Croazia: è lesbica e finisce in manicomio


Cara 'Liberazione', apprendo dall''Unità' che in Croazia una lesbica è stata ricoverata in manicomio per volontà dei suoi genitori! La stessa situazione si sarebbe potuta verificare in Italia prima del 1978, anno di approvazione della legge 180.


Dovrei sentirmi orgogliosa del livello di civiltà raggiunto nel nostro paese a seguito delle lotte di Basaglia e del movimento di Psichiatria Democratica (che insieme agli intellettuali e agli operai raggiunse l'obiettivo di chiudere i manicomi negli anni '70) ma invece sono estremamente preoccupata.

Di questo mio stato d'animo la spiegazione più ovvia è che la destra al governo del paese propone forme di restaurazione contro la riforma psichiatrica ed è certamente drammatico, anche se non ci può sorprendere.

In questi quasi 40 anni, i pazienti e gli operatori hanno subito tanti attacchi ma tutti sono stati rinviati al mittente. Le proposte di legge che si sono succedute a centinaia, alla fine, sono cadute nel vuoto fronteggiate da un movimento che ha saputo riorganizzarsi ogni volta che c'è stata la necessità.

No, quello che mi dà vero e profondo dolore sono le tesi, come quella del dott. Fagioli che trovano spazio anche all'interno di 'pezzi della sinistra' che si definisce comunista. Abbiamo letto su 'Repubblica' le sue dichiarazioni sull'omosessualità come malattia che «abbiamo l'obbligo di curare», abbiamo letto su 'Left' le sue tesi contro Basaglia, abbiamo appreso chiaramente come un pericolo serio il suo distinguere tra pazienti curabili ed incurabili. Se mettiamo insieme queste tesi ecco che si prefigura un futuro manicomiale che lancia il nostro servizio sanitario verso l'incubo dell'omologazione a quello che succede in Croazia.

Mentre a Bruxelles il Parlamento Europeo (anche per l'impegno di parlamentari di larga parte della sinistra) lavora alacremente per confermare, con una seconda risoluzione, il dovere degli Stati membri di garantire la salute mentale dei propri cittadini nel rispetto della dignità umana e della loro libertà da noi si lascia spazio sui giornali a tesi a dir poco sconcertanti' Le stesse tesi sono state espresse in una 'canzonetta' che verrà presentata al Festival di Sanremo ed hanno già suscitato la reazione indignata della comunità gblt. Il rischio palese è quello di una discussione pubblica sulla omosessualità come malattia.

Mentre in Spagna abbiamo assistito ad un riconoscimento dei diritti civili, in Italia questa arretratezza è possibile perché politica, clericalismo, pezzi della cultura e dello spettacolo si rendono protagonisti di una vera e propria campagna di propaganda omofoba con la quale una, per fortuna piccola, parte della sinistra addirittura collude.

Se non fossero tesi oscurantiste da prendere maledettamente sul serio verrebbe da canticchiare, con Bennato, «sono solo canzonette, non metteteci alle strette'».

Dott.ssa Giusy Gabriele
Psichiatria Democratica

Pagina pubblicata il 18 gennaio 2009

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