Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

31 maggio 2009

Oncologia, in USA aumentati gli stanziamenti

La crisi economica non deve fermare la ricerca di una cura per i tumori. "Dopo anni di robusti investimenti nella lotta al cancro, negli ultimi tempi i finanziamenti per la ricerca negli Usa sono stati 'congelati'. Risultato, un calo reale di 500 milioni di dollari nel budget dei National Institutes of Health dal 2004 al 2008.

Per questo la spinta del presidente Barack Obama verso gli studi di una cura per il cancro e la sua recente decisione di aumentare lo stanziamento destinato alla ricerca è una notizia fondamentale. Ma questo atteggiamento deve continuare nel tempo". Lo ha detto Richard Schlisky, presidente dell'American Society of Clinical Oncology, inaugurando in queste ore il meeting Asco 2009 a Orlando di fronte a migliaia di oncologi di tutto il mondo. Il plauso al presidente Obama parte dalla constatazione che "in passato gli investimenti in ricerca hanno portato a decisi progressi: oggi - ha detto il presidente dell'Asco - oltre 11 milioni di americani sopravvivono al cancro, contro i solo 3 milioni degli anni '70.

E l'incidenza dei tumori e' calata del 18% negli uomini e del 10% nelle donne rispetto ai primi anni '90". La priorità per l'Asco e' ora quella di battersi per aumentare l'accesso alle cure, "specie fra le minoranze". "Esiste un profondo divario nella nostra nazione tra chi riesce a curarsi e chi non lo fa", ha detto Schlisky. Ma tutti devono avere accesso a terapie di qualità. "Ed e' necessaria una profonda riforma del sistema sanitario perché questo accada". L'Asco "lavora con l'amministrazione Obama a questo scopo: aumentare l'assistenza ed eliminare le disparità in tema di cure". Anche incoraggiando medici appartenenti a minoranze etniche a lavorare in oncologia.

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Polmone, aumentano i casi di cancro nelle donne

Sono 35mila i nuovi casi di tumore ai polmoni ogni anno in Italia. Nell'85% dei casi si tratta di tumori non a piccole cellule, e il 90% di questi colpisce i fumatori. Proprio la passione per le 'bionde' e' alla radice dell'aumento di questa neoplasia fra le donne. "Oggi sono il 25-30%, ma l'incidenza e' in rapido aumento e il distacco rispetto agli uomini si sta assottigliando", ammonisce dal meeting dell'Asco (American Society of Clinical Oncology) a Orlando (Florida) l'oncologo Federico Cappuzzo dell'Istituto Humanitas di Milano, alla vigilia della Giornata mondiale senza tabacco. Insomma, "oggi gli uomini fumano meno, ma le donne lo fanno di più.

E se il 10% dei malati non ha mai acceso una sigaretta, "non c'e' dubbio che il fumo sia un nemico: prima si inizia, e più bionde si accendono ogni giorno, maggiore e' il pericolo di ammalarsi", spiega. Meno del 5% dei pazienti con tumore avanzato non a piccole cellule sopravvive per cinque anni. E nel mondo ogni giorno oltre 3000 persone muoiono per un carcinoma polmonare. "Occhio poi all'inganno delle sigarette light: hanno solo modificato il killer che attacca i polmoni.

Oggi, infatti, i veleni penetrano nella parte più alta dei bronchi, causando adenocarcinomi un tempo poco diffusi". Cappuzzo presenta in Usa i risultati di uno studio su un nuovo trattamento 'due in uno', che abbina bevacizumab ed erlotinib come terapia di mantenimento nei pazienti con tumore ai polmoni avanzato non a piccole cellule. "Abbiamo visto che la terapia taglia i rifornimenti al tumore e lo colpisce meglio, tanto che i pazienti hanno sperimentato un miglioramento del 39% nella sopravvivenza senza progressione della malattia rispetto a quelli in cura solo con bevacizumab", dice l'oncologo.

Non solo: a Orlando e' stato presentato un nuovo test che può aiutare gli specialisti a individuare i pazienti con tumore ai polmoni che beneficeranno di più della chemio. Al centro di tutto ci sono due proteine MSH2 ed ERCC1. La prima e' usata dalle cellule tumorali per riparare i danni da chemio con cisplatino. E la seconda ha un ruolo analogo.

I malati con bassi livelli delle due sostanze sopravvivono più a lungo se fanno la chemio, spiega Pierre Fouret dell'Institut Gustave Roussy di Villejuif (Francia). E se le cure e gli approcci sempre più mirati stanno aumentando la sopravvivenza dei malati, le casse dello Stato italiano continuano a guadagnare dalla vendita delle sigarette. "Ma è bene che si sappia che lo Stato spende più per curare il cancro di quanto non guadagni dalla vendita dei pacchetti di bionde - avverte Cappuzzo - Oggi i farmaci sono sempre più costosi e personalizzati. E il fumatore e' destinato ad ammalarsi, non solo di cancro ma spesso anche di altre patologie".

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Dolore, semplificazione importante per le donne

Sarà un aiuto "particolarmente importante per le donne" il decreto, annunciato dal viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, per semplificare la prescrizione dei farmaci per la terapia del dolore.

"Questo semplicemente perché il dolore è un disturbo tipicamente femminile, presente infatti nell'85% delle donne. Il 16% di queste ne soffre in modo estremamente severo". Lo ha sottolineato l'Osservatorio sulla salute della donna (Onda), in occasione della settima Giornata nazionale del sollievo che si è svolta ieri.

Francesca Merzagora
, presidente dell'Osservatorio, si augura che questa settima giornata nazionale "sia davvero una svolta per le donne, perché il dolore, contro il quale Onda sta lavorando da anni, mina la loro indipendenza e la loro qualità di vita molto più che per gli uomini. Secondo una nostra recente indagine il dolore cronico colpisce decisamente più le donne (40%) degli uomini (30%), ma il dolore delle prime viene sempre sottostimato".

Poter disporre di farmaci antidolore, come la morfina, con una ricetta del medico di medicina generale o dello specialista - sottolinea Merzagora - apre una nuova stagione in questo campo dopo anni di veti contrapposti.

Ma non tutto è risolto. "I punti da toccare - continua la presidente di Onda - sono moltissimi, a cominciare dai finanziamenti, non solo per i farmaci ma anche per le strutture destinate ai malati terminali. Non dimentichiamo infatti che le donne non solo sono maggiormente predisposte degli uomini al dolore cronico, ma sono anche le figure che, per tradizione e necessità, si dedicano all'assistenza dei familiari malati.

Che siano genitori, mariti o figli. Invitiamo dunque il viceministro a non fermarsi qui, a ripensare di concerto con il Governo ai previsti tagli sui Livelli essenziali di assistenza e a portare in Aula il testo unificato, licenziato oltre un mese fa dalla Commissione Affari sociali della Camera". Intanto Onda, dopo due indagini sul dolore cronico femminile, a breve ne avvierà una terza, che approfondirà il tema puntando sul dolore oncologico causato dal tumore del seno metastatico.

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In GU la nomina di Fazio a viceministro

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27 maggio il decreto del presidente della Repubblica che attribuisce il titolo di viceministro alla Salute a Ferruccio Fazio.

Dal 12 maggio 2008 all'8 maggio 2009, il neoviceministro ha ricoperto la carica di sottosegretario al Welfare, con delega alla Salute. Nato a Garessio (Cn) il 7 agosto 1944, Fazio è sposato con Margherita Colnaghi, e ha due figli, Alessandro di 20 anni e Arianna di 18.

Laureato in Medicina e chirurgia all'università di Pisa nel 1968, due anni più tardi si è specializzato in Medicina nucleare e nel 1975 in malattie dell'apparato respiratorio. E' stato fra i primi in Italia a utilizzare la Tomografia a emissione di positroni (Pet).

E' professore ordinario di Diagnostica per immagini e radioterapia, Facoltà di Medicina e chirurgia, Università di Milano-Bicocca.

Ha pubblicato oltre 365 lavori sulle principali riviste internazionali di area medico-biologica, tra cui Science, Nature, Nature-Neuroscience, Lancet, British Medical Journal, American Review of Respiratory Disease, American Journal of Roentgenology, Brain e altre ancora.

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Fnomceo, formazione contro il dolore

Un percorso di formazione specifica per gli operatori sanitari che hanno a che fare con il dolore. Questo l'auspicio della Fnomceo dopo l'annuncio del progetto di semplificazione della prescrizione degli antidolorifici

"E' necessario intraprendere un progetto di formazione per estendere, a tutte le categorie professionali mediche, ospedaliere e territoriali, la cultura del trattamento del dolore e della palliazione. Settori, questi, che vedono il nostro Servizio sanitario nazionale non ancora in grado di offrire risposte adeguate".

Lo dicono i rappresentanti della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), il cui Comitato Centrale, riunitosi venerdì a Roma, ha espresso "viva soddisfazione per l'imminente emanazione, da parte del viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, di un decreto ministeriale che rende più agevole la prescrizione dei farmaci antidolorifici".

"Si tratta di un provvedimento - ha dichiarato il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco - più volte sollecitato dalla Federazione degli Ordini, che ha agito in piena sinergia con le Società scientifiche degli specialisti di riferimento, con quelle della medicina generale e con le associazioni di categoria".

Il decreto, ha aggiunto Bianco, "consentirà, finalmente, di rimuovere anche gli ultimi ostacoli burocratici che rendevano poco agevole la prescrizione, ai malati affetti da patologie dolorose, delle necessarie cure per alleviarne le sofferenze e migliorarne la qualità della vita". Insieme a questo provvedimento, però, i medici chiedono anche un progetto di formazione, rivolto a tutti gli operatori sanitari, per diffondere la cultura della cura dolore.

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28 maggio 2009

Sindacati, si fondono AAROI ed EMAC

Novità nel panorama sindacale medico. Gli anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi) aprono le porte ai medici dell'area dell'emergenza, dando vita a un nuovo sindacato: Aaroi-Emac. La nascita della nuova sigla, frutto della fusione tra gli acronimi Aaroi (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani) ed Emac (Emergenza area critica), è stata decisa a conclusione del IX Congresso nazionale dell'Aaroi.

"Dopo 57 anni l'Aaroi apre il suo sindacato a tutti quei medici che come gli anestesisti rianimatori lavorano nell'area critica e nell'emergenza", ha dichiarato il presidente dell'associazione, Vincenzo Carpino. Per il numero uno dell'Aaroi, questa fusione consentirà di "affrontare le problematiche dei dirigenti medici, che quotidianamente sono in prima linea nel trattamento delle patologie complesse, con le stesse problematiche e aspettative degli anestesisti rianimatori".

Le altre modifiche apportate allo statuto dell'associazione sono state: il prolungamento della durata in carica degli organismi statutari (presidente e consiglieri nazionali, consiglieri regionali, rappresentanti aziendali) da tre a quattro anni; l'inserimento nei consigli regionali e nel consiglio nazionale di un rappresentante dei liberi professionisti; l'inserimento nei consigli regionali e nel consiglio nazionale di un rappresentante degli specializzandi in anestesia e rianimazione.

Sempre nella giornata di ieri l'Aaroi ha confermato Carpino alla presidenza. Per la quinta volta consecutiva il Congresso nazionale elettivo, con decisione unanime, lo ha riconfermato presidente. Come vicepresidenti nazionali sono stati nominati Teresa Matarazzo per il Nord, Marco Chiarello per il Centro e Mario Re per il Sud.

"Dopo tredici anni di presidenza, affronto questo nuovo incarico con grande entusiasmo e onorato della stima che i miei colleghi hanno riposto nelle mie capacità e in quelle dei miei collaboratori", ha dichiarato Carpino. "Sono pronto alle nuove sfide che mi aspettano e cercherò - ha aggiunto - di portare nuova linfa favorendo la trasformazione del sindacato in una moderna associazione di professionisti, con la consapevolezza che fare sindacato è un dovere professionale e civico, oltre che un onore".

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AIFA, ISS, Assobiotec. Accordo per ricerca più veloce

Agevolare l'avvio in Italia di un numero sempre maggiore di sperimentazioni cliniche di fase precoce (I e II) sui farmaci, a oggi poco sviluppate sul territorio nazionale. Questo l'obiettivo di un accordo siglato ieri a Roma dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), dall'Istituto superiore di sanità (Iss) e dall'Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie (Assobiotec), in occasione dell'assemblea della stessa associazione.

"Con questo accordo - ha sottolineato Roberto Gradnik, presidente di Assobiotec - intendiamo agire concretamente per rafforzare la capacità del nostro Paese di attrarre risorse preziose, quelle che derivano dalla scelta delle imprese biofarmaceutiche di localizzare sul nostro territorio gli investimenti per svolgere gli studi clinici di fase precoce. Abbiamo infatti un enorme potenziale: l'Italia in pochi anni ha portato allo sviluppo ben 136 prodotti e ce ne sono 132 in fase preclinica che nei prossimi mesi dovranno arrivare ai test sull'uomo, e vogliamo che lo facciano nel nostro Paese".

"L'intesa siglata oggi (ieri ndr) - ha aggiunto Guido Rasi, direttore generale dell'Aifa - credo sia l'inizio di un nuovo trend di collaborazione fra pubblico e privato. L'Italia sconta un ritardo rispetto ad altri Paesi europei a causa di un sistema strutturato in modo poco efficiente, con troppe lungaggini burocratiche e autorizzative. In più, manca la cultura della fase I. L'accordo metterà in piedi un tavolo permanente per disegnare insieme le nuove regole del gioco, per proporre nuove leggi e per applicare bene quelle esistenti. Al settore produttivo, a fronte del nostro impegno, chiediamo di effettuare in Italia le fasi precoci di ricerca clinica almeno per il 50% delle molecole attualmente in fase preclinica o di 'discovery'".

"La sperimentazione clinica - ha affermato Enrico Garaci, presidente dell'Iss - rappresenta oggi una delle criticità del nostro sistema: questo accordo può essere quindi un importante strumento per migliorare in tale direzione. Da parte nostra, come Iss, sosterremo questa iniziativa con ogni sforzo, specialmente per quello che riguarda la fase I. Diamo seguito a un impegno già preso di trasparenza e di efficienza che ha portato a ridurre i tempi per la valutazione dai 100 giorni del 2005 ai 45 di oggi, a fronte del fatto che sono triplicate le domande rispetto al 2005-2007, specialmente quelle per sperimentazioni di fase I provenienti da altri Paesi, incrementate del 20%".

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Oppiacei, presto prescrizione più facile

"Stiamo preparando un provvedimento ponte in attesa di un dispositivo legislativo per rendere meno macchinosa la prescrizione di farmaci oppiacei contro il dolore".

Lo ha annunciato il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, intervenendo ieri a Roma all'assemblea di Assobiotec.

"Il provvedimento, in forma di decreto o di ordinanza - ha precisato Fazio - sarà operativo fra un mese e riguarderà la classe di farmaci chiamati ossicodoni, che fa parte degli oppioidi.

Vogliamo cercare di rendere la prescrizione di questi medicinali più facile, senza ricetta a ricalco", ha concluso Fazio ricordando che l'Italia è agli ultimi posti in Europa per la terapia del dolore.

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Convenzione, firma anche SNAMI

Si aggiunge anche la firma del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) alla nuova Convenzione dei medici di medicina generale, siglata ieri da Fimmg e Intesa sindacale (Cisl medici, Fp Cgil medici, Simet e Sumai). Ma per lo Snami, come ha più volte ribadito, si tratta di un'adesione all'accordo 'obbligata', scelta per evitare l'esclusione dalle trattative regionali e aziendali. Il sindacato, infatti, continua a essere critico sul testo approvato.

"La nostra - ribadisce il presidente dello Snami, Mauro Martini - è quindi una firma che abbiamo definito 'tecnica', per rimarcare la differenza con una firma di approvazione. Ci permetterà di restare ai tavoli di trattativa e tenere alta la guardia a livello periferico". Soprattutto "sul ruolo delle società e cooperative" che offrono servizi ai medici (affitto, personale, strumenti). Un nodo che solo lunedì aveva messo a rischio la chiusura della trattativa per il rifiuto della Fimmg di accettare nuove limitazioni che la Sisac avrebbe voluto introdurre in questo settore.

Infine, però, l'accordo attuale ha mantenuto le stesse indicazioni della precedente Convenzione: società e cooperative possono offrire servizi, non sanitari, esclusivamente ai camici bianchi e non possono invece trattare con le Asl.

"Siamo d'accordo - precisa Martini all'ADNKRONOS SALUTE - che le cooperative possano offrire servizi ai medici. Ma mai e poi mai permetteremo che vengano offerte attività direttamente alle Asl. Lo Snami, rientrando a pieno titolo con la firma di oggi (ieri ndr) ai tavoli aziendali e regionali, avrà modo di controllare se tutte le Regioni e le aziende hanno rispettato fino ad oggi le indicazioni della Convenzione".

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SMI non firma, FIMMG tranquillizza

Il sindacato medici italiani (Smi) conferma tutte le perplessità sulla convenzione di medicina generale, firmata questa mattina alla Sisac dalla Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) e da Intesa medica.

Ma non dallo Smi - rappresentato dal vice segretario generale, Giuseppe Tortora e dalla responsabile nazionale dell'assistenza primaria, Maria Paola Volponi - che ha demandato al proprio consiglio nazionale, previsto per il 13 giugno, la decisione di un'eventuale firma. "Questo accordo - ha commentato Tortora - non ha il consenso della maggioranza dei medici perchè ha una filosofia di fondo punitiva nei confronti della categoria.

Molti dei nostri suggerimenti non sono stati presi in considerazione: abbiamo chiesto che si salvaguardassero alcuni principi, come il rapporto fiduciario con il paziente, condivisi con le grandi associazioni internazionali del settore come il Wonca. Abbiamo contestato che si parlasse di rifondazione della medicina di famiglia, ricordando il portato storico della nostra professione in Italia, da sempre ai primi posti nel gradimento dei cittadini. Non c'è stata volontà di dialogo da parte della Sisac, dalle Regioni e neppure da parte dei sindacati firmatari".

Su questi temi interviene con toni e opinioni opposti la Fiimmg. "Il rapporto fiduciario non è minacciato da niente e da nessuno - chiarisce il segretario generale della Federazione, Giacomo Milillo. Chi dice il contrario afferma il falso perché nell'intesa sono anzi cresciuti i richiami al convenzionamento individuale paziente-medico".

Per Milillo risultano infondati anche gli allarmi sulla ricetta on line: "Le incombenze diverranno effettive soltanto quando il sistema entrerà a regime e quindi solo tra diverso tempo. In più è falso affermare che in caso di inadempienza si perde il convenzionamento. Semmai è vero il contrario: la ricetta on line offre tutele maggiori rispetto ad altri adempimenti del nuovo contratto".

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Sacconi, firma Convezione è un grande passo avanti

Il ministro del Welfare Sacconi si è detto molto soddisfatto per la firma della Convenzione di medicina generale. Secondo il ministro si tratta di un tassello fondamentale nella rivalutazione del ruolo dei MMG

"Sono davvero soddisfatto perché finalmente si è concluso, con la sottoscrizione del relativo accordo, il negoziato tra Regioni e medici di medicina generale sulla base delle risorse finanziarie messe a disposizione da questo Governo".

Lo ha dichiarato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi dopo la firma, mercoledì alla Sisac, delle convenzioni per la medicina del territorio.

"Ringrazio le parti- dice Sacconi - anche perché questo accordo deve costituire la premessa per una più compiuta rivalutazione della funzione dei medici di medicina generale in un Servizio sanitario nazionale che dal Nord al Sud deve garantire uno spazio adeguato alla medicina del territorio per consentire doverosi livelli di prevenzione, diagnosi precoce, assistenza e cure primarie".

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27 maggio 2009

Orecchio responsabile delle cadute?

Più di un terzo degli anziani potrebbe essere affetto senza esserne consapevole da un disordine dell'orecchio interno che comporta un rischio elevato di cadute potenzialmente disabilitanti.

E' stato dimostrato che il 35 percento degli adulti dai 40 anni in su presenta una disfunzione vestibolare dell'orecchio interno che ne inficia il controllo dell'equilibrio: i soggetti con questo disturbo presentano un rischio di caduta otto volte superiore alla norma.

Le cadute nell'anziano sono fra i problemi della salute più mortali, disabilitanti e costosi: data l'elevata prevalenza di questi disturbi, soprattutto negli anziani, ed i costi straordinariamente elevati connessi alle cadute, lo screening delle disfunzioni vestibolari, ad esempio nelle case di cura, potrebbe risultare una pratica salvavita dall'eccellente rapporto costo/beneficio.

(Arch Int Med 2009; 169: 938-44)

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Fecondazione, nuove linee guida in autunno

"E' realistico dire che entro l'autunno, al massimo a dicembre prossimo, saranno pronte le nuove linee guida" sulla procreazione medicalmente assistita (Pma).

Lo assicura il sottosegretario al Welfare, con delega ai temi della bioetica, Eugenia Roccella, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi sul tema. Finora le linee guida non sono state messe a punto "perché abbiamo voluto aspettare la sentenza della Corte Costituzionale". Sentenza che ha 'bocciato' parte della legge 40.

Le nuove direttive "saranno sostanzialmente diverse - assicura Roccella - da quelle precedenti", emanate quando a capo del ministero della Salute c'era l'esponente del Pd Livia Turco. E saranno il prodotto di un gioco di squadra con "i Centri italiani di Pma e le Regioni", che dovranno dare il proprio contributo "per la creazione di una Rete che assicuri una serie di requisiti minimi".

Con questo obiettivo, che passa attraverso "l'assoluta trasparenza, l'indicazione delle buone pratiche e i 'bollini' per i Centri migliori", sono stati istituiti al ministero del Welfare una Commissione di studio sui problemi legati alla crioconservazione degli embrioni e un osservatorio sull'applicazione del decreto 191 del 2007, ovvero quel provvedimento con cui l'Italia ha recepito la direttiva europea contenente disposizioni di qualità e sicurezza per la donazione, l'approvvigionamento, il controllo, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umane.

"Non sono contraria in linea di principio - ha aggiunto il sottosegretario - all'adozione di embrioni abbandonati per quelle coppie in cui entrambi i partner sono infertili. "Con tutte le garanzie del caso - ha spiegato Roccella ai giornalisti che la incalzano sulla questione - se ne può parlare". Sui disegni di legge depositati alle Camere con l'obiettivo di regolare la questione, il sottosegretario fa notare che "il Parlamento è libero di operare".

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Ogni anno 250mila nascite assistite

Quando la natura fallisce, la scienza dà una mano a chi vuole diventare genitore. E nel mondo, 250 mila bambini ogni anno vengono alla luce grazie alle tecniche di fecondazione assistita.

