Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

25 febbraio 2010

Martini, 'fotografare' stato riabilitazione in Italia

'Fotografare' la realtà italiana della riabilitazione, «con le sue luci ma anche le sue ombre, per far sì che si possa investire in futuro in maniera equilibrata e corretta su quella che è ormai considerata una vera e propria emergenza sociale». È l'obiettivo del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, indicato dopo la riunione, ieri nella sede del ministero all'Eur, del Gruppo di studio per la revisione delle Linee guida sulla riabilitazione, al quale hanno partecipato i rappresentanti delle Regioni. La riabilitazione, spiega Martini in una nota, è «un bisogno in espansione». Oggi, infatti, «più che mai lo stato di salute e di benessere di una persona è strettamente collegato al grado di autonomia che questa riesce a mantenere nel corso della vita, in presenza di patologie o relativamente ai processi naturali di invecchiamento». E l'aumento della vita media impone «una strategia rinnovata sulla riabilitazione - continua Martini - come perno per la sostenibilità presente e futura del nostro Servizio sanitario nazionale. Per questi motivi abbiamo istituito presso il ministero della Salute un gruppo di lavoro mirato» che, grazie al lavoro fatto anche on line, permette «un'operatività e uno scambio scientifico praticamente costante con migliaia di contatti».

Secondo Martini «in una visione legata all'applicazione del federalismo fiscale, della responsabilità per le Regioni nei confronti dei propri cittadini, di applicazione dei costi standard e di equità nell'erogazione delle cure, la risposta ai bisogni riabilitativi in aumento deve rappresentare una strategia condivisa e ragionata di corretto utilizzo delle risorse. Bilanciata scientemente su di una organizzazione equilibrata delle necessità di cura, legate alla ospedalizzazione dedicata alle acuzie e delle prestazioni da erogare sul territorio. Il tutto in una reale capacità di presa in carico globale del paziente con una visione di multidisciplinarietà e continuità assistenziale», conclude la nota.

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Malattie rare: Fini, non lasciare soli i pazienti

«È necessario non lasciare mai sole le persone affette da malattie rare: tutta la società deve farsi carico in modo responsabile delle molte difficoltà che si trovano ad affrontare». Lo scrive il presidente della Camera Gianfranco Fini in un messaggio di saluto rivolto agli organizzatori del convegno 'Figli di un male minore?', promosso dalla Fondazione Barbareschi e in corso a Roma, in occasione della Giornata mondiale delle malattie rare. 
 
Secondi Fini l'incontro di ieri «costituisce un segnale significativo di una maggiore consapevolezza della rilevanza sociale e sanitaria delle malattie rare, che richiamano tutti, istituzioni, associazioni, imprese, studiosi e cittadini alla necessità di rivolgere un'attenzione sempre più ampia a questo tema, sostenendo la ricerca scientifica, promuovendo la prevenzione e creando reti di informazione e di solidarietà a favore dei malati e delle loro famiglie. 
 
La vostra Fondazione - conclude Fini - dimostra di portare avanti l'impegno per far comprendere l'importanza di sostenere con continuità nuove ed efficaci terapie per curare queste patologie».

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Smi su convenzione, serve unità medici famiglia

«Fare polemiche inutili non serve, abbiamo bisogno di unità, di iniziative forti e condivise per rispondere adeguatamente alle richieste della categoria». Così Salvo Calì, segretario generale dello Smi, replica alle dichiarazioni del segretario della Fimmg (Federazione medici famiglia) Giacomo Milillo, che mercoledì in merito alla partita legata al rinnovo della convenzione di medicina generale ha detto che «non c'è nessun motivo per scioperare». 
 
Calì ribadisce invece «la necessità dello stato di agitazione contro la proposta delle Regioni e l'assenza di intervento del ministero della Salute». Per Calì, la proposta della Sisac «è povera e insufficiente economicamente: una percentuale elevata degli incrementi (l'1,2%) è ingiustificatamente stornata alle trattative decentrate, non c'è traccia dello 0,8 regionale già concesso agli ospedalieri. Con una mano - aggiunge - si danno briciole, con l'altra si elimina l'indennità informatica. 
 
E, sugli aspetti normativi il giudizio è ugualmente negativo». Lo Smi fa quindi appello all'unità della categoria. «Noi crediamo - conclude Calì - che con l'unità e la determinazione è possibile tutelare gli interessi dei medici. Si può fare, ma serve una netta inversione di marcia».

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Cooperative Mmg e Asl per migliorare i servizi

Le cooperative di medici di medicina generale e le aziende sanitarie aderenti a Federsanità Anci insieme per migliorare i servizi ai cittadini. A partire proprio dalla valorizzazione delle esperienze di cooperazione tra camici bianchi: sul piano dell'integrazione sociosanitaria, ma anche per aumentare la vigilanza sull'appropriatezza delle prestazioni, valutare la loro sostenibilità economica, 'misurare' i servizi offerti. Sono questi alcuni punti dell'accordo tra la Federsanità Anci, confederazione di 166 Asl, ospedali e Comuni, e l'Associazione nazionale cooperative mediche (Ancom) che rappresenta, ad oggi, quasi 10 mila medici di medicina generale riuniti in cooperative su tutto il territorio nazionale. 
 
Il protocollo d'intesa, presentato ieri mattina a Roma, prevede la nascita di un gruppo di lavoro che avrà il compito, tra l'altro, di elaborare ed esaminare progetti da mettere in rete che consentano di migliorare la qualità dell'assistenza - attraverso prevenzione, integrazione sociosanitaria, 'misurazione' dei risultati, uso di tecnologie e delle banche dei dati clinici dei medici di famiglia - su tutto il territorio nazionale, anche guardando a esperienze oltreconfine. Un'iniziativa che parte dall'idea che la sanità federata deve comunque puntare sul rispetto delle specificità regionali e che nel prossimo futuro sarà sempre maggiore il peso dell'assistenza ai malati cronici e quindi della medicina del territorio. «L'accordo con l'Ancom - aggiunge Attilio Bianchi, vice presidente di Federsanità Anci - è uno strumento che può dare gambe all'idea di una salute capillarmente diffusa con livelli diversi di accesso alle cure a seconda della gravità delle patologie e, quindi, con una pratica dell'appropriatezza delle cure più allargata sul territorio. 
 
Il federalismo in sanità può rappresentare una grande opportunità, una spinta a migliorare e diffondere modelli regionali che hanno dato buoni risultati sul piano dell'efficienza e della qualità dei servizi». Il nuovo scenario epidemiologico a cui siamo di fronte , con l'aumento delle patologie cronico-degenerative, induce a puntare sempre più su rapporto di alleanza e di responsabilità tra i 'decisori' e gli 'erogatori' di assistenza sul territorio, hanno spiegato gli esperti durante la presentazione del protocollo, approfondendo il confronto sul ruolo delle cooperative e la necessità di regole per il settore.

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Biotestamento non solo per stati vegetativi

Si amplia la platea dei pazienti a cui si applicheranno le dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) contenute nel cosiddetto testamento biologico. La Commissione Affari sociali della Camera, dove è attualmente in discussione il Ddl, ha infatti approvato un emendamento del relatore Domenico Di Virgilio che prevede che il testamento biologico venga applicato «non più solo a chi è in stato vegetativo, ma anche a chi si trova nell'incapacità di intendere e di volere», spiega all'AdnKronos Salute lo stesso relatore del provvedimento.
 
Qualche esempio? «Le Dat - precisa Di Virgilio - potranno essere applicate anche a chi si trova in uno stato comatoso permanente, a chi fa i conti con l'Alzheimer, a chi ha subito un ictus o un grosso trauma. Insomma, quando ci si trova di fronte a delle grosse disabilità. Abbiamo così colmato, con l'approvazione di questo emendamento - prosegue il relatore - una lacuna avvertita da molti nel testo che ha ottenuto il via libera del Senato».

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Cento testimonial per Oms contro morti premature

Cento personaggi importanti, 'stakeholder' di riferimento come le principesse Haya Al Hussein di Giordania e Matilde del Belgio, sono stati scelti per il Global Forum of the Noncommunicable Disease Network dell'Organizzazione mondiale della sanità come 'testimonial' per rafforzare l'impegno contro le morti premature causate dalle cosiddette malattie non comunicabili: cancro, diabete, ictus e altre patologie, che causano il 60% dei decessi mondiali. 
 
I personaggi, provenienti da tutte le regioni del mondo e da ogni settore, sono stati coinvolti nella battaglia a queste malattie che, soprattutto nei Paesi più poveri, mietono milioni di vittime ogni anno con meno di 60 anni d'età. «I disturbi che una volta erano associati con il benessere - sottolinea Margaret Chan, direttore generale dell'Oms - oggi sono un problema soprattutto nelle zone più svantaggiate del mondo. In molti casi sono state portate avanti campagne di informazioni di successo, e condividere queste iniziative» sarà d'aiuto a migliorare la situazione. 
 
Il Global Forum of the Noncommunicable Disease Network è un rete di collaborazione volontaria stretta fra governi, fondazioni filantropiche e aziende private con l'obiettivo di aumentare la soglia d'attenzione sulla prevenzione e il controllo della malattie non comunicabili.

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Oms non modifica fase allerta pandemia

Il peggio sembra passato in molte aree del pianeta, ma l'attività del virus H1N1 è ancora in crescita in alcune zone, come l'Africa occidentale. Ecco perchè l'Organizzazione mondiale della sanità ha deciso che sarebbe "prematuro" modificare la fase di allerta pandemia, che dunque resta al massimo livello. 
 
Lo ha annunciato Keiji Fukuda, consigliere speciale del direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, nel corso di una conferenza da Ginevra. Si tratta di una decisione in parte inattesa, presa dal direttore generale dell'agenzia, «in base alle indicazioni degli esperti del Comitato di emergenza sulla pandemia che si è riunito ieri. 
 
Sulla base della situazione epidemiologica e delle indicazioni degli esperti il direttore generale ha deciso di non modificare le attuali indicazioni sulla fase di allarme pandemico in corso», ha detto Fukuda. «Dobbiamo tenere gli occhi aperti e monitorare attentamente la situazione. In futuro il Comitato di emergenza si riunirà per riesaminare la situazione e, nel caso, rivedere le sue indicazioni».

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Fimmg su convenzione, nessun motivo per scioperare

Sul rinnovo per la convenzione di medicina generale «non c'è nessun motivo per scioperare. E «mettersi adesso a pestare i piedi serve solo, naturalmente, a fare demagogia 
 
Ne è convinto Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione nazionale dei medici di famiglia (Fimmg), che commenta così le iniziative di protesta dei altri due sigle di categorie, Smi e Snami. I due sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione, minacciando anche lo sciopero, per contestare la 'disattenzione' della parte pubblica alla medicina del territorio. «Non ci sembra così logico 'agitarsi' - spiega Milillo a margine di un incontro a Roma sull'assistenza primaria e le cooperative mediche - perché siamo in trattativa. Siamo seduti ai tavoli, stiamo affrontando i problemi. Ci sono posizioni molto distanti e problemi già risolti. E ci si incontra un'altra volta il 3 marzo». Per Milillo si tratta di «uno sciopero contro altri sindacati e non contro la parte pubblica. Chi sciopera sa benissimo che in questa situazione le uniche possibilità sono: o chiudere l'accordo e firmare, oppure non firmare. In quest'ultimo caso va bene programmare scioperi per avere la convenzione tra un anno o due. Noi non riteniamo che si debba fare una protesta ora».

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23 febbraio 2010

Veronesi, contro l'alcool la proibizione non basta

«Se alcuni giovani inseguono il cosiddetto 'sballo', è perché vivono in una realtà in cui si trovano male e il disagio giovanile è una malattia dell'anima che ha bisogno di trovare un ascolto. Per limitare gli eccessi non basta mettere dei paletti, ma occorre prendere in considerazione tutto lo scenario che sta a monte dell'abuso». 
 
Così l'oncologo ed ex ministro della Sanità Umberto Veronesi, nell'ambito della campagna 'Le parole per dirlo', al via da ieri sul sito www.beviresponsabile.it per prevenire l'abuso di alcol nei giovani puntando sul dialogo con i loro genitori. «Il tema giovani e alcol - sottolinea Veronesi nella prefazione alla Guida per i genitori, scritta da un gruppo di esperti multidisciplinare - mi sta particolarmente a cuore perché riguarda l'educazione dei nostri ragazzi. 
 
Sono padre di sette figli e trovo che uno dei compiti più impegnativi del genitore sia quello di parlare con loro», raccomanda. «Se un ragazzo apprende fin da piccolo ad essere moderato in tutto - prosegue l'oncologo - più difficilmente cadrà in quegli stili di vita che vedono spesso i giovani accorrere al rito pomeridiano dell'happy hour, o abbandonarsi all'insensato binge drinking fino all'ubriacatura. Creando un vero dialogo, i nostri figli potranno trovare una risposta alle loro domande e noi svilupperemo la capacità di comprendere tempestivamente le situazioni di disagio».

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Turco, un pasticcio l'emendamento su nutrizione

«Votando l'emendamento Di Virgilio al Ddl sul biotestamento, la maggioranza ha fatto un pasticcio perché non è chiaro in quali casi concreti sia possibile la sospensione della nutrizione artificiale e chi la decida». Lo afferma Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, dopo l'approvazione dell'emendamento che prevede lo stop dell'alimentazione artificiale in casi eccezionali. 
 
«L'ideologia porta al pasticcio», osserva la Turco, aggiungendo: «L'emendamento approvato parla di eccezionalità del caso e dell'efficacia dei trattamenti medici 'nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo'. Ma chi stabilisce se si è davanti a un caso eccezionale o no? Chi decide se i trattamenti medici non possono più fornire i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche del corpo? E quali sono queste funzioni essenziali del corpo? Una totale confusione e mancanza di chiarezza - sottolinea - che in una materia delicata come questa sono inaccettabili. 
 
Tant'è che anche i deputati della maggioranza erano in evidente disagio e molti hanno votato solo per disciplina di partito, confidando in una modifica in aula». La Turco annuncia che l'opposizione «ripresenterà l'emendamento bocciato la settimana scorsa e che prevede, con chiarezza e coerenza, in quali casi sia possibile sospendere la nutrizione: quando non è più in grado di alleviare le sofferenze il medico e i familiari possono decidere lo stop».

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Bioetica, nessuno stop ad alimentazione

No alla sospensione dell'alimentazione e idratazione artificiali, se non in casi eccezionali. È l'emendamento approvato in Commissione Affari sociali della Camera, con 23 voti a favore e 13 contrari, durante l'esame del Disegno di legge sul testamento biologico. «Non c'è nessun passo indietro - commenta Domenico Di Virgilio (Pdl), autore dell'emendamento in questione, all'ADNKRONOS SALUTE - Nel testo si conferma che idratazione e nutrizione artificiale non sono terapie mediche e dunque non sono oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento (Dat). 
 
Non possono essere sospese, se non in casi eccezionali, quando cioè risultano inefficaci a fornire i principi nutritivi necessari al paziente». L'emendamento infatti recita che alimentazione e idratazione «devono essere mantenute fino al termine della vita ad eccezione dei casi in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo». Di Virgilio spiega che «a differenza del testo Calabrò, approvato dal Senato, il Ddl all'esame della Commissione Affari sociali amplia la platea dei soggetti di riferimento: non solo le persone in stato vegetativo, per cui questi trattamenti non vanno mai sospesi, ma tutti coloro che in quel determinato momento siano incapaci di intendere e di volere, per esempio a causa di un coma ipotossico. 
 
Se davanti a questi malati terminali il medico ritiene idratazione e nutrizione inefficaci, può decidere di sospenderli», ribadisce sottolineando che il testo è stato modificato «proprio per venire incontro al bene del paziente e al medico, l'unico responsabile di giudicare, in scienza e coscienza, la condizione clinica dell'assistito».

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Madri in rivolta contro business staminali cordonali

Una madre ha lanciato una dolorosa denuncia: esistono banche di sangue cordonale che potrebbero essere utili a molti bambini malati ma l'ombra di un business o peggio, di una truffa, potrebbe bloccare la loro speranza di guarigione 
 
Luca, bolognese, 6 anni il prossimo agosto, dall'autunno del 2008 lotta contro il cancro. Soffre di leucemia ma continua a sorridere nonostante la chemio, la nausea, i capelli che cadono, gli occhi rimasti senza ciglia. Per i bimbi come lui un trapianto di staminali da cordone, stoccate in biobanche grazie alla generosità di genitori che al momento del parto accettano la donazione solidaristica di queste cellule, può fare la differenza tra la vita e la morte. 
 
«Ma le difficoltà sono tante», denuncia la madre Barbara Bettucchi, 39 anni, maestra elementare. «In Italia la rete di raccolta ha troppi 'buchi' e la disinformazione dilaga», veicolata da mamme vip che «nelle interviste raccontano di come conserveranno all'estero il cordone del loro bimbo», per poterlo usare nel caso in cui il figlio si dovesse ammalare un giorno, e «di come questo gesto sia assolutamente da imitare se si è dei genitori responsabili». Barbara non ci sta e affida all'AdnKronos Salute la sua disperazione, quella del marito Fabrizio e di tutte le madri che combattono contro il tumore dei figli. Giovani vite che rischiano di spezzarsi nelle corsie di un ospedale. «Queste signore, spesso ricche, madri di bambini che probabilmente e per fortuna non si ammaleranno mai, non hanno la più pallida idea di quello di cui parlano. 
 
Perché anche nella sfortunatissima ipotesi che ai loro bimbi accada ciò che è accaduto a Luca - avverte Barbara - di quel cordone», negato a persone già malate che potrebbero beneficiarne subito, «non se ne farebbero proprio niente». E mentre è ancora calda la denuncia lanciata negli Usa da Irving Weissman, esperto di medicina rigenerativa all'università di Stanford in California, convinto che dietro il business della raccolta di cellule cordonali per uso autologo si nasconda «una grande truffa», un business che può costare alle famiglie «fino a 150 mila dollari», contro i 'signori delle staminali' le mamme italiane si alleano su Facebook. «Sulla mia pagina ho pubblicato una lettera - dice la madre coraggio - In Rete ho raccolto tante storie come la nostra», ma anche vicende «altrettanto drammatiche» di persone che si sono ammalate in età adulta. «Altri genitori li ho conosciuti in reparto, al Centro di oncoematologia pediatrica 'Lalla Seragnoli' del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, dove Luca è in cura. Cerchiamo di fare informazione per un futuro migliore, perché la nostra sofferenza possa servire a qualcuno».

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22 febbraio 2010

Fp Cgil, troppe pretese e poche risorse

«Troppe pretese e poche risorse» nelle proposte della parte pubblica per il rinnovo della convenzione di medicina generale. Almeno secondo la Fp Cgil, che in una nota lamenta come «per il rinnovo della convenzione di medicina generale, già scaduta da 26 mesi, dalla Sisac arrivano troppe pretese, poche risorse e in parte rinviate a livello regionale». 
 
