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Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

29 giugno 2009

Autolesionismo e disordini mentali dell'adolescente

Depressione maggiore, disordini d'ansia e dell'alimentazione sono comuni nelle adolescenti che praticano forme di autolesionismo procurandosi dei tagli.

Questo tipo di comportamento è divenuto negli ultimi anni più comune negli adolescenti: in particolare, nelle ragazze che lo praticano residenti in comunità esso risulta fortemente associato alla presenza di disordini depressivi maggiori, segni di abuso di alcool e comportamento tendente all'internalizzazione.

Ogni volta che viene identificata una tendenza a queste forme di autolesionismo, dunque, la cosa dovrebbe portare ad una valutazione psichiatrica con diagnosi precise e, se necessario, trattamento attivo.

(J Adolesc Health 2009; 44: 464-7)

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Embrioni chimera non sono priorità

"Non mi sembra che il tema delle chimere sia in cima ai pensieri ed ai timori dei cittadini italiani ed europei, soprattutto in questa fase del dibattito bioetico". A dirlo è Luca Marini, docente di diritto internazionale all'università Sapienza di Roma e vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), che commenta il documento sugli embrioni ibridi approvato dal Cnb, nella riunione di venerdì a cui Marini non era presente.

"Non ho potuto partecipare alla riunione, ma certamente non avrei votato il documento", spiega l'esperto in una nota. "Mi sembra - aggiunge Marini - che continui ad essere forte la tentazione di proporre al pubblico le problematiche bioetiche in base al loro impatto mediatico ed alla loro spendibilità politica, con l'inevitabile, conseguente ricerca di mediazioni e compromessi biopolitici, del tutto inidonei all'esame scientifico delle questioni bioetiche".

E Marini si chiede: "Quanto tempo occorrerà prima che il Cnb prenda in esame problematiche etiche e bioetiche di effettiva rilevanza collettiva ed intergenerazionale, ad esempio aggiornando il documento 'Bioetica e ambiente' del 1995, adottato non a caso quando la bioetica, e lo stesso Cnb, erano politicamente invisibili", riflette.

"Ritengo, ancora una volta, che proprio il Cnb, per il suo ruolo e la sua vocazione, debba esprimersi con forza, denunciandole - rincara l'esperto - sulle minacce all'ambiente ed alla salute pubblica derivanti dalla diffusione di certe tecnologie e debba ricercare e suggerire gli strumenti in grado di tutelare fondamentali esigenze di interesse generale, quali la sicurezza ambientale, alimentare e sanitaria. All'invadenza degli interessi industriali e di mercato, talmente forti da riuscire ad indirizzare i contenuti delle norme comunitarie e nazionali, va contrapposta l'analisi scientifica delle problematiche bioetiche, che, per definizione, è incompatibile con posizioni di parte".

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AIOM: non convenzionali solo con evidenze

"Siamo contrari alla contrapposizione ideologica tra medicina tradizionale e medicina non convenzionale: esiste solo la medicina dell'evidenza. Ma non abbiamo pregiudizi alla possibilità che le terapie impropriamente definite non convenzionali vengano utilizzate, purché vi siano studi clinici che ne confermino l'efficacia".

L'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) chiarisce la sua posizione su un tema controverso e l'occasione è il convegno "Medicine non convenzionali in oncologia all'interno di un sistema regolato: miti e realtà" che si è svolto a Bolzano.

La scelta di organizzare l'incontro in Trentino Alto Adige non è casuale: dal prossimo autunno, infatti, l'ospedale Tappeiner di Merano fornirà servizi ambulatoriali di agopuntura, osteopatia, fitoterapia e omeopatia ai pazienti oncologici.

Il progetto avrà la durata sperimentale di due anni e, in caso di successo, potrà essere esteso anche ad altre strutture sanitarie della Regione.

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Napolitano e Sacconi, grazie alla Croce Rossa

"La forza della Croce Rossa è nella sua indipendenza, nella sua universalità, nella sua azione disinteressata".' E' quanto afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio augurale inviato al Commissario straordinario della Croce Rossa italiana, Francesco Rocca, ai partecipanti alle celebrazioni, organizzate a Solferino, per il 150° anniversario della nascita della Croce Rossa, e per il 90° anniversario della Federazione Internazionale della Croce Rossa e del 60° anniversario della firma delle Convenzioni di Ginevra. Nel messaggio si sottolinea la coincidenza con il 150° anniversario di una delle più sanguinose battaglie combattute per l'Italia unita.

"Il soccorso imparziale ai feriti sui campi di battaglia - dice il presidente nel messaggio- ha fornito un notevole contributo alla nascita del diritto umanitario contemporaneo ed ha avviato un percorso che porta oggi la Croce Rossa a prevenire e a lenire le sofferenze umane, ovunque nel mondo". Anche il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, ha inviato il suo saluto sottolineando il suo apprezzamento e la stima per l'impegno profuso in tanti anni di attività della Croce Rossa, "un'attività fondata - si legge nel messaggio - sui valori della democrazia e sull'anonima partecipazione del volontariato".

"Fedeli all'impegno del suo fondatore Henry Dunant di placare tutte le sofferenze umane senza distinzione di nazionalità, di razza, di religione, di condizione sociale o di appartenenza politica - riflette il ministro - estendete questo principio in ogni azione e trasmettete questo spirito pionieristico a migliaia di volontari, che catturano l'interesse dei cittadini, dei giovani. Grazie alla vostra azione possiamo fruire di una vasta e autorevole documentazione dei bisogni esistenti sul territorio, indispensabile al fine di sviluppare le strategie più adeguate per il proseguimento di una assistenza di qualità, di una migliore qualità di vita per i cittadini", ha proseguito il ministro.

"Nel rinnovare la mia attenzione alle vostre iniziative, che rappresentano un punto di riferimento importante, uno stimolo insostituibile, invio un caloroso saluto a lei, agli organizzatori e a quanti saranno presenti alla manifestazione", ha concluso Sacconi.

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Fnonceo, Infermieri in farmacia? Parliamone

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) alla Fofi (Federazione nazionale Ordini dei farmacisti) e all'Ipasvi (Federazione italiana dei Collegi degli infermieri) rivolge un invito al dialogo sulla proposta avanzata qualche giorno fa dal viceministro alla Salute Ferruccio Fazio. Il Comitato centrale della Fnomceo, riunitosi venerdì a Roma, ha chiesto un incontro perché "emergano proposte di collaborazione condivise, che tengano conto dei singoli profili professionali e delle specifiche competenze".

"Il Comitato - si legge in una nota - preso atto delle recenti proposte di riorganizzazione dei presidi sanitari territoriali, tra le quali quelle sulla presenza di infermieri nelle farmacie, condividendo complessivamente l'opportunità di interventi migliorativi dell'organizzazione sanitaria, mirati soprattutto alla cronicità e alla domiciliarità, che prevedano oltre al ruolo del medico anche quello di altri professionisti sanitari, ritiene necessaria la definizione di un modello organizzativo complessivo, mirato ad ottimizzare il sistema e a definire priorità di intervento".

Da qui l'invito a infermieri e farmacisti, per un primo incontro per "un esame congiunto dei vari aspetti della collaborazione tra le diverse professioni, con particolare riguardo ai rispettivi profili di responsabilità e alle competenze specifiche".

Durante il 'vertice', garantisce la Fnomceo,"ci impegneremo affinché emergano proposte da condividere con le organizzazioni di categoria, il ministero della Salute e le Regioni, per contribuire anche alla realizzazione della recente Convenzione della medicina generale, che pone le basi per la costituzione di strutture complesse di cure primarie, e del futuro ruolo di presidio territoriale del Ssn, proposto per le farmacie".

Infine la Fnomceo si propone come "interlocutore di un percorso di evoluzione delle cure territoriali, che deve prevedere, oltre a contenuti professionali e organizzativi, anche un nuovo sistema di relazione e di integrazione tra professionisti sanitari".

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Con DL anticrisi torna rottamazione medici

Secondo l'Intersindacale con il provvedimento del Governo spariscono 800 milioni di euro dalla spesa farmaceutica 2010 e risorge la contestata "rottamazione" di medici e veterinari del Ssn

"Con un colpo di mano ieri il Governo avrebbe reintrodotto nel decreto legge cosiddetto anti-crisi la 'rottamazione' dei dirigenti medici e veterinari al raggiungimento dei 40 anni di anzianità contributiva, concedendo alle amministrazioni la facoltà di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro ed il contratto individuale".

Lo afferma l'intersindacale medica che riunisce quasi tutte le sigle delle associazioni dei camici bianchi del Ssn. Medici che, nella manifestazione già indetta per il 9 luglio, a Roma, contro il Decreto Brunetta sul pubblico impiego, coglieranno l'occasione "per contrastare questo ennesimo attacco del Governo e annunciare ulteriori azioni sindacali", si legge in una nota.

Con il 'ritorno' della rottamazione' dei medici "viene vanificata - dicono i camici bianchi - la decisione del Parlamento che solo qualche mese fa aveva cancellato questa norma assurda, approvando la legge delega di riforma del Pubblico impiego in cui veniva fissato come limite per il pensionamento da parte dell'azienda, i 40 anni di servizio effettivo".

Le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e veterinaria ritengono "intollerabile l'atteggiamento del Governo, che per legge continua a compiere incursioni nel rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici e quindi anche dei medici e veterinari del Ssn, e ritengono altresì inammissibile che da questa norma iniqua vengano salvati solo i direttori di struttura complessa, meglio conosciuti come 'i primari'", conclude la nota firmata da Anaao Assomed, Cimo Asmd, Aaroi, Fp Cgil Medici, Fvm, Federazione Cisl Medici, Fassid, Fesmed, Federazione medici, Uil Fpl.

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Fazio, la telemedicina può fare molto

"Sono convinto che la più importante applicazione della telemedicina sia lo scompenso cardiaco". Il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio ha parlato dell'argomento venerdì scorso a Roma nel corso del Forum interattivo di cardiologia al San Giovanni di Roma.

Un convincimento nato da esperienza medica ma non solo. "E' un anno - ha raccontato Fazio - che curo mia madre, di 95 anni, così: con telefono, bilancia e farmaco ad hoc tarato ogni giorno.

Sta benissimo, gioca a bridge e da 12 mesi non fa un elettrocardiogramma. Insomma - ha detto Fazio - con mia madre la telemedicina funziona benissimo".

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Fazio, gruppo di studio al ministero su PN riabilitazione

Il percorso che va dall'ospedale al territorio oggi "è carente. Ma il paziente non va lasciato solo. Anche per questo un gruppo di studio al ministero, coordinato dal sottosegretario Francesca Martini, lavora sul piano nazionale della riabilitazione.

E se avete suggerimenti ed indicazioni dal punto di vista cardiologico, saranno bene accette". Lo assicura il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, ai cardiologi riuniti venerdì al Forum interattivo di cardiologia in corso al San Giovanni di Roma.In questa occasione, il viceministro non si è voluto sbilanciare sui tempi dell'attesa nomina a responsabile del ministero della Salute: "C'è un iter in corso", ha detto i giornalisti.

Un ruolo cruciale spetta al medico di medicina generale, vero raccordo fra territorio e ospedale, ribadisce Fazio. "Il progetto di assistenza h24 - evidenzia - punta anche a ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso, codici bianchi che possono essere trattati in ambulatorio, e che complicano l'assistenza dei pazienti infartuati".

Insomma, secondo il viceministro è ora di creare percorsi chiari e definiti, che aiutino il paziente dimesso dall'ospedale. "In modo che - conclude - non sia lasciato solo".

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Approvato il bilancio dell'Enpam

Approvato sabato a larghissima maggioranza il Bilancio consuntivo 2008 dell'Enpam, l'Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri. L'Enpam ha chiuso l'esercizio finanziario registrando un incremento del patrimonio netto dell'8,13%, passando da 8.316.999.849 del 2007 a 8.992.969.379 del 2008. L'Assemblea ha espresso apprezzamento al presidente dell'Ente, Eolo Parodi, sottolineando il "rigore e la trasparenza che hanno contraddistinto la gestione economica della Fondazione, in un anno caratterizzato da una profonda crisi finanziaria", si legge in una nota. Per quanto riguarda il risultato di gestione il 2008, si legge nella nota, ha evidenziato un avanzo pari a 675.969.530 a cui però vanno aggiunti il prudenziale accantonamento al Fondo Oscillazioni Valori Mobiliari di 400 milioni di euro, deciso per coprire gli eventuali rischi di perdita di valore dei titoli immobilizzati visto il difficile andamento dei mercati finanziari, e l'onere di 145 milioni di euro quale svalutazione delle attività finanziarie non immobilizzate ma suscettibili di riprendere valore nei successivi esercizi. Da qui, considerando appunto gli accantonamenti effettuati, il risultato di gestione conseguito è pari a 1.220.969.530 euro.

Infine l'aspetto riguardante le operazioni sul patrimonio immobiliare effettuate dalla Fondazione, che hanno portato alla vendita di fabbricati a destinazione commerciale e residenziale per un valore complessivo di 209.443.158 di euro. Attività di vendita che, a sua volta, ha comportato per le casse dell'Enpam una plusvalenza netta di 136.238.202 euro. Il Consiglio nazionale ha inoltre approvato all'unanimità un ordine del giorno, per respingere "strumentali e infondate notizie di stampa riguardanti la reale situazione economico-finanziaria della Fondazione", Si conferma "ampia fiducia nell'operato del presidente Parodi e del Consiglio d'Amministrazione invitando tutti i medici ed odontoiatri italiani ad una sempre attenta difesa del proprio Ente previdenziale, che continua a fondare la sua opera sulla trasparenza ed unità d'intenti, per continuare a garantire la massima solidità ed affidabilità dell'Ente".

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Italiani stanano virus stagionali a rischio pandemia

I ceppi influenzali H1 e H3 di origine animale potrebbero avere un potenziale pandemico in grado di superare le barriere immunitarie dell'uomo. I risultati di una ricerca congiunta condotta da un team di ricercatrici guidato da Ilaria Capua dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie di Padova ed Elisa Vicenzi dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano, pubblicata venerdì su 'Plos Pathogens', rivoluzionano uno dei capisaldi delle conoscenze sulla genesi delle pandemie influenzali.

Era opinione consolidata, e fino ad oggi indiscussa, che gli anticorpi indotti dai virus dell'influenza stagionale sarebbero stati protettivi nei confronti di virus H1 e H3 di origine animale. E' noto, infatti, che la maggior parte della popolazione mondiale possiede anticorpi contro i sottotipi H1 e H3 a causa di precedenti esposizioni a virus stagionali o grazie alle vaccinazioni. La ricerca dimostra invece che queste difese non proteggono dai virus H1 e H3 di origine animale. Per diffondersi nella popolazione, un virus pandemico deve trovare degli ospiti 'scoperti' dal punto di vista immunitario; proprio per questo il virus dell'aviaria ha preoccupato molto la comunità scientifica. Infatti, pur essendo di un sottotipo diverso (H5) rispetto ai virus influenzali umani stagionali (H1 e H3), questo microrganismo avrebbe trovato una popolazione vulnerabile dal punto di vista immunitario e perciò avrebbe potuto generare una pandemia. Ciò fino ad oggi non si è verificato perché il virus H5 non ha 'imparato' a trasmettersi da uomo a uomo, mentre è stato recentemente dichiarato pandemico, seppur a bassa mortalità, il virus H1N1 di origine suina.

Questo studio sfata il dogma che solamente alcuni sottotipi d'influenza animale siano potenzialmente pericolosi - spiega Vicenzi, capo dell'Unità di patogeni virali e biosicurezza dell'istituto San Raffaele di Milano - In realtà, dobbiamo aprire i nostri orizzonti di ricerca sui virus influenzali animale del sottotipo H1 e H3 per non essere colti impreparati a fronteggiare potenziali future pandemie d'influenza", avverte. "La chiave di volta della collaborazione con Ilaria Capua - aggiunge la scienziata - è stata unire le competenze della ricerca biomedica umana del San Raffaele a quelle della ricerca veterinaria dello Zooprofilattico di Padova".

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H1N1, 60 mila casi e 263 morti in 112 paesi

Il bilancio ufficiale della nuova influenza segna 59.814 casi e 263 morti in 112 Paesi del mondo, secondo l'ultimo aggiornamento fornito venerdì dall'Organizzazione mondiale della sanità. In Italia sono 102 i casi confermati dall'Oms, con nessuna morte registrata.

Gli Stati Uniti rimangono il Paese più colpito con 21.449 casi confermati e 87 morti, seguiti dal Messico con 8.279 casi e 116 morti, e dal Canada con 6.732 casi e 19 morti. Le altre nazioni in cui il virus H1N1 è arrivato sono: Algeria (2 casi), Antigua e Barbuda (2), Argentina (1.391 casi, 21 morti), Australia (3.280 casi, 3 morti), Austria (12 casi), Bahamas (4), Bahrain (15), Bangladesh (1), Barbados (10), Belgium (36), Bermuda (1), Bolivia (47), Brasile (399), Isole Vergini britanniche (1), Brunei Darussalam (11), Bulgaria (7), Cambodia (5), Capo Verde (3), Isole Cayman (9), Cile (5.186 casi, 7 morti), Cina (1.089). E ancora. Colombia (72 casi, 2 morti), Costa Rica (222, una morte), Costa d'Avorio (2), Cuba (34), Cipro (9), Repubblica Ceca (9), Danimarca (41), Repubblica Domenicana (108, 2 morti), Dominica (1), Ecuador (125), Egitto (43), El Salvador (160), Estonia (8), Etiopia (2), Fiji (2), Finalndia (26), Francia (191), Polinesia francese (1), Martinica (2), Germania (333), Grecia (73), Guatemala (254 casi, 2 morti), Honduras (118 casi e una morte), Ungaria (8), Islanda (4), India (64), Indonesia (2), Iran (1), Irlanda (29), Israele (405).L'elenco prosegue con Giamaica (19 casi), Giappone (1.049), Giordania (15), Repubblicana di Corea (142), Kuwait (30), Laos (3), Latvia (1), Libano (25), Lussemburgo (3), Malesia (68), Montenegro (1), Marocco (11), Olanda (116), Antille Curaçao (3), Antille San Martin (1), Nuova Zelanda (453), Nicaragua (265), Norvegia (22), Oman (3), Panama (358), Papua Nuova Guinea (1), Paraguay (79), Perù (252), Filippine (445, una morte), Polonia (13), Portogallo (7), Qatar (10), Romania (19), Russia (3).Infine Samoa (1), Arabia Saudita (48), Serbia (2), Singapore (315), Slovacchia (7), Slovenia (3), Sudafrica (1), Spagna (541), Sri Lanka (7), Suriname (11), Svezia (61), Svizzera (47), Thailandia (774), Trinidad e Tobago (25), Tunisia (2), Turchia (26), Ucraina (1), Emirati Arabi Uniti (7), Regno Unito (3.597, una morte), Uruguay (195), Vanuatu (2), Venezuela (153), Vietnam (63), West Bank e Striscia di Gaza (9), Yemen (6).

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Febbre suina, andamento lento ma sorvegliato

In Italia finora abbiamo avuto un centinaio di casi di nuova influenza, di cui 5/6 secondari. Dunque l'andamento è molto lieve ma la sorveglianza è comunque presente

Lo ribadisce il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, a margine del Forum interattivo di cardiologia, svoltosi al San Giovanni di Roma. Fazio, che ha avuto nei giorni scorsi un colloquio con il direttore dell'Oms Margaret Chan, sottolinea che "si continua la sorveglianza, ma in Italia non c'è una grande diffusione del virus".

La fase di pandemia vale per tutti, "ma tecnicamente in Italia non siamo in fase 6. Dunque monitoriamo la situazione - assicura Fazio - e si studiano a diversi livelli le strategie di vaccinazione".

E per chi viaggia? "Basta rispettare le normali misure igieniche", cioè lavare spesso le mani ed evitare luoghi chiusi e affollati. Nessuna controindicazione arriva dal viceministro per i viaggi, a causa della nuova influenza.

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25 giugno 2009

Oltre la crisi migliorando ricerca e università

Di fronte alla crisi economica che stiamo vivendo bisogna gestire l'emergenza, ma soprattutto guardare al futuro per capire cosa fare in modo da guadagnare una maggiore capacità di crescita rispetto al passato.