E' la stima dell'International Federation of Fertility Societies (Iffs), pubblicata sulla rivista 'Human Reproduction'.

"E' una buona notizia - commenta Basil Tarlatzis, presidente dell'Iffs e specialista di Tessalonica, in Grecia - che mostra come il ricorso alla fecondazione artificiale sia in aumento in tutto il mondo.

Il report che abbiamo messo a punto evidenzia però anche il diverso accesso alle tecniche e la variabilità nel successo dei trattamenti.

La nostra federazione sostiene un programma di educazione globale che mira a promuovere cicli di fecondazione in vitro a basso costo, ma efficaci nei Paesi con risorse limitate.

Recentemente abbiamo effettuato workshop in Iran, Tunisia e Cina. L'obiettivo è anche quello di ridurre l'incidenza di gravidanze multiple".

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Lavoro, controlli più agili per maggiore sicurezza

Più controlli sulla sicurezza nei luoghi lavoro da parte degli ispettori incaricati, che devono agire con "meno formalismo sul piano delle forme contrattuali e più attenzione agli aspetti sostanziali della sicurezza".

Ad auspicarlo il ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, che ne ha parlato ieri a Roma a margine della presentazione di un nuovo centro di ricerca di Chiesi Farmaceutici. "I controlli - ha ricordato Sacconi, tornando sulla morte dei tre operai nella raffineria Saras di Sarroch, in Sardegna - vengono effettuati dal servizio sanitario e dai nostri ispettori.

Il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro sottolinea la necessità di una maggiore collaborazione fra le autorità sanitarie regionali e le nostre funzioni ispettive, che peraltro non hanno competenza diretta sui problemi della sicurezza, oltre che nelle situazioni che riguardano l'edilizia", ha precisato.

"Tuttavia - ha aggiunto - credo che dovremo rafforzare la possibilità che, nel momento in cui entriamo con i servizi ispettivi centrali per verificare il corretto inquadramento dei rapporti di lavoro, si possa anche e ancor più entrare nel merito dei profili della sicurezza. Io stesso, dando le linee guida per le attività ispettive - ha concluso il ministro - ho detto di guardare alle violazioni sostanziali, prima di tutto nel settore della salute e della sicurezza".

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MMG, rivoluzione in vista

Il medico di famiglia non sarà più lo stesso. Dovremo dire addio, per esempio, al camice bianco 'solitario', che farà posto a forme di collaborazione tra diversi professionisti in grado di garantire un'assistenza 24 ore su 24.

E spariranno anche i ricettari di carta, sostituiti da ricette online, inviate direttamente dal computer del medico a quello del farmacista o dell'ambulatorio. Comincia con la convenzione siglata ieri mattina a Roma la 'rivoluzione' nell'assistenza territoriale, anche se gli effetti pratici si vedranno solo tra qualche anno. Rivoluzione che riguarderà anche pediatri e specialisti ambulatoriali. Sono ambiziosi gli obiettivi della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), uno dei sindacati firmatari dell'accordo, e della Sisac, l'ente delegato dalla parte pubblica alla trattativa convenzionale.

La parte normativa della convenzione per il quadriennio 2006/2009, "pone le basi per una svolta nelle cure primarie. Nell'accordo, in pratica, abbiamo scolpito la volontà del cambiamento e le premesse per attuarlo", spiega Giacomo Milillo, segretario generale della Fimmg. Perché si concretizzi ora tocca alle Regioni mettere a punto le infrastrutture necessarie per la nuova organizzazione e anche "avviare al più presto il nuovo tavolo di trattative per il secondo biennio economico e delineare meglio il quadro messo a punto".

Una strada che, con la firma di ieri, sembra più agevole, dopo le difficoltà di una trattativa per i medici di famiglia che appena lunedì scorso si era di nuovo arenata sul problema delle società e cooperative che offrono servizi esclusivamente ai medici (dall'affitto delle sedi alla fornitura degli strumenti, esclusi i servizi sanitari). La proposta della Sisac di inserire alcune limitazioni era stata respinta dalla Fimmg. L'accordo è stato poi trovato mantenendo invariata la situazione attuale.

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Rinnovata la Convenzione

Sono 90 mila i medici italiani che oggi hanno rinnovato la convenzione con il sistema sanitario nazionale per il biennio economico 2006-2007 e per il quadriennio normativo 2006-2009 della medicina del territorio

In particolare si tratta di 67 mila medici di famiglia, 8 mila pediatri di libera scelta e 15 mila specialisti ambulatoriali, secondo i dati forniti dalla Sisac, la struttura interregionale delegata alle convenzioni, ieri a Roma durante la conferenza stampa per la presentazione dei tre accordi sindacali di medicina generale, pediatria e specialistica ambulatoriale.

Il costo complessivo del rinnovo contrattuale è di circa 279 milioni di euro, di cui 219 milioni per la medicina generale, che include assistenza primaria, continuità assistenziale ed emergenza sanitaria territoriale. Mentre 34 milioni sono destinati alla pediatria di libera scelta e 26 milioni alla specialistica ambulatoriale.

Risorse che consentiranno un aumento medio lordo annuo del 4,85% ai medici. In concreto, a regime, per ogni assistito in carico il medico di assistenza primaria avrà un aumento lordo di 3,09 euro (+4,43%), il pediatra di libera scelta percepirà un aumento di 5,78 euro (+4,37%), mentre lo specialista ambulatoriale avrà in più 2,18 euro (+4,81%) per ogni ora di attività. Gli accordi sono stati siglati per quanto riguarda la medicina generale dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) e da Intesa medica.

Domani è prevista la firma 'tecnica' del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), mentre si riserva di decidere, dopo la riunione del proprio Consiglio nazionale, il Sindacato medici italiani (Smi). La Convenzione della pediatria è stata firmata solo dalla Federazione italiana medici pediatri (Fimp); l'altro sindacato di categoria, Cipe, si riserva di siglare successivamente. Per gli specialisti ambulatoriali, infine, hanno firmato il Sumai, la Cisl Medici e la Federazione medici Uil Fp.

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26 maggio 2009

Febbre suina: 13 mila casi e 92 morti

Sono quasi 13 mila i casi confermati di nuova influenza A/H1N1 nel mondo. Secondo il bollettino di ieri, diffuso dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), si contano ormai 12.954 pazienti in 46 Paesi, con 92 morti.

Nelle ultime 24 ore si sono registrati 116 casi in più in Canada, mentre negli Usa oltre a 212 nuove infezioni c'è stato un decesso. In particolare, in Messico - riferisce l'agenzia ginevrina - si registrano 4.174 casi confermati, con 80 morti.

Negli Stati Uniti 6.764 casi con 10 morti, in Canada 921 e una vittima, in Costa Rica 33 casi con un decesso. Ancora 19, secondo l'Oms, gli italiani colpiti dalla nuova influenza (ma il ministero ieri ha confermato il 23esimo paziente).

Casi confermati, senza morti, sono segnalati inoltre in Argentina (5), Australia (19), Austria (1), Belgio (7), Brasile (9), Cile (74), Cina (20), Colombia (16), Cuba (4), Danimarca (1), Ecuador (24), El Salvador (6), Filippine (1), Finlandia (2), Francia (16), Germania (17), Grecia (1), Guatemala (4), Honduras (1), India (1), Irlanda (1), Islanda (1), Israele (8), Giappone (350), Repubblica di Corea (21), Kuwait (18), Malesia (2), Paesi Bassi (3), Nuova Zelanda (9), Norvegia (4), Panama (76), Perù (27), Polonia (3), Portogallo (1), Russia (2), Spagna (136), Svezia (3), Svizzera (3), Thailandia (2), Turchia (2) e Regno Unito (137).

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Garattini, non dimenticare morti quotidiane

"Facciamo un gran chiasso per ipotetiche pandemie, come l'influenza aviaria o quella suina, e non ci occupiamo dei morti di tutti i giorni, come le vittime del fumo". Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, non ha dubbi: "Abbiamo una percezione sbagliata dei rischi.

Ci preoccupiamo tanto per quei fenomeni che colpiscono di più il nostro immaginario. E non siamo consapevoli del fatto che il fumo continua ad affascinare i nostri giovani, e finirà per mietere ancora vittime".

Per il farmacologo, intervenuto ieri a Milano a un incontro organizzato dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) provinciale, è ora di riflettere sui motivi che portano le campagne anti-fumo al fallimento.

"Una cosa appare chiara: finché i medici, i divi dello spettacolo o i campioni dello sport si fanno vedere con una sigaretta in mano, è difficile dire ai giovani di non fumare". Un'impresa tanto più ardua considerato l"effetto gregge', il fenomeno che spinge i ragazzi nel tunnel della dipendenza solo per sentirsi parte del branco.

In Italia, ribadisce lo scienziato, qualcosa non ha funzionato: "Oggi la percentuale di fumatori italiani corrisponde al 25,4% della popolazione.

Se pensiamo che negli Usa e in molti Paesi del Nord Europa siamo ormai intorno al 20%, e in Svezia addirittura al 19%, ci rendiamo conto di quanto diventa urgente l'adozione di misure drastiche".

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Turco, legge antidolore dispersa

Il viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, "non ha saputo dire una parola sul futuro della legge sulle cure palliative, approvata più di un mese fa dalla commissione Affari sociali della Camera, che viene così rinviata sine die".

L'accusa arriva da Livia Turco, ex ministro della Salute e ora capogruppo del Pd in commissione Affari sociali a Montecitorio, durante la discussione di una sua interrogazione sul tema.

"Il rappresentante del Governo non ha saputo proferir parola sulla mancata copertura della legge - prosegue Turco - Ha invece ribadito, con atteggiamento arrogante e irrispettoso per il Parlamento, che sono stati stanziati 100 milioni di euro senza neanche avere l'onestà di ammettere che sono i fondi stanziati dalla legge finanziaria del 2007, approvata dal centrosinistra.

Dopo ciò, nient'altro". Dunque "per l'Esecutivo - incalza l'esponente del Pd - non è necessario nessun ulteriore finanziamento, come invece ha chiesto la commissione Bilancio. Da Fazio silenzio assoluto anche per la calendarizzazione del provvedimento.

Adesso sappiamo che la legge sulle cure palliative si è persa nelle nebbie di un governo incompetente e di una maggioranza capace solo di riempirsi la bocca di impegni tanto roboanti quanto falsi.

Come potranno adesso parlare di difesa della vita - conclude Turco - se non sono capaci di garantire fondi che rendano effettivamente operativa una legge che riduce la sofferenza per migliaia di malati?".

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Fimmg, su visite fiscali tavolo confronto

Un tavolo di confronto per mettere 'ordine' nel sistema delle visite fiscali ed equiparare concretamente, in questo campo, i lavoratori pubblici e quelli privati.

A chiederlo è Alfredo Petrone, coordinatore nazionale del settore 'medicina fiscale' nella Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), che ha chiesto l'avvio di un confronto tecnico ai ministri del Welfare, Maurizio Sacconi, e della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, in una lettera indirizzata anche al viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, al sottosegretario al Welfare Pasquale Viespoli, e al presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) Amedeo Bianco.

Oggi, infatti, i lavoratori del pubblico e del privato non hanno lo stesso sistema di controllo. A partire dai controllori: "Medici Asl per l'amministrazione pubblica, camici bianchi dell'Inps per il privato", spiega Petrone all'ADNKRONOS SALUTE, sottolineando che non mancano, in alcuni casi e per alcune categorie, sovrapposizioni e sprechi. Ma ci sono differenze anche sugli orari delle visite. "La reperibilità dei pazienti del settore pubblico è dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20. Mentre i medici dell'Inps visitano dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Con un trattamento evidentemente diverso tra lavoratori".

Il sindacato, a partire dalla dichiarata volontà della parte pubblica di un completo riordino del sistema, chiede in particolare un 'polo unico' di medicina fiscale, con il passaggio dei medici Inps al Servizio sanitario nazionale. Ma chiede anche le stesse fasce orarie di vista per tutti. Punta inoltre all'introduzione dell'autocertificazione da parte dei lavoratori per i primi tre giorni di malattia e, come "già prevista e confermata dal testo legislativo della riforma Brunetta", alla "ricezione telematica da parte dell'istituto di previdenza".

Per Petrone "è urgente attivare un tavolo tecnico con rappresentanti del ministero del Lavoro e della salute, del ministero della Pubblica amministrazione, dell'Inps, della Fnomceo e dei sindacati dei medici di medicina generale e dei medici di controllo". Obiettivo "mettere definitivamente ordine all'intero sistema delle visite fiscali che vada verso una completa revisione della disciplina che soddisfi le aspettative di tutte le parti compresa quella dei lavoratori in malattia", conclude.

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Rinnovo convenzione bloccata su società servizi

Ancora difficoltà per la trattativa sul rinnovo della convenzione di medicina generale. Riavviata ieri a Roma, con una seduta fiume alla Sisac con tutti i sindacati di categoria, si è di nuovo arenata

Lo scoglio questa volta è il ruolo delle società o cooperative che offrono servizi ai medici: dai contratti di affitto per gli studi del personale all'uso di macchinari. La parte pubblica è contraria a ogni tipo di rapporto tra queste società e le Asl. La Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), principale firmataria della Convenzione, vuole invece che le società abbiano possibilità di mantenere il loro attuale spazio.

E ha posto un netto rifiuto a siglare la convenzione con la nuova indicazione della Sisac. Sull'argomento la Sisac, dunque, consulterà il proprio coordinamento (tecnici regionali) prima di dare la sua risposta definitiva che potrebbe arrivare già domani, nella prossima riunione del tavolo di trattativa. "Si sono fatti passi importantissimi verso la firma", spiega all'ADNKRONOS SALUTE il segretario generale della Fimmg, Giacomo Milillo. Ma restano "un paio di punti" da risolvere. Oltre a qualche formalità il nodo sono le società di servizi "per le quali la Sisac vuole solo introdurre delle limitazioni e inibizioni, invece di lasciare loro lo spazio che già occupano in attesa di una revisione complessiva", denuncia Milillo.

Le Società e le cooperative si occupano, spiega Milillo "di fornire ai medici 'fattori di produzione': personale, sedi, attrezzature. Attraverso questo sistema si riesce a fare economie, a realizzare efficienza. E i medici ritengono che questo debba essere uno strumento da conservare mentre la parte pubblica tende ad emarginarli e a ridurli ad un rapporto tra medico e società cooperativa. Ovviamente - continua Milillo - non devono diventare soggetti contrattuali, perché si snaturerebbe lo stesso meccanismo della convenzione, non devono fare prestazioni sanitarie. Ma devono poter gestire fattori di produzione, come ad esempio il contratto d'affitto". Milillo non esclude che, nella prossima riunione alla Sisac, possa esserci la firma definitiva alla convenzione, "ma solo se si risolve questo problema. Senza una soluzione io non potrò firmare, come ho ben chiarito".

La firma della Fimmg è fondamentale ed anche sufficiente per la validità dell'accordo, vista l'ampia rappresentatività sindacale. Affianco alla Federazione, però, resta solo Intesa medica. "Lo Smi è piuttosto defilato - dice Milillo - mentre lo Snami mette i bastoni tra le ruote per cercare di impedire la firma a tutti i costi: un comportamento esclusivamente anti-Fimmg, non certo negli interessi della categoria".

Ma il presidente dello Snami, Mauro Martini, sottolinea la coerenza del sindacato, contrario sin dall'inizio al preaccordo, su cui si fonda il testo in discussione. "Manteniamo le nostre critiche - spiega Martini all'ADNKRONOS SALUTE - e firmeremo la convenzione che non ci piace solo perché non vogliamo essere esclusi dalle trattative decentrate.

Sisac non ci ha dato la possibilità di modificare il preaccordo, ma abbiamo partecipato volentieri alla riunione di ieri perché abbiamo messo nero su bianco alcune garanzie per i medici ovvero che: le forme associative complesse verranno fatte se ci sarà la condivisione dei medici; che i fondi incentivanti (segretaria, il pc) saranno tolti solo ai medici che faranno parte delle forme associative complesse e non a tutti quelli della regione".

Sulle società e cooperative Snami, infine, è in linea con la parte pubblica e denuncia possibili conflitti di interessi nella gestione di servizi per il medico da parte di medici. Sull'incontro di ieri il Sindacato medici italiani (Smi) sottolinea come "tutte le difficoltà di una preintesa rigida, più volte criticata, si presentino adesso, con la lettura dell'articolato", spiega il segretario nazionale Salvo Calì che non è orientato ad una firma - "probabilmente nemmeno tecnica" - del testo in discussione.

"Non decido io - spiega Calì - decide una organizzazione sindacale. Per questo abbiamo deciso che se si dovesse arrivare rapidamente alla firma noi convocheremo il Consiglio nazionale. E in quella sede decideremo il comportamento da assumere. Non escludo che non si firmi affatto".

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25 maggio 2009

Polemiche su commissariamento Calabria

"Sto lavorando ai conti della sanità calabrese, credo che il commissariamento sia ormai necessario". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente alla manifestazione politica del centrodestra di domenica sera a Lamezia Terme, in occasione della presentazione di Barbara Matera alle elezioni europee.

Il premier ha aggiunto che "avverrà nelle prossime settimane". La risposta del Governatore della Calabria Agazio Loiero non si è fatta attendere: "E' intollerabile - ha detto Loiero - che questo annuncio venga dato nel corso di una convention elettorale".

"A Berlusconi che si starebbe occupando di Calabria - incalza il presidente della Regione - voglio solo ricordare che l'Advisor mandato da lui ha certificato che la voragine dei conti nella sanità, 1.768 milioni su un totale di 2.166, è stata provocata tra il 2001-2005 dalla giunta di centrodestra.

Noi, invece, azzereremo il disavanzo entro l'anno". "Mi domando - conclude Loiero - dove sia il riferimento interistituzionale previsto dalla Costituzione se Berlusconi ignora la Regione e le altre sedi istituzionali.

E gli ricordo che la democrazia non è fatta solo di campagne elettorali. Gli chiedo fin da ora un incontro ufficiale assieme a Vasco Errani, presidente della Conferenza Stato-Regioni. Se me lo concederà gli dimostrerò cosa sta facendo la Regione per mettere a posto i conti in un settore, ripeto, stravolto dall'amministrazione di centrodestra".

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Portavoce Brunetta, nessuna intimidazione ai medici

"Non c'è alcuna intimidazione del ministro Brunetta nei confronti dei medici. Da un punto di vista squisitamente tecnico-giuridico le sanzioni introdotte dal decreto delegato corrispondono a quelle già applicabili, sia per i dipendenti pubblici, sia per i medici, nei casi di truffa ai danni dello Stato o di un Ente pubblico".

Parola di Vittorio Pezzuto, portavoce del ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, che risponde così alle critiche del presidente dell'Ordine dei medici di Roma, Mario Falconi, per la norma che introduce l'inasprimento della pena sui falsi certificati medici.

"Falconi - sottolinea in una nota Pezzuto - dimentica che la norma sulle certificazioni false di malattie è già contenuta nella legge 15 approvata dal Parlamento il 4 marzo 2009. Da un esame degli atti parlamentari - aggiunge il portavoce - Falconi potrebbe verificare che su questa disposizione non è stato presentato alcun emendamento, neanche dall'opposizione.

Quindi a intimidire sarebbe il Parlamento e non il ministro Brunetta. Lo scopo dell'inserimento di tale disposizione nel decreto delegato - conclude Pezzuto - risponde a una esigenza di semplificazione e specificazione della fattispecie penale".

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Veronesi, alle donne non servono le "quote"

Non serve imporre regole sulle 'quote rosa' nel mondo della ricerca, come in altri settori. "Le donne presto si affermeranno da sole, senza imposizioni dall'alto. E noi non potremo far altro che constatarlo".

Ne è convinto l'oncologo e senatore del Pd, Umberto Veronesi. Il direttore dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, da sempre sostenitore dei 'cervelli rosa', si è lanciato ieri in un appassionato elogio del gentil sesso, poco prima di premiare 5 giovani scienziate a cui è stata assegnata la borsa di studio 'L'Oreal Italia per le donne e la scienza'.

Nonostante tutto il trend della presenza femminile nelle file della ricerca, osserva, è "ottimistico". E i reticenti, tutti quelli che ancora non si sono arresi alla 'carica rosa', "si persuaderanno che è vantaggioso sostenere le donne".

Veronesi parla per esperienza personale: nell'istituto che dirige a Milano, su un migliaio di dipendenti, 700 sono donne. "E' stato facile per me assumerle come collaboratrici.

E sono convinto che sono una delle ragioni del successo del centro che è balzato ai primi posti delle classifiche europee per la produzione scientifica".

Sostenere i 'cervelli rosa' e metterli in condizioni di esprimere un "potenziale finora sottoutilizzato" è dunque una scelta "nell'interesse collettivo. Il Paese ha bisogno della loro forza", assicura l'oncologo.

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Iniziativa contro norma Brunetta su certificati falsi

Iniziativa dell'Ordine dei medici di Roma contro l'inasprimento della pena sui falsi certificati medici.

Il presidente Mario Falconi invita tutti i camici bianchi, "anche come forma di protesta", ad apporre sui certificati, "soprattutto su quelli rilasciati per prognosi brevi", la seguente dicitura: "Nota bene: certificato redatto sulla base delle notizie clinico-anamnestiche che non è stato possibile obiettivare all'atto della visita medica".

Dopo le proteste, ecco quindi le prime azioni dei medici contro la norma contenuta nel decreto legislativo di attuazione della riforma Brunetta sul lavoro pubblico, che prevede il carcere fino a 5 anni sia per il lavoratore che presenta una falsa certificazione di malattia sia per il medico 'compiacente' che la compila.

Una pena ritenuta esagerata dai camici bianchi. "Appare a dir poco stupefacente - sottolinea in una nota Falconi - che la falsità ideologica nella certificazione sia di fatto assimilata, in quanto a sanzioni, alla corruzione, prevista all'articolo 319 del codice penale e, addirittura, all'associazione a delinquere contemplata dall'articolo 416.

Questa norma - conclude Falconi - è incongrua, ingiusta e intimidatoria nei confronti dell'intera categoria medica, nonché priva di reale utilità".

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Gli operatori di PMA si organizzano

Oltre 40 centri italiani specializzati in procreazione medicalmente assistita (Pma) hanno sottoscritto un accordo per adottare un comportamento comune dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato parzialmente illegittima la legge 40 del 2004

La Società italiana di studi di medicina della riproduzione (Sismer) - evidenzia una nota - si è fatta promotrice di un tavolo di lavoro tra centri pubblici e privati per arrivare a definire un protocollo su cui lavorare e, tra un anno, confrontarsi.

Il documento, che è stato sottoscritto ieri, ha visto l'adesione di oltre 40 centri di Pma distribuiti in tutta Italia.