E invita: «Per il prossimo incontro, convocato per il 3 marzo, si cambi». La Sisac, nell'ultimo incontro del 19 febbraio, «ha premesso che non vi era possibilità di ricevere tutto l'incremento a livello nazionale e che lo 0,8% rimaneva in sostanza una chimera. Una soluzione penalizzante per i medici convenzionati rispetto alla dirigenza e al comparto - fa notare il sindacato - anche alla luce dei diversi costi di produzione che il settore deve sopportare. 
 
Già questo - secondo Fp Cgil - sarebbe stato sufficiente a fermare la trattativa. Non riteniamo accettabile che l'informatizzazione sia in sostanza scaricata in modo indefinito sui medici». «Si vincola l'indennità informatica, già insufficiente per le attuali incombenze, all'invio delle informazioni del 'patient summary', che richiede un ulteriore e non indifferente impegno professionale e medico-legale al medico di famiglia. Sempre allo stesso prezzo si richiede l'invio di uno specifico prospetto informativo sui pazienti cronici in carico, e si obbliga all'uso della posta elettronica certificata per tutte le comunicazioni», incalza il sindacato. 
 
«C'è poi una vera beffa», secondo la Fp Cgil, nelle proposte avanzate dalla parte pubblica. «Non solo manca lo 0,8 % in più, come previsto dalla dirigenza, ma la parte che si vuole rinviare agli accordi regionali (l'1,2 % del 3,2 % complessivo) diventa sempre più incerta. Si prevede infatti una penalizzazione del 30 % di questa quota, che i medici perderanno, semplicemente se le Regioni non faranno l'accordo entro un anno».

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La protesta coinvolge anche lo Snami

«Il rinnovo della convenzione, le certificazioni di invalidità le certificazioni di malattia sono gli ultimi atti di atteggiamenti ostili ai medici di famiglia ai medici di continuità assistenziale e ai medici del 118. Adesso basta, non ne possiamo più». 
 
Ad affermarlo è Angelo Testa, presidente nazionale Snami che proclama lo stato di agitazione e valuta l'ipotesi di una giornata di sciopero nazionale che coinvolga tutta la medicina del territorio. «Queste azioni - sottolinea Testa - saranno l'inizio di una guerra sindacale senza precedenti, nel rispetto delle regole. Sono anni che siamo presi in giro, con la complicità dei soliti noti. Con giochi di prestigio e senza risorse si crede di poter prendere in giro ancora una volta i medici del territorio. 
 
Con la scusa di affidare parte dei compensi e delle attività alle Regioni, si procede al gioco delle tre carte. Non è più tempo di giochi. È in itinere - conclude Testa - un coinvolgimento intersindacale di quelle forze sane che ancora oggi popolano il mondo sindacale sanitario».

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Convenzione, lo Smi prepara lo sciopero

Sciopero in vista per i medici di famiglia. Lo Smi (Sindacato medici italiani), contrario alle proposte presentate dalla Sisac riguardo al rinnovo delle convenzioni di medicina generale, ha indetto lo stato di agitazione e ha verificato la disponibilità ad una iniziativa comune intersindacale 
 
«Sono state avviate le procedure per una giornata di sciopero nazionale della categoria. Uno stop di 24 ore di oltre 65 mila medici di medicina generale e del territorio». A riferirlo sono Salvo Calì, segretario nazionale Smi, e Maria Paola Volponi, responsabile nazionale del settore e componente della delegazione trattante.  «Il documento della controparte pubblica - spiega Calì - dimostra la volontaria 'disattenzione' del Governo e delle Regioni ai problemi della sanità del territorio e alla riorganizzazione delle cure primarie. Non sono previsti investimenti adeguati sul territorio e - aggiunge - si fanno pure dei giochi prestigio: si impegnano, infatti, per questo settore le già scarse risorse, prima destinate ai medici. 
 
Non solo: da un lato un taglio di stanziamenti e dall'altro un ulteriore stimolo alla 'deregulation' attuata in questi anni dalle Regioni con la previsione di stornare l'1,2% di incrementi alla trattative decentrate e di mantenere solo il 2% a quelle nazionali. Non c'è traccia inoltre dello 0,8% già riconosciuto a livello regionale per i medici dirigenti e per il comparto. Infine, scompare ogni investimento sull'innovazione tecnologica e si elimina l'indennità informatica: altro che incentivo alla trasmissione online di dati, delle ricette e delle certificazioni». 
 
Calì fa quindi un'osservazione: «Se non si completano le trattative decentrate in un tempo stabilito, perché si prevede un sistema sanzionatorio per i medici e non per le Regioni?»  Il documento Sisac non convince lo Smi neanche dal punto di vista normativo. «È inaccettabile - spiega la Volponi - che la piattaforma Sisac non accenni alle figure mediche a rapporto orario (continuità assistenziale, emergenza territoriale, medicina dei servizi), alla loro collocazione all'interno dei progetti di riorganizzazione, alla tutela della pari dignità con tutti gli attori della sanità territoriale».

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21 febbraio 2010

Biondelli (Pd), Fondo ad hoc per malati Sla

«I malati di Sla non possono essere abbandonati nemmeno per un giorno e, pertanto, hanno bisogno di sostegni per le loro famiglie, di un numero più elevato di ore di assistenza, di erogazioni degli ausili, soprattutto dei comunicatori. Hanno bisogno di un Fondo ad hoc per la non autosufficienza». A chiedere risorse per i pazienti alle prese con questa malattia è la senatrice del Pd Franca Biondelli, che il 10 novembre scorso intervenne, nell'Aula del Senato, per una «maggiore e fattiva attenzione da parte del Governo per i malati di Sla» che in quei giorni stavano facendo uno sciopero della fame. 
 
«Il caso del giovane Andrea Pancallo di Vercelli che ha deciso di vendere un rene per sostenere le spese di un'adeguata assistenza al padre Domenico, alle prese con la Sla - sottolinea la senatrice - riapre drammaticamente una piaga italiana che le Istituzioni non possono più ignorare. I malati di sclerosi laterale amiotrofica, continua Biondelli, «hanno veramente bisogno di assistenza e di fondi, perché le loro famiglie continuano a pagare cifre davvero esorbitanti, si tratta di circa 1.500 euro al mese, per poter avere un minimo di assistenza che ancora lo Stato non riesce ad assicurare loro». 
 
«Occuparsi di chi soffre e di garantire loro un'adeguata assistenza è una priorità per un Paese che vuol definirsi civile. Se il Governo lascerà ancora che le cose vadano avanti così - conclude Biondelli - vorrà dire che avrà deciso di ignorare del tutto il valore della vita umana».

In carcere malattie infettive per 40% dei detenuti

«Quattro detenuti su 10 in Italia soffrono di malattie infettive. E il 35% di loro è colpito dall'epatite C, la principale patologia che colpisce i carcerati nel nostro Paese». La stima arriva da Evangelista Sagnelli, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali. L'esperto è intervenuto ieri al carcere romano di Regina Coeli, a un convegno organizzato per parlare della riforma sanitaria che ha trasferito, 18 mesi fa, le competenze dell'assistenza penitenziaria dal ministero di Giustizia a quello della Salute. «Il 6-7% della popolazione carceraria - sostiene Sagnelli - ha l'epatite B, mentre il 2-3% l'Hiv. 
 
Per le malattie infettive succede sempre così: appena si abbassa la guardia loro tornano a riaffacciarsi, e in questi ultimi anni la guardia è stata abbassata troppo spesso». Il problema, conferma Sagnelli, «è anche quello del sovraffollamento nelle carceri, perché si tratta di malattie facilmente trasmissibili. Nel Lazio la prevalenza maggiore è dell'Hiv, così come avviene in Liguria e Lombardia. In Campania è, storicamente, diffusissima l'epatite. Per quanto riguarda le malattie infettive, comunque, la situazione è impegnativa e pesante, ma non drammatica». L'esperto promuove con qualche riserva la riforma avviata 18 mesi fa. 
 
«Il trasferimento delle competenze e delle finanze - afferma - non è stato completato del tutto nel nostro Paese. In alcune parti, come in Emilia Romagna, il trasferimento è già avvenuto. Altrove, come nel meridione, ancora ci sono delle lentezze, ma credo - conclude - che nel giro di un paio di anni si possa partire tutti in maniera uniforme».

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Marino, vigileremo ancora sui trapianti

«Il decreto milleproroghe, sul quale peraltro il Governo si appresta a chiedere l'ennesima fiducia in Senato, contiene norme che non servono al Paese, ma ai soliti noti. È però apprezzabile la novità introdotta grazie ad un emendamento della senatrice Bianconi, ovvero la possibilità di introdurre nella carta di identità indicazione del consenso o del diniego della persona a donare i propri organi in caso di morte». 
 
È positivo il giudizio di Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, rispetto alla novità introdotta nel decreto in tema di donazione d'organi. Marino però avverte: «La Commissione vigilerà». «Considero importante, come avviene da anni in molti Paesi, avere la possibilità di indicare il proprio consenso alla donazione di organi nel documento di identità», sottolinea in una nota Marino.
 
«Questo atto - aggiunge - potrà far aumentare la consapevolezza che con un gesto di generosità possono essere salvate molte vite dopo la nostra morte». Il tema dei trapianti è anche all'attenzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Ssn, che Marino presiede. «Vogliamo condurre - conclude il senatore - un'inchiesta per verificare che non vi siano disparità nel nostro Paese, nell'attribuzione degli organi per trapianto».

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Cnt, più donatori grazie a «sì» sul documento

«Un provvedimento molto importante, fondamentale. Che sono convinto porterà ad un incremento del numero dei donatori». Parola di Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), che commenta così la norma inserita nel decreto Milleproroghe, che prevede che la volontà o meno di donare gli organi debba essere espressa nella carta di identità. 
 
«È un provvedimento - spiega Nanni Costa - che invita i cittadini ad una prova di consapevolezza positiva. Come è positivo che gli italiani siano chiamati ad esprimersi su questa materia. Anche perché - aggiunge - è importante decidere serenamente». 
 
L'emendamento sul tema dovrebbe dare nuovo slancio, un'impennata, al numero dei donatori in Italia. «Ad oggi - sottolinea il direttore del Cnt - si stima che circa il 70% degli italiani è favorevole alla donazione d'organi. Questo provvedimento sicuramente inciderà sul numero totale dei donatori», assicura. «Grazie anche - conclude Nanni Costa - alle campagne d'informazione che immagino verranno fatte».

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H1N1, OMS pronta a dichiarare la post-emergenza

«Speriamo che il peggio sia passato: registriamo, infatti, un calo generale dell'attività virale». Lo ha detto ieri Keiji Fukuda, consigliere speciale del direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla pandemia, nel corso di una conferenza stampa da Ginevra 

Fukuda ha aggiunto che l'Oms chiederà al panel di esperti sull'emergenza pandemica di incontrarsi nei prossimi giorni per stabilire se il picco dell'epidemia di influenza A/H1N1 sia passato. In pratica «per dire se siamo entrati in una fase di transizione, cosiddetta di post-picco». Non è stata ancora decisa una data per l'incontro, che si terrà comunque nel mese di febbraio. Il post-picco è descritto come «un periodo di transizione, in cui l'attività del virus pandemico continua comunque ad essere registrata in alcuni Paesi, ma è in generale in calo». Insomma, non segna la fine della pandemia. 

«L'epidemiologia oggi - ha aggiunto l'esperto - indica che l'attività virale continua in alcune aree del mondo, e abbiamo testimonianze di nuovi casi in Africa occidentale. Ma in generale la trasmissione è in calo. Mentre i decessi accertati legati al virus sono oltre 15 mila nel mondo», ha detto Fukuda. L'attività del virus, «che non è ancora scomparso, è dunque in calo».

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18 febbraio 2010

Aids: film su 25 anni italiani della malattia

Un film-documentario per raccontare come l'Aids abbia segnato gli ultimi 25 anni della storia del nostro Paese. 'Il sesso confuso, racconti di mondi nell'era dell'Aids', di Andrea Adriatico e Giulio Maria Corbellli, approderà ad aprile nelle sale cinematografiche del circuito Docintour. Il 26 febbraio prossimo sarà al Festival organizzato dalla Cineteca di Bologna 'Visioni italiane' per parlare di un quarto di secolo vissuto con il fantasma di una malattia che «come nessun'altra - sottolinea Corbelli alla presentazione del film, ieri a Roma - ha provocato reazioni forti: paura, sospetto, panico. 
 
Ma anche solidarietà, impegno, mobilitazione». Al centro del film-documentario le storie e i volti: medici, attivisti, operatori del settore, personaggi dello spettacolo ma anche persone comuni. Ognuno a rappresentare se stesso, messo di fronte ad alcune domande sull'Aids, sulla felicità, la vita e il sesso. «Questo documento - precisa Adriatico - raccoglie voci e volti che aspettavano non so da quanto di parlare. Al centro del film non c'è l'Aids, non le cure, non la malattia. Ma il pensiero e le emozioni sulla patologia. I volti per raccontare una pandemia che nel nostro Paese è stata sempre vissuta nascostamente». 
 
Attraverso le risposte, dunque, di volti noti e non (tra gli altri l'ex ministro della Salute Livia Turco e celebri addetti ai lavori del pianeta Hiv), si compone il racconto collettivo di Adriatico e Corbelli sulla storia italiana dell'Aids negli ultimi 25 anni. Un film «che arriva oggi per parlare finalmente di questa malattia come di una cosa reale - spiega Corbelli, toccato in prima persona dal virus in quanto sieropositivo - e non come di un fantasma che continua ad aleggiare. Ci auguriamo che possa arrivare anche nelle scuole, ma sappiamo che il percorso per approdare con questo tema tra gli studenti non è agevole».

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Ordine Medici Roma propone tavolo con Polverini e Bonino

Un tavolo di confronto con 4 figure istituzionali importanti per discutere sui temi fondamentali che stanno mettendo in ginocchio la sanità laziale. 
 
È la proposta presentata ieri in un convegno dall'Ordine provinciale di Roma dei medici chirurghi e degli odontoiatri, che invita a un tavolo di emergenza le due candidate alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino e Renata Polverini, insieme a Esterino Montino, vicepresidente della Regione Lazio, e al commissario di governo della sanità laziale, Elio Guzzanti
 
«Le due candidate - spiega Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma - hanno già inserito la sanità tra le priorità dei loro mandati. Sarebbe auspicabile un confronto con loro due, oltre a Montino e Guzzanti, per evitare licenziamenti di personale, ormai all'orizzonte, e tagli di segmenti indispensabili nell'offerta sanitaria in vista di una possibile ricontrattazione con il Governo nazionale di un nuovo piano sanitario, razionale ed equilibrato, di rientro dal debito accumulato. Se questa proposta fosse accolta - termina Falconi - siamo a disposizione per organizzare questo tavolo».

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Palliative per 11mila bambini, incontro a Roma

Cure palliative non solo per i 'grandi'. In Italia sono 11 mila i bambini e adolescenti da 0 a 17 anni che hanno bisogno di cure palliative specialistiche, per periodi di presa in carico anche prolungati: un terzo è affetto da tumore e il resto da malattie neurologiche, metaboliche, respiratorie, cardiologiche o malformazioni. 
Di cure palliative e terapia del dolore per i più piccoli si occuperà il Convegno in programma a Roma lunedì prossimo, presso il Tempio di Adriano, in piazza di Pietra. L'incontro, organizzato dalla Fondazione Maruzza Lefebvre d'Ovidio Onlus, esaminerà anche le novità previste dal Ddl sulle cure palliative e la terapia del dolore appena approvata al Senato, con qualche lieve modifica che richiede la definitiva approvazione della Camera. 
All'interno del testo, notano gli organizzatori dell'incontro, è stato «finalmente garantito anche al bambino il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, attraverso servizi dedicati». 'Le cure palliative pediatriche: dalla legge al bambino' sarà così occasione di incontro e confronto tra politici, amministratori, tecnici, associazioni e volontari che si occupano di questi temi. All'evento è annunciata la partecipazione, fra gli altri, anche del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e del ministro della Salute, Ferruccio Fazio.

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In Cdm registro protesi seno e divieto a minorenni

Più vicino il Registro nazionale delle protesi al seno, insieme al divieto per le minorenni del Belpaese di sottoporsi al 'ritocco' esclusivamente per motivi estetici. Il disegno di legge in materia, fortemente voluto dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, approda infatti all'esame del Consiglio dei ministri, che è stato convocato ieri a Palazzo Chigi. 
 
«E mi auguro davvero che questa sia la conclusione dell'iter di un provvedimento, messo a punto insieme alle società scientifiche e ai chirurghi, ma anche fortemente voluto dai cittadini, che chiedono la massima sicurezza di questi interventi», spiega all'ADNKRONOS SALUTE la Martini. All'ordine del giorno del prossimo Cdm figura, infatti, l'esame del Ddl per l"Istituzione del registro nazionale e dei registri regionali degli impianti protesici mammari, obblighi informativi alle pazienti, nonché divieto di intervento di plastica mammaria alle persone minori'. Il provvedimento contiene «le regole per tutelare il benessere di chi ricorre a questi interventi, che hanno registrato una vera esplosione negli ultimi anni - sintetizza la Martini - Il tutto proprio attraverso l'istituzione di un registro delle protesi al seno, dei relativi registri regionali, ma anche del divieto di eseguire questo tipo di operazioni su minori di 18 anni», il cui fisico non ha ancora completato lo sviluppo. «Le pazienti devono essere messe nelle condizioni di dare un consenso informato prima di sottoporsi a questi interventi. Spesso, infatti, la voglia di migliorare la propria immagine prevale sulla necessità di avere tutte le informazioni sui rischi e sulle possibili complicanze», aggiunge il sottosegretario. In questo modo l'Italia sarà il primo Paese in Europa a dotarsi di un registro delle protesi mammarie, che consentirà la piena tracciabilità dei materiali usati e controlli seri sul follow-up. 
 
Il cammino del provvedimento, già annunciato nei mesi scorsi, si era interrotto per alcuni 'dettagli tecnici' sollevati dal Garante della Privacy. «Le osservazioni del Garante sono state recepite nel nuovo testo - assicura la Martini - e dunque a questo punto mi auguro che non ci siano altri ostacoli alla sua approvazione. Per tutelare così le pazienti» e mettere fine al far west nel settore.

