enrico Vittorini, proprietario di Villa Letizia, impegnato con l'assessore alla Sanità della Regione Abruzzo, Lanfranco Venturoni, nella trattativa di trasferimento. "Non una vendita vera e propria - precisa Vittorino - ma una sorta di concessione". Tra i dettagli ancora da definire, tempi e modalità di gestione, soprattutto riguardo alla forza lavoro. "Bisogna trovare - spiega Vittorini - una soluzione che accontenti tutti, sia il personale del San Salvatore, sia quello di Villa Letizia.

Un'ipotesi concreta è quella di lasciare a noi i servizi di base e il resto al personale medico e paramedico dell'ospedale aquilano". La durata del trasferimento è ancora da definire. "Anche se - precisa il proprietario di Villa Letizia - se prende corpo la soluzione del rifacimento del San Salvatore, almeno 3-5 anni ci vorranno".

La struttura, convenzionata da 14 anni con il Ssn, sembrerebbe avere tutti i requisiti per supplire all'assenza temporanea del San Salvatore. "Abbiamo a disposizione 307 posti letto, 5 sale operatorie, Tac, e tutti gli altri servizi. Insomma - conclude Vittorini - un ospedale completo".

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Premio Lorini 2008, 30 mila euro contro cancro e Aids

Trentamila euro alla ricerca contro tumori e Aids. Sarà consegnato stasera a Milano, alle 18 a Palazzo Bovara (corso Venezia 51), il Premio Lorini 2008 assegnato dalla Fondazione Andrea e Libi Lorini per sostenere giovani scienziati attivi nella lotta a neoplasie e virus Hiv.

Il presidente della Fondazione, Mario Longari, alla presenza dei componenti del Comitato scientifico della Fondazione stessa (Virgilio Ferrario, Mauro Moroni, Aldo Pinchera e Umberto Veronesi), consegnerà l'assegno all'autore del lavoro selezionato come il più meritevole. Il Premio Lorini si rivolge a ricercatori che non abbiano superato i 40 anni, laureati in Medicina e chirurgia, Biotecnologie mediche, Scienze biologiche, Scienze farmaceutiche e farmacologiche, presso un'università italiana.

Il Premio Lorini è stato istituito nel 2008 - spiega una nota della Fondazione - Quello che sarà consegnato il 20 aprile è dunque il primo, "l'inizio di una lunga serie". Sono stati 63 i ricercatori che hanno presentato i loro studi, già pubblicati sulle più qualificate riviste internazionali. Chiara Brignole di Genova, Francesca Carlomagno di Napoli, Claudia Chiodoni di Milano e Andrea Taddei di Milano sono i 4 autori scelti dal Comitato scientifico. Tra loro il Cda della Fondazione ha selezionato quindi il vincitore.

La Fondazione Lorini, riconosciuta dalla Regione Lombardia, è stata costituita il 15 luglio 1998 sulla base delle disposizioni testamentarie della signora Libi Lorini. Scopo e attività ordinaria della Fondazione è "provvedere all'elargizione annuale di borse di studio a giovani laureati in medicina, con ottimi risultati presso un'università milanese, che intendono specializzarsi in oncologia e/o nella cura dell'Aids negli Stati Uniti e che abbiano svolto una tesi di laurea sperimentale".

Le borse di studio, su pubblicazione di un bando da parte dell'università degli Studi di Milano, vengono attribuite attraverso una selezione da parte della Commissione giudicatrice composta dal Cda della Fondazione, dal rettore della Statale e dal preside della Facoltà di medicina.

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Mammografia su misura

Uno screening, ritagliato sulla base della storia personale per contrastare al meglio un nemico giurato delle donne: il cancro al seno

Non più quindi un esame standard - la celeberrima mammografia - fra i 50 e i 69 anni d'età come avviene oggi, bensì uno screening che tenga conto della storia personale di ciascuna donna, dividendole in tre categorie di rischio (normale, medio, altro).

Resta invariato l'iter per chi non presenta i cosiddetti fattori critici, ad esempio presenza di uno o più casi di neoplasia al seno in famiglia, particolari caratteristiche della mammella, sovrappeso e l'aver o meno avuto figli.

Per tutte le altre donne, invece, andranno previste corsie preferenziali e l'uso di strumenti più sensibili per stanare il tumore, come la mammografia digitale. E non è tutto. Per combattere la neoplasia più temuta dal gentil sesso lo screening verrà esteso anche alle 40enni e alle over 70. E' questa una delle misure messe a punto dagli addetti ai lavori chiamati a raccolta dal ministero del Welfare per riscrivere la mappa degli screening per la diagnosi precoce dei tumori.

Ad annunciarla è lo stesso relatore della Commissione ministeriale prevenzione e screening Alessandro Del Maschio, del San Raffaele di Milano, nel corso dell'International Meeting on New Drugs in Breast Cancer all'Istituto Regina Elena di Roma. "Lo screening ha consentito di ridurre del 50% la mortalità, ma ora è arrivato il tempo di rinnovare i criteri - spiega Francesco Cognetti, direttore dell'oncologia medica A del Regina Elena e presidente del convegno che si è svolto venerdì e sabato a Roma che vede riuniti 300 fra i massimi esperti mondiali - Le nuove indicazioni sono ormai condivise dal mondo scientifico, e sono già allo studio della Commissione.

La proposta di Del Maschio diventerà al più presto operativa". Una misura che mira a ridurre le 12 mila vittime che il tumore del seno causa ogni anno nel nostro Paese su 38 mila nuovi casi. La diagnosi precoce è una delle armi più affidabili di cui disponiamo per sconfiggere la malattia. Con una sopravvivenza che si attesta al 98% se si interviene nei primissimi stadi.

"Merito - sottolineano gli esperti riuniti a Roma - della prevenzione ma anche delle terapie mirate, sviluppate negli ultimi anni, in grado di agire solo sulle cellule malate".L'incidenza del tumore della mammella è simile in tutte le Regioni italiane: una connazionale su 11 rischia di ricevere una diagnosi di cancro al seno nel corso della propria vita. Varia tuttavia drammaticamente l'adesione ai programmi di screening tra un estremo e l'altro dello Stivale. "Esiste una grave differenza - conferma infatti Cognetti - fra Centro-Nord, Sud e Isole. Se nel settentrione 8 donne su 10 dichiarano di essersi sottoposte almeno a una mammografia preventiva, la percentuale scende a una su 2 nell'Italia meridionale".

L'estensione dei programmi di screening attivi al 2007 è pari all'82,9% al Nord, al 73,3% al Centro e solo al 27,6% al Sud. E la sopravvivenza cambia di conseguenza: nel settentrione è del 10% più elevata. "Anche su questo tema si sta impegnando la Commissione prevenzione e screening del ministero - assicura Cognetti, che fa parte dell'organismo chiamato a riscrivere la mappa non solo dello screening per il tumore del seno, ma anche per prostata, colon retto, cervice e polmone - con proposte e progetti concreti per garantire pari accesso all'assistenza sanitaria a tutti i cittadini".

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16 aprile 2009

Il cervello è attirato dalle calorie

Basta un'occhiata per sapere che un cibo è iperenergetico, e però anche molto gustoso e appetibile. L'epoca delle carestie, in occidente, è lontana eppure il cervello si soddisfa facendo scorta di alimenti calorici

Il cervello umano è in grado di stimare il contenuto di energia e di grassi presente negli alimenti semplicemente osservandoli. È questo il sorprendente risultato di uno studio, pubblicato a febbraio su Neuroimage, che ha visto la collaborazione del Centre Hospitalier Universitaire Vaudois (CHUV), dell'Università di Losanna, del Centre d'Imagerie Biomédicale (CIBM) e del Nestlé Research Centre di Losanna.

Lo studio richiedeva a un campione di adulti sani di distinguere le immagini raffiguranti alimenti da quelle raffiguranti soggetti di altra natura, mentre la loro attività cerebrale veniva misurata con un elettroencefalogramma. Senza che i soggetti ne fossero informati, le immagini degli alimenti erano state in precedenza suddivise in 2 categorie: da una parte le raffigurazioni di alimenti ad alto contenuto di grassi e dall'altra le immagini di alimenti light (ipocalorici e salutari). Meno di 200 millesimi di secondo: è questo il tempo impiegato dal cervello umano, dopo la visualizzazione delle immagini, per distinguere i cibi grassi dai light.

I risultati dell'elettroencefalogramma dimostrano che le regioni cerebrali tipicamente associate al processo decisionale e al senso di ricompensa rispondono più prontamente agli alimenti ad alto contenuto di grassi, piuttosto che a quelli a basso contenuto calorico. Questo significa che gli elementi percepiti come appaganti sono trattati rapidamente, e in parallelo con le regioni del cervello coinvolte nella categorizzazione e nei processi decisionali.

Le conoscenze acquisite attraverso questo studio condurranno a una migliore comprensione del processo decisionale umano relativo alla valutazione e alla scelta del cibo. "La collaborazione fra questi importanti istituti di ricerca offre una grande opportunità per studiare i meccanismi cerebrali coinvolti nei meccanismi di percezione e scelta del cibo - sostiene Micah M. Murray, neuroscienziato del CHUV a capo del progetto. "Per la prima volta, grazie a questo studio, è stato possibile indagare questi processi sull'uomo e comprendere quando e in quali regioni del cervello si prendono le decisioni legate al cibo".

NeuroImage 2009; 44: 967-974

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Sperimentare a partire dalla fase zero

Le fasi di sperimentazione delle terapie sono precedute da test preclinici. Ma i ricercatori del National Cancer Institute ipotizzano, oltre alle fasi I, II e III, una fase 0 per verificare velocemente se un farmaco è sicuro e merita di essere sperimentato in un gruppo più grande di pazienti, evitando lunghe indagini su modello animale.

Il primo tentativo di fase zero - scrivono gli esperti sulla rivista Journal of Clinical Oncology - è stato effettuato in uno studio che ha coinvolto una molecola antitumorale, ABT-888, di Abbott Laboratoires, pensata per amplificare l'effetto dei prodotti chemioterapici contro alcuni tumori in fase avanzata.

Con la nuova fase zero si tenterà di capire in poco tempo se i pazienti possono tollerare il farmaco e se esso è efficace nelle indicazioni per cui è stato elaborato.

"C'è la necessità di rivedere tutto il paradigma di sviluppo dei farmaci anticancro - sottolinea Shivaani Kummar, che ha guidato la ricerca - grazie a questa nuova fase, le aziende non dovranno più collezionare montagne di dati preclinici sul farmaco, che viene somministrato a poche persone, in basse dosi e per poco tempo, e poi inviato direttamente alla prima fase tradizionale dei trial".

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Dieci notebook in rete per i medici abruzzesi

Dieci computer portatili collegati in rete, con i dati di tutti i residenti dell'Aquila a disposizione dei medici di famiglia della zona colpita dal terremoto. Uno strumento che consente di informatizzare, dal punto di vista sanitario, tutte le tendopoli allestite.

E' il 'regalo' arrivato ieri mattina nella città abruzzese e consegnato da Romeo Pulsoni, medico di famiglia organizzatore dell'iniziativa, vicepresidente vicario della Società italiana di medicina generale (Simg) e presidente provinciale del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami).

I pc sono stati consegnati dallo stesso Pulsoni alla Protezione civile in comodato d'uso, che poi li metterà a disposizione della Asl cittadina. Successivamente l'azienda sanitaria, che ha perso tutta la sua struttura informatica, li consegnerà ai medici per le attività nei campi e sulle ambulanze.

I computer - donati dalla Simg nazionale e dalla società informatica Dedalus alla sezione provinciale Simg - sono particolarmente 'preziosi', perché contengono le schede anagrafiche e sanitarie 104 mila persone, 31 mila delle quali complete delle indicazioni dettagliate sulla storia clinica del paziente. Informazioni recuperate dai camici bianchi utilizzando il programma gestionale della medicina generale Millewin e i dati della Simg.

"Preparare i computer è stata un'operazione complicata - spiega Pulsoni - per l'inserimento di tutte le schede sanitarie. La gran parte delle informazione sono state recuperate, nel pieno rispetto delle norme di privacy, da un server di rete che ha sede a Milano e che ha consentito di ricostruire i dati anagrafici e sanitari".

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Il bollino blu dei centri emofilia italiani

Un 'bollino blu' ai centri italiani dedicati ai malati di emofilia e simili disturbi della coagulazione - circa 6 mila pazienti nel nostro Paese - per migliorare la qualità di diagnosi, terapie e riabilitazione e renderla omogenea da Nord a Sud.

Obiettivo finale: eliminare i casi di "pendolarismo della salute" che ancora si contano lungo la Penisola, nonostante standard di assistenza "molto elevati in tutto il territorio nazionale", assicurano gli esperti.

Il progetto, promosso dalla Associazione italiana centri emofilia (Aice), si chiama 'Improve Aice' ed è stato presentato ieri a Milano a in un incontro promosso dalla Fondazione Angelo Bianchi Bonomi. Dal 2010 tutti i centri anti-emofilia italiani (50 strutture diverse per dimensioni e servizi offerti) potranno aderire su base volontaria a un processo di accreditamento 'fra pari'. Un gruppo di medici valutatori formati per l'occasione entrerà cioè nei centri e verificherà il rispetto di particolari standard assistenziali: speciali linee guida raccolte in un manuale già redatto, che sarà validato in 6 centri pilota di cui due a Torino, uno a Padova, uno a Bologna, uno a Sassari e uno a Palermo.

Questa fase sperimentale del progetto è iniziata, secondo un modello ad hoc seguito in passato dalla Società italiana di medicina interna-Simi. "Fui io a idearlo quando ero presidente della Simi", ricorda Pier Mannuccio Mannucci, direttore del Dipartimento di Medicina e dermatologia della Fondazione Policlinico di Milano, convinto che "tutte le società scientifiche dovrebbero sostenere iniziative a vantaggio della qualità" uniforme nell'assistenza ai pazienti.

Negli ospedali-aziende, "dove è un fatto che la politica abbia un peso nella scelte manageriali - riflette l'esperto - noi medici ci lamentiamo spesso di non essere sufficientemente coinvolti nelle decisioni tecniche, più che in quelle amministrative.

Ma se vogliamo autorità e autorevolezza dobbiamo anche dimostrare responsabilità e responsabilizzazione". Da qui il senso di una valutazione fatta 'da medico a medico', in cui i camici bianchi "si mettono in gioco in prima persona per il bene dei loro pazienti".