Concordando sulla necessità di offrire alle coppie il massimo dell'efficacia terapeutica e il minimo dei rischi per la salute, di contenere al massimo la creazione di embrioni in eccesso e quindi la loro crioconservazione, e di tutelare la salute dei nascituri, limitando le gravidanze multiple, i centri hanno deciso di allinearsi a un comune comportamento nel proporre alla coppia un piano terapeutico individualizzato per quanto riguarda il numero di ovociti da inseminare e di embrioni da trasferire nell'utero della paziente.

In concreto, quindi, le coppie saranno valutate secondo una 'griglia' che tiene conto dell'età della donna, della qualità del liquido seminale, di precedenti fallimenti e del tipo di risposta ovarica. L'elaborazione di questi dati potrà dare indicazioni sul numero degli embrioni da formare.

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24 maggio 2009

H1N1 colpirà paesi in via di sviluppo

"Il mondo, in particolare i Paesi in via di sviluppo, dove le popolazioni sono più vulnerabili, deve essere preparato ad affrontare un numero maggiore di casi gravi di influenza suina". A lanciare il monito è il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Margaret Chan, chiudendo la 62esima Assemblea mondiale della salute a Ginevra.

"Nei luoghi dove il virus A/H1N1 è molto diffuso e circola ormai nella comunità - ha precisato Chan - ci si devono aspettare più casi gravi e infezioni fatali. Non si tratterà comunque di un balzo drammatico e immediato. Ma specialmente nelle aree povere bisogna essere preparati".

Chan si attende anche "una diffusione del virus in Paesi finora non toccati dall'infezione e un aumento di casi in quelli già raggiunti. Abbiamo a che fare con un virus molto contagioso e anche subdolo, che non annuncia la sua presenza o il suo arrivo in un nuovo Paese - ha avvertito - Le autorità devono mettere in moto sofisticati sistemi di monitoraggio per seguire le sue tracce.

E non si sa quanto a lungo tutto ciò potrà essere sostenibile. In più, fino ad ora, l'A/H1N1 è circolato nell'emisfero Nord del pianeta e si dovrà monitorare attentamente il suo passaggio nella parte meridionale della Terra, dove potrà essere soggetto a mutazioni imprevedibili".

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Denunciando i clandestini rischio TBC

"La norma che obbliga i medici a denunciare gli immigrati clandestini mette in serio pericolo non solo la salute del singolo individuo, ma anche quella collettiva. Si pensi ai pericoli legati alla diffusione e al mancato controllo di malattie come la tubercolosi, se i clandestini, per timore di essere denunciati, non si rivolgessero alle strutture sanitarie".

A lanciare l'allarme sono i camici bianchi dell'Intersindacale medica, riunita venerdì a Roma per chiedere al Governo di cambiare il disegno di legge sulla sicurezza che introduce il reato di clandestinità, inserendo una precisa norma che esenti i medici e tutti gli operatori sanitari dall'obbligo di denuncia degli immigrati irregolari.

"Siamo molto preoccupati - afferma il segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza - per le conseguenze di questa norma sulla salute collettiva. Si pensi ai crescenti casi di tubercolosi. Secondo gli ultimi dati forniti dalla Commissione Salute del Comune di Roma - spiega Cozza - nei primi tre mesi di quest'anno, nella Capitale, si sono registrati 145 casi di tubercolosi: il doppio dell'anno precedente".

Un trend in crescita che non riguarda solo la città eterna. Dal Dossier 'Medicina e migrazione' realizzato dalla rivista 'Africa e Mediterraneo' e presentato il 13 maggio a Roma, è emerso che "dal '99 al 2006 i casi di tubercolosi registrati fra gli immigrati nel nostro Paese sono passati dal 22% al 46,2%".

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Medici a governo, subito esenzione da denuncia

I medici non si arrendono. Tornano a rivendicare il loro ruolo professionale e lanciano un nuovo appello al Governo: "Chiediamo che venga introdotta, definitivamente e senza equivoci, una precisa norma che esenti i medici e tutti gli operatori sanitari dall'obbligo di denuncia degli immigrati clandestini".

Nel mirino dei camici bianchi dell'Intersindacale, che venerdì a Roma hanno indetto una conferenza stampa per accendere i riflettori sul problema, ci sono le norme del disegno di legge sulla sicurezza (ancora da approvare in Senato) che introducono il reato di clandestinità. Cosa "che di fatto obbliga i medici, in quanto pubblici ufficiali, alla denuncia degli immigrati irregolari". La mancata denuncia li porrebbe di fronte al rischio di sanzioni penali.

I sindacati medici, "uniti e compatti", tornano quindi alla carica, difendendo il diritto costituzionale a prestare soccorso e cure a tutti i cittadini: "Nessuno escluso e senza distinzioni" di nessun genere. "Chiediamo di cambiare la legge - afferma senza mezzi termini il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti - introducendo una norma specifica che metta al riparo una volta per tutte i medici dal rischio della segnalazione dell'immigrato clandestino".

I camici bianchi non si fermano a questa richiesta, e hanno già pronta un'alternativa qualora il loro appello cada nel vuoto. "Nel caso in cui la legge, magari per motivi strettamente politici, passasse così com'è - aggiunge Lusenti - proponiamo al Governo di mettere a punto un decreto ministeriale o una circolare in cui, nero su bianco, si ribadisca che la legge non prevede l'obbligo di denuncia per i medici e gli operatori sanitari". Se anche questo invito dovesse essere rispedito al mittente, l'Intersindacale medica annuncia di essere pronta a intraprendere una dura battaglia e a "difendere fino in fondo" tutti quei medici che dovessero essere denunciati per la mancata segnalazione del paziente clandestino. "Daremo tutela legale e soccorso giudiziario fino alla Corte Costituzionale", precisa Lusenti. Che poi fa un appello a tutti i medici.

"Noi camici bianchi, nell'esercizio delle nostre funzioni, dobbiamo avere due riferimenti: il Codice deontologico e la Carta Costituzionale, dove viene specificato che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività". Sulla stessa lunghezza d'onda anche il segretario della Cimo-Asmd del Lazio, Giuseppe Lavra, secondo il quale questa norma "calpesta il diritto naturale alle cure". E ancora. "Con questo provvedimento - aggiunge - si sovvertono questioni millenarie quali il diritto del medico a prestare le cure e quello del paziente ad essere curato".

Lapidaria Alessandra Di Tullio, coordinatrice del Fassid: "Ci troviamo di fronte ad una norma iniqua e pericolosa, che può avere effetti disastrosi".All'incontro hanno preso parte tutte le maggiori sigle sindacali della dirigenza medica: Anaao Assomed, Cimo Asmd, Fp Cgil medici, Aaroi, Fvm, Federazione Cisl medici, Fassid, Fesmed, Federazione medici Uil-Fpl.

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Snami, firma tecnica convenzione ultima scelta

Puntare su soluzioni condivise per chiudere la partita della convenzione di medicina generale. Mentre "la firma 'tecnica', a cui potrebbero essere costretti i sindacati minoritari per non essere esclusi dalle successive trattative decentrate, è solo l'ultima possibile scelta.

E speriamo di evitarla". Lo spiega Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), dal congresso nazionale in corso a Torre San Giovanni Ugento, a pochi giorni dalla convocazione dei sindacati del settore alla Sisac (il 25 maggio) per chiusura della trattativa.Lo Snami è fortemente critico sulla bozza di convenzione in discussione, per il biennio economico 2006-2007 e per il quadriennio normativo 2006-2009. E propone di chiudere subito la parte economica e di ridiscutere quella normativa.

Ma se le proposte non saranno accettate, per il sindacato si pone una scelta difficile perché, non firmando, non avrebbe diritto a partecipare alle trattative regionali e aziendali, come già accaduto nella precedente convenzione. "Non possiamo più accettare - sottolinea Martini all'ADNKRONOS SALUTE - di rimanere fuori dalle trattative decentrate che diventano sempre più importanti. Questa scomoda posizione è legata ad una norma di rappresentatività sindacale, che stiamo contestando e che ci obbliga a comportarci così.

Ma speriamo che si scelga di percorre la strada della condivisione e non quella della prepotenza dei numeri". La cosiddetta firma 'tecnica', per Snami, rappresenterebbe solo "un'adesione formale e non sostanziale", ma permetterebbe anche "di impugnare eventualmente l'accordo. Senza la firma, infatti, non è possibile una contestazione legale della convenzione", precisa il presidente del sindacato. Ma c'è anche altro rischio da scongiurare.

"Questo accordo - conclude - riguarda il biennio economico 2006-2007, ma si estende per la parte normativa fino al 2009. Temiamo, senza firma, di poter essere esclusi dalla definizione del biennio economico successivo".

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Sui certificati falsi si è fatta solo propaganda

L'inasprimento della pena sui falsi certificati medici mi sembra solo un'opera di propaganda. Tutto 'fumo'. Usare i certificati medici per fare propaganda non è corrispondente ai compiti di un ministro

Parola di Carlo Lusenti, segretario nazionale Anaao Assomed, che a margine della conferenza stampa sui 'medici-spia' - indetta venerdì a Roma dall'Intersindacale - commenta così la norma contenuta nel decreto legislativo di attuazione della riforma Brunetta sul lavoro pubblico, che prevede il carcere fino a 5 anni sia per il lavoratore che presenta una falsa certificazione di malattia sia per il medico 'compiacente' che la compila.

La novità legislativa interessa soprattutto i medici di famiglia, ma anche quelli ospedalieri stilano ogni anno milioni di certificati.

"Il reato di falsa certificazione - spiega Lusenti - già esisteva. Inasprire la pena mi è sembrata una cosa 'fumosa', tanto più che sono pochissimi i medici accusati e condannati per questo reato.

Insomma - conclude - non c'era bisogno di aggiungere questa norma. Non cambierà nulla".

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21 maggio 2009

Prescrizione pillola del giorno dopo, meglio prima

Vita di Donna in piazza per spiegare la contraccezione, regalare preservativi e prescrivere preventivamente la pillola del giorno dopo.

"Per un paese laico è inaccettabile il calvario a cui debbono sottoporsi le donne per ottenere la prescrizione del farmaco - dice Elisabetta Canitano, presidente dell?Associazione che da 10 anni è in prima fila nella difesa della salute femminile ? per questo motivo saremo presenti con il nostro stand in molte iniziative che avranno luogo a Roma questa estate".

Vita di Donna ha avviato nel giugno dello scorso anno un servizio telefonico, ?SOS pillola del giorno dopo?, per correre in aiuto delle coppie che si vedono rifiutata la prescrizione da medici obiettori. Il servizio inizialmente attivo solo su Roma si è poi esteso alle città di Milano, Bari, Perugia, Brescia, Firenze, Palermo, Pisa, Verbania e Cosenza. E? sufficiente chiamare il numero 333/9856046 per essere indirizzati presso un medico che fornisce gratuitamente la prescrizione del contraccettivo.

"Avere in casa una confezione del contraccettivo di emergenza, ci mette al riparo da un umiliante peregrinare ? spiega la Canitano ? e bene quindi farselo prescrivere preventivamente. Sarà inoltre un'ocasione per spiegare alla donna, qualora ce ne fosse bisogno, che la pillola del giorno dopo non deve essere un contraccettivo abituale. Su 1.600 donne che hanno risposto ad un nostro sondaggio on line, il 24% ha dichiarato di non usare nessun sistema anticoncezionale, il 13% il coito interrotto. Troppe a rischio di gravidanze indesiderate. Per questo motivo vogliamo insistere nell?opera di sensibilizzazione affinché vengano adottati sistemi anticoncezionali sicuri".

Secondo lo stesso sondaggio, solo il 24% usa il preservativo. "Vivere con pienezza e maturità la propria sessualità significa proteggersi anche dalle malattie a trasmissione sessuale. Il preservativo, dopo l'astinenza, è il mezzo più sicuro, per questo motivo lo regaliamo".

Lo stand dell'associazione sarà ospitato all?interno degli eventi organizzati in difesa della scuola pubblica dai Movimenti e Coordinamenti Scuola, Università, Ricerca Pubbliche che avranno luogo il 23 maggio a Piazza del Popolo (dalle ore 14 alle 20) e il 24 maggio a Villa Pamphili (dalle ore 10 alle 18).

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Chiropratici, allarme abusivismo

Sono più di 2 milioni gli italiani che si affidano al chiropratico, ma la stragrande maggioranza degli operatori nel settore è abusiva. A lanciare l'allarme è l'Associazione italiana chiropratici (Aic), in occasione della European Chiropractors' Union Convention 2009, in corso da ieri fino al 23 maggio ad Alghero.

"In Italia i chiropratici riconosciuti dall'European Council of Chiropratic Education sono meno di 300 - sottolinea il presidente dell'Aic, John Williams - ma ci sono almeno 7 mila abusivi che esercitano la professione senza averne le competenze.

Per diventare chiropratici occorrono 5 anni di studi. Spesso gli abusivi che praticano in Italia, hanno seguito unicamente corsi di poche centinaia di ore, che non sono riconosciuti da alcun organismo nazionale e internazionale. Non sono quindi in grado di fare alcun tipo di diagnosi in questo campo specifico".

"Per trattare manualmente una colonna vertebrale - aggiunge Williams - occorre essere notevolmente preparati e, soprattutto, bisogna sapere quando il trattamento è indicato e quando non lo è, altrimenti si corrono gravi rischi per la salute. Questa pericolosa anarchia che vige in Italia - aggiunge Williams - è dovuta al fatto che non esiste ancora un profilo professionale per i chiropratici, nonostante l'articolo 335 della Finanziaria 2008 abbia già stabilito l'istituzione di un registro per 'dottori in chiropratica', riconoscendo la chiropratica come professione sanitaria primaria.

Negli ultimi 30 anni, in Europa, si è assistito a un vero e proprio boom della medicina manuale. Solo in Italia il numero di chiropratici si è centuplicato. Per questo - conclude Williams - c'è l'urgente bisogno di una regolamentazione chiara, che controlli chi esercita la professione e tuteli i pazienti, che rischiano altrimenti di finire in mano a persone assolutamente impreparate".

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Troppi bambini saltano la colazione

Tempi stretti per i genitori impegnati a preparare il piccolo assonnato, correre a scuola e poi in ufficio. Così "almeno il 30% dei bambini italiani salta la colazione, e molti altri si limitano a prendere rapidamente qualcosa al bar insieme a mamma o papà.

Una cattiva abitudine, perché se la colazione è un pasto importante per gli adulti, lo è ancor di più per i bambini. Non a caso si è visto che i bimbi obesi sono fra quelli che saltano più spesso la prima colazione. Inoltre c'è una chiara differenza nel mantenimento di concentrazione e attenzione in classe tra i piccoli che fanno colazione, e quelli che la saltano".

Parola di Marcello Giovannini, ordinario di Pediatria dell'Università di Milano, nonché fondatore della Società italiana di nutrizione pediatrica. "E' fondamentale - dice il pediatra - l'assunzione della giusta quota di calorie all'inizio di un nuovo giorno, entro due ore dal risveglio: modifichiamo i nostri ritmi biologici, ci ricarichiamo dopo il digiuno notturno e così 'funzioniamo bene' durante il giorno". Un discorso valido sia per gli adulti che per i bambini. "In più - ribadisce Giovannini, padre di 4 figli - per i piccoli si tratta di un momento sociale importante: dopo aver perso l'abitudine del pranzo in casa tutti insieme, è bene rispettare almeno un appuntamento conviviale che veda riunita insieme tutta la famiglia".

Per essere degna di questo nome però, avverte Giovannini, la colazione deve essere fatta bene: seduti a tavola e senza fretta. "Vietato il mordi e fuggi. Bisogna concedersi tempo e fare un pasto corretto, ma anche parlare e scherzare. Per questo - racconta - in famiglia prepariamo tovaglia, posate e tazze la sera prima: basta organizzarsi per non farsi mancare una colazione tutti insieme.

"Non esiste - dice il pediatra - una colazione tradizionale italiana perfetta, i modelli variano un po' da Nord a Sud: l'importante è non esagerare, e soprattutto tenere conto dell'attività fisica nel corso della giornata". No alle colazioni lampo, ingurgitate sulla soglia di casa. E soprattutto, "mai far fare ai piccoli la colazione da soli: la convivialità è importante".

L'ultimo ingrediente importante della colazione perfetta è, secondo lo specialista, la mamma. "Ci deve essere: il fatto di vederla ogni mattina impegnata a spalmare la crema di cacao e nocciole su una fetta di pane rassicura il bimbo, gli fa vedere che ci si prende cura di lui". Insomma, un'immagine vale più di tante parole, e anche per questo è il caso di mettere la sveglia qualche minuto prima.

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Crisi, aumentano disturbi psicosomatici

Aumentano i disturbi psicosomatici 'da crisi', che ormai incidono sul 20-30% dell'attività quotidiana dei medici di famiglia, con differenze notevoli nelle diverse aree del Paese.

Sempre più pazienti, infatti, si presentano dal camice bianco con forme d'ansia che si manifestano con mal di testa, dolori allo stomaco, colite o altri disturbi fisici.

"Problemi che colpiscono di più i pazienti della classe media che in passato si rivolgevano meno al medico di famiglia ma che ora sono tra i più assidui frequentatori degli ambulatori", spiega Stefano Nobili, medico di famiglia e portavoce del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) riunito a Torre San Giovanni Ugento (Lecce), dove è in corso il 28esimo Congresso nazionale.

"Ansia e inquietudine sono sentimenti che 'diagnostichiamo' sempre più spesso - sottolinea - tra i nostri pazienti che, tra l'altro, reagiscono con molta più preoccupazione ai problemi di salute rispetto al passato".

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Agenas, presto affiancamento Campania

L'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) sta predisponendo un accordo con la Campania per l'affiancamento alla realizzazione del Piano di rientro dal deficit sanitario, come richiesto dalla stessa Regione.

Un accordo che sarà firmato probabilmente a breve e che ricalca quello già siglato con la Sicilia, come spiega Fulvio Moirano, direttore dell'Agenas, ieri a margine del congresso del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), in corso a Torre San Giovanni Ugento. L'affiancamento su richiesta alle Regioni impegnate nei piani di rientro è un compito istituzionale dell'Agenas, precisa Moirano.

"La convenzione firmata con la Sicilia, per esempio, è molto articolata e definisce tutti i settori nei quali l'Agenzia è coinvolta nell'affiancamento. Si va dalle nuove procedure amministrative all'azione della logistica, dalla revisione della rete ospedaliera e territoriale alla riorganizzazione dell'emergenza fino alla valutazione delle performance delle strutture.

In pratica l'Agenas affianca, con i propri tecnici e consulenti, le strutture regionali che lavorano per l'attuazione dei piani. "Un analogo riscontro, dunque, lo stiamo impostando per la Campania, quasi sugli stessi argomenti.

E stiamo predisponendo atti per firmare la convenzione. Atti che saranno discussi al prossimo Cda dell'Agenas". Recentemente anche la Calabria ha chiesto l'affiancamento e "forse ci occuperemo anche dell'Abruzzo. Mentre siamo presenti, anche se in forma più limitata, in Molise e Lazio", conclude Moirano.

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SSN, parola alle donne

Voto: sei e mezzo. Le donne promuovono la sanità italiana, ma "rimandano a settembre" i medici per la scarsa capacità di ascolto sui problemi femminili

Non solo: le critiche in rosa non risparmiano le liste d'attesa, ancora troppo lunghe, e gli ospedali non sempre 'a misura di gentil sesso'. Promossi invece gli screening e il 'savoir faire' dei camici bianchi che trattano con i bambini. E' un'indagine dell'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), presentata ieri a Milano, a dare la parola alle donne sulle performance del Ssn. Il risultato del sondaggio condotto su 705 donne tra i 25 e i 60 anni, in collaborazione con la società Scicom (Scienza tecnologia e comunicazione) e con Philips, è una visione molto critica dell'offerta sanitaria, appena sopra la sufficienza. Nel 67% dei casi, infatti, le donne hanno difficoltà a farsi ascoltare dai medici e nel 60% ritengono gli ospedali in generale poco attenti alle loro esigenze. Un altro neo le liste d'attesa, da accorciare secondo il 71,6% delle intervistate.

Qualche dato positivo emerge invece sul fronte della prevenzione, dimostrando che nel complesso le donne sono attente e le strutture sono impegnate attivamente: il 34% delle intervistate ha partecipato alle campagne di screening e le ha trovate utili nel 79,2% dei casi. Un giudizio abbastanza buono (53,9%) le mamme lo riservano al personale medico dedicato al rapporto con i bambini. Anche sul versante rosa emergono forti differenze fra il Nord e il Sud Italia. Le donne del Settentrione e del Mezzogiorno sono più soddisfatte dei servizi del Ssn (83% e 80%), rispetto a quelle meridionali (66%).

"I dati emersi dall'indagine - spiega Francesca Merzagora, presidente di Onda - dimostrano come l'attenzione delle donne nell'ambito dei servizi sanitari sia sempre più alta. Quasi 5 donne su 10 sono molto ben informate sulla loro patologia e altre 4 su 10 lo sono in modo sufficiente. E chiedono che i servizi sanitari siano all'altezza".

Il gentil sesso è relativamente soddisfatto del Ssn, ma ci sono ancora "margini di miglioramento", osserva Giuseppe Pellegrini, docente di Metodologia e tecnica della ricerca sociale all'università di Padova e coordinatore dell'indagine. "A cominciare dalla criticità nell'area diagnostica. Il 93% delle intervistate, infatti, negli ultimi due anni ha fatto ricorso a esami diagnostici per sé o per il proprio figlio, e il 38,4% di queste e il 23,7% dei figli ha manifestato disagio durante l'esame nel tunnel della risonanza magnetica". Tanto che il 90% delle donne e il 90,6 % dei figli preferirebbe quella 'aperta'.

Altro punto nevralgico: le liste d'attesa. "Spesso - precisa Alfredo Siani, presidente della Società italiana per la radiologia medica (Sirm) - le prestazioni sono effettuate, però, senza un preciso orientamento diagnostico con conseguente dispendio economico per il Ssn. La gestione clinica condivisa del paziente da parte del radiologo, del medico di base e dello specialista può razionalizzare domanda e offerta".

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20 maggio 2009

Caso Englaro: archiviata indagine su Sacconi

Il Tribunale dei ministri di Trieste ha archiviato l'accusa di violenza privata contro Maurizio Sacconi, poiché l'atto di indirizzo del ministro del Lavoro, salute e politiche sociali relativo al caso Eluana Englaro è stato giudicato privo di elementi di reato.

Sacconi aveva invitato le strutture del Servizio sanitario nazionale a non sospendere idratazione e alimentazione artificiali ai pazienti in stato vegetativo.