E il tema delle riforme, in questo caso è molto forte. E in particolare la riforma della ricerca, innovazione e università è sicuramente fra quelle più importanti da affrontare. Ne è convinta la leader di Confindustria Emma Marcegaglia, intervenuta ieri a L'Aquila all'assemblea annuale di Farmindustria. "Se vogliamo mantenere la vocazione manifatturiera del nostro Paese servono maggiori investimenti in ricerca e innovazione, ma anche un nuovo rapporto delle imprese con l'Università. In questo campo si è fatto qualcosa, ma c'è ancora molto da fare.

Va bene aumentare i fondi - sostiene Marcegaglia - ma bisogna premiare maggiormente il merito. Premiare cioè i migliori, investire nelle eccellenze e abolire la cultura del 'tutti uguali', perché in questo modo si porta la qualità verso il basso". Parlando agli industriali dal farmaco, Marcegaglia ha concordato con loro come la ricerca sia essenziale per il settore farmaceutico, "un comparto che non solo investe molto in ricerca, ha un personale molto qualificato e rappresenta delle eccellenze nel nostro Paese".

Da qui però un monito: "Serve alle aziende una stabilità normativa, regole certe che rendano possibile calcolare gli investimenti e agevolazioni per questi ultimi". Marcegaglia a questo proposito chiede che alcune agevolazioni divengano quindi strutturali, ricordando come ad esempio "22 mila imprese che hanno investito non hanno avuto accesso al credito d'imposta". Un accenno poi alla sanità, che non è solo spesa farmaceutica.

"Bisogna infatti agire sul restante 84% di spesa sanitaria i cui costi sono cresciuti senza limiti. Molte Regioni sono già state commissariate e questo può voler dire che chi ha gestito male vada a casa. Perché - conclude - è bene premiare i bravi, ma occorre punire i meno bravi".

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Usare bene i farmaci fa risparmiare

L'uso corretto dei medicinali scongiura, spesso, costose cure in ospedale: un giorno di ricovero, circa 600 euro, costa più di tre anni di cure con medicinali (188 euro) e più di un intero ciclo vaccinale dalla nascita ai 14 anni di età.

A fare i conti gli industriali del farmaco, riuniti a L'Aquila per l'assemblea pubblica di Farmindustria. I farmaci possono essere d'aiuto nel ridurre la spesa per la sanità anche "rallentando la degenerazione o attenuando la sintomatologia di alcune malattie tipiche dell'invecchiamento, o riducendo il rischio di malattie invalidanti.

La sola a degenerazione delle patologie cardiovascolari - sottolineano - è la causa più frequente di pensioni di invalidità, con il 31,2% dei casi". Non solo. Spesso si evitano costosissimi interventi chirurgici.

Farmindustria cita uno studio condotto dal Centro Europa ricerche (Cer) che ha dimostrato come la disponibilità di farmaci per patologie cardiovascolari, respiratorie e del sistema nervoso - che rappresentano la maggioranza delle cause di morte in Italia - garantisce una migliore qualità di vita e permette un risparmio netto per il Servizio sanitario nazionale pari a 12,4 miliardi l'anno, di cui 6,4 miliardi per minori costi sanitari e 6 miliardi per minori costi indiretti.

Proiettando questo dato al 2040, risulta che l'uso dei farmaci per queste patologie consentirà un risparmio per la spesa socio-sanitaria nel suo complesso dell'1,3% del Pil.

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Fazio, MMG pensino di più ai generici

Aumentare la prescrizione di farmaci generici, che in Italia sono ancora usati troppo poco, anche attraverso la formazione adeguata dei medici di famiglia. per far crescere il consumo di questi medicinali, che possono, oltre a fornire cure sicure, generare risparmi da investire in farmaci innovativi.

Il rilancio dei 'non griffati' è fondamentale, secondo il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, che nel suo intervento all'assemblea annuale di Farmindustria all'Aquila ha sottolineato l'importanza di interventi per frenare la crescita della spesa farmaceutica.

Per quanto riguarda la spesa sul territorio, ha spiegato Fazio, ci sono "ampi margini di recupero" in particolare sulle prescrizioni ottimali dei farmaci. Il viceministro ha parlato di una riforma dell'Educazione continua in medicina (Ecm) proprio per promuovere la prescrizione dei generici. Farmaci che "in Europa rappresentano fino al 50% del mercato e pesano solo per il 18% della spesa.

La quota di mercato dell'Italia in questo settore è la più bassa d'Europa, anche perché forse - ha detto Fazio - i prezzi sono troppo alti". Il viceministro ha fatto appello agli industriali con cui si è detto disponibile a collaborare perché vengano rimosse tutte le barriere per favorire l'utilizzo di questi farmaci, importanti anche e soprattutto per far crescere l'innovazione. I risparmi ottenuti, infatti "dovranno essere investiti in farmaci innovativi".

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Ancora troppi sprechi in Sanità

Sono ancora troppi nel nostro Paese gli sprechi nella spesa farmaceutica, con ampi margini su cui si può intervenire

Lo ha ricordato Ferruccio Fazio, viceministro alla Salute, intervenendo ieri all'assemblea pubblica di Farmindustria all'Aquila. Al termine dell'assemblea, Fazio ha riunito anche la Cabina di regia per la ricostruzione della sanità locale dopo il terremoto del 6 aprile scorso.

L'Italia, ha ricordato Fazio, è uno dei Paesi che offre la maggiore copertura farmaceutica a carico del servizio pubblico e il miglior "accesso ai farmaci compresi quelli orfani (per le malattie rare) e gli oncologici". L'invecchiamento della popolazione, però, fa aumentare la spesa sanitaria generale ed è "necessario prendere provvedimenti incisivi" per frenare la crescita della spesa. Per Fazio, esistono ancora ampi margini di sprechi per esempio sul territorio, con prescrizioni non sempre adeguate e lo scarso utilizzo dei farmaci generici. Ma è preoccupante anche lo sforamento della spesa farmaceutica ospedaliera che nel 2008 si è attestata "a 3.670 milioni di euro, il 3,7% del Fondo sanitario nazionale".

Secondo Fazio, esistono "ampi margini di inefficienza e inappropriatezza in tutti i settori - ha spiegato - di acquisti di beni e servizi fra cui, appunto, i farmaci ospedalieri". "In troppe realtà - denuncia Fazio - gli acquisti di beni e servizi non sono centralizzati a livello regionale, ma gestiti direttamente dalle Asl e dalle aziende ospedaliere, spesso con enormi differenze di prezzo per l'acquisto dello stesso prodotto.

Occorre centralizzare e ottimizzare gli acquisti regionali di beni e servizi. E proprio per questo abbiamo avviato un tavolo con le Regioni e la Consip, la Concessionaria dei servizi pubblici. Già almeno dieci Regioni, tra cui proprio l'Abruzzo, stanno valutando di affidare alla Consip l'incarico per l'acquisto centralizzato di beni e servizi da cui ci attendiamo per il Paese risparmi dell'ordine di miliardi di euro".

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24 giugno 2009

Novità in nefrologia

E' il sogno di ogni nefrologo, ma soprattutto dei malati in dialisi: un'alternativa alle lunghe soste in ospedale attaccati a una macchina, almeno tre volte a settimana, per 'ripulire' il sangue. "Il rene portatile è diventato una realtà: il prototipo, ancora da perfezionare, è stato pubblicato su 'Lancet'. Si indossa come una cintura, pesa circa 5 kg e consente di lavorare e muoversi mentre si fa la dialisi, che però in questo caso dura circa 8 ore al posto di 4".

A descriverlo è Antonio Dal Canton, presidente della Società italiana di nefrologia (Sin), illustrando ieri a Roma le ultime novità del settore, in vista del congresso Sin che si terrà in autunno a Bologna. "Certo il rene portatile è da perfezionare - ammette l'esperto - si tratta di un apparecchio ancora ingombrante e impegnativo da indossare. Ma la ricerca va avanti". E passa anche per il rene bioartificiale: un filtro meccanico con cellule renali stratificate, che riproduce parte della funzionalità renale.

"Si potrebbe mettere insieme il rene portatile e il filtro bioartificale, per creare un dispositivo biomeccanico che sostituisca meglio il rene malato", ipotizza Dal Canton. Per 6-7 mila italiani l'anno però, non resta che attendere un rene nuovo.

Fronteggiando poi il pericolo di un rigetto. "Oggi si punta a indurre la tolleranza con farmaci ad hoc, per 'addomesticare' i linfociti T e spingerli a riconosce come 'amica' la cellula trapiantata, evitando così il rigetto. Si ricorre anche al chimerismo: introducendo nell'organismo del ricevente sangue del donatore subito prima e dopo il trapianto, per indurre la tolleranza".

E non è tutto. Un'arma in più arriva dalle cellule staminali mesenchimali che, prima in vitro e poi nell'uomo, hanno dimostrato di bloccare la reazione immunitaria. Cellule 'spegni-rigetto' che sono viste con molto interesse dagli studiosi. "In autunno - rivela il nefrologo - abbiamo in programma uno studio pilota su una decina di pazienti che partirà al San Matteo di Pavia".

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Reni malati per 1 italiano su 10, 50mila in dialisi

Reni malati per un italiano su dieci. "Ormai l'insufficienza renale cronica è una pandemia, che nel mondo vede 2,5 milioni di persone in dialisi o sottoposte a trapianto ogni anno, e circa 50.000 italiani in terapia sostitutiva della funzione renale.

Un piccolo esercito in dialisi che assorbe il 2% della spesa sanitaria totale. E che aumenta con un ritmo del 7-8% l'anno". Parola di Alessandro Balducci, nefrologo del San Giovanni di Roma e segretario della Società italiana di nefrologia (Sin), che oggi a Roma ha presentato i temi del prossimo congresso nazionale della Sin, in programma a Bologna dal 7 al 10 ottobre. "Si tratta di un problema crescente, legato a doppio nodo a malattie della civiltà e del benessere come diabete e ipertensione.

E che - sottolinea Balducci - vede l'Italia all'ottavo posto nel mondo per numero di malati, subito dopo la piccola Taiwan, dove sembra che l'abuso incontrollato di erbe medicinali sia alla base di molte nefriti. Bisogna sottolineare che per i pazienti con funzione renale ridotta l'aspettativa di vita è pari a circa un terzo rispetto alla popolazione generale". Ecco perché i ricercatori sottolineano l'importanza di diagnosi precoce e prevenzione, grazie a un'alleanza con il medico di famiglia.

Che già ha dato i primi frutti: da uno studio condotto da Sin e Simg (Società italiana di medicina generale), misurando la creatinina in 77 mila persone, gli esperti hanno prodotto una stima della situazione più grave.

Circa 1 milione e mezzo di italiani ha una funzione renale ridotta. Persone che rischiano di finire in dialisi o nelle liste di attesa per i trapianti di rene, "che oggi contano circa 6-7.000 nomi. E la stessa dialisi rappresenta un costo: per ogni paziente si spendono da 35.000 a 50.000 euro l'anno", sottolinea Antonio Santoro, nefrologo del Sant'Orsola Malpighi di Bologna e presidente del Comitato organizzatore del Congresso.

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Smi chiede chiarimenti su bilancio Enpam 2008

Il Sindacato dei medici italiani (Smi) chiede chiarimenti sul bilancio consuntivo del 2008 dell'ente previdenziale dei medici, Enpam, dopo alcune notizie apparse sulla stampa economica.

Su 'Plus-24', settimanale de 'Il Sole 24 Ore' di sabato scorso, infatti, "da un articolo che analizza il progetto di bilancio dell'Enpam" emerge "un quadro preoccupante, soprattutto a causa di alcuni investimenti finanziari che hanno subito una forte svalutazione: si tratterebbe di una perdita dell'11%, circa 543 milioni di euro", si legge in una nota del sindacato.

Salvo Calì
, segretario nazionale Smi, ricorda il 'sospetto' aumento della contribuzione ai medici, deciso nell'ultima Convenzione di medicina generale: "Nel silenzio più assoluto scopriamo dalle pagine di un importante quotidiano che il nostro ente previdenziale è coinvolto in operazioni finanziarie poco 'avvedute'.

Leggiamo di una perdita dell'11 % e, strana casualità, proprio in questi mesi si è aumentata in modo considerevole la contribuzione previdenziale dei medici di medicina generale dell'1,5%, proprio a partire dal 1 gennaio 2008". In più occasioni, dice ancora Calì, "abbiamo chiesto lumi su questa modalità di incremento e più volte, vista le sofferenza economica del settore, abbiamo invocato che si spalmasse in più anni.

Le risposte sono rimaste vaghe, ma ora, forse, comprendiamo le ragioni di questa urgenza: problemi di bilancio per il 2008. Chiediamo quindi chiarimenti: si faccia luce su questi problemi, si coinvolgano i sindacati rappresentativi della categoria perchè è in gioco il futuro dei medici".

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Turco, positivo rientro Case salute in Convenzione

"Non posso che esprimere un giudizio positivo sulla Convenzione appena firmata, in cui ritrovo le Case della salute". A dirlo Livia Turco, ex ministro della Salute nel precedente Governo e membro della commissione Affari sociali della Camera, in un commento rilasciato a GdMonline a margine della tavola rotonda sulla sostenibilità del sistema salute organizzata a Roma da Abbott Italia.

"La Convenzione - spiega la Turco - tira in sostanza le somme del lavoro iniziato nella scorsa legislatura, con una riorganizzazione delle cure primarie che già era stata delineata. Ora mi auguro che tutti i contenuti dell'Acn - in particolare quelli che riguardano l'associazionismo - insieme al progetto h24 si affermino davvero.

D'altra parte, continua la Turco, la Mg è un anello basilare del sistema sanitario italiano, ma il lavoro da fare per migliorarla è ancora lungo.

Per quanto riguarda i generalisti, durante lo scorso Governo era già stata tracciata la strada di un possibile sviluppo: affinare competenze quali la collaborazione con altri professionisti, l'uso dell'informatica, la presa in carico globale dei pazienti. Senza trascurare il ruolo di coordinatori dei vari tasselli del Ssn".

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Testamento presto in Commissione

"La settimana prossima parte in commissione Affari sociali alla Camera l'esame della legge sul fine vita". Parola del ministro del Lavoro, salute e politiche sociali, Maurizio Sacconi, in un'intervista pubblicata ieri sul quotidiano 'Avvenire'.

"Per il Governo - sottolinea - si tratta di u­na materia che è urgente porta­re a compimento e quindi ci a­spettiamo che nel più breve tempo possibile quel disegno di legge, già licenziato dal Senato, venga approvato definitiva­mente.

E sia chiaro: considera­re alimentazione e idratazione sostegni vitali, indisponi­bili, è un caposaldo che deve re­stare inalterato". Sacconi ricorda infatti che "al di là delle divisioni su come rego­lare la materia, quindi, il pre­supposto della legge è stato con­diviso di fatto dal 90% dei sena­tori. E non è negoziabile".

L'accelerazione, dopo che da più parti, anche nella maggioranza, si sono chieste pause di riflessione, si rende necessaria "perché non si ripetano casi co­me quello di Eluana Englaro e per evitare che il vuoto norma­tivo - spiega il ministro - venga colmato da provve­dimenti della magistratura".

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Fimmg, ok infermieri in farmacia

Nessuna posizione pregiudiziale dai medici di famiglia della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale ) sugli infermieri in farmacia. Ma i camici bianchi chiedono, però, che questa presenza non sia alternativa a quella ormai irrinunciabile negli studi dell'assistenza primaria

La Fimmg chiede anche che si investa, non interrompendo un percorso già iniziato da qualche anno, sulla formazione dell'infermiere sia rispetto alle cure domiciliari per malattie croniche e disabilità sia alla 'medicina d'iniziativa' promossa negli studi del medico di famiglia. Giacomo Milillo, segretario generale Fimmg - che ieri mattina a Roma ha incontrato Ferruccio Fazio per discutere dell'argomento - chiarisce così la posizione del maggior sindacato di categoria, all'indomani dell'annuncio dello stesso viceministro della Salute sull'impiego in farmacia degli infermieri per controllo della pressione, distribuzione referti, campagne di prevenzione e altro.

Durante l'incontro di questa mattina Milillo ha spiegato che la Fimmg non ha alcuna intenzione di interferire sul Ddl di riforma delle farmacie all'esame del Senato e ha ricevuto rassicurazioni sul coinvolgimento di medici, farmacisti e infermieri.

"Il sindacato è tuttavia impegnato - ha detto Milillo - nel ridisegnare l'area dell'assistenza primaria partendo proprio da una riorganizzazione degli studi medici che risponda appieno ai bisogni dei cittadini. In questo percorso vanno rispettate le priorità di impiego delle risorse nel Servizio sanitario nazionale".

Del resto, secondo Milillo, la figura dell'infermiere e del collaboratore di studio, accanto al medico di famiglia, costituisce l'elemento essenziale di quel modello di cure sul territorio, 'disegnato' anche dall'ipotesi di Accordo collettivo nazionale per l'assistenza primaria siglato di recente. "Fino a oggi però - ricorda Milillo - meno del 10% degli studi medici può contare sulla presenza di infermieri".

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23 giugno 2009

Italia riduce fondo Unfpa

Italia fanalino di coda nel mondo per quantità di fondi dedicati all'United Nations Population Fund: dai quattro milioni di euro stanziati nel 2008 si è passati ai 500 mila di quest'anno, "una cifra ridicola, che dovrebbe essere al più presto rivista dal Governo".

A lanciare l'appello è stata Daniela Colombo, presidente dell'Associazione italiana donne per lo sviluppo (Aidos) ieri a Roma in occasione della conferenza 'Strategic Investments in Time of Crisis: The Reward of Making Women's Health a Priority', cui hanno partecipato parlamentari italiani, asiatici, africani e dei Paesi del G8.

Il Fondo delle Nazioni Unite per le attività in materia di popolazione, istituito nel 1969, promuove la sensibilizzazione e gli aiuti a favore di donne, uomini e giovani nei settori della pianificazione familiare e della contraccezione, delle cure prenatali, neonatali e ostetriche, nonché della prevenzione delle malattie.

"Siamo delusi per la riduzione del contributo che l'Italia riconosce al Fondo - ha sottolineato Sietske Steneker, che dirige l'ufficio Unfpa a Bruxelles - e dobbiamo ricordare che nonostante la crisi i Paesi dovranno onorare gli impegni presi soprattutto per il raggiungimento del quinto Obiettivo di sviluppo del millennio, quello che riguarda la salute materna, considerato ormai come quello a maggior rendimento.

Oggi, però, in molti Paesi africani una madre ha ancora una chance su sette di morire di parto, mentre in Occidente solo una donna su 26 mila corre questo rischio". Per fare un confronto con altri Paesi industrializzati, basti pensare che la Germania ha stanziato per l'Unfpa 16 milioni di euro sia nel 2008 che nel 2009, mentre gli Stati Uniti 50 milioni di dollari.

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Un miliardo di persone senza cure

Oltre un miliardo di persone nel mondo non ha accesso a cure sanitarie adeguate e in larga maggioranza si tratta di donne e bambini: il diritto alla salute enunciato solennemente nella Dichiarazione universale dei diritti umani è dunque oggi lettera morta, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

Su questo argomento si sono confrontati parlamentari italiane e italiani e di altri Paesi del mondo, riuniti a Roma per la Conferenza internazionale 'Strategic Investments in Time of Crisis: The Reward of Making Women's Health a Priority', organizzata anche per chiedere al G8 di tutelare e investire sulla salute della donna, perno dell'economia e della società nei Paesi poveri. Si pone quindi l'urgenza di costruire o riformare sistemi sanitari equi nei Paesi in via di sviluppo: mentre in quasi tutti i Paesi industrializzati i sistemi socio-sanitari sono prevalentemente pubblici, nelle aree più problematiche del mondo prevale il settore privato, con poche eccezioni nei Paesi a economia pianificata (Cina, Cuba, Vietnam, Nord Corea).

La spesa sanitaria pro-capite è oggi lo specchio di questa situazione: secondo la Banca mondiale, nei Paesi ad alto reddito è, in media, di 3.450 dollari, mentre in quelli a basso reddito è di soli 30 dollari. E sono le donne le prime vittime delle carenze sanitarie: ogni minuto nel mondo una donna muore per problemi in gravidanza o complicazioni del parto (oltre 536 mila decessi all'anno), e ogni 8 minuti una donna muore per complicanze correlate ad aborti effettuati in condizioni di non sicurezza.

Inoltre, secondo il Rapporto Unicef 2009, ogni anno circa 4 milioni di neonati muoiono entro 28 giorni dalla nascita. La Conferenza interparlamentare chiede dunque fondi per tutelare la salute femminile, anche per evitare che il costo economico futuro per gestire le conseguenze di questa negligenza superi di gran lunga il fabbisogno finanziario già oggi necessario per prevenzione e cura.