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La crisi ha bisogno di manager

Medici sempre più 'manager' per garantire, soprattutto in tempo di crisi, i migliori servizi sanitari nonostante le scarse risorse. E assicurare risultati positivi per la salute dei cittadini, obiettivo primario di ogni camice bianco, ma anche risparmi notevoli per il sistema.

E' la 'ricetta' proposta dalla Società italiana medici manager (Simm) che ha aperto, ieri a Roma, il suo secondo congresso nazionale - 'Per una sanità di valore. Il ruolo del medico manager - in programma fino a domani. Un appuntamento durante il quale saranno esaminate anche le esperienze internazionali in materia.

"In tempi di crisi - spiega Walter Ricciardi, vicepresidente Simm e direttore dell'Istituto d'igiene dell'università Cattolica di Roma - bisogna assolutamente evitare di focalizzarsi sul problema economico. Questo aspetto, infatti, è importante ma non è l'obiettivo di un servizio sanitario che, invece deve dare assistenza ottimale, tutelare e recuperare le salute dei cittadini".

E per fare tutto questo "c'è bisogno - spiega Ricciardi - di una nuova tipologia di medici che non siano solo bravi dal punto di vista professionale, ma abbiano anche la capacità di gestire tutte le risorse: umane, finanziarie, tecnologiche e strutturali".

Si tratta di un cambiamento culturale che "in alcuni Paesi è già stato avviato e che ha dato ottimi risultati ", spiega l'esperto sottolineando che dove questo passaggio non è ancora avvenuto la qualità dei servizi offerti ai cittadini è peggiore. Il medico manager, insomma, è una soluzione ottimale per "conciliare le scarse risorse con la qualità dell'assistenza".

E questo perché il professionista può essere in grado di scegliere le terapie migliori, che non sempre sono le più costose, e di promuovere correttamente la prevenzione, "evitando che le persone si ammalino". Questo porta a risparmi di "milioni di euro".

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La Montalcini e il pensiero non convenzionale

Compie 100 anni, mercoledì prossimo.

I migliori auguri dalla redazione di Vita di donna al premio Nobel Rita Levi Montalcini, pietra miliare della ricerca e tuttora pienamente impegnata.

?A me nella vita è riuscito tutto facile. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un?anatra?. (Wired n.1)

Parole che rivelano un?umiltà ed insieme una determinazione inimmaginabili, soprattutto se si pensa che chi le ha pronunciate eccelle da oltre 70 anni nelle scienze, è stata insignita di un nobel nel ?86, è senatrice a vita ed è responsabile di una fondazione per far studiare le giovani africane e dell?EBRI (European Brain Research Institute), oltre ad aver pubblicato numerosi libri e ricevuto diversi riconoscimenti.

Una vita straordinaria, quella dell?emerita professoressa che nasce a Torino nel 1909, dove studia e si laurea in medicina nel 1936, caratterizzata dall?amore per la scoperta e dal duro lavoro.

Di famiglia ebrea, con le leggi razziali del 1938, si deve trasferire a Bruxelles per un periodo e poi di nuovo in Italia, nascosta; è qui, vicino ad Asti, che cominciano quegli esperimenti, come lei stessa ricorda, che la porteranno, nel 1951, alla scoperta del NGF (Nerve Growth Factor) per il quale riceverà il Nobel: «Quando cominciai il mio lavoro negli anni ?40 [?] la spesa più impegnativa fu uno stereo microscopio per operare gli embrioni e un microscopio bioculare .[?] La mia piccola camera da letto fu trasformata in laboratorio. [?] L?inverno del ?40 e la primavera del ?41 trascorsero nell?esecuzione degli esperimenti» (repubblica 11-04-09).

Finita la guerra, accetta l?offerta della Washington University, nel Missouri, dove insegnerà fino al 1977, di continuare il suo lavoro al Dipartimento di Zoologia.

In questo trentennio rimane una figura di spicco nella ricerca anche in Italia, dirigendo dal 61 al 69 il Centro di Ricerche di Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University e dal 1969 al 1979 il Laboratorio di Biologia cellulare.

Dopo essersi fatta da parte nella direzione per «Raggiunti limiti di età», come ha affermato, continua a lavorare come ricercatore e guest professor (79-89) e presso l'Istituto di Neurobiologia del CNR (89-95).

Nel 2005 crea l?EBRI, un centro di ricerca di 25.000 mq basato a Roma, con una concentrazione di ricercatori e di attrezzature di altissimo livello.

Ha ricevuto numerose lauree ad honorem e riconoscimenti mondiali.

Una donna che ?è sempre bastata a se stessa?, come racconta ad Aldo Cazzullo (Corriere della sera 12-04-09): «Ero ancora adolescente quando decisi che non mi sarei sposata. Dissi a me stessa che non avrei mai obbedito ad un uomo come mia madre obbediva a mio padre. Eravamo una famiglia vittoriana. Mamma dipendeva dalle decisioni che venivano da mio padre».

E così, prossima ai 100 anni, Rita Levi-Montalcini, che ?non ha mai fatto un?assenza per malattia? (Riccardo Chiaberge dal Sole 24 ore 12-0-09) dorme 2-3 ore a notte e mangia una volta al giorno, ogni mattina va in laboratorio ed il suo cervello ? assicura - funziona meglio di quando aveva vent?anni; il segreto? «Mantenere il cervello in attività» afferma la Senatrice, al momento impegnata nella stesura di un libro che descrive le caratteristiche dei nostri due cervelli, quello arcaico e quello cognitivo.

Alla domanda di Luca Giordano (La solitudine dei numeri primi, Mondadori 2008) se la situazione delle ricercatrici sia ancora quella rovinosa degli anni ?80 descritta in Elogio dell?imperfezione (Garzanti, 1987) essa risponde: «Dall?epoca di Ipazia (IV sec. d.C.) ad oggi si è detto che il maschio è geneticamente superiore alla donna nelle scienza, ma non è così. Geneticamente uomo e donna sono identici. Non lo sono dal punto di vista epigenetico, di formazione cioè, perché lo sviluppo della donna è stato volontariamente bloccato. [?] Ora la situazione è migliorata. Non come vorrei, ma è migliorata. Però solo in quella parte di mondo che possiamo considerare civilizzata. In Africa ci sono migliaia di donne intelligenti che non hanno la possibilità di usare il cervello. Ecco perché con la Fondazione Rita Levi Montalcini il mio impegno in Africa è sull?istruzione. [?] A vent?anni volevo andare in Africa a curare la lebbra, ci sono andata da vecchia, ma per curare l?analfabetismo, che è molto più grave della lebbra» (Wired n.1).

Segnalo tra le sue tante pubblicazioni, due testi in particolare:

  • Le tue antenate. Donne pioniere nella società e nella scienza dall?antichità ai giorni nostri, Gallucci 2008, Roma.

In quest?opera si vuole ridare visibilità a 70 donne straordinarie che per diversi motivi la storia ha voluto seppellire: ?Con il riconoscimento alla donna della piena parità di ruolo si auspica che gli appartenenti alle nuove generazioni, indipendentemente dal sesso, vedano realizzato il diritto di utilizzare liberamente le proprie capacità intellettuali. Un diritto che è stato negato alle loro antenate? (pag. 12).

  • Eva era africana, Gallucci 2005, Roma.

Viene esplorata la contraddizione di aver scoperto l?origine della specie umana proprio nel continente dove oggi regna la povertà più profonda: ?Veniamo tutti dall?Africa. Lo hanno scoperto gli scienziati percorrendo a ritroso la storia genetica dell?umanità, trasmessa solo per via femminile. Oggi in quel continente le ragazze subiscono più che altrove le conseguenze della miseria e dell?ignoranza. Con la scuola, internet e il loro entusiasmo il futuro sarà migliore? (quarta di copertina).

Elis Helena Viettone
Vita di Donna Community

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15 aprile 2009

Nanosfere contro tumori e doping

Nanosfere che agiscono come microscopiche trappole, per scovare in futuro le prime tracce della presenza di un tumore, ma già adesso in grado di 'catturare' una sostanza dopante difficile da individuare come l'ormone della crescita (Hgh).

E' il risultato di una ricerca Italia-Usa, frutto della collaborazione fra il nostro Istituto superiore di sanità e il Centro per la proteomica applicata e la medicina molecolare della George Mason University in Virginia. Le fila del Programma di collaborazione lanciato sei anni fa dai ministeri della Salute dei due Paese - di cui fa parte il progetto che ha portato alla realizzazione delle nanoparticelle - sono state tirate ieri nel corso della due giorni di lavori all'Iss a Roma.

E' per metà italiano, dunque, il primo test in grado di individuare nelle urine l'ormone della crescita, la sostanza 'proibita' che meno lascia tracce. A realizzare le nanoparticelle che catturano l'Hgh è stata una ricercatrice italiana, Alessandra Luchini, che lavora alla George Mason con una borsa di studio grazie al Programma di collaborazione. Con la sua scoperta la Luchini si è guadagnata la prima pagina di 'Usa Today'.

L'obiettivo di partenza era mettere a punto uno strumento per la diagnosi precoce dei tumori, trovando nel sangue alcuni marcatori della malattia. A questo si continua a lavorare, ma nel frattempo i primi test hanno dimostrato che "queste nanoparticelle, al cui interno è stata inserita un'esca - spiega Emanuel Petricoin, codirettore del Centro di proteomica della George Mason - riconoscono l'ormone della crescita nel sangue e nelle urine anche dopo una settimana. Si tratta di una sostanza difficilissima da scovare perché ha un'emivita molto breve".

Al test si è arrivati quasi per caso, ora si attende l'esito della valutazione delle autorità sportive americane per adottarlo su larga scala come strumento antidoping.

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Parte a Milano l'anno della salute

Un tour di prevenzione lungo un anno. Parte a Milano l'Anno della salute, promosso dall'assessore alla Salute del Comune, Giampaolo Landi di Chiavenna. L'iniziativa - che sarà lanciata oggi alle 11 in largo Beltrami, di fronte al Castello Sforzesco - viaggerà a bordo di un autocaravan attrezzato ad ambulatorio mobile, che si sposterà dal centro alla periferia offrendo gratis ai cittadini test e consigli.

"Lo stato di salute di una città si misura sul benessere dei suoi cittadini". Questo lo spirito che ha ispirato l'assessorato milanese alla Salute, con l'obiettivo di permettere ai cittadini un check-up generale e di promuovere stili di vita più sani. Le consulenze saranno completamente gratuite, si legge in una nota, e si diversificheranno di mese in mese.

Ad aprire il ciclo sarà il mese della pelle, durante il quale i dermatologi offriranno la loro consulenza ai milanesi. Seguiranno la vista in maggio, l'ipertensione e gli screening metabolici in giugno, l'alimentazione e le intolleranze insieme con la promozione delle attività motorie in luglio. E ancora: in agosto verrà varato il piano anticaldo, mentre a settembre saranno effettuati controlli sulle malattie infettive e sui vaccini.

Ottobre sarà il mese dell'udito, novembre il mese del respiro e delle allergie respiratorie, mentre dicembre sarà dedicato alle problematiche relative alla disabilità e alla salute mentale, elencano i promotori. Nell'ambito delle nuove politiche per la salute a favore dei cittadini, che il sindaco e la giunta di Milano intendono perseguire nel corso del loro mandato, a ottobre sono in programma anche gli Stati generali della salute, inquadrati nel Piano generale di sviluppo 2006-2011 del Comune, in linea con le più importanti città europee e mondiali.

Per maggiori informazioni e aggiornamenti sulle attività dell'Anno della salute e sulle tappe dell'autocaravan, visitare www.annodellasalute.it oppure chiamare la linea verde telefonica dedicata 800-032860.

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Nutrizione e idratazione da valutare caso per caso

I medici cattolici sono convinti che la somministrazione dell'idratazione e alimentazione artificiale vada valutata caso per caso. Perché per un paziente in stato vegetativo permanente rappresenta un sostegno vitale, mentre per un malato terminale è un trattamento sanitario che può diventare troppo gravoso, senza ottenere risultati.

Ecco perché i medici cattolici di Milano hanno deciso di fissare in un documento ufficiale la loro posizione sui temi che in questi giorni sono oggetto di discussione in Parlamento. Il ddl sul fine vita, già votato al Senato, approderà presto alla Camera per l'approvazione finale e la sezione milanese dell'Associazione medici cattolici italiani (Amci) ha deciso di lanciare un messaggio: decisioni così delicate devono rientrare nell'alleanza terapeutica che lega il medico e il paziente e non può escludere i suoi familiari.

Il documento, condiviso dall'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, è stato presentato ieri nel capoluogo lombardo e verrà inviato via e-mail a tutti i soci dell'Amci e diffuso attraverso diversi canali. Anche quelli politici, già attivati dall'Amci Milano affinché il testo venga preso in considerazione anche in Parlamento. Concetto cardine: l'alleanza terapeutica che, scrivono i medici cattolici nel documento, "chiama in causa la responsabilità di entrambi i soggetti nel rispetto delle competenze del medico e dell'autonomia non assoluta del paziente".

E' questo il "contesto appropriato per una corretta valutazione delle pratiche di alimentazione e idratazione artificiale.

Fatta salva la dignità del malato, di cui sempre occorre prendersi cura qualunque sia la sua condizione clinica, non si può - avvertono i camici bianchi - tuttavia ignorare la diversità delle situazioni" e "la necessità caso per caso di compiere un discernimento prudente della proporzionalità circa i modi e i tempi del procedere, perché il paziente possa continuare a vivere con dignità o con dignità sia accompagnato nel processo del morire".

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Sicilia, 400 milioni per evitare il commissario

"Abbiamo approvato una riforma che migliora il servizio sul territorio, che azzera le polemiche stupide di chi ci voleva additare come responsabili del peggioramento dei servizi. Siamo riusciti intanto a rispettare le indicazioni e i parametri che ci erano stati dati".

Lo ha affermato Raffaele Lombardo, presidente della Regione siciliana, in un'intervista a 'Il Sole 24 Ore', commentando la riforma della sanità siciliana approvata a fine marzo dall'Assemblea regionale. "Il Consiglio dei ministri non potrà che prendere atto dei risultati del tavolo tecnico: in quella sede - prosegue Lombardo - abbiamo dimostrato di aver fatto passi decisivi sulla strada del risanamento.

Per esempio il riordino della materia è lì sotto gli occhi di tutti nella legge che ho appena firmato. Una legge che ci porterà 400 milioni di risparmi subito", assicura. "Oggi su 15 miliardi di soldi veri del bilancio regionale, 9 miliardi sono impegnati per la sanità - continua - Io credo che in un periodo di tempo ragionevole riusciremo a risparmiare almeno due miliardi l'anno".