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Cavazza: «Stavo per vendere, Italia senza coraggio»

Una confessione a cuore aperto: «La crisi strutturale di questi ultimi anni e un Paese bloccato sul fronte dell'innovazione e della ricerca mi aveva fatto decidere di vendere l'azienda». Le parole sono di Claudio Cavazza, presidente del Gruppo Sigma Tau, tra le più importanti realtà dell'impresa farmaceutica italiana. Invece, poi, come annunciato a Milano, la svolta, con un investimento di 300 milioni di dollari per l'acquisizione del ramo d'azienda farmaceutico dell'americana Enzon, una scelta strategica nella direzione della ricerca di farmaci per la cura di malattie rare in ambito oncologico. 
 
«L'industria del farmaco corre il rischio di abbandonare gli investimenti nelle aree delle patologie a grande impatto sociale, perché i costi di sviluppo sono sempre più alti e la presenza di farmaci generici non consente di giustificare la rimborsabilità di nuove molecole che aggiungono poco a quanto già disponibile. Quella dei cosiddetti Orphan drugs è una delle pochissime aree di espansione che consente davvero di puntare all'innovazione, di avere procedure accelerate di approvazione dei farmaci e percorsi più agevoli per renderli disponibili ai pazienti, oltreché di aprire vie nuove di ricerca anche sul fronte di patologie più diffuse. 
 
In Italia, si vive un clima di sfiducia proprio sul fronte dell'innovazione e dello sviluppo e purtroppo l'industria farmaceutica è sempre vissuta dalla politica come una voce di spesa e non come risorsa. Stiamo impoverendo il Paese e se non raccogliamo in fretta tutte le forze necessarie, politiche, finanziarie e tecnologiche, abbiamo poche possibilità di vincere lo scontro con India e Cina già in corso, ma che si acuirà nei prossimi anni. 
 
Il Paese ha le carte in regola per competere ma ci vogliono fiducia e coraggio da parte delle Istituzioni». L'operazione Enzon, condotta da Sigma Tau anche grazie al supporto di Intesa San Paolo, rappresenta il maggior investimento realizzato da una farmaceutica italiana negli Usa, Paese che copre il 55-60% del mercato mondiale dei farmaci orfani. (Nicola Miglino).

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Oms rivedrà fase allerta, ma l'H1N1 non è un ricordo

Gli esperti dell'emergency committee dell'Organizzazione mondiale della sanità si riuniranno il 23 febbraio per decidere se l'emergenza pandemia influenzale sia ormai passata e se sia possibile dichiarare la fase di post-picco 
 
«Dobbiamo stabilire se ci troviamo nella cosiddetta fase post-picco, un momento di transizione in cui la pandemia è ancora in corso ma il peggio è passato». Lo ha detto ieri il consigliere speciale dell'Oms sulla pandemia, Keiji Fukuda, nel corso di una conferenza stampa da Ginevra. 
 
«Continuiamo a registrare casi di trasmissione virale in Africa occidentale (Senegal e Kenya)». Insomma, se il trend di attività dell'H1N1 a livello mondiale «è in generale in calo», le raccomandazioni di inserire il ceppo pandemico tra i virus presenti nel prossimo vaccino anti-influenzale per la stagione 2010-11 «non significano che la pandemia sia finita». Il patogeno continua a circolare, «dunque è bene ricordare che alcune categorie di persone, come le donne in gravidanza e i bambini, specie quelli con patologie croniche, sono più a rischio di sviluppare complicanze», conclude Fukuda.

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17 febbraio 2010

Turco, maggioranza crudele in tema di fine vita

«Una maggioranza fatta di persone sorde e mute, infastidite dagli interventi dei deputati dell'opposizione durante le votazioni sul testamento biologico. Il loro unico obiettivo è votare contro e approvare una legge crudele che impone a tutti l'accanimento terapeutico». Lo scrive in una nota Livia Turco, capogruppo Pd in Commissione Affari sociali della Camera, al termine della seduta sul ddl sul fine vita. «L'arroganza della destra non è solo contro l'opposizione parlamentare, ma anche contro le richieste dei medici e dei malati - incalza Turco - Oggi (ieri ndr) in Commissione sono stati respinti un mio emendamento e uno del collega Mazzarella che rappresentavano una mediazione tra la tutela della vita e la volontà del paziente, esaltando la relazione di fiducia tra medico e familiari».

«Il nostro emendamento prevedeva che la nutrizione artificiale facesse parte delle dichiarazioni anticipate di trattamento - prosegue il capogruppo del Pd in Commissione - e che la loro applicazione doveva essere valutata al 'letto del paziente' dal medico e dai familiari. Solo nel caso di un beneficio reale per il paziente, le dichiarazioni anticipate di trattamento potevano essere disattese, valutando caso per caso. Siamo contrari a una legge che impone a tutti e sempre la nutrizione artificiale e l'idratazione. Siamo favorevoli a una legge che permetta di valutare caso per caso, persona per persona. 
 
Nel corso del dibattito in Commissione siamo rimasti colpiti dal mutismo del relatore che non ha aperto bocca. La loro burocratica arroganza sul tema del fine vita è crudele. Esprimo comunque apprezzamento per il sostegno di Benedetto Della Vedova (Pdl) e il voto favorevole di Paola Binetti (Udc)». Della Vedova in particolare avverte: «Questo arroccamento avrà come esito quello di uno scontro frontale in aula che inevitabilmente dividerà anche lo stesso gruppo del Pdl. Fatico a comprendere quale logica politica ed elettorale muova il centrodestra, un partito a naturale vocazione trasversale ed inclusiva, a mostrarsi baluardo di una visione monoetica oltranzista e tutt'altro che pacifica nello stesso mondo cattolico», conclude.

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Primi casi italiani di donazioni "samaritane"

Donare un organo a un estraneo per pura generosità, senza che vi sia un legame sanguineo o affettivo con il malato che ne ha bisogno. E senza alcun interesse economico alla base del gesto, completamente gratuito. Gli addetti ai lavori battezzano 'donatori samaritani' le persone che scelgono di regalare un organo a un malato. Un fenomeno nuovo, su cui si apre un dibattito anche in Italia. Nella Penisola si sono registrati infatti i primi tre casi - due in Lombardia e uno in Piemonte - destinati a sollevare interrogativi anche da parte degli esperti del settore. La normativa italiana in materia di trapianti, se da un lato vieta ogni forma di vendita degli organi e dall'altro consente la donazione da vivi solo tra consaguinei o persone strette da un legame affettivo, «va interpretata per comprendere il da farsi sui cosiddetti donatori 'samaritani'», spiega all'AdnKronos salute Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti. La questione «è già stata posta all'ufficio legale del ministero della Salute». Mentre toccherà sempre al dicastero guidato da Ferruccio Fazio «fare anche una valutazione etica» sulla questione.

I donatori 'samaritani' possono offrire chiaramente «il solo rene, un intervento che tra vivi riguarda, nel nostro Paese, finora solo consanguinei - chiarisce Nanni Costa - o persone con un forte legame affettivo. Se ne contano 120 l'anno solo in Italia». Se comunque dovesse arrivare il via libera ai 'samaritani' anche nel nostro Paese, «bisognerà valutare con attenzione - puntualizza l'esperto - il benessere psichiatrico e psicologico dei donatori, per poi fare una valutazione motivazionale estremamente attenta», raccomanda. «Solo in seguito - precisa Nanni Costa - potremmo passare alla valutazione fisica del donatore 'samaritano' e alla procedura per individuare i potenziali pazienti» ai quali impiantare l'organo. Per ora, comunque, «attendiamo le indicazioni del ministero».

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Garaci, facilitare accesso a test dell'Hiv

«Occorre sperimentare modelli che possano migliorare l'accesso al test dell'Hiv». Lo ha affermato ieri mattina a Roma Enrico Garaci, presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), aprendo i lavori della presentazione di un'indagine sul tema, che rivela come in Italia non sia ancora facile per tutti ottenere la diagnosi gratuita e anonima dell'infezione. «I dati sono ancora preoccupanti - ha aggiunto Garaci - visto che il 37% dei sieropositivi è attualmente inconsapevole della propria condizione. 
 
L'indagine quali-quantitativa che abbiamo condotto ci consentirà di elaborare modelli nuovi, mirati soprattutto ai giovani, alle donne e agli stranieri, per un maggiore accesso al test». Durante la mattinata romana è stato spiegato che il 76% delle persone è  stato assistito con colloqui di counselling pre e post-esame rispettivamente nel 44,5% e nel 41% dei casi. 
 
Per di più, accesso 'a singhiozzo' a questo strumento di diagnosi precoce nelle varie strutture della stessa zona e nelle diverse Regioni, con ticket che, ad esempio, possono variare da 4 a 22 euro. «I cittadini incontrano molte difficoltà nell'accesso al test Hiv - ha sottolineato Massimo Oldrini, coordinatore della Consulta della associazione per la lotta all'Aids - a causa del prezzo variabile del ticket o anche degli orari troppo 'restrittivi', con apertura solo la mattina presto. 
 
Non esistono strutture che effettuano gli esami al pomeriggio, consentendo anche ai lavoratori di eseguirlo. Alcune volte il risultato viene poi consegnato in busta chiusa, senza un colloquio con un operatore sanitario e si può immaginare quanto possa essere psicologicamente stressante per una persona che scopre di essere sieropositiva».

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Sic, interventi non necessari sono casi isolati

«Dietro un intervento chirurgico non necessario non ci può essere che dolo. Se davvero è un fenomeno che esiste deve essere ricondotto a comportamenti singoli, vere e proprie 'mele marce' in camice bianco». Parola di Roberto Tersigni, past-president della Società italiana di chirurgia (Sic), che commenta così la denuncia del procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, che ieri, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2010 della magistratura contabile, si è scagliato contro la malasanità che include spese e test antitumorali inutili e interventi chirurgici non necessari. 
 
«Forse queste parole - afferma Tersigni all'AdnKronos Salute - dovevano essere accompagnate da cifre e percentuali. Anche perché - aggiunge - bisogna considerare che in Italia si fanno ogni anno milioni di interventi chirurgici. Se ne vengano fatti di inutili, e non ho elementi certi per poterlo escludere, vanno ricondotti a comportamenti dolosi». Per Tersigni, il rischio è dunque quello di generalizzare. «Credo - conclude - che bisognerebbe evitare di lanciare accuse 'universali', a 360 gradi. Naturalmente i comportamenti dolosi, se accertati, vanno condannati duramente».

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La Corte dei Conti critica la gestione sanitaria

Pesante j'accuse della Corte dei Conti nei riguardi della cattiva gestione della Sanità che grava sulla spesa pubblica con spese superflue, analisi inutili e interventi chirurgici non necessari. Il ministro Fazio tranquillizza: «Ce ne stiamo occupando» 
 
Il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, lo denuncia in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2010 della magistratura contabile. Tante le «fattispecie di danno per l'Erario comuni ad enti e amministrazioni, quali spese inutili, irregolari acquisti di beni e servizi, illegittimi inquadramenti di personale e conferimenti di incarichi e consulenze, si segnalano fenomeni particolari di malagestione quali inefficienti ma costosi programmi di screening antitumorale, programmi di assistenza odontoiatrica rivelatisi inesistenti, casi di eccessive prescrizioni di farmaci ovvero di falsità delle stesse o di loro sostanziale inutilità, casi di sconcertanti interventi chirurgici non necessari», dice Ristuccia. «Sono problemi noti, che è bene che la Corte dei conti evidenzi e su cui il Governo si sta muovendo già da tempo». 
 
Il ministro della Salute Ferruccio Fazio commenta così, a margine del convegno "La tecnologia per il diabete", la relazione del presidente della Corte dei Conti. «Ci sono Asl in cui una siringa costa anche il doppio della media nazionale. Il Governo - afferma - si sta concentrando sulla gestione di beni e servizi soprattutto nelle Regioni oggetto dei piani di rientro» dal deficit. «C'é un'agenzia governativa, la Consip - ricorda il ministro - che gestisce in modo centralizzato l'acquisto di beni e servizi in 10 regioni». Per Fazio, la situazione denunciata dalla magistratura contabile «è dovuta alla disomogeneità sul territorio nazionale. Le risposte si conoscono, il Governo si è già mosso e riteniamo che ci sia un trend positivo», conclude.

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16 febbraio 2010

Piemonte: farmaci, al via distribuzione per conto

Debutterà il 1 marzo in Piemonte la cosiddetta "distribuzione per conto" dei farmaci inseriti nel prontuario ospedale-territorio - quelli cioè che garantiscono la continuità tra le cure ospedaliere e l'assistenza territoriale - da parte delle farmacie. Obiettivo: offrire ai pazienti una doppia via di accesso. La distribuzione per conto - si legge sul sito della Regione - è basata sull'acquisto diretto dei farmaci da parte delle aziende sanitarie a maggiore sconto e sulla distribuzione tramite le farmacie convenzionate aperte al pubblico con la remunerazione del solo servizio reso. 
 
Il provvedimento da un lato valorizzerà il ruolo della farmacia quale presidio del servizio sanitario regionale e punto di riferimento per i vari aspetti connessi alla gestione del farmaco, dall'altro si propone di eliminare le disomogeneità distributive sul territorio. Il ricorso alla distribuzione diretta da parte delle aziende sanitarie regionali, infatti, pur rivelandosi efficace soprattutto sotto il profilo dell'adesione dei pazienti alle indicazioni mediche e della verifica dell'appropriatezza prescrittiva - osserva la Regione - può talvolta condurre a situazioni difformi di accesso ai farmaci, andando a compromettere l'uniformità dell'assistenza farmaceutica sul territorio. 
 
La sperimentazione durerà sei mesi e capofila del progetto sarà l'Asl di Asti. A conclusione di un percorso di lavoro condiviso con le associazioni sindacali delle farmacie convenzionate, pubbliche e private, saranno definite in maniera dettagliata le modalità per la distribuzione per conto, che dovranno essere monitorate per valutare l'impatto sulla spesa farmaceutica regionale.

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Sindrome coronarica, uno su cinque torna in ospedale

Secondo un'indagine realizzata da Cineca, il maggior centro di calcolo italiano e tra i più importanti a livello mondiale, il 21% dei pazienti colpiti da sindrome coronarica acuta (Sca) torna in ospedale in seguito a un secondo evento cardiaco. Il dato emerge da uno studio svolto su un campione di 2.877 pazienti italiani rappresentativi dei 135 mila pazienti colpiti ogni anno da Sca, di cui erano note le ricette di prescrizione farmaceutica territoriale erogate dal Ssn al singolo cittadino, aggiornate mensilmente. 
 
In particolare sono stati seguiti, per 12 mesi, i pazienti che hanno ricevuto una prescrizione di farmaci antiaggreganti (aspirina, clopidogrel, ticlopidina) con doppia aggregazione. È stato notato che solo il 52% dei pazienti segue la terapia antiaggregante come indicano le linee guida. 
 
Una percentuale che risulta già alta nei primi sei mesi in cui è il 34% delle persone a non aderire perfettamente al trattamento consigliato. E, come spiega Aldo Maggioni, direttore del Centro studi dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco), a margine della presentazione di un nuovo antiaggregante, prasugrel, da poco disponibile in Italia: «Una delle cause di riospedalizzazione per una recidiva può essere anche ricercata nella non corretta aderenza alla terapia considerata ottimale». 
 
Nella valutazione dei costi, distinti in ospedalizzazione e terapia farmacologica, emerge che un paziente colpito da Sca costa in media 11.500 euro l'anno, di cui l'83% riguarda proprio la spese sostenute all'interno delle struttura ospedaliera, mentre la terapia farmacologica, nell'anno successivo alla Sca, rappresenta il 13,6% e l'uso degli antiaggreganti incide per il 2,2% sulla spesa totale (S.Z.).

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Lazio, manifestazione unitaria per difendere la Sanità

Fiaccolata capitolina in difesa della sanità laziale. A promuoverla Cgil, Cisl e Uil di Roma e Lazio e le relative categorie della funzione pubblica e dei pensionati. L'appuntamento è fissato per domani, alle ore 18, in Piazza Barberini. 
 
«Il commissario Guzzanti ha, tra le altre cose - ricordano le tre sigle sindacali in una nota congiunta - adottato decreti relativi al blocco del turn-over, blocco del processo di stabilizzazione dei lavoratori precari, compartecipazione alla spesa sanitaria attraverso la reintroduzione di nuovi ticket dal primo aprile prossimo. 
 
Tali provvedimenti, oltre ad avere ricadute economiche pesanti sui cittadini e sulle cittadine del Lazio, mettono a rischio la qualità del servizio e penalizzano la professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici del settore», conclude la nota.

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Arriva a Milano la vertenza sulla salute

Non si ferma la protesta dei medici in difesa del Servizio sanitario nazionale. Dopo l'avvio del 19 gennaio a Roma e la manifestazione del 4 febbraio a Napoli, ieri la «vertenza salute» è arrivata a Milano. Alla presenza dei leader dei sindacati della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, «circa 300 camici bianchi» delle regioni del Nord si sono dati appuntamento nel capoluogo lombardo «per dire no alla distruzione della sanità pubblica». 
 
A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è il segretario dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, presente alla manifestazione. I problemi che hanno portato i sindacati di categoria a promuovere la vertenza sono diversi. Su tutti: «risorse ancora inadeguate; nuovi tagli di posti letto ospedalieri e del personale; nessuna risposta alla piaga delle liste d'attesa; aumento delle denunce e degli scandali che mostrano una connivenza sempre più diffusa fra sanità e malaffare». 
 
«Così come successo a Napoli - spiega Lusenti - i camici bianchi presenti qui a Milano hanno utilizzato i loro giorni di ferie, dimostrando di credere nella bontà e nella necessità di questa vertenza». Che va avanti nonostante la tanto attesa fumata bianca sul rinnovo del contratto. «Certamente - sottolinea Lusenti - D'altronde sono due cose distinte. Le questioni generali della protesta - conclude - vanno oltre il rinnovo del contratto».

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Anaao, all'intramoenia serve riforma una stabile

Niente più che un rimedio temporaneo. «La proroga di un anno della libera professione intramoenia allargata è sicuramente un bene, ma non basta. Quello che serve davvero è una riforma stabile». Parola di Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, che commenta così il via libera del Senato alla proroga di un anno della libera professione intramoenia allargata, quella cioè che consente ai medici di svolgere questa attività negli studi privati in caso di carenza di spazi idonei nelle strutture pubbliche. 
 
Il Parlamento sembra comunque essere venuto incontro alle richieste dei sindacati di categoria che avevano chiesto un intervento legislativo in tal senso. La stessa Anaao Assomed, in una lettera inviata a novembre al ministro della Salute Ferruccio Fazio, aveva appunto chiesto di «inserire nella legge Finanziaria per il 2010 una norma di proroga. Per evitare un vuoto normativo».
 