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Fini, riconoscenza a volontari CRI

"Ai volontari del movimento internazionale va la riconoscenza delle Istituzioni per la concreta testimonianza di solidarietà". E' quanto afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un messaggio di saluto inviato in occasione dell'apertura a Solferino (Mantova) delle celebrazioni per i 150 anni della nascita dell'idea di Croce rossa.

Il messaggio, informa la Cri, è stato letto dal commissario straordinario Francesco Rocca durante la presentazione di 'Solferino 2009' a Castiglione delle Stiviere. "La vostra organizzazione - prosegue il presidente della Camera - ha contribuito a rendere più solidale il mondo in cui viviamo, alleviando le sofferenze di coloro che sono coinvolti in conflitti e calamità naturali e fornendo un costante e prezioso servizio di assistenza medica e umanitaria in ogni parte del mondo.

A tutti coloro che hanno partecipato e attualmente partecipano alle attività del movimento - scrive Fini - va la riconoscenza delle Istituzioni per come hanno saputo e sanno testimoniare concretamente il valore della solidarietà".

Il presidente della Camera esprime inoltre "un sincero apprezzamento per l'opera di solidarietà che il movimento svolge in aiuto dei più deboli e bisognosi, unitamente ai sentimenti della più viva gratitudine, mia personale e dell'intera Camera dei deputati, per il forte impegno profuso dai volontari per affrontare le sfide dei nostri tempi".

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Febbre suina: Fazio, preoccupazione diminuisce

La preoccupazione sulla pandemia da influenza H1N1 si sta attenuando.

Nel nostro Paese, ma anche a livello internazionale, perché "la malattia si sta rivelando più leggera".

Lo ha detto il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, a margine della presentazione a Roma del Forum internazionale della salute Sanit. "Ho avuto un lungo colloquio con la dottoressa Margaret Chan dell'Organizzazione mondiale della sanità - ha detto Fazio - e gli orientamenti sono anche per una vaccinazione non troppo aggressiva".

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Fazio, la prevenzioni sarà universale

Screening, vaccinazioni, stili di vita corretti, medicina preventiva e predittiva. E' pronto il nuovo Piano nazionale di prevenzione che ha già "ricevuto l'ok dai tavoli tecnici con le Regioni, anche se non è ancora passato per i tavoli politici".

Lo ha illustrato a grandi linee il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, al Sanit 2009 in corso a Roma, durante il quale sono previste sessioni di approfondimento sull'argomento. Il nuovo Piano, che è 'universale', spiega Fazio, cambia totalmente la prospettiva rispetto al passato.

"In questo nuovo programma si è messa al centro la persona", sottolinea. Si punta alla "prevenzione universale per tutti i cittadini e per alcune categorie scelte per sesso e età, a cui sono destinate forme di screening normalmente considerate prevenzione secondaria".

Il Piano si articola poi sulla medicina preventiva e predittiva, "che riguarda sempre tutti i cittadini", e sui diversi livelli di prevenzione: quella secondaria, diretta alla popolazione a rischio, e "quella terziaria che riguarda invece i cittadini malati, in particolare per evitare la recrudescenza e la riacutizzazione della malattia".

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Continuità delle cure ancora incompleta

Continuità delle cure: un obiettivo ancora da raggiungere. E' quanto emerge da una ricerca promossa dalla Federazione italiana delle aziende sanitarie ed ospedaliere (Fiaso), condotta in partnership con il Cergas Bocconi

Pazienti e addetti ai lavori, rileva l'indagine presentata oggi a Milano, "promuovono con riserva" Asl e ospedali, mentre i medici di famiglia vengono addirittura "rimandati a settembre" per non essersi impegnati abbastanza sul fronte dell'integrazione con gli altri professionisti sanitari, tuttora scarsa.

La ricerca, condotta su un campione 13 Asl rappresentativo della situazione nazionale, ha indagato sulla capacità di fare gioco di squadra mostrata da medici di famiglia, ospedalieri, specialisti e infermieri e sull'integrazione delle cure per tre patologie croniche che richiedono soprattutto cure sul territorio: il diabete in pazienti con danno d'organo, l'insufficienza respiratoria grave connessa alla broncopolmonite, i tumori in fase avanzata seguiti da Assistenza domiciliare integrata.

Risultato: in una scala di valori da 0 a 5, il 'voto' sull'integrazione è stato 3,24 per la cura del diabete, 3,06 per le insufficienze respiratorie, 3,17 per i tumori. Con alcune differenze fra i camici bianchi. Il punteggio assegnato ai medici di famiglia è infatti sempre più basso rispetto a quello degli specialisti. Per il diabete è 2,40 contro il 4,03 degli specialisti, per le insufficienze respiratorie gravi è di 2,39 contro 3,65, e per i tumori di 2,69 contro 3,68.

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22 giugno 2009

Ricerca: crisi non ferma fondi per Telethon

La raccolta di Telethon per finanziare la ricerca contro le malattie genetiche continua a crescere. Nonostante la crisi, dalla maratona tv di dicembre 2008 a oggi è stata raggiunta la cifra record di 35 milioni di euro, circa il 4% in più rispetto all'anno precedente.

E se il 30 giugno sarà ufficialmente chiuso il bilancio della fondazione, in queste ore 30 scienziati di tutto il mondo arrivano a Roma per assegnare i fondi raccolti ai migliori progetti di ricerca contro le malattie genetiche.

Lo hanno annunciato ricercatori e vertici di Telethon, ieri in Campidoglio per un incontro su 'Il merito, senza eccezioni', dedicato alla memoria del presidente di Telethon Susanna Agnelli, recentemente scomparsa. Il 23 e 24 giugno, presso la sede romana di GlaxoSmithKline, si riunisce la commissione medico-scientifica della Fondazione Telethon.

"Nonostante la crisi economica quest'anno la fondazione ha battuto il record di raccolta fondi, sia con la maratona televisiva di dicembre sia alla chiusura del bilancio - ha detto Luca Cordero di Montezemolo, che fa parte del consiglio di amministrazione della Fondazione - ma la forza della formula Telethon non è solo nella generosità degli italiani, ma anche nell'insegnamento di Susanna Agnelli.

Nella capacità e la voglia di mettere insieme una squadra con compiti ben precisi". Montezemolo ha plaudito all'iniziativa del sindaco di Roma Gianni Alemanno di istituire un premio per il miglior ricercatore romano. "Il merito deve essere premiato fin dalle elementari perché insieme a efficienza, generosità e ricerca è uno dei quattro punti fondamentali per la crescita".

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Aids, nuova terapia punta a guarigione

Un 'passo da gigante' contro l'Aids. E' quello realizzato da due ricercatori - Rafick-Pierre Sékaly, dell'università di Montreal, e Jean-Pierre Routy, dell'università McGill, sempre della città canadese - convinti di avere aperto la strada alla sconfitta del virus attraverso l'eliminazione completa della carica virale nelle persone infette.

La novità in una terapia combinata di antivirali, mirati contro il virus, e chemioterapia, contro le cellule infettate, i cui risultati sperimentali sono pubblicati su Nature Medecine. I ricercatori hanno dimostrato perché con i trattamenti attuali, la triterapia, i pazienti non guariscono del tutto, ma continuano ad avere una certa carica virale 'nascosta' nelle cellule immunitarie. Il primo passo della ricerca è stato quello di identificare le cellule dove il virus si nasconde. "Se si vuole eliminare l'Aids non è sufficiente - dicono i ricercatori - attaccare il virus. Bisogna concentrarsi anche sulle cellule che lo ospitano".

La cura potrebbe dunque consistere, suggeriscono, nel combinare i trattamenti antivirali a terapie chemioterapiche mirate a distruggere le sole cellule infette. Un trattamento, in pratica, simile a quello attualmente usato contro la leucemia. La sperimentazione clinica della nuova strategia comincerà in autunno, ma i ricercatori non possono ancora prevedere quando riusciranno a centrare l'obiettivo di eliminare completamente il virus nei portatori. Ma sperano di poter annunciare la totale guarigione del primo paziente a Montreal.

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Sicpre, meno sicurezza dopo tagli a università

Ombre sul futuro della chirurgia plastica, con il rischio di avere meno specialisti, più improvvisatori e la crescita del 'turismo del ritocco'. Colpa del 'taglio' di posti per la specializzazione in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica.

Come denuncia la Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica) che, "preoccupata per l'allarmante situazione" chiede ufficialmente al ministro dell'Istruzione Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, "di prendere i provvedimenti necessari per garantire la formazione di un numero di chirurghi plastici ricostruttivi adeguato alle necessità del Paese".

La Sicpre ricorda che riduzione programmata dei posti nelle Scuole di specializzazione - e che salvo ripensamenti diventerà effettiva in tutte le università italiane - è legata al recente decreto di riordino delle Scuole di specializzazione. Il provvedimento prevede che, "pur essendo state istituite quest'anno nuove Scuole di specializzazione (in altre discipline), il numero complessivo (per tutte le materie) dei posti disponibili in tutte le università rimanga lo stesso.

Di conseguenza le nuove Scuole cannibalizzeranno quelle preesistenti - tra cui le nostre, in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica - che avranno meno posti disponibili". Per la Sicpre questa indicazione "suona come una beffa: da tempo, infatti, il numero di domande di iscrizione alle Scuole di specialità in chirurgia plastica e ricostruttiva ed estetica superava di gran lunga i posti disponibili e quindi si chiedeva di aumentarli.

Per tutta risposta sono stati ridotti". Se in un prossimo futuro ci saranno meno medici specializzati di quanti ne occorrano effettivamente, si chiedono gli specialisti, "che cosa accadrà? Probabilmente molti pazienti finiranno col rivolgersi a medici non specialisti, dei quali non è garantita la preparazione in questo campo specifico e assai delicato. O peggio ancora aumenterà il 'turismo sanitario' verso Paesi nei quali ci si fa operare facilmente a basso costo ma con rischi enormi".

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Aperto a Venezia vertice Oms, 35 ministri riuniti

Individuare le politiche necessarie per assicurare che i fondi investiti nella lotta a specifiche patologie consentano anche di migliorare la qualità dei sistemi sanitari nel loro insieme. Questo l'obiettivo dell'incontro, in programma ieri e oggi, tra i ministri della Salute di 35 nazioni e i migliori esperti mondiali in campo sanitario, riuniti all'Hotel Excelsior del Lido di Venezia per un incontro di due giorni promosso dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in collaborazione con il Governo italiano.

Alla cerimonia di apertura la Regione del Veneto è stata rappresentata dall'assessore alla Sanità, Sandro Sandri. "La nostra regione - dice Sandri - considera sia la dimensione europea che quella internazionale come elementi di grande rilievo per lo sviluppo del proprio sistema sanitario, e a questo puntiamo con diverse e qualificate iniziative: con la creazione di vari fronti di cooperazione attraverso la partecipazione a più di 50 progetti cofinanziati dall'Unione Europea.

Ad esempio con la partecipazione a importanti istituzioni europee come l'Osservatorio europeo sul sistema e le Politiche sanitarie con sede a Bruxelles, collaborando attivamente nella realizzazione e nell'attività dell'Ufficio Europeo per gli investimenti sanitari e lo sviluppo insediato proprio a Venezia sin dal 2004.

Per tutte queste ragioni è parte integrante trovare dei punti di forza comuni tra le buone pratiche in sanità in Europa e nel mondo e le nostre performance qui in Veneto". Sandri ha anche sottolineato l'importanza, in tutti i sistemi sanitari, di coordinare e razionalizzare le risorse economiche in un contesto nel quale la cura sanitaria non deve essere considerata semplicemente come un costo. "Essa - conclude Sandri - è invece anche una reale risorsa per lo sviluppo di una Nazione e di una Regione".

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Fadoi, curare dolore è obbligo civile

Anche Fadoi (Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti) accoglie favorevolmente l'iniziativa legislativa del Viceministro Ferruccio Fazio che ha semplificato le procedure di prescrizione degli antidolorifici di origine oppiacea. "FADOI - ha detto il presidente Antonino Mazzone - ha portato il suo contributo di esperienza e di studi effettuati in tema di dolore in alcune regioni Italiane.

Fermo restando che solo le norme tecniche non sono sufficienti a migliorare la situazione clinica e assistenziale della cura del dolore, è necessaria una maggiore formazione e cultura medica nell'approccio alla medicina del dolore.

E' importante ricordare - ha proseguito Mazzone - che circa 300.000 pazienti ricoverati presso i nostri reparti per qualsiasi causa, lamentano dolore moderato e/o severo. Nonostante l'importanza del dolore per la qualità della vita di questi pazienti, spesso nelle cartelle cliniche non è prevista la registrazione del sintomo dolore come uno dei 5 parametri vitali.

L'80% degli internisti cura autonomamente il paziente complesso e polipatologico che presenta dolore, ma solo nel 50% si possono seguire le linee guida e solo il 30% utilizza scale validate per la quantificazione del dolore. Fadoi - ha concluso Mazzone - auspica che la semplificazione della prescrivibilità degli oppiacei, porti ad una civile gestione della "malattia dolore", facendo rientrare l'Italia nella media Europea di consumo di questi farmaci allontanando di conseguenza gli effetti collaterali potenzialmente inducibili in pazienti anziani o comunque polipatologici".

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Englaro, archiviata procedura su Defanti

Carlo Alberto Defanti, il neurologo che ha avuto in cura Eluana Englaro, non ha violato il codice deontologico dei medici

Il suo fascicolo, aperto poco tempo dopo la morte della donna dall'Ordine dei medici di Bergamo, è stato archiviato il 21 maggio - ma se ne avuta notizia solo in queste ore - dopo che il collegio giudicante ha stabilito che non c'erano sufficienti elementi per procedere.

Lo conferma all'ADNKRONOS SALUTE il presidente dell'Ordine bergamasco, Emilio Pozzi. "Non si è aperto un procedimento disciplinare - precisa - perché il collegio giudicante, composto da 15 camici bianchi, ha ritenuto che non ci fossero elementi sufficienti".

Ma Pozzi non può fornire altri dettagli. "In un procedimento disciplinare vero e proprio - spiega Pozzi - c'è il diritto, di chi ne ha interesse, a conoscere le motivazioni. Nell'archiviazione, invece, solo il diretto interessato può chiedere di conoscere la documentazione".

Pozzi spera che ora si plachino le polemiche su un caso che "ha fatto prevalere, nei sostenitori dell'uno e dell'altro schieramento toni violenti e aggressivi, non raggiunti nemmeno dalle tifoserie del calcio più estremo".

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21 giugno 2009

Sindacati confederali, chiudere subito il contratto

I segretari generali Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl chiedono una rapida conclusione dell'iter di approvazione del contratto nazionale della sanità.

"La richiesta di chiarimenti avanzata dal ministero dell'Economia e della Funzione pubblica - scrivono i confederali in una nota congiunta - in ordine all'ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2008/2009 sottoscritta il 14 maggio scorso, non può e non deve essere elemento di ulteriore ritardo nella procedura di certificazione dell'accordo stesso", sostengono.

"I 600 mila lavoratori della sanità - sottolineano - aspettano il rinnovo del contratto, ormai scaduto da dicembre 2007, per rafforzare il potere d'acquisto dei loro salari e per cogliere le nuove opportunità di valorizzazione economica e professionale introdotte con la contrattazione decentrata.

Il servizio sanitario nazionale richiede politiche attente ai bisogni dei cittadini sul territorio attraverso l'apporto di professionisti motivati e valorizzati. Siamo convinti che un sistema sanitario moderno deve saper ottimizzare le risorse investite nella programmazione sanitaria attraverso una maggiore responsabilizzazione delle Istituzioni regionali e l'introduzione di nuovi e più adeguati strumenti di partecipazione dei lavoratori", evidenziano.

"Il Governo e le Regioni non possono non sostenere questa impostazione. Ci si adoperi, allora - concludono le tre sigle sindacali, lanciando un ultimo appello - per una rapida conclusione dell'iter di approvazione del rinnovo contrattuale 2008-2009".

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La spesa sanitaria rischia di esplodere

"C'è una situazione di pericolosa esplosione incontrollata della spesa sanitaria, che coincide con una situazione di inefficienza e di carenza dei servizi ai cittadini".

Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, intervenuto venerdì a Roma alla cerimonia per i 50 anni del sindacato della dirigenza medica Anaao Assomed.

"Quindi - ha aggiunto il ministro - c'è questa stretta connessione tra una possibile e ulteriore esplosione della spesa sanitaria e il basso livello di servizi ai cittadini.

Tutto - ha concluso Sacconi - si concentra dunque nelle decisioni che dobbiamo prendere entro il mese di luglio" sulle Regioni con i conti in rosso: Sicilia, Campania, Molise e Calabria.

"Oltre alle verifiche sui piani di rientro dell'Abruzzo e del Lazio", ha precisato il responsabile del Welfare.

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Anaao, non ci sono risorse per premiare

"Siamo d'accordo a legare gli stipendi dei medici al merito. Il problema è che quando c'è da dividere quattro lire è difficile fare le differenze.

Premiare il merito diventa praticamente impossibile". Ad affermarlo è Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, sindacato che venerdì a Roma ha festeggiato i 50 anni dalla sua fondazione.

Secondo Lusenti, per sbloccare questa situazione legata al riconoscimento del merito, c'è una sola strada sa intraprendere: aumentare le risorse.

Anche se allo stato attuale sembra difficile. "Per il prossimo triennio 2010-2012 - ha spiegato Lusenti - le risorse stanziate, per gli aumenti contrattuali per il pubblico impiego, sono pari al 5,9%: in pratica il 2% l'anno, vale a dire l'1% netto.

Questo si traduce sui nostri stipendi - conclude Lusenti - in 30 euro in più al mese, giusto 1 euro al giorno. Si può premiare e fare delle differenze tra un chirurgo bravo e uno meno capace con un euro al giorno?", si chiede.

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Sacconi, si a stipendi legati a premi per merito

"Riguardo agli stipendi dei medici, credo abbia ragione il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta a volere una componente meritocratica conseguente agli esiti e alla verifica dei risultati".

Lo afferma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, intervenuto venerdì a Roma alla cerimonia per i 50 anni del sindacato della dirigenza medica Anaao Assomed.

"La figura del medico - sottolinea il ministro - va rivalutata e anche protetta rispetto, ad esempio, al rischio clinico.

Si devono ripensare - aggiunge - i percorsi di accesso alla professione e di formazione. E - conclude Sacconi - approntare meccanismi di carriera più trasparenti e fondati sul merito".

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Fazio, assistenza territoriale sfida il futuro

La sanità di domani deve garantire al cittadino l'assistenza territoriale e va dunque resa centrale la figura del medico di medicina generale

E' quanto ha affermato il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, intervenuto venerdì a Roma alla cerimonia per i 50 anni del sindacato della dirigenza medica Anaao Assomed."

Le diagnosi - ha spiegato Fazio - dovranno essere fatte il più possibile al di fuori degli ospedali, dove invece dovranno essere concentrate le alte tecnologie e la multidisciplinarità".

Per Fazio un'altra sfida è legata al potenziamento dell'assistenza domiciliare. Nei nuovi Lea - sottolinea il viceministro - l'assistenza domiciliare integrata viene differenziata e non è più unica.

Per esempio - conclude Fazio - quella per malati terminali è diversa da quella per i non autosufficienti".

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18 giugno 2009

A giovane italiana premio internazionale

Prestigioso premio internazionale per la giovane ricercatrice italiana Alessandra Luchini, per i suoi studi sui marcatori tumorali con l'impiego di nanotecnologie. Ne dà notizia il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Enrico Garaci, che ha espresso apprezzamento per l'assegnazione del 'The Premio Award Honoring Italian Women Scientist' conferito nel corso di una cerimonia ieri al circolo della stampa di Milano.

"Il premio ad Alessandra Luchini - afferma Garaci - è un riconoscimento, in un certo senso, anche delle scelte compiute dal nostro istituto, perché gli studi della giovane ricercatrice sono stati portati avanti alla George Mason University nell'ambito del programma Italia-Usa, siglato tra noi e i Nih (National Institutes of Health). Il progetto della Luchini, inoltre, fa parte del programma coordinato dall'istituto".

La ricercatrice "grazie ai suoi studi e alla sua formazione bioingegneristica è riuscita a identificare una tecnica che permette di raccogliere e purificare i marcatori tumorali attraverso l'impiego di nanotecnologie, creando così piccolissime spugnette, capaci di catturare i marcatori tumorali in una fase precocissima della malattia". Il risultato di questi studi è uno dei molti frutti di questo importante accordo con gli Usa, spiega Garaci.