Quanto all'ipotesi di eliminare posti letto negli ospedali italiani, Lombardo conclude: "La Sicilia oggi ha una media di 240 posti letto ogni 10 mila abitanti. Troppi se si pensa che il numero virtuoso è di 180 posti ogni 10 mila abitanti. Noi ipotizziamo che i posti da riconvertire siano almeno 2.500.

Ma questo non vuol dire, come qualcuno ha cercato di far credere, che abbandoniamo il territorio eliminando i piccoli ospedali. In questo quadro sarà fondamentale riorganizzare i punti di prima assistenza del territorio per evitare ricoveri inutili".

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Abruzzo, piano rientro da congelare

Smi, congelare il piano rientro programmato per il 2009 e l'unica risposta possibile all'emergenza del dopo terremoto

"Congelare e riconsiderare il piano di rientro attualmente in vigore nella Regione Abruzzo. Questa scelta rappresenterebbe una boccata di ossigeno per un territorio messo a dura prova dalla catastrofe terremoto".

Ad avanzare la proposta è Salvo Calì, segretario nazionale Sindacato medici italiani (Smi), che in una nota definisce "condivisibile" l'affermazione del sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, all'indomani del sisma in Abruzzo, di ridisegnare il Servizio sanitario nazionale partendo dalla sanità abruzzese in deficit da diversi anni e commissariata. "Ma vista la situazione - aggiunge Calì - ci permettiamo di avanzare una proposta concreta", ovvero quella di congelamento del piano 2009.

"I tagli imposti alla Medicina generale (medici di famiglia, guardia medica e medici di 118) e alla pediatria di libera scelta nell'ambito del piano di rientro - sottolinea Calì - ammontano a 9 milioni di euro per il 2009. Tagli in un servizio sanitario regionale in crisi da anni che incidono pesantemente anche sul versante della medicina del territorio, che dovrebbe invece rappresentare il fulcro di una moderna assistenza", precisa.

"Fare pagare ai medici e, conseguentemente ai cittadini in termini di assistenza, le responsabilità della politica, rappresenta un errore strategico e produce, particolarmente in questo frangente, ulteriori disagi alla collettività", prosegue il segretario nazionale dello Smi. "Eppure questi medici - fa notare il sindacalista - che hanno perso ambulatori e case, stanno garantendo l'assistenza. La sanità sta dando risposte alla drammatica emergenza in atto nonostante la politica di tagli delle risorse che ha colpito ospedali e servizi sul territorio", riflette.

"E' evidente che una politica di tagli, ma annunciata come riorganizzazione del servizio sanitario regionale - prosegue Calì - non potrà aiutare la sanità abruzzese a risollevarsi". Lo Smi ritiene pertanto "indispensabile chiedere il congelamento, quindi la revisione, del piano di rientro della situazione debitoria come unico cammino percorribile per la riorganizzazione del servizio sanitario abruzzese".

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14 aprile 2009

Lo stile di vita corretto può salvare il colon

La modifica dello stile di vita può prevenire più decessi da tumore colorettale rispetto all'implementazione di strategie di screening: modifiche realistiche che coinvolgano dieta ed esercizio fisico porterebbero ad una riduzione del 26 percento nel numero di casi di tumore colorettale, il che in base alle proiezioni porterebbe ad un declino almeno equivalente nei decessi.

Si tratta di un decremento molto superiore a quello che ci si attende con i programmi di screening: si stima infatti che l'implementazione di un programma che preveda il test del sangue occulto nelle feci due volte all'anno porti ad una riduzione della mortalità da tumore colorettale del 13-15 percento nell'arco di 20 anni fra i soggetti che vi hanno preso parte.

L'approccio basato sulla modifica dello stile di vita inoltre comporta anche il vantaggio di poter prevenire la mortalità da altre cause, fra cui tumori della mammella o del tratto gastrointestinale superiore, malattie cardiovascolari e diabete.

(Eur J Cancer Prev online 2009, pubblicato il 4/4)

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E' morto John Maddox, l'anima di Nature

Sir John Maddox, uno dei più noti giornalisti scientifici, che ha trasformato il britannico 'Nature' in una rivista di peso internazionale, è morto nella sua casa di Abergavenny, in Galles, all'età di 83 anni dopo le complicazioni di una polmonite.

La scomparsa, nella notte della domenica di Pasqua, è stata annunciata ieri da Bruno Maddox, figlio del giornalista e scrittore, al quotidiano londinese 'The Times'. Per un trentennio alla guida di 'Nature', Maddox ha rianimato la rivista trasformandola in una delle più autorevoli 'palestre' mondiale per l'esplorazione delle sfide che stanno affrontando gli scienziati nell'età contemporanea. "Poche persone hanno influenzato la scienza quanto John Maddox", ha affermato Ilya Prigogine, premio Nobel per la chimica.

"Maddox può essere definito l'ultimo grande erudito delle scienze", ha aggiunto il biologo Richard Dawkins. Nato il 27 novembre 1925 a Swansea, nel Galles, dopo gli studi in fisica all'Università di Oxford e al King's College di Londra, Maddox ha insegnato al Dipartimento di fisica teorica dell'Università di Manchester dal 1949 al 1955, per poi iniziare la carriera di giornalista scientifico al 'Manchester Guardian' dove è rimasto fino al 1964. In seguito è stato direttore di 'Nature' dal 1966 al 1973 e dal 1980 al 1995. Ha fatto parte di diverse commissioni governative britanniche sui problemi ambientali e sulle biotecnologie.

In anni recenti, oltre all'attività di giornalista e scrittore, è stato impegnato nell'organizzazione di un nuovo centro di ricerca sulla schizofrenia a Oxford. E' stato autore di una decina di volumi tra cui 'Revolution in biology', 'The doomsday syndrome' e 'Beyond the energy crisis'. In italiano è stato tradotto da Garzanti il volume 'Che cosa resta da scoprire. I segreti dell'universo, le origini della vita, il futuro dell'uomo'.

Nel 1995 la regina Elisabetta II conferì il titolo di sir a Maddox per i suoi alti meriti nella divulgazione scientifica, e nel 2000 lo scienziato-giornalista venne nominato socio onorario della Royal Society di Londra.

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Il San Salvatore non aveva l'agibilità

L'ospedale San Salvatore dell'Aquila, danneggiato dal terremoto che ha devastato l'Abruzzo, "non ha mai ricevuto il certificato di agibilità e non è iscritto al catasto". E' quanto riporta 'La Repubblica' spiegando che il tutto è scritto "in una relazione che il direttore generale della Asl aquilana, Roberto Marzetti, ha inviato alla Regione e al ministero della Salute. Una relazione nella quale Marzetti ricostruisce la storia del nosocomio, dal 1972 (quando partì il cantiere) ad oggi.

Una costruzione travagliata al centro di dibattiti parlamentari, esposti e polemiche". In un'intervista al quotidiano, al cronista che gli chiede se sapeva che il San Salvatore non ha il certificato di agibilità, Marzetti, dg dell'Asl aquilana dal 2006, risponde: "Lo scoperto quasi un anno dopo il mio insediamento. Per caso. Volevo aprire all'interno dell'ospedale una foresteria. Un bar, per dare un ulteriore servizio all'utenza - racconta - Ma il giorno che avviai la pratica venne da me l'allora responsabile dell'ufficio tecnico e mi disse: 'Guardi direttore, non possiamo aprirlo perché l'ospedale non ha l'agibilità...'.

Rimasi senza parole. Andai subito a leggere le carte, a verificare - ricorda - Era vero. Mi sono ritrovato con un ospedale aperto da 6 anni, ma senza certificato di agibilità". Com'è potuto succedere? "Non so davvero spiegarmelo", afferma il direttore generale. Marzetti spiega che l'ospedale non poteva essere "assolutamente" aperto.

"Io, senza le autorizzazioni necessarie - prosegue - non lo avrei fatto". Riguardo al fatto che, dopo la scoperta, ha lasciato aperto l'ospedale, Marzetti sottolinea: "E che altra scelta avevo? Chiudere e scatenare il caos nella popolazione? Ho preferito attivare tutte le procedure. E' stata una corsa contro il tempo".

Ci sono state difficoltà per ottenere il certificato, continua il dg, "perché il San Salvatore non aveva nemmeno l'accatastamento, requisito essenziale per chiedere l'agibilità. Di fatto sulle mappe non esisteva. Un altro aspetto che mi ha fatto trasecolare. Ora almeno questo problema l'abbiamo quasi risolto del tutto, ma solo da pochissimi mesi. L'operazione è stata lunga perché i proprietari dei terreni erano oltre seicento.

Il mio dovere l'ho fatto fino in fondo - assicura Marzetti - Anzi, tutte le volte che ho avuto dubbi sono corso in Procura all'Aquila per segnalare fatti e circostanze poco chiare". Sul futuro dell'ospedale il direttore generale conclude: "Ci sono intorno troppi interessi. C'è chi vorrebbe buttarlo giù e farne uno nuovo. Mi preoccupa. Si rischiano nuove speculazioni e un vorticoso giro di denaro. La storia di questo ospedale dovrebbe insegnare qualcosa. Meglio ristrutturare quello che c'è, con tempi certi. Spero".

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Pillola abortiva: le italiane sono le sole a non poter scegliere

La RU486, il farmaco che permette l'interruzione precoce e non chirurgica della gravidanza, utilizzato da 10 anni in Europa e USA, di fatto in Italia ancora non c'è .


Le donne che possono permetterselo preferiscono andare all?estero per poterla prendere, ma sono solo una minoranza, per le altre c?è solo la sala operatoria.

Alcuni ospedali italiani hanno organizzato un servizio che prevede l?uso del mifepristone, ma le difficoltà tecniche, che prevedono sia l?ordinazione del farmaco ad personam che l?attivazione di complicate procedure

organizzative con conseguente lievitazione dei costi (ogni singola dose deve essere ancora ordinata dalla Francia attraverso un corriere), non hanno permesso che il progetto fosse esteso ad una porzione più vasta della popolazione, lasciando senza risposta la grande maggioranza delle richieste.

Il padre della RU486, il dott. Emile-Etienne Baulieu sostiene che "La Ru486 è un simbolo che il Vaticano non ama perché rappresenta la scienza che si è alleata con il femminismo". In Francia, dove la Ru486 è commercializzata dal 1989, metà delle donne (il 49%) sceglie l'aborto chimico, ma la pillola abortiva, contrariamente a quanto sostengono i suoi detrattori, non ha spostato le statistiche dell'aborto che sono stabili da 30 anni.

?Il successo clinico è del 95% - spiega ancora Baulieu - e i rischi di complicazioni vengono considerati minimi, comunque non superiori a quelli che comporta l'asportazione chirurgica dell'embrione. Non dico certo che sia piacevole, né facile: nessuna pillola e nessun medico potranno alleviare il dramma di un aborto. Io - continua Baulieu - ho voluto soltanto offrire la possibilità di scegliere. ?

Un recente documento lancia l?allarme sul ?turismo abortivo? in Svizzera: nel 2008 quasi il 30% delle interruzioni eseguite nel Canton Ticino è stato richiesto da donne italiane.

?In quei numeri vedo semplicemente la voglia di abortire lontano da casa, di nascosto?sostiene il dott. Basilio Tiso, direttore sanitario della clinica milanese Mangiagalli.

Il dott. Silvio Viale , ginecologo del S.Anna di Torino che da anni si batte per introdurre nel nostro paese il farmaco abortivo, riferisce che il fenomeno della migrazione non è nuovo. Molte piemontesi si spostano in Francia, così come le liguri. ?E chi si muove lo fa per richiedere l?aborto farmacologico, anche a costo di pagarlo , tra i 400 e i 600 euro?.

I dati svizzeri confermano che la pillola abortiva è stata richiesta dal 90% delle donne, solo il 10% ha scelto il percorso chirurgico. Dunque l?accesso al metodo farmacologico sembra la vera motivazione della migrazione.

Al telefono di Vita di Donna sono tante le donne che chiedono informazioni sulla RU486, da ogni parte d?Italia, ma sono poche quelle che possono affrontare il costo del viaggio e del farmaco.

Per le altre non rimane che affrontare un percorso di 3 settimane, tra analisi, visite e liste d?attesa, prima di arrivare in sala operatoria.
E questo quando va bene: in alcuni momenti, in particolare nel periodo estivo, l?attesa arriva facilmente ai 30 giorni, contro i 4-5 giorni della pillola abortiva.

Vita di Donna Community

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Il taglio cancellerà il servizio pubblico

"Ridurre ulteriormente l'offerta di posti letto" negli ospedali italiani, "in un sistema caratterizzato da un aumento costante della domanda di ricovero e cura, certifica la volontà cancellare quello che ancora resta del sistema pubblico a vantaggio dell'ulteriore sviluppo di sistemi alternativi (privati, assicurazioni, eccetera) che escludono fasce sostanziali di cittadini dal diritto di cura".

Lo afferma Sabino Venezia, del Coordinamento nazionale Rdb-Cub, commentando in una nota il progetto del Governo, anticipato ieri da 'Il Sole 24 Ore', di tagliare nelle strutture sanitarie della Penisola 27 mila posti letto entro 5 anni. "In linea con le politiche governative degli ultimi 10 anni, l'attacco allo stato sociale non rallenta e investe direttamente il diritto alla salute", sottolinea il sindacato.

"Dopo aver messo in crisi l'organizzazione sanitaria delle regioni con deficit, evitando accuratamente di colpire le politiche degli appalti e delle esternalizzazioni - afferma Venezia - il Governo propone un Piano sanitario nazionale che taglierà 27 mila posti letto, portando un attacco generale al sistema sanitario pubblico con ripercussioni inaudite in termini di prevenzione e di cura".

"La costante ma inesorabile riduzione di posti letto pubblici - aggiunge - ha prodotto lo sviluppo di un sistema sanitario privato, ormai governato da lobby sempre più organizzate che si apprestano ad incrementare i profitti senza più rischiare in proprio con le truffe.

Ma governare la sanità con il sistema aziendalistico ha già prodotto un fallimento accertato", avverte.

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Tagliati 27 mila posti letto in 5 anni

Ventisettemila posti letto in meno negli ospedali entro 5 anni, e già la metà tagliati nel 2011. Entro il 2014-2015 il 'tasso di ospedalizzazione' dovrà essere abbattuto dagli attuali 160 ricoveri ogni mille abitanti a 130. Il 'Patto per la salute 2010-2012' tra Governo e Regioni è in piena attività; via via si fanno largo le prime ipotesi per razionalizzare la spesa di Asl e ospedali, e quella del taglio dei posti letto è una ricetta indicata nelle linee generali dall'anticipo della Finanziaria 2009 che ora comincia a arricchirsi di contenuti.