L'atto aveva portato alla marcia indietro da parte della casa di cura 'Città di Udine', che inizialmente aveva dato la propria disponibilità ad accogliere la paziente per attuare il protocollo che l'avrebbe condotta alla morte.

Era stata poi l'Azienda pubblica di servizi alla persona 'La Quiete' di Udine, non convenzionata, ad accogliere la Englaro fino al decesso.

L'indagine era stata avviata dalla Procura di Roma che l'aveva poi trasmessa a quella di Trieste per competenza, che a sua volta l'aveva passata al Tribunale dei ministri presso il capoluogo giuliano.

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Sindacati, rinnovare al più presto contratto privati

Rinnovare al più presto il contratto di lavoro per le oltre 80.000 persone che operano nella sanità privata. Lo chiedono a gran voce i segretari generali Carlo Podda (Fp Cgil), Giovanni Faverin (Cisl Fp) e Carlo Fiordaliso (Uil Fpl), riuniti ieri a Roma per illustrare i dettagli del rinnovo del contratto di lavoro della sanità pubblica, stipulato la scorsa settimana.

La vicenda dei lavoratori della sanità privata, invece, prosegue dal biennio 2006-2007. Le organizzazioni sindacali chiedono un impegno preciso che obblighi i datori di lavoro della sanità privata a firmare il contratto di lavoro.

"Il mio è un messaggio ai presidenti delle Regioni - sottolinea Faverin - e chiedo loro di non rinnovare alcun utile ai datori di lavoro della sanità privata, se questi prima non rinnovano il contratto ai loro lavoratori.

I governatori, in questa vicenda, devono fare la loro parte". Gli fa eco Fiordaliso, per il quale "la situazione è diventata insostenibile.

Chiediamo quindi per l'ennesima volta un impegno concreto su questo tema da parte di tutti i soggetti istituzionali, nazionali e regionali".

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Sigo, in italia parto svalutato

"Un parto da noi viene valutato meno di 2.000 euro, in Danimarca siamo circa al doppio. Si tratta di una distorsione, soprattutto se paragonata con quanto avviene in altre aree terapeutiche, meno 'strategiche' per il futuro della nostra società.

Perché è sulle donne e i bambini che bisogna scommettere per rilanciare l'economia del Paese. Ma rischiamo di restare al palo, se non vi sarà una decisa inversione di tendenza". Ne è convinto Giorgio Vittori, presidente della Società di ginecologia e ostetricia (Sigo), alla vigilia della presentazione delle nuove tariffe di rimborso delle prestazioni sanitarie dal ministero del Welfare.

"Gli interventi femminili sono attualmente fra i più penalizzati: un'appendicectomia viene rimborsata 3.814 euro, un intervento ricostruttivo dell'apparato riproduttivo femminile, essenziale per mantenere la fertilità, 3.017 euro.

E siamo il fanalino di coda anche rispetto al resto d'Europa. Riteniamo determinante combattere questa battaglia, in questa delicata fase di ridefinizione dei Drg - prosegue Vittori - l'attuale situazione è inaccettabile e, nel disegnare il nuovo piano sanitario, sarà necessario rivalutare le prestazioni femminili, dando loro dignità".

Esitazioni nelle politiche di promozione del materno infantile, avverte Vittori, possono avere conseguenze imprevedibili. "Le Istituzioni dovrebbero meditare su quali possano essere gli effetti nel lungo periodo del disinvestimento su quest'area".

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Smi, apprezziamo Fazio per scuola di MG

"Non possiamo che apprezzare quanto dichiarato dal prossimo ministro della Salute. Ci auguriamo che, una volta formalizzato il suo incarico, sia uno degli obiettivi concreti del suo dicastero".

Parola di Pietrino Forfori, responsabile nazionale formazione in medicina generale del Sindacato medici italiani (Smi), che commenta così la dichiarazione del viceministro Ferruccio Fazio sull'opportunità di creare un percorso universitario ad hoc per i medici di medicina generale, "che sia un corso di laurea o un master", ha affermato ieri.

"Anche nel mondo accademico - sottolinea Forfori in una nota - si sta affermando un orientamento positivo rispetto a questo tema, come dimostrano le aperture del presidente del Consiglio universitario nazionale, Andrea Lenzi, in un intervento tenuto ieri ad un incontro del Centro di formazione in medicina generale della Regione Lazio".

Lo Smi chiede però regole certe in materia. "Attenzione a non fare pasticci", aggiunge Forfori. "E' bene fissare criteri chiari e trasparenti, primo fra tutti che la futura specializzazione in medicina generale la insegnino gli stessi medici di famiglia. Evidentemente con uno standard accademico ben definito", conclude.

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Snami, stretta su certificati malattia? Parliamone

Nessuna preclusione a una stretta sulle certificazioni di malattia, purché si trovino soluzioni condivise e non si tenti di scaricare sui medici responsabilità che non possono avere. Potrebbe valere l'autocertificazione per i primi tre giorni di malattia

E' la risposta del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) alla proposta del ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, che prevede anche il carcere per camici bianchi e pazienti in caso di certificazione di malattia non veritiere.

"Il ministro - spiega Mauro Martini, presidente dello Snami, da Marina di Ugento (Lecce) dove prende ieri ha preso il via il 28esimo Congresso nazionale del sindacato - probabilmente non sa che il lavoro del medico di famiglia è basato su un rapporto di reciproca fiducia con il paziente.

E che se un assistito si presenta in ambulatorio 2-3 giorni dopo la malattia, magari senza più un sintomo, non c'è modo per il medico di verificare la veridicità della dichiarazione che, tra l'altro, non può essere messa in discussione. In questo senso la certificazione è un atto dovuto", sottolinea.

"La soluzione al problema delle verifiche dei certificati - continua Martini - esiste e la proponiamo da 30 anni. E' l'autocertificazione del cittadino per i primi tre giorni di malattia, come avviene in molti altri Paesi. Il maggior contenzioso, infatti, è sulle assenze per malattia di breve durata. Ma per questo bisogna responsabilizzare il cittadino, non certo chiedere al medico di assumersi l'onere di una verifica che non sempre è in condizioni di fare". I

l leader sindacale, infine, si dice disponibile a soluzioni condivise. "Si apra un tavolo di confronto con il ministro Brunetta: sono certo che si potranno trovare soluzioni comuni per combattere il fenomeno delle false certificazione".

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19 maggio 2009

Pazienti su Facebook, infermiera rischia poco

Jennifer Millia, l'infermiera goriziana di 29 anni che ha pubblicato su Facebook alcune fotografie di pazienti intubati ricoverati nel Reparto di terapia intensiva dell'ospedale Santa Maria Misericordia di Udine, è indagata dalla Procura di Udine per l'ipotesi di reato di interferenze nella vita privata.

Il legale dell'infermiera, Stefano Benetti, ritiene comunque che la sua assistita rischi, se dovesse essere chiesto un rinvio a giudizio, "una pena irrisoria, il minimo dei minimi. Non stiamo parlando di una persona pericolosa", rileva. "Il pm Barbara Loffredo - spiega l'avvocato - sta verificando un eventuale reato. Un atto dovuto, poiché la Procura ha ricevuto un verbale da parte della Polizia postale".

Il legale, tuttavia, non ha ricevuto nulla ufficialmente: "Il reato preciso non lo posso sapere, fintanto che non ci chiamano per un eventuale interrogatorio, facendo delle contestazioni". L'infermiera non ha ancora ricevuto nessuna comunicazione nemmeno dal suo datore di lavoro, l'Azienda ospedaliero-universitaria, che "certamente aprirà, se non lo ha già fatto, un procedimento disciplinare.

La Millia rischia qualche giorno, penso uno o due, di sospensione", ritiene Benetti. L'avvocato cita al riguardo l'episodio più grave avvenuto nel gennaio scorso a Torino, dove un'infermiera dell'ospedale Molinette aveva pubblicato delle fotografie di pazienti su Facebook, aggiungendo come didascalie delle "frasi irrisorie": fu punita dal datore di lavoro con 10 giorni di sospensione.

Il legale ribadisce che la sua cliente è amareggiata per quanto avvenuto, che gli scatti che riprendono anche pazienti, i quali però non sono riconoscibili, risalgono a oltre un anno fa e non sono stati fatti dalla Millia, che li ha solo messi su Facebook destinandoli ai suoi amici. Infine, l'avvocato ritiene che chi ha fatto esplodere il caso, se veramente voleva tutelare i diritti delle perone, non doveva denunciare la vicenda al sito online di un quotidiano nazionale, bensì agli organi competenti.

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L'anagrafe dei "cervelli" all'estero

Una 'anagrafe' dei ricercatori italiani che lavorano all'estero, per facilitare i contatti tra questi scienziati e le istituzioni del nostro Paese e avere una fotografia del fenomeno.

E' il progetto a cui sta lavorando il viceministro al Welfare Ferruccio Fazio, in collaborazione con il ministero degli Affari esteri, illustrato ieri a Roma al convegno 'Neurodegeration', che ospita presso il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) i maggiori esperti di neuroscienze italiani e stranieri.

Fazio ha spiegato di "aver inviato, insieme al ministro degli Esteri, Franco Frattini, una lettera a tutte le rappresentanze italiane all'estero, chiedendo la ricognizione dei ricercatori italiani che lavorano negli altri Paesi del mondo".

Il lavoro è cominciato da alcune settimane e "tra un mese raccoglieremo le fila". La banca dati servirà anche per facilitare l'arrivo in Italia di ricercatori dall'estero. "Pochi scienziati importanti vengono a fare ricerca da noi: l'anagrafe servirà anche a correggere questo problema", ha concluso Fazio.

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Fazio, specializzazione per medici di famiglia

"Bisogna seriamente pensare a una scuola per medici di medicina generale, che sia un corso di laurea o un master". E' l'invito rivolto alle università dal viceministro del Welfare, Ferruccio Fazio, in occasione del convegno 'Fai sbocciare la ricerca', organizzato ieri a Roma al Campus Bio-medico.

"Le università formano medici - ha detto Fazio - ma qual è la spinta a intraprendere la professione di medico di famiglia piuttosto che di specialista? Stiamo pensando a iniziative in questo senso, creando percorsi di studio in cui si insegnano l'approccio al malato e l'umanizzazione della medicina".

Ad accogliere l'appello il rettore dell'ateneo romano, Vincenzo Lorenzelli: "Noi siamo pronti a sperimentare un percorso del genere". Oltre alla "centralizzazione dei medici di medicina generale", soprattutto per venire incontro alle esigenze della popolazione anziana, secondo Fazio occorre "mettere a sistema il mondo del volontariato per permettergli di intervenire efficacemente nella strutture residenziali e di assistenza, rafforzare le risorse sul territorio e domiciliari ancora disomogenee e creare un piano nazionale della riabilitazione che colleghi gli ospedali con il territorio.

Negli obiettivi di piano sono già state previste risorse per l'assistenza H24 alternativa ai pronto soccorsi per i codici bianchi e verdi, per le cure palliative, per il progetto 'sport e anziani' e per l'iniziativa 'codice argento', che crea percorsi privilegiati per gli anziani bisognosi di assistenza in emergenza. Non dobbiamo dimenticare che gli over65 rappresentano ormai il 20% della popolazione italiana, e per il 2050 prevediamo che la percentuale salirà al 40%. Il problema è che l'80% di queste persone soffre di tre o più malattie croniche, e nel complesso si riserva il 60% della spesa farmaceutica nazionale. Bisogna fare qualcosa per ridurre i costi - ha concluso - e facilitare l'assistenza sul territorio".

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Berlusconi, sanità da garantire ma da riformare

Il Governo è consapevole della necessità di una riforma del sistema sanitario nazionale, non ci devono essere pregiudizi ideologici tra sanità pubblica e sanità privata. La sanità è un servizio pubblico che deve essere garantito a tutti, si tratta di una grande conquista di libertà, un servizio che può essere fornito sia dal pubblico che dal privato

Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione del nuovo Policlinico San Donato. La filosofia della riforma, per Berlusconi, è quella di garantire la libertà di scelta del medico, la libertà di scelta di dove andare a farsi curare, e che il pagamento al Servizio sanitario nazionale sia a prestazione.

Questi per il premier sono "punti imprescindibili". Berlusconi ha poi invitato gli imprenditori a investire nel settore della sanità che "non è rischioso. Secondo l'Onu, il Pil in questo settore aumenterà del 50% nei prossimi 8 anni grazie all'aumento della vita media. Gli imprenditori potranno avere grandi soddisfazioni.

Solo la collaborazione tra pubblico e privato può migliorare il sistema sanitario nazionale. Per questo - ha annunciato il premier - possiamo anche pensare a esenzioni fiscali per chi investe nella sanità, esenzioni che potrebbero valere nei primi anni di attività", ha spiegato. "La sanità è un grande problema del Paese, è necessario migliorare il sistema sanitario nazionale che in alcune regioni d'Italia, come la Lombardia, è d'eccellenza mentre la situazione è disastrosa in altre regioni con pessimi servizi - ha continuato - e anche disavanzi giganteschi.

Tutto ciò ha costretto il Governo a commissariare la sanità in alcune regioni italiani, in particolare al Sud". Il premier ha aggiunto quindi che "l'impegno dello Stato nel settore della sanità è indispensabile, ma non sufficiente. E' necessario assolutamente anche l'impegno dei privati. Siamo consapevoli dell'importanza di chi investe in questo settore".

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18 maggio 2009

Garattini sorpreso da affermazioni di Rasi

"Sono sorpreso e meravigliato per l'articolo apparso sul 'Corriere della Sera' di oggi (ieri ndr), in cui sono riportate affermazioni attribuite al direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Guido Rasi".

A sottolinearlo è Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, commentando in particolare un passaggio dell'intervista in cui Rasi evidenzia che il 20% dei fondi dedicati dall'Aifa alle sperimentazioni cliniche no-profit di tipo comparativo fra i nuovi farmaci e quelli già disponibili, è andato alla struttura diretta da Garattini, tra Milano, Bergamo e il Sud. "La commissione Ricerca e sviluppo (Crs) che presiedo all'Aifa - dice Garattini all'ADNKRONOS SALUTE - ha il compito di organizzare bandi di concorso e di valutare solo la chiarezza e la pertinenza dei progetti presentati in forma preliminare rispetto alle tematiche a concorso.

Arrivano centinaia di lettere d'intenzione e in questa fase io ho rinunciato al diritto di voto. In più, esco dall'aula quando ci si trova a esaminare un progetto del Mario Negri. Le domande che vengono ammesse sono poi analizzate nella loro forma finale da un gruppo di esperti italiani e stranieri che formulano una graduatoria.

La Crs prende atto di questa graduatoria e la invia al consiglio di amministrazione dell'Aifa, che procede con il finanziamento. Si adotta, in sostanza, il metodo della 'peer-review', che viene internazionalmente riconosciuto come lo standard migliore, tanto che Rasi, entrando all'Aifa, non l'ha modificato".

"In ogni caso - prosegue il farmacologo - vorrei dire che sono stati molti i progetti del Mario Negri che sono stati bocciati, come molti sono stati quelli accettati. Si tratta d'altronde di un istituto dove lavorano mille ricercatori con capacità largamente riconosciute nel settore".

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OMS, pandemie più probabili che in passato

Nel caso di una pandemia influenzale "non tutte le persone saranno infettate, ma tutte sono a rischio. Il mondo oggi è più vulnerabile di quanto lo era nel 1968, in occasione dell'ultima pandemia del Novecento.

Lo ha dichiarato Margaret Chan, direttrice generale dell'Organizzazione mondiale delle sanita', nel corso dell'Assemblea generale a Ginevra. "Come vediamo con l'H1N1 - ha sottolineato - ogni città con un aeroporto internazionale è a rischio di casi importati". Non solo. "L'interdipendenza economica globale rischi di amplificare i danni".

La responsabile dell'Oms ha spinto a "usare questo periodo di grazia concessoci dal virus, per fare tutto il possibile per proteggere i Paesi in via di sviluppo. E il segretario generale dell'Onu si è unito a questi sforzi senza requie". La Chan ha parlato di equità e di fair play. E del danno che i casi importati possono fare alle economie degli stati, specie quelli più poveri. "La maggior parte dei casi gravi o fatali di infezione con il virus H1N1 fuori dal Messico si sono verificati in persone che erano affette da malattie croniche.

E negli anni recenti queste patologie si sono drammaticamente diffuse dai Paesi ricchi a quelli più poveri". Insomma, proprio nel Sud del mondo vivono le persone più a rischio di risentire maggiormente della diffusione della nuova influenza. "Inoltre - ha concluso la Chan - sembra che la diarrea o il vomito si accompagnino nel 25% dei casi" agli altri sintomi.

Un fatto "insolito, che aggiunge un'altra via di trasmissione" a quelle classiche dell'influenza. Una strada in più, "particolarmente allarmante in aree caratterizzate da inadeguati servizi sanitari", come le baraccopoli ai bordi delle grandi città.

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CIPE impugna nuova convenzione

Sotto accusa la nuova convenzione dei pediatri di libera scelta per il quadriennio normativo 2006-2009 e per il biennio economico 2006-2007, già firmata, il 30 aprile scorso, dalle principali sigle sindacali.

La Confederazione italiana pediatri (Cipe) - che ha siglato l'accordo "con una firma esclusivamente tecnica", mantenendo "forti perplessità" - ha dato mandato ai propri legali di impugnare il contratto nei punti che ritiene in contrasto con le leggi vigenti, "soprattutto nelle norme più vessatorie".

La decisione è stata presa dal direttivo nazionale della Cipe, riunito a Roma nei giorni scorsi per una valutazione approfondita del contratto. Secondo la confederazione, l'impianto complessivo del contratto "è fortemente penalizzante per i pediatri di famiglia rispetto ai medici dipendenti," e la sua "applicazione porterà sicuramente ad una minore qualità dell'assistenza per i bambini italiani".

In particolare, sono tre i punti al centro dell'iniziativa legale: 1) La mancanza di una data certa sulla durata in vigore e relativa scadenza del contratto; 2) L'obbligo di firmare il contratto nazionale per poter partecipare ai tavoli regionali e aziendali, indipendentemente dalla rappresentatività nazionale; 3) Il riferimento a quanto verrà deciso dal contratto della medicina generica i cui articoli, non soggetti a contrattazione da parte dei pediatri, vincolano in maniera determinante il contratto della pediatria stessa.

La Cipe, inoltre, segnalerà al Garante per la protezione dei dati personali tutti gli adempimenti imposti dall'accordo ai pediatri di famiglia, che "appaiono in contrasto con la normativa sulla privacy". E segnalerà alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) la parte in contrasto con il codice deontologico.

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Il Governo parli di LEA con le Regioni

"Il Governo convochi il tavolo con le Regioni sui livelli essenziali di assistenza (Lea) in sanità" per una "discussione approfondita" e per parlare di risorse. Lo chiede Enrico Rossi, assessore alla Sanità della Toscana e coordinatore nazionale degli assessori regionali alla Sanità, che considera quella dei Lea una partita tutta da giocare.

Non ci sarebbero, dunque, concrete indicazioni per una rapida chiusura dell'accordo tra Governo e Regioni sulle prestazioni da garantire ai cittadini su tutto il territorio, come indicherebbero voci di stampa. "Se siamo al traguardo - scherza Rossi intervistato dall'ADNKRONOS SALUTE - io non ho partecipato alla corsa".

Nel dibattito sui Lea, inoltre, Rossi sottolinea che non si può pensare al 'pacchetto di prestazioni garantite' come a uno strumento di risparmio. "Credere di risparmiare due miliardi con l'applicazione dei Lea, come ho sentito, mi sembra una battuta da cabaret più che l'ipotesi di un Governo consapevole.

E pure fuori tempo, visto che siamo lontani da Carnevale", dice. E aggiunge. "A chiunque proponga una soluzione del genere, convinto che con un atto d'ufficio si possano risparmiare tanti soldi, dico: venga a provarci concretamente. Anzi. Faccio un invito ufficiale nella mia Regione, la Toscana, che non è nemmeno messa male.

Faccio da un po' l'assessore alla Sanità, e forse porto in pareggio anche il bilancio. Su queste basi affermo che questa strada non è percorribile". Rossi mette in guardia anche contro altre "chine pericolose" per il Servizio sanitario nazionale.

All'orizzonte, dice "si addensano nubi nere. Come l'idea, ad esempio, contenuta nel 'Libro bianco del Welfare' del ministro Maurizio Sacconi, di costituire una sanità privata che affianchi la 'gamba pubblica' dell'assistenza. E' il solito ritornello. Ma è a rischio la sanità solidale", conclude Rossi.

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CIMO, a Giugno trattative contratto

Nuovo contratto della dirigenza medica all'orizzonte. A giugno dovrebbe infatti partire la trattativa per il rinnovo contrattuale della dirigenza sanitaria e medica, relativo al biennio 2008-2009

Le date sembrano già fissate: "4 giugno, nel caso si dovesse prendere in esame la parte economica, e 18 giugno se oltre ai temi economici verrà discussa anche la parte normativa".

A ipotizzare i tempi della trattativa che interessa circa 150 mila dirigenti del Servizio sanitario nazionale è la Cimo Asmd, in una nota pubblicata sul sito web del sindacato.

Firmata l'ipotesi contrattuale 2008-2009 del comparto sanitario, ora è infatti il turno della dirigenza.

L'iter contrattuale, secondo la Cimo, dovrebbe essere questo: il 20 e il 21 maggio riunione del Comitato di settore e forse l'incontro tra le organizzazioni sindacali e il Comitato di settore; 4 giugno inizio della trattativa se riguarda solo la parte economica oppure il 18 giugno se il confronto verterà su parte economica e normativa.

"Come al solito, ci sono tanti dubbi e poche certezze, ma noi siamo ottimisti", conclude la Cimo.

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17 maggio 2009

Genitori ossessionati da figlio perfetto

Un figlio a tutti i costi, oppure perfetto al 100%. Ci sono madri e padri italiani con l'ossessione della perfezione, "che scelgono l'aborto dopo aver scoperto che il bambino nascerà con una malformazione a un arto, come la mancanza di un dito o una mano.

E altri che decidono di mettere al mondo un bambino nonostante le gravissime malformazioni che lo faranno vivere in sofferenza". A descrivere le realtà contrastanti che si vivono ogni giorno all'interno degli studi dei ginecologi che si occupano di diagnosi prenatale è Claudio Giorlandino, presidente della Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno fetale (Sidip).L'esperto ha parlato a margine del Convegno della Sidip, che si è svolto venerdì e sabato a Roma, a Villa Spada.