"Grazie a questa nuova tecnologia, il programma Italia-Usa di oncoproteomica ha identificato una serie di biomarcatori del cancro al colon, alla mammella, all'ovaio e alla prostata, che saranno validati nei prossimi due anni grazie alla biobanca di campioni già disponibile per il programma. Una scoperta - conclude - che potrà essere applicata alla diagnosi di numerose malattie, come quelle cardiache o neurodegenerative ad altri settori di salute pubblica come doping e sicurezza alimentare". Per il premio sono state selezionate 40 finaliste tra le ricercatrici italiane che lavorano negli Usa.

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Convenzione, Uil Fpl firma "con riserva"

Arriva anche la firma della Federazione medici Uil-Fpl sulla nuova Convenzione della medicina generale. "Abbiamo messo la firma sul nuovo Accordo collettivo nazionale pur non condividendo molti aspetti dello stesso e confermando tutte le perplessità espresse in questi mesi, sia dal punto di vista economico sia da quello normativo".

A riferirlo è Armando Masucci, segretario generale della Federazione medici della Uil-Fpl, sindacato che siede al tavolo nazionale delle trattative insieme allo Smi (Sindacato medici italiani).

"Non avevamo sottoscritto - sottolinea in una nota Masucci - la preintesa del 22 dicembre 2008 perché non aderente a quanto già concordato nei mesi precedenti di trattativa e, soprattutto, perché a fronte di nessun incremento economico introduceva nuovi obblighi per i medici (adesione obbligatoria alle Uccp, assistenza h24 e ricetta elettronica, eccetera)".

Per la Federazione medici Uil-Fpl, questa convenzione presenta molte criticità e lascia molti nodi irrisolti.

"La rifondazione della medicina generale - spiega Masucci - appare molto lontana e la strada intrapresa per la ristrutturazione dell'assistenza territoriale mostra tutte le carenze di una visione progettuale nazionale.

La nostra firma - conclude - è dunque solo una firma necessaria per poter partecipare alla trattative regionali e aziendali, laddove poi si giocano le scelte del territorio".

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Allevamenti separati per polli e maiali

Per evitare che la pandemia influenzale diventi più aggressiva è fondamentale, in tutto il mondo, tenere separati gli allevamenti di suini da quelli di volatili.

Lo ha sottolineato il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, a margine di un incontro a Roma sulla valutazione in sanità, ricordando che però l'Italia non è toccata da questo problema perché queste misure di prevenzione sono già da tempo acquisite.

"Il problema reale, che non riguarda l'Italia - ha ribadito Fazio - è che gli allevamenti devono essere assolutamente disgiunti.

Il grosso rischio infatti è quello di un 'riassortamento' del virus dell'aviaria con quello del suino. E' un problema che riguarda tutto il pianeta, ma soprattutto l'Oriente".

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Fazio, presto medico di famiglia tecnologico

Un medico di famiglia che visita i suoi pazienti a casa o in ambulatorio con un mini-ecografo in tasca, o con altri strumenti diagnostici di nuova generazione.

Per offrire un servizio sempre più vicino alle esigenze del cittadino, ma anche per evitare di allungare le liste d'attesa quando non è necessario. Immagina così Ferruccio Fazio, viceministro alla Salute, il camice bianco di fiducia nei prossimi anni.

"Nel prossimo futuro - ha spiegato Fazio ieri a Roma, a margine di un convegno sulla valutazione in sanità - il medico di famiglia dovrà dotarsi di alcuni semplici tecnologie, come appunto un piccolo ecografo che può legarsi alla cintura.

Strumenti che gli consentono, oltre allo stetoscopio che ha già, di fare rapidi approfondimenti delle patologie per essere sempre più un filtro rispetto ai bisogni dei cittadini". Fazio ha ribadito l'importanza della medicina del territorio che fa la differenza, quando ben gestita, anche in termini di qualità ed efficienza delle prestazioni.

Come dimostrano le Regioni virtuose che prestano particolare attenzione alla medicina di famiglia. "Se c'è un indirizzo comune che vogliamo dare alle Regioni, oggi completamente libere di scegliere i propri modelli in sanità - ha concluso il viceministro - è quello di garantire più forza al territorio e valorizzare il medico di famiglia. E' solo una raccomandazione, ma molto importante".

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In Toscana pagelle anche per i primari

In Toscana in arrivo pagelle anche per i primari, o meglio i direttori delle strutture complesse (secondo la nuova definizione). Dopo i manager, già sottoposti a valutazioni dal 2005, nella Regione anche il lavoro dei 1.100 che dirigono i reparti sarà analizzato in base ai risultati ottenuti

Lo ha annunciato l'assessore alla Sanità della Toscana, Enrico Rossi, a margine dell'incontro ieri a Roma dedicato alla valutazione delle prestazioni sanitarie in Italia e che parte proprio dal modello toscano, primo in Italia a puntare sulla misurazione delle performance del settore.

"Il set di indicatori che utilizziamo per valutare le performance della sanità toscana - dice con un certo orgoglio Rossi - è stato perfino brevettato dal laboratorio di ricerca Management e sanità della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, che lo ha messo a punto".

Il percorso di valutazione avviato dalla Toscana e che, secondo Rossi, è fondamentale per gestire al meglio il sistema sanità è cominciato nel 2002.

"Credo sia giusto procedere nella valutazione a partire da chi ha più responsabilità. Sarebbe molto facile partire dall'usciere, ma abbiamo scelto, come criterio generale, di cominciare dall'alto: prima il direttore generale, poi quello sanitario, adesso i direttori di struttura complessa".

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17 giugno 2009

Epatite delta 'spia' di cirrosi e cancro fegato

Il virus dell'epatite Delta (Hdv) è un'importante 'spia' del rischio di cirrosi e cancro fegato (carcinoma epatocellulare). Non solo. La replicazione persistente del virus, altamente patogeno e che necessita della presenza del virus dell'epatite B per la trasmissione e la 'riproduzione' , rappresenta l'unico fattore in grado di predire la mortalità legata alla malattia di fegato.

Lo dimostra uno studio italiano pubblicato su 'Gastroenterology', condotto da Raffaella Romeo e dai ricercatori dell'Unità operativa di Gastroenterologia 1 della Fondazione Policlinico di Milano, coordinati da Massimo Colombo. La ricerca, su un campione di 299 pazienti con epatite Delta, 230 dei quali maschi, arruolati a un'età media di 30 anni e seguiti per circa 28 anni nell'ambulatorio del Policlinico, ha dimostrato che la comparsa di cirrosi epatica si verificava con un tasso di incidenza annua del 4%, mentre i tassi di incidenza per lo scompenso epatico e lo sviluppo di carcinoma epatocellulare erano rispettivamente 2,7% e 2,8%.

La ricerca, dunque, dimostra che l'epatite cronica da virus Delta è caratterizzata da un lungo decorso, e da una discreta probabilità di evoluzione in cirrosi epatica. L'analisi dei dati ha dimostrato, inoltre, che la persistente replicazione del virus Delta era associata allo sviluppo della cirrosi e alla comparsa di problemi più gravi come lo scompenso, lo sviluppo del tumore e la morte. Durante lo studio, inoltre, i ricercatori si sono resi conto che l'epatite Delta, dopo un decennio di apparente declino, è cresciuta nei portatori di virus dell'epatite B.

Questo nonostante l'introduzione della vaccinazione obbligatoria contro il virus B con il quale il virus Delta condivide le modalità di trasmissione, cioè per contatto con liquidi biologici. Questi dati, secondo i ricercatori, suggeriscono la necessità di una maggiore attenzione alle persone con epatite B, che possono essere colpiti dal virus Delta. In particolare sarebbe opportuno, suggeriscono, verificare la copresenza del virus Delta in caso di ogni nuova infezione da virus B o in caso di vecchie infezioni B che mostrino una recrudescenza, e attuare, nel caso, la terapia adeguata.

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Chirurgia, -30% di iscritti alle specializzazioni

Sono sempre meno i giovani italiani che decidono di intraprendere la carriera da chirurgo: nel 2008 c'è stato infatti un calo del 30% degli iscritti alle scuole di specializzazione in chirurgia rispetto all'anno precedente.

E' il dato principale emerso dal primo Congresso congiunto italo-francese di chirurgia endocrina, che ha visto ieri per la prima volta riuniti alla Cattolica di Roma oltre 800 specialisti della Federazione italiana delle società di chirurgia endocrina (Siec, Uec, Sictc) e la Società francese di chirurgia endocrina (Afce), ovvero due tra le migliori scuole riconosciute a livello mondiale nel campo dell'endocrino-chirurgia. Le cause di questo fenomeno sono legate anche al rischio di denunce, assicurano gli esperti: 8 medici su 10, un giorno, riceveranno una richiesta di risarcimento e saranno accusati ingiustamente di malpractice.

"La realtà che noi chirurghi viviamo - spiega Rocco Bellantone, presidente del congresso e segretario della Società italiana di chirurgia (Sic) - è molto diversa dall'immagine che ha il pubblico: esistono problemi di natura legale e istituzionale che stanno sempre più allontanando i ragazzi da questa professione". Tra le motivazioni, probabilmente, anche un evidente stress legato alla professione.

Pochi spazi per la vita privata, età media molto alta per i primi grossi interventi. "Bisogna far ritrovare l'entusiasmo ai giovani per la professione da chirurgo - ribadisce Bellantone - e per fare questo abbiamo bisogno di scuole che preparino i chirurghi ad essere in grado, subito dopo la specializzazione, di effettuare qualsiasi tipo di intervento. Inoltre - conclude il segretario Sic - abbiamo bisogno di una riforma delle regole sulla responsabilità del medico in sede civile". A tal proposito, in questi giorni, il Senato sta discutendo un nuovo disegno di legge.

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Informazione anti-Aids da migliorare

Non ci sono molti soldi, ma c'è l'impegno del Governo per promuovere campagne informative che allertino gli italiani facendo rialzare la guardia su una malattia che, a tratti, appare sottovalutata: l'Aids. Ad assicurarlo è il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio che, nel corso della conferenza stampa di presentazione della campagna 'Hivideo' a Roma, riconosce che "siamo in un momento di grande ristrettezza economica", ricordando che per promuovere campagne di informazione sull'Hiv sono disponibili "al momento solo 500 mila euro".

Ma da parte dell'Esecutivo c'è la consapevolezza che occorre fare informazione su questo fronte. Un impegno, sottolinea il viceministro, che è stato anche al centro "di diverse mozioni, di differente matrice politica, approvate dal Parlamento". Il viceministro riconosce che in Italia "aumenta la percezione di riduzione del rischio" legato all'Hiv, e dunque quella di realizzare campagne informative "è una necessità".

"Il fatto che la malattia non è più vista come così grave - aggiunge - grazie anche all'utilizzo degli antivirali, ha fatto abbassare la guardia". La prova arriva dall'identikit dei sieropositivi, che è cambiato nel corso degli anni. "Oggi - riconosce Fazio - sono nuove le categorie che si infettano e sono in gran parte adulti, spesso oltre i 40 anni ed eterosessuali".

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Iss, in Italia 1 HIV+ su 4 non sa di esserlo

Italiani bocciati sul fronte Hiv. Un sieropositivo su quattro, nel nostro Paese, non sa di esserlo. Mentre aumenta il numero di donne infettate dal partner sieropositivo, nonostante fossero consapevoli che la propria dolce metà era alle prese con l'infezione. Questi alcuni dei dati dell'ultimo Rapporto del Centro operativo anti-Aids (Coa) dell'Iss, anticipati a Roma nel corso della conferenza stampa di presentazione della Campagna di comunicazione sociale 'Hivideo'.Nel nostro Paese sono stati notificati nel 2008 oltre 1.200 nuovi casi di Aids, con 1.679 diagnosi di Hiv registrate nel 2007 e un tasso di incidenza sulla popolazione pari a 6 casi ogni 100 mila abitanti. Secondo le stime, oggi in Italia vivono 151 mila persone con Hiv/Aids. E dal '96 al 2008 è praticamente triplicata la quota di persone che scoprono molto tardi di essere infetta e che nel frattempo costituiscono, a loro stessa insaputa, una possibile fonte di diffusione dell'infezione.

Non sorprendono, dunque, le stime del Coa: un quarto delle persone sieropositive non sa di esserlo e più della metà delle persone con una nuova diagnosi di Aids ignora la propria sieropositività. Dati allarmanti quelli anticipati oggi nell'incontro capitolino. La dice lunga il fatto che quasi la metà delle donne che hanno contratto l'Aids attraverso i rapporti eterosessuali è stata contagiata da partner di cui era nota la sieropositività. In pratica, si sono esposte al rischio pur sapendo che il proprio compagno era malato, probabilmente sottovalutando le possibilità di contagio e le conseguenze sulla salute.

Ed è proprio la porzione di donne con Hiv e Aids quella più cresciuta negli anni: se nel 1985 c'era un caso di Hiv femminile ogni 3,5 casi maschili, il rapporto nel 2007 è sceso a 2,5. L'Hiv-Aids, insomma, ha cambiato volto. Se una volta era la malattia dei tossicodipendenti e, in un certo senso, di chi viveva ai margini della società, oggi è prevalentemente la malattia di chi ha una vita sessuale attiva e, in special modo, eterosessuale. La proporzione di malati tossicodipendenti è, infatti, diminuita dal 69% nel 1985 all'8,6% nel 2007, mentre i casi attribuibili a trasmissione sessuale (etero e omosessuale) nello stesso periodo sono passati dal 13,3% al 73,7%, con un particolare aumento di contagio tra eterosessuali, che oggi sono il doppio di quelli tra omo e bisessuali. Da sottolineare, inoltre, che la quota di stranieri con diagnosi di Hiv è salita dall'11% del 1992 al 32% del 2007. Aumenta, infine, l'età media della diagnosi di infezione Hiv, passata da 26 anni per gli uomini e 24 anni per le donne nel 1985 a, rispettivamente, 37 e 33 anni nel 2007.

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Fazio, garantite le risorse alle palliative

Fazio: "Chi dice che non vengono date risorse aggiuntive per le cure palliative sostiene il falso". Ma l'ex ministro Turco non ci sta e rilancia le accuse di mancata copertura finanziaria

Il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, ieri a margine di un convegno sulla chirurgia al Policlinico Gemelli di Roma, ha risposto al capogruppo del Pd in Commissione Affari sociali della Camera, Livia Turco, che ha motivato l'abbandono della Commissione da parte del Pd secondo il quale il ddl sulle terapie antidolore non avrebbe la necessaria copertura economica. "La posizione della Commissione - ha sottolineato Fazio - è assolutamente condivisa dal Governo. La posizione sostiene che le attività di tipo sanitario, che come è noto sono gestite dalle Regioni, non debbano avvalersi di finanziamenti spot isolati, ma di risorse erogate in modo congruo rispetto al resto del finanziamento del Ssn". Secondo il viceministro, è "essenziale che il Parlamento dia degli atti di indirizzo e delle linee guida che vengano poi finanziate all'interno del Ssn. Ma questo - ha chiarito Fazio - non vuol dire non dare risorse aggiuntive".

La controreplica della Turco è stata furente: "E' una situazione inaudita. Ci sentiamo letteralmente presi in giro. Il viceministro della Salute Fazio ha avuto un comportamento da pagliaccio, e non uso parole a caso. Abbiamo abbandonato la riunione - ha spiegato l'ex ministro della Salute - dopo aver letto la lettera del presidente della Commissione Bilancio Giancarlo Giorgetti, che, di fatto - ha affermato Turco - riconosce che per questo provvedimento non c'è alcuna copertura economica, dunque non c'è un euro. Ci sentiamo presi in giro - ha concluso l'ex ministro - quando ci si invita al dialogo su un argomento sul quale cerchiamo il confronto da un anno intero. Il presidente della Commissione dovrebbe sentirsi in imbarazzo, visto che l'organo che presiede è stato sconfessato nel suo ruolo: Giorgetti, infatti, ha chiesto che il ddl venga riformulato daccapo nel momento che non c'è il becco di un quattrino per la sua copertura".

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16 giugno 2009

Tipo 2, eccesso di peso e incontinenza urinaria

L'incontinenza urinaria è altamente prevalente nelle donne obese ed in sovrappeso con diabete di tipo 2, superando ampiamente tutte le altre complicazioni del diabete.

Recenti dati epidemiologici suggeriscono che l'incontinenza urinaria sia associata al diabete di tipo 2, e sia più frequente del 50-200 percento nelle donne con questa malattia che nelle altre con livelli glicemici normali.

Il legame eziologico fra incontinenza e diabete risiede probabilmente nel danno microvascolare, simile al processo patologico implicato nello sviluppo di retinopatia, nefropatia e neuropatia; pochi studi tuttavia hanno esaminato sia la prevalenza che i fattori di rischio di incontinenza di ogni tipo fra differenti gruppi etnici o razziali di donne con diabete di tipo 2.

In
base a quanto rilevato, queste sono simili a quelle delle donne non diabetiche: l'incontinenza interessa più le donne di razza bianca non ispaniche che le asiatiche o le afroamericane.

L'incremento dell'obesità è il più forte fattore di rischio modificabile di incontinenza urinaria in questo gruppo di pazienti, ma rimane da determinarsi se la perdita di peso abbia anche un impatto sulla riduzione di questo fenomeno.

(Diabetes Care online 2009, pubblicato l'1/6)

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Da mamma obesa bimbo dismetabolico

L'obesità materna in gravidanza aumenta il rischio di una compromissione metabolica nella prole che si rende già evidente alla nascita.

In particolare, questi bambini presentano un aumento del rischio di obesità e diabete.

Se dunque il vero scopo è la prevenzione dell'obesità piuttosto che il suo trattamento, il periodo perinatale potrebbe divenire un importante focus per le ricerche future in materia.

Finché tuttavia non si otterrà una migliore comprensione delle predisposizioni genetiche di base, della fisiologia e dei meccanismi relativi alle interazioni materne e feto-placentari, le strategie per contrastare l'epidemia di obesità dovranno necessariamente basarsi sul trattamento, e non sulla prevenzione.

(Diabetes Care. 2009; 32: 1076-80)

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Cgil Cisl e Uil, subito via libera contratto comparto

Stringere i tempi sul via libera al contratto nazionale di lavoro del comparto sanità. A chiederlo sono i sindacati confederali Cgil Fp, Cisl Fp, Uil Fpl, secondo cui "la richiesta di chiarimenti avanzata dal ministero dell'Economia e della Funzione pubblica sull'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto sottoscritto il 14 maggio, non può e non deve essere elemento di ulteriore ritardo nella procedura di certificazione dell'accordo stesso".

L'accordo riguarda circa 600 mila lavoratori tra infermieri, personale tecnico e amministrativo della sanità pubblica.

"Questi lavoratori - sottolineano i confederali in una nota - aspettano il rinnovo del contratto, ormai scaduto da dicembre 2007, per rafforzare il potere d'acquisto dei loro salari e per cogliere le nuove opportunità di valorizzazione economica e professionale introdotte con la contrattazione decentrata.

Il Servizio sanitario nazionale richiede politiche attente ai bisogni dei cittadini sul territorio attraverso l'apporto di professionisti motivati e valorizzati".

Per i tre sindacati, "un Ssn moderno deve saper ottimizzare le risorse investite nella programmazione sanitaria attraverso una maggiore responsabilizzazione delle Istituzioni regionali e l'introduzione di nuovi e più adeguati strumenti di partecipazione dei lavoratori".

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Prezzi riferimento per acquisti ASL presto aboliti

"Sono stato personalmente al ministero dell'Economia e ho concordato un emendamento per abolire i prezzi di riferimento per l'acquisto di beni e servizi destinati alle Asl".

Lo ha annunciato il viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, intervenendo ieri a Roma all'Assemblea annuale di Assobiomedica.

"Ci abbiamo messo più di un anno - ha continuato Fazio - ma mi auguro che questa sia la fase finale del problema.

Siamo inoltre in sintonia con la proposta di istituire un Osservatorio sugli acquisti e proprio oggi (ieri ndr) avremo un incontro per creare nuove strategie di acquisto per le Regioni alle prese con i Piani di rientro.

Anche queste nuove strategie non si baseranno sui prezzi di riferimento, ma sulla qualità".

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Fazio, sì a privato "buono" in SSN

"Sono convinto della positività e della necessità di un privato 'buono' in un sistema sanitario a governance pubblica, ma senza che si creino situazioni di microsanità".

Lo ha evidenziato il viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, partecipando ieri a Roma all'Assemblea annuale di Assobiomedica.