A riferirlo è 'Il Sole 24 Ore'. Un progetto per l'efficienza e il risparmio nel Ssn pensato in nome dell'appropriatezza dei ricoveri. Il quotidiano economico sottolinea che il progetto andrà messo in atto dopo che si sarà trovata un'intesa con le Regioni. In merito ai tagli, si spiega che i posti letto per acuti dovranno passare entro il 2014-2015 da 3,5 a 3 ogni mille, con un passaggio intermedio dal 2011 di 3,3 posti letto per mille abitanti. E allo stesso tempo il 'tasso di ospedalizzazione' dovrà essere abbattuto appunto dagli attuali 160 ricoveri ogni mille abitanti a 130 (a 145 nel 2011).

Valori che, scrive ancora 'Il Sole 24 Ore', pochissime Regioni rispettano: in pratica solo Toscana e Veneto. Alcune Regioni hanno già raggiunto concreti risultati di efficienza: la Lombardia ha cancellato in 10 anni, dal 1997 al 2006, il 59% delle strutture; Veneto e Puglia il 50%, l'Emilia il 47%, Toscana e Umbria avevano già operato tagli negli anni precedenti. Il panorama al Sud è stato invece del tutto insufficiente, come dimostrano i piani di rientro che ora devono essere applicati, dalla Calabria alla Sicilia, alla Campania e al Lazio.

Il progetto andrà comunque messo in atto dopo l'intesa con le Regioni, ribadisce il quotidiano di Confindustria, e i governatori antepongono a qualsiasi accordo finale la certezza sui finanziamenti: chiedono fin dal 2010 7-8 miliardi in più. I conti dovranno essere fatti con le Regioni e con la loro autonomia. Ma anche con i casi di palese criticità. Che sono diversi, soprattutto al Sud e al Centro Italia con il Lazio. Mentre due Regioni (Lazio e Abruzzo) hanno già il servizio sanitario commissariato per i super deficit fino al 2008, altre 4 (Campania, Molise, Sicilia e Calabria) sono in attesa del verdetto del Consiglio dei Ministri.

In dettaglio, 'Il Sole 24 Ore' ricorda che i conti degli ultimi 15 anni del Ssn sono amari. Anche se non per tutti e non allo stesso modo. Dal 1992 al 2007 i disavanzi accumulati dal Ssn, rispetto alle assegnazioni iniziali di spesa col Fsn, hanno raggiunto i 57,3 miliardi al lordo delle manovre regionali.

Altri 4,7 miliardi di rosso si stimano ancora per il 2008. Solo negli ultimi 5 anni (dal 2003 al 2007) il deficit è stato pari a 21,6 miliardi. Lazio, Campania e Sicilia hanno accumulato da sole il 70% del deficit totale. E a far aspettare di più i fornitori per i rimborsi sono la Calabria che paga dopo 634 giorni, il Molise dopo 633, la Campania dopo 615 e il Lazio dopo 451.

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Per tre regioni possibile il commissariamento

Fazio, su commissariamenti il Governo deciderà, senza fretta, la settimana prossima. Il provvedimento potrebbe riguardare Sicilia, Campania e Molise

L'eventuale commissariamento della sanità di Sicilia, Campania e Molise è una "questione politica, su cui si deciderà a partire dalla prossima settimana".

Lo afferma il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, senza sbilanciarsi sul tipo di decisione che verrà presa. Il lavoro dei tavoli tecnici si è concluso il 31 marzo, con un resoconto all'esame dell'esecutivo.

Ora, dunque, il giudizio è politico. "Al momento, comunque - chiarisce Fazio all'ADNKRONOS SALUTE - il Governo non ha particolare urgenza di commissariare. Se sarà necessario, verrà fatto".

Sono cinque le Regioni con i conti in rosso oggetto di verifica: Lazio e Abruzzo, già commissariate; Sicilia, Campania e Molise, per cui si deciderà dalla prossima settimana.

"Situazione a parte - spiega il sottosegretario - è quella della Calabria, che non ha ancora un piano di rientro".

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09 aprile 2009

Nuove scosse mettono ospedale a rischio

La scossa di terremoto che la notte scorse è tornata a far tremare l'Aquilano, con un'intensità di 5.2 gradi della scala Richter, "rimette in discussione" l'agibilità dell'ospedale San Salvatore, dopo che solo ieri gli esperti del servizio grandi rischi della Protezione civile erano giunti alla conclusione che due terzi della struttura, evacuata all'indomani del terremoto che ha messo in ginocchio l'Abruzzo, sarebbero potuti tornare a essere utilizzati dopo la realizzazione di "piccoli e medi interventi".

A spiegarlo all'ADNKRONOS SALUTE è il direttore generale dell'Asl dell'Aquila, Roberto Marzetti, che sembra profondamente provato da questa ulteriore novità. "Oggi (ieri ndr) avrebbero dovuto consegnarci la relazione finale dei controlli - spiega Marzetti - ma ieri (mercoledì) ci erano state anticipate le conclusioni: ad eccezione dei locali di farmacia e delle sale operatorie, presto, nell'arco di un mese o un mese e mezzo, saremmo potuti tornare a utilizzare tutti gli altri spazi".

Una buona notizia durata il tempo di una notte. "Adesso è di nuovo tutto in discussione - ammette il manager - gli esperti dovranno tornare a compiere sopralluoghi per giungere a nuove conclusioni". Dai sopralluoghi dei giorni scorsi, "era emerso che solo un terzo dell'ospedale era inutilizzabile.

Gli altri due terzi, invece, necessitavano di piccoli e medi interventi per essere aperti al pubblico. Ora, però, occorre vedere se qualcosa è cambiato, sperando che la terra smetta di tremare".

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Cure inadeguate per 90% malati mentali paesi poveri

Povertà, guerra, epidemie, conflitti etnici, carestie, disinteresse da parte di Governi e Istituzioni nazionali, scarse risorse umane e finanziarie: sono queste le cause della maggiore diffusione e della gravità delle malattie psichiche nei Paesi a basso reddito.

Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, oggi in tutto il mondo oltre 450 milioni di persone sono afflitte da una malattia mentale. Tra queste, 54 milioni di persone soffrono di depressione e 25 milioni di schizofrenia, 91 milioni fanno abuso di alcool e altri 15 milioni di droghe, mentre 50 milioni soffrono di epilessia, 24 milioni di Alzheimer e altre forme di demenza.

Circa 877 mila sono ogni anno i suicidi, vite che si potrebbero salvare se non fosse che solamente il 9% circa di tutte le persone che soffrono di disturbi mentali viene curata e sufficientemente assistita; il restante 90% è diviso tra chi riceve cure inadeguate e chi non ne riceve affatto e, chiuso tra le mura di casa o di un manicomio, è sottoposto a trattamenti disumani e a torture: la maggior parte vive nei Paesi a basso reddito, dove i servizi sanitari sono drammaticamente precari e alla salute mentale viene destinato meno dell'1% del budget sanitario.

Per diffondere in tutti i continenti sistemi di cura giusti ed efficienti, per combattere stigma e pregiudizi sulla disabilità, per dare dignità e diritti ai malati psichici fermando gli abusi e le violenze, da martedì 21 a venerdì 24 aprile Rimini ospita i delegati di 12 Paesi in via di sviluppo, gli esperti di agenzie sanitarie nazionali e internazionali e i rappresentanti di organizzazioni non governative per la seconda edizione del meeting 'Rafforzare i sistemi di salute mentale nei paesi a basso e medio reddito'.

Organizzato dall'associazione riminese Cittadinanza in collaborazione con l'Oms e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, il meeting porterà a Rimini i rappresentanti politici e sanitari di Afghanistan, Etiopia, Filippine, Georgia, Giordania, della regione indiana di Assam e poi di Iraq, Kirghizistan, Somalia, Tanzania, Uzbekistan e Vietnam.

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Università italiane adottino ateneo l'Aquila

"Il presidente Silvio Berlusconi ha proposto che ogni Provincia adotti un cantiere. Per l'università dell'Aquila potremmo utilizzare un metodo simile: gli atenei che si sono detti disponibili potrebbero adottare un cantiere e un progetto preciso".

E' la proposta che il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, avanza al senato accademico dell'università abruzzese, incontrando il rettore, Ferdinando Di Orio. Intanto l'università degli Studi dell'Aquila ha ripreso la sua attività accademica presso la sede di Coppito 1, Facoltà di scienze, dove sono stati attivati punti operativi di riferimento per i corsi di laurea.

Il senato accademico si riunirà il 15 aprile per decidere le modalità di ripresa in condizioni di sicurezza dell'attività accademica, in modo da poter rispondere alle esigenze didattiche degli studenti. E' stato riattivato il sito web www.univaq.it, dove è possibile ottenere informazioni anche tramite un indirizzo di posta elettronica.

"L'università de L'Aquila, pur in un momento così drammatico e difficile - afferma il rettore Di Orio - intende continuare a svolgere la sua attività accademica e contribuire in questo modo alla ripresa della vita della città tragicamente provata dal terremoto.

E' questo il modo migliore per onorare la memoria di tanti studenti universitari che avevano scelto la nostra città e la nostra università per studiare e per vivere pienamente questa bellissima esperienza umana oltre che formativa.

Ed anche per questo invitiamo tutti gli studenti a continuare a credere nell'istituzione accademica aquilana, che è ancora vitale e in grado di corrispondere alle loro attese di formazione professionale".

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Da medici e veterinari donazioni a favore vittime

I medici e i veterinari 'scendono in campo' in favore delle vittime del terremoto. "Le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e veterinaria hanno versato 27.500 euro sul conto corrente della Caritas Italiana in favore delle popolazioni dell'Abruzzo colpite dal disastroso sisma".

A riferirlo è una nota dell'Intersindacale della dirigenza medica e veterinaria del Ssn. "Al di là del contributo simbolico - si legge nella nota - vogliamo esprimere la nostra profonda gratitudine verso i colleghi che in Abruzzo stanno prodigandosi per curare feriti e malati.

Da medici e da veterinari, ringraziamo questi colleghi per la loro azione generosa e disinteressata. Li ringraziamo perché stanno dimostrando al mondo intero che la nostra categoria, spesso bistrattata e denigrata, è ancora una degna seguace di Esculapio.

Ci stringiamo con affetto alle popolazioni colpite dal sisma, esprimendo allo stesso tempo la nostra solidarietà umana e professionale".

L'Intersindacale invita tutti i medici e i veterinari italiani a sostenere gli interventi in favore delle popolazioni dell'Abruzzo inviando una offerta alla Caritas Italiana causale Terremoto Abruzzo c/c postale n. 347013 (Bic Bromitr707).

La nota è firmata da: Anaao Assomed; Cimo Asmd; Aaroi; Fvm; Federazione Cisl medici; Fassid; Fesmed.

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Cgil, un'ora di lavoro a vittime terremoto

La CGIL medici invita iscritti a donare il compenso di un'ora di lavoro a sostegno delle vittime del terremoto

Il sindacato, all'interno della campagna confederale di Cgil-Cisl-Uil e delle iniziative di solidarietà portate avanti dalla categoria, invita gli iscritti, medici e veterinari, "alla sottoscrizione volontaria di un'ora di lavoro tramite apposita delega alle aziende con la quale autorizzare la trattenuta sulla prima busta paga utile".

Cgil, Cisl e Uil, hanno aperto il conto corrente bancario n. 12.000 intestato 'Cgil Cisl Uil terremoto Abruzzo 2009' presso Ugf Banca, filiale 157 Roma, con codice Iban IT23W0312705011CC1570012000, sul quale far confluire la raccolta, che costituirà un fondo da utilizzare per affrontare i gravi problemi relativi alla ricostruzione.

"Ringraziamo - sottolinea in una nota Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici - tutti i medici e i veterinari ospedalieri e del territorio che in questi giorni stanno offrendo un'encomiabile assistenza continua, pur essendo stati in diversi casi colpiti loro stessi dal terremoto, smentendo ancora una volta nei fatti chi ha offeso e screditato ripetutamente le nostre figure professionali che operano per la sanità pubblica.

Rinnoviamo la richiesta - conclude Cozza - anche alla luce del crollo dell'ospedale dell'Aquila, di un fattivo impegno delle istituzioni per una riqualificazione del sistema ospedaliero pubblico a partire dalla sicurezza, rispetto a chi parla di stellette come per i ristoranti, alzando un polverone mediatico che nasconde l'assenza delle politiche e delle risorse necessarie".

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08 aprile 2009

La farmacia non sia mai online

Occhio alle farmacie virtuali. A rilanciare l'allarme - dopo "l'interessante servizio realizzato da 'Striscia la notizia' il 7 aprile sull'acquisto online di farmaci da prescrizione" - sottolineando la pericolosità del fenomeno, è la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi), che lo aveva denunciato alcune settimane fa.

"E' bene che trasmissioni così seguite mettano in luce i pericoli insiti nel procurarsi senza ricetta farmaci che la richiedono, ancor più - scrive la Fofi in una nota - quando si tratta di medicinali come gli anoressizzanti, impiegati per sedare lo stimolo della fame, che per la loro natura devono essere prescritti dopo un'accurata valutazione del paziente", precisa.

"Nel servizio, il primario dell'ospedale britannico intervistato da Max Laudadio dice che in Gran Bretagna è legale il consulto online e la prescrizione senza contatti con il paziente. In realtà non è così, come non lo è in nessun Paese europeo - spiega il presidente della Fofi, Andrea Mandelli -

E anche quando si parla di prescrizione elettronica, come quella in sperimentazione in Gran Bretagna, si tratta di sistemi che permettono di trasmettere la prescrizione del medico curante, che provvede alla visita e alla scelta del farmaco del caso, alla farmacia: niente di più e niente di meno.

Rinnoviamo il nostro invito ai cittadini - conclude - a non ricorrere a queste forme di fai-da-te che comportano soltanto pericoli".

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L'AIFA avvia raccolta farmaci per l'Abruzzo

Un numero verde (800-571661), un fax (06-59784214) e una casella di posta elettronica (sisma@aifa.gov.it) per ricevere le dichiarazioni di disponibilità di aziende farmaceutiche, farmacisti, distributori e associazioni civili a fornire medicinali necessari alle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.

