Aria di fascismo, quanto c'è di vero?


Non si placa l'eco della dichiarazioni rilasciate da Alemanno in occasione della celebrazione dell'8 settembre su fascismo e leggi razziali.

L'intervista a Claudio Lazzaro, autore di Nazirock, il film che documenta il clima all'interno degli ambienti più estremi della destra italiana
Gentile Claudio Lazzaro, lei è l'autore di un documentario sulle nuove forme di aggregazione dell'estrema destra giovanile, intitolato 'nazirock', che ha avuto spesso problemi di proiezione per le minacce di violenza da parte di tali gruppi. In una sua recente intervista, però lei mette in guardia dal rischio costituito dalla 'latenza interna di fascismo', più che dai fascismi e dai nazismi folkloristici. Può approfondire meglio questo concetto?

La storia non si ripete nelle stesse identiche forme. Ci sono però elementi fondamentali del comportamento umano che tendono a riproporsi ciclicamente, anche se in forme apparentemente diverse. Quindi è improbabile che il fascismo o il nazismo come li abbiamo conosciuti tornino al potere, mentre è possibile e direi estremamente probabile che si ripresentino alla ribalta della storia in altre forme.

Prendiamo in considerazione alcuni elementi costitutivi di un regime fascista. Limitazioni alla libertà d'informazione e al diritto di voto.

Culto della personalità e manipolazione delle masse attraverso i mezzi d'informazione. Società divisa in gerarchie di matrice ereditaria o clientelare con scarse possibilità di miglioramento sociale per le classi subalterne.

Amministrazione delle giustizia che favorisce i ceti dominanti. Impunità per i vertici dello Stato e della casta politica. Uso della violenza (anche se in modo indiretto, attraverso organizzazioni criminali e clandestine) per mantenere il controllo politico. Ecco, probabilmente sto dimenticando qualcosa, ma tutti questi elementi noi li troviamo oggi nella società italiana.

Umberto Galimberti scrive, nel suo 'La casa di psiche', che, nella società della tecnica, la nostra società moderna, è inferiore chi non è adattato, quindi 'essere se stesso' e non rinunciare alla specificità della propria identità è una patologia. Chi si adatta però, e diventa uguale agli altri, perde l'anima, secondo il filosofo, e, noi vorremmo dire, scivola in uno stato primitivo dello spirito. Secondo lei è possibile un collegamento fra queste due cose ? E' possibile, in altri termini, che il pensare conformista sia ciò che spiana la strada per il fascismo interno?

Il conformismo è una componente delle società fasciste: è il conformismo di chi si sente rassicurato dall'esistenza di una regola, da un insieme di precetti e di slogan, del tipo 'Dio, Patria, Famiglia', o quant'altro.

Ma se guardiamo, nella storia dei fascismi, alle storie dei capi, vediamo che per loro è diverso: i capi spesso sono trasgressivi e devianti, i primi a non credere nei precetti che vanno sbandierando.

Sono disadattati che riescono a diventare dominanti e a mantenere il loro dominio anche attraverso cinismi e ipocrisie.


Pagina pubblicata il 10 settembre 2008

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