"Il nostro compito è solo quello di informare sui risultati di una diagnosi prenatale - spiega Giorlandino - senza in alcun modo interferire sulle decisioni della coppia che aspetta un figlio con una malformazione più o meno grave. Ciò che notiamo però", dice il ginecologo, è una tendenza all'egoismo "da parte di donne e uomini che si preoccupano più per loro che del bambino, sia che decidano di tenerlo o di abortire". In Italia una donna su tre in stato interessante decide di sottoporsi a test di diagnosi prenatale invasiva per verificare eventuali anomalie nel feto. Fanno questa scelta sempre più donne giovani, alla soglia dei 30 anni.

"La prima preoccupazione di molti genitori è verificare che il figlio non abbia la sindrome di Down - aggiunge Giorlandino - questo dimostra come ci sia poca conoscenza da parte delle persone su cosa significa fare diagnosi prenatale. Oggi, grazie allo studio del Dna, possiamo indagare su migliaia di malattie genetiche e la sindrome di Down non è certamente la più grave. Già da ora è di routine cercare anche la presenza di fibrosi cistica, ritardo mentale, distrofie muscolari e sordità congenita ereditaria".

"La reazione dei genitori alla notizia del feto malformato dipende dal substrato culturale e soprattutto da scelte, qualche volta egoistiche, dei genitori - rileva il presidente della Sidip - ho visto padri e madri, magari con già dei figli, decidere di interrompere una gravidanza per malformazioni anche molto lievi".

I primi 70 giorni dopo il concepimento "sono particolarmente delicati - aggiunge l'esperto - E' proprio durante questo periodo che si possono determinare malformazioni. Nei mesi successivi - conclude - possono generarsi malattie che comunque la diagnosi prenatale è in grado di identificare".

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Scoperte le proteine dell'ovulazione

Due proteine chiave per la fertilità femminile, preziose alleate della cicogna. Si tratta degli enzimi ERK1 ed ERK2: rivestono un ruolo essenziale affinché l'ovulazione abbia luogo.

La ricerca, condotta dallo statunitense National Institutes of Health in squadra con altre istituzioni, è stata realizzata studiando topi di laboratorio. Pubblicata sulle pagine della rivista 'Science', sembra aprire nuove strade per la messa a punto di cure innovative per contrastare la sterilità nonché di anticoncenzionali nuovi di zecca.

Ma anche per la comprensioni di alcuni problemi 'rosa' come l'ovaio policistico.L'ovulazione è la fase di rilascio di un ovulo maturo che ogni mese viene liberato alternativamente da una delle due ovaie, grazie a uno stimolo ormonale.

Prima della rottura del follicolo e della liberazione dell'ovulo, le cellule che rivestono l'interno del follicolo cominciano ad aumentare di dimensioni, assumono un caratteristico aspetto rigonfio, e iniziano a produrre progesterone, sotto lo stimolo dell'ormone ipofisario luteinizzante, che favorisce la liberazione dell'ovulo dal legame con il follicolo.

A metà del ciclo, verso il 14esimo giorno, l'ipofisi rilascia una maggiore quantità di ormone luteinizzante che provoca la liberazione dell'ovulo dal follicolo, dando luogo all'ovulazione. Ma se sono spenti o inattivati i geni che regolano gli enzimi ERK1 ed ERK2, il processo - stando ai risultati dello studio statunitense - si arresta sin dalla sorgente, ostacolando l'attività dell'ormone luteinizzante. E, di conseguenza, arrestando l'ovulazione.

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Medici famiglia milanesi pronti a sciopero

I medici di famiglia e i pediatri di Milano proclamano lo stato di agitazione e annunciano l'intenzione di incrociare le braccia per due giorni.

E' lo sciopero la forma di protesta scelta giovedì dall'assemblea pubblica con i sindacati di categoria (Fimmg, Fimp, Simi, Smi e Snami), per 'ribellarsi' ai "veti posti dalla Regione Lombardia alle progettualità concordate tra le organizzazioni sindacali e Asl Milano nel Patto di Governance 2009", spiegano i camici bianchi in una nota.

L'agitazione e lo sciopero sono stati votati dagli oltre 200 medici presenti, due i voti contrari. Da oggi, prosegue la nota, "i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta dell'Asl Milano metteranno in atto una capillare informazione ai cittadini", servendosi anche di manifesti, sulla politica del Pirellone "che sta attualmente penalizzando la medicina del territorio.

I medici dell'Asl Milano auspicano una pronta approvazione da parte di Regione Lombardia" degli accordi su un pacchetto di prestazioni aggiuntive come la disponibilità telefonica dalle 10 alle 11, il rinnovo dei tesserini per l'esenzione dei ticket, le consulenze per i diabetici o gli screening per le malattie cardiovascolari.

Accordo che, sottolineano, potrebbe "diventare in tutta la Lombardia il modello da seguire per tutte le altre Asl".

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Febbre suina, Oms conferma 1000 nuovi casi

Salgono a 7.520 i casi di influenza A/H1N1 in 34 Paesi nel mondo, con 1.000 nuovi contagi rispetto ai dati finora in possesso dell'organizzazione. Questo l'aggiornamento dell'Organizzazione mondiale della sanità, che fotografa la situazione a venerdì mattina presto.

Solo giovedì, nella conferenza stampa pomeridiana da Ginevra, l'Oms parlava di 6.497 casi. Restano 65 i decessi. Paese più colpito sono ormai gli Usa, con 4.298 persone infettate dal virus e tre morti. Sono 2.446 i casi in Messico, con 60 decessi, e 449 in Canada, con una vittima. Otto i pazienti in Costa Rica, dove si è verificato anche un decesso.

E ancora: 100 casi si sono registrati in Spagna, 71 in Gran Bretagna, 1 in Argentina, 1 in Australia, 1 in Austria, 1 in Belgio, 8 in Brasile, 4 in Cina, 10 in Colombia, 3 a Cuba, 1 in Danimarca, 4 a El Salvador, 2 in Finlandia, 14 in Francia, 12 in Germania, 3 in Guatemala, 1 in Irlanda, 7 in Israele, 9 in Italia, 4 in Giappone, 3 in Olanda, 7 in Nuova Zelanda, 2 in Norvegia, 40 a Panama, 1 in Polonia, 1 in Portogallo, 3 in Corea, 2 in Svezia, 1 in Svizzera, 2 in Tailandia.

A fronte di questi dati, "è troppo presto per abbassare la guardia", è il monito del direttore generale dell'Oms, Margaret Chan, che considera l'influenza A/H1N1 "una crisi con possibili implicazioni mondiali". Secondo la Chan, i segnali che l'epidemia sta scemando nel suo epicentro in Nord America non significano che il peggio è passato.

E c'è "grande incertezza" sul fatto che l'attuale quadro "parzialmente confortante" non muti, ha sottolineato durante un meeting intergovernativo sulla preparazione alla pandemia nel quartier generale dell'Oms a Ginevra.

Fimmg rinuncia alla trattativa separata

La Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), rinuncia alla trattativa separata, già avviata per arrivare da sola - forte di una rappresentatività del 65% dei camici bianchi di famiglia sindacalizzati - alla firma con la Sisac per la convenzione per il quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007

La Fimmg, si legge in una nota, raccoglie così l'invito di Ferruccio Fazio, viceministro del Welfare, a firmare entro maggio l'accordo nazionale della categoria, attraverso una ritrovata unità con le altre sigle sindacali. Soprattutto Snami e Smi.

"Siamo disponibili a soluzioni condivise sperando che le altre sigle sindacali non si nascondano poi dietro 'firme tecniche'", chiarisce Giacomo Milillo Segretario Nazionale Fimmg che ricorda: "Dopo un incoraggiante cammino di unità sindacale che aveva consentito l'individuazione di soluzioni e posizioni comuni (fra l'altro la rinuncia a specifici modelli organizzativi lasciati alle diverse indicazioni a livello delle regioni), il fronte sindacale della medicina generale si è frantumato all'indomani del preaccordo con la Sisac".

La Fimmg, continua Milillo, ha "proseguito il suo percorso negoziale insieme alle altre organizzazioni in modo coerente e rispettoso delle soluzioni già condivise, ma gli altri sindacati - precisa il leader sindacale - hanno preferito privilegiare l'affermazione delle proprie identità, senza esitare a mettere in campo argomentazioni pretestuose".

La frattura si è aggravata negli ultimi mesi, fino alla decisione della Fimmg di proseguire da sola nella trattativa. "Noi abbiamo sempre cercato di realizzare percorsi unitari, nell'interesse della tutela della categoria tutta - dice ancora Milillo - mantenendo un atteggiamento costruttivo, scegliendo di non reagire ad un dannoso clima di polemiche e provocazioni, legate soprattutto al ripensamento, rispetto a posizioni precedentemente condivise e fatte proprie, da parte delle altre sigle sindacali.

Pertanto apprezziamo l'esortazione del viceministro a riportare il confronto sui tavoli e nel merito delle questioni, e rinunciamo a chiedere un tavolo separato di trattativa".

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14 maggio 2009

Errani, soddisfazione per accordo su contratto

"E' un risultato importante. Sono stati riconosciuti miglioramenti retributivi che permettono di recuperare potere d'acquisto dei salari e possibilità per le Regioni di utilizzare proprie risorse per il miglioramento dei servizi".

Ad affermarlo è il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, commentando la sigla dell'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro 2008-2009 per circa 600 mila operatori tra infermieri, personale tecnico e amministrativo della sanità pubblica.

"Si tratta - sottolinea in una nota Errani - di un importante risultato: oltre a riconoscere agli operatori i miglioramenti retributivi che consentono di recuperare il potere d'acquisito dei salari, permette alle Regioni, nel rispetto dei patti per la salute siglati con il Governo, di utilizzare proprie risorse per incentivare i lavoratori impegnati in progetti e programmi di miglioramento dei servizi.

Il contratto - aggiunge il presidente - ha inoltre potenziato il livello di coordinamento regionale in materia contrattuale. Ciò significa che - conclude Errani - a livello regionale potranno essere trattate le problematiche relative al lavoro precario in collegamento con l'erogazione dei Lea, alle prestazioni aggiuntive del personale sanitario e alla mobilità degli operatori, per la quale, peraltro, lo stesso contratto nazionale ha previsto una maggiore flessibilità finalizzata alla migliore organizzazione e prestazione dei servizi".

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Cisl, ora firma contratto privati Aiop

"Quello raggiunto questa notte è un risultato importante. La firma dell'accordo per il rinnovo del contratto del comparto della sanità pubblica è stata raggiunta sulla base della piattaforma unitaria e condivisa da tutte le organizzazioni sindacali.

Ora, però, chiediamo immediatamente la firma del contratto dei lavoratori della sanità privata Aiop". Parola di Daniela Volpato, segretario nazionale Cisl Fp, che commenta così la sigla dell'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro 2008-2009 per circa 600 mila operatori tra infermieri, personale tecnico e amministrativo della sanità pubblica.

"Chiediamo ai presidenti delle Regioni - afferma Volpato all'ADNKRONOS SALUTE - di agire politicamente sull'Associazione italiana ospedalità privata, affinché si sieda al tavolo con i sindacati e affronti finalmente il rinnovo del contratto degli operatori del settore.

Un contratto scaduto ormai da quattro anni. Crediamo - aggiunge - che alle Regioni non faccia piacere avere un fornitore 'fuorilegge' con i suoi dipendenti. Anche perché - aggiunge - tra i requisiti indispensabili che queste strutture private devono avere per ottenere l'accreditamento con il Ssn, c'è quello di garantire buone condizioni di lavoro al proprio personale".

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Firmato accordo contratto comparto sanità

Firmato l'accordo per il rinnovo del contratto dei lavoratori della sanità pubblica. Poco prima delle 2 di questa notte è stato siglato, tra i sindacati di categoria e l'Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro 2008-2009 per circa 600 mila lavoratori tra infermieri, personale tecnico e amministrativo della sanità pubblica.

A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è Rossana Dettori, segretaria nazionale Fp Cgil, che precisa: "l'aumento retributivo medio mensile indicato nell'ipotesi di accordo è pari a circa 72 euro pro-capite sul tabellare, ai quali si aggiungono 20 euro medi di risorse aggiuntive regionali, correlati a progetti di produttività".

All'incontro presso l'Aran, oltre alla Cgil, erano presenti anche i sindacati Cisl, Uil, Fials e Fsi. L'ipotesi di accordo contiene alcuni importanti elementi di novità. "Tra questi - sottolinea la Dettori - l'inserimento di una norma 'salva-precari', per favorire la stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato con il contratto in scadenza".

E ancora, "la valorizzazione dell'attuale sistema di contrattazione integrativa, che vede già i lavoratori della sanità pubblica misurarsi su progetti e obiettivi di innalzamento della qualità del servizio; l'intangibilità delle retribuzioni in caso di assenza per donazione di midollo osseo, per assistenza all'handicap, per la prevenzione e screening oncologico, per le attività di volontariato; la possibilità di aumentare, in sede locale, il valore del buono pasto".

L'accordo, che Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl giudicano "più che positivamente", verrà ora sottoposto a consultazione certificata fra i lavoratori del comparto.

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Agenas, costruire sistema di valutazione SSN

Secondo , le differenze derivano specialmente "dalla mancanza di una programmazione della rete ospedaliera, che si rispecchia poi anche nei servizi territoriali.

Una mancanza che si trova specialmente in quelle regioni attualmente alle prese con un piano di rientro dal deficit".

L'Italia segua l'esempio dei Paesi scandinavi, dove esistono "modelli di misurazione della qualità dei servizi sanitari, svolta da enti terzi, a disposizione di tutti i cittadini".

Lo afferma Fulvio Moirano, direttore dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), intervenuto ieri al convegno 'Oltre i modelli, l'integrazione sociosanitaria a socioassistenziale per l'equità e i diritti' promosso da Federsanità-Anci al Forum della Pubblica amministrazione a Roma durante.

Una misurazione oggettiva e trasparente, spiega, stimola i migliori a proseguire sulla stessa strada e gli ultimi a recuperare il terreno perso. "Con l'Agenas - sottolinea Moirano - auspico di trovare un sistema simile di valutazione, con il consenso delle Regioni.

Spero che i virtuosi promuovano un'iniziativa simile, e i più deboli lo vogliano nell'intenzione di migliorare".

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Cimo, bene incremento fondo ma basterà?

Siamo contenti che il ministro Sacconi abbia previsto per il 2010 un incremento del Fondo sanitario nazionale di 4,8 miliardi. Ci chiediamo però se questa cifra sarà sufficiente

A dichiararlo è Stefano Biasioli, presidente nazionale della Cimo-Asmd, che commenta così le dichiarazioni del ministro del Welfare Maurizio Sacconi che, intervenendo al Forum Pa in corso a Roma, ha ipotizzato un "incremento del Fondo sanitario nazionale di 4,8 miliardi di euro per il biennio 2010-2011".

"Se queste sono le cifre, che prendiamo per buone anche se insufficienti - sottolinea in una nota Biasioli - ci chiediamo invece perché si ritardino decisioni urgenti sulle 7 sanità regionali in rosso, rimandandole a dopo il 30 giugno, ossia dopo le elezioni europee.

Un esempio su tutti: mentre a Roma si temporeggia, la crisi della sanità campana è diventata irreversibile.

Sono passati 7 mesi dalla legge 16 del 2008 di riorganizzazione della sanità campana senza che nulla sia stato fatto e senza che nessuno dei tempi riorganizzativi contenuti nella legge sia stato rispettato", conclude Biasioli.

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13 maggio 2009

Niente mobbing se dipendente ha brutto carattere

La dipendente di una struttura ospedaliera conveniva dinanzi al tribunale il datore di lavoro asserendo di essere stata oggetto di comportamenti "mobbizzanti", consistenti in continue vessazioni da parte dei colleghi e superiori nel corso della attività lavorativa e sul luogo di lavoro, nonché di essere stata demansionata.

A causa di tali condotte, la lavoratrice era caduta in uno stato di prostrazione (sindrome ansioso-depressiva) e aveva richiesto la condanna del datore di lavoro al risarcimento dei danni conseguenti.

La Corte di Cassazione ha tuttavia confermato la sentenza d'appello che a sua volta aveva respinto le domande di condanna.

Pur non negandosi il clima di conflitto che si era determinato all'interno della azienda nei vari reparti in cui la ricorrente aveva operato, la portata - secondo i giudici - andava ridimensionata attribuendone la responsabilità soprattutto a problemi caratteriali e di rapporto della dipendente stessa.

(Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)

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Febbre suina: Oms, oltre 5700 casi e 61 decessi

Si avvicinano rapidamente a quota sei mila i pazienti colpiti dal nuovo virus.

Secondo l'ultimo aggiornamento dell'Organizzazione mondiale della sanità, che fotografa la situazione a ieri mattina presto, sono 5.728 i casi di influenza A/H1N1 in 33 Paesi, 61 i decessi.

Sono 3.009 i contagi accertati negli Usa, 3 i morti; 2.059 in Messico e 56 decessi; 358 in Canada, dove si è registrata anche una vittima del virus.

Questa la mappa negli altri Paesi: 8 casi e un decesso in Costarica; 1 in Argentina, 1 in Australia, 1 in Austria, 8 in Brasile, 3 in Cina, 6 in Colombia, 1 a Cuba, 1 in Danimarca, 4 a El Salvador, 2 in Finlandia, 13 in Francia, 12 in Germania, 3 in Guatemala, 1 Irlanda, 7 in Israele, 9 in Italia, 4 in Giappone, 3 in Olanda, 7 in Nuova Zelanda, 2 in Norvegia, 29 a Panama, 1 in Polonia, 1 Portogallo, 3 in Corea, 98 in Spagna, 2 in Svezia, 1 in Svizzera, 2 in Tailandia, 68 in Gran Bretagna.

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A/H1N1 creato in laboratorio?

Potrebbe essere stato creato in laboratorio, magari per errore, il virus responsabile dell'influenza A/H1N1. Lo sostiene uno scienziato australiano, il virologo in pensione Adrian Gibbs. Sulla sua teoria, non ancora pubblicata sulle riviste scientifiche, ma riportata dai principali siti della stampa internazionale, stanno indagando l'Organizzazione mondiale della sanità e alcuni esperti internazionali in materia di influenza.

Secondo Gibbs, che studia l'evoluzione dei virus, il microrganismo non sarebbe un prodotto della natura. I geni del nuovo H1N1, sostiene, mostrano di essersi evoluti troppo rapidamente di quanto ci si aspetterebbe trattandosi di un virus 'cresciuto' nei maiali.

Potrebbe aver trascorso del tempo in un ospite intermedio, prima di passare all'uomo, come volatili o mammiferi marini, ma potrebbe anche essere stato coltivato in uova di laboratorio - è la tesi dello scienziato australiano - e questo spiegherebbe l'insolita rapidità della sua evoluzione.

Per sopravvivere in questo ambiente nuovo, spiega, il virus deve adattarsi rapidamente, cosa che invece non farebbe a tale velocità crescendo in un 'ospite' che già ben conosce. Il risultato sono le mutazioni genetiche identificate dagli scienziati nel nuovo H1N1.

Le uova sono usate nei laboratori e nei siti di produzione di vaccini, per far crescere i virus influenzali. Gibbs, che ha presentato le sue conclusioni a una rivista scientifica per la pubblicazione, ha informato della sua teoria l'Oms nel week end appena trascorso. "Non c'era alcun segnale - ha affermato il virologo, secondo quanto si legge sul 'Canadian Press' - che le autorità stessero seriamente prendendo in considerazione la possibilità che il virus fosse un prodotto di laboratorio. Mi è sembrata una buona idea venire allo scoperto e dire 'i dati mi fanno pensare questo. Sarebbe ora di indagare'".

L'Oms ha chiamato a raccolta i ricercatori dei principali laboratori di virologia per verificare se quest'ipotesi ha fondamento. Gli esperti stanno ancora lavorando, ma le prime analisi non supporterebbero la teoria di un'origine del virus in laboratorio.

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Dompè, Industria strategica per il paese

"C'è l'impegno del ministro dello Sviluppo economico a far sì che il settore farmaceutico, insieme ad altri cinque comparti, sia considerato dalla collegialità del governo come priorità strategica per lo sviluppo del Paese".

Lo spiega il presidente di Farmindustria Sergio Dompè, precisando che questa mattina è ripreso il tavolo sulla farmaceutica presso il dicastero guidato da Claudio Scajola. L'obiettivo che il settore si prefigge è "che le scelte che verranno fatte a livello di spesa non compromettano tale priorità strategica", ha spiegato Dompè a margine di un incontro sul Libro Bianco in corso al Forum P.A. di Roma.

"Non chiediamo sconti - precisa il numero uno di Farmindustria - bensì che le condizioni del mercato siano serie e affidabili, e che non si continui a tagliare sulla spesa farmaceutica.

Ricordiamo che un cittadino oggi costa allo Stato per la farmaceutica territoriale 192 euro l'anno, mentre la media europea si attesta a 270.

Negli ultimi sette anni - conclude Dompè - il peso dell'industria farmaceutica non ha pesato sulle tasche dei cittadini, mentre il resto della spesa sanitaria è salito del 42%".

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Medici ancora costretti a fare la spia

"Rimangono i medici-spia, malgrado le forti critiche e le proteste provenienti anche da parte della maggioranza di Governo". Lo denunciano i sindacati medici che continuano a protestare contro le norme del pacchetto sicurezza che portano alla segnalazione degli immigrati irregolari.

L'intersindacale - Anaao Assomed, Cimo Asmd, Aaroi, Fp Cgil medici, Fvm, Federazione Cisl medici, Fassid, Fesmed, Federazione medici Uil Fpl - spiega, in una nota, che i camici bianchi "vengono esonerati dall'obbligo di segnalazione ma non, in quanto pubblici ufficiali, da quello di denuncia di un reato, quale quello di immigrazione clandestina appositamente introdotto, la cui omissione o ritardo comporta il rischio di sanzioni penali".

Per questo i sindacati ripetono al Senato lo stesso appello rivolto alla nei giorni scorsi alla Camera, perché si approvi "una norma che introduca, definitivamente e senza equivoci, una precisa e specifica esenzione per i medici, e quanti abbiano un incarico nel Ssn, dall'obbligo di denuncia di situazioni di irregolarità relative alla cittadinanza o immigrazione di persone sottoposte a trattamento sanitario".

"Siamo fortemente preoccupati - denunciano i medici che hanno programmato per la prossima settimana una conferenza stampa per illustrare i rischi della normativa - e ci vediamo costretti a lanciare un serio allarme anche per le conseguenze sulla salute collettiva legate al pericolo di epidemie che coinvolgono il territorio.

Si pensi ai crescenti casi di tubercolosi tra gli immigrati o alla possibile diffusione del virus dell'influenza A/H1N1 le cui conseguenze sarebbero ancora più gravi con ulteriore pericolo di contagio se i clandestini, per timore di essere denunciati, non si rivolgessero alle strutture sanitarie".