«La proroga - spiega Lusenti - ha evitato che le cose precipitassero. Ma sono ormai dieci anni che si va avanti in questo modo, con rimedi temporanei. Noi sollecitiamo invece soluzioni definitive, stabili e permanenti. Insomma una riforma dell'intero sistema dell'intramoenia, così come prevede il disegno di legge sul governo clinico. Ma i tempi di approvazione di questo provvedimento - conclude Lusenti - sembrano ancora lunghi».

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Medici e infermieri i lavoratori più stressati

Camici bianchi e operatori della sanità bombardati da disturbi psico-sociali legati al lavoro. Tanto che circa il 26% degli occupati nel settore lamenta forti rischi legati al proprio benessere mentale. Mentre le donne impiegate nella sanità e nella pubblica amministrazione sono particolarmente esposte a incappare in questi problemi 
 
Questi i dati presentati dall'Ispesl ieri a Roma, in occasione della XI Giornata nazionale di informazione sulla promozione della salute nei luoghi di lavoro, in corso nella sala multimediale dell'Istituto. In generale «è il carico di lavoro eccessivo, indicato dal 14,5% degli occupati, la principale fonte di stress. Seguono le manifestazioni di prepotenza e discriminazione (avvertite da circa il 4,6% dei lavoratori) e le minacce o le violenza fisiche sul luogo di lavoro (circa l'1,6%)». 
 
Così, spiega l'Ispesl, oltre un milione di lavoratori è «soggetto a fenomeni di discriminazione, mentre circa 381 mila si dichiarano esposti a minacce o violenze fisiche».«L'importanza della salute mentale e del benessere al lavoro è stata riconosciuta anche dall'Organizzazione mondiale della sanità (Osm)», sottolinea Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento di medicina del lavoro. «Al proposito, a livello europeo è stata presa un'iniziativa per contrastare le problematiche connesse al benessere, alla prevenzione, al trattamento, cura e riabilitazione dei problemi di salute mentale, concludendo due accordi volontari sullo stress correlato al lavoro (2004) e sulle molestie e la violenza nel luogo di lavoro (2007)».

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15 febbraio 2010

Musica e parole a sostegno dell'epatologia

Il 25 febbraio prossimo andrà in scena a Roma, all'Auditorium della Conciliazione, «Liver & Friends». L'evento, patrocinato dal Comune di Roma e organizzato dalla Fondazione italiana ricerca in epatologia (Fire) e dall'Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf), rientra nell'ambito dell'annuale settimana scientifica sull'epatologia e sarà condotto da Paola Saluzzi e Andrea Agresti. Al «Liver & Friends» prenderanno parte dei solisti veneti diretti da Claudio Scimone, che si esibiranno prima in alcuni brani di repertorio e poi in sinergia con Lucio Dalla, Roberto Pedicini che leggerà l'«Ode al fegato» di Pablo Neruda, e altri artisti amici dell'epatologia, tra cui Alexia. 
 
I biglietti sono disponibili sul circuito Greenticket. La serata - spiega in una nota Daniele Prati dell'ospedale di Lecco, segretario dell'Aisf - è stata promossa per celebrare i 40 anni dell'Associazione e presentare ufficialmente la Fondazione Fire, creata da Aisf nel 2009 con lo scopo di focalizzare l'attenzione delle istituzioni e dei cittadini sull'incidenza delle malattie del fegato in Italia. Nel corso della serata verranno illustrate le attività che Fire e Aisf hanno in programma di realizzare nel 2010. 
 
Tra queste, «l'implementazione di una prevenzione attiva delle malattie indotte da alcol e da virus - precisa Antonio Gasbarrini, della'università Cattolica-Policlinico Gemelli e presidente della Fire - con campagne mirate alla prevenzione, diagnosi precoce e trattamento multidisciplinare dei tumori primitivi del fegato (epatocarcinoma e colangiocarcinoma)». Nel nostro Paese si contano oltre 7 milioni di epatopatici (a causa di alcol, virus C e B dell'epatite, danno da sostanze tossiche ambientali e da farmaci, steatosi epatica e obesità), con un range di pazienti assolutamente trasversale che comprende anche adolescenti, donne e anziani. A complicare le cose il fatto che le malattie del fegato sono spesso silenti per molto tempo, e quando si manifestano clinicamente i danni sono purtroppo già cronici e irreversibili.

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Commissione errori, nuova audizione su carcere

Nuovo appuntamento oggi per l'indagine sulla tutela del diritto alla salute dei carcerati. La Commissione di inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi regionali, che ha affrontato il tema della sanità penitenziaria a partire dallo scorso dicembre, audirà Guido Vincenzo Ditta, dirigente medico del ministero della Salute. 
 
«Nel corso dell'audizione della settimana scorsa del direttore del dipartimento di amministrazione penitenziaria - spiega in una nota il presidente Leoluca Orlando - sono stati sollevati sia il problema delle Regioni a statuto speciale, che non hanno ancora trasferito la gestione della salute nei penitenziari dal ministero della Giustizia al Ssn, sia quello dell'assistenza sanitaria dei detenuti e dell'errore in carcere, con particolare riferimento alle problematiche dei suicidi, della salute mentale, delle tossicodipendenze, dell'incidenza di patologie sanitarie rispetto alla popolazione normale». 
 
«Con questa audizione - precisa Orlando - prosegue dunque l'indagine della Commissione sulla tutela del diritto alla salute dei carcerati, diritto che ci interessa particolarmente, vista la condizione di maggiore vulnerabilità e sofferenza di questa parte della popolazione». L'audizione avrà luogo stasera a partire dalle ore 20 a Palazzo San Macuto, via del Seminario 76, Roma.

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Istituzioni dimenticano i piccoli malati oncologici

Soli e senza conoscenze adeguate per aiutare i figli nella lunga lotta alla malattia. Abbandonati dalle Istituzioni che sembrano dimenticare un problema che affligge duemila bambini italiani ogni anno. È la condizione lamentata dalla Federazione italiana associazioni genitori oncoematologia pediatrica (Fiagop) Onlus, che ieri in Campidoglio a Roma ha organizzato un convegno in occasione dell'ottava Giornata mondiale contro il cancro infantile.
 
«È importante sottolineare - afferma Pasquale Tulimiero, presidente Fiagop - quanto sia necessario condividere le politiche assistenziali e terapeutiche tra famiglia, medici, Istituzioni e mondo sociale. Nel nostro Paese l'insorgenza di queste malattie è nettamente superiore alle medie degli Stati Uniti». Le associazioni dei genitori sono delusi specialmente dal fatto che «nel Piano nazionale triennale sui tumori 2010-2012 non ci sia menzione di quelli infantili, da 0 a 18 anni. In nessuno dei punti viene trattata questa fascia d'età. Eppure - replica Tulimiero - dal punto di vista scientifico c'è differenza tra un tumore nel bambino e uno nell'adulto». Rappresentanti istituzionali spesso assenti, con la conseguenza di scarsi fondi destinati ai reparti di oncologia pediatrica. 
 
E sul banco degli imputati finisce anche il problema della regolamentazione sulla donazione del cordone ombelicale, con molti Vip che pubblicamente dichiarano di conservarli in banche private straniere. «La donazione - osserva il presidente Fiagop - deve essere solidaristica e non riservata a un uso autologo. È necessario che le banche pubbliche abbiano a disposizione quanti più cordoni ombelicali possibili per consentire un'ampia scelta di compatibilità. Altrimenti - termina - tanti bambini correrebbero il rischio di perdere la possibilità di guarigione».

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Fazio, Cnao Pavia sia Istituto nazionale adroterapia

«È mia intenzione proporre al ministro Tremonti di trasformare il Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia in Istituto nazionale di adroterapia oncologica». 
 
Lo annuncia il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante la cerimonia di inaugurazione del Cnao, alla presenza dei ministri dell'Economia e finanze, Giulio Tremonti, e delle Riforme per il federalismo, Umberto Bossi. 
 
«Dovremo valutare in che modo» attuare questa trasformazione, «ma - precisa Fazio - come Istituto nazionale questo centro potrebbe dotarsi di un finanziamento autonomo e potrebbe fare un grandissimo lavoro di indirizzo non solo per l'Italia, ma anche per gli altri Paesi».

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Medici in protesta per salvare Ssn

Prosegue la protesta dei medici in difesa del Servizio sanitario nazionale. Dopo l'avvio il 19 gennaio a Roma, e la manifestazione a Napoli del 4 febbraio, oggi la "vertenza salute" arriva al Nord. Medici, veterinari, dirigenti sanitari e amministrativi delle regioni del Nord si daranno appuntamento a Milano per dire «no alla distruzione della sanità pubblica italiana» 
 
I sindacati della dirigenza medica denunciano un «quadro drammatico: nessuna risposta alle esigenze dei cittadini e degli operatori; nessun progetto per l'ammodernamento e la messa in sicurezza del Ssn; risorse ancora inadeguate; nuovi tagli di posti letto ospedalieri, che saranno 10 mila in meno, e del personale; nessuna risposta alla piaga delle liste d'attesa, che le Regioni scaricano sui medici; aumento delle denunce e degli scandali che mostrano una connivenza sempre più diffusa fra sanità e malaffare», elencano. La protesta va quindi avanti, malgrado il rinnovo del contratto dei 130 mila medici e veterinari del Servizio sanitario nazionale, relativo al biennio economico 2008-2009, firmato nella notte tra il 9 e il 10 febbraio. «Assolutamente sì», afferma all'ADNKRONOS SALUTE Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, principale sindacato della dirigenza medica e veterinaria del Ssn. «La vertenza va avanti con gli appuntamenti già fissati e anzi - sottolinea - il rinnovo del contratto è la dimostrazione che se ci si mette in cammino i risultati si raggiungono». Dello stesso avviso anche il segretario nazionale della Fp Cgil medici, sigla che peraltro non ha sottoscritto l'intesa con l'Aran. «La vertenza non si ferma. Le questioni generali della protesta andavano e vanno oltre il rinnovo del contratto. Quindi - conclude - non abbiamo nessuna intenzione di abbassare la guardia».

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13 febbraio 2010

Medici italiani, occhio alla sincope

Colpisce all'improvviso. Il paziente impallidisce, suda freddo, accusa nausea e vertigini. Poi cade e perde conoscenza. È la sincope, uno svenimento che colpisce almeno una volta nella vita il 50% degli italiani. Proprio la recente ricorrenza del giorno di S. Valentino è servita per richiamare l'attenzione su questa manifestazione clinica che sottende spesso patologie a grave rischio per la vita del paziente. «Le cause non diagnosticate rappresentano il 34% e quelle neuromediate il 35. 
 
Più serie per il rischio di morte improvvisa sono invece quelle legate a malattie cardiache e ad aritmie, che rappresentano quasi il 20% del totale» spiega Massimo Santini, direttore del Dipartimento cardiovascolare del S. Filippo Neri di Roma e responsabile scientifico de "Il Cuore di Roma", onlus italiana che ha partecipato alla campagna informativa promossa dall'associazione internazionale Stars. «Gli errori diagnostici arrivano al 25-30% negli adulti e al 40% nei bambini, con conseguenze gravissime». 
 
Per la gestione e il trattamento è previsto il ricorso a un sistema di monitoraggio cardiaco impiantabile. «Posizionato appena sotto la cute della zona pettorale, il dispositivo registra i dati sull'attività cardiaca del paziente, soprattutto al momento dell'evento sincopale» sottolinea Fabrizio Ammirati, primario del reparto di Cardiologia dell'Ospedale di Ostia. «In tal modo è possibile effettuare una diagnosi corretta e adottare la giusta cura che, in caso di aritmia cardiaca, può essere l'impianto di un pacemaker o di un defibrillatore». (N.M.)

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Fimmg, concretezza contro aggressioni a medici

«Per arginare il fenomeno delle aggressioni ai medici della continuità assistenziale non servono proclami, ma proposte concrete. Ad esempio, sarebbe necessario trasferire il rapporto fiduciario medico di famiglia-paziente anche ai camici bianchi della continuità assistenziale». Parola di Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg (Federazione nazionale medici medicina generale) della continuità assistenziale. Le aggressioni vedono le ex guardie mediche tra le principali vittime. E i numeri sono allarmanti: gli ultimi dati disponibili indicano che circa il 90% dei medici (nel 45% dei casi donne) ha subito almeno un'aggressione.  
 
Secondo Scotti, per risolvere il problema «videocitofofoni, guardie giurate e altri strumenti di sorveglianza, soprattutto in alcune sedi isolate servono a poco. Quello che serve davvero - sottolinea all'AdnKronos Salute - è che i medici della continuità assistenziale abbiano la conoscenza e la consapevolezza del paziente che hanno di fronte. Ma per questo è indispensabile avviare una stretta collaborazione tra i medici di famiglia e quelli della continuità assistenziale. Speriamo - conclude Scotti - che in sede di rinnovo contrattuale, una volta chiusa la parte economica, si affrontino questi problemi».

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L'economia mette in crisi anche la salute

La crisi economica lascia il segno e morde tutto, anche le cure mediche essenziali: un italiano su 10 vi ha infatti rinunciato. Le più colpite: le famiglie a basso reddito (sotto i mille euro al mese), quelle monoparentali (in cui un genitore vive solo con i figli) e quelle con malati cronici. 
 
È quanto emerge dall'inchiesta che Altroconsumo ha condotto su un campione di oltre 1.100 cittadini italiani, tra i 25 e i 74 anni.  «In Italia - si legge in una nota dell'associazione per la tutela dei consumatori - la spesa annua per la salute è il 14% delle uscite del nucleo familiare: in media 273 euro a persona al mese. Un terzo di chi non è riuscito ad accedere alle cure per motivi economici ritiene che ciò abbia avuto conseguenze serie in termini di salute, soprattutto per i bambini». Dall'indagine emerge che «uno su 10 dichiara di aver dovuto chiedere un prestito, per il dentista (la più alta voce di spesa medica essenziale, in media 1.533 euro su base annua), per le visite oculistiche e l'acquisto di occhiali e lenti a contatto. Il 50% di questi si è rivolto a un familiare, uno su tre alla banca». 
 
Chi decide di affrontare le spese comunque taglia su altre voci di spesa nel bilancio familiare. «Il 40% del campione dichiara di aver rinunciato almeno una volta all'acquisto di capi d'abbigliamento. Più di uno su tre ha smesso di andare al cinema o al ristorante. Il 20% ha eliminato viaggi e vacanze». Il dossier è consultabile su www.altroconsumo.it.

Mencacci: «Legge 180, rivoluzionaria ma superata»

A trent'anni dalla scomparsa di Franco Basaglia la legge 180, di cui fu l'artefice, è ancora molto discussa. «Il messaggio forte di quella legge" - sottolinea Claudio Mencacci, vice presidente della Società italiana di psichiatria - «è stato quello della chiusura degli ospedali psichiatrici per favorire l'ingresso della malattia psichiatrica nell'ospedale "generale", con una maggiore apertura al territorio e alla comunità. L'assistenza psichiatrica è trasferita alle Regioni e tramite esse alle Usl, si è arrivati così al concetto di rete sul territorio nazionale. Un concetto allora rivoluzionario, ma oggi in parte superato». 
 
Che cosa intende per superato? «Per cominciare le problematiche sono cresciute e l'articolazione ospedale - territorio - comunità, cardine della 180, va rivisitata anche attraverso un progetto nazionale che tenga conto della specificità delle Regioni. Poi ci sono patologie nuove per cui non si può parlare di un unico malato mentale. Un quadro più ampio che richiede centri di riferimento specifici». 
 
E che cosa risponde a chi come di recente lo studioso americano Irving Kirsch mette in discussione il ruolo dei farmaci antidepressivi? «Non sono d'accordo. Nelle depressioni lievi la terapia comportamentale può essere più efficace di quella farmacologica. Ma nelle depressioni medie e gravi i risultati migliori si ottengono ricorrendo ai farmaci, con esiti ancora migliori se combinati con la terapia comportamentale». (M.M.)

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Intramoenia allargata prorogata di un anno

Via libera del Senato alla proroga di un anno della libera professione intramoenia allargata, quella cioè che consente ai medici di svolgere questa attività negli studi privati in caso di carenza di spazi idonei nelle strutture pubbliche 
 
La scorsa settimana, in sede di conversione del decreto Milleproroghe, Palazzo Madama ha confermato la proroga di un anno: non più 31 gennaio 2010 quindi, scadenza fissata dalla precedente proroga, ma bensì 31 gennaio 2011. A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è il presidente della Cimo Asmd, Riccardo Cassi. La parola ora passa alla Camera.  Il Parlamento sembra quindi essere venuto incontro alle richieste dei sindacati di categoria che avevano chiesto un intervento legislativo in tal senso. 
 
L'Anaao Assomed, in una lettera inviata a novembre al ministro della Salute Ferruccio Fazio chiedeva appunto «di inserire nella legge Finanziaria per il 2010 una norma di proroga. Per evitare un vuoto normativo».  Parzialmente soddisfatto il presidente della Cimo. «Bene il rinvio di anno - spiega - ma non si può andare avanti di proroga in proroga. Speriamo che l'aver rimandato la scadenza solo di un anno, anziché due come era previsto nel maxiemendamento, significhi che c'è la volontà da parte del Parlamento di una riforma definitiva della libera professione intramoenia allargata. Così come previsto dal ddl sul governo clinico, ancora all'esame delle Commissioni competenti».

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12 febbraio 2010

Biondelli (Pd), Fondo ad hoc per malati Sla

«I malati di Sla non possono essere abbandonati nemmeno per un giorno e, pertanto, hanno bisogno di sostegni per le loro famiglie, di un numero più elevato di ore di assistenza, di erogazioni degli ausili, soprattutto dei comunicatori. Hanno bisogno di un Fondo ad hoc per la non autosufficienza». 
 
A chiedere risorse per i pazienti alle prese con questa malattia è la senatrice del Pd Franca Biondelli, che il 10 novembre scorso intervenne, nell'Aula del Senato, per una «maggiore e fattiva attenzione da parte del Governo per i malati di Sla» che in quei giorni stavano facendo uno sciopero della fame. «Il caso del giovane Andrea Pancallo di Vercelli che ha deciso di vendere un rene per sostenere le spese di un'adeguata assistenza al padre Domenico, alle prese con la Sla - sottolinea la senatrice - riapre drammaticamente una piaga italiana che le Istituzioni non possono più ignorare. 
 
I malati di sclerosi laterale amiotrofica, continua Biondelli, «hanno veramente bisogno di assistenza e di fondi, perché le loro famiglie continuano a pagare cifre davvero esorbitanti, si tratta di circa 1.500 euro al mese, per poter avere un minimo di assistenza che ancora lo Stato non riesce ad assicurare loro». «Occuparsi di chi soffre e di garantire loro un'adeguata assistenza è una priorità per un Paese che vuol definirsi civile. Se il Governo lascerà ancora che le cose vadano avanti così - conclude Biondelli - vorrà dire che avrà deciso di ignorare del tutto il valore della vita umana».