"E' necessario avviare un processo virtuoso di taglio della microsanità pubblica e privata - ha ribadito Fazio - e su questo siamo pronti alla discussione.

Per il settore privato quello del project financing potrebbe essere un meccanismo accettabile". Il viceministro ha infine rincuorato la platea ricordando che "il ruolo della tecnologia in sanità non è svilito, ma sarà sempre più favorito grazie alla centralizzazione della medicina generale e dell'organizzazione dell'assistenza sul territorio".

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15 giugno 2009

Infarto: dispnea connessa a esiti negativi

La dispnea è comune a seguito di un infarto miocardico, ed è fortemente associata ad un certo numero di esiti negativi. Sia l'angina che la dispnea sono sintomi prevalenti fra i pazienti infartuati, e data la loro frequente sovrapposizione, non si sa molto sulla misura in cui questi sintomi forniscano informazioni indipendenti in questa popolazione.

La più importante implicazione di quanto rilevato consiste nel fatto che il medico dovrebbe prestare maggiore attenzione alla mancanza di respiro nei pazienti coronaropatici: i cardiologi sanno che la dispnea ha un profondo impatto sulla qualità della vita dei pazienti con insufficienza cardiaca, e pertanto questi sintomi andrebbero riconosciuti come indicazioni per l'intensificazione della terapia medica e potenzialmente anche per la rivascolarizzazione coronarica.

Il prossimo passo sarà sviluppare parametri più sensibili e specifici per la valutazione della dispnea che possano essere facilmente incorporati nei metodi assistenziali di routine: a lungo termine, questi parametri potrebbero portare ad un miglioramento dell'assistenza e della salute per questi pazienti, sia in termini di qualità della vita che di sopravivenza.

(Am Heart J 2009; 157: 1042-9)

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Traumi spinali, via italiana contro danni permanenti

Dalla ricerca italiana una nuova speranza contro i danni da trauma spinale: eventi drammatici che spezzano giovani vite e inchiodano molti sopravvissuti alla sedia a rotelle. Un gruppo coordinato da Maria Pia Abbracchio dell'università degli Studi di Milano, insieme a colleghi di Messina e del Cnr milanese, ha individuato un 'interruttore' molecolare in grado di regolare sia la morte sia la riparazione cellulare legata a questi traumi diffusi soprattutto fra i giovani maschi (1,5 ogni 10 abitanti).

La scoperta, pubblicata ieri su 'Brain', apre le porte a una nuova strategia terapeutica. Lo studio, guidato da Abbracchio, da Salvatore Cuzzocrea dell'università di Messina e da Placido Bramanti, direttore scientifico dell'Irccs Centro neurolesi 'Bonino Pulejo' della città siciliana, si basa sulla possibilità di sfruttare la doppia funzione del recettore GPR17, precedentemente individuato dal gruppo e presente, nel midollo spinale - ricorda la Statale meneghina - sia sulle cellule che muoiono dopo il danno traumatico sia su quelle coinvolte nella successiva riparazione e rigenerazione della zona lesa. Cruciale - si legge in una nota - il ruolo dei primi autori dello studio, Stefania Ceruti, Tiziana Genovese e Giovanni Villa.

Hanno partecipato anche Patrizia Rosa e Renato Longhi, del Cnr Milano. In un modello sperimentale di danno traumatico spinale, gli autori hanno osservato che GPR17 è normalmente presente sulle cellule nervose e sull'oligodendroglia (la 'guaina' mielinica che permette ai neuroni di comunicare fra di loro).

Subito dopo il danno, all'interno dell'area lesa si osserva un'attivazione abnorme di GPR17, responsabile di una cascata infiammatoria che inizia come tentativo disperato di limitare il danno, ma che fuori controllo si trasforma in un messaggio di morte sia per i neuroni sia per le cellule del rivestimento mielinico.

"Una prima importante scoperta del nostro studio - spiegano Bramanti e Cuzzocrea - è che l'inibizione preventiva di GPR17 può alleviare significativamente la perdita cellulare nell'area lesa e il deficit neurologico associato al trauma". Per bloccare l'interruttore, gli scienziati hanno somministrato agli animali un farmaco biotech sperimentale, disegnato 'ad hoc' per mirare dritto al bersaglio.

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Sla: in Italia 4 mila casi, serve assistenza domiciliare

In Italia oggi ci sono 4 mila malati di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), malattia neurodegenerativa tuttora incurabile che attacca le cellule nervose nel cervello e nel midollo spinale, causando la perdita irrimediabile della capacità di muovere i muscoli.

A fare una fotografia di questa malattia rara sono stati gli esperti riuniti ieri al policlinico Umberto I di Roma per presentare la campagna 'Fai Centro contro la Sla" organizzata dall'Associazione onlus 'Viva la Vita'. "La malattia - spiega Mauro Pichezzi, presidente dell'associazione - ha un alto impatto sociale perché non riguarda solo i pazienti, ma anche le loro famiglie". Le condizioni di queste persone sono spesso così gravi che è impossibile muoversi, respirare, nutrirsi e parlare autonomamente.

"Per questo motivo - prosegue il presidente - chiediamo che alcuni strumenti, come gli ausili necessari per la comunicazione, vengano prossimamente inseriti nel nomenclatore per venire incontro alle necessità dei pazienti".

La mente e le capacità intellettive dei malati di Sla rimangono inalterate, eppure ancora non c'è una cura contro questa patologia. L'aspettativa media di vita infatti è di soli 3 anni. "Rispetto a tante altre grandi patologie la Sla rischia di essere messa in secondo piano - sottolinea Augusto Battaglia, consigliere regionale del Lazio, intervenuto alla conferenza - ma è nostro dovere tenere vivo il problema e potenziare la rete di cure. Stato e Regioni - assicura in conclusione Battaglia - sono al lavoro per rafforzare l'assistenza domiciliare di questi 4 mila pazienti".

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Ipertensione da camice bianco, rischi per 1 su 3

Occhio all'ipertensione da camice bianco: quella che si manifesta mentre ci si fa misurare la pressione nello studio del medico, mentre poi a casa i valori sono normali. Non è sempre un falso allarme come si crede.

Questo problema - denunciato da 15 italiani su cento - non è sempre da trascurare, perché un terzo di questi pazienti soffre davvero di ipertensione. E' quanto emerge dal 19esimo Congresso della Società europea dell'ipertensione (ESH) a Milano. A indagare meglio sul fenomeno è una parte dello studio 'Pamela', condotta in dieci Centri su 2.000 persone in tutta la Brianza, sotto il coordinamento di Giuseppe Mancia, presidente del Congresso. Finora questa strana ipertensione 'a singhiozzo' era attribuita all'emozione che il paziente prova quando si trova davanti al medico: ne teme il responso e quindi si agita.

"Purtroppo - dice Mancia - lo studio ha dimostrato che la pressione alta da camice bianco non è da sottovalutare. A distanza di dieci anni, infatti, i pazienti che si emozionano e vedono salire la pressione arteriosa davanti al medico rischiano tre volte più di un soggetto normoteso diventare ipertesi". Secondo i dati disponibili, l'ipertensione clinica isolata (altro nome del fenomeno) si riscontra nel 15% della popolazione generale ed è responsabile "di una percentuale non trascurabile di casi - circa un terzo - di ipertensione".

Inoltre, se sembra che nei pazienti che si impressionano alla vista del medico il rischio cardiovascolare sia minore rispetto ai 'veri' ipertesi, diversi studi hanno evidenziato che la condizione si associa alla presenza di danno d'organo e ad alterazioni metaboliche.

Questo suggerisce che si possa trattare di una condizione non completamente innocente sotto il profilo clinico. Una volta fatta la diagnosi, ricordano gli esperti, è necessario valutare la presenza di fattori di rischio metabolici e di danno d'organo.

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Smi "firma critica" sulla Convenzione

Arriva anche la firma dello Smi sulla nuova Convenzione della medicina generale. Il consiglio nazionale del Sindacato medici italiani, dopo un lungo dibattito, ha deciso di apporre una "firma critica" sull'accordo ma il sindacato annuncia battaglia a livello regionale

A riferirlo è il segretario nazionale del sindacato, Salvo Calì, che precisa: "Abbiamo firmato perché è necessario partecipare alla trattative regionali e perché è importante monitorare cosa si farà effettivamente sul territorio".

Calì ribadisce le ragioni della ferma opposizione a questo accordo e indica la futura linea sindacale per arginare le conseguenze negative della nuova convenzione. "Sul territorio, in tutta Italia, in assemblee e nei futuri tavoli regionali e aziendali, lo Smi continuerà l"operazione verità', una campagna di informazione per difendere i medici di medicina generale (di famiglia, del 118, dei servizi, di continuità assistenziale) da una convenzione povera e pasticciata, punitiva e piena di carichi burocratici".

Per il numero uno dello Smi, la "svolta epocale nelle cure primarie, come viene presentata da alcuni sindacalisti sui media, si rivelerà un bluff, un'illusione". Il motivo è la mancanza di capitali. "Non ci sono risorse - spiega Calì - e quindi difficilmente vedremo miracoli, sia dal punto di vista della riorganizzazione dei servizi che da quello dell'innovazione tecnologica.

Con grande delusione dei cittadini che si aspettano l'h24, e con grave danno per i medici che vedono il loro lavoro crescere in modo esponenziale e la busta paga ridursi al minimo (non il 4,80% dichiarato, ma meno del 3% è l'incremento reale)".

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14 giugno 2009

A Roma l'EULAR 2010

Roma capitale della reumatologia. Sarà infatti la Città eterna a ospitare l'anno prossimo, dal 16 al 19 giugno, il congresso promosso dall'Eular, la Lega europea contro i reumatismi. L'appuntamento è alla nuova Fiera di via Portuense, dove sono attesi da tutto il mondo 18 mila specialisti del settore.

Ad annunciarlo è Carlomaurizio Montecucco, presidente della Società italiana di reumatologia (Sir) e del comitato organizzatore del meeting 2010, in occasione dell'Eular 2009 che si è chiusa sabato a Copenhagen. Ospitare nella Penisola l'edizione 2010 dell'Eular "è una vittoria per la reumatologia italiana - sottolinea Montecucco - Un traguardo raggiunto con il contributo di tutti - precisa - perché ciascuno, con le proprie caratteristiche e peculiarità, ha contribuito a sostenere la candidatura di Roma" sede dell'Eular.

In passato, riflette lo specialista, la reumatologia 'tricolore' ha peccato forse di eccessiva modestia. "Per numero di abstract presentati al congresso Eular - ricorda - l'Italia si classificava sempre intorno all'ottava-decima posizione".

Quest'anno, invece, al summit internazionale nella capitale danese "siamo stati al primo posto per contributi scientifici inviati e accettati. Solo le presentazioni orali italiane sono state ben 31", conclude.

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Sacconi, riforma SSN prima di pensioni

La riforma del Sistema sanitario nazionale "è più urgente e concreta" dell'intervento sul sistema previdenziale.

Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a margine del convegno organizzato a Santa Margherita Ligure dai giovani Imprenditori di Confindustria.

"E' più urgente e concreta la serie di riforme sulla sanità - ha spiegato Sacconi - perché è una variabile sulla spesa pubblica molto più consistente di quanto non sia il sistema previdenziale".

Sacconi ha sottolineato che la spesa sanitaria "ha variabili molto significative che possono appesantire in modo pericoloso i conti pubblici se non sono governate e quindi frenate.

I prossimi mesi - ha aggiunto - sono decisivi per prendere la strada giusta nel Servizio sanitario nazionale".

Secondo il ministro del Welfare, "l'intervento sulla previdenza può attendere perché deve essere oggetto di un monitoraggio e comunque deve essere frutto di un accordo con le parti sociali".

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FIMMG, decreto Brunetta danneggia i lavoratori

Il decreto Brunetta sulle certificazioni di malattia minaccia i medici e danneggia anche i lavoratori onesti. Ne è convinto Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) che manifesta il forte dissenso della categoria contro il provvedimento del ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione, in cui si prevede l'introduzione di pesanti sanzioni per i medici responsabili di certificazioni di malattia prodotte sulla base di sintomi descritti dal paziente e non altrimenti riscontrabili dai professionisti.

Milillo condivide pienamente la posizione già espressa dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e odontoiatri (Fnomceo), Amedeo Bianco che ha parlato di "forti perplessità sul metodo e preoccupate contrarietà nel merito di quanto previsto nello schema di decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009 numero 15 presentato dal ministro Brunetta".

Secondo l'interpretazione letterale dei contenuti previsti, infatti, i medici, in presenza di una malattia non obiettivabile, non potranno rilasciare certificati, ma attestazioni di 'riferiti sintomi', non sufficienti a giustificare l'assenza dal lavoro, si legge in una nota Fimmg.

"Il provvedimento adottato alla lettera comporterebbe gravissimi disagi per i cittadini - sostiene Milillo - provocando una grave e irreversibile turbativa nel rapporto medico paziente, pertanto la categoria chiede agli organi istituzionali competenti di attivarsi per evitare che tale incresciosa situazione possa danneggiare gravemente medici e cittadini.

La Fimmg conferma la viva intenzione di collaborare con la Fnomceo per offrire al Governo proposte concrete e fattive, quale segno di responsabilità ed impegno della categoria rispetto al problema".

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MMG non responsabili dell'assenteismo

Non è pensabile che si risolva la questione dell'assenteismo inasprendo le responsabilità penali dei medici di famiglia. Anche perché nella maggioranza dei casi il medico certifica brevi assenze dal lavoro sulla base di sintomi, non di malattie comprovate da riscontri obiettivi

E' la posizione di Mauro Martini, presidente nazionale dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), riguardo le misure e le sanzioni amministrative e penali previste dal decreto legislativo Brunetta per i medici che fanno certificati di malattia falsi. Una posizione in linea con quella assunta nei giorni scorsi dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco.

"L'assistito che entra in ambulatorio - spiega in una nota Martini - dice 'ho mal di testa', e il medico non ha modo di stabilire se è vero o meno. A quel punto il paziente potrebbe soffrire di un disturbo tensivo o di un tumore cerebrale e la diagnosi si avrebbe soltanto nel momento in cui si stabilisse la causa. Il che richiederebbe indagini strumentali, il ricorso alle strutture specialistiche e soprattutto tempo.

La buona pratica richiede la cosiddetta attesa vigile: se il disturbo si risolve rapidamente, non servono ulteriori approfondimenti". Per lo Snami, "l'idea che il medico di famiglia possa autoritariamente contestare al paziente che lui avverte realmente quei sintomi rientra nella logica di un rapporto paternalistico che ormai non esiste più, e cercare di restauralo può solo incrinare la fiducia che si crea tra camice bianco e assistito. Sarebbe più logico e utile - sottolinea Martini - che si affidasse ai cittadini stessi la responsabilità dei brevissimi periodi di indisposizione, per esempio fino a tre giorni. Una proposta che lo Snami ha fatto in tempi non sospetti e che mantiene tutta la sua razionalità, anche economica".

Da parte del numero uno dello Snami nessuno sconto per chi agisce in modo disonesto, ma no a 'sparare nel mucchio' sulla categoria dei camici bianchi. "Chi attesta una diagnosi falsa - precisa Martini - incorre nel reato di falso ideologico, già ampiamente perseguibile.

Fare come se oggi esistessero chissà quali comportamenti illeciti e diffusi serve soltanto a criminalizzare una categoria". Lo Snami chiede dunque di incontrare quanto prima gli organismi competenti su questa materia. "L'obiettivo è quello di formare un tavolo tecnico e di portare il proprio fattivo contributo nel merito. Con la massima disponibilità, ma nella massima chiarezza".

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11 giugno 2009

Psoriasi: nuove terapie ignote ai pazienti

Le 'cure fantasma'. Ebbene sì, in Italia il 62% dei pazienti affetti da psoriasi, secondo un'indagine condotta dall'Associazione dei malati psoriasici (Adipso), convive con la malattia per 12 anni prima di sottoporsi a una vera e propria cura. Il motivo? Non conosce le nuove terapie.

Nonostante oggi siano a disposizione nuovi farmaci biologici che permettono guarigioni veloci. E' quanto emerge dal Congresso nazionale della Sidemast (Società italiana di dermatologia medica e chirurgica e malattie sessualmente trasmesse), in corso a Firenze.

Un fenomeno che genera conseguenze gravi non solo per i malati stessi, ma anche per la società: basti pensare che circa il 60% dei pazienti psoriasici è assente da lavoro per un periodo medio di 20 giorni e che quasi il 34% è stato costretto a lasciare definitivamente il lavoro. "Quando si parla di pazienti psoriasici - spiega Torello Lotti, presidente della Sidemast e professore del dipartimento di scienze dermatologiche dell'università di Firenze - non dobbiamo pensare solo a una persona con qualche chiazza sulla pelle ma a un soggetto che soffre di una malattia spesso invalidante, che si associa ad altre patologie.

Non basta quasi mai quindi una crema per curarsi. Ma farmaci adeguati, come quelli biologici di nuova generazione, chiamati anticorpi monoclonali o proteine di fusione recettoriale. Questi medicinali, in particolare quelli derivanti da fusione di proteine, consentono oggi una guarigione del paziente in soli due mesi".

Farmaci ad alto costo ma che, come spiegano gli esperti in una nota, "sul lungo periodo fanno risparmiare perché migliorano la qualità della vita e consentono, ad esempio, di non assentarsi dal lavoro. Tra questi farmaci biologici vi sono anche quelli derivanti da fusione di proteine, come l'etanercept, che può essere dato in terapia intermittente, cioè solo quando il paziente ne ha bisogno, assicurando comunque alta efficacia clinica e un risparmio dei costi".

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Medici famiglia a scuola di cure solidali

Formare medici di famiglia per l'assistenza nelle aree svantaggiate del mondo. Con un mese di 'stage' in una zona periferica dell'Etiopia, dove manca tutto e il bisogno di cure è a 360 gradi. E' l'obiettivo della Scuola di medicina solidale attivata lo scorso anno da Metica onlus, l'associazione dedicata alle fragilità sociali e sanitarie, che ieri ha presentato a Roma i risultati dei primi due anni di attività. Tra le iniziative messe a segno, la speciale scuola che ha già formato 40 medici e ne formerà altrettanti entro il 2010, con un corso per 20 camici bianchi a ottobre e uno il prossimo anno. Ai corsi, che si tengono in un antico monastero a Castelvecchio in provincia di Rieti, possono partecipare tutti i medici (non solo quelli di famiglia).

Anche se l'obiettivo è quello di 'fondare' una medicina generale umanitaria."Credo - ha spiegato Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma e di Metica onlus - che la cultura dell'assistenza solidale nei Paesi 'fragili' debba cambiare. Non servono, infatti, solo chirurghi ma camici bianchi capaci, come il medico condotto di una volta, di gestire la salute della popolazione , di aiutare nella prevenzione e organizzare le cure quando servono interventi complessi. Il nostro tentativo è formare medici che possano fare tutto questo.

E non solo in Africa. Anche alle nostre latitudini c'è l'esigenza di medici 'solidali'. Penso ai campi nomadi nelle aree periferiche del Paese, dove potrebbero aver un importante ruolo". Per i medici formati alla scuola di medicina solidale è previsto uno 'stage' in Etiopia, in una struttura periferica della città di Awassa, dove l'onlus italiana 'Progetto Continenti' ha aperto un centro di informazione sanitaria che "oggi è praticamente vuoto", ha spiegato l'ideatore del progetto Stefano Ausili, medico di famiglia e componente di Metica.

I camici bianchi partiranno in gruppi di due e resteranno un mese in Africa. Nei due anni di attività Metica ha realizzato, per i medici di famiglia, anche 13 corsi di 'counseling per il paziente cronico', con l'obiettivo di migliorare la comunicazione, la capacità di ascolto e il rapporto con il paziente, formando 260 camici bianchi.

Realizzata anche una campagna di vaccinazioni contro il cancro al collo dell'utero per 300 adolescenti di 13 anni già compiuti, fuori quindi dalla gratuità prevista dal ministero della Salute, in situazione di estrema fragilità economica.

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Cursi, umanizzare la sanità e premiare le eccellenze

Umanizzare la sanità, ottimizzare le risorse imponendo paletti precisi e pensare a un possibile 'bollino' da assegnare alle strutture d'eccellenza.

Queste le priorità secondo Cesare Cursi, responsabile Salute del Pdl e presidente della commissione Industria del Senato, che ne ha parlato ieri a Roma a margine delle celebrazioni per il 50esimo anniversario della morte di Padre Agostino Gemelli, fondatore dell'omonimo policlinico capitolino e dell'università Cattolica.