Le principali organizzazioni sindacali dei medici dipendenti del Ssn terranno una conferenza stampa sul tema, a Roma venerdì 22 maggio, alle ore 11.30 presso la sede dell'Enpam (Via Torino, 38).

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Smi, medici di famiglia bocciano la convenzione

"Questa ipotesi di convenzione è ormai unanimemente considerata un pasticcio normativo ed economico. La maggioranza dei medici di famiglia è contraria a questa bozza". Questo il commento di Salvo Calì, segretario nazionale dello Smi, sulla situazione di stallo nelle trattative per il rinnovo della convenzione di medicina generale.

"La settimana scorsa - sottolinea in una nota Calì - ho scritto una lettera aperta al segretario nazionale Fimmg, Giacomo Milillo, invitandolo a riaprire un confronto con la categoria affrontando finalmente i molti nodi controversi della preintesa del 22 dicembre.

Ma sembra proprio che gli interessi dei medici, a questo punto della partita, siano ormai passati in secondo piano". Calì ha poi sottolineato che il consenso rispetto alla preintesa è ormai "al minimo storico" e che il ruolo del sindacato è quello di trarne le conseguenze.

"Alla luce delle votazioni del consiglio nazionale di sabato della Fimmg - afferma - non possiamo che rilevare un dato: Smi, Snami e quasi la metà della Fimmg (9 regioni su 16 hanno detto no a questa strategia) si oppongono a questa bozza di accordo, cioè la maggioranza dei medici sindacalizzati di medicina generale.

Rifletta anche la parte pubblica sull'utilità di un accordo capestro che - conclude Calì - pregiudica il rapporto del Ssn con la maggioranza dei medici del settore.

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Sacconi, nuovo ministero in tempi brevi

Tempi brevi per la nascita del ministero della Salute e conferma della nomina a Ministro di Ferruccio Fazio. Assurdo che la Sinistra abbia protestato fino ad ora. La decisione di accorpare il Ministero era stata loro

Lo ha affermato ieri il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, lasciando l'incontro sul tema del Libro Bianco che si è svolto ieri al Forum P.A. di Roma "Ho sempre detto -sottolinea il ministro - che l'integrazione delle competenze nell'ambito del ministero del Welfare ha consentito una visione integrata. Ma adesso è opportuno che la gestione si separi". L'accorpamento nel dicastero del Welfare, assicura il ministro, "noi l'abbiamo subita: la sinistra volle l'integrazione in un unico ministero.

Ma la sinistra, come si sa, purtroppo non azzecca". "Sono allibito - ha continuato Sacconi - dall'impudenza di Dario Franceschini. Il ministero unico è una piena decisione del centrosinistra, è il prodotto della riforma Bassanini, da noi rifiutata e corretta. La funzione del ministero della Salute - aggiunge - è stata successivamente reintrodotta da un emendamento dell'allora maggioranza che lo votò". Sacconi attacca frontalmente il leader del Pd. "Dal punto di vista delle politiche della salute - spiega Sacconi - evidentemente Franceschini porta il Pd a difendere le regioni inefficienti, perché siamo impegnati soltanto a fare in modo che proprio le Regioni inefficienti come la Calabria e la Campania realizzino i necessari aggiustamenti. Altrimenti - avverte Sacconi - devono essere commissariate prima delle vacanze estive". E ribadisce: "Franceschini difende la sanità che non funziona e che costa di più.

Sacconi ha così respinto al mittente le accuse del leader del PD che ieri durante un incontro tenuto nella sede del partito aveva accusato il Governo di cattiva gestione della sanità puntando il dito contro i tagli in finanziaria che, secondo Franceschini ammonterebbero a 13 miliardi di euro. "Bisogna accendere i riflettori su quello che sta accadendo - ha ammonito Franceschini - perché in un anno di governo non si è parlato di sanità. Proprio in un momento di crisi, se non si interviene per ridurre le diseguaglianze è inevitabile che aumentino le divisioni. Si tratta di un impegno giusto, che deve essere ancora più forte nella salute", ha aggiunto il leader democratico sottolineando che "la Costituzione, nell'articolo 32, definisce il diritto alla salute come fondamentale".

Per questi motivi, Franceschini ha detto che in questo campo "sarà forte la battaglia del Pd" e che "il primo impegno è quello di difendere il Servizio sanitario nazionale, che è stata una conquista che va difesa. Noi, in Italia, siamo all'avanguardia, non bisogna tornare indietro nè esplicitamente e nè silenziosamente. Perché - ha proseguito Franceschini - questo sta avvenendo visto che nel Libro bianco di Sacconi si parla di riduzione del pilastro pubblico e non di una integrazione tra pubblico e privato".

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12 maggio 2009

Anche la Spagna ha fatto il grande salto!

La pillola del giorno dopo senza la ricetta

La Ministra della Sanità Trinitad Jimenez ha deciso di rendere disponibile alle donne la pillola del giorno dopo senza l'obbligo della ricetta medica.

Fino ad oggi, come in Italia, per poter ottenere il farmaco era necessario presentare la ricetta del medico in farmacia.

Difficile da reperire, sia per l'obiezione spesso opposta dal medico che per gli orari dei consultori non compatibili con quelli di chi lavora o studia, sembra che la Spagna abbia deciso di avere una posizione più decisa e meno ipocrita per affrontare il problema delle interruzioni di gravidanza.


Una scelta fatta anche alla base di importanti evidenze scientifiche che confermano che l'uso adeguato della contraccezione di emergenza è in grado di evitare il 75% delle gravidanza non desiderate (dati OMS).

Peccato che abbiano scelto di aumentare il prezzo del farmaco fino ai 20 euro (in Italia costa circa 12 euro), al fine di scorraggiarne l'abuso: la strada più efficace, a nostro parere, è quella dell'informazione.

In Italia l'associazione Vita di Donna Onlus da quasi un anno ha attivato una rete di medici per la prescrizione gratuita che si sta via via estendendo sul territorio nazionale.

Lo scopo è quello di aiutare le donne ad ottenere il farmaco nel più breve tempo possibile, diminuendo così la probabilità di una gravidanza non desiderata. Soprattutto nel week-end e nei festivi, quando i consultori familiari sono chiusi, ci sono il maggior numero di richieste ed è importante dare una risposta rapida ed efficace.

Nella maggior parte dei paesi europei la pillola del giorno dopo è farmaco da banco, in quanto non presenta particolari effetti collaterali ed è un efficace contraccettivo di emergenza.

Quando riusciremo anche in Italia a vedere rispettati i diritti delle donne e della loro libera scelta?

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Mpv, capacità giuridica a embrione

Riconoscere la capacità giuridica dell'embrione, modificando l'articolo 1 del Codice civile. E' questa la risposta che il Movimento per la vita (Mpv) e l'Associazione Scienza e vita vogliono proporre, facendo appello ai "parlamentari italiani sensibili", alla sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale parte della legge 40 sulla procreazione assistita.

"Una sentenza basata su motivazioni irrazionali", sostiene Carlo Casini, presidente del Mpv, che ieri ha illustrato le 'contromosse' in una conferenza stampa al Senato. Secondo Casini, l'aspetto più grave della sentenza della Corte Costituzionale "è il totale silenzio sui diritti dell'embrione". Da qui la proposta di rispolverare la proposta di legge popolare, presentata già nel 1995, che propone la modifica del Codice civile.

"Chiederemo ai parlamentari più vicini a noi di ripresentarla", spiega Casini che ha subito incassato la disponibilità della senatrice Laura Bianconi (Pdl), presente all'incontro. Ma questo non basta, perché "c'è bisogno che la società civile spinga verso questo cambiamento culturale - aggiunge il presidente del Mpv - e per farlo cercheremo di coinvolgere tutte le associazioni che hanno a cuore la difesa della vita in un lavoro di informazione".

Nel frattempo, però, "in difesa della salute della donna e del concepito, porteremo avanti obiettivi intermedi - continua Casini - attraverso la vigilanza sull'applicazione corretta della legge 40" perché, ad esempio, non si producano più embrioni del necessario, come impone ancora la legge che ha cancellato il numero, ma non l'indicazione di produrre solo gli embrioni strettamente necessari. "Chiederemo inoltre - prosegue - che vengano emanate linee guida che possano correttamente interpretare concretamente la legge 40", che "seppure 'ferita' mantiene il suo impianto fondamentale".

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31 anni legge Basaglia, 6 ddl per cambiarla

Compie 31 anni domani la legge 180, meglio nota come legge Basaglia dal nome dello psichiatra veneziano che la ispirò.

Era il 13 maggio del 1978 quando il Parlamento italiano la approvò, sancendo che il 'manicomio' era un'istituzione da abbattere, e il malato mentale un paziente da curare.

La legge Basaglia diede luogo a una vera e propria rivoluzione culturale, vietando la costruzione e la riapertura dei manicomi e stabilendo che "accertamenti e trattamenti sanitari sono volontari".

Il provvedimento ha inoltre regolamentato il trattamento sanitario obbligatorio (Tso), istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Il Tso, a base di farmaci antipsicotici, dura solitamente 7 giorni e deve essere richiesto da uno psichiatra, firmato dal sindaco e convalidato dal giudice tutelare.

Alla fine del 2005, l'allora ministro della Salute Francesco Storace riaprì il dibattito sulla legge 180, affermando che era giunto il momento di rimettere mano alla legge.

Attualmente sono sei le proposte e i disegni di legge depositati alla Camera e al Senato per modificare il provvedimento, due a prima firma di Fabio Rizzi (Lnp) e quattro avanzate da altri parlamentari Pdl.

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Tagli metteranno in crisi la medicina interna

Con la politica di riduzione progressiva dei posti letto, annunciata dal ministero del Welfare, "in molte realtà si registreranno difficoltà nei reparti di medicina interna".

E' la previsione di Antonino Mazzone, presidente nazionale di Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri italiani), che ieri a Milano, durante la presentazione del XIV Congresso nazionale Fadoi, in programma da domani a Cernobbio (Como), precisa: "L'Italia è una realtà disomogenea. In alcuni ospedali, per 6-7 mesi l'anno, già adesso ci sono pazienti a carico della Medicina interna ricoverati in altri reparti".

E con ulteriori riduzioni di posti letto, teme l'esperto, la situazione potrebbe peggiorare. Secondo il numero uno degli internisti, "i pazienti fuori reparto sono una piaga per l'organizzazione ospedaliera.

Per far fronte a questo e ad altri problemi stiamo cercando di sviluppare forme di integrazione con il territorio. Per esempio collaboriamo con il medico di medicina generale per dimissioni protette, ma rapide dagli ospedali e si prevedono poi accessi privilegiati agli ambulatori.

La sinergia con il territorio avviene sia prima dell'ingresso di un paziente in ospedale, sia in uscita". Negli ospedali, intanto, il ruolo del medico di medicina interna si sta evolvendo.

Realtà come il Niguarda di Milano prevedono la sua presenza anche in Ortopedia, proprio per la sua capacità di mantenere un approccio globale ai problemi del paziente.

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Vaccini: Tomassini, necessario calendario unico

"Serve un calendario vaccinale unico e centralizzato, per evitare che le Regioni si comportino in modo disomogeneo fra loro.

Ed è anche necessario inserire i vaccini nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), calmierando i prezzi di quelli che ne rimangono fuori".

E' il parere di Antonio Tomassini, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato, intervenuto ieri a Roma al convegno 'I vaccini: sicurezza per i cittadini e risparmio per il Ssn. Focus sulla meningite meningococcica', organizzato dall'associazione Giuseppe Dossetti.

"Mai occasione fu più calzante per parlare di questo argomento - ha detto Tomassini - dato che nel mondo è in atto un'importante epidemia di nuova influenza che sta allarmando le autorità sanitarie.

Bisogna ricordare che i vaccini rendono possibile prevenire le malattie - ha sottolineato - e sono molto più economici rispetto a una qualsiasi terapia da somministrare una volta che, invece, la patologia si è scatenata.

Ce ne sono alcuni opzionali ma di cui si dovrebbe implementare l'utilizzo, come quelli contro la meningite. Non può vigere la legge del tutto o del nulla, ne possono esistere 21 sistemi sanitari diversi fra loro".

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Snami, convenzione sarebbe bocciata

La firma dell'accordo per il rinnovo della Convenzione dei medici di medicina generale, a oggi, sarebbe bocciata in un eventuale referendum di consultazione dei camici bianchi iscritti ai diversi sindacati

Ne è convinto Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) che ha 'simulato' i risultati di una consultazione basandosi sui dati di consenso all'intesa già emersi nelle diverse associazioni sindacali, comprese quelle decise alla firma, nelle quali però non manca una quota di iscritti contrari all'accordo già predisposto per il quadriennio normativo 2006-2009 e il biennio economico 2006-2007.

La 'bocciatura', insomma, "si desume da una 'conta' teorica delle percentuali dei medici che appartengono a tutte le sigle sindacali della medicina generale", dice Martini. "Abbiamo conteggiato in modo empirico i contrari alla firma dell'accordo nazionale, alla luce anche dei dati ricavati dall'ultima riunione del sindacato maggioritario.

E ne sono emerse cifre interessanti: circa un 57% dei medici sarebbe contrario alla firma, contro un 43% scarso dei favorevoli. Dati alla mano, in un quadro ipotetico di consultazione referendaria, con una maggiore libertà di voto, i numeri sarebbero decisamente contrari alla firma". La conclusione è che "una cosa sono i numeri del sindacato, altro l'orientamento effettivo dei medici nel loro insieme.

Certo - continua il presidente Snami - in Italia non è a oggi attuabile un referendum sugli accordi siglati. Ma, per usare le parole del vicesegretario Snami, Pasquale Orlando, l'autoreferenzialità e la pretesa egemonica di alcuni dovrebbero essere talvolta testate nell'urna". Infine Martini chiede a chi ha le responsabilità politiche di rendersi conto dei rapporti numerici all'interno della categoria, "e cioè che esiste sì una minoranza pur significativa e legittimata a decidere, ma esiste soprattutto la voce di una maggioranza 'silenziosa' di medici che vuole ridiscutere l'impianto dell'Acn".

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11 maggio 2009

Testosterone provato come contraccettivo maschile

Dopo decenni di ritardi, il controllo ormonale delle nascite per il sesso maschile potrebbe essere vicino alla realizzazione: l'iniezione mensile di un contraccettivo basato sul testosterone risulta efficace al 99 percento nella prevenzione della gravidanza della partner.

Nell'uomo il testosterone controlla la produzione di sperma, l'erezione ed il comportamento sessuale, e viene somministrato dall'esterno di solito per il trattamento di patologie che derivano dalla sua carenza.

La ricerca di un equivalente maschile della pillola che sia disponibile commercialmente è rimasta in stallo negli ultimi anni, in larga parte a causa della mancanza di interesse dell'industria farmaceutica, in cui lo sviluppo è stato abbandonato nonostante la positività degli studi: il fenomeno probabilmente si deve alla supposizione che non vi sia molto mercato per un contraccettivo maschile che richieda impianti o iniezioni frequenti.

D'altro canto, la somministrazione orale del testosterone non è verosimile in quanto esso, se assunto per questa via, non risulta altrettanto efficace e potrebbe dare luogo ad epatotossicità.

(J Clin Endocr Metab online 2009, pubblicato l'8/5)

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Il fumo ha bruciato 6 miliardi

Oltre sei miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa sanitaria italiana. E' la cifra che è stato necessario spendere nel 2005 per curare tutte le patologie legate al fumo. Un vizio che provoca sempre più malattie e soprattutto morti in tutto il mondo: il triste numero è infatti destinato ad aumentare dai 5,4 milioni del 2004 agli 8,3 milioni del 2030 (+10%).

A tirare le somme sono stati gli esperti riuniti ieri a Trieste per confrontarsi su epidemiologia, prevenzione, impatto clinico-economico delle patologie correlate alla sigaretta e nuove terapie, in occasione del convegno 'Fumo Salute e Sanità', patrocinato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dall'Osservatorio sanità e salute.

"La ricerca scientifica - afferma in una nota Americo Cicchetti, della Facoltà di Economia dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - ha messo in chiara evidenza la correlazione tra l'emergenza di alcune patologie e l'abitudine al fumo. Adottando come dati di riferimento i ricoveri ospedalieri durante il 2005, uno studio realizzato dal nostro ateneo ha calcolato che il costo per i ricoveri associati a patologie tabacco-correlate è pari a 3,4 miliardi di euro, un valore che nel 2005 rappresenta il 3,5% della spesa del servizio sanitario nazionale.

Proiettando questo dato anche sugli altri livelli di assistenza ne è emerso che nel 2005 la spesa complessiva per il Servizio sanitario nazionale per le patologie fumo-correlate ammonterebbe a oltre sei miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa sanitaria nazionale". "Il fumo è il principale fattore di rischio di morte della nostra società - sottolinea Marco Confalonieri, direttore della Struttura complessa di Pneumologia degli Ospedali Riuniti di Trieste - e noi specialisti delle malattie dell'apparato respiratorio sappiamo di aver di fronte una vera e propria epidemia di disturbi che negli ultimi anni aumenta come peso sanitario e sociale.

Oltre ai tumori polmonari, ci sono la Broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), l'insufficienza respiratoria o le malattie polmonari interstiziali. Occorre aiutare i fumatori a smettere e diagnosticare precocemente le malattie da fumo con esami semplici come la spirometria".

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Febbre suina: Oms, situazione in evoluzione

"Siamo di fronte a un quadro in evoluzione. La nuova influenza A si sta diffondendo in diversi Paesi, tanto che oggi sono 30 quelli in cui sono stati registrati casi confermati".

Lo ha detto Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in una conferenza stampa telefonica ieri pomeriggio da Ginevra, sottolineando l'importanza di avere un quadro esatto e completo della situazione, che "nelle ultime due settimane sta evolvendo".

"Lavoreremo duramente per essere sicuri che tutti Paesi siano preparati il più possibile, monitorando anche l'evoluzione della situazione sui diversi territori", ha assicurato Fukuda. Anche perché al momento attuale non è il caso di sottovalutare il virus.

"Quando cerchiamo di definire la severità di una malattia dobbiamo considerare non solo il numero dei morti, ma anche quello delle complicanze", aggiunge l'esperto. Tenendo conto delle condizioni specifiche dei diversi Paesi.

E ancora, "occorre considerare - dice Fukuda - i diversi modi in cui queste epidemie possono influire su un Paese: diminuisce, infatti, il numero di persone che si recano a lavoro perché malate o spaventate all'idea di un contagio.

E si riducono gli scambi commerciali, perché molti non escono di casa sempre per timore di un contagio". Insomma, un virus può infettare anche l'economia di uno Stato. Ecco perché, ha concluso l'esperto, "occorre essere consapevole del fatto che la severità non è solo legata ai decessi. Finora abbiamo avuto molti che si sono ammalati, alcuni che hanno avuto complicanze, altri che sono morti".

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Strategia contro H1N1 entro giugno

La strategia vaccinale da adottare contro la nuova influenza da virus A/H1N1 verrà definita entro una decina di giorni, o al più tardi entro l'inizio di giugno.

Lo annuncia il viceministro al Lavoro, salute e politiche sociali, Ferruccio Fazio, ieri a Milano a margine delle celebrazioni per i 30 anni dalla fondazione dell'ospedale San Paolo. Il viceministro ribadisce la possibilità che il virus potenzialmente pandemico possa riservare nuove sorprese il prossimo autunno, in concomitanza con l'influenza stagionale.

Per preparare l'Italia all'eventualità di un'epidemia più aggressiva del solito, dunque, "stiamo studiando delle strategie vaccinali" e sono al vaglio numerose ipotesi. Ma la linea da seguire sarà definita a breve, assicura Fazio: "Dobbiamo decidere entro una decina di giorni - spiega - perché poi bisogna entrare in produzione" in modo da 'coprire' la popolazione in tempo utile. "E dovremo decidere insieme alla Comunità europea, quindi l'ultima data" utile "è il Consiglio dei ministri Ue in programma ai primi di giugno a Bruxelles", puntualizza.

Le ipotesi all'esame di autorità sanitarie e aziende farmaceutiche, conferma il viceministro, sono "tecniche: la possibilità, per esempio, di utilizzare un unico vaccino tetravalente", efficace sia contro la nuova influenza sia contro quella classica, "oppure un vaccino trivalente per l'influenza stagionale più un monovalente" diretto contro quella nuova. E ancora: "Potremmo decidere di impiegare vaccini 'rinforzati' o meno da sostanze adiuvanti, o vaccini prodotti in modo tradizionale o con tecnica del Dna ricombinante", conclude.

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Ripristino ministero fondamentale nel federalismo

"Esprimo soddisfazione per il fatto che il Consiglio dei ministri ha deliberato di avere di nuovo un ministero della Salute in Italia.

Credo che questa sia infatti una cosa essenziale nell'ambito del federalismo". Così il viceministro al Lavoro, salute e politiche sociali, Ferruccio Fazio, intervenuto ieri a Milano alle celebrazioni per i 30 anni dell'ospedale San Paolo.

Proprio in una logica di federalismo, Fazio ritiene "essenziale avere un ministro della Salute che si occupi di armonizzare le attività delle diverse Regioni".

Quanto alle priorità del futuro ministero, il cui scorporo dal Welfare, è oggetto di un Ddl approvato venerdì dal Consiglio dei ministri, "sono state e sono - ricorda Fazio - i piani di rientro delle Regioni meno virtuose e cercare di arrivare a una sanità più uniforme possibile nel nostro Paese".

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Cofinanziare per avere una ricerca migliore

Fazio ha annunciato ieri di aver avviato lo studio del cofinanziamento della ricerca in sistema a bando unico. Si spera di avere già nel 2009 di avere più fondi per premiare i migliori

Regioni 'arruolate' per migliorare i meccanismi di finanziamento della ricerca biomedica in Italia. Arrivare "già nel 2009" a distribuire più fondi agli scienziati meritevoli è l'obiettivo del viceministro al Lavoro, salute e politiche sociali, Ferruccio Fazio, intervenuto ieri alle celebrazioni per i 30 anni dell'ospedale San Paolo di Milano.

Un traguardo, spiega, al quale potrebbero contribuire anche le Regioni, fra i possibili protagonisti del nuovo sistema basato su un bando unico al quale possono partecipare tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale.

"Abbiamo messo a punto nuovi meccanismi - ricorda Fazio - che prevedono una valutazione condotta secondo criteri totalmente trasparenti, eseguita in questa fase completamente all'estero, con la collaborazione degli Nih (National Institutes of Health) americani. Questo ci consentirà di aumentare la quota di fondi messa a bando", sottolinea. E proprio "in questo contesto - aggiunge - stiamo trattando con le Regioni la possibilità di avere un cofinanziamento regionale.

