Il caso Englaro è istituzionale


"Eludere le domande sui 'nuovi diritti' significa delegare le risposte, caso per caso, agli organi giurisdizionali, talvolta privi di precisi referenti normativi, come è avvenuto nel drammatico caso di Eluana Englaro".

 

E' quanto afferma il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick, nel corso della relazione sul tema 'Rileggere la Costituzione oggi' tenuta nell'Aula magna dell'Università Luiss di Roma, nell'ambito del convegno 'Uno sguardo verso il futuro' organizzato a conclusione del 60esimo anniversario della Costituzione, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Per Flick, "che si tratti di un caso avvertito a livello istituzionale e non solo etico lo testimonia il fatto che su di esso è stata chiamata a pronunciarsi la stessa Corte costituzionale, nella significativa forma del conflitto di attribuzione fra poteri". Il presidente della Corte costituzionale avverte "il rischio dell'affermazione dei 'nuovi' diritti fondamentali, veri e presunti, solo per via giurisprudenziale".

Ciò, specifica, "non già a causa di lacune nella Costituzione, ma per il rischio di uno squilibrato rapporto tra legislazione e giurisprudenza, una sorta di paralisi del legislatore contrapposta a un attivismo creativo dei giudici". Flick osserva, a tal proposito, che "esiste oggi una sorta di frenesia di aggiornamento dei diritti fondamentali: i diritti alla qualità della vita, alla pace, alla diversità, alla sicurezza, allo sviluppo, alla democrazia, alla efficienza; senza considerare le categorie per fasce antropologiche nel caso dei diritti degli anziani, dei bambini, delle generazioni future, degli utenti; o quelli cosiddetti naturali come i diritti degli animali".

Per il capo della Consulta, "il fenomeno costituisce uno tra gli interrogativi più stimolanti dell'intera problematica costituzionale, anche perché in questa domanda un po' disordinata troviamo anche diritti davvero 'presi sul serio': le unioni tra persone dello stesso genere, l'inizio e la fine della vita, il testamento biologico, il trattamento terapeutico per malati terminali o incoscienti".

A tal proposito, Flick si chiede "il perché di questa sorta di assedio dei nuovi diritti veri o presunti e il perché tutti noi ci entusiasmiamo di più quando si amplia il catalogo delle richieste, molto meno quando un diritto già esistente venga meglio tutelato o più compiutamente realizzato: ci interessa di più parlare dei mille nuovi rivoli del diritto alla riservatezza - stigmatizza il presidente della Corte costituzionale - piuttosto che presidiare il diritto di non morire a causa di incidenti sul lavoro"

Pagina pubblicata il 13 gennaio 2009

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