E' l'iniziativa dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), attivata in accordo con la Protezione civile "al fine di corrispondere alla generosa gara di solidarietà verificatasi", si legge in una nota.

"Nella comunicazione da inviare via mail, fax o numero verde all'AIFA - precisa il comunicato - devono essere indicati esattamente tipologie, denominazione e quantità dei farmaci messi a disposizione.

Si sottolinea che tali medicinali al momento non devono essere né inviati né stoccati. E' inoltre necessario indicare nominativo e recapiti della persona da contattare per attivare l'eventuale invio dei medicinali, che avverrà su specifica richiesta dell'Aifa dietro istanza della Protezione civile".

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Continua lo smistamento dei feriti

Le città e le Regioni confinanti con l'area terremotata stanno continuando a collaborare per gestire l'emergenza. Nei tre ospedali della Asl di Chieti sono 94 i feriti giunti dalle aree colpite dal sisma. Di questi, sono attualmente 59 le persone ricoverate nei tre ospedali, di cui 44 a Chieti, dieci a Ortona e cinque a Guardiagrele.

Altri 35 sono stati curati in Pronto soccorso e dimessi. Al Pronto soccorso del Policlinico di Chieti si sono presentate finora 58 persone, a 14 delle quali sono state erogate solo prestazioni di Pronto soccorso. Dei 44 ricoverati, nessuno è in pericolo di vita, informa una nota della Asl. Nove persone sono ricoverate in terapia intensiva: due in Utic (Unità terapia intensiva coronarica) e sette in Rianimazione.

Il Presidio ospedaliero di Chieti ha attivato 60 posti letto aggiuntivi, utilizzando i locali dei tre reparti di Divisione chirurgica, Neurologia e Dermatologia che erano stato accorpati nei mesi scorsi. Anche Pescara si è mobilitata. "Stiamo aspettando l'arrivo di un aereo con altri 11 pazienti provenienti dall'Aquila.

Abbiamo ancora posti letto a disposizione, anche perché i malati meno gravi, con piccoli traumi, li stiamo trasferendo negli alberghi della città". A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è Fernando Guarino, direttore sanitario dell'ospedale di Pescara, struttura che da lunedì sta accogliendo i pazienti provenienti dall'ospedale San Salvatore dell'Aquila, ormai inagibile.

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L'Aquila, inchiesta parlamentare sull'ospedale

Inchiesta sull'ospedale San Salvatore dell'Aquila, reso inagibile al 90% dal terremoto. Ad annunciarla in una nota è il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Ssn, Ignazio Marino.

"Abbiamo deciso all'unanimità - spiega Marino - di avviare un'indagine sul percorso progettuale dell'ospedale, richiedendo la necessaria documentazione al fine di individuare eventuali illeciti nella costruzione o nelle fasi di ristrutturazione e collaudo del nosocomio. Procederemo con l'accertamento di responsabilità penali e politiche - aggiunge - ma senza intralciare i lavori di soccorso. L'autolimitazione temporanea è stata decisa esclusivamente per senso di responsabilità. Questa è l'ora del lutto e della solidarietà nei confronti della popolazione colpita dal terremoto". Il senatore ripercorre quindi la storia della struttura sanitaria.

"La costruzione dell'ospedale, iniziata nel 1972, prevedeva una spesa di circa 11 miliardi di lire. Negli anni successivi i finanziamenti sono lievitati a 164 miliardi, e per l'ultimazione del complesso, avvenuta nel '99, si è quasi raggiunta quota 200 miliardi.

Già nella XIII legislatura - prosegue - la Commissione che ora presiedo riferiva di un ospedale dall'impianto costruttivo obsoleto e irrazionale, denunciava la scarsa qualità dei materiali impiegati e segnalava un'organizzazione del lavoro su percorsi orizzontali che avrebbe contribuito a rendere problematico l'equilibrio finanziario dell'Azienda.

Non è questo il momento delle polemiche - conclude Marino - ma non permetteremo che, a riflettori spenti e in fase di ricostruzione, ci si dimentichi degli errori del passato. Se c'è qualcuno che ha sbagliato dovrà pagare".

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Emendamento sicurezza in linea con EU

Vito, l'emendamento proposto dalla Lega al pacchetto sicurezza che elimina il divieto di segnalazione dei clandestini da parte dei medici ci allinea all'Europa

L'emendamento al Pacchetto sicurezza che elimina il divieto per medici e altri operatori sanitari di segnalare gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture del Ssn "adegua la legislazione italiana a quella vigente in tutti i Paesi europei. Non esiste infatti alcun Paese" del Vecchio continente "dove vi sia per il medico, come attualmente previsto in Italia, il divieto di segnalazione". Lo afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, rispondendo a un'interrogazione del Pd sulla proposta di modifica al ddl in esame alla Camera. L'emendamento contro il quale punta il dito il Pd "elimina il divieto di segnalazione della posizione irregolare" del clandestino "e non introduce - precisa Vito - alcun obbligo di denuncia. Ma per Rosy Bindi, che ha presentato l'interrogazione, "la facoltà di segnalare" il clandestino "e non l'obbligo" per medici e operatori "è un artificio, nel momento in cui il governo ha introdotto il reato di clandestinità. Crediamo che il nostro Paese non meriti una negazione di civiltà come quella che questa norma contiene". Chiediamo al Governo - ha affermato dunque Bindi - di farsi carico di abrogare quella norma e di adeguarsi a quello che è accaduto oggi (ieri ndr) in quest'Aula, dove il Governo ha dovuto fare marcia indietro sulle ronde e sulla permanenza nei Centri d'identificazione. Perché il nostro è un Paese solidale e civile dove i nostri medici vogliono curare e non denunciare". Nella sua interrogazione sulla norma che "rischia di trasformare i medici in agenti di polizia", l'esponente del PD ha richiamato il caso della 25enne ivoriana che, lo scorso 5 marzo, è stata segnalata alla polizia dopo aver dato alla luce il suo bambino all'ospedale Fatebenefratelli di Napoli. Un episodio che, secondo l'esponente del Pd, "è la spia di un clima preoccupante, sicuramente alimentato e sostenuto dall'approvazione, anche se in un solo ramo del Parlamento, di una norma che chiede ai medici di denunciare e non di curare".

Vito ha replicato sottolineando che, dalle ispezioni svolte dalla Asl sul caso, è emerso che "la richiesta di identificazione avanzata dall'ospedale al commissariato di zona è stato un atto propedeutico alla dichiarazione di nascita" del neonato, "e non una denuncia di reato. La dichiarazione di nascita deve contenere, tra l'altro - ricorda il ministro - le generalità della puerpera". E la donna ivoriana "non parlava correttamente l'italiano ed era priva di documenti. Pertanto il nosocomio è dovuto ricorrere alle forze dell'ordine ai soli fini di acquisire l'identità della madre, per poter precedere alla dichiarazione di nascita per il figlio. Ospedale e assessorato alla sanità - prosegue - hanno precisato nei giorni successivi che non si è proceduto alla denuncia della puerpera, ma sono state solo applicate le disposizioni normative in vigore".

Dura la controreplica di Bindi. "Sulla facciata dell'ospedale Incurabili di Napoli, un nosocomio del '500 - cita - c'è scritto "Qualsiasi donna, ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera, purché incinta bussi e le sarà aperto". A quella donna - afferma tornando al caso della giovane ivoriana - l'ospedale è stato aperto, ma è stata sottoposta a un eccesso di indagini che si traduce in un'adeguata quiescenza da parte di medici troppo zelanti ad una norma che, se venisse approvata, avrebbe un timbro chiaramente incostituzionale. Il diritto alla salute - ha concluso - è un diritto della persona e non può essere condizionato neanche dallo stato giuridico della persona stessa".

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07 aprile 2009

Accordo tra Besta e Karolinska Insititutet

Il Karolinska Insititutet svedese e l'Istituto neurologico Carlo Besta di Milano alleati in ricerca. L"accordo da Nobel', fra l'Irccs meneghino e l'istituto che ogni anno assegna i massimi riconoscimenti per la medicina (i Premi Nobel, appunto), è stato annunciato dall'assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, ieri al Pirellone durante la presentazione della futura Città della salute.

"La Regione Lombardia e l'area alla quale fa capo il Karolinska Institutet stanno convergendo verso un accordo di collaborazione - spiega Bresciani all'ADNKRONOS SALUTE - che vedrà il prestigioso istituto svedese e l'Istituto Besta di Milano collaborare in attività scientifiche, di ricerca e di avanzamento tecnologico" applicato alla medicina, in particolare nel settore di punta delle neuroscienze.

"Due motori trainanti dell'eccellenza scientifica europea", sottolinea l'assessore lombardo, opereranno insieme per studi da trasformare in nuove terapie.

"Stiamo lavorando verso questo obiettivo, dopo una proposta da me lanciata in passato durante un viaggio in Svezia - ricorda Bresciani - Stiamo perfezionando l'intesa", e sui suoi dettagli "ci confronteremo all'inizio di maggio in occasione di un convegno a San Diego", negli Usa.

"Possiamo sperare che in un paio di mesi l'accordo verrà perfezionato e sottoscritto, per diventare immediatamente operativo", conclude l'assessore, profondo sostenitore della strategia delle sinergie - "dal solismo al concerto" è una metafora a lui cara - a vantaggio dei pazienti.

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Ricercatori, allo studio finanziamenti ad personam

Un finanziamento 'personale', che consenta a un ricercatore singolo o titolare di un team di lavoro di ricevere fondi 'trasportabili' anche se si cambia la struttura in cui si opera.

E' l'idea che il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio intende introdurre presto in Italia, "sotto forma di emendamento a un decreto legge in materia sanitaria che stiamo preparando".

L'annuncio è stato dato ieri a Roma in occasione di un convegno organizzato da Cergas-Bocconi, Assolombarda e Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) Lombardia.

"Per ricevere il finanziamento - ha spiegato Fazio - il ricercatore dovrà comunque essere incardinato in una struttura pubblica, ma grazie a questa norma potrà portare avanti i propri studi indipendentemente dal luogo di lavoro".

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Al terzo mondo servono più fondi

"Più aiuti, meglio spesi". E' questo lo slogan scelto da 'Azione per la salute globale' che ieri a Roma ha presentato i dati del suo Terzo Rapporto, in contemporanea con Parigi, Berlino, Madrid, Londra, Bruxelles e Praga.

I finanziamenti stanziati dai Paesi industrializzati per la salute di quelli in via di sviluppo, avverte 'Azione per la salute globale', non sono sufficienti e spesso non sono nemmeno impiegati in modo efficace. I 22 Paesi più poveri del mondo potrebbero aver bisogno quest'anno, per resistere alla crisi, di aiuti per 25 miliardi di dollari. Ma se la situazione risultasse peggiore delle previsioni, questa cifra potrebbe raggiungere i 140 miliardi. Secondo stime recenti - si legge nel Rapporto - il 22% degli aiuti si disperde a causa della loro imprevedibilità e irregolarità.

In molti casi, manca un coordinamento fra le iniziative dei Paesi donatori: in 4 anni, ad esempio, sono stati oltre mille i progetti di aiuto gestiti dall'Uganda.

È necessario pertanto non solo che i governi incrementino gli aiuti per la salute, ma anche che li eroghino con la massima efficacia possibile. 'Azione per la salute globale' auspica quindi che ci sia una divisione dei compiti fra i Paesi donatori e che si sostenga il bilancio del Paese destinatario, invece di investire in singoli programmi.

"Il G8 che quest'anno sarà presieduto proprio dal nostro Paese - sottolinea Pietro Marcenaro, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica, intervenuto alla conferenza - potrebbe essere l'occasione giusta per parlare di una campagna che renda disponibili nuove risorse verso queste politiche. Non sarà facile - conclude - ma possiamo provarci".

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In corso la verifica dell'ospedale dell'Aquila

Oggi, in tarda mattinata, ci sarà il responso. La commissione grandi rischi della Protezione civile sta valutando l'agibilità dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, evacuato a causa dei danni provocati dal sisma che ha messo in ginocchio l'Abruzzo.

A dirlo all'ADNKRONOS SALUTE è il manager dell'Asl dell'Aquila Roberto Marzetti, che spiega come la commissione "ci dirà in quali reparti e con quali tempi potremmo far ripartire le attività".

Quanto alle polemiche sulla tenuta dell'ospedale, Marzetti afferma che girano "bufale" sull'anzianità della struttura.

"Ho sentito addirittura dire che è stata inaugurata nel 2000 - afferma - in realtà la costruzione e partita negli anni '70 e si è conclusa nell'87.

Le attività sono partite nel '92, e le tecnologie impiegate, anche sul fronte anti-sismico, risalgono ai tempi della progettazione, che è del '67.

Nel frattempo le tecnologie sono cambiate". "Anch'io sono perplesso per quel che è accaduto al suo interno - afferma - ma la struttura in cemento armato ha retto, tranne 2-3 colonne. Certo, se verranno individuate delle responsabilità verranno perseguite. La commissione della Protezione civile sta valutando anche questo aspetto".

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La ricostruzione della Sanità abruzzese

Il catastrofico terremoto di domenica notte ha messo in ginocchio anche la Sanità. Sono in corso riunioni per rimettere in moto l'assistenza

Ieri mattina il ministro del Welfare Maurizio Sacconi è stato all'Aquila dove ha incontrato i rappresentanti della Regione Abruzzo e il commissario straordinario per la sanità regionale, "con lo scopo - si legge in una nota del ministero del Welfare - di esaminare lo stato dei bisogni socio-sanitari-assistenziali, l'adeguatezza delle strutture ospedaliere, nonché i problemi connessi con l'erogazione delle prestazioni sociali e assistenziali, inclusi gli ammortizzatori sociali nelle aziende costrette alla sospensione dell'attività".

"Attualmente - ha detto il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio - il coordinamento rimane alla Protezione civile perché si sta ancora pensando ai soccorsi. Noi ci stiamo preparando alla fase successiva all'emergenza: da lunedì bisogna ricostruire il Sistema sanitario abruzzese. L'Abruzzo - ha ricordato il sottosegretario - è già stato commissariato da alcuni anni e dovrà comunque avere una sanità che funziona. Paradossalmente - aggiunge - questa potrebbe essere l'occasione per ridisegnare il Sistema sanitario nazionale ex novo. Ora però bisogna affrontare l'emergenza e risolvere i problemi principali come quello dell'ospedale inagibile dell'Aquila".