Ciò significa che la Regione in cui un ricercatore ha vinto un bando darà una quota di finanziamento allo scienziato vincitore". Questo sistema, con la possibilità di mettere a disposizione più finanziamenti in modo più trasparente, conclude il viceministro, "mi auguro farà in modo che per il 2009 i fondi alla ricerca siano superiori rispetto a quanto sono stati finora".

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10 maggio 2009

Errori chirurgici aumentano decessi e nuovi ricoveri

I pazienti chirurgici che risultano danneggiati dall'intervento hanno probabilità sette volte maggiori di morire in ospedale o di essere nuovamente ricoverati entro tre mesi dalle dimissioni rispetto agli altri.

Gli errori chirurgici che determinano questo effetto comprendono pneumotorace iatrogeno, alcune infezioni determinate dall'assistenza medica, emorragie o ematomi postoperatori, scompensi fisiologici o metabolici postoperatori, insufficienza respiratoria postoperatoria, embolia polmonare o trombosi venosa profonda postoperatoria, sepsi postoperatoria, deiscenza della ferita chirurgica a seguito di intervento addominopelvico e perforazioni o lacerazioni accidentali.

Dati gli elevati costi della degenza ospedaliera, i nuovi ricoveri supplementari rappresentano un costo sostanziale per i piani sanitari ed il paziente: essi potrebbero essere considerati come parte dei potenziali risparmi derivanti dagli incentivi per ospedali o equipe mediche finalizzati a minimizzare questi eventi, oppure dalla selezione di personale con migliori performance sulla sicurezza.

Esaminare le variazioni nella sicurezza del paziente fra i vari ospedali e le loro possibili determinanti potrebbe essere un modo di sfruttare quanto rilevato: sia la competizione fra medici ed ospedali a livello locale che quella fra diversi piani sanitari potrebbero influenzare i tassi di errori chirurgici.

Benchè i fattori alla base di questi fenomeni possano essere complessi, una combinazione di istruzione, reclutamento, pubblicità, ricompense economiche e strategie di penalità potrebbe essere la chiave per il miglioramento della sicurezza del paziente.

(Med Care. 2009; 47: 583-90)

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Entro 2010 terapia genica contro talassemia

Il futuro della lotta alla talassemia è la terapia genica. "Se gli studi finora condotti daranno i risultati sperati, saremo pronti a trattare i primi pazienti già nei primi mesi del 2010". Ne è certo Michel Sadelain, direttore del Laboratorio di trasferimento genico e genetica umana del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, intervenuto al Senato a una conferenza organizzata in occasione della Giornata mondiale della talassemia.

"La guarigione definitiva della talassemia - ricorda l'esperto americano - oggi è rappresentata solo dal trapianto di midollo". Ma anche per la talassemia, come per le altre patologie, il problema del trapianto consiste nel trovare un donatore compatibile, che non sempre è possibile. E per liberare i pazienti dalla 'schiavitù' delle trasfusioni, che devono essere effettuate per tutta la vita senza la certezza di una guarigione completa, Sadelain propone la terapia genica.

"In questo modo - spiega l'esperto - possiamo superare l'ostacolo del trapianto perché si interviene usando cellule dello stesso paziente, quindi c'è minor rischio di rigetto. Nel corso degli anni ci sono stati molti progressi con l'utilizzo di vettori virali. Per correggere il difetto del gene della beta-globina, causa della beta-talassemia, vengono 'infettate' cellule staminali autologhe da reimpiantare nel malato stesso.

E se gli studi che abbiamo condotto finora dovessero darci i risultati sperati - ribadisce - crediamo che già dal 2010 potremo trattare in questo modo i pazienti". Ed è probabile che i primi ad essere curati dalla terapia genica siano proprio i malati italiani. E' infatti intensa la collaborazione tra Sadelain, alcuni centri italiani di eccellenza (tra cui Pavia, Cagliari e Palermo) e la Fondazione Giambrone per la guarigione della talassemia.

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Fazio, Abruzzo sarà modello di nuova sanità

L'Abruzzo "potrà essere il modello della nuova sanità che il Governo intende realizzare in Italia. In questa regione ci troviamo a partire da zero, e il sisma può essere un'opportunità per avviare questa trasformazione".

Lo ha affermato il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, all'Aquila per incontrare sindacati e rappresentanti dei medici nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito."Il Governo - spiega - ha in programma di ridisegnare il sistema di cura delle Regioni, d'accordo con loro, partendo dalla medicina generale e del territorio per realizzare davvero la continuità assistenziale".

Si potrà partire dunque dall'Abruzzo, "per cui è già stato messo a punto un documento - anticipa Fazio - Voglio assicurare che il Governo e il sottoscritto avranno un'attenzione particolare per i problemi della ricostruzione.

Non siamo stati troppo presenti finora per non interferire con il lavoro della protezione Civile: adesso l'emergenza è finita e stiamo pensando e lavorando alla ricostruzione", sottolinea, ricordando che la sanità abruzzese è commissariata e questo permette al Governo maggiore spazio di intervento e controllo. Da ridurre il numero dei posti letto negli ospedali, che nelle intenzioni dell'Esecutivo dovrebbero essere portati a 3-3,5 per mille abitanti.

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Anaao, positiva intenzione ripristino Ministero

"Il fatto che ci sia l'intenzione di ripristinare un ministero autonomo della Salute è per me motivo di grande soddisfazione". Lo dice all'ADNKRONOS SALUTE Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, commentando l'anticipazione del via libera in Consiglio dei ministri alla nomina del sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio a viceministro alla Salute, e a un provvedimento per lo scorporo dal Welfare del ministero della Salute.

"Il ministero della Salute è necessario, a livello internazionale e nazionale. Basti dire che eravamo l'unico Paese a non averlo. E la sua funzione di coordinamento delle Regioni è indispensabile", prosegue il segretario nazionale dell'Anaao, già molto soddisfatto per le notizie di oggi (sabato ndr) .

"Ma lo sarò ancor di più quando verrà annunciato il ripristino del ministero della Salute - assicura - Intanto faccio gli auguri a Ferruccio Fazio, di buon lavoro e di una proficua collaborazione nelle sue nuove vesti di viceministro". Il ministero della Salute, infatti, "svolge un ruolo insostituibile per affrontare gli urgenti problemi che gravano sul Ssn e che chiedono immediate soluzioni", prosegue Lusenti.

L'Anaao Assomed, che ha sempre manifestato la sua contrarietà all'accorpamento dei ministeri del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, "ritiene che il ritorno di un ministero autonomo possa contribuire a garantire al Servizio sanitario nazionale il suo carattere di unitarietà".

In un Paese "in cui le differenze tra i vari servizi sanitari regionali tendono ad ampliarsi, determinando disuguaglianze sempre più evidenti, è sempre più necessario mantenere un organismo che funga da baricentro, per assicurare il coordinamento programmatorio e di salvaguardia dei criteri di uniformità assistenziali - riflette Lusenti - ed evitare pericolose derive che negano il riconoscimento del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale.

Porgiamo a Ferruccio Fazio, che il Governo ha designato vice ministro alla Salute riconoscendogli un ruolo di maggiore responsabilità - conclude il segretario dell'Anaao - i migliori auguri di buon lavoro, auspicando di proseguire la collaborazione e il confronto basato sul dialogo e nel reciproco rispetto dei ruoli".

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Fnomceo, buona notizia viceministero Salute

"E' una buona notizia" la 'promozione' del sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio a viceministro della Salute

Molto buona anche l'approvazione di un provvedimento per lo scorporo del ministero della Salute.

Ad accogliere con non celato entusiasmo le notizie sulle decisioni prese in Consiglio dei ministri, è il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco.

Per il presidente dei camici bianchi italiani si tratta di una novità di grande importanza. "Mi pare - dice Bianco all'ADNKRONOS SALUTE - che ci sia bisogno di avere un punto di rifermento formale.

Avere una responsabilità più netta e precisa a cui riferirsi credo possa contribuire a rendere più forte il governo della sanità. E il cielo sa quanto ce ne sia bisogno". La soluzione, insomma, è "buona".

Ed è altrettanto importante il passaggio che prevede lo scorporo del ministero della Salute. Non solo.

"Il sottosegretario Fazio - conclude - è una persona molto attiva e molto responsabile. Abbiamo lavorato insieme e continueremo a farlo".

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08 maggio 2009

L'Italia è laica

?L?Italia è laica- Lo ha riconfermato la Corte Costituzionale?, questo il commento di Monica Soldano, presidente di Madre Provetta, che preannuncia la costituzione della Federazione Italiana delle Associazioni dei Pazienti Infertili, ed invita all?incontro:

La cura della sterilità e le tecniche di fecondazione medicalmente assistita. Il futuro dopo la sentenza della Corte Costituzionale e le modifiche alla legge 40. L?appuntamento è a Roma, martedì 12 maggio, a Palazzo di Montecitorio, sala del Mappamondo in via della Missione 2, dalle 15 alle 17.

Nella sessione giuridica interverranno: Stefano Rodotà, ordinario di diritto civile, Università La Sapienza, Giandomenico Caiazza, presidente Unione Camere penali di Roma, Alfonso Celotto, ordinario di diritto Costituzionale Università di Roma Tre, Gianni Baldini, avvocato foro di Firenze e consulente di Madre Provetta, Giorgio Muccio, foro di Bologna e consulente Cerco un bimbo. Nella seconda sessione, sul futuro della pratica medica della PMA dopo la sentenza della Corte Costituzionale, le associazioni di pazienti si confronteranno con Claudia Livi, presidente dell?associazione dei centri Cecos Italia e con Gianni Monni, ginecologo, primario dell?ospedale Microcitemico di Cagliari e presidente AOGOI., Lisa Canitano, ginecologa, presidente di Vita di Donna.

L?incontro sarà particolarmente importante, poiché è il primo incontro pubblico, in una sede istituzionale in cui le associazioni attrici della battaglia legale nei tribunali, interrogano la politica, le istituzioni e le società scientifiche sul futuro dell?applicazione della legge 40, dopo le modifiche della sentenza della Corte Costituzionale.

?Oggi, le motivazioni della sentenza- commenta Monica Soldano, presidente di Madre Provetta e direttore del giornale Vita di donna, ci confermano la laicità della Corte Costituzionale, la sua terzietà, che è un valore fondamentale per l?equilibrio dei poteri nel nostro Ordinamento e nella nostra Costituzione.

Non solo, ma riconfermando la rilevanza della tutela della salute della donna, alla luce dell?art. 32, auspicano che le leggi non vadano a legiferare su questioni tecnico-scientifiche. ? A questo punto, conclude Monica Soldano, mi sento confortata anche per il futuro ed anche per le leggi che verranno su altre materie, per il testamento biologico, ad esempio. Nella battaglia contro la legge 40, il ruolo di Madre Provetta è stato determinante.

La società civile ha dato molto, pur con poche risorse disponibili. Ciò insegna, che per fare e fare bene, non solo occorra stare dalla parte della legalità, ma anche investire con strategie concrete. Per questo, ringrazio le coppie che ci hanno permesso di regalare questa vittoria di legalità a tutto il Paese.

Mi auguro, infine,che nel prossimo futuro, anche le Società scientifiche possano recuperare un ruolo ?politico? con le associazioni di tutela dei cittadini e che in Italia, le dinamiche del gioco possano cambiare, grazie ad un lavoro comune, come accade in Gran Bretagna o in altri Paesi europei.?

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07 maggio 2009

A fine maggio riparte l'ospedale dell'Aquila

Cento posti letto, due sale chirurgiche, uno spazio per la diagnostica per immagini e una sala di ostetricia dove far nascere bebè.

Tre lotti dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, dichiarato inagibile all'indomani del terremoto che ha messo in ginocchio l'Abruzzo, "riapriranno i battenti il 31 maggio prossimo, e verranno inaugurati il 2 giugno", giorno della festa della Repubblica. Ad assicurarlo all'ADNKRONOS SALUTE è il manager dell'Asl dell'Aquila Roberto Marzetti, che spiega come, al momento, "squadre di operai stiano lavorando alacremente in quegli spazi - ovvero i lotti L1, L2 e L3 - che la Protezione civile ha giudicato riattivabili con interventi di piccola entità". Intanto, ricorda il manager, "stanno smontando l'ospedale del G8 alla Maddalena per portarlo all'Aquila tra fine maggio e metà giugno.

Si tratta - spiega - di una struttura di 1.800 metri quadrati che conta 80 posti letto e una o due sale operatorie. Ciò significa che entro fine giugno dovremmo disporre di 180 posti letto e quattro sale chirurgiche" Intanto, però, andranno avanti i lavori all'interno del San Salvatore. "A settembre - prosegue Marzetti, estremamente ottimista - grazie a questi interventi più consistenti dovremmo recuperare altri 100 posti letto e 8 sale chirurgiche. Ciò significa che disporremo di circa 300 posti letto e 10 sale operatorie".

"La riapertura parziale della struttura - sottolinea Alessandro Mastromarino, chirurgo vascolare del San Salvatore - è una buona notizia. Al momento - aggiunge - ci limitiamo a svolgere soltanto attività ambulatoriale all'interno dell'ospedale da campo. Gli unici ricoverati sono 20 pazienti a Geriatria".

Domani i medici del San Salvatore dovrebbero ricevere la visita del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Amedeo Bianco, e del sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio. "Sarà l'occasione - afferma Mastromarino - di avanzare qualche richiesta. Una su tutte: la stabilizzazione del personale precario".

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Neanche a Fimmg è piaciuto il rapporto PIT

I medici di famiglia si 'difendono' dal Rapporto Pit Salute presentato mercoledì a Roma dal Tribunale dei diritti del malato, che ha ricondotto al territorio il 14% di tutte le segnalazioni negative formulate dai cittadini.

"Rapporto disumanizzato? Camici bianchi freddi, scostanti e addirittura sgarbati? Nemmeno per sogno", ci tiene a precisare, in una nota, la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg). "Non è questo l'identikit dei medici di famiglia degli italiani - sottolinea Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg - I dati del Pit Salute 2008, elaborati dal Tdm, pur corretti nella forma se non letti bene rischiano di fornire un'immagine distorta del Servizio sanitario nazionale". Nel rapporto, in particolare, i medici di famiglia sono indicati come direttamente responsabili del 2,5 % dei reclami presentati. Numeri minimi, secondo Milillo, da correggere ancora al ribasso.

"La premessa - dice il leader della Fimmg - è che l'indagine rileva solo gli aspetti negativi e non coglie i positivi. Il fatto poi che la percentuale di segnalazioni sia così bassa, peraltro con trend in discesa, andrebbe riconsiderato alla luce del fatto che nelle altre strutture del Ssn ci va solo una parte della popolazione (quella malata), mentre dal medico di famiglia ci va tutta. Occorrerebbe, per questo, una normalizzazione statistica".

"Questo non significa che in medicina generale non vi siano problemi. Tuttavia ­- prosegue Milillo - alcune percentuali vanno rivalutate. Ad esempio, il fatto che i medici rifiutino una prescrizione può essere assolutamente legittimo e fisiologico.

Inoltre bisogna tener conto che il medico di famiglia non ha alcun aiuto, fino ad ora, da parte del sistema, ed è oggetto di una sorta di persecuzione dal punto di vista burocratico e del carico di lavoro crescente". Il segretario della Fimmg chiarisce che la categoria non cerca giustificazioni ma di qualificare sempre più il servizio reso ai cittadini: "come sindacato siamo impegnati nello sforzo di mettere il medico nelle migliori condizioni per esprimere il meglio di sé".

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Amami, rapporto PIT gravemente inesatto

"Le gravi inesattezze del Pit Salute 2009 minano il rapporto medico-paziente. Se i dati del Tdm somigliassero alla situazione sanitaria reale del Paese, non si capirebbe perché l'Oms mette l'Italia al secondo posto al mondo per la qualità del servizio sanitario erogato".

Parola di Maurizio Maggiorotti, presidente di Amami (Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente), che commenta così il XII Rapporto Pit Salute del Tribunale diritti del malato, presentato ieri a Roma. Dalla 'fotografia' emerge che "il 18% delle circa 25.000 segnalazioni ricevute durante il 2008 riguarderebbe fenomeni di malpractice". Per il presidente dell'Amami, però, i conti non tornano.

"Di tutti quelli che sarebbero stati vittima di un episodio di malpractice, secondo il Tdm - spiega in una nota Maggiorotti - solo il 28% richiede una specifica consulenza medico-legale in vista di una eventuale azione legale. E non è finita.

Da questa cifra, già piuttosto esigua (stiamo parlando adesso di 1.260 casi su tutto il panorama nazionale), andrebbe ancora tolto un 44% che, dalla consulenza medico-legale fornita dallo stesso Tdm, riceve parere negativo, perché non si rilevano elementi di responsabilità professionale tali da supportare procedimenti legali", evidenzia.

"Dunque - calcola - rimarrebbero solo 390 casi degni di una eventuale azione legale da parte dei consulenti del Tdm. Da questi 390, poi, vanno sottratte ancora le infezioni ospedaliere che, sempre dalla stessa fonte, costituirebbero il 14%. Fanno quindi 336 casi. Questi sono i dati che realmente emergono dal Rapporto".

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Sacconi, tre regioni a rischio commissario

Il problema nella sanità italiana resta il forte divario fra Nord e Sud. Per questo "io dal primo giorno sto pressando le Regioni del Sud affinché introducano scelte e decisioni che si muovano sui modelli del Nord".

Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, intervenuto ieri a 'Radio anch'io' su Radiouno.

Ma, ha aggiunto Sacconi, mentre "sono lieto di constatare che la Sicilia ha avviato un percorso" di risanamento dei conti, così come il Lazio "dopo il commissariamento" e l'"Abruzzo, anch'esso commissariato, dovrà ora avviarlo a maggior ragione dopo il terremoto", restano tre regioni 'a rischio': "La Calabria, che è nella condizione peggiore e su cui non abbiamo una contabilità affidabile, la Campania e il Molise", che entro l'estate dovrebbero mettere a posto i conti.

Sacconi, tornando a parlare del gap Nord-Sud, ha poi affermato: "Il Paese, dal punto di vista dei servizi sociosanitari, è violentemente spaccato in due dimensioni.

Il Nord e parte del Centro sono avviate sulla strada migliore perché hanno organizzato modelli capaci di prevenire il bisogno di salute, come molte attività di prevenzione, diagnostica precoce, assistenza e cura primaria, assistenza appropriata per i non autosufficienti, e che concentrano l'assistenza in pochi ospedali", dunque senza sprechi.

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Fazio, riabilitazione da potenziare

Differenze troppo grandi da regione a regione per i cittadini che devono sottoporsi a riabilitazione

Per questo "serve un Piano nazionale per la riabilitazione. Al ministero del Welfare inizieranno i lavori di un tavolo ad hoc, che si misurerà con le Regioni, per arrivare a questo obiettivo". Lo sottolinea il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, a margine del IX Congresso nazionale Sirn (Società italiana di riabilitazione oncologica), in corso all'Irccs S.Lucia di Roma.

In linea di massima, si dovrebbe arrivare a un risultato concreto "entro l'anno - prosegue Fazio - Compito del tavolo è fare per prima cosa un'analisi della situazione italiana. Solo dopo, infatti, saranno evidenti i modelli virtuosi", da esportare laddove occorre.

"Per garantire a tutti i cittadini - conclude - una continuità assistenziale sul territorio, e costruire un percorso per i malati". Durante l'appuntamento romano sono stati forniti i dati sulle attività riabilitative che in Italia riguardano nove milioni di persone.

Si tratta di pazienti colpiti da ictus, Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica o 'vittime' di incidenti domestici o stradali che hanno portato a gravi traumi cranici. "La riabilitazione, neurologica e non, gioca un ruolo fondamentale nella cosiddetta medicina del territorio - ha sottolineato Fazio.

E' nostra intenzione valorizzare al massimo la continuità assistenziale sul territorio, riducendo il più possibile la permanenza dei cittadini negli ospedali. Non è solo un problema economico, dato il costo medio di una degenza ospedaliera che va dai 600 ai 700 euro al giorno, ma anche un tentativo per migliorare l'appropriatezza dei ricoveri.

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06 maggio 2009

Fazio, non ho ricetta per problemi salute mentale

Sulla salute mentale "sarei lieto di confrontarmi con voi, di aprire un tavolo. Perché è chiaro che le cose così non vanno bene, ma non ho una ricetta per risolverle. Nonostante sia figlio di uno psichiatra".

Lo ha detto il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, intervenendo ieri a Roma alla presentazione del Rapporto Pit Salute, stilato dal Tribunale per i diritti del malato.

Se il documento evidenzia una insoddisfazione dei cittadini in relazione alla salute mentale in Italia, il sottosegretario sottolinea come "sia difficile in questo settore stabilire un percorso".

Per questo si è detto aperto a indicazioni e suggerimenti, vedendo in modo positivo l'apertura di un tavolo 'ad hoc' al ministero.

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Anaao e Cimo, consigli Ircss da abrogare

"E' bene che il Governo proceda all'abrogazione dei 'fantomatici' Consigli di indirizzo e verifica degli Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico). Sono un inutile apparato burocratico, brutta copia di un Consiglio di amministrazione, e non hanno alcuna ragione di esistere se non garantire qualche nomina regionale aggiuntiva".

A chiederlo sono Ivo Spagnoli, presidente della Commissione Irccs della Cimo-Asmd, e Domenico Ronga, presidente della Commissione Irccs dell'Anaao Assomed. "Questi Consigli - sottolineano in una nota i due esponenti sindacali - hanno in alcune Regioni, vedi il Lazio, un potere decisionale, mentre in altre sono organi puramente 'estetici' che non entrano nel merito di nessuna decisione.

In altre ancora, come la Campania, alcuni componenti sono commissari ovvero direttori di aziende sanitarie e addirittura membri dell'Agenzia regionale dei servizi sanitari, vale a dire controllori e controllati". Spagnoli e Ronga si interrogano quindi sulla reale utilità di questi Consigli.

"Sono - spiegano - solo un'inutile spesa a carico dei contribuenti per appagare la semplice necessità di 'nomine' regionali". Per i due esponenti sindacali, infatti, "bastano il direttore generale e il direttore scientifico a garantire la governance e l'attività ricerca degli Irccs".

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CISL, fondo per prestazioni integrative

Un fondo per l'assistenza sanitaria integrativa alle prestazioni garantite dai Livelli essenziali d'assistenza (Lea) per arricchire il Welfare in questo periodo di crisi. E ancora, creare un accantonamento secondario di solidarietà per i cittadini meno abbienti.