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In carcere malattie infettive per 40% dei detenuti

«Quattro detenuti su 10 in Italia soffrono di malattie infettive. E il 35% di loro è colpito dall'epatite C, la principale patologia che colpisce i carcerati nel nostro Paese». La stima arriva da Evangelista Sagnelli, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali. L'esperto è intervenuto ieri al carcere romano di Regina Coeli, a un convegno organizzato per parlare della riforma sanitaria che ha trasferito, 18 mesi fa, le competenze dell'assistenza penitenziaria dal ministero di Giustizia a quello della Salute. «Il 6-7% della popolazione carceraria - sostiene Sagnelli - ha l'epatite B, mentre il 2-3% l'Hiv. 
 
Per le malattie infettive succede sempre così: appena si abbassa la guardia loro tornano a riaffacciarsi, e in questi ultimi anni la guardia è stata abbassata troppo spesso». Il problema, conferma Sagnelli, «è anche quello del sovraffollamento nelle carceri, perché si tratta di malattie facilmente trasmissibili. Nel Lazio la prevalenza maggiore è dell'Hiv, così come avviene in Liguria e Lombardia. 
 
In Campania è, storicamente, diffusissima l'epatite. Per quanto riguarda le malattie infettive, comunque, la situazione è impegnativa e pesante, ma non drammatica». L'esperto promuove con qualche riserva la riforma avviata 18 mesi fa. «Il trasferimento delle competenze e delle finanze - afferma - non è stato completato del tutto nel nostro Paese. In alcune parti, come in Emilia Romagna, il trasferimento è già avvenuto. Altrove, come nel meridione, ancora ci sono delle lentezze, ma credo - conclude - che nel giro di un paio di anni si possa partire tutti in maniera uniforme».

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Marino, vigileremo ancora sui trapianti

«Il decreto milleproroghe, sul quale peraltro il Governo si appresta a chiedere l'ennesima fiducia in Senato, contiene norme che non servono al Paese, ma ai soliti noti. È però apprezzabile la novità introdotta grazie ad un emendamento della senatrice Bianconi, ovvero la possibilità di introdurre nella carta di identità indicazione del consenso o del diniego della persona a donare i propri organi in caso di morte». 
 
È positivo il giudizio di Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, rispetto alla novità introdotta nel decreto in tema di donazione d'organi. Marino però avverte: «La Commissione vigilerà». «Considero importante, come avviene da anni in molti Paesi, avere la possibilità di indicare il proprio consenso alla donazione di organi nel documento di identità», sottolinea in una nota Marino. «Questo atto - aggiunge - potrà far aumentare la consapevolezza che con un gesto di generosità possono essere salvate molte vite dopo la nostra morte». 
 
Il tema dei trapianti è anche all'attenzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Ssn, che Marino presiede. «Vogliamo condurre - conclude il senatore - un'inchiesta per verificare che non vi siano disparità nel nostro Paese, nell'attribuzione degli organi per trapianto».

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Cnt, più donatori grazie a «sì» sul documento

«Un provvedimento molto importante, fondamentale. Che sono convinto porterà ad un incremento del numero dei donatori». Parola di Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), che commenta così la norma inserita nel decreto Milleproroghe, che prevede che la volontà o meno di donare gli organi debba essere espressa nella carta di identità. «È un provvedimento - spiega Nanni Costa - che invita i cittadini ad una prova di consapevolezza positiva. 
 
Come è positivo che gli italiani siano chiamati ad esprimersi su questa materia. Anche perché - aggiunge - è importante decidere serenamente». L'emendamento sul tema dovrebbe dare nuovo slancio, un'impennata, al numero dei donatori in Italia. «Ad oggi - sottolinea il direttore del Cnt - si stima che circa il 70% degli italiani è favorevole alla donazione d'organi. Questo provvedimento sicuramente inciderà sul numero totale dei donatori», assicura. «Grazie anche - conclude Nanni Costa - alle campagne d'informazione che immagino verranno fatte».

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H1N1, OMS pronta a dichiarare la post-emergenza

«Speriamo che il peggio sia passato: registriamo, infatti, un calo generale dell'attività virale». Lo ha detto ieri Keiji Fukuda, consigliere speciale del direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla pandemia, nel corso di una conferenza stampa da Ginevra 
 
Fukuda ha aggiunto che l'Oms chiederà al panel di esperti sull'emergenza pandemica di incontrarsi nei prossimi giorni per stabilire se il picco dell'epidemia di influenza A/H1N1 sia passato. In pratica «per dire se siamo entrati in una fase di transizione, cosiddetta di post-picco». Non è stata ancora decisa una data per l'incontro, che si terrà comunque nel mese di febbraio. 
 
Il post-picco è descritto come «un periodo di transizione, in cui l'attività del virus pandemico continua comunque ad essere registrata in alcuni Paesi, ma è in generale in calo». Insomma, non segna la fine della pandemia. «L'epidemiologia oggi - ha aggiunto l'esperto - indica che l'attività virale continua in alcune aree del mondo, e abbiamo testimonianze di nuovi casi in Africa occidentale. 
 
Ma in generale la trasmissione è in calo. Mentre i decessi accertati legati al virus sono oltre 15 mila nel mondo», ha detto Fukuda. L'attività del virus, «che non è ancora scomparso, è dunque in calo».

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09 febbraio 2010

Sicurezza e costi ridotti coi biosimilari

I farmaci biosimilari garantiscono efficacia, sicurezza e qualità, oltreché costi minori per il Servizio Sanitario Nazionale, eppure il loro mercato stenta a decollare. E' questa la convinzione degli esperti convenuti a Milano per parlare dell'argomento. "Oggi i biosimilari sono studiati e valutati con grande attenzione dalle agenzie regolatorie europea (EMEA) e nazionale (AIFA), che hanno messo in procedure di autorizzazione all'immissione in commercio molto accurate e rigorose, che garantiscono l'efficacia e la sicurezza dei nuovi farmaci biosimilari". - ha affermato Pier Luigi Canonico, farmacologo e Preside della Facoltà di Farmacia di Novara. 
 
"Una caratteristica importante dei biosimilari" - continua Canonico - "è l'equivalenza terapeutica, testimoniata anche da studi clinici di confronto con gli stessi originatori. Sul fronte della sicurezza, poi, le agenzie regolatorie prevedono un'attenta farmacovigilanza al momento dell'autorizzazione all'immissione in commercio dei biosimilari, così come per tutti i farmaci biotecnologici". 
 
Lo specialista, unico a oggi a poter prescrivere i farmaci biosimilari, ha, perciò, assolute garanzie sul piano dell'efficacia e della sicurezza. In più, stimano gli esperti, questi farmaci potrebbero garantire un risparmio medio del 30% rispetto al medicinale originatore.

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Amami, nasce video-rubrica in difesa dei medici

Nasce la prima video-rubrica online esclusivamente dedicata al contenzioso tra medico e paziente. Un servizio messo a punto dall'Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente (Amami), che si occupa dal 2002 di contrastare le accuse infondate e creare cultura medico-giuridica tra i camici bianchi. 
 
Il video-appuntamento dedicato esclusivamente al tema sarà trasmesso dalla tv online della Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare (Sicve). La video-rubrica di Sicve Web Tv si baserà su un'intervista a un esponente di Amami, che approfondirà di volta in volta uno degli argomenti trattati dall'associazione. 
 
La collaborazione con la Web Tv, caratterizzata da un pubblico quasi esclusivamente formato da medici, è nata dall'analisi dell'audience dei primi mesi di trasmissione della televisione online che ha messo in luce il grande interesse dei suoi spettatori per le tematiche relative alle richieste di risarcimento e alle denunce per malpractice.

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Sindacati, disattesi troppi impegni di Piano rientro

Allarme rosso nella sanità laziale. E' ancora troppo elevato il deficit annuo che 'pesa' sulla Regione e sono ormai troppi gli impegni disattesi nelle riforme strutturali previste dal Piano di rientro. A denunciare i problemi della sanità regionale sono Cgil, Cisl e Uil di Roma e del Lazio, che ieri si sono date appuntamento nella Capitale per fare il punto della situazione. Secondo le tre sigle sindacali, la Regione "non è stata in grado di dare segnali forti sul fronte della riduzione dei costi". 
 
Questo ha causato i problemi a catena per l'intero sistema sanitario regionale. Al primo posto delle critiche rivolte alla Regione Lazio c'è il riequilibrio dei posti letto. Secondo le organizzazioni sindacali, la chiusura e la riconversione delle strutture 'non performanti' doveva essere contestuale all'apertura di nuovi servizi territoriali, ma questo non è mai avvenuto. "Non abbiamo mai detto di no al Piano di rientro - sottolinea Tommaso Ausili, segretario regionale Cisl Lazio - ma bisognava attivare servizi assistenziali sul territorio. Questo invece non è stato fatto. Dei 33 presidi territoriali di prossimità (Ptp) ne è stato attivato solo uno a Palombara Sabina". C'è poi la questione del rinvio dell'accreditamento di tutte le strutture, private e classificate, che ha prodotto vantaggi per erogatori poco trasparenti quanto al rispetto delle norme. I sindacati ritengono inoltre insufficienti i tre anni previsti dal Piano per saldare il debito. 
 
"Regioni virtuose come Emilia Romagna, Veneto e Toscana - protesta Claudio Di Bernardino, segretario generale Cgil Roma e Lazio - hanno impiegato dai 5 ai 10 anni per riorganizzare la rete. Al Lazio ne vengono concessi solo tre, ovviamente a danno dei cittadini".

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Fp Cgil medici, sospese sanzioni certificati online

"Un risultato positivo importante" la sospensione delle sanzioni ai medici inadempienti rispetto al nuovo sistema di certificazione online. Considera così la Fp Cgil medici il chiarimento del ministero della Pubblica amministrazione in risposta alle richieste in merito alla certificazione telematica per i lavoratori dipendenti. In una nota, infatti, il ministero guidato da Renato Brunetta ha riconosciuto "la necessità di una ulteriore circolare esplicativa che dovrà definire il percorso di validazione, prima di poter sanzionare i medici inadempienti", spiegano Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici, e Nicola Preiti, coordinatore nazionale delle Fp Cgil medici-medicina generale. 
 
Il ministero conferma, inoltre, l'esistenza delle risorse finanziarie. "Ma ci piacerebbe sapere - continuano i sindacalisti - quante sono, dove sono e come saranno allocate. Un secondo obbiettivo raggiunto è la disponibilità a verificare la concreta attuazione della certificazione delle malattie per assenze brevi, anche mediante l'emanazione di un'apposita circolare esplicativa, per evitare di pretendere l'impossibile: il riscontro obbiettivo di patologie come la cefalea, pena il licenziamento e il carcere". 
 
La Fp Cgil medici, concludono, "continuerà a vigilare a tutela dei medici del servizio sanitario nazionale ed apprezza la disponibilità del ministero ad adeguare le norme per il condiviso obbiettivo di rendere più efficace ed efficiente l'amministrazione pubblica, ricostruendo un clima di fiducia tra medici, cittadini e istituzioni".

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Englaro, rischiamo l'autoritarismo da stato etico

"L'impostazione della legge sul fine vita in commissione alla Camera va del tutto rivista". Ne è convinto Beppino Englaro, il papà di Eluana, che durante la registrazione del programma di LA7 'Otto e mezzo' andato in onda ieri sera, commenta le dichiarazioni di ieri mattina del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, affermando che "nell'imporre idratazione e alimentazione forzata, si è di fronte a un autoritarismo da Stato etico, perché non si rispettano i diritti fondamentali sanciti dalla Corte di Cassazione". 
 
"E adesso parlo per me, non per Eluana - incalza: che non si sognino di tenermi in vita così". Beppino Englaro dice poi di non temere che la legge venga approvata: "Non hanno i numeri per farlo, e devono fare i conti con un'opinione pubblica informata, che è la vera Corte suprema".

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Berlusconi, soffro per non aver aiutato la Englaro

"Rammarico e dolore per non aver potuto evitare la morte" di Eluana Englaro. Sono i sentimenti espressi dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato tramite il ministro del Lavoro e Politiche sociali, Maurizio Sacconi, alle suore 'Misericordine' della casa di cura 'Beato Luigi Talamoni' di Lecco, dove la ragazza è stata ricoverata per 14 anni. 
 
"E' trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro - dice il presidente - Vorrei ricordarla con voi". E "vorrei soprattutto ringraziare tutte voi per la discreta e tenace testimonianza di bene e di amore che avete dato in questi anni". Il premier elogia anche "i gesti di cura" che le suore hanno avuto per Eluana. "E per tutte le persone - precisa Berlusconi - che assistete lontano dai riflettori e dal clamore in cui invece sono immerse le nostre giornate. Sono un segno di carità, un esempio da seguire per me e per tutti noi che abbiamo la responsabilità di governare in nostro amato Paese".

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Fazio, norme su errori sono mia priorità

Il problema dell'errore medico, per quanto riguarda sia la sicurezza dei pazienti che la "serenità degli operatori, è in cima alla mia agenda 
 
Lo ha assicurato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, nel corso dell'audizione ieri in Commissione Sanità del Senato dove ha parlato di diversi argomenti legati all'ammodernamento e alla riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale. Fazio ha assicurato di avere a cuore il disegno di legge sul rischio clinico, in discussione proprio al Senato. 
 
"Ho incontrato ieri il viceministro all'Economia per parlare dell'argomento", ha detto. Oggetto dell'incontro la copertura economica del disegno di legge, "allo scopo di accelerarne l'iter", ha precisato Fazio, spiegando che "serve una norma che faccia stare tranquilli i medici e i cittadini" e assicurando che la legge in questione avrebbe costi "mi auguro molto bassi". Il disegno di legge sul rischio clinico "non introduce - ha spiegato - le assicurazioni per i medici, che ci sono già nelle diverse aziende sanitarie. 
 
Quello che fa è rendere omogeneo, più facile, anche con la risoluzione extragiudiziale, il contenzioso con i pazienti. E aiuta, inoltre, creare delle strutture tali per cui il medico si senta tranquillo e sappia che non verrà accusato in caso di errore. E questo andrà a ridurre la medicina difensiva che attualmente ha un costo molto alto per il Paese", ha concluso Fazio .

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08 febbraio 2010

Fazio scrive la ricetta per una sanità migliore

Controlli ad hoc, anche grazie a un audit civico organizzato insieme a Cittadinanzattiva, e linee guida 'correttive' per garantire un'assistenza sanitaria umana e di qualità a tutti gli italiani. Dal Nord al Sud della Penisola, evitando che eventuali malfunzionamenti regionali possano sfociare in casi di malasanità. 
 
Il ministro della Salute Ferruccio Fazio, intervenuto ieri alla trasmissione di Rai News 24 'Il caffè di Corradino Mineo' , riassume la strategia del Governo per assicurare cure 'doc' a tutti i cittadini. I mezzi scelti per raggiungere questo obiettivo, spiega Fazio, sono "strumenti di controllo cui devono seguire delle linee guida che vanno a correggere" eventuali problemi, e "che devono essere sempre più cogenti quanto più le problematiche sono critiche". Il ministro ricorda innanzitutto che "il nostro Governo ha trasformato radicalmente l'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) in ente di verifica". Ma "la novità è che, oltre alle verifiche che già stiamo conducendo sui 30-40 indicatori oggettivi di appropriatezza, stiamo cercando di permettere anche ai malati di poter dire la loro". 
 
Fra gli strumenti di controllo pre-linee guida, quindi, oltre agli indicatori oggettivi di appropriatezza Fazio elenca altri tre punti. "Per prima cosa - afferma - insieme con Cittadinanzattiva stiamo preparando un progetto di audit civico, cioè un sistema che consenta a malati, parenti e cittadini di esprimere valutazioni su alcune problematiche sanitarie". 
 
Secondo strumento di controllo "quello della customer satisfaction, cioè la soddisfazione dell'utente, che oltre alla qualità affronta anche il problema molto importante della cosiddetta umanizzazione delle cure", affinché "l'ammalato non si senta un numero. Infine, terzo aspetto, "quello degli indicatori di outcome, cioè indicatori oggettivi di come le cure hanno funzionato".

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Sumai, Martini responsabile MG

E' Mauro Martini il 'primo' responsabile della medicina generale del Sumai (Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana e professionalità dell'area sanitaria) che punta a potenziare la sua rappresentatività tra i medici di famiglia. Martini, ex presidente di Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani) è stato nominato nel corso della segreteria nazionale del Sumai, venerdì, durante la quale si è deciso di 'allargare' la rappresentatività in questo settore. 
 
"Il Sumai - spiega Martini all'ADNKRONOS SALUTE - potenzia il suo ruolo nella medicina generale, con la speranza di crescere in quest'area. Ma anche di rappresentare l'unico sindacato che sotto il suo 'tetto' raccoglie i camici bianchi del territorio: specialisti ambulatoriali e medici di medicina generale". Una novità importante anche in vista della nuova convenzione che si orienterà sempre di più su "una presa in carico nel territorio del paziente con una collaborazione stretta tra la specialistica ambulatoriale e la medicina generale.
 
E' una prospettiva - aggiunge Martini - che vogliamo rendere operativa anche dal punto di vista sindacale. Vogliamo diventare, insomma, un punto di riferimento del territorio come associazione sindacale". Martini, dunque, tornerà a sedere al tavolo di trattativa con la Sisac, già nella riunione in calendario oggi. "Il Sumai è all'interno di 'Intesa medica' che è in quarto sindacato di medicina generale", conclude Martini.

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Sacconi, legge su biotestamento entro l'estate

"Credo proprio di sì. Ci sono i presupposti e le condizioni: io so che ogni volta che su questo argomento si vota segretamente c'è un consenso ancora più ampio. 
 
C'è qualcosa di più della maggioranza parlamentare". Lo sottolinea il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, a margine di un convegno organizzato dalla Provincia di Treviso, in merito alla legge sul testamento biologico che potrebbe essere pronta entro l'estate. 
 
"Spero - dice Sacconi - ci siano voti segreti perché ogni volta che c'è stato un voto segreto l'adesione alla tesi della garanzia dell'alimentazione e idratazione, che non sono terapie ma bisogni fondamentali della persona, si è rivelata più elevata della maggioranza parlamentare".

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Fazio, ottimizzare unità per stati vegetativi

Pensare a una legge bipartisan, frutto di un accordo fra maggioranza e opposizione, con l'obiettivo di "mettere a sistema le Unità per l'assistenza ai pazienti in stato vegetativo persistente". E' l'auspicio del ministro della Salute Ferruccio Fazio, intervenuto ieri alla trasmissione di Rai News 24 'Il caffè di Corradino Mineo', insieme al senatore Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale. Invitato a un commento su temi bioetici, alla vigilia del primo anniversario della morte di Eluana Englaro, il ministro pone l'accento sul problema dell'assistenza ai pazienti che vivono nelle stesse condizioni della donna di Lecco morta per la sospensione di alimentazione e idratazione artificiali, dopo 17 anni di stato vegetativo permanente. 
 
