Neocomunitari esclusi dall'assistenza sanitaria


LETTERA APERTA

AL MINISTRO DELLA SALUTE E AL MINISTRO DELLE PARI OPPORTUNITA', AL MINISTRO DELLA SOLIDARIETA' SOCIALE

Egregi Ministri con la presente segnaliamo la gravissima situazione di esclusione dal diritto all'assistenza sanitaria dei cittadini neocomunitari che soggiornano in Italia e che sono in condizioni di vulnerabilità  sociale (più spesso sono provenienti dalla Bulgaria e dalla Romania, ma talora anche dagli stati aderenti all'UE dal 2004).

Infatti a seguito della direttiva del Ministero della Salute del 3 agosto 2007 (Protocollo DG RUERI/II/ 12712 11.3.b), i cittadini neocomunitari avrebbero diritto all'assistenza sanitaria solo se in possesso della tessera europea di assicurazione malattia (TEAM). In realtà  molti di questi cittadini, soprattutto bulgari e rumeni, e non hanno un regolare contratto di lavoro in Italia e spesso, non lo avevano neanche nel paese di origine, per cui non possono avere la TEAM, e, quindi non possono essere iscritti al SSN italiano.

Queste persone sono per lo più in condizioni di indigenza. Particolarmente drammatiche sono l'esclusione all'assistenza in gravidanza, al parto, all'interruzione volontaria di gravidanza e l'esclusione dei bambini ad ogni forma di assistenza. Secondo le indicazioni della suddetta circolare per l'assistenza materno-infantile dovrebbe essere stipulata un'assicurazione privata (tradotta in italiano se stipulata nel paese di origine!) o pagare per intero le prestazioni! Verrebbero assicurati gratuitamente solamente il parto 'se prestazione indifferibile ed urgente e l'interruzione volontaria di gravidanza se ritenuta 'una prestazione medicalmente necessaria'.

Per quest'ultima inoltre la direttiva dice che la 'prestazione è gratuita salvo eventuale previsione di ticket se l'interessata è fornita di un idoneo attestato di diritto rilasciato dall'istituzione competente del proprio Paese di provenienza' A questo proposito si segnala che la distinzione tra IVG gratuita se 'ritenuta prestazione medicalmente necessaria" e IVG a pagamento se non ritenuta prestazione medicalmente necessaria, rappresenta una violazione della legge 194/78 che prevede che la prestazione complessiva, (dalla richiesta di interruzione volontaria di gravidanza, al colloquio con gli operatori competenti fino all'esecuzione dell'intervento stesso), se effettuata secondo gli articoli di legge, sia completamente gratuita, per tutte le donne: articolo 10, L. 194:

'L'accertamento, l'intervento, la cura e la eventuale degenza relativi alla interruzione della gravidanza nelle circostanze previste dagli articoli 4 e 6, ed attuati nelle istituzioni sanitarie di cui all'articolo 8, rientrano fra le prestazioni ospedaliere trasferite alle regioni dalla legge 17 agosto 1974, n. 386. Sono a carico della regione tutte le spese per eventuali accertamenti, cure o degenze necessarie per il compimento della gravidanza nonché per il parto, riguardanti le donne che non hanno diritto all'assistenza mutualistica.'

Tali disposizioni inoltre non faranno altro che aumentare il ricorso all'aborto clandestino da parte delle donne che non hanno la disponibilità  finanziaria richiesta, vale a dire quasi tutte!! Le indicazioni della suddetta direttiva, oltre a creare gravissime discriminazioni tra i cittadini immigrati extracomunitari e comunitari, stanno creando grandissima confusione ed enormi variabilità  e soggettività  di comportamento sia a livello delle anagrafi comunali, sia a livello delle anagrafi sanitarie, con pesanti ricadute sulle persone in carne ed ossa, persone bisognose di assistenza e di cure, senza le quali, inutile dire, possono definitivamente essere ricacciate nelle più gravi ed irreversibili condizioni di deprivazione ed esclusione sociale (si pensi alle conseguenze dell'esclusione alla prevenzione, es. vaccinazioni, screening tumorali, tbc' ed ai trattamenti riabilitativi, es. dipendenze patologiche')

Ci chiediamo con preoccupazione come siano possibili deroghe a quanto previsto dalle numerose normative nazionali (T.U./98, Circolare n. 5/2000, L. 194/78, L. 405/75[1], P.O.M.I/2000 ecc) oltre che all'articolo 32 della nostra Costituzione e alla Convenzione di New York[2].

Perché il SSN italiano, universalistico e solidale, ambiguamente, intende demandare il diritto all'assistenza sanitaria ad assicurazioni private (che peraltro non coprono, in modo variabile, l'assistenza per problemi acuti e quasi mai l'assistenza materno infantile)'

In più occasioni singoli operatori, società  scientifiche (SIMM), ONG, associazioni del privato sociale che si occupano da anni della salute degli immigrati segnalano le ricadute che l'alienazione del diritto all'assistenza sanitaria da parte di persone immigrate (siano esse extracomunitarie che comunitarie) hanno sulla salute di queste persone e sull'intera comunità  in termini anche di salute pubblica e conflitti sociali.

Chiediamo, pertanto ai Ministri della Salute, delle Pari Opportunità  e della Solidarietà  sociale un intervento urgente mettendo come priorità  assoluta il ripristino della garanzia del diritto all'assistenza sanitaria a tutti gli immigrati che vivono sul territorio italiano, siano essi neocomunitari che extracomunitari e in secondo piano il recupero economico delle spese.

Particolarmente ci rivolgiamo alla Ministra della Salute, così attenta alla salute delle donne, soprattutto nel campo della salute riproduttiva, senza distinzioni di provenienza né di appartenenza culturale[3]

Nel contempo sollecitiamo che vengano realizzate tutte le azioni nei confronti dei Paesi di provenienza, quali l'adeguamento tempestivo alle regole comunitarie, accordi bilaterali per il recupero delle spese ecc., che consentiranno di supere così le problematiche attuali. Segnaliamo che alcune regioni si stanno già  muovendo in tale direzione

A seguire le firme di Associazioni, Enti, Società  scientifiche, operatori, funzionari, etc.

[1] Art. 4: Le altre prestazioni previste dal servizio istituito con la presente legge sono gratuite per tutti i cittadini italiani e per gli stranieri residenti o che soggiornino, anche temporaneamente, su territorio italiano. [2] L. n. 176, 27 maggio 1991 [3] Verso un piano di azioni per la promozione e la tutela della salute della donne e dei Bambini. Livia Turco, Napoli 8 marzo 200

Pagina pubblicata il 24 ottobre 2007

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