"Come ha sottolineato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta nel suo discorso - ha affermato Cursi - occorre avere più attenzione nei confronti del malato, umanizzando la sanità.

E' prioritario anche ridefinire il percorso pubblico-privato rivedendo le convenzioni, le tariffe e il nomenclatore, che in molti casi risalgono a decine di anni fa.

Come non riuscì a fare nel precedente Governo l'ex ministro della Salute Livia Turco - ha concluso il senatore - bisognerà infine trovare un nuovo accordo in Parlamento per trasformare in Ordine professionale l'attuale Collegio degli infermieri".

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Fazio, si teme nuova aviaria aggressiva

Uno dei rischi a lungo termine della diffusione della nuova influenza A, per cui l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato lo stato di pandemia, "è che il virus possa essere ritrasmesso ai maiali, riassortirsi con ceppi dell'aviaria H5N1 e dare vita a una nuova forma di influenza aviaria trasmissibile all'uomo e aggressiva".

Lo ha sottolineato il viceministro della Salute Ferruccio Fazio, commentando le prime notizie dell'innalzamento a 6 del livello di allerta da parte dell'Oms. Il riassortimento del virus con altri ceppi è "uno dei principali motivo di preoccupazione - afferma Fazio - anche se non si tratta di un rischio immediato.

L'aviaria è caratterizzata da un'elevata tossicità polmonare", per cui la comparsa di una nuova forma trasmissibile all'uomo "sarebbe un grosso problema". Un rischio più immediato della pandemia di influenza A è quello per l'economia.

"Vista l'elevata trasmissibilità del virus - spiega il viceministro - se ci fosse una recrudescenza in Italia, come in altri Paesi, senza misure di contenimento efficaci (antivirali e vaccini), la malattia potrebbe bloccare per un certo periodo di tempo alcune fasce della popolazione e creare danni all'economia".

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Febbre suina: Oms dichiara la pandemia

Passo dell'OMS che ha deciso di alzare al massimo il livello di allerta previsto

L'Organizzazione mondiale della Sanità ha deciso di dichiarare il passaggio al livello di 'pandemia', elevando l'allerta per l'influenza A H1N1 dal grado cinque a quello sei, il massimo previsto dall'Oms.

E' quanto emerge da un comunicato diffuso ieri pomeriggio dal ministero degli Affari Sociali svedese che ha convocato una conferenza stampa urgente a seguito - si legge nel documento - "della decisione dell'OMS di innalzare il livello di allerta pandemica alla fase sei per l'influenza A (H1N1)".

A parlarne con i giornalisti sarà la responsabile del dicastero Maria Larsson, affiancata da alcuni esperti del settore.

La conferma ufficiale dovrebbe ufficiale dovrebbe arrivare nella conferenza stampa convocata dal direttore generale Margaret Chan.

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10 giugno 2009

Anelli vaginali rilasciano farmaci anti-AIDS

Un nuovo tipo di anello vaginale può rilasciare non soltanto contraccettivi, ma anche molteplici farmaci antiretrovirali a livelli costanti che possono inibire l'Hiv.

L'infezione nelle donne deriva principalmente dalla trasmissione sessuale, ma questo apparecchio può conferire protezione tanto dalla trasmissione che dalla gravidanza.

In particolare, ci si attende che la combinazione di diversi farmaci anti-Hiv risulti più efficace, in quanto i vari farmaci agiscono a stadi differenti del ciclo vitale del virus.

Con l'accortezza di scegliere farmaci che non risultino tossici per la mucosa vaginale e con bassi livelli di assorbimento sistemico, questa strategia potrebbe avere il potenziale per la soppressione della trasmissione eterosessuale dell'Hiv.

(AIDS 2009; 23: 917-22)

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La libertà condizionata degli artritici

La maggior parte avverte regolarmente dolore (79%), astenia (67%) e rigidità articolare (57%) nonostante la terapia in corso, mentre più della metà (51%) sente che la malattia condiziona la propria vita.

In più, un terzo crede che non si possa fare nulla per arrestare l'evoluzione del suo male. Sono i pazienti con artrite reumatoide (Ar), 586 dei quali sono stati intervistati in Europa e Canada per l'indagine 'Results from the Rheumatoid Arthritis: Insights, Strategies & Expectations' (Raise).

I risultati dell'indagine, commissionata da Schering-Plough, sono stati presentati con un poster al congresso annuale della European League Against Rheumatism (Eular) in corso a Copenhagen. Circa il 25% delle persone con artrite reumatoide attualmente in terapia con un farmaco autoiniettabile sottocutaneo - evidenzia una nota - dipende da persone conviventi o da personale sanitario per la sua terapia, mentre tra i pazienti che riescono a somministrarselo, il 24% ha riferito di provare dolore dopo l'assunzione e il 20% irritazione nel sito di iniezione. Tra coloro che si iniettano il farmaco da soli, circa il 20% ha descritto il processo per certi versi sempre difficoltoso, evidenziando la necessità - ancora spesso non soddisfatta - di dispositivi di auto somministrazione di agevole impiego e di formulazioni meno dolorose.

I pazienti, inoltre, sarebbero disponibili a provare un nuovo biologico caratterizzato da efficacia mantenuta nel tempo (76%); somministrazione mensile (75%); semplici istruzioni d'uso (69%); autoiniettore più facile da utilizzare (66%) e un minor numero di reazioni nel sito di iniezione (56%).

"I risultati dell'indagine - afferma Gerd Burmester, professore di Medicina al dipartimento di Reumatologia e Immunologia clinica presso il policlinico universitario Charité dell'università di Berlino (Germania) e membro del Raise Patient Needs Panel Steering Group - ci ricordano l'importanza della comunicazione tra medico e paziente e la necessità di ampliare la discussione, così da includere i vari aspetti legati all'artrite reumatoide, tra cui l'impatto della malattia sulla qualità di vita.

Comprendere i punti di vista e le aspettative dei pazienti può fornire ai reumatologi una valida prospettiva e aiutarci a sviluppare le nostre strategie di gestione e trattamento".

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Fazio, creare rete banche del seme per malati

Mettere a sistema le banche del seme per proteggere il diritto alla procreazione dei malati di cancro. E' quanto ha proposto ieri a Roma il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, intervenendo alla presentazione del libro 'Fertilità e oncologia', di Giuseppe Luigi Banna, Francesca Catalano, Rosaria Condorelli e Fedro Peccatori.

"La riproduzione - ha sottolineato Fazio - è un modo per perpetuare la vita e un malato di tumore spesso si trova a subire il doppio smacco di rischiare la vita e di non poter mettere al mondo dei figli", a causa degli effetti delle terapie che spesso inducono la menopausa precoce o l'infertilità.

"A disposizione abbiamo tre strumenti per migliorare la qualità e la quantità di vita di questi pazienti: le banche dei tessuti, su cui abbiamo già investito 15 milioni di euro per quanto riguarda la conservazione del materiale cordonale, muscolo-scheletrico e di cellule staminali. Nei prossimi anni si può pensare di implementare le banche del seme, con un costo limitato. Se le Regioni vorranno farlo, le sosterremo.

Il volontariato è la seconda risorsa, ma deve essere messo a sistema e trovare spazi riconosciuti. Il terzo strumento è la costruzione di un percorso che metta al centro, assieme al malato, il medico di medicina generale, che deve diventare il fulcro della cura clinica. Bisogna ricondurre l'assistenza sul territorio - ha concluso il viceministro - con passaggi brevi in ospedale e solo se necessario".

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Cursi, monitorare ospedali a rischio sismico

"Assolutamente necessaria, condivisibile e lodevole l'iniziativa del viceministro Ferruccio Fazio di attivare fin da subito al ministero del Lavoro, salute e politiche sociali un sistema informativo, che possa assicurare un flusso di dati sulla consistenza e sulla qualità edilizia del patrimonio immobiliare a destinazione ospedaliera delle varie regioni d'Italia".

A dichiararlo in una nota è Cesare Cursi, presidente della Commissione Industria di Palazzo Madama e responsabile nazionale Salute del Pdl. "Pur nel pieno rispetto dell'autonomia gestionale delle Regioni - continua Cursi - ritengo indispensabile che il Governo nazionale debba avere una visione complessiva della situazione ospedaliera del Paese, della propria vetustà e del potenziale rischio sismico cui queste strutture sono sottoposte per una corretta programmazione delle risorse economiche da impiegare.

"Da apprezzare - aggiunge Cursi - l'attenzione rivolta dal presidente della Commissione d'inchiesta sul Ssn Ignazio Marino, nell'audizione di oggi (ieri ndr), verso il tema della contraffazione nel settore farmaceutico; fenomeno in ascesa che ormai riguarda circa il 7% del mercato globale.

Anche in questo caso il viceministro ha dato ampia rassicurazione sull'opera congiunta di monitoraggio effettuata dal ministero del Lavoro, salute e politiche sociali, Aifa, Carabinieri dei Nas attraverso la task force Impact Italia, che costituisce un punto di riferimento in Europa in tema di controlli sui prodotti farmaceutici alterati".

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TDM, assistenza domiciliare vittima tagli ASL

Assistenza a domicilio dei malati prima vittima dei tagli dell'Asl. La 'cenerentola' della sanità italiana peggiora in quantità e qualità, con le solite differenze tra Regioni e con i cittadini afflitti da nuovi costi a carico loro.

E' il quadro dell'assistenza domiciliare (Adi) in Italia che emerge dal II Rapporto di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, presentato ieri in Commissione Salute delle Regioni. Terapia del dolore e assistenza psicologica sono i due principali talloni di Achille in questo campo, sottolinea il Tdm. Non solo. Rispetto agli anni precedenti il taglio dei budget e i Piani di rientro con cui sono alle prese diverse Regioni, pesano notevolmente su quantità e qualità dell'assistenza: sempre più cittadini segnalano la riduzione delle ore, la discontinuità o sospensione del servizio, un peggioramento della qualità.

Il risultato è l'aumento dei costi a carico delle famiglie, che sempre più spesso devono integrare le prestazioni ricevute dalla Asl con servizi a pagamento. I maggiori disagi - emerge dal Rapporto - sono percepiti da adulti con grave disabilità (30,4%), malati cronici (29,1%), anziani appena dimessi dall'ospedale (21,5%) e, per il 2,5% dei casi, bambini con problemi di disabilità.

Rispetto agli anni precedenti aumentano in maniera considerevole le segnalazioni di scarsa qualità del servizio (+7%), improvvisa sospensione (+1,4%) e discontinuità (0,7%). Il 13,9% lamenta una riduzione delle ore. Per il Tdm, questi dati "mostrano chiaramente che il problema dei fondi sempre più scarsi a disposizione delle Asl si sta ripercuotendo in misura considerevole sui cittadini che usufruiscono di assistenza domiciliare".

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Cure domiciliari desiderate ma difficili

Curarsi a casa, con i propri cari al fianco, senza dover sottostare a orari di visita da ospedale. Quasi nove italiani su 10 - l'87% dei connazionali per la precisione - preferirebbero essere curati fra le proprie mura domestiche piuttosto che in ospedale. Tuttavia il 65% di loro non conosce strutture organizzative

Il 94% crede che si tratti di un diritto che deve essere tutelato dal Servizio sanitario nazionale. E chi diffida dal ricevere cure domiciliari, ovvero il 13% degli italiani, lo fa perché ha avuto esperienze negative in passato.

I dati emergono da un'indagine condotta dalla Fondazione Istud su 700 connazionali di tutte le età e da un estremo all'altro del Paese, presentata ieri a Roma nel corso dell'incontro 'Knocking on patient's door', nella sede della Regione Lazio.

Nella fotografia scattata dall'indagine non mancano le zone d'ombra: benché gli italiani preferiscano le cure domiciliari, infatti, il 65% ignora le organizzazioni che sul territorio si occupano di fornire tali servizi, gratuiti o a pagamento.

Un dato che non sorprende alla luce del fatto che l'Italia, a dispetto dei desideri dei suoi abitanti, su questo fronte sembra arrancare letteralmente. "Quella delle cure domiciliari - conferma Maria Giulia Marini, responsabile dell'area sanità della Fondazione Istud - è una terra di frontiera, un territorio dai contorni incerti e indefiniti, tutta da conquistare". Soprattutto alla luce del Paese che verrà.

"Già oggi - fa notare Marini - il 39% della popolazione ha una malattia cronica. Ma questi numeri sono destinati a salire: nel 2020 un italiano su quattro avrà più di 65 anni".

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09 giugno 2009

Lazio: truffa al servizio regionale, 9 arresti

Nella notte di ieri i carabinieri del nucleo investigativo di Roma hanno arrestato 9 persone in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa per corruzione, falso ideologico e truffa ai danni del Servizio sanitario regionale.

Tra gli arrestati figurano dirigenti e funzionari della sanità pubblica, nonché imprenditori titolari di appalti con la Pubblica amministrazione.

L'indagine, spiegano i carabinieri, ha fatto luce su un consolidato sistema di corruttele connesse con la gestione di appalti presso alcuni ospedali romani, con danni ingenti per le casse della sanità regionale. Sono in corso perquisizioni in varie località della provincia di Roma e presso uffici pubblici.

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Avis, serve un milione di donatori

"Servirebbe un milione di donatori in più per scongiurare le emergenze sangue che spesso ci troviamo a fronteggiare in Italia". Secondo i calcoli di Sergio Casartelli, presidente onorario di Avis Milano, arrivare a quota 2,5 milioni di volontari (oggi sono 1,5 milioni) è l'ambizioso traguardo a cui si deve aspirare.

Solo così si avrebbero "scorte sufficienti per vivere bene", osserva l'esperto, a margine di un incontro nel capoluogo lombardo. "Potremmo stare tranquilli durante i periodi difficili come quello estivo - assicura - e raggiungere l'autosufficienza anche sul fronte della produzione di emoderivati, per la quale oggi siamo costretti a comprare sul mercato internazionale il 40% dei componenti".

Il Paese è sempre sul filo del rasoio, perché "mantiene un numero di donazioni utile a coprire appena il fabbisogno nazionale durante l'arco dell'anno", spiega Casartelli. E al primo calo di donazioni, scatta l'emergenza sangue.

L'Avis ha già lanciato il primo allarme: con l'estate alle porte e il caldo che avanza, sul Paese incombe l'esaurimento scorte. "Nel 2008 avevamo registrato le prime difficoltà intorno al 20 giugno. Quest'anno il monito dell'associazione è arrivato prima. Ed è un cattivo segno", riflette. Il timore dell'associazione è che, "con un'autosufficienza risicata, non si possa fronteggiare il calo nella raccolta di sangue dovuto al caldo e ai malesseri legati al cambio stagione".

L'Italia deve rimpolpare le file dei donatori anche perché è in coda alla classifica dei Paesi europei - ricorda Casartelli - "In testa troviamo Olanda, Danimarca, Francia e Germania. Anche l'Inghilterra si trova in una buona posizione e, soprattutto, sta programmando i prossimi 20 anni per rispondere al fabbisogno interno di sangue. Noi, invece, non siamo così lungimiranti. Più del 4% della popolazione italiana dovrebbe donare il sangue con regolarità. Oggi a fatica si raggiunge il 2,5%".

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Quasi al via la campagna "la bocca è vita"

Informare i cittadini sull'importanza di avere una bocca sana. E' questo l'obiettivo della campagna 'La bocca è vita', promossa dall'Associazione nazionale dentisti italiani (Andi). L'iniziativa sarà presentata venerdì al ministero della Salute a Roma, in occasione dell'Oral Cancer Day che quest'anno sarà celebrato lo stesso giorno in tutta Europa.

Nei mesi di giugno e settembre sarà mandato in onda sulle principali reti televisive nazionali uno spot dal titolo 'La bocca è vita', che esalta l'importanza di avere un sorriso sana. La riunione di venerdì al ministero, però, sarà anche l'occasione per presentare nuove tecniche capaci mettere ko il tumore del cavo orale, patologia colpisce oltre 6 mila persone ogni anno.

"Saranno presentati - spiega in una nota il presidente dell'Andi, Roberto Callioni - significativi dati epidemiologici e innovative tecniche che permettono di diagnosticare e intercettare precocemente il tumore del cavo orale, riducendone quindi l'invasività e conseguentemente la mortalità".

Contro questo tipo di tumore, il 12 settembre, in occasione del World Oral Health Day, i dentisti dell'Andi scenderanno in piazza per continuare nell'opera di sensibilizzazione, distribuendo materiale informativo e invitando i cittadini a recarsi dal proprio dentista per un controllo. Per l'occasione sarà anche distribuito un dvd, attraverso il quale i dentisti insegneranno ai cittadini a conoscere la propria bocca e individuare eventuali lesioni sospette.

All'appuntamento di venerdì a Lungotevere Ripa, oltre al presidente dell'Andi interverranno Pier Francesco Nocini, direttore di Chirurgia maxillo-facciale e odontostomatologica dell'università di Verona, che presenterà il testo-atlante su 'Le lesioni mucose del cavo orale: elementi di diagnosi differenziale', e Sergio Gandolfo, direttore di Chirurgia odontostomatologica dell'università di Torino, che esporrà la sua 'Nuova metodica diagnostica in oncologia orale'. Verranno inoltre illustrati i primi dati relativi all'applicazione dell'accordo tra Andi e ministero del Welfare sull'odontoiatria a tariffe sociali (operativo dal 6 aprile scorso per la durata di due anni).

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Cosentino (Pd), ripristinare vecchio ministero

Dalla 'fotografia' dell'evoluzione dei costi per le malattie reumatiche in Italia, presentata ieri a Roma, emerge "l'importanza di tornare al vecchio ministero della Salute. Che anzi andrebbe rinforzato, con compiti di indirizzo e di valutazione, ma anche di acquisizione di informazioni. Penso che su questo tema occorrerebbe un consenso bipartisan".

Lo ha sottolineato il senatore Lionello Cosentino (Pd), membro della Commissione Igiene e sanità, intervenuto ieri nella Capitale all'incontro su 'Malattie reumatiche: stato dell'arte e prospettive di un fenomeno ad alto impatto socioeconomico'. Dunque, secondo Cosentino, la situazione richiede l'esistenza di un dicastero ad hoc.

Con compiti precisi, nel rispetto delle prerogative delle Regioni in materia di sanità. Il ripristino di un ministero della Salute indipendente sarebbe utile anche nell'ottica di contrastare le disparità segnalate dai pazienti a livello regionale.

"La reumatologia in Italia è a macchia di leopardo - ha detto infatti Antonella Celano, presidente Anmar (Associazione nazionale malati reumatici) - La rete territorio-ospedale non è integrata, e ancora oggi esistono Regioni in cui l'accesso ad alcune terapie è praticamente negato. Non ci preoccupa il taglio dei posti letto, perché vorremmo poter essere curati a casa.

Ma ci allarma - ha evidenziato - il taglio della spesa farmaceutica". Una risposta, secondo Cosentino, può arrivare dal ritorno di un dicastero ad hoc per la Salute. "Anche il titolo V della Costituzione lo consente. E' fondamentale la volontà politica", conclude il senatore del Pd.

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Tomassini, nuovi Lea varati a inizio luglio

I nuovi Livelli essenziali di assistenza sono pronti, come ha già detto il viceministro della Salute Ferruccio Fazio. E penso che dovrebbero essere varati entro i primi di luglio

Lo ha detto il presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato, Antonio Tomassini, a margine di un incontro ieri a Roma su 'Malattie reumatiche: stato dell'arte e prospettive di un fenomeno ad alto impatto socioeconomico'.

Tomassini ha risposto così ai rappresentati dei malati reumatici, che avevano chiesto a gran voce notizie dei nuovi Lea.

"Anche perché - aveva sottolineato Antonella Celano, presidente Anmar (Associazione nazionale malati reumatici) - ancora oggi siamo costretti a pagare alcune indagini per il follow up della patologia, che pure sarebbero rimborsate secondo i nuovi Livelli essenziali di assistenza.

Inoltre - ha riferito la Celano all'ADNKRONOS SALUTE - abbiamo presentato una proposta di legge per aiutare i pazienti a superare gli ostacoli, anche burocratici e lavorativi, dovuti alla malattia. E ci auguriamo che venga approvata".

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08 giugno 2009

Febbre suina, 50 i casi confermati in Italia

Sono 50 i casi di nuova influenza A/H1N1 in Italia. Ne dà notizia il ministero del Welfare, che ieri attraverso una nota ha confermato altri due casi di positività.

Il primo caso riguarda una donna di 42 anni rientrata con un volo da Montreal a Roma il 29 maggio. Ha accusato i sintomi influenzali il primo giugno.