"Abbiamo di fatto il problema dei pazienti in stato vegetativo persistente, che sono circa 2.800 nel nostro Paese - sottolinea Fazio - Il nostro Governo, per la prima volta, nel 2009 ha finanziato negli obiettivi di piano e nei fondi vincolati del Fondo sanitario nazionale delle speciali unità di assistenza per questi pazienti, per cui le Regioni hanno già fatto nel 2009 progetti per 70 milioni di euro", ricorda. "E' la prima volta che questo avviene - ripete il ministro - e mi auguro", dice rivolgendosi al senatore-chirurgo Marino, "che questo possa diventare oggetto di una legge nazionale per cui, con accordo di maggioranza e opposizione, si possa pensare di mettere a sistema queste 
 
Unità in modo che le famiglie non debbano più farsi carico del problema" dell'assistenza complessa a questi malati. "Noi siamo comunque a favore della vita - tiene a puntualizzare Fazio - ma mantenere la vita significa anche mantenerla come qualità di vita, anche per i parenti degli ammalati. Questa è una priorità assoluta", assicura.

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Sindacati convocati all'Aran. Fumata bianca?

Si annuncia una giornata lunga e intensa, oggi, per i sindacati della dirigenza medica. L'incontro all'Aran per il rinnovo del contratto potrebbe infatti essere quello decisivo 
 
"Inizieremo alle 10 di mattina fino a sera. Speriamo di riuscire a trovare l'intesa tra domani e dopodomani. Ma la strada è ancora in salita. Le questioni da risolvere non mancano". Parola di Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil medici, una delle sigle impegnate nella partita con l'Aran per il rinnovo del contratto relativo al secondo biennio economico 2008-2009. 
 
"L'intenzione - spiega Cozza all'ADNKRONOS SALUTE - è quella di riuscire a chiudere la trattativa entro 48 ore. A patto che ci siano i presupposti. D'altronde l'ultimo incontro, quello del 2 febbraio, ha lasciato senza soluzioni diversi problemi che rimangono sul tavolo negoziale". Per il segretario della Fp Cgil medici, i nodi più rilevanti da sciogliere sono soprattutto quattro. 
 
"In materia economica - sottolinea - c'è il problema dell'articolazione dell'aumento del 3,2% e quello della rivalutazione della indennità di esclusività e il suo inserimento nel monte salari. Tra gli aspetti normativi - conclude - rimane aperta la reintegrazione del dirigente illegittimamente o ingiustificatamente licenziato e la questione delle nuove norme sull'orario di lavoro".

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05 febbraio 2010

Giovani obesi, metformina controlla il peso

Associato a un programma che interviene sullo stile di vita, l'uso di metformina per 48 settimane contribuisce al calo del valore dell'indice di massa corporea negli adolescenti. Lo ha verificato uno studio controllato contro placebo, randomizzato e in doppio cieco su un campione di 77 ragazzi tra 13 e 18 anni, obesi (IMC oltre il 95° percentile). 
 
Tutti sono stati inseriti in un programma di un mese di brevi incontri per incrementare l'attività fisica e ottimizzare la dieta, nelle 48 settimane successive metà di loro ha assunto metformina a rilascio prolungato, gli altri un placebo. Al termine del follow-up nel gruppo controllo l'IMC medio era aumentato di 0,2kg/m2, nel gruppo trattato era sceso di 0,9 kg/m2, una differenza media corrispondente a 3kg di peso. 
 
Non sono, invece, state rilevate differenze nella composizione corporea, nel grasso addominale o nell'indice insulinico. (S.Z.)

Arch Pediatr Adolesc Med. 2010;164(2):116-123.

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Dompè, spesa partecipata per Sanità migliore

E' "prioritario puntare su maggiori controlli e sull'appropriatezza della spesa" sanitaria, "per garantire l'equilibrio e la sostenibilità del sistema. Anche attraverso forme di compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini, fatte salve naturalmente le fasce più deboli". 
 
Lo afferma Sergio Dompé, presidente Farmindustria, commentando in una nota i risultati di un'indagine del Censis su 'Salute e Immigrazione'. Dalla ricerca emerge che il nostro è "un popolo solidale, che ritiene la cura per gli immigrati un diritto irrinunciabile", nota Dompé. "Invecchiamento della popolazione e incremento dell'immigrazione aumenteranno sempre più la domanda di salute nel nostro Paese. 
 
Una sfida per un Servizio sanitario già ai primi posti delle classifiche internazionali dell'Organizzazione mondiale della sanità per rapporto qualità/prezzo/accessibilità. Anche per questo - rileva Dompé - tagliare gli sprechi è fondamentale in tutta la spesa sanitaria, quindi non solo nella farmaceutica, che rispetta il budget assegnato, mentre le altre voci continuano a crescere molto più dell'inflazione".

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Dati mondiali: 15mila morti per influenza A

Continuano ad aumentare i decessi legati alla nuova influenza A/H1N1 nel mondo. Secondo l'ultimo bollettino diffuso dall'Organizzazione mondiale della sanità, diffuso venerdì da Ginevra, sono "almeno 15.175" i decessi legati il virus. 
 
Secondo il bollettino, inoltre, nelle zone temperate dell'emisfero Nord l'attività del patogeno pandemico continua a scendere o resta bassa, dopo il picco di ottobre-novembre 2009. In particolare, nel Vecchio Continente la presenza dell'H1N1 è in calo, tranne in Slovacchia, Bielorussia e Federazione Russa, dove nelle ultime due settimane si è registrato un piccolo aumento dell'attività influenzale. 
 
Finora il record di decessi si è verificato nelle Americhe, con almeno 7.261 morti, mentre in Europa l'Oms indica almeno 3.605 vittime dell'H1N1.

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Anti-H1N1, Italia forse aumenterà fornitura a OMS

"Il consiglio dei ministri ha deliberato la cessione di 2 milioni e mezzo di dosi di vaccino contro l'influenza A/H1N1 all'Organizzazione mondiale della sanità. E' possibile, poiché l'Oms ne ha fatto richiesta, che ci sia un quantitativo aggiuntivo che verrà assegnato all'Organizzazione". 
 
Lo ha detto il ministro della Salute Ferruccio Fazio, parlando a margine della presentazione, venerdì a Roma, del congresso della Società italiana di implantologia osteointegrata. "Stiamo parlando - ha precisato Fazio - sempre di quei vaccini che sono già state distribuiti alle Regioni o che si trovano in fase di consegna".

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Online il bando per la ricerca finalizzata

E' online, sul sito Internet del ministero della Salute (www.salute.gov.it) il bando per la ricerca finalizzata per l'anno 2009. Un programma che intende promuovere la ricerca seguendo gli obiettivi previsti nel Piano sanitario nazionale, fondamentali per ottimizzare i principali settori del Ssn. Le risorse disponibili, per l'esercizio in corso sono di circa 101.000.000 di euro, si legge in una nota del ministero della Salute. I programmi interessano la ricerca finalizzata ordinaria su tematiche di particolare importanza sanitaria, nonché la ricerca sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e sulla sicurezza alimentare. 
 
La ricerca, promossa dal ministero della Salute, di concerto con il ministero dell'Istruzione, università e ricerca, e d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, viene finanziata con risorse provenienti dal Fondo sanitario nazionale. Tutti i ricercatori del Ssn - prosegue la nota del ministero - possono presentare i progetti accreditandosi presso Regioni e Province autonome, Istituto superiore di sanità, Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro, Agenzia per i servizi sanitari regionali, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici e privati, Istituti zooprofilattici sperimentali. 
 
Il bando prevede che enti, istituzioni o imprese pubbliche o private possano concorrere al cofinanziamento delle linee di ricerca. Nel bando è anche inserita la lettera invito diretta ai giovani ricercatori under 40. In aggiunta ai 101.000.000 previsti dal bando, le Regioni garantiranno il 50% del finanziamento dei progetti approvati nell'area clinico assistenziale. La raccolta delle proposte inizierà con quella relativa ai progetti di ricerca finalizzata il 10 febbraio, e continuerà con i progetti relativi al bando 'Giovani ricercatori' il 22 febbraio. Le proposte, giunte nei termini stabiliti dal Bando, saranno valutate da esperti esterni alla Commissione nazionale per la ricerca sanitaria.

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Fazio, il Governo segue il caso GSK

Il ministro della Salute ha assicurato che il livello di attenzione del Governo è alto nei confronti dalla vertenza aperta dalla decisione di GSK di chiudere il sito di ricerca di Verona 
 
"Questa è una vicenda che ci ha lasciati con l'amaro in bocca. E, come ho già detto ai dirigenti della GlaxoSmithKline, il Governo intende intervenire, senza naturalmente poter garantire nulla, ma cercando di trovare soluzioni locali e non, per vedere di non disperdere questo patrimonio che è stato creato negli anni". Lo ha annunciato il ministro della Salute Ferruccio Fazio venerdì a Roma, dopo l'annuncio dell'intenzione della multinazionale farmaceutica di chiudere il sito di Verona. 
 
"C'è una mia attenzione personale - ha aggiunto Fazio, a margine dell'apertura del Congresso della Società italiana di implantologia osteointegrata - ma anche del Governo e del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, interessato e disponibile a intervenire, qualora sia necessario, sulla vertenza lavorativa". "La chiusura del Centro ricerche di Verona del gruppo GlaxoSmithKline sarebbe un grave colpo per la nostra città. Chiederemo un incontro immediato con l'azienda per conoscere esattamente i termini del piano di riorganizzazione e per cercare di trovare la soluzione migliore per tutelare i posti di lavoro". Questo il commento del sindaco di Verona, Flavio Tosi, all'annuncio di un piano di riorganizzazione del gruppo farmaceutico.

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Sposa a tredici anni e sieropositiva a quattordici

Data in sposa in Romania a 13 anni ad un ragazzo di 21, rumeno come lei, si è poi trasferita in Italia a Brescia con il marito dove viveva chiusa in casa. La storia è venuta a galla perché la suocera, conoscendo la sieropositività del figlio, temeva che la nuora potesse, in caso di gravidanza, trasmettere il virus al feto, così la ha accompagnata in Ospedale.

Le analisi sebbene in un primo momento fossero negative, ad esami più approfonditi sono state positive e la ragazzina è stata portata in una struttura protetta per seguire la profilassi adeguata.

Il marito, in carcere insieme alla madre, dichiara cha la moglie era a conoscenza della sua malattia prima di sposarlo, ma gli investigatori non sono convinti e all?uomo a cui sono stati notificate le accuse di violenza sessuale e schiavitù, potrebbe aggiungersi anche l?accusa di contagio colposo.

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04 febbraio 2010

Fazio, chiederò parere su linee guida Ru486

"Lunedì si insedia il nuovo Consiglio superiore di sanità, interamente riformato e composto da membri altamente qualificati. Come ministro la prima cosa che chiederò è la valutazione della situazione attuale della RU486. In particolare, in relazione a disomogeneità a livello regionale. 
 
E se e come studiare linee guida uniformi a livello nazionale". Lo ha annunciato il ministro alla Salute Ferruccio Fazio, a margine della presentazione ieri a Roma della campagna 'Per il tuo cuore'. In riferimento alle recenti notizie sulla vendita online della pillola abortiva, Fazio ha detto che "attualmente" il problema del commercio sul web della RU486 "non c'è in maniera massiccia. 
 
I Nas stanno svolgendo un lavoro puntuale di monitoraggio e di controllo del problema".

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Opportunità inglesi per i medici italiani

Fioccano le opportunità per i medici italiani interessati a fare un'esperienza lavorativa all'estero. Stavolta, a caccia di specialisti c'è la Gran Bretagna. Tante le figure richieste. 
 
A segnalare le offerte di lavoro è la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), che ha pubblicato sul suo sito web i link con tutte le informazioni dettagliate a riguardo. Si richiedono, in particolare, medici specialisti in radiologia ed ematologia, ma anche dermatologi (3 posti, Central England), ortopedici (5 posti, East Midlands), psichiatri (5 posti, Manchester), pediatri (10 posti, Manchester e Devon), anestesisti (10 posti, Londra, Manchester ed East Midlands), medici pronto soccorso (20 posti, Manchester, Londra, Devon, East Midlands e Scozia) che saranno inseriti con la qualifica di 'specialty doctor grade'.

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Fazio, la ricerca può salvare due cuori su tre

Due armi potenti in difesa della salute. "La ricerca e la prevenzione dei fattori di rischio possono ridurre a un terzo la mortalità causata da problemi cardiovascolari". Lo ha detto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante la presentazione oggi a Roma della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi 'Per il tuo cuore', voluta per il secondo anno dalla Fondazione del celebre cardiologo Attilio Maseri
 
Obiettivo, individuare i segreti celati dietro i casi insoliti di cardiopatie, per offrire ai pazienti approcci innovativi e davvero 'su misura'. "In Usa - ha ricordato il ministro - nel 1975 c'erano 1 milione e 330 morti cardiovascolari, nel 2000 questo numero è sceso a 516 mila decessi. Dunque le morti si sono ridotte a un terzo, proprio per effetto della ricerca e della prevenzione". 
 
Non stiamo parlando di stanziamenti impressionanti. "Gli Stati Uniti spendono 3,76 dollari per americano in ricerca cardiovascolare. Ma l'effetto di campagne come questa si sente". "Il cuore degli italiani sta abbastanza bene - ha aggiunto Fazio - anche perché la nostra sanità è una delle migliori del mondo. Ma si può sempre migliorare". Alleati della salute del cuore sono "uno stile di vita corretto, una sana alimentazione, attività fisica e - ha concluso - attenzione alla prevenzione".

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Cento cuori misteriosi sotto inchiesta

Sono già 100 i casi inusuali finiti sotto la lente dei cardiologi-detective: il pool di 'cervelli' impegnati da un anno nello studio dei pazienti più insoliti, per scoprire i misteri del cuore ancora irrisolti. Un progetto voluto dalla Fondazione 'Per il tuo cuore onlus', che ieri a Roma ha presentato la seconda campagna Rai di sensibilizzazione e raccolta fondi. "Lavoriamo come veri e propri detective - spiega Attilio Maseri, cardiologo di nomi celebri, dalla regina Elisabetta a Papa Giovanni Paolo II, e presidente della Fondazione - perché la curiosità è fondamentale per aprire nuove via alla scienza". 
 
Obiettivo, svelare finalmente cosa c'è dietro quegli infarti che arrivano come fulmini a ciel sereno, ma anche il segreto di fumatori incalliti, che a tavola non si negano nulla, ma nonostante tutto superano le 90 primavere. "Vogliamo fotografare gli angeli custodi del cuore, che regalano ad alcune persone una protezione in più", dice il cardiologo. Una ricerca ambiziosa che parte da anni di osservazione dei pazienti: "I cuori non sono tutti uguali. Dopo avere standardizzato le cure per offrire trattamenti uniformi in tutto il Paese, ora dobbiamo personalizzare davvero i trattamenti. Anche perché ancora non ci spieghiamo perché alcuni malati hanno problemi nonostante le terapie, e altri godono di buona salute sebbene siano a rischio". Grazie alla prima campagna sono stati finanziati due progetti di giovani 'cervelli', che hanno già dimostrato l'esistenza di curiose differenze. 
 
"Uno studio retrospettivo su soggetti sottoposti a coronarografia con Tac multistrato per una diagnosi precoce - racconta Maseri - ha mostrato che il 20% aveva le coronarie assolutamente pulite. La metà di queste persone, oltre tutto, presentava almeno tre fattori di rischio per coronaropatie". Insomma, un piccolo gruppo di soggetti insoliti, un po' come il celebre statista britannico Winston Churchill: nonostante l'inseparabile sigaro, la mole, lo stress e la passione per l'alcol, spense più di 90 'candeline'. "Accanto a questi pazienti, c'è un 15% di soggetti con coronarie disastrate, ma nessun fattore di rischio. Ebbene, da questi due gruppi possono arrivare i dati più interessanti".

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La protesta dei medici arriva anche al Sud

Prosegue la protesta dei medici in difesa del Servizio sanitario nazionale. Dopo l'avvio il 19 gennaio a Roma, ieri la 'vertenza salute' è sbarcata al Sud. Alla presenza dei leader dei sindacati della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, "circa 1.000 camici bianchi" delle regioni del Mezzogiorno si sono dati appuntamento a Napoli "per dire no alla distruzione della sanità pubblica" 

A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è il segretario dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, presente alla manifestazione andata in scena nel capoluogo campano. Le sigle denunciano un "quadro drammatico: nessuna risposta alle esigenze dei cittadini e degli operatori; nessun progetto per l'ammodernamento e la messa in sicurezza del Ssn; risorse ancora inadeguate; nuovi tagli di posti letto ospedalieri, che saranno 10 mila in meno, e del personale; nessuna risposta alla piaga delle liste d'attesa, che le Regioni scaricano sui medici; aumento delle denunce e degli scandali che mostrano una connivenza sempre più diffusa fra sanità e malaffare", elencano.

"Questa manifestazione - sottolinea Lusenti - conferma che c'è sintonia all'interno della categoria sui temi alla base della vertenza. I mille camici bianchi presenti qui a Napoli, che per venire hanno utilizzato i loro giorni di ferie, dimostrano di credere nella bontà e nella necessità di questa vertenza. Sappiamo che il cammino sarà lungo e difficile - conclude Lusenti - ma noi non facciamo iniziative estemporanee per obiettivi di giornata". Prossimo appuntamento con la 'vertenza salute': manifestazione il 16 febbraio a Milano.

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03 febbraio 2010

Passo indietro sui rischi del vaccino trivalente

Sulle pagine di Lancet è stata pubblicata una ritrattazione dello studio del 1998 che ipotizzava un legame tra il vaccino combinato contro morbillo, varicella e parotite e casi di autismo e malattie intestinali di origine infiammatoria.
 
Il board editoriale della rivista ha dichiarato che alcuni aspetti del lavoro pubblicato erano errati. La scorsa settimana un comitato di esperti del General Medical Council inglese ha stabilito che il ricercatore principale della ricerca Andrew Wakefield aveva presentato il suo lavoro in un modo "irresponsabile e disonesto" e aveva dimostrato una "insensibile mancanza di considerazione" per i bambini che aveva studiato. 
 
In seguito a queste dichiarazioni, Lancet ha annunciato una "totale ritrattazione della ricerca dalla documentazione pubblicata" sottolineando che "è divenuto chiaro che diversi elementi erano scorretti" e che "è stato provato che alcune asserzioni erano false".