A lanciare la proposta è il segretario generale della Cisl medici, Giuseppe Garaffo, ieri a Roma al secondo congresso nazionale della Federazione Cisl Medici. "La crisi economica e la crisi della sanità - sottolinea il segretario generale della Cisl medici - suggeriscono che sono maturi i tempi per creare un fondo per l'assistenza sanitaria integrativa e socio-sanitaria, gestita dalle forze sociali e produttive e garantita dallo Stato, per prestazioni aggiuntive a quanto già garantito dai Lea".

Garraffo ha inoltre lamentato i notevoli ritardi accumulati dai rinnovi contrattuali dei medici dipendenti e convenzionati dal Ssn. "Un servizio sanitario - ha detto - che ormai risente dell'intoccabilità teorica del modello primitivo.

Un modello costruito su una politica e su una ideologia ormai datate". Il segretario generale della Cisl medici ha inoltre avanzato alcune idee per migliorare l'assistenza sanitaria ai cittadini.

Tra le proposte: snellire la struttura organizzativa del Ssn, razionalizzare il Welfare, depoliticizzare la sanità, ripristinare il ministero della Salute, evitare sprechi e strutture inutili e riconoscere ai medici il ruolo sociale, professionale e lavorativo "per renderli pienamente liberi e responsabili, in una sanità solidale".

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Errori prima preoccupazione del cittadino

Gli errori medici e diagnostici si confermano il primo problema avvertito dagli italiani alle prese con il Servizio sanitario nazionale e segnalato al Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. Presunti casi di malpractice sono infatti l'oggetto del 18% delle segnalazioni, in cima alla lista delle 'lamentele'.

E' la fotografia scattata dall'annuale Rapporto Pit salute 'I cittadini al primo posto. Per una sanità più umana ed accessibile', presentato ieri mattina nella sede del ministero della Salute a Roma. Gli errori segnalati dai cittadini riguardano soprattutto interventi chirurgici (53%), seguiti da diagnosi sbagliate (26%).

La gran parte si registra in strutture pubbliche (88%). Sette le aree specialistiche maggiormente interessate da presunti casi di malpractice: ortopedia (17,5%), oncologia (13,9%), ginecologia e ostetricia(7,7%), chirurgia generale e oculistica (5,4%), odontoiatria (5,2%), emergenza e pronto soccorso (2,8%).

Solo il 28% dei cittadini che si rivolge al Pit salute richiede poi specifica consulenza medico-legale, in vista di una eventuale azione legale. Mentre la gran parte (72%) desidera principalmente segnalare l'accaduto e ricevere informazioni, orientamento e tutela, anche con modalità che esulano da sedi giudiziarie.

Nei casi in cui di fatto non si rileva un vero e proprio errore, i cittadini puntano il dito sul rapporto medico-paziente (33,5%), che evidentemente non è come vorrebbero, e su una sempre più carente umanizzazione delle cure (20,2%).

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Sic, +184% di denunce in 10 anni

La chirurgia italiana è una delle più efficienti al mondo, con picchi di eccellenza in settori come trapianti, robotica e laparoscopia. Eppure negli ultimi dieci anni si sono moltiplicate (+184%) le denunce per malasanità da parte di pazienti appena operati

A segnalare il dato sono gli esperti della Società italiana di chirurgia (Sic), riuniti ieri a Roma per presentare il congresso di primavera della Sic, in programma a Chieti venerdì e sabato. Il dato, lamentano i chirurghi, è paradossale "se pensiamo che la stessa Oms riconosce a livello internazionale il grado di eccellenza raggiunto dalla chirurgia italiana".

Al medico col bisturi viene spesso attribuita la responsabilità di disservizi e carenze degli ospedali, nonostante sia stata sottratta loro la possibilità di gestire risorse umane e materiali, pertinenza esclusiva degli amministratori, evidenziano. "Ma se pensiamo che 9 medici su 10 che subiscono una denuncia vengono poi assolti - sottolinea Enrico De Antoni, presidente Sic - forse chiariamo meglio la situazione.

E' assurdo che nel nostro Paese ci sia una legislazione che scarica sul singolo medico ogni responsabilità per qualsiasi evento della 'catena di montaggio', nonostante nella situazione attuale il medico sia assolutamente assente da posizioni direttive". I dati della Sic sono chiari: nel corso della propria vita professionale, 8 medici su 10 riceveranno una richiesta di risarcimento e molti di loro incorreranno in un processo giudiziario, accusati ingiustamente di malpractice. Un terzo dei chirurghi, inoltre, passerà la propria carriera sotto processo.

Il costo delle assicurazioni personali per colpa professionale è salito negli ultimi anni del 300%, mentre le compagnie assicurative - termina la Sic - arrivano oggi ad incassare circa 500 milioni di euro per i premi nel settore sanitario.

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05 maggio 2009

Tumori di testa e collo: praticabile chirurgia robotica

La chirurgia assistita roboticamente appare praticabile per la resezione di tumori selezionati del tratto aerodigestivo superiore: questo approccio presenta diversi vantaggi rispetto a quello endoscopico tradizionale ed a quello a cielo aperto, come la visualizzazione tridimensionale, la filtrazione dei tremori e la maggiore libertà di movimento strumentale.

La sua applicazione nei tumori di testa e collo però viene considerata ancora sperimentale, ma si spera di giungere ad un tasso di cura almeno simile a quello degli approcci tradizionali con meno effetti collaterali ed un più rapido ritorno alla funzionalità. Dalla loro introduzione un decennio fa, le procedure assistite roboticamente hanno conosciuto ampia applicazione per le procedure cardiache, ginecologiche ed urologiche.

Nel 2007 il 60 percento circa delle prostatectomie radicali negli USA è stato effettuato con l'assistenza robotica, e sia le procedure cardiache che quelle urologiche effettuate in questo modo hanno portato ad una riduzione di complicazioni e perdite ematiche, mentre quelle cardiache hanno avuto un effetto positivo su tempi operatori, durata della permanenza in terapia intensiva e della degenza in generale.

Per quanto riguarda i tumori di testa e collo, la robotica presenta in teoria diversi vantaggi, come la riduzione della morbidità e della durata delle degenze, nonché la potenziale riduzione della tossicità tardiva da radiazioni ad alte dosi. Di solito per questi pazienti la chirurgia richiede un approccio transcervicale, con mandibulotomia ed incisione labiale, il che può influire negativamente s elementi come la cosmesi, la fonazione e la deglutizione.

(Arch Otolaryngol Head Neck Surg. 2009; 135: 397-401)

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Regole certe per i biosimilari

Recepire appieno le normative comunitarie e legiferare come già fatto da altri Paesi in Europa come Francia, Spagna, Svezia e Germania sul tema dei farmaci biosimilari, prodotti simili ma non uguali ai medicinali biotech a brevetto scaduto.

E' quanto richiedono gli oncologi e i nefrologi del Lazio, intervistati per un sondaggio presentato ieri a Roma in occasione del workshop regionale "Farmaci biotech e farmaci biosimilari, specialisti a confronto", organizzato all'Istituto Regina Elena e promosso dall'Associazione degli oncologi medici italiani (Aiom), dalla Società italiana di nefrologia (Sin) e dalla Società italiana di farmaci ospedaliera (Sifo).

In alcuni Paesi europei, le nuove norme adottate impediscono al farmacista ospedaliero di sostituire con un biosimilare la prescrizione di un farmaco biotech. "Credo che una legge sui biosimilari sia necessaria anche in Italia - ha sottolineato Francesco Locatelli, past president della Sin e della Società europea di Nefrologia - dato che nell'attuale sistema sanitario, a rischio di frammentazione regionale, servirà ad assicurare una linea di comportamento unica e uguale per tutti".

"I risultati del sondaggio - ha aggiunto Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica A dell'istituto romano - parlano chiaro: gli specialisti che più utilizzano molecole biotech raccomandano di recepire appieno le normative comunitarie.

Infine, mi sembra giunto il momento che anche le nostre Istituzioni regolamentino la materia". E, secondo l'indagine, circa l'80% degli oncologi e nefrologi del Lazio condivide le regole finora adottate dagli altri Stati europei e ben il 90% è favorevole alla creazione di un tavolo di lavoro comune sui biosimilari tra Istituzioni sanitarie, rappresentanti delle aziende, società scientifiche, medici e pazienti.

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Veronesi, l'influenza? Un falso allarme

La nuova influenza da virus A/H1N1? "Mi pare che sia un falso allarme", anche se "tutto può succedere".

E' l'opinione di Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, intervenuto ieri nel capoluogo lombardo alla presentazione della quinta Conferenza mondiale sul Futuro della scienza (Venezia, 20-22 settembre), promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi e dedicata quest'anno al tema "The Dna Revolution".

Interpellato dai giornalisti a margine dell'evento sulla nuova infezione che sta allarmando le autorità sanitarie internazionali, Veronesi butta acqua sul fuoco: "i dati sono molto tranquillizzanti", sottolinea.

E nonostante l'Organizzazione mondiale della sanità abbia dichiarato un'allerta 5 su un massimo di 6, l'oncologo evidenzia che "per adesso non c'è nessuna pandemia". E in futuro? "Sembra non sia questo il virus candidato.

Dico sembra - conclude Veronesi - perché niente è prevedibile ed è d'obbligo essere sempre cauti".

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Febbre suina, quali i costi della quarantena?

La "quarantena" di sette giorni raccomandata dal sottosegretario Ferruccio Fazio a chi rientra dal Messico, "potrebbe essere trascurata nel pubblico impiego, dove le assenze per malattia comportano ritenute significative".

A farlo notare è il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) che scrive al ministro della Pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, per chiarimenti. "Le misure consigliate per affrontare la possibile pandemia di influenza A/H1N1, al di là della reale portata dell'infezione sul piano clinico, potrebbero creare difficoltà ai pubblici dipendenti", rileva lo Snami.

I lavoratori che hanno frequenti contatti con il pubblico negli uffici e nelle scuole, a cui si rivolge in particolare la raccomandazione, appartengono in maggioranza al pubblico impiego, "ma proprio questa categoria è oggi soggetta alle nuove disposizioni sulle assenze per malattia, predisposte dal ministro Renato Brunetta".

Per questo il presidente dello Snami, Mauro Martini, ha chiesto chiarimenti al ministro, in una lettera dove si fa presente che i lavoratori che si assentino per il periodo indicato "possono avere ritenute economiche tali da vanificare questo suggerimento di profilassi".

In sostanza c'è il rischio, secondo i medici di famiglia, che "a fronte di pesanti decurtazioni della retribuzione venga di fatto trascurata questa misura cautelare".

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Marino, Brunetta non rispetta le istituzioni

Incidente istituzionale tra la Commissione d'inchiesta del Senato sul Ssn e il ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta."Oggi si consuma un nuovo atto di arroganza istituzionale.

Il ministro Brunetta, sottraendosi all'audizione in Commissione, peraltro con un preavviso di pochissime ore, manca di rispetto al Parlamento". A parlare così è il senatore e presidente della Commissione, Ignazio Marino, dopo la decisione di Brunetta "di non presentarsi all'audizione" sulle moltissime consulenze che le Asl di numerose Regioni finanziano.

"Evidentemente, secondo il ministro - attacca Marino in una nota - dell'enorme volume e peso economico delle consulenze nella sanità pubblica non è opportuno parlare in audizione, davanti ad una Commissione di 20 senatori.

Meglio la politica degli annunci e delle conferenze stampa senza contraddittorio. Un'audizione in una Commissione speciale d'inchiesta - aggiunge il senatore - non è una cortesia fatta a un gruppo di senatori.

Se il ministro viene convocato, deve intervenire". Marino avanza quindi un'ipotesi sul motivo che ha spinto Brunetta ad annullare l'audizione. "Diciamolo chiaramente: il ministro non si è presentato in Parlamento perché alla stessa ora dell'audizione programmata da settimane aveva organizzato una conferenza stampa.

Tra i due impegni è evidente dove lo ha portato il suo senso delle istituzioni. Non è questo - conclude il senatore - il modo di intendere i rapporti tra il potere legislativo e quello esecutivo, in un Paese democratico".

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Fazio progetta la sanità online

Un portale della sanità italiana, per fornire dati online sulla qualità e la quantità dei servizi disponibili

E' un progetto allo studio del ministero del Welfare, annunciato dal sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio nel corso del convegno 'Sanità': più informazione e più trasparenza per i cittadini', organizzato a Roma dall'Associazione Luca Coscioni e il Politecnico di Milano.

"Stiamo valutando di realizzare un vero e proprio portale della sanità italiana. Ovviamente dobbiamo avere l'assenso delle Regioni e si tratta di un progetto ancora in fase di messa a punto, di cui non possiamo fornire i tempi", ha spiegato Fazio, sottolineando che e' fondamentale, così come hanno chiesto gli organizzatori del convegno romano, "una maggiore trasparenza e informazione in sanità.

"Non possiamo lasciare ai settimanali, con tutto il rispetto, il compito di indicare ai cittadini dove andare a farsi curare", ha proseguito Fazio che si e' detto disponibile anche a lavorare sulla proposta emersa dal convegno, creare un sito dove i pazienti dei medici di medicina generale possano esprimere il loro grado di soddisfazione, attraverso uno 'smile' (faccettina sorridente utilizzata sul web) sul proprio camice bianco rispetto a puntualità, reperibilità, disponibilità al dialogo e altro.

"E' una proposta - ha concluso Fazio - che si può valutare e di cui parlerò anche con i maggiori sindacati dei medici di famiglia".

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04 maggio 2009

Cancellare per sempre segnalazione clandestini

L'intersidacale medica chiede l'intervento del Parlamento per cancellare definitivamente dal cosiddetto 'pacchetto sicurezza' la norma che obbliga i medici a denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie.

E lo fa scrivendo una lettera al presidente della Camera Gianfranco Fini, e rivolgendo lo stesso appello a tutti i deputati.

Le Organizzazioni sindacali della dirigenza medica, ovvero Anaao Assomed, Cimo Asmd, Aaroi, Fp Cgil medici, Fvm, Federazione Cisl medici, Fassid, Fesmed, Federazione medici Uil Fpl, "desiderano anzitutto ringraziarla - si legge nella missiva indirizzata a Fini - per i suoi numerosi e positivi interventi in favore della eliminazione dell'obbligo di denuncia da parte dei medici degli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie contenuto nel cosiddetto pacchetto-sicurezza.

Tuttavia, nonostante il riconoscimento del ruolo dei medici, il problema rimane in parte irrisolto e fonte di ambigue interpretazioni". "Il disegno di legge sulla sicurezza, pur ripristinando l'esenzione del personale sanitario dall'obbligo di segnalare all'autorità i pazienti clandestini - scrive ancora l'intersindacale - non considera la nuova situazione che si è determinata alla luce dell'istituzione del reato di clandestinità.

La qualifica di reato dello stato di clandestinità obbliga il medico in quanto pubblico ufficiale a denunciare il clandestino in quanto tale.

La norma approvata dalle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera esenta i sanitari dalla segnalazione all'autorità, come previsto dal precedente dettato legislativo, ma non dalla denuncia all'autorità giudiziaria".

Occorre pertanto, secondo l'intersindacale, che venga esplicitata "espressamente l'esenzione del personale sanitario anche per quanto riguarda la denuncia penale all'autorità giudiziaria".

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Influenza, occhio ai rimedi bufala

Occhio alle 'bufale' che circolano soprattutto su Internet, in questi giorni di allarme causato dalla nuova influenza. L'agenzia del farmaco Food and Drug Administration (Fda) e la Federal Trade Commission (Ftc) americane lanciano un appello a diffidare da tutti quei prodotti che promettono di diagnosticare, prevenire, mitigare o trattare l'influenza

A. Il messaggio è indirizzato sia ai consumatori che ai gestori di siti web, che dovranno rimuovere dai loro spazi in Rete qualsiasi forma di promozione che riguardi questi articoli. "

I cittadini che hanno acquistato un prodotto non approvato ufficialmente dagli enti preposti per la cura dell'influenza da virus H1N1 - sottolinea in una nota Michael Chappell, commissario Fda per gli Affari regolatori - sappiano che se lo utilizzano mettono a rischio la loro salute e quella dei loro familiari.

La Fda e la Ftc stanno preparando un'aggressiva strategia per identificare e punire chi promuove questi falsi, approfittando della paura che le persone hanno del nuovo virus". L'offerta è molto varia: dagli integratori alimentari ai farmaci, dai device ai vaccini, tutti rigorosamente inefficaci.

"L'ultima cosa di cui i consumatori hanno bisogno - evidenzia Jon Leibowitz, direttore della Ftc - è di essere truffati da persone che vendono rimedi fraudolenti contro la febbre suina. La Commissione agirà contro tutte quelle organizzazioni che mettono in circolazione pubblicità mistificatorie".

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Tutti i casi italiani erano sullo stesso volo

Gli ultimi due giovanissimi pazienti romani colpiti dal virus A/H1N1 "erano rientrati dal Messico sullo stesso aereo, in cui aveva viaggiato il ragazzo già diagnosticato in precedenza nella Capitale".

Lo spiega all'ADNKRONOS SALUTE Gianni Rezza, direttore del reparto di Epidemiologia e malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità.

L'Iss ha attivato i 27 laboratori della rete Influnet per raccogliere e processare i campioni prelevati dai casi sospetti, e arrivare alla conferma della diagnosi. "Da noi arrivano solo i campioni sospetti - precisa - che necessitano di una conferma.

Gli ultimi due positivi sono relativi a una ragazza di 16 anni, ricoverata all'Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma, e a un bambino di 11 anni" all'ospedale Bambino Gesù di Roma. In ambedue i casi i primi accertamenti diagnostici erano stati eseguiti all'Istituto Spallanzani. "I campioni che erano arrivati da noi per l'analisi, oltre una ventina, sono stati tutti analizzati.

Ora - conclude Rezza - aspettiamo la consegna di quello di Firenze", relativo a un uomo di 32 anni rientrato da Città del Messico e ricoverato in isolamento nel reparto di malattie infettive del Careggi.

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Febbre suina, 1025 casi con 26 morti

Cresce velocemente il numero di casi di febbre suina confermati da esami di laboratorio e notificati all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Dai 1003 di ieri mattina si è infatti già passati a 1025, mentre le morti rimangono stabili a 26. A fare il punto della situazione, durante una conferenza stampa a Ginevra, è stato Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell'Oms. "I paesi più colpiti - ha ribadito Fukuda - sono il Messico, gli Stati Uniti e il Canada. In generale il virus si è diffuso nella parte Nord del pianeta, dove fra l'altro è alle porte la stagione estiva che ostacola la diffusione dell'infezione. Non siamo comunque certi dell'evoluzione della situazione.

E' importantissimo mantenere alto il livello di sorveglianza". Quanto all'intensità della nuova influenza, Fukuda evidenzia: "sono moltissimi i casi di media intensità, anche se alcuni si sono rivelati mortali. Abbiamo osservato anche, nel quadro di sintomi respiratori prevalenti, un'alta incidenza di disturbi intestinali, che solitamente non appaiono con l'influenza stagionale".

"Siamo ancora incerti sull'innalzamento del livello di allerta dalla fase 5 a 6. In ogni caso è bene - ha aggiunto Fukuda ricordare che il passaggio al livello più alto non corrisponde a un aumento della gravità della malattia, bensì alla sua diffusione nel mondo".

Fukuda ha rivelato alcuni nuovi dettagli emersi dalle analisi effettuate sul virus A/H1N1: "se il periodo di incubazione di quello dell'influenza stagionale è di cinque giorni, questo virus ne ha uno più lungo: sei, sette, otto giorni". Per approfondire questo e altri argomenti, l'Oms sta preparando per domani un nuovo summit fra esperti, che si tiene "per affrontare le questioni di salute più importanti, dunque anche quella della febbre suina, senza dover aspettare la pubblicazione degli studi sulle riviste scientifiche".

Il vicedirettore dell'Oms fa notare poi che "quando si parla di pandemia, tutti si aspettano che il virus si diffonda ovunque, nello stesso momento. Mentre invece ci aspettiamo momenti di quiescenza, alternati a picchi. Il fatto che si sia passati velocemente dalla fase 3 alla 4 e poi alla 5 non riflette i tempi del virus.

Come insegnano le altre pandemie della storia, i virus hanno un'identità mista". Per limitare le infezioni, "quello della quarantena, che non significa isolamento, è un metodo che in alcuni casi può essere ragionevole ed efficace. Ad esempio quando si tratta di un nucleo familiare. Ma ogni Paese ha il suo sistema di contenimento delle infezioni - ha concluso Fukuda - che viene deciso autonomamente".

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No a convezione pasticciata a punitiva

No a trattative private ed esclusive. Sì, invece, alla chiusura della parte economica e al rinvio di quella normativa a un successivo tavolo di trattativa

Ad indicare la strada da seguire per il rinnovo delle convenzioni della medicina generale è Salvo Calì, segretario nazionale dello Smi (Sindacato medici italiani), in una lettera aperta inviata a Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici di famiglia). "Da quattro mesi - scrive Calì nella lettera - contestiamo con decisione e a viso aperto la preintesa del 22 dicembre.

In questi mesi - aggiunge - abbiamo continuato a invocare lo spirito unitario dell'Intersindacale, lo facciamo ancora una volta, pur sapendo della vostra richiesta di un incontro esclusivo con la Sisac. Non è più la stagione dei tavoli separati, il rinnovo della convenzione non è un 'affare privato'. Ripartiamo, invece, da una proposta che unisca la categoria: chiudiamo la parte economica, spalmiamo in più anni l'aumento della contribuzione Enpam". Proprio l'incremento dell'aliquota Enpam è uno dei punti della trattativa contestati da Calì.

"A fronte dei superiori obblighi, responsabilità e sanzioni, ai medici convenzionati della medicina generale non viene riconosciuto neanche l'incremento previsto dal tasso di inflazione programmato, già riscosso da quasi un anno dai medici dirigenti e da tutto il pubblico impiego, perché con le stesse risorse contrattuali, oltre a finanziare la riorganizzazione delle cure primarie i medici devono pagare l'incremento dell'aliquota Ente e del premio assicurativo, che l'accordo ipocritamente attribuisce alla parte pubblica.

Sicché, aggiungendo anche la parte di contribuzione (0,5%) a carico del medico, l'incremento economico si riduce a poco più della metà del 'dichiarato' 4,85%". Nel mirino di Calì anche la nuova organizzazione del lavoro. Per il segretario, "l'obbligo di adesione alle forme associative complesse comporta la chiusura degli ambulatori dei singoli medici e un'organizzazione del lavoro che la parte pubblica disegna sull'H24, sette giorni su sette, fondata, soprattutto, sul rapporto orario e sulla copertura dei turni di servizio, con buona pace della libera scelta dell'assistito, del rapporto fiduciario con il paziente e della capillarità dell'assistenza: tre grandi punti di forza del nostro Servizio sanitario nazionale".

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