Attualmente è ricoverata in ospedale in trattamento.

L'altro caso confermato è di un turista di 51 anni, arrivato a Firenze il 28 maggio. L'uomo ha viaggiato su un volo da Miami a Zurigo e via treno è giunto a Firenze.

Anche lui ha iniziato ad accusare i sintomi influenzali il primo giugno. Attualmente è ricoverato in ospedale in trattamento.

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Solo 1 donna su 2 pensa alla mammografia

Nonostante le campagne di sensibilizzazione e i progressi scientifici, il cancro alla mammella preoccupa ancora le donne, che però non fanno molto per saperne di più e per prevenire la malattia. "Soltanto il 28% si dice informata.

E solo una donna su due ha eseguito la mammografia a fini di prevenzione, per la prima volta dopo i 35 anni nel 75% dei casi. La cadenza d'effettuazione diviene poi regolare, ma con frequenza comunque ridotta: almeno una volta all'anno soltanto per il 40% del campione". Sono i dati resi noti ieri a Roma da Massimo Sumberesi, dell'istituto di ricerca Tomorrow Swg, che ha intervistato 1.000 donne dai 18 ai 64 anni. Sentimenti contrastanti quelli che suscita il cancro nelle italiane: molte (27%) si definiscono preoccupate, il 31% interessato all'argomento, il 12% confuso. "Il livello informativo sulle terapie attuali, poi - ha proseguito Sumberesi - è assai modesto: si dicono del tutto o molto informate soltanto 13 donne su 100. Sui costi dei medicinali non hanno un'idea precisa.

Il campione li considera elevati, ma quattro donne su dieci non sono in grado di esprimere alcuna opinione. Nonostante ciò, l'auspicio di sei donne su dieci è che le terapie più innovative siano comunque impiegate anche per le pazienti in fase terminale e senza speranza di guarigione, e che sia lo Stato a provvedere al rimborso integrale del loro costo". "A sembrarmi più preoccupante - ha commentato Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica A dell'Istituto Regina Elena di Roma - è il dato sulla metà delle donne che non fa prevenzione, per una diagnosi precoce della malattia. C'è ancora molto da fare in Italia sotto questo aspetto: deve far allarmare che anche gli screening ormai considerati standard siano così disattesi".

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Cure sostenibili e attenzione al paziente

Sostenibilità "non per tutelare l'ambiente, la natura, per fare energia efficiente". Ma anche nella sanità. E per farlo serve mettere "il paziente al centro, non le strutture, non i medici, non i protocolli sanitari".

Ne è convito l'oncoematologo Giammarco Surico, primario del reparto di Oncoematologia pediatrica dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce, relatore al primo Sustainability International Forum (Sif) che si terrà a Roma il prossimo 15 giugno e che vedrà a confronto, sui temi legati alla sostenibilità, esperti di tutto il mondo, dall'energia al clima, dalla finanza alla salute, dall'impresa alle banche.

"Esiste -dice Surico- la persona. Solo con questa visione noi medici e tutti gli addetti possiamo ottimizzare le risposte terapeutiche" sottolinea l'oncoematologo, convinto sostenitore della tesi che "si debba parlare di personalizzazione nelle cure, anche nella lotta ai mali più gravi". Non esiste il cancro della mammella, esiste - ribadisce il medico - la donna che ne è ammalata. Esistono, quindi, i cancri della mammella che variano nella risposta terapeutica a seconda di chi ne è affetto".

"Cure quindi basate sulla persona, maggiore ricerca scientifica. Solo così -continua- possiamo arrivare a risposte terapeutiche diverse e migliori di quelle attuali". "Ci vuole più sostenibilità anche in Sanità" ribadisce ancora Surico. Che appoggia "senza condizioni" il recente appello dell'oncologo Umberto Veronesi sulla necessità di tarare le strutture ospedaliere a misura d'uomo. "Ci sta stretta -continua Surico- questa 'aziendalizzazione' della Sanità italiana. Che certo è servita per razionalizzare il sistema, ma che ora deve puntare l'ago della bussola all'umanizzazione delle cure".

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Ugl: grave il mancato rinnovo ai privati

Uno stipendio in meno l'anno per i dipendenti della sanità privata. Il mancato rinnovo del biennio economico del contratto di lavoro, scaduto nel dicembre del 2005, sembra produrre effetti "insostenibili" sulla busta paga dei circa 120 mila lavoratori del settore.

Uno studio dell'Ugl sanità, realizzato elaborando dati Istat, evidenzia infatti che "per l'effetto combinato della perdita del potere di acquisto (71 euro in meno) e del mancato recupero dell'inflazione (70 euro in meno), per ogni 1.000 euro di retribuzione netta mensile a oggi la perdita secca è di 141 euro al mese, in pratica uno stipendio in meno all'anno".

"Si tratta - sottolinea in una nota Paolo Capone, segretario nazionale Ugl sanità - di una situazione oggettivamente insostenibile, anche perché stiamo parlando di lavoratori che percepiscono redditi medio-bassi, per i quali ricevere uno stipendio mensile in meno ogni anno incide in modo significativo sulla vita e sulla famiglia".

Per porre rimedio a questa situazione, la Ugl sanità ha chiesto al ministero del Welfare di aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro e le Regioni. "È inaccettabile - aggiunge Capone - che ancora una volta siano i lavoratori a pagare le inefficienze del sistema sanitario. Chiediamo alle Regioni - conclude - di vincolare la concessione dell'accreditamento alle strutture sanitarie private al rinnovo dei contratti di lavoro scaduti del settore".

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Testamento biologico, gli Ordini aprono il confronto

Venerdì in un convegno a Terni la FNOMCEO aprirà un ampio confronto sul testamento biologico. Per sabato è previsto il varo di un documento ufficiale

Camici bianchi a confronto sul testamento biologico con costituzionalisti, giuristi, politici, scienziati, esperti di comunicazione, rappresentanti della società civile. E' previsto venerdì, a Terni, il convegno organizzato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) sulle "Dichiarazioni anticipate di volontà".

L'incontro, che si concluderà sabato 13 con un documento ufficiale sul tema, punta a una riflessione allargata, con il contributo di esperti e referenti che, "per il loro ruolo all'interno della società, garantiscano un contributo libero e non di parte alla ricerca di soluzioni condivise". "Le tematiche bioetiche come quelle di fine vita e gli stati vegetativi - afferma il presidente Fnomceo, Amedeo Bianco - creano emozioni, sollecitano, in maniera a volte impetuosa, vissuti etici ed umani che coinvolgono la scienza e la coscienza di noi medici. Riteniamo sia nostro dovere impegnarci per un confronto più equilibrato, all'interno del quale rivendicare il ruolo di 'autori' di un'alleanza terapeutica forte e sovrana".

L'incontro di venerdì sarà suddiviso in tre sessioni, ognuna dedicata a un particolare punto di vista da cui affrontare la questione. A partire dalla comunicazione puntuale e coerente con le evidenze scientifiche. Gli esponenti delle principali società scientifiche, poi, parleranno delle ultime scoperte e delle opinioni condivise nel mondo della medicina. Infine, interverranno le associazioni dei cittadini e dei pazienti, che si faranno portavoce delle richieste e dei diritti dei malati.

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07 giugno 2009

Pochi accetterebbero il cuore nuovo da un killer

Cuore nuovo sì, a patto però che il donatore non sia un assassino. La maggior parte delle persone, infatti, ha una forte avversione all'idea di ricevere un organo salvavita da un killer. Mentre non avrebbe problemi nel dover ricorrere a un trapianto da qualcuno che, nel corso della vita, non ha avuto comportamenti criminali. Lo rivela un'indagine presentata al Cheltenham Science Fest, in corso in Gran Bretagna.

Lo studio è stato condotto dopo che un'altra ricerca aveva svelato che un terzo dei trapiantati crede di aver preso, insieme al nuovo organo, anche qualche aspetto della personalità del donatore. Il team di Bruce Hood, neuroscienziato dell'Università di Bristol, ha testato l'effetto della conoscenza della moralità di un potenziale donatore su 20 studenti, che dovevano mettersi nei panni di un paziente in attesa di un trapianto di cuore salvavita. Ai giovani sono state mostrate foto di perfetti sconosciuti, chiedendo loro di dare un voto alla propria contentezza nel ricevere un organo dai diversi potenziali donatori.

Poi i ricercatori hanno fatto vedere nuovamente le foto agli studenti, dicendo ai ragazzi anche se il soggetto ritratto era 'buono' o 'cattivo'. Ebbene, il punteggio negativo dei candidati cresceva in modo drammatico quando i ragazzi scoprivano che appartenevano al secondo gruppo. Mentre sapere di trovarsi di fronte a una brava persona moltiplicava il punteggio positivo. Non solo: il record negativo è andato all'idea di un trapianto di cuore da un assassino. Lo stesso Hood ha spiegato, alla conferenza, di aver parlato con pazienti convinti di essere in connessione psichica con i donatori, di cui possedevano anche alcuni ricordi. Insomma, per molti un trapianto non è solo una questione di cellule, organi e vasi, ma c'è di più. "Alcuni dei cambiamenti psicologici in cui incorrono i pazienti dopo un trapianto hanno ottime spiegazioni fisiologiche.

Ma secondo uno studio ad hoc - ricorda Hood - circa un trapiantato su tre attribuisce queste alterazioni al fatto di aver preso alcune delle caratteristiche psicologiche del donatore. Anche se la scienza tradizionale - avverte - rifiuta l'idea di un simile trasferimento". Non solo, il medico ricorda il caso di un'adolescente inglese sottoposta a forza a un trapianto di cuore, che lei rifiutava perché temeva "sarebbe stata differente con il cuore di qualcun altro".

Ecco perché "la maggioranza delle persone trova repellente il pensiero di ricevere un trapianto da un killer", dice il neuroscienziato. Essenzialmente, precisa, queste persone credono che in qualche modo potrebbero 'ereditare' le caratteristiche peggiori del donatore. Dunque, il fatto che le donazioni siano anonime aiuta a evitare anche possibili problemi psicologici per i riceventi.

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Febbre suina, Oms: 21.940 casi con 125 morti

Sono arrivati a 21.940 i casi confermati di influenza A/H1N1 in 70 Paesi, con 125 morti. E' il bollettino diffuso venerdì dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms ). In particolare, in Messico - riferisce l'agenzia ginevrina - si registrano ormai 5.563 casi confermati, con 103 morti. Negli Stati Uniti il bilancio è salito a 11.054 casi con 17 morti, mentre in Canada si segnalano 1.795 e tre vittime, e in Costa Rica 68 casi con un decesso.

Quaranta gli italiani colpiti dalla nuova influenza (ma nel rapporto Oms il totale è ancora fermo a 38), senza morti. Casi confermati, senza decessi, sono segnalati inoltre in Argentina (147), Australia (876), Austria (2), Bahamas (1), Bahrain (1), Barbados (1), Belgio (13), Bolivia (3), Brasile (28), Bulgaria (1), Cile (369), Cina (89), Colombia (24), Cuba (4), Cipro (1), Danimarca (4), Repubblica Ceca (2), Repubblica dominicana (33), Ecuador (43), Egitto (1), El Salvador (49), Estonia (3), Filippine (29), Finlandia (4), Francia (47), Germania (43), Grecia (5), Guatemala (23), Honduras (34), Kuwait (18), India (4), Irlanda (8), Islanda (1), Israele (39), Giamaica (2), Giappone (410), Repubblica di Corea (41), Libano (3), Lussemborgo (1), Malesia (2), Paesi Bassi (4), Nuova Zelanda (11), Nicaragua (5), Norvegia (9), Panama (173), Paraguay (5), Perù (47), Polonia (4), Portogallo (2), Romania (8), Russia (3), Arabia Saudita (1), Spagna (218), Singapore (12), Slovacchia (3), Svezia (13), Svizzera (10), Thailandia (8), Turchia (8), Regno Unito (428), Uruguay (15), Ungheria (3), Venezuela (4) e Vietnam (3).

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Diagnostica delle anomalie cardiache fetali

Un nuovo sistema di monitoraggio cardiaco del feto più preciso, che permette di scoprire, già dal quinto mese di gravidanza, eventuali anomalie del cuore così da ridurre i rischi per il piccolo durante il parto.

Lo hanno messo a punto i ricercatori del Gipsa-lab Département Images-Signal di Grenoble (Francia) e del Mit Division of Health Sciences and Technologie di Boston (Usa). Il nuovo sistema è in grado di 'isolare' e registrare con grande precisione il ritmo e la forma del segnale cardiaco fetale: due elementi in grado di segnalare complicazioni come malformazioni, infezioni, problemi del cordone.

Oggi l'ecografia e l'elettrocardiogramma non sono sufficientemente sensibili per ottenere diagnosi precoci delle anomalie del cuore. La novità è stata sviluppata da Reza Sameni, dottorando di Grenoble al Gipsa-lab, che ha realizzato una nuova tecnica per 'leggere' e 'separare' i segnali di un Ecg del feto registrato da una rete di elettrodi posizionati sul ventre materno. Già dal secondo trimestre di gravidanza la futura mamma potrà portare una larga cintura attorno all'addome munita di elettrodi. Il prototipo ne prevede 32, ma - dicono i ricercatori - il numero sarà minore nella realizzazione finale.

I dati registrati da angolazioni differenti attraverso gli elettrodi vengono analizzati da un apparecchio di monitoraggio con un nuovo algoritmo che, a sua volta, separa i differenti segnali. Alla fine il medico ottiene un'immagine molto precisa dei segnali utili per l'osservazione dell'attività cardiaca, senza temere di trascurare qualche anomalia. Il sistema potrebbe essere utilizzato anche negli adulti per il monitoraggio in tempo reale dell'attività del cuore, quando è necessaria la sorveglianza continua.

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Indagine Acli, 'bocciate' Carte dei servizi Asl

A 15 anni dall'introduzione in Italia delle 'Carte dei servizi' nella pubblica amministrazione, un monitoraggio realizzato dalle Acli analizza i documenti prodotti dalle Aziende sanitarie locali. Un monitoraggio condotto in collaborazione con la Lega consumatori, che ha riscontrato una situazione di "sostanziale inadeguatezza".

Superano, infatti, di poco la metà (54%) le Asl che mettono a disposizione dei cittadini sul proprio sito la Carta dei servizi. Pochissime, inoltre, le Carte che contengono l'indicazione - prevista per legge - degli standard qualitativi. Il monitoraggio è stato realizzato via web dal Patronato Acli, monitorando 115 siti Internet delle Asl (su un totale di 196 Asl). Le Carte dei servizi - nate per garantire la trasparenza e l'efficienza delle strutture pubbliche nei confronti dei cittadini - risultano appunto elaborate da poco più di una Asl su due (54%), che rendono pubblico il documento sul proprio sito.

Nel 37% dei casi, invece, non c'è traccia alcuna del testo sul sito, e in altri casi (5%) la Carta viene citata, ma non è consultabile. Il 4% delle Aziende sanitarie ha scelto, poi, di elaborare documenti alternativi. E ancora.

Tra le Carte prodotte dalle Asl, appena due su 10 risultano elaborate in conformità con le disposizioni normative, che prevedono l'indicazione degli standard qualitativi (tempi di attesa, tempi di erogazione dei servizi, numero delle prestazioni) e la verifica di questi parametri nel tempo, per cui è richiesto un aggiornamento costante di questi documenti pubblici. Invece - riferisce una nota - la metà delle Carte dei servizi monitorate (51%) non mostra alcun riferimento temporale, il 12% appare redatto tra il 2002 e il 2006, e mai più aggiornato. S

olo il 36% dei documenti è redatto o rivisto dal 2007 a oggi."Nella maggior parte dei casi - commenta il Patronato Acli - ci troviamo di fronte a semplici vademecum informativi sulle strutture sanitarie e le prestazioni erogate". Di qui l'impegno, assunto nell'accordo da Acli e Lega consumatori, di attivarsi congiuntamente sul territorio "con iniziative di controllo e di sensibilizzazione - conclude il comunicato - per difendere il diritto all'informazione e alla partecipazione dei cittadini".

Scontro in Vaticano sull'aborto terapeutico

Non si sono placate le polemiche all'interno della Chiesa e del mondo cattolico sul delicato tema dell'aborto terapeutico

L'argomento di scontro più recente è stato il clamoroso caso della bambina brasiliana di 9 anni che, in seguito alla violenza sessuale subita dal patrigno, ha abortito all'inizio di marzo: era incinta di due gemelli e secondo i medici rischiava la vita.

Il vescovo della diocesi brasiliana dove è avvenuto il fatto, monsignor José Cardoso Sobrinho di Olinda e Recife, scomunicò pubblicamente i medici che avevano condotto l'intervento, ma la Santa Sede, attraverso il presidente della Pontificia accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, prese con durezza le distanze dal vescovo attraverso un intervento pubblicato sulla prima pagina dell"Osservatore romano'. Monsignor Sobrinho era accusato di essere privo di misericordia e incapace di riconoscere la gravità di altri peccati, come quello della violenza sessuale.

Le divisioni, a quanto apprende l'ADNKRONOS, sono arrivate fin dentro il Vaticano e nella stesa Pontificia accademia per la vita, mentre le associazioni pro-life americane fanno sentire la loro voce. Judie Brown, presidente dell'American Life League, ha scritto una lettera di protesta a monsignor Fisichella e allo stesso segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, chiedendo "di chiarire la questione". Da sottolineare che la Brown è membro per l'appunto della Pontificia accademia per la vita.

Da parte sua monsignor Sobrinho non solo rivendica la scelta compiuta, ma sostiene di avere dalla sua la maggioranza dei vescovi brasiliani; riferisce inoltre, in un'intervista pubblicata dal giornale cattolico francese 'Present' e rilanciata dai siti Internet pro-life d'Oltreatlantico, che alcuni dei suoi confratelli vescovi hanno parlato con monsignor Fisichella a proposito del caso brasiliano, chiedendogli le ragioni della posizione assunta. A costoro, afferma Sobrinho, Fisichella ha detto di avere "seguito le indicazioni di suoi superiori".

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04 giugno 2009

FAVO, circolare sul telelavoro voluta dai malati

La circolare del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, sul telelavoro per i malati di cancro nel pubblico impiego "è stata sollecitata dalla Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) nell'interesse delle centinaia di migliaia di malati di cancro che lavorano per lo Stato e gli enti pubblici".

Lo chiariscono il presidente, Francesco De Lorenzo e il segretario generale, Elisabetta Iannelli, della Favo, rispondendo al segretario generale della Fp-Cgil, Carlo Podda che ha criticato l'iniziativa ministeriale. Secondo la Federazione infatti "i chiarimenti contenuti nella circolare, in primo luogo, sono evidentemente finalizzati ad evitare inutili quanto costosi ed inaccettabili controlli medici in malattia nei casi di patologie gravi come quella oncologica.

Il successivo richiamo all'utilizzo di forme flessibili di lavoro come il part-time ed il telelavoro, deve essere letto come facoltà del lavoratore pubblico ad accedervi senza che gli vengano opposti ostacoli di qualsivoglia natura e non certo come obbligo a lavorare ad ogni costo ed in qualsiasi condizione psico-fisica".

Da un sondaggio commissionato dall'AIMaC (Associazione italiana malati di cancro) all'istituto Piepoli lo scorso anno è risultato, infatti, che "l'89% dei malati di cancro desidera continuare a lavorare e non solo per evidenti ragioni economiche ma, anche e soprattutto, per sentirsi vivo e attivo.

Il lavoro per i malati oncologici è terapeutico ed aiuta a combattere la malattia, gli effetti collaterali delle terapie oltre che la conseguente depressione", spiega in una nota la Federazione. Con la circolare "il ministro ha accolto la richiesta dei pubblici dipendenti che, benché malati, vogliono continuare ad essere utilmente inseriti nel loro contesto sociale e lavorativo".

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Lazio, commissariamento agli sgoccioli

"Entro la fine dell'anno contiamo di uscire dal commissariamento della sanità regionale, ci sono tutte le condizioni per farlo". E' la previsione di Esterino Montino, vicepresidente della Regione Lazio con delega alla sanità, ieri agli Ifo (Istituti fisioterapici ospitalieri) di Roma a margine della presentazione di un modello per la cura globale del malato.

La fiducia di Montino deriva dal fatto che "abbiamo già raggiunto il 69,5% degli obiettivi contenuti nel Piano di rientro dal deficit sanitario.