Una voce di rassicurazione arriva dalla Protezione Civile: "Non c'è nessuna emergenza sanitaria - ha detto ieri mattina Marta Di Gennaro, vice capo dipartimento della Protezione civile, dalla sede della sala operativa della Protezione civile a Roma. "Sono una ventina i dispersi al momento, grandine e pioggia non hanno facilitato le operazioni. Non è stato registrato inoltre alcun episodio di sciacallaggio - precisa - Le forze dell'ordine hanno messo in campo una rete antisciacallaggio efficace", assicura. Continua intanto lo sforzo per garantire a tutti gli sfollati un posto per dormire. "Nella giornata di oggi (ieri ndr) verranno montate in tutto 7 mila tende per mettere a dimora 40 mila persone. Sono state ripristinate le linee di gas ed energia - aggiunge - ed entro domani sarà tutto avviato e utilizzabile, comprese le tende sociali. Ieri sera, inoltre, sono stati distribuiti 18 mila pasti".

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06 aprile 2009

Melanomi: identificato soppressore crescita

E' stato identificato un gene che sopprime la crescita dei melanomi: tale gene, noto come MMP8, potrebbe aprire la strada a nuove terapie individualizzate per questi tumori.

Le MMP sono enzimi che degradano componenti cellulari, fra cui anche la matrice extracellulare: questi enzimi aiutano a degradare e riciclare le proteine, e pertanto svolgono un ruolo nel processo di rimodellamento della cute a seguito di ustioni solari, tagli o altri tipi di danno. L'MMP8 fa parte di una famiglia di 23 geni che sono stati associati alle metastasi tumorali.

Si pensava che i geni MMP soggetti a mutazioni fossero oncogeni, o promotori della crescita tumorale, e pertanto la soppressione della loro attività tramite inibitori specifici è stata il focus della ricerca oncologica e dello sviluppo farmacologico, con decenni di ricerche infruttuose: gli studi clinici su questi inibitori non hanno rivelato alcun effetto se non un'occasionale accelerazione della crescita tumorale.

Una serie di esperimenti ha però provato che il gene MMP8 non mutato inibisce invece la crescita tumorale. Spesso si parla dei tumori come se fossero un'unica malattia, e di fatto essi hanno molti denominatori comuni, ma a livello del DNA tumori diversi hanno profili genetici diversi, ed è così anche per pazienti diversi con lo stesso tumore.

Quanto scoperto sul gene MMP8 dovrebbe stimolare la ricerca sul resto di questa famiglia di geni: il ruolo di ciascun MMP andrebbe testato individualmente ed in modo da definire precisamente il suo ruolo funzionale nei tumori.

(Nat Genet online 2009, pubblicato il 29/3)

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Smi, risorse inadeguate per l'H24

Scetticismo sul progetto del ministero del Welfare per l'assistenza sanitaria garantita 24 ore su 24, dai medici di medicina generale, presentato nei giorni scorsi dal sottosegretario Ferruccio Fazio, come strumento utile anche ad alleggerire il lavoro dei pronto soccorso.

A esprimere perplessità è il Sindacato medici italiani (Smi) che, attraverso il segretario nazionale, Salvo Calì, pone dubbi sia riguardo alle risorse disponibili, sia rispetto al metodo utilizzato per mettere a punto il progetto, con il coinvolgimento solo di alcuni sindacati. Sul fronte del finanziamento, secondo Calì, non c'è chiarezza.

Per il progetto, secondo il sottosegretario Fazio, sarebbero infatti disponibili per le Regioni 352 milioni di euro, ovvero tutte le risorse destinate alle cure primarie dall'accordo, siglato dalla Conferenza Stato-Regioni il 25 marzo, per la realizzazione degli obiettivi prioritari del Piano sanitario nazionale .

"Queste risorse previste dalla Stato-Regioni - spiega Calì - sono destinate, in maniera indistinta, all'area delle cure primarie, come si legge nel testo dell'accordo. E si tratta di risorse che, in molte Regioni, potrebbero essere già impegnate in progetti già attivati, si pensi all'assistenza domiciliare integrata. Parte di quei soldi, quindi non potrà essere disponibile per il l'assistenza ha 24". Anche se il ministero, dunque, annuncia la totale disponibilità dei fondi per il progetto, nell'accordo, nei fatti,"manca una tabella specifica di finanziamento a questo settore. E' un'ambiguità che, probabilmente, nasce da un conflitto tra Governo e Regioni sulla gestione". Calì critica anche il metodo con cui si è arrivati alla definizione del progetto 'cure primarie H24', con il coinvolgimento solo di due sigle sindacali (Fimmg e Snami).

"Si è seguito un percorso - spiega il leader dello Smi - irrituale. Le sigle sindacali rappresentative nell'area della medicina convenzionata sono quattro, per la medicina generale. E la parte pubblica ne ha convocate solo due. Non si può dire dunque, come è stato detto, che si tratta di un percorso condiviso con i medici".

Superate le questioni di metodo, nel merito, precisa Calì, "condividiamo la necessità di rafforzare il territorio, evitando che si concentrino tutti i problemi nei Pronto Soccorso, ma prima bisogna analizzare quelle esperienze, nelle Regioni, che hanno già fatto sperimentazioni in tal senso". Bisogna puntare, secondo il sindacalista, su modelli organizzativi il più possibile omogenei e superare la logica delle sperimentazioni gestionali continue. "Se vogliamo giustamente standardizzare i costi delle prestazioni - conclude - dobbiamo standardizzare anche i modelli organizzativi ed erogativi delle prestazioni stesse. Altrimenti è il caos".

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Scuola in emergenza-urgenza in 25 atenei

Novità in arrivo per le facoltà di medicina italiane. Diventerà infatti operativo da quest'anno, ossia dall'anno accademico 2008/2009, la Scuola di specializzazione in medicina di emergenza-urgenza.

L'annuncio, atteso da anni da molti aspiranti camici bianchi 'in prima linea', arriva dal presidente della Simeu (Società italiana di medicina d'emergenza-urgenza) Anna Maria Ferrari, dopo l'uscita del decreto del ministero dell'Istruzione università e ricerca che fissa l'assegnazione dei contratti di specializzazione per l'anno accademico 2008/2009.

"Questo decreto - scrive in una nota Ferrari - porta la data del 31 marzo e prevede per la Scuola di specializzazione in medicina di emergenza-urgenza 82 posti, di cui 50 posti per i neolaureati, 31 posti per i dipendenti del Ssn e un posto riservato a dipendenti del ministero dell'Interno", precisa.

"A breve - prosegue il presidente della Simeu - saranno pubblicati i bandi e l'inizio dell'attività didattica è prevista per il 30 giugno in 25 atenei. Chi ha tenuto in serbo una bottiglia speciale per l'evento può stapparla, è giunto il momento!".

Ferrari propone, infine, di dedicare una delle scuole di specializzazione che sorgeranno nelle università italiane a "Vito Giustolisi
che, con una convinzione assoluta, ha saputo trovare le chiavi di volta per trasformare il sogno in realtà".

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Lusenti, da Brunetta solo fumo

"Mi sembra la solita 'trovatina', il fumo che si sparge perché alla base di arrosto non ce n'è".

E' duro Carlo Lusenti, presidente dell'Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica, sulla proposta del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, che ieri a Cernobbio ha lanciato l'idea di un sistema di rating, o meglio di valutazione, per ospedali, uffici pubblici e scuole, esattamente come accade per alberghi e ristoranti.

"Si lanciano quelle che ormai non definisco neanche più provocazioni - afferma Lusenti all'ADNKRONOS SALUTE - per nascondere che alla base mancano gli investimenti per gli ospedali, così come per la scuola pubblica.

Di quali 'stellette' parliamo - incalza - se le strutture ospedaliere di ultima costruzione risalgono per lo più agli anni '50?

Si tratta, inoltre, di trovate che il ministro tenta di lanciare ma poi non porta mai a termine, come nel caso delle 'pagelle' per i camici bianchi.

Almeno agli annunci facesse seguire i fatti - aggiunge - così vediamo se le sue idee funzionano. Io una mia idea ce l'ho: servono cose concrete, non fumo".

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Brunetta, stellette per ospedali, uffici e scuole

Uffici pubblici, scuole e ospedali avranno un rating, una valutazione, come accade per alberghi e ristoranti. Ad annunciarlo a Cernobbio è il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta.

"Quando si va in un ristorante o in un hotel si consulta la guida Michelin e si vede quante stellette ha. Perché non fare altrettanto per una scuola, un ospedale o un ufficio burocratico? Sono molto più importanti".

"Tutti i cittadini -prosegue Brunetta- hanno il diritto di sapere la qualità dei servizi sanitari offerti". La metodologia di valutazione, prosegue il ministro, "sarà costituita per legge e la legge e' già approvata.

Ci saranno gli standard, la trasparenza, si verificheranno le discrepanze tra regione e regione, da ospedale a ospedale, da servizio a servizio, e si definiranno degli obiettivi, un ranking. Cioè quello che si fa normalmente nelle strutture di mercato".

Secondo Brunetta "il cittadino avrà così modo di leggere la qualità dei servizi offerti, avrà modo con la lettura di scegliere e con la scelta potrà premiare o penalizzare".

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Terremoto: medici attivano iniziative solidarietà

Il sisma ha messo a dura prova la rete dei servizi sanitari. Vogliamo dare una mano

"Vogliamo rendere efficacemente disponibile quel moto di solidarietà e vicinanza alle popolazioni colpite che sta crescendo tra i nostri professionisti. Per questo, nelle prossime 24 ore, concorderemo una serie di raccomandazioni ai nostri Enti territoriali, provinciali e regionali e ai nostri professionisti, al fine di promuovere iniziative di concreta solidarietà, comunque da coordinare con le competenti autorità della Protezione Civile".

Così, alla luce del terremoto che ha duramente colpito l'Abruzzo, i presidenti della Federazione nazionale Ordini medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), Amedeo Bianco; della Federazione ordini farmacisti italiani (Fofi), Andrea Mandelli; della Federazione nazionale Ordini veterinari italiani(Fnovi), Gaetano Penocchio; della Federazione nazionale Collegi ostetriche (Fnco), Miriam Guana; della Federazione nazionale Collegi infermieri (Ipasvi ), Annalisa Silvestro; della Federazione nazionale tecnici sanitari di radiologia medica (Fnctsrm), Giuseppe Brancato.

"Il sisma che ha duramente colpito l'Abruzzo e le aree geografiche limitrofe - scrivono in una nota - ha devastato territori e famiglie, mettendo a dura prova anche le reti di servizi, a cominciare da quelli sanitari, che avrebbero dovuto far fronte alle emergenze".

Anche lo SNAMI (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani) esprime il suo cordoglio alle popolazioni colpite ed è vicino al collega Romeo Pulsioni, presidente di SNAMI L'Aquila, per il lutto che ha colpito la sua terra. "Lo SNAMI - si legge in una nota - si è già messo a disposizione delle autorità locali e della Protezione civile, per supportare le iniziative di soccorso, anche attraverso la rete dei medici disponibili a partecipare direttamente all'assistenza delle popolazioni colpite".

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05 aprile 2009

Abusi su donne aumentano uso servizi sanitari

Le donne che subiscono abusi fisici da parte di un partner hanno il doppio delle probabilità di visitare un pronto soccorso rispetto alle altre, e per quanto riguarda i servizi di assistenza mentale il rischio è ancora maggiore.

Ciò accade anche se gli abusi non sono fisici ma emotivi, come nel caso di minacce verbali, ed anche se l'abuso, fisico o emotivo che sia, risale a diversi anni prima.

Ciò contribuisce ad aumentare la consapevolezza riguardo la violenza domestica, e sottolinea la necessità di prestare maggiore attenzione a questo campo.

Parte del problema consiste nel definire la frequenza degli abusi ed il modo in cui essi influenzano la salute della donna.

Stabilire gli interventi più appropriati tuttavia potrebbe essere complesso, in quanto le donne che sono vittime di abusi potrebbero non voler ricevere interventi oppure non essere pronte per essi, e certamente non vi potrebbero essere costrette.

(Health Serv Res online 2009, pubblicato il 17/3)

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Sempre più tumori curati in Europa

Benché fra le singole nazioni europee permangano ampie differenze nella sopravvivenza ai tumori, i dati europei complessivi dimostrano che il numero di pazienti oncologici da considerarsi pienamente guariti è in costante aumento.

Nonostante il fatto che i tassi di sopravvivenza siano inferiori a quelli degli USA, inoltre, l'assistenza oncologica europea è da considerarsi assolutamente all'altezza di quella oltreoceano.

Queste tendenze suggeriscono un genuino progresso nel controllo dei tumori.

L'ampia variabilità dei tassi di cura fra le singole nazioni dipende in qualche misura dalla variazione delle frequenze dei diversi tumori da una regione all'altra: si tratta dunque anche di un indicatore delle variazioni nel controllo dei tumori sul territorio europeo, in quanto il fenomeno riflette il progresso in ambito diagnostico e terapeutico, ma anche il successo nella prevenzione dei tumori maggiormente letali.

(Eur J Cancer online 2009, pubblicato l'1/4)

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Scoperto gene "scudo" contro metastasi

Si chiama p63 il gene capace di funzionare da 'baluardo' contro la diffusione metastatica delle cellule tumorali. È il risultato di uno studio italiano pubblicato su 'Cell', condotto dai gruppi guidati da Stefano Piccolo, docente del Dipartimento di biotecnologie mediche dell'università di Padova, e Silvio Bicciato (ex ricercatore dell'ateneo patavino) del Dipartimento di scienze biomediche dell'università di Modena e Reggio Emilia.

Il processo metastatico - attraverso cui una cellula lascia il tumore primario, entra nel sistema circolatorio per disseminarsi in altri organi, ricordano gli esperti - è la principale causa di morte oncologica. Come ogni processo biologico, anche la metastasi dipende dalla coordinata accensione e spegnimento di decine, forse centinaia, di geni.

Questo programma non viene inventato dalle cellule tumorali, ma fa parte del normale repertorio delle cellule embrionali che, normalmente durante la costruzione degli organi, sono stimolate a migrare da speciali segnali ormonali. Le cellule tumorali metastatiche hanno semplicemente risvegliato questo 'programma'. Fino ad ora si pensava che questo recupero di capacità embrionali fosse un 'superpotere' ad appannaggio di pochissime cellule nel tumore primario.