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Caso Englaro: per Marino padre esemplare

Il 9 febbraio di un anno fa "Eluana Englaro, dopo 17 anni passati senza coscienza in un letto, divenne finalmente libera. Liberata dall'impegno civile di un padre esemplare e dal sussulto democratico di una parte del Paese che non tollerava l'illecita invadenza dello Stato nell'imporre ad una persona terapie non volute per prolungarne l'agonia". 
 
Così il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, ricorda per l'ADNKRONOS SALUTE la vicenda di Englaro a un anno dalla morte. "Il dibattito sulla legge per il testamento biologico - dice Marino - fu allora travolto. E nell'Aula del Senato si arrivò all'approvazione di una legge contro la libertà di scelta, calpestando il principio dell'autodeterminazione dell'individuo. L'ultima autorevole rilevazione demoscopica (Rapporto Italia 2010, Eurispes) conferma che ben l'81,4% degli italiani è favorevole a una legge che istituisca in Italia il testamento biologico, mentre il 74,5% dei cittadini non condivide l'ipotesi che il medico possa opporsi alle volontà espresse dal paziente nelle dichiarazioni anticipate di trattamento".
 
Se la legge sul testamento biologico, ora all'esame della Commissione Affari sociali della Camera, venisse approvata senza modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato, "il Paese - secondo Marino - farebbe fatica ad accettarla: norme contro le evidenze scientifiche e le libertà individuali, contro la libertà di scelta sulla sospensione di idratazione e nutrizione artificiali, contro la vincolatività delle dichiarazioni anticipate di trattamento, contro il diritto fondamentale di proseguire oppure di sospendere alcune terapie". 
 
A questo punto il senatore del Pd auspica che a Montecitorio "il dialogo sia aperto, franco e libero da condizionamenti ideologici. Solo così - conclude - vi può essere un percorso condiviso e si può sperare in una legge, grazie alla quale ciascuno di noi sia libero di scegliere".

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Lazio: medici e precari in protesta

Medici e operatori precari della sanità laziale in rivolta. Contestano la politica del commissario Elio Guzzanti. Nel mirino il decreto inserito nel nuovo Piano di rientro dal deficit messo a punto da Guzzanti che, a detta loro, "blocca di fatto il processo di stabilizzazione avviato la scorsa estate. 
 
Processo che aveva dato qualche frutto". Uno stop mal digerito, che ha portato il sindacato di base Rdb-Cub ha proclamare per venerdì uno sciopero regionale e un presidio a Roma davanti alla sede della Giunta. "Questo provvedimento - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Maria Teresa Pascucci, della Federazione Rdb-Cub del Lazio - blocca la stabilizzazione di circa 7 mila tra medici, infermieri, amministrativi che operano nelle strutture sanitarie laziali con contratti a tempo determinato. Anche in quelle aziende sanitarie dove già era stato avviato un processo di stabilizzazione, come la Asl Rm H". La Rdb-Cub ha anche chiesto un incontro con Guzzanti e il vicepresidente della Regione, Esterino Montino. "Speriamo che si rendano disponibili. Al momento però - conclude la Pascucci - non abbiamo ricevuto alcuna risposta". 
 
A promuovere azioni di protesta anche i precari della Asl Rm H, che hanno deciso di indire uno sciopero di tutto il personale precario intorno ai primi di marzo, "qualora non ci fossero sviluppi apprezzabili sulla vicenda". Anche loro chiedono un incontro con il commissario Guzzanti. "Solo nella nostra azienda - spiega Ernesto Ferrara, dirigente medico del centro trasfusionale della Asl Rm H - siamo 180 camici bianchi precari. Circa il 70% di tutto il personale medico dell'azienda". Guzzanti si è comunque mostrato disponibile al dialogo: "Non abbiamo ancora fissato il giorno, ma la prossima settimana - ha riferito all'AdnKronos - certamente mi incontrerò con i rappresentanti sindacali per affrontare la questione precari".

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Cimo, richieste per ora senza risposta

"Nessuna svolta per il rinnovo del contratto della dirigenza medico-veterinaria del Sistema sanitario nazionale. Le richieste sindacali della categoria rimangono senza risposta". E' il commento del presidente nazionale Cimo-Asmd, Riccardo Cassi, dopo l'incontro che si è tenuto ieri all'Aran per il rinnovo del contratto della dirigenza medico-veterinaria del Ssn, relativo al secondo biennio economico 2008-2009.
 
"E' stata solo un'altra riunione interlocutoria", sottolinea in una nota Cassi. "Ora tutto è rinviato al 9 febbraio". Secondo la Cimo, mancano ancora delle risposte concrete su diversi temi come "il reintegro del medico licenziato illegittimamente, l'inserimento dell'indennità di esclusività nella massa salariale sulla quale verranno calcolati i futuri aumenti, la valutazione degli incarichi di alta professionalità e la copertura assicurativa". 
 
"Restiamo in attesa di risposte definitive dalla parte pubblica - ha concluso Cassi - in base alle quali poter valutare se la firma del contratto corrisponda o meno agli interessi dei medici del Servizio sanitario nazionale".

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Trattativa rinnovo, avanti piano

L'intenzione di trovare un'intesa sembra esserci, la volontà di affrontare i problemi pure, ma i nodi ancora da sciogliere non mancano. Tra luci e ombre, la trattativa per il rinnovo del contratto della dirigenza medico-veterinaria del Ssn, relativo al secondo biennio economico 2008-2009, prosegue a ritmi serrati 
 
Nella riunione di martedì all'Aran non c'è stata la fatidica 'fumata bianca', tutto rimandato al prossimo incontro già fissato per martedì 9 febbraio. Un appuntamento chiave a giudizio dei sindacati di categoria, che sui tempi di chiusura si erano già espressi in modo chiaro: "O si sigla entro il 10 febbraio o salta tutto". "La riunione all'Aran - si legge in una nota pubblicata sul sito web dell'Anaao Assomed - ha avuto il pregio di elencare compiutamente tutte le questioni sul tappeto, che sono state esaminate singolarmente, anche se non si è ancora giunti ad un testo condiviso". Tra i principali argomenti trattati: le sanzioni disciplinari, gli aspetti normativi, le assicurazioni, e gli aspetti economici.

SANZIONI DISCIPLINARI - "Si è preso atto - riferisce l'Anaao Assomed - del lavoro del tavolo tecnico che ha prodotto un documento condiviso (non ancora disponibile) che rappresenta un notevole miglioramento rispetto alla 'legge Brunetta', ma che richiede la puntualizzazione di alcuni aspetti fondamentali. In particolare il reintegro sul posto di lavoro dopo sentenza assolutoria è ritenuto dall'Anaao Assomed come condizione irrinunciabile per la sottoscrizione del contratto". Le altre problematiche non completamente definite riguardano: il ruolo del Comitato dei garanti in materia disciplinare, la previsione di una censura scritta e l'elenco delle infrazioni disciplinari sanzionabili con sospensioni variabili sino a sei mesi. Su queste materie l'Aran si pronuncerà prima della prossima riunione del tavolo.

ASPETTI NORMATIVI - Soddisfazione da parte dell'Anaao, in materia di precariato. "Si è preso atto - riferisce il principale sindacato della dirigenza medica - dell'affermazione positiva riguardante il precariato che viene inserito tra gli argomenti da trattare dal tavolo di coordinamento regionale. Netta contrarietà è viceversa emersa da parte di tutte le sigle sindacali riguardo ai cosiddetti 'chiarimenti' sull'orario di lavoro, che in realtà rappresentano una interpretazione peggiorativa delle norme in vigore, tendendo a giustificare con il salario di risultato qualunque superamento dell'orario di lavoro". Sono state inoltre affrontate varie tematiche relative a: ferie radiologiche, anzianità convenzionale dei medici transitati alla dipendenza dalla medicina convenzionata, caratteristiche delle strutture semplici dipartimentali e di unità operativa, che pur nell'ambito di un unico livello vedano riconosciute le diverse tipologie professionali. E' stata inoltre ribadita la necessità di dare pari dignità nella progressione di carriera sia alle competenze professionali che a quelle gestionali.

ASSICURAZIONI - "Nonostante l'unanime riconoscimento del valore del lavoro svolto dalla Commissione Aran-Regioni-sindacati per le assicurazioni, l'Agenzia - spiega l'Anaao Assomed - ha espresso l'intenzione di riportare questo elaborato solo in minima parte e in modo del tutto insoddisfacente nel testo contrattuale". In materia, è stata comunque convocata un'ulteriore riunione del tavolo tecnico, fissata per lunedi 8 febbraio.

ASPETTI ECONOMICI - L'esigenza prioritaria, proposta dall'Anaao e fatta propria da tutte le organizzazioni sindacali, di pervenire alla rivalutazione dell'indennità di esclusività di rapporto e al suo inserimento nella massa salariale è stata ben compresa da Aran e Regioni. "Questo obiettivo - sottolinea l'Anaao Assomed - è pregiudiziale per la conclusione della trattativa". E' stata inoltre ribadita la disponibilità di ulteriori risorse aggiuntive finanziate dalle Regioni pari allo 0,8%. L'esigibilità di queste ulteriori risorse e la loro ripartizione tra le voci variabili della retribuzione (risultato, disagio e straordinario) sarà decisa nel tavolo di coordinamento di ogni singola Regione. Infine si è riaffermata da parte di tutte le sigle sindacali la necessità di utilizzare la maggior parte del 3,2% degli aumenti contrattuali per valorizzare le voci stipendiali fisse.

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02 febbraio 2010

Rischio sismico negli ospedali, incontro a Roma

Un incontro per fare il punto sul rischio sismico negli ospedali italiani. E' l'appuntamento in programma oggi a Roma, organizzato dall'università Sapienza e dal Centro nazionale per l'edilizia e la tecnica ospedaliera (Cneto), in programma dalle 9.30 alle 13.30 presso la Facoltà di ingegneria dell'ateneo capitolino. Il seminario ha l'obiettivo di affrontare il tema della sicurezza sismica degli ospedali, anche alla luce dell'esperienza aquilana, evidenziandone gli aspetti di maggiore interesse nella programmazione e progettazione degli ospedali. 
 
Il seminario, al quale parteciperanno i maggiori esperti nazionali - si legge in una nota della Sapienza - prevede un intervento istituzionale del ministero della Salute, che dia il quadro generale dello stato degli ospedali sotto l'aspetto della sicurezza sismica, la presentazione di casi concreti di comportamenti di ospedali in zona sismica sia per l'aspetto edilizio che per l'aspetto sismico, valutazioni del mondo accademico e professionale, un intervento istituzionale della Protezione Civile e le problematiche delle Regioni per la programmazione dei poli di emergenza sismica. Il seminario si concluderà con un dibattito sulla base delle esperienze che i tecnici delle Asl e delle Regioni si trovano a vivere sia in fase di verifica che di adeguamento.

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MSF boccia i centri per migranti

Medici senza frontiere (Msf) entra nei centri per migranti in Italia e denuncia una situazione in cui i servizi sono del tutto scadenti e si subisce la mancanza di beni di prima necessità. In particolare, i centri di identificazione ed espulsione (Cie) di Trapani e Lamezia Terme "andrebbero chiusi subito perché totalmente inadeguati a trattenere persone in termini di vivibilità. 
 
Ma anche in altri Cie abbiamo riscontrato problemi vari: a Roma mancavano persino coperte, vestiti, carta igienica o impianti di condizionamento consoni". Lo ha affermato Alessandra Tramontano, coordinatrice medica delle missioni italiane di Msf, nel corso di una conferenza stampa organizzata ieri a Roma per illustrare i risultati del Secondo rapporto dell'associazione sui Cie, i Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e i Cda (Centri di accoglienza) nel nostro Paese. Msf ha condotto un'indagine fra dicembre 2008 e agosto 2009, in 21 di queste strutture sparse su tutto il territorio italiano. Per quanto riguarda i Cara, le situazioni più drammatiche sono state riscontrate a Foggia e Crotone: "Dodici persone - ha riferito Tramontano - costrette a vivere in container fatiscenti di 25 o 30 metri quadrati, distanti anche un chilometro dai servizi e dalle altre strutture del centro. Negli stessi centri, l'assenza di mensa obbliga centinaia di persone a consumare i pasti sui letti o a terra". Nessuna particolare emergenza sanitaria è stata evidenziata da Msf: "Sono diffuse malattie facilmente curabili come la scabbia - ha rilevato l'esperta - ma soprattutto non c'è un controllo da parte delle Asl né un protocollo comune di gestione dei servizi e dell'assistenza all'interno dei centri. Nel nostro Paese ci sono controlli sanitari costanti nei canili, nei ristoranti, negli alberghi, ma qui no". 
 
"Rispetto alla nostra precedente indagine, condotta nel 2003 - ha aggiunto Tramontano - poco è cambiato, molti sono i dubbi che persistono, su tutti la scarsa assistenza sanitaria, strutturata solo per fornire cure minime, sintomatiche e a breve termine". In particolare, ha precisato, "stupisce l'assenza di protocolli sanitari per la diagnosi e l'accertamento di patologie infettive e croniche. Mancano inoltre, soprattutto nei Cie, i mediatori culturali senza i quali si crea incomunicabilità tra medico e paziente. 
 
Sconcerta in generale l'assenza delle autorità sanitarie locali e nazionali". In alcuni centri, infine, gli operatori di Msf hanno anche incontrato ostacoli nell'eseguire l'indagine: "Nei centri di Lampedusa e di Bari - ha detto Rolando Magnano, vice capo missione Msf Italia - ci è stata negata dalla Prefettura l'autorizzazione a entrare nelle aree alloggiative, nonostante non si trattasse di visite a sorpresa, ma fossero state annunciate 15 giorni prima".

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Incontro Smi-Inps su certificati invalidità civile

Fare chiarezza sull'invio online delle certificazioni per l'invalidità civile: è questo l'obiettivo dell'incontro di oggi tra il Sindacato dei medici italiani (Smi) e l'Inps (Istituto nazionale previdenza sociale). 
 
Lo Smi - si legge in una nota - nei giorni scorsi aveva sollecitato questa riunione per aprire un confronto su tutta la materia legata alle certificazioni e all'uso delle nuove tecnologie (invii online ecc.) e affinché si definiscano le possibili criticità (anche in termini economici). 
 
Nel corso dell'incontro si chiederà che in futuro si produca un'informazione più precisa nei confronti dei medici e dei cittadini.

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Un DDL per aiutare i malati rari

Due milioni di italiani, 20 mila in più ogni anno, combattono contro una malattia rara. Il termine "combattere" non è fuori luogo. Per arrivare alla diagnosi si passa molto spesso attraverso ostacoli e ritardi che possono fare in modo di dare un nome alla patologia dopo un percorso che può durare anni e anche quando si arriva a mettere un punto, si rischia di non poter accedere al farmaco necessario perché non disponibile in Italia o perché la propria regione di residenza non rimborsa il costo delle preziose molecole. 
 
Se ne è parlato ieri a Roma durante un convegno intitolato "Malattie rare e accesso alle cure. Come assicurare il diritto al trattamento?".  Ora, un DDL che sta seguendo il proprio iter approvativo, consente di nutrire qualche speranza di semplificazione della vita, quando non di terapia della malattia per coloro che hanno a che fare con una patologia poco comune. "Una legge quadro è necessaria. Il ddl - spiega la senatrice Laura Bianconi della Commissione Igiene e sanità, parte dal testo base del senatore Antonio Tomassini, cui come relatrice ho apportato alcuni emendamenti. 
 
Siamo in attesa dell'ok della Commissione Bilancio e poi il provvedimento farà il suo corso. Sono ottimista: l'obiettivo - dice - è arrivare all'approvazione entro il 2010. Speriamo di aver superato le difficoltà di bilancio che ci hanno frenato finora e puntiamo - assicura - a un Piano per la ricerca di base, per gli studi in ambito terapeutico e lo sviluppo di nuovi farmaci e tecnologie avanzate. Per realizzarlo proponiamo un apposito programma di incentivi basato sulla defiscalizzazione dei fondi investiti dagli sponsor e la costituzione di un apposito budget per finanziare due terzi dei progetti di ricerca clinica finalizzati alle patologie rare".

"Da anni siamo impegnati affinché ai cittadini con una patologia rara siano riconosciuti pari dignità e diritti rispetto agli altri pazienti", ribadisce Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. "E' indispensabile che il ministero della Salute si faccia carico di evitare che continuino le distorsioni dovute a un federalismo sanitario dove le persone, a seconda di dove risiedono, hanno o meno il diritto a cure e trattamenti per la patologia di cui soffrono. Il problema - nota - non riguarda solo le malattie rare, ma per queste assume toni ancora più drammatici".

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Tumori, senza prevenzione i morti raddoppieranno

I morti per la malattia nel mondo potrebbero aumentare dai 7,6 milioni attuali a 17 milioni entro il 2030: un numero di vittime più che raddoppiato nei prossimi 20 anni, senza un impegno globale sul fronte della prevenzione 

A lanciare l'allarme è l'Organizzazione mondiale della Sanità, in vista del World Cancer Day che si celebrerà domani. La guerra ai fattori di rischio oncologici è l'unico modo per vincere la battaglia contro i tumori, avverte l'Ufficio regionale Ovest Pacifico dell'agenzia Onu, che ricorda come oltre il 30% dei casi di cancro (praticamente un terzo) potrebbe essere evitato adottando stili di vita più sani. Oggi il cancro fa registrare oltre 12 milioni di nuovi casi all'anno in tutto il pianeta ed è responsabile di un decesso su 8, più delle morti per Aids, tubercolosi e malaria messe insieme, avverte l'Oms. Solo nella regione dell'Ovest Pacifico, i tumori hanno colpito nel 2008 circa 3,7 milioni di persone (2,2 milioni di uomini e 1,5 milioni di donne), con quasi 2,6 milioni di decessi. "C'è una preoccupazione universale sul cancro", sottolinea Shin Young-soo, direttore dell'Ufficio regionale Oms. 

Ma bisogna fare ancora molto per migliorare la consapevolezza del problema, perché "con la giusta disposizione d'animo, e attraverso azioni appropriate - assicura - alcuni tumori possono essere evitati" e altri "diagnosticati precocemente, trattati e curati". Non fumare, non bere alcol, seguire un'alimentazione corretta, fare esercizio fisico, prevenire le infezioni che potrebbero dare origine a un tumore. Sono queste le mosse vincenti per 'dare scacco matto' al cancro, ricorda l'Oms. Che mette l'accento soprattutto sulle insidie del fumo e della vita sedentaria. Le sigarette, ricorda, sono la prima causa evitabile di cancro, mentre 30 minuti al giorno di esercizio fisico moderato possono ridurre il rischio di tumori a seno e colon.