Anche il Governo ce l'ha riconosciuto". Il commissariamento finirà ufficialmente il 31 dicembre 2009, ma potrebbe essere prolungato qualora i risultati ottenuti non dovessero dare ragione alle misure adottate dalla Regione Lazio negli ultimi mesi. Montino si dice quindi fiducioso.

"Ci sono le condizioni per arrivare all'azzeramento del deficit - dice il vicepresidente - e tornare ad una gestione ordinaria". La Regione ha già acquisito 3 miliardi di euro dal Governo, "ora siamo in attesa degli ultimi 2, anche se una tranche di 800 milioni è già in fase di trasferimento", aggiunge.

"Nelle prossime settimane - conclude il vicepresidente - faremo ulteriori decreti per arrivare alla fine dell'anno con le carte in regola per la conclusione del commissariamento".

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Ricerca: l'Italia, investe meno di Cina e Corea

"L'Italia è un paradosso: è un Paese così avanzato e industrializzato, e non mi spiego come mai investa così poco in ricerca e sviluppo".

Parola di Janes Potocnik, commissario europeo per la ricerca, intervenuto ieri a Milano a un incontro organizzato dall'università Bocconi.

L'Italia, riflette il commissario, "investe una cifra compresa fra lo 0,9% e l'1,14% del Pil", mentre "l'Europa ha una media dell'1,84%".

L'Italia viene superata anche da Paesi emergenti come la Cina e la Corea. Ma il problema, sottolinea Potcnik, riguarda l'intera Europa che corre a una velocità inferiore a quella di altri Paesi, compresi quelli in via di sviluppo.

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In bancarotta per essere stati malati

Falliti per colpa del denaro speso in farmaci, esami e parcelle mediche, a causa di una grave malattia. Nel 2007 due terzi (62,1%) degli americani finiti in bancarotta hanno avuto problemi innescati da seri problemi medici.

E' quanto emerge da uno studio firmato dal team dell'Università di Harvard diretto da David Himmelstein sull"American Journal of Medicine' online. I dati sono stati raccolti prima del manifestarsi dell'attuale crisi economica e, dunque, non riflettono appieno il peggiorato clima finanziario. Ma tra il 2001 e il 2007 la proporzione delle persone finite in bancarotta per problemi medici è comunque cresciuta nel Paese del 49,6%.

A sorpresa, molti dei cittadini falliti per ragioni mediche avevano un'assicurazione: il 77,9% era assicurato all'inizio della malattia, e spesso si trattava di persone che, prima del dissesto finanziario, appartenevano alla classe media. Due terzi avevano una casa di proprietà e tre su cinque erano andati al college.

A provocare il disastro sembra siano stati conti medici salati per visite ed esami, abbinati a una contemporanea riduzione degli introiti, dovuta al fatto che la malattia ha costretto queste persone a ridurre le ore di lavoro. Così in tanti sono finiti per perdere la propria occupazione, e con questa l'assicurazione medica, proprio quando serviva di più.

La ricerca, condotta da studiosi dell'Harvard Law School, dell'Harvard Medical School e dell'Ohio State University, è la prima a mettere sotto la lente il 'fenomeno bancarotta' in Usa. I ricercatori hanno esaminato un campione casuale di 2.314 dichiarazioni di fallimento presentate all'inizio del 2007, confrontandole con alcuni dati relativi agli anni precedenti, e realizzando anche 1.032 interviste ad alcuni compilatori delle dichiarazioni di bancarotta.

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In chirurgia si gioca troppo in difesa

Ricoveri inutili, esami superflui, farmaci non necessari, addirittura pazienti difficili 'evitati' per paura. Il timore di essere trascinati in tribunale dai propri malati o dai loro familiari tiene in ostaggio i camici bianchi italiani.

In particolare i chirurghi, il 78% dei quali ammette di avere fatto ricorso alla cosiddetta medicina difensiva per prevenire eventuali contenziosi legali. Lo rileva un'indagine empirica promossa dalla Società italiana di chirurgia (Sic), condotta fra luglio e novembre 2008 su un campione di 307 medici. La ricerca sarà presentata oggi all'università Cattolica di Milano, durante la tavola rotonda 'Il problema della medicina difensiva e la responsabilità penale nell'attività sanitaria: una proposta di riforma'.

L'appuntamento è dalle 11.30 alle 17.30, nella Sala Negri da Oleggio dell'ateneo di largo Gemelli 1. A organizzare l'incontro è il Centro studi 'Federico Stella' sulla giustizia penale e la politica criminale (Csgp) della Cattolica, che per l'occasione lancia una proposta di riforma legislativa con l'obiettivo di gestire in modo più efficace i contenziosi in ambito sanitario.

Dei 307 chirurghi intervistati - si legge in una nota della Cattolica - l'83% dichiara di avere inserito in cartella clinica annotazioni evitabili; il 69,8% confessa di avere proposto il ricovero di un paziente in ospedale nonostante il malato fosse gestibile ambulatorialmente, e il 61,3% non nasconde di avere prescritto un numero di esami diagnostici maggiore rispetto al necessario.

E ancora. Il 58,6% dei camici bianchi dice di avere fatto ricorso alla consultazione non necessaria di altri specialisti; il 51,5% di avere prescritto farmaci non necessari, e il 26,2% di avere escluso pazienti a rischio da alcuni trattamenti, oltre le normali regole di prudenza. Quanto alle principali motivazioni che inducono a comportamenti difensivi, l'80,4% del campione intervistato dichiara appunto il timore di un contenzioso medico-legale.

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Garante, più tutela per pazienti psichiatrici

Via libera "condizionato" del Garante per la privacy sullo schema di decreto del ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali che istituisce il Sistema informativo per la salute mentale (Sism)

L'Autorità - informa la newsletter del Garante - ha indicato al ministero una serie di misure e accorgimenti tecnico-organizzativi per innalzare il livello di protezione dei dati personali dei pazienti con problemi psichiatrici e delle famiglie che beneficiano di interventi socio-sanitari.

Attraverso le informazioni che Regioni e Province autonome metteranno a disposizione del Sism, il ministero intende monitorare l'attività dei servizi sulla salute mentale, il volume delle prestazioni, le caratteristiche dell'utenza, il grado di efficienza e di utilizzo delle risorse.

Nel decreto dovranno essere innanzitutto indicate con precisione le finalità della raccolta dati e le finalità che si intendono perseguire con il Sism.

Dovranno essere indicati, in dettaglio, gli uffici del ministero, delle Regioni e delle Province autonome che possono avere accesso alle informazioni conservate nel Sism, precisando le competenze dei singoli addetti.

Ad ogni paziente dovrà essere attribuito un codice univoco e le Regioni e le Province autonome che non dispongono di questo sistema di codifica potranno trattare solo dati anonimi.

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03 giugno 2009

Federterme, stato di crisi senza rinnovo tariffe

Terme italiane in difficoltà. Il Consiglio direttivo della Federterme (l'associazione confindustriale che le rappresenta), convocato d'urgenza per giovedì 4 giugno, potrebbe dover chiedere l'apertura di un tavolo governativo sullo stato di crisi del settore, anche occupazionale, se non si riuscirà ad arrivare alla firma del rinnovo dell'accordo nazionale sull'erogazione delle prestazioni termali per il 2008-2009 nella prossima seduta della Conferenza Stato-Regioni.

Lo ha comunicato ieri Costanzo Jannotti Pecci, presidente della Federazione, con un telegramma al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi; al presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, e al coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, Enrico Rossi. Il presidente di Federterme ha espresso la sua "più viva preoccupazione per la nuova fase di stallo della trattativa per il rinnovo delle tariffe che il Servizio Sanitario Nazionale riconosce per le cure termali erogate con oneri a suo carico, scadute fin dal 31 dicembre 2005. Ritengo inspiegabile e intollerabile - sottolinea nel testo - che una mancata intesa tra le parti istituzionali coinvolte sul riparto degli oneri da sostenere, per un insieme di veti incrociati tra varie amministrazioni, possa penalizzare le imprese del settore, in presenza di un accordo raggiunto con Federterme su proposte formulate proprio dalla parte pubblica".

"Nel corso del negoziato - precisa Jannotti Pecci - si è arrivati a definire un recupero parziale dell'incremento dei costi di produzione nel triennio 2006-2008, periodo in cui abbiamo proceduto a ben due rinnovi della contrattazione collettiva di settore.

In questa situazione, gran parte delle aziende del comparto non saranno in grado di fare fronte agli impegni presi. Ci sarebbe da chiedersi - prosegue - che cosa sarebbe accaduto se Federterme, dopo aver raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali di settore, avesse tentato di fare appello a difficoltà di interlocuzione al proprio interno, per eluderne l'applicazione. Violando così quei principi minimi di correttezza e buona fede che sono alla base di qualsiasi trattativa.

Proprio come qualcuno, adesso, sta cercando di fare con noi", conclude. Le imprese termali del nostro Paese sono circa 370, con una forza lavoro di circa 65.000 persone, tra addetti diretti ed indiretti del settore.

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Danneggiati da trasfusioni e farmaci in piazza

In piazza emofilici, talassemici, vaccinati e persone vittime di danni da trasfusione o provocati da farmaci salvavita prodotti con sangue infetto. Ieri, per molte ore, hanno manifestato davanti alla sede del ministero della Salute a lungotevere Ripa, a Roma, per protestare contro i ritardi nell'erogazione dei risarcimenti dovuti dallo Stato.

In Italia, solo tra gli emofilici, sono stati circa 550 i contagiati dal virus dell'Hiv, di cui la metà è già deceduta, e più di 1.500 dall'epatite. "Una vera e propria strage di Stato - dicono i rappresentanti della Federazione delle associazioni emofilici (FedEmo), che hanno organizzato il sit-in di ieri mattina - basti pensare che, facendo un paragone, è come se tutta la Camera dei deputati fosse stata infettata dall'Hiv e tutto il Senato fosse morto a causa di questa infezione".

I familiari e una rappresentanza di malati si sono raggruppati davanti al dicastero con in mano alcuni girasoli, in ricordo dei compagni morti, e cartelli con cui si sollecita il Governo a prendere provvedimenti per risarcire questi danni.

"Lo Stato italiano - ricorda Beppe Castellano, portavoce della FedEmo - ha detto un primo sì nel 2003, concedendo assegni di indennizzo solo a 700 pazienti che avevano fatto causa. Sono rimasti fuori, dunque, migliaia di malati che ora sono in attesa del nuovo provvedimento all'esame dei ministeri del Welfare e dell'Economia, in cui però si prevede l'esclusione dal risarcimento di quei pazienti a cui non è stato riconosciuto il nesso causale nei termini di legge. In pratica rimarrebbe fuori il 70% dei pazienti".

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No al telelavoro per i malati gravi

No al telelavoro per i lavoratori malati sottoposti a terapie salvavita. E' la presa di posizione di Carlo Podda, segretario nazionale Fp Cgil, contrario alla circolare del Dipartimento della Funzione pubblica, in cui il ministro Renato Brunetta invita le amministrazioni pubbliche "ad utilizzare il part-time o il telelavoro per i lavoratori soggetti a tali terapie (ad esempio lavoratori affetti da tumori in chemioterapia)".

Il passaggio della circolare di Brunetta nel mirino della Fp Cgil recita: "si ritiene opportuno richiamare l'attenzione delle amministrazioni su istituti quali il tempo parziale e il telelavoro che possono consentire al dipendente di prestare la propria attività lavorativa anche nel corso dei periodi di cura, in particolare in presenza di patologie gravi che richiedano terapie salvavita anche di lunga durata".

"Per logica - sottolinea in una nota Podda - deduciamo che al Dipartimento della Funzione pubblica si sia pensato che un lavoratore sottoposto a cure salvavita fortemente debilitati, avrà pure difficoltà a recarsi a lavoro, ma certo non a lavorare da un pc, magari in un letto di ospedale. Non crediamo di dover commentare il contenuto di questa circolare.

Ognuno può valutarlo da sé. Ma un dato è chiaro: in nome della campagna mediatica contro il cosiddetto 'fannullonismo', il ministro Brunetta non è disposto, nonostante abbia fatto intravedere una sua disponibilità in tal senso, a fare passi indietro, nemmeno sui più odiosi dei provvedimenti del suo Governo".

Podda si domanda quindi "se davvero a Palazzo Vidoni si pensa che per modernizzare e rendere efficiente la pubblica amministrazione sia utile mettere di fronte ad un computer lavoratori che semplicemente dovrebbero curarsi e riposare. Non nascondiamo - conclude Podda - che nel porci certe domande avvertiamo un brivido lungo la schiena".

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Calabria: Di Pietro, soluzione politica o commissario

"In Calabria, in Abruzzo, in Campania e in tante altre regioni la sanità è stata una fonte enorme di sprechi, sperperi e approfittamenti.

Mi auguro che il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero sappia trovare la forza politica e una soluzione tecnica affinché tutti questi sprechi siano reintegrati in un canale giusto, altrimenti non c'è niente da fare, il commissariamento è la soluzione".

Lo ha sottolineato Antonio Di Pietro che ieri ha partecipato a una manifestazione politica nella cittadina di Paola per sostenere i candidati alle elezioni provinciali di Cosenza ed Europee.

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Twitter conquista gli oncologi USA

600 iscritti a sessione per usare messaggi come armi anti-cancro

Dopo aver sedotto i politici Usa e lo stesso presidente degli Stati Uniti, il cinguettio di Twitter ha conquistato anche gli oncologi americani. Gli specialisti riuniti a Orlando al meeting dell'American Society of Clinical Oncology, infatti, fanno a gara ad aggiornare il sito con messaggini in tempo reale sulle ultime novità della lotta ai tumori.

E la sessione del congresso dedicata proprio a questo servizio di microblogging ha raccolto circa 600 iscritti, con soddisfazione dell'organizzatore, Michael Glode, oncologo medico della Washington University di St. Louis. Il segreto del successo di questa formula, che permette agli utenti di mandare aggiornamenti al proprio status con messaggi di testo lunghi non più di 140 caratteri (tramite il sito stesso, via sms, e-mail) e' nella sintesi abbinata alla rapidità. Un sistema che ormai negli Usa ha conquistato tutti, tanto che il presidente Barak Obama vanta già 1 milione di 'follower', cioè 'seguaci'.

Gli aggiornamenti sono mostrati nella pagina di profilo dell'utente e istantaneamente agli altri utenti che si sono registrati per riceverli. Chi li manda può scegliere se inviarli solamente ad una ristretta cerchia di amici, oppure a chiunque. Sul sito dell'Asco e' stato realizzato un collegamento ad hoc, per permettere ai fedeli di Twitter di aggiornare i propri 'follower'. Con studi, ricerche, ma anche lamentele per la temperatura polare al Congresso.

E in tanti autori internazionali spicca l'unico italiano presente, 'amarantoblook'. Un giornalista specializzato che 'twittera' in italiano e inglese e che, in tre mesi, ha raccolto 1.800 fan, con messaggi su salute, prevenzione e stili di vita. Dall'Asco in tre giorni ha mandato una ventina di 'cip cip' telematici.

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Quante Noemi?

Ce li ricordiamo i concerti dei Beatles con i nugoli di ragazzine sgomitanti e sudate che svenivano alle prime note di Let it be.

Si, svenivano, ma quelli erano i Beatles, uno dei maggiori fenomeni della musica contemporanea, quelli che segnarono un?epoca, non solo nella musica, ma nel costume, nella moda e nella pop art.

Il risultato di un lavoro portato a termine con impegno, fatica, studio, ricerca e creatività.
Cantanti, registi, attori, coreografi, professionisti delle arti, lavoratori dell?ingegno. Questo era il mondo dello spettacolo di allora. Un luogo in cui le potenzialità umane, attraverso le emozioni, le buone emozioni, celebravano ed elevavano l?intelletto della specie.

Così, mentre le groupies aspettavano la fine dei concerti per tirarsi addosso un cantante rock sudato e aggressivo, le figlie dei borghesi, studiavano, guardate a vista da genitori e fratelli.

I miti odierni affollano i numerosi reality televisivi. Personaggi elevati al rango di artisti, onesti lavoratori dello spettacolo, che ostentano corpi, piccole miserie e patologie psichiatriche. Nuovi modelli di riferimento da seguire, imitare, emulare.

Cambiano i miti, ma la condizione delle donne resta non proprio la migliore, per usare un eufemismo. Le ragazze di borgata venivano e vengono tuttora esposte a una sessualità precoce, per nulla romantica, che riduce le loro prospettive future a un matrimonio precoce e poverissimo (mio marito non mi fa lavorare..). Vogliamo ricordare il dramma della verginità, che si chiamava... chi sa rispondere, dopo tanti anni? La prova d'amore...

Ed eccole sfilare adesso, le figlie di quelle madri precoci, che non poterono studiare, né lavorare. Anche se dovremmo dire le nipoti, perché se erano precoci ora sono le nonne...
E le nonne le vediamo, infatti, in televisione, truccate e ingioiellate, nel tentativo di riprendersi una vita che non regalò loro nulla.

Vediamo le loro figlie, ossequienti al presentatore di turno, quarantenni, anch'esse scippate della possibilità di studiare e di lavorare al di fuori di un salario minimo. Spesso strangolate nelle cooperative di pulizia, dove cooperativa vuol dire solo che non ti pagano quando sei malata.

E le nipoti. Le nostre ragazze, le giovani di questo paese, sedotte da una facilità del tutto apparente.
Un book, un'apparizione, una chirurgia plastica per solleticare la fantasia morbosa del potentato di turno, quello che detiene il potere di trasformare il sogno in realtà.

Il tentativo di essere tutte uguali, così umano e comprensibile in adolescenza, che le trasformerà in carne da macello per i posti di lavoro precari e i centri commerciali a buon prezzo (per loro né Coin, ne? la Rinascente).

Per la televisione spazzatura che continuerà a raccontargli che la pensione non serve, che la sanità pubblica è una sciocchezza. Che è ora che la scuola sia finalmente severa. E non sanno che i loro figli saranno i primi a uscirne, mentre i borghesi (per ricchezza o per studio), terranno duro, con le loro figlie. Fra uno smalto sulle unghie e l'altro le faranno studiare, le porteranno a teatro, ascolteranno i Beatles, con loro.

E così Noemi, ostaggio, come capita alle belle ragazze, di qualcosa più grande di lei.

Il suo caso, finito sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, ispira un sentimento di umana pietà. Ormai sotto i riflettori della notorietà, inseguita dai paparazzi, assediata dai giornalisti, e non certo per meriti artistici. Il nocivo paradosso di una celebrità edificata sul nulla, l?eccesso incontrollabile, scomodo ed inquietante del cosiddetto mondo dello spettacolo.

Gli eventi sono ormai noti. Il giorno dopo la pubblicazione delle foto del suo compleanno, la ragazza ha raccontato al Corriere del Mezzogiorno, con l?ingenuità, l?innocenza e la purezza della giovane età, il tipo di legame che la unisce al presidente del consiglio italiano. Un maledetto errore, la variabile impazzita e inattesa di un ordine consolidato. La moglie del premier scatena il putiferio.

Dopo è un susseguirsi di verità contrastanti e smentite dei vari attori. Poi arrivano le dieci domande di Repubblica. Mentre il mondo s?interroga, non senza malignità, sul tipo di rapporto esistente tra i due protagonisti, il padre della ragazza dichiara al Mattino di Napoli che sua figlia è illibata. Il caso diventa politico e finisce sotto osservazione della stampa mondiale.

Quello che più ferisce l?udito è il comprensibile e silenzioso disagio della ragazza. Ci chiediamo se sia consapevole della responsabilità che porta sulle spalle in questo momento, quella delle sorti del Governo di una nazione. Basterebbe una sua parola per accendere il finimondo.

Il premier non risponde alle domande, promette di fare chiarezza, ma di fatto non la fa. Così facendo si espone al ricatto delle decine di persone testimoni della sua amicizia con la ragazza.

Come potrà vigilare su tutto e tutti?

Oggi la Procura di Roma, su richiesta dell?avvocato del premier, ha disposto il sequestro di centinaia di foto scattate da un reporter nella villa in Sardegna. I primi rischi, momentaneamente schivati, per ora sono le fotografie, lo stesso strumento utilizzato dalle centinaia di fanciulle che voglio sfondare nel mondo dello spettacolo. Che forma assumerà la prossima minaccia?

A questo punto, è auspicabile che il capo del governo risponda alle domande formulate dalla Repubblica. Lo faccia con l?abilità a cui ci ha abituati, un bel ?tana libera tutti?, grazie al quale la ragazza possa tornare ad una esistenza normale e qualcuna delle dieci, cento, mille Noemi faccia un bagno di realtà.

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