Lo studio padovano segna invece una svolta: i ricercatori padovani hanno scoperto che alterazioni genetiche comuni a molti tumori umani, se combinate definiscono una propensione a un comportamento metastatico già in stadi precoci della malattia. Questo significa individuare fin da subito un tipo di tumore da trattare in modo più aggressivo attraverso chirurgia o altre terapie. In particolare, i ricercatori hanno compreso come gli stimoli oncogenici erodono e progressivamente indeboliscono le proprietà antimetastasi di p63.

"Questa è una proteina nota per svolgere un ruolo importante nelle cellule staminali di molti organi - spiega Piccolo - Se p63 è persa da una cellula normale, ciò non causa alcun danno, perché senza p63 quella cellula muore. Ma se p63 è persa da una cellula staminale tumorale, ovvero da una cellula potenzialmente immortale, allora si apre la porta a un suo comportamento 'asociale', alla possibilità cioè di un suo spostamento e alla conseguente metastasi".

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71% approva decisione Consulta su legge 40

Più di 7 votanti su 10 (71%) condivide il pronunciamento della Consulta che ha decretato la parziale bocciatura della legge 40 in materia di fecondazione assistita.

E' quanto emerge dal sondaggio quotidiano di Sky Tg24.

Il canale all news, attraverso il servizio active e gli sms, consente quotidianamente a chi lo voglia di dare la propria opinione su una fra le principali notizie del giorno.

Per chi desideri farlo attraverso la tv è sufficiente utilizzare i tasti del telecomando Sky.

I sondaggi non hanno alcun valore statistico, in quanto rilevazioni aperte a tutti e non basate su un campione elaborato scientificamente.

Hanno quindi l'unico scopo di dare la possibilità di esprimersi sui temi di attualità.

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Fadoi a colloquio con il Governo

Lo scorso 1 aprile una delegazione FADOI, composta dal Presidente Antonino Mazzone, dal presidente eletto Carlo Nozzoli, da Michele Stornello e Salvatore Di Rosa, ha incontrato il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini.

Obiettivo dell'incontro era quello di discutere i temi d'attualità relativi al ruolo della Medicina Interna nell'ambito dell'organizzazione ospedaliera. L' Onorevole Martini ha sottolineato il ruolo insostituibile della Medicina Interna nel contesto generale dell'assistenza sanitaria, soprattutto in virtù dell'impostazione olistica insita che le è propria.

A questo proposito sono stati presi in esame i dati recentissimi pubblicati dal New England Journal of Medicine in cui si evidenzia come la percentuale di hospitalist, cioè di medici internisti, presenti nelle realtà ospedaliere americane sia passata negli ultimi 10 anni dal 9 al 37% e come l'80% dei pazienti ricoverati negli ospedali statunitensi viene regolarmente visitato da un Internista.

Altro aspetto oggetto dell'incontro è stato quello relativo alla necessità di integrazione tra Ospedale e Territorio. Una concezione attuale e produttiva della Medicina Generale, infatti, deve prevedere un'interazione costante tra il Territorio e le strutture di Medicina Interna, presenti in ogni singolo ospedale del paese.

Esistono già alcuni eloquenti esempi di integrazione tra Ospedale e Territorio soprattutto in alcune Regioni del Nord Italia, ed è significativo che il risultato conseguito sia stato quello di una diminuzione dei ricoveri.

Al termine dell'incontro, Martini ha confermato il suo interesse in uno sviluppo di questi due temi, sottolineandone l'importanza strategica ai fini di un miglioramento dell'organizzazione sanitaria italiana.

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Snami, non sparare nel mucchio sui generici

"Sui farmaci generici non è il caso di sparare nel mucchio o di cercare giustificazioni teoriche che non reggono dal punto di vista logico.

Le procedure regolatorie che portano alla registrazione di questi medicinali sono le stesse in tutto il mondo industrializzato, e non si capisce perché dovrebbero essere rimesse in discussione soltanto in Italia, visto che nei Paesi a forte consumo di generici non paiono presentarsi criticità".

Parola di Francesco Pecora, vicepresidente nazionale dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), che ritiene ingiustificati i dubbi sollevati dal segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Giacomo Milillo, in materia di medicinali equivalenti.

"Se il collega Milillo allude al fatto che possono esserci aziende, per così dire, meno scrupolose nella produzione o nei controlli - sottolinea in una nota Pecora - mi sembra che il rimedio sia a portata di mano.

Il medico dovrebbe poter indicare il generico con il nome del produttore, impedendone la sostituzione da parte del farmacista così some avviene per le specialità di marca: è il medico il garante e, quindi, il responsabile della prescrizione. Sollevare un polverone sulla qualità del farmaco equivalente in quanto tale - aggiunge - non ha senso.

Dobbiamo tenere presente che di qui a pochi anni tutti i farmaci che il medico di famiglia prescrive quotidianamente diventeranno generici. Che facciamo - conclude Pecora - passiamo a prescrivere solo anticorpi monoclonali?".

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D'alema, Federalismo carico di incognite per Ssn

"Con il federalismo fiscale, e l'adozione di costi standard per il finanziamento della spesa sanitaria, siamo alla vigilia di un passaggio carico di incognite, da cui il Sistema sanitario nazionale può venir fuori migliorato o drasticamente ridimensionato".

Lo sottolinea Massimo D'Alema, presidente della Fondazione Italianieuropei, nel suo intervento al convegno promosso dalla Fondazione, venerdì mattina alla Biblioteca del Senato, per la presentazione del Quaderno dedicato alla sanità.

Sanità che attraversa una fase delicata. A maggior ragione, afferma D'Alema, "bisogna considerare il Ssn, frutto di grandi riforme avviate negli anni '70, un punto di forza, e non di debolezza, del sistema Italia, anche nel confronto con gli altri Paesi.

Il punto ora è vedere come innovare e migliorare il sistema, salvaguardando i principi fondanti della sanità pubblica italiana e rafforzandoli".

Con questi obiettivi, alla vigilia della prossima Finanziaria, si svolgerà a Viareggio dal 24 al 27 settembre la II edizione del Festival della salute, promosso dalla Fondazione Italianieuropei.

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Ancora in corso verifica su regioni in rosso

E' ancora in corso la verifica sui Piani di rientro delle cinque Regioni con i conti in rosso: Sicilia, Campania, Abruzzo, Molise e Lazio

Lo ha affermato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a margine del convegno a Roma per la presentazione del quaderno della Fondazione 'Italianieuropei' dedicato alla sanità. Nessuna decisione è stata ancora presa su eventuali commissariamenti delle Regioni in difficoltà.

Sacconi venerdì mattina ha avuto una riunione per analizzare i risultati dei tavoli tecnici sui disavanzi regionali.

"Stiamo lavorando, in modo condiviso - spiega il ministro - alla riorganizzazione e riqualificazione del servizio socio-sanitario assistenziale del nostro Paese, dando più spazio a territorio, prevenzione e diagnosi precoce, non autosufficienza.

A questi temi si accompagna - sottolinea - la concentrazione delle strutture ospedaliere in pochi plessi, con adeguati investimenti in tecnologie e professionalità. Questo il tema dei Piani di rientro delle sanità centro-merdionali.

Nonostante qualche segnale positivo in alcune Regioni, la situazione segna ancora il passo", constata il ministro. Per Sacconi, lo sbilanciamento della spesa sugli ospedali è "il nocciolo maledetto del problema.

La miriade di piccole strutture, che disperdono risorse, tecnologia e competenze, è un moloch costoso, ma anche pericoloso per la salute dei cittadini".

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04 aprile 2009

Se il problema sono le signore della spesa

Sarebbe curioso vedere il Ministro Brunetta padre di tre figli che per sbarcare il lunario e barcamenare la sua situazione può contare solo sulle sue forze, perché la moglie non c?è o se c?è non è in grado di aiutarlo, ed immaginarlo tanto in difficoltà da non potersi permettere un paio di scarpe nuove, perchè ha preferito pagare l?università o la palestra ai figli.

Sarebbe divertente vederlo fare la spesa solo al discount, girare con i capelli scombinati e gli occhi strabuzzati per i troppi caffé bevuti, non avere un attimo di sosta.

Forse il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione non ripeterebbe che le donne che vanno a fare la spesa durante l?orario di lavoro arrecano un danno al servizio pubblico e a se stesse e per questo vanno fermate.

L?onorevole Brunetta ha infatti affermato ieri in occasione del convegno sul tema ?Women at work? tenutosi al Ministero delle Pari Opportunità: «Io non voglio più che le donne scappino dall'ufficio per fare la spesa, per poi tornare a casa all'una e mezza e avere difficoltà a gestire la famiglia e tutto il resto» e ancora: «Il lavoro pubblico deve essere al servizio dei cittadini e non può essere un ammortizzatore sociale di genere»

Non è tardata la contestazione alle parole del Ministro da parte delle presenti, tra cui il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, che ha calmato le acque ammonendo: «Le donne non devono cadere in queste provocazioni perché la stragrande maggioranza lavora seriamente.»

In teoria il Ministro Brunetta ha ragione: durante le ore di lavoro le donne non devono fare la spesa, come gli uomini non devono fermarsi alla macchinetta del caffé o per la pausa pranzo più del dovuto.
Ciò che però Brunetta sembra ignorare sono le motivazioni che portano a questi eccessi; egli parla come se non avesse la minima idea del doppio e triplo lavoro che sommerge la maggioranza delle donne che hanno scelto, o hanno dovuto scegliere, di conciliare lavoro, famiglia e se stesse.

Appare offensivo e sessista considerare normale la mole di lavoro extra, da sempre a carico delle donne, rigorosamente non retribuito: la cura della casa, dell?alimentazione, dei parenti più deboli, dei figli, delle relazioni sociali e di comunicazione tra la famiglia e il resto del mondo, ecc?, oltre al lavoro retribuito fuori casa.
Donne sempre di corsa, sull?orlo di un esaurimento, che sicuramente preferirebbero non dover fare la spesa di nascosto e sentendosi in colpa, ma si ritrovano senza alternative.

Il problema semmai è quello dell?inefficienza di molti impiegati statali, che vedono l?impiego pubblico come il ?posto fisso garantito? nel quale non serve impegnarsi e lavorare bene, ma questa è un?altra storia.
Natalia Aspesi scriveva ieri su ?Repubblica?: «Può essere giusto ritenere disdicevole lasciare il lavoro per andare al supermercato, può essere anche logico pensare che l?età pensionabile dovrebbe essere uguale per tutti, uomini e donne- sostiene la giornalista- Ma dipende in quale Paese lo dici e lo pretendi, secondo i comportamenti dei suoi uomini e i servizi che lo stato assicura. Va bene forse in Svezia, dove già dalle scuole elementari bambini ambosessi imparano i lavori domestici e dove l?assistenza alle lavoratrici, alle madri, ai bambini, a tutti, è estesa.»

Il Ministro comunque non ha dato importanza alle contestazioni, rilanciando anzi il messaggio «Vi siete mai chieste il perché della femminilizzazione della scuola e del lavoro ministeriale? E come mai ci siano poche donne ai vertici?»
Menomale che qualcuno almeno se ne è accorto e si è domandato il ?perché?.

L?On. Brunetta ha ribadito invece che entro l?estate la sentenza della Corte europea sull?equiparazione dell?età pensionabile dovrà essere rispettata, dimenticando di delineare uno scenario diverso nel quale le donne non debbano pagare sulla propria pelle l?arretratezza di una società patriarcale in crisi, che ha però un enorme bisogno della forza lavoro femminile.

di Elis Helena Viettone

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02 aprile 2009

Prodotti pulizia ospedali potenzialmente dannosi

Molti degli ingredienti chimici dei comuni prodotti di pulizia usati negli ospedali possono danneggiare la salute dei lavoratori con l'esposizione cutanea o tramite l'aria.

Negli ultimi anni la pulizia è stata indicata come rischio professionale in ragione dell'aumento dell'incidenza dei sintomi respiratori, come quelli asmatici ed asmatiformi, negli addetti alle pulizie.

Data comunque la mancanza di analisi sistematiche sull'igiene a livello professionale e di dati sui livelli espositivi sul posto di lavoro, non era finora ben chiaro se l'esposizione a questi prodotti chimici sia in grado di indurre o di aggravare l'asma o altri disturbi respiratori.

I prodotti per la pulizia sono complesse misture di molti elementi chimici: una combinazione di valutazione dei prodotti e quantificazione dei livelli espositivi sul lavoro è essenziale per sviluppare strategie per la protezione dei lavoratori dai rischi della pulizia.

(Environ Health online 2009, pubblicato il 27/3)

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Sigo, legge 40 necessita di manutenzione

"La legge 40 merita un intervento di 'manutenzione', anche sulla base di queste più recenti interpretazioni della Corte costituzionale". Lo afferma Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), intervenendo nel dibattito dopo la sentenza della Consulta, che ha dichiarato parzialmente illegittima la normativa italiana sulla procreazione medicalmente assistita.

Una modifica della legge, secondo Vittori, "è necessaria per renderla più appropriata a cogliere le esigenze delle coppie infertili e le indicazioni della letteratura scientifica. In particolare, bisogna considerare la condizione di particolare vulnerabilità in cui queste donne si trovano, già gravate dal peso di una fertilità compromessa, e ulteriormente esposte a difficoltà e ostacoli, che le hanno spesso costrette a recarsi all'estero".

Il presidente della Sigo sottolinea poi "la necessità di integrare una legge così complessa con la forza dell'evidenza scientifica, che da tempo aveva sottolineato almeno tre questioni problematiche.

Da un lato la determinazione di un numero fisso di embrioni da formare è complessa, nel momento in cui non è possibile prevedere con certezza se e quanti ovociti si feconderanno. Il fallimento del tentativo terapeutico costringerà poi la donna a subire ulteriori stimolazioni ormonali, che sarebbero evitabili.

In secondo luogo, la prescrizione dell'impianto di tutti gli embrioni formati comporta un più elevato rischio di gravidanza multipla, grave sia per la madre che per i neonati".

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Codacons, nuovi termometri costosi e imprecisi

Imprecisi, complicati e troppo costosi. Così sono i nuovi termometri che andranno a sostituire i vecchi a mercurio, 'in pensione' da oggi, secondo il Codacons, che ha effettuato un rilevamento telefonico tra i consumatori iscritti all'associazione.

Ben l'80% degli iscritti contattati - si legge in una nota del Codacons - rimpiange il vecchio termometro a mercurio e il 98% considera i sostituti troppo cari. Ma il dato più preoccupante è che il 70% delle persone contattate è convinta che la misurazione sia imprecisa, mentre il 25% dichiara che sia troppo complicato usarli.

Tra gli italiani che rimpiangono meno il vecchio termometro a mercurio le famiglie con bambini piccoli; gli anziani invece considerano troppo complicato il nuovo termometro.