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01 febbraio 2010

Lebbra, malattia dimenticata con 700mila casi l'anno

Ogni anno sono circa 700 mila i casi di lebbra. Registrati in Asia, Africa e Sud America. Ed è India che vive il 70% dei malati di tutto il mondo. 
 
Sono i dati ricordati ieri in occasione della 57esima Giornata mondiale dei malati di lebbra, promossa, tra gli altri, dall'Associazione italiana amici di Raoul Follereau (Aifo). La lebbra è una malattia infettiva poco contagiosa. 
 
Ma se non diagnosticata in tempo può portare alla paralisi e alla morte. La cura disponibile, infatti, funziona solo se somministrata prima dello stadio di paralisi, cosa che spesso nei Paesi poveri non si verifica. 
 
Per i volontari delle associazioni si tratta di una malattia 'dimenticata' che però potrebbe essere debellata con maggiori investimenti in ricerca, in formazione del personale, in informazione alla popolazione.

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Un registro per l'esposizione a radiazioni diagnostiche

Un software che consenta il calcolo automatico dell'esposizione alle radiazioni ionizzanti per ogni singolo paziente, per aiutare il medico nella decisione di prescrivere una radiografia e informare il paziente sugli eventuali rischi di una nuova esposizione. 
 
E' questa la richiesta che il coordinamento delle società scientifiche dei medici e pediatri di famiglia che aderiscono a Wonca (organizzazione mondiale dei medici di famiglia) rivolge alle aziende che producono le cartelle cliniche informatizzate, in uso ai professionisti. Negli ultimi decenni, spiegano i camici bianchi in una nota, l'esposizione dei pazienti alle radiazioni per obiettivi diagnostici è cresciuta enormemente, anche per l'arrivo di nuove tecnologie: Tac, Pet, scintigrafia, angiografia. Secondo le norme europee ed italiane - ricordano gli esperti - ogni prescrizione di esami che comportino l'assorbimento di radiazioni ionizzanti dovrebbe rispondere al principio di 'giustificazione', che impone di tener conto della reale utilità e non sostituibilità dell'esame e del rischio connesso all'esposizione radiologica. 
 
La richiesta di Wonca Italia si basa su uno studio, comparso sulla rivista online 'Occhio Clinico', a firma di Ernesto Mola, che ha verificato la possibilità e l'utilità di calcolare l'esposizione alle radiazioni ionizzanti dei pazienti, sulla base dei dati estratti da un database in uso presso i medici di famiglia. Wonca Italia ha chiesto al ministero della Sanità di svolgere, attraverso i suoi organi tecnici, un ruolo di coordinamento in modo da far utilizzare modalità di calcolo comparabili, utilizzando tabelle di riferimento uniche.

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L'aria inquinata preoccupa il "cuore" di Milano

"Contrariamente all'opinione comune le conseguenze più frequenti dell'inquinamento sulla salute sono malattie cardiovascolari come infarto, ictus e trombosi". Lo afferma Pier Mannuccio Mannucci, convocato ieri alla Commissione Salute del Comune di Milano per presentare un dossier sui danni dei veleni dell'aria. Il lavoro, condotto in collaborazione con il gruppo di Pier Alberto Bertazzi dell'Ospedale Maggiore milanese, ha "partorito" lo studio Misa, che ha valutato l'impatto dell'inquinamento atmosferico in otto città italiane nel corso degli anni Novanta. 
 
"Il problema" - spiega  Mannucci, primario di Medicina all'ospedale Policlinico "è che le particelle fini, oltreché  nella trachea e nei bronchi, penetrano anche nel sangue, stimolando la sua coagulazione". Con importanti ricadute cardiovascolari, che possono essere anche acute. "Un aumento di 10 microgrammi al metro cubo di Pm10 fa salire dell'1% la mortalità totale", precisa Mannucci a DoctorNews. L'inquinamento, perciò, può avere un effetto a breve termine, anche se normalmente lo si sottovaluta. E chi rischia di più? "Le persone anziane o con malattie cardiovascolari sono evidentemente quelle più in pericolo, ma è un effetto che non risparmia nessuno". 
 
Nel frattempo le città bloccano il traffico nei weekend, una misura utile? "Non risolutiva" risponde Mannucci "ma laddove sono stati fatti interventi di questo tipo, gli eventi sono diminuiti. Anche perché è il traffico automobilistico quello che determina più inquinamento. Il riscaldamento domestico conta molto meno". Ora la palla passa al Comune di Milano. (M.M.)

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Milillo, su certificati dialoghiamo con ministero PA

Le preoccupazione dei medici di famiglia sulla certificazione di malattia dei dipendenti pubblici "sono state comprese" dal ministero della Pubblica amministrazione. Ed è stato "avviato un percorso" per risolvere i problemi. Lo scrive il segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo, in una lettera inviata oggi a tutti gli iscritti del sindacato, in cui dà conto dei risultati ottenuti dopo la missiva inviata nei giorni scorsi ai ministri Renato Brunetta (Pubblica amministrazione), Ferruccio Fazio (Salute) e Maurizio Sacconi (Lavoro), e al commissario straordinario dell'Inps sulle perplessità per le nuove norme sui certificati medici. 
 
"Il primo incontro al ministero per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione si è svolto venerdì scorso in un clima di attenzione e disponibilità", ha detto Milillo spiegando di aver sottolineato come, "in assenza di soluzioni alle numerose criticità presenti, l'entrata in vigore delle disposizioni previste dal decreto potrebbe avere ricadute devastanti e paralizzanti la nostra attività assistenziale". Milillo si è anche soffermato sui problemi per il medico legati al "punto in cui la legge dispone che le certificazioni non possano riferirsi a 'dati clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati' e sullo sproporzionato, iniquo e irrituale regime sanzionatorio previsto in caso di inadempienze o errori anche non volontari e sui provvedimenti previsti per il mancato invio telematico del certificato di malattia online".  
 
La Fimmg si è dichiarata disponibile a offrire la propria collaborazione per "trovare le migliori soluzioni e consentire il pieno raggiungimento degli obiettivi che la normativa intende perseguire, evitando procedure che creino problemi alla corretta pratica clinico-assistenziale cui il medico è professionalmente e deontologicamente tenuto". Per Milillo "occorre anche fermezza nel respingere ogni possibile intento vessatorio e mortificante la professione medica", conclude il leader sindacale ricordando che del problema si parlerà anche nella segreteria nazionale convocata a Roma giovedì.

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Smi, prioritario chiudere capitolo economico

Per il rinnovo della convenzione di medicina generale "si chiuda la parte economica, altrimenti le trattative non proseguiranno". Lo ribadisce Salvo Calì, segretario generale del Sindacato medici italiani (Smi), dopo la riunione, nei giorni scorsi, della segreteria nazionale dell'associazione di categoria durante la quale sono state espresse perplessità sull'Atto di indirizzo per la convenzionata approvato dal Governo. Sulla richiesta di chiudere subito la parte economica, spiega Calì, "c'è identità di vedute con lo Snami", con il quale è stata messa a punto una nota congiunta presentata alla Sisac. 
 
"E non solo", assicura Calì. "La nostra proposta è netta: riconoscere tutto il 3,2% a livello nazionale e attribuire alla medicina convenzionata lo 0,8% già concesso dalle Regioni alla dirigenza medica. Solo così ci saranno le condizioni per continuare le trattative". Sull'Atto d'indirizzo, "rispetto alla prima formulazione - continua Calì - c'è stato un serio sforzo della Sisac a recepire le nostre critiche. Nelle settimane scorse abbiamo analizzato il documento e denunciato che rischiava di essere solo un libro dei sogni e che non avremmo voluto che si convertisse in un incubo per i medici. Le Regioni, ancora una volta, sotto il profilo economico non hanno dato risposte adeguate alla categoria. 
 
Ma l'aspetto che preoccupa è anche un altro: l'Atto di indirizzo ruota troppo attorno alle Uccp (Unità complesse di cure primarie), cioè un modello organizzativo ancora sperimentale, minoritario o addirittura inesistente in molte regioni. Anche alla luce dell'impegno della Sisac, ci sono però ancora margini per aprire un confronto".

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Sindacati medici all'Aran per rinnovo contratto

Oggi nuovo 'round' tra i sindacati medici e l'Aran per il rinnovo del contratto della dirigenza medico-veterinaria del Ssn. La firma difficilmente arriverà 
 
Tra i sindacati di categoria e l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) è previsto un altro incontro chiave, anche se difficilmente ci sarà domani stesso una 'fumata bianca'. "Mi sembra alquanto difficile che si arrivi a una chiusura della trattativa domani, anzi tenderei ad escluderlo. C'è ancora troppo lavoro da fare". Parola di Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica, impegnato nella partita con l'Aran per il rinnovo del contratto relativo al secondo biennio economico 2008-2009. "L'auspicio - spiega Lusenti all'ADNKRONOS SALUTE - è che domani si faccia un lavoro importante, denso. 
 
Che si facciano insomma passi in avanti". Progressi possibili, per il numero uno dell'Anaoo Assomed, alla luce dell'ultimo incontro tra le parti. "Le posizioni non sono inconciliabili - precisa Lusenti - ma ci sono ancora diversi problemi da risolvere, e alcuni ancora da affrontare". Tra i nodi ancora da sciogliere della trattativa: la ripartizione dell'aumento fissato a 179 euro lordi; la rivalutazione dell'indennità di esclusività; le sanzioni disciplinari; la tutela assicurativa dei camici bianchi. Oltre all'appuntamento di domani, si è già pensato di calendarizzare altri due incontri: il 9 e il 10 febbraio. "Quelle sì che saranno due date decisive", sottolinea il segretario dell'Anaao Assomed. "O si chiude entro il 10 o salta tutto", conclude Lusenti.

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Fazio risponde ad appello per salvare Crisafulli

"Il ministro Fazio ha risposto al nostro appello" per Salvatore Crisafulli, l'operaio siciliano rimasto paralizzato dopo un incidente stradale e oggi in stato vegetativo, che la famiglia vuole portare in Belgio perché, in assenza di assistenza da parte del Ssn, gli sia praticata l'eutanasia. Il ministro "ci ha assicurato di aver parlato personalmente con l'assessore della Regione Sicilia. 
 
Aspettiamo che l'assessore agisca prontamente". Lo riferiscono in una nota i senatori Emanuela Baio, Laura Bianconi, Daniele Bosone, Dorina Bianchi, Claudio Gustavino, Fabio Rizzi e Alfonso Mascitelli, che venerdì hanno rivolto un appello bipartisan al ministro della Salute e al governatore della Sicilia per salvare e garantire assistenza a Crisafulli. Nel testo indirizzato al Ministro i senatori avevano chiesto di "garantire immediatamente l'assistenza di cui il paziente ha bisogno, sopperendo, alle drammatiche carenze della regione Sicilia".
 
Mercoledì "abbiamo approvato la legge sulle cure palliative e sulla terapia del dolore, sono state usate parole di speranza. Vogliamo si passi dalle parole ai fatti. Alle promesse non crediamo più. Le istituzioni - hanno scritto i senatori - devono impegnarsi con determinazione nella battaglia per la vita e la sua dignità, anche nella fase terminale".

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Morte improvvisa e sport: Brugada ne parla a Roma

Di corsa inseguendo una palla, e all'improvviso il cuore si spezza. Immagini di morte improvvisa 'in diretta' ben noti ai telespettatori. Basti pensare al calciatore del Siviglia Antonio Puerta, all'attaccante del Benfica Miklos Feher o al capitano dell'Espanyol Daniel Jarque, ma anche al giocatore di hockey Darcy Robinson. Negli ultimi 30 anni, in Italia sono stati accertati circa 250 casi di morte improvvisa. 
 
E una volta su due la vittima era uno sportivo, quasi sempre un asso del pallone, giovane e apparentemente in perfetta forma fisica. 'La morte improvvisa cardiaca (Aspetti clinici, genetici e medico-legali)' è il tema al centro di un seminario in programma oggi al Policlinico universitario Gemelli di Roma, dalle 14.30 alle 18.30 in Aula Brasca. Superospite internazionale il cardiologo Ramon Brugada del Cardiovascular Genetics Center dell'università di Girona (Spagna), che sta indagando sulla morte di Jarque. Insieme ai due fratelli ricercatori, lo scienziato ha identificato la sindrome che porta il suo nome (Sindrome di Brugada) ed è fra le principali cause di morte improvvisa: una malattia aritmogena geneticamente trasmessa, che provoca sincope o morte in soggetti giovani e con il cuore strutturalmente sano, ricorda una nota del Gemelli. 
 
Promosso dalla Scuola di specializzazione in medicina dello sport dell'università Cattolica, in collaborazione con le Scuole di specializzazione in cardiologia, medicina legale e in genetica medica, il meeting romano affronterà i vari aspetti delle malattie strutturali del cuore responsabili della morte improvvisa. "La presenza al seminario della Cattolica del professor Brugada non è casuale - spiega Antonio Oliva, ricercatore dell'Istituto di medicina legale e componente della segreteria scientifica del meeting, insieme al cardiologo Maurizio Pieroni e al medico dello sport Vincenzo Palmieri - Da diversi anni vi è infatti una consolidata ed intensa collaborazione tra il nostro Istituto e il Cardiovascular Genetics Center di Girona, che ha consentito la realizzazione di numerosi lavori pubblicati su riviste internazionali forensi e di cardiologi".

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Fini, sostenere la ricerca anche in tempo di crisi

Nel nostro paese la ricerca "deve essere adeguatamente incentivata e sostenuta per poter contribuire a pieno sulla competitività del sistema Italia" e la crisi economica che ha colpito l'economia mondiale "non deve diventare un comodo alibi per una politica scarsamente incisiva nel campo della ricerca". 
 
E' quanto afferma Gianfranco Fini nel suo intervento alla giornata conclusiva della XI edizione del premio Sapio per la ricerca italiana dal titolo 'Dare valore alla ricerca italiana', in corso alla Sala della Lupa di Montecitorio. Il presidente della Camera sottolinea che "la questione più problematica, dalla quale non si può prescindere, e' quella del finanziamento. Il nostro sistema di ricerca resta, purtroppo, ancora lontano rispetto a quello che e' il suo potenziale e questo, a mio giudizio, deve essere motivo di seria preoccupazione per le istituzioni". 
 
"E' necessario un forte impegno per dare slancio concreto alla scienza e alla tecnologia italiana, al fine di rendere disponibili le risorse necessarie per sviluppare le intelligenze del nostro paese. Favorire la ricerca significa contribuire a restituire vitalità alla nostra economia e a migliorare la qualità della vita sociale. Non dobbiamo mai dimenticare -avverte Fini- che i risultati e le vittorie della ricerca scientifica rappresentano conquiste permanenti dell'umanità', diventando parte integrante del patrimonio di civiltà".

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FIMP, su convenzione proseguire su strada tracciata

"Dare continuità ai cambiamenti organizzativi che sono stati introdotti negli accordi collettivi precedentemente siglati". E' l'esigenza "emersa con chiarezza", secondo Giuseppe Mele, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), venerdì alla prima riunione per la riapertura trattativa per il rinnovo della convenzione di medicina generale per il biennio economico 2008-2009. 
 
Per quanto riguarda, nel dettaglio, gli aspetti organizzativi, secondo Mele, "occorre individuare una figura di riferimento all'interno delle Uccp (Unità complesse di cura primarie) che svolga funzioni di coordinamento e rappresentanza presso gli organismi delle aziende. Il coordinatore - propone Mele - deve essere uno per area". Quanto alla parte economica della trattativa - continua Mele - questa ci lascia perplessi, perché non risponde alle attuali esigenze. 
 
Occorre riversare interamente il 3,2% di aumento sulla contrattazione nazionale e non invece scorporare a questa percentuale l'1,2%, rinviandolo agli accordi regionali. Per questi ultimi si può solo riversare lo 0,8% aggiuntivo che le Regioni vorranno mettere a disposizione per i propri accordi per il raggiungimento degli obiettivi di salute". "Mi auguro - conclude Mele - che, come ha anche auspicato il coordinatore Enrico Rossi, la trattativa possa chiudersi in breve termine con un ulteriore confronto".

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Anaao, la firma del contratto è ancora lontana

Nessuna novità sostanziale. Abbiamo registrato un piccolo passo di avvicinamento, ma nel merito dei temi centrali e più critici della trattativa, le posizioni restano lontane 

E' il commento dell'Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica del Ssn, dopo l'incontro di ieri all'Aran per il rinnovo contrattuale del biennio economico 2008-2009. "La nota positiva - sottolinea in una nota l'Anaao Assomed - è stata segnata dalla presenza del commissario dell'Agenzia, Antonio Naddeo, a guidare la delegazione di parte pubblica, e dalla presenza dei rappresentanti delle Regioni. 
 
Naddeo ha espresso la chiara la volontà della parte pubblica di arrivare in tempi brevi alla conclusione della tornata contrattuale del biennio 2008-2009 e di voler contribuire a questo risultato con il massimo impegno. Ha quindi annunciato il via libera formale del ministero dell'Economia alle risorse aggiuntive regionali dello 0,8% da corrispondere con le medesime modalità già approvate nel contratto del comparto sanità. Per il resto l'Aran ha riconfermato le posizioni già sostenute nella seduta del 20 gennaio".

L'Anaao Assomed ha ribadito, in accordo con le altre sigle sindacali, la sua posizione sui punti più qualificanti del rinnovo contrattuale. Nello specifico, la ripartizione dell'intero ammontare dell'incremento del 3,2% della massa salariale sulle voci fisse della retribuzione; la rivalutazione della indennità di esclusività di rapporto per il biennio 2008-09 e sua immissione nella massa salariale negli anni a venire; le modulazioni delle sanzioni disciplinari nei limiti e secondo quanto sarà concordato nel tavolo tecnico. Riguardo alle risorse aggiuntive dello 0,8%, l'Anaao Assomed ha dichiarato "di non accettare vincoli che escludano in via pregiudiziale dall'accesso al finanziamento aggiuntivo i medici dipendenti delle Regioni soggette a piani di rientro dal debito". 
 
 E ancora, "che ogni Regione sia libera di trattare in piena autonomia, in sede di contrattazione decentrata, le risorse aggiuntive secondo gli indirizzi di politica regionale e in base agli obbiettivi individuati nei piani di rientro. Sempre in tema di risorse aggiuntive, l'Anaao Assomed chiede "che la loro destinazione vincolata alle parti variabili della retribuzione tenga in considerazione anche il fondo di disagio". Infine, il sindacato ritiene "che investire risorse per la pronta disponibilità e per finanziamento delle ore di straordinario può essere uno strumento valido per sostenere i piani di riorganizzazione e razionalizzazione dei sistemi sanitari regionali".

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