Il termometro a mercurio - continua la nota - costava mediamente 4,50 euro, mentre i nuovi termometri (digitali a contatto e auricolari a raggi infrarossi) oscillano tra i 6 e i 49 euro.

Il Codacons, però, mette in guardia il consumatore: non sempre quelli più cari risultano poi essere i più precisi.

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Cure territoriali per il diabete

"La prevenzione del diabete, specialmente per quanto riguarda le complicanze della malattia, deve essere spostata sempre di più dall'ospedale al territorio".

E' la ricetta formulata dal sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, per combattere questa patologia sempre più diffusa in Italia e nel mondo. Il sottosegretario ha indicato l'indirizzo da seguire durante il 'Changing diabetes barometer forum', in programma ieri e oggi a Roma. Secondo Fazio non bisogna abbassare la guardia nei confronti del diabete ed è doveroso proseguire lungo una strada di prevenzione 'triplice'.

"Quella primaria rappresentata dalla correzione degli stili di vita sbagliati, quella secondaria condotta sui soggetti a forte rischio e quella terziaria per le complicanze della malattia". Quest'ultimo punto sta molto a cuore al sottosegretario. "Abbiamo una grande esperienza professionale negli ospedali - spiega - dobbiamo utilizzarla sempre di più sul territorio, con interventi di assistenza capillari. L'ospedale deve diventare un luogo dove il paziente si reca sempre meno, solo per gli esami davvero necessari. Per questo motivo dobbiamo potenziare sempre di più la territorialità".


In questo momento nel nostro Paese ci sono 650 centri di diabetologia, sia ospedali che territoriali, eppure i pazienti faticano a seguire le linee guida degli esperti. "Ci sono molti fumatori - aggiunge Fazio - tanti altri sono obesi. Dobbiamo quindi applicare al diabetico quelle tecniche assistenziali in grado di prevenirne le complicanze, migliorando l'adesione dei soggetti al percorso diagnostico-terapeutico.

In questo senso - conclude - è importante l'esempio del progetto Igea", condotto dal Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell'Istituto superiore di sanità (Iss) su mandato del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm).

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Testamento in commissione dopo Pasqua

La Commissione Affari sociali della Camera terminerà la prossima settimana l'esame delle misure sulle cure palliative, l'altro grande tassello che dovrebbe completare il puzzle dell'annoso tema del fine vita. Il testo passerà alle Commissione Bilancio e Affari costituzionali.

E' quanto ha stabilito ieri l'ufficio di presidenza della Affari Sociali, che pensa invece di rinviare l'esame del Ddl sul testamento biologico in un periodo successivo alle vacanze pasquali. Tempi meno serrati, dunque, rispetto a quelli che hanno scandito la tabella di marcia del Ddl Calabrò in Senato.

"L'esame del provvedimento verrà affrontato dopo Pasqua - conferma all'ADNKRONOS SALUTE Giuseppe Palumbo, presidente della Commissione Affari sociali - in un clima spero più sereno rispetto a quello che ha contraddistinto l'approvazione del testo a Palazzo Madama". L'esame avverrà dunque "nei tempi e nei modi giusti, sperando in un voto finale maggiormente condiviso".

Una convergenza in cui Palumbo confida anche sui punti più controversi del provvedimento, compreso il 'nodo' dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali. "Si tratta di temi estremamente delicati - conclude infatti - e occorre fare il possibile per trovare punti di incontro e ridurre le distanze".

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Mozione in Senato per cesareo appropriato

In Senato è stata presentata una mozione bipartisan che promuove un ricorso motivato alla pratica del taglio cesareo, con la collaborazione delle regioni

Un intervento che regolamenti il ricorso ai cesarei in Italia. "Alla luce dei recenti dati ufficiali sulle nascite con taglio cesareo in Italia, infatti, si evince che nel nostro Paese qualcosa non funziona". Lo sostengono i senatori Antonio Tomassini (Pdl), Laura Bianconi (Pdl), Rossana Boldi (Lega Nord), Patrizia Bugnano Idv), Maria Rizzotti (Pdl), Emanuela Baio (Pd), Claudio Gustavano (Pd), Michele Saccomanno (Pdl) e Luigi D'Ambrosio Lettieri (Pdl), che hanno presentato una mozione bipartisan in cui si impegna il Governo a intervenire sulla materia, "anche a seguito del tavolo di confronto avvenuto a Ginevra all'Oms".

"I dati presentati - sottolineano i parlamentari - parlano di una percentuale nazionale del 38,3% di parti con taglio cesareo, con picchi in alcune regioni fino al 60%, nettamente superiori alle statistiche dell'Ue che indicano una media del 23,7% e quelle degli Usa del 27,5%".

I senatori dunque chiedono al Governo di promuovere, di concerto con le Regioni e le Province Autonome, "un appropriato ricorso al parto con taglio cesareo, attraverso l'utilizzo di strumenti informativi adeguati a rilevare tutte le informazioni possibili legate alla fase pre-natale, all'evento nascita e al monitoraggio a un anno dalla nascita del bambino; e di introdurre e sviluppare strumenti di audit e feedback, efficaci e adattabili alle diverse realtà regionali importanti per controllare alcune delle cause dell'elevato ricorso al taglio cesareo".

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01 aprile 2009

Tumore mammario: test predice metastasi

Un nuovo marcatore per i tumori mammari potrebbe portare al primo test in grado di prevedere la probabilità di metastasi di questi tumori dal sangue circolante.

Il marcatore, noto come microambiente tumorale di metastasi (TMEM), risulta doppiamente denso nelle pazienti che sviluppano metastasi rispetto a quanto riscontrato in quelle le cui lesioni rimangono localizzate.

L'uso di questo marcatore potrebbe migliorare le attuali pratiche di previsione delle metastasi da tumore mammario: esse tradizionalmente si basano su dimensioni e differenziamento del tumore e diffusione linfatica.

Benché si tratti di parametri utili, la densità del TMEM riflette direttamente il meccanismo di metastasi tramite il flusso ematico, e pertanto potrebbe rivelarsi più specifico e direttamente rilevante.

Si tratta di un marcatore immunoistochimico che analizza le cellule tumorali invasive, i leucociti perivascolari e le cellule endoteliali dei vasi sanguigni: se la sua utilità clinica venisse confermata, sarebbe possibile stratificare le pazienti per il trattamento risparmiando costi e tossicità, considerando anche che il 40 percento delle pazienti va incontro a recidive o metastasi.

(Clin Cancer Res online 2009, pubblicato il 24/3)

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Ripristino ministero? Volontà medici conterà

Se i medici esprimono a maggioranza la richiesta di ripristino del ministero della Salute, "credo che questo sarà considerato nelle sedi opportune".

A dirlo è il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, a margine di un incontro ieri a Roma sull'assistenza primaria, commentando i dati del sondaggio 'Univadis' che indica come l'88% dei camici bianchi intervistati vorrebbe il ritorno del ministero della Salute.

Per il sottosegretario è interessante l'opinione dei camici bianchi e "il Governo deciderà a proposito, quando sarà opportuno e nel momento in cui ci saranno le condizioni", ha concluso Fazio.

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Nuovo centro contro bioterrorismo e pandemie

Una struttura "chiave per l'Italia, in termini di risposta a minacce bioterroristiche e a possibili pandemie, che ci permetterà di giocare un ruolo in Europa". Così il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, illustra all'ADNKRONOS SALUTE le caratteristiche del nuovo Centro polifunzionale per la salute pubblica del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, in occasione della posa della prima pietra della struttura a Roma, in via dei Carri Armati 13.

Il progetto di realizzare un Centro polifunzionale per la salute pubblica risale alla fine del 2005, sulla scorta dell'emergenza legata all'influenza aviaria. Ma nel futuro prossimo il Centro avrà un duplice ruolo: "Formativo, con la realizzazione di aule e di un auditorium da 800 posti, ma anche di stoccaggio delle scorte di farmaci speciali, destinati a contrastare eventuali pandemie", prosegue la Martini.

La struttura, infatti, sarà utilizzata per corsi di formazione del personale tecnico dell'amministrazione e per i Carabinieri dei Nas. In particolare, l'aggiornamento e la formazione professionale riguarderanno anche il Centro nazionale per la salute animale, i carabinieri dei Nas, l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e l'Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro (Ispesl).

Inoltre sono previsti locali idonei alla conservazione di farmaci "di raro riscontro, con livelli di sicurezza elevati", che faranno della struttura anche una sorta super-laboratorio attrezzato a rispondere a emergenze bioterroristiche e non.

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H24 per alleggerire pronto soccorso

Assistenza garantita dai medici di medicina generale 24 ore su 24, in strutture ad hoc sul territorio. Obiettivo: ridurre la pressione sui pronto soccorso, gravati ogni anno, per ogni mille italiani, da circa 450 accessi 'evitabili'. E' il progetto 'Cure primarie H 24', presentato ieri a Roma, nella sede dell'ente previdenziale dei medici (Enpam), dal sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio e dai rappresentanti dei medici di medicina generale Giacomo Milillo (Fimmg), Mauro Martini (Snami) e Claudio Cricelli (Simg). Un progetto che potrà contare su 352 milioni di euro destinati all'assistenza territoriale dagli obiettivi prioritari del Piano sanitario, e che sarà avviato, in fase sperimentale, entro l'anno.

Il progetto è il risultato, come ha spiegato il sottosegretario Fazio, "di un lavoro durato 7-8 mesi svolto con le associazioni dei medici di medicina generale". Per ridurre l'accesso ai pronto soccorso si punterà su un sistema di pre-pronto soccorso, per la gestione dei casi meno urgenti, i cosiddetti 'codici bianchi'.

Per farlo si adotteranno modelli diversi, spesso già attivati in alcune realtà regionali. Cinque le soluzioni individuate, di cui due più legate all'ospedale, e quindi considerate come 'transitorie', con la realizzazione di ambulatori vicini al pronto soccorso per i casi di minore gravità e punti di primo intervento, tutti gestiti dai medici di medicina generale.

Sul territorio, invece, saranno realizzati: presidi ambulatoriali distrettuali, individuati in un luogo fisico; ambulatori territoriali integrati, centri medici dove operano professionisti che svolgono la loro attività su criteri di medicina di gruppo; assistenza territoriale integrata che prevede la collaborazione tra professionisti non necessariamente in una sede unica.

Le Regioni potranno scegliere di sviluppare uno di questi modelli, ma potranno, entro un lasso di tempo di circa 60 giorni, anche presentare altri progetti alternativi. I risultati, e qui la novità, saranno 'misurati' rispetto agli obiettivi raggiunti.

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Assistenza h24 prima pietra di una sanità nuova

L'avvio della sperimentazione di un progetto per garantire l'assistenza sanitaria 24 ore sul territorio, alleggerendo i pronto soccorso, rappresenta "la prima pietra per la costruzione di un nuovo modello di sanità".

Nè è convinto il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio che ha presentato nel dettaglio, ieri a Roma insieme ai sindacati di medicina generale, il progetto "Cure primarie H24", a cui sono destinati i fondi per l'assistenza territoriale previsti negli obiettivi prioritari del Piano Sanitario nazionale, approvato il 25 marzo dalla Conferenza Stato Regioni.

A disposizione delle Regioni 352 milioni di euro per migliorare l'efficienza dei pronto soccorso con l'aiuto dei medici di famiglia e di continuità assistenziale e attraverso diversi modelli, in una sperimentazione che prevede anche la 'misurazione' dei risultati ottenuti.

Per Fazio si tratta di un passo importante per "mettere a sistema - spiega - un nuovo modello di sanità che deve partire dal territorio, arrivare all'ospedale solo quando il ricovero è assolutamente necessario per motivi diagnostici o terapeutici complessi e poi ritornare al territorio. Insomma il cittadino malato deve poter contare su un percorso di cura garantito che lo porta in ospedale solo quando è davvero necessario per farlo ritornare a casa debitamente seguito, quando viene dimesso".

Il punto di partenza imprescindibile è quello di ridurre l'accesso indiscriminato al pronto soccorso "e credo che questa sperimentazione darà buoni frutti", dice il sottosegretario. E sarà una sperimentazione utile su tutto il territorio nazionale, nonostante le profonde differenze esistenti.

"Si tratta di un modello che farà bene a tutte le Ragioni italiane - spiega - da quelle più virtuose del Nord che comunque hanno bisogno di perfezionare le loro iniziative, a quelle che faticano di più. Sarà particolarmente positivo per le Regioni più in difficoltà che devono affrontare piani di rientro e che si troveranno un modello pronto e utile da sviluppare".

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Cimo, contratto non applicato

Il nuovo contratto c'è da quasi sei mesi ma non si vede. Sono passati 5 mesi e mezzo dalla stipula del nuovo contratto di lavoro ma, fatta eccezione per l'Emilia Romagna, nelle altre Regioni la sua applicazione è ancora in alto mare

E' quanto emerge da una verifica effettuata dal sindacato dei dirigenti medici e veterinari Cimo-Asmd, in occasione dell'incontro nazionale con tutti i segretari regionali. Dall'indagine, riassunta in alcune tabelle, emerge un panorama contrattuale variegato e frastagliato.

Con un caso limite: "in Basilicata, un'Azienda sanitaria, la Asl di Matera (ex Asl Matera 4), addirittura non ha aggiornato gli stipendi e non ha pagato gli arretrati. Parliamo di circa 11 milioni di euro", come rivela all'ADNKRONOS SALUTE il segretario regionale della Cimo-Asmd Basilicata, Alfredo Cinnella.

Il nuovo contratto siglato lo scorso 17 ottobre prevede che la trattativa aziendale delle Asl sia preceduta da un confronto regionale della durata di 90 giorni e accompagnata da una trattativa aziendale, della durata di 150 giorni. In teoria. La pratica sembrerebbe ben diversa.

"Solo in una Regione, l'Emilia Romagna - spiega all'ADNKRONOS SALUTE il presidente della Cimo Stefano Biasioli - si è concluso il confronto regionale. In ben 7 regioni (Trentino, Sardegna, Basilicata, Lazio, Campania, Abruzzo, Sicilia) il confronto non è neppure iniziato, mentre in tutte le altre il tavolo regionale è estremamente ballerino".

Tra i motivi di questa instabilità: il mancato accordo sulla durata e la tipologia del riposo, l'effettuazione o meno della libera professione nel pomeriggio successivo a una guardia notturna, la quantificazione corretta dei fondi aziendali e il loro utilizzo.

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